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ACASAMOOD NEL CUORE DELLO STILE ITALIANO

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EDITOR’S LETTER p. 25

Aut. Trib. Bergamo n°19 del 22.06.04

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Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Progetto grafico ed impaginazione: Paolo Biava Editing: Tommaso Revera

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Ufficio pubblicità e relazioni esterne: Tel. 035.270989 - 335 6028408

Hanno collaborato Valentina Colleoni - Paolo Bussi Credits: Paolo Stroppa, Paolo Biava, Salvatore Gozzo, Bircan Tulga Giovanni Marchesi, Nigel Young, Boom Image, Bill Bernstein Mark Niedermann, FocKan, Rinaldo Capra

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Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta senza autorizzazione dell’editore. Edita Periodici srl 24121 Bergamo Via Bartolomeo Bono, 10 Tel. 035.270989 Fax. 035.238634 25100 Brescia Via G. Renica, 63 Tel. e Fax 030.2808528 www.EDITAPERIODICI.it

“I SOGNI CE LI PRESTANO I GRANDI CREATORI DELLA BELLEZZA” da: bianca come il latte rossa come il sangue di alessandro d’avenia LEGGI, GUARDA, INTERESSATI... TUTTO CON GRANDE SLANCIO, PASSIONE E STUDIO. PONI UNA DOMANDA A OGNUNA DELLE COSE CHE TI COLPISCONO E APPASSIONANO, CHIEDI A CIASCUNA PERCHÉ TI APPASSIONA. LÌ È LA RISPOSTA AL TUO SOGNO. NON SONO I NOSTRI UMORI CHE CONTANO, MA I NOSTRI AMORI.

ELENCO DELLE COSE CHE MI STANNO A CUORE, E POI COME MI SENTO CON LORO, E VOI COME SIETE MESSI? PATRIZIA VENERUCCI

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internionline.it Bergamo Via Paleocapa 3/L, ang. Via Paglia Milano Via Turati 8 - Via Durini 17 Verano Brianza S.S. 36


Italian Masterpieces Divano Let it Be design by Ludovica + Roberto Palomba. Sestiere Castello, Venezia poltronafrau.com


Vulcano Arenal La Fortuna

do arin m Ta

Santa Cruz Puntarenas

San Josè

Nosara Jacó

Manuel Antonio

Dominical

COSTARICA LAT. 9° 55' 59 N LON. -84° 4' 59 O

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STREET PHOTOGRAPHY

COSTARICA Immortalare volti e persone del luogo, un modo di approcciarsi alla fotografia per certi versi antropologico. Catturare momenti di vita vera cogliendo l’attimo di una conoscenza fugace ed estemporanea. Questa l’essenza della fotografia di strada. La street photography è un genere fotografico che vuole riprendere i soggetti in situazioni reali e spontanee in luoghi pubblici al fine di evidenziare aspetti della società nella vita di tutti i giorni.

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Non necessita la presenza di una strada o dell'ambiente urbano. L’accezione “strada”, infatti, si riferisce ad un luogo generico ove sia visibile l'attività umana, un luogo da osservare per catturarne le interazioni sociali. L'inquadratura e il tempismo sono degli aspetti chiave di quest'arte; lo scopo principale consiste nel realizzare immagini colte in un momento decisivo o ricco di pathos.


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MIGUEL - GAS STATION OWNER TAMARINDO


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LUIS - FARMER SANTA CRUZ


LINDA - HAIRDRESSER

PABLO - BUS DRIVER

PUNTARENAS

ALAJUELA

SE FOTOGRAFI UNO SCONOSCIUTO, NELL'ISTANTE STESSO IN CUI FAI SCATTARE L’OTTURATORE, QUELLA PERSONA SMETTE DI ESSERTI ESTRANEA, PERCHÉ LA PORTERAI

Vulcano Arenal do arin m Ta

La Fortuna

SEMPRE CON TE GIUSEPPE TORNATORE

Santa Cruz Puntarenas

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San Josè

Nosara Jacó

Manuel Antonio

Dominical

MIGUEL - FARMER JACÒ

Girovagare per quartieri, viuzze e vicoli, intrufolarsi nella case, nei mercati, nelle fabbriche e nei locali alla ricerca di sorrisi e stupore: è questo che anima gli appassionati di questo genere di fotografia. Cogliere l’attimo di un sorriso, di un’espressione spontanea, strappando un frammento di vita vera durante un momento di assoluta confidenza tra estranei. ALEJANDRO - HOMELESS DOMINICAL

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ASIER - FARMER

EDUARDO - STUDENT

TAMARINDO

NOSARA

Vulcano Arenal

do arin m Ta

La Fortuna

Santa Cruz 09

Puntarenas

San Josè

Nosara Jacó

Manuel Antonio

Dominical

ARNAU- BUILDER JACÒ

La fotografia di strada racconta situazioni reali, stati d’animo del momento, per descrivere la vita di tutti i giorni. Con questo intento è stato realizzato il reportage dedicato al Costarica che vi proponiamo: il Paese più verde della terra, il paradiso della biodiversità, raccontato attraverso una diversa chiave di lettura. PAOLO-BIAVA.COM

