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ACASAMOOD NEL CUORE DELLO STILE ITALIANO

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ACASAMOOD NEL CUORE DELLO STILE ITALIANO

EDITOR’S LETTER

NUMERO

67

ACASAMOOD

Aut. Trib. Bergamo n°19 del 22.06.04

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Direttore responsabile: Vito Emilio Filì

HA VOGLIA DI VIAGGIARE, E DI CURIOSARE QUI E LA’. CE NE RENDIAMO CONTO DALLE SCELTE EDITORIALI.

Progetto grafico ed impaginazione: Paolo Biava

MOSTRE DEDICATE AL DESIGN IN BELGIO,ÌSCUSA VINCENTE PER UNA CAPATINA DAI VICINI.

Ufficio pubblicità e relazioni esterne: Tel. 035.270989 - 335 6028428

CENTENARI PER CAMMINARE TRA LE GALLERIE DELLA STORIA

Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it

Hanno collaborato Valentina Colleoni - Paolo Bussi - Vittoria Zambaiti Credits: Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta senza autorizzazione dell’editore. Edita Periodici srl 24121 Bergamo Via Bartolomeo Bono, 10 Tel. 035.270989 Fax. 035.238634 25100 Brescia Via G. Renica, 63 Tel. e Fax 030.2808528 www.EDITAPERIODICI.it

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07. MARGIELA - THE HERMES YEARS

11. NOLITA NON SMETTE DI STUPIRE

12. CENT’ANNI DI STORIA

03

19. LA MIA ARMA CONTRO L’ATOMICA UN FILO D’ERBA. TANCREDI. UNA RETROSPETTIVA

23. MADE IN DESIGN

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25. INDRA’S CLOUD

27. FLAGSHIP FACTORY

28. FLAGSHIP FACTORY

04

29. ESSENZA DEL PROGETTO

33. MANOLO BLAHNIK

SI RINGRAZIA VITTORIA ZAMBAITI PER IL CONTRIBUTO PRESENTE NEGLI ARTICOLI (INDRA’S CLOUD E MADE IN DESIGN); SUE LE ILLUSTRAZIONI PRESENTI NEGLI ARTICOLI.


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arte, bon vivre, esperienze, visioni e culture suggerite dal lago in riva al lago

Hotel Bellerive • Via Pietro da Salò, 11 • Salò (Bs) • Tel. +39 0365 520410

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©ph.RinaldoCapra

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MARGIELA - THE HERMES YEARS Dal 31 marzo al 27 agosto 2017, il MoMu di Anversa presenta per la prima volta le collezioni di Hermès dal 1997-2003, anni in cui Martin Margiela, definito anche come “settimo degli Antwerp Six”, fu nominato direttore artistico della maison parigina. Partendo dalla sua visione della moda, fatta di decostruzione, riciclo, trasformazione e reinterpretazione, come un’unica proposta per un lusso autentico e senza tempo, “Margiela - The Hermès Years” promette di esplorare il rapporto tra le collezioni della casa di moda francese e quelle del suo brand omonimo. Quando nel 1997 Jean-Louis Dumas, allora CEO di Hermès, lo nominò come direttore creativo per le collezioni donna, il fondatore della Maison Martin Margiela era già conosciuto da quasi un decennio come uno dei designer più influenti e avant-garde dello stile dell'epoca. La sua predilezione per il recupero dei materiali è infatti senza precedenti nel mondo della moda degli anni ‘80. Il suo approccio concettuale alla presentazione, alle vendite e la comunicazione delle sue collezioni ha cambiato totalmente il modo di pensare la moda e i suoi meccanismi di base.

