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ANNO 26 - N° DUECENTOCINQUANTAQUATTRO - LUGLIO 2018 - € 3

i n n a i ventise BERGAMO

SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE - EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO

MAGAZINE

IN COPERTINA

GIUSEPPE PETRALIA E PIERA ESPOSITO

CMP BERGAMO

INTERVISTA ESCLUSIVA GIORGIO GORI: IL BELLO DI FARE IL SINDACO È… GIANFRANCO TESTA: PER BLU BASKET IL CIELO È SEMPRE PIÙ BLU GAMEC: I CAMBIAMENTI DI LORENZO GIUSTI LE MOSTRE DA NON PERDERE LA LAMBORGHINI DI CRISTALLO

Fotografia Paolo Biava


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Cari amici, amanti come noi della carta stampata, rieccoci con un numero decisamente estivo. Come l’intervista in maniche di camicia a Giorgio Gori, le feste in abiti leggerissimi, il nuovo rinfrescante corso iniziato proprio quest’estate alla GAMeC da Lorenzo Giusti, il nuovo direttore, un toscano che ha vissuto in Sardegna e che qui a Bergamo sembra starci benissimo. Troverete anche qualche idea per la spiaggia e molti suggerimenti per lasciarvi tentare dalla mostrite estiva, quella strana sindrome che ci porta a girovagare per la penisola alla scoperta di talenti nuovi o di un vernissage con aperitivo compreso... G.G. sindaco pare essersi ripreso bene dalla scoppola subita alle Regionali della scorsa primavera e in molti hanno compreso il suo genuino spirito di sacrificio per aver deciso di mettersi sulle spalle il suo partito e profondere grande impegno e mille energie per correre una corsa che aveva già perso in partenza. È innegabile il suo grande sforzo per rendere la città non solo più vivibile ma anche più sicura. Una novità che ci aiuterà molto da subito sarà la possibilità di segnalare alla Polizia Municipale ogni cosa che ci sembra non regolare. Infatti, un’applicazione gratuita consente di utilizzare il telefonino per il presidio dei quartieri, attraverso semplici format dove è possibile segnalare violenze in corso, furti, spaccio di sostanze illegali ma anche una panchina rotta, la spazzatura abbandonata o un cestino dato alle fiamme. In più, stanno finalmente arrivando dieci Agenti, nuovi nuovi, da mettere in campo contro i reati di strada, primo su tutti la diffusione del consumo di droghe, un tema a cui Gori tiene molto. Si lamenta delle lungaggini della burocrazia e dei tempi biblici della Pubblica Amministrazione a cui - dice - non riuscirà mai ad abituarsi. Confessa rammaricato che saranno pochi i nastri da tagliare entro la scadenza del suo mandato ma che molti lavori hanno preso il via e avranno termine entro i prossimi 5 anni. Già, i prossimi 5 anni… Chi sarà l’inquilino di Palazzo Frizzoni? Sempre Giorgio Gori che ha manifestato l’intenzione di non rifiutare una seconda candidatura? Oppure lo sfidante di cui ancora non si conosce il nome? Gori, com’è normale che sia, teme di essere travolto dalle circostanze nazionali che vedono il PD in grave affanno. Ha però, come esempio significativo, la rielezione di Emilio Del Bono, sempre del PD, in quel di Brescia, già al primo turno, nonostante la catastrofe a livello nazionale di quasi tutte le giunte guidate dal centrosinistra. Evidentemente è stato confermato dai suoi concittadini per i meriti registrati nel lavoro svolto. Pertanto, a meno che la Lega, a cui dovrebbe spettare la scelta dello sfidante, non sia in grado di calare un nome di primissimo ordine (avendocene…) in grado in pochi mesi di farsi amare dai bergamaschi, non dovrebbe esserci storia. V.E.Filì


I GRAFFI DI BRUNO

Bruno Bozzetto


BERGAMO

in questo numero

www.qui.bg.it

autorizz. Tribunale di Bergamo n°3 del 22/01/1992

BRESCIA

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autorizz. Tribunale di Brescia n°18 del 22/04/2004

GIORGIO GORI: iL bELlo di fare il sindaco è...

EDITA PERIODICI srl Via Bono 10 Bergamo tel 035.270989 fax. 035.238634 www.editaperiodici.it Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale: Patrizia Venerucci

LORENZO GIUSTI: PAROLA AL DIRETTORE DELLA GAMEC

venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.it Responsabile grafica: Paolo Biava grafica@qui.bg.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it

CHEF FABIO ABBATISTA: RICERCA E CURIOSITà

Hanno collaborato in redazione: Bruno Bozzetto, Lisa Cesco, Maurizio Maggioni, Franco Gafforelli, Giorgio Paglia, Valentina Colleoni, Elena Pagani Fotografie di: Federico Buscarino, Sergio Nessi, Paolo Stroppa, Daniele Trapletti, Paolo Biava Stampa: Euroteam Nuvolera Brescia

in Copertina GIUSEPPE PETRALIA E PIERA ESPOSITO ASC: L’importante della diagnosi precoce


in questo numero

Christian Presciutti BLU BASKET TREVIGLIO - MA IL CIELO È SEMPRE PIÙ BLU campione di pallanuoto NUOVA BMW X4 - IL SUV CON L’ANIMA DA COUPÉ

LA COLOROBICA - L’EVOLUZIONE DELLA RIPARAZIONE

SPEEDO COSTUMI FATTI AD ARTE PER MODELLARE LE CURVE

CHE TIPO DI BESTIA SEI?

LA “MOSTRITE” GLI APPUNTAMENTI CULTURALI DA NON PERDERE

FASHION - IL FASCINO DELLA SARDEGNA

IN QUESTI MESI ESTIVI

FROM ISEO È TEMPO DI RIPASSO

PURMONTES 5 CHALET DI LUSSO IMMERSI NELLA NATURA “CHICCO” REGGIANI PILOTA DELLA CARRERA CUP ITALIA PIKE CAR ANNI ‘90 NISSAN FIGARO


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GIORGIO GORI - SINDACO DI BERGAMO


il bello di fare il sindaco è... Testo Vito Emilio Filì - Fotografie Paolo Biava

Molti hanno pensato che la discesa in campo di Giorgio Gori nelle file del Partito Democratico, fosse solo frutto della sfrenata ambizione di un giovanotto di successo il quale, raggiunti livelli di benessere sufficienti per lui e i pronipoti, aveva deciso di far carriera in politica. Io ero fra questi. Di certo non lo faceva per soldi, ne avrebbe guadagnati molti di più rimanendo un imprenditore, quindi, essendo abituati ai “soliti” politici che dicono di far politica per passione o spirito di servizio e poi si fanno solo i loro affari, siamo stati da subito scettici sulla candidatura a sindaco di Giorgio Gori. Quando però lo abbiamo visto, con nostro stupore, candidarsi alla presidenza della Regione senza la minima possibilità di vincere, caricandosi sulle spalle con grande entusiasmo una campagna elettorale che lo ha portato in tutti gli angoli della regione, riuscendo ancora a convincere la gente che il centrosinistra poteva battere le destre, ci siamo ricreduti. Quando lo abbiamo visto sopportare con vero fair play la bocciatura degli elettori lombardi, resa ancor più dura dal fatto che la sinistra ortodossa, quella dalemiana ed ex comunista, gli ha votato contro in quanto considerato troppo renziano... Beh, abbiamo iniziato a pensare che forse Gori non è uno dei soliti che vogliono solo vincere in un “collegio sicuro” ma accetta anche di perdere per portare avanti le sue idee. Abbiamo iniziato a pensare che il professarsi socialista per lui non fosse solo un modo per smarcarsi dai sensi di colpa che prova uno di sinistra quando diventa ricco. Abbiamo iniziato ad osservarlo non trovando mai in lui l’arroganza che i suoi avversari gli hanno riservato. Anche dopo la sconfitta si è preso tutta la responsabilità dell’accaduto. In gioventù sarà anche stato un fighetto, avrà nutrito i suoi conti correnti con i soldi di Mediaset, ma adesso fa il sindaco. E lo fa con l’impegno di un manager privato che, questa volta, non genera profitti ma servizi ai cittadini. La svolta della sua vita? Il PSI di Bettino Craxi, molto amico, guarda caso di Berlusconi. Adesso per lui potrebbe esserci un treno per Bruxelles… alle prossime elezioni Europee che in primavera coincideranno con il rinnovo del Consiglio Comunale. “Preferisco stare qui. Qui si parla fino allo sfinimento, si deve contrattare ogni cosa, ma alla fine si decide qualcosa che la gente può toccare con mano”.


Dov’era l’11 settembre quando sono crollate le Torri Gemelle? “A Milano, dove aveva sede la mia società nata solo sei mesi prima. Tornando dal pranzo ci hanno detto questa cosa e dato che lì vicino c’era un’azienda che aveva la ricezione satellitare, ho seguito tutto in diretta, passando ore a vedere il secondo grattacielo che andava giù…”. Cosa ha pensato? “Non riuscivo a credere a quello che stava accadendo sotto ai nostri occhi in diretta… Da lì son successe tante cose che hanno cambiato le nostre vite, come la risposta americana che andò a destabilizzare l’Iraq e ad alimentare il terrorismo che da allora ha preso sempre più forza”. Chi ha influito di più nella tua formazione politica giovanile? “Direi Andrea Moltrasio. Quando arrivai al Liceo, sbarbatello al primo anno, lui era il leader di Azione e Libertà, un movimento politico che aveva fondato qualche anno prima e che esisteva solo al Sarpi. Ci si riuniva nella sede del Partito Repubblicano sotto i ritratti di La Malfa e Spadolini. Quello era il posizionamento: laico, progressista ma molto moderato. Una collocazione particolare negli anni in cui da una parte c’erano i collettivi della sinistra molto comunista e, dalla parte opposta, abbastanza vivaci a Bergamo, gruppi di neo fascisti. Noi stavamo nel mezzo. Mi appassionai alla politica cominciando a frequentare Azione e Libertà quando Andrea prese il diploma, io presi le redini del gruppo ed eletto nel Consiglio di Istituto. A quei tempi leggevo gli scritti dei fratelli Rosselli e del socialismo liberale. In termini più generali però, la svolta che mi cambiò la vita, avvenne nel ’78 nel Partito Socialista, con il passaggio da De Martino e Nenni, al più dinamico Bettino Craxi. Quella svolta storica mi fece intravedere la possibilità di essere di sinistra ma riformista”. Cosa le piace di più nel fare il sindaco? “È la politica portata ad ascoltare, a discutere, a confrontarsi ma poi a decidere e questo è fondamentale. È la differenza rispetto a tanti altri livelli di impegno politico in cui, quest’ultima cosa, non è compresa”. Cosa le piace meno? “Le lungaggini e le mille difficoltà che si frappongono tra quando si decide una cosa e quando la si vede realizzata. Ero abituato ad altri tempi e questa cosa è micidiale”. Dopo 4 anni è in grado di fare un primo bilancio degli obiettivi raggiunti e di quelli a portata mandato? “Mi sono riletto recentemente il programma elettorale del 2014 e devo dire che, di cose fatte, ce ne sono tante. In generale direi che quella pagina e mezza che ho scritto di mio pugno e che era l’introduzione del programma in cui cercavo di restituire la visione della città che avevo in mente, mi sembra in larga misura concretizzata. Mi sembra che la città si sia effettivamente data una mossa. Che energie pubbliche ed energie private si siano liberate per favorire anche la ripresa delle attività economiche. Di certo conta il fatto che oggi siamo in una situazione economica diversa da quella del 2014, e questo non è certo merito mio. Abbiamo promosso una vivacità nell’intervento fisico sulla città, una trasformazione mirata soprattutto al recupero di aree dismesse da rigenerare”. Quanto conta l’Amministrazione in un progetto come City Life ad esempio? “Tantissimo. Il merito di City Life è in larga misura dell’imprenditore che ha deciso di scommettere le sue risorse su

un progetto di grande ambizione e importanti dimensioni ma, non sarebbe mai emersa quella disponibilità all’investimento se non avesse trovato qui qualcuno che l’ha sollecitata, che l’ha accompagnata, che ha suggerito quale fosse l’intervento pubblico che si voleva “al centro” di quel progetto e che lo ha anche condizionato. City Life è residenza, commercio, ricettività alberghiera e strutture sportive ma quest’ultima, l’Arena dello Sport, sarà il suo cuore. Il tutto è nato nel dialogo e nella capacità dell’Amministrazione di corrispondere la fiducia che ci è stata accordata. Questo non vuol dire che siamo stati istantanei nel rispondere, anche perché un insediamento di quella portata coinvolge oltre il Comune anche Ats, Provincia, Regione e persino l’Enav per il traffico aereo... Ma siamo stati, e credo che Domenico Bosatelli lo riconoscerà, all’altezza del compito”. E sullo stadio? “Altro tema di cui si discuteva da trent’anni senza arrivare mai al dunque. La mia idea è sempre stata la stessa e cioè mantenere lo stadio dov’era e investire sulla riqualificazione dei quartieri circostanti. Non so se questo abbia incoraggiato Antonio Percassi a fare il passo. Abbiamo fatto tutto in evidenza pubblica e, come dimostra quello della Juventus, uno stadio ben gestito è un affare. Percassi è un imprenditore che le cosa le fa e io apprezzo molto gli imprenditori così. Non era obbligato a farlo e il precedente progetto, quello in cui lui era comunque coinvolto con Cividini, il Parco dello Sport, gli garantiva una forte contropartita: avrebbe ottenuto ben 55 mila metri quadrati di superfici commerciali. Adesso avrà solo 2.000 metri di commerciale che è davvero poco. Non c’è contropartita e in più deve rispettare gli standard, realizzare opere, parcheggi interrati, modificare la viabilità ecc.”. Parliamo di sicurezza che è al primo posto nelle richieste dei bergamaschi. “Siamo partiti cercando di valorizzare il personale ma in una situazione in cui erano ferme le assunzioni, non si poteva migliorare granché. Adesso possiamo assumere dieci vigili nuovi per presidiare due priorità: spaccio e furti. Quando ancora non potevamo assumere nuovo personale abbiamo intavolato una trattativa, anche un po’ ruvida, al fine di avere più presenza di agenti sulla strada, dove i cittadini vogliono che stiano e non in ufficio, ovviamente. Poi abbiamo faticosamente mandato avanti l’installazione di nuove telecamere di sorveglianza e istituito un servizio notturno di sorveglianza con tre pattuglie della Fidelitas. Inoltre abbiamo pensato di dare fiducia ad un imprenditore privato di Bergamo che ci ha proposto il servizio 1SELF gratuitamente. È un’applicazione tramite la quale ogni persona con il telefonino può segnalare fatti degni di attenzione alla Polizia Municipale. Siamo stati i primi ad averlo a disposizione e adesso si sta diffondendo ovunque. E funziona. Sono già 400 le segnalazioni ricevute mentre si va ampliando la collaborazione dei cittadini.” In cosa pensi di non essere riuscito? “In tutte le cose vedo la possibilità di un miglioramento. Sinceramente avrei voluto tagliare qualche nastro in più e invece si taglieranno in larga parte nel prossimo quinquennio. Parliamo delle ex Caserme, della nuova sede per l’Accademia della Guardia di Finanza, della nuova GAMeC, tutto avviato, tutto finanziato ma concluso… mica tanto. Però il piano delle opere pubbliche comprende anche tante piccole opere. Ad esempio sta per partire un piano di asfaltatura delle strade che non si vedeva da vent’anni. Sulla dimensione sociale, abbiamo tolto soldi alla macchina con una seria spending review al nostro interno per aumentare il bilancio dei servizi.


Non solo perché ci sono sempre più poveri ma anche perché ci sono sempre più anziani, più disabili da accudire… Ogni volta bisogna spostare nuove risorse su quel capitolo. Sulla sicurezza abbiamo fatto parecchio ma i cittadini percepiscono situazioni di insicurezza. Ed effettivamente ci sono aree della città dove, se vai in giro la sera, puoi sentirti a disagio…. Abbiamo fatto l’intervento di sgombero alla Stazione delle Autolinee dove persisteva una situazione legata alla permanenza di senzatetto. E comunque non è che puoi fare uno sgombero e via… Devi anche avere un piano che comprenda la Caritas, la San Vincenzo, l’Albergo popolare, i Servizi sociali del Comune, la Polizia Locale. Adesso li abbiamo censiti e ognuno si farà carico di qualcuno di loro. Verrano accuditi e se si dovessero sottrarre alla tutela, si andranno a riprendere, individuando anche luoghi dove sia possibile un loro reinserimento. Al Galgario alcuni di questi homeless non andavano a dormire perché era vietato entrare ai loro cani… Beh, abbiamo creato un’area dove adesso è possibile entrare e passare la notte con il cane. Cerchiamo ogni mezzo pur di rendere possibile un recupero anche parziale di queste persone. Il tema dello spaccio è un tema vero e lo ritengo una priorità. Io sostengo che c’è spaccio perché c’è consumo. Poniamoci il problema del consumo che in questa città e in questa provincia è ai massimi livelli in Italia. Non mi sento di escludere che, tra quelli che si lamentano per la poca sicurezza, ci siano anche coloro che poi si vanno a rifornire”. Questo si collega anche al discorso dei migranti e richiedenti asilo che spesso vengono reclutati dalle organizzazioni criminali… Quanti sono e come sono sistemati i richiedenti asilo a Bergamo? “Sono circa 500 dislocati in varie sedi. La maggior parte in via Gleno, in quella che era la sede del ricovero, molto ben seguiti da Caritas che svolge un lavoro straordinario. Sono il più possibile coinvolti, con adesione volontaria, in attività socialmente utili, in modo che siano anche visibili ai cittadini nel darsi da fare per cose utili alla comunità che li ha accolti”. Sperando che non ne arrivino altri… “Su questo fronte ha ben operato l’ex Ministro degli Interni ed è innegabile che i flussi sono sensibilmente diminuiti e sono minimi rispetto a due anni fa. Il problema è l’impostazione complessiva dell’accoglienza che non funziona e io sono molto critico su questo”.

Anche autocritico visto che il suo partito era al governo fino a poco tempo fa… “Il problema non è l’accoglienza! Abbiamo dato l’idea che la questione non fosse governata, né alla fonte, per cui gli arrivi ad un certo punto erano diventati imponenti, né all’arrivo sul territorio dove non è gestita come dovrebbe. La demarcazione tra rifugiati e migranti economici, se non hai la capacità di rimpatriarli e, nonostante le tante chiacchiere di Salvini, credo che ciò non sarà possibile, genera solo irregolarità e illegalità. Sarebbe meglio non distinguere tra rifugiati e migranti economici ma fare il possibile per impegnarli, ingaggiarli in progetti di formazione e di lavoro. Devi solo distinguere tra quelli che vogliono guadagnarsi onestamente da vivere e chi no. E questi li rimandi a casa. Continuo a ricevere segnalazioni di aziende che non trovano personale da impiegare e non si tratta solo di ingegneri: spesso c’è necessità di manodopera che potrebbe essere soddisfatta da questi ragazzi. Logicamente se adeguatamente formati perché quando arrivano conoscono a mala pena la loro lingua… Per cui c’è del lavoro da fare per metterli in condizione di essere utili, venire assunti, pagare i contributi e guadagnarsi onestamente da vivere. Ma questo non lo facciamo… non lo possiamo fare, non ci è data la possibilità di farlo”. Passiamo a più dolenti note. Aeroporto: sappiamo che si è fatto sentire per protestare contro i voli notturni… Esiste un tetto, un numero massimo di voli? “Non c’è un tetto. Abbiamo più volte interpellato il Ministero dei Trasporti per capire se ci fosse un tetto e la risposta molto chiara è che un tetto non c’è”. Quindi si possono aumentare i voli quanto vogliono? “Volendo sì”. Che voce in capitolo ha il Comune? “Sapendo che il Comune è azionista di quell’azienda, conscio del fatto che sia un’impresa che opera sul mercato, vive di reputazione e che coinvolge tutto il sistema territoriale, perché insieme al Comune ci sono la Provincia, Confindustria, Camera di Commercio, penso che ognuno dovrebbe trasferire all’esterno un’idea di coesione. Ci sono poi le occasioni in cui, chiusa la porta, si discute. Io credo di aver fatto veramente la mia parte nel far capire che mi è chiarissimo qual è il valore economico di questa infrastruttura e che non è il tornaconto degli azionisti a preoccuparmi.


