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Ti piace?! Ma quanto ti piace… E sai anche quanto ti costa?

La Meridiana dei popoli. Prima decade di Luglio 2013 I lavori procedono.

A me personalmente non piace. Quello posizionato di fronte alla Stazione dei Carabinieri di Lugo è un monumento decisamente bruttino, che non catalizza attenzione alcuna. Il David di Michelangelo è sproporzionato, eppure frotte di turisti e di studenti accorrono a vederlo. Prevedo che, neanche in occasione delle festività civili, zelanti persone riusciranno a portavi ammiratori o semplici curiosi. Pochi renderanno omaggio a “La Meridiana dei popoli” di Mario Nanni ! Trovo poi intempestivo e inopportuno, in un momento di grave crisi economica, accrescere il debito pubblico. Perché, sia chiaro, esiste un costo. E quei 125.000 euro

Il silenzio, il cuore e l’eterno di Mario Paganini Il deserto di Giuda, in Terra Santa (per inciso, noto che è un brutto e poco libero mondo quello nel quale usando una parola, anziché un’altra, si può essere etichettati come pro o contro un popolo, quello Israeliano o quello Palestinese...) molti lo immaginano con dune e una sabbia simile a quella delle nostre spiagge di Romagna.

Per me, invece, assomigli tanto ad alcune zone brulle e con calanchi del nostro Appennino, dove, però, al posto della sabbia, ci sono colline di stabilizzato, una mescola, divenuta di uso comune in molti piazzali e, quindi, ora a tutti nota. Se il Creatore è anche misericordia, non lo è di certo tutto ciò che è stato da Lui creato. Il deserto è l’esaltazione della perfezione. Nel deserto qualsiasi piccolo errore od inefficienza si … paga sempre a caro prezzo. Fortunatamente, con i mezzi moderni e le strade ben tenute, è possibile addentrarsi ed uscire dai deserti velocemente e, nello specifico per quel deserto, in poche ore. Nel deserto di Giuda c’è vita. Bisogna saperla scorgere, volerla vedere. Notte tempo il vento aveva portato gocce di pioggia. Quell’umidità era sufficiente ad alcune piccole piante per tentare l’avventura. Poi, tra le piante e le pietre, molti insetti passavano veloci. Na( Segue a pag. 2 )

Marzo 2013. Deserto di Giuda. Don Felice assortof in meditazione. Immagine di Sergio Melandri.

di Mario Paganini

(Lugo ha 32 mila abitanti), per me, potevano essere spesi diversamente. Oppure semplicemente non spesi. Sarebbe stato un segno - positivo - di un cambiamento che tutti auspicano, che tutti dichiarano di voler praticare, ma che tarda a concretizzarsi. Dal sito www.italiaora.org Popolazione: 61,350 milioni. Debito Pubblico : 2.055. 293 milioni. Debito pro capite 33.501 euro. Un calendario, aggiornato, degli eventi pubblici a Voltana ? Lo trovi nel sito www.voltanaonline.it facendo click in AGENDA !

“La cosa che tollero meno al mondo, anche meno dell'ignoranza, è la maleducazione. Perché se avere il cervello piccolo è una disgrazia, essere cafoni è una scelta.” Frase segnalata da Meri

"Sorridi... Forse nessuno se ne accorgerà, ma tu sorridi ancora. Anche a chi tu hai già sorriso. Ascolta... Forse nessuno parlerà, ma tu ascolta ancora pur nel silenzio che ti sembrerà. E guarda ad occhi aperti, ad occhi chiusi. Anche laddove intravedi deserti. E correndo con la speranza arriverai laddove nessuno è mai arrivato.” F.C. "Dopo tanti anni di lavoro in Paesi in guerra, mai ci saremmo aspettati di dover intervenire nel nostro Paese. Eppure anche in Italia c'è una guerra, continua, spietata e atroce contro i poveri". Gino Strada - EMERGENCY


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Ripristinare nuovi equilibri di Mario Paganini

sarà, poi, del senso di un impegno costante nel quotidiano e verso tutti? Un altro argomento è il ruolo dei cattolici. Indubbiamente debbono essere sia Marta (azione) che Maria (preghiera), ossia vivere nella società dando una coerente testimonianza. Occorre prepararsi adeguatamente. Diventare portatori di “luce”. Essere tetragonali di fronte alle inevitabili “tentazioni”. Quando arriverà quel giorno dovremo rendere conto sia della quantità di preghiere che abbiamo innalzato al Signore, sia di quanti fratelli e sorelle abbiamo concretamente aiutato. Guardandomi attorno vedo pochi pastori impegnati con l’unica pecora rimasta nell’ovile. Invece osservo molti laici incapaci di incontrare l’altro, di riconoscere in lui un fratello (ovviamente, anche una sorella), di rapportarsi, di essere capaci di una condivisione dell’esperienza e, se necessario, della croce. Ma se sapremo tornare ad essere come “il sale” allora anche sugli altri argomento potremo essere ottimisti.