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DAL 31 MARZO AL 27 AGOSTO, IL MOMU DI ANVERSA PRESENTA: MARGIELA - THE HERMES YEARS OMAGGIO ALLA CARRIERA DELLO STILISTA BELGA MARTIN MARGIELA

Per ben 12 collezioni di successo e nel silenzio del suo anonimato, Martin Margiela ha potentemente instillato una visione esaustiva e coerente del lusso moderno, basato tutto sulla comodità senza tempo e la tattilità, unitamente ad uno stile essenziale e sobrio. Ad otto anni dal suo ritiro dal mondo della moda, il MoMu e la città Anversa, hanno deciso di celebrarne la carriera con alcuni dei suoi capolavori. Tutto questo è “Margiela - Hermes Years". MoMu – Fashion Museum Antwerp Due volte l'anno il MoMu presenta una nuova esposizione: partendo dal suo vastissimo archivio (25.000 pezzi) e completando di volta in volta lo stesso con opere in prestito, queste esposizioni possono raccontare la monografia di uno stilista oppure si concentrano su un tema correlato alla moda. Una delle peculiarità del MoMu, infatti, è stato il decidere di non esporre una collezione permanente, piuttosto vivere di mostre temporanee, in cui il vasto materiale “in casa” potesse fungere da “archivio” da cui pescare in base al tema della nuova esposizione. Un programma vario che si concentra sulle diverse dimensioni e altitudini del mondo della moda. Ogni esposizione, infatti, racconta una storia completa. Il risultato: una sala espositiva che sia adatta ai percorsi proposti e trascina il visitatore in un viaggio alla scoperta di una moda totalmente differente, di un mondo che aspetta solo di essere scoperto. Ma la sorpresa comincia già dalle porte d’ingresso: una struttura industriale del 19esimo secolo, sede un tempo di un negozio di abiti maschili, che al suo interno invece si sviluppa in verticale con ambienti ampi e scale asimmetriche che creano giochi prospettici dinamici, inaspettati.

MoMu– Fashion Museum Antwerp Nationalestraat 28, 2000 Antwerp, Belgium T +32 3 470 27 70 | F +32 3 470 27 70 info@momu.be | www.momu.be

Dopo una completa ristrutturazione nel 2000, guidata dall’architetto Marie-José Van Hee, il MoMu ha riaperto le sue porte nel 2002. Situato nel distretto della moda di Anversa, qui si trova anche il ModeNatie, un ambizioso progetto che comprende il dipartimento Moda dell'Accademia Reale di Belle Arti e il Flanders Fashion Institute (FFI), conosciuto come “il cuore della moda belga”.

Orari di apertura: • martedì - domenica, dalle 10.00 alle 18.00 • Apertura notturna ogni primo martedì del mese dalle 10.00 alle 21.00


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NOLITA NON SMETTE DI STUPIRE Design Simone Mandelli – Antonio Pagliarulo Nolita è una famiglia di sedute da esterni che rievoca le origini di un percorso storico, iniziato da Mario Pedrali nel 1963 con le sue prime sedie da giardino in metallo. La collezione sembra scaturire da ricordi in trasparenza, un’atmosfera senza tempo da piazza assolata e vivace, per un risultato di solida durevolezza in forme semplici ed iconiche. Interamente in acciaio è studiata specificatamente per utilizzo outdoor. La collezione comprende sedia e poltroncina con due differenti altezze di schienale, poltroncina lounge, sgabelli in due altezze, tavolini a tre o quattro gambe e chaise longue. Materiali: acciaio. Colori: bianco, giallo, arancio, rosso, terracotta, azzurro, grigio antracite, verde salvia. Accessori: cuscino sedile per outdoor. Impilabile.

www.pedrali.it


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La 19a galleria rilevata con lo scanner laser

CENT’ANNI DI STORIA LA STRADA DELLE GALLERIE (IN REALTÀ UNA MULATTIERA) E’ UNO DEI PIU’ FAMOSI PERCORSI DELLA CERCHIA PREALPINA

