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N째5 Anno I Luglio 2009 Edizioni paracule

Tra ronde e xenofobia Si assottiglia il confine tra democrazia e dittatura

Rete Viva La rivoluzio ne

Focus Peste suina, ipnosi delle masse e tanto altro ...

Rassegna pop Drabbles e racconti


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Rete Viva http://www.facebook.com/group.php?gid=123464079061


SOMMARIO

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Prima pagina

Sinistra radicale, la vergogna quanto vale di Igor Carta. Pag. 5 Rete-Viva – Un bollino etico che libera Energia di Marco Canestrari. Pag. 7 Il tempismo della quaglia di Igror Carta.

Pag. 11

La sicurezza secondo loro di Andrea De Luca.

Pag. 13

Seconda pagina Berlusconi e la stampa estera di Alessandro Frau. Transformers 2 ... di Francesco Amato. Il comico e il pagliaccio di Igor Carta.

Pag. 14 Pag. 16 Pag. 17

Rete Viva – Mobilis in Mobile di Giovanni Pili.

Pag. 19

Letterucce tra Bernardo e Silvio di Andrea De Luca.

Pag. 21

La politica dentro l'università di Alessandro Frau.

Pag. 22

La classe non è acqua di Igro Carta.

Pag. 24

A otto anni dalla morte di Indro Montanelli di Ettore Gallo. Pag. 26 Dopo il G8 meno parole, più fatti di Andrea De Luca.

Pag. 27

Proibizionismo prossimo venturo di Francesco Amato.

Pag. 28

Ve la do io la giustizia! di Igor Carta.

Pag. 29

Lezioni di dialetto per i professori di Andrea De Luca.

Pag. 32

Il declino della società italiana di Alessandro Frau.

Pag. 33

Diario di bordo di Alfredo Sgarlato.

Pag. 35

Focus

Mozzilla Firefox ... di Francesco Amato.

Pag. 43

Libertà e uguaglianza di Alberto Giarrizzo.

Pag. 44

Nuova influenza suina di Francesco Amato.

Pag. 46

Totem e Tabù di Giovanni Pili.

Pag. 47

Arte Moderna di SILCO.

Pag. 49

Come controllare le masse nei sistemi democratici di Marco Canestrari. Pag. 55

Rassegna pop Il campetto di Alfredo Sgarlato.

Pag. 69

La rivoluzione robotica di Giovanni Pili.

Pag. 70

Drabbles post di Elena Bertoli.

Pag. 73

Edizioni Paracule Il primo web Magazine dei blogger (diffidate dalle imitazioni) fondato il 07 Novembre 2008 da Giovanni Pili & Fabio Lanzi. Direttore editoriale - sytry82 Web Master - Andy Sin Amministratori delegati - gatto.Menelao, Den7 POTERE AL DUBBIO!


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Sinistra radicale, la vergogna quanto vale! di Igor Carta.

Hanno vinto tutti, come al solito ultimamente, usano contorsionismi linguistici e logici davvero ammirevoli per complessità dialettica; l'arrampicarsi ove impossibile sfiora anche loro, la sinistra radicale; l'unico merito del Uoltér nazionale é stato l'aver cancellato dal Parlamento questa piccola ma enormemente patetica presenza. Durante l'ultima campagna elettorale qualche esponente ha addirittura trovato il coraggio di unirsi al coro di calunnie a carico dell'Idv partito dai caimani, con che coraggio, conoscendo le frequentazioni di Bertinotti allo Yacht club di Viareggio col fine proletario Cecchi Gori? Sono talmente piccoli che ricorrono ai mezzi più iniqui per trovare un minimo di visibilità, persino attaccare il partito più pericoloso per il dominio populista. Ma come si fa ad accettare che simili personaggi si permettano di arrogarsi il diritto di autonominarsi unici eredi dei valori della Resistenza e della Costituzione? Nanni Moretti implorava D'Alema di dire qualcosa di sinistra, perché era appurato che Bertinotti neanche immaginasse cosa significasse, dire qualcosa di sinistra!! Fuori dal Parlamento Italiano, fuori da quello Europeo, questa é la giusta paga per una politica che sapeva di tutto, tranne che di sinistra. Si cominciò nel 1998, quando Bertinotti tolse l'appoggio al governo Prodi, non fosse stato per l'allora presidente Scalfaro, non proprio entusiasta di riandare alle urne, pena il ritorno del nano a Palazzo Chigi, chissà cosa sarebbe successo. Proprio in quel periodo cominciavano i primi scontri etnici nel Kosovo, ma i grandi portatori di pace a tutti i costi se ne accorsero soltanto un anno dopo, quando i caccia della NATO iniziarono a scaldare i motori per fermare un possibile genocidio. Ancora oggi mi chiedo dove fossero tutti quelli che allora portavano la maglia con la scritta “target”, quando Saddam Hussein giustiziò i rivoluzionari che tentarono di rovesciarlo nel '91, dov'erano durante gli assedi di Sarajevo e Srebrenica, dov'erano durante i massacri in Uganda? Erano in mezzo a noi, ad accogliere come un martire Tareq Aziz alla vigilia della seconda guerra del Golfo, erano qui, a protestare contro l'impiccagione di Saddam nel 2005, e dove erano durante la guerra in Cecenia? Questi semplici fatti mi hanno fatto pensare che questi personaggi abbiano un tale bisogno di visibilità, che li ha spinti verso posizioni a dir poco pasionarie, tali da sembrar scritte da Cervantes. Questa pace sbandierata, millantata senza se e senza ma é stata la loro rovina. I tanto decantati valori della Resistenza, soldati senza uniforme che combattevano armi in pugno, o dicevano ai nazisti “pace pace cortesemente andatevene”? Ora siamo in un momento di fermento internazionale come non se ne vedeva da anni. In Iran, la riconferma del leader ultraconservatore Ahmadinejad ha scatenato la reazione dei sostenitori del leader moderato Moussavi, che denunciano brogli, abusi, repressione sui manifestanti e ostruzionismo verso la stampa straniera, accusata di fomentare i disordini. Lo stesso Obama sta forse cominciando a capire che le dichiarazioni di buona volontà da lui pronunciate al Cairo poco tempo fa erano chiaramente destinate a finire nel nulla, e che forse la definizione di “stati canaglia” tanto cara a George Bush jr era palesemente azzeccata. Viene da chiedersi cosa succederà adesso in Iran. I teologi che di fatto gestiscono il potere hanno annunciato il riconteggio dei voti, peccato che lo stesso Ahmadinejad sia il delfino prediletto dell'ala più radicale del collegio di religiosi che di fatto governa il paese. La guerra civile sta scoppiando, é solo questione di tempo, e dubito fortemente che


col riconteggio dei voti la parte che risulterà sconfitta si faccia semplicemente da parte. Dato il vigore dei moti di piazza, e vista l'asprezza della repressione e le accuse ai mezzi di comunicazione stranieri si può pronosticare un conflitto con i fiocchi. C'é solo da augurarsi che coloro che sono scesi in piazza in questi giorni abbiano la ferma e decisa intenzione di andare fino in fondo costi quel che costi, guerra, morti, sangue. E se avessero bisogno di una mano, se i moti di piazza non bastassero, sarebbe plausibile un intervento della comunità internazionale? Quello diplomatico, dovrebbe, anzi sarebbe dovuto già essere in corso, peccato si sia passato dai fermi toni di condanna del primo momento a quelli più cauti del G8 di Trieste per non scontentare Medvedev schieratosi al fianco del regime di Teheran. E quello militare? Improbabile, conoscendo i tempi di reazione dell'ONU, la posizione della Russia e la presenza di armi nucleari.I riformisti hanno già chiesto l'annullamento e una nuova chiamata al voto sotto l'egida di osservatori internazionali. Il regime ha già invitato la comunità internazionale a farsi i pisellini propri. Un intervento armato poi, portato avanti da chi? Gli USA, visti gli attuali impegni in Iraq e Afghanistan sembrano un tantino messi male, soprattutto a forze di terra. Una eventuale campagna aerea stile Kosovo sembra più plausibile, ma occorrerebbe anche fare i conti con le sopravvenute ristrettezze di bilancio figlie dell'ultima crisi. Obama infine non sembra entusiasta all'idea di interventi militari unilaterali, che oltre ai costi porterebbero anche una cattiva ombra su quello che dovrebbe essere il Presidente del cambiamento. E se gli USA non si dimostrano decisi all'intervento, é difficile che lo sia qualcun altro. Il fantasma della guerra civile in Iraq, che solo a partire dal 2007 ha visto scemare la sua parte più cruenta, ha portato tutti i vertici internazionali, militari e non, a pensarci su parecchie volte prima di lanciarsi in decisioni avventate. E sul fronte interno come la mettiamo? E qui casca l'asino, perché i pasionari della pace si risveglierebbero da un lungo torpore, e al momento giusto per fare la loro demagogica propaganda, questo non solo in Italia. Non bastasse Ahmadinejad, é tornato alla ribalta da poco, con una bella serie di test nucleari e di missili balistici, l'amabile regime di Pyongyang, il tutto condito di minacce all'occidente e ai paesi vicini. Le invettive del dittatore Sung hanno creato il deserto attorno alla Corea del Nord, che persino Cina e Russia hanno isolato diplomaticamente. Anche qui nessuno si azzarda a nemmeno parlare di azioni militari, vista la presenza di armi nucleari in mano a personaggi di opinabile moralità. Non voglio dire di essere irritato da chi protesta contro la guerra, non sono figlio di Pietro Beretta, siamo tutti pacifisti nel profondo, ma i nostri nonni settant'anni orsono hanno subito le bombe che dovevano colpire vertici di stato che loro stessi avevano chiesto a gran voce ma che li stavano trascinando nel baratro. Hanno avuto ragione da vendere, i pacifisti, per il secondo Golfo e in parte per l'Afghanistan, ma per il Kosovo, come mai non hanno denunciato la pulizia etnica, o per la Bosnia, stupri etnici e campi di concentramento? E la Cecenia e l'Ossezia? Perché non si è sentito nulla, o non si sono viste le bandiere arcobaleno? Ora, fresca fresca, sembra che le cose stiano tornando a peggiorare in Somalia, dove i ribelli sovvenzionati da Al Qaeda dominano ormai 2/3 del paese e marciano su Mogadiscio. Le truppe regolari sono ridotte a bersagli per i ribelli, più numerosi e meglio equipaggiati, il governo ha chiesto l'invio di truppe internazionali. Nel 1993 hanno fatto di tutto per non essere aiutati. L'ONU ha già dato diniego all'invio dei caschi blu, non esistendo garanzie di sicurezza (cosa esistono a fare allora, se non a ristabilirla?). La Nato pare neanche si sia pronunciata. Laggiù c'é la guerra, la tanto odiata guerra che portava Bertinotti e i suoi allo sclero più totale. Dove sono? Cosa stanno facendo? Aspettano l'accensione degli F16 come al solito? Sarei curioso di sentire che rispondono, o sentirli tacere, per la vergogna. Come diceva l'immenso Enzo Biagi dopo il ribaltone del 1998: “Bertinotti é a sinistra di tutto, anche del buon senso”.


Rete Viva – Un bollino etico che libera energia di Marco Canestrari.

Aderiscono all'iniziativa in qualitĂ di amministratori: Daniele Branchetti, Tuttiquanti Guevara, Alessandro Chindamo, Tiziano Azzara, Marco Caputo, Giovanni Pili, Fatima Lorrai, Liliana Polia Ruggiero, Lauria Giuseppe Surio, Marco Canestrari.


Il perno centrale che frena la naturale soluzione di tutti i problemi del mondo è l’enorme muro che si va sempre di più creando fra le esigenze dei singoli cittadini e invece le soluzioni impartite dall’alto. C’è una massa di individui sempre più grande e sempre più insoddisfatta che vorrebbe esprimere un’idea e vedere una sua soluzione ma i mezzi che ha non glie lo permettono, la struttura sociale e politica non la facilita, e i media non aiutano a lasciare che una scelta dal basso abbia peso. Abbiamo quindi un’enorme energia compressa su scala mondiale, pronta ad agire con una pressione inaudita e finora sprecata. Spinti da insoddisfazioni e necessità comuni, sorgeranno rapidamente migliaia di gruppi con statuti, ideologie e leggi diverse. I gruppi liberi, anche politici, sono sempre di più e sempre più piccoli, hanno alcune basi in comune, ma sono divisi da un infinità di regole, ideologie, credenze e preferenze. Moltitudini di piccoli gruppi inizieranno ad abbandonare linee ideologiche o di partito a favore di soluzioni concrete, ma non avendo mezzi necessari, cercheranno di unirsi fra loro. In quel momento l’energia verrà imprigionata di nuovo. Infatti, per unirsi, ognuno dovrebbe cedere parte della proprie ideologie e accettarne altre che non condivide, e più di tutti, dovrà perdere il potere che attualmente ha, che alla fine, verrebbe convogliato di nuovo in un nucleo centrale che agisce sugli altri. Anche questa dinamiche è destinata a fallire. Una coalizione fatta da una moltitudine di gruppettini non permette libertà, snellezza, adattabilità, creatività e non funziona nemmeno a livello di efficienza se non quando le scelte vengono prese, di nuovo dall’alto. Allora come fare per attuare tutte le necessità che sono in comune fra i piccoli gruppi? Semplice: La scelta ed anche l'azione deve partire da ogni individuo, le decisioni devono venire prese democraticamente in una struttura senza Leader, dove i compiti sono divisi a parità di potere e anche gli organizzatori agiscono in totale trasparenza. Ogni singolo deve essere in connessione con ogni altro, con la possibilità di agire, informare e controllare ogni altro. Insegniamo a tutti che le scelte e le azioni dobbiamo farle noi, noi che siamo la stragrande maggioranza, noi che sentiamo di più i disagi e le inquietudini, noi che siamo privi di mezzi. Siamo noi che dobbiamo trovare un sistema migliore che soddisfi le nostre necessità e ci renda indipendenti dalle scelte imposte dall’alto. Solo dal basso potrà nascere un cambiamento per un futuro migliore. Nessuno lo farà per noi. Siamo vivi, facciamolo noi! LA RETE SENZA CAPI CHE RIUNISCE E TUTELA LA FORZA DI TUTTE LE DIVERSE CONVINZIONI Il 24/6/2009, dopo qualche mese di riflessioni, viene concepito ufficialmente il progetto RETE VIVA, che si basa su conoscenze di persuasione e manipolazione delle masse, motivazione e controllo emotivo, psicologia delle rappresentazioni della realtà, e soprattutto sulle dinamiche dei flussi di potere nei gruppi sociali. Questo progetto nasce con lo scopo di migliorare e promuovere le norme etiche che regolano le dinamiche fra gruppi di persone. RETE VIVA si propone di diffondere un metodo che permette ad ognuno di avere l’energia di tutti i gruppi che si iscrivono, senza doversi unire ad altri, né cedere di un passo nelle proprie convinzioni, né di dovere essere gestiti da un capo comune. Non è un gruppo unito da ideologie e gestito da un capo, questa è una RETE (senza leader) di gruppi Etici che promuove gli strumenti che permettono la liberazione dell’energia finora tenuta compressa. Ogni gruppo iscritto partecipa nel suo sviluppo e nei suoi miglioramenti, decide liberamente ogni singola soluzione che sente, e la porta avanti insieme a tutte le altre organizzazioni che la condividono. Si Propone un BRAND o "Bollino" Etico per i gruppi, le organizzazioni, le associazioni, i siti internet, i Blog e qualsiasi aggregato umano, di ogni ideologia, fede o credo religioso o politico. Il bollino in sostanza da la garanzia che il gruppo ha una struttura etica che permette il libero scambio di energia, dove le necessità del gruppo vedano una realizzazione pratica senza ostacoli ideologici e agisce nei modi di un virus benefico che diminuisce progressivamente la gerarchia di potere avvicinando il


cittadino alla gestione dei suoi problemi. E' un tessuto condiviso su cui tutti i gruppi si possano muovere in completa libertà senza dover cedere di individualità, né dipendere da altri. E’ la più essenziale anima comune ad ogni possibile gruppo o che voglia contribuire a diminuire la distanza fra individuo e casta. Le Norme Etiche si riducono a due semplici principi spiegati in seguito: Il Ragionamento “per soluzioni” invece che “per Fedi” e il “contatto trasparente” fra tutti i membri. Appena sarà raggiunto un numero sufficiente di organizzazioni, si deciderà insieme quale è la prima azione da fare in cooperazione, in quali tempi e in quali modi farla, e questa azione sarà anche il trampolino di lancio per pubblicizzare l’efficienza del Bollino “Rete Viva”. IL PRINCIPIO GENERALE: PROPORRE UN METODO, NON UN GRUPPO In parole molto povere, il potere accentra esclusivamente per un motivo, perché ci sono filtri fra i contatti dei gruppi (bidirezionali) di persone, ovvero: 1. Perché io delego le mie scelte a qualcuno (direzione dell’agire) 2. Perché io ricevo informazioni selezionate e impacchettate da qualcuno (direzione del ricevere) Un sistema libero da questi “filtri” determina un mondo libero dalle gerarchie di potere e soprattutto impermeabile alla corruzione. Sia la scelta che la realizzazione non passeranno più per i partiti o le ideologie e questo libererà un energia immensa. Non dovremo più sprecare energie per cercare un utopistico Leader libero da istinti individuali, infatti, anche i più insensibili ed individualisti potranno agire liberamente senza che sistema degeneri. I DUE SEMPLICI PRINCIPI DEL BRAND: Ogni gruppo che aderisce al “Brand” o Bollino, mantiene la sua identità, i suoi valori e le sue ideologie e non è richiesta l’azione verso le soluzioni che non sente come prioritarie. Non si deve rinunciare a nulla ma si acquisisce enorme potenza di azione. Chi aderisce al bollino sostiene questi due principi: ---Tutela della REALIZZAZIONE: Ogni singolo individuo partecipa direttamente alla scelta e alla realizzazione delle soluzioni ai propri problemi, promuovendole in cooperazione a tutti gli altri esseri che sono spinti dagli stessi problemi. Le differenze di ideologia, credenza, fede religiosa o politica su altri argomenti non giustificheranno un freno all’alla soluzione della necessità sentita da tutti. ---Tutela del CONTATTO DIRETTO: Lo scambio di informazioni libere e dirette fra tutti gli esseri umani del pianeta è un diritto sociale e inalienabile dell'uomo. Va favorito e promosso in tutte le forme possibili. Ci si impegna specificatamente a promuovere il monitoraggio trasparente e costante di ogni responsabile di gruppi o possibili accentramenti di potere. Ogni singolo Vede tutto. Ogni tentativo di allontanarsi da queste norme etiche, per qualsiasi motivazione (le più comuni: Minacce per la Sicurezza e Inefficienza), permetterebbe al potere di attecchire e alle masse di essere controllate.


