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ANNO 26 - N° DUECENTOCINQUANTADUE - MAGGIO 2018 - € 3

i n n a i e ventis BERGAMO MAGAZINE

IN QUESTO NUMERO: FRANCESCA CASARI E IL SUO CAVALLO ZAMBOA LUCIANO BONETTI E IL FUTURO DEL VOLLEY BERGAMO CHEF: ANDREA MAINARDI IL BIONDO ATOMICO LUCIANO MANENTI RETTORE SCUOLE DELL’OPERA LA NUOVA MERCEDES CLASSE A CASTELLO DI MONCALIERI: UN RESTAURO EVOCATIVO HARLEY-DAVIDSON: THE NEW STORY DA BIFFI BOUTIQUE: DONNE CONTURBANTI RICORDO DI GILBERTO REGGIANI AIUTIAMOLI A CASA LORO CON CHANGE ONLUS NUOVO RIVA DOLCEVITA A MONTECARLO


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vi auguro una città piena di bambini: bianchi, neri, gialli, ma bambini. NEL DOLORE PER LA SCOMPARSA DI ERMANNO OLMI RIPROPONIAMO UN BRANO DEL MAESTRO TRATTO DA UNA CONVERSAZIONE PER LA PRESENTAZIONE A BRESCIA DEL SUO FILM “IL VILLAGGIO DI CARTONE” DEL 2011 Sappiamo bene come abbiamo sfruttato le terre africane e i loro popoli. Basta prendere un libro di storia degli ultimi secoli per vedere come le società cosiddette avanzate hanno approfittato di questi popoli, che là vivevano pacificamente e secondo un concetto di reciprocità, oggi andata perduta. Se noi, società avanzate, ci poniamo il problema dell’accoglienza, dobbiamo considerare che l’accoglienza è un dovere, così come ci dicono il Papa e tutte le organizzazioni mondiali a difesa dei popoli, soprattutto verso quelli che per secoli abbiamo sfruttato in maniera criminale. Le pagine della storia ormai non tacciono più, non è più possibile nascondere certi comportamenti delle nazioni europee, le quali andavano nelle terre africane portando batteri che i loro corpi non conoscevano e creando tassi di mortalità da genocidi. Adesso questi popoli chiedono non solo un po’ di respiro, ma anche di potersi muovere. Esattamente come noi ci siamo mossi, per arricchirci e aprire nuovi mercati, senza guardare i problemi che il nostro prodotto avrebbe potuto arrecare. Ora invece arricciamo il naso perché essi bussano alla nostra porta. Se non possiamo tirarci indietro per accogliere questi popoli, vogliamo tirarci indietro quando nasce un bambino qui? Chi è disposto ad andare nel luogo dove nasce un bambino negro e dire: “Questo bambino rimandatelo indietro perché non è italiano”. Chi è disposto a fare ciò, quando il Vangelo della nostra religione comune dice: “Quando la madre partorisce è felice, dopo il dolore, perché un nuovo uomo è venuto al mondo”. E noi non lo accogliamo? Non lo riconosciamo? Con le battaglie che dovrete combattere per realizzare i vostri progetti, tenete conto di questo: ogni uomo che viene al mondo è motivo di gioia per tutti. E vi auguro una città piena di bambini: bianchi, neri, gialli, ma bambini. Ermanno Olmi


I GRAFFI DI BRUNO

Bruno Bozzetto


BERGAMO

in questo numero

www.qui.bg.it

autorizz. Tribunale di Bergamo n°3 del 22/01/1992

BRESCIA

www.qui.bs.it

autorizz. Tribunale di Brescia n°18 del 22/04/2004

ZAMBOa e francesca casari

EDITA PERIODICI srl Via Bono 10 Bergamo tel 035.270989 fax. 035.238634 www.editaperiodici.it Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Responsabile redazione:

luciano bonetti e volley bergamo. la storia continua

Tommaso Revera redazione@qui.bg.it Responsabile grafica: Paolo Biava grafica@qui.bg.it Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it Hanno collaborato in redazione: Bruno Bozzetto, Lisa Cesco, Maurizio Maggioni, Franco Gafforelli, Giorgio Paglia,

Don luciano Manenti rettore del S.Alessandro

Valentina Colleoni, Elena Pagani, Fotografie di: Federico Buscarino, Sergio Nessi, Paolo Stroppa, Daniele Trapletti, Paolo Biava Stampa: Euroteam Nuvolera Brescia

in Copertina: 25° del centro medico valseriana


in questo numero

LA PRIMAVERA DI CORNARO GIOIELLI

BANCA MEDIOLANUM: NUOVA SEDE A BERGAMO

LUCA TOM BILLOTTA PRESENTA EMOOKS

HARLEY-DAVIDSON BERGAMO: THE NEW STORY

ANDREA MAINARDI: IL BIONDO ATOMICO

MASERATI NERISSIMO LA STORIA DELL’ENDURO AL TROPHEÉ DES NATIONS

PRESENTATA DA LODAUTO LA NUOVA MERCEDES CLASSE A

IN RICORDO DI GILBERTO REGGIANI

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FRANCESCA E ZAMBOA:

RISPETTO E LIBERTà Testo Valentina Colleoni - Fotografie Paolo Stroppa

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FIERO E MAESTOSO: È ZAMBOA, IL BELLISSIMO CAVALLO DI FRANCESCA CASARI. TRA DI LORO UN RAPPORTO SPECIALE CHE PARLA DI AFFETTO, RISPETTO E DETERMINAZIONE PER SUPERARE CON SUCCESSO TUTTI GLI OSTACOLI, IN GARA E NON SOLO

Francesca, quando nasce la sua passione per l’equitazione? “Fin da piccola ho ereditato la passione dei miei genitori. Un filo diretto che già a sei anni mi ha portato a montare il mio primo pony”. Come si chiama il suo bellissimo cavallo bianco? “Zamboa, un nome che gli è stato dato dalla nascita nell’allevamento in Olanda, un VDL (dal nome del più grande allevatore e stalliere olandese, Van De Lageweg) dove è possibile trovare cavalli con alte qualità, soprattutto nel salto. Io ho preferito mantenere lo stesso nome, come si usa fare nel nostro ambiente. Dicono sia scaramantico”. Un breve identikit di Zamboa? “È un cavallo olandese, ha tredici anni e sta con me da ormai 6 anni”. Come è stato il vostro primo incontro? “Quando sono andata in Olanda a provarlo sono rimasta incantata dalla sua bellezza, dalla sua allegria e dal suo essere un po’ spooky: Zamboa è sempre molto attento ed affascinato dalle cose che lo circondano, soprattutto se colorate o in movimento. Questo spesso comporta anche reazioni difficili da controllare, ma diciamo che dopo anni riesco a prevedere ogni sua reazione. Anzi preferisco esprima liberamente questo suo carattere “allegro”. Com’è il vostro rapporto? “Di massimo rispetto reciproco. È un animale molto grande ed imponente per cui chiaramente instaurare un rapporto di fiducia consente un equilibrio che serve non solo in gara ma anche fuori. Da qui il nostro speciale rapporto”. Vi è anche una sorte di affetto reciproco? “Sì devo dire che mi vuole molto bene, al punto che spesso mi è stato vicino anche in momenti complicati per la mia salute: nei giorni in cui le forze venivano meno, la voglia di andare avanti era così forte che anche Zamboa sembrava lo capisse e mi dicesse “Non ti preoccupare, lascia fare a me, ci penso io”. Abbiamo un legame incredibile”.


Vi è anche una sorte di affetto reciproco? “Sì devo dire che mi vuole molto bene, al punto che spesso mi è stato vicino anche in momenti complicati per la mia salute: nei giorni in cui le forze venivano meno, la voglia di andare avanti era così forte che anche Zamboa sembrava lo capisse e mi dicesse “Non ti preoccupare, lascia fare a me, ci penso io”. Abbiamo un legame incredibile”. Quindi è vero che tra uomo e cavallo si instaura un rapporto speciale? “Assolutamente sì. Zamboa è veramente unico: appena varco la corsia della scuderia e lo chiamo lui già mi sente, si affaccia alla finestra del suo box e inizia a nitrire come mi chiamasse. Noi poi abbiamo tutti i nostri riti speciali: prima di ogni gara ad esempio gli offro un biscottino come premio perché è giusto che, essendo una sorta di sottomissione il salire in sella, io lo omaggi per rispetto”. Libertà e rispetto perciò sono alla base di tutto… “Sì, quando ad esempio lo lascio libero di correre nel prato manifesta tutto il suo animo libero ma, allo stesso tempo, quando mi avvicino alla staccionata, lui arriva subito come fosse un richiamo, un segno di rispetto. Lo stesso vale per me nei suoi confronti”. Quante volte vi allenate alla settimana? “Tutti i giorni ad eccezione del lunedì, giorno di riposo. Essendo cavalli da competizione devono uscire tutti i giorni dal box. Un allenamento dura all’incirca 40 minuti per riscaldamento, fiato e condizione al quale si aggiungono esercizi per salto e coordinazione per un altri 20 minuti”. Quante gare avete vinto insieme? “Tante e tutte condivise con il mio istruttore, Viviano Cirocchi, la sola persona che mi dà la forza di reagire a tutto. Con lui abbiamo fatto tante gare e campionati sia in Italia che all’estero come a Barcellona, Parigi, dove abbiamo raggiunto alti obiettivi”. Una gara alla quale sei più legata? “Sicuramente i campionati che ho vinto nel 2016 dopo avere fatto 6 cicli di chemio. Una grande soddisfazione! Un’altra importante l’Internazionale a Vinovo, nel settembre scorso, per la categoria degli Ambassador: una grande vittoria. Sentire l’inno italiano è una delle cose più emozionanti!”. Un’ultima domanda Francesca: per lei Zamboa cosa rappresenta? “È come fosse un figlio”.


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IN ATTESA DEL NUOVO SINDACO È un momento catartico quello che stiamo vivendo, potrebbe essere lo spunto per un quadro surreale, magari dipinto dagli artisti della scuola di Via Bagutta a Milano. Siamo al tutti contro tutti, al “muoia Sansone con tutti i Filistei”. Ogni giorno che passa sembra che stia arrivando il finimondo; poi, apriamo il giornale e leggiamo che tutto va bene, con le fabbriche che riprendono a lavorare, i giovani che inventano nuove APP, lo spread che rimane invariato, le banche che si fondono e puliscono i loro debiti, il Governo che governa e non fa danni. Insomma, come negli altri Paesi Europei, nel momento della transizione e della sintesi politica, lo status quo, paga. E allora, perché urlare tanto??!! Solo perché un giovane leader decide di voler fare politica a modo suo, seguendo le indicazioni della Casaleggio SRL e gli altri non ci stanno perché pensano che la politica, ancor oggi, nonostante tutto, sia una cosa seria? L’editoriale di Aprile del mio Direttore, a cui mi inchino per la lucidità dei suoi ragionamenti, recitava che i capi dei governi mondiali, sono un po’ pieni di testosterone ed egocentrici, al di fuori della Sig.ra Merkel alla quale tutti si dovrebbero attenere per migliorare la governabilità del mondo. Dissento, proprio lei è la causa di tutto, dalle speculazioni che dal 2011 ci fanno soffrire con il ricatto del Bund – Spread, alla finta società che ha però reso la Germania dell’Est, ancora più Est e viene sfruttata al pari dei turchi, che là vivono. In medio stat virtus, dicevano i latini, per cui a noi italiani, serve un sistema diverso di governo, un maggioritario nella camera di maggior rappresentanza. Deputati e proporzionale alla camera alta, Senato, con visione regionalistica. Nel frattempo il presidente della Repubblica deve dare 12 mesi di tempo per realizzare la nuova legge

elettorale “definitiva”, impostare il cambiamento generazionale, fisiologico e la ridefinizione dei partiti e di cosa significhi la parola “Partito”. La passione ha spinto oltre il 70% degli elettori ad andare alle urne, a Marzo 2019 saremo l’85% a votare e scegliere definitivamente la coalizione di partiti che prenderà più del 35%, potendo governare le diverse assemblee. Questo è il futuro che ci aspetta e noi dobbiamo esserne fieri; una volta i cambiamenti si facevano con le guerre, vedi i 100 anni della Vittoria del 1918 o la fine della seconda guerra nel 1945, preceduta da due anni di guerra civile , che ancora oggi non è completamente terminata. Oggi ci confrontiamo in televisione, in passato in trincea. Di cosa ci lamentiamo pertanto? Pensiamo, invece, a riprendere la passione della politica, con una nuova spinta passionale, che passi per l’interesse delle cose di casa nostra; dalle più piccole che riguardano le nostre città, il nostro vivere quotidiano,per giungere ai grandi sistemi (non quelli bancari però), che a Bergamo sono oggi sotto giudizio. Gori ha scelto di rimanere a fare il Sindaco, onere al merito, tanto di cappello! Ora sarà difficile pensare di sostituirlo, sia da destra che da sinistra, forse è la volta buona che si sfaterà il mito che , ad ogni elezione, si cambi il Sindaco; se così sarà, avremo un Unicum. Molto probabilmente Bergamo potrebbe diventare , ancora una volta, un laboratorio politico, che poi si riverserebbe a livello nazionale. Avviamoci con calma nella nostra Primavera, non di Araba memoria, ma Italica, guardando al futuro con quegli echi pieni di lungimiranza, che solo noi possiamo avere.


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luciano bonetti, sempre presidente del Volley Bergamo

La storia continua Testo Tommaso Revera Fotografie Sergio Nessi

L’ANNUNCIO È ARRIVATO DAL PRESIDENTE LUCIANO BONETTI E DALLA VICE PRESIDENTE ENRICA FOPPA PEDRETTI NEL CORSO DELLA CONFERENZA STAMPA DELL’11 MAGGIO SCORSO IN CUI È STATO PRESENTATO IL NUOVO CORSO DEL VOLLEY BERGAMO E IL SUO PROGETTO TRIENNALE


“Non potevo, non volevo credere che il mio messaggio sarebbe caduto nel vuoto. Non poteva andare disperso un gioiello così prezioso. Un’eredità che la famiglia Foppa Pedretti ha costruito per la città, perché proprio per Bergamo e per i bergamaschi ha scelto di far crescere questa Società e di investire per venticinque anni”. Con queste parole l’Ing. Luciano Bonetti, presidente del Volley Bergamo, ha iniziato il proprio discorso durante la conferenza che ha sancito l’inizio di un nuovo corso per la società di pallavolo femminile orobica. La storia continua perché chi ne condivide lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di lottare ha scelto di schierarsi al suo fianco. Proprio come una famiglia. Con la stessa capacità di sostenere, aiutare, lottare. Creando un legame ancora più forte. Ancora più stretto. Ancora più duraturo. La famiglia Foppa Pedretti e un pool di nuovi partner si uniscono, affiancando gli storici sponsor che accompagnano da anni il Volley Bergamo, per un progetto triennale nel segno della continuità con un passato scandito da tanti successi. Dentro e fuori dal campo. Periodo intenso ma si è avverato il suo sogno: il gesto concreto di qualche sponsor è arrivato… “Tanti piccoli e grandi sponsor li abbiamo sempre avuti ma non con un progetto triennale così ambizioso e, soprattutto, di condivisione e all’insegna della continuità. Ne sono felice perché in questo modo continueremo a coltivare tutto ciò che lo sport e la pallavolo danno ai giovani, alle loro famiglie, alla città”. In effetti aveva fatto capire di voler fare anche un passo indietro qualora fosse stato necessario… “Proprio così. Avrei ceduto tutto facendo un passo indietro ma il gruppo Zanetti, con grande fiducia, mi ha chiesto di restare e continuare a presiedere questa società almeno fino a quando la Foppa Pedretti resterà nella grande famiglia del Volley Bergamo. Lo faremo mettendoci la stessa identica passione perché il Volley Bergamo e i suoi tifosi ci faranno innamorare ancora di più della pallavolo, ci faranno sentire l’orgoglio di indossare, di tifare, di amare una maglia unica”. Oggi è iniziato un nuovo corso. Qual è il suo sogno più grande? “Oltre a far tornare la squadra competitiva nel giro di tre anni, il sogno è che anche qualche altro sponsor, seguendo il virtuoso esempio della Zanetti, possa farsi avanti: questo per poter formare una squadra che gestisca la squadra”. La stagione che si è appena conclusa è stata sofferta sotto tutti i punti di vista... “Sicuramente. Abbiamo scongiurato la retrocessione all’ultima giornata ma i risultati non sono arrivati non tanto per responsabilità di gestione, quanto piuttosto per una serie di circostanze avverse, a partire dagli infortuni. Certo, non avevamo stanziato un budget importante come in passato nell’allestimento della rosa, ma questo non significa che avevamo una squadra inadeguata. E, per di più, dopo nove sconfitte consecutive abbiamo avuto anche la serietà di confermare la guida tecnica dimostrando di essere i primi a credere nella bontà del nostro progetto”. In 25 anni di presidenza ha fatto la storia di questa società conseguendo traguardi per certi versi impensabili all’inizio… “L’altro giorno, sfogliando la Gazzetta dello Sport, ho letto il medagliere della Cev Champions League pallavolo femminile: ebbene, dopo le due corazzate russe Dinamo Mosca e Uralocka NTMK, prime nel palmarès rispettivamente con 10 e 8 trofei, al terzo posto c’è Bergamo con ben 7 Coppe dei Campioni vinte. Mi ha fatto un certo effetto ricordarlo soprattutto per essere riusciti a competere con squadre che spendevano il doppio”. Oggi tanto è cambiato? “Per darle un’idea, la Dinamo Mosca ha recentemente offerto due milioni di euro nette per una giocatrice: quello che loro sono disposti a spendere per un elemento da inserire in rosa, per noi rappresenta l’intero budget annuale. Noi, però, possiamo combattere contro queste corazzate perché oltre alle giocatrici c’è un’altra squadra dirigenziale attenta e preparata”. Come giudica lo stato di salute della pallavolo italiana? “Stiamo forse uscendo da un periodo di crisi grazie a molti progetti tecnici interessanti. Per citarne uno, penso a quello portato avanti dal Club Italia grazie al quale si stanno affermando tante giovani e promettenti giocatrici, oltre a lanciare segnali incoraggianti per la pallavolo tricolore. Ma non solo: nel nostro campionato militano anche giocatrici del calibro di Paola Egonu, un vero e proprio fenomeno, e tante altre”. Cosa porterà l’ingresso della Zanetti? “Le quote resteranno della Foppa Pedretti ma, al termine del triennio, la Zanetti (da oggi nostro main sponsor che darà il nome alla squadra) avrà certamente un diritto d’opzione per l’acquisto della società in futuro. Questo anche per dimostrare che il sottoscritto non vuole certo passare come il padrone assoluto ma, al contrario, per il bene del Volley Bergamo è disposto anche a farsi da parte”.

Affiancato da Matteo Zanetti, Vice Presidente e Consigliere Delegato di Zanetti S.p.A. che sarà il nuovo main sponsor e darà il nome alla squadra, la Zanetti Bergamo che parteciperà al prossimo Campionato, il Presidente Bonetti ha sottolineato che la storia del Volley Bergamo continua grazie a chi ha saputo riconoscerne i valori e la passione coltivati dal 1991 e ha visto le migliaia di cuori rossoblù battere insieme, stretti intorno a questa società come solo una famiglia sa abbracciare


INSIEME A ZANETTI FORMAGGI, STORICA AZIENDA BERGAMASCA LEADER IN ITALIA E NEL MONDO NELLA PRODUZIONE DI FORMAGGI ITALIANI, CI SARÀ HABILITA, PRESENTE SUL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI BERGAMO CON STRUTTURE DI DEGENZA E AMBULATORIALI. CON LORO, IL GRUPPO FRATELLI BERETTA, SPECIALIZZATO NELLA PRODUZIONE DI PRODOTTI TIPICI DELLA SALUMERIA ITALIANA SARÀ AL FIANCO DEL VOLLEY BERGAMO CON LE SPONSORIZZAZIONI VIVA LA MAMMA E WUBER, IMETEC, MARCHIO ITALIANO DIFFUSO A LIVELLO INTERNAZIONALE PRODUTTORE DI ELETTRODOMESTICI, MCS, AZIENDA SPECIALIZZATA NELLA REALIZZAZIONE DI SOTTOFONDI E PAVIMENTAZIONI INDUSTRIALI CON SISTEMI E MATERIALI INNOVATIVI, E L’INDUSTRIA CHIMICA PANZERI, SPECIALIZZATA NELLA PRODUZIONE DI PRODOTTI CHIMICI DESTINATI A DIVERSI SEGMENTI INDUSTRIALI

A livello dirigenziale, dunque, resterà tutti invariato? “Esatto. La squadra non si cambia: a livello dirigenziale tutto resterà come prima”. 25 anni spesi con impegno e dedizione per questo ambizioso progetto sportivo e, nel momento del bisogno, il rischio concreto di non trovare nessun imprenditore disposto a contribuire. Oggi con quale stato d’animo si appresta a vivere questo nuovo corso? “L’ingresso in società di altri imprenditori è stata una liberazione. Il mio sogno, in verità, era quello di regalare a questa gloriosa società anche un Palazzetto nuovo ma ad oggi, purtroppo, non si è ancora avverato. Con questa Amministrazione, a dispetto delle precedenti, c’è stata più collaborazione e ci siamo andati molto vicini ma, cambiando i tempi tecnici, abbiamo dovuto rimandare qualsiasi discorso a riguardo: oggi, infatti, un investimento per il Palazzetto da parte della società non è più finanziabile come lo sarebbe stato, invece, qualche anno fa”. In questo quarto di secolo ne ha viste di tutti i colori: c’è qualche aneddoto in particolare che ricorda con affetto? “A migliaia, potremmo restare a parlarne a lungo. Ho avuto il piacere di collaborare con grandi tecnici, su tutti Marco Bonitta e Marco Fenoglio, ma anche il privilegio di avere in squadra sportive del calibro di Maurizia Cacciatori, un’icona del volley italiano, Leo Lo Bianco, che aveva due cristalli al posto delle mani, Angelina Gruen, una professionista esemplare, e Francesca Piccinini, semplicemente la Picci”. Tornando indietro riscommetterebbe sulla pallavolo? “Assolutamente. Ho scommesso sulla pallavolo perché, pur essendo un progetto nato per restituire qualcosa alla nostra città, puntavamo ad un ritorno d’immagine per la nostra azienda. La pallavolo, essendo lo sport femminile per antonomasia, ben si coniugava con i prodotti Foppa Pedretti, storicamente declinati alle donne. Io ho la fortuna di averne dieci in famiglia e molte altre in azienda dove rappresentano il 65% dell’intero personale”. La gratifica più grande? “Essere riusciti a far breccia nel cuore dei bergamaschi: in passato si diceva solamente andiamo a vedere l’Atalanta, sancendo il predominio del calcio nella gerarchia degli sport più seguiti, ma da un po’ di tempo, per fortuna, si dice anche andiamo a vedere la Foppa! (che, per la cronaca, dovremo abituarci a chiamare Zanetti Bergamo)”.