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La strada delle gallerie è stata costruita nel 1917, fra febbraio e dicembre, per servire il fronte del Pasubio. Ne fu protagonista la 33ª compagnia minatori (integrata in seguito da altre squadre), dopo che al suo comandante, il tenente Giuseppe Zappa, venne dato l’incarico di valutarne la fattibilità. La compagnia si trovava in quel momento impegnata in lavori di fortificazione sul crinale di Monte Alba, a poca distanza da Bocchetta Campiglia da dove doveva partire la strada. Era fine gennaio, nel pieno di uno degli inverni più freddi e nevosi del secolo: sul Pasubio, che la compagnia vedeva giusto davanti a sé, c’erano metri e metri di neve. La strada avrebbe dovuto affrontarlo inerpicandosi fra i roccioni impervi e apparentemente inaccessibili della Bella Laita per poi arrivare, seguendo un percorso nascosto alle artiglierie nemiche, passando per Forni Alti e il passo di Fontana d’Oro, a Porte del Pasubio. Non c’era in partenza un progetto, ma solo un’indicazione di massima, perché «data la natura rocciosa e frastagliata del terreno, di cui non c’erano carte o rilievi, non era possibile stabilire preventivamente un tracciato».

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In baracca_gara di fotografi. Da sinistra Ricci, Fuselli, un ufficiale non identificato, Ruffini. Archivio famiglia Ruffini

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Zappa accettò l’incarico e – scrisse il sottotenente Cassina, uno degli ufficiali protagonisti dell’impresa – «decise di innalzarsi man mano ma anche di condurre avanti contemporaneamente un sentiero, che permettesse di studiare il tracciato ulteriore della strada. Lo scopo principale che ci proponemmo innanzitutto – continua Cassina –, fu quello di raggiungere la cresta della parete rocciosa che s’elevava a picco, di fronte a Bocchetta Campiglia. Poi, avremmo deciso il da farsi. Infatti noi sapevamo di dover raggiungere Forni Alti e il Passo di Fontana d’Oro, ma non avevamo la minima idea del come avremmo potuto arrivarci, perché la Bella Laita, che bisognava attraversare, era inaccessibile.» È così che inizia l’epopea della costruzione della strada delle gallerie. Richiederà a tutti, ma in particolar modo agli ufficiali, un coinvolgimento profondo. Sarà per loro al tempo stesso un’impresa e un’avventura, del fare, dell’osare, della giovinezza. Lo si avverte a ogni pagina della “memoria” del tenente Cassina, scritta appena finita la guerra, che fa da filo conduttore della mostra. Il senso dell’ignoto davanti, dell’esplorazione, dell’interrogare la montagna per cercare il passaggio, la sfida a trovare ogni volta la soluzione per forzarlo con una strada. Ma anche la consapevolezza orgogliosa di essere diventati via via una squadra, che ha saputo darsi un metodo di lavoro forte, fondato sulla divisione e al tempo stesso condivisione dei compiti. Quando ad aprile, con il Pasubio ancora coperto di neve, il tenente Zappa riceverà l’ordine

di trasferimento ad altro incarico, il cantiere della strada era già arrivato all’altezza della tredicesima galleria: alla sua uscita, su uno sperone a strapiombo sul vuoto, era stata piantata la stazione di arrivo del primo ramo di teleferica a mano. Nello stesso tempo il sentiero di esplorazione era arrivato molto più in alto, fin sotto la parete al cui interno sarebbero salite a spirale la diciannovesima e la ventesima galleria, le più lunghe e ardite: poco a lato si stava attrezzando un campo base avanzato. Scriverà Cassina: «Partiva il maestro. Ma ormai eravamo divenuti esperti; la strada ci aveva sedotti, e aveva sedotto anche i graduati e i soldati. Ricordo ancora con commozione l’impegno preso fra noi ufficiali, riuniti nella sala della mensa di Bocchetta Campiglia la sera dopo la sua partenza. Non sapevamo chi sarebbe venuto a sostituirlo e temevamo di essere distolti dalla nostra costruzione ». Sarà il capitano Picone (sono quasi un destino i nomi di questi due comandanti) a sostituire il tenente Zappa e a portare a termine la strada. Con altrettanta appassionata energia e coinvolgimento. La strada è lunga 6300 metri: 2300 sono in galleria, i restanti scavati nella roccia a mezza costa. Parte da una quota di 1216 metri e termina a 1928 metri, per un dislivello complessivo, contando i saliscendi dell’ultimo tratto, di 784 metri. È considerata un capolavoro di ingegneria militare. La sua costruzione, iniziata il 29 gennaio con l’invio di un primo plotone di venti uomini, arrivò a impiegare, con lo sciogliersi della neve e poi sopratutto l’estate, seicento uomini.