Indietro non si torna. Non è possibile. Mi soffermo su alcuni argomenti, in apparenza slegati tra loro. È un dato di fatto che l’emancipazione femminile ci sia stata. Ora le donne, in Occidente, si scelgono “se”, “quando” e “chi” sposare. Poi le donne, se già non lo sono, hanno sovente una discreta autonomia economica. Infine sono libere di decidere tutto relativamente alla procreazione. Giusto un secolo fa una simile situazione sarebbe stata … pura fantascienza. E cento anni sono una parte modestissima degli ultimi 20.000 anni di civiltà! Si può discutere su alcuni aspetti. Da cattolico ritengo irrinunciabile il diritto alla vita, sempre. Quindi, nessun dubbio: è sacra! Compresa quella del concepito. L’aborto è una barbarie ed è una sconfitta di tutta una società. Come impegnato nel sociale, poi, ritengo non si possa far finta di non vedere l’evoluzione dei costumi ed interrogarsi. Ad esempio è di tutta

evidenza l’avvenuta disgiunzione tra sessualità e procreazione. Anche l’indissolubilità del sacramento/vincolo matrimoniale, a mio avviso, richiede un’accorta rivisitazione. Quanto sono realmente responsabili e consapevoli del gesto che stanno per compiere i due promessi sposi? Penso che in una società in cui sovrabbonda la conoscenza e l’informazione sia evaporata la sapienza del cuore e la saggezza popolare. Quanto “pesano” nella vita di una coppia il decisionismo, l’arrivismo, lo stress? Quando la famiglia si riunisce i suoi componenti che atteggiamento hanno e quali energie positive sono in grado di condividere? Il modello proposto dai genitori come si pone nei confronti di quello imposto dai mass-media? Ed i figli come fanno a destreggiarsi tra il “buonismo” insulso di tanta cultura ed il rigore, la necessità di regole certe e il senso del giusto che in qualche modo padri e madri debbono trasmettere? Che ne

Il silenzio, il cuore e l’eterno di Mario Paganini turalmente pecore e capre con gli immancabili pastori, sulle cime circostanti. Anche i somarelli ed i cammelli attendevano rassegnati, sotto il sole cocente, qualche intrepido turista. Nel deserto senti il vento. Magari non lo avevi mai notato, ma anche il vento fa un suo rumore. Anche quanto sembra non esserci alcuna bava o brezza “senti” qualche cosa. Il deserto porta alla riflessione, alla meditazione. All’ascoltare quello che hai dentro. Più che la mente, dopo poco, ti accorgi che a parlare è anche il tuo cuore. È una esperienza nuova soprattutto per chi ha sempre avuto una cieca fiducia nel proprio raziocinio e verso tutto ciò che è stato prodotto dalla “ragione”. È una sensazione stranissima. Hai la testa piena di passaggi logici, di formule. Poi, all’improvviso, ti accorgi che ne esisteva ancora una a te sconosciuta: occorre credere per comprendere ed occorre comprendere per credere. Gli altri pellegrini sono assorti. È una esperienza, la meditazione nel deserto, che per ovvie ragioni di sicurezza è fatta in gruppo, ma in quei momenti si diventa capaci di isolarsi da tutto e da tutti. Ciascuno si rende conto di essere una parte infinitesimale di un tutto.

( Segue da pag. 1 )

Eppure quel tutto, quel deserto attorno a noi, esiste ed ha un significato, proprio perché lì, in quel momento, ci sono uomini e donne che si interrogano. Il deserto dà l’idea dell’eterno. Cogli qualche smottamento, ma nella sostanza - è insignificante. Tutto è rimasto uguale a prima. Sembra che il tempo scorra, ma inutilmente. Comunque non per questo rinnego il mio “evoluzionismo”... Papa Leone XIII colse nel “Big Bang” la prova dell’esistenza di Dio. Sbagliò. Come oggi sbaglia chi pensa si possa dimostrare che Dio non esiste, ricorrendo alla Scienza o alla Fisica. Queste ultime coesistono con la Fede, ma sono autonome. Quegli uomini, dalla lunga tunica, a fianco dei somarelli o dei cammelli, da almeno due mila anni, sono sempre uguali. Così come quel monastero, dalle pareti bianche, sfida da secoli uno scosceso dirupo. Per scuoterti dal disagio, per recuperare la dimensione del tuo tempo, del tempo a cui tu appartieni e in cui vivi, devi affannarti a cercare qualche cosa che possa tranquillizzarti, che possa farti riportare con i piedi per terra. Evidentemente la meditazione, il misticismo non sono per tutti. Quasi con un sospiro noti, sul tetto del mo-

nastero, una pannello fotovoltaico. Così come i mercanti, i pastori ed i mandriani usano con disinvoltura il cellulare che hanno in mano e ti danno la quotazione delle loro mercanzie nella valuta che ancora tieni, diffidente, ben stretta. Don Felice Marchi ora non ha il berretto giallo, dell’Azione Cattolica, che si era rivelato un “comodo” punto di riferimento per molti, ma la “kafia” arabo-palestinese. È vicino alla sommità di un cucuzzolo. Sergio Melandri è molti metri più sotto. Volge lo sguardo attorno a sé. Osserva gli altri in meditazione, poi la sua macchina fotografica. Meno male che c’è qualcuno che si premura di “fissare” certi ricordi !

Alcune immagine del pellegrinaggio sono disponibili anche nel sito www.mariopaganini.it A M., pellegrino come me in questa “Terra Santa” sulle orme di nostro Signore. Queste foto richiamano ricordi indelebili, momenti vissuti con la consapevolezza di camminare con i fratelli e con il Fratello. Il cammino non si è fermato a Gerusalemme, ma prosegue ogni giorno. E Gesù è sempre con noi e guida i nostri passi. P.


