Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", Marzo 2004

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Attualità

La legge sulla fecondazione in vitro

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invasivo che, contrastando il opo un iter alquan- Una legge pericolosa progetto di Dio, cerca di ottenere to accidentato, il Parlamento italiano Intervenire per legge nel la produzione di un essere ha definitivamente approvato la delicato problema della feconda- umano facendo a meno dell’uLegge 40/04, intitolata “Norme in zione umana stabilisce un peri- nione sessuale dei suoi genitori, materia di procreazione medical- coloso precedente nell’ordina- usando metodi artificiali che sovvertono i naturali processi mente assistita”. Accolta come mento giuridico italiano. della nascita, realizzanuna vittoria, almeno pardo in laboratorio la ziale, da parte di molti fecondazione di un cattolici, la legge solleembrione da impiantare va tuttavia seri interronell’utero materno 2. ganti, al punto che un “Le tecniche che provocano moralista che scrive per Insegna in merito il l’Osservatore Romano una dissociazione dei Catechismo della Chiesa, ha dovuto chiarire che i riproponendo il docugenitori, per l’intervento di cattolici “sono moralmento Donum vitae, mente tenuti a invocare della Sacra Congreuna persona estranea alla l’obiezione di coscienza gazione per la Dottrina se dovessero trovarsi coppia (...) sono della Fede: immediatamente impligravemente disoneste” “Le tecniche che cati nella sua applicazio1 provocano una dissociane clinica” . Cosa stabizione dei genitori, per lisce questa legge? l’intervento di una perEssa autorizza l’acsona estranea alla copcesso alle tecniche di procreazioDio è l’Autore della vita pia (...) sono gravemente disonene artificiale, vale a dire in vitro, (Gen. 2, 7). Dando alle creature ste. Tali tecniche (...) ledono il alle “coppie maggiorenni di l’ordine “prolificate e moltiplica- diritto del figlio a nascere da un sesso diverso, coniugati o convi- tevi” (Gen. 1, 22), Egli ha pure padre e da una madre conosciuti venti, in età potenzialmente ferti- concesso loro i mezzi affinché da lui e tra loro legati dal matrile, entrambi viventi” (art. 5, 1). potessero eseguirlo. Per disposi- monio. Tradiscono il diritto La legge vieta, invece, la fecon- zione divina naturale e positiva, esclusivo degli sposi a diventare dazione di tipo eterologo, cioè nella specie umana questa gene- padre e madre soltanto l’uno con il concorso di persone non razione di altri esseri si dà all’in- attraverso l’altro. coniugate né conviventi (Art. 4, terno della coppia, unita da vin“Tali tecniche (...) dissocia3); la produzione di più di tre colo monogamico e indissolubiembrioni per intervento (Art. 14, le. I genitori pro-creano, cioè no l’atto sessuale dall’atto pro2); la soppressione di embrioni e diventano co-creatori con Dio creatore. L’atto che fonda l’esila loro crioconservazione, tranne del nuovo essere umano. Ed è stenza dei figli non è più un atto che in caso di forza maggiore questa la bellezza e la dignità con il quale due persone si dona(Art. 14, 1 e 3); la ricerca clinica dell’atto coniugale. Ma la figura no l’una all’altra, bensì un atto e sperimentale non esclusiva- principale è sempre Dio che, che affida la vita e l’identità dell’embrione al potere dei medici e mente terapeutica (Art. 13, 1-2); appunto, dà la vita. dei biologi e instaura un dominio la clonazione (Art. 13, 3, c); ogni La fecondazione in vitro della tecnica sull’origine e sul forma di selezione a scopo eugecostituisce invece un intervento destino della persona umana” 3. netico (Art. 13, 3, b), ecc. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2004 - 3


Attualità

“Tali tecniche (di fecondazione artificiale) dissociano l’atto sessuale dall’atto procreatore. L’atto che fonda l’esistenza dei figli non è più un atto con il quale due persone si donano l’una all’altra, bensì un atto che affida la vita e l’identità dell'embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana”.

Una rivoluzione La legge sulla procreazione medicalmente assistita apre, inoltre, le porte ad una serie di preoccupanti eventualità che, nel loro insieme, potrebbero configurare una vera e propria rivoluzione non solo biologica, ma anche sociale e culturale. Vediamone alcune: Coppie di fatto. Nel concedere l’uso delle tecniche di fecondazione artificiale alle “coppie coniugati o conviventi”, la legge per la prima volta riconosce come soggetto di diritto le “coppie di fatto”. Cosa è, infatti, una “coppia” per la legge? Occorre appena essere legato da un rapporto affettivo stabile? Aborto. La legge vieta la “soppressione di embrioni (...) tranne che in caso di forza maggiore”. Permettendo però la produzione artificiale di fino a tre embrioni per coppia, la legge praticamente obbliga all’eliminazione di quelli che o non

saranno impiantati o comunque non andranno a buon fine. In altre parole, stabilisce l’aborto su scala massiccia. Eugenetica. Pur essendo punita la selezione eugenetica, non sembra che ogni forma di diagnosi pre-impiantatoria sia vietata, dato che i genitori che lo richiedano devono essere informati sul numero e lo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire nell’utero, potendo poi scegliere fra essi. Sperimentazione. La legge vieta la sperimentazione sull’embrione, a meno che non sia da curare a causa di una malattia. Il problema sorge nella definizione di malattia, un concetto che oggi tende a dilatarsi quasi ab infinito, aprendo quindi il campo alla sperimentazione su embrioni in base al minino pretesto.

Condanna morale Il giudizio di condanna morale è direttamente conseguente alle considerazioni di cui

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sopra. Nelle parole dell’Associazione Medici Cattolici Italiani, “la legge approvata è una legge laica (...) che per molteplici aspetti non corrisponde all’insegnamento del Magistero” 4. Più netto, padre Angel Rodríguez Luño, professore alla Pontificia Università romana della Santa Croce afferma: “Non abbiamo di fronte una legge giusta. Essa è ingiusta” 5. Si tratta, dunque, d’una legge che il cattolico non può fare sua, anche se restrittiva rispetto ad altre peggiori. Resta pur sempre una legge da respingere. ! Note______________________________ 1. Angel Rodríguez Luño, “La legge italiana sulla procreazione medicalmente assistita” L’Osservatore Romano, 14-02-2004. 2. Cfr. Associazione Famiglia Domani, Commissione etico-giuridica, Breve esame critico della legge approvata dal Parlamento, Roma, 2004. 3. Catechismo della Chiesa Cattolica, No. 2376-2377. 4. L’Osservatore Romano, 14-02-04. 5. Art. cit.


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Alle radici dell’anti-a americanismo Che in via Padova a Milano, a fianco di manifesti inneggianti alla “lotta proletaria contro l’imperialismo yankee”, vi sia in bella mostra un enorme graffito “Bush assassino!”, non sorprende più di tanto. Fa parte della sottocultura d’una certa sinistra rivoluzionaria, che proprio in quel quartiere ha dato vita a svariati gruppi anarchici, in primis il tristemente noto centro sociale Leonkavallo. Quando, però, una certa rivista cattolica arriva al punto di contrapporre alla figura di Giovanni Paolo II quella del presidente Bush, chiedendo ai suoi lettori di prendere posizione per l’uno contro l’altro, allora vuol dire che l’anti-america-

nismo ha scavalcato i limiti dell’estrema sinistra per infettare ambienti ritenuti moderati. L’anti-americanismo era sempre stato uno dei punti forti della propaganda sovietica. Si capisce il perché. Gli Stati Uniti erano la grande potenza che si opponeva all’espansionismo comunista. Bisognava assolutamente screditarli con ogni mezzo a portata di mano, compresa la diffamazione. Dicono che il comunismo sia morto. L’anti-americanismo, però, continua imperterrito. Viene quasi il sospetto che pezzi della macchina propagandistica sovietica siano sopravvissuti alla caduta del Muro. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2004 - 5


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Il sospetto diventa certezza quando consideriamo che questo anti-americanismo ha una chiara connotazione ideologica. Screditando gli Stati Uniti, si vanno a colpire alcuni principi da essi rappresentati: il diritto di proprietà privata, la libera iniziativa, le armoniche e non ingiuste disuguaglianze sociali, il retto stimolo alla produzione e al consumo, il concetto di cultura occidentale, e via dicendo. Cioè proprio quei principi che si contrappongono all’ideologia comunista. Negli ultimi tempi, la campagna antiamericana ha attecchito soprattutto in ambienti cattolici, al punto che il titolo di copertina di una rivista recitava “Si può essere buoni americani e buoni cattolici?” 1 È chiaro che i fautori della campagna vorrebbero che la risposta fosse negativa. Manipolando alcuni valori cari ai cattolici, come l’amore al prossimo e la solidarietà, questa propaganda riesce a dipingere la mentalità americana come fondamentalmente anti-cattolica e, di conseguenza, gli USA come il vero “impero del male”, rove-

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uando nel 1776 le tredici colonie americane proclamarono la loro indipendenza dalla Corona britannica, pochi fra i loro abitanti dubitavano che sarebbe sorta una grande nazione. Espressioni come “missione provvidenziale”, “destino manifesto”, “grande disegno”, frequenti nei discorsi pubblici del tempo, lasciavano trapelare il generale anelito ad una grande missione che gli Stati Uniti sarebbero stati destinati a svolgere in un futuro forse non tanto lontano. Lo stesso panorama geografico, sconfinato e grandioso, per lo più ancora disabitato, sembrava rispecchiare questo destino.

sciando perciò la situazione precedente che vedeva l’URSS in questo ignobile ruolo. Questo risultato è possibile perché, purtroppo, è proprio in campo cattolico che si risente di più la mancanza di punti di riferimento, di criteri oggettivi per analizzare il problema americano, lasciando molti fedeli inermi davanti a tale propaganda. Sempre attenti ad offrire ai nostri lettori criteri per analizzare l’odierna situazione alla luce della dottrina cattolica e delle grandi categorie trattate dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel suo capolavoro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, abbiamo scelto di dedicare questo numero di Tradizione Famiglia Proprietà ad un’analisi approfondita del problema americano, le sue radici storiche e possibili futuri sviluppi. Vista l’importanza assunta dagli Stati Uniti, specialmente negli ultimi anni, quest’analisi ci sembra quanto mai opportuna. Il presente articolo è basato sulle più di settanta riunioni tenute dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira nell’ambito della Commissione di Studi Americani, da lui costituita nel 1986 2.

Alle radici della mentalità americana La maggior parte degli uomini pubblici nonché, in modo più diffuso, della popolazione, intendeva questa missione nella prospettiva storica che aveva suscitato l’indipendenza degli Stati Uniti, figli d’una rivoluzione liberale. Staccandosi dalla Madre patria, l’antica colonia non aveva fatto altro che applicare in ambito socio-politico i postulati del protestantesimo e dell’illuminismo. La confluenza di entrambe le correnti, sommate a importanti resti di tradizione britannica ancora presenti sul suolo americano, informarono ciò che possiamo chiamare lo spirito nazionale originario.

