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Susanna Tuttapanna disegnata da Marisa Mecacci è stata la protagonista di una serie di caroselli a cartoni animati prodotti dallo Studio K di Firenze per pubblicizzare il formaggino Invernizzi Milione e andati in onda nei caroselli RAI dal 1966. Era una piccola bambina paffutella che abitava dentro il televisore e battendo con la manina sul cristallo del video diceva: «Ehi! Ehi! Ciao... mi vedi? Senti... ti piaccio disegnata così? Sai, ti voglio bene... ma tu sei di là da questo vetro e io non posso uscire dal televisore... Il regista non vuole.

FORTUNATI GLI UOMINI CHE AMANO DAVVERO LE DONNE non solo l’8 marzo Fortunati gli uomini che hanno dovuto subire per primi l’onda d’urto del femminismo esplosa tra gli anni Sessanta e Settanta. Fortunati perché è stata la prima generazione di uomini che ha avuto anche suo malgrado, l’opportunità di aprire gli occhi sulla condizione dell’altra metà del cielo... Sono riusciti a riconsiderare la vita delle proprie madri, a favorirne l’emancipazione e a sostenere con le proprie compagne rapporti sempre più paritetici. Sereni gli uomini che hanno imparato a svolgere anche quelli che da sempre sono compiti le donne, quelli che non si sentono sminuiti nella loro virilità nello sbrigare le faccende domestiche, quelli che sanno amare senza dover possedere e che sanno fare anche i mammi. Uomini nuovi che stanno imparando a vivere con le donne senza considerarle esseri inferiori; un’avanguardia ancora minoritaria che fortunatamente si moltiplica mentre, purtroppo, si profilano all’orizzonte pericolose contaminazioni culturali con civiltà e religioni che considerano le donne alla stregua di pecore o cammelli, da comprare e sfruttare, sottomettere ed umiliare. L’augurio in questo mese dell’8 marzo è proprio per quelle donne che vivono accanto a noi nelle nostre città e che sono visibilmente costrette a subire una sorta di schiavitù nei confronti di padri, fratelli maschi e mariti. Ogni tanto finiscono sgozzate perchè tentano di emanciparsi e uscire dall’oscurantismo, o peggio perchè si innamorano di un italiano... A tutte loro l’augurio di riuscire a ribellarsi, tutte insieme, al maschilismo medievale di cui sono vittime e riuscire a vivere finalmente senza discriminazioni e sottomissioni. Alle donne lavoratrici e madri e alla conciliazione tra lavoro e famiglia, dedichiamo l’intervista con Isabel Perletti che sa come aiutarle.


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gori V.E.Filì In un paese normale un sindaco che ha ben lavorato dovrebbe essere riconfermato. Che Giorgio Gori sia stato un buon sindaco, uno dei migliori o il meno peggio da come la si veda... beh, è innegabile. Lo ha riconosciuto più volte anche Vittorio Feltri, uno che non è mai molto tenero con quelli di sinistra. Questo non vuol dire che non ve ne possano anche essere di migliori. Le campagne elettorali servono appunto a chi si candida per proporre il suo programma e per farlo capire al popolo sovrano che sceglierà ciò che più gli aggrada. È chiaro a tutti che oggi, per essere un buon sindaco, bisogna essere, oltre che un onesto politico, anche un astuto manager. Giorgio Gori, che si è formato negli ambienti molto competitivi della comunicazione, ha dismesso i panni del manager per vestire quelli del politico. Il politico difficilmente sa essere anche un buon manager.

In un paese normale il candidato sindaco dovrebbe essere quello che ha dato prova di competenza e di preparazione. Al di là del fatto che non si capisce la logica di un partito che si allea a Roma con i 5 Stelle, rinnegando l’alleanza con Berlusconi, mentre a Bergamo, ricompone il vecchio Centrodestra, quel che è ancora più difficile comprendere è il perchè non sia stato scelto Gianfranco Ceci per lanciare la sfida a Gori, ma Giacomo Stucchi che la sua bella carriera l’ha già fatta... L’avvocato di Forza Italia poteva vantare sia una buona conoscenza delle problematiche della città (essendo anche stato Vicesindaco e Consigliere per alcune legislature) nonchè una discreta popolarità che gli deriva dall’essere impegnato da sempre sul territorio. Era meglio si fosse creato una sua lista e, ottenendo un “possibile” 5%, avrebbe potuto far valere il suo peso con entrambi i candidati nel ballottaggio che appare quasi scontato, raccogliendo i voti di quell’elettorato cattolico, non di sinistra ma neppure così ammaliato dal partito di Salvini. Chissà non ci pensi qualcun altro....


L’onda della lega Stucchi chi? Questo è quello che si sarà chiesto la maggior parte degli elettori di Bergamo una volta venuti a conoscenza del nome scelto per rappresentare il Centrodestra alle prossime elezioni comunali. A dispetto però della sua poca notorietà tra gli elettori, Giacomo Stucchi ha un’identità politica con radici profonde che risalgono ad una tessera della Lega presa a17 anni, cui è seguita un’approfondita esperienza dentro le dinamiche della politica, che pochi altri possono vantare. Sul Carroccio quindi fin dalla prima ora, devoto a Bossi, discepolo di Calderoli, ha cavalcato le ondate e le risacche della Lega, restando saldamente incollato per 22 anni alla sua poltrona nelle due aule del Parlamento, eletto per ben cinque volte, deputato per quattro mandati poi senatore: a lui spettava sempre un collegio sicuro e un aereo per la capitale. Non ha mai fatto parlare troppo di sé ha svolto il suo ruolo, spesso delicato, nelle varie e intricate commissioni che innervano la vera politica romana, con un profilo sempre discreto. Di lui si è sentito parlare poco, non si è mai messo in prima fila, ne ha mai fatto scrivere i giornali per qualcosa di poco onesto… Non si è mai cacciato nei guai. In compenso, il suo curriculum è pieno zeppo di proposte di legge, di iniziative politiche importanti anche se magari non hanno fatto parlare come tante altre. Un caporale diventato colonnello per meriti acquisiti sul campo, è stato negli ultimi anni Presidente del Copasir, delicato organismo di controllo sulla comunicazione, dove aveva preso il posto niente meno che di Massimo D’Alema. È stato seduto a molti dei tavoli che contano, ha conoscenze importanti e sa dove mettere le mani. Insomma, tutto sommato, Salvini ha scelto un bel volpone che saprà dare del filo da torcere all’attuale inquilino di Palazzo Frizzoni. E, se anche dovesse perdere, non sarebbe un dramma, visto che l’ex senatore ha già alle spalle una carriera politica davvero consolidata e non deve certo dimostrare niente a nessuno. Adesso ha un paio di mesi per far capire, a chi non ha apprezzato il lavoro di Gori, che lui sarà migliore. Dovrà essere in grado di studiarsi i dossier aperti delle tante opere che sono state messe in cantiere, prendere in mano il tutto e capire fino in fondo che cosa Bergamo si aspetta da un sindaco. I due candidati che potevano essere alternativi a Stucchi, scesi in campo nel centrodestra, Ceci per Forza Italia, e Tremaglia per Fratelli d’Italia si sono già accodati e in attesa che il gioco giri in loro favore, magari tra cinque anni. Per il momento, in caso di vittoria, li vedremo in qualche assessorato chiave. Del resto saranno loro i veri ispiratori del programma di una ipotetica futura ammnistrazione di centrodestra, anche perchè entrambi, negli ultimi cinque anni sono stati in Consiglio Comunale, all’opposizione contro Gori e compagni, ne conoscono pregi e difetti e sanno anche dove poterli più facilmente attaccare. Stucchi, dal canto suo, ha già iniziato a sparare a zero verso il caro parcheggi e l’eccessiva attenzione data agli immigrati mentre, secondo lui, vi sarebbero ben altre emergenze di cui occuparsi. Altre volte in passato la Lega ha tentato l’assalto a Palazzo Frizzoni ma ha sempre perso e Bergamo è una delle città lombarde che non hanno mai avuto un sindaco del Carroccio. Ci sarà un perchè... Stucchi ha dalla sua il trascinamento inevitabile che, l’atteso, strabordante risultato della Lega alle elelzioni europee, potrebbe avere anche sul voto locale. Questo è ciò che teme Gori più di ogni altra cosa: di non essere giudicato per i meriti o i demeriti della sua amministrazione, ma cancellato dall’ondata sovranista che del resto sta facendo vittime illustri in tutto il continente. Del resto fu così per lui in occasione della sua elezione a Sindaco, quando venne sospinto anche dal “vento renziano” che portò quella volta il PD al 40%. Come consolazione, in caso di sconfitta, potrà sempre dare la colpa al populismo dilagante e anche un po’ alla sfiga. Se però dovesse vincere, la sua, sarebbe una vittoria doppia con un grande valore simbolico anche a livello nazionale. Battere sul terreno dell’efficienza e del buon governo il centrodestra e il candidato leghista, in un momento così difficile per il centrosinistra, proietterebbe Gori come uno dei futuri leader da mettere in campo alle prossime politiche.


ISABEL PERLETTI - CONSIGLIERA PROVINCIALE PER LE PARI OPPORTUNITÀ


isabel e la parità di genere Intervista di Vito Emilio Filì - Fotografie Federico Buscarino

ISABEL PERLETTI CONSIGLIERA PROVINCIALE PER LE PARI OPPORTUNITÀ QUANDO COME E PERCHÈ DI UNA ISTITUZIONE IMPORTANTE MA ANCORA POCO VALORIZZATA Come si diventa Consigliera di parità un pubblico ufficiale a tutti gli effetti, la cui nomina viene ratificata dal Governo? Bisogna avere un passato politico? La tessera di un partito? “No per niente - ci dice Isabel Perletti attuale Consigliera anche un po’ stranita per la domanda. Viene emanato un avviso per la designazione della consigliera di parità da parte della Provincia al quale ho partecipato, dopo aver collaborato come assegnista di ricerca con la Cattedra di Diritto del Lavoro presso l’Università di Bergamo ed essendo stata anche assistente della precedente Consigliera di Parità. L’avviso ovviamente prevede di avere dei titoli, competenze e delle esperienze per quanto riguarda la condizione femminile, del mercato del lavoro, delle sue dinamiche di offerta e domanda, dei suoi equilibri e un’approfondita conoscenza della normativa del Diritto del Lavoro”. Quando ha iniziato questa attività? “Sono stata designata dal precedente Presidente dell’Ente Provincia, Matteo Rossi, il 31 luglio del 2015 e il 25 novembre è arrivata la nomina con decreto ministeriale dell’allora ministro Poletti”. Quali sono le problematiche principali di cui si occupa e perché ci si rivolge al suo ufficio? “La principale motivazione è la difficoltà di conciliare il lavoro con la vita famigliare da parte di madri lavoratrici ma ci occupiamo anche della discriminazione di genere nei luoghi di lavoro nelle diverse sfaccettature: dalla discriminazione, alla molestia, fino alla violenza. Il 99% di chi viene da noi è una donna. Anche se c’è stato un lavoratore che si è rivolto a noi per un aiuto nel poter conciliare il lavoro con la sua paternità”. In questi casi cosa potete fare? “Quando si parla di conciliazione vita-lavoro quasi sempre siamo in presenza di un datore di lavoro che non concede il part time né orari flessibili: il 70% dei casi riguarda queste situazioni. L’azienda non è flessibile perché non è obbligatorio esserlo. Addirittura abbiamo ancora in atto una causa riguardante il part-time sociale”. Cos’è il part time sociale? “Il part time sociale o post maternità è un part time concesso in via temporanea ai genitori con un figlio minore di 3 anni. Esiste ad esempio nel contratto del commercio (art.90). Essendo materia di contrattazione collettiva non è di competenza diretta della Consigliera di parità ma dei sindacati. In questi casi interveniamo ad adiuvandum per sostenere la causa della lavoratrice”. Mi porti un esempio... “Un esempio è quello di una lavoratrice che richiede il part time “sociale” perché madre lavoratrice e non gli viene concesso oppure ha la necessità che il part time diventi definitivo e non temporaneo. In questi casi interveniamo a supporto delle organizzazioni sindacali o dei legali del lavoratore, come nel caso di una professionista che ha subito la rescissione del contratto di lavoro autonomo a causa della maternità. Lei aveva un suo avvocato e noi siano intervenuti in supporto per dare maggiore peso alla legittima richiesta della professionista di riavere il suo lavoro. In questo caso il committente ha sostenuto che il recesso non era correlato alla maternità di cui lui disse di non essere al corrente...”


ISABEL PERLETTI - CONSIGLIERA PROVINCIALE PER LE PARI OPPORTUNITÀ

“LA PRINCIPALE MOTIVAZIONE DI CHI CI CHIEDE AIUTO È LA DIFFICOLTÀ DI CONCILIARE IL LAVORO CON LA VITA FAMIGLIARE DA PARTE DI MADRI LAVORATRICI MA CI OCCUPIAMO ANCHE DELLA DISCRIMINAZIONE DI GENERE NEI LUOGHI DI LAVORO NELLE DIVERSE SFACCETTATURE: DALLA DISCRIMINAZIONE, ALLA MOLESTIA, FINO ALLA VIOLENZA


Cosa fate per far conoscere i servizi che offrite? “Lavoriamo molto attraverso le organizzazioni sindacali e gli enti locali”. Però non siete molto conosciuti... “Abbiamo risorse molto limitate perché da parte del Ministero non vengono date nuove risorse e i soldi rimasti sono i residui che non sono stati spesi negli anni scorsi”. E adesso chi paga? “La Provincia attraverso i fondi ministeriali residui. Siamo pubblici ufficiali, un organismo che non è politico ma istituzionale e quindi trasversale che deve adottare una logica super partes, al di là degli orientamenti politici”. All’interno della Provincia viene vissuta come un fastidio? “Siamo un organismo separato dalla Provincia, ma il nostro ufficio è ubicato presso la Provincia, la quale deve fornirci personale, attrezzature e strutture per lo svolgimento dei nostri compiti. Questo può creare alcune incomprensioni, specie considerati i nostri fondi scarsi. Inoltre esiste ancora poca conoscenza, specie tra il pubblico e i media, di quali siano le funzioni della Consigliera di parità e si fa confusione tra questo ufficio e quello che era prima l’assessora provinciale, oggi Consigliera provinciale, con delega alle pari opportunità mentre esiste una netta distinzione dei ruoli”. Cioè? “Io non vengo eletta ma, come dicevo, nominata dal Ministero del Lavoro mentre lo è chi fa parte della Consiglio provinciale. Oggi c’è una consigliera provinciale con delega alle pari opportunità. Diversamente nell’ amministrazione precedente in base alla riforma del Rio, la delega era stata mantenuta dalla Presidenza. La differenza tra i due ruoli è di competenza e di campo. Io mi occupo di genere e lavoro, mentre la Provincia a livello politico di tutte le questioni legate alle pari opportunità come quelle legate alla disabilità o alle questioni etniche ecc. di cui non ho competenza diretta. Noi ci occupiamo di discriminazioni di genere sui luoghi di lavoro. Come ad esempio il Mobbing di genere. Se non esiste una correlazione di genere noi non interveniamo. Se viene un uomo di un’azienda tutta al maschile che dice di subire mobbing per cause non intenerenti a suo genere (es. paternità) lo mando al sindacato. Differente il caso di una lavoratrice madre in un ambiente maschile”. Sono molti i casi di mobbing di genere che le capitano? “Sono il 20% rispetto alla casistica relativa alla conciliazione vita-lavoro e in questo periodo, come avviene anche a livello sindacale, il ricorso al nostro ufficio è diminuite a causa della crisi e della precarietà per cui i lavoratori e lavoratrici preferiscono rimandare eventuali ricorsi o rivendicazioni avendo paura di perdere il lavoro e di non trovarne un altro”. Anche perché rivolgersi a voi viene visto dai datori di lavoro come un atto un po’ ostile… “Beh un po’ sì anche se noi preferiamo non ricorrere alle vie legali se non in casi estremi. Si cerca sempre di conciliare”. Come avviene? “Quando si presentano da noi ed espongono il caso, io convoco l’azienda per avere tutte le informazioni necessarie ed inquadrare meglio il problema. Da lì cerco di capire se è possibile una conciliazione tra le parti e se, tra quello che mi ha raccontato la persona in questione e quello che vuole il datore, vi sono posizioni così lontane o se, come quasi sempre accade, si trova un compromesso al fine di evitare il ricorso al tribunale. Comunque la scelta è sempre del lavoratore e della lavoratrice che poi in quell’azienda deve lavorare. Anche il tono delle richieste, se maggiormente incisivo o più soft, viene concordato con il lavoratore e la lavoratrice”. Le aziende come la prendono? “Spesso son stupite e quando ricevono la lettera dove si cita anche il Ministero del Lavoro un po’ si spaventano… La maggior parte arriva con un avvocato o un consulente del lavoro, quasi mai da soli e riscontriamo di solito una maggiore chiusura da parte delle piccole aziende, mentre è più facile trattare con le grosse realtà”. Perché evidentemente hanno più margini di manovra... “Non solo. Sono anche più preparate sulle dinamiche del lavoro e da un punto di vista legale possiamo trattare con chi conosce la materia. Nei casi più difficili possiamo proporre azioni ma non possiamo minacciarli o forzare troppo la mano” Proponete anche soluzioni a chi non può per motivi oggettivi concedere il part time? “Si cerca sempre una soluzione condivisa e se uno chiede dieci dopo una trattativa può ottenere 5... Poi però subentrano anche problemi di demansionamento e di qualità del lavoro. Il part time non è la soluzione e dovrebbe essere una libera scelta, non un obbligo. Oggi invece si assiste ad un aumento del part-time delle lavoratrici madri. Quello che aiuta davvero le lavoratrici madri sono politiche mirate alla

creazione di strutture pubbliche e private come gli asili nido, spazio gioco-compiti ecc.”. Com’è la situazione a Bergamo? “Abbiamo ancora forti difficoltà nel conciliare vita e lavoro. Qui il modello dominante è ancora quello con il capofamiglia che svolge il lavoro importante e, se uno dei due di una coppia deve rinunciare al lavoro o chiedere il part-time, è sempre la donna, questo a causa della sua inferiore retribuzione. Questo si riflette in un bassissimo tasso di occupazione femminile. Siamo indietro rispetto alla stessa Lombardia”. Siamo indietro perché le donne non chiedono il vostro intervento o perché stanno bene così? “L’ideale sarebbe che le donne non fossero obbligate ad avere ruoli subalterni o ad essere discriminate nel momento in cui decidono di avere dei figli. Dovrebbero essere in grado dopo il periodo della maternità di potersi reinserire nel mondo del lavoro con le mansioni di prima a tempo pieno. Il problema però è ancora più in profondità. Oggi, generalmente, tranne che per certe mansioni, si preferisce assumere uomini proprio per non avere le “sospensioni” dovute alle gravidanze, perché è convinzione comune che il lavoro di cura deve ricadere unicamente su di loro e che questo carico sia difficilmente conciliabile con il loro lavoro. Alla base c’è un problema culturale. È necessario che il carico del lavoro famigliare venga condiviso all’interno della coppia. Oggi vista la bassa natalità sono necessari servizi e politiche a tutela della maternità e della paternità. Secondo alcuni studi socio-economici esiste una relazione tra occupazione femminile e natalità. Perché una donna occupata, è una donna realizzata, e grazie anche ad un doppio reddito, ha la possibilità di creare occupazione in quanto, correlati alla sua maternità si creano dei servizi e posti di lavoro. L’aumento del reddito familiare favorisce la natalità. Si innesca un circolo virtuoso. Un aumento dell’occupazione femminile comporterebbe anche un aumento del PIL e quindi un maggiore benessere economico.” A noi cosa manca? “Le strutture e, primi fra tutti, gli asili nido. In città rimane una situazione tutto sommato accettabile anche se migliorabile ma, in provincia, non è la stessa cosa anche per una ancor più radicata mentalità che vede la donna, diventata madre, stare a casa dal lavoro. Insomma nelle valli ci sono molte difficoltà in più per i pochi posti a disposizione e l’elevato costo. In passato abbiamo avuto rapporti con i Comuni, anche attraverso contributi economici, per favorire l’accesso delle lavoratrici ai Nidi comunali. L’esperienza di nidi aziendali è stata invece poco positiva, dato l’invecchiamento naturale delle lavoratrici e la loro scarsa propensione ad utilizzarli perché magari distanti dalla loro residenza (e quindi dalla loro rete famigliare di supporto). Oggi il welfare aziendale rappresenta sicuramente un’ottima opportunità per lavoratrici e lavoratori. C’è poi un altro problema che ricade quasi sempre sulle donne ed è quello legato all’assistenza degli anziani di famiglia che spesso risultano più problematici, se sommati alla cura dei figli. È recente il caso di una lavoratrice (madre a sua volta) che ha chiesto il part-time per accudire madre anziana e se lo è visto rifiutare. In quel caso abbiamo fatto anche un po’ di rumore mediatico e, trattandosi di una multinazionale, abbiamo avuto successo. ”. Parliamo di mobbing... “Di solito si tratta di persone che vengono demansionate e altre volte si tratta di isolamento da parte dei colleghi. È difficile che arrivino da noi per situazioni di lieve entità e quando emerge il problema vuol dire che la situazione è pesante. Molti non capiscono neppure cosa sia il mobbing e quale sia il confine tra questo e la molestia sessuale. È necessaria una formazione permanente sul tema per le lavoratrici e per i lavoratori affinché possano avere maggiore consapevolezza di ciò che gli accade.” In che misura il mobbing nasce da una questione personale e quanto da motivazioni aziendali? “50 e 50. Spesso si tratta di lavoratrici madri che vengono demansionate, altre volte di persone con disabilità anche lievi che vengono mobbizzate dai colleghi. Per la nostra casistica interna il mobber è principalmente il datore di lavoro”. Quali progetti ha in mente per il futuro? “Il nostro incarico dura cinque anni e può essere rinnovato solo una volta. C’è un vincolo due mandati al massimo. Ho in corso un progetto con l’Università, un approfondimento dello studio sulla situazione dell’occupazione femminile a Bergamo e provincia che ho commissionato l’anno scorso. Ho destinato una borsa di studio ad una giovane laureata al fine di mappare il territorio da un punto di vista delle buone prassi all’interno delle aziende e nella contrattazione collettiva, per conciliare al meglio la vita e il lavoro e ridurre le discriminazioni. Lo studio produrrà un documento, un abc, un vademecum per il lavoratore e la lavoratrice all’interno dell’azienda e per l’azienda stessa”.


