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N. 6 9 maggio 2014

il giornale

www.syndicom.ch Il sindacato dei media e della comunicazione

AZB 3001 Berna Cambi di indirizzo sono da inviare a: syndicom, Adressverwaltung, Monbijoustrasse 33, casella postale, 3001 Berna

Salario minimo al centro della festa dei lavoratori In più di 50 città della Svizzera il primo maggio decine di migliaia di persone hanno manifestato in occasione della giornata internazionale dei lavoratori. Ovunque il tema principale è stato il salario minimo, in votazione il prossimo 18 maggio. Appuntamento importante per il mondo sindacale che con questo progetto vuole combattere le derive del mondo del lavoro che stanno sempre più rendendo precaria la vita anche di coloro che un lavoro lo hanno, ma non ricevono un salario sufficiente per vivere. Senza dimenticare che nei cantoni periferici questa misura dovrebbe lottare attivamente contro il dumping salariale. A Lugano, ormai da alcuni anni eletto il luogo per la manifestazione del primo maggio, oltre un migliaio di persone ha preso parte al consueto corteo. Il corteo inizia con un lungo striscione “Lotta al dumping salariale, allo sfruttamento, alla precarietà e alla xenofobia!” e vedendo sfilare via via tutte le persone presenti, tra le bandiere dei vari sindacati e quelle di alcune aggregazioni partitiche, sfilano diversi striscioni. Eppure l’appello di questi è unanime: votare sì il 18 maggio al salario minimo e sostenere così questo importante passo nella lotta allo sfruttamento e l’abuso da parte di una fascia di datori di lavoro che giocano ormai senza pudore > continua a pag. 2

nuove tecnologie

Gli e-book sembrano essere più un’opportunità che un rischio › pag. 6

salute

Healthy ageing una nuova filosofia per vivere meglio

Ticino

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Dal 1° maggio Marco Forte è il nuovo responsabile di syndicom Ticino › pag. 10

giornata di lavoro a Cablex

Sempre più sotto pressione Pascal Wicht, di Friburgo, lavora da venticinque anni come elettricista di rete. Il suo lavoro gli piace, però lancia un monito sul crescente stress presente nei cantieri. Peter Krebs Anche all’epoca della telefonia mobile e della televisione satellitare, per le telecomunicazioni sono necessari i cavi. Anzi: ne servono sempre di più. Ai vecchi cavi di rame per la telefonia si aggiungono ora i cavi per le fibre ottiche destinati alle telecomunicazioni, alla televisione e a Internet. I cavi servono a tutti: ferrovie, Stato e aziende private. Tutti hanno bisogno dell’ICT, la tecnologia dell’informazione e della comunicazione. La posa dei cavi è svolta in loco dagli elettricisti di rete. Tuttavia il 55enne Pascal Wicht di Friburgo afferma che ciò non è virtuale, come i dati trasmessi, bensì una dura realtà. Questo installatore di cavi specializzato monta cavi da venticinque anni. Dapprima era occupato presso

© Peter Krebs

Editoriale

> continua alle pagine 4 e 5

Rilevazione della strut tura dei salari 2012

Ai ricchi di più, agli altri ancor meno La rilevazione della struttura dei salari 2012 pubblicata il 28 aprile mostra uno sviluppo preoccupante: tra il 2010 e il 2012 nella fascia salariale più bassa il 10 per cento dei salari reali ha subito una riduzione di 286 franchi all’anno, rendendo quindi la vita ancor più difficile proprio a quei lavoratori che già faticavano a sbarcare il lunario. Particolarmente colpiti sono i professionisti di quei settori che non sottostanno a un contratto collettivo di lavoro (commercio al dettaglio

senza CCL, giardinieri, call center ecc.). Questo sviluppo assume un aspetto ancor più grave se si considera il crescente aumento dei salari corrisposti ai top manager. I salari reali del 10 per cento dei dipendenti nella fascia salariale più alta hanno registrato nuovamente un incremento del 7,1 per cento nel periodo fra il 2010 e il 2012, che si traduce in 9’901 franchi pro capite all’anno. Così l’ingiusta distribuzione dei salari esistente in Svizzera negli ultimi 15 anni si è ulteriormente

aggravata. Coloro che hanno stipendi alti ricevono ancora di più, mentre chi stenta a far quadrare i conti guadagna meno. Approvando l’iniziativa sui salari minimi si può bloccare questo iniquo sviluppo salariale. L’introduzione di un salario minimo legale di 22 franchi all’ora proteggerebbe i salari più modesti da una pressione sui salari al ribasso. Per le persone colpite significherebbe un grande progresso, mentre per l’economia svizzera sarebbe un

passo assolutamente sopportabile. L’intera somma salariale dovrebbe essere incrementata solamente dello 0,4 per cento. I soldi ci sarebbero, come dimostra il notevole aumento dei salari più alti. Molto allarmante è anche il fatto che, per la prima volta dal 2008, la disparità salariale tra donna e uomo è aumentata. Se fra il 2008 e il 2012 la stessa era diminuita pur sempre quasi dell’un per cento, in base alla rilevazione della struttura dei salari 2012, è ora nuovamente salita di 0,5 punti percentuali raggiungendo il 18,9 per cento.  Daniel Lampart, USS


2 | Sindacato Attualità

syndicom | N. 6 | 9 maggio 2014

primo maggio 2014

Ginevra

Berna

©KR/photoscene. ch

© pb

i t s u i g i e r t r a l o f a S se e a P in un

Salario minimo al centro della festa dei lavoratori

della concorrenza tra lavoratori indigeni e frontalieri precarizzando sempre più il mondo del lavoro. La conseguenza è l’impoverimento di coloro che risiedono in Svizzera, ma non solo di coloro che il lavoro si trovano a perderlo o a dover lavorare solo tramite agenzie senza più poter contare su un impiego fisso, ma anche nel resto della popolazione, perché questo sistema che ora sta gravando sulle fasce più deboli della popolazione a lungo termine si sta trasformando in un domino che uccide l’economia locale. Perché in effetti, i lavoratori, che sono anche i consumatori, un po’ per necessità un po’ in risposta all’agire dei datori di lavoro vedendosi sempre più precari e a rischio o con salari che non bastano più, scelgono di andare a spendere i soldi che hanno oltre frontiera e così si innesca una spirale che sempre più risucchia tutti quanti verso un impoverimento del territorio. I minimi salariali e i rapporti con i lavoratori sono poi stati i temi anche di coloro che sono intervenuti sul palco del primo maggio a Lugano. Giulia Fretta, giornalista, ha ricordato le forti disparità che ancora esistono tra i salari degli uomini e quelli delle donne, la necessità di avere uno sguardo diverso sui rapporti di frontiera dove non è necessario issare muri. Sul voto del 9 febbraio ha parlato anche l’ex consigliere di Stato socialista Pietro Martinelli puntando il dito verso quei politici che giocano sulle corde del razzismo per raccogliere voti tralasciando spesso di ricordare alla popolazione “alcune verità indiscutibili”. Ma Martinelli ha anche ribadito che il dumping salariale “non è una responsabilità dei lavoratori stranieri, bensì di una parte del padronato”. Saverio Lurati, presidente USS, ha sottolineato che il salario minimo sul quale si è chiamati a votare rappresenta solo lo 0,9% del prodotto interno lordo. Per combattere l’introduzione di un salario minimo la parte padronale sta utilizzando tutti i mezzi e tutte le argomentazioni, facendo in alcuni casi del vero terrorismo psicologico. Tra le argomentazioni usate colpisce l’improvvisa passione che gli imprenditori stanno dimostrando pubblicamente per i contratti collettivi di lavoro. Molti infatti i rappresentanti del mondo economico e commerciale a sostenere che più che il salario minimo la soluzione sarebbe quella di contratti collettivi di lavoro con la regolamentazione dei minimi salariali ma non solo. Oggi, a meno di 10 giorni dal voto, il sì ai salari minimi sembra non avere molte possibilità di riuscita, anche se sono ancora tante le persone che nutrono dubbi. Di fatto se l’introduzione dei salari minimi non passa si andrà a batter cassa da tutti coloro che oggi stanno osannando le convenzioni collettive perché si introduca in Svizzera il dovere di Contratti collettivi con clausola di obbligatorietà nazionale. E poi non vengano a dire che preferirebbero un salario minimo generalizzato!

Vivere combat tendo per non morire lavorando

Ginevra

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L’immagine di “un Paese forte” non ci appartiene! È la retorica consunta delle vecchie e nuove destre, quelle che acquistano cacciabombardieri e si difendono coi muri alle frontiere. Di quella Svizzera “maschia” che accoglie iniziative xenofobe, respingendo ed espellendo persone alla ricerca di una parvenza di vita. Se davvero bisogna essere forti, è nel ribadire che “nessun essere umano è illegale”, che nessuno può essere respinto alle frontiere, insultato o malmenato in qualche bosco del Ticino. Che Arlind, Yasin e qualsiasi altra persona, possono rimanere sul territorio che abitano, non perché più o meno meritevoli, integrati o assimilati, ma perché solo includendo le diversità si raggiunge l’uguaglianza e la legalità non ha niente a che vedere con la giustizia. La giustizia per cui lottiamo è quella che riguarda lavoratori e lavoratrici, disoccupate e inoccupati, precarie, migranti, frontaliere. Combattere lo sfruttamento non passa unicamente da salari più giusti e dignitosi, ma dal netto rifiuto di politiche discriminatorie ed escludenti. Opporsi a coloro che impongono la guerra tra poveri passa anche dalla costruzione di visioni altre in grado di scardinare rassegnazione, paura e omologazione. Oggi più che mai, consapevoli che “la crisi” è parte strutturale e funzionale del capitalismo, non possiamo rimanere appesi alle categorie del Paese forte e del salario giusto senza ripresa del conflitto contro ogni ingiustizia sociale. L’alternativa al modello unico di produzione, consumo e morte si crea nei momenti di rottura e nei gesti di solidarietà complice, a fianco di tutte e tutti coloro che si battono per altri mondi possibili. (Parte del volantino del Centro sociale il Molino)

© DM

Barbara Bassi

Lugano

Basilea

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Salari minimi Votazioni | 3

syndicom | N. 6 | 9 maggio 2014 un buon lavoro: il salario minimo

Un trattamento ingiusto

Lugano

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Zurigo

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Anche nel commercio librario lavorano dipendenti con salari al di sotto del livello minimo. Ne è un esempio Antonia K.* la quale, nonostante il suo impegno durato diversi anni, sarà vittima di una serie di tagli che minacciano di privarla dei mezzi di sostentamento. Peter Krebs Antonia K. lavora da più di dieci anni nella stessa libreria, la filiale di una delle grandi catene che dominano il commercio librario svizzero. Non ha una formazione di libraia, ma ha acquisito negli anni una grande esperienza professionale. È un’esperta nel campo, sa usare con competenza il software e conosce i molti e importanti dettagli del suo mestiere. Ciononostante, a differenza della maggior parte degli altri impiegati, continua ad essere stipendiata con un salario orario, che è anche causa di incertezze. Era stata assunta a tempo parziale con un orario di lavoro inferiore al 50 per cento. Col passar del tempo però, in realtà faceva più ore. Antonia K. lavora spesso anche di sera e durante il fine settimana, senza un indennizzo supplementare. Così il suo salario basta appena per sopravvivere, di fatto, è inferiore al salario minimo di 22 franchi all’ora richiesto dall’Unione Sindacale Svizzera e, da anni, non è più stato adeguato al costo della vita. La libraia tira la cinghia. Vive in un piccolo appartamento che le costa poco. Quando piove il tetto fa acqua, in inverno tiene il riscaldamento al minimo per risparmiare. Non possiede né un’automobile, né un abbonamento generale. Le vacanze all’estero può solo sognarsele. «Una vita come la mia