Al Comune di Bergamo, il valore delle quote che non venderà mai o quale entità avrà il dividendo di fine anno, non gliene può importare di meno. A me, sia chiaro, interessa la salute di questa impresa che è il principale motore di lavoro di questo territorio. Ho visionato vari studi e penso sia ragionevole pensare che, tra indotti, diretti e collegati, ci siano 50 mila persone che lavorano grazie all’Aeroporto di Orio. Se oggi siamo a celebrare una crescita annua del 20% del turismo lo dobbiamo all’Aeroporto. È bastato aprire due voli al giorno con Mosca per veder crescere le presenze di turisti russi del 43% in un anno. Ovvio, non vedo solo questo e bisogna tener conto anche di tutto e il resto. C’è una pressione su diverse migliaia di cittadini. Il volo alle sei del mattino lo sento benissimo anch’io che abito in Città alta… Ovviamente se abiti a Colognola o al Villaggio degli Sposi, lo senti di più. Io dico: ragioniamo. Lo scalo non può certo crescere a questi ritmi all’infinito. Diciamolo chiaramente. Stiamo prendendo un milione di passeggeri in più all’anno, un risultato clamoroso e tra l’altro abbiamo lasciato che 6 milioni di passeggeri, che sarebbero potuti sbarcare qua, andassero a Malpensa. Ci siamo già auto-limitati. È un argomento delicato, specie nei confronti del principale “cliente” dello scalo, la Ryanair, alla quale non è facile andare a dire: sai che c’è? Da oggi non si cresce più… Credo che lo sviluppo dei prossimi anni debba avvenire possibilmente per linee esterne ed è un’idea che sta prendendo piede. L’importante è che i cittadini sappiano che siamo sul problema costantemente e ne abbiamo dato prova ottenendo risorse per la mitigazione ambientale per quasi 10 milioni di euro, che non sarebbero stati erogati se Comune e Provincia non si fossero impuntati. Anche rispetto al tema delle alleanze il mio ruolo è stato molto proattivo. Anche se oggi non posso vantare di aver concluso un accordo o una partnership che mi dia per certo lo sviluppo da altre parti in collaborazione con qualcun altro, non ho smesso di lavorarci nè, ovviamente, ha smesso di lavorarci il Presidente che rappresenta tutti gli azionisti. L’importante è che questa cosa i cittadini la sappiano. Ho incontri frequenti con i comitati (Colognola, Bergamo Ovest, Villaggio degli Sposi, San Tomaso) e il loro sospetto è che qui ci sia qualcuno a cui non importa nulla di loro e che è interessato solo a far soldi. Ogni volta spendo mezz’ora a spiegare che non è così. Che tengo molto ai posti di lavoro e alle tante famiglie che vivono grazie all’Aeroporto, ma che mi sta a cuore anche il loro benessere e sono impegnato a trovare il migliore equilibrio possibile”. Altra spina: parcheggio sotto la Fara… “Quello non è un problema. Stiamo facendo la cosa giusta. Premesso che abbiamo ereditato questa cosa e che l’Amministrazione precedente non ha fatto niente per cinque anni mettendo il Comune in una posizione giuridicamente di difetto nei confronti della controparte, tenedo conto che i cinque anni di “nessuna risposta” hanno indebolito la posizione del Comune, noi abbiamo ripreso in mano quella convenzione e, a parità di risultato economico, perché comunque era un contratto firmato, l’abbiamo rivoltata come un calzino. E abbiamo fatto un altro progetto”. Quanto era la penale da pagare? “L’ufficio legale ci disse che non avremmo avuto alcuna speranza di evitare di pagare penali e risarcimenti. Se oggi cambiassimo idea ci costerebbe oltre dieci milioni più la richiesta di danni giustificata da chi si vede un contratto stracciato sotto gli occhi. Abbiamo cercato di dargli un senso e così riusciremo a liberare le piazze storiche di Città Alta e a ricondurre i flussi dei visitatori ad un unico punto di approdo. Oggi arrivano e cominciano a girare cercando parcheggio, entrano nelle ZTL, vanno dove non potrebbero e affollano le vie di Città Alta, non solo il perimetro delle Mura. In futuro saranno incanalati tutti al parcheggio e, quando sarà pieno, verrà segnalato da città bassa per impedire l’afflusso”. Tolti tutti i parcheggi sulle mura? “Sì saranno tutti riservati ai residenti, per chi lavora in Città Alta o per i clienti dei bed and breakfast. In questo modo riusciamo a tenere insieme l’interesse dei residenti, che la vorrebbero sempre chiusa e solo per loro, l’interesse di chi ci lavora e quello delle attività commerciali. Città Alta non sarà mai chiusa ma si potrà accedere solo da lì, se proprio uno vuole salire con l’auto. Mi è stato rimproverato di aver promesso di realizzare un parcheggio per residenti e invece di averlo fatto per i non residenti. La convenzione prevedeva questo, però il posto auto sarebbe costato 1.500 € l’anno. Senza neppure il posto riservato. In quanti avrebbero aderito? Avremmo realizzato un parcheggio che, in teoria, era per i residenti ma che in realtà avremmo riempito di non residenti e in più avremmo avuto ancora le auto dei visitatori sulle Mura e nelle piazze. È un’opera pensata molto male dall’inizio ma in questo modo gli abbiamo dato un senso. Rispetto il parere di chi non è d’accordo ma questo non è un problema. Dobbiamo solo mandare avanti bene il cantiere, con tutte la garanzie necessarie, chiudere, rimettere l’erba e poi, sono convinto, che la gente sarà contenta”. Cosa mi puoi dire di questo governo. “Lo valuteremo, come ha detto Draghi, dagli atti. Per ora ha prodotto solo chiacchiere: si parla molto, ogni giorno c’è un proclama ma non hanno ancora definito un solo atto di governo”. Che mi dice del PD? “Credo che si trovi in una situazione molto avversa, non solo in Italia, ma anche nei paesi occidentali, che vedono la grande affermazione di partiti nazionalisti e populisti. Mi sembra comunque l’unica forza di opposizione che può tenere alta la bandiera del riformismo, con tutti i suoi limiti e le tante dispute interne che volentieri eviterei, è uno strumento di partecipazione politica irrinunciabile, per sperare che in questo Paese le cose possano tornare alla ragionevolezza”. Sarei contento per lei di vederla all’Europarlamento ma sono certo che si ricandiderà come sindaco di Bergamo... “A Bruxelles non si combina molto. Ho già detto che il bello di fare il sindaco è che si discute, si parla, ma poi si decide”.


io Paglia

di Giorg IA L G A P I D I H FUOC

LA PAURA DI CAMBIARE La prima domenica di luglio è stata davvero calda, afosa, ma a Pontida lo storico pratone della Lega si è riempito fino all’inverosimile. Gli organizzatori parlano di 75.000 persone provenienti da tutta Italia. Gente eterogenea, colorata, venuta anche dal Sud, che si è radunata senza problemi di ordine pubblico, capitanata da un Matteo Salvini scintillante, gentile, che camminava tra i presenti senza scorta e con una grande disponibilità. Come è distante un Berlusconi che ancora si muove circondato dai suoi scuri security-men, incravattati di tutto punto e con auricolari in bella vista. O da un Saviano che arriva ad un congresso del PD con tre macchine della sicurezza, pronto ad arrogare il governo e ad insultare i razzisti di turno. Preciso che per il ricco napoletano, copiatore di testi, trattasi di razzista chiunque non la pensi come lui. Ma torniamo a Pontida, dove insieme alle bandiere verdi, sventolavano quelle blu di salviniana preferenza. Io Pontida me la ricordo oltre 25 anni fa, quando accompagnai un mio zio con tanto di camper, in uno dei primi raduni che vedeva la Lega agli albori. Erano i tempi di Bossi e di Calderoli. Il primo ieri non si è nemmeno visto, il secondo invece era ancora lì, con qualche ruga e qualche capello bianco in più. Ma la politica è così, una rincorsa al potere che spesso travolge il vecchio, per lasciare posto al nuovo che avanza. Ognuno vive le sue stagioni, che spesso non ritornano più. Salvini oggi ha un gran merito, quello di avere interpretato il mal di pancia di tanta gente. E siccome la storia si ripete, sa perfettamente che, durante le crisi economiche più dure, il popolo vuole ribellarsi al sistema consolidato. Matteo sembra sapere anche un’altra cosa. Il potere delle lobbies, della finanza legata ai partiti tradizionali, delle grande multinazionali che tutto manovrano, dei media che sostengono le vecchie classi dirigenti, ama muoversi nella calma e nell’oscurità. Movimento 5 Stelle e Lega invece sono aggregazioni “spettacolari”, che divulgano i loro pensieri e i loro programmi in rete sui social, che arrivano coi loro semplici discorsi diritti alla gente comune, senza tanti fronzoli e troppi retropensieri. Chi nega che l’immigrazione indiscriminata sia un problema per tutti gli italiani, nega l’evidenza. Il popolo che vive nelle città, senza scorte e con il solo buon senso giornaliero, si sente preso per il naso da chi sostiene che l’Italia debba essere una nazione con le porte aperte per tutti e che possa spendere 5 miliardi di euro all’anno per mantenere a ciondolare migliaia di africani di cui non si sa niente. Ora, se affondano due barconi a 6 km dalla Libia la colpa è di Salvini & C. che hanno chiuso i porti alle ONG. Ma i dati sono diversi e dicono che purtroppo nei 4 anni precedenti, quando le navi umanitarie facevano da taxi quotidiano, sono affogate quasi 15.000 persone nel Mediterraneo. E quindi?

Ci siamo mai chiesti, o ci hanno mai detto, chi siano in realtà queste ONG e chi le finanzi? E perché le democratiche e sensibilissime Spagna, Germania, Malta, Francia tengano saldamente chiusi i loro porti da anni? E di chi siano le tante cooperative che gestiscono le risorse africane coi soldi pubblici italiani? Vedete se l’uomo è curioso e si pone dei dubbi, progredisce e continua ad evolvere. Se si fa delle domande, di conseguenza cerca delle risposte, sostenendo la verità con la scienza, con il sapere e non con la demagogia, o con i dogmi religioso-politici. Ecco, in questi anni si è preferito far finta di niente. Si è ulteriormente indebitato lo Stato per centinaia di miliardi senza spiegare alla gente dove si volesse arrivare. Non si è saputo, o non si è voluto, vedere il disagio di leggi inique e di problemi economici di milioni di famiglie, o ascoltare il lamento delle piccole imprese uccise da mercati illiberali e da tasse assassine. Insomma mancavano progetti condivisi, idee comuni, realizzazioni chiare. L’anno scorso Renzi populisticamente sbandierava un suo conto corrente da 15.000 euro e l’altro ieri ha comprato una casa a Firenze-centro al modico prezzo di 1,2 milioni di euro. Una colossale presa in giro del popolo italiano. Monte dei Paschi, e altre banche locali, sono state rifinanziate per decine di miliardi dallo Stato, ma poi si è scoperto che i grandi debitori insolventi erano sempre gli stessi. Vero, De Benedetti e Marcegaglia? Un operaio deve spaccarsi la schiena fino a quasi 65 anni, ma il politico può avere un vitalizio dopo soli 5 anni di Parlamento. È giusto? Ma sì, tanto la gente è stupida, non chiede, non capisce, è sorda e cieca. È questa la politica del passato? È questa la gestione del potere? Allora oggi il vecchio sistema, nazionale ed europeo, appalesa tanta paura del nuovo che avanza. Ed ecco perché tira fuori tutta la sua artiglieria pesante per trasformare la realtà a suo piacimento e per difendere le sue ataviche posizioni di privilegio. Così chi vuol provare a cambiare diventa un razzista, un fascista, un incompetente, un omofobo brutto e cattivo. A Pontida non mi sembravano tutti così, ho solo visto tanta gente che ancora spera in un’Italia migliore. Con un unico dubbio: speriamo solo che non sia troppo tardi. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


Può essere rosa o azzurro, lilla o verde. Di cosa stiamo parlando? Stavolta non di moda ma di una delle nuove squisitezze in centro città! Si chiama Flower Burger ed è il nuovo Hamburger Gourmet capace di farvi innamorare al primo morso! Una delizia imperdibile per tutti i palati sopraffini! FLOWER BURGER Via Torquato Tasso, 46 Bergamo Tel. 035 215811 - www.flowerburger.it Facebook: flowerburger.bergamo

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Da sinistra: cappello di paglia Playita, top scollato a V in seta crepe de chine Scaglione, bermuda a vita alta in lino Emma, borsa in paglia Playita. SCAGLIONE Via G. Lochis 12 - Bergamo Tel. 035 4373338 - info@scaglione.it www.scaglione.it - Facebook: scaglionecashmere

Mare profumo di mare… la nuova collezione di Sophie Stique ha tutto l’allure e lo charme per rendere speciale questa estate ormai alle porte! Come lo stupendo dress azzurro e bianco in stampa maiolica. Decisamente chic! SOPHIE STIQUE Via Locatelli, 29 - Trescore Balneario - Tel. 035 9491740 www.lastazionebysophiestique.it Facebook: lastazionebysophiestique

Il loro mood è unico, originale quasi naif. Impossibile non innamorarsi di tutto quello che propongono nei loro shop o degli allestimenti bohémien che realizzano per matrimoni a metà tra sogno e realtà. Sono le Ila Malù ed a Bergamo sono approdate con Zia Mame, un concept store in cui tra essenze e capi design sarà possibile fare un vero e proprio “balzo” nel loro stile ricercato. ZIA MAME BY ILA MALÙ Via Sant’Orsola, 14 Bergamo - www.ilamalu.com Facebook: ziamameconceptstore


CHI C’ERA

ROTARY TREVIGLIO E PIANURA BERGAMASCA LUIGI SIGNORELLI NUOVO PRESIDENTE Come consuetudine anche quest’anno si è svolta, il 6 luglio scorso presso il Palace Hotel di Zingonia, la tradizionale cerimonia per il passaggio di consegne tra la past president e Luigi Signorelli, subentrato alla guida del Rotary Club di Treviglio e della Bassa Bergamasca, i cui soci hanno voluto testimoniare, ancora una volta a Zingonia, la loro presenza attiva in un territorio che presenta molte problematiche di carattere sociale e nel quale i rotariani sono diventati un punto di riferimento con il loro portato di solidarietà, di cultura e civiltà. Il nuovo presidente ha dichiarato di voler proseguire nelle azioni intraprese dal Club, per primo da sempre impegnato nellla campagna mondiale contro la poliomielite e tra i primi sostenitori di un gruppo di medici bergamaschi impegnati nella realizzazione di un ospedale in Madagascar. Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


L’EMOZIONE CREA DIPENDENZA Testo Tommaso Revera - Fotografie Sergio Nessi

PRESENTATA IN ANTEPRIMA LA NUOVA NATA DI CASA BMW, LA X4, IL SUV CON L’ANIMA DA COUPÉ Design contemporaneo e il profilo tipico da coupé ne rivelano immediatamente l’impetuosità. Grazie alla dinamica di guida di prim’ordine, all’innovativa struttura leggera con baricentro basso e alle prestazioni ancora più elevate, solo una cosa si frappone tra voi e le vostre destinazioni: il puro piacere di guidare. Lo scorso 11 luglio la Concessionaria BMW Lario Bergauto ha presentato in anteprima la nuova BMW X4. L’evento si è tenuto nella raffinata piazzetta di palazzo Zanchi in via Tasso ospiti di Ghirardelli Bulthaup. BMW e Bulthaup collaborano da anni con azioni di comarketing ed eventi con l’intento di perseguire sempre più la soddisfazione del cliente.


CHI C’ERA

L’EMOZIONE CREA DIPENDENZA Dj Set e coreografia di Capogiro per il reveal della sportiva e muscolosa vettura dal design audace con un frontale più possente dal doppio rene maggiorato. I ballerini hanno danzato attorno alla vettura posizionata davanti al Giroscopio di Arnaldo Pomodoro, scoprendola con passi eleganti e decisi. Gli ospiti sono stati accolti con l’aperitivo e gli amuse bouche di Vicook, maestri gourmet. Durante la serata musica lounge dei dj del Capogiro – Joy Club hanno intrattenuto clienti e amici della concessionaria.Tante le percorse accorse durante la serata incuriosite dal fatto di vedere per primi la nuova BMW X4 che sarà lanciata a livello nazionale il prossimo 22 settembre ma già da oggi disponibile presso la concessionaria Lario Bergauto di Bergamo, Lecco, Berbenno Valtellina e Grumello del Monte.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


LA COLOROBICA: L’EVOLUZIONE DELLA RIPARAZIONE Testo Tommaso Revera - Fotografie Paolo Biava

COME EVOLVE LA CARROZZERIA VERSO L’AUTO DIGITALE E COME TRASFORMARE LE NUOVE OPPORTUNITÀ IN BUSINESS Questo il tema dell’incontro promosso lo scorso 21 giugno da La Colorobica, l’azienda di Gorle leader per prodotti, attrezzature e vernici per carrozzeria, nel suggestivo scenario dell’Innovation District all’interno del Kilometro Rosso. Un evento organizzato in collaborazione con Glasurit, il marchio vernici premium di BASF che quest’anno celebra il 130° anno della sua fondazione, al quale hanno partecipato numerosi referenti del settore a livello locale e regionale per conoscere più da vicino l’andamento del mercato dell’autoriparazione e, soprattutto, per scoprire con maggior cognizione il futuro della carrozzeria 4.0.


