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ANNO 26 - N° DUECENTOCINQUANTACINQUE - SETTEMBRE 2018 - € 3

i n n a i ventise BERGAMO MAGAZINE

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SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE - EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO

DR. GIANLUCA DORIA LA BELLEZZA DECLINATA IN TUTTE LE SUE FORME

Fotografia Paolo Biava

INTERVISTE ESCLUSIVE NADIA GHISALBERTI: IL TEATRO CHE VERRÀ ROBERTO BURIONI: VACCINAR...SÌ VITTORIO FUSARI: L’EVOLUZIONE DEL RISTORANTE SOFIA DELLA VEDOVA: ASTRO NASCENTE DELLA SCHERMA


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Daniel Rueda and Anna Devs (Spain 2018)

C’è una Bergamo che non è come vorrebbe Matteo Salvini; una Bergamo che crede nella fratellanza, che ama il prossimo, che non è chiusa ed egoista e non è così pronta a imbracciare moschetto e pistola per uccidere chi entra in casa per rubare. C’è una Bergamo a cui hanno insegnato a porgere l’altra guancia e

C’è una

a rispondere all’ignoranza e all’arroganza con la benevolenza e la non violenza. Cè una Bergamo che da settant’anni raccoglie soldi e manda i suoi uomini e le sue donne, laici o religiosi, ad aiutare fattivamente le popolazioni di quello che un tempo si chiamava terzo mondo.

C’è una Bergamo che chiede sicurezza, più uomini della polizia e l’uso della pistola elettrica anche per i vigili urbani. C’è una Bergamo che aiuta ma non tollera di essere minacciata. C’è una Bergamo aperta che non può essere ostacolata da chi associa immigrazione a delinquenza. C’è una Bergamo che chiede che il lavoro

C’è una Bergamo che verrà sciorinata al processo di UBI Banca e che non ci farà onore. Con le testimonianze dei tanti convocati al processo la vicenda rischia di diventare un romanzo, un feuilleton su uno spaccato di quella provincia ricca, distratta e affarista, con risvolti che, siamo certi, ci lasceranno di stucco.

dei poliziotti non sia vanificato da giudici dalle vedute troppo larghe. C’è una Bergamo che non può sentirsi dire che i delinquenti vengono rimessi in circolazione dopo 24 dall’arresto perché il carcere è già sovraffollato.

A novembre riprende il maxi processo che vede imputati i vertici di quella che fu la Popolare di Bergamo e nel frattempo anche la Banca Centrale Europea ha comminato una vistosa multa all’Istituto di credito per irregolarità nella governance da parte del consiglio di amministrazione.

C’è una Bergamo liberale che, pur essendo di centrodestra, non se la sentirà, con questo clima, di dare il voto ad un leghista candidato alle prossime elezioni comunali. C’è una Bergamo che, superando steccati ideologici e slogan, ha imparato a riconoscere la differenza tra un sindaco politicante nullafacente e uno

C’è una Bergamo un po’ guardona che fa impennare le visualizzazioni della nostra newsletter se si trattano argomenti pruriginosi e noi siamo in trepida attesa, come tutti i media del resto, di avere ancora la notizia di un prof. che se la fa con uno studentello minorenne per vedere salire la nostra audience.

che ci dà dentro come un bulldozer, con i tratti dell’esperto manager mai del politicante in cerca di favori personali. C’è una Bergamo che diffida delle belle parole e delle tante promesse non mantenute in passato e sa riconoscere chi invece le cose le sa portare in porto.

Bergamo

V.E.Filì

C’è una Bergamo che è ritornata qui come sempre vicino a voi


grazie Da alcune settimane è ufficiale il passaggio di consegne tra la famiglia Bonaldi e il gruppo austriaco che ha acquistato l’azienda che porta quel cognome. Cognome che i bergamaschi hanno imparato a stimare fin da quando papà Bonaldi aveva aperto la concessionaria di motociclette in via Maj. In questi 26 anni ho avuto il sostegno dei loro investimenti in pubblicità senza mai ricevere richieste o favoritismi particolari. Ho conosciuto il meraviglioso Gianpiero, ingegnere geniale che portò l’azienda del padre verso orizzonti che oggi tocchiamo con mano grazie a chi è venuto dopo di lui... Il giorno in cui li ho conosciuti ero decisamente contento di potermi confrontare con una delle aziende più in vista della provincia. Mi aspettavano in tre: Simona e Giampiero Bonaldi con Gian Emilio Brusa. La “Bonaldi” erano loro e quella mattina avrebbero forse deciso se investire in pubblicità anche su questo giornale nato da qualche mese. Da allora, non ho mai smesso di percepire da parte loro una benevolenza che è durata per questi 25 anni e che è stata per noi uno sprone ad essere sempre migliori. Era ed è sempre stato il loro modo per essere vicini a chi in questa terra si impegnava, nell’arte, nello sport o nel suo lavoro, con il desiderio di crescere e di cercare nuove strade. Ho visto in modo diretto, quasi sempre seduto in prima fila l’evoluzione della loro incredibile storia aziendale e ho avuto il privilegio di conoscere la storia dei Bonaldi dalla voce della sig.ra Carla Comana, moglie di Lorenzo Bonaldi il fondatore dell’azienda, la quale in una bellissima intervista in occasione dei suoi 80 anni, mi narrò degli inizi di quando con il marito andavano a prendere le moto Guzzi direttamente a Mandello del Lario, per esporle nella prima concessionaria aperta in via Maj. Poi l’intuizione di assicurarsi la concessionaria esclusiva della Volkswagen cioè l’incredibile Maggiolino, che ancora oggi è nei ricordi più belli di tanti dei nostri papà. Da allora è stata una continua crescita che ha goduto dell’evoluzione dei marchi del gruppo. Oltre alla Volkswagen che nel frattempo si era inventata la Golf, spopolando in tutto il mondo, arrivarono una rinata Audi, che si posizionò fin dagli anni 80 fra i brand premium, come li chiamano oggi, dando una bella scossa al segmento dove spiccavano Mercedes e BMW. Bonaldi, diventa un SpA, segue le mosse della casa madre e si arricchisce dei marchi Skoda e Seat, in contemporanea all’esplosione di Porsche che lancia sul mercato modelli rivoluzionari per la sua tradizione, prima fra tutte la Cayenne, che ne decretano un’ascesa inarrestabile corroborata di continuo da nuovi modelli che allargano notevolmente la clientela Porsche per tanto tempo limitata solo a chi voleva un’auto sportiva senza compromessi. A tutto questo si aggiunge l’acquisizione di Lamborghini da parte di Audi e l‘arrivo a Bergamo del famoso brand, ovviamente nel prestigioso portfolio del Gruppo Bonaldi, che dopo aver aperto nuove sedi a Treviglio e Cremona e rilevata la concessione Audi e Volkswagen a Sondrio, decide di affacciarsi sulla vicina metropoli dando alla Lamborghini una nuova sede milanese. Una crescita aziendale che mette in luce una storia di persone di grandi capacità, con una visione dell’impresa non solo finalizzata all’arricchimento ma orientata a contribuire alla crescita del territorio su cui ha influenza. Sarebbe difficile elencare in quante occasioni i Bonaldi hanno dimostrato grande sensibilità alla crescita culturale della città con un presenza sempre proattiva. In primis nel sostegno all’Accademia Carrara e alla GAMeC a cui si aggiungono le tante occasioni in cui hanno condiviso con entusiasmo il recupero di opere d’arte, la sponsorizzazione di convegni e di premi letterari o l’arrivo a Bergamo di importanti eventi espositivi. Purtroppo nel corso degli anni una delle colonne portanti dell’azienda ha lasciato questa terra. Gianpiero Bonaldi l’ingegnere, come lo chiamavano tutti, dopo aver messo le basi per il futuro della concessionaria, lasciò nelle mani della sorella Simona e del cognato Gian Emilio il timone dell’azienda, poco prima di essere stroncato nel fiore degli anni. Alla coppia Simona-Brusa, all’energia della prima e del pacato entusiasmo del secondo, rassicurante e gioviale, tocca il compito di costruire e consolidare il profilo di una realtà unica a livello nazionale, cui presto verrà a dar manforte Michele, figlio di Gian Emilio, innamorato del Toro e della Lamborghini a cui dedicherà ogni attenzione. La notizia della cessione del gruppo Bonaldi ci ha colto di sorpresa. Escono di scena gli eredi del fondatore che hanno fatto crescere l’azienda portandola a risultati prestigiosi con una filosofia ispirata alla correttezza, alla crescita del personale e alla vicinanza con la città. Resta in Lamborghini Michele Brusa, avendo dato prova di ottime capacità manageriali, mentre a Simona Bonaldi e Gian Emilio Brusa va il nostro ringraziamento per la tanta strada fatta insieme, per il sostegno avuto in questi anni, per l’amicizia sempre dimostrata. V.E.Filì

Simona Bonaldi, tra Gian emilio (a sinistra) e Michele Brusa

Di fronte una pagina di pubblicità uscitasul n° 21 nel maggio del 1994 che ci è risultata particolarmente simpatica tra le tante che abbiamo pubblicato per Bonaldi... PS questa non la fatturiamo


I GRAFFI DI BRUNO

Bruno Bozzetto


BERGAMO

in questo numero

www.qui.bg.it

autorizz. Tribunale di Bergamo n°3 del 22/01/1992

BRESCIA

www.qui.bs.it

autorizz. Tribunale di Brescia n°18 del 22/04/2004

NADIA GHISALBERTI: IL TEATRO CHE VERRà

EDITA PERIODICI srl Via Bono 10 Bergamo tel 035.270989 fax. 035.238634 www.editaperiodici.it Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale: Patrizia Venerucci

ROBERTO BURIONI: VACCINAR...SI!

venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.it Responsabile grafica: Paolo Biava grafica@qui.bg.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it

FABIO ROLFI: ROLFI E I PROVOLONI (CHE S’HA DA Fà...)

Hanno collaborato in redazione: Bruno Bozzetto, Lisa Cesco, Maurizio Maggioni, Franco Gafforelli, Giorgio Paglia, Valentina Colleoni, Elena Pagani Fotografie di: Federico Buscarino, Sergio Nessi, Paolo Stroppa, Daniele Trapletti, Paolo Biava Stampa: Euroteam Nuvolera Brescia

in Copertina DR. GIANLUCA DORIA la bellezza declinata in tutte le sue forme


in questo numero

Christian Presciutti IL TEATRO DONIZETTI COME NON L’AVETE MAI VISTO campione di pallanuoto ADDIO FRIEDEL,ULTIMO DEI CROCIATI

ALIGI SASSU. COLORE E LIBERTÀ

26° FESTIVAL ORGANISTICO INTERNAZIONALE CITTÀ DI BERGAMO

LA “MOSTRITE” GLI APPUNTAMENTI CULTURALI DA NON PERDERE

FONDAZIONE EMILIA BOSIS: VICINI A CHI SI PERDE

CHEF VITTORIO FUSARI L’EVOLUZIONE DEL RISTORANTE

IN QUESTI MESI

LA NUOVA BMW X4 HOTEL PFÖSL RITORNO ALLE ORIGINI SOFIA DELLA VEDOVA ASTRO NASCENTE DELLA SCHERMA PARALIMPICA TI CONOSCO MASCHERINA


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addio friedel,ultimo dei crociati Vito Emilio Filì

SIAMO RIMASTI SENZA PAROLE. LA SUA DIPARTITA È SEMBRATA A TUTTI TROPPO PRECOCE UN RICORDO DI FRIEDEL ELZI MORTO IL 31 LUGLIO PER LA GRANDE EREDITÀ CHE CI HA LASCIATO Oltre al nome un po’ austroungarico, aveva anche quei baffoni che lo rendevano decisamente asburgico e un po’ fuori dal tempo. Appassionato e romantico, ha avuto il grande merito di fare in modo che il monastero di Astino non venisse abbandonato ad un destino che lo avrebbe probabilmente trasformato in un albergo di lusso: era quella la soluzione che si prospettava dopo che la proprietà lo aveva messo in vendita. Mi portò a fotografare e quindi a documentare lo stato in cui versavano il Convento e la Chiesa prima che la MIA, la Misericordia Maggiore, ne subentrasse alla proprietà mettendo in programma, grazie ad Elzi, il recupero conservativo del complesso per destinazioni pubbliche, museali, formative ecc. Ricordo che si camminava sulle tele accartocciate e sulle tombe semi scoperchiate dopo anni di vandalismo e di oblio. Nelle gallerie sotterranee adibite a cantine, sopra le botti ancora integre era possibile misurare lo spessore della polvere dei secoli trascorsi. Enormi ragnatele ovunque e una desolata devastazione sembravano imprigionare ogni ambiente, dal grande refettorio, al sottotetto semidistrutto. Lo ricordo raggiante, Friedel, il giorno dell’inaugurazione una volta terminati i lavori che durarono oltre quattro anni. Aveva vinto una battaglia per tutta la città che, grazie alla sua instancabile volontà, recuperava il convento di Astino un monumento unico, prezioso e inserito nell’ambiente quasi incontaminato della Val d’Astino, dove i Frati, dall’anno mille in poi, trassero le risorse per vivere e prosperare.


Mi è capitato di rivedere spesso Friedel in molte occasioni e nelle immagini di queste pagine una sintesi ricordo un uomo forte e deciso, battagliero, fiero di essere dei vari servizi fotografici che i nostri operatori un Massone e del suo sigaro sempre acceso. Anche il giorno che mi chiese di aiutarlo pubblicando le immagini di alcune hanno realizzato prima e dopo l’intervento di tele che, secondo lui, sarebbero state conservate in casa di restauro del monastero di astino. concittadini, collezionisti di pochi scrupoli, capaci di commis- Conserviamo con affetto e gelosia questa sionarne il furto dalla Chiesa di Astino, durante il lungo pedocumentazione a dimostrazione di quello che riodo di abbandono. Ne esisteva traccia nei vecchi documenti della Diocesi ma i quadri erano spariti… Dopo l’appello “chi ha rappresentato il recupero della chiesa e sa parli” alcune delle tele sparite gli vennero recapitate ano- dell’intero convento: Il più importante nel suo nimamente. Se fosse vissuto in un’altra epoca sarebbe stato genere mai realizzato a Bergamo secondo solo un cavaliere, certo un crociato, possente e convinto di essere al recupero delcompless di sant’agostino oggi dalla parte giusta nella difesa di quelle sante mura che udirono il cantico dei frati nelle albe di una storia millenaria della sede dell’università degli studi di Bergamo foto di Paolo E MICHELE Stroppa quale adesso anche Friedel farà parte per sempre. (v.e.filì)


ha lasciato il segno per gli amici friz Una mattina squilla insistentemente il telefonino... Siamo a fine luglio, poche cose ancora da fare e poi cominceranno le vacanze... che quest’anno però saranno differenti da tutte le altre. Rispondo al numero ricorrente ed ecco la notizia: corri a casa di Fritz sai che…, Ma com’è possibile? Ci siamo salutati al San Raffaele giovedi scorso e oggi è martedì, Noooo... Il mio amico Fritz mi ha salutato con il solito sorriso sotto i suoi baffoni, mi ha fatto gli auguri per Letizia e le bambine, ci rivediamo a settembre “ho cose nuove da fare con te” mi disse... Ora sta preparando nuovi progetti, in paradiso. Da buon credente sapeva che esiste, magari non è proprio come dice quella Chiesa che riteneva responsabile di alcune falsificazioni. Il suo essere Massone in tutto e per tutto, lo ha portato ad avere moltissimi amici, a condividere esperienze speciali. Come la nostra che inizia quando avevo 14 anni: io ero il “piccolo” nel laboratorio di un odontotecnico e lui lavorava come rappresentante per la Nordental. Ci riincontriamo a metà degli anni ottanta, lui adulto e sposato, io studente in odontoiatria. Ha idee grandi dirige la Nordental, crede nella nuova odontoiatria, nell’Università, nella cultura, nella interazione tra professione, industria e università, È cosciente che il mondo cambia, così come le professioni, ammira il mondo anglosassone e ne rilancia le idee. Mi spinge a diventare Presidente degli Odontoiatri a livello nazionale, mi procura sponsor, gestisce i passaggi generazionali. È un grande, un passo sempre avanti agli altri, crede nel bene dell’umanità è rotariano come me nello stesso Club quello del progetto per la vaccinazione mondiale contro la poliomielite. Crea Club nuovi, li modella sulla base di nuove idee, pensa sempre come se non dovesse finire mai. Sempre a ridere con la sua fragorosa risata, a pensare tra 10 anni dove saremo, a pensare al prossimo tuo come te stesso e mi diceva “ma Ciccio chi è il mandante di tutte le cazzate che fai? il Tebano, dicevo io, cioè tu”. Ci siamo voluti bene, anche di più e tutti noi te ne vorremo sempre, caro Friedel, ringraziandoti per averci dato Astino che caparbiamente hai voluto.Valentina, tua figlia maggiore, ti ha salutato dicendo che “Noi figli siamo orgogliosi di avere avuto un padre come te”. Noi lo siamo altrettanto per averti avuto come amico. Maurizio Ciccio Maggioni

Una conoscenza recente ma un’amicizia che ha lasciato comunque il segno. Friedel era una di quelle persone che, conoscendo il mestiere che faccio, coglieva spesso l’occasione di chiedermi un articolo, reportage o un ‘chi c’era’, il format editoriale che in assoluto gradiva maggiormente. La cosa atipica rispetto a quanto, invece, avviene abitualmente con molte altre persone è che non lo faceva per sé, né per le aziende con le quali collaborava sottintendendo interessi di natura personale. Lo faceva spinto dal desiderio di valorizzare e promuovere un evento culturale, una tavola rotonda, una cena benefica, un restauro completato (come nel caso di Astino) o, ancora, un’iniziativa di carattere istituzionale come la recente costituzione del Rotary Club Hospital di cui è stato uno dei principali promotori. Dietro a quei baffoni lunghi ma mai trascurati, c’era un uomo profondamente legato alla cultura, alla storia dell’arte e a tutto quello che c’è di bello da vivere in una città come la nostra. Non scorderò la sua inesauribile energia nell’ideare e organizzare eventi, così come non dimenticherò il suo irrinunciabile sigaro grazie al quale, in più di una circostanza, ci siamo fatti compagnia durante una delle tante pause postprandiali trascorse al Piccolo Mare. Mancherà. Voglio salutarlo e pensare che, se è vero quello che disse Mark Twain “Se in paradiso non è permesso fumare, allora non voglio andarci”, qualcuno visto come è andata gli avrà dato il permesso di farlo. Tommaso Revera

affascinato dalla bellezza Friedel ha saputo declinare l’amicizia come pochi altri, interpretandola come sentimento vero e nobile, e da rotariano ha agito con il solo scopo di servire al di sopra e al di là di ogni interesse personale, come recita il motto di Paul Harris. La forte cultura e il credo di cui era portatore ne hanno motivato lo spirito e le opere che ha coniugato generando idee per il bene del prossimo e praticando la misericordia nella sua accezione più autentica. È stato un uomo saggio, acuto e riflessivo, ma sempre pronto alle immancabili battute ed esclamazioni sulle note dell’ironia e dello scherzo. Era dotato di una sensibilità particolare, sapeva leggere negli occhi altrui le preoccupazioni e suggerire come superare eventuali problemi. La sua figura austera non gli impediva di mostrarsi aperto e disponibile, com’era nella sua natura. Era affascinato dalla bellezza del creato e delle opere farcite dall’uomo nel campo dell’arte e dell’architettura. Bastava osservare come egli volgeva lo sguardo alla Basilica di Santa Maria Maggiore e con quanto orgoglio ed emozione faceva scoprire le tarsie per mostrarle ai visitatori di turno. Aveva tante idee per fare del bene ed era pronto a sfornarne di nuove il giorno in cui ha raggiunto il cielo magnifico in cui si è trasferito. Eugenio Sorrentino


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NADIA GHISALBERTI - ASSESSORE ALLA CULTURA DEL COMUNE DI BERGAMO


IL TEATRO CHE VERRà Testo Tommaso Revera - Fotografie Nadia Ghisalberti Paolo Biava Fotografie Teatro Donizetti Gianfranco Rota

PROCEDONO SPEDITI I LAVORI DI RESTAURO E RECUPERO DEL TEATRO DONIZETTI COME CI HA CONFERMATO NEL CORSO DI QUESTA INTERVISTA NADIA GHISALBERTI, ASSESSORE ALLA CULTURA, TURISMO, TEMPO LIBERO E MARKETING TERRITORIALE DEL COMUNE DI BERGAMO Cresce l’attesa per il nuovo Donizetti: a distanza di otto mesi dall’avvio del piano di recupero e restauro (che prevede una fase di ristrutturazione funzionale ed una di nuova impiantistica) i lavori procedono secondo programma. Salvo imprevisti, la riapertura è in calendario per il prossimo autunno in concomitanza con l’avvio della stagione lirica 2019/2020. In attesa che si rialzi il sipario, abbiamo fatto il punto della situazione con l’Assessore Nadia Ghisalberti che ci ha preannunciato una grande novità: la Donizetti Night a partire dal 28 settembre si estenderà anche ai quartieri. Come procedono i lavori di ristrutturazione del teatro Donizetti? C’è stato qualche intoppo, non è così? “Nella fase iniziale c’è stato qualche problema, del resto quando si approccia un edificio che ha 200 anni e per di più rimaneggiato varie volte nel passato è lecito attendersi qualche sorpresa. La cosa importante è che questi imprevisti non abbiano, per ora, modificato il cronoprogramma”. La riapertura prevista nell’autunno 2019 è quindi confermata? “Ci teniamo molto a rispettare questa scadenza perché consentirebbe la partenza del Donizetti Opera dopo due stagioni, una già archiviata ed una prossima all’avvio, allestite al Teatro Sociale”. L’obiettivo di questo intervento di restauro è trasformare il teatro in una vera e propria casa della cultura da vivere tutto l’anno, è corretto? “ Penso al nuovo teatro come al più importante spazio di produzione culturale di Bergamo. Il restauro, deciso dalla necessità di porre rimedio ad alcune urgenze di messa a norma e di sicurezza, è stato dettato soprattutto da una spinta che viene dalla città, una città dalla forte vocazione teatrale. La sua chiusura è arrivata in un momento di grande crescita di pubblico e di interesse generale per la riscoperta dell’opera donizettiana sotto la spinta della direzione artistica di Francesco Micheli, per questo non verdiamo l’ora che riapra”.