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CHI C’ERA

LA PRIMAVERA DI CORNARO GIOIELLI Fiori, gioielli e tanta allegria: con questo clima si è svolto sabato 12 maggio l’evento firmato Cornaro Gioelli che, come ogni anno, coinvolge amici e clienti in una giornata speciale. Tema per l’allestimento della boutique di Via Camozzi 44, i fiori, una scelta che ben si è coniugata alla manifestazione “Bergamo in fiore” che per tutto il mese di maggio ha visto la nostra città invasa dalla delicatezza ed allegria di piante dai mille colori. Ecco perché le vetrine di Cornaro Gioielli si sono trasformate in piccole aiuole fiorite e, all’interno del negozio, composizioni profumate di ogni genere hanno trovato un posto speciale, in abbinamento alle tante chicche di gioielleria presentate ai clienti. Protagonista assoluto Chopard, con l’anteprima del nuovo orologio Happy Sport che, seguendo il trend di questo 2018, è stato ridisegnato con un colore blu per il quadrante e arricchito nel suo interno con sole e luna. Non solo: grazie alla presentazione della nuova collezione Happy Hearts, gli ospiti sono stati rapiti dalla bellezza delle lunghe collane con inserti in cuori di diamanti e pietre quali madreperla, corallo e turchese, abbinati ai bracciali rigidi in oro bianco e rosa con pietre preziose. Un vero e proprio must per questa stagione, che non ha certo mancato di attrarre gli sguardi affascinati di tutti gli amici e clienti, accolti con uno stuzzicante buffet e con l’eccellenza del vino prodotto dall’azienda vitivinicola Il Cipresso di Scanzorosciate. E così ancora una volta Cornaro Gioielli, con i suoi tre piani di boutique, dove è possibile trovare chicche di gioielleria per qualsiasi richiesta di prezzo e stile, ha condotto i suoi ospiti nella magia di un sogno ad occhi aperti.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


CHI C’ERA

MEDIOLANUM: IL NUOVO, PRESTIGIOSO HEADQUARTER

Un’ascesa continua quella che negli ultimi anni ha riguardato Banca Mediolanum Bergamo che, lo scorso 9 maggio, ha tracciato una nuova linea della sua storia: l’apertura della sede di Largo Belotti, cuore della città lombarda. Un dettaglio non indifferente se si considera che, in quegli uffici, nel corso dei decenni passati, hanno trovato sede alcuni degli istituti bancari di massimo rilievo della realtà bergamasca, non solo in termini di assistenza ai cittadini ma anche alle imprese. E proprio questo ultimo dettaglio è una delle maggiori novità in casa Mediolanum ovvero la creazione di una Banca Affari che da oggi permette ai private banker di assistere a 360° il tessuto imprenditoriale di medie/piccole dimensioni, curando non solo l’aspetto di investimenti e credito ma anche di passaggi generazionali. Un nuovo importante capitolo quindi, come ha spiegato durante l’evento inaugurale Enrico Giovannelli, Responsabile commerciale di Banca Mediolanum di Bergamo: “Oggi circondati da istituti di credito che per necessità si vedono costretti a ridurre filiali, al contrario Banca Mediolanum è in un processo di continua espansione. Questa sede, con i suoi 50 promotori attivi, sarà da supporto alla clientela privata ma anche un punto di riferimento per gli imprenditori”. Parole condivise e supportate anche dal Dott. Giovanni Pirovano, vice Presidente di Banca Mediolanum che non ha mancato, unitamente al vicesindaco Sergio Gandi (presente per il taglio del nastro), di porgere il migliore augurio per la crescita ed il successo della nuova filiale. Un buon auspicio che già con l’inaugurazione ha trovato sostegno, grazie al grande afflusso di ospiti, imprenditori, clienti ed autorità presenti che, dopo un gradito aperitivo, hanno potuto visitare l’intera struttura, da oggi nuovo punto di riferimento per la consulenza finanziaria bergamasca.


di Giorgio IA L G A P I D I H C FUO

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IL “POCO PRONTO” SOCCORSO Bergamo ha un nuovo ospedale, il Papa Giovanni XXXIII, inaugurato a fine 2012 e costato oltre mezzo miliardo di euro pubblici. Ha già avuto qualche problema di infiltrazioni di acqua, a causa della specificità del terreno dove sorge, ma è inutile fare troppo i cavillosi su ciò che è stato ormai costruito. È al servizio di oltre un milione di cittadini bergamaschi, ma ci sono molti pazienti che arrivano anche da fuori provincia. Insomma è un’eccellenza della sanità lombarda, ma non sono tutte rose e fiori. Infatti non si può dire la stessa cosa del suo moderno Pronto Soccorso. Il problema è che per un “codice verde” in media bisogna aspettare 7 ore prima di essere visitati da un medico, mentre per i più gravi “codici gialli” il tempo si dimezza, ma resta comunque lungo. C’è poi da considerare che i pazienti devono pagare il parcheggio esterno, che non è certo economico quando si parla di ore di sosta. Sabato 28 aprile è stata una giornata davvero memorabile che vi voglio raccontare per esperienza diretta, e non è un’eccezione. Verso le 10 di mattino, l’apposito tabellone luminoso segnalava circa 2 ore e 45 minuti di attesa per i codici verdi, un tempo comunque accettabile se non si è conciati malissimo. La sala era già abbastanza piena. I medici in servizio erano 6 e il personale ospedaliero gentilmente provvedeva a schedulare i pazienti. Ma più le ore passavano e più continuava ad aumentare la coda: verso mezzogiorno il solito tabellone enunciava 6 ore di attesa, sempre per i verdi. La stranezza era che i pazienti erano sempre gli stessi del mattino. Andavano avanti solo chi aveva bambini da far visitare in pediatria e ovviamente gli ammalati più gravi. Di conseguenza, nel primo pomeriggio ci si conosceva in pratica tutti. Cominciavano a nascere le prime amicizie, anche multietniche, ma si sa, il momento del bisogno avvicina sempre gli animi. Personalmente sono persino riuscito a rivedere, dopo quasi 20 anni, un amico di infanzia. L’inesorabile tempo trascorso ci aveva reso quasi irriconoscibili, ma quando il personale ha urlato il suo nome, l’ho subito identificato. Eggià, perché al Pronto Soccorso la privacy è davvero poca: anche se si ha un numero di accettazione, che compare pure sul tabellone luminoso, si viene chiamati a gran voce nella sala d’attesa per nome e cognome. Così il pomeriggio trascorreva lento, tra chiacchiere da bar e pre-diagnosi sanitarie fatte da paziente a paziente. Tutte esperienze di vita vissute, che venivano condivise tranquillamente, come se ci conoscesse da una vita. Ogni tanto lo sguardo finiva sul famigerato tabellone e l’attesa cresceva sempre di più. I codici verdi erano ormai stimati

a 8 ore, con buona pace del leghista Salvini, mentre i rossi e i gialli ovviamente erano più veloci, forse grazie al reggente orobico Martina. Battute a parte, la sala era completa, tanto che i pazienti dovevano usare le carrozzine a rotelle alla stregua delle normali sedie tutte occupate. Poi c’era il campionato di calcio, con gli anticipi del sabato, a fare compagnia, in attesa del derby nazionale Inter-Juve della sera, che iniziava alle 21 e che tutti erano convinti di vedere comodamente dalla poltrona di casa. Poveri illusi! Tra i primi nuvoloni temporaleschi, scendeva mesta la sera di fine aprile e noi eravamo sempre lì, sempre gli stessi, nonostante qualche rara defezione. Alle 20 il tabellone scandiva le sue nefaste previsioni: 13 ore di attesa per i codici verdi e 6 ore e mezza per i codici gialli: un vero record! E c’era un ulteriore problema: da quell’ora i dottori disponibili non erano più 6, ma 2. La gente allora ha cominciato a rumoreggiare, in pratica il paziente non era più paziente, ma diventava intollerante. Anche perché non eravamo lì in gita di piacere e molti presentavano uno stato di salute alquanto precario e doloroso. Infatti al Triage una delle domande d’ingresso è proprio relativa alla soglia del dolore, che va a zero a 10. In pratica, se sei onesto, sei fregato. Alle 20.30, a titolo precauzionale, si sono presentati in sala d’attesa tre addetti alla Vigilanza Interna, con tanto di pistole nella fondina. Hanno tentato di riportare un po’ di calma, ma tener buona gente dolorante che stava lì dalle 8.30 del mattino, non era un affare semplice. Le giustificazioni fornite sono ormai note a tutti. La sanità, e non solo quella, non ha più soldi e allora, con tutti questi tagli alla spesa pubblica, medici da mettere in più non ce ne sono. Dunque la colpa è della politica e del nostro debito pubblico stellare. Come è finita? Che molte persone hanno passato in quella saletta anche 15 ore prima di essere visitate. E qualche medico e infermiere, ha anche osato dire che, se eravamo rimasti lì, era per una nostra libera scelta, o per una fiducia incrollabile in quel bel ospedale. Attenzione però, perché la salute è un diritto sacrosanto del cittadino, sancito anche dalla Costituzione (art. 32). E un’ultima cosa va detta. Gli italiani scendono in piazza a protestare duramente se lo Stato chiude uno stadio calcistico per una giornata, ma restano sommariamente tranquilli se sempre lo Stato li lascia per lo stesso tempo in una triste sala d’attesa di un Pronto Soccorso. E allora, buona coda a tutti! Anche su Twitter: @Fuochidipaglia


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L’APPRENDIMENTO È RECIPROCITÀ Testo Elena Pagani Fotografie Paolo Biava INTERVISTA A DON LUCIANO MANENTI RETTORE UNICO DELLE SCUOLE DELL’OPERA Don Luciano svolge un incarico molto importante, impegnativo al pari della sua vocazione religiosa. Dal 2011 è stato nominato Rettoredelle scuole dell’Opera, realtà che dal 2004 riunisce le scuole della Diocesi: il Collegio Vescovile Sant’Alessandro, la Scuola e il Liceo Capitanio, l’Istituto Maria Consolatrice, l’istituto Bambin Gesù, l’Istituto Sacro Cuore, l’Accademia Santa Cecilia e l’Asilo Valsecchi. Otto istituti scolastici per un’offerta formativa rivolta a bambini e ragazzi da 0 a 19 anni. Il luogo della crescita e della formazione, non solo culturale, degli adulti di domani. È esemplare la tradizione del Collegio Vescovile Sant’Alessandro che negli anni ha visto uscire dalle sue porte uomini e donne che hanno significativamente fatto parte del tessuto imprenditoriale bergamasco. Un esempio è fornito da Luigi Mariani, imprenditore classe 1930, che serba della sua esperienza scolastica al Sant’Alessandro un vivido e intenso ricordo. Il suo incontro con l’attuale Rettoredurante la nostra intervista si è rivelato provvidenziale, termine non scelto a caso. Voglio chiedere a Don Luciano come affronta il suo incarico di Rettorein un periodo dove la scuola si trova a vivere grandi tribolazioni e come lo concilia con il suo ruolo religioso, ma affrontiamo subito la tematica della questione educativa, grazie alla quale emerge anche la risposta alla mia prima domanda…


La questione educativa dei giovani d’oggi è una tematica di cui si discute in continuazione, qual’è la sua visione? “Le scuole oggi possono offrire grandi corsi di formazione, basta avere le persone preparate, si può fare tutto e questa è l’offerta formativa, per la quale non rimane indietro nemmeno il nostro istituto. Ma, per dirlo con la frase di una dirigente di una importante industria di Bergamo, è meglio che i giovani sappiano parlare con i cinesi, piuttosto che conoscano la lingua cinese. Questa è la questione centrale: la comunicazione, che non è la tecnica comunicativa, saper usare i social, ma è creare un legame e sapere fare il lavoro in team. Non esiste più il one self man. Oggi non c’è nulla da inventare, le tendenze sono importanti, ma devono rispondere ai bisogni e forse ci stiamo accorgendo di quali siano quelli veri, importanti, anche l’economia dovrà ruotare attorno ad essi. Fino ad ora abbiamo anestetizzato tante problematiche, ma bisogna guardare in faccia la realtà. Mettere in campo persone capaci di fare innovazione che non significa fare cose nuove, ma capire il cambiamento. La creatività non è la fantasia, la creatività è la capacità di fare ciò che è necessario con meno di ciò che è necessario. È la definizione americana di creatività frugale. La questione educativa la impari non in maniera teorica, ma attraverso il rapporto con gli altri”. Lo slogan promosso dall’istituto è “educare è promuovere l’uomo, le sue capacità personali e sociali, educare significa dare spazio al rapporto con se stessi” può commentarlo? “Questa frase va completata. La scuola paritaria cattolica pone la persone al centro, che in realtà non è l’io, ma è l’altro. Il rapporto con se stessi è la base dalla quale partire: i propri bisogni le paure, le capacità, le risorse, e da questo si impara a fare team. La scuola ha un grandissimo vantaggio che è quello di gestire il tema del sapere. Educare significa anzitutto far vedere ai ragazzi che ci interessano e farlo senza dirglielo. L’apprendimento è reciprocità, che significa riconoscere che c’è una generazione che tenta di regalarmi la sua interpretazione buona della vita. Anche lo studente deve metterci del suo e capire che essere messo al centro non è un diritto, ma un dono.

DON LUCIANO MANENTI RETTOREUNICO DELLE SCUOLE DELL’OPERA


a sinistra nella foto Luigi Mariani, ex studente del collegio s.alessandro, che ci ha suggerito di incontrare Luciano manenti preside dell’ istituto Oggi ci troviamo a vivere nell’ “iperlegalità”, ma la logica del dono e della reciprocità è diversa, insegna che sacrificio e continuità sono valori importanti”. Coniugare tradizione e innovazione in una scuola che affonda le radici in un passato solido è un progetto ambizioso, me ne può parlare? “Io faccio una continua pressione sul discorso formativo a livello di avanzamento tecnologico. Una volta un ragazzo mi ha detto che mi vedeva più spesso con il tablet che non con la Bibbia. Gli ho risposto che sul tablet c’è anche quella, ma era un complimento da parte sua, non sono l’educatore che sta chiuso nel suo mondo. Promuovo la tecnologia, le lingue, ho introdotto materie come Business Study nel Liceo Scientifico con una docente madrelingua inglese e invitiamo spesso gli industriali a confrontarsi con i nostri giovani. La scuola cattolica ha come elemento specifico il saper fare della differenza integrata un valore, poiché essa stessa offre per prima una prospettiva diversa. La tradizione educativa bergamasca porta con sé l’impronta della terra di Bergamo,

il problema è l’organicità del progetto che all’interno del nostro istituto è antropologico. Noi facciamo accoglienza dall’inizio alla fine del percorso, nessuna piantina se non viene coltivata cresce e questa è la giusta metafora di un percorso scolastico come il nostro che parte da 6 mesi e arriva a 19 anni”. La sfida di diventare grandi, perché oggi crescere è davvero una sfida, come la si affronta? “Curando le relazioni. Trovando la propria identità e attraverso un processo di orientamento. Riuscendo a capire ciò che piace, si costruisce la propria strada come uomini. Bisogna rimanere concentrati. La nostra terra offre già un tessuto familiare e lavorativo con solide basi, non abbiamo bisogno del cosiddetto mainstream delle grandi città, abbiamo già tutto ciò che occorre. Il primo significato di diventare grandi è quello pedagogico, qui si cresce come persone, uomini e donne. Abbiamo 1800 studenti da 6 mesi a 19 anni e grazie a loro posso vedere per intero il processo educativo. Cerco di mettere in contatto i presidi delle superiori con le direttrici dei nidi. Il tema che pro-

muoveremo il prossimo anno sarà legato alla scientificità per la didattica e la didattica per la scientificità, intesa non solo come applicazione tecnica, bensì come ricerca della verità”. Il rapporto con gli ex allievi dell’istituto? “Diciamo che li utilizzo personalmente ascoltando ciò che fanno, cosa li ha ispirati, chiedo di farmi entrare a scoprire il loro mondo per capire dove indirizzare i miei giovani, di cosa hanno bisogno. Le nostre radici ci permettono di andare ovunque. Mi è capitato di visitare l’azienda di un ex allievo e sono rimasto sorpreso dall’entusiasmo e dalla passione con la quale mi raccontava la sua storia, mi mostrava l’evoluzione del suo progetto. Cerco anche di capire come è oggi l’università che precede il mondo del lavoro”. Questo il modello educativo proposto dalle scuole dell’Opera e promosso dal Rettore Don Luciano Manenti. La questione educativa al centro di un’ampia offerta formativa che possa permettere ai giovani di trovare la propria identità, in una dimensione legata al territorio, ma che al tempo stesso si pone come mezzo per affrontare la globalità.

SOPRA LA HALL DELL’ISTITUTO E QUI A SINISTRA ALCUNE DELLA MAMME DELL’ASSOCIAZIONE GENITORI CHE ORGANIZZANO MOLTE ATTIVITÀ COLLATERALI ALL’INSEGNAMENTO RESTANDO IN QUESTO MODO VICINO AI FIGLI AIUTANDOLI NON SOLO NELLE ATTIVITÀ DIDATTICHE


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in copertina DOTT.ABELE CAFFI

DOTT.FABIO PERICO

DOTT.ANTONIO PIAZZINI ALBANI

DOTT.ENRICO MARIA AGOSTONI

DOTT.SSA ELENA NODARI

DOTT.FLAVIO BARBIERI

DOTT.SERGIO ZUPO

FAUSTO BONICCHIO

DOTT.CLAUDIO SPRENGER

MARIA ANESA

DOTT.PIERLUIGI PASSERA

MARZIA RINALDI

DOTT.ANTONIO BARCELLA

OLIVA BIROLINI

DOTT.RENZO TASCHINI

NICOLA BELTRAMI

DOTT.SSA MARIKA MORO

PIERINA QUISTINI

DOTT.FEDERICO ANDREOLETTI

DOTT.ROBERTO AGAZZI

DOTT.CESARE MAFFEIS DOTT.FRANCESCO SERGIO

DOTT.GABRIELE BANI

DOTT.GABRIELE ANELATI DOTT.SSA SIMONA BRUNO DOTT.SANTINA ERMITO

MARIAROSA SUARDI

GIADA PEZZERA

DOTT.FLAVIO CIVIDINI

DOTT.GIANMARIA PASINETTI

DOTT.GIULIANO CARRARA DOTT.MAURIZIO ALGERI

GISELLA OLIVARI

DOTT.LUIGI BELLINI

DOTT.LORENZO VALLE DOTT.MARCO DI MERCURIO

DOTT.SSA VALENTINA DOTT.SILVESTRO CASTELLI DOTT.GAETANO BONINI PIAZZALUNGA

SILVIA NORIS

DOTT.GIANLUCA CANU

DOTT.MICHELE GIANI DOTT.PASQUALE MAIETTA DOTT.ALESSIO PERRETTI

DOTT.STEFANO STEFANINI DOTT.FABIO TOFFANETTI

DOTT.GIORGIO GATTI

DOTT.LUCA SALVI

DOTT.GIOVANNI MAESTRI DOTT.STEFANO GENUIZZI

DOTT.FABIO NORIS

DOTT.SSA ELENA FACCHINETTI

DOTT.SSA ALESSIA RUGGERI

DOTT.OSCAR EPIS

SIMONA MERLI

DOTT.MARCELLO NOVI DOTT.ENRICO CORTINOVIS DOTT.DAVIDE THOMAS PANCIERA

ANNA GUSMINI

DOTT.LUCA PARIMBELLI

grazie per essere stati pazienti con noi

DOTT.SSA EUGENIA PELIZZARI

DOTT.ALESSANDRO OBERTI

GRETA MARTINELLI

DOTT.ROCCO RIZZO


25 anni fa nasceva a Vertova il Centro Medico Valseriana destinato in poco tempo a diventare un punto di riferimento per tutta la valle e non solo

IL CENTRO MEDICO VALSERIANA DI VERTOVA È UNA STRUTTURA POLISPECIALISTICA CHE SI AVVALE DELLA COLLABORAZIONE DI QUOTATI PROFESSIONISTI DI VARIE BRANCHE MEDICHE IN GRADO DI ASSISTERE E SEGUIRE I PAZIENTI DURANTE L’INTERO ITER TERAPEUTICO DIAGNOSTICO E RIABILITATIVO.

Intervista con il dr. Francesco Sergio, responsabile del centro “Abbiamo iniziato l’attività del poliambulatorio con la motivazione che ci anima tutt’ora: portare vicino alla gente una medicina di elevata specializzazione, scegliendo sempre fra i migliori medici del territorio. Un polo di eccellenza sanitaria al servizio dei paesi della media valle, in grado di garantire elevata preparazione professionale, competenza e strumentazioni diagnostiche all’avanguardia”. La soddisfazione per questo traguardo raggiunto la si legge negli occhi al Dr. Francesco Sergio, responsabile del centro e medico di base. Nato ad Alzano Lombardo, nel febbraio del ’58, si è laureato a Milano in Medicina e Chirurgia conseguendo in seguito la specializzazione in Medicina del Lavoro presso l’ateneo di Pavia. “Ho scelto da subito di fare il medico di base - ci confida il Dr. Sergio - e ancora oggi è l’attività che mi appassiona di più perchè mi consente un rapporto diretto e costante con i pazienti. La prima condotta era a Bergamo e solo in seguito mi venne assegnata quella a Vertova, come medico di base a fianco del Dr. Bocchia, amico di famiglia e purtroppo scomparso un paio d’anni fa. Insieme, dopo qualche anno di proficua e appassionante collaborazione, ci venne l’idea l’idea di lavorare in gruppo anche con altri medici allargando così le nostre capacità di intervento, creando un Poliambulatorio.


