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Sommario Pagina 2-3 Oratorio Pagina 4-9 Legalità: - La bellezza è uno dei gridi più assordante contro le mafie - Noi non ci stiamo. L’associazione Liberi Tutti a fianco degli imprenditori. Pagina 10-11 Protezione Civile Club Radio CB: - Il nuovo codice della protezione civile. Il cittadino come parte del sistema. Pagina 12 -13 Voltapagina: - Il giallo, uno strano magnetismo. Pagina 14-15 Tradizioni in città: - Arancino o arancina? Pagina 16 Anima Children: - L’affetto dei nostri bimbi Pagina 17 Scuola Calcio: - Giovanissimi Pagina 18 -19 Calcio a5 C2 gir.2 Pompei vicina al traguardo. Città di Barcellona vicina ai play-off. Sant’Antonino e Zaccagnini in corsa. Pagina 20 Mountainbike: -

XC Falcone “La Camelia”

Pagina 21 Chi siamo

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L'aria già tiepida di marzo pazzo sembra consegnarci dritti a un'allegra primavera, e, come ogni cosa piacevole allontana il ricordo meno piacevole di un febbraio freddino e piovoso... eppure anche in quei post festa di don Bosco si è continuato a lavorare in oratorio... e forse con maggiore impegno per intrattenere dentro i piccoli, mentre in cortile pioveva e far trascorrere loro delle serene ore di giochi, spazio per merenda e attività con cui insegnare la responsabilità e l'impegno, il rispetto per sé, verso gli altri e le cose. Dopo i festeggiamenti di don Bosco, si è subito iniziato con i lavori per il carro di carnevale fatto da giovani animatori e si sono continuate le prove per i lavori teatrali che interesseranno i bambini da un lato e i giovani dall'altro, così com’è continuata la formazione dei leader, degli animatori e dei coordinatori. Hanno avuto luogo in questo breve febbraio le riunioni della Vividonbosco per organizzare il decimo anniversario di attività, la festa a tema di carnevale, molto gradita dai nostri cari bambini, con la sfilata in piazza e con le dolci chiacchere del "laboratorio di zia ninfa" e infine la festa con formazione che ha visto insieme exallieve di Patti e Barcellona con coordinatori e staff. In quest'ultima occasione ci ha ricordato a tutti suor Marilena, attraverso riflessioni, video, Parola di Dio, come ogni giorno, e in

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particolare in questo inizio di Quaresima di febbraio, siamo chiamati a Trasfigurarci, a vedere, sperare e promuovere davvero nella vita concreta il lieto annuncio di un Dio figlio che prega, che muore per noi e che ci chiama ogni giorno a spenderci al meglio. . A seguire la dott.ssa M. Poma ha proposto in chiave psicologa il sistema preventivo di don Bosco perché approfondirlo, è sempre un arricchimento per ogni educatore. A ripensare a questo breve mese scorso viene da considerare che tanto breve non sia stato per quanto impegno esso ha richiesto... ma se ciò che resta è coscienza serena per ciò che si è fatto e soddisfazione per ciò che si è stati e si è dato... allora si può continuare in questa direzione... e che marzo possa allietarci con altrettanto impegno e Gioia. Quella vera e profonda. Perla di don Bosco: ricreatevi pure miei giovani, ma che siano divertimenti utili, che servano a ristorare le forze del corpo e a ringiovanire lo spirito.

Annalisa Longo Vivi Don Bosco Magazine

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La bellezza è uno dei gridi più assordante contro le mafie Peppino Impastato diceva: «Se s’insegnasse la bellezza alla gente, si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà». E se «la bellezza salverà il mondo», come chiosava lo scrittore russo Fëdor Dostoevskij, perché non provarci anche contro la criminalità? È la singolare proposta che viene dal programma La bellezza contro le mafie. Quale bellezza può avere un’azione criminogena, estortiva, violenta, priva di ogni gusto per la vita e il confronto. Chi è il mafioso Il carattere dei capi mafiosi spesso si sviluppa lungo due direttive principali: la prima prevede grandiosità, arroganza, impulsività carisma, e modalità ostentate e gaudenti, intemperanti, altri ne sono esempi; nella seconda, invece, sono rintracciabili anaffettività, freddezza, insensibilità, incapacità di rispettare le leggi morali e i sentimenti altrui, modalità dimesse, ritirate, schive, ciniche, silenziose: Questi sono solo alcuni esempi di come cronache, affiliati, giudici descrivono la personalità dei boss, le cui vicende personali si intrecciano a quelle dei clan. I capi devono garantire un’elevata complessità organizzativa del sistema che comandano: questo richiede capacità di programmazione e di definizione di priorità e obiettivi; la loro leadership