COME ADERIRE? DIFFONDI IL BOLLINO E ISCRIVITI AL GRUPPO FACEBOOK

http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/07/rete-viva-un-bollino-che-liberaNon è un principio essenziale del Brand, ma è naturale che le organizzazioni che aderiscono e anche i singoli, dovrebbero diffondere il più possibile la conoscenza del Bollino a tutti i propri contatti e a tutti i gruppi che si conoscono che potrebbero avere interesse. Più è diffuso e più energia viene liberata, e progressivamente si hanno strutture organizzative e di azione sempre più efficaci e in contatto fra di loro. L’invito è rivolto soprattutto a quelli che, prima degli altri, ne capiscono le implicazioni e le potenzialità. Gli esperti di algoritmi ricorsivi lo avranno già capito: La struttura iniziale sarebbe solo l’inizio di una trasformazione dalle implicazioni enormi. L’inizio delle basi per un sistema intelligente formato dalla partecipazione di ogni singolo individuo. Si inizia a diffondere la consapevolezza dell’enorme energia prodotta dalla collaborazione libera da ideologie e gerarchie. Molte iniziative simili a questa nasceranno e le interconnessioni cresceranno. Ogni singolo individuo alla lunga potrà informarsi, decidere ed agire fino alla realizzazione fisica della soluzione, il tutto come mente collettiva, nella legalità, senza più dipendere dal potere politico e mediatico. L’anima comune della coalizione mondiale non sarà un ideologia né una religione ma queste semplici linee etiche. L'azione sarà il prodotto dell'intelligenza di ogni singolo individuo in contatto con gli altri. La struttura materiale già è presente, si chiama World Wide Web.


Il tempismo della quaglia di Igor Carta.

Davvero impensabile, non il fatto, ma il tempismo con cui questa storia sia venuta a galla. Una mattina...mi son svegliato.... riprendevo conoscenza dopo l'immancabile sveglia, giusto in tempo per sorbirmi la rassegna stampa del TG5. Il Giornale, già il giornale che ancora porta la dicitura “quotidiano fondato da Indro Montanelli”, passato poi ad altri papabili del Pulitzer come Feltri o Belpietro e ora al castrato Giordano, pubblica la bomba: giro di squillo a Montecitorio durante il governo D'Alema. La bellezza di dieci anni fa! Il baffino non ha perso tempo, evidentemente dotato di poca intelligenza ma tasche bisognose d'introiti ha immediatamente querelato tutti, quando gli sarebbe bastata una risatina di sufficienza. Strano, davvero strano che esca fuori solo adesso, in tempi come questi, durante una serie di inchieste e scoop già ribattezzata “Puttanopoli”. Non vorrei sembrare partigiano, ma, perché solo ora? Solo ora si racconta un fatto che sarebbe bastato ampiamente per ottenere le dimissioni di qualsiasi capo di governo, tutti tranne uno ovviamente, facendo tra l'altro un enorme piacere ad antiberlusconiani e non? Semplice, D'Alema fu il primo dei benefattori che salvarono il Cavaliere dall'oblio con la famosa Bicamerale, dandogli le basi per il suo secondo mandato da premier, quello della censura e delle leggi vergogna. Passi per il fatto, zoccole in Parlamento, l'ha detto pure Beppe Grillo scatenando la reazione sdegnata delle parlamentari, dimostratesi assai sensibili alle critiche, tutte il loro “papi”, zoccole a Palazzo Grazioli, e la Gregoraci alla Farnesina, non ci ricordiamo più??!! Tutto ciò mi suggerisce un semplice fatto. Berlusconi é davvero al capolinea, con la riesumazione di simili fatti, veri o meno poco importa, oltre a dimostrarsi sensibile alle critiche di quei “pochi piccoli poveri comunisti”, neologismo coniato a Cinisello Balsamo, dove venne contestato da uno sparutissimo gruppo di facinorosi, ben più meritevoli della sua attenzione che dell'intera piazza radunata per lui. Aveva giudicato spregevole la venuta a galla delle sue tresche private, da Veronica a Noemi, da Villa Certosa alla D'addario, e ora il suo peggior quotidiano tira fuori la bomba a sensazione sul premier di dieci anni fa? Quanto hanno dovuto rovistare nella cosiddetta spazzatura i cronisti del castrato? Una tale carenza di validi argomenti per controbattere al fango che gli viene scagliato in questi giorni suonerebbe grave a chiunque, soprattutto ad un capo di governo padrone di fatto dell'informazione di massa che strapaga avvocati, giornalisti e portavoce per rimediare alle minchiate che spara e alle critiche che puntualmente gli piovono addosso copiose. Forse aveva ragione Beppe Grillo, la marea sta montando, peccato che l'assenza di una vera opposizione, che già in passato ha fatto la fortuna del nano, nonché l'assenza di una informazione libera gli renda tutto più facile. La stampa estera invece é letteralmente scatenata; Pais, Mundo, Financial Times, Economist, Daily Teleghaph...c'é chi pronostica la messa a berlina del nano a L'Aquila, o chi promette che la vera merda salirà a galla durante il vertice, per affossarlo definitivamente davanti agli occhi del mondo, come era quasi riuscito nel 1994. Il nano instancabilmente continua a parlare di complotto, un complotto che ha costruito da solo con frequentazioni discutibili che lo espongono a facili ricatti, come la D'Addario o Elio Letizia, oppure lo istigano a pronunciare invettive di stampo fascista contro la magistratura rea di perseguitare un brav'uomo come Dell'Utri, lo obbligano a definire eroe uno come Mangano, gli fanno disprezzare l'abolizione dell'immunità parlamentare durante Mani Pulite, perché evidentemente Previti in carcere proprio non ci voleva andare, e infatti sta scontando la condanna in


comunità; personaggi a cui Silvio deve qualcosa del suo impero, ma di cui si libererebbe più che volentieri, dato il crescente onere per il loro silenzio e il costante pericolo di rivelazioni scottanti. Dové l'opposizione nel momento in cui servirebbe l'affondo decisivo? Il PD parla del congresso, della corsa al segretariato, perché effettivamente non sta succedendo nulla! Travaglio recentemente diceva che quella della stampa pilotata é una scusante parziale. Sottolinea come stranamente ogni volta che Berlusconi si sia trovato sull'orlo del baratro dalla cosiddetta opposizione sia sempre arrivato l'aiuto indiretto per non caderci, D'Alema e la bicamerale prima, Veltroni e il dialogo sulle riforme poi. Perché? Possibile che la scomparsa di Berlusconi comporterebbe l'epurazione dell'intera classe politica come avvenne, in parte, con la fine della prima repubblica? Davvero strano a quali risultanze ci portano semplici coincidenze tra ieri e oggi, peccato che la maggior parte degli italiani abbia la memoria corta, troppo corta, da quaglia!


La sicurezza secondo loro di Andrea De Luca.

Dopo la Camera, anche al Senato è stato varato il d.d.l. sulla sicurezza, che di conseguenza diviene legge a tutti gli effetti. Una presunta sicurezza, precisiamo però, quella voluta da Maroni e soci, che somiglia tantissimo a una legge che rasenta il timore verso lo straniero e l’intolleranza. Questa non è proprio la sicurezza che intendiamo tutti noi. Grave, a mio parere. Anche perché da oggi in poi, molta gente continuerà ad 'odiare' sempre di più gli stranieri. E fino a prova contraria, se non è razzismo questo poco ci manca. Nel testo di legge ci sono alcuni punti che fanno discutere e riflettere. A cominciare dalle ronde in città che dovrebbero trasmettere sicurezza ai cittadini. In realtà le ronde sono delle associazioni di volontari che potranno segnalare alle forze dell’ordine situazioni di pericolo. Due perplessità: la prima è legata al fatto delle situazioni di pericolo che le ronde dovranno segnalare alle forze dell’ordine. I pericoli sono diversi, e possono variare. Con quale criterio saranno valutati e segnalati tali pericoli? La seconda perplessità è che fra qualche tempo ci ritroveremo in giro queste persone che se svolgeranno il proprio dovere potrebbero mettere a repentaglio il movimento nelle grandi città. Coprifuoco per intenderci. Quello che accadeva nel ventennio fascista. Comunque non mi trovo molto d’accordo soprattutto sui punti che riguardano l’immigrazione clandestina. In primis, l’ammenda fino a 10mila euro per gli immigrati irregolari ed espulsione immediata. Sull’espulsione potrei essere anche d’accordo, ma mi chiedo come questa povera gente possa pagare una sanzione del genere. Inoltre l’allungamento dei tempi di permanenza per gli irregolari nei centri di identificazione. Tempi, a mio modo di vedere, alquanto esagerati. Mesi e mesi in cui gli immigrati saranno rinchiusi in questi centri in attesa di essere identificati. Rinchiusi come le bestie. Dietro alla legge c’è l’impronta verde della Lega, negli ultimi tempi teatro di idee xenofobe e razziste. Grazie Lega, un'altro bel regalo.


Berlusconi e la stampa estera di Alessandro Frau.

Da sempre chi governa cerca in tutti i modi di controllare i cosiddetti mezzi d’informazione, filtri mediatori tra i fatti accaduti e i cittadini ignari. Nella storia i casi citabili sono molteplici, palesi dimostrazioni della mancanza di libertà di opinione che contraddistingue le nazioni e i paesi governati da regimi o poteri assoluti. Spesso, l’uomo di potere o la forza religiosa, concedono solo con il contagocce la possibilità di diffondere tutti i crismi delle opinioni esposte dai sudditi che devono sottostare alle loro decisioni e poteri senza emettere fiati troppo disturbanti. Tutti conoscono, ad esempio, la censura flambé riservata da sempre a libri e documenti scomodi scomparsi sotto l’azione brutale di lingue di fuoco senza alcuna pietà. Nella Storia numerose personalità sono state eliminate, fisicamente o mediaticamente, perché possedevano quella capacità informativa basata sul voler comunicare la verità nella sua forma nuda e cruda, senza le finzioni e i trucchi che spesso la adornano, volti a coprire i suoi tratti più scandalizzanti. Una dote oggi ormai sempre più rara e in via d’estinzione tra le penne virtuali di chi giornalisticamente risiede dietro ad un computer. In Italia Berlusconi ha allungato le sue corte e brevi braccia riuscendo ad afferrare quasi tutti i mezzi di comunicazione. Attualmente possiede il controllo di quasi tutta l’informazione televisiva libera e sotto i suoi dettami escono in edicola una gran quantità di giornali e riviste. Spesso ha influito sulle scelte dei programmi d’intrattenimento e approfondimento politico sradicando alberi e cespugli del giornalismo italiano come fossero fastidiosa ortica. Tutti ricordano le recenti vicende legate a Biagi e Santoro. Ma cosa succede quando finalmente alcuni giornalisti decidono di non aderire a questo nauseabondo sistema? Ecco fuoriuscire le dieci (ora venti) domande della Repubblica, dieci cacciaviti capaci di svitare i bulloni del portone d’entrata delle roccaforti berlusconiane scardinandone alcune certezze. Dieci colpi d’ariete capaci di mettere in evidenza il basso livello raggiunto dall’informazione italiana, succube di un uomo che da sempre scala le montagne del potere distribuendo manciate di denaro e favori a destra e a manca. Ma cosa accade ancor più quando i giornali esteri, immuni dal potere berlusconiano, riportano con i giusti toni la possibile notizia sconvolgente? Ecco che le braccia piccole si rivelano ancor più minute e insufficienti. Berlusconi non può contrastare le testate straniere, fatte di editoriali, titoli e articoli che come piccoli aeroplani di carta sorvolano le alpi e giungono fino a noi, eludendo le vedette come Belpietro e Rossella. Il castello costruito con la calce della menzogna crolla come una qualsiasi fortezza edificata con semplici carte, spazzate via dal primo vento che soffia dall’Europa. Generali e sergenti fidati come Feltri, Giordano e Fede non bastano a controbattere un’offensiva di bombe cartacee inviate da colonnelli esteri dall’indubbia e riconosciuta autorità. Per di più, The Financial Times, El Pais, Le Monde, The Times non sono etichettabili come entità catto-comuniste escludendo anche l’asso della manica della difesa che il piccolo cavaliere ama giocare quando le spalle sfiorano il muro e gli aiuti scarseggiano anche tra gli alleati.


Lo scenario diventa ancora più squallido quando in un tentativo disperato, generato dalla poca lucidità rimastagli, il premier accusa Franceschini di controllare i fili della stampa estera, un lavoro da burattinaio che per il segretario del PD è di difficile riuscita persino in Italia. Un paese, il nostro, dove l’unico burattinaio è un mangiafuoco di Arcore che conosce perfettamente l’uso delle lingue di fuoco della censura.

Leggi “Il Mercurio” http://ilmercurio.blogspot.com/


Transformers 2: Un'altra cazzatona. Ma mi è piaciuto. E' poi c'è Megan Fox ... di Francesco Amato.

Un guazzabuglio misturato tra fantascienza di seconda mano e citazioni a gogo. Il digitale la fa da padrone in questo sequel, in cui molto è giocato sulla bellezza di Megan Fox, peraltro indiscutibile e tutto il resto sul ritmo dei colossali scontri tra mucchi di metallo. Molte sequenze degne di nota per gli apprezzatori del morphing spinto ai suoi massimi vertici e delle fattezze quasi ultraterrene di una Megan Fox in piena forma, anche se il cameo di una “gnocca transformer” bionda ne oscura decisamente classe e sensualità, naturalmente prima che riveli la codina meccanica. Però alla fine mi sono divertito. Gli americani sanno quando è il caso di non prendersi troppo sul serio e la presenza di molti personaggi caricaturali mitiga molto la scemenza della trama.

Il personaggio del vetusto Prime arrugginito che risorge dalla parte dei buoni dalle ceneri di un Lockeed SR-71 da museo è particolarmente ben riuscito, soprattutto considerato l’omaggio/citazione ad uno dei generali dell’imperatore nell’episodio della “Minaccia Fantasma” di Lucas. I due robot combinaguai, litigiosi e capricciosi come due adolescenti raggiungono momenti di simpatia. Nel doppiaggio italiano avrebbero magari potuto evitare di dare a Optimus Prime un difetto di pronuncia così palese, ma non fa nulla. Alla fine il polpettone tecnologico non è nemmeno venuto male. Però senza Megan secondo me non valeva gran che.


Il comico e il pagliaccio di Igor Carta. escort, conflitto d'interessi, Gheddafi, Dell'Utri, Mills, nucleare, Cip & Ciop...; Inoltre sarebbe dovuta (comunque) l'epurazione di tutti i candidati sporchi (e di riflesso di quasi l'intero partito), su cui vige nell'intero emiciclo l'omertà più totale. Di per sé il no a Grillo potrebbe costare, in

La notizia era una bomba: con spoletta a tempo o a impatto bisogna ancora accertarlo. La candidatura di Beppe Grillo alla segreteria del PD ha risvegliato dal torpore i leviatani che ne compongono la dirigenza, addormentati in fondo al mare, grassi come quaglie e sicuri di essere indisturbati. Appresa la notizia a caldo ho subito pensato che Grillo avesse deciso di fare il passo che tutti i suoi sostenitori gli chiedevano da tempo, la discesa in campo. Poi prima i silenzi dell'entourage dello psiconano, poi le facce sempre più plumbee di Fassino & Co, lanciatisi in cori deliranti di “non si può, non si può fare”, e l'unica nota di colore, l'entusiasmo di Di Pietro, hanno non reso l'evidenza, ma palesato col botto che covo di inciuciari sia il PD. Stamani sono faticosamente riusciti a mettersi d'accordo, ci mancherebbe: “Grillo no”. Buon per loro, hanno forse fatto la scelta migliore che potessero, la meno peggiore, finire di affondare con la loro stessa nave, e il motivo é semplice. Accettare Grillo avrebbe significato rimettersi a fare opposizione! Buon per Al Pappone, visto tutto quello che si può trovare per mettergli il pepe al culo,

voti, molto caro, ma comunque meno dell'eventualità che Grillo costituisca un partito vero e proprio, andando contro i suoi stessi dettami peraltro, ma non credo comunque che Grillo davvero desideri diventare segretario del PD, ed eventualmente candidato premier; per una semplice ragione. Avrebbe certamente il pieno appoggio dei suoi elettori, ma fino a che punto, dal partito? Il piccolo equivoco sta proprio qui, perché in Parlamento ci siedono i membri del partito, non gli elettori, ché ne dica lo psiconano, “i miei elettori mi votano e governo io”. Se fosse realmente così che bisogno c'era della legge porcata, in cui si vota la lista, e non il candidato? Non é così, signor Presidente del Consiglio? O lei é come si suol dire “una lenza”, oppure il suo mordente sui somari che già in passato ha fatto la sua fortuna, ora é davvero senza pari! A conti fatti, non sono affatto sorpreso di come si sta sviluppando la cosa, perché Grillo segretario PD avrebbe comportato l'inevitabile distruzione politica di uno dei due soggetti, e visto il precedente di Prodi, non ho dubbi sul quale. In questo rimbalzo di notizie appare defilato proprio il PDL, sarà ancora occupato a smaltire la sbornia post G8? Eppure avrebbero di che preoccuparsi, perché già l'intesa PD-IdV sarebbe nociva, ma un candidato di grido come Grillo riporterebbe alle urne tutti quelli (molti) terrorizzati dal PDL, delusi dal PD, schifati dal PRC, che hanno fatto la fortuna del Cavaliere alle ultime consultazioni. Segno che il nano non é minimamente preoccupato di un'eventualità simile, galleggiante nelle mani sicure di chi voleva la Bicamerale prima o il dialogo sulle riforme poi. A dir poco memorabili poi le motivazioni che hanno (!!!) “spinto” il PD verso il no: “E' un comico” sarebbe in ottima compagnia, “ci ha sempre criticato” l'aveste ascoltato, fanculo a voi, o aveste ascoltato Moretti anni fa “non é questo il modo di fare


opposizione” il vostro modello é vincente per uno strano caso? “Avremo un iscritto in più” spiritosoni, vedi che la politica del cucù funziona? Proprio come quella del tarallucci e vino che nel '92 ci ha quasi portato alla bancarotta. E adesso? Chissà, se non altro si é sentito parlare di qualcosa di diverso dopo l'abboffata proregime del G8; hanno parlato di tutto, abbiamo raggiunto ottime intese. Bene, tanto non cambierà un cazzo, come sempre, é stata solo una bella gita fuori porta, dopo tutto.


Rete Viva – Mobilis in mobile di Giovanni Pili.

