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ANNO 14 - N° CENTOTRENTOTTO - APRILE 2018 - € 3

BRESCIA

SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO

MAGAZINE

CMP BRESCIA

IN COPERTINA: LUCA VITALI LEADER DEL BASKET BRESCIA SPECIALE FAI PRIMAVERA I LUOGHI NASCOSTI DI BRESCIA MANDOLINI STREET GOLF FRANCIACORTA HISTORIC OSCAR DELLO SPORT BRESCIANO D’ANNUNZIO E L’ARTE DEL PROFUMO BENTORNATI A PARATICO FASHION SULLE SPONDE DEL SEBINO MUSEO D’ARTE SORLINI Fotografia Pierpaolo Romano


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meno male che c’è angela (

v.e.filì)

Non avrei mai pensato di scriverlo perché in casa nostra, cioè in Europa, tira troppo l’acqua al mulino tedesco ma, in questi tempi dominati da pazzi e dittatori, la cancelliera tedesca ci sembra l’unica persona equilibrata tra gli attuali potenti della Terra in grado di ragionare senza l’ingombrante testosterone che sembra ottenebrare la mente di tutti gli altri che, guarda caso sono tutti uomini. Tutti, tranne Teresa May, primo ministro inglese, sulla quale, parlando di testosterone, indagherei a fondo. Scomparso dalla scena Obama che per anni ha tenuto a bada i mastini di casa sua e cercato di non fomentare altre guerre in giro per il mondo, la scena si è affollata di incredibili personaggi che neppure Bruno Bozzetto (ciao Bruno) con la sua sconfinata fantasia avrebbe potuto immaginare. Il più coriaceo, e non ci meraviglia, è Vladimir Putin, piccolo Zar della piccola Russia che gli è rimasta, ma ansioso di ricomporre il puzzle e riconquistare anche la Kamchatka come se fosse il Risiko con i carri armati di plastica. Lui però, in Crimea e in Ucraina, ci ha mandato quelli veri e a Mosca si fa un baffo nel far fuori chi gli sta antipatico. A casa sua, giornalisti e oppositori, ma anche a casa degli altri. Ex plenipotenziario della polizia segreta russa ha instaurato un sistema d potere che per autoritarismo non deve invidiare nessuno. Dall’altra parte dell’Oceano un Presidente americano che più americano non si può, con le cravatte lunghe sei metri, una moglie visibilmente stufa di fare da comparsa compiacente e cornuta, un establishment che lo sta mollando poco a poco. Appena insediato decide di fare la guerra a tutti, in primis al bambolotto Kim Jong-un. Sanno tutti che conta come il due di coppe, ma è la lunga mano della Cina che per suo tramite tiene gli Stati Uniti per le palle. Soprattutto a causa dell’enorme debito pubblico americano quasi del tutto in mano ai Pechinesi. Per un bel tris ci mancava appunto l’asso del dragone, Xi Jinping il quale nel meno democratico dei modi si è fatto praticamente incoronare imperatore a vita mentre piano piano la Cina, ma sarebbe meglio dire i cinesi, si stanno impadronendo della terra intera, in primis della terra d’Africa ricchissima di giacimenti ancora da scoprire. Il loro numero schiacciante li rende invincibili e, chissà perchè, anche nelle nostre scuole quelli più avanti hanno quasi sempre gli occhi a mandorla. Ma non è finita e, sempre prendendo come metafora il gioco del poker, direi che si potrebbe completare un bel full con il siriano Bashar al-Assad ed il turco Tayyip Erdoğan, che come dittatori non scherzano ma muovono interessi piccoli e collaterali, in grado di provocare incidenti ma non di decidere le sorti del mondo. Gli altri dittatori in giro sono meno importanti e, in Africa o in America Latina, si avvicendando al potere di nazioni sempre poco influenti sullo scacchiere globale. Altri cercano di mettersi in mostra in Austria o in Ungheria ma chi conduce la danza in questo momento sono due dittatori e un presidente che vorrebbe esserlo e sulla cui elezione democratica sono stati espressi molti dubbi. La scena medio orientale si è complicata e, oltre alla questione sempre aperta tra israeliani e palestinesi, sulla scena si combattono siriani fedeli al regime di Assad, siriani ribelli, curdi, turchi, libanesi, il tutto condito dagli integralisti dell’Isis che stanno antipatici a tutti ma nessuno riesce a cancellarli. Armati fino ai denti dai russi o dagli americani: i primi le armi le regalano, i secondi le vendono. I francesi passano ogni tanto a tirare qualche bomba tanto per esserci, ma in sostanza, a Macron non crede nessuno, neppure più i francesi che lo hanno eletto. Inutile pensare come sarebbe considerato Di Maio al cospetto dei potenti della Terra… I popoli del mondo intero sembrano non rendersi conto di aver affidato i loro destini nelle mani di uomini dall’ambizione sconfinata che ripetono nei loro slogan, America first, Russia first, Cina first e che dissimulano a fatica le loro reali intenzioni imperiali. In fin dei conti, vivere nella vecchia sgangherata Europa ha i suoi vantaggi e la culla della civiltà ci può preservare da tante barbarie che, grazie alla nostra antica età, abbiamo imparato a riconoscere ed evitare. Ma dobbiamo essere Europa. Di fronte a questi scellerati nuovi padroni del vapore, la cara vecchia Europa deve ergersi unita e compatta a baluardo della civiltà difendendo la propria cultura tollerante e democratica, pacifista e solidale. Nessuna guerra risolverà il problema della fame nel mondo, anzi potrà solo aggravarla. Se un mondo migliore può esistere questo è il momento per verificarlo. Nessuno oggi può dire di non sapere, nessuno può disconnettersi dal mondo fatto di altri esseri umani che muoiono di malattie che noi potremmo curare con un’aspirina. E allora, viva Angela Merkel e la sua grande visone di un mondo senza conflitti dove i popoli ricchi aiutano quelli più poveri a sollevarsi dalla miseria. L’unica guerra da fare è quella contro i guerrafondai dalla pistola troppo facile e dal missile un giorno alla settimana, da quello che vuole un nuovo impero e da quello che, zitto zitto, si rallegra della conquista del pianeta da parte di milioni di soldatini pronti a conquistare ogni strada delle nostre città facendo un sol boccone prima di parrucchieri, di baristi, di ristoratori e quindi di industrie, banche e immobili. Riuscirà Angela a contrapporsi e a tenere per le palle gli altri potenti del pianeta? Sì ma solo se saprà di avere alle spalle un continente unito e pronto a difendersi.


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I GRAFFI DI BRUNO

Bruno Bozzetto


BRESCIA

IN QUESTO NUMERO

www.qui.bs.it

autorizz. Tribunale di Brescia n°18 del 22/04/2004

BERGAMO www.qui.bg.it

Pinacoteca Tosio Martinengo

Franciacorta Historic

D’Annunzio e l’arte del Profumo

Oscar dello Sport Bresciano

Giornata FAI di Primavera

Notizie dalle aziende

Nuova Audi A7

Lamborghini URUS

Simply the best

Ultimate luxury bike

Pensati in crescita

Manu e Andy: le inseparabili

autorizz. Tribunale di Bergamo n°3 del 22/01/1992

EDITA PERIODICI srl Via Bono 10 Bergamo tel 035.270989 fax. 035.238634 www.editaperiodici.it Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bs.it Responsabile grafica: Paolo Biava grafica@qui.bs.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it Hanno collaborato in redazione: Bruno Bozzetto, Lisa Cesco, Franco Gafforelli, Maurizio Maggioni, Giorgio Paglia, Valentina Colleoni, Fotografie di: Federico Buscarino, Sergio Nessi, Paolo Stroppa, Daniele Trapletti Matteo Marioli, Lorenzo Passini Stampa: Euroteam Nuvolera Brescia


gio IA di Gior L G A P I CHI D

Paglia

FUO

IL POTERE DEI SOCIAL

Il mondo è cambiato rapidamente, il tempo è diventato tiranno, la pigrizia pure e la gente si ritrova sempre meno nei bar, ma preferisce ricorrere agli incontri on line. Più veloci e più facili. Noi ragazzi di paese eravamo abituati a darci appuntamento nei luoghi pubblici, perchè non c’erano cellulari e internet a connetterci, per cui per organizzare serate e per scambiare due parole era necessario vedersi direttamente. Oggi non è più così. Proprio di questi tempi, 14 anni fa, Mark Zuckerberg lanciava Facebook, una piattaforma virtuale dove nel giro di un decennio si sono aggregati qualcosa come 2 miliardi di utenti, un terzo dell’intera popolazione terrestre. Un anno dopo diventava operativo YouTube, il sito più visitato del web, oggi di proprietà della Google. Nel 2006 nasceva Twitter e gli utenti in questo caso superano il mezzo miliardo. Nel 2010 prendeva vita un altro social, Instagram, comprata poi dalla stessa Facebook, che solo in Italia totalizza 14 milioni di utenti. Insomma sono le moderne piazze di incontro, dove si può trovare tantissima gente, da tutti i paesi del mondo, con cui chattare e scambiare opinioni ed immagini. Non ci si sente soli nella rete, ma non sono tutte rose e fiori. Noterete che ho parlato di utenti e non di clienti, perchè per entrare in un social non si paga niente, almeno economicamente parlando. Noi però postiamo di tutto, dalle foto più private, ai video personali, alle nostre emozioni più intense. E c’è pure chi dai social ricava un cospicuo guadagno, i cosiddetti influencers, che si vantano di avere centinaia di migliaia (se non milioni) di followers e di like, e che fanno pure tendenza sul mercato. Ma i social, come tutte le aziende capitalistiche, chiedono un pegno. Sempre. Perchè sono in possesso di tutti i nostri dati sensibili, quindi sanno in ogni momento dove siamo, come la pensiamo, cosa ci piace, che film guardiamo, insomma come siamo fatti.

Così sono stati creati degli algoritmi che possono interpretare e gestire tutte le nostre tendenze e farne un uso commerciale incredibile, dai ritorni economici immensi. È il nuovo marketing, che sa proporre ai consumatori quello che loro desiderano personalmente. Ma non servono solo per spingerci a comprare dei nuovi prodotti, o ad utilizzare servizi specifici, ma possono anche modificare, con idonei messaggi tendenziosi, le nostre intenzioni politiche di voto. Così pare sia accaduto con la Brexit e durante le recenti elezioni presidenziali in USA. Ora Facebook è finito sotto tiro e crolla in Borsa, in quello che sembra un pericoloso attacco alla moderna democrazia. Uno scandalo forse non voluto, ma accettato dallo stesso Zuckerberg, che ora corre a porgere al mondo le sue scuse. Ma dove è lo scandalo? Se noi siamo semplici utilizzatori gratuiti di un prodotto che ci viene regalato, che cosa possiamo contrattualmente pretendere? Poco o niente.Violazione sulla privacy non ce ne sono, perchè i contenuti sui social sono interamente e volontariamente postati dagli utenti stessi. Probabilmente non ci rendiamo conto che in rete noi diventiamo di pubblico dominio, nel bene e soprattutto nel male. Perché dietro le tastiere si possono nascondere angeli e demoni, con tutte le conseguenze del caso. Quindi non dimentichiamoci che, se non siamo clienti, possiamo diventare anche una mera tipologia merceologica per gli scambi commerciali gestiti dai proprietari dei social. Una tale situazione non so se sia davvero un bene, ma di fatto questa è la realtà. Ecco il pegno che dobbiamo pagare per entrare nelle moderne piazze virtuali! Così le molte chiacchiere fatte nelle vecchie osterie, guardandosi negli occhi e stringendosi le mani, diventano un vetusto ricordo del tempo che fu. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


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Dove la tradizione sposa l’innovazione LISTE NOZZE • PORCELLANE • CRISTALLI • METALLI PREGIATI ACCESSORI TAVOLA E CUCINA • COMPLEMENTI D’ARREDO

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PINACOTECA TOSIO MARTINENGO

RINNOVATO SPLENDORE Fotografie Umberto Favretto

LA GRANDE FELICITÀ DELLA VICESINDACO LAURA CASTELLETTI NELL’ABBRACCIO A LUIGI DI CORATO DIRETTORE DI BRESCIA MUSEI

A NOVE ANNI DI DISTANZA DALLA CHIUSURA, LA PINACOTECA TOSIO MARTINENGO RITORNA AD ESSERE UN POLO D’ATTRAZIONE CULTURALE NUOVAMENTE FRUIBILE, PRONTA PER OFFRIRSI ALLA RISCOPERTA DA PARTE DEI CITTADINI BRESCIANI E DEI TURISTI IN VISITA ALLA CITTÀ Bagno di folla per la serata pre inaugurale della Pinacoteca Tosio Martinengo avvenuta lo scorso 16 marzo e riservata ai rappresentanti della stampa e alle autorità cittadine che hanno avuto il piacere di ‘battezzare’ i nuovi spazi espostivi della Pinacoteca poche ore prima dell’apertura ufficiale avvenuta il giorno seguente.


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PINACOTECA TOSIO MARTINENGO

RINNOVATO SPLENDORE Al progetto di rifunzionalizzazione e ristrutturazione edilizia di Palazzo Martinengo da Barco nel pieno rispetto dei valori architettonici e decorativi del Palazzo, è seguito un nuovo allestimento delle opere e alcuni capolavori sono stati recuperati grazie a puntuali lavori di restauro realizzati con il contributo di generosi donatori. La Pinacoteca, con la sua importante collezione di opere - Raffaello, Foppa, Savoldo, Moretto, Romanino, Lotto, Ceruti, Hayez, Thorvaldsen, Pelagi, Canella e Canova per citare i nomi più noti - è stata riorganizzata attraverso un nuovo percorso espositivo in 21 sale concepito per restituire al visitatore la complessità del Museo e delle sue collezioni mediante una riflessione sulla loro storia e sugli orientamenti critici che ne hanno determinato la fisionomia dal tardo-gotico al primo Ottocento. Il 21 marzo al Museo di Santa Giulia ha aperto al pubblico Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia. La straordinaria mostra è strettamente collegata alla riapertura della Pinacoteca, nelle cui collezioni sono presenti alcuni straordinari esempi della cultura artistica di Brescia e Venezia nel Cinquecento. La connessione tra i due eventi è resa ancor più significativa dalla scelta di istituire un unico biglietto di ingresso per la visita della mostra, della Pinacoteca e del Museo Diocesano sino al 1 luglio 2018.