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Spero che vi prepariate anche voi di Tyler Durden Fonte: http://www.zerohedge.com Sembra che la stragrande maggioranza degli americani sia accecata e non veda quello che sta arrivando. Non capisce come funziona il nostro sistema finanziario, non capisce quanto sia vulnerabile, e la maggior parte ha una fiducia cieca, come se i nostri leader sapessero esattamente cosa stanno facendo e se fossero in grado di risolvere i nostri problemi. Come risultato, la maggior parte degli americani non sono assolutamente preparati per affrontare la terribile tempesta che ci sta per colpire. La maggior parte delle famiglie americane sta vivendo alla giornata, spendendo tutto il proprio stipendio, la maggior parte non sta facendo scorte di emergenza e solo una piccola percentuale sta comprando oro e argento come investimento. Sembra che tutti abbiano già dimenticato quello che è successo nel 2008. Allora, quando si schiantò il mercato finanziario, milioni di americani persero il lavoro e dato che la maggior parte di loro viveva spendendo tutto quello che guadagnava, in milioni persero anche le loro case. Purtroppo, la maggior parte degli americani sembra convinta che questo non succederà più. In questo momento ci sembra di vivere in una "bolla di speranza" e la gente è diventata molto tollerante. Per un certo periodo andava molto di moda mostrarsi "prepper", ma ora la preoccupazione per l'arrivo di un'altra crisi economica sembra essersi placata. Tragico errore. Come ho già detto, tutto il nostro sistema finanziario è un gigantesco”Ponzi-scheme”, e ci sono già segnali che i mercati finanziari siano in procinto di implodere un'altra volta. Tutti quelli che non si saranno preparati ad affrontare quello che succederà se ne pentiranno amaramente. Ecco 17 segnali che fanno prevedere che la maggior parte degli americani saranno spazzati via se si dovesse arrivare un crollo dell'economia: 1. Secondo un recente sondaggio, il 76% di tutti gli americani sta vivendo solo dello stipendio . Ma la maggior parte degli americani si comporta come se il loro posto di lavoro fosse eterno. La verità è che i licenziamenti di massa possono verificarsi in qualsiasi momento. È appena suc-

cesso a uno dei più importanti studi legali di New York City. 2. Il 27% di tutti gli americani non ha un centesimo di risparmi. 3. Il 46% di tutti gli americani dispone di risparmi inferiori a US$ 800. 4. Meno di uno su ogni quattro americani ha abbastanza soldi per coprire sei mesi di spese. 5. I salari continuano a scendere anche se il costo della vita continua a salire. Oggi, il reddito medio del 90% di chi ha un reddito in America è di solo $ 31.244 e sempre più famiglie americane stanno cercando come arrivare a fine mese. 6. Il 62% di tutti gli americani della classe media dice che ha dovuto ridurre le spese della famiglia nel corso dell'anno passato. 7. Le piccole imprese stanno diventando una specie in via di estinzione in America. In realtà, ormai solo il 7% di tutti i lavoratori non agricoli negli Stati Uniti sono lavoratori autonomi. Questo significa che la stragrande maggioranza degli americani dipende da qualcun altro per procurarsi un reddito. Ma che succederà quando quei posti di lavoro scompariranno ? 8. Nel 1989, il rapporto tra debito e reddito della famiglia media americana era di circa il 58%, oggi arriva al 154%. 9. Oggi, si è arrivati alla più alta percentuale di americani che vive con i sussidi del Governo. In effetti, secondo l'US Census Bureau il 49% di tutti gli americani vive in una casa che gode di benefici monetari diretti concessi dal Governo federale. E allora che succederà quando il treno del Governo, che passando tira caramelle a tutti, arriverà in stazione? 10. Negli anni ‘70 , un americano ogni 50 chiedeva dei buoni pasto. Oggi, circa un americano su 6,5 . 11. Si stima che meno del 10% della popolazione degli Stati Uniti abbia investito in oro o argento. 12. Si stima che ci siano 3 milioni di "preppers" negli Stati Uniti. Ma questo significa che quasi tutti gli altri non sono preparati. 13. Il 44% di tutti gli americani non hanno kit di pronto soccorso in casa. 14. Il 48% di tutti gli americani non ha scorte di emergenza 15. Il 53% di tutti gli americani non ha in casa approvvigionamenti di acqua e cibo non deperibile per tre giorni.

16. Un sondaggio ha chiesto agli americani quanto tempo quanto pensavano di sopravvivere se mancasse la corrente elettrica per un lungo periodo di tempo. Incredibilmente, il 21% ha detto che sopravviverebbe per meno di una settimana, il 28% per meno di due settimane, ma quasi il 75% ha risposto che morirebbe entro due mesi. 17. Secondo un sondaggio condotto dalla Adelphi University Center for Health Innovation, il 55% degli americani crede che sarà il Governo a soccorrerli quando arriverà il disastro. Solo perché oggi esiste una classe media che ha un comodo stile di vita questo non significa che sarà sempre così. Se dubitate di questa affermazione, dovreste dare un'occhiata a quanto che sta accadendo in Grecia. Molti genitori che appartenevano alla classe media oggi sono diventati tanto poveri da dover abbandonare i figli in un orfanotrofio per non farli morire di fame … Decine di bambini sono stati messi in orfanotrofi e case di cura per motivi economici; una organizzazione di carità ha detto che l’80% dei bambini che vivono nei suoi centri residenziali erano lì solo perché le loro famiglie non potevano più provvedere a loro. Il 10 % dei bambini greci rischiano di morire di fame. Gli insegnanti pensano di annullare le lezioni di educazione fisica, perché i bambini sono denutriti e vedono i loro alunni raccogliere cibo dai cassonetti. Se crollerà l'economia americana e perderai il tuo lavoro, come farai a sopravvivere, tu e la tua famiglia? Tu nella tua famiglia resterete senza casa e dovrete aspettare i sussidi del Governo per mangiare? Bisogna prepararsi finché c'è ancora tempo. Se non sapete come per prepararvi, il mio articolo intitolato "25 cose che si dovrebbero fare per prepararsi al prossimo collasso economico" dà qualche suggerimento di base, indica decine di ottimi siti web che insegnano gratis tecniche avanzate per prepararsi. Quindi non ci sono scuse. Voi vi potete fidare che Ben Bernanke e Barack Obama abbiano tutto sotto controllo, ma per quanto riguarda me e la mia famiglia ci stiamo preparando per affrontare la gigantesca tempesta economica che sta arrivando.