IL DR. FRANCESCO SERGIO RESPONSABILE DEL CENTRO MEDICO VALSERIANA

Da subito aderirono alla nostra iniziativa nomi importanti che hanno dato lustro alla struttura e ci hanno davvero consentito di crescere. Ricordo con nostalgia il Dr. Luciano Festa radiologo, il conosciutissimo Dr. Gaetano Zibetti, diabetologo e internista di alto livello, il Dr. Pesenti cardiologo, purtroppo oggi tutti scomparsi. Fin dagli albori faceva parte del gruppo anche il dr. Egidio Bonomi, entrato come socio del centro due anni più tardi. Certo, nessuno avrebbe pensato allora di riuscire a realizzare una struttura come questa, ma avevamo le idee già molto chiare e ci siamo messi in gioco creandoci da zero un primo giro di pazienti che diventavano sempre più numerosi e sempre più esigenti. Abbiamo costruito tanto in quegli anni, in un ambiente piccolo ma efficiente, e che ci ha ben presto regalato un grande consenso da parte della gente. Quella di Vertova, in primo luogo, che ci ha davvero aiutato tanto… Siamo stati la prima struttura privata di un certo livello, dotata della ragiografia e con i servizi diagnostici strumentali più avanzati. In piccolo, c’era tutto e solo il passaparola ha fatto sì che il centro venisse conosciuto in tutta la vallata. Naturale che con il tempo abbiamo dovuto consolidare, modificare, far crescere… E il crescere, è stato legato soprattutto al fatto che i medici diventavano sempre più numerosi e sempre più erano le specializzazioni per le quali potevamo offrire il nostro servizio al pubblico. Nacque di conseguenza l’esigenza di disporre di locali più spazioosi e nel 2004 abbiamo individuato questa struttura che ci è sembrata idonea e così è nato il centro come lo vediamo oggi, che nel frattempo ha ottenuto, per alcune prestazioni, anche l’accreditamento presso il Servizio Sanitario Nazionale”. I motivi del vostro successo? “La gente viene da noi per effettuare visite specialistiche e la nostra forza è sempre stata l’attenzione nella selezione degli specialisti in forza al nostro centro. I risultati d’eccellenza sono il frutto del lavoro di molte persone, un team, lo stesso da anni, che si dedica ogni giorno con grande professionalità ed impegno ai pazienti. Prima fra tutte Mariarosa Suardi, vero punto di riferimento per noi tutti all’interno della struttura con noi dall’inizio. A tutti, infermieri, personale tecnico e amministrativo, Silvia, Marzia, Piera, Greta, Simona, Giada, Greta Sala, Gisella, Anna, Tania, Oliva, Ornella, Fausto, un grazie di cuore. Quali sono le caratteristiche di un bravo specialista? “È un professionista che si mette al servizio della gente con preparazione, attenzione e grande scrupolosità e noi abbiamo sempre

ATTREZZATURE MEDICHE ALL’AVANGUARDIA LO STAFF DEL CENTRO MEDICO VALSERIANA EFFETTUA DIAGNOSI SPECIALISTICHE CON ATTREZZATURE AVANZATE E AGGIORNATE. OLTRE ALLE CLASSICHE VISITE MEDICHE, PRESSO IL CENTRO È POSSIBILE ESEGUIRE ESAMI STRUMENTALI E DIAGNOSTICI SPECIFICI AL FINE DI VELOCIZZARE IL PROCESSO DI RICONOSCIMENTO DELLA MALATTIA E INTERVENIRE PRONTAMENTE SULLA PATOLOGIA RISCONTRATA. PARTICOLARMENTE IMPORTANTE È L’UTILIZZO DI TECNICHE NON INVASIVE: NE SONO UN ESEMPIO L’ECOGRAFIA E L’ECOCOLORDOPPLER, L’ESAME MAMMOGRAFICO, IL LARINGOSCOPIO CON LUCE BMI, VIDEODERMATOSCOPIO


PRESSOIL CENTRO MEDICO VALSERIANA vengono svolti i prelievi ematochimici (Punto Prelievo Synlab) e visite mediche dermatologiche in convenzione.

cercato collaborazioni nelle strutture d’eccellenza. Abbiamo molti pazienti che vengono dalla città percorrendo un flusso inverso a quello che di solito vede la gente delle valli andare verso la città. Questo avviene indubbiamente per le capacità dei nostri specialisti ma anche grazie alla nostra costante propensione ad investire per dotare ogni ambulatorio dei più avanzati sistemi di diagnosi strumentale. Il primario che viene a visitare da noi ha necessità di disporre di strumentazioni sofisticate di cui non possiamo fare a meno per poter mantenere elevato lo standard delle prestazioni. Il videodermatoscopio, ad esempio, che è una strumentazione in grado di effettuare la diagnosi precoce dei tumori della pelle, si trova solo raramentestrutture in strutture pubbliche… O, altro esempio, abbiamo la possibilità di effettuare analisi di laboratorio con un partner di assoluta eccellenza come Synlab”. Perché ha creato tutto questo? “In un ambiente come quello della valle, dove lo spirito imprenditoriale è particolarmente spiccato, qualcuno ha pensato che questo fosse solo un business. Ma non è mai stato così. All’inizio fu la passione di creare un gruppo di lavoro preparato, in grado di fornire risposte adeguate ad una sempre crescente domanda di salute… Mi sono dovuto anche trasformare in manager, ma dentro sono sempre e prima di tutto un medico. Per questo forse ho commesso anche degli errori… proprio per non essere soltanto un manager. Non è facile conquistare la fiducia della gente ma noi crediamo di essercela meritata visto che ogni giorno entrano da noi centinaia di persone. Questa è la migliore risposta alla sua domanda”. Il centro mette anche a disposizione importanti servizi per la Medicina del Lavoro… “Si è un settore a cui teniamo molto per l’intenso contatto che ci consente con le realtà produttive del territorio. Siamo in grado di seguire le aziende in ogni percorso previsto per legge ma non ci limitiamo a questo e siamo attivi nell’organizzare di corsi di formazione per i responsabili alla sicurezza e al primo soccorso in azienda, che hanno sempre un sostanzioso seguito”.. La vostra mission di oggi? “È molto importante la divulgazione scientifica, l’informazione su modi nuovi di curarsi e sulle possibilità terapeutiche che la ricerca mette a disposizione con nuove scoperte quasi ogni giorno. Per questo organizziamo incontri con la popolazione, aperti a tutti, dove concretizziamo ogni volta una nostra precisa filosofia che ci vede “uscire” dal centro per andare tra la gente e fare informazione. Anche il prossimo 30 maggio, in occasione del nostro 25° anniversario dalla fondazione, abbiamo organizzato un convegno centrato sull’importanza e i progressi fatti dalla diagnosi precoce dei tumori con particolare attenzione a quelli tipicamente femminili”. Un vostro fiore all’occhiello? “I check-up personalizzati che, grazie alla presenza di tanti diversi specialisti, siamo in grado di realizzare in giornata per qualsiasi tipo di indagine o anche solo per sapere che tutto è ok. È un formidabile strumento di prevenzione che, in virtù della presenza di tante competenze differenti, riesce a mettere a fuoco il reale stato di salute di ognuno in spazi di tempo molto ridotti”.


gli specialisti del centro medico valseriana CHIRURGIA GENERALE Dott. OBERTI ALESSANDRO Dott. PIAZZINI ANTONIO CHIRURGIA PLASTICA E MEDICINA ESTETICA Dott. TOFFANETTI FABIO CHIRURGIA VASCOLARE Dott. CANU GIANLUCA DIETOLOGIA Dott. MORO MARICA Dott. PIAZZALUNGA VALENTINA DERMATOLOGIA Dott. BARCELLA ANTONIO ECOGRAFIA Dott. AGAZZI ROBERTO Dott. BONINI GAETANO Dott. PARIMBELLI LUCA FISIATRIA Dott. BELLINI LUIGI

ORTOPEDIA Dott. ANELATI GABRIELE Dott. GIANI MICHELE Dott. BARBIERI FLAVIO Dott. SALVI LUCA Dott. CAFFI ABELE Dott.VALLE LORENZO OCULISTICA Dott. DEDOMINICI FRANCO ODONTOIATRIA Dott.ssa PASINATO CHIARA Dott. PASSERA G.LUIGI OMEOPATIA Dott. MAFFEIS CESARE OTORINOLARINGOIATRIA Dott. PANCIERA DAVIDE THOMAS PNEUMOLOGIA E ALLERGOLOGIA Dott. MAIETTA PASQUALE

FISIOTERAPIA Dott. ANDREOLETTI FEDERICO

PALESTRA BELTRAMI NICOLA ANESA MARIA Dott. GENUIZZI STEFANO Dott. MOROTTI ALBERTO

FISIOTERAPIA - OSTEOPATIA Dott.ssa RUGGERI ALESSIA

REUMATOLOGIA Dott. EPIS OSCAR MASSIMILIANO

GERIATRIA Dott. PERICO FABIO

SENOLOGIA E RADIOLOGIA Dott. PARIMBELLI LUCA

GINECOLOGIA E OSTETRICIA Dott. ALGERI MAURIZIO Dott. ERMITO SANTINA MEDICINA INTERNA ED ENDOCRINOLOGIA Dott. GHILARDI GIOSUÈ NEUROCHIRURGIA Dott. BANI GABRIELE NEUROLOGIA Dott. D’ARRIGO GIACOMO OCULISTICA Dott. PASINETTI GIANMARIA

TERAPIA DEL DOLORE Dott. RIZZO ROCCO CARDIOLOGIA Dott. MAESTRI GIOVANNI Dott. MALINVERNI CLAUDIO DERMATOLOGIA Dott.ssa FACCHINETTI ELENA Dott. PECIS CAVAGNA ERNESTO DERMATOLOGIA IN CONVENZIONE Dott. DI MERCURIO MARCO Dott. RIVETTI NICOLÒ ELETTROMIOGRAFIA Dott. PERRETTI ALESSIO

GASTROENTEROLOGIA ED ENDOSCOPIA DIGESTIVA Dott.ssa PELIZZARI EUGENIA GINECOLOGIA Dott. MARCHESI LAURA MEDICINA DELLO SPORT Dott. CORNA GIOVANNI Dott. MAURIZIO GELFI Dott. SPRENGER CLAUDIO NEFROLOGIA ED ECOCOLORDOPPLER Dott.ssa BRUNO SIMONA  ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA Dott. CIVIDINI FLAVIO Dott. ENRICO CORTINOVIS OTORINOLARINGOIATRIA Dott. FABRETTI FRANCO Dott. NORIS FABIO PEDIATRIA Dott. NOVI MARCELLO PODOLOGIA Dott. CARRARA GIULIANO PNEUMOLOGIA SOCIO FEDER. MEDICO SPORTIVA.IT Dott. AGOSTONI ENRICO MARIA PROCTOLOGIA Dott. ARRIGONI GIANLUCA PSICHIATRIA Dott. ZUPO SERGIO Dott. CAMPANA ARTURO PSICOLOGIA Dott.ssa NODARI ELENA PSICOTERAPIA Dott. STEFANINI STEFANO SENOLOGIA E RADIOLOGIA Dott. TASCHINI RENZO UROLOGIA ED ENDOSCOPIA UROLOGICA Dott. TURA MASSIMO


poliambulatorio medico multifunzionale Il Centro Medico Valseriana con sede a Vertova è un poliambulatorio medico multifunzionale per visite specialistiche, check-up ed esami clinici effettuati con attrezzature moderne e all’avanguardia. Lo staff del centro, sempre cortese e disponibile, segue i pazienti in tutte le fasi della terapia, da quella diagnostica a quella riabilitativa; durante la cura i medici del team effettuano un monitoraggio continuo per controllare il processo di guarigione, garantendo ai soggetti interessati una prestazione professionale eccellente.  Grazie ai continui aggiornamenti nel settore, il Centro Medico Valseriana può vantare un’equipe medica esperta e competente e una selezione di attrezzature di ultima generazione per eseguire esami quali ecografie, ecocolordoppler, ecocardiogrammi, test da sforzo, esofagogastroduodenoscopie.  Il servizio checkup è altrettanto efficiente e viene eseguito direttamente in giornata.  Le branche mediche disponibili sono molteplici. Tra queste ricordiamo: cardiologia, neurologia, nefrologia, senologia, otorinolaringoiatria, odontoiatria, psicologia, gastroenterologia, pediatria, geriatria, urologia, ginecologia e medicina dello sport. Ogni reparto presenta uno o più medici disponibili in differenti orari, così da dare la possibilità al paziente di poter scegliere il professionista o l’orario di preferenza. 

DIAGNOSI SPECIALISTICHE AFFIDABILI E PUNTUALI

Lo staff del Centro Medico Valseriana effettua diagnosi specialistiche con attrezzature avanzate e aggiornate. Oltre alle classiche visite mediche, presso il centro è possibile eseguire esami strumentali e diagnostici specifici al fine di velocizzare il processo di riconoscimento della malattia e intervenire prontamente sulla patologia riscontrata.  Particolarmente importante è l’utilizzo di tecniche non invasive: ne sono un esempio l’ecografia e l’ecocolordoppler.  Entrambi sfruttano gli ultrasuoni al posto delle radiazioni e sono facilmente ripetibili anche dopo brevi periodi, in quanto non danneggiano il paziente.

medicina E SICUREZZA NEL LAVORO

La struttura offre un servizio di Medicina del lavoro e di Sicurezza negli ambienti di lavoro, avvalendosi di numerosi specialisti del settore: medici, infermieri professionali, tecnici della sicurezza e dell’ambiente, ingegneri. È in grado di garantire oltre alle visite mediche anche tutti gli esami strumentali e diagnostici specifici, corsi di formazione e/o addestramento, figure di RSPP esterno e ogni tipo di documento di valutazione dei rischi per tutte le tipologie di aziende. Tale servizio può essere svolto anche presso le singole aziende su tutto il territorio nazionale.


anni azzurri A cura del Direttore Johnny Vinella johnny.vinella@anniazzurri.it

Con la Doll Therapy ad Anni Azzurri arrivano ospiti speciali alleati del benessere Si chiamano Anita, Azzurra, Marco, Francesco, Maria ed Elisabetta, sono soffici e dai vestiti colorati, e rappresentano un “farmaco” molto speciale, che non ha effetti collaterali e funziona grazie all’empatia e alle coccole. La Doll Therapy o terapia della bambola rappresenta l’innovativo progetto avviato quest’anno presso la Residenza Anni Azzurri San Sisto di Bergamo, che ha l’obiettivo di migliorare il benessere fisico e psicologico degli ospiti della struttura. Questa “terapia non farmacologica” viene utilizzata nel trattamento riabilitativo di anziani affetti da demenza, disturbi psichiatrici, disturbi del comportamento, wandering e forte depressione. La relazione con la bambola, infatti, facilita l’espressione delle proprie emozioni, stimola le capacità cognitive residue, favorisce il rilassamento e la motivazione. La Doll Therapy, terapia nata in Svezia alla fine degli anni ‘90 e utilizzata inizialmente per le forme di autismo, è stata poi estesa ad altre patologie di soggetti adulti. “Una bambola può trasformarsi da semplice giocattolo a strumento terapeutico, divenendo così un’”ancora affettiva” per fronteggiare una realtà ormai insicura, un oggetto simbolico transizionale nella relazione di aiuto”, ha sottolineato il direttore della Residenza Anni Azzurri San Sisto, dottor Johnny Vinella. Su di essa gli ospiti proiettano il loro istinto di protezione, costruendo una relazione affettiva fatta di cure e abbracci, e ricevendone in cambio un beneficio psicologico e anche fisico, che serve a combattere la solitudine e facilitare la comunicazione. Lo sguardo delle bambole, il peso, la pelle morbida, i capelli sba-

razzini, la posizione di gambe e braccia sono tutte caratteristiche che permettono di creare l’empatia e favorire l’espressione delle emozioni. Un oggetto speciale ed evocativo che diviene così il bambino da poter accudire ancora, accarezzare, guardare e stringere: sono gli anziani a scegliere il nome della bambola che viene loro affidata, riconoscendola come un bambino vero e non sentendosi derisi, piuttosto ancora utili alla loro età. Questo consente di riportare alla luce le proprie esperienze di maternage, vecchie emozioni e ricordi, e rappresenta un modo per sentirsi ancora importanti per qualcun altro, prendendosi cura di lui. “Questa terapia favorisce il rilassamento, modula gli stati d’ansia e agitazione, riduce il livello di depressione, aiuta a mantenere la memoria procedurale fungendo da stimolo delle abilità residue – ha spiegato il direttore Vinella - Viene proposta in tutti quei momenti in cui l’anziano appare irrequieto o apatico, o ancora durante l’igiene, il sonno e la vestizione”. La relazione affettiva che si instaura è speciale. Gli anziani con queste fragilità, che spesso si sentono soli, che vivono nelle difficoltà quotidiane di confusione, che si sentono fuori posto, con il contatto di una bambina/bambino tutto loro ritrovano senso al loro essere. Riescono a dar voce alle proprie emozioni, e a stabilire una relazione importante con il contesto che li circonda, grazie a gesti semplici e importanti: accudiscono e sono accuditi, toccano, accarezzano e amano ancora.

In collaborazione con

Via Colognola ai colli, 8 - Bergamo - Tel. 035 08641 - Fax 035 19909256 - residenzasansisto@anniazzurri.it


ORTODONZIA

A cura del Dott. Stefano Daina

RESPIRAZIONE NORMALE Durante il sonno, l’aria attraversa liberamente i polmoni passando dalle vie respiratorie.

I SERVIZI DEL CENTRO > PEDODONZIA > ORTODONZIA > IGIENE ORALE > CONSERVATIVA > ENDODONZIA > PARODONTOLOGIA > ODONTOIATRIA ESTETICA > PROTESI > IMPLANTOLOGIA DENTALE > IMPLANTOLOGIA DENTALE IN CARICO IMMEDIATO > CHIRURGIA ORALE > CHIRURGIA OSSEA RIGENERATIVA > CHIRURGIA PRE-PROTESICA > CHIRURGIA PARODONTALE > CHIRURGIA MAXILLO FACCIALE > GNATOLOGIA > LOGOPEDIA > NUTRIZIONE > INDAGINI RADIOGRAFICHE DIGITALI > ANESTESIA TOTALE > SEDAZIONE COSCIENTE > TRATTAMENTO PAZIENTI ODONTOFOBICI E CON GRAVI DEFICIT PSICOFISICI NON COLLABORANTI > DAY-HOSPITAL > LABORATORIO ODONTOTECNICO > CORSI TEORICO PRATICI > CONVEGNI E CONFERENZE

CENTRO DAINA Salute orale dal 1978

RESPIRAZIONE OSTRUTTIVA DEL SONNO Le vie respiratorie collassano, impedendo all’aria di attraversare liberamente i polmoni e disturbano il sonno

LA SINDROME DELLE

APNEE OSTRUTTIVE DEL SONNO La sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS) è una grave patologia che si manifesta attraverso episodi ricorrenti di ostruzione delle vie aeree superiori con pause respiratorie che vanno da 10 a 30 secondi e che a volte superano il minuto. Si può manifestare in età pediatrica, giovanile e più frequentemente nell’età adulta. I più recenti dati epidemiologici indicano che l’OSAS di grado moderato e grave ha una diffusione nella popolazione adulta pari al 50% nell’uomo e circa il 23% nella donna. Il sonno ha un’importanza fondamentale nella salvaguardia della salute, ma russamento e sonnolenza diurna sono spesso sintomi trascurati sia dal paziente che dal medico. In generale la privazione di sonno o la sua frammentazione determinano conseguenze a livello sia fisico che psichico significative, con ripercussioni sulle principali patologie del mondo occidentale quali obesità, sindrome metabolica, diabete, infarto del miocardio, ictus, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, insufficienza respiratoria, disturbi cognitivi e psichici quali irritabilità, ansia e depressione. Inoltre la mancanza di reazioni di difesa da parte del guidatore dovuta ai colpi di sonno è causa di incidenti gravi che secondo l’AIPO Ricerche Edizioni l’OSAS è responsabile del 21,9% degli incidenti sulla rete autostradale italiana con una mortalità dell’11,4% rispetto al 5,6% di altre cause. L’OSAS si instaura in soggetti che sono stati a lungo russatori. In alcuni di essi, a causa di aumento di peso, invecchiamento e lassità dei tessuti si assiste durante il sonno ad un intenso russamento alternato a silenzi dovuti alle apnee.


Per porre diagnosi si ricorre alla polisonnografia o al monitoraggio cardiorespiratorio. Siamo in presenza di OSAS con almeno 15 eventi respiratori ostruttivi per ora di sonno o almeno 5 eventi prevalentemente ostruttivi con presenza di eccessiva sonnolenza diurna e/o nicturia e/o stanchezza e/o disturbi dell’umore e/o diabete mellito e/o patologia cardiovascolare che va dall’ipertensione arteriosa (in molti casi farmacoresistente) alla coronaropatia, alla fibrillazione atriale e all’ictus. La frequenza di apnee o di apnee parziali (ipopnee) non corrisponde sempre alla gravità dei sintomi diurni e alla qualità della vita. In alcuni casi gli individui non confermano alcun sintomo. Il ruolo del partner del russatore o del soggetto con OSAS, è fondamentale nella diagnosi perché il paziente spesso tende a sottostimare l’evento. Chi gli vive accanto di norma è molto disturbato sia dal russare molto intenso, sia dalla irritabilità, ma frequentemente anche da disturbi depressivi e dall’ansia. L’obiettivo dell’intervento terapeutico è la risoluzione degli eventi respiratori durante il sonno. Le terapie più comunemente applicate consistono nella rimozione delle condizioni che favoriscono l’ostruzione delle vie aeree superiori durante il sonno. L’odontoiatra ha un ruolo essenziale sia per individuare i soggetti che presentano l’OSAS o il semplice russamento, sia nel proporre una terapia non invasiva ma efficace. La prevenzione e il trattamento precoce sono l’arma vincente che permette di migliorare la salute e la sicurezza dei cittadini spesso inconsapevoli di questa diffusissima malattia.

Via Carso - Nembro, BG Tel. 035.521049 info@centrodaina.it www.centrodaina.it

ORARI Lunedì - Martedì: 8.00 - 19.00 Mercoledì: 14.00 - 20.00 Giovedì - Venerdì: 8.00 - 19.00 Sabato*: 8.00 - 14.00 *sabato chiuso nei mesi di luglio, agosto e settembre APERTI AD AGOSTO

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2° PIANO CENTRO DAINA FAMIGLIE SABATO MATTINA Orario turni: 10:00 e 11:00 SCUOLE MERCOLEDÌ MATTINA Orario turni: 9:30 e 10:30 INFO: 035.521049 INGRESSO GRATUITO Prenotazione obbligatoria


L’INIZIO DI UNA NUOVA STORIA O PIÙ SEMPLICEMENTE “L’ INIZIO DI UN NUOVO, GRANDE SOGNO”, DIVENUTO REALTÀ GRAZIE AL GENIALE SPIRITO IMPRENDITORIALE DEI TITOLARI E AD UNA SQUADRA DI VERI E PROPRI PROFESSIONISTI CHE, IN SOLO POCHI MESI, HANNO RESO POSSIBILE L’IMPOSSIBILE!

Harley-Davidson Bergamo:

the new story Quando si parla di Harley-Davidson inevitabilmente la mente corre verso il mito USA, fatto di strade infinite e viaggi senza tempo. Ebbene, ad oggi il grande “sogno americano” trova a San Paolo d’Argon, in provincia di Bergamo, una dimensione ancora più concreta, l’area è infatti di ben 11000 mq di pura passione per la casa di Milwaukee. Un sogno, va ben inteso, che mise radici una decina di anni fa, quando Dario Nembrini e Angelo Rebuffini, già harleysti convinti, unirono la loro passione per dare vita alla prima concessionaria Harley in terra bergamasca. Un’avventura che nel giro di pochi anni portò Harley-Davidson Bergamo a divenire punto di riferimento per tutto il Nord Italia. Da lì ad un eventuale progetto di ampliamento il passo fu breve e così, due anni fa, grazie alla sapiente mano dell’architetto paesaggista Raffaello Cattaneo, vennero tracciate le linee del nuovo progetto che, lo scorso aprile, ha portato all’apertura ufficiale del nuovo headquarter.