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A ONN gani D A IC Pa RUBRa di Elena a cur

IL PASSEGGINO DI CHIARA FERRAGNI Se siete minimamente attivi sui social, Instagram in modo particolare, è veramente difficile che non sappiate chi sia Chiara Ferragni. La fashion blogger, oggi fashion influencer di fama mondiale, che lo scorso 19 marzo è diventata mamma. L’ultima delle notizie che spopolano sul web è proprio il modello di passeggino utilizzato dalla Ferragni per le sue uscite con il primogenito, avuto dal rapper Fedez, idolo dei giovani e dei giovanissimi. Ed ecco che il mondo “social” si divide in due: i fan della celeberrima neomamma e gli haters, coloro che non la possono vedere, ma paradossalmente non si perdono un post, e che giudicano in maniera perentoria, gli scatti del piccolino, pubblicati sin dalla sala parto. Le mamme sono la fazione più significativa di questo esercito, perché se fino ad ora, la Ferragni, troneggiava nel patinato universo modaiolo, dalla nascita del figlio Leone, ha letteralmente sconfinato in un nuovo universo femminile, quello della maternità. Un altro spazio in cui sferrare la sua potenza commerciale. L’influencer dimostra da qualche anno di essere una vera e propria “Re Mida” dei tempi moderni, tutto ciò su cui posa l’attenzione diventa oro e il business nel mondo mamma è già pronto ad attenderla. Ma torniamo al discorso visibilità sui social e se sia giusto oppure no, pubblicare storie e foto di un bambino appena nato. Molte mamme sostengono sia un’eccessiva forma di esibizionismo e strumentalizzazione della maternità, ma anche senza avere 12 milioni di followers e aver costruito il proprio impero attraverso l’immagine lanciata sui social, sono moltissime le donne che pubblicano sui vari profili le foto dei propri bambini, sin da neonati. Perché viene fatto? Perché pur non essendo native digitali, subiscono l’influenza del fenomeno dei social e del desiderio di essere sempre connesse, visibili, condivisibili. Esattamente ciò che ha permesso a Chiara Ferragni e ad altre fashion blogger e influencer di diventare ciò che sono, pur non esibendo uno specifico talento, come la recitazione, il canto, ma interpretando bene il desiderio odierno di farsi gli affari altrui, potendo dire la propria, ben protetti da uno schermo.

La risposta alla domanda se sia giusto o sbagliato condividere i momenti, gli scatti vissuti insieme ai propri figli sul web, dovremmo porcela quasi tutti. Molti esperti segnalano i pericoli di questo atteggiamento e quanto possa ledere la privacy dei più piccoli, ma ciononostante le mamme, orgogliose, immortalano in continuazione i loro pargoletti. Siamo diventati tutti più esibizionisti e il quarto d’ora di fama che Andy Warhol aveva previsto per ciascuno di noi si è rivelato essere vero. Tutti sui nostri profili abbiamo il nostro quarto d’ora di fama, ma anche di più, perché sappiamo di essere visti, criticati, giudicati, magari, ma sicuramente osservati! Il piccolo Leone Ferragni è ancora inconsapevole della sua fama, ma ha già uno stuolo di ammiratori e followers. Non poteva essere altrimenti, i suoi genitori sono la trasposizione in chiave moderna e social della più tradizionale delle favole: la bionda principessa con centinaia di scarpette di cristallo e uno specchio delle brame con telecamera incorporata e sempre connesso e un principe tatuato, che le narra il suo amore a ritmo di rap.


CHI C’ERA

BELLINI-TIBERTI INARRESTABILI: TERZA VITTORIA CONSECUTIVA

AL FRANCIACORTA HISTORIC!

IL GIOVANE EQUIPAGGIO PER METÀ BERGAMASCO E PER L’ALTRA BRESCIANO SI IMPONE ANCORA UNA VOLTA SU FIAT 508 C DEL 1938 DAVANTI AD ALIVERTI-CADEI E BELOMETTI-VAVASSORI Per il terzo anno consecutivo sono Edoardo Bellini e Roberto Tiberti a imporsi al Franciacorta Historic, classica primaverile per le auto storiche con al via 110 equipaggi che si sono dati battaglia lungo un percorso ritmato e intervallato da 53 prove cronometrate, tutte risultate valide ai fini della classifica finale. Il giovane equipaggio della Franciacorta Motori, a bordo dell’ormai collaudata Fiat 508 C del 1938 già vittoriosa nel 2016 e nel 2017, ha così conquistato il Trofeo UBI Banca distanziando di sole 2 penalità (222 contro 224) i compagni di scuderia Alberto Aliverti e Stefano Cadei anch’essi su Fiat 508 C del 1937; terzo gradino del podio per Andrea Belometti e Doriano Vavassori della Loro Piana Classic Car Team (236 penalità) su Lancia Lambda 221 Spider Casaro del 1929.

Ph. Franco Gafforelli - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


FRANCIACORTA HISTORIC! Fra le scuderie vittoria della FM Franciacorta Motori, al via con 15 equipaggi, mentre Himara Bottini e Rosemary Boscardin su Triumph TR3 del 1956 sono risultate prime fra gli equipaggi femminili precedendo Emanuela Cinelli ed Elisabetta Roselli (Triumph TR2, 1954) ed Elena Magionami e Alessia Benetti (Volkswagen Karmann Ghia, 1965). Gli svizzeri Stefano e Susanna Ginesi hanno infine conquistato il successo fra gli equipaggi stranieri a bordo della sportiva Porsche 914/6 del 1970 davanti ai connazionali Ferruccio e Carlo Nessi (Riley Brooklands, 1928) e Stefano e Barbara Valente su Jaguar XK150 FHC del 1959. Va così in archivio questa undicesima edizione della gara primaverile che ha visto al via tante bellissime auto che hanno dato spettacolo lungo l’affascinante percorso di 130 km che ha attraversato le più belle zone della Franciacorta.

Ph. Franco Gafforelli - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


CHI C’ERA

STREET GOLF 2018 ANCHE PER LA SECONDA EDIZIONE MANDOLINI AUDI SPONSOR DELLA DUE GIORNI ALL’INSEGNA DEL GOLF TRA GREEN E CENTRO STORICO Giemmecinque Eventi/Street Golf hanno riproposto anche quest’anno Street Golf Brescia 2018, due giornate di golf, divertimento e coinvolgimento di giocatori e spettatori che si sono svolte presso il Golf Club Arzaga e nel centro storico di Brescia. Mandolini Auto AUDI, anche in occasione di questa seconda edizione, è stato main sponsor dell’evento dimostrando ai bresciani quanto stia a cuore alla concessionaria di via Triumplina la cultura dello sport nel nostro territorio. Come ha spiegato Stefano Moreschi - AD della Mandolini Auto, “l’evento dell’7 e 8 aprile scorsi è stato la sintesi tra sportività e originalità, che si incontrano in una manifestazione capace di esaltare uno sport “da club” fino a farlo apprezzare dal grande pubblico, grazie a una visione più aperta e coinvolgente in veste totalmente nuova, che permette di giocare e “fare turismo” contemporaneamente”. Un supporto che si rinnova, dunque, dopo la sponsorizzazione dello scorso anno per la prima edizione di questa divertente manifestazione. “Alla nostra concessionaria - ha proseguito Stefano Moreschi - piace essere partner di progetti originali che hanno anche l’obiettivo di migliorare la qualità della “vita in città”… di cui cultura e discipline sportive ne sono naturalmente parti integranti”. Non è solo la qualità delle vetture Audi (o Volkswagen) a decretare il prestigio della concessionaria Mandolini Auto in provincia di Brescia, ma anche l’attenzione al cliente, la disponibilità e la competenza dello staff, unite alla sensibilità verso alcuni bisogni sociali (… tra cui appunto arte, cultura e sport) che si manifestano attraverso il sostegno di numerose iniziative del territorio, alimentandone “la simpatia” di cui gode e il feeling tra diversi clienti e non.

Ph. Lorenzo Passini - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


Foto Marco Beck Peccoz

D’ANNUNZIO E L’ARTE DEL PROFUMO

SABATO 14 APRILE È STATA INAUGURATA LA MOSTRA D’ANNUNZIO E L’ARTE DEL PROFUMO. ODORARIUS MIRABILIS PRESSO LA FONDAZIONE IL VITTORIALE DEGLI ITALIANI (MUSEO D’ANNUNZIO SEGRETO)


Promossa da Marco Vidal, Direttore Commerciale Mavive e Amministratore Delegato di The Merchant of Venice, sostenuta da Mavive SpA e fortemente voluta da Giordano Bruno Guerri, Presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, la mostra rimarrà aperta fino al 27 gennaio 2019. Ideata da Paola Goretti, progettata dal magistero di Pier Luigi Pizzi, scenografo di fama mondiale che ne ha interpretato le intime ragioni, realizzata in collaborazione con Il Vittoriale degli Italiani e con il coordinamento dell’Architetto Giacomo Andrea Doria per OttArt, la mostra si configura come un sontuoso visionario olfattivo, sostanziato da un’intensa componente antichizzante (teste michelangiolesche, busti quattrocenteschi, stipi e trumeaux), carica di potenza liturgica (colori preziosi, oro, rossi), evocativa e scenografica.


Nicchie e cunicoli - proprie all’iconostasi - sono infatti la cifra distintiva dell’intero progetto di allestimento, dove le ampolle si rifrangono l’un l’altra, come in un atlante emotivo: tra romanzi, carteggi, intimi pensieri. Questa inziativa si inserisce in un progetto più ampio che ha portato Mavive a sviluppare una linea di fragranze che celebra e omaggia il grande poeta, I Profumi di d’Annunzio. Le fragranze di questa linea ricalcano i nomi delle opere più famose del Vate e delle personalità che l’hanno affiancato nella sua vita: Aqva Nvntia, la visione dell’antico; Ermione, il profumo della gioia spirituale; Divina Mvsa, l’irradiazione del mistero; Il Piacere, l’inno alla voluttà felice; Notturno, l’omaggio alla bellezza della notte; Il Fuoco, l’emozione di un incendio. Il flacone ripropone in chiave moderna l’ampolla per l’Aqva Nvntia, ideata dal Poeta in vetro di Murano e qui ammodernata, in eleganti tonalità tenue e impreziosita da una stampa in oro a caldo sul fronte. Il tutto è sigillato da una capsula in oro metallizzato che rievoca quella sviluppata in vetro di Murano. Questo unico flacone è racchiuso in un astuccio impreziosito da un’etichetta metallizzata nei cui decori è ripresa la trama della fontana dannunziana disegnata da De Carolis per l’originale Aqva Nvntia.


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BENTORNATI A PARATICO

BRUTTO ANATTROCCOLO NEL LAGO DEI CIGNI, PARATICO OGGI È DIVENTATA LA PERLA DEL SEBINO CON UN’ELEVATA QUALITÀ DELLA VITA FATTA DI SERVIZI AL TOP. UN PAESE TENUTO COME UN GIARDINO AMATO DAGLI STRANIERI GRAZIE A VENT’ANNI DI BUONA AMMINISTRAZIONE. ANZI PARECCHIO QUI SOPRA UNA PICCOLA ANTICIPAZIONE DEL FASHION DI QUESTO mese che trovate nelle pagine che seguono


BENTORNATI A PARATICO intervista con Carlo Tengattini sindaco di Paratico Vito Emilio Filì Si estende su un territorio di cui è difficile non innamorarsi. Le sue sponde sul Sebino riflettono le montagne che sovrastano la rigogliosa valle tracciata dall’Oglio che, da queste rive, scorrerà verso sud lungo la Lombardia, ristorando campagne e cittadine rigogliose grazie al suo passaggio e che, dalle sue acque, traggono vita ed energia. Le spalle di questo fazzoletto di terra poggiano sulle colline della Franciacorta, anche qui prodighe del grande vino che ne ha fatto diventare il nome famoso nel mondo. Paratico gode da sempre di questa strategica posizione tra pianura, colline, montagne, lago e fiume che hanno visto lo splendore dei Lantieri, la nobile famiglia che la dominava dall’alto del Castello e della Torre poco distante, governare i destini di questa terra di confine, transito obbligato per viandanti, commercianti ma anche di eserciti e di contrabbandieri. Anticamente le proprietà terriere di Paratico vennero ereditate dalla Curia bergamasca che tutt’oggi, pur essendo il paese in provincia di Brescia, fa parte della Diocesi orobica ed è la prima parrocchia che ha avuto la visita del nuovo Vescovo, Francesco Beschi, proveniente proprio dal vescovado di Brescia, simboleggiando il passaggio tra le diocesi confinanti. La sua storia e la sua bellezza ne fanno una delle mete sul lago più apprezzate dal turismo, diventato sempre più internazionale, ma anche da chi cerca, per vivere o per trascorrere giorni di vacanza, un paese con servizi di prim’ordine, un’attenzione alla salvaguardia del paesaggio e del decoro urbano che lo fanno somigliare ad un quartiere svizzero. “La persona è sempre stata al centro dei nostri tanti anni di permanenza all’amministrazione di Paratico. Conosco i miei concittadini uno per uno. Sono nato qui e occuparmi di questo luogo e della mia gente è sempre stata la passione a cui ho dedicato la vita”. Del politico a cui siamo abituati non ha nulla: Carlo Tengattini, sindaco a tempo pieno di Paratico, è stato eletto la prima volta nel 1999 a capo di una lista civica che prometteva la Primavera di Paratico e che superò di 7 voti una giunta espressione dei vecchi partiti. Dopo 5 anni è stato rieletto a furor di popolo con oltre il 70% dei consensi. In seguito, 5 anni da vice sindaco e poi di nuovo al comando di una macchina inarrestabile che ha davvero modificato il volto e il destino del Paese. Dall’essere il brutto anatroccolo rispetto a Sarnico, da sempre meta privilegiata per la gita domenicale di bergamaschi, bresciani e milanesi, Paratico, penalizzata dal treno che la attraversava con i suoi vagoni merci diretti alla chiatte, vero porto commerciale per tutto il basso lago, è sempre stata condizionata nel suo sviluppo fronte lago da questa ingombrante infrastruttura. Però, in seguito alla dismissione del traffico ferroviario e alla riconversione degli spazi che occupavano binari e carrozze, è diventato oggi un accogliente borgo che può vantare un elegante lungolago, con l’apprezzatissimo e lussureggiante parco delle Erbe Danzanti, varie strutture destinate all’accoglienza e alla ristorazione ricavate laddove c’erano la stazione ferroviaria e i caratteristici edifici utilizzati per il rimessaggio delle locomotive.