è impensabile per molte persone» dice, «ma io sto attenta, affinché non trapeli che vivo in una situazione precaria». Per lo più rinuncia anche a prendersi un caffè o ad andare al cinema, poiché queste piccole spese alla fine del mese si accumulano. Solo raramente si concede un piccolo lusso. Non era questo il suo progetto di vita. Circa vent’anni fa Antonia K. ha ottenuto il diploma di maturità e, dopo aver interrotto gli studi universitari in economia, ha accettato singoli brevi impieghi. Si è poi trasferita in un’altra città svizzera, dove ha iniziato un corso di laurea diverso. Ha accettato il lavoro di libraia per vivere e finanziare gli studi universitari. «Non ho altre entrate» afferma. Tuttavia, col tempo il lavoro ha occupato sempre più spazio nella sua vita, assorbendole maggiore energia, cosicché l’università è passata in secondo piano. Oggi ritiene che sarebbe stato meglio lavorare un paio d’anni a tempo pieno per risparmiare la somma necessaria e poi dedicarsi agli studi. In caso di bisogno è stata disponibile a sostituire i colleghi a breve termine, non ha mai protestato se le è stato chiesto, senza preavviso, di lavorare in un giorno settimanale in cui erano previsti seminari e lezioni all’Università. Antonia K. ama il suo lavoro, è competente e co-

scienziosa, qualità che le sono state riconosciute anche dai superiori. «Mi impegno e vedo cosa c’è da sbrigare senza che mi si debba esortare». Tuttavia l’apprezzamento lascia a desiderare. La responsabile della filiale si aspetta un’elevata disponibilità, persino durante il tempo libero: «In molti casi non siamo trattati in modo corretto», ritiene Antonia K. Sinora, comunque, si è sempre arrangiata con il suo esiguo salario, accettando la situazione. Ora però, nell’ambito di restrizioni economiche previste per quella filiale divenuta troppo dispendiosa, rischia di vedersi ridotto notevolmente l’orario di lavoro e quindi anche il salario. Il suo orario dovrà tornare ad essere quello concordato nel contratto iniziale, «nonostante io abbia sempre lavorato più ore», dice Antonia K. Per il momento non sa come andrà a finire. È preoccupata per il futuro, delusa che, a dispetto del suo impegno in tutti questi anni, «venga sempre rimesso tutto in discussione». Cambiare lavoro non è facile e una formazione professionale comporterebbe ulteriori anni di studio e solo uno scarso salario. Inoltre, un nuovo inizio richiede molta energia, che in questo momento la libraia non ha. *Il nome è stato modificato.

Losanna

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Zurigo

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Lugano

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Una serata con Christoph Blocher Il 24 aprile si è tenuta a Herrliberg, vicino a Zurigo, l’assemblea cantonale dei delegati dell’UDC. C’erano all’incirca 400 iscritti dell’UDC, e me ne stavo seduto in mezzo a loro anch’io, un giovane segretario regionale di syndicom, del tutto sconosciuto ai cittadini. Come sono arrivato a questo? Beh, ero lì a rappresentare la responsabile regionale Julia Gerber Rüegg, la quale era stata invitata all’assemblea in veste di rappresentante dei sindacati per prendere posizione sull’iniziativa sul salario minimo. Per l’occasione l’assemblea dell’UDC avrebbe appunto dovuto prendere una decisione di voto. Siccome però Julia Gerber Rüegg aveva già preso un altro impegno, sono subentrato io nel compito di cercare di motivare i delegati dell’UDC a votare Sì all’iniziativa. Ed eccomi là, seduto allo stesso tavolo in cui avevano preso posto i colonnelli dell’UDC, vale a dire seduto accanto a Christoph Blocher, Christoph Mörgeli e Natalie Rickli. E dopo che tutti si sono alzati in piedi per cantare l’inno nazionale svizzero, a dare inizio alla parte politica della serata ci ha pensato il consigliere nazionale Alfred Heer, il quale ha manifestato la sua opinione affermando che è necessario mobilitare, e con la massima urgenza, nuove elettrici e nuovi elettori poiché la città di Zurigo è sempre più in mano alla sinistra. Anche lo slogan appena sfornato concernente l’acquisto di 22 cacciabombardieri è stato subito portato all’attenzione dei presenti in base all’auspicio di Blocher. Il mio (gran) momento è arrivato soltanto verso le 21.30, ovvero dopo la relazione della consigliera nazionale Natalie Rickli sull’iniziativa popolare “I pedofili non dovranno più lavorare con i bambini”. Insieme al consigliere nazionale Hans Egloff sono salito anch’io sul podio per parlare a favore dell’iniziativa sul salario minimo. Egloff ha definito insensata la nostra iniziativa giacché in Svizzera disponiamo già di un partenariato sociale che è considerato esemplare. Io ho replicato che

in Svizzera poco meno del 50% di tutti gli occupati è sottoposto a un contratto collettivo di lavoro e che per questo motivo un salario minimo fissato per legge è più che necessario per tutelare i salari. E ho poi mostrato ai delegati che, se confrontata con i Paesi più ricchi dell’OCSE, la Svizzera è l’unica nazione che fa registrare un grado di copertura del CCL inferiore al 60% e che, ciononostante, non dispone di alcun salario minimo stabilito per legge. Dopo gli interventi si è aperta la discussione e questo ha indotto alcuni dei delegati a ripetere a squarciagola gli slogan degli allarmisti dell’UDC. Le mie risposte sono state inframezzate da continue interruzioni. Soltanto dopo che Christoph Blocher ha chiesto al moderatore di intervenire per poter consentire al relatore di finire di parlare, a Herrliberg è finalmente tornata la calma. Ciononostante, alla fine dell’assemblea, i delegati hanno votato all’unanimità contro l’iniziativa sul salario minimo. Nella pausa, Christoph Blocher mi ha detto: «Signor Dietrich, può essere orgoglioso della sua apparizione all’UDC di Zurigo. In tutta la mia carriera non mi è stato mai concesso di parlare al PS». A me, però, è piaciuta di più la conversazione avuta con un pensionato il quale mi ha detto: «Avrei votato volentieri a favore dell’iniziativa, ma sarei rimasto completamente solo in mezzo a tutti i delegati». La mia serata è quindi terminata con la speranza di aver fatto riflettere almeno qualcuno dei presenti sull’importanza di sostenere l’iniziativa sul salario minimo, anche se di fatto nessuno dei presenti ha avuto il coraggio di essere voce fuori dal coro, come si vuole nelle dittature.

Dominik Dietrich, segretario regionale di Zurigo/Svizzera orientale


4 | Dai settori Telecom/Logistica

syndicom | N. 6 | 9 maggio 2014

CCL Posta 2015

Risultati delle trattative al vaglio

Cosa pensa la base syndicom dei risultati raggiunti finora nei negoziati sul nuovo CCL Posta? Durante un incontro tenutosi a Berna, alcuni nostri iscritti, provenienti dai vari reparti di attività della Posta, hanno discusso e analizzato intensamente le varie tematiche riguardanti il nuovo contratto. Con questi riscontri, a volte positivi e altre negativi, la delegazione syndicom affronta la prossima tornata di trattative.  Bruno Schmucki Dall’agosto dell’anno scorso un gruppo di oltre 50 soci della base di syndicom, provenienti da tutti gli ambiti di attività della Posta, affiancano le attuali trattative CCL. Il gruppo funziona come un cosiddetto “soundingboard” per la delegazione che siede al tavolo dei negoziati e a intervalli regolari ne controlla i relativi risultati. Il 25 aprile si è tenuta a Berna già la quinta riunione e all’ordine del giorno figuravano, fra le altre cose, argomenti come indennità notturne e domenicali, ferie e pause come anche spese o premi fedeltà.

voro sono state molto intense. Ma questo cambio di sistema ha senso? È un miglioramento o un peggioramento rispetto alla disciplina attuale? Ed esiste una compensazione al riguardo? Che influenza ha il cambio del-

le basi giuridiche sul CCL Posta? I membri del “soundingboard” hanno chiaramente approvato una parte dei risultati raggiunti lodando il lavoro svolto dalla delegazione alle trattative. Tuttavia alcuni risultati non han-

no passato l’esame e sono stati definiti «inaccettabili» dai membri presenti. I riscontri dei tre gruppi di lavoro alla fine dell’evento sono stati valutati accuratamente. Dopo il feedback della sua base, la delegazione syndi-

com ritorna al tavolo delle trattative con la Posta. Entro la pausa estiva il Contratto collettivo di lavoro 2015 dovrebbe essere pronto per essere ratificato dagli organi decisionali dei vari partner sociali.

re. Sebbene il loro numero stia diminuendo, sono lungi dall’essere scomparsi. Il pozzetto costituisce il punto di congiunzione per i diversi cavi. Essi confluiscono qui e vengono riuniti e sottoposti a manutenzione dagli elettricisti di rete. Mentre il montaggio dei pesanti cavi di rame ha luogo sottoterra all’interno del pozzetto, le condutture per le fibre ottiche più leggere possono essere issate in superficie, per poi essere saldate a caldo. «Questo agevola il lavoro», afferma Wicht. Ritiene che gli elettricisti di rete presso Cablex siano ormai equipaggiati con i necessari strumenti di lavoro. «Ma li si deve anche sapere utilizzare e occorre tenere la testa sulle spalle».

tervista con Daniel Münger). Tuttavia il suo lavoro continua a piacergli; e ritiene anche che il suo salario sia «abbastanza corretto». Comunque determinati sviluppi non lo convincono, soprattutto la crescente pressione a livello temporale. A suo dire, le scadenze per l’esecuzione di un determinato mandato si fanno sempre più strette: «Il cantiere non fa in tempo a essere aperto che il lavoro dev’essere già finito», afferma ironicamente. Wicht, che si protegge il capo con un berretto, la sa lunga. Quando occorre manifesta il suo dissenso. A suo dire altri, per cui tutto questo risulta meno facile, devono fare i conti con uno «stress enorme». Questa situazione, ci spiega, non esiste solo presso Cablex, ma anche nel settore edilizio nel suo complesso: «È un atteggiamento radicato», la mentalità odierna. Consiglia soprattutto ai collaboratori più giovani, che ancora lottano per il loro posto di lavoro, di dire talvolta anche di no. «Si deve valutare correttamente cosa si è

© Bruno Schmucki

C’era chi approvava e chi scuoteva il capo Considerando l’ampia importanza delle singole disposizioni, le discussioni nei tre gruppi di la-

giornata lavorativa a Cablex

La mentalità at tuale

duro lavoro nei pozzi . La realtà quotidiana di un elettricista di rete.

Sempre più sotto pressione > continua da pag. 1

la direzione circondariale delle PTT, mentre da alcuni anni lavora per la società che le è subentrata, Cablex SA. «Oggi il tempo è bello, ma dobbiamo entrare nei pozzetti anche quando piove e nevica, e ciò è meno piacevole».