BASILIO - MECHANIC

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FELIX - RETIRED MANUEL ANTONIO


ABITAZIONE IN STILE GIAPPONESE NEL CUORE DEL REGNO UNITO

SOUTH HERTFORDSHIRE Entriamo in una casa unifamiliare concepita con un design impressionante d’ispirazione giapponese, in grado di sfidare tutta la logica e il convenzionalismo. Protagonista di uno degli episodi di Grand Designs, programma presentato da Kevin McCloud e popolare nel Regno Unito per l’architettura e i design originali delle abitazioni che appaiono nei suoi episodi, South Hertfordshire è un progetto con personalità orientale che si trova in un naturale spazio nel Regno Unito.

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Il progetto Serenità, armonia e design sono le basi di questo ambizioso progetto che nasce con l’obiettivo di ottenere una struttura unica e con identità propria. Una casa situata a South Hertfordshire (Regno Unito) e che è progettata a immagine e somiglianza dei suoi proprietari; Chris e Kayo. Quest’ultima, la moglie di Chris, è giapponese e secondo il progettista ha svolto un ruolo fondamentale nel processo di elaborazione dell’abitazione, creando così una proprietà che respira uno stile giapponese incomparabile. I materIalI Prima di cominciare il design iniziale, l’architetto ha avuto l’opportunità di visitare il Giappone per avere l’ispirazione necessaria che gli permettesse di creare un’opera architettonica di queste caratteristiche. Emerge che uno dei concetti di maggiore ispirazione è stato il fatto che in Giappone una casa mostra la sua essenza sia all’interno che all’esterno. Per questa ragione, questa casa risponde a un disegno integrale che respira natura e avanguardia sia all’interno che all’esterno grazie a materiali naturali utilizzati per potenziare l’anima naturale, orientale e sofisticata della casa. La casa dispone di un design completamente aperto al giardino attraverso grandi finestre che consentono l’ingresso della luce naturale e che integrano l’interno con la natura dell’esterno. Un universo verde che si mimetizza con i nobili materiali scelti nella casa come il legno e la pietra naturale. Per ricreare questo ambiente con un notevole tocco tradizionale giapponese, nei bagni si è puntato su materiali di PORCELANOSA Grupo come il parquet ceramicoArce di Porcelanosa. Un pavimento di Par-Ker che evoca il calore del legno grazie al suo incomparabile colore e texture, oltre che alla funzionalità e alla resistenza all’umidità e all’acqua della ceramica. Questo stesso materiale è stato utilizzato per creare una vasca da bagno di grandi dimensioni su misura “Concept XPS Bath” by Butech. Un altro degli elementi in cui ha partecipato Porcelanosa Grupo è il set del lavabo. Si tratta di un piano di lavoro con lavamani incorporato, realizzato con Krion® Snow White, il Solid Surface di PORCELANOSA Grupo. Il set completo di mobili sospeso con pareti frontali laccate nella stessa tonalità del piano di lavoro, progettato da Gamadecor. Tutti i materiali scelti risaltano per i colori morbidi che trasmettono relax e armonia a tutto l’ambiente. Materiali ispirati alla natura e con design eleganti e senza tempo. Per i proprietari era essenziale disporre di materiali di qualità che garantissero la durata nel tempo e la facilità di manutenzione.


Nightclub e discoteche sono epicentri della cultura pop. Luoghi in cui, dagli anni Sessanta, si è radunata l’avanguardia per mettere in discussione le norme sociali ed esplorare diversi livelli del reale. Molti club erano opere d’arte globali in cui si fondevano architettura d’interni e design di mobili, grafica e arte, luce e musica, moda e performance. »Night Fever. Designing Club Culture 1960 – Today« è la prima mostra completa sulla storia del design e della cultura del nightclub. Gli esempi vanno dalle discoteche italiane degli anni Sessanta, realizzate da esponenti del Radical design, al leggendario Studio 54, frequentato abitualmente da Andy Warhol – dal Haçienda di Manchester, progettato da Ben Kelly, fino ai concept di OMA per un nuovo Ministry of Sound a Londra. Oltre a mobili, modelle e moda, la mostra comprende rari documenti cinematografici, esempi musicali, graphic design e posizioni contemporanee di artisti e fotografi come Mark Leckey, Chen Wei o Musa N. Nxumalo. Completata da estese installazioni con musica ed effetti luminosi, »Night Fever« rapisce il visitatore in un affascinante viaggio attraverso subculture e mondi glamour.