Il Teatro Donizetti diventerà la vera e propria casa della cultura da frequentare tutto l’anno: un luogo dinamico, vissuto dalla città come spazio pubblico, prestigioso e familiare


Che teatro dobbiamo attenderci? “Sarà un teatro che vivrà di tante iniziative culturali diverse: la lirica con il Donizetti Opera che ha ormai raggiunto con le produzioni delle opere donizettiane livelli internazionali, il Festival Jazz che ha grandi potenzialità di crescita, le stagioni di prosa sempre seguite da un numeroso pubblico, il Festival Pianistico sempre di altissima qualità, il balletto classico e la danza contemporanea, e molte attività per giovani e bambini. Tante proposte diverse in molteplici spazi per vivere il teatro cittadino. Il risultato finale di questo restauro ci restituirà un teatro fedele alle sue origini per la parte storico - architettonica con il ripristino degli arredi, delle poltroncine e dei palchi ma completamente rinnovato e modernissimo per tutto il resto: dalla climatizzazione ai servizi di biglietteria e caffetteria, dalla torre scenica alla buca dell’orchestra che sarà finalmente automatizzata”. In relazione alle elezioni amministrative del 2019, le dispiacerebbe non poterlo inaugurare? “Stiamo vivendo una fase straordinariamente coinvolgente: il futuro del teatro si sta costruendo adesso. Un cartellone importante richiede infatti una programmazione molto anticipata e i prossimi mesi saranno dedicati agli eventi della riapertura che non si esaurirà in una serata per pochi fortunati. In questo senso ci è preziosa l’esperienza della riapertura dell’Accademia Carrara: un evento popolare, una festa della città, che ha permesso ai cittadini di riappropriarsi di un patrimonio pubblico dopo sette lunghi anni di chiusura”. A quale evento state lavorando per il gran giorno della riapertura del Donizetti? “Grande riserbo e discrezione. Posso solo dire, ma è facile da immaginare, che il teatro si riaprirà con un titolo donizettiano che

darà il via ad un lungo susseguirsi di serate diverse aperte alla partecipazione di un grande numero di spettatori. Del resto una delle più significative ambizioni di mandato è favorire la partecipazione culturale. Soprattutto in una città come Bergamo dove tutti i musei – dalla Carrara al museo archeologico - sono nati da donazioni di collezioni private diventate patrimonio pubblico, cioè di tutti”. Qual è la sfida più grande della riapertura di un teatro? “Da una parte riconquistare il numeroso e competente pubblico che è il vero patrimonio del teatro e dall’altra lo sviluppo di nuovo pubblico: c’è certamente grande spazio di crescita se sapremo mantenere alta la qualità delle proposte”. La cultura ha generato turismo: è questo il più importante obiettivo conseguito? “La crescita del turismo è uno degli obiettivi, certamente non l’unico. E’ di grande soddisfazione registrare la crescita del turismo culturale del triennio 2014-2016 certificata dallo studio condotto da Prometeia, società leader nelle analisi economiche. In tre anni in città si è passati dal 388.557 presenze (di cui oltre 254.000 straniere) a 490.439 (di cui oltre 328.000 straniere), con una spesa giornaliera di 54 euro per il turista italiano e di 84 euro per quello straniero”. La lirica è tornata popolare e l’edizione 2018 della Donizetti Night ha riscosso un grande successo. A cosa si devono questi risultati? Quanto le idee del direttore artistico Francesco Micheli sono state determinanti? “L’idea della Night è tutta di Micheli e il successo lo si deve a lui e a tutte le persone della Fondazione Donizetti che con lui lavorano. Francesco è una persona straordinaria che si dona al pubblico con molta generosità e disponibilità.


IL TEATRo donizetti come non l’avete mai visto


La scelta di chiamarlo a Bergamo ha rappresentato una svolta radicale nella politica culturale cittadina: era la persona giusta per far nascere un festival internazionale dedicato a Donizetti. Allo stesso tempo è stato capace di diffondere nei suoi cittadini la conoscenza dell’opera del grande compositore nato in Borgo Canale che paradossalmente era più noto ed ammirato all’estero che in città. I risultati ci hanno dato ragione. E, a proposito di Night, voglio darvi un’anticipazione: dal 28 settembre si estenderà ai quartieri. I primi appuntamenti sono programmati al parco della Malpensata e a Boccaleone: una ‘Lucia off ’ sotto forma di racconto-spettacolo condotto da Micheli, un approccio innovativo per avvicinare all’opera anche le persone lontane da questo mondo. A Grumello al Piano invece, un appuntamento pensato per i bambini, con Gaetano protagonista dei burattini di Daniele Cortesi”.

La cultura genera turismo: i visitatori per motivi culturali a Bergamo I turisti per motivi culturali (presenze)

italiani stranieri

La spesa media giornaliera dei turisti presenti per motivi culturali (anno 2016)

54 €

82 €

L'economia della cultura nella città di Bergamo Assessorato alla Cultura

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IL TEATRo donizeTti come non l’avete mai visto


Il rapporto con Giorgio Gori è stato in crescendo: sbaglio o all’inizio nutriva più di qualche dubbio? “Ai tempi avevamo fatto le primarie ed eravamo alla caccia di voti diversi. Oggi, dopo 4 anni di lavoro condiviso, sono convinta che sia un sindaco bravissimo che ha fatto (e farà) moltissimo per la nostra città, con competenza e un entusiasmo che è stato capace di trasmettere a tutti. Ha creato una squadra di giunta dove la collaborazione è basata sul confronto di idee e questo è fondamentale. Ha una leadership forte, idee lungimiranti sul futuro della città e capacità di realizzarle. Se sono riuscita a portare a termine tanti progetti lo devo certamente anche alla sua sensibilità ai progetti culturali”. A suo parere si ricandiderà il prossimo anno? “Ci sono segnali che fanno trapelare il suo desiderio di ricandidarsi, e comunque, al di là della scelta personale che farà, la sua presenza nel governo della città non è mai venuta meno anche durante la sua candidatura regionale. Non c’è mai stata la percezione della sua assenza nonostante fosse in giro per tutta la Lombardia… Questo rivela la sua capacità di farsi carico dei problemi in modo serio, profondo e soprattutto con cognizione: affronta infatti ogni argomento studiandone tutti gli aspetti. Si distingue quindi da un certo mondo politico attraversato invece da una superficialità nell’affrontare problemi complessi davvero disarmante”.


A cura del CEO of Engel & Völkers Bergamo Dott. Francesco Tassoni

DA 40 ANNI AZIENDA LEADER A LIVELLO MONDIALE NEL SETTORE DEI SERVIZI DEL SEGMENTO LUSSO Più di 40 anni e non sentirli: Engel & Völkers celebra il suo 41° Lo scorso anno ha mediato immobili in tutto il mondo, per un anniversario e anche la sede di Bergamo, operativa ormai dal valore di oltre 18 miliardi di euro. Nonostante le grandi sfide, 2014 in Largo Belotti al civico 34 e protagonista di una crescita soprattutto nella fase iniziale, è riuscita a diventare un’azienda vertiginosa negli ultimi anni, si appresta a celebrare nel migliore leader a livello mondiale nel settore dei servizi del segmento dei modi questa importante ricorrenza. lusso. Una delle condizioni per riuscirci è stata la continua evoNel 1977 ebbe inizio la mediazione di immobili esclusivi in una luzione del marchio, valorizzando al massimo professionalità, villa bianca, situata negli eleganti sobborghi amburghesi sull’El- esclusività e passionalità dei propri collaboratori, nonché l’aspiba. Un inizio ricordato ancora oggi dalla facciata della villa da razione a migliorare sempre i propri servizi per incrementare cui è stato tratto il logo aziendale. Tredici anni dopo fu inau- l’espansione dell’azienda. Creatività, resistenza e una buona cagurato il primo ufficio all’estero, a Maiorca. Un passo dettato pacità di attuazione gli ingredienti che hanno contributo ad acanche dalle numerose richieste dei clienti tedeschi alla ricerca crescere il consolidamento del marchio. Caratteristiche queste di una casa vacanza sull’isola. Quest’apertura fu l’inizio di una che, coadiuvate dall’instancabile impegno di una moltitudine di strategia aziendale votata persone motivate e piene all’internazionalizzazione, di talento, hanno permesun percorso tuttora effiso ad Engel & Völkers di cace. A metà degli anni ’90 consacrarsi come azienda risale invece lo sviluppo leader del settore immodel concetto degli shop, un biliare. Tra i progetti in modo per avere una magcantiere per il futuro vi è giore vicinanza con i clienti, l’intenzione di crescere ancora oggi attuato in tutancora con una particolato il mondo. Altri passi imre attenzione all’Europa e portanti furono l’ingresso all’America settentrionale. degli Stati Uniti nel mercaMa anche la digitalizzazioto Engel & Völkers nei prine rappresenta una granmi anni 2000 e l’apertura de sfida alla quale Engel del primo Market Center & Völkers è pronta a dare aziendale a Barcellona nel risposte. Lo dimostrano 2013. La più recente pietra gli investimenti sostenuti miliare è la costruzione del con grande costanza nella Engel & Völkers è anche a bergamo in largo belotti 34 nostro nuovo headquarter trasformazione digitale del nel quartiere amburghese HafenCity, un edificio che ha tra- proprio modello aziendale al fine di ottimizzare la qualità dei sformato questo brand aziendale in un’esperienza da vivere. servizi e delle transazioni commerciali. Non da meno anche i Un progetto, questo, fortemente voluto da Christian Völkers in progetti futuri più in chiave territoriale come quelli che l’agenpersona, che si è detto fiero del coinvolgimento del rinomato zia guidata dal Dott. Francesco Tassoni ha in serbo per il prosarchitetto Richard Meier contattato per la sua realizzazione. simo anno. Stimoli importanti per continuare con lo stesso Oggi Engel & Völkers vanta oltre 10 mila collaboratori presenti impegno e lo stesso entusiasmo del giorno della fondazione in più di 800 località, in oltre trenta paesi, in quattro continenti. aziendale, guardando con gioia verso gli anni a venire.

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bambiNi vs cuccioli Trascorrere un periodo di tempo, piuttosto lungo, lontano da casa e dalle ordinarie abitudini e frequentazioni, può rivelarsi illuminante. Può fare chiarezza soprattutto di fronte a certi atteggiamenti ai quali ormai siamo, come dire, abituati e che non ci sorprendono più. Tra questi l’attenzione che le persone attribuiscono ai cuccioli, maggiore di quella rivolta ai bambini, cuccioli della nostra specie. Ci avete mai pensato?! Fate un test se potete: passeggiate in città, in un parco, in qualsiasi luogo vi troviate, portando al guinzaglio un delizioso batuffolo di pelo, un cane, piccolo o grande che sia e attirerete lo sguardo ammirato e dolce di molti passanti, qualcuno si fermerà desideroso di poter accarezzare il vostro compagno a 4 zampe, altri ancora vi chiederanno informazioni sulla sua età, sesso, razza, se è un cagnolino educato, socievole e via dicendo. In poche parole avrete molte opportunità di attirare le attenzioni altrui e fare altrettante conoscenze. Esperimento numero 2: fate lo stesso tragitto con un bambino, il vostro si suppone, o un nipotino, in carrozzina o passeggino. Sono quasi del tutto convinta che sorrisi, sguardi e attenzioni diminuiranno drasticamente. Provare per credere. Amo gli animali e sono consapevole che per tante persone siano compagni di vita preziosi, che sappiano dare amore e contribuire a migliorare la qualità del tempo di chi li possiede. Non voglio fare un paragone, anche perché non sarebbe possibile, ma mi sorprende come la gente si dimostri più tollerante e attenta nei confronti di cuccioli che non siano i suoi. All’estero, nello specifico in Paesi dove le famiglie sono ancora molto numerose, l’attenzione rivolta ai più pic-

coli è maggiore: persino nei ristoranti o nei bar, chi ci lavora ha sempre una buona parola, uno sguardo amorevole, addirittura una carezza nei confronti dei suoi più piccoli clienti. Trovare qualcuno che ti aiuti a sollevare un passeggino è facilissimo, persone che si alzino per farti sedere su un mezzo pubblico se hai in braccio un bambino altrettanto ed è invece impensabile vedere passeggini o carrozzine per cani. Ho recentemente letto un articolo diffuso sui social, relativo all’esperienza di una mamma che allattando il suo bimbo si è attirata l’ira del gestore di un locale di fronte al luogo dove lei sedeva, e non è il primo episodio. Accade in Italia ovviamente, dove anche il gesto più naturale del mondo - e vi prego, non ditemi che nel nutrire un bambino possa esserci anche solo l’1% di malizia - viene criticato e addirittura attaccato. In Paesi molto più conservatori, le donne possono allattare liberamente al seno, senza sentirsi osservate o giudicate. Dove è andata a finire la sensibilità nei confronti delle mamme e dei loro piccoli? Si è veramente trasferita tutta sui cuccioli di altre specie? Sollevando la questione mi è stato fatto notare che ci sono anche molte mamme che non amano ricevere complimenti da estranei rivolti al loro bambino/a, mostrano un atteggiamento freddo e distaccato, si irrigidiscono per chissà quale ragione. Altro aspetto che mi porta a riflettere. Siamo davvero diventati intolleranti all’altro? Chiusi in noi stessi, pronti solo a relazionarci sui social, mentre nella vita reale, a spasso per le vie della città, portiamo uno scudo che impedisca qualsiasi contatto? Forse è così e in questo cani e bambini sono invece molto simili: non hanno sovrastrutture né scudi. Sono pronti e disponibili al contatto, sono meravigliosamente umani!


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DR. GIANLUCA DORIA,

COVER STORY: DR. GIANLUCA DORIA

DIRETTORE SANITARIO DORYAN MEDICINA ESTETICA


La bellezza declinata in tutte le sue forme Testo Tommaso Revera - Fotografie Paolo Biava HA APERTO I BATTENTI DORYAN MEDICINA ESTETICA, LA NUOVA CLINICA IN CUI RISTABILIRE IL PROPRIO EQUILIBRIO PSICO-FISICO CON L’AIUTO DI SPECIALISTI QUALIFICATI A PARTIRE DAL SUO FONDATORE, IL DR. GIANLUCA DORIA, MEDICO CHIRURGO ESPERTO IN MEDICINA AD INDIRIZZO ESTETICO, LASERTERAPIA E LASERCHIRURGIA

Esaudire un bisogno fisico ma soprattutto psicologico: questa la mission di Doryan Medicina Estetica, il nuovo centro medico che ha aperto i battenti in via Mazzini al civico 4 all’interno di una sede ricca di storia e fascino come quella dell’ex Palazzo Enel. “Sentirsi bene con se stessi è una priorità per ognuno di noi: la ricerca di un equilibrio estetico - e non certo di una perfezione assoluta che è del tutto irraggiungibile - è forse il motivo principale per il quale ho deciso di intraprendere questo ambizioso progetto professionale. Credo fortemente che il legame fra bellezza esteriore e interiore sia la chiave per il successo e la felicità delle persone” ci ha spiegato il Dr. Gianluca Doria, medico chirurgo nonché Direttore Sanitario di questa nuova struttura. “Cerchiamo di rispettare il bisogno fisico e soprattutto psicologico delle persone che si rivolgono a noi per migliorarne l’aspetto senza, però, snaturarne l’autenticità. Un desiderio che necessariamente può realizzarsi soltanto affidandosi ad un vero professionista abilitato all’esercizio di questa professione e con un bagaglio professionale approfondito e articolato. “Il mio percorso di studi - ci ha raccontato il Dott. Doria - si è affinato presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano dove ho conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia a pieni voti. In seguito è proseguito per due anni nell’ambito internistico presso specialisti dell’area milanese: un’esperienza che mi ha consentito non solo di trasferire le nozioni acquisite anche in ambito pratico ma anche di sviluppare molteplici competenze a livello multidisciplinare”. Ma non è tutto.

“Ho collaborato anche con il centro sanitario dell’Università Cattolica di Milano e Piacenza e ho lavorato come insegnante per la rianimazione cardio-polmonare (BLSD); ho avuto modo di arricchire il mio bagaglio formativo grazie agli studi condotti presso la Scuola di Laserterapia e Laserchirurgia di Milano e, non da ultimo, sto perfezionando i miei studi partecipando al Master in Medicina Estetica presso la Società Scientifica Italiana di Medicina ad indirizzo Estetico Agorà - Smiem Milano”. MEDICINA ESTETICA, LASERTERAPIA, EPILAZIONE LASER, LASERCHIRURGIA, CRIOLIPOLISI, TRICOLOGIA MA NON SOLO: TRATTAMENTI PERSONALIZZATI IN UN AMBIENTE ACCOGLIENTE E RILASSANTE STUDIATI NON SOLO PER ELIMINARE IL SINGOLO INESTETISMO MA SOPRATTUTTO PER RISCOPRIRE L’ARMONIA DI UNA BELLEZZA NATURALMENTE UNICA Una preparazione a tutto tondo, dunque, grazie alla quale poter diventare un vero e proprio punto di riferimento in ambito di medicina estetica. “Doryan Medicina Estetica non intende certo essere un centro estetico o un luogo dove ognuno può acquistare a propria discrezione il trattamento di bellezza maggiormente gradito: la nostra è prima di tutto una clinica e l’aspetto medico viene prima di ogni cosa. Solo in seguito ad un’indispensabile anamnesi, ad un accurato esame obiettivo, a un check-up cutaneo e ad una visita completa, infatti, viene stabilito il trattamento migliore per esaudire le richieste dei nostri pazienti”.


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Una clinica versatile in grado di proporre molteplici servizi e in numerosi ambiti medici grazie al supporto e alla collaborazione di professionisti qualificati in ogni ambito: dalla dermatologia alla nutrizione, dalla fisioterapia all’osteopatia sino alla medicina estetica, fiore all’occhiello di questa nuova realtà, per cui vengono proposti i trattamenti iniettivi tradizionali come la tossina botulinica, il filler, i rivitalizzanti fino ai fili di sospensione. “Intendiamo proporre il meglio in termini di qualità, cura, raffinatezza e attenzione al paziente sia femminile, sia maschile, proponendo le migliori tecnologie e i più efficaci trattamenti estetici”. Idee chiare che vanno di pari passo con l’evoluta dotazione tecnologica che questo centro può vantare come i laser Lumenis, azienda leader a livello mondiale nel settore delle tecnologie cliniche mininvasive in chirurgia e medicina estetica, nonché un riferimento internazionale nello sviluppo e nella commercializzazione di tecnologie innovative basate su diverse sorgenti di energia, tra cui laser, luce pulsata e radiofrequenza. “Non ho avuto dubbi riguardo all’acquisto della migliore strumentazione tecnologica, efficace e all’avanguardia - ha proseguito il Dott. Gianluca Doria. Ho scelto Lumenis, una realtà internazionale, un’azienda israeliana leader nel settore a livello mondiale. Possiamo disporre di tutte le loro tecnologie: l’M22, per esempio, è una piattaforma laser multimodulare per il resurfacing cutaneo non ablativo (senza invasività), utile anche per la rimozione delle smagliature e delle cicatrici; la piattaforma IPL Luce Pulsata, invece, è indicata per la cura delle macchie cutanee, delle teleangectasie, della couperose e dell’acne; il laser Nd YAG q-switchato per la rimozione del tatuaggio scuro e il laser YAG efficace per le teleangectasie sugli arti e sul viso. E ancora il laser AcuPulse CO2, il laser LightSheer Desire per una epilazione permanente e il laser chirurgico per la piccola chirurgia ambulatoriale e per un ringiovanimento cutaneo ablativo più invasivo.

Senza contare le apparecchiature per la criolipolisi non invasiva e non chirurgica, la carbossiterapia e la radiofrequenza”. Un altro aspetto, questo, che differenzia Doryan Medicina Estetica rispetto agli altri centri. “Proprio così.Voglio differenziare questo ambulatorio dalla maggior parte delle realtà presenti dove molti professionisti, accanto alla propria area di expertise, si cimentano anche in ambito di medicina estetica. Il nostro è un centro altamente specializzato con un’attenzione elevatissima al benessere del paziente: dall’accoglienza fino al post trattamento”. Un approccio globale estremamente qualificato in cui il concetto di bellezza è declinato in tutte le sue forme.

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Patrizia Graziani

Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo

scuola al via IL MESSAGGIO CHE PATRIZIA GRAZIANI RIVOLGE A STUDENTI E INSEGNANTI IN OCCASIONE DELL’INIZIO DELL NUOVO ANNO SCOLASTICO La ripresa delle lezioni segna ogni anno una tappa importante nel cammino di crescita delle giovani generazioni, come nuovo inizio carico di aspettative e, per molti, di gioia ed entusiasmo, insieme ai propri compagni di classe ed agli insegnanti. La scuola, va ricordato, è fondamentale per costruirsi un futuro il più possibile rispondente a sogni e desideri. La scuola va vista e vissuta come palestra di felicità, luogo dove si sta bene e si cresce in un clima positivo con l’autorevole guida di insegnanti in grado di motivare e incoraggiare a vivere la grande avventura dell’apprendimento e dell’educazione. Così la nostra scuola è pronta a dare il suo contributo, sempre coraggiosa, vivace, inclusiva, aperta all’innovazione, seria e rigorosa. La scuola è un patrimonio ed una responsabilità di tutti e ognuno di noi deve sentirsi sollecitato ad agire per offrire speranza e futuro, testimoniare valori vissuti e fiducia, perché i nostri bambini e ragazzi possano riconoscere e costruire la propria felicità. Alle studentesse e agli studenti rivolgo l’invito a dare il massimo e ad impegnarsi, a guardare il mondo con occhi sempre nuovi e curiosi. Restate sempre connessi con gli altri nel senso di ricercare la felicità nelle persone intorno a voi, nelle relazioni positive di un io che dialoga con un tu per formare il noi. Questo significa davvero condivisione, aiuto reciproco, scambio di esperienze, comunicazione, lasciarsi contaminare dalle differenze. Soprattutto, ragazzi e ragazze, siate felici e seguite gli studi con profitto, anche per entrare poi a pieno titolo nel mondo del lavoro. Alle bambine e ai bambini nel loro primo giorno di scuola, auguro possano trovare le risposte ai loro tanti perché, con entusiasmo e gioia. Ringrazio i dirigenti scolastici, i docenti, tutto il personale della scuola bergamasca e dell’Ufficio Scolastico Territoriale, per l’elevata professionalità e lo spirito di servizio dimostrati anche

in questa fase, per garantire un sereno avvio del nuovo anno scolastico. Un grazie alle associazioni dei genitori, al mondo produttivo e del terzo settore, ai rappresentanti delle amministrazioni, alle organizzazioni sindacali: a tutti quanti lavorano e si impegnano per la realizzazione di un sistema di istruzione e formazione di qualità, con eccellenze diffuse e riconosciute in varie occasioni anche in ambito nazionale e internazionale, quali concorsi e premi scolastici. Siamo tutti chiamati a far trovare ai giovani gli strumenti culturali per stare bene nel mondo, cercando di migliorarlo e renderlo più giusto. Quest’anno si celebra il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. Approfondire i motivi di alto rilievo della Dichiarazione significa per i nostri ragazzi e ragazze acquisire ulteriori strumenti per l’esercizio pieno dei diritti. Questo può senz’altro aiutare ad affrontare al meglio le sfide complesse della società contemporanea, che possiedono significative conseguenze sulle persone. Sarebbe auspicabile che le scuole bergamasche, anche in collaborazione con i Comuni, dessero la giusta risonanza alla ricorrenza, magari organizzando momenti di lettura pubblica del documento e di riflessione intorno ai vari diritti che in esso vengono sanciti, per farli vivere nelle classi e nelle piazze, così come avvenuto in diversi istituti per il 70° anniversario della nostra Costituzione. Impegniamoci tutti per far raggiungere ai nostri studenti la felicità, lo “stare bene” come persona che vogliamo sia il traguardo della scuola. La felicità va costruita ogni giorno, ricercata con coraggio e motivazione, imparando ad imparare per tutta la nostra vita. Buon anno scolastico!


