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NEL CUORE DELLO STILE ITALIANO

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NUMERO SESSANTANOVE

---- LIMITED EDITION ----

EDITOR’S LETTER

Aut. Trib. Bergamo n°19 del 22.06.04 Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it Progetto grafico ed impaginazione: Paolo Biava Editing: Tommaso Revera Ufficio pubblicità e relazioni esterne: Tel. 035.270989 - 335 6028408

Hanno collaborato Valentina Colleoni - Paolo Bussi Credits: Paolo Stroppa, Musacchio&Ianniello, Vittorio Pavan Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta senza autorizzazione dell’editore. Edita Periodici srl 24121 Bergamo Via Bartolomeo Bono, 10 Tel. 035.270989 Fax. 035.238634 25100 Brescia Via G. Renica, 63 Tel. e Fax 030.2808528 www.EDITAPERIODICI.it

VOLEVO

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NE O ZI N TE T A A R T S O V A ATTIRARE L

È stato un buon anno come lo devono essere tutti. Un anno dove io e i miei collaboratori ci siamo migliorati, dove abbiamo ancora una volta guardato in faccia la realtà, ci siamo rimboccati le maniche e tanto divertiti. Soprattutto con ACASAMOOD nostro spazio di bellezza, che ancora vi dedichiamo con tutto il cuore. Sappiamo di certo di essere fonte di stimolo e d’ispirazione per lettori attenti, per chi con uno sguardo veloce capisce al volo, e ha modo di portare con sè, emozioni, vita, bellezza. Buon 2018

PATRIZIA VENERUCCI

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EMILIO VEDOVA DE AMERICA

SALVAGED BY TRACES OF AFFECTION

“CONTINUO A VIVERE VIVENDO”

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23 LA BAGUETTE DI FENDI COMPIE 20 ANNI

05 ZODIAC COLLECTION

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ABITARE L’ARTE

BASIC

SULLE CENERI DEL VECCHIO TEATRO...

BOHEM LA STAZIONE E PEDRALI

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INSÉPARABLES

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UN MIX DI STORIA, TRADIZIONE E INNOVAZIONE

BOHEM LA STAZIONE E PEDRALI 05

Gli arredi dell’azienda Italiana fanno risplendere la storica stazione di Paratico-Sarnico Una location dall’atmosfera magica e suggestiva in un contesto d’eccezione: il lago di Iseo e i vigneti della Franciacorta, reinterpretata dalla maestria e dall’estro creativo di Ernesto Pigni, Scenografo e Interior Designer.

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Il recupero di uno spazio storico come quello dell’incantevole stazione di Paratico-Sarnico con l’intento di trasformare un luogo pubblico e di passaggio in un ambiente avvolgente e confortevole, come può essere quello di una dimora abitativa. Un concept all’avanguardia, fulcro di tre diverse attività: la Boutique di fiori,

la Caffetteria e la Confetteria, perfettamente armonizzate dagli arredi Pedrali. Le sedute, le poltrone, i tavoli e l’outdoor rispondono ad un’esigenza di cambiamento nel rispetto della storia e della tradizione del luogo. Un mix di innovazione e ricerca tecnologia sempre all’avanguardia.

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Una location dall’atmosfera magica e suggestiva in un contesto d’eccezione: il lago di Iseo e i vigneti della Franciacorta, reinterpretata dalla maestria e dall’estro creativo di Ernesto Pigni, Scenografo e Interior Designer

Per la caffetteria e per l’accogliente atrio d’ingresso sono state scelte le poltroncineTweet, versatili e raffinate, e le Log, dai volumi morbidi e accoglienti. Queste sedute sono realizzate in velluto e personalizzate negli abbinamenti di colore, in perfetta armonia con gli ambienti. L’atmosfera è resa ancor più speciale dalla luce di Giravolta, le lampade wireless ispirate alle lanterne di un tempo. Il decorativismo che caratterizza Bohem La Stazione viene accentuato dal recupero di elementi tipici delle dimore milanesi degli anni Venti e Trenta del secolo scorso. La decorazione a finto marmo della scala, i graffiti dell’atrio, il ricorso a tessuti quali il velluto, la scelta dei colori, evocano infatti la ricchezza dei salotti d’epoca, regalando al cliente la sensazione di far parte di questo spaccato storico. A ciò si aggiungono i dettagli originali dell’epoca: le graniglie dei pavimenti, gli imponenti serramenti interni ed esterni, la scala in Pietra di Sarnico, le ringhiere e l’altezza dei soffitti. I prodotti Pedrali scelti per l’outdoor riprendono i colori dell’antico “graffito” presente sulla facciata esterna della Stazione e delle Ritirate. Nolita è una famiglia di sedute da esterni che rievoca le origini di un percorso storico, iniziato da Mario Pedrali nel 1963 con le sue prime sedie da giardino in metallo. Le sedie con schienale basso interamente in acciaio, sono studiate specificatamente per l’utilizzo outdoor. I tavolini a quattro gambe realizzati completamente in acciaio sono leggeri e maneggevoli. Una collezione che conferma il suo carattere estivo e solare, per vivere momenti di convivialità e relax all’aria aperta. In questo luogo ricco di energia e storia si sperimenta un moderno modo di degustare e acquistare circondati da un’infinita varietà di piante e fiori provenienti da ogni parte del mondo, immersi in elementi d’arredo e di design coerenti ed essenziali.