Erano allora contemporaneamente in uso almeno quaranta martelli perforatori ad aria compressa, la cui distribuzione, mediante una rete di grosse tubazioni provenienti da una centrale di produzione costruita ai piedi della montagna, copriva l’intero percorso. Nei dieci mesi dei lavori la 33ª compagnia ebbe quattro morti.

Informazioni Periodo consigliato per l’escursione: da giugno a ottobre Sentiero CAI 366 Percorso di media difficoltà, comunque segnalato EE/escursionisti esperti Rifugi di appoggio All’arrivo: Rifugio Generale Achille Papa, a Porte del Pasubio (1928 m), dove termina la strada delle gallerie. Di proprietà del CAI, Sezione di Schio. Prima della partenza, a Passo Xomo: Rifugio Passo Xomo Punto di partenza della strada: Bocchetta Campiglia. Vi si può arrivare in auto (parcheggio a pagamento). Da Schio (VI), si prende la S.P. 46 del Pasubio. Si passa per Valli del Pasubio e si prosegue fino a Ponte Verde (901 m). Prima di varcare il ponte si gira a destra percorrendo la strada che sale a Passo Xomo (1058 m). All’altezza dell’omonimo rifugio si prende a sinistra lungo la strada che porta a Bocchetta Campiglia (1216 m), oppure a piedi per il sentiero 366 il cui inizio è proprio a Passo Xomo (prendere in questo caso direzione Bocchetta Xetele, vedi tabelle segnavia poco dopo il rifugio). Dislivello: 784 m Tempo di percorrenza: 3 ore Carta topografica di riferimento: Sezioni vicentine del CAI, Sezione 1, foglio Pasubio-Carega 1 : 25000 Da: Sezioni Vicentine del CAI, sentieri Pasubio Carega


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Da Mario Zuliani, La strada della Prima Armata, ed. CAI sezione di Schio, 1925


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Italian Masterpieces POLTRONA VANITY FAIR. DESIGN BY RENZO FRAU. SALA DEL THE, PALAZZO COLONNA, ROMA. poltronafrau.com

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Tancredi Parmeggiani e Beatrice Monti davanti a W la pittura astratta (1960), Galleria dell'Ariete, Milano, 1961. Foto Ugo Mulas Fotografie Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati

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DAL 12 NOVEMBRE 2016 AL 13 MARZO 2017.