CARLO TENGATTINI, SINDACO DI PARATICO


“Tutti siamo consapevoli - ci ha raccontato Carlo Tengattini - di quanto sia importante un percorso di riconversione del tessuto industriale e manifatturiero di alcuni nostri territori. I posti di lavoro ed il benessere, che oggi derivano ancora in buona parte dalle imprese tradizionali, dovranno essere sostituiti da quelli derivanti da una cultura del turismo e dallo “sfruttamento” delle ricchezze ambientali, la valorizzazione di quelle culturali e la promozione dei prodotti locali”. Come si cambia la politica e la mentalità del capannone con quella dell’ospitalità? “È un percorso che Paratico ha compiuto in questa direzione. I primi anni sono stati davvero faticosi perché mancava ogni infrastruttura primaria e quelle che esistevano erano ammalorate. Ricordo nel 2003, quando è crollato l’unico pozzo di approvvigionamento idrico del paese, fu davvero un’avventura andare a recuperare l’acqua del lago, potabilizzarla e distribuirla nelle case. Nei primi cinque anni abbiamo creato due luoghi di incontro molto importanti che a Paratico mancavano che sono ancora molto attuali: la piazza principale che è stata arricchita l’anno scorso dal trasferimento del Municipio nella sua sede storica e il Parco centrale di via Risorgimento dove c’era un bosco. Abbiamo messo in comunicazione la parte alta del paese con la fascia del belvedere e creato intorno all’Oselanda, progettata dal grande arch.Vantini, un luogo di aggregazione che è molto frequentato dai paraticesi ma anche dai bresciani. I cinque anni successivi sono stati spesi per cogliere la grande opportunità di comprare

dalle Ferrovie dello Stato. Fu una vera fatica tanto è vero che a Roma mi dissero che eravamo l’unico comune sotto i 5.000 abitanti in Italia a cui le Ferrovie abbiano mai venduto qualcosa. L’amministrazione ha comprato 30.000 mila metri quadrati lasciati abbandonati e da riqualificare e, con grandi sacrifici, abbiamo inaugurato nel 2010 il Parco delle Erbe Danzanti che è stato premiato a livello europeo per la sua particolare bellezza”. Qualcuno dice che ciò è avvenuto in cambio di un incremento delle edificazioni… “L’edificazione a cui abbiamo assistito è figlia delle scelte urbanistiche che dire esagerate sarebbe poco degli anni ’90 e delle precedenti amministrazioni. Nel ’92 è stato approvato il primo PRG e lì avevano scritto nero su bianco che il paese puntava al raddoppio della popolazione che da 3.000 e rotti abitanti doveva crescere fino a 6.000. Io mi son trovato 21 piani attuativi approvati più 5 artigianali. Nemmeno Desenzano aveva tante lottizzazioni in corso. Con il boom edilizio degli anni seguenti, anche a livello nazionale, il passaggio della lira all’Euro e tutte le vicende che si sono verificate, hanno lasciato spazio ad una forte edificazione che peraltro abbiamo anche cercato di contenere. Rispetto agli altri comuni del bresciano, siamo in controtendenza e più appetibili. Infatti, cresciamo di 40/50 residenti all’anno e siano adesso a quota 4.800. A regime, dai calcoli che abbiamo fatto, arriveremo a 5.300/ 5.500 abitanti ma solo durante i prossimi 10 anni”. L’effetto Christo c’è stato? “Ero uno dei pochi sindaci che parlava di turismo vent’anni fa, figuriamoci se non ne parlo ora. Christo ha portato 150 milioni di visualizzazioni nel mondo e quindi ci ha regalato una grande promozione gratuita. Montisola è considerata oggi una grande riscoperta e da sola trascina tutto il turismo sul lago. A Paratico hanno aperto 21 Bed and Breakfast e dieci anni fa sarebbe stato impensabile.


BENTORNATI A PARATICO

Un sindaco può certamente favorire il turismo con politiche mirate ma la differenza la fanno gli investimenti privati con capitali che non richiedono rientri immediati. Dobbiamo essere attrattivi per le grosse catene alberghiere perché le gestioni familiari di una volta, purtroppo, non riescono a reggere i ritmi di oggi. Vedi il caso Cà Bianca o Golf Hotel. Servono imprenditori che possano investire sul lungo periodo e non necessitano del rientro immediato dei capitali. Anche sul Lago di Garda, che ha una grande tradizione di accoglienza turistica, mi risulta che ci siano 15 strutture alberghiere dismesse in attesa di riconversione a residenziale che invece rappresenta ancora un inve-

stimento redditizio nel breve termine. La Regione prevede dei bandi per lo sviluppo alberghiero… Si vedrà, intanto si stanno sviluppando forme alternative su tutto il Sebino come l’albergo diffuso, i Bed and Breakfast e gli affittacamere. Ci saranno 6 posti letto nuovi all’Approdo, 12 all’ex rimessaggio… un po’ alla volta ci si sta adeguando…”. E le prossime Elezioni? L’orizzonte di Paratico è tracciato; si tratta di proseguire anzi incentivare il culto della “bellezza”, lite motive da sempre della lista civica Paratico Futur@, obiettivo dei prossimi anni più qualità dei servizi comunali, più parchi e giardini, più viali e marciapiedi, più passeggiate, in sintesi maggiore qualità di vita. Mi appello ai giovani, affinché si avvicinino alla vita politica di Paratico, le porte di Paratico Futur@ sono aperte! Il requisito di ingresso è “voler bene a Paratico”. Il futuro della comunità è loro!


MODA APRILE: LIBERTÀ DI FIORI E COLORI La primavera è colore e colore è sinonimo di allegria e voglia di vivere, fare, sperimentare. Una sferzata di energia positiva accompagnata sempre da novità anche in fatto di outfit che, con la bella stagione, richiedono nuances delicate con qualche tocco più deciso. In tutto questo per la prossima stagione primeggia su tutto un dettaglio non da poco: il floreale. Un grande ritorno che da un paio di anni ci accompagna senza scendere mai dalle prime posizioni delle nostre preferenze e di quanti la moda la creano.


MODA APRILE: LIBERTÀ DI FIORI E COLORI


E se di fiori vogliamo parlare, il posto migliore nel quale ambientare il nostro servizio moda di aprile non poteva che essere la stupenda ex stazione di Paratico, oggi ribattezzata Boheme, nome perfetto per identificare questo concept store, connubio di design, ar te, profumi, fiori e cibo. E così tra i fiori e i piccoli pappagalli di stoffa, Sara, la nostra bellissima modella, sfoggia il primo abito giallo floreale con abbinato il prezioso costume proposto dall’esclusivo negozio Intimo di Giò di Via Tas-

so a Bergamo. Una creazione unica firmata Miss Bikini Luxe, perfettamente interpretata dalla statuaria Sara che, in questo servizio, ha reso ogni costume ed abito un sogno ad occhi aperti. Proprio come il secondo outfit dove il rosa antico unito all’oro rendono ancora più delicato il costume con toni cangianti ed il caftano in organza con cintura e richiami floreali applicati, dettaglio ridondante in tutta questa collezione firmata Amorissimo.


Sempre di fiori parlando, preziose le fragranze firmate Acqua di Montisola, anch’esse protagoniste di questo servizio che proprio dai fiori trovano la loro origine: note di bergamotto, limone e pompelmo, unite a ciclamino e bacche di ginepro, solo alcune delle essenze contenute in questi profumi freschi ed intensi. Dalla delicatezza di toni chiari ed essenze delicate, passiamo poi ai decisi rosso e cobalto: la terza proposta moda vede protagonista un abito asimmetrico, sempre con stampa floreale della linea primavera/estate 2018 di Miss Bikini. Grinta ed energia,

connubio perfetto con l’auto presentata in esclusiva con questo servizio da Autorota Bergamo: l’auto in questione è la nuovissima Subaru Outback 2.5 awd che con la sua eleganza abbinata alla versatilità del 4x4 può arricchire il tuo stile di vita con il massimo della sicurezza e del comfort. E proprio con la grintosa Outback la nostra modella viene catapultata in un’altra location da sogno, in un punto strategico di Paratico, dal quale è possibile ammirare gli scoscesi pendii della valle bresciana fino toccare le rive blu del lago d’Iseo.


MODA APRILE: LIBERTÀ DI FIORI E COLORI


Qui i dettagli dei costumi firmati Pin Up smorzano la loro linea decisa, fatta di colori forti, dettagli di zip e stelle e copricostume dalle stampe geometriche con rimandi orientali. Una nota strong per poi tornare all’ultima proposta: un completo decisamente bon ton di Raffaella D’Angelo sia per il costume che per il piccolo abito sovrapposto, floreale e delicato al punto giusto. Proprio come la nuova fragranza firmata Acqua di Montisola che Sara ama vaporizzare su abiti e collo, per rendere ancora più “profumata” questa primavera di fiori.

Dresses: Intimo di Giò, Via Tasso 85 - Bergamo - Tel. 035 242444 Uomo - Donna - Moda mare - Bas - Collants Special thanks: La nuovissima Subaru Outback 2.5 awd è stata presentata dalla concessionaria Autorota. Via Campagnola 40 - Bergamo - Tel. 035 5098042. www.autorota.net - Facebook: @autorotasrl Linea profumi: Acqua di Montisola - www.acquadimontisola.com Facebook e Instagram: @acquadimontisola Location Bohem Fioreria, caffetteria ristorante Paratico ex stazione FS Agency: Image Time Brescia Model: Sara B.

MODA APRILE: LIBERTÀ DI FIORI E COLORI


LA LEONESSA È TORNATA A RUGGIRE

CERTO DELLA PARTECIPAZIONE AI PLAYOFF SCUDETTO, IL BASKET BRESCIA LEONESSA SI APPRESTA A DISPUTARE LE ULTIME 4 GARE DI CAMPIONATO (IN CUI SPICCA CERTO DELLAMILANO PARTECIPAZIONE AI LA SFIDA CONTRO CHE PLAYOFF SCUDETTO, IL BASKET BRESCIA SI DISPUTERÀ AL PALAGEORSI APPRESTA A DISPUTARE LE GE ILLEONESSA 22 APRILE) CHE POTRANULTIME 4 GARE DI CAMPIONATO (IN NO O MENO CONFERMARE IL CUI SPICCA LA SFIDA CONTRO MILANO TERZO POSTO ATTUALMENCHE SI DISPUTERÀ AL PALAGEORGE IL TE OCCUPATO IN CLASSIFICA 22 APRILE) CHE POTRANNO O MENO CONFERMARE IL TERZO POSTO ATdi Tommaso Revera ph. Pierpaolo Romano TUALMENTE OCCUPATO IN CLASSIFICA

LUCA VITALI, LEADER DEL BASKET BRESCIA LEONESSA E PROTAGONISTA DI UNA STAGIONE INCREDIBILE, CI RACCONTA COME LA SQUADRA PRESIEDUTA DA GRAZIELLA BRAGAGLIO E ALLENATA DAL COACH ANDREA DIANA SI APPRESTA A VIVERE UN FINALE DI STAGIONE DAVVERO EMOZIONANTE La Leonessa del basket è tornata a ruggire. Dopo aver militato ininterrottamente dal 1974 nella massima serie, fatta eccezione per la stagione sportiva 1976-77, la retrocessione datata 1992 è stato il preludio al declino sportivo che ha sancito la scomparsa del grande basket in città con la vendita dei diritti sportivi della squadra avvenuta nel 1996. Nonostante qualche timido tentativo di riportare la pallacanestro bresciana dove è sempre stata, ci sono voluti ben 13 anni di attesa: nel 2009, anno in cui la Juvi Cremona ha ceduto i diritti delle serie A Dilettanti, è stata costituita la nuova società denominata Basket Brescia Leonessa. Oggi, a giudicare dagli straordinari risultati raggiunti, guardarsi indietro fa un certo effetto: la squadra della Presidentessa Graziella Bagaglio e del Patron Matteo Bonetti, guidata dal coach Andrea Diana, è tra le prime della classe nella massima serie e, domenica dopo domenica, non smette più di stupire. Nella stagione attualmente in corso, dove Vitali e compagni si sono già matematicamente assicurati un posto ai playoff scudetto, si è sfiorata anche un’altra impresa: la vittoria della Coppa Italia sfumata all’ultimo canestro contro Torino durante una partita pazzesca decisa da un canestro di Vujacic a due secondi dalla fine.