Quando si parla di andare in internet si usa l'espressione "navigare", ed il motto del sommergibile del capitano Nemo era proprio "mobilis in mobile" che stava ad indicare la situazione prima del navigatore, il quale era in movimento dentro una cosa a sua volta in eterno movimento, nel mare come nella rete la situazione è la stessa. Tanto più è necessario non assumere un atteggiamento passivo di fronte a questa mobilità che è costituita dalla interattività, dalla partecipazione di ogni singolo utente della rete che codifica e decodifica, incamera input ed elabora output, tutto in un continuo movimento che pare inarrestabile. E lo sarà almeno per tutto questo nuovo secolo. Rete Viva ha come scopo mettere in-coscienza quante più persone non solo delle proprie potenzialità nella rete, ma anche dell'influenza che le fonti alternative esercitano verso chi non accede a internet o se vi accede è solo per vincere la timidezza e trovare l'anima gemella, la quale probabilmente è del tuo stesso sesso anche se non lo sapevi prima di incontrarla di persona. Oppure ritrovi amici delle elementari che ti vantano sproporzionatamente e poi improvvisamente cominciano a chiederti un presto, ecc. Prendiamo per buono che gli aderenti al progetto di Rete Viva non rispondano a quest'ultima categoria e andiamo avanti. Ci è stato fatto credere dai format televisivi che ad un valore corrisponde un cachet ed una certa punta di audience. Come se il valore si potesse misurare alla stregua delle fette di fontina o di prosciutto che acquistiamo al market. Niente di più falso. Le persone che stanno in televisione sono individui con capacità più o meno nella media, che hanno dietro una fila di persone meno fortunate che aspettano di sostituirle. Noi non ce ne accorgiamo perchè, come diceva Pasolini in tempi non sospetti, "la televisione impone dei messaggi ex cattedra" e come tale che si ascolti il reading di Dante fatto da Benigni, Baricco o Gassman; piuttosto che le pseudo teorie sociali di Tarricone, Corona o Rita Dalla Chiesa non fa alcuna differenza ... si assiste sempre a discorsi dall'alto che non richiedono un feedback partecipativo, ma l'assimilazione o lo zapping da un'altra parte. Il problema è che a discapito di una più vasta offerta di canali e format, non esiste un'altra parte ... esiste solo omologazione, in definitiva esiste molta più originalità e creatività nelle pubblicità che ormai sono la televisione e i programmi sono loro in quanto tale degli intermezzi tra uno spot e l'altro. Più di due terzi dei lavoratori non usuffruiscono in modo attivo e partecipativo alla rete internet, cosi la loro giornata di 24 ore si divide nei giorni lavorativi in otto ore di lavoro, otto di spot pubblicitari mischiati a informazione precaria e trasmisisoni che offrono surrogati di emozioni a buon mercato e otto di sonno; nei giorni di pausa lavorativa alle otto ore di spot si sostituisce l'esecuzione degli ordini più o meno subliminari degli spot a comprare, a reggere la catena del consumo. A tal proposito vi suggerisco la visione di questo documentario: "La storia delle cose". Molto interessante, come base per cominciare a informarsi davvero. Chi accede alla rete internet e lo fa in modo attivo può usare social network come facebook per emanciparsi dalla cultura dominante controllata essenzialmente dalle multinazionali attraverso gli spot e i tg parziali.


Esistono tanti altri social network, io in particolare, visto che parliamo di Rete Viva, mi occuperò in questo articolo della realtà di facebook. Questo sito offre molte potenzialità da usare a nostro vantaggio. Tutti gli iscritti a Rete Viva se intrecciano "amicizia" tra loro e essi stessi aprono un proprio gruppo tematico possono di fatto entrare nello spirito anarchico e comunitario che Rete Viva propone. Ognuno di noi può attraverso il messaggio diretto agli iscritti del proprio gruppo raccogliere le informazioni che ha e rielaborarle producendo nuovi input da discutere. Il legame telematico tra "amici" permette di avere nella propria home una sorta di "agenzia ansa" della comunità, inoltre i vari amici saranno iscritti contemporaneamente ognuno al gruppo tematico dell'altro, quelli più fidati saranno amministratori in diversi gruppi ecc. Il gruppo è il corpo dove singoli pezzi del puzzler si elaborano e vengono riproposti alla comunità. Attraverso le nostre bacheche possiamo raccogliere ciò che più ci colpisce e inserirlo nelle note e ricevere note da altri. Non facciamo l'errore di pensare che siccome il nostro gruppo o blog non ha i milioni di ascolto dei vip televisivi non ha valore. "L'arte sfigura quando entra in una stanza dove ha un prezzo ma non un valore" diceva Jung. Il messaggio ex cattedra della televisione è un messaggio catastrofico per noi e per la gruppalità innata che ognuno di noi possiede, come insegna lo psicoanalista Bion. Tutto nei media è volto a spezzare i legami di questa gruppalità per lasciarci ognuno come un'isola a se stante, e il vuoto di legami viene sostituito dai surrogati di emozioni dei reality mentre la cultura e la storia del gruppo viene sostituita dalla informazione di regime. Sappiamo tutto delle amanti di Berlusconi o degli inciuci Di D'Alema ... ma non sappiamo niente di ciò che succede sotto casa. Lo trovate normale? E' normale che due volte in Lombardia delle donne sono state stuprate e chi poteva aiutarle vedendole è passato dritto senza far niente? E' normale che a Cagliari in una piazza affollatissima un uomo sia morto chiedendo aiuto totalmente inascoltato? Se non lo trovate normale è doveroso salvaguardare il legame e la gruppalità tra persone. Non si pensi di dover restare in internet, il che farebbe di noi dei meri giocatori di Play Station. Si resta uniti e mobili intellettualmente per quando arriveranno i tempi in cui non ci sarà tempo di pensare e si dovrà agire coi fatti e con le procedure sociali e comportamentali che avremo imparato durante le nostre attività. Ricapitolando. Invito tutti i fratelli di Rete Viva a fare "amicizia" secondo il gergo dei social network per definire un legame generico, e di aprire blog o gruppi tematici, in modo da buttarci tutti quanti, senza timori -non c'è la maestra isterica che ci guarda- e dire la nostra. "La libertà è partecipazione", diceva Gaber, e non sbagliava! Se si rimane passivi ad ascoltare "quelli che scrivono bene" farete dei messaggi che ricevete la copia buffa e ridicola dei messaggi ex cattedra della tv, invece dobbiamo essere tutti spettatori e attori della rete. Tutti gli interessati possono se lo desiderano copiare e incollare il seguente post nei propri blog o nelle note di facebook purchè non venga modificato in nessuna parte e che venga riportato il link diretto al sito dell'MBM.


Letterucce tre Bernardo e Silvio di Andrea De Luca.

ll boss Bernardo Provenzano avrebbe tentato di far recapitare alcuni messaggi a Silvio Berlusconi nei primi anni novanta, attraverso una serie di intermediari. La circostanza emerge dagli interrogatori di Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito, l'ex sindaco di Palermo condannato per mafia. Il padrino corleonese, sempre secondo questa ricostruzione, sarebbe il latore di tre missive che facevano riferimento a richieste e minacce, una delle quali rivolte al figlio di Berlusconi. Questi particolari sono contenuti in due interrogatori del 30 giugno e dell'1 luglio scorso, depositati, con tante parti con omissis, nel processo al senatore Marcello Dell'Utri che si svolge in corte d'appello, dove il politico è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. E proprio Dell'Utri, condannato in primo grado a nove anni di reclusione, viene indicato da Ciancimino come il mediatore fra Provenzano e Berlusconi. Fra i due verbali vi sono molte discrasie, probabilmente collegate al fatto che il figlio di don Vito non si aspettava che i pm trovassero la lettera. Per il dichiarante, infatti, questa storia "é cento volte più grande di me". Secondo Ciancimino jr. le missive erano dirette all'ex presidente di Publitalia, il quale avrebbe dovuto girarle al "destinatario finale" che era indicato in Silvio Berlusconi. La novità che emerge solo oggi è che sarebbero tre le lettere, inviate dal boss fra il 1991 e il 1994. La prima missiva, secondo Ciancimino, sarebbe partita prima della consegna del cosidetto 'papello': un elenco di favori, richiesti da Cosa Nostra, presentato da Riina a una parte delle istituzioni, a cavallo delle stragi mafiose del '92. Due di queste lettere Massimo Ciancimino sostiene di averle ricevute direttamente dalle mani di Pino Lipari, il 'consigliori' che gestiva i beni di Provenzano e i suoi contatti con la politica. A una di queste consegne, avvenuta nella villa a mare a San Vito Lo Capo di Lipari, sarebbe stato presente anche Provenzano. Nel foglio sequestrato dai carabinieri fra le carte di Vito Ciancimino, che adesso è depositato nel processo a Dell'Utri, si fa esplicito riferimento "all'onorevole Berlusconi", e alla "posizione politica", a cui il mittente della missiva voleva "portare un contributo (che non sarà di poco)", chiedendo pure di mettere a disposizione una delle sue emittenti televisive, in modo da evitare il "triste evento". Questa lettera, secondo Ciancimino jr., sarebbe stata la terza in ordine di tempo. Il secondo messaggio il figlio di don Vito dice di averlo ricevuto in una busta chiusa dal giovane autista di Provenzano. Un ragazzo che nei primi anni novanta avrebbe accompagnato il boss. Il ruolo dell'ex sindaco mafioso in tutto ciò sarebbe stato quello di "consulente" di Provenzano, e solo in una occasione avrebbe fatto da mediatore consegnando la copia della lettera a un tale "Franco" che doveva poi darla a Dell'Utri.


La politica dentro l'università di Alessandro Frau.

L’università è sempre stato il luogo per antonomasia in cui viene maturata una coscienza politica piena e completa. Per secoli è stata la fabbrica delle idee e delle proposte per la costruzione di un mondo migliore e la fucina nella quale venivano forgiati gli strumenti per attuare i cambiamenti necessari in una società obsoleta e deteriorata da un potere stantio e logoro. Il partorire nuove utopie (e l’affermazione di personalità capaci di farsi portatori di esse), è stata una delle prerogative ininterrottamente presenti all’interno delle facoltà italiane, contribuendo spesso in maniera decisiva alla crescita e allo sviluppo della democrazia nel paese. Gli atenei hanno subito nella loro lunga storia metamorfosi complesse, passando dall’essere centro di espressione culturale e formativo a campo di battaglia sanguinoso e violento. I dibattiti e i conflitti, il verbo proferito e lo scontro fisico, il successo di un traguardo e la cocente sconfitta di una repressione hanno legittimato in modo diverso ogni tentativo di rivoluzione, dato che ogni azione e ogni parola riceveva vita da un profondo desiderio e da un inestinguibile voglia di miglioramento e progresso. Ma come si muove la politica all’interno delle università nel terzo millennio? Si può tranquillamente asserire che la crisi divampata in questi anni e che ha colpito ogni singolo settore della società non ha risparmiato neanche lo studio e la ricerca. Stiamo assistendo ad un evidente disfacimento dei valori che l’università ha sempre rappresentato, crollati di fronte all’infermità culturale che ha colpito lo Stato moderno. Un tempo specchio riflettente dei mali sociali e produttrice capace di nuove generazioni di politici ambiziosi e preparati, ora l’ateneo è diventato sede minore delle fossili fazioni politiche che imperversano nello scenario istituzionale attuale. Da diversi anni ci si lamenta continuamente della presenza delle solite facce in parlamento, volti che abbiamo conosciuto già vecchi e che ora proseguono nel loro cammino di putrefazione portandosi dietro i risultati di un malgoverno che pagheranno le generazioni future. Questo avviene perché il ristagno partitico largamente diffuso in Italia si ripropone anche all’interno delle Università e delle loro rappresentanze ufficiali. Numerose liste nascono e prolificano ad ogni elezione politica universitaria, mascherandosi dietro nomi accattivanti e spiritosi senza celare però la loro natura di malriuscita estensione dei partiti nazionali. L’essere degli sterili e dei difettosi prolungamenti dell’attuale politica, viene palesemente mostrato da questi pseudo movimenti universitari nelle loro proposte: in esse riscontriamo una demagogia dilagante e delle promesse inattuabili che vanno dalla sicurezza che ci saranno meno tasse da pagare all’aumento sproporzionato del numero delle borse di studio, dagli appelli infiniti per gli esami alle migliorie degli istituti. Argomenti seri e importanti che vengono trattati in maniera leggera e di cui i candidati si servono per garantirsi un’elezione e una poltroncina nella quale comodamente sedersi. Rappresentanti, dunque, già inseriti all’interno dei gruppi politici nazionali, facenti parte di un mondo schematico, illusorio e scoraggiante alla quale nessuna alternativa pare proporsi all’orizzonte. In quale rinnovamento gerarchico delle istituzioni


possiamo riporre le nostre speranze, quando le giovani leve politiche che si propongono all’interno delle università sono già espressioni di ciò che in maniera insoddisfacente permane da anni? La situazione certo non migliora se poi diamo uno sguardo al panorama degli elettori che invadono gli atenei e le accademie italiane. In generale abbiamo due grandi categorie di votanti: una che si rassegna alla situazione presente e che vota con coscienza sapendo già che quel gesto cosi importante non condurrà a nessun risultato concreto; e una che acclama la singola figura di statista che promette, illude e della quale si conserva il “santino” elettorale nel portafoglio. Nel primo caso siamo di fronte ad una sparuta minoranza che guarda ancora ai programmi politici nella quale cerca di identificare il proprio futuro, sapendo già che ci saranno sacrifici, sofferenze e restrizioni che garantiranno però un esistenza colma di piccole soddisfazioni personali e una convinzione di aver tracciato la giusta via anche per le generazioni che verranno. Sono coloro che si preoccupano della salute del mondo, coloro che vogliono pagare le tasse sapendo che serviranno a migliorare i servizi, coloro che si attrezzano per una lunga e lentissima salita da percorrere in un intera esistenza. Nel secondo caso siamo di fronte alla maggioranza dei giovani che non sentono lo scrupolo di porre davanti agli occhi i programmi politici ma si identificano in colui che parla e abbindola nei vari comizi. Ci si esalta davanti alle ricchezze possedute e all’impero costruito da costui, si guarda con ammirazione alle furbizie usate con abilità per danneggiare gli avversari, si acclamano le destrezze e i raggiri compiuti per ottenere ciò che si vuole. Gran parte di questi votanti bramano la possibilità di ripercorre quel facile cammino attrezzandosi per una comoda discesa e sognano di diventare esattamente come colui che ha tessuto la ragnatela intorno alla loro assenza di conoscenze ed esperienze. Sono coloro che vogliono accumulare facili patrimoni, coloro che desiderano ricevere il plauso da folle oceaniche, coloro che ardono nel possedere potere e che passano davanti a mezzi leciti e meno leciti pur di conquistarlo. Quanto dobbiamo aspettare perché venga dato spazio a coloro che intendono uscire dagli schemi di un sistema marcio e omertoso? Dove sono finiti gli ideali e i valori per la quale combattere nella speranza di un futuro migliore? Probabilmente dopo essere stati lungamente utilizzati come bastoni per percorrere la salita della vita e puntelli con la quale scalare le rocce altissime che l’esistenza propone, sono stati abbandonati quando si è deciso di scivolare a tutta velocità nella discesa di facili promesse che l’egoismo propone come facile scorciatoia. Cosa succederà quando si scoprirà che i freni non sono stati consegnati in dotazione?


La classe non è acqua di Igor Carta.

Primo: guardatevi “Il Divo”. No, non é l'ennesimo processo di revisionismo politico che con l'arrivo dello psiconano nei quartieri alti della politica ha visto l'esondazione di una marea di boiate, ultima la volontà dell'ex missino Gianni Alemanno di intitolare a Craxi una via di Roma, oppure la definizione di “Mani Pulite” come un complotto della magistratura politicizzata contro dei brav'uomini rei solo di sperperare miliardi su miliardi di denaro pubblico mentre negli ospedali si moriva di semplice infezione. Secondo: che stile Andreotti! L'unico che é veramente uscito indenne da tutte le accuse che lo hanno visto sotto processo negli ultimi anni. Assolto, o prosciolto, non prescritto, signor Presidente del Consiglio, e senza il subdolo ricorso a leggi che si possano dire “ad personam”, onorevole Ghedini, già avvocato del premier, che farebbe bene a limitarsi a tale, viste le ultime infelici uscite; avrà sicuramente avuto rapporti con la mafia, non poteva non sapere della giungla di corruzzione che dilaniava le finanze dello stato, ma la bravura di un vero impostore non sta nel compiere l'imbroglio, ma nel non renderlo di pubblico dominio, cosa che ormai non riesce ad un omino che si crede il nuovo De Gasperi. Avrei voluto chiederle, On. Andreotti, cosa lei ha pensato di questa discutibile uscita di un discutibile personaggio, ma lei non ha mai commentato, nulla, da quando é senatore a vita. In nessun caso che lo ha visto coinvolto in negativo si é mai lasciato andare a grida di vittimismo, accuse di complotto, di spionaggio, di gossip, accuse contro magistrati politicizzati. Si é ben guardato (o non si é mai saputo) dal frequentare personaggi che la potessero rendere ricattabile, qualcuno sussurra ancora che lei sia il mandante di omicidi effettuati col preciso scopo di evitare simili incidenti. Non ha mai avuto bisogno di portavoce o addetti stampa incaricati di smentire ciò che lei abbia detto qualche ora prima, forse l'unica ritrattazione é stata dopo la proiezione della sua biografia sul grande schermo, e con 60 anni di carriera politica ci può stare. Come ci siamo ridotti? Andreotti non sarà certo uno stinco di santo, ma rispetto all'odierna classe politica... Certo che anche allora mica c'era da scherzare, dal mitico “avanzo di balera” al secolo Gianni Demichelis, Duilio Poggiolini alias “Alì Babà”, Francesco De Lorenzo, il malato di intolleranza alla divisa circondariale. Un esempio di classe e fair-play a dir poco encomiabile, ha subito accuse, affrontato processi, senza mai pensare nemmeno a rifugiarsi chissà dove, latitante in attesa di esulato, e ha pensato bene di non riciclarsi in qualche nuovo partito, o grazie a Dio non ne ha avuto bisogno. Ma di certo non si sarà affidato al caso, onorevole Andreotti, forse solo agli uomini giusti, e pochi. Possibile che ci siamo ridotti a questo punto, a tessere le lodi dell'eterno Belzebù? Possibilissimo, visto che abbiamo concesso alla nostra classe politica di diventare “la casta”. Come si fa a permettere che gente come Martelli o il Maestro Venerabile Licio Gelli divengano conduttori di programmi storico-culturali, per poi indignarsi se li fa pure la Lecciso (!!!), altri come Pomicino si riciclano nel Popolo della Libertà vigilata (qualcuno anche nel PD) con una scusa storica “ho avuto più proscioglimenti


che condanne!” ah beh, allora. C'é ancora chi si dimena come Grillo sulla questione morale, ma la morale é come il deretano, ognuno ha il suo, c'é solo da chiedersi come ci arrivino, così in alto morali tanto vili. Nella stessa misura, non é importante se il Presidente del Consiglio vada a troie o troiette, casomai é importante la sua “voluttuaria e voluttuosa propensione alla menzogna”, come diceva Montanelli. Solo calunnie su storielle di gossip, ma se le menzogne del Premier non riguardassero solo la sua vita privata? Si continuerebbe a parlare di gossip, onorevole avvocato Ghedini? Un nuovo complotto ordito da una sinistra così potente da manipolare la stampa straniera e incapace di scalzarla dallo scranno, signor Presidente del Consiglio?


A otto anni dalla scomparsa di Indro Montanelli di Ettore Gallo.