Nuova Audi A6 Avant. This is your time. Audi is more.

Niente è più prezioso del proprio tempo. La nuova Audi A6 Avant è stata progettata a partire da questo concetto, e dotata di tecnologie in grado di farvi recuperare ogni secondo passato a bordo, per permettervi di impiegarlo come preferite. Audi A6 Avant è molto più di una semplice vettura: è sensibilmente più intelligente, grazie ai 24 sensori, ai 39 sistemi di assistenza e al sistema MMI touch response con doppio display, comando vocale e tecnologia Audi connect, ma anche più dinamica e sicura, grazie alle sospensioni pneumatiche adattive, alla trazione integrale quattro e alla potenza dei motori mild-hybrid, che coniugano performance sportive e rispetto per l’ambiente. Ecco perché questa vettura è in grado di rivoluzionare non solo il vostro modo di viaggiare, ma anche quello di vivere. Nuova Audi A6 Avant è una vera e propria icona del tempo: il vostro. Scopritela nel nostro Showroom e su audi.it

Audi A8, A7 e A6. Technology is your freedom. Audi is more. A6 Avant. Valori massimi: consumo di carburante (l/100 km): ciclo urbano 6,4, - ciclo extraurbano 5,4; ciclo combinato 5,8; emissioni CO2 (g/km): ciclo combinato 151.

I valori indicativi relativi al consumo di carburante ed alle emissioni di CO2 dei modelli di veicoli sono stati rilevati dal Costruttore in base alla normativa vigente. Eventuali equipaggiamenti aggiuntivi possono modificare i predetti valori. Oltre al rendimento del motore, anche lo stile di guida ed altri fattori non tecnici incidono sul consumo di carburante e sulle emissioni di CO2 (biossido di carbonio è il gas ad effetto serra principalmente responsabile del riscaldamento terrestre) di un veicolo. Per ulteriori informazioni sui predetti dati, vi invitiamo a rivolgervi alle Concessionarie Audi presso le quali è disponibile gratuitamente la guida relativa al risparmio di carburante e alle emissioni di CO2, che riporta i dati inerenti a tutti i nuovi modelli di veicoli. I dati sui valori sono periodicamente aggiornati in conformità all’Allegato 3 del DPR 84/2003.


CHI C’ERA

LA JOIE DE VIVRE FIRMATA LARIO BERGAUTO BERGAMO Continua senza sosta la collaborazione tra Lario Bergauto Bergamo e la famiglia Sportpiù - Capogiro. Un connubio nato sotto il segno dell’entusiasmo e dell’eccellenza, fattori che connotano ogni evento organizzato per i tanti affezionati clienti che nel secondo weekend di settembre sono stati protagonisti di due imperdibili appuntamenti: il test drive della magnifica BMW i8 Roadster presso il rinomato Sportpiù di Curno e uno speciale evento all’impareggiabile Capogiro. Per la riapertura della storica discoteca bergamasca, infatti, Lario Bergauto Bergamo, in partnership esclusiva con Moet & Chandon, Belvedere, Dom Perignon e Veuve Clicquot, ha dato vita ad una serata tutta bollicine e Joie de vivre. Ad accogliere gli ospiti due magnifiche: M3 Too Orange e M4 Too Green, anticipazioni di tutte le sorprese che nel corso della serata sono state via via svelate. Tra queste l’esclusivo club del lusso riservato a tutte quelle figure femminili che sanno apprezzare la “gioia di vivere” alle quali verranno riservati eventi ed opportunità Top Secret. Non solo: Lario Bergauto Bergamo, presente alla serata con tutto il suo staff commerciale e marketing, ha dato comunicazione del fantastico concorso indetto da BMW Italia “Road to Dubai” che regalerà a 3 vincitori un viaggio a Dubai con 4 notti in hotel 4 stelle e l’iscrizione alla Standard Chartered Dubai Marathon 2019 che si terrà a Dubai il 25 Gennaio 2019. Tante speciali sorprese quindi, anticipazione di una grande stagione nel segno delle bollicine, dei motori e del divertimento.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


TRA LE TANTE AREE DELLA MEDICINA TRATTATE PRESSO IL CENTRO MEDICO VALSERIANA QUESTO MESE AFFRONTIAMO LA MEDICINA DELLO SPORT, PER LA QUALE IL CENTRO PRESENTA 4 SPECIALISTI

LA MEDICINA DELLO SPORT

Nato 25 anni fa, il Centro Medico Valseriana Polispecialistico di Vertova rappresenta la più importante realtà di struttura privata e convenzionata, di servizi diagnostici medicichirurgici in Val Seriana. La nostra ambizione è quella di migliorare la salute delle persone, utilizzando le tecnologie più innovative e collaborando con i migliori medici specialisti della provincia di Bergamo. La nostra struttura offre prestazioni sanitarie specialistiche, mediche, chirurgiche, cliniche, strumentali e di prevenzione (check-up). Accogliamo ogni giorno i nostri pazienti impegnandoci con cortesia e professionalità durante tutto il loro iter terapeutico diagnostico e riabilitativo, in quanto la loro salute è il nostro obiettivo finale. AL SERVIZIO DELLA TUA SALUTE. DA 25 ANNI ACCANTO ALLA GENTE CON PASSIONE E IMPEGNO

Ne parliamo con il Dr. Claudio Sprenger responsabile del servizio. Qual’é in sintesi l’area in cui si colloca la Medicina dello Sport? “La mission del servizio di Medicina dello Sport è quella di focalizzare l’attenzione sull’atleta garantendo non solo la tutela sanitaria dell’attività sportiva agonistica e non agonistica, ma anche la promozione dell’attività motoria in tutta la popolazione. È infatti nota, oltre che suffragata da ormai numerosissime evidenze scientifiche, l’efficacia dell’attività fisica nella prevenzione di molte patologie croniche”. Cosa comporta il Servizio di Medicina dello Sport? “Comprende: visite mediche di idoneità agonistica e non agonistica con il rilascio della relativa certificazione così come previsto dalle normative statali in materia. Il certificato agonistico è rivolto a sportivi che effettuano attività presso società o fondazioni sportive iscritte al CONI o similari (CSI, UISP, etc.), mentre il non agonistico è rivolto a tutte le persone che effettuano attività ludico sportiva presso palestre e centri fitness, piscine e scuole, a scopo ricreativo e senza fini agonistici. La visita medica agonistica comprende come base di partenza un accurato esame obiettivo con valutazione dell’aspetto osteoscheletrico, respiratorio e cardiologico ed effettuazione di specifici esami strumentali, quali elettrocardiogramma a riposo e da sforzo (master test e test al cicloergometro), esame spirometrico, esame urine e valutazione visus. Per il rilascio del certificato agonistico è necessario essere in possesso della documentazione richiesta dalla normativa regionale vigente (richiesta della società di appartenenza con timbro e firma in originale del presidente, pregresso certificato di idoneità agonistica, codice fiscale e carta d’identità). Per gli sportivi di genere maschile di età superiore a 40 anni e per gli sportivi di genere femminile di età superiore a 50 anni è prevista anche l’effettuazione di esami ematici (emocromo, creatinina, glicemia, trigliceridi, colesterolo totale), per la valutazione del rischio cardiovascolare. Per quanto riguarda la visita di tipo non agonistico, essa comprende una valutazione cardiologica, respiratoria  e osteoscheletrica con effettuazione di elettrocardiogramma a riposo”. Un lavoro d’equipe?  “Il lavoro di sinergia svolto dai diversi medici che operano all’interno del Centro Medico Valseriana consente di avere una visione a 360° del paziente e, nel caso di eventuali dubbi diagnostici insorti durante la visita medica è possi effettuare visite e esami di secondo livello. Tra questi è possibile avere visite specialistiche di tipo ortopedico, cardiologico, nutrizionistico e podologico. I nostri medici seguono sportivi professionisti ed ex professionisti di varie specialità sportive e di ogni livello agonistico e il Centro Valseriana pone da sempre attenzione ai costi delle varie prestazioni, permettendo l’accesso a tutta la popolazione (famiglie con numerosi figli, etc.) e a tutte le società sportive. La nostra segreteria è a completa disposizione dei privati e delle società per le informazioni e l’organizzazione del servizio.  

www.centromedicovalseriana.com


DR. CLAUDIO SPRENGER Il Dr. Claudio Sprenger si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano e in seguito si è specializzato in Medicina dello Sport presso l’Università degli Studi di Brescia. Dal 1996 ad oggi è Medico Specialista presso svariati Centri di Medicina dello Sport della provincia di Bergamo: dal 1998 al 2008 medico sociale di team ciclistici professionisti; dal 2006 al 2009 Vice Presidente AIMEC (Associazione Italiana Medici Ciclismo); dal 2009 al 2015 medico sociale squadra società calcistica professionistica Albinoleffe (serie B e serie C); dal 2012 ad oggi Medico Responsabile Servizio Medicina dello Sport del Centro medico Valseriana Dal 2016 ad oggi medico 1°squadra e squadra Primavera presso società F.C. Internazionale.

DR. ENRICO MARIA AGOSTONI Il Dr. Enrico Maria Agostoni originario di Broni (PV), studia a Milano dove si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1975. Quindi si specializza in Tisiologia e Malattie dell’apparato respiratorio presso l’Università degli studi di Pavia. La partecipazione a numerosi convegni e congressi gli ha consentito di aggiornare costantemente le sue conoscenze e competenze. Ha lavorato dal 1°gennaio 1976 al 31 luglio 2011, raggiungendo la quiescenza, presso il reparto di medicina generale dell’ospedale di Clusone e poi di Piario, prestando servizio anche presso il Pronto Soccorso e l’ambulatorio di Medicina interna dei suddetti ospedali. Dopo aver seguito un corso specifico a Milano, dal giugno 2014 è diventato socio aggregato della Federazione Medico Sportiva Italiana.Visita e rilascia certificati di idoneità sportiva per attività non agonistiche.

DR.GIOVANNI CORNA Il Dr. Giovanni Corna, trevigliese è Medico Chirurgo, Specialista in Ortopedia e Traumatologia e Specialista in Medicina dello Sport. Oltre a svolgere l’attività di Libero Professionista ha operato presso l’Istituto di Cura “Città di Pavia” come Dirigente medico di I livello nel reparto di Ortopedia diretto dal Dr. Matteo Jacchini. Ha collaborato con lo Sportman’s Center di Osio Sotto: Centro di medicina sportiva Bergamo Center di Osio Sotto come Medico per certificazioni medico sportive non agonistiche e con AVIS Provinciale di Bergamo in qualità di medico “selezionatore” per donazioni di sangue intero e plasmaferesi. Collabora con il CST Trevigliese come consulente medico-ortopedico per la valutazione degli infortuni sportivi. È medico dell’AlbinoLeffe (LegaPro) e socio dello Sportman’s Center Centro di Medicina dello Sport – Convenzionato ed Accreditato A.S.L.

DR. MAURIZIO GELFI il Dottor Gelfi Maurizio bergamasco è laureato in medicina e chirurgia all’Università di Brescia e specialista in Medicina dello Sport. Collabora con diversi centri di medicina dello sport tra qui Sportman’s Center di Osio sotto _Centro di medicina dello Sport, convenzionato e accreditato A.S.L. e con il Centro Universitario Sportivo di Bergamo (CUS). Nel suo curriculum vanta numerose collaborazioni con societa’ sportive tra cui Basket Iseo in serie B nazionale, giovanile nazionali Tritium calcio e Colognese calcio in serie D. Attualmente fa parte dello staff medico del settore giovanile della Atalanta Bergamasca Calcio. È inoltre istruttore per corsi di primo soccorso in ambito sportivo (PSS-D).


BERGAMO CERAMICHE

SEMINATI VENEZIANI: IL PAVIMENTO DELLA PIÙ ANTICA TRADIZIONE ITALIANA

Una pavimentazione di tradizione antichissima, risalente addirittura alla scuola romana del mosaico: il seminato veneziano è un vero e proprio pezzo unico posato con una tecnica tradizionale. Detto anche pavimento alla veneziana, battuto, mosaico o graniglia, la tecnica del seminato. I disegni e le colorazioni sono innumerevoli. Grazie ai nuovi sistemi impreziositi dall’aggiunta di additivi speciali, è possibile realizzarlo con uno spessore massimo di un centimetro e mezzo (a dispetto dei 5 centimetri di un tempo) migliorando non solo la diffusione del calore in caso di riscaldamento a pavimento ma, soprattutto, offrendo la possibilità di posizionarlo su un pavimento preesistente senza dover ricorrere a complicati lavori di demolizione.


BERGAMO CERAMICHE

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ALIGI SASSU. COLORE E LIBERTÀ

Bergamo, Palazzo storico Credito Bergamasco (Banco BPM Bergamo) 4 ottobre – 2 novembre 2018

La Fondazione Credito Bergamasco dedica la mostra autunnale ad Aligi Sassu (Milano, 1912 – Pollença, 2000), artista di spicco tra i grandi protagonisti della figurazione del XX secolo. Attraverso un affascinante percorso per temi, organizzato su due sedi espositive e con 54 dipinti realizzati tra il 1929 e il 1991 (a Palazzo Creberg 36 opere), la mostra permette di far luce su buona parte della sua lunga carriera. L’esposizione ​s i propone di raccontarne - attraverso temi che Aligi Sassu sviluppò a partire dagli anni Trenta del Novecento e lungo il corso della vita - l’eclettica personalità, il contributo e le novità portate alla pittura italiana tra le due guerre, nonché il coraggio che gli permise di istituire una relazione sempre più stretta tra arte e impegno civile.

ORARI DI APERTURA Palazzo storico Credito Bergamasco/Banco BPM Bergamo, Largo Porta Nuova Salone principale, Loggiato e Sala consiliare 4 ottobre – 2 novembre 2018 Da lunedì a venerdì, negli orari di apertura della filiale (8.20 - 13.20 e 14.50 - 15.50) Sabato 6, 13, 20 ottobre (14.30 – 19.00) con visite guidate gratuite con inizio alle ore 14.30 - 15.30 - 16.30 - 17.30 - 18.00 Domenica 7, 14, 21 ottobre (9.30 – 19.00) con visite guidate gratuite con inizio alle ore 9.30 - 10.30 - 11.30 14.30 - 15.30 - 16.30 - 17.30 - 18.00

CICLISTI AL TRAGUARDO 1951, OLIO SU MASONITE, CM 50 X 70 BERGAMO, COLLEZIONE BELLINI

DIREZIONE: ANGELO PIAZZOLI CURATELA: PAOLA SILVIA UBIALI E VALENTINA RAIMONDO. ORGANIZZAZIONE: FONDAZIONE CREDITO BERGAMASCO (IN COLLABORAZIONE CON FONDAZIONE HELENITA E ALIGI SASSU)


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Bergamo, Largo Porta Nuova 2 4 ottobre – 2 novembre 2018 La mostra, realizzata a Palazzo Creberg in collaborazione con la Fondazione Sassu, si propone di raccontarne – attraverso temi che l’artista sviluppò a partire dagli anni Trenta del Novecento e lungo il corso della vita – l’eclettica personalità, il contributo e le novità portate alla pittura italiana tra le due guerre, nonché il coraggio che gli permise di istituire una relazione sempre più stretta tra arte e impegno civile. Si ringraziano

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Orari:

da lunedì a venerdì, durante l’apertura della filiale (8.20 - 13.20 e 14.50 - 15.50); sabato 6, 13 e 20 ottobre, dalle ore 14.30 alle ore 19.00 (per chi lo desidera, visite guidate gratuite dedicate con inizio alle ore 14.30 - 15.30 - 16.30 - 17.30 - 18.00); domenica 7, 14 e 21 ottobre, dalle ore 9.30 alle ore 19.00 (per chi lo desidera, visite guidate gratuite dedicate con inizio alle ore 9.30 - 10.30 - 11.30 - 14.30 - 15.30 - 16.30 - 17.30 - 18.00)

Ingresso libero www.fondazionecreberg.it


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ALIGI SASSU Colore e liber tà. Ritratti Milano, Piazza Meda, 4

6 ottobre – 2 novembre 2018

La tappa milanese presso la Sede centrale Banco BPM, realizzata in occasione del quarantennale della mostra curata personalmente da Aligi Sassu nel 1978 nel salone di Piazza Meda, sarà dedicata all’approfondimento del tema del “ritratto”.

Orari: da lunedì a venerdì, durante l’apertura della filiale (8.20 - 13.30 e 14.45 - 15.45); sabato 6 ottobre, dalle ore 10.00 alle ore 19.00

Ingresso libero


ALIGI SASSU. COLORE E LIBERTÀ Milano, sede centrale Banco BPM, Piazza Meda 6 ottobre – 2 novembre 2018

BATTAGLIA DI TRE CAVALIERI 1941, OLIO SU TELA, CM 200 X 200 BUDAPEST, COLLEZIONE ZSOLT MÁRTON

Oltre a Palazzo Creberg (Banco BPM Bergamo) ove saranno esposte 36 opere dell’artista – è prevista una contemporanea tappa milanese presso la Sede centrale Banco BPM - in occasione del quarantennale della mostra curata personalmente da Aligi Sassu nel 1978 nel salone di Piazza Meda - dedicata all’approfondimento del tema del “ritratto” (18 opere di collezione privata, tra cui un “Volto di donna” del 1959, facente parte della collezione di Banco BPM).

ORARI DI APERTURA Banco BPM Sede Centrale Milano, Piazza Meda 6 ottobre – 2 novembre 2018 da lunedì a venerdì, durante l’apertura della filiale (8.20 - 13.30 e 14.45 - 15.45); Sabato 6 ottobre, dalle ore 10.00 alle ore 19.00 Ingresso libero; catalogo gratuito.


CHI C’ERA

TECNOCASA SBARCA AD ALBANO SANT’ALESSANDRO Nella sua crescita continua e senza sosta Tecnocasa apre ad Albano Sant’Alessandro, in provincia di Bergamo. Un nuovo tassello che porta lo storico franchising al raggiungimento di 30 agenzie sparse su tutto il territorio bergamasco, delle quali solo sei in città. Un record incredibile ma facilmente intuibile se si pensa alla professionalità con la quale ogni giorno gli agenti Tecnocasa conducono il proprio lavoro, esaudendo i desideri di tutti coloro che sono alla ricerca di una nuova abitazione. Tantissime le coppie giovani che si rivolgono al gruppo per l’acquisto della loro prima dimora, così come coloro che cercano aiuto nella vendita del proprio stabile o semplicemente che desiderano affittare la propria abitazione. Per ogni esigenza lo staff Tecnocasa è attivo per fornire al cliente un’assistenza mirata entro le 24 ore dal primo contatto. Un servizio unico che, dal 24 luglio scorso, giorno dell’inaugurazione ufficiale della sede di Albano Sant’Alessandro, sarà possibile trovare anche in questa località della provincia. Presenti all’aperitivo inaugurale oltre 100 persone tra giovani coppie, agenti di vendita e coordinatori quali il Team Manager, Marco Anzini, ed il Consulente d’Area, Carlo Assandri. Immancabile il Presidente Tecnocasa, Antonio Pasca, che con l’occasione ha augurato un ottimo lavoro a tutto il giovane staff della nuova filiale.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


violenza sulle donne aumenta il coraggio di denunciare PUBBLICATO IL RAPPORTO DELL’OSSERVATORIO REGIONALE ANTIVIOLENZA 5.892 DONNE SI SONO RIVOLTE NEL 2017 AI CENTRI DEL TERRITORIO

È stato pubblicato sul portale di Regione Lombardia il terzo rapporto sulle donne vittime di violenza che si sono rivolte nel 2017 ai centri antiviolenza attivi in Regione Lombardia, il primo realizzato col nuovo sistema informativo Osservatorio regionale antiviolenza. Un’iniziativa dell’assessorato alle Politiche per la famiglia, genitorialita’ e pari opportunità in collaborazione con i centri antiviolenza. CROLLA IL MURO DELL’OMERTÀ Nel 2017 gli accessi sono stati 5.892, contro i 5.244 del 2016 e i 4.317 del 2015. Appare sempre più evidente che il rafforzamento della copertura territoriale delle reti antiviolenza e la crescente sensibilità dell’opinione pubblica stanno influendo sulla crescita del numero delle donne che rompono la spirale della violenza rivolgendosi a noi. La nota dolente è la diffusione del fenomeno e la constatazione di quanto rimanga ancora da fare in termini di prevenzione. UN PROGETTO SPERIMENTALE Il progetto dell’Osservatorio regionale antiviolenza, avviato a partire nel 2014, ha portato alla stesura dei primi due rapporti nel 2015 e nel 2016 e alla successiva strutturazione ed evoluzione che consente oggi una raccolta organica e sperimentale di dati, garantendo alle donne il più assoluto anonimato.

