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V.E.F. - Fotografie Federico Buscarino

UN UOMO RETTO, PRECISO, RIGOROSO, LEALE, RAFFINATO, INTELLIGENTE, SCHIVO, AMABILE, IRONICO, TOLLERANTE, MODERATO, AFFETTUOSO, ROMANTICO, RISERVATO, GENTILE, MITE, INTRANSIGENTE, A TRATTI TIMIDO

Bruni... tempi


... sempre più Bruni nelle parole di giorgio gori Ripercorrendo la recente storia di Bergamo ci si rende conto di quando abbia pesato Roberto Bruni, con le sue idee e il suoi progetti, sul presente di questa città. I suoi cinque anni a Palazzo Frizzoni sono serviti per mettere solide basi ad interventi fondamentali che i suoi successori hanno ereditato tanto che l’on. Belotti, allora consigliere gli aveva dedicato ben due libri per criticarne l’operato. Nella commemorazione funebre di Roberto Bruni è stato detto che era il miglior avvocato penalista della storia di Bergamo ma, di certo, lo si ricorderà più per la sua statura politica. Un uomo che, alla luce di solidi principi morali, sapeva rapportarsi e trattare con chiunque. L’eleganza dei sui modi gli consentiva di affascinare qualunque interlocutore. La capacità nell’arte della conciliazione e la tolleranza verso chiunque erano la sue armi segrete. Insieme a quella erre solo un po’ arrotata, alla sua forbita dialettica e ai suoi espressivi occhi chiari. Fu proprio per la sua incredibile capacità di essere anche troppo inclusivo, che rimasi sconcertato quando, per la corsa alla carica di sindaco, mise insieme un’armata Brancaleone davvero singolare, riuscendo ad ottenere consensi da comunisti, radicali, socialisti e cattolici. Quella scelta fu per lui un calvario: dovendo rendere conto alle molte diverse componenti che lo sostenevano, finì per rimanere immobilizzato nell’attuazione del suo programma. Pagò con la non rielezione. Avevo accolto l’avvento della nuova giunta a Palazzo Frizzoni con qualche frase forse un po’ acida che lo fece indispettire e che mi costò una querela... A metà del suo mandato lo intervistai senza risparmiargli nessuna domanda scomoda e fu in quella occasione che mi accorsi, conoscendolo un po’ di più, quale fosse il suo magnetismo. La sua ostinata, pacata e immancabile retorica era così forte che era difficile sfuggirgli. Fu un grande sindaco? Lo dirà la storia. Di certo è stato un raffinato politico. Peccato che gli sfuggì l’occasione di essere eletto in Parlamento: lo avrebbe meritato. Certo più di tanti che, con casacche diverse, scaldano poltrone a Roma alzando la manina. Dopo quell’intervista iniziò la sua seconda campagna elettorale che lo vedrà sconfitto da Franco Tentorio. “Eravamo avversari in politica - ha detto quest’ultimo ma allo stadio quando l’Atalanta segnava ci si abbracciava sempre commossi”. Grazie per aver ritirato quella querela. Grazie per la serissima leggerezza che trasmettevi. Grazie per una figlia che cita Che Guevara al tuo funerale. Grazie per avermi lasciato un grande insegnamento su cui rifletto ogni giorno…

“Ci ha lasciati un uomo retto, preciso, rigoroso, leale, raffinato, intelligente, schivo, amabile, ironico, tollerante, moderato, affettuoso, romantico, riservato, gentile, mite - ma intransigente rispetto ai suoi valori; a tratti timido. Roberto Bruni era tutte queste cose insieme. È quindi ben comprensibile il grande dispiacere, la tristezza che condividiamo. “Per come l’ho conosciuto, era innanzitutto un democratico appassionato, un uomo di grandi ideali e di fortissimi valori morali. Era un vero uomo delle istituzioni, Roberto, e questo prima e a prescindere dall’essere stato per cinque anni il nostro sindaco: era la sua cultura, saldamente ancorata alla storia della sua famiglia e al dettato della Costituzione. Era un socialista, come tutti sapete, di quei socialisti veri che vissero con sofferenza la stagione in cui “socialista” rischiò – per responsabilità di pochi, e quindi ingiustamente – di fare rima con “affarista”, ma che da lì trassero la spinta per essere ancora più saldi e rigorosi nella testimonianza dei propri valori. Era un difensore del diritto e dei diritti, nella dimensione professionale come in quella politica, un uomo che ha legato la sua vita alla promozione della giustizia – sia quella garantita dalle leggi che quella sostanziale, che non può che essere anche giustizia sociale – un bravissimo avvocato, un convinto garantista, pronto a battersi per la libertà di ogni individuo e perché ad ognuno – a prescindere dal genere, dalla provenienza, dalla condizione sociale, dal credo politico e religioso – siano assicurati lo stesso rispetto e le stesse opportunità. È stato un sindaco amato e rispettato, innamorato della sua città, forse non tanto fortunato, a partire dalla fatica che gli è derivata dalla complessa composizione della maggioranza che lo sosteneva. Il suo mandato ha lasciato in eredità scelte importanti – la ristrutturazione del Teatro Sociale, il sottopasso della stazione, il completamento della TEB, la fusione tra Bas e Asm - e un investimento qualificante sui servizi sociali, a sostegno dei cittadini più fragili. Gli è mancata la possibilità di completare il lavoro con un secondo mandato, e questo ha trasferito su di noi – arrivati qualche anno dopo – la responsabilità di recuperare una continuità, una coerenza, con le molte cose buone seminate nel corso della sua amministrazione. Abbiamo cercato di esserne degni. Per me è stato un amico e consigliere prezioso. Ogni volta che in questi anni ho avuto un dubbio - di carattere giuridico, politico, di opportunità - mi sono rivolto a lui, e lui mi ha sempre dato regalato il suo consiglio, sostenuto da equilibrio, esperienza e solida competenza. Eravamo diversi, per tante cose, ma mi ha dato sicurezza sapere che lui c’era, rispettoso ma attento al nostro operato, in qualunque momento disponibile per un confronto. Più volte, nei passaggi più delicati di questi anni di amministrazione, ho cercato e ritenuto indispensabile la sua approvazione. E’ così venuto spontaneo proporgli di assumere la presidenza di Sacbo, due anni fa. Perché sapevamo di mettere l’aeroporto nelle mani di un uomo capace e sensibile, in grado di accompagnarne lo sviluppo ma allo stesso modo attento e ricettivo nei confronti delle istanze ambientali promosse da tanti cittadini, in grado di raccogliere la fiducia dei soci privati ma pienamente consapevole della responsabilità del tuttopubblica che si accompagna alla gestione di quell’infrastruttura così importante per il nostro territorio. Ho quindi – anzi, abbiamo - molti motivi per dire grazie a Roberto Bruni e per essere profondamente tristi a causa della sua scomparsa. Ho detto che non era credente, e infatti questa nostra cerimonia sostituisce di fatto il funerale religioso. Era un laico convinto. Ma credetemi io ho conosciuto poche persone come lui, così attente agli altri, a partire dai più deboli. Davvero vedendolo operare ho pensato che l’impegno civile, che nel suo caso è stato una ragione di vita, può essere una forma di carità – un valore profondamente cristiano, mi verrebbe da dire;ma non lo dico, per non correre il rischio di farlo innervosire. La vita l’ha ripagato con tante soddisfazioni, anche in questi ultimi anni più faticosi a causa della malattia, e in primo luogo con la fortuna d’avere accanto Maria Teresa e le sue ragazze. Che oggi lo piangono ma che vanno giustamente fiere di lui, e che spero avvertano fino in fondo l’affetto e l’ammirazione che tutta Bergamo prova per Roberto. Ci mancheranno il suo carattere riservato e il suo sorriso, la sua precisione e la sua affidabilità. Tutto questo ci mancherà, perché non sono cose riproducibili, se non nel ricordo; molte altreinvece le porteremo con noi, a partire dai valori per cui ha vissuto, con la responsabilità di essere degni di lui. Saperli testimoniare e rendere concreti, nell’amministrazione pubblica come nella vita di ogni giorno: credo sia questo il modo più efficace e duraturo per rendere omaggio alla memoria di Roberto Bruni”.


roberto bruni


AMANO E SOFFRONO COME NOI di Bruno Bozzetto


BERGAMO www.qui.bg.it

autorizz. Tribunale di Bergamo n°3 del 22/01/1992

EDITA PERIODICI srl Via Bono 10 Bergamo tel 035.270989 fax. 035.238634 www.editaperiodici.it Direttore responsabile: Vito Emilio FilĂŹ Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.it Responsabile grafica: Paolo Biava grafica@qui.bg.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it Hanno collaborato in redazione: Bruno Bozzetto, Lisa Cesco, Maurizio Maggioni, Giorgio Paglia, Valentina Colleoni, Manuel Bonfanti Fotografie di: Federico Buscarino, Sergio Nessi, Paolo Stroppa, Paolo Biava, Pierpaolo Romano,

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POLITICANDO

MA CHE COLPA ABBIAMO NOI? MAURIZIO MAGGIONI Finita l’estate, passata l’ubriacatura social di questi mesi, messi in bacheca i moijtos e la Rackete, ci ritroviamo, grazie alla più bella Costituzione del mondo, con un governo giallo-rosso (gli stessi colori della Roma e di Bergamo), che vede insieme l’ala più a sinistra dei 5Stelle e quella renziana del PD. Incredibile ma vero. Tutti sappiamo come è andata a marzo dell’anno scorso, ed è ben chiaro cosa è successo in questi 14 mesi di Governo 5Stelle e Lega. In alcuni nostri precedenti articoli avevamo prospettato potesse avvenire un cambiamento di Governo in corso d’opera. I rischi c’erano tutti, ed evidenti a tutti, ma soprattutto sappiamo bene che in guerra chi apre tre fronti, ha sempre perso; da Napoleone, all’Impero Austro Ungarico ad Hitler. Certo paragonare Salvini (il Capitano) ad uno dei tre casi sopracitati è improbabile, ma anche lui i suoi tre fronti li ha aperti. Il primo contro il Vaticano (non il Cristianesimo), il secondo contro la U.E. (non l’Europa) e il terzo contro i poteri della globalizzazione capitalistica (non i popoli sovrani). Ha attaccato a testa bassa i poteri forti e i loro interessi, ed ecco che la coalizione, la Grande Alleanza, si è messa in moto e da giugno 2018 ha iniziato a lanciare messaggi non troppo cifrati, ma nemmeno in chiaro. Preso di petto con una manovra a tenaglia, a Salvini non è rimasto che sfuggire a questa morsa. Non poteva fare diversamente, era solo contro tutti. Nemmeno Berlusconi, sempre un po’ connivente, lo proteggeva più. Giorgietti, dopo un giro di ricognizione internazionale, ha declinato l’offerta di fare il Commissario europeo e ha fatto capire che anche se era tardi per interrompere tutto, forse sarebbe stato conveniente. I comportamenti dei media, dei social, di Soros, della UE inflessibile, del Vaticano e gli sbarchi programmati, sono stati evidenti a tutti. Che poi le elezioni Europee di Maggio abbiano dato oltre il 35% alla Lega, è stato un segnale forte. Che il M5S non avesse capacità di contenere le azioni centrifughe esistenti al suo interno, è altro fatto vero ed insindacabile: Fico, terza carica dello Stato, ha tessuto una rete che, al momento opportuno, tirata solo da un lato, ha pescato come un palamito in mezzo al mare, tutto ciò che passava nella corrente. Grillo e Casaleggio, han dovuto fare buon viso a cattivo gioco ed accettare le regole di quel gioco che volevano dirigere, o rompere (ricordate la scatoletta di tonno?). Eccoci qua, ora governati dai sinistri che più sinistri non si può, con le borse in rialzo e lo Spreed al minimo; la Merkel che ci benedice e Trump che riconosce il Conte Bis. Nuovo Consiglio dei Ministri sottotono, tutti “dirigibili” che hanno un padre protettore, da Renzi a D’Alema, dalla ex Margherita e dai loro Vaticanisti, dai desiderata di Mattarella e dai quiescenti scelti dalla UE. Gentiloni, Commissario Europeo ne è l’apoteosi. Quale è il messaggio che passa? LO STATUS QUO NON DEVE ESSERE ALTERATO!! L’Europa è instabile: la Germania debole ed in recessione, la Francia al limite della sussistenza, la Spagna senza governo da mesi, la Granbretagna incaglata sulla Brexit, i Paesi dell’Est alla prese con le loro economia che non decollano e la Croazia che non riesce ad entrare a pieno titolo nella U.E. per le rimostranze di confine della Slovenia, la Grecia instabile che ha virato a destra, i sovranisti ungheresi che lanciano messaggi particolari, la Russia che preme sull’Ucraina per i commerci di gas e petrolio, ma soprattutto i Paesi del Nord Scandinavo e del Benelux, che, oramai prossimi ad una islamizzazione strisciante, cominciano ad avere problemi sia economici sia, soprattutto, sociali.

CHI RIMANE? L’Austria con i suoi misfatti interni dopo le dimissioni, di pochi mesi fa, del Governo per interessi privati, diciamo così, e poi... l’Italia. Il Belpaese che è ricco immobiliarmente, con il lavoro nero che non emerge, che pensa che aumentare l’IVA sia un bene così le tasse le pagano un po’ tutti, che non risponde agli stimoli esterni di normalizzazione. Il M5S che parla con i Gilet Giall e la Lega con i Sovranisti, Ecco che allora parte l’Ordine Costituito, devono “normalizzarci” e disinnescare questa bomba ad orologeria che siamo noi Italiani, pronti a rialzare la testa con un Nord e un Sud uniti come mai accaduto prima nel governo giallo-verde. Ciò che è successo lo sappiamo; Mattarella ha applicato alla lettera la Costituzione. Nulla da dire, ineccepibile il comportamento ed i passaggi, ora vedremo se sapranno governare e tenere i numeri per continuare. Nel frattempo, poltrone a tutti, anche per essere nei posti chiave in caso di future elezioni anticipate, che sarebbero quasi certamente vinte dal centro destra, quale non saprei delinearlo, ma sicuramente non dalla sinistra. Ne vedremo delle belle. Senza perdere di vista Papa Francesco da cui si capiscono molte cose. La Chiesa arriva sempre un po’ in ritardo nelle sue scelte e nei suoi cambiamenti, ma quando parte il fenomeno, non si arresta più e precede grandi cambiamenti. La Chiesa sta diventando, ecumenica, popolare, meno ricca, sociale vera e propria, nera e colorata, giovane nei Cardinali elettori e soprattutto, Gesuita. La società mondiale, si trasformerà nel prossimo ventennio, come la Chiesa. Questo è il fenomeno a cui badare, per capire qualcosa.

Armistizio di Cassibile: la resa incondizionata firmata segretamente il 3 settembre del 1943 tra il Regno d’Italia e le forze Alleate, a Cassibile, vicino Siracusa. Fu l’atto con il quale il Regno d’Italia cessò le ostilità verso gli Alleati durante la seconda guerra mondiale e sancì l’inizio della resistenza italiana contro il nazifascismo. A firmarlo a nome dell’Italia il Gen.Giuseppe Castellano in abiti civili. Somiglia a Giuseppi Conte e ha anche la pochette...

“Il governo Conteri riconosciuta l’impossibilità di affrontare nuove elzioni, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure al Movimento, ha chiesto un armistizio al segretario Zingaretti, comandante in capo delle forze alleate PD LeU. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze di sinistra deve cessare da parte delle forze pentastellate in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza in particolare sui social. (Marco Saita)


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Marzia Marchesi è il nuovo assessore al verde

bergamo green city SE AVETE STORIE VERDI O SEMPREVERDI, QUESTO È IL VOSTRO SPAZIO: NIENTE LAMENTELE PER L’ERBA UN PO’ PIÙ ALTA MA SUGGERIMENTI E SEGNALAZIONI DA PARTE DI CHI VUOLE PRENDERSI CURA IN PRIMA PERSONA DI UNO SPAZIO VERDE IN CITTÀ. UN REGOLAMENTO MENO RIGIDO PERMETTERÀ PIÙ FACILEMTE DI ADOTTARE SPAZI VERDI PUBBLICI DI CUI AVERE CURA. OGNI MESE DEDICHEREMO UNO SPAZIO ALLA BERGAMO CHE AL VERDE CI TIENE DAVVERO. DALLE ISTITUZIONIAI AI PRIVATI, DALLE FORESTE URBANE ALLE AIUOLE DAVANTI CASA, DALL’USO DELLA BICICLETTA ALLA MOBILITÀ ELETTRICA PER PROMUOVERE UNA BERGAMO CHE VUOLE UN FUTURO SOSTENIBILE. PIÙ VERDE VUOL DIRE ARIA PIÙ RESPIRABILE CIRCONDATI DALLA BELLEZZA DELLA NATURA

“Sono al verde” MARZIA MARCHESI nata a Calcinate l’11 febbraio del ’66. “Sono venuta ad abitare a Bergamo quando avevo 18 mesi. Ho studiato a Bergamo e mi è sempre interessato prendermi cura del bene comune, fin da giovanissima facevo parte della commissione biblioteca. Ho avuto anche l’onore di essere eletta nella 7a circoscrizione dove ho fatto la prima esperienza di amministrazione. Nel frattempo, mi sono laureata in Scienze Politiche, mi sono sposata e ho avuto e tre figli: Elena, Federico e Dario. Quando loro hanno iniziato ad andare a scola sono rientrata nel circuito della cittadinanza attiva. Insegnavo alle elementari Gabriele Rosa, Matematica e Scienze e poi, con una della ultime riforme, ero la maestra unica. Con il comitato dei genitori ci siamo impegnati per avere una zona pedonale a Monte Rosso, poi ci siamo organizzati per il piedibus per mandare i figli a scuola a piedi ma in sicurezza. È stato allora che mi hanno proposto di candidarmi a sostegno di Roberto Bruni come esterna nella lista dei DS. Ho accettato e sono risultata la prima dei non eletti, però a metà mandato, per spostamenti causati dalle elezioni politiche, sono entrata in Consiglio Comunale. Fu un’esperienza condotta dai banchi della maggioranza che, a dire il vero, era piuttosto turbolenta. Mi ripresentai al fianco di Bruni cinque anni dopo quando fummo sconfitti da Tentorio e, anche questa volta, fui la prima dei non eletti. Ma anche questa volta fui “ripescata” per alcune defezioni e tornai in Consiglio ma questa volta sui banchi dell’opposizione. Nel frattempo sono entrata nel PD e cinque anni fa mi sono candidata a sostegno di Giorgio Gori. Quelle elezioni sono andate benissimo e mi venne offerta l’opportunità di fare la Presidente del Consiglio. Un’esperienza importante perché mi portava ad uscire totalmente dal mio mondo, molto legato alla scuola.


Esperienza complicata? “All’inizio si è sempre un po’ preoccupati di non essere all’altezza ma poi si impara. So che questa volta fare l’assessore mi porterà ad affrontare tanti problemi, a conoscere tante persone ma so anche bene quante energie e quante potenzialità possiede questa città e quanti cittadini vogliono bene a Bergamo. Ognuno con il proprio ruolo, chi importante, chi nel suo piccolo ma c’è una buona parte dei cittadini che si sente di far parte del Comune”. Nuovo giro e proposta di fare l’assessore. Ha scelto l’assessorato? “Sono stata consigliere prima di maggioranza, poi di minoranza, presidente dell’assemblea di Palazzo Frizzoni, rimanevano due ruoli: assessore o sindaco. Come sindaco non mi sento all’altezza…”.

Ride… “Uno deve conoscere i propri limiti… Però l’esperienza dell’assessorato non mi dispiaceva anche se con Giorgio Gori non c’è mai nulla di scontato. Tu partecipa alle elezioni - mi ha detto - lavoriamo, ci impegnamo per vincere e poi si vedrà. È un assessorato centrato sul verde ma che ha anche altre deleghe altrettanto importanti. L’inizio è stato faticoso… Fa caldo e l’erba continua a crescere… più del normale. Ed è anche quello che la gente vede di più… e manda lettere di protesta ai giornali. Speravo che mi venisse assegnato questo compito perché per me è una sfida nuova e sono certa che i prossimi 5 anni serviranno a realizzare tante cose che nei primi sono state solo pianificate. Accade per la prima volta da molti anni che c’è continuità nell’amministrazione per un lungo periodo.


PIAZZA VECCHIA

Bergamo ha sofferto dei continui cambi al vertice? “Assolutamente sì. Il primo anno serve a capire dove si è arrivati e bisogna imparare. Si lavora il secondo il terzo e al quarto pensi che sei quasi alla fine. Il quinto non esiste più per lo stress della campagna elettorale. Il fatto di avere altri 5 anni per portare a temine le cose messe in cantiere nei primi cinque darà i suoi frutti. Una volta si diceva che Bergamo non avesse bisogno dei parchi in quanto circondata dal verde… C’era Parco Suardi e qualche giardinetto. Adesso com’è cambiata la situazione? Bergamo è una città molto verde perché abbiamo la fortuna di avere la fascia collinare tutelata. Una scelta veramente arguta. Altre città con simile conformazione, sono state pesantemente cementificate. Di sicuro il rapporto tra verde per abitante è ottimale. Abbiamo lavorato molto sul verde in città con nuovi parchi.

Anche nei prossimi 5 anni prevediamo di consolidarne alcuni e di crearne di nuovi e anche di aumentare la forestazione della città”. Come? “Il nostro obiettivo è di piantare 20000 alberi nei prossimi 5 anni e quindi bisogna trovare gli spazi. Alcuni sono stati individuati, ad esempio lungo via delle Valli dove servirà anche a mitigare l’impatto del traffico. Ci sono i grandi rondò dell’ospedale, stiamo verificando alcune proprietà di spazi verdi verso l’aeroporto.Verrà piantata una parte del parco agricolo e in futuro il parco di Porta sud…Ci sono zone boschive che vanno sistemate e l’idea è anche di chiedere una partecipazione dei privati, anche raccogliendo fondi. L’obiettivo è nobile e per fortuna va anche un po’ di moda. Mi arrivano richieste di giovani che vorrebbero piantare alberi, cittadini che vorrebbero prendersi cura di spazi verdi trascurati…


PIAZZA MASCHERONI

LANDSCAPE FESTIVAL - I MAESTRI DEL PAESAGGIO

Arketipos è l’Associazione, senza fini di lucro, che organizza con il Comune di Bergamo, la manifestazione culturale Landscape Festival - I Maestri del Paesaggio. L’Associazione, nasce con l’intento di promuovere, diffondere e valorizzare la cultura del paesaggio naturale e antropizzato al fine di favorire uno sviluppo sostenibile e, nel contempo, la valorizzazione delle potenzialità di ogni territorio attraverso il coinvolgimento delle discipline dell’architettura del paesaggio, della tutela ambientale e del verde, della creatività e dell’arte e la formazione di professionisti e cittadini in genere.