Testo Valentina Colleoni Fotografie Paolo Biava


Legno, vetro e acciaio i tre materiali utilizzati per edificare la nuova costruzione, scelte non casuali ma dettate da sillogismi precisi: il vetro come senso di apertura e trasparenza assoluta, l’acciaio “materia vibrante” delle moto ed il legno, segno distintivo di quella “old America” tanto amata dagli harleysti. Preponderante per tutto il progetto il senso di apertura, di no limits, unita ad un senso di aggregazione che, chi fa parte di questo mondo, ben conosce: ecco perché l’idea di non creare barriere esterne di alcun genere ma di lasciare un’ampia piazzetta antistante alla struttura, proprio come segno di apertura verso tutti coloro che vorranno entrare in questo mondo tutto “rombo e motori”. Le grandi vetrate che dalla piazzetta si possono ammirare, fanno da unico filtro con la parte interna alla struttura, nella quale trova sede l’esposizione, ampia e luminosa. Entrando due sono gli elementi che subito balzano all’occhio: il bancone d’accoglienza, sul cui lato posteriore al cliente trova posto una zona caffè ed il cubeoffice in legno a due piani che si innalza al centro dell’esposizione.


Una scelta appositamente voluta per dotare la concessionaria di uffici, originali e non invasivi, nei quali accogliere in tranquillità i clienti per le trattative. Sempre nella parte espositiva impossibile non notare il sistema di riscaldamento/raffreddamento costituito da grandi tubi sospesi, la cui logica anche in questo caso ha voluto riprodurre le componenti delle moto. Non da meno il pavimento fatto di grès, appositamente trattato per sostenere fino a 400 Kg, peso massimo di ogni moto, senza che esso possa nel tempo rovinarsi. Lasciata la parte espositiva, importante sarà allo stesso pari l’officina: qui dove assistenza e customizzazione sono mood indispensabili per la passione Harley, la scelta è stata quella di dedicare ben 700 mq, dove sono stati disposti ben 10 ponti sui quali le moto possono essere lavorate. Un dettaglio importantissimo che consente una lavorazione no-stop delle moto. Ma se la parte interna dell’headquarter apparirà spettacolare non da meno sarà la parte esterna, caratterizzata da un grande piazzale per feste e momenti di aggregazione ed un ponticello, voluto per mantenere inalterato lo scorrere del fiumiciattolo sottostante, nel rispetto dell’ambiente e degli elementi del territorio. Particolare da notare la natura “plastica” della struttura del ponte sul ruscello, nato da un gioco di linee geometriche e appositamente voluto per condurre il visitatore verso il mondo Harley da un lato e, in futuro, per introdurlo nell’area che verrà sviluppata. Tutto questo per dare vita ad una vera e propria dimensione Harley o per meglio dire un vero e proprio “SOGNO a stelle e strisce”, con un allure tutto italiano!


Harley-Davidson BergaMO

the new story È UNA REALIZZAZIONE

Raffaello Cattaneo, figlio d’arte, è architetto e paesaggista iscritto all’ordine degli Architetti e Paesaggisti della Provincia di Bergamo. Diplomato nel 1985 al Liceo Artistico di Bergamo, nel 1990 si laurea in Architettura al Politecnico di Milano con la tesi “Ville del ‘700 nel Parco dei Colli di Bergamo”. L’anno successivo consegue l’abilitazione alla professione ed inizia a collaborare con alcuni studi di architettura tra cui ricordiamo quello dell’Architetto Attilio Pizzigoni. Per circa un decennio affianca all’attività professionale quella di insegnante di Storia dell’Architettura, Disegno e Rilievo presso la Scuola d’Arte “Andrea Fantoni” di Bergamo. Oltre a numerose committenze private, ottiene dalle amministrazioni pubbliche diversi incarichi di restauro, progettazione e riqualificazione del paesaggio. Via S. Ambrogio, 11 Trescore B.rio (Bg) Tel. 035.945310 - studio@architetturaepaesaggio.info

CON LA COLLABORAZIONE DI: L’impresa di pulizie l’Artigiana srl da più di 25 anni si occupa di pulizie e igienizzazioni di realtà commerciali e private di qualunque metratura, con personale altamente specializzato, prodotti di qualità e macchinari moderni che garantiscono un ottimo risultato per qualsiasi condizione.

IMPRESA DI PULIZIE L’ARTIGIANA SRL Via Ing. Caproni, 9 Ponte San Pietro (Bg) Tel. 335 7491588 - info@artigiana-pulizie.it - www.artigiana-pulizie.it Lo studio dell’ing. Francesca Magri, certificato Esperto di Gestione dell’Energia, operando nel settore dell’efficientamento energetico da oltre 10 anni, ha maturato un’ampia esperienza derivata da numerosi progetti realizzati sia in ambito residenziale che commerciale ed industriale. Il core business della società comprende la progettazione e la direzione lavori di impianti termici, di sistemi di evacuazione fumi e diagnosi energetiche degli edifici. Tra le skills dello studio spicca la forte capacità di problem solving riguardanti la termotecnica nei condomini che ne fanno un punto di riferimento per gli amministratori, inoltre, grazie al progetto di gestione degli impianti termici si sono ottenute forti economie. ING. MAGRI FRANCESCA Via Piave, 7B Gorle (Bg) Tel. 035 667564 - tecnico@wesproject.eu - www.wesproject.eu L’azienda G.T.I General Tecnoimpianti è specializzata nella realizzazione di impianti tecnologici di riscaldamento, condizionamento, impianti di energia solare e geotermia, impianti antincendio, gas, idrico sanitari, sistemi building automation e impianti industriali e di processo, risolvendo le problematiche più complesse grazie al suo profondo know-how in ogni settore, sia civile che industriale, e alla costante attenzione verso l’innovazione tecnologica. Inoltre offre servizi di assistenza tecnica e manutenzione programmata ed un servizio di pronto intervento 24 ore su 24, finalizzati a garantire l’efficienza dell’impianto, assicurare il miglior confort all’utente e ottenere il massimo risparmio energetico. G.T.I GENERAL TECNOIMPIANTI SRL Via C.Battisti, 102 Brembate di Sopra (Bg) Tel. 035 620797 - info@gtisrl.it - www.gtisrl.it La Serio Prefabbricati Srl nasce nel 1946 a Romano di Lombardia (Bg) dove occupa una posizione di rilievo nel settore dell’edilizia prefabbricata realizzando edifici industriali, commerciali civili e zootecnici. La conoscenza del settore e la padronanza delle tecniche di realizzazione consentono all’azienda di gestire personalmente tutte le aree di intervento: dalla progettazione alla realizzazione e montaggio degli elementi, al completamento “chiavi in mano” delle opere commissionate. SERIO PREFABBRICATI SRL Via Balilla, snc Romano di Lombardia (Bg) Tel. 0363 910277 - serio@serioprefabbricati.it - www.serioprefabbricati.it Da 60 anni solo clienti soddisfatti e lavori consegnati nei tempi prestabiliti. Tutto questo con il massimo della tranquillità dei committenti ed una garanzia completa di 10 anni. Per nuove realizzazioni o opere da ripristinare si assicura una consulenza specializzata.

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La nostra azienda nasce nel 1955 come ditta individuale di Tebaldi Pietro , che svolge impianti elettrici e riparazioni motori elettrici. Nel 1980 viene trasformata in Elettromeccanica Tebaldi Pietro e C. durante il ventennio visto l’aumento dei lavori eseguiti si cerca una nuova sede ,che verra’ trovata in S.Paolo D’argon dove verra’ costruita la nuova sede. A partire dal 1990 la ditta si trasforma in Elettromeccanica Madaschi srl e amplia ulteriormente la propria struttura con nuova sede di 1000mq dove svolge i lavori di: Impianti elettrici industriali e civili, quadri e elettrici e quadri automazione plc, domotica, impianti rivelazione fumi e incendio, impianti tvcc, impianti antintrusione, cabine elettriche mt. ELETTROMECCANICA MADASCHI S.R.L. Via Manzoni, 24 S Paolo d’Argon (Bg) - Tel. 035 958245 info@elettromeccanica.it - www.elettromeccanica.it Bettoni Serramenti è azienda specializzata nella produzione e posa in opera di serramenti, facciate continue e rivestimenti di facciata. Obiettivo dell’azienda è garantire alti standard qualitativi dei prodotti forniti, seguendo la commessa in tutte le sue fasi, dalla Progettazione alla Posa in opera, mettendo a disposizione l’ampio know-how tecnologico che i nostri tecnici hanno acquisito in anni di esperienza e conoscenza. Nello specifico per la nuova sede Harley-Davidson è stato impiegato un sistema di facciata che ha consentito l’utilizzo di importanti vetrate isolanti, per dimensioni e spessori, in modo tale da valorizzare e illuminare ampiamente gli spazi espositivi. BETTONI SERRAMENTI Via S. Lorenzo in Cavellas, 6/6a Casazza (Bg) Tel. 035 811567 - info@bettoniserramenti.it - www.bettoniserramenti.it Lo Studio Ing. Augusto Zambelli si occupa da oltre 25 anni di progettazione, direzione lavori, preventivazione, contabilità e consulenza in genere nel settore delle costruzioni civili, industriali, idrauliche ed infrastrutturali. La specializzazione è nel settore del calcolo strutturale antisismico per costruzioni in cemento armato, carpenteria metallica, legno e muratura, sia per committenza pubblica che privata. In questo ambito si eseguono analisi di vulnerabilità e progetti di miglioramento-adeguamento sismico su costruzioni esistenti. Si eseguono inoltre perizie e consulenze tecniche nel settore giudiziale (come CTU e/o di parte), valutazioni estimative, e coordinamento della sicurezza in fase di progetto e di esecuzione, oltre che collaudi statici e tecnici amministrativi. STUDIO DI INGEGNERIA DOTT. ING. AUGUSTO ZAMBELLI Piazza Cavour, 22 Trescore Balneario (Bg) Tel.035.942140 - studio@studioingzambelli.it - www.studioingzambelli.it Lo Studio si occupa, da oltre 20 anni, di progettazione nel settore civile, terziario ed industriale di impianti elettrici, con la specializzazione nel settore della domotica, videosorveglianza, antintrusione, rete dati e rivelazione fumi in qualità di professionista antincendio. La progettazione si estende agli impianti fotovoltaici e di cogenerazione, unitamente al disbrigo del relativo iter autorizzativo. L’ Ing. Fratus presta consulenza tecnica d’Ufficio presso il Tribunale di Bergamo da quasi 20 anni, nonché consulenza tecnica di parte. Dall’anno 2000 all’anno 2017 ha ricoperto il ruolo di Ispettore Tecnico e di Commissario della Lega Italiana Calcio Professionistico. DOTT. ING. LIVIO FRATUS Piazza Cavour, 15 Trescore Balneario (Bg) Tel.035.943520 - ing.liviofratus@tin.it i-Design Group, realtà dedicata al mondo del design e dell’arredo operante ad Entratico, che si propone come partner d’eccellenza per la progettazione, produzione e commercializzazione di arredi su misura per tutte le destinazioni di utilizzo. La visione e la produzione i-Design Group rispondono alle richieste dei propri committenti e soddisfano al meglio le esigenze delle differenti tipologie di ambienti, come dei rispettivi destinatari: residenze private, spazi professionali e commerciali, hotel, comunità, ospedali, case di riposo, strutture sportive e ricettive. Italianità, passione, innovazione e design sono le parole chiave che caratterizzano il nostro approccio al mondo dell’arredo. I-DESIGN GROUP SRL Via Enrico Mattei, 1 Entratico (Bg) Tel. 035 0772594 - info@i-designgroup.it - www.i-designgroup.it SANGIO SOUND di Antonello Barcella dal 1984 progetta e realizza sistemi tecnologicamente avanzati e personalizzati per soddisfare l’esigenza aziendale, congressistica, didattica, di spettacolo e privata. SANGIO SOUND è specializzata nell’ Installazione e Noleggio di Audiovisivi Multimediali per la Comunicazione e Meeting, Impianti di Sonorizzazione, Impianti di Evacuazione guidata, Audiovisivi di Supporto alla Didattica, Soluzioni Home Theatre, Sistemi Dolby surround e Cinema Digitale.

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A ONN Pagani D O I SPAZa di Elena a cur

QUEL TERRIBILE SENSO DI INADEGUATEZZA Si sente spesso dire che le nostre nonne o bisnonne con sei, sette, otto, dieci o più figli, un numero spropositato, paragonato a quanto succede oggi, riuscissero pure a gestire la casa, e a lavorare, senza mai lamentarsi. Oggi, anche con un figlio soltanto si rischia spesso e non-volentieri di impazzire: riuscire a conciliare le faccende domestiche, il lavoro, il marito, l’asilo o la scuola, i compiti, gli allenamenti e le altre esigenze dei bambini moderni, richiederebbe giornate di almeno 48 ore. Il tasso di natalità in Italia, come sappiamo, registra livelli allarmanti, si attesta attorno all’1,37, contro il 2,01 della Francia, e l’1,5 della Germania. Si calcola che nell’arco di un decennio, dal 2008 ad oggi, nel nostro Paese siano nati 100.000 bambini in meno, praticamente tanti quanti gli abitanti di una città come Bergamo. È un numero davvero spaventoso, che fa riflettere e che dovrebbe immediatamente spingere il governo (sì ma quale?) ad intervenire con coraggiose politiche mirate al sostegno delle famiglie, delle mamme, dei bambini, dei nonni, dell’intero nucleo familiare. Ma come mai si fanno meno figli? Forse perché i ritmi frenetici e i costi non consentono alle persone di gestire più di un bambino o perché si hanno mille timori, mentre nel passato si viveva con dosi decisamente maggiori di sana inconsapevolezza e altrettanto di sana incoscienza. Tuttavia, essere madri, può sviluppare una strana sensazione che fomenta un senso di paura: l’inadeguatezza. Avere un bambino è una gioia meravigliosa, un dono, una benedizione, in tanti casi è il coronamento di un sogno. Ma fare la mamma (e il papà beninteso) è il mestiere più

complesso e difficile al mondo e oggi, che siamo ossessionati da una forma di totale controllo su ogni cosa, ci rendiamo conto che un figlio ci toglie completamente questo “potere”. Questo provoca in molte neomamme la sensazione di inadeguatezza sopracitata. La paura di non essere in grado di gestire un bambino, riuscendo a fare anche ciò che si faceva prima o che si vorrebbe riprendere presto a fare. La gestione del piccolo prima, che richiede uno sforzo fisico non irrilevante, e l’educazione in seguito, sono responsabilità che comportano scelte, decisioni e sforzi da compiere in totale autonomia. Dalle preoccupazioni apparentemente più semplici come “avrà mangiato a sufficienza”, “lo copro troppo o troppo poco”, a quelle più complesse che giungono nelle varie fasi di crescita, le mamme vivono una sorta di continua pressione psicologica che risulta essere snervante. Si pensa troppo, anche questo è vero, ed essere genitori richiede anche una dose quella salutare incoscienza che era propria delle nostre nonne e bisnonne, ma nella società del Cogito ergo Sum imperante, anche cercare di pensare meno risulta complesso. Mamme e papà fatevi forza e siate un po’ più fatalisti, cercate di fare bene, ma non lasciate che i vostri figli diventino delle ossessioni. L’amore non è mai ossessivo, è entusiasmante, coinvolgente, totalizzante, ma non ossessivo, quindi recuperate almeno un po’ di incoscienza.


eMooks: leggere diventa un’avventura ancora più emozionante

Testo Alice Bonanno Fotografie Paolo Biava

A TORRE BOLDONE IN PROVINCIA DI BERGAMO L’ANTEPRIMA INTERNAZIONALE DELL’APP CHE RIVOLUZIONERÀ LA LETTURA

QUI SOPRA IL RESPONSABILE SOUND DESIGNER PIETRO PALETTI A FIANCO LUCA TOM BILOTTA, CEO DI EMOOKS, INSIEME AI SOCI - DA SINISTRA - CIRO DELLA VALLE, ENRICO GIOVANELLI E NICOLA MARCHETTI Il canto dei gabbiani, lo sciabordio delle onde che si infrangono sugli scogli, il fruscio del vento, i passi del protagonista: tutto quello che per ora abbiamo solo immaginato leggendo le pagine di un libro adesso può diventare realtà grazie a eMooks. Un’app ideata dallo scrittore internazionale trentaquatrenne bergamasco Luca Tom Bilotta, che grazie a un algoritmo promette di trasformare la lettura dei libri digitali in un’esperienza “aumentata” arricchita di suoni e rumori. “L’idea è nata quasi per caso, ha raccontato il fondatore e Ceo di eMooks, mentre seguivo un percorso interattivo all’interno di una nave militare a San Diego, in California nel 2014. Un’esperienza talmente suggestiva e appassionante per il visitatore che ho pensato: e se si realizzasse qualcosa di simile per rendere la lettura digitale qualcosa di più coinvolgente e completo?”. Così l’intuizione, entrata tra le migliori 100 start up selezionate a livello mondiale al Web Summit di Dublino nel 2015, è passata in poco tempo da progetto, a unica e innovativa piattaforma di lettura per sistemi iOS e Android. Come funziona. Basandosi su un algoritmo nativo brevettato a livello internazionale capace di riconoscere la velocità di lettura, eMooks fa scorrere sullo schermo del tablet o dello smartphone le frasi sonorizzando il racconto in maniera automatizzata e trasformando la lettura in un’avventura affascinante. Facilissimo perché si può scaricare gratuitamente su App Store o Google Play direttamente su qualsiasi smartphone o tablet. eMooks è stata presentata in anteprima internazionale venerdì 11 maggio nella sua avveniristica sede in via Borghetto, 13 a Torre Boldone in Provincia di Bergamo. Una festa con tanto di cocktail di benvenuto e ricco buffet per illustrare alle centinaia di ospiti presenti le diverse varianti della nuova realtà made in Italy adattabile alla narrativa. Grazie a eMooks le favole della buonanotte dei bambini, i testi scolastici, i fumetti faranno della lettura un’avventura avvincente ricca di musiche, effetti e suoni.

La trama prenderà vita evocando sensazioni e ambientazioni, dando l’impressione di essere davvero immersi all’interno della storia. Ma non solo intrattenimento e puro svago, “eMooks potrà anche essere uno strumento utile per gli studenti che hanno disturbi cognitivi” – ha precisato il suo creatore che è già in contatto con le strutture sanitarie e scolastiche. La presentazione dell’app è stata seguita anche da una visita guidata nel quartier generale di Torre Boldone (Bg): uno spazio di oltre mille metri quadrati che ospita uffici, aree co-working e anche i primi “studi di registrazione per libri” dove gli effetti riprodotti da eMooks vengono registrati. Già apprezzatissimo da molte case editrici italiane, l’applicazione ha riscontrato anche ampio successo all’estero, soprattutto in Corea del Sud e Giappone. E proprio da questi tre mercati l’avventura di eMooks inizierà a partire da dicembre 2018: “L’applicazione verrà lanciata sul mercato italiano e coreano a partire da dicembre, mentre in Giappone il lancio è previsto entro marzo 2019. Inizieremo a proporre ai lettori fumetti internazionali, manga e favole per bambini mentre per la narrativa di genere si dovrà attendere almeno un anno. Entro il 2019 proseguiremo il lancio dell’applicazione nel Regno Unito, Nord Europa fino agli Stati Uniti e Canada”. Prima del lancio sul mercato, eMooks verrà però presentata alla stampa internazionale nel corso della kermesse “Seoul International Book Fair” il 23 giugno 2018, la più importante fiera letteraria asiatica.

eMooks Srl

Via Borghetto, 13 Torre Boldone (Bg) Tel. 035 249 545 www.emooks.net


LUCA TOM BILOTTA CEO E IDEATORE DI EMOOKS


CHI C’ERA

INAUGURATA LA NUOVA SEDE ABC L’ASSOCIAZIONE BRESCIANA COMMERCIALISTI HA BATTEZZATO LA NUOVA SEDE DI VIA RODI 19 CON LA TRADIZIONALE ASSEMBLEA ANNUALE

Sono passati ormai più di 50 anni dalla nascita dell’Associazione Bresciana Commercialisti, cellula provinciale dello storico Sindacato Ragionieri, e quasi 20 dalla sua prima sede operativa inaugurata nel 1999: tante cose sono cambiate… in meglio! Basti pensare che lo scorso 4 maggio la tradizionale assemblea annuale, il cui invito è rivolto ai 650 iscritti dell’Associazione, è stata organizzata nel nuovo quartier generale di via Rodi al civico 19: 300 metri quadrati di uffici impreziositi da una spaziosa e funzionale sala conferenza, dotata delle più moderne tecnologie, intitolata a Renato Bulgarini, consigliere dell’Associazione venuto a mancare lo scorso anno. Uno spazio strategico e prestigioso per continuare a proporre attività formative e per agevolare chi non risiede in città. “Un punto d’appoggio importante - ci ha raccontato la Dott.ssa Eugenia Salvadori, confermata al vertice di ABC. Abbiamo scelto una sede di queste dimensioni per venire incontro ai colleghi che non hanno uno studio in città e che devono incontrare spesso e volentieri clienti che risiedono a Brescia. Disponiamo di una moderna sala conferenze, dotata di wi-fi e collegamenti video, con dodici posti a sedere e un tavolo presidenziale, di un’ampia sala riunioni con 70/80 posti a sedere ed, infine, di un’altra saletta per otto persone più intima e raccolta. Oggi l’associazione che ho il piacere di presiedere vanta 650 iscritti residenti a Brescia e provincia ma vi sono colleghi anche di Bergamo e Cremona: negli ultimi 15 anni abbiamo registrato un boom di iscrizioni dal momento che, a ciascun iscritto, garantiamo un Master Tributario d’aggiornamento gratuito ed annuale di otto giornate (quello in programma quest’anno è stato proposto anche in 3 sedi dislocate, Breno, Manerbio e Salò), organizziamo corsi e iniziative formative a costi d’iscrizione contenuti, inviamo una circolare giornaliera con tutte le novità in ambito fiscale e tributario e diffondiamo un giornale mensile per i collaboratori di studio in modo che dispongano di tutte le novità introdotte ogni mese dal legislatore”. Ma non è tutto perché nella sede appena inaugurata ha trovato spazio anche ABC Servizi, società partecipata al 100% da ABC che cura e propone servizi offerti ai commercialisti, oltre all’espletamento di una serie di pratiche esterne come per esempio quelle camerali, visti IVA, presentazione bilanci ecc.