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I LEGNANESI in “70 voglia di ridere…c’è!”

con Antonio Provasio, Enrico Dalceri, Luigi Campisi testi Felice Musazzi, Antonio Provasio regia Antonio Provasio Teresa, Mabilia e Giovanni in un nuovo spettacolo da non perdere per festeggiare 70 anni di tradizione e risate! Settanta come gli “anni” della compagnia de I Legnanesi, che nel 2019 celebrano un anniversario importante, e lo faranno naturalmente a teatro, per ridere insieme al loro pubblico nel nuovo attesissimo spettacolo in scena nella stagione 2018/2019. C’è tanta voglia di ridere, di trascorrere due ore spensierate insieme alla Famiglia Colombo (Antonio Provasio/Teresa, Enrico Dalceri/Mabilia e Luigi Campisi/Giovanni) e lasciarsi trasportare dai sontuosi quadri della Rivista all’Italiana: I Legnanesi, ancora una volta, vi stupiranno! Saranno le premonizioni di una misteriosa veggente Gitana, accompagnata da un insolito assistente, a far respirare un’atmosfera di magia e mistero nel cortile della famiglia Colombo e, proprio attraverso la realizzazione dei sogni di Teresa, assisteremo ad un travolgente cambio di vita dei tre protagonisti. Allora se “70 voglia di ridere c’è” allacciate le cinture di sicurezza e preparatevi ad essere travolti dalle risate!


02 aprile 2019 | ore 21.00

ANDREA PUCCI “in…Tolleranza 2.Zero (rivisto e corretto)” di e con Andrea Baccan con la partecipazione della ZURAWSKI Live Band regia di Dino Pecorella

“IN…TOLLERANZA 2.ZERO” è la ripresa dello spettacolo “In….Tolleranza Zero” rivisto e corretto sempre in “EVOLUZIONE” attento all’attualità della vita di ognuno di noi, in cui PUCCI, sostenuto musicalmente dalla brillante Zurawski live Band, rende esilarante la fatica del vivere a 50 anni. L’interagire con nuove e incomprensibili mode, nuove tecnologie, l’educazione dei figli e le loro devastanti e dispendiose attività extrascolastiche, rende tutti INTOLLERANTI. Pucci appesantito dagli acciacchi del mezzo secolo sarà costretto a rivoluzionare la sua vita con esami clinici, esercizi fisici e ad un nuovo tipo di alimentazione per rimanere in forma e vitale. Racconterà l’affrontare un mondo dove sono diventati indispensabili strumenti che fino a poco tempo fa erano inutili e ridicoli. L’attore comico italiano con i ritmi più incalzanti e l’energia a “ciclo continuo” , evita la satira politica preferendo quella di costume. La quotidianità è l’argomento central: “IN….TOLLERANZA 2.ZERO”…… Andrea Pucci sfonda le assurde porte che bisogna superare ogni giorno per tornare a casa sani e salvi a colpi di una “in…tolleranza” dalla comicità energica e devastante.


teatro: la bella abitudine 05 aprile 2019 | ore 21.00

ROBERTO VECCHIONI in “l’infinito tour 2019” A distanza di cinque anni dall’ultimo lavoro discografico (“Io non appartengo più” del 2013), il 9 novembre esce “L’infinito”, il nuovo album di Roberto Vecchioni, prodotto da Danilo Mancuso per DME e distribuito da Artist First, già in preorder in versione autografata su www.musicfirst.it. Il lavoro racchiude 12 brani inediti, con musica e parole del Cantautore, sarà disponibile in formato CD, in edizione Deluxe arricchita dal saggio “Le parole del canto. Riflessioni senza troppe pretese” e in Vinile Limited Edition. L’album contiene l’eccezionale ritorno sulla scena musicale di Francesco Guccini che, per la prima volta, duetta con Roberto Vecchioni nel singolo “Ti Insegnerò a volare”, ispirato al grande Alex Zanardi, in radio dal 6 novembre. Due padri della canzone d’autore si rivolgono alle nuove generazioni, in un periodo in cui tutto si dissolve nella liquidità e nella precarietà culturale, invitandole a sfidare l’impossibile. La storia del campione è la metafora della “passione per la vita che è più forte del destino”. “Questo brano - racconta Vecchioni si specchia direttamente in quella che è stata chiamata la “canzone d’autore” e che non c’è, non esiste più dagli anni ’70. In realtà l’intero disco è immerso in quell’atmosfera perché là è nato e successo tutto. Là tutto è stato come doveva essere, cioè immaginato, scritto e cantato alla luce della cultura, semplice ed elementare oppure sottile e sofisticata, ma comunque cultura. Forse per questo Francesco Guccini (che ho fortemente voluto nel mio disco per quello che rappresenta, e lo ringrazio ancora di esserci stato), ha scelto di cantare con me”. Un passaggio di testimone per una nuova “resistenza” che sceglie mezzi analogici: solo cd e vinile senza piattaforme streaming e download, una scelta coerente al progetto discografico che indica la volontà di non trattare la musica come prodotto di consumo veloce, scaricabile con un click, di non decontestualizzare l’ascolto del singolo brano, parte integrante della narrazione che tiene insieme ritratti diversi, da Alex Zanardi a Giulio Regeni, dalla guerrigliera curda Ayse a Leopardi, che l’autore accomuna nell’amore per la vita.

06 aprile 2019 | ore 21.00 International Music and Arts presenta

FEDERICO BUFFA in “Il rigore che non c’era”

con Marco Caronna, Jvonne Giò, Alessandro Nidi, regia di Marco Caronna “Il rigore che non c’era” è il nuovo spettacolo di Federico Buffa: il più grande Storyteller italiano riprende la sua avventura teatrale, con un testo che parte da storie sportive per diventare poi un affresco storico, poetico, musicale. “Il rigore che non c’era” è quell’evento, magari improvviso, che ha cambiato la storia di una partita, è quella metafora, magari improvvisa, che ha cambiato la storia di una vita... In un luogo non collocato nel tempo e nello spazio, personaggi ad un bivio, davanti ad una scelta, condannati a raccontare e a raccontarsi.


09 aprile 2019 | ore 21.00

KATIA FOLLESA E ANGELO PISANI in “Finchè social non ci separi”

di Angelo Raffaele Pisani e Katia Follesa, in collaborazione con Luciano Federico. Regia di Angelo Raffaele Pisani e Katia Follesa Regia audio e luci Dino Pecorella.

Hai mai detto a tuo marito che non sopporti che la sera venga a letto con le calze antiscivolo? Hai mai confessato alla tua fidanzata che ti piacerebbe che si ricordasse che sesso non e solo una parola del nostro vocabolario, ma anche un qualcosa che andrebbe praticato? Sei mai riuscito a dire al tuo compagno che prima di baciarti al mattino dovrebbe lavarsi i denti? Sei in grado di dire alla tua Lei che il lavandino serve per lavarsi e non come recipiente per i suoi trucchi? Molte coppie convivono non dicendosi le cose e il risultato e che la coppia scoppia. Angelo e Katia, coppia sul palco ma soprattutto nella vita, hanno scelto di dirsi tutto, anche le cose meno belle, e per farlo si sono affidati all’ironia che smorza i toni senza sminuire l’importanza di ciò che ci si dice. Tutto parte da una lista dei difetti. Katia scrive quelli di Angelo e lui fa altrettanto con quelli di lei. La lista viene subito mostrata al pubblico che non solo assisterà per tutto lo spettacolo allo scambio comico tra i due a suon di difetti, ma sarà anche chiamato a dire la propria attraverso il meccanismo dei bigliettini anonimi e dei social. Come? Possiamo solo anticiparvi che in questo spettacolo qualcuno si aggirerà in mezzo al pubblico e che i telefoni rimarranno accesi! Un percorso comico a tappe nella convivenza tra l’uomo e la donna per sottolineare che la bellezza sta appunto nella diversità dei due emisferi a confronto: quello maschile dove calcio, birra e sesso la fanno da padroni, e quello femminile con le sue infinite e incomprensibili, per lui, sfumature.

18 aprile 2019 | ore 21.00 AD Management presenta

MAURIZIO BATTISTA in “Papà perché lo hai fatto” di e con Maurizio Battista

Scrivere una sinossi con un anno di anticipo per un mio spettacolo è una missione impossibile, sarebbe difficile anche mesi prima, forse anche tre giorni prima, pensate 12 mesi! aprile 2019 sembra così lontano… Parlerò, come in tutti i miei spettacoli di me, di noi e del quotidiano, di certo ci sarà da divertirsi.

26 e 27 aprile 2019 | ore 21.00

ELISA - Diari aperti live nei teatri

Elisa torna intima e sincera, spiazzante e poetica, con “Diari Aperti”, il nuovo album uscito ottobre scorso per Island Records. Undici tracce, tutte in italiano, che sono anche undici fotogrammi della sua vita, racconti e ricordi ripresi e rivestiti di musica, pagine reali (scritte, disegnate, a volte pasticciate) di quaderni e agende che fin da bambina hanno accompagnato la sua vita e raccolto i suoi pensieri. Cantante, autrice, polistrumentista e produttrice multiplatino, in Diari Aperti c’è tutta Elisa, quella di ieri e quella di oggi, che si apre al suo pubblico in maniera calda e diretta. In oltre 20 anni di carriera l’artista ha saputo essere un punto di riferimento per la musica italiana (innumerevoli le certificazioni, tra cui un Disco di Diamante, la vittoria a Sanremo nel 2001, la Targa Tenco per il suo album d’esordio “Pipes & Flowers”, tour internazionali di successo, la collaborazione con Morricone nel brano “Ancora qui” per il film “Django Unchained” diretto da Quentin Tarantino), e ora torna sulla scena discografica con un album che è un insieme di suoni originali studiati con cura sartoriale, che mettono in evidenza la sua straordinaria musicalità vocale, e testi limpidi che hanno in sé le sonorità di versi mai banali.


Politicando di Maurizio Maggioni

A PRIMAVERA S’APRE LA PARTITA

E

i continenti fanno fiamme e fior… cantava una canzone degli anni ‘40. Così si affaccia in quest’anno 2019 la primavera, che non è quella Araba del 2011 con la disgraziata invasione franco-inglese della Libia, tanto voluta dal comunista Napolitano, che tante disgrazie ha portato al nostro vecchio continente; bensì una primavera di resurrezione, da paragonarsi a quella del 1915, quando tra Il 24 ed il 26 Maggio, l’ Italia entrò in guerra, per liberarsi dal giogo Austro-Ungarico e per guadagnare quella Libertà che le guerre di Indipendenza, non avevano dato. Infatti, nelle prossime Elezioni Europee del 26 Maggio, si giocherà una partita molto speciale e molto seria. Il Popolo Europeo, avrà per la prima volta la possibilità di dire la sua e fare saltare gli schemi della burocrazia e della tecnocrazia, che hanno distrutto una intera economia. I movimenti alternativi a quanto ciò detto, sono in aumento e in ogni nazione si riflette sull’opportunità di continuare in questo modo, ove non si danno 15-20 cent in più al litro di latte, o al chilo di grano, ma si danno centinaia di milioni e o miliardi di EURO alle banche che hanno rubato ai loro clienti per una vita. Come sta succedendo ora in Germania, con la Merkel zitta zitta, che se ne sta a guardare non vedendo l’ora di andarsene ad Ischia, in vacanza definitivamente. Poi escono i dati di chi ha guadagnato e perso con l’entrata dell’Euro, ed ecco che noi rimbambiti dalle lezioni del Mortadella (Prodi), e sempre del Napolitano per 10 anni, scopriamo di averci perso 73.000,00 € pro capite, un bilocale a Bergamo che potrebbe rendere, oggi, un 6% netto se fosse gestito come B&B.

Allora è chiaro che noi siamo stati la preda dell’Europa, il Bel Paese, in tutti i sensi. Abbiamo dato molto e avuto poco, ci hanno preso in giro sui nostri conti di bilancio e loro hanno fatto i furbi, come con la Grecia. Oggi si scusano di tutto, ma calcano la mano contro i nostri governi, senza pensare alla Brexit che è ancora colpa dei grandi tecnocrati, all’Africa che ci invade a ragione o a torto, ma che crea problemi generali e, invece di usare l’Euro per commerciare con noi e gestire il proprio debito, ecco che scopriamo che usano il Franco Coloniale (ma se il Franco Francese non esiste più, cosa lo usano a fare?). Insomma potremmo dire almeno una cosa nefasta per ogni nazione Europea creata dalla strategia ottusa di Bruxelles o Strasburgo, ma non ci interessa. Ora interessa solo che il 26 Maggio si vada a votare in massa, per cambiare il volto di questo inefficace Parlamento e delle sue Commissioni, facendo in modo che la politica si riprenda il suo ruolo, che possa rivedere alcuni trattati di importanza vitale e dettare le direttive per i prossimi 10-15 anni.

Solo in questo modo si potrà pensare e prevedere un futuro diverso per le nostre economie e di conseguenza dei nostri popoli; una Europa non solo a trazione Franco-Tedesca, ma a trazione collegiale e differenziata se serve, una cosa negli interventi e negli ideali specifici come sulla Difesa, con un esercito unico, nel ministero degli Esteri, forte e attivo, che parli con una sola voce, nel riconoscere le nostre radici cristiane, ora ancor di più visto che la Chiesa si sta purificando dagli errori e peccati commessi nel passato, nell’avere una Commissione ad acta per l’Economia, che tratti con i grandi Paesi, come gli Usa e la Cina, perorando gli interessi Europei e dei singoli stati. Attuare, cioè, le idee dei grandi padri fondatori firmatari nel 1957 a Roma della creazione di questa Nuova Europa. Non ci si deve preoccupare del Sovranismo e o del Populismo, sono movimenti politici del nostro tempo, di un idealismo che sembrava morto, ma che si ripropone perché il sistema creato in Europa è fallito, ha suscitato tale rigurgito al sistema grazie ai morti del terrorismo in casa nostra, alla perdita dei nostri ideali e delle nostre usanze, allo strapotere del sistema finanziario e bancario che non ha portato benessere, perché le grandi aziende, hanno inquinato e raggirato il mondo e così via. Allora si è giunti ad un momento in cui è necessario attuare un cambiamento, nel rispetto delle regole fissate, con equilibri diversi, democratici, avviarci verso una nuova Primavera, che veda i cittadini degli Stati uniti d’Europa, riprendersi il proprio destino, qualunque esso sia. I cambiamenti fanno paura perché non sappiamo dove essi ci possano portare, ma il mondo và avanti, inesorabilmente, e noi possiamo solo mediare ed iniziare questi cambiamenti, con il nostro voto, con il nostro lavoro, ma soprattutto con la nostra partecipazione.


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LA SOLIDARIETÀ FA SOLD OUT: UN SUCCESSO L’EVENTO BENEFICO DELL’ACCADEMIA DELLO SPORT

EMOZIONI, MUSICA E SORRISI RIEMPIONO IL CREBERG TEATRO. PRESENTI LE ASSOCIAZIONI DESTINATARIE DEI CONTRIBUTI E LE FAMIGLIE DI AMATRICE AIUTATE DOPO IL TERREMOTO. LICINI: «DOVE C’È BISOGNO DI AIUTO, NOI CI SIAMO» Le emozioni scorrono tra parole e musica, nel segno dell’impegno per chi è in difficoltà. Quasi duemila persone hanno riempito il Creberg Teatro di Bergamo per il tradizionale appuntamento benefico dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà di Bergamo, che nella giornata di domenica 24 febbraio ha festeggiato le associazioni destinatarie dei contributi raccolti nel 2018. Un impegno che si traduce in aiuti concreti devoluti sul territorio attraverso progetti importanti, a partire dalle donazioni di sofisticate strumentazioni mediche: negli ultimi quindici anni, in totale, le donazioni hanno raggiunto il milione e 400 mila euro. Ma quello ospitato al Creberg Teatro è stato anche un evento nel segno della musica, con le canzoni dell’Orchestra Italiana Bagutti, e della comicità, con lo showman Andrea Pucci. Ad aprire la manifestazione, brillantemente condotta da Marco Bucarelli, è stato Giovanni Licini, «anima» dell’Accademia e direttore del tradizionale torneo di tennis che rappresenta il clou delle attività dell’associazione: «Dove c’è bisogno di aiuto, noi ci siamo – ha esordito Licini, ringraziando i volontari e i collaboratori dell’Accademia, gli sponsor, le istituzioni -. In questi anni abbiamo camminato al fianco di tante associazioni, ma l’attenzione principale

è stata rivolta alla salute, perché aiutare chi è nella sofferenza è una mission importante. L’Accademia è lo specchio dello spirito del modo di fare dei bergamaschi: per chi è in difficoltà, ci saremo sempre». La beneficenza è stata il filo conduttore dell’evento. Al Creberg Teatro sono state infatti raccolte delle ulteriori donazioni grazie alla generosità del pubblico: Fondazione Banca Mediolanum Onlus si impegna a raddoppiare la cifra raccolta, che servirà per donare un sofisticato ecografo all’Asst Bergamo Est. «Vogliamo dare un aiuto concreto e diretto», hanno spiegato Corrado Fontana ed Emilio Pedretti a nome di Banca Mediolanum, sponsor del torneo di tennis dell’Accademia. «È un gesto che apprezziamo e per cui ringraziamo Banca Mediolanum e l’Accademia», ha sottolineato Francesco Locati, direttore generale dell’Asst Bergamo Est. Antonio Piazzini, primario della Chirurgia generale dell’ospedale di Alzano Lombardo, ha illustrato l’utilità dello strumento: «Un ecografo portatile di ultima generazione è estremamente importante in un reparto di chirurgia: permette di valutare in tempi rapidissimi, per esempio nella struttura di Pronto soccorso, se il paziente ha necessità immediata di essere portato in sala operatoria».


L’Accademia ha poi abbracciato le realtà destinatarie dei progetti 2018. L’associazione SOS Solidarietà in Oncologia San Marco-Zingonia è stata supportata con un contributo per l’acquisto di un ecografo tridimensionale di ultima generazione da utilizzare per diagnosi di prevenzione, nonché di ausilio in sala operatoria durante interventi di natura oncologica. «L’Accademia è sempre vicina a chi ha bisogno», è il riconoscimento che giunge dalle parole di Miro Radici, grande imprenditore e presidente dell’associazione Sos. Per Giancarlo Borra, sovrintendente sanitario degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi del Gruppo Ospedaliero San Donato, «l’Accademia ha creato una simbiosi virtuosa tra sport e salute». Il sostegno all’Associazione Disabili Bergamaschi si è concretizzato attraverso una donazione per la realizzazione di un percorso per outdoor wheelchair training dedicato a persone in carrozzina, all’interno dell’Unità di Riabilitazione specialistica di Mozzo dell’ospedale Papa Giovanni. «Un progetto con pochi simili in Italia», ha sottolineato Guido Molinero, responsabile dell’Unità di Riabilitazione specialistica dell’ospedale di Bergamo. Un legame speciale è quello con l’associazione Aiuto al Neonato, che opera nel reparto di Patologia neonatale dell’ospedale di Bergamo: l’Accademia ha donato una sofisticata strumentazione che integra un macchinario donato in precedenza. Maria Antonietta Agazzi, presidente di Aiuto al Neonato, ha ricordato il loro impegno «al fianco

di medici e infermieri meravigliosi e accanto alle famiglie dei piccoli pazienti». «Questa donazione dell’Accademia – ha illustrato Giovanna Mangili, direttrice della struttura complessa di Patologia neonatale e Terapia intensiva neonatale, già Golden Vip per l’eccellenza medica – completa uno strumento sofisticato che permette di monitorare in maniera meno invasiva l’emodinamica dei neonati in condizione più critica». L’aiuto dell’Accademia oltrepassa i confini di Bergamo, creando preziosi fili di solidarietà che uniscono la terra orobica ai luoghi più sofferenti d’Italia. Si è infatti rinnovato il legame con le famiglie di Amatrice che l’associazione «trainata» da Giovanni Licini ha aiutato immediatamente – con l’invio di tre case mobili – dopo il tragico sisma che ha scosso il Centro Italia. Al Creberg Teatro è arrivato il saluto di Max Blardone, campione dello sci azzurro oggi commentatore della Rai, che ha lanciato un progetto per costruire una pista artificiale ad Amatrice, così da rilanciare turismo, sport ed economia locale. Sul palco sono poi salite le tre famiglie aiutate dall’Accademia, che hanno ricevuto il caloroso abbraccio di tutto il pubblico bergamasco. È stato poi il momento dei saluti istituzionali. «Gratitudine per il grande lavoro che l’Accademia fa da anni» è stato espressa da Giorgio Gori, sindaco di Bergamo: «Questa esperienza è un simbolo dell’impegno dei bergamaschi nel volontariato».


LA SOLIDARIETÀ FA SOLD OUT: UN SUCCESSO L’EVENTO BENEFICO DELL’ACCADEMIA DELLO SPORT

La senatrice Alessandra Gallone ha usato un’immagine per raccontare la solidarietà: «Quando il grande il cuore di Bergamo riunisce al proprio interno tanti piccoli cuori, quelli rappresentati dalle tante associazioni aiutate, è veramente emozionante». Al centro dell’intervento della senatrice Simona Pergreffi c’è stata «la concretezza dei bergamaschi, a partire dall’Accademia». Per il deputato Daniele Belotti, «più che le parole, bastano i fatti: cioè il milione e 400 mila euro donati in quindici anni. Grazie anche agli imprenditori, che pure in periodi di crisi sanno essere generosi». Roberto Anelli, consigliere regionale, ha portato «i saluti del presidente Attilio Fontana». Mon-

signor Giulio Dellavite, segretario generale della curia diocesana, ha tratteggiato una metafora: «Assisteremo su questo palco a un grande concerto. Tutte quelle meravigliose canzoni sono fatte da sette note, ma sono gli artisti che danno poi la melodia, e quella dell’Accademia è la solidarietà». Massimo Giupponi, direttore generale dell’Ats di Bergamo, ha rimarcato «il lavoro positivo di cui hanno avuto modo di beneficiare le strutture ospedaliere bergamasche. Con i colleghi delle Asst stiamo cercando di condividere e individuare le difficoltà maggiori del territorio, per far sì che la positività della beneficenza possa essere orientata sui bisogni più impellenti».