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si conquista e si definisce attraverso metodi più o meno violenti che portano al controllo del territorio. Devono costruire o mantenere un sistema in cui la popolazione (affiliata e non) riconosca solidità, efficienza, prestigio criminale e affidabilità. Ma gli elementi utili al consolidamento del loro ruolo sono altri: i boss presentano un certo fascino superficiale e una disinvoltura nell’eloquio, usano il linguaggio senza sforzo per confondere e convincere. Sono sicuri di sé, persuasivi e in grado di mettere in una posizione di debolezza i loro avversari, o disarmarli emotivamente, spesso non riconoscono i diritti degli altri, il che rende ammissibili comportamenti egoistici attraverso la manipolazione basata sul fascino (apparente disponibilità, modalità accattivanti, suadenti, ma velatamente ostili). La storia criminale racconta leader con modalità megalomaniache, che avanzano sempre e comunque diritti, a cui tutto è dovuto. I capi degradano i propri sottoposti a oggetti, non stabiliscono relazioni tra pari, dove possano circolare contenuti e affettività, ma solo dominio e sopraffazione. L’organizzazione di personalità è caratterizzata da diffidenza e sospetto. Queste spingono a interpretare le motivazioni degli altri sempre come malevole. Questa modalità di pensiero identifica un aspetto cognitivo: la sospettosità, uno di temperamento: l’irascibilità, e uno difensivo: la distanza dagli altri per proteggersi, ma non rappresenta però necessariamente un modello delirante. I capi sono spesso interpretativi e persecutori, ma la loro persecutorietà è comprensibile all’interno dei loro stati emotivi, del background socio-culturale e delle loro vicende di vita. Appaiono aderenti alle circostanze che si sono presentate nel corso della vita: è comprensibile che temano di essere attentati (questo non significa necessariamente che soffrano di un delirio di persecuzione). Altra caratteristica che li accomuna è quella di considerare chi li circonda come oggetti, obiettivi da conquistare o opportunità da sfruttare, con uno spazio minimo per rimorso, vergogna o colpa. E’ raro che provino senso di colpa per le loro azioni. Vivi Don Bosco Magazine

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Può accadere che rivelino le proprie emozioni, ma più spesso esibiscono reazioni calcolate, per ottenere risultati. Sono pronti ad approfittare degli altri. Per quanto intelligenti, perspicaci e abili nel valutare le persone, usano le loro abilità per sfruttare, abusare, ed esercitare potere. La tendenza ad assumersi le responsabilità delle proprie azioni e la loro empatia, cioè la predisposizione emotiva a comprendere gli altri e la sofferenza che i loro comportamenti possono arrecare, sono ridotte se non assenti. La menzogna è uno strumento indispensabile: acquista nel contesto culturale degli affiliati un valore relazionale a cui si viene formati fin da piccoli, ha la funzione di sostituire la realtà con una personale visione, diventa una sorta di regola nelle relazioni. In tutto questo come può trovare spazio la bellezza, gli affetti, il senso dell’altro. Di quale amore s’innamorano? La domanda che provoca un certo sconcerto, ma di quale umanità appartengono. Non sono uomini o donne, poiché perdono il senso dell’umanità e non genitori poiché chi genera non può avere un atteggiamento generativo da una parte uccide senza sé e senza ma. La mafia Peppino Impastato osava dire senza riverenze è una montagna di letame che non è utile a concimare. La bellezza trova spazio in altri contesti.

