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ANNO 28 - N° DUECENTOSESSANTANOVE - FEBBRAIO 2020 - € 3

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La Primavera di Bergamo Prima gli Italiani, prima Bergamo... prima la Primavera!

Primavera non bussa, lei entra sicura come il fumo lei penetra in ogni fessura ha le labbra di carne, i capelli di grano, che paura, che voglia che ti prenda per mano. Che paura, che voglia che ti porti lontano. (F. De Andrè)

La Primavera è un dipinto a tempera su tavola (207 x 319 cm) di Sandro Botticelli, databile tra il 1478 e il 1482 circa. Realizzata per la villa medicea di Castello, l’opera d’arte è conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze

Tre sono gli asset che la Bergamo del futuro si trova a disposizione per guardare avanti con fiducia. Tutti e tre interconnessi tra loro: aeroporto, turismo, università. Saranno sempre più gli elementi portanti dell’economia cittadina in grado di generare un enorme giro d’affari di cui beneficeremo tutti. Lo scalo di Orio al Serio si attesta sull’incredibile cifra di dodici milioni di passeggeri in transito e piano piano Bergamo si sta adeguando a questi flussi con un diffuso aumento degli alloggi - vedi la vera esplosione di b&b - e attività legate alla ristorazione. Presto (politicamente parlando) dovrebbe arrivare un collegamento su rotaia dal terminal alla stazione per agevolare e invitare chi vuole visitare la nostra città. Quindi l’aeroporto fa da traino al turismo, e agevola la scelta di Bergamo per il percorso universitario. Infatti, l’ottima fama che ha raggiunto il nostro Ateneo in ambito nazionale, ma anche in Europa e nel bacino del Mediterraneo, ha provocato, grazie anche all’offerta di indirizzi formativi con grandi prospettive, un aumento esponenziale di iscrizioni e un conseguente incremento delle richieste di residenze temporanee per gli studenti universitari. Nei prossimi due-tre anni, grazie all’intervento di Cassa Depositi e Prestiti e alle risorse messe a disposizione dall’Università, nasceranno due nuovi poli urbani legati all’Ateneo. Il primo nelle due ex caserme che insistono, tra Parco Suardi e Parco Caprotti, su una importante superficie e che saranno trasformate in studentati, con alloggi, servizi, aule, laboratori e spazi verdi, dando grande respiro alle facoltà insediate all’ex Convitto di via Pignolo e in Sant’Agostino. Ma la vera novità è che l’Università ha deciso di acquisire anche l’attuale sede dell’Accademia della Guardia di Finanza, quello che fu il collegio San Marco. Infatti, come risaputo, la nuova sede dell’Accademia sta sorgendo sulle spoglie dell’Ospedale Maggiore e quando tutto sarà pronto, lì saranno trasferiti sia gli allievi dei primi due anni, oggi stanziati di fronte, poco distanti in via dello Statuto, sia quelli delle classi superiori che adesso sono nei pressi di Roma. Lo stabile che lasceranno libero, ben si presta per essere riciclato come sede universitaria, disponendo di aule, alloggi, mense e altri servizi. Tutto questo quindi porterà nuova vita nei quartieri rimasti desolatamente depressi dopo la dipartita del nosocomio cittadino. Non solo quindi i futuri ufficiali di tutti e cinque gli anni con tutto l’ambaradam che si portano dietro, ma anche i frequentatori di una nuova sede universitaria. La primavera non arriverà quest’anno per gli alberi di Piazza Dante, abbattuti prima che sulle loro fronde potessero fare il nido i soliti passerotti. E questa, non è una buona notizia... Ma niente paura: nei piani dell’amministrazione è prevista la piantumazione in città di 20.000 nuovi alberi. E questa è una buona notizia. Buona primavera. (v.e.f.)


prima di tutto LA GRECIA NEGA CURE ESSENZIALI A BAMBINI GRAVEMENTE MALATI COME ZAHRA, CHE SOFFRE DI AUTISMO, ABDUL, TOTA MENTE PARALIZZATO ED EPILETTICO, CHE NON RIESCE PIÙ A DORMIRE, E MOHAMED, CON UNA GRAVE MALATTIA AL CERVELLO “Non posso fare nulla per aiutarlo, mi limito a piangere” La testimonianza di Gul, madre di Mohamed, 3 anni, con una disfunzione cerebrale. “Mio figlio, Mohammed, ha quasi 3 anni e soffre di una disfunzione cerebrale. Ha un mal di testa costante e non parla molto. Noi proviamo a farlo parlare, ma ogni volta che ci prova borbotta. Al momento viviamo in una tenda, senza elettricità né riscaldamento, piantata nel campo di ulivi limitrofo a Moria. I bagni e le docce sono lontani e non abbastanza caldi per lavare Mohammed, così lo lavo solo una volta ogni due settimane. Il medico ci ha suggerito di mantenere un’igiene buona, ma per noi è impossibile. Cerchiamo di mantenere la nostra tenda pulita, ma quando piove c’è fango ovunque. Come madre, non mi importa di me stessa, mi interessa solo dei miei figli. Quando Mohammed si lamenta per il mal di testa provocato dalla malattia, so che non posso fare nulla per aiutarlo. Mi limito a piangere. Siamo qui da tre mesi e mezzo e tutti i medici che hanno visitato Mohammed hanno detto che avrebbe davvero bisogno di essere trasferito sulla terraferma per ricevere le cure necessarie, ma noi siamo ancora qui a Moria”. Gul, afgana, madre di due figli. “Sono una madre sola, bloccata a Lesbo, e non posso nemmeno curare mio figlio” La testimonianza di Raido*, madre di Abdul*, paralizzato “L’ospedale locale mi ha detto che non ci sono cure specialistiche per mio figlio, Abdul, e che ci saremmo dovuti trasferire in una struttura più grande. Io ho un bambino malato, totalmente paralizzato, epilettico, e che non riesce più nemmeno a dormire. Finora nessuno è stato in grado di aiutarmi qui. Sono una madre sola, con altri tre bambini. Siamo tutti bloccati a Lesbo”. Raido, 27 anni proveniente dalla Somalia, è madre di quattro bambini ed è sola. Ha vissuto quasi 4 mesi nel campo di Moria, mentre da 3 mesi vive in un appartamento vicino al campo. Suo marito è morto prima che lei prendesse la decisione di venire in Grecia. Non riceve alcun aiuto per il figlio, che è paralizzato, e nell’isola di Lesbo non ci sono medici specializzati che possano aiutarlo.

“Vorrei solo un buon dottore per mia figlia” La storia della famiglia di Zahra*, 6 anni, autistica “Mia figlia di 6 anni, Zahra, soffre di autismo e viviamo in uno spazio minuscolo, praticamente senza elettricità. Spesso nel cuore della notte ha convulsioni e non c’è nessuno che ci aiuti. Voglio vivere in un luogo in cui mia figlia può giocare come gli altri bambini ed essere curata da un buon dottore” dice Shamseyeh, proveniente dall’Afghanistan, uno degli oltre 19.000 abitanti del campo di Moria, attrezzato per ospitare non più di 3.000 persone.


salvaRe i bambini di Lesbo

adesso

Nel campo di Moria, (!!) sull’isola di Lesbo, il governo greco sta deliberatamente negando ad almeno 140 bambini con malattie croniche, complesse e potenzialmente mortali la possibilità di ricevere cure mediche adeguate. Medici Senza Frontiere (MSF) chiede alle autorità greche di intervenire, evacuando tutti i bambini gravemente malati sulla terraferma, in Grecia o all’interno dell’Unione europea, dove possono ricevere le cure necessarie. “Vediamo molti bambini colpiti da malattie, come gravi problemi di cuore, diabete o asma, costretti a vivere in rifugi di fortuna, in condizioni orribili e antigieniche, senza accesso a cure mediche specialistiche e ai farmaci di cui hanno bisogno” . Parole di Vittoria Zingariello, responsabile del team degli infermieri di MSF a Lesbo. “Stiamo discutendo con le autorità greche sul trasferimento dei bambini che necessitano di cure mediche urgenti ma, nonostante siano stati esaminati alcuni casi, ancora nessuno ha potuto lasciare l’isola. La riluttanza del governo greco a trovare una soluzione rapida e sistemica per questi bambini, compresi alcuni neonati, non è solo vergognosa ma rischia anche di determinare danni irreparabili al loro stato di salute, se non di condurli addirittura alla morte”. Nel luglio 2019, il governo greco ha revocato l’accesso all’assistenza sanitaria pubblica ai richiedenti asilo e alle persone senza documenti che arrivano nel paese, lasciando oltre 55.000 uomini, donne e bambini senza possibilità di cura. Da marzo 2019, i medici della clinica pediatrica di MSF, fuori dal campo di Moria a Lesbo, hanno visto più di 270 bambini con malattie croniche e complesse, fra cui problemi di cuore, epilessia e diabete. MSF non è in grado di fornire trattamenti specialistici per queste patologie, che d’altronde non trovano risposte adeguate neanche presso l’ospedale pubblico sull’isola di Lesbo, incapace di assistere un numero così elevato di pazienti, oltre a non disporre di alcuni servizi specializzati. Negli ultimi quattro anni, MSF ha più volte denunciato la tragedia umana in corso a Moria, creata deliberatamente dalle politiche di contenimento dell’Europa. La situazione attuale evidenzia, ancora una volta, come l’accordo UE-Turchia del 2016 stia creando sofferenze inutili e mettendo in pericolo molte vite.

Negando l’evacuazione sulla terraferma, in Grecia o all’interno dell’Unione europea, il governo greco sta deliberatamente privando ad almeno 140 bambini bloccati sull’isola di Lesbo, fra cui alcuni neonati, le cure necessarie per contrastare malattie croniche, complesse e potenzialmente mortali. Cure specialistiche, come ad esempio per problemi di cuore, che né la clinica pediatrica di MSF fuori dal campo di Moria, né l’ospedale pubblico sull’isola, hanno la capacità di fornire a un numero così elevato di pazienti gravi. “Negare a questi bambini l’accesso alle cure mediche è solo l’ultima misura cinica che va oltre ogni immaginazione” ha dichiarato Tommaso Santo, capomissione di MSF in Grecia. MSF chiede al governo greco l’immediata evacuazione di tutte le persone affette da gravi patologie, dando la priorità ai bambini.

“Bambini, donne e uomini stanno pagando il prezzo ingiusto delle politiche migratorie basate sulla deterrenza. Negare ai bambini che soffrono di gravi malattie l’accesso alle cure mediche, è solo l’ultima misura cinica che va oltre ogni immaginazione” dichiara Tommaso Santo, capomissione di MSF in Grecia.

M.S.F. CHIEDE: - l’immediata evacuazione da Lesbo di tutte le persone affette da malattie croniche e complesse, dando la priorità ai bambini e stabilendo un sistema regolare di trasferimenti verso sistemazioni adeguate e vicino a strutture in grado di fornire cure mediche specialistiche; - l’urgente e immediato accesso all’assistenza sanitaria gratuita e cure tempestive e adeguate per tutti i richiedenti asilo, minori non accompagnati e persone senza documenti in Grecia; - la fine delle politiche di contenimento che intrappolano sulle isole greche, in condizioni orribili e disumane, i rifugiati e i richiedenti asilo.

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LA PRIMAVERA DI

GIORGIO GORI SEMPRE PIÙ PROIETTATO A LIVELLO NAZIONALE V.E.Filì


In questi mesi invernali di feroce campagna elettorale per le amministrative in Emilia Romagna e Calabria, che ha avuto punte tragicomiche tra ex ministri al citofono e banchi di sardine spiaggiate nelle piazze italiane, abbiamo assistito anche al ritorno del nostro primo cittadino nell’agone del dibattito politico nazionale, intervenendo in varie occasioni, nei talkshow sulle televisioni nazionali o rilasciando interviste ai giornaloni, non tanto e non solo come sindaco dell’orobica urbe, bensì come esponente di una delle correnti del Partito Democratico, quella da sempre contraria all’alleanza con i 5 Stelle che oggi puntella il governo Conte bis. Una sua lunga intervista al Foglio è diventata un manifesto politico, un messaggio al suo partito che pare siano stati in molti ad ascoltare condividendo la sua posizione. Dopo la sua rielezione per il secondo mandato a sindaco di Bergamo, in un momento davvero difficile per il Centrosinstra e ancor di più per il Pd, il suo prestigio all’interno del partito è cresciuto e lo accompagna la fama di essere un sindaco molto amato dalla sua gente, pragmatico, intelligente, decisionista. Oggi, nonostante la sconfitta riportata nella corsa alle ultime regionali vinte da Attilio Fontana sia ancora il suo tallone d’Achille, quell’esperienza gli torna sicuramante utile. Infatti, essersi fatto avanti allora per difendere in Lombardia i colori di un Pd dato quasi certamente al tappeto, lo ha fatto apprezzare oltre i confini di Bergamo e gli ha dato modo di prendere un contatto politico e umano con la regione più avanzata e ricca del Paese. Qualcuno lo vede persino come futuro candidato alla segreteria del Partito Democratico magari per lanciare l’amico Sala, attuale sindaco di Milano, alla premiership di un ipotetico futuro governo. Quando avrà concluso il secondo mandato a Bergamo, Giorgio Gori non sarà né vecchio, né pensiamo, propenso ad interrompere il suo percorso in politica e, se gli attuali onorevoli rimarranno attaccati alla poltrona come minacciano di fare fino al 2023, ecco che i tempi saranno maturi per un posto nel nuovo Parlamento per il nostro attuale sindaco che ha più e più volte manifestato l’intenzione di portare a termine il mandato (e il programma) della sua amministrazione. Se invece le cose dovessero precipitare, sarebbe davvero un gran pasticcio e per lui sarebbe meglio star fermo un giro e aspettare la prossima chiamata. I più però sono pronti a scommettere che l’attuale governo rimarrà in sella, quel tanto che basterà a Gori di fregiarsi di alcune fondamantali azioni di ammodernamento e riqualificazione del tessuto cittadino che sta portando avanti, e le porte di Roma per lui saranno spalancate. E, a quel punto, tutto potrebbe essere possibile. Elegante e carino com’è sarebbe molto rappresentativo al Parlamento Europeo ma, gli iscritti del Partito Democratico, farebbero meglio a non lasciarselo scappare e puntare alla grande su uno come lui. Non ce ne sono tanti in giro… Soprattutto in quel partito. Fatte le dovute proporzioni, Giorgio Gori potrebbe diventare quello che fu Barak Obama per il Partito Democratico negli Stati Uniti. All’inizio non ci credeva nessuno ma alla fine riuscì a farsi eleggere e per ben due volte. L’architetto non è un avvocato... e non è poco. È un volto nuovo, è versatile, astuto, intelligente, sa destreggiarsi bene nel mondo della comunicazione e potrebbe trovare molti sostenitori anche nelle file di quelli che si considerano centristi moderati. Sta rivoltando Bergamo come un calzino e il futuro della nostra città dipenderà dalla riuscita dei suoi progetti. La sua visione è di una città aperta al mondo, turistica e universitaria che sappia sfruttare al meglio il patrimonio storico e culturale di cui dispone adottando modelli di sviluppo sostenibili, attenti alla diversità, all’ecosistema e alle fasce deboli della cittadinanza. Gori non ha mai fatto segreto della sua grande ammirazione per il primo presidente nero della storia degli States... e dal canto suo, Cristina Parodi, ha già indossato per l’elezione a sindaco del marito, un vestito identico a quello portato da Michelle Obama il giorno dell’elezione... La strada è lunga ma la storia inizia dietro l’angolo.

Piazza Dante e il taglio degli alberi Spesso si parla della necessità di un intervento per far ripartire il centro di Bergamo bassa e, alla vigilia di quell’intervento, la questione viene derubricata come un mero taglio di alberi. Vi proponiamo un ampio resoconto sul tema della riqualificazione di piazza Dante: un lavoro avviato dall’Amministrazione comunale da oltre 5 anni, tra partecipazione dei cittadini, concorso pubblico e soprattutto un ragionamento a 360° sul centro città e sul suo ruolo. Ecco quel che c’è da sapere.

Nei giorni scorsi molte polemiche sono sorte in città sul tema del taglio di alcuni olmi in piazza Dante, uno degli spazi centrali della città, sorto grazie al bando di progettazione istituito nel 1907 e vinto dal piano firmato Piacentini-Quaroni. Uno spazio nato senza alberi, piantati nel 1950 circa, in un ambito molto delicato e interessante da un punto di vista architettonico. Per comprendere la questione è necessario fare un salto indietro di qualche anno, visto che il tema non si riduce a un mero taglio di alberi, ma abbraccia un arco temporale di quasi 5 anni e un lavoro lungo e impegnativo.


Piazza Dante e il taglio degli alberi

Il cantiere di piazza Dante che sta per iniziare affonda le radici nel 2015 cioè quando l’Amministrazione Gori ha avviato un ambizioso progetto per la rifunzionalizzazione del centro, tema di dibattito per via della sofferenza del suo tessuto commerciale e sociale. Partì allora un’iniziativa di partecipazione condotta dall’Università di Bergamo e che coinvolse oltre 8000 cittadini, che risposero a oltre 1000 questionari sul tema della rivitalizzazione del centro cittadino. Proprio da quel documento prese le mosse il bando pubblico europeo di progettazione per il centro Piacentiniano, vinto dal pool di architetti bergamaschi “Flanerie”, con un progetto che dimostra attenzione per il contesto esistente, ricco di qualità, ma da tempo in difficoltà. I progetti vincitori sono stati esposti a lungo a Palazzo della Libertà, perché potessero essere visionati e conosciuti dalla cittadinanza. Piazza Dante rappresenta quindi il primo tassello di un progetto di rifunzionalizzazione di grande respiro, che ripensa il centro città alla luce delle trasformazioni che in cento anni Bergamo ha registrato, indicando quali punti di forza la pedonalizzazione degli spazi di Largo Gavazzeni e piazza Matteotti e il miglioramento complessivo della qualità dello spazio pubblico. Le soluzioni progettuali adottate, frutto di un confronto tra Amministrazione, Soprintendenza e progettisti, evidenziano un’attenzione particolare al manto della piazza, con la sostituzione dell’asfalto con una pavimentazione in pietra che si armonizza a quella del resto dello spazio antistante la Procura. La fontana mantiene la centralità della piazza e si trovano nuove soluzioni per l’ingresso all’ex Albergo Diurno, struttura di 1.200 metri quadri chiusa nel 1978 e acquistata per 791 mila euro da una cordata di imprenditori.


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Le necessarie uscite di sicurezza che dovranno servire lo spazio ipogeo, sboccano sulla piazza attraverso delle scale che vengono, per evitarne il degrado, coperte con piccoli volumi interamente vetrati, onde consentire la piena percezione dello spazio pubblico. Anche l’ingresso principale, in asse con piazzetta Piave, viene ridimensionato con una forma circolare, il cui parapetto sarà anch’esso interamente vetrato, per ridurne al minimo l’impatto. Il tema del taglio degli alberi si inserisce quindi in un ragionamento più ampio e che mira a restituire dignità agli spazi del centro, attualmente - in alcuni casi - non degni di quello che dovrebbe essere il salotto della città. “Gli architetti e i paesaggisti sono partiti con un obiettivo chiaro, mantenere Piazza Dante come spazio verde del centro di Bergamo, ma hanno fin da subito fatto i conti con la presenza nel sottosuolo della struttura dell’ex albergo Diurno, che verrà recuperato da un privato per realizzare un nuovo locale. Costruito come rifugio antiaereo nel 1942 (17 anni dopo la realizzazione della piazza, senza alberi, su progetto dell’architetto Marcello Piacentini), negli anni Cinquanta è stato trasformato in una struttura che ospitava servizi per l’ igiene pubblica, bagni, docce, barbieri e la sala biliardo. Nel 2014 il Ministero dei Beni e delle attività culturali ha istituito un decreto di vincolo che dichiara l’ ex albergo Diurno struttura di interesse storico e artistico. Ciò significa che, al pari degli edifici che normalmente chiamiamo “monumenti”, l’ Ex Diurno è un immobile soggetto a un regime di tutela soggetto alle verifiche della Soprintendenza. È facile capire come la sistemazione della superficie pubblica non possa prescindere dall’intervento di tutela e salvaguardia dell’ edificio vincolato. Per consentire un progetto di recupero e renderlo di nuovo accessibile al pubblico va garantita l’impermeabilizzazione delle coperture e il loro consolidamento: non è un’opzione eludibile sia per la tutela dell’edificio ipogeo vincolato, che per evitare interventi di rifacimenti successivi sul suolo della piazza necessari per tamponare alla meglio le infiltrazioni. Gli olmi ad alto fusto sono stati piantati 70 anni fa, al termine del cantiere dell’ attuale Diurno, sulle cui coperture affondano le radici, in un terreno poco profondo. Il progetto della nuova sistemazione prevede la ripiantumazione degli alberi eliminati che verranno sostituiti con alberi di seconda grandezza cioè con altezza massima in fase adulta di 10/18 metri, piantati a riformare l’ anello circolare attorno alla fontana. Voglio assicurare che le scelte, (avallate, come necessario, anche dalla Soprintendenza), sono state ponderate e, per quanto riguarda gli alberi, non attengono alla categoria dei capricci estetici. Sono peraltro certa che i nuovi alberi, una volta che raggiungeranno il massimo sviluppo delle chiome, si inseriranno in maniera più armonica e meno conflittuale nell’ identità del luogo e nelle sue contraddizioni”. Mariola Peretti, progettista del team di architetti Flanerie

PIAZZA DANTE, IL CANTIERE L’intervento complessivo, che si svilupperà in un arco temporale di un biennio, è composto da due livelli che si integrano strettamente e che dovranno procedere in maniera coordinata , mantenendo comunque una reciproca autonomia dal punto di vista formale e operativo. - Il primo livello è quello che fa riferimento all’ambito pubblico e alle opere di riqualificazione della piazza, consistenti in interventi di valorizzazione degli spazi aperti con rifacimento delle pavimentazioni e delle aree a verde finanziati nel POP del Comune di Bergamo. - Il secondo livello è quello che fa riferimento all’ambito privato, cioè ai proprietari dell’Ex Diurno che attueranno interventi di sistemazione generale (restauro, risanamento conservativo e adeguamento tecnologico) dell’edificio ipogeo, finalizzati alla sua riapertura e al suo nuovo utilizzo come locale di intrattenimento aperto al pubblico. Seppur strettamente integrati e coordinati all’interno del cronoprogramma esecutivo che prevede l’intreccio coerente tra i diversi livelli di lavorazione ed esecuzione, i due livelli fanno riferimento a procedure autorizzative e d’appalto distinte.

Piazza Dante e il taglio degli alberi


La fontana

La fontana settecentesca della Fiera, collocata al centro di piazza Dante, raffigura il Tritone, un uomo con la parte inferiore a forma di pesce, intento a suonare la buccina adagiato su una vasca circolare sostenuta da volute. In basso, parzialmente immersi nell’acqua, si alternano simmetricamente due cavalli e due piccoli tritoni seduti sul dorso di mostri marini. L’acqua, che all’epoca della realizzazione proveniva dalla Roggia Nuova, fuoriusciva come oggi dalle narici dei mostri e dei cavalli marini, nonché dalle conchiglie sorrette dai tritoni, mentre un getto sgorgava dalla buccina suonata dal Tritone più grande. Nel corso degli anni la fontana è già stata oggetto di interventi. Tra il 1949 e il 1951, in occasione dei lavori di sistemazione per la trasformazione del rifugio antiaereo in albergo diurno, sono documentati: lo smontaggio della fontana, il restauro della stessa, il ricambio delle tubazioni di carico e scarico e l’impermeabilizzazione della vasca. Nel 1995 il manufatto fu restaurato da Luciano Formica, grazie all’iniziativa sostenuta dalla Camera di Commercio nell’ambito di “Progetto Bergamo”, sotto il coordinamento della società Markcom, del Comune e di Enti privati e pubblici. In quest’occasione la fontana fu sottoposta ad interventi di pulitura, consolidamento e protezione. Dopo soli 15 anni, si rese necessario un altro sostanziale intervento e i restauri furono affidati ad Ars Restauri di Tribbia sotto la direzione dell’arch. Guido Roche, grazie alle risorse economiche stanziate dalla Camera di Commercio. Una eccezionale gelata avvenuta nell’inverno 2011/2012 ha provocato una serie evidente di nuovi degradi ad alcune parti appena restaurate. Il progetto attuale prevede di rimuovere temporaneamente la fontana che è collocata sopra la volta del salone ipogeo principale in posizione non perfettamente centrata sulla chiave di volta dello stesso; l’antico manufatto verrà smontato e collocato altrove per il periodo di tempo necessario a svolgere i lavori. Verrà poi ricollocato in opera nella stessa posizione e completamente restaurato, mantenendo e integrando quanto già fatto nel 2010.


Il progetto del verde

Il progetto ripropone il carattere di giardino della porzione centrale dello spazio, considerandolo un valore urbano importante di questa parte di città. · Verrà mantenuto il ruolo centrale della fontana con la corona di alberi che la circondano: è questo infatti un elemento che richiama l’identità storica del luogo a partire dalla fiera settecentesca che qui sorgeva prima della costruzione del centro Piacentiniano, avvenuta nei primi tre decenni del 900. · I parterre verdi verranno ridisegnati mantenendo una superficie verde equivalente a quella esistente e accoglieranno specie erbacee tappezzanti con fioriture stagionali. · Gli alberi che gravano con i loro apparati radicali sopra le strutture ipogee dell’Ex Diurno verranno abbattuti (8 olmi e due aceri di prima grandezza con altezza che può raggiungere anche i 30 mt). Saranno poi sostituiti con alberi di seconda grandezza cioè con altezza massima in fase adulta di 10/18 mt, piantati a riformare l’anello circolare attorno alla fontana (che verrà smontata, rimontata e restaurata, come già successo in occasione della costruzione del Diurno nel 1950), però in posizione leggermente più esterna in modo tale da ricreare l’icona della fiera settecentesca, allontanandosi il più possibile dai punti con spessori di terra minori. Verranno mantenuti i tre faggi in angolo sud-est che sono esterni al perimetro della struttura ipogea e quindi non interferiscono con la stessa.

