un dossier dei principali testi critici ed estimativi dedicati alla mia Opera creativa

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Testi critici, poetici, estimativi per l’Opera creativa di

Teri Volini

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Testi critici, poetici, estimativi per l’Opera creativa di

Teri Volini

Dee Edizioni Centro d’Arte e Cultura Delta 2


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Danilo de Vito: La seconda realtà Un segno seppia scuro, come di sanguigna; in mezzo e tutt'intorno a quel segno, colore che s'insinua in forme irregolari, a macchie apparentemente casuali: cremisi, verdi, bruno-dorate, sprofondate nei blu o evanescenti nei lilla e negli azzurri; pulviscoli iridati e teneri, evoluzioni in cadmio giallo-oro, sprazzi di sèvres e di pervinca, ora tenui e quasi ascosti, ora più chiaramente emergenti dal nero del fondo... Immagini, o piuttosto fantasmi dell'immaginazione e del ricordo, talora dolenti e sbiadite, talaltra vividi e fortemente presenti nella memoria, e ancora, sogni, sensazioni solari o lunari, vibrazioni luminose, battiti cellulari e tentazioni di cosmo, balzano innanzi ad occhi troppo spesso incantati su una seconda realtà, forse più autentica d'ogni altra, anche se non da tutti e immediatamente percettibile. Danilo de Vito, estimatore. Roma

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Cesare Vivaldi: Carte di memorie Teri Volini non ha guardato alle sue amate montagne con l‟occhio della realtà o del verosimile, ma con gli occhi del ricordo, del sogno e della nostalgia, sovrapponendo al paesaggio qual è, ciò che esso evocava ai suoi stupefatti sguardi di bambina e di adolescente, popolando quindi queste sue carte di memorie e di fantasmi: oggetti, animali, volti, fiori, rivissuti con colori caldi e insieme impalpabili, aggallanti su una fitta trama di segni neri come dai listelli di piombo di una vetrata accesa di luce, o districantisi da essi come da una ragnatela. Una ragnatela, appunto, intesa a catturare il passato e a imbrigliare la fantasia; a far si che colori e forme stiano, nonostante lo stravolgimento sentimentale, ben fermi e saldi, arroccati al limite dell‟informale ma senza cadervi... Cesare Vivaldi, poeta, storico e critico d'arte. Roma

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Bernardo Panella: I Diari colorati di Teri Volini Diario dei suoi sentimenti umani e dei suoi stati d'animo espressi in termini di composizioni coloristiche, le opere di Teri Volini sono costruite sul rapporto visione - immagine e colore - composizione. Si coglie in esse la fedeltà ai momenti e alle situazioni che la spingono a tradurre in quadri il proprio interiore fermento di vita che è di volta in volta aderente ai moti e ai toni, alti o bassi, chiari o cupi, come un cielo che rispecchia gli umori e i salti di stagione. Il mondo creativo di Volini si raccoglie e germoglia intorno agli affetti familiari: il dolore, la gioia, la tenacia nel sentimento.

L'artista si lascia permeare senza filtri e barriere, non cerca di evadere per vie traverse, anzi è con il fondo umorale di quelli che lei cerca di venir fuori in quella realtà espressa per immagini, cioè decantata, sublimata, che è l'espressione artistica. Per questo la texture delle immagini di Teri Volini richiede quell'attenzione non formale ma intima che la stessa autrice attribuisce loro, ma ciò non vuol dire che il peso del giudizio gravi esclusivamente su questo aspetto della sua produzione. Ci sono i valori estetici, la coerenza tra l'intenzione dell'artista e il suo manufatto, tra il detto e il presupposto, tra l'arte e la vita. Le immagini di Teri Volini nascono in una complicità di tecniche che si associano (olio, pastello, acquerello, smalto) anche nello stesso prodotto, con il risultato inedito di una pigmentazione della superficie, quasi un effetto di ruggine, in cui le immagini trovano la loro esistenza discreta e suggestiva. I segni sono delicati, altrettanto i colori; i soggetti, spesso appena abbozzati, si rivelano per quel tanto che serve a mostrarsi dichiarazioni d‟anima. La gamma delle tinte è forte e varia; espressione di un mondo interiore, non diretto, non esplicitamente riferentesi alla realtà naturale, i materiali coloristici di cui si serve sono quelli che la natura ha più cari, i verdi, i rosa, i gialli, i granati, i blu…

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Il tono che passa dal chiaro allo scuro, dal denso allo sfumato, denota anche il suo segno astrologico mutevole e fantasioso. È una documentazione d‟anima che reclama la sincerità come una misura di coerenza e di ispirazione. Alla sperimentazione delle tecniche, cui Volini si dedica con una passione – che lei stessa non esita a riportare talvolta all'inquietudine come avveniva per Leonardo – non vuole sia attribuita particolare importanza,

preferendo che il fruitore si

soffermi su quanto lei stessa è riuscita ad esprimere di sé e del suo mondo. Quello che attira nei suoi quadri è l'intensità, a volte notevole, del momento emotivo, generanti un grumo di tinte e di linee che affondano nell'immaginazione e nel sentimento, con il piacere dell'arte. Bernardo Panella, poeta, giornalista, critico d’arte. Potenza

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Elio Mercuri: Ragioni della magia e sacralità della Bellezza Nella tradizione storica degli Erbari, Teri Volini inserisce questa sua poetica e fantastica ricerca, un affondo nel mistero e nella magia delle corrispondenze tra le presenze infinite del mondo, nella sua dimensione di macrocosmo e nella sua configurazione in essenze ed esistenze di microcosmo. I fiori, le erbe, sono per Teri tracce di un legame con la sua terra, immagini della Lucania come luogo che si fa paesaggio d‟infanzia, memoria di una realtà che riemerge dal profondo, racconti, in discreta ma insistente visione poetica. Segni di stagioni e di tempi della natura, in relazione con i percorsi degli astri e le fasi della luna, di un nostro vivere in connessione con eventi e cicli che oggi abbiamo dimenticat: motivo di malinconia e di perdita d'identità; di una vita sradicata che non ha più equilibrio e controllo dei poteri e dei meccanismi che pur ne sono la condizione e la regola. Simboli del profondo, come il fiore di loto o la rosa, come ogni filo d'erba ogni albero e pianta, dove le siepi segnano l'orizzonte della nostra perduta verità.. Elegia di una perduta dimora nel giardino dell‟Eden, foresta incantata, e che ora ritroviamo soltanto come visione di sogni lontani, come attesa indicibile, come sensazione, atmosfera, tensione verso qualcosa di cui sentiamo una grande urgenza ma che purtroppo resta per noi indecifrabile: presente solo nelle nostre negazioni e non come affermazione e realtà di esistenza. È ciò di cui siamo privi, è tormento e dubbio, è ansia che corrode i giorni e le ore della vita.

In questo ciclo di opere dell'Erbario di Teri, la natura trova tutta la sua profondità; è luogo reale di spazi e dimensioni che tracciano l'orizzonte del nostro quotidiano. La sua Lucania come paesaggio struggente ma soprattutto come presenza dell‟anima; un mondo, in miniatura che segna i confini della ricerca del Graal, come sacralità e sete di assoluto, di oltrepassare la contingenza per poter

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pervenire alla visione dell'essere non come astrazione ma come realtà. L'aderenza al visibile, a ciò che è botanica, nome e forma dell'esperienza quotidiana, trapassa in messaggio e simbolo di ciò che non appare, eppure è nel suo appartenere, oltre la zona d'ombra, al regno del profondo. Ciò che conta non è dare un nome ad ogni fiore e ad ogni erba, non sono le immagini, ma l'atmosfera, questa sottile malia che impasta il colore della natura, la rugiada, la nebbia della sera, sino e raggiungere toni che non si riferiscono più alla luce del sole o al tempo delle stagioni ma alla nostra memoria. Riflesso di un nostro umore o di un nostro sentimento; visione che configura lo spazio e la dimensione della sensibilità e della vita...

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Non sentieri di un prato o di un bosco che possiamo circoscrivere nella topografia dell'esistenza, ma riferimenti di una mappa fantastica nella quale s'incarna la proiezione del nostro mondo interiore. Esprimono una tensione estrema nella dinamica tra colore e segno, quel segno nero che si fa marcato e diventa ombra e insidia, assenza, vuoto, sul quale l'evidenza di une siepe fiorita o di un ramo resta sospesa, non più luogo ma emersione dell'inconscio, tentazione di una malinconia che è al tempo stesso segno di una perduta condizione di equilibrio e di felicità, ma anche prova tenace ed persistente dell'incancellabile aspirazione dell‟uomo a riscoprire le ragioni della magia e della sacralità della bellezza, recupero dell‟intuizione romantica che il paesaggio è luogo di sogno e rivelazione. La natura, liberata dalla mitologia con le sue erbe e fiori, non è più cifra e mistero come nell'incantesimo della Primavera del Botticelli, non è più arcana essenza, ma sempre simbolo della trama fittissima che fa ogni creatura partecipe e parte integrante del cosmo. In questa visione sospesa tra realtà, memorie e sogno, la ricerca di Teri ritrova per dolore di assenza o per attesa, la dignità e la verità per la quale ogni esistenza è pur sempre segno, incarnazione, forme e simbolo dell'essere, dove nel fragile stelo di un flore e nel suo destino è possibile riconoscere il paradigma di ciò che è anche la nostra umana ed irrinunciabile destinazione.

Elio Mercuri, critico d'arte. Roma

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Bernardo Panella: La montagna a cresta di gallo La montagna di Teri è “stregata”, ha cioè una forza di attrazione misteriosa, tiene l'anima sospesa in uno stato di tensione che costituisce il filo preciso dell'ispirazione...

La montagna a cresta di gallo, per la pittrice un luogo esistenziale della memoria come tale indagata in una sequenza di appigli tra "realtà, memoria e sogno", dove giocano non tanto gli elementi del paesaggio puro e semplice quanto gli aspetti della personale esperienza di chi, originaria di quel luoghi, li ha evocati con una profondità di accenti che fanno della nostra un "unicum" del suo genere. La pittura di Teri Volini risulta, nel suo ritmo compositivo, delicata quanto forte per il respiro della memoria interiore e la tenacia della figurazione significante. La verità del sentimento conferisce alla invenzione fantastica un pathos da "tempo perduto" che è di ogni esistenza umana nei confronti della propria origine.

Bernardo Panella, poeta, giornalista. Critico d’ arte. Potenza 11


Salvatore Pidatella: Le tenere luci della Soft-art di Teri Volini Semplice, equilibrata, razionalmente sentita, l'arte di Teri Volini ha un solo difetto: affascina ed è intimamente leggibile. Sostare davanti ai quadri di Teri Volini è cosa soprattutto piacevole: una sensazione che non provoca rabberciati contorsionismi cerebrali, ma un soffice abbandono a qualcosa che sta forse nel ricordo, nella memoria autentica, più genuina di ciascuno di noi. La tecnica, il modo di esprimersi, accomuna l'artista a certe esperienze espressioniste francesi. È evidente l'esperienza da lei fatta a Parigi, quando compiva gli studi universitari alla Sorbona, in seguito elaborata e piegata alla propria sensibilissima personalità. Quello che soprattutto colpisce, attraverso i vari momenti esistenziali che la pittrice ha vissuto, momenti che nelle sue opere vanno dai colori „bui‟, ad altri variamente luminosi, è certa capacità di assorbire in maniera sorprendentemente „soffice‟ qualsiasi stimolo. È questa, forse, la chiave che apre alla comprensione netta, limpida, l'osservatore: e lo accomuna subito, a prima vista, al sentire dell'artista. Lo accomuna, sia esso, l'osservatore, adulto o un giovane, anziano o piccolo. Ed è molto bello questo sentirsi vicini, legati all'autrice, quasi fianco a fianco. È soft, indescrivibilmente soffice. Salvatore Pidatella, direttore Rivista Polis. Roma

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Felicia Sangilli: La ricerca di un'identità umana In superfici coloratissime, le immagini di Teri Volini intrappolate in pennellate nervose, sembrano lottare contro l'artista, quasi protagoniste di un'urgenza, che spesso urlano, con uno iato sincero, dai contorni netti, il loro non - esistere, a volte libero, a volte drammatico. Nei segni più marcati, più scuri, riscontro il colore della solitudine, la ricerca di un'identità umana, soprattutto femminile, in un contesto sociale in cui per la donna è ancora difficile operare; il bisogno di affermazione della sua vita interiore, la necessità di ritrovarsi con chi vive i suoi stessi conflitti, il bisogno di comunicare. Felicia Sangilli, estimatrice, poeta. Bernalda (MT)

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Rocco Aristide Guarino: Di pennellate leggere Di pennellate leggere, da un punto focale – che probabilmente di parte da un punto intimo-sentimentale ed incisivo – si spongono aliti di colore e piume di sensualità. Sono sempre piume, di viola, di giallo e di cobalto, a dilatarsi dal fuoco al corpo. E viceversa. Un appunto, senza alcun errore tecnico, che, disancorato dal tempo intimo-quotidiano, potrebbe far svanire le raggiere delle mimose verso un dislocato e più emotivo progetto pittorico… Rocco Aristide Guarino, pittore. Potenza

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Di pennellate leggere da un punto focale che probabilmente si diparte da un punto intimo-sentimentale incisivo si spongono aliti di colore e piume di sensualità Sono sempre piume di viola di giallo di cobalto a dilatarsi dal fuoco al corpo. E viceversa Un appunto senza alcun errore tecnico disancorato dal tempo intimo-quotidiano farà svanire le raggiere delle mimose verso un dislocato più emotivo progetto pittorico ... Calligramma di Teri dal testo e in ricordo di Rocco Aristide Guarino, pittore, poeta

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Pietro Marini: Un fantastico mondo che un soffio di vento sembra disperdere L'arte di Teri Volini riflette una realtà fantastica, fatta di colori e di forme fuggenti, di zone ricche di blu, di gialli, di verdi che ricordano i primi germogli di primavera… È presente lo sforzo di comunicare il proprio mondo interiore, con slanci adolescenziali. L‟effetto estetico è ottenuto in maniera personale ed originale, attraverso la deformazione e fuga dell'immagine: l'artista penetra la realtà, ne sconvolge l'apparenza esteriore, per darne la rappresentazione più intima, la realtà dei suoi pensieri, delle sue emozioni, dei suoi ricordi. I suoi dipinti sono un fantastico mondo che il primo soffio di vento sembra disperdere.