WWW.BOHEMFIORI.IT

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Italian Masterpieces

DIVANO CHESTER ONE. DESIGN BY RENZO FRAU. SALA DEL CAMINO, PALAZZO GALLARATI SCOTTI, MILANO. poltronafrau.com

Via Paleocapa 3/L, ang. Via Paglia, Bergamo Tel. +39 035 219953 bergamo@internionline.it - www.internionline.it seguici su

Milano, Via Turati 8; Via Durini 17 Bergamo, Via S. Spaventa 7 ES`O\]1`WO\hOBB"%


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LABORATORIO PARAVICINI PRESENTA

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ZODIAC COLLECTION In occasione del Salone del Mobile 2017, Laboratorio Paravicini ha presentato la sua nuova collezione di piatti: “ZODIAC”: un segno zodiacale per ogni piatto e un sottopiatto che rappresenta l’intero oroscopo dell’anno.Abbinati ai diversi piatti dello Zodiaco, presentiamo anche degli straordinari bicchieri in cristallo, interamente molati a mano, di Moleria Locchi Firenze. Ogni bicchiere ha il proprio segno zodiacale.

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LaboratorIo ParavIcInI produce in proprio la Terraglia Bianca sottile su cui Benedetta Medici e Costanza Paravicini decorano a mano, a pennello o a stampa serigrafica e digitale. La decorazione avviene sul manufatto a “biscotto”, prima della vetrinatura finale affinché, a cotture ultimate, (Gran Fuoco), ogni disegno sia indelebile ed atossico, adatto all’uso quotidiano e alla lavastoviglie. In altri casi, la decorazione è ottenuta imprimendo il disegno, tramite un punzone, sulla terraglia ancora tenera ottenendo delicati effetti sotto vetrina. La produzione si arricchisce ogni anno di forme nuove, volendo anche su ordinazione.

WWW.PARAVICINI.IT

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RUNE GUNERIUSSEN

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rune Guneriussen è nato a Kongsberg in Norvegia nel 1977, ha studiato presso il Surrey Institute of Art & Design in Inghilterra e attualmente vive e lavora in Norvegia. Artista di profilo internazionale, dal 2005 il suo lavoro è stato esposto in numerose mostre personali e collettive negli USA, in Cina, in Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera, Olanda e Norvegia, oltre che in fiere internazionali (Paris Photo, Miami Basel, Artefiera). Nel 2018 sono in preparazione mostre personali in musei e gallerie tra cui: il Museum Kunst der Westküste, Alkersum/Föhr, Germania; il Matmut Centre d’art Contemporain a Rennes, Francia; alla Waltman Ortega Fine Art di Miami, USA; alla Galerie MelanieRio a Nantes, Francia e in autunno presso le due sedi della MARCOROSSI artecontemporanea, Milano e Verona, che lo rappresenta in Italia. www.marcorossiartecontemporanea.com

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SALVAGED BY TRACES OF AFFECTION Rune Guneriussen, Salvaged By Braces of Affection, 2017, digital c-print/aluminium/laminate, 125 x 193 cm, edition of 5, © the Artist, courtesy of MARCOROSSI artecontemporanea, Milano


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DECOMPOSE ABSORBING MATTER Rune Guneriussen, Decompose Absorbing Matter, 2010, digital c-print/aluminium/laminate, 186 x 150 cm, edition of 5, © the Artist, courtesy of MARCOROSSI artecontemporanea, Milano

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Le opere di Rune Guneriussen attuano una sorta di transizione fra fotografia e installazione. Sono concepite su larga scala secondo un processo articolato che coinvolge l’oggetto, la sua storia, lo spazio circostante e il tempo. Artista concettuale, Guneriussen realizza opere site specific concepite all’interno di contesti naturali che – a partire dal 2005 – ricerca in tutta la Norvegia. Si tratta di un bilanciamento tra natura e cultura umana, intesa come una realtà complessa e densa di sfumature. Le sue installazioni sono realizzate direttamente sul posto, in totale solitudine, nel quadro di paesaggi insoliti e selvaggi. Il contesto naturale svolge un ruolo duplice: si configura come protagonista e al tempo stesso cornice delle installazioni che vengono create con oggetti di uso quotidiano. Nel silenzio rarefatto della natura norvegese, Guneriussen dispone lampade, libri, telefoni, seggiole, che metaforicamente risuonano come amplificate da un’eco, come spiega nei suoi titoli l’artista. Il processo si conclude con lo scatto fotografico realizzato in analogico, senza ritocco digitale in fase di post produzione. All’interno di questo iter, la fotografia rappresenta il momento conclusivo, la condensazione di un percorso creativo a più livelli. L’effetto finale è un affascinante connubio tra natura e oggetti, in cui questi ultimi si animano, perdono la loro connotazione di manufatto umano, dominano la scena, diventano immutabili come gli elementi della natura circostante e trasformano il paesaggio da naturale in fiabesco.

