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ANNO 27 - N° DUECENTOSESSANTUNO - APRILE 2019 - € 3

BERGAMO MAGAZINE

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da 27 anni

IN COPERTINA

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GIORGIO GORI CHIEDE IL BIS ONE OCEAN IL VIAGGIO VISIVO DI ANNE DE CORBUCCIA INTERVISTA CON VANESSA PESENTI: PRESIDENTE ANCE BERGAMO GIANMARIA BERZIGA: IL NUOVO CORSO DEL GRUPPO BONALDI NASCE TRANSIT SERVICE BY IPERAUTO FORD LUIGI RADICI: C’È FAME DI CULTURA NUOVA PORSCHE 911: L’EMOZIONE DI SEMPRE QUANTE STORIE SULLA LUNA: UNA MOSTRA A 50 ANNI DALL’ALLUNAGGIO


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EDIT

vito emilio filì

un gatto con i fiocchi Ho sempre temuto un po’ i politici, tanto quanto i tifosi. I primi hanno in testa solo il partito, gli altri solo la partita. Per loro si tratta realmente di una fede in cui credere come quella di chi professa una religione. Devono crederci e basta. Spesso le fedi si intrecciano e si sommano e non è raro trovare politici che sono anche anche tifosi, per non parlare dei politici-tifosi che sono pure credenti. Qualsiasi cosa chieda loro la squadra, o il loro partito, non si può discutere, si obbedisce senza se e senza ma... Nessun tifoso riconoscerà mai i meriti di un avversario, anzi tenderà a sminuirli, così come nessun politico proverà mai a riconoscere i meriti di un concorrente ad una qualche poltrona. Per partito preso, a prescindere, appunto. Anzi, se possibile screditare l’avversario, anche con metodi bassissimi, è anche meglio. Durante la campagna elettorale di cinque anni fa, un noto esponente cittadino della Lega, oggi assurto a ben più delicati incarichi nei salotti di Roma ladrona, (abbiamo imparato da lui a dir così…) cercò, in piena campagna elettorale, di demolire l’immagine del candidato in corsa per il Centrosinistra, l’attuale sindaco Giorgio Gori, spifferando ai quattro venti la storia della veranda in casa del suddetto, non si sa se abusiva oppure solo posticcia, comunque subito rimossa con l’intervento della Polizia Urbana e grande rumore mediatico. Non servì a molto, Gori venne eletto, nonostante la veranda e adesso è di nuovo in corsa per chiedere ai bergamaschi di prolungare la sua permanenza a Palazzo Frizzoni. Temo i politici perché pur di vincere la partita e arrivare alla poltrona sono disposti a tutto, anche a non riconoscere che questo sindaco è stato il più attivo, il più dinamico, il più astuto, il più concreto, e perchè no, anche il più fortunato che la città abbia mai avuto da molti lustri a questa parte. Chi ci legge sa quanto, da queste pagine, lo abbiamo avversato all’inizio della sua avventura politica. Ci sembrava solo un intraprendente manager fuoriuscito dalla scuola di Mediaset - un posto dove o ti cresce il pelo sullo stomaco o sei fuori - protagonista di esperienze imprenditoriali di grande portata, per qualcuno “culturalmente” discutibili. Uno che ha fatto i danè con il suo talento e la sua astuzia, senza rubare nulla a nessuno e che, lasciato il lavoro, incapace di immaginarsi tutta la vita a rosolarsi ai Caraibi, ha trovato anche lui la sua fede, anzi le fedi. Quella per l’Atalanta di cui è diventato paladino e tifoso, com’è giusto che sia per il primo cittadino della città della Dea, e quella per il Partito, com’è altrettanto giusto, visto che gli ha consentito di racimolare i voti per stare lì dove sta. Entrambi, la squadra e il partito, oggi anelano ad una promozione. Il salotto buono del calcio europeo è l’obiettivo dei nerazzurri, lanciatissimi come mai prima d’ora mentre è in cerca di una riconferma il Partito Democratico in una città, non certo di sinistra che, con la rielezione di Gori otterrebbe un’affermazione importantissima, trampolino di lancio per una nuova stagione: un modello “Bergamo” in asse con Brescia, Cremona e Milano, per un quadrilatero che potrebbe diventare nel prossimo futuro economicamente esplosivo. C’è un modo dire che dovrebbe calzare sia per il tifoso, sia per il politico: squadra che vince non si cambia. O no? E ce n’è un altro che ricorda quanto non sia importante il colore di un gatto ma quanto sia capace di acchiappare i topi.... Giorgio Gori di cui trovate un’intervista più avanti è stato un gatto coi fiocchi.

Mai come in questi ultimi mesi la coscienza ambientalista del mondo sembra aver avuto un sussulto. Non c’è più tempo per stare a dissertare se gli scienziati si siano sbagliati prevedendo catastrofi naturali causate dall’eccessiva entropizazzione del pianeta e, anche se c’è chi sostiene che i cambiamenti climatici non siano causati dall’uomo, alcuni disastrosi effetti della pressione dell’umanità sull’ecosistema sono davanti agli occhi di tutti. Primo vero problema che ci potrebbe soffocare: la plastica. Non possiamo più permetterci di riversare negli oceani tonnellate di questa materia, peraltro preziosa e, se non è possibile evitarne l’uso, è tassativo riciclarla e riutilizzarla tutta, mentre devono essere banditi quegli indumenti sintetici che, come si è recentemente scoperto, rilasciano microscopiche particelle che si perdono nell’acqua di scarico delle lavatrici, e vengono riversate nei fiumi e nei mari, ingerite dai pesci, per finire sulle nostre tavole. Inoltre, dovrebbe essere compito dell’ONU provvedere a ripulire gli oceani dalle famose isole galleggianti formate da miliardi di contenitori e bottiglie di plastica che vanno alla deriva. Soffocare gli oceani significa toglierci la vita, avvelenare i pesci è un vero suicidio per il genere umano. Per questo dedichiamo le prime pagine di questo numero alle immagini di una regista e fotografa che ha realizzato un film presentato al recente Festival di Venezia. Sempre legate all’inquinamento del mare, a seguire, le scioccanti immagini realizzate su una nave in rovina abbandonata da anni nel porto di Genova.


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AMANO E SOFFRONO COME NOI di Bruno Bozzetto


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autorizz. Tribunale di Bergamo n°3 del 22/01/1992

EDITA PERIODICI srl Via Bono 10 Bergamo tel 035.270989 fax. 035.238634 www.editaperiodici.it Direttore responsabile: Vito Emilio FilĂŹ Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.it Responsabile grafica: Paolo Biava grafica@qui.bg.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it Hanno collaborato in redazione: Bruno Bozzetto, Lisa Cesco, Maurizio Maggioni, Giorgio Paglia, Valentina Colleoni Fotografie di: Federico Buscarino, Sergio Nessi, Paolo Stroppa, Paolo Biava, Daniele Trapletti Stampa: Euroteam Nuvolera Brescia


ONE OCEAN

SENTINEL, LA NAVE FANTASMA

GIORGIO GORI CHIEDE IL BIS

Engel & Völkers

PREMIO SANT’ALESSANDRO

L’EDILIZIA è FEMMINILE

PRESTIGIO IN CARRARA

GRUPPO BONALDI: NUOVO CORSO

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ONE OCEAN – FILM BREVE DI ANNE DE CARBUCCIA - AVRÀ LA SUA PREMIÈRE AMERICANA AL 21° FILM FESTIVAL DI SARASOTA NELL’APRILE 2019 One Planet One Future annuncia che il film breve ONE OCEAN, diretto dall’artista ambientalista Anne de Carbuccia, avrà la sua première americana al Sarasota Film Festival il prossimo aprile. ONE OCEAN ha avuto la sua anteprima internazionale alla 75ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. ONE OCEAN è un viaggio visivo che porta gli spettatori in ventisei luoghi diversi per diffondere il messaggio che tutto è connesso in quest’epoca di forte impatto dell’uomo sul pianeta. Dal riscaldamento globale alle foreste in fiamme della Siberia, al massiccio consumo di plastica monouso, tutto ha conseguenze dirette e disastrose per l’Oceano. Anne viaggia in alcuni dei luoghi più remoti della terra creando le sue istallazioni, i TimeShrines, per onorare e documentare la bellezza; e per mostrarci quanto ancora abbiamo, quanto possiamo perdere e quanto abbiamo già perso. Anne utilizza la sua arte per ispirarci a credere che, se ci impegniamo a cambiare, abbiamo ancora tempo. Il film è meditativo e volutamente ci seduce con le meraviglie del mondo naturale. Quello che Anne ha visto nelle profondità del nostro pianeta blu è così drammatico e così diverso dai suoi ricordi di ragazzina. I colori vivaci della sua infanzia in Corsica stanno sparendo con i coralli. Il film ci ricorda che ovunque noi viviamo, tutti dipendiamo dall’Oceano. L’Oceano influisce sul nostro clima, ci nutre, ci cura, ci dona, ci aiuta a respirare e ci fa sognare. Il tono di Anne è ottimista e fiducioso che insieme possiamo diventare una forza geologica positiva ed essere Uno con e per l’oceano.


ONE OCEAN è un viaggio visivo che porta gli spettatori in ventisei luoghi diversi del pianeta per diffondere il messaggio che tutto è connesso in quest’epoca di forte impatto dell’uomo sul pianeta. Dal riscaldamento globale alle foreste in fiamme della Siberia, al massiccio consumo di plastica monouso, tutto ha conseguenze dirette e disastrose per l’Oceano. Anne De Corbuccia fotografa e regista viaggia in alcuni dei luoghi più remoti della terra creando le sue installazioni, i TimeShrines, per onorare e documentare la bellezza; e per mostrarci quanto ancora abbiamo, quanto possiamo perdere e quanto abbiamo già perso. Anne utilizza la sua arte per ispirarci a credere che, se ci impegniamo a cambiare, abbiamo ancora tempo. Il film è meditativo e volutamente ci seduce con le meraviglie del mondo naturale.


one ocean


Quello che Anne ha visto nelle profondità del nostro pianeta blu è così drammatico e così diverso dai suoi ricordi di ragazzina. I colori vivaci della sua infanzia in Corsica stanno sparendo con i coralli. Il film ci ricorda che ovunque noi viviamo, tutti dipendiamo dall’Oceano. L’Oceano influisce sul nostro clima, ci nutre, ci cura, ci dona, ci aiuta a respirare e ci fa sognare. Il tono di Anne è ottimista e fiducioso che insieme possiamo diventare una forza geologica positiva ed essere Uno con e per l’oceano. Il film breve ONE OCEAN, diretto dall’artista ambientalista Anne de Carbuccia, che ha avuto la sua anteprima internazionale alla 75ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, avrà la sua première americana al Sarasota Film Festival questo mese di aprile.


one ocean Anne de Carbuccia nasce a New York e trascorre l’infanzia tra Parigi e Corsica. In Corsica sviluppa un profondo interesse per la natura. Il padre è editore e amico di celebri esploratori come Jacques Cousteau e Alain Bombard e durante le vacanze Anne ascolta le storie delle loro avventure nella natura, piene di sapere scientifico e di cultura. Anne studia alla Columbia University di New York City, dove si laurea in Storia dell’Arte e Antropologia. Durante gli studi si interessa all’Antropocene, l’era del uomo come forza geologica, e ai suoi pericoli per il pianeta. Durante una spedizione in Antartide le viene l’idea di realizzare i TimeShrines (sacrari del tempo), installazioni temporanee create in luoghi simbolici e fotografate per mantenerne la memoria. Attraverso i TimeShrines Anne mette in relazione la natura morta della Vanitas, tema artistico del sedicesimo secolo, con i sacrari, una delle forme primigenie di espressione spirituale e artistica dell’uomo. Alla spedizione in Antartide seguono molte altre, e durante gli ultimi quattro anni Anne produce più di cento immagini, raccolte nel progetto artistico One Planet One Future. Attraverso le opere di One Planet One Future Anne richiama l’attenzione sulla crisi ambientale e climatica che stiamo vivendo e promuove il cambiamento a favore di stili di vita più sostenibili per il nostro futuro.


fuochi di paglia di Giorgio Paglia www.fuochidipaglia.it

REGOLE DI CIVILTÀ

Il mondo si trasforma in continuazione. Il passato non torna più, il presente dura un attimo e il futuro è ancora sconosciuto. L’Homo Sapiens, il progenitore dell’uomo moderno, è apparso sulla Terra circa 200.000 anni fa, un’inezia rispetto ai 4 miliardi e mezzo di età del nostro pianeta. L’uomo si è evoluto man mano fino all’era moderna, dove la tecnologia la fa da padrona. Anche il suo comportamento sociale è cambiato, passando dalla clava al computer, ma forse non tutto è andato per il meglio. La convivenza con gli altri simili, e ciò vale anche per il mondo animale, obbliga tutti al rispetto di determinate regole, altrimenti la società diventa un anarchico caos e il più forte domina con la violenza e il sopruso. Così nei secoli il genere umano per gestirsi si è dato delle leggi, prima verbali e poi scritte, ma quella di maggior peso è sicuramente la regola del buon senso rispettoso. Prendiamo per esempio il problema scottante dell’inquinamento da plastica. Questo materiale, derivato dal petrolio, è stato inventato solo negli anni ’30 del secolo scorso per poter essere durevole, leggero e economico. Visto il suo basso costo, l’uomo invece ne ha fatto un uso massivo, anche per costruire prodotti usa e getta che durano lo spazio di un giorno. Ma la plastica è praticamente indistruttibile in natura, in quanto non si scioglie, non si erode e non si polverizza. Se gettata nell’ambiente, vi può rimanere per migliaia di anni. È però un materiale riciclabile e facilmente distruttibile se avviato in appositi impianti di lavorazione e di smaltimento. Perciò il problema non è la plastica in se stessa, che non cammina, non si sposta e non vola da sola, ma è l’uomo che la getta irresponsabilmente nel mare, nei fiumi, per le strade e nei campi. È lui il vero protagonista, non la sua invenzione! Così oggi si stanno introducendo delle nuove leggi per limitare l’utilizzo della plastica, ma non per punire il maleducato umanoide incivile che è invece la vera causa dell’inquinamento.

Un ossimoro, perché è come impedire l’uso della parola per evitare le offese verbali. E allora perché lo si fa? Perché la logica ci dice che è più semplice e più veloce vietare che educare un popolo. Nelle nostre città italiane la maleducazione ambientale e l’assenza di senso civico si nota dappertutto. È sufficiente guardare cosa viene buttato sui nostri marciapiedi e negli angoli della città per rendersene conto: cartacce, sacchetti, pezzi di carta, mozziconi di sigarette, bottigliette e via andare. Quante volte si vedono automobilisti e ciclisti che gettano impunemente la loro immondizia mentre passano nei paesi. Fatevi un giro per Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo o Cagliari, e poi domandatevi chi è il vero responsabile di questo scempio, che non trovate sicuramente in metropoli del Nord Europa, in Svizzera o in Australia. Infatti le regole di civiltà non devono essere solo legiferate, ma vanno applicate, insegnate e fatte rispettare nel tempo.

IMMAGINE TRATTA DAL FILM ONE OCEAN DIRETTO DALL’ARTISTA AMBIENTALISTA ANNE DE CARBUCCIA, DI CUI SI PARLA IN ALTRO ARTICOLO DI QUESTA RIVISTA

Il lassismo e il permessivismo, lasciano danni irrecuperabili, come l’evidenza è lì a dimostrarlo. Forse i nostri antenati cavernicoli, anche senza tanta educazione, erano più rispettosi dell’ambiente in cui vivevano, perché sapevano che da esso traevano ogni sostentamento. E senza rispetto per la Madre Terra non ci può essere una sana evoluzione. Allora, la prossima volta prima di gettare un rifiuto per terra o in acqua, facciamoci un bel esame di coscienza, nel rispetto assoluto di un comune e globale senso civico. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


Dopo quello che è successo a Genova con il crollo del ponte Morandi e le difficoltà in cui si trova lo scalo marittimo della città ligure, liberare spazi vitali sulle banchine del porto è un’esigenza da non sottovalutare. Eppure, a causa di interminabili processi giudiziari, nello scalo genovese sono presenti, da molti anni, alcune navi completamente abbandonate al loro destino e ormai diventate veri e propri relitti. Il caso più eclatante a causa dell’assurdità di alcune norme giuridiche, è quello della “Sentinel”, imbarcazione battente bandiera delle isole Comore, attraccata a Calata Gadda dal lontano 2004, quindi da ben 15 anni. Al momento dei controlli, quando arrivò nel porto di Genova, a bordo, oltre ai marittimi, venne trovato un esiguo numero di clandestini.

Title_ SENTINEL Date_ 08.04.2019 Place_ PORTO DI GENOVA - Genova


SENTINEL MORONI - la nave fantasma nel porto di Genova

PHOTOGRAPHER_PAOLO BIAVA www.paolo-biava.com

Per questo motivo la nave fu sottoposta a confisca e successivamente affidata in custodia all’Agenzia delle Dogane ma, un mezzo utilizzato per il trasporto di clandestini, non può essere venduto all’asta e deve essere demolito oppure consegnato ad enti e organi dello Stato per utilizzarlo nella lotta al traffico di clandestini o comunque per operazioni di polizia. L’armatore si diede alla macchia lasciando senza paga i marittimi che vi lavoravano e oggi il relitto costa una cifra da capogiro all’erario solo per il fatto di stare lì a marcire e provocare un inquinamento dovuto all’ossidazione delle parti metalliche e al disfacimento generale così come documentato dal nostro avventuroso fotografo. Quel che è peggio è che molte altre navi in queste condizioni si trovano nei porti italiani in attesa che lo stato paghi per demolirle...


Sentinel, la nave fantasma nel porto di Genova


GIORGIO GORI CHIEDE IL BIS Vito Emilio Filì - Fotografie Paolo Biava Cosa ha pensato cinque anni fa quando ha capito di avercela fatta? “Beh, ho pensato “adesso sono cavoli”. Quanto influì l’onda renziana cinque anni fa? “Certo, un po’ ha influito. Era un momento di forte spinta sul centrosinistra e io ero ancora tutto, diciamo così, da dimostrare”. Perché hanno preferito lei a Tentorio? “Siamo riusciti a dare un’idea di quello che saremmo stati, cioè un’Amministrazione più dinamica e concreta. Forse mi ha premiato anche la mia precedente esperienza professionale, ma io credo che la città sentisse veramente il bisogno di un cambio di passo e noi l’abbiamo intercettato”. Com’è fare il sindaco rispetto al mestiere di manager? “Come suonare il pianoforte quando ti mancano dieci tasti. Non si ha la possibilità di premiare chi lavora con impegno o sanzionare chi, al contrario, non si comporta bene. Non si ha la possibilità di collocare le persone dove possono essere più utili. È tutto molto rigido e irrigidito ulteriormente da un impianto normativo folle che solo il nostro Paese ha e che, secondo me, è anche una delle cause dei suoi problemi. Un sistema pensato secondo una logica che vede i dipendenti pubblici tutti potenzialmente disonesti e quindi costruito per evitar loro di delinquere. Il che rende difficilissimo il lavoro delle tantissime persone oneste e di buona volontà (che sono la maggior parte), rendendo la gestione della cosa pubblica molto più complessa rispetto a quella di un’azienda privata.” Ha rimpianti per il lavoro di prima? “Nessuno. È strano, perché io ho davvero molto amato il mio lavoro, e l’ho sempre fatto con grande passione per tutti e 27 gli anni in cui mi sono occupato con ruoli diversi di televisione. Pensi che non la guardo nemmeno più: quella parte della mia vita l’ho proprio esaurita”. Le tre cose che ha fatto in questi 5 anni e di cui è più orgoglioso? “Soprattutto il provvedimento sul gioco d’azzardo, perché quella cosa ha reso Bergamo una città pilota e un punto di riferimento per altre Amministrazioni. Abbiamo trovato una linea di contrasto non proibizionistica, ma di limitazione del gioco che funziona e che ha consentito a tanti altri Comuni di seguirci. Al secondo posto direi il risparmio che siamo riusciti a realizzare sul funzionamento della macchina amministrativa comunale, superiore a 5 milioni di euro. Risparmio che è stato riversato nelle spese per il sociale (salite del 46%) e sulla sicurezza. Ad esempio, pensi che un milione di euro è stato risparmiato solo con il passaggio dalla carta al digitale. Al terzo posto metterei l’Accademia per l’Integrazione, con la quale abbiamo dimostrato che, stando nelle regole è possibile costruire un modello sostenibile per l’integrazione dei richiedenti asilo, nell’interesse di tutti. Certo, non abbiamo fatto tutto da soli, ma con il sostegno della Diocesi e di Confindustria: anche per questo motivo, nella capacità di fare rete con mondi davvero diversi tra loro, è una cosa di cui possiamo essere fieri”. Quelle che invece ritiene non soddisfacenti? “La troppa lentezza nel realizzare le cose per via dell’infinita serie di adempimenti che prevede il nostro sistema normativo. Motivo per cui ci sono alcuni progetti per i quali abbiamo reperito le risorse, ma non siamo riusciti ad avviare i cantieri o non li abbiamo chiusi. Sulle manutenzioni penso che avremmo potuto fare di più. Per questo mi piacerebbe, se sarò ancora qui, avere un dirigente e un assessore con delega specifica alle manutenzioni, che sono fondamentali nella vita della città. Infine abbiamo combinato poco per la Grande Bergamo. Pensavo, anche senza una reale cornice istituzionale, di poter coinvolgere di più i mei i colleghi sindaci e abbiamo lavorato perché così fosse, ma non ci siamo riusciti. Un vero bacino omogeneo con i comuni confinanti non è mai nato e, anche se abbiamo sperimentato qualche gestione associata di servizi tra Comuni, si tratta di poche cose. Ritengo questo un grande limite: se Bergamo fosse in grado di rappresentarsi come un bacino con 350.000 abitanti si confronterebbe con realtà di grande importanza del nostro Paese, come Firenze o Bologna e invece...”. Le piace vivere la campagna elettorale? “Sì, è adrenalinica e poi mi piace stare in mezzo alla gente”. Pensa di proseguire nella carriera politica? “In passato, tendenzialmente, non ho mai fatto la stessa cosa per più di dieci anni. Mi piace essere il Sindaco: non concepisco quelli che il Sindaco lo fanno, come fosse un lavoro normale. Essere Sindaco significa esserne immerso dal risveglio fino a notte fonda. Se sarò rieletto, finirò la mia carriera politica con il secondo mandato, a 64 anni”.