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Dovuto anche alla presenza di importanti elementi conservatori, il liberalismo americano assunse un carattere nitidamente diverso da quello europeo. Mentre in Europa il liberalismo mostrava soprattutto la sua faccia giacobina, radicale e violenta, rappresentata dalla Rivoluzione francese, negli USA esso esibiva invece un carattere piuttosto sorridente, ottimista, moderato, amico dei lenti processi anziché dei bruschi sussulti, eminentemente pragmatico e avverso ai grandi entusiasmi ideologici. Questa diversità era anche un riflesso dei rispettivi, differenti contesti storici. Mentre in Europa il protestantesimo e il liberalismo avevano dovuto


Il liberalismo americano assunse un carattere nitidamente diverso da quello europeo, esibindo un tono piuttosto sorridente, ottimista, moderato, inizialmente perfino raffinato. I sentimenti monarchici durante i primi anni della Repubblica erano ancora così robusti che più d’una volta si considerò la possibilità di incoronare re George Washington. Sopra, Lady Washington’s Reception, di Huntington.

debellare resti ancora vigorosi di Cristianità medievale, imponendosi per mezzo di aspre polemiche e sanguinose rivoluzioni, negli Stati Uniti il terreno era già spianato, non essendovi mai esistita una Cristianità. Il liberalismo riuscì quindi a prosperarvi nella pace e nella concordia, evitando frette inutili, smorzando le controversie religiose e ideologiche, conquistando gradualmente un ampio consenso riguardo a un peculiare stile di relativismo religioso, morale e filosofico. D’altronde la stessa governabilità del paese esigeva questo tipo di consenso. In effetti, in campo politico gli USA costituivano una confederazione di tredici stati virtualmente indipendenti e non sempre d’accordo fra loro. In campo religioso incorpo-

ravano un’infinità di gruppi protestanti, nessuna delle quali poteva vantare l’egemonia. I cattolici costituivano allora appena una minuscola minoranza. In più, i settori monarchici erano ancora sufficientemente forti da poter animare significative reazioni nel caso la situazione fosse scivolata troppo velocemente a sinistra. I sentimenti monarchici erano, infatti, così robusti che più d’una volta si considerò la possibilità di incoronare re George Washington 3. Qualsiasi scontro fra le sette protestanti, o fra loro e la Chiesa Cattolica, oppure fra le diverse fazioni politiche o ideologiche, poteva compromettere la fragile stabilità istituzionale della giovane nazione. La creazione di un

ambiente di mutua comprensione e di libertà religiosa e politica, assieme ad una prudente azione di governo, si era dunque resa necessaria per il mantenimento dell’unità nazionale, a sua volta conditio sine qua non per il compimento della grande missione alla quale gli americani vedevano destinato il loro paese.

L’American way of life Ne risultò non propriamente una filosofia, ma piuttosto una way of life (maniera di vivere) affabile e aperta, che considerava con distacco i contrasti di opinione, ritenendoli tipici di società arretrate; una way of life ottimista e irenica che prediligeva il pragmatismo e rifuggiva dalla disquisizione teorica, sem-

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U.S.A., istruzioni per l’uso per l’umanità una nuova era di libertà, di uguaglianza e di felicità. Sarebbe questo il novus ordo seculorum superbamente inciso sullo stemma nazionale.

Il sorriso e l’ottimismo dei giovani soldati americani erano presentati da certa propaganda come quelli di un allegro maestro di scuola arrivato a sedare una baruffa tra bambini. A sin., il generale John Pershing, capo del Corpo di Spedizione americano, mentre sbarca in Francia.

pre pericolosa in quanto facile premessa di idee assolute e, quindi, di perniciose divisioni. Questa way of life permise di stabilire un clima di tranquilla convivenza, distante anni luce dall’ambiente europeo, endemicamente lacerato da polemiche e da guerre. La Guerra Civile fra Nord e Sud (1861-1865), seppur molto cruenta, costituì appena una parentesi in questa lunga storia di concordia nazionale. Condiscendente per natura, questo stato di spirito avrebbe potuto facilmente degenerare in un liberalismo sfrenato, atto a provocare reazioni suscettibili di lacerare il tessuto nazionale, dando perfino vita a movimenti di tipo contro-rivoluzionario. Per evitare questo rischio, lo Stato si assunse la difesa della religione cristiana in genere, quale fondamento dell’ordine morale e sociale. Donde il paradosso di uno Stato costituzionalmente aconfessionale, che si proclamava tuttavia apertamente cristiano, perfino incorporando nella sua vita pubblica alcune manifestazioni religiose. Più tardi, questa way of life fu consolidata dalla Rivoluzione industriale che, proprio perché

non dovette superare gli ostacoli caratteristici delle società tradizionali di tipo europeo, si diffuse negli Stati Uniti come in nessun altro paese, suscitando una sorta di adorazione dello spirito pragmatico e un rigetto del pensiero teorico, visto come un non-movimento e quindi una non-vita. Dopo alterne vicende, nelle quali non mancarono episodi marginali di persecuzione religiosa, l’American way of life finì per contaminare perfino gli ambienti cattolici, dando origine al cosiddetto Americanismo, formalmente condannato da Leone XIII nel 1899 4.

“Nazione redentrice” Già dagli inizi dell’Ottocento, alcuni settori più radicali cominciarono a identificare la diffusione di questa way of life, nonché della soggiacente filosofia liberale e relativista, col ruolo storico proprio degli Stati Uniti. Secondo questi settori, gli USA sarebbero una nazione prescelta dalla Provvidenza per espandere il dominio della democrazia liberale 5 , “liberando” il mondo dalle “oppressioni” imposte dalla civiltà medievale, e aprendo così

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Favorito dalla naturale generosità di spirito degli americani, e non certo per spirito giacobino, si fece largo la convinzione che gli Stati Uniti fossero chiamati ad essere una redeemer nation, una nazione redentrice, cioè missionaria a livello mondiale della democrazia liberale, considerata l’unico sistema compatibile con i tempi moderni 6. Pur con varie sfumature, questa idea cominciò a stimolare interventi americani come, per esempio, in Messico nel 1836, nel 1846-1848 e poi nel 1867, che contrastarono l’influenza europea e, nella fattispecie, quella del cattolicesimo di stampo ispanico. Il carattere missionario liberale si affermò poi con la guerra USA-Spagna del 1898, che cancellò l’ultima significativa presenza europea nel Nuovo Continente, dando anche il colpo di grazia a ciò che restava del vecchio impero spagnolo. A questa crescente presenza politica e militare americana si aggiungeva l’invadente proselitismo di missionari protestanti che, con l’appoggio ufficiale o ufficioso del governo di Washington, cominciarono a diffondere le dottrine della Riforma nei paesi a maggioranza cattolica. Negli stessi Stati Uniti, nonostante il clima genericamente distensivo, non mancarono episodi di intolleranza religiosa nei confronti dei cattolici ritenuti “ultramontani” o “intransigenti”. Non c’è quindi da stupirsi se gli Stati Uniti cominciarono ad essere considerati da molti europei, e particolarmente dai cattolici, un fattore sovversivo


Due fisionomie, due mentalità, due mondi... All’insegna d’una mal intesa modernità l’American way of life diviene il nuovo polo di attrazione mondiale, spodestando l’egemonia culturale europea. Finisce la Belle Époque, comincia l’era di Hollywood, e il mondo non fu più lo stesso. Considerati gli avvenimenti in profondità, la rivoluzione più sconvolgente del XX secolo non è stata forse tanto quella sovietica quanto quella americanista. Donna Lucilia Corrêa de Oliveira

dell’ordine tradizionale. Non c’era, però, ancora nessuna campagna anti-americana.

Il secolo americano L’ingresso degli USA sulla grande scena mondiale, come alleato delle potenze vincitrici nella I Guerra mondiale, consolidò ulteriormente la loro influenza. Al di là degli aspetti politici e militari della vicenda, l’intervento americano segnò la fine dell’egemonia culturale della Vecchia Europa e l’inizio di quella dell’American way of life. Finiva la Belle Époque, cominciava l’era di Hollywood, e il mondo non fu più lo stesso. Il vecchio continente era esausto e in rovine. L’antico ordine, rappresentato soprattutto dagli imperi centrali, quello austro-ungarico e tedesco, stava naufragando nella bufera della guerra. Giocando abilmente sul

Louis Armstrong, detto “Satchmo”

contrasto, il sorriso e l’ottimismo dei giovani soldati americani erano presentati da certa propaganda come quelli di un allegro maestro di scuola arrivato a sedare le baruffe tra bambini. Venivano non solo per porre fine alla guerra ma, ancor di più, per cancellare una volta per tutte la stessa mentalità che era causa delle guerre. La propaganda li presentava come giovani pieni di vita e senza problemi, a fronte di un europeo povero, stanco, invischiato in mille polemiche e complicazioni a causa delle divisioni religiose e ideologiche.

a sostituirsi all’influenza della cultura europea radicata nel Medioevo cristiano, provocando profondi cambiamenti nelle mentalità e nei costumi. Al cuore di questo americanismo, secondo il prof. Plinio Corrêa de Oliveira, vi era “uno stato di animo che eleva il godimento della vita terrena a supremo valore umano e cerca di concepire l’universo e di organizzare la vita in modo esclusivamente voluttuoso” 7 . Non bisogna sottolineare quanto questo atteggiamento fosse l’opposto di quello che aveva fin ad allora animato la civiltà cristiana.

Si diffondeva l’idea che gli americani avessero trovato la formula per la felicità. L’American way of life era quindi la soluzione per il mondo. Acclamato dalla propaganda, potentemente favorito dal cinema di Hollywood, diffuso dai nuovi ritmi musicali, questo modo di essere ottimista e spensierato cominciava ovunque

Il successo materiale degli Stati Uniti, appena temporaneamente appannato dal crack di Wall Street nel 1929, sembrava fugare ogni dubbio sulla validità di questa formula, destinata a durare ab aeterno. Si comprende quindi come certi analisti abbiano potuto affermare che, considerati gli

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Per motivi che devono essere ancora maggiormente studiati e approfonditi, l’americano medio ha attraversato tutte le vicende del secolo XX fermamente ancorato alla sua way of life, rifiutandosi di accompagnare le successive trasformazioni. A sin., Ballo delle Debuttanti all’Hotel Astoria di New York.

avvenimenti in profondità, la rivoluzione più sconvolgente del XX secolo non sia stata tanto quella sovietica, bensì quella americana. Prendiamo solo un altro esempio: la quasi scomparsa delle belle maniere aristocratiche, col conseguente appiattimento della vita sociale, è da attribuirsi più al sorriso dei divi di Hollywood che alle smorfie dei leader bolscevichi. L’intervento americano nella II Guerra mondiale, interpretato da certuni come una sorta di crociata liberale contro la “mentalità totalitaria”, cioè fondata su principi trascendenti, non fece che dare ulteriore impulso alla vertiginosa ascesa della potenza a stelle e strisce, consolidando la sua influenza in tutti i campi. Seguì la Guerra fredda, da molti considerata una vera e propria III Guerra mondiale. Ancora una volta, gli Stati Uniti ne usci-

rono vincitori. Il crollo definitivo dell’URSS nel 1991 ha lasciato gli USA come l’unico potere egemone all’avvento del terzo millennio. Gli Stati Uniti hanno raggiunto in questo modo un apogeo di potere politico, militare ed economico, l’apogeo di un’influenza culturale che sembra aver realizzato al di là di ogni previsione il sogno dei Founding Fathers. Non sembra esagerato affermare che gli USA sono oggi, oggettivamente, la maggior potenza che la storia abbia mai conosciuto. A questo punto, però, è successo un fenomeno che forse nessuno si aspettava, e che spiega la martellante campagna che si è scatenata contro l’America.