Ph. Lorenzo Passini - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bs.it


ANDREA MAINARDI: Il biondo atomico


Testo Tommaso Revera - Fotografie Officina Media

A TU PER TU CON IL VULCANICO CHEF ANDREA MAINARDI, BERGAMASCO D’ORIGINE E BRESCIANO D’ADOZIONE Se nell’immaginario collettivo la figura dello Chef è quella di una persona seria, rigorosa e un po’ ingessata, bene potete dimenticarla. Andrea Mainardi, eclettico protagonista della cucina italiana, incarna tutt’altro spirito. Dinamico, intraprendente e con l’argento vivo addosso ma, al tempo stesso, spontaneo, simpatico e molto giocherellone. Sono questi i tratti distintivi per cui è diventato quello che è oggi: uno stimato talento della cucina tricolore e un apprezzatissimo personaggio televisivo. Il biondo atomico, come in genere lo definiscono, è un fiume in piena che, va detto, non ha lesinato sacrifici durante la sua lunga gavetta professionale. Rispetto agli chef tradizionali tu rompi un po’ gli schemi: sei sprezzante, intraprendente e molto dinamico. Credi siano state queste le caratteristiche che ti hanno permesso di arrivare dove sei oggi?

“Ho ricevuto una grande educazione da parte dei miei genitori e ho avuto modo di formarmi professionalmente grazie ad una lunga gavetta. Ricordo, per esempio, i tempi in cui lavoravo all’Albereta per Gualtiero Marchesi insieme ad Andrea Berton… Avendo fatto un percorso del genere, mi sono permesso di scegliere di lasciar libero sfogo alla mia personalità, al mio carattere estroverso e un po’ giocherollone, perché fondamentalmente c’erano delle buone basi”. Quando è scoccata la passione per la cucina? “Già all’età di 8 anni avevo capito che la mia missione nella vita era fare il cuoco. Mi capita ancora oggi di sfogliare qualche album a casa dei miei genitori: io ero spesso ritratto con le pentole in mano. Per certi versi sapere cosa fare da grande è stata anche una fortuna: non ho perso tempo a fare altro”.


Come giudichi questa crescente attenzione nei confronti del cibo? “Sicuramente la televisione ha accelerato questo processo senza contare Internet, uno strumento grazie al quale inserire una parola su Google e vedere apparire ‘il mondo’. Se da un lato l’accresciuta consapevolezza nei confronti del cibo ha fatto bene a tutti, dall’altra oggi si credono tutti chef ma bisogna ricordarsi che non è proprio così automatico”. Cosa significa fare lo chef? “Significa essere responsabili di una cucina. Ben vengano i lavori nati da internet, così come è bello vedere persone cimentarsi in professioni nuove. Ma poi la vita reale in un ristorante è un’altra cosa”. Un concetto questo che ribadisci anche i giovani del CFP Canossa di Bagnolo Mella dove insegni la tua professionalità e competenza. Non è così? “Esattamente. Nei panni del professore cerco di trasmettere alcuni concetti utili che, durante la mia esperienza, mi hanno fatto crescere. Uno tra tutti è che non funziona come si vede in televisione…”. L’errore più grande di un giovane che si accosta a questa professione? “Iscriversi all’Alberghiera solo perché si idolatrano i personaggi della televisione o perché si ritiene sia tutto semplice. Io sono andato avanti non so quanto a lavar pavimenti e pelar patate”. A 23 anni, insieme ad altri soci, hai avuto l’ardire di aprire Officina Cucina, un ristorante con un solo tavolo: una scelta audace e decisamente in controtendenza. “Sì, dettata anche dalla sopravvivenza perché per aprire un ristorante bisogna disporre di parecchie risorse economiche. L’idea di farlo con un solo tavolo mi permetteva di avere un’uscita contenuta e di disporre di tutto il tempo necessario per occuparmi anche di altro. Diciamo che ho avuto fortuna, anche se me la sono andata a cercare, rischiando tutto ciò che avevo ed è andata bene”. Oggi cosa manca ai giovani nel mondo del lavoro? “Penso la fame. Cosa che io in 34 anni ho ancora sia pur per motivi diversi: a 18 anni avevo fame di imparare e di essere il numero uno nella brigata di Gualtiero Marchesi, adesso invece ho la fame di riuscire ad arrivare a certi traguardi che mi sono prefissato a medio lungo termine”.

Il tuo ricordo personale di Gualtiero Marchesi? “Ricordo che eravamo tantissimi in cucina all’Albereta eppure quando entrava il Maestro ci impettivamo tutti quanti e il coro era ‘Buongiorno Sig. Marchesi’. Esattamente come a scuola quando in aula entra il professore. Avevamo tutti una grande stima e un profondo rispetto per Gualtiero che ci ha insegnato grandi cose. Non a caso tutti quelli che sono passati da lui qualcosa nella vita han fatto”. Ti preoccupi tanto, anche in televisione, di aiutare le persone a cucinare. Tu, invece, riesci a goderti qualche buon piatto? “Purtroppo essendo sempre in viaggio mangio male. Il mio menù tipico è il classico ‘paninazzo’. Essendo sempre tirato coi tempi, poi, vado in fame da prestazione, da ansia, e quindi mangio malissimo. Pian piano conto di rimettermi un po’ in forma: non si può passare la vita così”. Anche a livello televisivo te la cavi molto bene: sei spontaneo e disinvolto. C’è una persona a cui sei grato in questo senso? “Sicuramente Antonella Clerici che ringrazierò per tutta la vita. La riconoscenza che nutro nei confronti di questa donna sarà per sempre. Molto di quello che ho e sto per fare lo devo a lei. Poi sicuramente anche la scuola che ho fatto su Sky con Fox Life è stata un’esperienza molto importante: lì ho imparato molte cose che ho portato con me a La Prova del Cuoco”. Una bella emozione quando si accende la telecamera, no? “Indubbiamente. Ricordo ancora le parole di Antonella Clerici che la prima volta mi disse: ‘Andrea, divertiti’. Credo sia stato questo il consiglio più saggio. Ciò mi ha consentito sin dal principio di sprigionare tutta la mia spontaneità: se mi sento libero, infatti, sono in grado di dare il 600% perché ho questo carattere”. Effetti collaterali del mondo dello spettacolo? “La popolarità può far sfollare. Sentirsi importanti va bene ma è opportuno mantenere i piedi per terra, ricordandosi da dove siamo venuti. Questo perché appena si chiude con la televisione le persone alle quali hai dato magari una pedata nel culo poi non torneranno più”. Bergamasco d’origine ma bresciano d’adozione. Quali aspetti accomunano il bresciano al bergamasco? “Condividono una mentalità molto simile: entrambi sono grandi lavoratori e con una gran voglia di far qualcosa nella vita”.

UNA CUCINA MOLTO PERSONALE NATA DALL’EVOLUZIONE DEL CONTATTO DIRETTO CON IL COMMENSALE CHE EVADE DAI CLASSICISMI DELLE COTTURE E STRIZZA L’OCCHIO A PRESENTAZIONI ESTREME: QUESTI, IN SINTESI, I TRATTI PECULIARI DELLA CUCINA PROPOSTA DA ANDREA


DOPO L’INCENDIO

il restauro evocativo dell’appartamento di Vittorio Emanuele ii al castello di Moncalieri

L’appartamento di Vittorio Emanuele II si sviluppa al piano nobile del castello, nella porzione destra della manica centrale estendendosi fino ad occupare l’intero spazio del torrione sud est. Prima dell’incendio (5 aprile 2008), l’assetto interno corrispondeva ancora sostanzialmente al progetto di riallestimento condotto a metà Ottocento dall’architetto Domenico Ferri per volontà di Vittorio Emanuele II e Maria Adelaide d’Asburgo. L’incendio, che ha interessato la porzione superiore del torrione sud-est, ha prodotto considerevoli danni anche al piano nobile, dove alcuni ambienti dell’appartamento hanno subito danneggiamenti tali da cancellare completamente la consistenza.


Degli ambienti più direttamente interessati dal fuoco, dall’acqua di spegnimento e dal crollo dei solai superiori, solo la Camera da letto della Regina e il Guardaroba avevano mantenuto, al di là della perdita delle volte, una certa integrità nelle pareti e negli arredi. Il prezioso Gabinetto di toeletta della Regina era, invece andato totalamte distrutto così come l’adiacente Sala del Proclama e la vicina Camera da letto del Re. Le condizioni estremamente diversificate degli ambienti hanno creato non poche difficoltà nell’individuare un progetto di restauro e di restituzionedegli spazi che potesse risultare filologicamente corretto e coerente nell’insieme. Ad una parte degli ambienti sostanzialmente conservata, faceva riscontro la zona legata al torrione incendiato che aveva perso del tutto le sue caratteristiche sia decorative che fisiche. Inoltre, le sale interessate ai danni più gravi presentavano fra di loro condizioni molto differenti: per la Camera da letto della Regina, il Guardaroba grande, il Gabinetto di toeletta del Re si poteva restituire l’assetto riferito


DOPO L’INCENDIO il restauro evocativo dell’appartamento di Vittorio Emanuele ii al castello di Moncalieri

al momento prima dell’incendio procedendo con un restauro di tipo “tradizionale” ma per i tre ambienti perduti - Gabinetto di toeletta della regina, Sala del Proclama e Camera da letto del Re - una ricostruzione appariva quanto mai problematica sia per l’insufficienza di dati materiali ancora sopravvissuti, sia per le limitatissime documentazioni archivistiche disponibili. una riproduzione “dov’era/com’era” - al di là di ogni possibile implicazione sull’opportunità di riproporre tale strada di restituzione - risultava di fatto impraticabile, anche perché si sarebbe dovuta affrontare il difficile tema di cosa fare delle porzioni residue di arredi fissi come chiambrane, parti di boiseries scolpite e tutta la porzione inferiore degli arredi del Gabinetto di toeletta della Regina che ancora avevano mantenuto le loro caratteristiche decorative e, in taluni punti, anche la doratura finale. Una totale ricostruzione doveva passare necessariamente attraverso la loro rimozione. Il progetto d’intervento è stato pertanto avviato con l’obiettivo prioritario di conservare tutto quanto risultasse ancora in opera, a partire dai pavimenti lignei, in buona parte ancora esistenti anche se in gravi condizioni determinate più dall’acqua di spegnimento che dal fuoco. La scelta di conservare e consolidare tutto quanto ancora rimasto ha portato a sperimentare preventivamente tecniche innovative per trattare le porzioni carbonizzate.


il restauro evocativo dell’appartamento di Vittorio Emanuele ii al castello di Moncalieri


Analogamente, si è previsto di conservare e consolidare i residui di intonaco ancora in opera custodendo nel contempo tracce di decorazioni riferibili ad assetti precedenti emerse a seguito della distruzione delle tappezzerie e del boiseries legate all’”ammodernamento” voluto da Vittorio Emanuele II. Definite le modalità del restauro conservativo delle superfici, rimaneva il tema della presentazione di tali ambienti affinché ritornasse assolutamente fruibile e godibile l’intero Appartamento senza averne cancellata la storia, neppure quella traumatica dell’incendio, che non si intendeva, però, lasciare drammaticamente in vista. l’unica strada percorribile rimaneva quella evocativa, ma a Moncalieri il tema risultava più arduo perché occorreva evocare ambienti praticamente persi consentendo nel contempo di percepire ciò che ancora era stato possibile salvaguardare.


il restauro evocativo dell’appartamento di Vittorio Emanuele ii al castello di Moncalieri


Era quindi necessario individuare un sistema di rivestimento delle pareti che potesse risultare sufficientemente trasparente da lasciar intravvedere l’effettiva condizione delle murature sottostanti e, contemporaneamente, fosse in grado di evocare quanto invece perso. Le intense e complicate ricerche hanno portato ad individuare nel sistema “soffitto teso Barrisol” una possibile via d’uscita: si tratta di teli in PVC atossico, lavabile, smontabile e rimandabile, leggerissimo. in classe 1 per reazione al fuoco. Dopo numerose prove preliminari, è stato individuato un sistema di stampa che ha consentito di riprodurre, per soffitti e pareti, il disegno della preesistenza (tappezzerie, boiseries, cornici e decori sia dipinti che in stucco) in modo tale da poter suggerire al visitatore l’assetto dei vari ambienti prima dell’incendio. La stampa è stata effettuata in tono monocromatico su sfondo trasparente. All’interno dei telai perimetrali di sostegno, è stato posizionato un impianto di illuminazione che consente, tramite l’accensione e lo spegnimento, di evidenziare l’evocazione dell’assetto perduto o la percezione di quanto ancora rimasto o restaurato. Con delicate sfumature di luce sono state inserite suggestioni del colore preponderante di ciascun ambiente. Mentre per la Camera da Letto della Regina e per il Guardaroba grande, il sistema Barrisol è stato applicato unicamente nella costruzione delle volte, per restanti ambienti si è esteso sia sui soffitti che sulle pareti. Le sale sono state inoltre dotate di totem tecnologici che accolgono, insieme agli impianti di illuminazione, elettrici e di sicurezza, anche schermi touch screen attraverso i quali è possible apprezzare, fin nel minimo dettaglio, gli esiti del restauro grazie a riprese fotografiche immersive UHD effettuate prima dell’allestimento evocativo. Le immagini sono state integrate in un progetto di didattica interattiva che consente di vedere lo stato ante-incendio con brevi commenti esplicativi. Il team di progettazione degli apparati evocativi - inizialmente composto del binomio Beppe Merlano (Archeostudio - Novi Ligure) e Maria Carla Visconti (SBAPTo) - si è avvalso poi nella fase di progettazione esecutiva della collaborazione degli architetti Nadia Ostorero (SBAPTo) e Stefano Galletti (Archeostudio - Novi Ligure) e per la realizzazione Dario Gusmini dell’azienda Fap Resine concessionario Barrisol, supportato da un team di aziende specializzate di illuminazione, grafica e carpenteria metallica.

Si ringrazia il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Polo Museale del Piemonte autorizzazione del 15/09/2016 prot n. 3663 - 28.13.10/5


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Giovane e moderna, la nuova Mercedes-Benz Classe A diventa più tecnologica che mai, sportiva e spaziosa. Ridefinisce il lusso in chiave moderna tra le compatte, rivoluziona il design interno e l’interazione tra guidatore e vettura. Tra le peculiarità tecnologiche di nuova Classe A rientra il sistema MBUX (Mercedes-Benz User Experience), insieme ad una serie di funzioni precedentemente appannaggio delle vetture di classe superiore. In determinate situazioni, ad esempio, la nuova Classe A può viaggiare in modo parzialmente automatizzato e, a richiesta, può essere equipaggiata con fari MULTIBEAM LED. Inoltre, sono disponibili nuovi ed efficienti motori diesel e benzina. E nonostante la Classe A abbia conservato un’estetica sportiva, la praticità è aumentata.


DESIGN DEGLI ESTERNI: IL CORAGGIO DELLA COERENZA Il design puristico che gioca sulla dimensione orizzontale di Nuova Classe A è un’evoluzione della filosofia di design della limpida sensualità di Mercedes-Benz. Sulla base del design compatto a due volumi le dimensioni e proporzioni ottimizzate hanno portato a una reinterpretazione del design di Mercedes-Benz Classe A. Gli esterni di Nuova Classe A sono sportivi, dinamici e accattivanti. Il design della parte anteriore, con cofano motore ribassato, fari a LED piatti (disponibili di serie o a richiesta a seconda delle versioni) con elemento cromato e fiaccola delle luci di marcia diurne, risul-

ta coinvolgente e affascinante. L’incisiva mascherina del radiatore Matrix reinterpretata, con Stella al centro, linea svasata, pin effetto Matrix (a richiesta) e una lamella centrale color argento, sottolinea la sportività della vettura. Grazie al passo più lungo e alla linea caratteristica laterale, l’auto sembra più allungata. Rispetto al modello precedente il cofano motore digrada più rapidamente, accentuando la dinamicità del frontale. I passaruota più grandi di Nuova Classe A, idonei a ospitare ruote da 16 a 19 pollici, la fanno sembrare incollata all’asfalto, sottolineandone la sportività. La forte rientranza della parte superiore della vettura, che mette in risalto le spalle, e gli elementi riflettenti alloggiati nel pa-

raurti modulare sdoppiato accentuano la larghezza della coda. I fanali di posizione posteriori stretti sono sdoppiati. Con un Cx da 0,25 e una superficie frontale (A) di 2,19 m2, Nuova Classe A è la più aerodinamica del suo segmento, migliorando persino le prestazioni del modello precedente (Cx di da 0,26 / superficie frontale: 2,20 m2). Per la prima volta nella classe delle compatte Mercedes-Benz ricorre a un AIRPANEL sdoppiato (a richiesta). Questo sistema di gelosie dietro la mascherina del radiatore apre le lamelle regolabili in funzione dell’aria di raffreddamento necessaria. Una seconda gelosia, alloggiata nella presa d’aria sotto la targa, migliora ulteriormente le prestazioni del sistema.


DESIGN DEGLI INTERNI: RIVOLUZIONE DALL’INTERNO Gli interni di Nuova Classe A, decisamente all’avanguardia, si presentano completamente rinnovati: Mercedes-Benz rivoluziona la classe delle compatte dall’interno, regalando una sensazione di spaziosità del tutto inedita. L’architettura particolare degli spazi si deve soprattutto alla plancia portastrumenti molto all’avanguardia, che non presenta la classica calotta di copertura. In questo modo il corpo di base, a forma di ala, si estende ininterrottamente da una porta anteriore all’altra. Il display widescreen (a richiesta) è completamente sospeso sulla plancia. Una particolarità sono le bocchette di ventilazione sportive che ricordano le turbine degli aerei. La plancia portastrumenti è suddivisa in due corpi orizzontali: il corpo inferiore è diviso dal corpo principale da una specie di “solco” e sembra essere sospeso davanti alla plancia portastrumenti. L’illuminazione di atmosfera rafforza questo effetto sottolineando l’impressione di sospensione della struttura inferiore. L’illuminazione di atmosfera a 64 colori (a richiesta) ha una gamma cromatica superiore alla versione precedente di oltre cinque volte. Non solo aumenta la rosa dei colori, ma anche la scenografia delle luci è unica in questo segmento: raggruppate in dieci scenari cromatici, le diverse tonalità danno vita a uno spettacolo all’avanguardia con cambi di colore suggestivi. Il display sospeso sulla plancia è disponibile in tre versioni: con due display da 7 pollici, con un display da 7 pollici e uno da 10,25 pollici e con due display da 10,25 pollici. MBUX (MERCEDES-BENZ USER EXPERIENCE): ESPERIENZA UNICA Nuova Classe A è il primo modello Mercedes-Benz ad essere equipaggiato con il nuovissimo sistema multimediale MBUX (Mercedes-Benz User Experience), che annuncia l’inizio di una nuova era della connettività firmata Mercedes me. La particolarità di questo sistema è la capacità di apprendere grazie all’intelligenza artificiale. MBUX, personalizzabile e adattabile, mette in collegamento tra loro auto, guidatore e passeggeri. Tra le altre particolarità vi sono, a seconda degli allestimenti, la plancia ad alta risoluzione con display widescreen e comandi touchscreen del di-

splay multimediale, la navigazione con tecnologia della realtà aumentata e i comandi vocali intelligenti con comprensione del linguaggio naturale che vengono attivati con l’espressione “Hey Mercedes”. Inoltre è disponibile anche un display head-up a richiesta . Il touchscreen del sistema MBUX fa parte del concetto complessivo dei comandi touch, che comprendono touchscreen, touchpad sulla consolle centrale e pulsanti touch control al volante. Il sistema MBUX rappresenta una rivoluzione della user experience nel settore automotive. Le animazioni sottolineano la comprensibilità della struttura dei comandi e affascinano con una brillante grafica 3D ad altissima risoluzione che viene renderizzata, vale a dire calcolata ed inviata, in tempo reale. Con la nuova generazione di Infotainment MBUX debuttano nuovi servizi Mercedes me connect e ne vengono perfezionati altri. Tra questi vi sono le funzioni di navigazione sulla base della comunicazione Car-to-X (informazioni da veicolo a veicolo su avvenimenti rilevati da sensori, come per esempio una frenata di emergenza o un intervento dell’ESP®, oppure rilevati grazie a un messaggio manuale dell’utente, come per esempio un incidente) e il tracking del veicolo, che facilita la ricerca dell’auto parcheggiata e invia un messaggio nel caso in cui l’auto sia stata urtata o rimorchiata. L’app Mercedes me Collection può essere salvata come icona sullo schermo e può essere configurata liberamente sull’homescreen come tutte le altre applicazioni principali. Inoltre, a richiesta, l’MBUX visualizza i contenuti online, come i prezzi aggiornati del carburante o la disponibilità di parcheggi all’interno di un autosilo. L’aggiornamento online del sistema MBUX permette di avere accesso in modo semplice ai nuovi contenuti. Con i nuovi servizi Mercedes me connect On-Street Prediction, Real-Time Information e Off-Street Information, chi guida una Mercedes-Benz può risparmiare tempo prezioso, stressarsi di meno e contemporaneamente ridurre consumi ed emissioni durante la ricerca di un parcheggio. Le informazioni in tempo reale si basano, ad esempio, sui dati provenienti da altre vetture Mercedes-Benz, che hanno appena lasciato un parcheggio o che sono transitate davanti a potenziali parcheggi.