CHI C’ERA

LA COLOROBICA, L’EVOLUZIONE DELLA RIPARAZIONE Veicoli connessi e guida autonoma, del resto, sono destinati a cambiare il mondo della riparazione: nell’officina del futuro il veicolo è collegato in rete: i dati dell’auto sono registrati e trasmessi in modo continuo, così come le informazioni sullo stato operativo e sulle sollecitazioni a cui sono sottoposti i diversi componenti del veicolo. Significativo, in questo senso, il contributo offerto dai relatori chiamati ad intervenire durante questa iniziativa tra cui quello di Enea Capelli, Amministratore La Colorobica, di Sara Moretto, Onorevole della Camera dei Deputati, di Massimo Delfini, Direzione Commerciale, ricambi e servizi post vendita Peugeot e Citroën, di Filippo Centauri, Regional Key Account Manager Europe South Est BASF, di Alessandro Donatini, Direttore Commerciale Italia Autel Tech Italia, di Massimo Sabbioneda, Head of Marketing & Development Alpiq InTec Italia e di Tommaso Caravan, giornalista settore automotive. Ma da cosa nasce il desiderio di incontrare gli operatori del settore? Lo abbiamo chiesto ad Enea e Cesare Capelli, Amministratori La Colorobica. “Siamo grati a tutti coloro che hanno partecipato e contribuito al successo di questa iniziativa. L’idea di organizzare un incontro di questo tipo è stata dettata dall’esigenza di condividere con qualificati colleghi che operano nel nostro ambito le novità che, di fatto, stanno facendo evolvere il nostro settore. Un’occasione di aggiornamento utile, dunque, per far sì che ognuno di loro possa gestire queste novità con maggior cognizione, accaparrandosi il mercato di domani”. Da sempre La Colorobica mostra sensibilità e attenzione per il tema della formazione: se non sbaglio siete soliti proporre numerose iniziative, anche nel mondo delle scuole. “Proprio così: organizziamo diversi eventi per seguire sempre da vicino il mercato del mondo della carrozzeria non solo per rimanere sempre aggiornati ma anche per trasferire al meglio queste nozioni agli interlocutori che, insieme a noi, affrontano quotidianamente questo tipo di mercato”. Ph. Paolo Biava - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


CHI C’ERA

NEL SEGNO DELL’ESTATE DI APF Ventiquattresima edizione per la Festa annuale APF, divenuta ormai per il Foto Bergamasco una ricorrenza imperdibile per unire in un clima conviviale i tantissimi iscritti a questa storica associazione che, ad oggi, conta quasi 600 iscritti. Location scelta anche per quest’anno l’Agriturismo Sant’Alessandro, con sede nell’omonimo paese delle provincia bergamasca, dove la sera del 5 luglio scorso tutti i membri dell’associazione Provinciale Forense di Bergamo si sono ritrovati per trascorrere una serata tra sorrisi e gusto. Squisita infatti la cena che, in linea con la filosofia del ristorante, attento a prodotti di massima qualità tutti di produzione propria, ha entusiasmato i tanti ospiti. Tra di essi presenti alcuni rappresentanti di Lario Bergauto Bergamo, sponsor ufficiale della serata, quali il direttore di Lario Bergauto Bergauto, alcuni colleghi dell’ufficio commerciale e del marketing. Per l’occasione presentate dalla concessionaria due nuovissime auto del brand BMW ovvero BMW X2 e la sportivissima BMW Serie 1 M Sport che per tutto l’evento hanno attirato sguardi ed attenzione degli ospiti. La serata, dopo la squisita cena è poi entrata nel vivo grazie al conferimento dei riconoscimenti agli Avvocati Pier Enzo Baruffi ed Ernesto Tucci per i quarant’anni di iscrizione all’associazione, all’ Avvocato Longobardi Arturo per i trenta anni di iscrizione ed agli Avvocati Pizzocheri Edoardo, Pizzocheri Michele, Ghezzi Sabrina, Capelli Angelo, Mazzocchi Simona, Zonca Alessandro per i venti anni di iscrizione. Festeggiati inoltre i giovani Avvocati Zonca Alice e Biffi Laura che si sono distinti quali migliori neo-avvocati bergamaschi nell’ultima sessione di esami a Brescia e le associate divenute mamme nel corso dell’ultimo anno. Una serata ricca di emozioni, perfetta per dare l’inizio ufficiale a questa nuova estate.

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MA IL CIELO È SEMPRE PIÙ BLU Testo Tommaso Revera - Fotografie Federica Scio - Federico Scaccabarossi

TERRITORIO, IMPRESE E TIFO: TUTTI AL FIANCO DELLA BLU BASKET TREVIGLIO IN VISTA DELLA STAGIONE 2018/2019 Resi noti progetti e programmi che verranno messi in campo dalla Blu Basket Treviglio per la prossima stagione, la quinta nel campionato nazionale di pallacanestro di serie A2. Finita l’era Remer Rubinetterie, la squadra di coach Vertemati è a caccia di nuovi sponsor per disputare una stagione all’altezza delle aspettative e per non deludere i tanti appassionati di pallacanestro di Bergamo e provincia. A delinearci il futuro della squadra è il Presidente Gianfranco Testa. Nella passata stagione, complice le cinque vittorie nelle ultime cinque partite di campionato, siete riusciti a centrare per il secondo anno consecutivo i playoff per la promozione in A1 E ancora una volta vi siete dovuti arrendere a Trieste che, dopo 14 anni, è tornata in serie A sbancando Casale. È stata una stagione comunque molto positiva, non crede? “L’andata è stata una sofferenza: a causa dell’infortunio di Jacopo Borra, infatti, abbiamo dovuto cambiare assetto alla squadra sacrificando Bryce Jonathan Douvier ed inserendo Tony Easley per alzare il baricentro. Ma la svolta l’abbiamo avuto con inserimento di JJ Fraizer per l’ultimo scorcio di campionato vincendone 5 su 5 proiettandoci direttamente ai play-off. Risultato auspicato ma francamente insperato. Poi nel play-off abbiamo incontrato Trieste per il secondo anno consecutivo: una squadra fuori categoria, molto attrezzata per la promozione e con una rosa molto ampia. Forse potevamo vincere gara 1: sarebbe stata la ciliegina sulla torta. Ma per come iniziata e per come è finita rimane una stagione positiva”. Essendosi chiuso l’accordo con il main sponsor Remer Rubinetterie, per la Blu Basket Treviglio è opportuno ripensare e pianificare il proprio futuro. Individuare nuovi partner, allargare la compagine societaria, aumentare la presenza di pubblico: sono queste le vostre priorità in vista della prossima stagione? “Innanzitutto va ringraziata la famiglia Repici per il percorso che con loro abbiamo fatto e condiviso in questi cinque anni. Per il futuro abbiamo esposto i nostri progetti all’incontro avvenuto recentemente con imprenditori e potenziali nuovi soci presso la sede della Bcc di Treviglio. La cosa positiva è che c’è stata molta partecipazione e coinvolgimento, anche grazie al Presidente di questo istituto di credito, Giovanni Grazioli, e al patrocinio del comune di Treviglio con il Sindaco Juri Imeri. Sono loro i nostri primi tifosi e promotori. Tutti i soci (la nostra vera forza) e Il nostro ufficio marketing con a capo Guido Pozzi stanno lavorando alacremente per finalizzare i contatti che abbiamo avuto, oltre continuare il lavoro sul territorio in modo capillare. Stiamo avendo dei buoni riscontri da nuovi sponsor e da nuovi soci che hanno manifestato interesse nel nostro progetto. Per quest’anno siamo riusciti a costruire il budget che ci consentirà di giocarci la stagione 2018/2019. Rimane comunque un campionato molto impegnativo: un main sponsor sarà di vitale importanza per i prossimi anni. Confrontandoci con piazze storiche, città più grandi e bacini più ampi, dovremo riuscire ad aumentare gli spettatori (peraltro sempre aumentati). Un aspetto determinante per la serie A2 è quello di aumentare il numero degli abbonati”. Dagli sponsor dipende anche la campagna acquisti: quali sono i vostri obiettivi prioritari? “La nostra filosofia rimane quella di investire sui giovani di grande prospetto come dimostrano le recenti acquisizioni di Mattia Palumbo e di Ursulo D’almeida che andranno a rimpolpare il nostro monte giocatori vero valore tangibile della nostra società. Certo con sponsor importanti si può allestire un roster ancor più competitivo con l’inserimento di giocatori senior di valore che fanno la differenza e ci consentirebbero di centrare i play-off e di alzare l’asticella”.

Investire sui giovani più promettenti e difendere con le unghie e con i denti la categoria: questa la mission della squadra di basket trevigliese in vista della prossima stagionE


Qualche cessione eccellente c’è stata (per esempio quella che hanno deciso di sostenere la Blu Basket. di Tommaso Marino e Emanuele Rossi) ma la scelta di re- È nato tutto da loro: è stata una piacevole sorpresa e ci ha fatto stare da parte del coach Andrea Vertemati, in cima alla lista capire che la Blu Basket è percepita come patrimonio sportivo dei desideri del Legnano, e della guardia Andrea Pecchia, che coinvolge molta gente”. corteggiato da molti club della massima serie, rappresenta- Che idea si è fatto dell’addio di Alberto Mattioli, lo storico dirigente trevigliese, che ha rassegnato le proprie dimissiono segnali incoraggianti. Non è così? “Con Tommaso Marino ed Emanuele Rossi avevamo dei contratti ni da Presidente del Comitato Regionale Lombardo della con reciproca opzione di uscita: Marino ha scelto di cambiare e FIP nel novembre scorso? Immagino ci sia un rapporto speper Rossi abbiamo scelto noi, sono le logiche dello sport ad alto li- ciale con il fondatore della società che oggi presiede e per vello. Sono stati i due giocatori simbolo degli ultimi anni e li ringra- la quale si è speso 41 anni con dedizione e competenza… ziamo immensamente per tutto quello che hanno fatto dentro e “Alberto è sempre stato un uomo determinato. Nella pallacafuori dal campo per la società e la squadra. Con loro si è chiuso un nestro italiana ha fatto molto: un carattere poco incline a compromessi ed è questo probabilmente che lo ha ciclo ed ora si riparte. Con coach Adriano Verspinto a prendere questa decisione. temati abbiamo un contratto che ci lega fino al Ama profondamente questo sport: rimarrà 2020: Legnano ha provato a portarcelo via ma sempre vicino a questo mondo e appena ce per noi era importante che rimanesse. La none sarà occasione, lo ritroveremo in palestra a stra determinazione ha risvegliato in lui la grinta vedere gli allenamenti dei ragazzi (soprattutto per rinnovare trovando ancor più motivazioni quelli giovani) e in tribuna a guardare le partidi prima. Andrea Pecchia è stata una piacevole te della Blu Basket sempre con il patos che da sorpresa perché non ha esitato a rimanere nosempre lo anima”. nostante le molte richieste e sono convinto che Non lontano da Treviglio c’è una società farà un campionato da assoluto protagonista”. che ha riportato in auge il basket cittadiQuali sono gli obiettivi sportivi per la stano in pochissimo tempo: stiamo parlando gione 2018/2019? del Basket Brescia Leonessa. Che ne pen“Quest’anno dire che puntiamo alla salvezza è sa della società guidata dalla Presidentessa già un obiettivo ambizioso perché con 5 retroGraziella Bragaglio? E del nuovissimo Pacessioni e 3 promozioni in serie A1 le squadre ADRIANO VERTEMATI laLeonessa? si stanno rinforzando pesantemente sia sull’alto che sul basso della classifica. A fine stagione fa- ALLENATORE DELLA BLU BASKET TREVIGLIO “È una società che ha fatto passi da gigante, complimenti a loro. Hanno costruito una squaremo un consuntivo e capiremo se questa cadra che svolge un ruolo importante nel camtegoria rimane alla nostra portata”. Recentemente per sostenere la Blu Basket Treviglio è nato pionato di serie A1 e per questo merita di avere la propria casa il comitato #1010x100xlaBlu: ci descriva come è nata que- nella città che rappresenta. Brescia è un importante capoluogo di provincia: è giusto che sia sta idea e quali imprenditori locali coinvolge? “È semplicemente un comitato spontaneo di tifosi appassionati dotata di strutture sportive di un certo livello”.


anni azzurri A cura del Direttore Johnny Vinella johnny.vinella@anniazzurri.it

SORRISI E BENESSERE CON LA CLOWN THERAPY

Accendono il buonumore, favoriscono il benessere degli ospiti, facilitano comunicazione ed empatia. Alla Residenza Anni Azzurri San Sisto di Bergamo sono degli “amici speciali”, buffi e molto divertenti, con tanto di naso rosso, camice bianco e occhialoni. I clown dell’associazione “I Claunorsotti di Camilla” di Coccaglio (Bs) sono ormai una presenza fissa in struttura: si presentano una volta al mese, la domenica mattina, attesi dagli anziani perché portano sorrisi e riescono a far comunicare anche gli ospiti più chiusi e in difficoltà. Il progetto di “Clown therapy” è stato avviato con successo all’interno della Residenza San Sisto, da sempre attenta ad abbinare servizi e assistenza di alto livello con un’attenzione speciale alla qualità di vita, perché ogni ospite si possa sentire a casa, attorniato da calore umano e professionalità. La struttura accoglie anziani autosufficienti o non autosufficienti, per soggiorni definitivi o temporanei, oltre che ospiti con demenza senile e Alzheimer. Il clima familiare rappresenta il tratto caratteristico della Residenza - così come la reale attenzione alle esigenze individuali, comune a tutti gli operatori e diffusa in tutti gli ambienti - e contribuisce a rafforzare l’efficacia di ogni pratica terapeutica e riabilitativa. “Il nostro obiettivo è prendersi cura del malato nella sua interezza, e non curare solo la malattia – ci ha spiegato il direttore della Residenza Anni Azzurri San Sisto, dottor Johnny Vinella – Attraverso la “Clown therapy”, che è uno dei diversi progetti innovativi avviati in struttura, è possibile favorire una serie di benefici”. Fra questi, far relazionare persone che da

molto tempo non riescono più a comunicare col mondo esterno, attraverso il contatto fisico; ridurre l’ansia e i vari fenomeni di agitazione; offrire un potere “protettivo” per il sistema immunitario con la produzione delle “beta-endorfine”, con lo stesso effetto di un esercizio fisico. Il clown è goffo, sbaglia e quindi è inferiore all’interlocutore. Anche nella postura si pone al livello dell’anziano o addirittura sotto, abbassandosi per parlare con le persone in carrozzina. Il linguaggio usato è molto semplice, comprensibile da tutti, a volte inesatto di proposito. Sbaglia il nome dell’anziano confondendolo con la persona a fianco, parla di cucina mettendo ingredienti a caso, non capisce le parole di un giornale, proprio apposta per farsi correggere dagli ospiti, e in questo modo facendoli sentire superiori a lui. In presenza degli ospiti più in difficoltà, che non sono in grado di relazionarsi, il clown utilizza il linguaggio del corpo e il contatto fisico per avvicinarsi e stabilire una relazione. Si avvicina gradualmente, cerca il consenso e il permesso di ridurre man mano la distanza che li separa, con una carezza, un tocco della mano, un abbraccio. La prossimità e l’empatia di questi “amici” molto speciali porta sempre una ventata di allegria e scatena risate preziose per il benessere del corpo e dell’anima: è stato dimostrato, infatti, che ridere può avere lo stesso effetto di un antidolorifico, perché stimola la secrezione di analgesici naturali, come le beta-endorfine.

In collaborazione con

Via Colognola ai colli, 8 - Bergamo - Tel. 035 08641 - Fax 035 19909256 - residenzasansisto@anniazzurri.it


CHI C’ERA

TENNIS E MOTORI: PASSIONE SENZA LIMITI! Il Tennis Club Città dei Mille, prestigioso e storico punto di riferimento bergamasco per tutti gli amanti del tennis, anche quest’anno ha ospitato il prestigioso Trofeo Azimut ITF Futures. Dal’11 al 16 giugno scorsi, dunque, massima competizione tra i partecipanti tra i quali ha primeggiato Riccardo Bellotti che, in seguito ad una combattuta finale, ha sconfitto Nik Razborsek con un punteggio di 6-4 e 6-3. Una vittoria dal valore importantissimo in quanto il tennista italiano, raggiungendo quota 30 vittorie, ha superato Lamine Ouahab e Attila Balazs diventando il più titolato nel circuito ITF Futures. Un grande successo, lo stesso ottenuto la sera del 11 giugno per la serata organizzata dal Tennis Club Città dei Mille per celebrare il Trofeo Azimut. I tanti ospiti presenti, accolti nell’elegante location a bordo piscina, hanno gustato un delizioso aperitivo a buffet, con in sottofondo la musica di Alberto King Carrara, storico deejay del Fashion di Milano, del Bobadilla di Dalmine e di tanti disco club. Tanti gli ospiti accolti dal Presidente Marco Fermi: i soci del club, i professionisti del tennis, i clienti di Azimut Investimenti (titolare del torneo) ed il personale commerciale della concessionaria BMW e MINI Lario Bergauto che, per l’occasione, ha esposto le nuova BMW X2 e MINI Cabrio. Due new entry che arricchiscono la “scuderia” di Lario Bergauto Bergamo, sponsor ufficiale della serata, sempre attenta nel presentare auto dal mood versatile, grintoso e sportivo. BMW X2 grazie al suo spirito innovatore, ad un design rinnovato ed a prestazioni di massimo livello, si pone come leader della sua categoria mentre MINI Cabrio si riconferma come la scelta più cool per vivere un’estate in piena libertà! Due”back” vincenti quindi per una serata da ricordare!

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


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NDO o Maggioni A C I T I POL di Maurizi a cura

che ne sarà dei miei nipoti ? Per fortuna è arrivata la vera estate con il suo caldo tropicale. Oramai il nostro non è più un clima moderato. Così, finalmente, i toni della politica si abbassano un poco, o meglio con il calore si potranno anche esasperare, ma poi, il dolce far niente, ci calerà nell’oblio ferragostano. È giunto il momento di riposarsi, per tutti. Ci sfugge, in questo momento, quello che realmente sta avvenendo in Europa, non tanto in Italia. Finalmente la gente europea s’è desta, ha capito che essere populisti non è un male, anzi è l’unico modo per potersi contrapporre allo strapotere della burocrazia statalista e del capitalismo-bolscevico, oltre che all’invasione islamica programmata a tavolino. La Germania, l’Austria, i paesi dell’Est, la Gran Bretagna che si lecca la ferita della Brexit, hanno definitivamente messo il sigillo di qualità alla reale necessità di rivedere quanto fatto fino ad ora. Escluse sono la Spagna e la Francia, che fingono di essere perbene, ma poi... La prima tiene chiusi i porti e rinforza le frontiere; tenta in ogni modo di ripenetrare le sue vecchie colonie, con pochi risultati, e non riesce a scalzare gli Italiani dalla Libia. La seconda, che è diventata da Popolare a Socialista in 24 ore, tenta di essere buonista aprendo i porti, ma lo fa solo perché le navi che vi approdano sono registrate in Spagna, per cui devono per forza accettarle. Però nei campi delle Canarie e di Ceuta-Algesiras, le condizioni di vita dei rifugiati o meglio dei respinti, sono disumane. Non è solo questo che sta succedendo in Europa; ci si sta preparando ad un cambiamento epocale per il prossimo anno, esattamante per la prossima primavera. Nuove elezioni, nuovi leader mondiali alla ribalta. Macron la vedrà veramente dura, perchè in Francia si vota senza coinvolgere il Governo così vedremo realmente la virata a destra di questa Europa rimasta imbelle fino ad ora. I burocrati dovranno iniziare a capire i cambiamenti, Bruxelles dovrà perdere le agenzie lì presenti, che saranno distribuite nei vari paesi, così finalmente torneranno a lavorare i due popoli tra loro divisi, ma uniti dall’interesse economico (Valloni e Fiamminghi), i veri furbetti del quartiere. Trump desidera che tutti paghino le quote di associazione al Club Nato, vuole che la Russia torni grande, che la Cina non faccia la furba come ha fatto sin’ora, che Erdogan rispetti i patti, e, se i turchi davvero lo vogliono, che se lo tengano pure. Vuole anche che l’Asia cresca, ma non a dismisura, che l’Africa venga aiutata economicamente, ma commissariata nei suoi governi, perché da quelle parti la democrazia non è ancora matura. Basta osservare cosa è capitato alla nostre ex colonie in Africa orientale, Etiopia, Somalia, Eritrea e capiremmo molto. Capiremmo anche come si sta evolvendo la situazione internazionale, che i popoli del mondo cercano solo tranquillità prendendo le distanze

da quelle ideologie di politica e mercato che ci stanno affossando. Noi italiani lo abbiamo capito in anticipo, facendo cadere il muro del PD, sgretolatosi come il collante dei muretti a secco, quando questi non vengono ben tenuti. La gente ha capito che abbassare sempre la testa e credere nelle favole, non porta nulla di buono e ha avuto il coraggio di credere in un sogno... Vediamo se quando ci sveglieremo, qualcosa si sarà veramente avverato. Io penso di sì, grazie anche alla desistenza di Forza Italia, che ha capito che deve rinnovarsi e lascia agli amici della Lega, il compito di abituarsi a governare, di capire i meccanismi che possono impantanarla, lascia che i giovani prendano decisioni anche umorali, ma giuste. Lascia anche che i 5 Stelle si dimostrino partito e non movimento, che il sistema, che è già saltato, salti ulteriormente. Questo permetterà ai futuri governi di avere le mani libere dai vecchi manuali politici come il Cencelli e dalle disoneste consuetudini. Nel mese di Agosto riposiamoci, facciamoci un’idea di ciò che si potrebbe fare in futuro e pensiamo ai cambiamenti epocali di questi ultimi 10 anni, dal turismo alle aziende e così via. Si preparino programmi che impegnino le nostre città nei prossimi 10 anni, pensando al futuro per i prossimi 50. Non andiamo oltre, anche perché in questi giorni si legge sui giornali specializzati che la popolazione mondiale entro il 2100 (tra100 anni) sarà di 50 miliardi di persone, per cui l’umanità imploderà e non vi sarà più nulla da fare, per cui l’homo sapiens, vissuto per circa 300.000 anni, un’inezia nella parabola della terra dal Big Bang ad oggi, sparirà o si adatterà, tornando ad essere un primitivo molto evoluto!!