Marilena Mercurio

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Noi non ci stiamo. L’associazione Liberi Tutti a fianco degli Imprenditori In questi ultime settimane un’importante operazione, da parte dei carabinieri del Comando Provinciale di Messina e del Ris e la Polizia di Stato. La procura della Repubblica nei confronti di 40 persone accusate a vario titolo dei delitti di associazione mafiosa, estorsione (consumata e tentata), rapina, trasferimento fraudolento di valori, reati in materia di armi e violenza privata, accuse tutte aggravate dal metodo mafioso. L'inchiesta, convenzionalmente denominata “Gotha 7”, riguarda la mafia "barcellonese" operante prevalentemente sul versante tirrenico della provincia di Messina. Nel corso dell’indagine sono stati rinvenuti anche due arsenali a disposizione delle cosche con armi da sparo comuni e da guerra. Gli inquirenti hanno sequestrato 4 pistole semiautomatiche e un revolver di grosso calibro, 2 fucili a pompa, un fucile mitragliatore da guerra, centinaia di munizioni di vario genere e calibro. Un dato ritenuto inquietante dagli inquirenti della Dda di Messina guidata dal procuratore Maurizio de Lucia. Il Procuratore capo ha coordinato tutta l’indagine assieme al pool di magistrati composto dai Pm Angelo Cavallo, Vito Di Giorgio e Fabrizio Monaco. La “famiglia barcellonese” era tenuta in grande considerazione dagli esponenti di Palermo e di Catania. Tra le persone finite in manette spiccano i nomi del boss Antonino Merlino, già condannato per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano, e Francesco Salamone, eletto consigliere comunale di maggioranza con una lista civica al Comune di Terme di Vigliatore a giugno 2013 e successivamente sospeso dalla carica a luglio 2016 perché colpito da misura cautelare nell’ambito Vivi Don Bosco Magazine

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dell’operazione Triade. Ma c’è anche il nome di Angelo Porcino, imprenditore già arrestato nel 2011 nell’ambito dell’operazione “Gotha” con l’accusa di far parte a pieno titolo della famiglia mafiosa dei “Barcellonesi” (nel 2015 è stato condannato in I° grado a 11 anni per associazione mafiosa). Porcino è stato anche indagato (poi archiviato) per la morte dell’omicidio dell’urologo Attilio Manca, che stranamente avrebbe voluto incontrare a Viterbo prima che quest'ultimo venisse ucciso. Una serie d’intrecci che appesantiscono il senso civico di una società, poiché la mafia è un carrozzone che frena, blocca ogni processo di crescita e sviluppo sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista imprenditoriale ed economica. Se oggi la Sicilia è il fanalino di coda dell’intera Europa, è grazie ad un sistema politico miope e incompetente e che non poche volte è andato a braccetto con mafiosi e criminali Mafia “ortodossa” Con l’operazione Gotha VII si colpisce una mafia pericolosa e capace di riorganizzarsi nonostante fosse stata ripetutamente colpita nel corso degli anni. Una mafia svelata dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, della sezione anticrimine di Messina, della Squadra Mobile e del commissariato di Barcellona che presero il via dalle dichiarazioni del pentito Carmelo D'Amico Carmelo D'Amico, capomafia arrestato nel 2009, e dei collaboratori di giustizia Salvatore Campisi, Franco Munafò e Alessio Alesci. L'inchiesta, che colpisce presunti vertici e affiliati della fazione più ortodossa e militarmente organizzata della criminalità mafiosa della provincia peloritana, svela i rapporti del clan messinese con esponenti di Cosa nostra palermitana e catanese e rivela come l'organizzazione sistematicamente sia stata in grado di organizzarsi dopo ogni operazione di polizia. Viene fuori inoltre la costante pressione del racket del pizzo su commercianti e imprenditori della zona: sono decine i taglieggiamenti scoperti. Chiaro anche il modus operandi degli esattori del pizzo, dall’avvertimento con una bottiglia di liquido infiammabile davanti alla saracinesca del negozio o dell’impresa da intimidire fino all’avvicinamento dei titolari delle attività da parte degli uomini d’onore che chiedevano il pagamento del pizzo per Natale, Pasqua e Ferragosto. Chi diceva no veniva “colpito” da una rapina a mano armata, o veniva picchiato. Dalle indagini è emerso che oggetto delle estorsioni, spesso, non era il solo "pizzo" ma anche il tentativo di subentrare nei lavori pubblici, imponendo agli imprenditori