Persino un’associazione di donne ucraine ha chiesto di poter donare 30 alberi.” Prego? Ci sono tre cose che, nella loro tradizione una persona deve fare per diventare adulta. Avere l’indipendenza economica, dare al mondo un figlio e piantare un albero. Sono tutte cose che danno sicurezza e continuità e da quando sono a Bergamo non lo hanno più potuto fare. Adesso molte di loro sono diventate italiane e chiedono di poter piantare il loro albero. A me va benissimo e porteremo avanti la cosa magari intorno al 21 novembre che è la giornata degli alberi. La sensibilizzazione su questo tema di inserire le foreste come infrastrutture verdi che servono alla città, sta passando. È una moda? Va bene, come va bene che in questo momento siano i giovani a spingere su questo fronte: è più che giusto”. Iniziative come quella dei Maestri del paesaggio che messaggio lasciano? “Sono andata a vedere i giovani architetti che si sono iscritti alla summer school. Bellissimo clima. Loro lavoreranno su un compito reale che gli ha affidato il Comune. Arricchiranno un progetto preciso con le loro idee. Questo a noi lascerà qualcosa di concreto e a loro da l’opportunità di aver fatto un’esperienza non solo teorica. Riallestire Piazza vecchia con queste varie forme di verde in alcuni periodi dell’anno abitua la gente a vedere il verde anche da un altro punto di vista. Il fatto che ci siano aiuole con l’erba alta fa capire che non esiste solo il prato inglese a chi, magari, pensa che un prato sia tale solo se rasato e ordinato. Quest’anno in più l’iniziativa si è estesa ad altri spazi della città e possono essere provocazioni o suggerimenti per una diversa gestione del verde e dell’arredo cittadino”. Passiamo alle lamentele sui giornali o sui social... “Il verde lo vedono tutti e, per chi vuole brontolare o lamentarsi, è facile, non si deve studiare… Il 60% delle interrogazioni scritte che sono arrivate dall’inizio del mandato di questa amministrazione sono relative al verde. Anche per l’opposizione è facile. Qualora invece dovessero contestarmi qualcosa nel settore abitativo pubblico, dove di sicuro ci sarà qualcosa che non va, dovrebbero mettersi a studiare la materia, senza per’altro avere l’effetto che fanno le sparate sul verde con le foto ai giornali”. Quante persone lavorano alla cura del verde? “Ci sono solo 11 operai e poi 12 appalti diversi con aziende esterne. Tre per il taglio dell’erba, due per la manutenzione dei giochi nei parchi, due per le potature ecc. con imprese che hanno sottoscritto un contratto a servizio. Prima era ad “opera”, ad esempio, erano previsti un numero prestabilito di tagli all’anno. Adesso il taglio viene effettuato quando l’erba è più alta di undici centimetri. Se la stagione è secca fanno meno tagli. Quest’anno siamo già a dodici… Il fatto che qualcuno sia disturbato perché trova l’erba un po’ più alta è normale... Bisogna comunque migliorare e prevedo di istituire un numero e un indirizzo mail per la raccolta delle segnalazioni che non mi spaventano ma vanno gestite. Adesso c’è anche chi per lamentarsi dell’incuria dei giardinetti scrive contemporanemente al sindaco, ai vigili, all’assessore del verde, al prefetto, magari anche al vescovo... e alla fine non si sa mai chi se ne deve occupare.

LAVATOIO


BIBLIOTECA

BIBLIOTECA

Ci sarà presto un numero e una e-mail dove segnalare le situazioni che necessitano di intervento. Ci sarà una prima risposta di ricezione e una dopo che il problema sarà stato risolto”. Oltre al Verde lei ha anche la delega ai Servizi abitativi pubblici sulla quale pensiamo ad una intervista ad hoc. Ci interessa invece la delega all’Educazione alla Cittadinanza “Io l’avrei chiamata promozione della cittadinanza attiva. Ieri sono stata a visitare un bellissimo parco in un certo punto trovo un tappeto di bottiglie.Va beh, probabilmente è sfuggito al servizio di pulizia, ma quelle bottiglie le hanno lasciate dei cittadini. È vero che se c’è n’è una, poi getti l’altra e così via, però bisogna far capire a tutti l’importanza del prendersi cura del bene comune come bene proprio ed è un obiettivo che non può essere lasciato solo alle scuole. Ci sono molte associazioni che sul territorio cercano di spargere il buon seme della cittadinanza attiva e a questo Assessorato giungono molte richieste di persone che si presterebbero per prendersi cura del verde pubblico magari trascurato. Abbiamo già un regolamento che è un po’ rigido... Bisogna rivederlo e farlo consocere ai cittadini. C’è il progetto scuola di cittadinanza per far capire ai ragazzi come funziona la macchina comunale, come utilizzare la biblioteca, cosa vuol dire essere città Unesco o per insegnare educazione stradale. Tante reatà che fanno interventi in classe con i volontari. Richiedono tante energie. Alla scuola non costa nulla ma al Comune costa tantissimo: Avere due Vigili che fanno educazione stradale nelle scuole, vuol dire disporre di due Agenti in meno. Un impiegato che accoglie le soclaresche per far vedere come funziona l’anagrafe è un impiegato distolto da altre mansioni... Tutto questo ha dei costi che io ritengo fondamentali per sostenere la formazione dei giovani. Ha un peso decisivo nel bilancio sociale di un’amministrazione, importante forse ancor più di quello economico. Educazione di cittadinaza vuol dire coinvolgere i cittadini stranieri. Ci sono famiglie di origine extra UE che stanno qui da trent’anni ed è importante coinvolgerle non solo con una festa ma anche nella gestione della città. Quando ci sono le elezioni non vanno a votare.... Invece devono andarci, preparati e consapevoli di quello che fanno. C’era l’Agenzia per l’integrazione che in questi anni si è un po’... svuotata e non ha più dato l’aiuto che serviva. Riparitremo da lì? Non lo so. L’obiettivo comunque rimane quello di coinvolgere tutti e farli diventare cittadini attivi. Ci sono tante associazoni di stranirri a Bergamo che chiedono spazi. Non è facile e anche fra di loro ci sono intolleranze incredibili. Molta strada da fare. Lei è anche Assessore alla Pace... che con il verde ci sta bene “Ci sta dentro tutto”. Ma anche per questo vi promettiamo un prossimo appuntamento perché la nostra Marchesi oltre alla delega al Verde pubblico e alle già menzionate Edilizia residenziale pubblica ed Educazione alla cittadinanza, è appunto Assessore alla Pace, alla legalità e alla trasparenza, nonchè alle pari opportunità.


BIBLIOTECA


DS 3 CROSSBACK

U N I O N E D I S AV O I R - FA I R E E T E C N O L O G I A AVA N Z ATA . S C O P R I I L N U O V O B R A N D D S S U D S A U T O M O B I L E S . I T - DS 3 CROSSBACK Pure Tech 155 Automatica. CONSUMO SU PERCORSO MISTO (l/100 km) 6,1 - 6,7. EMISSIONI DI CO₂ SU PERCORSO MISTO (g/km): 139 – 153. I valori indicativi relativi al consumo di carburante ed alle emissioni di CO₂ dei modelli di veicoli sono stati rilevati dal Costruttore in base al metodo di omologazione WLTP (Regolamento UE 2017/1151). Eventuali equipaggiamenti aggiuntivi possono modificare i predetti valori. L’immagine è inserita a titolo informativo.

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A cura del Licence Partner Dott. Francesco Tassoni

GRAZIE A TUTTI I BERGAMASCHI, GRAZIE A TUTTI I CITTADINI DEL MONDO A CINQUE ANNI DALL’APERTURA DELLO SHOP DI ENGEL & VÖLKERS IN LARGO BELOTTI 34 , CONTINUA LA CRESCITA ESPONENZIALE DELLA STRUTTURA, DEI FATTURATI E DEL MARCHIO: I RISULTATI SORPRENDENTI SI VEDONO OGNI GIORNO Sempre più Bergamaschi affidano la vendita dei loro immobili alla nostra agenzia, consapevoli di poter fare affidamento condividendo i nostri valori, che sono: PROFESSIONALITÀ, COMPETENZA, PASSIONE. Dopo l’euforia del 2018 del mercato immobiliare, il nuovo anno è iniziato come si era concluso il precedente: risultati eccellenti!!! Noi, alla Engel & Völkers, facciamo analisi di mercato dettagliate e spieghiamo bene al proprietario quale sarà la strategia che adotteremo per raggiungere l’obiettivo di vendere velocemente il suo immobile, al giusto prezzo di mercato... questa si chiama competenza.

I numeri ci danno ragione: nell’anno appena trascorso abbiamo avuto un incremento del fatturato oltre il 45% rispetto all’anno precedente: con noi l’investitore acquista al giusto prezzo di mercato. I nostri agenti, e quelli che verranno, avranno modo di trasmettere alla clientela tutta la passione che abbiamo nel fare il nostro lavoro sempre nell’interesse dei clienti. Venite a trovarci, ne rimarrete coinvolti positivamente. Continua la lettura sul nostro blog: www.engelvoelkers.com/bergamo

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ROVETTA: VILLA LIBERTY

Nello splendido anfiteatro dell’altipiano di Rovetta, a pochi passi dal centro cittadino, proponiamo in vendita una villa singola con parco. L’Art-Nouveau del primo Novecento si intreccia al gusto lineare del Barocco bergamasco in una creazione Liberty nuova ed affascinante, unica nel suo genere. La villa sorge all’interno di una vasta proprietà di circa 8.000 mq di giardino fiorito con alberi secolari e un soleggiato frutteto. Nel corso degli anni l’architettura esterna è stata rispettata nelle sue linee originali e nelle strutture interne, fino agli ultimi proprietari che hanno ristrutturato totalmente l’immobile realizzando una casa moderna dotata di ogni comfort e certificazione. Il pregio artistico della villa si inserisce quindi nella storia artistica e culturale di Rovetta il cui fascino tranquillo prelude alle nevi del Monte Pora, stazione sciistica, e all’incontro poetico con gli splendidi paesaggi del Lago d’Iseo. C.E. G Richiesta finale energetica 220 kWh/(m²*a) 

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A cura di Rivestiti - Second hand, vintage and more Alessia Omizzolo

STORIE DI ABITI Ciao, sono uno dei tanti vestiti che è stato venduto in quei negozi che appartengono alla fast fashion. Mi hanno prodotto in tempi rapidi, senza prestare attenzione ai minimi dettagli: cuciture, bottoni e fili. Dopo un lungo viaggio sono arrivato nel magazzino di un negozio. Lì ero insieme a jeans – pantaloni – maglioni – magliette – scarpe, pronto per essere esposto e venduto a poco prezzo. Per qualche giorno mi hanno provato più persone, poi finalmente la mia vestibilità e le mie linee hanno convinto una ragazza. Nel momento in cui mi ha indossato, le si sono illuminati gli occhi e ha esclamato con gioia che ero proprio il vestito che stava cercando. Sono stato l’outfit perfetto per feste e serate con gli amici, ma all’improvviso la mia proprietaria si è stancata di me. Da un momento all’altro sono passato di moda e non piacevo più: mi ha gettato in un cassonetto e così sono diventato un rifiuto. Sicuro di essere ormai inutile, vengo tolto dal cassonetto e trasportato da un camion che mi porta in un piccolo negozio: Rivestiti. Qui, le commesse si sono prese cura di me con amore e pazienza. Avevo dei tratti scuciti che con ago e filo mi hanno riparato, ma secondo loro ero ancora in perfette condizioni! Rivestiti, dopo un processo di raccolta, seleziona usato di qualità, aumentando così il ciclo di vita di un indumento. È importante capire che attraverso un riciclo consapevole si restituisce valore a oggetti e capi d’abbigliamento. Gli sprechi non sono solo un danno alle economie locali e globali ma anche all’ambiente e alle comunità. Rivestiti mi ha trasformato da un rifiuto ad un bene e mi ha regalato una seconda vita. In negozio c’è un vasto assortimento di capi d’abbigliamento e accessori vintage che custodiscono esperienze e sensazioni e raccontano storie. Questo è un negozio che permette di guardare con occhi diversi il settore della moda e di capire che dietro ad un vestito o a un accessorio ci sono idee, impegno e lavoro. Ti aspetto in negozio! Grazie ai consigli di due venditrici appassionate di moda e vintage troverai l’abito o l’accessorio giusto per qualsiasi occasione.

In collaborazione con RIVESTITI - Bergamo - Via Broseta 79A - Cell. 338 8889575 Facebook: @negoziorivestiti Instagram: @rivestitisecondhandvintage Illustrazioni di Marialuisa Silvetti @isa_the_weirdo


auto elettrica: chi la compra? Che siano pochi è cosa nota. Chi siano, dove abitino o che tipo di auto guidassero prima di fare il grande passo, molto meno. Per questo motivo, uno studio dell’Unrae (l’associazione dei costruttori esteri) ha fotografato i clienti italiani delle auto elettriche: al momento si tratta di una super nicchia (lo 0,5% del mercato), anche se sempre più attiva (+109% rispetto allo stesso periodo del 2018) e stimolata dall’ecobonus statale, cumulabile a eventuali contributi regionali.

8.000 euro. La città con più vetture elettriche è però Roma (161 immatricolazioni in otto mesi contro le 131 di Milano). A Bologna, terza sul podio assieme a Firenze, si precipita a quota 33. Una cifra che ci riporta all’attuale dimensione del fenomeno, ancora circoscritta. La colpa è anche dell’infrastruttura di ricarica: le colonnine, soprattutto quelle fast, sono infatti poche e mal distribuite sul territorio (con il nord nuovamente favorito).

Delle 6.453 le auto elettriche immatricolate in Italia nei primi otto mesi del 2019, nemmeno la metà è destinata a privati, sebbene questi rappresentino la fetta più consistente del pubblico (40,9%) davanti alle compagnie di noleggio (30,7%) e alle flotte (17,4%). Il resto se lo dividono altri generi di player, con i concessionari in testa (8,9%). Ma qual è il prototipo del cittadino comune che ha deciso a guidare un’elettrica? Secondo la ricerca dell’Unrae, si tratta di un maschio (come il 72,4% degli acquirenti), di mezza età (un terzo ha tra i 46 e i 55 anni), residente al nord. Non è un caso, visto che regioni come la Lombardia hanno stanziato finanziamenti fino a

Chi si è messo in garage un’elettrica, nel 45% dei casi l’ha cambiata con una vettura a gasolio. La statistica non sorprende, ma è significativa. E indurrebbe a pensare che, spesso, la conversione va di pari passo con le esigenze: nella fattispecie, quella della libera circolazione nei centri urbani, dove i diesel sono sempre più ostacolati. Gli ex proprietari di auto a benzina sono il 35%, mentre il 9% quantifica chi è passato da un’elettrificazione parziale, quella delle ibride, alle emissioni zero. E c’è anche un 10% di clientela fidelizzata: sono coloro che hanno permutato un’elettrica per comprarne un’altra.

1941 PEUGEOT VTL È GIÀ ELETTRICA

Se pensate che le auto elettriche siano una novità assoluta degli ultimi anni, vi sbagliate. Ad esempio, durante la seconda guerra mondiale la Peugeot, in piena occupazione tedesca, con lo scarseggiare della benzina, mise in produzione un’auto spinta da un motore elettrico. Due esemplari videro la luce nel settembre 1940. Battezzata VLV, per “Voiturette Légère de Ville – piccola vettura da città”, viene presentata per l’omologazione il 28 marzo 1941. È lunga 2,67 m larga 1,21 m, la VLV è una due posti, in alluminio per non pesare che 365 kg, batterie comprese. Queste sono posizionate davanti mentre il motore elettrico è dietro, sviluppa una potenza di 2 CV, ha un’autonomia di 80 km e una velocità massima di 32 km/h. L’accoglienza da parte della stampa specializzata è abbastanza realistica “questa vettura costituisce

un mezzo comodo per gli spostamenti in città e in periferia. La velocità è sufficiente in città: con la vetturetta elettrica PEUGEOT si possono raggiungere le prestazioni di un ciclista di buon livello e allenato, il tutto senza la minima fatica”. La Peugeot VLV diventa la vettura dei medici e degli avvocati, ma anche della Posta. Tenuto conto delle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e degli accumulatori, il ritmo della produzione è molto caotico. Dalle officine de La Garenne usciranno 377 Peugeot VLV prima che il Comitato d’Organizzazione dell’Automobile - organismo costituito dallo Stato nel periodo Vichy - la vieti nel 1943. Questo comitato vieta che un costruttore possa diversificare l’attività. Lungi da un errore di analisi, si tratta di non limitare i mezzi industriali disponibili per il Terzo Reich.


BMW 330E BERLINA

BMW 225XE ACTIVE TOURER

BMW X5 XDRIVE45E

BMW i8 ROADSTER

BMW 745E

AUTO “GREEN”: GAMMA BMW E MINI

NUOVI MODELLI IBRIDI PLUG-IN E BATTERIE AD ALTO VOLTAGGIO ULTERIORMENTE SVILUPPATE: BMW CONTINUA IL PROCESSO DI ELETTRIFICAZIONE Il produttore di automobili premium BMW continua a lavorare sull’elettrificazione della gamma e ora presenta i suoi ultimi modelli ibridi plug-in al Salone dell’Automobile di Ginevra del 2019. Allo stesso tempo, BMW annuncia anche il lancio sul mercato di un ulteriore Sports Activity Vehicle (SAV) con motore elettrico. La BMW X3, globalmente apprezzata, sarà prodotta anche in una versione ibrida plug-in a partire dal dicembre 2019. Questo la rende il primo modello del marchio ad essere offerto sia con un motore a combustione convenzionale sia con un sistema ibrido plug-in - con l’aggiunta di una versione totalmente elettrica nel 2020. Nel corso del 2018, il BMW Group ha consolidato il suo status di pioniere e leader di mercato nel settore delle automobili elettrificate (fonte: IHS Market New Registrations 2018 Report 04. 01. 2019). Con una quota di mercato superiore al 9%, l’azienda è al primo posto nella classifica mondiale dei produttori premium di veicoli totalmente elettrici o con motorizzazioni ibride plug-in. Nel 2018 il BMW Group si è imposto come leader di mercato nel segmento premium di veicoli elettrificati sia in Germania che in Cina. Con una quota superiore al 16%, il gruppo di Monaco guida anche il mercato europeo dei veicoli elettrificati. Nel 2018, il BMW Group ha raggiunto un nuovo record mondiale di vendite con oltre 140.000 unità di veicoli elettrici e ibridi plug-in venduti, con un incremento del 38,4% rispetto all’anno precedente. Una delle quattro aree tematiche orientate al futuro (Autonomo, Connesso, Elettrificato e Servizi/Condivisione), la mobilità elettrica è uno dei pilastri della strategia aziendale NUMBER ONE > NEXT. L’OBIETTIVO DEL BMW GROUP È DI METTERE IN CIRCOLAZIONE OLTRE MEZZO MILIONE DI VEICOLI ELETTRIFICATI DEI SUOI MARCHI ENTRO LA FINE DEL 2019. Con la BMW i3 elettrica (BMW i3: consumo di energia combinato: 13,1 kWh/100 km; BMW i3s: consumo di energia combinato: 14,0 - 14,6 kWh/100 km), la BMW i8 Coupé (consumo di carburante combinato: 1,8 l/100 km, consumo di energia combinato: 14,0 kWh/100 km, emissioni CO2 combinate: 42 g/km) e la BMW i8 Roadster (consumo di carburante combinato: 2,0 l/100 km, consumo di energia combinato: 14,5 kWh/100 km, emissioni CO2 combinate: 46 g/km), le versioni ibride plug-in della BMW X5 e della BMW X3, la BMW Serie 2, la BMW Serie 3, la BMW Serie 5 e la BMW Serie 7, la BMW X1 xDrive25Le prodotta in Cina per il mercato locale, la MINI Countryman Cooper S E ALL4 (consumo di carburante combinato: 2,4 - 2,5 l/100 km, consumo di energia combinato: 13,4 - 13,7 kWh/100 km, emissioni CO2 combinate: 55 - 56 g/km e la MINI completamente elettrica, il BMW Group avrà 12 modelli ad alimentazione elettrica nella sua gamma entro la fine del 2019. Non solo il numero di veicoli disponibili è unico, ma anche la loro varietà - dal segmento delle compatte premium compatte fino a quello delle berline medie, medio-alto e lusso, e includendo anche i segmenti SAV. Entro il 2025, il BMW Group avrà aumentato la disponibilità di veicoli ad alimentazione elettrica dei suoi marchi fino ad avere almeno 25 modelli. ANTEPRIMA MONDIALE: LA BMW X3 XDRIVE30E CON MOTORIZZAZIONE IBRIDA PLUG-IN. BMW avvia la produzione di un altro SAV con motorizzazione ibrida plug-in a dicembre 2019, espandendo ulteriormente la sua gamma di veicoli ad alimentazione elettrica. Con la sua anteprima mondiale al Salone Internazionale di Ginevra 2019, la BMW X3 xDrive30e combina la versatilità di un veicolo sportivo di segmento medio premium con la tecnologia all’avanguardia eDrive. Le sue caratteristiche dinamiche, i valori di guida sportiva e il sistema di trazione integrale BMW xDrive - attivi anche con la sola alimentazione elettrica - si combinano con consumi di carburante ed emissioni di scarico estremamente bassi.


MINI COUNTRYMAN COOPER S E ALL4

BMW i3 ELETTRICA

BMW X3 XDRIVE30E

BMW i8 COUPÈ

BMW 530E BERLINA

Grazie all’utilizzo della più recente tecnologia delle batteria, la BMW X3 xDrive30e raggiunge un’autonomia di 50 chilometri. Grazie alla tecnologia BMW eDrive, il consumo di carburante combinato è ridotto a 2,4 litri per 100 chilometri, con emissioni di CO2 pari a 56 grammi per chilometro. Il sistema ibrido plug-in della BMW X3 xDrive30e è costituito da un motore a benzina a 4 cilindri con tecnologia BMW TwinPower Turbo e un motore elettrico. Entrambe le unità trasferiscono la potenza su strada - o su terreno non asfaltato – grazie alla trasmissione Steptronic a 8 rapporti e al sistema di trazione integrale intelligente. La potenza di 185 kW/252 CV può essere aumentata di 30 kW/41 CV grazie all’uso temporaneo della potenza di picco del motore elettrico. La BMW X3 xDrive30e impiega solo 6,5 secondi (dati provvisori) per accelerare da zero a 100 km/h. L’ultimo modello ibrido plug-in di BMW è dotato di una batteria agli ioni di litio posizionata sotto il sedile posteriore per risparmiare spazio. Con un volume di 450 litri, il vano bagagli della BMW X3 xDrive30e ha la stessa capacità delle versioni equipaggiate con motore convenzionale. ALTRE ANTEPRIME MONDIALI A GINEVRA: BMW 330E BERLINA, BMW X5 XDRIVE45E E I MODELLI IBRIDI PLUG-IN DELLA NUOVA BMW SERIE 7. Il ruolo di leader del BMW Group nel campo dell’elettrificazione si riflette anche nella sua attuale gamma di motori. Al Salone Internazionale di Ginevra 2019, BMW presenta la seconda generazione di modelli ibridi plug-in in ben tre segmenti di veicoli. La nuova BMW 330e berlina impressiona e stupisce grazie all’aumento dell’autonomia elettrica rispetto al modello precedente del 50% fino a 60 chilometri, un livello di consumo di carburante ridotto a 1,7 litri per 100 chilometri ed emissioni di CO2 ridotte a 39 grammi per chilometro - il tutto combinato con il piacere di guida tipico della berlina sportiva. La potenza della sua unità ibrida plug-in ammonta a 185 kW/252 CV - con la possibilità di un aumento temporaneo di ulteriori 30 kW/41 CV utilizzando la modalità standard XtraBoost. Di conseguenza, la nuova BMW 330e berlina compie lo sprint da ferma a 100 km/h in 6,0 secondi (dati provvisori).