È importante sapere che:

1. La Piazza Dante realizzata da Piacentini non aveva alberi: gli edifici della città piacentiniana che si affacciano sulla piazza hanno facciate monumentali ideate per essere viste frontalmente da una certa distanza. 2. Gli alberi preesistenti della fiera vennero abbattuti nel 1925 e la piazza rimase priva di alberature per oltre 20 anni come mostrano numerose fotografie coeve. 3. Il locale interrato che ora chiamiamo ex Diurno, è stato progettato nel 1942 come rifugio antiaereo: è quindi un elemento aggiunto alla piazza Dante progettata dal Piacentini. 4. Originariamente il rifugio antiaereo avrebbe dovuto avere una planimetria ad anello, con lo spazio centrale (quello sotto la fontana) occupato da un terrapieno. Finita la guerra, decaduta l’utilità del rifugio, venne approvata una variante che portò alla realizzazione della sala circolare centrale in sostituzione del terrapieno. Nacque così l’albergo Diurno, cioè una struttura che ospitava servizi per l’igiene pubblica, bagni, docce barbieri.. e la sala biliardo.. Per realizzarlo venne smontata la fontana settecentesca. 5. Ultimati i lavori sotterranei vennero piantati gli alberi che vediamo ora (che quindi hanno circa 70 anni) nel suolo soprastante: a questo punto però gli alberi — olmi di alto fusto — non affondavano più le radici in un terreno profondo, ma sopra le coperture del Diurno, che in alcuni punti, arrivano a 40 cm dal piano della piazza. 6. Nel 2014 il Ministero dei Beni e delle attività culturali ha istituito un decreto di vincolo (n. 284) che dichiara l’Ex albergo Diurno struttura di interesse storico e artistico ai sensi dell’art. 10 del Codice dei Beni Culturali, in quanto “importante testimonianza storica delle vicende legate al periodo bellico e al tempo stesso interessante costruzione ipogea per l’articolata e scenografica distribuzione planimetrica”. Ciò significa che, al pari degli edifici che normalmente chiamiamo ‘monumentì, l’Ex Diurno è un immobile soggetto a un regime di tutela. 7. L’ex Diurno rimase aperto fino alla fine degli anni Settanta e da allora versa in stato di abbandono: da subito si sono manifestati problemi di umidità, condensa e infiltrazioni che, man mano, hanno accentuato il processo di degrado dello spazio e delle sue finiture: il progetto di sistemazione della piazza, non può prescindere dall’intervento di tutela e salvaguardia dell’edificio vincolato che si trova sotto. L’abbattimento degli alberi esistenti non è quindi un’opzione eludibile sia per la tutela dell’edifico ipogeo vincolato, che per evitare interventi di rifacimenti successivi sul suolo della piazza necessari per tamponare alla meglio le infiltrazioni e danneggiamenti alle strutture sottostanti.

Le pavimentazioni

Il progetto prevede la ripavimentazione di tutte le parti attualmente asfaltate non adeguate al valore del contesto storico. Verranno invece mantenute le pavimentazioni lapidee già esistenti che saranno estese con materiali analoghi nel disegno della piazza. La scelta delle nuove pavimentazioni lapidee è stata fatta sulla base dei seguenti criteri: eliminare la frammentazione percettiva di spazi, valorizzando la città esistente e i suoi edifici; durabilità e facilità di manutenzione; migliorare la pedonalità dei percorsi eliminando i salti di quota attualmente esistenti. Più in particolare sono previsti: Il rialzo del suolo del tratto di via di fronte all’edificio del Tribunale che attualmente si presenta come fascia ribassata e asfaltata. Si intende inglobare tale fascia (attualmente separata) nello spazio della piazza, eliminando i salti di quota e pavimentandola in continuità con la stessa. Inoltre è previsto il prolungamento dei passaggi laterali all’edificio del Tribunale, - Via Monte San Michele e Via Brigata Alpina Orobica -, che rappresentano anche due coni percettivi fondamentali per la vista di città alta- estendendo la pavimentazione in porfido con disegni a losanghe già presente anche ai due tratti attualmente asfaltati laterali all’area inerbita di Piazza Dante. Nella porzione centrale tra la piazzetta Piave e il Tribunale, per la nuova pavimentazione lapidea verrà utilizzato lo stesso materiale del Sentierone, granito di San fedelino.


H A U T E - C O U T U R E

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U N I O N E D I S AV O I R - FA I R E E T E C N O L O G I A AVA N Z ATA . S C O P R I I L N U O V O M A R C H I O D S S U D S A U T O M O B I L E S . I T - DS 3 CROSSBACK E-TENSE*, CONSUMO ENERGETICO: 17,6 KWH/100 KM; EMISSIONI DI CO2: 0 G/KM; AUTONOMIA: 320 KM. I dati sono preliminari e determinati secondo la nuova procedura di prova WLTP secondo le normative Reg. (CE) n. 715/2007 e Reg. (UE) n.1151/2017. *L’omologazione e il certificato di conformità CE non sono ancora disponibili. I valori preliminari potrebbero differire dai dati ufficiali di omologazione finale.

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V.E.FIlì - Fotografie Federico Buscarino

l’ex albergo diurno

Nel ridisegno proposto per la Piazza Dante il progetto fornisce risposta alla richiesta di creare un sistema di accessibilità/deflusso dello spazio interrato dell’Ex Diurno che è destinato nel breve termine ad accogliere nuove attività di intrattenimento aperte al pubblico rientrando così nella tipologia dei Locali di pubblico spettacolo. Sono previste: a) La formazione di un nuovo accesso verso il Quadriportico, allineato lungo l’asse che unisce il Teatro Donizetti all’edificio del Tribunale: in superficie, verso la Piazza, la nuova scala avrà una forma circolare circondata da un parapetto trasparente per consentire la permeabilità visiva lungo questa prospettiva che è fondamentale nello spazio piacentiniano.


b) La formazione di due uscite di sicurezza posizionate lateralmente per evitare di costituire blocchi alla permeabilità visiva della piazza: le uscite sono piccoli volumi realizzati in vetro strutturale curvato e sono state dimensionate in rapporto all’altezza della zoccolatura degli edifici attestati, garantendo che non vengano occluse le principali viste della fontana. La forma planimetrica rettangolare con semicerchi finali riprende il disegno della pavimentazione a mosaico presente nel portico di Santa Marta .Unici elementi opachi saranno due montanti verticali in metallo bronzato con sezione sagomata a petalo, entro i quali troveranno posto i condotti di areazione degli impianti che dovranno essere realizzati per il funzionamento dei locali interrati dell’Ex Diurno. c) L’impianto di sollevamento, previsto con vano e cabina interamente vetrati, verrà collocato in corrispondenza dell’attuale ingresso all’Ex Diurno e cioè sotto il portico verso Piazza Vittorio Veneto. Sia i volumi vetrati delle uscite di sicurezza che il foro circolare con la scala d’accesso principale verso il Quadriportico, irradieranno luce alla piazza nelle ore notturne, contribuendo a migliorare la percezione di sicurezza del luogo.


l’ex albergo diurno


polmoni della cittĂ V.E.FilĂŹ


VENTIMILA NUOVI ALBERI IN 5 ANNI Dopo le polemiche e le manifestazioni che hanno accompagnato l’abbattimento degli alberi che ombreggiavano Piazza Dante, l’Assessore al Verde pubblico Marzia Marchesi e il Responsabile delle Opere del Verde Guglielmo Baggi, hanno fatto il punto sul programma delle potature, degli abbattimenti e delle nuove piantumazioni già effettuate o previste in città nei prossimi anni “Il Comune di Bergamo - ha dichiarato Marzia Marchesi – sta operando sul fronte della riqualificazione del verde urbano, dei giardini pubblici, delle aree per i cani e degli orti, in un’ottica di approccio integrato e in linea con il programma di questa amministrazione dove è prevista la messa a dimora di 20.000 alberi in cinque anni. Tutti gli interventi, già eseguiti e programmati per il 2020, rispondono ad esigenze specifiche dettate dal rispetto delle piante e dei tempi della natura, che subiscono importanti modificazioni in funzione dei cambiamenti climatici, della presenza delle attività umane, delle esigenze di sicurezza e di vivibilità della città e dei cittadini.” LE POTATURE COSTANO 600 MILA € Per quanto riguarda le potature, sono 3 i lotti in cui sono corso, ciascuno riferito a tre differenti zone della città i cui lavori sono iniziati nell’autunno dello scorso anno e si concluderanno tra marzo e aprile di quest’anno, ultimo periodo utile per l’esecuzione di tali interventi, prima del risveglio vegetativo delle piante. Il primo, del valore complessivo di 203 mila euro, il secondo, di 211 mila e il terzo, di 186 mila, per un investimento complessivo pari a 600 mila euro. A tutt’oggi sono state oggetto di potatura 1.831 piante, sul primo lotto 440, sul secondo lotto 648 e sul terzo lotto, ben 743. Le attività comprendono anche una fase di analisi e di monitoraggio circa la stabilità della pianta e del suo eventuale abbattimento, ove necessario per questioni di sicurezza ABBATIMENTI NECESSARI Gli abbattimenti, che avvengono per una malattia della pianta, problemi di sicurezza, opere di riqualificazione, ad oggi hanno riguardato 162 piante, di cui circa 130 per malattia o non ot-

timale stato conservativo dell’albero. Ne sono previsti altri 10 per grave propensione al cedimento di alberi collocati in luoghi dove è alto il rischio di incolumità di persone e cose. A fronte di questi abbattimenti, è in corso un programma di messe a dimora che riguarda un totale di 340 piante alcune delle quali a compensazione degli abbattimenti stessi. Di queste, 40 sono state già piantate durante il 2019, mentre 232 hanno già una destinazione definita e saranno posizionate entro quest’anno mentre, per le restanti 68 è in corso la programmazione. Inoltre si aggiungeranno a questi, ben 1.475 alberi, compresi in un appalto del valore di 350 mila euro, che verranno piantati entro questo autunno in vari luoghi della città, giardini pubblici ma anche, ove possibile lungo le strade strade e all’interno dei rondò. LE NUOVE PIANTUMAZIONI In particolare i nuovi alberi che saranno piantati in città sono 200 olmi, 150 aceri, 175 aceri campestri, 200 tigli, 150 sorbi, 150 ontani, 200 querce, 150 faggi e 100 platani tutti di prima grandezza, cioè con un tronco del diametro minimo di 20-25 centimetri ed un’altezza di oltre 3 metri. A completare il programma, saranno disponibili 80.000 mila euro in più nelle casse degli Uffici del Verde, derivanti dal PEG (Piano Esecutivo di Gestione) che saranno utilizzati annualmente già a partire da quest’anno, e un progetto che sarà operativo a partire dal 2021, comprendente sia lo studio e la mappatura delle aree libere della città, sia la messa a dimora di altri 2.000 alberi dal valore complessivo di 450 mila euro. ALBERI IN DONAZIONE Per concludere, vanno citate le donazioni di 223 alberi avvenute attraverso diversi progetti. Quello dell’Associazione italo-ucraina Zlaghoda con 33 querce in Viale Europa; i 40 ciliegi alla Trucca; i 50 alberi nei quartieri Malpensata e Carnovali di domani, 13 febbraio, a cura dell’Istituto Comprensivo Mazzi con ERSAF; e i 100 esemplari, il 20 febbraio in Via Bramante, grazie al Liceo Manzù in collaborazione con ERSAF e Legambiente.

IL TAGLIO DEGLI OLMI DI PIAZZA DANTE Ho visto persone in lacrime per il taglio delle piante in Piazza Dante e come molti di voi anch’io ho avuto un certo rimorso per ciò che accadeva sotto i miei occhi quel giorno in cui lo stridore delle motoseghe riecheggiava tra il Tribunale e il Quadriportico. Insieme a qualche studente un po’ freak, impegnato in un sit-in ai bordi della piazza, ad inveire contro i tagliatori di piante c’erano anche anche signore eleganti che qui ci portavano i nipotini e un tempo, sulle panchine sotto quelle fronde, ci venivano a limonare con il moroso. E che baci e che languide carezze di giovani studentelli all’ombra di quegli olmi alle spalle del bar più

elegante della città, tra il Teatro Donizetti e la romantica vasca con i cigni… Anche se Piacentini, il sommo progettista del Centro a lui intitolato, nelle sue intenzioni non prevedeva alcuna pianta, male non ci stavano, anche se chi le ha messe lì avrebbe dovuto prevedere che prima a o poi avrebbero sfondato il soffitto della stanza centrale del sottostante Diurno.

Beh, il Gori che va ovunque, qui ha mandato il suo vice, Sergio Gandi, predestinato Nazareno chiamato a portare una croce, che un giorno forse sarà tutta sulle sue capaci spalle. Il malcontento è palpabile qualcuno grida assassini mentre i tronchi, segati con attenzione chirurgica, volano giù causando un tonfo sul selciato. Un rumore assordante, un grido cupo, come il grido di un’ingiustizia. Qualcuno trattiene il fiato per non urlare, qualcuno mugugna e racconta di altri tagli di alberi in città perpetrati in ragione della riqualificazione urbana. Lì e anche là, e qualcuno si dice certo che altri abbattimenti seguiranno…


Dal nostro inviato speciale luigi mariani

metti una sera di incontrare el papu

Alejandro Darío Gómez soprannominato El Papu è un calciatore molto versatile e dotato di grande velocità in progressione e di una notevole tecnica individuale, oltre ad una buona abilità nei dribbling e un pericoloso tiro dalla distanza. Inizia nel settore giovanile dell’Arsenal Sarandí nel 2003, debuttando in prima squadra nel 2005 e diventando titolare nel Torneo di Apertura 2006. All’inizio del 2009 il centrocampista, non ancora ventunenne, poteva vantare un totale di 77 presenze in campionato con14 reti segnate fra campionato e coppe.

La serata, fissata a pochi giorni dalla fine dell’anno, è dedicata alla consegna, da parte del Sindaco e a nome della cittadinanza, delle benemerenze che ogni anno il Comune di Bergamo assegna ai suoi cittadini che in qualche modo si sono distinti in azioni meritevoli. Dentro questo contenitore si mescola un po’ di tutto e, in questa sorta di liturgia civile, finiscono premiati magnifici benefattori, coraggiosi salvatori, associazioni altruiste, gran lavoratori, artisti e calciatori. Mancavano solo gli influencer ma sono certo che presto arriveranno anche loro. Dopo saluti e convenevoli si dà inizio alla chiamata di chi sarà insignito della particolare...? Inutile dire che quando sul palco viene annunciato El Papu, Alejandro Darío Gómez nativo di Buenos Aires, attaccante e amatissimo capitano dell’Atalanta, protagonista dei sogni dei bambini nerazzurri di tutte le età, la platea si scatena in una ovazione e il piccolo Teatro Sociale dove si svolge la cerimonia risuona di applausi scroscianti. Tra i primi a saltare sulla sedia c’è il nostro inviato Luigi Mariani, il quale è uno sfegatato tifoso atalantino fin da quando, giovanissimo, fu portato per la prima volta allo stadio dal papà. La partita quel giorno era un’Atalanta Torino, che dopo una discreta battaglia fu vinta in modo un po’ rocambolesco dalla Dea per due a zero, superando così l’allora Grande Torino che, dopo poco tempo, sarebbe stato cancellato nella sciagura di Superga dove il loro aereo di ritorno da una trasferta andò a schiantarsi uccidendo tutti i componenti di quella indimenticabile squadra. Il grande amore del nostro inviato per la maglia nerazzurra non è mai venuto meno e ha sempre avuto l’abbonamento allo stadio per assistere alle partite casalinghe con la figlia e i nipotini, cresciuti a pane e Atalanta. Nel corso degli anni ha avuto anche modo di seguire la squadra in tutti gli stadi della serie A e della serie B e nelle indimenticabili, anche se non molte, avventure nelle coppe internazionali. Immaginatevi la sua contentezza nel poter avvicinare e conoscere da vicino quello che lui considera il miglior giocatore che l’Atalanta abbia mai avuto, superando idoli come Stromberg, Caniggia… ecc. Imperturbabile avvicina il suo idolo e gli chiede una fotografia che sarà orgoglioso di portare ai nipoti. Come ti trovi - gli domanda - tu argentino caliente in mezzo ai bergamaschi un pò freddini? “Bene - risponde - la gente mi dimostra un affetto incredibile e la città è bellissima e a misura d’uomo. Spero di poter dare ancora tanto alla mia squadra e a questa città”. Come calciatore el Papu è fantastico e si è dimostrato affabile anche con il nostro inviato posando con lui per una fotografia e scambiando qualche battuta.


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la primavera

della Lega V.E.Filì - Fotografie Paolo Biava

Alberto Ribolla, altissimo, occhi azzurri, commercialista, decisamente lontano dallo stereotipo del Leghista un po’ buzzurro, ha iniziato a fare politica molto giovane, è stato eletto per la prima volta in Consiglio Comunale a 23 anni e, all’ultima tornata politica, ha conquistato un seggio in Parlamento senza per questo lasciare il suo seggio a Palazzo Frizzoni. Aveva buone possibilità di essere lui lo sfidante di Gori per la carica di sindaco ma... Perché non hanno candidato lei che si era dichiarato pronto a sfidare Giorgio Gori? “Mi sono messo a disposizione della Lega, come in altre situazioni, poi la scelta è toccata ai vertici ed è stato preferito Giacomo Stucchi e io ricandidato in Consiglio Comunale, cosa che comunque ho fatto volentieri per amore della mia città e anche perché sono quasi vent’anni che mi occupo di politica. La prima candidatura a 18 anni, poi sono stato eletto a 23 e questo è per me il terzo mandato in Consiglio, tra i primi eletti della città”. Un parere sulla situazione a Roma? “Il Conte bis non è costruito per un “pro” ma per un “contro”. Ovvero contro la Lega e Matteo Salvini. Nessuno a Roma voleva che la Lega andasse al governo”. Ma l’errore non è stato fare il governo alleandosi con il Movimento 5 stelle? Qualcuno nel Centrodestra lo considerò un tradimento... “Eravamo due forze viste all’esterno come nuove. La Lega, sebbene sia molto più longeva, è molto smart. Abbiamo il maggior numero di parlamentari giovani e sono molti come me ad avere alle spalle esperienze come amministratori nei comuni o nelle regioni. Al contrario dei 5 stelle che sono giovani ma, nella maggior parte dei casi, senza alcuna esperienza in politica. Se si arriva in Parlamento e non si sa come funzionano le cose, non si può esprimere granché. Noi abbiamo dalla nostra parte anche persone di grande esperienza come, ad esempio, Giancarlo Giorgetti il quale, in questo periodo, sta cercando di ricucire i rapporti internazionali che non si possono sottovalutare se si pensa di governare il Paese”. Torniamo a casa nostra. Il centrodestra, a Bergamo, cerca un leader disperatamente. Lei potrebbe essere la persona giusta. Su che cosa potrebbe essere attaccabile l’amministrazione di Gori? “Su due temi principalmente, molto importanti e sentiti dalla città. In primis il commercio per il quale Gori è anche assessore, e sul quale la giunta sembrava puntare molto...


Ma solo a parole e non poi nei fatti. Stiamo approntando un dossier che in tutti i quartieri mette in evidenza le vetrine vuote e i negozi chiusi. È un fenomeno comune a molte città, non un’esclusiva di Bergamo, ed è dovuto in larga parte alla concorrenza dei centri commerciali e dell’e-commerce. Il commercio cittadino soffre molto e non ci sono provvedimenti efficaci che siano stati presi per modificare le cose. Noi abbiamo avanzato alcune proposte, sia per ciò che riguarda la tassazione, sia per degli incentivi, che potrebbero essere messe in pratica concretamente. Alcune cose si potrebbero attuare subito, come ad esempio la sospensione del pagamento dei parcheggi alla domenica, l’introduzione del quale ha invece aggravato la situazione insieme all’aumento delle tariffe. Dei parcheggi di interscambio se ne parla da decenni ma ancora nulla di fatto. Nessuna politica fiscale e di incentivi per i piccoli negozi, quelli di vicinato sia in centro sia nei quartieri e tutto questo “combinato disposto” aumenta la difficoltà nel far venire la gente in centro, nel farla acquistare qui ciò che le serve e, per i negozianti, di resistere in condizioni molto difficili. Dal nostro punto di vista, anche lo spostamento del mercato dalla Malpensata in una zona periferica difficilmente servita dai mezzi pubblici ha creato discreti problemi. Noi avevamo proposto un’altra area di proprietà della Provincia, vicina alla Malpensata, nell’area dello scalo merci. La Provincia sembrava essere favorevole e anche i diretti interessati cioè gli ambulanti. Nessuno ci ha dato retta. Si è voluto dare più spazio al parco della Malpensata, e posso anche essere d’accordo, ma deve essere gestito diversamente. È un’area decisamente problematica e, se vogliamo raddoppiare i problemi, raddoppiamo il Parco… L’altro tema in cui questa amministrazione può essere messa in discussione è quello della viabilità: tanti bei progetti, tante parole e nulla di fatto. In via Garibaldi c’è una corsia preferenziale di 50 metri creata per la linea C che non serve a nulla, così come in via Verdi. Invece di pensare a qualcosa che possa cambiare la viabilità, penso ai parcheggi in periferia, dopo quasi sei anni di questa amministrazione non si è fatto granché”. È stato realizzato il nuovo parcheggio alla Malpensata… “È sicuramente una nuova opportunità però si è eliminato un parcheggio gratuito, quello appunto del piazzale del mercato e se ne realizza uno a pagamento”. Cosa ne pensa del fatto che l’ATB, che dovrebbe essere il principale promotore dell’utilizzo dei mezzi pubblici, è anche l’ente che riscuote i proventi dei parchimetri di cui ha disseminato ogni angolo della città? Così, strade che potrebbero essere molto più scorrevoli sono ridotte a colli di bottiglia e la gente sapendo che i parcheggi ci sono, rinuncia ai mezzi e inizia a girare alla ricerca del posto. “Su questo il centrodestra ha sempre avuto una politica non punitiva per chi utilizza l’auto privata. Riguardo a questa amministrazione non è dato capire quale sia la politica. Da un lato mette i parcheggi a pagamento in centro e dall’altro non propone alcun incentivo all’uso dei mezzi pubblici. Se decido di imporre il pagamento della sosta anche la domenica, dovrei d’altro canto praticare un prezzo calmierato, se non gratuito, dei bus per chi lascia la macchina in periferia. In questo modo si incentiverebbe la gente a venire in Centro a fare acquisti. Altra questione fondamentale in questo contesto riguarda il parcheggio di Largo Belotti. Noi siamo sempre stati favorevoli alla sua realizzazione, mentre la giunta Gori nella scorsa amministrazione era contrarissima, per poi cambiare idea verso la fine del primo mandato, quando si ipotizzava che, l’edificio adesso occupato dagli Uffici Statali sarebbe potuto diventare, secondo i piani di Gori, un centro commerciale in città.

Adesso però, con il nuovo piano deciso per il recupero delle Caserme Montelungo e Colleoni, destinate completamente all’Università, non sarà più possibile trasferire in quella sede gli Uffici Statali e Largo Belotti non avrà più il parcheggio sotterraneo ma sarà semplicemente pedonalizzato. Non vediamo una prospettiva certa ma, ciò che ci infastidisce di più è che, noi dell’opposizione, veniamo a sapere le cose dai giornali. Non c’è alcun confronto. Chiediamo da tempo la convocazione della Commissione Urbanistica e Commercio per poter conoscere i progetti in tempo per poter almeno esprimere un parere.Veniamo regolarmente tagliati fuori e ciò non è corretto perché rappresentiamo metà dei cittadini di Bergamo e vorremmo poter dire la nostra sulle questioni più importanti come il commercio e la viabilità. Questo adesso non ci è consentito e quando ci è consentito tutte le nostre proposte sono respinte. Viene convocato un consiglio comunale al mese, assemblee che durano dalle sei di sera all’una di notte e quindi c’è anche la difficoltà di poter seguire tutto in una seduta. Dicevo di Largo Belotti, si pensava che, con la variante che Gori aveva apportato per dare una mano al commercio cittadino, potesse nascere un centro commerciale in centro con un grande parcheggio sotterraneo anche per la zona di Torquato Tasso e Borgo Pignolo oggi particolarmente depresse”. La vedo molto attento sulle piccole vicende che riguardano la vita di tutti i giorni e in redazione riceviamo le sue interpellanze al sindaco su spaccio, degrado, verde pubblico ecc. ma su alcune questioni molto importanti non mi sembra di vedere la stessa attenzione. Ad esempio il mega piano per Porta Sud dove è stato inserito di tutto di più. Vorrei sapere se qualcuno di voi ci ha guardato dentro… Mi sembra un affare colossale però non ho sentito nessuno dell’opposizione discuterlo… “Lo abbiamo esaminato io e la mia collega Pecce, che segue più da vicino l’urbanistica, e abbiamo mosso obiezioni sulla viabilità. È stato presentato in campagna elettorale, adesso non se ne sente più parlare e, anche in questo caso l’amministrazione non ci ha coinvolto così come non ci ha coinvolto su un altro tema importante come la riqualificazione del Centro Piacentiniano. È stato avviato non senza polemiche sul taglio degli alberi il cantiere di Piazza Dante ma, anche in quel caso, si continuano a cambiare le soluzioni e non c’è un piano organico di intervento”. Questione caserme e cambiamento in corsa dei piani perché l’Università ha deciso di occupare tutto lo spazio e in aggiunta anche quello dell’ex Collegio San Marco attuale sede dell Accademia della guardia di Finanza. Si profila un percorso che vede diventare Bergamo una città universitaria. L’Università attrae molto oggi gli iscritti sono un quarto della popolazione cittadina 24mila, anche facilitati dalla presenza di un aeroporto collegato ormai con mezzo mondo. Ma tutto questo è un bene per la città? “Secondo me è un bene…”. A molti però non piace l’idea che Bergamo diventi un grande albergo. Rimangono gli anziani, i giovani se ne vanno e in cambio avremo turisti e studenti. “Parlo settimanalmente con il Rettore sia per i finanziamenti da Roma, sia per la questione della sede dell’ex Accademia delle Fiamme Gialle che è meglio vada in dotazione all’Università piuttosto che rimanere inutilizzata. Del resto, l’ex collegio, sembra fatto apposta per essere una facoltà universitaria con residenze dignitose adatte agli studenti che possono portare, insieme con il turismo, quel quid in più per l’economia.


ALBERTO RIBOLLA CONSIGLIERE COMUNALE E DEPUTATO DELLA LEGA Sono però d’accordo con chi dice che bisogna far vivere la città soprattutto per i bergamaschi e riflettere anche sui tanti giovani che, quando decidono di metter su casa scelgono di spostarsi nei paesi limitrofi. La qualità della vita a Bergamo non è considerata tra le migliori e, invece di incentivare le famiglie ed i giovani, si alzano le tasse, invece che rendere sicuri i parchi per far giocare in serenità i bambini, si realizzano spianate di cemento come quella di Piazzale degli Alpini... Speriamo almeno che siano organizzati eventi e situazioni in grado di attrarre gente. Sarebbe necessaria anche la realizzazione di abitazioni di housing sociale perchè se ci fossero prezzi calmierati si potrebbe sperare di fermare i giovani in città e non costringerli ad andare in periferia o nei paesi limitrofi”. Parlando di sicurezza che da sempre è un vostro cavallo di battaglia... “Conosco abbastanza bene il quartiere della ex Magrini, quello dell’Esselunga di via San Bernardino, dove esistono problemi di spaccio e di degrado. Il vero problema è la città lasciata a sé stessa, soprattutto le periferie, non tanto per le soluzioni urbanistiche ma per chi poi in città ci vive. Per non parlare di via Paglia e via Bonomelli... io ci abito e non ho paura ma dopo le nove di sera è un far west. Il fatto che questa giunta abbia ridotto al minimo gli agenti della Polizia Locale non ha certo migliorato la situazione.”.

