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Sommario Pagina 2-4 Oratorio: - 2018 anche in casa f.m.a - GRANDE..come un bambino Pagina 5-10 Legalitàe non: - Priorità per l’emergenza educativa - Gli annegati nell’oblio Pagina 11-14 Protezione Civile Club Radio CB: - Adottate le misure della circolare Gabrielli per il concerto dei Matia Bazar Pagina 15 -16 Voltapagina: - Il maresciallo Bonanno Pagina 17-18 Tradizioni in città: - Salviamo la nostra memoria Pagina 19 Anima Children: - L’affetto dei nostri bimbi Pagina 20 Scuola Calcio: - Torneo di capodanno Pagina 21-22 Calcioa5 Serie D Sant’Antonino: fuga solitaria. Città di Barcellona in crisi. Bene la Zaccagnini. Pagina 23 Chi siamo

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2018 anche in casa f.m.a. In realtà non c'è stato il tempo di riposare con le vacanze natalizie, perché i momenti forti celebrativi del Natale e il presepe vivente stesso hanno riempito, arricchito, valorizzato tale tempo, nonostante gli inevitabili sacrifici. La conclusione del dicembre 2017 è stato un raccogliere i frutti dei precedenti mesi di lavoro. Con la festa a tema del 22 dicembre si è avuto modo di andare in scena con spettacolini e balletti, c'è stato il tempo per la tombolata, per gli auguri, per darsi appuntamento e poi Natale e al presepe. Il tema educativo che ci giuda quest'anno pone l'attenzione sulla chiesa, chiesa come madre e comunità che accoglie, senza se e senza ma, una chiesa che dovremmo riscoprire, una chiesa che è casa per molti e madre per tutti. Una chiesa che si ritrova ovunque ci siano, in famiglia, a scuola, all'aperto, due o più uniti da esperienze di fede, da valori cristiani, che si facciano testimonianza e trasmettano ad altri e additino, aldilà di qualsiasi fragilità, il vero Maestro di ogni vita... il Verbo incarnato che abbiamo celebrato adorato visitato la notte di Natale. Con questo tema forte prosegue l'opera dell'oratorio e l'opera di don Bosco che a breve festeggeremo. Non teoria ma pratica. Pratica sulla vita, per trasmettere ai nostri giovani che nonostante le difficoltà oggettive e soggettive, si può e si deve continuare a sognare in grande, sognare ad occhi aperti una realtà migliore; per far toccare con mano ai ragazzi che esistono davvero valori come l'accoglienza, il rispetto, il bene, l'amore disinteressato, la fedeltà al proprio dovere, che fanno crescere e maturare nella fiducia, anche quando la TV o le esperienze familiari trasmettono altro. Tutte le attività non sono altro che petali di questa corolla, dal teatro, al calcio, alla pallavolo, al coffee house, al presepe vivente, le feste... sono mezzi per far giungere ben alti valori a tutti coloro che frequentano la nostra casa, per far sentire il buon profumo di Dio che è il principale valore che accomuna proprio tutti.