Pietro Marini, estimatore. Salerno

Pino Settembrino: Negli archivi della memoria Affluisce dal fondo della psiche, da un vissuto a lungo custodito negli archivi della memoria, l'impasto materico di segni e di colori di Teri Volini. Di là tende ad espandersi, a cercare uno spazio, un suo punto di approdo e di rotazione. Ma quanti viaggi ha dovuto compiere quel colore, su quanti toni ha dovuto accordarsi, su quante emozioni ha dovuto filtrare prima di confluire in quella policromia di fondo ancora impastata di ricordi densi e struggenti, che ricreano un clima prima di esternarsi in una immagine, in un segno ora fugace ora felice… Pino Settembrino, giornalista. Potenza

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Italo Squitieri: Voci arcane, filtrate da selve fiorite Dalle gentili mani di Teri Volini giungevano via via nelle mie le tavole da lei dipinte. Il senso che provavo non era curiosità, ma un rapito vagare per meandri incantati, tutto un crepitio di luci, di voci arcane, filtrate da selve fiorite… Nudi femminili fragranti di rugiada, case parigine divenute per sottile alchimia misteri fiabeschi, sottoboschi gremiti di sussurri, di sospetti, di sussulti. E sempre quell'ondeggiare tra fantastico e reale, tra il detto e taciuto, tra il concreto ed evanescente creato. Teri Volini, guidata da acuta sensibilità, dipinge chiaramente bene! Con vivissimo interesse ha studiato e sperimentato varie tecniche, che insieme fuse, le hanno permesso di raggiungere fatti materici di grande efficacia. Italo Squitieri, pittore. Roma

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Francesca Ettorre: La forza rivoluzionaria dell’arte A prima vista i quadri mi lasciano perplessa, anzi l'impressione è più brutale: non mi piacciono. Poi li guardo, cerco di penetrarne il colore, il linguaggio, e l'impressione si modifica. Se può farti piacere, Teri, devo confessarti che l'atteggiamento di fronte ai tuoi quadri è stato lo stesso che ho avuto verso i quadri di Van Gogh: sono fuggita inorridita per poi tornare a guardarli con entusiasmo. Mi colpisce lo strano velo presente nelle opere, una sorta di patina che nasconde i contorni reali di questi monti. Ho cercato di spiegare ciò immergendomi totalmente nel mio sogno dolomitico: una cosa profondamente amata, ma di cui ho perso le dimensioni reali; qualcosa che riaffiora di tanto in tanto nella memoria, in maniera tenue, raramente violenta. Ed è questo il merito maggiore dei suoi quadri, il loro farsi arte: esagerare, rendere intelligibili sensazioni che la gente comune come me vive in maniera nascosta e che ha il piacere di vedere spesso in forme mai immaginate. Hai esagerato i miei ricordi, i miei fiori, le primavere e devo ringraziarti per avermi dato modo di oggettivare le rimembranze. Sai qual è il fatto sensazionale di questi colori violenti, che ti si impongono, diventando non più un fatto personale ma universale? La stessa violenza di una rivoluzione, di ogni rivoluzione, che esaspera degli atteggiamenti, dei comportamenti per renderli espliciti. L'arte, quella autentica, è rivoluzione, è presa di coscienza per tutti. Grazie! Francesca Ettorre, estimatrice, Pietrapertosa (PZ)

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Yves Tarlet: Un universo di forme, di colori e di ritmi Dalla mia campagna in Borgogna tutta sfumata di grigio in questo giorno di nebbia, bellissimi ricordi, mi tornano alla mente: gli amici incontrati, una récital l‟appassionato con un pubblico eccellente e soprattutto l'apoteosi della serata, la scoperta del vostro talento così personale, così originale e così femminile. Un universo di forme, di colori e di ritmi che si impone fin dal primo sguardo, rendendovi suo meravigliato prigioniero. È in tutta certezza un'assicurazione per l'avvenire. Io ne ho ancora pieni gli occhi, ed mio vivo desiderio far partecipi di questo mio entusiasmo i miei amici francesi. Sono stato sedotto, stregato dalla vostra pittura… Grazie per il vostro entusiasmo così comunicativo e per la gioia che donate. Vi auguro di proseguire con la stessa semplice eleganza... Yves Tarlet, Membro e conferenziere dell'Alliance Française, attore, direttore degli Stages nazionali di arte drammatica e di animazione culturale a Parigi

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Augusto Traversa E una gioia per gli occhi e per il cuore vedere espressi così luminosamente i sogni, inseriti con la loro dolcezza in una natura tanto selvaggia ed aspra che ne risulta sorprendentemente ingentilita. Augusto Traversa, direttore Centro di Studi Italiani per la Svizzera, Zurigo

Renzo Maggi: La magia del caleidoscopio di Teri Volini Venti le opere esposte a Zurigo, realizzate tutte su carta, con tecnica mista: olio, inchiostro di china, tempera e carbone. „La Montagna Stregata‟: immagini e momenti che hanno come sfondo le Piccole Dolomiti Lucane. Nei quadri di Teri Volini – tutti di non grandi dimensioni – le forme, il disegno, i colori, cangiano, vivono come travasati nel tubo del caleidoscopio. Immagini della sua infanzia, sono visioni di colori e di forme che partono dal dettaglio per poi espandersi fino all'orizzonte. Teri è una creatura dolce e acuta che cerca il bello nel luccichio magico dei colori, così come fanno i bimbi. Nei quadri „Paesaggio con pannocchie‟, e „Balcone una tenda‟, il caleidoscopio è fissato sui ricordi: tende trasparenti, pannocchie, uva mele granate, fiori, farfalle e colombe, colori e ricami meridionali, sedimentati in una cultura non retorica. Nel quadro „Alba a Castelmezzano‟, la pittrice fa diventare „quinte‟ le Dolomiti Lucane; sipari che vivono in un carico di ricordi che liberano un cielo carico di colori rosei, lividi ma al tempo stesso smaglianti. La sua arte è un esempio di riappropriazione non leziosa della cultura d'origine. Renzo Maggi, giornalista, Realtà Nuova. Zurigo

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Heart oumade

Y

You

myeye

sh

ap

pies

made my spirit fill

ed

I’ll take your kind images

for ever in my hea rt

Hai reso felici i miei occhi/colmato il mio spirito porterò per sempre le tue visioni/nel mio cuore Heart calligramma di Teri, sul testo di P.J 21

Frank, pittore, U.S.A


Jorge Navarro, Poeta cileno a Zurigo in omaggio a Teri. Traduzione dallo spagnolo calligramma giocoso di Teri Volini in dono a lui e alla Poesia

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Egone Ratzemberger: Un'ariosa e delicata esperienza di pittura Artista sensibile fine ad un'ampia, sofferente dinamica di contenuti e colori, abile e decisa nel ricercare e adoperare conseguentemente una nuova ed interessante tecnica – che viene chiamata poi a dar corpo, a formare interpretazioni ai riposti moti dell'animo – la signora Teri Volini è une rivelazione, un'ariosa e delicata esperienza di pittura sempre più matura, che nulla rifiuta delle grandi scuole del Novecento, ma si appoggia alla propria terra per una sua originale descrizione della realtà. Né poi le parole sempre descrivono la squisita interpretazione e sensazione dell'occhio... Egone Ratzemberger, Console Generale d'Italia. Zurigo

LA SUA VENUTA QUI LE SUE INDIMENTICABILI OPERE DIPINTE CON ARDORE DI VENTO TENUI E CANGIANTI NEL COLORE UN MOMENTO BELLO GENTILE QUASI IRRIPETIBILE Egone Ratzemberger, Ambasciatore d'Italia in Columbia Calligramma di Teri Volini 25


Franco Solmi: Un'armonia cromatica di luce mediterranea Ho avuto modo di rivedere un gruppo di opere della serie "La Montagna Stregata" dell'artista Teri Volini, da me già precedentemente conosciuta. La scelta delle opere è stata oculata e appropriata; esse si raccolgono intorno ad una linea di coerenza e di stile ben precisa. Il contenuto formale si risolve in un risultato che esprime una personalità netta. Una pittura non al di fuori del mondo dei movimenti artistici contemporanei; noto dei legami con la tematica figurativa post-espressionista tedesca e post-informale: una forza e una veemenza nel segno, un'arditezza nel colore, acceso e prorompente. Con una differenza sostanziale: nella pittura tedesca traspare "cattiveria" nel significato figurativo, mentre nelle opere di Teri Volini c'è un'atmosfera lirica, sentimentale, che esplode sovente in un'armonia cromatica, tutta di Luce mediterranea, in cui cogliamo la presenza di luoghi irreali e fantastici ma, nello stesso tempo, sottilmente ed intimamente legati alla terra d'origine dell'artista. Forse una Lucania ideale e desiderata. Paesaggio dell'emozione o emozione del paesaggio? L'interrogativo può legittimamente porsi per Teri Volini, per le sue soluzioni svarianti tra il reale e il fantastico e fra la sapienza del gesto e l'impetuosa accensione cromatica che infrange gli ordini rituali fino a raggiungere le tensioni di un controllato informale. Credo che questa pittura abbia un respiro non provinciale e possa essere esposta a Parigi come a Londra in quanto il suo linguaggio è internazionale. Mi piacerebbe vedere i futuri lavori di Teri Volini, magari di grandi dimensioni: penso che non le manchino doti di grande tenacia e coscienza professionale, senza le quali non è possibile superare le difficoltà, anche obiettive, nelle quali s'imbattono molti artisti meridionali che appaiono spesso sulla scena dell'arte con la velocità di una cometa per poi misteriosamente scomparire Franco Solmi, critico d'arte. Bologna

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Vittorio Sabia: La Montagna Stregata ad Arles Emergono dal fondo della memoria i colori, le forme irreali, i fiori e le montagne incantate di Teri Volini, quasi un esame continuo, giorno dopo giorno, con la propria identità. Una sorta di introspezione alla ricerca di un mondo fantastico che si trasforma in un'armonia cromatica di grandissimo effetto che sottolinea l'origine mediterranea di questa pittrice dalla grande vitalità. Le montagne della Basilicata – che del resto diventano subito trasparenti –sono il pretesto per trasferire sulle tele immagini e sensazioni che lasciano intuire la vera essenza del messaggio pittorico: l‟esigenza di comunicare attraverso i colori, una intensità di sentimenti che hanno radici profonde, intimamente collocate in una memoria fatta di sogni, di suggestioni, di antiche tenerezze che solo chi ama la natura può così gelosamente conservare. 27


Una pittura che coinvolge e affascina al tempo stesso, che sa di poesia, intensa, ricca profondamente e forse anche esageratamente esplosiva, ma sempre sapientemente curata. Non a caso Teri ha trovato consensi notevolissimi non solo in Italia, ma anche e soprattutto in Francia, dove l'affermazione di pittori dal gusto raffinato del colore ha fatto scuola.

Vittorio Sabia, direttore di Cronache Lucane. Basilicata

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Pino Anzalone: La Fiaba di Teri Volini Teri Volini racconta con tutte le suggestioni di cui sono capaci i suoi coloratissimi quadri, la fiaba di una giovane donna che scopre di amare immensamente il proprio paese, nel cuore di quel suggestivo anfiteatro e che chiamano piccole “Dolomiti lucane” e lo ammanta di luci, lo scompone nelle sensazioni che riesce a suscitare, lo inghirlanda di fiori variopinti, intenerendolo con voli di farfalle e ali bianche di colombe. La pittura di Teri Volini è innanzitutto una conquista interiore. Gli accentuati cromatismi che la pervadono, sono il risultato di una lunga e sofferta ricerca. La grande sensibilità di quest'artista la porta ad affacciarsi al balcone della vita vissuta, per coglierne, sull'onda dei ricordi, e le emozioni più intense e specialmente le tante illusioni che le suggeriscono il proprio mondo di ieri e le esperienze, oggi bellissime e irripetibili che esso le ha riservato.

Mentre osservi i quadri di Teri Volini avverti una sensazione di sogno, il sogno di donna che scruta nel suo intimo e ripercorre a ritroso il tempo, per poi consegnare all'osservatore distratto una serie di fascinose presenze e visioni che sprizzano riverberi, si riempiono di petali, quasi fremono sotto l'influsso di antichi e nuovi stupori. La fase che sta vivendo l'artista è forse la più sofferta e tra le più interessanti. La si vede maturare artisticamente, ma si avverte anche il suo disagio, una sorta di timore a portare avanti una ricerca condotta in modo serio, senza alcun cedimento o concessione, per se stessa o per altri. La critica avveduta già si è accorta di lei, e oggi sta riscuotendo i primi successi. Anche questo entra nel conto della favola che ha in animo di narrare con un suo cromatismo acceso e struggente, le magiche evanescenze dei suoi cieli e delle sue montagne, la dolcezza dei fasci di fiori e di erbe, e, infine, l‟ammaliante semplicità del suo linguaggio.

Pino Anzalone, direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno. Basilicata

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Marc Sommot: Lavoro minerale, pittura dinamica nelle opere di Teri Volini “Dove nascono i narcisi”, “La canzone dell'Oleandro”, “La casa del ragno”, “Notturno con frutti e granate”, “L'arrivo dell'estate e dei sogni”: alcuni titoli delle opere che Teri Volini esponeva nel mese di agosto presso la galleria "La Rose des Vents" di Maïté Dubocquet ad Arles . Nei dipinti, che hanno origine nel suo paese natale, nei suoi sogni di fanciulla nei quali la montagna diviene "stregata", Teri Volini dispone una miriade di colori fosforescenti, che s'intrecciano all'infinito. Pittura dinamica, lavoro minerale, esuberanza delle pennellate, all'incrocio tra l'impressionismo ed il figurativo: Teri Volini invita ad immergerci nei suoi sogni, senza chiudere nessun orizzonte. A coloro che oltrepassano le barriere, Teri Volini offre un mondo particolarissimo, dove il gioioso si mescola al tragico, ma senza mai aggredire, senza mai imprigionare. Un procedimento originale, dove la sguardo può facilmente lasciarsi ammaliare. Ma non è forse proprio questo il desiderio dell'Artista? Marc Sommot , direttore "L'Eveil de Provence, Mostra Galleria La Rose des Vents"” di Maïté Dubocquet, Arles en Provence, France

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Al di là delle montagne Il colore porta sempre con sé il movimento, lo spostamento Poi il Rosso e il Nero andranno al di là delle montagne al di là dei vulcani per impadronirsi di forza e di calore. Emenegilde Zaccaro, Arles en Provence

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Max Clamour: La pittura dell' Essere Pittura universale, atemporale, cosmica: questo il trittico che mi hanno suggerito i quadri dell'esposizione "La Montagna Stregata", nel momento in cui li ho scoperti, nel mese ad Arles, mia città natale e capitale della Provenza. L'opera dell'artista pittora Teri Volini esce dai sentieri battuti dell'espressione personale di un artista in reazione o in conformità con la sua epoca. Essa si manifesta con un vero fuoco d'artificio di colori, tratti dal cosmo che ci circonda. La sua pittura è... arcobaleno. Le forme non sono né astratte né figurative. Esse sono. Esistono al di fuori della relatività del tempo e dello spazio. Permettono di percepire l'esistenza di qualcosa che va al di là dei nostri sensi, che questi, relativamente alle umane possibilità, non ci permettono di raggiungere, di esplorare, di conoscere. I quadri della "La Montagna Stregata" rappresentano la pittura dell' "Essere" e non la pittura del "Volere": in questo hanno catturato la mia attenzione. Ero venuto in forma ufficiale per inaugurare una mostra, ne sono uscito entusiasta della pittura di Teri Volini. Max Clamour, Mostra Galleria "La Rose des Vents" di Maïté Dubocquet, Arles en Provence, France

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A Teri

Spiga di grano colmo di ardore solare vivi tu frutto e fiore acqua montana che canta al vagabondo desiderio dell'essere. Doni presenza alla canzone dei giorni vibranti nel mistero delle tue tele Fatte di colore e di calore si abbeverano del mistero del tempo... Vi riconosco i gusci primordiali del mondo hessiano uno scavare nel profondo per cercare l'essenza e proiettarla nel mondo magico dei colori. Sei come Knulp il vagabondo dei boschi libero e felice di appartenere alla natura maestosa al silenzio della terra al mattino uscio del vento... testo poetico di Cecilia Coppola, curatrice, poeta, scrittrice. Amalfi 33