«Lo sport è fatto dai grandi campioni e la base: la solidarietà è la base per grandi traguardi», ha commentato Alessandro Vanoi, vicepresidente del Coni Lombardia. La sintesi l’ha tracciata Alessandro Masera, presidente del consiglio direttivo dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà di Bergamo: «Il 2018 è stato un anno particolarmente positivo, speriamo che nel 2019 ci si possa ripetere. Ringrazio a nome dell’Accademia il pubblico, le autorità, gli sponsor. Perché l’Accademia ha successo? Perché ha entusiasmo e passione». Già fissati gli appuntamenti che scandiranno il 2019: tra aprile e maggio, le gare di golf; dal 16 maggio al 7 giugno, al Centro Mongodi di Cividino, il tradizionale torneo di tennis. Dalle pa-

role alla musica. L’Orchestra Italiana Bagutti, realtà con oltre quarant’anni di storia alle spalle, ha acceso la passione di un Creberg Teatro sold-out, dando vita a uno spettacolo che ha raccontato la storia della musica e internazionale, un mix di emozioni da vivere e ascoltare. Un irresistibile intervento di Andrea Pucci, comico tra i più noti del mondo televisivo, ha inframezzato lo show musicale, regalando risate e verve al pomeriggio spaziando tra i temi dell’attualità. Poi altre entusiasmanti canzoni dell’Orchestra Italiana Bagutti hanno animato un evento capace di unire emozioni, solidarietà e divertimento, nel segno dell’Accademia dello Sport.


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DS AUTOMOBILES E LARIO BERGAUTO SPA

INAUGURANO IL DS STORE BERGAMO IL NUOVO CONCEPT DI SHOWROOM FIRMATO DS CHE INCARNA I VALORI DEL MARCHIO: DESIGN E TECNOLOGIA D’AVANGUARDIA, RAFFINATEZZA E CURA POLIEDRICA DEL DETTAGLIO. INAUGURAZIONE CON DS 3 CROSSBACK E’ stato presentato il 21 febbraio scorso in anteprima alla stampa, alle istituzioni cittadine e ad una selezione di ospiti e dal 22 febbraio al pubblico, il DS Store Bergamo, il nuovo concept di showroom di DS Automobiles dal nuovo ed avanguardistico design che apre le porte in via Campagnola 43 a Bergamo.


I bergamaschi sono attenti e molto esigenti riguardo a tutto ciò che è stile, dal design, alla moda, all’architettura. Ritengo perciò ha spiegato Francesco Calcara, DS Brand Director - apprezzeranno questa avanguardistica concezione di showroom  non più una concessionaria o un punto vendita, bensì un luogo deputato all’incontro con il più recente stile DS, marchio che da sempre si pensi soltanto alla DS storica del 1955 - ha cambiato i codici dell industria e del design nel settore auto”.

Ed è proprio la sensibilità e il gusto avanguardistico del territorio che ha indotto Lario Bergauto SpA a volere, credere e ad investire in questo progetto. “Il DS Store è per concezione un luogo aperto a tutti ha spiegato Saul Mariani, Amministratore delegato di Lario Bergauto SpA e DS Store Bergamo un ambiente dove l’ospite o il visitatore potranno concretamente respirare l’essenza di un marchio nel significato più ampio: l’avanguardia stilistica e progettuale, la tecnologia più innovativa e il generale stimolo a immaginare costantemente il futuro dell’auto.


CHI C’ERA

DS AUTOMOBILES E LARIO BERGAUTO SPA

INAUGURANO IL DS STORE BERGAMO Lo style concept del DS Store si ispira alla perfezione poliedrica, proprio come quella della piramide di vetro nella piazza del Louvre, con il quale DS Automobiles ha stretto una partnership che simboleggia la lunga tradizione del brand unita all’avanguardia stilistica e tecnologica. Presso il nuovo DS Store Bergamo sarà anche possibile per tutti i visitatori osservare l’attesa DS 3 CROSSBACK, il nuovo SUV compatto icona di stile high-tech della casa automobilistica francese.  Ispirato al meglio delle grandi maison di lusso d’oltralpe, il DS Store Bergamo incarna il savoir-faire alla francese nel mondo dell’automotive attraverso i propri valori quali, l’avanguardia nel design, tecnologia avanzata, comfort dinamico, raffinatezza e cura nei dettagli. Di origini parigine, nato nel 2014, il marchio DS conserva i valori d’innovazione ed eccellenza ereditati dalla DS del 1955. Tutto questo è sintetizzato nell’espressione spirit of avant-garde, firma istituzionale del Marchio DS.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


Testo V.E.F. - Fotografie Paolo Biava

Air space Manuel bonfanti: l’invisibile presente nell’aria


LUOGHI IMPOSSIBILI E CONCETTUALMETE INVISIBILI NELLA PITTURA DI MANUEL BONFANTI L’ambiente è quello che ti aspetti dove lavora un artista della transavanguardia transnazionale come Manuel Bonfanti. L’odore delle vernici e dei solventi aromatici ti arriva alle narici appena apri la porta del suo studio. Sali le scale, che davvero ne devono aver viste di tutti i colori, e si apre un androne luminoso dove stesi contro le pareti campeggiano alcuni dei suoi più recenti lavori. Sparsi su un tavolo da lavoro ci sono barattoli di vernice, tubi di colore, penneli, spatole, scope, stracci, ma anche tanti strani arnesi che ti chiedono di indovinare a cosa possano servire nell’atelier di un pittore... Un pittore che espande le dimensioni delle sue opere sino ad abbracciarti, a coinvolgerti e trascinarti in quelle rarefatte atmosfere così intime, raccolte eppur così sfuggenti... Variando la prospettiva, muovendoti davanti a questi grandi teleri, mutano le luci che si mescolano alle ombre e altre profondità si propongono in un alternarsi pacato, evanescente, fluido... molto fluido.


AIRSPACE - Manuel bonfanti: l’ invisibile presente nell’aria


Manuel Bonfanti nasce a Bergamo il 22 Gennaio 1974, vive e lavora tra Bergamo e Kazan. Non sapete dov’è? Date un’occhiata alla didascalia. “Dopo la Scuola Fantoni di Bergamo - racconta - mi sono diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, frequentando i corsi di Luciano Fabro ed Alberto Garutti. Con il progetto Erasmus ho studiato fashion design in Finlandia allo Jyuvaskila Politechknic, dove ho approfondito gli studi sul grande architetto visionario Aalvar Alto e sul simbolismo nell’arte nordica. Durante gli anni di Brera, vivendo a Milano, ho lavorato come assistente di galleria da Monica De Cardenas, dove ho avuto la possibilità di collaborare per l’allestimento di alcune mostre e fiere d’arte, oltre che conoscere diversi importanti artisti tra cui Gabriel Orozco e Julian Opie. Rivelando così i tuoi primi interessi per le nuove dinamiche della Pop art... “Ho lavorato diversi anni ad un idea modulare dal titolo “MR8” mosaico Rudolf Otto, in riferimento alle riflessioni spirituali espresse dallo scrittore tedesco, considerando la grafica ed il valore degli oggetti di consumo come portatori di possibili nuove letture spirituali od il vuoto degli stessi significati estetici. Nel 2007 ho inaugurato la stagione espositiva della galleria 27AD di Bergamo, con la mostra “Mood board”, perchè ho ritenuto importante farmi conoscere nella mia città dopo anni trascorsi per vari motivi all’estero. Nel 2008 ho esposto nello show room di Alias design a Milano e dal 2010 ho iniziato ad esporre con la Galleria di Andrea Palmieri a Busto Arsizio.

Nel 2011 ho allestito al National Cultural Center di Kazan un imponente mostra di pittura tra opere pop e un espressionismo che guarda all’idea del classico occidentale, contribuendo alle manifestazioni di amicizia tra Italia e Russia in corso nello stesso anno. Kazan è la capitale del Tatarstan, una bellissim città, la terza della Russia, dove Manuel ha anche tovato la bellissima moglie da cui ha avuto una figlia che adesso ha due anni. Nel 2013 “Il paesaggio oltre la crisi” all’ Istituto Italiano di Cultura a Praga, promossa dall’Italian Business Center, è una mostra site specific inspirata dagli sviluppi urbanistici nell’Est europa dove contrastanti insegne pop hanno mutato il paesaggio e la vivibilità classica dell’urbanistica. Il paesaggio, oltre la crisi che permeava la pre caduta del muro di Berlino è mutato con la violenta libertà cromatica dell’economia nell’Est. Contemporaneamente la crisi economica distrugge l’Europa dando il là ad un indefinito periodo di incertezza e decadenza. È in questo periodo che nascono i primi “Air space”, luoghi impossibili, concettualmente invisibili, ricchi di quelle presenze che Gothe indica come ideatrici della forma, “l’invisibile presente nell’ aria”. Quadri apparentemente informali, sul confine tra un che di organico ed un luogo dove lo spirito sceglie se voler comunicare. “Aria del sublime” è il titolo della mostra al Museo Adriano Bernareggi del 2017, una decina di tele di 3 metri, ed un cortometraggio dal titolo “Eyes”, di Alberto Nacci per meglio comunicare cosa sia l’idea dell’aria che sta tra noi e ciò che forse vediamo. Manuel Bonfanti è il curatore del progetto d’ arte permanente dell’ Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, The tube One, e di ArtOzone della Società Italiana di Ossigeno Ozono Terapia, Clinica Comunian, Multiossigen di Gorle. (VEF)


CHI C’ERA

NUOVA PORSCHE 911 IN GAMEC GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI BERGAMO, UN EVENTO SPECIALE PER CELEBRARE L’OTTAVA GENERAZIONE PORSCHE 911: ICONA DEL DESIGN E SPORTIVA HI-TECH PIÙ POTENTE, PIÙ VELOCE, DIGITALE Centro Porsche Bergamo ha presentato la nuova Porsche 911, l’ottava generazione dell’auto icona della Casa di Stoccarda. Una grande attesa testimoniata dagli oltre 400 partecipanti alla serata speciale, organizzata il 13 marzo scorso in uno dei luoghi simbolo della cultura moderna e contemporanea della città, GAMeC, in occasione della grande retrospettiva Birgit Jürgenssen - Io sono. Una scelta non casuale, come ha detto Silvano Lanzi, Direttore Centro Porsche Bergamo, dando il benvenuto agli ospiti: “Un’emozione unica presentare oggi, in questo splendido contesto, la nuova Porsche 911: auto iconica, che si trova a suo agio tra le opere d’arte perché essa stessa è un’opera d’arte. Un oggetto di design che ha saputo attraversare la storia, restando fedele a se stessa ed evolvendo in tecnologia, prestazioni, dotazioni. Nonostante tutte le innovazioni, la 911 resta quello che è sempre stata: una sportiva pura e il cuore pulsante di Porsche”. Gli ospiti, accolti da Lorenzo Giusti, Direttore GAMeC, sono stati introdotti alla scoperta di Birgit Jürgenssen, artista austriaca vissuta tra gli anni 1950 e 2000, una tra le più importanti e sofisticate interpreti delle istanze del suo tempo, a cui GAMeC dedica un’importante retrospettiva, che gli invitati hanno avuto il piacere di visitare. Al centro della scena, svelata in grande stile, la nuova Porsche 911, nelle versioni S e 4S. Lo stile inconfondibile della 911, con il suo DNA senza tempo, è balzato agli occhi osservando la nuova vettura accanto ad una tra le prime Porsche 911 sul mercato, anno 1969, verde brillante: una storia con un grande futuro. Un mito più vivo che mai. “La nuova 911 - ha dichiarato Silvano Lanzi - è ancora più potente, ancora più emozionante e ancora più efficiente del modello precedente e offre tantissime funzioni digitali. Inequivocabilmente caratterizzata dal DNA stilistico Porsche, con una carrozzeria molto più muscolosa e un abitacolo dove troneggia un monitor touch da 10,9 pollici, la nuova 911 si distingue per lo stile senza tempo ma estremamente moderno. Il Centro Porsche Bergamo è pronto a far vivere ai suoi clienti e agli appassionati l’emozione senza tempo che suscita questo gioiello!”.

Ph. Paolo Biava- Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


FILIPPO CASELLI - DIRETTORE DI CONFESERCENTI BERGAMO


Commercio di vicinato: quali speranze? Testo V.E.F. - Fotografie Paolo Biava

INTERVISTA A FILIPPO CASELLI DELLA DIREZIONE DI CONFSERCENTI BERGAMO Confesercenti a Bergamo ha 2500 associati di cui la metà ambulanti e il presidente di questi ultimi, Giulio Zambelli, è molto conosciuto in quanto organizzatore di riuscitissime iniziative nel centro cittadino, che comunque qualcuno critica… Per conoscere da vicino quale ruolo riveste oggi un’organizzazione di commercianti nel tessuto provinciale, incontriamo Filippo Caselli Direttore di Confesercenti Bergamo, conosciuta per avere una matrice di sinistra nonostante il commerciante di sinistra sia abbastanza atipico...  “Sfatiamo questi retaggi - ci dice Caselli - noi, che li conosciamo bene, sappiamo che l’orientamento politico è stato abbandonato molti anni fa e chi aderisce alla nostra organizzazione lo fa se siamo in grado di offrirgli dei servizi o delle

risposte che gli sono utili. Dal punto di vista della proposta associativa ci siamo da sempre differenziati per aver scelto di rappresentare gli interessi dei piccoli commercianti e non anche quelli dei grandi. Questo è un po’ il nostro carattere distintivo. Non abbiamo mai avuto tra i nostri interessi la grande distribuzione. Anche con l’altra organizzazione, l’Ascom, sul piano sindacale sono venute meno molte distinzioni soprattutto da quando Federdistribuzione è uscita da Confcommercio e quindi adesso siamo alleati sullo stesso fronte e su diversi piani. In Camera di Commercio nel corso dei mandati a guida Malvestiti siamo stati in consiglio e in giunta al loro fianco e stiamo insieme nella compagine di Imprese e Territorio”.


I commercianti dei centri abitati in questi anni soni stati travolti dai centri commerciali prima e oggi dall’e-commerce... “Per fortuna accanto ai commercianti storici del centro esistono alcuni grandi nomi come Coin che hanno contribuito a tenere “alimentato” il centro di Bergamo in questi anni di profonda trasformazione. La nostra organizzazione è sempre stata vicino al piccolo commerciante e lo siamo sempre, ma non abbiamo mai demonizzato il “grande” se non denunciando quello che stava accadendo. Posizionare i grandi centri commerciali fuori dalle città ha impoverito i flussi e strappato ai centri abitati la naturale storica funzione commerciale portandola fuori dalle città: questo è stato quello che abbiamo sempre denunciato. Anche se possiamo affermare di aver perso una battaglia storica perché non siamo riusciti a fermare ciò che è accaduto. Però abbiamo le idee molto chiare su chi abbia responsabilità in merito. E forse non tutto è perduto.   Nel ’98 è arrivata la liberalizzazione delle licenze da parte del Governo Bersani che ha tolto ai Comuni il ruolo di regolatori del mercato. Adesso il Comune non dispensa più licenze e ognuno che abbia i locali adatti e i requisiti legali può esercitare l’attività commerciale. Il Comune però, essendo preposto al governo del territorio, dovrebbe indicare dove e come il commercio può svilupparsi, seguendo i precisi indirizzi della Regione per la dislocazioni delle varie tipologie: anche grande e media distribuzione, possono essere un’opportunità per sviluppare la rete commerciale urbana se si integrano ad essa anziché porsi come alternativa. Questo si leggeva nelle disposizioni di Regione Lombardia all’indomani della liberalizzazione ma poi, questo non è avvenuto e le amministrazioni comunali non si sono attenute a questi indirizzi per cui è successo di tutto: la media struttura veniva allocata fuori dai centri abitati così come quella di grandi dimensioni, impoverendo così il tessuto urbano, complici i paesi intorno alla città ben contenti di incassare ingenti oneri. Quello che è più grave è che tutto questo avviene ancora e la storia continua ripetersi. In dieci anni, nella sola Lombardia, abbiamo misurato la perdita di 300 mila mq di superficie di esercizi di vicinato, mentre abbiamo visto aumentare per 700 mila mq la superficie della media distribuzione e di 1milione 250 mila mq quella della grande distribuzione.  È evidente che vi sia un problema legato alla gestione del territorio e quindi le amministrazioni hanno grandi responsabilità. Ancora oggi sono i privati che fanno la gestione del territorio scavalcando le amministrazioni. Continuano a crearsi delle polarità fuori dei centri abitati e noi continuiamo a denunciare queste situazioni alla

Regione che dovrebbe avere il potere di intervenire sulle amministrazioni comunali e quindi, in qualche misura, frenare questa tendenza. Anche le politiche avviate dall’amministrazione di Bergamo finalizzate a portare i grandi contenitori dentro la Città rischiano di essere vanificate se appena due chilometri più in là l’amministrazione di Curno gestisce in piena autonomia l’ampliamento dello storico centro commerciale per 5mila mq.”. Qual è la scala giusta per trattare di questi problemi. Può ancora essere il singolo Comune a decidere? “Secondo noi no, almeno per come continuano ad andare le cose. Per non parlare di fenomeni nuovi come il commercio elettronico che sfugge anche ad eventuali programmi regionali e che sta creando dei cambiamenti sul territorio non indifferenti. Pensiamo a tutta quella logistica che si sta venendo a creare, dai furgoncini per le consegne in vistoso aumento, alla concentrazione dei capannoni lungo la BreBeMi. Quello per noi è commercio, mentre alcuni lo considerano un servizio postale. Se è commercio andrebbe regolato e pianificato come tale, dunque dovrebbe essere a nostro avviso oggetto di una conferenza di servizi dove anche noi, espressione dei piccoli negozianti e del commercio urbano, potremmo avere la possibilità di contrattare risorse compensative per sviluppare politiche commerciali sul territorio”.   Presto saranno disponibili servizi già presenti a Milano di consegna a domicilio anche di prodotti freschi. Ordinati e consegnati nel giro di due tre ore... saranno in grado di portare il pesce fresco a Clusone in mezza giornata… “Una ricerca del Politecnico di Milano dice che la percentuale del commercio via internet è intorno al 10% e nei paesi dove è più maturo, raggiunge il 20%, per cui è inevitabile che, anche in Italia, possa aumentare. Oggi, anche i commercianti tradizionali devono essere messi nelle condizioni di poter sfruttare le potenzialità della rete. Oggi esistono molte soluzioni che consentono al negoziante di aprire un proprio negozio in rete e di sfruttare i grandi marketplace che sono il vero valore aggiunto della rete. Oggi non è sufficiente aprire il negozietto virtuale, bisogna sapersi muovere su Amazon, su e-bay ecc..”.   Qual’é la cultura informatica del commerciante medio? “C’è molto da lavorare, ma fortunatamente oggi la tecnologia è molto più accessibile da molti punti di vista. Il negoziante anche il più riottoso, deve e può guardare alla rete come ad un’opportunità.


Cerchiamo però di uscire dallo stereotipo che il commerciante non sappia fare nulla. Sempre la ricerca del Politecnico di Milano che citavo, ha registrato invece grandi progressi. Fino a qualche anno fa era suffiiciente realizzare un sito internet e tutto finiva lì. Oggi il compito delle associazioni, in particolare della nostra perché questo è un obiettivo che ci siamo dati, è trovare delle soluzioni, basiche e accessibili affinché tutti possano interpretare la rete come un’opportunità. Mettiamo a disposizione una piattaforma, organizziamo dei corsi e siamo dotati di una rete di consulenti. Poi, per l’approccio alla rete sappiamo che ci sono vari livelli. Qualcuno ha già scelto questa strada in tempi non sospetti e oggi è leader a livello internazionale del suo settore. L’arrotino di vecchia memoria che diventa il principale venditore di coltelleria online, è un nostro associato. La fetta più grossa ha approcciato la rete solo negli ultimi anni anche solo implementando i canali di comunicazione. Oggi molti nostri associati sono attivi sui social e non è proprio vero dire che sono rimasti del tutto fermi”.  Parliamo del centro di Bergamo... “Nel centro di Bergamo fortunatamente c’è ancora una certa vivacità commerciale e negli ultimi anni grazie al lavoro del Distretto Urbano del Commercio si è rafforzata nei commercianti la consapevolezza della necessità di lavorare in rete, un ingrediente fondamentale per un centro commerciale “naturale”. Poi, come detto, c’è uno spazio di miglioramento per quanto possono fare i singoli imprenditori sul fronte dell’innovazione scegliendo le strategie giuste per ampliare le relazioni con la clientela. E poi c’è da considerare la dimensione pubblica delle scelte che può migliorare o peggiorare la situazione: una scelta sbagliata che attenga ad esempio alla mobilità, all’arredo urbano, alla pubblica sicurezza, rischia di rendere inutile qualsiasi investimento dell’imprenditore. L’Amministrazione uscente di Bergamo, da questo punto di vista, ha lavorato cercando di assecondare una delle richieste delle categorie che era quella di trovare soluzioni innovative sotto il profilo urbanistico per migliorare le condizioni di attrattività del Centro cittadino ed essere ancor più “ospitale” per commercio e pubblici esercizi. Un esempio molto concreto in questo senso è il cantiere avviato per la riqualificazione di via Tiraboschi, una via commercialmente vivace che non viene però percepita per questa sua  vocazione allo shopping,

in quanto gravata da un alto traffico di trasporto pubblico e urbano. Inoltre, c’è l’edificio degli uffici comunali che crea qualche problema. Quando è arrivata la quarta corsia dedicata ai bus, i commercianti sono andati in fibrillazione perché sembrava che il traffico venisse ulteriormente intensificato. Sapevamo che sarebbe stato inutile chiedere al Comune di modificare le scelte sulla mobilità e quindi in seno al Distretto Urbano del Commercio abbiamo pensato di presentare una proposta all’amministrazione ragionata secondo le esigenze degli imprenditori. Ci siamo dotati di competenze importanti, l’Ing. Arch. Stefano Baretti di Bergamo per gli aspetti urbanistici e dell’ing. Diego Da Ponte di Systematica per gli studi sulla mobilità e abbiamo progettato una visione diversa della via. Occorreva lavorare su una maggiore pedonalità e per questo verrano allargati i marciapiedi e saranno messi più in evidenza i collegamenti con Via XX Settembre. Una piccola operazione di rigenerazione urbana sulla quale abbiamo trovato l’amministrazione disponibile ad investire. In futuro dovremo favorire altri interventi simili in altri contesti considerando che la città rispetto ai competitor, i centri commerciali che stanno alle porte, ha dei plus importantissimi se penso alla sua capacità di offrire in esclusiva un’offerta culturale di grande rilievo, alla presenza di un diffuso e attivo tessuto associativo in grado di sviluppare iniziative ed eventi di notevole capacità attrattiva e, infine alla crescita della dimensione turistica della città che riposizionerà l’offerta commerciale nei prossimi anni”.  E i mercati pubblici? “Non possiam certo dimenticarci del commercio su aree pubbliche, che rimane una importante risorsa per la Città non solo sotto il profilo commerciale, ma anche e soprattutto perché il mercato trasforma da sempre l’acquisto in un momento di socialità importante. Purtroppo in questi anni le incertezze normative in ordine al recepimento della Direttiva Bolkestein hanno frenato gli investimenti degli operatori e molti mercati si sono impoveriti. Per rilanciarli sono necessari certezze sui tempi della durata delle concessioni e investimenti pubblici sulle aree di mercato. Solo così è possibile rilanciare il settore che peraltro da sempre dà lavoro a migliaia di famiglie bergamasche”.