A me risulta che ne siano stati assunti di nuovi... “Siamo arrivati al minimo storico due anni fa con 161 agenti a causa dei pensionamenti e delle mancate assunzioni. Nel 2014 a fine giunta Tentorio, avevamo 184 agenti. I vigili poi, possono essere utilizzati per fare le multe di giorno o per fare i pattugliamenti la sera e la notte quando è più necessario. Lo stesso numero di agenti utilizzati in modo diverso può anche fare la differenza. Il poliziotto di quartiere è sparito e abbiamo perso anche il supporto dell’Esercito messo in campo per la sorveglianza delle zone più a rischio. Fortunatamente con Salvini ministro siamo riusciti ad avere più poliziotti e carabinieri che in passato”. La prossima volta non dovrebbe essere un esponente della Lega a candidarsi come sindaco di Bergamo e dovrebbero essere gli alleati del Centrodestra ad indicare il nome. Perché Stucchi ha perso? “L’avversario non era facile da battere e lo avevo chiarito anche quando ero stato indicato come uno dei possibili sfidanti. Gori ha fatto il sindaco a tempo pieno, è stato molto presente e dato che è un esperto di comunicazione è stato molto bravo anche a comunicare il fumo…”. Mentre Stucchi… “La sua campagna elettorale è partita troppo tardi e ha avuto anche problemi organizzativi anche perché, tra l’altro, gli alleati del Centrodestra non si sono dati da fare più di tanto. Era necessario sganciarsi dalla dimensione politica e orientarsi su quella amministrativa per poter aver più appeal nei quartieri e cercare di essere più presenti. L’avversario era comunque molto forte. Infatti, non sono stati tanto i partiti a portare alla sua vittoria, ma la sua lista civica che ha preso voti anche da gente che non ha mai votato a sinistra”. La sua forza ha anche fatto allontanare altri candidati che si erano palesati e che hanno avuto paura della sconfitta... “Possibile... sì certamente. Adesso con le altre forze di opposizione ci stiamo preparando per affrontare meglio la prossima sfida”.

Come? “Ci troviamo almeno una volta al mese e, per esempio sul bilancio, abbiamo fatto forti pressioni sia in Consiglio Comunale, sia all’esterno con una campagna quasi porta a porta contro l’aumento dell’Irpef, per la prima volta dopo15 anni. Quindi, mentre era stato promesso che questa amministrazione non avrebbe aumentato le tasse, in realtà, prima con le tariffe della sosta, sia per i residenti sia per chi viene da fuori, poi con la sosta domenicale a pagamento, adesso con il ticket per le auto ibride e infine, appunto, con l’aumento dell’addizionale Irpef, alla fine avranno incassato diversi milioni di euro, prelevati direttamente dalle tasche dei cittadini. Abbiamo cercato di fare proposte concrete con circa 50 emendamenti ed ordini del giorno senza alcun intento ostruzionista, ma sono stati tutti bocciati”. Come stanno gli alleati del Centrodestra a Bergamo? “La Lega è la forza preponderante ma, purtroppo, i nostri allenti a Bergamo stanno attraversano un periodo in cui emerge chiaramente il loro scarso radicamento sul territorio. Sono entrato nella Lega vent’anni fa e mi ricordo della vita politica cittadina che era molto più viva di quanto non lo sia oggi. Forza Italia aveva il 25 % noi il 20”.


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Politicando di Maurizio Maggioni

2020 ANNO DI CAMBIAMENTI...

Come al solito ad ogni inizio di anno nuovo si fanno delle riflessioni su quello passato e si pensa a quali potrebbero essere i proponimenti migliori per quello in arrivo. Innanzitutto dobbiamo dire che il duemilaventi e’ e sarà un anno importante, di cambiamento. Quali cambiamenti lo scopriremo solo vivendo, diceva Lucio Battisti, ma possiamo tentare almeno una previsione, analizzando i dati a nostre mani e pensando coscientemente a cio’ che noi uomini di buona volontà vorremmo si realizzasse. Prendo spunto dall’ultimo libro di Vespa, una lucida analisi del perche’ l’Italia divento’ fascista: un po’ qualunquistico, sì pieno di dati storici e aneddoti, forse per essere letto anche da coloro che non conoscono la storia o la interpretano superficialmente, ma fondamentalmente corretto, a mio parere, e preciso nel dire che il nostro Paese non potrà più marciare il sabato facendo esercizi ginnici in piazza o perseguire una politica per un posto al sole. L’Italia oggi e’ governata dai giallorossi dopo un periodo gialloverde, dopo cinquant’anni di bianco e o biancoceleste, una miriade di colori che non contemplano ne il rosso ne il nero, come colori puri. La tavolozza dei colori e’ sempre composta da macchie poliedriche che permettono, mescolandone i colori, di ottenere il migliore possibile con dolci sfumature che ne danno il senso della profondità e della forma,come quelli di Cimabue e o Giotto. Noi, con i nostri artisti dal Rinascimento ad oggi, ne siamo maestri e lo capì molto bene Macchiavelli, che di tavolozze ne aveva in mano sempre, almeno, due. Ecco disegnata la politica del saper fare e miscelare le giuste esigenze del popolo, quel popolo che Mussolini seppe interpretare, sia nella testa che nella pancia e che permise di portare il Paese avanti di cento anni confronto al resto dell’Europa e del Mondo. Con le sue disgrazie e aberrità, certamente, ma nel solo interesse di un popolo lasciato indietro da tanti fattori. Un po’ come in questo momento, la politica non capisce che deve avere coraggio per delle scelte mirate, capaci di interpretare il senso popolare, ma non ha tutti i torti a lasciar scorrere l’acqua sotto i ponti, aspettando il momento migliore, perche’ la gens italica e’ incapace di decidere definitivamente cosa desidera, cosa vuole. Il movimento delle sardine lo dimostra, l’implosione dei 5 Stelle ancor di più, il silenzio della sinistra che porta in televisione Mario Capanna incravattato a parlare ancora di politica, dalla sua tenuta agricola umbra e con il suo vitalizio da ex parlamentare, ci dimostra come non vi siano idee nuove e mirate al cambiamento.

Se poi pensiamo che stiamo aspettando il 22 per mettere Prodi al Quirinale, allora forse nel prossimo biennio avverranno cose truci che potrebbero mimare quelle di 100 anni fà? Non credo, penso che entro giugno noi torneremo a votare appena i deputati e senatori saranno tagliati definitivamente, quando con Ilva manderemo a casa 2500 lavoratori, con Alitalia finalmente faremo un concordato preventivo lasciandola in mano agli stranieri, le banche tedesche cominceranno ad uscire dalla loro crisi strutturale e Conte avrà avuto delle assicurazioni personali dal Sistema. Incognita Salvini, che potrebbe essere : legge proporzionale rivista in senso maggioritario, governo di intesa democratica tra i due poli, con Premier condiviso per la durata di tre anni più due se riconfermato con l’attuazione del programma. Non chiedetemi chi potrebbe essere il capo del Governo, non sono un indovino, ma è certo che succederà così perchè la magistratura è debole,la politica allo sbando, i capipopolo stanchi e quasi demotivati, il fascismo anti Segre ormai finito, il nazismo non si ripresenta, le sardine vanno sotto sale perche’ i vecchi si appropriano del movimento ed i giovani si fanno, o faranno, le canne libere della Consulta (prova che la politica non ha le palle, come per la morte assistita etc. etc.).

Quando si capisce che con pochi deputati e senatori “scelti” solo dai movimenti, una economia che per decollare ha bisogno di interventi statali,le banche che diventano solo assicurazioni e sportelli tipo “postali”, allora si potranno fare cambiamenti strutturali, che come negli anni 20 dello scorso secolo, serviranno a farci fare un balzo in avanti, con regole democratiche certo,ma sopportando alcune situazioni che un tempo non avremmo mai immaginato. I Sindaci delle città più importanti, Bergamo e Brescia in testa, seguite da Milano etc, saranno artefici di cambiamenti epocali, perche’ il federalismo cittadino si concretizzerà con il buongoverno dei singoli e l’approntamento di piani regolatori di ristrutturazioni che daranno un nuovo volto alle loro città inerpretando le necessità oggettive di ogni singola realtà, come si fece un tempo, i Podestà al servizio della città e della popolazione. Non si sottovaluti la quiescenza del momento, come ben sappiamo le rivoluzioni non si fanno con la pancia piena, ma il voto lo si esprime facendo solo pochi passi da casa propria e quando questo, il voto, e’ imponderabile allora fa paura e per questo motivo il Potere non ci fa votare quando necessita, come in Gran Bretagna o in Israele per esempio,perche’ esso,il Potere, e’ debole e timoroso dei cambiamenti, ma stà a noi chiederlo ad alta voce e se non ci metteremo tutti insieme a chiedere libertà di voto, se non lo urleremo ai quattro venti, allora ci meriteremo per sempre quello che abbiamo, che poi alla fine non e’ altro che espressione popolare di cio’ che siamo o meglio eravamo, solo pochi mesi fà. Ragazzi tocca a voi; non riunitevi solo al venerdì in piazza per non andare a scuola, per l’ambiente ( meritevole) o per le sardinate: difendete il vostro futuro, fateci vedere chi siete, che avete le palle e non solo il telefonino, che vi aggregate per discutere e confrontarvi, non solo per postare, che avete coraggio e voglia di cambiare senza entrare nelle stanze del potere per poi annubilarvi. Anno nuovo vita nuova, si dice, i millenial (nati nel 2000) cominciano ad invecchiare,ma forse hanno la maturità per proporre i cambiamenti necessari per un mondo futuro, libero da ossessioni ormai centenarie, liberi da pregiudizi storici e attenti conoscitori di questo nuovo mondo, che mai si fermerà, che sempre girerà scoprendo nuovi sistemi sociali che ci permetteranno di vivere al meglio per i prossimi mille anni.


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Dove va la destra? V.E.Filì

La situazione politica a livello nazionale e locale appare molto confusa, in particolare agli elettori del centrodestra. Forza Italia, molto debole, lascia libero uno spazio solitamente occupato dai moderati, liberali, socialdemocratici e altri posizionati al “centro” dello schieramento politico...

MARIA STELLA GELMINI PUNTO DI RIFERIMENTO PER L’ELETTORATO MODERATO DEL TRIANGOLO BERGAMO-BRESCIA-MILANO HA RISPOSTO AD “Forza Italia - ha risposto l’on. Gelmini - ha pagato lo scotto ALCUNE DOMANDE di una lunga crisi economica che ha radicalizzato l’opinione SULLA SITUAZIONE pubblica e penalizzato il nostro bacino tradizionale di con- POLITICA NAZIONALE sensi che è rappresentato dal ceto medio e dalle categorie più deboli (anziani, partite iva, commercianti). Abbiamo subito una fase storica in cui la prima emergenza del Paese, grazie all’insipienza della sinistra, è stata l’esplosione di una immigrazione incontrollata. E qui la Lega è stata più abile di noi nell’intercettare la pancia del Paese. Ora ci sono le condizioni per voltare pagina: si è capito che la vera emergenza è il lavoro, la precarizzazione esistenziale, la possibilità di dare un futuro ai nostri figli. Forza Italia, con gli Stati generali di Napoli, rilancerà le sue nuove ricette per affrontare questi fenomeni e riportarci sulla strada giusta”. Dove vanno, secondo lei, gli elettori di Forza Italia nella Lega o in Fratelli d’Italia? “Dove sono andati è facilmente immaginabile: il centro-destra è da sempre maggioranza nel Paese, siamo arrivati nella nostra storia, come somma dei voti del centro-destra, a oltre il 54% dei voti. I voti si spostano dentro la nostra coalizione: i partiti del centro-destra sono vasi comunicanti. Ma il nostro problema non è capire dove sono andati: da un lato serve una ricetta per farli tornare, dall’altra c’è da recuperare – con un messaggio nuovo e più attento alle problematiche sociali e al bisogno di sicurezza delle persone – un elettorato disilluso che non partecipa più”. La leadership di Salvini è vincente? “Salvini ha preso la Lega al 4% e l’ha portata ad oltre il 30%. Certamente è il leader della Lega e da questo punto di vista è innegabile che sia stato vincente. Per essere leader della coalizione di centro-destra però non bastano i voti, che Salvini ha dimostrato di avere, ci vuole anche la comprensione della necessità di federare soggetti diversi, su una base di visione comune di Paese e di un programma condiviso. Su questo un pezzo di strada, da piazza San Giovanni in poi, è stata fatta: se Salvini non si farà prendere dall’illusione dell’autosufficienza, altra ne potrà fare”. Quanto conta fare leva sulla matrice cristiana per un leader politico? “La storia della Democrazia Cristiana dimostra che i cattolici in politica possono coniugare impegno politico e fede, nel rispetto della laicità dello Stato. Io da questo punto di vista, da cattolica, mi sento in linea con quella tradizione”.

È PARTITA DA MILZANO, UN PICCOLO COMUNE IN FONDO ALLA PROVINCIA BRESCIANA DOVE SUO PADRE FU SINDACO DEMOSCRISTIANO. AVVOCATO E DEPUTATO DAL 2006 HA INZIATO LA SUA ASCESA POLITICA A PARTIRE DALLA NASCITA DI FORZA ITALIA E NEL 1998 È STATA ELETTA IN CONSIGLIO COMUNALE A DESENZANO. POI ASSESSORE ALLA PROVINCIA E MINISTRO DELL’ISTRUZIONE NEL PRIMO GOVERNO BERLUSCONI


maria stella gelmini


ini Mariastella Gelm


Dove va la destra? Come vedrebbe una confluenza con il Partito dell’On.Meloni come già accaduto nella storia del centrodestra ai tempi di Gianfranco Fini? “Non è all’ordine del giorno e credo non lo sarà. Il proporzionale, verso il quale il sistema politico sembra tendere, premia le differenze e le identità di partiti e movimenti politici. E noi siamo diversi da Fratelli d’Italia”. Preferirebbe guardare più verso Renzi? “Io preferisco continuare a guardare a Forza Italia che è la mia storia. Dobbiamo impegnarci tutti per recuperare il terreno perduto. Renzi deve ancora dimostrare con atti concreti da che parte sta sui grandi temi: fino a quando continuerà a professarsi di ‘sinistra’ andrà poco lontano e non potrà essere un nostro interlocutore. Faccia cadere il governo che ha fatto nascere (il Conte bis) e ne riparliamo”. Ci riesce a prospettare uno scenario credibile per i prossimi mesi…Coronavirus permettendo... “Abbiamo due appuntamenti politici pressoché immediati: il primo è il referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari. Non è difficile prevederne l’esito. Poi ci sarà la sfida in altre sei elezioni regionali. Se la coalizione non farà errori confermeremo quelle che già governiamo (Liguria e Veneto) e ne strapperemo altre al centro-sinistra. Purtroppo non sono certa che questo comporterà la caduta del governo e nuove elezioni. Il rischio è che continueremo ad avere l’anomalia di un governo del Paese diverso da quello della gran parte delle sue regioni. Mi permetta però di dire, a proposito di coronavirus, che l’Italia può contare su molte eccellenze. E il lavoro straordinario dello Spallanzani lo dimostra. Dopodiché la prudenza non deve diventare psicosi e non può degenerare in episodi di discriminazione o razzismo”. Dopo il referendum si dovranno rifare i collegi elettorali… d’accordo con la riduzione dei Parlamentari? “I parlamentari, il nostro governo, li aveva tagliati già nel 2005, ma la nostra era una riforma complessiva del sistema costituzionale e fu buttata a mare da Prodi & Co. Questo è un grande spot contro la casta.Tuttavia noi siamo coerenti: non facciamo battaglie per le poltrone ma per l’efficienza del sistema. Quando torneremo al governo, faremo una grande riforma con il presidenzialismo e il superamento del bicameralismo perfetto, ma intanto è giusto dare un segnale al Paese e ridurre il numero di deputati e senatori”. Per un ipotetico governo di centrodestra prossimo venturo quali sarebbero le priorità e le ricette che proporrebbe? Sicurezza? Sanità? Lavoro? Scuola? Ambiente? Giovani? Anziani? “Io mi batterò perché dal centro-destra arrivi una proposta complessiva di governo prima del voto. Dobbiamo tradurre subito le nostre idee in progetti di legge. Il Paese ha bisogno di una sterzata immediata, perché questo governo ci sta portando nel baratro. E dobbiamo ridare speranza e pensare al futuro dei nostri figli. La paura si sconfigge aiutando le famiglie e i giovani a superare la precarietà esistenziale di questa fase storica. Dobbiamo preoccuparci della crescita del Pil e lo faremo, lavorando su tutti i temi che lei ha indicato, con un approccio nuovo che oltre al Pil faccia crescere il benessere dei cittadini”. Accetterebbe un nuovo incarico di Governo? “Sono una donna di partito, ho fatto la gavetta e ricoperto molti ruoli ed è ovvio che sia a disposizione di Forza Italia. Il problema non è chi riveste i ruoli, ma quello che riusciamo a realizzare. E per tornare al governo, dobbiamo prima mandare a casa questo. È un obiettivo per il quale rinuncerei volentieri anche ad un dicastero, perché l’Italia non si merita un governo come questo”. Un messaggio per il centrodestra a Bergamo e a Brescia dove i candidati presentati sono stati battuti dai due sindaci del PD, Gori e Del Bono, entrambi riconfermati dai loro concittadini. Quali sono i fronti sui quali puntare per rimontare sul Centrosinistra nelle due città Lombarde? “Bergamo e Brescia, come Milano, sono realtà complesse. Forza Italia, benché abbia fatto un buon lavoro in questi anni, ha pagato le incomprensioni del passato che hanno visto un centrodestra diviso. Ora stiamo costruendo le basi per un progetto politico in grado di dare ai cittadini le risposte che attendono da tempo e che le amministrazioni di sinistra non sono in grado di realizzare. Mettiamo al centro il lavoro, i giovani, una seria politica industriale, la ricostruzione di un tessuto sociale più attento a chi è in difficoltà”.


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Solo Adele V.E.FilĂŹ - Fotografie Paolo Biava


Ho conosciuto Adele grazie ad una comune amica, incontrata per subito mi affascinò. Non era noioso e non facevo la commessa ma caso dopo tanti anni. Mi è diventata subito simpatica per quel la “vendeuse”. Ho iniziato da zero ma sapevo vendere: una dote suo discreto fascino un po’ misterioso, quella innata eleganza, un che certamante avevo ereditato dal mio papà. sorrisetto che ti conquista e un incredibile intuito, tipico di una in- Sono rimasta con lei qualche anno, passando da un morosino telligenza vivissima che le consente di capire rapidamente con chi all’altro ma non erano mai storie serie. Nel frattempo la mia amiha a che fare. Dopo una lunga vita, Adele oggi vive felicemente in ca decise di aprire un negozio sempre a Milano in piazza Missori una casa di riposo nella quale dice di trovarsi a meraviglia. e la segui anche in quell’avventura. “Devi venire con me - mi disse Come si chiama? Adele, solo Adele. - perché io non so vendere mentre tu sei bravissima”. Incuriosito le chiedo di raccontarmi un po’ della sua storia. Le per- Avevo 27 anni quando un’amica mi chiese la cortesia di accomsone di una certa età hanno sempre da raccontare vicende affasci- pagnarla per una visita dal ginecologo perché da sola si sarebbe nanti che si intrecciano spesso con le difficoltà di vite decisamante sentita in imbarazzo. Mi ricordo che mi assentai dal lavoro quel più complicate delle nostre, segnate quasi sempre dalle sofferenze pomeriggio per starle vicino e accompagnarla da quel medico. della guerra, dalle privazioni e dai lutti. Anche la sua. Fu così che conobbi quello che sarebbe diventato mio marito. Si Con uno sguardo quasi commosso inizia il suo racconto. chiamava Augusto Zeneri, aveva uno studio vicino a piazza Mis“Sono nata vicino a Calolziocorte in un luogo bellissimo a due sori e sentii una certa attrazione per quell’uomo. Lo confidai a passi dal lago di Lecco. Purtroppo mio padre Luigi che adoravo, quell’amica che lo disse a lui, il quale gli chiese di potermi rivedere morì quando io avevo soltanto sette anni. Lui faceva il sensale ov- quando sarebbe tornata per la prossima visita. vero l’intermediario, quello che oggi chiameremmo un mediatore. Mi innamorai perdutamente, aveva 39 anni e io 27 e il nostro fu Chi aveva case, terreni e soprattutto animali da vendere, si rivol- davvero un grande amore. Dopo un anno eravamo già sposati ma geva a mio padre il quale, una volta trovato l’acquirente, sanciva un sarebbe durato poco perché la sorte mi riservò lo stesso destino patto tra galantuomini suggellato solo con una stretta di mano tra che era toccato a mia madre. Purtroppo, dopo sette anni molto i contraenti sui quali lui poggiava la sua mano destra per garantire felici, mio marito morì dopo una grave malattia e mi ritrovai di quell’impegno affinché tutto andasse onestamente a buon fine. nuovo sola. Fortunatamente lui aveva pensato a stipulare in mio Purtroppo un giorno, dofavore una buona assicuravendo misurare un lotto di zione che mi consentì di non terreno, si arrampicò su un avere problemi economici. muretto ma si sporse tropUna volta sposata avevo lapo e ruzzolò dalla parte sciato il mio lavoro e, nonoopposta, infilzandosi su un stante da vedova non avessi bastone appuntito sporgenalcun problema economico, te dalla parete. Si era trafitto scelsi di rimettermi di nuovo il fegato… Mi ricordo che in gioco. diventò tutto giallo e dopo Conobbi per caso una copalcuni mesi di sofferenze, pia di Varese proprietaria di rese l’anima a Dio conscio un’azienda di intimo femmidi lasciare una giovane monile e mi feci affidare il camglie e tre bambine piccole. pionario della stagione preADELE CON L’AMICA ANITA LAZZARONI (A SINISTRA) Io avevo sette anni, le mie cedente che proponevo ad E DUE OPERATRICI DELLA CASA DI CURA sorelline una cinque e l’altra una cerchia di amiche, un po’ ANNI AZZURRI DOVE OGGI È OSPITE solo sette mesi. Fino ad alloper divertirmi e un po’ per ra, nonostante non vivessimo rimanere occupata e poternell’oro, non ci mancava nulla ma, dopo la sua scomparsa, mia mi togliere qualche sfizio. Ho proseguito, facendo quello per cui madre Luisa, che fino ad allora si era occupata della famiglia e ero portata per tanti anni, amministrando oculatamente i beni che della casa, con tanti sacrifici si mise a lavorare per poterci crescere avevo ereditato ed è così che oggi ho potuto scegliere di trasfeal meglio. Quando accadde tutto questo eravamo in piena epoca rirmi presso una bella struttura dove sono circondata da persone fascista e dopo qualche anno scoppiò la guerra che aggravò deci- che mi vogliono bene e si occupano di me”. samente la situazione. Mia madre decise che ci saremmo trasferiti Ma di suo marito era gelosa? in un appartamento a Caloziocorte. Quando finì la guerra, volevo “Era praticamente impossibile anche se qualche volta ero un po’ solo scappare da quella triste situazione anche perchè mamma seccata del fatto che tante donne, anche bellissime, andavano a non era mai riuscita a superare il trauma della morte del marito. farsi visitare da lui che ogni mattina però, mi lasciava dei pensierini Avevo diciotto anni, volevo un vivere la mia vita e decisi di trasfe- d’amore scritti su dei fogliettini che conservo ancora... rirmi presso una cugina che stava a Milano e che si occupava di Una vita lunga la mia, di cui tutto sommato non mi lamento anche una portineria in un grande palazzo. La aiutavo facendo un po’ la se avrei preferito invecchiare vicino al mio lui che porto sempre babysitter alla sua bambina. Per concludere i miei studi mi iscrissi nel cuore. Ho attraversato una guerra durissima, ho visto la misead un corso di stenografia e dattilografia che allora dava buone ria intorno a me e ho dovuto stare vicino a mia madre nei moprospettive di trovare un lavoro dignitoso. Finito il corso feci una menti peggiori del suo infinito dolore, che poi diventò anche il mio. prova nello studio di un avvocato, ma quella della segretaria non Penso però che si debba sempre considerare la fortuna di essere era davvero la mia vita. Mi dettavano delle lettere che dovevo al mondo, affrontando a viso aperto le traversie della vita, rimargivelocemente stenografare e poi trascrivere a macchina. Dopo un nando le ferite senza mai lasciarsi andare alla disperazione... Perchè solo giorno di prova lasciai quell’impiego e trovai lavoro come comunque domani sarà sempre un giorno nuovo”. commessa in un negozio di abbiglaimento. In seguito un’amica che Quale è il segreto della sua longevità e della sua freschezza? lavorava nella moda mi propose di trasferirmi con lei nella sua sar- Mi sono sempre presa cura di me e un piccolo segreto è l’uso di toria, avendo forse intuito che ero adatta a quell’ambiente che da prodotti all’ozono del famoso dr. Franzini


