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#DUE - AGOSTO / SETTEMBRE - 2013

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Fatti duri e puri // Emidio Bernardone

// Emidio Bernardone

STRAFATTI

Fatti duri e puri senza metafora Questa storia delle strade e dell’abbandono mi fa pensare ai cani, i cani a Dio e Dio a suo figlio, che poi è uno che andava dicendo di lasciare tutto e seguirlo per le strade. Ad approfondire la questione se ne potrebbe fare una puntata di Voyager, con Sandro Giacobbo nei panni dell’alieno tenuto nascosto in una base militare segreta tra le grotte di Betlemme. In ogni caso, credo che il Vangelo si possa considerare la più grande opera surrealista di sempre, morti che tornano in vita, vergini incinte, incontri con il demonio nel deserto, roba che neanche con l’aiuto di Sandro Giacobbo, Breton sarebbe riuscito a tirare

fuori. Per non parlare dell’Apocalisse: scene che fanno sembrare i quadri di Dalì tavole illustrate per bambini con scarsa immaginazione. Ma la cosa realmente surreale non è tanto l’opera in sè ma le conseguenze che questa ha avuto sulla realtà. Per questioni di tempo, spazio e battute non sto qui a rifarvi tutta la storia; arriviamo subito al momento in cui un Papa si dimette fregandosene dello Spirito Santo che lo aveva infallibilmente scelto. Secondo me la vera motivazione è che ha ricevuto una proposta per fare il testimonial Dash, accordo poi saltato perché gli hanno preferito il Commissario Rex che alle massaie

è più simpatico.Comunque, abbandonando le questioni teologiche e tornando per strada, sento un sacco di gente non lamentarsi abbastanza di questo governo delle lorde intese che somiglierebbe molto alla Democrazia Cristiana se solo si potesse usare la parola Democrazia. Anche la parola “intese” è una presa per il deretano: su cosa ci sarebbe intesa? Si dovrebbe parlare di compromesso. Governo del compromesso, non sentite come suona più vero? Forse troppo, meglio credere nell’Uomo Invisibile. Io al momento vi saluto e come disse l’autore delle barzellette sui cucciolone: “Amatevi e patite.” // D puntata


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più Grande, più Pieno, più Sudato Stra è cresciuto ed è diventato un paper blog. Che cos'è un paper blog? È un free press che unisce l'agilità del blog alla leggibilità di un magazine. In un'estetica volutamente strapiena troverete idee, spunti, tracce, percorsi da seguire per un intrattenimento sempre nuovo.

Indicazioni d'uso Strazio+Strafatti pag.1 Straoccupato del mese pag.7 Straportfolio pagg.8.9 Stramusica pagg.10.11 Strarte pag.12 Stralibri pag.13 Straintervista pagg.14.15 Strafilm pag.18 Strafumetto pag.19 Stravizio pag.20

Tema del mese

Abbandonate Tutto. Partite per le strade (Andre Breton)

Abbandonare tutto. Ma senza fughe precipitose. Depurarsi prima. Un decennio e più senza nuovi film, senza nuova musica, senza nuove regole, senza nuove invenzioni, senza nuove leggi, senza telegiornali, senza statistiche, senza scarpe, senza pantaloni, senza lavoro, senza padroni. L'umanità intera in transumanza. E voi trasformatevi in volpi.

Neftali e figli pag.21 Straweb pag.23 Stralife pag.24 Stralunario pag.27 Abat-jour pagg.28.29 Defenestrazioni pag.30

Creatività Comunicazione Swing Pubblicazione gratuita Proprietario della testata Ass. Straoccupati Vasto (CH) Direttore Responsabile Tania Tardiola Presidente Luigi Fiore Coordinatore testi e contenuti Marco Taddei Grafica e impaginazione Marco Del Negro Autorizzazione n. 137 del Tribunale di Vasto del 11/6/2013

straoccupati@gmail.com

Padre Fondatore del Mese Andre Breton (1896–1966) C'è poco da dire. È il sacerdote, l'inventore, lo scherano, il padre padrone del surrealismo, che fondò senza pensarci due volte nel 1924. Dopo niente fu come prima. Dato il suo caratteraccio si scornò con moltissimi, tra cui Tristan Tzara, robusto promotore del dadaismo. In risposta ad un allusione poco gentile di Tzara, Breton scrisse il breve componimento Lâchez tout, Abbandonate tutto, da cui ovviamente è tratto il tema di questo mese.

In questo numero uno: Marco Taddei, Luigi Fiore, Marco Keno Del Negro, Tania Tardiola, Emidio Bernardone, Davide Pasquale, Alessandro Pace, Umberto Palazzo, Michele Montagano, Vanni Fabbri, Marco Bassi, Alessio Marianacci, Emanuela De Notariis, Virginia Capoluongo, Giovanna Eliantonio, Mascia Di Marco, Francesca Bonafini, Alessio Romano, Francesco Chiatante, Luigi Di Felice, Daniele Lucinato, Alessandro Di Pasquale, Fabio di Campli, Nicola Alessandrini e Lisa Gelli, Orlando Furioso, Barbara Giuliani, Francesco Bevilaqua, Riccardo Ferrante, Fabio Riccio, Stefano Sasso, Nicola Murri, Alessandra De Santis, Annagina Totaro, Paolo Diazzi, Federica Madonna, Gaetano De Crecchio, Francesca Caraceni, Enrico Pantani, Fabiola Lavecchia. Con la collaborazione di Letizia Pizzola Cercateli e distruggeteli chiuso il 6 Agosto alle ore 09.00 - Saturno


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Straoccupato del mese

roberto montani

Type addicted / Grid obsessed / Magazine maniac Chi essere tu? Non lo so nemmeno io. Sono qualcuno che corre perennemente inseguito da una cane con la rabbia… metafora del tempo, la cosa che mi fa più paura o dalla quale cerco di scappare. Una conseguenza del mio percorso cominciato troppo tardi. D’altro canto, però, in sei anni ho fatto molte più cose di chi ha deciso di inseguire i propri sogni prima di me. Quando hai deciso di dar retta a te stesso? Ero al II anno di Economia e Commercio ad Urbino. Trascorrevo moltissimo tempo con un ragazzo che abitava nel mio palazzo e studiava all’ISIA. Ero interessatissimo a quello che faceva ma non avevo mai osato sperimentare. Poco dopo decisi di abbandonare tutto quello che stavo facendo, gli studi in Economia e il segretario in uno studio commerciale, per dedicarmi a tempo pieno ai miei sogni. Ho frequentato la Scuola di Comics di Jesi, ho lavorato per un’agenzia di ADV arrivando ad un importante collettivo di Treviso nel quale ho avuto a che fare con i migliori progettisti grafici italiani e internazionali, avendo clienti dal calibro di Autostrade per l’Italia, Mercedes Benz, OVS e molti altri. Poi sei tornato nella tua terra natia e hai fondato “rombo lab”. Sì. Rombo lab è un collettivo che si occupa di comunicazione ad ampio raggio. Un gruppo di amici e professionisti che si conoscevano da sempre ma che non avevano mai pensato di unire le forze per un progetto unitario. Chi siete e cosa fate? Roberto Montani (creative director, art director, graphic designer, coordinatore), maicol&mirco (creative director, direzione artistica eventi, illustrazione, copywriting), FForFakeCV (fotografia), Giordano Viozzi / Sushi Adv (Video, animazione, motion) e BeeSoft (web, mobile).

Ci occupiamo di grafica, pubblicità, organizzazione di eventi e siamo anche una casa editrice indipendente. Rombo sta per l’approccio professionale, la tipologia dei clienti e degli artisti con i quali collaboriamo. Ma anche per l’apertura del collettivo a diversi tipi di collaborazioni e clientele che spaziano dall’artigianato all’architettura, dalla pubblicità al mondo dell’arte e a molto altro. Siamo una massa informe che non ama definirsi perché essere spiegoni non è mai servito a nulla. A quale corrente artistica o culturale vi ispirate? In realtà abbiamo una sorta di manifesto interno: lavorare ognuno al meglio, cercando di offrire un prodotto diverso sul territorio. Facciamo la differenza perché è il nostro processo creativo ad essere differente. Come risponde il territorio? Da una parte sembra idolatrare il nostro lavoro, c’è stupore, rimangono quasi tutti spiazzati; dall’altra ci percepiscono come un gruppo di cazzoni che si divertono, ma non è così. Io mi sento estraneo a casa mia. Ed è molto più difficile fare quello che facciamo qui che altrove, dove la realtà è più fertile e preparata. Come percepisci il tuo ruolo nella società? Mi sento come un equilibrista su un filo, sia nella vita personale che professionale. Cerco di rimanere in equilibrio anche se è difficile. Non sarà un caso se vado in bici senza freni. Che rapporto hai con la felicità? Siamo divorziati da diverso tempo, preferirei non parlarne. Cosa vorresti dire agli Straoccupati che ti stanno leggendo? Finitevi gli occhi a forza di leggere.

Intervista a cura di Tania Tardiola

immagine di Davide Frattolin

MINI BIO Originato a San Benedetto del Tronto il Giorno dei Treni (Cifone dixit), ovverosimilmente il 3 novembre, 1981. Progettista grafico indipendente, equilibrista, insegnante. Fondatore di Rombo Lab, collettivo indipendente che si occupa di comunicazione (http://www. r o m b o l a b. c o m ) . Ciclista notturno, amante del post rock e di tutto il palloso che c’è.