Annalisa Longo Vivi Don Bosco Magazine

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GRANDE... come un BAMBINO" Anche quest'anno, dopo mesi di accurata preparazione, l'Oratorio FMA di Barcellona PG ha presentato una nuova edizione del Presepe Vivente, animato dalla contagiosa allegria dei ragazzi, delle famiglie e delle anziane coppie che, nelle vesti di pastori, hanno trascorso cinque splendide serate, insieme ad un pubblico coinvolto ed entusiasta. Perfetto connubio tra modernità ed antiche tradizioni, il Presepe Vivente, (avente com e tema centrale la Nascita del Salvatore) ha dato modo (anche ai più piccini) di fare un salto nel passato ed immergersi negli odori e nei sapori più vetusti: quelli dei campi, dei monti, della terra, della spontaneità, della genuinità, per continuare con gli antichi mestieri, attualizzati dai vari personaggi. Strette viuzze, capanne in legno, giochi di luci e penombre sono stati sicuramente d'aiuto per rappresentare al meglio l'ambientazione caratteristica del tempo: immancabili i fuochi, legna ardenti come i cuori infiammati d'Amore, proprio come quelli di chi vive pienamente il Natale nella pura accezione simbolica. Ed in questa suggestiva "rappresentazione festosa", fatta di grandi sorrisi ma anche di profonde riflessioni, nucleo fondante è, per il credente, la Sacra Famiglia, posta lì, in una mangiatoia riscaldata dai respiri d i un asinello e di un bue, che manifesta al mondo la sua uni ca Salvezza: un Bambino, umile nella finitezza della carne, ed immenso nell' infinità dello spirito, e mblema d'Amore. E' così che tra una dolce "spincia", un biscotto, un sorso di vino e profumati agrumi siculi, si alternano chiacchere tra amici ed esistenziali interrogativi, perché, si, c'è ben altro oltre il simpatico intrattenimento ed "il passeggio"! Vivi Don Bosco Magazine

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Non si tratta di una sceneggiata da guardare e da giudicare e non è neanche una gara di bravura tra i vari gruppi, nella quale vince chi ha rappresentato il Presepe migliore! Vivere la Natività, in chiave cristiana, dovrebbe essere qualcosa di particolarmente intimo, introspettivo, un momento di alienazione dall'egoismo e dal "superfluo" che soffoca le nostre esistenze: piuttosto è da considerarsi un'opportunità di condivisione familiare, un pensiero da volgere a chi ha bisogno del supporto di un uomo "Amico", un'occasione per ritrovarsi, per dire Grazie, o semplicemente "Scusa", quella parolina così in disuso, quasi obsoleta, tra noi umani! Ebbene, se anche non fosse stato curato nei minimi dettagli, pensato per allietare il più possibile la presenza dei tantissimi ospiti, sarebbe comunque stato il "Presepe Perfetto": la gioia della condivisione, la felicità nel "Donare del Tempo", il disincanto e la semplicità dell'approccio verso Tutti, la spontaneità di un sorriso, sono questi i veri protagonisti del Natale che, si spera, siano efficacemente arrivati. Non c'è Augurio più bello per la nostra Vita, di rendere Straordinario l'ordinario, solo così saremo "Grandi... Come un Bambino".

Dorella Marzullo

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Priorità per l'emergenza educativa Papa Benedetto XVI ebbe a scrivere durante il suo pontificato sull’emergenza educativa: “..per educare bisogna sapere chi è la persona umana, conoscerne la natura..” Una lunga tradizione filosofica ha sempre cercato di mettere a fuoco l’essenza della persona, così come emerge dalla tradizione ebraico-cristiana. Ma ognuno di noi sa bene che non si tratta di definizioni filosofiche, questa parola “persona” emerge con tutta la fisionomia di un cuore ferito, di una umanità bisognosa e la parola emergenza educativa indica la necessità di un cambiamento di mentalità. Innanzitutto nel modo di concepire la stessa categoria di “educazione”. Spesso avviene un uso parziale dell’educazione, impiegata spesso in funzione riparatoria e non in funzione preventiva, come invece dovrebbe accadere. Infatti, si comincia a ragionare su cosa manca, su cosa è mancato (la famiglia?, la scuola? ) e su come si possono raddrizzare coscienze distorte. Occorre invece, riflettere su ciò che viene prima, su ciò che c’è, sostenendo ciò che c’è in modo da prevenire situazioni potenzialmente negative. E’ certo che le nostre città, con le scene che vengono riprese dalle telecamere di sorveglianza metropolitana, dove riprendono giovanissimi che soverchiano altri coetanei con cinismo, violenza inaudita, nella violenza spesso caravaggesca delle sue contraddizioni. I termini della questione educativa sono più nitidi: non essendoci risorse o strutture particolari di sostegno e di aiuto alla crescita della persona, l’unica nostra sorgente o ricchezza è l’umano; tutto è affidato alla persona e tutto potrebbe ripartire solo dalla persona come sorgente di affezione, giudizio e creatività. Allora senza voler ridurre la questione educativa al mondo della scuola o della formazione, al lavoro o ad altro, diamo uno sguardo a cosa accade nelle realtà dove è più visibile la crisi dei fondamenti educativi. Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i giovani, di educare propri figli. Per anni dai nuovi