Una inaspettata resistenza psicologica Come abbiamo spiegato sopra, la rivoluzione protestante e quella liberale avevano trovato negli Stati Uniti terreno più fertile che altrove, trasformandolo nel paese “missionario” per eccellenza di questi errori. Per il dinamismo interno al processo

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rivoluzionario 8, gli Stati Uniti avrebbero dovuto scivolare verso manifestazioni sempre più radicali dei loro postulati protestanti e liberali, arrivando al socialismo, al comunismo e perfino all’anarchia. Tanto più che, non essendovi reazioni di tipo contro-rivoluzionario atte a frenare il processo, il terreno sembrava sgombro. Ma non fu così. Per motivi che devono essere ancora maggiormente studiati e approfonditi, l’americano medio ha invece attraversato tutte le vicende del secolo XX fermamente ancorato alla sua way of life, rifiutandosi di accompagnare le successive trasformazioni. Mentre negli altri paesi il processo rivoluzionario si radicalizzava nei suoi postulati ugualitari e libertari, larghe fasce dell’opinione pubblica americana hanno cominciato a mostrare invece una sorta di resistenza psicologica, a motivo della quale tendono a fermarsi sulla china rivoluzionaria, rifiutandosi di procedere fino alle conseguenze più estreme di quegli stessi postulati originariamente abbracciati, e anzi reagendo contro di loro in maniera anche abbastanza decisa. Questa situazione gli conferisce, oggettivamente, il carattere di nazione che ostacola, almeno in alcuni punti il processo rivoluzionario.


Baluardo contro il comunismo Gli Stati Uniti cominciarono a svolgere questo nuovo ruolo già all’indomani della II Guerra mondiale. Forte della sua posizione di paese vincitore nel conflitto, l’URSS si era lanciata nell’avventura espansionistica, soggiogando l’Europa orientale e annettendosi i paesi limitrofi. Il comunismo aveva conquistato pure la Cina, partendo poi alla conquista di Tibet, Corea e Vietnam. Nel 1959 aveva conquistato Cuba, da dove estendeva i suoi tentacoli in America Latina, mentre in Africa cavalcava l’onda dell’anti-colonialismo, e in Medio-Oriente foraggiava i movimenti arabi anti-USA. Inoltre, i capi del comunismo tiravano i fili che muovevano, nel mondo non comunista, i partiti dichiaratamente comunisti, nonché l’enorme rete di cripto-comunisti, di para-comunisti e di utili idioti, infiltrati non soltanto nei partiti non comunisti, socialisti e altri, ma anche nelle Chiese, nelle organizzazioni professionali e culturali, nelle banche, nella stampa, nella televisione, nella radio, nel cinema, e via dicendo.

Così, dopo essere stati gli alleati affidabili e un po’ ingenui di Lenin, Stalin e di Mao Tse Tung, gli Stati Uniti si trovarono a dover assumere sempre di più il ruolo di difensori del mondo libero e, di conseguenza, di conservatori dell’ordine di fronte alla radicale sfida del comunismo internazionale. Erano l’unico paese in grado di farlo e, nel complesso, si può dire che non si sottrassero al dovere. Si capisce perché il comunismo abbia scagliato contro di loro una delle campagne pubblicitarie più martellanti che la storia abbia mai conosciuto.

La “rinascita conservatrice” In questo contesto, la stessa idea di “missione provvidenziale” cominciò ad assumere sfumature nuove. Non si trattava più di smantellare l’ordine tradizionale in nome delle rivoluzioni protestante e liberale, ma anzi di difendere ciò che ne restava contro la rivoluzione comunista. La necessità di difendere strenuamente ciò che con tanta fatica avevano costruito a partire

dal 1776, finì col suscitare in molti americani una nuova comprensione dei valori fondanti della civiltà occidentale e cristiana, innescando un processo psicologico sfociato in quella che gli storici chiamano “la rinascita conservatrice”, la quale nel 1980 portò Ronald Reagan al potere e oggi sostiene George W. Bush 9. Questa nuova comprensione si è andata accompagnando pari passu ad uno spirito combattivo da alcuni osservatori paragonato allo “spirito di crociata”, in aperto contrasto con il pacifismo suicida riscontrabile altrove. Così, dopo essere stati per tanti anni una fucina di innovazioni sovvertitrici dell’ordine tradizionale, gli Stati Uniti si ritrovano oggi un paese chiaramente in controtendenza.

L’“eccezione americana” Gli Stati Uniti, che avevano diffuso il concetto liberale di uguaglianza, sancendolo perfino nel primo articolo della loro costituzione con la formula “tutti gli uomini sono creati uguali”, sono diventati il paese più ricco e potente del mondo. Questa ric-

Era inevitabile che questa forza in ascesa si scontrasse con la super-potenza americana.

Gli Stati Uniti sono oggi l’unica nazione occidentale dove la pratica religiosa, anziché diminuire, aumenta anno dopo anno. A d., il presidente e la signora Bush mentre pregano prima di un discorso pubblico. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2004 - 11


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Nonostante le apparenze del contrario, il movimento contestatario degli anni ‘60 non toccò le fibre più intime del popolo americano. Si trattò di un fenomeno piuttosto superficiale, che ne celava un altro molto più profondo e di segno diametralmente opposto. A sin., un “hippy” californiano anni ‘60. In basso, il chitarrista rock Jimmy Hendrix raduno di Woodstock del 1969.

chezza e questo potere hanno attirato su di loro molta antipatia, chiaramente alimentata da certa propaganda sinistrorsa. Così, dopo aver ispirato l’antipatia verso il potere e la ricchezza delle aristocrazie tradizionali in nome del principio egualitario, gli Stati Uniti si ritrovano oggi ad essere ripagati con la stessa moneta in nome dello stesso principio. Ma, lungi dal perdersi d’animo, si stano difendendo con una risolutezza che, purtroppo,

era mancata alle vecchie aristocrazie europee. Gli Stati Uniti, la cui way of life aveva potentemente contribuito alla scristianizzazione di tanti paesi, si ritrovano oggi ad essere forse l’unica nazione di Occidente dove la pratica religiosa, anziché diminuire, aumenta anno dopo anno. Le ultime statistiche indicano una pratica religiosa più che doppia rispetto a quella europea. La foto di Bush che prega insieme al suo gabinetto prima d’una riunione nell‘Ufficio Ovale non è che una punta di iceberg. Incapaci di spiegare tale fenomeno, gli analisti si limitano a parlare dell’“eccezione americana”. Alla luce di quanto detto, il motivo è invece assai chiaro. La necessità di proteggersi dalle derive più estreme del processo rivoluzionario spinge molti americani a cercare rifugio nelle credenze e pratiche religiose. E così gli Stati Uniti, la cui way of life aveva tanto contribui-

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to a dissolvere la morale tradizionale, si ritrovano oggi ad essere l’unico paese in cui il governo, venendo incontro a precise richieste di un pubblico sempre più avido di moralità, promuove ufficialmente una campagna in favore della castità. Ed è forse l’unico paese in cui, rispondendo all’appello di diversi movimenti che favoriscono la castità, più di 2,8 milioni di giovani hanno già firmato una solenne promessa di mantenersi vergini fino al matrimonio 10. Ed è forse anche l’unico paese occidentale in cui si contrasta seriamente il nudismo, se è vero che in Florida rischiano di passare direttamente dalla spiaggia alla galera le amanti del topless. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Così per uno strano gioco della storia gli Stati Uniti, che in nome della modernità avevano spodestato la Vecchia Europa dal suo egemone ruolo culturale, contribuendo all’affievolimento dei resti di civiltà cristiana, si ritrovano oggi agli occhi di molti contemporanei ad incarnare in un certo modo l’ordine e la tradizione. Dopo aver contribuito al crollo degli imperi europei, si ritrovano oggi l’unico paese capace di offrire una leadership globale, che ne fa di fatto sotto diversi aspetti una potenza imperiale. Insomma, all’inizio del terzo millennio, si ritrovano a dover svolgere un ruolo conser-


vatore sostanzialmente identico a quello che cent’anni prima svolgeva buona parte dell’Europa.

L’Austria del secolo XX Mutatis mutandis possiamo dire che gli Stati Uniti si trovano oggi in una situazione simile a quella dell’Austria nel secolo XIX. Così come l’Austria rappresentava allora il baluardo contro gli eccessi egualitari della Rivoluzione francese, gli Stati Uniti hanno rappresentato nel secolo XX il baluardo contro il comunismo, e rappresentano oggi un baluardo contro la forze della neo-rivoluzione, nonché contro l’aggressione sempre più incalzante d’un certo islam militante. E così come nel 1914 l’Austria vide sollevarsi contro di sé una coalizione di forze rivoluzionarie che bramavano la sua distruzione, gli USA si vedono oggi investiti da una campagna di propaganda come raramente si è vista nella storia. Con una grande differenza: almeno finora, gli USA non danno alcun segno di cedimento.

Dalla sazietà alla reazione Sulla fine degli anni ‘50, si cominciava a scorgere in crescenti settori dell’opinione pubblica americana, e soprattutto fra i giovanissimi, una certa sazietà nei confronti dell’American way of life che, certo, era l’emblema del benessere materiale, ma aveva anche lasciato insoddisfatti molti profondi aneliti dell’anima. Il sogno americano sembrava essere durato fin troppo. Dopo aver bevuto fino in fondo il dolce calice della felicità, molti cominciavano a provare l’amarezza della feccia.

Il moltiplicarsi di spettacoli che si richiamano al Medioevo europeo mostrano un anelito, forse ancora in nuce, di qualcosa di fondamentalmente diverso dall’American way of life. Sopra, spettacolo nel ristorante Medieval Times, in California.

In un primo momento, questa sazietà si tradusse in un rigetto, vago ma profondo, che esplose nella rivolta studentesca di Berkeley nel 1964, nel fenomeno hippy e nel movimento di resistenza alla guerra del Vietnam. È l’epoca del rock, della marijuana e dell’LSD, l’epoca della “controcultura” pop. Mentre i Rolling Stones urlavano “the revolution is here!”, il guru del movimento hippy Timothy Leary incitava i giovani al “drop out”, cioè ad estraniarsi da un establishment che non rispondeva più ai loro desideri. Sono gli “anni ‘60” in cui tutto sembra sgretolarsi, sotto i colpi di maglio di una ondata contestatrice che non risparmiava nessun aspetto dell’ordine tradizionale. “The system’s got to go!” — il sistema deve crollare! — era il grido del movimento. Impressionati dall’estensione del fenomeno, ingigantito poi dalla propaganda, alcuni analisti cominciarono a prospettare il tramonto del sogno americano. La vergognosa ritirata nel Vietnam, l’embargo petrolifero del 1973 e

la conseguente crisi economica, l’impossibilità di frenare l’avanzata del comunismo in America Latina, sembravano confermare questo cupo giudizio. Si cominciò a parlare di malaise per descrivere la depressione collettiva in qui era sembrato sprofondare il popolo americano. Per un osservatore acuto, però, la situazione era molto più complessa. Nonostante le apparenze del contrario, il movimento contestatario negli Stati Uniti non toccò le fibre più intime del popolo. Si trattò di un fenomeno piuttosto superficiale, che ne celava un altro molto più profondo e di segno diametralmente opposto, appunto la “rinascita conservatrice” sulla quale dobbiamo concentrare la nostra attenzione. Non pochi pessimisti speravano nella disperazione. Speravano, cioè, che in un determinato momento la nazione americana, presa da profonda depressione, cedesse di colpo. Dopo il 1990 si aspettavano che, crollando l’URSS, cedessero anche gli

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U.S.A., istruzione per l’uso Stati Uniti. Morto il “materialismo comunista”, si diceva per esempio in ambito cattolico, bisognava adesso liberarsi del “consumismo” di stampo americano, in fondo non meno “materialista”. Il comunismo sovietico è davvero crollato. Gli Stati Uniti, invece, non solo continuano ma, anzi, sembrano affermarsi sempre di più.

