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Alimentazione nella prima e seconda infanzia, nutrizione e relazione sociale

Skafida V. The family meal panacea: exploring how different aspects of family meal occurrence, meal habits and meal enjoyment relate to young children’s diets. Sociology of Health & Illness 2013; Apr 2 [Epub ahead of print] Background La scelta degli alimenti è un compito essenziale per la sopravvivenza e la salute di ogni specie animale. Anche la nostra specie impegna molto tempo ogni giorno per la scelta e il consumo di cibo. Pochi studi hanno esplorato l’influenza della commensalità in relazione alla scelta del cibo nei bambini. Scopi Valutare i fattori socio demografici in grado di influenzare la qualità della dieta attraverso la descrizione dellle pratiche alimentari in una coorte di 2332 bambini scozzesi. Metodi Intervista frontale strutturata alle mamme di 2332 bambini di 58 mesi di età appartenenti ad una coorte rappresentativa di una popolazione scozzese (The Growing Up in Scotland survey). La qualità della dieta era misurata attraverso una scala standardizzata di nove domande che indagavano la frequenza di consumo di frutta, verdura, patatine fritte, soft drink, e variazione nel consumo degli alimenti. Inoltre, venivano esplorate le relazioni tra il momento del pasto, le abitudini e il piacere durante il pasto correlandole con le caratteristiche demografiche e la qualità degli alimenti. Sono state eseguite correlazioni attraverso un’analisi univariata, bivariata e multivariata. Risultati Quasi tutti i bambini (99%) mangiano un pasto principale; la maggior parte di questi (75%) mangiano regolarmente insieme a uno o entrambi i genitori. Circa il 71% mangiano lo stesso cibo dei genitori. Fare spuntini e non mangiare un pasto principale è associato a una dieta di scarso valore (p<0.001). Mangiare gli stessi cibi del genitore è il dato più fortemente associato a una dieta qualitativamente superiore. Al contrario, il non mangiare i cibi dei genitori è correlato a una dieta di qualità scarsa. Nel 14% del campione il momento del pasto è molto veloce e il 19% riporta che raramente si parla a tavola. Nel 25% delle interviste il pasto è definito come poco piacevole. Quando il pasto è definito un momento piacevole o dove si parla, la qualità della dieta è migliore. Infine, mamme con elevata istruzione, essere figlio primogenito o femmina, la presenza dei due genitori sono fattori correlati a una dieta più sana. Conclusione Il ruolo del genitore è fondamentale nell’influenzare il comportamento dietetico del proprio figlio. Politiche sociali dovrebbero sostenere e incoraggiare i genitori nella scelta di cibi salutari per se stessi e per alimentare i bambini con gli stessi alimenti degli adulti.

Daniels LA, Mallan KM, Nicholson JM et al. Outcomes of an early feeding practices intervention to prevent childhood obesity. Pediatrics 2013;132(1):e109-18