DATI UTILI PER PREVENIRE E SOSTENERE La violenza di genere è difficilmente misurabile, perchè si manifesta prevalentemente all’interno delle mura domestiche o per mano di persone conosciute. Il complesso rapporto tra la donna e l’autore del crimine e le reazioni emotive e psicologiche che la violenza genera nelle vittime, rendono infatti spesso difficile la sua emersione. La disponibilità di informazioni puntuali ed aggiornate sulle caratteristiche del fenomeno, rappresenta dunque una base essenziale per sviluppare nuove strategie ed iniziative ed avere in questo modo informazioni sempre più accurate sui bisogni. L’obiettivo è offrire sempre maggiore qualità, efficacia ed omogeneità negli interventi di prevenzione e di sostegno. QUALCUNA SI FERMA AL CONTATTO INIZIALE Non tutte le donne che contattano i centri, infatti, attivano un percorso completo di uscita dalla violenza. I dati indicano percorsi non lineari, spesso frammentati e intermittenti: alcune si fermano al contatto iniziale, altre partecipano a colloqui di accoglienza o di ascolto telefonico, volti a individuare i bisogni e il percorso più adatto per uscire dalla violenza, ma alcune ancora li abbandonano o li sospendono. PREVENIRE UN IMPEGNO COMUNE Questo rapporto mira certamente a migliorare la conoscenza per intervenire meglio ma anche a mantenere alta l’attenzione verso il lavoro delle operatrici e degli operatori che quotidianamente si occupano di contrasto alla violenza, donando impegno, energia, dedizione, tempo libero. E ancora di più a sensibilizzare l’opinione pubblica, poichè solo con l’impegno di tutti sarà possibile contrastare e prevenire un fenomeno che è una ferita aperta per l’intera comunità.


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MERCOLEDÌ 12 SETTEMBRE HA PRESO IL VIA L’ANNO SCOLASTICO 2018/2019. INEVITABILE SOFFERMARCI SUL TEMA VACCINI GRAZIE AL CONTRIBUTO DEL NOTO VIROLOGO ROBERTO BURIONI, PROFESSORE ORDINARIO DI MICROBIOLOGIA E VIROLOGIA, DOTTORE DI RICERCA IN SCIENZE MICROBIOLOGICHE, SPECIALISTA IN IMMUNOLOGIA CLINICA ED ALLERGOLOGIA PRESSO L’UNIVERSITÀ VITA-SALUTE SAN RAFFAELE Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori e… tuttologi. Inutile nascondere come il ‘restyling’ della celebre frase di Benito Mussolini si addica perfettamente ai nostri tempi. Quante volte ci capita, infatti, di sostenere anche con una certa veemenza idee riguardo a tematiche per le quali non siamo poi così preparati o non lo siamo per niente? Certo il bello del nostro Paese è anche avere la possibilità di dire la propria ma una cosa è farlo con garbo e cognizione, allo scopo magari di far scaturire un confronto utile e costruttivo, un altro, invece, per il solo gusto di essere il primo tra i bastian contrari. Una volta se avevi bisogno di costruire casa ti affidavi ad un architetto; se ti serviva un vestito da cerimonia c’era il sarto, se dovevi ricorrere ad una cura per una determinata patologia c’era il medico di base o al massimo lo specialista. Oggi, invece, tutti siamo in grado di fare tutto e, per di più, questa presunzione tipicamente italiana tende a tracimare quasi sempre nell’insulto e nel discredito di coloro che non la pensano come te anche per questioni molto delicate come quelle di natura medica. In tema vaccini, per esempio, si è detto tanto, forse troppo: al di là di alcuni aspetti costruttivi che possono favorire il dibattito nella comunità scientifica e non solo, crediamo sia doveroso affidarsi con fiducia a chi ne sa qualcosa più di noi senza lasciarsi offuscare dalla malizia e, soprattutto, senza dar adito per una volta alla dietrologia. A partire, magari, dal nuovo governo che, oltre ad aver fatto poco o niente dal suo recente insediamento, escludendo il respingimento di qualche nave con migranti a bordo, è riuscito solamente ad accrescere un clima di confusione e diffidenza riguardo l’obbligatorietà dei vaccini quando in realtà sarebbe stato opportuno assumere una posizione con fermezza. Professore, senza troppi giri di parole, andiamo subito al dunque: perché è estremamente importante vaccinare i bambini? “È importantissimo perché le scuole e gli asili sono luoghi notoriamente più affollati dove i bambini interagiscono molto tra loro. I più piccoli si confrontano con i propri coetanei molto più di quanto avviene tra gli adulti. È importante, quindi, mandarli protetti da malattie che sono molto pericolose.

“CHI NON VACCINA È COME CHI GUIDA UBRIACO: UNA PERSONA CHE SI COMPORTA IN MODO IRRESPONSABILE METTENDO IN PERICOLO LUI STESSO, I SUOI PASSEGGERI MA ANCHE GLI ALTRI” QUESTO QUANTO HA RIBADITO IN QUESTA INTERVISTA IL PROF. ROBERTO BURIONI

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Se non ci si vaccina, infatti, si rischia di contrarre patologie molto serie, a partire dal morbillo, e non certo banali come molte persone pensano. Oltre a questo c’è un ulteriore elemento da non sottovalutare: ricordiamoci sempre che ci sono bambini e adulti che non si possono vaccinare o hanno perso la loro immunità e ciò inevitabilmente favorisce la circolazione di virus per cui si corrono dei rischi”. I dati, in questo senso, sono incontrovertibili… “L’incidenza maggiore del morbillo nella recente epidemia ha colpito i bambini con meno di un anno. Non a caso coloro che più frequentemente hanno complicazioni dal morbillo e che sono troppo piccoli per essere vaccinati perché il vaccino contro il morbillo si fa intorno ai 13/15 mesi di vita. Come possiamo proteggerli dunque? Soltanto vaccinando tutti gli altri. Chi non vaccina è un irresponsabile perché sulla base di superstizioni senza senso espone il proprio figlio ad un rischio grave e concreto ma non solo: è anche una persona che non fa il suo dovere di cittadino perché oltre ad esporre il proprio figlio a questo rischio, espone anche i figli degli altri. Chi non vaccina è come chi guida ubriaco: una persona che si comporta in modo irresponsabile mettendo in pericolo lui stesso, i suoi passeggeri ma anche gli altri”. Come giudica la posizione del nuovo governo relativamente a questo tema? “È vero che il nuovo governo si è insediato da poco ma onestamente ravviso un po’ di confusione. In primo luogo non è vero che i dieci vaccini sono troppi, anzi: sono gli stessi che vengono usati in tutto il mondo. Le differenze tra l’Italia e il resto del mondo sono sostanzialmente due: la prima è che nel resto del mondo li fanno senza dover ricorrere all’obbligo, la seconda è che nel nostro Paese sono gratuiti mentre in molte nazioni sono al contrario molto cari”. La sicurezza dei vaccini è documentata da una raccolta di dati davvero significativa. Non è così? “I dati della sicurezza e dell’efficacia sono spaventosi. I vaccini attualmente in uso sono i farmaci più sicuri che esistano e gli effetti collaterali gravi sono talmente rari, nell’ordine di un caso su alcuni milioni di vaccinazioni, che è addirittura difficile calcolarli”.

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A suo parere questa tendenza storica al relativismo e al rifiuto della scienza tipica di noi italiani pensa possa esaurirsi o nel tempo si possa ulteriormente consolidare? “Io spero possa finire presto attraverso l’impegno di tutti, a partire dai medici, dalle istituzioni e dagli operatori della comunicazione perché uno dei motivi per cui i vaccini vengono rifiutati è che la gente non si ricorda quanto è brutto morire di difterite o rimanere paralizzato a causa di una poliomielite. La mia speranza, ovviamente, non è che la gente si convinca a vaccinare perché muore un bambino ma perché sia la cosa giusta da fare”. Facendo una provocazione servirebbe un vaccino contro l’ignoranza… ”Proprio così. È solo l’ignoranza che porta a rifiutare delle vaccinazioni. È come rinunciare ad avere dei freni per la propria automobile. La scienza discute di tante cose e non su tutto si arriva ad una certezza e ad una convergenza di opinioni ma sull’efficacia e sulla sicurezza dei vaccini non c’è alcun dubbio”. Essendo tra i primi fautori dei vaccini è stato spesso il bersaglio preferito del popolo ‘no vax’ che lo ha criticato anche con minacce e aggressioni verbali: quanto questo aspetto la sta condizionando da un punto di vista umano? “Non è piacevole ed è qualcosa che non avevano certo messo in conto. Io non faccio altro che dire quanto riporta la scienza. Se uno dice che il sughero galleggia non sta esprimendo una sua opinione, sta dicendo un dato di fatto. Io dico che i vaccini sono efficaci e sicuri: è come dire che il sughero galleggia. È la stessa cosa. È ciò che dice la scienza. Umanamente mi è dispiaciuto molto: leggere minacce su Facebook di persone che sanno dove vado al mare con mia moglie e mia figlia non è certo una cosa piacevole… Accanto a tutto questo, per fortuna, non mi mancano gli attestati di stima per la battaglia che sto conducendo da tanti colleghi, medici, genitori e persone comuni che mi invitano a non desistere. Io lo sento come un dovere di cittadino, di padre e, soprattutto, di professore universitario”.


FABIO ROLFI, ASSESSORE REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE E SISTEMI VERDI IN VISITA ALLA LATTERIA SORESINA. UNA REALTÀ NATA ALL’ INIZIO DEL NOVECENTO CON L’OBIETTIVO COSTANTE DI OFFRIRE QUALITA’, CONCILIANDO TRADIZIONE, ESPERIENZA E INNOVAZIONE

rolfi e i provoloni (che s’ha da fà...)


Avrebbe dovuto essere candidato alla poltrona di sindaco di Brescia... Fabio Rolfi era quasi un predestinato anche perchè in passato era stato vicesindaco della città lasciando un ottimo ricordo dei suoi modi di fare diretti e operativi. Però, per sfidare Emilio Del Bono la scorsa primavera, è stata scelta Paola Vilardi che ha conseguito una sonora sconfitta, forse, anzi sicuramente, anche a causa di una certa riottosità degli elettori della Lega nel votare una candidata di Forza Italia, dopo che lo stesso Salvini aveva promesso alla città un sindaco leghista. Però, l’impegno - e la rinuncia - di Fabio Rolfi, già consigliere al Pirellone, sono stati premiati con la nomina ad Assessore all’Agricoltura della Regione. Forse conscio della sua comprensibilmente scarsa conoscenza del settore ma anche per avere il polso della situazione, il buon Rolfi si è messo a girare come una trottola fra cascine, allevamenti, caseifici, salumifici, latterie e stalle. Lo abbiamo visto tra i filari della vigne della Lombardia dall’Oltrepò alle Alpi, a tu per tu con i contadini di pianura e i pastori degli alpeggi, con chi ha problemi con i cinghiali e chi con l’invasione delle nutrie... Insomma, un gran bel da fare con un percorso che lo porta a diretto contatto con i protagonisti di un mondo lontano dalle metropoli, con aziende fondamentali per l’economia del territorio, che fanno della qualità e dell’innovazione tecnologica la migliore arma per sfidare i mercati mondiali. L’agricoltura e l’industria alimentare della Lombardia sono, con tutta la filiera che generano, le prime a livello nazionale e vantano una serie di grandi eccellenze apprezzate internazionalmente. “Intendo essere vicino, come Assessorato, a queste realtà - ha detto Rolfi durante la visita alla Latteria Soresina - e cogliere sempre più spunti possibile per rafforzare e costruire, soprattutto, progetti di filiera. In particolare modo quelli che coinvolgono il sistema cooperativo che ha dimostrato, negli anni, la capacità di riconoscere un maggior valore alla materia prima latte, rispetto al settore industriale, valorizzando quindi il prodotto locale. Voglio collaborare con loro nella sfida della comunicazione - ha detto - per far percepire sempre meglio il valore del latte come alimento nutriente fondamentale della nostra dieta, contrastando le false credenze, le fake news e le informazioni sbagliate che stanno, purtroppo, riducendo i consumi, diffondendo stili di vita sbagliati nella popolazione. C’è anche la sfida alla burocrazia, che dobbiamo assolutamente concretizzare - ha aggiunto - per ridurre incombenze inutili per i nostri agricoltori e operatori. Ed è per questo che annunciamo la creazione del Tavolo antiburocrazia in agricoltura, che sarà convocato nei prossimi giorni alla presenza delle associazioni agricole. Voglio passare in rassegna tutti gli adempimenti burocratici in campo agricolo e zootecnico che sono richiesti agli allevatori per depennare quelli inutili.


i ANDOzio Maggion C I T I L i r PO di Mau a cura

l’estate sta finendo...

Era il ritornello che cantavano il duo dei Righeira alcuni anni orsono, un ritornello facile e orecchiabile che divenne il tormentone estivo di allora. Quest’estate, invece dei cantanti, il tormentone lo ha messo in scena la politica ogni giorno: migrazione, reddito di cittadinanza, flat tax, unione europea, vaccini, per non parlare del ponte crollato... Anche l’estate, come la notte, dovrebbe portare consiglio, invece da noi porta solo disastri... C’è qualcosa che non quadra. La migrazione, o meglio l’immigrazione clandestina, si è notevolmente ridimensionata perchè finalmente un ministro ha fatto il suo dovere, forse con troppa intemperanza... Sì è un po’ ruvido il Salvini, ma ha una grande presa sul pubblico, suo e non solo. Le ONG sono state smascherate, soprattutto nei loro interessi, tutti sapevano, ma facevano finta di nulla, essendo le stesse, amiche degli amici. La chiesa di Roma, dopo aver parlato troppo di pedofilia, si avvolge su se stessa e decide di prendersi dei migranti a cui si guarda bene di rilasciare un lasciapassare per entrare nella Città del Vaticano... Forse questo sarà il prossimo passo di Papa Francesco, per annacquare il “sistema” vaticano (vedasi le accuse contro di lui di Mons Viganò etc). Solo così il Papa potrà salvarsi, altrimenti anche lui dovrà combattere i suoi simili al suo interno, con perdita di energie e vitalità. Ricordiamoci sempre che lui è un gesuita…. La sintesi sull’immigrazione programmata promossa da Soros, Bonino e Boldrini, con l’assistenza, ovviamente, della Chiesa, è sotto gli occhi di tutti, soprattutto nei rapporti secretati dei vari governi; si sa che gli stessi sono funzione delle logiche della globalizzazione, sia politica che economica. L’Europa è il nuovo campo di battaglia per l’omogenizzazione verso il basso del suo popolo, partendo dalla de-culturalizzazione sino a renderci tutti più poveri a beneficio di pochi cioè delle multinazionali. La Commissione europea si è dimostrata una frana ed è riuscita a prendere per il naso anche Mattarella che aveva spinto per l’accordo di accoglienza dei migranti da parte di ogni Stato tra quelli che si erano resi disponibili. Ha schiacciato anche l’occhiolino alla Guardia Costiera, facendo capire che Lui, il Presidente, capo supremo delle Forze Armate, la proteggeva. Ed ecco che un ufficiale della stessa Guardia, fa di testa propria e va a prendere dei naufraghi che non avrebbe dovuto soccorrere, non essendovi pericolo di vita per nessuno e bla, bla, bla... Poi un giovane, guarda caso, magistrato interpreta la legge, e avvia una nuova indagine nei confronti di un Ministro della Repubblica con il silenzio assordante del Colle. Siamo certi che entro tre mesi tutto si sgonfierà, ma intanto, fiato alle trombe, tutti contro tutti e via col vento…. Il PD tenta di esserci ma sbaglia politica e Martina, che farebbe bene a taglarsi la barba che lo rende ancor più inconsistente di quanto lo sia davvero, tenta la rianimazione del suo partito, ma a Ghisalba, paese vicino a Mornico dal quale lui proviene, anche l’ultima festa dell’Unità esistente, è stata cancellata. Si dà un gran da fare adesso per poi ritirarsi dalla gara per la segreteria del partito al prossimo congresso, tirando la volata (verso il basso visti i sondaggi) a Zingaretti che sembra il fratello del commissario Montalbano. Martina verrà premiato venendo candidato capolista alle elezioni europee del prossimo maggio e parlerà di agricoltura a Bruxelles. Sparirà però dai riflettori, si dimetterà dal Parlamento Italiano, lasciando il posto a Sanga, altro bergamasco doc che ci tiene tantissimo. Così saranno tutti accontentati.

Non riusciamo a comprendere che solo con il rispetto delle leggi si riuscirà a far capire alla UE che noi non siamo dei pirla? Che non ci stiamo più ai vecchi giochini come nel 2011? Che il vento è cambiato? Che non serve non pagare in toto il nostro fee (il dovuto) alla UE come minacciato da Salvini, ma basta leggermente “disosservare” tutto e creiamo il caos nel sistema burocratico che loro stessi hanno creato? Fatta la legge trovato l’inganno. Disaffezzioniamoci un attimo da loro, facciamoli ingelosire, diamo soldi alla Libia, alla Tunisia e prendiamo il gas che arriverà in Puglia entro 6 mesi. Forse ci chiederanno scusa e allora….. Trump, la Cina, la Russia, sono pronti a comprare il nostro debito pubblico? Perfetto, vendiamolo al miglior offerente con le migliori garanzie per noi. Business is business, la globalizzazione economica e dato che il mercato libero in libero mercato l’hanno coniato loro, a noi italiani conviene scegliere a chi pagare dazio, invece che essere obbligati a pagarlo a chi non ci piace. In questo modo diventeremmo una voce che conta, come nella barzelletta del macellaio e di Franco che ha un debito con lui. Torniamo ad essere protagonisti di noi stessi, mettiamoci [ Franco non dorme sapendo che al centro della situazione e il mattino seguente non potrà non aspettiamo che siano i onorare il suo impegno: la moglie ponti a crollare. Quello venu- lo rassicura e lo invita a dormire. to giù a Genova ci dimostra Franco si sveglia altre due tre volquale sia la nostra insipienza te nella notte, sempre più preocin merito, tutti sapevano, tutti cupato; ecco che l’astuta moglie lo dicevano, ma alla fine deve apre le imposte, chiama a gran scapparci sempre il morto, voce il macellaio, dirimpettaio, questa volta ben 43, perchè che si affaccia subito e gli dice: ci si attivi. “Franco non potrà pagarti doBenetton-Autostrade, sarà la mattina, mi spiace ma non può! giustizia a dire se vi sono state Poi dice al marito: “Ora dormi il mancanze gravi, ma la gente problema adesso è suo vedrai che ha già giudicato. Uno dei miei ora a non dormire sarà lui.”] migliori amici, abita a Genova al Castelletto e per recarmi da lui dovevo passare su quel ponte, sullo svincolo delle Lavatrici, come chiamano le case lì costruite. Una pazzia urbanistica, uno scempio della natura e dell’intelligenza umana, voluto da 60-70 anni di amministrazione di sinistra che, con la scusa di dare le case ai poveri li ha messi in croce e loro hanno sempre gradito perchè il porto, con i camalli ed i sindacati, hanno sempre fatto mangiare tutti... Spero che ora cambi tutto, che si sia capito cosa significa badare solo al profitto. Piangiamo per quei morti, ma se sono stati necessari per salvarne tanti altri, allora dovranno essere proclamati eroi moderni di questa assurda guerra del profitto e del menefreghismo politico. L’estate sta finendo, le giornate si accorciano, l’autunno sarà molto caldo, in tutti i sensi. Ci aspettano mesi difficili, ma se pensiamo un solo momento che oggi ci siamo e domani... forse, ci rendiamo conto che questo è il momento di pensare ed agire senza interessi di squadra, ma nell’interesse generale di tutti. Come faceva il mio caro amico Friedel, che giusto un mese fa ci ha lasciati: pensava sempre in grande e a tutti e non a lui solo. Per me maestro di vita, collega rotariano, batterista, padre, fratello, ma, soprattutto Amico!


WLABICI l’unica catena che ci rende liberi


La bicicletta è un vero prolungamento del corpo che, sfruttando la forza dei nostri muscoli, riesce a farci percorrere distanze che non potremmo affrontare a piedi e a velocità impossibile per noi. Il segreto è nell’equilibrio con cui sfreccia con le due ruote che nel loro rotolare sopportano tutto il peso su pochi centimetri di gomma che aderiscono alla strada. Il sogno di ogni bambino, dal primo triciclo, alla bici da corsa, passando per quella con le rotelline laterali. Quando arrivò il motore a scoppio venne relegata nelle cantine. Chi appena poteva permetterselo aveva la moto, chi poteva di più andava in automobile. In bici rimasero per un po’ solo gli operai, ma anche loro preferirono presto la Vespa o la Lambretta. Ci furono costruttori di biciclette che furono costretti a chiudere bottega e i ciclisti di un tempo si misero ad aggiustare i motorini e gli scooters. Poi il ritorno di fiamma che ha visto negli anni più recenti la bicicletta riprendersi un ruolo importante nella vita di molti di noi. C’è chi la utilizza nel tragitto da casa al lavoro, chi ci va a scuola, altri a fare la spesa. Andare in bici è anche decisamente trendy, politicamente corretto e consigliato dai medici per una vita meno sedentaria. Al ritorno della voglia di pedalare ha contribuito anche l’avvento sul mercato di biciclette tecnologicamente molto avanzate, elettriche, a pedalata facilitata, leggerissime performanti, in grado di affrontare ogni terreno, con gomme più simili a quelle di una moto da cross. Il sabato e la domenica è un tripudio di ciclisti che agghindati come per il Tour de France, scorrazzano in gruppo o in solitaria creando non pochi problemi ad automobilisti sempre impazienti che non accettano di camminare a 30 all’ora dietro le biciclette.