Tramonto della way of life hollywoodiana, nascita d’una nuova mentalità In fondo, questi pessimisti speravano che la sazietà nei confronti della way of life inducesse gli americani ad abbandonarla, per farsi poi travolgere dall’ondata rivoluzionaria. Invece, è successo esattamente il contrario. La sazietà sta inducendo molti a intraprendere un cammino psicologico diametralmente opposto, cioè a mettere in discussione le stesse fondamenta errate della way of life hollywoodiana. Sotto questo profilo, ci troviamo di fronte ad un’opinione pubblica americana composta di tre fasce: una, chiaramente in declino, composta da quelli ancora abbagliati dalla way of life hollywoodiana; un’altra in cui, invece, questa comincia a tramontare, producendo una certa sazietà e il rifiuto di procedere oltre; infine — ed ecco la grande novità — una terza fascia, in cui il tramonto della way of life hollywoodiana viene accompagnato dall’anelito, forse ancora in nuce, di qualcosa di fondamentalmente diverso. Questo fenomeno è soprattutto visibile fra i giovani, cioè persone che non hanno conosciuto l’apogeo della way of life hollywoodiana e che, dunque, non nutrono per essa il fascino

dei loro padri e nonni. In questa fascia si va delineando un fenomeno inedito: la nascita di appetenze che puntano in direzione opposta a quella della Rivoluzione, e che provengono da un atteggiamento nuovo di fronte all’atmosfera laica e liberale del mondo contemporaneo. Con l’affermarsi di questa fascia, possiamo dire che gli Stati Uniti sono oggi il paese che forse offre più possibilità di reazione contro alcuni aspetti della Rivoluzione. Molto significativo, per esempio, il moltiplicarsi di spettacoli che si richiamano al Medioevo europeo, vale a dire ad un mondo che gli americani si erano ostinati a criticare per quasi due secoli, e che adesso invece attira sempre maggiori moltitudini. A pagina 31 ne diamo un esempio caratteristico. Si direbbe che, insoddisfatti della banalità della vita moderna, queste persone anelino ad un mondo ideale, e qualcuno comincia a trovarlo nella civiltà cristiana medievale, verso la quale cominciano a nutrire un’ammirazione che è l’esatto opposto della way of life hollywoodiana.

Verso il futuro Il fatto poi che gli Stati Uniti non abbiano avuto un Medioevo è in fondo un vantaggio, in quanto permette a queste persone di ammirarlo in modo ideale, senza le passioni di parte che, invece, in Europa sono purtroppo frequenti. Questi giovani sentono nostalgia di qualcosa che non hanno mai avuto. Possiamo parafrasare il detto francese: Chassez la tradition et elle réviendra au galop.

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Non avendo conosciuto la tradizione né l’ordine medievale, questi giovani non li hanno neppure rifiutati e quindi non nutrono nei loro confronti nessuna avversione. E adesso comincia a nascere nella loro anima, forse anche sotto l’azione della grazia divina e comunque aperta ad essa, un’appetenza che giustifica le migliori speranze. Non sorprende, dunque, che la propaganda rivoluzionaria si sia accanita su questo Paese, cercando di distruggere questa promettente realtà. ! Note______________________________ 1.Tempi, 12-20 marzo 2003. 2. Cfr. “The United States: An Aristocratic Nation Within a Democratic State”, appendice a Plinio Corrêa de Oliveira, Nobility and Analogous Traditional Elites in the Allocutions of Pius XII. A theme illuminating American history, Hamilton Press, 1993. 3. Minor Myers, Liberty without anarchy, The University Press of Virginia, Charlottesville, N.C., 1983. 4. Leone XIII, Longinqua Oceani, Lettera ai vescovi americani, 1895; Testem Benevolentiae, Lettera al cardinale James Gibbons, 1899. 5. La dottrina cattolica insegna che la democrazia è di sé legittima e secondo l’ordine naturale. Quella liberale o rivoluzionaria, invece, è ugualitaria e distrugge le sane tradizioni del popolo. 6. Cfr. Ernest Lee Tuveson, Redeemer Nation: The Idea of America’s Millennial role, University of Chicago Press, Chicago, 1968; A. Frederick Merk, Manifest Destiny and Mission in American History, Alfred A. Knopf, New York, 1963. 7. Plinio Corrêa de Oliveira, “O coração do sabio esta onde há tristeza”, Catolicismo, No. 85, gennaio 1958. 8. Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Roma, Luci sull’Est, 1988. 9. Cfr. Russell Kirk, The Conservative Mind, Regnery Gateway, Chicago, 1978; Id., The Portable Conservative Reader, Penguin Books, New York, 1982; Modern Age, special Silver Jubilee edition, 1982. 10. “La contro-rivoluzione sessuale”, Tradizione Famiglia Proprietà, marzo 2003, pp. 24-26.


La Passione di Cristo

P

arlando di controtendenza, ecco l’ultimo film di Mel Gibson. Felicemente sposato da 25 anni con la sua prima fidanzata, padre di sette figli, cattolico praticante, anzi tradizionalista di Rosario quotidiano e Messa in latino, Mel Gibson ben rappresenta quell’America spirituale e conservatrice che certa propaganda si ostina a non mostrare. Alla luce di quanto detto nel precedente articolo, non possiamo non ravvisare nello strepitoso successo di La Passione di Cristo, che ha già incassato più di 300 milioni di dollari, un segno dell’anelito di ampi settori dell’opinione pubblica americana a una visione di Nostro Signore Gesù Cristo, e quindi della Chiesa, distante anni luce da quella che certo progressismo ha cominciato ad esibirci a partire degli anni ‘60. Al punto che, da diverse parti, si è sentito un vero e proprio grido di allarme: questo film ci fa tornare indietro! Se fosse proprio così, vorrebbe dire che, nonostante le apparenze del contrario, sono in molti a non sentirsi a loro agio di fronte a certe tendenze dei nuovi tempi. Il Cristo di Gibson, d’altronde perfettamente consono ai testi evangelici, è infatti un Cristo sofferente, ferito, lacerato, che offre fino all’ultima goccia del Suo Preziosissimo Sangue per la nostra redenzione. Un Cristo che rispecchia in modo clamoroso le parole del profeta: “Dalla pianta dei piedi alla testa non c’è in esso

una parte illesa, ma ferite e lividure e piaghe aperte, che non sono state ripulite, né fasciate, né curate con olio” (Is. 1,6). Un Cristo che ci rammenta quindi il valore della sofferenza, della penitenza, che ci invita alla serietà, alla compostezza, alla conversione. Insomma, un Cristo da Venerdì Santo. Una certa scuola ha voluto dimenticare questo Cristo per mettere in mostra esclusivamente il Cristo Risorto. È chiaro che la Risurrezione è il coronamento della Redenzione. Ma questa si è compiuta sostanzialmente col sacrificio del Figlio di Dio sulla croce. Questa visione sembra, però, urtare coloro che vogliono presentare la religione come un fatto quasi del tutto festoso, “pasquale” appunto, dove il dolore causato dai peccati degli uomini è pressoché assente. Dietro queste due visioni si celano due mentalità antitetiche. Una crede nei valori assoluti del bene, ma anche nel peccato ed è quindi consapevole che “la vita dell’uomo sulla terra è una battaglia” (Giobbe, 7,1). Un’altra ritiene che i mali del mondo siano solo frutto di malintesi o di ignoranza e che, dunque, un atteggiamento “aperto” e accondiscendente potrebbe risolveretutto.

Il film di Mel Gibson ci mostra che non sempre queste scuole moderne riescono a penetrare il cuore delle masse, cioè a mutare il sensum fidei. Oltre al fatto teologico, qui ci troviamo davanti a un fenomeno sociologico che deve far riflettere. Non spetta a noi in questa sede analizzare i meriti artistici del film. Ci interessa cogliere il suo significato di “segno dei tempi”. “Il Cristo secondo Mel Gibson — commenta Alberto Melloni sul Corriere della Sera — sembra fiutare una stagione spirituale nuova”. Solo che, in questo caso, la “novità” punta nel senso della tradizione. Nell’opinione del prof. Melloni, condivisa poi da altri commentatori, il successo del film di Gibson solleva perplessità “riguardo l’assetto istituzionale della Chiesa, le relazioni ecumeniche, i rapporti interreligiosi”, cioè proprio quei “luoghi cruciali” che hanno caratterizzato alcune moderne tendenze all’interno del cristianesimo più recente. !

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True love waits

Sotto: studenti dell’Università del Tennesee mentre firmano una solenne promessa di mantenersi vergini fino al matrimonio. Più di 2,8 milioni di ragazze e ragazzi americani hanno già aderito all’iniziativa.

March for life Foundation

Le domande di arruolamento nei Marines sono quasi radoppiate dopo l’11 settembre. La “rinascita conservatrice” si è andata accompagnando ad uno spirito combattivo, soprattutto fra i giovani.

Da che parte soffia lo “spirito dei tempi”? Forse nessuno slogan giova più al processo rivoluzionario che quello della sua pretesa irreversibilità. La storia non può che andare avanti, dicono. In questa prospettiva, la gioventù sarebbe l’avanguardia del processo, il ceto in cui le novità rivoluzionarie germogliano e si sviluppano, per imporsi finalmente in tutta la società. Cosa succede, però, quando ampi settori della gioventù cominciano a “andare indietro”, cioè a prediligere la morale e gli aspetti tradizionali? Il fatto è che, oggi giorno, è proprio nei ceti giovanili che si trovano alcune delle più profonde reazioni. Questo è soprattutto evidente negli Stati Uniti. Questi giovani sembrano essere stanchi delle frustrazioni causate dalla modernità rivoluzionaria. A differenza dei loro genitori, ancora abbagliati dall’American way of life, per loro la modernità ha perso il suo fascino. Cominciano quindi a rispondere all’appello della tradizione. Fino a dove arriverà questo discostamento? Chi vivrà, vedrà!

Sopra: studenti dell’Università di Harvard partecipano alla March for Life a Washington, D.C. I giovani costituiscono la parte più dinamica e decisa del movimento anti-aborto. Un crescente numeo di giovani statunitensi cominciano a interessarsi ai temi storici. Sotto: gita scolastica della TFP Americana ai luoghi della Guerra Civile (1861-1865).