Lavoro sot terraneo In questi pozzetti Pascal Wicht deve lavorare regolarmente. Sono situati all’interno dei tombini in ghisa con la scritta TT: sotto strade, piazze e marciapiedi. Si tratta di scantinati stretti. Dopo che è piovuto alcuni si riempiono d’acqua. Quindi Pascal Wicht deve pomparla fuori prima di scendere aiutandosi con la scala, anche se a volte ci si bagna comunque i piedi. Questo lavoro, per ragioni di sicurezza, viene sempre esegui-

to in due, afferma il romando. All’interno del pozzetto si possono accumulare fumi velenosi provenienti dalla rete del gas urbano. Pertanto l’installatore misura innanzitutto i valori del gas con uno speciale dispositivo. Qualora fossero troppo alti, aziona lo strumento di aspirazione che porta sempre con sé nell’auto aziendale. Quando armeggia con gli spessi manicotti di piombo, che servono per l’impiombatura dei cavi in rame, entra in azione anche il ventilato-

Pascal Wicht è un iscritto attivo di syndicom. Dice la sua quando qualcosa non gli piace. Ha ad esempio delle riserve sulla nuova regolamentazione delle spese, che non lo convince affatto (v. in-

Invito Conferenza aziendale Cablex Venerdì 16 maggio 2014 Ristorante Kreuz, Zeughausgasse 41, 3011 Berna Dalle 10.15 alle 14, pranzo incluso In occasione della conferenza aziendale Cablex discuteremo il nuovo forfait spese, faremo il punto della situazione sulla discussione relativa a un eventuale CCL per il settore della costruzione reti e affronteremo ulteriori temi rilevanti, come la sicurezza sul lavoro. Vi preghiamo di comunicarci se parteciperete e se avete bisogno di un biglietto FFS all’indirizzo: telecom@syndicom.ch.


Telecom/Logistica Dai settori | 5

syndicom | N. 6 | 9 maggio 2014 Azione di protesta dei dipendenti della Meillerghp

Impiegati della vicina Germania chiedono alla Posta un nuovo “Miracolo di Berna”

Lo scorso 29 aprile, 40 dipendenti della società tedesca di marketing Meillerghp hanno protestato per due ore davanti alla sede centrale della Posta svizzera a Berna. Essi chiedono alla Posta, in quanto comproprietaria della società, più denaro per i 250 lavoratori che nelle prossime settimane saranno mandati a casa.  Bruno Schmucki

© Bruno Schmucki

sta che gli impiegati intendono presentare personalmente ai responsabili della Posta svizzera è concreta: a favore dei dipendenti licenziati deve essere messa a disposizione per un adeguato piano sociale la stessa somma investita nella ristrutturazione del 2011. Non bastano le 2,5 mensilità previste nell’ambito dell’attuale procedura di ristrutturazione.

Il gruppo di circa 40 dipendenti della Meiller è partito in bus, di notte, da Bamberg in Baviera per Berna. Nelle prossime setti-

mane in quel luogo chiuderà i battenti un intero stabilimento e più di 250 persone perderanno il posto di lavoro. La richie-

La posta si assumerà le proprie responsabilità La scorsa settimana la delegazione Meiller di Bamberg ha inoltrato la stessa missiva alla Posta austriaca, poiché la società Meillerghp appartiene per il 35 per cento alla Posta svizze-

ra e per il 65 per cento a quella austriaca. L’azienda è specializzata nella produzione e nella spedizione di materiale pubblicitario e lotta da anni per una fetta di mercato che langue. I dipendenti della Meiller non si sono recati a Berna inutilmente. Il capo del personale della Posta, Yves-André Jeandupeux, li ha ricevuti e ha spiegato loro che la Posta deve prima attendere il piano di risanamento che un procuratore legale, assieme all’amministratore della Meillerghp, sta elaborando. «Quali azionisti di minoranza ci assumeremo le nostre responsabilità nell’ambito del piano di risanamento» ha promesso Jeandupeux.

Jörg Radtke, vicepresidente della commissione interna, giunto a Berna insieme alla delegazione, ha detto: «Per i diretti interessati la situazione è grave». Ritiene che se si debba irrimediabilmente chiudere ciò avvenga almeno a condizioni leali. Il sindacato syndicom ha appoggiato i colleghi tedeschi contribuendo all’organizzazione e allo svolgimento dell’azione di protesta davanti alla sede centrale della Posta. È di comune interesse la richiesta di piani sociali dignitosi in caso di ristrutturazioni e conseguenti riduzioni di posti di lavoro, ed è quindi importante che questo messaggio pervenga ripetutamente ai responsabili della Posta.

intervista

Cavi per la sorveglianza Pascal Wicht apre uno degli armadietti poco appariscenti che si trovano sui bordi delle strade. All’interno di tali armadietti si possono vedere file di cassette contenenti sottili fili colorati. Sono i cavi per il telefono e la televisione, che si diramano da qui fino agli utenti finali: per l’ultimo miglio. Il montaggio di queste cassette e di questi cavi è un’altra mansione dell’elettricista di rete. Oggi Pascal Wicht è occupato sul ponte della Poya sopra la Sarine, a Friburgo, che verrà inaugurato a ottobre. Il dipendente di Cablex ha il compito di garantire che i cavi delle videocamere di sorveglianza vengano riuniti per tempo e in modo corretto. Secondo le istruzioni, ha una settimana di tempo per farlo, ma a suo giudizio occorrono due settimane per eseguire il lavoro a regola d’arte.

CCL per l’intera divisione Nell’ambito delle reti via cavo sono previsti investimenti massicci nei prossimi anni. Questo mette i dipendenti davanti a delle opportunità e anche a dei pericoli, afferma Daniel Münger, segretario centrale Telecom IT. Il sindacato syndicom mira al raggiungimento di un CCL di settore. syndicom: La ditta cablex costruisce e mantiene le reti di comunicazione per il telefono, per la televisione, internet e altre applicazioni. Abbiamo davanti un grosso mercato in crescita. Daniel Münger: Sì, Swisscom nei prossimi 20 anni investirà fino a 15-20 miliardi di franchi nel rinnovo delle reti e nella costruzione di nuove reti comunicative. Abbiamo davanti il più grande progetto di edilizia del sottosuolo della Svizzera. Allo stesso tempo una somma simile verrà investita nell’ampliamento della rete ad alta tensione.

Per i dipendenti cosa significa tutto questo? Qui si celano opportunità e pericoli. Da una parte vengono creati nuovi posti di lavoro, dall’altra parte esiste il rischio che penetrino nel mercato delle imprese con offerte dumping e salari relativi.

L’obiettivo è di raggiungere un CCL per l’intera divisione. A che punto sono le trattative? Davanti agli enormi investimenti che saranno effettuati, l’obiettivo è quello di arrivare a una soluzione di obbligatorietà generale per l’intera divisione. Ecco cosa stiamo portando avanti. È nostra intenzione raggiungere questo traguardo nel corso dell’anno.

Sembra che il linguaggio dei quadri cablex qualche volta sia un po’ rude. È vero? Beh, è un ramo affine all’edilizia. È facile dunque che il modo di fare sia un po’ poco elegante. In genere tuttavia i superiori usano un linguaggio più adeguato oggi che non qualche anno fa. I casi estremi sono in diminuzione, ma è chiaro che si può sempre migliorare.

Dall’inizio del 2013 esiste un CCL. Secondo Lei è un contratto di qualità?

Nel 2010 l’orario settimanale di lavoro è stato portato da 40 a 41 ore. Insieme alla soppressione delle pause retribuite, i dipendenti cablex oggi lavorano 2 ore ¼ in più a settimana.

Noi lo riteniamo un ottimo CCL. Esso vale come CCL modello per l’intero ramo ed equivale al CCL Swisscom.

È vero, l’orario di lavoro è stato allungato, ma è anche vero che questo aumento è stato pienamente ricompensato con ferie

aggiuntive e salari più alti. In questo senso i lavoratori non ne hanno risentito. Cablex ha motivato il prolungamento dell’orario di lavoro con una maggiore concorrenzialità.

Questa cosa secondo Lei è plausibile? La divisione normalmente applica la settimana di 42 ore. Qui in prima linea non si è trattato del salario, ma di un migliore sfruttamento dei cantieri attraverso orari di lavoro più lunghi. Fa discutere l’indennità per il pranzo. La nuova regola prevede un’indennità forfettaria di 350 franchi al mese, ivi incluse le spese minori come spese di brevi parcheggi. Non tutti i dipendenti sono felici di questa nuova normativa. La nuova regola migliora notevolmente la posizione del 95 per cento delle persone. Alcune tra esse, ma poche, con questo forfait riceveranno rimborsate meno spese. Per questi dipendenti sarà cercata una soluzione individuale. Con il rimborso forfettario delle spese abbiamo realizzato una rivendicazione di lunga data dei nostri iscritti cablex.

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in grado di fare». Wicht cita il caso di un collega che spesso lavorava fino alle 7 di sera e accumulava centinaia di ore di straordinario, finché non cadde in una condizione di burnout. Le persone dovrebbero imparare ad assumersi delle responsabilità nei confronti di sé stesse. Altrimenti finiscono col lavorare «come matti», per poi accorgersi, un giorno, di aver trascurato ciò che è davvero importante: ossia trascorrere del tempo con la propria moglie e i propri figli. Tuttavia, a suo giudizio, spetta anche ai superiori limitare il numero di ore di straordinario.

Nei pozzi dei cavi esistono ancora vecchi manicotti in piombo. Durante l’impalmatura si formano quindi vapori velenosi. A che punto è la richiesta di far analizzare questa situazione? La questione è stata rivendicata in occasione di una delle ultime conferenze aziendali. Noi abbiamo inoltrato la richiesta all’addetto alla sicurezza di Swisscom. Egli chiarirà questa situazione. Se questa problematica sarà effettivamente riscontrata nella realtà, porremo rimedio alla questione.

Qual è il grado di organizzazione sindacale della divisione? In molte imprese che non sono ancora tutelate da nessun CCL esso è molto basso. A cablex invece è molto buono. È nostra affiliata una gran parte dei dipendenti.

Dei collaboratori cablex si dice che si identifichino molto con il proprio lavoro e con l’azienda. Sì, l’identificazione è davvero enorme. E l’idea di essere sempre al servizio del cliente non ne ha risentito nonostante condizioni a volte sgradevoli.

Intervista: Peter Krebs


6 | Dai settori Media

syndicom | N. 6 | 9 maggio 2014

comunicazione visiva

Gli e-book: più opportunità che rischio La rivoluzione digitale non si ferma neanche davanti al mondo dei libri. Gli e-book e gli e-reader sembrano essere la nuova tendenza. Finora hanno dominato il mercato i giganti che ruotano attorno ad Amazon, ma le piccole librerie stanno recuperando il terreno perduto. Al loro fianco troviamo i centri-libri che forniscono tra l’altro l‘infrastruttura web. Felix Graf Già oggi, la rivoluzione digitale viene paragonata, per quanto riguarda la sua portata, alla rivoluzione industriale di circa 200 anni fa. Anche le librerie e i libri sono stati coinvolti dall’“ondata digitale”. Il

non ci sarà poi, in fondo, tanto da preoccuparsi? Therese Heiniger della libreria Münstergass di Berna non ha percepito ancora nulla dell’inizio di questa rivoluzione nel commercio dei libri. E afferma:

«Noi consideriamo i libri elettronici come un’integrazione dei libri stampati; per questo facciamo loro pubblicità, sia pure in modo discreto». libro in formato digitale viene normalmente definito e-book. Questa definizione, che in italiano corrisponde al termine di “libro elettronico”, sta a indicare una rivoluzione nel settore dei libri di cui non si possono ancora prevedere le dimensioni. Forse che tra vent’anni non vedremo mai più un libro di carta stampata? Oppure la vendita degli e-book ristagnerà e

«Il fatturato che otteniamo con gli e-book e con gli e-reader continua a essere meno dell’uno per cento del fatturato complessivo». E valuta ancora come «secondario» il valore della vendita degli ebook. Ma questo non vuol dire che si trascurino i libri elettronici e i dispositivi elettronici a essi connessi. «Noi consideriamo i libri elettronici come un’integrazione dei libri stampati; per questo

facciamo pubblicità per loro – sia pure in modo discreto». I prezzi degli e-book appena usciti si aggirano per lo più tra il 20 e il 30 per cento in meno rispetto a quelli dello stesso libro in formato cartaceo. Il nuovo best seller Der Hof di Simon Beckett, per fare un esempio, costa 28,50 franchi in formato cartaceo e 21 franchi in formato elettronico. Per la libreria, il ricavato della vendita di un e-book è piuttosto variabile, si aggira per lo più tra il 15 e il 30% del prezzo di vendita.