È un europeista convinto? “Io penso che l’Europa sia una via obbligata. Nel senso che da soli non contiamo niente ed è impossibile fronteggiare le grandi potenze mondiali come Cina e Usa con una nazione di 60 milioni di abitanti per giunta indebitata come l’Italia. L’Europa per noi è una scialuppa. Questo non vuol dire che l’Europa abbia funzionato al meglio. Ha funzionato meno di quanto avrebbe dovuto perché dentro l’Europa hanno continuato ad avere un grosso rilievo gli interessi nazionali. E quindi, gli organi europei, sono diventati la camera di compensazione degli interessi della Germania, della Francia, di questo o di quell’altro. Io credo molto nel federalismo, ci credo anche su scala nazionale, tant’è che mi sono anche battuto per le autonomie differenziate e ci credo a maggior ragione per quello europeo”. Possiamo considerare Bergamo una città europea? “Noi abbiamo lavorato proprio con questa idea. Tenere ben salde le nostre radici, ma alzare lo sguardo per non essere provinciali, per aprici e guardare all’Europa, per confrontarci con le migliori esperienze delle altre città europee. Spero che, almeno in parte, questo risultato sia stato conseguito”. Cosa pensa della Brexit? “Brexit è un disastro per la Gran Bretagna: hanno fatto credere alla gente che uscendo dall’Europa, sarebbe stato il bengodi e, invece, rischia di costar loro tantissimo. E costerà anche a noi, se si realizza così come si profila, visto che dovremmo pagare un miliardo e 200 milioni in più a sostegno del mancato contributo inglese al bilancio europeo”. Aeroporto: non sta crescendo troppo il traffico per un aeroscalo posizionato come Orio? “È un tema complesso. Io credo che la crescita abbia molti aspetti positivi e vale la pena di ricordarli. Stiamo parlando della prima azienda della Provincia, che vale da sola l’8% del Pil provinciale e che da lavoro a 25 mila persone. Certo, essendo un aeroporto ubicato in un’area fortemente urbanizzata ha delle diseconomie e anche la crescita così impetuosa crea disagi e fastidi. Però vedere solo questi ultimi e trascurare i primi sarebbe sbagliato. Noi stiamo nel mezzo e io ascolto sia i cittadini sia i sindacati. Non tanto le imprese, perché il loro favore allo scalo sarebbe scontato, ma i sindacati, cioè chi difende i diritti dei lavoratori e che sono i primi a insorgere quando parliamo di limitare o spostare i voli merci. Credo di aver fatto il possibile in questi anni per attuare e promuovere dispositivi di mitigazione del disagio senza mettere un tappo allo sviluppo. Siamo però arrivati ad un punto in cui è obbligatorio pensare all’assetto globale degli aeroporti lombardi, immaginare che la crescita possa avvenire anche per linee esterne e non necessariamente sull’aeroporto di Orio. Quindi il tema dei prossimi anni sono le alleanze e non riuscire a leggere il sistema aeroportuale lombardo nel suo complesso è un grande limite”. Non si capisce quale sia la quota massima di traffico sostenibile... “Non c’è un limite, non c’è nella legge, e quindi dobbiamo autoregolarci, consci di avere un rapporto fondamentale, ma anche delicato, con Ryanair, un cliente che da solo porta l’85 % del traffico e che ha eletto Orio a principale base nel sud Europa. Quindi, credo si debba avere l’intelligenza di capire che lo sviluppo possa proseguire mantenendo il controllo dello scalo, ma non necessariamente debba continuare sullo scalo di Orio. La politica ora deve convincere gli azionisti”. Come sarà utilizzato il parcheggio della Fara? “Sotto la nostra amministrazione ha cambiato il suo ruolo. Era stato immaginato e spacciato per i residenti ma... solo a parole. In pratica si offriva ai residenti di parcheggiarvi l’auto pagando1500 euro all’anno senza neppure avere un posto esclusivo. Nel senso che, se il posto pagato dal residente fosse stato libero, sarebbe stato a disposizione di chiunque. Credo che nessun residente lo avrebbe mai scelto per parcheggiare la propria auto, a queste condizioni. Quindi, a parole, era destinato ai residenti, ma in realtà sarebbe stato un parcheggio per turisti che si sarebbe sommato a quelli lungo le Mura. Non avremmo liberato le piazze e gli abitanti di Città alta sarebbero comunque stati assediati dalle auto dei visitatori. Con la soluzione che invece abbiamo ipotizzato noi, quello sarà l’unico punto di approdo per i non residenti in Città Alta e i parcheggi sulle Mura saranno tutti gialli.


In questo modo, alcune aree come Piazza Cittadella e Piazza Angelini - che oggi sono destinate a parcheggio - saranno liberate dalle auto e diventeranno vivibili. Piazza Mercato del Fieno sarà solo per i residenti e lì realizzeremo, come in Colle Aperto, delle piazzole per il carico e scarico, così non sarà più possibile transitare sulla Corsarola con camion e furgoni. Quel parcheggio diventerà il punto di snodo di una protezione di Città Alta che è il contrario di come si è cercato di raccontarlo. In più, immagino il cantiere concluso quando la collinetta verrà ripristinata con un progetto firmato dal paesaggista portoghese Joao Nunes che prevede una passerella che regalerà alla città una ulteriore salita pedonale da via Fara fino a Piazza Mercato del Fieno. Ci sarà anche una nuova linea di trasporto pubblico che, dallo stadio, passando da via Fara arriverà all’ospedale e offrirà la possibilità di salire in Città alta con lo stesso biglietto con l’ascensore. Quindi cambierà la viabilità con un peso molto più significativo del trasporto pubblico”. Parliamo delle spese per i servizi sociali... “Abbiamo apportato in cinque anni un aumento della spesa del 50%. Sono aumentati i posti degli asili nido: eravamo al 27% di copertura della domanda, siamo ora al 35% (sopra i parametri espressi dall’Unione Europea) e l’obiettivo è arrivare al 40%. Gli asili nido, come in generale la formazione da zero a sei anni, sono un elemento fondamentale nella crescita di una persona e lavoriamo per creare le condizioni, affinché sia più facile decidere di fare dei bambini in questa città: è una della questioni che ci stanno più a cuore. Il tema demografico sarà di grande rilievo alla luce del fatto che la popolazione di Bergamo tende ad invecchiare come quella di tutto il Paese. Tra 15 anni un bergamasco su tre avrà più di 65 anni cioè il 33% di over 65. Quindi è indispensabile attrarre giovani e per attrarli bisogna avere buone scuole, buone università, case disponibili in affitto a prezzi contenuti, servizi, qualità della vita, aria pulita, offerta culturale... Tutto questo rende attrattiva una città per i giovani. Da quattro anni la città cresce in termini di popolazione e ha smesso di perdere abitanti e nell’ultimo anno, a differenza della Provincia dove la media delle nascite è stata del 5% inferiore all’anno prima, a Bergamo abbiamo un +1%. Non basta certo per dire che è cambiato il vento, però la nostra è una delle poche città in Italia che cresce e noi cerchiamo di lavorare per offrire buoni servizi, ma anche per il clima che si respira. Perché una condizione di fiducia influisce positivamente sui consumi, ma aiuta soprattutto a scommettere sul proprio futuro”. Si dice che la sua rielezione si giocherà nelle periferie... I quartieri dove ci sono più problemi, dove c’è una forte presenza di stranieri e la convivenza è fisiologicamente più difficile, sono quelli in cui abbiamo cercato di mettere più risorse anche grazie al piano delle periferie, che ha portato a Bergamo18 milioni non solo per opere pubbliche, ma anche per iniziative per la coesione sociale. Chi vive nei quartieri periferici può sentirsi più isolato e per questo ha bisogno di una fortificazione delle relazioni tra persone che sono quelle che fanno sentire parte di una comunità. Proprio con quest’obiettivo abbiamo appena destinato un contributo da due a seimila euro ai negozi che in questi quartieri svolgono un servizio alla comunità, come il ricevimento dei pacchi, la consegna della spesa e che ospitano piccole iniziative culturali. Mi sono anche battuto perché servizi e anche attività commerciali rimanessero in questi quartieri, ma soprattutto promuoviamo anche figure come l’infer-

miere di quartiere, il portierato sociale, il vicinato attivo: è questo un dei temi più importanti per il futuro della città, quello del rinforzo delle relazioni tra le persone, quello della costruzione di un welfare di prossimità. Cosa la differenzia di più dalla Lega? “Noi pensiamo che le persone siano uguali, che abbiano pari diritti e pari doveri, che debbano essere trattate con uguale rispetto a prescindere dal colore, dalla provenienza e dalla religione. Questa è una grande differenza perché quando uno inizia a dire “prima questi o prima quelli” stabilisce una gerarchia che pone una distanza e una discriminazione tra una persona e l’altra. Quello che ti piace di più dei bergamaschi? “Che sono solidi, concreti e gli piace lavorare. Io mi sento profondamente bergamasco: quando lavoravo a Mediaset avevo una targhetta sulla scrivania con scritto “bergamasco”. L’angolo di Bergamo che sente più suo? “Avevo un pensatoio una volta che era il belvedere di San Vigilio... Giovani, droghe, alcol... si può invertire la tendenza? “Bisogna coltivare presso i giovani interessi e passioni. Che sia lo sport, la musica, la politica, l’ambiente... Non ho ricette, ma nei miei figli ho cercato di stimolare interessi e passioni diverse. Secondo me questa è la prevenzione più efficace, iniziative che possano coinvolgerli, farli sentire partecipi. Certo, anche la repressione dello spaccio ha la sua importanza. Abbiamo fatto 47 arresti per spaccio solo con la Polizia Locale che ha il contrasto degli spacciatori tra le priorità e pensiamo di costituire a breve un vero e proprio nucleo antidroga con uso dei cani. La prima protezione dei giovani è però la famiglia che non può far finta di non vedere”. Quali dei progetti sul tavolo andranno in porto entro i prossimi 5 anni? Se sarò riconfermato, spero di poter portare a temine tutto quello che è stato avviato. L’insediamento della Accademia della Guardia di Finanza all’ex ospedale, la ristrutturazione della caserma Montelungo, il comparto ex Mangimi Moretti, la ex Ote con il Progetto Chorus Life, il nuovo Stadio e il parcheggio di via Fara”. Progetti per il futuro? “Le ultime aree da rigenerare sono quella di Porta Sud con tutto lo scalo ferroviario: sta venendo avanti un bellissimo progetto che ha cercato di capire chi utilizzerà quell’area, per farci cosa e con quali investimenti. C’è un polo dei trasporti con la Stazione ferroviaria, il collegamento con Orio, le autolinee e le tranvie concentrate tutte in una piccola area che va riorganizzata per realizzare una grande stazione in grado di smistare gli spostamenti sui diversi sistemi. Il secondo polo sarà quello dell’istruzione, con la costruzione di un campus vero e proprio di istituti superiori, mentre il terzo polo è quello della salute dove c’è Humanitas che prevede di fare investimenti sia sulla degenza che sulla formazione universitaria. Quindi queste tre polarità reggeranno il progetto a cui si aggiungerà la residenza universitaria, un grande parco pubblico, una nuova via di attraversamento ovest-est, che rimarrà dentro lo scalo alleggerendo dal traffico sia via Bonomelli sia via Gavazzeni e che, dalla rotatoria di via Rovelli prevedrà percorsi ciclopedonali che dai quartieri a sud di via Gavazzeni porteranno direttamente in centro attraverso il parco. Ci sono poi la Reggiani, l’ex Gres, l’ex Fervet e l’ex Italcementi di via Camozzi: questi sono i cinque obiettivi per i prossimi anni”.


l’amminisTrazione di Giorgio Gori: fatti e numeri Riapertura dell’Accademia Carrara Accordo per la Caserma Montelungo, progetto di valorizzazione, demolizione e bonifica Parcheggio in fase di ultimazione nell’area dell’ex Gasometro Demolizione del vecchio Palaghiaccio e costruzione nuovo Riqualificazione di piazza Duomo, piazza Cittadella, piazza Pacati, piazzetta Santa Lucia, piazza Carrara, piazza Risorgimento Pavimentazioni storiche in via Borgo Santa Caterina, via Borgo Palazzo, piazza Pontida, porta San Lorenzo, piazzale S. Antonio Valorizzazione brand Donizetti Mura diventate patrimonio dell’UNESCO +55% di presenze turistiche in città Restyling via Tiraboschi Accordo e cantiere ex Ospedali Riuniti per insediamento nuova Accademia G.d.F Accordo e demolizioni aree ex OTE ed ex Mangimi Moretti Demolizione ex Macello comunale e nuova area per la fiera Nuovo parco della Malpensata, nuovo parco di Valtesse, nuova piazza verde nel quartiere Carnovali 4milioni di mq di BergamoWifi pubblico e gratuito Incremento spesa per il sociale del 45% (da 11 a 16 milioni di euro) Nuova scuola Codussi, e realizzazione nuova palestra Riqualificazione scuola Munari, palestre e tinteggiature di 12 scuole cittadine Nuovi campi da calcio di Campagnola e via Rovelli, sistemazione campo CONI, finanziamento campi di San Paolo e Redona, nuova palestra per la scherma a Loreto Vendita e ristrutturazione stadio di Bergamo Reperimento 18 milioni di euro e cantiere per il nuovo teatro Donizetti Riqualificazione piazzale Alpini e piazzale Marconi


Assunzione di 40 vigili urbani, sistema di videosorveglianza a 220 telecamere, servizio di vigilanza notturna, 6 gruppi di controllo del vicinato, osservatorio per la legalità e partecipato per la sicurezza Piste ciclabili a Boccaleone, via Mai e Taramelli, via David. nuove stazioni BIGI, attivazione Mobike e indirizzamento ai parcheggi, nuovi totem alla stazione. Linea elettrica C e pensiline intelligenti con wi-fi, prolungamento servizio linee 1, 3, 6, 8 e funicolare Sistemazione salone Furietti biblioteca Mai, aula Magna dell’UNIBG, nuovo allestimento palazzo della Ragione Orti urbani quartiere Carnovali, Monterosso, Celadina, Grumello del Piano Sistemazione 220 appartamenti pubblici, assegnazione di oltre 200 appartamenti all’anno (+500%) Sblocco interventi ex Cesalpinia, Redona Centro, polo ricettivo Trucca Manutenzione Mura veneziane, sistemazione parapetti, pulizia muraria Mostre di Malevic, Archangel, Raffaello, Mantegna, Moroni Riqualificazione di S.Agata grazie ad accordo con Demanio e Circolino Acquisizione della Rocca, riqualificazione casa dei bombardieri e parco delle rimembranze Riqualificazione parco Marenzi, parco Caprotti, parco via Bruntino, Isole digitali e cestini intelligenti Incremento raccolta differenziata Rotatoria Malpensata, allargamento via Pontesecco, asfaltatura 160 strade in città e circonvallazioni, nuovo ponte a Monterosso, consolidamento ponte di Boccaleone. Bando per la sicurezza dei negozi, allargamento del DUC ai borghi e città alta, servizi anagrafici nelle edicole, bando per servizi di vicinato nei negozi, nuovo estivo al Parco Goisis, incremento attività commerciali in città (+4,9%)


A cura della Marketing Director of Engel & Völkers Bergamo Dott.ssa Francesca Tassoni

UN GIARDINO PRIMAVERILE SPLENDIDO CON LE DECORAZIONI PASQUALI Pasqua è un momento di rinascita. E non c’è luogo migliore del giardino per vivere appieno la bellezza di questa trasformazione. Valorizzate al meglio lo splendore dei fiori che sbocciano e l’incanto della Pasqua, arredando dunque il vostro outdoor con decorazioni a tema. E se siete alla ricerca di ispirazione, ecco alcune tradizioni pasquali dal mondo per stimolare la vostra creatività. Campane di Pasqua (cloches de Pâques) Per decorare gli alberi a Pasqua, tuttavia, non ci sono solo uova dipinte e coniglietti. In Francia, ad esempio, i dolci pasquali vengono consegnati da una campana volante. Questo perché tradizionalmente, le campane delle chiese non suonano dal giovedì santo alla domenica di Pasqua. Secondo la leggenda, durante questo periodo le campane sarebbero volate a Roma per ricevere la benedizione del Papa e avrebbero raccolto uova nel viaggio di ritorno, che avrebbero poi sparso nei diversi giardini. La tradizione dunque ben si inserisce nel tema delle decorazioni pasquali per esterno. Provate a decorare i vostri alberi con campanelle sospese di varie forme e dimensioni, per dare un benvenuto “musicale” ai vostri ospiti. In alternativa, usate campane antiche per piantare varietà primaverili, separandole così dal resto delle aiuole.

Cesti, ghirlande e fruste (pomlázka) Un rigoglioso giardino primaverile è fatto tanto di fiori, quanto di alberi dai rami lunghi e flessuosi, ideali per realizzare canestri e ghirlande. Le ghirlande pasquali sono ormai famose come le corone natalizie e si caratterizzano per fiori stagionali quali tulipani color pastello o meravigliosi narcisi dorati. Per aggiungere ancora più colore al vostro spazio, riempite questi cesti con fiori recisi o in vaso, creando così decorazioni da riposizionare in qualsiasi punto del vostro giardino. E se vi piacciono le rampicanti, optate per verghe in salice intrecciate, tipiche dell’Europa centrale (pomlázka), ideali come sostegno. Originariamente utilizzate come vere e proprie fruste, che ringiovanivano chiunque da queste fosse colpito, le verghe sono un supporto ideale per queste piante, aggiungendo anche un affascinante tocco europeo. Se siete un po’ stanchi delle classiche tradizioni locali, guardare altrove può darvi la giusta ispirazione. E l’aspetto più bello di queste idee è che potrete mantenerne gli elementi caratteristici anche passata la Pasqua, donando così al vostro giardino un aspetto unico per tutto l’anno. Continuate a seguire il nostro blog su www.engelvoelkers.com/bergamo

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VANESSA PESENTI - PRESIDENTE ANCE BERGAMO


MadamE dei costruttori.

l’edilizia è femminile Vito Emilio Filì - Fotografie Paolo Biava

INTERVISTA A VANESSA PESENTI, PRESIDENTE A BERGAMO DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE COSTRUTTORI EDILI La prima domanda che viene in mente è: come mai una donna a capo di ANCE, l’associazione dei costruttori bergamaschi, un ambiente clamorosamente maschile? Ma è da poco passata la festa della donna e non vorrei sembrare inopportuno.  Evidentemente un motivo c’è…  “Sono sempre stata attiva nell’Associazione, prima Presidente dei giovani costruttori adesso...”. Non mi dica dei vecchi... “Beh avete pubblicato una mia fotografia di dieci anni fa che mi ha fatto pensare...”. Elegante, con un sorriso disarmante, Vanessa Pesenti ci riceve nella sala riunioni dove troneggia un favoloso tavolo con intarsi marmorei, pesantissimo, lunghissimo.... Chissà quante ne avrà viste e sentite in questo posto... Tutti sappiamo quanto siano famosi nel mondo i costruttori bergamaschi, i quali, tranne per poche eccezioni, son venuti su tutti con pic e pala e con pochi peli sulla lingua...”. Vanessa un nome esotico e Pesenti un cognome bergamaschissimo. Com’è arrivata qui? “Ho vissuto i cantieri fin da piccola nell’impresa edile fondata da papà, e dove oggi lavoriamo anche io e i miei fratelli. Mi è sembrato giusto dare una mano in questo modo. Pian piano ho conquistato la fiducia dei costruttori bergamaschi. La mia esperienza associativa è iniziata con la Presidenza dei giovani costruttori bergamaschi e successivamente come Presidente della Cassa Edile di Bergamo, per poi essere eletta Presidente di ANCE Bergamo e, più recentemente, vicepresidente di ANCE Lombardia”. Le hanno rifilato un malato da rianimare...? “Effettivamente la mia elezione è coincisa con un periodo difficile per il settore edile e per le nostre imprese. L’Associazione doveva rinnovarsi, pensare ad un ricambio generazionale”.   Il momento è ancora difficile: dopo una fiammata che sembrava aver rianimato il settore, a Bergamo si sono arresi altri costruttori. E rimane il nodo dei lavori pubblici: ben 600 che dovrebbero essere sbloccati dal Governo con il famoso decreto sblocca-cantieri.  “A Bergamo, per il nostro settore, il 2018 è stato comunque un anno di leggera ripresa con un trend che si conferma positivo anche in questi primi mesi del 2019. Questo per quel che riguarda lo sviluppo immobiliare. Vero è che ci sono aspetti su cui dobbiamo ancora lavorare. Certamente, fondamentale è il fronte dei Lavori Pubblici con la revisione del Codice degli Appalti che dovrebbe finalmente essere sulla buona strada”.  Era stato creato per evitare infiltrazioni e corruzione…  “Vero. Però, dopo l’emanazione del nuovo Codice, in tempi successivi e in varie riprese, sono stati introdotti correttivi e molte clausole, spesso di ambigua interpretazione che hanno mandato tutti in confusione e, di fatto, bloccato le opere delle Amministrazioni Pubbliche. I funzionari pubblici, avendo timore di sbagliare nell’applicare queste regole, come si comportano? Utilizzando le maglie più restrittive per le imprese o, il più delle volte, bloccando ogni cosa, aspettando il cambiamento del codice. Una ricerca di Scenari Immobiliari, presentata dalla nostra Associazione lo scorso novembre, ha realizzato una realistica mappatura di Bergamo e della Provincia, dalla quale emerge una notevole potenzialità di sviluppo. C’è tantissimo da fare dal punto di vista del real-estate, cioè la parte immobiliare, ma anche per ciò che concerne i lavori pubblici”. Sono i due grandi temi della vostra attività... “È ciò su cui dobbiamo lavorare: le infrastrutture e la rigenerazione urbana con la riqualificazione del patrimonio esistente. Per le infrastrutture sono molto importanti e di grande attualità le manutenzioni, che devono essere programmate in un piano organico affinché non si sia costretti ad agire sulle emergenze o sulle criticità. Dopo il disastro del ponte di Genova sono venute a galla una serie di situazioni a rischio e abbiamo assistito alla chiusura preventiva di ponti e viadotti. Questo non dovrebbe mai accadere, non solo per non mettere a rischio la vita delle persone, ma anche per non mettere in ginocchio l’economia di un territorio come è accaduto per il ponte di Calusco.  È anche necessario realizzare nuove infrastrutture perché, in molti casi, quelle esistenti rispondono alle esigenze di cinquant’anni fa che nel frattempo sono cambiate. Bisogna assolutamente pensarne di nuove con coraggio, senza aver paura. Un esempio su tutti la Bergamo Treviglio. Tutto il territorio deve avere collegamenti efficienti da nord a sud, così come da est a ovest, e in questo piano rientra anche l’alta velocità.