I “vaffa” si sprecano ma, all’intolleranza e alla prepotenza degli automobilisti, c’è anche da registrare che spesso, quelli con le bici, esagerano con gincane, passaggi ai semafori rossi, nei sensi vietati o tagliando spericolatamente le rotatorie con una certa arroganza... Molte amministrazioni saggiamente provvedono a realizzare piste ciclabili che presto attraverseranno ogni lembo del territorio. Importante è metterle in comunicazione tra loro e segnalarle per creare una rete in grado di unire tutti i paesi. Pochi mesi fa è stato presentato un percorso in bicicletta che partendo dal cuore di Milano arriva fino in cima alla Valbondione, sfruttando molte piste spesso poco conosciute e molto spesso non connesse tra loro. Sulla gardesana è stata realizzata una ciclabile spettacolare, sospesa sulla sponda del lago di Garda. Sono solo due esempi delle tante iniziative di cui ci giunge notizia negli ultimi tempi. La riscoperta ed il rilancio in ogni contesto del mezzo a due ruote mosso da energia muscolare umana, anche se facilitata dai motori elettrici, è da considerare un vero progresso per tutti. Un giorno forse ci sarà anche il teletrasporto, ma la gioia di una pedalata in bicicletta, magari tra i boschi, in riva al mare o tra le vie del centro storico, non potrà mai essere eguagliata. Accesso alla vita degli adulti, primo mezzo di trasporto, indipendenza e libertà. La mia prima era azzurra (accuratamente riverniciata dopo essere stata recuperata chissà dove) con una sella enorme perché pare che a cinque anni avessi un sedere molto grosso. Poi ricordo una bicicletta rossa, ereditata da mio fratello maggiore, come una sportiva Legnano (ancora esiste) pervenutami dal babbo. Poi una pausa, il trasferimento a Milano coincise con l’abbandono delle due ruote fino al ritorno in campagna. Ricordo il ciclista di Gorle, il Tadini, dove divenni proprietario della mia attuale bici comprata, insieme ad un modello da donna per la mia socia Patrizia. Biciclette classiche, nere con il freno a bacchetta, la dinamo per il faro, un passo da città, niente cambio. Ma le gomme avevano la cornice bianca, il faro cinese, i parafanghi e il carter coperto. La uso appena posso e sono sempre felice di farlo. Arrivo alla svelta, non ho problemi di parking e parchimetri .sciolgo un po i muscoli e… sono un pò più felice. (v.e.f.)


Hanno detto della bici La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l’equilibrio devi muoverti. (Albert Einstein) Il socialismo può solo arrivare in bicicletta. (José Antonio Viera Gallo) La bicicletta somiglia, più che ad ogni altra macchina, all’aeroplano: essa riduce al minimo il contatto con la terra, e soltanto la sua umiltà le impedisce di volare. (Mauro Parrini) Due amanti in bicicletta non attraversano la città, la trapassano come una nuvola, su pedali di vento. (Didier Tronchet) La simpatia che ispira la bicicletta deriva anche dal fatto che nessuna invasione è stata fatta in bicicletta. (Didier Tronchet) L’idea di una città in cui prevale la bicicletta non è pura fantasia (Marc Augé) Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza. (Herbert George Wells) La bicicletta è la più nobile invenzione dell’umanità. (William Saroyan)

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Niente è paragonabile al semplice piacere di un giro in bicicletta. (John Fitzgerald Kennedy) Quelli che vogliono controllare le proprie vite ed andare oltre un’esistenza come semplici clienti e consumatori, sono persone che vanno in bicicletta. (Wolfgang Sachs) Un giro in bicicletta è una fuga dalla tristezza. (James E. Starrs) Le biciclette sono catalizzatori sociali che attraggono una categoria di gente superiore. (Chip Brown) Camminare a me non va, in bicicletta vò meglio. È un mezzo meno faticoso. Fino a poco tempo fa pedalavo spesso, ricavandone equilibrio, voglia di fare e volontà. (Margherita Hack) Non si smette di pedalare quando si invecchia, si invecchia quando si smette di pedalare. (anonimo)


Garda by Bike un anello ciclabile di oltre 140 chilometri attorno al lago di Garda

LO SCORSO LUGLIO SONO STATI INAUGURATI I PRIMI DUE CHILOMETRI DEL TRACCIATO DELLA CICLABILE DEI SOGNI DA LIMONE SUL GARDA FINO AL CONFINE CON LA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO: IMPAGABILE L’OPPORTUNITÀ DI PEDALARE A STRAPIOMBO SUL LAGO Un itinerario ciclabile di oltre 140 km nel periplo del Lago di Garda, collocato in una posizione strategica, crocevia tra i due percorsi Eurovelo EV7 “Itinerario dell’Europa Centrale” ed Eurovelo EV8 “Itinerario Mediterraneo”, e quindi direttamente connesso alla rete ciclabile europea. È stato inaugurato il primo tratto dell’attesissima Garda by Bike, la ciclopista dei sogni che consentirà il passaggio non solo nelle gallerie dismesse della gardesana ma anche in alcuni tratti a picco sul lago su passerelle di legno appositamente predisposte. Un vero e proprio paradiso non solo per gli appassionati del cicloturismo ma anche per gli amanti dello sport, dell’aria aperta e della natura: uno spettacolo per gli occhi, un punto di osservazione privilegiato in cui godere di panorami e tramonti mozzafiato. “Si tratta di un’opera destinata a diventare un’attrazione turistica di primo piano per l’Alto Garda, visto il continuo aumento d’interesse per le vacanze sportive” ci hanno detto dal Comune di Limone sul Garda. L’anello ciclabile Garda by Bike, che punta a congiungere tutti i centri abitati sulle sponde del lago favorendo la mobilità sostenibile, dovrebbe essere ultimato entro il 2021 e, secondo il progetto iniziale, avrà un costo complessivo di circa 102 milioni di euro (il tratto appena inaugurato è costato oltre sette milioni e mezzo). Questo ambizioso progetto ha richiesto la collaborazione della Regione Lombardia, della Regione Veneto e della Provincia Autonoma di Trento che hanno rispettivamente investito 44,8, 17,8 e 39,4 milioni di euro. Un investimento certamente elevato ma i cui ritorni si prevede siano rapidi e cospicui: per ogni chilometro lineare, infatti, si è calcolato un rendimento dai 110 ai 350 mila euro.


Il percorso Lungo la sponda occidentale del Lago di Garda, l’itinerario, che si estende nel territorio bresciano per circa 89 chilometri, attraversa i comuni di Sirmione, Desenzano del Garda, Lonato del Garda, alcuni comuni della Valtenesi quali Padenghe sul Garda, Moniga del Garda, Manerba del Garda; costeggiando la riviera verso nord attraversa i territori di San Felice del Benaco, e, nel Parco dell’Alto Garda, Salò, Gardone Riviera, Toscolano-Maderno, Gargnano, Tignale, Tremosine sul Garda, Limone sul Garda. Nel tratto fra Gargnano e Limone sul Garda il tracciato si inerpica sui pendii ripidi dei monti della Valvestino ed è quindi consigliato ai soli esperti; per chi non è in grado di sostenere l’impegnativa salita è prevista la possibilità di utilizzare la navigazione sul lago attraverso battelli predisposti al carico delle biciclette. Il tratto di percorso impegnativo è lungo circa 27 Km e può essere superato con i mezzi di linea di Navigarda da Gargnano a Limone sul Garda.

Da qui è possibile raggiungere Riva del Garda,Torbole e Malcesine sempre utilizzando la navigazione sul lago: sulle corse battello l’imbarco delle biciclette è condizionato dal tipo di motonave in servizio e dal traffico contingente. I viaggiatori sono invitati ad informarsi preventivamente presso le biglietterie di terra o presso il numero verde dedicato. Nella provincia di Trento il percorso attraversa i comuni di Riva del Garda, Nago-Torbole, Arco ed ha una lunghezza di circa 7 Km. Nella provincia di Verona il percorso è lungo circa 69 Km ed attraversa i territori di Peschiera del Garda, Castelnuovo del Garda, Lazise, Bardolino, Garda, Torri del Benaco, Brenzone, Malcesine, ricalcando in parte il tracciato della ciclopista del Sole. In provincia di Mantova il tratto è breve ed è di collegamento fra Peschiera del Garda e Pozzolengo, sulle colline moreniche, da Ponti sul Mincio a Castellaro Lagusello a Lonato del Garda. I percorsi individuati sono due e possono essere alternativi: entrambi si sviluppano in prossimità del Parco Regionale del Mincio.


Un computer è come una bicicletta per le nostre menti. (Steve Jobs) È andando in bicicletta che impari meglio i contorni di un paese, perché devi sudare sulle colline e andare giù a ruota libera nelle discese. In questo modo te le ricordi come sono veramente, mentre in automobile ti restano impresse solo le colline più alte, e non hai un ricordo tanto accurato del paese che hai attraversato in macchina come ce l’hai passandoci in bicicletta. (Ernest Hemingway)

Le ruote di una bici sono come le lancette di un orologio: girano lentamente ma possono andare molto lontano rotolando verso il futuro senza fretta. (Enrico Caracciolo) Chi pensa che le macchine non sappiano amare si sbaglia di grosso: la bicicletta ama l’uomo, e in particolare i bambini. (Mauro Parrini) La bicicletta non è un viluppo di metallo, un insieme inerte di leve e ruote. È arpa birmana. Sinfonia. Un dono della vita. Trasforma in musica storie di uomini. Anche tragedie. (Claudio Gregor) Il ciclismo è la fatica più sporca addosso alla gente più pulita (Giampaolo Ormezzano) La bicicletta è l’immagine visibile del vento (Cesare Angelini)

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La bicicletta è la trascrizione della energia in equilibrio, l’esaltazione dello slancio, l’immagine visibile del vento. Tendenzialmente vola; rade ma non tocca la terra. (Cesare Angelini)


WLABICI Da Milano a Valbondione in bicicletta dalla metropoli ai 3000 delle Orobie C’È UN PERCORSO CHE DAL CENTRO DI MILANO CONSENTE DI RAGGIUNGERE L’ALTA VALLE SERIANA SENZA MAI SMETTERE DI PEDALARE. UNA RETE DI PISTE E STRADE IN TERRA BATTUTA CHE NON MOLTI CONOSCONO. UNA RETE CICLABILE INVISIBILE “Ho provato a digitare in un motore di ricerca Milano Valbondione e ho trovato: 1h 49 min. 102,8 km passando per A4/E64. Ma questo non è ciò che cercavo. Non mi interessa la velocità e il tempo minimo di percorrenza, mi interessa un viaggio lento alla scoperta di un territorio ricco di storia, capace di offrirmi paesaggi e geografie in cui immergermi, tra pianura, fiumi, colline e montagne. Allora ho riprovato a digitare sulla tastiera le due località aggiungendo la parola bicicletta. Purtroppo non è accaduto nulla e il motore di ricerca non ha selezionato niente di interessante, come se gli algoritmi avessero girato a vuoto restituendo solo brandelli di ciclabile sparsi qua e là.” Comincia così la guida Da Milano a Valbondione ed è proprio iniziando a mettere insieme i brandelli di quelle ciclabili, tra cui alcune poco conosciute, che a Maurizio Panseri è venuto in mente di documentare con un libretto per la collana CICLABILI di Lyasis edizioni, un percorso testato e descritto nei minimi particolari che, dalla metropoli meneghina vi porterà in sella alla vostra bicicletta verso i panorami mozzafiato della Val Seriana attraversando anche la grande pianura con le sue suggestioni.


FUOCHI DI PAGLIA di Giorgio Paglia

L’IMPERSCRUTABILE SENSO DEL DESTINO Verso la fine di luglio una notizia ha riempito i giornali e le TV di tutto il mondo, ma soprattutto di quelli italiani: la grave ed inattesa malattia dell’amministratore delegato del gruppo FCA e presidente della Ferrari, Sergio Marchionne. Improvvisamente sabato 21 luglio la Fiat ha riunito il suo CdA e ha provveduto a sostituirlo con altri quattro managers, perché Marchionne, secondo John Elkann non sarebbe più potuto tornare al lavoro. Così sono iniziati i solenni de prufundis nei confronti di un uomo della finanza a cui i suoi azionisti devono molto, forse tutto. Probabilmente senza di lui la storica casa automobilistica torinese sarebbe irrimediabilmente fallita già nel 2003. Come sempre in Italia c’è stato chi lo ha dipinto come un santo e chi lo ha descritto come un diavolo. Venerato e odiato nello stesso momento, ma con una caratteristica che contraddistingue chi nella vita sa salire in alto: la profonda solitudine degli uomini potenti. Marchionne si è poi spento il 25 luglio in una clinica di Zurigo. Mi piace ricordarlo come un uomo d’impresa, capace di fare, citando una sua frase che amava spesso ripetere: “Il vero valore di un leader non si misura da quello che ha ottenuto durante la sua carriera, ma da quello che ha dato. Non si misura dai risultati che raggiunge, ma da ciò che è in grado di lasciare dopo di sé.” E’ un pensiero filosofico, più che aziendale. Un concetto stridente col capitalismo globalizzato dei giorni nostri, che tende a far prevalere il denaro sull’essere umano, che esalta il successo economico e che condanna il fallimento imprenditoriale. Così scivolo anch’io in una riflessione sulla fugacità dell’esistenza, lunga o corta che sia, e sul destino che attanaglia noi tutti. Non sembri pessimistica, perché parla anche della morte. Un termine temuto, nascosto, che però appare in molte preghiere cristiane, comprese il Credo e l’Ave Ma-

ria. Un concetto che sprofonda nel tempo, che fa parte della stessa esistenza umana e che è legato alla cosiddetta fatalità di ognuno di noi. Ricco o povero che sia. Dunque, la vita è una strada impervia, lastricata di emozioni continue. Il camminare a testa alta richiede doti umane eccellenti, tanta fatica e una buona dose di fortuna. Il primo suono che emette una persona quando nasce proviene dal pianto, non da una risata, quasi fosse il prologo di un viaggio in una irta valle di lacrime. Dicono che il capire la fragilità della vita sia il primo segno di saggezza. Non è pessimismo, è semplicemente consapevolezza. Ma non siamo noi gli unici artefici di questo peregrinare sul mondo. Noi agiamo per essere felici, perchè così è il nostro spirito. Nella nostra interiorità perseguiamo costantemente la gioia, non il dolore. Non siamo fatti per soffrire e lo dimostra la continua ricerca di paradisi artificiali, quando siamo in balia della depressione, o della disperazione. Poi improvvisamente, arriva il caso, il destino, il fato, la divina provvidenza, chiamatelo come volete. Questo imprime alla vita risvolti positivi o negativi, anche a seconda del calcolo delle probabilità. Infatti non può sussistere un’esistenza costellata di soli successi, di sole vittorie, di sola ricchezza, di solo benessere, di sola felicità. Perchè ogni cosa nell’universo è composta da estremi, fatti da più e da meno, da materia e da antimateria, da protoni e da elettroni, dalla forza di gravità e dall’antigravità, dallo yin e dallo yang. Opposti che si equilibrano, che magari si annullano, che si cercano e che esistono solo se sopravvive il loro contrario. Così non c’è vita senza morte e non c’è morte senza vita. Noi sapremo come scriverla e il destino saprà come trascriverla.Volenti o nolenti. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


L’evoluzione del ristorante

BACCALÀ CON CURCUMA E GERMOGLI DI LENTICCHIE

CUSTODIRE, NUTRIRE E INNOVARE: QUESTA LA RICETTA IN CUCINA DI VITTORIO FUSARI, PROTAGONISTA DI UNA NUOVA E INTRIGANTE SFIDA PROFESSIONALE Testo Tommaso Revera Bella, buona e sana: non sto riprendendo lo slogan (elementare quanto incisivo) della polenta Valsugana ma parlando della cucina proposta da uno degli interpreti più conosciuti e apprezzati del nostro territorio, Vittorio Fusari. L’ultima volta che avevamo avuto il piacere d’incontrarlo eravamo alle porte di Bergamo durante la manifestazione ‘Astino nel gusto’. Oggi, a distanza di quasi un anno, molte cose sono cambiate a partire dal suo addio al Pont de Ferr di Milano (dove era Executive Chef dal 2015) sino allo sbarco sul Sentierone di Bergamo per la nuova avventura con Balzer iniziata lo scorso marzo. Lui è sempre lo stesso: cordiale, disponibile e decisamente motivato da questa nuova sfida professionale. Parlare con Vittorio è estremamente piacevole: la serenità e la calma che infonde è merce rara nel frenetico e sempre più caotico mondo degli chef.

Uno chef bresciano chiamato per riconferire prestigio al ‘salotto buono’ dei bergamaschi. Lo scorso 28 marzo hai riaperto lo storico Balzer sul Sentierone. È qui che riproponi la tua proposta di cucina sana, buona ed emozionante? “Custodire, nutrire e innovare: sono queste le parole chiave a cui mi ispiro da sempre per la ricerca di una proposta gastronomica gustosa ma al tempo stesso salutare”. Una sfida intrigante e affascinante al tempo stesso: è questo il motivo che ti più ti ha convinto ad intraprendere questa nuova avventura? “È esattamente questo il motivo per cui ho lasciato Milano ma non l’unico: il desiderio di riavvicinarmi alla famiglia, infatti, era diventato troppo forte. Almeno adesso la strada per tornare ad Iseo è un po’ più corta. E poi Balzer è un luogo che non è da considerarsi di proprietà di un’azienda privata ma, vista la sua storia, appartiene ormai alla comunità”.


TONNO DI CONIGLIO CON POLENTA E BURRO AFFUMICATO CON MILLEFOGLIE DI PEPERONATA

Quali sono le novità a cui hai pensato per la rinascita di questa storica insegna? “Per questa nuova avventura ho rivisto il concetto di alimentazione dal punto di vista della ristorazione: la mia idea è pensare al cibo da un altro punto di vista. Deve certamente essere buono e sano ma collocato all’interno di un percorso più complesso”. Quale? “Spesso noi mangiamo assecondando dei ritmi che non sono i nostri ma dettati per lo più da un’organizzazione sociale che non ha nulla a che fare con l’idea della tua necessità/bisogno di cibo. Proprio per questo motivo ho pensato di costruire un percorso completamente diverso rimettendo la gente a tavola per farle riscoprire i piaceri che la tavola stessa può dare: sedersi ad un tavolo, infatti, non significa immediatamente mangiare ma vuol prima di tutto dire incontrarsi, fare una pausa, corteggiare, chiudere affari di lavoro. Significa convivialità, discussione, progettazione, riflessione e molto altro”. Come? “Proponendo un cibo sano a tutte le ore del giorno come avviene nei bistrot”. Un concetto di ristorazione che in Italia fatica a prendere piede… “Sì, non esiste o è rarissimo mentre invece è decisamente in auge nelle grandi metropoli europee.

DELIZIA BALZER


L’evoluzione del ristorante

CONCHIGLIE DI MAIS BIANCO E SPIRULINA CON PICCOLE VERDURE, POLLO RUSPANTE E MOZZARELLA DI BUFALA

Riprendendo, dunque, l’esperienza di alcuni tra i più importanti bistrot parigini, ho pensato di proporre un percorso parallelo, non certo uguale, incentrato sullo studio approfondito delle materie prime. Anche in ambito di pasticceria per esempio, abbiamo studiato soluzioni interessanti volte ad abbattere la quantità degli zuccheri presenti nei prodotti o a sperimentare sostanze alternative al saccarosio. Lo stesso facciamo con le farine: abbiamo tolto quelle più raffinate sostituendole con farine integrali, magari da grani antichi e, perché no, macinate a pietra”. Tra i vari obiettivi che ti sei prefissato per il rilancio del Balzer c’è il desiderio di far tornare la pasticceria il fiore all’occhiello di questo storico locale e per questo hai pensato al coinvolgimento del grande Iginio Massari. Confermi? “No, non c’ nessun coinvolgimento ma solo un grande rapporto di amicizia che ha origini antiche. Quando abbiamo aperto il 28 marzo scorso sono passato da lui per chiedergli suggerimenti e consigli ma solo per l’amicizia che ci lega da tanti anni. A Pasqua, non avendo il tempo di preparare i nostri prodotti per via dell’inaugurazione, abbiamo comprato e venduto le sue colombe e successivamente lo stesso abbiamo fatto con Giovanni Cavalleri, titolare della Pasticceria Roberto di Erbusco. Questo per far capire da subito la direzione in cui vogliamo andare…”. Ti piace definirti il ‘maestro di un’orchestra’ a dimostrazione di come sia importante per te valorizzare anche la tua squadra… “Sì tengo molto alla mia squadra e a condividere con loro successi e apprezzamenti. Il valore di un posto non può essere rappresentato da una persona ma da un progetto che necessariamente si realizza in squadra. Collaboro con Gregory Chabert, il mio storico pasticcere/ panettiere francese, con Alessandro Morgandi che ha lavorato a lungo al fianco di Iginio Massari e Paco Torreblanca per poi intraprendere altre significative esperienze e ho ripreso anche un pasticcere, Roberto De Martino, che aveva fatto parte del Balzer storico e che ha lavorato qui fino a sei/sette anni fa. Una scelta dettata, al di là di spiccate competenze individuali, anche dal piacere di giocare con questa continuità che è fatta da tradizione e innovazione”. Tutti ti ricordano per le esperienze trascorse prima al Volto e alle Maschere di Iseo, poi alla Dispensa Pani e Vini di Corte Franca ed, infine, al Pont De Ferr di Milano dove il 23 dicembre 2017 hai svolto l’ultimo servizio. Una decisione quest’ultima dettata dal desiderio di dedicare un po’ più di tempo alla tua famiglia, sbaglio? “Proprio così. A Milano sono arrivato poco prima dell’inizio dell’Expo e sono rimasto un paio d’anni: vivere un’esperienza in una città di quel genere ti arricchisce e ti dà tante altre frecce nell’arco.