Tommaso Revera

MARINA DI GUARDO

Il mio cono d’ombra

A DISTANZA DI UN ANNO DALLA SUA USCITA, INCONTRIAMO MARINA DI GUARDO, AUTRICE DEL ROMANZO “LA MEMORIA DEI CORPI” Incontro letterario nella Greeneige Lounge del Relais & Châteaux L’Albereta: lo scorso 7 febbraio la scrittrice Marina Di Guardo ha presentato il suo ultimo libro edito da Mondadori insieme a Barbara Donarini. Circondati dal verde della Franciacorta, gli ospiti hanno vissuto una piacevole immersione in un mondo letterario dalle atmosfere thriller. Un’occasione imperdibile per conoscere più da vicino un’autrice che, pur coltivando da sempre la passione per la scrittura, ha esordito nel panorama narrativo italiano nel 2012 e, in pochi anni, è riuscita ad affermarsi con uno stile capace di coniugare la suspense insita nel genere thriller ad un’accurata ed approfondita introspezione psicologica dei personaggi di volta in volta raccontati. Pur avendo iniziato da otto anni, la sua naturale inclinazione per la scrittura l’ha portata in poco tempo alla produzione di diversi romanzi, non è così? “Ho sempre avuto la passione della scrittura, sin dalle elementari. È sempre stato qualcosa di forte e vivo dentro di me anche se ho coltivato questa passione in maniera discontinua dal momento che ho avuto una vita abbastanza movimentata. Nonostante tutto, però, l’ho sempre tenuta dentro, come una fiamma che non si spegne mai, scrivendo abitualmente piccoli componimenti e racconti”. È vero che sono state le sue figlie a spronarla per convincerla a lanciarsi in quella che è diventata la sua attuale professione? “Sicuramente avevo voglia di fare un qualcosa di più compiuto ma, essendo un’insicura cronica (anche se non sembrerebbe perché sono molto brava a dissimulare), avevo paura di non essere all’altezza e di non riuscire a scrivere un romanzo che potesse essere d’interesse per altre persone. Quando ho incominciato ad essere più tranquilla e ad aver più tempo a disposizione, visto che nel frattempo le ragazze si erano allontanate giustamente da casa per intraprendere i rispettivi percorsi di studi, mi sono detta ‘perché no?’ L’incoraggiamento delle mie figlie, probabilmente mosse da un briciolo di senso di colpa visto l’allontanamento da casa che mi ha portato a convivere per un breve periodo di tempo con la ‘sindrome del nido vuoto’, è stato certamente determinante. Ricordo che mi dissero ‘mamma tu devi provarci, finché non proverai non capirai se questa può essere la strada che agogni da tempo e che potrà essere un futuro oppure no e se così non fosse, pazienza. Almeno ci hai provato’”. Tra le varie case editrici a cui aveva scritto le ha risposto una piccola realtà siciliana: un altro segno del destino considerate le sue origini… “Sì, esatto. Ho scritto il mio primo romanzo in un anno e mezzo e, dopo essermi documentata su un sito per scrittori emergenti, decisi di tentare con alcune case editrici medio/piccole inviando il mio manoscritto. Dopo 4/5 mesi mi rispose la casa editrice Nulla Die, che aveva aperto i battenti grazie all’impegno, alla de-

dizione e alla competenza di due professori innamorati di letteratura, dandomi la bella notizia. Il fatto che fossero siciliani come i miei genitori mi è sembrato un segno del destino. A loro sarò eternamente riconoscente non solo per aver scommesso sul mio manoscritto ma per aver intuito che, dietro a quella storia, c’era una persona meritevole sulla quale investire”. La sua naturale inclinazione verso il genere noir deriva anche dal suo vissuto familiare? “È un genere che ho nel cuore sin da quando ero bambina. Mi ha sempre affascinata: da piccola, ricordo, ero un’assidua lettrice dei gialli Mondadori per ragazzi ed ero molto appassionata. Ricordo di serate interminabili con mia mamma, sedute sul divano, mano nella mano, a guardare i film di Alfred Hitchcock e di altri registi famosi scommettendo sull’esito finale della trama. Mi è sempre piaciuta molto l’idea di esplorare la zona d’ombra delle persone: noi siamo luce ma anche oscurità, siamo ynn ma anche yang ed ognuno di noi presenta tante sfumature. È bella anche l’idea di addentrarsi nel conscio e nell’inconscio delle persone: per questo mi soffermo spesso sull’indagine psicologica dei miei personaggi”. Nel suo ultimo libro, La memoria dei corpi, racconta la vita di un avvocato deluso dalla vita che decide di ritirarsi e vivere nella sua lussuosa villa sulle colline piacentine. Trattare temi con cui le persone convivono ogni giorno: è questo uno dei segreti del suo successo letterario? “Le delusioni, purtroppo, sono dietro l’angolo per tutti noi. La figura di Giorgio, il protagonista di questo romanzo, è nata proprio con l’idea di raccontare di una persona che, ad un certo punto della sua vita, scosso da alcune situazioni molto sgradevoli con le quali ha dovuto convivere, decide di isolarsi immediatamente da tutta l’umanità. Un personaggio dalle mille sfumature e molti modi di essere che ha sedotto con il suo fascino. Personalmente non mi innamorerei mai di un uomo che decide di fare l’eremita, se pur ricco di famiglia e con una villa piena di opere d’arte, anche se devo ammettere che ha riscosso molto successo tra le mie lettrici”. Dal suo esordio ad oggi ha già collezionato 4 libri e 2 ebook: immagino sia già lavorando al suo prossimo romanzo, non è così? “Sì, sto finendo di scrivere il mio ultimo romanzo che dovrebbe uscire entro fine anno. È la storia di una donna trentacinquenne che decide di fuggire dal marito che la subissa di violenza fisica e psicologica. Scappa con la sua bambina di nove anni per rifugiarsi nella villetta che era dei genitori. Quello della violenza contro le donne è un tema a me molto caro: non a caso l’ho già affrontato in un precedente romanzo, edito dia Mondadori, intitolato ‘Come giusto che sia’. Ritorno su questo tema ma in maniera molto diversa”.


INIZIALMENTE NOTA AL GRANDE PUBBLICO COME MAMMA DI CHIARA FERRAGNI (OLTRE CHE DI VALENTINA E FRANCESCA), LA SCRITTRICE SICILIANA D’ORIGINE MA CREMONESE D’ADOZIONE HA SAPUTO RITAGLIARSI UN RUOLO DI PRIMO PIANO NEL MONDO DELLA NARRATIVA ITALIANA GRAZIE AD UNA NATURALE PROPENSIONE PER LA SCRITTURA E AD UNA VENA NOIR CHE DA SEMPRE CARATTERIZZA I SUOI ROMANZI


Sempre+Ludo


IL NUOVO FORMAT SU YOUTUBE CONDOTTO DA LUDOVICA PAGANI È online Casa Pagani, il nuovo format in onda su YouTube in cui la web influencer e Dj Ludovica Pagani incontra le celebrities. Dodici puntate ironiche e accattivanti dove i vip si raccontano, giocano con la conduttrice, svelando i loro progetti in campo lavorativo e personale. “Sono molto soddisfatta di aver realizzato questo bellissimo format con tutto il mio team. Abbiamo registrato tre giorni no stop con ospiti interessanti e con i quali mi sono divertita”, ha dichiarato Ludovica Pagani. La prima puntata online, che ha già totalizzato quasi 100.000 visualizzazioni, ha visto protagonista Andrea Damante, volto noto della tv e affermato dj che ha scherzato con Ludovica raccontando al grande pubblico i suoi prossimi impegni: “Sto lavorando ad alcune produzioni musicali all’estero e su un progetto italiano di cui ancora non posso svelare nulla”. È stata poi la volta di Cecilia Cantarano e Daniele Davì, star italiane di Tik Tok che hanno rivelato com’è cambiata la loro vita da quando sono diventati celebri grazie a questo nuovo social network. I prossimi vip che interverranno a Casa Pagani saranno: Le Donatella, Francesco Sole, Giulia Cavaglia, I Pantellas, The Show, Shade, Danifaiv, Feliscia e tanti altri ancora. Dal 2016 ad oggi Ludovica ha condotto una web serie, un programma sportivo, ha partecipato in qualità di inviata a ‘Quelli che il calcio’, ha scritto il suo primo libro ‘Semplicemente Ludovica’ edito da Mondadori Electa, ha preso parte a due fiction Rai, ha realizzato un calendario ed ora è speaker radiofonica di Rds Next. L’idea creativa e la produzione video di Casa Pagani sono state interamente curate da Futura Management e Atom Production.


Publifarm:

la creatività cresce sempre di più Tommaso Revera - Fotografie Publifarm

A TU PER TU CON NICOLA PAVESI, “DEUS EX MACHINA” DELL’AGENZIA PUBLIFARM, LA FATTORIA CREATIVA CHE IN QUESTI 15 ANNI È RIUSCITA A CRESCERE ANNO DOPO ANNO CONSEGUENDO NON SOLO SIGNIFICATIVI RICONOSCIMENTI INTERNAZIONALI MA ANCHE UN GRADIMENTO SEMPRE PIÙ TRASVERSALE

NICOLA PAVESI


DA 15 ANNI PUBLIFARM È LA FATTORIA CREATIVA DI BERGAMO. NEL 2020 SI SCOPRE GRANDE E SI APPRESTA A VIVERE IL NUOVO ANNO CON LO STESSO SLANCIO CREATIVO CHE HA CARATTERIZZATO TUTTA LA SUA CRESCITA, GRADUALE MA COSTANTE. E OGGI ENTRA CON PIENO DIRITTO TRA LE MIGLIORI AGENZIE DI COMUNICAZIONE ITALIANE Creativi sì, ma non solo. Per destreggiarsi in un mondo che cambia alla velocità della luce non basta cogliere i segnali, bisogna anche saperli interpretare e tradurre in un qualcosa di concreto. Dal 2004, Publifarm ha compiuto passi da gigante, conquistando una leadership silenziosa, basata non tanto sui proclami quanto sulla concretezza e la lungimiranza dei suoi progetti. Non è un caso se oggi nell’anno in cui l’agenzia di comunicazione ha festeggiato i 15 anni di attività, raddoppiando la propria sede di viale Giulio Cesare 20 - i clienti che si rivolgono a Publifarm non solo arrivano da tutta Italia, ma rappresentano grandi nomi in diversi comparti dell’industria nazionale: dal settore vitivinicolo all’agroalimentare, dai trasporti alla logistica, dal design alla tecnologia, dall’intrattenimento al wellness. Un gradimento trasversale confermato dal conseguimento di molteplici riconoscimenti internazionali, come l’OpenArtAward 2019, Premio alla Pubblicità, conquistato per il quarto anno consecutivo tra 144 agenzie in competizione da tutta Europa, 1098 lavori iscritti e 703 brand rappresentati. Vincitrice anche nelle edizioni 2016, 2017 e 2018, Publifarm ha sbaragliato la concorrenza anche lo scorso anno, conseguendo due premi da aggiungere al suo ricco palmares degli anni precedenti. Il primo è una Targa Oro assegnata nella categoria label per il progetto ideato e realizzato per La Pettegola Limited Edition 2018 by Ale Giorgini. Vermentino di casa Banfi, la bottiglia è completamente rivestita da uno sleeve artistico illustrato da uno degli autori più apprezzati del panorama italiano e non solo. L’artwork ha attirato l’attenzione anche di Packaging of the World, che ha voluto pubblicare il progetto sul proprio portale, inserendo La Pettegola Limited Edition 2018 by Ale Giorgini nella lista dei migliori packaging al mondo. Il secondo, invece, è una Targa Bronzo vinta nella categoria animate ads per il video di BePop, Asti Secco DOCG. Anch’esso etichetta della cantina Banfi, è la star di un

breve filmato, già insignito di una Honorable Mention dai Social Creative Awards (SCA). Ritmato da una colonna sonora fresca e coinvolgente, lo spot si caratterizza per grafiche colorate che inneggiano alla spensieratezza e all’happy hour. Riconoscimenti di un certo peso che Nicola, fondatore di Publifarm, non considera di certo solo come traguardi, ma come punti di partenza per nuove sfide. Conoscendolo bene, infatti, starà già pianificando il prossimo obiettivo da raggiungere. Siamo andati a trovarlo con il pretesto di rivederlo: una scusa, in realtà, per vedere il restyle dell’agenzia e per conoscere il suo staff di 18 creativi. Piacere di rivederti Nicola. Ne è passato di tempo dal giorno in cui hai mosso i primi passi nel mondo della comunicazione con la costruzione dei primi siti internet. Cosa ricordi di quella fase della tua vita? “I primi tempi e i primi lavori erano caratterizzati da un forte entusiasmo. Questo, negli anni, si è trasformato in passione, da vivere e condividere con i colleghi e trasmettere ai clienti. Inoltre, all’inizio, eravamo in pochi e dovevamo essere molto multitasking, mentre oggi le figure all’interno dell’agenzia, come una vera e propria azienda, si sono specializzate tra account, grafici, copywriter, social media manager e web marketing specialist”. Il plus valore di Publifarm è la realizzazione di progetti integrati su tutti i media. Oltre alla creazione di progetti studiati su misura, quali pensi che siano i motivi del vostro successo? “Sicuramente la crossmedialità, come capacità di diffondere un messaggio trasversalmente su più canali, senza che perda forza e coerenza. Poi c’è l’originalità, che rende ogni progetto unico e studiato ad hoc per ciascun cliente. Infine la capacità di traslare la creatività da un settore all’altro, contagiando positivamente progetti molti diversi tra di loro”.


Strategie di marketing e comunicazione, design, web, advertising e social media marketing: come è cambiato il settore della comunicazione negli ultimi 15 anni? “L’utilizzo del mobile e la nascita dei social network hanno rivoluzionato il mondo della comunicazione. E noi ci siamo evoluti, organizzando il nostro lavoro in modo da sfruttare tutte le potenzialità di questi due cambiamenti. Ogni strumento che realizziamo deve comunicare in modo immediato, incisivo ed efficace”. La filosofia di Publifarm è rimasta coerente nel tempo: ascoltare prima di parlare, prediligere la qualità alla quantità, pensare prima di fare. I clienti come hanno accolto questo approccio al lavoro? “Questo stile ci contraddistingue da sempre e ci ha premiato. Negli anni siamo diventati partner di tanti brand, che abbiamo aiutato a crescere e con cui siamo cresciuti in qualità e quantità. È anche per questo che abbiamo deciso di ampliare la nostra sede: così la creatività ha le giuste risorse e il giusto spazio dove operare”. Lavorate per aziende di settori molto diversi. Nonostante questo, c’è una costante che rimane fissa: il cliente è sempre messo al centro. Ci puoi spiegare che cosa vuol dire? “Significa che prima di tutto il cliente viene ascoltato e aiutato a capire le proprie esigenze attuali e future. Infatti non gli vengono solo proposte soluzioni adatte al soddisfacimento delle necessità di oggi, ma gli viene offerta una strategia di comunicazione ad hoc valevole sul lungo periodo. E ogni progetto è affidato a un team dedicato che sa centrare l’obiettivo, qualunque esso sia”. L’energia e la creatività danno vita alle vostre idee. Ma, per far sì che scaturiscano buone intuizioni, non basta disporre di uno staff competente e affiatato. Occorre anche un ambiente di lavoro confortevole e stimolante. Ci puoi descrivere le vostre iniziative di welfare aziendale? “Il lunedì mattina facciamo colazione tutti insieme prima di iniziare la settimana lavorativa, che concludiamo il venerdì salutandoci con un aperitivo. Inoltre, nel nuovo ufficio, abbiamo una sala da pranzo e una cucina accessoriata. Qui si trovano una macchina per il caffè Carimali (nostro cliente), che fa da vero e proprio bar, e un impianto per acqua filtrata, così possiamo bere in modo eco-friendly eliminando le bottiglie di plastica, Infine, per incentivare uno stile di vita più attivo e sano, Publifarm offre ai dipendenti l’iscrizione alla palestra SportPiù”. Ci puoi dare qualche anticipazione sulle aspirazioni future di Publifarm? “Sicuramente puntiamo a crescere ancora. Non solo strutturandoci sempre più, sia a livello di team che a livello di spazi, ma anche come portfolio clienti. Vorremmo infatti lavorare con le eccellenze del nostro territorio e parallelamente, continuare a collaborare con i grandi brand nazionali e internazionali. Seguendo il nostro claim “Be Brave”, affronteremo ogni sfida futura con coraggio, perché niente è impossibile se fatto con creatività”.

PUBLIFARM

PURE CREATIVE AGENCY Viale Giulio Cesare, 20 - Bergamo Tel. 035 244216 - info@publifarm.it www.publifarm.it


GIANNI BERGAMELLI presenta

I mé vintesich mus de tòla dal 21 marzo al 5 aprile 2020


MODA DI PRIMAVERA Sette m Via X X

In Italia l’uso dei detti e dei proverbi ha sempre avuto una grande importanza per quanto riguardava i diversi aspetti della vita quotidiana: dalle questioni di cuore, alla politica passando per lo sport fino ad arrivare al meteo che avrebbe contraddistinto quel dato mese piuttosto che quell’altro. Già il meteo! Ovviamente alcuni proverbi sono caduti in disuso mentre altri, che in tempi addietro erano considerati apocalittici, al giorno d’oggi sono stati rivalutati. Un esempio: “Non ci sono più le mezze stagioni” è diventato un simbolo del recente corso in cui la Terra si è incamminata. Ormai, a causa dell’effetto serra e delle esorbitanti emissioni di CO2, il clima terreste sta cambiando rapidamente e gli effetti si percepiscono anno dopo anno. Ammetto che, in ventidue anni non mi è mai capitato di avere più di dieci gradi a fine gennaio. . .certo, c’è freddo e fischia il vento, ma la temperatura rimane sempre alta. In questo senso anche i famigerati giorni della merla si sono trasformati da “vedo gli eschimesi per strada” a “uno chardonnay a bordo piscina a Saint Tropez”. E puntualmente si affaccia alla finestra dell’armadio la fatidica domanda: «cosa mi metto per sopravvivere a questi mesi un po’ bislacchi?». Facile trovare la risposta. . . Tailleur bianco in lino addosso e moon boots rosso fiammante ai piedi. Alle lettrici e ai lettori certo non sfuggirà la differenza di clima e, secondo loro stessa ammissione, si trovano una grande confusione nel guardaroba. «I pantaloni di cotone si mischiano a quelli in lana merinos. Tra un po’ in inverno andremo in giro in bikini e in estate col cappotto», afferma una signora intenta a osservare le vetrine in Via XX Settembre. Care lettrici e cari lettori non temete. Per rimettere ordine tra giacche, scarpe e stivaletti chiedete consiglio al vostro negoziante di fiducia; lui saprà darvi una mano a districare l’ingarbugliata matassa degli outfit.

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A cura di Lorenzo Boccardini


lo zzo

la .Pa D.L Via

Via T asso

Effettivamente, da quando l’anno scorso hanno avuto luogo le Fashion Week – dove i principali designer presentano le nuove collezioni Spring/Summer – su Internet e sulle riviste specializzate sono comparsi interi vademecum relativi alle nuove tendenze che arriveranno sugli scaffali delle boutique. Colori pastello, dall’azzurro carta da zucchero al rosa in tutte le sue declinazioni; e poi il grigio perla, il color crema, le tonalità vitaminiche come il yellow lemon – che infonde freschezza a più non posso –, le nuance di verde, il blu, gli ocra e i marroni fino ad arrivare all’intramontabile duo del bianco e nero; colori passepartout che stanno bene in qualsiasi occasione. Le parole d’ordine della stagione che verrà sono: sobrietà ed eleganza! Quindi se le creazioni mostrate sulle passerelle di New York, Londra, Milano e Parigi vi sembrano modelli troppo lontani da raggiungere per via della loro allure internazionale e super chic, è bene sapere che anche nella orobica Bergamo c’è la possibilità di stare al passo con gli stili che la Moda propone sia per quanto riguarda l’abbigliamento femminile che per quello maschile. Insomma ce n’è per tutti i gusti, basta solo avere buon occhio e buon gusto. Ormai, lo abbiamo capito, Bergamo è diventata una città “a misura d’uomo”, facilmente visitabile e capace di attirare non solo turisti stranieri o da altre regioni ma anche giovani grazie alle sue proposte culturali e gastronomiche in cui unisce ambienti raffinati a piatti succulenti nel rispetto del territorio. Per cui, dopo aver apprezzato la cucina bergamasca, non c’è nulla di meglio che sgranchirsi le gambe facendo una passeggiata nelle vie nevralgiche della Città Bassa ammirando le vetrine e, perché no, facendo anche qualche acquisto. Bergamo ha tante potenzialità sul versante moda. Le principali vie, quelle che partono da Via Tasso passano per il Sentierone e arrivano fino Via Don Luigi Palazzolo dànno la possibilità a tutti i “fashion victim” – espressione dispregiativa coniata da Oscar de la Renta e nel tempo rivalutata – di saziare la loro voglia di stare al passo coi tempi, con fogge e colori visti in passerella, senza rinunciare alla qualità grazie all’ingegno e all’estrosità dei loro titolari. Dunque, come prima tappa di un ipotetico tour tra i negozi di Bergamo – un viaggio che soddisferà sia le donne che gli uomini. . .quindi prendete nota – parte dalla storica Via Torquato Tasso dove all’incirca a metà c’è l’ingresso de Lo scrigno. Questo negozio, nato recentemente andando a sostituire “Le artigiane”, offre un ricco assortimento abbigliamento multimarca come Kontatto e Civico, ma anche accessori e bijoux fino alle calzature. Un’attenzione particolare è riservata ai capi prodotti in modo sartoriale come pellicce e cappotti. La cura e la ricerca dei materiali più pregiati fanno di questa piccola boutique un rifugio per quelle donne che vogliono distinguersi dalla massa e infondere una dose di invidia alle proprie amiche. Tra le proposte primavera-estate non può di certo mancare nel guardaroba di una donna classy una giacca color testa di moro con bavero a scialle da abbinare a una camicia color arancio e un paio di pantaloni dello stesso colore; un completo adatto per ogni occasione, dal lavoro fino all’aperitivo con le amiche. Inoltre, per avere un tocco floreale e primaverile non si può fare a meno di abito in chiffon con stampate delle riproduzioni di foglie e piante. . .per liberare la natura presente in ognuna di voi! Tutto Kontatto.


Passeggiando lungo la via dedicata al grande poeta rinascimentale, si incontra lo storico negozio Intimo Giò dove gli appassionati cultori della lingerie troveranno pane per i loro denti. Avere a che fare con la titolare è un vero piacere. Da Intimo Giò è presente un vasto assortimento di biancheria, beachwear e nightwear sia per uomo che per donna. Indossare un bikini di La Perla color rosa cipria con sopra un pareo in pizzo di Raffaela D’Angelo è un modo per essere glamour senza eccedere troppo. Tra gli altri brand presenti in negozio ci sono: Oscalito, Ralph Lauren e Valery.

Sentierone

Una volta lasciata alle spalle Via Tasso, si arriva sul Sentierone – rinomato viale seicentesco che rappresenta il centro vitale di Bergamo – dove sono ubicate alcune boutique che vanno a toccare il buon gusto di coloro che ci passano difronte. Le vetrine con i manichini ben sistemati invitano a entrare e a lasciare fuori il timore di venire catturati dalle commesse. Visitare uno store deve essere un piacere per l’anima e per il corpo e non una fonte di stress! Questo succede quando entri da Limon Concept Store, un negozio sui generis dove la cultura pop anni Novanta si mischia all’amore per le cose belle e al romanticismo di fondo che rappresentano la raison d’être delle due titolari, dando vita a uno store che mette in risalto capi d’abbigliamento di qualità con brand come Chiara Ferragni, Maison Flâneur e Invicta, accessori come borse e borracce e cavatappi e, perfino, cappottini e guinzagli per cani. Tra i vari articoli must per la primavera a cui una donna non può rinunciare è un trench color nocciola con maxi cintura in vita. Oppure, per le serate al mare, un completo giacca-pantalone bianco da abbinare a delle décolletés neutre. Trench e giacca-pantalone, tutto Maison Flâneur.


Piazza Dante

Poco distante da Li-mon si approda nelle boutique rappresentanti il faro della moda a Bergamo. Tiziana Fausti offre ai suoi clienti brand internazionali come Gucci, Prada, Saint Laurent, Givenchy, Valentino; camminare tra i corner dedicati alle griffe del momento è un’esperienza che porta direttamente in via Montenapoleone a Milano. Gli abiti, gli accessori e le calzature sono esposti con semplicità ed eleganza affinché le persone si orientino nelle sale. Per essere impeccabili e allo stesso tempo seguire i trend del 2020 non può mancare nel guardaroba della donna più attenta un abito Valentino corto in crepe couture color azzurro con cintura V pavé da abbinare a una slingback “Rockstud” in pelle color Poudre, sempre Valentino Garavani. Se dentro la vostra famiglia sono presenti dei bambini o delle bambine e vorreste cambiare il loro guardaroba. . .non c’è alcun problema! Facendo pochi passi dal Sentierone si arriva nella discreta Piazza Dante dove, accanto al Tribunale, c’è la deliziosa boutique Tiziana Fausti Kids. In questo store sono presenti capi di abbigliamento e calzature delle migliori griffe. Non abbiate timore. . .affidatevi alla professionalità delle commesse le quali sapranno trovare l’outfit perfetto da sfoggiare nelle migliori occasioni. Immancabile è questo vestitino in tulle con ricamo a cuori da abbinare a un bomberino in denim. . . da fare invidia ai Royal Babies. Abito e giubbotto, tutto Stella McCartney.


Via Don L uigi Palaz zolo Piazza Pontida Superato il Sentierone con tutte le sue belle boutique, per gli amanti del taglio sartoriale. . .oppure se siete in cerca di un abito per qualche cerimonia, l’indirizzo giusto si trova in Viale Vittorio Emanuele, all’altezza dell’hotel San Marco. L’antica sartoria Maurizio Valzania, dal nome del titolare, è un regno del taglio e del cucito. Un mix di professionalità ed eleganza cento per cento Made in Italy renderà il vostro abito, sia per uomo, donna e bambino un unicum nel suo genere.

Appena superata la Torre dei Caduti, dove al centro spicca l’imponente orologio, vi troverete in via XX Settembre che vi accompagnerà fino a Piazza Pontida dove sorge il Ducato, che prende il nome dalla piazza; il Ducato di Piazza Pontida è un’associazione culturale dedita alla preservazione e alla valorizzazione delle tradizioni bergamasche. A ogni modo, passeggiando in «Via Venti», com’è chiamata dai cittadini, potrete raggiungere la trasversale Via Spaventa dove è presente una boutique specializzata nella vendita di calzature multibrand e abbigliamento di qualità. Da Alessandra Venturi, sarà facile trovare il giusto abbinamento tra un paio di stivaletti o di sandali con il giusto capo d’abbigliamento che sia un coprispalle o un paio di pantaloni all’ultimo grido. Un abbinamento che sicuramente vi renderà uniche è composto da un cappotto doppiopetto con bottoni dorati e un paio di slip-on blu pitonate da portare senza calze. . .più in chic di così non si può. Proseguendo per via Spaventa si giunge in Via Don Luigi Palazzolo. Onestamente quella via non possiede alcun elemento d’interesse se non per un delizioso laboratorio sartoriale specializzato nella produzione e vendita di abbigliamento, accessori, calzature e bigiotteria. I prodotti realizzati dalla titolare sono pezzi unici, uno diverso dall’altro. . .in questo modo non c’è il rischio che qualche amica porti lo stesso vestito! Materiali ricercati, come lana e seta, fanno da base per la realizzazione di abiti, pantaloni, maglie e camicie. Piùomeno è il luogo ideale per le amanti dell’originalità e della creatività! In effetti più originale di un cappello che da baschetto si trasforma in un copricapo a falde larghe non ce n’è. Dal laboratorio creativo del team di Piùomeno, questo abito più pantalone rosso corallo darà un tocco di vivacità alle serate in compagnia sia delle amiche che del compagno.


rsola Via Sant’O

Dopotutto, sul colore rosso aveva le idee chiare Diana Vreeland, la quale era solita ripetere: “il rosso è il grande chiarificatore: brillante, purificatore e rivelatore. Non potrei mai stancarmi del rosso…sarebbe come stancarsi della persona che ami”. E se lo diceva lei, possiamo crederle! Una volta tornati in Via XX Settembre e giunti in Piazza Pontida, proseguendo verso destra comincia Via Sant’Alessandro. Ai lati della stretta ma ricchissima via, sono presenti alcuni negozi di tutto rispetto che coniugano glamour e modernità con qualche tocco di West Coast americana. Gli amanti dei capi in seta pregiata si troveranno a loro agio da Suede, concept store che propone abbigliamento donna, accessori come foulard e calzature di tutti i tipi, dal tronchetto alle ballerine. Come ho detto prima, uno dei colori must della primavera-estate 2020 è rappresentato dai colori fluo. . . quindi cosa c’è di meglio che una camicia in seta fucsia da abbinare a un pantalone a vita alta in velluto nero. Ovviamente l’accostamento camicia-pantalone può essere portato da solo nelle giornate soleggiate. Tuttavia, per chi volesse aggiungerci una giacca, magari dello stesso materiale dei pantaloni, lo può fare tranquillamente. . .