La nostra ricerca dice cose che non sono certo novità ma riconfermano che, laddove ci sono le infrastrutture, si creano i nodi intermodali e il territorio si urbanizza. La BreBeMi in questo senso è di grande esempio. Certo, ci vuole un po’ di tempo perché le strutture vadano a regime e vengano utilizzate, ma oggi è obbligatorio pensare allo sviluppo di domani”. Per quanto riguarda l’edilizia residenziale non si è costruito già molto? “Anche in questo caso, com’è accaduto per altri settori, la crisi ha generato una certa selezione ma, in effetti, buona parte dello stock invenduto è stato progressivamente assorbito in questi anni dal mercato. La domanda, certo, si è ridimensionata, ma non è mai mancata e la richiesta di nuove abitazioni è costante, in quanto questa è la naturale tendenza di ogni città: si cresce, ci si sposa, ci si sposta... e le esigenze abitative sono sempre più diversificate. Altro discorso è quello dell’offerta qualitativa che dev’essere diversa rispetto al passato quindi non bisogna costruire come si faceva una volta, pensando che poi comunque si sarebbe venduta qualsiasi cosa. Oggi è necessario costruire in base alle esigenze e alle richieste del mercato. Quindi per noi costruttori è fondamentale un’attenta analisi del mercato per intraprendere là dove ci sia richiesta, dove siano presenti le infrastrutture, ma anche offrendo un livello qualitativo elevato, perché una nuova abitazione oggi deve rispondere a più evolute aspettative di comfort. Nella nostra città sono in corso di costruzione o ai nastri di partenza iniziative immobiliari tarate proprio sulle nuove esigenze abitative: interventi di seniorhousing per soddisfare la domanda della popolazione over 60, in costante aumento, oltre a iniziative rivolte a giovani famiglie e studenti. Nuovi modelli di sviluppo dell’abitare contemporaneo che devono trovare risposte da parte di noi costruttori”. Costruire nuovi edifici o pensare al recupero di quelli esistenti? “Sul tema della rigenerazione urbana e della riduzione del consumo di suolo, che va nella stessa direzione, non si tratta solo di sistemare gli edifici, ristrutturarli in termini di semplice sviluppo immobiliare. Dobbiamo prendere interi quartieri, fare tabula rasa per ridisegnarli e ricostruirli. Per far questo abbiamo bisogno di sostegni politici che si facciano carico del problema perché costa troppo demolire e poi ricostruire: costa molto di più che costruire ex novo. Abbiamo bisogno di incentivazioni e facilitazioni su questo fronte perché bisogna sostenere oneri di demolizione, di bonifica e di ricostruzione che in qualche modo devono essere assorbiti nel business-plan dell’operazione, altrimenti non ci starà mai nessuno.  Devo dire che il Comune di Bergamo con una variante, un anno fa, ha recepito il problema e ha capito che si deve procedere in questa direzione. Quello che noi chiediamo è però una regolamentazione più uniforme e più omogenea a livello regionale, che vada poi adottata a cascata da tutti i Comuni”.  La ripresa purtroppo ha coinciso con l’aumento degli incidenti sui cantieri. Cosa fate per contrastarli? “Per la sicurezza, la formazione continua del personale è alla base della prevenzione degli infortuni. La Scuola Edile, partecipata sia dalla nostra Associazione, sia dai Sindacati dei lavoratori, si occupa dell’istruzione e della formazione delle maestranze e, per i controlli sui cantieri, abbiamo un braccio operativo paritetico, imprenditori e lavoratori, che ha compiti ispettivi. Non ha fini repressivi, ma aiuta e supporta le imprese ai fini della corretta applicazione delle norme sulla sicurezza. Nel 2018 la scuola ha erogato 393 corsi, per totale di 6.534 ore formative a 6.403

allievi. Per la maggior parte sono corsi erogati per la sicurezza. Prima di assumere un dipendente dobbiamo iscriverlo a 16 ore di formazione, due giorni obbligatori, a carico dell’impresa. Il contratto degli Edili è uno dei più onerosi per le aziende perché comprende versamenti sia per l’Inail, sia per la Cassa Edile, la quale provvede ad integrare lo stipendio quando non è possibile lavorare per il maltempo ma non solo, anche per la malattia e gli infortuni. Comprende gratifica natalizia, quattordicesima e copre anche le spese per il dentista, le visite mediche per i bambini, persino il logopedista che ultimamente va per la maggiore. È un sistema di prevenzione che l’edilizia prevede da 70 anni, quindi siamo stati i precursori del welfare aziendale. Adesso se ne parla anche per i metalmeccanici mentre in edilizia ci avevano pensato già 70 anni fa perché, comunque il lavoro sul cantiere necessita da sempre di ammortizzatori un po’ più strutturati”. Convinca chi ci legge che l’investimento sul mattone è sempre redditizio e che il mercato ci renderà i soldi bruciati con il deprezzamento degli immobili di questi anni... “Quando vengono i clienti a lamentarsi con noi perché le case comprate anni fa valgono di meno di quanto le abbiano pagate, sono solita dire che è normale, che un qualsiasi bene, dopo essere stato usato per anni, vale meno di quando era nuovo...non dimentichiamo inoltre che gli immobili possono riguadagnare valore in futuro, soprattutto a seguito di eventuali interventi di riqualificazione. Questo è un momento buono per comprare. Bisogna però scegliere immobili di qualità. Una volta si era soliti chiedere di una casa quanto costasse al metro, oggi invece ha sempre meno senso. Dipende quello che viene offerto. È certamente meglio orientarsi verso un immobile che abbia ottime prestazioni energetiche, un certo tipo di isolamento acustico e il massimo comfort possibile perché la qualità dell’abitare è importante: compri una casa se è fatta bene, comoda, servita e infrastrutturata. Ricordo infine che oggi più che mai l’investimento immobiliare è conveniente anche grazie ai tassi dei mutui, ai minimi storici.”.  Consigli al nuovo Sindaco? “Mi auguro che vadano in porto speditamente i tanti progetti previsti molti dei quali sono imprescindibili per lo sviluppo e la riqualificazione di Bergamo... Ex caserme, ex ospedale con l’insediamento dell’Accademia, il nuovo stadio, l’area ex Cesalpinia, la ex Molini Moretti, la ex Ote con il Chorus Life, Porta sud e l’area occupata dallo scalo merci ferroviario, gli ex magazzini generali, la nuova Gamec e la ristrutturazione del Teatro Donizetti”. Un movimento non indifferente...   “Come si diceva la potenzialità non manca. Bisogna rimboccarsi le maniche, snellire le procedure e andare avanti verso il futuro senza timori. Meglio sbagliare qualcosa ma fare tanto che non fare nulla. Ho partecipato di recente al Mipim, la più importante fiera internazionale degli investimenti immobiliari, per sostenere le imprese e il territorio bergamasco. E se fino a ieri le richieste più importanti provenivano dal settore del commercio, l’attuale futuro è indirizzato verso i centri logistici per lo smistamento delle merci vendute sulle piattaforme di internet”.  Il mondo cambia. Quello che non cambia è il buon nome che hanno in Italia ma anche all’estero i costruttori e i muratori bergamaschi. Una specie di sigillo di qualità e non è raro trovare qualche archistar che dice che per le sue realizzazioni preferisce sempre un’impresa delle nostre”.


“DOVREBBE DIVENTARE UN IMPEGNO DI TUTTI I COSTRUTTORI REALIZZARE ABITAZIONI NELLA PROSPETTIVA DI UNA CITTÀ CHE VEDE AUMENTARE L’ETÀ DELLA SUA POPOLAZIONE E, IN QUALCHE MODO, LE AMMINISTRAZIONI DOVREBBERO FARSI CARICO DI INCENTIVARE CHI MAGARI NON È ANCORA TROPPO IN LÀ CON GLI ANNI A RISTRUTTUTARE E RENDERE LE ABITAZIONI ADATTE ALLE LORO ESIGENZE IN UN FUTURO PROSSIMO”


CHI C’ERA

PRESTIGIO E MAESTRIA IN ACCADEMIA CARRARA UN EVENTO UNICO QUELLO PROPOSTO DALL’UFFICIO DEI CONSULENTI FINANZIARI DI BANCA MEDIOLANUM LO SCORSO 18 FEBBRAIO IN ACCADEMIA CARRARA Una serata unica in compagnia di AstonMartin Milano, TAG Heuer e Bang&Olufsen, autentiche leggende. Accompagnati dallo staff delle rispettive case, gli ospiti hanno potuto ammirare le vetture di casa AstonMartin accanto alle collezioni TAG Heuer, alla scoperta di segreti e curiosità. La serata, condotta all’interno dell’Accademia Carrara, prestigiosa pinacoteca nel cuore di Bergamo, è stata allietata da una cena curata dallo Chef Umberto De Martino (stella Michelin) servita nella lounge allestita in collaborazione con Bang&Olufsen.


GIANMARIA BERZIGA: NUOVO DIRETTORE GENERALE DEL GRUPPO BONALDI


GRUpPO BONALDI: il nuovo corso Vito Emilio Filì - Fotografie Paolo Biava

INTERVISTA CON GIANMARIA BERZIGA, NUOVO DIRETTORE GENERALE

La storica concessionaria Bonaldi, come tutti sanno, dall’inizio dell’anno ha cambiato proprietà e, alla gestione familiare dei discendenti di Lorenzo Bonaldi e Carla Comana, è subentrata Porsche Holding Salzburg, attraverso la controllata Eurocar, una grossa realtà dell’automotive con sede in Austria, emanazione dello stesso gruppo Volkswagen, caratterizzata da una gestione manageriale. A dirigere il Gruppo Bonaldi, che mantiene il nome di sempre, è arrivato Gianmaria Berziga, 57 anni, originario di Parma e una vita trascorsa ad occuparsi di automobili. Giovanile e dai modi affabili come quasi tutti quelli nati nella sua terra che risultano subito simpatici solo per il loro slang, quell’italiano avvolgente che ci ricorda un po’ il mare e la riviera romagnola.


GRUPPO BONALDI: il nuovo corso Da dove arriva Gianmaria Berziga? “Ho sempre lavorato nell’automotive e gli ultimi 18 anni li ho trascorsi nel Gruppo Baistrocchi di Parma, anche quella un’azienda storica che fu la prima concessionaria Volkswagen dalle nostre parti, insieme a quella dei signori Reggini di San Marino. Baistrocchi era un meccanico, aveva una piccola officina ma, avendo fatto la campagna di Russia, conosceva già bene le doti di quella infaticabile vettura tedesca raffreddata ad aria. Così iniziò a venderle, anche perché Autogerma, oggi Volkswagen Group Italia, importatore ufficiale, ebbe la prima sede a Parma. Ho iniziato con loro come Audi Manager, poi Direttore Generale e infine Amministratore Delegato”. A questo punto è arrivata l’opportunià Bonaldi a cui non si poteva dire di no… “Nella vita si può sempre dire di no. Ma io ho detto di sì. La mia è stata una scelta molto istintiva. Ho 57 anni e ripartire da capo, rimettermi in gioco, per me è stata la motivazione più importante. Ha significato ritrovare stimoli ed entusiasmo, avere di nuovo una spinta forte per svegliarmi la mattina e vivere con slancio le giornate di lavoro. Poi, venire a dirigere Il Gruppo Bonaldi, una delle realtà più importanti d’Italia, beh… non potevo chiedere di meglio”. Ha riscontrato molte diversità nella gestione dell’azienda? “I concetti fondamentali sono molto simili. L’attenzione al Cliente, i servizi offerti, stando sempre molto attenti all’evoluzione del mercato. Ovviamente con un’organizzazione di un’ azienda più grande e di grande qualità.” Non è venuto prima in incognito per vedere che ambiente la aspettava prima di accettare? “Non ci ho pensato, non sarebbe stato bello e non fa parte di me…Quando ho dato le dimissioni dall’azienda a cui ero legato in modo viscerale, ho passato l’ultimo mese in modo frenetico ed è stato già difficile riuscire a concentrarmi. Avevo la consapevolezza che quello che avrei trovato sarebbe stato di assoluta eccellenza”. La sua prima impressione? “L’impressione è di una solidità e una concretezza fortissima. Il Gruppo Bonaldi è qualcosa di granitico, costruito sull’impegno e la buona amministrazione con un’immagine sul territorio che non è paragonabile a nessun’altra concessionaria”.

Pensava fossero così perché “formati” alla scuola tedesca… “No, la famiglia Bonaldi ha dato un’impronta tutta sua a questa azienda, al di là delle direttive della casa madre. Però, adesso che sto cominciando a conoscere i bergamaschi, trovo molti altri esempi di questa imprenditoria, solida, basata sul grande amore per il lavoro e spinta da una gran voglia di progresso”. Parliamo di automobili… Iniziamo da Audi. “Nel 2019, a Bergamo, Audi sta confermando la leadership del mercato premium, inoltre ha appena lanciato la nuova Audi E-tron, una novità assoluta, il primo SUV completamente elettrico che conferma la grande tecnologia del marchio”. Ma, con l’auto elettrica, si inquina meno se si produce l’energia elettrica da fonti rinnovabili altrimenti si sposta solo il problema… “Oggi esistono le tecnologie per produrre energia pulita. Audi con la E-tron ha dato il via ad nuova serie di auto completamente elettriche dotate di super batterie e due propulsori elettrici che garantiscono un’autonomia 400 km, un’auto straordinaria. A fine anno presenteremo la nuova Porsche Taycan e anche Volkswagen con la ID ha pronta la sua vettura elettrica, che sarà un auto di dimensioni contenute. Quindi, tutto il gruppo si sta muovendo in questa direzione”. Cosa ne pensa del metano? “Chi sceglie l’auto a metano è un cliente stracontento perché la vettura è piacevole da usare, non ci si accorge nemmeno delle differenza. La vettura si avvia a benzina, fa tutto da sola, le bombole sono compatte e posizionate sotto il pianale e il baule rimane uguale e soprattutto con emissioni bassissime. ” Tutti i nostri brand Audi, Volkswagen, VIC, SEAT e Skoda, a parte Porsche e Lamborghini offrono motorizzazioni a metano”. Quali saranno le prossime novità del Gruppo? “Dopo la nuova Porsche 911 e l’Audi E-tron, il lancio più importante sarà quello Volkswagen del city SUV T-Cross, più compatta della T-Roc, che si posiziona in modo trasversale sul mercato, con un potenziale pubblico molto vasto, sempre più orientato verso i Suv. Per il marchio Seat si profila un futuro con progetti molto ambiziosi di crescita nei volumi, così come per Skoda”.


GIANMARIA BERZIGA NUOVO DIRETTORE GENERALE DEL GRUPPO BONALDI


GRUPPO BONALDI: il nuovo corso


A Brescia, nel pacchetto della concessionaria Saottini diventata anch’essa Eurocar, non è presente Lamborghini… “Lamborghini è un marchio straordinario, mi piacciono i cavalli, quelli sotto il cofano ma anche quelli veri: ho una piccola passione per l’allevamento dei cavalli, dovuta al fatto che fin da piccolo ho praticato l’equitazione”. Cambiano le modalità di vendita e anche le concessionarie saranno differenti? “Tutto il marketing di chi svolge attività commerciali avrà un’evoluzione, oggi il cambiamento è inevitabile. Non saranno solamente le concessionarie a doversi adeguare ma cambieranno anche le modalità di approccio all’acquisto dei Clienti. La nostra mission sarà quindi sfruttare questi cambiamenti e soddisfare le nuove esigenze del mercato”. State pensando alla vendita via internet? “I dati ci dicono che oggi l’85% dei Clienti prima di acquistare un auto è passato dal web, quindi dobbiamo essere pronti a cogliere queste nuove opportunità consapevoli anche del ruolo centrale della Concessionaria per gestire il processo oltre che far vedere, toccare e provare l’auto offrendo una consulenza di altissimo livello”. Cambierà l’atteggiamento verso il noleggio ossia di non aver il possesso del veicolo ma di averlo solo quando serve? “Bonaldi ha precorso i tempi e con B-mobility è in grado di noleggiare l’auto che si preferisce per il tempo che si desidera, dalla Polo alla Cayenne, anche per brevi periodi. Questo fa parte del cambiamento del concetto di possesso in concetto di uso”. Parliamo del Noleggio e della vostra Divisione Business? “Il Noleggio per il comparto Business che segue le aziende sul territorio avrà uno sviluppo importante soprattutto sulle aziende e le PMI che sono il cuore pulsante della nostra economia, a Bergamo ce ne sono tantissime e la Bonaldi sta investendo in questa Divisione per essere ancora più capillare sul territorio”. Cosa vuol dire? “Andare noi dalle Aziende, diventare i loro consulenti con lo scopo di soddisfare le esigenze di mobilità di ognuna di loro”. Non le chiedo se le piacciono Bergamo e i bergamaschi perché non può certo dire di no… “Invece mi fa piacere risponderle perché Bergamo mi piace davvero. Quando sono partito da Parma molti mi hanno parlato dei bergamaschi. Io ho un carattere con cui è difficile non andare d’accordo e mi piace il rapporto com le persone e devo dire che mi trovo benissimo con loro. La città è bella e pulita che non è poco. Al mattino presto, dalle sei alle sette e mezza, vado a camminare e son tutti lì che puliscono le strade..”. Però si mangia meglio a Parma… “Non è poi così vero anche perché in Italia comunque faccio fatica a trovare dove non si mangia bene. Un’altra cosa che ci tengo a dire che Bergamo è una città in evoluzione grazie ad una classe di imprenditori molto attiva. …per non parlare del calcio…”.

NON SARANNO TANTO LE CONCESSIONARIE A CAMBIARE MA L’APPROCCIO DEI CLENTI VERSO NUOVE ESIGENZE DI MOBILITÀ


CHI C’ERA

ad Alex esposITO il premi0 ex allievi del sant’alessandro È una sentita tradizione quella che ogni anno riunisce gli ex allievi dell’Istituto Sant’Alessandro per premiare un ex allievo che dopo gli studi si sia particolarmente distinto nella vita professionale. Quest’anno il premio è andato ad Alex Esposito, cantante lirico basso baritono di eccezionale talento e raffinata eleganza che si è aggiudicato la settima edizione del Premio con il voto unanime del Consiglio direttivo dell’Associazione ex Allievi dell’Opera Sant’Alessandro che hanno anche premiato Matteo Leidi, chitarrista laureato al conservatorio con il massimo dei voti, per la categoria giovani. “Il premio è volto a riconoscere il valore di ex allievi che nella loro vita professionale e personale si sono particolarmente distinti in ambito nazionale ed internazionale per altissimi meriti in campo sociale, scientifico, artistico e letterario, in linea con i valori delle scuole dell’Opera Sant’Alessandro ed è per questi motivi - ha dichiarato Marco Ghitti, presidente dell’Associazione ex Allievi - che ci è parso naturale premiare per l’edizione 2018, uno tra i più interessanti talenti della sua generazione come Alex Esposito. Alla premiazione erano presenti il Rettore degli Istituti dell’Opera Sant’Alessandro e il preside dell’Istituto Superiore

Tra gli ex allievi dell’Istituto Sant’Alessandro, oggi sostenitore delle sue attività, il Commendator Luigi Mariani, imprenditore e sportivo che, dopo gli studi, ha fondato l’Elettromeccanica Mariani che ha operato a livello internazionale dando lustro all’ingegno dei bergamaschi e lavoro ad oltre 200 persone.

Nato a Bergamo nel 1975, Alex Esposito collabora da anni con i più importanti direttori d’orchestra e registi teatrali su scala mondiale. Nel 2007 il suo talento gli è valso il prestigioso Premio Abbiati come miglior cantante lirico per la stagione 2005-2006. È inoltre l’unica voce maschile italiana in lista con gli Opera Awards, gli Oscar della Lirica i cui vincitori verranno annunciati il 29 aprile a Londra. La cerimonia di premiazione ha offerto ai presenti l’opportunità di assistere all’esecuzione di alcuni brani, tra cui la celeberrima Madamina di Mozart, accompagnato al pianoforte dal Maestro Damiano Carissoni.


Matteo Leidi, chitarrista, premiato nella categoria giovani ex allievi per la Laurea ottenuta con il massimi voti al conservatorio.

Insieme alla premiazione degli ex allievi si è tenuta anche la premiazione degli studenti delle classi quarte e quinte dei Licei di Bergamo che hanno partecipato alla VI edizione del Certamen Dantesco, concorso letterario promosso dalla Società Dante Alighieri di Bergamo in collaborazione con la Fondazione Credito Bergamasco, il Kiwanis Club e l’Ufficio Scolastico territoriale che persegue l’obiettivo di promuovere e valorizzare fra i giovani una conoscenza approfondita, personale e critica della figura e dell’opera di Dante Alighieri.


CHI C’ERA

LARIO BERGAUTO E PALLANUOTO BERGAMO: UN CONNUBIO VINCENTE! Una storia ricca di emozioni, fatiche e traguardi quella che negli ultimi decenni ha contraddistinto Bergamo Pallanuoto, società sportiva fiore all’occhiello della nostra città. Una realtà che oggi più che mai crede nell’appoggio dei tifosi, delle famiglie e degli sponsor che non mancano mai di incentivare e motivare gli atleti di tutte la categorie. Proprio come Lario Bergauto Bergamo, da anni primo supporter di Bergamo Pallanuoto, presente la sera del 27 marzo scorso per la consueta cena annuale della società sportiva. Location scelta per l’evento l’elegante Antica Filanda di Brusaporto, a breve tramutata in un vero e proprio ristorante aperto al pubblico. Qui lo chef Chicco Coria ha deliziato tutti gli ospiti con la prelibatezza dei suoi piatti, rendendo ancora più unica una serata ricca di emozioni. Proprio quelle vissute grazie alla celebrazione dei successi conseguiti dagli atleti di tutte le categorie durante quest’anno, applaudite anche da un ospite d’onore: il Sindaco Giorgio Gori. Importantissima la notizia da lui diffusa in anteprima ovvero l’inizio a breve dei lavori di ristrutturazione della piscina Italcementi e la temporanea copertura della piscina esterna, una misura vitale per consentire gli allenamenti anche durante la stagione invernale. Ciliegina sulla torta della serata un’ospite a “quattro ruote”: la nuovissima BMW Z4, presentata da Lario Bergauto Bergamo. Scattante nella ripresa, versatile e filante nelle linee, la nuova BMW Z4 è già pronta a sfrecciare per le vie della città nelle calde giornate estive. Un sogno ad occhi aperti che non lascia scampo… proprio come la passione per la nostra fantastica Bergamo Pallanuoto.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


BMW ha una storia ricca di roadster che si sono distinte in quanto icone di puro piacere di guida. E oggi un’altra sta per entrare nella Hall of Fame, la nuova BMW Z4: un’auto sportiva di alto livello che vanta una capote di tessuto classico, un design del corpo della vettura filante e interni pensati appositamente per il guidatore. La biposto è stata progettata per raggiungere la massima agilità, dinamismo elettrizzante, oltre a sensazioni di guida estremamente precise e dalla risposta istantanea. La nuova BMW Z4 combina il suo stile sportivo in strada con una vasta gamma di equipaggiamenti altamente avanzati e di altissimo livello negli ambiti all’assistenza alla guida, della funzionalità e connettività. Le proporzioni dell’auto sono la prova più evidente di come sia stato reinterpretato il classico concetto di roadster. Rispetto al modello precedente, la nuova BMW Z4 è cresciuta in lunghezza di 85 millimetri arrivando a 4.324 millimetri, è più larga di 74 millimetri (ora 1.864 millimetri) e di 13 millimetri più alta (1.304 millimetri). L’accorciamento di 26 millimetri dell’interasse a 2.470 millimetri serve ad affinare l’agilità, così come la distanza tra le ruote notevolmente più larga - 1.609 millimetri nella parte anteriore (+ 98 mm) e 1.616 millimetri nella parte posteriore (+ 57 mm). La struttura del corpo vettura e i supporti del telaio hanno entrambi una notevole ed elevata rigidità, mentre il nuovo design degli assali anteriori e posteriori conferisce alla vettura più sportività e allo stesso tempo elevati livelli di comfort. La posizione di seduta centrale, un basso centro di gravità, il peso ridotto al minimo e la distribuzione del peso sono ulteriori fattori che contribuiscono al dinamismo della nuova BMW Z4.


LA STRADA CONOSCE UNA NUOVA STAR. VIENI A SCOPRIRLA IN CONCESSIONARIA. LA NUOVA BMW Z4

QUANDO SI APRE IL TETTUCCIO DELLA NUOVA BMW Z4, NON CI SONO PIÙ LIMITI AL PIACERE DI GUIDARE. UNA ROADSTER CHE NON POTREBBE ESSERE MIGLIORE: APERTA, SPORTIVA E SENZA COMPROMESSI. CON LA POTENTE DINAMICA DI GUIDA E IL DESIGN INNOVATIVO, HA UN UNICO OBIETTIVO: RAGGIUNGERE LA LIBERTÀ IN EQUILIBRIO TRA STRADA E CIELO


DESIGN ESTERNO: PURA ESTETICA AVVOLTA IN UN NUOVO LINGUAGGIO DI DESIGN Un linguaggio di progettazione chiaro e preciso, numerosi dettagli iconici rappresentano le caratteristiche distintive della nuova BMW Z4. La biposto ha un aspetto sobrio, sportivo, compatto sia che la capote sia sollevata o abbassata. Con il nuovo design della griglia frontale e - per la prima volta - un fascio di luce verticale, la vettura ha un design inconfondibile. La nuova BMW Z4 è equipaggiata con fari a LED di serie, mentre i fari a LED adattivi opzionali aggiungono una funzione a matrice per gli abbaglianti antiabbagliamento e il fascio luminoso che segue la direzione di marcia. Il cofano allungato ricorda una freccia, i passaruota hanno uno stile “a conchiglia”, tipico delle classiche auto sportive. Le giunzioni ai lati del cofano si fondono nella linea che corre lungo i fianchi fino alle luci posteriori. Una seconda linea di caratteri emerge dal grande Air Breather posteriore. Questa interazione di superfici imita il flusso dell’aria lungo la nuova BMW Z4, mentre lo spoiler integrato sul cofano del bagagliaio, le luci a forma di L slanciata definiscono la parte posteriore della vettura. Sono disponibili 9 tonalità di colori esterni e la capote in tessuto è disponibile in nero come standard o antracite con effetto argento come opzione. È azionata elettricamente e può essere aperta o chiusa in dieci secondi, anche quando si viaggia fino a 50 km / h (31 mph).