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“Datagate”, petrolio ed euro Il fatto del giorno (o meglio della settimana e forse dei prossimi mesi) è il caso Snowden. Inutile ripercorrerlo perché, credo, sia sufficientemente noto. Potremmo riassumerlo rozzamente con il concetto che l’America ci spia. Viene subito da dire “ma è una novità?”. Molti anni fa Eugenio Finardi cantava una canzone che si intitolava “La CIA” ed una strofa con una rima più spericolata che baciata diceva “… la CIA ci spia sotto gli occhi della polizia”. Era il 1976. Probabilmente per una buona parte dei miei lettori si tratterà di una canzone sconosciuta, anche perché Finardi, ormai imbolsito dagli anni da tempo non la canta più. Dunque che novità è mai avere la certezza che gli USA si fanno i fatti nostri. Semmai suonerebbe una conferma che negli ultimi trentasette anni ben poco è cambiato. In realtà è cambiato tutto. Mentre nel 1976 la dottrina americana mirava ad esercitare un controllo politico in funzione antisovietica sull’Europa occidentale, oggi che lo spauracchio dei bolscevichi è tramontato le ragioni sono altre. Basta vedere la mappa delle intercettazioni. I più spiati sono i tedeschi e soprattutto le attività bancarie a Francoforte. Seguono poi le istituzioni europee e, a grande distanza, nazioni alleate ma poco affidabili come Francia, Italia e Spagna. La reazione statunitense sta seguendo la linea della minimizzazione. Secondo il Washington Post un non meglio identificato portavoce della NSA avrebbe dichiarato che “Anche se non abbiamo intenzione di commentare pubblicamente le attività specifiche di spionaggio, riguardo

alla politica seguita abbiamo chiarito che gli Stati Uniti svolgono attività di raccolta d’informazioni all’estero nello stesso modo usato da tutte le nazioni”. Insomma: tutti spiano tutti e c’è poco di cui lamentarsi, stupirsi e indignarsi. Ed io mi guardo bene dall’indignarmi. Non per il motivo – risibile – che assomiglia al titolo dell’opera mozartiana “così fan tutte” – ma perché il caso Datagate o Snowden come volte chiamarlo ci dice qualcosa in più. Ci dice – a mio avviso – che l’interesse della NSA si rivolge soprattutto verso l’economia che verso la politica. Ad essere spiato è il cuore del sistema economico-finanziario europeo. E da questa – quasi ovvia – deduzione ne consegue che il problema americano non è il timore che gli europei diventino comunisti o amici del terrorismo internazionale. Il problema americano è sapere prima quali saranno le decisioni europee in materia economico finanziaria. E queste informazioni sono utili nell’ambito di una guerra che va avanti da anni: la guerra tra il dollaro e l’euro. Qualche tempo fa Sonja Ebron, presidente di Parindigene una impresa del non profit con sede in Florida, scrisse che “se i Paesi OPEC decidessero di richiedere il pagamento del loro petrolio in euro anziché dollari il risultato sarebbe un tonfo devastante per il dollaro e Wall Street. Un crollo che farebbe apparire la crisi del 1929 come una scommessa da cinquanta dollari ad un casinò”. L’amministrazione americana da Clinton, a Bush, a Barack Obama sa benissimo che il pericolo più grande per l’economia USA non è il terrorismo internazio-

nale ma l’euro. L’euro in quanto valuta alternativa minaccia un sistema economico che si basa essenzialmente sul petrolio di cui il dollaro è dal 1945 la moneta di esclusivo riferimento. Per questo motivo tutti i paesi del mondo hanno accumulato riserve in dollari e rafforzato l’egemonia della valuta americana. Per questo motivo gli Stati Uniti hanno potuto e possono vivere al di sopra dei propri mezzi facendo pagare il proprio debito ai Paesi esteri. Il mercato del petrolio è nelle mani americane e su questo controllo gli americani hanno costruito da sempre il proprio debito. Nel 2000 Saddam Hussein decise di convertire le sue vendite di petrolio dal dollaro all’euro. Si trattava di quel programma chiamato “petrolio in cambio di cibo”. Il dittatore iracheno – sconfitto nella prima guerra del Golfo – poteva commercializzare petrolio sotto l’attento controllo delle Nazioni Unite. Nel 2003 – con la seconda guerra del Golfo e la relativa occupazione dell’Irak – le autorità del nuovo regime instauratosi al posto di Saddam Hussein ritornarono sui propri passi e ricominciarono a chiedere dollari in cambio del proprio (si fa per dire) petrolio. Ora è abbastanza evidente che questo sistema economico finanziario chiamato “petrodollar warfare” è minacciato dall’euro. A dirlo non sono pericolosi comunisti o nazionalisti ma un certo William Clarck che ci ha scritto un libro e un tal David Spiro che, a sua volta ha pubblicato “The hidden hand of american egemony”. E se proprio volete approfondire gli aspetti della questio- ( Segue a pag. 5 )