E-book anche per i piccoli Oltre che rimandare all’offerta di e-book e di e-reader del proprio negozio, la libreria ubicata nella Münstergasse è associata a www.e-readers.ch. Il sito è gestito da OLF, il centro di distribuzione multimediale della Svizzera francese, che serve

librerie di piccole e medie dimensioni per la distribuzione di e-book (e anche dei dispositivi per la lettura digitale chiamati e-reader). «e-readers.ch esi-

ste dal 2010. Abbiamo potuto così reagire alla posizione di monopolio del gigante Amazon e al suo furoreggiare» ci spiega Nicolas Moser, responsabile

Commercio dei libri elet tronici in Svizzera Nel settore del commercio dei libri in Svizzera, la percentuale dei libri elettronici è stata, nell’anno 2013, di circa l‘8%, il che significa che essa è raddoppiata rispetto all’anno precedente. I dati sono stati pubblicati a febbraio dall’SBVV, l’Associazione svizzera dei librai e degli editori. Rispetto al mondo anglosassone, in cui gli e-book sono disponibili da più tempo, la percentuale è ancora modesta. Secondo gli esperti, per il commercio dei libri potrebbe profilarsi in Svizzera un’evoluzione simile: alte percentuali di crescita che però, dopo pochi anni, si potrebbero attestare sul 20-25%. I libri elettronici arrivano, o direttamente dalla casa editrice o attraverso la centrale distributiva, ai centri-libri che poi offrono alle librerie i cataloghi con gli e-book disponibili. Ma esiste anche, come alternativa, il modello dei dispositivi per la lettura digitale di e-readers.ch (vedi testo).

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Sindacato Politica | 7

syndicom | N. 6 | 9 maggio 2014 Dossier

Sostenere la propria libreria preferita Analogamente a quanto avviene all’OLF, il centro di distribuzione multimediale, con gli ereader lavora Comelivres, che collabora in stretto contatto col centro libri di Hägendorf, nella Svizzera tedesca. Con la piattaforma www.e-bookit.ch, Comelivres offre diverse soluzioni per siti web alle piccole e medie librerie, che in questo modo possono vendere i loro ebook facilmente e in base alle loro esigenze. E nell’offerta rientrano anche i dispositivi di lettura chiamati e-reader, con i quali si può arrivare direttamente al negozio dell’e-book. Il responsabile di Comelivres, Rolf Mérioz, vede per le piccole librerie una possibilità per riguadagnare terreno rispetto ai grandi centri di distribuzione: «La vicinanza al cliente, senza dubbio maggiore rispetto a OrellFüssli o a Thalia, andrebbe sfruttata anche nel settore degli e-book». Mérioz intravede il bisogno di riguadagnare il tempo perduto anche per coloro che lavorano nel settore delle librerie: «Per quanto riguarda i libri elettronici, le librerie hanno ancora un po’ di strada da fare. Ma si procede a vele spiegate!». Con gli e-book e gli e-reader non si è quindi obbligati ad appoggiare i giganti del settore. Proprio come avviene per il libro cartaceo, si può tranquillamente scegliere la propria libreria preferita, senza che questo vada a scapito del prezzo o della qualità.

Rafforzare l’AVS piuttosto che indebolirla “Il Consiglio federale deve avere altre priorità” afferma l’USS nella sua presa di posizione relativa alla procedura di consultazione per la Riforma della previdenza per la vecchiaia 2020 . Doris Bianchi* L’Unione sindacale svizzera può dirsi d’accordo con l’obiettivo del Consiglio federale di mirare a una riforma globale della previdenza per la vecchiaia. Poiché singole riforme che prevedono un peggioramento delle prestazioni pensionistiche sarebbero giustamente destinate a naufragare. Lo stanno a testimoniare alcuni progetti del passato. Nell’ambito dei provvedimenti proposti, l’USS chiede una netta riconsiderazione delle priorità. Occorre infatti tener conto dell’ammontare delle rendite, attualmente insufficienti: l’AVS deve essere rafforzata piuttosto che indebolita. Inoltre le prestazioni legate alla previdenza professionale obbligatoria non possono essere ridimensionate. Questo è quanto ha deciso il direttivo dell’USS nella procedura di consultazione relativa al pacchetto Previdenza per la vecchiaia 2020. Per l’USS, il futuro della previdenza per la vecchiaia è legato al rafforzamento dell’AVS. Solo in questo modo il mandato costituzionale può essere ragionevolmente implementato, affinché le rendite correlate al primo e al secondo pilastro consentano di portare avanti “adeguatamente il consueto stile di vita”. La storia ha infatti dimostrato che l’AVS è stata un vero e proprio successo, in quanto ne traggono vantaggio soprattutto le persone con redditi medio-bassi grazie al finanziamento sociale. Ciononostante, le rendite AVS perdono sempre più terreno rispetto ai salari reali. Sono soprattutto le donne che fanno affidamento su una estensione dell’AVS. Il percorso verso un rafforzamento dell’AVS viene mostrato dall’USS nella sua iniziativa popolare AVSplus: per un’AVS forte. Di contro, le proposte del Consiglio federale, volte a peggiorare le prestazioni dell’AVS, vengono respinte dall’USS per i seguenti motivi: • L’incremento dell’età pensionabile delle donne a 65 anni non tiene conto delle condizioni di vita delle donne al di sopra dei 60 anni. Inoltre il mercato del lavoro, già oggi, non è in grado di offrire alle persone di questa età un numero sufficiente di posti di lavoro. • Con un’età pensionabile di riferimento a 65 anni cresce l’incertezza per gli occupati. Infatti, una volta raggiunta l’età minima di ritiro dal lavoro (62 anni), per i dipendenti sussisterebbe, rispetto a oggi, una maggiore minaccia di essere licenziati. Inoltre ciò rafforze-

rebbe la discriminazione per motivi di età. L’età pensionabile di riferimento a 65 anni spiana altresì la strada a un graduale incremento dell’età pensionabile a 67 anni. • La sospensione dell’adeguamento della rendita AVS all’inflazione e all’andamento salariale, quale misura automatica del meccanismo di interventi, costituirebbe un vero e proprio salasso per il portafoglio dei beneficiari dell’assicurazione. • Il parziale ritiro della Confederazione dal finanziamento dell’AVS (nuovo ordinamento per il contributo della Confederazione all’AVS) determina un incremento delle imposte sul valore aggiunto o minori prestazioni pensionistiche. • La cancellazione delle rendite per le vedove con dei figli adulti non tiene conto delle perdite di guadagno insorte per le vedove interessate. Le persone nate in annate caratterizzate da una forte natalità andranno in pensione nei prossimi anni, e per il prossimo decennio è quindi necessario un ulteriore finanziamento dell’AVS. L’USS sostiene un ulteriore finanziamento sotto forma di un incremento dell’IVA. Ma anche contributi salariali più elevati non devono costituire un tabù. Infatti è dal 1975 che non vengono incrementati. L’USS disapprova inoltre un ridimensionamento delle rendite, già basse, della previdenza professionale obbligatoria. Il drastico abbassamento del tasso di conversione minimo al 6%, così come proposto, si basa su argomenti fragili. L’USS si oppone a un tasso di conversione minimo al 6%. I provvedimenti proposti per il mantenimento delle prestazioni costeranno molto caro alle persone con salari bassi, andando a ridimensionare il loro budget durante il lavoro remunerato.

Testo integrale della procedura di consultazione: http://www.sgb.ch/fileadmin/ user_upload/Bilder/Symbolbilder_ Artikel/140327d_VL_DB_Reform_ Altersvorsorge_2020.pdf In francese: http://www.uss.ch/themes/politique-sociale/avs/article/details/ le-conseil-federal-doit-placerdautres-accents-renforcer-lavs-paslaffaiblir/

* Doris Bianchi è responsabile della sicurezza sociale per l’USS.

©jf

dei canali distribuitivi da OLF. «Continuiamo a notare una forma di scetticismo da parte delle librerie nei confronti del mercato degli e-book, sebbene esso cresca in maniera lenta ma costante. Con e-readers.ch, le piccole e medie librerie offrono una piattaforma mediante la quale possono descrivere in modo più facile e agevole il settore dei libri elettronici». Il sistema di e-readers.ch risulta piacevole sia per il lettore che per le librerie: il cliente (o la cliente) visita il sito internet e sceglie (ammesso e non concesso che la libreria sia associata a e-readers.ch ) la sua libreria preferita. Lì può scegliere tra circa 700.000 e-book. La libreria prescelta, d’ora in poi, trarrà vantaggio da ogni acquisto di libri su e-readers.ch. Inoltre si conferma come il referente diretto per ogni richiesta del cliente. «Il cliente è sempre in contatto con la sua libreria preferita, senza vie traverse» commenta Nicolas Moser. Sono circa 70 le librerie che utilizzano l’offerta di e-readers.ch. «C’è ancora molto potenziale in quanto gli e-book costituiscono più un’opportunità che un rischio».

L’AVS costa di meno e ci porta di più Con la proposta del Consiglio federale sulla Riforma della previdenza vecchiaia 2020 ci viene promesso che il livello delle pensioni non scenderà. Ciò sarebbe già una buona cosa, se l’argomentazione fosse anche giusta. O diciamo che almeno per le donne questa promessa è sicuramente falsa. L’aumento dell’età pensionabile a 65 anni costituisce un taglio massiccio alle rendite che noi sindacaliste e sindacalisti non possiamo accettare. Quando si studia il progetto in maniera più approfondita si osserva, tra l’altro, che le proposte del Consiglio federale verrebbero a costare care a lavoratori e lavoratrici. Il tasso di conversione nel secondo pilastro e con questo le rendite LPP si ridurranno molto. Il Consiglio federale vuole compensare questo abbassamento con detrazioni salariali notevolmente più alte specialmente anche per i redditi minori. Il livello della prestazione in merito all’AVS lo vuole mantenere attraverso un aumento dell’IVA. E chi lo pagherebbe, doppiamente, sarebbero tutti coloro che vivono di un salario. La considerazione complessiva sulla proposta del Consiglio federale riguardo alla Riforma della previdenza vecchiaia 2020 risulta sicuramente negativa dal punto di vista sindacale. Il progetto, che era stato presentato come un progetto generale e complessivo, si dimostra essere senza fantasia e molto tecnocratico. Nel finanziamento le proposte si limitano a un maggior carico sugli occupati. Non vengono considerate altre fonti di entrata come per esempio un’imposta federale sulle successioni o un onere sugli utili da capitale. Il fatto che lo Stato voglia ritirarsi dal finanziamento dell’AVS si spiega unicamente con gli enormi regali fiscali che sono stati fatti ai ricchi negli ultimi anni per esempio attraverso le varie riforme del diritto fiscale delle imprese. Ma una visione complessiva comporta anche la domanda sul dove i nostri soldi siano impiegati al meglio. Io sono convinta che il livello delle rendite si manterrà, a medio termine, soltanto attraverso un rafforzamento dell’AVS. L’AVS è l’assicurazione più efficiente, più sociale e più sicura del mondo. Un franco investito nell’AVS apporta una pensione molto più alta di un franco investito nel secondo pilastro. L’AVS è uno storico successo sindacale, che può e deve essere portato avanti anche nel 21esimo secolo. Con l’iniziativa dei sindacati AVSplus è stato fatto il primo passo nella direzione giusta. Di questi tempi dobbiamo trovare il coraggio di porci delle domande di principio e di abbandonare sentieri già battuti. syndicom ovviamente non chiede di abolire il secondo pilastro. Qui ci sono troppi soldi risparmiati dai lavoratori di questo Paese. Sono troppi i colleghi e le colleghe che approfittano di una buona rendita di cassa pensione. Però siamo altrettanto convinti che sia sbagliato buttare in questo pilastro ancora altri miliardi, dal momento che con gli stessi soldi investiti nell’AVS si otterrebbero delle pensioni assai più alte. Dunque al Consiglio federale non è riuscito di fare “un bel colpo” con la Riforma della previdenza vecchiaia 2020. Ora serve la pressione dei sindacati al fine che siano preservati gli interessi dei lavoratori e dei pensionati di questo Paese. Bernadette Häfliger Berger Vicepresidente Responsabile pari opportunità e servizio giuridico