A cura della Marketing Director of Engel & Völkers Bergamo Dott.ssa Francesca Tassoni

6 IDEE MODERNE PER DECORARE UNA CASA D’EPOCA Realizzare una casa o un appartamento d’epoca richiede ben più dell’acquisto della singola proprietà: oltre a malta e mattoni, infatti, state acquisendo anni di storia e un immobile dalla forte personalità. Arredare una proprietà vintage perciò è una sfida non da poco. Ecco dunque le nostre principali idee di home design per trovare la giusta misura tra antico e moderno. 1. Mettete in luce ciò che c’è Il fascino unico di una proprietà d’epoca è assolutamente inimitabile. Modanature in stucco, vetrate e soffitti alti sono solo alcune delle caratteristiche tipiche di questo tipo di proprietà. E sono proprio questi aspetti che dovrete cercare di lasciare il più possibile intatti. L’idea successiva sarà quella di equilibrare il resto della stanza in base a tali elementi: in presenza di vetrate caleidoscopiche, per esempio, potreste optare per un arredo semplice, con pareti neutre o bianche, che facciano risaltare così il colore del vetro.

2. Scegliete colori complementari La gamma cromatica per i vostri interni dovrà rispecchiare il fascino unico della proprietà, sottolineando - e non oscurando - i suoi dettagli individuali. Le sfumature opache di verde e blu sono perfette in una casa d’epoca, anche il grigio fumo, particolarmente amato in epoca vittoriana, è ancora oggi una scelta piuttosto diffusa. Non abbiate paura, d’altro canto, di integrare nella vostra casa toni scuri o malinconici, in particolare in caso di soffitti elevati o di ampie finestre. 3. Vecchio e nuovo Mescolate lo stile d’epoca con un approccio più contemporaneo e combinate i vostri pezzi antichi, attentamente selezionati, con arredi moderni. Le migliori idee di home design per le case d’epoca sono il frutto dell’equilibrio tra stile vintage e modernità. Non abbiate paura di essere creativi e cercate decorazioni a effetto che si coniughino sapientemente con la natura unica della vostra casa d’epoca. Continuate a seguire il nostro blog su www.engelvoelkers.com/bergamo

Elegante Appartamento di rappresentanza (Città Alta)

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COS’È LA RADIOLOGIA

Nato 25 anni fa, il Centro Medico Valseriana Polispecialistico di Vertova rappresenta la più importante realtà di struttura privata e convenzionata, di servizi diagnostici medicichirurgici in Val Seriana. La nostra ambizione è quella di migliorare la salute delle persone, utilizzando le tecnologie più innovative e collaborando con i migliori medici specialisti della provincia di Bergamo. La nostra struttura offre prestazioni sanitarie specialistiche, mediche, chirurgiche, cliniche, strumentali e di prevenzione (check-up). Accogliamo ogni giorno i nostri pazienti impegnandoci con cortesia e professionalità durante tutto il loro iter terapeutico diagnostico e riabilitativo, in quanto la loro salute è il nostro obiettivo finale. AL SERVIZIO DELLA TUA SALUTE. DA 25 ANNI ACCANTO ALLA GENTE CON PASSIONE E IMPEGNO

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Lo abbiamo chiesto al Dott. Gaetano Bonini e al Dott. Roberto Agazzi, Responsabili del Servizio di Radiologia attivo presso il Centro Medico Valeriana. “È una scienza in rapida evoluzione, nata da soli 100 anni e scoperta di Röntgen nel 1895, che compendia tutte le metodiche d’immagine, con utilizzo o meno di radiazioni ionizzanti, atte a produrre ipotesi diagnostiche in merito ad alterazioni organiche rilevate clinicamente o accidentalmente. Di questa grande famiglia fanno parte la radiologia convenzionale a raggi X, la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata), la Risonanza Magnetica, l’ecografia, la radiologia interventistica e più estesamente le metodiche di medicina nucleare (scintigrafia, PET, PET TC). Ancora oltre la Radioterapia utilizza radiazioni ionizzanti in terapia oncologica”. Chi è il radiologo? “È il medico che si dedica a questo campo della medicina avendo acquisito il titolo universitario di specialista. Negli anni il medico radiologo ha visto trasformare il proprio ruolo: da mero esecutore di indagini richieste dal medico clinico a figura ormai centrale nel percorso diagnostico terapeutico sia ambulatoriale che ospedaliero, crocevia tra le ipotesi e la verifica attraverso immagini delle stesse”. Chi è il “datore di lavoro “ del radiologo? “In primis il medico curante o ospedaliero. Sono loro a sottoporre dei quesiti allo specialista di immagini. Di ritorno ne ha una risposta di negatività, di conferma, di indirizzo diagnostico ulteriore. Questo vale nel sospetto di nuova patologia, nel controllo dell’evoluzione di una patologia nota e nell’ambito di protocolli oncologici di controllo/follow-up. Attualmente, grazie all’informazione sanitaria più diffusa e allo stimolo alla prevenzione, sempre più pazienti si rivolgono direttamente ai servizi di radiologia”. Quali sono le patologie più comuni riscontrabili da un punto di vista radiologico- ecografico? “Esempio tipico è la valutazione richiesta per la comparsa di addominalgie diffuse o localizzate. In questa evenienza è frequente il riscontro di calcolosi della colecisti. L’esame ecografico consente allora di verificare l’infiammazione della colecisti, il passaggio di calcoli nel coledoco e l’eventuale infiammazione secondaria del pancreas. Esami TAC o di Risonanza Magnetica saranno eventualmente di completamento. La calcolosi renale è di riscontro abituale o in conseguenza ad una colica o per riscontro accidentale. Il controllo (mediante Ecografia - TAC senza mezzo di contrasto - TC con mezzo di contrasto) sarà motivata o dalla necessità di verificare la stabilità o l’accrescimento dei calcoli o dalla verifica di possibili complicanze intervenute con o senza sintomatologia (migrazione di calcoli verso la vescica, dilatazione secondaria del rene, espulsione dei calcoli). In corso di indagine radiologica o ecografica eseguita per controllo è frequente il riscontro di un’alterazione dubbia tra benignità, malignità, alterazione infiammatoria in sede molteplici organi. È di competenza propria del radiologo indirizzare ad indagini complementari (TAC, RMN, Esami endoscopici) ed eventualmente predisporre un controllo nel tempo.


Tipico il riscontro di semplici formazioni cistiche renali nell’adulto che richiedono un controllo solo nel caso grandi dimensioni o numerosità o di controllo evolutivo nel caso di dilatazione della arteria aorta”. Come valutare la comparsa di linfonodi superficiali o noduli tiroidei rilevati alla visita del proprio curante? “Questo argomento è realmente importante per la numerosità di noduli tiroidei riscontrabili in soggetti (non pazienti – ammalati!) della più varia età, solitamente oltre i 30-40 anni. Qui con valutazione combinata con il medico di famiglia o l’endocrinologo si cercherà di selezionare quei casi che meritano un controllo periodico relativamente continuo (1 anno), evitando d’ingenerare costi e sovraccaricare pazienti, medici ed ambulatori di ripetute valutazioni non necessarie. Ugualmente sarà il radiologo ecografista ad indirizzare allo specialista il paziente che presenta la comparsa di linfonodi che per le caratteristiche ecografiche possono essere di competenza dell’ematolologo o dell’infettivologo”. Radiologia 2.0 e campi d’applicazione “Il campo di interesse della radiologia moderna è molto ampio. Negli anni il miglioramento delle apparecchiature (in particolare nel campo ECOGRAFIA - RMN) ha consentito di discriminare dubbie lesioni superficiali e profonde anche di pochi millimetri. Per questo numerosi specialisti (Ortopedici-Dermatologi-Reumatologi-Chirurghi) richiedono valutazioni per patologie che fino a pochi anni or sono erano di solo competenza degli occhi e delle mani del medico (lesioni muscolari, tendinee, nodulazioni cutanee, appendiciti, diverticoli). Sta alla professionalità del medico radiologo definire al meglio quanto la sua metodica sia di giovamento alla diagnosi ed al trattamento, evitando di incappare nella overdiagnosis (riscontro di alterazioni non significative o non esistenti)”. Avanguardia tecnologica “Il Centro Medico Valseriana ha da sempre puntato sull’adeguamento tecnologico. La dotazione attuale, oltre ad affidabile radiologia convenzionale toracica – scheletrica - odontostomatologica, si giova di un evoluto sistema di diagnostica senologica e di apparecchiature ecografiche multidisciplinari top di gamma, tutte di recentissima acquisizione, idonee a valutazioni di alto livello sia in campo internistico che vascolare (sia arterie e vene periferiche che aorta e vasi viscerali). L’integrazione tra i medici clinici ed il radiologo, per vicinanza, conoscenza diretta e stima reciproca, è in questo Centro il motore per la migliore attività sanitaria possibile”.

Dott. Gaetano Bonini • Diploma di maturità classica • Laurea di Medicina e Chirurgia (Università degli Studi di Milano) e diploma di specializzazione in “Radiodiagnostica e Radioterapia” (Università degli Studi di Brescia) • Membro della Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM) Radiologo presso l’ospedale Briolini di Gazzaniga dal 1987 al 1991 e successivamente dirigente medico radiologo presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo, ora Papa Giovanni XXIII. Nel corso della carriera professionale si è dedicato ed ha sviluppato competenza nelle principali metodiche strumentali della Radiodiagnostica: Radiologia convenzionale, Radiologia Pediatrica, Ecografia. In particolare svolge attività prevalente in diagnostica ecografica nel campo della nefrologia, dei trapianti di fegato e rene, e nella gestione dell’attività di ecografia interventistica, ove si eseguono biopsie eco guidate multi organo per approfondimenti di diagnosi e indirizzo terapeutico.

Dott. Roberto Agazzi Nato a Bergamo il 20.06.1954. Diploma di maturità classica - Liceo P. Sarpi di Bergamo nel luglio 1973. Laurea di Medicina e Chirurgia (Università degli Studi di Milano) il 20/09/79 (110 e lode). Diploma di specializzazione in “Radiodiagnostica e Radioterapia” (Università degli Studi di Milano) il 04/07/85. Idoneità a Primario di Radiologia Diagnostica nella sessione 1989. Membro della Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM). Dipendente dell’ Asst Papa Giovanni XXIII dal marzo 1980 sino al dicembre 2018, come Responsabile della Unità di Struttura Semplice di Radiologia Interventistica del Dipartimento di Diagnostica per Immagini. Consulente per la Radiologia Interventistica presso L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dal 2012. Nel corso della carriera professionale si è dedicato ed ha sviluppato competenza nelle principali metodiche strumentali della Radiodiagnostica: Radiologia convenzionale, Radiologia Pediatrica, Ecografia, TAC, RM. Ha maturato vasta esperienza nella diagnostica gastroenterologica, uro-nefrologica, pediatrica, oncologica, pneumologica, vascolare, dei trapianti d’organo, dell’urgenza-emergenza. Dall’inizio degli anni ’90, si è dedicato più specificamente, senza abbandonare la diagnostica, all’Angiografia ed alla Radiologia Interventistica sia in campo vascolare che extravascolare, con particolare riferimento ai trapianti d’organo e al paziente pediatrico.


A cura del Direttore Sanitario Doryan Medicina Estetica Dr. Gianluca Doria

LIPOEMULSIONE SOTTOCUTANEA.

ADDIO AD ADIPOSITÀ LOCALIZZATE E CELLULITE IN UNA SOLA SEDUTA LA TECNOLOGIA PIÙ INNOVATIVA E AFFIDABILE PER LA RIMOZIONE DELLA CELLULITE E DI PANNICOLI ADIPOSI LOCALIZZATI CON RISULTATI VISIBILI GIÀ IN UNA SOLA SEDUTA Novità importanti giungono dal mondo della medicina estetica: recentemente infatti, in alcuni selezionatissimi centri medici tra cui Doryan Medicina Estetica, è arrivata l’alternativa sicura e funzionale alla liposuzione. Si chiama lipoemulsione sottocutanea (LESC) ed è una nuova tecnica mininvasiva estremamente efficace, non dolorosa e ben tollerata, utilizzata per ridurre le adiposità localizzate e le aree di PEFS (“cellulite”). Già ampiamente collaudata, la soft-liposcultura è in assoluto il metodo d’elezione per un rimodellamento efficace e privo di complicanze. COME FUNZIONA?  Microlipocavitation è un innovativo generatore di ultrasuoni in un range compreso tra 37 e 42 Khz dotato di una sonda in titanio di 1 millimetro che, inserita nella depressione tissutale, ne disgrega la fibrosi regolarizzando la superficie cutanea. Si tratta di una tecnica di liposcultura che permette di sciogliere il grasso attraverso una multifrequenza ultrasonica pulsata: andando a sollecitare le cellule adipose, le rompe e le disgrega. 

CAMPI DI APPLICAZIONE E PUNTI DI FORZA La lipoemuslione sottocutanea, con la quale è possibile trattare il mento, le braccia, i fianchi, l’addome, i glutei, le ginocchia, le caviglie e l’interno/esterno cosce, garantisce al paziente molteplici vantaggi: • la multifrequenza pulsata agisce sulla struttura fibrotica di sostegno del grasso e della pelle con un eccellente effetto lifting della zona trattata: la pelle, infatti, aderisce al nuovo volume riducendo la flaccidità; • la tecnica soft e micro consente di operare sui piani più superficiali del pannicolo adiposo rispettando in questo modo il sistema vascolare e linfatico; • non eseguendo tagli profondi, questa nuova metodologia preserva l’integrità della struttura portante della pelle; • minima invasività con incisioni di massimo 2 millimetri che non richiedono punti di sutura; • il trattamento viene eseguito ambulatorialmente in anestesia locale e non generale.

LA TECNICA Si prepara la cosiddetta soluzione di Klein (fisiologica addizionata con un basso dosaggio di lidocaina) e si infiltrano le aree adipose da trattare. Successivamente, il grasso reso fluido dalla sonda, viene eliminato in maniera naturale. La peculiarità di questo trattamento consiste nel fatto che la sonda rimane fredda e questo consente di non danneggiare i tessuti attraversati e circostanti, stimolando nel contempo la produzione di collagene. Il trattamento può essere eseguito a più riprese e a costi moderati con un’elevata tollerabilità da parte del paziente. DURATA DEL TRATTAMENTO E RISULTATI  Il trattamento dura generalmente 20/30 minuti per ciascun distretto corporeo che si intende trattare. Il grasso, reso fluido, viene eliminato in maniera naturale e in parte asportato con una siringa. Basta una seduta per osservare risultati paragonabili a quelli di una liposuzione. Scongiurati, inoltre, eventuali problemi di embolie, versamenti, edemi e avvallamenti. Già dal giorno in cui ci si sottopone a questo intervento, inoltre, è possibile riprendere le normali attività del quotidiano.

In collaborazione con Doryan Medicina Estetica - Dott. Gianluca Doria Via Mazzini, 4 - Bergamo - Tel. 035 0039228 www.doryanclinic.com - info@doryanclinic.com


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A Ginevra una nuova auto volante. Pal-V Liberty DOPO IL DEBUTTO, DURANTE LA SCORSA EDIZIONE, DI ALCUNI PROTOTIPI DI AUTO VOLANTI, IL SALONE DI GINEVRA HA OSPITATO LA PRESENTAZIONE IN ANTEPRIMA MONDIALE DELLA VERSIONE DI PRODUZIONE DELLA PAL-V LIBERTY Al Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra 2019 l’azienda olandese PAL-V ha presentato le caratteristiche del primo esempio di “auto volante” pronta per la produzione in serie. Si tratta di “Liberty Pioneer PAL-V“, e per il momento sarà un’edizione limitata a 90 pezzi con l’obiettivo di aprire un nuovo capitolo nella storia della mobilità dell’uomo. Nella passata edizione del salone era stato presentato il modello “Liberty”, quest’anno vengono mostrati gli elementi speciali di questa nuova edizione limitata, la cui consegna si ipotizza verrà effettuata a partire dal 2020.


Tra le caratteristiche principali del modello Liberty Pioneer è dotato di un doppio cockpit di controllo (cabina di pilotaggio) e dell’Electronic Flight Instrument System EFIS (un sistema di strumenti di bordo in cui le informazioni sono presentate ai piloti in forma digitale su schermi). Oltre ad avere delle esclusive rifiniture in fibra di carbonio “full carbon”, particolare attenzione è stata data agli interni curati nei minimi particolari. Robert Dingemanse, amministratore delegato di PAL-V, ha dichiarato: “L’edizione Liberty Pioneer è stata creata per coloro i quali vogliono far entrare parte di un gruppo di persone che insieme alla nostra azienda riscriverà il corso della storia. Saranno in prima linea nella rivoluzione della mobilità, il cui futuro sarà fatto di auto che non saranno semplicemente guidate. Saranno i primi piloti di auto volanti nella loro nazione, capaci di volare verso qualsiasi destinazione”. Prenotabile sul sito www.pal-v.com Liberty è la prima auto volante disponibile per l’acquisto prodotta dall’azienda olandese PAL-V, la prima consegna verrà effettuata quest’anno dopo che questo modello ha ricevuto tutte le certificazioni necessarie relative alla sicurezza. L’auto può trasportare due persone a una velocità massima su strada di 160 km/h e in aria di 180 km/h, tutto per 563 km di autonomia. Dalla strada al volo in meno di 10 minuti grazie ad un motore giroscopio che fa girare una grande elica montata sul retro può decollare e atterrare in una breve distanza anche in condizioni meteorologiche turbolente. Viene definita un girocottero, in poche parole un velivolo in cui il motore non fa girare l’elica ma genera la spinta in avanti come avviene in un aeroplano. Il rotore dell’elica si muove per la forza d’attrito del vento che lo investe.

LA CASA PUNTA A SUPERARE IL PROCESSO DI CERTIFICAZIONE QUEST’ANNO, PER POI LANCIARE SUL MERCATO I PRIMI MODELLI NEL 2019 CON PREZZI CHE SPAZIERANNO DAI 399 MILA DOLLARI (320.739 EURO) DELLA SPORT AI 599 MILA DOLLARI (481.511 EURO) DELLA PIONEER EDITION, ENTRAMBE GIÀ PRENOTABILI VERSANDO UNA CAPARRA DI 2.500 DOLLARI (2.000 EURO)


Mitologico nel nome, avveniristico nel design e super tecnologico nelle soluzioni installate a bordo. Con la sua magnetica bellezza 90’ Argo, l’ultimo fantastico flybridge Riva, si prepara a conquistare le acque di tutto il mondo, cominciando dal continente americano. Il debutto in anteprima mondiale, il 9 marzo a Miami, ha infatti svelato il profilo filante e dinamico di questa nuova opera d’arte nautica contemporanea. Lungo 28, 49 metri (93’ 6’’) e largo 6,50 metri (21’ 4’’), Riva 90’ Argo riunisce ed esalta i punti di forza dei suoi due predecessori Riva 100’ Corsaro e 110’ Dolcevita, esibendo una personalità marcata e affascinante. È infatti il design immediatamente riconoscibile, dall’esterno fino ai tanti dettagli interni, la chiave vincente di Riva anche per questo nuovo modello. “Riva 90’ Argo è un flybridge straordinario che mette d’accordo ragione e sentimento. Ti emoziona già quando lo vedi, poi sali a bordo e capisci perché la nuova generazione di flybridge Riva attualmente non ha rivali. – ha commentato l’Avvocato Alberto Galassi, Amministratore Delegato di Ferretti Group - Lo abbiamo battezzato Argo come la prima barca mai costruita, sulla quale navigarono i famosi Argonauti e una delle più grandi città della Grecia. Per l’estetica innovativa e per l’incredibile alchimia di stile, lusso e tecnologia Argo è davvero una barca capostipite, che guiderà Riva e la nautica nel prossimo futuro”. Nato dalla collaborazione tra Officina Italiana Design, lo studio fondato dal designer Mauro Micheli insieme a Sergio Beretta, Comitato Strategico di Prodotto Ferretti Group presieduto dall’Ing. Piero Ferrari, e Dipartimento Engineering, il nuovo flybridge possiede elementi caratterizzanti nel design degli esterni, come la grande finestratura a scafo, le lunghe vetrate a tutt’altezza in coperta e le potenze laterali con superfici in cristallo a poppa, che esaltano ulteriormente l’aerodinamicità del profilo. Ancora una volta Riva riesce a innovare con un modello che rappresenta perfettamente il know-how nautico made in Italy con elementi di bellezza e perfezione all’altezza di un mito contemporaneo. Per rispondere alle esigenze degli armatori americani, Riva 90’ Argo propone in via esclusiva anche un allestimento alternativo del pozzetto, nel quale è previsto un ambiente con mobile bar e due sedute, due sofà e coffee table firmati Paola Lenti. È questo il layout di Riva 90’ Argo presentato in anteprima mondiale a Miami, nella splendida cornice dell’Epic hotel Marina e di Zuma il ristorante più glamour della città privatizzati per l’occasione dove oltre duecento invitati hanno assistito alla spettacolare passarella del nuovo flybridge accompagnato per l’occasione, sotto uno spettacolo pirotecnico inedito per il centro di Miami, dal Riva 100’ Corsaro, presentato in anteprima mondiale lo scorso anno a Hong Kong e dal Riva 66’ Ribelle presentato in anteprima mondiale lo scorso settembre a Montecarlo secondo un fitto calendario di eventi. Il prossimo: la World Premiere del magnifico Riva 50 metri, il primo in acciaio costruito dalla Riva Superyachts Division, che verrà svelato al mondo il prossimo giugno all’ Arsenale di Venezia.