Il 22 Luglio 2001 scompariva il più grande giornalista che l’Italia abbia mai avuto: Indro Montanelli. Editorialista del Corriere e in seguito fondatore e direttore de “Il Giornale” e de “La Voce”, fu la persona che tutti noi, spero, vorremmo essere: una uomo critico, che non parlò mai per partito preso, sempre pronto a mettersi in gioco. Son passati solo 8 anni dalla sua scomparsa, ma credo che si rivolti già nella tomba, vedendo ciò che è accaduto al “quarto potere”: non esistono più giornalisti liberi (quei pochissimi che ancora lo sono, vivono con la scorta e/o sono bollati come faziosi) e ai vertici di tutti i telegiornali e di gran parte dei giornali italiani vi sono i cagnolini da compagnia del potere, esseri asessuati senz’arte né parte, che hanno come unico organo funzionante la lingua, sempre pronta a leccare il posteriore del potente di turno. Si rivolterebbe nella tomba anche vedendo la fine che ha fatto il suo “Giornale”, diventato house organ del PdL e costola di Mediaset, oramai in mano a gente come Mario Giordano e Filippo Facci (che, con tutto il rispetto, con giornalisti del calibro di Montanelli e Biagi hanno poco a che vedere!). Non so cosa direbbe della situazione politica italiana: lui, uomo di Destra, affermava che in Italia non si sa andare a Destra senza sfociare nel manganello. Chissà cosa direbbe allora del decreto sicurezza, fortemente voluto dalla Lega Nord. Chissà ... “L'unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.” (I. Montanelli, “Soltanto un giornalista”, 2002)

Leggi il “Picerno Notizie” http://picernonotizie.wordpress.com/


Dopo il G8 meno parole, più fatti di Andrea De Luca.

Il G8 si è concluso tra continui elogi ed applausi per l’organizzazione ben riuscita. Insomma un successone. Non metto in dubbio la qualità dell’organizzazione, ci mancherebbe. Io, però, non ho visto questo grande successo, ma solo meriti per aver allestito un grande evento e complimenti a destra e sinistra. Berlusconi, tra l’altro, in conferenza stampa sottolineava quasi sempre il successo e l’immensa organizzazione del G8, accompagnato dal suo immancabile sorrisetto. Ovviamente non basta saper organizzare bene un evento di questo genere, se poi alle promesse non seguono i fatti. I precedenti, poi, non sono mai stati dei migliori. Basta citare che 4 anni fa i paesi del G8 promisero di mettere a disposizione una grossissima cifra, intorno ai 50 miliardi di dollari all’anno, per venire incontro ai paesi in via di sviluppo. Non solo. Si promise anche di cancellare entro il 2010 i debiti di ben 41 paesi del Sud del mondo. Cosa non credo sia proprio avvenuta. Con le parole sono tutti bravi, ma poi siamo sempre punto e a capo. Volete sapere un’altra cosa? Il nostro governo ha tagliato gli aiuti ai paesi in via di sviluppo. Aiuti più che dimezzati. E le famose promesse dove sono andate a finire? In quest’ultimo G8 è stata presa la decisione di stanziare 20 miliardi di dollari per aiutare le popolazione dell’Africa. Nello scetticismo staremo a vedere se stavolta le promesse si riveleranno tali.


Proibizionismo prossimo venturo di Francesco Amato.

Evidentemente la lezione degli USA non è bastata. La storia si ripete, quando gli uomini sono troppo idioti per imparare dai propri errori. Al Capone fiorì proprio nel business dell’alcool, quando una banda di legislatori bigotti e moralisti permise alle proprie idee del cazzo di avere la meglio su tutte le altre. Nacque il proibizionismo e con esso fiorì il business dell’alcool di nascosto. Persino in Star Wars, un‘allora poco più che sedicenne Leia Organa spiega al governatore Tarkin che quanto più si stringe il pugno, quanto più le cose sfuggono di mano. Ma niente da fare. Adesso abbiamo la destra in Italia che sta facendo di tutto per ficcare la propria morale bigotta, bacchettona e filocattolica in ogni suo atto. Ribadisce la laicità dello stato ma nel farlo ficca la sua morale ipocrita ovunque. Ultimo due colpi, complice la solita indifferenza italiana estiva e non, sull’alcol tra i giovani. Divieto di vendita agli under 16 e tolleranza zero sui neo patentati. Soliti provvedimenti per far vedere quanto sono bravi, per convincere il pubblichino rincoglionito dal caldo che si occupano di lui. Invece di occuparsi del perchè l’alcool stia diventanto per i giovani quello che era la marijuana negli anni ‘70, fanno quelli duri, quelli dal pugno di ferro. Certo, le casse dello stato godranno tantissimo dei soldi incamerati grazie alle nuove sanzioni, e contemporaneamente piangeranno per l’elevato numero di procedimenti penali che scaturiranno. Ma intanto i ragazzi continueranno a spaccarsi il fegato a colpi di cocktail. O credono veramente, questi luminari della legislazione, questi geni incompresi dell’arte di governare, che proibire il consumo d’alcool e inasprire le pene, corrisponda a qualcosa di efficace? Perchè qui i casi sono due: o veramente lo credono e allora bisogna cacciarli perchè non sanno cosa fanno, oppure non lo credono, e allora bisogna cacciarli perchè non si sa bene a cosa vogliono arrivare.


Ve la do io la giustizia! di Igor Carta.

Basta politica! Esatto, ne ho le palle piene di parlarne, ma é da essa che ora prenderò spunto per parlare di un po' di cazzi miei, ma non solo. Tolti i soliti argomenti correnti, no, non i problemi dello psicopedonecronano, nei telegiornali si parla di vacanze, che in estate si va al mare, quanti italiani si metteranno sulle strade, e...é pure periodo di calendari, con sommo gaudio...di tutti, ormai lo fanno cagne e porci (con tutto il rispetto possibile per queste nobili creature)!!! Poi succede la puttanata, stupro, aggressione, omicidio e ci risiamo, la scusa buona per inasprire pene inesistenti o inapplicabili, sulle strade più agenti, a piedi, perché mancano i fondi per rifornire e manutenzionare le volanti. Ma la tanto vituperata certezza della pena...pura utopia, se si considera che già nella Costituzione, al momento del processo, vittima e imputato sono sullo stesso piano, poi tra attenuanti generiche, buona condotta e indulti, nessuno tocchi Caino perché tanto Abele é già morto. Bene, ho scelto di scendere in campo, davvero! Visto che gli organismi preposti alla tutela del cittadino latitano, o non possono funzionare, io vi do l'alternativa. Un'alternativa vera, a uomini e donne. E sto parlando sul serio. Imparate a difendervi, perché le vostre capacità vi danno certamente maggiori garanzie degli enti che lo Stato ha istituito e paga a tal fine, e credetemi so di che parlo. Pratico arti marziali da più di otto anni, ho iniziato da poco l'iter per diventare insegnante, sono legato alla federazione che per prima ha portato in Sardegna stili totalmente nuovi, i più efficaci sul mercato attuale, discipline come Jeet Kune Do, Kali Filippino, Krav Maga, Nova Scrimia. Discipline quasi sconosciute al grande pubblico, alcune così valide per efficacia, rapidità d'apprendimento e d'impiego da costituire il nerbo dell'addestramento delle forze speciali di mezzo mondo. Per chi volesse approfondire lo rimando al sito Martialdefence.it, in cui troverete articoli e ottime recensioni su queste discipline, e sul mondo della difesa personale in genere. Quello che voglio fare adesso é raccontarvi la mia personale esperienza, non voglio crearmi un seguito, ma invitare le persone a crearsi un cammino che le porti ad affrontare i propri demoni che, ne ho avuto la piena conferma, sono l'unico ostacolo che ci impedisce di diventare persone migliori. Purtroppo conosco anche i rischi dell'esporsi in questo modo, conosco i numerosi luoghi comuni orbitanti intorno a questo mondo, il mio mondo peraltro, ma é veramente ora di fare chiarezza per un maggior benessere comune. L'aggressività imperante nella nostra società non é una novità, forse la sola efferatezza di certi avvenimenti scuote più del solito la pubblica coscienza. Non si parla d'altro per due/tre giorni, palle a elica, poi l'oblio. Ahhhh...l'informazione! Le istituzioni scaricano la responsabilità sulle famiglie, incapaci di educare le nuove generazioni alla vita civile. Probabile, ma essendo così, il fenomeno dovrebbe essere notevolmente circoscritto. Io sono per il concorso di colpa, 60% Stato, 40 per la famiglia. La nostra storia recente di fatto ci ha insegnato che chi sbaglia non paga, al massimo patteggia,


che fanno carriera i ladri e gli arroganti, che bisogna graffiare per non essere morsi. La società, si é solo adeguata, nel bene e nel male. Comunque, anni fa incappai in un libro, di un tal Alain DeBenoist, che si chiamava “Le idee a posto”. Esso sostiene che gli uomini nascono uguali, poi si diversificano, con l'educazione e la crescita, in uomini e individui. Sono uomini i saggi, gli impavidi, quelli che si sforzano di capire, coloro che si sono costruiti una personalità; sono individui gli ignoranti, i frustrati, coloro che vivono nell'invidia e nella rincorsa alle cose futili che reputano le uniche in grado di guarire la loro ignoranza. Rimasi a dir poco folgorato. In seguito mi avvicinai al marzialismo, così per provare, quasi per voglia d'evasione. La cosa mi intrigò non poco, e mi intriga ancora, oggi più di allora. Sono passati più di otto anni, e ora posso dire con orgoglio che non ho trovato quello che cercavo, ma molto di più, sono diventato una persona migliore. Prima di allora pensavo che farmi i fatti miei mi avrebbe tenuto lontano dai guai. Non che fosse sbagliato, l'errore semmai stava nel non avere nulla su cui fare affidamento nel caso non bastasse. Mi cullavo sulle mie insicurezze. Infatti non tardò a presentarsi un nemico temibile, insidiosissimo: il bullo! Ignorante, sboccato, rozzo, operante in genere in branco, ben cosciente che un'inaspettata fermezza sarebbe per lui problematica. Come finì ve lo lascio immaginare, nessuno dei due rimase illeso, forse fu di consolazione a lui, non di certo a me, anzi, mi resi conto che così non si poteva continuare. Qualche tempo dopo aver iniziato la pratica del Jeet Kune Do mi trovai costretto a usare le mie conoscenze contro un uomo che non mi lasciò scelta, mise le mani addosso a una persona a me cara. Andò molto meglio, rimasi pressoché incolume, lui un po' meno, e si prese il disturbo di denunciarmi, piuttosto che sparire e magari trarre insegnamento da quanto accaduto. Furono due anni passati tra giudici, avvocati, ricerca di testimoni e 2500 € nelle tasche del mio avvocato. Mi diedero ragione, lui patteggiò e non gli fecero nulla. Non mi pento tuttora di quello che ho fatto, l'unico rammarico fu l'aver trovato quell'individuo, quel giorno, a quell'ora, sulla mia strada. Mi feci due conti, tempo dopo, e tirando le somme, se avessi fatto a botte ogni volta non che avessi potuto, ma che forse avrei dovuto, avrei già qualche anno di galera, oltre diverse condanne. Quindi? Ho imparato, con estrema fatica, forse la più grande che esista, a lasciar perdere; un'enorme fatica, perché l'orgoglio e l'odio per l'arroganza sono innate in me come in tutte le persone che hanno avuto la fortuna di ricevere un'educazione. Se uno mi insulta, non lo sento, che mi frega dei suoi improperi, chi lo conosce? Se uno guarda la mia ragazza lo lascio fare, con la fatica che ho fatto per conquistarla non cadrà certo ai piedi del primo che passa, oppure avete il pisello talmente piccolo che riuscite a dimostrare la vostra pervicace mascolinità solo scagliandovi contro uno magari un po' alticcio che ha solo la sfortuna di essere più ignorante e di avere problemi ben più gravi dei vostri? Se avete l'accortezza di osservare con attenzione, noterete che l'aggressività di un certo individuo é solo una reazione alle prevaricazioni della vita quotidiana. Ho sempre creduto, dal canto mio, che quelle aggressive siano le persone più labili, ignoranti al punto da confondere l'arroganza con l'essere persone “di carattere”. La potenziale vittima impersona il datore di lavoro che lo mobbizza, la fidanzata che lo ha mollato, l'amico che lo ha deluso. Ma allo stesso tempo io non voglio fare lo psicologo a nessuno, non é il mio mestiere, problemi ne abbiamo tutti e ho imparato a risolverli soprattutto per garantirmi il rispetto di me stesso. Lo so cosa state pensando: “ok, bravo, sei davvero figo, ma quando succede?” Bene, queste persone inquinano il mio karma positivo, cerco di evitare finché possibile, di certo non imploro pietà perché ho moglie e figli, ma se devo finire davanti a un giudice vorrei dirgli qualcosa di più convincente di “quel parcheggio l'ho visto prima io” oppure “ha guardato la mia ragazza”. Non vi sto dicendo di diventare dei picchiatori, vi sto dicendo che l'abilità nel combattimento é solo un sostegno alla mia personalità. Non ho bisogno di menare uno per convincerlo della mia superiorità, se ne accorgerà da solo. Volete provare? Bene, pensate alla classica psicologia dei cani. Un grosso cane abbaia contro, cosa vi sta dicendo? “Stai invadendo il mio territorio, ti sto minacciando fisicamente qual'é la tua risposta a ciò?” Se sta oltre un recinto farà ancora più baccano aggiungendo: “c'é solo questa rete che mi impedisce di acchiapparti. Ok, cosa fate? Se ve la date a gambe state certi che vi seguirà, gli avete palesato il vostro timore, e risvegliato il suo istinto di grande predatore. Se invece non vi curate della sua presenza, o magari azzardate uno scatto verso di lui minimo scatta indietro a sua volta, poi vi seguirà abbaiando fino al limite del suo territorio, dopodiché resterà lì, felice di aver ottenuto una facile e indolore vittoria. Fesso e contento, ma chi te la tocca la sta cloaca?! Con gli esseri umani non é diverso. Il nostro corpo in movimento rispecchia quella che é la nostra attitudine. Se vi dimostrate pronti, sicuri, sarà difficile che troviate uno a cui sia saltato il ghiribizzo di farvi del male, e dovesse capitare, vi siete addestrati apposta, e siete tutto, fuorché sprovveduti in materia, anche questo trasmetterete, del tutto inconsciamente. Non importa a quale stile vi dedicherete, vanno bene tutti, trovate quello che più vi si addice, la differenza la farete voi. Siete pronti a fare il PASSO? Non é facile lo so, basta sentire in giro cosa pensa la gente delle arti marziali, ne ho sentito di tutti i colori: “mi faccio male”, (giocando a calcetto no?) “roba per gente che é stata picchiata”, (nessuno ti ha mai rotto le palle? Fortunato eh?!) “bisogna iniziare da piccoli”, (stronzate, ho iniziato a 20 anni, ed ero 10 chili sovrappeso) e i migliori: “non ne ho bisogno, so il fatto mio” (abbiamo pure Mr.T!). Quello degli scontri fisici é un mondo strano, ricco di ambiguità, si direbbe che nessuno ne parla perché non c'é né motivo; scovai tempo addietro un'interessante analogia con il mondo del sesso. Nessuno fa domande, tutti super edotti, poi si fa cilecca e cosa succede? Si corre a comprare Man's Health! “L'ignoranza é la madre della paura”,diceva Melville, come potete giudicare ciò che non conoscete? Io ho lasciato perdere tutte questa stronzate, sono


andato a vedere con i miei occhi, e finora ĂŠ stato l'unico vero colpo di genio che ho imbastito in vita mia, ho trovato una strada, una passione, e la cosa piĂš importante, persone ottime con cui condividere il mio cammino. Ricordatevi, tutti sono bravi a dirvi cosa dovete fare, pochi sanno dare consigli, buoni o meno solo voi potrete stabilirlo.


Esami di dialetto per i professori di Andrea De Luca.

La Lega ha proposto di inserire nella riforma della scuola un punto che sta facendo molto discutere. In pratica i professori dovranno superare una prova, o meglio un test, nel quale dovranno dimostrare di conoscere le tradizioni e il dialetto della regione in cui poter insegnare. Detto semplicemente, dovranno superare un esame di dialetto. Sembra una barzelletta, ma non lo è. Dopo questa ennesima uscita della Lega, comincio a dubitare dello stato psicologico degli omini in verde. Sono impazziti? Credo di si anche perchè, in questo modo e secondo loro, non ci sarà bisogno di valutare i titoli di studio dell'insegnante, ma basta superare l'esame di dialetto. E la preparazione acquisita in tanti anni di sacrifici e di studio dove la mettiamo? Che assurdità colossale! Parliamoci chiaro, è l'ennesima proposta filo-razzista. Si, perchè ci troviamo dinanzi ad una discriminazione sulla base del territorio di provenienza. L'istruzione è molto importante, non deve essere infangata da sciocchezze di questo tipo e soprattutto deve essere identica sia al nord che al sud. La sola lingua da insegnare nelle scuole è l'italiano, ammesso che gli amici leghisti sappiano cos'è.


Il declino della società italiana di Alessandro Frau.

Nel secolo scorso Don Luigi Sturzo affermava: “La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti, verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà”. La società italiana ha sempre fondato la sua natura democratica rispettando i dogmi entrati in vigore il 1°gennaio 1948. Negli ultimi anni questa fondamentale sacralità è stata messa in discussione sempre più frequentemente, diventando un facile bersaglio per le accuse più infamanti. Registriamo infatti una serie di ignobili capi d’imputazione che riguarderebbero la sua natura obsoleta e la sua presunta inadeguatezza a rappresentare un’Italia diversa da quella postbellica. Eppure tutti gli articoli della Costituzione sono stati elaborati con maniacale attenzione per superare definitivamente un’epoca disonorevole e disdicevole che l’Italia e la Storia non dimenticheranno facilmente. Nel nostro paese, d’altro canto, è diventata quasi una moda rifarsi il look in politica. Si coprono i capelli bianchi con astuti stratagemmi, si raddrizzano le schiene nella camminata, si fanno continue ironie sull’avanzare della propria età. A questa specie di restyling fisico sembra destinata anche la nostra Costituzione a cui è stata riservata una prenotazione per un trapianto di articoli, una prelazione per un’acconciatura di commi ed un appuntamento per attuare una profonda messa in piega dei suoi valori e principi. A dir la verità, l’avanzamento dell’età, è un fenomeno spesso associato ad elementi positivi, come per esempio l’acquisizione di una maggiore e consapevole saggezza. Spesso i capelli bianchi e radi sono simbolo di esperienze e conoscenza ed il bastone della vecchiaia ha sempre rappresentato la lunga strada percorsa nell’esistenza, fatta di peripezie, errori e maturazioni. Lo stesso discorso dovrebbe investire anche la Costituzione nei quali articoli è stata riversato l’intero bagaglio di competenze ed assennatezze di un popolo intero. In essa si conserva l’anima viva e lacerata degli italiani. Se osserviamo, inoltre, alcune delle basilari norme che compongono la legislazione del nostro paese, notiamo con palese evidenza che la Costituzione non viene solamente schernita a parole, ma subisce in alcuni suoi paletti insindacabili, degli aggiramenti scandalosi. Ecco qualche esempio: ART.3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Dogma imprescindibile in una vera e attendibile democrazia. Peccato poi che si varano decreti legge come il “Lodo Alfano” che concede l’immunità giudiziaria alle più alte cariche dello Stato. ART.4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Il lavoro è uno dei cardini essenziali di una buona società. La famiglia si sviluppa con i redditi fissi da parte di


almeno un lavoratore per nucleo familiare. Oggi in Italia abbiamo una tasso di disoccupazione che si impenna mese dopo mese, abbiamo un numero di cassaintegrati che aumenta esponenzialmente giorno dopo giorno e abbiamo una quantità di precari in cospicuo ingrandimento. ART.9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. L’incremento dell’erudizione nella società e i progressi in campo scientifico e tecnico si ottengono attraverso l’investimento e gli stanziamenti economici da parte dello Stato. I grandi cervelli italiani (numerosissimi e con capacità invidiate all’estero) devono ricevere tutto il sostegno economico possibile da parte dello Stato che deve cosi esaltarne le competenze. I tagli indiscriminati e criminali a scuola e ricerca voluti dal ministro Gelmini perseguono la strada opposta soffocando le abilità individuali e spingendo i nostri connazionali alla ricerca di risorse che solo l’estero garantisce. ART.11 L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Ripensando ai nostri morti in Kosovo Iraq e Afghanistan ogni altro commento risulta superfluo. ART.21 Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Leggere quest’articolo provoca negli italiani reazioni simili. C’è chi abbozza un sorriso amaro, chi solleva entrambi i sopraccigli, chi passa direttamente all’articolo successivo. La nostra penisola è controllata mediaticamente e questa non è una novità. I giornali, la televisione, le radio e tutti i vari mezzi di comunicazione sono intrisi di politica e di controllo partitico. Ogni parola è volta ad osannare, mascherare, smentire o infangare con scopi ben precisi che esulano dal concetto di libertà e autonomia. Senza poi ulteriormente soffermarci sulla diffusione incontrollata della censura alla quale sono legati casi eclatanti di giornalisti licenziati o allontanati, programmi televisivi chiusi, critiche e litigi senza senso e soprattutto senza fine. Il declino della nostra società è misurabile contando giornalmente le pugnalate assestate alla sua natura democratica, limitata in ogni suo settore, dal più visibile al più sotterraneo. Davanti a questo squallido panorama credo che in Italia la Costituzione sia indiscutibilmente valida e contenga tutte le basi e i sostegni per erigere una società democratica, funzionale e moderna. Inadeguata è invece la classe politica che non provvede affatto al rispetto dei principi scritti trasgredendoli con mille trucchi e raggiri al limite della legalità. La Costituzione deve rimanere intoccabile come purtroppo sono i nostri politici.