Che tristezza, i miei nipoti saranno dei disgraziati o uomini liberi da ogni turbamento?? Buone Vacanze, ad majora.


GIUSEPPE PETRALIA RICERCATORE PRESSO L’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO, MEDICO RADIOLOGO PRESSO L’ISTITUTO EUROPEO DI ONCOLOGIA DI MILANO E LA PRESIDENTE PIERA ESPOSITO


ASC: L’IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI PRECOCE Testo Elena Pagani - Fotografie Paolo Biava ASC ITALIA È UN CENTRO DI ALTA SPECIALIZZAZIONE CHE PROPONE DI INTRODURRE LA PREVENZIONE ONCOLOGICA AVANZATA NEL NORMALE STILE DI VITA DELLE PERSONE SANE, OFFRENDO UN ESAME DI RISONANZA MAGNETICA ALL’AVANGUARDIA E NON INVASIVO

ASC è l’acronimo di Advanced Screening Centers, ed è anche il nome del centro aperto a Castelli Calepio, in provincia di Bergamo, nel gennaio 2017. Ma di cosa si tratta? Di un centro diagnostico nel quale è possibile effettuare l’esame Diffusion Whole Body, che in un’unica seduta della durata di poco più di mezzora, permette, senza radiazioni o mezzi di contrasto, di effettuare un esame completo del corpo, individuando tumori anche di 3-4 millimetri. Stiamo parlando di una tecnica diagnostica, che utilizza la Risonanza magnetica, definita da il professor Umberto Veronesi la scatola magica, proprio per la capacità di identificare piccolissime neoplasie in un unico esame che non prevedesse preparazioni, e soprattutto che non fosse minimamente invasivo. Sviluppato in 10 anni di ricerca clinica presso l’Istituto Europeo di oncologia ed altri centri oncologici europei, la Diffusion Whole Body ha dimostrato efficacia e sensibilità per stanare i tumori e si è proposto, grazie alla sua sicurezza, come strumento ideale di diagnosi precoce nelle persone sane. E proprio in questo contesto si inserisce ASC e la sua mission: con la supervisione degli stessi medici dello Ieo che hanno sviluppato la tecnica, Asc, ha finora effettuato già 1500 esami ed è l’unico centro in Europa che offre questa arma per la prevenzione del cancro. È sufficiente visualizzare qualche dato per rendersi conto del terribile impatto che il tumore ha sulle nostre vite. Secondo le stime dell’AIRTUM (Associazione italiana registri tumori) ogni giorno in Italia si scoprono circa 1000 nuovi casi di malattie tumorali. Sono cifre che terrorizzano e che danno l’idea di una vera e propria guerra. Fortunatamente sono stati fatti passi da gigante per quanto riguarda le terapie e i miglioramenti sono continui grazie alla ricerca. Tuttavia questi dati dovrebbero far capire a tutti quanto essere a conoscenza del problema possa aiutare ad affrontarlo. La prevenzione e la diagnosi precoce sono le migliori armi contro l’insorgere delle neoplasie. Per prevenzione s’intende prima di tutto uno stile di vita sano e corretto: l’OMS la definisce “il dare alle persone i mezzi per diventare più padroni della propria salute e per migliorarla”. In termini pratici si tratta di un atteggiamento virtuoso; l’AIRC ha stilato un decalogo della salute che

include il mantenersi snelli e fisicamente attivi, limitare l’uso di bevande alcoliche e zuccherate, basare la propria alimentazione su frutta e verdura, cereali non raffinati e legumi, limitare il consumo di carni rosse e conservate, quello di sale, apportare i nutrienti necessari ad ogni pasto, allattare al seno almeno fino ai 6 mesi di vita del neonato e non fumare. Parte importante della prevenzione è la diagnosi precoce, perché permette di affrontare per tempo la malattia e garantire una migliore efficacia delle cura e una migliore qualità di vita. Per questo è fondamentale sottoporsi regolarmente agli screening tradizionali, mammografia, Pap test e controlli del colon. La Diffusion Whole Body rappresenta in tal senso una rivoluzione: un grande passo avanti nella diagnosi precoce. Non si sostituisce agli esami precedentemente citati, ma fornisce un grande apporto aggiuntivo, indagando in un solo colpo tutti gli altri distretti corporei come fegato, ossa, pancreas e linfomi. La storia della DWB e del centro ASC di Castelli Calepio, è fatta di medici, ricerca, persone, imprenditori, pazienti, grande determinazione. A far nascere questo progetto è stato un articolo di giornale, segno che l’informazione, quella vera, assume ancora una grande rilevanza. La presidente Piera Esposito, mecenate del centro diagnostico, insieme al figlio Luca e al marito, l’imprenditore Giuseppe Mazza, già finanziatori per la ricerca allo IEO, dopo aver letto l’articolo sulla rivista Wired relativo alla DWB si sono informati e messi in contatto con il dottor Giuseppe Petralia, radiologo allo IEO, che sin dall’inizio ha riversato le sue energie e ha dedicato i suoi studi alla DWB. ASC è nato quindi, nel 2017, grazie all’impegno di imprenditori locali, che credono nell’importanza della diagnosi precoce, è un progetto fatto di persone che nulla hanno a che fare con l’ambito medico, ma che hanno abbracciato la filosofia promossa da Umberto Veronesi, facendosi promotori di un messaggio fondamentale e all’avanguardia. I soci fondatori sono Paolo Bellini, Francesco Polini, Cristian e Gabriele Lavelli, Piero Bonardi e Beniamino Paris, Luigi e Massimo Parzani, Vigilio e Pietro Paolo Arcangeli che hanno aderito all’idea della famiglia Mazza.


ANDREA LOCATELLI E MATTIA PASINI GIACOMO AGOSTINI È un autentico mito vivente. Giacomo Agostini, classe 1942, è il pilota più titolato nella storia del motociclismo, con 15 campionati mondiali vinti. Un atleta che ha saputo edificare la sua iridata carriera anche su un sano riguardo verso la manutenzione del proprio corpo. Attenzione premurosa che non lo ha mai abbandonato e che lo ha spinto adesso a farsi scrutare dall’occhio intelligente della Diffusion Whole Body

SIMONE MORO “Le vette impossibili non esistono, sono solo limiti temporanei” E questo vale per tutte le cose della vita: se credessimo che esiste l’impossibile non ci sforzeremmo di curare il cancro”. Sono parole del grande scalatore e scrittore Simone Moro, tra i primi ospiti del nuovo centro ASC di Castelli Calepio. Il più famoso alpinista italiano in attività, Simone Moro, si è sottoposto all’esame e ha voluto così testimoniare la sua adesione a questa iniziativa dedicata alla prevenzione oncologica

Sono due giovani centauri, e sfrecciano all’insegna dello stesso team, l’Italtrans Racing. Parliamo del bergamasco Andrea Locatelli, classe ’96, e del trentaduenne riminese Mattia Pasini, talenti che corrono in Moto2, “una categoria”, dice Pasini, “dove il risultato va molto costruito anche assieme alla squadra”. Ma c’è un altro “risultato” che questi due scintillanti atleti dichiarano di perseguire con costanza e impegno: la salvaguardia della salute. Tant’è che entrambi si sono sottoposti alla DWB, la Diffusion Whole Body


L’ESAME DIFFUSION WHOLE BODY: • Durata 35’ • Non è prevista una preparazione • Non comporta disagi o dolore • Stare distesi, per il tempo necessario, all’interno della macchina diagnostica è come trovarsi nello spazio della cabina di un comune ascensore • Si mantiene per tutta la durata dell’esame il contatto visivo e acustico con il tecnico • Una volta terminato, si può tornare senza alcun problema a svolgere qualsiasi attività • Ha un costo di 1000 euro, ridotto a 200 euro per coloro che presentano, al momento della prenotazione, una certificazione ISEE non superiore ai 25.000 euro • L’esame può essere prenotato contattando il centro ASC via e-mail info@asc-italia.it o telefonicamente allo 035 0433106 La vera rivoluzione della DWB consta nel fatto che l’esame è rivolto alle persone sane e asintomatiche e insieme a uno stile di vita sano rientra nella condotta corretta per la lotta contro il male. Innovazione, impegno, grandi obiettivi, ma anche e soprattutto amore per la vita sono alcune delle caratteristiche fondamentali che hanno portato alla nascita del centro diagnostico di Castelli Calepio. ASC è una start up innovativa, un’impresa sociale i cui utili vengono reinvestiti al fine di ampliare l’offerta e abbattere ulteriormente i costi del singolo esame. Un progetto pionieristico, rivolto a tutti coloro che capiscono l’importanza della prevenzione, e che considerano l’esame come un’opportunità. Lo screening viene fatto per essere certi della nostra salute, non per scoprire la malattia. È sufficiente assumere questa visione per capire il potere della diagnosi precoce. L’offerta diagnostica verrà ulteriormente ampliata, come auspicano i fondatori e lo staff di ASC. Nella coscienza di tutti dovrebbe risultare chiaro l’importanza della prevenzione ed è per questo che dedicarle la giusta attenzione può contribuire a migliorarne le potenzialità. Occorre solo un po’ di consapevolezza, il centro ASC fornisce tutte le informazioni necessarie, ma il primo passo dobbiamo farlo noi, attori protagonisti della nostra salute e del nostro benessere.

ASC Advanced Screening Centers Via Aldo Moro, 68 - Castelli Calepio (Bg) Tel. 035 0433106 - info@asc-italia.it www.asc-italia.it


ANCORA POCA ATTENZIONE

ALLA DIAGNOSI PRECOCE Testo Elena Pagani

Il libro edito da Mind Edizioni nel 2018 racconta la storia dell’esame Diffusion Whole Body: come è nato, quali sono gli obiettivi, i primi utilizzi, fino all’impego per le persone sane e asintomatiche presso il centro ASC di Castelli Calepio. Sono descritti due secoli di grandi scoperte e ricerche per quanto concerne la lotta contro il tumore e l’evoluzione della diagnosi precoce. Interessante, fruibile, appassiona il lettore, raccontando storie di persone che grazie allo screening hanno potuto affrontare in tempo la malattia, senza ripercussioni alcune. L’ultima parte descrive la nascita del centro diagnostico ASC, l’incontro di persone, imprenditori, che credono in un obiettivo comune: sensibilizzare la gente nei confronti di un atteggiamento preventivo

Sembra che le donne per carattere e attitudine assumano nella loro vita un atteggiamento più preventivo rispetto agli uomini. Lo fanno in tanti ambiti, come ad esempio alla guida, sul lavoro, nelle scelte, economicamente, ma pare che un fronte importante come la salute non sia ancora sufficientemente coperto da questo mirabile atteggiamento. Nella guerra contro il cancro, perché è sufficiente guardare qualche numero e capire che di una vera e propria guerra si tratta, la prevenzione e la diagnosi precoce sono i due scudi fondamentali. Umberto Veronesi nella sua lunga attività ha sempre promosso il messaggio relativo all’importanza della diagnosi precoce e di uno stile di vita sano e corretto. Tuttavia pare che in Italia esista un paradosso che coinvolge la paura di ammalarsi delle persone, molto diffusa, e una sorta d’inerzia nei confronti di esami che possano rivelare eventuali patologie. Come se il fatto di non sapere di poter essere malati ci aiutasse a stare meglio. E proprio in quest’affermazione sta il nocciolo della questione; la diagnosi precoce non serve a dirci se siamo malati, ma se stiamo bene. Un po’ come vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: il punto di vista cambia la visuale d’insieme. Per quanto riguarda il tumore, la diagnosi precoce assume una rilevanza fondamentale: la svolta data dalla Diffusion Whole Body, apparecchiatura per la risonanza magnetica di ultima generazione che senza contrasto è in grado di individuare neoplasie a partire da 3-4 millimetri, ne è la dimostrazione. La vera novità è che presso il centro ASC di Castelli Calepio l’esame è rivolto alle persone sane e asintomatiche: una diagnosi precoce a tutti gli effetti che se fatta annualmente garantisce al paziente in maniera pratica, veloce (35 minuti al massimo) e senza preparazioni preventive, l’esito sul suo essere sano. Perché di questo si tratta e in quest’ottica deve essere visto, l’esame dà la garanzia che non ci sono neoplasie e se dovessero esserci, prese con anticipo si ha la possibilità di intervenire riducendo eventuali problemi. Può sembrare una lettura insolita da fare sotto l’ombrellone, ma il libro La scatola magica, edito da Mind Edizioni, scritto dal Dottor Giuseppe Petralia, con la collaborazione dei giornalisti Edoardo Rosati e Riccardo Renzi, illustra il concetto di prevenzione e diagnosi precoce sul quale dobbiamo tutti lavorare ancora molto. La scatola magica è il nome che Veronesi diede alla Diffusion Whole Body, ma fortunatamente non si tratta di magia, ma pura realtà. Se iniziassimo a vedere razionalmente e in maniera pragmatica come il subdolo male condiziona le nostre vite, quelle di persone a noi care, forse riusciremmo a capire quanto la prevenzione possa esserci utile e dovrebbe diventare argomento quotidiano. Il testo è interessante, informativo, può essere letto e compreso anche da chi è totalmente estraneo al mondo medico e oncologico. È l’ignoto che scatena la paura, ciò che non conosciamo. Se invece siamo in grado di capire, la lotta contro il nemico si svolge ad armi pari, o addirittura a nostro favore. Perdonate l’uso di termini bellici, ma è la diagnosi precoce che può creare un esercito di uomini e donne contro la malattia, arma e scudo e garanzia di vittoria.


A ONN Pagani D O I SPAZa di Elena a cur

l’importanza delle amiche Le amiche si meritano. E si devono meritare sempre. È un po’ la storia della pianticella che deve essere annaffiata, altrimenti muore.Vada per gli alti e bassi, ma l’amicizia, quella vera, duratura, solida, va curata. Purtroppo ci sono casi in cui le donne, al cospetto del Principe Azzurro, dimenticano di avere delle amiche, le stesse che le hanno consolate, accolte nei momenti del bisogno, con cui si sono divertite, con le quali hanno sognato, realizzato progetti. La coppia tende a creare l’esclusiva, eludendo altri rapporti, soprattutto all’inizio, quando si è appena formata. Uno dei momenti in cui amore e amicizia si scontrano e sembrano essere incompatibili. Il tempo che prima era dedicato alle amiche, alle attività in comune, ora diventa esclusivo del partner. Dico le donne perché contrariamente gli uomini assumono un atteggiamento diverso e di rado dimenticano i loro amici. Noi, all’inizio di una relazione, quella che riteniamo essere “giusta” ci trasformiamo in geishe moderne, dedicandoci anima e corpo all’amato, limitando qualsiasi ritaglio di tempo e dando a lui l’assoluta priorità. Le amiche cercano di farci capire che questo atteggiamento è scorretto, che seppur le uscite debbano essere limitate, non significa che non si possano più fare, che trascorrere una serata tra donne è sempre e comunque un toccasana, a qualsiasi età, ma non c’è verso. Finché a un certo punto, si stancano di cercarci e trovando sempre la porta ben serrata, decidono di non bussare più. Succede anche, in quella incredibile favola chiamata VITA, che i Principi Azzurri si trasformino con il passare del tempo, e non siano quelli che avevamo in mente all’inizio del rapporto. Le relazioni possono logorarsi e rompersi, e quando ciò accade, magari trascorsi diversi anni, ci si ritrova drammaticamente sole, soprattutto se non sono state mantenute le amicizie. Ecco il dramma: dove sono le mie amiche?! È vero che si vedono nel momento del bisogno, ma non solo in quello. Che stiate vivendo la più rosea e totalizzante delle storie d’amore, che stiate allargando la famiglia, che il vostro idillio perduri negli anni, non dimenticatevi mai di dare spazio alle amiche, a quelle meravigliose donne che hanno pianto e gioito con voi, che non vi giudicano, ma non per questo evitano di dirvi come la pensano, che vi accettano per come siete, pregi e difetti. Chi trova un amico trova un tesoro, non è un modo di dire casuale, forse infatti la vera amicizia è preziosa tanto quanto il vero amore. Sono due realtà diverse, ma parimenti importanti. Non rinunciate mai alle vostre amiche, né ad essere voi un’amica per loro, a 20, 30, 40, 50, 60, 70 anni, ieri come oggi, condividere parte del proprio tempo con un gruppo di donne affiatate non ha prezzo, è lì che si può svuotare il sacco delle proprie emozioni, senza paure, remore, difficoltà.