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Straportfolio Portfolio del mese è una rubrica che raccoglie progetti fotografici. Ci farà immergere nelle storie e nelle emozioni di chi ha scelto il linguaggio delle immagini per raccontare il mondo che lo circonda. È una rubrica pronta a lanciare stimoli attraverso temi differenti proposti ogni mese. Portfolio del mese si propone di essere un veicolo con il quale far conoscere i giovani fotografi in un panorama in cui l’eccesso di immagini prodotte rende sempre più difficile una loro chiara identificazione.

margherita cesaretti Pour les Chiens

A Diogene la vita del cane calzava a pennello, poiché gli consentiva, nonostante le privazioni, di non essere asservito ad alcuno e di agire sempre in piena autonomia; grazie a lui l’appellativo cinico (kynikos), aggettivo derivato da kyon, cane, ha caratterizzato una scuola di pensiero anticonvenzionale che, attraverso i secoli e fino ai nostri giorni, ha raccolto schiere di proseliti. Pour les chiens più che un portfolio, è la manifestazione visiva di un pensiero moderno, che raccoglie le suggestioni filosofiche della scuola di Antistene, unendole alla nostra attuale, disincantata e spesso amara consapevolezza.
Immagine dopo immagine Margherita Cesaretti dipana la sua visione del mondo, attraverso una corrente che fluisce continua ed erode le voraci ambizioni umane, smussa dolori e desideri, uniforma vizi e virtù. Basta cambiare prospettiva ed ecco che l’uomo e l’animale non sono che ammassi di cellule destinati a disgregarsi e ricombinarsi nel flusso della storia; de-costruendo e “riavviando” le percezioni gestaltiche, i simboli del potere spirituale e temporale perdono la loro forza subliminale, adagiandosi tra le velature di segni equipollenti.
La visione dell’autrice non può che essere sfrondata da tutta la gamma cromatica che spesso illude l’occhio e la mente: da qui la scelta del bianco e nero, ma soprattutto del nero, pastoso e avvolgente, dal quale si staccano a fatica membra umane e animali. Il bianco incide l’ombra con i graffiti gessosi di manto, epidermide e calcare, fino alle concrezioni luminose dell’immagine finale: forse la soglia di un nuovo inizio // Lorella Klun

mini bio

Margherita Cesaretti nasce nel 1982 ad Assisi. Si diploma alla Fondazione Studio Marangoni nel 2010. Riceve il premio Special Italia nel 2010. Nel 2011 vince il premio Fofu Photo Challenge, e viene selezionata come finalista per Portfolio Italia. Nel 2012 riceve il primo premio Portfolio Europa-International Portfolio Reviews; nel 2012 è una dei fotografi scelti per il Prix Vois Off ad Arles, espone in Olanda e a Parigi. Nel 2013 vince il premio Euromobil durante Artefiera Bologna e partecipa alla Biennale Giovani Monza. Vive e lavora a Firenze.

a cura di Alessandro Pace


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Stramusica

Il loft

Mettetevi comodi e godetevi il panorama I migliori dischi del 2013, fino ad oggi - DAVID BOWIE / THE NEXT DAY: un grande disco da un grandissimo Bowie. Come livello d’ispirazione siamo tranquillamente ai livelli di uno Station To Station; DAFT PUNK / RANDOM ACCESS MEMORIES: l’album che ha scombussolato il mondo della dance. Doveva essere l’estate del drop e invece è l’estate in cui l’elettronica non è più così cool; CONNY PLANK / WHO’S THAT MAN: “Quell’uomo” era quel produttore senza il quale probabilmente non sarebbe mai esistito quello che noi oggi chiamiamo kraut rock. Finalmente un omaggio che fa luce sul suo ruolo fondamentale; TEHO TEARDO, BLIXA BARGELD / STILL SMILING: ne abbiamo già parlato. Il disco “italiano” dell’anno e uno dei migliori tout court; SANTO NIENTE / MARE TRANQUILLITATIS: non facciamo i finti modesti; BASSEKOU KOUYATE’ + NGONI BA / JAMA KO: l’Africa che ti travolge, un disco fondamentale da un Mali tormentato dalla guerra e a rischio di silenziamento fondamentalista; UNKNOWN MORTAL ORCHESTRA / II: registrazione low fi, ma estrema perizia tecnica, strano connubio. Pop con venature soul confezionato in maniera volutamente sciatta. Molto, molto bello; THE KNIFE / SHAKING THE HABITUAL: disco colossale, che sintetizza gli umori dell’anno. Africa, elettronica, kraut rock, impro, dance. Umano e non umano, ma alla fine umanissimo; KURT VILE / WALKING ON A PRETTY DAZE: lo slacker di oggi. Non può mancare il disco da ascoltare quando si è fumati come balconi; LUMINAL / AMATORIALE ITALIA: i migliori testi possibili per una band indie che odia l’indie e allo stesso tempo riconcilia con l’indie; JULIAN LYNCH / LINES: eccentrico, composizioni ipnotiche, orientaleggianti e ripetitive e a base di strumenti acustici e fiati. Voce soave e fuori dagli schemi; NICK CAVE & THE BAD SEEDS / PUSH THE SKY AWAY: purissimo Cave e neanche una traccia che non sia ottima. Il tragico in musica è roba sua; THE BEVIS FROND / WHITE NUMBERS: il guaio di Nick Saloman è aver esordito nel periodo meno adatto per uno con le sue caratteristiche. Per il resto è uno dei grandi rocker dagli anni ottanta a oggi; DISCLOSURE / SETTLE: il disco house che ha senso anche sulla lunga distanza dell’album. Strano ma succede molto più spesso di quanto non si pensi; IASOS / CELESTIAL SOUL PORTRAIT: un capolavoro ambient del ‘75 riemerso dal nulla. // Umberto Palazzo

lo scantinato

Microchiacchiere in una stanza senza finestre / Johnny Mox Avete mai visto un bombardiere schiantarsi dentro una acquasantiera? E un confessionale che prende fuoco per autocombustione? Di notte un prete viene a soffocarvi gravando sul vostro debole torace addormentato? Ricordatevi sempre e comunque: fai come prete dice e non come prete fa. Ecco a voi il reverendo Johnny Mox! Qual è stata la prima cosa che hai registrato in vita tua? Rap. In italiano, alle medie col mio amico Uzza. Base fatta registrando il loop con la cassetta e replicandolo a mano ad ogni battuta. Rec+play+pause. Zoppicava tutto quanto.

ne? Numi tutelari e maestri yoga. Nomi e cognomi. Trappola! Ok sparo Rita Levi Montalcini, Schopenhauer, Henry Rollins, Beastie Boys, Blob,Terry Gilliam, mia nonna, la gente con cui suono e ho suonato, Giulia Pedrotti. Le avanguardie una volta erano i primi a farsi male. A te come sta andando? Non è più tempo di farsi male: è tempo di fare male, di essere incisivi. Quando ti ascolti allo specchio cosa pensi? Che posso fare di meglio.

Ti senti più predicatore o raccoglitore di cotone? Predico bene e razzolo male: non sogno la pelle nera ma le palle nere. Fonti di ispirazione, perdizione,ricreazio-

a cura di Michele Montagano foto Pero


Stramusica

IL GRASSO CHE COLA

shorts

Naked City / Torture Garden (Shimmy Disc, 1989) John Zorn era un sassofonista serio avant-garde jazz. Un giorno scopre i Napalm Death e pam! Impazzisce, s’innamora della brutalità e degli assurdi tempi di batteria del grindcore e parte per le strade. Chiama i colleghi Bill Frisell, Fred Frith, Wayne Horvitz e Joy Baron nonché il giapponese Yamatsuka Eye, vocalist delle cult noise band Boredoms e Hanatarash. Dopo un album omonimo in cui un po’ fanno ancora i seri i Naked City pubblicano Torture Garden, formalmente raccolta di brani dal primo più altri destinati al secondo; in pratica il loro album più importante, la storia del crossover estremo (vedi Speedfreaks). L’Estremo Oriente è ricorrente: il titolo viene da un racconto francese del 1899 in cui criticando la borghesia si finisce col parlare di torture cinesi e la grafica contiene le macabre illustrazioni ‘ero-guro’ di Suehiro Maruo. L’edizione è subito tolta dal mercato, ristampata poi nel 1991 dalla inglese Earache, label di metal estremo che tra gli altri produce anche i numi Napalm Death: si rende così il capolavoro fruibile a un pubblico di ghiotti metallari cannibali, me compreso. 42 brani in 26 minuti. Strilli di sax sclerato, cartooneschi cambi di tempo e di stile improvvisi, velocità forsennate e su tutto ciò i caricaturali vocalizzi di Yamatsuka Eye, che prende l’esempio del grindcore e ne fa un’allucinata pantomima. Terrore puro per chi pasce nei salottini jazz e ignora il mondo là fuori. Talmente convincente che il regista Michael Haneke ne inserisce un brano nella colonna sonora del suo Funny Games. Zero testi, solo fonemi. Solo i titoli potranno indicarci la via: Perfume Of A Critic’s Burning Flesh e Jazz Snob Eat Shit dovrebbero bastare. // Vanni Fabbri

Johnny Mox / We=Trouble (Musica Per Organi Caldi 2012) Tra sacro e profano, predicatore e peccatore, il nostro Johnny, al secolo Gianluca Taraborelli, si destreggia in solitaria tra blues ‘n roll, hip hop e qualsiasi suono si possa espellere vocalmente e reiterare tramite loop station, creando un calderone sonoro che sa di genio. Al suo pari solo gente eclettica e avanguardista come Above The Tree. Che il sermone abbia inizio. Amen.