Leggi “Il Mercurio” http://ilmercurio.blogspot.com/


Diario di bordo Di Alfredo Sgarlato.


02/07/09 Son furbo Pensavo: mi candido a sindaco con un programma di estrema destra. Vinco e poi dico: vi ho presi in giro, ma ormai mi avete eletto e si fa come voglio io! evvai!!! 03/07/09 Quelli che ... Quelli che criticano D'Alema perchè spende mille euro in un paio di scarpe e poi votano uno che ne spende diecimila in bagasce, oh yeah ... 05/07/09 Fans are not funny 12 fans di Michael Jackson si sono suicidati. Chissà quando muore Berlusconi ... si suiciderà solo Bondi. Gli altri, tutti fans del nuovo capo (Briatore? Gigi d'alessio?) 06/07/09 Post insensato Anni fa vidi in un negozio di dischi un lp di Julio Iglesias intitolato: "Innamorarsi alla mia età". Da allora mi sono chiesto quanti anni avesse Julio. Poi un giorno finalmente l'ho letto: ne ha ... accidenti, me lo sono dimenticato! 07/07/09 Genius at work Federico Moccia: il mio nuovo romanzo è il "Giovane Holden" al femminile. A Federì, scusa ma ti mando affan ... 08/07/09 G8 Il comitato d'accoglienza sarà composto dalle ministre Carfagna e Gelmini. La Merkel si annoierà molto ... Il nazionalista La Russa: "non leggo i giornali stranieri". Non ne dubito, manco sa l'italiano, figurati le altre lingue!


16/07/2009 Rivelazione Vista live come spalla di Nick Cave St Vicent (Annie Clark) una ragazzina che potrebbe essere mia figlia, gran concerto quasi no wave, bello anche il disco "actor". Quanto a Nick Cave... beh, sempre in forma smagliante. E per fortuna s'è tagliato i baffi! Un film Ieri sera ho visto un film: la terra dei morti viventi, del maestro George Romero. Nel futuro gli zombies cannibali sono ormai maggioranza e assediano i pochi umani rimasti. Che però sono corrotti, incattiviti e asserviti al potere. Che sia una metafora? Egemonia culturale Finalmente il rampollo di Bossi ha passato la maturità. Cose che capitano In Inghilterra pioggia di denunce sulla stampa scandalistica di Murdoch che ha effettuato intercettazioni illecite. In Italia ne ha parlato solo "il giornale" che guardacaso appartiene alla concorrenza. 15/07/09 40 Anni dopo Nel 1969 l'uomo è andato sulla luna. Nel 2009 il mondo è governato da trogloditi. 17/07/09 Venerdì 17 Le morti sul lavoro sono inammissibili. Morire costruendo il palco per madonna è 2 volte inammissibile. 19/07/09 Tempi moderni Multate 3 suore. Motivo: andavano a 180 km/h (in macchina ovviamente). La scusa: eravamo in ansia per la salute del Papa. 20/07/09 Regresso 40 Anni fa Tito Stagno ci raccontava la notte dello sbarco sulla luna. Oggi Emilio Fede ci racconta le notti del billionaire.


21/07/09 Turismo Da 4 anni sono quadruplicate le coppie italiane che si recano all'estero per la fecondazione assistita. Libertà di stampa Negli ultimi 2 anni oltre 200 giornalisti italiani hanno subito minacce per aver pubblicato notizie relative a mafia, terrorismo o estremismo politico. 21/07/09 21/7/1979 30 Anni fa la mafia assassinava Boris Giuliano, uno dei migliori investigatori della polizia, che aveva indagato sui più misteriosi delitti italiani (De Mauro, Sindona etc). 23/07/2009 Ipse dixit Berlusconi: "non sono un santo". Perchè, lo pensava qualcuno? (forse Mangano...) "L'Espresso e Repubblica perderanno pubblicità". Certo, è lui che la vende. "Sono uomo di buon gusto e cultura" Monsignor Della Casa e Pico della Mirandola si rivoltano nella tomba. Padre Amorth: "quando nomino Woitjla gli indemoniati hanno reazioni violente": potrebbe nominargli Berlusconi, vediamo cosa succede. 24/07/2009 In America James Crowley, il poliziotto stupido e razzista (quello che ha arrestato un professore afroamericano perchè voleva entrare in casa) è il nuovo idolo della destra americana. Sostituisce l'evasore fiscale noto come "Joe l'idraulico". 26/07/2007 Un sabato d'estate Fa caldissimo. Spiaggia piena. Bambini maleducati giocano sugli asciugamani altrui. Bambine dark che sembrano sfuggite dalla penna di Tim Burton. Bellissime ragazzine albanesi già mamme. Una coppia gay marocchina. Ah, fossi un poeta, un Fellini un Pazienza, un Fiumani, per dipingere quello che vedo!


28/07/2009 Brillanti carriere Si narra che alla fatidica domanda "cosa farai da grande" il bambino Mario Giordano rispose: "o divento giornalista o divento pazzo". Un giornalista non lo è diventato, quindi...


http://limenblog.blogspot.com/ Il blog non ufficiale di Limone Sul Garda


Provato Firefox 3.5: E' una scheggia! Buttate Explorer nel cesso e tirate la catena! di Francesco Amato.

L’uscita ieri di Firefox versione 3.5 mi ha fatto di nuovo venire voglia di provare questo browser, che da qualche mese avevo abbandonato in favore di Chrome, più leggero nell’uso della RAM e un po’ più rispettoso del processore. L’ho installato un po’ scettico ma… ho dovuto ricredermi!!! Il rendering viene eseguito a una velocità infernale, anche nei casi di pagine di grande complessità. L’unica cosa che può rallentare la pagina è la massiccia presenza di elementi multimediali provenienti da altri siti, magari di quelli che si fanno un po’ desiderare (tipo YouTube, per intenderci). Ma in tutti gli altri casi la velocità è eccellente. Nessun problema Javascript, nessuna menata Activex, semplicemente il sito visto subito senza attese strane. Per non parlare del supporto HTML 5 che per tutti gli altri è una chimera. La pagina viene renderizzata alla perfezione, nessuno strano arrotondamento dei caratteri, nessuna incertezza nel posizionamento degli elementi. Ultimamente avevo preso a riconsiderare IE, che ho scaricato nella versione 7 prima e 8 poi. Sicuramente grandi passi avanti per Microsoft ma nulla da dire… Firefox ormai gli da’ la birra e alla grande. Personalmente consiglio a tutti di uscire dal tunnel Microsoft. Tenetelo solo per quei rari siti che lo richiedono per forza, tipo banche o transazioni online. Per tutti gli altri casi buttatelo nel cesso e scaricatevi Firefox. Per i blogger un consiglio in più: dopo aver installato Firefox, scaricatevi un plugin chiamato ScribeFire. E’ un editor offline per blog: una potenza! Dalla formattazione delle immagini in modo corretto, al posizionamento del testo attorno agli elementi grafici, al ridimensionamento dinamico degli stessi, ovviamente con la possibilità di modificare un articolo e postarlo come editing del precedente o anche come bozza per gli ultimi ritocchi. Qualcosa che renderà il lavoro di postare un articolo liscio come l’olio!


Libertà e uguaglianza di Alberto Giarrizzo. Una società democratica, che intende affermarsi sul piano della continuità storica e su quello dell’etica civile, sviluppa la propria azione intorno ai principi fondamentali dell’uguaglianza e della libertà individuale. La società che si dimostra incapace di assicurare entrambi i valori, prenderà inevitabilmente a disgregarsi, sotto la spinta avversa degli stessi cittadini, che la boicotteranno o che la abbandoneranno al suo infausto destino. È irrealistico pensare che uguaglianza e libertà possano essere considerati valori disgiunti o da perseguire con enfasi differenti. In quanto valori fondamentali, entrambi costituiscono gli aspetti peculiari di un fenomeno unitario: la sovranità democratica. Anzi il primo valore, quello dell’uguaglianza, è l’essenziale prerequisito del secondo, poiché in ogni società potrà esserci libertà, se nella stessa si afferma anche la parità tra gli individui: nell’esercizio dei diritti e nei correlati doveri sociali. Uguaglianza significa, relativamente a ciascuno di noi, possibilità di esercitare pienamente i propri diritti e di sviluppare la propria personalità con pari dignità, senza il pericolo di alcuna discriminazione pregiudiziale. Vuol dire, anche, neutralità delle istituzioni rispetto all'esercizio dei propri doveri, senza che possano sussistere forme di distinzione sociale o di esclusione, che siano basate su presupposti di privilegio o di una imprescindibile appartenenza identitaria. Il principio dell’uguaglianza che qui si afferma, in ogni caso, non deve essere confuso con quello dell’omologazione, che è processo di annullamento della personalità e della dignità umana, capace di ridurre gli individui in servi di un’identità “altra” e comunque imposta. Chi crede nella democrazia e, contestualmente, nella libertà dell’individuo rifiuta, a priori, una simile impostazione e questo al di là delle sovrastrutture ideologiche con cui tali aberrazioni sociali usano spesso mascherarsi. Una società che persegue con determinazione i traguardi della libertà e dell’uguaglianza tra gli individui, sul piano sociale e sostanziale, contribuisce anche a ridurre il peso e l’effetto disgregante di spinte anarchiche e/o utilitaristiche, al cui richiamo, più o meno inconsapevolmente tutti gli individui si espongono nella ricerca di una loro incontrastata libertà. All’interno di ogni società, infatti, l’individuo esplica le proprie azioni volitive nell’ambito di una fitta rete di convenzioni sociali e di altrettanto consistenti limitazioni giuridiche, entrambe foriere di interferenze e di perturbazioni sulla sua personalissima visione del mondo. D’altro canto, quelle stesse convenzioni e limitazioni, che pongono un freno alla sua autonomia, sono tali da limitare le possibili ingerenze degli altri individui e si rendono perciò strumentali alla possibile condizione egemonica

della sua visione. Una società che governa in modo squilibrato il processo di queste forze, può favorire l’attecchimento di gruppi dominanti e diventare il contesto nel quale il principio dell’uguaglianza si svuota di contenuto sostanziale. Similmente, il principio stesso della libertà individuale finisce con il ridursi ad una vuota dichiarazione di tipo formale, seppure consacrata nella Carta Costituzionale, utile ad essere richiamata nella ciclica evenienza di commemorazioni sterili e di celebrazioni storiche sempre più sbiadite nei valori evocativi. Ciò che, nelle premesse, doveva costituire il diritto di tutti, si trasforma in una condizione di puro privilegio: un lusso da riservare a una ristrettissima elite di gente fidata. È questo il segno tangibile della nostra democrazia malata, che è schiacciata dal peso del conflitto di interessi, da un liberismo di sola facciata, da un sistema dell’informazione rigidamente controllato, da condizioni di indigenza diffusa e di bassa cultura e da una laicità di bassissimo profilo morale, perché schiava della ricerca di un consenso facile e a basso costo. In tali circostanze, come ci insegna la storia, non soltanto quella recente, attecchisce facilmente la demagogia, il populismo e, nei casi più estremi, la dittatura, poiché vengono meno inesorabilmente, fino a sparire del tutto, l’uguaglianza e la libertà degli individui. Presso i popoli che si dichiarano democratici,


anche la pubblica opinione può esercitare una singolare potenza, poiché diffonde le sue credenze imponendole e facendole penetrare nelle convinzioni di molti per mezzo di una immensa forza di persuasione: lo spirito di tutti sull'intelligenza di ognuno. La democrazia stessa può essere, quindi, veicolo e volano di conformismo e di piatta omologazione, valori antitetici a quelli da cui siamo partiti: uguaglianza e libertà. Ma questa democrazia può essere anche il mezzo con cui si modellano e si controllano le maggioranze, il terreno fertile nel quale i più abili demagoghi possono costruire la propria sorte, facendosi interpreti unici delle masse e delle loro passioni. Su questo punto, mi piace riportare testualmente ciò che ebbe a dire nel 1993 il filosofo ed epistemologo Karl Popper, per denunciare il potere della televisione nella costruzione dell’opinione pubblica: "… tutti quelli che invocano la libertà, l'indipendenza o il liberalismo per dire che non si possono introdurre delle limitazioni in un potere pericoloso come quello della televisione, sono degli idioti", e ciò che ebbe a dire Alexis de Toqueville sullo stesso tema: “L’opinione comune ha presso i popoli che vivono in democrazia un potere infinitamente più grande che presso tutti gli altri. Nei tempi di eguaglianza, infatti, a causa della reciproca somiglianza, perché tutti sono uguali, gli uomini hanno una fiducia quasi illimitata nell'opinione pubblica e non sembra loro verosimile che la verità non si trovi dalla parte della maggioranza". Di fronte a tali considerazioni, qual è la migliore strategia da adottare per scongiurare l’insorgenza di fenomeni così perversi e perniciosi per i principi fondamentali dell'uguaglianza e della libertà? Quali devono essere i punti su cui l’azione politica deve orientarsi e convergere, per assicurare la pari dignità tra i cittadini? Sono quesiti a mio giudizio basilari, sui quali, come a me sembra, la riflessione politica e il confronto dialettico sembrano essere drammaticamente stagnanti e sui quali, mi auguro, si riesca a tornare presto a discutere, per il bene e per il futuro della nostra collettività.


Nuova influenza suina di Francesco Amato.

Sapete come vengono prodotti ultimamente i vaccini? Mo’ ve lo dico (e chiedo scusa a tutti se, non essendo un ingegnere genetico, dirò qualche inesattezza. In ogni caso il metodo è quello!!!). Innanzitutto prendono un virus già esistente e ne smanettano il codice genetico in modo che “esprima” quei tratti genetici caratteristici del virus per cui si vuole ottenere il vaccino (nel caso della suina pare si tratti di un baculovirus, ovvero un virus che attacca… il baco). In altre parole prendono un virus e gli cambiano la faccia, in modo che assomigli (dal punto di vista del sistema immunitario) a quello per cui vogliono produrre il vaccino. A questo punto acchiappano un insetto (non chiedetemi quale, ma dev’essere una cosa tipo quello in foto) e lo infettano con il virus modificato geneticamente. Nelle cellule dell’insetto verranno così prodotte le cosiddette “proteine eterologhe“, ovvero quelle proteine che, a contatto con il sistema immunitario che si vuole vaccinare, lo “informano” sulla configurazione da riconoscere come nemica, ovvero quella del virus contro cui difendersi.Quindi riassumiamo (serve anche a me, per capire): c’è un virus che colpisce abitualmente gli insetti. Si prende questo virus e lo si modifica geneticamente in modo che assomigli a quello della malattia. Il suo materiale genetico quindi non sarà più quello originale, previsto dalla natura, ma un altro. Poi si infetta con questo virus OGM un insetto, il cui codice genetico non ha un cazzo a che vedere con quello umano. Le cellule di questo povero moschino (presumo non usino per questo le api o chissà cosa, hanno un codice genetico troppo complesso) a loro volta produrranno delle proteine che abitualmente non avrebbero mai prodotto. Delle proteine aliene per il virus originale, per l’insetto e, mi pare ovvio, anche per l’uomo. A questo punto queste proteine aliene vengono date in pasto al sistema immunitario umano che dovrebbe così riconoscere e attaccare il virus della malattia. Se non ho capito male, la parte sperimentale sta nel far produrre le proteine eterologhe a cellule di insetti vivi invece che coltivarle nelle uova di pollo. Ve lo ricordate il film (schifosissimo) “La Mosca“? Ecco, più o meno siamo in zona. Biotecnologie sperimentali. Solo a sentire il nome mi vengono i nervi. Non perchè sia contrario al progresso, anzi… Perchè a mettere in campo tali tecnologie è una casa farmaceutica che nessuno potrà punire legalmente se per caso il vaccino così prodotto producesse un’ecatombe. Perchè questa biotecnologia è ben lungi dall’essere adeguatamente sperimentata sull’essere umano. Perchè sappiamo tutti benissimo quanto pochi scrupoli hanno le case farmaceutiche quando ci sono di mezzo cifre con 10 (dieci) zeri, 10.000.000.000, dieci miliardi di dollari il giro d’affari previsto. Perchè non ha senso fare tutto ’sto casino per una malattia che passa da sola in 4-5 giorni nel 999,95% dei casi, mentre le modifiche al sistema immunitario dell’essere umano che si becca questa merda nelle vene non sono neppure lontanamente prevedibili.