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CHI C’ERA

NUOVA MERCEDES CLASSE A: #JUSTILIKEYOU La più grande delle rivoluzioni nel settore auto è arrivata e porta la firma Mercedes Benz. Tutto questo grazie alla nuovissima Classe A, presentata in anteprima assoluta il secondo week-end di maggio da Lodauto, Concessionaria Ufficiale Mercedes-Benz e smart, con eventi unici ed interattivi: un concetto chiave quest’ultimo se si considera che, per la prima volta, non solo gli ospiti si sono trovati di fronte ad un’auto dalla tecnologia estremamente avanzata ma, addirittura, hanno potuto interagire con l’auto stessa. Questo grazie ad uno sviluppatissimo sistema di intelligenza artificiale: MBUX. Basta un “Ehi Mercedes” e l’auto non solo ascolterà ma addirittura risponderà alle richieste e le memorizzerà, permettendo così di gestire con comando vocale il sistema di navigazione, l’autoradio, il climatizzatore ed altre funzioni secondarie. Durante l’esclusiva anteprima di giovedì 10 maggio, gli ospiti hanno potuto scoprire tutte le potenzialità dell’auto, senza dimenticare ovviamente la bellezza delle linee e la ricercatezza degli interni, personalizzabili in ogni dettaglio. Per rendere ancora più speciale la serata gli ospiti sono stati intrattenuti con un esilarante spettacolo che ha visto protagonisti il talentuoso comico Enzo Paci e la bellissima soubrette Elena Morali, direttamente da Colorado Cafè, mentre le eleganti modelle della Boutique Spazio123 allietavano i presenti indossando i magnifici abiti della nuova collezione e i raffinati gioielli dello stilista Patricio Parada, tutto questo gustando una deliziosa cena buffet. Non meno entusiasmanti i due giorni di porte aperte del 12 e 13 maggio che hanno contato un susseguirsi di clienti e amanti del brand Mercedes, curiosi di scoprire la nuova Classe A ma anche di entrare nel mondo virtuale di #justlikeyou: attraverso un sistema on-line, infatti, ogni cliente poteva già nei giorni precedenti all’open weekend di interagire con dei sistemi d’intelligenza artificiale in grado di riprodurre la loro immagine in una foto, ritirabile poi in concessionaria. Non solo: sempre in salone, entrando in un Hub ed indossando un apposito braccialetto, gli ospiti sono stati catapultati in un mondo virtuale, provando un’esperienza unica ed irripetibile. Proprio come la nuova Mercedes Classe A.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


GHIBLI, QUATTROPORTE E LEVANTE NELL’EDIZIONE NERISSIMO IN OCCASIONE DELL’88A EDIZIONE DEL SALONE DI GINEVRA, MASERATI HA PRESENTATO, IN PRIMA EUROPEA, GHIBLI, QUATTROPORTE E LEVANTE NELL’EDIZIONE NERISSIMO Si presentano nell’accattivante livrea “total black” Ghibli, Quattroporte e Levante sul palcoscenico dell’88a edizione del Salone di Ginevra. Infatti il colore nero è sinonimo di eleganza, ma anche di sportività estrema, ed entrambe le caratteristiche fanno parte del DNA di Maserati e ne rappresentano la duplice personalità. Da queste premesse, nasce Nerissimo, che enfatizza soprattutto il lato sportivo, il forte temperamento e i contenuti prestazionali delle vetture del Tridente. Questa edizione speciale pensata per Ghibli, Quattroporte e Levante nella versione GranSport, vede infatti come protagonista assoluto il colore nero. Nel dettaglio, gli esterni delle tre vetture si contraddistinguono per l’esclusivo abbinamento tra l’ammaliante vernice nera della carrozzeria, che dà un’idea di profondità e le finiture Black Chrome a contrasto per diversi particolari: la fascia superiore della calandra con le stecche verticali nere e il Tridente al centro, i profili del bagagliaio, il lettering sul portellone, il logo sui montanti e le prese d’aria laterali.


MASERATI QUATTROPORTE EDIZIONE NERISSIMO

MASERATI LEVANTE EDIZIONE NERISSIMO

MASERATI GHIBLI EDIZIONE NERISSIMO Si aggiungono le maniglie porta, i terminali di scarico e le cornici dei cristalli in un’esclusiva finitura nera. Per quanto riguarda Ghibli e Quattroporte, l’Edizione Nerissimo si completa con le finiture nere dei fari a LED e dei cerchi da 20” Urano e da 21” Titano. Per Levante sono presenti contenuti aggiuntivi come: le protezioni sottoscocca anteriore e posteriore e la cornice dei fendinebbia anteriori neri. La scelta tra i cerchi comprende quelli da 20” Nereo o Efesto o da 21” Anteo, tutti con finiture scure. Gli interni dell’Edizione Nerissimo per la berlina sportiva Ghibli presentano i sedili anteriori e posteriori riscaldati, il volante riscaldato, la finitura degli interni in Dark Mirror (disponibili anche le opzioni Black Piano e Carbonio), vetri oscurati e tendina parasole posteriore elettrica; per l’ammiraglia di lusso Quattroporte la configurazione prevede finitura dell’abitacolo Black Piano (Carbonio in alternativa), vetri oscurati, telecamera posteriore con linee guida dinamiche, portellone elettrico automatico, sistema HomeLink e funzione Keyless Entry estesa alle porte posteriori. Per il SUV Levante sono previsti sedili anteriori e posteriori riscaldati, climatizzatore automatico quadrizona, pedaliera elettrica e sistema Easy Entry.

LE ALTRE VERSIONI ESPOSTE A GINEVRA Sullo stand del Salone di Ginevra la Casa del Tridente mostra anche gli altri modelli della gamma, in versioni e colori differenti. La Ghibli S Q4 GranLusso è in livrea Bianco Alpi, con cerchi da 20” Urano Diamond e pinze freno alluminio lucidato, gli interni griffati Ermenegildo Zegna sono molto eleganti e grintosi, in pelle rossa con inserti 100% in fibra naturale di seta Mulberry e pregiate finiture Ebano. La Quattroporte S Q4 GranLusso si presenta nella tonalità Blu Passione con cerchi da 21” Titano e pinze freno nere; i raffinatissimi interni in pelle beige con inserti in radica, si sposano perfettamente con gli esterni e i due sedili posteriori assicurano il massimo della comodità per un utilizzo executive. La linea di prodotto sportiva è rappresentata dalla GranCabrio MC rigorosamente Bianco Birdcage con cerchi da 20” e pinze freno di colore nero, come gli interni in pelle e Alcantara con cuciture a contrasto bianche che impreziosiscono l’abitacolo; i particolari in carbonio rafforzano il marcato “look” racing della vettura.

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COPPA COMMISSIONE SPORTIVA 2018 DOMENICA 22 APRILE SI È TENUTA AL GOLF CLUB BERGAMO L’ALBENZA LA COPPA COMMISSIONE SPORTIVA BY LARIO BERGAUTO


CHI C’ERA

COPPA COMMISSIONE SPORTIVA 2018 Golf e motori: due passioni che spesso si intrecciano per dare vita ad eventi unici. Proprio come è avvenuto lo scorso 22 aprile presso il prestigioso Golf Club Bergamo l’Albenza, cuore pulsante del golf bergamasco e non solo. Qui, nella bellezza e tranquillità di un parco secolare, Lario Bergauto Bergamo ha deciso di sponsorizzare anche per questa edizione la Coppa della Commissione Sportiva. Durante questa occasione i soci del club hanno potuto così ammirare le BMW i3, i8, la Serie 7, la X5 Hibryd Plug-in e provare la nuovissima BMW X2, la X1 e la Serie 2 Active Tourer. Da 30 anni, ormai, la concessionaria cittadina partecipa attivamente alla vita sportiva del Golf Club Bergamo L’Albenza sponsorizzando gare ed eventi particolari. Ad aggiudicarsi la Coppa Commissione Sportiva di quest’anno nella prima categoria Marco Florioli, 1° lordo con 76 colpi, seguito da Luca Florioli, 1° netto con 72 colpi. Per la seconda categoria, invece, il 1° netto è stato conquistato da Achille Bruzzi con 68 colpi e il 2° netto raggiunto invece da Sergio Minetti con 69 colpi. Nella terza categoria, infine, il 1° netto è stato assegnato a Raffaele Epis mentre il 2° netto a Guido Rubini.Tra le Lady l’ha spuntata Maraly Arzuffi con 34 punti, tra i Junior Simone Rota con 34 punti e, tra i Senior, Mauro Ruggiero con 37 punti.

Ph. Sergio Nessi - Puoi vedere tutte le immagini dell’evento su www.qui.bg.it


La Grande Bellezza della solidarietà La Fondazione Vittorio Polli ed Anna Maria Stoppani ha celebrato con la serata “The Perfect Night for Charity” l’apertura al pubblico della propria sede, il neo ristrutturato omonimo palazzo Cinquecentesco in Città Alta a Bergamo. L’appuntamento era per il 10 maggio con una serata benefica che aveva come scopo ultimo la raccolta fondi per aiutare gli altri a vivere, invecchiare e prendersi cura di sé al meglio. Solidarietà ed attenzione verso il sociale sono una priorità per la  Fondazione Polli-Stoppani che, in qualità di ente di  beneficenza, opera attraverso l’erogazione di contributi ad associazioni ed istituzioni, ma anche a progetti particolarmente meritevoli o bisognosi di supporto con focus particolare sul territorio bergamasco. Per la prima volta in cinquanta anni, il palazzo di via San Giacomo è stato aperto al pubblico in una serata dedicata alla solidarietà che ha avuto come madrina d’eccezione Cristina Parodi, già nota al pubblico per la sua sensibilità ed impegno sulle tematiche sociali e per il forte legame con il territorio.

Donne Conturbanti di Guido Taroni


Grazie a Rosy Biffi ha preso vita un’ulteriore iniziativa volta a celebrare la serata “The Perfect Night for Charity”: il 12 maggio infatti è stata inaugurata la mostra “Donne ConTurbanti” del fotografo Guido Taroni presso la boutique Biffi di Bergamo e, per l’occasione, è stata presentata “Kaleidos”, la stampa in edizione limitata del turbante per Biffi. La rassegna fotografica si compone di una serie di immagini di volti femminili che interpretano il turbante e che danno il titolo alla mostra, presentata nel 2016 alla Triennale di Milano. Presso la boutique Biffi di Bergamo sarà possibile ammirare in esclusiva il nuovo ritratto di Guido Taroni eseguito con il turbante “Kaleidos”.


Le donazioni raccolte durante la serata verranno destinate a due progetti benefici: Invecchiando s’impara (www.invecchiandosimpara.it) e Dee di Vita (www.deedivita.org). Invecchiando s’impara nasce dal progetto degli Ambiti di Seriate e Grumello del Monte che – avvalendosi del supporto di una rete di partner – hanno formulato un programma per favorire l’invecchiamento sano, attivo e positivo delle persone che vivono e abitano i territori. L’associazione opera attraverso un sistema di servizi ed attività che aiutano gli anziani a mantenere la propria autonomia e autosufficienza.

Donne Conturbanti

Dee di Vita amplia ulteriormente e prosegue il percorso iniziato nel 2016 per Salute allo Specchio, il progetto di supporto psico-sociale dedicato alle donne in cura presso l’Ospedale San Raffaele di Milano. Un’iniziativa solidale che mette al centro la donna e la sua femminilità e che vuole aiutare le pazienti oncologiche a ritrovare il desiderio di prendersi cura di sé, per stare meglio con sé e con gli altri. Per sostenere concretamente questa finalità è stato creato un turbante, declinato in una serie di coloratissime stampe dall’Archivio Storico di Mantero. In occasione della serata del 10 maggio, l’Associazione Dee di Vita ha donato 100 turbanti all’Associazione Oncologica Bergamasca da destinare alle pazienti dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. L’Associazione Oncologica Bergamasca (A.O.B.) è una Onlus costituita nel 1999 su iniziativa di un gruppo di medici oncologi dell’Ospedale di Bergamo ed è una realtà locale di volontariato che opera al servizio della comunità bergamasca. In stretta collaborazione con i Reparti di Oncologia e Radioterapia ed in sinergia con il neo costituito Cancer Center dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, A.O.B. sostiene e sviluppa progetti e attività di Ricerca, Ascolto, Assistenza e Comunicazione a beneficio dei malati oncologici e delle loro famiglie.


Durante la mostra presso la boutique Biffi di Bergamo Guido Taroni ha presentato “Kaleidos�, la stampa in edizione limitata del turbante per Biffi.


Accademia per lo sport e la solidarietà

TENNIS 2018, DAL 18 MAGGIO IL TORNEO A CIVIDINO AL VIA IL 18 MAGGIO LA 42ESIMA EDIZIONE DEL TORNEO, FINALI IL 7 GIUGNO, SERATA DI GALA L’8 GIUGNO ALLA FIERA DI BERGAMO. OLTRE 300 I PARTECIPANTI: SI RACCOGLIERANNO FONDI PER TRE PROGETTI D’ECCELLENZA

LA SOLIDARIETÀ È LA VITTORIA PIÙ BELLA L’EMOZIONE DEL DONARE NON SI FERMA. UN MILIONE E TRECENTOMILA EURO DONATI NEGLI ULTIMI QUATTORDICI ANNI E NUOVI TRAGUARDI DA SCRIVERE INSIEME. L’ACCADEMIA DELLO SPORT HA PRESENTATO IL 9 MAGGIO IL “TENNIS 2018,” LA 42A EDIZIONE DI UN TORNEO TENNISTICO CHE DAL 2003 HA ASSUNTO I CONTORNI DI UNA GRANDE FESTA DELLA BENEFICENZA. NELLA SALA CONSILIARE DEL PALAZZO DELLA PROVINCIA DI BERGAMO, SI SONO RICORDATE LE TANTE TAPPE DI QUEST’AVVENTURA E SI SONO SVELATI I DETTAGLI DEL NUOVO ANNO

Il torneo Si giocherà da venerdì 18 maggio a giovedì 7 giugno sui campi del Centro sportivo «Mongodi» di Cividino di Castelli Calepio mentre venerdì 8 giugno, i saloni della Fiera di Bergamo accoglieranno il galà finale del Tennis 2018, una serata magica in cui saranno premiati i vincitori dei tornei sportivi – oltre al tennis, si festeggeranno anche i giocatori del «Bergamo Golf for Charity», la competizione golfistica che l’Accademia ha organizzato nel mese di aprile con tre appuntamenti – e le personalità a cui l’Accademia attribuisce i Golden Vip, prestigioso riconoscimento che valorizza i meriti nel mondo dell’imprenditoria, dello sport e della medicina. Il Tennis 2018 mette in palio il 27° Trofeo Achille e Cesare Bortolotti (doppio maschile), il 12° Trofeo Giacinto Facchetti (singolare maschile A), il 5° Torneo Franco Morotti (singolare maschile B), la Coppa Accademia dello Sport (doppio misto) e la Coppa Banca Mediolanum (a squadre). Si cimenteranno con la racchetta volti noti e notissimi dello sport (dai campioni di Serie A sino alle medaglie olimpiche), dell’imprenditoria, della comunicazione, del cinema, dell’informazione (da Striscia la Notizia è pronta una grande “pattuglia” di ospiti) e della società civile: in totale, saranno oltre 300 le personalità attese sulla terra rossa di Cividino.


La presentazione del torneo ha visto il saluto iniziale di Giovanni Licini, da sempre l’«anima» del torneo e dell’Accademia “Quasi mezzo secolo, chi lo avrebbe mai immaginato? - ha detto Licini - Prima di tutto, voglio ricordare gli amici che non ci sono più come Cesare e Achille Bortolotti, Giacinto Facchetti, Franco Morotti, Gigi Basso, Chicco Pisani, Roberto Lavelli, Ivan Ruggeri, Giovanni Scainelli, Gianmario Colombo, Emiliano Mondonico. Dal 2003 abbiamo cambiato pelle - ha proseguito - allo sport e all’agonismo, abbiamo affiancato le serate in amicizia, ma soprattutto la solidarietà. 1.300.000 euro distribuiti sul nostro territorio ad enti e associazioni di volontariato per contribuire a far crescere tante associazioni e aiutare reparti ospedalieri con attrezzature innovative. Tante sono sempre le attestazioni di stima e i ringraziamenti ufficiali che riceviamo, ma i più sinceri, concreti e silenziosi sono quelli dei singoli malati che trovato beneficio nel nostro aiuto. Un altro grande grazie va a tutti i nostri amici sponsor, e a tutti i nostri instancabili collaboratori. Un augurio a tutti i partecipanti, affinché sia un evento di sport ma soprattutto di amicizia” - ha concluso Licini. L’altro pilastro dell’Accademia, il presidente Alessandro Masera ha precisato che: “La macchina organizzativa è partita già da tempo, ci sono le premesse per un’altra bella edizione. Gli sponsor sono ancora più numerosi, grandi e piccole realtà imprenditoriali, a testimonianza della generosità del territorio bergamasco”. Un grande grazie per la scelta della sede è arrivata dal padrone di casa, Matteo Rossi, presidente della Provincia. “Sport e solidarietà - ha detto - si tengono insieme e la voglia di fare del bene per gli altri rappresenta lo spirito di questa terra. Mi associo nel ricordo di Emiliano Mondonico, amico dell’Accademia e di tutti i bergamaschi. Ogni anno sapete realizzare cose che paiono impossibili”. Nel binomio con la ricerca scientifica si è inserito il discorso di Angelo Piazzoli, segretario generale della Fondazione Credito Bergamasco. In questa manifestazione - ha detto - c’è una coralità preziosa. Col premio alla dottoressa Giovanna Mangili, direttore della Patologia neonatale dell’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, insignita del Golden Vip per l’eccellenza medica, abbiamo voluto guardare al fattore umano: è un premio straordinariamente meritato per l’umanità di questa professionista. È un momento difficile per tutta la società, ma vedere la solidarietà che l’Accademia interpreta in maniera così intraprendente è un grande motivo di soddisfazione”. Per la Regione era presente Claudia Terzi, assessore alle Infrastrutture, ai trasporti e alla mobilità sostenibile, che ha portato i saluti del presidente Attilio Fontana e ha dichiarato: “È un onore condividere come Regione questa storia, e affiancare nostri concittadini che si dedicano alla solidarietà. Si arriva a tali risultati solo se ci si impegna giorno e notte: è la caratteristica di ogni lombardo, di ogni bergamasco e dell’Accademia”.

Franco Tentorio, Alessandro Vanoi e Antonio Rossi

Carlo Nicora, Emilio Bellingardi

Ecco a chi andranno i fondi raccolti Si aiuterà l’Unità operativa di Riabilitazione specialistica facente capo al Papa Giovanni XXIII, per la costruzione di un percorso di outdoor wheelchair training dedicato a persone in carrozzina a causa di traumi dovuti a incidenti o malattie. “Sarà un ulteriore tassello di addestramento all’utilizzo della carrozzina prima delle dimissioni dei nostri pazienti dall’Unità spinale – ha spiegato Guido Molinero, responsabile dell’Unità di Riabilitazione specialistica - Le barriere sono nella vita di tutti i giorni, nelle città”. Gli ha fatto eco Claudio Tombolini, presidente dell’Associazione Disabili Bergamaschi: «C’è ancora molto da lavorare su questo tema: noi lo facciamo da 35 anni, ma non ci arrendiamo. La carrozzina è un ausilio pesante psicologicamente, ma se sappiamo usarla bene diventa tutto più facile: l’aiuto dell’Accademia è prezioso». Un’altra “partnership” sarà con l’associazione SOS (Solidarietà in Oncologia San Marco-Zingonia,) per approfondire la ricerca e la cura nelle patologie tumorali. “Il progetto è di grande importanza, così come il supporto che riceviamo dall’Accademia – in queste parole il saluto di Miro Radici, presidente dell’associazione SOS - Sono stato tra i pionieri del torneo: una volta andai in finale, e viste le mie non eccelse capacità tennistiche voleva dire che eravamo proprio pochi (sorride, ndr). È stata però la genesi di un evento di grandissima importanza per il territorio e se le associazioni collaborano tra loro, diventa tutto più bello”. “Con l’Accademia è nata un’amicizia vera e sono nate idee positive: grazie all’Accademia, ci avvicineremo all’utilizzo di tecnologie ancora più sofisticate - ha aggiunto Andrea D’Alessio, responsabile dell’Unità operativa di Medicina interna e oncologia del Policlinico San Marco. È intervenuto anche Giancarlo Borra, attuale direttore sanitario degli Istituti ospedalieri bergamaschi e già presidente della Provincia dal 1980 al 1985 dicendo che: “Il miglior ringraziamento per l’Accademia è quello dei malati, oggi voglio fare da tramite con chi soffre. Portate un contributo a progredire in settori delicatI”.

cristina radici

OGNI PUNTO, OGNI SMASH E OGNI ACE SI TRADURRÀ IN BENEFICENZA. LE ATTIVITÀ DELL’ACCADEMIA DELLO SPORT, DI CUI IL TENNIS 2018 È L’APPUNTAMENTO CLOU, QUEST’ANNO SPOSANO TRE PROGETTI.


LA SOLIDARIETÀ È LA VITTORIA PIÙ BELLA

roberto sancinelli, liliana sancinelli, roberto faletti

L’Accademia aiuterà anche la Patologia neonatale presso l’Asst Papa Giovanni XXIII con l’acquisto di un nuovo macchinario. “Il progetto quest’anno completa quello dell’anno scorso - ha sottolineato Giovanna Mangili, direttore della Patologia neonatale e della Terapia intensiva neonatale - l’apparecchiatura che ci è stata donata lo scorso anno è subito diventata preziosissima per la cura dei neonati più critici”. Ringraziamenti anche da Carlo Nicora, direttore generale del Papa Giovanni XXIII che ha detto: “Siete la rappresentazione di un aiuto concreto, grazie alla vostra costante attenzione alla medicina e alla salute. Da anni interpretate i bisogni dei malati e dei disabili, di chi vive momenti di fragilità”.

ongis claudio, irive viganò raffaele meles, giancorrado stucchi

giovanni licini circondato dallo staff dell’accademia dello sport per la solidarietà

GOLDEN VIP E PREMI SPECIALI L’8 giugno, il galà porterà con sé anche l’emozione dei Golden Vip. Quello per l’imprenditoria premia Olivo Foglieni, a capo del Gruppo Fecs, holding bergamasca da 300 milioni di fatturato e sette stabilimenti produttivi in Italia e all’estero. ll Golden Vip per l’eccellenza medica premia la dottoressa Giovanna Mangili. ll Vip d’Onore alla memoria di Luciana e Gianni Radici sarà assegnato a Michela Moioli, la snowboarder di Alzano campionessa olimpica a Pyeongchang 2018. Due ulteriori premi speciali celebreranno altrettante figure che hanno contribuito in modo prezioso allo sviluppo recente del territorio bergamasco. Carlo Nicora, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII, l’uomo che ha guidato il trasloco dai vecchi Riuniti alla modernissima struttura della Trucca: “Il premio - ha detto - va dedicato a tutte le persone che hanno contribuito a realizzare il trasloco. Quando sono arrivato a Bergamo nel 2011, per due anni ho fatto solamente l’ingegnere (sorride, ndr), perché c’era da portare a termine l’apertura dell’ospedale: traslocare un

d.arizzi, g.a cattaneo, f.lamera, g.licini, gl viscardi, e.chiesa, g.vitali, b.caramelli, p.besagno

1a cat 1°lordo d.arizzi premiato da raffaele meles, gian angelo cattaneo, f. sala, c.fontana, g.fontana, e.pedretti, b.caramelli, f.lamera, g.licini.


giovanni licini, CLAUDIA TERZI, MATTEO ROSSI, ANGELO PIAZZOLI E SANDRO MASERA

ospedale da 1.200 posti letti in sei giorni resterà per sempre impresso nella memoria delle migliaia di persone che vi hanno contribuito”. Emilio Bellingardi, direttore generale di Sacbo, la società che gestisce l’aeroporto di Orio al Serio, figura chiave della crescita dello scalo bergamasco ha dichiarat: “L’aeroporto è della squadra che ci lavora, e già appena arrivato a Bergamo capii la grande capacità lavorativa e decisionale dei bergamaschi. Il grazie va a Miro Radici, che mi ha permesso di conoscere Giovanni Licini e che mi ha costantemente supportato durante il suo mandato ai vertici di Sacbo. Mi piace ricordare l’impegno e il lavoro che abbiamo fatto per rendere accessibile l’aeroporto ai disabili, un tema che si lega alla solidarietà qui rappresentata”.