MOTORI POTENTI, TELAIO MINUZIOSAMENTE MIGLIORATO I motori disponibili per la nuova BMW Z4 si avvalgono di una miriade di piccoli miglioramenti nei dettagli e promettono un’erogazione poderosa. La potenza viene scaricata sull’asfalto attraverso una trasmissione di ultima generazione Steptronic Sport a 8 rapporti. A lavorare sodo sotto il cofano della BMW Z4 M40i è il motore 6 cilindri in linea 3 litri con tecnologia M Performance Twin Power Turbo. Il motore da 250 kW / 340 CV genera una coppia massima di 500Nm (369 lb-ft) e spinge la roadster da 0 a 100 km/h (62mph) in 4,6 secondi. La gamma di motori è completata dalla coppia di unità 4 cilindri 2 litri. La variante nella nuova BMW Z4 sDrive30i genera 190 kW / 258 CV e 400 Nm (295 lb-ft) di coppia che gli permet-

Un’altra caratteristica della dotazione standard è lo sterzo adattivo che regola sia il servosterzo che l’angolo di sterzata per rispondere alla situazione in corso. Il sistema di sospensioni Adaptive M Sport, i freni M Sport e il differenziale controllato elettronicamente M Sport (inclusi nella dotazione standard della nuova BMW Z4 M40i, insieme agli pneumatici ad alte prestazioni) incrementano ancora di più le capacità di guida sportiva dell’auto. Grazie a questi sistemi inclusi al telaio, selezionando le modalità COMFORT, SPORT o SPORT+ con il selettore Driving Experience Control, il comportamento dell’auto cambia in maniera particolarmente marcata. I cerchi standard in lega leggera da 17 pollici (BMW Z4 sDrive 20i e BMW Z4 sDrive 30i) e da 18 pollici (BMW Z4 M40i), insieme a quelli da 19 pollici disponibili come optional, calzano gomme di misure dedicate. UN’AMPIA GAMMA DI SISTEMI DI ASSISTENZA ALLA GUIDA MIGLIORA IL COMFORT E LA SICUREZZA L’assortimento al top della categoria di sistemi di assistenza alla guida sottolinea ulteriormente lo spirito altamente evoluto della nuova BMW Z4. I sistemi Collision Warning, Pedestrian Warning con funzione City Braking e il sistema di Lane Departure Warning sono tutti dotazioni standard. La lista degli optional include l’Active Cruise Control con la funzione Stop&Go, le informazioni sulle distanze di sicurezza, il Lane Change Warning System, il Rear Collision Prevention e il Cross-Traffic Alert, insieme al sistema Speed Limit Info con display No Passing Info e – per la prima volta in una roadster, con l’Head-Up Display BMW.

LARIO BERGAUTO - Concessionaria BMW

Via Campagnola, 48/50 - Bergamo - Tel. 035 4212211 Corso Carlo Alberto, 114 - Lecco - Tel. 0341 27881 Via Industriale, 97/1 - Berbenno di Valtellina (SO) - Tel. 0342 492151 Via Brescia, 78 - Grumello del Monte (BG) - Tel. 035 830914 www.lariobergauto.bmw.it

BMW Z4 sDrive20i: Consumo di carburante in l/100 km (combinato): 6,1–6,0 - Emissioni di CO2 in g/km (combinate): 139–137

INTERNI: CHIARA ATTENZIONE AL GUIDATORE CON UN’AURA DI ALTA CLASSE Con il suo design della cabina di pilotaggio focalizzato sul guidatore, linee che si innalzano in avanti con dinamicità e rifinite solo in alcune aree, la cabina della nuova BMW Z4 è puro piacere di guida. I dettagli elettrolitici aggiungono sofisticatezza, mentre la disposizione strutturata dei controlli focalizza l’attenzione ancora di più sull’esperienza di guida. Sia il guidatore che il passeggero possono godere di sedili sportivi con poggiatesta integrati. La BMW Z4 sDrive30i è rivestita in pelle Vernasca come standard, mentre la BMW Z4 M40i ha interni in pelle e alcantara. Il vano portaoggetti dietro i sedili, il portabicchieri sotto il coperchio centrale del bracciolo (che si apre in due sezioni con una spaccatura longitudinale) aggiungono ulteriori funzionalità. La capacità del bagagliaio è di 281 litri se la capote è aperta o chiusa, oltre il 50% in più rispetto al precedente modello.

tono di scattare da 0 a 100 km/h (62mph) in 5,4 secondi. Nella nuova BMW Z4 sDrive20i, invece, la potenza massima è di 145 kW / 197 CV e genera una coppia massima di 32 Nm 236 lb-ft) che si traduce in un tempo da 0 a 100km/h (62 mph) di 6,6 secondi. I tre motori sono dotati di un filtro antiparticolato per la benzina che ha l’obiettivo di ridurre ulteriormente le emissioni e tutte le versioni del modello sono omologate allo standard Euro 6d-TEMP per le emissioni. La tecnologia del telaio della nuova BMW Z4 è stata riprogettata a tutto tondo per garantire massima agilità e maneggevolezza, e comprende un asse anteriore a doppio snodo all’anteriore e un asse posteriore a cinque bracci che fa il suo debutto sulla roadster BMW. Questa particolare combinazione rappresenta l’esatto equilibrio tra sportività e comfort di guida.


nasce transit service by iperauto ford Vito Emilo Filì - Fotografie Sergio Nessi

INAUGURATO A BERGAMO PRESSO IPERAUTO SPA IL NUOVO TRANSIT SERVICE CENTRO DI ASSISTENZA, PRIMO IN ITALIA, DEDICATO ESCLUSIVAMENTE ALL’ASSISTENZA DEI VEICOLI COMMERCIALI FORD Iperauto spa, concessionaria Ford per Bergamo e provincia, presente anche a Como, Sondrio, Valcamonica, Meda e Lecco, ha inaugurato a Bergamo sabato 23 marzo il primo centro in Italia dedicato ai veicoli commerciali della casa. Si chiama Transit Service e si trova nei pressi dalla sede della concessionaria Ford di via Cesare Correnti, il primo in Italia, non nasce qui per caso. Infatti Iperauto ha sviluppato in questi anni una presenza significativa nei territori di competenza tale da richiedere questo investimento. Alla casa madre che ha voluto essere presente per l’inaugurazione con Marco Buraglio, Responsabile vendite Veicoli Commerciali di Ford Italia, abbia-

mo chiesto le motivazioni di questa nuova iniziativa rivolta al pubblico professionale. Ci accolgono il titolare di Iperauto spa, Bruno Parolini, con la figlia Laura, Responsabile Comunicazione e Marketing del Gruppo, visibilmente orgogliosi di questa nuova inaugurazione, sulle note di un terzetto, due violini e un piano, che riempie lo spazio della nuova e ancora immacolata officina, con musiche americane anni ’60 a ricordare che, proprio in quegli anni, muoveva i primi passi il Transit, diventato un mito e progenitore di tutta la numerosa famiglia di veicoli per il lavoro, ma non solo, pensati da Ford per un mercato già da allora dalle dimensioni globali.

NELLA FOTO LAURA PAROLINI, RESPONSABILE MARKETING DI IPERAUTO SPA, CON MARCO BURAGLIO, RESPONSABILE VENDITE VEICOLI COMMERCIALI DI FORD ITALIA

“Chi guida un veicolo commerciale ha esigenze differenti da chi guida un’automobile - ci ha detto Marco Buraglio - e come si può immaginare ha necessità di minimizzare i tempi di fermo del veicolo che ovviamente impattano sui costi e sui fatturati delle aziende. Da qui la nostra idea di realizzare punti di assistenza che sappiano andare incontro alle esigenze specifiche di chi utilizza un veicolo commerciale, con tecnici formati e dedicati appositamente ai veicoli commerciali, quindi preparati ad affrontare i problemi tipici o le manutenzioni specifiche che richiedono tali veicoli. Sempre in un’ottica di poter offrire ai nostri clienti la migliore esperienza di assistenza possibile, garantendo in questo modo la massima soddisfazione, viatico indispensabile per confermare la storia dei veicoli commerciali Ford che negli ultimi anni è quella di un grande successo”.


Quali sono le scelte che hanno consentito questo successo? “Ford, negli ultimi 7-8 anni, ha investito tantissimo sui veicoli commerciali. È stata completamente rinnovata la gamma e, a partire dal 2014, abbiamo avuto significativi trend di crescita sulle vendite. Siamo passati, a livello Italia, da quasi 4 mila veicoli venduti nel 2013, ai quasi 24 mila consuntivati nel 2018. Questo, grazie ad una gamma di prodotti che è la più ampia e la più versatile del mercato. Veicoli che, dalla piccola Fiesta Van fino al glorioso Transit, possono rispondere alle esigenze più diverse e più specifiche per ogni tipo di utilizzo. Quindi gli investimenti sui prodotti, sulle nuove e innovative tecnologie che caratterizzano tutti i nostri veicoli si riflettono positivamente sulle vendite e i piani di investimento saranno altrettanto importanti anche per i prossimi anni. A dimostrazione di quanto dico, quest’anno lanceremo tre nuovi modelli”. Nuovi o restyling? “Nuovo modello per il Grande Transit con importanti novità che riguardano sia lo stile che la funzionalità e un restyling con importanti contenuti per il Pick-up Ranger, a cui si accompagnerà l’arrivo della versione Raptor, un veicolo dalla doti straordinarie con un telaio, sospensioni e motore dedicati, capace di prestazioni eccezionali anche sui terreni più impegnativi.. Piacerà molto per la sua incredibile grinta, davvero unica e distinitiva”. Un tasto del telecomando fa partire un video sul monitor che abbiamo di fronte e l’incredibile Raptor si mostra con tutti i muscoli dei suoi tanti cavalli, compiendo evoluzioni da rally africano a velocità elevatissime. 

Laura Parolini che ascolta l’intervista ci confida: “È molto grintoso, sarà un pick-up capace di affrontare qualsiasi ostacolo e in grado di viaggiare a velocità sostenuta sui percorsi più impegnativi in fuoristrada, grazie ad un telaio completamente riprogettato rispetto al Ranger, con sospensioni e sistemi di ammortizzazione in grado di resistere a qualsiasi stress. Lo vedo benissimo sulle strade di montagna laddove i normali fuoristrada devono cedere il passo”. “Per Ford si tratta di un veicolo icona - interviene Buraglio. Il Raptor negli Stati Uniti viene associato all’F150, il pick-up per eccellenza. Per la prima volta arriva in Europa e, con quel frontale aggressivo e la grande scritta Ford sul frontale, si pone l’obiettivo di conquistare un pubblico eterogeneo che non desidera certo passare inosservato. È un veicolo molto performante destinato ad elevare l’immagine del nostro brand. L’altra e forse più importante novità per il 2019 sarà sul Transit e Tourneo Custom che con l’arrivo di una versione Plug-in Hybrid rappresenterà l’inizio del percorso di elettrificazione dei nostri modelli. Il Transit Custom è un veicolo straordinario che da quattro anni è oramai il leader incontrastato del segmento da 1 tonnellata. Il Tourneo Custom è il modello che nel corso del 2018 ci ha dato le maggiori soddisfazioni. Ford è infatti diventata per la prima volta leader in Italia anche nel sub-segmento del trasporto persone, storicamente dominato da Mercedes. 

GROSSE NOVITÀ PER I VEICOLI COMMERCIALI FORD. NEL CORSO DEL 2019 CI SARÀ UN RESTYLING DEL TRANSIT TOURNEO ANCHE CON IL RIVOLUZIONARIO MOTORE IBRIDO E DEBUTTERÀ IN ITALIA IL MUSCOLOSO RAPTOR, UN PICK UP DALLE PRESTAZIONI ESTREME PER CHI NON VUOLE PASSARE INOSSERVATO


LO STAFF AL COMPLETO CHE SI OCCUPERÀ DEI CLIENTI DEI VEICOLI COMMERCIALI FORD L’aspetto interessante che stiamo rilevando è che questo tipo di veicoli fino a 9 posti stanno sostituendo le grandi monovolume del passato. Infatti, riscontriamo che, il 40% delle vendite del Tourneo Custom, è destinato alle famiglie che trovano, in questi versatili veicoli, tanto spazio per portare tutti i bagagli, le biciclette, l’armamentario dei bebè ecc., unito ad un confort straordinario”. Perché il primo Centro Transit Service a Bergamo?  “Iperauto spa - prosegue Buraglio - è oggi il concessionario che in Italia meglio ci rappresenta sui veicoli commerciali, sia in termini di volumi che in termini di market share.  Per questo abbiamo scelto di creare un percorso dedicato per l’assistenza dei veicoli commerciali in una realtà come questa, che già da alcuni anni rappresenta Ford sul territorio di propria competenza in modo eccellente superando addirittura il costruttore nazionale, la Fiat. Questi risultati ci hanno imposto di realizzare un servizio di assistenza che diventasse la migliore esperienza possibile per i clienti, creando le condizioni per la loro fidelizzazione, minimizzando i tempi di fermo e garantendo la disponibilità di veicoli sostitutivi. Bergamo, grazie ad Iperauto spa è la prima realtà in Italia dove nasce il Transit Service dedicato ma contiamo in futuro di espandere questa esperienza anche in altre città e nei maggiori centri urbani. In Lombardia il mercato dei veicoli commerciali rappresenta il 25% dell’intero Paese e, considerando anche Veneto, Piemonte ed Emilia arriviamo addirittura quasi al 60%”. L’e-commerce sta dando un grosso impulso all’utilizzo dei veicoli per le consegne… “È il motivo per cui quest’anno, nonostante il Governo non abbia prorogato la misura del super ammortamento, che a partire dal 2016 aveva dato un po’ di fermento al mercato, nei primi tre mesi del 2019 il mercato è cresciuto del 10%. Si è creata una crescente domanda per i veicoli destinati alle consegne degli

acquisti su internet e, inoltre, il parco circolante italiano è ancora molto datato: più del 50% del parco italiano risponde infatti a normative precedenti alla Euro4.” Il veicolo commerciale si presta per il noleggio a lungo termine o si preferisce ancora l’acquisto? “I nostri clienti possono acquistare con noleggio a lungo termine- ci risponde questa volta Laura Parolini - ed il trend è certamente in aumento, ma esistono differenti scuole di pensiero: c’è chi sceglie il possesso del veicolo e chi preferisce pagare un canone mensile comprensivo di tutto. Dipende dalla tipologia di azienda e dall’utilizzo del veicolo. Ford offre soluzioni molto competitive su tutta la gamma”. A quando i veicoli commerciali elettrici di casa Ford? “A questo proposito - dice Buraglio – come vi ho già anticipato ci sono grosse novità in arrivo. L’idea di Ford è di avvicinarsi all’elettrificazione inizialmente (a partire già da Giugno di quest’anno sia su Transit/Tourneo Custom che su Transit) con una tipologia di veicoli Mild Hybrid, veicoli che saranno dotati di un motore termico accoppiato ad una macchina elettrica con la funzione di motore nelle fasi di partenza e accelerazione e alternatore per la carica della batteria da 48V/10Ah nelle fasi passive di decelerazione o frenata, che contribuirà in modo decisivo all’abbattimento dei valori di CO2 e di consumo rappresentando un’importante riduzione per quanto riguarda i costi di esercizio. Più avanti arriverà invece la grande novità di Ford per il 2019: a fine anno prevediamo infatti di lanciare un veicolo plug-in ibrido di nuova concezione: quindi non un veicolo cento per cento elettrico come invece hanno scelto di fare altri costruttori. La scelta tecnologica di Ford è di dotare il veicolo di un motore termico che ha la funzione di ricaricare le batterie per l’azionamento del motore elettrico di trazione. Quindi un mezzo dotato sempre di trazione elettrica e che non ha mai trazione derivante dal motore termico.


Questo permette di utilizzare il veicolo per entrare, ad esempio, in un centro storico, con emissioni zero. Si spegne il motore termico, con una riserva di autonomia di 50-60 km con l’elettrico e poi, una volta usciti dal centro storico si riattiva il motore termico che ricarica le batterie necessarie per far funzionare l’elettrico. Questo sistema plug in ibrido sarà montato sul Transit e sul Tourneo Custom e rappresenterà una novità assoluta per il mercato. Il vantaggio è che, rispetto ad altri veicoli sul mercato che quando hanno finito i 150 km di autonomia devono fermarsi a ricaricare per molte ore le batterie, il nostro veicolo ha praticamente un’autonomia infinita legata al normale consumo di carburante. Per esempio, dovendo andare da Bergamo a Milano, durante il percorso di avvicinamento al centro cittadino, funzionerà il motore termico caricando le batterie. Arrivati nell’area con le limitazioni ai veicoli inquinanti, si spegnerà il motore termico e si viaggerà in modalità 100% elettrico.

Prevediamo di lanciarlo verso la fine dell’anno. Ci crediamo molto perché riteniamo che non sia ancora il momento opportuno per il 100% elettrico, vuoi per una questione di costi, vuoi anche per le infrastrutture di ricarica non ancora capaci di soddisfare in pieno le necessità degli utilizzatori.. Nel breve termine è questa, per il nostro Paese, la scelta vincente, Il percorso verso l’elettrificazione”.

TRANSIT SERVICE Via dell’agro, 10 - Bergamo (ang. Via C. Correnti) Tel. 035 4203090 - officinacvbergamo@iperauto.it www.iperauto.it


CHI C’ERA

NUOVA VW T-CROSS MUSICA, DIVERTIMENTO E UN ESILARANTE SHOW DI OMAR FANTINI ISPIRATO AL GENIO DI LEONARDO DA VINCI PER IL LANCIO DEL NUOVO CITY SUV VOLKSWAGEN Un grande successo di pubblico per l’evento di presentazione di T-Cross, il nuovo City Suv Volkswagen, avvenuto lo scorso 11 aprile nello Showroom di via 5° Alpini. Le oltre 300 persone, accolte in un’arena trionfante di tecnologia, tra proiezioni delle macchine Leonardesche sulle quinte e musica in sottofondo, sono state accompagnate in un viaggio nel tempo e nello spazio a bordo della nuova T-Cross. Ad intrattenere il pubblico, il comico bergamasco Omar Fantini, che nelle vesti di divulgatore scientifico ha raccontato, con spirito e leggerezza, come Leonardo Da Vinci e la neonata in Casa Volkswagen, la nuova T-Cross, coesistano concettualmente. Le sapienti intuizioni del genio di Da Vinci hanno reso possibile la tecnologia attuale: dalle macchine leonardesche all’innovazione presente e futura il viaggio è stato lungo, coerente e affascinante. L’evoluzione delle idee di Leonardo, raccontata da Fantini in modo originale e suggestivo, ha portato al progresso sintetizzato nel nuovo City Suv Volkswagen. “Per il lancio di T-Cross desideravamo un evento che realizzasse appieno lo slogan scelto da Volkswagen MoreThanOneThing - ha spiegato Gianmaria Berziga, Direttore Generale Gruppo Bonaldi: una serata che fosse “Molto più di una cosa sola”, culturale e spettacolare insieme. Un evento che sapesse raccontare l’evoluzione della tecnologia applicata alla meccanica e allo stesso tempo fosse capace di emozionare il nostro pubblico. Siamo nell’anno in cui si celebra il 500° Anniversario della morte di Leonardo Da Vinci, uomo d’ingegno, talento universale e poliedrico, così abbiamo pensato di offrirgli un tributo speciale”. La nuova T-Cross è versatile, pratica, flessibile. Il design indipendente, l’abitacolo personalizzabile e il ricco allestimento la rendono un’accattivante proposta nel segmento delle compatte. Attualmente sono disponibili due motori turbo da 1 litro. Con 95 CV e 115 CV che garantiscono una propulsione allo stesso tempo dinamica ed efficiente. La trazione è anteriore. Per la versione da 95 CV viene impiegato un cambio manuale a 5 marce, mentre per la versione di potenza superiore si può scegliere tra un manuale a 6 marce o un automatico doppia frizione DSG a 7 marce.

Ph. Paolo Biava- Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


Volkswagen T-Cross - More than one thing La T-Cross è versatile, pratica, flessibile e amplia l’offerta di SUV e crossover Volkswagen. Il design indipendente, l’abitacolo personalizzabile e il ricco allestimento la rendono un’accattivante proposta nel segmento delle compatte. Per il lancio iniziale sono disponibili due motori turbo da 1 litro. Con 95 CV e 115 CV che garantiscono una propulsione allo stesso tempo dinamica ed efficiente. La trazione è anteriore. Per la versione da 95 CV viene impiegato un cambio manuale a 5 marce, mentre per la versione di potenza superiore si può scegliere tra un manuale a 6 marce o un automatico doppia frizione DSG a 7 marce. La T-Cross completa la gamma di SUV e crossover Volkswagen. È un SUV urbano che, con i suoi 4,11 metri di lunghezza e 1,58 metri di altezza, supera la Polo rispettivamente di 54 mm e 138 mm. Nella sua categoria costituisce, sotto diversi aspetti, un nuovo standard. Già la versione Urban soddisfa praticamente tutte le esigenze in fatto di praticità, versatilità, sicurezza e connettività. Inoltre, sono disponibili svariate possibilità di combinazione e allestimento che permettono un’ulteriore personalizzazione. Tre cilindri dinamico ed efficiente La compatta T-Cross viene inizialmente lanciata con due motori a benzina a tre cilindri. Derivano dall’EA211 che è già stato utilizzato con successo su diversi modelli Volkswagen. Nella T-Cross il motore è da 1 litro ed eroga 95 o 115 CV. Nella versione da 95 CV, è abbinato a un cambio manuale a 5 marce; nei motori di potenza maggiore, invece, il cambio è manuale a 6 marce o automatico doppia frizione DSG a 6 marce. Il DSG dispone di due programmi di guida: Normal e Sport. La T-Cross con motore da 95 CV accelera da 0 a 100 km/h in 11,5 secondi e raggiunge una velocità massima di 180 km/h. Con il motore da 115 CV sono sufficienti 10,2 secondi (cambio manuale) per accelerare da 0 a 100 km/h; la velocità massima è di 193 km/h. I due motori a tre cilindri si accontentano di 4,9 litri di benzina per percorrere 100 chilometri. Successivamente si aggiungerà il Turbodiesel 1.6 TDI da 95 CV con cambio manuale o DSG.


Modernissimi sistemi di assistenza Per assicurare in ogni momento una guida sempre confortevole e sicura sono disponibili i più moderni sistemi di assistenza: la T-Cross è ampiamente dotata di tecnologie di sicurezza precedentemente riservate a veicoli di segmento superiore, diventando così uno dei SUV compatti più sicuri della categoria. Dispone di una gamma particolarmente ampia di sistemi di assistenza alla guida che riducono a priori il pericolo di collisione e aumentano il comfort di marcia. Questi comprendono, di serie su tutta la gamma, il rilevatore di stanchezza del guidatore Fatigue Detection, il sistema di monitoraggio della distanza Front Assist con riconoscimento pedoni e funzione di frenata di emergenza City, l’assistente al mantenimento della corsia Lane Assist, l’assistenza alla partenza in salita e il sistema proattivo di protezione degli occupanti, oltre all’assistente di cambio corsia con rilevamento dell’angolo cieco Blind Spot Detection e all’assistente di uscita dal parcheggio Rear Traffic Alert. A richiesta è anche possibile avere la regolazione automatica della distanza ACC (di serie a partire dall’allestimento Style) e il dispositivo di parcheggio automatico Park Assist.


Connettività di utilizzo intuitivo La T-Cross offre ai più esigenti un collegamento in rete e al mondo esterno del massimo livello. L’uso e la personalizzazione delle funzioni a bordo sono molto intuitivi. Fino a quattro porte USB e la ricarica wireless (induttiva) assicurano un collegamento in rete ottimale e tutta l’energia necessaria per gli smartphone. L’app Volkswagen Connect è un assistente di guida personale che rende più semplice l’utilizzo della T-Cross. Collega il guidatore al veicolo e su richiesta fornisce informazioni sulla condizione del veicolo, il percorso e lo stile di guida. Per tutto ciò sono necessari solo tre elementi: uno smartphone, l’app Volkswagen Connect, scaricabile gratuitamente da App Store o Google Play, e il Volkswagen Connect DataPlug montato di serie. L’App e DataPlug sono collegati tra loro tramite Bluetooth. Naturalmente la protezione dei dati è assicurata da una crittografia end-to-end. In questo modo vengono protetti sia la tecnologia sia i dati del Cliente. Volkswagen Connect offre molti strumenti intelligenti che danno informazioni importanti, offrono assistenza o semplicemente forniscono intrattenimento. Esterni dal carattere forte e indipendente Indipendente e allo stesso tempo familiare: ecco come si presenta la nuova T-Cross. L’aspetto è caratterizzato da un cofano motore dominante, da un’ampia calandra del radiatore con proiettori integrati alle estremità e dalle caratteristiche linee orizzontali sulle fiancate. La zona posteriore muscolosa sottolinea il suo carattere energico, mentre la nuova banda riflettente incorniciata da una mascherina nera che si estende trasversalmente sulla parte posteriore esalta visivamente la larghezza del veicolo. La T-Cross offre un accesso comodo dalle quattro ampie porte: un vantaggio fondamentale offerto dal pianale modulare trasversale, che permette il posizionamento dell’assale anteriore molto più in avanti. Il passo lungo 2,55 metri crea i presupposti per un abitacolo dalle dimensioni generose che accoglie fino a cinque persone. Il volume del bagagliaio va da 385 a 455 litri. In un attimo, grazie al divano posteriore ribaltabile, la T-Cross raggiunge un volume di carico fino a 1.281 litri.