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pulpiti - scuole e università, giornali e televisioni - si è predicato che la libertà è assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere. Invece l'appartenenza esprime il legame dal quale è possibile l'educazione, e senza del quale l'uomo è confuso , non cresce. In questo senso, il mondo adulto deve essere aiutato a diventare di nuovo protagonista dell'educazione dei figli e dei più giovani. L’educazione è una esperienza, l’esperienza della comunicazione di sé a un altro e perciò si realizza attraverso la presenza di figure adulte autorevoli che prendono sul serio l’interezza dei problemi di chi si rivolge a loro. Invece, oggi pochi rischiano cosi tanti preferiscono scaricare su altri la propria responsabilità educativa. Per questa ragione, il problema dell’educazione non è innanzitutto dei ragazzi, ma è una questione degli adulti: solo se noi adulti ci impegniamo col reale nella sua totalità, possiamo avere la chance per comunicare un significato realistico e corrispondente all’umano. Perché la noia, i timori e la diffidenza dei più giovani sono la noia, i timori e la diffidenza degli adulti, che non sono più in grado di riconoscere e trasmettere il gusto e il significato della vita. Rischia così di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti comunque in balia delle mode e della mentalità dominante. Per tutto questo la prima emergenza che il nostro paese si trova a dover affrontare, è dunque quella educativa. Ma come si esce dall'emergenza educativa? Far fronte a tal emergenza, vuol dire prima di tutto che degli adulti riprendano quel cammino umano che tutti siamo chiamati a compiere, scoprendo il significato di sé e delle cose che ci circondano in un confronto con il patrimonio ereditato dalla nostra tradizione culturale. Ed è ciò che consente tra l’altro di stare di fronte a culture diverse senza complessi e senza inutili paure. C’è bisogno di adulti, insomma, che siano consapevoli di essere nel mondo e nella società per un compito, per una costruzione positiva, e che – loro per primi – non facciano ultimamente coincidere la riuscita nella vita solo col successo, i soldi e la carriera. Solo di fronte ad adulti così, i giovani potranno crescere e imparare a stimare e ad amare se stessi e le cose, assumendo la loro responsabilità di uomini. Un profeto del nostro tempo Don Giussani diede ad un educatore che gli chiedeva perché i nostri giovani non riescono a crescere, fanno fatica a crescere. Don Giussani rispose: “Perché non vedono adulti cresciuti”. Potremmo parlare di don Bosco, che

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ha colto la valenza dell’educazione facendo valere la prassi dell’accompagnamento. L’educatore fa un pezzo di strada insieme ai ragazzi con la consapevolezza che lì davanti a lui vive il suo stesso futuro tra e fragili mani di un ragazzo. Lui è già il futuro, per cui l’educatore ha un compito decisamente impegnativo. Quello che i nostri giovani soffrono di più è l’assenza di una proposta ideale. Da questo punto di vista, Napoli, che in questi giorni vive il dramma e le ribalte delle cronache, per i misfatti di violenza che hanno reso protagonisti giovanissimi violenti. Poco più che bambini che si trovano le mani armate anche dall’indifferenza degli adulti. In questo territorio come per altri nel nostro paese si ha bisogno di scuole veramente che siano degne di questo nome, scuola al servizio del popolo, educandolo. “ In cordata” con altri uomini che vivevano per lo stesso desiderio e la stessa passione, che nei vicoli e nei rioni l’umanità rifiorisse, lì nelle periferie sociali e culturali. Dicevamo all’inizio la necessità di non ridurre il termine “educazione” e nello stesso tempo di conoscere la “natura della persona umana”. l’uomo è innanzitutto figlio; l’educazione è la scoperta e l’introduzione nella nostra natura di figli, beneficiari di una eredità, concreta. Cosi si scopre che la vera forza di una tradizione non significa apprendere, ma “prendere”: c’è qualcosa da “prendere”, cioè volti e presenze, non valori o concetti astratti. C’è qualcosa di cui fare parte, c’è un popolo da far risorgere, ci sono luoghi e dimor e distrutte da riedificare e questo è possibile solo a partire dal rapporto con una presenza viva, da una comunione reale e dal dono dei carismi riconosciuti e stimati. La mancanza di lavoro e di case, la confusione ed assenza di un disegno politico a servizio del bene pubblico, ripropongono più radicalmente la domanda: da dove partire? San Paolo diceva: “la testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi cosi saldamente che nessun dono di grazia più vi manca.” Che noi quando attraversiamo la città, vedendo le contraddizioni, possiamo avere nella testa e nel cuore questa frase di San Paolo : la