La recensione che non ti aspetti

affondo

BIG ONE

Gal Costa / Recanto (Facil Brazil, 2012) “Aspetto del mondo/Aspetto di pesce-bue/Aspetto di tutto/Aspetto di ciò che già è stato/Passero celeste/ Deserto-giardino/Prosciutto”. Bahia continua a produrre visioni poetico-musicali sconcertanti. Registrato tra Rio e Salvador, composto da Caetano Veloso con il figlio Moreno e Kassin, astri dell’avanguardia tropicalista brasiliana, cantato da Gal Costa, classe 1945. Arrivederci bossa nova. Innesti di minimalissima elettronica, gocce acquatiche di pianoforte, gravi beat di snare drum. Una legnata di eleganza e parsimonia compositiva. L’intro di Neguinho potrebbe evocare Lady Gaga, invece arriva il mostro marino di Gal per costringere i nostri desideri a un perverso dance-hall. E non solo: echi di Bowie, innesti di musica concreta e cori dal Brasile più africano. Attento allo scaffale Brazil: prendi un disco e trovi un Super Hoffman. // Marco Bassi

The Beach Boys / Smile (Capitol 2011) Il disco perduto, il più grande disco non pubblicato della storia della popular music, dopo 44 anni è diventato realtà per la gioia di tutti i fanatici dei ragazzi di spiaggia e dei musicologi di tutto il mondo. Il leggendario disco dei Beach Boys, venne abbandonato nel 1967 da un Brian Wilson oramai vittima di un crollo nervoso e dell’lsd. Dopo il capolavoro assoluto Pet Sounds e Good vibrations, una sinfonia tascabile che usa una produzione che suona fantascientifica anche nel 2013, Brian inizia a lavorare su Smile. Van Dyke Parks viene reclutato per i testi che diventano ardimentosi, immagini elusive/allusive per dipingere l’epica Storia dell’America. Melodie raffinatissime, grande ispirazione generale. Per ricordarci che un sorriso può salvare le nostre anime. // Alessio Marianacci

Alternative di profondità

Aspettando quello grosso

a cura di Michele Montagano

Ventura / Ultima Necat (Africantape 2013) “Omnes feriunt, ultima necat”. Con questa frase Seneca il vecchio allude al tempo, alle ore che si susseguono fino alla morte. Dalla Svizzera i Ventura riesumano un sound del passato mai troppo sotto i riflettori (God Machine, Codeine) fondendolo a stilemi dei più vari, personalizzato in un amalgama che splende di luce propria. Pensanti, viscerali ed intensi come gli attimi in attesa della fine. Tutte feriscono, l’ultima uccide. Whirr / Distressor (Self Released 2011) Dalla California un mulinello di psichedelia e stratificazioni chitarristiche. L'inicpit del disco proietta direttamente all'interno delle proprie rabbrividenti midolla. Una raggelante, funerea botta di vita. Lo shoegaze ai tempi del come back dei My Bloody Valentine non è mai stato cosi lancinante ed introspettivo. Fuzz che ti dilaniano per intero ed un cantato che giunge per noi dall’oltretomba. Narcolessia indotta, sogni sotto pelle e malinconia amniotica.

Ascolto del mese Da Hand in The Middle / L'éducation sentimentale. Punk 'n roll sregolato, Elvis, i mariachi e tutti gli altri. Colonna sonora adatta ad un party per scimmie nella giungla. Il troppo non stroppia affatto.

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Strarte

DEGNO DI (de)nota

crampi

“Abbandonate il certo per l’incerto. Abbandonate una vita confortevole, ciò che vi viene spacciato per avvenire pieno di possibilità.” E’ un invito a tuffarsi con un triplo carpiato olimpionico dall’alta roccia del benpensiero nel ricco mare dell’inconscio, in cui la psiche parla anche il linguaggio del sogno. Lo ha scritto nel ‘22 André Breton, padre e nume del Surrealismo. Dalla poesia all’arte visiva, attraverso la psicoanalisi e la filosofia, il Surrealismo proclamò l’apertura all’altro, all’eterodosso, al folle, allo scandaloso. Fu come Ulisse che andò oltre le colonne d’Ercole, come ascoltare le sirene senza essere legati a corde, per poi scoprire che le sirene siamo noi. L’immaginazione come cifra della libertà intellettuale fu ed è costante ricerca di equilibrio in un mondo instabile, da parte di un’umanità che si scopre fragile, ma continua a corazzarsi sul ring di ogni giorno. Ed ecco spianata la strada al guizzo del pensiero, all’arzigogolo dell’immaginario, all’urlo dell’animo tormentato che diventa parola, o segno. Negli anni ’50-‘70, la fotografa Diane Arbus, ispiratrice di due delle scene più inquietanti di Shining, fece scandalo. Fu amica e fotografa dei freak, di coloro che avendo diversità fisiche venivano emarginati dalla classe sociale perbenista a cui lei apparteneva. Fu anche bravissima a cogliere le espressioni deformanti di bei faccini, come se solo lei potesse rivelarne, con la fotografia, il lato freak. Perchè siamo tutti portatori di un lato oscuro, di un dramma deformante. La Arbus stessa fu consumata dal proprio dramma interiore, ma seppe anche fare le valigie e abbandonare convenzioni e marito, bon ton e merletti e sperimentare la marginalità. Negli anni in cui l’America proponeva i modelli femminili della casalinga perfetta, la sua arte fu come un frullatore senza sicura che ha sminuzzato a sangue le convenzionalità reprimenti, fu un reale, intenso e totale partire per le strade, nel senso liberatorio che intendeva Breton. // Emanuela De Notariis

Opera: Gangnam Style Artista: Ai Weiwei Anno: 2013 Dove: Youtube. Si è tanto parlato delle vicende del celebre “Artivista” cinese che usa arte e social network per denunciare le ingiustizie del proprio paese. La sua storia in breve: 2006, il Blog di Ai Weiwei viene censurato per opposizione al regime. 2011, il suo studio a Pechino viene raso al suolo dalle ruspe del governo cinese. Viene poi recluso per 81 giorni durante i quali non si sono avute notizie sulla sua sorte. Dopo la scarcerazione resta in regime di libertà a raggio ridotto. Su di lui il film di Alison Klayman Ai Weiwei: Never Sorry candidato agli Oscar. Protagonista dell’ultima Biennale di Venezia con una riproduzione della sua prigionia da spiare attraverso le fessure di 6 enormi stanze di ferro. L’uomo che lotta e sogna per una Cina libera lo trovi anche su Youtube intento a ballare il Gangnam Style sventolando un paio di manette. L’icona mondiale della libertà di espressione alle prese con la canzone simbolo del nulla assoluto che per questa volta sembra quasi avere un senso. // Jukuki

Arte, defibrillatori e contraerea

Itinerari d’arte per sociopatici

lapislazzuli

Fotografia ed altre gemme preziose Le fotografie di Les Krims sono storie fitte fitte di umore nerissimo. Il suo libro più noto è Fictcryptokrimsographs, dove fict sta per Fiction e cioè la messa in scena di set costruiti di cui LK è il precursore. Ama Guy Bourdin e Duane Michals e si vede, insegna fotografia a Buffalo e Cindy Sherman è la sua allieva più illustre. I suoi diavoli: la fotografia sociale, l’ipocrisia per bene della sinistra americana, i miti della ragione e della religione, i tabù, il politically correct. LK dissacra il concetto del Bello sporcando le stanze di urina fumante (Pissing Portraits), trasforma le strade nelle scene di un crimine senza cadavere (The incredible case of Stack O’Wheat murders), ride di Dio con i suoi miracoli grotteschi e ci narra spesso delle sue interessanti fantasie erotiche. Prima modella fu la madre, con cui ha vissuto per 23 anni e a cui LK ha dedicato Making chicken soup: il potere curativo della zuppa di pollo e della fotografia sociale nelle mani sante di Sally Krims che ne mostra gli ingredienti con sorriso pubblicitario. I titoli/didascalia sono fondamentali in quelle che lui chiama Candid Pictures perché rendono ancora più evidente la crudeltà della sua satira. Abbandonate tutto e partite per le strade, ma fatelo nudi e indossate la vostra maschera peggiore (se volete, ve la faccio io all’uncinetto). // Giovanna Eliantonio


Stralibri

sidecÀr

mandibola

cattivi maestri

Dall’altra sponda, Alexander I. Herzen (Ortica edizioni, 2011)“Quanto era in mio potere era di disubbidire, e ho disubbidito.L’uomo contemporaneo mi riempie di stupore: che indifferenza, che idee limitate, che assenza di passione e d’indignazione, che debolezza di pensiero: con quanta rapidità si consumano e si raffreddano in lui l’entusiasmo, l’energia, la fede nella propria causa! Se siete soddisfatti del vecchio mondo, cercate di conservarvelo; è molto decrepito e non resisterà a lungo…” Queste erano le parole che Alexander Herzen scriveva nel 1850, dopo essere stato arrestato e esiliato dal regime zarista con l’accusa di essere un libero pensatore molto pericoloso per la società. In questo bel saggio sulla libertà e il libero pensiero Herzen riflette sul valore dell’educazione e dei falsi ideali inculcati ai cittadini dall’autorità, definendoli senza mezzi termini come pericolosissimo veleno. Questo signore barbuto vissuto nell’ottocento ha scontato con la fame, l’allontanamento e il freddo il suo grido di dissenso, oggi a chi rema controcorrente viene appioppato lo scherno, nel migliore dei casi, ma la storia dà ragione a chi la canta alle oppressioni e al pregiudizio. Brucia la verità. // Mascia di Marco