VW T-CROSS 1.0 TSI Urban BMT. Valori massimi: consumo di carburante (l/100 km): ciclo combinato 5.8 - emissioni CO2 (g/km): ciclo combinato 112

Abitacolo pratico e flessibile Grazie alla posizione rialzata dei sedili (conducente e passeggero siedono a 597 mm dalla sede stradale, i passeggeri posteriori a 652 mm) e alla buona visibilità, i passeggeri godono di una migliore visibilità. Le dimensioni generose dell’abitacolo danno la sensazione di essere in una vettura più grande. Inoltre, l’interno è adattabile con la massima flessibilità, rapidamente e in modo straordinariamente semplice alle esigenze più diverse. Per cominciare, il divano posteriore può essere fatto scorrere di 14 centimetri in modo da ampliare il vano piedi dei passeggeri posteriori o il volume del vano bagagli, a seconda delle esigenze. La flessibilità viene aumentata dallo schienale del sedile posteriore, diviso in due parti con un rapporto 60:40 e ribaltabile in parte o completamente, per terminare con uno schienale del sedile del passeggero reclinabile (di serie in base all’allestimento) che, in combinazione con il divano posteriore sdoppiabile, offre spazio sufficiente per trasportare anche oggetti molto lunghi.

I pacchetti di allestimento Il City SUV Volkswagen può essere ulteriormente personalizzato e arricchito con un equipaggiamento speciale opzionale e diversi interessanti pacchetti. Già nella versione di ingresso Urban sono presenti fari posteriori e luci diurne a LED, climatizzatore manuale, computer di bordo, radio Composition Media con display da 8”, divano posteriore scorrevole, sedile del conducente regolabile in altezza, limitatore di velocità, Front Assist con rilevamento pedoni e Lane Assist. La variante di allestimento di livello superiore Style offre inoltre, per esempio, volante multifunzione, cruise control adattivo ACC, sedile del passeggero regolabile in altezza, cassetto sotto il sedile del passeggero e cerchi in lega leggera da 16”. Il terzo allestimento Advanced include, in aggiunta, gruppi ottici anteriori a LED, volante multifunzione rivestito in pelle, sedili anteriori sport/comfort, illuminazione ambiente e cerchi in lega leggera da 17”. La Volkswagen offre anche pacchetti design che comprendono, tra l’altro, sedili con esclusivo rivestimento Diag Neutral, Diag Orange o Diag Turquoise. Sono anche disponibili pacchetti R per gli esterni e gli interni.

BONALDI MOTORI S.P.A. - Concessionaria Volkswagen Via V° Alpini, 8 - Bergamo - Tel. 035 4532711 www.bonaldi.it


CHI C’ERA

L’UOMO SU MISURA FIRMATO LARIO BERGAUTO E MODAMICA Venerdì 22 marzo e sabato 23 la concessionaria BMW Lario Bergauto ha organizzato un esclusivo test drive con la nuova BMW Serie 3 berlina durante le giornate dell’evento L’Uomo Su Misura proposte dal negozio d’abbigliamento Modamica di Valbrembo. Una “due giorni” all’insegna dell’artigianalità italiana e dell’eleganza maschile. Un appuntamento per realizzare il proprio guardaroba personalizzando i capi d’abbigliamento più graditi tra abiti, pantaloni, gilet, camicie e scarpe potendo contare sulla consulenza di sarti e mastri pellettieri messi a disposizione dai più rinomati brand italiani. Questo grazie anche alla partecipazione di Lardini, icona di stile della moda italiana da oltre 40 anni, Doucal’s, produttore marchigiano di scarpe dal ’73, ormai conosciuti in tutto il mondo, e Rossi camiceria anch’essa con più di 40 anni di storia. Stile ed esclusività, come detto, anche alla guida dal momento che in quest’occasione i clienti hanno avuto l’opportunità di provare la nuova BMW Serie 3, la berlina sportiva dotata di una tecnologia estremamente all’avanguardia grazie all’Intelligent Personal Assistant, l’intelligenza artificiale di ultima generazione non ancora presente sulle vetture della concorrenza di pari categoria. Molteplici gli apprezzamenti ricevuti al termine dell’evento dalle due realtà commerciali, Modamica e Lario Bergauto, accomunate da un target di clientela da sempre innamorato dell’eleganza e dello stile. La nuova BMW Serie 3 non era l’unica vettura esposta a far bella mostra di sè: presso la colonnina di ricarica elettrica predisposta all’ingresso di Modamica della quale tutti i clienti possono usufruirne, infatti, era esposta anche la vettura elettrica BMW i3, un vero e proprio concentrato di stile moderno e sostenibilità coerente.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


Tutti i colori della primavera firmati Belli & Ribelli, lo store dove potete trovare tutto il “best of” di selezionatissimi brand… per bimbi e ragazzi so cool! E per tutte le anteprime o ordini on-line basta collegarsi alla pagina Instagram per ricevere direttamente a casa tutti i look più dandy! Da Belli & Ribelli - Via Piemonte, 105 Urgnano (Bg) - Tel.035.896903 Facebook: @belliribelliabbigliamento Instagram: @bellieribelli

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Da Healthy puoi mangiare cibo semplice, salutare e stagionale È di fondamentale importanza una corretta nutrizione per la salute dell’individuo e dell’ambiente. Per questo motivo da Healthy sono molto attenti alla provenienza e alla preparazione dei piatti: prodotti a km 0 e metodi di cottura semplici e puliti rappresentano due caratteristiche peculiari. L’idea nasce dal desiderio di costruire una comunità di persone che apprezzano il cibo vero, quello coltivato e prodotto con tanta fatica e amore dai coltivatori locali, i quali utilizzano metodi di coltivazione antichi, rifiutando l’ausilio di additivi chimici. Seguendo questo ideale, ma anche quello della freschezza, della trasparenza, della sostenibilità e dell’equilibrio di ciascun prodotto, da Healthy potete trovare piatti equilibrati che contengono i giusti valori nutrizionali e che forniscono dunque tutti gli elementi necessari per un pasto nutrizionalmente bilanciato.

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Ex Africa

storie e identità di un’arte universale Testo di Elio Revera - www.artidellemaninere.com

INAUGURATA A BOLOGNA LO SCORSO 29 MARZO LA MOSTRA D’ARTE AFRICANA PRODOTTA DA CMS.CULTURA DI BOLOGNA E CURATA DA EZIO BASSANI E GIGI PEZZOLI, CON IL CONTRIBUTO DI STUDIOSI ITALIANI E STRANIERI, IN MEMORIA DELLO STESSO BASSANI, SCOMPARSO IMPROVVISAMENTE DURANTE I LAVORI DEL PROGETTO E FIGURA ALLA QUALE SI DEVE LA DIFFUSIONE DELLA CONOSCENZA DELL’ARTE AFRICANA NEL NOSTRO PAESE “Ex Africa semper aliquid novi”, così scriveva Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. Da qui parte la genesi della mostra allestita per raccontare come si intreccino vicende africane ed europee, dall’antichità a oggi,  attraverso “storie” d’arte, di identità, di viaggi e di incontri, partendo dalle cronache dei viaggi e dei primi contatti tra europei e africani. Una mostra curata da Ezio Bassani e Gigi Pezzoli, con il contributo di studiosi italiani e stranieri, ed in memoria dello stesso Bassani, scomparso improvvisamente durante i lavori del progetto e figura alla quale si deve la diffusione della conoscenza dell’arte africana nel nostro Paese. La mostra si avvale di un Comitato scientifico e curatoriale internazionale, composto da Pierre Amrouche, Ezio Bassani, Bernard De Grunne, Armand Duchateau, Micol Forti, Gigi Pezzoli ed Elio Revera. Sono inoltre previsti  i contributi di Alessandra Brivio, Malcolm McLeod, François Neyt ed Anne Vanderstraete. L’esposizione è articolata in più sezioni: dalla qualità formale espressa in opere di grande e piccola dimensione, agli oggetti antichi dei celebri regni africani insieme alle maschere, alle figure rituali e di potere.

Per l’eccezionalità dei prestiti, la mostra ‘Ex Africa - storie e identità di un’arte universale’ è pensata appositamente e unicamente per Bologna e non potrà quindi avere altre sedi


Semplicemente Arte: Ezio Bassani, Gigi Pezzoli, Elio Revera Un’ampia selezione di figure rituali e di maschere provenienti dai più importanti musei europei e dalle più celebri collezioni e, insieme agli oggetti di grandi dimensioni, un gruppo di miniature in bronzo utilizzate per pesare la polvere d’oro. Un’arte antica: Bernard De Grunne Il caso Mande, 1000 anni di arte del Mali: il più importante patrimonio di statuaria lignea e in terracotta del medioevo africano, Dogon e Tellem, databile a partire dall’XI sec., per una storia dal fascino senza tempo. Un’arte di corte: Armand Duchateau Una straordinaria selezione dei tesori dell’antica città-stato di Ife, che gli scopritori europei  attribuirono a un Fidia dell’Equatore; bronzi del celebre regno del Benin, il Palazzo Reale , con gallerie imponenti, come quelle della Borsa di Amsterdam, decorate con placche di arte raffinata, descritti nel 1668. XX secolo: L’Europa guarda l’Africa: Micol Forti In questa sezione si dà conto del dialogo straordinario, avvenuto nei primi anni del XX secolo, tra la cultura artistica dell’occidente e la cultura visiva africana, la cosiddetta Art Nègre, nella quale gli artisti della Avanguardie storiche riconoscevano un’originarietà arcaica della forma e del suo valore simbolico e spirituale. Non creazione anonima ma arte di artisti: Bernard De Grunne La sezione propone alcuni esempi di identificazione di personalità artistiche o di specifici atelier, che consentono di superare lo stereotipo di un’arte senza autori. Gli avori Afro portoghesi: Ezio Bassani Saliere, cucchiai, impugnature per daghe, pissidi e olifanti del XV e XVI secolo, destinati alle collezioni principesche e alle Wunderkammer europee, commissionate, a partire dalla metà del XV secolo, dai navigatori portoghesi ad artisti africani.

Ex Africa

storie e identità di un’arte universale


Mostra di “Scultura Negra”, Venezia 1922: Gigi Pezzoli Viene riproposta, con una selezione di opere, la prima pionieristica esposizione di arte africana in Italia, svoltasi presso il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia nel 1922. Un’estetica “diversa”. Ordine e disordine nell’arte vodu: Pierre Amrouche Quella del vodu è un’arte materica, accumulativa, impregnata di sacralità, in continuo divenire, opere intrise di religiosità, connettori del passato e dell’oggi, una selezione di pezzi per la prima volta in Italia. Arte africana contemporanea: Micol Forti Opere che nascono dal confronto tra un’eredità culturale e spirituale che si intrecciano, talvolta scontrandosi, con lo sguardo rivolto all’occidente, affermando comunque e sempre una precisa identità, senza negare la possibilità di contaminazioni. Nella sezione che ho curato, Semplicemente Arte, ho inteso affrontare il tema dell’identità iconica delle immagini dell’arte tribale che, come quelle occidentali, sono espressione di uno statuto  parimenti significativo ed, in certi casi, ben più potente e vivificante di quello occidentale. L’Arte dell’Africa è infatti depositaria di uno specifico e peculiare statuto iconico e, per questo motivo, è indispensabile l’approfondimento e la definizione di una teoria propria delle immagini, in cui esse appaiano come protagoniste attive e non semplicemente come oggetto di complemento esotico, bizzarro e sostanzialmente incomprensibile. La definizione dei presupposti teorici di tale statuto e la ricerca dei suoi strumenti interpretativi è il filo conduttore del mio lavoro che mi ha guidato nella compilazione delle note che accompagnano le immagini delle opere esposte. La mostra infatti si avvale di un prezioso catalogo edito dalla  SKIRA, Milano. Ex Africa é resa possibile grazie alla collaborazione di alcuni tra i più importanti Musei e Collezioni internazionali,  da cui provengono le oltre 270 opere in esposizione.

MUSEI PRESTATORI:

Abuja, The National Commission for Museums and Monuments of Nigeria Amburgo, MARKK – Museum am Rothenbaum Amburgo, Museum für Kunst und Gewerbe Berg en Dal, Nationaal Museum van Wereldculturen Bologna, Museo Civico Medievale Colonia, Rautenstrauch-Joest-Museum Copenaghen, The National Museum of Denmark Dresda, Rüstkammer, Staatliche Kunstsammlungen Dresden Dresda, Staatliche Kunstsammlungen Dresden, Museum für Völkerkunde Dresden Firenze, Museo di Antropologia e Etnologia, Sistema Museale di Ateneo, Università degli studi di Firenze Firenze, Tesoro dei Granduchi, Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi Francoforte, Weltkulturen Museum Lisbona, Museu da Sociedade de Geografia Lisbona, Museu Nacional de Etnologia Modena, Galleria Estense, Gallerie Estensi Monaco, Museum Fünf Kontinente Neuchâtel, Musée d’Ethnographie Parigi, Musée du quai Branly – Jacques Chirac Roma,  Musei Vaticani Roma, Museo delle Civiltà-Museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini” Rotterdam, Wereldmuseum San Pietroburgo, Museo statale Ermitage Torino, Armeria Reale, Musei Reali di Torino Venezia, Museo di Storia Naturale Vienna, Weltmuseum Zurigo, Museum Rietberg Zurigo, Völkerkundemuseum der Universität

Ex Africa, storie e identità di un’arte universale Bologna, Museo Civico Archeologico Fino all’8 settembre 2019 www.mostrafrica.it


CHI C’ERA

CAVIALE E BOLLICINE L’ECCELLENZA ITALIANA A TAVOLA LO SCORSO 20 MARZO A MILANO PRESSO LA SEDE BANCA MEDIOLANUM DI VIA SANTA MARGHERITA Una cena esclusiva tra bollicine e caviale in compagnia di Calvisius e le cantine più prestigiose della Franciacorta, alla scoperta di segreti e curiosità. La serata, ideata dall’Ufficio dei Consulenti Finanziari di Banca Mediolanum e condotta all’interno della prestigiosa sede di Banca Mediolanum nel cuore di Milano, è stata allietata da una cena placèe curata dallo Chef Umberto De Martino (stella Michelin) in collaborazione con lo Chef Alberto Riboldi (Castello Malvezzi).


luigi radici

Vito Emilio Filì- Fotografie Paolo Biava

c’è fame di cultura ma viene consumata in fretta


INTERVISTA A LUIGI RADICI Iniziamo i dialoghi con gli artisti che operano sul nostro territorio e che hanno dato, con le loro attività culturali, prestigio alla città e negli ambiti dove si sono proposti attraverso mostre ed eventi. Presentiamo Luigi Radici, un artista conosciuto per aver dedicato gran parte della sua vita all’arte visiva attraverso un linguaggio composto da segni grafici, forme, alfabeti, carichi di una spiccata sensibilità poetica e letterale. Gentilissimo Maestro in quale ambiente culturale si è formato e quali luoghi sono stati più significativi nella sua esperienza artistica? “Inizialmente, se non consideriamo la passione per la materia scolastica di Educazione Artistica, in ambito lavorativo, facevo il tipografo (avevo appena compiuto 14 anni) e per lavoro mi capitava di mischiare gli inchiostri da stampa, da lì è scattata la pulsione e l’interesse verso la pittura. Dopo gli anni della tipografia, mi sono iscritto all’Accademia Giacomo Carrara di Bergamo dove, mi sono diplomato. Gli anni da studente mi hanno consentito di conoscere e approfondire il mondo dell’arte e di allargare i miei orizzonti culturali oltre alla preparazione tecnica che la scuola di quel tempo esigeva.

Grazie all’incontro con artisti, musicisti e scrittori che in quegli anni frequentavano il mio studio in Bergamo, potevo confrontarmi in campi dove l’arte veniva applicata sotto forma di musica, teatro, racconto ecc. Chiamato più tardi a insegnare nella stessa accademia dove mi sono diplomato, ho avuto modo di condividere esperienze umane e artistiche con generazioni di studenti che si stavano affacciando nel mondo dell’arte”. Perché il linguaggio carico di icone e simbologie dei consumi o semplicemente nuove forme di natura morta sulle nostre tavole... troviamo al supermercato l’arte, il misticismo o la poetica, già pronta... in scatola? “Creo e utilizzo segni/icone/figure riconoscibili che fanno parte del “contorno” delle immagini quotidiane, in altri casi attingo alla miniera di situazioni in cui ci possiamo trovare nel corso della nostra giornata: una battuta fatta al telefono, un brano musicale particolarmente emozionante, una gonna curiosa indossata da un’amica... insomma, tutti quegli elementi che fanno scattare l’immaginazione e la creatività, anche se ai più possono sembrare banalità. È grazie alla curiosità e alla costante osservazione della realtà che trovo il materiale per distillare nuove opere”. Penso all’edonismo Reganiano degli anni’80, ritiene che quegli anni sono stati di stimolo per una innovativa filosofia estetica alla storia dell’arte? Come li ha vissuti? “Sono stati anni intensi e attivi ma anche bui, si percepiva ancora il triste strascico e il peso del piombo dei ‘70 che, in certi ambienti si sentiva e si sarebbe fatto sentire ancora con la cosiddetta “strategia della tensione.


LUIGI RADICI: c’è fame di cultura ma viene consumata in fretta


In ambito artistico, la riscoperta, dopo gli anni concettuali, della pittura-pittura, è stata uno stimolo per noi artisti legati ad una tecnica che potremmo definire “jazz” a proseguire, senza sentirci per questo emarginati con la propria ricerca”. Sempre di quel periodo ci sono stati dei filosofi o dei libri in cui si è riconosciuto o ispirato? “Devo ammettere che libri di filosofia non ne ho mai letti, lacuna, e persisto a non leggerne e guru che mi abbiano influenzato tanto meno. Leggevo poco, per fortuna ora molto di più, romanzi di scrittori contemporanei e non disdegno riletture dei classici, in ogni caso letture che possono stimolare idee per nuovi progetti. Per quelli d’arte, mi fermavo alle “figure”, ho una biblioteca molto variegata. Sembrerà assurdo ma, al di là degli artisti visivi, che qui non sto a citare per ragioni di spazio, uno in particolare che vorrei citare e mi ha influenzato maggiormente è un musicista: Frank Zappa, per la sua ironia dissacrante”. Cosa ne pensa dell’attuale panorama del sistema arte. Le chiedo una riflessione per le gallerie d’arte, possono ancora rivestire ruoli di cultura? Sono ancora importanti canali commerciali per gli artisti? “Il sistema attuale dell’arte è piuttosto confuso, c’è fame di cultura ma viene consumata in fretta (fast-art), poco rimane in memoria. Si bada più all’estetica tecnica con faraoniche installazioni, una specie di barocchismo. Tanto vale seguire un concerto di musica pop che propone uno spettacolo coinvolgendo tutti i sensi. Le gallerie hanno perso il loro ruolo propositivo, a parte le eccezioni che trattano opere rivolgendosi a mercati internazionali gruppi di investitori non più collezionisti, che passano di mano azioni dove il fine è il massimo profitto. Nel circuito museale l’ingerenza di queste gallerie è molto alta e di conseguenza i direttori non curiosano più negli studi degli artisti “local”. Molti artisti stanno sperimentando canali che sono avulsi dalle gallerie, soprattutto creandosi o appoggiandosi su piattaforme on-line per poter raggiungere una platea più vasta di pubblico anche se, a mio parere, il contatto “live” con l’opera è indispensabile”. Ritiene che l’Interiorismo (movimento di moda in questo periodo per il design d’interni) sia positivo per l’arte?.. la casa è la nuova galleria o il nuovo tempio museale?... Mettere un quadro vicino a due sedie fa già arte? Il salone del mobile aiuta la cultura?

“Se mi avesse fatto questa domanda all’inizio della mia attività di artista, mi sarei scandalizzato. Solo pensare di esporre in un ambito che non fosse quello delle gallerie era da ritenersi offensivo. Attualmente, ritengo sia più facile vedere un‘opera installata nel suo contesto naturale dell’ambiente dove tutti i giorni viviamo e dove troverebbe la sua naturale collocazione questo può stimolare al suo acquisto. Ci sono abitazioni che hanno interessanti collezioni d’arte, non ritengo però di poterle eleggere a templi museali. Per quanto riguarda i saloni del mobile direi che più della cultura aiutano il business delle case produttrici e d’altronde, i saloni sono nati per questo motivo”. Quando vedremo la sua prossima esposizione? “Ho in programma due interessanti progetti nei quali sono coinvolto come coordinatore ed espositore: l’organizzazione di un parco scultura permanente in Toscana in compagnia di alcuni artisti che verrà realizzato nel biennio 2019-2020 e una collettiva in una cittadina della bassa bergamasca che si inaugurerà a ottobre di quest’anno”. Chi è il suo pubblico e quali sono i mezzi con i quali riesce a comunicare con esso? “È un pubblico molto variegato che ha dalla sua parte la passione per l’arte, senza condizionamenti dettati da mode o tendenze del momento. Amici e conoscenti che mi seguono, alcuni da parecchi anni, sostenendo il mio percorso artistico. In altri casi aziende che, attraverso commissioni, mi hanno consentito di installare opere in ambienti aperti al pubblico. Per la comunicazione mi avvalgo di un sito web facente funzione di biglietto da visita, la conoscenza delle persone e il passaparola. Quando c’è l’opportunità di partecipare, attraverso le mostre”. La famiglia delle arti visive si è allargata ormai da tempo ai nuovi linguaggi tecnologici. Lei lavora con le nuove tecnologie oppure le introduce solamente come simboli di un’epoca in cerca d’identità? “Principalmente utilizzo il computer per avere un’idea di massima e risolvere rapidamente alcuni processi progettuali. Non elaboro immagini ne realizzo video almeno sino a quando non ne vedrò la necessità. In fin dei conti sono mezzi che possono essere utili soltanto per raggiungere il fine: il contenuto”.


CHI C’ERA

TRASFORMARE LA CRISI IN OPPORTUNITÀ DI BUSINESS SALGONO DEFICIT E DEBITO PUBBLICO; IL PIL 2019 SARÀ PARI ALLO 0,2%. SONO I NUOVI NUMERI DELL’ECONOMIA ITALIANA, ALLA LUCE DELLA NUOVA CONGIUNTURA CHE HA CARATTERIZZATO LA FINE DEL 2018 E L’INIZIO DEL 2019 Trasformare questo momento di crisi in occasione per trovare idee e opportunità di business, imparare a gestire al meglio i rischi, superare le paure che ci rendono meno efficienti.Tutto allettante, ma come si fa in pratica? Centodieci è Progresso è l’evento svoltosi a Milano venerdi 12 aprile 2019 presso la centralissima sede di Banca Mediolanum, pensato per migliorare come persone e professionisti, acquisendo mezzi e conoscenze per affrontare il futuro al massimo delle potenzialità. Nel seminario di due ore il manager di Banca Mediolanum Giancarlo Orsini ha guidato i partecipanti attraverso un percorso multidisciplinare ricco di spunti, informazioni e visioni.


una mclaren tutta in Lego CI SONO VOLIUTI QUASI MEZZO MILIONE DI MATTONCINI PER COSTRUIRE LA McLAREN SENNA LEGO® IN SCALA REALE La McLaren Senna LEGO® in scala, 1:1, è stata creata in tutta segretezza da assemblatori specializzati che hanno lavorato senza sosta per quasi 5.000 ore di lavoro. Una cosa alquanto fuori dal comune per McLaren, la LEGO Senna è una sorta di peso massimo nella categoria, portando la bilancia a 1700kg – 500kg in più del modello McLaren Senna del quale tutte le unità furono venduto al momento in cui fu annunciata nel 2017.