Religione

Sindaco diessino “disarma” S. Michele Perché ce l’ha con San Michele Arcangelo il sindaco diessino di Monza (MI)? Sembra che egli non si senta molto a suo agio alla vista di quella spada che scaccia per l’eternità il Maligno nell’inferno. Ma non si sente a suo agio nemmeno mons. Enrico Rossi, vicario del Duomo. Il fatto è che, in una decisione senza precedenti, hanno deciso di “disarmare” il Principe delle milizie celesti, togliendogli la spada dalla mano e trasformandolo in una sorta di irriducibile pacifista. Si tratta di una statua, rigorosamente spogliata di ogni simbolo guerriero, che sarà collocata in una piazza centrale del capoluogo brianzolo, e che ha causato accese reazioni da parte dei fedeli indignati per questa manomissione dell’iconografia cristiana. “S. Michele è un simbolo ecumenico — sbotta il diessino improvvisatosi teologo — Monza è una città di pace” 1. San Michele un pacifista ecumenico? Sembra che qualcuno non abbia mai letto le Sacre Scritture...

L

e Sacre Scritture chiamano Michele colui che tra gli angeli rifulge per la sua bellezza spirituale. Era già considerato dagli Ebrei come il principe degli angeli, protettore del popolo eletto, simbolo della potente assistenza divina a favore di Israele. Nell’Antico Testamento appare per ben tre volte, in particolare nel libro di Daniele (Dan 10,13.21; 12,1), dove è stato indicato come il difensore del popolo ebraico e il capo supremo dell’esercito celeste che difende i deboli e i perseguitati: “Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che

vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro”. (Dan 12,1). Per i cristiani, l’Arcangelo S. Michele è considerato come il più potente difensore del popolo di Dio. Nell’iconografia, sia orientale che occidentale, S. Michele viene sempre rappresentato come un combattente, con la spada o la lancia nella mano, mentre calpesta il dragone, sconfitto nella battaglia. I credenti da secoli si affidano alla sua protezione qui sulla terra, ma anche

particolarmente nel momento del giudizio, come recita un’antica invocazione: “San Michele, difendici nel combattimento, affinché non periamo nel giorno del tremendo giudizio” 2. Questa concezione affonda le sue radici direttamente nelle Sacre Scritture.

La caduta di Lucifero Agli inizi dei tempi, rifulgeva in misura sovrabbondante l’angelo supremo Lucifero. La sua sovrana luce e bellezza (Lucifero significa “colui che porta la luce”) riempivano di ammirazione tutti gli angeli. A lui si applicano le parole di Ezechiele: “Tu eri un modello di perfezione, pieno di sapienza, perfetto in bellezza. In Eden, giardino di Dio, tu eri coperto d’ogni pietra preziosa” (Ez. 28,12-13). Purtroppo fu proprio questo a perderlo. È vero che egli era perfettissimo, ma doveva essere comunque sottomesso a Dio con un’obbedienza piena. Invece, l’orgoglio cominciò a corrodere il suo spirito. Pensava con superbia: “Salirò in Cielo, al di sopra degli astri di Dio, innalzerò il mio trono, salirò sulla sommità delle nuvole, sarò simile all’Altissimo” (Is. 14,13-14). All’inizio egli si sottomise, ma più per convenienza che per amore. Era già un piccolo seme di male che sarebbe poi diventato l’albero maledetto di tutti i peccati.

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Religione La figura di San Michele Arcangelo riesce molto scomoda a tante persone infettate dal virus del pacifismo. A sin., la statua sopra Castel Santangelo, a Roma.

nità di Maria Santissima e domanda di venerarLa come Signora e Regina. S. Michele e gli angeli buoni subito esultano: veneriamo questa Donna, capolavoro della Santissima Trinità, Madre futura del Verbo Incarnato e nostra amabile Regina! In un secondo tempo, com’è opinione quasi generale fra i teologi, Dio rivelò agli angeli che la Seconda Persona della Santissima Trinità avrebbe assunto la natura umana in Gesù Cristo e chiese loro di adorarLo, non solo nella Sua divinità, ma anche nella Sua umanità, tra loro ipostaticamente unite. Ma mentre gli angeli buoni esultarono di gioia e adorarono il Verbo Incarnato in previsione della Sua nascita, Lucifero, e con lui molti angeli, cominciò invece a protestare. Se prima obbediva a malavoglia, ora proprio non se ne parla. Adorare un uomo, anche se ipostaticamente unito al Verbo Divino! L’invidia inonda il suo spirito, resiste al volere divino. Invita anche gli altri angeli alla disobbedienza, promettendo loro un regno indipendente da quello di Cristo. Questo insensato appello fu, purtroppo, raccolto da un terzo degli angeli del Cielo. Inizia così la prima rivoluzione della storia.

D’altra parte, però, Lucifero rompe ogni indugio: No! Non servirò mai una creatura inferiore a me, una creatura meramente umana! Non serviam! S. Michele non poteva tollerare questa insolenza. Allora lancia quel grido magnifico: Quis ut Deus! Chi è come Dio! e scatena una grande guerra in Cielo, come racconta l’Apocalisse: “Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli” (Apoc. 12, 7-9). In ricompensa per la sua fedeltà, Dio dà al vincitore il nome di MI-CHA-EL, che vuol dire appunto “Chi è come Dio”, e lo designa Principe delle milizie celesti.

La missione di S. Michele

Le virtù di S. Michele

A questo punto Dio sottomette gli angeli alla prova suprema: rivela loro la divina mater-

Da questi episodi possiamo desumere alcune virtù caratteristiche di S. Michele:

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Umiltà. Invece di inebriarsi della sua bellezza, egli si umilia, sentendosi indegno. E anziché ribellarsi, obbedisce. Obbedienza. Egli ci dà un esempio di obbedienza perfetta. Anche quando riceve un ordine, che apparentemente ripugnerebbe alla ragione, cioè di venerare una semplice donna, egli obbedisce. Fiducia. S. Michele era, sì, il secondo angelo, però comunque molto inferiore a Lucifero. Affrontarlo in battaglia aperta era come lanciare soldati contro mezzi corazzati. Eppure egli era pieno di fiducia nel Signore e confidava nella Sua assistenza. Amore. È chiaro che niente di tutto ciò sarebbe possibile senza avere, alla base, un ardente amore per Dio e per l’ordine che Egli aveva stabilito nell’universo. Carità. Ma l’amore è di suo diffusivo. Non si può amare Dio senza amare anche il prossimo. Vedendo il crescente tumulto in Cielo e l’incertezza degli angeli vacillanti, con zelo ardente S. Michele esorta tutti a rimanere fedeli al loro Creatore. Fedeltà. In nessun istante della sua esistenza egli perse di vista lo scopo per cui Dio lo creò: conoscere, amare, lodare e servire con tutta la forza il suo Creatore ed assistere con amorosa premura agli angeli, e tutti gli uomini 3.

Fortezza e combattività Ma forse la caratteristica che più contraddistingue S. Michele è la combattività, legata alla virtù cardinale della for-


tezza. Abbiamo visto S. Michele all’inizio della storia in veste di combattente contro Lucifero. A Giosuè egli si presenta come “capo dell’esercito del Signore” (Gs. 5,14). Pure a Gedeone egli appare in veste militare: “Il Signore è con te, uomo forte e valoroso! (...) Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo!” (Gd. 6,12-16). È per questo motivo che S. Michele è normalmente raffigurato rivestito di armatura e con la spada in pugno. Ritroviamo S. Michele in una situazione simile verso la fine della storia: “Vidi poi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco” (Apoc. 10,1). Questo angelo è proprio S. Michele, come lo dice esplicitamente il profeta Daniele. Ma egli non verrà solo, ci sarà pure il Cristo Gladifero, cioè Colui che porta la spada: “Vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava ‘Fedele’ e ‘Verace’: egli giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di lui. È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è Verbo di Dio. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro. Dalla

bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa del Dio onnipotente” (Apoc. 19,11-15). Un’immagine guerriera, non c’è che dire.

L’errore del pacifismo Ed è forse qui che si può trovare la ragione di fondo per la quale S. Michele Arcangelo riesce così scomodo a tante persone infettate dal virus del pacifismo. Purtroppo, si diffonde sempre di più in certi ambienti cattolici una concezione sbagliata sull’amore. Secondo questa concezione, siccome Dio è puro amore, ogni manifestazione di combattività sarebbe contraria alla volontà divina. Questa particolare interpretazione di un fatto teologicamente certo è frutto del romanticismo novecentesco, a cui si somma un certo cattolicesimo sdolcinato che gira per certi ambienti da parecchio tempo. Questa concezione sbagliata è alla base, per esempio, dell’atteggiamento tiepido ed arrende-

vole, quando non addirittura pacifista, di molti cattolici. Ad un cattolico inquinato da questa concezione, la figura di un S. Michele Arcangelo rivestito di armatura non può certo piacere. Queste persone dimenticano che “la vita dell’uomo sulla terra è una milizia” (Giobbe 7,1) e che, come spiega l’insigne teologo domenicano P. Antonio Royo Marín, “la fortezza ha due atti: attaccare e resistere. Simile al soldato sul campo di battaglia, il cristiano deve a volte attaccare in difesa del bene, reprimendo e sterminando i malvagi”. Quanti mali odierni si sarebbero evitati se i cattolici avessero fatto tesoro di queste parole, sbarrando decisamente le porte al male prima che esso prendesse forza e si imponesse, anche con metodi poco o punto… pacifisti! Invece... ! Note______________________________ 1. “San Michele senza spada per pacifismo”, Corriere della Sera, 1-032004. 2. Cfr. www.gargano.it/sanmichele. 3. Cfr. Gloria Crux, Chi è S. Michele Arcangelo?, Foggia, 1974.

La devozione al Principe delle milizie celesti è molto radicata nella nostra storia. A d., l’imponente Sacra di San Michele in Val di Susa. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2004 - 19


“Arte” moderna

Due quadri, due mentalità, due dottrine... di Plinio Corrêa de Oliveira

cristiano, delle ineffabili virtù di Gesù e Maria? Evidentemente no.

L

a invitiamo, caro lettore, a fare un esercizio di immaginazione.