Per tutti gli aficionados e le fan della cultura californiana, quindi centrata su uno stile fatto di camperos, jeans e giubbotti di pelle, si troveranno catapultati sulle spiagge di Venice Beach o di Malibù entrando da Spinoff. Spinoff è un negozio dove l’atmosfera western incontra il taglio sartoriale, prevalentemente per capi in pelle, e la personalizzazione di un vestito piuttosto che un paio di scarpe. La passione del titolare per i suoi prodotti gli permette di trovare brand conosciuti come All Stars o Giorgio Brato e allo stesso tempo cercarne di nuovi. Tutto all’insegna del Made in Italy. Per la stagione che ci prepariamo ad affrontare. . . non c’è migliore abbinamento che un blazer in pelle d’agnello color testa di moro da abbinare a un dolcevita in cotone nero e un paio di jeans taglio regular. Una sneaker o uno stivaletto dà un tocco di perfezione a un outfit adatto a tutte le occasioni. Blazer, dolcevita, pantalone, tutto Giorgio Brato. Visitare Bergamo e non fare un giro in Via Sant’Orsola è un po’ come andare a Milano e non visitare una mostra a Palazzo Reale. Via Sant’Orsola merita di essere percorsa non solo per i negozi ed enoteche che potrete trovare ma per i magnifici palazzi signorili che la circondano. Quando sarete in Via Sant’Orsola sentirete un’aurea quasi magica: la via stretta e lunga è adatta per le passeggiate romantiche anche di sera. Per quanto riguarda il vostro shopping tour, tra le boutique presenti non potrete non venire ammaliati dal profumo di zenzero e mela che fuoriesce dai profumatori coloratissimi appoggiati su piccole balaustre. Con quelle boccette giganti, Zia Mame Concept Store dà il benvenuto ai clienti che vogliono fare un piccolo viaggio in un mondo completamente diverso. Entrando sarete come Alice che scopre il Paese delle Meraviglie! Zia Mame, il nome è ispirato all’eccentrica protagonista del romanzo omonimo di Patrick Dennis, si differenzia dagli altri per la ricercatissima qualità dei prodotti venduti; atelier sartoriali italiani si sforzano di offrire agli interessati capi prodotti con materiali pregiati e di riciclo. Dentro è possibile trovare abbigliamento, accessori – come tazze decorate a mano o vasi da fiori – cosmetici e profumatori per la casa. Streetwear e beachwear rappresentano i punti di forza nel settore vestimentario. Tra i brand: Luce Studio, Sartoria Vico, mimì à la mer, Celeste Modagor, Nach Bijoux e Dr. Vranjes.


Così seguendo lo spirito di Mame Dennis, che era solita ripetere: “la vita è un banchetto ed i poveri scemi muoiono di fame!”, ed entrando così nel mood nuova stagione, non potrà mancare un sontuoso pantalone a palazzo verde scuro da abbinare a una camicia con maniche a sbuffo verde acqua. . . fantasia e gioia fanno della parola fashion il significato! Camicia e pantalone, tutto Luce Studio. Sul finire della giornata trascorsa a fare acquisti e a conoscere nuove persone, rimane un’ultima boutique da visitare. I colori, i materiali, le fogge moderne fanno de Le fate Boutique in Via Broseta alta, un negozio dove scegliere un capo d’abbigliamento o un accessorio in totale sicurezza. Qualità e creatività rendono Le fate uno store dove trovare le migliori marche sul mercato. Tra i brand esposti: I Blues, Beatrice B., Virna Drò, Antica Sartoria Positano. Un tocco di magia ci vuole di tanto in tanto. . . specialmente quando il vento della primavera si fa sentire e non c’è modo migliore che sfoggiare un abito lungo plissettato bianco e nero per fare un’ottima figura. Abito Beatrice B.

Ora che avete completato il giro per i negozi di Bergamo centro. . . avrete ottenuto diverse idee per vivere al meglio la primavera e l’estate. Ricordate. . .colori vivaci, allegri per sentirvi sobrie e ben protette dentro un trench griffato. E poi non smettete mai di tingere i muri con secchi di vernice proprio come faceva la Margherita di Cocciante perché è la bellezza della nuova stagione che dona la vita e scaccia il buio dell’inverno. Naturale: abbinare un capospalla e un pantalone può sembrare difficile, ma non lo è! Basta un poco di creatività. . .grazie a essa avrete un aspetto originale senza scadere nel già visto o nel kitch.


BEAUTYboutique

Sporty style!!! Per sconfiggere il grigiore di questi ultimi mesi invernali Belli & Ribelli illumina e rallegra il mood dei nostri bimbi e ragazzi grazie alla scelta di capi versatili e easy chic. Outfit che non escludono ovviamente accenti di paillettes o maculier, per dare forza e carattere ad ogni abbinamento, rendendo ogni look grintoso al punto giunto. Da Belli & Ribelli - Via Piemonte, 105 Urgnano (Bg) - Tel. 035 896903 Facebook: @belliribelliabbigliamento Instagram: @bellieribelli


Anch’io Sommelier


LA PRIMAVERA DI FISAR BERGAMO Si è presentata poco prima di Natale con una cena presso il Ristorante Mimmo ai Colli, nella prestigiosa location del Golf Club Parco dei Colli di Bergamo, la nuova Delegazione di Bergamo della Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori (FISAR). Fortemente voluta da Stefania Turato, Wine Coach, Wine Expert e Blogger, la Delegazione inaugura adesso il suo ricco calendario 2020 con un percorso introduttivo al vino in 5 appuntamenti pensato per avvicinare ai caratteri principali della degustazione. Il corso, che si svolgerà presso Villa Pagnoncelli Folcieri a Scanzorosciate, residenza e sede dell’omonima cantina produttrice, in primis, di Moscato di Scanzo, affronterà l’approccio al vino attraverso l’uso e l’affinamento dei 5 sensi, strumenti indispensabili per un corretto avvicinamento alla degustazione. Le lezioni si terranno nella biblioteca di Villa Pagnoncelli Folcieri, un ambiente suggestivo e arricchito da affreschi settecenteschi. Una cena conclusiva sarà il banco di prova delle informazioni acquisite durante il percorso che incuriosirà anche gli astemi. INFO PRATICHE Il costo di 160€ comprende 5 lezioni, kit con bicchieri e quaderno appunti. Il tesseramento (indispensabile per seguire il corso) regala ingressi scontati alle grandi manifestazioni dedicate al vino in tutt’Italia (a partire da Vinitaly), 4 riviste e la guida Slow Wine di Slowfood con l’elenco delle cantine selezionate italiane. Per informazioni sui corsi Stefania Turato 366 37 466 38 - bergamo@fisar.com STEFANIA TURATO è nata a Zurigo. Si appassiona fin dal bambina ai profumi, agli odori; approfondisce studi economici e linguistici, incontra il mondo del vino nel 1992 e se ne appassiona. Ama viaggiare alla ricerca del gusto perfetto. ha seguito appassionatamente la pagina di arte UNTITLED MAGAZINE di Marla Lombardo (Amica , fotografa e opinionist) per la Rubrica Spirito di Vino e MADE in ITALY per le eccellenze e la promozione del territorio italiano. Nel 2009 si è classificata al primo posto nel Concorso Nazionale per Miglior Sommelière di Lombardia AIS. Nel 2010 entra in finale nel Concorso Nazionale Fisar. Per due anni consecutivi ha partecipato al Campionato Mondiale organizzato dalla Revue duVin. Ha collaborato come Wine Expert in Italia per la Maison Moët & Chandon, viaggia, ha scritto per il magazine Panorama, scopre, scrive di Vino, racconta di storie di uomini e di donne. Ha presentato a Expo 2015 il suo metodo di approccio al vino”MINDFUL TASTING”. Comunica il vino e il mondo che lo circonda fatto di uomini, luoghi, storie di oggi, di ieri e di domani sul suo sito stefaniaturato.com VILLA PAGNONCELLI FOLCIERI, TRE STORIE CHE SI INCONTRANO La prima storia è quella di un’antica villa estiva della nobiltà bergamasca, ricca di affreschi Settecenteschi, di arredi e dipinti d’epoca, in passato circondata da terre e possedimenti e oggi inserita nel centro storico di Scanzorosciate, a pochi chilometri da Bergamo. La seconda storia è quella del Moscato di Scanzo, la DOCG più piccola d’Italia, un passito unico al mondo da vitigno rosso autoctono, la cui prima testimonianza risale al XIV secolo. Un vino ancora oggi difficile da trovare vista la sua particolarità e rarità. La terza quella della Famiglia Pagnoncelli Folcieri, che si stabilisce a Scanzo poco prima dell’Unità d’Italia e che qui ancora risiede. Dopo 4 generazioni di farmacisti anche la produzione di Moscato di Scanzo, prima semplice hobby, è divenuta attività vera e propria. Dal Moscato di Scanzo anche gli altri prodotti proposti: la grappa di Moscato firmata da Vittorio Capovilla, tra i più noti distillatori la mondo, Ombra Rossa, un insolito vino rosso da tavola con uvaggio Merlot e Moscato di Scanzo, Mùscat e Sirio, due birre ottenute dal mosto d’uva Moscato.

STEFANIA TURATO


perchè io valgo RANICA (BG) - VIA G. ZOPFI, 18 - TEL. 349 8555082 - 329 1010969


CAVALIERI SEMPRE V.E.Filì - Fotografie Sergio Nessi

SERATA DI GALA CON I CAVALIERI DI MALTA (S.O.S.J.) SOVRANO ORDINE DI SAN GIOVANNI DI GERUSALEMME

Nella foto sopra i Cavalieri del Gran Consiglio tenutosi a gennaio al Grand Hotel del Parco di Stezzano. A sinistra l’assegno di 10.000 € che, come ogni anno grazie al Cavaliere James Coppini, Capo Commenda di Verona, viene donato da parte dei Cavalieri di Malta (S.O.S.J.) all’Associazione sportiva dilettantistica Horse Valley a Corte Molon, alle porte di Verona, nel cuore del Parco dell’Adige Nord, ancora oggi sconosciuto a molti. Il compendio di Corte Molon, villa rurale del 1560, è stato messo a disposizione dell’Associazione Garibaldini Volontari a cavallo Onlus e dell’ASD Horse Valley al fine di realizzare un centro per gli interventi assistiti con gli animali. Da anni Corte Molon, con l’associazione Horse Valley diretta da Linda Fabrello, lavora nel campo del sociale utilizzando il cavallo in interventi assistiti per affrontare la disabilità e i problemi emozionali degli adolescenti, ma anche per dare una migliore qualità alla vita in carcere, preparando gruppi di detenuti della casa circondariale di Montorio a realizzarsi con il mondo animale.

La serata si è svolta al “Il Vigneto” rinomato ristorante di Capriate San Gervaso, dall’amico Marino dove erano presenti molti Cavalieri (S.O.S.J.), tra cui S.E. Gran Priore d’Italia, la Dama di Commenda e Priore della Lombardia con i Capo Commenda della Regione, i rappresentanti del Triveneto, della Sardegna, e quelli dell’Arma, oltre a don Camillo, Parroco della chiesa di Roncello, il quale ha impartito la benedizione a tutti i presenti a fine serata che si è conclusa coronata da una torta trofeo raffigurante un castello creato da Donatella della pasticceria Vanilla di Capriate. Pensando ai Cavalieri Medievali vengono in mente quelli erranti,

protagonisti di poemi e romanzi, con l’armatura e lo spadone che andavano girando il mondo a cavallo, in cerca d’avventure nobili e rischiose, sempre pronti a prendere le difese dei deboli e degli oppressi. Nel mondo di oggi, ma ieri non era diverso, capita spesso di trovarsi di fronte a persone che patiscono privazioni, soprusi se non addirittura violenze. Quasi tutti ci voltiamo dall’altra parte. Un Cavaliere no. Oggi, un Cavaliere si mette a disposizione per curare chi soffre, per andare in soccorso di chi ha bisogno di un sostegno, senza voler in cambio nulla e nel più assoluto anonimato.


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Queste persone fanno parte dell’importante Ordine di San Giovanni di Gerusalemme (Dame e Cavalieri) del S.O.S.J. che portano alti i valori dell’Antico Ordine di quasi mille anni fa, sempre pronti al sacrificio del proprio tempo e talvolta dei propri mezzi, per portare conforto ai più deboli, ai meno fortunati, agli anziani, ricevendo in cambio la gioia più grande che ogni Cavaliere possa mai ottenere. La Storia si ripete, ha un suo percorso già scritto avvalorato da una Bolla Papale di Papa Pasquale II nella quale il Pontefice riconosce l’intensa attività che i Cavalieri e le Dame del S.O.S.J., oggi come un tempo, proseguono con il solo scopo di soddisfare quei valori antichi che si tramandano da generazioni ai futuri Cavalieri e Dame, per distinguersi oggi in azioni in azioni anche senza spada, ma direttamante dal cuore.

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Atelier19: storia di un nuovo mood!

Da anni punto di riferimento in fatto di stile e buon gusto, Atelier19 lascia la sua storica “casa” a Mozzo per dare inizio ad una nuova avventura tutta cittadina. Dallo scorso 28 dicembre, infatti, nel cuore della città in via Ghislanzoni al numero 11, è possibile ammirare le sei grandi vetrine dalle quali si scorge tutto il mondo firmato Atelier19, fatto di brand d’eccellenza selezionati con cura e passione. Due caratteristiche che da sempre contraddistinguono lo staff, coordinato da Filomena e dal suo stile unico, da Giorgia, new entry, nonché dai titolari Diego con sua moglie Serena, esempi di eleganza. Hetregò, People of Shibuya, Xacus, Chiara Boni Le Petite Robe, Caractere, Blanca Luz, Blubianco, iBlues,Vanisè Knitwear, European Culture, Sartoria Tramarossa e Zoe Paris alcuni dei tanti brand di riferimento per la moda donna mentre per l’uomo la scelta ricade da sempre su punti di riferimento dell’eleganza e qualità quali Hetregò, People of Shibuya, Tombolini, Lubiam, AT.P.CO, Fool Company, Re-hash, Sartoria Tramarossa, Fradi, Migliore Calzature, Paolo Vitale. Oltre ad una consulenza accurata, Atelier19 vanta un servizio di sartoria specializzata per uomo, plus per tutti coloro che amano vestire in modo impeccabile in ogni occasione. Tantissimi i clienti che da anni hanno trovato proprio questa dimensione affidandosi allo staff di Atelier19, diventato così un vero e proprio punto di rifermento. Esempio di tutto questo è stata la grandissima partecipazione registrata all’evento d’inaugurazione, dove decine di clienti si sono strette con affetto intorno ai titolari per festeggiare questo importante appuntamento. Per l’occasione gli ospiti hanno gustato un delizioso buffet firmato La Marianna e, tra una chiacchiera e un’altra, è stata realizzata loro una caricatura da parte di una bravissima ragazza. Un omaggio simpatico per rendere indimenticabile questa nuova avventura… sempre all’insegna dello stile unico ed inimitabile firmato Atelier19.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it

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CONCERTO ALLA LUNA Fotografie VITOEOS

14° EDIZIONE DEL CONCERTO DI NATALE DELLA CITTÀ DI BERGAMO

Il periodo natalizio è, per eccelenza, momento di condivisione, felicità e riflessione. Il “Concerto di Natale”, appuntamento ormai fisso per la città di Bergamo, incarna questi sentimenti coniugando la musica di qualità a un gesto di solidarietà. Giunto ormai alla 14° edizione, l’evento tenutosi il 21 dicembre dello scorso anno al PalaCreberg è stato interamente gratuito ed offerto alla cittadinanza da Proloco di Bergamo, con il supporto dei Partner che affiancano l’organizzazione. Un concerto “adolescente” che più che mai è riuscito esprimere la propria personalità. Un evento di svolta, un momento di emancipazione per un Natale speciale, carico di pensieri tanto “lunari” quanto poetici, straripante di buoni propositi e di fiducia nel futuro, anche se a volte tutto attorno sembra andare al contrario. Un concerto che ha liberato ossigeno, che ha fatto battere il cuore dei presenti in sincrono con i bisogni di questa Terra. Un momento di solidarietà, un sostegno agli invisibili e a chi quotidianamente si impegna per garantire loro un futuro sereno. Un concerto illuminato dalla Luna… Il concerto sostiene l’Associazione Spazio Autismo e l’Associazione Amici del Moyamoya a cui erano destinate le offerte libere degli spettatori che hanno affollato il PalaCreberg. Si ringraziano sentitamente tutti loro e i partner che hanno voluto aderire a questa 14° edizione, i musicisti che hanno portato sul palco la loro arte.


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Ogni Natale è un nuovo inizio È rinnovare il cuore È speranza e fiducia rinate È come la Luna Che non tradisce mai Che un po’ crescendo e un po’ calando Con gesto elegante e luminoso Sa tornare sempre L’ASSOCIAZIONE SPAZIO AUTISMO

nasce nel 2000 e si adopera per migliorare lo sviluppo di comportamenti relativi alla comunicazione, all’interazione sociale e all’apprendimento dei minori inseriti nella scuola e nelle strutture del tempo libero; finalizzare lo sviluppo dell’autonomia; promuovere l’orientamento scolastico per l’avvio al lavoro; organizzare attività ludiche durante le vacanze estive; favorire la formazione musicale per la costituzione di un’orchestra sinfonica; sviluppare attività sportive con il supporto di Associazioni del territorio; sostenere la formazione di insegnanti ed educatori. L’Associazione sostiene in particolare la gestione del Centro Spazio Autismo di Bergamo e i progetti “FaiConMe”per il tempo libero degli adolescenti autistici, “Spazio autismo estate e autonomia”.

L’ASSOCIAZIONE AMICI DEL MOYA MOYA

nasce dall’esperienza di Monica Rossi, una donna della provincia di Bergamo, affetta da una rara malattia conosciuta come Moyamoya. Si tratta di una vascolopatia cerebrale, da causa sconosciuta, caratterizzata dall’occlusione bilaterale della parte finale della carotide interna e da una fitta rete di vasi neoformati alla base del cervello. Questa ricca rete di vasi appare all’angiografia come una “nuvola di fumo” che in giapponese si dice appunto Moyamoya. L’Associazione si impegna a diffondere ed approfondire la conoscenza della malattia, indirizzare le famiglie e i pazienti verso strutture adeguate, aiutare finanziariamente chi non può coprire le altissime spese di riabilitazione.


QUANDO CHIEDERE AIUTO ALLO PSICOLOGO NONOSTANTE I PASSI IN AVANTI COMPIUTI NEGLI ULTIMI ANNI PER SFATARE IL LUOGO COMUNE (TANTO STUPIDO QUANTO INAPPROPRIATO) SECONDO CUI ANDARE DALLO PSICOLOGO SIA UNA COSA DA PAZZI, SONO ANCORA MOLTE LE PERSONE RILUTTANTI NEL PRENDERE QUESTA DECISIONE. SCOPRIAMO INSIEME ALLA DOTT.SSA ELENA NODARI, SPECIALISTA PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA DEL CENTRO MEDICO VALSERIANA, SCOPRIAMO COME UN AIUTO PROFESSIONALE POSSA RISOLVERE SVARIATI PROBLEMI NON SOLO PER MIGLIORARE IL NOSTRO PRESENTE MA ANCHE PER CAMBIARE IL NOSTRO FUTURO Per evitare che le preoccupazioni diventino problemi o per spegnere sul nascere eventuali situazioni conflittuali, PREVENIRE È MEGLIO CHE CURARE. Presso il Centro Medico Valseriana è attivo un servizio di psicologia e psicoterapia gestito dalla Dott.ssa Elena Nodari. Dottoressa Nodari, di cosa si occupa lo psicologo? “Spesso mi sento chiedere cosa faccia uno psicologo. Ci sono persone convinte che ci si può rivolgere allo psicologo solo se si è malati o matti, altri pensano che possa prescrivere farmaci, altri ancora che possa dare consigli o soluzioni preconfezionate a problematiche varie. Tutte convinzioni distanti dalla realtà”.

Nato 25 anni fa, il Centro Medico Valseriana Polispecialistico di Vertova rappresenta la più importante realtà di struttura privata e convenzionata, di servizi diagnostici medicichirurgici in Val Seriana. La nostra ambizione è quella di migliorare la salute delle persone, utilizzando le tecnologie più innovative e collaborando con i migliori medici specialisti della provincia di Bergamo. La nostra struttura offre prestazioni sanitarie specialistiche, mediche, chirurgiche, cliniche, strumentali e di prevenzione (check-up). Accogliamo ogni giorno i nostri pazienti impegnandoci con cortesia e professionalità durante tutto il loro iter terapeutico diagnostico e riabilitativo, in quanto la loro salute è il nostro obiettivo finale.

Come può essere d’aiuto uno psicologo? “L’attività professionale ha come scopo la conoscenza e l’intervento sui diversi processi psicologici come emozioni, pensieri, motivazioni e comportamenti. Alla base sta l’incontro-relazione tra due persone (paziente e psicologo) che comunicano reciprocamente al fine di comprendere un problema e trovare una risposta che faccia bene alla persona che ha chiesto aiuto. Lo psicologo non si occupa solo di disturbi ma anche di varie situazioni di crisi che vivono gli individui, le coppie e le famiglie. L’azione dello psicologo ha l’obiettivo di favorire il cambiamento, potenziando le risorse e accompagnando gli individui in determinati momenti di difficoltà. Può essere quindi d’aiuto in particolari contesti di vita quotidiana ed in alcune fasi del ciclo di vita (infanzia, adolescenza, gravidanza, terza età), si può occupare di educazione e crescita (sostegno alla genitorialità, orientamento, processi di formazione), di supporto alla salute (stili di vita, alimentazione, sicurezza), di aiuto nella elaborazione di eventi di vita traumatici (lutti, malattie, separazioni, perdite). Lo psicologo non cura solo disturbi psichiatrici, ma i suoi interventi si rivolgono a tutti gli ambiti della normale quotidianità in cui la persona può trovare delle piccole o grandi difficoltà da affrontare. Lo psicologo è un esperto che conosce i meccanismi di funzionamento psichico e le dinamiche relazionali e può essere di aiuto nella gestione di normali problemi quotidiani. Andare dallo psicologo diventa quindi un modo per occuparsi di se stessi, una sorta di investimento sulla propria salute e benessere. Va inoltre precisato che lo psicologo-psicoterapeuta (a differenza del medico psichiatra) non prescrive farmaci ma lavora attraverso l’uso di colloqui clinici, tests ed osservazioni”.

AL SERVIZIO DELLA TUA SALUTE. DA 25 ANNI ACCANTO ALLA GENTE Cosa avviene durante le sedute psicologiche? CON PASSIONE E IMPEGNO “Andare dallo psicologo diventa un modo per prendersi cura di se stessi, una sorta di investimento sulla propria salute e benessere. Nelle sedute con lo psicologo, la persona può parlare liberamente di sé, dei propri problemi e di vari aspetti della propria vita, dialogando e confrontandosi con il professionista che partecipa, ascolta e interagisce con la persona che ha di fronte. In generale durante un colloquio psicologico, fatto di domande, riflessioni e commenti, si

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parla del problema e della sofferenza della persona in modo da comprenderne le caratteristiche e l’evoluzione nel tempo, ma anche le risorse e le potenzialità a disposizione di ognuno in modo da identificare degli obiettivi e un metodo di lavoro indirizzato al raggiungimento di un migliore benessere e soddisfazione personali. Che si tratti di un sostegno o di una psicoterapia, di un percorso breve o duraturo, ciò che avviene tra uno psicologo e il suo paziente è sempre un incontro tra persone che decidono di percorrere un “tratto di strada” nel comune obiettivo di migliorare una condizione che crea disagio, promuovendo un miglior benessere nel paziente. E’ un viaggio volto ad esplorare alcune parti di sé, dove lo psicologo, attraverso le sue competenze, accompagna questo “itinerario interiore” offrendo comprensione, ascolto, fornendo una prospettiva diversa a chi si trova davanti ad un problema o desidera fare un percorso di crescita interiore”. L’obiettivo fondamentale di ogni terapia è rimettere in moto il motore del pensiero “Il punto primo sul quale occorre fare chiarezza è che troppo spesso lo psicologo viene considerato più competente della persona che a lui si rivolge. Il paziente viene spesso dipinto come inesperto e in posizione di inferiorità di fronte a una persona che dovrebbe essere onnipotente e onnisciente. Le cose non stanno propriamente così. Lo psicologo è competente di psicologia ma non certo della storia di ogni singola persona con la quale si trova a lavorare: sono i pazienti i veri esperti della situazione in cui si trovano, i conoscitori del con-

testo nel quale si sviluppano le problematiche, e sono quindi loro che devono essere considerati la “fonte” dalla quale lo psicologo può cercare di muoversi. Lo psicologo non è un meccanico del cervello, ma il lavoro è in equipè: psicologo e paziente lavorano in sinergia, sebbene con ruoli diversi. In terapia si cerca di coinvolgere e stimolare le persone, a un livello sia emotivo sia cognitivo, affinché possano ampliare la loro visione delle cose, che tende a essere limitata e rigida nel momento in cui si affrontano situazioni personali problematiche, dove l’oggettività e la flessibilità vengono a mancare”. Quando rivolgersi allo psicologo? “Ci si può rivolgere allo psicologo di fronte a comportamenti che non comprendiamo, che appaiono strani o eccessivi, come quando sembra che nessuno ci capisca; quando facciamo fatica a comprendere quello che ci sta succedendo; quando tutto ci sembra confuso, quando siamo preoccupati, per noi stessi o per i nostri cari, e non troviamo soluzioni; quando siamo assediati dalle paure; quando facciamo qualcosa troppo o troppo poco (per esempio: dormire, mangiare, bere, fumare, amare), quando dobbiamo superare un evento traumatico (lutto, malattia, separazione, incidente stradale), quando fatichiamo a gestire il comportamento dei nostri figli, quando non riusciamo ad elaborare le nostre emozioni (rabbia, tristezza, paura), quando ci sentiamo ansiosi, depressi, dipendenti da una persona o da una situazione, quando abbiamo pensieri dolorosi intrusivi ed ossessivi che inquinano la nostra qualità di vita”.