Costruita per fare “clic” con i fans in tutto il mondo, questa sorprendente Senna è la versione più realistica e ambiziosa mai realizzata da LEGO di una McLaren


Assemblata con una tonnellata di mattoncini LEGO, non saremo in grado di metterci alla guida sulla strada, ma gli appassionati grandi e piccini, possono salire a bordo, mettersi al volante, schiacciare il bottone dello start posizionato sul tetto e sentire una simulazione sonora del ruggito del propulsore della vettura da 208mph. Inoltre sul modello in scala sono funzionanti come sulla vettura reale, le luci ed il sistema di infotainment. I fans sia del mattoncino sia della McLaren Senna avranno presto l’occasione di ammirarla in uno dei numerosi eventi in programma attraverso il mondo. Questa incredibile riproduzione, della vettura stradale ma pensata per la pista è il modello di McLaren che nasce dalla partnership tra McLaren Automotive e LEGO Group, l’iconico creatore di giocattoli danese. La Senna realizzata con i mattoncini porta il gioco della costruzione dei modellini su tutt’altro piano, che si riflette in una McLaren della Ultimate Series. I numeri del progetto sono incredibili: in totale 467,854 singoli pezzi LEGO® sono stati impiegati per la costru-

zione, che sono quasi 200,000 pezzi in più di quelli utilizzati per costruire, due anni fa, il modello della 720S. L’assemblaggio, non si è mai fermato ed ha richiesto l’impiego di 10 modellisti specializzati e 2.725 ore per unire tutti i pezzi della LEGO McLaren Senna, il che equivale a 9 volte più del tempo necessario, per il meticoloso assemblaggio a mano di ogni singola vera Senna (300 ore). Unendo il design e lo sviluppo ci sono volute un totale di 4.935 ore per la creazione del modello e cha ha richiesto il contributo di 42 uomini e donne della squadra di costruzione della LEGO. La McLaren Senna è la prima LEGO® McLaren ad incorporare componenti degli interni come la vettura reale, sottolineando cosi la sua autenticità. L’abitacolo fortemente focalizzato sul guidatore vede il leggero sedile in fibra di carbonio, il volante ed i pedali della vera Senna. La vettura sfoggia anche i veri badge e cerchi McLaren ed i pneumatici Pirelli sono identici a quelli specificati per la vettura reale. Le portiere diedrali sono fatte di mattoncini LEGO® e sono facilmente rimovibili per facilitare l’accesso delle persone all’abitacolo. Per riflettere con tanta precisione l’ethos ove la forma segue la funzione, ma in mattoncini di plastica, ha richiesto mesi di lavoro sia di design e di sviluppo, che ha coinvolto entrambe le squadre di McLaren e LEGO.

Il rivestimento dei mattoni si completa con la finitura in Victory Grey per il colore dei mattoncini con a contrasto degli highlights in arancione, come l’edizione della McLaren Senna LEGO Speed Champions lunga 15 cm e composta da 219 pezzi, disponibile sul mercato da inizio anno al costo di € 14,99. Per i giovani proprietari del modellino giocattolo, poter ammirare la gemella ma a misura d’uomo promette di essere un’esperienza magica che lascia senza fiato.


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A cura del Direttore Sanitario Doryan Medicina Estetica Dr. Gianluca Doria

LA TOSSINA BOTULINICA PER IL RINGIOVANIMENTO DEL VISO ELIMINARE LE RUGHE, SOPRATTUTTO QUELLE DINAMICHE CHE SI FORMANO CON LE ESPRESSIONI FACCIALI, È POSSIBILE: GRAZIE ALL’IMPIEGO DELLA TOSSINA BOTULINICA DI TIPO A SI OTTENGONO RISULTATI EFFICACI E DURATURI CHE DONANO UN ASPETTO FRESCO E NATURALE

La tossina botulinica di tipo A è una neurotossina estratta dal clostridium botulinum utilizzata ormai da anni e in totale sicurezza in medicina estetica per il trattamento delle rughe dinamiche, ovvero quelle rughe che sono dovute al movimento continuo di muscoli mimici o di gruppi di muscoli mimici. Il trattamento classico che si effettua con questo tipo di tossina interessa in particolare il terzo superiore del viso perché è indicata per il trattamento delle rughe glabellari (ovvero le due rughe verticali generate dalla continua contrazione del muscolo corrugatore e depressore del sopracciglio), per la ruga orizzontale posta alla radice del naso determinata dal ripetuto contrarsi del muscolo procero e per le rughe orizzontali favorite dalla continua contrazione del muscolo frontale. È possibile, però, utilizzare la tossina botulinica anche in altri distretti corporei, in particolare per andare a limitare l’azione del muscolo orbicolare dell’occhio che determina la formazione delle cosiddette ‘zampe di gallina’, per andare a correggere le rughe dinamiche del sorriso (smile lines) che si formano nella parte laterale del naso, per levigare le rughe della marionetta che si riscontrano tra il naso e gli angoli della labbra e tra gli angoli della bocca e il mento, fino ad arrivare a correggere il cosiddetto gummy smile o sorriso gengivale, condizione in cui, sorridendo, una persona mostra un’eccessiva visibilità soprattutto delle gengive superiori.

Esiste anche la possibilità di diluizioni più alte della tossina botulinica per correggere altri inestetismi del volto, non solo quelli del terzo superiore ma anche del terzo medio e terzo inferiore: in questi casi, però è più opportuno parlare di microbotox ovvero delle microgocce di botox estremamente diluite in fisiologica che sono in grado di andare a ridurre o correggere molteplici imperfezioni del viso. In generale, le rughe dinamiche, cioè quelle che si formano solo durante il movimento, sono le più facili da trattare; le rughe che sono presenti anche in statica, ovvero le rughe che permangono anche senza movimento di quei gruppi muscolari, invece, rispondono tendenzialmente in maniera parziale e più lenta rispetto a quelle precedentemente descritte. La tossina botulinica deve essere sempre utilizzata in maniera naturale, in modo tale da non andare ad inibire completamente la contrattilità del muscolo o dei gruppi muscolari interessati dalla somministrazione. Dopo un’attenta anamnesi ed un’approfondita visita medico-estetica, infine, è necessario confrontarsi con il paziente per far sì che il risultato voluto sia coerente con quello realmente ottenibile. La durata del trattamento, che non richiede alcuna anestesia, è di 30 minuti, mentre l’efficacia del risultato è visibile fino a 6/8 mesi.

In collaborazione con Doryan Medicina Estetica - Dott. Gianluca Doria Via Mazzini, 4 - Bergamo - Tel. 035 0039228 www.doryanclinic.com - info@doryanclinic.com


Politicando di Maurizio Maggioni

TEMPO FUGIT

Il tempo passa inesorabilmente, la sabbia scende con un moto costante nella clessidra, siamo già giunti ad Aprile, momento di festeggiamento della Pasqua, che significa momento di passaggio: attraversare il deserto e poi il mar Rosso, per giungere alla Terra Promessa. Ebbene è per tutti noi Italiani ed Europei un momento di passaggio, epocale direi. Nei prossimi mesi si dovranno fare scelte molto importanti; le elezioni Europee del 26 maggio, la Brexit con le sue complicazioni ed implicazioni, le alleanze internazionali, che delineeranno le future scelte economiche a medio termine. La Libia in fermento; una guerra tribale ed economica che ancora una volta vede la Francia a noi contrapposta, ma stavolta anche contro l’ONU. Le frontiere diventano sempre più calde e speriamo che il mare resti azzurro e non si tinga di rosso. Scelte non facili quelle che ci troviamo di fronte, scelte tutte condizionate da eventi nazionali ed internazionali, che si rispecchiano su di noi. In Europa l’azione patriottica dei vari movimenti chiamati Populisti, continua il suo radicamento, con qualche distinguo nei singoli paesi, ma avanza un po’ ovunque. In Italia nelle ultime elezioni regionali, abbiamo visto il centrodestra prendersi roccaforti rosse , che mai si sarebbe pensato potessero cambiare colore; questo è avvenuto solo per la voglia di cambiamento, di provare il nuovo, di verificare se la concretezza salviniana è applicabile al di là degli slogan. Questo sta ad affermare il fallimento della politica sino ad oggi fatta, quella dei partiti clientelari, della burocrazia, delle tessere e dei posti assegnati.

Il cittadino si è svegliato, desidera provare qualcosa di nuovo, al di là della sua ideologia e credo politico. Sente una parte del Governo in carica che blocca l’espansione economica, con le sue “Non Scelte”, ma capisce che bisogna andare con i piedi di piombo, perché prima “gli altri” ne hanno combinate di cotte e di crude; due esempi specifici: le banche e l’immigrazione. Nel primo caso ci siamo resi conto che siamo i “Figli di un Dio Minore” in Europa; in Germania le banche falliscono perché le aiuta lo Stato che è azionista delle stesse e sempre le stesse banche sono la causa della crisi del 2011 in Italia, con le loro speculazioni e così via. Il tempo è sempre galantuomo e la matematica non è un’opinione: i nodi vengono sempre al pettine. L’immigrazione è stata un affare economico per alcuni ed un moto politico per altri.

Abbiamo aperto le frontiere per ottenere crediti e favori dai potenti, che non ci hanno però dato, adducendo mille scuse; ed eccoci che una volta ripristinato il diritto e applicate le leggi, tutto si ferma. Saltano i meccanismi negativi ed “illegali” e ci troviamo un governo sul banco degli imputati, perché ritenuto colpevole di illegalità ad azioni antiumanitarie. Ciò ha dell’incredibile e la gente reagisce votando contro quelli di prima, richiedendo ordine e sicurezza: cosa buona e giusta. Ma le idee per un cambiamento epocale dove sono? La fattibilità di ciò che in campagna elettorale 2018 si è detto, quando avverrà? I Mandarini della burocrazia si stanno ristrutturando perché hanno capito che non possono più bloccare i provvedimenti e le azioni governative con i vecchi metodi del fare “melina”, ma nemmeno stanno aiutando i politici che purtroppo non sono, alcuni, di grande livello. Con tutto quanto detto per meglio capire il nostro Paese, ora siamo giunti alla nostra Pasqua, al momento di varcare la soglia della linea di non ritorno, quel punto in cui è meglio e necessario andare avanti, piuttosto che tornare indietro perché impossibile farlo il break even point, quello che tutti i piloti e gli esploratori temono e sanno. Dobbiamo fermarci un attimo e riflettere molto seriamente su ciò che dovremo fare tra poco, con il voto. Dobbiamo riflettere e capire se abbiamo veramente voglia di cambiare e cercare di fare meglio di quanto tutti gli altri hanno fatto sino ad ora, magari sbagliando, ma tentando. Onore al merito per tutti quelli che partecipano a queste scelte, a queste competizioni: non sono scelte facili, creano dubbi, incertezze ed insonnia, ma come ricompensa c’è, in futuro, la soddisfazione di aver tentato e magari fatto qualcosa per la propria comunità e se stesso.


ALTERNANZA SCUOLA LAVORO: L’ARTIGIANATO SALE IN CATTEDRA È ENTRATO NEL VIVO IL PROGETTO DI ORIENTAMENTO ALLE PROFESSIONI PROMOSSO DA CONFARTIGIANATO IMPRESE BERGAMO ATTRAVERSO LA SUA AREA EDUCATION RIVOLTO AGLI ALUNNI DELLE SCUOLE MEDIE E DEGLI ISTITUTI PROFESSIONALI DELLA PROVINCIA

Motivare ed orientare i giovani diffondendo la cultura del lavoro. Questo l’obiettivo dell’alternanza scuola lavoro che rappresenta un’integrazione tra istituzioni scolastiche e mondo produttivo grazie a cui le imprese diventano un punto di riferimento culturale e formativo per la scuola. In prima linea lungo questo articolato percorso che si prefigge lo scopo di avvicinare i giovani al mondo del lavoro, c’è anche Confartigianato Imprese Bergamo, attraverso la sua area Education, che organizza periodicamente incontri frontali e laboratori sia nelle aule scolastiche, sia nella sede di via Torretta, con l’intento di offrire agli studenti strumenti efficaci per considerare le professioni artigiane come potenziale sbocco lavorativo futuro. Ma non è tutto: durante questi incontri tenuti da un gruppo di artigiani coadiuvati dai funzionari dell’organizzazione, i ragazzi possono liberamente esprimersi, manifestando i propri interessi e comparandoli alle attuali tendenze del mercato del lavoro. Fino ad oggi circa 50 sono stati gli artigiani che hanno accolto con entusiasmo l’invito a partecipare a queste iniziative e, solamente nel 2018, ben 3.000 sono stati gli studenti che hanno partecipato. “Da diversi anni – ci ha spiegato il presidente Giacinto Giambellini – organizziamo progetti di orientamento per gli studenti delle scuole del territorio: un’attività condotta grazie alla disponibilità di alcuni imprenditori associati che hanno deciso di mettersi in gioco dedicando parte del loro tempo alle giovani generazioni per far sì che possano in futuro intraprendere il nostro percorso professionale. Nel 2014, quando siamo entrati a far parte del tavolo provinciale permanente per l’orientamento, abbiamo voluto rendere strutturale questa positiva esperienza, per questo abbiamo creato l’area Education”. Un impegno concreto, dunque, che attesta la volontà da parte di Confartigianato Imprese Bergamo di investire nella formazione dei giovani per evitare che un domani possano perdere valori che da sempre contraddistinguono il mondo artigiano quali l’esperienza, l’attaccamento al territorio, la tradizione e l’innovazione. “Oggi – ha proseguito il presidente Giambellini – è diventata sempre più difficile la ricerca di profili professionali specializzati a dispetto di quanto, invece, viene richiesto dal mercato del lavoro: i nostri associati, per esempio, manifestano spesso il desiderio di assumere investendo sui giovani ma ci dicono anche che non è poi così facile trovare profili adeguati. Gli stessi istituti professionali vivono una situazione di difficoltà complice la carenza di iscrizioni ai corsi legati ai mestieri artigiani: è notizia di questi giorni che all’istituto Turoldo di Zogno non potrà partire

la prima classe di operatore elettrico per il mancato raggiungimento del numero minimo di partecipanti”. Proprio per invertire questa tendenza, l’area Education di Confartigianato Imprese Bergamo si prefigge lo scopo di far comprendere ai più giovani che un futuro lavorativo concreto e gratificante esiste nel mondo dell’artigianato ed è facile trovarlo vivendo in una provincia come la nostra. “Le nostre imprese artigiane sono fortemente radicate al proprio territorio ed è qui che cercano lavoro – ha sottolineato il presidente. Agli studenti che abitualmente ho il piacere d’incontrare, chiedo di “innamorarsi” dei mestieri artigiani perché ritengo siano la più alta espressione della bellezza, della creatività, della realizzazione personale che può esprimere il mondo del lavoro. E, contrariamente a ciò che si crede, questi mestieri non sono fatti solo di tradizione ma anche di innovazione, tecnologia e internazionalizzazione. Gli stessi mestieri tradizionali, che oggi stanno tornando ‘di moda’, si stanno evolvendo in chiave moderna”. La valorizzazione delle attività artigiane si esplica inevitabilmente anche attraverso l’organizzazione di eventi ed iniziative sul territorio: tra questi la Fiera dei Mestieri (giunta quest’anno alla V edizione e in programma dall’11 al 15 aprile sul Sentierone) rappresenta certamente l’evento più significativo e coinvolgente, ma anche il recente progetto intrapreso il 28 gennaio scorso tra Confartigianato Imprese Bergamo e il Centro Professionale della Scuola d’Arte Andrea Fantoni sta suscitando partecipazione ed interesse. L’obiettivo di quest’ultimo progetto è stato rivisitare l’aspetto grafico dell’offerta formativa che Confartigianato propone alle imprese artigiane e le funzionalità legate alla ricerca e alla preiscrizione ai corsi, sia nel formato cartaceo che digitale, coinvolgendo negli spazi di ArtiLab una quarantina di studenti delle classi quarte dell’indirizzo Tecnico Grafico dell’Istituto Fantoni, suddivisi in due sessioni di project work di 100 ore ciascuna, per 200 ore complessive.

CON SAN.ARTI, IL FONDO SANITARIO DEGLI ARTIGIANI, RISPARMI SULLE SPESE SANITARIE Sei un imprenditore artigiano? Lo sai che esiste un fondo di assistenza sanitaria dedicato alle imprese artigiane che a fronte di un piccolo contributo economico annuale ti rimborsa le spese mediche? Stiamo parlando di SAN.ARTI., il fondo di assistenza sanitaria dell’artigianato, aperto non solo ai dipendenti ma anche ai titolari di impresa artigiana e ai loro familiari. SAN.ARTI ti rimborsa integralmente i ticket sanitari di esami diagnostici, pronto soccorso e delle visite specialistiche effettuate presso il Servizio Sanitario Nazionale. Inoltre puoi contare su una vasta gamma di prestazioni sanitarie presso le strutture convenzionate, con piccole tariffe, nei tempi rapidi della sanità privata e di una serie di pacchetti di prevenzione. Hai ancora tempo fino al 31 maggio per iscriverti per il 2019. AFFRETTATI! Per saperne di più contatta i nostri uffici: Sportello Bilateralità: Tel. 035 274.233 – 256 e-mail: provvidenze@artigianibg.com

Confartigianato Imprese Bergamo,Via Torretta 12, Bergamo Tel. 035.274111 - Fax 035.274274 - info@artigianibg.com - www.confartigianatobergamo.it


CHI C’ERA

DS 3 CROSSBACK, ICONA DI STILE HIGH-TECH PRESENTATA PRESSO IL DS STORE DI BERGAMO E PRESSO LO SPORTING CLUB RESORT SPORTPIÙ DI CURNO L’ULTIMA NATA DI CASA DS: IL NUOVO SUV COMPATTO DS 3 CROSSBACK, UNA COMBINAZIONE DI ELEGANZA, COMFORT E TECNOLOGIA, CHE SI CONTRADDISTINGUE PER LA SILHOUETTE IMPONENTE, RINFORZATA DAI DETTAGLI CHE SUGGERISCONO MODERNITÀ E RAFFINATEZZA Venerdì 12 aprile si è tenuto l’Apéritif de Bienvenue presso il DS Store Bergamo per presentare la nuova DS 3 Crossback sul mercato dal prossimo maggio. All’aperitivo hanno partecipato molti clienti del Gruppo Lario Bergauto, proprietario della concessionaria DS Store Bergamo. La vettura è stata presentata anche il giorno successivo presso il ristorante Fusillo dello Sporting Club Resort Sportpiù a Curno. I molti soci della più esclusiva palestra bergamasca hanno potuto ammirare per tutta la mattina la nuovissima vettura DS. Dalle 12.00 si è tenuto l’aperitivo Capogiro al quale hanno partecipato tanti ospiti incuriositi dalla nuova vettura che, l’anno scorso, è stata eletta miglior auto di serie al Mondiale dell’Automobile 2018 per Grand Prix Auto Plus con il 26% delle preferenze. Con la sua silhouette sinuosa e le ruote grandi, questo SUV compatto propone uno stile d’avanguardia e, allo stesso tempo, potente e scultoreo.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


CHI C’ERA

IL GRUPPO TECNOCASA SBARCA A TRESCORE BALNEARIO CONTINUA L’ESPANSIONE DEL GRUPPO TECNOCASA SUL TERRITORIO BERGAMASCO: DOPO L’APERTURA DI BRUSAPORTO AVVENUTA LO SCORSO NOVEMBRE, SABATO 16 MARZO HA APERTO I BATTENTI ANCHE LA NUOVA SEDE DI TRESCORE BALNEARIO Una crescita che non conosce più confini, un consolidamento che certifica quanto di buono sin qui svolto. Il Gruppo Tecnocasa mette le radici in provincia di Bergamo e brinda alla sua ultima inaugurazione: la filiale di Trescore Balneario, sita in via Locatelli 125/A, il cui battesimo ufficiale è avvenuto sabato 16 marzo. Si è aperto, quindi, nel migliore dei modi il 2019 del gruppo Tecnocasa che, entro la fine di quest’anno, si è prefissato l’ambizioso traguardo di 180 nuove aperture in Italia e 100 all’estero. Aperture che andranno ad aggiungersi alle 3.246 agenzie censite a febbraio che operano nell’intermediazione immobiliare e nella mediazione creditizia. Un percorso di crescita davvero vertiginoso in Italia ma anche nelle sette nazioni in cui il gruppo leader del franchising immobiliare è presente: Spagna, Ungheria, Messico, Polonia, Francia, Tunisia, Thailandia. Solo nel nostro Paese, le reti Tecnocasa in franchising contano 2.237 punti vendita così suddivisi: residenziale (1.717), immobili per l’impresa (72),Tecnorete residenziale (443),Tecnorete immobili per l’impresa (5). L’intento del gruppo è continuare lo sviluppo di tutte le reti mantenendo la posizione del settore. Per farlo, dopo i 180 nuovi collaboratori inseriti lo scorso anno, occorrerà l’apporto di ulteriori 200 collaboratori da inserire all’interno delle agenzie creditizie dislocate su tutto il territorio nazionale.

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MONSIGNOR EGIDIO CORBETTA

MONSIGNOR EGIDIO CORBETTA

(PALAZZAGO, 24 GIUGNO 1924 – BERGAMO, 12 MAGGIO 2009)

RICORDANDO UN MAESTRO DI MUSICA SACRA

A

dieci anni dalla scomparsa di don Egidio, il ricordo di lui è ancora vivo. Sia perché il cantare quello che ci ha insegnato porta ancora l’inconfondibile impronta della sua sensibilità e musicalità, sia perché tanti di noi hanno condiviso con lui un lungo pezzo di strada e questo ce lo fa sentire ancora quasi presente. In particolare, io devo a lui l’onore e l’onere della direzione del Coro dell’Immacolata che ha diretto per cinquanta anni avvalendosi della collaborazione dei migliori musicisti di Bergamo dei suoi anni, primo fra tutti il Maestro Guido Gambarini, poi il Maestro Ottavio Minola e il Maestro Luigi Rossi. Lui, compositore, ha fatto cantare musica sua e ha rielaborato tanta musica bella di altri compositori filtrata dalla sua sensibilità. Ha fatto cantare, interpretandola al meglio, la musica dei grandi maestri della musica sacra, senza mai cedere alla banalità o alla superficialità. Bartolucci, Perosi, Palestrina, Vivaldi, Bach sono risuonati come meditazione e preghiera nelle elevazioni pasquali e natalizie che ancora continuano. Le rielaborazioni dei suoi canti natalizi da tutto il mondo hanno fatto il giro di tutta Italia. Le sue composizioni semplici hanno plasmato i cori del dopo Concilio nella nostra bergamasca e non solo. Ci rimane la grande lezione di umiltà che caratterizzava la sua persona e la serietà con cui ha sempre affrontato ogni suo lavoro. Grati al Signore per avercelo concesso per un tratto del nostro cammino, ci rimane l’eredità del cantare a maggior gloria di Dio, sicuri che serve al bene della Chiesa. D. Ugo Patti, direttore del Coro dell’Immacolata di Bergamo

I ricordi dei coristi

Basilica di S. Alessandro in Colonna a Bergamo, Giovedì 9 aprile 2009, Messa del Giovedì Santo, direttore del coro per l’ultima volta don Egidio Corbetta.