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A PARASITIC GESTURE Rune Guneriussen, A Parasitic Gesture, 2011, digital c-print/aluminium/laminate, 207 x 150 cm, edition of 5, © the Artist, courtesy of MARCOROSSI artecontemporanea, Milano

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EZIO BOSSO

“CONTINUO A VIVERE VIVENDO” PHOTO_MUSACCHIO&IANNIELLO

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Direttore d’orchestra, compositore, pianista all’occorrenza come ama definirsi, Ezio bosso ha ricominciato una più intensa attività concertistica solo dalla seconda metà del 2015. Un percorso in crescendo che nel 2016, dopo aver portato oltre 100.000 spettatori nei migliori teatri con il suo recital per solo pianoforte considerata ormai la tournée di mu-

sica classica più importante della storia italiana, lo vede oggi Direttore Stabile Residente del Teatro Giuseppe Verdi di Trieste e reduce da una lunga serie di trionfi alla testa di alcune delle migliori orchestre italiane e internazionali nella riconquistata veste di direttore d’orchestra, dopo alcuni anni di forzata pausa. Vale dunque ricordare l’Orchestra Filarmonica del Teatro La Fenice di Venezia a ottobre ’16 con

cui è ritornato sul palco per la prima volta; l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, di cui è stato Direttore Principale Ospite e che ha trionfalmente condotto sia nel teatro della città a dicembre 2016 sia in Piazza Maggiore davanti ad oltre 10.000 persone con un successo di pubblico e attenzione che nella città non si ricordava da tempo immemore per l’Opening Act del G7 Ambiente.

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La Georgian State Opera and Ballet dove ha diretto il gala operistico con le dive del canto Nino Surguladze e Carmen Giannatasio per il tradizionale concerto benefico del Primo Maggio, concerto che ha visto oltre sette standing ovation ed è stato seguito da più di 4 milioni di persone collegate in diretta televisiva e web da tutto il mondo. l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra del Teatro San Carlo nella prestigiosa cornice della Reggia di Caserta, l’Orchestra Sinfonica Siciliana nel Teatro Antico di Taormina, l’Orchestra da Camera di Mantova, L’Orchestra da Camera Lituana con il solista Sergey Krylov. Dunque una serie impressionante di attesissimi debutti tutti sold out, coronati dal plauso di critica e pubblico, con una media di due standing ovation od ogni concerto. Impegni concentrati in pochi ma serratissimi mesi, caso forse unico nel panorama internazionale. Senza contare il debutto al celeberrimo KKL di Lucerna completamente esaurito, coronato da ben due standing ovation e oltre quindici minuti di applausi. Nei concerti sopra elencati Ezio Bosso ha toccato oltre 40.000 persone con programmi che spaziavano da Bach a Schubert, Beethoven, Mendelssohn, Puccini, Pärt e lo stesso Bosso. Inoltre dalla primavera del ’17 Ezio Bosso è testimone e ambasciatore internazionale dell’Associazione Mozart14, eredità ufficiale dei principi sociali ed educativi del Maestro Claudio Abbado e portato avanti con impegno raro dalla figlia Alessandra, una conferma del suo impegno didattico e sociale, che si incarna non solo nei suoi live dialoganti col pubblico, nelle sue lezioni aperte a tutti, nel continuo sforzo di aprire tutte le prove di ogni concerto orchestrale ma anche nell’attività svolta con Opera Pia Barolo e Medicina a Misura di Donna a Torino.  Mesi intensi che sono culminati nella nomina a Direttore Stabile Residente del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste e hanno dato buoni frutti anche sul fronte della critica: “il programma proponeva la Sinfonia Incompiuta di Schubert e due lavori dello stesso Bosso, in questo caso anche pianista, la cui musica si presenta come una sintesi tra le tendenze neo-spiritualiste riconducibili ad Arvo Pärt e un minimalismo alla Philip Glass, striato da alcune repentine e più drammatiche incursioni. In Schubert, sostenuto da un’orchestra in stato di grazia, Bosso ha scelto, con coerenza e non temendo di apparire eccessivo, di accentuare le intenzioni estreme ed opposte dell’Incompiuta: l’angosciata cupezza iniziale, la levità danzante di altri passaggi.” Sandro Cappelletto – La Stampa giugno 2017