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Ricerca e curiosità gli ingredienti vincenti Testo Tommaso Revera - Fotografie Massimo Loda e Stefania Giorgi A TU PER TU CON UNO DEI PIÙ APPREZZATI INTERPRETI DELLA CUCINA ITALIANA: DOPO AVER GIROVAGATO IN LUNGO E IN LARGO, SU TUTTE DA MENZIONARE LE ESPERIENZE AL ROME CAVALIERI E PRESSO L’ALTRO MASTAI DI ROMA, AL THE SQUARE, AL LE GAVROCHE, ALLO SPOON DI LONDRA E ALL’UNICO DI MILANO, HA TROVATO CASA AL LEONEFELICE DI ERBUSCO DOVE LO SCORSO GENNAIO HA CELEBRATO I CINQUE ANNI DI ATTIVITÀ

Ad una prima occhiata può sembrare tutto tranne che un leone: lo sguardo è certamente vispo ma i modi sono sempre estremamente garbati, quasi d’altri tempi. D’indole è una persona per bene, umile e molto alla mano. La sua profonda conoscenza unita al grande rispetto che nutre per le materie prime lo hanno consacrato tra i fornelli facendolo diventare un autorevole esponente di una cucina tradizionale ma innovativa, estremamente equilibrata nonostante le contaminazioni territoriali che lo spingono a valorizzare i sapori della sua amata Puglia con quelli del territorio in cui ormai vive e lavora, la Franciacorta appunto. Fabio Abbattista, Chef e cuore pulsante del LeoneFelice di Erbusco, non ha deluso le attese e con grande naturalezza, nonostante l’ombra ingombrante del Maestro Gualtiero Marchesi, è riuscito ad ereditarne lo scettro. Niente proclami iniziali e soprattutto niente scimmiottamenti rispetto all’Albereta di allora: solo basso profilo, dedizione e lavoro in cucina per dare quel segno di discontinuità che potesse tratteggiare un nuovo percorso, il suo. Cinque anni sono già trascorsi e la scommessa fatta allora da Vittorio Moretti, risultati alla mano, può considerarsi vinta. Su tutti i fronti vista anche la trasformazione in termini di offerta della ristorazione proposta dal Relais Chateaux franciacortino dove oggi è possibile mangiare all’interno del ristorante LeoneFelice, appunto, ma anche sulla strepitosa terrazza del bistrò VistaLago aperto H24, nel salotto intimo e accogliente della Greeneige Lounge dove sorseggiare comodamente una tisana o, ancora, presso il chiosco de La Filiale, la pizzeria che porta la griffe di Franco Pepe, un luogo d’incontro giovane e informale. Ciao Fabio, piacere di rivederti. Ormai la tua esperienza qui nel ristorante che fu del maestro Gualtiero Marchesi è consolidata… “Diciamo di sì: ho iniziato nel gennaio del 2014 e quest’anno ho tagliato il traguardo dei cinque anni”. Come sei riuscito a gestire la pressione e a non deludere le aspettative? “Siamo riusciti sin da subito a voltar pagina. Una scelta compiuta con grande rispetto nei confronti dell’incredibile lavoro svolto in vent’anni da Gualtiero Marchesi e dalla sua brigata. L’Albereta grazie a lui è diventata il tempio della cucina italiana ma era necessario cambiare”. Come? “Abbiamo rinnovato tutta la ristorazione, inaugurando un bistrò, il VistaLago, sempre aperto, sette giorni su sette, con la proposta del brunch domenicale. Riguardo, invece, all’offerta gastronomica più ‘evoluta’, non volendo perdere l’identità dell’Albereta, abbiamo creato il LeoneFelice, un piccolo ristorante di 28/30 coperti aperto la sera dal martedì al sabato dove potessi esprimere la mia idea e la mia filosofia di cucina”. Quali sono i capisaldi della tua filosofia in cucina? “La prima cosa che ho fatto arrivando in Franciacorta da Milano è stata conoscere alcuni fornitori della zona per farmi un’idea della ricchezza di prodotti e produttori che fanno di questo territorio un’eccellenza in Italia. Per me la ricerca del prodotto è un aspetto basilare. La mia è una cucina di prodotto dove viene esaltato tramite la tecnica che è al suo servizio”. La ricerca è probabilmente l’aspetto più stimolante del tuo lavoro, non è così? “Assolutamente. È un lavoro da svolgere con scrupolo e dedizione ma che poi garantisce le basi per potermi esprimere. Il prodotto è un elemento importantissimo all’interno di un piatto: se è buono allora in seguito arrivano le idee, gli abbinamenti e così via”. Rispetto alle tue origini pugliesi hai trovato qui dalle nostre parti un prodotto in particolare che ti ha veramente colpito? “Io provenendo da Molfetta, una cittadina di mare, non avevo mai cucinato il pesce di lago che avevo solo assaggiato. Ecco devo ammettere che si tratta di un prodotto eccezionale per il quale ho creato dei piatti ad hoc. È una materia prima certamente non facile da gestire ma che può riservare grandissime sorprese. Dopo un accurato studio sul pesce di lago, supportato da Andrea Soardi, uno dei più noti pescatori della zona, ho capito quanto fosse importante inserire nel menù un piatto dedicato a questo prodotto incredibile”. Come lo valorizzi? “Il pesce di mare, se fresco, non ha bisogno di grandi lavorazioni. Quello di lago, invece, se viene trattato in un certo modo e con un abbinamento giusto, si esalta”.


Nonostante la tua giovane età e gli importanti riconoscimenti conseguiti, questo affidarsi con fiducia ad altre persone per accrescere la tua cultura gastronomica, denota grande umiltà. Una qualità non da tutti. “Un occhio di riguardo per gli interlocutori del territorio è sempre importante averlo. Si cresce insieme: quando il piccolo produttore/ allevatore ti porta un prodotto, infatti, desidera anche ricevere dei feedback che noi gli diamo. Dal confronto che ne scaturisce ne deriva un miglioramento del prodotto stesso”. La cucina che proponi al LeoneFelice spazia dal mare al lago ma non solo… “Spazia dal pesce di mare e di lago alla carne sino ai formaggi tipici. Cerco sempre di portare un po’ tutte le esperienze che ho maturato in giro per il mondo. Venendo dal Sud, prediligo sapori decisi ma anche la pasta fresca, la cui preparazione ho avuto modo di affinare a Roma, è un elemento fondamentale. E, non da ultima, la cucina continentale con grande ricorso al burro e a determinate verdure”. A livello personale che idea ti sei fatto di questo crescente, a tratti anche morboso, interesse per la cucina? “Noi italiani, in ambito culinario, siamo davvero i primi critici. È pur vero, però, che vantiamo una tradizione gastronomica che ci invidiano tutti. Detto questo, aver acceso i riflettori sul nostro mondo credo abbia portato soltanto dei benefici. Lo Chef ’s Table prenotabile qui al LeoneFelice, per esempio, è una tra le novità più apprezzate”. C’è un qualcosa del tuo paese d’origine di cui ha particolare nostalgia? “Cerco sempre di portare delle chicche made in Puglia, come per esempio il grano arso, ma sicuramente la distanza dal mare mi impedisce di lavorare direttamente con il pescatore. Questo è forse l’unico rimpianto perché per il resto, oggi, è possibile ordinare qualsiasi cosa ricevendola in tempi brevissimi”. Nel dietro le quinte del vostro mondo c’è qualcosa che la gente non conosce? “C’è un po’ di tutto: certamente c’è una sana competizione ma ognuno propone una cucina diversa. La cucina, del resto, è bella perché

varia. L’importante è trovare un’identità alla propria cucina: a me piace che un cuoco crei un’identità. Io ho lavorato molto su questo aspetto investendo tempo e risorse. Mi gratifica molto quando un cliente mi confida di essere venuto per me sapendo di trovare dei piatti che solo io propongo”. Come è composta la tua brigata? “Siamo in 15: uno staff giovane e volenteroso. Credo molto nel lavoro di squadra e reputo fondamentale condividere la passione che nutro per questo lavoro. Il mio secondo, che come dico sempre svolge il lavoro ‘sporco’, si chiama Jorge ed è un giovane cileno che aveva lavorato con me a Milano”. A proposito di Sud America: sbaglio o è una cucina in forte ascesa? “Proprio così: la cucina sudamericana è attualissima. Per fare un confronto possiamo dire che oggi queso tipo di cucina è quella che è stata per noi la cucina giapponese una decina d’anni fa. In continua evoluzione”. Recentemente si è tolto la vita Anthony Bourdain, il celebre cuoco, gastronomo e scrittore statunitense. Una brutta perdita anche per i tanti appassionati dei suoi programmi televisivi… “La notizia della sua scomparsa è stata davvero un brutto colpo, un fulmine a ciel sereno. Il suo Kitchen Confidential è stato uno dei primi libri che ho letto: penso che ogni cuoco lo debba leggere. Nel suo modo rude di raccontare le cose, ha trasmesso verità importanti. Adoravo anche le sue trasmissioni: faceva conoscere quella parte gastronomica normalmente non raccontata. E non da ultimo è stato tra quelli che ha sdoganato il mondo della cucina facendo in modo godesse della luce dei riflettori di cui beneifica oggi”. Tra 10 anni ti ritroviamo sempre qui… “Non faccio mai le previsioni soprattutto così a lungo termine. Ciò che è certo è che sono una persona alla costante ricerca di stimoli nel mio lavoro. L’importante è andare avanti, mai fermarsi. Il nostro è un mestiere che va così veloce che bisogna sempre stare sul pezzo”.

A distanza di cinque anni dal suo arrivo in Franciacorta, lo Chef Fabio Abbattista ci confida tutta la sua soddisfazione: “Per me è stato un mettersi in gioco. Volevo un’opportunità di questo tipo, l’ho cercata tanto e sono grato a chi ha creduto in me. Crescere in un contesto come quello dell’Albereta è stato un grandissimo privilegio”


OGNI OCCASIONE È BUONA PER FARE “FIESTA” AL RIPASSO! COME UN COMPLEANNO SPECIALE, QUELLO DI ALBERTO CHE, CIRCONDATO DAI SUOI AMICI, HA FESTEGGIATO UN TRAGUARDO IMPORTANTE. TRA GUSTO E ALLEGRIA


From Iseo: è tempo di… Ripasso! Testo Valentina Colleoni - Fotografie Sergio Nessi UN LOCALE PERFETTO PER OGNI MOMENTO DEL GIORNO E DELLA NOTTE, GRAZIE AL SUO MOOD MINIMAL CHIC, ALLA FRIZZANTE ATMOSFERA ED ALL’ACCOGLIENZA UNICA. QUASI COME A CASA…

Una piazza a pochi passi dall’ormai famoso Lago d’Iseo, un carosello di fiori, qualche tavolino ben allestito e una moltitudine di gente. Siamo nella tranquilla ma frizzante Iseo e più precisamente nell’incantevole locale che da ormai sei anni è divenuto uno dei maggiori punti di riferimento per tutti coloro che, passando da queste parti, cercano un posto nel quale trascorrere al meglio il loro tempo, qualsiasi sia il momento della giornata. Perché a RIPASSO la scelta di ogni cliente sarà ampissima: dalla deliziosa colazione con cappuccino e brioches fresche, al caffè di metà mattina, dal gustoso pranzo di lavoro alla merenda tra amiche, dal ricercato aperitivo a una piacevole cena sotto le stelle della piazza o nel riservatissimo cortiletto interno. In pratica ogni momento della giornata pare perfetto per un salto al RIPASSO e, allo stesso tempo, ogni attimo è quello giusto per sentirsi come a casa, coccolati dall’educato personale, guidato da Justin, un professionista doc grazie al quale ogni minimo dettaglio deve risultare perfetto. Tutto questo nel segno delle linee guida di Alberto, Veronica e la figlia Nicole che in tutti questi anni di attività sono sempre alla ricerca del meglio per i propri clienti. “Il sorriso e la gentilezza sono uno dei nostri punti di forza. Ogni cliente che varcherà la porta di RIPASSO dovrà percepire tutta l’energia positiva di questo locale” così Alberto puntualizza la filosofia trainante del RIPASSO, aggiungendo anche riferimenti chiave in fatto di food “A livello di cucina e menù stiamo dando il massimo per creare delle chicche di gusto che stupiscano i nostri clienti, scegliendo ingredienti freschi, sani e genuini. Lo stesso per la scelta della carta dei vini e, ovviamente, dei tanti ricercati cocktails creati dai nostri bravissimi barman”. Un vero e proprio concentrato di gusto ed energia quindi che oggi si presta anche come posto perfetto per festeggiare lauree, anniversari, compleanni e tutti quei momenti importanti che resteranno impressi nella nostra memoria e in quella dei nostri invitati. Ma non solo, RIPASSO è anche il locale giusto nel quale trascorrere una semplice serata tra amici, tra un giusto sottofondo musicale, le stuzzicherie della cucina e ovviamente la dolce brezza di lago che solo chi ama questo magnifico posto può conoscere.

RIPASSO ISEO Piazza Statuto, 5 - Iseo (Bs) Tel. 030 981040 - info@ripasso-iseo.it www.ripasso-iseo.it Seguici su Facebook: @RipassoIseo e Instagram: @ripasso_cafe


GAMEC: PAROLA AL DIRETTORE Testo Vito Emilio Filì - Fotografie Paolo Biava - Courtesy GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo Lorenzo Giusti, da qualche mese direttore della GAMeC. È presto per trarre conclusioni sul suo lavoro ma dal suo arrivo molte cose sono cambiate. Toscano sì. Rivoluzionario? Anche. Ci è sembrato da subito uno con le idee molto chiare. “Abbiamo lavorato per accordare tra loro le diverse anime della GAMeC, che essendo una Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea opera in ambiti diversi. Il primo, chiaramente, è quello della Collezione, cresciuta negli anni attraverso donazioni. Non si è collezionato nel tempo con un orientamento preciso, ma si sono messe assieme una serie di raccolte, più o meno interessanti, secondo i casi… Quello che ne è venuto fuori è una collezione articolata, che ha bisogno di nuove strategie per essere raccontata. Come raccontare questa collezione? “Beh questo è un tema anche in prospettiva dell’ampliamento nella nuova sede che in 5-6 anni dovrebbe essere pronta. Rendere la collezione non più “permanente” attraverso i suoi highlights, ma dinamica, fluida, in continua mutazione è una possibilità che vogliano sperimentare. Abbiamo quindi aperto una piattaforma che abbiamo chiamato Collezione Impermanente e che in questa prima mostra del nuovo ciclo presenta una selezione di opere rappresentative dei diversi nuclei della raccolta GAMeC, che di fatto è una collezione di collezioni. In futuro queste stesse raccolte potranno mostrarsi in maniera diversa, con focus su singoli autori, movimenti, generi, oppure interagire con altre non direttamente afferenti alla GAMeC, ma in qualche modo a noi vicine, sia pubbliche sia private. Non so se chiamarla rivoluzione ma di certo è un importante cambio di prospettiva, di punto di vista sulle cose attraverso cui guardare l’elemento costitutivo della Galleria, quello che ha permesso alla GAMeC di nascere e strutturarsi come Istituzione. Poi c’è il discorso sulle mostre. Qui resteremo fedeli ai principi di ricerca e sperimentazione che questo museo ha sempre avuto, con un’attenzione particolare: il contemporaneo farà interagire pensiero globale e azione locale, il moderno sarà sempre un moderno di ricerca, mai scontato, non celebrativo. La mostra di Gary Kuehn che abbiamo inaugurato sulle due sedi, per esempio, va in questa direzione”. LORENZO GIUSTI Storico dell’arte e curatore, Lorenzo Giusti è Direttore della GAMeC di Bergamo. È stato Direttore del Museo MAN di Nuoro dal 2012 al 2017, per il quale ha realizzato mostre e cataloghi dedicati a figure di primo piano della storia dell’arte e della fotografia del XX secolo (Paul Klee, Alberto Giacometti, Jean Arp, Marino Marini, Vivian Maier, Garry Winogrand, Berenice Abbott…) e curato progetti d’arte contemporanea che hanno coinvolto alcuni importanti artisti della scena internazionale, tra i quali, negli ultimi anni, Roman Signer, Thomas Hirschhorn, Michel Blazy, Hamish Fulton, Michael Hoepfner, Jennifer West, Jakub Julian Ziolkowski e altri. Da sempre interessato alla relazione tra avanguardie storiche e linguaggi del contemporaneo, è stato curatore e quindi co-direttore artistico del Centro per l’arte contemporanea EX3 di Firenze, tra il 2009 e il 2012. Nel 2016 ha fatto parte del team curatoriale della Terza Biennale dell’Animazione di Shenzhen (CHN). Nel 2010 ha curato il Padiglione della Regione Toscana all’Expo Universale di Shanghai (CHN). Dal 2015 è membro del direttivo di AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, con la quale ha lavorato alla costituzione di una piattaforma di ricerca sui musei del XXI secolo e alla realizzazione, insieme a Nicola Ricciardi, di un primo simposio internazionale – I musei alla svolta post-digital – che si è tenuto a Torino, presso le Nuove OGR, il 3 e 4 novembre 2017.


Come si concilia questo con l’obiettivo di allargare il pubblico? “Stiamo costruendo progetti ponte tra antico, moderno e contemporaneo, mostre che abbracciano un ampio arco cronologico, in grado di far dialogare linguaggi di una modernità storicizzata con la contemporaneità più stretta. La mostra che inaugureremo a ottobre sarà la prima di un ciclo triennale sul tema della materia, metterà assieme maestri come Medardo Rosso, Burri, Fontana, Giacometti, Dubuffet e artisti contemporanei. Il tema della materia sarà indagato in progressione, attraverso un ciclo, con una progettualità dichiarata, che è uno degli elementi su cui abbiamo fondato il progetto della nuova GAMeC. Non creare progetti estemporanei ma far sì che ogni progetto, in qualche modo, ne anticipi un altro dando l’idea di una Galleria che opera con continuità, con una strategia: l’idea di uno sviluppo. Meno estemporaneità, più progettazione, meno permanenza e più fluidità”. La sua rivoluzione ha portato anche al cambiamento del logo… “Volevamo un rinnovamento rispettoso della nostra storia: lo Studio Temp ci ha sottoposto una serie di proposte e questa ci è sembrata la più interessante, poiché dava continuità all’elemento della “e” minuscola che unisce concettualmente gli ambiti del Moderno e del Contemporaneo. Tutto è stato sviluppato con grande rigore, innovando nel font, nel segno e nel rapporto tra testo e immagine”. Lei è qui da meno di un anno e quindi difficile parlare di risultati. E poi come si valutano i risultati di un curatore di musei? Solo con i numeri? “No, non credo sia quello il parametro principale attraverso cui valutare il lavoro di un museo.


Gary Kuehn - Il diletto del praticante Vedute dell’installazione – Palazzo della Ragione, Bergamo, 2018  Foto: Giulio Boem  Courtesy GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Ma non sono neanche tra quelli che dicono che il numero di visitatori non sia indicativo. È un parametro tra gli altri. Importante. Ma altri parametri sono altrettanto importanti: la qualità della proposta, la sofisticazione, la capacità di coinvolgere il territorio, la partecipazione della comunità alla vita del museo, in tutte le sue parti. Bisogna guardare le cose nel loro insieme”. Non riceve mai pressioni per proporre mostre popolari che attirino visitatori? “Pressioni direi di no. Però ci interroghiamo sempre su come abbracciare un pubblico più ampio tenendo fede ai principi di ricerca e innovazione che sono propri della mission della GAMeC. In questo momento, per esempio, stiamo provando a immaginare con l’Accademia Carrara come costruire e comunicare il quartiere in cui ci troviamo a operare. Il quartiere dei musei, ma anche dei ristoranti, dei locali, degli esercizi commerciali, dei b&b. Fedeli alle nostre identità, ma uniti per dare un connotato culturale, turistico e commerciale a un’area che merita di essere conosciuta e frequentata di più”. I musei che le piacciono di più? “Lo Stedelijk di Amsterdam e il Reina Sofia di Madrid sono due modelli: grande sperimentazione, musei coraggiosi… Ma ce ne sono tanti altri…”. Come l’ha accolta Bergamo? “Mi sono sentito sempre bene. Bergamo è una città sorprendente con una dinamicità è un’offerta culturale di gran lunga maggiore rispetto a tante altre città della medesima grandezza. Spero che i bergamaschi se ne accorgano, perché è effettivamente così”.