Chiesa Ipogea del Seminario, don Egidio e il Maestro Luigi Rossi con il coro di voci bianche maschili

UN CUORE APPASSIONATO E GRANDE NELL’UMILTÀ

Ancora l’emozione è forte, il cuore non sente ragione, c’è tanta tristezza e commozione. Don Egidio manca, mi sento onorata per aver potuto condividere in questi anni tanti ricordi significativi della sua vita, le emozioni che provava, tutto traspariva nella sua commozione. Sapeva comunicare non tanto con le parole, ma con i suoi gesti, era grande nella sua umiltà. Non ha mai amato essere sotto i riflettori, i riconoscimenti che aveva ottenuto quasi lo turbavano; non aveva bisogno di tutto questo, la sua unica preoccupazione era “fare bene” qualunque cosa facesse, era preciso, non faceva niente che fosse banale, perché frutto della sua riflessione, niente dato per scontato, ma pensato e meditato. Anche per questo ho una grande ammirazione per lui. Mi manca di lui il Maestro, mi ha dato tanto, mi ha trasmesso la passione per la buona musica, l’attenzione all’interpretazione e non solo alla corretta intonazione; il cuore doveva vibrare insieme alla voce perché potessimo farne parte anche a chi ascoltava. Durante la stesura del suo ultimo scritto “La mia esperienza” scriveva: “Come se le voci fossero spinte da cuori elevati e osannanti, in questi momenti di grande fusione con i “miei cantori” ho sperimentato la comunione piena che canta al suo Dio che si china su tutti e su ciascuno e fa sperimentare ad ogni creatura tenerezza e gaudio infinito”, quella stessa tenerezza che traspariva forse a pochi privilegiati che sapevano cogliere tanta delicatezza sotto quella scorza seria e rigorosa. So di essere stata molto fortunata per averlo conosciuto, apprezzato e poter conservare tutti questi ricordi. Marisa


IL LINGUAGGIO DI UN’ANIMA SEMPLICE Ci si chiede spesso quale sia il fondo originario della spiritualità musicale di don Egidio e non sempre si arriva a una risposta soddisfacente. Una chiave potrebbe essere quella semplicità dell’anima che ha diretto e guidato tutta la sua vita. Conferma questa ipotesi la lettura di alcune composizioni - spartiti musicali, direi – in cui vi si ritrova quell’ingenuità che don Egidio ha sempre saputo mantenere lungo tutta la sua vita musicale ecclesiastica, conclusa sulla vetta più alta della montagna sacra. Del resto, era per questo che nutrivo per lui grande ammirazione e rispetto, era per questa sua fedeltà alla musica sacra che poteva parlare con tutti con la stessa affidabilità, con lo stesso linguaggio del cuore. C’è un’immagine che mi sembra riassumere tutte queste straordinarie facoltà: è quella di don Egidio durante una qualsiasi esecuzione musicale del coro. Sono sicuro che in quei momenti don Egidio si spogliava delle sue insegne di notorietà, forse perfino del segno del suo primato, per sentirsi umile, vicino, dentro il coro, dove la sua spiritualità ha fissato i termini della nostra esistenza. Un corista (Spacaeder)

1973 – Piazza Vecchia di Bergamo, don Egidio con i suoi amati Pueri cantores.

DOLCE MEMORIA

Non è per nulla facile scrivere di una persona così speciale come te, don Egidio. Sono passati 30 anni da quando sei entrato nella mia vita come un angelo che, con la sua dolcezza, è riuscito a darmi degli insegnamenti di vita che ancora oggi segnano la mia giornata lavorativa e familiare. Con la tua dolcezza sei sempre riuscito a “farci ragionare” sulle nostre scelte istintive e giovanili; ricordo ancora quando, durante le prove, riuscivi a capire chi faceva rumore o disturbava lo svolgimento della lezione corale. Solo con uno sguardo riuscivi a farti intendere facendoci capire che eravamo fuori luogo con i nostri comportamenti e, quando capitava di venire ripresi verbalmente, ogni tua parola era sempre a modo e mai fuori posto. Le prove di canto, oltre a fornirci una conoscenza musicale, erano delle lezioni di rispetto, gentilezza e considerazione degli altri e delle esigenze di tante fasce di età racchiuse in un coro che continua ad esistere dal lontano 1904. Sono passate tra le fila tantissime persone con le loro conoscenze, le loro esperienze, ma a ognuna di esse è sempre stato dato spazio di espressione, nel rispetto di tutti i componenti delle diverse batterie cromatiche della musica corale. Da una parte gli uomini, che hanno sempre segnato con la loro esperienza di vita, i loro consigli, le loro chiacchiere, il loro conforto morale nei momenti di difficoltà, il lungo percorso di vita della nostra crescita. Da bambine a ragazze e adesso, dopo molti anni, ad adulte, che proseguono quegli insegnamenti che tu, don Egidio, hai saputo insegnarci e che portiamo avanti nelle nostre famiglie come un seme che continua a vivere, con amore, rispetto e determinazione. Pensando alle molteplici esperienze vissute in provincia di Bergamo e in vari posti a me cari, mi tornano alla memoria la prima visita a Roma, quella a Stoccarda e in tanti altri luoghi che ho scoperto con te. Ogni concerto era conoscenza della musica e scoperta della bellezza artistica del nostro Paese e degli organi presenti sul territorio lombardo ed estero. Con un sorriso sul viso, ricordo come fosse ieri l’esperienza di Stoccarda del luglio 1990, nella quale tu, don Egidio, ti sei dovuto trasformare in un “gladiatore” per placare i nostri animi di giovani adolescenti. Ti eri appostato con la vestaglia sul pianerottolo

1990 - Basilica di S. Alessandro in Colonna a Bergamo, il coro ormai in trasformazione accoglie le voci femminili tra le sue fila

dell’hotel che ci ospitava cercando di far ragionare e calmare la nostra irruenza e voglia di trasgressione. Ricordo ancora la tua serietà nell’invitarci a tornare a letto perché il giorno seguente ci aspettava un concerto molto importante. Sorrido ancora adesso! Con la tua musica hai portato il conforto alle persone meno fortunate. Gli anni passati ad aiutare gli emarginati cercando, con il nostro canto, di regalare un’ora di spensieratezza quando, ad ogni Natale e Pasqua, ci recavamo al “Centro Psichiatrico” di Bergamo, eseguendo un’elevazione musicale e portando una caramella ai degenti. Ti accostavi ad essi con dolcezza e amore e tra le tue mani racchiudevi le caramelle che donavi ai pazienti, dando loro un conforto piccolo ma al tempo stesso immenso. Potrei scrivere tante altre cose su di te, ma non basterebbe tutto l’inchiostro del mondo. Eri un piccolo grande angelo che da lassù continua a seguire la mia crescita di persona e di donna. Dolce memoria... con immenso affetto. Sonia


MONSIGNOR EGIDIO CORBETTA

(PALAZZAGO, 24 GIUGNO 1924 – BERGAMO, 12 MAGGIO 2009)

AMARCORD Frequentando l’oratorio “dell’Immacolata” e grazie a mio cugino Mario (già cantore), ebbi la possibilità di frequentare il corso preparatorio che don Egidio teneva ai ragazzi che desideravano far parte del “Coro delle voci bianche”. Lezioni di intonazione, solfeggio nell’aula storica, l’ultima a sinistra, a volte con il M° Ottavio Minola, ma anche con il M° Guido Gambarini, organista titolare di S. Alessandro in Colonna. I nuovi “Pueri cantores” debuttavano nel corso del Concerto “Canti di Natale”. La nuova denominazione “Elevazione musicale” non era ancora stata adottata (verrà in seguito), venivano chiamati i nuovi che con tunica verde-oro prendevano posto appresso gli “anziani”. Sappiamo che per il ragazzo, quando giunge la pubertà (13-14 anni), avviene il cambio della voce. Un fattore naturale. Le lezioni prevedevano due prove settimanali, dopo i proverbiali compiti scolastici, la prova con gli uomini in concomitanza di concerti alla sera alle ore 20.45. Noi ragazzi eravamo impegnati tutte le domeniche, la Messa all’oratorio al mattino, in S. Alessandro alle ore 11.00 con il parroco Mons. Colombo (non mancava mai il gelato, o la panna, dopo la Messa, grazie don Egidio!), una volta al mese in S. Spirito, alle ore 12.00 Messa dell’artista con gli attori di allora. E il pomeriggio? Dopo la catechesi e i giochi, la funzione nella chiesa dell’oratorio. Nei primi anni ’60 non sono mancati gli impegni ad alto livello, con il Conservatorio “G. Verdi” di Milano, in collaborazione con il M. Giulio Bertola, maestro del coro. In divisa alle ore 14.00, talvolta con il pullman “Margiotta”, altre volte con l’automobile del M. Ottavio Minola, una Mercedes nera anni ‘50-’60, oppure con la Ford Certina rossa del Com. Vinicio Carrara (ed. musicali Carrara), si partiva per Milano. Vogliamo sorridere? Don Egidio possedeva un’auto particolare, NSU Prinz blu, 600cc., chi se la ricorda? All’Angelicum di via Moscova con il coro virile, per le registrazioni delle Messe di Perosi, oltre le richieste al Teatro Donizetti quando necessitava la presenza dei ragazzi. Nella quiete di Palazzago, suo paese natale, don Egidio compose la celebre “Cantata a Papa Giovanni XXIII”. Ricordo un po-

meriggio - sicuramente un sabato - il coro al gran completo in quel di Sotto il Monte per la registrazione TV della “Cantata” che venne trasmessa il 19-03-1961, allora era festa per l’onomastico del S. Padre. Non avevamo la TV, non l’ho mai vista! Fu un omaggio della nostra gente a Papa Roncalli, un episodio curioso si verificò in S. Maria Maggiore in Città alta. Fummo invitati a proporre il tutto alla presenza delle autorità cittadine con il sindaco dott. Simoncini e le autorità religiose (Mons. Piazzi, vescovo di allora). Al momento della prova… dove sono le parti? In sala canto! Un corista provvede recuperando tutto quanto prima. Il coro dei ragazzi di allora non era inferiore a 30 unità tra soprani I e II e contralti. Eccezionali i fratelli Rossi Ernesto, Mario, Paolo, tre solisti ben dotati vocalmente e preparati da don Egidio che esigeva sempre il massimo. Il coro virile non era da meno, ben assortito tra tenori I e II, baritoni e bassi impegnati anche nel teatro cittadino, elementi di prim’ordine, sebbene tutti dilettanti. Credetemi, don Corbetta ha avuto quanto di meglio in un periodo storico nell’arco di 20-30 anni. Come dimenticare i tenori Alessandro Togni, Mario Caroli, Francesco Zambelli, Luigi Del Prato, tutti scomparsi. Rino Chigioni (baritono solista) vivente, Annibale Lorenzi, un basso profondo, Guido Savoldelli, Renato Ongis, Giovanni Pesenti detto Bologna, Mario Maini e Baroni, gli ultimi di Colognola. Mi stavo dimenticando il corista con i “barbis” (baffi), Giulio Prandi, o l’archivista storico Angelo Picchetto. Voci simili non ne abbiamo più! Di quel periodo è ancora in servizio “ol neùt” come era solito chiamarlo il M° Gambarini, “ol neùt del Rino”, Mario Chigioni, classe 1940. Il premio tanto atteso per noi ragazzi giungeva a fine anno scolastico con i turni di soggiorno alla “Casa Alpina di Bratto”. In base alle presenze, nel corso dell’anno avevamo diritto ad una vacanza di 2-3 settimane gratuite. Che bellezza, a distanza di anni ricordo tutti, Mons. Paravisi che allora era don Angelo, direttore dell’oratorio, ci seguiva ovunque. Il M° Gambarini, indimenticabile. Don Egidio è nei nostri cuori per quello che ci ha dato: l’amore per la musica sacra. ArGi

1976 – Arena di Verona, il coro di Voci Bianche diretto da don Egidio nello spettacolo del Mefistofele di Arrigo Boito.


15 novembre 1961 – Il coro al Teatro Donizetti di Bergamo, nello spettacolo “Operetta l’Aeroporto”

L’ANIMA VOLA Mi è stato chiesto di scrivere un ricordo di don Egidio Corbetta, dal momento che canto nel coro dell’Immacolata dal 1992 e ho avuto il privilegio di conoscerlo ed essere da lui diretta nel canto corale per ben tredici anni. Quando penso a don Egidio, ricordo uno sguardo che sapeva infiammarsi durante le elevazioni musicali se qualcosa non andava per il verso giusto. “Guardate a me!”, esclamava con il suo accento toscano quando i nostri occhi restavano fissi sulle partiture anziché seguire il movimento delle sue mani. E, se non bastava, si batteva il petto con i pugni per richiamare la nostra attenzione. “Canto io?”, chiedeva severamente quando nessuno iniziava a cantare. Non nascondo che i primi tempi, durante i concerti, ero piuttosto tesa per il timore di sbagliare. Solo dopo molti anni ho capito che, in questo modo, don Egidio riusciva a tirare fuori da ognuno di noi il meglio della capacità interpretativa di ciascuno. Era un vero perfezionista e si accorgeva subito di una nota stonata o fuori tempo. Non gli sfuggiva nulla, mai. Durante le prove non doveva volare una mosca. “C’è tanto spazio fuori!”, sbottava quando ci sorprendeva a chiacchierare in qualche pausa. Grazie a questo rigore, i canti che ho imparato con lui non li ho mai dimenticati. Li ricordo tutti alla perfezione, nota dopo nota, anche se è trascorso molto tempo. Con il passare degli anni il suo carattere si è addolcito. “C’è troppa bontà!”, si schermiva quando gli facevamo qualche regalo. “Che bei volti…”, sussurrava a volte osservandoci uno dopo l’altro durante le prove.

Alla fine dei concerti di Natale in Seminario, i suoi alunni, che noi chiamavamo affettuosamente Egidio-boys, facevano un vero e proprio tifo da stadio urlando gioiosamente più volte: E-gi-dio, E-gi-dio, E-gi-dio!!! Lui rideva felice cercando invano di farli smettere e poi faceva ripetere all’assemblea la strofa finale della sua celebre Natività. Tutti in piedi a cantare a squarciagola insieme a noi “Tutto il popolo di Dio”. Che anni erano quelli!In occasione delle Elevazioni musicali sapeva fondersi con il suo coro, il suo respiro diventava il nostro respiro, la sua commozione diventava la nostra. Sì, don Egidio si emozionava spesso durante i concerti, quando il coro eseguiva un brano con particolare maestria oppure in qualche passaggio carico di pathos. Sapevamo di quali brani si trattava e ci faceva una tenerezza immensa vederlo emozionato e con gli occhi lucidi. Cantavamo con un nodo in gola anche noi, e i presenti riuscivano a percepire nella nostra interpretazione tutta la nostra anima vibrare all’unisono con la sua. Momenti veramente indimenticabili. Ancora oggi, durante l’esecuzione dei suoi canti prediletti, mi sembra di sentirlo aleggiare tra noi, tra una sezione e l’altra, di vedere le sue mani muoversi ritmicamente e il suo viso commuoversi come allora. E mi torna quel nodo in gola che mi emoziona fin nel profondo, facendo librare in alto la mia anima fino a sfiorare la sua. Ida


LA SALUTE DELLE DONNE: STILI DI VITA, PREVENZIONE E SCREENING ONCOLOGICI

Nato 25 anni fa, il Centro Medico Valseriana Polispecialistico di Vertova rappresenta la più importante realtà di struttura privata e convenzionata, di servizi diagnostici medicichirurgici in Val Seriana. La nostra ambizione è quella di migliorare la salute delle persone, utilizzando le tecnologie più innovative e collaborando con i migliori medici specialisti della provincia di Bergamo. La nostra struttura offre prestazioni sanitarie specialistiche, mediche, chirurgiche, cliniche, strumentali e di prevenzione (check-up). Accogliamo ogni giorno i nostri pazienti impegnandoci con cortesia e professionalità durante tutto il loro iter terapeutico diagnostico e riabilitativo, in quanto la loro salute è il nostro obiettivo finale. AL SERVIZIO DELLA TUA SALUTE. DA 25 ANNI ACCANTO ALLA GENTE CON PASSIONE E IMPEGNO

www.centromedicovalseriana.com

La promozione della salute delle donne è un obiettivo strategico per la promozione della salute di tutta la popolazione, è misura della qualità – e quindi dell’efficacia ed equità – di un sistema sanitario. Ma non solo: è un vero paradigma del livello di civiltà, democrazia e sviluppo di un Paese. Le donne, il loro mondo, la loro vita e la loro salute sono veri “indicatori del benessere” di una società nel suo complesso. E chi se ne prende cura? Più di tutti il ginecologo, per antonomasia il “medico della donna”, colui che se ne prende cura, che ha il privilegio di seguirla in tutte le fasi della vita, dalla pubertà al periodo fertile, durante la gravidanza, il parto, la menopausa e la post-menopausa. In alcuni casi, addirittura, è l’unico medico al quale la donna si rivolge periodicamente: per questo motivo al ginecologo spetta il compito di salvaguardarne la salute non solo dal punto di vista ginecologico ma anche generale per garantirle il benessere cardiovascolare, oncologico, riproduttivo e mentale. Tra gli ambulatori presenti presso il Centro Medico Valseriana c’è anche quello coordinato dal Dott. Maurizio Algeri, specialista in Ginecologia e Ostetricia dell’ASST Bergamo EST, presidi di Piario e Seriate. Dott. Algeri quali sono i servizi a disposizione dell’utenza proposti dall’ambulatorio di Ginecologia e Ostetricia del Centro Medico Valeriana? “Tutta la diagnostica a livello di Ostetricia comprende l’assistenza al percorso in gravidanza che contempla visite periodiche nell’arco dei nove mesi, il servizio di ecografia ostetrica (sia di base, sia morfologica) ed il servizio di diagnosi prenatale non invasiva”. Per quest’ultimo aspetto molte cose sono cambiate rispetto al passato, non è così? “Esattamente. La diagnostica prenatale è quell’ambito della medicina ed in particolare dell’Ostetricia grazie alla quale è possibile accertare le anomalie cromosomiche più frequenti nel feto: trisomie 21 (Sindrome di Down), 18 (Sindrome di Edwards) e 13 (Sindrome di Patau), microdelezioni (perdita di microscopici frammenti di un cromosoma) e alterazioni del numero di cromosomi X e Y che determinano il sesso del nascituro. Comprende esami invasivi come l’amniocentesi e la villocentesi ed esami genomici non invasivi grazie a cui ottenere informazioni dettagliate altamente affidabili sull’assetto cromosomico del nascituro con un’attendibilità superiore al 99,2%. Riguardo a quest’ultimi, per esempio, oltre alla translucenza nucale (NT) e all’BI-Test, siamo in grado di offrire alle nostre pazienti il test del DNA fetale, un semplice prelievo di sangue che può essere effettuato a partire dalla 10^ settimana, per ricostruire la mappa cromatica del feto. Un esame che, essendo stato inserito nei Livelli essenziali di Assistenza ministeriali (LEA), a breve, andrà a sostituire anche nei presidi ospedalieri l’amniocentesi e la villlocentesi, esami invasivi che, sia pur con un margine di rischio molto contenuto, possono causare un aborto”.


In termini di servizi c’è dell’altro? “Offriamo assistenza e supporto alle nostre pazienti anche per tutte quelle patologie ‘lievi’ che possono riscontrarsi in gravidanza come i disturbi della tiroide e/o il diabete gestazionale. In questo senso la sinergia instaurata con il Dott. Giosuè Ghilardi, Responsabile dell’ambulatorio di Medicina Interna ed Endocrinologia del Centro Medico Valseriano, ci aiuta molto nell’affrontare queste problematiche con un approccio multidisciplinare”. Un’altra proposta molto apprezzata dall’utenza è il percorso predisposto in ambito di contraccezione: in cosa consiste? “Proprio così, anche le prestazioni erogate in ambito di contraccezione sono molto apprezzate. I dispositivi intrauterini (Intra Uterine Device) e gli impianti sottocutanei di progestinico (S.I.C.), contraccettivi quest’ultimi a base di solo progestinico e capaci di prevenire l’ovulazione da tre a cinque anni ma eventualmente rimovibili in qualunque momento se la donna dovesse modificare il proprio programma riproduttivo, oggi sono soluzioni estremamente sicure ed affidabili. Oltre alla contraccezione, trattiamo a livello preliminare anche i problemi legati alla fertilità potendo vantare su una diagnostica di primo livello”. Un capitolo importante della vostra attività lo riveste la prevenzione… “La prevenzione è uno degli aspetti più significativi della nostra attività. Al di là delle tradizionali visite ginecologiche di routine, diamo l’opportunità alle nostre pazienti di sottoporsi periodicamente ad ecografie transvaginali, pap test e screening per la ricerca del papilloma virus (Hpv), la malattia a trasmissione sessuale più diffusa che può portare al tumore della cervice uterina o collo dell’utero”. Quali controlli ogni donna dovrebbe fare e a quale età? “Se una donna è sana e regolare, in chiave preventiva, è opportuno che si sottoponga ad una visita ginecologica una volta l’anno, ad un pap test ogni due anni e alla vaccinazione Hpv per il papilloma virus che Regione Lombardia oramai consiglia fino all’età di 46 anni”. Accanto alla tradizionale attività ambulatoriale effettuate anche chirurgia ginecologica? “Sì ma solo chirurgia ambulatoriale. In generale eseguiamo biopsie della portio, asportazioni di polipi cervicali, biopsie dell’endometrio, rimozioni degli impianti sottocutanei, asportazione di condilomi e piccoli interventi quali bruciature circoscritte (cauterizzazione)”.

Dott. Maurizio Algeri Medico-chirurgo. Specialista in Ostetricia e Ginecologia, consulente in sessuologia clinica, Direttore UOC Ostetricia e Ginecologia di Piario, Direttore dipartimento materno infantile ASST Bergamo Est, ospedaliero dal 1987 e collabora con Centro Medico Valseriana dal 1997

L’équipe da lei coordinata da chi è composta? “Dagli anni ’90 coordino un team qualificato e molto affiatato dove ognuno vanta dalle specifiche competenze. L’équipe è composta, oltre che dal sottoscritto, anche dalla Dott.ssa Santina Ermito, specialista in Ginecologia e Ostetricia presso l’ospedale di Piario/Seriate con esperienza in ambito di diagnosi prenatale ed ecografia di secondo livello, dalla Dott.ssa Laura Marchesi più specializzata nell’ambito prettamente ginecologico, dalla Dott.ssa Gabriela Cecchetti e dalla Dott.ssa Anna Rosa Maffeis, quest’ultime specialiste in Ginecologia e Ostetricia dell’ASST Papa Giovanni XXIII. Il nostro è un lavoro di squadra che, anche grazie alla collaborazione con gli altri specialisti del Centro Medico Valseriano, ci permette di affrontare ciascun caso clinico con un approccio tempestivo, mirato e multidisciplinare. Infine, essendo quasi tutti medici ’ospedalieri’, vantiamo un legame diretto con i presidi del territorio per la gestione dei casi clinici più complessi”.


CHI C’ERA

SPRING SUMMER MOMENT Un’esplosione di bellezza quella che lo scorso 21 marzo ha invaso Estetica Medica, il rinomato centro medico/estetico di Via Guglielmo d’Alzano al civico 2, grazie ad un evento organizzato a doc per celebrare il tanto atteso arrivo della primavera. Una serata all’insegna di allegria, energia e frizzantezza grazie alla moltitudine di fiori sparsi in ogni dove all’interno dell’accogliente spazio di Estetica Medica. Qui la titolare Veronica ha accolto gli invitati insieme a due partner unici: Monica e Liliana proprietarie del ricercato Limon Concept Store, di recente apertura nell’elegante Quadriportico di Bergamo, cuore pulsante della città, e il bravissimo hair stylist Fabio, titolare di B.Fab, punto di riferimento della moda look in piazza Libertà. Una collaborazione unica, nata da un’amicizia e stima lavorativa che hanno contribuito alla perfetta realizzazione dell’evento e del “défilé” che per tutta la sera ha catalizzato gli sguardi dei presenti. Abiti di paillettes, pizzo e fiori, tra i quali le magnifiche creazioni Foresti e Donna Chiara (stilisti emergenti bergamaschi di fama internazionale), acconciature e trucco di tendenza hanno reso ancora più belle le splendide modelle, catalizzando gli sguardi degli ospiti.Tutto questo per un evento riuscitissimo, tra drink, allegria e sorrisi, per celebrare questa “new season” con Estetica Medica, sempre alla ricerca dell’innovazione per la bellezza naturale, B.Fab e le sue incredibili acconciature ed allo stile elegante ed alternativo firmato Li-mon Concept Store.