Ma l’idea di non riuscire ad accompagnare mio figlio, che adesso inizierà il primo anno di scuola superiore a Brescia, non potevo accettarla. La famiglia è importante: la forza che dedichi ad un lavoro come il mio, se non hai alle spalle questo tipo di serenità, non sarebbe sufficiente. Devo, piuttosto, ringraziare mia moglie (che ai tempi mi incoraggiò nel cogliere l’opportunità di Milano) che mi ha aspettato senza mai far pesare la mia assenza”. Uno chef della tua esperienza è certamente in grado di intuire le potenzialità dei giovani che hanno deciso di intraprendere una carriera professionale come la tua. Puoi indicarci il nome di tre chef su cui scommetteresti? “Uno è Fausto Peci, chef del ristorante Albergo Rosa di Iseo, un mio ex allievo ai tempi delle Maschere che reputo molto in gamba. Un altro è il mio pasticciere/panettiere, Gregory Chabert, che ha iniziato a lavorare con me al Volto ancora nel 2007. Un altro ancora è Augusto Pasini, chef di Lanzani Bottega & Bistrot, che però non so se un domani compirà il grande passo di aprire il proprio ristorante”. Bergamo e Brescia sono da sempre territori con un peso specifico non indifferente in ambito di enogastronomia: giudichi positivamente la competenza di questi ‘palati’? “Le due città che 40 anni fa, quando ho iniziato il mio percorso, erano un po’ provinciali oggi sono tra le avanguardie gastronomiche più evolute sia perché il benessere delle due città ha permesso ai cittadini di viaggiare e conoscere, sia perché alcuni dei migliori professionisti del nostro settore lavorano proprio in queste due realtà. La forza di Bergamo e Brescia è molto antica: parte da una tradizione gastronomica fortissima che pian piano i cuochi (una volta la tramandavano anche le donne, di madre in figlia) hanno trasformato”. Il tuo piatto preferito? “La cotoletta, un piatto su cui ho lavorato molto e che a me suscita moltissimi ricordi dell’infanzia”. Tra i tuoi colleghi c’è uno chef che ammiri più di altri? “Direi Massimiliano Alajmo (che a Parigi gestisce un bellissimo bistrot, Caffè Stern, ndr), protagonista di percorso tutto particolare ma profondamente personale. Al di là del talento, mi piace la sua sensibilità gastronomica e il suo approccio”. Quando ne hai modo dove ti piace portare la famiglia fuori a cena? “Ce ne sono diversi. Un posto molto caro, quando sono dalle mie parti e voglio evitare viaggi, è il ristorante Albergo Rosa oppure il Miramonti L’Altro di Philippe Léveillé. Anche a Bergamo ho conosciuto locali interessanti: il NOI Restaurant, per esempio, gestito da Guido Gherardi in sala e Tommaso Spagnolo ai fornelli mi ha colpito molto”.


COFONDATORE ALL’ALLEANZA DEI CUOCHI DI SLOW FOOD, TRA COLORO CHE HANNO PARTECIPATO ALLA COSTITUZIONE DELLE TAVOLE ACCADEMICHE DELL’UNIVERSITÀ DI SCIENZE GASTRONOMICHE DI POLLENZO E CONSULENTE DELL’INNOVATIVO WINE GATE 11 PRESSO L’AEROPORTO DI ORIO AL SERIO: LA PASSIONE PER LA CUCINA DI VITTORIO FUSARI VA BEN OLTRE I FORNELLI

CEVICHE DI RICCIOLA, PESCE PERSICO E UOVO DI AGRUMI


SOFIA DELLA VEDOVA, ASTRO NASCENTE DELLA SCHERMA PARALIMPICA


La volontà non conosce ostacoli Testo Tommaso Revera - Fotografie Sergio Nessi

A TU PER TU CON SOFIA DELLA VEDOVA, ASTRO NASCENTE DELLA SCHERMA PARALIMPICA IN PEDANA CON LA NAZIONALE ITALIANA IN OCCASIONE DEGLI IMMINENTI CAMPIONATI EUROPEI DI SCHERMA IN CARROZZINA Riuscire a rialzarsi dopo un evento traumatico che ti cambia per sempre la vita non è da tutti. Già solo accettare quanto il destino è stato crudele è una cosa molto complicata. Eppure Sofia Della Vedova, una ragazza giovane, solare e dal futuro radioso, lo ha fatto reagendo come pochi alle conseguenze di un tragico incidente stradale a causa del quale ha perso l’uso di entrambe le gambe. Una reazione da vera sportiva che le ha permesso non solo di guardare avanti con ritrovata fiducia ma anche di riscoprirsi schermitrice: dopo soli cinque mesi dal suo esordio con la spada, i risultati ottenuti certificano la tempra di questa giovane promessa dello sport italiano paralimpico. Ciao Sofia, è un piacere conoscerti. Cinque mesi di scherma ti sono bastati per centrare due risultati incredibili. Se il buongiorno si vede dal mattino… “Proprio così. Il terzo posto conquistato lo scorso maggio ad Ancona durante la terza prova nazionale paralimpica è stato il mio primo podio in assoluto. Ma ancor più gratificante quanto avvenuto poco dopo a Milano, ossia la medaglia di bronzo conquistata durante i Campionati Italiani Assoluti Paralimpici. Un podio di cui vado fiera conseguito nella spada categoria A paralimpica”. Risultati che ti hanno spalancato le porte della nazionale… ”Esatto. Sarà per me un onore e un’emozione incredibile rappresentare il nostro Paese durante i Campionati Europei di Scherma in carrozzina in programma a Terni dal 17 al 23 settembre”. Un talento innato sbocciato solo pochi mesi dopo dal tuo inserimento, a stagione già avviata, nel settore paralimpico della Polisportiva Scherma Bergamo avvenuto nel dicembre 2017… Come ci sei riuscita? “Allenandomi e credendoci molto. Poi, certamente, ha contribuito molto il privilegio di essere allenata da un bravo maestro, Francesco ‘Ciccio’ Calabrese, e di far parte di un gruppo di compagni davvero incredibili”. Come si svolgono i tuoi allenamenti? “Ho modo di allenarmi sia con gli atleti normodotati, che con grande disponibilità e altruismo si siedono in carrozzina e tirano insieme a me, sia con gli atleti paralimpici con cui condivido obiettivi e traguardi. È un modo di allenarsi magari più difficile ma che ci fa crescere tanto”. Come è nato l’amore per la scherma? “Essendo laureata in Scienze Motorie avevo avuto la possibilità di cimentarmi con la scherma ancora all’Università ma poi avendo preso la strada delle arti marziali, per cui ero atleta nazionale, lo aveva un po’ abbandonato. In seguito all’incidente, però, mi sono detta: perché non riprendere con la scherma? E così ho ricominciato…”. Quando si raggiungono risultati sportivi come quelli che sei riuscita a conseguire in così poco tempo crescono sempre le aspettative delle persone che ti stanno attorno. C’è da parte tua il timore di deludere le attese? “Proprio in questi giorni (metà luglio, ndr.) ho avuto modo di apprendere che sarò chiamata a gareggiare in tantissimi appuntamenti. La cosa ovviamente da un lato gratifica, dall’altro accresce un po’ di timore non di deludere le aspettative degli altri ma verso me stessa. Fino a fine settembre sarò in pedana con la Nazionale: un’occasione unica in cui non intendo certo sfigurare”. A SOLI CINQUE MESI DALL’APPROCCIO CON LA SCHERMA, LA GIOVANE VALTELLINESE (VITTIMA DI UN INCIDENTE STRADALE AVVENUTO NEL MAGGIO DEL 2017 A CAUSA DEL QUALE HA PERSO L’USO DI UNA GAMBA) HA GIÀ CONSEGUITO TRAGUARDI SPORTIVI DAVVERO IMPORTANTI


SOFIA SFIDA DANIELE PAGANI, DIRETTORE COMMERCIALE DELLA CONCESSIONARIA LARIO BERGAUTO CHE SOSTIENE LA CAMPIONESSA PARALIMPICA

In quale specialità della scherma ti senti più portata? “Ho iniziato con la spada e tuttora mi trovo molto a mio agio ma da qualche mese a questa parte mi sto cimentando anche col fioretto”. C’è un personaggio sportivo a cui ti ispiri o che ammiri in particolare? “L’ho sentito di dover far scherma e lo pratico principalmente per me anche se ci sono tanti atleti diversamente abili che stimo, che hanno vinto medaglie e a cui si deve la visibilità di cui gode oggi questo sport in carrozzina”. Descrivici quello a cui hai pensato nel secondo successivo alla conquista della medaglia di bronzo agli Assoluti di Milano. “Ad un anno dal mio incidente, per la precisione un anno e una settimana dopo, raggiungere questo traguardo è stato bello per tutto, per me che sono una sportiva da sempre”. Rispetto alla tua esperienza quali suggerimenti ti senti di dare ad un giovane che magari si ritrova a vivere una situazione simile a quella che hai vissuto tu? ”Non è facile: ognuno di noi reagisce a proprio modo.

Dipende da molti fattori: dalla storia vissuta al carattere, dal lavoro che si svolgeva alle proprie attitudini, dal proprio temperamento sino alle persone che hai la fortuna di aver vicino. Io mi ritengo fortunata essendo stata attorniata da famiglia, amici e dalla mia squadra di scherma: persone straordinarie che mi sono state davvero d’aiuto”. Per uno spirito molto sportivo come il tuo escludi ci possano essere in futuro esperimenti anche in altre discipline sportive? “Non lo escludo però adesso mi sono focalizzata sulla scherma. Nel 2020 ci sono le Olimpiadi…”. Negli ultimi anni la tecnologia ha contribuito al miglioramento delle condizioni di vita delle persone diversamente abili. Quanto questo è riscontrabile nella tua vita di tutti i giorni? “È comunque una vita difficile anche se oggi, nel 2018, puoi fare praticamente tutto sia in casa, sia fuori. Già poter guidare la macchina è una cosa fantastica che ti rende autonomo e indipendente. Poi sicuramente c’è la giornata in cui la fatica la percepisci di più da un punto di vista fisico rispetto a coloro che hanno la fortuna di muoversi sulle proprie gambe. Le difficoltà, comunque, le abbiamo tutti e ognuno di noi le vive a modo proprio”.


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ritorno alle origini


VIVERE LA NATURA E LA NATURALEZZA IN UN HOTEL SULLE DOLOMITI Il progetto è stato pluripremiato per le soluzioni archiettoniche che riprendendo i tratti tipici dei tradizionali Masi dolomitici rivisitate in chiave contemporanea e con una grande attenzione alla sostenibilità ambientale. E al loro ambiente da queste parti sono molto attenti.


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ritorno alle origini

Il paesaggio unico in cui è immerso il nostro hotel sulle Dolomiti vi accoglie a braccia aperte. Preparatevi ad un soggiorno all’insegna della pace e della tranquillità. In montagna da noi potete fare movimento come più vi piace, prendervi cura della vostra salute con un’alimentazione bilanciata e coccolare il corpo con prodotti naturali. Trascorrendo un soggiorno al Pfösl, vivrete la natura così da vicino da poter diventare un tutt’uno con essa. Tra i prati e un bosco di 35 ettari, i panorami sulle vette del Latemar e del Catinaccio sembrano quasi irreali. Costruito in una straordinaria posizione panoramica, su un altopiano al sole e nel cuore delle Dolomiti patrimonio dell’UNESCO, questo albergo è stato realizzato secondo metodi costruttivi ecologici, utilizzando materiali selezionati e legni locali. Per questo i suoi ambienti sono caratterizzati da un’atmosfera unica. Presso l’hotel a 4 stelle nelle Dolomiti, la natura è una compagna di viaggio sempre al vostro fianco. Seguendo il suo ritmo, le vostre vacanze sono un vero piacere.


CHI C’ERA

LA SQUADRA VINCENTE DI TECNOCASA Alla base di un grande successo non possono certo mancare professionalità, impegno e determinazione. Tre fattori ben conosciuti da tutti coloro che oggi fanno parte del noto Tecnocasa Group. Una realtà fondata ben 32 anni fa ed oggi sviluppata capillarmente in ogni dove grazie ad una fitta rete di franchising, guidati da una sola vision: soddisfare le esigenze dei tanti clienti che ogni giorno sono alla ricerca della casa dei proprio sogni.Tra di essi tantissimi i giovani che in questo team fresco ed affiatato trovano i giusti interlocutori. Proprio 400 di questi professionisti provenienti dalle province di Bergamo, Brescia e Cremona si sono ritrovati la sera del 24 luglio scorso sulle rive del lago d’Iseo, presso il poliedrico locale Scacco Matto, per vivere una serata unica. Aperitivo, cena e buffet hanno fatto da contorno ad un evento che, ogni tre mesi, permette ai vari professionisti di Tecnocasa di ritrovarsi, per scambiare consigli e suggerimenti lavorativi. Molto importanti anche la premiazioni che hanno visto la consegna di riconoscimenti a tutti i migliori agenti del secondo trimestre 2018 dell’area Brescia, Bergamo e Cremona. A consegnare i premi il Team Manager, Marco Anzini, i Consulenti d’Area, Carlo Assandri, Claudio Dancelli ed Emanuele Leggeri; e per finire il presidente di Tecnocasa, Antonio Pasca.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


Esistono caratteri all’apparenza inconciliabili, che solo l’intuizione sa avvicinare. Opposti che si attraggono, definendo una nuova via. Storie divergenti che, intersecandosi, creano qualcosa di irripetibile. Nuova BMW X4 è emozione e carattere allo stato puro, l’incontro perfetto tra il SAV più evoluto, linee muscolose ed il design di un coupé elegante e dinamico. La vettura che quattro anni fa ha aperto le porte al segmento delle Sport Activity Coupé compatte evolve e ridefinisce gli standard, dando il massimo in ogni suo dettaglio. Più emozionante e libera che mai. Muscolosa ed elegante. Impossibile resisterle. Più grande, ma più leggera. Nessun paradosso: grazie all’incremento nella struttura di materiali come l’alluminio, crescono lunghezza (4,75 metri, + 8 cm) e passo (2,86 metri, +5,4 cm), ma il peso è stato ridotto di 50 kg.


LA DINAMICA HA NUOVE REGOLE. CARATTERISTICHE DI GUIDA DINAMICHE DELLA NUOVA BMW X4

PER QUANTO RIGUARDA LA DINAMICA, NESSUNA SFIDA È TROPPO GRANDE PER LA NUOVA BMW X4. GRAZIE AL BARICENTRO PARTICOLARMENTE BASSO, ALL’ASSETTO ADATTIVO M E ALLO STERZO SPORTIVO PIÙ RIGIDO, QUESTA VETTURA DOMINA OGNI SITUAZIONE CON STABILITÀ COSTANTE, MASSIMA PRECISIONE E MANEGGEVOLEZZA UNICA.


Nuova BMW X4 è dunque più spaziosa e comoda, ma anche più efficiente e agile. Gli esterni sono atletici, e si fondono con il profilo da coupé contemporaneo. La tipica calandra a doppio rene afferma potenza e autorevolezza, anche grazie al suo design tridimensionale. Le linee precise tracciate sul cofano sprigionano energia. Il posteriore è una dimostrazione di forza ed eleganza. All’interno, l’abitacolo riserva un’atmosfera sportiva ed elegante. I sedili sono stati ridisegnati e la posizione di guida è leggermente rialzata. Il cockpit è focalizzato sul guidatore secondo lo stile tipico BMW. Il cruscotto è una vera centrale di comando, grazie agli innovativi strumenti digitali che garantiscono una connessione immediata e costante. Baricentro basso, sterzo sportivo ancora più rigido, assetto adattivo M. Tre peculiarità che – assieme alla perfetta distribuzione dei pesi tra avantreno e retrotreno – garantiscono stabilità costante, massima precisione e maneggevolezza unica. Con la Nuova BMW X4 non esistono sfide impossibile. La strada è tracciata dalla personalità al volante, dalle sue emozioni.

La versione M sport è la vettura ideale per chi è alla ricerca della pura performance. La dinamicità della grembialatura anteriore richiama le corse automobilistiche. La grande calandra a doppio rene con listelli in nero lucido è abbinata all’Air Breather dallo stesso look. Nell’abitacolo, i sedili sportivi in pelle Vernasca nera con cuciture a contrasto rosse e il volante in pelle M ne definiscono il carattere. Per chi cerca sintesi di sportività e sicurezza, c’è la versione M Sport X. Un vero concentrato di DNA X, in ogni particolare. Nell’abitacolo, i sedili sportivi in Pelle Vernasca Tacora Red creano una straordinaria atmosfera da gara automobilistica, accentuata dal volante M in pelle con dettagli cromati e dagli esclusivi elementi decorativi in alluminio Rhombicle. Per chi è naturalmente leader, c’è invece la versione xLine. Il suo carattere forte è evidente a prima vista. I listelli in alluminio satinato della calandra a doppio rene rendono più grintoso il look. L’abitacolo emoziona nella sua eleganza, ed è caratterizzato da dettagli di alta qualità, come il volante sportivo in pelle con mascherina cromata e i profili in legno pregiato realizzati con lavorazioni raffinate.

Il Variable Sport Steering con Servotronic garantisce il migliore handling in percorrenza, ma anche comfort nei parcheggi e nelle manovre, mentre il Driving Assistant Plus aumenta comodità e sicurezza nelle situazioni di guida monotone e pericolose, nei lunghi viaggi, negli incroci e cambi di corsia. Sprigionare emozioni è la missione di questa vettura. Tutti i giorni. Le prestazioni sono eccezionali, e trovano la massima espressione nei 353 CV e 500 Nm della BMW M40i, vera professionista della performance.

LARIO BERGAUTO - Concessionaria BMW

Via Campagnola, 48/50 - Bergamo - Tel. 035 4212211 Corso Carlo Alberto, 114 - Lecco - Tel. 0341 27881 Via Industriale, 97/1 - Berbenno di Valtellina (SO) - Tel. 0342 492151 Via Brescia, 78 - Grumello del Monte (BG) - Tel. 035 830914 www.lariobergauto.bmw.it

BMW X4 M40i: Consumo di carburante in l/100 km (combinato): 9,1–9,0 - Emissioni di CO2 in g/km (combinate): 206–205

Sono sette le motorizzazioni disponibili (tre a benzina, quattro diesel). Tutti i modelli presentano la trasmissione Steptronic a otto rapporti con comandi al volante e il sistema di trazione integrale intelligente xDrive. La propria BMW deve essere come una seconda pelle. Deve adattarsi come un guanto alla personalità del suo pilota.


CHI C’ERA

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La carica dei 400 GRANDE SUCCESSO ANCHE PER L’EDIZIONE 2018 DEL RED PARTY, L’APPUNTAMENTO ANNUALE PROMOSSO DALLA FONDAZIONE INTERNAZIONALE ONLUS ‘AIUTI PER LA RICERCA SULLE MALATTIE RARE’ ARMR AL QUALE HANNO PARTECIPATO OLTRE 400 PERSONE PROVENIENTI DA BERGAMO, MILANO, PAVIA, GENOVA, LUGANO, CREMONA, ROMA E NAPOLI Uniti si è più forti: nulla di più scontato quando la mission è reperire aiuti a sostegno della ricerca. La Fondazione ARMR - che quest’anno celebra il suo 25° anniversario - si è resa protagonista dell’allestimento di un altro grande evento: il Red Party 2018. Nella suggestiva cornice di Palazzo Colleoni a Cortenuova, infatti, il 15 settembre scorso si è svolta la 4^ edizione del party ideato allo scopo di ‘nutrire’ la ricerca: un format collaudato da ormai quattro anni ideato da Giuseppe Mazzoleni, vice Presidente della Fondazione ARMR. Cena a buffet, live music proposta dalla band ‘Gli Imprevedibili’, sfilata di moda, lotteria e dj set a cura dei DJ Andrea Cattaneo e Luciano Berry. Un alternarsi di momenti piacevoli vissuti in compagnia con il medesimo scopo: contribuire al reperimento di fondi per fare in modo di sostenere la ricerca. Un obiettivo che solo lo scorso anno, durante il tradizionale evento annuale, aveva permesso alla Fondazione ARMR di donare numerose borse di studio oltre a 250.000 euro messe a disposizione dei giovani ricercatori operanti presso l’Istituto di Ricerche Farmacologhe Mario Negri. Un impegno comune che consente di sostenere la ricerca sulle malattie e di raggiungere collettivamente quegli ideali di solidarietà, di impegno civile e sociale che sono alla base di questa fondazione. La ricerca, del resto, progetta il futuro, la conoscenza, ma soprattutto dona la speranza a molte persone. Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


CHI C’ERA

Alla serata, patrocinata dal Comune di Bergamo e dalla Regione Lombardia, sono intervenuti la Dott.ssa Ariela Benigni, Segretario Scientifico dell’Istituto Farmacologico Mario Negri per le sedi di Bergamo e Milano, ed i borsisti Dott.ssa Elena Romano e Dott. Luca Perico. Doveroso il ringraziamento per il supporto da estendere a tutti coloro che si sono adoperati per organizzare la festa e a tutti gli sponsor tra cui Unicredit, che da quattro anni mette a disposizione un’intera borsa di studio del valore di 18.000 euro, Azimut, SCM Solutions Capital Management SpA, Facta Farmaceutici SpA, Studio Legale Avv. Fabio Missale & Partners, Eden Viaggi, Expotex Srl, EMA Leather Clothing, Studio Lorenzi & associati, Mekanica Srl, Champagne 4 You, Spaccio del Parmigiano di Grisenti Roberta, Vinservice Srl, Azienda Vitivinicola Caminella, Giambarini Group Spa, Ecogeo Srl, R.B. Rotolificio Bergamasco Srl, PG&W Srl, Phidias e Fiorista Myrrha.

