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Esposizione a sostanze stupefacenti in bambini valutati per maltrattamento

Oral R, Bayman L, Assad A et al. Illicit Drug Exposure in Patient Evaluated for Alleged Child Abuse and Neglect. Pediatric Emergency Care 2011;27(6):490-495 A cura di Costantino Panza

La documentazione di un’esposizione a sostanze illecite in un bambino durante la valutazione per una forma di maltrattamento è importante per offrire il miglior sostegno al bambino ed alla sua famiglia. Un precedente studio ha rilevato che il 30% di bambini con ustioni causate da maltrattamento erano stati esposti a sostanze stupefacenti. Scopi Analizzare la presenza di sostanze stupefacenti in bambini accolti in ospedale per una valutazione della forma di maltrattamento a cui erano stati sottoposti. Metodi Studio retrospettivo sulle cartelle di bambini ricoverati per accertamenti in maltrattamento dal 2004 al 2008 nella clinica universitaria del Iowa Hospital con analisi dell’associazione tra tipo di maltrattamento, fattori di rischio e sostanza stupefacente. Risultati Sono state raccolte 665 cartelle di bambini maltrattati, 232 dei quali erano stati testati per sostanze stupefacenti. 34 bambini (14.8%) sono risultati positivi per droghe. In riferimento alla presentazione clinica il 28.6% (18 bambini) con diagnosi di trascuratezza; 16.1% (5 bambini) con lesioni da maltrattamento fisico senza fratture; 14.3% (4 bambini) con ustioni cutanee; 10% (2 bambini) con diagnosi di abuso sessuale; 7.1% (2 bambini) con fratture ossee da maltrattamento; 4.8% (3 bambini) con diagnosi di trauma cranico da abuso fisico. L’analisi statistica ha rilevato una maggior probabilità di trovare una positività al test se i sintomi orientavano per un abuso fisico o trascuratezza rispetto ad un abuso fisico (O.R. 6.7; I.C. 1.26–35.49), stroria familiare di utilizzo di sostanze stupefacenti (O.R. 3.42; I.C. 1.38-8.46) e storia di violenza domestica (O.R. 2.81; I.C. 1.08-7-30). Non sono state trovate associazioni significative tra etnia, il vivere con un solo genitore e l’assenza di occupazione lavorativa del genitore. Conclusioni Un protocollo di screening per sostanze stupefacenti (mariuana, oppioidi, cocaina, anfetamine, farmaci neurolettici e benzodiazepine) utilizzato per la valutazione di bambini sottoposti a maltrattamento in corso di accertamento diagnostico identifica il 15% circa di bambini esposti all’uso di droghe. L’utilizzo di un test di questo tipo è raccomandato almeno nei bambini valutati in corso di accertamento per ustioni non accidentali o lesioni dei tessuti molli, e nei bambini con una storia di uso di sostanze stupefacenti nei genitori o in situazioni di violenza domestica. Commento Il maltrattamento infantile nelle sue varie forme (abuso fisico, abuso sessuale, trascuratezza, abuso emozionale, violenza domestica) è un universo non sempre frequentato con competenza e attenzione dai pediatri, nonostante il fatto che nei paesi occidentali questa malattia cronica e gravemente invalidante presenti una elevata incidenza. Nel solo caso di abuso fisico, ad esempio, si ritiene veritiera un’incidenza del 3.7-16.3 per anno sulla popolazione pediatrica con una percentuale di casi riconosciuta


dai servizi di protezione all’infanzia del solo 5% dei bambini maltrattati (Lancet 2009;373:68-81). Riconoscere l’abuso verso il bambino è fondamentale innanzitutto per interrompere il maltrattamento che, di norma, è un comportamento protratto per lungo tempo e perpetrato nell’82% dei casi all’interno delle mura domestiche. In questa esperienza americana, oltre al protocollo diagnostico in uso per la valutazione e definizione del tipo di maltrattamento a cui è stato sottoposto il bambino, è stato associato l’utilizzo di un test per verificare l’esposizione del bambino verso sostanze illecite. E’ stato impiegato un test sulle urine, capace di riconoscere sostanze stupefacenti se il bambino è stato esposto nei giorni precedenti alla raccolta del campione, ed un test sul capello, capace di verificare l’esposizione nelle settimane o mesi precedenti al momento dell’esame. Nonostante alcune difficoltà nell’espletamento (almeno 2.5 centimetri di lunghezza del capello, lunghi tempi di risposta dal laboratorio), il test sul capello, nell’esperienza degli autori di questo studio, è stato un ausilio molto valido. Considerando che lo studio dello scheletro in corso di valutazione di una forma di maltrattamento può dare esito positivo nel 10-26% dei casi, screenare i bambini verso sostanze stupefacenti sembra essere un approccio molto utile. Messaggio conclusivo Prima ancora di chiederci se adottare un test di screening per l’esposizione a sostanze stupefacenti, dovremmo farci prima altre domande: il nostro ospedale o la Asl si è dotata di protocolli clinico-strumentali per la valutazione di una forma di maltrattamento? Il personale sanitario è informato e addestrato in questo ambito? Abbiamo un registro provinciale o regionale dove sono raccolti i dati dei bambini abusati? La risposta purtroppo a questi interrogativi non è sempre si. Per tutti i pediatri, in ospedale, al PS, o sul territorio è molto difficile pensare a un maltrattamento e poi anche se ci si pensa è molto difficile attivare un percorso. Si cerca sempre una giustificazione diversa e spesso la si trova. Gli ospedali e il PS, e le ASL dovrebbero dotarsi di protocolli clinici avendo bene in mente che la diagnosi di maltrattamento non si fa solo con una visita o con un esame strumentale ma è necessario avere a disposizione un equipe multidisciplinare che sappia fare appunto la diagnosi e poi occuparsi della presa in carico del bambino e della sua famiglia. Le 2 cose vanno di pari passo.


Esposizione a sostanze stupefacenti in bambini valutati per maltrattamento