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Cecilia Coppola: dall'intrico di foreste al pulsare del cielo "La Montagna Stregata" mi venne incontro in tutta la sua bellezza di luci, di colori, di cromatismi, di significati. Un momento di magia, un'evoca-zione fiabesca in un'atmosfera che invitava al sogno. Mi tingevo dei suoi colori e provavo a viaggiare con gli occhi immersi nelle tonalità dei dipinti. Ardevano di fuoco i crepuscoli, i colori secchi dell'autunno incidevano le tele e pareva udire il vento fra il fogliame rompere il silenzio innamorato dei boschi. Anche il canto degli uccelli si era fermato nelle tele in un orchestrale impatto di parole e l'azzurro del cielo si attorcigliava alle sue creature d'aria, quasi un manto dove distendere la stanchezza di viaggi lontani. Sembrava che, al sole e all'ombra, Teri avesse tessuto con i suoi colori grida di luce, le vesti della terra, risalendo dalla danza delle foglie, dall'intrico di foreste al pulsare del cielo. La freschezza della sua pittura s'inerpicava lungo i pendii, ne balzava a pennellate sicure, nervose, ora sinuose e serpentine, un'esplosione di movimento che creava atmosfera e generava un impulso scintillante d'energia cromatica. Su tutto sovrastava la montagna, in un delirio di colori che ne rendevano viva la voce e la stessa anima rupestre. E la montagna diventava corrente di colori che scendevano nell'anima dello spettatore e lo conducevano a ricordi d'infanzia o a sentieri di pensieri dove si concentra l'aroma della natura, in tutto il suo sorriso di fiori, di erbe, di luna, di sole, di nuvole, di vento, di palpito di vita. Magnetica, grandiosa, creazione viva, mandava il suo eterno messaggio di bellezza. E fu questo che mi colpì. Ricordai il re Consroe, che nello stupendo poema persiano Shonamé sceglie di morire sul picco di un monte. I migliori paladini vanno con lui per scongiurare la morte, ma Consroe scompare in un vortice di neve e nulla possono i valorosi. Resta solo il silenzio della montagna, a suggellare la grandezza di un re e la sua resa all'ineluttabile morte. E la montagna diventa essa stessa personaggio e non sfondo, creatura partecipe di un destino. Ma non solo nel mondo persiano ed arabo (Le mille e una notte) troviamo la montagna come fulcro ma anche di azioni 35


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e centralità di messaggi, nel mondo biblico ed evangelico e poi ancora, in una corsa nel tempo, arriviamo ad Hermann Hesse e a Knulp, il personaggio che si rifugia nei boschi sui monti che portano all'azzurro cielo come là in alto il mondo dovesse finire.E non basta. La montagna ha affascinato i poeti di ogni tempo, ricordo dei versi bellissimi di Neruda, nella sua lirica Paese :"L'ombra di questo monte protettore e propizio mi copre come una coperta indiana fresca e rurale, bevo l'azzurro del cielo coi miei occhi come un agnello succhia il latte..." E ancora Luciano Luisi nella sua raccolta La sapienza del cuore: "Già sale il vento, già l'autunno preme sugli alberi e tu monte, ti copri le braccia e il seno, il tuo mistero cresce. Un presagio di pioggia è fra le nuvole. Con te vorrei scendere ora nella conca dei prati che sconfinano..."C'è in tutti un sentimento d'aurora, proprio perché la montagna è l'incarnazione della natura in tutta la sua solitaria, maestosa, magica bellezza. I silenzi delle vette innevate che si stagliano nei cieli dell'Asia mi colmano ancora gli occhi e mi pare di toccare l'anima gigante. E nelle tele della pittrice si avverte questa voce sola e selvaggia che si erge nei crepuscoli in ventagli di colori, colori che poi si stemperano nella sinfonia della primavera nascente e hanno il sapore dell'acqua, la lucentezza delicata dei fiori di campo, il mescolarsi delle erbe tenere e cedevoli ai soffi del vento. Anche le farfalle cedono il colore delle ali e diventano esse stesse fiori petali delicati che basta un soffio per far volteggiare. È una rete sottile e magica che Teri tesse nei suoi quadri che si dispiega nel colore del cielo, dopo essere immersa nell'anima della pittrice e averne estratto i suoi sentimenti più potenti. Non è facile rendere immediate le sensazioni servendosi dei colori, se non si è veramente artisti, se non si sente il messaggio di ciò che ci circonda e ci si sintonizza sulla musica che esso emana. Teri ha questo potere e lo dimostra con una semplicità che è proprio sua, che si rivela nell'atteggiamento sereno, nella dolcezza dello sguardo, nella vivacità dei gesti che le mani disegnano nell'aria come danze di magiche creature dei boschi. Fu come una creatura dei boschi che mi si presentò, con un cappello di paglia che le ombreggiava gli occhi e un fiocco che le cadeva su una spalla. Mi sembrò un 37


personaggio delle mie favole, un personaggio benefico che vuole e lotta per la bellezza della natura, senza far violenza, ma con la magia del suo pennello, che intinge soprattutto al colori della sua anima. Confesso che oggi non ho visto i suoi quadri, ho scritto ciò che leggo semplicemente ricordando. Ed è cosi chiara e nitida l'immagine che mi pare di vederla anche ora che vi parlo. Questo è importante perché dimostra come Teri sia veramente un'artista che lascia un segno nell'animo dello spettatore, un segno che non si cancella ma che s'incide nel tempo perché porta alla riflessione e ad un momento costruttivo. Cecilia Coppola, scrittrice, poeta, esegeta. Piano di Sorrento (Na)

Felicia Sangilli: Un conflitto vissuto nel colore In un groviglio di luci, di sfumature, di cromature, ecco apparire delle forme di immagini lontane impalpabili evanescenti: montagne, boschi, bulbi, fanciulle immerse nel verde, tratti di donna calati in un gioco di colori; valori ben conservati, irriducibili e parti di un io in evoluzione, tratti di un‟esistenza vissuta nella natura, assunta come riflesso di stati d'animo. Un mondo portato dentrolungamente, prima di trovare espressione sulla tela. Guardando le opere di 38


Teri Volini, ho l'impressione di leggere una fiaba. Si passa dai toni più tenui a quelli più forti, quasi per carpire il susseguirsi di stati d'animo che tengono in continua tensione l'Artista. Teri intensifica i suoi palpiti per esternare ciò che sente nel profondo: cosicché i colori e gli effetti luminosi, filtrati attraverso i diversi stadi stadi della vita, rivelano una personalità inquieta ma non confusa, alla ricerca di un equilibrio nei ricordi o nella realtà. Una pittura non immediata, ma che immediatamente comunica un'emozione. Universale nel trasmettere la nostra realtà più profondamente umana. Un'arte basata sull'affermazione della vita psichica dell'Artista, dove il passato coma storia non è più recuperabile se non nella memoria e si trasmette con una fantasia ed una stravaganza ana-cronistica, serbando i valori di quella storia, passando da uno stato di coscienza a un altro, nella ricerca della verità e dell'assoluto, e, spaziando, supera sé stessa. Felicia Sangilli, poeta, esegeta. Bernalda (MT)

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Giovanni Oliva: Una dimensione tutta nuova della lucanità È, quello di Teri Volini, un sano sentimento di donna che non può essere delimitato in un "femminino" né genetico, né culturale/ esistenziale di maniera; superando tali banali steccati, esso pulsa di afflati umani non semplicistici, ma d'una genuinità di portata universale e generazionale, desiderosi solo d'un irraggiamento totale, nel rispetto della propria origine e dei luoghi nativi. L'arte di Volini è la grande anima che prorompentemente esce dal chiuso del piccolo corpo per farsi messaggio spirituale, sostanza. Una simile pittura, così ricca di colori forti che vanno dal rosso, al giallo, al verde, al chiaro-scuro, denota il possesso di una fantasia che ha in sé l'esplosione armoniosa dei mille colori, al pari di un vulcano dalla cui bocca esplode non materia ruinosa, bensì una miriade variopinta di tentacoli di un caldo sentimento che appassiona, avvolge e coinvolge chi ad esse si avvicina. Rifuggendo da ogni ostentazione, c'è in Teri una volontà di rivisitazione dei grandi temi che richiamandoci a una nemesi ecologica, denunciano gli un nostalgico ritorno ad una natura incontaminata – oserei dire "incantata" – e scoppiante di salute e vigore. L'arte di Volini supera ogni ristretto limite del geografico e del pregiudizio, in una niente affatto opprimente identificazione della montagna lucana con la montagna del mondo, dove colori e natura si fondono in modo indistinguibile. Sicuramente estranea ad ogni leviano ricordo, Volini esprime la sua lucanità in una dimensione tutta nuova.

Giovanni Oliva, scrittore, esegeta. Bernalda (MT)

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Bernardo Panella: Sottili enigmi della memoria e del sogno L'artista lavora intorno al tema della montagna come intorno a uno spartito musicale, le cui variazioni sono in quelle tavole che di volta in volta celebrano, evocandolo, il fascino della natura montana, solitaria e assorta, insieme ai sottili enigmi della memoria e del sogno di una bambina che si lasciava coinvolgere in sensazioni misteriose come in una realtà assoluta e astraente. La montagna è chiaramente, nell‟artista, un motivo lirico, che ritorna nella sua fantasia commossa e si fa immagine di un‟altra realtà: di ieri, di mai o di sempre, ma altrove… Invano si cercherebbe, in quei segni aggrovigliati eppure leggibilissimi, in quelle giustapposizioni di elementi mnemonici, in quelle sovrapposizioni di immagini, la documentazione materiale di una realtà: non è quella la via dell‟arte. Resta invece l‟indistinto del sogno, del fiabesco, a documentare, questo sì, il senso dei luoghi come sostanza di vita vissuta intensamente. Recuperare il senso del passato equivale a inventare la fiaba, dare corpo alla fantasia.. Bernardo Panella, poeta, giornalista, esegeta. Potenza

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Valeria Marchisio: Ora è tempo di riposare È sintomatico che gli studenti di una scuola media inferiore, coinvolti in una originale sperimentazione di un intero anno, abbiano saputo decifrare nel modo più sorprendente le opere che la pittrice Teri Volini ha sottoposto alla loro attenzione, tanto da creare per ogni periodo della produzione dell'artista, tènere e vibranti liriche che sanno d‟arcano. L‟incontaminata sensibilità dei giovanissimi poeti è sotto molti aspetti la stessa di Teri Volini, che sa ancora guardare intorno a sé con gli occhi dell'innocenza e dello stupore, riuscendo a carpire i segreti più riposti e a riprodurre il miracolo di una natura esplosiva, dove c'è una festa di colori, di suoni e di luce. „La Montagna Stregata‟ non sta a rappresentare solo l'incanto delle Dolomiti locane: la poetica della pittrice trascende in luoghi e tempi, fissa l'universale; la forza della suggestione di queste creazioni è tale da farci intuire, quasi con un sobbalzo, quanto di essenziale possiamo aver ignorato, presi nell'ingranaggio del quotidiano. Ora è tempo di riposare, di dipanare le nostre angosce, di lasciarci guidare dalla mano delicata e al tempo stesso salda di Teri Volini per vivere il sogno... Valeria Marchisio, giornalista. Potenza

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Giammichele Luna: Prima del risveglio Gentile Signora, ieri sera mi dovettero pregare di venire a vedere i suoi quadri. Non esco volentieri di casa. E comunque fui stupito che, passando sopra i miei pensieri del momento che sono altrove, i suoi colori avessero potuto darmi una sia pur piccola sensazione. e figure, i colori, i profili, mi sembrarono tutti come immersi nell'acqua. Ma quello che più conta è la seconda impressione che ho delle cose, quella che proviene dalla successiva elaborazione dello stimolo ricevuto.

Hesse seguitando una febbrile lettura iniziata due giorni fa. Si tratta del romanzo "Il lupo della steppa". Ho letto distrattamente un po' di pagine. Poi, all'improvviso, mi sono fermato interdetto: davanti a me, sul tavolo era rimasto il cartoncino con sopra riprodotto il suo quadro con i cavallucci azzurri e, nel libro andavo leggendo: "E così in quella notte di tenerezza risorsero molte visioni della mia vita tanto povera e vuota e a lungo senza immagini. Ora, magicamente dischiusa dall'eros, la fonte incominciò a versare immagini a dovizia e per qualche istante rimasi senza fiato a vedere con tristezza quanto fosse ricca la pinacoteca della mia vita, quanto fosse stata piena di astri eterni e di costellazioni” Leggevo e alzavo gli occhi verso il suo quadro, verso la sua “Montagna Stregata”. E poi con cresciuta sorpresa leggevo ancora: "L'infanzia e la mamma mi apparivano tenere e trasfigurate come una montagna lontana e perdutamente azzurra... olezzanti e sovrumane, come ninfee affioranti dall'acqua, mi giungevano le figure di molte donne che avevo amato, desiderato e cantato..." Si, questo è il suo quadro. Ora io lo vedo, ora lo capisco. Capisco ciò che è per me.

E più sotto Hesse seguita: "Quelle visioni, centinaia e centinaia con e senza nomi, ritornavano tutte, sorgevano giovani e rinnovellate dal pozzo di quella notte d'amore e io capivo, dopo averlo dimenticato... che erano il vero possesso e valore

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della mia vita, che si erano conservate incorruttibili, che erano avvenimenti diventati astri del firmamento che io potevo dimenticare ma non distruggere, e la cui serie rappresentava la leggenda della mia vita, il valore indistruttibile della mia esistenza. E poi ancora: "Ma in quella notte, per la prima volta... la mia propria vita mi fissò con occhi raggianti nei quali vidi che il mio destino era di nuovo affidato al caso e i rottami della mia esistenza erano un frammento di divinità”. Cosi, stamane, grigio lunedì nuvoloso, senza voglia di aprire il testo di neurologia, quasi senza voglia di vivere, ho aperto invece il romanzo di H. “La mia anima riprese a respirare i miei occhi a vedere, e per un istante ebbi l'intuizione fiammeggiante che bastava raccogliessi il mondo delle immagini disperse, elevassi a visioni tutta la mia vita... per entrare anch'io nel mondo delle immagini ed essere immortale”. “Non è forse la meta verso la quale ogni vita umana è un tentativo di rincorsa?" Vede, signora, certe volte ci appare quella strana corrispondenza tra le parole e le immagini fra la letteratura e l‟arte, che fa sì che l‟una possa “spiegare” l‟altra, che l‟una “contenga” l‟altra e che ciò si realizzi per noi casualmente, miracolosamente. O forse è solo la nostra anima ad essere già incline a realizzare in se queste affinità. Oppure c'è una superiore unità di tutte le cose che si disvela solo rare volte. Accade nella vita, nell‟arte o nella letteratura ciò che accade a volte nella musica. Compare una piccola, divina traccia d'oro che prima non si era notata. Succede cosi nel concerto K622 di Mozart o in certi passi del Messia di Haendel, ma anche nelle misteriose melodie dei quartetti di Schumann o nel terribile trio op. 100 di Schubert. Quest'ultima è una musica tesa, cupa, umida, tenebrosa, fredda come la neve. E, in essa, a volte, si sente una piccola frase celeste, luminosa, perfetta. Così, per un istante, si scorge l‟unità di tutte le cose e la pace si siede tra gli immortali. L‟anima riprende a respirare, gli occhi, a vedere… Giammichele Luna, estimatore. Potenza

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Prima del risveglio olio e tenica mista su carta intelata

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Salvatore Sebaste: Lo Spirito è ovunque, nell'animo dell'essere umano come nell'albero e nella roccia È durante le permanenze estive nelle natie piccole Dolomiti lucane che tornano alla mente di Teri Volini le vallette dei narcisi della sua infanzia, del campo delle fragole, le storie fantastiche raccontate dalle contadine del suo paese, le storie di magie, di folletti e gli gnomi che si aggirano monti, delle streghe che vivono nelle caverne dispensando filtri d'amore. Realizza allora una serie di dipinti che hanno come soggetto la Sua montagna, la “Montagna Stregata”. La ricerca in queste opere sposta la sua attenzione verso la natura e il suo rapporto continuo con l'essere umano. Nella prima fase sono ancora chiaramente riconoscibili elementi figurativi, benché espressionisticamente distorti e inseriti in un complesso carico di allusioni magiche. L'artista incomincia a dirigere la sua ricerca verso i labirinti dell'inconscio e sulla creazione artistica e in grado di portarli alla luce.