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LA MIA ARMA CONTRO L’ATOMICA È UN FILO D’ERBA. TANCREDI. UNA RETROSPETTIVA A CURA DELL’ ARCH. PAOLO BUSSI "Tancredi, con la sua pittura, crea una nuova filosofia poetica per coloro che non posseggono né telescopi né razzi: quanto fortunati noi che abbiamo tali cristallizzazioni da trasportarci sani e salvi, verso altri mondi" affermava convinta Peggy Guggenheim, innamorata del genio sconclusionato ma accecante di Tancredi Parmeggiani. A lui riservò un contratto di esclusiva in modo da essere l'unica promotrice della sua Arte, privilegio riservato prima a Jackson Pollock, e poi a nessun altro, esportando le sue opere nei grandi musei americani e organizzando prestigiose mostre in Italia, come la storica di Palazzo Venier dei Leoni. Tancredi è il ritratto vivente dell'Artista anticonvenzionale: giovane e bellissimo bohemien, lo si vedeva quasi sempre in giro scalzo per Venezia, oppure mentre esponeva sui gradini della Fenice con gli amici Crippa e Dova; venne anche arrestato un paio di volte dalla polizia, che lo scambiava sovente per un vagabondo. “Io ho cercato di mettere nei miei quadri tutta la natura possibile, perché nelle nostre case non c'è e per poterlo fare ho unito attraverso il colore tutti i segni dell’universo. Il mio vocabolario è l’universo e l'ho rappresentato con il simbolo più semplice che c'è: il punto”. Tancredi così, negli anni Cinquanta, stravolge l ideazione figurativa e geometrica della pittura, sostituendola con il puntinismo. Il marasma interiore di Tancredi viene trascinato in tele vorticose, sferzanti di una vitalità coloratissima e avvolgente, entusiasmanti in una velocità perfettamente bilanciata da una tecnica sopraffina. Tancredi abbaglia l'Arte del periodo come solo i geni rivoluzionari sanno fare. Il suo è un astrattismo particolare, distante dalla concezione di Pollock: non rinnega la pittura come il maestro statunitense, ma la rinnova, ne porta nuova linfa offrendone un carattere innovativo, inesplorato e seducente. Le influenze di Vedova, di cui era grande amico, Boccioni, Fontana e Mondrian sono evidentissime, in una serie di opere che onorano il passato, rielaborandolo in composizioni emozionali. La sua tela è poesia, meravigliosamente armonica in un tumulto di colori e sovrapposizioni. Non vive un rapporto fisico e viscerale con la pittura come Pollock, ma la ama e rispetta, considerandola la sola e unica motivazione per cui vivere. Le infonde anche carattere sociale, di denuncia contro i conflitti del periodo in Vietnam e Algeria, come si evince dal titolo stesso della mostra e dai tre splendidi dipinti della serie Hiroshima (1962). "La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba" è infatti una frase di Tancredi, per ribattere alle controversie tra Stati Uniti e Unione Sovietica del periodo. Una frase che riassume la delicata e inusuale elaborazione artistica dell'uomo, prima che del pittore: aggrappato ad una esistenza interiormente difficoltosa e irta di ostacoli psichici, soffrì di dolorose crisi nervose e stati d'animo incontrollabili, che tentò di sedare con diversi ricoveri in case di cura specializzate, per poi abbandonarsi al tragico destino che lo attese, quello del suicida a solo trentasette anni, alla stessa età in cui anche Van Gogh decise di porre fine alla propria esistenza.


Tancredi Parmeggiani Senza titolo (W la pittura astratta), 1960 Tempera su carta intelata 153 x 180 cm Collezione privata, Milano

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Tancredi Parmeggiani Senza titolo (Ciclo dei Diari paesani) 1961 Tempera e collage su tela 170 x 146 cm Collezione privata, courtesy Galleria dello Scudo, Verona

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Tancredi Parmeggiani, 1955 - Foto Arnold Newman / Getty Images

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Tancredi Parmeggiani Senza titolo (W la pittura astratta), 1960 Tempera su carta intelata 153 x 180 cm Collezione privata, Milano

Dino Buzzati sul Corriere della Sera del 3 dicembre 1967 racconta "il mito Tancredi", affascinato come tutti dalle gesta e controversie dell'artista. Lo stereotipo dell'artista maledetto non deve però distrarre dalle opere, esposte magistralmente dal curatore Luca Massimo Barbero, in una retrospettiva che replica i fasti della precedente di Feltre del 2011, città natale dello stesso artista. La rassegna attuale, oltre ad approfondire i rapporti tra Peggy Guggenheim e Tancredi, ci permette di ammirare opere provenienti dal Moma di New York, Primavera del 1951, dal Wadsworth Atheneum di Harford (Scozia), Senza titolo ( Composizione) del 1957, e dal Brooklyn Museum, Spazio, acqua, natura, spettacolo del 1958, finora viste pochissimo in Italia. La mostra si apre con i Disegni figurativi degli ultimi anni Quaranta, per poi proporre in una strabiliante carrellata di opere, capolavori come Autoritratto del 1947, di piena impronta picassiana, Senza titolo (Aspirazione a New Yor ) e Senza titolo (Ricordo armonico), entrambi del 1952, per poi approfondire le opere che raccontano Venezia e la sua luce, in una soffice combinazione di grigi e bianchi come Soggiorno a Venezia e Città, del 1954. Con la serie degli A Proposito, Tancredi espone le proprie esperienze di viaggio, abbinando differenti colori alle sensazioni provate, dalla Norvegia alla tanto amata Venezia. Si arriva, rapiti dai colori, all'ultima opera di Tancredi, Diario Paesano del 1961, dove il profetizzato "nuovo inizio Parigino" dell'artista, fatto di collage astratti e sovrapposizioni spaziali, lascia l'amaro in bocca pensando alla brusca interruzione del sogno di un "grandissimo pittore che superava tutti i suoi coetanei, ma anche i più anziani, nell’aggiornamento della pittura astratta in Italia" (Peggy Guggenheim).