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testimonianza di Cristo , la potenza di Cristo, la verità di Cristo si è documentata cosi saldamente, cosi potentemente che nessun dono di grazia più vi manca. E’ questa esperienza che ci fa affrontare tutte le contraddizioni senza ricatti ma con speranza. Tanto è vero che San Paolo non è che ha dovuto aspettare di sistemare tutte il dissesto dell’impero romano o le contraddizioni di Corinto per essere certo cosi. E’ un ingenuo San Paolo o invece è lui l’unico che per la certezza che ha di Cristo può sfidare tutto e tutti dicendo: “ Carissimi nessun dono di grazia più vi manca”. La "libertà di educazione", un aspetto decisivo per la crescita del nostro popolo e lo sviluppo della nostra terra, come applicazione del principio di sussidiarietà. Educare è un’urgenza.

Marilena Mercurio

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Gli annegati nell’oblio Erano cercatori di felicità. Li ha chiamati proprio così Papa Francesco. Tutti quei giovani morti nelle acque del Mediterraneo erano nostri fratelli e sorelle che cercavano una vita migliore.. affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre. Cercavano la felicità. Ed è questo che rende intollerabile, orrendo, dover scrivere di una tale tragedia, che cade subito nell’oblio. Bisognerebbe far silenzio e basta o forse. Già forse è meglio gridare, poiché il silenzio assordante e indifferente dell’Europa “perbene” è intollerabile. La gente muore in mare, la gente è sfruttata nei marciapiedi, la gente, e malversata nelle campagne, la gente non ha più dignità. Per non parlare di quello che succede alla genet in Libia o in altri paesi carogne. Ma come si fa? Da 10 anni sento parlare di emergenza. L’immigrazione è business. Non ha volti, non ha storia è uno sporco affare, la merce sono uomini e donne, bambini e bambini senza un volto, senza una storia. Sono merce. Non si riesce a non urlare lo sgomento per le tante tragedia annunciate dal telegiornale e non raccontate. Vogliamo conoscere e sapere le storie di tutti quelli che sono annegati nel nostro mar Mediterraneo, un tempo crocevia di civiltà e cultura. È scritto, il destino persone che navigano il mare hanno perso la speranza e trovato la morte. C’era già una condanna di cui tutti siamo in ugual misura responsabili. Vorremmo poter chiamare per nome, una per una, le persone che sono state inghiottite dal buio e chiedere perdono, per il nostro menefreghismo. Di cosa erano colpevoli? Di quali crimini si erano macchiati? Di nulla, erano semplicemente vittime dell’indifferenza. Per loro la felicità era salire su quel barcone, stipati come animali. Con le borse piene di nulla, con gli occhi che guardavano lontano. Senza voltarsi indietro perché alle spalle c’erano solo dolore, fame, persecuzione. E così sono arrivati su quella spiaggia, sono stati caricati a forza dai mercanti di uomini, stipati all’inverosimile. Ma andava tutto bene, bastava fuggire perché oltre il mare c’era la speranza di una vita migliore. Cercavano la felicità, nulla di più. Quella stessa felicità a cui noi