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“La follia è una finestra in più sulla vita. Io l’ho aperta e ci ho visto tante cose. Alcune riuscirò a dipingerle, alcune non so se riuscirò ad interpretarle talmente bene”. Emilia Bosis

FONDAZIONE EMILIA BOSIS:

VICINI A CHI SI PERDE


LA STRUTTURA CHE VI PRESENTIAMO SI TROVA A VERDELLO ED È LA RESIDENZA PIÙ O MENO TEMPORANEA DI PERSONE CON PROBLEMI MENTALI. INUTILE CERCARE DI ELENCARE LE VARIE PATOLOGIE DI CUI SOFFRE CHI SI TROVA IN QUESTO POSTO MA VI SI ACCEDE IN SEGUITO AL VERIFICARSI DI COMPORTAMENTI CHE RENDONO NECESSARIO UN PERCORSO DI RECUPERO IN SEGUITO A EVENTI TRAUMATICI O CAUSATI DA PATOLOGIE GRAVI La fondazione Emilia Bosis è un organismo istituzionale no-profit che, raccogliendo l’eredità storica e culturale della Comunità Logos dell’ex Ospedale Neuropsichiatrico di Bergamo, è delegata ad occuparsi direttamente delle persone che soffrono a causa di disturbi mentali, intervenendo sulle manifestazioni psicopatologiche e sociali del paziente/ospite attraverso mirate metodologie di intervento terapeutico e socio-riabilitativo. Particolare attenzione è dedicata alla formazione e divulgazione di una nuova cultura sociale in campo psichiatrico, socio-assistenziale e riabilitativo. Le prestazioni terapeutiche, riabilitative e risocializzanti sono erogate da una équipe di professionisti composta da psichiatri, psicologi, educatori professionali, infermieri professionali, ausiliari socio assistenziali e collaboratori volontari. La Fondazione si avvale inoltre di laboratori artistici teatrali (condotti con la consulenza di professionisti del settore) e dell’utilizzo di articolate e complesse attività culturali, ricreative, ludico-espressive, occupazionali e riabilitative in genere. Investe risorse economiche e professionali per concorrere al miglioramento della qualità di vita dei pazienti psichiatrici. Collabora attivamente con le istituzioni pubbliche e private del territorio e con la Diocesi, per creare una rete di proficue risposte ai tanti bisogni delle persone portatrici di patologia psichiatrica. È di supporto alle famiglie, nucleo primario e insostituibile per ogni intervento educativo e assistenziale. Dispone di proprie strutture comunitarie residenziali e semi-residenziali ubicate nel tessuto cittadino, di recente costruzione e ristrutturazione, atte a soddisfare le esigenze assistenziali-sanitarie e terapeutico-riabilitative degli ospiti. Secondo le direttive legislative nazionali e regionali in materia di tutela socio-sanitaria delle persone portatrici di patologia psichiatrica, le istanze culturali e i fondamenti teorico-pratici che caratterizzano il lavoro della Fondazione, come più ampiamente esposte nel progetto LOGOS 2015 e nel Codice Etico della Fondazione stessa, si fondano sulla interdisciplinarietà professionale e operativa, sulla creatività personale e di gruppo, sull’innovazione metodologica per le strategie di intervento riabilitativo. Gli obiettivi della fondazione sono pertanto la cura e la riabilitazione dei pazienti/ ospiti cercando di favorire l’integrazione nelle realtà sociali e territoriali di provenienza, ma anche la lotta allo stigma, la sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti dei problemi del malato di mente e delle famiglie, la promozione di una cultura volta al rispetto, alla comprensione, all’accettazione delle diversità, la formazione continua del personale. PRESTAZIONI EROGATE Gli interventi terapeutico-riabilitativi, risocializzanti ed assistenziali consistono nell’aiutare l’ospite, nel rispetto delle sulle capacità, dei suoi bisogni e desideri e abilità personali e sociali, a raggiungere la migliore qualità di vita possibile. La riabilitazione non può essere intesa come una medicina che il paziente/ospite accetta passivamente ma è un percorso continuo che va costruito quotidianamente insieme. Il Progetto Terapeutico Riabilitativo (PTR) è il risultato di una valutazione funzionale effettuata con l’ospite, il CPS di provenienza, i famigliari, le figure di riferimento, per la definizione e la negoziazione di obiettivi specifici su cui verranno calibrati gli interventi riabilitativi strutturati.

Giulio Gallera, a sinistra, Assessore al Welfare di Regione Lombardia in visita alla Fondazione Bosis di Verdello accompagnato dal Dr. Carlo Saffioti, neuropsichiatra, e direttore sanitario della struttura

Emilia Bosis era un’acuta signora che ha conosciuto in

prima persona il disagio psichico. Nasce a Milano nel 1935, si trasferisce in seguito nella casa di famiglia in Città Alta sul colle di S.Vigilio a Bergamo. Per motivi di salute venne ricoverata nel 1995 nella Comunità Logos dell’ex Ospedale Neuropsichiatrico di Bergamo dove ha partecipato a diversi laboratori espressivi. Nel 1998, dal suo intento e dalla sua generosità, nasce la Fondazione Emilia Bosis. Per questo suo grande gesto riceve la benemerenza del comune di Bergamo nel 2001 e la Regione Lombardia le assegna nel 2004 il premio “Rosa Camuna”.

Appassionata di pittura, poesia, teatro, ha operato per molti anni nel suo atelier. Ha esposto alcuni suoi lavori nella mostra collettiva “Impronte del Corpo e della Mente” al Teatro Sociale di Bergamo quando scrisse una poesia che lesse all’inaugurazione. Recitò nello spettacolo “Altre mattinate” al teatro Donizetti di Bergamo. Espose una selezione dei suoi lavori nella mostra “L’Arte dei Puri” al Teatro Sociale di Bergamo, pubblicati con un’intervista nel catalogo. Interprete principale nello spettacolo “Buio e altro” al Donizetti di Bergamo e protagonista del film “Il Sottile Filo Rosso”. Partecipa al Maurizio Costanzo Show in una puntata dedicata a storie di donne e d è protagonista nello spettacolo “Posso parlare?” al Teatro Donizetti. Emilia è scomparsa il 29 luglio 2015. Il suo pensiero, la sua passione per l’arte ed il suo amore per il prossimo vivono in tutti noi, così come la gratitudine e la riconoscenza.


26° FESTIVAL ORGANISTICO INTERNAZIONALE CITTà DI BERGAMO

Messa alle spalle la grande edizione, quella del 25°dello scorso anno premiata da un ritorno di pubblico incredibile il festival Pianistico Internazionale Città di Bergamo riparte da zero, con la sola passione di sempre. Ecco allora un 2018 ancora più ricco, diverso, pieno di novità che ha già avuto una prestigiosa anteprima primaverile. Il 7 giugno scorso, in Cattedrale, con la collaborazione del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo e di ERCA Group, per la prima volta abbiamo potuto invitare un’orchestra, quella dei Pomeriggi Musicali di Milano, affrontando sia il classico repertorio per organo e orchestra (Francis Poulenc), sia una primizia assoluta come le inedite trascrizioni per sola orchestra, a cura di Federico Gon, di brani organistici di César Franck. Sotto l’appassionata direzione del giovane giapponese Yuzuke Kumehara, e grazie alla classe di uno dei massimi talenti del nostro territorio, Eugenio Maria Fagiani, la serata ha raccolto un grande successo di pubblico e critica Il ‘fil-rouge’ tra l’anteprima di primavera e l’inaugurazione del cartellone autunnale sta proprio nell’arte della trascrizione, un argomento già altre volte affrontato dal Festival ma mai portando in dote il confronto fra due progetti così originali. Alle trascrizioni di musiche organistiche per sola orchestra, farà infatti da contraltare, il 28 settembre, sempre in Cattedrale, l’esecuzione della trascrizione per organo di un intera sinfonia per grande orchestra, a cura del suo stesso trascrittore, David Briggs, oggi considerato uno dei massimi virtuosi al mondo. E la sinfonia scelta, la Quarta di Čajkovskij, non è certo casuale, volendo creare un ponte ideale, una staffetta artistica con la 55° edizione del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo che ha posto questo grande compositore russo al centro della sua programmazione. Ma la vera novità di quest’anno è la combinazione ‘geografica’ del cartellone. Per la prima volta saranno riuniti nella stessa edizione cinque artisti d’altissimo livello provenienti, per nascita o per interessi professionali, dai cinque diversi continenti. Un inno alla multiculturalità in un periodo storico segnato da un’inevitabile globalizzazione, che, anche in un settore fortemente occidentale come la musica organistica, potrà rivelare approcci inattesi e nuove visioni, facendo forse comprendere come le origini culturali di ciascuna civiltà debbano essere un patrimonio condiviso, alla ricerca di punti in comune e radici secolari alla cui base c’è il senso medesimo dell’Umanità. Altra novità assoluta di quest’anno è l’introduzione in cartellone di uno strumento mai utilizzato prima, quello costruito da Giovanni Pradella nel 2012 nella Chiesa del Collegio Vescovile Sant’Alessandro per l’Accademia Musicale S.Cecilia; un organo sì nuovo, ma costruito secondo misure e criteri di uno strumento rinascimentale, quindi dall’accordatura antica. Come accennato, l’inaugurazione di venerdì 28 settembre sul grande organo Corna 2010 è affidata a David Briggs, oggi organista titolare della Cattedrale di St.John the Divine a New York, ritenuto fra i più accattivanti promotori della musica organistica al mondo grazie ad un carisma comunicativo fuori dal comune. Per lui trasporre su un organo sinfonico i grandi capolavori per orchestra non solo significa proseguire la grande tradizione di un’arte antichissima, ma soprattutto utilizzare un potente mezzo espressivo per allargare gli orizzonti verso nuovi interlocutori, spesso le generazioni più giovani.


David Briggs

Thomas Gaynor

JEREMY JOSEPH

Yuzuru Hiranaka “... è poi la latente convinzione di dover sempre far meglio, in un’inconscia sfida continua con sé stessi, che fa rinascere il tutto, portando spesso a cogliere nuove prospettive, ad affrontare sentieri inesplorati, a ripensare formule collaudate e di successo. (Fabio Galessi)

Sophie-Veronique Cauchefer-Choplin


La Quarta di Čajkovskij in questo senso sarà un magnifico passepartout: la lussureggiante abbondanza di melodie, la scrittura grandiosa, la spasmodica ricerca del colore, sono ingredienti che potranno lasciare un segno indelebile in molti. Nella seconda parte, oltre ad una propria composizione, brilla un’altra trascrizione assai intrigante: quella di un’opera nata per pianoforte a quattro mani di Maurice Ravel. La seconda serata, venerdì 5 ottobre in Santa Maria delle Grazie, per la prima volta avremo il piacere di ospitare un’artista proveniente dall’emisfero australe, Thomas Gaynor, al suo debutto in Italia. Programma diviso in due parti: la prima dedicata principalmente all’amato J.S.Bach, con cui Thomas ha sbaragliato la concorrenza al 29° Concorso internazionale d’interpretazione a St.Albans, la seconda consacrata alla grande letteratura francese, dove spicca una propria trascrizione della Danse Macabre di Saint-Saëns. Nel mezzo, un omaggio alla terra d’origine, con la leggiadra Gigue di Douglas Mews, compositore neozelandese di cui cade il 100° anniversario della nascita. Il venerdì successivo, 12 ottobre, terzo appuntamento nella chiesa di Sant’Alessandro della Croce in Pignolo, dove alla consolle del monumentale Serassi siederà Jeremy Joseph, avvincente improvvisatore sudafricano oggi operativo a Vienna. Il suo raffinato programma parla da solo: un intimo dialogo fra il linguaggio ‘matematico’ dell’ultimo Bach, ed il proprio, a lui ispirato, ma contrastante, deflettente, deformante, sviluppato su temi donati dal pubblico. Una magia nella quale perdersi, con fiducia ed ammirazione. Il quarto concerto, venerdì 19 ottobre presso la chiesa del Collegio Vescovile Sant’Alessandro, è all’insegna della musica antica in compagnia di Yuzuru Hiranaka, invitato a rappresentare il continente asiatico. L’interessante strumento mesotonico di Pradella ha permesso al musicista giapponese di formulare un programma, che abbraccia oltre due secoli di musica occidentale ma anche offre, portando il livello del confronto su un piano d’innovazione e ricerca, brani contemporanei della compatriota Sakamoto e trascrizioni dallo svedese Danman. Chiusura infine in Basilica di Santa Maria Maggiore, venerdì 26 ottobre, con una vera icona della scena organistica mondiale, quella Sophie-Veronique Cauchefer-Choplin che da oltre trent’anni siede sullo scranno del Cavaillè-Coll di Saint-Sulpice a Parigi insieme a Daniel Roth. L’occasione per l’invito è il 50° anniversario della morte di Jeanne Demessieux, la prima donna concertista d’organo acclamata a livello internazionale, ricordata per il suo virtuosismo e la prodigiosa memoria. Ad una prima parte di programma costruita su temi di Corali e Inni, segue un finale pirotecnico incentrato sull’arte dell’improvvisazione di cui Sophie-Veronique è oggi una delle massime esponenti. La serata sarà occasione per promuovere l’attività dell’Associazione Italiana Encefalopatie da Prioni. Come già avvenuto negli ultimi due anni, il Festival collaborerà alla realizzazione di un evento di particolare valenza musicale nel nostro territorio. Quest’anno è la volta del concerto in ricordo di Antonio Petrali sull’organo Serassi di Pignolo, promosso dalla famiglia Mazza de’ Piccioli, diretta discendente del musicista cremasco e residente nel Borgo. Il concerto, affidato ad uno specialista come Marco Ruggeri, avrà luogo venerdì 21 settembre alle ore 21 e prevede, tra l’altro, alcune trascrizioni, di cui una in prima esecuzione.


HARLEY DAVIDSON BERGAMO: NEL SEGNO DEL CHAPTER Se vi siete sempre chiesti cosa voglia dire appartenere ad un “chapter” la risposta è semplice: amare Harley al punto di voler condividere questa passione con migliaia di altri soci. A Bergamo, da ottobre 2018, il Chapter

Bergamo avrà una nuovissima sede, collocata presso l’headquarder Harley Davidson Bergamo, a San Paolo d’Argon. Un grande evento annunciato l’1 settembre scorso a ben 150 harleysti sopraggiunti da ogni dove alla caser-

ma dei pompieri di Madone, per presenziare all’importante evento benefico “Fireman on the Road”.Taglio del nastro ufficiale del nuovo Chapter Bergamo il 5 ottobre prossimo, in un week end pieno di sorprese.

5 OTTOBRE 2018 : Musica, street food e divertimento massimo per inaugurare la nuova sede Chapter Bergamo. Con l’occasione sarà possibile effettuare l’iscrizione per l’anno 2019.

6 OTTOBRE 2018 : Un’intera giornata dedicata alle prove su strada per testare i tanti modelli firmati Harley Davidson. Tra di essi la nuovissima FXDR, neonata della casa di Milwaukee, destinata ad entrare nel cuore di ogni harleysta grazie alla sua grinta ed agilità. Inoltre presentazione ufficiale della nuova gamma colori, con la quale sarà possibile customozzare la propria Harley. Ultima grande novità la rivoluzione dello schermo dei modelli Touring che da oggi acquisisce tutte le comodità del comando touch. Musica, street food e un’area custom per personalizzare il proprio casco renderanno la giornata ancora più speciale.

7 OTTOBRE 2018 : Un pomeriggio on the road. Tra musica e street food, la concessionaria ospiterà tutti i suoi clienti in un pomeriggio all’insegna dell’allegria e delle prove gratuite.

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CHI C’ERA

la prima stella sulla divisa da ufficiale MAK π100 È LA FESTA CHE SANCISCE LA FINE DEL PRIMO BIENNIO PER I CADETTI DELL’ACCADEMIA DELLA GUARDIA DI FINANZA E CHE VEDE CORONATO IL LORO SOGNO DI DIVENTARE UFFICIALI Una tradizione che ha lo scopo di tramandare nel tempo i valori etici e morali che devono contraddistinguere ogni Ufficiale della Guardia di Finanza. È uno dei momenti più suggestivi nella vita dell’Accademia, di cui è Comandante il Gen. Virgilio Pomponi, e giunge dopo due impegnativi anni di studio e addestramento. Mak π 100 vuole sottolineare i “cento giorni” mancanti alla conclusione del primo biennio e che ancora separano gli allievi dalla prima tanto sospirata stelletta sulla spallina, quella da Sottotenente. È il momento che corona due anni di intenso studio e rigido addestramento. Anche quest’anno i futuri Ufficiali delle Fiamme Gialle, emozionati e accompagnati da fidanzate, fidanzati, genitori, amici e parenti, hanno vissuto e rinverdito l’antica tradizione in una magica serata che, come nelle precedenti occasioni, ha il suo momento centrale con il ballo sulle note del “Valzer d’Onore” a cui prendono parte dapprima gli Allievi con i loro accompagnatori e in seguito tutti gli invitati alla serata. Dopo il grande spettacolo dello scorso anno, quando il gran ballo venne organizzato in Piazza Vecchia, per l’edizione 2018 gli Allievi del 116° corso del comparto ordinario “Dobrej IV” e del 15° corso del comparto aeronavale “Cigno” hanno scelto l’elegante e più intima Villa Borromeo, prestigiosa residenza d’epoca a Cassano d’Adda, dove i circa 400 invitati sono stati accolti con un aperitivo nel parco antistante la villa e, in seguito, deliziati con una apprezzatissima cena, offerta nella grande tensostruttura esterna, a cura del mitico chef Enrico Cerea. A fine serata e dopo il tradizionale ballo sono state la musica e le parole delle canzoni eseguite al pianoforte da Marco Masini a concludere una festa che i giovani cadetti ricorderanno per tutta la vita. Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


Imperdibile siparietto che non è sfuggito all’obiettivo di Claudia Cavalleri. Siamo al Mugello all’incontro con la stampa che precede la gara. Marc Márquez si dice dispiaciuto che Valentino Rossi se la sia presa a morte dopo l’ultimo litigio in pista e si dice disposto a fare subito la pace con il 9 volte campione del mondo porgendogli la mano....


ti conosco mascherina Fotografie Claudia Cavalleri - Betti

? Vale però non ci sta, guarda la mano di Mà rquez tesa verso di lui forse pensando che già altre volte in passato aveva accettato di fare la pace dopo episodi oltre le righe ma, dopo la rituale e mediatica stretta di mano, lo spagnolo ha continuato a comportarsi come se la pista fosse solo sua, provocando ancora l’ira del dottore che questa volta non vuole fare pace


ALLA SCOPERTA DEI FIABESCHI FIORDI NORVEGESI


CONTINUANO LE SPEDIZIONI LAMBORGHINI ALLA SCOPERTA DEI LUOGHI E DELLE STRADE PIÙ SPETTACOLARI DEL MONDO, CON UNO STRAORDINARIO TOUR DI QUASI 500 KM TRA MARI, MONTAGNE, CASCATE E GHIACCIAI DELLA NORVEGIA, AVVOLTO NELLA LUCE DEL SOLE DI MEZZANOTTE

Quattrocentosettanta chilometri, su e giù per i fiordi norvegesi. Sotto il sole di mezzanotte e in sella alle strabilianti supercar che il mondo ci invidia: le mitiche Lamborghini. Comincia da Ålesund, a nord di Bergen, il viaggio “Lamborghini Avventura” che quest’anno ha scelto il panorama e le strade della Norvegia per far ruggire i motori dei suoi bolidi. Tra gli sguardi incuriositi e affascinati dei locali, le inconfondibili e coloratissime Lamborghini (una Huracán Spyder, una Performante, una Spyder Performante, una Aventador S Roadster, una Aventador S personalizzata color verde militare, più due di supporto) hanno sfrecciato (sempre rispettando i limiti, che sulle strade provinciali è di 80 km/h) lungo la costa frammentata da fiordi, nelle gallerie sottomarine, sui ponti sopra l’Atlantico e a ridosso dei maestosi ghiacciai. Partenza da Ålesund, una mattina di luglio. Le sette Lamborghini, parcheggiate davanti all’Hotel Brosundet, nel centro storico con la sua architettura liberty, sono uno spettacolo nello spettacolo. Il rombo attira all’istante gli sguardi di villeggianti e abitanti. Grandi e piccini riconoscono subito le supercar di Sant’Agata Bolognese. Rimangono stupiti e meravigliati di fronte a questi bolidi made in Italy. Tra selfie, video e foto ricordo da postare su Instagram si va in carovana verso Trollstigen, la strada dei Troll, un itinerario di 106 chilometri accanto al Geirangerfjord (protetto dall’Unesco) che attraversa il meglio della natura della Norvegia occidentale. La vista sulle vette, le cascate, i fiordi profondi e le fertili vallate è vertiginosa. E percorrere la Trollstigen è un’esperienza da brivido: ha una pendenza del 9 per cento e 11 stretti tornanti. Tutt’intorno ci sono alte montagne. Nomi come Kongen (il Re), Dronningen (la Regina) e Bispen (il Vescovo) confermano la loro maestosità. La “Strada Turistica Nazionale Trollstigen”, terminata nel 1936 e aperta solo nei mesi estivi, dal livello del mare dell’Isfjorden sale a 1.300 metri di quota.


ALLA SCOPERTA DEI FIABESCHI FIORDI NORVEGESI

Un caffè e un waffle sono d’obbligo al Trollstigen Kafé. E poi una breve camminata verso il punto panoramico per ammirare lo scorcio sulla valle. Da togliere il fiato. Tutt’intorno sbucano i troll, le piramidi di sassi realizzate dai turisti di passaggio. Aventador e Huracán scendono agili lungo la strada dei ghiacciai, alla fine di un braccio del Nordfjord, l’Innvikfjorden, lungo 4 chilometri e mezzo. E poi si fanno trasportare dolcemente dal traghetto Eidsdal-Linge: sette extraterrestri in mezzo a tutte le altre automobili, i camion, le moto. Si procede alla volta di Geiranger, piccola località turistica situata in un’insenatura dell’azzurro Geirangerfjord. Ancora un’infinità di tornanti, che continuano a regalare emozioni. E poi la Gamle Strynefjellsvegen, la storica strada (stretta e sterrata) dei ghiacciai che collega Grotli e Videseter (27 km). Tra file di pietre e vecchi muretti a secco che fanno da guardrail, le Lamborghini possono finalmente scatenarsi. In questo luogo la natura selvaggia della Norvegia mostra il meglio di sé. Dopo un centinaio di chilometri si arriva a Loen, patria di alcuni dei più antichi poderi agricoli della Norvegia e punto di partenza ideale per escursioni ai ghiacciai di Briksdalsbreen e Kjenndalen oltre che al Parco nazionale di Jostedalsbreen. Una tappa obbligata di Loen è la salita sulla seconda funivia più ripida al mondo, il Loen Skylift (inaugurato un anno fa), che in pochi minuti, partendo dalla riva del Nordfjord, sale agli oltre mille metri del monte Hoven. Qui sorge uno strabiliante ristorante che offre (oltre ad un’ottima cucina) un panorama a 360 gradi sul fiordo, il ghiacciaio e le montagne circostanti. E da qui, sempre più sportivi (da tutt’Europa) si lanciano nel vuoto con la tuta alare e, in meno di trenta secondi, atterrano dall’altra parte del fiordo. Ancora 150 chilometri e si ritorna verso la piccola città-museo a cielo aperto di Ålesund. Il potente rombo delle Lamborghini echeggia per le strade, gli automobilisti accostano, fanno passare la carovana arcobaleno. Infine, si sale verso il punto più alto, Aksla, in mezzo ad una fiumana di gente, famiglie con bambini, turisti, forze dell’ordine a fare da scorta, tv locali. Sorridono, salutano, applaudono. Si è sparsa la voce: le Lamborghini sono in città.


primavera

con 60

primavere SCATTANTI, RABBIOSE E FRIZZANTI, LE VESPA PRIMAVERA SONO OGGI MOLTO RICHIESTE DAI COLLEZIONISTI, CHE LE CONSIDERANO DEI GIOCATTOLI CON PERSONALITÀ, CAPACI DI OFFRIRE INCREDIBILI EMOZIONI E DELLE ACCELERATE, ANCHE IN CURVA, CHE RENDONO MOLTO DIVERTENTE IL CONDURLE. LA PRIMA SERIE È DIVENTATA MOLTO RARA, SOPRATTUTTO SE DOTATA DI TARGA ORIGINALE, CON QUOTAZIONI SEMPRE IN CRESCITA

La Vespa Primavera rappresentò una vera rivoluzione nel campo degli scooters e fu protagonista delle contestazioni giovanili durante gli “anni di piombo”. La sua snellezza ed il suo essere versatile e frizzante catturò prestissimo l’attenzione dei giovanissimi e diventò l’emblema di un’intera generazione che si mosse con lei. La produzione di una delle Vespa più desiderate dai giovani degli anni Settanta del secolo scorso e dagli appassionati di ogni età, contava 370.000 esemplari costruiti nell’arco di tre lustri, per un totale di ben tre serie distinte, oltre alla scattante ET3. L’unica precorritrice, ma meno fortunata della Primavera è stata la Vespa Nuova 125, che diede vita al fenomeno delle 125 cc snelle, alleggerite di quasi 20 kg rispetto alle altre pari cilindrata coeve e “vestite” da Vespa 50 cc, con i gusci saldati al telaio. Ciò ha reso la due ruotine uno dei modelli Piaggio più apprezzati e duraturi: sotto una scocca minimale, che nulla ha a che fare con la sinuosa e voluminosa fisionomia delle altre Vespa 125, si cela infatti un motore due tempi, raffreddato ad aria, con cilindro inclinato a 45º, progettato dal valente Corradino D’Ascanio e già introdotto con la Vespa 50 risalente al 1963.