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titolari degli appalti il subappalto in favore delle ditte controllate dagli esponenti dell'associazione. Il clan inoltre aveva imposto, attraverso una società di comodo operante nel settore della vigilanza privata, la guardiania a tutti i vivaisti del comprensorio barcellonese (in particolar modo del Comune di Terme Vigliatore), vessati dai continui furti. Nell'ambito dell'indagine è emerso anche il movente della brutale aggressione avvenuta, nel settembre del 2017, in pieno giorno e nel centro della città di Barcellona Pozzo di Gotto nei confronti di un professionista che si era "permesso" di denunciare un'estorsione commessa ai suoi danni da tre membri dell'associazione, poi condannati a 8 anni. Il pizzo è un assoggettare, imprenditori, controllare un territorio. Noi non ci stiamo. Tutta l’opinione pubblica non può cedere alle barbarie di criminali che usurpano chi legittimamente lavoro. In questi Giorni siamo chiamati a denunciare tutti chi prova a chiedere il Pizzo. L’associazione Liberi Tutti è a disposizione e farà quadrato su gli imprenditori che desiderano denunciare come atto dovuto di cittadini liberi.

Marilena Mercurio

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Il nuovo codice della protezione civile Il cittadino come parte del sistema E’ entrato in vigore lo scorso 6 febbraio il nuovo “Codice della protezione civile” [ D.Lgs.n.1 del 2 Gennaio 2018] che porta in cantina la vecchia legge n. 225 che dal 1992 istituiva e regolamentava il sistema nazionale di protezione civile italiano. Il decreto conferma parte di quanto già previsto nella precedente norma chiarendo diversi punti, quale la differenziazione tra la linea politica, amministrativa e operativa ai differenti livelli di governo nazionale, e introducendo altri provvedimenti come la “mobilitazione nazionale” anche in fase preliminare (preventiva) a quello della dichiarazione dello stato di emergenza. Tra le novità vi è anche una rivisitazione alla norma che regola la partecipazione del “volontariato” –organizzato e non- nelle attività di protezione civile anche in raccordo con le recenti norme introdotte dalla riforma del terzo Settore. Prima di ciò, ci sembra doveroso definire cos’è il servizio nazionale di protezione civile”: un sistema costituito da un insieme di componenti e strutture operative, quindi di competenze e professionalità, volte a tutelare la vita, l’integrità fisica, i beni, gli insediamenti, gli animali e l’ambiente dai danni o pericoli provocati da eventi calamitosi di origine naturale o per mano dell’uomo. Attività che viene suddivisa in: previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi, gestione delle emergenze e il loro superamento. Parte attiva e fondamentale nel sistema di protezione civile è il CITTADINO. A lui è dedicato l’art. 31 che riconosce promuove la sua partecipazione attiva nella pianificazione di protezione civile e sia in forma singola che associata. Assume un ruolo sempre più centrale l’informazione-formazione ai cittadini attraverso la diffusione della cultura della protezione civile, la conoscenza degli scenari di rischio e dell’organizzazione dei servizi in tale ambito nel proprio