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NIGHT FEVER DESIGNING CLUB CULTURE 1960 – TODAY


CLUB RAPPRESENTATI: THE ELECTRIC CIRCUS, NEW YORK, 1967 - SPACE ELECTRONIC, FLORENZ, 1969 - IL GRIFONCINO, BOLZANO, 1969 STUDIO 54, NEW YORK, 1977 - PARADISE GARAGE, NEW YORK, 1977 - LE PALACE, PARIS, 1978 THE SAINT, NEW YORK, 1980 - THE HAÇIENDA, MANCHESTER, 1982 - AREA, NEW YORK, 1983 PALLADIUM, NEW YORK, 1985 - TRESOR, BERLIN, 1991 - B018, BEIRUT, 1998 - BERGHAIN, BERLIN, 2004 La mostra »Night Fever« inizia con le discoteche degli anni Sessanta, che per la prima volta offrirono spazi per sperimentare con architettura di interni, nuovi media e stili di vita alternativi. Vi sono i luoghi della subcultura newyorchese, quali l’Electric Circus (1967), progettato dall’architetto Charles Forberg e dal famoso studio Chermayeff & Geismar. Con il suo carattere multidisciplinare, esso influenzò anche i club europei, tra cui lo Space Electronic a Firenze (1969), concepito dal collettivo Gruppo 9999 e tra le tante discoteche nate dalla collaborazione con architetti del Radical design italiano. Tra questi si annoverava anche il Piper (1966) di Torino, lo spazio multifunzionale concepito da Giorgio Ceretti, Pietro Derossi e Riccardo Rosso, che con i suoi mobili modulari non solo faceva ballare, ma si prestava ottimamente anche per concerti, happening e teatro sperimentale. Il Bamba Issa (1969), una discoteca toscana sulla spiaggia di Forte dei Marmi ideata dal Gruppo UFO, era essa stessa un art theater: qui tutto l’interior fungeva da palcoscenico. Nei tre anni di esistenza, ogni estate veniva trasformata secondo un nuovo tema. Negli anni Settanta, con l’ascesa del movimento disco, la cultura dei club ebbe nuovo impulso. La disco music diventò un genere a sé stante, il dancefloor offriva un palcoscenico per performance individuali e collettive, creatori di moda come Stephen Burrows o Halston fornivano gli outfit giusti per uno stile sfavillante. Lo Studio 54, aperto a New York da Ian Schrager e Steve Rubell nel 1977 e con gli arredi firmati dall’architetto Scott Romley e dall’interior designer Ron Doud, divenne un luogo d’incontro molto amato dagli

idoli del culto delle celebrità, allora ai primordi. Soltanto due anni dopo, il film »Saturday Night Fever« segnò il culmine della commercializzazione del movimento disco. I contromovimenti come il Disco Demolition Night di Chicago (1979) diedero voce a tendenze reazionarie, in parte caratterizzate da omofobia e razzismo. Contemporaneamente, discoteche come il Mudd Club (1978) o l’Area (1978) di New York, fondendo vita notturna e arte, offrivano nuove opportunità ai giovani artisti emergenti: fu su questa scena che ebbe inizio la carriera di Keith Haring e Jean-Michel Basquiat. Intanto, nei club londinesi come Blitz e Taboo, con i New Romantics nacquero un nuovo stile musica e una nuova moda. Tra i clienti più affezionati vi erano i gestori del »Kinky Gerlinky«, Michael e Gerlinde Costiff, e la stilista Vivienne Westwood. A Manchester l’architetto e designer Ben Kelly progettò una cattedrale del rave postindustriale, Haçienda (1982), cofinanziato, tra l’altro, dalla band britannica New Order. Da qui l’acid house, un sottogenere della house, partì alla conquista della Gran Bretagna. House e techno, nate nei club di Chicago e Detroit, possono essere indicati come gli ultimi due grandi movimenti della dance music, che hanno caratterizzato un’intera generazione di club e raver. Lo stesso vale anche per la scena berlinese dei primi anni Novanta, dove discoteche come Tresor (1991) diedero nuova vita a spazi abbandonati e deteriorati, scoperti dopo la caduta del muro. Anche il Berghain, aperto nel 2004 in una vecchia centrale termoelettrica, dimostra che una scena disco vivace si sviluppa soprattutto

dove ci sono gli spazi urbani necessari. Dagli anni 2000, lo sviluppo della cultura dei club si è fatto più complesso. Da un lato, essa è in forte ripresa e in continua espansione, viene fatta propria da marchi e festival musicali globali, dall’altro, molti nightclub sono ormai diventati essi stessi storia, sono stati spinti fuori dai contesti urbani o esistono solo come vestigia di un allegro passato. Intanto, è cresciuta una nuova generazione di architetti che si confronta nuovamente con la tipologia del nightclub: tra questi vi è lo studio olandese OMA, sotto l’egida di Rem Koolhaas, che ha proposto un nuovo concept per uno dei club più famosi del mondo, il Ministry of Sound II di Londra, in quanto club del XXI secolo. Un altro esempio è lo studio di architettura e design Akoaki, che con il suo »Mothership«, una consolle da DJ mobile, concentra l’attenzione sulla ricca storia dei club della sua Detroit. A completare la struttura cronologica della mostra, l’organizzatore Konstantin Grcic e il light designer Matthias Singer hanno elaborato un‘installazione musicale e luminosa che catapulta i visitatori nella movimentata storia della cultura dei club. Una raccolta selezionata di copertine di dischi, tra cui i disegni di Peter Saville per Factory Records o la copertina programmatica dell’album »Nightclubbing« di Grace Jones, sottolinea le importanti relazioni tra musica e design nella cultura dei club dal 1960 a oggi. Anche questa parte della mostra attesta che le discoteche non sono semplicemente quattro pareti e un tetto: esse creano spazi per esperienze intense e multimediali, che a oggi non è possibile vivere in nessun’altro ambiente.