“Io penso che le persone non si dimenticano. Non puoi dimenticare chi un giorno ti faceva sorridere, chi ti faceva battere il cuore, chi ti faceva piangere per ore intere. Le persone non si dimenticano. Cambia il modo in cui noi le vediamo, cambia il posto che occupano nel cuore, il posto che occupano nella nostra vita. Ci sono persone che hanno tirato fuori il meglio di me, eppure adesso tra noi, c’è solamente un semplice “ciao”. Ci sono persone che hanno preso il mio cuore e lo hanno ridotto in mille pezzi, senza nemmeno pensarci due volte. Ci sono persone che sono entrate nella mia vita in punta di piedi…e ne sono uscite esattamente nello stesso modo. Ci sono persone che hanno creato un gran casino, che hanno sconvolto i miei piani, che hanno confuso le mie idee. Ci sono persone che nonostante tutto, sono ancora parte della mia vita. Ci sono persone che sono arrivate e non sono più andate via. Ci sono persone che, anche se io non le ho mai sentite, ci sono sempre state. E poi…ci sono persone che non fanno ancora parte della mia vita, ma che tra qualche anno forse, saranno le persone più importanti per me. Ci sono persone che: nonostante mi abbiano fatto versare lacrime, mi abbiano stravolto la vita…mi hanno insegnato a vivere. Mi hanno insegnato a diventare quello che sono. E, anche se oggi tra noi resta solamente un sorriso o un semplice ciao, faranno per sempre parte della mia vita. Io non dimentico NESSUNO. Non dimentico chi ha toccato con mano, almeno per una volta la mia vita. Perché se lo hanno fatto, significa che il destino ha voluto che mi scontrassi anche con loro prima di andare avanti." Luciano Ligabue Trovata su Internet e segnalata da Rita


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Datagate, petrolio ed euro ( Segue da pag. 4 )

ne vi consiglio di leggervi “Currency Wars: The Making of the Next Global Crisis” di James Rickards, uscito nel 2011. Tornando al caso SnowdenDatagate, non può stupirci che la NSA sia interessata alle banche europee e a quel che si decide nella BCE. Io non sono un apologeta dell’Euro. Scorretevi i miei posti di un paio di anni fa. Ero e rimango convinto che la Grecia non sarebbe dovuta entrare nell’eurozona e che sarebbe dovuta uscirne. Ero e sono convinto che le politiche neoliberiste dell’UE siano stupide e dannose ed il rifiuto di affrontare la crisi in termini keynesiani sia un suicidio. Ma sono altrettanto convinto che questa crisi debba portare non alla abolizione dell’euro ma ad una sua radicale riforma. Perché la battaglia si combatte su questo terreno. Il guru di

Pescara che da tempo si sforza di dimostrare che uscire dall’Euro significherebbe riacquistare sovranità monetaria può far fessi i suoi pretoriani che popolano acriticamente il suo blog (e forse l’aiuteranno ad ottenere il tanto agognato titolo di professore ordinario). Pensare che tornare alla lira ci restituirebbe sovranità all’interno di un conflitto globale tra dollaro ed euro è la più gigantesca idiozia che si possa partorire di questi tempi. E non è un caso che si invochino alcuni personaggi che in passato dissero che l’Euro era una cattiva idea. Non a caso per la maggior parte americani. Il problema non è che l’euro è cosa buona e giusta perché rappresenta (rappresenterebbe) la sommatoria delle economie europee e quindi sarebbe in grado di proteggerci dalla forza del mercato globale. Il problema non è moneta-

rio ma, semmai, politico. Si tratta di un problema di egemonie. Sino a quando il petrolio si comprerà in dollari la sovranità monetaria varrà esattamente come la carta sulla quale si stampano certi congressi internazionali di economia. Perché nessun Paese al mondo oltre gli Stati Uniti (neppure la Cina) ha una vera sovranità monetaria. L’euro è stato fatto male, la visione economicista ha prevalso su quella socio-politica, l’illusione che fatta la moneta il resto sarebbe venuto da sé come le salmerie delle armate napoleoniche è stata disastrosa. Ma nonostante tutto quello che possiamo dire dell’Euro, tutte le critiche sacrosante che possiamo fare, l’euro è l’unico atto di indipendenza del Vecchio Continente all’egemonia economica statunitense. A Washington lo sanno e per questo ci spiano ansiosamente. Fonte: http://irradiazioni.wordpress.com/

Schermi video, dischi CD e DVD, balzelli vari. di Mario Paganini Se già non lo siamo, noi italiani diventeremo famosi per la creatività dimostrata dal Legislatore nel concepire un sistema impositivo quanto mai ricco di tasse, dazi e balzelli quanto farraginoso e complesso. Qualche esempio. Chi acquista uno schermo per il proprio computer deve preventivare che, quanto prima, riceverà una richiesta perentoria e dovrà dimostrare che già paga un canone radiotelevisivo. Similmente è stata pensata una

tassa per i computer, i lettori mp3, le chiavette USB, i cellulari e gli hard disk esterni, con ovvie levitazioni di prezzo, visto che la tassa viene calcolata sulla capacità di memorizzazione. Tutto ciò è un modo abbastanza discutibile per recuperare gli introiti persi dalla circolazione di materiale pirata e privo dei diritto d’autore. Anche chi non hai mai scaricato un brano illegale, deve pagare. Legittimamente viene da

chiedersi: perché mai si debba pagare la S.I.A.E. per masterizzare su un proprio DVD, le proprie foto delle quali si è i soli ed unici autori ?! Non solo. In tempi recenti sono stati approvati provvedimenti che rendono difficile poter usufruire delle deduzioni o delle detrazioni fiscali. A titolo d’esempio, la conservazione delle confezioni degli ausili sanitari. Oppure la possibilità di prendere in considerazione, ai fini fiscali, premi pagati solamente se felici possessori di auto di grossa cilindrata. A completare i quadro, l’eccessiva onerosità di interessi e pene accessorie. Ad esempio: per l’omesso pagamento di un bollo auto di euro 180,00 circa, si possono dover versare, a vario titolo, altri 60,00 euro! “Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, è l’illusione di sapere.” Frase segnalata da Mario