Totem e Tabù di Giovanni Pili. La scoperta di una doppia codifica, latente e manifesta nell’espressione del pensiero prima ancora di essere espresso in parola e l’indifferenziazione tra pensiero e azione, in seguito sviluppata da altri psicologi all’interno dei punti più profondi della mente, sono punti fondamentali e inquietanti della psicoanalisi. Nulla è casuale nei fenomeni mentali, e nel punto di vista epigenetico si riscontra una evoluzione per gradi, seppur soggettiva, della mente. Nei suoi scritti Freud va anche oltre ipotizzando una ereditarietà di certi istinti e complessi di padre in figlio. Tutto questo sarà sviluppato anche dallo stesso Jung. Se è vero infatti che esiste un doppio messaggio, questo significa che non solo le informazioni palesi passano, ma anche quelle la tenti e queste ultime vengono assimilate ed elaborate a livello inconsapevole. In questo modo, non solo la conoscenza ma anche i complessi e le fantasie vengono trasmesse. Questo si può notare attraverso il mito di Edipo Re, i quadri di Leonardo Da Vinci e le sculture di Michelangelo. Sigmund Freud li studia entrambi rilevando tracce di questi messaggi latenti che da un periodo ancestrale sono arrivati fino ad oggi. In seguito personaggi importanti della psicoanalisi come Rank, Jung e la Klein studieranno il Don Giovanni, ecc.; in analisi finisce cosi il concetto stesso di civiltà. Per quanto riguarda il complesso di Edipo, Freud ipotizza l’esistenza nell’alba dei tempi di una “orda primordiale” composta da un padre capo tribù, dalle sue donne e i figli. Questi ultimi per prendersi le donne uccidono il padre e si spartiscono l’harem. E’ una ipotesi … o un mito? Un filosofo come Alen De Benoist in “Come si può essere pagani” (1981), vede tracce del complesso Edipico nella stessa Bibbia. Gli dei pagani sono esseri “ad immagine e somiglianza dell’uomo” che possono essere raggiunti dopo la morte, e gli stessi dei possono incarnarsi, cosi il ciclo continua. Nel monoteismo, esiste un Dio padre e i suoi figli, non lo si raggiunge mai, se non da lontano, anche dopo la morte … e meno che non muoia e i suoi figli ne prendano l’eredità ripristinando la ciclicità della vita. Una morale strutturata in leggi divine ed un clero autorevole (e poi di rimando autoritario) compensano il senso di colpa (inconscio) dovuto a questo desiderio latente, le punizioni, il peccato, le penitenze, sono tutti alibi per nascondere la colpa al padre. Jung parla di “sistema di difese artificiali” in “Tipi psicologici”(1920). La dove la gerarchia cattolica identifica i segnali dell’inconscio come messaggi di satana; lo scopo – voluto o inconsapevole – sarebbe, secondo Freud, quello di tenere a freno la libido e il complesso edipico che spinge a desiderare un giorno di succedere al padre (di prendersi il suo potere); si idealizza cosi un leader permanente e legittimato da Dio ieri, dalla maggioranza oggi, che riassume la figura del padre. Senza un controllo morale, tutta la civiltà si sgretolerebbe. Attraverso il meccanismo della proiezione e introiezione, le persone in gruppo assorbono parti buone per soddisfare il Sé ed espellono le parti cattive proiettandole verso l’estraneo, quella che Jung chiama “proiezione dell’ombra”. Cito Jung proprio perché voglio evitare di prendere per buono tutto il corpus di idee di Freud, presentando gli elementi che più lo avvicinano, se non sovrappongono, ai suoi principali detrattori, come Gustav Jung, appunto. “Totem e tabù” (1913) è uno scritto interessante del Maestro che fa capire bene come la conseguenza della idealizzazione e dell’Edipo in un contesto sociale comportino il “si fa ma non si dice”, l’illusione di poter considerare il mondo (idealizzandolo) per quello che dovrebbe essere, oscurando ciò che non è. I totem tribali sono animali sacri che non possono essere toccati, in realtà essi non vengono toccati perché esistono altre tribù con animali totemici diversi che quindi possono barattare e nutrirsi del loro. Se un villaggio ha il totem del maiale e un altro quello del cervo, il primo donerà maiali al secondo in cambio di corna e pelli di cervo o delle sue prelibate carni. Il totem è sacro nella misura in cui rappresenta la massima risorsa del gruppo; intoccabile per i suoi membri, ma non per gli estranei. L’importante è che non si dica … tabù. Oggi quali sono i totem e quali i tabù? Penso che tutti i beni di consumo rappresentino nel loro insieme il totem, il tabù consiste nel non ricordare quali bambini cuciono le nostre scarpe, chi ha colonizzato e sfruttato i popoli che oggi tornano attraverso l’immigrazione clandestina a chiedere qualche briciola di ciò che secoli prima abbiamo succhiato loro, ecc. L’ombra consiste invece nell’indignarci per gli scandali politici ed economici, senza fare niente perché dentro di noi saltare la fila alle poste fa comodo, un figlio sistemato dallo zio ricco pure, ecc. Tutti questi meccanismi, chi comanda davvero, li conosce a menadito. E si vede!


Il fenomeno della conversione nel contrario è un altro fattore importante, tanto per l’individuo quanto per la vita sociale. E qui lo stesso Jung lo utilizza, attraverso la proiezione dell’ombra. Se quindi una persona è avara dentro di se, svilupperà all’esterno una personalità generosa, farà volontariato, ecc., se poi vede un bambino che lascia la sua minestra gli dirà: “non pensi ai bambini africani?” E’ assurdo che la vita dei bambini africani dipenda dal fatto che io non mangio la minestra! Non di meno è un cliché molto usato. La prima forma di ipocrisia, forse, che conosce un bimbo. O almeno viene sentita tale. Se una donna dentro di se volesse avere esperienze sessuali in gran numero, ma esteriormente dovesse proteggere la sua “reputazione” che evidentemente le permette di vivere in un ambiente che la accetta e ama, esteriormente potrebbe essere addirittura una suora, una “timorata di Dio”; e proietterà la sua ombra sui piercing degli ombelichi scoperti delle ragazze che invece possono vivere più serenamente la loro voglia di esperienze, ecc. La Klein parla di invidia e gratitudine, Winnicot di vero Sé e falso Sé, qualcuno parla pure di “peste emozionale”. Insomma, Sigmund Freud è come il maiale … lo si può cuocere e fare a pezzi come ci pare, tanto di lui non si butta niente. Fondamentale è soprattutto il suo pessimismo, contrapposto all’ottimismo di Jung, verso la civiltà. Questo crea effettivamente una spaccatura inevitabile tra ammiratori e detrattori. Un “certo” Reich addirittura inventerà un modo per fondere assieme Marx e Freud. Attraverso la libertà sessuale e quindi della donna.


Arte Moderna di SILCO.


Picasso Sicuramente il pittore più famoso e rappresentativo del Novecento è stato senza ombra di dubbio Pablo Picasso. Nato a Malaga nel 1881e scomparso a mougins,Alpi Marittime, nel 1973. Quando creo il cubismo era poco più che venticinquenne,con un intensa attività che lo colloca in primo piano fra gli artisti europei. Figlio di un pittore ,inizia a disegnare e a dipingere in età molto precoce, rivelando già un talento eccezionale. Dopo l'accademia delle Belle Arti si trasferisce nel con il padre a Parigi dove conosce le opere di Toulouse-Lautrec e i luoghi che le hanno ispirate. Nel 1901 il pittore appena ventenne inizia già ad avere un proprio stile,contraddistinto dall'uso quasi esclusivo del colore blu con le sue svariate tonalità,inizia cosi il suo "Periodo Blu". Nel 1904,pur abitando prevalentemente a Barcellona,si trasferisce definitivamente a Parigi, dove occupa un atelier nel celebre Bateau-Lavoir. Muta il colore fondamentale dei suoi quadri e dal blu passa al rosa,cambiando anche i soggetti dei suoi quadri,non più i derelitti ma gli uomini da circo come nel quadro:"I giocolieri",del 1905. Il colore rosa è certamente meno drammatico del blu e si può relazionarsi alla nuova situazione di Picasso,dove frequentando l'ambiente parigino e conoscerà Fernande Olivier la sua futura compagna. La fase di partenza del cubismo nasce con un quadro del 1907 :Les demoiselles d' Avignon". Il titolo,Le signorine di Avignone, sarebbe stato inventato da un amico di Picasso,Andrè Salmon,in realtà avrebbe dovuto chiamarsi "Le bordel d'Avignon",dal nome della via di Barcellona,cinque donne nude realizzate in maniera primitiva e dai segni scomposti e deformati,naturalmente dopo varie revisioni del quadro si arrivò a questo risultato che si potrebbe definire "protocubismo",suscitando sconcerto persino dai sostenitori di Picasso. Durante un soggiorno romano nel 1917,nei Musei vaticani,che determina in Picasso ,osservando le opere di Michelangelo e Raffaello,una svolta classica come nella "Cacciata di Eliodoro"di Raffaello,nelle Stanze vaticane,ha molte similitudini nelle figure dell'opera "Due donne corrono sulla spiaggia"del 1922. Ma il cubismo trova la sua opera più rappresentativa nel 1937,quando il 26 aprile aerei tedeschi della legione Condor ,in appoggio al generale Franco,rasero al suolo la cittadina basca di Guernica. Picasso lo realizzo in soli due mesi e lo espose in Giugno nel Padiglione Spagnolo dell'Esposizione Universale di Parigi. In questo quadro c'e' la summa dell'arte picassiana,portati al massimo livello attraverso i contenuti e gli strumenti linguistici acquisiti nel corso di tanti anni:la tematica del dramma umano,dall'altro l'esperienza cubista,oltre ad un analisi spaziotemporale ha un appartenenza attualissima e tragica sulle conseguenze del dramma della violenza. Le opere successive saranno solo esercizi di stile che non aggiungeranno nulla in più al


mito di Picasso ma sempre fatti da una firma inimitabile e unica nel suo genere.


Bacon Francis Bacon (Dublino- 1909-Madrid 1992)pittore inglese di origine irlandese,è uno degli artisti più interessanti della seconda metà del Novecento. A sedici anni si trasferisce a Londra,poi a Berlino dove conosce il realismo di G.Grosz e di O.Dix. Tornato a Londra inizia a dipingere verso la fine degli anni Venti svolgendo di attività di decoratore. Il suo nuovo corso di pittura inizia pero verso la metà degli anni Quaranta con i "Tre studi di figure per la base di un crocifisso",che sconcertano il pubblico con le loro inquietanti e mostruose figure. In seguito Bacon approfondì questa sua analisi spietata verso la condizione umana sino all'atrocità. I personaggi dei suoi quadri(esemplari le opere dedicate al papa Innocenzo X di Velazquez ,che si trovano a New York),ci appaiono come dietro un vetro deformante.

"Vorrei che i miei quadri fossero visti come se un essere umano sia passato su di essi.... ...lasciando una scia di umana presenza e tracce mnemoniche di eventi passati." queste sue frasi lasciano intuire come Bacon si serviva spesso di immagini già preesistenti rielaborate. Immagini anonime,presi da album fotografici di Muybridge,fotogrammi di film di Bunuel,immagini mediche di malattie della bocca. L'opera di Bacon è caratterizzata da una forte carica espressionista derivata da M.Grunewald,V.Van Gogh e da E.Munch. Essa ha esercitato un grande influsso sui pittori moderni dediti alla nuova figurazione.


De Chirico Un altro grande della pittura italiana,un pittore innovatore,al di fuori degli schemi classici della tradizione nostrana:Giorgio De Chirico. Figlio di un ingegnere ferroviario impegnato nella costruzione di ferrovie in Grecia,dove nacque nel 1888. La sua identità' classica, trasmessa dalle sue radici greche ,lo portarono a creare opere dove questi riferimenti sono costanti in tutto l'arco della sua vita. Formatosi a Monaco di Baviera,subisce il fascino della filosofia di Nietzsche e la pittura tardogotica di Bocklin. Nel 1910 è a Parigi e diventa amico di Guillaume Apollinaire ,osservando con interesse gli sviluppi del cubismo. Furono quegli anni dove prenderà forma la sua ispirazione,attraverso le immagini sovrapposte di oggetti bloccati in contesti prospettici"inquietanti" e onirici;come ad esempio nell'opera"Le muse inquietanti" del 1918. Con l'incontro di Carrà e de Pisis nel 1916 nell'ospedale militare di Ferrara,nascerà ufficialmente la nascita della metafisica;una delle più importanti avanguardie del XX secolo. Tra le numerose sue opere cito " Ettore e Andromaca",del 1917;dove la caratteristica principale dell'opera dechirichina è la costante figura del manichino. E un altra è Le chant d'amour(Canto d'amore ),del 1914.


Blogger fai da te

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Come controllare le masse nei sistemi democratici di Marco Canestrari.

@ Tronisti per caso? @ Repressione: Paura di pensare @ La legge elettorale e la scelta che non c'è @ Proporre invece di reagire @ L'Italia sta diventando una grande setta?

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@ Tronisti per caso? Chi crede che il controllo delle masse si attua prevalentemente gestendo le notizie nei programmi di informazione è completamente fuori strada. Il nucleo del controllo delle masse nei sistemi democratici, come abbiamo spiegato più volte, consiste nel determinare, alla lunga, dei modi di pensare generalizzati. Abbiamo già visto negli articoli precedenti quali sono i modelli e le tecniche che creano una situazione di regime mantenendo l’illusione della democrazia: Sono i modelli di pensiero più elementari e impulsivi, quelli della rabbia, dell’invidia, della competizione con i metodi del branco o del linciaggio di piazza. Va proposta l’immagine del personaggio famoso, ricco, alla moda e piacente. Anche la comunicazione deve essere vissuta in un contesto di regolamenti dove è consueta la delega ad un Autorità che giudica e spiega, e, in ultima analisi, elargisce premi e punizioni. Ma se volessimo veramente controllare le masse, in che maniera potremmo diffondere questi principi? Dovremmo innanzitutto avere il controllo di un canale televisivo. Creare dei programmi seguiti da molte persone, specialmente giovani, che sono più facili da educare, e proporli per mesi o addirittura per anni… Quei programmi dovrebbero mostrare ripetutamente l’espressione istintiva ed emotiva delle persone, e trascurare il più possibile l’aspetto della cultura e dell’intelligenza individuale. Favorire la competizione con premi e punizioni pubbliche decretate da un Autorità che divide costantemente fra buoni e cattivi, stimolare invidie e reazioni emotive da mostrare in pubblico. Risse, discussioni superficiali, aggressività e ignoranza ostentate, crisi isteriche e pianti sono utili. Questo è il paese che vogliamo ottenere. Su un isola deserta, in una grande casa, in una fattoria o, semplicemente negli studi dell’emittente, questi ipotetici programmi dovrebbero promuovere delle immagini di persone ricche, esteticamente invidiabili, e preferibilmente superficiali. Plaboys, veline o aspiranti tali vanno sempre bene. Potrebbero svolgersi in una scuola per giovani aspiranti alla fama televisiva, che accettano l’autorità di alcuni giudici, superano delle prove, imparano a seguire i regolamenti, esprimono gioia e lacrime e si esibiscono al centro di uno stadio pieno di folla. Potrebbero avere dei troni su cui sedersi, però dover chiedere il permesso di parlare per alzata di mano, come si fa nelle scuole elementari. Potrebbero delegare, sempre per gioco, il controllo alla Maestra che potrebbe decidere chi deve parlare, come e quando, e magari rispiegare cosa voleva dire veramente chi ha parlato. Potrebbero fare capire che il Giusto e lo Sbagliato non nasce da una indagine intellettiva, libera da coinvolgimenti di parte, ma invece dalle risate contagiose dell’arena in cui si grida, ridicolizzando l’avversario con una furba e cattiva battuta d’effetto. I provini a pagamento e le selezioni per entrare a fare parte di questi programmi, potrebbero, sempre ipoteticamente, diventare essi stessi dei programmi televisivi che mostrano i giovani che hanno come unico sogno diventare un famoso personaggio televisivo. Sarebbe geniale mostrare tutto in TV: Dai provini al programma effettivo, e magari portare a Sanremo il vincitore o mostrare i partecipanti di questi programmi in vari altri talk-show. La televisione includerebbe in se tutto ciò di cui ha bisogno in un continuo autoriferimento, dal terreno di coltura fino al prodotto finito, passando per ogni fase intermedia.


Se esistesse un programma del genere, le coscienze collettive e il senso comune delle masse verrebbero, con gli anni, plasmati a favore dei modelli vantaggiosi all’accentramento del potere del regime, tenendo al tempo stesso la popolazione appagata, divertita, interessata, occupata e distratta dai problemi reali. Infine verrebbero tutti richiamati in fila, senza ribellione, ad ascoltare con ansia le ultime decisioni prese dal genitore comune.

@ Repressione: Paura di pensare L’UTILIZZO DELLA FORZA "Non credo che i governi intendono fare qualcosa per porre fine alla paura, La paura è un capitale tremendo per i politici ed i mercati commerciali." - Z. Bauman 2008 Abbiamo già visto molte delle tecniche conosciute in sociologia, marketing e statistica per controllare le masse nei sistemi democratici moderni, ora approfondiremo un aspetto fondamentale che è presente in tutte le forme conosciute di controllo politico ed economico: LA PAURA. Nei regimi democratici, al contrario delle dittature totalitarie, si ha bisogno della “accondiscendenza” delle masse verso i provvedimenti e i modelli imposti dal regime. Ma come si fa ad ottenere che la massa stessa chieda di venire controllata con la forza? Come si può fare in maniera che la massa accetti che vengano represse le forme organizzate di dissenso dal modello imposto del regime, tenendo isolate le ideologie dannose all’immagine del leader? Presentata in questi termini non si può! Infatti nessun individuo, neppure nelle dinamiche degli impulsi elementari delle masse, vuole essere soggiogato. Ma c’è un istinto più forte di quello della libertà, di fronte al quale, ogni altro desiderio diventa secondario: La Paura per la propria Sicurezza. Accettiamo di buon grado una limitazione della libertà di fronte ad una emergenza per la nostra vita. Vediamo in che maniera un regime democratico che già controlla parte della politica, dell’economia e dei media, può accentrare, con gli anni, anche il potere di imporsi con la forza. SIAMO IN PERICOLO, AIUTO! La massa, per essere manipolata, deve percepire costantemente una situazione di minaccia fino a reagire in cerca di maggiore protezione. Quindi i media devono promuovere, negli anni, un massiccio bombardamento di notizie che diffondono un senso comune di insicurezza. Il paese deve essere vissuto come un luogo pieno di pericoli: gang giovanili, bullismo, ladri, assassini e stupratori vanno sempre bene. Più la massa è impaurita, più saranno gestibili le sue reazioni istintive. Il terrore di venire aggrediti o derubati, di diventare poveri e l’incertezza per il futuro accentuano la reazione di isolamento dall’”altro” e ci aizzano verso politiche repressive e di sicurezza. Il Leader, dopo qualche mese, farà la parte del nostro salvatore in nome della concretezza e dell’efficienza. Accetteremo di aumentare il potere del leader, di promuovere le forze dell’ordine e militari, anche rivalutando la loro immagine tramite la televisione e i media. Ecco il nocciolo: Una volta che deleghiamo al leader sempre più potere di controllare e reprimere con la forza, non abbiamo più la facoltà di diversificare la delinquenza, dal dissenso verso il regime. Così il potere che abbiamo tanto voluto accentrare nelle mani di chi ci comanda, viene usato per forzarci a non generare proteste né idee dannose al regime.