Ritratti del desiderio, Massimo Recalcati (Raffaello Cortina, 2012) La terrificante vulnerabilità che l’essere liberi comporta, ce la racconta Dostoevskij nei Karamazov. Ma di cosa parliamo quando parliamo di libertà? Lacan si chiede: qual è la sola colpa imperdonabile che posso commettere nella mia vita? Non agire conformemente al mio desiderio, si risponde. L’unica forma di peccato è indietreggiare rispetto al proprio desiderio, che è tutt’altro che un atto di volontà: è perdita di padronanza, vertigine, scivolamento, inciampo, perturbazione dell’Io e di tutte le sue convinzioni consolidate. E senza garanzia d’approdo. Voglio saperlo quello che l’Es mi dice? E una volta che lo so, che cosa ne faccio? La parola responsabilità presuppone la domanda: cosa ne hai fatto del tuo desiderio, ovvero della tua vocazione? La responsabilità è dire sì al Wunsch che ci abita. Il desiderio, si sa, ha sempre a che fare con le stelle, stanno dentro la parola: sidera, stelle. Luci che sono lontane, volerle tirar giù, farle vicine, portarle a terra, toccarle con le mani, incarnarle. Così non saranno più remote e incorruttibili, ma fragili e mortali. // Francesca Bonafini

Il vagabondo delle stelle, Jack London (Adelphi, 2004) Il tema del viaggio è una di quelle porte enormi, attraverso le quali da Marco Polo in poi, sono passati in tanti (ultimo, fresco di stampa, Sandro Veronesi, che definisce il viaggio come una lezione di danza impartita da Dio). Un libro che ha segnato l’immaginario di almeno tre generazioni, è On The Road di Jack Kerouac. Pochi sanno che Jack London ha anticipato di mezzo secolo la bibbia della Beat Generation con una raccolta chiamata La strada. Ma se dovessi scegliere il miglior libro sulla voglia di evadere e di ricercare la libertà, io sceglierei, sempre dell’anticipatore Jack London, Il vagabondo delle stelle. Si parte dalla situazione opposta: un carcere in cui la mancanza di movimento è totale. Il protagonista non solo è in una cella d’isolamento, gli vengono anche inflitti dieci giorni di camicia di forza. Legato su un letto senza potere fare nessun tipo di movimento, in attesa della morte o della follia. La forza per scappare, arriva grazie al ricordo di tante vite precedenti. E la mente umana vola via tra le stelle. // Alessio Romano

Guida tu, io sto leggendo

I nutrimenti di Bonnie

Appunti per vecchi sporcaccioni

BOOkkAKE

Tutto quello che Pornotube non è ancora riuscito a spiegarvi Sonetti sopra i XVI modi, Pietro Aretino (Salerno Editrice, 2006) Di tutti disse mal fuor che di Cristo, scusandosi col dir “non lo conosco”. Lo spirito affilato di Pietro Aretino salta fuori dal suo epitaffio. Di umili origini aretine, con i suoi scritti appoggiò sempre il Papa azzeccato e riuscì a districarsi tra i giochi di potere della corte papale di inizio 1500, almeno fino a quando, inviso a Clemente VII, non venne cacciato da Roma. I suoi scritti politici erano bombe che distruggevano carriere a dame, cavalieri e cardinali. Non fu da meno la sua lubricità tanto che nella Storia della Letteratura Erotica di Sarane Alexandrian ha un capitolo tutto per sé. Scrisse centinaia di pagine licenziose che intrattennero le più alte sfere pietrine. La sua fissazione per la mona era leggendaria.

E la celebrò con eleganza nei Sonetti sopra i XVI modi, dove i sedici modi sono altrettante posizioni per giuochi sessuali preferibilmente tra adulteri. L’elegante edizione di Salerno Editrice, curata da Giovanni Aquilecchia, è l’unica gioiosamente completa. Al fianco di ogni sonetto appare una xilografia di Giulio Romano, amico dell’Aretino, esplicita ma mai volgare. Un agguerrito apparato di note chiarisce la sequenza di giochi di parole cinquecenteschi di natura sessuale che fanno il sapore dell’opera. Il compositore Michael Nyman ha tratto da questo libello un’opera musicale che non manca di fascino e inquietante bellezza, dove il dionisaco si fonde con grazia all’apollineo. Pietro Aretino morì a tavola, stroncato da un colpo apoplettico, causato da un eccesso di riso. // Marco Taddei

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Straintervista

nicoz balboa

Trino-epitetica / Suunarivistica / Bonaebravesca Ti piace il fuoco? Adesso con sto caldo non lo so, ti rispondo a dicembre Illustrazioni e tatuaggio in origine erano mondi molto distanti, poi con il passare degli anni si sono avvicinati. Cos’è che unisce questi due mondi adesso, che prima non c’era? Erano distanti? Il disegno, le correnti artistiche vanno per onde e tutto ci si bagna un po’. Le pin-up degli anni 50 tatuate sui marinai non sono cosi’ diverse dalle pin-up dell’illustrazione di quel periodo. Certo è che lo sguardo che si porta sul tattoo in questi anni è cambiato e ormai i disegni sulla pelle sono un’espressione “artistica” a tutto tondo. Quanto si capisce delle persone dai tatuaggi che ti richiedono? Tutto e niente, cioè si capisce una parte di loro, quello che magari vogliono raccontare con quell’immagine. Poi quelle persone si frequentano per un po’ di ore, ma spesso non si sa altro della loro vita. Cosa c’è in fondo all’oceano che non è stato ancora avvistato? Le sirene! Se ti dicessero che è legale sposare animali, con quale ti sposeresti? Non mi sposerei mai (più) né con umani e tantomeno animali neanche se arrivasse l’uomo tigre in persona (oddio, quasi quasi con l’uomo tigre...) Hai fatto moltissime mostre tra l’Europa e l’America, in quale città i tuoi lavori “vivono” meglio? I miei lavori vivono meglio con le persone che li scelgono (sulla pelle o suoi muri di casa loro) Come nasce la tua passione per l’illustrazione? Ricordi le circostanze esatte? Sì era il lontano 1991, era un pomeriggio piovoso e alla radio passavano una canzone dei... ahaha! No scherzo non lo so. Mi è sempre piaciuto disegnare, il resto non lo so. Ho qui un seghetto ben affilato ed un genio della lampada a cui è rimasto un desiderio da esaudire. Con cosa baratteresti le tue mani? Boh non baratterei le mie mani con niente di niente. Qual è il tuo rapporto con il campari? Buono direi, mi ha telefonato ieri e oggi gli ho mandato un messaggio con whatsapp. Se un prete volesse farsi tatuare da te che soggetto gli consiglieresti? San Giorgio Vorrei farmi tatuare Falkor sull’avambraccio. Cosa ne pensi del mio proposito? Ci sto! Lo adoro! Va bene le illustrazioni, vanno bene i tatuaggi, ma parlami ora dei comics, che sono stati il tuo primo amore. Cosa ti è rimasto nel cuore del mondo delle fanzine? Tanto tanto amore, ora disseto questa voglia di autoproduzione con blog e


Straintervista

blogghetti disegnati a destra e a manca. A cosa devo pensare per non dormire la notte? Alla morte certa che arriverà prima o poi Se potessi moltiplicare all’infinito un oggetto quale sceglieresti? L’anguria. È un oggetto? La creatività e la bellezza sono lobotomizzate da un mondo saturo di immagini e rappresentazioni. C’è qualcosa che si può fare per salvarle? Insegnare ai bambini (o a chi vuole ascoltare) il senso critico. E questo proposito: il genere umano ha più bisogno di poeti, ingegneri elettronici o cos’altro? Di persone coscienti e che si preoccupano di chi e cosa hanno in torno Alla fine la domanda simpatica: mi suggerisci tre nomi da scoprire? Illustratori, mistici, visionari, quelli che vuoi... Allora: di certo Marco About Bevivino, Irene Rinaldi, Anna Tufano, Viola Von Hell, Lorenzo Lupano (sono 5!)

Intervista a cura di Marco Taddei

Pic by Mina Dumbo Totoro

Mini bio

Nicoz Balboa, è nata a Roma. Nel ‘96 inizia ad autoprodurre diverse fanzines tra cui: Catholic Girls o CaccaPiscia. Partecipa a mostre collettive a Milano, Roma, Londra, Berlino, Los Angeles, New York. Ha all’attivo mostre personali a Parigi (alla Toast Gallery e alla Tribal Act Gallery), Berlino presso Cell63 Gallery e a Bari presso Fabrica Fluxus. Pubblica e ha pubblicato su: Rugged, KULT magazine, Stripburger, RockStar, LookDeBook, Target Magazine, XL di Repubblica. Ha realizzato un cartone animato della durata di 2minuti con il gruppo francese Le dernier Cri per il film les religions sauvages. Ama cucire e stare con la sua bambina Mina.