8 | Ritratto Diritto

syndicom | N. 6 | 9 maggio 2014

«gli svizzeri spesso non sanno niente nÉ dell'islam nÉ dei musulmani»

Un uomo al di là della banalità

Ha fotografato la guerra civile in Algeria, si è ribellato contro la votazione anti-minareti e di recente ha fondato il giornale Sept. Ecco l’incontro con Michael von Graffenried che, di ritorno in Svizzera, ne ha approfittato subito per aderire a syndicom.  Cécile Gavlak* ra finché non cancelleranno una frase dalla Costituzione», ricorda con rabbia. Il divieto di costruire dei minareti, votato nel 2009, l’aveva fatto insorgere immediatamente. «Ho almeno cinque amici

cazione. «Sid mi aveva impiantato il virus, nonostante io all’inizio non ne volessi sapere. Alla fine mi sono detto “che opportunità poter creare un nuovo media senza obblighi né costrizioni!”».

mani». Invece lui, soprannominato mvg, conosce molto bene il soggetto. Da Berna ad Algeri, dal Giura a Parigi, la sua carriera sembra scorrere così, dai ruscelli alle ca-

Grandi ambizioni

© ZVG

Quando lo lasciamo, lui conclude l’incontro con un semplice «figuriamoci, vi ho raccontato solo qualche banalità…». Uno sguardo sveglio, il fotografo Michael von Graffenried sa bene che il suo percorso ha qualcosa dei grandi destini. Con la sua voce dolce, i suoi occhi maliziosi, il direttore artistico del nuovo settimanale Sept di recente ha partecipato all’inaugurazione, in pompa magna, del giornale nei locali di Villars-surGlâne (FR). Un po’ provocatore in pubblico, egli si racconta con delicatezza e umorismo negli uffici della redazione. Sept? «Come un numero porta fortuna, come i giorni della settimana che rappresentano un ricominciare all’infinito…». E come il 7 maggio 1957, data di nascita del fotografo, membro di syndicom. «Un bernese è fedele», si lascia sfuggire in un tono quasi minaccioso. «Ho lasciato la Svizzera ventidue anni fa. Già all’epoca ero socio di syndicom, che allora si chiamava Unione svizzera dei giornalisti, e mi ricordo di aver ricevuto il sostegno di un avvocato, un certo Moritz Leuenberger… Non era ancora consigliere federale». Da qualche mese, per amore di Sept, Graffenried vive a metà tra la Svizzera e Parigi. «Ma mi rifiuto di esporre le mie foto in Svizze-

musulmani che hanno il passaporto svizzero – ndr: tra questi Mohammed Soudani con il quale ha realizzato il documentario “Guerre sans images - Algérie, je sais que tu sais” (2002). – Io mi rendo conto che gli Svizzeri spesso non sanno niente né dell’islam, né dei musul-

scate, fino al mare, al largo della Normandia. È lì che un anno fa, nuotando accanto a Sid Ahmed Hammouche, un amico giornalista di lunga data che fa parte di Sept, che egli ha deciso di accettare la proposta di Patrick Vallélian, direttore della pubbli-

Graffenried crede a Sept, ma è altrettanto conscio della forza dei grossi editori. «Siamo Davide contro Golia! E ce la faremo soltanto se tutti ci sosterranno. Abbonatevi, il prezzo equivale ad un›entrata al cinema!». Quest’uomo è un buon venditore, perché egli convince con il cuore, da dentro. Il bernese di Parigi, che si è sempre rifiutato di pubblicare le sue opere su Facebook o Instagram, diffonde le sue immagini su Sept. Ha appena acquistato uno smartphone. Tuttavia Graffenried continua a girare il mondo con la sua Widelux al collo, un apparecchio che gli consente di fare, in maniera discreta, delle foto panoramiche all’antica, su pellicola. Da poco è rientrato dall’India dove ha scattato una serie di foto che saranno pubblicate presto sul sito di questo nuovo media, nel contesto delle elezioni. Ne è passato di tempo dalla sua prima foto pubblicata sulla rivista tedesca Stern. «È un pompiere

che fa la pipì accanto a un incendio». Da lì si è scatenato tutto. Il giovane Graffenried realizza un reportage e lo vende a L’illustré in francese e alla Schweizer Illustrierte in tedesco. In qualche maniera diventa una sorta di intermediario tra la Romandia e la Svizzera tedesca e presto vivrà soltanto dei suoi scatti. Famoso lo diventa con la sua serie sui parlamentari in posture poco eleganti a Palazzo federale. «Théo Bouchat, all’epoca caporedattore de L’illustré, mi ha cercato, me, piccolo fotografo amatoriale, per farmi fare questa serie...». Tra altre onorificenze ricevute, egli diventa Cavaliere dell’ordine delle arti e delle lettere in Francia (2006) e riceve il Premio Erich Salomon della società tedesca della fotografia, un riconoscimento mondiale (nel 2010). Da bambino non riusciva mai a stare fermo. Doveva per forza fare delle foto. Una specie di malattia, ci racconta. E narrandoci un po’ della sua vita, Graffenried ha lo sguardo sospeso. «Ho come l’impressione che sia qualcun altro a parlarvi in questo momento».

* Cécile Gavlak è giornalista indipendente.

PUNTO & DIRITTO

Prestazioni complementari: chi impiega il denaro previdenziale in modo “inopportuno” può vedersi diminuire o addirittura perdere i propri diritti successivi. Da un anno percepisco un quarto di rendita correlato all’AI. In precedenza sono stato inabile al lavoro per diversi anni a causa di una malattia. Pertanto ho perso anche il posto di lavoro. Per diversi anni non ho percepito alcun reddito, fino a quando la decisione sulla rendita ha acquisito forza giuridica. Sebbene mia moglie abbia un introito, abbiamo dovuto chiedere in prestito dei soldi dai parenti. Ho rimborsato questi prestiti attingendo dal patrimonio della cassa pensione, che mi sono fatto versare a 60 anni. Ho diritto a prestazioni complementari, se per me si ripresentasse il pericolo di un indebitamento?». Chi percepisce una rendita AI e risiede in Svizzera ha fondamentalmente diritto a prestazioni complementari (PC) per coprire il minimo esistenziale nel caso in cui il reddito non fosse sufficiente. La richiesta può essere presentata presso il proprio Comune. Prima della decisione l’ufficio deve far luce sulle tue condizioni finanziarie e personali in modo molto dettagliato. Dal momento che convivi con tua moglie nell’ambito di un’economia domestica, i vostri redditi e le spese per le necessità familiari (affitto, cassa malati ecc.) vengono presi in considerazione complessivamente. Inoltre dovete rendere nota la vostra situazione patri-

moniale. In questo senso l’ufficio cercherà di far luce con domande del tipo: esistono possibili redditi, i valori patrimoniali originariamente presenti sono già stati utilizzati, risp. impiegati, si è rinunciato a un patrimonio? Nel caso in cui la richiesta di prestazioni complementari venisse approvata su base individuale e nel caso attuale, l’ammontare della richiesta è computato come la differenza tra gli introiti calcolabili e le spese riconosciute. Il possibile stile di vita viene limitato ai sensi di legge, e quindi le vostre spese non vengono considerate per intero. Sul piano giuridico vengono considerati introiti calcolabili anche

valori patrimoniali effettivamente inesistenti o un reddito non percepito, nello specifico se l’ufficio giunge alla conclusione che vi si abbia “rinunciato”. Una rinuncia in questo senso sussiste, in linea generale, se si rinuncia al patrimonio intenzionalmente, senza alcun obbligo e in assenza di un’adeguata controprestazione, laddove non si impiegasse un legittimo diritto a determinati redditi o se, ad esempio in presenza di un’invalidità parziale come nel tuo caso, non sussistesse un’attività lavorativa eventualmente possibile. Un reddito ipotetico definito in questo modo, o un’ipotetica erosione della sostanza, potreb-

bero quindi far ridimensionare o rendere inammissibile la tua richiesta di prestazione complementare. In questo caso la cornice ideale è costituita dal principio dell’obbligo di riduzione dei danni: nessuno deve compromettere, colposamente o intenzionalmente, la propria capacità di garanzia del minimo esistenziale a scapito delle assicurazioni sociali. Sono diversi gli elementi da considerare per capire se, nel tuo caso, sussiste la circostanza della rinuncia, andando così a ridimensionare il tuo diritto alle PC: viene riconosciuto che tu, con la tua famiglia, hai fatto affidamento sul denaro di terzi per un certo

© z vg

Provare con le prestazioni complementari

Ruth Wenger, lic. iur., collaboratrice servizio giuridico periodo di tempo? Quale importo viene ritenuto adeguato per questo lasso di tempo? Hai superato questo importo con i tuoi prestiti? Inoltre non è da escludere il fatto che ti venga riconosciuto un reddito ipotetico, poiché tu sei invalido solo nell’ambito di un quarto di rendita. Dal momento che, come tu stesso scrivi, non dipendi attualmente da prestazioni complementari, potresti farti calcolare i tuoi diritti teorici presso un centro di consulenza come Pro Infirmis. Ma, in ogni caso, prima di indebitarti di nuovo dovresti dapprima provare con le prestazioni complementari.


Pensionati Sindacato | 9

syndicom | N. 6 | 9 maggio 2014 dossier salute Il notevole aumento della durata della vita media verificatosi in Occidente a partire dalla seconda metà del ’900 è stato soprattutto il frutto dell’aumentata disponibilità di cibo e del miglioramento dell’igiene nelle abitazioni e sul posto di lavoro. Le scoperte scientifiche in campo medico hanno svolto senz’altro il loro ruolo, in particolare per quel che riguarda la lotta alle malattie infettive e la prevenzione dei disturbi circolatori cardiaci e cerebrali, ma non sono state, almeno sino ad oggi, veramente determinanti nel rendere possibile quello che è stato, da ogni punto di vista, un fenomeno di portata epocale. Basti pensare che, nel 1910, in Ticino, un uomo viveva in media 45 anni e una donna 50, mentre oggi l’attesa di vita alla nascita è di 77 anni per gli uomini e di 84 per le donne! Molti studiosi pensano che, nel corso dei prossimi anni, questi numeri sono destinati a crescere ancora e che non è improbabile che la vita media si allunghi sin oltre i 90 anni. Il privilegio di vivere così a lungo è, però, controbilanciato dalla prospettiva di trascorrere gli ultimi anni in cattiva salute, afflitti dalle malattie croniche e dalla dipendenza che caratterizzano oggi l’esistenza di molte persone anziane. Di questo problema si occupano, con sempre maggiore attenzione negli ultimi anni, la Geriatria e la Gerontologia. La prima studia come si sviluppano e come possono essere affrontate le patologie, spesso croniche e complesse, che colpiscono gli anziani. La seconda dei fenomeni sociali, politici ed economici che derivano dall’allungamento della vita e dall’invecchiamento della società. Le malattie croniche, e l’invalidità che ne deriva, causano, infatti, gravi sofferenze a chi ne è afflitto ma, in società in cui i giovani sono sempre più rari e le persone attive sul lavoro meno numerose, anche importanti problematiche a livello sociale, sanitario e finanziario. I

… e anche quando mangiamo! • Pochi carboidrati complessi (pasta, pane, patate, riso), • Niente carboidrati semplici (zucchero) • Molte proteine animali (e vegetali) • Grassi moderati (olio > burro). • Molte fibre e semi (noci e mandorle). • Frutta e verdura fresche (Bio) in abbondanza.