Nell'ultima fase della sua ricerca, le opere diventano un atto spontaneo in cui l'artista si trova coinvolta cercando di realizzarsi nel quadro stesso. Incomincia ad apparire una libertà caotica con cui colori e linee si dispongono “da soli” sulla carta. Nelle opere recenti si evidenziano neri reticolari, segni che divengono scrittura o movimento energetico dettato dalla mente. Riaffiorano ricordi di alberi e siepi, l'azzurro a trasparenze di cielo, il verde fremito d'erba e di campagna; ma nell'astrattismo c'è un mondo che vive con l'immagine di una memoria che non è mai senza ricordo.

L'artista non ha abbandonato la figurazione, e ciò lo testimoniano alcune opere dove la realtà sensibile riaffiora più apertamente, seppure in un contesto sempre più fantastico, ricchissimo di simboli e di suggestioni. Ascendenze orientali si leggono nelle sue opere, portando in eredità alcuni elementi filosofici di quella parte del mondo, come "lo spirito è ovunque, nell‟ 48


essere umano come nell'albero o nella roccia "oppure " insegna a ricercare nella natura

l'aspetto

ideale,

espressione

dell'anima

dell'universo,

al

di

dell'apparenza esteriore". I quadri più recenti evidenziano una sottile continuità di toni variamente graduati, tocchi di pennello volta in volta secchi e decisi o morbidi e leggeri, il gusto di sottili arabeschi impreziositi dalle velature: il tutto controllato e al tempo stesso reso aereo, movimentato. Dalla superficie quasi levigata vengono fuori elementi come grandi fauni, donne e un'infinità di elementi fantastici. Teri ama le sue radici, ama la sua montagna stregata, la natura, della quale parla con emozione e come una farfalla si posa leggera sui fiori portando nello spazio dei polline che depositerà sulle montagne dell'universo…

Salvatore Sebaste, artista. Bernalda

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Queria ser un pirata chino hacerme un collar de islas maravillosas donde hubiera mujeres color de ciénaga Y pajaros rabiosamente musicales

Volevo essere un pirata cinese e farmi una collana d‟isole prodigiose dove le donne avessero il colore del fango e vi fossero uccelli rabbiosamente melodici

da Ilka Kupkin di Leopoldo Maréchal dedicata a Teri Volini da Cinzia Zungolo, per Giardini di Mare e di Terra

Cinzia Zungolo: Giardini di Mare e di Terra Fabulazione, mito, analogia: il lessico della asistematicità creativa avrebbe buon corso accompagnando i suoi propri ritmi alle atmosfere coloristiche nella pittura di Teri Volini. E lo farebbe scavalcando le categorie dello spazio del tempo, tra boschi e sottoboschi, fondali marini, in buona sostanza tra giardini di mare e di terra, prescindendo a schedature di tipo biologico o strettamente geografico. Soltanto un pretesto coloristico regola la sintassi di questi affollati insediamenti zoo-fitomorfici: creature cangianti nella facies, sorprese in un habitat irreale, acceso di luci fluorescenti, mentre si divincolano, in percorsi fitti di umori, vapori, folate e turgide increspature di superfici, persino gli improbabili abitatori del mito. Tutto ispirando quel senso di contaminazione che è proprio dello stato di natura. Il magnetismo di alcuni particolari crea isole di godibilità all‟interno di una situazione più articolata, nel trittico, nella singola tela, lungo le pendici di taluni contorni trasfigurabili in ninfe e vaghi profili, materializzazioni ultime della vita. Panteismo cosmico dunque la chiave di lettura, o più semplicemente forte 50


vocazione all‟ambiguo, al dato transitorio, sinonimi del concetto stesso dell‟esistenza. Premesso che la vita biologica non riassume i complessi valori della realtà – è impensabile, ottuso, prescindere dall'esperienza poetico-creativa dell'inganno, della mistificazione – il gioco di questa ennesima creazione semina più dubbi di quante gemme e schiere di pollini la natura nutra nei suoi cicli. La vita dell'apparenza e del sogno ha in odio quel che somiglia a legge. Così, nelle tele di Volini la luce, in primis, da un secolo almeno responsabile della frantumazione programmatica della forma, mina progressivamente il portato semantico univoco del segno e del colore. Nella luce un carattere artificiale – uso il termine in senso altamente positivo – è la traduzione in chiave estetica della necessità di costringere la natura a mostrare il meglio di sé.

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Talvolta di migliorarsi con stimoli narrativi e apporti culturali ormai ampiamente definiti, da cui il ricorso automatico – in Volini – al mito e alle raffigurazioni vagamente antropomorfe, segno che l‟uomo realmente ha preso atto di misteriose presenze. E la tecnica, faticosa, minuta, con cui Teri Volini realizza le tele non può che confermare un dato: il magma vitale, vero oggetto delle opere, cosparso in più strati di colore, si appunta in superficie attraverso minuti tocchi di pennello vicinissimi, risolvendo la friabilità dei colori in una gioia della decorazione. Ma decorazione significa pure ansia o scommessa di perfezione e genialità; partecipazione al compito, per tutti uguale e diverso, di cantare la vita, meglio ancora, di in – cantarla.. Cinzia Zungolo, scrittrice, esegeta. Italia

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Lucio Tufano: Il Colore delle donne Quando si capì come i colori fossero l'anima poliedrica della luce, lo spettro delle tonalità che vanno dal rosso all‟ultra viola, e caratterizzano il raggio della luce dentro il suo diametro scomposto dal prisma di cristallo, si pensò –come accade per le scoperte più importanti –alla immensa complessità del progetto che il divino ha posto in essere nel chiamare luce il giorno e ombra la notte. Con la luce e il giorno, colore supremo, furono dipinte tutte le cose ammirabili: d'oro il sole, d'argento la luna, l'aurora rosata, le stelle, i segni dello zodiaco e il rinnovarsi delle nuvole, i circoli celesti maestosi e veloci. Da allora la storia stessa della luce è quella di un lento, progressivo mutamento di colore, in sintonia con i colori del cosmo: dal blu del fuoco originario al rosso ed oltre, dove la luce diventa tiepido calore. La vita stessa della donna si colorò dei sogni della sua fiaba, sino ai colori dell'inconscio collettivo, al mondo dell'infanzia di bambole e di giochi, da Cappuccetto Rosso a Biancaneve a Rosatea, alla Bella Addormentata, alle fiabe turchine, verdi, rosse, alle ninfe, alle divinità che popolavano le acque, il mare, i monti di le creature del bosco; alle tortore e alle colombe, ai fiori dei giardini incantati… Dalla fiaba antica di Apuleio, che narra l'amore forte e appassionato di Psiche, ad Antigone, Ifigenia, Cipride, a quella di Anacreonte e Teocrito, Ovidio e Catullo. Una forma di tenero amore, un bisogno di tenerezza, sempre più accentuato nelle donne e che al massimo grado per ciascuna di esse può estendersi a tutte le cose possibili: alle stoffe, alle rose, alle orchidee, ai velluti, alle penne degli uccelli più rari e più belli, ai cuscini gonfi, ai prati e ai divani, ai fazzoletti e agli abiti, alle pietre dure, alle gemme più preziose. Un modo di riferirsi ai gusti, al piacere, all'Eros originario ed elementare, al dio pagano della vanità e della brama della sempiterna giovinezza. Su uno sfondo mitico riferito alla fecondazione e alla nascita, la donna assume 53


una dimensione cosmica, che la mette in connessione con il giorno e con la notte come perno essenziale. Il colore e la donna al centro della conoscenza cosmologica, psicologica, mistica, religiosa, simbolica quindi, e di cui hanno parlato i profeti e i poeti, hanno operato pittori e musicisti nell'esaltazione di lei, della sua funzione distaccata dalla quotidianità e proiettata sullo schermo vario e grandioso della natura. Ecco perché l'idea di accostare il colore alla donna è pregna di ispirazioni e di stimoli filosofici poetici, surreali e metafisici. Il Colore delle donne riapre pagine e paragrafi di un nuovo e nel contempo antichissimo e misterioso libro sul colore delle divinità, sull'aspetto delle chiome femminili tramandate negli affreschi nelle tele più celebri, quelle sacre quelle cosiddette profane, le Maye desnude, i visi, le membra e gli sguardi delle mitologiche statue di carne; di silfidi, figure in onice e in alabastro, quelle che a più riprese hanno popolato i poemi epici cavallereschi, ariosteschi, romantici e moderni, come i raffinati aereoliti di Cibele, Astarte, Afrodite, Anaetis, Berecinzia, Iside, Demetra, Ecate, Persefone, Urania Luna, Venus Coelestis, Anna Perennis, Bellona. Colore, insomma, non nel senso contingente dell'ambito pittorico, bensì come universalità, desiderio delle donne di dare colore alla vita, alla notte, all'amore e alle vicende cui esse sono intimamente legate. Lucio Tufano, scrittore, giornalista. Potenza

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Pasquale Totaro Ziella: I Fosfeni Pittorici di Teri Volini L'aria e l'acqua, il fuoco e la terra, la flora e la fauna, la donna e l'uomo sono i primari e i primati essenziali ed umorali della pittura voliniana che ingravidano le tele e le riempiono di una filiazione sciamica fittissima e apparentemente caotica che poi genera un mondo di luce. Una luce acquatica che si muove nelle alghe del colore a brillare le forme e le figure con la sostanziale apparenza di una realtà esoterica ed esotica, fiabesca e affabulata; una luce lenta che penetra nei barbagli a mimetizzare le forme che si scoprono uniche ma anche universali, parti ma anche tutto. Una luce sorda, siderale, che crea lo spazio nella mancanza di spazio, che sostituisce uno spazio immaginato con uno spazio fittizio che è tutto incarnato in un bestiario vegetale fortemente simbolico quasi a delineare una pittura altamente tensiva, altamente compositiva, altamente armonica, altamente sinfonica... L‟aria è acqua e l‟acqua è aria: l‟aerealità e l‟acquaticità sono la condizione vivente del mondo voliniano. Poi arriva il fuoco e Volini prometeicamente incendia tutto con i suoi gialli, i suoi azzurri, i suoi rossi. L‟aria e l‟acqua s‟illuminano d‟immensità, gli alberi e i fiori e i frutti crepitano di laghi di schegge di luce mentre i cavallucci marini, i corpi femminili passano da ritmi ondosi a vorticose trasparenze cosmiche............................................... ……….. Poi arriva la terra e si fa pulviscolo e polline, semina ombre di montagne e colline e pianure e fondi marini, genera corpi magnifici e splendidi: corpi chiari, corpi lunari. Poi è il cosmo: una pioggia cosmica cade finemente e fittamente su tutte le cose dell‟universo, come miele le avvolge, le tempera e le stempera sino a ridurle a favi di luce che sprigionano colate e lampi cromatici. Poi è l‟universo, fatto di tanti nidi di stelle e di meteore, di tanti nuclei incantati, di tanti buchi neri, di tanta energia che si orchestra e attira – e ci attira – in un vortice policromaticamente sonoro che si fa e si disfa, che si crea e si annulla in un gioco di ricerca e di mimesi fantastica e meravigliosa. Pasquale Totaro Ziella, scrittore, poeta , esegeta 56


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Lucio Tufano: Le Galassie terrestri Alternanze, ininterrotto ansito delle pulsazioni, attimi tesi, rapidi, unitari del respiro bilogico; contrazioni, trama degli istanti segnata nel tessuto, organi, cellule, fibre ... Funzioni vitali e ritmi dell'universo? Respiro naturale legato ai cicli astronomici del sonno e della veglia, migrazioni, riproduzioni, metamorfosi? Decifrare il ritmo della foglia, della stella e della luna crescente che fanno vibrare ogni cosa e provocano l'alta marea delle erbe e delle polle vegetali, animano le ninfee, l'iris e le felci, i fiori e i frutti, le foglie d'acqua, le fragole e il nardo, i festoni e le ghirlande; il liberty delle natura: fiaba terrestre dove aleggiano silfidi, fate, folletti, gnomi e mille altre creature. Nella logica del mito, ai confini del mondo, la fiaba presidia il giardino contro le devastazioni e le perturbazioni degli uomini, del tempo, della morte. Fuori dalle direttrici della storia, al di là delle contrade della guerra e delle invasioni, lontano dalle residenze abituali e dalle dimore dei guastatori e dei folli, l‟Eden ha sempre alimentato l‟utopia di un nostro insperato soggiorno. Notturna pittura di Teri: strisce luminose, formicolanti di innumeri stelle; universi –isole kantiani, ponti di vita, corridoi e vasi comunicanti tra un quadro e un altro, galassie di humus e foschie, microcosmi viventi, acquari e germogli, petali, rugiade, ruscelli, zolle, spighe, steli, cirri, cefeidi e nereidi, silhouettes, gocce d‟acqua, di cespuglio, gocce di stelle e di rane, deflagrazione dell‟universo verde... Essenza dell‟etica ecologica. Pulviscolo di particelle floreali gettato con generose manciate nelle fasi di germoglio dei prati, delle siepi, del bosco. Sono le galassie terrestri, le galassie dello stagno, che cattura il notturno quando lo spettroscopio le riscopre… Lucio Tufano, giornalista e scrittore. Potenza

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Giorgio Seveso: Una misura lirica della sensibilità Nel carteggio personale dell' artista sulla mostra itinerante dell'86 “La montagna stregata", figura una nota singolare di Pierre Restany che così scriveva: «... capisco che il rapporto con la Lucania e soprattutto con questo eccezionale "angolo di natura" che sono le Dolomiti Lucane abbiano esercitato sull'artista un fascino profondo e determinante. Le parole, cosi convincenti, scritte dal mio amico e poeta Cesare Vivaldi sono limpide e belle...». Fu proprio Vivaldi, infatti, a sottolineare come le "carte" di Teri Volini fossero «popolate di memorie e di fantasmi: oggetti, animali, volti, fiori, rivissuti con colori caldi e forti e insieme impalpabili, aggallanti su una fitta trama di segni neri come da listelli di piombo di una vetrata accesa di luce, o districantisi da essi come da una ragnatela». Se è ben vero che il centro ispiratore della sua poetica è sempre di ordine naturalistico – colline, fiori, alberi, cieli, elementi marini, davvero assunti dalla sua sensibilità nella loro concretezza e verità paesaggistiche – è altrettanto vero ed evidente che tali dati naturali costituiscono in qualche modo soltanto un punto di partenza: un motivo ispiratore o, meglio, innescatore di processi espressivi che si attivano entro territori ben più ampi e "liberi" di quelli esclusivamente rappresentativi e naturalistici. Essi si intrecciano ad uno sguardo profondo capace di trasfigurare i dati naturali di cui si occupa, in ragione d'una misura intensamente lirica della sensibilità e, diciamo, in forza di un esercizio dell'affabulazione, capace di profondi e talora anche sorprendenti spostamenti progressivi, dal campo della rappresentazione a quello dell'espressione tout-court: dunque dall'immagine della natura all‟immaginario della natura, dalla realtà delle cose, ai loro fantasmi sensibili, alle loro vibrazioni emozionali, alle loro più interiori trasfigurazioni… Giorgio Seveso, critico d’arte. Milano 59


Francesco Potenza: Il Risveglio della Dea Musica dolce, i colori dei dipinti di Teri, perfino agli occhi di noi profani. Sono quadri bellissimi, meravigliose creature femminili, leggere, nei veli leggiadre; piante, astri che parlano, fiori splendenti nelle tele, natura che comunica, energie, sogni, idee.. Tutto questo lo percepiamo anche noi, che un poco sappiamo sentire. Nel suo candore, Angela ci rivela: “I quadri sono un inno alla vita, un‟indicibile esplosione di colori. Un'esplosione della natura, la natura intera.”