Supponga che le fosse possibile risalire i secoli fino ad arrivare ai tempi di Cristo, e le fosse consentito di entrare in una stanza della Santa Casa di Nazareth, scorgendovi la Madonna nell’atto di tenere il Divino Bambino in braccia. Immagini inoltre che, sia la Madonna che il Bambino, fossero esattamente come il pittore espressionista Rouault (1871-1958) li ha raffigurati nel suo quadro che riproduciamo qui sopra. Questa visione corrisponderebbe all’idea che Lei si era fatta della Madre di Dio e dello stesso Verbo Incarnato? Lei troverebbe in queste figure un riflesso autentico dello spirito

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Chiunque sia seriamente convinto che l’arte cristiana debba rispecchiare in modo degno e appropriato lo spirito del Vangelo e della Chiesa, non può essere indifferente al fatto che siffatte opere di “arte” si stiano diffondendo in tanti ambienti cattolici. Cosa finirebbe per pensare sulla Sacra Famiglia un popolo che non conoscesse altre opere che quelle di pittori di questa specie? L’arte cristiana ha come scopo di coadiuvare, nel campo che le è proprio, la diffusione della buona dottrina. E noi non possiamo ritenere che un tale quadro sia adatto a questo scopo. Per meglio cogliere il contrasto, consideriamo l’altra fotografia su questa pagina, che ritrae un quadro della scuola peruviana del secolo XVII nel quale si vede la Madonna nel grazioso atto di dare da mangiare al Bambino Gesù. Non è vero che in esso possiamo cogliere attraverso i sensi tutto ciò che la Chiesa ci insegna sulla Madre di Dio? (Catolicismo, n. 6, giugno 1951)


Cinquantesimo di S. Pio X

San Pio X: un santo per tutte le stagioni Il prossimo 30 maggio ricorre un anniversario il quale, ci possiamo scommettere, passerà largamente ignorato da molti mezzi di informazione. Ci riferiamo al cinquantesimo della canonizzazione di Papa San Pio X (1903-1914). Perché questo silenzio? La risposta non è difficile: per molti S. Pio X è un santo scomodo. Egli rappresenta, infatti, l’esatto opposto di certi errori che, purtroppo, sono andati man mano insinuandosi in non pochi ambienti cattolici, fino a sfociare nell’odierno progressismo. La sua canonizzazione costituisce, a contrariu sensu, una condanna di questo progressismo, al punto che da più parti si è avanzata l’incredibile richiesta di una sua “decanonizzazione”. — Bonsoir, Emminence. Enfin j’ai l’honneur de faire la connaissance du Patriarche de Venise. Très enchanté! — Gallice non loquor. — Gallice non loquis? Ergo non es papabilis! — Verum est, Emminentissime Domine, non sum papabilis. Deo gratias! Questo insolito dialogo fra il cardinale Lécot di Bordeaux e il cardinale Giuseppe Sarto, svoltosi durante il Conclave del luglio 1903, riassume il concetto che molti avevano dell’allora Patriarca di Venezia: un bravo curato campagnolo che non sapeva nemmeno parlare il francese e che, dunque, non era per niente “papabile”. Eppure, come vescovo di Mantova il porporato aveva già dato prova d’una chiarezza di vedute, nonché d’una fermezza di animo, che ne avrebbe giusti-

ficato un concetto ben più lusinghiero. Bastino due esempi. A Mantova vi era l’uso che il 14 maggio, genetliaco del re Umberto, le autorità civili e militari assistessero al Te Deum in Cattedrale e poi passassero per una cerimonia simile alla Sinagoga. Questa parificazione tra la Cattedrale e la Sinagoga urtava il sentimento di mons. Sarto, il quale nel 1889, pochi giorni prima del 14 marzo, decise di porre alle autorità cittadine questo chiaro dilemma: o in Cattedrale o in Sinagoga. Sconcertato da questo ultimatum, il Prefetto della città chiese istruzioni sul da farsi all’On. Crispi, allora Presidente del Consiglio dei Ministri. La risposta del vecchio garibaldino, che ben conosceva il carattere fermo di mons. Sarto, non si fece attendere: né in Cattedrale, né in Sinagoga. E così cessò questa

consuetudine, che aveva destato non poca confusione fra i fedeli. In un altro episodio, il Sindaco di Cavriana, uno dei grossi paesi della diocesi, ci teneva a solennizzare il 20 settembre, anniversario della breccia di Porta Pia. Abusando della debolezza del Parroco, voleva che fossero suonate le campane. Venendo a conoscenza del fatto, mons. Sarto andò personalmente in paese quel giorno, proibì che suonassero le campane e poi si rivolse al popolo riunito nella Chiesa madre: “Le campane non devono servire per commemorare avvenimenti che hanno fatto piangere il Vicario di Cristo, offeso la Chiesa, contristato il cuore dei cattolici di tutto il mondo”. Inutile dire che il Sindaco dovette piegarsi.

Umili origini Nato il 2 giugno 1835 a Riese (TV) in una famiglia umile e profondamente cattolica, Giuseppe Sarto conobbe da bambino la povertà. Studente al liceo di Castelfranco Veneto, distante 7 chilometri da Riese, egli doveva fare a piedi il viaggio di andata e ritorno portando in mano il suo unico paio di scarpe, che indossava soltanto per entrare a scuola. Nel 1850 ricevette la tonsura dalle mani del Vescovo di Treviso e una borsa per studiare nel seminario di Padova, dove venne ordinato sacerdote nel 1858. Il suo primo incarico fu quello di viceparroco di Tombolo.

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Cinquantesimo di S. Pio X

Tre momenti salienti nella vita di S. Pio X: Vescovo di Mantova, Patriarca di Venezia, Sommo Pontefice.

Nel 1867 fu nominato arciprete di Salzano e, successivamente, canonico della Cattedrale di Treviso, Rettore del seminario diocesano e Vicario Generale. In questa veste egli praticamente governò la diocesi per diversi anni, vista la salute cagionevole del vescovo, mons. Zanelli. Alla sua morte, fu nominato Vicario Capitolare in sede vacante. Tra le sue conquiste vi fu quella di aver organizzato l’istruzione religiosa per gli allievi delle scuole pubbliche, all’epoca del tutto laiche. La sua fama di uomo santo, nonché di eccellente amministratore, gli valse nel 1884 la nomina a vescovo di Mantova. La sua prima preoccupazione fu quella di ripristinare il seminario che, in meno di un anno, decuplicò il numero di iscritti. Diffuse anche la teologia tomista e il canto gregoriano, inaugurando le scuole serali di dottrina cattolica per adulti. Creato cardinale nel 1893, fu nominato Patriarca di Venezia. Dovette però aspettare 18 mesi per prendere possesso della sua sede, a motivo dell’opposizione del governo liberale.

Un Papa coraggioso Alla morte di Leone XIII, nel 1903, partì alla volta di Roma per partecipare al Conclave. Le prime votazioni diedero la preferenza al Cardinale Rampolla del Tindaro, Segretario di Stato di Leone XIII ritenuto da molti il suo naturale successore. Con non poca sorpresa, però, il Patriarca di Venezia raccolse alcuni consensi. “Le Loro Eminenze si divertono alle mie spese...”, commentava turbato. Quando ormai l’elezione di Rampolla sembrava scontata, successe il colpo di scena che avrebbe cambiato il corso della storia della Chiesa nel secolo XX. Chiedendo la parola, il Cardinale Puzyna di Cracovia dichiarò che l’Imperatore di Austria-Ungheria, Francesco Giuseppe, intendendo far uso di un’antica prerogativa, poneva il veto contro l’antico Segretario di Stato. Allora le preferenze si volsero per il Cardinale Sarto che, però, non si sentiva all’altezza della missione. A questo punto, il Cardinale Decano incaricò il Segretario del

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Sinodo, mons. Merry del Val, di recarsi dal Patriarca per pregarlo di accettare. Ecco il suo racconto: “Entrai nella silenziosa e oscura Cappella Paolina. Scorsi un Cardinale inginocchiato, assorto in profonda preghiera, con la testa fra le mani. Era il Cardinale Sarto. M’inginocchiai al suo fianco e, a voce bassa, gli manifestai la commissione. “Sua Eminenza, appena ebbe inteso la mia ambasciata, sollevò la testa e volse lentamente il suo sguardo verso di me, mentre copiose lacrime sgorgavano dai suoi occhi. Davanti a così grande angoscia trattenni quasi il respiro nell’attesa di una sua risposta. “— Si, si, monsignore, dica al Cardinale Decano che mi faccia questa carità. “Le sole parole che io ebbi la forza di pronunciare furono: Eminenza, si faccia coraggio!” Coraggio..., ecco ciò che contraddistingue il pontificato di S. Pio X. Spinto da un ardente “zelo per la casa del Signore” (Sal. 68,10), egli contrastò gli errori della Rivoluzione a 360


gradi: dal campo teologico a quello socio-politico, dal campo artistico a quello liturgico, dal campo morale a quello diplomatico. Nell’impossibilità di riassumere in poche righe il suo pontificato, ci limitiamo a metterne in risalto alcuni aspetti.

Istaurare omnia in Christo S. Pio X riteneva la radicale negazione dei diritti di Dio nelle anime e nella società “la malattia dei nostri tempi”. Donde il suo motto: Istaurare omnia in Christo. Questa restaurazione doveva essere anzitutto spirituale. Per il Pontefice tutti i problemi del mondo non erano che conseguenza d’una crisi fondamentale, che aveva come campo d’azione l’uomo stesso. In altri termini, si trattava d’una crisi della Fede. Bisognava prima di tutto convertire l’umanità peccatrice. Ne consegue che la riforma dei seminari e degli studi ecclesiastici, la comunione precoce per i bambini, il ripristino della liturgia e del canto sacro, la promozione della teologia scolastica e tante altre iniziative fecero del suo pontificato uno dei più “spirituali” dei tempi moderni.

così nella vita pubblica come nella privata, sia sul terreno politico e sia su quello sociale tutti gli uomini. (...) Il Sommo Pontefice, investito da Dio del supremo Magistero, non può assolutamente separare le cose che appartengono alla fede ed ai costumi dalla politica. (...) Dunque, ufficio nostro apostolico è di confutare e rigettare i principi della moderna filosofia e le sentenze del diritto civile che mettono le cose umane per una via contraria al prescritto della legge eterna. (Enciclica E supremi apostolatus).

Lo scontro col “cattolicesimo democratico” A metà dell’800, come risposta alle ingiustizie causate dalla rivoluzione industriale, era sorto il “cattolicesimo sociale” che, purtroppo, si era lasciato influenzare in alcuni suoi ambienti da dottrine e da atteggiamenti di matrice socialista. Questo cedimento a sinistra diede

origine alla corrente nota come “cattolicesimo democratico”. Capeggiata da don Romolo Murri, questa corrente sovversiva prese il sopravento all’interno del movimento cattolico italiano nel 1903, nel corso del 19° congresso nazionale dell’Opera dei Congressi tenutosi a Bologna. Profondamente dispiaciuto per l’esito del congresso e, in modo generale, per la piega che avevano preso alcuni settori dell’Opera, nel dicembre 1903 S. Pio X pubblicò il motu proprio Fin dalla prima, in cui delineava un “ordinamento fondamentale per l’azione sociale dei cattolici”. Due brani ne sintetizzano lo spirito: “La Società umana, quale Dio l’ha stabilita, è composta di elementi ineguali, come ineguali sono i membri del corpo umano: renderli tutti eguali è impossibile, e ne verrebbe la distruzione della medesima Società. (...) “L’uomo ha sui beni della terra non solo il semplice uso, come i bruti; ma sì ancora il

Ma la restaurazione doveva essere anche temporale. S. Pio X aveva una chiara idea che non bastava la conversione delle anime. Bisognava pure restaurare la civiltà cristiana: “Nostro dovere è, dunque, difendere la verità e la legge di Cristo, (...) ricondurre sulle vie dell’equità

29 marzo 1909:S. Pio X lascia la nuova Pinacoteca Vaticana dopo averla appena inaugurata. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2004 - 23


Cinquantesimo di S. Pio X

S. Pio X si oppose strenuamente alla I Guerra mondiale. Ma la sua posizione non aveva nulla a che vedere col pacifismo. Egli era soprattutto preoccupato per i danni che tale guerra avrebbe fatalmente arrecato alla civiltà cristiana, che egli con tanto affanno voleva restaurare.