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territorio. L’acquisizione di maggiori conoscenze comporta una superiore consapevolezza nella definizione del grado d’importanza che ognuno di noi assume per il buon funzionamento del sistema e ci responsabilizza. Inoltre, sempre l'articolo 31 recita: “I cittadini possono concorrere allo svolgimento delle attività di protezione civile, acquisite le conoscenze necessarie per potere operare in modo efficace, integrato e consapevole, aderendo al volontariato organizzato operante nel settore, ovvero, in forma occasionale, ove possibile, in caso di situazioni di emergenza, agendo, a titolo personale e responsabilmente per l’esecuzione dei primi interventi immediati direttamente riferiti al proprio ambito personale, familiare o di prossimità, in concorso e coordinandosi con l’attività delle citate organizzazioni.” Con questo articolo il legislatore ha voluto chiarire i ruoli dei volti di una stessa medaglia, gli “angeli del fango” e di “volontari organizzati”, valorizzando quest’ultimi per alcuni punti che andremo ad analizzare. In prima battuta potrebbe sembrare un attacco al volontariato, ma è chiaro invece che, come in una orchestra, ognuno deve saper precisamente cosa fare senza improvvisare e chi ha avuto modo di essere presente in circostanze critiche e ha potuto constatare con i propri occhi la confusione generata quando si agisce senza preparazione peggiorando situazioni già di per sé difficili. Per questo il “volontariato organizzato” ha un valore in più: tramite le associazioni infatti i cittadini sono riconosciuti dalle istituzioni, ricevono formazione e addestramento, sono equipaggiati e tutelati per la loro e altrui sicurezza e incolumità. Accrescono e mettono a disposizione degli altri, per tutto l’anno, il loro tempo, le loro abilità, il loro affetto. Noi volontari di protezione civile del 2Club Radio C.B.2 suoniamo già da diversi anni la stessa sinfonia all’unisono con le istituzioni, ma il territorio richiede sempre più musicisti per poterla arricchire. Quindi cari amici…perché aspettare e non provare da subito a diventare volontari di protezione civile!?! Per informazione potete venire a trovarci presso la nostra sede in Via S. Andrea al civico 96, oppure potete consultare la nostra pagina facebook (@protezionecivileBarcellona), il nostro profilo twitter (@CluRadioCB) instagram e sul sito www.clubradiocb.it SCENDI IN CAMPO PROTEZIONE CIVILE!

CON NOI! DIVENTA UN VOLONTARIO DI

Alessandro Culatore

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Il giallo, uno strano magnetismo Da dove nasce il genere giallo? Non sono in molti a sapere che il nome deriva dal colore della collana “I Libri Gialli” pubblicata da A. Mondadori a partire dal 1929. Il termine si riferisce alle copertine dei libri che facevano parte di questa collana. Ma non dimentichiamo che il primo libro “noir” sono “I Promessi sposi” di Manzoni. La conversione dell’Innominato è una pagina letteraria in puro spirito nero. Negli ultimi anni questo genere, che fino a poco tempo fa era considerato minore, ha avuto un grande impulso, dettato principalmente dalla pubblicità mediatica e dal caso “Andrea Camilleri”. Spesso però si usa e abusa di “giallo” e “noir”, dimenticando l’aspetto letterario vero e proprio. Anche i ragazzi, oltre agli adulti, sono appassionati di questo genere, specialmente per gusto di scoprire la soluzione del misfatto. Ma che cosa incuriosisce i lettori di tutte le età a leggere libri catalogati come “gialli”? Un motivo potrebbe essere la pigrizia di leggere libri “pesanti” e di utilizzare il tempo libero per svagarsi in compagnia di detective, poliziotti e ragazziinvestigatori. Ma credo che il genere giallo attragga perché in esso vive la voglia innata del genere umano di arrivare in fondo a un mistero da scoprire, come paradigma di un mistero più grande: quello della vita. Non dimentichiamoci inoltre che per un paio d’ore lo stile di un romanzo ben scritto bene ci trascina a ritmo serrato verso la ricerca della verità. Mi sono sempre chiesto perché mi piace leggere i gialli e i noir. E aldilà di queste ipotesi sul magnetismo che questo genere letterario ha per i lettori di ogni età, mi sono reso conto che non è soltanto la storia ad attirare, ma anche lo spessore dei personaggi e le loro storie, il nero che c’è dentro ognuno di