Le manifestazioni vengono presentate da “inutili carnevalate” fino a “strumenti di guerriglia”. In TV vengono fatti vedere i danni causati dalla violenza dei manifestanti, i passanti colpiti, il bambino che piange, e spesso, i poliziotti feriti. La massa deve sentirsi spinta a chiedere maggiore forza dalle autorità competenti e deve concludere che manifestare non conviene ed è pericoloso, perché può trovarsi facilmente invischiata nella giusta reazione delle forze dell’ordine verso la violenza e l’inciviltà di chi manifesta. I motivi della manifestazione vengono presentati in secondo piano e alcune parole sostituite: Ad esempio “Disobbedienti” è più incisiva che “Pacifisti”. Ogni possibile espressione di dissenso dai provvedimenti del regime viene rivista dai media e impacchettata come “negativa” o “minacciosa”. Si diffonde la paura di esprimere il proprio dissenso in pubblico, anche singolarmente. Chi esprime un’opinione che danneggia l’immagine di un potente, con un cartello o con un megafono, come sancito dalla costituzione, viene fermato ed allontanato dalle forze dell’ordine. I sindacati vengono indeboliti. Gli scioperi vengono resi virtuali o presentati come fonte di disagio per il paese, si evidenzia l’aspetto dannoso e stressante della mancanza del servizio piuttosto che spiegare le ragioni della protesta. I Leader stessi, nei regimi dittatoriali, parlano con autorità e aggressività, spesso con minacce indirette o incutendo paure. Non è raro vedere un leader rivolgersi ad un giornalista o ad un magistrato fuori dal coro con frasi tipo: “né parlerò sicuramente in parlamento!”, “questa sua azione rimarrà una macchia nella sua carriera!”, “Vergogna!”, fino a far sentire ai giornalisti una mancanza di tranquillità nel proprio posto di lavoro. In sostanza, un costante clima di terrore dove ognuno è sospettoso dell’altro e nessuno comunica è attualmente il modo più potente per perseguire obiettivi economici e politici. Il Potere di proteggere, viene usato da chi governa, come potere di reprimere il dissenso, e la guerra diventa la soluzione a tutti i nostri mali. “Solamente le azioni coerenti all'ideologia sono buone. Tutte le 'impurità' sono viste come originate dall'"esterno" (il mondo). Quindi, uno dei modi migliori per sollevarsi dal peso della colpa è di denunciarle con grande ostilità. Alla fine questo porta all'epurazione degli eretici, all'odio di massa e alle guerre sante. Il gruppo punterà il dito contro gli errori di tutti gli altri impianti di credenze, mentre pubblicizzerà la sua propria purezza.” - Jan Groenveld.

@ La legge elettorale e la scelta che non c'è Abbiamo visto quali sono le tecniche, nei sistemi democratici, che permettono ad un leader di acquisire sempre più potere fino a creare una vera e propria distanza fra le esigenze dei cittadini e i provvedimenti del regime. Vediamo ora, nello specifico, in che maniera si dovrebbero strutturare le leggi elettorali se volessimo tagliare fuori dal gioco decisionale la scelta del singolo cittadino. Per prima cosa si deve fare in maniera che l’individuo non possa partecipare direttamente ai singoli problemi del paese. Deve necessariamente fidarsi di un gruppo a cui delegare tutte le altre le decisioni da prendere. I vari gruppi devono avere il potere di coalizzarsi, dividersi, e soprattutto decidere quali persone portare al potere. Tutto ciò, indipendentemente dalla volontà dei singoli cittadini, a cui rimane solo l’espressione della croce di preferenza su un simbolo. Immaginate se noi avessimo un attività privata e l’unica nostra scelta fosse quella di delegare per alcuni anni ogni singola decisione della nostra impresa ad una associazione più potente di noi proprietari, che possa perfino controllarci con dei provvedimenti che siamo obbligati a rispettare. Ogni bravo imprenditore sotto queste condizioni si rivolterebbe nel letto. Nei regimi democratici questo accade per le decisioni da prendere su ogni aspetto della vita dei cittadini. Nei sistemi elettorali moderni, con la sola scelta al simbolo, sbarramento e premio di maggioranza, molte scelte, anche se volute dalla maggioranza degli elettori, non vengono attuate. NON PASSA LA SCELTA DEL POPOLO I sistemi elettorali di questo tipo, come ad esempio quello Italiano, porteranno al potere la coalizione che prende più voti, non la “soluzione” che prende più voti. Non solo, questa coalizione (non la soluzione) avrà il premio di maggioranza che gli permetterà di governare con più autonomia ed efficienza. Questo insieme di leggi favoriscono la coalizione (anche se non promuove l’idea di maggioranza) che è unitaria su più i fronti e non tollera al suo interno pareri discordanti, come ad esempio il partito di un regime che può avere accesso ai media o al potere economico. Ecco creata la distanza fra le esigenze del paese e


FACCIAMO UN ESEMPIO: ABBIAMO UN CONSENSO GENERALE Prendiamo il caso che la stragrande maggioranza dei cittadini sia favorevole ad una specifica soluzione di un problema preciso, ma divisa su gran parte degli altri temi. Vediamo cosa accade… Il giorno delle elezioni le persone votano gruppi diversi a secondo delle divergenze sul resto e la soluzione voluta dalla maggioranza si troverà divisa in questa maniera: Tutti i sostenitori dell’idea in questione che non si sentono rappresentati da nessun partito e non votano (di qualunque numero si tratti), non avranno seggi in parlamento. I sostenitori dell’idea in questione che scelgono i partiti che non passano lo sbarramento, anche se rappresentassero la maggioranza degli elettori, di fatto non esistono, e non avranno poltrone. Nei sistemi democratici moderni, un gruppo senza coalizione né alleanze, non arriva quasi mai a governare. Quindi i sostenitori dell’idea in questione che riescono a passare lo sbarramento, se non possono coalizzarsi con altri partiti perché non si trovano compatti sugli altri problemi, di fatto, rimangono separati in molti gruppi che, presi singolarmente, rappresentano solo una piccola parte del consenso generalizzato e non possono vincere le elezioni. Il giorno delle elezioni le persone votano gruppi diversi a secondo delle divergenze sul resto e la soluzione voluta dalla maggioranza si troverà divisa in questa maniera: Tutti i sostenitori dell’idea in questione che non si sentono rappresentati da nessun partito e non votano (di qualunque numero si tratti), non avranno seggi in parlamento. I sostenitori dell’idea in questione che scelgono i partiti che non passano lo sbarramento, anche se rappresentassero la maggioranza degli elettori, di fatto non esistono, e non avranno poltrone. Nei sistemi democratici moderni, un gruppo senza coalizione né alleanze, non arriva quasi mai a governare. Quindi i sostenitori dell’idea in questione che riescono a passare lo sbarramento, se non possono coalizzarsi con altri partiti perché non si trovano compatti sugli altri problemi, di fatto, rimangono separati in molti gruppi che, presi singolarmente, rappresentano solo una piccola parte del consenso generalizzato e non possono vincere le elezioni. UN CAPO EFFICIENTE E PREPOTENTE I media dal canto loro, devono costantemente evidenziare i lati negativi di uno stato senza leader, sottolineando i problemi che si hanno con un governo poco accentrato o inefficiente. Non devono mai evidenziare però, che l’efficienza di un governo compatto è una caratteristica positiva solo nel caso in cui viene applicata per le soluzioni volute dalla maggioranza dei cittadini, altrimenti il governo si sta imponendo contro la volontà del popolo. Il pensiero comune, vedendo che l’idea individuale, anche se largamente condivisa, non paga, allora viene spinto a sostenere sempre di più l’accentramento del potere in un partito, in nome dell’efficienza e della praticità ma a scapito della reale scelta democratica. DIVIDETEVI IN PARTITI E DIFENDETELI Per consolidare emotivamente i modelli che favoriscono il controllo del regime, la televisione dovrà farci coinvolgere e parteggiare il più possibile per un qualsiasi partito politico. Mostrerà accesi dibattiti fra le varie fazioni allo scopo di stimolare il più possibile le nostre affinità e soprattutto le divergenze verso questo o quel partito. In questa maniera, anche le idee più diffuse, verranno divise e inscatolate il più possibile nei vari partiti così da perdere ogni peso politico secondo le leggi elettorali descritte. I sistemi veramente democratici che non permettono di essere controllati sono quelli in cui i cittadini partecipano dal basso, senza filtri, alla soluzione dei propri problemi. Un sistema che favorisce la scelta delle “soluzioni" e non dei “partiti”, vedrà uno stato efficiente e allo stesso tempo democratico.


@ Proporre invece di reagire Un leader scaltro, che ha come obiettivo il controllo di una nazione democratica moderna, non compie mai azioni che non sono motivate dalla massa. Abbiamo già esaminato, nelle tecniche di persuasione di massa per i sistemi democratici, quali sono i punti cardine da controllare per accentrare tutti i poteri sul leader e limitare i dissensi (Televisione, Forze dell’ordine, Manifestazioni, Scioperi, Giornalisti, Magistrati, Scuola, Leggi elettorali ecc..). Più ogni singolo fattore viene conquistato, più si acquisisce consenso, e di conseguenza, potere di rafforzare esponenzialmente tutti gli altri ancora deboli, fino a poter cambiare le leggi in maniera autonoma e tagliare fuori dalle decisioni dirette l’intelligenza dei cittadini. Nel corso degli anni, il leader evidenzia costantemente alcuni precisi disagi del paese, e suggerisce una soluzione che favorisce anche l’acquisizione di qualcuno dei famosi punti cardine per arrivare al controllo. Con l’aiuto dei media, i provvedimenti che risolvono i problemi del paese (e insieme aprono le porte al regime) avranno facile consenso e si sommeranno. E’ sbagliato quindi, contestare ogni sorta di utilità dei singoli provvedimenti del leader. Una volta che la notizia è in ballo, il consenso della massa va inevitabilmente sul provvedimento a favore del regime più motivato e che non fa perdere consensi al leader. Ciò che va contestata è la minore cura e diffusione verso le masse di tutti quei provvedimenti utili ai cittadini, che vanno esplicitamente contro gli interessi del leader. I Media, e in particolare le Televisioni, però, non sono tutti al servizio del singolo cittadino, spesso sono in mano a privati o comunque sono influenzati da interessi politici ed economici. CHI DECIDE LE PROPOSTE DA DIVULGARE ALLA MASSA, HA IL POTERE Finché è il leader a scegliere quali proposte utili promuovere con maggiore energia e quali proposte utili trascurare, non possiamo che accettare passivamente che i provvedimenti (motivati) si sommino e i punti cardine per il controllo del paese vengano conquistati. Tutti i diritti dei cittadini, che il leader non ha interesse a promuovere, vanno via via scomparendo dall’immaginario collettivo, schiacciati dal resto. Per capirci, fra i molti problemi anche urgenti dei cittadini, si sottolineano di più quelli che favoriscono il sistema di controllo. Se, ad esempio, ci fosse una sensibilizzazione, per anni, verso problemi opposti a quelli che fa comodo sollevare al regime (ad esempio sottolineare la difficoltà di diffusione delle idee diverse da quelle imposte, invece di concentrarsi sulla tutela dei diritti di chi non vuole dissentire), allora il potere non potrebbe accentrarsi. Invece la somma di provvedimenti mirati, durante gli anni, può portare facilmente ad un completo controllo di tutto il sistema, lasciando l’illusione della democrazia nella sola scelta del voto. Nella pratica, vediamo alcuni esempi di dichiarazioni ufficiali dove si propongono delle soluzioni a problemi reali. PRIMA SOLUZIONE: ACCENTRAMENTO DEL POTERE IN MANO A POCHI Problema più evidenziato: inefficienza, ingovernabilità, eccessivo frazionamento. Problema meno evidenziato: aumento della distanza fra la il singolo e la casta del potere. Dichiarazioni: ”Parlamento pletorico, assolutamente inutile e controproducente” - ”poteri veri e non finti al premier” - “Il voto appannaggio dei soli capigruppo parlamentari: tempi certi sull'approvazione delle leggi” “Questa legge elettorale ci garantisce Una forte governabilità con una forte maggioranza sia alla Camera che al Senato, va contro l'eccessivo frazionamento” - "La formulazione dell'articolo 41 della costituzione risente delle implicazioni sovietiche". Per chi fosse curioso, riportiamo il testo integrale: Art.41 della Costituzione Italiana - "L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con


la utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali". SECONDA SOLUZIONE: LIMITARE DISSENSI Problema più evidenziato: tutela dei diritti di chi non dissente. Problema meno evidenziato: limitazione della diffusione delle idee diverse da quelle imposte. Dichiarazioni: Berlusconi - "Se ci sono dei facinorosi che vogliono manifestare, non impediscano l'accesso di altri nelle strutture pubbliche" - “bisogna dare piena attuazione al diritto di chi non manifesta di vivere la propria città” - “Il governo vuole lo 'sciopero virtuale' per necessità di garantire ai cittadini servizi essenziali” “adesso tocca ai delegati sindacali” - “L'Onda? sono dei guerriglieri e come tali saranno trattati” - "i giornali stranieri sono ispirati e insufflati dalla sinistra italiana" - "Fare i giudici è da disturbati mentali" - “Magistrati metastasi della democrazia” - “Giudici eversivi” - ''Se uno nasce con la voglia di fare male appartiene solo a tre categorie: o fai il delinquente, o il pubblico ministero o il dentista. Visto che i dentisti ora hanno queste punturine per non farci male io ci metto i giornalisti'' - Sulla politica estera: "Imporre la libertà con forza" - “in Rai, si lavora soltanto se ti prostituisci oppure se sei di sinistra“ - “L'uso che Biagi, Santoro, Luttazzi, hanno fatto della televisione pubblica, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga.” Un esempio sull’istruzione… TERZA SOLUZIONE: PROMUOVERE LA SCUOLA PRIVATA Problema più evidenziato: sedi inutili, improduttive. Problema meno evidenziato: limitazione dell’intelligenza e dell’educazione libera da interessi Dichiarazioni:"No alla moltiplicazione dei corsi di laurea e alle sedi distaccate e inutili, in qualche caso con meno di 20 iscritti; no ai corsi di lauree con un solo studente. Sì, invece, a premiare solo le università con l'offerta formativa migliore. Affidare la gestione a manager che abbiano la responsabilità economica" - “Il primo bonus di stato per chi manda i figli nelle scuole private sarà distribuito già quest’anno. E potrà cumularsi - fino a coprire l´intera retta - con i bonus che alcune Regioni riconoscono a chi frequenta le scuole private” Un esempio sugli stupri… QUARTA SOLUZIONE: ACCENTRARE ANCHE IL POTERE MILITARE Problema più evidenziato: pericolo stupratori, ladri e assassini. Problema meno evidenziato: aumento del potere di controllare tutti i cittadini. Dichiarazioni: "Estenderemo la presenza dei militari nelle varie città italiane per garantire la sicurezza"- “I poliziotti sono scesi nel quartiere, le pattuglie sono state incrementate, i Commissariati sono stati sburocratizzati" - “Un servizio di controllo del territorio più attento” Alcune testate giornalistiche di un lunedì di qualche mese fa: “Clandestini liberi. Di stuprare" - "I criminali stranieri continuano a colpire con il foglio di espulsione in tasca. Il Governo prepara un decreto ad hoc” "Stupri, pugno duro del governo" - “Calderoli: castrazione chirurgica" - "Subito il decreto: niente domiciliari” “pacchetto sicurezza : Un contenitore che rafforza il «senso» di tutela", "Un decreto contro gli stupri". …Dopo alcuni mesi si potevano prendere, senza forti dissensi, dei provvedimenti dai toni più forti: “espulsioni aumentate, funzionano i militari in città” - “Le nostre ronde saranno doc” - “Passeremo dalle ronde fai da te a quelle con certificato di garanzia” …Sempre sull’onda della nostra richiesta di sicurezza pochi giorni fa il Governo ha ottenuto la fiducia alla Camera sul Ddl intercettazioni che, infligge gravi limitazioni alla libertà e al diritto d’informazione. Il decreto può far chiudere la Rete, infatti sancisce l’obbligo di rettifica entro 48 ore a pena di una sanzione pecuniaria tra i 15 ed i 25 milioni di vecchie lire per tutti i titolari di “siti informatici”, anche per i migliaia di semplici blogger che non hanno una redazione 24 ore su 24 che gestisce la loro pagina. Inoltre non sarà più possibile utilizzare le intercettazioni per combattere la criminalità. Ripenso al periodo del bombardamento mediatico sui rumeni che stupravano… ma non riesco a capire come questi aspetti del nuovo decreto c’entrano con la


nostra sicurezza… NOI SIAMO IL PAESE Come abbiamo visto, la possibilità di reazione, favorevole o contraria, ad una questione proposta dal leader attraverso i media non determina affatto una condizione di scelta. Il regime propone costantemente delle soluzioni mirate e “giustificate” conquistando, durante gli anni, il controllo su tutto il sistema. Mettersi ad esprimere le proprie opinioni su ogni singola proposta del regime non serve a nulla… perché la maggior parte avranno almeno uno stralcio di motivazione e una sorta di utilità per le esigenze delle masse. Dobbiamo chiederci invece, se vogliamo assistere passivamente alla conquista di tutti i punti nevralgici per il controllo di una nazione o se vogliamo iniziare a proporre un sistema alternativo, dove il singolo cittadino non sia tenuto distante dalla gestione del paese. Per fare questo, però, bisogna dapprima conoscere e diffondere a tutti, i modi in cui si controllano le masse. Quando le proposte della maggioranza dei cittadini, verso le soluzioni alle necessità che sentono più urgenti avranno un peso minore di quelle diffuse da pochi con i media, di fatto, non si vivrà più in uno stato democratico.

@ L'Italia sta diventando una grande setta?

Conosciamo bene, dai fatti di cronaca, l’enorme potenzialità distruttiva delle sette. Che siano culti Satanici, commerciali, politici o psicologici, quando l’organizzazione è strutturata per permettere il controllo del pensiero, facilmente il gruppo sfocia in comportamenti malsani e antisociali. Nei casi più comuni i membri vengono sfruttati e alleggeriti dei loro beni materiali, a volte si evidenziano episodi di violenza, e nei casi più estremi, il completo distacco dalla realtà e le tragedie dei suicidi di massa. Di metodi per modificare il pensiero e il comportamento se ne conoscono fin dall’antichità. Dai tempi dei Cinesi, passando per le sperimentazioni innovative degli anni 60 e poi 70 fino ai giorni d’oggi, le tecniche di controllo mentale hanno fatto degli enormi passi avanti. In breve, anche i metodi più moderni e sofisticati si basano sui seguenti principi di base: CONTROLLO DELLA COMUNICAZIONE E DELL’INFORMAZIONE Il controllo della comunicazione è l’aspetto fondamentale per riformare il pensiero. Controllando l’accesso alle informazioni si restringe la capacità individuale della persona di pensare autonomamente. La gente viene intrappolata dalle sette perché viene loro negato l'accesso alle informazioni critiche di cui ha bisogno per valutare la sua situazione. Il linguaggio è caricato e spietatamente valutativo e le frasi sono di forte divisione: brevi, riduttive e facilmente memorizzabili. Ci sono dei termini “cattivi” che si usano per rappresentare qualsiasi cosa esterna all’ideologia del gruppo che, naturalmente, deve essere rifiutata. Si evita deliberatamente il diffondersi di informazioni non consone al modello della setta e spesso si distorcono le informazioni per renderle più accettabili. Si scoraggia lo scambio libero di informazioni: I leader delle sette reprimono le contestazioni e le domande relative al sistema. Si rende difficile l’accesso alle informazioni nonsetta mentre si utilizza estensivamente la propaganda autoprodotta dalla setta.