“Ezio Bosso a Trieste, il trionfo di un direttore vero… .Miglior Testimonial di lui il teatro triestino non avrebbe potuto avere per la propria stagione sinfonica ufficiale. Per l’ardore che Bosso ci mette nel piacere del far musica, di stimolare la partecipazione del pubblico, di comunicare con l’orchestra governata con equilibrio in quel programma beethoveniano della “libertà” che accostava il grande Stupore, la Suspense della Leonora n. 3 all’esaltazione della Settima Sinfonia. Bosso ne sostiene la dialettica confermandosi un direttore “vero”, che ha salda consapevolezza formale. Della grande forma in questo senso. È invece la forma breve che prevale nelle due composizioni londinesi dello stesso Bosso: Split (Postcards from far away) e Rain, variazioni sinfoniche per pianoforte e orchestra di recente fattura e di analoga struttura. Muove, la prima, da una cellula di cinque note in un’area che sembra fondere gli echi “baltici” contemporanei a quelli italianissimi alla Rota che la fanno vorticare in una sorta di visionario ballo da Gattopardo. Muove, lo spunto postromantico della seconda, nell’ambito di un effettismo minimalista “suggestivo” a pronta comunicativa, che il pubblico ha molto gradito, acclamando l’autore/pianista e direttore.” Gianni Gori – Musica settembre 2017 “Al Festival Stradivari di Cremona ha eseguito con fantasia e consapevolezza filologica il Concerto n. 3 di Bach, improvvisando al cembalo: e ha guidato la Stradivari Chamber Orchestra nella Serenata per archi di Ciaikovkskij: con passione a tratti straziante.” Andrea Estero – The Classic Voice “…con enorme maestria e tocco felpato, melodia ritmica, s’è destreggiato in questo Arioso dal concerto N.5 di Bach. Dopo la pausa un Ezio Bosso dinamico ed impetuoso, direttore d’orchestra imperioso nell’articolazione della gestualità carismatica ed autoritaria delle sue mani e braccia, per la settima Sinfonia di Van Beethoven. Una vera cavalcata ritmica in crescendo, …scatenato, inebriante, parossistico, interattivo con un ”allegro con brio” che ha mandato in ”solluchero”, in un brodo di giuggiole, gli astanti del parterre e della gradinata. Infiniti standing ovation a Bosso, come ad un mago che l’aveva avvinti ed incantati per 90 minuti.” Susanna Donatelli - Il Giornale dello Spettacolo 2017

“Ezio Bosso dirige da Maestro l’Incompiuta di Schubert” Guido Barbieri – La Repubblica giugno 2017 “Grande energia nel primo tempo con buon dettaglio contrappuntistico e cantabilità dolente nel secondo tempo; lo “Scherzo” ha molto sfumato il tactus ternario, mentre vigorosamente pulsante, il “Saltarello”, o meglio la “Tarantella” conclusiva, ha letteralmente mandato in visibilio il pubblico presente, emozionato, partecipe” Dario Ascoli – Corriere del Mezzogiorno luglio 2017 “Bosso nel gesto racchiude musicalità istintiva e, allo sguardo del pubblico, contagiosa” Stefano Valanzuolo – Il Mattino luglio 2017 “…Quando la musica si affida agli artisti, ùha sempre ragione” Angelo Foletto - Acuti giugno 2017

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Ezio Bosso nasce a Torino in una famiglia operaia ma sin dai precoci esordi dimostra quella tensione a superare ogni tipo di confine che ha caratterizzato tutta la sua lunga carriera. A sedici anni debutta in Francia come solista, compie poi gli studi di Contrabbasso, composizione e direzione d’orchestra all’Accademia di Vienna e collabora con diverse orchestre europee tra cui vale la pena di ricordare: Chamber Orchestra of Europe, Festival Strings Lüzern, Deutche Kammervirtuosen. Ricerca costante, versatilità, passione per la divulgazione, e generosità sono i tratti distintivi del suo percorso artistico ed è ricca la lista delle collaborazioni con prestigiose istituzioni musicali e con stagioni concertistiche dove si è esibito come compositore o esecutore, come direttore d’orchestra o membro di formazioni came-