DOTT.SSA. ELENA NODARI - Neuropsichiatria Ospedale Papa Giovanni XXII, Bergamo Psicodiagnosi di minori con difficoltà neuropsichiatriche, conduzione gruppo di genitori di preadolescenti con problemi comportamentali, percorsi di sostegno alla genitorialità, percorsi di psicoterapia breve con adolescenti, lavoro di equipe con neuropsichiatri, insegnanti, logopedisti, fisioterapisti, psicomotricisti PER FAVORIRE PRESA IN CARICO INTEGRATA E GLOBALE DEL MINORE E DEI GENITORI. - Ospedale Papa Giovanni XXII, Bergamo - consulenza libero professionale In qualità di psicologa e psicoterapeuta presso il Reparto di Pediatria e Unità Semplice di Psicologia Clinica Ospedaliera. Attività di supporto a pazienti (di tutte le fasce di età, anche neonati)e famigliari, supervisione e lavoro di equipe con pediatri, neuropsichiatri infantili, infermieri, insegnanti scuola ospedaliera. Attività di formazione e supervisione

per volontari ospedalieri. - Psicoterapia a pazienti adulti, minorenni, attività di formazione per genitori, insegnanti (sul tema della relazione educativa), medici, infermieri, logopedisti, psicomotricisti, fisioterapisti (operatori sanitari) su temi relativi alla relazione di cura, malattia, elaborazione del lutto. - Lavora come psicologa presso Scuole: colloqui con le famiglie, supervisione e formazione alle insegnanti, laboratori relativi ad affettività, emotività e relazioni con i bambini e adolescenti, progetti di orientamento per scelta scuole superiori, formazione rivolta a genitori. - Attività di insegnamento di Neuropsichiatria Infantile e Scienze Umane presso Scuole Superiori di Bergamo. - Attività di insegnamento alla facoltà delle ostetriche dell’Università di Milano Bicocca.

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VIA XX SETTEMBRE, 76 - TEL. 035 211832


A cura del Direttore Sanitario Doryan Medicina Estetica Dr. Gianluca Doria

SALUTE A TUTTO TONDO BELLEZZA MA NON SOLO: DORYAN MEDICINA ESTETICA ALLARGA I PROPRI ORIZZONTI E CON LA PROFESSIONALITÀ E LA COMPETENZA CON CUI DA SEMPRE SI DISTINGUE, PROPONE CONSULENZE PERSONALIZZATE IN AMBITO DI NUTRIZIONE, PSICOLOGIA, FISIOTERAPIA E CHIRURGIA PLASTICA A distanza di un anno e mezzo dalla sua apertura, Doryan Medicina Estetica continua a crescere: non solo tecnologia ed esperienza al servizio della bellezza ma, da qualche mese a questa parte, anche in altri ambiti quali la fisioterapia, la nutrizione e la psicologia. Nella prestigiosa sede di via Mazzini 4, all’interno dell’ex palazzo Enel, insieme al Dott. Gianluca Doria, medico chirurgo nonché Direttore Sanitario di Doryan Medicina Estetica, hanno iniziato a collaborare anche la Dott.ssa Sara Bianco, biologa nutrizionista, la Dott.ssa Melviana Muzio, psicologa, il Dott. Diego Biffi, fisioterapista, e l’ormai consolidato e apprezzato Dott. Jacopo Gallotti, chirurgo plastico, ricostruttivo ed estetico. Uno staff che è andato via via arricchendosi mantenendo, però, intatta la vocazione di questa clinica: essere un centro medico a misura di persona. Prendersi cura di sé, infatti, non vuol dire solo coniugare estetica e bellezza interiore ma anche porre in atto tutte le misure di prevenzione per salvaguardare

e proteggere la nostra salute. Così, accanto ai rivoluzionari trattamenti di medicina e chirurgia estetica che hanno fatto di Doryan un punto di riferimento non solo in ambito cittadino, presso il poliambulatorio di via Mazzini è possibile prenotare consulenze anche in ambito di fisioterapia, nutrizione e psicologia: tre ambiti con cui ognuno di noi ha spesso a che fare vuoi per una vita troppo sedentaria, una dieta troppo sbilanciata o dei conflitti ancora irrisolti. Da centro di eccellenza in materia di medicina estetica, dunque, a clinica versatile in grado di proporre nel medesimo ambiente, accogliente e rilassante, molteplici servizi e in svariati ambiti della medicina grazie al supporto e alla collaborazione di professionisti specializzati: Doryan Medicina Estetica si evolve e cambia pelle per soddisfare ed esaudire le richieste dei suoi pazienti con la stessa professionalità e competenza grazie alla quale è cresciuta in questo anno e mezzo.

Dott.ssa Sara Bianco

Dott.ssa Melviana Muzio

Dott. Diego Biffi

Dott. Jacopo Gallotti

“Mi sono avvicinata al mondo della nutrizione in punta di piedi, ora ne sono completamente avvolta e la cosa mi piace moltissimo.Quando si decide di intraprende un percorso nutrizionale la finalità non è solo il raggiungimento del peso ideale ma anche e soprattutto un’educazione alimentare che consenta di imparare ad nutrirsi nel modo corretto, rispettando le fisiologiche esigenze del nostro organismo”.

“La mia attività spazia dall’ambito della psicologia clinica e della salute, per cui mi occupo di disturbi alimentari, psicologia delle patologie organiche,  ansia, disturbi dell’umore, della personalità e disagio relazionale e adolescenziale, all’ambito della psicologia dello sport, per cui mi interesso dei processi cognitivi, emotivi e comportamentali connessi alle prestazioni di atleti e squadre nel contesto sportivo a 360°”

“Credo molto alla riabilitazione attiva e all’educazione/informazione del paziente, coerentemente con le più recenti evidenze scientifiche, e mi baso sull’approccio bio-psico-sociale, cercando ogni volta di prendere in carico il paziente nella sua globalità”

“Sono specializzato in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica. Al momento svolgo anche il ruolo di referente per diverse aziende leader nel settore di laser medicali ed estetici. Collaboro con svariate cliniche in tutta Italia, e questo mi ha portato non solo a confrontarmi coni migliori maestri del settore e a partecipare a numerosi congressi ma anche ad arricchire ed aggiornare il mio bagaglio di conoscenze professionali al fine di offrire ai pazienti consulenze e trattamenti specialistici ed innovativi”

In collaborazione con Doryan Medicina Estetica - Dott. Gianluca Doria Via Mazzini, 4 - Bergamo - Tel. 035 0039228 - www.doryanclinic.com - info@doryanclinic.com


Gentile Maestro, come nasce il suo lavoro, quali sono i suoi percorsi formativi? “Ho studiato all’accademia di Belle Arti, ma significativo è stato l’incontro con P.Verga, M.Benedetti, E.Bellini, L.Balicco, F. Pedrini. Sensibilità rare che mi hanno formata, non solo a livello tecnico ma anche emozionale, aiutandomi a diventare quella che sono oggi”.

Manuel Bonfanti - Fotografie Paolo Biava

FEDERICA GIUDICI

dialogando con l’arte

Ho avuto modo di vedere dei suoi quadri con varie forme organiche della natura, contestualizzate in ambienti spaziali geometrici, vuol parlarci della scelta dei suoi soggetti e delle composizioni? “I temi sono pretesti per raggiungere un livello di comunicazione artistica priva di sovrastrutture. Cerco il mio linguaggio tra la natura e l’informale per parlare sempre dell’essere umano, utilizzando metafore e simbologie. Ogni mio soggetto grafico è accompagnato da scritti, chiunque acquisti un mio lavoro, deve avere anche l’input di ricerca da cui è nato. Più che geometrie vicine all’ astrattismo, cerco forme, atmosfere, gestualità e materia, a prescindere dalla presenza di un soggetto che assume, a questo punto, il ruolo di citazione ed indicazione di un percorso emotivo, esistenziale. Amo l’eleganza, le trasparenze, “dieci bianchi possono avere dieci suoni”, ogni sfumatura rende il messaggio unico e riconoscibile”. Quindi alterna la sua attività dividendosi tra il restauro e la sua pittura, può spiegarci la differenza tra queste arti? Per certi aspetti è una tradizione cittadina dovuta secondo lei anche a tradizioni artigiane del territorio? “Anche se con il termine arte si può definire la capacità del “fare”, intesa come mestiere, preferisco associare il termine al suo significato più sublime, dunque “Arte” come espressione estetica dell’interiorità, dell’animo umano. Detto questo, il restauro si scosta da questo concetto: il restauro non è un’arte. È una professione dove lo sguardo tecnico e la preparazione scientifica del restauratore, si deve avvicinare in modo “neutro” alle problematiche conservative dell’opera d’arte. Di artistico e personale non c’è nulla e non deve esserci nulla per rimanere deontologicamente corretti. Oggi c’è un vero e proprio percorso universitario per diventare restauratore ed è necessario molto tempo e molta pratica visti i grandi progressi tecnologici, metodologici, fatti in campo conservativo in questi ultimi 20 anni. Un restauratore può essere incline al fare arte, ma non il contrario, le due cose non sono interscambiabili. Sicuramente i restauratori di altre generazioni avevano confini meno netti a riguardo, parlo di famiglie bergamasche, il cui nome ancora prosegue nella tradizione conservativa della città. Sono cresciuta professionalmente ascoltando e toccando con mano i risultati di racconti leggendari che evocavano personaggi davvero incredibili e versatili. Certo con criteri discutibili oggi, ma meritevoli di aver dato origine e corpo ad una professione complessa, indispensabile per salvaguardare il nostro patrimonio artistico. Per questo ho avuto quella che ritengo una fortuna: la possibilità di vivere il passaggio tra la formazione di bottega e la metodologia conservativa odierna. Importante è stato controbilanciare il rigore e il metodo che caratterizza questa professione con la mia attitudine alla libera espressione creativa, rispondendo ad un’ esigenza personale che dovevo assecondare, fare arte”. Ci sono preferenze tecniche specifiche nel suo linguaggio pittorico? Per quale motivo? “In realtà no. Capita spesso che io affronti tecniche che non conosco perché in fondo mi piace sperimentare e uscire dalla comfort-zone, alzare l’asticella e mettermi alla prova. Conosco bene i materiali, perché nel restauro la chimica è fondamentale, il mio azzardo creativo è dato dall’intuito e dall’esperienza; non dalla padronanza di un unico mezzo espressivo. Questa incognita è per me come un “gioco”, il mio elemento variabile e non calcolabile. So bene cosa voglio raggiungere, la progettualità e lo studio preparatorio di un lavoro è per me fondamentale. Spesso si creano veri e propri diari di un percorso, libri d’artista con pensieri e annotazioni nella fase di studio. Ma tutto è in funzione di quel momento, quel preciso momento in cui abbasso il volume dei pensieri e inizio il viaggio attraverso le forme e i colori. A quel punto non c’è tecnica da scegliere.. Metto tutti i materiali attorno a me, inizio il “viaggio”, sapendo che la direzione pensata e stabilita è più una lieve sicurezza, che presto verrà abbandonata. Non so l’effettivo risultato all’inizio, il percorso si delinea in divenire. Mi piace farmi trasportare dall’istinto oltre il raziocinio”.


FEDERICA GIUDICI

È nata a Bergamo nel 1976, dove vive e lavora. Si diploma presso il Liceo Artistico statale di Bergamo ed all’Accademia A.Galli di Como, in restauro. Frequenta la bottega di Restauro di Carlo Scarpanti, della “scuola” Steffanoni. Nel 2002 apre il Laboratorio di Restauro “Artemisia” e lavora sotto tutela delle Belle Arti. Partecipa al Masolino da Panicale e vince il premio Vittorio Viviani. Esposizioni: Pesci Combattenti, Seregno, cura di Pier Antonio Verga. (2014), Dialogando con le distanze, Spazio Sentierone 45 (2014), Arteperoggi, Teatro dei Dioscuri, Roma (2015), Chromakey, 255 Raw Gallery (2018), Domus Art, Domus drink food & lab, Bergamo, a cura di M. Bonfanti (2019)


FEDERICA GIUDICI - dialogando con l’arte


Quale letteratura e quale musica è di suo maggior interesse? “Ogni percorso di ricerca grafica, ogni tema ed ogni elemento che cattura la mia curiosità, nasce da un ciclo emotivo personale, pone il mio “sentire” su diverse frequenze, a seconda di quello che mi succede o che succede intorno a me. Spesso è sufficiente una frase, una poesia o anche solo un confronto di dialogo per aprire in me porte basculanti, che producono stati d’animo, curiosità e molte domande a cui sento il bisogno di dare risposta. È da qui che nasce la forte esigenza di sporcare le mani, i pensieri, l’emozione di capire, attraverso accordi pittorici qualcosa in più di me; degli altri, del mondo. Apro la porta, mi siedo, la musica di sottofondo accompagna la lettura dei miei appunti e accendo il dialogo con i miei dipinti. Il mio interesse si rivolge alla comprensione dell’essere umano e dei suoi limiti. Posso dire che nella musica e nella letteratura amo spaziare nei diversi generi e periodi storici, seguendo i miei umori e il mio vivere. Forse comune denominatore è l’introspezione; psicologia, biografie, classici. trattati che hanno l’essere umano come fulcro. Mi piace la musica, tutta, specie se dal vivo. Non è questione di gusti ma di riconoscere l’entusiasmo in ogni arte, la magia del fare umano”. Come si immagina il futuro del mercato dell’arte, può essere solo online, come la direzione che ha quasi tutto il dettaglio? “Sicuramente la direzione del mercato e la fruibilità delle opere d’arte è per larga parte online. Ci sono degli aspetti positivi come la divulgazione in tempo zero, ma non so se diventerà l’unica via. In cuor mio spero di no. Ci sono vari livelli e motivazioni per avvicinarsi ad un’opera d’arte ed al suo acquisto, per esempio l’arredamento che è sempre più di alta progettazione, o la vicinanza emozionale a un percorso artistico per affinità o contrapposizione. In qualche modo accade così anche per l’arte antica, forse con il valore aggiunto della storicizzazione. Nel restauro, essere a contatto con le opere d’arte è un’esperienza unica.


Ricordo il profumo dei materiali di restauro durante i lavori in Carrara, il silenzio ovattato e regale delle stanze, in cui gli spettatori più severi erano alle pareti. Non riuscirei a comprare un’opera online, perché la percezione fisica è per me fondamentale, esiste una relazione con l’ opera d’arte. Dimensioni, matericità, gestualità, colori reali, il contesto, tutti sono elementi importanti alla corretta fruizione dell’opera”. Quali esposizioni o opere sono state di particolare importanza nel suo lavoro artistico, ci sono in programma mostre o progetti? “Sicuramente “Pesci combattenti” mi ha dato coscienza della mia capacità espressiva. L’importanza del progetto e della progettualità, del confronto e dello scambio con il pubblico, un gradino evolutivo personale, che diventa interessante e stimolante se crea rumore e risposte. Questo avviene con “Jellyfish_1”, che è il lavoro più significativo fatto durante la residenza d’artista Chromakey alla 255 Raw Gallery nel 2018. Nello stesso anno ho deciso di spostare lo studio di restauro in via Tasso, nell’inizio della primavera, che è uno dei momenti più ispiranti dell’anno. La luce di questo studio mi emoziona ogni volta che ne varco la soglia. Alla collettiva Domus Art in via Camozzi, curata da Manuel, partecipo con un opera di grande dimensione, la mostra è tutt’ora in corso per chi volesse visitarla”.


MINI ELETTRICA? CI STA! PRESENTAZIONE LAMPO PER LA NUOVA MINI TUTTA ELETTRICA PRESENTATA ALLO SPORTPIÙ

La Mini Cooper SE è il primo modello elettrico di serie della casa britannica, con la lettera E aggiuntiva ad identificare il suo essere “a zero emissioni”, ed ha fatto il suo debutto pubblico al Salone di Francoforte 2019. La compatta inglese approda nell’alimentazione a batteria con una vettura che punta a ripercorrere il solco di successo della Mini Cooper con motorizzazioni tradizionali. Autonomia fino a 270 km, prezzi da 33.900 euro Sulla Mini Cooper SE al posto del motore endotermico è stato montato un propulsore elettrico in grado di offrire 184 CV di potenza, alimentato da una batteria agli ioni di litio da 32,6 kWh che le permette di percorrere tra i 235 e i 270 chilometri con una singola carica.


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La nuova elettrica del marchio britanni­ co, che sarà lanciata ufficialmente a marzo, è già stata ordinata da alcuni clienti, i più attenti alla qualità della vita. I prezzi della Mini Cooper SE per il mercato italiano partono da 33.900 euro. La Mini Cooper SE si basa sulla carrozzeria della Mini 3 porte rivista in alcuni dettagli. Tra le novità c’è l’assetto rialzato, con l’altezza da terra che è cresciuta di 1,8 cm. La batteria a forma di T posizionata sul fondo dell’auto non ha intaccato la capacità di carico del bagagliaio che si conferma tra 211 e 731 litri. Il peso della Cooper SE è maggiore, parliamo di 145 kg in più, rispetto ad una Cooper S con cambio Steptronic, con l’elettrica che ferma l’ago della bilancia a 1.365 chilogrammi.


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allo sportpiù la nuova mini tutta elettrica Fino a ieri quando si arrivava alla presentazione di una nuova vettura il momento clou, dopo aver tolto il telo e svelate le linee della carrozzeria, era l’avviamento del motore, con relativa sgasata per farne apprezzare il sound dei cilindri con tutti i loro cavalli, le camere di scoppio e i tubi di scarico… Adesso ad aspettarci fuori dallo SportPiù di Curno, partner di Lario Bergauto nella promozione della mobilità elettrica, c’è una nuova Mini avvolta in un’aureola di luce. Un po’ di nebbia fa il resto e la magia si compie. La Mini è accesa ma non fa alcun rumore. Niente brum brum. È totalmente elettrica. Prima non c’era e adesso è come se non ci fosse. Salite e sembra la Mini di sempre. Si guida come un go kart ma l’accelerazione e la coppia vi fanno sentire davvero proiettati sull’asfalto, avvolti da un sibilo che suona di futuro in arrivo. Chissà se il suo inventore, Sir Alec Issigonis, ha mai immaginato che una discendente degnissima della sua prima Mini un giorno sarebbe diventata elettrica. Se volete adrenalina, non vi mancherà e sarà un soffio divincolarvi nel traffico, senza inquinare, senza farvi stoppare dalle limitazioni quando l’aria è pesante, senza avere sensi di colpa verso le generazioni future, lo scioglimento dei ghiacciai e gli incendi in Australia. Questo l’aspetto, anche culturale, da cogliere. Mini elettrica significa stare dalla parte giusta, di quelli che amano il pianeta e sono disposti ad investire sul futuro sempre più libero da energia prodotta bruciando risorse fossili. Mini elettrica. Ci sta. Esprime carattere ma anche sensibilità. Nessun compromesso su prestazioni e comfort nella totale sostenibilità e riciclabilità di ogni componente.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it

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LA FANTASIA AL VOLANTE A RETROMOBILE PARIS 2020 TRIONFA LA COLLEZIONE ASI BERTONE Dal 4 al 9 febbraio, a Parigi si è svolta la 45a edizione di Retromobile: la più importante rassegna del mondo dedicata esclusivamente al collezionismo dei motori. Quasi 200.000 visitatori hanno affollato i padiglioni di Port de Versailles, dov’è stato possibile ammirare i capolavori su quattro ruote più rari e preziosi di tutti i tempi. Tra questi anche dieci straordinari esemplari unici della Collezione ASI Bertone, ospitati a Retromobile per una mostra tematica dedicata alla celebre carrozzeria torinese. Prototipi e concept car che hanno illustrato oltre trent’anni di evoluzione dello stile italiano applicato all’automobile: dalla Autobianchi Runabout del 1969, alla Opel Filo del 2001, passando per la Suzuki Go e la Citroën Camargue del 1972, la Ferrari Rainbow del 1976, la Volvo Tundra del 1979, la Chevrolet Ramarro del 1984, la Citroën Zabrus del 1986, la Lamborghini Genesis del 1988 e la BMW Pickster del 1998. Progetti molto diversi tra loro per tipologia e finalità d’uso, ma accomunati dalla stessa visione estremamente futurista e fuori dagli schemi che ha sempre caratterizzato la creatività della Bertone. Durante il salone parigino, l’Automotoclub Storico Italiano ha avuto l’opportunità di ospitare alcune personalità legate alla storia Bertone, come i designer Piero Stroppa e Marc Dechamps: a quest’ultimo, in particolare, si può attribuire l’impronta dello stile Bertone tra la fine degli anni ’70 e l’inizio dei ’90 e quindi di quasi tutte le vetture esposte a Retromobile. La Collezione ASI Bertone è composta da 79 pezzi - tra veicoli completi e funzionanti, telai e modelli di stile, attualmente esposti al Museo Volandia di Malpensa - e rappresenta un patrimonio storico motoristico senza eguali, tanto da godere della tutela del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che ne ha consentito l’uscita temporanea dai confini italiani vista l’importanza dell’evento e la sua rilevanza a livello mondiale: dieci automobili che hanno rappresentato il “made in Italy” e la capacità creativa tutta italiana di fronte ad un pubblico proveniente da ogni parte del mondo.

LE DIECI VETTURE ESPOSTE A PORTE DE VERSAILLES

Bertone Runabout (1969)

Nel 1969 Bertone scelse la briosa meccanica dell’Autobianchi A112 per presentare una stravagante barchetta a cuneo, una delle prime con questa linea, dove spiccano i proiettori all’altezza dei montanti e i due gusci da cui è composta. La soluzione di rovesciare la meccanica di una “tutto avanti” come la A112, servì come banco di prova per la Fiat X 1/9.


LA FANTASIA AL VOLANTE BMW Pickster (1998)

Una carrozzeria bassa e larga non si addice a un pick-up, ecco perché l’esercizio di stile su telaio e motore BMW (6 cilindri di 3.152 cc per 320 CV) fu provocatorio: frontale aggressivo (reso più accattivante dalla doppia colorazione), grandi ruote da 21” e piano di carico piatto accerchiato da linee sinuose e dal vistoso alettone.

Citroën Camargue (1972)

Bertone realizzò numerosi prototipi su basi Citroën. Uno di questi fu la Camargue su base della berlina GS: un’elegante hatchback 2+2 con lunotto degradante arricchito dalle due lunette di vetro separati dall’imponente roll-bar. L’anteriore era invece impreziosito dal parabrezza curvo, tipico dei suoi modelli in quegli anni.

Ferrari Rainbow (1976)

Dopo il modello di serie 308 GT4 già realizzata da Nuccio (una delle prime Ferrari non disegnate da Pininfarina), Bertone si lancia in un esercizio di stile sullo stesso telaio. Il risultato è l’avveniristica Rainbow, una “targa” che fa scivolare il tetto dietro gli schienali dei sedili. La linea è compatta e filante, molto segmentata, a tratti volutamente disarmonica: un vero e proprio taglio netto con le linee del passato.

Opel Filo (2001)

Per introdurre la tecnologia drive by wire, nuovo rapporto uomo-macchina realizzato in collaborazione con SKF (eliminata la pedaliera), la Bertone presenta la Filo (con marchio Opel), una monovolume compatta dalle linee nette e dal padiglione luminoso ed esteticamente piacevole, che influirà i modelli futuri della Casa tedesca (Meriva).


Chevrolet Ramarro (1984)

Uno dei grandi obiettivi di Nuccio Bertone fu di carrozzare un telaio Chevrolet Corvette con alcuni criteri ritenuti rivoluzionari. Ci riuscì nel 1984 con la Ramarro, una vettura sperimentale dove il motore veniva “sezionato” spostando radiatore e condizionatore al posteriore. Questo permise agli stilisti maggiore flessibilità nel realizzare un design modernissimo tipicamente Bertone: la linea è un grande cuneo che influenza l’intero design.

Citroën Zabrus (1986)

Sulla base della BX a trazione integrale, Bertone realizzò una moderna 2 volumi di linea sfuggente e affilata a cui fa da contraltare un posteriore avvolgente. Dalla vettura furono poi presi numerosi stilemi apparsi sulla successiva ZX mentre rimasero esercizio di stile le grandi porte apribili verso l’alto.

Lamborghini Genesis (1988)

Per l’ultima dream car su base Lamborghini, Bertone scelse di estremizzare il concetto di station wagon di lusso presentando la Genesis, in pratica una casa viaggiante equipaggiata da un V12 da 455 CV posteriore. Meraviglia destarono le porte anteriori incernierate al centro del tetto, le due posteriori apribili a compasso e gli interni modulabili. La vettura poi, pur essendo di aspetto imponente e massiccio, vantava un Cx invidiabile.

Suzuki Go (1972

Fra i progetti più eclettici di Bertone negli anni ‘70, c’è sicuramente la Go del 1972, un originalissimo veicolo polivalente adatto al trasporto di una motocicletta. In pratica una “chiatta” su 4 ruote dal disegno filante e sottile. La meccanica era motociclistica: 750 cc da 67 CV e gruppo differenziale-invertitore con trasmissione a catena brevetto interno di Bertone.