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Nicoz Balboa per STRA / 02 / Agosto 2013


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Strafilm

cinebrivido

SERIE Z

Far East

Pacific Rim (Guillermo del Toro, 2013) In un prossimo futuro l’umanità è attaccata da mastodontici mostri provenienti dal fondo del mare: i Kaiju. Per difendere la terra la Pan Pacific Defense Corp crea i robot giganti Jaeger manovrabili ognuno da più piloti mediante interconnessioni mentali. Raleigh Becket sopravvive a una battaglia ma perde il fratello con cui comandava un di questi robot; decide di ritirarsi ma cinque anni dopo viene richiamato per una missione definitiva il cui obiettivo è chiudere il varco al centro dell’oceano da cui arrivano i mostruosi invasori. Guillermo del Toro, regista di Hellboy e Il labirinto del fauno, inscena una storia che pesca a piene mani dall’immaginario degli anime giapponesi con robottoni e mostri che, come succedeva negli incontri di catch di una volta, se le danno di santa ragione. Il film i vecchi robot Mazinga, Goldrake o Gundam portandoli al giorno d’oggi come aveva già fatto l’anime Neon Genesis Evangelion (omaggiato continuamente in tutto il film). Era una vita che aspettavamo un film così: con un concept anni 70/80 con effetti speciali e costi del cinema hollywoodiano di oggi! // Francesco Chiatante

2019 Dopo la caduta di New York (Sergio Martino, Italia 1983) On the road of nonsense. 1 anno prima che Canà allenasse la Longobarda, Sergio Martino rifece Mad Max 2 regalandoci una distopia marcata Medusa pre-Silvio. C’erano una volta l’Apocalisse e Mike Sopkiw che, uscito di galera, recitava per pagarsi una moto. Nel film Sopkiw combatte all’ultimo sangue per un pugno di gettoni di carta che gli danno il permesso di uccidere e per una donna baritonale abile a scorgere i “siborg”. Poco dopo S. uccide camperisti intossicati dal bagnodoccia, viene contuso da un fotomontaggio e finisce impelagato nella ricerca dell’ultima donna fertile. Capo dell’operazione è il Dracula di Fracchia, che ora è Presidente USA e vive in un congelatore insieme a Miss Italia 77. Tra gli altri ci sono anche l’uomo dalla protesi più lunga del mondo e un nano dal labiale italiano. “Tuseiunammerda!”, afferma il nano poco prima di morire e 2 anni dopo, in Mad Max 3, vi sarà ancora un nano italiano. Nel dopobomba tutti i nani sono italiani o sono tutti gli italiani a essere nani? A Reteitalia l’ardua sentenza. Distribuzione DVD: GeneralVideo // Luigi Di Felice

Mindgame (Masaaki Yuasa, Giappone 2004) Se ti sparassero e avessi la possibilità di tornare in vita che cosa faresti e come vivresti? E’ la domanda che si fa Nishi 20enne protagonista di MindGame. Innamorato da sempre dell’amica d’infanzia Myon, insoddisfatto della vita ha la “fortuna” di essere ucciso da un mafioso durante una rapina e convincere Dio della sua determinazione a tornare. Cambierà completamente raggiungendo la felicità e trascinando chi ama verso la luce della libertà, attraverso l’oscurità della pancia di una balena. Questo film d’animazione realizzato in tecniche miste è uno degli esperimenti più assurdi che io abbia mai visto. Unico eccessivo ed assolutamente geniale, sono gli unici aggettivi che possono descriverlo. Tratto dall’omonimo manga di Robin Nishi e prodotto dallo Studio 4°C, il film è realizzato con stili diversi, fondendo disegni tradizionali e riprese live, CGI, disegni infantili e super-deformed. Geniale in MindGame è la rappresentazione di Dio: un essere multiforme, in continua evoluzione Tra violenza più cruda e poetica introspezione, Yuasa dà vita a un lavoro indefinibile e visionario. Da vedere subito! // Daniele Manga-Man Lucinato

Il cinema visto al cinema

Il fondo del barile

L'urlo che terrorizza l'Occidente

Terra Incognita Là dove si spingono solo i veri cinesploratori

Disappearing Landscape (Vladimir Todorovic, 2013, 70 min.) I protagonisti di questo film sono alcuni immigrati che hanno abbandonato il proprio paese e si sono lasciati tutto alle spalle per recarsi in luoghi lontani alla ricerca del posto ideale in cui vivere. Nato come progetto sperimentale questo film contiene 3 storie distinte, collegate dall’intenzione di analizzare la relazione fra l’uomo e il paesaggio in cui vive. La prima parte, ambientata in Serbia, dove un uomo ritorna nel proprio paese dopo essere stato all’estero per 10 anni, ci viene mostrata come un flusso di ricordi di un luogo d’infanzia che dopo anni di assenza appare molto diverso agli occhi del protagonista. Nella seconda parte, ambientata a Singapore, una giovane coppia cammina attraverso una città, esplorando

le zone dove gli edifici e le fabbriche si intersecano con la natura modificando il paesaggio; un po’ spaesati, cercano un modo per ambientarsi in un luogo a loro estraneo. Nell’ultima parte, ambientata in Spagna, vediamo un’altra coppia che cerca di dimenticare le difficoltà lavorative facendo una gita in campagna e come dei semplici turisti non cercano realmente di interagire con il paesaggio ma lo osservano passivamente. In realtà, nonostante alcune differenze, tutti i personaggi di questo film sono semplici osservatori di un ambiente in continuo mutamento, si perdono in esso e soffrono per la mancanza di un senso di appartenenza al luogo in cui vivono, sia esso un luogo distante da casa o una casa ormai molto diversa da come era un tempo. // Alessandro di Pasquale


Strafumetto

CHINA & MARTIRI

BENEDIZIONI

Il sogno dell’Elefante, Yan Cong (Canicola 2012) “Di questo fumetto non c’ho capito un cazzo”. E con questa affermazione la mia scommessa con l’uomo basettato è vinta. Perché si fa presto a parlare di surrealismo, di anarchia e di delirio, visto che, quando si tratta di andare alla ciccia delle cose, quello che conta davvero è... boh! Tutto ciò è divertentissimo. Cosa ci impone di mangiare, bere, cagare (non necessariamente in quest’ordine) se poi tutto si risolve in una vita più noiosa di un’intervista a un calciatore? Di cosa stiamo parlando. Di vita? Di morte? D’arte? Di fumetto? Che ci frega. Il trucco è lasciarsi andare facendosi cullare dal cinese Yan Cong che, nel suo Il sogno dell’elefante edito da Canicola, sviluppa le vicende di Harry Tot e dei suoi piccoli amici in brevi episodi autoconclusivi che, con uno stile figurativo saturo di spasmodica innocenza, straziano, dilatano, solleticano le cervella del lettore. Ha davvero senso cercare una direzione quando sei disperso in un flusso di larvale (in)coscienza, talmente confortevole da riuscire a farti gioire ad ogni pagina? Non lo sapremo mai. Per fortuna, aggiungo io. Così prendiamo quello che ci capita e ci fidiamo. Tante domande in così poco spazio... concludiamo con una dovrebbe tranquillizzarci: che ne dici di una partita a Snow Bros? Dai, vatti a far cambiare uno Yuan. // Fabio di Campli

Museruola Edizioni, con la parola Edizioni barrata, è un progetto nomade che più nomade non si può, perché raccoglie in pieno la tendenza al nomadismo che hanno le immagini, la facoltà di viaggiare nella memoria, di crescere nel ricordo, di trasformarsi in idee nella coscienza liberandosi da ogni appartenenza. Lo fa spogliandosi di tutti gli orpelli a cui l’editoria d’arte negli ultimi anni ci ha abituato: le pesanti brossure, le carte patinate, le distribuzioni per masse elitarie, per velocizzare la circolazione e la contaminazione di idee e saziare la fame di storie. Museruola è un progetto di Ruggero Asnago, in arte ruGGGe, ramingo artista milanese, che fotocopia negli internet point delle città che attraversa, fogli A3 progettati dai più importanti artisti, illustratori, street artist, fotografi italiani ed internazionali. Solo 30 copie per ogni autore, numerate e timbrate fino a riempire una magica scatola da scarpe. Via via che le copie vengono acquistate, i vuoti che si creano nella scatola vengono riempiti con i pieghevoli di un altro autore. Perché è sempre meglio, quando si viaggia, essere il più leggeri possibile. Il dispiegamento di un A3 è solo l’incipit di un racconto tascabile, le basiche regole del gioco di chiari/scuri in cui l’artista si deve cimentare, per trasformare il limite del contenitore in risorsa per il contenuto: si può giocare con pieni e vuoti, bianco, nero e gradazioni di grigio, poi la palla passa a ruGGGE... aumentare il contrasto, 10% 15% rischioso 90%, dito sul bottone, copiacopiacopia, piega, numera, timbra, per trenta volte, ma ad ogni partita messaggi e linguaggi in continua evoluzione diventano il viaggio. Trovate tutte le info e tutti gli autori che hanno abitato la scatola di ruGGGe sul blog di Museruola: museruolaedizioni.blogspot.it // Nicola Alessandrini e Lisa Gelli