ristiche, tra le tante: Royal Festival Hall di Londra, Sydney Opera House, Palacio de Bellas Artes di Città del Messico, Teatro Colón di Buenos Aires, Carnegie Hall NYC, Teatro Regio di Torino, Houston Symphony, Festival di Perelada, Teatro Carlo Felice di Genova, Lac Lugano, Parco Della Musica di Roma, Vilnius Phliarmonje, St Martin in the Fields. Vincitore di importanti riconoscimenti, come il Green Room Award in Australia (ancora oggi unico non australiano premiato) o il Syracuse New York Award in USA, la sua musica è commissionata o utilizzata dalle più importanti istituzioni operistiche mondiali come Wiener Staatsoper, Royal Opera House, New York City Ballet, Théâtre du Châtelet, San Francisco Ballet, Teatro Bolshoij di Mosca per citarne alcune, ma anche da prestigiosi coreografi e registi di fama. A Londra, dove vive, è stato direttore Principale e artistico di The London Strings. Tra le tante Orchestre dirette negli anni prima della sua pausa dovuta a un delicato intervento chirurgico e alla malattia neurodegenerativa con cui convive, ricordiamo:, London Symphony Orchestra, Tschech National  Symphony, Orchestra da Camara de Madrid  L’Orchestra del Teatro Regio, L’Orchestra Filarmonica del Teatro Regio di Torino, L’Orchestra dell’Accademia della Scala di Milano, L’orchestra Regionale del Lazio, L’Orchestra da camera di Torino, Wien Residenz Orchester, Bonn Kammer Orchester, L’orchestra dell’Accademia Mozart, L’Orchestra Verdi di Milano, La Sydney Youth Orchestra. Importanti anche le collaborazioni con grandi solisti, come Mario Brunello  con cui ha avuto una intensa collaborazione in duo, con Francesco Manara (Prima Spalla della Scala), Roberto Gonzalez (Spalla dell’orchestra dell’accademia di Santa Cecilia di Roma), e fra cui vale ricordare il rapporto fraterno che lo lega al violinista Sergej Krylov. Nel ‘15 The Arts News Paper (il più autorevole periodico di arte a livello mondiale) e Penelope Curtis, direttore di Tate Britain, hanno definito il suo concerto alla Ikon Gallery “l’evento artistico dell’anno nel Regno Unito”. Nello stesso anno è stato scelto dall’Università Alma Mater di Bologna per scrivere e dirigere la sua Quarta Sinfonia dedicata alla Magna Charta delle Università Europee e che contiene il primo inno ufficiale di questa istituzione mondiale.  Ezio Bosso è artista worldwide di Sony Classical International, che ha pubblicato i suoi ultimi lavori “The 12th Room” Disco D’oro con oltre 50.000 copie vendute, l’antologia “Ezio Bosso… and the things that remain (from 2004 to the present day)” e “The Venice Concert” con Sergey Krylov Solista al violino ovvero il live che fotografa il suo ritorno sul podio alla Fenice in tutto il mondo. Nel complesso questi ultimi titoli cameristici e sinfonici hanno venduto oltre 20.000 copie, segnando un altro record nel mercato classico italiano. Presto verranno pubblicate le sue tante registrazioni mai uscite in disco.

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Il Teatro Sociale di Gualtieri occupa l’ala nord di Palazzo Bentivoglio, monumentale edificio principesco sorto fra la fine del 1500 e l’inizio del 1600 per opera dei marchesi Bentivoglio, che s’infeudano a Gualtieri per bonificarne le paludi. Il primo teatro è costruito nel 1775: una piccola sala all’italiana in stile barocco, con due ordini di palchetti e un palcoscenico di dimensioni ridotte, interamente costruita in legno. Le attività teatrali si susseguono per oltre un secolo ma non sono pervenute cronache sul tipo di spettacoli proposti e sul loro numero. Tutto si interrompe bruscamente intorno alla fine del 1800, forse in seguito ad un incendio che compromette irrimediabilmente la struttura. Sulle ceneri del vecchio teatro, per volere dell’amministrazione comunale e grazie all’iniziativa e al sostegno della Società dei Palchettisti, nasce nel 1905 il Teatro Sociale. La struttura è ingrandita fino a raggiungere la sua forma attuale, con 3 ordini di palchi e una capienza di circa 300 posti. Durante la prima metà del secolo scorso è utilizzato assiduamente dalla comunità gualtierese e dei paesi limitrofi, con opere liriche, veglionissimi e celebrazioni. Dagli anni ‘30 il teatro inizia ad essere utilizzato anche come cinema: alle proiezioni partecipava spesso anche il celebre pittore gualtierese Antonio Ligabue, che poteva essere scorto in uno dei palchetti. Poi, con il corso della storia e l’avanzare della modernità, le attività si sono via via sempre più ridotte – sorte comune a molti dei piccoli teatri di provincia – fino a lasciare spazio, negli ultimi anni, solo a scadenti pellicole a luci rosse. Nel 1979 il teatro è chiuso al pubblico per seri problemi strutturali. Iniziano lavori di consolidamento che per necessità di cantiere prevedono la rimozione del palcoscenico. Ma questi s’interrompono presto per mancanza di fondi e piano piano il teatro è dimenticato. Per circa 30 anni. 21

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SULLE CENERI DEL VECCHIO TEATRO...

ASSOCIAZIONE TEATRO SOCIALE DI GUALTIERI

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Nell’autunno del 2005 un gruppo di ragazzi alla soglia dei vent’anni varca per la prima volta i cancelli che chiudono le porte del Teatro Sociale di Gualtieri: è una folgorazione. Il Teatro nonostante la mancanza del palcoscenico è uno spazio magnifico con infinite potenzialità e immediatamente s’inizia a sognare di riaprirlo al pubblico, utilizzandolo così com’è. Il primo evento non può che essere nel segno della provocazione… Nel luglio del 2006 inizia a girare per il paese la notizia di un’asta pubblica per la vendita del teatro e dei suoi arredi. Il Comune è sommerso dalle proteste dei cittadini, a un tratto nuovamente memori che il Teatro Sociale giace inutilizzato: qualcuno vorrebbe ribellarsi alla scelta sconcertante, qualcuno comincia a interessarsi seriamente all’acquisto dell’immobile. La sera del 27 luglio 2006 un delegato di un’agenzia immobiliare di Milano, incaricato della presunta vendita, raccoglie la folla in piazza e la introduce all’interno del teatro. Mentre le persone sono accompagnate all’interno dello spazio, dai palchetti fuoriescono i ragazzi della futura associazione, impersonando le “arti” che da sempre popolano il Teatro. Musica, Poesia, Letteratura, Scultura, Pittura e Danza chiamano in causa direttamente la folla sconcertata e chiedono di ribellarsi all’abominio della vendita, pronte a un suicidio collettivo nel caso che nessuno risponda all’appello di rivolta. I Gualtieresi, increduli, rispondono senza troppe esitazioni e, incatenato il venditore, abbattono a picconate il muro che chiude una delle porte del teatro, liberandolo simbolicamente e fisicamente dall’oblio. Ezio Bosso e il Teatro Sociale Il legame di Ezio Bosso con Gualtieri inizia assieme alla riapertura del Teatro, apertura della quale il compositore è stato complice e sostenitore della primissima ora: ogni anno infatti il maestro Bosso ha donato un concerto al Teatro Sociale e al suo pubblico.