L’healthy ageing, una nuova filosofia di vita

L’importanza di un approccio preventivo volto a preservare il più a lungo possibile la salute e l’indipendenza funzionale delle persone anziane. Un investimento sulla qualità del proprio invecchiamento che riunisce conoscenze e concetti antichi e modernissimi. Geriatri hanno quindi compreso l’estrema importanza di un approccio preventivo volto a preservare più a lungo possibile la salute e l'indipendenza funzionale delle persone anziane, con il duplice scopo di migliorarne la qualità di vita e di preservare un rapporto numerico sostenibile tra chi lavora e cura e

chi deve essere curato. Grazie alle tante scoperte scientifiche che hanno permesso di meglio capire i fenomeni biologici che stanno alla base dell’invecchiamento e dell’insorgenza delle malattie, sappiamo oggi che è veramente possibile “investire” sulla qualità del proprio invecchiamento e che molte malattie croniche sono

formaggi duri). I carboidrati, infatti, favoriscono l'aumento della massa grassa corporea e dei disturbi che ne conseguono, quali il diabete e l’ipertensione. Le proteine, invece, aiutano a preservare la massa magra, in particolare i muscoli, indispensabili per mantenere la forza,

la postura e la mobilità. Frutta e verdura sono ricche di sostanze benefiche, che svolgono delle funzioni detossicanti di fondamentale importanza per la prevenzione delle malattie cardio- e cerebrovascolari nonché di quelle oncologiche. L’assunzione quotidiana di tre-quattro noci, di un quadratino di cioccolato ama-

«Sappiamo oggi che è possibile investire sulla qualità del proprio invecchiamento e che molte malattie croniche sono più il risultato di abitudini di vita sbagliate che di un destino ineluttabile». più il risultato di abitudini di vita sbagliate che di un destino ineluttabile. Si è così sviluppato il concetto dello “healthy ageing”, dell’invecchiamento di qualità. Esso si basa su quattro cardini: l’alimentazione equilibrata, la rinuncia al fumo e all’alcool in eccesso, l’attività fisica regolare e il pensiero positivo. Dal punto di vista nutrizionale è importante assumere almeno quattro porzioni al giorno di frutta e verdura fresche e ridurre il consumo di carboidrati (zucchero, pane, pasta, riso e patate) in favore di quello di proteine (carne, pollo, tacchino, pesce, uova,

ro ad alto contenuto di cacao e di almeno 300 mg di Omega-3 si è anche dimostrata molto salutare. L’astensione dal fumo, dall’alcool eccedente il bicchiere di vino a pasto, dal consumo di zucchero libero e di dolcificanti naturali è indispensabile per chi voglia vivere a lungo in salute. Gli effetti devastanti sull’organismo di tali sostanze sono stati ampiamente provati e il loro utilizzo pone veramente le basi per una qualità di vita assai triste. Anche l’attività fisica regolare è importantissima e può essere praticata, in base alle attitudini personali e all’età, con modalità

differenti. Col passare degli anni gli sport più impegnativi, quali l’alpinismo, lo sci da discesa e il tennis, lasciano spazio ad attività quali il nuoto, lo sci di fondo, il ballo e le lunghe camminate. L’importante è muovere ed esercitare, in modo regolare ed equilibrato, ossa, articolazioni e muscoli oltre che il cuore e la respirazione. L’invecchiamento ne sarà rallentato, con grande vantaggio per il benessere personale. Vi è poi, importantissima, l’attitudine psicologica positiva nei confronti della vita. È questo, forse, il punto più difficile da sviluppare per chi non vi sia portato naturalmente. D’altra parte, sappiamo bene come la mente eserciti un controllo mol-

to forte sul funzionamento del corpo. Già gli antichi romani dicevano mens sana in corpore sano: psiche e soma sono un tutt'uno e non è possibile sentirsi bene se entrambi non sono in equilibrio. È, questo, un tema assai complesso, che non è possibile sviluppare in queste poche righe. È chiaro, però, che un approccio positivo alla vita, la capacità di godere dei momenti buoni, di superare con meno danno possibile quelli cattivi, di provare buoni sentimenti, di amare se stessi e gli altri, sono certo legati all’educazione, alle esperienze giovanili e alle traversie della vita, ma sono anche il frutto di una lucida determinazione e di uno sforzo personale costante. In sintesi, l’Healthy ageing è un modo d’approcciare la vita e di investire sulla qualità del proprio invecchiamento che riunisce conoscenze e concetti antichi e modernissimi. È un messaggio di speranza ed è semplice, alla portata di tutti. Ciascuno, in base a quel che cerca e vuole, potrà trarne gli spunti per una vita migliore.

Dr. med. Pio Eugenio Fontana

Speranza di vita alla nascita dal 1900 Anni

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Uomini © Dr. med. P. E. Fontana

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10 | Ticino Sindacato

syndicom | N. 6 | 9 maggio 2014

Benvenuto Marco Forte!

Nuovo responsabile in Ticino

Dal 1° maggio entrerà in funzione nella regione Ticino il nuovo responsabile regionale Marco Forte. Succede all’attuale responsabile Angelo Zanetti che coprirà da giugno la carica di responsabile nazionale per il settore dell’industria grafica presso la sede centrale di syndicom a Berna. nea. Lì ho lavorato ad esempio al check-in.

Ma all’aeroporto di Lugano–Agno ti sei trovato tuo malgrado a svolgere diciamo un secondo lavoro. Vuoi raccontarci come è andata?

©BB

Quando nel 2007 l’aeroporto è stato privatizzato le condizioni in generale sono peggiorate. A quel punto ci siamo rivolti al sindacato per chiedere un contratto collettivo. Con il sostegno del sindacato abbiamo messo in piedi una commissione del personale della quale sono entrato a far parte, restando in carica fino ad oggi.

Marco Forte ha lavorato come collaboratore tecnico all’aeroporto di Lugano-Agno dove è stato presidente della commissione del personale e dove ha acquisito competenze in ambito sindacale e nelle trattative contrattuali. 36 anni, di padre italiano e madre spagnola nasce a Zurigo, ma all’età di 4 anni i suoi genitori decidono di trasferirsi in Ticino per fargli fare il percorso scolastico in lingua italiana. Dopo le scuole dell’obbligo consegue il Diploma Superiore Specialista Turistico SSS con un sogno nel cassetto: fare il giro del mondo. Dopo gli studi ha cominciato a lavorare all’aeroporto di LuganoAgno dove si è battuto per i diritti di tutti i dipendenti. La redazione lo ha incontrato per scoprire qualche cosa in più di lui.

syndicom: Perché hai scelto la formazione turistica? Marco Forte: Mi è sempre piaciuto viaggiare e all’epoca ho pensato che entrando nel ramo turistico avrei potuto declinare lavoro e passione. In effetti non è stato così, ma ho comunque viaggiato molto nel mio tempo libero visitando gran parte dell’Europa e del Sudamerica. Ho soggiornato in Brasile e in Australia diversi mesi per degli stage. Ora desidero andare alla scoperta dell’Asia.

Di cosa ti occupavi all’aeroporto di Lugano-Agno? Sono stato assunto dapprima per fare assistenza agli aerei privati. Poi questa attività è stata data in gestione a una ditta esterna (outsourcing) e io sono stato ripreso per lavorare al settore li-

Com’è l’impegno in una commissione del personale? Far parte di una commissione del personale è un compito difficile perché a differenza dei segretari sindacali che portano rivendicazioni dall’esterno, i membri della commissione del personale fanno rivendicazioni dall’interno, per i colleghi con i quali lavorano nel quotidiano. Ogni decisione va dunque presa in maniera obiettiva e senza alcun tornaconto personale. A mio avviso questo principio è fondamentale per avere la fiducia dei colleghi. Non bisogna mai dimenticare che la commissione deve in primis fare da tramite fra i dipendenti e la direzione. Tutte le aziende dovrebbero avere nell’organizzazione una commissione > continua a pag. 12

let tere dei let tori

Iniziativa sui salari minimi: votare sì o no, la riflessione si impone È risaputo che dietro molte situazioni apparentemente giustificabili si nascondono sfruttamento e abusi, come pure va sottolineato che ogni iniziativa o legge può fare contenti alcuni, probabilmente la maggio­ ranza, ma non tutti. Tra i doveri dello Stato in un paese liberale come il nostro vi è comun­ que anche quello di dare ai suoi cittadini una dignità. Non mi schiero sicuramente con l'idea di "statalizzare i salari", consi­ dero tuttavia questa una problematica che va oltre l'iniziativa sui sa­ lari minimi: il carico che lo Stato sociale deve assumersi sempre di più per mantenere le persone che non riescono a fare fronte alle spese mi­ nime per sopravvivere, attraverso assistenza, complementare AVS o sussidi vari. Pensando poi alla disoccupazione, risulta difficile che una persona in Svizzera possa essere stimolata, se non con l'obbligo, a lavorare per 2'000 o 3'000 franchi mensili netti. Questi salari accontentano solo frontalieri e "padroncini", cosicché torniamo al discorso di sempre sull'eccesso di lavoratori stranieri (un serpente che si morde la coda). L'iniziativa sui salari minimi, con oggettività economica, solleva una problematica tecnica dove uno Stato sociale sempre più sovraccarico deve chiedere sostegno anche all'economia libera e privata, per evi­ tare un eccesso di casi sociali da mantenere. Dopo la votazione dello scorso febbraio, bisogna valutare maggiormen­ te il rapporto tra la nostra economia e il potere d'acquisto dei cittadini. Chi abita in Svizzera non può essere autosufficiente con 2'000 o 3'000. franchi al mese di stipendio (l'affitto medio di un appartamento si ag­ gira attorno ai 1'000/1'200 franchi mensili). I lazzaroni e gli approfittatori ci sono e ci saranno sempre, ma se voglia­ mo fare girare la nostra economia, dobbiamo lasciare alla gente quat­ tro soldi in tasca da spendere. Forse l'iniziativa pecca di idealismo eccessivo e non tiene conto a suf­ ficienza di diversi fattori, ma ci invita a riflettere su una vera e propria crisi del nostro Stato liberale nel suo complesso: quale deve essere il limite di intervento dello Stato nell'economia? Se in un'economia di mercato la popolazione non ha più potere d'acquisto come si mantie­ ne il sistema? Chi compra? Chi vende? Se lo Stato aumenta la pressione fiscale in un'economia già sovracca­ rica, si accentua l'effetto boomerang in atto (sovraccarico della socia­ lità), allora che fare? Secondo me siamo arrivati a un punto in cui una decisione va presa, laddove una scelta il popolo l'ha già fatta lo scorso 9 febbraio, ora bi­ sogna fare una scelta di continuità…

Luca Moretti, Morcote

Grande sondaggio

In che modo syndicom deve comunicare con i suoi iscritti? Il sindacato syndicom informa i suoi iscritti sulle proprie varie attività attraverso diversi canali. Regolar­ mente trovi syndicom-il giornale nella tua bucalettere e sul sito www.syndicom.ch puoi consultare sempre tutte le informazioni possibili. Attraverso mail, opuscoli e volantini vieni sempre aggiornato sugli eventi e sulle trattative in corso della tua divisione e nella tua regione. E syndicom è presente anche su Face­ book e Twitter. Ora chiediamo ai nostri affiliati se la nostra comunicazione è efficace. Per mezzo di un grande sondaggio online*, che eseguiamo in collaborazione con l‘Istituto di Scienza dei media applicata dell‘Università di Zurigo ZHAW, vogliamo scoprire se le nostre informazioni diffuse mediante giornale, internet, volantini e mail vengono effettivamente lette. Che cosa interessa i nostri membri e come li raggiungiamo veramente? Cosa dobbiamo cambiare o ampliare e come possiamo migliorare quello che già esiste? Il sondaggio tra l‘altro rappresenta un‘ottima occasione per ottenere qualche riscontro. Del resto, la comunicazione non è mai unidirezionale. Partecipa subito al nostro sondaggio! www.syndicom.ch/comunicazione * i soci che non hanno accesso a internet possono ordinare il sondaggio in forma cartacea a: Segretariato centrale syndicom, Casella postale 6336, 3001 Berna, tel. 058 817 18 18. In alternativa possono ritirare il questionario al segretariato regionale o presso le sezioni locali.