LA LEONESSA È TORNATA A RUGGIRE Risultati concreti maturati grazie alla lungimiranza di un progetto societario concreto e vincente, alla sapiente guida tecnica dei giocatori riuniti in un roster composto da stelle affermate e giovani molto promettenti e al ritrovato spirito dei tanti appassionati che hanno contribuito notevolmente al successo della squadra non lesinando in ogni gara il proprio tifo. Il grande basket è tornato e nessuno ora ne può farne a meno. Dalle tribune allo spogliatoio: per sapere come i giocatori del Basket Brescia Leonessa stanno vivendo questo ‘magic moment’, abbiamo intervistato Luca Vitali, playmaker del quintetto bresciano e leader indiscusso di questo gruppo, protagonista tra le altre cose di una stagione incredibile in cui sforna la media record di 6,2 assist a partita, un dato senza eguali nel campionato italiano. La stagione che sta vivendo il Basket Brescia Leonessa è davvero incredibile: avete conseguito una maturità sportiva per certi versi inaspettata e un livello tecnico su cui in pochi avrebbero scommesso… Cosa ne pensi? “Si tratta di un risultato sportivo figlio di un lavoro che è partito anni fa da una società che sta crescendo tanto e sta facendo le cose per bene. C’è passione, entusiasmo e voglia di fare: si sta crescendo a 360°. C’è feeling con il pubblico, sintonia nello spogliatoio tra senatori, giovani giocatori e allenatore, e grande affiatamento con tutto lo staff tecnico. E non ultimo il nuovo impianto all’orizzonte: insomma una crescita che va ben oltre il mero risultato sportivo e che non è figlia di quanto avviene in campo”. Anche tu a livello personale stai vivendo forse la tua miglior stagione sportiva, sbaglio? “Non saprei. Io sto bene, mi diverto, mi piace guidare i miei compagni e mi trovo benissimo all’interno del gruppo. C’è grande rispetto e stima tra di noi: questo sicuramente contribuisce alle prestazioni individuali”. Come giudichi lo stato di salute del basket italiano? “Dipende sempre se si vuole guardare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto… Penso che il risultato conseguito dalla Grissin Bon Reggio Emilia, eliminata in semifinale di Eurocup dalla Lokomotiv, sia stato un bello spot per il basket tricolore. Bisogna proseguire in questa direzione cavalcando le cose positive e lavorare in modo costruttivo”. Il modello Brescia ha fatto scuola: si tratta di un progetto societario concreto e vincente. I risultati forse sono arrivati ancor prima di quelle che erano le aspettative. Per te in questo senso qual è stata la più grande intuizione della Presidentessa Bagaglio e del Patron Bonetti? “Se, per esempio, prendiamo l’inizio di questa stagione, credo sia stata l’unica società a confermare sei giocatori cardine, di esperienza e caratura tecnica, a fianco dei quali proporre giovani talentuosi e


LA LEONESSA È TORNATA A RUGGIRE

di belle speranze. Hanno dato sempre continuità al lavoro svolto: questo credo sia il messaggio più importante. Passione, impegno e una correttezza rara sono poi ulteriori caratteristiche distintive di questa dirigenza”. Vi gratifica rappresentare sportivamente la città ed essere un bel passo avanti rispetto a compagini ben più blasonate? “Sicuramente fa piacere sia riesplosa la passione verso la pallacanestro. Noi, del resto, siamo il “traino” di questo ritrovato entusiasmo. Si vede la gente contenta e vogliosa di basket: questo è molto bello, una cosa che genera grandi stimoli”. Ma quella dannata finale di Coppa Italia di Torino? Ma che beffa atroce è stata? “Per questa società è stato comunque un grandissimo risultato. Essere ad un canestro dalla Coppa Italia era qualcosa di inimmaginabile qualche anno fa… Essere lì dove contava, questo è stato importante: poi un anno la palla può entrare e l’anno dopo uscire o viceversa. Questo deve rendere orgogliosi tutti noi: per imparare a vincere, la mia esperienza me lo insegna, devi prima imparare a perdere”. Se nel Basket Brescia Leonessa milita anche il tuo fratello

minore Michele, guardia arrivata lo scorso anno, vuol dire che ‘qualcuno’ gli avrà parlato bene di quesa società… “Sicuro. Michele è un giocatore di altissima qualità e prospettiva, anche di caratura europea. È un valore aggiunto per noi e sono felice si sia aggregato al nostro gruppo”. Milano è troppo avanti per rosa, caratura tecnica e dimensioni o la stagione che state vivendo dimostra che poco a poco ci si sta avvicinando? “Milano è avanti su tutto, va riconosciuto. Noi, per dirne una, siamo al quint’ultimo posto della serie A nel confronto tra bilanci o poco ci manca. Cerchiamo comunque di fare le cose per bene senza compiere il passo più lungo della gamba e valorizzando tutto ciò che abbiamo. Non vogliamo vivere di rimpianti e per questo facciamo il massimo rispetto alle nostre potenzialità”. Chiudo chiedendoti di descriverci il tuo rapporto speciale con coach Andrea Diana… “È un rapporto speciale. C’è un’affinità particolare, una grande fiducia ed un incredibile rispetto reciproco tra noi. Ci capiamo al volo e sono felicissimo abbia firmato fino al 2020!”.


POSTER REALIZZATO DAGLI STUDENTI DELL’ISTITUTO CANIANA (POLO DELLA MODA E DELLA GRAFICA) SUL TEMA HIV/AIDS


CHI C’ERA

OSCAR DELLO SPORT BRESCIANO - 42^ EDIZIONE VENERDÌ 23 MARZO 2018 PRESSO L’AUDITORIUM SAN BARNABA DI BRESCIA SI È SVOLTA LA CERIMONIA DELLA CONSEGNA DEGLI OSCAR DELLO SPORT BRESCIANO E DELLE BENEMERENZE CONI Nonostante l’assenza giustificata di numerosi atleti, impegnati in Italia e all’estero a causa di impegni improrogabili, ha registrato il consueto successo la 42^ passerella dello sport bresciano all’auditorium San Barnaba di Brescia. A ritirare le statuette di bronzo, sono intervenuti parenti, amici e familiari dei vincitori ai quali è stato riservato comunque il caloroso applauso da parte della platea presente. I tre super premi di questa edizione sono stati assegnati ad Alessia Populini, astro nascente della pallavolo, Matteo Pavoni, campione europeo di Enduro, e Sonny Colbrelli, affermato ciclista valsabbino. Tante i volti noti che hanno partecipato a questa serata ma a scaldare in particolare la platea sono state Elena Fanchini e Vanessa Ferrari. La campionessa di Montecampione, reduce da alcune sedute di radioterapia, è apparsa in forma e sorridente. La stella mondiale della ginnastica artistica, anch’essa bersagliata dagli infortuni, invece, ha ribadito che valuterà dopo l’infortunio se tornare ad alti livelli o dedicarsi ai giovani. Soddisfatto Ugo Ranzetti, a nome del comitato organizzatore: “L’Oscar dello sport bresciano rappresenta un autentico contenitore di tutte le eccellenze sportive. Per questo dobbiamo ringraziare le amministrazioni pubbliche, gli enti e le aziende che hanno sposato il nostro progetto”. Una menzione particolare al premio assegnato all’Asd Club 28 che ha vinto l’Oscar per la sicurezza stradale spuntandola su altre 9 scuole cittadine.

Ph. Lorenzo Passini - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


COME ‘FAI’

A NON TUTELARE CIÒ CHE AMI? Testo Tommaso Revera

VILLA GALNICA PUEGNAGO SUL GARDA (BS)


P. BALUCANTI LICEO ARNALDO BRESCIA

A FINE MARZO SI È CELEBRATA LA 26a EDIZIONE DELLE GIORNATA FAI DI PRIMAVERA CON L’APERTURA ECCEZIONALE DI OLTRE 1.000 LUOGHI IN TUTTA ITALIA Palazzi della politica solitamente inaccessibili, aree archeologiche, borghi che custodiscono antiche tradizioni, colonie marine abbandonate, luoghi dello sport e della produzione, chiese e monumenti che svelano spazi sorprendenti. Per chi si fosse perso questa straordinaria opportunità, vi proponiamo un reportage fotografico estremamente suggestivo…

FEDERICA MARTINELLI, CAPO DELEGAZIONE FAI BRESCIA


CASTELLO DI LOGRATO

PALAZZO TOSIO BRESCIA Le aperture delle Giornate FAI di Primavera, sabato 24 e domenica 25 marzo 2018, hanno raccontato con la loro straordinaria varietà un’Italia che sempre di più si riconosce nella vastità del suo patrimonio culturale e nella ricchezza della sua storia. Nessun evento collettivo è tanto ricco di entusiasmo e di tolleranza, nulla come le grandi code davanti ai nostri monumenti simboleggiano con più forza questa unione al di là dei propri convincimenti.

COME ‘FAI’

A NON TUTELARE CIÒ CHE AMI?


PALAZZO AVEROLDI BRESCIA


COME ‘FAI’

A NON TUTELARE CIÒ CHE AMI? A Brescia tanti i beni aperti al pubblico per questa occasione: Casa Trainini a Mompiano, il Convento di San Giuseppe e Fondazione Civiltà Bresciana, il Palazzo Martinengo Cesaresco dell’Aquilone (sede del Liceo Arici), Palazzina Zanchi, Palazzo Averoldi, Palazzo Balucanti (sede del Liceo Arnaldo), Palazzo Sigismondi, Palazzo Tosio, Palazzo Uggeri già Fenaroli. E così anche in provincia potendo spaziare tra alcuni meravigliosi luoghi storici disseminati in tutta la provincia di Brescia: da Breno a Calvase della Riviera, da Cedegolo e Grevo a Lodrino e Incico, da Lograto e Navate a Provagli d’Iseo sino a Puegnago del Garda.

PALAZZO TOSIO BRESCIA

PALAZZO AVEROLDI BRESCIA


PALAZZO AVEROLDI BRESCIA


COME ‘FAI’

A NON TUTELARE CIÒ CHE AMI?

PALAZZO TOSIO BRESCIA


VILLA CALINI MORANDO, LOGRATO

“Le Giornate di Primavera anche quest’anno sono state una grande e gioiosa festa della bellezza e della cultura - ci ha spiegato Federica Martinelli, Capo Delegazione FAI Brescia. In città e provincia più di 300 volontari e 400 studenti apprendisti ciceroni hanno offerto a visitatori attenti e interessati circa 50mila visite guidate. Al di là dei numeri, che pure sono importanti, ciò che ci inorgoglisce è riuscire a valorizzare il territorio facendolo apprezzare ai nostri concittadini, nella speranza che se ne prendano cura per il futuro. Perchè “si ama ciò che si conosce, e si tutela ciò che si ama”.

MUSIL, MUSEO DELL’ENERGIA IDROELETTRICA DI CEDEGOLO


Cockpit La passione di un’eccellenza automobilistica in una poltrona. Poltrona Frau celebra i 70 anni della Casa di Maranello. Ideazione e progettazione: Ferrari Design Centre Sviluppo e realizzazione: Poltrona Frau


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Cartapani, restyling totale

Cartapani si rifà il look e trasferisce sede, uffici e tutta la produzione nel nuovissimo stabilimento di Borgosatollo, in via del Canneto 26. 4000 mq di superficie completamente allestiti e ingegnerizzati per poter far fronte – quale prima torrefazione in Italia - all’innovativa produzione 4.0. Impianti avanzati, eccellenza tecnologica e controllo delle temperature in tutto il ciclo della tostatura, per una qualità sempre più elevata. Eccellenza produttiva ma non solo: Cartapani si presenta oggi con una nuova immagine e una nuova strategia di comunicazione, studiati e progettati dalla pluripremiata agenzia di comunicazione Raineri Design con l’obiettivo

di rinforzare l’awareness del brand Cartapani e di rinnovarne il posizionamento. Un lavoro di restyling globale che, partendo dalla nuova release dello storico logo, sta interessando la campagna di advertising, la strategia digital, i packaging e tutti gli strumenti destinati all’ho.re.ca. Cartapani Via del Canneto, 26 - Borgosatollo (BS) - Tel. 030 223349 www.cartapani.it - info@cartapani.it

NOTIZIE DALLE AZIENDE Borgo La Caccia: novità in cantina

Borgo La Caccia è in espansione, fondata nel 2004, ha avuto un profondo cambiamento e riposizionamento strategico nel 2014. La produzione di vino prettamente a uso famigliare si è trasformata in un vero e proprio business. Il cambiamento è avvenuto grazie all’arrivo in azienda di Andrea Bonomelli, figlio del fondatore e attuale Presidente ed Amministratore Delegato e di Carlotta Favretto, Direttore Commerciale e Marketing. Andrea ha un passato professionale di esperienza in ambito Banche e Assicurazioni e una forte passione per il modo della viticoltura derivante dalla storia della sua famiglia. Carlotta ha conseguito la Laurea in Economia, un Master in Marketing e diverse esperienze all’estero nel settore del branding e del design, parallelamente coltivava una forte passione per il mondo del vino partecipando a corsi AIS e trovando sempre il tempo di visitare le cantine locali nei viaggi di lavoro nel mondo. Due esperienze manageriali che unite ad una

splendida cornice paesaggistica e architettonica, un terroir vocato e una produzione vitivinicola d’eccellenza e dotazioni di cantina all’avanguardia hanno portato alla rinascita di una realtà piena di risorse. La sinergia, la passione condivisa per la viticoltura e per lo sviluppo di un modello di business giovane e innovativo hanno garantito una crescita esponenziale molto rapida. L’obiettivo è stato coordinare tutte le attività di Borgo La Caccia per renderla un’azienda multi business (vino, degustazioni, eventi, struttura ricettiva) integrata con un brand che rifletta il fascino, la tradizione e il forte legame con il territorio. Borgo La Caccia è un’esperienza completa, sensoriale e visiva. Eno Caccia - Cooperativa Sociale Agricola Onlus Località Caccia, 1 - Pozzolengo (BS) - Tel. 030 9918329 www.borgolacaccia.it - info@borgolacaccia.it


Inaugurazione nuova sede Gruppo Masserdotti

Dopo aver raggiunto l’ambizioso traguardo del 50° anniversario, Gruppo Masserdotti ha inaugurato la nuova sede di Castel Mella: una struttura di 10.000 metri quadrati dotata di impiantistica di ultima generazione, scelta - come ha spiegato Alberto Masserdotti, CEO dell’azienda bresciana - per accogliere tutti i reparti in fase di espansione in ottica Industry 4.0. Una novità che certifica la crescita di questa intraprendete realtà: pionieri della stampa digitale in

Italia ed oggi precursori del digital signage con una società, la Domino Sistemi Srl, e un e-shop www.dominodisplay.com dedicati. Gruppo Masserdotti SpA Via Renolda, 43 - Castel Mella (BS) - Tel. 030 2308611 www.masserdotti.it - www.dominodisplay.com

Un nuovo contenitore editoriale dedicato all’Italia che produce. Brescia, sul tetto d’Europa e avanguardia del sistema industriale italiano, dimostra di aver radici ben solide, fatte di cultura d’impresa, di sacrificio e passione. Un’Italia che è ancora in grado di ripartire, crescere e che merita di essere raccontata…

Villa Baiana Franciacorta è ancora Wedding Award

L’elegante residenza nelle Tenute La Montina di Monticelli Brusati premiata per il quarto anno consecutivo. Villa Baiana ha ricevuto il premio Wedding Awards 2018 nella categoria Banchetto. Dal 2014 Matrimonio.com, leader globale del settore nuziale, assegna questo prestigioso premio per premiare e segnalare l’eccellente lavoro realizzato dalle aziende italiane del settore nuziale, ed è quindi un punto di riferimento per tutti coloro che lavorano in questo campo. Anche quest’anno oltre 52.000 aziende online di Matrimonio.com si sono candidate per aggiudicarsi il premio Wedding Awards, che le riconosce come i migliori professionisti del settore nuziale.