RIVA 90’ ARGO:

IL FLYBRIDGE CHE È GIÀ UN MITO IL NUOVO CAPOLAVORO RIVA È STATO PRESENTATO IN ANTEPRIMA MONDIALE A MIAMI


DONNE, LA FELICITÀ CORRE SU DUE RUOTE PER OLTRE 7 SU 10 LA VITA QUOTIDIANA È MIGLIORATA DOPO ESSERE DIVENTATE BIKER


Senso di libertà, voglia di indipendenza e ricerca di benessere psicofisico. Sono queste le motivazioni che, secondo studi internazionali, spingono sempre più donne a decidere di salire in sella a una moto, abbattendo gli stereotipi legati ad un mondo considerato prettamente maschile: da un sondaggio di Motorcycle Industry Council è emerso che il 74% delle biker ha manifestato un miglioramento della propria vita dopo aver iniziato un’avventura su due ruote Sfrecciare su due ruote non è più una prerogativa del mondo maschile. Infatti, come evidenziato da una ricerca condotta negli Stati Uniti dal Motorcycle Industry Council e pubblicata su Forbes, una donna su cinque è proprietaria di una moto e l’85% delle decisioni d’acquisto è influenzata dal genere femminile, dato in netto rialzo rispetto al passato. Ma cosa le spinge a lanciarsi in questa nuova avventura? Secondo un sondaggio pubblicato su Los Angeles Times, sono soprattutto il senso di libertà, la voglia di indipendenza e la ricerca di un benessere psicofisico le motivazioni che portano molte donne a diventare biker: il 37% delle intervistate ha ammesso di sentirsi più felice e sicura di sé in sella a una moto, e il 74% ha ammesso che la propria vita è migliorata dopo aver iniziato a viaggiare su due ruote.


Ma non è tutto, perché il 60% delle motocicliste ha evidenziato un miglioramento delle proprie condizioni psicofisiche, spesso danneggiate da stress quotidiano e ansia, ed il 50% una maggiore stabilità con il proprio partner. Il boom di centaure è esploso in America dove rappresentano il 19% del totale dei motociclisti, e si è esteso in Italia, dove, nella sola città di Milano, le donne appassionate al mondo delle due ruote sono aumentate del 32,4% negli ultimi 5 anni. “Sono lieta di constatare che il numero delle donne appassionate alle due ruote sia cresciuto in maniera notevole negli ultimi anni, segnale di un grande cambio di rotta rispetto al passato e di un abbattimento definitivo di stereotipi legati al mondo maschile. Viaggiare in sella a una moto equivale a sentirsi più felici e appagate, perché guidarla è una scelta personale – ha spiegato Eliana Macrì, presidente di BikerX, la nuova scuola di guida sicura dedicata alle centaure e alle nuove generazioni di motociclisti – Da qui il nostro claim Quattro ruote trasportano il corpo, due ruote trasportano l’anima. Ma per iniziare è necessario conoscere attentamente le norme di sicurezza stradale, lo stile di guida e le proprie attitudini. Per queste ragioni abbiamo fondato una scuola che non solo offre corsi di vari livelli dedicati a neofiti, neopatentati o a chi vuole migliorare la propria tecnica di guida, ma promuove la conoscenza e la cultura delle due ruote attraverso eventi in cui verranno combinati tecnica di guida, il piacere del turismo in moto e la passione per questa compagna di viaggio”. Ma a quando risale il connubio donna e motori? La pioniera delle donne motocicliste fu Vittorina Sambri, che negli anni ’20 sfidò i suoi colleghi a bordo di una monocilindrica. Sono state numerose le biker che hanno seguito il suo esempio e hanno lasciato una grande impronta nel mondo motociclistico: da Gina Bovaird, prima e unica donna a correre nella classe 500 del Motomondiale, a Beryl Swain, che nel 1962 gareggiò in sella a un Itom 50 al Tourist Trophy, fino ad arrivare a Kiara Fontanesi, sei volte campionessa mondiale di motocross, e Ana Carrasco, giovane pilota spagnola che all’età di soli 21 anni ha vinto l’alloro nella classe Supersport 300. Il fenomeno delle centaure si è esteso anche al grande schermo e nel corso degli anni sono state numerose le attrici protagoniste di pellicole in cui hanno scorrazzato su due ruote: da Pamela Anderson in Barb Wire a Uma Thurman in Kill Bill, da Angelina Jolie in Tomb Raider a Carrie-Ann Moss in Matrix: Reloaded, fino ad arrivare a Halle Barry in Catwoman e Scarlett Johansson in Avengers: Age of Ultron. E non è tutto. Gli effetti benefici derivati dal viaggiare in moto sono stati confermati anche da una ricerca condotta dal Semel Institute for Neuroscience and Human Behavior di Los Angeles e pubblicata su USA Today, secondo cui andare su due ruote riduce l’ormone dello stress del 28%, aumenta il battito cardiaco dell’11% e il tasso di adrenalina del 28%, e permette di ritrovare la pace interiore. Ma per alcune donne la libertà di viaggiare su due ruote è anche un modo per sentirsi emancipate e più sicure: secondo un sondaggio pubblicato sul New York Times il 68% delle donne arabe, finalmente libere di guidare dopo l’abolizione del divieto la scorsa estate, ha ammesso di sentirsi più accettata a bordo di una moto.


LAKE TO LOVE…


Via cappotti e maglioni… è tempo di primavera! Celebriamo l’arrivo della nuova stagione dedicando un intero servizio a tutta la moda da spiaggia che verrà. Location scelta per l’occasione l’elegante Molo 31 a Predore, poco dopo Sarnico, un posticino davvero unico per trascorrere giornate di sole in riva al lago e romantiche serate a lume di candela. Per dare la giusta importanza ad outfit e location ci siamo aggiudicati una perfetta giornata di sole, con temperatura così piacevoli che le mise scelte non potevano essere più che perfette! Tutte proposte “so chic”, selezionate dal ricercato Intimo di Giò, storico negozio del centro cittadino, capace di fare innamorare tutte le donne per le proposte intimo, costumi, moda e collant.


Ad aprire le danze abbiamo optato per un total look flowers firmato Miss Bikini Deluxe, splendidamente interpretato dalla nostra Denise, giunta sul set con la scattante Suzuki Vitara by Autorota, concessionaria ufficiale di Bergamo. Una nuova edizione per questo piccolo SUV compatto, capace di coniugare eleganza nella linea, versatilità di guida e prestazioni uniche. Nel colore bianco, scelto per il servizio, tutta la bellezza di Vitara è stata messa ancora più in risalto, attirando gli sguardi di tutti i passanti. E così dopo la prima sessione di scatti, Denise si riposa al bancone del Molo 31 degustando un ottimo cocktail, sfoggiando

il suo look total black firmato Fisico. Una scelta strong, proprio come il costume di Miss Bikini in coordinato, intero e di colore nero, reso più dandy dai micro-tagli creati a doc. Dal bancone del Molo 31 al suo fantastico pontile che, proprio come nei film, nella stagione estiva accoglie barche e yacht di tutti coloro che vogliono rifocillarsi o bere un aperitivo a bordo lago. Proprio qui Denise decide di immergersi nelle acque del lago per un primo bagno di stagione, spogliandosi del delizioso copri costume con stampa con mongolfiere firmato Pin Up Stars (così come il costume).


Dal mood “dreaming” ad una nuova proposta floreale: dopo il suo bagno Denise opta per un altro cambio d’abito, scegliendo un vestitino con roches stampa flowers con costume coordinato Miss Bikini Deluxe. La scelta perfetta per un giorno all’insegna del relax e del primo sole, per lasciare poi il posto all’ultimo outfit di fine pomeriggio dove le tenui nuances del vestito di Gianantonio Paladini risultano la scelta più chic. E così lasciamo il meraviglioso Molo 31 per ritornare alla frenetica quotidianità delle città, ovviamente sempre alla guida della nostra fantastica Suzuki Vitara. Con la promessa di una meravigliosa “primavera ed estate”.


LOCATION MOLO31 VIA SARNICO, 31 - PREDORE (BG) - TEL. 035 938645 FACEBOOK: @MOLO31 SWIMWEAR INTIMO DI GIÃ’ VIA T. TASSO, 85 - BERGAMO - TEL. 035 242444 FASHION CAR AUTOROTA SRL VIA CAMPAGNOLA, 40 - BERGAMO - TEL. 035 5098042 WWW.AUTOROTA.NET - FACEBOOK: @AUTOROTA SRL MODELS DENISE AGENCY IMAGE TIME BRESCIA


SUBARU XV 1.6i STYLE/ STYLE NAVI/ PREMIUM - consumo combinato 6.9 l/100 km - emissioni di CO2 combinato 157 g/km

AUTOROTA PRESENTA LA SUBARU XV PERFETTA COMBINAZIONE DI UN ELEGANTE DESIGN URBANO E UNO STILE AGGRESSIVO, ASPETTO RUDE E NUOVE ENTUSIASMANTI PRESTAZIONI, SUBARU XV TI AIUTERÀ A VIVERE LA VITA CHE DESIDERI. PER UNA SERATA IN CITTÀ O UN WEEKEND FUORI PORTA, SUBARU XV TI ACCOMPAGNERÀ OVUNQUE. OGNI GIORNO PUÒ E DEVE ESSERE UN’AVVENTURA INDIMENTICABILE La seconda generazione della Suv giapponese adotta soluzioni tecniche esclusive e raffinate, come il motore boxer e gli originali schemi 4x4 Subaru. La XV è il primo modello venduto in Europa ad adottare la nuova piattaforma Sgp (Subaru global platform), che secondo i tecnici delle Pleiadi ha consentito di abbassare il baricentro di 5 mm, di aumentare del 70% la rigidità torsionale, di incrementare del 40% l’assorbimento di energia negli impatti frontali e di dimezzare il rollio in curva. Il cambio Cvt Lineartronic, che consente di riprodurre il comportamento di un sette marce manuale, sarà di serie su tutte le XV. Il nuovo sistema multimediale è compatibile con gli standard Apple Carplay e Android Auto. Per quanto riguarda i sistemi di assistenza alla guida, la telecamera stereoscopica Eyesight, di serie, gestisce varie funzioni fra cui la frenata automatica di emergenza, l’avviso di superamento involontario della corsia e il cruise control adattativo.

AUTOROTA

Via Campagnola 40 - Bergamo Tel. 035 5098042 - info@autorota.it www.autorota.net

AVANZATI SISTEMI DI ASSISTENZA ALLA GUIDA SUBARU Subaru crede nella sicurezza a 360°, ALL-AROUND SAFETY, e si impegna a fondo per minimizzare il rischio di incidenti. Per questo ha realizzato l’avanzato sistema di supporto alla guida Subaru EyeSight 1. Tale sistema impiega due telecamere stereo per catturare immagini a colori tridimensionali con una eccellente capacità di riconoscimento, simile a quella dell’occhio umano. Grazie alle immagini provenienti da entrambe le telecamere EyeSight riconosce forma, velocità e distanza di veicoli, moto, biciclette e pedoni 2. Quando rileva un potenziale pericolo il sistema avverte il guidatore e, quando necessario, provvede anche a frenare in modo da evitare incidenti. Con questi avanzati sistemi EyeSight aumenta la percezione di sicurezza che si prova a bordo di SUBARU XV. La nuova SUBARU XV definisce gli standard in fatto di protezione e sicurezza dei passeggeri. Ha infatti ottenuto le 5 stelle Euro NCAP, la massima valutazione possibile per una autovettura, perché studiata, progettata e realizzata prestando attenzione a ogni dettaglio.


A cura di Rivestiti - Second hand, vintage and more Federica Fassi

ECONOMIA CIRCOLARE PER UNA MODA PIÙ ETICA Il settore della moda è il secondo più inquinante al mondo dopo quello petrolifero. Ultimamente la moda si è avvicinata al concetto di economia circolare; alcuni brand stanno investendo in materiali innovativi e creano nuovi capi da vestiti vecchi e sgualciti. Tuttavia, la strada è molto lunga. Stiamo vivendo nell’era della fast fashion (moda veloce). Da una parte le aziende lanciano sul mercato merci prodotte in tempi brevissimi, vendute a poco prezzo. Dall’altra, un consumo veloce che si basa sulla disponibilità limitata di articoli per un determinato lasso di tempo e che alimenta il desiderio di possedere. Inseguiamo i tempi della moda, vittime dell’acquisto compulsivo, in una continua ricerca di appagamento senza mai sicuri di essere soddisfatti abbastanza. Ciò che viene acquistato non ha un valore ma rappresenta ciò che vogliamo essere in quel momento. Oggi il ciclo vitale di un capo d’abbigliamento è breve perché lo si considera vecchio anche quando è ancora in perfette condizioni. Per questo motivo è necessario rendersi conto che non abbiamo bisogno di comprare ogni giorno un capo nuovo. Uscire dall’ottica del facile, veloce e poco costoso. Dobbiamo fare un passo indietro e rivalutare ciò che è veramente importante per noi. Il negozio Rivestiti valorizza gli abiti e gli accessori che meritano di avere una e più vite, come sottolinea il logo del negozio. Rivestiti, dopo un processo di raccolta, seleziona usato di qualità con un design senza tempo, aumentando così il ciclo di vita di un indumento. Quello che il negozio vuole sottolineare è che, attraverso un riciclo consapevole, si restituisce valore a oggetti e capi d’abbigliamento che hanno già vissuto emozioni e sensazioni. Nel nostro negozio troverai un vasto assortimento di capi e accessori vintage e contemporanei. Grazie ai consigli di due venditrici troverai l’abito o l’accessorio giusto per te e per qualsiasi occasione!

In collaborazione con RIVESTITI Bergamo – Via Broseta 79A - Cell. 338 8889575


CHI C’ERA

NUOVA BMW SERIE 3: LA SETTIMA GENERAZIONE Giovedì 28 Febbraio, nella sede di Bergamo di Lario Bergauto di via Campagnola a Bergamo, è stata presentata in anteprima la nuova BMW Serie 3 berlina, giunta alla settima generazione. Il modello più diffuso della casa tedesca non ha deluso le aspettative presentandosi come una vera icona in grado di reinventarsi e di rendersi sempre assolutamante adeguata ai tempi. Il Dott. Saul Mariani, AD di Lario Bergauto e delle concessionarie del Gruppo Mobility, ha salutato clienti e amici e ha tenuto a sottolineare il grande ritorno della berlina sportiva, ricordando i fasti di 7 generazioni di BMW Serie 3. Un design che risponde al piacere di guidare in ogni dettaglio con una silhouette elegante come sempre con superfici attentamante sagomate. Da subito sono diponibili, per la nuova BMW Serie 3 berlina, cinque motorizzazioni, due a benzina, a quattro cilindri, con potenze da 184 a 258 CV, due diesel da 150 a 190 CV, e sempre a gasolio un sei cilindri da 265 CV. Disponibile da subito anche la versione con trazione integrale xDrive. Durante la serata, Sergio Villa, conduttore di Contagiri, ha illustrato l’alta tecnologia della nuova berlina sportiva con particolare attenzione all’Intelligent Personal Assistant disponibile sulla nuova Serie 3. Tanti ospiti presenti, tra cui il Luxury Marketing Manager e la Retail Marketing Specialist di BMW Italia, per una serata che ha riscosso grande successo anche sul web grazie al nuovo format televisivo supportato dalla regia di Bergamo TV che ha permesso di trasmettere in diretta streaming l’evento sulla pagina Facebook ufficiale della concessionaria BMW Lario Bergauto. Un delizioso buffet salato ha accolto gli ospiti da inizio serata. Dopo la presentazione della nuova BMW Serie 3 berlina sono stati serviti dessert, dolci mignon e buffet di frutta, molto apprezzati.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


CHI C’ERA

UNA NUOVA AVVENTURA TARGATA PEREGO MOTORRAD Tempo di primavera, tempo di incredibili novità soprattutto per quanti sono attratti dalle emozioni delle due ruote. Una passione che ogni anno trova riscontro in tantissimi nuovi modelli proposti. Ma quest’anno uno su tutti farà battere il cuore agli impavidi motociclisti: si chiama BMW R 1250 GS e già sappiamo che sarà un grande successo. Il primo riscontro positivo lo si è avuto già dal partecipassimo open day del 16 e 17 febbraio scorsi firmato Perego Motorrad. Due giorni di test drive che hanno permesso agli amanti del brand, clienti e amici della storica concessionaria con sede a Lallio, di vivere l’emozione di guidare la nuova BMW R 1250 GS. Performance ai massimi livelli ed efficacia di conduzione sono in sintesi le due caratteristiche principali di questa moto. Tutto questo grazie all’inconfondibile motore boxer BMW, incrementato di cubatura per raggiungere ben 136 cavalli di potenza. Inoltre, l’esclusivo sistema di fasatura variabile BMW Shiftcam, mette a disposizione una spinta unica tanto ai bassi quanto ai medio/alti regimi. Non meno importante la nuova gamma di colori, verismi e dettagli tecnici che consentono ad ogni cliente di personalizzare il proprio modello. Altra novità presente all’open day firmato BMW la nuovissima F 850 GS, una moto scattante e versatile, perfetta per dominare facilmente i percorsi off-road grazie alla ruota anteriore da 21”. Inoltre impossibile non restare affascinati dall’opzione di connettività che consente l’accesso alla navigazione, al telefono e ai dati media del veicolo in ogni istante. Per avventure off limits inoltre perfetta la nuova linea di abbigliamento che, da Perego Motorrad, trova spazio in una assortitissima esposizione. Qui tutto lo staff della concessionaria, con professionalità ed esperienza, saprà fornire le migliori informazioni, guidando il cliente verso la migliore scelta. Per una stagione ricca di emozioni… ovviamente on the road!

Ph. Sergio Nessi - Testo Valentina Colleoni - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


L’elettrico ora è Audi. Nuova Audi e-tron IL PRIMO MODELLO AUDI COMPLETAMENTE ELETTRICO È PRONTO A CONQUISTARE LA STRADA. GRAZIE A DUE MOTORI ELETTRICI CAPACI DI EROGARE FINO A 408 CV, LA NUOVA E-TRON GARANTISCE IL MASSIMO DELLE PERFORMANCE IN OGNI CONDIZIONE, SENZA SCENDERE A COMPROMESSI La trazione integrale elettrica, abbinata a una batteria ad alta tensione che garantisce un’autonomia di oltre 400 chilometri nel ciclo WLTP, rende il nuovo SUV Audi perfetto per viaggiare ovunque vi portino i vostri desideri, senza rinunciare a comfort e a prestazioni da vera sportiva. L’efficienza si misura in trazione e recupero dell’energia Il sistema di trazione di Audi e-tron stupisce per la sua capacità di adattamento. I due motori elettrici erogano fino a 408 CV di potenza e 660 Nm di coppia. Per accelerare da 0 a 100 km/h sono necessari meno di sei secondi, e si raggiunge una velocità massima di 200 km/h, con uno spunto da fermo impressionante. La ricarica a portata di mano Ricaricare Audi e-tron è più semplice di quanto si pensi: il sistema di ricarica compact è la soluzione portatile che Audi ha progettato per consentire ai propri clienti di dare nuova energia al SUV direttamente nel garage della propria abitazione. Il sistema si collega ad una presa standard domestica da 230 Volt o presa trifase da 400 Volt e Audi e-tron si ricarica completamente in meno di nove ore. Il sistema “connect” opzionale raddoppia la potenza di carica fino a 22 Kw. Qualora l’abitazione disponga di un impianto fotovoltaico, il SUV può attingere in modo preferenziale alla corrente prodotta, adattando il proprio fabbisogno alle fasi di irraggiamento solare grazie alle funzionalità avanzate di Audi charging system connect,

La qualità delle finiture e dei materiali è di livello superiore: la vettura è infatti dotata di rivestimenti, modanature e colori sapientemente armonizzati tra loro, dalla raffinata pelle Valcona all’alluminio spazzolato. La fantasia delle cuciture dei sedili ricorda i conduttori di un circuito elettrico stampato. Performance, intelligenza, luminosità La plancia “wrap-around” avvolge gli interni in un unico arco, arrivando fino ai rivestimenti tridimensionali delle portiere, mentre gli schermi degli specchietti retrovisori esterni virtuali riprendono la linea del sottile e leggero display dell’Audi virtual cockpit. Quest’ultimo, orientato verso il guidatore, dispone di due display del sistema MMI touch response che, da spenti, si integrano con l’ampia superficie Black Panel, divenendo un’unica ed elegante superficie scura. Il display inferiore è invece integrato nella consolle. È disponibile anche l’Audi phone box, per la ricarica a induzione dello smartphone. Design sportivo per il massimo delle performance Ben dodici i colori tra cui scegliere. La silhouette vigorosa sovrastata dal tetto proteso verso la strada, i montanti posteriori molto pronunciati e i blister sopra i passaruota enfatizzano il carattere sportivo. Le luci di accesso delle portiere proietIl futuro? Mai stato così accogliente Efficienza, leggerezza e intuitività: l’abitacolo tano a terra la scritta “e-tron” mentre le di Audi e-tron dimostra queste doti in ogni pinze dei freni arancioni (opzionali) sottolineano la presenza della trazione elettrica. singolo dettaglio. opzionale. Infine, la ricarica a domicilio può essere gestita tramite l’app myAudi, grazie al quale il proprietario può effettuare molteplici operazioni da remoto. La ricarica è comoda e veloce La potente batteria ad alta tensione di Audi e-tron assicura un’autonomia superiore a 400 chilometri: non è quindi necessario, nel normale utilizzo quotidiano, doversi fermare alle colonnine di ricarica. Qualora invece si dovesse affrontare un viaggio particolarmente lungo, l’avanzato sistema di gestione termica della batteria agli ioni di litio permette alla vettura di ricaricarsi in meno di mezz’ora, con una potenza fino a 150 kW. Oltre alla ricarica rapida a corrente continua, il SUV elettrico può essere ricaricato a corrente alternata su colonnine AC, con potenza standard fino a 11 kW o a 22 kW.