Volvo Tundra (1979)

Oltre alla collaborazione per veicoli di serie, quella con Volvo portò anche alla definizione, nel 1979, del prototipo Tundra, sviluppata sulla meccanica della 343 (motore di 1.397 cc per 70 CV). La vettura è un coupé compatto basso e largo con linee tagliate di netto molto moderne tanto che, diverse “trovate” stilistiche, verranno poi riprese da modelli successivi di Bertone, non solo Volvo (è fortissima la somiglianza con la Citroen BX). Belli i cristalli al vivo.


donne

in moto

SONO SEMPRE DI PIÙ LE DONNE CHE SCELGONO DI GUIDARE UNA MOTOCICLETTA ANCHE DI GROSSA CILINDRTA MA I PREGIDIZI DEI BIKERS MASCHI SONO DURI A MORIRE


COSA NON DIRE MAI AD UNA DONNA MOTOCICLISTA Eleonora Turina

L’uomo che sa far ridere una donna è fantastico. L’uomo che fa ridere di sè perchè fa delle battutine stupide è scemo. Qui sotto le frasi che mai - MAI - dovrete dire ad una donna motociclista perchè vi farebbero automaticamente finire nella categoria degli scemi e vi assicuro che ne ho conosciuti tanti. (Yuhuuu) Tra l’altro di recente è uscito il mio articolo di recensione della Supersport sulla Gazzetta di Mantova. Sulla pagina Facebook di tale giornale alcuni leoni da tastiera hanno espresso il loro parere, ovviamente non sulla qualità dell’articolo (che nemmeno avranno letto, ma sapranno leggere??) o sulla moto in questione ma bensì sulla sottoscritta. Consapevole del fatto che se l’articolo fosse stato scritto da un uomo i commenti non sarebbero stati sicuramente con quei toni, mi permetto di dedicare loro un piccolo pensiero: Se una mattina mi svegliassi con il desiderio di fare il meccanico, la calciatrice, o addirittura l’arbitro, vorrei poterlo fare senza sentirmi in obbligo di dovermi difendere dai giudizi di mezzi uomini con evidenti crisi di inferiorità.  E questo dovrebbe essere un desiderio di tutte le donne! La libertà di abbracciare i propri sogni senza doversi giustificare o senza dover dimostrare di essere adeguate solo perchè non abbiamo la barba. Ma ora vorrei chiedere un favore personale a quei maschi alpha da divano: in attesa di questo mondo perfetto in cui ogni donna potrà fare la fava che vorrà senza essere rimandata in cucina perchè non reggete il confronto, prima di pubblicare una qualsiasi cazzata, controllate l’ortografia e mettete correttamente le H dei verbi avere, perchè mi danno più fastidio questi errori da capra ignorante che i vostri commenti da bigottoni. Grazie. Ora invece torniamo al punto in questione: cosa NON dire ad una donna biker… segnate segnate che magari vi aiuto a trovare la fidanzata motociclista (o almeno a non fare la figura dei pandoli). Davvero hai la moto???? Ma la sai usare???? “No figurati, l’ho comprata da mettere in garage per appenderci le mutande ad asciugare”. Non è troppo grossa per te quella moto? “Anche la tua testa mi sembra tanto grande rispetto al contenuto ma mica te lo faccio notare”. Tanto io sono più veloce “Sessualmente intendi?” Ma sei lesbica? “No però da bambina ho avuto la varicella… posso guidarla lo stesso la moto? Per fortuna, di recente, ho scoperto che per avere una moto non è necessario avere il pisello o gusti maschili! Cioè, per lo meno, quando l’ho comprata nessuno me lo ha richiesto e il passaggio al PRA me lo hanno fatto lo stesso”. Ma come mai proprio la passione per la moto? “Guarda, il corso di Zumba era già pieno e per il corso di uncinetto mi sembrava presto quindi…”.

Ti piace avere tutta quella potenza tra le gambe è?!?!?! (con annessa espressione ammiccante da idiota) Anche a te piacerebbe vero? Tra l’altro a me piacerebbe anche interagire con persone intelligenti ma mi rendo conto di essere nel posto sbagliato con la persona sbagliata. Perchè non colori la tua moto di rosa? Magari ci metto pure le manopole con il pellicciotto e ci attacco hello kitty sul serbatoio… si dai ciao.

Che moto hai? È una Peg Perego? “No però quando hai finito di sparare minchiate puoi tornare a giocarci … minus. E, dulcis in fundo, la battutina scema per eccellenza, quella inflazionata, che ho sentito un imbarazzante quantitativo di volte e che sa tirare fuori il peggio di me”. Ma hai già tolto le rotelline? “E tu hai finito di farti stirare le mutande dalla mamma? Tra i miei buoni propositi per il nuovo annoi c’era quello di dire meno parolacce. Però capisco che a volte non si hanno alternative”. Tratte da una storia vera, purtroppo.


i migliori ristoranti del mondo

PRIMO ITALIANO IL PIAZZA DUOMO DI ALBA CHEF ENRICO CRIPPA 50 Best: il miglior ristorante del mondo è il Mirazur di Mauro Colagreco, male gli italiani50 Best: il miglior ristorante del mondo è il Mirazur di Mauro Colagreco, male gli italiani Massimo Bottura, che aveva vinto nel 2018, non era in competizione a causa di un cambio di regolamento. A Singapore la cerimonia di premiazione della classifica dedicata all’alta cucina. Enrico Crippa del Duomo di Alba scende dal 16esimo al 29esimo posto, Le Calandre di Padova dal 23esimo al 31esimo. Seguici anche su Facebook L’anno scorso era stata la volta di Bilbao e lì, sotto il tetto del Palacio Euskalduna, Massimo Bottura era stato incoronato per la seconda volta, quest’anno l’appuntamento con il firmamento dei The World’s 50 Best Restaurant ha portato gli amanti dell’alta cucina a Singapore, nel cuore dell’Asia più viva e vivace, per un’edizione che ha riservato molte sorprese, ma non quella del vincitore. Mauro Colagreco (terza posizione lo scorso anno) con il suo Mirazur, era tra i favoriti nonostante il cambio di regolamento. A gennaio 2019 è stato infatti annunciato che tutti i vincitori delle passate edizioni - quella 2019 è la diciottesima - fanno parte della Hall of fame Best of the Best e non sono dunque parte della competizione annuale: di questa categoria “fuori gara” fanno parte Osteria Francescana di Massimo Bottura, El Celler de Can Roca (n. 1 nel 2013 e 2015), il newyorkese Eleven Madison Park (al top nel 2017),The French Laundry (2003-2004) di Thomas Keller e The Fat Duck (2005) di Heston Blumenthal, il Noma di Copenagen (con la

precedente location) e El Bulli, lo storico ristorante di Ferran Adrià, il più titolato di sempre con ben cinque prime posizioni. L’edizione ha quindi molte molte new entry - la più alta, direttamente al secondo posto, con il nuovo Noma -, e qualche brutta sorpresa per l’Italia. Dopo la discesa dal 36esimo al 51esimo posto di Niko Romito, scivolata anche per Enrico Crippa con il suo Piazza Duomo che si ferma al 29esimo posto (16esimo nel 2018) e Massimiliano Alajmo con Le Calandre, in 31esima posizione (23esima posizione nel 2018). Molti i premi speciali. Uno su tutti, arrivato in Italia, il Miele One to Watch, dedicato alla più fulgida promessa, che ha premiato il Lido84 di Riccardo Camanini. Seguono il tradizionale Best Female Chef assegnato alla messicana Daniela Soto-Innes, il nuovo American Express Icon Award andato a José Andrés e il Sustainable Awards, va invece al ristorante posizionatosi alla posizione numero 50, allo Schloss Schauenstein di Andreas Caminada. In rosa il miglior pastry chef del mondo alla Jessica Préalpato, del Plaza Athénée di Alain Ducasse, e si resta in Francia con il The Chef ’s Choice Awards, che va invece ad Alain Passard. La scalata più veloce della classifica? Questa medaglia è tutta per Eneko Atxa e il suo Azurmendi, mentre dopo El Celler de Can Roca e dopo l’Eleven Madison Park, il premio “Art of Hospitality” vola a Tokyo, al ristorante Den.


“Potremmo dire, e avremmo ragione, che non c’è cosa più facile per un cuoco che cucinare nelle Langhe. Questo angolo di Piemonte è rinomato in tutto il mondo per la varietà e la qualità dei suoi prodotti eccellenti: la carne di Fassona, la Nocciola Tonda Gentile, le castagne, i funghi, il Tartufo Bianco d’Alba, il cappone, il coniglio, il burro di panna fresca, le patate d’Alta Langa, il cardo gobbo di Nizza, i topinambour, le rape bianche... Ma potremmo anche dire, e avremmo di nuovo ragione, che non c’è cosa più difficile per un cuoco che cucinare nelle Langhe. Questi ingredienti magnifici sono gli stessi che ogni famiglia ha a disposizione da tempo immemore, e infatti qui si mangia bene dappertutto: nelle case, in trattoria, al ristorante. CHE CONTRIBUTO AVEVO IO DA OFFRIRE A UNA TRADIZIONE CENTENARIA? Per me erano tre le cose da fare:  approfittare al meglio di ciò che mi circonda, leggere dentro la tradizione, mettere mano alle ricette tradizionali assecondando la mia personalità. Qui a Piazza Duomo lavoriamo con prodotti del territorio, in contatto diretto con i nostri fornitori di fiducia: la maggior parte di ciò che utilizziamo in cucina viene da un raggio di qualche decina di chilometri.  Sono i prodotti locali a guidare la mia mano: il manzo di Langa, per esempio, con la sua carne magra e non marezzata, è perfetto per la battuta di carne cruda. Fin qui, questi sono gli stessi principi che ispirano il lavoro di una grande trattoria. POI ENTRA IN GIOCO LA PERSONALITÀ INDIVIDUALE: La via personale verso la creazione di una mia cucina contemporanea, leggera e bella da vedere. Sono italiano ma ho lavorato in Francia e poi in Giappone: ognuno di questi elementi è chiaramente visibile in filigrana nel mio lavoro. In ultimo, rimane ciò che voglio io - anzi, ciò di cui ho bisogno. Anche se parto da ciò che mi offrono l’orto e questo territorio, c’è un momento in cui emerge la mia idea, la mia personalità: se questo venisse a mancare, diventerei incapace di trasmettere l’energia che genero quando cucino per i miei ospiti”.

RISTORANTE PIAZZA DUOMO DI ENRICO CRIPPA E C. PIAZZA RISORGIMENTO ALBA (CN)

Situato a pochi chilometri da Alba, ai piedi dell’azienda vitivinicola Ceretto, l’orto del ristorante Piazza Duomo esprime la passione per il mondo vegetale dello chef tristellato Enrico Crippa, che nella Tenuta Monsordo Bernardina coltiva e attinge materia prima per i menu del suo ristorante nel centro storico della cittadina piemontese. Nato dalla comune visione di Enrico Crippa e della famiglia Ceretto, l’orto comprende una serra di coltivazione (400m2) e un appezzamento (4000m2), dove lo chef si reca personalmente ogni giorno per selezionare e raccogliere ortaggi, erbe e fiori.

Enrico Crippa nasce a Carate Brianza nel 1971. Diplomato presso l'Istituto Alberghiero di Monte Olimpino, Como. La prima esperienza nel campo della ristorazione avviene a sedici anni come apprendista nello storico ristorante milanese di Gualtiero Marchesi in via Bonvesin de la Riva. Inizia da qui una folgorante carriera che gli darà modo di collaborare con alcuni tra i migliori chef europei: Christian Willer alla Palme d'Or di Cannes, Gislaine Arabian al Ledoyen di Parigi, Antoine Westermann al Buerehiesel di Strasburgo, Michel Bras a Laguiole, Ferran Adria a El Bulli di Roses. Nel 1990, a Sologne, riceve il primo premio del Concorso Artistico di Cucina, bissando nel '92. Nel 1996 avvia a Kobe il ristorante di Gualtiero Marchesi e resta in Giappone al Rhiga Royal Hotel di Osaka fino al 1999. Fondamentale per la sua cucina l'esperienza di questi 3 anni. Rientra in Italia dove cerca un luogo adatto alla realizzazione del proprio ristorante. Nel 2003 l'incontro con la famiglia Ceretto con la quale inizia, nel 2005, il progetto del Ristorante Piazza Duomo, in Alba. Nel 2006 la prima conferma del suo talento, la prima Stella Michelin; nel 2009 un nuovo traguardo, la seconda stella Michelin. Il 14 novembre 2012 Enrico Crippa ottiene la terza stella Michelin.  Nel 2012 viene scelto come presidente della giuria per il Bocuse d’Or. Dal 2013 la cucina di Enrico Crippa porta Piazza Duomo tra i 50 migliori ristoranti del Mondo, raggiungendo nel 2017 la 15esima posizione. Sempre nel 2017 diviene Presidente dell'Accademia Italiana del Bocuse d'Or e l'Académie Internationale de la Gastronomie gli riconosce il Grand Prix de l'Art de la Cuisine.


primavera sul sebino: Un amore tutto da dimostrare LA PSICOSI DEL CONTAGIO E UNA CATTIVA INFORMAZIONE HANNO LASCIATO IL POSTO ALLA SUA IMMUTATA GRANDE BELLEZZA

Sulle sponde del lago d’Iseo si sono abbattute due vicende che, pur senza essere collegate tra loro, ne hanno in qualche modo messo in difficoltà il tessuto economico collegato al turismo, sia quello “casalingo”, cioè i bresciani, i milanesi e i bergamaschi che da sempre ne hanno fatto uno delle mete preferite per la gita domenicale specie in estate, sia quello, altrettanto importante che arriva sul Lago da altre regioni, altri paesi stranieri, europei e non solo… Alla fine dell’anno sono stati rilevati alcuni casi di meningite che hanno portato al decesso di quattro persone. Dopo il funerale della prima vittima del virus del meningococco, avvenuto a Villongo dove risiedeva, nel paese e in quelli limitrofi si è scatenato il panico. Da un lato all’inizio nessuno ha preso la cosa sul serio ma dopo il secondo decesso avvenuto a Predore, la gente ha iniziato a dare la caccia al vaccino e a chiederne la distribuzione presso

le strutture pubbliche. Il poco che le farmacie tengono a disposizione è andato via in due ore e ogni magazzino ne risultava sprovvisto. Data la chiusure natalizia le aziende produttrici, dopo aver messo in circolazione alcune giacenze, hanno ripreso la produzione del farmaco ma, solo dopo la prima settimana di gennaio è iniziata la vaccinazione a tappeto. E anche in questo caso la paura ha contagiato migliaia di persone che hanno aspettato ore, con code che iniziavano a mezzanotte per ricevere il ticket per il vaccino. I primi giorni le dosi erano poche rispetto alle richieste… Tutti si volevano vaccinare mentre la psicosi da contagio si diffondeva un po’ a tutti grazie anche a qualche giornale che non ci ha pensato molto a spargere benzina sul fuoco pubblicando articoli sempre più allarmanti con titoli al limite del terrorismo psicologico. È stato preso di mira tutto il Sebino come luogo da evitare e Sarnico indicata come l’epicentro dell’infezione.


Incredibile ma tutto ciò ha avuto come conseguenza l’allontanamento di chiunque normalmente avrebbe deciso una gita da quelle parti. Sono piovute disdette negli hotel e spariti gli avventori dai ristoranti. Domeniche deserte sul lungolago solitamente affollato dai bikers, tavolini vuoti e persino gente in giro con la mascherina. A posteriori sembrerebbe essere stata solo un sorta di prova generale di quello che adesso potrebbe accadere con la diffusione del Coronavirus. I molti cinesi in tour in Italia che avevano prenotato tappe sulle sponde del lago hanno dato forfait, per forza di cose. Inoltre ricordiamo i rapporti che legano la Cina a Sarnico dopo l’acquisizione da parte loro degli storici cantieri Riva. Il management dell’azienda che li ha comprati che è un colosso presente in vari settori industriali, spesso con al seguito mogli e figli, avevano spesso la possibilità di venire in visita ai Cantieri che

sono, a ragion veduta, considerati un loro fiore all’occhiello. Da molte settimane ormai non ne arrivano più dopo aver disdetto ogni impegno con le strutture che solitamante li ospitavano. Beh, una bella batosta che viene dopo i danni irreparabili causati dalla distorta comunicazione di molti media sulla diffusione del meningococco. A Sarnico non c’è mai stato alcun caso di infezione ne tantomeno il lago è stato epicentro dell’epidemia che grazie al lavoro degli operatori sanitari che hanno fatto doppi turni per vaccinare oltre 30 mila persone in pochi giorni, pare essersi placata dopo l’ultimo caso della moglie di una delle vittime del primo attacco. Tutti noi, il lago d’Iseo lo portiamo nel cuore e ognuno ha ricordi bellissimi su quelle rive popolate dai cigni. Adesso è il momento di dimostrargli tutto il nostro amore. E, se volevate andare altrove, domenica prossima, tornate su quelle sponde.


AAA CERCASI GIOVANI TALENTI DELLA CALZATURA

vuoi fargli le Scarpe?

La partecipazione al concorso è gratuita, in palio ci sono 3mila euro e un periodo formativo nella Scuola internazionale di Calzature, Cercal, e 6 mesi presso una delle aziende calzaturiere associate a Sammauroindustria. I partecipanti devono iscriversi on line nella pagina del Cercal www.cercal.org/concorso.

“Un Talento per la Scarpa”: concorso internazionale per giovani stilisti promosso da Sammauroindustria, che associa i grandi marchi della calzatura del distretto di San Mauro Pascoli: Casadei, Gianvito Rossi, Giuseppe Zanotti, Pollini, Sergio Rossi. Partecipazione gratuita. Pochi giorni alla scadenza del Concorso internazionale per giovani stilisti, “Un Talento per la Scarpa”, promosso dai calzaturieri di San Mauro Pascoli riuniti nell’associazione Sammauroindustria (Casadei, Gianvito Rossi, Giuseppe Zanotti, Pollini, Sergio Rossi), insieme alla scuola del Cercal e al Comune. Riservato a giovani nati dopo il 31 dicembre 1988 (senza limiti di età per coloro che sono iscritti alle scuole di design o d’arte), le future promesse della calzatura sono chiamate a realizzare bozzetti, ricerche stilistiche, prototipi e collage per una scarpa femminile sul tema “Passato, Presente, Futuro”. Il tema è un omaggio ai vent’anni del concorso, traguardo raggiunto dalla doppia decade di questa edizione.

La giuria che vaglia i lavori è composta da rappresentanti delle aziende calzaturiere di Sammauroindustria (Casadei, Gianvito Rossi, Giuseppe Zanotti, Pollini, Sergio Rossi) affiancati da un rappresentante del Cercal.


Gli autori dei primi dieci bozzetti classificati vengono segnalati alle aziende calzaturiere di San Mauro e menzionati in occasione della serata di premiazione. È prevista anche una particolare menzione alle scuole che si distinguono per numero e qualità degli elaborati presentati dagli studenti. Il concorso, giunto alla ventesima edizione, è organizzato da Sammauroindustria, che raccoglie le principali aziende calzaturiere del distretto di San Mauro Pascoli (Casadei, Gianvito Rossi, Giuseppe Zanotti, Pollini, Sergio Rossi), la scuola del Cercal e il Comune di San Mauro Pascoli. Il concorso è realizzato in collaborazione con Confindustria Romagna. Arrivano da tutto il mondo i vincitori delle edizioni passate: Italia (9 volte), Messico (5 volte), Russia (1), Cina (1), Giappone (1), Croazia (1), Germania (1). Info: Sammauroindustria, San Mauro Pascoli (FC) Tel. 0541.932965 - cercal@cercal.org www.cercal.org www.sammauroindustria.com

“Un Talento per la Scarpa”: concorso internazionale per giovani stilisti promosso da Sammauroindustria, che associa i grandi marchi della calzatura del distretto di San Mauro Pascoli: Casadei, Gianvito Rossi, Giuseppe Zanotti, Pollini, Sergio Rossi. Partecipazione gratuita. Scadenza: 29 febbraio 2020.


fuochi di paglia di Giorgio Paglia www.fuochidipaglia.it

UNA IPOTETICA CONGIURA

I retropensieri sono difficili da dimostrare, possono però diventare improvvisamente di reale attualità. Uno sconosciuto corona virus sta infettando il mondo e anche in Itala, a fine gennaio, si sono riscontrati i primi casi. La sua mortalità sembra essere alta e la gente è sempre più preoccupata, anche perché di notizie certe non ce ne sono. Allora nascono tante ipotesi non verificabili ed indimostrabili, ma spesso a pensar male non si sbaglia. Eccone una. Nel mondo vivono più di 7 miliardi di persone, di cui quasi il 22% è cinese. I cinesi poi sono dappertutto e si sono comprati nel tempo le varie attività economiche e finanziarie, piccole o grandi che siano, in quasi tutte le nazioni del pianeta, Africa compresa. Negli ultimi decenni sono diventati una potenza stratosferica e incontenibile, in grado di fare ciò che vuole della concorrenza sui mercati globali. Per loro il rispetto delle regole non conta molto, nemmeno per quelle che salvaguardano l’igiene e l’ambiente.Tutto è lecito se è finalizzato al massimo profitto. Ma c’è di più. I loro investimenti in armamenti ammontano a oltre 250 miliardi di dollari all’anno: una cifra incredibile, quasi 10 volte quello che spende l’Italia nello stesso settore. Nel frattempo la rivolta di Hong Kong, ex governatorato inglese, l’ultimo baluardo di democrazia libera in quel territorio governato da una dittatura ferrea, non riesce ad essere sedata e contestualmente non sembra avere una soluzione politica, quindi il rischio di un duro intervento militare di Pechino aumenta giorno dopo giorno. Ma andiamo avanti con i fatti di attualità. Recentemente gli Stati Uniti, dopo una lunga guerra di dazi, sono riusciti a sottoscrivere un accordo commerciale, che però nessuno è in grado di verificare se la Cina rispetterà in futuro. Infatti i termini di questo contratto sembrano troppo sfavorevoli per i cinesi, che pure lo hanno formalmente accettato. Contestualmente, il presidente americano Donald Trump è sotto impeachment, una situazione non bella per un politico che tra 9 mesi si dovrà presentare per una possibile rielezione. Quindi come distrarre l’elettore americano da questa onta mediatica? Ancora. La Gran Bretagna a fine gennaio è uscita dall’Unione Europea, è alleata degli USA, e ha bisogno in fretta di diventare competitiva nelle economie mondiali. Bill Gates, che di sicuro non è una cassandra ed è stato un imprenditore illuminato, è da molto tempo che sostiene che il vero pericolo planetario siano le pandemie, in grado di fare milioni di morti e di provocare danni sui mercati internazionali per migliaia di miliardi di dollari. Le premesse qui elencate sono realtà, non fantascienza. In questo complicato scenario di tensione, improvvisamente in Cina esplode un virus terribilmente strano e il focolaio è proprio a Wuhan, una zona in cui insistono basi e laboratori militari molto importanti. In poco tempo esplode un problema sanitario, assai difficile da controllare. Migliaia di persone sono infettate, centinaia muoiono, ma le notizie mediche continuano ad essere frammentarie e poco affidabili. I numeri sono in continua evoluzione ed un fatto è certo: il panico sale vertiginosamente e gli investitori stranieri stoppano le loro produzioni e i loro commerci da e per il paese d’oriente, il mondo chiude i suoi aeroporti, i ristoranti cinesi si svuotano, i negozi gestiti dai proprietari con gli occhi a mandorla vengono evitati, si guardano i cinesi che vivono all’estero come se fossero dei novelli untori. Ecco che la Cina, economicamente e non solo, prima vacilla e poi si blocca, la sua Borsa crolla e le aziende si fermano. Una delle più grandi potenze economiche e militari del mondo è in ginocchio in poche settimane, senza sparare un colpo e spendendo una manciata di dollari. Conclusioni: oggi giorno le guerre batteriologiche sono le più infide, le meno costose e le più facili da scatenare. I servizi segreti possono in silenzio, semplicemente con una fialetta e un biglietto aereo, cambiare gli equilibri del mondo. Fine del retropensiero. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


Franco Matticchio

Ho dimenticato l’ombrello L’ombrello nero dall’eleganza retrò non è certo nuovo agli occhi dei frequentatori dell’universo di Matticchio. Non è raro riconoscerlo tra gli oggetti che popolano le sue storie, imbracciato da animali o da uomini in soprabito, utilizzato con comicità duchampiana per rovesciarne il senso o semplicemente in veste di silenzioso spettatore, discretamente poggiato nell’angolo di una scena. Oggetto quotidiano legato a doppio filo agli artisti fin dagli albori delle avanguardie del Novecento, il parapluie torna protagonista di una serie di avventure proprio come talvolta accade nel mondo audiovisivo con uno spin-off dedicato ad un personaggio molto amato dal pubblico.

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Franco Matticchio

Ho dimenticato l’ombrello Anziché disperare in seguito al proprio abbandono, l’ombrello matticchiano approfitta della propria ritrovata libertà girovagando per il mondo e affrontando diverse situazioni, dalle più comuni alle più oniriche e surreali. Sono oggetto della mostra le trenta tavole originali del libro “Ho dimenticato l’ombrello” edito da Vanvere Edizioni nel novembre 2019. Insieme alle opere di Matticchio sono esposte le dieci tavole originali di “Piove sul bagnato. Dieci idilli umidi” create nel 1996 da Gigi Fasser (Brescia 1934 - 1999) e raccolte in una cartella da Grafo Edizioni. Un omaggio a un’eccellenza bresciana dell’architettura e della grafica.


Lo scopo è quello di suscitare, anche nei non specialisti del settore dell’arte contemporanea, uno spirito critico che faccia sorgere una curiosità e, di conseguenza, la volontà di sviluppare un dibattito costruttivo nella diffusione della conoscenza e nell’interpretazione formale delle manifestazioni artistiche; questo grazie alle didascalie che corredano ciascuna opera, illustrandone non solo le specifiche tecniche ma anche la poetica dell’artista, permettendo, così, di offrire interessanti spunti e chiavi di lettura. La promozione dell’arte è, da sempre, uno degli obiettivi della galleria Colossi Arte Contemporanea che affonda le sue radici storiche proprio a Chiari con la costituzione, da parte della famiglia Colossi, Antonietta e Luigi, di una prima sede espositiva negli anni ’70. Nel nuovo millennio, giunta alla sua terza generazione, costituita da Daniele Colossi e sua figlia Antonella, l’attività ha affiancato, allo studio storico-critico delle principali correnti artistiche del XX secolo, tramite mostre e pubblicazioni, l’attenta e paziente selezione di artisti, seguendo il criterio dell’uso di un’eclettica varietà di tecniche espressive incentrate sull’uso della materia. La promozione e la diffusione del loro lavoro avviene attraverso l’interscambio con importanti realtà artistiche, attive in tutto il mondo, come enti pubblici e privati, musei e fondazioni.

arte in corsia OPERE D’ARTE ESPOSTE ALL’OSPEDALE DI CHIARI

GLI ARTISTI CHE HANNO ADERITO AL PROGETTO: Aidan, Dorothy Bhawl, Max Bi, Milena Bini, Stefano Bombardieri, Dario Brevi, Massimo Caccia, Angelica Consoli, Severino Del Bono, Elizabeth, Marica Fasoli, Manuel Felisi, Claudio Filippini, Enzo Forese, Theo Gallino, Michael Gambino, Quirino Gnutti, Riccardo Gusmaroli, Mimmo Iacopino, Joe Knife, Julian T, Giorgio Laveri, Adolfo Lugli, LYS, Pep Marchegiani, Demis Martinelli, Elena Monzo, Luca Moscariello, Daniele Papuli, Ario Pizzarelli, Sandi Renko, Leonardo Rota Gastaldi, Andrea Sangalli, Guido Sarti, Marco Sudati, Giorgio Tentolini, Andrea Viviani, Angelo Zanella.