Il prestigio di questo premio è dovuto al fatto che è l’unico che viene assegnato alle aziende e ai professionisti del settore basandosi esclusivamente sulle opinioni e le valutazioni delle coppie che hanno usufruito dei loro servizi.

Villa Baiana Via Baiana, 15 - Monticelli Brusati (BS) - Tel. 030 6854085 www.villabaiana.it - info@villabaiana.it


Più di 100.000 paia di occhiali venduti in meno 3 anni!

Fielmann, azienda tedesca specializzata nel settore ottico e nel retail eyewear, è oggi presente in Italia con 12 filiali. Fielmann è designer, produttore, rappresentante e ottico. Copre l’intera catena del valore e riesce così ad abbattere i costi di produzione, distribuzione e vendita. Grazie ai suoi servizi al cliente innovativi Fielmann, infatti, ha già venduto in Italia più di 100.000 paia di occhiali in meno di 3 anni. In Germania, Fielmann è l’azienda che ha democratizzato l’occhiale moda, rendendolo accessibile a tutti grazie alla garanzia del miglior prezzo sui grandi marchi interna-

zionali e a marchio proprio. La collezione “Tariffa Zero” applicata su una selezione di 600 montature, permette al cliente di avere un occhiale di design a 25,00€ con lenti graduate di alta qualità incluse nel prezzo. Fielmann Brescia C.so Zanardelli, 8 - Brescia Tel. 030 7825920 - www.fielmann.it

NOTIZIE DALLE AZIENDE A Feralpi il Premio Industria Felix per le grandi imprese bresciane

Tra le grandi imprese con sede a Brescia il premio “Industria Felix – La Lombardia che compete” è stato assegnato a Feralpi Holding. La società si è contraddistinta per le migliori performance gestionali dell’anno (esercizio 2016) e per i primati di bilancio a livello provinciale. Il riconoscimento è stato conferito il 6 aprile scorso a Milano nell’ambito della II edizione regionale del premio organizzata dall’associazione culturale Industria Felix in collaborazione con Cerved e con i patrocini dell’Università LUISS Guido Carli e di Confindustria Lombardia. Un apposito comitato scientifico ha operato sulla base di 31.825 società di capitali con sede legale in Lombardia e con fatturati/ricavi compresi tra i 2 milioni e i 19 miliardi di euro. La valutazione si è avvalsa di un algoritmo che ha individuato le aziende che, nelle rispettive dimensioni, hanno registrato il miglior Mol, con indice Roe positivo, in utile e con un numero addetti pari o crescente rispetto all’anno precedente.

Feralpi Holding S.p.A. Sede Amministrativa: Via Carlo Nicola Pasini, 11 - Lonato del Garda (BS) Tel. 030 99961 - www.feralpigroup.com feralpi@it.feralpigroup.com


Progettata domani. Nuova Audi A7 Sportback

SE OGNI EPOCA È CARATTERIZZATA DA UN’ICONA IN ANTICIPO SUI TEMPI, QUELLA DI OGGI È PERFETTAMENTE RAPPRESENTATA DA NUOVA AUDI A7 SPORTBACK. LASCIATEVI CONQUISTARE DALLE LINEE COUPÉ, DALLE STRAORDINARIE PRESTAZIONI DEI MOTORI TFSI E TDI, DAGLI INTERNI SOFISTICATI E DAI 39 SISTEMI AUDI INTELLIGENT ASSISTANCE CON CUI È EQUIPAGGIATA. E GRAZIE ALLA TECNOLOGIA SOSTENIBILE MILD HYBRID, GODRETE DEI VANTAGGI DELLE IBRIDE, SPERIMENTANDO UN’EFFICIENZA MAI VISTA PRIMA

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ed il valore di un’auto unica. L’illuminazione diffusa, disponibile come optional, enfatizza i profili degli interni e valorizza gli spazi con estrema eleganza, rendendo semplice anche l’ingresso e l’uscita dall’auto al buio. Disponibile in trenta diversi colori, la tenue luce che si sprigiona all’interno dell’abitacolo scivola sulla consolle e sul cruscotto donando l’impressione di estrema leggerezza ed enfatizzando l’effetto di spaziosità in corrispondenza delle portiere. I sedili anteriori e posteriori, disponibili a richiesta con funzione di riscaldamento, ventilazione e massaggio, sono regolabili elettronicamente e studiati per assicurare un comfort eccellente ed un ottimo sostegno laterale. Le forme slanciate e l’elevata qualità della loro manifattura rivelano l’innata eleganza che nuova A7 Sportback sprigiona. Il futuro della mobilità moderna inizia oggi: Nuova Audi A7 Sportback sperimenta sistemi di assistenza intelligenti e funzioni di guida automatizzate di nuova concezione. Protagonista di un altro passo avanti verso l’avanguardia nell’esperienza di guida. La plancia orientata verso il conducente esalta la sportività e la leggerezza delle linee di AudiA7 Sportback; la struttura del BlackPanel integra il display MMI touch response mimetizzandolo nel look scuro contornato da un profilo alluminio che giunge fino alla porta lato passeggero. Stesso effetto caratterizza la consolle asimmetrica dive trova sede un secondo display dotato di una fascia di pulsanti, disponibili in versione touch response.

Gamma A7.Valori massimi: consumo di carburante (l/100 km): ciclo urbano 9,3 ciclo extraurbano 5,9 - ciclo combinato 7,2; emissioni CO2 (g/km): ciclo combinato 163.

Nuova Audi A7 Sportback celebra l’eleganza sportiva e diventa emblema di un nuovo stile nell’avanguardia automobilistica. Le linee vigorosamente tese e la silhouette di una coupé sono espressioni di dinamismo sportivo, da qualunque punto la si osservi. Frontalmente i proiettori sottili, la griglia single frame più larga e le prese d’aria dal design vigoroso, evidenziano il DNA sportivo di questa Gran Turismo. Audi A7 Sportback si presenta come una scultura atletica, con un lungo cofano motore ed una silhouette che dal tetto scende tesa e dinamica fino al posteriore, culminando nelle luci coreografiche dei gruppi ottici posteriori. Un dinamismo fuori dal comune, senza bisogno di essere in movimento. Con l’omologazione ibrida della seconda generazione di A7 Sportback, Audi prosegue sulla strada verso il suo più ambito traguardo: la sostenibilità. A7 Sportback si avvale del sistema MHEV (mild-hybrid electric vehicle) di serie, basato su di una rete di bordo principale a 48 Volt che porta in dote un’elevata potenza di recupero, fino a 12 kW, e la possibilità di ricorrere allo start/ stop già a partire da 22 km/h. Una soluzione che integra una batteria compatta agli ioni di litio e un alternatore-starter azionato a cinghia, collegato all’albero motore. Una tecnologia che riduce le emissioni inquinanti e i consumi (fino a 0,7 l di carburante ogni cento chilometri) e dimostra, ancora una volta, l’impegno di Audi verso un futuro sempre più rispettoso dell’ambiente. La possibilità di personalizzare gli interni in base alle scelte del guidatore, grazie ai molti pacchetti opzionali, aumenta il prestigio


Lamborghini Urus: giro del mondo in quattro mesi

CONCLUSO IL TOUR PROMOZIONALE DEL SUPER SUV DELLA CASA DI SANT’AGATA: DURATO 4 MESI, HA TOCCATO 114 CITTÀ E COINVOLTO 8500 PERSONE. ECCO LE IMMAGINI PIÙ BELLE

Lamborghini Urus in Moscow, Ciy Towers


La Lamborghini Urus chiude in soli quattro mesi il giro di presentazioni mondiali, avviato subito dopo il suo debutto il 4 Dicembre 2017 a Sant’Agata Bolognese. Il nuovo Super SUV ha toccato 114 città del mondo con eventi di presentazione presso location esclusive o presso le concessionarie Lamborghini. In totale sono stati coinvolte circa 8.500 persone tra clienti, celebrities, media e appassionati, che per primi hanno potuto ammirare dal vivo il modello che condurrà Lamborghini verso prospettive di crescita straordinarie. L’accoglienza della vettura, a pochi mesi dal suo debutto mondiale, è molto positiva, al di là delle più rosee previsioni.

Lamborghini Urus V8 biturbo da 650 cv - Consumo combinato, 12.71l/100 km - Emissione di CO2, 290 g/km


Lamborghini Urus in Fuji

Lamborghini Urus in Shanghai, China

Lamborghini Urus in San Francisco

Lamborghini Urus in Rome

Lamborghini Urus in London

Lamborghini Urus in Rome

Lamborghini Urus in Sydney

Lamborghini Urus in Paris


Lamborghini Urus in Fuji

Lamborghini Urus in London

Lamborghini Urus in Beverly Hills

Lamborghini Urus at Olympic Stadium, Moscow

Lamborghini Urus in Dubai

Lamborghini Urus at LA-Hollywood

Lamborghini Urus in Fuji

Lamborghini Urus at Bondi Beach, Sydney


MILITEM È UN MARCHIO ITALIANO, CHE REALIZZA VETTURE UNICHE IN AMBITO “PREMIUM LUXURY AUTOMOTIVE”. LAVORA ESCLUSIVAMENTE SU VEICOLI AMERICANI, CON LA VISIONE, LA PASSIONE, L’ELEGANZA E LA CURA PER IL DETTAGLIO TIPICAMENTE ITALIANI. DOTI CHE HANNO DECRETATO IL SUCCESSO DEL NOSTRO PAESE NELLA MODA, NEL DESIGN, NELL’ARTE E IN MOLTI ALTRI SETTORI. CON MILITEM AVVIENE UN PROCESSO COMPLETO DI DEFINIZIONE PRODOTTO ED ENGINEERING, CHE PORTA A MODIFICARE DIVERSE CARATTERISTICHE DEL VEICOLO STANDARD PER ARRIVARE A CREARE IL MODELLO FINALE. PARTENDO DA UNA PIATTAFORMA ESISTENTE, MILITEM INTERVIENE MODIFICANDO PROFONDAMENTE L’ASSETTO E ALTRE SOLUZIONI TECNICHE, ADOTTANDO PER LE MODIFICHE UNICAMENTE COMPONENTISTICA MADE IN USA. INOLTRE RIDEFINISCE COMPLETAMENTE GLI INTERNI, AVVALENDOSI DI MATERIALI PREGIATI, PELLI E TESSUTI MADE IN ITALY. DUE ESEMPLARI DI MILITEM RAM 1500 RX MY18 SONO GIÀ DISPONIBILI E SI PRESENTANO CON ALLESTIMENTI DIFFERENTI. IL PRIMO HA UNA LIVREA DELMONICO RED PEARL COAT IN ABBINAMENTO A INTERNI IN PELLE BLACK CON ALCANTARA E RICAMI MILITEM ROSSO AMARANTO. È DOTATO DI SOSPENSIONI PNEUMATICHE AD ARIA CON AMMORTIZZATORI FOX PERFORMANCE, RAM BOX CON SISTEMA DI DIVISIONE CARICO CASSONE E SISTEMA BED EXTENDER, COPERTURA CASSONE RIGIDA A LISTE BAKFLIP, GANCIO TRAINO DA 3.500 KG. IL SECONDO PICKUP PRESENTA INVECE LA CLASSICA VESTE AGGRESSIVA BRILLIANT BLACK CRYSTAL PEARL COAT, CON ABITACOLO TONO SU TONO IN PELLE BLACK CON ALCANTARA E RICAMI MILITEM VERDE SCURO. DISPONE DI AMMORTIZZATORI BILSTEIN, COPERTURA CASSONE RIGIDA A LISTE BAKFLIP E GANCIO TRAINO DA 3.500 KG. QUESTA DIVERSA CONFIGURAZIONE PERMETTE DI ENFATIZZARE UNA DELLE NUOVE SOLUZIONI ADOTTATE PER IL MILITEM RAM 1500 RX MY18 PER QUANTO RIGUARDA LE SOSPENSIONI. IL PRODOTTO RAM, INFATTI, NORMALMENTE DISPONE GIÀ DI UN SISTEMA DI ASSETTO CON MOLLE E AMMORTIZZATORI CHE È UN PLUS. NEL MODELLO MILITEM, LO SCHEMA RIMANE IL MEDESIMO, MA CON SOSPENSIONI PIÙ PERFORMANTI DI MARCA BILSTEIN CHE FORNISCONO ULTERIORE SICUREZZA E COMFORT AL VEICOLO, SUPPORTANDO ADEGUATAMENTE LE RUOTE MAGGIORATE. IL TEAM R&D DI MILITEM, HA PREVISTO UN ASSETTO RIALZATO DI 4”, STUDIATO PER FAR LAVORARE LA MECCANICA IN MANIERA SEMPRE EFFICACE. LA VERSIONE CON SOSPENSIONI PNEUMATICHE AD ARIA, SI DIFFERENZIA PERCHÈ PUÒ VIAGGIARE SEMPRE COL MEDESIMO ASSETTO SU TUTTE LE 4 SOSPENSIONI, INDIPENDENTEMENTE DAL CARICO. INOLTRE, IN BASE ALLA VELOCITÀ, PUÒ VARIARE IL LIVELLO DI ALTEZZA. INFINE, IN CASO DI FUORISTRADA ESTREMO, AVENDO 4 LIVELLI DI REGOLAZIONE DA TERRA, PUÒ SUPERARE QUALUNQUE TIPO DI OSTACOLO. IN TEMA DI PRATICITÀ, PER ENTRARE IN EDIFICI CON PROBLEMATICHE DI ALTEZZA AL SOFFITTO, PUÒ ESSERE SEMPLICEMENTE ABBASSATO DI QUALCHE CENTIMETRO. UN PARTICOLARE ESTETICO COMUNE A ENTRAMBI, RIGUARDA LA COPERTURA AERODINAMICA IN ALLUMINIO DI COLORE NERO OPACO DEL CASSONE, CON APERTURA A LIBRO. UN CAPITOLO A PARTE LO