La diffusione di informazioni libere e individuali è in assoluto una delle principali armi contro le sette. BASI DEL CONTROLLO DEL PENSIERO L'ideologia e i modelli di vita imposti sono interiorizzati come "La Verità". Le informazioni in entrata vengono filtrate dalla dottrina, che spiega anche cosa si deve pensare dell’informazione esterna alla setta. La persona può avere soltanto pensieri positivi riguardo al gruppo. Si rifiuta l’analisi razionale e il pensiero critico a favore delle emozioni più facilmente manipolabili. Il Leader di un gruppo distruttivo non considera mai legittimi o utili i sistemi di credenze diversi dal suo. Secondo il leader, non esistono mai problemi. E se qualcuno sente un problema la colpa è sempre sua, mai del leader o della dottrina, e il singolo membro se ne deve assumere tutte le responsabilità e lavorare più duro. CONTROLLO EMOTIVO E SFRUTTAMENTO DELLE PAURE Allo scopo di mantenere un forte controllo, le sette intimidiscono, inducono sensi di colpa, vergogna e paura sempre nella stessa maniera. Ci sono due modi per manipolare la paura: il primo è creare un nemico esterno (noi contro loro) che ci minaccia; il secondo è la paura di ciò che accade se non si riesce a rimanere ai livelli del modello di vita imposto. L’atmosfera che si crea suggerisce un solo modo di essere, per questo è molto importante vedere costantemente dei modelli da imitare. Una persona plagiata da una setta ha sempre queste paure: Paura di degli svantaggi nel pensare in modo diverso dal gruppo, paura del mondo esterno alla protezione del gruppo e dei nemici minacciosi, paura della disapprovazione se non si riesce nelle regole imposte dal leader. LA DINAMICA CENTRALE: DEMARCAZIONE BUONI E CATTIVI Per il leader è fondamentale proporre contrasti stridenti fra chi è membro e chi invece non si adatta ai modelli della dottrina o non ubbidisce alle leggi imposte. Solo il mondo interno al gruppo è “buono”, il resto è cattivo e minaccioso e va evitato e ridicolizzato. Se si vuole un certo grado di sicurezza, è meglio rimanere nell’ambiente protetto del gruppo. L’ideologia dell’organizzazione definisce il bene e il male e qualsiasi cosa venga fatta in nome di questo “bene” è morale. La dottrina, in nome del bene dei membri, impone leggi e regolamenti sempre più rigidi e l’obbligo di obbedienza. Nei casi più estremi la dottrina promulgata è più importante della persona e spesso, il fine giustifica i mezzi. Mentire e ingannare, spesso sono mezzi leciti. Solamente le idee, sentimenti ed azioni coerenti ai provvedimenti della setta sono buone, mentre la coscienza individuale non è affidabile e va scoraggiata. I culti a controllo mentale più distruttivi cercano di “trasferire” l’immagine del leader sui membri, ingaggiando una guerra a tutto campo contro l’impurità e il diverso. Tutto ciò viene portato avanti spingendo il modello da raggiungere (costumi, lavoro, norme di vita) sempre più avanti, richiedendo che la persona si sforzi continuamente, con la paura di non farcela, verso un fine inesistente ed estraneo alla condizione umana. La dottrina tiene sempre i membri sottoposti a frenetiche attività in modo che, durante la giornata, non abbiano abbastanza tempo ed energie per la riflessione libera su ciò che gli accade. A causa dell’impossibilità di raggiungere un fine a questa rincorsa, la persona vive in una costante vergogna e paura delle conseguenze, spesso dando la colpa alla sua incapacità di vivere secondo questi criteri. L’organizzazione decide il pegno da pagare per chi non riesce a rimanere dentro la dottrina, usa così la paura e il senso di colpa per manipolare i membri. Questa persona si sente incapace di scappare da forze che vede più potenti di se stessa. Il modo di trattare con loro è di adattarsi. Impara ad anticipare i problemi con l'organizzazione e a manipolare gli eventi per evitare di incriminare se stessa. L’unico modo per sollevarsi da questa colpa e da questo enorme stress che si accumula è denunciare con grande ostilità le “impurità” degli altri che vengono sempre viste come provenienti dal mondo esterno. Muore così ogni tipo di intelligenza individuale a favore del pensiero di gruppo guidato dalle paure. DISTACCO DALLA REALTA’ In queste condizioni, si perde completamente l’oggettività sul mondo. Non si hanno più strumenti per distinguere il vero da ciò che ci dice la dottrina, perché più nulla viene misurato con questo metro di giudizio. Infatti l’unico elemento importante diventa la funzionalità verso i modelli da raggiungere. Più questi punti sono chiaramente visibili, più il gruppo attua il controllo sulla libertà individuale e si avvicina ad una ideologia totalitaria con tutti i suoi pericoli. Ricordate... un gruppo non deve essere necessariamente religioso per tenere un comportamento da culto settario. I gruppi con obblighi pressanti possono essere commerciali, politici o psicologici.


PERSONALITA’ DEI LEADER E’ evidente che quasi tutti i capi di sette hanno disturbi della personalità antisociali e complessi di inferiorità. La necessità spasmodica di ricchezze materiali è solo lo specchio di quello di cui veramente hanno bisogno: attenzioni e potere. Col passare del tempo sviluppano il bisogno di sempre maggiore potere e questa brama diventa una dipendenza estrema. Un aspetto molto pericoloso di queste persone è la loro instabilità psicologica. La maggioranza crede veramente alla loro stessa propaganda, di essere “Toccato da Dio”, o in alcuni casi, di essere la reincarnazione di Gesù ed Elvis Presley contemporaneamente. Un aspetto fondamentale è il flusso di potere organizzativo. Se i consigli direttivi sono sostanzialmente asserviti al leader allora la struttura non permette controlli ed equilibri. La vera struttura è a forma piramidale con il leader della setta come capo onnipotente. Se il potere è centralizzato e controllato dal capo, allora il gruppo ha i presupposti per essere una setta distruttiva. Se chiedete a qualsiasi membro attivo di una associazione, se il suo gruppo è una setta o no, ovviamente tutti vi risponderanno di no. Per riconoscere se un organizzazione è una setta a controllo mentale, l’esperto Steven Hassan, consiglia una serie di domande dirette a cui si richiede una risposta precisa. Siccome i membri sono addestrati ad evitare il pensiero negativo nei confronti del gruppo, spesso non riceverete risposte dirette ma solo contro domande. Se il reclutatore non vi risponde in modo chiaro, conciso, diretto allora state certi che nella sua risposta c'è qualcosa di storto. Ecco le domande più significative: 1.Il tuo gruppo ha un capo generale? Qual è il suo passato? Ha mai avuto precedenti penali? 2.Puoi dirmi il nome di tutte le altre organizzazioni collegate a questo gruppo? 3.In che cosa crede il tuo gruppo? Crede che il fine giustifica i mezzi? In certe circostanze giustifica la bugia? 4.Ti sei mai messo a chiacchierare con un ex membro per cercare di scoprire i motivi per cui se n'è andato? Se non l'hai fatto, perché? 5.C'è qualcuno che considera controverso il vostro gruppo? Se esistono critiche al vostro gruppo, quali sono le obiezioni principali? "Il potere tende a corrompere, e il potere assoluto corrompe in modo assoluto" - Lord Acton.


Il campetto di Alfredo Sgarlato.

(in tono sognante, come fosse una favola..) L’ altro giorno stavo andando al cimitero … no, non preoccupatevi, non è di questo che voglio parlarvi… l’altro giorno, come ogni volta che passo da quelle parti, ho pensato: Non c’è più il campetto!! Quando si era ragazzi ogni spazio più o meno orizzontale, anche con fosse e ruscelletti nel mezzo diventava un campo di calcio. Si giocava alla pallacanestro, alla pista di pattinaggio, alla spiaggia, in un parcheggio… persino in mezzo alla strada, quando c’era l’ austerity (ve la ricordate l’austerity? Era finito il petrolio e in macchina in certi giorni no si poteva andare. Che bello! La strada era nostra!)… ma il campetto era tutta un'altra cosa. Al campetto c’erano le porte e non si doveva discutere se era gol o no…e ce ne erano 2! Nei campi improvvisati si giocava a una porta sola. una volta alla pallacanestro c’era con noi uno così scarso che quando ha tirato un pallone in corner abbiamo litigato 10 minuti per chi doveva batterlo: non sapevamo con chi giocava! E poi giocando a una porta sola comunque andasse l’azione la palla finiva a Robi e faceva gol lui.... con 2 porte c’era una possibilità per tutti! Al sabato io Marco e Carlo tornavamo da scuola di corsa, mangiavano di corsa e correvamo al campetto e trovavamo Toni già li da mezz’ora con una mela in mano. Toni era il portiere e comandava la difesa. mi gridò una volta. Chi non obbediva a Toni era coperto di insulti, spesso incomprensibili: zemmenduto, zalanuto, sdruppulillo...ma essere insultato da Toni non era un offesa, era un privilegio: chi non vorrebbe essere uno sdruppulillo? Al campetto si giocava cambiati. Il giorno prima della partita si diceva noi in maglia bianca e voi in maglia blu. Poi le 2 squadre si presentavano ogni volta entrambe con la stessa maglia. Se era estate allora si faceva una squadra con la maglia e una a dorso nudo, anzi a “orso nudo”. Io giocavo sempre nella squadra a orso nudo.... a quei tempi.... Risolto il problema delle porte e delle maglie ce n’era uno più grave: il campetto richiedeva un pallone serio. Alla pallacanestro o alla spiaggia si metteva 50 £ per uno e si comprava il “supertelerigonfiabile” da 700 £, il pallone che sceglieva da solo le traiettorie ( permettendo però anche ai più scarsi di fare goal come quelli che fa oggi Ibra. Forse spendono troppo per gli ingaggi e anche in serie A giocano col supertelerigonfiabile…) e che quello che non ci aveva messo i soldi puntualmente bucava. Al campetto, potendo solo sognare il pallone di cuoio, bisognava raccogliere almeno 2000 £. E li erano cavoli.... D’inverno facevamo la sfida tra compagnie, piazza (noi) contro san Rocco. Il primo tempo vincevamo noi, alla fine vincevano loro. Andava così. Una volta io e Massimo che non giocavamo tenevamo il tempo e l’abbiamo fatta finire 20 minuti prima. Finalmente abbiamo vinto! D’estate c’erano le sfide tra i bagni. Il campetto era sempre pieno, a volte si finiva col giocare a mezzanotte. Chi non giocava era persino più fortunato, perché faceva il filo alle tifose avversarie... Una volta abbiamo sconfitto una compagnia di Milano e le tifose.... la tifosa (una....) della squadra avversaria è passata dalla nostra parte... Ma la cosa che non dimenticherò mai era il vento. Al campetto soffiava fortissimo, agitava gli alberi, sembrava vivo. Quando alzava la terra rossa del campo dovevamo fermare il gioco.... e rimanevamo lì, impietriti, di fronte all’unico rivale che non potevamo sconfiggere.


La rivoluzione robotica di Giovanni Pili.

Fino a che punto un sistema cognitivo cessa di essere inanimato per divenire coscienza? Secondo il vincitore del GF 115, un essere pensante che non immagazzina nessun ricordo è di fatto morto, questo è uno dei motivi per cui in Italia si praticava tranquillamente la ricerca sugli embrioni, essi non avevano mai avuto la possibilità di immagazzinare schemi mentali o ricordi, ne potevano elaborare dei sentimenti, che secondo l’antica teologia del XXI secolo costituivano lo spirito, l’involucro dentro il quale l’anima poteva esistere. Senza un’anima non può esserci l’uomo, questo è uno dei motivi che ha spinto il papa Giovanni Paolo III a emettere l’enciclica “Pueri sunus! Solum iocoramur” (Siamo ragazzi! Stavamo solo scherzando) riguardo il suo periodico pentimento per l’ennesima persecuzione ai danni della ricerca scientifica. Dopo la Chiesa crollò, avendo esaurito i dogmi e non potendone inventare altri, poiché scientology ne aveva acquistato i diritti. Le vocazioni cessarono, ora sui crocefissi c’era ET e la serie Star Trek è stata trascritta in versetti e veniva periodicamente recitata a messa. Il Papa restò prostrato a lungo di fronte a ET, il piccolo messia col dito proteso verso il paradiso, nel disperato tentativo di telefonare con Dio. Le ampie finestre del suo studio lasciavano entrare la luce del mattino; la statua di ET proiettava un’ombra lungo tutto il pavimento. “Santità, è l’ora”. La voce del suo segretario particolare lo destò dalla meditazione. Si ricordò della visita del Premier, per risolvere la questione dei robots. Il Premier restò prostrato a lungo di fronte al Papa, il piccolo pontefice lo benediceva ponendogli la mano sulla lucida pelata. “Presidente, ci sono novità?” – Il premier si rialzò lentamente, asciugò la fronte rugosa resa unta dal caldo estivo. I suoi occhi grigi comunicavano un certo sconforto. “Santità, abbiamo raggiunto un accordo, finalmente”. “Si accomodi e mi dica tutto”. “Abbiamo trovato una soluzione ingegnosa, il nuovo emendamento stabilisce innanzitutto che i robots siano monopolio di stato, quindi al momento dell’acquisto lo Stato percepirà una quota, inoltre stabilisce che gli imprenditori paghino una tassa su ogni robots che corrisponda a un terzo del normale stipendio di un operaio. Il ricavato della quota di acquisto e delle tasse verrà ridistribuito ai maggiori di diciotto anni single o alle famiglie, esclusi i membri che si sono resi indipendenti dal nucleo familiare.” “Ma in questo modo non si rischia comunque un’inflazione? E’ sufficiente questo a far tornare i lavoratori ai loro posti?” – Il Papa fissava il Premier dritto negli occhi, coi gomiti premuti sulla scrivania e le dita sulle


tempie nel tentativo di comprendere la difficile logica del suo interlocutore. Dopo quindici anni di dibattiti, anche in Italia arrivò la nuova rivoluzione, di tipo economico, che stava dilagando in tutto il mondo, la rivoluzione robotica; grazie alle nuove scoperte degli scienziati giapponesi sulla cibernetica e sulla robotica, i robots potevano sostituire l’uomo in ogni impiego, nulla poteva fermare questa rivoluzione, perché le macchine si pagano una sola volta al momento dell’acquisto, non si iscrivono al sindacato e non prendono ne ferie ne malattie e se non svolgono più bene il loro lavoro, non vanno in pensione ma al macero. Tutto questo minacciava gravi squilibri e il crollo stesso del sistema economico mondiale, perché se più nessun uomo percepiva uno stipendio, allora non ci sarebbero più stati dei consumatori. Il Premier accavallò le gambe, prese un breve respiro prima di rispondere. “Vede Santità, con questo disegno di legge, non ci sarà più bisogno di lavorare per vivere.” – Il Papa aggrottò la fronte, come se avesse sentito una di quelle gare di rutti che spopolavano in TV. Come per impedire di essere interrottò, il capo del Governo protese una mano davanti al Pontefice, nel tentativo di congelarlo con un gesto. “So cosa sta pensando. Ma è tutto molto semplice, è sufficiente un controllo rigoroso dell’offerta di robots nel mercato, ragione per cui li monopolizziamo. Devono essere in numero superiore ai cittadini, ma fino a una certa soglia, che stabiliremo ogni anno a seconda degli andamenti della borsa, come un secolo fa si faceva col petrolio. Sarà come se i lavoratori mandassero un loro gemello a lavorare al posto loro.” “Degli schiavi moderni. Lei sa Onorevole, quale grossa polemica è in corso nella mia Chiesa!” “I robots sono solo macchine, sono schiavi senza emozioni né motivazioni, niente di più.” “Questi robots, sono legati da un sistema che li tiene connessi l’uno all’altro, in modo da creare una mente collettiva, immagazzinano schemi, ricordi. Fino a che punto questi cessano di essere semplici impulsi elettrici per diventare spirito?” Ovviamente questo gli economisti non potevano saperlo, né gli interessava, come secoli fa il per il problema dell’esaurimento delle scorte energetiche, poi brillantemente risolto grazie all’utilizzo di astronavi-cargo in cerca di giacimenti per tutto il sistema solare. Chi aveva realmente a cuore le sorti dell’umanità guarda ai racconti di Asimov come in passato si guardava a quelli di Verne. I robots avrebbero avuto una coscienza tale da pretendere dei diritti? Avrebbero raggiunto la consapevolezza di essere schiavi? Sarebbero stati dei cani devoti o si sarebbero ribellati?


Drabbles post di Elena Bertoli.

Una passeggiata tra le stelle

Stanotte ho passeggiato tra le stelle. Ci chiamano sognatori, ma concedo anche la parola “folli”. Perché nella follia si racchiude il senso del non senso, e io adoro essere insensata. Nella mia sconclusionata testa so che tutto è concreto. La concretezza della sregolatezza non è altro che l’immagine d’esser come un antico vate. Gli uomini combattevano, le donne si disperavano e i cantori consegnavano al futuro le gesta. Che ne sarebbe di Ulisse, Achille o il furioso Orlando se non fossero esistiti i sognatori? Che ne sarebbe stato de mondo antico se qualcuno non avesse passeggiato ogni istante tra le stelle? Io sono così, eppure sono Nessuno. Ed è bello esser Nessuno, quando sei certa che la signora Nessuno può sorvolare i Qualcuno che non vedono, e sorridere ai Nessuno che passeggiano sulla stessa via. Non sono stata chiara? Sono una folle, come ho già detto, e della follia ho fatto il senso della vita. Sogna e capirai, vivi soltanto e udrai i latrati stanchi di un lupo assonnato.


Utopia

Solo questo rimane? L’Utopia della genialità fusa con la possibilità di trovare possibile vivere secondo schemi che diano la materiale capacità di giungere lassù, ove l’utopico luogo dei desideri si annida nel “nido del cuculo”. Utopia . Onirica sostanza. Dolce speranza d’assaporare ciò che non ha fragranza. Utopia. Desiderio di conoscenza. Fuggire all’instabile brama utopica per affondare nel vivere di sempre?


Felicità

La felicità è difficile da concepire, perché è una sensazione quasi indefinibile dove la paura d’esporsi ci fa rendere conto del trascorrere temporale. La felicità necessita di una "cura" che ne preservi il suo perdurare. E qual'è la cura più efficace se non l'infelicità? L'essere umano è di natura predisposto a trovare ogni via per giungere a questa sensazione piacevole. L’infelicità aumenta il desiderio di essere felici e porta a una consapevolezza della propria felicità. Ma, alcune volte, porta semplicemente al raggiungimento del desiderio, alla scoperta della felicità che all’essere vivente piace finché non si rende conto di non averne abbastanza. E così, torna infelice e cerca un'altro sogno da raggiungere per poter essere di nuovo felice, in un cerchio continuo in cui trascorre la vita.


Monkey Business Movement  

Mensile di cultura e politica

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