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noi e che teniamo nascosto sotto una coltre di buonsenso e apparenza. Tornando ai libri per ragazzi un giallo che non ha nulla da invidiare alle letture per adulti è Agata de Gotici e il segreto del lupo di Chris Riddell, candidato al premio Strega ragazzi 2016/2017 ed edito dalla casa editrice Il Castoro. Agata De Gotici è la figlia di un lord, padre severo, vedovo e poeta famoso, che si ritroverà ad indagare su una serie di strani avvenimento nel castello dove abita. Chi mastica le scarpe degli ospiti? Di chi sono gli ululati che di notte spaventano la servetta Ruby? A chi appartengono le stranissime impronte mezze umane e mezze animali che compaiono nella neve? Agata e i suoi amici della soffitta si lanceranno in una nuova appassionante avventura dai colori gotici. Non lasciatevi impressionare da una copertina “per ragazzi”, i libri non hanno fasce di età. Catalogarli è solo un vezzo editoriale. Tornare bambini è facile, basta lasciare le ansie della vita “da adulti” dietro una bella copertina colorata. È la sola medicina per scacciare ogni preoccupazione senza effetti collaterali.

Antonino Genovese vesegeno@gmail.com www.antoninogenovese.com

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Arancino o arancina? “Cari palermitani, arrendetevi: si dice arancino.” Parola del presidente dell'Accademia della Crusca, Francesco Sabatini. Un dilemma, questo, che attanaglia da secoli i siciliani. Nella zona occidentale della Sicilia questo tipico prodotto è chiamato “arancina” ed ha una forma arrotondata, mentre nella zona orientale è conosciuto come “arancino” ed ha una forma conica. Nel primo caso siamo in presenza di un nome femminile derivante dalla forma rotonda dell’arancia, frutto tra i più rappresentativi siciliani; nel secondo caso il nome è maschile, l’arancino ha la forma di un cono e qualcuno sostiene che vuole simboleggiare il vulcano Etna. Chi viene in Sicilia non può non apprezzare gli arancini di riso, specialità tipica della nostra regione e un vanto per tutti noi.. venduti ovunque, sulle bancarelle, nei panifici, nelle rosticcerie e non solo, è un piatto che non si colloca in un orario particolare del giorno. Solitamente hanno un diametro di 8-10 cm e sono composti di riso impanato e fritto, imbottito in genere con ragù, piselli e caciocavallo; esternamente sono dorati e croccanti, ma morbidi all’interno. Oggi sono molti le varianti, ma quel che è certo, che il loro sapore è sempre buono e appetitoso. Secondo l’opinione più diffusa, l’arancino ha origini risalenti all’epoca della dominazione araba in Sicilia, che importarono l’usanza di mangiare riso allo zafferano, condito con carne e verdure e mangiato con le mani. Vivi Don Bosco Magazine

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Il pomodoro ancora non era conosciuto, arriverà dalle Americhe in epoche successive; mentre la panatura e la friggitura fu un’invenzione dei cuochi della corte di Ferdinando II, per consentire al loro sovrano di poterlo trasportare ovunque. Comunque non si hanno riscontri certi, e le sue origini sono abbastanza controverse. Allora si dice arancino o arancina? Secondo il presidente dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini: “Propendo per la prima forma, di solito i diminutivi vanno al maschile. L'arancia è femminile, ma la trasformazione in un'altra cosa dovrebbe far cambiare il genere grammaticale. So che a Palermo preferite chiamarla al femminile e allora va bene anche così. L'importante non è come si pronuncia, ma chi lo fa meglio.” Dunque dire arancino o arancina è corretto in entrambi i casi.

Loredana Irato

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L’AFFETTO DEI NOSTRI BIMBI

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Giovanissimi Continua quello che sembra un bellissimo sogno, qualcosa che alle prime giornate di certo non ci aspettavamo, eppure siamo lì, in seconda posizione a un punto dalla prima e con una gara in meno. Un bottino che ci vede in serie positiva da 8 giornate con due pareggi e sei vittorie. Grande merito va certamente ai ragazzi che, vittoria dopo vittoria, hanno acquisito consapevolezza delle proprie abilità e ne hanno fatto tesoro, ma il vero merito va a Mr. Lavinio, uomo di grande esperienza calcistica che ha calcato i terreni di gioco professionistici importanti. Si comanda anche nel calcio a 5, sotto la guida dell’esperto Mr. Giuca, che riesce a far dare il massimo con la sua grinta e il suo impegno. Che dire di più su questo gruppo, se è solo un sogno, non svegliateci!!!