Già, indicibile. Perché un‟altra lezione l'abbiamo appresa: le immagini sanno parlare meglio delle parole. Il linguaggio fatato delle immagini. Il linguaggio plastico, duttile, brioso, della vita dei colori.

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Due i messaggi della mostra di Teri Volini, per espressa ammissione dell‟artista: la riscoperta della sacralità del femminile, il valore, l'autorevolezza, il rispetto della natura. Uno l‟imperativo, imparare ad amare e a temere e la natura: l‟homo tecnologicus, infatti, è più fragile di quanto non creda. La natura è la Dea, che si manifesta in tutta la sua cosmica, straordinaria, imprevedibile potenza, attraverso gli affreschi di Teri, medium, il mezzo al servizio della Dea.E che dire della circolarità, del rapporto della donna con le fasi della luna, con il ritmo ciclico delle stagioni , della progressione al femminile che è grazia, miracolo che si ripete nel respiro dei viventi? Il tutt‟uno che congiunge in circolo i volti alla natura, il movimento elicoidale che non è solo degli astri e delle galassie, ma perfettamente, suggestivamente assimilabile a quello del nostro DNA? Poi scopriamo che il nero dei quadri ha un senso e una ragione, un suo peso specifico: abisso da cui emerge la coscienza, scopriamo che il fondo nero non è mai casuale, se pensiamo che l'oscurità è all'origine di tutto. E la Dea ha terribilmente bisogno del nero per il suo Risveglio. Tutto questo ora lo sappiamo perché abbiamo conosciuto un'Artista che spesso trascorrere la notte a dipingere, libera nel seguire la sua ispirazione che parla nei quadri, più intensa in lei di ogni altro impulso. Un'artista che riflette dopo aver creato, creando con istinto irrefrenabile, nel sentimento, e pensa, con l‟amore della ragione. Siamo un po‟ meno poveri adesso: non è così Angela? Francesco Potenza, poeta, Basilicata

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Ezio Alberione: L'invenzione del cosmo Ogni opera d'arte è in sé stessa mimesi dell' atto creatore divino e le opere di Teri Volini, in particolare, rimandano favolisticamente a genesi e cosmogonie che appartengono alla matrice stessa dell'immaginario umano. Ma la creazione artistica non è imitazione dell'originario atto divino, quanto piuttosto "invenzione": e la parola vale, etimologicamente, come ritrovamento, recupero. L'invenzione del cosmo, di un ordine pensato come ritmo, come partitura sinfonica e coreografica, a cui partecipano tutte le creature. La creazione artistica è una rappresentazione che rivela ostinata fiducia nella vita stessa e nella possibilità di comprenderla attraverso la poesia. Ogni opera di Teri Volini riflette l'energia e il 62


travaglio che ogni atto generativo comporta e, se appaga lo sguardo per la festa di luce e di colori che presenta, contiene però una densità tale di elementi che uno sguardo solo non riesce ad abbracciare. È come se Teri Volini aprisse ogni volta gli innumerevoli spazi di un' epifania a cui non si è più abituati ad assistere. Ed è una Rivelazione, perché riflette il bisogno di ritrovare un rapporto profondo con la natura, con i suoi cicli e le sue leggi. Questo desiderio – o meglio – questa nostalgia, si cela nel cuore degli uomini e delle donne, a cui non è più dato di partecipare al ritmo naturale della luce e delle stagioni: uomini e donne immersi in una notte metropolitana in cui, come notava Pasolini, non brillano più le lucciole … Ezio Alberione, curatore di cultura e d’arte. Milano

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Gabriella Parca: Il Colore delle Donne Più che colori sono fuochi d'artificio, allegri, scoppiettanti: su tutti domina il giallo, come lingue di fuoco o lame di sole, o come una cascata di mimose; ma anche il blu notte, il verde in mille tonalità, il violetto, il rosso spento … E come nei fuochi d'artificio, da ogni forma se ne affaccia un'altra, e poi un'altra ancora, e ancora e ancora... Dietro i fiori e gli alberi, figure di animali mitologici o anche nostrani: ognuno può ritrovarvi quel che vuole, libere associazioni per libera fantasia. Ricordi e sogni si fondono insieme, in una sinfonia dell'anima … Le emozioni che suscitano questi dipinti sono infinite e diverse per ognuno. Per la persona che guarda e cerca di capire, di ascoltare le voci di dentro, sono emozioni dolci, tenere, rasserenanti, come quelle di un brano musicale che non parla alla sfera del razionale, ma va dritto al cuore. A Teri, che è riuscita a creare, con amore, fatica e sacrificio, questa fabbrica di sogni che si materializzano sulla tela, a lei un grazie da parte di tante donne che vorrebbero esprimersi e non possono farlo. Gabriella Parca, scrittrice. Milano

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Piero Ragone: Magia, sogni, memoria, visioni Quadri in affido a Castelmezzano e premio Arm d'argento a Teri Volini

Ultima tappa di una dea già pellegrina tra Milano, Napoli e Potenza – oltre che in Francia, Inghilterra, USA, Svizzera – Teri Volini raggiunta dai suoi fans e dagli ammiratori anche su questi speroni di arenaria, nel suo habitat d‟ ispirazione. Dalla mostra “Il Risveglio della Dea” ai “quadri in affido” negli angoli caratteristici del paese; alla casa natale trasformata in galleria con le opere precedenti, fino alla “Montagna stregata”. Quasi una profezia, il Ritorno alla Montagna dopo 15 anni. Una nuova coraggiosa immersione tra la sua gente. In mezzo, il tempo inesorabile, apparentemente fermo, scandisce cambiamenti e trasformazioni. Riprende aria anche la casa natia, tappezzata di quadri, fotografie e stampe.L'impronta, questa volta, sono i quadri "in affido”. Un collegamento ideale tra la piazza e le case schierate sotto il profilo grigio della roccia. Un'idea originale che attrae e fa discutere. Forse per la prima volta, una mostra che si dipana tra vicoli, bar, ristoranti, cortili, case private. Le immagini dipinte vengono custodite e amministrate dai compaesani, dagli abitanti amici e conoscenti che gelosamente si sono assunti l'onere e l'onore di appendere e rientrare paesaggi e creature, "risvegliate dalla dea”. Così Teri Volini, già stregata dalle sue Dolomiti, si lascia andare ad una nuova performance: un percorso pittorico nei luoghi della prima ispirazione Dee e fate guardano la roccia grigia. Le case abbarbicate si discostano per fare posto a viuzze e scalini. Appesi alla pietra, all'intonaco, sui mattoni e sugli cemento, volti sognanti scrutano i giocatori di carte. Sorvegliano i bisbiglii della gente: dalle cornici bianche a buccia d'arancia o attraverso i vetri a giorno, le Muse di Teri Volini intonano il loro canto stregato tra le ombre della montagna.

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L'incantesimo prende corpo: il risveglio interessa tutto il paese. Le Dee sono dappertutto: case, negozi, bar, piazzette, ristoranti, cortili, strade sono spazigalleria. Con fierezza gli amici “affidatari” mostrano le opere della loro compaesana pittrice di nuovo tra loro dopo il lungo percorso in Italia e all'estero: quindici anni dalla “Montagna Stregata" al "Risveglio della Dea", per il ritorno ai luoghi amati, soggetti di un sentire unico e intimo, anche se spesso sofferto e incompreso. Il cuore della mostra nella casa natale dell'artista, nella piazza che lei continua chiamare “Santa Maria dell'Olmo”. Fra credenze, sofà e tavoli d'altri tempi una quarantina di opere, La Danza della Corda, la Pavoncella innamorata, tappeti di primule e mammole; nell'atrio, Il Dialogo della verde luna con la Primavera notturna; Giardini di mare e di terra, Nata sotto il segno dei pesci, Il Colore delle donne: una sintesi dell'universo voliniano in olii e tecnica mista. Ritmi, armonie, rotazioni, velature, scie del segreto che avvolge donna e natura; profondità astrali sposate alle essenze floreali. Profumi onirici e sacralità della vita; stelle, petali, lunghi strascichi accompagnano sirene, creature pure, vestite di felice e innocente nudità. Piero Ragone, estimatore. Potenza

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Maria Grazia Longhi: Canto, Ierofania e Magnificenza Trasalire di fronte alle opere. Sentirsi attratti, sentirsi chiamare: un richiamo deciso, un invito a fermarsi a lungo, a cercare di capire perchè quelle apparizioni impressionino tanto. Questa loro respirante presenza, cos'è? Non è facile tradurre in parole la visione, scrivere la sorpresa, il piacere: appartengono a ordini cosi diversi il vedere, il sentire, il dire; e poi qui, a complicare lo sforzo del definire entra in gioco anche l'amore. A complicare, dal momento che è molto più arduo spiegare le motivazioni di ciò che si ama e perchè. Che cos'è la presenza, cos'è questa corrente reattiva che ci investe partendo dalla spazio del quadro e ci porta a ritroso, a ripercorrere il lavoro dell'artista, a condividerne l'ansia e la ricerca, compulsiva, incessante, della profondità? Una tensione vitale, la stessa per cui Césanne diceva: "Quello che cerco di tradurre è più misterioso, si abbarbica alle radici stesse dell'essere, alla sorgente impalpabile delle sensazioni". La Profusione – La Magnificenza La pittura di Teri introduce nell'ordine dei Giardini Incantati o dei Campi Elisi. Abbagliano le lune solari, catturano i fasci di luce delle vie lattee percorse da uccelli, fiori, pesci, coralli e... una dea. Tra le alghe e gli sciami di api, accanto alle ginestre e alle iris, accanto e intorno a tutto ci sono le stelle; stelle che trascinano ogni cosa nella loro implosione: è un'effusione immobile, la loro, un tenero, ludico turbinio che provoca in chi guarda un dolcissimo effetto di siderazione. Nel loro firmamento tutto è in ascesa, o in caduta, o rimane sospeso in flusso di vertiginosa prossimità; ogni figura è un insieme eteroclito, è promiscua, contigua, molteplice; ogni essere ci apre l'immagine della sua comunione con gli altri, ogni frammento è un microcosmo di caotica fertilità; la sua superficie è il supporto di una deflagrazione figurativa e cromatica che sa far palpitare ogni cosa, e ogni cosa 69


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una sua originale maniera di proporsi, panica, direi, un suo timbro di voce. Ascoltiamole parlare lo speciale linguaggio, cogliamone la ricchezza di toni, i colori e le loro armonie, il lirismo; vedere sarà come partecipare allo svolgersi di un'interminabile e sempre reinventata versione di un ineludibile topos della storia dell'arte: ciò che seduce e ci rende alla pace della contemplazione è che nelle cose tra di loro e dalle cose a noi si rinnovi il prodigio de "La Sacra Conversazione" La Saturazione – le Apparizioni Proposta di esercizio o pacifica sfida: provate ad elencare, contandole fino ad esaurimento e a saturazione, tutte le forme riportate, per esempio gli ovali o le sfere o anche solo la geometria a cinque punte della stella, con tutte le varianti di quantità e dimensione, rilevate le sue relazioni, i suoi incontri; stesso esercizio per le figure appartenenti alla flora, quella marina e quella terrestre, e alla fauna, quella per cosi dire "reale" e quella da nursery o da libro di fiabe, e, applicandovi al computo, lasciate che a poco a poco affiorino le altre apparizioni... un profilo di monti che è pure onda, o soffio di zefiro... La silenziosa danza di farfalle o libellule, metamorfosi di fiori purpurei o violetti... nebulose bianco-azzurre o volo di colombe o soffice gregge, via luminosa, o, inarcato, immenso corpo stellare di Nut; una silhouette leggera, una donna, la dea...? di incorporea sostanza, di intenzione simbolica – un'icona? – Una Primavera quattrocentesca, una fanciulla di memoria dolcestilnoviana, una virginale presenza o una Madre, una Madonna, una Fata o una Strega... Linea di frontiera tra visibile e invisibile, rivelazione di quegli stati di veglia onirica che l'artista traduce in pittura, una "comunicazione sognata tra la Donna e la Sovranatura" (R. Barthes).

Il.Canto………………………………………………………………………………… L'enumerazione proposta sarà come un esercizio di ascesi, di mimesis della liturgia che ha ispirato la genesi del quadro; sarà la ripetizione dell'inno, un magnificat, 71


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che canta la natura e le sue creature, insieme alle invenzioni della fantasia. Un cantico che impone i suoi ritmi: "Ritmo dell'alga", "Ritmo del fiore azzurro e fanciulla notte", "Ritmo dell' infinito", ponendo nei colori certi toni, certe note tra le quali "l‟alta nota gialla", come chiedeva Van Gogh. Il Colore – La Porosità Altrettanto brillante è lo spettro dei blu, tutta la gamma degli azzurri attorno ai quali sembra comporsi la presenza di astri e di mare, di cime mutanti in extraterreni, di corpi celesti per i quali molto spesso l'azzurro è anche un rosa. Una pittura in scintille, un universo lucreziano dall' attività cellulare intensissima, il che spiega i passaggi, le trasformazioni, lo scambio frenetico di prestiti tra gli atomi, la straordinaria porosità della voliniana rerumnatura; la ginestra ha lo sfolgorio che ci fa riconoscere Venere, i prati, le velature di polvere e latte dell'omonima Via; il giorno è attraversato dalle luci notturne di un nero acceso dai bianchi o dai gialli vicini; le notti bionde rifulgono dei bagliori del sole.

Picturaemotus La materia pittorica è in moto, e il movimento ha la veloce apparenza di una meteora, la trasparenza di una cometa pur assumendo talvolta lo spessore di una massa oceanica, la precipitazione di una colata lavica nella furia dell'eruzione. Tutti gli elementi – acqua, aria, terra, fuoco – si raccolgono in un sovraccarico di piani, per cui noi vediamo ogni loro particella, in forma di conchiglie, farfalle, ippocampi, rane, sirene, piante – e la donna – avanzare in primo piano e alto stesso tempo ritrarsi in profondità; ogni cosa si tiene immobile nel telaio di forme delineate col tratto nero e alla stesso tempo è scossa da una vibrazione, è animata nientemeno che dal fremito dei colori: i colori sono il Verbo, sono loro che portano le diverse facce del sentimento, che suggeriscono il plurale del senso e provocano le emozioni.

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Questo continuo tripudio è una festa di nozze: tutti gli elementi si sposano infatti, si fondono, diventano un altro elemento, l'Uno, il solo, ma quale? Si trasformano, diventano, o sono? Una eco, neppure troppo lontana, arriva dal regno della filosofia citando l'heideggeriano "essere" o il fenomenologico "il y a".

Una Ierofania Il titolo della mostra "Il Risveglio della Dea" costringe a passare dagli oggetti a un soggetto preciso. L'esercizio di declamazione non sarebbe completo se trascurassimo una definizione ulteriore di questa pittura: è una Ierofania, una manifestazione del sacro, che riproduce sé stessa passando dallo spazio molteplice al corpo, quello femminile, e dai valori autogenerativi di creatività a quelli generativi tout-court, alla Fecondità.

È una ierofania che promuove nel corpo muliebre l'assunzione in corpo glorioso; celebrandone il potere di dare e perpetuare la vita, sacralizza la donna, la sublima in creatura divina. C'è, in ogni quadro di Teri, e più dichiaratamente nelle ultime opere, la "illustrazione" di una favota grandiosa; i segni della nuova sinfonia di Verdi composta per il Risveglio della Dea sono degni della mitologia universale, ritrovano la nostalgia di un paradiso perduto, di un'età dell'oro matriarcale che i più ritengono leggendaria, ma che lei vede e tratta come storicamente reale.