Background Almeno un bambino su cinque all’età di due anni è sovrappeso. Le pratiche di alimentazione nella prima infanzia contribuiscono al formarsi di preferenze tra i diversi cibi e le abitudini alimentari influenzano la scelta degli alimenti da introdurre nella dieta, potendo favorire il rischio di obesità. Scopi Valutazione di un intervento per la promozione di modalità di alimentazione nella prima infanzia al fine di prevenire un’obesità in età pediatrica Metodi Studio randomizzato controllato su una popolazione universale di 698 madri australiane primipare con bambini sani di 4.3 + 1.0 mesi di età al momento dell’arruolamento (The NOURISH RCT). Il gruppo di intervento partecipava a una educazione di gruppo interattiva in due moduli di sei sessioni l’una della durata di 60-90’ e gestita da uno psicologo e un dietista addestrati. I temi trattati (stadi dello sviluppo, divezzamento, alimentazione responsiva, stile genitoriale positivo) erano basati sulla teoria dell’attaccamento, l’approccio cognitivo sociale e le guide anticipatorie [Box]. Il gruppo di controllo partecipava ai normali controlli pediatrici. Gli esiti (misure antropometriche, questionario sulle attitudini e la pratica dei genitori nei confronti dell’alimentazione verso i figli (Child Feeding Questionnaire) sono stati misurati sei mesi dopo il completamento del secondo modulo formativo quando i bambini avevano due anni di età. BOX Nell’ambito della teoria dell’Attaccamento, il concetto di Sensibilità, intesa come la prontezza delle risposte materne ai bisogni infantili, è stato esteso anche alla capacità della madre di comunicare con il proprio bambino a livello emotivo, mostrandosi in grado di recepirne e comprendere i segnali affettivi. Alla presenza di una sensibilità, ossia di una capacità di riconoscere i segnali e le richieste esplicite e implicite del figlio, le paure e il bisogno di conforto, deve essere affiancata una responsività, ossia la disponibilità a rispondere immediatamente alle richieste. In questo ampio concetto devono essere compresi tre aspetti: la tempestività, la coerenza e l’adeguatezza del comportamento dell’adulto in risposta al comportamento del bambino, ossia la disponibilità ad accogliere le manifestazioni, comprenderle, attribuire significati ai comportamenti del bambino e relazionarsi attraverso una interazione sociale caratterizzata da una elevata reciprocità di scambi. Nell’alimentazione responsiva il genitore riconosce e risponde in modo appropriato agli stimoli di fame e sazietà del bambino al fine di promuovere un’autoregolazione dell’apporto di calorie durante i pasti. Al contrario, nell’alimentazione non responsiva il genitore appare come ipercontrollante o intrusivo, non accetta i segnali di sazietà del bambino, insiste nell’alimentazione con pressioni, un eccessivo incoraggiamento o attraverso una serie di strategie come premi, distrazioni, giochi, offrendo cibi alternativi o di scarsa qualità. Anche l’utilizzo di cibo come azione consolatoria o come premio per un buon comportamento (alimentazione emozionale) sono considerati atti di alimentazione non responsiva. Lo stile genitoriale positivo è caratterizzato da calore, alto livello di attenzione e interesse verso le richieste del bambino, incoraggiamento all’autonomia e all’autocontrollo, Un genitore che adotta questo stile riconosce le abilità e le capacità raggiunte dal bambino, è sempre disponibile alla comunicazione, offre messaggi positivi comprensibili pur mantenendo delle regole ferme ma rispettose dello stadio di sviluppo raggiunto dal figlio. Da: Trentini (2008), Santrock (2013), Rollo (2005), Attili (2012)

Risultati Le madri del gruppo di intervento riferivano di utilizzare un’alimentazione responsiva (p≤ 0.03) e una pratica meno controllante nell’alimentare il bambino (p<0.001) rispetto al gruppo di controllo, favorendo, in questo modo, l’accettazione di nuovi cibi (p<0.01). Non sono state rilevate differenze statisticamente significative tra i due gruppi nelle misurazioni antropometriche e nella prevalenza di sovrappeso/obesità. Il 26% dei partecipanti al gruppo di intervento e il 19% nel gruppo di controllo (per lo più giovani madri e con scarso livello di istruzione) non hanno completato lo studio.


Conclusioni Le guide anticipatorie del NOURISH RCT favoriscono pratiche di alimentazione responsiva nelle neomamme, ma non modificano i parametri antropometrici del bambino a due anni di età.