WWW.TEATROSOCIALEGUALTIERI.IT


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dielleceramiche.it

• Lastra in grès porcellanato, Collezione Metamorfosi, CEDIT – Ceramiche d’Italia

• Collezione Colore&Colore, Ceramica Bardelli

• Decoro Monile bianco|oro, Collezione Tesori, CEDIT – Ceramiche d’Italia

• Corrispondenza disegnato da Dimorestudio, Ceramica Bardelli

Si ringraziano la pasticceria Prêt à Dessert per i dolciumi e Antichità e Restauro per le sedie in noce Luigi XVI.


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STORIA DI UN ACCESSORIO RIVOLUZIONARIO

LA BAGUETTE DI FENDI COMPIE 20 ANNI 20 anni di successi. E 20 anni che hanno cambiato la storia degli accessori di moda. Parliamo della mitica Baguette di Fendi, creata nel 1997 da Silvia Venturini Fendi, direttore creativo della maison. Il suo nome viene dalla forma, un rettangolo con tracolla molto corta da portare sotto il braccio, proprio come fosse una baguette. Contro i canoni del minimalismo degli anni '90, si arricchisce di dettagli, decori e ispirazioni e cambia a ogni stagione. Fino a diventare un musthave di dive come da Madonna, Naomi Campbell, Gwyneth Paltrow, Julia Roberts e a debuttare nella nota serie tivÚ di HBO "Sex and the city", accanto alla mitica Carrie Bradshaw-Sarah Jessica Parker. Nel 2007, per festeggiare i suoi 10 anni, Fendi lancia un modello di tela bianca venduto con un set di pennarelli Pantone; nel 2012, invece, è la volta del libro "Fendi Baguette" (edito da Rizzoli) che ne ripercorre la storia con le immagini degli oltre 1.000 modelli realizzati in coccodrillo, visone, tessuto, perline e paillettes. Qui sopra una gallery con le immagini che ne hanno caratterizzato la storia...


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UNA MENSOLA, O UN OGGETTO DOVE APPENDERE,

MA CHE ESPRIMA LA NOSTRA UNICITÀ in architettura, una mensola è un elemento orizzontale che sporge rispetto ad una superficie verticale, ad esempio una parete, con la funzione di sorreggere carichi aggettanti. Nell'arredamento, una mensola è un ripiano a sbalzo, appoggiato solitamente su sostegni comunemente detti reggimensola. Appendere fissare un oggetto a un elemento di sostegno, appoggiandolo, legandolo o altrimenti fermandolo ad esso, in modo che resti rialzato da terra o da altro piano orizzontale