Nuova Audi e-tron: consumo minimo /massimo (Wj/Km) ciclo combinato 225 - 262

Bonaldi Motori S.p.A. Concessionaria E-tron

Via A. Gemelli, 30 - Bergamo Tel. 035 4532711 Da lunedĂŹ a venerdĂŹ: 9.00 - 12.30 - 14.30 - 19.00 Sabato: 9.00 - 12.30 / 14.30 - 18.30

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NATHALIE DJURBERG E HANS BERG

INCONTRI TRA CINEMA E ARTE CONTEMPORANEA Resterà visitabile fino alla fine di marzo la mostra dedicata a Nathalie Djurberg e Hans Berg, allestita presso la particolare location di Porta San’Agostino, nel contesto dell’edizione 2019 di Bergamo Film Meeting da poco conclusa, che si prefigge di esplorare le contaminazioni tra cinema e arte contemporanea. La particolare iniziativa permette di conoscere da vicino il lavoro di Nathalie Djurberg e Hans Berg, duo svedese Leone d’Argento alla Biennale di Venezia del 2009. Il percorso espositivo, curato da Stefano Raimondi e Claudia Santeroni, si sviluppa attorno a una grande proiezione e allo stesso tempo mostra la ricerca scultorea portata avanti dagli artisti in cui le opere Sunrise  e  Sunset  pongono l’accento sul fluire del tempo e sul dinamismo della giornata attraverso lo spazio, giocando con il significato storico della Porta Sant’Agostino, luogo di passaggio e di transito chiamato nel tempo a scandire i momenti della giornata attraverso le dinamiche di apertura e chiusura del portone. Nathalie Djurberg e Hans Berg hanno incontrato il pubblico del Festival sabato 9 marzo presso il Cinema San Marco e durante queso appuntamento è stato possibile ammirare una selezione di opere video e ascoltare, attraverso le parole dei protagonisti, le principali implicazioni legate al loro lavoro. La mostra è promossa dal Comune di Bergamo ed è realizzata da Bergamo Film Meeting, The Blank e Lab 80 film. In collaborazione con Giò Marconi (Milano), con il contributo di Dielle Ceramiche e la partnership tecnica di La Torre tappeti.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


La primavera firmata Belli e Ribelli è arrivata in negozio. Uno stile frizzante e colorato per vestire bimbi e ragazzi di tutte le età. E per avere “sotto gli occhi” tutta la nuova collezione potete collegarvi al nuovo shop o-line direttamente sulla pagina Instagram @bellieribelli. Per una primavera/ estate fatta di stile e libertà! Da Belli & Ribelli - Via Piemonte, 105 Urgnano (Bg) - Tel.035.896903 Facebook: @belliribelliabbigliamento Instagram: @bellieribelli

BEAUTYboutique C’è un nuovo forno in città: l’hanno aperto Marco e Irene, per la prima volta in società dopo un fortunato incontro nelle aule di Pollenzo all’Università di Scienze Gastronomiche. Lui, Marco Bianchi, fa il panettiere: è l’anima del laboratorio, e nonostante la giovane età, ha alle spalle esperienza da vendere. Lei, Irene Roggio, sommelier e appassionata di cibo e vino, segue la gestione del negozio, ma non disdegna di mettere le mani in pasta, per ora per preparare biscotti. Hanno dato vita a Kruh, pane in lingua slovena, un piccolo panificio, negozio dalle linee essenziali e laboratorio a vista, per ripensare l’idea di panificazione a Bergamo, in un contesto ancora molto legato alla produzione e al consumo di pane “convenzionale”. Pane certo ma anche pizza in teglie e focacce alla pala, oltre a biscotti e dolci caserecci.

Kruh Via Sant’Alessandro, 13 - Bergamo www.kruhpanificio.com


A cura di Andrea Moretti - Titolare di Barberia Taormina

VERDE

La primavera di Agaphantus è fatta di delicati ramoscelli in oro rosa che nel loro intreccio danno vita a gioielli unici. Come il ramoscello earring elegante e delicato, dedicato a tutte le donne che amano essere charmentes… in ogni momento della loro vita. Da Agaphantus Gioielli Via Tasso, 1 Bergamo - Tel. 035.225587

Red passion!!! L’amore per le due ruote non conosce limiti di età soprattutto se parliamo di una fantastica Indian Scout customizzata e di un elegante colore rosso amaranto (come nella foto).

È il colore che da sempre rappresenta la natura e che negli ultimi anni è diventato il simbolo di un modo di pensare e di vivere. Il problema dell’inquinamento del nostro pianeta è ormai parte tangibile nella vita di ogni giorno e anche nel mercato della cosmetica e del personal care, sta prendendo sempre più piede la filosofia dell’essere Green. A partire dall’agricoltura che da biologica diventa biodinamica, un metodo di coltivazione più puro e pulito che si priva di pesticidi, insetticidi e fertilizzanti sintetici, passando per la chimica verde che lavora le materie prime senza utilizzare sostanze tossiche e aggressive, fino ad arrivare ad avere un packaging che elimina quasi interamente l’uso della plastica. Così il vetro e l’alluminio diventano i materiali più usati, sono più adatti a conservare la purezza delle formule e, soprattutto, sono riciclabili all’infinito. È proprio per la possibilità di riciclare questi contenitori che, seguendo la filosofia del mondo OWAY, nei nostri saloni abbiamo adottato il servizio di ricarica del prodotto utilizzando sempre lo stesso flacone, zero sprechi e soprattutto tanta attenzione verso l’ambiente. Credo siano piccoli ma grandi gesti che fanno la differenza.

In collaborazione con

Un sogno ad occhi aperti per vivere le vostre avventure su strada. Da Legend Bikers Via Nigarzola, 2 Lallio (Bg) Tel. +39 035 203787 - www.legendbikers.it

Via G. D’Alzano, 2B - Bergamo - Tel. 035244898 ( ingresso anche da Viale Papa Giovanni XXIII, 48 )


CHI C’ERA

THE BOLD SOCIETY: NUOVA KIA PROCEED In una sola parola… audace! Così potremmo definire la novità di casa Kia, la fantastica ProCeed, un’auto dalla linea inedita, scattante e versatile. Presentazione ufficiale lo scorso 20 febbraio, nello showroom bergamasco di Autotorino, dove sono accorsi ben 200 appassionati per ammirare in anteprima la nuova cinque porte, resa ancora più cool grazie ad un super evento di presentazione. Ad accogliere gli ospiti uno squisito light buffet con gli autentici e genuini sapori valtellinesi dell’Azienda Agrituristica La Fiorida, firmato dall’executive chef stellato Gianni Tarabini. A seguire colpo di scena per il reveal della nuova Kia ProCeed: dal buio improvviso calato sulla concessionaria si è sprigionato un fascio di luce che ha focalizzato l’attenzione dei presenti sulla sua sagoma, celata da un drappo nero, che ha preso vita attraverso un gioco di geometrie laser mentre un misterioso performer vestito di led compiva coreografie sfavillanti, culminate nello svelamento della vettura protagonista della serata. Kia ProCeed è apparsa così in tutto il suo splendore, una vettura che unisce un design straordinario con lo spazio e la versatilità di una wagon. Il tutto racchiuso nel corpo elegante di una coupé a cinque porte dagli ingombri compatti, che ne lasciano intuire la grande agilità che si percepisce alla guida. Ricche e qualificanti le dotazioni, come i fari anteriori e posteriori Full Led, Kia Navigation System con schermo touchscreen da 8 pollici, comandi a riconoscimento vocale, sistemi di mirroring Apple Car Play/Android Auto, retrocamera con linee guida dinamiche, antenna Shark Fin, sedile guida regolabile elettricamente in 8 direzioni con funzione Memory, smart key con start button e wireless phone charger. Una vera e propria shooting brake made in Kia, per la cui presentazione non si poteva che puntare su una madrina d’eccellenza come Maurizia Cacciatori, icona della pallavolo femminile azzurra. Presenti come ospiti alla serata anche una rappresentativa delle pallavoliste della Zanetti Bergamo, cui Autotorino e Kia sono legati da lungo tempo e da tante sfide. Un evento perfetto quindi che ha mantenuto la premessa del marchio coreano “The power to surprise”.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


anni azzurri A cura della Direttrice Francesca Galli francesca.galli@anniazzurri.it

PERCORSI INNOVATIVI PER FAVORIRE BENESSERE E AUTONOMIA DELL’ANZIANO Prendersi cura della persona nella sua globalità significa valorizzarne il benessere e l’autonomia attraverso percorsi dedicati: una filosofia operativa che orienta l’impegno della Residenza Anni Azzurri San Sisto di Bergamo a favore degli anziani. Fra gli aspetti qualificanti della struttura figura la proposta di innovativi percorsi di stimolazione e rieducazione, personalizzati secondo le esigenze di ciascun ospite. “L’obiettivo è quello di favorire il benessere degli ospiti e prendersi cura della qualità di vita, offrendo risposte puntuali ed efficaci ai bisogni di ciascuno – ci ha spiegato la direttrice della Residenza Anni Azzurri San Sisto, d.ssa Francesca Galli. I singoli percorsi, infatti, vengono valutati in base alle problematiche e alle necessità di ogni ospite dall’équipe e dal medico di struttura, e condivisi con ospiti e familiari in un progetto di recupero e miglioramento delle singole autonomie”. Nel ventaglio di terapie disponibili alla Residenza San Sisto, grazie anche all’impiego di specifiche apparecchiature elettromedicali, figurano interventi di stimolazione motoria effettuati con i fisioterapisti della struttura sulla base di un progetto fisioterapico individuale, volto a un recupero e consolidamento delle autonomie, a cui si possono affiancare trattamenti specifici come le applicazioni di Tens, ionoforesi, magnetoterapia, elettroterapia antalgica e applicazioni Tecar. Si tratta di metodiche utili per contrastare il dolore, primo inibitore della mobilità nell’anziano, e per stimolare le abilità residue, favorendo l’ampliamento dell’autonomia.

L’accurata valutazione effettuata dal medico e dal fisioterapista, infatti, consente di affiancare alla classica terapia farmacologia queste terapie innovative sotto molti profili, che sono indolori ed efficaci, e vengono personalizzate in base alle esigenze dell’ospite. “Oltre agli interventi fisioterapici, i percorsi integrativi includono interventi di stimolazione neurologica e sedute di sostegno psicologico, che mirano al raggiungimento di un benessere psicofisico della persona e di un buon equilibrio tra la patologia e l’autonomia quotidiana”, ha sottolineato la direttrice Galli. In caso di esiti di ictus o malattie che colpiscono il sistema nervoso centrale e periferico, ad esempio, è determinante poter contare su un supporto mirato che aiuti a recuperare dopo un episodio acuto o contrasti il rischio di una progressiva perdita di autonomia. A completamento e integrazione di questi percorsi è prevista la possibilità di effettuare visite specialistiche e diagnostiche, orientate a un’attenta valutazione del quadro clinico di ciascun ospite e a fornire interventi mirati e individualizzati. All’interno della Residenza Anni Azzurri San Sisto l’attenzione alle esigenze di ciascun ospite si traduce in un progetto di cura che coinvolge non solo l’équipe medica, ma tutti i professionisti della struttura. La qualificata assistenza medica e infermieristica si abbina alla qualità dei servizi e alla cura negli standard alberghieri, che concorrono a promuovere un’attenzione globale alla persona, attraverso il sorriso, la professionalità e la disponibilità di ogni operatore.

In collaborazione con

Via Colognola ai colli, 8 - Bergamo - Tel. 035 08641 - Fax 035 19909256 - residenzasansisto@anniazzurri.it


Balkrishna Doshi:

Architecture for the People 30 MARZO - 8 SETTEMBRE 2019 VITRA DESIGN MUSEUM

Con la mostra “Balkrishna Doshi: Architecture for the People” Vitra Design Museum presenta la prima retrospettiva internazionale sul premio al premio Pritzker 2018 Balkrishna Doshi (nato nel 1927, Pune, India) al di fuori dell’Asia. Il famoso architetto e urbanista è uno dei pochi pionieri dell’architettura moderna nel suo paese d’origine e il primo architetto indiano a ricevere il prestigioso riconoscimento. Durante oltre 60 anni di pratica, Doshi ha realizzato una vasta gamma di progetti, adottando i principi dell’architettura moderna e adattandoli alla cultura, alle tradizioni, alle risorse e alla natura locali. La mostra presenta numerosi progetti significativi realizzati tra il 1958 e il 2014, che spaziano dalle città e progetti di urbanistica a campus accademici, istituzioni culturali e uffici amministrativi pubblici, dalle residenze private agli interni. Tra questi lavori ci sono edifici pionieristici come l’Indian Institute of Management (1977-92), lo studio di architettura di Sanghi Sangath (1980) e il famoso progetto di alloggi a basso costo Aranya (1989). Le mostre comprendono una vasta gamma di opere originali come disegni, modelli e opere d’arte provenienti dall’archivio e dallo studio di Doshi, ma anche fotografie, filmati e diverse installazioni su vasta scala. Un’ampia cronologia offre una panoramica della carriera dell’architetto dal 1947 fino ad oggi, a testimonianza delle sue strette relazioni con altri influenti architetti e leader del pensiero come Le Corbusier e Christopher Alexander.


Balkrishna Doshi:

Architecture for the People


La mostra “Balkrishna Doshi: Architecture for the People” apre il lavoro di Doshi a un pubblico globale e mostrerà come il lavoro dell’architetto abbia ridefinito l’architettura moderna indiana e plasmato nuove generazioni di architetti. Pertanto, la retrospettiva non offre solo una panoramica del lavoro architettonico di Doshi, ma riflette anche sui suoi ideali di base e sul contesto sociale. La filosofia umanista di Doshi fu plasmata dalle sue radici indiane, dalla sua educazione occidentale e dal contesto in rapida evoluzione della società indiana fin dai primi anni ‘50. Il suo vocabolario architettonico, sia poetico che funzionale, è stato fortemente influenzato da ciò che ha appreso da Le Corbusier, con il quale ha collaborato alla progettazione della città indiana di Chandigarh e su altri progetti, e dalle sue esperienze con Louis Kahn, che ha concepito il design per l’Institute of Management. Raggiungendo oltre questi primi modelli, Doshi ha sviluppato un approccio che oscilla tra industrialismo e primitivismo, tra architettura moderna e forma tradizionale. La sua pratica si basa su idee di sosteniblità e mira a radicare l’architettura in un contesto più ampio di cultura e ambiente, nonché credenze sociali, etiche e religiose.

La retrospettiva segue quattro temi principali, iniziando con uno sguardo agli edifici educativi di Doshi. Un progetto chiave qui è il campus del Centro per la pianificazione ambientale e la tecnologia (CEPT) ad Ahmedabad, sul quale Doshi ha realizzato alcuni dei suoi edifici più significativi per un periodo di 40 anni. Nel 1962, Doshi fondò la School of Architecture, un’istituzione multidisciplinare fondato sulla convinzione che l’educazione sia alimentata da interazioni interdisciplinari. Per favorire lo scambio e il dialogo tra studenti e docenti, Doshi ha progettato l’edificio come uno spazio libero senza compartimentazione o segregazione. Sia attraverso i suoi edifici che i suoi insegnamenti, la scuola ha cambiato il volto dell’educazione architettonica in India; è anche diventato uno dei centri più importanti del paese per la pianificazione urbana. Mentre la Scuola di architettura è sollevata da terra sopra una vecchia

fornace di mattoni che ha fortemente influenzato il suo piano e il suo layout, la galleria d’arte Amdavad Ni Gufa (1994) nello stesso campus è semi-sepolta nel terreno - »gufa« è Gujarati per »cave« - per risolvere problemi derivanti dal clima locale. Mentre la struttura di tumuli di diverse dimensioni integrati nel paesaggio naturale si basa sulla progettazione assistita da computer, la costruzione è stata effettuata da lavoratori non specializzati che utilizzano prodotti di scarto e semplici utensili manuali. La seconda sezione della mostra si concentra sulla casa e sull’identità ed esamina la potenza dell’architettura per realizzare il cambiamento sociale. Ispirato da Mahatma Gandhi, Doshi ha sviluppato nuovi approcci agli alloggi sociali e sperimentali basati sulla partecipazione e sulla possibilità di adattarsi alle mutevoli esigenze e richieste degli utenti, come dimostrato da esempi eccezionali come lo sviluppo abitativo per la Life Insurance Corporation (LIC), conosciuto localmente come »Bima Nagar«, ad Ahmedabad (1973) e Aranya Low Cost Housing per l’Indore Development Authority (1989).


Balkrishna Doshi:

Architecture for the People Aranya è stato costruito come un progetto modello e oggi ospita oltre 80.000 persone. Un sistema modulare consente agli abitanti di personalizzare le loro case e adattarle alle loro esigenze, alle loro preferenze personali e alle loro possibilità economiche. Il progetto si basava su un approccio “siti e servizi”, in cui venivano forniti servizi di elettricità, acqua e fognature, ma le case erano costruite in minima parte come un nucleo di servizi che ogni famiglia poteva estendere. Un esempio per la pianificazione residenziale di Doshi su scala più piccola è la sua casa, chiamata “Kamala House” (1963). Questo edificio generoso ma economico con una pianta a forma di croce massimizza l’illuminazione in tutti gli spazi, mentre i muri di mattoni coibentati intrappolano e minimizzano il calore estivo. La terza sezione ruota intorno alle numerose istituzioni che Doshi ha partecipato alla costruzione negli ultimi 60 anni. Un esempio importante per questo è l’Indian Institute of Management (IIM) di Bangalore (1977-1992). Il grande campus di questa istituzione è stato costruito in un periodo di 20 anni in un processo che ha comportato numerose aggiunte e modifiche. I suoi cortili sono progettati come grandi giardini, i suoi corridoi sono percepiti come nodi interattivi di comunicazione spontanea, mentre entrambi estendono gli spazi di apprendimento. Pergole e ritagli all’interno di corridoi orlati di verde trasformano lo spazio attraverso la luce mutevole che ricevono durante il giorno. Con la sua affascinante concezione architettonica, l’Indian Institute of Management è diventato un importante think tank che contribuisce all’emergere dell’India come potenza economica negli ultimi decenni. Un’altra pietra miliare nell’architettura istituzionale di Balkrishna Doshi è il suo studio Sangath ad Ahmedabad (1980). I ricordi della sua casa d’infanzia e dello studio di Le Corbusier a Parigi si fondono nel vocabolario spaziale di questo edificio. “Sangath” significa “muoversi insieme” in Gujarati, e oggi tre generazioni della famiglia di Doshi lavorano qui fianco a fianco. Come con tutti i suoi edifici, il paesaggio, il clima e lo scopo sono parte integrante del suo design. Durante la notte lo spazio dello studio può essere convertito in una sala da concerto o in una sala conferenze. Circondato dai nuovi grattacieli di Ahmedabad e dalla linea della metropolitana sopraelevata, Sangath si erge come un’oasi nella vivace città. La sezione finale della mostra è dedicata ai grandi progetti urbanistici di Doshi, esemplificati dal masterplan e dalle linee guida del design urbano per Vidhyadhar Nagar (1984), uno sviluppo residenziale per 150.000 abitazioni situate nella periferia di Jaipur, nel Rajasthan, nel nord dell’India. Concepito come una città attenta all’energia su un sito di 350 ettari, è ispirato alla vecchia città murata di Jaipur. Una fusione di antichi principi urbanistici, esigenze contemporanee e realtà contestuali, la città e le sue infrastrutture sono state progettate per soddisfare le esigenze di un massimo di 400.000 abitanti. I servizi sociali come scuole, centri sanitari e parchi giochi sono stati pianificati lungo lo spazio aperto lineare che forma la colonna centrale dell’attività. La pietra naturale, gli sbalzi e i balconi non solo hanno contribuito a migliorare il microclima, ma hanno anche ricreato l’esperienza visiva dell’architettura tradizionale locale.La mostra è un progetto del Vitra Design Museum e della Fondazione Wüstenrot in collaborazione con la Fondazione Vastushilpa.

Balkrishna Doshi Nato in una famiglia indù tradizionale nel 1927, Balkrishna Doshi crebbe nell’atmosfera del movimento indipendentista indiano sostenuto da Mahatma Gandhi e Rabindranath Tagore. Ha iniziato i suoi studi di architettura nel 1947, l’anno in cui l’India ottenne l’indipendenza, presso il Sir J.J. College of Architecture Bombay (Mumbai). Negli anni ‘50 salì a bordo di una nave a Londra, dove sperava di unirsi al Royal Institute of British Architects, e alla fine si trasferì a Parigi per lavorare sotto Le Corbusier.