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occidentali non siamo più nemmeno capaci di dare un nome. Quanti di loro avevano paura? Certamente tanti. Quel barcone, quel gommone sgangherato, quelle acque gelide, il buio. Eppure la luce della speranza era più forte. Quella luce si è spenta, è stata inghiottita. Il giorno dopo c’è qualcosa di insopportabile nelle parole di quanti, nei palazzi del potere, si affrettano a recitare litanie piene di costernazione. Il peso della responsabilità deve essere enorme, ma dovrebbe suggerire almeno la compassione. L’Europa dovrebbe chiedere scusa per l’inaccettabile immobilismo di questi anni. Per il silenzio, per l’inefficienza politica. Che cosa accadrà da oggi in poi non lo sappiamo. Non sappiamo se l’ennesima ecatombe nel mar Mediterraneo scuoterà davvero le coscienze di tutti. Se ci convincerà che il tempo delle litanie è finito e se la comunità internazionale ascolterà l’appello di papa Francesco ad «agire con decisione e prontezza».

Marilena Mercurio

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ADOTTATE LE MISURE DELLA CIRCOLARE GABRIELLI PER IL CONCERTO DEI MATIA BAZAR. Il concerto dei Matia Bazar ha accompagnato i cittadini barcellonesi nella notte del capodanno 2018 nella magnifica cornice di piazza San Sebastiano, migliaia le persone che si sono radunate a festeggiare in allegria il nuovo anno. Festeggiamenti che si sono prolungati per tutta la notte in sicurezza, grazie alle misure adottate dall’Amministrazione in rispetto della circolare del Capo della Polizia Franco Gabrielli emanata a seguito dei tristi avvenimenti di piazza San Carlo del 3 giugno 2017. Ricordiamo brevemente quanto accaduto in quella data a Torino dove a perdere la vita fu una ragazza di 38 anni - Erika Pioletti – mentre altre 1.500 persone circa ne rimasero ferite: era la finale di Champions League tra Real Madrid e Juventus, in piazza San Carlo era stato allestito un maxischermo per la visione della partita. Durante la proiezione, ad un tratto, qualcosa provocò il panico fra la folla (cosa sia stato a provocarlo è tutt'ora sconosciuto) che iniziò a scappare fuori dalla piazza senza ordine, schiacciandosi e calpestando quanti erano rimasti a terra. La maggior parte dei feriti subirono graffi dovuti alla massiccia quantità di bottiglie di vetro Vivi Don Bosco Magazine

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frantumate a terra, mentre lo schiacciamento della folla contro alcune transenne provocò la morte della povera Erika. Da quel giorno in tutta Italia è aumentata l’attenzione agli aspetti organizzativi e di tutela per tutte le varie manifestazioni sia all’aperto che in luoghi chiusi che prevedono un grande afflusso di persone, avendo cura anche agli aspetti dell’antiterrorismo. Uno dei provvedimenti adottati dal Comune di Barcellona Pozzo di Gotto è stata l'ordinanza sindacale n. 44/2017 che sostanzialmente vieta la vendita per asporto di bevande in contenitori o confezioni di vetro dalle 22.00 alle 7.00, sanzionando anche l’abbandono dei vuoti in vetro. Ma tante altre sono state le misure e azioni messe in campo dal Comune, mediante uno specifico Piano di Emergenza che ha visto impegnati sul territorio tutte le sue componenti operative: forze di polizia, squadre sanitarie ed antincendio, steward, blocchi stradali. Proviamo quindi a sintetizzare quali sono i dettami indicati nella Circolare Gabrielli da rispettare nell'organizzazione e svolgimento di manifestazioni. In prima battuta viene fatta una netta distinzione delle competenze e responsabilità in capo ai Comuni e alle Prefetture, attribuendo ai primi i servizi e le misure di “safety” e alle seconde quelle di “security”. Per “safety” si intende l'insieme delle misure a tutela della incolumità delle persone mentre per “security” l'ordine e la sicurezza pubblica. Nello specifico i servizi di safety comprendono: – Capienza delle aree di svolgimento dell’evento, con il massimo affollamento sostenibile al fine di evitare sovraffollamenti;