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VENEZIA, MAGAZZINO DEL SALE E SPAZIO VEDOVA

DAL 18 GIUGNO AL 26 NOVEMBRE 2017

EMILIO VEDOVA DE AMERICA A CURA DELL’ ARCH.PAOLO BUSSI PHOTO_VITTORIO PAVAN, VENEZIA

è sempre una particolare emozione entrare nel Magazzino del Sale a Venezia e ammirare, ancora una volta, la strabiliante opera di Emilio Vedova (1919- 2006), straordinariamente valorizzata dalla macchina robotica progettata da Renzo Piano. Il meccanismo installato all'interno del Magazzino del Sale consente, unico al mondo, di predisporre un'esposizione movimentata e fluida, con differenti scenari espositivi modificabili a piacimento, il tutto con un procedimento automatizzato. Grazie a un software avanzato il curatore della mostra può impostare infinite scenografie, modificando a proprio piacere il posizionamento delle opere e creando, di volta in volta, uno spettacolo mai uguale al precedente. Virtualmente ad ogni ora si può assistere ad una narrazione differente. Unico caso in cui il procedimento meccanico amplifica, se possibile, la poetica dell'opera e dell'artista stesso. Ogni opera di Emilio Vedova gronda di movimento, dinamicità, passione. Lo strumento espositivo riesce a esaltarne il contenuto delle stesse, innalzando il tutto ad esperienza non replicabile in nessun altro spazio espositivo esistente. La mostra De America omaggia le esperienze statunitensi del Maestro e della moglie Annabianca, preannunciate da una serie di intimi video privati, esposti all'ingresso della mostra. Le opere e il trionfo artistico di Emilio Vedova lo precedono negli Stati uniti: il successo incredibile della personale alla "Catherine Viviano Gallery" di New York nel 1951, quando l'artista aveva 32 anni, anticipa il suo arrivo negli Stati Uniti, avvenuto nel 1967. Il primo viaggio parte da New York e si propaga a San Francisco, Oakland e Sausalito in California; inoltre Vedova tiene un ciclo di letture nelle Università progressiste, tra cui Berkeley. Il primo viaggio influenza molto la visione di Vedova, scosso dalle potenzialità della democrazia Americana, dagli scontri razziali e dalle manifestazioni sociali. Nel 1973 Emilio e Annabianca tornano negli States, in un coast to coast impegnativo che ripropone un nuovo ciclo di Lectures nelle università di Detroit, Ohio, Massachusetts e molte atre. Questa seconda esperienza amplifica la contaminazione tra Europa e Stati Uniti, tra staticità e modernità, tra formalità e ribellione, amalgamati in una esperienza vissuta che l'Artista riconosce in mille sfaccettature e rende propria, come afferma nei propri diari "...quanta Europa in questi pittori americani... nuclei germinali dell'impulso americano: dall'espressionismo storico, dada, surrealismo...il dibattito scenico, scontato, insito nel mio spazio implica rimandi, presa di scelta, di bersaglio, di contro, di no... implica rapporti di situazioni contrastanti e simultanee". Una parte determinante del ciclo americano di Emilio Vedova, 14 opere di cui 5 in "machina" e 9 alle pareti, composte tra il 1976 e il 1977 e tutte in grande formato, vengono ora esposti tra il Magazzino del Sale e lo Spazio Vedova, precedente atelier dell'Artista. Pitture decise di bianco e nero suggeriscono spazi metropolitani, altezze vertiginose, movimenti gravemente inarrestabili. La potenza della immagini impresse nell'animo dell'Artista sboccano in combinazioni risolute, tentando una difficile fusione tra la storia dell'arte italiana e quella oltreoceano, in cui vengono abilmente manipolati il Futurismo, action painting e espressionismo astratto, dove a malapena si celano le influenze legate al linguaggio di Jackson Pollock e Franz Kline.

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Il tratto del Maestro, così denso e prepotente, riflette la tensione sociale delle rivolte contro la guerra in Vietnam negli Stati Uniti, rivissute poi negli anni novanta con le polemiche per le guerre del Golfo e dei Balcani. Bellezza e sofferenza, vita e morte, potenza e delicatezza, temi opposti e inconciliabili che affascinano Vedova e ne condizionano le opere, così apparentemente eterogenee e indecifrabili, ma espressive e delineate nella loro complessità. Tele che manifestano i tormenti interiori dell'artista attraverso segni indelebili alla memoria, graffi densi e rancorosi, tratti coprenti ma colmi di vita vissuta e pensata.

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Dopo anni di successi e riconoscimenti, tra cui il Gran Premio per la Pittura nel 1960 alla Biennale di Venezia, e dopo i successi americani impreziositi dal conferimento del Solomon R.Guggenheim Foundation Award for Italy, con il conseguente posizionamento stabile di una sua opera nella collezione permanente del Museum of Modern Art, Emilio Vedova sembra voler infondere in questa carrellata di capolavori l'ambiguità di consapevolezze così diverse e così legate, inseguendo il senso conduttore tra l'esperienza autentica italiana e la contagiosa modernità statunitense, tra la storia e l'attualità, tra il bianco e il nero, tra Venezia e New York.

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Particolari dell’allestimento della mostra “Emilio Vedova De America”, Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, Venezia

Fondazione Emilio e Annabianca Vedova


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ARTIGIANALITÀ CHE EMOZIONA

Realizzazione:

Via Serio 4 - Casnigo (Bg) - Tel 035 741058 info@loft1903.it - www.loft1903.it


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ARTIST : CLAIRE MÉHA

INSÉPARABLES DÉCROCHER LES ÉTOILES INSEPARABLES adj. (XIIe ; lat. inseparabilis). Qui sont unis par un lien indéfectible et une complicité de tous les instants. « inséparables comme les doigts de la main. Ou les membres d’une même famille. » INSEPARABLES c’est la nouvelle marque de Tee-shirt et body 100 % coton bio et responsable pour toute la famille. Une marque qui propose des créations originales qui se font écho et racontent une histoire. Pour sa première rentrée OnLine, INSEPARABLES propose 60 références autour de 18 créations. Des Duos Maman-Bébé ou Enfant ; Papa-Bébé ou Enfant ; Frères & Soeurs. Des Trios Maman et Papa et Bébé ou Enfant … comme ça pas de jaloux… Et certaines de nos créations sont désormais disponibles en Solo.

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Les illustrations des artistes avec qui nous collaborons s’inspirent du monde de l’enfance et des premières années de vie en famille. Nous sommes heureux de vous les faire découvrir et de partager leurs personnalités et leurs univers. Nous avons désigné un packaging en carton kraft sobre et élégant 100% recyclable, choisi nos modèles de Tee-shirt et de Body pour leurs coupes et la qualité de leur coton 100% bio et décidé d’une impression numérique afin de servir au mieux nos créations en utilisant le moins d’encre possible. Nos Tee-shirts et Body sont imprimés à Paris et plus de la moitié de la valeur des coffrets est produite en France.