AUMENTO DELLA POTENZA, EFFICIENZA E GAMMA DI MOTORI ELETTRICI SONO OFFERTI ANCHE NELL’ULTIMA VERSIONE DELLA BMW X5 CON TRAZIONE IBRIDA PLUG-IN. La nuova BMW X5 xDrive45e è ora dotata di un motore benzina a 6 cilindri in linea, opportunamente adattato sulle specifiche del modello per essere abbinato a un motore elettrico, con una potenza che è ora aumentata a 290 kW/394 CV. 5,6 secondi (dati provvisori) è tutto ciò che serve per accelerare il SAV da zero a 100 km/h. La sua autonomia elettrica è ora di circa 80 chilometri, quasi tre volte quella del suo predecessore. Di conseguenza, i tragitti giornalieri possono essere facilmente affrontati utilizzando solo l’energia elettrica, riducendo così le emissioni locali a zero. Con il suo serbatoio del carburante da 69 litri, la BMW X5 xDrive45e si adatta perfettamente anche a lunghe distanze. La sua tecnologia di azionamento ibrido plug-in progressivo riduce il consumo di carburante combinato fino a 2,1 litri per 100 chilometri e le emissioni di CO2 fino a 49 grammi per chilometro. Le qualità della BMW X5 xDrive45e come veicolo da viaggio sono confermate anche dal suo versatile vano bagagli: qui la capacità di carico pari a 500/1716 litri è leggermente inferiore a quello offerto dalle varianti del SAV che sono spinte da motorizzazioni convenzionali. Le rivoluzionarie proprietà a tutto tondo della BMW X5 xDrive45e sono integrate dal sistema di trazione integrale intelligente BMW xDrive. Questo trasferisce la potenza di entrambe le unità motrici a tutte e quattro le ruote, offrendo un piacere di guida sportivo su strada e prestazioni fuoristrada eccellenti su terreni non asfaltati. Nei modelli ibridi plug-in della nuova BMW Serie 7, l’impronta sportiva, il comfort di viaggio e l’atmosfera piacevole di una berlina di lusso sono combinati con la possibilità di offrire una mobilità priva di emissioni e estremamente silenziosa. L’autonomia elettrica è stata aumentata di quasi il 30% rispetto ai modelli precedenti, e permette ora di coprire una distanza compresa tra 50 e 58 chilometri.


La gamma comprende la BMW 745e (consumo di carburante combinato: 2,1 - 2,3 l/100 km; consumo di energia combinato: 15,1 - 15,6 kWh/100 km; emissioni CO2 combinate: 48 - 52 g/km), la versione a passo lungo BMW 745Le (consumo di carburante combinato: 2,2 - 2,3 l/100 km, consumo di energia combinato: 15,6 - 15,7 kWh/100 km; emissioni CO2 combinate: 50 – 53 g/km) e la BMW 530i xDrive (consumo di carburante combinato: 2,3 - 2,6 l/100 km, consumo di energia combinato: 15,8 - 16,3 kWh/100 km; emissioni CO2 combinate: 52 - 59 g/km) con passo allungato e trazione integrale intelligente. Il suo sistema di azionamento comprende ora un motore a benzina a 6 cilindri in linea adattato su un modello di base specifico insieme a un motore elettrico. Impostando l’esperienza di guida sulla modalità SPORT, il conducente può raggiungere una potenza combinata di 290 kW/394 CV. La nuova BMW 745e accelera in 5,2 secondi da zero a 100 km/h, mentre la nuova BMW 745Le impiega 5,3 secondi. La nuova BMW 745Le xDrive raggiunge i 100 km/h con partenza da fermo in soli 5,1 secondi. BMW 530E BERLINA E BMW 225XE ACTIVE TOURER CON BATTERIE AGLI IONI DI LITIO ULTERIORMENTE SVILUPPATE E CON AUTONOMIA AUMENTATA. Gli ultimi progressi nel campo della tecnologia delle celle della batteria hanno portato anche a

un’estensione dell’autonomia della guida senza emissioni nei modelli ibridi plug-in della BMW Serie 5 e BMW Serie 2. Sebbene le sue dimensioni rimangano invariate, la nuova batteria agli ioni di litio per la motorizzazione ibrida plug-in della BMW Serie 5 berlina ora ha una capacità lorda che è stata aumentata da 9,2 a 12,0 kWh. Ciò significa un aumento dell’autonomia elettrica di più del 30 percento a 64 chilometri. La BMW 530e berlina raggiunge ora un consumo di carburante combinato di 1,7 litri per 100 chilometri ed emissioni di CO2 pari a 38 grammi per chilometro. Come versione aggiuntiva del modello, anche la BMW 530e xDrive berlina a trazione integrale sarà disponibile a partire da luglio 2019. Quest’ultimo modello ha un’autonomia pari a 57 chilometri. Il suo consumo di carburante combinato è di 1,9 litri per 100 chilometri, mentre le emissioni di CO2 sono pari a 44 grammi per chilometro. Nella BMW 225xe Active Tourer, la tecnologia delle celle a batteria all’avanguardia segue la direzione di ridurre ulteriormente il consumo nonché a raggiungere un incremento dell’autonomia elettrica di oltre il 25 percento fino a 47 chilometri. Pur mantenendo le stesse dimensioni di prima, la sua batteria agli ioni di litio ha ora una capacità lorda che è stata aumentata da 7,7 a 9,7 kWh. Il consumo di carburante combinato della BMW 225xe Active Tourer è di 1,9 litri per 100 chilometri, il suo consumo di energia combinato è di 14,7 kWh per 100 chilometri e il suo livello di emissioni di CO2 è pari a 43 grammi

per chilometro. Il sistema di trazione integrale ibrida contribuisce al carattere di guida sportivo e versatile della BMW 225xe Active Tourer. La sua dotazione standard e gli accessori opzionali includono anche numerosi sistemi di assistenza alla guida, come le attuali innovazioni nel campo della connettività intelligente e dei servizi digitali - per una maggiore comodità durante la ricarica della batteria ed un’esperienza di guida elettrica ancora più intensa. TECNOLOGIA DELLA BATTERIA ALL’AVANGUARDIA, NUOVO SISTEMA OPERATIVO E SERVIZI DIGITALI INNOVATIVI PER UN’ESPERIENZA DI GUIDA ELETTRICA OTTIMIZZATA. Oltre alla più recente tecnologia delle batterie, le varianti ibride plug-in della nuova BMW Serie 3 Berlina, della nuova BMW X5 e della nuova BMW Serie 7 dispongono di un nuovo display e di un sistema operativo e di servizi digitali innovativi per un’esperienza di guida elettrica ancora più intensa. La dotazione standard include il BMW Live Cockpit Professional con schermi di nuova concezione nel cruscotto e il Control Display, che fornisce anche un’indicazione chiara dello stato di carica della batteria, dell’autonomia elettrica e della modalità operativa del sistema ibrido plug-in. I pulsanti utilizzati per selezionare la modalità di guida sono ora integrati nell’unità che permette di selezionare la tipologia di esperienza di guida.


Qui, una pressione del pulsante è tutto quello che serve per attivare le modalità SPORT per un assetto particolarmente dinamico e la modalità ADAPTIVE per uno stile di guida specifico per ogni situazione, così come le tre modalità operative HYBRID, ELECTRIC e BATTERY CONTROL. La modalità ibrida funge da impostazione standard e assicura un set-up bilanciato e un’interazione ottimizzata tra il motore a combustione e il motore elettrico. È anche possibile selezionare la modalità elettrica come impostazione standard tramite il menu iDrive. Premendo il pulsante HYBRID due volte si può attivare questa modalità operativa in una versione ottimizzata per l’efficienza (HYBRID ECO PRO). La funzione di coasting è uno dei fattori che contribuisce a un ulteriore riduzione del consumo di carburante. Allo stesso modo, è stata ulteriormente ottimizzata la tecnologia del sistema di gestione intelligente dell’energia. Poiché questo è ora collegato al sistema di navigazione, l’interazione tra motore a combustione e motore elettrico può essere adattata in maniera più precisa per il percorso e la situazione di guida. Nella nuova BMW 330e Berlina e la nuova BMW X5 xDrive45e, grazie ad un’unità di controllo che si basa sulla navigazione e sui dati del sensore, è possibile ottimizzare l’efficienza di recupero dell’energia frenante con la modalità HYBRID ECO PRO. Ad esempio, in vista di un incrocio o di un veicolo che dà la precedenza, il recupero può essere sfruttato in modo particolarmente intenso ai fini di decelerazione.

Durante il processo di ricarica, il quadro strumenti completamente digitale fornisce graficamente informazioni sullo stato di carica attuale della batteria e quindi sull’autonomia potenziale della vettura. Il display grafico – progettato individualmente per ogni veicolo - mostra anche l’amperaggio disponibile alla stazione di ricarica in uso, oltre a indicare quando la batteria è completamente carica. I nuovi servizi digitali aiutano a rendere più attraente e conveniente caricare la batteria ad alto voltaggio quando si è fuori casa. Ad esempio, quando viene selezionata una stazione di ricarica pubblica, il sistema di navigazione mostra al conducente alberghi, ristoranti, bar e attrazioni turistiche o strutture culturali nelle vicinanze. Ai clienti viene anche data una previsione dello stato di occupazione delle stazioni di ricarica. Inoltre, BMW consente ai clienti di ChargeNow di prenotare una stazione di ricarica abilitata per un certo periodo di tempo direttamente dall’auto. Un suono distintivo creato appositamente per i modelli BMW elettrificati viene utilizzato con lo scopo della protezione acustica dei pedoni, emesso tramite un sistema di altoparlanti. Il suono pensato per le basse velocità irradia una vibrante presenza acustica, senza compromettere il comfort acustico degli occupanti del veicolo.

LARIO BERGAUTO Concessionaria BMW

Via Campagnola, 48/50 - Bergamo Tel. 035 4212211 Corso Carlo Alberto, 114 - Lecco Tel. 0341 27881 Via Industriale, 97/1 Berbenno di Valtellina (SO) Tel. 0342 492151 Via Brescia, 78 Grumello del Monte (BG) Tel. 035 830914 www.lariobergauto.bmw.it


MAISON DIOR

BELLEZZA ED ELEGANZA NEL NUOVO CONCEPT TIZIANA FAUSTI Valentina Colleoni - Fotografie Paolo Biava

Affascinante. Potremmo così definire la donna firmata Christian Dior per la prossima stagione grazie alla nuova collezione creata dalla magia dell’alchimista Maria Grazia Chiuri, capace come sempre di dare vita a capi ricchi di passione e charme. Tutte sfumature condivise e percepite dagli ospiti presenti lo scorso 12 settembre nella boutique Tiziana Fausti, in Piazza Vittorio Veneto, per un evento speciale: la riapertura dello Spazio Dior interno alla boutique. Grazie alla pausa estiva, infatti, l’area dello store rivolta verso Piazza Dante, interamente dedicata alla maison francese, ha trovato una nuova veste grazie ad un team di architetti parigini. Toni caldi e delicati, in linea con la vision della stilista Chiuri, hanno trasformato questo meraviglioso spazio dove ogni cliente potrà da oggi provare i capi Dior grazie ad un nuovo camerino dedicato, lasciandosi tentare dalle tante creazioni moda e accessori. Come per la collezione Fall/Winter, ispirata allo spirito contestatario inglese degli anni ’50, quello delle famose “Teddy Girls”, unito alla rivoluzione del New Look. Classicismo e sovversione, eleganza e ribellione: quattro elementi che, giocando con tartan rossi, verdi e neri, danno vita ad uno style irresistibile. Tanti i complimenti ricevuti durante l’evento dall’elegante hotesse Tiziana Fausti per la perfetta organizzazione dell’evento, che prima del cocktail party serale, ha visto un pomeriggio dedicato alla bellezza con una sessione trucco del famoso make-up artist Alioscia Mussi.


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Maison Dior bellezza ed eleganza nel nuovo concept Tiziana Fausti A seguire un cocktail party firmato Da Vittorio in cui l’eleganza ha regnato sovrana, tra champagne, chiacchiere e la scoperta dei nuovi spazi Dior nonché della boutique accessori, anch’essa resa più luminosa grazie a un recente restyling. Alla serata presenti anche alcuni rappresentanti della Maison Dior, nonché figure di spicco della stampa di settore, e non solo.

Ph. Paolo Biava - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it

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“I SOGNI SON DESIDERI” QUANDO INCONTRI LEILA BALI TI RENDI CONTO COME L’ELEGANZA, NELLA SUA VERA ESSENZA, ESISTE. MA NON SOLO: BASTANO DUE PAROLE PER CAPIRE COME FORZA E DETERMINAZIONE SI FONDANO IN LEI, DONANDOLE UNA CONNOTAZIONE UNICA, MATRICE DI PROGETTI E SOGNI. COME QUELLO CHE VI STIAMO PER RACCONTARE, AL NUMERO 76 DI VIA XX SETTEMBRE

Valentina Colleoni - Fotografie Paolo Stroppa


Possono i sogni trasformarsi in realtà? A rispondere è Leila Bali, punto di riferimento della gioielleria bergamasca che, con fermezza, annuisce: “Sì, è assolutamente possibile quando alla base ci sono passione e determinazione”. È una calda mattina di luglio quando la signora Bali ci accoglie con un sorriso in questo nuovo scrigno nel cuore della città e, già dal suo sguardo, cogliamo la felicità e la soddisfazione per avere dato vita al suo sogno, dopo trent’anni dall’anno in cui decise di abbandonare la professione di Avvocato per diventare maestra orafa. “Non potevo fare scelta migliore. Oggi più che mai sono convinta di aver percorso la strada giusta che mi ha condotto alla realizzazione di questo spazio nel quale ho messo tutta me stessa, l’esperienza, la mia voglia di vivere e di sognare. Ogni giorno”. Ebbene sì, perché Leila lo scorso giugno ha dato vita al suo nuovo atelier del gioiello, al numero 76 di Via XX Settembre. Una scelta non casuale questa, ma dettata dalla voglia di imprimere ancora di più la sua orma nel cuore della città che ama. “Avrei potuto scegliere altre mete, ma Bergamo è da trent’anni la città che mi ha accolto e dove negli anni ho tessuto relazioni così importanti con amici e clienti che non potevo non tramutare i miei sogni in realtà proprio qui! Uno spazio piccolo ma ricercato, in cui il gioiello trova casa. Un posto in cui i clienti si possano sentire a proprio agio”. Ed in effetti è proprio quello che si percepisce varcando la soglia di questa piccola “bomboniera”, così accogliente e riservata al punto da farti dimenticare per un secondo di essere in una delle vie principali e più frequentate di Bergamo. Un risultato quasi magico, dettato dall’eccellente lavoro dell’Architetto Luigi Baroli, impreziosito dal buon gusto di Leila: sua la scelta del velluto verde per le pareti, così come gli specchi collocati in angoli e lati per ridimensionare le geometrie. Tutto questo in un equilibro perfetto, grazie alla volta dorata solcata da linee irregolari, che nel complesso formano un gioco di rettangoli nonché il dipinto che compare nella parete di fondo, uno scenario aperto su un orizzonte. Speciale. “Molti mi hanno chiesto se si tratti di Città Alta e, in effetti, pur non essendolo, l’ho scelto proprio per rendere omaggio alla bellezza di Bergamo”.


Un amore per la nostra città quello di Leila che si fonde come in uno dei suoi gioielli con la passione per l’oreficeria che, con lei, assume una connotazione di sartorialità e unicità. “Ogni pezzo che creo vuole essere un omaggio alla bellezza, intesa come dimensione capace di fare battere i cuori di chi indossa un mio gioiello o semplicemente lo vede per la prima volta. Perché oggi, per essere unici, non serve fare cose eclatanti bensì cercare se stessi. Il mio compito è quello di capire cosa un cliente vuole e dare vita al suo sogno, ad un gioiello che ne sintetizzi la personalità. Non è facile, certamente, ma il tempo mi ha dato ragione e dai miei clienti ho raccolto consensi e fiducia. La più grande delle soddisfazioni”. Con questi concetti Leila Bali, il cui logo ritrae proprio un cuore, simbolo della passione

per il suo lavoro, riassume il significato di un gioiello in una sola parola: eterno. Perché come lei stessa ha specificato: “Un gioiello se scelto seguendo i propri gusti ed inclinazioni è destinato a durare per sempre, diventando così il miglior regalo e, perché no, anche investimento!”. E con “gioiello” Leila non si riferisce solo alle sue creazioni quali anelli, bracciali o collane ma rivolge l’attenzione anche all’universo maschile al quale ha riservato una scelta unica di orologi di secondo polso come Rolex, Audemars Piguet e Patek Philippe, curata dal marito Maurizio. Una decisione dettata dalla consapevolezza che, se una donna può essere “vestita” semplicemente da un gioiello, per l’uomo un orologio prezioso ne assume lo stesso valore.


Ecco perché con la medesima passione Leila Bali, grazie anche alla consulenza di Marcello Ghirardi, professionista del settore, seleziona con attenzione pezzi unici da proporre alla sua clientela. E così, in questo scrigno nel cuore della città, sarà da oggi possibile trovare “tesori” dai materiali preziosi sempre differenti, proprio come gli allestimenti interni dell’atelier, appositamente studiati per seguire l’onda della fantasia e dell’eleganza firmate Leila Bali.

LEILA BALI

Via XX Settembre, 76 Tel. 035 211832


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White Night: una scintillante notte tra gusto e musica La fine dell’estate bergamasca non poteva trovare celebrazione migliore se non con un evento firmato Manga Restaurant e “LoRo” in una location d’eccellenza: Stone City a Telgate. Un posto elegante e raffinato cornice perfetta per eventi la sera e showroom ineguagliabile durante il giorno, grazie alla quantità inedita di pietre e materiali qui posti da Granulati Zandobbio, titolari della location, che ogni anno richiamano centinaia di clienti da tutto il mondo. Ad impreziosire il tutto piante ricercate, eleganti piscine ed un anfiteatro, tramutato per l’occasione in una pista da ballo che, la sera del 15 settembre, ha coinvolto oltre 160 ospiti per una White Night unica tra sound e gusto. Un aspetto quest’ultimo curato nei minimi particolari dagli chef dei due ristoranti partner che non hanno lasciato nulla al caso. Manga, il nuovissimo Sushi Restaurant di Albano Sant’Alessandro, ha ingolosito tutti gli invitati con uramaki dai mille sapori orientali preparati dai bravissimi chef giapponesi, mentre lo staff di “LoRo”, il ristorante stellato di Trescore Balneario, ha completato il buffet con delizie salate e dolci. Non è certo mancato l’aspetto Drink & Wine, in accompagnamento perfetto al menù ideato per la serata. A seguire, infine, non poteva certo mancare il sound di Dj Luca Bernascone che, con il suo mixaggio perfetto di vinili, ha “ritmato” questa incredibile White Night.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it

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Together for life LE GRANDI IMPRESE BERGAMASCHE UNITE PER DAR RESPIRO ALLA RICERCA SULLA FIBROSI CISTICA Anche l’edizione 2019 della charity dinner promossa da Piazzalunga Srl a sostegno del progetto scientifico “Task Force for Cystic Fibrosis” ha riscosso un grande successo. L’evento, sostenuto da Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica con l’obiettivo di aiutare la ricerca a individuare il farmaco salvavita per i malati, si è svolto il 13 settembre scorso quando, nell’elegante cornice del Castello di Clanezzo, Luana Piazzalunga, titolare di Piazzalunga srl e referente della delegazione FFC di Villa d’Alme, ha chiamato a raccolta numerosi imprenditori bergamaschi allo scopo di contribuire alla raccolta di fondi nella lotta contro la fibrosi cistica, la malattia genetica più diffusa. Presenti, tra gli altri, Matteo Marzotto e il Prof. Gianni Mastella, rispettivamente presidente e direttore scientifico della Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica (FFC). Il claim scelto per questa edizione, “Gli imprenditori bergamaschi danno respiro alla ricerca”, ben esprime lo spirito di questo straordinario evento di fundraising che, già in occasione della prima edizione svoltasi lo scorso anno nel suggestivo scenario di Villa Agliardi a Paladina, ha raccolto oltre 100.000 euro. “Volevamo migliorare ancora rispetto a quanto fatto lo scorso anno e siamo fieri di esserci riusciti - ha commentato una raggiante Luana Piazzalunga. È un’altra dimostrazione tangibile di quanto la nostra terra faccia crescere uomini e donne tanto sensibili alle istanze sociali, quanto abili nel riconoscere i progetti di valore. E il progetto Task Force for CF, giunto ormai alla fase preclinica del suo percorso, è sicuramente uno di quelli”. La Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica – Onlus ringrazia per il prezioso sostegno tutti coloro che hanno manifestato la loro vicinanza dando supporto al progetto. Un grazie particolare va rivolto ai partner dell’evento: Piazzalunga srl, Diesse Rubber Hoses SpA, MCM, Roncalli Viaggi, Scuderia Blu Maserati, Consibat, MPI Ecogreen srl, Tab Batteries SpA, Planetel srl, Axl Opportunity Enabler e a quanti hanno contribuito mettendo a disposizione i premi per la serata: Gioielleria Curnis – Bergamo, Marziali e Farneti – Bergamo Zambonate, Modamica – Valbrembo, Opera Resturant – Sorisole, Profilo Donna - Villa D’Almè, Trattoria 4 Piantoni – Sorisole.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it

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PROGETTO TASK FORCE FOR CYSTIC FIBROSIS: AIUTARE LA RICERCA AD INDIVIDUARE IL FARMACO SALVAVITA PER I MALATI La trasformazione in farmaco di un promettente composto che intervenga sulla mutazione genetica più diffusa, correggendo in modo radicale il difetto che causa la fibrosi cistica, si fa sempre più vicina. Questa in estrema sintesi la mission del progetto Task Force for Cystic Fibrosis condotto in sinergia con il Laboratorio di Genetica Molecolare dell’Istituto Gaslini di Genova (IGG) e il Dipartimento di Drug Discovery and Development dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, cui si è associato per gli studi preclinici l’Istituto di Drug Discovery Aptuit/Evotec di Verona e finanziato dalla Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica (FFC). Se le ricerche in corso daranno le conferme attese, è possibile che nel 2021 siano avviate le prove cliniche su volontari sani e su malati con fibrosi cistica. “Dal 2002 ad oggi la Fondazione ha investito 30 milioni in attività di ricerca, promuovendo 393 progetti scientifici avanzati - ha dichiarato il presidente Matteo Marzotto. L’attività di FFC ha per certi versi anticipato la legge di riforma del terzo settore: da anni si è strutturata come una vera e propria impresa sociale. Non a caso, la nuova normativa non ci ha colto di sorpresa. Oltre all’annuale presentazione del bilancio consuntivo, quest’anno abbiamo presentato per la prima volta un ampio bilancio sociale e i numeri in crescita confermano che stiamo lavorando nella giusta direzione. Credo che questi risultati, oltre al fondamentale impegno dei volontari, derivino dall’autorevolezza della Fondazione sia in ambito scientifico che nella gestione delle donazioni: FFC ha sempre reso noto i dati certificati del proprio modello di raccolta, ed è stata tra le prime realtà ad aver aderito all’Istituto Italiano della Donazione. Siamo qui perché la ricerca vada avan-

ti e perché questa terribile malattia arretri, nonostante la sua complessità. Dico sempre che l’Italia è un Paese generoso. In tutti questi anni siamo cresciuti e continuiamo a crescere grazie all’aiuto di tanti. Ringrazio di cuore le imprese bergamasche e il sindaco Giorgio Gori per il loro rinnovato e prezioso sostegno a Fondazione”. La fibrosi cistica è infatti la più diffusa malattia genetica grave: solo nel nostro Paese, vi sono 2 milioni e mezzo di portatori sani, 1 persona ogni 25. Una coppia composta da due genitori entrambi portatori ha, ad ogni gravidanza, una probabilità su 4 di generare un figlio malato di fibrosi cistica, una malattia degenerativa che danneggia principalmente bronchi, polmoni e pancreas. “La fibrosi cistica è una malattia notevolmente cambiata nel corso dell’ultimo ventennio e cambierà ancor più in futuro. I malati vivono più a lungo – ha affermato il vicedirettore scientifico della Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica, Dott.ssa Graziella Borgo. Il numero degli adulti ha superato quello dei bambini, e sono adulti per lo più in discrete condizioni di salute. Quindi è migliorata sia la durata che la qualità della vita. Ma la ricerca non può accontentarsi di portare i malati all’età adulta, questo non può essere considerato un traguardo definitivo. Il prossimo obiettivo è che gli adulti possano invecchiare, godendo di un’aspettativa di vita non lontana da quella della popolazione generale. Questo sarà possibile, con graduale ma sicura progressione, grazie all’introduzione, di una nuova categoria di farmaci assolutamente innovativi che intervengono direttamente sulla proteina mutata alla base della fibrosi cistica. Si parla dell’inizio di una “nuova era” per la fibrosi cistica, quella dei farmaci “modulatori” della proteina CFTR. Nella linea di ricerca dei modulatori di CFTR, FFC sta investendo fortemente e, in base all’evidenze di cui ad oggi dispone, conta di ottenere risultati competitivi a livello internazionale”. 