L’associazione di Doshi con Le Corbusier e poi con Louis Kahn durò oltre un decennio e rese il giovane architetto familiare con il vocabolario dell’architettura modernista con un’enfasi speciale sulle forme elementali e sui materiali da costruzione. Nel 1956, Doshi aprì il suo studio ad Ahmedabad e lo chiamò Vastu-Shilpa (»vastu« descrive l’ambiente totale che ci circonda; »shilpa« significa progettare in sanscrito). All’età di 35 anni, nel 1962, fonda la scuola di architettura presso il Centro per la pianificazione e la tecnologia ambientale (CEPT) ad Ahmedabad. Nel 1978, Balkrishna Doshi fondò la Vastushilpa Foundation for Studies and Research in Environmental Design con l’obiettivo di sviluppare progetti indigeni e standard di pianificazione per ambienti costruiti adatti alla società, alla cultura e all’ambiente dell’India. Doshi ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Global Award for Lifetime Achievement for Sustainable Architecture, l’Aga Khan Award for Architecture e la Medaglia d’oro dell’Academy of Architecture of France, tra gli altri. È membro del Royal Institute of British Architects, dell’Indian Institute of Architects e dell’Institut Français d’Architecture, nonché membro onorario dell’American Institute of Architects. Nel 2018, fu il primo architetto indiano ad aver ricevuto il Pritzker Prize.


da vedere Ravi agarwall: ECOLOGIES OF LOSS PAV – Parco Arte Vivente Via Giordano Bruno 31,Torino A cura di Marco Scotini Fino al 9 giugno 2019 Il PAV, Parco Arte Vivente, presenta Ecologies of Loss, la prima personale italiana dell’artista indiano Ravi Agarwal. Con questa mostra, a cura di Marco Scotini, prosegue l’indagine del rapporto tra pratiche artistiche e pensiero ecologista nel continente asiatico, inaugurata con la personale dell’artista cinese Zheng Bo Weed Party III. L’indagine cerca di fare il punto sulla “centralità dell’Asia nella crisi climatica”, come sostiene Amitav Ghosh. Tra i maggiori esponenti della scena artistica indiana, da decenni Ravi Agarwal conduce una pratica interdisciplinare come artista, fotografo, attivista ambientale, scrittore e curatore. Il suo lavoro esplora questioni nodali dell’epoca contemporanea quali l’ecologia, la società, lo spazio urbano e rurale, il capitale. Per oltre quattro decadi, la fotografia ha costituito il medium d’elezione per il lavoro di Ravi Agarwal, che ha poi conosciuto una dimensione più estesa grazie all’inclusione di installazioni, video, interventi di arte pubblica, diari, all’interno di progetti dalla durata pluriennale. La natura decentrata del suo approccio (plurale, frattale, polifonico) colloca Ravi Agarwal tra quegli esponenti di una scienza nomade (Deleuze e Guattari) che si muovono contro le istanze teoriche unitarie, in favore di saperi minori, frammentari e locali. Animato dal desiderio di riappropriazione dei poteri collettivi autonomi sottratti dal capitalismo, di auto-gestione e auto-governo dei propri corpi e delle proprie vite, di cooperazione nel lavoro umano ed extra-umano, Agarwal registra i cambiamenti in corso nell’ambiente a partire dal lato della perdita. Da qui deriva il titolo, Ecologies of Loss, della mostra concepita per il PAV. In questo senso, trattandosi della prima personale in Italia, la mostra cerca di raccogliere nuclei di opere scalate cronologicamente negli anni. All’interno di queste estese ricerche, la perdita dell’animale (la comunità degli avvoltoi della parte meridionale dell’Asia) non

è distinta dalla minaccia dell’estinzione della coltura del garofano indiano (la sua economia sostenibile, i suoi significati rituali), la perdita del fiume Yamuna, da quella del linguaggio (con il ricorso alla antica letteratura Sangam, scritta in Tamil), fino alla perdita del sé soggettivo - secondo una logica di interconnessione ecosistemica per la quale nessun elemento risulterebbe isolabile dal resto. Ma l’aspetto fondamentale e originale della pratica artistica e attivista di Ravi Agarwal è quello che da più parti è stata definita come “personal ecology”. E ciò fin dal 2002, quando il suo lavoro viene presentato a Documenta XI e il tema ecologico non è ancora all’ordine del giorno. Piuttosto che “personal ecology” sarebbe più giusto definirla, con la derivazione foucaultiana, “ecologia del sé”, cioè come l’implicazione della propria auto-biografia all’interno dell’ambiente, come sua componente indissociabile. Per questo l’ambiente non potrà essere solo naturale, ma psichico, sociale, linguistico, semiotico. Da questo punto di vista, risulta particolarmente emblematico il lavoro presentato a Yinchuan Biennale. Il titolo, Room of the PAV – Seas and Room of Suns fa riferimento a due spazi della vita dell’artista, connessi dal comune elemento della sabbia. Due contesti ecologici, due politiche di sopravvivenza, il paesaggio umido della città costiera di Pondicherry e quello arido del deserto del Rajasthan, della sua infanzia e dei suoi antenati. Come afferma Agarwal, il fiume non è solo un corpo d’acqua che scorre attraverso la città, ma una rete di miriadi di relazioni interconnesse alla città, ai suoi abitanti e alla natura. I suoi lavori sono stati esposti in manifestazioni internazionali tra le quali menzioniamo Yinchuan Biennale (2018), Kochi Biennale (2016), la Sharjah Biennial (2013), Documenta XI (2002). Per partecipare alle attività è necessaria la prenotazione: 011 3182235 - lab@parcoartevivente.it PAV - Parco Arte Vivente Via Giordano Bruno 31 – 10134 Torino Italy


da vedere Fotografia al Femminile I RITRATTI FEMMINILI PIÙ BELLI DELL’ARCHIVIO FOTOGRAFICO SESTINI


Cosa hanno in comune una giovane ragazza in posa con il suo ampio abito ottocentesco e un gruppo di fanciulle che, in costume da bagno, prendono il sole spensierate in crociera? E cosa unisce una ballerina di danza indiana con una donna del sud che con energia e concentrazione si dedica al lavoro nei campi? Sono tutte parte della nuova rassegna di proiezioni organizzata dal Museo delle storie di Bergamo in occasione della Festa della donna, da venerdì 8 a domenica 10 marzo, presso la sala workshop del Museo della fotografia Sestini: “Fotografia al Femminile. I ritratti femminili più belli dell’Archivio fotografico Sestini”. Al visitatore non è offerta solo la possibilità di ammirare le oltre 150 immagini scelte, ma l’iniziativa si propone anche come sfida giocosa: tutte le fotografie mostrate sono infatti consultabili sul portale dell’Archivio fotografico Sestini (www.archivio.museodellestorie. bergamo.it), che ad oggi ha superato le 16.000 fotografie catalogate. La maschera di ricerca alla voce “donna” ci mostra oltre 650 scatti: riconoscete quelle proiettate in Museo e scoprite le loro storie! La scansione cronologica con cui le proiezioni sono proposte permette di ripercorrere sia l’evoluzione del costume femminile che l’atteggiamento del fotografo nel modo di ritrarre la donna: dalle fotografie in formato cartes de visite in abiti caratteristici, ai ritratti in studio di fine Ottocento, fino ad arrivare ai ritratti dei primi decenni del XX secolo. Un’ampia sezione della rassegna è dedicata alle donne del Novecento: dalle più riflessive alle giovani spensierate, in posa o fotografate a loro insaputa, durante il tempo libero o concentrate al lavoro, da oriente a occidente, in una carrellata che mette in luce la poliedricità della figura femminile emersa dall’Archivio fotografico Sestini. LE IMMAGINI Sono due i fondi principali di questa rassegna: la Raccolta Lucchetti è una vasta e variegata collezione di immagini che, a partire dalle cartes de visite del XIX secolo, arriva agli anni Settanta del Novecento con il fondo Itala Bianzini, fotografa dilettante e appassionata che ha ritratto la donna con occhio sempre attento alla profondità dello sguardo. Per finire, il Fondo Agenzia Viaggi Lorandi ci regala uno spaccato di vita spensierata fatta di feste, momenti di relax al sole e chiacchiere tra amiche: sono le immagini dei viaggi turistici sulle grandi crociere sfarzose dagli anni 30 agli anni 60.


da vedere

Pop Art e dintorni SPAZIO ESPOSITIVO DI PALAZZO LOMBARDIA Milano, via Galvani 27 a cura di Elena Pontiggia dal 4 aprile - 29 maggio 2019 Il percorso espositivo, che si snoda in diverse sale, approfondisce un segmento di storia recente del nostro Paese, gli anni Sessanta e Settanta, attraverso una cinquantina di lavori - molti dei quali inediti - dei principali protagonisti milanesi della Pop Art, movimento artistico che più di ogni altro ha saputo esprimere le icone e le contraddizioni della società contemporanea e che, muovendo dagli Stati Uniti, ha animato anche l’Italia, specialmente dopo la celebre Biennale di Venezia del 1964. La collettiva muove da un panorama della Pop Art italiana con i grandi protagonisti della corrente, da Mario Schifano a Tano Festa, da Mimmo Rotella a Giosetta Fioroni e Concetto Pozzati, per poi concentrarsi sull’ambiente milanese con Valerio Adami, Enrico Baj, Paolo Baratella, Gianni Bertini, Fernando De Filippi, Lucio Del Pezzo, Umberto Mariani, Silvio Pasotti, Sergio Sarri, Giangiacomo Spadari, Tino Stefanoni, Emilio Tadini. L’esposizione evidenzia così i diversi punti di contatto, ma anche e soprattutto le differenze profonde con la Pop Art americana - da qui il sottotitolo “Pop Art e dintorni” - indagando come gli artisti italiani, ed in particolare milanesi, abbiano interpretato originalmente la tendenza, sullo sfondo di un’Italia inquieta che da un lato conosce il boom economico e dall’altro si avvicina ai tempi bui degli “anni di piombo”. La mostra si completa di un video-documentario con testimonianze e interviste esclusive agli artisti e alla curatrice raccolte da Stefano Sbarbaro, prodotto da TVN Media Group - Arte e Cultura. Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile e 1 maggio Ingresso libero Info “mailto: milanopop@f16arte.it” milanopop@f16arte.it


EMILIO TADINI 1967-1972 Fondazione Marconi Via Tadino 15 Milano Inaugurazione: 27 marzo dalle ore 18.00 alle ore 21.00 Dal 28 marzo al 28 giugno 2019 Orari: martedì - sabato, 11-19 ingresso gratuito www.fondazionemarconi.org

Accanto ai quadri, la mostra presenta una selezione di disegni e opere grafiche a testimonianza del fatto che Tadini ha sempre affiancato nei suoi “racconti per immagini” tela e carta, pittura e disegno. Obiettivo finale del progetto espositivo Emilio Tadini 1967-1972 è riportare “alla luce” il lavoro grafico e pittorico del maestro milanese per ricostruire la figura di un artista totale (pittore, disegnatore, intellettuale, scrittore e poeta) colto e profondo, anche alla luce del particolare rapporto con Giorgio Marconi, gallerista, collezionista e soprattutto amico di Tadini.

Terza mostra dedicata all’artista e intellettuale milanese Emilio Tadini dalla Fiondazione Marconi. Questo nuovo progetto espositivo pone l’attenzione sugli esordi della produzione artistica di Tadini, dal 1967 al 1972, ovvero dal primo ciclo Vita di Voltaire, che segna la nascita del suo linguaggio pittorico, fino ad Archeologia. Considerato uno tra i personaggi più originali del dibattito culturale del secondo dopoguerra italiano, fin dagli anni Sessanta Emilio Tadini sviluppa la propria pittura per grandi cicli, popolati da un clima surreale in cui confluiscono elementi letterari, onirici, personaggi e oggetti quotidiani, spesso frammentari, dove le leggi di spazio e tempo e quelle della gravità sono totalmente annullate. Le opere di Tadini nascono da un clima emotivo, da un flusso mentale “in qualche zona semibuia della coscienza” dove le immagini emergono in un procedimento freudiano di relazioni e associazioni e dove le situazioni “reali” che il pittore raffigura sono immerse nell’atmosfera allucinata del sogno, in un clima surrealista-metafisico. Questo processo automatico si sviluppa, più che sulla prima immagine del quadro, sulla serie: da un’immagine ne scaturiscono altre, modificandola e alterandola. Ogni volta l’artista produce un racconto, tanto che la sua pittura cresce a cicli, come una serie di romanzi a puntate. La lettura delle sue opere richiede strumenti di natura concettuale, le immagini apparentemente semplici e immediate, nascondono molteplici significati (“tutto accade davanti ai nostri occhi… il pensiero si ripara… dietro lo sguardo”), non mancano i riferimenti al Surrealismo e alla Metafisica di de Chirico, come anche alla psicanalisi di Lacan e Freud. Tadini domina con singolare capacità due tipi di linguaggi, il visivo e il letterario, lavorare per cicli lega anche la sua pittura alla cultura letteraria e in particolare alla pratica della scrittura, di cui è maestro. Il suo lavoro è dunque luogo di convergenza di linguaggi differenti. Tra il 1967 e il 1972 l’attività pittorica dell’artista è particolarmente prolifica e va delinandosi la sua modalità operativa e stilistica. Punto di partenza è la pop art: le prime due grandi serie di opere per cui Tadini concepisce un linguaggio pop sono la Vita di Voltaire, del 1967, e L’uomo dell’organizzazione, dell’anno successivo. Seguono, nell’ordine, Color & Co. (1969), Circuito chiuso (1970), Viaggio in Italia (1971), Paesaggio di Malevič e Archeologia (1972). Non sono tuttavia le aggressive manifestazioni tipiche del pop americano a interessarlo, bensì le varianti più introspettive e personali, a volte intellettuali, politiche e critiche, del pop britannico. Un occhio particolare è rivolto all’arte di Kitaj, Blake, Hockney e Allen Jones ma anche a Francis Bacon e Patrick Caufield, alla Figuration narrative di Adami, Arroyo e Télémaque. Sarà questa una fase di passaggio che l’artista abbandonerà negli anni Ottanta, destinata comunque a lasciare un segno indelebile nei suoi lavori successivi.


Lorenzo Antonio Predali, fotografo di provincia SECONDO APPUNTAMENTO AL MA.C.O.F CON “DENTRO LA PERMANENTE” LO SPAZIO DEDICATO AD AUTORI BRESCIANI STORICI E CONTEMPORANEI: DOPO RAMONA ZORDINI, FINO AL 4 APRILE, SARÀ POSSIBILE VISITARE LA MOSTRA DEDICATA A LORENZO ANTONIO PREDALI A CURA DI ROBERTO PREDALI


All’interno della mostra permanente del Ma.Co.F, a Brescia in via Moretto 78, nell’ambito dello spazio riservato alla fotografia bresciana, lo scorso 2 marzo si è inaugurata la mostra dedicata a Lorenzo Antonio Predali. Più di sessanta fotografia in grande formato e in stampa analogica su carta baritata ai sali d’argento, l’esposizione racconta il lavoro di uno dei maggiori interpreti della fotografia bresciana nella prima metà del 900. La mostra rimarrà aperta fino al 4 aprile 2019.


[.... osservando i ritratti di Lorenzo Antonio Predali, vediamo persone quasi sempre in posa, con sguardo serio, consce dell’importanza che quell’attimo aveva per loro e per gli altri. Era un’occasione unica per tramandare la propria immagine e si voleva che fosse quella “giusta”. Nessuno faceva smorfie, facce buffe o assumeva pose ridicole.] [... la foto, allora, rimaneva negli anni. E non era una delle foto: era la foto. Si nota come, che si tratti di una famiglia ricca o contadina, ciò che emerge è il profondo senso di dignità che le persone esprimono. Lo fanno anche nell’indossare i loro abiti migliori e questo vale per i più abbienti come per gli altri. Emerge una differenza di censo, non di dignità: quella è la stessa. A volte si utilizzava uno sgabello alto, per appoggiarci il gomito, con un vaso di fiori sopra, per conferire più autorevolezza alla posa del soggetto. Per sfondo si usavano dei teli, con paesaggi disegnati per fare spiccare il soggetto e per rendere più bello l’ambiente.]


[... i tempi cambiano e anche le persone. Cambiano i loro volti, il modo di vestire. Lorenzo Antonio ha fotografato fino al 1953, abbastanza per vederne due di guerre mondiali, non per fotografare i tempi della ripresa e del boom economico, ma da alcuni scatti si intravvede già un cambiamento, quella “mutazione antropologica” di cui parlava Pasolini. Quanto è moderna quella ragazza con l’abito appena mosso dal vento, sullo sfondo della galleria (chissà, anche questa segno di cambiamento?) e quanto è antico il suo volto? E lo sguardo di sfida dell’altra ragazza, con il cappellino bianco, i capelli corti e la sigaretta in mano? È una generazione nuova, che comincia a staccarsi dal mondo dei genitori e dei nonni, che cerca qualcos’altro.]


BIOGRAFIA LORENZO ANTONIO PREDALI “Vino cattivo - fotografo” Lorenzo Antonio Predali nasce a Marone il 31 dicembre 1886. È figlio di Antimo, operaio serico che si è trasferito da Peja (BG) a Marone per lavorare nell’opificio dei Vismara, e di Marina Ghitti dei Bagnadore. Lorenzo Antonio, adolescente, comincia a realizzare immagini in collaborazione con il fratello Battista, dopo che lo zio Lorenzo Ghitti ha loro insegnato alcuni elementi di fotografia. Le prime fotografie datate con precisione sono del 1904 e documentano lo scavo di una galleria della ferrovia camuna. Sono firmate «Fratelli Predali». Si sposa nel 1910 con Maria Ida Poli Rosalinda e dal loro matrimonio nascono Dionisia Marina Nisa, lole Pierina, Marina Luigia Marini, Irma Pierina, Angela Apollonia, Antimo Raffaello e Antonio Epifanio Tonino. Fino al 1912 Lorenzo Antonio svolge l’attività di falegname capomastro (mentre Battista è falegname) e in quell’anno cade da un’ impalcatura. L’incidente gli fornisce l’occasione per approfondire la conoscenza della fotografia e per trasformare il proprio passatempo in professione. Nel 1914 inizia, parallelamente a quella di fotografo, l’attività di oste, sotto l’insegna «Vino Cattivo - Fotografo». Durante la Prima Guerra Mondiale Lorenzo Antonio è fante del 40° battaglione e Battista membro di una banda musicale militare. Alla fine della guerra Lorenzo continua la professione di fotografo-oste, mentre Battista preferisce dedicarsi al lavoro di falegname. Lorenzo Antonio Predali fotografa con continuità fino al 1953. L’alluvione del 9 Luglio 1953 distrugge l’abitazione e il laboratorio di Battista e una parte dell’archivio di Lorenzo Antonio. Per i Predali, come per molte famiglie di Marone, è una batosta. Lorenzo Antonio Predali muore a Marone il 2 Ottobre 1962.


Il rigore dell’inesattezza nella pittura di Oscar Giaconia Fotografie Paolo Biava

IL 2019 DELLA GAMEC, LA GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI BERGAMO, SI È APERTO CON LA PRIMA MOSTRA PERSONALE ISTITUZIONALE DI OSCAR GIACONIA

photo © antonio maniscalco courtesy GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Si è conclusa il 24 febbraio Hoysteria, mostra di Oscar Giaconia alla GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, primo appuntamento museale dell’artista in un’istituzione italiana. Il linguaggio elettivo di Giaconia è la pittura, rigorosamente gestita su carta e materiali inorganici, che predilige rispetto alla tela: carta lubrificata, carta dielettrica, fibra cellulosica, supporti inorganici, bioplastiche. Le cornici e i dispositivi esterni vengono progettati e costruiti dall’artista utilizzando supporti sintetici, quali silicone, neoprene, nylon, gomma para. Lo studio, ubicato in provincia di Bergamo, sorge all’interno di un capannone industriale: è una sorta wunderkammer stipata di oggetti di cui Giaconia si attornia che funzionano come catalizzatori e trasformatori del suo immaginario patologico. La mostra personale alla GAMeC, il cui titolo è una “parola valigia” che contiene una fusione tra “osteria”, “ostrica” e “isteria”, termini che alludono a contenitori di diversa natura, capaci di accogliere un qualche tipo di ospite, era interamente rivestita di salpa, un derivato del cuoio che nasce dalla lavorazione di scarti di fibre di pelle di origine bovina.


photo © antonio maniscalco courtesy GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Al centro dello spazio espositivo sorgeva la mastodontica tassidermia di un tubo fognario, Calabiyau (2018), e la ricostruzione in legno di una vecchia bettola, anch’essa inguainata nello stesso materiale fantasma. Attorno, una serie di dipinti di varie dimensioni raffiguranti locandieri, falsari, vecchi nostromi, sentinelle, spettri, mostri, mettevano in scena una degenerazione contemporanea della pittura di genere. Durante l’ultimo weekend della mostra in GAMeC, Oscar Giaconia in collaborazione con Vittorio Sodano, truccatore prostetico due volte nominato all’Oscar per Apocalypto di Mel Gibson e per Il divo di Paolo Sorrentino, è stato trasformato in uno stregone-pastore durante un’elaborata sessione di trucco prostetico. Il materiale di documentazione prodotto durante l’intera operazione funziona come “rovina dis-funzionale” per Unimog Painting Dystopia, il

prossimo ciclo pittorico di Giaconia: i primi dipinti di questa nuova stagione saranno visibili durante Miart, fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano che si terrà ad Aprile nel capoluogo lombardo, dove i lavori di Giaconia verranno presentati dalla Galleria Thomas Brambilla, che dal 2011 rappresenta l’artista. In occasione di Hoysteria è stato pubblicato un catalogo monografico bilingue edito da GAMeC Books. Il catalogo include contributi di Gian Antonio Gilli, professore ordinario di Sociologia presso l’Università del Piemonte Orientale; Antonio Rezza, attore, regista, scrittore, Leone d’Oro per il Teatro alla Biennale di Venezia 2018; Stefano Raimondi, direttore di The Blank, Bergamo; Andrea Zucchinali, dottorando in Teoria e analisi dei processi artistico-letterali, e una conversazione fra l’artista e le curatrici della mostra.


Martina Caruso è il talento femminile della cucina italiana Fotografie Lido Vannucchi

MARTINA CARUSO È LA CHEF DONNA DELL’ANNO PER LA MICHELIN. QUATTRO ANNI FA ERA STATA L’ITALIANA PIÙ GIOVANE A CONQUISTARE UNA STELLA COL ‘SIGNUM’, IL RISTORANTE DI FAMIGLIA NELL’ISOLA DI SALINA. IL SUO PIATTO CHE LA RAPPRESENTA? “GLI SPAGHETTI ALLE VONGOLE, SONO SEMPLICI MA, ATTENZIONE, È FACILE SBAGLIARE COME CON LO SPAGHETTO AL POMODORO. BISOGNA SAPERLO PRENDERE...”

Il 4 marzo 2019, nell’ambito della quarta edizione dell’Atelier des Grandes Dames, un network che ha lo scopo di celebrare il talento femminile nell’alta ristorazione voluto da Veuve Clicquot, Michelin ha assegnato il premio Chef Donna 2019 a Martina Caruso, Ristorante Signumm, Isola di Salina (Sicilia), una stella Michelin dall’edizione 2016. Martina Caruso, classe 1989, muove i primi passi in cucina nella struttura di famiglia, che offre una meravigliosa vista su Stromboli e Panarea. Nei mesi di chiusura invernali ha lavorato al fianco di diversi chef stellati che hanno segnato il suo percorso di crescita e che l’hanno arricchita professionalmente. Stella Michelin dall’edizione 2016, propone una cucina locale e mediterranea aperta a contaminazioni interregionali e internazionali alla cui base troviamo gli aromi dell’isola. Non manca la tradizione che Martina propone a suo modo, con il coraggio di chi vuole evolversi e non essere mai banale.