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– percorsi separati di accesso; – piani di emergenza e di evacuazione, con mezzi antincendio e indicazione delle vie di fuga; – suddivisione in settori dell’area di affollamento, con la previsione di corridoi centrali e perimetrali; – piano di impiego, di un adeguato numero di operatori, con compiti di accoglienza, instradamento, regolamentazione dei flussi; – spazi di soccorso; – previsione di un’adeguata assistenza sanitaria;. – impianto di diffusione sonora e/o visiva, per avvisi e indicazioni al pubblico; – provvedimenti per divieto di somministrazione e vendita di alcolici e altre bevande in bottiglie di vetro e lattine. I servizi di security, comprendono: – sviluppo di una mirata attivita’ informativa; – sopralluoghi e verifiche congiunte con mappatura dei sistemi di videosorveglianza presenti nelle zone interessate; – servizi di vigilanza e di osservazione, a largo raggio, sia nella fase di afflusso, che in quella di deflusso del pubblico; – protezione delle aree interessate, attraverso controlli con frequenti ed accurate ispezioni e bonifiche;

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- Individuazione di aree di rispetto e/o prefiltraggio al fine di realizzare mirati controlli sulle persone, per impedire l’introduzione di oggetti pericolosi ed atti a offendere e adozione di impedimenti fisici al transito di veicoli. Al buon esito della manifestazione ha contribuito anche il supporto del volontariato e pertanto anche della nostra associazione “CLUB RADIO C.B.” con il compito dell'assistenza al pubblico. Ricordiamo a tal proposito che pur adottando tutte le misure del caso, la sicurezza in senso assoluto non esiste e che il buon senso civico è sempre uno strumento di vitale importanza nella buona riuscita di qualsiasi evento. Ogni cittadino è il primo attore del sistema di Protezione Civile. Fare volontariato ti permette di conoscere il Sistema e di appofondire e specializzarti su alcune tematiche. Se sei interessato ai nostri corsi, visita il sito www.clubradiocb o contattaci per avere maggiori informazioni. Alessandro Culatore

CLUB RADIO C.B. Volontariato Protezione Civile Via Sant’Andrea n. 96 – Barcellona P.G. @protezionecivile.barcellona – Cell. 3929432457 Si precisa che per necessità di sintesi e non cadere troppo in tecnicismi alcuni punti della circolare sono stati omessi, quindi per un quadro completo si rimanda alla stessa.

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Il Maresciallo Bonanno Roberto Mistretta Fratelli Frilli Editore di Antonino Genovese

Lo abbiamo aspettato con fervida attesa e finalmente ha colmato un vuoto che non poteva mancare nelle nostre librerie. Il Maresciallo Bonanno ha finalmente trovato casa, una nuova casa Editrice (Fratelli Frilli) e una nuova veste grafica, ma non ha perso lo smalto dei vecchi tempi. La saga è appena all’inizio, questa è la prima indagine condotta dal Maresciallo Saverio Bonanno, comandante del nucleo operativo di Villabosco (Mussomeli), una cittadina dell’entroterra Siciliano. Chi legge da molto tempo Roberto Mistretta noterà che questo libro era già stato edito molti anni fa da una piccola casa editrice nissena, Terzo Millennio, ma nonostante ciò rileggerlo è sempre un piacere. Roberto Mistretta ci catapulta con ironia in una Sicilia dai mille volti, dipinta sapientemente con rapide pennellate. Basta scivolare velocemente tra le pagine e non è difficile assaporare l’odore dei campi, abbandonarsi alla brezza del mare, o, meglio ancora, inzuppare la brioche nella granita. La Sicilia e le sue mille contraddizioni sono lo scenario in cui si muovono le azioni di Saverio Bonanno. Il protagonista non è il “solito” ispettore super-eroe che sconfigge i cattivi, ma un maresciallo “normale”. Un Saverio Bonanno lo possiamo incrociare nella nostra vita senza alcuna difficoltà. E’ un uomo ordinario, in sovrappeso, in lotta perenne con la dieta, separato dalla moglie, che ha preferito abbandonarlo insieme alla figlia, pur di correre dietro a un trapezista. Ironico, romantico e commovente è il rapporto che Bonanno ha con la figlia, Vanessa, con la quale cerca di sopperire alla mancanza di affetto paterno. Vivi Don Bosco Magazine