Il Premio C'è un premio alla fine di questo estenuante esercizio di sfoglio dei dettagli del quadro: a me è capitato, e voi, esaurita l'enumerazione, non vi sentite alla fine più euforici, non vi sentite addosso qualcosa come, diciamo, un sovrappiù di energia?

Maria Grazia Longhi. ricercatrice, esegeta. Milano

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Pasquale Totaro Ziella: L’aurorale creazione del femminile Il pittorico di Teri Volini è un mondo fantastico, rigoglioso e primigenio, tessuto fittamente ed intensamente di elementi aurorali che hanno sicuramente la propria origine in un mondo ancestrale e sognato. È creazione fantasmagorica di originalità, d‟innocente purezza, che accentua la sua malia nella freschezza delle movenze, nella trasparenza dei corpi, nell'ineluttabilità delle storie. Le sue tele sono fiorite, composite, complesse nei colori immersi nell'aria e nell'acqua, a galleggiare con quella leggerezza che solo l'iniziale creazione originale, solo l'iniziale purezza può infondere, con un incanto fascinoso e affabulatorio di un'esistenza edenica incentrata in un mimetismo silvestre, in un bagno in fieri e in una catarsi celestiale. Teri Volini "racconta" favole (ma l'artista ha coscienza di ciò); favole sensazionali che coinvolgono tutti i sensi senza lasciare un respiro, senza lasciare un solo vuoto nell'apparato narrativo. Queste tele sono sonore, cantano i canti all'origine della vita; sono palpabili, toccano la sostanzialità dell'anima; sono gustabili, danno piacere alla gola; sono odorabili, inebriano la mente, sono sconvolgenti, ricreano la nostra umanità. La tessitura è fitta di richiami e di rimandi, di echi e di rimbombi, di visioni e di sogni: e non lascia spazio, neppure il tempo per un atto di fiato, per un respiro. Tutto – in questo incantesimo – è pieno. La trama, sempre delicata e sensibile, si tesse in un'orditura finemente elaborata con la maestria consapevole del segno e del disegno, senza prima o dopo, ma tutto sullo stesso piano, tutto nello stesso momento. Nelle opere, i soggetti sono tutto: sono protagonisti, piani,

scene, sono

architetture; sono narratori e narrati, spazi e volumi – se di questi ultimi si può parlare – sono ombre e sono luce, sono pieni e sono vuoti; sono tutti sul fondo e sono tutti in primo piano, sono tutti al centro e sono tutti in periferia. Non esiste in questa concezione stilistica il privilegiamento: le cose si creano tra 78


loro e tutto nasce dal colore. Protagonisti delle favole di Volini sono la flora e la fauna marina, la flora e la fauna terrestre, senza il disdegno di piante e fiori fantastici, nel crepitare dell'universo. Il tutto s‟inserta in nastri e festoni, in ghirlande, in vie lattee, flussi di luce, movenze d'aria, camminamenti di fughe. Questo mondo, così perfetto nella sua costruzione, è retto sempre da figure femminili: per Teri Volini il femminile è creazione.

La Cristallinità che Volini riesce a dare alle sue opere è così equilibrata che basterebbe una punta di spillo per frantumarla. In questa architettura niente è lasciato al caso, tutto ha un suo significato. In questa orchestrazione, la scala dei toni è essenziale, ma la scala dei timbri e ancora più fondamentale.

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I timbri costituiscono l'apparato armonico di tutta la composizione e scandiscono cromaticamente i tempi e gli spazi, misurano le ampiezze spettrali e le differenze. L'apparato pittorico, sempre densamente animato, è popolato da una cromia serena che tesse un'impalcatura pura ed energica, forte nella sua impalpabilità.

La pittura di Teri è nelle ali di una farfalla: la densità dei blu, la luminosità dei gialli e dei bianchi, la morbidezza dei verdi e dei viola, la forza dei rossi, la durezza dei neri, creano un panno di velluto con riflessi accattivanti, con luccichi evanescenti e insistenti. Teri Volini è una maga che legge nel caleidoscopio della natura tutta la bellezza possibile. Il mondo è da scandagliare e come una rabdomante, l'artista sonorizza i fondi marini, gli spazi celesti, le terre fiorite di una musicalità virginale e armonica.

All'opera voliniana dà grande sostegno la frequentazione dei poeti, che spesso la ispirano e la sostanziano. Per sostenere questo mondo, la pittrice ha bisogno di muoversi su grandi volte, per grandi spazi, per grandi tempi: per cicli. Non sono sufficienti e bastevoli le singole opere, i singoli periodi. I cicli hanno l'ampiezza del suo respiro e la giustezza della sua espressione.

E Volini si muove in questi dettati come in ambienti naturali, dai quali prendono le mosse i cicli e le performances, che diventano Fili/Azioni. Per la sua espressione non sono più sufficienti la tela, il colore, il disegno; sono necessarie Azioni, Ambient/azioni, Attiv/azioni, Install/azioni, coinvolgimento del pubblico e dell'ambiente, del pubblico e della natura. Pasquale Totaro Ziella: Poeta, curatore, critico d’arte. Basilicata

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Monica Nicastro: Energia allo stato puro nella pittura di Teri Volini Chissà se quando Teri ha usato per la prima volta il termine di Sharing art, ha pensato di poterlo associare anche alla sua pittura. L‟arte coinvolgente, intesa come invito alla partecipazione delle persone ad un Evento, nel perseguimento di un obiettivo comune prodotto della collaborazione di tanti, può essere anche la condivisione di un'emozione, di uno stato d'animo, di un sentimento che l'artista decide di mettere in condivisione con quanti desiderino esserne partecipi:la pittura di Teri Volini è questo, in quanto ciò che appare sulla tela è la compartecipazione a un ricordo reale o immaginario, l‟ingresso – insieme all‟Artista – in mondi fantastici, rigogliosi di natura, popolati da astri luminosi e creature polimorfe. È energia allo stato puro, che investe lo spettatore sotto forma di colore, e lo lascia affascinato, quasi stregato. Sullo sfondo nero, matrice comune di ogni tela, le gocce di colore puro, i rossi, i gialli e i blu primari, sembrano accendersi come tanti piccoli punti di luce. Ciò che al principio appare semplicemente come un delicato e armonioso intreccio di colori senza forma precisa, si scopre poi essere molto di più. Accade che – quando l'occhio si libera dalla fascinazione iniziale, provocata dall'esplosione del colore – dal microcosmo delle singole cellule può passare al macrocosmo di figure distinguibili. Così tra alghe, anemoni e coralli ecco il tenero pesciolino di “Nata sotto i segno dei Pesci” far capolino. Più in là,

nascosti nel buio delle grotte marine, si

intravedono la testa di un animale, un profilo di donna, delle felci: esseri appartenenti a mondi diversi convivono qui pacificamente, riuniti sotto un unico denominatore comune: l'appartenenza alla Natura. Quello ricreato nelle tele di Teri è un nuovo universo, generato dal fondo nero: fertile come il buio in cui germoglia il seme, come l‟oscurità dell'utero materno in cui viene concepito e protetto il feto; come il buio della terra in cui è celato il magma, sangue della terra, pronto a sprigionare tutta la sua energia. Energia che non arresta il suo cammino scontrandosi e impregnando la tela, ma 82


continua a propagarsi all'esterno, contagiando anche lo spettatore, il quale, sospeso tra sogno e realtà in quelle scene, prova un senso di euforia e allo stesso tempo di pace e di calore. È quando vengono percepite le vibrazioni che il quadro emana, che ci si rende conto di come quelle figure siano state ricreate sulla tela seguendo inconsciamente una logica quasi “termografica”: i colori dei soggetti rappresentati sembrano a volte non essere quelli naturali – che l'occhio percepisce – ma quelli che apparirebbero se venissero sottoposti all'esame della rifrazione dei raggi infrarossi. L'appiattimento della prospettiva e l‟annullamento della distanza tra cielo, terra e acqua, sta alla base del messaggio che l'artista vuole inviare: Siamo Uno: ancor prima di dichiararlo, forse ancor prima di averlo inteso razionalmente…

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In quest'ottica, dunque, non ci si deve più sorprendere se figure umane si trovano a danzare circondate di stelle (La Danza della Corda); se galassie remote formano le ali di una farfalla (Giardini di Mare e di Terra); se uccelli e pesci si muovono l'uno di fianco all'altro nello stesso spazio (Il Risveglio della Dea). In questo mondo di fiaba, onirico, in cui l'energia vitale è la protagonista assoluta, non ci si deve sorprendere nemmeno se, quasi animandosi di vita propria, le cellule di colore si uniscano arbitrariamente, a formare figure a volte nemmeno volutamente disegnate dall'artista, come folletti, fate, gnomi, volti, piccoli animali, antenate ... È la Musa, l'Ispirazione, o l'Energia primordiale, la stessa che ha creato, il mondo dall'esplosione del Big Bang, a guidare la mano della pittrice (o meglio, della pittora, come ama definirsi Teri) e a manifestarsi sulla tela. I primi quadri sono frutto dei sogni stessi dell'artista; immagini intense e coloratissime che la ossessionavano di notte, come lei stessa afferma, e che non le hanno dato pace finché non le ha dipinte. Era la vita che premeva per liberarsi, per sprigionarsi, per esplodere di nuovo, come un secondo Big Bang a formare un nuovo mondo.

Un mondo in cui ogni essere, vegetale, animale e umano può convivere nel pieno, reciproco rispetto. Un mondo in cui l'essere umano non si sente superiore alla natura, ma parte di essa, fatto della stessa sostanza: delle piante (il nostro sistema linfatico scorre come il loro); delle rocce: siamo composti anche di minerali; siamo fatti perfino della stessa sostanza delle stelle ... Mostrando la loro essenza, fatta di energia in movimento, offrono un'immagine di sé ancora più profonda e intima. Non ci sorprenderà, d‟ora in poi, scoprire che anche un sasso, notoriamente freddo, nasconde un'anima di calore.

Monica Nicastro, esegeta, estimatrice. Potenza 84


Lello Romano: Teri Volini, Percorsi d‟arte e vita Dalle opere pittoriche all'impegno civile e ambientale: performances, azioni simboliche, installazioni e manifesti d'artista.

Nella pittura di Teri Volini il supporto su cui opera sembra essere totalmente nero, ma proprio da questo nero galattico prendono vita le forme, ispirate alla natura, che richiamano un mare primordiale.

La Casa del Ragno

Un mare primordiale pieno di animali, piante, fiori ed astri, l‟esplosione di un big bang creatore della vita che emerge dal fondo come in una notte di cielo stellato.

Ritmo dell'universo

Una notte illuminata da esplosioni cromatiche, di rosso, di giallo, di rosa, di verde, d‟azzurro. Pennellate vibranti che invitano alla speranza e richiamano la nascita e la rinascita della vita.

Ritmo del fiore azzurro e fanciulla –notte

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Un territorio inquietante e rassicurante allo stesso tempo, dove la fanciulla del titolo potrebbe essere la fleur, la flor, die Blume, che campeggia sulle altre creature. Sono tante le opere di Teri Volini in cui il mare è citato nel titolo o è solo evocato da esso.Questo Giardino sottomarino è emblematico delle visione dell‟autrice. Mostri, creature fantastiche, atmosfere da primeval dream ricreano un Prato in fondo al mare, al pari di quello ricercato senza sosta da Stanislao Nievo, amico di Teri.

Nelle opere più grandi, per dimensione ed impegno, è sempre possibile ritrovare più piani narrativi, come un invito all‟esplorazione. Nella grandiosità delle forme in primo piano, il nero che argina il colore delle figure rappresenta il legame femminile, quella corda con cui le figure danzando e giocando si legano l‟una all‟altra, per liberarsi.

La danza della corda Insieme alle figure principali del dipinto altre figure, come sogni e fantasticherie, costellano l‟intero quadro. Gli animali e i fiori del bosco, una volpe, tante volpi, forse la stessa, dapprima piccola in alto, che si rincorre o si riproduce adulta, padrona nello spazio del dipinto. 86


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Un dragone che sputa fuoco, il serpente del mito, quello che rappresenta la natura primordiale e con il suo avanzare e la sua forma lo scorrere e la circolarità del tempo, o quello che incantò Eva, seducendola, nel giardino dell‟Eden

La Danza della corda segna il passaggio dalla pittura alle successive forme espressive della Land Art, Body Art, Public Art, Arte Coinvolgente.

Il Filo Rosso esprime l'amore per la natura e per la vita, l'emozione per la bellezza ed il mistero; il connubio fecondo tra donna e natura, l'esigenza di un nuovo rispetto per il pianeta. Sarà quello stesso Filo, «uscendo» virtualmente dall'opera, a dare inizio alle grandi Performances e Installazioni, prima fra tutte «Il Ritmo del Fuoco» sull'Etna, poi la «Ragnatela» sulle Piccole Dolomiti Lucane.

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Documento di Pietra Capo ticano, Tropea (VV) 2001

Le sue installazioni di Land Art sono realizzate in materiale naturalmente «sostenibile» a simboleggiare la nostra fragilità e la ricerca di armonia con la Natura. Ritroviamo i simboli del mondo naturale, il Serpente simboleggiato dal nastro rosso come risveglio dal letargo, rinascita alla vita e come lungo cordone ombelicale con la Terra. Attualmente Teri Volini si dedica con sempre maggior impegno alla difesa dei diritti umani e della natura per un mondo solidale e senza frontiere. In parallelo al suo percorso d‟artista e alle sue opere create ad hoc per esprimere questa sensibilità, si adopera come costruttrice di Pace in iniziative di sensibilizzazione ecologica e interculturale, con lavori ed installazioni create e realizzate con i piccoli scolari delle scuole elementari della città di Potenza. Lello Romano, esegeta, estimatore, presidente Alliance Française Basilicata

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Mariolina Notargiacomo: Un rivoluzionario cammino di crescita Come i numeri naturali, i dolori dimenticati, le aureole dei Santi, le note musicali, così l'universo simbolico dell'artista lucana Teri Volini nella sua “leggerissima” consistenza

penetra

negli

animi

di

quanto

ne

fanno

esperienza.