VITRA DESIGN MUSEUM CHARLES-EAMES-STRASSE 2 - WEIL AM RHEIN/BASILEA DESIGN-MUSEUM.DE

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IO VIAGGIO DA SOLA

Si viaggia e si sperimentano cose e sensazioni. Il piacere di scoprire che viaggiare da sole al Bellerive, è un servizio dedicato ad ognuna di voi.

Hotel Bellerive • Via Pietro da Salò, 11 • Salò (Bs) • Tel. +39 0365 520410

www.hotelbellerive.it


©ph.RinaldoCapra


CARTOLINA SICILIANA ARCHITETTURA LEGGERA CHE SI FA INTERPRETE DELLA POETICA BELLEZZA DEL PAESAGGIO SICILIANO: LO STUDIO IRACI ARCHITETTI FIRMA UN PROGETTO ABITATIVO DA SOGNO DOVE LA CONTINUITÀ VISIVA CON L’ESTERNO È GARANTITA DALLE SOLUZIONI IN ALLUMINIO SCHU ̈ CO

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Da un perimetro strutturale preesistente, completamente svuotato e rivestito di differenti suggestioni materiche, prende vita un’affascinante villa vista mare firmata dallo studio Iraci Architetti. Immersa nell’oasi naturalistica che circonda la costa sudorientale di Siracusa, l’abitazione si inserisce in punta di piedi nel paesaggio circostante, annullando visivamente lo sbalzo di sei metri verso il mare grazie ad un ampio e curatissimo giardino. Concepita come una casa da vivere tutto l’anno, la residenza si sviluppa su livelli differenziati che dall’alto digradano verso il Mediterraneo, regalando equilibrio al profilo scosceso del terreno. La struttura

originaria – un rettangolo disegnato da quattro pilastri e arricchito da tante piccole aperture verso l’esterno – è stata totalmente rivista: trasformata in un’architettura trasparente e fluida, l’abitazione si fonda oggi sulla contaminazione materica e sul contrasto luminoso, pur mantenendo viva un’atmosfera armoniosa che invita al silenzio e al riposo. La copertura in travi lamellari in legno – lunghe 8 metri e spesse 48 centimetri – ha saputo trasformare il tetto in un elemento sospeso e allo stesso tempo totalizzante, in quanto componente identificativo di tutto il progetto. Sono proprio le doghe, infatti, a dare forma all’intricato gioco di contrasti

che caratterizza la struttura: seppur alleggerite dal colore bianco, esse sfruttano la luce naturale per proiettare a terra un’intricata trama di ombre geometricamente perfette, che offrono riparo dal forte sole permettendo di vivere gli ambienti outdoor in un’eterna atmosfera rilassata e vacanziera. Le facciate laterali rivestite con pietra locale a vista, ripresa anche nei terrazzamenti, contrastano invece con la continuità algida del cemento, utilizzato non solo per i pavimenti, ma anche per incorniciare le grandi aperture vetrate affacciate sul giardino, progettate per soddisfare la necessità di compenetrazione con la natura incontaminata circostante.

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Realizzate con i sistemi in alluminio Schüco da Sicilcima di Catania, azienda Premium Partner Schüco, che si è occupata anche della relativa progettazione e posa in opera, le specchiature della villa sono state customizzate proprio per favorire la massima continuità tra ambienti interni ed esterni. Lo scorrevole principale dell’area living, ad esempio, è stato realizzato con una variante angolare del sistema per scorrevoli in alluminio Schüco ASS 50, utilizzando una giunzione vetro-vetro per ottenere il massimo della trasparenza. Tutti gli scorrevoli Schüco, inoltre, sono stati incassati nel pavimento attraverso speciali vaschette in acciaio inox, costruite su misura e dotate di appositi scarichi di sfogo delle acque. Gli ampi infissi a battente, realizzati con i sistemi per finestre in alluminio Schüco AWS 65, sono stati installati su falsitelai opportunamente studiati per permettere la totale scomparsa dei profili sia dall’interno che dall’esterno, in modo da massimizzare la trasparenza della superficie ed esaltare la bellezza poetica del paesaggio siciliano.

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Scheda Progetto Realizzazione: abitazione privata Località: Plemmirio, Siracusa Progettista: Studio Iraci Architetti, arch. Antonio Iraci Sistemi per finestre e scorrevoli in alluminio: Schuco Produzione e installazione serramenti: Sicilcima (CT) fotografie: salvatore gozzo


FUORISALONE, 17-22 APRILE 2018 FABBRICA DEL VAPORE, VIA G.C. PROCACCINI

NOW, NOW, AND NOW!