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it

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FONDAZIONE PER LA RICERCA SULLA FIBROSI CISTICA – ONLUS (FFC) Promuove, seleziona e finanzia progetti avanzati di ricerca per migliorare la durata e la qualità di vita dei malati e sconfiggere definitivamente la fibrosi cistica. Riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) come Ente promotore dell’attività di ricerca scientifica sulla malattia, si avvale di una rete di 900 ricercatori e del lavoro di oltre 140 Delegazioni e Gruppi di sostegno distribuiti in tutte le Regioni italiane, con 10.000 volontari che raccolgono fondi e fanno informazione sulla malattia. La Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica – Onlus (FFC) in numeri: 393 progetti, 4 servizi alla ricerca centralizzati, 230 gruppi e istituti di ricerca, 900 ricercatori complessivi, 480 contratti e borse di studio, 550 revisori internazionali, 520 pubblicazioni su riviste internazionali, 1.000 presentazioni congressuali, 140 delegazioni e gruppi di sostegno, 10.000 volontari e 30.000.000 di euro investiti in attività di ricerca. Per saperne di più: www. fibrosicisticaricerca.it


IL VALORE AGGIUNTO DELLA LOGISTICA Tommaso Revera - Fotografie Paolo Biava

STILE, VISIONE ED UNA SENSIBILITÀ COMUNE PER IL SOCIALE: DA QUESTE AFFINITÀ È NATA UNA DELLE JOINT VENTURE PIÙ INTERESSANTI DEL PANORAMA PRODUTTIVO BERGAMASCO, QUELLA TRA LA BELLINI SPA, AZIENDA LEADER NELLA TECNOLOGIA DELLA LUBRIFICAZIONE, E PIAZZALUNGA SRL, PUNTO DI RIFERIMENTO IN AMBITO DI LOGISTICA, MOVIMENTAZIONE E AUTOMAZIONE Tutto ciò che può migliorare un’azienda, dalla produttività all’organizzazione passando dalla gestione delle risorse umane alla sicurezza, è una priorità. Fondamentale, in questo senso, disporre di una struttura ricettiva all’innovazione. Lo sanno bene Marco Bellini e Luana Piazzalunga che, pur essendo consapevoli di disporre di un prodotto innovativo per cui potrebbero probabilmente vivere di rendita, sono accomunati dalla medesima propensione: credere nel valore aggiunto della logistica per crescere, rinnovarsi e non trovarsi impreparati in vista di ciò che riserverà loro il futuro. Una propensione che li ha portati prima a conoscersi all’interno di Confindustria e poi a collaborare fianco a fianco in occasione della costruzione del nuovo magazzino della storica azienda di Zanica: una realtà industriale, giunta al terzo cambio generazionale, che ha saputo ritagliarsi un ruolo importante prima nel comparto petrolifero e, a partire dagli anni ’70, nel settore dei lubrificanti. “Una prerogativa che ci accomuna e che ci ha spinto ad intraprendere un proficuo rapporto di collaborazione con l’azienda di Luana Piazzalunga e Giuseppe Castagneto - ci ha confidato Marco Bellini, Presidente e Amministratore delegato insieme ai fratelli Stefano e Andrea della Bellini SpA - è stata la medesima predilezione per l’ottimizzazione. Per la realizzazione del nostro nuovo capannone abbiamo scelto Piazzalunga Srl non solo perché convinti potesse darci quanto cercavamo in materia di dotazioni tecnologiche ma soprattutto perché, sin da subito, vedevamo questa azienda di Sorisole come un partner affidabile in grado prima di tutto di ascoltare le nostre esigenze. Le idee condivise per la realizzazione di questo progetto sono state produttive al punto da essere fin troppo audaci per la tecnolo-

gia oggi a disposizione: per certi versi abbiamo ridimensionato le nostre aspettative in divenire ma con la consapevolezza di aver posto le basi per interessanti progetti futuri”. Un’alchimia nata prima di tutto a livello personale… “Ci siamo conosciuti in Confindustria - ci ha spiegato Luana Piazzalunga, Amministratrice della Piazzalunga Srl insieme a Giuseppe Castagneto - e c’è stata subito empatia. Considero Marco uno degli imprenditori più illuminati della nostra provincia e lavorare fianco a fianco è stato per noi motivo di grande orgoglio”. ”È nata prima una relazione personale più che professionale - ha proseguito Marco. Questo vuol dire che quando si fa un percorso di crescita e condivisione delle scelte ci deve essere un feeling anche valoriale. È importante per un imprenditore capire quando qualcuno ti dice qualcosa non per un tornaconto personale ma perché alla base c’è una relazione personale, una stima reciproca ed un allineamento dei valori. Quando devi trovare un partner con il quale fare delle scelte, discusse e condivise che siano, è bene trovare interlocutori che non abbiano secondi fini e per questo ci si protegge cercando di creare prima di tutto una relazione umana”. Alla fine del 2017 iniziano a lavorare fianco a fianco. “L’inizio dei lavori per la costruzione del nuovo capannone - ha spiegato Marco - ci ha portato tecnologicamente a discutere con Piazzalunga e Toyota: la nostra intenzione era compiere un significativo upgrade tecnologico del nuovo magazzino. La necessità era innovare la nostra logistica. Riuscivamo a fare un determinato business in un determinato spazio ma, raddoppiandolo, il rischio era perdere efficienza avendo fisiologicamente più costi.


“LA COMPETITIVITÀ DI UN’AZIENDA NON PASSA SOLO DAL PRODOTTO O DALLA SUA ORGANIZZAZIONE MA ANCHE DALLA REATTIVITÀ DELLA LOGISTICA” CI HA SPIEGATO MARCO BELLINI, PRESIDENTE E AMMINISTRATORE DELEGATO INSIEME AI FRATELLI STEFANO E ANDREA DELLA STORICA AZIENDA DI ZANICA UN TEMPO LEADER FOCALIZZATA NEL COMPARTO PETROLIFERO, OGGI PUNTO DI RIFERIMENTO NEL SETTORE DEI LUBRIFICANTI E BIOLUBRIFICANTI


IL VALORE AGGIUNTO DELLA LOGISTICA PIAZZALUNGA HA COLLABORATO ATTIVAMENTE ALLA REALIZZAZIONE DEL NUOVO CAPANNONE DELLA BELLINI SPA PREPOSTO ALLA LOGISTICA E ALLA SUA AUOTMAZIONE AL MAGAZZINO AUTOMATIZZATO I CUI LAVORI, INIZIATI NEL 2017, SI SONO CONCLUSI LO SCORSO ANNO: UN INVESTIMENTO DI 3,5 MILIONI DI EURO GRAZIE AL QUALE L’AZIENDA DI ZANICA POTRÀ FAR FRONTE ALLA CRESCITA VERSO I MERCATI ESTERI ALL’INTERNO DI UNA SEDE NOTEVOLMENTE AMPLIATA (DA 6.000 MQ A QUASI 12.000) CON NUOVI SPAZI DEDICATI ALLA PRODUZIONE E ALLO STOCCAGGIO Così abbiamo ripensato all’intera organizzazione produttiva, dalla produzione alla logistica sino al ricevimento merci, per ottimizzare al meglio i vari processi ed invece di ristrutturare il capannone acquistato, lo abbiamo costruito ex novo in base alle nostre esigenze. Lo abbiamo progettato da zero ma non in funzione dell’ottimizzazione del valore economico dell’immobile bensì del processo produttivo. Si è trattato per noi di un investimento strumentale e non immobiliare. Insieme a Luana, Giuseppe e alla Toyota abbiamo pensato, dunque, ad una valutazione delle tecnologie disponibili, a quali scelte progettuali compiere, a quali muletti acquistare e a quali percorsi definire per favorire un processo di sviluppo innovativo”. Un lavoro intenso e che ha richiesto del tempo ma che ha portato ad un’automazione ancor più flessibile. “Minimizzare il numero delle movimentazioni di merce, ottimizzare la velocità di spostamento dei prodotti, dal ricevimento al punto finale di consegna, garantendo affidabilità ed efficienza e fornendo carrelli in grado di lavorare in maniera più produttiva e sicura: questo - ci ha raccontato Giuseppe Castagneto - è stato il nostro obiettivo. Poter contare su carrelli elevatori interconnessi tra di loro per far sì che dialoghino con il gestionale e che diano tutte le informazioni legate alla telemetria, agli urti, alla posizione, alla geolocalizzazione dei carrelli elevatori è estremamente utile: da qui la scelta di Marco di dotarsi di elevatori Toyota con sistema di gestione delle flotte I_Site per tenere sotto control-

lo gli accessi dell’operatore, gli urti del carrello, la telemetria e, non ultima, la possibilità di contare sulla teleassistenza (il guasto visibile in remoto). Grazie all’utilizzo di questa tecnologia, di questo livello d’interconnessione tra carrelli e azienda, si migliora notevolmente la sicurezza, si prevengono i rischi, si monitorano gli urti, si ha sempre il controllo della situazione e, come se non bastasse, si aumenta la produttività”. Mentalità, visione ed una spiccata predisposizione per la tecnologia e l’innovazione ma non solo. Un altro aspetto che accomuna Bellini SpA e Piazzalunga Srl è l’attenzione nei confronti delle risorse umane con progetti d’azienda che vanno ben oltre i bilanci. “Da sempre - ci ha raccontato Marco Bellini - la nostra politica in ambito di risorse umane persegue un obiettivo: reclutare dipendenti collaboratori giovanissimi alla prima esperienza lavorativa. Una scelta che sicuramente ha comportato grossi sacrifici ma che ha pagato nel tempo consentendoci di raggiungere due obiettivi a mio avviso lusinghieri: un’età media dei dipendenti collaboratori molto bassa (nel 2009 l’età media dei nostri dipendenti era di 35 anni, oggi di 34,5) ed un significativo aumento della scolarizzazione (da due laureati, io e mio padre, al 30% dei laureati e 45% dei diplomati attualmente assunti). Una scelta in linea con la nostra mentalità intrapresa perché riteniamo sia più semplice trasferire la nostra sensibilità digitale-tecnologica nei giovani con un livello d’istruzione più elevato.


IL LABORATORIO

MARCO BELLINI, PRESIDENTE E AMMINISTRATORE DELEGATO INSIEME AI FRATELLI STEFANO E ANDREA DELLA BELLINI SPA

Ma non è tutto: riponiamo da sempre la massima attenzione alle nostre risorse umane in termini di retentionbenessere nel luogo di lavoro,, di responsabilità sociale d’impresa, con l’obiettivo di accrescere le loro competenze e di aumentare il loro grado di fidelizzazione anche attraverso un sistema di welfare che non è solo incentivo economico o alla crescita professionale ma è certamente qualcosa di più”. I progetti Workplace health promotion, che fanno della Bellini SpA un luogo di lavoro in cui si promuove la salute, la realizzazione di un orto ‘aziendale’ e l’allestimento di un giardino con area relax, panchine e wi-fi per le pause dei dipendenti sono solo alcuni dei servizi messi a disposizione del personale. “Tra le iniziative abitualmente proposte - ha continuato Marco - ce ne sono tre a me personalmente molto care: il Family Day, giunto ormai alla V edizione, per i nostri dipendenti ed i loro familiari, un’occasione istituita non solo per premiare i nostri giovani con borse di studio o premi di laurea ma anche per sentirsi parte di una comunità in cui si condividono valori ed esperienze nel rispetto del territorio e dell’ambiente, le micro pillole di sensibilizzazione, serate a tema con aperitivo in orario extra lavoro in cui mettere a fuoco messaggi di valore per alzare il livello culturale, sensibilizzare riguardo tematiche nobili e creare affiatamento tra dipendenti, ed infine il progetto di volontariato intrapreso con la Fondazione Papa Giovanni XXIII di Valbrembo grazie al quale la nostra azienda accoglie ogni mercoledì tre ragazzi affetti da disabilità cognitiva complessa, con i relativi familiari, per contribuire al lavoro di ufficio e magazzino seguiti passo passo dai nostri dipendenti”. Una forma di impegno gratuito fifty-fifty, in un contesto sicuro e protetto, che responsabilizza ma che soprattutto arricchisce tutti. “Probabilmente è questa la miglior iniziativa che abbiamo ideato - ha spiegato Marco -, la vera interpretazione della charity. È troppo semplice fare una donazione, ben altra cosa è aprire le porte della propria azienda e mettere a disposizione i propri collaboratoridipendenti”. E la beneficenza, così come la spiccata sensibilità per il sociale, è un altro aspetto in comune con Luana Piazzalunga, referente della Fondazione per la Ricerca sulla

Fibrosi Cistica di Villa d’Almè ed ideatrice di innumerevoli eventi a scopo benefico. “Incentivare le relazioni, allargare il network, accrescere la sensibilizzazione verso un determinato tema vale molto di più di una semplice donazione perché rimane nel tempo” - ha raccontato Luana. Per l’idea che ci siamo fatti di loro e per quello che ci hanno raccontato, siamo certi che questa prima esperienza che li ha visti collaborare fianco a fianco non sarà certamente l’ultima: in futuro saranno certamente alle prese con nuove, avvincenti e stimolanti sfide professionali per restare al passo con l’innovazione. “In futuro - ha concluso Marco - desidero completare quanto non è stato possibile fare oggi: l’obiettivo è arrivare alla co-presenza uomo/macchina per raggiungere un livello di automazione ottimale ma senza trascurare il valore aggiunto dell’operatore”. Sulla stessa lunghezza d’onda Luana: “I nostri servizi sono a misura delle esigenze del cliente: per ognuno i nostri migliori talenti dedicano idee e proposte al fine di trovare innovative ed efficaci soluzioni tecnologiche. È stato bello lavorare con Marco: è una persona con le idee molto chiare e il suo fare preciso e puntiglioso è stato motivo di crescita anche per noi. Eravamo partiti con progetti molto più ambiziosi ma c’erano dei limiti che avrebbero ostacolato la sua produzione e la sua operatività. Quello di cui necessitava, un’automazione totale, non era percorribile con le tecnologie disponibili oggi: si rischiava di minare unoa dei tratti distintivi della Bellini SpA ossia la flessibilità tanto apprezzata dai suoi clienti. Chissà che non lo sia un domani…”.

BELLINI S.p.A. Via Don L. Milani, 8 - Zanica (Bg) Tel. 035 673948 - info@bellini-lubrificanti.it www.bellini-lubrificanti.it


LA CASA DI DOMANI Fotografie Paolo Biava

ABC INTERNI HA ORGANIZZATO UNA JOINT VENTURE CON COMELIT SPA, AZIENDA BERGAMASCA LEADER DEL SETTORE, PER PRESENTARE UNA NUOVA PIATTAFORMA DOMOTICA PER LA CASA DI DOMANI, CHE È STATA INSTALLATA ALL’INTERNO DELL’APPARTAMENTO CAMPIONE PRESENTE IN SHOWROOM DALL’AZIENDA ELETTRICA FINAZZI GIAMBATTISTA DI AZZANO SAN PAOLO


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“Il nostro compito è dare al cliente ciò che non aveva mai sognato”. Un motto di Denys Lasdun, architetto inglese famoso per aver firmato il Royal National Theatre di Londra, che campeggia nella home page di ABC interni, azienda conosciuta per la creatività e l’originalità delle sue realizzazioni.  Stefano Pavan ed il suo team si occupano della progettazione di interni, della loro ristrutturazione e dell’arredamento, condividendo con il cliente ogni passaggio e ogni scelta offrendo anche la possibilità di una immersione tridimensionale nel progetto in fase di realizzazione.  Ogni ambiente è pensato con cura sartoriale. L’ampio spazio espositivo offre la possibilità di poter toccare con mano tutti i materiali e gli arredi inseriti nel progetto frutto di idee assolutamente uniche che si trasformano in ambienti altrettanto unici senza trascurare la comodità e la sicurezza legate oggi a nuove tecnologie domotiche. 


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LA CASA DI DOMANI Funzionalità, esclusività del design, e ricerca dei materiali più pregiati, si sposano con i moderni sistemi per il controllo di ogni funzione degli ambienti domestici e professionali. Dall’apertura di finestre e tendaggi, al controllo del clima interno, dai sistemi di sicurezza, alla gestione delle apparecchiature domestiche, dall’irrigazione del verde ai cicli di filtrazione della piscina…   ABC interni ha organizzato una joint venture con Comelit spa, azienda bergamasca leader del settore, per presentare una nuova piattaforma domotica per la casa di domani, che è stata installata all’interno dell’appartamento campione presente in showroom dall’azienda elettrica Finazzi Giambattista di Azzano san Paolo. È stato un grande successo e un’occasione per confrontarsi con esperti del settore sulle ultime novità tecnologiche riguardo la sicurezza e l’innovazione per la casa, da sempre uno stimolo per la realizzazione di soluzioni all’avanguardia. Fra le novità per la domotica Comelit, troviamo l’App lontano da casa: un’innovativa applicazione, disponibile per Smartphone e Tablet (sistemi iOS e Android), che permette di rispondere alle chiamate videocitofoniche ovunque ci si trovi. Un’ulteriore sicurezza per la tua casa, che ti permetterà di avere sotto controllo gli accessi all’abitazione e di monitorare gli ingressi rilevando prontamente eventuali tentativi di intrusione.

Ph. Paolo Biava - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it

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Le numerose funzionalità di questa applicazione la rendono un prodotto pratico e innovativo. Come la possibilità di rispondere al citofono attraverso il proprio smartphone ovunque ti trovi, per permettere così di avere un controllo costante sulla tua abitazione; l’attivazione tramite notifiche push per risparmiare la batteria del tuo dispositivo; le registrazioni video disponibili in caso di chiamate perse, per visualizzare i filmati registrati dalle telecamere esterne e dal videocitofono. Non solo, grazie all’app domotica Comelit, puoi effettuare chiamate intercomunicanti fra i videocitofoni presenti nella tua lista contatti e controllare quotidianamente gli attuatori per la gestione di luci, carichi elettrici, cancelli e barriere. Molteplici anche le novità apportate all’applicazione, da oggi sono infatti disponibili la visualizzazione live e playback delle telecamere collegate a NVR e DVR della serie 100, l’apertura del cancello con un solo sguardo grazie al riconoscimento facciale e la gestione degli impianti antintrusione VEDO.


Da Venerdì 27 Settembre a Venerdì 25 Ottobre

FESTIVAL ORGANISTICO INTERNAZIONALE 2019 XXVII Edizione - 2019 (27 Settembre - 25 Ottobre) Cattedrale – Città Alta Organo Corna 2010 Venerdì, 27 Settembre, ore 21 Vincent Dubois (Fra) Organista Titolare della Cattedrale di NotreDame de Paris ‘A Jean Guillou, in memoriam’ (Mozart, Brahms, Rachmaninov, Liszt, Improvvisazioni) Basilica di S.Maria Maggiore - Città Alta Organo Vegezzi Bossi 1915 Venerdì, 4 Ottobre, ore 21 Stefan Engels (Ger-Usa (J.S.Bach, Karg-Elert) Chiesa di S.Maria Immacolata delle Grazie Organo Balbiani 1924 Venerdì, 11 Ottobre, ore 21 Concerto del vincitore del primo premio d’interpretazione al 26° Concorso Internazionale di Chartres (Fra) 2018 Johannes Zeinler (Aut) (J.S.Bach, Schumann, Franck, Heiller, Vierne) Chiesa dei Ss.Bartolomeo e Stefano Organo Locatelli 1884 Venerdì, 18 Ottobre, ore 21 Monica Melcova (Svk-Spa) (Boyvin, Marchand, Ravel, Debussy, Lefébure-Wély, Improvvisazioni) Chiesa di S.Alessandro della Croce in Pignolo Organo Serassi 1860 Venerdì, 25 Ottobre, ore 21 Ton Koopman (Hol) (Bruna, Frescobaldi, Scarlatti, Buxtehude, Stanley, J.S.Bach, C.Ph.E.Bach)


Anche quest’anno, grazie all’associazione Vecchia Bergamo i migliori organisti internazionali si esibiranno nelle più affascinanti chiese della città, in un mese ricco di appuntamenti dove il fascino della musica si fonde con la bellezza dei luoghi storici. Sono ben 27 gli anni di questo straordinario festival che raccoglie alcuni dei più prestigiosi nomi della scena organistica internazionale e che ha il piacere di ospitare musicisti d’eccellenza. Un pot pourri di stili ed esperienze che trovano spazio tra le più splendide e suggestive chiese bergamasche, ricche di affreschi e opere d’arte uniche. È qui che sono custoditi antichi organi di altissimo valore, come il Serassi nella Chiesa di Sant’Alessandro della Croce o il Bossi nella Basilica di Santa Maria Maggiore, solo per citarne alcuni. Interpretazione e improvvisazione sono le parole d’ordine per tutti i concerti in cartellone, dove i maestri di musica antica incontrano giovani promesse in un affascinante processo di contaminazione continua. Nelle foto a sinistra dall’alto Fabio Galessi, presidente del Festival, con Maurizio Maggioni, presidente dell’Associazione Vecchia Bergamo. Al centro Pierangelo Serra, segretario Vecchia Bergamo, in basso Sandra Munch e Rita Errico, insostituibili collaboratrici del festival. A destra i protagonisti del Festival: dall’alto Stefan Engels, Monica Melcova, Johannes-Zeinler, Ton Koopman e Vincent Duboi.