Indagini su quel sommo sacrificio che è la graphic novel

RONCISVALLE

In fumetteria con Durlindana in mano Il Burattinaio delle Alpi, Paolo Cossi (Hazard Edizioni, 2013) Euro 0.00 Il prezzo non è sbagliato: il volume, brossurato 128 pag, è proprio gratuito. Lo richiedi alla Hazard e paghi solo € 3,50 per le spese di spedizione, oppure ordini un altro volume (la Hazard ne ha di parecchio belli!) e Il Burattinaio non lo paghi. Paolo Cossi, 33 anni, bravo, prolifico e già vincitore di diversi premi, illustra con delicatezza in bianco, nero e tanti grigi morbidi e acquarellati, la storia di Lucia che, insoddisfatta da tutto ciò che rende insoddisfatta una persona che riesca ancor oggi a essere sensibile e intelligente, prende e parte abbandonando tutto e tutti e trovando alfine la strada e quindi se stessa. Questo volume è uno degli esiti del progetto E.CH.I. (cerca su google) e se è da un po’ che non vai in montagna, ti fa venire una voglia pazzesca di tornarci. Un po’ come fa Lucia, che grazie all’incontro con un vecchio burattinaio bellissimo, dolce e pieno di storie da raccontare, inizia una ricerca che la porterà a riconoscersi, ad accettarsi e a una pienezza di vita possibile solo dopo il rifiuto di falsità e imposizioni “sociali”. Certo, è una storia e quindi tutto s’incastra alla perfezione, nella realtà la scelta di Lucia sarebbe terribilmente difficile, se non impossibile. Le splendide tavole dell’autore ti aiutano ad entrare in un mondo antico e dimenticato, ma che da qualche parte ancora c’è. Infine: interessanti anche prefazioni e postfazioni, una volta tanto. // Orlando Furioso

Illustratori in odore di santità

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Stravizio

abraCantabria

L´antipasto

“Stessa spiaggia, stesso mare” G.Paoli. Ci sono strade che si devono percorrere e strade che è meglio evitare. Uscire per fare una passeggiata spesso si rivela una piccola avventura da assaporare con gusto in una manciata di ore. Non sempre facciamo caso mentre calpestiamo la strada alla molteplicità di colori, profumi e suoni, perciò è bene scegliere le strade giuste anche quando usciamo solo per distrarci e non pensare a niente e fregarcene di dove andiamo. Oggi ho ponderato per bene e sono uscito per le strade di Little Italy, senza sapere perché, dato che a volte è meglio non sapere perchè si fanno certe cose. L’asfalto portava alle ginocchia un gioioso tepore di circa 49 gradi e mezzo ma in fin dei conti era piacevole farsi due passi nella canicola: soffrire e trovare una ricompensa alla sofferenza. La sete c’era, la fame pure e questo mi sembrava sufficiente per squagliare le suole sul quell’affascinante manto nero. All’angolo tra Baxter Street. e Grand Street una piccola folla aspettava in fila disordinata cibo steso da braccia tatuate dal finestrino di un furgone anni 50, di quelli che si vedono nei film di Ufo che vogliono attaccare l’inattacabile civiltà americana. Al liquor store lì vicino mi compro la mia Ipa fresca e agrumata e mi piazzo nella calca insieme a quei corpi bagnaticci ed affamati. A metà della mia birra, ho tra le mani un fantastico panino scaccia-panico con melanzane stufate, basilico, uvetta candita, ricotta di bufala e fiocchetti di ‘nduja. Ero uscito solo perché non avevo nulla da fare. I miei sogni si erano allontanati a bere qualcosa. Se questa estate non puoi o non vuoi andare al mare, guardati in giro, ci sono delle bellissime spiagge asfaltate. // Riccardo Ferrante

Alieno, globale e locale, facinoroso nella sua essenza e rivoluzionario, perché invade le strade. E’ il cibo di strada. In Italia tanti i luoghi complici che lo accolgono, spesso uteri urbani, a volte angoli reconditi di bucoliche contrade. Il cibo di strada è anticipatore blasonato del fast-food attuale. Anticipatore sì, ma solo per la felicità di poter bighellonare con un caldo cartoccio per strada. A prima vista rozzo ma profumato, il cibo di strada ha spesso colori caldi che saziano l’anima ancor prima dello stomaco. Tutto ciò di frequente è sotto il naso, e il viaggiatore attento, al ritorno da un viaggio, riuscirà a rammentare luoghi come Firenze più per il sublime Panino con il Lampredotto (celebrato dal film Amici Miei) che per l’overdose di arte. A Napoli, dove ha aperto il primo fast-food dell’orbe terracqueo, il famoso Vaco ‘e Press (vado di fretta) uno dei primi spacciatori della pizza a libretto, il cibo di strada assolve un compito importante: quello di chiuditivo (altro che aperitivo!) per saltare un pranzo completo. Non da meno Palermo, dove il Pani câ Meusa (panino con la milza) fa marameo al colesterolo. Uscite e mangiate, al diavolo l’etichetta, sbrodolatevi d’olio, tingetevi la faccia col pomodoro, e i resti per strada faranno felici i piccioni o altre creature urbane... E se vi manca il dolce, un salto in piazza del popolo a Ascoli Piceno, logicamente con un bel conetto di crema fritta. // Fabio Riccio

Di vizi, vini, crapule e bordelli

GASTROPEDIA Panino Scaccia Panico

Ingredienti (per una persona) Pane: 2 fette di dimensioni generose / melanzana: 1 piccola / uva sultanina: 1 pugno / ricotta: 2 cucchiai abbondanti / 3 grandi foglie di basilico / ‘Nduja: 4 fette a seconda della tua magnanimità Preparazione Prendete le fette di pane e fatele tostare nel forno, fuznione grill. Lavate la melanzana, tagliatela a cubetti, fatela appassire in una padella con olio caldo uvetta e basilico per circa 8 minuti. Non deve sfaldarsi troppo. Nel frattempo il pane sarà pronto e potete iniziare a comporre il panino. Sulla fetta di pane ponete le melanzane spadellate uvetta e basilico (con il cucchiaio raccogliete tutto quello che rimane nella padella compreso il sughetto), adagiate le fette di ‘nduja, la ricotta e con l’altra fetta di pane chiudete il panino con una leggera pressione. // RF

Gradisce un assaggino?

PSICOCUCINA Mens sana in corpore sazio

Cara Eminenza sono un astrofisica. Non ho mai creduto in nulla che non potesse essere misurato in parsec. Ultimamente sono morta. Ha qualche ricetta da consigliare a chi nell’aldilà e non vuol stare con le mani in mano. MH Mia nonna Argo, che Iddio l’abbia in broda, diceva che una volta morta avrebbe passato l’eternità a cucinare metanfetamine per i cherubini. Potresti seguire gli stessi propositi se non fosse che la D.E.A. celeste sia parecchio intransigente e finiresti a lavare piedi ai vescovi per eoni. Sfornerai perciò dolciumi in aeternum et ultra. Per preparare il prelibato Can di Stelle, prendi un cagnello barzotto di almeno mezzo parsec dalla beccheria di Pavlov sulle rive del Hoàn Kiếm e iscrivilo in palestra finchè sprigioni la tipica fragranza di cagnusso. Adagialo quindi in teglia e farciscilo con Pan degli Angeli e zucchero di cagna. Arrotola la bestia, spennellala col suo stesso sebo e cuocila in forno giusto il tempo di leggerti Собачье Сердце in lingua. Adesso puoi estrarre il rollè e tagliarlo a fette spesse. Fallo assaggiare al capo, che magari si addolcisce un po’. // L’Eminente


Neftali e figli

NEFTALì

sms dall´Inferno

A causa di una scaramuccia d’amore ebbi un figlio. Lo abbandonai lestamente sul ciglio di una strada di montagna. La madre l’affidai ad un sanatorio e mi trovai in men che non si dica libero di qualsiasi imprevisto nodo parentale. Era il 1932. Ad una settimana di distanza, per uno spiacevole ghiribizzo del cuore, mi ritrovai a ripercorrere quella stradina. Nell’esatto posto dove lasciai il fardello trovai un germoglio. Il bimbo si era trasformato. In quella forma mi parve meno minaccioso, anzi del tutto fragile. Iniziai ad aver cura di quel germoglio. Regolarmente ogni mattina, in faccia alla fatica, portavo una piccola sporta d’acqua che riversavo a gocce sulla pianticella. Divenne ben presto qualcosa di più resistente. Un arbusto. E poi un albero. Quell’albero l’accudivo. Gli toglievo dalla corteccia i parassiti a mani nude. Detergevo ogni fogliolina in modo che splendesse come un barbaglio di luna. Diedi un nome a quell’albero, che era un melo, lo chiamai Andrè. Lo facevo crescere con affetto. Gli leggevo gli aforismi di Emile Cioran per renderlo sano e schietto. Pronto ad incassare i torti della vita ma anche abbastanza elastico da metabolizzarli. Siamo fatti di morte, ad essa dobbiamo tutto, è il sugo della vita e senza di lei non avremmo goduria. Questa era la semplice lezione che volevo tramettere ad Andrè . Ma lui niente, si auto-condannava, lusingava la morte cedendo alle malattie come se volesse con il disfacimento cominciare un ballo che l’avrebbe portato a certa fine. Ogni giorno lo tiravo fuori dai guai. Povero ragazzo mio. Io avevo uno spirito introverso che non mi faceva fiatare e lui taceva non perché fosse un vegetale, muto per Natura, ma perché una cieca cocciutaggine lo scherniva nei miei confronti. Ma a volte nei nostri lunghi silenzi io potevo toccare un po’ di affetto, un’empatia per lo meno che mi dava un barlume di pace. A settembre il melo buttò i frutti. Andrè piegò un braccio e mi porse il più bel pomo che avesse sui rami. Un regalo, forse. In me scattò qualcosa e non l’accettai. Ai monti non tornai mai più: abbandonai mio figlio per la seconda volta. E oggi vago fiero con la mia stramaledetta libertà attorno al collo. Consiglio del mese: perdi una partita a calcio balilla, a carte, a bocce e festeggia come se non ci fosse un domani. // Marco Taddei