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Un evento pubblico, aperto alla città, e parte del calendario istituzionale della Milano Design Week 2018. Quest’anno, grazie al patrocinio del Comune di Milano, dopo l’esperienza di diversi progetti di location nelle edizioni precedenti, unduetrestella DESIGN WEEK entra in uno dei prestigiosi spazi della Fabbrica del Vapore, una grande ex area industriale, oggi fulcro di mostre di respiro internazionale dedicate alla cultura contemporanea. Now, Now, and Now! è il claim 2018, già anticipato durante 86.Pitti Immagine Bimbo lo scorso gennaio, che racconta l’urgenza di parlare al presente e condividere i prodotti e la creatività che oggi ci circondano. Un dovere per noi adulti nei confronti della generazione del futuro, per sottolineare la forza dell’infanzia, insieme alla responsabilità di insegnare a crescere e vivere ai più piccoli in questo mondo contemporaneo. Dal 17 al 22 aprile unduetrestella DESIGN WEEK trasforma con un divertente truc espositivo lo spazio di 600 metri quadrati presso la Fabbrica del Vapore in una grande recita scolastica dove brand e aziende vengono chiamati a presentarsi sui palcoscenici di un grande spettacolo. Il progetto espositivo si suddivide in diverse aree tematiche: la storia e i suoi vecchi amici unduetrestella coglie l’occasione per celebrare la storia di questi dieci anni, con il design per i bambini, i suoi prodotti, le aziende con le quali nei precedenti Fuorisalone ha costruito eventi unici e prestigiosi. la ricerca e i suoi nuovi amici Insieme abbiamo il desiderio di mettere in scena anche questa volta la forza di scouting e di ricerca di unduetrestella, per svelare nuovi brand e nuove aziende, per la prima volta in Italia. gli amici vecchissimi, vintage Non manca nel progetto un corner dedicato alla ricerca del design e del giocattolo vintage.

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100 CAPOLAVORI DEL XIX E XX SECOLO DALLE COLLEZIONI PRIVATE BRESCIANE

PICASSO, DE CHIRICO, MORANDI A CURA DELL’ ARCH.PAOLO BUSSI

A quanti di voi è capitato di entrare nel soggiorno di amici o conoscenti e scoprire, con imprevisto stupore, uno squarcio di Fontana, oppure un'opera di Boccioni, appesa alla parete più preziosa della casa? A me sinceramente solo una volta, ma lo ricordo ancora oggi: circa otto anni fa entrai in una abitazione privata a Milano e dopo un breve colloquio ci spostammo in soggiorno, dove vidi appesa una incredibile tela di De Chirico. Veniva custodita ed esposta senza ostentazione, in una posizione non particolarmente visibile ad una prima occhiata, quasi che potesse essere apprezzata e goduta solo da chi fosse in grado di riconoscerla. Scoprì successivamente, a malincuore, che ben poche persone domandavano di quell'opera magnifica. Chi possiede tale fortuna è giusto che la condivida con più persone e credo che l'obiettivo di Davide Dotti, dopo il grande successo delle precedenti esposizioni in terra bresciana tra cui "Da Hayez a Boldini. Anime e volti della pittura italiana dell'Ottocento" del 2017, sia nuovamente centrato alla perfezione. è indubbio che il primo pensiero, una volta varcata la soglia di ingresso di Palazzo Martinengo a Brescia, non oltre il 10 giugno, vada non solo alle opere, ma soprattutto ai proprietari, che rendono omaggio al loro amore per l'Arte nel modo migliore possibile, condividendola con noi semplici appassionati. In questa carrellata di opere prestat da collezionisti privati, si spazia dai massimi pittori bresciani dell'Ottocento ai grandi artisti del Novecento, seguendo una mirata cronologia tematica che permette di rivivere le atmosfere del Neoclassicismo e del Romanticismo, per poi arrivare a Futurismo e alla Matafisica, fino al "Ritorno all'ordine" e all'Arte Informale del dopoguerra. Brescia viene immediatamente valorizzata nel suo splendore neoclassico in