LA SOLIDARIETÀ A TAVOLA: TRE CHEF PER IL TENNIS 2018

2a cat.1° netto francesco bertuletti premiato da guido fontana, fabio sala, giocanni licini

Sport e solidarietà. Ma anche amicizia. Il Tennis 2018 è l’occasione per stare insieme e per valorizzare al meglio tutte le eccellenze bergamasche. Anche quelle enogastronomiche: a prezzi contenuti, ogni sera sarà possibile cenare nei locali appositamente allestiti del Centro «Mongodi» di Cividino. La novità del 2018 è la predisposizione di particolari “percorsi” che offriranno un’esperienza gustativa unica. Il servizio ristorazione è affidato a VR Eventi: “Avremo tre grandi chef che ci presenteranno menù particolari durante il torneo – ha svelato Sabina Verzeri - Giovanni Rota si occuperà della cucina bergamasca, Davide Brovelli, chef del Sole di Ranco, ci delizierà con il pesce di lago. Umberto De Martino, chef del Florian Maison, ci preparerà una serata speciale. Un’ulteriore serata sarà dedicata alle carni del mondo, mentre l’azienda vitivinicola Medolago Albani fornirà vino bianco e rosso del territorio”. Dal 18 maggio, appuntamento a Cividino.


GILBERTO REGGIANI RIMARRÀ APERTA FINO AL 27 MAGGIO PRESSO L’EX CHIESA DELLA MADDALENA DI BERGAMO LA MOSTRA IN RICORDO DI GILBERTO REGGIANI, ARTISTA POLIEDRICO ATTIVO A BERGAMO NEGLI ANNI ‘70, LA CUI ARTE E IL CUI IMPEGNO TERRITORIALE HANNO SIGNIFICATIVAMENTE CONTRIBUITO ALLA CRESCITA E SVILUPPO DEL NOSTRO TESSUTO SOCIALE E CULTURALE

Si terrà dal 19 al 27 maggio 2018 presso l’Ex Chiesa della Maddalena di Bergamo la mostra in ricordo di Gilberto Reggiani, artista poliedrico attivo a Bergamo negli anni ‘70, la cui arte e il cui impegno territoriale hanno significativamente contribuito alla crescita e sviluppo del nostro tessuto sociale e culturale. Nativo di Quistello (MN) e Bergamasco d’adozione, inizia la sua lunga e ricca esperienza artistica avvicinandosi alla pittura Naif con i suoi quadri dai tratti ingenui, candidi e fantastici, per poi arrivare a tecniche pittoriche sperimentali ed innovative. In mostra circa 50 quadri per ricordare e raccontare le fasi più rappresentative dell’artista: la prima, quella degli esordi, caratterizzata dall’interesse e dall’amore per l’arte Naif, in cui Reggiani dipinge in chiave favolistica, poetica, in linea con lo stile Naif. La seconda fase è un’evoluzione che arriva quando Reggiani entra a far parte del Gruppo R.A.S.E. (Ricerca Artistica sulla emotività - sorto a Bergamo nel 1966 sotto la direzione del pittore Giuseppe Mazzoleni,) dove traspare la ricerca di nuove forme e dimensioni estetiche dal contenuto sociale, volto all’esaltazione dell’uomo e del suo tessuto sociale ed ambientale. Non solo tematiche nuove ma tecniche pittoriche innovative che lo portano all’utilizzo di materia plastica fusa sulla quale costruire con tesserine di metallo raffigurazioni simboliche. Un interessante lavoro di ricerca culminato con la realizzazione di una serie di 18 quadri riguardanti un’indagine sociologica a sfondo morale dal titolo: “Cronaca di una protesta dei giorni nostri”. La terza fase è caratterizzata da un’intuizione che ancora una volta testimonia la curiosità e la passione di Reggiani per l’arte in generale, ovvero l’utilizzo di francobolli come


elemento cromatico e decorativo all’interno dei suoi quadri. Il francobollo entra così per la prima volta in una mostra e si fa arte. Un’occasione, quella della mostra, voluta dalla famiglia Reggiani per ricordare, insieme a chi con lui ha condiviso e vissuto il fermento di quegli anni, non solo l’artista, eclettico e poliedrico, ma anche l’uomo, amante dell’arte, appassionato e modesto, che non rinuncerà mai al suo lato umano. Un appuntamento con l’arte, aperto a tutti i cittadini, che offre l’opportunità di visitare un’interessante mostra in un contesto, come quello della Ex Chiesa della Maddalena, davvero speciale e suggestivo. Questa iniziativa è promossa dall’Associazione Culturale Cento4 con il patrocinio e contributo del Comune di Bergamo.


GILBERTO REGGIANI

Gilberto Reggiani (1935-1995), nativo di Quistello (MN) e Bergamasco d’adozione, è stato un esponente della pittura Naif in Italia e figura attiva del territorio Bergamasco negli anni ’70. Primo in Italia a discutere una tesi di Laurea dal titolo “Problemi e tendenze della pittura naive”, (1972-1973) in cui ha analizzato l’importanza ed il ruolo dell’arte Naif a livello internazionale. Persona eclettica e artista poliedrico, è partito dall’arte Naif con i suoi quadri dai tratti ingenui, candidi e fantastici, per poi arrivare a tecniche pittoriche sperimentali ed innovative. Sotto la direzione del pittore Giuseppe Mazzoleni, entrò a far parte del Gruppo RASE (Ricerca Artistica sulla emotività - sorto a Bergamo nel 1966), dove applicò uno stile nuovo, evoluto, volto alla ricerca spontanea di forme e dimensioni estetiche dal contenuto sociale, volto all’esaltazione dell’uomo e del suo territorio sociale ed ambientale. Non solo tematiche ma tecniche pittoriche nuove che lo portarono all’utilizzo di materia plastica fusa sulla quale costruire con tesserine di metallo raffigurazioni simboliche. Un interessante lavoro di ricerca culminato, nella primavera del 1978, con l’esposizione di una serie di 18 quadri nel Palazzo della Ragione di Bergamo riguardanti un’indagine sociologica a sfondo morale dal titolo: “Cronaca di una protesta dei giorni nostri”. L’uomo e l’aspetto sociale restarono sempre al centro dell’arte di Reggiani, i suoi quadri hanno raccontato l’individuo e le dinamiche sociali che lo hanno circondato; erano gli anni ’70, ma è incredibile come molte sue tematiche espresse in arte siano ancora oggi molto attuali. Spesso rappresentata dall’ironia, la sua pittura è stata testimone della vicinanza e sensibilità dell’uomo Reggiani, oltre che del pittore, verso l’essere umano, la cui vita è spesso una lotta ma dove speranza e positività emergono sempre. Collezionista di francobolli fin dall’età di sette anni, fu iscritto al Circolo Filatelico Bergamasco, di cui divenne segretario. Ebbe l’idea originale di utilizzare in modo creativo il francobollo, come elemento cromatico e decorativo e quindi a far entrare il francobollo in un museo e farne arte. Anche per questo, la sua mostra del 1993 dal titolo “il cromatismo decorativo del francobollo” allestita nell’ex sala consiliare di via Torquato Tasso e patrocinata dall’Assessore alla Cultura del Comune di Bergamo, attirò un vasto pubblico non espressamente filatelico, riuscendo così anche ad avvicinare i cittadini al mondo dell’arte. La sua originalità lo portò presto a farsi conoscere anche fuori dal confine nazionale. Celebre, inoltre, la mostra “Storia postale italiana della seconda guerra mondiale” tenutasi presso l’Archivio di Stato di Bergamo nella quale il materiale filatelico e cartaceo si mescolano e fanno rivivere situazioni, sentimenti ed emozioni di chi ha vissuto la guerra in prima persona. Un’opera eccezionale, sicuramente unica. Artista poliedrico, oltre a farsi apprezzare per la sua arte è stato impiegato al Genio Civile di Bergamo (Lavori Pubblici della Regione Lombardia) prima come geometra capo prima e poi, grazie ad una seconda Laurea, in Architettura, come dirigente responsabile dell’Ufficio Pronti Interventi e difesa del suolo. Specializzato in tecnica stradale, pubblicò a fine anni ‘80 il volume “Manuale dei lavori pubblici”, vero e proprio vademecum per funzionari tecnici, assessori, sindaci, imprenditori, liberi professionisti che avessero a che fare con opere pubbliche. Scritto in maniera semplice e chiara, precisa e puntuale aiutò a districarsi tra le difficili disposizioni e regolamenti riguardanti la condotta delle opere pubbliche attraverso l’esame delle norme legislative.


Prima la salute poi la scuola La salute, prima di ogni altra cosa. Poi, la scuola. Diritti, che non in tutto il Madagascar sono garantiti, nemmeno oggi. Tantomeno lo erano una decina di anni fa quando un gruppo di amici, in gran parte medici, si crea pian piano attorno a una coppia di colleghi che fondano - a Milano - l’associazione Change Onlus: sono Paolo Mazza, medico al San Raffaele, e la moglie Teresa Suardi, originaria di Bergamo. E da Bergamo arrivano tante adesioni di amici e professionisti che condividono la mission dell’associazione: costruire progetti per “contribuire a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni dei Paesi in cui opera, intervenendo nei contesti di degrado, povertà e carenza di strutture sanitarie”. Il primo Paese in cui Change Onlus approda è il Madagascar, dove negli anni vengono implementati due importanti progetti a Sakatia e ad Ampefy-Andasibe, nel distretto di Itasy, a circa 140 chilometri a ovest della capitale, Antananarivo. Nel primo caso, un dispensario sulla piccola isola dell’arcipelago di Noby Be dove fino ad allora non c’erano strutture sanitarie; ad Ampefy, un dispensario adiacente a al complesso scolastico della missione dell’Ordine della Consolata delle suore discepole del Sacro Cuore. Ovviamente, si tratta di progetti nati da zero: “Da zero, dall’acquisto dei terreni su cui negli anni e con l’aiuto, il sostegno e la collaborazione di tanta gente, semplici cittadini, amici, enti e sponsor, sono state realizzate le due strutture sanitarie in un’area del mondo in cui sotto il profilo sanitario, ma anche della prevenzione e della nutrizione, c’erano e ci sono ancora grosse problematiche”. A raccontare i due progetti e ad annunciare il nuovo, ambizioso traguardo che Change Onlus si prefigge di raggiungere è Maurizio Maggioni, odontoiatra di Bergamo già responsabile del centro odontoiatrico del Policlinico di Ponte San Pietro. Maggioni è volontario della prima ora in Madagascar e, con orgoglio, racconta oggi che: “mandati a sistema i due centri di Sakatia e Ampefy, abbiamo già un prossimo obiettivo: una scuola sulla falsariga delle storiche scuole di

dopo i due presidi sanitari attivati a Sakatia e ad Ampefy-Andasibe in madagascar, il prossimo impegno è per costruire una scuola professionale


aiutarli a casa loro. qualcuno che lo fa davvero da anni: il punto sugli interventi della Change onlus in madagascar con maurizio MAggioni nella foto in alto a sinistra circondato dai suoi piccoli pazienti africani. nella sequenza in basso le varie fasi della costruzione dell’ospedalini


arti e mestieri che hanno formato tanti artigiani nel nostro Dopoguerra. : “Grazie alla generosità di tanti amici bergamaschi, e non solo, spiega Maggioni, artefice e coordinatore degli ambulatori di odontoiatria dei due poli malgasci di Change Onlus, siamo riusciti a portare e inviamo tutt’ora attrezzature e strumentazioni. Faccio solo qualche esempio: La Marziali e Farneti ci ha donato montature per occhiali, la Calypso i pannelli solari, mentre la compagnia area Neos porta gratis il materiale in Madagascar (un grazie particolare al capo scalo di Nosy Be, Luciano Boldi). Ricordiamo che le prestazioni sanitarie e ambulatoriali che vengono erogate nei due dispensari sono totalmente gratuite, in un Paese dove la sanità è a pagamento, quindi garantita solo per chi può permetterselo. L’intenzione è quella di formare giovani che imparino un mestiere e siano in grado di realizzare sul posto attrezzature, macchinari e strumentazioni. Per questo, il progetto è di una scuola per futuri infermieri, ottici, ma anche panificatori, elettricisti cuochi ecc...”. È un sogno – conclude Maggioni – che, se va come per gli altri, è destinato a diventare realtà: grazie e soprattutto, alla generosità di tanti amici, di tanti bergamaschi che danno una mano e che, per questo sostegno e aiuto, non finiremo mai di ringraziare”.


2018 Sony World Photography Awards

Image Name: Friendship Photographer Name: Md. Tofazzal Hossain Year: 2018 l’immagine del mese

Copyright: Š Md.Tofazzal Hossain, Bangladesh, Shortlist, Open Street Photography and Winner Bangladesh National Award, 2018 Sony World Photography Awards


ESCLUSIVO

La storia dell’enduro al Trophée des Nations IL 28 E 29 APRILE MONTECAMPIONE HA OSPITATO LA SECONDA EDIZIONE DELLA MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE DI ENDURO VINTAGE IN MEMORIA DI AUGUSTO TAIOCCHI. Trophée des Nations: Onore al Capitano, è una manifestazione internazionale di Enduro Vintage, a squadre e su invito, ideata e organizzata da Claudio Terruzzi, pilota di enduro e rally africani, con il patrocinio di Federmoto e della FIM Europe. L’obiettivo dell’evento è quello di ricordare Augusto Taiocchi, pluricampione italiano e mondiale di motoregolarità ed enduro degli anni Settanta e Ottanta. Alla prima edizione, lo scorso aprile, hanno partecipato oltre 50 piloti nazionali italiani e tanto pubblico. È stata la prima volta nella storia del motociclismo che, così tanti campioni dell’enduro, si siano ritrovati tutti insieme per una gara con le loro moto d’epoca.

ONORE AL CAPITANO

AUGUSTO TAIOCCHI


La storia dell’enduro al Trophée des Nations

Il rumore martellante, l’odore di benzina e olio bruciato che esce dagli scarichi dei motori assolutamente non catalizzati, vi riportano subito indietro nel tempo e, anche se foste arrivati a Montecampione bendati, indovinereste che qui oggi si celebra uno dei più incredibili raduni motociclistici. Infatti, in onore di Augusto Taiocchi pilota indimenticato che fu capitano della nazionale italiana, si celebra per la seconda volta il memorial “Onore al Capitano Tropheee des Nations” che vede arrivare su queste colline i campioni del passato con le loro moto di allora per darsi battaglia come ai bei tempi. Centauri che arrivano da ogni dove, testimoni, probabilmente nostalgici di quello che fu il vero periodo d’oro del motocross quando le gare si facevano su e giù per mulattiere e sentieri di montagna.


Negli anni Settanta i miti a due ruote dei ragazzi iniziavano con la K. La prima un mostro sull’asfalto chiamato Kawasahi, giapponese velocissima per piloti spericolati; la seconda K era l’iniziale di una sigla, KTM, una fuoristrada con motore Saks che da allora non ha mai smesso di raccogliere allori con piloti di ogni nazionalità e che, ancora oggi, è protagonista ai vertici nelle gare del campionato mondiale di motocross su circuito. A dare filo da torcere alla casa austriaca, che trovò in Arnaldo Farioli uno dei migliori alfieri, troviamo una lista di nomi che a molti diranno poco essendo quelli di case costruttrici di moto oggi scomparse. SWM, Puch, Husqvarna, DKW, Kramer, Cz, Maico, Montesa, Puch, Zundapp, Gori, insieme a Morini, Guzzi, Gilera, Benelli, Fantic Motor, Honda e persino a BMW che, nonostante l’ingombrante bicilindrico orizzontale, aveva qualcosa da dire.

CHI ERA AUGUSTO TAIOCCHI

Nato il 12 agosto 1950 a Ponteranica, in provincia di Bergamo, aveva iniziato l’attività agonistica nel 1967 e aveva lasciato le gare nel 2000. Si è spento a soli 59 anni nel giugno del 2010. Vinse due titoli europei: della 350 nel 1979; della 500 nel 1980). Conquistò un titolo italiano assoluto (1979 su Ktm 500), dieci di classe e un titolo Fmi di classe. Primeggiò nella classifica a squadre della Sei Giorni nel 1981 all’Elba. Conquistò 5 Valli Bergamasche: 1974, 1976, 1977, 1980, 1982. Per anni è stato una delle bandiere della regolarità prima e dell’enduro poi, ha rivestito il ruolo di capitano della nazionale azzurra e ha gareggiato con la maglia delle Fiamme Oro. Collezionò 7 successi assoluti al Trofeo Revival: 1994-19951996-1997-1998-1999-2000.


La storia dell’enduro al TrophÊe des Nations


La storia dell’enduro al TrophÊe des Nations


Il sabato mattina è il momento dei preparativi e lasciati i giacigli in camper e tende al seguito, ognuno fa cantare la sua beniamina sprigionando nuvole azzurrine che arrivano al naso dei presenti che quasi ne assaporano gli ottani con un certo gusto. Qualche moto non si avvia subito, qualche altra tossisce, di solito risuona quel classico pen, pen, pen, metallico del motore a 2 tempi. Altrove si sente il borbottio di qualche 4 tempi. Un’orchestra per le orecchie di chi, come molti dei piloti presenti oggi, ha passato la gioventÚ sgomitando con gli avversari con il fango fin dentro le ossa, saltando e spingendo come pazzi per arrivare number one.


La storia dell’enduro al TrophÊe des Nations


La storia dell’enduro al Trophée des Nations Me li ricordo nelle foto in bianco e nero oggi sbiadite, arditi cavalieri in sella a destrieri d’acciao fare dell’impennata uno stile di vita, delle derapate un piacere inusitato, dei voli l’emozione più intensa… Le ricadute sempre leggere. Tanti di loro al Memorial Taiocchi, qualche capello in meno, rughe sulla fronte, stessi sorrisi e identico entusiasmo. Mano destra sul gas, dentro la prima e via, su per i sentieri liberi come una volta di far risuonare il rombo dei motori su e giù per la vallata. Come non si potrà fare mai più. Questa seconda edizione ha visto la presenza di piloti del calibro di Stéphane Peterhansel, Danny La Porte, Carlos Mas, Toshiki Nishiyama, tra gli italiani Fabio Fasola, Alessandro De Petri, Andrea Marinoni, Mario Rinaldi, Fausto Oldrati, Pietro Polini, Gualtiero Brissoni, Arnaldo Farioli, Vincenzo Giavazzi, Alessandro Gritti e tanti altri piloti che hanno scritto la storia di questo sport, fatta di moto e professionisti, di sfide, di sudore e fango, di sconfitte e di gloria senza tempo.


Progetto CMR

Experia, la città del futuro

PRESENTATO A MILANO IN ANTEPRIMA ASSOLUTA IL MASTERPLAN PER L’AREA EXPO DI MILANO, CONCEPITO DA PROGETTO CMR E HOK PER IL CONSORZIO VITALI CONDOTTE - STAM Si è tenuta a Milano, l’11 Maggio scorso, davanti ad un parterre di oltre 300 esponenti del mondo del real estate, la presentazione in anteprima assoluta del masterplan Experia, il piano di rigenerazione urbana di 480.000 mq dell’area Expo di Milano proposto dal consorzio Vitali – Condotte – STAM che ha coinvolto HOK e Progetto CMR come Lead Architects. Come illustrato durante la presentazione dall’arch. Massimo Roj, AD di Progetto CMR, Experia é un progetto di riqualificazione urbana sostenibile, un nuovo polo di attrazione a misura d’uomo per la regione metropolitana di Milano dove la ricerca, la salute, l’innovazione, la cultura, la formazione, il benessere sono sinergicamente integrati.


Nel preservare e rigenerare il paesaggio naturale e culturale del sito di Expo 2015, il Masterplan intende implementare lo sviluppo di un paesaggio urbano concepito per e con la gente e la comunità che lo andrà ad animare. Partendo dal concetto di “ricucitura urbana” ma anche emotiva e temporale, Experia crea nuove “vibrazioni architettoniche”, in un iconico complesso policentrico e polifunzionale che si sviluppa lungo e attorno ad un parco lineare. Dal punto di vista morfologico, il progetto mantiene il principio della griglia modulare e i due assi principali del Cardo e del Decumano. Il Decumano si trasforma in una promenade - destinata al trasporto pubblico e alla circolazione pedonale - che permette di vivere a pieno il Park Experience, il parco lineare di oltre 440.000 mq che si sviluppa e attraversa l’intero masterplan, in un originale disegno che ricorda un codice a barre. L’equilibrio tra spazi aperti e costruito è modulato con l’intento di raggiungere gli obiettivi sostenibili della triple bottom line: le volumetrie proposte garantiscono la sostenibilità economica, la varietà di funzioni favorisce la sostenibilità sociale e le tipologie edilizie minimizzano il consumo di suolo e dunque incentivano la sostenibilità ambientale. Il Progetto Experia si articola principalmente in tre distretti: •Il Technology District a Ovest, dedicato a uffici, laboratori, e start up, •Il Research District, per i settori dell’agricoltura urbana, della farmacia e dell’analisi dei dati, •L’Innovation District, ad est, dedicato alle aziende della finanza, della moda e del design. Ogni distretto presenta una torre Landmark che contribuisce a creare un nuovo attraente sky-line nella realtà metropolitana di Milano. I nuovi edifici dialogano in maniera armonica ed integrata con quanto mantenuto dell’Expo 2015 (in primis, il Padiglione Zero e l’Albero della Vita), a cui vengono destinate nuove funzioni.


Experia, la cittĂ del futuro


Ha dichiarato Daniel Hajjar, Managing Principal di HOK Londra: “Il progetto di riqualificazione del sito di Expo ha dato alla città di Milano l’opportunità unica di rigenerare il proprio tessuto urbano con un ottimismo che si vede ulteriormente rafforzato dall’eredità dell’Expo. Il sito rappresenta un focus importante dell’intera area con la capacità di creare un hub unico nel suo genere a Milano”. L’insediamento è caratterizzato da un elevato livello di efficienza energetica, assicurando una copertura di circa il 75% del fabbisogno totale per climatizzazione, produzione di acqua calda sanitaria ed illuminazione artificiale. Anche le strategie per la mobilità sono mirate al contenimento dei consumi e delle emissioni inquinanti, incentivando l’utilizzo del trasporto pubblico e condiviso. Come sintetizzato dall’arch. Massimo Roj: “Experia vuole essere il trampolino di lancio della Milano del futuro: un distretto smart, innovativo, autosufficiente, multifunzionale e ben connesso con le altre aree urbane, un modello di sostenibilità a 360° che può gradualmente allargarsi a tutta la città”. Il masterplan di Experia è il risultato del lavoro di un team internazionale. Il consorzio, guidato da Vitali, Condotte e Stam, comprende Progetto CMR e HOK come progettisti principali, affiancati da un nutrito gruppo di consulenti provenienti da diversi settori: Ambiente Italia, IBM, KCity, MIC Mobility in Chain, Politecnico di Milano, SD Partners e Siemens.