La Primavera ET3, prodotta a partire dal 1976 fino al 1982, risulta decisamente più briosa rispetto alla normale perché il suo cilindro ha tre travasi, l’accensione elettronica ed il propulsore eroga 6 CV, contro i 5,5 CV delle tre serie precedenti; era inoltre dotata di una chiave di contatto sul manubrio all’altezza del faro e di una marmitta a siluro, molto diversa e più aggressiva, rispetto a quelle delle altre Vespa 125. A renderla unica, invece, sono le fasce adesive con la scritta “ELECTRONIC” che presenta sulle fiancate ed ai lati del parafango anteriore, insieme con la targhetta ET3, sita subito sopra il fanale posteriore.

LA VESPA DEI SESSANTOTTINI Il momento storico sul quale la Primavera si è affacciata era insaporito da svariati moti di protesta e rivoluzioni giovanili, durante i quali, l’essere di destra o di sinistra contava anche riguardo ai mezzi a motore che si possedeva: si arrivava per giunta ad affermare che la Primavera fosse di destra, mentre il classico e sempiterno “Vespone”, di sinistra. La prima Vespa dal nome della stagione degli amori si affacciò sul mercato italiano alla fine del 1967 e rimase in produzione fino a1973: oggi si distingue facilmente dalle successive serie per via di due scritte in corsivo indicanti il modello e apposte obliquamente, sia sul lato destro del suo scudo, che al centro dello scatolato, subito sopra il fanalino posteriore. Quest’ultimo è circondato esternamente da una sagoma metallica; le manopole del manubrio sono grigie e lo sfondo del tachimetro contachilometri bianco. La seconda serie, molto simile alla precedente se ne differenzia solamente riguardo alle scritte anteriori e posteriori, oltre alle manopole più moderne e nere. L’ultima delle serie, commercializzata per un solo anno, dal 1976 al 1977, monta un fanale posteriore di dimensioni più generose e di forma differente rispetto a quello del quale erano dotate le prime due versioni, oltre al mutamento dal bianco al nero del fondo del contachilometri.


VENINI MUSE BY FABIO NOVEMBRE

UN OMAGGIO ALLE AVANGUARDIE ARTISTICHE DI INIZIO NOVECENTO E ALLA POETICA METAFISICA DI DE CHIRICO “Nel 1916, per sfuggire all’atroce follia della guerra, un gruppo di ragazzi si fece ricoverare nel centro medico militare di Villa Seminario a Ferrara. Quei ragazzi si chiamavano: Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Alberto Savinio e Filippo De Pisis. Il rifiuto della realtà li portò ad elaborare una realtà alternativa che chiamarono Metafisica. Un mondo fatto di muse e di enigmi, di inquietudini e di incanti”. A quei giovani artisti e a quella corrente che ha contribuito alla definizione delle avanguardie di inizio Novecento è dedicata l’opera Muse, nata nelle fornaci di VENINI dall’intensa collaborazione tra il designer Fabio Novembre e i maestri artigiani dell’antica vetreria di Murano. “Muse è il mio omaggio a quei ragazzi”, ha commentato Fabio Novembre. Muse è una collezione di sculture luminose che riprende le poetica Metafisica: come per De Chirico, anche per Novembre il manichino da sartoria, freddo, rigido, privo di emozioni, prende il posto di un essere umano apparentemente inespressivo. Tuttavia, con le pose che assume e il ruolo che gioca nello spazio, il manichino trasmette comunque stati d’animo di inquietudine e di solitudine anche in funzione del colore che lo caratterizza. L’oggetto artistico che ne deriva è enigmatico, silenzioso, straordinariamente evocativo. Raccontare dell’Uomo attraverso il design è il modo unico e sempre sorprendente che consente a Fabio Novembre di creare architetture, installazioni e oggetti con uno stile decisamente riconoscibile. Questo approccio rende particolarmente significativa e affasciante l’esperienza di lavoro con il designer. Al di fuori del tempo e dello spazio, in un continuo rimando fra la perfezione classica e gli interrogativi del presente, così come accadeva agli artisti metafisici, ha preso forma Muse. Il vetro opalino viene soffiato dai maestri delle fornaci VENINI all’interno di una struttura metallica reticolare come nella tradizione della lanterna veneziana: l’energia sapientemente controllata è impressa alla materia prima e si alterna alla precisione della lavorazione manuale, per raccontare la capacità del vetro di tendersi nonostante la presenza di una matrice indeformabile.


Muse rivela la straordinaria capacità delle fornaci VENINI di conservare e valorizzare un patrimonio unico al mondo: la manifattura d’eccellenza del vetro. I maestri artigiani sono i custodi di un sapere antico, prezioso, unico: un segreto che nella dimensione della fornace si traduce in opere straordinarie grazie al magico incontro tra fuoco e acqua, fra arte e artigianalità, tra antico e contemporaneo. Presentata in tre varianti di colore, erba, lattimo e rosso, in onore dell’eccellenza made in Italy, la collezione Muse è proposta in edizione limitata di solo nove pezzi per colore. La base della testa è in marmo di Carrara bianco, per offrire un altro richiamo all’esperienza artistica classica, da cui gli artisti metafisici attingevano con generosità. L’esaltazione della bellezza intrinseca degli oggetti e della materia viene fissata nel momento di assoluta intesa fra il designer e il maestro vetraio, in quell’attimo straordinario in cui il vetro si cristallizza diventando opera d’arte. “Dopo i successi di Happy Pills e Murana che sono diventati best seller di VENINI, siamo orgogliosi di confrontarci nuovamente con lo spirito creativo e non convenzionale di Fabio Novembre. Da sempre VENINI si fa promotore di progetti innovativi che, attraverso il design, valorizzino l’antica arte della lavorazione del vetro. Fin dal 1921, anno della sua fondazione, VENINI è riuscita in un’impresa straordinaria, quella di valorizzare l’arte del vetro contribuendo alla definizione della cultura contemporanea. E grandi artisti come, per citarne alcuni, Gio Ponti, Mimmo Rotella, Gae Aulenti, Gaetano Pesce, Tadao Ando, Ron Arad e, appunto, Fabio Novembre, hanno trovato nell’esperienza della fornace le condizioni ottimali per sperimentare nuove frontiere creative”, ha dichiarato Carlo Longagnani, amministratore delegato di VENINI. Quella di VENINI è un’eredità che ha conquistato il mondo anche grazie alla presenza delle proprie creazioni in importantissime collezioni permanenti, quali per esempio quelle del Metropolitan Museum e del MOMA di New York, della Fondazione Cartier di Parigi e del Victoria and Albert Museum di Londra. Non da meno è il museo VENINI che, raccogliendo 45.000 disegni, 10.000 foto d’epoca e 4.000 opere d’arte, rappresenta il più prezioso archivio della vetreria artistica moderna e contemporanea. Riconoscendo i valori dell’antica arte vetraria e l’importanza di tutelare il patrimonio manifatturiero rappresentato dalle fornaci, VENINI conosce oggi una nuova straordinaria vitalità grazie a nuove collaborazioni con designer di fama internazionale e agli imponenti progetti per il contract, che riconfermano il ruolo dell’azienda come ambasciatrice nel mondo del made in Italy di qualità.


CHAGALL. Colore e magia 27 settembre 2018 - 3 febbraio 2019 Palazzo Mazzetti, Asti Marc Chagall: dopo la tappa di Seoul dove la mostra sta ottenendo un grandissimo successo, arriva per la prima volta ad Asti un’eccezionale selezione di oltre 150 opere di uno degli artisti più amati del ‘900 grazie alla nuova collaborazione tra Arthemisia e il Comune di Asti Colore e magia: con oltre 150 opere tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni, dal 27 settembre 2018 al 3 febbraio 2019 arriva ad Asti il mondo elegante e utopistico di Marc Chagall. Con un percorso che indaga aspetti inediti della vita e della poetica di Chagall - attraverso una selezione di opere uniche presentate di rado al pubblico perché provenienti da importanti e inaccessibili tesori privati - la mostra giunge ad Asti dopo la tappa coreana al M Contemporary Museum di Seoul dove sta ottenendo un grandissimo successo di pubblico. Un grande progetto che rappresenta il punto di partenza di un’importante collaborazione tra Arthemisia e il Comune di Asti che, a Palazzo Mazzetti, ospita opere di varie epoche della vita di Chagall: dai suoi primi lavori

PALAZZO MAZZETTI Corso Vittorio Alfieri, 357, Asti ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: da martedì a domenica, 10.00 – 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00) (giorno di chiusura: lunedì)

Marc Chagall Le Coq Violet, 1966-72 oil, gouache and ink on canvas 89,3x78,3 cm

degli anni ‘20 alla fuga traumatica dall’Europa durante la seconda guerra mondiale fino agli ultimi anni trascorsi dall’artista negli Stati Uniti. Un mondo intriso di stupore e meraviglia; opere nelle quali coesistono ricordi d’infanzia, fiabe, poesia, religione e guerra; un universo di sogni dai colori vivaci, di sfumature intense che danno vita a paesaggi popolati da personaggi, reali o immaginari, che si affollano nella fantasia dell’artista. Opere che riproducono un immaginario onirico in cui è difficile discernere il confine tra realtà e sogno, lo stesso mondo che Chagall raffigura nei suoi libri di incisioni. Con oltre 150 opere, un percorso espositivo diviso in 7 sezioni e curata da Dolores Durán Úcar, Palazzo Mazzetti ospita Chagall. Colore e magia, una mostra organizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e dal Comune di Asti, con il patrocinio di Regione Piemonte e Provincia di Asti, in collaborazione con Arthemisia.


Maurits Cornelis Escher Relatività, 1953 Litografia, 27,7x29,2 cm Collezione privata, Italia All M.C. Escher works © 2018 The M.C. Escher Company. All rights reserved

ESCHER NAPOLI Pan - Palazzo Delle Arti di Napoli

La grande retrospettiva Escher, che negli ultimi anni ha battuto ogni record di visitatori, sarà ospitata nelle sale del PAN | Palazzo delle Arti Napoli dal 1 novembre 2018. La mostra presenterà oltre alle opere del visionario genio, amatissimo dal pubblico, anche un’ampia sezione dedicata all’influenza che il suo lavoro e le sue creazioni esercitarono sulle generazioni successive, dai dischi ai

1 novembre 2018 – 22 aprile 2019 fumetti, dalla pubblicità al cinema: un percorso di 200 opere che parte da Escher per arrivare ai giorni nostri. La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con la M.C. Escher Foundation e curata da Mark Veldhuysen e Federico Giudiceandrea.

NAPOLI, PAN - PALAZZO DELLE ARTI DI NAPOLI Via dei Mille, 60, Napoli ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: Aperto tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 19.30 Domenica dalle ore 9.30 alle 14.30 - Martedì Chiuso


Modigliani protagonista al MUDEC, museo delle culture di Milano fino al 4 novembre Un excursus multisensoriale: un racconto attraverso immagini, musiche, evocazioni e suggestioni, dell’universo di Amedeo Modigliani. Nel quale emerge l’influenza che primitivismo e la scultura africana, egizia e cicladica ebbero sul suo lavoro e il contesto parigino di cui l’artista fu protagonista. La mostra ci accoglie con una sala introduttiva, denominata “sala

scrigno”, con alcuni capolavori di arte primitiva africana provenienti dalla collezione permanente del MUDEC e tre ritratti di Modì in prestito dal Museo del Novecento di Milano. Il percorso espositivo si conclude con la “Infinity Room” dove alcune delle opere più significative dell’artista vengono riproposte, scomposte e rifratte.

MUDEC - MUSEO DELLE CULTURE DI MILANO Via Tortona, 56, Milano ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO lunedì 14.30 - 19.30 - martedì - mercoledì - venerdì - domenica 09.30 - 19.30 giovedì - sabato 09.30 - 22.30 - (La biglietteria chiude un’ora prima)


Jackson Pollock Number 27, 1950 Olio, smalto e pittura di alluminio su tela, 124,6x269,4 cm © Jackson Pollock by SIAE 2018 © Whitney Museum of American Art

POLLOCK e la Scuola di New York

Anticonformismo, introspezione psicologica e sperimentazione: da ottobre arriva a Roma l’action painting di Pollock e dei più grandi rappresentanti della Scuola di New York Dal 10 ottobre l’Ala Brasini del Vittoriano accoglie uno dei nuclei più preziosi della collezione del Whitney Museum di New York: Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning, Franz Kline e molti altri rappresentati della Scuola di New York irrompono a Roma con tutta l’energia e quel carattere di rottura che fece di loro eterni e indimenticabili “Irascibili”. Anticonformismo, introspezione psicologica

dal 10 ottobre 2018 e sperimentazione sono le tre linee guida che accompagnano lo spettatore della mostra POLLOCK e la Scuola di New York. Attraverso circa 50 capolavori - tra cui il celebre Number 27, la grande tela di Pollock lunga oltre 3m resa iconica dal magistrale equilibrio fra le pennellate di nero e la fusione dei colori più chiari – colori vividi, armonia delle forme, soggetti e rappresentazioni astratte immergono gli osservatori in un contesto artistico magnifico: l’espressionismo astratto. La mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia e curata da Luca Beatrice.

COMPLESSO DEL VITTORIANO – ALA BRASINI, ROMA Via di S. Pietro in Carcere, Roma ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: Dal lunedì al giovedì 9.30 - 19.30 - Venerdì e sabato 9.30 - 22.00 Domenica 9.30 - 20.30 (La biglietteria chiude un’ora prima)


Van Dyck. Pittore di Corte Galleria Sabauda, Torino

Antoon van Dyck Marchesa Elena Grimaldi Cattaneo, 1623 Olio su tela, 242,9x138,5 cm National Gallery of Art, Washington, Widener Collection

16 novembre 2018 – 3 marzo 2019 A novembre 2018 inaugura a Torino la straordinaria mostra dedicata ad Antoon van Dyck, il grande pittore fiammingo che rivoluzionò l’arte del ritratto del XVII secolo. Il 16 novembre 2018 presso le Sale Palatine della Galleria Sabauda di Torino apre al pubblico la straordinaria mostra dedicata ad Antoon van Dyck (Anversa, 1599 - Londra, 1641), il miglior allievo di Rubens, che rivoluzionò l’arte del ritratto del XVII secolo. Personaggio di fama internazionale e amabile conversatore dallo stile ricercato, Van Dyck fu pittore ufficiale delle più grandi corti d’Europa ritraendo principi, regine, sir e nobildonne delle più prestigiose famiglie dell’epoca. Per la prima volta, la mostra Van Dyck. Pittore di corte - attraverso un percorso espositivo che si dispiega in quattro sezioni e oltre 50

GALLERIA SABAUDA Piazzetta Reale, 1, Torino ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO Tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00. La biglietteria chiude alle 18.00 Ultimo ingresso alle 18.30

opere - intende far emergere l’esclusivo rapporto che Van Dyck ebbe con le corti più autorevoli - italiane ed europee - per le quali dipinse innumerevoli ritratti, capolavori unici per elaborazione formale, qualità cromatica, eleganza e dovizia nella riproduzione dei particolari, soddisfacendo le esigenze di rappresentanza e di status symbol delle classi regnanti: dagli aristocratici genovesi ai reali di Torino, dall’arciduchessa Isabella alla corte diGiacomo I e poi quella di Carlo I d’Inghilterra. La mostra è organizzata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Musei Reali di Torino e Gruppo Arthemisia, con il patrocinio della Regione Piemonte e della Città di Torino. La cura dell’esposizione è affidata ad Annamaria Bava e Maria Grazia Bernardini.


Andy Warhol - Marylin, 1967 Serigrafia su carta, 91,40x91,40 cm Eugenio Falcioni © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018 per A. Warhol

Warhol&Friends. New York negli anni ‘80 29 settembre 2018 - 24 febbraio 2019

A Bologna luci puntate sulla New York degli Anni Ottanta con la mostra Warhol&Friends. New York negli anni ‘80. Dal 29 settembre 2018 al 24 febbraio 2019 a Palazzo Albergati di Bologna in mostra circa 150 opere che raccontano Warhol, la sua vita e la sua produzione. Ma non solo. Tra storie di eccessi, trasgressione e mondanità, i protagonisti del vivacissimo clima artistico di una sempre nuova New York come Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat (quest’anno ricorre il trentennale della sua morte), Francesco Clemente, Keith Haring, Julian Schnabel e Jeff Koons, con circa 150 opere dal 29 settembre saranno a Palazzo Albergati di Bologna nella mostra Warhol&Friends. New York negli anni ’80. Letti troppo spesso come il decennio del disincanto e della superficialità, gli anni ‘80 hanno un loro modo di fare politica in un’esplosione di colori e figure dove l’arte non è solo esperienza visiva. A raccontare il fermento irripetibile di un decennio che ha visto

combinarsi arte, musica, cinema e letteratura - nel momento in cui gallerie e mercato internazionale decretano il clamoroso successo del ritorno alla pittura - a Bologna arrivano Warhol, Haring con Untitled (1983), Schnabel con Dunciad (Trances of Bouboul) del 1983, Koons con Art Magazine Ads (1989), Basquiat con Untitled (1983) e Bertoglio con Grace Jones e Madonna (1983), solo per citarne alcuni. In mostra con 36 opere e 38 polaroid Andy Warhol che, dopo essere stato vittima nel 1968 di un terribile attentato, proprio all’inizio degli anni ‘80 torna al centro della vita artistica e sociale di New York realizzando alcuni tra i suoi cicli più interessanti presenti in mostra come Shoes, Hammer & Sickle, Camouflage, Lenin, Joseph Beuys, Vesuvius, Knives. Con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e del Comune di Bologna, la mostra Warhol&Friends. New York negli anni ’80 è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia e curata da Luca Beatrice.

PALAZZO ALBERGATI, BOLOGNA Via Saragozza, 28, 40123 Bologna BO ORARI DI APERTURA AL PUBBLICO: Tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 (La biglietteria chiude un’ora prima)


MARIO CARRIERI. AMATA BELLEZZA, FIORI E VISIONI A VILLA CARLOTTA FINO AL 4 NOVEMBRE Villa Carlotta chiude la sua stagione di mostre con Mario Carrieri. Amata bellezza, fiori e visioni a Villa Carlotta (15 settembre- 4 novembre 2018) un’esposizione fotografica dedicata al mondo floreale riletto attraverso l’obiettivo di un maestro del XX secolo. Una serie di opere di grandi dimensioni allestite in vari ambienti della villa offre la possibilità di accostarsi alla incessante ricerca fotografica portata avanti da Carrieri negli ultimi decenni concentrandosi unicamente su un soggetto: i fiori. Lo sguardo di questo artista rilegge un soggetto tradizionale della pittura e della fotografia in una chiave totalmente inedita, componendo grandi palcoscenici di una visionaria opera teatrale senza tempo, nella quale innocenti fiori-attori recitano una tragedia shakesperiana sull’eterna fragilità della bellezza e sul suo dolore senza fine. Con la sua luce spietata Mario Carrieri fa emergere dai fiori l’incanto e il dramma che animano ogni creatura. Le opere di grande formato colpiscono dritte la sensibilità dell’osservatore, coinvolgendolo nel sentimento del pathos universale. Mario Carrieri (Milano, 1932) è uno dei protagonisti della fotografia italiana, fin da quando nel 1959 pubblica Milano, Italia, un libro fotografico fondamentale, di cui si conservano alcuni scatti nelle collezioni del MOMA di New York e di altri musei internazionali, capace di innestare sull’eredità del neorealismo forti accenti di poesia esistenziale e di drammaticità visionaria. Negli anni a seguire si dedica a un’intensa attività nel campo della fotografia di opere d’arte, impegnandosi in progetti editoriali di grande rilievo, realizzando campagne fotografiche nei più importanti musei del mondo, dall’Europa all’America. Il suo uso peculiare della luce lo rende uno dei più sensibili interpreti fotografici della scultura, che indaga a più riprese nel corso degli anni Settanta in una serie di scatti che nel 1981 confluiscono in una mostra al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano. Parallelamente si dedica alle riprese di design e architettura, con un’operosità ininterrotta che lo porta a seguire ai quattro angoli del mondo il lavoro di molti dei più apprezzati architetti del nostro tempo, tra i quali si devono ricordare almeno i nomi di Renzo Piano, Michele De Lucchi, Aldo Rossi, Norman Foster, Richard Meier e Rem Koolhass.

VILLA CARLOTTA Via Regina 2 - 22016 TREMEZZINA (CO) ORARI Dal 15 al 30 settembre 09.00 – 19.30 (ultimo biglietto ore 18.30 - chiusura museo ore 19.00) Dal 01 al 28 ottobre 09.30 – 18.30 (ultimo biglietto ore 17.00 - chiusura museo ore 17.30) Dal 29 ottobre al 4 novembre 10.00 – 17.00 (ultimo biglietto ore 16.00 - chiusura museo ore 16.30)


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