Cultura Ticino | 11

syndicom | N. 6 | 9 maggio 2014 frontalieri

cineoltre

Storie di fantasmi coreani

Il salario minimo è una questione europea

Pensa sia stata la scelta giusta quella di candidarsi? Sergio Aureli: Tenuto conto che nel sindacato mi occupo in par-

ticolare delle problematiche che toccano i lavoratori migranti, il PD ha visto in me la figura più adatta per rappresentare e valorizzare le istanze delle regioni di confine, le cui problematiche rivestono grande rilevanza anche in Europa.

Cosa pensa della prossima votazione in Svizzera sul salario minimo? Sono convinto che possa essere l’occasione giusta e necessaria per cercare di sconfiggere, o almeno arginare, la deregolamentazione che sta affossando il tessuto economico e sociale del Canton Ticino e in larga maggioranza anche della Svizzera.

Perché i lavoratori devono votare a favore di questa iniziativa? Se questa misura non dovesse passare continueremmo a vivere in un Far West economico dove il dumping salariale e lo sfruttamento della manodopera andrebbero ad appannaggio unicamente della massimizzazione dei profitti e quindi verso la considerazione del lavoratore non come persona, quindi famiglia, quindi società, ma unicamente come strumento di produzione.

Quali sarebbero i risvolti sociali in Svizzera? Per esempio sotto i 22 franchi all’ora un residente in Ticino non può vivere e questo porta a dover ricorrere a misure alternative, quali i sussidi o addirittura a lasciare, in ultima istanza, il Ticino stesso.

È chiaro che questa misura del salario minimo deve essere accompagnata anche da un ammortizzatore sociale equivalente. Per quanto concerne la manodopera frontaliera, ad esempio, a fronte di un salario importante come quello svizzero, l’eventuale disoccupazione deve essere conseguente e poter garantire lo stesso tenore di vita. Questa misura, se ben strutturata, andrebbe a tutelare l’interesse economico italo-svizzero, cioè il dare una indennità relativa a un salario italiano porterebbe il lavoratore frontaliero ad accettare, per poter mantenere il suo tenore di vita: mutuo, leasing auto etc., salari da dumping (CHF 1’000-2’000 al mese). Una disoccupazione forte, cioè riferita all’ultimo salario percepito in Svizzera, andrebbe a contrastare invece questa deriva sociale.

Come il nostro territorio può intervenire in questa direzione? Per intervenire a livello europeo su queste tematiche è necessario poter arrivare alle istanze giuste con le idee giuste, per questo è importante che coloro che possono votare per le elezioni al parlamento europeo lo facciano sostenendo i rappresentanti sindacali.

Kim Ki-duk è un personaggio di per sé straordinario. Già la sua vita potrebbe essere un film. Nato in un villaggio di montagna da una famiglia poverissima, viene avviato alla professione dei suoi antenati: il Kim Ki-DUK contadino. Lascia però la scuola agricola e si arruola nell’esercito, dove resiste per un paio d’anni per maggio–giugno 2014 entrare poi in un monastero. Tutte queste esperienze si riflettono, in un modo o nell’altro, nel suo cinema, dalla violenza esibita ai silenzi prolungati. Negli Anni Novanta Kim Ki-duk arriva in Francia senza un soldo, con l’idea un po’ bohémienne di fare il pittore. Dipinge ovunque, Primavera, estate, anche per strada. Nel frattempo scopre il cinema occidentale vedendo – autunno, inverno... e ancora primavera Bom, yeoreum, dice lui, ma forse anche questo fa parte della costruzione del personaggaeul, gyeoul, geurigo, bom gio – solo tre film durante il soggiorno parigino: Gli amanti del Pont-Neuf, L’amante (dal romanzo della Duras) e Il silenzio degli innocenti. Tornato in La samaritana Samaria patria, si iscrive alla scuola di cinema e inizia a scrivere sceneggiature rarefatte, come se dipingesse sullo schermo. Da lì il passaggio alla regia è Ferro 3– breve, tanto che da allora la sua produzione è continua, quasi bulimica: La casa vuota Bin-jip 19 film in 18 anni. In Occidente è conosciuto a partire da Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera, che ha inaugurato la L'arco Hwal rassegna dei cineclub ticinesi in programma fino al 10 giugno (informazioni sul sito www.cicibi.ch). Come anticipa il chilometrico titolo, il film Time segue la ciclicità delle stagioni e della vita stessa attraverso la storia di Shi gan un giovane monaco. Mentre il tempo scorre, il protagonista scopre via via la stagione innocente e insieme crudele della giovinezza, le passioni e il Soffio Soom risveglio dell’amore, l’ossessione dei desideri, il delitto e il castigo, fino alla saggezza della vecchiaia. Tutti i sentimenti di una vita, dal piacere al Pietà Pieta dolore, dalla gelosia alla rabbia, si alternano in quasi due ore da contemplare, in una sorta di parabola zen per immagini. La rassegna dei cineclub di Locarno, Bellinzona e Mendrisio propone quasi tutti i film più recenti del regista coreano, dove diventa sempre più preponderante il corpo rispetto alla mente, il movimento rispetto alla fissità, la violenza rispetto alla riflessione. Paradossalmente, per raccontare tutta questa esplosione di sentimenti Kim Ki-duk utilizza il silenzio (i suoi film sono quasi muti) e personaggi caratterizzati come fantasmi. Come il protagonista di Ferro 3, che entra nelle case vuote ma non ruba nulla. Anzi, mette in ordine, lava la biancheria, bagna i fiori e pulisce anche il bagno. Poi, quando i legittimi proprietari tornano, si mette alla ricerca di una nuova casa da abitare. O come la donna di Soffio che visita un condannato a morte per alleviargli le sofferenze della cella. Con il passare degli anni, i suoi film sembrano codificarsi con una specie di firma riconoscibilissima, fatta di simmetrie, rimandi e atmosfere rarefatte. Che possono piacere, ma non a tutti. Proprio come vuole il furbo Kim Ki-duk, provocatore nato. I COLORI DEL SILENZIO

www.cicibi.ch www.cclocarno.ch www.cinemendrisiotto.org

Circolo del cinema Locarno Cinema Morettina

Circolo del cinema Bellinzona Cinema Forum 1+2

Cineclub del Mendrisiotto Multisala Teatro Mignon e Ciak

Lun 5 maggio ore 20.30

Mar 6 maggio ore 20.30

Mer 7 maggio ore 20.45

Ven 9 maggio ore 20.30

Mar 13 maggio ore 20.30

Ven 16 maggio ore 20.30

Mar 20 maggio ore 20.30

Mer 14 maggio ore 20.45

Mar 27 maggio ore 20.30

Mer 21 maggio ore 20.45

Entrata: Fr. 10.– / 8.– / 6.–

Corea del sud/Germania 2003

Corea del sud 2004

Corea del sud 2004

Corea del sud 2005

Lun 19 maggio ore 20.30

Mar 3 giugno ore 20.30

Corea del sud 2006

Mar 10 giugno ore 20.30

Corea del sud 2007

Ven 23 maggio ore 20.30

Mar 17 giugno ore 20.30

Mar 27 maggio ore 20.45

Corea del sud 2012

Intervista di Ferdinando D’Agostino, responsabile Ufficio Patronato Ital Uil di Mendrisio, frontalieri@bluewin.ch.

Voltapagina

Un’idea per salvare papà Pip Street è il nome della via nella quale Robi si è trasferito con la sua famiglia e il gatto Castagna. Robi ha otto anni e ha già vissuto in dieci case diverse perché il papà, rappresentante di una ditta di dolciumi, ha dovuto trasferirsi spesso per lavoro. Ora però il papà è diventato il direttore della fabbrica locale che produce piadine e Robi è felice perché a Pip Street ci sta molto bene e oltretutto ha fatto amicizia con Sofia Orsola Nadia Ottavia Piccolo «…(e, se scrivi solo le maiuscole dei suoi nomi leggerai : S O N O Piccolo, e lo era… piccola, intendo). Infatti Sofia arrivava solo al gomito di Robi, ma non era certo una poppante. Anzi era sveglia, piena di energia e uno sguardo vivace come il fuoco… ». Ma una mattina Robi legge sul giornale locale La Quisquilia Quotidiana, che le vendite di piadine sono crollate, la fabbrica rischia così di chiudere e il papà di essere licenziato. Robi deve trovare il modo di evitare l’ennesimo trasloco e il distacco da Sofia, cercando l’idea che possa far risalire le vendite di piadine, rendendole nuova-

Chi sta seguendo con curiosità il viaggio di Andrea Ventola nel Sud-est asiatico, dal Vietnam all’Australia, pubblicato nella rubrica "Diario di Viaggio - la via della stampa" sulle pagine di questa rivista, potrà partire per un altro viaggio, più semplice, ma altrettanto affascinante. Alla scoperta di Kim Ki-duk, il regista coreano a cui i cineclub ticinesi dedicano una rassegna monografica.

E in Europa?

© cicibi

Il 18 maggio c’è un importante momento elettorale che non possiamo sottovalutare: l’iniziativa sul salario minimo a 4’000 franchi. Una scelta obbligata e fondamentale per il nostro territorio. Non la panacea a tutti i mali naturalmente, ma un punto d’inizio. Una scelta “forte” con cui i lavoratori esprimono ai politici il loro dissenso su come è stata gestita la politica economica di questa regione in questi anni. Ora se non vogliamo superare il “punto del non ritorno”, e vogliamo invece creare un nuovo futuro “sostenibile” socialmente ed economicamente non dobbiamo perdere questa occasione. Ma per essere più efficaci, questo tema va affrontato in maniera più trasversale. In questo periodo, ed esattamente il 25 maggio, anche in Europa c’è un importante momento elettorale, cioè l’elezione dei nuovi parlamentari europei. Questo tema ci dà lo spunto di porre alcune domande a Sergio Aureli, 39enne di origini comasche, candidato del PD, Partito Democratico per la circoscrizione Nord Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle D’Aosta), ma soprattutto da otto anni segretario sindacale di Unia Ticino, che quindi conosce in maniera approfondita il territorio al di qua e al di là del confine e i gravi problemi che lo attanagliano.

mente appetibili e interessanti, e convince così il papà a indire un concorso per la piadina migliore. I due protagonisti, come tutti gli abitanti del quartiere, si mettono a inventare piadine dai gusti e dagli ingredienti piu strani con la speranza di vincere il primo premio, ma ecco che arriva Pompeo, il nuovo vicino, che vuole rubare la ricetta segreta di Robi e Sofia cercando di rovinare anche la loro bella amicizia. Chi vincerà il concorso? Riuscirà Robi a riconquistare la sua amica? Divertente libro di piccolo formato adatto ai primi lettori, mai banale e dal linguaggio scoppiettante e ricco di descrizioni di irriverente poesia: «Il sole tramontava lentamente, come un biscotto gigante che s’immerge in un orizzonte di tè». Segnaliamo anche l’altro libro della serie (in inglese per ora sono tre) Pip Street. Un mistero con i baffi dove si racconta di Robi e Sofia alle prese con la misteriosa scomparsa del gatto Castagna. Dagli otto anni. Pip Street. Piadine pericolose, Jo SIMMONS, illustrazioni di S. WELLS, traduzione di Gianna Guidoni, Nord-Sud edizioni, 2014 A cura della libreria Voltapagina di Lugano – libreria@voltapagina.ch