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SENSO. ultimate LUXURY BIKE


BADGLEY MISCHKA VESTE LE STRADE DEL MONDO CON LA LUXURY BIKE SENSO

Il Salone del Mobile che si è tenuto a Milano Aprile ha visto il debutto internazionale di Badgley Mischka Home, la collezione di arredo e design firmata da Mark Badgley e James Mischka. Per celebrare questo importante momento i due famosi stilisti americani hanno realizzato Senso, la luxury bike che concentra design, arte e tecnologia. I due apprezzati stilisti americani hanno fondato la casa di moda Badgley Mischka nel 1988. Da allora hanno lasciato il segno con abiti da sogno e accessori glamour, vestendo numerose star internazionali. Dopo i numerosi successi ottenuti nel campo della moda il brand Badgley Mischka ha debuttato l’anno scorso nel settore dell’arredamento e del design con una serie di collezioni ispirate al mondo glamour di Hollywood degli anni ’40, della California e dei capi prestigiosi da red carpet. Con forme semplici, lineari ed eleganti la collezione comprende 200 pezzi d’arredo per sale da pranzo, soggiorno, camere da letto e accessori realizzati a mano. Il debutto all’importante appuntamento internazionale del Salone del Mobile è stato celebrato con Senso, una bici d’alta gamma e dal design innovativo. “Volevo progettare una bici veloce per la migliore esperienza di guida nella sua categoria - ha affermato Mark Badgley - La nostra prima bici è innovativa, offre lusso senza compromessi, nuovi materiali, eccellenza ingegneristica e prestazioni eccezionali per una bici da turismo”. “Abbiamo cercato di estendere i limiti che offre una bici da turismo - ha affermato James Mischka - Senso sarà la migliore Grand Tour Bike sul mercato. Abbiamo sviluppato e prodotto Senso in Italia, sposando design e tecnologia all’avanguardia, dando la nostra visione di Ultimate Bike”. Mark e James credono fortemente nell’impatto che hanno i loro prodotti nel mondo, nel viaggiare in modo sostenibile e nel beneficio che questo porta alla Terra. Senso è un sofisticato esperimento di design, arte e alta tecnologia. Il tutto impreziosito dal gusto estetico di Badgley Mischka. I particolari in foglia d’oro nel tubo sella e nelle forcelle e l’utilizzo di Swarovski nel tubo sterzo e nel reggisella danno un tocco prezioso e chic. Il manubrio e la sella sono realizzati in pelle di razza con la collaborazione del marchio Schedoni, azienda modenese che da anni collabora con il brand Ferrari. Grazie anche alla partnership con FSA e Vision, Badgley Mischka è riuscito a dare alle donne di tutto il mondo la possibilità di guidare una bici incredibile. Per la realizzazione di questa Ultimate Bike, ha fatto affidamento sull’esperienza delle migliori aziende del settore, come Gilco Design, con in tubi in acciao Speciale 18 CDV6, e Stefano Scapin, che è riuscito a dare forma alla costruzione del progetto e per finire anche team vincenti, come le squadre che hanno vinto il Giro d’Italia, il Tour de France e le Olimpiadi. Senso è prodotta in collaborazione con PTM Image (West Hollywood, California), un’azienda nordamericana leader nella produzione di prodotti per la casa. SPECIFICHE TECNICHE Telaio : Tubi in acciaio 15CDV6 fino a 0.4mm di spessore, con la collaborazione di GILCO Design. Forcella: Con testa speciale e foderi in acciaio 15CDV6 a doppio spessore 06/09mm. Ruote: Vision in carbonio per copertoncino, con mozzi speciali per freni a disco. Mozzo posteriore: Sturmey Archer modello Duo Matic con cambio di rapporto integrato automatico. Pedivella: In fibra di carbonio ad alto modulo di resistenza, con il massimo risparmio di peso, e design speciale con corone integrate. Sella: Forchetta in Carbonio rivestita in pelle di razza. Pedali: In legno di mogano trattato con struttura centrale in allumino lavorato in CNC Manubrio FSA rivestito completamente in pelle di razza. Attacco Manubrio: FSA Metropolis ricoperto in Swaroski (Aurore borreale - Light Topaz - Citrine) Reggisella: FSA Metropolis in tubo di Carbonio UD, diam. 25,4mm peso 220gr. Catena: Oro allegerita. Peso: Telaio e Forcella 1990gr. BADGLEY MISCHKA HOME West Hollywood, CA 90069 info@badgleymischkahome.com


PESANTI IN CRESCITA Secondo un’elaborazione del Centro Ricerche Continental le Immatricolazioni in Lombardia dei veicoli pesanti nel 2107 crescono del 26,7%


Nel 2017 in Lombardia le immatricolazioni di veicoli pesanti per il trasporto merci sono state 4.393, con un aumento del 26,7% rispetto al 2016. Sempre lo scorso anno le immatricolazioni di nuovi autobus in Lombardia sono state 534, con un aumento del 46,3% rispetto all’anno precedente. Questi dati emergono da un’elaborazione del Centro Ricerche Continental Autocarro su dati Aci. Dall’elaborazione è possibile anche stilare la graduatoria dei dati a livello provinciale. La provincia lombarda in cui le immatricolazioni di veicoli pesanti per il trasporto merci sono cresciute di più è Pavia (+114,4%), seguita da Monza Brianza (+59,9%), Bergamo (+45,5%), Milano (+33,4%), Cremona (+18,8%), Brescia (+15,5%), Como (+13,9%), Lodi (+10,9%), Mantova (+6,2%) e Varese (+3,7%). Solo le province di Lecco e di Sondrio hanno fatto registrare un calo, rispettivamente del 4,4% e del 15,7%. Per ciò che riguarda le immatricolazioni di autobus vi sono due province che presentano un saldo negativo, si tratta di Lodi (-35,7%) e Sondrio (-22,7%). I dati delle altre province lombarde sono in aumento, dal +3,3% di Bergamo fino al +292,3% di Como.


Manu & Andy: le inseparabili! Testo Valentina Colleoni - Fotografie Paolo Biava

QUANDO SI DICE… AMICHE PER LA PELLE! COSÌ LA FRIZZANTE EMANUELA E LA SUA BELLISSIMA CUCCIOLA ANDY DA BEN 12 ANNI CONDIVIDONO OGNI ISTANTE DI VITA, PROPRIO COME CI “HANNO” RACCONTATO IN QUESTA INTERVISTA

Emanuela, come è stato il tuo primo incontro con Andy? “Lo ricordo come fosse ieri, anche se sono passati ben dodici anni. Avevo appena perso il mio Labrabor nero e non avevo assolutamente intenzione di averne altri: il dolore che provoca separarsi dai nostri amici a quattro zampe è immenso. Ma il destino, come al solito, ha messo il suo zampino: Luna, la cucciolotta di una coppia di amici, aveva appena dato alla luce otto stupendi cagnolini. Tra di loro c’era la mia Andy: fu amore a prima vista”. Quindi vi siete scelte a vicenda? “Potremmo dire di sì: scodinzolava allegra tra i suoi fratellini e quando mi vide iniziò subito a farmi un sacco di feste. Da allora non mi ha più lasciato. È vero quanto si dice che non siamo noi a scegliere loro ma il contrario. E così è stato anche con Andy”. Come mai il nome Andy? “Perché la sera prima di andare a prenderla definitivamente dai miei amici guardai “Il diavolo veste Prada”, film che adoro. La protagonista, come credo tutti sappiano, si chiama Andy e così… è nato il nome della mia cucciolata. E non poteva esservi nome più giusto, lavorando anche nel settore moda! Ecco perché con Andy ho voluto battezzare anche il mio shop e un modello speciale di camicia da me realizzata”. Andy però non è stato il tuo primo cane da quanto ci hai raccontato… “No, fin da piccola ho sempre vissuto circondata da cani perché i miei genitori li hanno sempre amati. Ma il rapporto era diverso: ai tempi il cane stava in giardino non in casa come è stato invece per i miei primi cani e, oggi, con Andy. Prima di lei ho avuto infatti due Chow Chow ”dalla lingua viola”, bellissimi e dolcissimi ed il mio primo Labrador nero che io ed il mio fidanzato decidemmo di adottare da una famiglia che non lo voleva. A quel cagnolone eravamo tutti e due affezionatissimi ma aimè, per la sua infanzia traumatica, iniziò ad essere molto pericoloso e dovemmo adottare una soluzione estrema. Non fu facile riprendersi…”.


Ma Andy è venuta in soccorso, giusto? “Esattamente! Andy è entrata dalla porta principale della mia vita senza chiedere permesso e… per fortuna che lo ha fatto. In tutti questi anni siamo state inseparabili e oggi ancora di più. Lei mi segue in ogni cosa che faccio, dal lavoro al tempo libero, dalle serate ai viaggi più vicini. È un’amica inseparabile… la mia miglior amica!”. È gelosa? “Dei cani sì, degli umani meno. Anche se quando qualcuno entra in casa tiene in bocca il suo osso finché non se ne va: credo voglia fare capire chi comanda”. Che carattere ha Andy? “È molto affettuosa e buona con tutti quanti. Come dicevo prima, posso portarla senza problemi ovunque. Con gli altri cani è un po’ schiva ma in realtà non ha mai litigato con nessuno. Forse ora che è un poco più anziana li guarda con diffidenza, ma nulla più”.


Quando non ci sei tu a chi la affidi? “A mia mamma. Fino a poco tempo fa anche ad un dog sitter napoletano che la mattina passava in negozio per portarla al parco per un giretto”. Andy è golosa? “Moltissimo! Non si potrebbe dire ma mangia di tutto ed è golosissima, soprattutto di biscotti! Poi ha i suoi punti di riferimento e sa perfettamente che dalla nonna mangia la pastasciutta a pranzo ed il tè con i biscotti a merenda, le domeniche dal nonno, invece, carne e polenta mentre le amiche che passano in negozio portano sempre i loro biscottini”. Un episodio che più ti fa sorridere pensando alla tua Andy? “Ve ne sono tantissimi, dai traslochi ai fidanzati che “abbiamo” condiviso, dalle passeggiate alle serate insieme. In ogni istante della mia vita lei è sempre stata al mio fianco. La cosa più buffa sono i nostri viaggi in auto con tanto di selfie al semaforo. Inoltre lei ha fatto da “cupido” con il mio ex fidanzato che, come me, adora Andy. Allo stesso modo Andy adora Roberto: un amore che ha portato negli anni tanti momenti indimenticabili”. Quindi Manuela per te Andy è… “Mi emoziona molto dirlo ma… è la mia vita”.

Manu & Andy: le inseparabili!


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Romero Britto. Da Miami a Milano DEODATO ARTE Milano, via Nerino 2 1 giugno - 10 agosto 2018 inaugurazione giovedì 31 maggio, ore 18.30

Con una personale dedicata, Romero Britto arriva a Milano per la prima volta presso la galleria Deodato Arte, nella sede di via Nerino dal 1 giugno al 10 agosto. L’artista neo pop brasiliano nei suoi lavori sperimenta e coniuga elementi del cubismo, della street art e della pop art e si contraddistingue per l’utilizzo di colori sgargianti e forme semplici. La mostra “Romero Britto. Da Miami a Milano” offre una selezione di venti opere fra cui tele, sculture, serigrafie, di grandi, medie e piccole dimensioni, accomunate dalla componente cromatica, sempre protagonista di tutti i suoi lavori. L’artista, partendo da sagome e tecniche della street art che segnano l’inizio del suo percorso artistico, personalizza il suo stile a seguito di un viaggio a Parigi durante il quale entra in contatto con opere di grandi maestri quali Henri Matisse e, in particolar modo, Pablo Picasso. Nasce un’espressione originale e inconfondibile, caratterizzata dall’approfondito studio e ricerca del colore, applicato a temi e a soggetti legati alla natura e alla quotidianità. Nelle sue opere Britto predilige infatti la comprensione universale a svantaggio dell’ermeticità e della cripticità; i protagonisti ricorrenti appartengono al mondo quotidiano, proprio perché il messaggio della sua arte è rivolto a tutti, e si affiancano a motivi astratti, dando vita a opere connotate da una potenza cromatica che esprime positività, empatia e ottimismo. I tratti semplici, talvolta geometrici, i colori vivaci e le icone, ricordano il mondo fantastico e dei cartoon ed evocano ricordi d’infanzia, pensieri sereni, che si contrappongono alla vita caotica, affollata, problematica, monotona dalla quale le opere di Britto vogliono distrarre, allontanare.