INSEPARABLES, c’est la marque parfaite pour faire un cadeau à un bébé ou un enfant ET à sa maman ou à son papa (naissance, anniversaire, noël, fêtes des mères et des pères…) mais cʼest aussi (et surtout !) un cadeau quʼon peut faire à soi-même et à son enfant sans autre raison que de célébrer la famille le bonheur dʼêtre ensemble ! INSEPARABLES c’est Anne et Luc, trois fils (aujourd’hui grands et beaux) une vie professionnelle marquée par de magnifiques rencontres dans la musique, la publicité, la vidéo, la photo et l’illustration…Et maintenant une marque à faire grandir, toujours ensemble.

WWW.INSEPARABLES.PARIS

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* JPA ANTORINI ARCHITETTI STUDIO

ABITARE L’ARTE JPa antorInI arcHItEttI, studio di Jean Pierre Antorini, ha realizzato il progetto GAU per privati, una casa unifamiliare a Torricella, un comune situato a nord di Lugano in Svizzera. Un’abitazione che rispecchia la filosofia dello Studio, da sempre dedito alla filosofia del feng shui, alla continua innovazione senza mediazioni. Il progetto si realizza in una casa unifamiliare di 200m2, sviluppata su due livelli, moderna ma accogliente, caratterizzata da forme lineari, pulite e decise, utilizzo di acciaio corten e cementi da una parte e di materiali come legno in diverse sfumature dai toni caldi del cappotto e finiture interne dall’altra. I muri interni, dai colori puliti e rilassanti, rendono lo spazio ancora più ampio e personalizzabile. Le finestre e le porte, che occupano tutta l’altezza dei muri delle camere e un armadio a muro, che al contempo funge da parapetto al primo piano, si inseriscono armonicamente nella struttura, in un completo equilibrio tra chiuso e aperto, consentendo un adeguato livello di privacy. Le ampie vetrate si affacciano sullo stupendo paesaggio verde della zona collinare di Torricella, regalando vedute naturalistiche quasi cinematografiche, mentre l’inserimento di una parte della struttura nel terreno è una scelta legata alla protezione da eventuali rumori che potrebbero provenire dalle strade adiacenti, rendendo l’unità un perfetto rifugio dalla freneticità.

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Nonostante una forma cubica e tagliente e i colori quasi profondi della struttura esterna, l’interior si rivela essere molto luminoso e radioso, grazie alla conformazioni particolari che permettono alla luce di entrare, accogliendola e rendendola partecipe dell’ambiente. Per soddisfare le esigenze dei committenti, realizzando un progetto di qualità e in linea con la filosofia dello Studio JPA, è stata prima attuata un’attenta fase di ricerca in modo tale da trovare artigiani in grado di rispondere alle esigenze e fornire materie di primissima qualità, sempre nel rispetto della natura. I progetti di JPA Studio si ispirano all’essere umano, ai suoi bisogni e desideri, alle sue aspettative ed aspirazioni. Tutto ciò attraverso progetti legati alla natura, rispettandola nella loro realizzazione, inserendo nell’habitat naturale architetture armoniche ma inedite. Il team giovane ed efficiente è sempre pronto ad occuparsi di progetti non convenzionali, in totale libertà creativa. Dalla forte tensione alla bellezza nasce uno stile unico dello studio, che coniuga arte, natura e spazi architettonici. Grazie a due decenni di esperienza e con più di cento progetti all’attuale, al knowhow unico e una filosofia improntata all’equilibrio e al benessere, Studio JPA riesce a contaminare l’architettura con l’arte, coniugando la praticità e l’unicità, l’essenziale e la particolarità. Spazio irripetibile, uno stato mentale, un tributo alla massima espressione della creatività: con un altro spettacolare progetto, JPA ANTORINI ARCHITETTI si riconferma esperto nella sfida del trasformare la concezione comune dello spazio. Dar forma a un desiderio. Il progetto GAU è tutto questo.

JPa antorInI Un laboratorio di progettazione architettonica che unisce una maestria antica a intuizioni moderne, precisione svizzera e stile italiano, estetica e praticità, rispetto del budget e dei tempi di consegna mettendo sempre in primo piano l’Uomo e i suoi desideri. Un team giovane, essenziale ed efficiente, in grado di proporre un’offerta professionale tecnica e sostenibile nell’ambito delle costruzioni e ristrutturazioni architettoniche, con un servizio personalizzato per ogni cliente, sia privato che aziendale. Un architetto che crede nell’innovazione tecnologica, nelle soluzioni fuori dagli schemi, nell’organizzazione precisa, nella collaborazione con artigiani selezionati, nella ricerca dell’armonia grazie alla filosofia feng shui, nella casa come forma e involucro della propria mente. Tutto questo è lo studio JPA ANTORINI ARCHITETTI.

WWW.ANTORINI.CH


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