'Nhp. Pure Bologna si è ammutolita. Hai fatto la valigia a orologeria?! Io lascio anche quella e non so dove ma vado, vuota. Spero

Confondersi tutto d’un pezzo

L’ovvio di petto in 160 caratteri

che l'estate voglia farsi ingravidare.' Eva Laudazi, poetessa e ingegnere

Lo spigolo della scienza Il mal di testa della sapienza

“Addio ragazzi, non mi rivedrete mai più!” e così, gettando via la maglia della divisa iniziò la grande corsa verso l’ignoto di Kaled Asri portiere titolare dei Tigers Club di Philadelpia. Ci racconta Immanuel Calvo, terzino italo argentino e suo compagno di squadra: “Disputavamo una partita di beneficenza contro una formazione asiatica in India quando sul finale del match viene fischiato un rigore in favore degli avversari. Eravamo sullo 0 a 0. Era un amichevole ma nessuno ci stava a perdere. Ho visto Kaled molto concentrato. Un secondo dopo, il tiro. Uno slancio felino fu la pronta risposta del nostro portiere, che con una spettacolare parata zittiva la curva avversaria.“ Prosegue Immanuel: “Il pallone prese un effetto veramente assurdo e finì ad alcuni metri dalla linea di porta ma mentre Kaled esultava provocatoriamente verso la tifoseria avversaria questo tornò indietro e finì in goal! Incredibile.” Kaled Asri detto il Gatto della Malesia rimase impietrito dalla vergogna. Insulti iniziarono a piovere dagli spalti. E’ a quel punto che credo sia successo qualcosa.” E successe. Da quella sera di quasi 2 anni fa Kaled Asri inizia una folle corsa senza meta nè senso, dormendo sui bordi delle strade e cibandosi con quello che trova praticamente senza fermarsi mai. Ma cosa è accaduto? Ascoltiamo il parere di Amedeo Attanasi, docente di psicologia all’università di Bari Vecchia: “La Vergogna è un sentimento che accompagna l’auto-valutazione di un fallimento globale nel rispetto delle regole, scopi o modelli di condotta condivisi con gli altri. Le reazioni variano da individuo a individuo e nel caso dell'Asri il soggetto era particolarmente sensibile.” // Frankie Berardi

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Straweb

bloggario

evviva la draga

Era il 1925 e un gruppo di giovani di belle speranze e brutte maniere si raccoglieva attorno ad un tavolo lercio come la vita, al 54 di Rue Du Chateau. E quando gli argomenti di discussione iniziavano a scemare, e i bicchieri sul tavolo ad aumentare, si mettevano a giocare a qualcosa. Una sera, il Caso, per gioco, colpì talmente forte che ci scappò fuori un Cadavere Squisito. Qualche tempo dopo, è arrivato tumblr, e a quanto pare la festa a Rue du Chateau non era ancora finita. cadaverexquisite.tumblr.com

“Se mi abbandoni ricordati di comprarmi della tela da tessere e magari qualche birra ghiacciata da bere.” Forse sarebbero potute essere queste le parole di Penelope prima di essere abbandonata per più di vent’anni da Ulisse per il suo lungo viaggio tra talloni doloranti e cavalli in legno massello in quel di Troia. La povera Penelope, costretta dall’urgenza di tenere a bada i Proci, a fare e disfare tele su tele, ha ispirato la giovane Tatiana Blass per la sua mastodontica installazione intitolata appunto Penelope, realizzata nella cappella di Morumbi di San Paolo in Brasile. Ci ritroviamo di fronte a innumerevoli grovigli di tela rossa traboccanti dai fori della cappella. All’interno un enorme tappeto rosso che copre il pavimento e viene sbrindellato con cura da un enorme macchinario che ha la coscienza del granchio spazzino. La dimensione dell'installazione la dice lunga sulle possibilità che vengono date agli artisti in quel del Brasile. La tela, dispersa sul pavimento, crea un tessuto che in fondo ricorda il sangue, quello versato in battaglia e narrato da Omero nell’Iliade, il grande poema che narra la storia della battaglia dei greci per prendere Troia e riprendersi una donna, la maliziosa Elena. Sangue e donne, di nuovo, in continuazione, da sempre costituiscono un connubio fecondo che travalica i simboli figurativi per approdare nel cuore del mito. Il massacro di Troia fu la causa dell’allontanamento di Ulisse dalla sua amata Penelope, ma quel manto rosso è un omaggio anche a tante altre figure di donne, che nel sangue hanno trovato vendetta o conforto dopo l’abbandono. Qui accanto nel QR trovate tanto splatter e non dovete nemmeno mettere il k-way per porteggervi dagli schizzi! // Annagina Totaro

a cura di Nova Nanà

Puoi imparare il giro di do e le tecniche di comunicazione. Come adattarsi a condizioni estreme e cavarsela con poco e niente. Ci sono i tutorial su youtube. O le app per android se sei all’avanguardia. Se sei proprio vintage o semplicemente vecchio, ci sono i manuali. E poi c’è la strada, che te lo insegna a calci in culo, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale. L’arte di vivere non ha niente da invidiare a tutte le altre arti. homelessarecopywriters.tumblr.com Passeggiano impettiti sfidando quotidianamente il comune buongusto. Visitano statue e monumenti, frequentano i luoghi d’arte con la stessa nonchlance con la quale mangiano avanzi da terra. All’occorrenza, sanno guardare le cose dall’alto. Alla mano, sfrontati, dandy, sempre pronti a scendere in piazza. I piccioni sono meglio di un sacco di gente. reincarnatedpidgeon.tumblr.com Un nastro con un’unica dimensione, senza un sopra né un sotto, un dentro né un fuori. Che non puoi colorare, volendo, da una delle due parti senza inesorabilmente e inavvertitamente tingere anche l’altra. Che non si capisce neanche tanto bene come fa a esistere, eppure lo fa. Escher ci libera sopra una processione infinita di formiche, e Jean Giraud si sceglie uno pseudonimo che gli sta da dio. theairtightgarage.tumblr.com

Ogni mese drago per voi il meglio dalla poltiglia del web

Ascolta un creativo Consigli di bricolage da un artigiano elettronico “Abbandonate tutto, gettatevi nelle strade”. Questo consiglio è stato donato ai posteri da un vero barbone coi sandali, circa 2000 anni fa, l’abbiamo visto preso, ripreso, girato, rivisto, fino a farlo diventare uno dei capisaldi della retorica. Arte, religione, moda, musica, letteratura, tutti se ne sono fatti, prima o poi, portatori. Rock, punk, grunge, indie, intesi come “culture” oltre che come “generi”, sempre portatori di moti di ribellione, protesta. Macché. Di che stiamo parlando? La cultura hipster? Tutto finto. Finti trasandati, finti boscaioli, finti poveri, finti punkabbestia, tutti finti! E quindi, a parte l’eterno Lemmy, e pochi altri maledetti reietti l’ultimo dei “duri e puri” è stato un certo Miroslav Tichy. Fotografo (?) nato e cresciuto nella Repubblica Ceca, una vita isolata, lontano dallo star-system, migliaia di scatti magici, realizzati con macchine fotografiche autoco-

struite, lattine, scatole e tubi di plastica e cartone, materiali di recupero, lenti ricavate da pezzi di vetro lucidati con cenere e dentifricio, cornici riciclate e rabberciate, come la baracca in cui ha vissuto. Pellicole sviluppate di notte, in una vasca da bagno. Eccentrico voyeur, romantico maniaco, lomografo ante-litteram, precursore ignaro dell’estetica instagram: soft focus, graffi e macchie involontarie quanto inevitabili. Ossessionato dalla figura femminile ha rubato ritratti a modelle inconsapevoli, catturato pose, espressioni e anatomie facendone pura ed erotica poesia. “Io sono un profeta della decadenza e un pioniere del caos, solo dal caos è possibile che emerga qualcosa di nuovo.” Un paio d’anni fa ha liberato la baracca, ora vive tra librerie e web. Se avesse immaginato una cosa del genere si sarebbe sicuramente incazzato molto. // Paolo Diazzi