MARTES, MUSEO D’ARTE SORLINI IL 31 MARZO SCORSO, A CALVAGESE DELLA RIVIERA, È STATO INAUGURATO UN NUOVO MUSEO NELL’ENTROTERRA DEL LAGO DI GARDA

Oltre 180 dipinti, principalmente veneziani e veneti, tra il XIV e il XIX secolo dalle tavole con fondo oro tre e quattrocentesche alle grandi tele dei Maestri del Settecento

Il 31 marzo ha aperto al pubblico il MarteS - Museo d’arte Sorlini di Calvagese della Riviera (frazione Carzago), deliziosa località dell’immediato entroterra del lago di Garda. Il museo arricchisce in modo significativo la proposta museale del Garda. Vi sono esposti 154 dipinti raccolti dall’imprenditore bresciano Luciano Sorlini (1925-2015) in oltre cinquant’anni di appassionate ricerche. Ad essi si affiancano altre opere di proprietà degli eredi, per oltre 180 dipinti, dalle tavole in oro trecentesche alle grandi tele dei Maestri del Settecento veneziano. Si tratta di un nucleo di quadri – per lo più di grandi dimensioni - rappresentativi della pittura veneta e veneziana dal XIV al XIX secolo, a cui si accostano opere di importanti autori lombardi.  


MARTES, MUSEO D’ARTE SORLINI La collezione Sorlini è votata al Settecento veneziano. Ai nomi di Tiepolo, Ricci, Guardi, Canaletto, Rosalba Carriera si affiancano quelli di pittori non così noti, ma fondamentali per lo sviluppo delle arti figurative della Serenissima: Pittoni, Diziani, Molinari, Bellucci, Fontebasso. Impreziosiscono questa straordinaria pinacoteca privata, ora aperta al pubblico, anche opere di Giovanni Bellini, Bramantino, Savoldo, Padovanino, Celesti, Giuseppe Bernardino Bison, Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, Palma il Vecchio. Sede del museo è un tipico ed articolato palazzo bresciano seicentesco, un tempo residenza di Luciano Sorlini ed ora sede della Fondazione che ne porta il nome. L’allestimento, suddiviso in 14 sale espositive, per un totale di 1.000 mq, consente ai visitatori di comprendere l’evoluzione della sensibilità collezionistica dell’imprenditore e di ammirare opere straordinarie. Il percorso espositivo Le opere sono esposte per gruppi tematici ospitati in 14 ambienti, nell’intento non solo di poter presentare al pubblico i dipinti, ma anche di poter raccontare l’evoluzione della collezione e le mutazioni del gusto di Luciano Sorlini. L’allestimento è di Stefano Lusardi, Conservatore del Museo. Rispetto alle scelte iniziali, connesse soprattutto alla pittura veneziana del XVIII secolo, Luciano Sorlini affinò sensibilmente il proprio istinto, che lo guidò nella scelta di dipinti non più solamente veneziani. È il caso dei due straordinari fondi oro, uno del trecentesco artista noto come Maestro di Panzano, l’altro di Gherardo Starnina. Sorprendenti la tavola del pittore ferrarese del Cinquecento Ludovico Mazzolino e il capolavoro assoluto di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto (1698-1767) raffigurante la Vecchia contadina. La Galleria è l’ambiente più scenografico ed esibisce opere del Settecento veneziano, fra cui Venere soccorre Adone morente di Sebastiano Ricci (1659-1734), il Cristo e la Samaritana di Giandomenico Tiepolo (17271804), l’Angelo della Fama di Giambattista Tiepolo (1696-1770). Tre eccezionali lampadari veneziani in vetro colorato rendono questo grandioso ambiente di particolare impatto, anche grazie ad alcuni significativi arredi lignei, come la console con specchiera e seggiole veneziani in legno laccato azzurro, realizzata nel Settecento per la famiglia Dolfin. Perfettamente funzionante l’orologio da tavolo italiano del periodo Luigi XV, proveniente da Palazzo Sorlini sul Canal Grande. La Stanza di Pietro e Alessandro Longhi espone ritratti e opere di genere (come le due tele raffiguranti L’allegra compagnia e La polenta) di Pietro Longhi, ritratti eseguiti dal figlio Alessandro e due opere di Jacopo Amigoni (Napoli 1682-Madrid 1752): l’Immacolata Concezione e il Ritratto del Marchese de La Ensenada, già di proprietà del più famoso cantante lirico settecentesco della storia, Carlo Brioschi detto Farinelli.   La Saletta dei paesaggi racchiude tele di Marco Ricci, Canaletto, Zais, Luca Carlevarjs e un gruppo di opere di Giuseppe Bernardino Bison (17621844), a conferma della fortuna che il genere del paesaggio veneziano di matrice settecentesca godette anche nel XIX secolo. Nella Stanza della pittura del Seicento sono esposte le opere di alcuni dei maggiori artisti veneziani del periodo barocco fra cui la straordinaria tela di Andrea Michieli detto il Vicentino (1542 circa-1618) raffigurante Il Corteo della Dogaressa Morosina Morosini Grimani proveniente dal Castello Turn Und Taxis di Duino presso Trieste.   Nel grande Salone di Diana è esposto un raro telero di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, già presso il Palazzo Arconati Visconti a Milano, raffigurante Diana scoperta da Atteone, a cui si accosta, per medesimo soggetto iconografico, la Diana di Gaspare Diziani che ben figurava nel Salotto Rosso del palazzo veneziano dei Sorlini. In questo vasto ambiente sono collocate opere di grandi dimensioni del Sei e Settecento come la pala con la Madonna del Carmelo di Antonio Balestra (1666-1740) affiancata da un’opera di carattere mitologico dello stesso artista e raffigurante Achille che consegna alla famiglia il corpo di Ettore.


MARTES, MUSEO D’ARTE SORLINI La Sala di Giambellino accoglie una delle icone del MarteS, la Madonna con Bambino di Giovanni Bellini, attorniata da alcune altre opere del primo Cinquecento come la Madonna di Bramantino (1456-1540) e il Riposo durante la fuga in Egitto di Giovanni Gerolamo Savoldo (1480-1530). La Stanza di Giuditta venne costruita nel XIX secolo, quando al corpo di fabbrica principale del palazzo si aggiunse un’ala domenicale, dove Luciano Sorlini scelse di abitare. Le pareti sono interamente decorate con paesaggi dell’Ottocento bresciano. Ad impreziosirla, una Sibilla di Jacopo Palma il Vecchio.   Seguono la Saletta di Callisto Piazza da Lodi e lo Studio di Luciano Sorlini, con la scrivania commissionata negli anni Quaranta del Novecento e quattro poltrone Frau, rosse, ricordano la sensibilità del collezionista anche nei confronti del design moderno. Alle pareti due opere del fiammingo Lambert Sustris, una Madonna con Bambino e San Giuseppe attribuibile alla bottega di Paolo Veronese, una Natività dell’ambito di Tintoretto e una Crocefissione del veronese Poalo Farinati.   Nella Stanza dei Fondi oro sono esposti i due straordinari fondi oro acquisiti da Luciano Sorlini nel 2001: un trittico del senese Maestro di Panzano e una piccola ancona di Gherardo Starnina eseguita all’inizio del Quattrocento, che dialogano in questa stanza con il dipinto più antico della Collezione: la Pietà di Nicoletto Semitecolo, realizzata nel 1367 e parte di un polittico concepito per la Cattedrale di Padova.

Nella Sala del Pitocchetto si ammirano due capolavori del pittore milanese Giacomo Ceruti: il Bravo e la Vecchia contadina. Il pendant è considerato uno dei vertici della pittura della realtà lombarda e di soggetto pauperista del XVIII secolo. Biblioteca e Archivio ospitano la biblioteca d’arte di Luciano Sorlini, incrementata dalla Fondazione Luciano Sorlini e tutti i dossier dei dipinti della Collezione, consultabili su richiesta. Alla parete una derivazione seicentesca dalla pala di Alessandro Turchi detto l’Orbetto raffigurante i Quaranta martiri.   Il Salone di Francesco e Gianantonio Guardi accoglie uno dei più interessanti cicli pittorici di collezione privata eseguiti da Gianantonio Guardi. Le sei tele (qui collocate personalmente da Luciano Sorlini) raccontano gli episodi salienti della Vita di Giuseppe ebreo. Databili verso la metà del Settecento e portatrici di uno stile rococò di gusto internazionale, vennero realizzate per Villa Bombardini a Bassano del Grappa, all’inizio del Novecento vengono trasferiti a Palazzo Grassi di Venezia, tra le raccolte Stucky e quindi verso il 1930 vennero acquistate dal principe Lutormirski. Accanto alle opere di Giantonio, alcune tele del fratello Francesco, tra cui la notevole Pietà, considerata una pietra miliare per la comprensione dell’opera di Francesco Guardi figurista. MarteS • Museo d’Arte Sorlini Piazza Roma, 1 - Calvagese della Riviera (Bs) Tel. +39 030601031 www.museomartes.com info@museomartes.com


PRO THESAURUS

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“Luce: visioni e impercezioni”

Ogni giovedì alle 20.45 presso l’aula magna dell’Istituto Caterina Caniana di Bergamo (Via del Polaresco 19, Bergamo) FINO AL 24 maggio inaugurazione giovedì 10 maggio, ore 18

dal 5 aprile scorso è tornato l’appuntamento con Thesaurus, il seminario tematico realizzato da Thesaurus Associazione Culturale in collaborazione con l’Istituto di Istruzione Superiore Caterina Caniana di Bergamo, il Centro di Filosofia della Scienza (CFCUL) e il Science Art Phylosophy Lab dell’Università di Lisbona. Nato nel 2016, il ciclo di incontri è composto da 8 appuntamenti serali dedicati ogni edizione a un lemma differente intorno al quale sono chiamati ad esprimersi relatori provenienti da ambiti disciplinari trasversali che vanno dalle scienze alle arti. Obiettivo del progetto è offrire uno spazio aperto al dibattito in grado di incrementare l’offerta culturale della città di Bergamo, contribuendo alla costruzione di nuovi saperi e conoscenze grazie alla eterogeneità degli interventi proposti. “Luce: visioni e impercezioni” è il titolo della terza edizione, costruita intorno al nucleo tematico della “luce” nell’accezione propria o figurata del termine. Dalla psicologia della percezione alla fotografia, dalla matematica all’astrofisica, passando per la storia dell’arte, la letteratura e le arti visive, la luce costituisce un elemento fondamentale attraverso cui l’essere umano dà forma al proprio universo, s-velandone la natura più recondita in un costante movimento che va dal visibile al non-visibile, dalla percezione all’impercezione delle cose e dei fenomeni. Il seminario, lungi dal voler esaurire le tematiche trattate, intende offrire alcune suggestioni affinché si possano delineare le coordinate essenziali e le tendenze principali della ricerca, universitaria ed artistica, relative al tema proposto. Tra gli ospiti che fino al 24 maggio si alterneranno ogni giovedì alle 20.45 nell’aula magna dell’Istituto Caterina Caniana di Bergamo si segnalano: Marco Olivotto, docente di fotografia e color design presso Trentino Art Academy e di desktop publishing, controllo della qualità di stampa e post-produzione fotografica presso Trentino Alta Formazione Grafica; Arthur Guillet, fotografo tradizionalista analogico; Caterina Scarpaci, docente del Centro MatNet dell’Università degli Studi di Bergamo; Cesare Guaita, cosmochimico e planetologo; Mauro Zanchi, critico d’arte e curatore; James Organisti, docente di storia della filosofia e storia delle religioni presso l’Università degli Studi Bergamo; Clara Luiselli, visual artist; Gabrio Vitali, docente e critico letterario.


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DE VISU : Il Bunker


“Con i propri occhi”, “per diretta visione”. De Visu è il titolo scelto per questa mostra collettiva che accompagna il pubblico in un viaggio attraverso quattro Paesi e due Continenti. Burkina Faso, Ladakh, Bangladesh ed Etiopia sono gli orizzonti immortalati dagli obiettivi di Carla Cinelli, Michela Cotelli, Laura Giancaterina ed Enrico Madini, fotografi cremonesi e bresciani che hanno voluto unire i loro scatti in un’unica visione fotografica. Il risultato sono quattro reportage, oltre 80 fotografie, e un solo filo conduttore: lo stesso sguardo sul mondo e la stessa esigenza, che diventa a tratti urgenza, di documentare i volti, gli sguardi, gli incontri che hanno rappresentato l’essenza di ognuno di questi viaggi e, senza

saperlo, hanno segnato per gli autori un nuovo inizio. Dall’Africa all’Asia, al centro c’è soprattutto l’uomo, messo a nudo di fronte alle sue condizioni: la mancanza d’acqua, le malattie e l’inaccessibilità delle risorse, marchiate negli occhi dei bambini del Burkina Faso; l’asprezza e l’ostilità delle cime himalayane, la vita nei villaggi e la cultura buddista nei monasteri; le tradizioni, la sacralità, i riti tribali delle popolazioni dell’Etiopia del Sud; il Bangladesh con i suoi abitanti, i momenti di vita quotidiana, i luoghi, i volti. In un viaggio che, al termine, ci riporta di nuovo all’inizio: al momento unico e irripetibile dell’incontro - sempre diverso, mai lo stesso – con l’altro. Visto, conosciuto, vissuto attraverso i propri occhi.