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Divertenti i siparietti con il brigadiere Steppani, amante della guida spericolata e delle auto da corsa. Roberto Mistretta con sagace maestria scava all’interno dell’animo umano, la parte più scura che c’è dentro ognuno di noi, e si troverà a indagare sulla morte di un pescivendolo dalla vita intrigante, tra bische clandestine e segreti nascosti, tra scarpe costose da rintracciare e cassette bancarie da scardinare, mentre occhi pelosi e malefici divorano ciò che è più sacro nella vita: l’innocenza. Il Maresciallo Bonanno è un noir da non perdere, non solo per gli appassionati del genere, ma per tutti gli amanti della letteratura contemporanea.

Nino Genovese

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Salviamo la nostra memoria “Di cullarmi, di amare e di essere amata, di dare e di avere. Canto te, popolo mio, Bistrattato, odiato, amato, cercato e poi scordato, Emigrante nel corpo e nell`anima, Alla ricerca dell`unicità dell`essere siciliano. Non greco né romano, Non arabo né spagnolo, Non italiano, Ma solo ed unicamente siciliano.” Terra bistrattata e desertificata spesso da facili promesse... terra che non deve e non può essere ricordata solo per le sue stragi di mafia... terra meravigliosa, che solo chi la contempla ne rimane sopraffatto dai suoi paesaggi, dai suoi profumi e sapori, dalla sua storia e tradizioni. Di tradizioni spesso mi occupo in questa rubrica, le tradizioni della mia città: Barcellona Pozzo di Gotto. “Salviamo la nostra memoria”, questo è il mio motto, difendiamo le nostre tradizioni!!! E una tradizione che era particolarmente sentita quand’ero bambina era la processione del 6 gennaio, detta alla barcelpozzogottese, u Batticimu, giornata di festa per il battesimo di Gesù, festa che chiude liturgicamente le feste natalizie, assumendo il significato di rivelazione di Dio all'uomo. Come per quella delle varette, nonostante l’unione dei due comuni, sia Pozzo di Gotto sia Barcellona, celebrano questo rito, ancora oggi, una al mattino l’altra al pomeriggio. Tutti dietro a una grande stella, come la cometa che guidò i Magi, i suonatori di ciaramedde, che eseguono tipiche nenie natalizie e una gran folla di fedeli, tra cui molti bambini vestiti con antichi e pittoreschi costumi popolari siciliani. Attraverso questo evento si ha anche, la possibilità di rivivere uno spaccato della vita contadina

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siciliana: a pacchiana (contadinella) che come dono, offre biancheria e preziose coperte ricamate a mano, corredino per il bambinello GesÚ; u viddanu (contadino) che porta ceste colme di arance e frutti di ogni genere; u picuraru (pastorello) ricotte e agnellini; u cacciaturi (cacciatore) ogni tipo di cacciagione. Tutti, ricchi e poveri, offrono i loro doni; infatti è possibile, dietro il corteo, ammirare ragazze vestite di bianco e adornate di un diadema, i regini (le regine) che venivano ad omaggiare il re dei re. Maria col bambinello in braccio e Giuseppe. Chiudono la rappresentazione i Magi. UBatticimu, per la sua antichità , e per la sua valenza storica è un importante testimonianza della nostra passata struttura sociale e delle devozioni dei barcelpozzogottesi.