LA “MOSTRITE” GLI APPUNTAMENTI DA NON PERDERE QUEST’ESTATE “Se prima si facevano al massimo 20 mostre l’anno, ora c’è un’alluvione di mostre. L’informazione sull’arte ha fatto sí che l’arte stessa diventasse una sorta di religione. Si va alle mostre solo per andarci, senza guardarle”. Parole di Antonio Pinelli, storico d’arte e critico di Repubblica e del Messaggero che rivaluta, nell’era della “mostrite”, il ruolo del critico d’arte, diventato quasi piú importante di prima perché “l’intellettuale ha la responsabilità di diffondere il vaccino dello spirito critico” tra i non addetti ai lavori. La televisione e poi internet hanno annullato le distanze tra il pubblico e l’arte. Ma non tutti hanno le competenze per comprendere l’informazione artistica di cui siamo inondati. Ed è qui che devono intervenire i critici d’arte e i giornalisti. “L’arte è pensiero fatto immagine - ha spiegato Pinelli - noi dobbiamo fare chiarezza. Spiegare questo pensiero. A volte basta un aggettivo, una metafora. Allo stesso tempo dobbiamo suscitare interesse, curiosità. Il proliferare di mostre ha comportato un altro effetto negativo per l’informazione artistica: gli organizzatori di eventi a un certo punto piú che guadagnarsi gli spazi nei giornali hanno deciso di comprarli. A Repubblica per esempio il giornale per cui scrivo, dal 2005 è iniziata a comparire la pagina comprata. Funziona cosí: l’organizzatore della mostra paga e il giornale scrive”. Di seguito la redazione ha scelto alcune mostre da non perdere per l’estate 2018 Se siete da quelle parti


XVI MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA FINO AL 26 NOVEMBRE Lo studio di architettura Enric Miralles Benedetta Tagliabue, EMBT, presenta a La Biennale Architettura 2018 curata da Yvonne Farrell e Shelley McNamara (25.05 -26.11. 2018, Venezia) “ Weaving architecture”, un’installazione che racchiude la loro filosofia di lavoro e le loro innovative sperimentazioni sull’architettura come tessuto, utilizzando la quercia rossa americana e la fibra del vetro. Uno spazio partecipativo come manifestazione di libertà: questa è l’idea alla base dell’installazione Weaving architecture. Il progetto di Miralles Tagliabue EMBT mostra come le tecniche manuali, ad esempio la tessitura, hanno la capacità di umanizzare gli spazi pubblici. La poetica struttura presentata a Venezia è composta da vari elementi intrecciati su due livelli. Il livello superiore è costruito con moduli in quercia rossa americana e quello inferiore con moduli in acciaio; entrambi sono intrecciati con fibra di vetro in diversi colori, che ammorbidisce l’effetto visivo e confonde i confini creati dalla struttura. UNO SPAZIO LIBERO È UNO SPAZIO BEN INTRECCIATO Weaving Architecture riassume un modo di pensare che è alla radice del lavoro sperimentale che Benedetta Tagliabue - EMBT sta conducendo da anni, a partire dal padiglione di Spagna in vimini presentato all’Expo di Shanghai 2010. Questa ricerca prosegue adesso a Clichy-sous-Bois e a Montfermeil, alla periferia di Parigi, con il progetto per la futura stazione della metropolitana (parte del Grand Paris Express), un mercato e la riqualificazione di uno spazio urbano, che sarà costruito in fibra, un materiale delicato ma resistente al tempo e alle intemperie. Weaving Architecture, presentata a La Biennale Architettura 2018, riguarda il concept dell’intrecciare a diversi livelli: intrecciare la città tramite la sua metropolitana, intrecciare l’attività delle persone nello spazio pubblico, intrecciare la struttura della copertura e rivestirla in fibra. La copertura dà protezione e ombra, creando uno semi-open space confortevole per varie le attività collettive. La sua natura multicolore esprime lo spirito di Clichy-sous-Bois e Montfermeil ricordando sia i motivi africani dei vestiti delle persone sia i graffiti locali – un’arte che appartiene agli abitanti. Quest’architettura, così come l’infrastruttura che rappresenta, connette il territorio e costruisce un senso d’inclusione sociale testimoniando il ruolo sociale dell’architettura.

BIENNALE ARCHITETTURA 2018 Venezia, Giardini - Arsenale Chiuso il lunedì (escluso 13 agosto, 3 settembre e 19 novembre)


Adelita Husni-Bey, The council #3, 2018


Adelita Husni-Bey

Adunanza A cura di Diana Baldon e Serena Goldoni

La mostra riunisce l’eterogenea produzione che Adelita Husni-Bey ha sviluppato negli ultimi dieci anni tra video, installazioni, opere pittoriche, serie fotografiche, disegni e lavori su carta ed è la sua prima vasta personale in un’istituzione italiana. L’artista che vive a New York, negli ultimi anni si è distinta nel panorama internazionale, partecipando a manifestazioni di rilievo quali la Biennale d’Arte di Venezia nel 2017, tra i rappresentanti del Padiglione Italia, e la mostra Being: New Photography 2018 al MoMA di New York. Fin da giovanissima, Adelita Husni-Bey (Milano, 1985), s’interessa a temi politici e sociali complessi indagandoli attraverso studi di sociologia, teorie educative anarco-collettiviste e pratiche d’insegnamento sperimentali. Le sue opere si fondano e nascono da processi collettivi, nella forma di workshop e giochi di ruolo che hanno visto la partecipazione di varie tipologie di comunità, tra cui figurano studenti, atleti, giuristi e attivisti politici. Il ruolo dell’artista, secondo Husni-Bey, è “creare situazioni e dinamiche nuove dove nulla è recitato e dove emergano criticamente, agli occhi dei soggetti coinvolti, le profonde connessioni con i rapporti di forza di tipo economico e sociale che governano l’Era contemporanea”. L’opera finale, i cui proventi vengono sempre contrattualmente condivisi con i partecipanti che comunque possono decidere se prestare o meno la propria immagine, restituisce infatti solo una piccola parte dell’atto pedagogico che si realizza durante le giornate di workshop.  La pratica di Adelita Husni-Bey si sviluppa con mezzi espressivi differenti, ma in tutte le sue opere – anche in quelle sviluppate attraverso il disegno, il video, la fotografia, la scultura e l’installazione – è riconoscibile la sua sensibilità e matrice pittorica. Quest’ultima è immediatamente evidente in The Sleepers (2011), un olio su tela che ritrae un gruppo di colletti bianchi nell’atto di dormire profondamente, ma anche nel dipinto integrato all’interno della video installazione Postcards from the Desert Island (2011) che accoglierà i visitatori all’ingresso della Palazzina dei Giardini. L’opera è il frutto di un seminario di tre settimane che l’artista ha svolto con i bambini dell’Ecole Vitruve di Parigi, istituto pubblico elementare sperimentale che adotta modelli educativi basati sulla cooperazione e sulla non competitività. Gli scolari sono stati invitati a costruire un’isola deserta nella propria aula scolastica e prendendo a prestito gli scenari del romanzo Il signore delle mosche di William Golding hanno fatto auto-gestione e affrontato questioni legate alla lotta per il potere, l’immigrazione, il significato dello spazio pubblico e la disobbedienza civile. Sono diverse le opere che hanno visto il coinvolgimento di gruppi di adolescenti, tra cui la serie “Agency” (2014), composta di una video installazione e una serie di fotografie realizzate nelle sale del Museo MAXXI di Roma. The Council (2017) è una serie fotografica risultante da un workshop svoltosi al MoMA di New York con alcuni giovani partecipanti del programma MoMA teens. Sviluppando un pensiero critico riguardo alla funzione delle istituzioni, i ragazzi, suddivisi in gruppi, dovevano immaginare una totale riorganizzazione degli spazi della storica istituzione newyorkese, servendosi anche dell’Image Theater, tecnica usata per riprodurre attraverso un’immagine “teatrale” una determinata situazione sociale, con l’obiettivo di trovare nuovi spunti e soluzioni. 2265 (2015) è una video installazione che restituisce alcuni momenti di un workshop e di una performance tenutisi presso il South Eastern Center for Contemporary Art di New York con un gruppo di giovani autori facenti parte di Authoring Action, organizzazione che si occupa di educare gli adolescenti grazie al potere della scrittura creativa e dell’arte. Il workshop che ha dato origine alla performance, ha analizzato una serie di scenari colonialisti e capitalisti futuri, tra cui la prospettiva di popolare Marte.

IN MOSTRA FINO AL 26 AGOSTO

Adelita Husni-Bey, Untitled, 2011

Adelita Husni-Bey, Untitled, 2011

Adelita Husni-Bey (Milano, 1985) è un’artista e un’esperta di pedagogia interessata a tematiche che spaziano dall’anarco-collettivismo al teatro, dalla giurisprudenza agli studi sullo sviluppo urbano. Si occupa inoltre di organizzare workshop, produrre pubblicazioni, curare trasmissioni radiofoniche, archivi e mostre, usando modelli pedagogici non competitivi, attraverso l’arte contemporanea. Il lavoro svolto in svariati contesti con attivisti, architetti, giuristi, scolari, poeti, attori, urbanisti, fisioterapisti, atleti, insegnanti e studenti, si concentra sulla decostruzione della complessità del concetto di collettività.

GALLERIA CIVICA DI MODENA Palazzina dei Giardini Corso Cavour, 2 - Modena


HUGO PRATT Nasce a Rimini il 15 giugno 1927 e trascorre l’infanzia a Venezia, in un ambiente stimolante e cosmopolita. La madre è un’appassionata di esoterismo e il padre, di origini inglesi, è un militare di carriera che nel 1936 viene trasferito nella colonia italiana abissina, dove Hugo entrerà in contatto con due realtà opposte che si riveleranno estremamente importanti ed evidenti nella sua produzione artistica: da un lato la fascinazione per gli eserciti, gli stemmi e i fregi, dall’altro l’amicizia e la frequentazione con le genti del luogo, che contribuiranno a forgiare la sua poliedrica personalità. È in questi anni che conosce il romanzo d’avventura, venendo letteralmente rapito dal fascino di Terry e i pirati di Milton Caniff, la cui lettura, affermerà successivamente, l’avrebbe convinto a intraprendere la carriera di fumettista. Tra le numerosissime pubblicazioni e le tante collaborazioni con altri importanti autori, è da ricordare Tutto ricominciò con un’estate indiana, del 1983, su sceneggiatura di Pratt ed illustrata dall’amico Milo Manara che, nel 1991, disegnerà anche le tavole per El Gaucho. Hugo Pratt è considerato uno dei più grandi autori di letteratura disegnata di ogni tempo, il suo stile e la sua tecnica inconfondibili sono riconosciuti a livello internazionale e le sue opere sono esposte nei più importanti musei del mondo.

19 tavole, una storia La Fondazione Raffaele Cominelli è lieta di presentare “HUGO PRATT – 19 tavole, una storia”, una intensa esposizione di opere originali che per la prima volta vengono mostrate al pubblico e che celebrano il più eclettico e originale fumettista italiano di tutti i tempi. A Hugo Pratt si deve la creazione del leggendario personaggio, ormai icona, Corto Maltese, pirata e avventuriero alter ego dell’autore stesso, le cui storie sono tuttora pubblicate e lette in tutto il mondo. Ma dalla penna del maestro hanno preso vita innumerevoli altri personaggi che popolano le sue tavole. Quelle esposte negli spazi di Palazzo Cominelli raccontano una storia senza parole e ignota al grande pubblico. Tutte comprese nel volume “Hugo Pratt 60”, pubblicato da Visualprint nel 1980, seppur legate ad un progetto che non è mai stato definito, queste straordinarie tavole si presentano nella loro compiutezza di opere disegnate. Nel libro ideato e realizzato da Gianni Berti, sono introdotte da una breve nota esplicativa, nella quale è indicato puntualmente che questi disegni “furono fatti da Hugo Pratt per proporre l’ambiente, i costumi, l’atmosfera e il carattere dei personaggi di un racconto che Alberto Ongaro e Nino Vascon idearono per una trasmissione televisiva che non venne in seguito mai realizzata. Pensiamo che il lettore possa perfettamente comprendere, anche in totale assenza di parole, la meccanica del racconto e dare libero sfogo alla propria fantasia aggiungendo così al piacere dei disegni il divertente gioco della creatività”.

IN MOSTRA FINO AL 19 AGOSTO

FONDAZIONE COMINELLI Via Padre F. Santabona, 9 Cisano di San Felice del Benaco (BS) Orari: Fino al 10 agosto: martedì, giovedì, sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 dal 12 agosto al 19 agosto: sabato 16.00 -20.00 domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 Ingresso libero


IN MOSTRA FINO AL 15 SETTEMBRE

REGGIA DI CASERTA Via Douhet 2/A - Caserta Orari Appartamenti storici: tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 19.00 - uscita dal museo 19.25) Parco: dalle 8.30 alle 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00) Giardino Inglese: dalle 8.30 alle 18.00 (ultimo ingresso ore 17.00) MARTEDÌ CHIUSURA SETTIMANALE


Marco Lodola

Tempus – Time

Unione tra passato e contemporaneo è la mostra “Marco Lodola – Giovanna Fra. Tempus – Time” a cura di Luca Beatrice, esposta presso la Reggia di Caserta fino al 15 settembre. L’esposizione, organizzata da Mary Farina, anche ideatrice del progetto, e da Augusto Ozzella, con la collaborazione della galleria Deodato Arte, gode del patrocinio del Comune di Caserta, del Madre – fondazione donnaregina per le arti contemporanee e di Confindustria Caserta. Il titolo della mostra è un voluto riferimento al trait d’union che Marco Lodola e Giovanna Fra, grazie alle loro opere, creano fra il Tempus, la dimensione temporale legata all’antichità, al classico, alla storica sede espositiva e il Time, sintesi del mondo contemporaneo. La Reggia di Caserta, la residenza reale più grande del mondo, accoglie il percorso espositivo composto da una selezione di opere dei due artisti, che dall’ingresso si snoda negli spazi interni, nel parco reale, fino ad arrivare agli appartamenti del piano nobile. L’immenso parco della sontuosa villa, nel raggio di un chilometro, è punteggiato da oltre venti monumentali sculture luminose di Marco Lodola che rappresentano alcuni dei suoi soggetti tipici, uomini e donne, ballerini, danzatrici, animali, figure reali e immaginarie, che metaforicamente partecipano a una festa di corte. Questi lavori, oltre al forte impatto creato grazie alla loro imponenza e alla vivacità dei colori, si caratterizzano per la loro peculiarità: l’emanare luce, che genera dinamismo, potenza, vitalità; qualità che non riguardano solamente le opere in sé, ma che vengono trasmesse anche all’ambiente circostante. Le installazioni di Lodola appaiono in grande sintonia con le tele di Giovanna Fra che accolgono il visitatore negli appartamenti reali e, caratterizzate da un forte cromatismo, incarnano perfettamente quell’arte contemporanea in cui la contaminazione di tecniche e la sperimentazione sono elementi imprescindibili. L’artista si misura con lo spazio interno e l’architettura vanvitelliana, reinterpretando nelle sue opere i motivi decorativi settecenteschi, arazzi, carte da parati, arredi Barocchi e Neoclassici, attraverso il linguaggio segnico, costituito da tracce di colore dalle forme imprevedibili e uniche, da textures astratte che si intrecciano con le trame del supporto digitale. I suoi lavori di matrice informale abbandonano infatti i mezzi tradizionali e, partendo da frame fotografici stampati su tela, Giovanna Fra arriva al risultato finale, percorrendo un cammino a ritroso, che la conduce a terminare l’opera con delle pennellate tradizionali, un’ulteriore dimostrazione del legame fra tempus e time e nel caso specifico del “passaggio da time a tempus”.

Marco Lodola

nasce a Dorno (Pavia), frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze e di Milano. Successivamente, all’inizio degli anni ‘80, si affianca al nuovo futurismo. Si avvicina presto all’uso di materiali plastici che sagoma e colora con una tecnica personale, l’evoluzione della sua ricerca lo porta ad inserire fisicamente la luce nei suoi lavori: nascono le sculture luminose, che caratterizzeranno tutta la produzione artistica. Le sue opere sono presenti in vari musei, ha inoltre realizzato scenografie per film, trasmissioni, concerti ed eventi. In particolare è stato attivo nella moda e nel teatro. Fra le numerose mostre, si ricorda la sua presenza al Padiglione Italia della 53ª Biennale di Venezia con un’installazione luminosa e alla 54ª Biennale di Venezia con il progetto a cura di Vittorio Sgarbi “Cà Lodola”.


Giovanna Fra

Tempus – Time

Seppure provenienti da formazioni diverse i lavori di Marco Lodola e Giovanna Fra creano un profondo dialogo e si completano vicendevolmente, ma soprattutto instaurano un forte legame con il luogo che li ospita, come afferma Luca Beatrice nel testo dedicato alla mostra: “Dialogare con stucchi, decorazioni, pitture di genere e, soprattutto, con un’architettura di inestimabile pregio può costituire infatti una sfida ardua eppure affascinante per gli artisti contemporanei, a partire dall’utilizzo di materiali anomali che solo da poco sono entrati nel novero appunto dell’artisticità. Senza contare volumi, cubature e l’immensità di un parco che farebbe spaventare chiunque. […] Realizzare un cortocircuito visivo tra il tempus e il time, ovvero il passato e il presente, è rischio che l’arte di oggi sente di correre con sempre maggior frequenza. Ora, in particolare, tra pittura, elaborazione digitale, plastica e luce”. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Skira, con un vasto repertorio di immagini, il testo del curatore Luca Beatrice e numerosi interventi fra cui quelli di Renzo Arbore, Aldo Busi, Lorenzo “Jovanotti” Cherubini, Piero Chiambretti, Roberto D’Agostino, Salvatore Esposito, Ciro Ferrara, Antonio Stash Fiordispino, Enzo Iacchetti, Max Pezzali, Andrea Pezzi, Red Ronnie e di critici illustri quali Achille Bonito Oliva, Philippe Daverio, Gillo Dorfles, Martina Corgnati, Vittorio Sgarbi.

GIOVANNA FRA

nasce a Pavia, si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, con una tesi su John Cage ed il rapporto tra arte e musica. La sua visione creativa ha privilegiato la fisicità dinamica del colore in relazione alle diverse consistenze della materia, fissando nell’immediatezza del gesto attimi di vibrante musicalità. Recentemente è stata invitata ad esporre al Friendschip project nel Padiglione della Repubblica di San Marino per la 57° edizione della Biennale di Venezia.


The Venice Glass Week DAL 9 AL 16 SETTEMBRE

Torna il festival internazionale dedicato all’arte vetraria, con oltre 180 diverse iniziative in programma, tra mostre, visite guidate, conferenze, workshop, spettacoli, attività didattiche. Comune di Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Fondazione Cini/LE STANZE DEL VETRO, Istituto Veneto e Consorzio Promovetro Murano presentano la seconda edizione che dal 9 al 16 settembre coinvolgerà tutte le principali istituzioni cittadine, con diverse novità. Sono più di 150 le realtà, per un totale di oltre 180 eventi tra Venezia, Mestre e Murano, che dal 9 al 16 settembre 2018 parteciperanno alla seconda edizione di The Venice Glass Week, il grande festival internazionale dedicato all’arte vetraria, nato per celebrare la risorsa artistica e produttiva per cui la città lagunare è rinomata a livello globale: il vetro. Anche quest’anno l’iniziativa, promossa dal Comune di Venezia e ideata da tre fra le principali istituzioni culturali veneziane che da anni lavorano sul tema - Fondazione Musei Civici di Venezia, Fondazione Giorgio Cini, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti - e dalla più importante realtà associativa di settore, il Consorzio Promovetro Murano, gestore del marchio della Regione del Veneto Vetro Artistico® Murano, ha attratto moltissime adesioni, segnalando un incremento del 20% rispetto alla prima edizione del festival. Centinaia sono state infatti le richieste pervenute che sono poi state selezionate dal comitato scientifico introdotto quest’anno, presieduto dalla storica del vetro veneziana Rosa Barovier Mentasti, e composto dai critici e curatori Chiara Bertola e Jean Blanchaert, dalla giornalista Uta Klotz, direttrice della rivista tedesca Neues Glas e dal chimico Marco Verità, docente universitario esperto nella composizione di materiali vitrei.