“Il tempio di Vespasiano a Brescia” dopo gli scavi di Luigi Basiletti, si ipotizza del 1830 e nei capolavori mai banali di Angelo Inganni, al quale giustamente viene dedicato un peculiare capitolo della mostra. Qui si possono ammirare i limpidi ritratti ambientali, ricchi di emotività e tensione psicologica, primo tra tutti Veduta di piazza Loggia del 1979, oppure nei dipinti dal tono mansueto, introspettivo, intimo e vellutato del Ritratto di Amanzia Guèrillot nello studio del 1855 circa. Le sofisticate tinte di Cesare Bertolotti vengono evidenziate nei magnifici riflessi prodotti dalla luce sulla superficie dell'acqua, in Tramonto sul lago d'Iseo del 1885, oltre agli affascinanti paesaggi montani di altri luoghi incantevoli della provincia bresciana. Una decisa "sprovincializzazione" della pittura bresciana avviene grazie ad artisti come Achille Glisenti, il quale abbandonando la terra natia, e con essa le tematiche paesaggistiche e naturalistiche, si cimenta in opere che evidenziano maggiori introspezioni psicologiche, un gusto più sofisticato e passionale, preferendo la raffigurazione della figura femminile di stampo orientaleggiante come in La morte di Cleopatra del 1878-79. Anche Emilio Rizzi affinò la propria elaborazione artistica durante il soggiorno parigino dagli anni 1909 al 1915, periodo in cui sviluppa un'arte attenta alle sinuose forme femminili, ad aspetti sensuali ed elitari propri della media borghesia, narrata nell'intimo ritratto in posa chiamato La tazza dorata del 1911. Chi meglio di Giacomo Balla e del suo azzardato Ponte della velocità del 1915, può esporre la vorticosa dinamicità, la voglia di agire e la spinta verso l'impossibile del portentoso periodo dell'avanguardia Futurista? Enigmi e misteri, assenze gravose e luoghi ambigui disegnano alla perfezione il manifesto poetico della pittura me-

tafisica, sintetizzata dall'ennesimo capolavoro di Giorgio De Chirico, Piazza d'Italia del 1930. Di stampo più immaginifico e utopistico è la pittura del fratello di De Chirico, Alberto Savinio, protagonista di uno spettacolo dove la figura umana, in Otello e Desdemona del 1928, è vista muscolosa, possente e irrealmente gigante, più simile ad una scultura poderosa che ad una campitura su tela. Il Novecento Italiano vede la testimonianza, tra gli altri, dell' anarchica arte di Filippo De Pisis, con Fiori a Venezia del 1930 in cui viene cancellato il rapporto tra esterno e interno in una composizione sfuggente e straniante. Basi ben più solide ed equilibrate sono quelle della Natura morta di Giorgio Morandi, risalente alla metà degli anni Cinquanta, distinta da ampie pennellate, un attento studio della luce per enfatizzare la distribuzione degli oggetti e il loro carico armonico nel quadro. Natura morta con testa di toro del 1942 di Pablo Picasso è il pezzo da copertina della mostra, sia perchè viene mostrato per la prima volta dopo l'autenticazione del 15 novembre 2017 dalla Fondazione Picasso di Parigi, diretta da Claude Ruiz Picasso, sia per la incredibile potenza espressiva e intensità volumetrica, in costante equilibrio tra vita e morte, tra euforia e tragicità, che solo il genio di Malaga ha potuto rappresentare nell'intera storia dell'Arte. Concetto spaziale, Attese di Lucio Fontana del 1964 e Merda d'artista di Piero Manzoni del 1961 danno infinito lustro al capitolo finale dedicato all'arte in Italia nel Dopoguerra, confermando la sensazione che le cento opere esposte siano in realtà uno specchio di come il collezionismo privato, fatto da silenziosi e competenti protagonisti, abbia ben poco da invidiare ai musei più prestigiosi.

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PALAZZO MARTINENGO, BRESCIA FINO AL 10 GIUGNO 2018 AMICIMARTINENGO.IT

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PIATTI SICILIANI IN UN’ATMOSFERA DA SOGNO

LÙBAR A VILLA REALE (“il bar” in siciliano, ma anche il bar dei Lu…) Lucilla, Lucrezia e Ludovico Bonaccorsi con la loro attività omaggiano l’originalità della Sicilia: il design attinge alla tradizione estetica dell’isola, traducendo l’esperienza diretta dei fondatori, tra motivi rurali, colori sofisticati e indefiniti che disegnano mille sfaccettature. Una location di grande pregio storico e artistico accoglie un concetto innovativo di ristorazione, che trasporta l’esperienza on the road nelle sale e sotto il porticato dell’antica residenza nel pieno centro di Milano. Disponibilità di parcheggi, ottimi collegamenti con i mezzi pubblici, la vicinanza con uffici e i giardini Montanelli, un contesto di assoluta privacy rendono Villa Reale il luogo perfetto per creare uno spazio di nuova concezione, con un’offerta leisure&dining ampia e che si distingue nel panorama della capitale lombarda. Una sala interna attentamente ristrutturata nell’ormai classico stile LùBar, un porticato chiuso da grandi vetrate per un giardino d’inverno esclusivo, un ampio dehor estivo affacciato su un raro giardino accoglieranno un target estremamente diversificato di clienti: dal lavoratore per una colazione sana e veloce o una pausa pranzo gustosa all’amante della movida per un aperitivo o una serata particolare, dalle famiglie per un picnic nel parco alla coppia che cerca un luogo romantico.