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Nuova filiale Tecnocasa ad Alzano Lombardo Non conosce sosta l’espansione del gruppo Tecnocasa sul territorio bergamasco: in seguito all’ultima apertura avvenuta Trescore Balneario la scorsa primavera, ha inaugurato lo scorso 14 settembre la nuova filiale di Alzano Lombardo. Il Gruppo Tecnocasa prosegue lo sviluppo capillarmente, su tutto il territorio nazionale e internazionale, e continua ad essere un’opportunità di crescita e di rilancio economico per ciascuno dei suoi appartenenti. La formula del franchising adottata nel 1986 e collaudata nel tempo, era ed è tuttora un driver fondamentale. In Italia le reti del Gruppo Tecnocasa in Franchising contano ben 2.250 strutture. Forte la presenza sul territorio bergamasco dove il Gruppo è ormai di casa. Ultima in ordine di arrivo è la filiale di Alzano Lombardo, sita in via Zanchi al civico 51, il cui battesimo ufficiale è avvenuto sabato 14 settembre in occasione del brindisi ufficiale.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it

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THE 1 TOUR Tommaso Revera - Fotografie Sergio Nessi

GIOVEDÌ 12 E VENERDÌ 13 SETTEMBRE BMW HA PORTATO A BERGAMO THE 1 TOUR, L’ANTEPRIMA ITALIANA DELLA NUOVA BMW SERIE 1

La Nuova BMW Serie 1 è nata per essere ovunque, al centro dell’attenzione. Giunta alla terza generazione, continua a ridefinire gli standard delle vetture compatte. Combinando insieme potenza, utilità e connettività, è pronta ad essere una compagna di vita. Grazie ai servizi digitali avanzati, un maggiore spazio e un nuovo design audace,THE 1 è pronta a far vivere la quotidianità con la massima sicurezza e comfort. Motori efficienti, trazione anteriore e moderne tecnologie di assetto garantiscono una guida dinamica e agile. Per questi motivi è stata la protagonista di un Tour nelle principali città italiane (e in alcuni degli eventi cult dell’estate) che ha fatto tappa anche a Bergamo il 12 e 13 settembre scorsi.


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AMORE A PRIMA VISTA: IL DESIGN DELLA NUOVA BMW SERIE 1 LASCIA UN SEGNO INDELEBILE DENTRO E FUORI. INIZIANDO DAL FRONTALE DINAMICO CON IL GRANDE DOPPIO RENE E LA LARGA GREMBIALATURA, LE LINEE PRECISE E PARALLELE SI RICONGIUNGONO DIRETTAMENTE AL PROFILO FLUIDO DEL TETTO PER PROSEGUIRE POI FINO AL CARATTERISTICO POSTERIORE. LA VERA CLASSE DELLA NUOVA BMW SERIE 1 SI EVIDENZIA SUBITO ANCHE NEGLI INTERNI: I PASSEGGERI GODONO DI UN AMBIENTE SPAZIOSO E APERTO, INVITANTE E PIACEVOLE


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THE 1 TOUR Durante l’esposizione in piazza della Libertà è stato presentato il top di gamma, la potente BMW M135i xDrive. Ma non solo: grande interesse hanno suscitato le esibizioni di parkour di Fausto Vicari, campione d’Italia 2019 per la categoria Freestyle, e Kevin Gervasio. Già interprete di diversi eventi in Italia e all’estero, Fausto, protagonista anche dello show televisivo ‘The Fifth Element - Atleti di un altro mondo” in onda su Sky, è riconosciuto nel settore come uno dei migliori atleti di parkour in Italia. Ad accogliere clienti e interessati c’era il personale di Lario Bergauto, concessionaria BMW a Bergamo, Lecco e Sondrio. Tra tutte le persone registrate a THE 1 TOUR, i più fortunati saranno invitati al lancio della vettura cui seguirà, il 19 ottobre, un’avvincente prova su strada.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it

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A cura del Direttore Sanitario Doryan Medicina Estetica Dr. Gianluca Doria

L’APPETITO VIEN MANGIANDO… NON SOLO IL MEGLIO IN AMBITO DI MEDICINA ESTETICA: A PARTIRE DA QUESTO MESE DORYAN MEDICINA ESTETICA OFFRIRÀ CONSULENZE ANCHE IN AMBITO DI NUTRIZIONE ED OSTEOPATIA GRAZIE ALLA COLLABORAZIONE INSTAURATA CON DUE STIMATI PROFESSIONISTI DEL TERRITORIO

Giunta al termine la chiusura estiva, Doryan Medicina Estetica ha riaperto i battenti annunciando importanti novità: d’ora in avanti, infatti, la clinica di via Mazzini non si limiterà a proporre il meglio in termini di trattamenti di medicina estetica, ma offrirà anche prestazioni in ambito di osteopatia e nutrizione in virtù delle importanti collaborazioni instaurate con realtà ormai consolidate e rinomate del territorio. È stata sottoscritta da qualche giorno, infatti, la collaborazione intrapresa con lo Studio Elitropi del Dott. Matteo Elitropi (fisioterapista e osteopata), fiore all’occhiello della fisioterapia a Bergamo, al fine di poter trattare in maniera globale problematiche mediche come cicatrici e aderenze sottocutanee. “Con il Dott. Gianluca Doria è nata, ancora prima di una collaborazione, un’amicizia: ci accomuna la passione per il nostro lavoro e l’attenzione estrema verso il paziente” ha raccontato Matteo. Si aggiunge al team Doryan anche la Dott.ssa Sara Bianco, biologa nutrizionista, figura fondamentale all’interno di una clinica che si occupa non solo di medicina e chirurgia estetica, ma più in generale di medicina del “benessere”. Nessun trattamento medico – chirurgico finalizzato alla riduzione delle adiposità localizzate, infatti, può essere considerato valido se non affiancato da una

corretta educazione alimentare. Novità importanti, dunque, che proiettano Doryan Medicina Estetica in una direzione sempre più “globale” allo scopo di offrire il meglio di ogni servizio ai propri pazienti, da sempre considerati e valutati nella loro complessità. Ma la crescita non riguarda soltanto la struttura, ma anche il personale medico. Nell’arco di un solo anno di apertura, infatti, Doryan Medicina Estetica è diventato un centro di eccellenza per la Laserterapia e Laserchirurgia, un centro di riferimento per workshop Lumenis e un centro di “tutoraggio” per quanto riguarda la Lipoemulsione Sottocutanea. “Siamo anche molto onorati di essere stati scelti come Tutor da un’importante azienda produttrice di prodotti iniettabili (filler, bioristrutturanti, biorivitalizzanti) come IBSA, realtà svizzera nota a livello internazionale - ci ha confidato il Dott. Gianluca Doria. Tutto questo grazie a Voi, pazienti, che avete capito e apprezzato il valore di una medicina estetica cucita sul singolo paziente e basata esclusivamente su due caratteristiche: armonia ed eleganza. Grazie a chi ci ha permesso di crescere e di costruire una realtà ancora più dinamica, più efficiente e sempre più preparata. Vi aspettiamo, pronti per un nuovo anno assieme e pronti a proporvi nuovi interessanti confronti ogni mese”.

In collaborazione con Doryan Medicina Estetica - Dott. Gianluca Doria Via Mazzini, 4 - Bergamo - Tel. 035 0039228 - www.doryanclinic.com - info@doryanclinic.com


La biglia più ambita Si prendeva uno di noi, magari il più leggero e lo si trascinava per le gambe tracciando così, col sedere sulla sabbia, il solco del circuito sul quale avremmo gareggiato con le palline di plastica con il volto dei corridori più importanti. La sabbia della spiaggia si conformava tracciando le curve e i rettilinei dove le palline di plastica sarebbero rotolate dalla linea di partenza fino al traguardo spinte dall’indice della mano, facendo leva con il pollice. Se si usciva dal circuito si ripartiva dalla sponda saltando un turno. Questo quando si era al mare. Invece in città si andava al Parco Suardi dove il percorso del Giro d’Italia era stato realizzato in cemento e quasi sempre bisognava aspettare mettendosi in coda per poter giocare. In ogni caso all’inizio del giro si sorteggiava con il pari o dispari a chi sarebbe toccata la pallina più ambita. In cima ai desideri c’era la pallina con l’immagine di Felice Gimondi… e, per nulla desiderata, c’era quella del cannibale Eddy Merckx. Alla fine degli anni sessanta il ciclismo aveva lo stesso seguito del calcio. Si collezionavano le figurine dei corridori per completare l’album che ci veniva regalato fuori da scuola: Gianni Motta, Vittorio Adorni, Pulidor, Anquetil, Gimondi, Taccone e tutti gli altri faticatori del pedale che al pari dei goleador del tempo riempivano i sogni di noi ragazzini. Con gli amici si organizzavano spedizioni nei tratti dove il Giro d’Italia sarebbe passato nella speranza di riuscire ad accaparrarsi almeno un cappellino, una bandierina, un adesivo della squadra del cuore che le ammiraglie gettavano al vento nella loro corsa dietro i corridori. Mi ricordo di una volta in cui a Ranica, durante un passaggio della tappa riuscii a guardare negli occhi il campione bergamasco che mi passò a meno di un metro in testa al gruppo diretto sulle salite di Selvino. Da lì in poi non avrei voluto altre palline che quella con Felice Gimondi con la sua faccia da muratore bergamasco scolpita nella pietra delle nostre montagne. Ho tifato per le sue vittorie e detestato quel belga che arrivava troppo spesso a guastare la festa. Più in là con gli anni fui entusiasta di poterlo intervistare e pubblicare la sua storia sulle pagine di questo giornale. Ricordo l’uomo che sapeva commuoversi e che dietro quella scorza da bergamasco nascondeva una forza d’animo che ho conosciuto in pochi altri. Qualcuno ha detto che Gimondi era la sintesi dei valori di questa terra: la fatica, la caparbietà, la rettitudine e il senso comune che gli derivavano da una vita di sacrifici e di trionfi, senza mai dimenticare le sue radici. Ma conosciamo qualcuno che ha condiviso con lui, prima di lui, quelle fatiche, quelle gioie e che ne ammirato prima lo sportivo poi l’uomo. Luigi Mariani correva con la bicicletta appena finita la guerra. La passione era forte, le gambe giovani e magre spingevano su quei pedali nelle gare di provincia nella squadra di Baracchi lasciandosi dietro i brutti ricordi di una primavera più sognata che vissuta. Tanta fatica, tanto sudore con il sogno di diventare...


Da coppi a Gimondi DUE AMORI DIVERSI PER LUIGI MARIANI CHE LI HA CONOSCIUTI ENTRAMBI E MOLTO DA VICINO Chi ha la fortuna di affacciarsi ai 90 anni, rappresenta una miniera di conoscenze, di informazioni, ma soprattutto ha sempre un sacco di storie da raccontare. Uno di questi è il Comm. Luigi Mariani, il giovanotto di cui vi abbiamo già parlato e che ha avuto, durante la sua lunga vita, la fortuna di conoscere sia Fausto Coppi, sia Felice Gimondi. Nei giorni in cui si ricordava il campionissimo che avrebbe compiuto cent’anni, abbiamo accompagnato nella sua ultima corsa Felice Gimondi, un altro grande del ciclismo, di certo il più amato dai bergamaschi. Anche questa volta non posso esimermi. È agosto, se n’è andato uno dei grandi del ciclismo e approfitto della sua compagnia per andare al funerale del grande Gimondi. Vale la pena di ricordare che il nostro Luigi in gioventù fu un campioncino delle corse su strada. Dalla Sedrinese alla squadra di Baracchi, lasciando l’anima sui pedali di quella bicicletta, per un premio di 900 lire. “Ero dodici anni più giovane del grande Coppi e lui fu da subito il mio idolo. Aveva una classe innata, sia quando pedalava che quando si trovava ad una serata elegante. Un bell’uomo circondato da una aureola di campionissimo ancora intatta oggi a cento anni dalla sua nascita. Idolatrato dalle donne e dai tifosi, era così che ogni ragazzo sognava di diventare. Sembrava non fare fatica mentre spingeva sui pedali… Un vero mito di quegli anni con cui fui fotografato in occasione della sua partecipazione ad una gara a Bergamo nella quale correvo anch’io. Gimondi è venuto qualche anno dopo e mi ha sempre entusiasmato per la sua caparbietà e per quella forza di non mollare mai. Ha passato anni di gloria sempre combattendo con il suo avversario Eddy Merks. Mi raccontò di quella volta che il belga venne squalificato dal giro d’Italia per un sospetto caso di doping e lui si rifiutò di indossare la maglia rosa. Era uno tutto d’un pezzo, ma non certo un gran parlatore. Le occhiate, diceva lui, valgono più di tante parole. Una sera durante una cena mi raccontò del padre che per portare un po’ di soldi alla famiglia emigrò a far il tagliatore nelle piantagioni. Una storia davvero toccante. Felice ultimamente si commuoveva quando si ripercorrevano le tappe gloriose del suo percorso sportivo. Ero nella delegazione di Bergamo che si recò ad acclamarlo nel campionato del mondo vinto da Felice a Barcellona. In un’altra occasione mi ha fatto vedere il diario che teneva sul brogliaccio del Tour de France con gli appunti sulla tappa e le riflessioni su quella del giorno successivo. Fu un grande corridore, ambasciatore della compostezza della gente bergamasca, anche quando il belga arrivava sempre davanti… Fausto Coppi, però, nel mio cuore è sempre in testa, un uomo solo al comando. Difficile un paragone tra i due. Tempi diversi e corse diverse. Identico il cuore e la forza.

Luigi Mariani nel cerchio rosso sotto lo sguardo di Fausto Coppi


fuochi di paglia di Giorgio Paglia www.fuochidipaglia.it

UNA CRISI DI MEZZA ESTATE

Il mese di agosto è solitamente il periodo delle vacanze, del riposo e della tranquillità. Invece quest’anno ha visto, per la prima volta, aprirsi un’inaspettata crisi estiva di governo. Il connubio contrattuale giallo verde, che durava da quasi 14 mesi, si è così squagliato come neve al solleone. È successo davvero di tutto e di più. Improvvisamente Salvini ha voluto staccare la spina, forte dei suoi risultati elettorali alle europee e degli ultimi sondaggi che lo davano in continua crescita, ma si è scordato che lui nell’attuale Parlamento è in forte minoranza e la Lega è solo il terzo partito con il 17,4% dei deputati, l’1,3% in meno dello stesso PD, mentre il M5S conta addirittura il 32,7%. L’euforico Matteo forse aveva avuto assicurazioni dal segretario PD Zingaretti, che sembrava preferire un ritorno alle urne per sostituire i parlamentari renziani con i suoi. Ma in politica le parole e le promesse stanno a zero e di conseguenza è nato l’impensabile: un improponibile governo PD–5 Stelle, che è un po’ come vedere il diavolo sorseggiare l’acquasanta, oppure Cappuccetto Rosso andare a braccetto per boschi con il lupo cattivo. Le ingiurie passate, le offese pesanti e gli attacchi violenti tra i due partiti, sono miracolosamente svaniti di fronte alle comode poltrone da 15.000 € netti di stipendio al mese. Lo stesso Beppe Grillo è stato un campione di retromarcia, tanto che molti grillini, non credendo ai loro occhi, si sono affrettati via social a coprire il comico genovese di un’infinità di “Vaffa”. Insomma, tutti tranne Salvini, hanno capito che un voto anticipato avrebbe come minimo dimezzato il Movimento, relegato in un angolo il PD e mandato prematuramente a casa centinaia di parlamentari, compresi quelli di Forza Italia. E allora è nato il padre di ogni inciucio, con la formazione di un tecnicamente impossibile governo giallo-rosso, appoggiato dagli altri partitini di sinistra e forse dallo stesso Berlusconi. In tutto questo ribaltone, il più camaleontico personaggio, un vero signor voltagabbana, si è dimostrato l’avvocato don Abbondio “Giuseppi” Conte, come lo chiama Trump.

Un emerito sconosciuto, non votato da nessuno, che zitto zitto ha fatto credere di essere un mite agnellino, quando invece era un furbo lupo famelico. Probabilmente Conte è da tempo che stava trattando in silenzio coi poteri forti internazionali per sganciare i sovranisti della Lega e per rendere l’Europa che conta più tranquilla e meno populista. Il tutto alla beata faccia del popolo italiano, conscio che tanto non avrebbe mai indossato i gilet gialli e non avrebbe mai aperto gli ombrelli in piazza per protestare di fronte a una presa in giro del genere.

E adesso? Ora ci aspettano almeno 3 anni di nuove tasse e accise, di sbarchi liberalizzati, di rinnovato business sui migranti e di restaurazione di quella sinistra, Renzi e Boldrini compresi, che la maggioranza degli italiani aveva democraticamente bocciato alle ultime elezioni europee, comunali e regionali. C’è da dire che Matteo Salvini ha però peccato di presunzione politica, ha poi appalesato una preoccupante incoerenza comportamentale e ha di conseguenza sbagliato la tattica, i tempi e i metodi. Ancora una volta in Italia, la politica, così lontana dal mondo reale, dimostra che il futuro si costruisce sulla base di paroloni eclatanti, di false promesse, di interessi personali e di giochi di equilibrismo valoriale. Invece di veri progetti economici, di riforme serie e di rispetto per l’impegni presi, neanche l’ombra. Allora auguri a tutti! Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


32ª WINTER MARATHON Fotografie Pierpaolo Romano

LAVORI IN CORSO PER LA NUOVA EDIZIONE DELLA PIÙ IMPORTANTE E LONGEVA GARA INVERNALE DI REGOLARITÀ PER AUTO STORICHE IN PROGRAMMA, PER LA 32ª VOLTA, A MADONNA DI CAMPIGLIO

L’edizione numero 32 della più storica e importante competizione invernale di regolarità classica per auto storiche torna dal 23 al 26 gennaio nella sua tradizionale e naturale casa. Non mancheranno le novità, a partire da un programma di gara parzialmente rinnovato sia nello sviluppo che nelle location e che verrà ancora riproposto su 2 tappe: la prima giovedì 23 gennaio al termine delle verifiche sportive e tecniche previste in centro a Madonna di Campiglio, mentre la seconda - e più impegnativa - venerdì 24 gennaio, con partenza e arrivo nella centralissima Piazza Righi per un percorso totale (fra tappa 1 e 2) di oltre 450 km attraverso le Dolomiti con 65 prove cronometrate e 6 di media. Confermato anche lo show di sabato 25 gennaio sul lago ghiacciato con la disputa dei due trofei fuori classifica a eliminazione diretta.


Come sempre le protagoniste saranno le vetture costruite entro il 1968 a trazione anteriore o posteriore alle quali si aggiungerà una selezione di vetture di particolare interesse storico e collezionistico prodotte fino al 1976. Particolare cura sarà dedicata come di consueto all’ospitalità dei concorrenti che alloggeranno in strutture a 4 stelle nel centro di Madonna di Campiglio, vero e proprio punto focale dell’evento che come sempre ospiterà tutte le fasi salienti: le verifiche sportive e tecniche, la partenza e l’arrivo di entrambe le 2 tappe, i trofei speciali sul lago ghiacciato del sabato pomeriggio e infine le premiazioni della gara e la cena conclusiva.


SUPERCAR

MICHELIN E BUGATTI: PER GESTIRE 5300 G E BATTERE IL RECORD DI VELOCITÀ, PNEUMATICI TESTATI CON I SISTEMI USATI PER LO SPACE SHUTTLE I pneumatici MICHELIN Pilot Sport Cup 2, montati su una Bugatti Chiron in versione “speciale”, hanno fatto segnare un nuovo record superando la velocità di 490km/h. Durante lo sviluppo, Michelin ha utilizzato il suo Centro R&D di Ladoux, in Francia, ed il suo sito a Charlotte (Carolina del Sud), negli Stati Uniti, dove sono stati impiegati macchinari specializzati per effettuare prove estreme. Al fine di testare i pneumatici alle elevatissime velocità che la Bugatti Chiron è in grado di raggiungere, Michelin ha utilizzato un macchinario di prova progettato per testare i pneumatici che hanno equipaggiato lo Space Shuttle. La Bugatti Chiron è così diventata la prima auto stradale al mondo a rompere la barriera delle 300 miglia orarie, dopo aver raggiunto una velocità di 304.773mph (490.484km/h) verificata autonomamente. L’auto che ha battuto questo record è stata guidata dal collaudatore Bugatti Andy Wallace sul circuito di test Bugatti Ehra-Lessien, nel nord della Germania. Commentando il record, Pierre Chandezon, Responsabile del team Michelin che progetta i

pneumatici per Bugatti ha detto: “Michelin è molto fiera di essere stata parte integrante di questo record, che è il frutto di una relazione tra noi e Bugatti che dura da quasi 20 anni. Ed è proprio la fiducia costruita nel corso di questo periodo ad aver dato a Bugatti la sicurezza di scegliere Michelin come unico fornitore di pneumatici per il primo equipaggiamento della Chiron”. Per questa vettura eccezionale, gli ingegneri Michelin e Bugatti hanno collaborato sullo sviluppo congiunto di pneumatici e telaio, sfruttando appieno materiali e architettura del pneumatico innovativi, oltre a tecniche di produzione all’avanguardia. Questo co-sviluppo simultaneo di gomme e auto ha consentito di realizzare un pneumatico con prestazioni capaci di sfruttare il pieno potenziale della Bugatti Chiron. Oltre agli altissimi livelli di sicurezza e resistenza a velocità estreme, i pneumatici MICHELIN Pilot Sport Cup 2 contribuiscono a fornire comfort di guida su strada, così che i possessori di Bugatti Chiron possano apprezzare questa prestigiosa supercar in ogni condizione di guida.