Chiesa, col pretesto di “adattarla” al mondo moderno.

diritto di proprietà stabile: né soltanto proprietà di quelle cose, che si consumano usandole; ma anche di quelle cui l’uso non consuma.” I “cristiani democratici” risposero con insolenza. S. Pio X, invece, non esitò. Dopo aver pubblicato l’enciclica Il fermo proposito, egli scomunicò don Murri e chiuse l’Opera dei Congressi. Nel 1910, con la lettera apostolica Notre Charge Apostolique, egli condannò una simile corrente in Francia, il movimento Le Sillon capeggiato da Marc Sangier, soprannominato “il profeta della democrazia cristiana”.

La lotta contro il modernismo Ma forse ciò che più contraddistinse il suo pontificato fu la lotta contro il modernismo. Covato in ambienti intellettuali di “avanguardia” verso la fine dell’800, sotto forme variegate, il Modernismo voleva attuare profonde riforme nella dottrina e nella struttura della

Dopo ripetuti e inutili avvertimenti, S. Pio X si vide costretto a passare all’azione. Nel 1906 egli pubblicò l’enciclica Pieni l’animo, nella quale condannava severamente le tendenze novatrici. Nell’allocuzione del 17 aprile 1907, egli stigmatizzò “questo assalto che costituisce non solo una eresia ma la sintesi, l’essenza velenosa di tutte le eresie”. Era il preludio della grande battaglia.

Il supremo sacrificio S. Pio X si oppose strenuamente alla I Guerra mondiale. La prospettiva d’un conflitto generalizzato, con l’inevitabile sequela di morte e di distruzione, dilacerava il suo cuore. Egli fremeva al pensiero che, vista la triste situazione morale dell’epoca, molte anime si sarebbero perse.

Finalmente, l’8 settembre S. Pio X pubblicò l’enciclica Pascendi Dominici Gregis, nella quale qualificava il Modernismo “la cloaca dove sfociano tutte le eresie”, e i modernisti “i più perniciosi avversari della Chiesa”. Diversi esponenti della corrente, in Italia e all’estero, furono successivamente scomunicati e le loro opere mese all’Index.

Ma la sua posizione non aveva nulla a che vedere con quel pacifismo sdolcinato e arrendevole, fine a se stesso, che si è fatto largo in certi ambienti cattolici solo molto tempo dopo. Papa Sarto era soprattutto preoccupato per i danni che tale guerra avrebbe fatalmente arrecato alla civiltà cristiana, che egli con tanto affanno voleva restaurare: “Invitai il mondo a istaurare omnia in Christo perché previdi la tempesta quando gli altri si ostinavano a non vedere. Ormai è troppo tardi. Per noi, per la Chiesa, l’Europa è lo spirituale, il sacro e pacifico impero che i martiri e i santi hanno creato e unificato sulle rovine del paganesimo e della barbarie. Adesso la civiltà precipita verso la catastrofe”.

Tutti gli storici convengono che questi energici interventi ritardarono la comparsa del “progressismo” e del “catto-comunismo” di almeno mezzo secolo.

S. Pio X morì il 21 agosto 1914, sopraffatto dall’immensa tristezza di vedere che la guerra, che egli aveva tanto temuto, era purtroppo scoppiata. !

Il 3 luglio, il Santo Uffizio pubblicò il decreto Lamentabili Sane Exitu, con un sillabo che condannava 65 proposizioni moderniste.

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La Rivoluzione omosessualista

In difesa di una legge superiore

C

apovolgendo due secoli di giurisprudenza costituzionale, e andando contro la maggior parte dell’opinione pubblica il 26 giugno 2003 la Corte Suprema USA ha sentenziato che la pratica della sodomia era protetta dalla Costituzione e che quindi non poteva essere sanzionata da nessuna legge in un qualunque stato dell’Unione. La decisione, nota come Lawrence vs. Texas, è stata interpretata come una strepitosa vittoria per il movimento omosessualista. In quell’occasione, la TFP Americana ha pubblicato un ampio e articolato manifesto di protesta su alcuni grandi quotidiani. Paragonando la decisione ad un “11 settembre morale”, la TFP prevedeva che essa in pratica avrebbe vanificato qualsiasi applicazione della legge naturale e delle norme morali che avevano informato la civiltà cristiana negli ultimi due millenni. Secondo la TFP, “questa decisione ha posto le condizioni legali e psicologiche per la totale distruzione di ciò che resta delle strutture morali nel nostro paese (...) spianando il terreno all’abrogazione delle leggi statali create per proteggere la sacra istituzione della famiglia e del matrimonio” 1. Successivi pronunciamenti della stessa Corte hanno ulterior-

mente confermato questo insolito “diritto” a praticare la sodomia, dando sempre più impulso al movimento omosessualista. D’altra parte, però, numerose associazioni di cittadini si sono organizzate per contrastare questo attivismo giudiziario, avviando campagne di chiarimento e di protesta.

Libro della TFP In questo contesto di accesa “guerra culturale”, la TFP americana è voluta intervenire nel dibattito in prima persona pubblicando il libro Defending A Higher Law (In difesa di una legge superiore), con un sottotitolo che recita: “Perché dobbiamo opporci al ‘matrimonio’ tra coppie dello stesso sesso e al movimento omosessuale” 2. Dedicato alla Sacra Famiglia, “sublime modello di tutte le famiglie e guida sicura nella reazione contro la rivoluzione sessuale e l’offensiva omosessualista”, il libro offre un’articolata difesa della famiglia e del matrimonio tradizionale, basata sul Magistero della Chiesa e sulla legge naturale. Contiene inoltre un accorato appello alla mobilitazione in difesa della moralità pubblica e

delle istituzioni che la sostengono. Annunciato durante la March for Life, che lo scorso 21 gennaio ha radunato 150.000 persone a Washington D.C. per protestare contro l’aborto, il libro è stato ufficialmente presentato al pubblico in una affollata conferenza stampa a Saint Louis, Missouri. L’opera si avvale dell’autorevole sostegno di diversi prelati e di personalità del mondo scientifico e politico americano; ad esempio, la prefazione è curata da mons. John Nienstedt, vescovo di New Ulm. Da notare anche l’encomio del dott. Joseph Nicolosi, presidente della prestigiosa National Association for Research & Therapy of Homosexuality.

Una rivoluzione morale Secondo il libro, qui non si tratta semplicemente del problema dell’omosessualità, che è

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La Rivoluzione omosessualista

Rivoluzioni “Il movimento gay non è un movimento per i diritti civili, non è nemmeno un movimento di liberazione sessuale. Lo vogliamo o no, è una rivoluzione”. A sin., il militante comunista Harry Hay (1912-2002), “padre del movimento di liberazione gay”. Egli addatò le dottrine di Marx alla situazione degli omosessuali, conclamando ad una “rivoluzione liberatrice” contro “l’oppressione eterosessuale” del tutto simile alla lotta di classi.

purtroppo sempre esistita in quanto vizio umano. Oggi siamo di fronte a un ben organizzato movimento omosessualista, cioè una vasta rete di associazioni, gruppi di pressione politica, intellettuali liberal e attivisti di sinistra che intendono sovvertire tutto l’ordinamento giuridico della nazione, nonché la stessa mentalità dei cittadini.

no, la madre di tutti i movimenti consimili nel mondo, è nato da una società semi-segreta con radici sia nel partito comunista USA, che nel satanismo esoterico. La società si chiamava The Mattachine Society, fondata nel 1950 da tale Harry Hay, ritenuto il “padre del movimento di liberazione gay” e morto novantenne nel 2002.

Estensione e scopi di questo movimento vennero già a suo tempo denunciati nel 1982 da padre Enrique T. Rueda nel suo ormai celebre libro The Homosexual Network 5 . Nelle parole dell’attivista omosessualista Paul Varnell: “Il movimento gay non è un movimento per i diritti civili, non è nemmeno un movimento di liberazione sessuale. Lo vogliamo o no, è una rivoluzione morale” 3.

Comunista militante e membro della setta satanica di Aleister Crowley, Hay adattò la teoria marxista alla situazione degli omosessuali. Secondo lui, gli omosessuali costituiscono una “minoranza culturale” oppressa dalla “maggioranza eterosessuale”. Assimilando questa minoranza al proletariato e la maggioranza alla borghesia, Hay proclamava quindi la necessità di una rivoluzione liberatrice. Col passare del tempo, Hay scivolò sempre di più verso posizioni esoteriche, fondando nel 1979 il Radical Faeries, un movimento mistico-omosessuale.

A sua volta, questa rivoluzione si inserisce nel più vasto quadro della IV Rivoluzione o Rivoluzione culturale, secondo le note categorie elaborate dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira 4. È poco noto che il movimento omosessualista america-

L’opera della TFP americana dedica alcuni capitoli all’analisi delle dottrine soggiacenti al

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movimento omosessualista, particolarmente riguardo ai suoi punti di contatto col mondo dell’esoterismo gnostico. E conclude: “Questa ‘rivoluzione morale’ è parte integrante di uno sforzo molto più ampio per distruggere la Cristianità, soppiantandola con un misticismo di tipo gnostico e erotico. Più che con una rivoluzione culturale, sembra dunque chiaro che gli Stati Uniti siano alle prese con una autentica, anche se in parte velata, guerra di religione”.

Risposta alle menzogne omosessualiste La seconda parte del libro esordisce con un’analisi dei problemi etico-morali relativi al tema in oggetto: dalla finalità dell’atto sessuale alla natura del matrimonio, dal carattere del desiderio carnale alla definizione del vero amore. Il tutto basato sulla legge naturale, il Magistero della Chiesa e la testimonianza della scienza moderna. Le unioni omosessuali, conclude il libro, non sono mai fondate su un autentico amore e, meno ancora,


convergenti “Noi ci sentiamo (...) omosessuali, lesbiche, come ci sentiamo parte di tutto il mondo leso nei suoi diritti e nella sua libertà”. (Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione Comunista) * Il movimento omosessualista va visto nel più ampio contesto della Rivoluzione culturale, continuatrice di quella comunista.

possono considerarsi come una famiglia. Segue poi un capitolo teso a confutare i tre principali miti del movimento omosessualista: l’omosessualità è una condizione genetica, l’omosessualità è irreversibile, il comportamento omosessuale è naturale negli animali e, quindi, anche nell’uomo. Se noi considerassimo l’omosessualità come facente parte del DNA, dal quale una persona non può prescindere, il comportamento omosessuale perderebbe il suo carattere peccaminoso, diventando semplicemente un modo di essere, magari diverso, ma naturale. Invece, sia la dottrina cattolica che la moderna ricerca scientifica, mostrano indiscutibilmente che il comportamento omosessuale è una “deviazione” e che, dunque, può e deve essere trattato con adeguati mezzi terapeutici. Considerare l’omosessualità come una sorta di malattia dalla quale si può guarire, manda il movimento omosessualista su tutte le furie. La moderna psicologia invece conferma questa

diagnosi. Secondo l’Associazione degli Psichiatri Cattolici, “gli studi sul trattamento di persone con tendenze omosessuali mostrano indici di guarigione equivalenti a quelli di altre terapie psicologiche. Intorno al 30% guariscono totalmente, un’altro 30% provano un netto miglioramento”.