Le opere, espressione di un rivoluzionario cammino di crescita non da poco intrapreso, non hanno prezzo né peso, ed è sempre un'impresa organizzare il loro spostamento da un luogo all'altro. Un nastro rosso di cui curare rigorosamente il confezionamento e un corpo, quello della pittrice Lucana, icona vivente delle molteplici manifestazioni dell'essere, rappresentano gli elementi fondamentali, il filo conduttore della filosofia voliniana. Quasi una religione, dove ognuno può diventare – e diventa – un compagno di viaggio, una traccia che solca il tempo, fermato momentaneamente a Milano dove l'artista nei mesi scorsi ha presentato le sue ultime performance, ispirate alla Danza della Corda. Un viaggio reale e metaforico al tempo stesso, che dalla pittura riesce a trovare molteplici e significativi percorsi… Mariolina Notargiacomo, giornalista, Potenza

Il Ritmo del Fuoco - Etna 89


Manuela Stefani: La Signora in rosso della Land Art Rosso rosso e ancora rosso: la striscia alta 5 cm. e lunga più di 3000, scarlatto “filato” adoperato per tessere un'enorme ragnatela tesa tra cielo e pietre delle Dolomiti lucane; il lungo serpente purpureo in cotone, metafora del fuoco in corsa sui versanti dell'Etna; il fiume di sangue – in raso di seta – che sbuca da montagne di massi accumulati sulla piazza, allegoria della vita che eternamente rinasce a dispetto di ogni bruttura e sciagura. Per Teri Volini – nata in Lucania, come dice lei “luogo di pietra” , lunga treccia di un ricco castano dorato e sguardo dolce che spunta da sotto il basco in rafia nera, il rosso è fuoco, energia, è il fluido che scorre nel corpo degli esseri viventi, è il sangue del ciclo femminile, periodico rinnovamento di un corpo capace di generare la vita. Ed è il colore unico delle sue installazioni artistiche nel paesaggio naturale ed anche in pieno contesto urbano. Esponente di quello che gli americani chiamano Land Art , arte della Terra, Teri rende così omaggio a una natura profondamente amata, fortemente difesa, da sempre percepita nelle sue valenze magiche fin dall'infanzia. 'Il Filo Rosso, motivo conduttore delle mie ultime opere , è nato in un trittico che ho dipinto tempo fa, che ritraeva tre fanciulle danzanti, che portavano, attorcigliato al polso, un cordino rosso'… Quello che apparentemente era un semplice elemento decorativo, è nato a vita propria ed è diventato Nastro –tessuto, striscia "pennellata"–che va a comporre figure e simboli di grandi dimensioni, sospesi su montagne, alberi, monumenti cittadini, nel corso di eventi a metà strada tra il rito iniziatico e un trascinante gioco collettivo. "Sono stata una bambina felice, che si nutriva della bellezza, degli odori dei colori di una terra straordinaria”, racconta l'Artista. Una natura trionfante fragile, un po' come lei: una folla di idee in testa che si accalcano quasi a sopraffarla. Per questo le sue opere risultano colossali ma 90


effimere: per quanto imponenti, non devono lasciare tracce di sé paesaggio dove sono inscritte. Dopo un certo tempo vengono rimosse – se non già pensato un temporale spazzarle via: è il caso della grande ragnatela, tintinnante di sonagli vibrati dal vento e luccicante di specchietti che catturano il sole, distesa tra due cime delle piccole Dolomiti lucane in Basilicata. Nessuno però tra quanti erano presenti, dimenticherà mai la sua bellezza e la profonda emozione di aver partecipato a crearla. E per Teri questo basta. Altri "fili" rossi usciranno dalla sua mente per narrare storie nuove e antiche. La Danza della Corda –così si chiama la serie di tali eventi artistici –è ben lontana dall'essere interrotta. Manuela Stefani, scrittrice e giornalista. Milano

IL REALE INVISIBILE, LA RAGNATELA. http://www.terivolini.it/html/performances3.htm 91


Stanislao Nievo: Un rituale alla ricerca dell'armonia Vi sono persone nate in un secolo qualsiasi che hanno il dono di sapersi legare armoniosamente agli elementi antichi della vita, acqua e fuoco, terra e aria. Sono i portatori della storia senza frontiera, senza vicenda personale di cronaca ma in connessione con lo spirito del pianeta e con il ritmo della vita, che nell‟ambito della realtà trasporta l‟energia più semplice verso le realizzazioni maggiormente universali. Queste persone sono spesso ignote ai più e si muovono quasi su uno spartito dove delicatezza e spontaneità si sposano al paesaggio e alla comunità dei viventi senza intralci e ambizioni visibili, ma con palpitante immediatezza, producendo una sorta di nuovo inizio al ritmo del momento. Tale slancio rinnova lo spirito attraverso uno spettacolo paesaggistico aereato, ricco di espressioni naturali primigeni: è il mondo degli Archetipi, che emerge da un oceano senza tempo e trova affinità, formando viluppo di relazioni d‟arte legate all‟origine della realtà negli elementi sopra menzionati: questi si animano nelle opere pittoriche scaturite dal fuoco e dal vento, dalla roccia e dai gorghi. Teri Volini ha allargato la sua Ragnatela partendo dalla natura e tessendo, come lei scrive, “un rituale alla ricerca dell'armonia” che supera i confini da cui è partita e ne riprende il disegno sfumato come fosse l'anima d'una realtà antichissima che non cambia il suo registro ma l'ha sempre nascosto sotto il velo delle pietre e dei sismi, delle cascate e dell'uragano...

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Presentare un‟artista attraverso le sue intenzioni prima ancora che nelle opere in qualche modo visibili è segno di auscultazione reciproca e di trasmissione di linguaggio umorale. È il modo di comunicare del rapporto sciamanico che sempre esercita la sua azione liturgica con tecniche proprie, mai catalogate, sgorganti da uno scambio misterioso con gli stessi elementi che compongono il pianeta su cui ci muoviamo, fatto da sempre di acqua e di fuoco, d'aria e di terra. Probabilmente tale è la prima trasmissione del pensiero che ha trovato in tante parti del mondo la sua attuazione. E noi riconosciamo, nel tentativo di Teri Volini e della sua Ragnatela, il riaffiorare di questa fondamentale comunicazione. Stanislao Nievo, scrittore, poeta. Roma

REALE INVISIBILE . LA RAGNATELA http://issuu.com/terivolini/docs/il_reale_invisibile_la_ragnatela_

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Stefania Severi: Off Loom fuori dal telaio Off Lom “indica nello specifico quella produzione artistica che non implica necessariamente l'utilizzo di questo antichissimo strumento di lavoro, ma ci suggerisce altresì che esso entra comunque, a vario titolo, nella dialettica della creatività. Fiber Art, forma "trasversale" di espressione artistica che adopera come mezzo il filo (di paglia, metallo, plastica, lana, spago, seta, cotone, lana di vetro, fibre ottiche...) utilizzando tecniche tipiche della tessitura, quali l'intreccio di trama ed ordito, ma anche la stampa, il ricamo, il nodo, il collage, il ready-made..” Definire Teri Volini non è semplice. Un suo profilo, pubblicato dalle Dee Edizioni del Centro Culturale Delta di Potenza, di cui ella stessa è presidente, cita: artista pittora, incisora, land artista, performer... Partendo da queste attività di base aggiungiamo: studiosa di culture di lingue e di letterature straniere, redattrice della rivista "Donne e Ragazzi Casalinghi" edita a Milano, realizzatrice di filmati d'arte e di documentari, studiosa della cultura tradizionale lucana, studiosa di culture arcaiche in relazione soprattutto alla rivalutazione del Femminile e della Natura. Nell'ambito della Fiber Art si è assunta il compito di ridefinirla «sia in senso metaforico – come tessitura di nuovi rapporti – sia in senso concreto, stimolo al rifiorire della manualità (arte e artigianato)» La "Danza della corda" è il titolo di una serie di performances con il Filo Rosso, allusivo al fuoco ed al sangue della creazione. Con questo filo, ed altri materiali, Teri Volini vuol realizzare, in diversi Paesi del Mediterraneo, gigantesche ragnatele ed altre figurazioni archetipiche Nel 1999 ne ha realizzate due: la prima, "Ritmo del Fuoco" sull'Etna, la seconda, "Il Reale Invisibile" sulle Piccole Dolomiti Lucane. Di questo lavoro, per il quale 94


l'artista – operando nell'ambito dell'Arte Coinvolgente – si è valsa anche della collaborazione di alpinisti del CAI, ci sono testimonianze fotografiche e filmiche, ma certo vederla all'opera è un'altra cosa. Stefania Severi, critica d’arte, Roma . http://www.terivolini.it/artetessile.htm

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Anna Mollica: Dal cuore tutta l'arte di Teri Volini “La magia dell'Arte è tale da rendere superflua persino la nostra razionalità privilegiamo allora sommamente la percezione le sensazioni di sentimenti ritrovando così la totalità del nostro essere umani” (T.V. Il linguaggio dell‟arte)

Vuole partire dal ritrovamento dell'animo umano, dalla centralità della persona in quanto portatrice di valori profondi, di emozioni pure. Da quello stato che ci rende consapevoli di ciò che ci circonda e sensibili dinnanzi alla bellezza di una natura di cui siamo parte inscindibile. Da quella riflessione circa il nostro avvenire, su un mondo che dobbiamo seriamente rispettare, se vogliamo preservare noi stessi. Teri Volini individua nell'arte il mezzo espressivo più efficace per comunicare il percepibile, le sensazioni più profonde di ciascuno, quelle che la sola ragione non può spiegare né comunicare. Riappropriandosi dell'essenza umana, l'artista è convinta che si possano cambiare le cose, partendo esattamente da un diverso punto di vista: quello del cuore. Da qui lei trae ispirazione quando dipinge e quando realizza opere imponenti come la Ragnatela Rossa sulle Dolomiti Lucane, il grande Cuore di pietra sulla montagna di Livigno, il Nastro rosso alle pendici dell'Etna, o come il Mostro di plastica nel centro storico di Potenza. Sono alcuni dei più significativi esempi del suo modo di concepire l'arte: la ricerca di armonia ed equilibrio, l'amore per la madre terra e il rispetto per la natura nella sua sacralità e bellezza, il senso del collegamento con tutti gli esseri viventi e l'universo.

Anna Mollica, giornalista. Potenza

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L‟apertura del cuore. Livigno http://www.terivolini.it/html/apertura_del_cuore.htm 97


Grazia Lo Re: L'umano, il sociale, lo spirituale La coincidente ciclicità e l‟ esuberante creatività delle donne e della natura, il loro essere similmente portatrici e nutrici di vita, la loro sacralità bellezza e magia, sono alla base della complessa poetica di Teri Volini. Nelle sue opere, gli elementi celesti – luna, nuvole, stelle – e quelli terreni – la profusione vegetale, le creature animali e tutto il mondo invisibile – formano un tutt'uno, incarnandosi in sontuosi corpi femminili: i corpi fisici e gioiosi delle

donne, microcosmi specchianti

l'universo, si fanno così spazio iperuranico, comete e astri lontani, profondità oceaniche e amnios brulicanti di vita; e poi humus, sabbi , muschio e fiore. Sono corpi vivi, fecondi, e insieme metafora dell'esistente.

Dopo il manifestarsi con la Danza della Corda di una ternità femminile che dona la vita, umanissima, erotica e cosmica al tempo stesso, inizia per Teri un ulteriore percorso artistico, con nuove modalità espressive: al posto dei colori e dei pennelli, sono i simboli archetipi i protagonisti di azioni simboliche performative ed installazioni, in cui lo stupore diventa mezzo privilegiato per comunicare.

Così il complesso percorso artistico di Teri è approdato alla Body Art e Land Art, non in senso astratto puramente concettuale, bensì in stretto collegamento con l'umano, il sociale, lo spirituale.

Grazia Lo Re, gallerista. Potenza

Opere pittoriche CICLI delle OPERE PITTORICHE di TERI VOLINI - EBOOK ILLUSTRATO pagg. 73 https://issuu.com/terivolini/docs/cicli_per_solo_issuu_power_point_31

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Rossana Tinelli: La Ruota della Fortuna L‟Arcano numero X è formato da una grande ruota con al centro una manovella, simboli dei cicli della vita e dell'evoluzione. Essi ci portano nel mondo delle mutazioni dell'alternarsi delle vicende umane. La forma circolare e la manovella indicano il suo significato primario: la fine di un ciclo e l'attesa della forza che metterà in movimento il ciclo successivo. Delle strane creature circondano la ruota. I personaggi a sinistra sembrano scendere dalla ruota ciò corrisponde alla fase involutiva della vita; a destra le stesse figure sembrano raggiungere la cima, indicando, in questo modo, la fase evolutiva e ascendente della vita stessa. Il cerchio a livello simbolico racchiude tutto, sia il bene che il male, l‟eterno problema teologico-filosofico della coesistenza o dell'alternarsi di queste due forze, del continuo rinascere, poiché tutto ciò che esiste è destinato a perire. La Ruota della Fortuna esprime l'idea del destino, e rende palese che tutto, nell'universo, possiede un carattere ciclico, mutevole e transitorio, tutto fluisce tra il manifestarsi delle cose è il loro dissolvimento. Soltanto la maturità che si acquisisce mediante la reale comprensione delle leggi umane e naturali consentirà di avvicinarsi al centro stabile della ruota. Tutto il significato di questo tarocco è imprigionato in un meticoloso disegno e collage, quella della pittora Teri Volini. Ella stessa afferma che la carta è entrata nella sua vita quando: “nulla faceva presagire un radicale, drammatico cambiamento che sarebbe intervenuto – ancora una volta – nella mia vita”. Le era stata assegnata la Carta che lo prevedeva. In poco tempo ho dovuto decidere una separazione – dolorosa quanto improrogabile – e affrontarne tutte le conseguenze, compresi danni morali, materiali e di salute. L'artista ha avvertito che la Carta le dava la forza per venire fuori dal periodo negativo.

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Ha utilizzato l'energia dell‟arte per imprimere sul telaio della sua esistenza La Ruota della Fortuna, facendo proprio l'insegnamento dell‟Arcano per rigenerarsi: “Mi ha dato forza il farla, e nei tre colori sacri, il nero, il rosso, il bianco; ho fatto morire ciò che doveva a morire, rinascere e ritrovare la passione per la vita, espandersi nel rinnovamento”. Le due creature aggrappate alla ruota dell‟Arcano di Marsiglia sono scomparse e al loro posto c'è, come lei descrive minuziosamente: “una dea nera – la forza della Madre Terra – che sostiene la ruota ed innalza, evidenziandoli, i segni e simboli ancestrali che porta impressi anche sul suo corpo, e che ricordano a tutti i viventi, il potere della vita, il femminile come valore, e creare, il nutrire, l'eterno fluire”. Nell‟opera spicca un grande cerchio, un mandala. Il mandala rappresenta, secondo i buddisti, il processo secondo cui il cosmo si è formato dal suo centro, una sorta di ombelico del mondo. Su questo telaio la pittora utilizza tre colori: il nero, totale assenza di luce ma anche magma creatore che contiene tutti i germogli della vita e la Nigredo alchemica, la madre terra; il bianco, l'humus della purezza e della purificazione; il rosso, espressione dell'energia vitale che circola dentro di noi. Attraverso un articolato simbolismo, seguendo le linee che ha tracciato sia su mandala che sulla dea nera, Teri Volini ci consente di percorrere in una sorta di tracciato iniziatico, una manifestazione arcaica del sacro, passando attraverso il corpo, quello femminile, che ha il potere di perpetuare e di rinnovare la vita. Il centro stabile della ruota della fortuna è nelle acque uterine della dea madre, in cui, come afferma la donna/ artista: “L'arte si fa tutt'uno con lo scorrere dell'esistenza, testimone della gioia e del dolore che si alternano, della magia che sempre interviene, e nel giro della ruota, la speranza che tutto si rinnovi”…

Rossana Tinelli, poeta, esperta di scienze esoteriche. Matera

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Maddalena Salvia: Un concetto di arte al servizio del mondo La libertà di divulgare, con qualsiasi mezzo espressivo, ciò che prima si è accuratamente ricercato dentro di sé. Un messaggio di speranza, una brillante rivelazione, una sussulto alla coscienza. Forme di arte che si mescolano per perseguire un obiettivo: spronare ad amare il mondo. Può essere un‟immagine, una parola, una foto, un esperimento collettivo. Una stanza vuota, ricolma di bottiglie

di

plastica,

legate

da

un

filo

trasparente:

fare

ecologia.

È lo spirito sensibile dell‟artista, poliedrico e dalle mille sfaccettature. Teri Volini, un vulcano di idee, con la sua arte lancia un sasso nello stagnante immobilismo del lato oscuro della modernità.