UN NUOVO RECORD SUPERANDO LA VELOCITÀ DI 490KM/H

DIMENSIONI: Anteriore: 285/30 R20 (99Y) MICHELIN Pilot Sport Cup 2 Posteriore: 355/25 R21 (107Y) MICHELIN Pilot Sport Cup 2


NEL 1939 OTTANT’ANNI FA LA MASERATI 8CTF “BOYLE SPECIAL” TRIONFAVA NEL CATINO DELL’INDIANA Maserati celebra l’80° anniversario della clamorosa vittoria della Maserati 8CTF alla 500 miglia di Indianapolis. Domenica 30 maggio 1939 la Maserati 8CTF con al volante il 27enne Warren Wilbur Shaw tagliava il traguardo dopo una corsa di 4 ore e 20 minuti alla media di oltre 115 miglia orarie (pari a 185 km/h). Ancora oggi Wilbur Shaw, pilota dell’Indiana, è tra i 5 piloti più vincenti della storia ad Indianapolis con 3 vittorie (1937, 1939 e 1940, le ultime due a bordo di una 8CTF) e 3 secondi posti (1933, 1935 e 1938) per un totale di 13 partecipazioni. Per Maserati non era la prima esperienza americana: già nei primi anni 30 Alfieri Maserati era stato invitato dagli organizzatori ad assistere ad alcune gare nel continente americano. Successivamente la cessione del pacchetto azionario dell’azienda al Gruppo Orsi del maggio 1937 aveva permesso ai fratelli Maserati di concentrarsi sulla progettazione di nuove vetture da competizione. L’autorità sportiva internazionale in quel periodo aveva stabilito di modificare il regolamento tecnico per le vetture da Gran Premio: a partire dal 1938 sarebbero state introdotte norme più restrittive e la cilindrata non sarebbe più stata libera bensì regolata in funzione del peso della vettura per un massimo di 3000 cc per i motori dotati di compressori. Ernesto Maserati, basandosi su questa nuova normativa, impostò lo sviluppo e la realizzazione di una nuova vettura denominata 8CTF. Il telaio riprendeva la classica struttura delle monoposto dell’epoca, con due longheroni in pro-

filati d’acciaio e traverse, un motore a 8 cilindri verticali in linea, costituito da due gruppi di 4 fusi in blocco unico con la testata: da qui la sigla 8CTF: 8 cilindri, testa fissa. La cilindrata era di 2991,4 cc, il rapporto di compressione di 6,5:1 e l’alimentazione era forzata, con due carburatori e due compressori volumetrici. La distribuzione, a due valvole per cilindro disposte a V di 90°, era comandata da due alberi a camme in testa. La Maserati 8CTF arrivava ad Indianapolis dopo aver partecipato ad alcune corse nel 1938 dove aveva dimostrato il suo grande potenziale: il Conte Carlo Felice Trossi aveva condotto al comando alcuni giri nel GP di Tripoli e aveva ottenuto la pole position nella Coppa Ciano. Il mitico Luigi “Gigi” Villoresi si era aggiudicato il giro più veloce alla Coppa Acerbo. Questi risultati avevano attratto diversi clienti che avevano richiesto di acquistare la vettura. Fu così che Maserati cedette alla scuderia statunitense di Chicago - Boyle Racing Headquarters, di proprietà dell’irlandese Michael Joseph “Mike” Boyle - una Maserati 8CTF. Boyle, appassionato di corse automobilistiche fin da ragazzo, aveva come obiettivo quello di vincere la più famosa corsa d’America, la 500 Miglia di Indianapolis, con una vettura da lui finanziata e gestita dalla sua scuderia. All’inizio del 1939 il team manager delle squadre di Boyle, Harry W. “Cotton” Henning, arrivò a Bologna per comprare dalla Maserati un esemplare di 8CTF.

la maserati che vinse a indianapolis nel 1939


La vettura, una volta arrivata in America, fu allestita per la corsa con ruote maggiorate e pneumatici Firestone; venne adottata la livrea di colore amaranto che caratterizzava la Boyle Racing Headquarters. Iscritta come “Boyle Special”, la guida fu affidata a Warren Wilbur Shaw che, il 30 maggio 1939, partito con il terzo tempo di qualifica ottenuto a quasi 129 miglia orarie (pari a 207.7 km/h), si aggiudicò la gara, con 51 giri in testa dopo una dura lotta con la Stevens-Winfield di Louis Meyer e la Adams-Sparks di Jimmy Snyder. Per Maserati si trattava di una vittoria storica, era infatti dal 1919 che un’auto europea non riusciva a vincere nel “catino” dell’Indiana. Uno dei tre esemplari costruiti, numero di

telaio 3032, quello che con Wilbur Shaw ha trionfato nelle 500 Miglia del 1939 e del 1940, è stato riconfigurato con la livrea di quei giorni di gloria ed è attualmente esposto all’Indianapolis Speedway Museum. Principali caratteristiche tecniche Tipo 8CTF: Motore: otto cilindri verticali in linea Cilindrata: 2991 cm³ Potenza: 350 CV; 365 CV dal 1939 Cambio: Meccanico a quattro velocità + retromarcia Telaio: longheroni e traverse in lamiera di acciaio stampata con sezione a C, uniti per chiodatura Peso: 780 kg Velocità massima: 290 km/h


1941 PEUGEOT VTL È GIÀ ELETTRICA

Voiturette Légère de Ville

Peugeot si accinge a introdurre sul mercato la nuova 208 la quale, oltre che con motore benzina o Diesel, sarà proposta motorizzazione 100% elettrica. Ma non è certo la prima volta che la Casa del Leone introduce sul mercato un’auto con motore elettrico. Torniamo indietro a 80 anni fa. I militari non sono esperti di automobili e alla dichiarazione di guerra del 1939 si accontentano, infatti, di richiedere adattamenti ai veicoli di serie per affrontare le necessità urgenti. Le Peugeot 202 e le 402 ricevono motori più potenti, alcune quattro ruote motrici o equipaggiamenti molto specifici, come mitragliatrici o fari di aviazione. Le furgonette, antesignane degli attuali veicoli commerciali, sono allestite come ambulanze a La Garenne (Parigi), ma in numero limitato. Essenzialmente, i militari esigono autocarri. La mobilitazione del 1938, benché fermata dagli Accordi di Monaco, ha fatto intravedere la richiesta. Con pragmatismo, Peugeot rivede la sua strategia. La Marca aveva infatti abbandonato i veicoli industriali nel 1927 ma con la guerra, Peugeot ritorna agli autocarri migliorando fin da subito il suo veicolo commerciale da 1.000 kg di portata, l’MK5. Durante i

sei mesi della “strana guerra” Peugeot allestisce 23.833 veicoli. Nel corso dei quattro anni di occupazione la produzione è di 27.415 esemplari, cioè il 12% di prima della guerra. Gli autocarri Peugeot non piacciono però alla Wehrmacht. Senza benzina e materie prime, l’automobile affronta il periodo più oscuro sotto l’Occupazione. Fin dal 1940 Peugeot avverte la necessità di immaginare una vettura sostitutiva, che richieda il minimo di lamiera e che per muoversi utilizzi l’elettricità. Gli ingegneri de La Garenne lavorano sull’argomento sin dagli Anni ’20 con gli specialisti di questi motori e dei componenti specifici. I risultati sono incoraggianti: su una Peugeot 201 il consumo è di 14-15 kW/h per 100 km con velocità medie in città di 25 km/h. Se l’utilità di un simile cambiamento tecnico non è ancora evidente, tutto cambia nel 1940. Dopo aver pensato di utilizzare i brevetti CGE-Grégoire, Peugeot cambia direzione nel mese di agosto e prepara un proprio Cyclecar da 550 kg “il tipo New-Map” realizzato artigianalmente.


Due esemplari vedono la luce nel settembre 1940. Battezzata VLV, per “Voiturette Légère de Ville – piccola vettura da città”, viene presentata per l’omologazione il 28 marzo 1941. È lunga 2,67 m larga 1,21 m, la VLV è una due posti, in alluminio per non pesare che 365 kg, batterie comprese. Queste sono posizionate davanti mentre il motore elettrico è dietro, sviluppa una potenza di 2 CV, ha un’autonomia di 80 km (Nuova e-208 garantisce oggi un’autonomia di 340 km) e una velocità massima di 32 km/h. L’accoglienza da parte della stampa specializzata è abbastanza realistica “questa vettura costituisce un mezzo comodo per gli spostamenti in città e in periferia. La velocità è sufficiente in città: con la vetturetta

elettrica PEUGEOT si possono raggiungere le prestazioni di un ciclista di buon livello e allenato, il tutto senza la minima fatica”. La PEUGEOT VLV diventa allora la vettura dei medici e degli avvocati, ma anche della Posta. Tenuto conto delle difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e degli accumulatori, il ritmo della produzione è molto caotico. Dalle officine de La Garenne usciranno 377 PEUGEOT VLV prima che il Comitato d’Organizzazione dell’Automobile - organismo costituito dallo Stato nel periodo Vichy - la vieti nel 1943. Questo comitato vieta che un costruttore possa diversificare l’attività. Lungi da un errore di analisi, si tratta di non limitare i mezzi industriali disponibili per il Terzo Reich.


la TRUFFA è ONLINE

Emma Witman per it.businessinsider.com

ALCUNE DELLE TRUFFE ONLINE PIÙ SOFISTICATE SU INTERNET Via via che Internet continua ad espandersi in ogni aspetto della società, le truffe online stanno anch’esse diventando più sofisticate. Dal phishing ai falsi venditori di biglietti, le truffe online si aggrappano a sentimenti diversi che ci guidano, come la simpatia, la paura e l’avidità. Quello che le truffe online hanno in comune è che approfittano dell’ingenuità e dell’ignoranza del loro pubblico. Ecco alcune delle truffe online più sofisticate su Internet. TRUFFA DEL PRINCIPE NIGERIANO Una delle truffe online più diffuse è il phishing. Nel 2016, a seconda di chi si interpella sull’argomento, il phishing ha persino fatto deragliare la candidatura presidenziale di Hillary Clinton e, come minimo ha rivelato la deliziosa ricetta del suo manager di campagna elettorale per un risotto cremoso. Il phishing, quando ha successo, induce l’utente a consegnare inconsapevolmente le proprie password al truffatore, spesso attraverso email dall’aspetto professionale che fingono di provenire da aziende affidabili. Il risultato del giochino è generalmente l‘acquisizione di informazioni personali, come i numeri di carta di credito e dei documenti. Secondo il gruppo di lavoro anti-phishing, ogni mese vengono segnalati circa 100.000 tentativi di phishing.

Recentemente, il phishing è stato usato come un’arma per diversi gradi di sofisticazione con una tecnica chiave: furto d’identità. Il trucco è stato sufficiente per convincere un dipendente di Gimlet Media, che gestisce il podcast su tutto ciò che riguarda internet “Rispondi a tutti”, ad aprire un’email inviata da un suo “collega”. Peccato che il mittente non era un suo collega, ma un hacker che tentava un test di phishing autorizzato sui dipendenti della società. Il furto d’identità è una tattica online per la quale bisogna essere particolarmente cauti sui social media, dove le immagini e gli pseudonimi degli amici sono a portata di mano per essere imitati. Gli account duplicati pescano informazioni personali dietro la maschera della familiarità. La truffa del principe nigeriano è uno dei tranelli più vecchi su internet, venne alla ribalta negli anni ’90 ed è indicata dall’FBI come “Frode nigeriana” o “419”. La premessa è semplice: ricevi un’email e, all’interno del messaggio, un principe nigeriano (o investitore o funzionario governativo) ti offre l’opportunità di lucrosi guadagni finanziari. La trappola? Pagare una piccola parte dell’importo in anticipo o consegnare le informazioni sul conto bancario e altre informazioni identificative in modo che il trasferimento possa essere effettuato. Ovviamente, perdi quel “denaro iniziale”, non ricevendo mai neanche una monetina in cambio.


“Sono il malware e il phishing combinati con un’ingegneria social intelligente e acquisizioni di account”, ha dichiarato James Bettke, ricercatore presso la società di sicurezza Secureworks, al giornalista di Wired Lily Hay Newman nel 2018. “Non sono molto sofisticati dal punto di vista tecnico, non sanno programmare, non usano molta automazione - ha aggiunto - ma i loro punti di forza sono l’ingegneria social e la creazione di truffe agili: passano mesi a setacciare le caselle di posta, sono silenziosi e metodici”. LA FRODE DEI BIGLIETTI FALSI Un’altra popolare truffa online è la frode sui biglietti, in cui i consumatori sono indotti a comprare biglietti falsi per eventi sportivi, concerti o altro. Gli scammer di solito puntano a eventi di alto profilo i cui biglietti probabilmente vanno esauriti in modo che possano trarre vantaggio dall’aumento della domanda. Spesso i biglietti che inviano ai clienti hanno codici a barre contraffatti o sono copie duplicate di biglietti legittimi. Altre volte, i consumatori non riceveranno alcun biglietto dopo aver pagato.Più del 10% dei millennial sono stati vittime di frodi sui biglietti e il Better Business Bureau raccomanda ai clienti di prendere diverse precauzioni prima di acquistare i biglietti online.

LA TRUFFA DEI FINTI INFLUENCER Una variante della truffa di phishing è quando i truffatori online si mascherano da celebrità e influencer. A gennaio, la star di YouTube Philip DeFranco ha dovuto avvisare i suoi oltre 6 milioni di abbonati di una di queste truffe. “Se hai ricevuto un messaggio da me o da qualsiasi altro artista su YouTube che assomiglia a qualcosa del genere, è molto probabile che qualcuno cerchi di imbrogliarti”, ha detto DeFranco in un video pubblicato sul suo canale. Il finto DeFranco si è infilato nei messaggi di YouTube di utenti-target, promettendo “regali” se avessero cliccato su un collegamento ipertestuale. Il vero scopo del truffatore: il furto di identità per guadagni finanziari attraverso un classico sistema di phishing online. Più di 150 utenti di YouTube nella pagina della community hanno dichiarato di essere caduti nella trappola. “Siamo consapevoli e abbiamo avviato l’implementazione di ulteriori misure per combattere il furto d’identità - ha scritto un dipendente di YouTube in risposta a reclami di truffa - nel frattempo, abbiamo rimosso account identificati come spam.” La società ha anche detto che gli utenti potrebbero bloccare qualsiasi account che li copre di spam e che i canali che lo fanno, possono essere segnalati attraverso il suo strumento di segnalazione.


la TRUFFA è ONLINE

TRUFFATI DAI VERI INFLUENCER Una cosa è essere ingannati da una celebrità finta. Ma c’è anche una tendenza a sentirsi truffati dagli influencer nella vita reale. Un thread virale su Twitter ha accusato l’influencer di Instagram Caroline Calloway di usare la sua immagine online per truffare quelli che avevano pagato 165 dollari per partecipare al suo “laboratorio di creatività”. E che dire delle folle inferocite per il fiasco che è stato il Fyre Festival – un evento talmente riuscito male da giustificare che non uno, ma due documentari su di esso – hanno diretto gran parte della loro ira contro gli influencer e celebrity che avevo sponsorizzato l’evento. I truffati hanno criticato la mancanza di trasparenza su quanto gli influencer sono stati pagati per sponsorizzare il festival con i loro milioni di follower online, anche se non tutti hanno concordato sul fatto che meritassero di essere incolpati. GLI STESSI INFLUENCER POSSONO ESSERE TRUFFATI. Una truffatrice che si è finta Wendi Murdoch ingannando influencer di social media e i fotografi e convincendoli a consegnarle del denaro. Un genere di truffa online ha come vittime gli stessi influencer, e usa tattiche di frode identiche al phishing. All’inizio di quest’anno, una truffatrice nelle vesti dell’imprenditrice e investitrice Wendi Murdoch, ha utilizzato indirizzi di posta elettronica e altre tecniche così convincenti che star dei social media sono state indotte a comprare i propri voli per l’Indonesia e a pagare per falsi permessi di fotografia come parte della truffa. Le vittime, tra cui influencer e fotografi di viaggio, sono stati derubati di migliaia di dollari. L’FBI e il Dipartimento di polizia di New York hanno aperto le indagini sulla truffa nel 2018. Per molto tempo hanno perseguitato persone a Hollywood. Ora, loro prendono di mira regolarmente influencer, star di Instagram, fotografi di viaggio, persone che fanno cose che li portano a viaggiare in tutto il mondo. UN ATTACCO RANSOMWARE HA TENUTO IN OSTAGGIO UNA CITTÀ NEL 2018 Alcune delle truffe online più insidiose riguardano il ransomware. In un attacco ransomware, gli hacker installano malware su un computer o su un sistema di computer che limita l’accesso di una vittima ai loro file. Il pagamento di un riscatto, spesso sotto forma di bitcoin, è richiesto per annullarlo. Il governo di Atlanta è stato colpito da un attacco di ransomware nel 2018 e, secondo un rapporto Wired, è costato alla città più di $ 2,6 milioni. Gli hacker dietro la truffa si sono impegnati deliberatamente in un’estrema forma di ricatto digitale del 21° secolo, attaccando ed estorcendo denaro a vittime vulnerabili come ospedali e scuole, vittime che sapevano sarebbero state disposte e in grado di pagare. Non c’è da meravigliarsi che la minacciosa forma di attacco sia diventata parte della trama di “Grey’s Anatomy”. Le trappole ransomware false possono essere altrettanto dannose. Nel peggiore dei casi, le frodi ransomware minano il senso di sicurezza e privacy della vittima. E in una terrificante variante, gli hacker rivendicano via email di aver hackerato una webcam mentre la vittima guardava un film porno. L’annuncio di cam-hacking, che è sostenuto dalla ripetizione della password dell’utente nell’email, è un mezzo per ricattare: inviaci bitcoin o inviamo il filmato a tutti i tuoi contatti. LA REALTÀ? MANIPOLAZIONE PURA I truffatori non hanno dossier di filmati. Non hanno nemmeno mai violato le tue informazioni. Come? Perché la password che si sono vantati di avere non è stata hackerata, ma raccolta, presa da database disponibili pubblicamente di password e email trapelate. Quindi non c’è bisogno di coprire la fotocamera del portatile. Per adesso. I fake di crowdsourcing tipo GoFoundMe sfruttano la generosità delle persone. GOFUNDME Un altro elemento in crescita online è la falsificazione di casi GoFundMe. Un esempio degno di nota viene da una bella storia del 2017 su una coppia che ha raccolto $ 400.000 per un veterano senzatetto che gli aveva prestato i suoi ultimi $ 20. Come hanno scoperto i pubblici ministeri, il trio ha inventato l’intera storia, e non solo hanno affrontato un misto di accuse federali e statali, ma GoFundMe ha rimborsato le donazioni di tutti i 14.000 donatori. Un altro esempio di storytelling strategico nell‘arte di usare il crowdsourcing per truffe: una studentessa universitaria nera che ha raccolto denaro dai repubblicani su GoFundMe dopo aver affermato che i suoi genitori l’hanno rinnegata per aver sostenuto Trump. La narrazione era sospettosamente convincente – perché era una bufala. Sebbene abbia rapidamente restituito i soldi che ha raccolto, ha anche mostrato con quanta facilità puoi sfruttare la generosità delle persone.


TRUFFE DI P&D OVVERO ‘PUMP AND DUMP’ Servono a gonfiare artificialmente il valore di una valuta. La criptovaluta è spesso la forma di pagamento nelle truffe online, ma in una truffa, la cripto stessa è la frode. Le truffe di investimento sono sempre state destinate a prosperare online. Usando il web verso un target di massa di potenziali investitori, un truffatore può commettere quello che è categoricamente vietato dalla Securities and Exchange Commission, ovvero “pompare“ artificialmente il valore delle azioni agli occhi delle masse per poi “far crollare” il valore delle azioni su un rendimento falsamente inflazionato. Secondo The Outline, migliaia di persone si ritrovano online su app come Discord e complottano per “pompare e scaricare” criptovalute (note come “shitcoins” e “scamcoin” a quelli ingannati dallo stratagemma):

“L’ethos è semplice: compra a poco, rivendi a tanto. L’implicazione è che gli investitori al di fuori del gruppo P&D vedranno il rapido aumento del prezzo e avranno fretta di acquistare, ansiosi di non lasciarsi scappare la prossima corsa all’oro in stile Bitcoin”, ha scritto Paris Martineau di The Outline. E le notizie-bufala possono alimentare il problema La manipolazione online si spinge anche oltre. Secondo Buzzfeed, diffondere notizie false online è una delle tattiche “pump” usate dai truffatori per derubare gli sprovveduti in quella foresta del tutto non regolamentata che è la criptovaluta. “Ci sono molti gruppi che si sono concentrati sulla disinformazione”, ha detto Laz Alberto, un investitore di criptovalute ed editore della newsletter Blockchain Report, ai giornalisti di BuzzFeed Ryan Mac e Jane Lytvynenko nel 2018. “Ovviamente è illegale, ma non c’è alcuna regolamentazione e quindi hanno potuto farlo indisturbati.” Un fondatore di criptovalute è stato anche lui stesso obiettivo di una notizia falsa nel 2017, quando si diffuse la notizia che Vitalik Buterin, cofondatore della criptovaluta Ethereum, era morto in un incidente automobilistico. Le false notizie sulla morte di Buterin fecero crollare nel mercato la valutazione di Ethereum – e in seguito rimbalzò in alto, quando il vivissimo Buterin in carne ed ossa sfatò la voce.


LA PRIMA DI MILANO JEWELRY WEEK IN MOSTRA OLTRE 300 TRA TALENTUOSI ARTISTI EMERGENTI E NOMI AFFERMATI NEL MONDO DELL’ARTE QUALI GIORGIO DE CHIRICO E ARNALDO POMODORO

Dal 24 al 27 ottobre 2019 si svolgerà la prima edizione di Milano Jewelry Week, nuova settimana del palinsesto milanese interamente dedicata al mondo del gioiello. Con un calendario coinvolgente e variegato che conterà circa 80 eventi presso atelier di alta gioielleria, laboratori di arte orafa, accademie e gallerie d’arte, scuole e showroom di design e boutique di moda nel centro della città, Milano Jewelry Week si pone l’obiettivo di fare avvicinare al gioiello tutti gli amanti del Bello e del fatto a mano, non limitandosi quindi agli esperti del settore. Sulla specifica vocazione di Milano Jewelry Week Enzo Carbone - il Founder di Prodes Italia, la società che ha ideato e che gestirà tutta l’organizzazione della manifestazione, afferma: “Sono veramente orgoglioso di vedere concretizzarsi un progetto così ambizioso, che già da molti anni progettavamo di realizzare e che finalmente, nel 2019, vivrà la sua prima edizione. Il mio obiettivo principale è sempre stato quello di creare un happening per tutti gli esperti del settore, che allo stesso tempo facesse scoprire questo affascinante mondo anche a un pubblico più ampio. Il successo scaturito negli anni da Artistar Jewels ci ha dato modo di intercettare l’esigenza di dare il giusto risalto al gioiello contemporaneo, in fortissima espansione negli ultimi anni, vedendo in Milano la città perfetta ad accogliere avanguardia e nuove tendenze continuando a valorizzare la tradizione”. Mostre collettive e personali, vernissage, esposizioni di gallerie e scuole internazionali, serate di premiazione, workshop, cocktail party e performance offriranno punti di vista diversi sulla storia e sulla tecnica dell’arte orafa restituendo un’immagine poliedrica e accessibile del gioiello a cui anche i non esperti potranno facilmente appassionarsi.