Loredana Irato

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L’affett dei n stri bambini!

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Torneo di Capodanno La VDB Oreto alza la coppa più grande nella categoria primi calci, nel torneo organizzato dalla Polisportiva Sirio e svoltosi ai campetti di Sant’Anna nei giorni 3, 4 e 5 Gennaio. Presenti le scuole calcio di Barcellona P.G.: l’Or.Sa. Barcellona, la Promosport, ed i padroni di casa della Sirio. Il torneo si è svolto in due fasi, una fase all’italiana con gare di sola andata dove i salesiani della Vivi Don Bosco chiudono al secondo posto e relative fasi finali con le prime due che si contendono la coppa più ambita e terza e quarta la coppa di consolazione. I padroni di casa della Sirio, prima classificata nella fase all’italiana, e la Vivi Don Bosco Oreto si contendono la vittoria finale. Come già detto i Salesiani hanno la meglio, sia per la finale del 3° posto, vinta dall’Or.Sa ai danni della Promosport, sia per il 1° posto vinta dalla Vivi Don Bosco appunto sulla Sirio. Grande gioia sui volti dei bambini, veri e propri vincitori di manifestazioni come queste.

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Sant’Antonino: fuga solitaria. Città di Barcellona in crisi. Bene la Zaccagnini. Anno nuovo vita nuova nella serie C2 di calcio a 5 girone C: ad issarsi in vetta grazie ad una serie di vittorie è il Sant’Antonino di mister Salvatore “Lasagna” Fazio, che continua a stupire tutti e sembra inarrestabile nella marcia verso il salto di categoria. Prima con 3 punti sulla seconda e 5 sulla terza. Un ruolino di marcia entusiasmante, condito da debacle delle altre dirette concorrenti alla prima piazza che hanno man mano Asd Sant’Antonino in trasferta a Lipari perso punti sul loro cammino. Scivola così al terzo posto l’ormai ex capolista Città di Barcellona P.G. , incappata in due sconfitte consecutive. Ma la compagine guidata da Galia e Bambaci è certa di poter dire ancora molto in questo campionato, ed è pronta ad iniziare a farlo già dal prossimo impegno casalingo contro il Lipari. Risale la china un'altra Barcellonese, la Libertas Zaccagnini, che si porta a soli due punti dalla zona play-off, in una zona centrale di classifica Fase di allenamento della copolista veramente affollatissima ed equilibratissima. Un mese da dimenticare per la Meriense che a parte qualche sigillo importante tra le mura amiche ha raccolto davvero poco, tanto da venire risucchiato quasi nelle posizioni di fondo. Ad approfittarne di questo periodo poco roseo della compagine di Cattafi, è stata

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l’Orsa di mister Presti, che oltre ad aver battuto il Pompei, squadra di vertice, tra le mura amiche, ha inanellato altri punti preziosi, portandosi nuovamente in lotta per una salvezza che dopo i primi turni sembrava quasi impossibile. Questa nel dettaglio la classifica dopo 13 turni (su 22 totali) (fonte tuttocampo.it)

Maurizio Molino

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Ass. Vivi Don Bosco Via Regina Margherita 22 98051 Barcellona P.G. (ME)

 Oratorio  Scuola Calcio  Mountain bike    

Teatro Danza Assistenza Animazione

 VDB Oreto  VDB Bike  I Ragazzi di Giò  Saltimbanco Animazione  VDB Magazine

Tel.: 338 1469135 info@vividonbosco.it www.vividonbosco.it Vivi Don Bosco Magazine

Testata informativa cittadina con ampia finestra sulle tradizioni, sullo sport e sulle attività aggregative delle varie associazioni barcellonesi. Inoltre ampio spazio a tutte le attività svolte nell’Istituto F.M.A. di cui ne siamo parte integrante.. n. 22 del La testata è 27/01/2018 pubblicata in formato online23sul sito www.sfogliami.it

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