The Venice Glass Week DAL 9 AL 16 SETTEMBRE Le numerosissime richieste, provenienti da fondazioni, gallerie d’arte, istituzioni museali - tra cui si segnala l’adesione da quest’anno di Peggy Guggenheim Collection, di Palazzo Fortuny e del Museo di Storia Naturale -, enti culturali, università, istituti di formazione superiore ma anche vetrerie, fornaci, aziende, artisti e privati collezionisti italiani e stranieri, confermano la grande vivacità della scena artistica, culturale e produttiva in città e l’attrattiva di un tema così sentito anche all’estero. Il programma del festival diffuso The Venice Glass Week sarà composto dalle iniziative più variegate e disseminate in tutto il territorio, che quest’anno estende anche alla terraferma i suoi confini, vedendo Mestre tra i suoi centri nevralgici, insieme a Venezia e Murano. Le iniziative – per la maggior parte a ingresso gratuito - mostre, visite guidate, convegni, seminari, premiazioni, proiezioni, attività didattiche, gare podistiche tra le fornaci, feste, aperitivi e fornaci aperte avranno tutte come tema principale il vetro artistico e si rivolgeranno a pubblici di tutte le età. Tutte le informazioni sulle iniziative saranno presto disponibili sui profili social della manifestazione (facebook, twitter e instagram) e soprattutto sul nuovo sito responsive: www.theveniceglassweek.com, al momento in fase di lavorazione da parte della società D’Uva di Firenze, sponsor tecnico del festival.


Motocicletta, l’architettura della velocità MUVE Mestre - Forte Marghera Tra le iniziative progettate a Forte Marghera per valorizzare e avvicinare il pubblico giovane all’arte contemporanea, grande successo ha riscosso l’evento organizzato l’8 giugno scorso, un appuntamento dedicato a uno dei simboli più curiosi e attraenti del design del XX secolo: la motocicletta. Questa grande esposizione sull’epopea delle due ruote italiane a motore è stata ospitata nello spazio messo a disposizione lo scorso anno a Forte Marghera dal Comune di Venezia e dalla Fondazione Forte Marghera, inauguratosi con l’inedita installazione di sculture ‘Gruppo di Famiglia’ provenienti dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro.


Passione, tecnologia e design. Questo il mix che caratterizza le scelte delle 41 moto e scooter esposti, suddivisi in sette capitoli – Scooter, Elettrico, Sportive, Heritage, In Africa, Le moto fondamentali, Pezzi d’autore, Ardite e raffinate – pensati come una carrellata tra le più famose forme aerodinamiche del motociclismo italiano (con qualche incursione in ambito straniero). La rassegna - a cura di Marco Riccardi e con la direzione scientifica di Gabriella Bell - intende percorrere in tutti i sensi un ‘viaggio’ affascinante tra pezzi assolutamente esclusivi, che hanno fatto la storia delle due ruote, con lo scopo di raccontare, attraverso le ‘icone’ create dalle migliori industrie del nostro paese, come si è evoluto il concetto di design e di sicurezza in questo campo. Nel dopoguerra il Made in Italy comincia ad ottenere successo a livello internazionale e la motocicletta, connubio di tecnologia e creatività, sarà una delle punte di diamante della nostra industria. La moto diventa quindi il testimone pulsante di quel fermento culturale che percorre l’Italia nel corso del Novecento e della spinta propulsiva in campo tecnologico, con la nascita di prodotti non solo altamente innovativi, ma anche di grande bellezza: un fenomeno di costume, simbolo di gioventù, libertà, coraggio e anticonformismo, tanto da diventare protagonista anche al cinema. La mostra, che dialoga con il vicino padiglione della Biennale Architettura, rientra nell’ambito dei progetti promossi dal Comune di Venezia in collaborazione con la Fondazione Musei Civici per promuovere la conoscenza dell’arte e della cultura in Terraferma.

MUVE Mestre - Forte Marghera Fino al 28 ottobre 2018 Via Forte Marghera, 30 Mestre (Venezia) Apertura al pubblico INGRESSO LIBERO Orario: dalle 15 alle 22 da martedì a domenica, chiuso lunedì INGRESSO LIBERO Informazioni: www.visitmuve.it


IL FASCINO DELLA SARDEGNA

Un amore senza fine quello delle sorelle Piscedda per la loro amatissima Sardegna – terra d’origine di Chiara e Gloria, le due giovani designer creatrici del brand ChiGlo. La Sardegna infatti irrompe con decisione in ognuna delle loro collezioni. I capi ChiGlo sono un piccolo guardaroba di pezzi dal sapore “tailor made”, pensati per una donna dinamica, di cultura, attenta alle tradizioni, all’arte ma anche alle tendenze.


IL FASCINO DELLA SARDEGNA


Ogni capo di questa nuova collezione è un piccolo “pezzo sartoriale” che reinterpreta in chiave contemporanea la cultura e il folklore sardo: così i dettagli, i ricami, le stampe e i colori raccontano l’eleganza della donna sarda e diventano i protagonisti assoluti di un brand dalla forte identità. La collezione ChiGlo ss 2018 si contraddistingue per un leggero tocco retrò ed è dedicata ad una donna femminile ed emancipata, autonoma e cosmopolita. La natura e i paesaggi estivi ispirano la palette colori di questa collezione: dagli azzurri cristallini del mare, agli ecrù e ai rosa delle spiagge come quella dell’isola di Budelli con le tutte sue sfumature . Colori tenui e leggeri che rilassano ed affascinano esaltati da tessuti naturali come la canapa ed il lino. Le forme sono quelle dei costumi sardi, descritte in un codice estetico senza confini geografici, innovativamente proiettato verso il futuro. E’ sarda la ricerca di motivi decorativi tradizionali - ripresi nei fregi, nei ricami, nella particolarità di lavorazioni come la laseratura - e di alcuni accessori, come i bottoni fatti a mano in argento e lasciati volutamente raw, che rendono unici i pezzi. Non possono mancare per questa nuova collezioni le immagini iconiche del brand, come lo scialle su felpe e tshirt o nelle fodere dei capi. Novità assoluta per la questa SS 2018 è l’accostamento delle righe alle stampe per una nuova texture fresca e di tendenza.


IL FASCINO DELLA SARDEGNA

Fin dal primo sguardo, I capi di questa collezione sono l’emblema dell’universo di ChiGlo evidenziando due mondi, in un gioco “night and day” che elimina la della rigida distinzione tra outfit “da sera” e “da giorno” rendendoli dei veri e propri passe partout. Grazie all’ispirato dialogo tra passato e presente, la tradizione si fa cosmopolita per nuove spettacolari forme di urban beauty, reinventando una femminilità potente e piena.


IL FASCINO DELLA SARDEGNA Chiara e Gloria Piscedda hanno iniziato ad appassionarsi all’alta artigianalità nel laboratorio della sarta che confezionava gli abiti della loro madre. L’incontro con quello che sembrava un mondo incantato e mosso dalla passione senza compromessi per la qualità, per l’attenzione maniacale ai dettagli e da una manualità straordinaria è stato fondamentale per il loro percorso. L’amore per la forza che trasmette l’essere capaci di creare bellezza è stato intensamente presente fin dalle prime visite al laboratorio e le ha accompagnate senza soluzione di continuità lungo tutto il percorso che le ha portate alla creazione di ChiGlo. Dopo gli studi universitari in economia e architettura (espressione dei caratteri “a contrasto” delle due gemelle), Chiara e Gloria hanno deciso di risintonizzarsi insieme sulla passione per la creazione di abiti e accessori. Hanno preso parte ad alcuni workshop in Italia e in Francia per tornare a stare contatto con un certo tipo di manualità e impostazione del prodotto. Ma, soprattutto, si sono messe in osservazione di quello che stava loro intorno. Su e giù dalle passerelle. Nelle strade italiane e del mondo. Il primo passo del loro progetto sono state microproduzioni di felpe e cardigan double-face che hanno varcato in breve tempo i confini nazionali, selezionate da alcuni negozi di Madrid, Berlino e Amsterdam. Obiettivo: mettere alla prova la capacità di creare variazioni sul tema di forme e capi apparentemente già codificati in modo “statico”. La produzione è stata realizzata interamente in Sardegna, ispirandosi, per alcuni motivi decorativi ricorrenti, alle texture dei costumi sardi e alle cromie contrastanti dei paesaggi isolani. Questo primo step è stato l’avvio di un processo che ha portato le gemelle Piscedda a voler radicare l’ispirazione del loro lavoro nelle tradizioni e al territorio della Sardegna, specchio perfetto del dualismo che le caratterizza.

La Collezione Chiglo SS 2018 non è altro che un piccolo guardaroba delle meraviglie, composto di creazioni uniche e originali, dove presente e passato si fondono rivelando tutto l’amore per la ricerca e la cura del dettaglio. Un amore ispirato dalle tradizioni del mondo e in primis da una cultura antica e profonda come lo splendido mare di Sardegna.


che tipo di bestia sei? SIMPATICISSIME LE T-SHIRT DI PRIKID.EU


SPEEDO SCULPTURE


COSTUMI FATTI AD ARTE PER MODELLARE LE CURVE LA LINEA SPEEDO SCULPTURE, ATTRAVERSO UN MIX FATTO DI DETTAGLI INNOVATIVI, COLORI E FANTASIE, SOSTIENE E MODELLA LA SILHOUETTE FEMMINILE. UNA COLLEZIONE DI COSTUMI IDEALI PER I MOMENTI DA TRASCORRERE IN PISCINA, IN SPIAGGIA O ALLA SPA, CARATTERIZZATI DALLA TECNOLOGIA SHAPECOMPREX E REALIZZATI CON IL TESSUTO XTRA LIFE LYCRA, PENSATO PER DONARE COMODITÀ E RESISTENZA SENZA RINUNCIARE ALLO STILE

L’estate è il momento principe per esaltare le forme femminili ed è importante farlo scegliendo il costume giusto: per questo Speedo ha pensato alla linea Sculpture dedicata alle donne che vogliono sentirsi a proprio agio in spiaggia e in piscina, o che amano rilassarsi nel centro wellness, senza rinunciare allo stile e alla comodità. Una collezione che parte dal concetto della scultura, l’antica arte di modellamento delle forme, e lo abbina alla tecnologia Shapecomprex per modellare e sostenere la silhouette femminile e al tessuto Xtra Life Lycra che garantisce estremo comfort e leggerezza. Questo tessuto vanta inoltre un’alta resistenza al cloro e alle temperature elevate, 10 volte superiore rispetto a quelli in semplice fibra di elastane. I costumi della linea Sculpture sono pensati con dettagli che valorizzano le curve femminili, e sono progettati per appiattire il ventre e per sostenere il seno, grazie ad avvolgenti coppe presagomate e spalline regolabili. La nuova collezione si arricchisce di una linea entry price con caratteristiche stilistiche comuni ai costumi Sculpture ma con tessuti e tecnologia diversi. I modelli entry level Brigitte e Vivienne sono perfetti per le donne più formose e sono caratterizzati da spalline regolabili, coppe preformate con imbottiture removibili e chiusura a clip sul retro.


PURMONTES 5 CHALET DI LUSSO IMMERSI NELLA NATURA


In Alto Adige, alle porte delle Dolomiti, nascono i 5 nuovi chalet con un nuovo concept che unisce la natura al lusso. Ai margini del bosco, nel piccolo paese di Mantana, Purmontes è un gioiello architettonico contemporaneo senza tempo che si integra perfettamente nella natura autentica dove è immerso. Il wellness allo stato puro, il benessere assoluto, un ambiente curato nei dettagli dove vivere un sogno esclusivo. Una grande struttura luminosa, realizzata con criteri green, che ospita 5 chalet-suite, ognuna con infinity pool privata, grande terrazza o giardino e camino; accanto il maneggio con box privato per il proprio cavallo. Davanti al Purmontes il raccolto laghetto balneabile senza cloro, con acqua di fonte invita gli ospiti ad immergersi per un bagno di salute. Gli spazi comuni comprendono un’incantevole spa e un salotto-biblioteca dove intrattenersi con gli altri ospiti. Tutt’intorno solo pace e quiete, tra pascoli, boschi e il piccolo paese di Mantana. I 5 chalet-suite sono un inno alle forme contemporanee unite armoniosamente con il carattere alpino: il legno antico, la pietra, i tessuti pregiati realizzati artigianalmente, la cura degli elementi di arredo, l’illuminazione studiata nei dettagli, le grandi pareti di vetro che catturano la natura esterna invitandola ad entrare negli spazi originali e prestigiosi degli chalet. La modernità è sapientemente combinata al passato, le tradizioni locali si sposano con il comfort in tutte le declinazioni; il wellness di lusso è interpretato in un modo totalmente nuovo dove il rapporto stretto con la natura e la scoperta della sua varietà e delle sue meravigliose caratteristiche giocano un ruolo fondamentale. È un luogo magico dove rigenerarsi in un contesto raccolto e isolato, in un ambiente esclusivo.


La spa del Purmontes è un angolo di benessere, dove rilassarsi nella splendida terrazza dopo aver fatto una sauna finlandese o un bagno turco; l’area relax panoramica con letti di fieno è un luogo per sognare. Un menu di trattamenti coccola gli ospiti con massaggi rilassanti o rigeneranti, trattamenti corpo o viso di ultima generazione. La palestra e la sala fitness-cardio con attrezzi di ultima generazione completano l’offerta benessere della Purmontes Loft – Spa. La colazione servita nello chalet suite oppure colazione a buffet al vicino hotel Lanerhof, sempre del gruppo Winkler di cui fa parte Purmontes. La scuderia dei cavalli permette sia di cavalcare con i cavalli del maneggio ad uso esclusivo degli ospiti del Purmontes, ma consente anche di portare il proprio cavallo per esplorare con lui i dintorni. Lo staff specializzato si prende cura degli amici a quattro zampe.

PURMONTES

MANTANA 42 I - SAN LORENZO TEL +39 0474 403133 FAX +39 0474 403240 E-MAIL PURMONTES@WINKLERHOTELS.COM WWW.WINKLERHOTELS.COM


MONTEGALLO ACCESSORI PREGIATI DALLE FORME UNICHE, PER UN FASCINO E UNO STILE SENZA TEMPO Le collezioni di Montegallo nascono dal recupero di segreti tramandati da una tradizione centenaria della lavorazione artigianale marchigiana del cappello di paglia, intrecciato e cucito a mano. Nelle Marche da sempre si coltiva il grano ed è usanza che le donne ne intrecciassero gli steli, ricavandone copricapi per riparare gli uomini dal sole durante il lavoro. Grazie alla loro abilità, il cappello è diventato non solo un elemento funzionale, ma anche ornamentale e indispensabile per conferire eleganza. Oggi il brand Montegallo è l’essenza di questa antica arte, raccontata con le sue collezioni rivolte a donne cosmopolite, ricercate e ironiche, con la passione per accessori unici ed artigianali, in grado di evocare una storia autentica.

Ogni modello è confezionato con materiali di pregio come la paglia, il feltro e i filati 100% naturali e rigorosamente “Made in Italia”. La Icon Collection è composta da 10 modelli continuativi, ripresi dalla cinematografia classica e dai cappelli indossati dalle grandi icone di stile, reinterpretati secondo il gusto di Alice Catena, l’eclettica fondatrice del brand. Le novità che caratterizzano la collezione FW 2018/19 di Montegallo possono essere sintetizzate con i seguenti tre tratti distintivi: La Straw Winter Collection rivelata da un modello in paglia personalizzabile e abbinabile ad accessori invernali dal gusto nordico. La Light Felt Collection realizzato con “80 grammi” di lapin super leggero e unisex. La particolarità di questo modello è l’estrema praticità nel trasporto, in quanto può essere piegato e infilato in tasca, senza perdere la sua forma originale. La Fedora couple, dedicata a “Lui e la Lei” in pura lana vergine, lapin e velour.


I colori predominanti della collezione sono i classici blue, nero, visone e antracite, ma si inseriscono anche nuance più morbide e delicate come il bianco, il rosa antico e il celeste polvere. L’eleganza di un cappello Montegallo è fatta di semplicità, con un tocco di stravaganza e personalità. L’unicità di ogni pezzo è garantita dalla possibilità di personalizzare il cappello con le proprie iniziali, cucite a mano all’interno.


chicco volante FEDERICO REGGIANI, CHICCO PER GLI AMICI, AL VOLANTE DELLA SUA PORSCHE CARRERA AL SECONDO ANNO NELL’IMPEGNATIVA CARRERA CUP ITALIA

Testo Vito Emilio Filì - Fotografie Claudia Cavalleri Lo conosciamo da tanto tempo nella veste di dinamico imprenditore che, in coppia con Cristian La Monaca, nel corso degli ultimi vent’anni, ha dato vita ad una serie di iniziative imprenditoriali di grande successo. Noi però sappiamo che, sotto la pelle dell’elegante manager, sempre in movimento si cela un vero “gentleman driver” di quelli che corrono in pista non certo con l’obiettivo di arrivare primi... almeno non sempre e non solo, ma soprattutto per il grande piacere che comporta confrontarsi con un bolide da 500 cavalli, per respirare l’aria dei box e mettersi alla prova


chicco volante

chicco reggiani

“HO COMPRATO UNA MACCHINA DA CORSA PER POTERMI DIVERTIRE QUALCHE ORA OGNI TANTO GIRANDO SUL CIRCUITO DI CASTREZZATO”


Il 2018 è il dodicesimo anno di attività del prestigioso campionato monomarca Porsche Carrera Cup Italia. Le Porsche 911 GT3 Cup di seconda generazione, protagoniste del campionato con le loro elevate prestazioni (3.996 cc e 485 CV con un cambio sequenziale a 6 marce) si sfideranno nei migliori circuiti nazionali e internazionali. Non è solo una gara: è l’espressione Motorsport che fa rivivere il DNA Porsche in ogni weekend di competizione, l’identità più pura del marchio tedesco. É un momento di agonismo profondo in cui si respira adrenalina e ogni rumore risveglia il senso di far parte del mondo Porsche. I piloti si confrontano in 14 round, divisi in 7 weekend, in gare mozzafiato, lottando per ottenere l’ambito premio di Campione della Carrera Cup Italia


Cosa si prova al momento del via? “Una tensione elevatissima, tanta adrenalina da tenere sotto controllo, con la consapevolezza di dover gestire i pezzi di un mosaico decisamante complicato. All’inizio di una gara si scatena sempre un po’ di bagarre e bisogna evitare di andare a sbattere confrontandosi con piloti molto più esperti, gente che corre da vent’anni e ha iniziato magari giovanissima con i Kart”. Quando è iniziata la tua passione per la velocità? “Come per tanti bambini con la prima bicicletta. Vicino a casa avevamo creato una specie di circuito dove mi impegnavo come un matto per essere il più veloce. Poi è subentrata la passione per i motori e mi è sempre piaciuto “tenere giù il piede”, come si dice in gergo, ovviamente senza mai rendermi pericoloso. Alla fine ho deciso di farmi un grande regalo e di comprare una Porsche da corsa ma con la sola intenzione di andarmi a divertire una volta al mese (magari anche due) sul circuito di Castrezzato in Franciacorta, dove ben assistito dai tecnici del Team Bonaldi, ho imparato i primi rudimenti della corsa in pista.Tre ore di full immersion ogni volta per capire come si deve gestire una vettura e per sfruttarne ogni singolo cavallo di potenza. Dopo circa un anno, Emilio Caglioni, già responsabile del team corse di Bonaldi, poi passato al Team Ghinzani, mi convinse ad iscrivermi l’anno scorso al primo campionato monomarca Carrera Cup.” Come funziona questo campionato? “Ci sono piloti professionisti o semi professionisti in crescita che hanno dai 18 ai 25 anni, con alle spalle team molto competitivi con gente proveniente dalle gare di formula. Poi ci sono gli ultratrentenni i cosidetti

chicco volante

gentlemen drivers ma, anche tra questi ultimi, ci sono quelli che sono in pista da venticinque anni con importanti esperienze in vari campionati anche di livello internazionale. Quindi, la competizione è serratissima e, anche i gentleman drivers durante la gara spesso si dimenticano le buone maniere come Alex Giacomini che nella prima gara mi ha buttato fuori facendomi cappottare con la conseguente distruzione della macchina... Bisogna capire la psicologia dei tuoi avversari e cercare di prevederne le mosse. Non basta tenere giù il piede... Bisogna ad esempio imparare a modificare la guida in base la consumo delle gomme durante lo svolgimento di una gara... Insomma è un campionato molto impegnativo. Non mi aspettavo altro se non la possibilià di imparare. Cosa ti ha insegnato la guida in pista? “Devo dire che, essendo nella vita abbastanza impulsivo e portato prevalentemente ad agire d’istinto, qui ho avuto modo di gestire tutti i problemi connessi alle corse in automobile, con molta più calma. Bisogna essere molto freddi, concentrati e psicologicamante preparati per ottenere i risultati migliori, non smettere mai di cercare di migliorarsi. Nelle gare della Carrera Cup i distacchi tra le vetture sono irrisori, due secondi tra primo e ultimo, e quindi riuscire a limare anche solo qualche decimo, guidando in modo più attento e consapevole dei tuoi mezzi, è già un grosso risultato”. Quest’anno hai anche cambiato team? “Mi è stata offerta questa opportunità che ho colto anche per confrontarmi con un altro ambiente. Nel Team Ghinzani ero come in famiglia e mi manca il loro supporto. Ho trovato però una squadra dal respiro internazionale e dalla grande esperienza e spero di imparare tanto”.