Immagine trovata su Internet e segnalata da Adriano

info: mariopaganini@gmail.com


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Una legge per un tetto alle retribuzioni dei top manager: perché un obiettivo condiviso non può essere unitario ? Dopo l’avvio, nel marzo scorso, di un percorso unitario da parte delle Segreterie Nazionali, con l’invio di una lettera al Governo che ricomprendeva anche il problema etico degli stipendi dei top- manager, la Fiba/Cisl ha deciso di iniziare da sola la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare sugli stipendi dei top manager. L'iniziativa è certamente meritevole, perché tutti condividiamo che è giunto il momento di passare dalla denuncia alla proposta. Infatti anche come Fisac/Cgil, nel “Manifesto della buona finanza”, che è stato approvato nel Direttivo Nazionale Fisac Cgil nel mese di maggio, abbiamo trattato questo tema e abbiamo proposto di procedere sull’argomento, attraverso la presentazione di una legge parlamentare con i medesimi contenuti. Sarebbe stato possibile convergere su una modalità e su un percorso condivisi e, come Fisac/Cgil, riteniamo, in ogni caso, che sareb-

be opportuno, su una questione di tale portata, un impegno unitario di tutte le Organizzazioni Sindacali del settore. Nella lettera al Governo del marzo scorso le Segreterie Nazionali chiedevano, in coerenza con la domanda diffusa di sobrietà “... l’introduzione di un rapporto tra retribuzione complessiva del Top Management delle aziende di credito e retribuzione media del restante personale nella misura di 20 a 1, da estendere a tutti i settori produttivi laddove, in alcuni, i differenziali retributivi sono anche maggiori...” (nel settore credito, nel 2012, questo rapporto è stato di 163 a 1 !); si poteva e si doveva andare avanti unitariamente e, invece, la Fiba/Cisl ha deciso di interrompere unilateralmente questo percorso, partendo da sola con la raccolta di firme, anziché ragionare su come procedere insieme nel migliore dei modi. Infatti sia la proposta di legge parlamentare che abbiamo avanza-

Caffè letterario di Lugo

2018, anno senza petrolio per l’Italia

Hotel Ala d’Oro - Corso Matteotti, 56 Info: 0545 - 22388 e su Facebook www.voltanaonline.it è un prodotto amatoriale al quale non può essere applicato l'art. 5 della legge 8 Febbraio 1948 n. 47, poiché l'aggiornamento delle notizie in esso contenute non ha periodicità regolare (art. 1 comma 3, legge 7 Marzo 2001 n. 62). www.voltanaonline.it non rappresenta una testata giornalistica e i post editi hanno lo scopo di stimolare la discussione e l’approfondimento politico, la critica e la libertà di espressione del pensiero, nei modi e nei termini consentiti dalla legislazione vigente. www.voltanaonline.it non persegue alcuno scopo di lucro. Tutto il materiale pubblicato su Internet è di dominio pubblico. Tuttavia, se qualcuno riconoscesse proprio materiale e non voleva che fosse pubblicato, non ha che da darne avviso al gestore e sarà immediatamente rimosso. www.voltanaonline.it verificherà, per quanto possibile, che tutto il materiale inviato e riprodotto nel sito e nel PDF sia conforme alle licenze Creative Commons o non coperto da copyright.

Offro ai miei cari lettori il grafico * del giorno dalle terrificanti pagine dell'E.I.A. Solo durante la Seconda Guerra Mondiale l'Italia ebbe un tale rapido e continuato collasso della fornitura petrolifera. Ovviamente questo crollo non è la causa di nessun problema, infatti le cose vanno ancora benissimo: la maggior parte degli italiani non coltiva il proprio cibo ma mangia ogni giorno, non sa cucire un bottone ma ha armadi pieni di vestiti ed inoltre non sa la differenza fra un mattone ed una barra di combustibile nucleare ma vive più che altro in case ultra-moderne di cui è per altro è proprietaria. La fine del petrolio non è e non sarà un problema per chi

to come Fisac/Cgil sia la raccolta di firme hanno pregi; la legge parlamentare prevede, con ogni probabilità, un percorso più snello e veloce e, a quanto ci risulta, sarebbero già numerosi i parlamentari disponibili a sottoscrivere il disegno di legge, mentre la raccolta di firme si rivolge in modo più diretto alla cittadinanza. E, quindi, non comprendiamo le motivazioni che spingono a percorsi solitari la Fiba/Cisl e che rischiano di trasformare questa importante iniziativa in una campagna demagogica volta solo alla ricerca di una visibilità come Organizzazione Sindacale, ma con il rischio di risultati concreti molto limitati. A questo punto, come Fisac/Cgil proporremo ai nostri associati, a tutte le lavoratrici e lavoratori, di sostenere entrambe le iniziative e continueremo, comunque, a lavorare per un coordinamento unitario dell’azione sindacale sul tema dello stipendio dei manager.

non ha mai voluto sapere o saper fare nulla. Questi 40, diciamo 50 milioni di incapaci supplementari che hanno calpestato i suoli italici nell'ultimo secolo sene andranno come sono venuti, faranno rumore e scorrerà il sangue, ma poi saranno millenni di silenzio. *link: situazione energetica italiana, http://www.eia.gov/countries/countr y-data.cfm?fips=It Fonte: http://petrolitico.blogspot.it/


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GOLDMAN, JP MORGAN e i miliardari finanziano i matrimoni gay. Perché?