LùBar is a street food project born in Sicily in 2013.On the beautiful beach of Vendicari natural Reserve, near Noto (Siracusa), the idea of a chiringuito immediately called the attention of general public, bringing a thought into reality.The concept mixes the Sicilian origin of the three founders, Lucilla, Lucrezia and Ludovico Bonaccorsi, and the typical entrepreneurship made in Milan. LùBar (“the bar” in Sicilian tongue, but at the same time the bar of the Lu…) is a tribute to Sicilian originality: the design comes from the aesthetic tradition of the island, translating the direct experience of the founders with country motifs and refined light colours, painting a thousand shades. But the image is just a precious side for the project core, the true Sicilian taste: simple, immediate, authentic, fascinating. Organic vegetables, a balanced use of meat, the fragrance of wood oven bread, the exotic and familiar aroma of spices… Simply the real Sicilian cuisine, with all its delights and contrasts, for a bespoke sensorial experience.

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LùBar è un progetto di street food nato in Sicilia nel 2013. L’intuizione di un ciringuito sulle spiagge dell’Oasi di Vendicari a Noto (Siracusa) ha subito richiamato un ampio pubblico, decretando il successo di un’idea diventata concreta realtà. Il concept unisce le origini siciliane di tre fratelli, Lucilla, Lucrezia e Ludovico Bonaccorsi, con l’imprenditorialità caratteristica milanese LUBARSTREETFOOD.COM

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MESH Limited Edition is a collection of 100 pieces (50 per colour) in which battery-operated table lamps of the iconic collection are reinterpreted in terms of nish and colour by their designer Marco Acerbis in collaboration with Baolab, a research laboratory for materials and trends. From this fruitful collaboration came the idea of creating two “moods”, just as if they were two individuals with very different characters. In addition to an in-depth study of paint colours, materials such as leather and fabrics were used to customise each piece by hand. The result is a range of unique objects, characterised by a charming balance of contrasts: rst and foremost, somewhere between industrialization and tailoring. MESH red: a strong graphic version, interpreted for a more casual elegance. The tubing that customises the central stem was woven using a textile technique taken from the world of knitwear.

DESIGN : MARCO ACERBIS 31

MESH BATTERY LAMP PHOTO_GIOVANNI MARCHESI, NIGEL YOUNG

MESH Limited Edition è una collezione di 100 pezzi (50 per colore) in cui le lampade da tavolo a batteria dell’iconica collezione sono reinterpretate in termini di finiture e colore dal loro designer Marco Acerbis in collaborazione con Baolab, laboratorio di ricerca di materiali e tendenze. Da questa fruttuosa collaborazione nasce l'idea di creare due “mood”, proprio come se si trattasse di due personaggi dai caratteri molto diversi. Oltre allo studio approfondito dei colori per la verniciatura, sono stati utilizzati materiali come la pelle e i tessuti per personalizzare, a mano, ogni singolo pezzo. Il risultato è una linea di oggetti unici, caratterizzati da un affascinante equilibrio di contrasti: primo fra tutti quello fra industrializzazione e sartorialità. MESH blu, con particolare della maniglia in cuoio color testa di moro impreziosito da cuciture tono su tono e borchie argento: è ispirata a concetti quali passione, opulenza, determinazione, carattere. MESH rossa: si tratta di una versione dal forte segno grafico, interprete di un’eleganza più casual. Il tubolare che personalizza il fusto centrale è stato intrecciato utilizzando una tecnica tessile ripresa dal mondo della maglieria. Mesh si veste dunque di un abito speciale, “Made in Milan”, per riflettere sensibilità e gusti molto diversi fra loro.

MARCO ACERBIS Biography Marco Acerbis graduated in architecture from Politecnico di Milano in 1998. On graduation he moved to London to work in the offices of Lord Norman Foster and then established his own practice in Italy in 2004. Fascinated by designing at very different scales he quickly moves on to explore with a constant cross over of skills, ideas, tools and technologies all sorts of subjects to achieve a globally designed space. The Vertigo floor lamp, designed for Fontana Arte in 2004, was immediately acknowledged as a best seller and is now included in the Vitra Design Museum's permanent collection. Marco's interest for contemporary issues focuses on sustainable architecture. His studio has completed the design and construction management of two major buildings including the Xeliox Energy Lab and Polins. The Xeliox Energy Lab was the first industrial building to be certified Class A in Italy, while the Polins project received Italy's highest building standard, the CasaClima Class A+.

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SARA MORONI Industrial designer, si laurea nel 2006 con il massimo dei voti in Disegno industriale, presso Il Politecnico di Milano. Accompagnata in tesi dall'imprenditrice e Architetto, Carlotta De Bevilacqua, Presidente e Amministratore Unico di Danese Srl. Durante gli studi inizia a collaborare come freelance con aziende e privati sviluppando progetti dall'ideazione alla realizzazione. Successivamente completa uno stage presso Danese e prosegue il suo percorso nel mondo del design a 360°: interni, prodotto, moda e illuminazione perchè convinta che solo un approccio multidisciplinare possa far nascere nuove idee e dar vita a progetti innovativi. Oggi è libera professionista e si dedica alla progettazione/ingegnerizzazione di prodotti e arredi per le aziende, cura allestimenti, elabora progetti di illuminazione e sviluppa soluzioni ad hoc per negozi e abitazioni private.  Ha intrapreso una prestigiosa collaborazione con un emergente agenzia creativa di Milano e nell'ultimo ha sviluppato una famiglia di prodotti di illuminazione per un importante azienda italiana. Il design è per lei progetto e non styling, ingegno e non pura creatività.  Con costanza e dedizione ha adottato questa filosofia progettuale come modus operandi. Ha partecipato a diversi concorsi di design, riscuotendo discreti successi e meritandosi alcune pubblicazioni su importanti riviste internazionali di settore ed esposizioni.