Una cucina che gli ispettori definiscono strutturata, ma allo stesso tempo fresca e delicata con proposte originali che esaltano i sapori e i profumi dei prodotti locali. Martina Caruso ha ricevuto il premio Michelin Chef Donna 2019 per la grande volontà e capacità di progredire e di rappresentare la sua isola raggiante, attraverso una grande tecnica e il tocco femminile di una giovane donna appassionata e determinata. Martina è una delle 43 chef a capo di ristoranti stellati in Italia (che sono 41 in totale). In tutto il mondo le chef sono 169. Il premio speciale Michelin Chef Donna 2019 by Veuve Clicquot si inserisce tra i premi assegnati da Michelin in occasione della presentazione della 64a edizione della Guida Michelin Italia, lo scorso novembre, quale riconoscimento di storie di italiani di successo che contribuiscono all’eccellenza del patrimonio culturale della nostra nazione: il premio Giovane Chef Michelin 2019, è stato assegnato a Emanuele Petrosino, I Porticim, Bologna, il premio Qualità nel Tempo Michelin 2019 è stato assegnato a Hélène Stoquelet, La bottega del 30m, Castelnuovo Berardenga (SI), il premio Servizio di Sala Michelin 2019 è stato assegnato a Barbara Manoni, Casa Perbellinin, Verona, il premio Passion for Wine Michelin 2019 è stato assegnato a Auguštin Devetak, Locanda Devetak, Savogna d’Isonzo (GO).


fuochi di paglia di Giorgio Paglia www.fuochidipaglia.it

LE DIFFERENZE DEGLI OPPOSTI

È dal 2008 che l’Italia, e non solo, vive una profonda crisi economica. Di solito la congiuntura subisce degli alti e dei bassi nel tempo, ma da 11 anni dei miglioramenti significativi non se ne sono visti. Pensate che da quando è stato introdotto l’euro, 20 anni fa, i tedeschi hanno guadagnato +23.166 € ciascuno, gli olandesi +21.003 €, mentre i francesi hanno perso -55.996 € e gli italiani addirittura -73.605 € a testa (fonte tedesca). A causa di ciò, la classe media è stata falcidiata e scaraventata verso il basso, i poveri sono diventati più poveri, mentre i ricchi continuano ad aumentare i loro averi. Così l’Europa non è diventata una proficua confederazione di Stati, stile USA o Svizzera, con un bel parlamento dai pieni poteri che legiferasse per tutte le nazioni, con le stesse tasse per ogni paese e con una vera banca centrale. Abbiamo solo istituito una moneta unica, abbiamo tolto le frontiere e poi ognuno si è fatto i suoi interessi anche alle spalle degli altri. Una specie di teatrino delle comparse, dove degli euroburocrati, che contano poco o niente, prendono stipendi da 30.000 € al mese. Nel frattempo il mondo è cambiato con la globalizzazione sregolata e la competizione è diventata spietata. L’Europa così invecchia e si indebolisce su tutti i fronti, mentre l’Italia, senza vere riforme strutturali, diventa il fanalino di coda degli ultimi. Il risultato finale è semplice: la tensione sociale sale (vedi cosa succede da mesi in Francia) e con lei anche la paura e l’egoismo. Una miscellanea pericolosa, che può esplodere da un momento all’altro. Certo, gli italiani non sono gli spagnoli o i francesi, e non sono capaci di ribellarsi più di tanto a un malgoverno evidente. Da secoli siamo abituati a subire dominazioni e soprusi di ogni genere, ma proviamo anche un sottile senso di piacere ad esser comandati. Almeno la colpa, più che il merito, può essere sempre addebitata a qualcun altro. Il termometro della situazione generale è palpabile anche girando per strada.

La gente è preoccupata, timorosa, quasi triste. Il futuro viene vissuto con angoscia, perché tutto può cambiare in un attimo e arrivare alla rovina è questione di pochi mesi. La storia chiamerebbe questo periodo come una nuova decadenza recessiva. È vero, si può ancora incontrare qualche signora sciantosa che scende da un macchinone e passeggia in centro con la pelliccia di visone lunga fino ai piedi, con la chioma vaporosa elaborata da un coiffeur di moda e con la borsa griffata da 5.000 €, ma è una rarità che comunque oggi stride. Non è più invidiata, è semplicemente compatita. Quando le cose andavano bene, o almeno sembravano andar bene, gli italiani non si lamentavano più di tanto nemmeno per le troppe tasse, perché c’era il nero. L’evasione non era di sopravvivenza, era di diritto. Oggi, con l’arrivo della telematica e dei controlli digitali incrociati, evadere è diventato molto più difficile, ma ancora ci si arrangia. Infatti se un idraulico, con regolare partita IVA, è assoggettato a quasi il 70% di imposte e al 22% di Iva, è ovvio che faccia uno sconto sostanzioso per un pagamento cash senza fattura. Conviene al cliente e conviene al fornitore. Il vero problema è che la forbice tra i ricconi e i poveracci si allarga sempre di più. In un clima di recessione e di difficoltà, i benestanti non possono nemmeno venir emulati, perciò sembra inutile persino ostentare. E poi aggirarsi nel pantano non è mai bello, neanche per una supercar.

Così va l’Italia, nella disperazione degli opposti. Tra tante persone che provano a ritornare alla natura, o che si rifugiano in nuove filosofie spirituali, per sfuggire alle ansie e alle preoccupazioni quotidiane. Quasi la soluzione fosse nascosta nei meandri della speranza e della fede. E ciò la dice lunga sulla situazione economica in cui ci siamo cacciati. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


CHI C’ERA

ROTARY TREVIGLIO PER CHANGE ONLUS È stato lo storico caffè Milano nella piazza principale di Treviglio ad ospitare una serata organizzata da Rotary Treviglio e Bassa bergamasca a favore di Change Onlus che da quasi 15 anni opera in Africa per portare cure mediche alle popolazioni di alcune aree particolarmente svantaggiate del Madagascar e più precisamante a Sakatia e Ampefy dove, grazie all’impegno di tanti volontari, sono stati costruiti due dispensari, due ambulatori dentistici e un centro sanitario. Alla serata erano presenti presenti molti dei volontari della Onlus che hanno raccontato dei progressi compiuti nei progetti in corso. Change Onlus considera la tutela della salute un diritto universale. Per questo chiunque, in qualsiasi zona del mondo viva, dovrebbe poter avere accesso alle strutture sanitarie e usufruire di cure mediche di base e specialistiche. L’Associazione vuole contribuire a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni dei paesi in cui opera, intervenendo nei contesti di degrado, povertà e carenza di strutture sanitarie. Change Onlus aspira ad un mondo senza disuguaglianze, nel quale le popolazioni non siano più costrette a morire per malattie da tempo curabili a causa della carenza di strutture mediche e dove la tutela della salute possa diventare la base per uno sviluppo complessivo e sostenibile. In questi giorni alcuni dei volontari sono in Madagascar per migliorare la funzionalità dei due ambulatori odontoiatrici già installati e rifornire di medicine e attrezzature il centro sanitario. Durante l’incontro, Daniele Manzotti rinomato pasticcere e anima del Caffè Milano, ha raccontato la storia di come vennne inventata la Turta de Treì, una delle sue ricette più tradizionali, diventata un simbolo della cittadina, avendo anche ottenuto il marchio di Dolce Tipico Bergamasco: una delizia made in Treì distribuita sia in Italia, sia all’estero.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


ma stai scialla Vi è capitato di ascoltare qualche discorso tra adolescenti, o anche pre-adolescenti e rimanere interdetti sentendoli parlare, soprattutto tra di loro. Il linguaggio giovanile si sta evolvendo molto rapidamente, inventando nuove parole che sono spesso legate alla tecnologia, smartphone, internet, social network, ma anche alla musica o a particolari passioni, come per esempio quella per manga (fumetti) e anime (animazioni) giapponesi o per certe saghe come quella di Harry Potter o Il signore degli anelli. Quindi se qualcuno vi dice: “che sbatti!”, vi sta dicento che state rompendo le scatole, così come dire “non ho sbatti” significa che non ha voglia di fare quello che avete chiesto. Se il termine “petaloso” ha fatto il giro del web, sappiate che esiste anche un “puccioso”, che viene usato per indicare una cosa, un animale, una persona, che il ragazzo trova particolarmente carina e tenera mentre “vai tra” e “tranqui” sono invece usati per dire non preoccuparti, stai tranquillo, non faccio la spia. Molto divertente è anche l’espressione “calma gli ormoni”, che chiaramente significa “datti una calmata”. Il tema amoroso sembra essere particolarmente sentito, d’altra parte siamo nell’età dei primi travolgenti innamoramenti. Anche se il comune “sei cotto/a” sembra andare ancora di moda, i ragazzi si divertono anche a creare le “ship”, cioè a unire in un solo nome i nomi di due persone, amici o amanti, che reputano particolarmente affini. Vi ricordate il termine “Brangelina”, usato per indicare la coppia, ormai scoppiata, più bella del mondo (Brad Pitt e Angelia Jolie)? Ecco, si intende così. Ma attenzione: i personaggi “shippati” possono essere persone reali ma anche personaggi tratti da manga, libri e chi più ne più ne metta, mescolati tra loro senza una logica apparente. Sempre in tema amoroso c’è il termine “Otp”, che indica una coppia praticamente perfetta agli occhi dei ragazzi.


Molto divertenti anche i termini per indicare il preservativo, che vanno da un “pigiamino”, “impermeabile”, fino al fantastico “domopak”. È molto diffuso anche il verbo “spoilerare”, che significa rivelare a qualcuno qualcosa che la persona non vuole sapere: il finale di un film o di un libro per esempio, ma anche rivelare ad altri qualche cosa che i ragazzi preferirebbero tenere nascosta. Insomma se fotografate vostra figlia in pigiama sul divano che dorme abbracciata a un pupazzo e la pubblicate su Instagram, state certi che lei vi risponderà indignata: “questo è spoilerare!”. Ci sono poi tanti termini decisamente legati all’uso dello smartphone e soprattutto a WhatsApp, sempre più utilizzato dai giovani. Qui regnano le abbreviazioni: “pk” è perchè, “nn” non, “grz” grazie, “nll” nulla, di niente, “bn” bene, ok, “cs” casa e il classico “cmq”, comunque. Sempre su WhatsApp molti ragazzi usano “ruolare”, cioè scrivere messaggi all’interno di un gruppo fingendosi un personaggio ripreso da qualche film o libro che tutto il gruppo conosce e ama. Naturalmente tutti questi termini cambiano in continuazione e possono essere anche molto diversi da regione a regione o anche solo all’interno di una compagnia di ragazzi, che inventa un suo linguaggio specifico. Qualche esempio? Un professore di matematica diventa “Il prof a quadretti”, per via dei quadretti dei quaderni, un professore che soffre di vitiligine diventa “il prof macchia” (che cattiverie…), per non parlare del professore che ha accarezzato i capelli di una ragazzina in evidente panico durante una verifica per tranquillizarla e che si porterà addosso per anni l’ignobile soprannome di “Pedoprof ”. A noi adulti sembreranno espressioni “stupide”, brutte o comunque contrarie alla lingua italiana corretta. Ma ogni epoca ha avuto le sue, tecnologia o meno.Vi ricordate quando dicevamo “cioè” dieci volte in una frase di venti parole? O quando chiamavamo i nostri genitori “matusa”? Insomma non facciamone un dramma. Anche perchè sembra proprio che i neologismi nascano perchè servono. Lo afferma Vera Gheno, Twitter manager e collaboratrice dell’Accademia della Crusca, che sostiene: “Abbiamo un nuovo significato, come dice il linguista svizzero Saussure, ovvero un concetto, una cosa, un oggetto, qualcosa insomma che prima non c’era e che quindi ha bisogno di un nome. Si possono creare parole nuove per gioco, per voglia di fare esperimenti con la lingua. Non a caso i linguaggi giovanili e i linguaggi telematici, particolarmente ‘giocosi’, sono terreno fertile per la creazione di neologismi”. Quindi non facciamoci il sangue amaro e ricordiamoci che probabilmente, nel momento in cui scriviamo, i nostri ragazzi avranno già inventato altre decine di espressioni, perchè il mondo va in fretta, soprattutto quello dei giovani. Da “scialla” (tranquillo) a “lovvare” (amare), ecco alcune delle parole più ricorrenti nel linguaggio giovanile riportate nel glossario “Bella ci! Piccolo glossario di una lingua sbalconata”: ACCANNARE: lasciare, detto specialmente di un ragazzo e unaragazza che stanno insieme (“mi ha accannato per un altro”)

ACCHITTARSI: vestirsi in maniera elegante (“Chiara si è acchittata per te stasera!”) APPICCIO: accendino (“Hai un appiccio? Devo fumare”) BAITARE: fare da esca (“Baitalo che arriviamo”) BOMBARE: avere un rapporto intimo con qualcuno (“Marco si è bombato una ragazza russa”) CEPPA: Brutto (“Sei una ceppa”) CHARMARE: Incantare, affascinare (“Sono stato charmato, non posso fare nulla”) DRUM: tabacco (“Mi fai un drummino?”) FAILARE: sbagliare (“Ho failato alla grande”) FLAMMARE: litigare animosamente tramite messaggi (“Basta flammare”) IMPANZARE: mettere incinta una ragazza “Quando ti decidi a impanzare la tua ragazza?” NERDARE: giocare accanitamente ai videogiochi (“Stiamo nerdando da questa mattina”) PEZZOTTO: contraffatto, fasullo (“Quel maglione è pezzotto”) RINCO: imbecille (“Luca è un rinco”) ROLLARE: girare una cartina con il drum (tabacco) per fare una sigaretta (“Rollami una sigaretta”) SCHIOPPARE: scoppiare (“Basta, mi sta schioppando la testa”), anche percuotere qualcuno (“Ti schioppo, se non fai come dico io”) SMELLA: cattivo odore, puzza (“Senti che smella in questa stanza”) SVACCARE: Essere meno grassa (“Il nero svacca”) WHATSAPPARE: Inviare un messaggio tramite WhatsApp Queste alcune locuzioni: A PALLA DE FOCO: Velocemente (“Ho corso a palla de foco”) FAR SALIRE IL CRIMINE: Arrabbiarsi moltissimo (“Guardare Favij mi fa salire i crimini”) FARE LA BAVA: essere innamorato in modo irrefrenabile (“Stai a fa’ la bava dietro quella ragazza”) MA CHE NE SANNO I 2000: espressione adottata per indicare l’ignoranza di coloro nati nel XXI secolo STARE SOTTO: essere molto coinvolto sentimentalmente da una persona (“Mirko ci sta sotto per Gloria”) STARE SOTTO UN TRENO: essere distrutto fisicamente e/o psicologicamente (“Da quando ti ha lasciato stai sotto un treno”).


LUIGI GARLANDO


il mestiere più bello del mondo Testo Tommaso Revera Fotografia Zampediverse

LUIGI GARLANDO, GIORNALISTA DELLA GAZZETTA DELLO SPORT NONCHÉ UNO DEI PIÙ NOTI AUTORI PER RAGAZZI, OSPITE A BERGAMO PER LA PRESENTAZIONE DEL SUO ULTIMO LIBRO PUBBLICATO CON RIZZOLI: ‘IL MESTIERE PIÙ BELLO DEL MONDO. FACCIO IL GIORNALISTA’ Il tuo ultimo libro ‘Il mestiere più bello del mondo. Faccio il giornalista’ racconta la tua storia ricorrendo ad interessanti aneddoti che coinvolgono sportivi e famosi. Ne ricordi uno in particolare più degli altri? “La semifinale con la Germania durante i Mondiali del 2006 è stata certamente la partita più emozionante della mia vita. Non solo per il risultato che ne scaturì ma per l’emozione provata insieme ai tantissimi italiani emigrati in Germania con i quali ho praticamente convissuto per oltre un mese. Poi, in occasione di quel Mondiale, curavo una rubrica dedicata al personaggio della partita e quella sera poco prima della mezzanotte, quando stava per iniziare il secondo tempo supplementare, ancora non avevo scritto nulla: per fortuna quel passaggio meraviglioso di Pirlo a Grosso ha cambiato tutto ispirandomi nel momento professionalmente più stressante della mia carriera”. Durante la presentazione del libro avvenuta a Bergamo il 7 marzo scorso al tuo fianco c’era Giampiero Gasperini, un tecnico molto in gamba ma con un bel caratterino come dimostrano gli alterchi avvenuti negli anni con qualche tuo collega… Che rapporto c’è tra giornalista e intervistato nel mondo del pallone? “L’ho invitato anche per questo e non solo per il rapporto di amicizia che ci lega da tanti anni. L’ho conosciuto in tempi per lui non facili quando sedeva sulla panchina dell’Inter. Credo di essere stato anche l’unico giornalista italiano che l’ha difeso e che intravedeva in lui quelle qualità che oggi tutti riconoscono. Ho pensato che una presentazione congiunta per questo manuale di giornalismo rivolto ai ragazzi potesse essere ancora più efficace proprio per raccontare il dietro le quinte e il rapporto tra giornalista e intervistato”. Cronaca sportiva o narrativa per bambini: preferisci scrivere attenendosi ai fatti o scrivere dando adito a fantasia e immaginazione con la fantasia? “I miei libri hanno un comune denominatore: parto sempre da un fatto o da un personaggio reale, come avvenuto per esempio anche con il mio libro più conosciuto nelle scuole, ‘Per questo mi chiamo Giovanni’ che è la storia di Giovanni Falcone raccontata ai ragazzi, per poi ricorrere alla fantasia”. Oggi con quel che accade (violenza negli stadi, doping, scommesse, ecc) è ancora possibile educarsi ed educare attraverso lo sport? “Sì assolutamente anche se a volte, soprattutto tra le mamme, si ha paura di ciò che si vede. È come vedere il giardinetto sotto casa pieno di siringhe: è più facile dire al proprio figlio di allontanarsi oppure che è il caso di risistemarlo, sforzandosi di ripulirlo? La stessa cosa la dobbiamo fare noi, operatori di sport. È vero che esistono esempi negativi ma è pur vero che lo sport resterà sempre la miglior palestra per tutti i nostri ragazzi. Qualche giorno fa, l’ho ricordato anche su Twitter, a Scampia è stato arrestato il boss Marco Di Lauro; lo stesso giorno, sempre a Scampia, il figlio adottivo di Gianni Maddaloni, Nosa Bright Maddaloni, è diventato campione italiano di Judo under 15. Un’ulteriore dimostrazione di come lo sport sia in grado di strappare i ragazzi dalla strada per educarli al rispetto delle regole e degli avversari”. Visto che nel libro non lesini suggerimenti, quale consiglio ti senti di dare ad un giovane che intende ripercorrere le tue orme? “Il primo suggerimento è quello di leggere (e di farlo tanto) a prescindere da ciò che si vuole fare da grandi. Mettere nel proprio serbatoio, per lo meno inizialmente, le parole degli altri aiuta a fare in modo di esprimersi con parole proprie quando ce ne sarà occasione. Poi è fondamentale guardarsi attorno, essere svegli, coltivare la curiosità, osservare il mondo. Leggere e curiosare, quindi, e quando avranno l’età per poter scrivere, si renderanno subito conto se potrà essere o meno la loro strada”.


C’è un personaggio del mondo dello sport, allenatore o giocatore, che hai avuto modo di intervistare e su cui avresti scommesso ancor prima della sua consacrazione? “Qualcuno sì, Gasperini in un certo senso lo è stato. O anche Kakà a cui avevo dedicato un reportage quando stava per approdare in Italia intervistando i suoi allenatori di San Paolo. Uno in particolare mi disse che si recava al campo di allenamento sempre con i tacchetti di ferro nonostante il terreno di gioco fosse sempre piuttosto secco. Quando gli chiesero spiegazioni circa l’utilizzo di quei tacchetti, l’ex talento rossonero rispondeva sempre ‘ma io andrò a giocare in Europa e lì giocano con questi tacchetti. Mi devo abituare’. Ecco, quando hai di fronte una persona che già a quell’età risponde in quel modo, con quella mentalità, con quella fame, con quel desiderio di arrivare, allora comprendi di avere di fronte un futuro campione”. C’è, invece, un’intervista che, magari in occasione delle tue prime esperienze, ti ha prodotto un imbarazzo tale da volerti sotterrare? “Fortunatamente no. Ne ho fatte tante ma, senza presunzione, non mi è mai capitato. Alcune certamente sono più riuscite di altre ma anche le meno interessanti le ho sempre portate a casa”.

Da addetto ai lavori che idea ti sei fatto dell’esultanza da stadio di Lele Adani e Riccardo Trevisani in occasione di Inter-Tottenham? Non credi abbiano un filo esagerato? Quanto è importante, a prescindere dalle simpatie personali, rimanere equilibrati nel giornalismo di oggi? “È fondamentale nel nostro lavoro rimanere equilibrati, ne parlo anche in quest’ultimo libro. La simpatia per la propria squadra del cuore va in un certo senso mitigata per riuscire ad essere il più imparziale possibile. In questo senso è curioso il fatto che in trent’anni di carriera l’unica querela che ho ricevuto sia stata quella dell’Inter, squadra per cui tifo. Un episodio che rivendico sempre con un certo orgoglio e la considero a tutt’oggi una medaglia. Detto questo non criminalizzerei certi episodi: è bella la passione che un evento sportivo può suscitare. A maggior ragione se il mezzo di diffusione è la televisione dove tutto è volutamente più enfatizzato”. Atalanta e Brescia stanno brillando nei rispettivi campionati: credi che l’anno prossimo potranno tornare a darsi battaglia nella massima serie? “Credo proprio di sì. Sinceramente non ho seguito tanto il Brescia ma, a giudicare dai risultati, direi di sì. Anche la piazza lo merita. Le rivalità così accese, se tenute nei giusti argini, sono anche belle da vedere”. Recentemente hai assistito al big match Napoli-Juventus che ha di fatto confermato l’egemonia della vecchia signora nel campionato italiano. Come si è arrivati ad una supremazia così netta da parte dei bianconeri? Quando pensi si potrà invertire questo trend? “La parola chiave per spiegarlo è una sola: programmazione. Una cosa che è mancata a tutta la concorrenza per motivi diversi. A Milan e Inter per esempio, che sono le prime rivali in Italia, per via dei cambi di proprietà. La Juventus, invece, che è nelle mani di una famiglia da tempo, ha programmato il cambiamento sia a livello di squadra che di struttura (vedi lo stadio di proprietà) con anche prese di posizione ‘dolorose’ e senza troppi sentimentalismi come gli addii a Del Piero e Buffon. Questo lavoro nel tempo ha pagato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Un percorso studiato per cui adesso vedremo se arriverà anche la Champions, la vera ciliegina sulla torta”. Se ti chiedessi di sbilanciarti e indicarmi i tre giovani calciatori che faranno la fortuna della nazionale? “Non è difficile: un tris di calciatori che sta crescendo vertiginosamente e che da tempo non avevamo più sono Barella, Chiesa e Zaniolo. Quando nel corso dell’ultima intervista fatta a Roberto Mancini mi disse che sognava di vincere Europeo e Mondiale, mi sembrava una follia ma vista la crescita impressionante di questi ragazzi c’è da ricredersi. Senza tralasciare Donnarumma, autore di una stagione straordinaria”.

GARLANDO RACCONTA LA SUA STORIA, TRA DIVERTENTI ANEDDOTI CHE COINVOLGONO SPORTIVI FAMOSI E PREZIOSI CONSIGLI PER CHI SOGNA DI SEGUIRE LE SUE ORME E DIVENTARE UN GIORNALISTA


CIAO TEO La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace. di Henry Scott Holland per Manuela e Camilla


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