Progetto CMR è una società specializzata nella progettazione integrata, nata nel 1994 con l’obiettivo di realizzare un’architettura flessibile, efficiente ed ecosostenibile applicando un metodo che parte dall’analisi delle esigenze del cliente. La sede centrale è a Milano, ha uffici in diverse città nel mondo: Rome, Atene, Bahrain, Pechino, Ho Chi Minh, Istanbul, Jakarta, Mosca, Praga, Singapore, Tianjin ed è partner di EAN - European Architect Network. La società è strutturata in tre macro aree: architettura, ingegneria, design, che operano in modo integrato per offrire soluzioni personalizzate, innovative e sostenibili. Dal 2010 Progetto CMR è tra le prime 100 società di architettura al mondo segnalati da BD World Architecture Top 100. “Less ego more eco”, meno interessi personali e più obiettivi collettivi, è la filosofia progettuale della società che dà anche il titolo ad una pubblicazione dedicata alla sostenibilità, firmata dall’arch. Massimo Roj (Editrice Compositori, 2012).

Experia, la città del futuro


Tra i progetti recenti in Italia: la nuova sede di GENERALI nella seconda torre del complesso City Life a Milano, ING Italia, i nuovi uffici Adidas, le nuove sedi di HP a Milano e Roma, di UnipolSAI a Milano, uno spazio multi-funzione per Ferrari. Tra quelli esteri sono diversi gli sviluppi a scala urbana, attualmente in cantiere: i masterplan China-EU Future City a Shenzhen (4.622.000 mq) e Xiantao Big Data Valley a Chongqing (un IT park di 700.000 mq di ultima generazione), il villaggio eco-sostenibile a Manjiangwan, disegnato seguendo i canoni di Slow City.Â


VW CALIFORNIA: UN VIAGGIO LUNGO 30 ANNI

Comunicato Stampa Volkswagen California: un viaggio lungo 30 anni  Volkswagen Veicoli Commerciali celebra il 30° anniversario del California con un tour nei luoghi da cui prende il nome  California2California: un viaggio di oltre 500 km da Venice Beach a Hollywood e lungo la West Coast in onore del camper – icona VOLKSWAGEN CELEBRA IL 30° DEL CALIFORNIA Nel 1988 il primo California fu ANNIVERSARIO introdotto sul mercato. Iniziò così una storia di CON UN TOUR NEI LUOGHI DA CUI PRENDE IL NOME: OLTRE 500un mito. Dopo 30 grande successo: la storia del veicolo camperizzato che divenne KM DA VENICE BEACH A HOLLYWOOD E LUNGO LA WEST COAST anni, Volkswagen Veicoli Commerciali celebra l’anniversario del suo celebre modelIN ONORE DEL CAMPER-ICONA lo dal tetto a soffietto con un tour di oltre 500 km attraverso i paesaggi della California 1988 del sud. Nel il primo California fu introdotto sul mercato. Iniziò così una storia di grande successo: la storia del veicolo camperizzato ha chescelto divenne mito. Quest’anno Volkswagen Veicoli Commerciali diun celebrare il trentennale del Dopo 30 anni, Volkswagen Veicoli Commerciali celebra l’anniversario del suo California riscoprendo i luoghi da cui il veicolo icona del Marchio prende il nome. celebre modello dal tetto a soffietto con un tour di oltre 500 km attraverso Ad aprile una carovana di California Ocean è partita alla volta delle strade della i paesaggi della California del sud. West CoastVolkswagen per percorrere gli sterminati americani che da sempre incarnaQuest’anno Veicoli Commerciali ha paesaggi scelto di celebrare il trenno l’ideale stesso diriscoprendo viaggio oni luoghi the road. tennale del California da cui il veicolo icona del Marchio prende Ad aprile una carovana è partita alla desertiche hanno Lungo ilil nome. percorso, le strade scoscesedieCalifornia i terreni Ocean impervi delle valli volta delle strade della West Coast per percorrere gli sterminati paesaggi costituito un campo di prova ideale per testare le elevate prestazioni della trazioamericani che da sempre incarnano l’ideale stesso di viaggio on the road. ne integrale 4MOTION e dei numerosi sistemi di assistenza alla guida, mentre i comfort degli interni e gli spazi perfettamente ottimizzati nel vano passeggeri hanno garantito un’esperienza accogliente nonostante le condizioni estreme a centinaia di chilometri dai centri abitati più vicini. Da Venice Beach a Hollywood, passando per la costa di Santa Barbara, il deserto dell’Ojai e i canyon circostanti, il California continua un viaggio che da 30 anni prosegue all’insegna dei valori di libertà e avventura. Verona, 2 maggio 2018 VOLKSWAGEN GROUP ITALIA S.P.A. Press&P.R. Volkswagen Veicoli Commerciali – Viale G.R. Gumpert, 1 – 37137 Verona (I) Tel. 0039.045.8091.719-Fax 0039.045.8091.536


Lungo il percorso, le strade scoscese e i terreni impervi delle valli desertiche hanno costituito un campo di prova ideale per testare le elevate prestazioni della trazione integrale 4MOTION e dei numerosi sistemi di assistenza alla guida, mentre i comfort degli interni e gli spazi perfettamente ottimizzati nel vano passeggeri hanno garantito un’esperienza accogliente nonostante le condizioni estreme a centinaia di chilometri dai centri abitati più vicini. Da Venice Beach a Hollywood, passando per la costa di Santa Barbara, il deserto dell’Ojai e i canyon circostanti, il California continua un viaggio che da 30 anni prosegue all’insegna dei valori di libertà e avventura.


Cetacea Dopo tutto ciò, rimasero solo le balene

GRIFFA - MYSTICETI

Le balene di Giorgio Maria Griffa nuoteranno, in una trentina di acquarelli, sulle pareti dellaGalleria dell’Incisione insieme a quelle dei disegni di Andrea Antinori, Andrea Collesano e Andrea Pedrazzini. Dal 2016 al 2018 Griffa ha dedicato il proprio lavoro ai cetacei, ispirato da un classico della letteratura – Moby Dick di Herman Melville – e dal recente libro Leviatano ovvero La balena dello scrittore e documentarista Philip Hoare. Cetacea mostra gli acquarelli di Griffa, per la maggior parte dedicati alla megattera (Megaptera novaeangliae) e al capodoglio (Physeter macrocephalus), prediletti dall’autore rispetto la balenottera azzurra (Balaenoptera musculus), “icona” della balena nel nostro immaginario. La balenottera è troppo liscia e idrodinamica, al contrario le megattere appaiono terribili e pittoresche: coperte di cicatrici come righe bianche sulla lavagna – segno degli scontri tra maschi – e con le pinne frastagliate come vecchie bandiere.


Galleria dell’Incisione Via Bezzecca 4 Brescia INAUGURAZIONE giovedì 31 maggio 2018, ore 18:00 Aperta fino al 15 luglio 2018


ANTINORI - BALENA

GRIFFA - FINE WEATHER GRIFFA - ICEBERG

griffa megaptera novaeangliae


A.Collesano - Immensae (balena) disegno a china su carta anticata - cm 40x30 - 2017

ANTINORI - BALENE

Cetacea dopo tutto ciò, rimasero solo le balene

Galleria dell’Incisione Via Bezzecca 4 Brescia INAUGURAZIONE giovedì 31 maggio, ore 18:00 Aperta fino al 15 luglio

GRIFFA L’OCCHIO DEL MISTICETO

Le balene esistono da molto prima di noi uomini terricoli, legati alla gravità, dipendenti da sensi poco sviluppati. Loro, invece, con salti maestosi e immersioni repentine sfidano le leggi della fisica e occupano un mondo, ben più vasto del nostro dominio terrestre, che a noi rimane tanto invisibile quanto misterioso. Seppur scientificamente classificate, per noi sono aliene: seguono campi magnetici invisibili, vedono grazie al suono e sentono con il corpo. Allora – ipotizza Griffa riprendendo le parole di Ismaele, il marinaio narratore in Moby Dick – prima o poi rimarranno solo loro e torneranno a nuotare, come un tempo, dove ora ci sono le Tuileries, il castello di Windsor e il Cremlino. Con due mostre monografiche e diverse collettive, Giorgio Maria Griffa espone alla Galleria dell’Incisione dal 2000. L’acquarello è la tecnica che più lo soddisfa nel riportare sulla carta i ricordi dei suoi viaggi in solitaria, preferendo paesaggi marini, relitti e fari. Grazie alla collaborazione con Galleria della Natura e Legambiente Brescia, Cetacea è anche l’occasione per riflettere su cosa possiamo fare per limitare l’impatto dei nostri comportamenti sull’ambiente.


Dolcevita a Montecarlo RIVA 110’ DOLCEVITA DEBUTTA nel principatoED di monaco É SUBITO LEGGENDA World Première per la nuova ammiraglia Riva, presentata al Grand Prix Historique de Monaco” di Monte Carlo, il13 maggio. Sulle onde e sulla pista, Riva continua a scrivere la storia della nautica, lasciando una scia infinita di emozioni. L’ultimo capolavoro è il nuovo, magnifico Riva 110’ Dolcevita, che ha debuttato allo Yacht Club de Monaco, in occasione del “Grand Prix Historique”.


Dolcevita a Montecarlo Riva 110’ Dolcevita cattura immediatamente lo sguardo che corre da un punto all’altro dello scafo, caratterizzato dalla combinazione di rigore estetico e sportività, integrati da un design impreziosito da vetrate sagomate e inserti cromati. Di particolare rilievo la grande finestratura con oblò integrati e, in coperta, la vetrata a tutt’altezza che si estende lungo l’intero salone, formata da cristalli intelaiati in una struttura in acciaio; un vero e proprio palazzo di cristallo sul mare. Questo maestoso flybridge, di oltre 33,5 metri, è frutto della collaborazione tra Officina Italiana Design, lo studio fondato da Mauro Micheli e Sergio Beretta che progetta in esclusiva tutta la gamma Riva, il Comitato Strategico di Prodotto, presieduto dall’ Ing. Piero Ferrari, e il Dipartimento Engineering Ferretti Group. “Dolcevita” identifica un’epoca e uno stile che potevano essere associati esclusivamente a una barca di bellezza insuperabile, che irradierà del suo fascino la nautica dei prossimi decenni” ha commentato l’Avv. Alberto Galassi, Amministratore Delegato di Ferretti Group. “L’abbiamo voluta presentare a Monte Carlo perché è uno dei luoghi più “Dolcevita” del mondo, durante “il Grand Prix Historique”, che è un punto di incontro tra leggende. “Dolcevita” evoca un mondo da sogno che Riva 110’ e il suo splendore rappresentano alla perfezione: è un tributo a un’epoca spensierata, splendida, che rivive perfettamente in una magnifica nave che rappresenta la sintesi perfetta di tradizione e modernità”. Affascinati dalla suggestiva combinazione tra leggende a quattro ruote e il nuovo capolavoro del mare, dall’11 al 13 maggio armatori e appassionati di auto d’epoca hanno potuto ammirare la nuova ammiraglia della flotta Riva presentata in anteprima mondiale – e già grande successo commerciale - allo Yacht Club de Monaco arricchito da alcuni rarissimi e splendidi esemplari di Ferrari Classiche, e da un memorabile evento ispirato al tema della “Dolce Vita”.


PRO

pOSTA

Obiettivo .1 XXS aperto al contemporaneo Via XX Settembre, 13 - 90141 Palermo FINO AL 16 giugno 2018

Prosegue la stagione espositiva della galleria d’arte XXS che si ritroverà i propri spazi colonizzati da una collettiva fotografica di nove artisti: Aqua Aura, Maurizio Galimberti, Occhiomagico, Nicolò Quirico, Roberto Rinella, Jalal Sepehr, Susanna Sinclair, Sandy Skoglund e Marina Vargas. La fotografia si è contraddistinta, sin dai suoi esordi, quale forma inequivocabile della realtà e successivamente quale forma d’arte autonoma. Obiettivo .1 collettiva fotografica caratterizzata dalla presenza di artisti del panorama nazionale e internazionale, intende analizzare i vari aspetti che, da oltre un secolo, delineano l’arte fotografica. Come C.S. Pierce, nella sua “Teoria del Segno” (strutturata in tre fasi: segno indiziale, segno iconico e segno simbolico) che prese in esame la consapevolezza e la progettualità della fotografia nell’atto di condividere una percezione dal punto di vista non soltanto emozionale ma anche cognitivo, in Obiettivo .1 gli artisti in mostra, si propongono in un percorso che si dispiega dai toni del bianco/nero ai toni sfumati e sfuggenti, dalla frammentazione dell’immagine all’analisi del macro, dall’analogico al digitale, dalla fotografia di post/produzione allo scatto istantaneo.


FANNE PARTE!

Mario Cresci. Storie fotografiche condivise LA MOSTRA È IL RISULTATO DELLA COLLABORAZIONE TRA L’ASSOCIAZIONE CULTURALE C.AR.M.E. E UNO DEI MAGGIORI ARTISTI ITALIANI VIVENTI, MARIO CRESCI Il progetto si apre con un invito a partecipare alla mostra, in cui viene richiesto agli abitanti del Comune di Brescia di portare all’Associazione fotografie di ritratti a cui sono affezionati, sottraendole per un breve periodo al loro ambiente domestico. Per tutto il periodo della mostra esse costituiranno una collezione temporanea e partecipata, all’interno della quale si collocherà l’installazione di Mario Cresci. Tale intervento artistico sarà il risultato della relazione che il fotografo instaurerà con il materiale raccolto, appropriandosi di volti, figure e dettagli, vite passate, momenti più o meno recenti.  In FANNE PARTE! Storie fotografiche condivise, Mario Cresci utlizza elementi di ibridazione che fanno parte della sua percezione non sempre “fotografica” e che appartengono ad una lunga esperienza di visual designer sviluppata in tanti anni di sperimentazione visiva proprio tra i linguaggi dell’arte, spostandosi dalla grafica fino alla decorazione.  La delocalizzazione di questi oggetti d’affezione, che passano improvvisamente da una sfera privata ad un luogo espositivo pubblico, insieme ad altri sconosciuti oggetti d’affezione, si dispongono in una nuova dimensione di sentimento e di percezione che prima non avevano, diventando il punto di partenza per la rilettura di una memoria collettiva, vista attraverso raffigurazioni di un passato che pone sullo stesso piano la vita e la morte delle persone, fotografate senza porre nessuna distinzione di genere o di classe sociale o di etnia, se non nelle forme o nei costumi.  A differenza di ciò che avviene nella pubblicazione di im-

magini nei social netoworks, non si tratta di dare in pasto ad un pubblico spietato e abulimico, immagini quotidiane effimere e spesso superficiali se non inutili. In FANNE PARTE! si è invitati a portare un oggetto prezioso, tangibile, unico; una fotografia selezionata, che per ogni proprietario è di inestimabile valore, e che avrà un suo momento di gloria, prima di ritornare nuovamente in mostra sulle pareti di casa. Tale operazione prevede un ulteriore nucleo semantico oltre alla contrapposizione pubblico / privato, luogo domestico / luogo espositivo: la presenza di un autore che utilizza immagini altrui - contrariamente a quello che solitamente fa un fotografo - ritenendo altrettanto rilevante immergersi in quelle immagini, in quanto testimonianze di sentimenti e memorie che appartengono all’oblio del tempo.  Questo spostamento di ruolo, non vuole essere un “occultamento dell’autore” rispetto all’opera, come spesso avveniva negli anni Settanta in area concettuale, quanto piuttosto una possibilità offerta ad altri di partecipare a un progetto collettivo e corale, in cui tutti svolgono un ruolo essenziale - incluso l’autore - che si mette in gioco rivolgendo il proprio sentimento d’affezione non più alle proprie immagini-ricordo, ma a quelle delle vite altrui, mediate dalle fotografie delle famiglie del quartiere e della città.  FANNE PARTE! non vuol essere un’indagine esaustiva, quanto piuttosto un affresco antropologico, mediato dallo sguardo obliquo e acuto di un artista abituato ad indagare la realtà per sperimentarne una nuova visione. 

IN MOSTRA FINO AL 10 GIUGNO DA MERCOLEDÌ A DOMENICA DALLE 15.00 ALLE 20.00 C.AR.M.E. - EX CHIESA DEI SANTI FILIPPO E GIACOMO BRESCIA VIA DELLE BATTAGLIE WWW.CARMEBRESCIA.IT


CARLO CATTANEO: STORIA DI UNA GRANDE PASSIONE

ARTE, BELLEZZA, LIBERTÀ E AMORE LE MUSE ISPIRATRICI DELL’ARTISTA BERGAMASCO SCOMPARSO NEL 2003, RESO CELEBRE DALLA SUA BRAVURA DELL’ARTE DEL DISEGNO CHE LUI AMAVA DEFINIRE “RICERCA INTIMA DELL’ESPERIENZA UMANA E DELLE EMOZIONI AD ESSA CONNESSE” Forse non tutti ne sono a conoscenza ma in terra bergamasca, precisamente a Zandobbio, nel 1919 nasceva Carlo Cattaneo, artista che ha dato lustro alla nostre origini, nel disegno, nella scenografia e nella pittura. In particolare proprio il disegno, scelta d’arte del Cattaneo, sarà la sua più grande passione e, per tutta la sua vita, perseguirà l’obiettivo della perfezione nel tratto sia esso a matita, a carboncino o a pennarello. Fu proprio questo obiettivo il motore della sua arte che fin dai primi anni della carriera, iniziata già in giovane età, lo spinse a bozzetti e rappresentazioni uniche per il teatro (la sua massima espressione) nonché per cinema e pubblicità. I primordi della scoperta di questa passione per il disegno sono da ricercarsi già da bambino, quando amava trascorrere il suo tempo nella bottega del padre, sarto, nella piazza centrale di Trescore Balneario. Proprio in quella infanzia in periferia iniziò a tracciare le linee dei suoi primi disegni e del suo futuro che lo porteranno dapprima alla scuola d’Arte Andrea Fantoni di Bergamo e, a seguire, all’Accademia Carrara, in quegli anni (1934-38) fucina di talenti come Orfeo Locatelli, Angelo Bonfanti, Piero Brolis, Gio-

vanni Battista Gritti, sotto la guida di Contardo Barbieri e dell’architetto Giuseppe Pizzigoni. La guerra che sopraggiunse di lì a breve e l’obbligo di partire per il fronte (pur se in contrasto con il suo credo socialista e antifascista), lo fecero allontanare da Bergamo ma non dall’amore per il disegno, che lo spingerà a inviare numerosi bozzetti al giornale L’Eco di Bergamo. Un motivo di grande orgoglio, così come l’invio di una enciclopedia sul fronte, come da sua richiesta, da parte dell’Accademia Carrara che non solo darà speranza al giovane Caporale Cattaneo ma darà lui forza nei momenti più duri. Con la fine del Conflitto Mondiale Cattaneo lascerà il Paese, dirigendosi prima a Zurigo e poi a Parigi, dove affinò ulteriormente la sua arte, acquisendo nuove tecniche. Un periodo di grande produzione che, al suo ritorno in Italia, lo vedrà approdare a Milano ove stringerà importanti collaborazioni tra le quali spicca quella con il Teatro alla Scala. Ecco qui il compimento delle sue passioni, desideri e obiettivi: essere scenografo in quegli anni equivaleva all’assunzione di un ruolo di massima importanza, equiparabile alla figura del regista.


CARLO CATTANEO Trescore Balneario (BG),1966 è architetto e paesaggista, iscritto all’Ordine degli Architetti e dei Paesaggisti della Provincia di Bergamo. Diplomato nel 1985 al Liceo Artistico di Bergamo, nel 1990 si laurea in Architettura al Politecnico di Milano con una tesi dal titolo “Ville del Settecento nel Parco dei Colli di Bergamo”. L’anno successivo consegue l’abilitazione alla professione e inizia a collaborare con alcuni studi di architettura fra cui ricordiamo quello dell’architetto Attilio Pizzigoni. Per circa un decennio affianca l’attività professionale di insegnante di Storia dell’architettura, Disegno e Rilievo presso la Scuola d’Arte “A. Fantoni” di Bergamo. Oltre a numerose committenze private, ottiene dalle amministrazioni pubbliche diversi incarichi di restauro, progettazione e riqualificazione del paesaggio.


CARLO CATTANEO: STORIA DI UNA GRANDE PASSIONE Carlo Cattaneo con i suoi bozzetti realizzerà i fondali di alcune grandi opere melodrammatiche quali Aida, Mefistofele, Bohème, La forza del Destino, Carmen, Falstaff e molte altre. Parallelamente si svilupperanno i suoi lavori come illustratore per le prime réclame, anticipatrici del boom economico nonché di alcune locandine del cinema, sua altra grande passione. In tutti questi suoi disegni centrale è la figura dell’uomo e della sua anima, che il Cattaneo dipinge sempre sotto un duplice aspetto: da un lato la parte allegra, positiva che l’uomo comunica di sé al resto dell’umanità, spesso per circostanza o dovere, mentre dall’altra, nel suo interiore, la debolezza a tratti tristezza.

Due fattori quasi intrinsechi che l’artista, spesso, evidenzierà nelle sue opere. Uno degli emblemi di questa rappresentazione sarà il pagliaccio, protagonista per il Cattaneo, così come per altri artisti, di questa tristezza celata dietro ad una maschera all’apparenza allegra. Ma, seppur con questo duplice aspetto intrinseco, l’arte del Cattaneo sarà un chiaro esempio di modernismo secondo le cui logiche l’artista riproduce la realtà attraverso i suoi occhi e il suo punto di vista. Ecco perché nelle sue opere innumerevoli saranno le rappresentazioni di luoghi da lui amati, come la sua Bergamo, soprattutto Città Alta, e i paesi natii, Zandobbio e Trescore Balneario, ritratti spesso basandosi sui ricordi dei bei tempi andati, che l’arti-

sta, con l’avanzare degli anni, sottolineerà in più opere. Un vero e proprio amarcord di un mondo diverso dal presente, dove compare una Bergamo sempre più “superficiale e vuota” in antitesi con la bella ma semplice Bergamo che l’artista ricorda nell’adolescenza. E così, tra disegno di paesaggi, maschere popolari (altro tema caro all’artista), nudi d’autore, disegni a carboncino e pennarello e centinai di bozzetti teatrali, Carlo Cattaneo viene celebrato oggi, anche con un recente libro - Carlo Cattaneo, L’uomo, l’artista e il teatro, edito da Sestante edizioni - come uno degli artisti più cari del suo tempo, anche se con un’attività artistica svolta nell’umiltà del silenzio e distante dai clamori mondani.


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