Il tratto è agile, dinamico, espressivo pur nella sua essenzialità formale. Le soluzioni sono flessibili, versatili, trasformabili. La luce è perfetta, regolabile e personalizzabile per qualsiasi esigenza. Sara Moroni firma per Platek una collezione dalle forme essenziali e linee precise: FROG è un sistema di prodotti lighting contraddistinti da versatilità compositiva, semplicità di utilizzo e sicurezza elettrica. Estetica raffinata e soluzioni tecniche all'avanguardia ottenute dall'aggregazione di sole tre componenti (picchetto, flangia e base) che, senza l'impiego di utensili, danno vita a una famiglia completa di prodotti mobili e freestanding da terra, parete e soffitto.

DESIGN : SARA MORONI

FROG

Sara Moroni is a designer based in Milan. Actually she is working on design and products engineering, furniture for companies, lighting design and she develops special solutions for stores and private places. Recently Sara has started a prestigious collaboration with an emerging creative agency in Milan and she has developed a series of products for important italian company. PLATEK.EU

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SEMPRE PIÙ DINAMICA MILANO OFFRE SOLUZIONI DI OSPITALITÀ NUOVE E SEMPLICI

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Un building di 23 appartamenti in una strada privata molto tranquilla che si ispira ai Condo americani ed è interamente dedicato all'ospitalità. Gli appartamenti possono essere affittati sia per poche notti, perché sono ben collegati con il centro città, le vie dello shopping e i poli fieristici, sia per periodi più lunghi, fino ad un massimo 12 mesi. Il concept della struttura si ispira al design minimal dal sapore nordico e alla grafica flat ma gioca con i colori e le carte da parati. I divani, così come i bagni, sono tutti differenti, con diverse tonalità pastello o fantasia. Le carte da parati, tornate molto in voga perché caratterizzano molto gli spazi, variano dei motivi floreali a quelli geometrici o astratti. I bagni hanno 23 tonalità e finiture diverse per rendere ogni appartamento davvero unico ed inimitabile. Le cucine, unico elemento neutro e modulare ripetuto, sono state progettate e realizzate da una falegnameria veneta per garantire la massima resistenza e confort: sono dotate di elettrodomestici e attrezzatura completa per cucinare, dal caffè alla teglia per la lasagna. Per garantire il massimo confort e riposo agli ospiti, sono stati inseriti negli appartamenti dei letti ergonomici con materassi di altissima qualità e testate volutamente imponenti che ricordano quelle delle presidential suite. Il concept è stato pensato per soddisfare i gusti di un ampia fascia di ospiti: gli appartamenti, infatti, sono identificati tramite nomi evocativi associati alle immagini presenti sulle pareti e alla tematica del piano in cui si trovano. Il piano seminterrato, caratterizzato dal colore verde army, è ispirato al tema del viaggio e della scoperta, uno degli appartamenti si chiama “On the road”. 

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ITALIANWAY, LA PIÙ GRANDE SOCIETÀ DI OSPITALITÀ DIFFUSA DELLA CITTÀ DI MILANO, NASCE DALL’IDEA DI DARE UNA VOCAZIONE NELL’AMBITO DELLA SHARING ECONOMY ALL'ENORME NUMERO DI IMMOBILI RESIDENZIALI INUTILIZZATI, SIA A MILANO CHE NEL PAESE. ITALIANWAY GESTISCE PIÙ DI 400 APPARTAMENTI RISTRUTTURATI, A PORTATA DI CLICK E NEL 2017 OLTRE 70MILA OSPITI, PROVENIENTI DA OGNI PARTE DEL MONDO, HANNO SCELTO ITALIANWAY

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1° piano color rosso porpora è dedicato a 5 icone femminili, uno degli appartamenti di chiama Frida. 2°piano color giallo è dedicato ai generi musicali con gli appartamenti Jazz, Blues, Country, Gipsy e Dance. 3° piano lilla dei grandi scrittori europei, da Dante a Cervantes, da Goethe a Hugo, senza dimenticare Shakespeare.  4° piano azzurro ed ha un carattere più maschile perché dedicato agli sport e alle attività all'aria aperta, c'è un appartamento per appassionati di golf e uno per chi ama la barca a vela.  L'associazione dei piani ai colori permette di trovare facilmente l'appartamento all'interno della struttura e crea un gioco cromatico nella scala comune che ospita la libreria ikea "più alta del mondo", 4 piani.  ITALIANWAY.HOUSE

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