Ph. Paolo Biava - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


Nuova porsche 911: l’emozione di sempre

L’avvento di una nuova generazione della Porsche 911 è come sempre un’emozione e ogni volta che ciò avviene ci si chiede se e come sarà cambiata. Conoscendo però la storia e l’evoluzione di questa vettura sappiamo che, nei suoi 55 anni di storia, non ha mai subito grandi stravolgimenti e, per tutti i suoi fans, l’essere nel tempo fedele a se stessa e al primo progetto dell’ing. Ferdinad Porsche è una cifra irrinunciabile. La sua ottava generazione, che ha debuttato pochi mesi fa al Salone di Los Angeles, è finalmente arrivata anche nelle concessionarie italiane e possiamo così conoscerla da vicino. È decisamante sempre lei sì, ma assolutamante nuova sotto molti aspetti. La linea del posteriore, ad esempio, si propone con le stessa dimensione per tutti i modelli e sottolinea molto bene la snellezza della sezione centrale, che ora risulta ancora più filante grazie alle maniglie delle portiere a scomparsa.


Anche l’anteriore è stato ritoccato nelle dimensioni e la carreggiata ora è più larga di 4,5 cm e, anche per le vistose prese d’aria che si sviluppano orizzontalmente, appare in qualche modo più imponente e aderente al suolo. Il cofano basso è solcato da due eleganti nervature che sono un rimando molto indovinato alle prime 911. L’ala estraibile sul posteriore ha dimensioni più generose che in passato per ottenere una maggiore deportanza. È stata posizionata anche una striscia rossa di led luminosi che caratterizzavano prima solo le versioni a trazioni integrale. Fatta eccezione per le sezioni anteriori e posteriori, l’intera carrozzeria è stata realizzata in alluminio.


Nuova porsche 911: l’emozione di sempre

L’abitacolo è stato completamente ridisegnato ed è possibile riconoscere una chiara ispirazione alle 911 degli anni Settanta del secolo scorso. Ai lati del tipico contagiri centrale analogico, sono alloggiati due schermi in grado di fornire tantissime informazioni a chi sta guidando. Al centro della plancia troneggia uno schermo da ben 11 pollici che non sfugge alla vista. Aggiornati anche i sistemi di assistenza alla guida con l’introduzione del Cruise Control adattivo con funzione stop & go e l’Emergency Assist.  Anche dal punto di vista della digitalizzazione questa nuova Porche 911 fa un grande passo avanti verso il futuro. Con l’applicazione Porsche Road Trip, per esempio, è possibile ricevere suggerimenti per organizzare un viaggio abbinando punti di interesse, hotels e ristoranti esclusivi, mentre con l’applicazione Porsche 360+ è possibile usufruire un assistente digitale per ogni esigenza. Ma per tutti gli appassionati il vero cuore di quest’auto è il suo propulsore che rimane il 3.0 boxer biturbo ma aggiornato nella sovralimentazione e nel sistema di iniezione. Adesso i cavalli a disposizione per la 911 S. sono 450, con una grossa novità nel nuovo cambio automatico, sempre dotato di doppia frizione, ma con otto rapporti, sempre azionabili dalle levette al volante. I numeri relativi alle prestazioni sono entusiasmanti: 3,7 secondi da 0 a 100 e 308 km/h di velocità massima. La nuova 911, in definitiva, è la somma di tutte le sue antenate e, per questo, rappresenta l’idea della tradizione unita alla visione del futuro. La silhouette è iconica, il design senza tempo, la tecnologia è ispirata alle grandi vittorie in gara e sempre un passo avanti. Con l’ottava generazione la 911, continua a viaggiare in direzione futuro.

Consumo combinato*: 9,1 – 8,9 l/100 km Emissioni CO2 combinate*: 208 – 205 g/km


in Houseboat alla scoperta dei Casoni da pesca idea vacanza:

IN HOUSEBOAT, UNO DEGLI ITINERARI PIÙ BELLI D’EUROPA MINI CROCIERE TRA LE LAGUNE DI MARANO, GRADO E CAORLE

Il 2019 sembra essere stato molto generoso, con una combinazione di festività infrasettimanali piuttosto favorevoli (pasquetta lunedì 22 aprile, liberazione giovedì 25 aprile, festa dei lavoratori mercoledì 1 maggio) che offrono la possibilità di organizzare mini vacanze. Saranno milioni, dunque, le persone che si concederanno qualche giorno di evasione, in attesa delle ferie estive che sembrano ancora così lontane. Per chi cerca qualcosa di diverso, ama il contatto con la natura e scoprire posti nuovi, Houseboat.it, società italiana di promozione e organizzazione di viaggi su imbarcazioni fluviali e marittime, consiglia di regalarsi una mini crociera tra i tesori segreti del Friuli Venezia Giulia, lungo un itinerario poco conosciuto, ma che si classifica a pieno titolo tra quelli più belli e suggestivi di tutta Europa. Si tratta delle lagune di Marano, Grado e Caorle, un percorso lungo il quale si susseguono senza sosta isolette sperdute con tipici casoni da pesca, raggiungibili solo in barca, e piccoli centri storici tradizionali. I tour a bordo di queste piccole imbarcazioni, che possono muoversi agilmente lungo i letti dei fiumi, sono il modo migliore per godere a pieno dei tramonti e delle bellezze naturali di questi luoghi, che ammirati dal largo assumono un fascino ancora maggiore.


Da non dimenticare che qui l’acqua è molto pulita e la laguna è balneabile in tutta sicurezza, sempre se si riesce a resistere alle temperature non ancora ottimali che caratterizzano il mese di aprile. Inoltre, il percorso si snoda attraverso interessanti centri abitati, ognuno desideroso di raccontare la propria storia. Il migliore dei modi per visitare queste cittadine è in sella ad una bici. Le lunghe e curate piste ciclabili consentono di raggiungere facilmente tutte le principali attrazioni, come i centri storici e i monumenti, ma anche campi da golf, parchi divertimenti, zoo e acquari. Già diffuso nei paesi del Nord Europa, da qualche anno, il turismo fluviale si sta affermando anche nel nostro paese in misura sempre maggiore. Caratterizzato da un ritmo lento e da un maggior rispetto per l’ambiente, questo format turistico dimostra un desiderio di riappropriarsi del proprio tempo, strappandolo ai ritmi troppo frenetici della quotidianità, cercando allo stesso tempo di adottare stili di vita più sostenibili. I DETTAGLI DELL’ITINERARIO Si parte dalla base di Precenicco, nella piazza del paese, poi si va alla volta di Marano Lagunare, a sole 2 ore di navigazione. La prima parte sarà lungo il fiume Stella, costeggiato da una rigogliosa vegetazione. Lungo il percorse è possibile fare delle piacevoli soste presso ormeggi pubblici o ristoranti con ormeggi privati, dove concedersi un ottimo pranzo con pietanze locali a base di pesce. Una volta raggiunta la laguna di Marano, basterà proseguire seguendo le “briccole” che delimitano i canali navigabili su entrambi i lati, restando nel mezzo.


idea vacanza:

in Houseboat

alla scoperta dei Casoni da pesca

Le lagune del Nord sono molto popolari per il bird watching e per la pesca, quindi è bene ritagliarsi un momento per ammirare la straordinaria varietà di animali che popolano questi luoghi. Marano Lagunare è un tipico villaggio di pescatori, con una torre millenaria restaurata di recente al centro della piazza principale. L’attracco pubblico si trova vicino al centro della città, ottimo per fare un salto anche al famoso mercato del pesce. Qui, inoltre, è possibile noleggiare un gommone o un paddleboard per navigare lungo i piccoli canali sino al villaggio dei “casoni”, impossibile da raggiungere in altro modo. Da Marano Lagunare si prosegue poi verso Lignano Sabbiadoro, che dista appena un’ora di navigazione. Famosa soprattutto per i suoi lidi, tra i più gettonati del Triveneto, la città è caratterizzata anche da deliziosi vicoli e stradine. Fate una bella passeggiata nella via pedonale lungo negozi, ristoranti e bar, prima di rimettervi in barca, per proseguire verso Grado, distante tre ore. Questo tratto è particolarmente caratteristico, con paesaggi naturalistici molto suggestivi. Se volete fare una sosta, potete fermarvi in uno dei ristoranti nel bel mezzo della laguna, tutti raggiungibili solo in barca.


Una volta raggiunta Grado, noterete che si tratta di una città che presenta molte peculiarità veneziane, con vicoli e case colorate.Tra queste, anche una Chiesa Paleocristiana e l’antico Battistero Ottagonale. È possibile ormeggiare la barca in diversi porti privati, ma non avventuratevi alla ricerca di ormeggi pubblici perché non ce ne sono. Impensabile non includere nell’itinerario Trieste. L’antica Repubblica Marinara è una delle più belle capitali culturali europee ed è a soli pochi chilometri di distanza da Grado. Lasciate lì la vostra barca e prendete la navetta che vi porterà a Trieste in soli 45 minuti. Una volta recuperata la barca, risalite lungo il fiume Natissa, per raggiugere Aquileia, distante due ore di navigazione. Fondata nel 181 AC, Aquileia ospita degli eccezionali reperti archeologici romani, che l’hanno fatta inserire tra le città Patrimonio dell’Umanità Unesco. Proseguendo, poi, la navigazione verso la parte occidentale della laguna, si può optare per la visita di Cervignano, risalendo così il fiume Ausa, a più di 2 ore di navigazione. Cervignano è una tipica cittadina dell’entroterra italiano, tranquilla, poco affollata e molto ordinata. Se si visita il giovedì si può assistere al grande mercato all’aperto. Buona notizia in materia di ormeggi: qui sono pubblici e vicini al centro della città.


raffaello in vetrina

PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DELLA VETRINA ESPOSITIVA “CARTONE DELLA SCUOLA DI ATENE” DI RAFFAELLO La più grande vetrina ad anta unica esistente al mondo, questo è il sistema espositivo realizzato in esclusiva da Goppion per la messa in sicurezza dell’opera esposta alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano. La vetrina del Cartone della Scuola di Atene di Raffaello supera per dimensioni alcune delle più grandi realizzazioni ideate da Goppion in passato, come quella del tappeto Ardabil nel Victoria & Albert Museum di Londra e le due vetrine create appositamente per i dipinti Victoria 1 e Victoria 2 di Gerhard Richter nella sede di ERGO Versicherungsgruppe a Düsseldorf. La Sala espositiva del Cartone, su progetto allestitivo di Stefano Boeri Architetti, ospiterà la nuova vetrina, unica nel suo genere. Una realizzazione sperimentale la cui ingegnerizzazione e produzione è stata condotta attraverso una lunga serie di prove che, in corso d’opera, hanno reso necessarie modifiche negli aspetti strutturali. Ingegneri strutturisti, ingegneri meccanici ed esperti di cinematica sono stati chiamati in causa per risolvere alcune criticità. Il pavimento della sala in cui è esposta l’opera ha rappresentato una delle problematiche maggiori perché, per la natura storica dell’edificio, ha una portata fortemente limitata, presenta una sensibile alterazione della planarità ed è soggetto a flessioni che, se accettabili in presenza di installazioni normali, devono in questo caso essere quanto più possibile mitigate a causa dell’elevata precisione che deve essere garantita ai sistemi di apertura della vetrina.


Mettendo in campo le soluzioni tecnologiche più avanzate per soddisfare le richieste dell’exhibition designer, la Goppion ha progettato un sistema di ammortizzamento idraulico capace di compensare le irregolarità e le flessioni del pavimento. Un’altra grande problematica sono state le dimensioni inusitate dell’anta a causa di una geometria sfavorevole e al conseguente aumento dei carichi effettivi. La tecnica concepita per sopperire a tale questione è l’utilizzo di un vetro accoppiato in lastra unica, prodotto espressamente e trasportato dalla manifattura con mezzi straordinari per essere sollevato direttamente all’interno della sala attraverso l’utilizzo di una gru speciale e per mezzo di un’apertura appositamente creata nel muro perimetrale. Per garantire la messa in sicurezza dell’opera, il telaio di supporto è inoltre fissato su una struttura in grado di ruotare su speciali cerniere con cuscinetti reggispinta, così da permettere la completa ispezione del retro del Cartone, una volta aperta la vetrina.


Quante

storie

sulla

luna


Quante storie sulla luna... a cinquant’anni dall’allunaggio è il titolo della mostra che inaugurata il 13 aprile. Suggestioni ed emozioni, suscitate dallo sbarco sulla luna, sono state interpretate da oltre 50 artisti che hanno realizzato appositamente sculture, installazioni e opere pittoriche sull’argomento. 20 luglio 1969, alle ore 20:17:40 UTC: una data memorabile per la storia dell’uomo. A breve saranno cinquant’anni daquando l’uomo ha compiuto i primi passi sulla superficie lunare. Neil Armstrong, comandante della missione spaziale Apollo 11, si affaccia da uno sportello laterale del modulo lunare distaccatosi dalla navicella spaziale e discende una scaletta che lo porta sul suolo della luna; seguito, dopo qualche ora, da Buzz Aldrin, mentre l’italiano Michael Collins, nato a Roma, orbitava attorno alla luna, in attesa del rendezvous. 350 mila persone hanno progettato, fabbricato e collaudato i complicati sistemi e i mezzi all’avanguardia della tecnologia per lanciare l’equipaggio, oltre ad avere ideato le fasi delle varie manovre di aggancio e ancoraggio dei moduli che componevano l’astronave. Grazie alla loro genialità e al loro impegno, l’umanità ha finalmente “colonizzato” quel misterioso satellite che descrive una traiettoria ellittica intorno alla terra.

MOSTRA COLLETTIVA CELEBRATIVA DELLA RICORRENZA DEI CINQUANT’ANNI TRASCORSI DALLA STORICA IMPRESA DELL’ALLUNAGGIO (1969-2016). OTRE CINQUANTA ARTISTI CONTEMPORANEI HANNO ELABORATO LE SUGGESTIONI E LE EMOZIONI SUSCITATE DA QUESTO EVENTO, DECLINANDOLE SECONDO IL LORO LINGUAGGIO ESPRESSIVO IN OLTRE SESSANTA OPERE, REALIZZATE APPOSITAMENTE PER L’OCCASIONE, TRA SCULTURE, INSTALLAZIONI E LAVORI PITTORICI.

Colossi Arte Contemporanea Corsia del Gambero, 16 Brescia


Dai primordi della storia, l’uomo lo ha osservato a distanza, volgendo il suo sguardo, denso di interrogativi, alla volta celeste: prima lo ha venerato come una divinità, poi ha cominciato a considerarla compagna della terra e, alla fine, l’ha raggiunta, l’ha toccata con mano, solcando lo spazio siderale che la separa dal nostro pianeta. I tre coraggiosi esploratori hanno percorso 384 mila chilometri, temendo in ogni istante per la loro vita, nell’intento di cambiare radicalmente la percezione dell’universo. 900 milioni di persone quella notte erano davanti alla televisione. Purtroppo il segnale era pessimo e quello che riuscimmo a vedere erano soltanto ombre sfocate e voci confuse. La luna, fino a quel momento, era stata un fenomeno letterario e all’improvviso divenne un fatto reale. Seguire in tv le fasi della conquista, potendo allo stesso tempo vedere la luna dalla finestra di casa propria fu, come disse, il sociologo Domenico De Masi, “avere il teatro di Vienna in giardino e osservare il palco dal piccolo schermo”.

Quante

storie

sulla

luna


Quante

storie

sulla

luna

Aidan Guido Airoldi Daniele Alonge Andrea Anselmini Bruno Bani Ilde Barone Giorgio Bevignani Dorothy Bhawl Max Bi Corrado Bonomi Fabrizio Braghieri (Bixio) Angelo Brescianini Dario Brevi Massimo Caccia Marco Casentini Gianni Cella Amanda Chiarucci Angelica Consoli Fabrizio Corbo Luigi D’Alimonte Sandro Del Pistoia Ivan De Menis Marica Fasoli Manuel Felisi Claudio Filippini Andy Fluon Daniela Forcella Enzo Forese Andrea Francolino TheoGallino Michael Gambino Giorgio Gost Riccardo Gusmaroli Omar Hassan Mimmo Iacopino, Ugo La Pietra Giorgio Laveri Adolfo Lugli, Roberto Malquori Pep Marchegiani Demis Martinelli, Angelo Raffaele Marturano Daniele Miglietta Gian Marco Montesano Elena Monzo Luca Moscariello Barbara Nati Daniela e Patrizia Novello Renzo Nucara Daniele Papuli Pino Pascali Lia Pascaniuc Francesca Pasquali Lele Picà Pietro Pirelli Ario Pizzarelli Pino Polisca Tom Porta Rudy Pulcinelli Sandi Renko Edoardo Romagnoli Leonardo Rota Gastaldi Alessandra Rovelli Pinuccio Sciola Lapo Simeoni Marco Sudati Giorgio Tentolini Vincenzo Todaro Nicolò Tomaini Giovanni Viola Andrea Viviani Carla Volpati Giorgia Zanuso


In compenso, da quel momento, la luna, di cui vennero diffuse mappe e dati tecnici, perse un po’ del proprio mistero e anche l’interesse mediatico, da quel momento, ebbeun forte declino. Come sentendo di essere di fronte allo svolgimento di un evento storico, l’umanità rimase attonita, quasi per rispetto: quella dell’allunaggio fu la prima notte senza furti ne rapine da 10 anni a quella parte: a Milano il centralino della polizia squillò solo 2 volte (per una lite e per un falso allarme); a Bologna e a Roma il copione non fu diverso. L’allunaggio ruppe le nostre certezze, annullò ogni differenza tra categorie e classi sociali: ognuno di noi si sentiva un uomo qualunque tra miliardi di uomini qualunque, troppo piccoli di fronte alla grandezza della vicenda. L’applauso per il primo passo di Neil Armstrong fu un gesto che accomunò l’Italia e il mondo. Tutti si immedesimarono in quei tre astronauti che non erano supereroi, ma persone normali con i limiti, le debolezze e le insicurezze di ogni uomo. Fino al 20 luglio COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA

Corsia del Gambero, 16 Brescia www.colossiarte.it - info@colossiarte.it


bolle di sapone FORME DELL’UTOPIA TRA VANITAS, ARTE E SCIENZA A CURA DI MICHELE EMMER E MARCO PIERINI PERUGIA, GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA FINO AL 9 GIUGNO

È forse già una cosa seria? Non è per nulla seria. Sono delle bolle di sapone, delle pure chimere... Fëdor Dostoevskij, Delitto e Castigo

La rassegna propone un excursus sulla nascita dell’interesse artistico, scientifico, culturale delle bolle e delle lamine di acqua saponata. Il percorso espositivo presenta capolavori di artisti quali Fra Galgario, Jan Bruegel il Giovane, Karel Dujardin, Man Ray, Max Beckmann, Giulio Paolini e altri, provenienti dalle più importanti istituzioni nazionali e internazionali, come la National Gallery di Londra e la National Gallery di Washington. Simbolo della fragilità, della caducità delle ambizioni umane, della vita stessa, fin dal Cinquecento, le bolle di sapone hanno affascinato generazioni di artisti per quei giochi di colore che si muovono sulle superfici saponose, per la loro lucentezza, per la loro leggerezza. La Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, fino al 9 giugno 2019, affronta per la prima volta in una mostra dedicata, questa tematica tradizionalmente correlata al genere artistico della natura morta e della vanitas. L’esposizione, dal titolo Bolle di sapone. Forme dell’utopia tra Vanitas, arte e scienza, curata da Michele Emmer, già professore ordinario di Matematica all’Università Sapienza di Roma e da Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, si presenta come un’iniziativa interdisciplinare che, parallelamente al percorso storico artistico, racconta la nascita dell’interesse scientifico, fisico e matematico delle lamine saponate, modelli di una geometria delle forme molto stabili.


Nella pagina accanto Man Ray: Lee Miller with a bubble pipe. Qui a destra: Pelagio Palagi In basso Max Beckmann, Self portrait with bubbles

Il percorso si compone di circa 60 opere che coprono un lungo arco di tempo che va dal Cinquecento alla contemporaneità, di autori quali Jean Siméon Chardin, Fra Galgario, Jan Bruegel il Giovane, Gerrit Dou, Karel Dujardin, concesse in prestito dalle più importanti istituzioni nazionali e internazionali, tra cui il Museo Statale dell’Hermitage di San Pietroburgo, la Galleria degli Uffizi di Firenze, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la National Gallery di Londra, la National Gallery di Washington e si apre con alcune opere allegoriche legate al tema della Vanitas. La prima sezione racconta inoltre della nascita di questa iconografia, sottolineando l’influenza che i lavori di Hendrick Goltzius hanno avuto nell’arte olandese del XVI e XVII secolo. La rassegna continua proponendo una panoramica esaustiva del tema che arriva fino al

Novecento con lavori di artisti quali Man Ray, Max Beckmann, Giulio Paolini, fino a giungere alla sua trattazione nell’ambito dell’architettura contemporanea, con la maquette del Water Cube, la piscina olimpionica di Pechino progettata dallo studio australiano PTW Architects, con il quale hanno collaborato China State Construction Engineering Corp e Arup Ltd.nLa mostra presenta, inoltre, una sezione dedicata a stampe e incisioni, fotografie, nonché locandine e manifesti pubblicitari. Importanti in questo senso sono le affiche provenienti dalla Collezione Salce di Treviso, che illustrano la grande fortuna di questo soggetto a scopi pubblicitari per la vendita di prodotti legati soprattutto alla cura della persona, a partire dal celebre esempio del manifesto del sapone Pears, rielaborato a partire dal dipinto Soap Bubbles, del pittore e illustratore britannico John Everett Millais (1829-1896). Parallelamente al percorso artistico, l’esposizione documenta il fondamentale ruolo giocato dalle bolle di sapone nelle ricerche settecentesche sulla rifrazione della luce e sui colori, fino a quelle successive circa le teorie sulle superfici minime o sulle forme di aggregazione organica della materia. A partire dal libro di Isaac Newton, Opticks, or a Treatise of the Reflections, Refractions, Inflections and Colours of Light, del 1706, proveniente dalla Biblioteca Oliveriana di Pesaro, nel quale il fisico inglese descrive in dettaglio i fenomeni che si osservano sulla superficie delle lamine saponate, per arrivare alle attuali sperimentazioni attraverso l’ausilio della computer grafica, la rassegna evidenzia l’importanza che le bolle hanno rivestito in tutta la scienza contemporanea, e come queste ultime scoperte, a loro volta, continuino a ispirare artisti e architetti contemporanei nelle loro creazioni.


bolle di sapone

Accompagnano l’esposizione un catalogo scientifico edito da Silvana Editoriale, un libro per bambini edito da Aguaplano Libri con testi di Michele Emmer e illustrato da Francesca Greco. Perché soffiare bolle di sapone è da sempre un divertimento: alcune sono piccole, altre più grandi, altre grandissime; alle volte due o più si attaccano insieme e allora si ottengono delle forme non più sferiche ma molto più complesse. Se c’è il vento volano lontano, altrimenti ondeggiano nell’aria e restano come sospese. Se c’è il sole e le si guarda in trasparenza, si possono vedere i colori dell’iride che si muovono sulle superfici saponate. In questa ottica una serie di eventi collaterali, come spettacoli e performance dal vivo di vario genere sul tema delle bolle; talk, visite guidate, proiezioni, laboratori didattici per adulti e bambini e conferenze scandiranno tutto il periodo delle bolle in Galleria. L’ispirazione per la mostra giunge dal testo di Michele Emmer pubblicato nel 2010, Bolle di sapone tra arte e matematica (Bollati Boringhieri), in cui vengono esplorate le interrelazioni con la matematica, la pittura, la fisica e l’architettura. L’importante saggio, summa del lavoro di ricerca di tutta una vita, ha vinto il Premio Viareggio 2010 per la sezione saggistica. Una storia esemplare dei legami tra arte e scienza che tocca tutta l’Europa e che riempie di meraviglia per un’evoluzione inaspettata. Grandi artisti, grandi scienziati, grandi architetti, tutti affascinati dalle forme delle bolle e delle lamine di sapone. La mostra è inserita tra i progetti Art Bonus della Galleria Nazionale dell’Umbria per l’anno 2019, trovando un generoso e fondamentale sostegno nella famiglia Campanile, fondatrice di una delle più importanti realtà industriali del territorio, la SACI Industrie S.p.A.

In alto Gino Boccasile, manifesto Achille Banfi In basso anonimo


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