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IL BUNKER - VIA ODORICI 11, BRESCIA FINO AL 28 APRILE ‘IL BUNKER’ DI BRESCIA OSPITERÀ ‘DE VISU’, IL PRIMO PROGETTO APERTO DI FOTOGRAFIA ITINERANTE IDEATO DA QUATTRO FOTOGRAFI, CREMONESI E BRESCIANI, CHE OGNI ANNO TOCCHERÀ UNA CITTÀ DIVERSA, IN ITALIA E ALL’ESTERO, INVITANDO ALTRI AUTORI, PROFESSIONISTI O SEMPLICI APPASSIONATI, A UNIRE I LORO REPORTAGE PER REALIZZARE, IDEALMENTE, UN GIRO DEL MONDO FOTOGRAFICO. LA MOSTRA – A CURA DI CARLA CINELLI, MICHELA COTELLI, LAURA GIANCATERINA ED ENRICO MADINI - SI CHIUDERÀ DOMENICA 29 APRILE CON UNA SERATA DAL TITOLO ‘QUELLO CHE LE FOTOGRAFIE NON DICONO’, INCONTRO APERTO AL PUBBLICO ALLA PRESENZA DEGLI AUTORI.

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Charles March Fotografie 1980 – 2017

Dal 25 maggio al 30 giugno la Galleria del Cembalo ospita per la prima volta in Italia un’importante selezione di opere di Charles March, Duca di Richmond, patron del percorso automobilistico di Goodwood, personalità di fascino internazionale, ma soprattutto fotografo di straordinaria inventiva, dal virtuosismo della fotografia pubblicitaria alla più recente e originale ricerca d’autore, come raccontano le 90 fotografie in mostra, molte inedite e di grande formato, divise in due sezione speculari per rigore formale e qualità. Charles March nasce nel 1955 e a 12 anni si avvicina alla fotografia. Ad attrarre il suo obiettivo è la bellezza della tenuta di famiglia, tra boschi, campi e alberi secolari. Spirito indipendente, a 16 anni March lascia il college di Eton – “non ci piacevamo a vicenda”, ha commentato – e grazie a un incontro fortuito con il regista Stanley Kubrick partecipa alla realizzazione di uno dei suoi capolavori, Barry Lyndon. La fotografia, che March utilizza per documentare le possibili ambientazioni del film, paesaggi, dimore, oggetti, diventa il mezzo di espressione ideale. Dinamica, libera, quasi un’autobiografia. Tanto che Charles, diciottenne, si ritrova in Africa per quasi un anno, a fianco di un’organizzazione umanitaria. Il ritorno a casa è segnato dalla scelta di una nuova vita, professione fotografo, e un diverso cognome.


Charles Settrington, firma che presto diventa familiare nelle più famose agenzie pubblicitarie, per le quali il fotografo realizza campagne di notevole successo e complessità tecnica, presentate per la prima volta nella mostra romana come “opere originali”, testimonianze di un’epoca e di un fare fotografia ineguagliabile. Omaggio al tema della natura morta, l’immagine Shadows, realizzata per Osborne & Little, viene inserita nella mostra del Centre Pompidou dedicata alle migliori cento immagini pubblicitarie dal 1930 al 1990. Tra i molti premi, Charles Settrington ha ricevuto la medaglia d’argento dell’Association of Fashion and Advertising Photographers, il più alto riconoscimento della stampa britannica.

Ma verso la fine degli anni ’90 lo spirito di elegantissima ribellione torna a farsi sentire e, in parallelo alle nuove responsabilità di famiglia e al lancio del circuito automobilistico di Goodwood, Charles March, lasciata la fotografia pubblicitaria, ritrova la piena libertà espressiva in una ricerca d’autore che unisce le passioni di sempre: originalità, individualità, velocità. Non più banco ottico e messa a fuoco perfetta, non più art director e clienti, ma al loro posto l’incredibile energia della natura, la sua ricchezza cromatica, la sua riverberante empatia.

CHARLES MARCH FOTOGRAFIE 1980 – 2017 25 MAGGIO / 30 GIUGNO 2018


Charles March ritrova lo stupore di fronte alla natura che circonda la sua meravigliosa residenza nel Sussex, e grazie alla nuova tecnologia digitale si immerge nel flusso vitale del paesaggio. A guidarlo, due tradizioni pittoriche lontanissime tra loro, la scuola inglese di acquarello e il Manifesto Futurista di Filippo Marinetti: la grazia settecentesca, come un pennello che dipinge la tela, e il dinamismo del Novecento, che coglie il ritmo fluido della modernità. La mostra presenta una selezione di opere “in movimento”, tratte dalle principali serie, anzitutto Nature Translated, del 2012, punto di svolta dalla precisione delle nature morte degli anni ’90 a una nuova scioltezza fisica ed emotiva, quindi Abstract & Intentional, Seascape, e l’inedito omaggio all’isola scozzese di Jura, nelle Ebridi, già amata da George Orwell per la forza e l’intensità dei paesaggi tra terra, cielo e acqua. Per l’occasione verrà presentato un volume, edito da Distanz, a quattro mani, dialogo tra le fotografie di Charles March e i versi del poeta scozzese Ken Cockburn, invitato personalmente per questo progetto.

GALLERIA DEL CEMBALO PALAZZO BORGHESE ROMA TEL. +39 06 83796619

Le opere di Charles March sono state esposte a San Pietroburgo, al Palazzo di Marmo, a Mosca, in occasione della Biennale di Fotografia, a Londra, presso la Somerset House e la Hamilton’s Gallery, e a New York, presso la Galleria Venus over Manhattan. La mostra è organizzata in collaborazione Leica.


PRO

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Corpus. Paolo Topy AREA35 Art Gallery Milano, via Vigevano 35 4 maggio - 29 giugno 2018 inaugurazione giovedì 3 maggio, ore 18.30 - 21.30 Area35 Art Gallery ospita la personale di Paolo Topy “Corpus”, curata da Yves Peltier ed esposta dal 4 maggio al 29 giugno. Il titolo della mostra fa espressamente riferimento al corpo umano, tema che l’artista approfondisce e con il quale instaura un rapporto profondo, spesso metaforico, legato agli oggetti del quotidiano. La selezione di opere fotografiche esposte, realizzate tra il 2012 e il 2018, illustra come per Topy ogni lavoro sia parte integrante della sua ricerca, in cui utilizza la fotografia come medium per esprimere una riflessione più ampia, che parte da una costruzione mentale e che l’atto fotografico rivela. L’esposizione permette di entrare in stretto contatto con l’artista attraverso un percorso che conduce a una consapevolezza maggiore del corpo e all’incontro con l’altro con uno sguardo sul rapporto che il mondo occidentale ha avuto nel tempo. La rappresentazione del corpo resa dall’artista è caratterizzata da una forte dualità. In alcune opere infatti come Les Mégères, Theater, Cerise de Printemps, alternando con la precisione dello strumento fotografico sia il suo dettaglio, quindi la sua realtà oggettiva, sia una sua effigie, ovvero un sostituto che possa fungere da ipotetico velo di Maya, Paolo Topy ci invita ad oltrepassare tale illusione. In altre invece l’assenza plateale e dirompente del corpo stesso, la sua evocazione, come in Workers, Goodbye, Cotton-bud, Soap opera, Pain, testimonia come l’artista, nascondendone l’immagine diretta, ci propone di accedere a mondi diversi da quello della percezione sensoriale per comprenderne appieno il significato. Les Mégères, raffigura tre busti di epoca antica, scolpiti secondo le rigide regole di proporzione in cui Topy, nella sua inquadratura frontale, mette in discussione la visione legata al modo accademico e fa emergere i temperamenti delle tre donne propri della vita popolare del tempo, ma ancora oggi diffusi. Theatre invita a riflettere sulla strumentalizzazione del corpo di Cristo morto, così rappresentato in passato per suscitare sentimenti di compassione. La scultura dalla pallida carnagione, con una postura di abbandono di fronte alla morte, chiusa in una teca di vetro arredata con tendaggi, allude a una teatralità che condiziona i sentimenti di chi guarda.


LA LETTERA

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Caro Direttore, il Suo incisivo editoriale che, con toni giustamente allarmati, ha richiamato i neo-eletti parlamentari a rivedere la lista delle priorità programmatiche, ponendo al primo posto il grave problema della denatalità, mi ha fatto tornare in mente Boumedien. Chi era costui? Fu il primo Presidente della neo-indipendente Algeria che nel 1963, intervistato dal Figaro circa i rapporti che intendeva mantenere con la Francia ed in genere con l’Europa, rispose sprezzante : “Vi conquisteremo!”. Ed al giornalista che gli chiese ironicamente con quali armi intendesse realizzare questo obiettivo, rispose ancor più duramente : “Col ventre delle nostre donne”. Sono passati 55 anni e stiamo vivendo sulla nostra pelle quella minaccia. Le donne immigrate dal mezzogiorno del mondo, ed in particolare le islamiche, hanno una prolificità almeno tripla rispetto alle italiane, stimata nel 2016 in 1,34 figli: un tasso chiaramente insufficiente a garantire un ricambio generazionale equilibrato. Una minaccia ancor più grave perché, nel frattempo, si è passati da un (comprensibile) revanscismo di una ex colonia ad un fanatico integralismo che pullula in tutto l’universo islamico e la minaccia di Boumedien è stata infine rilanciata negli stessi termini pochi mesi fa dallo stesso Erdogan, che sta soffocando la democrazia in Turchia. Ma sarebbe a dir poco riduttivo auspicare un aumento della natalità in Italia solo per bilanciare l’esplosiva natalità della parte immigrata della popolazione residente. In realtà prima ancora viene il problema dell’invecchiamento della popolazione, con tutti i problemi d’ordine economico (chi pagherà le pensioni agli anziani?) e sociale (chi li accudirà?). E la risposta unica a tutte queste domande molto pratiche, la soluzione a tutte queste problematiche, ed altre ancora che investono la società italiana, è molto semplice: IL LAVORO DI CASALINGA E MADRE DI FAMIGLIA DEVE AVERE UN RICONOSCIMENTO GIURIDICO QUALE LAVORO SOCIALMENTE UTILE: ANZI, IN QUANTO SI TRATTA DEL LAVORO PIU’ FONDAMENTALE ED UTILE PER LA SOCIETÀ. In altre parole, lo Stato deve riconoscere questo particolare “status” anche economicamente, e dovrebbe farlo fin quando l’ultimo figlio non raggiunga una determinata età, ed in più dovrebbe accantonare quanto serve per riconoscere pure una pensione dopo una certa età. Un recente studio della CGIA di Mestre ha valutato in 3500 euro mensili il lavoro di una casalinga madre di due figli: vogliamo dire che 1000 euro esentasse al mese rappresentano un decoroso minimo? Sarebbe un atto di doverosa giustizia, ricco di conseguenze positive che presento brevemente: 1 - la casalinga, finora nel sentire comune considerata “donna di serie B”, schiava della casa, senza prospettive di carriera e chi più ne ha più ne metta, ritrova una sua dignità in quanto produttrice di reddito (e non solo ... consumatrice di quello del marito) ed in quanto il suo lavoro viene ufficialmente riconosciuto come il più utile. 2 - moltissime madri che lavorano per aiutare la famiglia a sbarcare il lunario, sobbarcandosi in pratica un doppio lavoro, preferiranno restare a casa.Tra l’altro, avendo lo stipendio assicurato per parecchi anni mentre oggi il posto sicuro ...non è più così sicuro. 3 - verrà così incoraggiata la scelta di avere più figli, e saranno così risolti i problemi causati dalla denatalità. Il neo-Governatore della Lombardia si è espresso male all’inizio della sua campagna elettorale, ma la sostanza era giusta: senza una forte inversione di tendenza l’Italia nel giro di due generazioni avrà una maggioranza islamica. Una vera tragedia sul piano culturale come su quello politico e sociale, checché ne pensino a Capalbio e dintorni. Anche perché alla terza generazione, comunque entro fine secolo, dell’Italia resterebbe solo la Storia. 4 - per ogni madre di famiglia che lascerà il lavoro esterno e preferirà fare solo la casalinga, si creerà automaticamente un posto di lavoro ed un corrispondente calo della disoccupazione. 5 - la madre in casa potrà meglio educare i propri figli. Educazione è una parola che riassume diverse attività, dall’insegnamento delle buone maniere (ciò che a scuola non avviene più dal “formidabile 68”) al controllo e l’aiuto nello studio, dal controllo sui pericoli da cattive compagnie alla sedimentazione, anno dopo anno, del senso della famiglia. 6 - ovviamente potrebbe essere il padre a scegliere di fare il casalingo. Resterebbe valido però solo il punto precedente, perché scomparirebbe l’incentivo alla natalità. I costi sarebbero in gran parte assorbiti dai risparmi nella voce “Indennità di disoccupazione”, e sarebbero comunque di gran lunga inferiori a quelli previsti dal “Reddito di cittadinanza”, una proposta eticamente perversa ed in pratica un incoraggiamento al “fancazzismo”. La cosa strana, davvero singolare, è che in campagna elettorale la parola “casalinga” non sia stata pronunciata da nessuna formazione politica: parecchi milioni di soggetti politici assolutamente dimenticati. Credo che la nostra classe politica debba imparare almeno qualche rudimento di marketing. Ma, d’altra parte, nessuno ha neppure pronunciato la parola “turismo”, e questa è pure una bestemmia per un Paese come l’Italia dove l’attività turistica è di gran lunga prima per fatturato ed occupazione. Spero di aver lanciato un sasso in uno stagno, e di aver avviato un dibattito su un problema che è contemporaneamente una grossa opportunità. La ringrazio per l’ospitalità e la saluto cordialmente. Valerio Marabini


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LE CURE. O N A C N A M O D N A U Q E, R LO O DI D CIAMO. C FA LA E C O D N A U Q , IA IO G DI I NOI UMANI. TT FA O M IA S A questo S O C I D O C EC perché siamo esseri umani. Per a, oss e ne car di ti fat mo Sia bia, paura, speranza. i Senza Frontiere

dic , rab SOSTENIAMOCI. Proviamo dolore o di aiutare persone colpite da guerre, epidemie e calamità naturali. Noi Me sone appartengono ché le per sentiamo il bisogn ienza, religione o credo politico. Per ven pro di ne zio ina crim dis una lo facciamo senza alc umano. tutte ad un unico genere: quello

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