Lavorazione del metallo

via dei Salici 4 - 6514 Sementina

Giovanni Valerio I vincitori del concorso cineoltre apparso nel N. 5 di syndicom-il giornale sono: Flavia Leuenberger di Bruzella, Alireza Barakian di Camignolo e Alessio Porcelli di Mendrisio. impressum redazioni syndicom, die zeitung caporedattrice Nina Scheu, stagista red. centrale Felix Graf Svizzera italiana: syndicom, il giornale | Barbara Bassi, Via Genzana 2, 6900 Massagno, Tel. 058 817 19 63, redazione@syndicom.ch Grafica e impaginazione Daniela Raggi (i) Correttrice Petra Demarchi (i) Notifica cambi di indirizzo syndicom, Adressverwaltung Monbijoustrasse 33, Casella postale 6336, 3001 Bern inserzioni e pubblicità Priska Zürcher,

Monbijoustrasse 33, Casella postale 6336 3001 Berna Tel. 058 817 18 19 Fax 058 817 18 17 stab@syndicom.ch Stampa Ringier Print Adligenswil AG, Casella postale 3739, 6002 Lucerna ISSN 1664-8978 Editore syndicom – sindacato dei media e della comunicazione Monbijoustrasse 33, Casella postale 6336, 3001 Berna, Tel. 058 817 18 18, Fax 058 817 18 17 Il prossimo numero uscirà il 30 maggio 2014. La chiusura di redazione è fissata al 19 maggio.


12 | In chiusura Perfezionamento

syndicom | N. 6 | 9 maggio 2014 benvenuto marco forte!

Nuovo responsabile in Ticino > continua da pag. 10

del personale perché questa contribuisce al processo di trasparenza e di comunicazione. Ovviamente penso che sia anche un importante mezzo di partecipazione per i dipendenti.

Che cosa ti ha spinto a candidarti per il posto di responsabile regionale di syndicom? Corsi professionali InDesign - Produrre e pubblicare documenti interattivi e multimediali su tablet e smartphone (corso confermato) 3 serate + 1 mezza giornata: 7, 12, 14 maggio, sabato 17 maggio (mezza giorn.) Orario 19.30-21.30, il sabato 8.20-11.30 Termine d’iscrizione: contattare il segretariato Animatore: Ivan Friande Luogo: Centro di formazione Viscom, Viale S. Franscini 25, 6500 Bellinzona Come costruire e pubblicare documenti multimediali su smartphone e tablet attraverso InDesign e Folio. Come testarne il funzionamento su diverse piattaforme. Font - Basi per la costruzione del segno alfabetico 2 serate + 1 mezza giornata: 19, 21 maggio, sabato 24 maggio (mezza giorn.) Orario 19.30-21.30, il sabato 8.20-11.30 Termine d’iscrizione: contattare il segretariato Animatrice: Barbara Solari Luogo: Centro di formazione Viscom, Viale S. Franscini 25, 6500 Bellinzona Il corso ha come obiettivo di fornire delle conoscenze di base per poter iniziare a gestire adeguatamente e in autonomia la modifica e la costruzione di un carattere tipografico. Nella prima parte è prevista un’introduzione teorica (in particolare sugli elementi di base della costruzione di una lettera e delle metodologie per il controllo dello specifico processo progettuale), mentre nella seconda parte del corso si eseguiranno esercizi pratici per consolidare le conoscenze di base acquisite. Richiesta una buona conoscenza di Adobe Illustrator. Sul sito www.helias.ch trovate il programma completo, le condizioni di partecipazione e la possibilità di iscrivervi online. agenda Assemblea generale ordinaria 2014 Sezione Ticino e Moesano Sabato 10 maggio 2014 dalle ore 15 Hotel Parco Paradiso, Lugano-Paradiso Ordine del giorno: 1. Saluto 2. Nomina del Presidente del giorno 3. Nomina degli scrutatori 4. Verbale dell’assemblea 2013 5. Relazione della presidente 6. Gestione finanziaria 7. Relazioni 8. Movimento soci 9. Attività sindacale 2014 e presentazione nuovo segretario regionale 10. Proposte alla sezione 11. L’informazione è un bene prezioso? Dalla realtà ticinese alla politica federale 12. Eventuali 13. Consegna benemerenze Al termine dell’assemblea seguiranno alle 19 l’aperitivo e alle 20 la cena con intrattenimento musicale e giochi in sala. Le iscrizioni vanno fatte telefonando al segretariato regionale, al n. 058/817 19 61 o tramite e-mail: ticino@ syndicom.ch.

Come commissione del personale abbiamo fatto in questi anni una grande battaglia che ci dovrebbe portare in questi giorni a concludere l’accordo. Dopo tutta la trattativa svolta mi sono chiesto se non fosse meglio iniziare a trasformare questa mia attività secondaria e questa mia passione sindacale in una professione vera e propria. Poi, come spesso accade, il destino ci ha messo del suo, perché quando ho fatto questa riflessione, in 24 ore, un mio collega mi ha detto dell’annuncio per il posto a syndicom che era apparso sul giornale sindacale. Da lì ho chiamato per annunciare la mia candidatura e poi è andato tutto così in fretta che ne sono ancora sorpreso.

Quali pensi possano essere i tuoi compiti futuri?

In fondo mi immagino di dover svolgere quello che facevo prima solo su scala più grande. Certo ci saranno più compiti e so che mi aspetta un lavoro impegnativo. Ma sono convinto che mi appassionerà svolgere questo incarico.

indubbiamente abbiamo il compito di sensibilizzare le persone sui posti di lavoro per far capire un principio fondamentale: i lavoratori sono tutti uguali e devono essere uniti per essere più forti. Senza solidarietà purtroppo non andremo da nessuna parte.

Come ti immagini il lavoro più politico?

Cosa pensi dell’introduzione del salario minimo?

Sono sempre stato attivo, oltre che nella commissione del personale, nella struttura del sindacato, in veste di delegato e vicepresidente. Chiaramente la mia linea è quella del sindacato e dell’Unione sindacale svizzera. Nello specifico mi sento però di dire che al primo posto metto sempre la difesa dei dipendenti.

Qual è la tua posizione sul caldo tema dei frontalieri? Se penso alle ultime votazioni di febbraio credo che si sia mischiato il problema del dumping salariale con quello dei contingenti. A livello ticinese una parte di chi ha votato sì non lo ha fatto per questioni xenofobe bensì perché stufa della deriva del mercato del lavoro. La via scelta però non risolve il problema... Purtroppo la maggior parte delle persone si fa attrarre da soluzioni in apparenza molto semplici. Come sindacato

A mio avviso questo è il vero strumento per combattere il dumping salariale. Dovrebbe essere la conseguenza logica per tutti coloro che a febbraio hanno votato per il blocco dell’entrata degli stranieri in Svizzera.

A te che fino ad oggi eri un iscritto al sindacato e che da domani ti troverai a dirigerlo chiedo quale pensi possa essere la ricetta perché il sindacato riprenda vigore? Bisogna riuscire a ricreare le condizioni per ridare il sindacato ai lavoratori, rafforzando o creando ad esempio le commissioni del personale, spingendo verso una maggiore tutela del lavoratore in particolare per quel che concerne il licenziamento abusivo e formando i fiduciari.

Barbara Bassi

concorso let terario 1) Da quale Paese proveniva Gabriel Garcia Marquez? 2) Il pescatore cubano Gregorio Fuentes ha ispirato a Hemingway quale romanzo? 3) Come si chiama il primo volume della saga Highland di Diana Gabaldon, in cui Claire casca attraverso un cerchio di sassi e si riat tività gruppo pensionati

trova nel 1743 e conosce lo scozzese dai capelli rossi Jamie? 4) Tschipo e Tschako sono i protagonisti di quale autore? 5) In quale romanzo Hermann Hesse (18771962) racconta la crisi esistenziale di Harry Haller?

Le risposte al quiz vanno inviate a syndicom - il giornale, Monbijoustr. 33, cp 6336, 3001 Berna entro il 19 maggio 2014. Il premio è un buono di 50 franchi offerti dal nostro sponsor il Buono svizzero del libro, una cooperativa che conta 430 membri e più di 500 punti vendita. condoglianze

La visita prevede - un’introduzione - un giro nel backstage (camerini trucco e sartoria) - la visione dei vari studi televisivi (a seconda della disponibilità) - la visita continua con il laboratorio di falegnameria e pittura e la regia

Durata: circa un’ora e mezza-2 ore. Il ritrovo è fissato per le 14.15 presso i posteggi della RSI a Comano (trasporto a carico dei partecipanti). Posteggi disponibili (a pagamento, È in calendario per martedì 20 maggio 50 centesimi l'ora) a circa 150-200 metri 2014 la visita agli Studi televisivi a piedi dagli studi. di Comano, un appuntamento L’iscrizione è indispensabile (tel. 058 817 19 61 che permetterà ai partecipanti di oppure ticino@syndicom.ch) e il numero massimo è scoprire da dietro le quinte quanto fissato a 50 persone. giunge ogni giorno nelle nostre case La partecipazione è gratuita e aperta anche tramite i programmi della RSI. ai familiari.

In visita agli studi RSI di Comano

Reka, per avere di più.

Il Sudoku di syndicom In palio un buono Reka da 50 franchi. La soluzione (la cifra composta dai tre numeri derivanti dalle caselle segnate di blu indicate nell’ordine da sinistra a destra) sarà pubblicata sul prossimo numero insieme con il nome del/della vincitore/vincitrice. Non è previsto alcuno scambio di corrispondenza sul concorso. Sono escluse le vie legali. Inviare la soluzione indicando il nome e l'indirizzo, entro il 21 maggio 2014, a: syndicom - il giornale , via Genzana 2, 6900 Massagno. Il vincitore del cruciverba pubblicato su syndicom - il giornale N. 5 è il signor Fulvio Mazzucotelli di Magadino con la soluzione "Festa del lavoro".

Corrado Beggia, Claro, deceduto in data 4.4.2014 all’età di 52 anni. Membro della sezione Ticino e Moesano. Socio dal 2013.

Indirizzi Segretariato Centrale CP 6336 Monbijoustr. 33, 3001 Berna Tel. 058 817 18 18 Fax 058 817 18 17 mail@syndicom.ch Segretariato regionale Massagno Via Genzana 2, 6900 Massagno Tel. 058 817 19 61 Fax 058 817 19 66 ticino@syndicom.ch Orari: lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle 13.30 alle 17.30. Giovedì dalle 8.30 alle 12.30. Al di fuori di queste fasce orarie si riceve su appuntamento. Segretariato regionale Bellinzona Piazza Giuseppe Buffi 6A casella postale 1270, 6501 Bellinzona Tel. 058 817 19 67 • Fax 058 817 19 69 ticino@syndicom.ch Cassa disoccupazione Bellinzona Piazza Giuseppe Buffi 6A casella postale 1270, 6501 Bellinzona Tel. 091 826 48 83 • Fax 091 826 48 84 lunedì 9.00 -11.30 martedì e giovedì 9.00 -11.30 | 14.00 -17.00 mercoledì 14.00 -17.00 venerdì chiuso Gruppo pensionati Pagina web: www.pensionati.ch Contatto e-mail: redazione@pensionati.ch o ernesto.fenner@bluewin.ch


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