Una battaglia morale Ma il libro della TFP Americana non vuole essere appena un’analisi accademica del problema. Fedele all’esempio del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, che si considerava “fondamentalmente un combattente”, la TFP invita ad una “battaglia morale” per affrontare la sfida omosessualista. Si parla tanto della “maggioranza silenziosa”, cioè quella porzione dell’opinione pubblica, cristiana e conservatrice, numericamente maggioritaria, ma che raramente fa sentire la sua voce. Ebbene, il libro della TFP intende appellarsi proprio a questa maggioranza, solitamente irrisa dai mass media liberali, invitandola a

scendere in campo con risolutezza. I fatti mostrano che quando questa maggioranza si sveglia e diventa attiva, costituisce un potente elemento in difesa del tessuto morale della nazione. La TFP intende soprattutto appellarsi a quegli americani che, in numero sempre crescente, hanno cominciato a comprendere la devastazione causata da 40 anni di rivoluzione sessuale e vogliono opporvisi con tutte le loro forze. “È ormai tempo — dice il libro — che divenga chiaro per tutti coloro che difendono il matrimonio tradizionale e la famiglia che non sono una minoranza isolata ma, al contrario, godono della simpatia della maggior parte del pubblico americano”. Il movimento omosessualista non è altro che un “castello di carta”, che crolla quando viene contrastato in modo serio, calmo e deciso; lo dimostrano le iniziative referendarie note come Defense of Marriage Acts (Leggi in difesa della famiglia), promosse da organizzazioni conservatrici e già approvate in 37 stati 6.

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La Rivoluzione omosessualista L’importante libro della TFP americana, con una prima edizione già praticamente esaurita, conclude con un vibrante appello “perché Maria Santissima possa intervenire presso il Suo Divin Figliolo per tutti gli americani impegnati nella difesa delle sacre istituzioni della famiglia e del matrimonio”. !

Note______________________________ * Corriere della Sera, 8-04-2002. 1. American TFP, “Are we still ‘one nation under God’?”, The Washington Times, 9 luglio 2003. 2. TFP Committee on American Issues, Defending a Higher Law. Why we must resist same-sex “marriage” and the homosexual movement, The American Society for the Defense of Tradition, Family and Property, Pennsylvania, 2004, 211 pp. Per eventuale richieste contattare il sito www.tfp.org

3. Paul Varnell, “Defending our morality”, Chicago Free Press, 16 agosto 2000. 4. Cfr. “Tutto quello che si nasconde dietro l’offensiva omosessualista”, Tradizione Famiglia Proprietà, maggio 2000. 5. Enrique T. Rueda, The Homosexual Network: Private Lives and Public Policy, The Devin Adair Company, Old Greenwich, 1982. 6. John Horvat, “Defending a higher law. TFP book enters into the cultural war”, Crusade, marzo-aprile 2004.

Allarme crocifisso! Quando pensavamo che il tribunale dell’Aquila avesse risolto la faccenda del crocifisso nelle aule scolastiche, ribadendo il diritto delle istituzioni pubbliche a continuare ad esporlo come è stato sempre in uso nel nostro paese, ecco una nuova sentenza del Tar del Veneto, adesso all’esame della Consulta, che rischia di rovesciare la situazione. Una coppia di genitori, lui padovano e lei finlandese, hanno avviato un procedimento contro l’Istituto Statale “Vittorino de Feltre” di Albano Terme (PD), dove studiano i loro due figli, accusandolo di “violazione dei principi d’imparzialità e di laicità dello Stato” per aver esposto il crocifisso nelle aule. Nel corso di una seduta del consiglio d’Istituto, il marito richiedeva la rimozione di qualsiasi simbolo religioso all’interno della scuola. Messa ai voti, la mozione era respinta all’unanimità. Allora la moglie finlandese, in proprio e quale genitore esercente la potestà sui figli minori, ha impugnato tale deliberazione opponendovi ricorso. Il principio di laicità dello Stato, secondo la ricorrente, precluderebbe l’esposizione dei crocefissi e di altri simboli religiosi nelle aule scolastiche. Il Ministero della Pubblica Istruzione si è già espresso per l’inammissibilità, l’improcedibilità e l’infondatezza del ricorso presentato dalla signora. Il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, però, non ha seguito la linea del Ministero, schierandosi invece con la ricorrente. 28 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2004

La laicità dello Stato, secondo il Tribunale, è “un principio supremo” derivante direttamente dalla Costituzione. Quale riflesso di questo principio di laicità, lo Stato è tenuto a mettere esattamente sullo stesso piano non solo tutti i credenti delle varie confessioni, ma anche credenti e non-credenti, “senza che assumano rilevanza alcuna il dato quantitativo dell’adesione più o meno diffusa a questa o a quella confessione religiosa”. In tale contesto, conclude il Tar, “la presenza del crocifisso (...) massima iconografia cristiana (...) viene obbligatoriamente imposta agli studenti (...) delineando una disciplina di favore per la religione cristiana” che “solleva questione di legittimità costituzionale”. Non potendo e non volendosi assumere la responsabilità di dire l’ultima parola circa una questione dagli indubbi e delicati riflessi costituzionali, il Tar veneto ha trasmesso la sentenze alla Corte costituzionale “per la risoluzione della prospettata questione”. In parole povere, la sorte del crocefisso all’interno delle aule scolastiche è adesso nelle mani della Consulta. Tradizione Famiglia Proprietà non può non guardare con favore al mantenimento di questo pubblico riconoscimento della divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, a salvaguardia di questa manifestazione di fede del popolo italiano.


Il mondo delle TFP

Sito della TFP

V

enendo incontro alle reiterate richieste dei nostri amici, che sentivano la mancanza di un sito internet dedicato alla vita e all’opera del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, abbiamo il piacere di annunciare che è stato attivato il sito www.atfp.it, gestito dall’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà. Esso fungerà da “biblioteca virtuale”, offrendo tutti i libri, saggi ed articoli del noto leader cattolico pubblicati in italiano, nonché una sezione dedicata alla sua biografia. Considereremo volentieri qualsiasi commento o suggerimento atto a perfezionare ulteriormente questo sito. !

www.atfp.it, un sito internet dedicato interamente alla vita e all’opera del prof. Plinio Corrêa de Oliveira.

In memoriam prof. Marco Tangheroni

Dopo una lunga malattia, sopportata con cristiana rassegnazione, si è spento nel Signore il prof. Marco Tangheroni (1946-2004). Cattolico fervente, medievalista di fama all’Università di Perugia, il prof. Tangheroni era socio fondatore di Alleanza Cattolica, tra le cui fila militò fino alla morte. Membro di diversi istituti accademici, sia in Italia che all’estero, è stato docente nelle Università di Cagliari, di Barcellona, di Sassari e di Pisa. Autore di diversi libri di storia medievale, ha curato l’edizione italiana di opere di grande valore storico, fra cui

il volume di Jacques Heers, La città del Medioevo (Jaca Book, Milano, 1995), e ha collaborato alla redazione del quinto volume di The New Cambridge Medieval History. Ha collaborato inoltre con diverse testate, tra cui Il Messaggero Veneto, Avvenire, Secolo d’Italia, Il Giornale e L’Unione Sarda. Tradizione Famiglia Proprietà perde un amico, sempre pronto a difenderla anche in situazioni difficili. Ricordiamo con particolare gratitudine il suo saggio “La TFP et le rapport”, pubblicato all’interno dell’opera curata da Massimo Introvigne e da J. Gordon Melton, Pour en finir avec les sectes. Le débat sur le rapport de la commission parlementaire, (CESNUR - Di Giovanni, Torino - Parigi, 1996, pp. 356). In paradisum deducant te angeli! TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2004 - 29


Ambienti, costumi, civiltà (" dalla controcopertina) marmi meravigliosi, impreziositi da bassorilievi; gli archi sono, nello stesso tempo, leggeri e immensi. Insomma, a S. Pietro tutto si riveste di quella grandezza e di quella ricchezza che sono esattamente il culmine di ciò che sulla terra vi può essere di più bello. È la pompa più solenne di cui l’uomo sia capace, esaltata dalla magnificenza dell’arte e dallo splendore naturale proprio dei marmi.

senso buono della parola — che un estremo compensa l’altro e si conciliano a vicenda. La base dottrinale su cui questi due santi estremi s’incontrano è molto evidente. Dio Nostro Signore ci diede le creature affinché, attraverso queste, potessimo arrivare a Lui. Per questo è necessario che la cultura e l’arte, ispirate dalla Fede, mostrino tutte le bellezze materiali del creato, nonché gli splendori dei talenti e delle virtù dell’anima umana. È proprio a tutto questo che si attribuisce il nome di cultura e civiltà cristiana. Con essa gli uomini si sono formati nella verità e nella bellezza; nell’amore per il sublime, per la gerarchia e per l’ordine che, nell’universo, rispecchiano la perfezione di Colui che lo creò.

È necessario che la cultura e l’arte, ispirate dalla Fede, mostrino tutte le bellezze materiali del creato

Ciò che in un quadro è austero raccoglimento, nell’altro è invece gloria radiosa. Ciò che in uno è povertà, nell’altro è fasto. Ciò che in uno è semplicità, nell’altro è raffinatezza. Ciò che in uno è rinuncia alle creature, nell’altro è invece uso sovrabbondante delle più splendide tra loro. Contraddizione? È quello che molti direbbero: pertanto, è possibile amare nello stesso tempo la ricchezza e la povertà, la semplicità e la pompa, l'ostentazione e il raccoglimento? Si può lodare nel contempo l’abbandono di tutte le cose della terra e il loro utilizzo per la realizzazione di un’opera in cui risplendano i più alti valori terreni?

Tra l’uno e l’altro ordine di valori non esiste contraddizione, se non nella mente degli egualitari, seguaci della Rivoluzione. Al contrario, la Chiesa si mostra Santa precisamente perché, con uguale perfezione e soprannaturale genialità, riesce a organizzare e favorire la pratica delle virtù, sia di quelle che risplendono nella vita nascosta del frate, sia di quelle che brillano nel sublime cerimoniale papale. Ma c’è di più. Quasi potremmo dire — nel

Tradizione Famiglia Proprietà Copertina: Manifestazione dei disobbedienti contro la guerra in Iraq davanti alla Caserma USA Ederle di Vicenza. Foto Olympia-Errebi. Contiene inserto redazionale.

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Infatti, le creature servono sia per la nostra salvezza che per la gloria divina; però, da un altro lato, esse sono contingenti e passeggere. Solo Dio è assoluto ed eterno. È doveroso ricordarlo. Proprio per questo è cosa buona distaccarsi dagli esseri creati, affinché, avendoli tutti in disprezzo, si pensi solamente al Signore. Col primo esempio, pensando a tutto ciò che le creature sono, si sale sino a Dio, mentre con il secondo esempio si va fino a Lui pensando a tutto ciò che esse non sono. La Chiesa invita i suoi figli a percorrere simultaneamente l’una e l’altra via, sia attraverso lo spettacolo sublime delle sue pompe, che attraverso la considerazione delle ammirabili rinunzie che solo Lei sa ispirare e far effettivamente compiere. !

Anno 10, n. 1 Marzo 2004 Dir. Resp. Alberto Carosa. Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà, Via Castellini, 33 — 00197 ROMA Tel. 06/8072024 Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Grafica AELLE, via Valsugana, 15 — 20139 Milano