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MADE IN DESIGN

POLTRONA BASSA ACAPULCO di OK Design pour Sentou Edition Acapulco, la splendida località balneare messicana, ha prestato il suo nome alla geniale poltrona messicana riedita dopo ben 60 anni! Il suo spirito rétro e glamour le conferisce una bellezza senza tempo. Acapulco unisce l’eleganza e la rigidità della struttura in acciaio dipinto in nero alla flessibilità della seduta in corda di plastica anti-UV fabbricata a mano in Messico. Ogni pezzo è unico perché prodotto arigianalmente. Ci piace l’effetto grafico che crea l’ombra della poltrona sotto il sole. Leggera, comoda e resistente al calore e agli agenti atmosferici, Acapulco è perfetta per il vostro giardino, in tutte le stagioni e dona un effetto esotico.

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STICKER BIRD BRANCH di Domestic creazione di Robert Ryan La collezione Vynil, che trae il proprio nome dal materiale omonimo che utilizza, dà letteralmente carta bianca all’utilizzatore che, invitato a convertire il proprio interno in spazio d’espressione, diventa autore del proprio arredo. Grazie a Vynil, lo «spazio parete» diventa terreno di un gioco di composizione e narrazione da conquistare e inventare. La posa è facile: i motivi sono autoadesivi, è sufficiente farli aderire alla parete, la cui superficie deve essere liscia.


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SOSPENSIONE LE SOLEIL di Foscarini Questa sospensione, al tempo stesso leggera e voluminosa evoca l’architettura a spirale del celebre museo Guggenheim di New York. Questa sfera luminosa gioca con le ombre e i colori per comporre una splendida atmosfera luminosa tenue. Soleil è composta da listelli in policarbonato sovrapposti in maniera irregolare. Gli interstizi tra gli anelli lasciano filtrare i fasci luminosi diretti verso l’alto. L’apertura posta sotto il paralume fornisce un’illuminazione diretta (verso il basso). Il taglio obliquo dei listelli crea un movimento dinamico. La forma mutevole del paralume si evolve secondo il punto di vista dell’osservatore.

CASSETTIERA TOSHI Modello n°3 di Casamania Disegnata da Luca Nichetto, la collezione “Toshi” è composta da mobili contenitori di diverse dimensioni che possono essere posti uno sopra l’altro o affiancati. Toshi, che significa “città” in giapponese, è una collezione pensata come insieme di forme che associate tra loro evocano un micro paesaggio urbano. I moduli possono essere associati per formare diverse combinazioni. Questo contenitore è realizzato in MDF goffrato è dotato di un unico, grande cassetto.