GLI EVENTI

Tra le mostre collettive un ruolo di rilievo spetterà ad Artistar Jewels 2019 Fall Edition, evento internazionale di riferimento dedicato ai body ornament giunto alla sua settima edizione. Artistar Jewels, che in passato ha ospitato importanti creativi tra i quali: Giancarlo Montebello, Philip Sajet, Yoko Ono, Pol Bury, Faust Cardinali e Gillo Dorfles, per la 2019 Fall Edition vedrà protagoniste le creazioni di oltre 160 artisti e designer provenienti da 40 Paesi presso Palazzo Bovara in Corso Venezia 51. Accanto alle opere di Artistar Jewels, Schmuckgalerie Silbermann porterà uno spin-off di “in flux” - sorprendente mostra che ha esordito in occasione della Munich Jewellery Week 2019 - in cui 12 pezzi di Edwin Charmain, Katharina Kraus, Elisavet Messi e Lingjun Sun incoraggeranno una conversazione sull’evoluzione dell’artigianato orafo e indagheranno le opportunità attuali, mentre Assamblage – National Contemporary Jewelry Association (Romania) presenterà BELONGING/S, uno speciale progetto interattivo di gioielli e fotografia. Sempre a Palazzo Bovara, venerdì 25 ottobre alle 18.00 si terrà la serata di premiazione dedicata agli artisti protagonisti dell’esposizione Artistar Jewels e agli studenti dell’ultimo anno delle Scuole e Accademie che parteciperanno a Milano Jewelry Week, tra cui: IED – Istituto Europeo di Design di Milano, Scuola Galdus di Milano, Accademia di Belle Arti di Cuneo, Assamblage – National Contemporary Jewelry Association (Romania), Hard to Find (Messico) e Krama Institute (Grecia). Le creazioni degli studenti saranno inoltre in mostra, per tutta la durata della manifestazione proprio presso la Scuola Galdus, dove sarà possibile ammirare oltre 100 creazioni dei migliori studenti delle accademie. La giuria di Artistar Jewels, presieduta da Elisabetta Barracchia Direttore di Accessory Vogue Vanity Fair e Wedding Vogue Vanity Fair e composta da Gianni De Liguoro, socio fondatore e stilista del famoso brand De Liguoro, Guido Solari Direttore della sede della Scuola Orafa Ambrosiana di Via Tortona 26 e del SOA Lab & Factory di Via Savona 20 a Milano, Ivan Perini Fine Jewelry & Consultancy, Assamblage – National Contemporary Jewelry Association, Laura Inghirami, Founder di Donna Jewel e Irina Slesareva Direttore di Jewellery Review Magazine e Direttore Creativo di Russian Line Jewellery Contest consegneranno numerosi premi che comprenderanno: corsi di formazione e tirocini presso atelier e scuole riconosciuti a livello internazionale, editoriali su riviste di riferimento del settore e campagne social su canali autorevoli. Il designer Gianni De Benedittis, in collaborazione con Artistar Jewels, ha istituito il Premio futuroRemoto jewels che consiste in due somme di denaro che verranno assegnate, rispettivamente, a un artista di Artistar Jewels e a uno studente di una delle Scuole partecipanti al Milano Jewelry Week, che si saranno distinti per l’ottima padronanza nella tecnica orafa e che avranno tenuto conto delle esigenze e delle tendenze del sistema moda. L’idea è che questo contributo possa servire per finanziare i loro primi passi nel mondo della gioielleria. Per la selezione dei vincitori di questo premio speciale la giuria sarà composta, oltre che da Gianni De Benedittis, fondatore e Direttore Creativo del brand futuroRemoto, da Simonetta Gianfelici, top model, fashion consultant e talent scout e un rappresentante della Camera Nazionale della Moda Italiana. I Bastioni di Porta Venezia saranno invece la sede delle importanti Special Guest di Milano Jewelry Week tra cui spicca proprio Gianni De Benedittis che presenterà CARNIVOROUS, la nuova collezione Spring-Summer 2020 di futuroRemoto. Pezzi dallo stile inconfondibile ispirati alle forme e alla vitalità delle piante carnivore realizzati in argento, oro e pietre preziose, con la tecnica di fusione a cera persa. Creazioni visionarie e allo stesso tempo rappresentative della nostra contemporaneità. La Scuola Orafa Ambrosiana di Via Alessandro Tadino 30 aprirà le sue porte al pubblico per far toccare con mano gli attrezzi del mestiere e consentire di osservare gli studenti al lavoro.

Nel quartiere Brera, tra le gallerie d’arte che parteciperanno a Milano Jewelry Week, sarà presente anche l’illustre Galleria Didier Ltd, fondata nel 2006 da Didier e Martine Haspeslagh a Londra, che porterà presso la Galleria Consadori di Via Brera 2 “La dolce vita: dalle stelle dell’arte alle star del cinema”, una selezione di gioielli creati da dieci artisti italiani di fama internazionale destinati a essere indossati dalle icone femminili della Dolce Vita a Roma: dalle attrici che lavoravano a Cinecittà, tra cui Elizabeth Taylor, alle ricche dame americane in visita alla Città Eterna. Gioielli unici di artisti della Scuola di Roma, tra cui Giorgio De Chirico,Afro Basaldella, Franco Cannilla, Giuseppe Capogrossi, Nina Franchina, Edgardo Mannucci, Gino Severini e Giuseppe Uncini, realizzati dalla fine degli anni Quaranta ai primi anni Settanta. Didier esporrà inoltre presso la Galleria Consadori alcuni gioielli dei grandi scultori italiani Arnaldo e Giò Pomodoro che hanno contribuito a incoraggiare altri artisti, come Lucio Fontana, nella creazione di gioielli. VS Gallery in Via Ciovasso 11 e Galleria Pa.Nova in Via Palermo 11, tra i più noti “indirizzi dell’arte” di Brera, ospiteranno rispettivamente le creazioni contemporanee di Galeria Alice Floriano (Brasile) e alcuni singolari pezzi di artisti internazionali selezionati da INTHEPENDANT Contemporary Jewellery Gallery (Portogallo). Un luogo iconico del design quale Arts Design in Via Dell’Orso 12 farà incontrare il complemento d’arredo con il gioiello ospitando Stone Stories, il marchio della jewelry designer Fatima Essahsah, nata ad Amsterdam da genitori marocchini che oggi espone le sue creazioni in Europa, in numerosi musei; un lavoro, quello di Fatima Essahsah che racconta il patrimonio culturale marocchino e la straordinaria cultura Berbera. Non potevano certamente mancare a Milano Jewelry Week alcune tra le più note gallerie di gioiello della città come: Babs Art Gallery in Via Maurizio Gonzaga 2, Irene Belfi in Via Nino Bixio 12, Galleria Rossini in Viale Monte Nero 58 ed ESH Gallery in Via Vincenzo Forcella 7 che ospiteranno esposizioni collettive e personali straordinarie. Le gallerie, che si pongono l’obiettivo di lavorare insieme agli artisti esaltando il valore alle radici stilistiche di ogni creazione, inaugureranno mostre dall’importante valore artistico e concettuale, esponendo le affascinanti sculture da indossare di artisti quali Ugo Nespolo, Chiara Dynys, Alex Pinna, Riccardo Gusmaroli, Antonio Paradiso, Jessica Carroll, Orna Ben-Ami e Fabrice Schaefer.


I VIAGGI DELLO SCIAMANO

DUBAI E ABU DHABI: TRA SOGNO E REALTÀ

Quando il lusso e la modernità incontrano l’incanto delle tradizioni prende vita un sogno senza fine. Questo sogno ha il nome di Dubai, una città che in sé accoglie il meglio della modernità e dello sfarzo, tripudio di progetti faraonici e lusso sfrenato, ma nello stesso tempo elementi che riecheggiano il tradizionale Medio Oriente tra vecchi quartieri e gite nel deserto, boutique hotel, cucina deliziosa e luoghi dove si respira la storia di un tempo lontano. La grande sorpresa è che se vorrete trascorrere un fine settimana alla scoperta di questa meravigliosa città e della “sorella minore” Abu Dhabi lo potrete fare senza spendere una fortuna, con un viaggio che vi lascerà senza parole. La prima tappa sarà proprio Dubai dove potrete vivere istanti intensi tra i profumi dei souq e le mille sfaccettature della city.


Alla ricerca delle tradizioni Punto di partenza a Dubai sarà sicuramente la ricerca delle antiche tradizioni grazie ad una visita nella zona che si affaccia sul Creek, il canale che attraversa la città per diversi chilometri. È qui che ancora resistono alcune testimonianze dell’antico villaggio di pescatori di perle affacciato sul Golfo Persico che, solo cinquant’anni fa, era “la città” di Dubai. Qui potrete salire a bordo di un’abra, la tradizionale imbarcazione in legno, e per pochi dirham visitare i quartieri che si affacciano sulle due sponde del canale. La prima cosa da fare sarà perdersi nei souq. Il più famoso è nel quartiere di Deira ed è specializzato nella vendita di gioielli in oro, ma non mancano il mercato delle spezie, quello degli oli profumati e delle fragranze orientali. Molto raffinato quello di Bur Dubai, dove troverete tessuti e abiti a buon prezzo. Da qui muovendosi a piedi sarà possibile raggiungerete la zona dei quartieri storici di Al Fahidi (o Bastakia) e Shindagha, dove le vecchie case color sabbia con le tradizionali torri del vento si affacciano su stretti e immacolati vicoli da visitare al tramonto.

Storia e arte: il cuore pulsante di Dudai Se siete affascinati dalla magia del Medio Oriente non potrete non visitare lo Sheikh Mohammed centre for cultural understanding dove verrete accolti con datteri e caffè al cardamomo, nel patio di un’antica casa in stile persiano. Da qui, a seguire, la visita alla moschea, un tour nel quartiere e un ricco pasto tradizionale, per scoprire appieno il mondo arabo. Se la Dubai di ieri vi affascina, non perdetevi la visita al piccolo ma suggestivo Dubai Museum, collocato nel Forte Al Fahidi, l’edificio più antico della città. Impossibile non fare tappa a Al Serkal Foundation: qui potrete assaporare un buon caffè in un fantastico top roof per eventi e 5 exhibition room nelle quali ammirare le opere di artigianato che spaziano da abiti, quadri a oggetti vari e libri. Dalla tradizione all’ultima frontiere dell’innovazione Ma ciò che più affascina di questa città, come ben potrete immaginare, è il contrasto netto tra la dimensione prima narrata e l’assoluta modernità della nuova Dubai. Uno scenario fatto di maestosi edifici dalle mille forme, hotel di lusso e boutique di uno sfarzo senza precedenti che non accennano a diminuire, rubando sempre più spazio al deserto. Di recente costruzione il Dubai Opera e la maestosa cornice del (Dubai Frame) alta centoquaranta metri e il Green Planet Project. A sorprendere però è il distretto dedicato all’arte contemporanea, Al Serkal Avenue, nel quartiere di Al Quoz, polverosa e caotica zona industriale, trasformata del 2007 dalla famiglia Al Serkal in un meltingpot di artisti internazionali, tra Atelier e gallerie d’arte, caffè e teatri. Dal lusso al deserto Ma sì sa, in Medio Oriente il deserto fa eco con la sua magia e la promessa di notti incantate. E non occorre spostarsi di molto per trovare, ancora oggi, dune a perdita d’occhio e solitudine totale. Per provare l’emozione di sentirsi Lawrence d’Arabia una possibilità è raggiungere la Dubai Desert Conservation Reserve, la riserva voluta dallo sceicco Al Maktoum che potrete raggiungere salendo su affascinanti Land Rover degli anni cinquanta, completamente aperte, ammirando poi lo spettacolo di un giocolerie e cenando in un accampamento beduino, illuminato dal fuoco, passeggiare a dorso di cammello e fumare la shisha. Qui comprenderete e gusterete la magia di questi posti incantati.


Uno sky line senza precedenti Innamorarsi di un tramonto? E’ possibile soprattutto quando si parla de la Corniche, un posto speciale che consente di ammirare con vista mare, il profilo dei grattacieli.

La Perfezione di Abu Dhabi Lasciamo la città di Dubai per visitare la “sorella minore”, più recente come costruzione ma ancora più contraddistinta da un contrasto netto tra tradizione modernità, in una ricerca continua e costante della perfezione. Una città verde, tipicamente araba, attaccata alle sue tradizioni pur perseguendo la via dell’innovazione. Ecco perché qui il vostro tour vi condurrà alla scoperta della città tra uno zig zagare di contrasti: si parte da Palace Fort, l’edificio più antico, decorato con magnifiche ceramiche portoghesi, ricco di suggestivi cortili e giardini carichi di palme, costruito nel 1761 per la famiglia reale e considerato oggi il più antico della città, visitabile solo, per ora, dall’esterno. Dall’antico al moderno: Emirates Palace, hotel extra lusso, con il suo opulento e diffuso impiego di marmi, dorature e cristalli. Una curiosità? Ci sono almeno 1000 lampadari Swarovski. A seguire un ritorno alla tradizione: la visita al Women’s Handicraft Centre, antica sapienza delle donne arabe dove sarà possibile ammirare prodotti costumi, prodotti tessili e basti per cammelli.

Il bello delle tradizioni e del relax Se volete godervi attimi di relax non potrete non concedervi una pausa nei meravigliosi caffè con shisha di Kalidya. Qui, come vuole la tradizione, gli uomini amano intrattenersi fino all’alba davanti a gloriose pipe ad acqua e caffè. Relax è anche sinonimo di spiagge e dopo una pausa al mare perché non visitare un souq ricco di tradizione? Il consiglio è dare un’occhiata al vecchio mercato situato in Hamdan St, distrutto alcuni anni fa da un incendio. In attesa del favoloso complesso di edifici che ospiterà la ricostruzione di un tipico mercato arabo, conviene optare sul mercato iraniano, dove si trovano pregevoli tappeti e oggetti di artigianato persiano, o sul souq afghano, dove comprare tappeti più economici e oggetti per la casa. E per uno shopping da favola? Optate per il Marina Mall, il centro commerciale più grande e lussuoso della capitale, a forma di un gigantesco tendone da circo con centinaia di negozi, cinema e una torre panoramica. La chiusura perfetta per un week end da mille e una notte! Per scoprire queste due mete da sogno I Viaggi dello Sciamano organizza un week end da sogno dal 20 al 24 Novembre 2019 Per maggiori info: www.viaggidellosciamano.com/tours/dubai-abu-dhabi/

Via del Tonale e della Mendola 160/A Endine Gaiano (BG) - Tel. 035 827430 info@viaggidellosciamano.com www.viaggidellosciamano.com


Arte di moda


giardini di seta

Vittorio Accornero per Gucci, 35 foulard originali disegnati per la maison fiorentina da uno dei protagonisti dell’illustrazione italiana del Novecento, accostati a una selezione di opere della collezione. Un dialogo iconografico che lega arte e moda in un percorso unico, declinato in un confronto fra epoche e scenari.  Il progetto è realizzato in collaborazione con BE-STILE di Sara Mano e Silvia Mascheretti. Arte di Moda, grazie alla consulenza storico-artistica di Martina Colombi e Sara Mano, accosta 10 preziosi foulard ad altrettanti capolavori dell’Accademia Carrara, un dialogo iconografico che lega arte e moda. Il mondo sottomarino dei Coralli (1968) affianca i gioielli di Ritratto di bambina di casa Redetti (1579 circa) di Giovan Battista Moroni, l’intreccio di foglie, bacche e rampicanti e gelsomino di Fiori invernali si ritrova nella Sacra Famiglia con Santa Caterina d’Alessandria (1533) di Lorenzo Lotto. Il paesaggio collinare, popolato da alberi e arbusti e dominato sullo sfondo da architetture turrite, accomuna Padiglione (1960-1965) e il dipinto di Tiziano, Orfeo ed Euridice (1510 circa). L’iconico Flora, creato nel 1966 per Grace Kelly e caratterizzato da 9 bouquet di fiori tra cui campeggiano farfalle e libellule in mostra accanto alla fragilità della bellezza di Vaso di fiori con anello e pietre preziose (1612) di Jan Brueghel il Vecchio.

Accademia Carrara, Bergamo

Fino al 21 ottobre


contemporaneamenti CONCORSO DI ARTE CONTEMPORANEA PER ARTISTI UNDER 35

Terza edizione di ContemporaneaMENTI, iniziativa voluta dalla Fondazione Arsenale e patrocinata dall’Assessorato alla Cultura, Identità e Autonomie di Regione Lombardia, dal Comune di Iseo e da GAI Giovani Artisti Italiani, per promuovere i giovani artisti del panorama contemporaneo. Pittura, scultura e fotografia protagoniste della mostra allestita nelle sale del palazzo di Vicolo Malinconia a Iseo, che resterà visibile fino al 27 ottobre. 42 gli artisti in mostra selezionati da una giuria composta dal pittore Angelo Zanella, dallo scultore Elio Bianco, e dal fotografo Marco Febbrari.A sostegno dell’iniziativa, ques’anno abbiamo scelto di coinvolgere realtà pubbliche e private. L’obiettivo resta quello di sempre - spiega la presidente della Fondazione Attilia Consoli - creare una rete virtuosa fra artisti, visitatori e addetti ai lavori. Per questo alcuni dei premi saranno assegnati dalla Galleria Colossi di Brescia e dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso di Iseo.

IN MOSTRA LE OPERE DI: Francesco Angioloni, Elisa Baldissera, Gloria Ballestrin, Debora Barnaba, Marta  Belotti,Vincenzo Borrelli, Marta Braggio, Maria Francesca Broggini, Fabiana Casu, Marco Cecca, Eugenia Chiasserini, Victoria Cojocaru, Damiano Conti Borbone, Tobia Dal Maso, Francesco De Cristofaro, Chiara Enzo, Marta Fresneda Gutierrez, Isabellangela Germinario, Genea Lardini, Silvia Ileana Listorti, Giulio Locatelli, Stefano Lupicano, Marcin Marciniak, Giorgia Mascitti, Francesca Montagnoli, Francis Offman, Francesco Onda, Mara Pascarella, Enrico Porro, Isabella Quaranta, Michela Roffaršš, Marco Rossi, Alessandra Sarritzu, Michele Savino Davide Sgrš, Ambra Tonini, Angelo Troilo, Claudio Valerio, Ricardo Aleodor Venturi, Sofia Venturi Casadio, Pengpeng Wang, Beatrice Zanardelli


CONTEMPORANEAMENTI 2019 FINO AL 27 OTTOBRE 2019

Fondazione l’Arsenale Vicolo della Malinconia, 2 Iseo (BS) www.arsenaleiseo.it info@arsenaleiseo.it Orari: martedì - venerdì16-18; sabato, domenica e festivi 10-12; 16-18 Ingresso libero


Manuel Bonfanti - Fotografie Paolo Biava

RENZO NUCARA cracking art: lucida lucidità

Renzo Nucara (Crema 1955). Inizia ad esporre negli anni settanta. Nel 1993 fonda insieme ad altri cinque artisti la Cracking Art. Materia d’elezione è la plastica che diventa anche veicolo d’impegno ecologico e sociale. Partecipa con il gruppo alla 49° Biennale di Venezia del 2001 con l’installazione Sos World composta da più di 1500 tartarughe d’oro. Torna alla Biennale, sempre con la Cracking Art, nel 2011 e 2013. La dimensione di arte collettiva caratterizza anche altri progetti di Nucara: Time Machine e Arbre Magique. A livello individuale continua la sua ricerca artistica, incentrata nei primi anni del duemila sui Resinfilm, stratificazioni di resine, pigmenti, oggetti naturali e artificiali, matrice delle serie successive in plexiglas Stratofilm, Shape e Lighting Shape. Ha esposto i propri lavori a Milano, Roma, Parigi, Miami, Seoul. Con la Cracking Art ha realizzato più di 400 installazioni nel mondo dal Kampa Museum di Praga, al Museum of Art di Indianapolis, la Reggia di Caserta, Cleveland, Shangai, Sidney, Miami, Ascona, Baku, Cile, Korea…. A Bergamo li ricordiamo nel 2007 e nel 2014 con l’invasione all’Oriocenter.


Gentile maestro, come ha iniziato questo lavoro e qual è il suo percorso creativo? “(Ringrazio per il “maestro” ma declino il titolo. Lo lascio a persone come il “Maestro” Alberto Manzi, che negli anni ‘60 ha portato l’alfabetizzazione nelle case italiane attraverso la televisione. Trovo adeguato definire il fare arte come “lavoro” perché mette in luce la sua reale concretezza) Ho iniziato in tenera età con una scatola innocua di matite colorate, ma la “dipendenza” è iniziata quando sono passato ai pennarelli. Poi è diventata cronica... Ho tentato di smettere ma è troppo difficile. Adesso mi sto curando con Cryptoart (2 volte al giorno) Augmented Reality (nei momenti di crisi) e Shared Project (una volta al mese). Scherzi a parte, è stato un progressivo coinvolgimento da quando nel 1970 ho realizzato che dipingere era diventato qualcosa di più viscerale e non più un impegno scolastico. La curiosità, la voglia di sperimentare e confrontarsi sono state l’energia che ha alimentato il motore della mia creatività. Inoltre l’esperienza della Cracking Art ha generato un ulteriore scarto verso il “fare arte” aprendomi a ulteriori sperimentazioni di materiali e tecnologie”.


Lei è tra i fondatori del gruppo Cracking Art. Come ha inciso nella sua vita far parte di questo gruppo? “Ha sicuramente inciso in termini d’impegno e coinvolgimento, ma riformulerei la domanda in “Che senso ha fare Arte nel XXI secolo?” L’artista deve essere consapevole e testimone del proprio tempo e deve agire con gli elementi con cui convive”. Ecco noi artisti Cracking più di 25 anni fa ci siamo chiesti: ma abbiamo consapevolezza che stiamo vivendo nell’Età della Plastica? “Un materiale utile ma da usare con attenzione e soprattutto da non disperdere nell’ambiente. Un materiale stupendo che ha cambiato il nostro stile di vita e permesso un’evoluzione iperbolica della tecnologia e del fare Arte. L’uso di questo composto sintetico malleabile e cromaticamente affascinante, ha aperto la strada a una nuova modalità artistica: gli animali Cracking invadono gli spazi, senza distinzione tra piazze, centri commerciali e musei. Ecco, la prima cosa importante è prendere consapevolezza del periodo in cui stiamo vivendo. Questa consapevolezza fa da spartiacque tra l’arte che lascia un segno nel cammino dell’uomo e l’arte autoreferente che vive nell’autocitarsi e che molto probabilmente ha una sua funzione tranquillizzante e d’arredo.Dall’esperienza Cracking Art, oltre al percorso personale che sviluppo da più di 40 anni, è nata la voglia di sperimentare altre condivisioni: Arbre Magique e Time Machine-Infinite Monkey. Arbre Magique è un progetto empatico verso la natura realizzato insieme

all’artista Carla Volpati, che vede l’albero popolarsi di sagome attinte dal loro immaginario creativo e lo trasforma in una presenza allegorica e magica. Time Machine- Infinite Monkey è invece un progetto di coinvolgimento corale. Una macchina del tempo, che partendo da un mio primo ingranaggio con protagonista la scimmia (diciamo il mio alter ego) si compone di un numero variabile di ruote dentate solidali tra loro, sulle quali vengono impressi disegni, pensieri del pubblico partecipante per arrivare a comporre un grande geroglifico dinamico”. Pensando ai materiali delle sue opere, mi chiedo se usa la plastica riciclata e perché si riconosce la ludicità alla pop art, forse perché i giocattoli industriali sono di plastica? “Una lucida ludicità più che alla Pop Art è da riconoscere alla Cracking Art. Nei miei lavori ne attingo a piene mani. Ma è una modalità che innanzitutto ti deve appartenere. Già prima di fondare il gruppo utilizzavo plastiche, acetati, graniglie sintetiche, polietilene, plexiglas…L’aspetto ludico, ma anche ironico, sottende il mio fare arte. In certi periodi è più manifesto in altri meno”. Ci può spiegare? “Nel mio percorso artistico ho attraversato varie fasi, dalle più intime e riflessive, alla più estroverse e giocose, come sono le opere Khekàzhe, Facimampress, Uffalufo, Matiparmayakosk a fine anni 80, realizzate con carte di recupero, acrilici e oggetti.