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Era il 7 di Maggio del 1967 quando, poco prima della partenza del Gran Premio di Formula 1 a Monte Carlo, Sua Altezza Serenissima il Principe Ranieri III di Monaco ha effettuato il suo giro di parata sulla pista con una vettura da leggenda: la Lamborghini Marzal, con le sue portiere in cristallo ad ali di gabbiano e l’abitacolo quasi del tutto trasparente e con i sedili rivestiti in pelle color argento. Al fianco del Principe Ranieri, la Principessa Grace. Le foto dei due a bordo della Marzal hanno fatto il giro del moNdo, rendendo ancora più mitica questa vettura prodotta in un unico esemplare. Da allora la Marzal è rimasta silenziosa e nascosta agli occhi dei più ed è solo durante il week-end del Grand Prix de Monaco Historique svoltosi dall’11 al 13 maggio, con il supporto del Lamborghini Polo Storico, ha rivissuto la sua storia, percorrendo dopo 51 anni alcuni giri dimostrativi sulle stesse strade del 1967. Un’occasione unica di rivedere la Marzal nell’ambientazione che l’ha resa più famosa


la lamborghini

di cristallo


pike car anni ‘90

nissan

figaro

IL FAMOSO CHITARRISTA E CANTANTE ERIC CLAPTON È STATO UNO DEI PROPRIETARI DELLA NISSAN FIGARO

Le linee, opera del designer Naoki Sakai coadiuvato da Shoji Takahashi, traggono ispirazione da quelle di alcune compact car classiche del passato. In particolare, il corpo vettura ricorda la Datsun Fairlady del 1960, mentre il tetto bianco a contrasto dotato di capote in tela è molto simile a quello della Autobianchi Bianchina cabriolet. Tutte queste caratteristiche, unite all’abbondante presenza di dettagli cromati sulla carrozzeria, conferivano alla Figaro un aspetto particolare ed elegante. I colori disponibili erano quattro: Topaz Mist, Emerald Green, Pale Aqua e Lapis Grey. Ogni tinta simboleggiava una stagione dell’anno. Così come le altre Pike car, anche la Figaro era basata sulla meccanica della Micra prima serie a tre porte. Il motore era lo stesso 4 cilindri in linea da 987 cm³ presente sulla Be-1 e sulla Pao, ma turbocompresso, in grado di erogare 75 CV di potenza e 106 Nm di coppia motrice a 4.400 giri al minuto, abbinato ad un cambio automatico a tre rapporti. Le origini della Figaro risalgono al salone dell’automobile di Tokyo del 1989, dove il duo Takahashi/ Sakai portò nello stand Nissan le concept Chapeau e Figaro. La Chapeau restò un prototipo, troppo bizzarri il parabrezza verticale, i dettagli rosa e il padiglione talmente rialzato da poterci stare dentro in piedi. Diverso fu il destino della Figaro, che fu prodotta in piccola serie.

LA FIGARO, COSTRUITA DA NISSAN NEL 1991, FACEVA PARTE DELLE COSIDDETTE PIKE CAR, OVVERO PICCOLE VETTURE DALLA LINEA SPICCATAMENTE RETRÒ VENDUTE IN SERIE LIMITATA SENZA IL MARCHIO NISSAN E REALIZZATE DAL GRUPPO PROGETTI SPECIALI DELLA CASA, CHIAMATO APPUNTO PIKE FACTORY


L’intenzione era di realizzarne 8.000 esemplari, ma alla fine uscirono dalla Pike Factory circa 20.000 Figaro, quasi tutte vendute tramite lotterie, dato che il numero delle ordinazioni superava di gran lunga quello delle vetture disponibili. La dotazione di serie comprendeva: ABS, cerchi in lega, climatizzatore, radio con lettore cd, sedili in pelle e tappetini coordinati. Nonostante la Figaro fosse ufficialmente venduta solo in Giappone, fu in seguito commercializzata anche in Irlanda e nel Regno Unito da importatori paralleli, ottenendo un discreto successo. Tra i proprietari si possono annoverare il calciatore belga Thomas Vermaelen, il chitarrista Eric Clapton, il musicista Cassius Khan, la presentatrice televisiva inglese Vanessa Feltz e la principessa Eugenia di York.


HONDA FORZA 125 YM

Il successo di mercato che il Forza 125 riscuote in tutta Eu‑ ropa non conosce sosta, e così il modello 2018 migliora ul‑ teriormente con un discreto ma profondo restyling. Inoltre, il parabrezza è ora regolabile elettricamente, gli indicatori di direzione sono a LED come il resto dell’impianto luci, la strumentazione è stata rinnovata e prevede più funzionalità, lo spazio sottosella aumenta di 5,5 litri e il nuovo tob box opzionale da 45 litri è connesso alla Smart-Key. Infine, nuovi colori accentuano lo stile dinamico ed elegante di questo eccezionale scooter Honda. Fin dall’inizio il Forza 125 è stato progettato per i clienti europei che a uno scooter di 125 cc chiedono di più. Più prestazioni, più agilità e più fruibilità. Sono motivati dalla ri‑ cerca dello stile, dal design, dalla qualità e dalle prestazioni; sono persone esigenti, che vogliono ottenere il massimo da ogni esperienza quotidiana. Il loro scooter deve offrire il meglio e deve farlo combinan‑ do i vantaggi di due categorie: la velocità e il comfort degli scooter “GT”, con la brillante accelerazione nel traffico e la facilità di parcheggio dei modelli cittadini. Il Forza 125 offre tutte queste caratteristiche, ecco perché fin dalla sua prima introduzione nel 2015 ha soddisfatto e superato tutte le aspettative, evolvendosi anno dopo anno in base alle richieste dei proprietari, e facendo registrare vo‑ lumi di vendita che, ad oggi, hanno superato le 30.000 unità. Agile, comodo, elegante e dal successo inarrestabile, per il 2018 il Forza 125 migliora ulteriormente. Gli ingredienti principali della ricetta vincente del Forza 125 restano invariati: un motore a 4 valvole che unisce presta‑ zioni al top della categoria ad una eccezionale economicità dei consumi, l’efficiente sistema Start&Stop, un telaio tut‑ to nuovo ma sempre leggero e bilanciato, e un equipaggia‑ mento premium senza paragoni, con luci full‑LED, sistema Smart‑Key, vano sottosella per due caschi integrali ed eleva‑ to comfort per pilota e passeggero Per il 2018 arriva un upgrade importante: un nuovo para‑ brezza regolabile elettricamente, una strumentazione mista analogica‑digitale ulteriormente migliorata che offre infor‑ mazioni extra, indicatori di direzione a LED come il resto dell’impianto luci, più spazio sottosella e, infine, un nuovo bauletto da 45 litri opzionale connesso alla Smart-Key. Nonostante fosse già uno dei suoi plus, il Forza 125 ha rag‑ giunto un livello superiore anche in termini di design, sem‑ pre con linee tese, ma ora raccordate in maniera ancora più armoniosa, regalandogli un look più moderno, contempora‑ neo e dinamico.


MEDICI SENZA FRONTIERE

India: Combattere la malnutrizione con le comunità locali La testimonianza di SUBASHINI DEB MAHTO, UNA DONNA PROVENIENTE DA UNA DI QUESTE COMUNITÀ CHE LAVORA PER MEDICI SENZA FRONTIERE COME EDUCATORE SANITARIO COMUNITARIO

NELLA FOTO DI QUESTA PAGINA L’EDUCATRICE SANITARIA COMUNITARIA, SUBHASHINI, PARLA CON JHINKI JAMUDA, MADRE DEL PICCOLO MURLI MANOHAR JAMUDA, 14 MESI, CHE È STATO TRATTATO CON SUCCESSO PER MALNUTRIZIONE SEVERA ACUTA


Nel Jharkhand, uno stato indiano co‑ nosciuto per le sue diverse comunità tribali, il numero di persone malnutrite è costantemente superiore alla media nazionale. Dal giugno 2017, Medici Senza Frontiere (MSF) ha avviato un progetto per la malnutrizione acuta nella città di Chakradharpur, usando un innovativo modello di coinvolgimento della comu‑ nità. Subashini Deb Mahto, una donna proveniente da una di queste comunità locali, lavora per MSF come educatore sanitario comunitario. Con questa te‑ stimonianza condivide la sua esperienza diretta sulla malnutrizione e il suo lavoro con MSF. “La mia giornata comincia prima del sorgere del sole. Una volta terminate le faccende domestiche, quando ho finito di cucinare e i miei bambini stanno an‑ dando a scuola, scaldo su un fornello una pentola di lal cha (tè nero) e mi preparo per il lavoro. Ogni mattina alle 8.30 arri‑ vo con la mia bici all’ufficio di MSF, a tre chilometri di distanza. Lavoro per MSF da quando è partito il progetto per contrastare la malnutri‑ zione nel 2017. Ho iniziato come ope‑ ratore sanitario comunitario, visitando le comunità con il Sahiya didi (un ope‑ ratore sanitario del villaggio impiegato dallo stato di Jharkhand) per identificare i bambini malnutriti che necessitavano di cure urgenti e convincere i loro genitori a portarli in un centro sanitario di MSF. Oggi lavoro come educatore sanitario comunitario: fornisco consulenza alle madri che visitano i nostri centri sanitari e organizzo attività di sensibilizzazione nei villaggi vicini. La malnutrizione è un problema che mi sta a cuore. Quando parlo con le ma‑ dri nei villaggi, capisco come si sento‑ no. Ero una madre adolescente con la stessa storia. Ho avuto una figlia poco dopo essermi sposata. Avevo 17 anni e non sapevo come prendermi cura del‑ la mia bambina che appena nata pesava solo 2 kg. Nella nostra comunità, ci sono credenze culturali e idee sbagliate sulla gravidanza che limitano la quantità di cibo che le donne incinte, le neo-madri e i loro figli possono assumere. Queste credenze possono portare sia le donne che i bambini a diventare malnutriti. Le persone credono che una dieta ricca per le donne in gravidanza renderà il loro fu‑ turo bambino molto grasso e porterà ad un parto difficile. Dopo la gravidanza, le donne possono mangiare solo una volta al giorno, anche se a volte mio marito mi dava di nascosto del cibo. In alcuni casi, i bambini non ricevono latte o carne fino a quando non camminano da soli.


MEDICI SENZA FRONTIERE Mia figlia aveva una dieta molto limitata: solo zuppa di lenticchie e riso, niente uova o carne per i primi anni. Le donne devono anche destreggiarsi tra il lavoro nei campi e le faccende domestiche, riducendo così di molto il tempo per sta‑ re con i propri figli. Ero l’unica a gestire le faccende domestiche, nessuno mi aiutava nella cura di mio figlio. Quando è nato il mio secondo figlio, avevo imparato a prendermi più cura di me stessa e dei miei figli. Ho trovato lavoro in una ONG per la salute riprodut‑ tiva femminile e successivamente sono entrata a far parte di MSF. Chakradharpur, come la maggior parte del Jharkhand, è un’area Adivasi (“abitanti originari”), con molte comunità indigene e molte diversità. Ad esempio, in uno dei villaggi in cui lavoro, si parlano ben quattro lingue diverse. Il nostro ruolo come operatori sanitari è quello di costruire legami tra MSF e le comunità. Tutte le persone che compongono l’équipe per l’educazione alla salute e la sensibi‑ lizzazione della comunità sono locali. Quando siamo stati formati dai medici di MSF per capire la malnutrizione, abbiamo condiviso la nostra conoscenza della cultura antica, della storia e delle pratiche degli Adivasi con il resto della squadra. Molte persone nel villaggio non capiscono che la malnutrizione è una condizione che richiede cure mediche. Conosciuta localmente come puni o dehna, è spesso attribuita alla possessione da parte di spiriti o presagi cattivi. Di conseguenza, i guaritori tradizionali sono il primo punto di contatto per la maggior parte delle famiglie, prescrivono erbe naturali o eseguono cerimonie per allontanare gli spiriti. È importante mostrare ai membri della comunità l’im‑ portanza di identificare i casi di malnutrizione e di cercare cure mediche appropriate. Non manca il cibo nelle foreste dove vivono queste comunità. Dobbiamo insegnare alle giovani madri e alle loro famiglie l’impor‑ tanza delle corrette tecniche di allattamento al seno, di un’alimen‑ tazione varia e nutriente e del mantenimento di un’igiene corretta. All’inizio era estremamente difficile spiegare alle madri e alle loro famiglie le cause della malnutrizione e la necessità di cure. Alcu‑ ne comunità tribali vivono nel profondo della foresta dove non ci sono trasporti pubblici. Le madri camminano con i loro bambini su terreni collinari per più di 2-4 km prima di raggiungere i centri sanitari più vicini. Spesso sono i fratelli maggiori a portare i bambini malati al centro sanitario di MSF dopo la scuola. Il mese scorso, la nostra clinica è rimasta vuota per alcuni giorni perché con la sta‑ gione del raccolto tutti i genitori erano al lavoro nei campi. Dopo mesi di duro lavoro, abbiamo conquistato la fiducia delle comunità. A volte il nostro centro sanitario è così affollato che non c’è nemmeno un momento per riposarsi. In questi momenti mi spingo a dare il massimo, perché sento che stiamo facendo un lavoro importante. Guardare un bambino piccolo deperire è la cosa più dolorosa per una madre. Durante una delle mie visite, una madre mi ha afferrato la mano e mi ha detto che aveva mandato un altro figlio al nostro centro di salute di Pusalota! Il progetto ha trattato più di 600 bambini di queste comunità e anche se c’è ancora molto da fare, riesco a sentire la gioia delle famiglie quando i loro figli tornano alla salute e alla felicità”. MSF lavora in India dal 1999, fornendo cure mediche a migliaia di pazienti negli stati di Andhra Pradesh, Bihar, Chhattisgarh, Delhi, Jammu e Kashmir, Jharkhand, Maharashtra, Manipur, Telangana, Ut‑ tar Pradesh e West Bengal.


di Andrea

Fontana

IL MANIFESTO DI CALENDA O COME LA SINISTRA RISCOPRE IL DIRITTO ALLA PAURA Andrea Fontana: Sociologo della comunicazione, Premio Curcio alla cultura 2015 e TEDx Speaker. Imprenditore, docente universitario e storytelling activist. Ha introdotto in Italia il dibattito teorico e operativo sulla “narrazione d’impresa”. Amministratore delegato Storyfactory e Docente di “Corporate Storytelling” all’Università di Pavia dove è anche Direttore didattico del primo Master universitario italiano in scienze della narrazione: MUST. Come sociologo della comunicazione adora mettersi la “tuta blu” e sporcarsi le mani nella pratica quotidiana ma ogni tanto ama anche mettersi il “camice bianco” dello “studioso” che cerca di capire i fenomeni sociali contemporanei.

Dopo poco più di un mese dall’insediamento del nuovo governo, la sinistra, e in particolare il Partito Democratico, riscopre il diritto alla paura. Si possono fare molti commenti, politici, economici, sociali, al Manifesto presentato da Carlo Calenda usandolo come sintomo esemplare della necessità di ricorrere alle emozioni nell’arena politica, ma la questione è complessa e davvero nuova. Quello, infatti, che mi è parso il passaggio più rivelante della sua riflessione è il punto in cui l’ex ministro dello Sviluppo Economico, ammette il diritto alla paura. Nello specifico dove dichiara: “l’idealizzazione del futuro come luogo in cui grazie alla meccanica del mercato e dell’innovazione il mondo risolverà ogni contraddizione, ha ridotto la narrazione progressista a pura politica motivazionale. Il risultato è stato l’esclusione del diritto alla paura dei cittadini e l’abbandono di ogni rappresentanza di chi quella paura la prova”. Perché Calenda recupera e motiva in modo così forte la possibilità di provare angoscia in politica? Credo che i motivi siano due: 1. Ormai è palese a tutti che sono le emozioni a governare la vita e le scelte delle persone e non i ragionamenti razionali, basati sul compromesso, tipici della politica del Novecento. Siamo tutti chiamati a fare i conti con cambiamenti epocali: dalle modifiche delle frontiere geografiche, alle variazioni di identità culturali, dai temi del lavoro e della creazione del valore alla possibilità di vivere in sicurezza nelle nostre comunità. Calenda sa che è giunto il momento per la Sinistra italiana di comprendere più in profondità l’impatto che sentimenti come la paura, la frustrazione, il disagio hanno sui conflitti politici, sociali e culturali che condizionano il mondo. Questi sentimenti non sono solo delle momentanee emozioni “percepite” in modo soggettivo dagli elettorati, come spesso ha sostenuto il pensiero progressista, ma delle condizioni d’esistenza di cui la Sinistra deve rendersi conto, come ha fatto anche notare Dominique Moïsi, editorialista del «Financial Times» nel suo testo: Geopolitica delle emozioni (Garzanti). 2. Ogni azione politica ha bisogno di una narrativa che la sostenga. Un insieme di valori, argomentazioni, immaginari e linguaggi che possano spiegare il mondo presente e motivare il futuro, giustificando scelte e decisioni. La destra italiana ha trovato la sua narrativa forte e identitaria, basata sul recupero delle sovranità come risposta alle paure della povertà, della sicurezza, del futuro. Calenda sta provando, da sinistra, a trovare lo sbocco per la creazione di un nuova narrativa politica. E ogni narrativa, come ho cercato di indicare in Storie che incantano (Roi edizioni), è la risposta a un disagio profondo di un individuo o di un gruppo e quindi l’ex ministro legittimando la paura, legittima se stesso e il suo mandato. Il tentativo di rinnovamento è encomiabile ma Calenda non deve commettere l’errore di seguire la destra sul terreno delle stesse emozioni che Lega e 5Stelle stanno cavalcando. Sicuramente è vero che l’elettorato ha paura, ma non è l’unico sentimento vissuto in Italia. Ce ne sono due ancora più potenti della paura che l’ex ministro non deve dimenticarsi. E in senso lato non devono dimenticarsi i progressisti. E cioè: la vergogna e l’umiliazione. La vergogna di non sentirsi più a proprio agio con se stessi e con gli atri – sentimento diffusissimo sui social media e l’umiliazione di sentirsi inferiori rispetto a un tempo (passato, presente, futuro) che ci richiede di essere alla sua altezza: morale, economica, politica. Alla paura di solito si risponde con i racconti di potere; in cui qualcuno - che ha il potere - risolve i problemi. Per la vergona e l’umiliazione occorrono invece racconti di redenzione. In cui qualcuno - anche senza potere - alza la testa e si riscatta.


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