Commento Anche per questo mese due articoli e un solo commento: la complessità del tema “alimentazione” non si esaurisce mai. In un mondo dove tutte le specie animali sono in grado di scegliere correttamente il cibo e nutrirsi con la giusta quantità di alimenti, solo la specie Homo sapiens sembra non sapere (questo ‘sapiens’ non sarà un po’ inappropriato?) cosa scegliere e quanto mangiare, considerata la drammatica epidemia di sovrappeso, obesità, diabete, sindrome metabolica ancora in aumento in tutto il mondo occidentale. Un problema sociale, medico e politico che coinvolge fortemente anche l’area pediatrica. La letteratura scientifica su questi problemi è molto ampia ma la conoscenza sul tema dell’alimentazione in età pediatrica è ancora scarsa. Nel commento dell’articolo del mese “Alimentazione nella prima infanzia, ciuccio e abitudini dei genitori” abbiamo scritto una affermazione forte: "Sapendo che mangiare lo stesso cibo dei genitori è l’aspetto dei pasti in famiglia più fortemente legato a una dieta salutare per i bambini…”. È così, e la ricerca di Valeria Skafida conferma questa affermazione con un’ampia mole di dati: un unico menù alla stessa tavola di genitori e figli offre una alimentazione di qualità migliore. In più, questa ricerca segnala che un luogo idoneo per sedersi a tavola ed il conversare piacevolmente sono altri fattori correlati a una sana alimentazione. Le abitudini nell’alimentazione, quindi, si sviluppano durante i primi anni di vita e sono intimamente immerse nel tessuto sociale vissuto dal bambino. Gestire l’alimentazione del bambino significa richiedere al genitore di impegnarsi in un modello di alimentazione di valore per tutti, e non separare l’alimentazione del bambino da quella del resto della famiglia. L’impegnativo progetto australiano, The NOURISH RCT, propone, invece, nuove guide anticipatorie sull’alimentazione complementare per il genitore: non si parla di cibi ma di stile genitoriale responsivo durante il momento del pasto come fattore cruciale per una corretta alimentazione. L’ambizioso progetto prevede il follow up fino a cinque anni; anche se a due anni non ci sono evidenze di modificazioni nel BMI dei bambini, attendiamo con vivo interesse il completamento di questo studio. Tuttavia, questo intervento universale (eseguito pertanto in una popolazione non selezionata o a rischio) ha dimostrato che linee guida anticipatorie per uno stile genitoriale responsivo sono efficaci nel modificare il comportamento dei genitori e nel migliorare la scelta dei cibi da parte del bambino. Infine, ambedue gli articoli mettono in risalto il fatto che, nella nostra specie, la scelta del cibo è un fenomeno con una elevata influenza sociale [Shutts K, Kinzler KD, DeJesus JM. Understanding infants' and children's social learning about foods: previous research and new prospects. Dev Psychol. 2013;49:419-25]. Ci sono fattori innati al servizio della scelta del cibo: ad esempio, i lattanti e i bambini hanno capacità edoniche degustative (la lingua ben riconosce il sapore dei cibi anche prima della nascita), ma non sono in grado di classificare i cibi in base al colore, texture, odore, forma al fine di scegliere il cibo più idoneo. Presentano la neofobia ai cibi, comportamento istintuale che favorisce una forte selettività nella scelta dei cibi e che può essere stemperato solo attraverso atti educativi. Tuttavia, non sembra che i bambini siano in grado di raggiungere una maturità, se non verso la pubertà, per valutare e riconoscere un cibo nutriente da un cibo tossico: un’apparente incongruenza che può essere risolta affermando che i bambini per la loro nutrizione fanno affidamento sui genitori. Un’affermazione che ovvia non è, considerando


come al giorno d’oggi la scelta dei cibi viene gestita dalle famiglie. Riguardo l’età pediatrica, è noto che un bambino assaggia un nuovo cibo se l’adulto lo mangia per primo, preferisce un cibo se è offerto in un contesto sociale o in un ambiente affettivamente positivo, o se il caregiver intrattiene una buona interazione relazionale. Un bambino in età prescolare sceglie un nuovo cibo se questo è valutato positivamente dai pari o lo evita se non riceve informazioni dal gruppo. Lo stare a tavola con bambini a cui piace quel tipo di verdura, fa accettare quel vegetale entro quattro pasti anche a quel bambino che lo rifiutava, così come l’offerta di un nuovo cibo ha più successo se fatta dalla mamma rispetto a un estraneo. Addirittura, l’influenza ambientale compare già in utero: in gravidanza l’esposizione a una dieta materna con carote, fa preferire il sapore di questa verdura al lattante. Insomma, i bambini usano le informazioni che avvengono in un contesto di relazioni sociali per la scelta dei loro cibi. Da sempre, nella storia dell’uomo, la scelta, la preparazione e il consumo del cibo è stato un atto sociale più che un gesto solitario. Una antica dimensione che deve essere riconosciuta e recuperata per ogni età e in ogni contesto.

Messaggio conclusivo Una sana alimentazione si costruisce nei primi anni di vita attraverso esperienze sociali con i propri genitori e i caregivers. La nutrizione pediatrica, tema che affrontiamo in ambulatorio con le famiglie, e che sempre più si dovrà necessariamente affrontare nella ricerca clinica, è fatta di relazioni sociali oltre che di vitamine o di calorie. I consigli anticipatori devono trattare questi temi di primaria importanza.


Alimentazione nella prima e seconda infanzia, nutrizione e relazione sociale