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INDRA’S CLOUD QUEST’OPERA E’ STATA REALIZZATA DURANTE UN VIAGGIO CHE ANNE PERCOCO FECE IN INDIA NEL 2008. Durante una visita in una regione del Nord del paese, la giovane artista e ambientalista statunitense decise di fare un uso inventivo di alcuni materiali di scarto utilizzandoli per fare una dichiarazione artistica riguardo gli effetti del consumismo sull’ambiente. La sua esperienza e il suo lavoro sono diventatI un libro che prende il nome da questo progetto artistico, “Indra’s Cloud”, un’evocativa scultura fatta solo di bottiglie di plastica assemblate per somigliare ad una nuvola che galleggia per il fiume Yamuna. Nel libro l’artista racconta le condizioni che hanno portato all’elaborazione dell’opera. Percoco si trovava a Jai Singh Ghera nel Dicembre del 2008 durante il periodo nel quale lo Shivananda Yoga Group teneva il suo annuale ritiro: “Gli studenti stranieri consumavano bottiglie d’acqua ad un ritmo sorprendente e le ammucchiavano nei corridoi”,ricorda, “ e il fatto che per questo gruppo era necessario usare una così grande quantità di acqua minerale dipendeva dalla devastazione ambientale del fiume Yamuna”. Desiderosa di portare l’attenzione sulle pericolose condizioni d’inquinamento del fiume, le venne l’idea di fare una scultura usando queste bottiglie che, illuminate dalla luce del sole, le ricordavano una nuvola. Inoltre le storie su Krishna, imparate durante questo soggiorno, le fecero venire in mente il mito di Indra, il “mezzo-uomo” delle acque, e la rottura che si verifica quando gli esseri umani dimenticano che sono semplicemente amministratori e non controllori ultimi delle risorse idriche della natura. Dopo aver cucito insieme più di un migliaio di bottiglie in varie sezioni, queste vennero portate al fiume dove furono assemblate a formare “Indra”, una specie di nuvola galleggiante che ha poi navigato intorno alla città facendo un parikrama (parikrama o pradakshina si riferisce alla circumambulazione dei luoghi sacri indù o buddhisti e in sanscrito significa “il sentiero che circonda qualcosa”). Completato il giro sacro l’opera venne trasportata a terra, smantellata e le bottiglie utilizzate come vasi per crescere alberelli da piantare poi lungo il corso del fiume. Così come il ciclo delle acque, le bottiglie vennero riciclate dopo aver fatto un giro rituale della città sacra. E a dimostrazione di quanto questo simbolismo abbia avuto effetto, il gruppo di yoga rinunciò all’uso di bottiglie di plastica ed ora si avvale di distributori di acqua riutilizzabili nei suoi ritiri annuali, il che significa 3000 bottiglie meno consumate ogni anno.

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WWW.ANNEPERCOCO.COM

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FLAGSHIP FACTORY Lo studio di architettura internazionale BIG, guidato dal famoso Archistar danese, ha vinto il contest mondiale lanciato per trasformare in un’opera di design che valorizzi il territorio, migliori la qualità di lavoro e attragga turisti da tutto il mondo, lo storico stabilimento dove viene imbottigliata l’acqua minerale ambasciatrice del Made in Italy Per la realizzazione della S.Pellegrino Flagship Factory lo studio BIG sarà partner dell’azienda per i prossimi quattro anni. . Dal 2019 l’attenzione sarà concentrata sugli uffici e sulla parte nord della fabbrica e sarà costruito l’S.Pellegrino Experience Lab, un luogo avveniristico dove i visitatori potranno scoprire non solo

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tutti i valori dell’acqua minerale ma anche rivivere il viaggio lungo 30 anni che – dalla precipitazione in quota, all’arricchimento nelle rocce, all’arrivo alla fonte – l’acqua S.Pellegrino compie prima di diventare quel prodotto che tutti conosciamo. Gli aggiornamenti sulle diverse fasi del progetto saranno disponibili sul sito www.sanpellegrino.com e sui canali digital e social di S.Pellegrino Facebook - www.facebook.com/SanPellegrino Instagram - @sanpellegrino_official YouTube - www.youtube.com/user/SanPellegrinoTV


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©ph.AlessandraBello

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ABITARE LA MATERIA Non solo armonia ed equilibrio, ma anche contaminazione e contrasto: a Trento, iarchitects firma un progetto d’interni che sembra un viaggio nelle infinite possibilità della materia. Conduce il visitatore nell’esperienza polisensoriale il pavimento in legno di Woodco, elegante fil rouge dell’intera abitazione.