Maddalena Salvia , giornalista. Potenza

IL RITMO DEL FUOCO http://www.terivolini.it/html/performances2.htm

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Maria Schirone: Il grande regista Un‟esplosione di colori, che paiono venir fuori finalmente liberi dalla costrizione del contenitore, qualunque esso sia. Colori come agiti da una vita propria; appena liberati, vanno a collocarsi in allegra invadenza ovunque: sulla tela, sul supporto pittorico, espandendosi e schizzando vita, incrociando altri colori: tutta l‟atmosfera partecipa di questa festa. Ma la gioiosità creativa del colorismo di Teri, benché immediatamente percepibile dagli occhi, non è un esito dal percorso facile, né scontato: è l‟esito di un viaggio dell‟intelletto. Guardiamo meglio: i colori emergono da un fondo generalmente nero, oppure appaiono definiti e circoscritti in un disegno dai contorni forti: ancora il nero. Dove campeggia il rosso, il giallo, t‟imbatti in una macchia scura, profonda come un antro misterioso dal quale quei colori sono fuggiti a cercare aria e luce. Ancora nero. Le campiture dolci, allegre, i gialli, i lilla, i rossi e gli azzurri è come se vincessero una battaglia: la battaglia della luce sul nulla profondo; il vitalismo sul buio. Ma nulla di più errato pensare a un‟ opposizione tra il nero e i colori nelle opere di Teri. Il nero non è assenza di colore: al contrario, è la combinazione perfetta dei pigmenti che assorbono tutta la luce dei colori. Dunque la battaglia che si ingaggia sulle tele, sulle opere, sui supporti opachi e luminosi, è la battaglia tra la somma di ogni colore, che ripiega in sé e tutto vorrebbe trattenere, e quanto dei colori fugge da quella prigionia e si libera offrendosi all‟aria, alla luce, alla nostra visione. Il colore nero è il grande regista delle opere di Teri: esso dispone le “parti” da recitare, o volendo declinare in musica: colui che dirige la sinfonia. Qua fa emergere quelli che Kandinskj definiva “squilli di tromba”, là le note di un flauto, di un violino, o di un antico corno inglese. Ma chi che scrive la sceneggiatura, o la partitura musicale, è l‟artista: Teri, con la sua carica istintiva, di vitalità animale, intendendo questo termine nella sua 104


accezione più terrestre; spinta da un profondo amore per la reinterpretazione della Natura attraverso la propria sensibilità creatrice. Noi siamo “terrestri”, come le altre forme di vita: non siamo che una delle forme viventi della Terra, non superiori ma diverse; ciascuna forma partecipa della vita nel suo insieme, con ciò che può, con ciò che sa. La lettura delle opere di Teri conduce a questa consapevolezza: siamo una parte del Tutto. Dal Tutto emerge il particolare; dal Tutto della Terra emerge il dettaglio; dal Tutto del colore (dal suo totale: il nero) emerge la fiamma, la gioia, la meditazione, la serenità, l‟amore, la calma, la forza esplosiva. E se ci lasciamo prendere per mano dall‟artista, e condurre nel vortice dei suoi colori, al Tutto il nostro intelletto ritorna, ricomponendo l‟armonia con i colori della Terra, degli Alberi, delle Foglie, dei Fiori, del Fuoco, del Mare, del Cielo: del Mondo.

Maria Schirone, esegeta, estimatrice. Potenza

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Alberto Barra: Il magico “altrove” della pittura di Teri Volini Ogni percorso artistico è inevitabilmente un percorso di ricerca antropologica ed etimologica della nostra anima. Il nostro io pulsionale cerca disperatamente il proprio se-riflessivo, chiuso nella gabbia dei luoghi comuni e dei preconcetti, cercando

nuove

aperture

dialettiche

ed

esplorative

della

realtà.

La stessa parola arte racchiude nel suo originario significato il valore di “movimento”, inteso come possibilità di agire. La parola arte voleva significare tutte le attività antropologicamente rilevanti, aventi soggetto l'essere umano, le sue pulsioni e le sue capacità intellettuali consistenti nel fare, inteso anche nella possibilità compositiva ed intellettuale. Tutto ciò è in sintesi l‟opera dell‟artista Teri Volini , diretta alla ricerca artistico-antropologica e al superamento dell‟apparente binomio uomo- natura, come è solo apparente la nostalgia tra il territorio interiore e quello esteriore.

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Teri Volini si fa portavoce, in tutta la sua esperienza artistico - estetica di un nuovo culto ( liturgia, devozione, rispetto, attenzione) dell‟io, non più legato a formalismi estetici esasperati, o congelati in un concettualismo senz‟anima, ma in senso naturalistico diretto a sancire una volta per tutte che la natura che ci circonda è parte di noi e noi stessi ne siamo parte. L‟esperienza artistica non è in Teri un mero riprodurre l‟estetica del dato naturale, ma qualcosa di più complesso, diretto misticamente a trascendere il reale. L‟artista racconta quel mondo interiore presente in ognuno di noi, dandogli forma, simbolo, linguaggio. Le sue opere sono profuse di allegorie e miti che riconducono all‟unicità cosmica dell‟essere umano e dell‟universo. Nella ricerca dell'artista il linguaggio – percorso intellettuale - artistico, prende vita in se stesso e da se stesso, attingendo la sua forza dal suo stesso vissuto, donandosi alla sua platea attraverso il segno e il colore.

Le figure umane da lei rappresentate sono “misteriose”

presenze che prendono forma dal suo inconscio, per diventare allegorie, dense di significazioni trascendenti. Teri decodifica i linguaggi precostruiti e li reinventa, riplasmando la materia pittorica: in particolare figure femminili che si mostrano a mosaico nella materia – colore ai nostri increduli occhi.……… La materia sembra esplodere per poi ricomporsi sulle tele, generando frammenti di cosmo ed intense geometrie. Le figure trascendono il reale in tinte forti e luminose; in cieli la cui concretezza estetica fa risuonare corde profonde dell'inconscio collettivo, di cui tutta l'opera di Teri Volini è portavoce. Cito al riguardo La Danza della Corda , le cui fanciulle sembrano provenire da antichissime civiltà, quella minoica in primis, attraversando Grecia, Roma e Bisanzio fino a noi, per incantarci nella plastica danza, immerse nella natura esuberante che le accompagna nel movimento. È il vissuto primordiale di Teri che prende magicamente corpo, le sue ataviche appartenenze, forse anche genetiche, in aggiunta a quelle culturali e a quelle istintuali – che si rianimano per dare vita alla primordiale danza. Anche le istallazioni rompono canoni estetici precostruiti, per diventare “rimando” fine e 107


ancestrale, come nella sua ragnatela. Il visitatore, attraverso le istallazioni e i dipinti, entra fra le "artes" nel pieno senso della parola e l‟esperienza prende forma estetica per diventare linguaggio antropologico. La matrice di ogni discorso dell'artista trova la suo originaria collocazione in luoghi particolari e remoti: ma il magico “ altrove” da cui le sue figure provengono non è solo quello che le appartenenze storico - culturali svelano e rivelano, bensì la meravigliosa esperienza dell‟infanzia tra le “sue” magiche dolomiti lucane. Attraverso le ragnatele ed dipinti – mosaico, la materia vibra prima nella mente e poi nel pennello o nei purpurei materiali dell‟artista, come il Nastro rosso, e dando forma a una parte remota della sua squisita anima, trascendono la compostezza estetica e l‟eco di ancestrali memorie, insieme alla storia personale e alla tensione creativa diventando un unicum, proteso alla riappropriazione di vecchi spazi intellettuali: e il suo Viaggio ci coinvolge fino allo spasimo. Alberto Barra, estimatore, esegeta, poeta. Potenza

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Il Linguaggio dell’Arte La pura creatività consente di manifestare senza intermediazioni la ricerca d’equilibrio e armonia

L'amore per la nostra Madre Terra La sua sacralità e la sua bellezza. Verso l’Umanità e per tutti gli esseri il rispetto

Il senso ed il valore della connessione con l'intero Universo. Può parlare senza parole chi è Artista. Lo fanno in vece sua i movimenti del corpo nella danza – le note musicali – La materia modellata. I pensieri ispirati

I segni ed i colori. Le forme create che imponendosi dicono: siamo il Canto Il Sogno. La Bellezza. La Magia

Del più piccolo fiore lo Splendore e dell‟interstellare Immensità

Siamo il Mistero. Ciò che è ovunque presente come sacro o selvaggio. Ciò che a quantificare non si riesce

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Ciò che tutti i viventi hanno in comune Il Sangue. Il Respirare. Il Battere del Cuore Il Germogliare

Il Crescere e il Calare della Luna Il movimento rotatorio della Terra La Nascita. La Morte. La Rinascita

Grazie a questo messaggio cardinale qualcosa in noi s’appresta a rifiorire Sfocate effigi nella memoria sperse

riaffiorano pian piano. Ritorna alla coscienza l’irrinunciabile partecipazione alla radiosa Vita universale Con un fervente lavorio – che anche a nostra insaputa in noi si manifesta – ci ritroviamo Ri-cordiamo

È tale dell'Arte la magia da rendere superflua la più tagliente razionalità. Sommamente favoriamo perciò le sensazioni – i sentimenti veri – le vive percezioni ritrovando stupiti la pienezza del nostro essere Umani 111


E non ci resta allora che onorare quella splendida Musa che ha toccato – generosa e gentile – la nostra mente e il cuore.

Teri Volini, artista pittora, performer, poeta testo tratto dalla raccolta Universi

OPERE PITTORICHE http://www.terivolini.it/html/opere.htm

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Link attivi

Sito web homepage: http://www.terivolini.it/homepage.htm Sintesi Biografica Ipertestuale di Teri Volini in link attivi https://www.terivolini.it/html/Sintesi_Biografica.docx Opere http://www.terivolini.it/html/opere.htm Video e animazioni Il Risveglio della Dea – http://www.youtube.com/watch?v=9fQBg344LoA&feature=related Opere pittoriche di Teri Volini –colonna sonora Gabriel –Lamb http://www.youtube.com/watch?v=pK2xZMGFvyg&feature=related Biografia artistica ipertestuale parte 1a, carattere ridotto, nuova copertina, nuovi testi e immagini, pagg. 404 – agg ta al 23 5 19 Dalla Montagna Stregata alle performances e installazioni https://issuu.com/terivolini9/docs/biografia__artistica_teri_volini_pa Biografia artistica ipertestuale – Parte 2a Fare arte all‟inizio del terzo millennio fino al 2009 – pagg 416 – agg.ta 2-6 19 – https://issuu.com/terivolini9/docs/biografia_artistica_ipertestuale_di_fcc29ada2a5632 Biografia artistica interattiva di Teri Volini –parte 3a dal 2010 al 2014 – L‟Arte che crea strutture nella società –pagg. 434 https://issuu.com/terivolini9/docs/biografia_artistica__teri_volini__3a_parte_dal_201 Biografia Artistica Ipertestuale di Teri Volini, parte 4a, L'arte Resiliente – 2015 - 2016 – pagg. 422 https://issuu.com/home/published/biografia__parte_4a_pdf_def_x_stampa_e_issuu_25_1_ Dalle opere pittoriche alle performance e installazioni Video-animazione e testi di Lello Romano – Musiche: Peter Gabriel, Wallflower da New Blood: http://www.youtube.com/watch?v=5dn7o2y4LG8 Performances schermata http://www.terivolini.it/html/performances.htm Land Art Schermata http://www.terivolini.it/html/land_art.htm Video schermata http://www.terivolini.it/images/homevideo.htm Video – Presentazione Teri Volini – da Intervista Simonetta Ronconi http://vimeo.com/simonettaronconi/review/69250140/548c52d378 o su you tube https://www.youtube.com/watch?v=lAHcI9DPZHk&t=1s Aria Fuoco Terra Acqua http://www.terivolini.it/video/elementi.html La Ragnatela video sintesi http://www.youtube.com/watch?v=DnBzhtqpJz0 Poesia UNIVERSI, ebook raccolta poetica http://www.terivolini.it/ebook.htm Video poesie http://www.terivolini.it/html/videopoesie.htm Il Ritorno della giovane terra https://www.youtube.com/watch?v=gQh4cfqvrDQ Ierofania http://vimeo.com/simonettaronconi/review/92132356/b1be529c18 Il Respiro dell’Universo – Respirer l'Univers per Alliance Française - Basilicata http://youtu.be/AgBdlWsIHZU EBOOK presenti in web su ISSUU Accessibili alla lettura THE SOCIAL SCULPTURE EBOOK pagg. 112 http://issuu.com/terivolini/docs/social_sculpture_-_e_book

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TESTI CRITICI, POETICI, ESTIMATIVI PER L’OPERA DI TERI VOLINI AGGIORNATO A GENNAIO 2019 – pagg 114 https://issuu.com/terivolini/docs/dossier_testi_critici_e_poetici_agg CATALOGO LA VI(T)A CREATIVA illustrato, parte prima Land art –pagg. 141 https://issuu.com/terivolini/docs/catalogo_ebook LELLO ROMANO, PRESENTAZIONE DEL PERCORSO ARTISTICO di TERI VOLINI – pagg.17 https://issuu.com/terivolini/docs/lello_romano_presentaz_animata_per_ MOSTRA LA BELLA TERRA Biblioteca Nazionale pagg. 54 https://issuu.com/terivolini/docs/la_bella_terra_-__mostra_biblioteca MOSTRA LA BELLA TERRA – GLI EVENTI –pagg. 94 . http://issuu.com/terivolini/docs/la_bella_terra_mostra_biblioteca__972610c60431e6 IL REALE INVISIBILE – LA RAGNATELA – in italiano http://issuu.com/terivolini/docs/il_reale_invisibile_-_la_ragnatela_ THE REAL INVISIBLE. THE SPIDERWEB in english pagg. 35 https://issuu.com/terivolini/docs/the_x_issu_last___real_invisible_th VITA DURA PER LE ARTISTE IN BASILICATA pagg. 58 https://issuu.com/terivolini/docs/intervista_totaro_ziella_a_teri_vol CICLI delle OPERE PITTORICHE di TERI VOLINI – EBOOK ILLUSTRATO pagg .73 https://issuu.com/terivolini/docs/cicli_per_solo_issuu_power_point_31 BRASILICATA – Mostra – pagg. 73 https://issuu.com/terivolini/docs/brasilicata_tour_aggiornato_teri EXTRA Dossier pagg.12: https://issuu.com/terivolini/docs/extra_-_dossier PREMESSE ALLA BIOGRAFIA ARTISTICA di Teri Volini tps://issuu.com/terivolini/docs/premesse__a__biografia_artistica__d L'ARTE COME RIVELAZIONE – Intervista a Teri Volini di Marino Faggella pagg. .62 https://issuu.com/terivolini/docs/intervista_faggella DOSSIER LAND ART – TERI VOLINI E ISTITUTO D'ARTE ISA LEVI –pagg.52 https://issuu.com/terivolini/docs/dossier_land_art_-_teri_volini_-_is MONOGRAFIA PER IMMAGINI SU DADA https://issuu.com/terivolini/docs/monografia_per_immagini_su_dada ZOLLE 12 http://issuu.com/terivolini/docs/zolle_ebook I GIOVANI INCONTRANO LA POESIA – DOSSIER PRIMAVERA MONDO GIOVANE pagg. . 15 http://issuu.com/terivolini/docs/i_giovani_incontrano_la_poesia CATALOGO DELLE OPERE DI TERI VOLINI (fino al 2003) LAND ART: il piacere di realizzare un'Opera in sintonia con la Natura – http://issuu.com/terivolini/docs/catalogo_ebook L’ARTISTA DI FRONTE ALLA NATURA https://issuu.com/terivolini/docs/ebook__pdf_l_artista_di_fronte__all OMAGGIO A MARIJA GIMBUTAS parte prima con link articoli pagg. 46 https://issuu.com/terivolini/docs/omaggio_a__gimbutas_- ebook_-__parte_7e9afebed42a46 OMAGGIO A MARIJA GIMBUTAS parte prima ridotto per stampa – pagg. 42 https://issuu.com/terivolini/docs/omaggio_a__gimbutas__parte_1a__rido UNIVERSI RACCOLTA POETICA http://www.terivolini.it/ebook.htm

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Teri Volini foto Miria Lo Russo

DEE edizioni Centro d’Arte e Cultura Delta

terivolini.art@gmail.com

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