Un progetto a cura di Antonella e Daniele Colossi Il vasto e luminoso corridoio d’ingresso del presidio ospedaliero “Mellino Mellini” di Chiari (Brescia) si arricchisce dell’esposizione permanente di 40 opere, donate alAzienda Socio Sanitaria Territoriale della Franciacorta, dagli artisti appartenenti al team della galleria Colossi Arte Contemporanea di Brescia-Iseo che hanno entusiasticamente aderito al progetto GerminAzioni di Antonella e Daniele Colossi, finalizzato alla creazione di un primo nucleo di opere, destinato a evolversi nella futura collezione di un Museo d’Arte Contemporanea per la Città di Chiari. L’intervento, a titolo completamente gratuito per l’ASST, consiste nell’offrire, come sottolinea l’Ing. Mauro Borelli, direttore generale, una vasta panoramica degli eterogenei linguaggi espressivi della contemporaneità alle centinaia e centinaia di visitatori che ogni giorno usufruiscono della struttura, garantendo alle opere un’ampia e costante visibilità, grazie anche alla illuminazione e alla conformazione dell’ambiente.

In alto Severino Del Bono - Teneramente sotto: Marco Sudati - 7 uccelli qui sopra: Dorothy Bhawl - Hope

Colossi Arte Contemporanea Corsia del Gambero, 16 Brescia Porto Gabriele Rosa, 6 Iseo (Bs) www.colossiarte.it


CLAUDIO BOMBARDIERI, STEFANO RONDI, LUCA PERCASSI, MARCO BUCARELLI, GIOVANNI LICINI

GIOVANNI LICINI, PATRIZIA DOSINI CON COLLABORATRICI E RAGAZZE DEL PROGRAMMA AIPD

2020 PERSONE DA AIUTARE

GRUPPO VOLONTARI E CONSIGLIO DELL’ACCADEMIA CON DIRIGENTI DELLA STRUTTURA OSPEDALIERA ASST EST SERIATE

GRUPPO ACCADEMIA CON RAGAZZE E DIRETTIVO AIPD

GRUPPO ACCADEMIA ALLA CENA DI NATALE CASTELLO LA MARIGOLDA


CONSIGLIERI DELL’ACCADEMIA CON SANDRO MASERA, GIOVANNI LICINI, EZIO CHIESA, FRANCO, LAMERA, CON CORRADO FONTANA ED EMILIO PEDRETTI (MEDIOLANUM), CONSEGNANO ECOGRAFO A FRANCESCO LOCATI DIRETTORE GENERALE ASST EST SERIATE, E ANTONIO PIAZZINI, PRIMARI DI CHIRURGIA

STEFANO PELICCIOLI, SANDRO MASERA, GIOVANNI LICINI, FRANCO LAMERA, SAMUEL PELICCIOLI

GRUPPO ACCADEMIA DELLA SOLIDARIETÀ CON BENEFICIARI DELLA DONAZIONE

CLAUDIO BOMBARDIERI, MATTEO LIBRETTI, LUCA PERCASSI, MARCO BUCARELLI, GIOVANNI LICINI

DIRETTIVO ACCADEMIA DONA LINFOGRAFO A SOS ONCOLOGIA

Tra le tante richieste pervenute si stanno vagliando le associazioni che saranno scelte nel 2020: saranno privilegiate sicuramente le realtà del territorio, ma che raggiungono il più ampio numero di persone da aiutare”. Le feste natalizie e un po’ di riposo sono alle porte, ma già si programma il 2020. Mercoledì 4 marzo al PalaCreberg andrà in scena lo “Spettacolo per la Solidarietà”, nel corso del quale sarà data l’ufficialità della cifra raccolta nel 2019. Nel mese di marzo e aprile sono confermate le gare di golf al Franciacorta Golf Club, al Golf Albenza e al Parco dei Colli: il Tennis 2020 si svolgerà nella confermata sede di Cividino dal 21 maggio all’11 giugno, con la serata di gala fissata per il 19 giugno. Le ultime settimane sono state ricche di impegni per l’Ac-

cademia, il suo consiglio direttivo e tutti i volontari, che hanno fatto visita alle realtà sostenute nel 2019. Ricordiamo che l’associazione bergamasca ha contribuito ad un sistema ICG per immunoflorescenza introperatoria donato all’Associazione S.O.S. (Solidarietà in Oncologia San Marco e San Pietro) Onlus, uno strumento che riesce a scoprire i linfonodi non visibili all’occhio umano permettendo di rendere gli interventi per patologie tumorali più radicali e allo stesso tempo più precisi, all’Associazione Italiana Persone Down di Bergamo, contribuendo al progetto “Lavoratori in corso 2019”, nato per rendere i ragazzi indipendenti nel mondo dei più grandi e la Onlus Amici di Samuel con un nuovo pulmino.

CORO

FRANCO LAMERA, GIOVANNI LICINI, CRISTINA RADICI,VITTORIO LUMINA, GIANANGELO CATTANEO, DANILO ARIZZI, SANDRO MASERA


l’anno del

topo Lorenzo Boccardini

NONOSTANTE LE PREOCCUPANTI NOTIZIE RELATIVE ALLA DIFFUSIONE DEL CONTAGIO DA CORONA VIRUS LA COMUNITÀ CINESE DI BERGAMO NON HA RINUNCIATO A FESTEGGIARE IL CAPODANNO DELLA TRADIZIONE CHE HA DATO IL VIA ALL’ANNO DEL TOPO

Il topo, si sa, nella nostra vita quotidiana è un animale che non vediamo di buon occhio; insomma, la musofobia - l’atavica paura dei roditori - rientra nel grande circuito di paure che ognuno di noi si porta dentro e che non sempre è così scontato riuscire a superare. “Le paure ce le creiamo noi”, direbbe qualche illustre psicoterapeuta. Vero, ma dopotutto se anche gli elefanti scappano via barrendo a più non posso appena ne vedono uno. . . be’. . . qualche sentimento inconscio ci deve pure essere. Tuttavia! Se una buona parte della popolazione prova ribrezzo davanti a quel piccolo, e a prima vista indifeso roditore, è bene sapere che per alcune culture il topo è un animale, oserei definirlo quasi, nobile. Ebbene sì! Secondo l’Astrologia cinese - basata su uno zodiaco leggermente diverso rispetto a quello “tradizionale” occidentale - i nati sotto il segno del Topo racchiudono dentro di loro un fascino ingenito e una sviluppata capacità di attrazione. Inoltre, sono ottimi leader e sanno organizzare al meglio la loro giornata. Per cui, se siete in cerca di qualche cuore solitario, non chiedete se lui o lei è dell’Acquario o dei Gemelli. Informatevi piuttosto se è del segno del Topo! Benché il topo non sia un animale sinonimo di prosperità, ma come abbiamo capito possegga altre qualità, la popolazione cinese e quasi tutta quella dell’Estremo Oriente si è preparata per accogliere il nuovo anno che è rappresentato proprio dal segno del Topo. Quindi, grazie alle sue doti positive, gli abitanti del Sud-est asiatico si dovranno aspettare dodici mesi ricchi di astuzia e di gran lavoro, ma forse anche qualcos’altro. . . Come ogni anno – a partire dal secondo novilunio dopo il solstizio d’inverno, quindi nella fascia di tempo che va dal 21 gennaio al 19 febbraio –, i paesi del Levante hanno festeggiato una delle più antiche e amate festività; questo evento è estremamente sentito da tutta la popolazione, sia giovane che vecchia, affinché gli spiriti benigni entrino nelle loro case e li guidino in salute e prosperità durante il resto dell’anno. A ogni modo la Festa di primavera, o Capodanno Cinese com’è conosciuto dalle nostre parti,

è una ricorrenza tanto leggendaria e mitica quanto le origini sulla sua istituzione e nel corso dei secoli è stata esportata in tutti i continenti in cui si fosse insediata una comunità cinese o asiatica mantenendosi fedele alla tradizione che gli antichi avevano scelto nei tempi più remoti. Quest’anno la data in cui sono iniziate le celebrazioni, e che sono proseguite per due settimane, è stato il 25 gennaio; giorno in cui le comunità cinesi di tutto il mondo hanno espresso la gioia e l’allegria per salutare il 2019 e dare il benvenuto al 2020 attraverso addobbi sgargianti, doni ai più piccoli, musica, spettacoli di trampolieri, acrobati d’eccezione e dulcis in fundo con la suggestiva Festa delle Lanterne. Sapete che nei giorni precedenti la Vigilia di capodanno è tradizione, in Cina, pulire casa per scacciare i problemi delle stagioni precedenti?! Ormai il Capodanno Cinese è diventato un evento internazionale e le principali città del Mondo si sono tinte di rosso e hanno sperimentato la gioia di festeggiare il New Year’s Eve in modo “alternativo”, ma ugualmente eccitante. Celebri sono le strade di Chinatown a Manhattan abbellite con migliaia di lanterne decorate, oppure, via Paolo Sarpi a Milano che ha saputo dare spazio a questo evento che sembra tanto distante dalle usanze a cui siamo abituati ma che pure ci riguarda da vicino. Nella lista di città occidentali che hanno dedicato qualche giorno, non certo i quindici tradizionali, alla Festa di primavera non poteva mancare la cosmopolita Bergamo che negli ultimi anni ha intrapreso un cambiamento stilistico votato sempre più all’internazionalizzazione.


l’anno del

topo

Per cui anche per evitare che tra i bergamaschi dilagasse la suggestione e la psicosi relative all’epidemia di coronavirus, col proposito di combattere la paura con la cultura, la neonata Associazione Culturale Cinese Bergamo, Scuole di Cinese, Doc Servizi, Comune di Bergamo e Bergamo per i giovani hanno deciso di allestire presso lo Spazio Polaresco due giornate – il 25 e il 26 gennaio – ricche di spettacoli, workshops, cucina e musica permettendo così a tutti gli interessati di fare una full immersion nella cultura cinese. «Per tutta la comunità cinese il capodanno è un evento particolare. Nonostante le notizie di questi ultimi giorni, non ci scoraggiamo e andiamo avanti», afferma una collaboratrice. La prima giornata di eventi è stata aperta in pompa magna da ragazze vestite con i tradizionali Qi Páo – gli abiti con collo alla coreana e ornati di alamari e bottoni –, che hanno dato il via ai laboratori dedicati ai bambini, i quali hanno sfogato la loro fantasia nei laboratori di scrittura creativa (gli ideogrammi cinesi posseggono sempre il loro millenario fascino), di ritaglio, di manifattura, di disegno e di wushu o meglio conosciuto come kung-fu. Mentre i più piccoli si divertivano nei laboratori a loro dedicati, gli adulti hanno sperimentato il suggestivo workshop di preparazione dei jiaozi, i classicissimi ravioli a forma di “pacchetto” che secondo l’usanza sono portatori di fortuna per chiunque li assaggi. Nelle ore più tarde del pomeriggio, l’atmosfera ha assunto un tono più rilassato grazie alla cerimonia del tè con la possibilità di degustare i vari infusi e capire il significato che si cela dietro quest’antica bevanda purificatrice. In serata, il clima dentro il Polaresco è rimasto trepidante grazie all’aperitivo con prodotti tipici della cucina cinese e con la proiezione del film “Grosso guaio a Chinatown” di John Carpenter. Ma se la prima giornata di celebrazioni è stata interamente dedicata alla sperimentazione delle tradizioni cinesi, gli eventi che hanno infiammato domenica 26 gennaio sono stati il grande pasto di capodanno a cui hanno fatto seguito due leggendarie danze. . . quella del Leone e quella del Drago; due manifestazioni tanto antiche quanto popolari, le quali – per motivi differenti – sono diventate gli emblemi di questa festività. Per dare il via alla parata è accorsa l’assessora comunale Loredana Poli la quale ha dipinto di rosso gli occhi del dragone e del leone. Una volta terminata la pirotecnica sfilata, nel pomeriggio le celebrazioni sono continuate in auditorium con diverse esibizioni e spettacoli in collaborazione con Scuola Cinese di Bergamo, Associazione Cinese Bergamo, Zhao Jie “Long Hui” International Wushu Academy per concludersi con l’aperitivo con accompagnamento musicale di Lino Lin. È vero il periodo di capodanno è passato da un po’. . . tuttavia ugualmente vi dico: «Xīnnián Kuàilé!», ovvero «Felice anno nuovo!». Un auguro per i mesi a venire.


EVENTI.2020 Si ringrazia per la collaborazione VisitBergamo

•FEBBRAIO• FEBBRAIO• FEBB


BRAIO• FEBBRAIO• FEBBRAIO• Pittore e artista talentuoso, il Peterzano esce con questa mostra dall’ombra dei più famosi Tiziano e Caravaggio per esser restituito alla meritata grandezza. A partire dal 6 febbraio, Simone Peterzano sarà al centro del principale evento espositivo 2020 dell’Accademia Carrara, una prima internazionale alla riscoperta della sua arte. Di famiglia bergamasca, nato forse a Venezia, l’artista operò principalmente nel nord Italia distinguendosi per la sua padronanza del colore veneto e per l’attenzione tutta lombarda al naturalismo. La mostra lo porrà a confronto con i grandi del suo tempo – Tiziano, suo maestro, e Caravaggio, suo allievo, ma anche Tintoretto e Veronese – per rivelarne innovazioni, commistioni ed eredità nel panorama artistico europeo del Cinquecento.

FINO AL 17 MAGGIO 2020. Lunedì – venerdì 9.30 – 18.00 Sabato, domenica e festivi* 9.30 – 19.00 Chiuso il martedì Aperture serali straordinarievenerdì 14 febbraio, 13 marzo, 17 aprile, 15 maggio 18.00 – 22.30 Ultimo ingresso: individuali 21.45 | Gruppi 21.15 Per maggiori informazioni peterzano.it www.lacarrara.it


EVENTI.2020 BERGAMO FILM MEETING International Film Festival 38a edizione, 7 - 15 marzo 2020 Europe, Now! João Nicolau (Portogallo), Rúnar Rúnarsson (Islanda) e Danis Tanović (Bosnia ed Erzegovina) sono i protagonisti di Europe, Now!, la sezione di BFM dedicata al cinema europeo contemporaneo.

BIKE - UP Il Festival dell’E-Bike va in scena a Bergamo!

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Il territorio bergamasco, da sempre amato dagli appassionati delle due ruote, diventa la location della settima edizione di BikeUp, il primo festival europeo interamente dedicato alle biciclette elettriche. Tre giorni per conoscere le biciclette elettriche, la nuova forma di mobilità altamente sostenibile e per godersi un viaggio in chiave slow. Tre giorni full immersion nel mondo delle due ruote e un calendario fittissimo di eventi per scoprire il piacere di una pedalata assistita. Escursioni alla scoperta della città e del territorio, prezioso scrigno di tesori come la basilica di Santa Maria Maggiore in Città Alta e di percorsi adatti ai ciclisti di tutte le età, principianti ed esperti. Spettacolari esibizioni, come le evoluzioni con le bici trial e le bmx e spazi dedicati ai più piccoli, per far avvicinare i bambini al mondo delle due ruote, dove si potranno divertire in sella a una balance bike e imparare le regole della strada, durante i momenti focus di educazione stradale. Grande spazio sarà dedicato ai free test: le aziende italiane e straniere produttrici di biciclette elettriche metteranno a disposizione vari modelli di e-bike, dando così la possibilità di provare la pedalata assistita di più biciclette in prima persona. Tra i modelli, anche e-bike in versione cargo.    Per maggiori informazioni http://www.bikeup.eu/


BERGAMO JAZZ FESTIVAL Dal 19 al 22 marzo, torna l’imperdibile appuntamento con la musica jazz!

La 42° edizione del Bergamo Jazz Festival sarà diretta dalla cantante e compositrice italiana Maria Pia De Vito che, all’idea di “creatività nella diversità” seguita dal suo predecessore Dave Douglas, ha voluto aggiungere il concetto di eredità culturale di cui ogni artista, proveniente da qualsiasi parte del mondo, è portavoce. Quest’edizione apporta un’importante novità con l’adesione al progetto europeo Green Fest, sostenuto dal Comune di Bergamo, che prevede grandi cambiamenti, come l’utilizzo di materiali ecosostenibili per la stampa dei manifesti promozionali. Inoltre, il pubblico avrà la possibilità di usufruire di un servizio navetta per il Creberg, attivato da ATB, con, in aggiunta, la possibilità di utilizzo gratuito per i mezzi diretti a Città Alta.

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Bergamo Jazz, rinomato festival internazionale, coinvolgerà tutta la città con un fitto programma di eventi nei teatri, per le strade, nei musei e nei locali, con l’esibizione di artisti internazionali e giovani talentuosi. Un festival vivace che ravviverà diversi luoghi della città, infatti avrà luogo non solo al Teatro Sociale e al Creberg Teatro, ma anche nei musei, come il Museo della Cattedrale e l’Accademia Carrara, Museo Bernareggi, nonché in aree appositamente adibite come lo Spazio Polaresco, l’ex Oratorio di San Lupo e street parade.


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BERGAMO HISTORIC GRAN PRIX 2020 Domenica 31 maggio, il divertimento è assicurato tra vetture d’epoca e da corsa, alla Bergamo Historic Gran Prix! Ammira le prestigiose vetture percorrere lo storico Circuito delle Mura, oppure toccale con mano durante l’esposizione in Piazza della Cittadella. Torna con la 15 esima edizione la Bergamo Historic Gran Prix, dove storiche e prestigiose vetture da corsa si contenderanno la Coppa Città di Bergamo sul Circuito delle Mura. Anche quest’anno il percorso parte e si conclude nei pressi della Piazza della Cittadella, compiendo un giro quasi circolare.

La manifestazione continua ad avere grande successo. Il motivo? Certamente la grande tradizione che questo evento ha alle spalle, ideato come rievocazione del GP di Bergamo del 1935, vinto dal famoso campione Tazio Nuvolari. Ed inoltre perchè intervergono selezionate e prestigiose vetture d’epoca delle case più blasonate: Ferrari, Maserati, Porsche, Lamborghini... Per maggiori informazioni: www.bergamohistoricgranprix.com

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48° SOAP BOX RALLY DELLE MURA Intrepidi piloti sfidano la velocità e le proprie abilità di costruttori, correndo su macchine di legno lungo le Mura Venete, in Città Alta: domenica 3 maggio vieni ad assistere alla corsa più pazza del mondo, la Soap Box Rally! Inventate negli anni ‘30 da un commerciante di sapone americano, le Soap Box (=porta sapone) sono piccole opere di ingegneria, costruite secondo un regolamento storico secondo cui devono essere in legno e senza motore. La Soap Box Rally di Bergamo nacque nel 1955 grazie a uno studente, affascinato da queste bizzarre macchinine viste in un film e festeggia quest’anno la sua 45esima edizione.

Dopo essere state valutate idonee alla corsa, i bolidi si sfidano in due gare che ti faranno tenere il fiato sospeso: una folle prova di velocità lunga 1490 metri, che parte da Colle Aperto e arriva fino a Porta San Agostino e la spettacolare prova ad ostacoli, che ti terrà col fiato sospeso. Alcuni esempi di cosa affronteranno le Soap Box (e i suoi piloti)? Vasche di acqua, schiuma, passerelle, salti... Se sei curioso di vedere i piccoli bolidi in pista, non perderti l’emozionante discesa del 3 maggio. Per maggiori informazioni www.boxrally.it


LO SPIRITO DEL PIANETA 2020 LA FESTA DEI POPOLI PIÙ GRANDE DELLA CITTÀ! DAL 29.05 al 14.06 C/O FIERA DI BERGAMO Lo Spirito del pianeta è un festival fatto di danza, di musica, di scambio e conoscenza di altre culture Sul palco le popolazioni indigene di tutto il mondo porteranno i loro canti e balli tradizionali. Sarà allestito un grande mercato etnico e non mancheranno stand enogastronomici e artigianato. I gruppi di indigeni, provenienti da tutti i continenti, sono da sempre il cuore pulsante di questo festival unico nel suo genere! Entra anche tu nel mondo della multietnicità e vieni a scoprire le tradizioni e i prodotti dei popoli del mondo! Ingresso libero. Per maggiori informazioni https://www.lospiritodelpianeta.it/ ERBE DEL CASARO Due fine settimana per scoprire le erbe spontanee di montagna e i formaggi tipici della Val Brembana. A tutta natura, tra sapori e tradizioni. Erbe del Casaro torna per l’11 edizione: una manifestazione dedicata a valorizzare la cultura casearia e le tipicità gastronomiche del territorio, in uno scenario paesaggistico incontaminato e in un ambiente genuino e naturale. Erbe del Casaro si svolge nel territorio dell’Alto Brembo, in alta Valle Brembana.

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EVENTI.2020

Tre i principali appuntamenti:

“L’orto botanico in Segheria”: un vero e proprio orto botanico sarà allestito nell’antica Segheria Pianetti di Olmo al Brembo. I ristoranti che aderiscono all’iniziativa proporranno menu a base di erbe spontanee e formaggi brembani e i bar promuoveranno gli “aperitivi del casaro”. Si potranno visitare alcuni caseifici, per scoprire le tecniche e i segreti della caseificazione. Per maggiori informazioni www.erbedelcasaro.it

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“Quattro passi di gusto”: passeggiate abbinate a degustazioni a tema “Andar per erbe”: ogni giorno un’escursione guidati da un esperto che racconta delle erbe di montagna “L’alta Val Brembana e il suo formaggio” il Formai de Mut, formaggio tipico dell’alta valle, sarà protagonista di laboratori, degustazioni e di un concorso.


EVENTI.2020

• GIUGNO • LUGLIO • AGOSTO

APERTURE CASCATE DEL SERIO 2020 5 aperture per lo spettacolo delle Cascate del Serio. Con un triplice salto di 315 metri di dislivello, sono le più alte d’Italia e le seconde in Europa. Si trovano a Valbondione, nel cuore della Val Seriana, nel bellissimo paesaggio della conca di Maslana, circondata dalle più alte cime orobiche e da boschi alpini. Nel 1931 con la costruzione di una diga per la produzione di energia idroelettrica, il corso del fiume Serio viene interrotto, ma nella stagione estiva, da giugno a ottobre, l’impianto viene aperto per 5 straordinarie volte: 10 mila metri cubi d’acqua in caduta libera, la meraviglia della forza della natura che si scatena. Nel 2019 la diga verrà aperta dalle 11 alle 11:30 del 16 luglio, 18 agosto, 15 settembre e 13 ottobre. E non lasciarti sfuggire l’incantevole spettacolo in notturna, dalle 22 alle 22:30 del 20 luglio: in questa occasione il triplice salto delle cascate sarà illuminato da potenti riflettori, creando così un’atmosfera unica. Per raggiungere il punto di migliore osservazione delle Cascate occorre partire da Valbondione e seguire il sentiero che porta a uno dei rifugi bergamaschi più amati e frequentati, il Rifugio Curò, lungo la comoda mulattiera (segnavia CAI 305). Dopo un’ora e mezza circa di cammino nel verde della Val Seriana, tra borghi montani e splendidi paesaggi, giungerai a destinazione. Un percorso adatto a tutti, anche a famiglie con bambini. Nota bene: Si consiglia di arrivare a Valbondione con un paio d’ore d’anticipo rispetto all’orario di apertura delle Cascate per trovar parcheggio facilmente e percorrere il sentiero in totale tranquillità. Per maggiori informazioni: https://www.turismovalbondione.it/sport-e-divertimento/aperture-cascate-del-serio-2019/ I percorsi per raggiungere le cascate del serio: https://www.turismovalbondione.it/sport-e-divertimento/i-percorsi-per-raggiungere-le-cascate-del-serio/


O• SETTEMBRE • OTTOBRE •


Oltre 115 milioni di euro per la lotta contro il cancro A dicembre 2019 AIRC e FIRC hanno deliberato contributi per

669 progetti di ricerca e programmi di formazione. La rilevanza e l’impatto per il cancro, l’innovatività, la fattibilità e l’esperienza dei proponenti sono i principali criteri che hanno indirizzato la selezione di progetti. Nel caso delle borse di studio si è valutata anche la capacità di guida e insegnamento del capo laboratorio.

INVESTIGATOR GRANT (IG)

MY FIRST AIRC GRANT

START UP

446 Investigator Grant

73 My First AIRC Grant

14 Start Up

progetti affidati a ricercatori affermati.

progetti per giovani ricercatori per condurre una prima ricerca indipendente e acquisire progressivamente autonomia.

progetti per giovani ricercatori che rientrano dall'estero e avviano il proprio laboratorio in Italia.

DURATA

DURATA

3 o 5 anni

5 anni

DURATA

ETÀ RICERCATORI

ETÀ RICERCATORI

3 o 5 anni

sotto i 40 anni

preferibilmente sotto i 35 anni

BORSE PER L'ITALIA

BORSE PER L’ESTERO

BORSE ICARE

88 Borse per l'Italia

6 Borse per l’estero

20 Borse iCARE-2

per giovani ricercatori che desiderano cominciare la propria formazione in un laboratorio di ricerca oncologica.

per giovani ricercatori che intendono passare un periodo di specializzazione in un laboratorio internazionale.

un co-finanziamento europeo per favorire la mobilità dei giovani ricercatori e contribuire alla loro formazione nei centri di eccellenza mondiali.

DURATA

DURATA

DURATA

fino a 3 anni

2 anni

3 anni

PROGRAMMI SPECIALI

ACCELERATOR AWARD

9 Programmi speciali

13 Accelerator Award

programmi 5 per mille e Multi Unit vedono all'opera il meglio della ricerca oncologica italiana con l'obiettivo di identificare terapie più efficaci e nuovi strumenti di prevenzione e diagnosi precoce, e di combattere le metastasi di molti tipi di tumore.

un investimento congiunto di AIRC, Cancer Research UK (CRUK) e Fundación Científica - Asociación Española Contra el Cáncer (FC-AECC). Dei sei programmi finanziati, tre sono a guida italiana e si prefiggono di comprendere più a fondo il cancro e arrivare presto a nuove terapie, accelerando i progressi della ricerca traslazionale.

DURATA

fino a 7 anni

Grazie al sostegno di AIRC e FIRC nel 2020

saranno al lavoro contro il cancro oltre

5.000 ricercatori

www.airc.it

55% ha meno di 40 anni

Istituto FIRC di oncologia molecolare FIRC sostiene anche lo sviluppo delle attività di IFOM, un centro di ricerca di eccellenza dedicato allo studio della formazione e dello sviluppo dei tumori a livello molecolare, nell’ottica di un rapido trasferimento dei risultati scientifici dal laboratorio alla cura del paziente oncologico.

61% Donne


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