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Stralife

SUrviving life

SENZA BENZA

Nelle morbide fattanze ooops fattezze mattutine fluisco scivolando su vetro colorato irregolare. Contenitore di segreti arcaici. Spinta dal tempo che corre insieme alla mia gioia saltello sull’asfalto che mi accompagna in un sole contornato di una natura rigogliosa e verdissima. Ascolto Nina Hagen. Om Namah Shivay. Sulle onde ricordi di un sogno. Si arriva sudati tra sentieri di campagna tedesca tra maestosità silenziosissime, in una radura di indefinibile stesura, riposo per gli occhi. Le persone hanno abbandonato tutto, tranne i loro lustrini, i loro specchi, le loro anime che bruciano di una pace rosa e i loro corpi setosi che si muovono tra foglie e rivoli d’acqua. Gli alberi intorno a ricordare che siamo su di una piattaforma parallela alla terra ma molto molto lontana da essa. Vista molte volte la danza del sole e della luna, ma mai come questo romantico e dolce abbandonarsi e ritrovarsi. Mai sentita la natura così vicina. Il labirinto notturno si espande ma scalda il cuore. La luce del mattino ritorna sempre e la luna le dice dove andare per continuare ad accarezzarsi di sguardi senza mai toccarsi. Nation of Gondwana Fest. ESAUSTIVO. // Perla Madonna

1964. La Fondovalle del Sangro che corre verso Villa Santa Maria si ferma. È il Fosso Maurino a bloccare la sua corsa, circa mille metri da saltare a piè pari. La zona è franosa, il terreno è sempre pronto a cedere e smottare. L’ingegnere “tal dei tali” non ha dubbi il viadotto si farà, e come se si farà. Un anno dopo i lavori sono pressoché conclusi: peccato che le colonne che sorreggono la parte centrale della struttura iniziano a sprofondare fino a costringere gli operai ad abbatterle insieme ad un centinaio di metri d’asfalto. I contadini della zona avevano avvertito l’ingegnere: “Ingegnè, occhio che qua la terra camine e su ponte se ne casche!”. Lui non aveva voluto ascoltarli e come recita un vecchio detto popolare: La supérbije ijò a cavalle e arevènne a ‘ppéte. Comunque sia, al di là di colpe e responsabilità, uno spettacolo da non perdere, perché in fondo, a pensarci bene, non capita tutti i giorni di vedere un ponte così; di vedere due strade che “non si ricongiungono”. Paradossalmente, a mio dire, l’abbandono e l’incuria diventano altro, diventano Arte. Stay Tuned. // Gaetano de Crecchio

Teoria e prassi della sopravvivenza

Dentro e fuori dai paraggi

Very Superstitious L'angolo dell'esoterismo

E se vi dicessero che lontano, lontano nel tempo, prima della preistoria per intenderci, gli esseri umani vivevano in grandi tribù dedite al culto della Dea? Se vi dicessero che non solo il culto religioso dell’umanità preistorica era di matrice femminile, ma le sacerdotesse erano veri e propri capi politici? In realtà ci sarebbe poco da stupirsi, poiché è fatto noto ai più che le istituzioni patriarcali abbiano, nei secoli, lavorato di cesello per occultare qualsiasi traccia storica o culturale che assegnasse un ruolo di preminenza ai personaggi femminili. Prendete Jane Austen, ad esempio: la sua raffinatissima vena ironica è stata prosciugata dai critici, per anni, i quali l’hanno resa una specie di paladina del matrimonio ancien régime… Tornando ai culti antichi: se vi dicessero che ne pantheon femminile esisteva questa divinità, Baubo, visivamente rappresentata come una vagina gigantesca con le gambe, a rappresentare la virtù femminile dell’oscenità sacra, ossia la capacità essenzialmente femminile di padroneggiare la sessualità in tutti i suoi aspetti (incluso quello ludico) in modo saggio e intelligente, rivalutereste la figura di Sara Tommasi? // Giulietto Andrio

BOROTALCO

Per scivolare sulle cose a passo di danza Ce ne andavamo a bordo delle nostre Jamaican Mobile Disco viaggiando da una città all’altra , in Giamaica naturalmente, le feste duravano l’intero weekend, passavamo Rhythm n Blues americano, dischi di Ray Charles, Fats Domino, Duke Ellington, poi decidemmo di unire la nostra musica popolare il Mento, con questi ritmi, ne venne fuori qualcosa di particolare, lo Ska. Una fusione tra il folk popolare, e appunto il Mento , vicino al Calypso di Trinidad ma più legato alle radici africane importate dagli schiavi e i ritmi dello swing, del jazz e del primo rhythm n blues americano. Siamo nel 1959. Don Drummond, Ronald Alphonso, Skatalites, Derrick Morgan, Laurel Aitken, Desmond Dekker , sono loro i protagonisti della nuova scena, le registrazioni si fanno nel mitico Studio One di Kingston,

poi il viaggio prosegue, sulla strada ancora una volta. I Dj Giamaicani andavano in America a cercare dischi e rarità jazz, poi con le nuove produzioni ed una musica propria, lo Ska e il Rock Steady, fu la volta dell’immigrazione caraibica in Inghilterra. 1964. Lo Ska, meglio conosciuto a Londra come Blue Beat, entra in voga soprattutto nel circuito Mod, l’intreccio di ritmi , stili e culture si fa sempre più fitto; Al Capone di Prince Buster irrompe nelle chart inglesi, si balla in levare, e tutto fila liscio. Che si trattasse di Motown, BlueBeat records , Federal o Bluenote, quel si cercava era roba buona per andare fuori, oggi come allora, e così sia, Hit the Road Jack! // Slim - Imangiadischi


graficastra


STRALUNARIO L'agenda del perdigiorno Vagiti ultimi. Latenti Numeri mostra collettiva di arte contemporanea / fino al 25 agosto Palazzo ducale – Atri (TE) Back to my friend Hip Hop Live – C.U.B.A. – Cariche Esplosive – DSC / 14 agosto Bar Biondo – San Salvo (CH)

LIVE JOHN DE LEO QUINTETTO Cos’hanno in comune un castello medievale che si protende tra l’abisso e le stelle e una delle voci più sorprendenti ed eclettiche del panorama nazionale? Il 17 Agosto. Si perché dovete sapere che questo tale John de Leo, ex-cantante dei Quintorigo ma anche magico cantautore solista, compositore e performer, definibile fratello gemello italiano di Mike Patton in salsa più jazz, farà vibrare le sue corde vocali insieme al suo Quintetto proprio nel castello sporgente di Roccascalegna. Lo spettacolo è gratis e se malauguratamente il castello dovesse crollare almeno vi rimborseranno il biglietto.

Veduta sull´arte contemporanea festival di arte contemporanea 14-16-17-18 agosto Ex Convento Clarisse – Caramanico Terme (AQ) Rock your Head festival musicale / 16-17-18 agostoMontebello di Bertona (PE) Il Mercato degli Spiriti mostra d'arte diffusa dal 16 al 31 agosto Centro Storico - L'Aquila Homemade Festival festival musicale / 29-30-31 agosto Lido Mediterraneo – Roseto (TE) Albedo live / 7 settembre Centro Storico – Ortona (CH)

FESTIVAL DISORDER 2013 Il Disorder Festival, che giunge quest’anno alla terza edizione, smentirà di certo la locuzione Cristo si è fermato a Eboli, stereotipo del disagiato Sud, o per lo meno la doterà di un altro significato perché è davvero ricco di musica ed etichette indipendenti provenienti specialmente dal Mezzogiorno. Ricopre un ampio ventaglio di generi, dall’Indie Rock, alla Dark Wave, al Synth Pop, al Folk Rock tutto autoprodotto, buono e genuino come le sagne della nonna più Vj Set, mercatini e allestimenti in genere ma sempre DIY. Dal 20 al 23 Agosto all’Arena di Sant’Antonio di Eboli.

David Byrne & St. Vincent live / 11 settembre Auditorium Santa Cecilia – Roma Anticorpi Mostra di Antoine D'Agata / fino al 1 settembre Fondazione Forma – Milano Varieazioni mostra di Mimmo Paladino fino al 1 settembre Palazzo Clemente – Castelbasso (TE) L´arte di Andrea Pazienza Mostra di Andrea Pazienza fino al 7 ottobre Museo Luzzati – Genova

FESTIVAL FUOCHI FATUI 2013 A Feltre in provincia di Belluno l’arte è una cosa seria e la seconda edizione del Fuochi Fatui ne è la dimostrazione. Una congiunzione di ottima musica indipendente sia rock che elettronica e manicaretti visivi illustrati e animati firmati da tanti bei nomi interessanti. Colonne portanti saranno la mostra Piromanzia in cui dieci artisti esplorano il tema del fuoco: il più umano degli elementi perché vivo e dinamico, nel suo rapporto con l’uomo, e il workshop di videomaking dedicato alla tecnica del 3Dmapping per munire gli edifici di un’anima. Dal 5 al 7 Settembre a Feltre (BL)

Ritratto d´artista Mostra di Guido Crepax fino al 15 settembre Palazzo Reale – Milano Visione Mario Dondero mostra fotografica di Mario Dondero fino al 30 settembre Fortezza e museo delle armi – Civitella del Tronto (TE) a cura di Fabiola Lavecchia


ABAT-JOUR Piccole illuminazioni

Camilla Falsini www.camillafalsini.it


Veronica Azzinari www.veronicaazzinari.it

Cancelletto cancellettoart.tumblr.com


DEFENESTRAZIONI Galateo dell'Exit Strategy

// Enrico Pantani


Stra 02  

Tema del mese "Abbandonate Tutto" (Andre Breton). Tra gli ospiti Nicoz Balboa, Margherita Cesaretti, Roberto Montani, Johnny Mox. E tutto il...

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