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Pompei vicina al traguardo. Città di Barcellona vicina ai play-off. Sant’Antonino e Zaccagnini in corsa. Manca poco più di un mese al termine di quest’appassionante e avvincente campionato di calcio a 5 serie C2 che vede impegnate diverse compagini del comprensorio barcellonese. In testa, in quest’ultimo mese di campionato, si è issato il Pompei, dell’espertissimo Golinelli: una serie di vittorie importanti hanno permesso alla compagine messinese di mettere tutti in fila e a 4 giornate dal termine, difficilmente qualcuno potrà soffiar loro la promozione diretta in C1. Nonostante la difficile rimonta al primo posto, corre al secondo posto il Città di Barcellona P.G. della coppia Galia-Bambaci, che dopo qualche tentennamento nelle prime giornate di ritorno, ha ripreso la propria marcia e segue la capolista a sole 4 lunghezze. Seguono a ruota la Siac, rigenerata dai rinforzi inveranali e la Nike Club Giardini. Perde qualche posizione il Sant’Antonino di mister Salvatore Fazio, incappato in 5 sconfitte consecutive, dopo aver raggiunto la vetta nella prima giornata di ritorno. Ma per la compagine barcellonese nulla è compromesso, e difendere il quinto posto dalle insidie di Montalbano e Zaccagnini diventa a questo punto fondamentale.

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Proprio la Zaccagnini difatti con una serie di risultati importanti ha risalito la china mettendosi in una zona quasi sicura lontana dai play-out e a soli 2 punti dalla zona play-off. Risale la china anche l’Orsa che si trova adesso appaiata a pari punti con la Meriense e lotterà fino alla fine per evitare la lotteria dei play-out. Retrocesso matematicamente il Savoca, fanalino di coda con un solo punto; certo dei play-out il Lipari. Nei prossimi turni, ricchi di scontri diretti, si decideranno le sorti di questo campionato, con ancora tanti dubbi e una sola certezza: stiamo assistendo a un campionato bellissimo. Questa la classifica nel dettaglio a 4 turni dal termine:

Maurizio Molino

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XC Falcone “La Camelia”

Buon inizio di campionato, domenica presso l' Agriturismo La Camelia di Furnari..8 atleti presenti sul circuito divisi nelle due categorie piu il supporto dei compagni che non hanno potuto partecipare. Un benvenuto al compagno Giuseppe Naccari che affronta la sua prima gara in mtb, peccato per il guasto all'anteriore che non gli permette di chiudere la gara. Nella prima batteria buona prestazione di Fama Rosario 7°assoluto e 4°di cat. e Arena Giuseppe 14° ass. e 6° di cat.. Ancora fuori forma Mazzeo Santino che si difende con un 26° ass. e 13° di cat. Nella prima batteria non si poteva chiedere di piu' vista la preparazione attuale dei compagni Miano Ottavio 13° e ass.5° di cat. Trovato Domenico 26°ass e 4° di cat. Carbone Salvatore 34° ass. ed 11°di cat. Peccato in fine per Guidara Francesco (Vulcanello) che nonostante la buona preparazione rispetto ai compagni manca d'esperienza e non riesce a chiudere la gara fermandosi al 3 giro. Comunque complimenti a tutti per la voglia di partecipare e divertirsi in gruppo a prescindere dal risultato finale.

Ottavio Miano

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Ass. Vivi Don Bosco Via Regina Margherita 22 98051 Barcellona P.G. (ME)

 Oratorio  Scuola Calcio  Mountain bike    

Teatro Danza Assistenza Animazione

 VDB Oreto  VDB Bike  I Ragazzi di Giò  Saltimbanco Animazione  VDB Magazine

Tel.: 338 1469135 info@vividonbosco.it Vivi Don Bosco Magazine

www.vividonbosco.it

Testata informativa cittadina con ampia finestra sulle tradizioni, sullo sport e sulle attività aggregative delle varie associazioni barcellonesi. Inoltre ampio spazio a tutte le attività svolte nell’Istituto F.M.A. di cui ne siamo parte integrante.

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