Morgan oggi lodano la decisione della Corte Suprema USA (1), che ha cancellato la legge, approvata tramite referendum popolare in California, che dichiarava il matrimonio un unione tra uomo e donna. Queste banche emettono comunicati su tutte le questioni politiche importanti? No, affatto, in genere anzi stanno attente a non schierarsi. I fondi hedge più importanti di New York hanno finanziato direttamente le campagne per far cancellare questa legge sul matrimonio e hanno finanziato con milioni i politici che si dichiarassero pro-gay. A New York in pratica il matrimonio e adozioni gay sono passati grazie ai milioni di dollari pompati da tre trader di mega hedge funds (Paul Singer, Dan Loeb e Cliff Asness) (2), i quali hanno letteralmente comprato i politici che ancora avevano dubbi. Inoltre diversi miliardari da Jeff Bezos di Amazon a Bill Gates hanno donato milioni di dollari ai comitati pro-matrimonio gay. Nel partito repubblicano l'elettorato è al 90% contro il matrimonio gay, ma i finanziatori più importanti hanno invece donato milioni di dollari ai politici repubblicani perché si schierassero a favore (3) e ovviamente sta funzionando. In parole povere i miliardari e in particolare le grandi banche e fondi hedge hanno fatto vincere con i loro milioni la campagna per adozioni e matrimoni gay che invece la maggioranza della popolazione respinge, nonostante la martellante campagna mediatica a favore (come si è visto quando si va al voto tramite referendum popolare come in California dove appunto era passata la legge sul matrimonio che i giudici "illuminati" oggi hanno cancellato). Questa élite non si schiera e non finanzia delle cause su ogni que-

stione sociale o politica. Ad esempio sulle guerre in Afganistan, Iraq che durano da 12 anni e sono costate migliaia di morti e decine di migliaia di mutilati questi miliardari da Soros a Bezos a Gates a Goldman Sachs non fanno dichiarazioni, non prendono posizioni e non donano soldi per fermarle, diciamo che se ne infischiano. Ma sulle adozioni e matrimonio gay invece l'élite dei super ricchi e della finanza si scatena, schiera i mass media (che controlla) a favore e finanzia con milioni di dollari la campagna per farli passare. È perché nessuno di loro ha figli o parenti che fanno il soldato e vanno a crepare in Afganistan e invece hanno tutti parenti o amici o conoscenti nel loro ambiente di New York, Miami e Los Angeles che sono lesbiche e gay ? O ci sono spiegazioni più profonde… Il diritto ad adottare e sposarsi dei gay riguarda probabilmente meno di 1/10 della popolazione gay (la stragrande maggioranza dei gay non si sogna di sposarsi e di adottare...) la quale a sua volta è circa il 3% della popolazione, quindi questo problema riguarda alla fine circa ( 1/10 X 3% =) al massimo lo 0.3% della popolazione americana. E non è che se non ti sposi hai in Municipio hai problemi particolari nell'ambiente dei gay di New York e delle grandi città che sono largamente benestanti… Qui hai un problema che NON INTERESSA AL 99.7% DELLA POPOLAZIONE americana e anche a quello 0.3% della popolazione costituito da gay che vogliono sposarsi non gli cambia quasi niente. È difficile immaginare una questione meno rilevante per la popolazione americana, è difficile pensare a qualcosa di più futile come problema sociale. E siamo in America, un Paese che da 12 anni è in guerra con i suoi soldati che muoiono, che sta fomentando un'altra guerra in Siria (con decine di migliaia di morti) in questi giorni, che parla di attaccare l'Iran. Senza contare la disoccupazione e sottoccupazione cronica, il calo del tenore di vita della maggioranza dei lavoratori (il 75% dichiara nei sondaggi di non riuscire a risparmiare niente ogni

mese) e la grottesca disuguaglianza sociale per la quale l'80% della ricchezza è in mano ora al 2% della popolazione. Ma guerre, disuguaglianze sociali, disoccupazione (o immigrazione illegale di massa) non hanno spazio sui mass media o alla Corte Suprema. Il diritto di sposarsi di una frazione della popolazione gay invece da due anni è il tema più dibattuto e per il quale l'élite si impegna... Fonte: www.cobraf.com 1) "Dimon Joins Goldman Sachs Praising Court on Gay Marriage" http:// www.bloomberg.com/news/2013-0626/dimon-joins-goldman-sachspraising-supreme-court-on-gaymarriage.html. 2) "Hedge Fund Heroes That Helped Make Gay Marriage Legal In New York. 3) http://www.policymic.com/ articles/12045/hedge -fund-gopbillionaires-and-the-people-you-didnot-expect-to-champion-gay-marriage.