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Scheda progetto Realizzazione: ristrutturazione abitazione privata a Trento Località: Trento Anno di ultimazione: 2017 Superficie: 250 mq Progetto architettonico: iarchitects (Davide Cumini, Francesco D’Asero, Pietro Perego) Progetto interior design: iarchitects con Filippo Peterlongo Direttore dei lavori, strutture, pratiche amministrative: Betti&Vialli Impresa: Caliari Giuseppe & C. Pavimento in legno: parquet Cool della collezione Must di Woodco Fotografie : ©Alessandra Bello

www.iarchitects.org


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ESSENZA DEL PROGETTO PROGETTAZIONE DI’ BP ARCHITETTURA

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UNA STRUTTURA MODERNA ED ESTREMAMENTE ACCOGLIENTE: UNA RESIDENZA DI PREGIO NEI DINTORNI DI BRESCIA STUDIATA NEI MINIMI DETTAGLI Una ristrutturazione che si fonda sul design moderno, sul rigore delle linee e sul gioco delle forme e dei volumi. Una sapiente commistione tra tecnologia, sperimentazione e accurata selezione dei materiali: questo ciò che sta alla base del progetto architettonico ideato dagli architetti Paolo Bussi ed Elisabetta Piotti – alias bp Laboratorio di Architettura. Siamo in una villa di 450 metri quadrati immersa nella pianura padana, una residenza di lusso su due piani dotata di ampie vetrate e baciata dal sole la cui luce illumina gli interni scaldando ogni ambiente. Ampio e suggestivo anche lo spazio esterno che richiama i colori mediterranei, brillanti e distensivi: il prato verde, gli ulivi, l’acqua di una piscina a sfioro dall'estetica rigorosa e dalle linee minimali che è pura geometria, trasmettono serenità e distensione.

WWW.BPARCHITETTURA.IT

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NEL CUORE DELLO STILE ITALIANO


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Italian Masterpieces LETTO AURORA DUE. DESIGN BY TITO AGNOLI. SALONE DEGLI SPECCHI, VILLA PALAGONIA, BAGHERIA, PALERMO.

poltronafrau.com

Via Paleocapa 3/L, ang. Via Paglia, Bergamo Tel. +39 035 219953 bergamo@internionline.it - www.internionline.it seguici su

Milano, Via Turati 8; Via Durini 17 Bergamo, Via S. Spaventa 7 ES`O\]1`WO\hOBB"%


Le fotografie in copertina sono scarpe o sketches di Manolo Blahnik

33 Manolo Blahnik Int Ltd è stata fondata nel 1972 con l'apertura della prima boutique a Chelsea, Londra. Un marchio britannico con riconoscimento a livello mondiale, la sua sede operativa è a Londra con uffici e partner in tutto il mondo. Una società privata ed a conduzione familiare, Mr. Blahnik è ancora direttore creativo e presidente. Attualmente il marchio detiene 290 punti vendita in 33 paesi in tutto il mondo e 12 negozi free standing tra cui Londra, New York, Dubai, Hong Kong, Madrid e Mosca.

MANOLO BLAHNIK

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THE ART OF SHOES PALAZZO MORANDO COSTUME MODA IMMAGINE VIA SANT’ANDREA 6- MILANO SINO AL 9 APRILE 2017


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Con una carriera che dura da oltre 40 anni, Manolo Blahnik è uno dei designer di calzature più influenti del mondo. Le sue scarpe hanno incantato un set internazionale di devoti adoranti e fedeli in tutto il mondo. Blahnik è un artigiano. Tutte le scarpe che il suo team sviluppa si basano su i suoi schizzi che vengono tradotti in prototipi presso le fabbriche.Le linee e la silhouette di sua calligrafia distintiva rimangono immediatamente riconoscibile come unici, inimitabili esercizi di precisione e squisita fattura. “Le Scarpe", dice, "contribuiscono a trasformare una donna."

www.manoloblahnik.com


Le fotografie in copertina sono scarpe o sketches di Manolo Blahnik (pag 33.)

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