Questa voglia di giocare traspare anche nelle mie recenti Lighting shape dove al mio repertorio ‘animale’ ho aggiunto anche icone del nostro tempo, come pinup, chef e calciatori. Sono sculture luminose in plexiglas “contaminate” da simboli. E’ la mia visione di un mondo dove stiamo facendo indigestione di immagini, commenti, reazioni senza riuscire più a metabolizzarli, che anestetizzano le emozioni”. Chi trova attuale fra attori, musicisti, scrittori o personalità del mondo contemporaneo? “AstroSamanta, perché supera con la sua concretezza i personaggi della Marvel Bruno Bozzetto, geniale creativo anti star system. Cracking Art, ovvio Roger Feder un campione d’umanità Emilio Isgrò le cui cancellature sono più che mai attuali in un mondo dove si cerca costantemente di essere evidenti. Josè Mujica, presidente uruguaiana dal 2010 al 2015. L’esempio di come dovrebbe essere un politico Papa Francesco, al momento la persona più a sinistra nel panorama mondiale Ricercatori Italiani, capaci resilienti e innovativi sono perle non valorizzate dal nostro sistema non-meritocratico Bruce Springsteen, il poeta del disilluso sogno americano Greta Thunberg, la voglia giovanile di cambiare. Vio Bebe, un’eroina Zuckerberg Mark, perché si vive nell’era dei social”. Cosa ne pensa delle gallerie d’arte, delle aste in internet, delle fiere d’arte, del mondo dell’arte… le dà serenità questo sistema o meglio cercare strade alternative?

“Il mercato dell’arte è uguale a qualsiasi altro mercato finanziario, con tutti i giochi di aspettative, aumenti, rilanci e scommesse che i mercati finanziari hanno. Internet ha modificato le regole, le ha rese più veloci. Per le gallerie la necessità di rinnovarsi facendo rete e marketing. Per gli artisti la necessità di proporsi a nuovi mecenati come possono essere le società economico-produttive. Se hai due soldi, uno spendilo per il pane e con l’altro compera giacinti per il tuo spirito. (Proverbio cinese) Nel mio lavoro ho ideato una linea di gadget e multipli personalizzabili per le aziende e ho ricreato in oggetto d’arte il classico tombstone, ossia la targa commemorativa, utilizzata nel mondo della finanza per ricordare la conclusione positiva di un’operazione importante”. Quando vedremo la sua prossima mostra, ha qualcosa in programma? “A Ravello sono presenti le mie ultime sculture luminose alla Galleria Petit Prince. Entro l’anno grazie a un crowdfunding realizzerò insieme a Carla Volpati un Arbre Magique nell’Ospedale Pediatrico Oncologico di Catania. (… ne abbiamo fatto uno anche per l’ospedale di Bergamo all’interno del progetto Tube-One, al quale sono stati asportati dei pezzi da persone incivili. Restaurato è in attesa di una messa in protezione) Su Instagram, Facebook, in Superrare.com espongo costantemente i miei lavori e sto preparando per fine anno un colouring book… ma non mancherà una mostra nel prossimo futuro”.


Monet e gli impressionisti

in Normandia ASTI, PALAZZO MAZZETTI FINO AL 16 FEBBRAIO 2020


Arriva a Palazzo Mazzetti di Asti un eccezionale corpus di 75 opere che racconta il movimento impressionista ei suoi stretti legami con la Normandia. Sul palcoscenico di questa terra, pittori come Monet, Renoir, Delacroix e Courbet - in mostra insieme a molti altri - colgono l’immediatezza e la vitalità del paesaggio imprimendo sulla tela gli umori del cielo, lo scintillio dell’acqua e le valli verdeggianti della Normandia, culla dell’Impressionismo. Grazie alla Fondazione Asti Musei, la mostra “Monet e gli impressionisti in Normandia” curata da Alain Tapié, ripercorre le tappe salienti della corrente artistica: opere come Falesie a Dieppe (1834) di Delacroix, La spiaggia a Trouville (1865) di Courbet, Camille sulla spiaggia (1870) e Barche sulla spiaggia di Étretat (1883) di Monet, Tramonto, veduta di Guernesey (1893) di Renoir - tra i capolavori presenti in mostra - raccontano gli scambi, i confronti e le collaborazioni tra i più grandi dell’epoca che - immersi in una natura folgorante dai colori intensi e dai panorami scintillanti - hanno conferito alla Normandia l’immagine emblematica della felicità del dipingere. Un progetto espositivo che si concentra sul patrimonio della Collezione Peindre en Normandie, una delle collezioni più rappresentative del periodo impressionista, accanto a opere provenienti dal Musée de Vernon, dal Musée Marmottan Monet di Parigi e dalla Fondazione Bemberg di Tolosa. Furono gli acquarellisti inglesi come Turner e Parkes che, attraversata la Manica per abbandonarsi allo studio di paesaggi, trasmisero la loro capacità di tradurre la verità e la vitalità naturale ai pittori francesi: gli inglesi parlano della Normandia, della sua luce, delle sue forme ricche che esaltano i sensi e l’esperienza visiva. Luoghi come Dieppe, l’estuario della Senna, Le Havre, la spiaggia di Trouville, il litorale da Honfleur a Deauville, il porto di Fécamp - rappresentati nelle opere in mostra a Palazzo Mazzetti - diventano fonte di espressioni artistiche di grande potenza, dove i microcosmi generati dal vento, dal mare e dalla bruma possiedono una personalità fisica, intensa ed espressiva, che i pittori francesi giungono ad afferrare dipingendo en plein air dando il via così al movimento impressionista. La mostra è realizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, dalla Regione Piemonte e dal Comune di Asti, in collaborazione con Ponte - Organisation für kulturelles management GMBH, organizzata da Arthemisia, sponsor Gruppo Cassa di Risparmio di Asti e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.

LA MOSTRA L’esposizione racconta la “irresistibile attrazione” degli artisti per la Normandia, regione francese divenuta nell’Ottocento un vero e proprio laboratorio di idee. Grazie ai progressi della ferrovia nel corso dell’Ottocento, diventa luogo d’incontro degli artisti parigini e partecipa alla nascita dell’Impressionismo e alla sua evoluzione, che continua fino alla metà del Novecento. Accanto ai numerosi pittori illustri (Monet, Corot, Courbet, Boudin, Marquet, Géricault, Jongkind), altri artisti meno noti (Noël, Lepic) celebrano il matrimonio tra la luce e il cielo normanno nutriti del lirismo naturale dei loro paesi. Questi - e molti altri - sono gli autori delle tele provenienti dalla prestigiosa raccolta dell’Association Peindre en Normandie di Caen. La collezione, creata nel 1992 su iniziativa del Consiglio Regionale della Bassa Normandia e di partners privati, riunisce in modo unico celebri artisti e altri autori meno noti che hanno rappresentato il paesaggio normanno dalla metà dell’Ottocento fino all’inizio del XX secolo. La mostra, che si articola in 5 sezioni, è arricchita da prestiti di musei e collezioni eccellenti, dal Musée Marmottan Monet di Parigi, dalla Fondation Bemberg di Tolosa, dal Musée de Vernon e da collezioni private francesi.

PALAZZO MAZZETTI CORSO VITTORIO ALFIERI, 357 - ASTI WWW.FONDAZIONEASTIMUSEI.IT ORARI MARTEDÌ – DOMENICA 10.00 - 19.00 LUNEDÌ CHIUSO


finalmente a casa

Benedetto Ravasio con la moglie Pina e la figlia Miriam


IL MUSEO DEL BURATTINO Il mondo del teatro ci invita sempre a inseguire i sogni con la fiducia dei bambini. Forse è anche per questo che la Fondazione Benedetto Ravasio, dopo 25 anni di attività, continua a coltivare grandi sogni, come il Museo del Burattino che dal mese di luglio ha trovato casa nel Palazzo della Provinica in via Tasso a Bergamo. Il museo è nato dall’urgenza di preservare dall’oblio un patrimonio che va conservato, ma anche indagato, valorizzato e rinnovato, nelle potenzialità creative e artistiche. Accanto al Fondo Ravasio, sono esposti i pezzi più significativi scelti tra le collezioni private bergamasche, messi a disposizione dalle famiglie Angelini, Cortesi, Losa, Milesi, Scuri. Si tratta di circa 120 teste di legno che rappresentano un inestimabile patrimonio, molto legato all’identità bergamasca e lombarda. La conservazione del patrimonio del Teatro di Figura, promosso sin qui dalla Fondazione Ravasio e da numerosi appassionati collezionisti, ha reso possibile la sopravvivenza della tradizione, grazie alla pratica di un mestiere non ancora scomparso. In questi anni la Fondazione si è impegnata in un capillare lavoro di ricerca che ha portato all’individuazione delle più significative collezioni private di burattini bergamaschi presenti in città e in provincia. La condivisione della necessità e del desiderio di ridare visibilità a un mondo, considerato superficialmente “teatro minore”, ha condotto naturalmente a immaginare un luogo, pubblico e centrale in città, in cui tutti possano ammirare i burattini della tradizione bergamasca, trovato grazie alla Provincia che ha messo a disposizione i locali nel Palazzo di Via Tasso, consapevole della necessità di avere a Bergamo un museo che documenti questo patrimonio.

Le fotografie del museo e dei burattini sono di Dimitri Salvi

Sergio Ravasio (ph F. Buscarino)

La Fondazione Benedetto Ravasio costituita nel 1993 dalla famiglia e da alcuni amici di Benedetto, nasce per preservare il patrimonio e l’eredità artistica di Ravasio, grande burattinaio bergamasco, scomparso nel 1990. Benedetto Ravasio, alla fine degli anni ’40 decide, insieme alla moglie Giuseppina Cazzaniga, di intraprendere, da professionista, l’arte del burattinaio grazie alla guida di Luigi Nespoli, diventando l’erede di una tradizione popolare che contribuisce a svecchiare, adeguandola ai tempi moderni e esportandola al di là dei confini provinciali. È scultore, musicista, cantante, pittore, drammaturgo e vive la vita del burattinaio in modo totale e completo, come vuole la tradizione. La moglie, affettuosamente soprannominata Pina, scompare nel 2015. È, anche lei, figura di grande rilievo: si dedica con passione e amore alla sartoria e a dar voce, in baracca, ai personaggi femminili. La Fondazione inizia le sue attività sotto la guida di Miriam Ravasio, scomparsa nel 2002. Oggi la Fondazione è presieduta dall’Arch. Sergio Ravasio, ultimo figlio di Pina e Benedetto


ISTRUZIONI PER L’USO LA GALLERIA COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA INAUGURA LA PROPRIA STAGIONE ESPOSITIVA CON LA MOSTRA PERSONALE DI SEVERINO DEL BONO VISITABILE SINO AL 15 OTTOBRE

La galleria Colossi Arte Contemporanea apre la stagione espositiva con la mostra personale di Severino Del Bono - Nuvolera (Bs), 1966 – dal titolo Istruzioni per l’uso, a cura di Guendalina Belli. Verranno presentate le opere appartenenti all’ultimo filone espressivo sperimentato dall’artista: esse mirano a focalizzare lo sguardo degli spettatori postmoderni, assuefatti dal proliferare di fallaci stimoli visivi, veicolati dall’informazione massmediatica, sulle visioni epifaniche del meraviglioso che si celano in una realtà resa obsoleta dalla riproduzione mediatica e dal ritmo incessante della produzione industriale: oggetti che assumono la dignità monumentale, la delucidante evidenza e l’algida perfezione della statuaria classica, con la quale dialogano idealmente, grazie alle istruzioni per l’uso che l’artista fa scorrere sullo sfondo dei novelli Adamo ed Eva. Come i nostri progenitori, la nostra vista ha perso la sua originaria innocenza, viziata dai condizionamenti culturali veicolati dai mass media. I volti delle sensuali donne ritratte da Del Bono nel corso della sua carriera, con grande meticolosità tecnica nella definizione delle ombre e una vena iperrealista vicina alla stagione contemporanea della pittura americana, sono ricoperte da oggetti in bilico tra straniamento surrealista, figurazione pop e ironia tautologica riferita all’atto del vedere che le privano del primo strumento di introspezione: lo sguardo. Nelle ultime opere, invece, l’artista si serve dell’insospettabile banalità di uno dei ritrovati dell’industria farmaceutica per provocare una sensazione di estraneità e turbamento nello spettatore: la supposta. Essa galleggia nelle sue tele, come un meteorite nello spazio, ingigantita, in un’atmosfera onirica, fluttuante e di ascendenza metafisica. Lasciandoci come chiave di lettura solo un minuscolo tassello in braille, il linguaggio della cecità, la supposta viene accostata a una vanitas che assume le sembianze di un volto femminile in disfacimento per ricordarci la vacuità del significato di cui sono portatrici le immagini nell’era della comunicazione globale, oppure al busto di Antinoo, con il quale condivide l’algida purezza della bianca superficie, e posta sul dito medio di un noto gestaccio, su uno stecco di gelato, mimando il logo di una nota marca; inoltre, viene essa stessa bendata in quanto assume l’algida perfezione di una statua di vestale classica, riscattandosi dall’utilitaristico per entrare nella dimensione del grandioso, del monumentale. Lo dimostrano le omonime supposte plasmate nel marmo Botticino in mostra. Essa si inserisce nel sistema segnico codificato del linguaggio pubblicitario come elemento di disturbo per risvegliare la nostra coscienza di osservatori, focalizzandosi sulle suggestioni momentanee che si trovano nelle cose semplici, inaspettate. E lo fa partendo sempre da un dato di realtà, inserendosi nella tradizione dell’iperrealismo, come dimostrano i bozzetti in mostra, dove la stampa di uno scatto fotografico della supposta, realizzato dell’artista, viene assemblata in questi lavori progettuali, preparatori delle opere.


ISTRUZIONI PER L’USO


milano e la moda omaggio a gian paolo Barbieri

È stata inaugurata il17 settembre allo Spazio eventi di Palazzo Pirelli in via Filzi 2 a Milano la mostra che il Consiglio regionale della Lombardia ha voluto dedicare al fotografo Gian Paolo Barbieri. “Milano e la moda, omaggio a Gian Paolo Barbieri”, il titolo della rassegna, curata dalla Fondazione Gian Paolo Barbieri in collaborazione con Martina Corgnati ed organizzata da Marta Menegon e Sara Arrigoni, è un viaggio attraverso la vita di Barbieri: è anche grazie alle sue foto ambientate in angoli più o meno noti di Milano, con le modelle e le attrici più famose del jet set internazionale, alle campagne pubblicitarie per i marchi più prestigiosi del made in Italy, che Milano, sua città natale, si è affermata nel mondo come capitale della moda. Un legame, fondamentale, per la sua ricerca artistica e per la sua produzione creativa.


Non a caso, le riviste più prestigiose lo ritengono uno dei migliori ritrattisti di moda al mondo e uno dei fotografi più influenti della seconda metà del Novecento. Un fil rouge che l’Assemblea lombarda accoglie proprio durante la Settimana della moda, sottolineando come la Lombardia, centro di pensiero, d’invenzione, di creatività e di storia sia il contenitore ideale della produzione dell’artista. In esposizione fino al 30 settembre circa 70 opere fotografiche, dagli albori fino ai primi anni 2000: da un’iconica Aly Dunne in posa davanti al Duomo di Milano per Gianfranco Ferré, a una statuaria e floreale Anjelica Huston in Valentino fino a opere più visionarie come Susan Moncur per Versace e alle “Tre dame” al Castello sforzesco, sempre per Versace    

La mostra è aperta al pubblico, con ingresso libero, da martedì 18 a lunedì 30 settembre con i seguenti orari: dal lunedì al giovedì dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 17.30. Il venerdì dalle ore 9.30 alle 12.30. Domenica 29 settembre, la mostra sarà visitabile durante l’apertura straordinaria di Palazzo Pirelli, dalle 11 alle 18. Ingresso libero, ultimo ingresso ore 17.30  


TEATRO DEGLI INCERTI Fotografie Daniele Vita

Mariella Sto e Nina Failla si sono incontrate a Tuscania, nell’alto Lazio, nel lontano 2005 e nel 2007 hanno fondato la Compagnia Teatro degli Incerti. Dieci anni dopo si sono trasferite a Bergamo e qui hanno ora la loro sede. A istinto ci siamo scelte e poi ci siamo conosciute più a fondo attraverso tante esperienze condivise al punto che inseguire gli stessi obiettivi è un fatto naturale per noi. Per convinzione e per formazione pensiamo che tutto parta dal corpo, dal gesto, dall’azione. NINA SI È FORMATA ALLA SCUOLA DI MAURICE BEJART E DI PINA BAUSCH, ÙMARIELLA A QUELLA DEL ROY HART THEATRE E DI ENRIQUE VARGAS. Per ogni cosa che intraprendiamo partiamo sempre dal corpo che è uno strumento estremamente complesso. Ha una profonda memoria, è molto vicino all’inconscio e porta con sé una forte spiritualità, se vogliamo ascoltarla. Tutte le storie che ci sono accadute sono scritte lì dentro. Il teatrodanza, il

nostro specifico, non è teatro di ballo, è teatro dove solitamente danzatori, ma anche attori, compiono, con la duttilità del loro corpo e la straordinarietà del loro movimento, azioni improvvisate spesso costituite da piccoli gesti, a volte ripetuti ossessivamente, intessute e strutturate in sequenze. Sembra molto complicato ma raccontare con semplicità e leggerezza è il nostro intento. La nostra e una vocazione in realtà comica e i temi che incontriamo li trattiamo sempre con una buona dose di ironia, si tratti della vedovanza in INAFFERRABILE VUOTO o dello spaesamento di DUE DONNE BASSE, dell’assurdo in ORO E FIAMMA o dell’incongruenza de I FIGLI. Ci piacerebbe che la gente a teatro si sentisse più libera di ridere, di testimoniare la propria presenza con scioltezza, ma è anche vero che spesso uno spettacolo dice nel tempo cose che non emergono nell’immediato perché la strada dell’arte non è mai preconfezionata. Le cose devono accadere, creare da sé un racconto, durare e poi esaurire. D’altra parte non è così anche la vita?


TEATRO DEGLI INCERTI, TRA CERTEZZE, INCERTEZZE E SCONOSCIUTO? L’osservazione dei processi naturali di trasformazione è una guida senza tracciato per l’emersione di temi, azioni, connessioni in una visione rinnovata. Vivere nella natura, in collina, è fonte di grande ispirazione per noi. Cerchiamo lo sconosciuto non solo nella nostra preparazione personale, ma anche nella definizione dei nostri luoghi di interesse. Abbiamo avuto ospitalità in spazi e teatri ufficiali naturalmente, ma se sei nella ricerca non per forza insegui ciò che è già pronto e allestito per te. Noi siamo andate verso il carcere, le donne rifugiate e stiamo preparando un progetto teatrale con persone migranti. L’esperienza del carcere l’abbiamo raccontata nel libro “Una Danza Nascosta” edito da Lubrina Bramani nel 2017. Anzi, tutta l’avventura è nata proprio nella Casa Circondariale di Bergamo, nei primi anni ’90 quando la Compagnia non esisteva ancora. Teatro degli Incerti vuol dire non avere paraocchi. Ci proviamo.

DUNQUE ATTIVITÀ DI SPETTACOLO E TEATRO SOCIALE? Bisogna che il racconto teatrale viva di contrasti e si sa che il comico e il tragico sono due modi di guardare la stessa cosa, nel rispetto dei protagonisti, naturalmente. Non ci piace la definizione “sociale” come non ci piace alcuna definizione, il teatro semplicemente è fatto per la gente. La poesia è politica perché avvicina le persone. E’ come un microscopio che individua nella totalità un dettaglio forse invisibile e portandolo alla luce lo rende indispensabile. Dove la poesia è combattuta, nascosta o svilita, c’è un grande problema politico. La realtà si rivela quando c’è un imbarazzo, quando qualcosa non collima. E’ in ciò che non funziona che possiamo intravedere il contesto nella sua verità e nella sua insufficienza. E’ lì che appare la domanda. PROGETTI FUTURI Torniamo sul palcoscenico di Calderone a Treviolo con ORO E FIAMMA, tratto da un racconto di Ionesco, in una versione arricchita dalla musica dal vivo di Guido Tacchini e poi ci aspetta un progetto nuovo con la fotografa Monia Carlone e la musica di Adelio Leoni. Ci piacerebbe anche ripercorrere un po’ tutto il repertorio con un’ulteriore aggiunta di leggerezza, quella che regala il tempo che è trascorso. Incontrare i vecchi personaggi e vedere quanto sono cambiati loro e quanto siamo cambiate noi.


grazie klaus


Il 26 agosto, è stata la Giornata internazionale del cane e ci sembra doveroso ringraziare tutti gli amici a quattro zampe che condividono la loro vita con i soccorritori. Tra cane e conduttore, le due componenti essenziali di quella che viene definita “unità cinofila”, si stabilisce un rapporto speciale: non solo vivono insieme, fianco a fianco, ma condividono la formazione, le esercitazioni e soprattutto il soccorso. Sono fondamentali per il buon esito dell’intervento, sempre in prima fila nelle situazioni di emergenza. Il pensiero va al ricordo di Klaus e Zeus, scomparsi di recente: Zeus ci ha lasciati proprio ad agosto e Klaus, un border collie, ha cominciato nel 2008 accanto a Maurizio, nella VI Orobica, specializzati entrambi nella ricerca in valanga. Zeus, un labrador, ha lavorato in tandem con Giulio, bresciano della IX Speleologica, nella ricerca in superficie. Maurizio continuerà con Maia, pastore belga malinois, in valanga e in superficie. Le unità cinofile del Soccorso alpino e speleologico lombardo operano, in caso di necessità, in tutta la regione. Quelle di Klaus e Maurizio, di Zeus e Giulio sono solo due delle numerose storie di cui è fatto il Cnsas. Tante altre restano, per ora, nel silenzio, ma anche a loro va tutta la nostra gratitudine.


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