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n. 9 - 2013

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AAA Italia svendesi di Valerio Lo Monaco. Dal sito www.ilribelle.com Quasi oscurata dalle altre notizie che hanno occupato le prime pagine dei giornali la settimana scorsa, la tematica più importante è un'altra: il nostro Paese si prepara a svendere immobili e altri gioielli di famiglia, oltre a varare nuove norme, per un totale, parziale quanto si vuole eppure niente affatto modesto, di 400 miliardi. Lo scenario è pertanto inequivocabile: come era facile prevedere stiamo entrando in una nuova fase dello smantellamento del nostro Stato. Dopo l'ondata delle misure di austerità imposte da Monti, una delle ultime importanti cose che il governo del professore del Bilderberg e di Goldman Sachs non aveva fatto in tempo a mettere in pratica è ora nelle mani di Enrico Letta, anch'egli, come sappiamo, degli ambienti del "Gruppo". Stiamo parlando delle privatizzazioni e della messa all'asta di ciò che è nostro onde far fronte ai debiti accumulati nel tempo. Il governo vorrebbe, con questa operazione, tagliare appunto 400 miliardi di debito pubblico, facendo fede così al Fiscal Compact in "partenza" dal 2015. Secondo Brunetta, 100 miliardi arriverebbero dalla vendita dei beni pubblici, 4050 dalla costituzione e cessione di società per le concessioni demaniali (chi saranno i proprietari di tali società?), 25-35 miliardi dalla tassazione ordinaria delle attività finanziarie detenute in Svizzera (come se la cosa fosse facile da applicare…) e ulteriori 215-235 miliardi da questa "operazione choc" di svendita. Appunto. Operazione choc: già la si chiama nel modo adatto a farla digerire all'opinione pubblica come una cosa indispensabile, necessaria, e non procrastinabile. "L'Europa ce lo chiede", ricordate? Questa operazione, a quanto pare, dovrebbe essere confezionata nel modo seguente: si vuole individuare una porzione di beni patrimoniali e diritti dello Stato, sia a livello centrale sia a livello strategico, e venderli a una società di diritto privato di nuova costituzione. Questa - attenzione che si arriva facilmente al punto - sarebbe costituita e partecipata da Banche, Assicurazioni, fondi bancari e altri soggetti. Ripetiamo:

banche, assicurazioni e fondi bancari, oltre a qualche soggetto privato evidentemente facoltoso. Chiaro il punto? Ma non solo: tale società emetterebbe obbligazioni a 15-20 anni garantite dai beni. E siccome si tratta di un soggetto privato, questi titoli non andrebbero a ingrassare il debito pubblico. Lo Stato incasserebbe il corrispettivo e lo porterebbe a riduzione del debito. Ma i beni, ovviamente, non sarebbero più "nostri". Si tratta, con tutta evidenza, di un furto in piena regola. Con una aggravante decisiva: chi sarà in grado di andare a comperare i nostri immobili e i nostri terreni è lo stesso soggetto che attraverso la speculazione e la crisi ci ha indotto a metterli in vendita. Anzi in svendita. Il processo è certamente chiaro a tutti i lettori del Ribelle. Se dai primi anni ottanta siamo stati costretti per via delle leggi che i politici italiani hanno approvato senza che nessuno di noi, ipnotizzato negli anni del boom economico se ne rendesse pienamente conto - a offrire nelle mani della speculazione internazionale il finanziamento dei nostri titoli di Stato, è esattamente da allora che abbiamo iniziato ad accumulare debito pubblico in maniera abnorme. Conti alla mano, la cosa non è in discussione. Sino a un anno addietro eravamo "appena" al doppio di allora, cioè a circa il 120 per cento. Complici la crisi indotta dalla finanza sovranazionale e i governi che attraverso tale crisi ci hanno imposto le misure che non hanno fatto che aggravarla ulteriormente ai nostri danni, oggi siamo arrivati, in tema di debito pubblico, a circa il 130 per cento. E probabilmente a fine anno si andrà ben oltre. Per risolvere la situazione, visto che con le misure adottate non si può che continuare a farla incancrenire, adesso si arriva dunque alla svendita di noi stessi. Cioè del nostro patrimonio pubblico. Chi ha guadagnato da tutta l'operazione mediante i tassi di interesse crescenti che siamo stati costretti a pagare e che saremo costretti a pagare anche in futuro si trova dunque oggi con un gruzzolo cospicuo in tasca. E questo, sempre da parte degli stessi soggetti, sarà dunque

utilizzato, a breve, per venire a fare spese in casa nostra. A prezzi di realizzo, ovviamente. E con un allibratore di provata fiducia, visto che Letta proviene dagli stessi ambienti. Prima ci hanno "creato" il debito, poi ci hanno fatto aumentare i tassi di interesse, quindi ci hanno imposto le condizioni per ripagarlo, e adesso ci requisiscono il patrimonio a prezzi da "monte dei pegni". Una operazione di strozzinaggio legalizzato insomma. La lista degli immobili e del patrimonio in svendita non è ancora completa. E si tratta, ribadiamo, di una lista parziale ancora da approvare. Ma è certo che verso quella direzione si sta andando e che quella si proseguirà. Come peraltro già avvenuto in altri Paesi, vedi ad esempio la Grecia e la svendita di aziende pubbliche quando di non vere e proprie isole. Per ora la Banca d'Italia, dalla quale è necessaria l'autorizzazione (che ovviamente non mancherà, visto che è di proprietà delle Banche e dunque dei banksters stessi) ha inviato una prima lista di 350 immobili per un valore di un miliardo e mezzo. A fronte di questo, il peggio è però l'aspetto che riguarda lo scenario nel suo complesso, cioè europeo e mondiale. Che non sta cambiando di un millimetro se non in peggioramento. La seconda ondata di crisi, ampiamente prevista anche nei tempi, cioè per il tardo autunno di quest'anno, inizia ad arrivare. La situazione di Portogallo e Grecia sta nuovamente avendo una nuova fase di peggioramenti. E anche le notizie in merito a queste due situazioni sono state nascoste dietro i fatti d'Egitto nei giorni scorsi. Mario Draghi ha dichiarato che la Bce continuerà a intervenire e che non pensa affatto, come invece si suppone stia facendo la Fed dopo le parole di Ben Bernanke delle settimane passate, a una exit strategy. Ma non è una buona notizia: perché se da un lato la cosa ci evita il tracollo totale e repentino, dall'altro non fa che spostare in avanti i termini di una questione già scritta. Peraltro, prendendo tempo, consente alla deriva predatoria dei mercati di continuare ad andare avanti e a percorrere i propri scopi. La svendita dell'Italia della quale abbiamo parlato è una ulteriore tappa di tale percorso. Valerio Lo Monaco

Voltana on line n.9-2013  

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