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#TRE - SETTEMBRE / OTTOBRE - 2013

paper blog


strazio Fatti duri e puri

// Emidio Bernardone

STRAFATTI

Fatti duri e puri senza metafora Volevo parlarvi della Guerra in Syria, ma mi hanno detto che i lettori di Stra, a differenza di quelli di Chi, non sono interessati alle vacanze esotiche di Barbara Guerra. Quindi me ne stavo seduto in cucina pensando a cosa scrivere e girandomi i pollici in attesa di diventare giovane, quando bussano alla porta. Toc toc. Chi è?. Sono la guerra. Barbara? No quella vera. Prego si accomodi, gradisce un thè, un caffè, gas nervino, l’ultimo libro di Alfonso Luigi Marra? No grazie sono a posto così. Dopo averla vista posso dirvi che la guerra non è bella, somiglia a Sallusti quando si sforza per andare di corpo, davvero

un brutto spettacolo. Comunque questa cosa di lanciare bombe in nome della pace, è un po’ come usare lo stupro per difendere il valore della verginità, ma tanto ormai ci siamo abituati a credere di tutto, basta che si mangia, anzi che si digiuna, perché questa volta la Chiesa si è schierata con forza a favore della pace, dimenticando forse che è da oltre venti anni che viviamo in uno stato di guerra permanente, tanto che a quest’ora dovremmo avere un mucchio di cardinali anoressici. Ma ora basta occuparci di questi problemi futili, del resto Kakà è tornato al Milan nonostante l’opposizione della

magistratura comunista e stitica, e potremo finalmente goderci le nostre belle domeniche giocando al fantacalcio e aspettando quel giorno in cui finalmente diventeremo giovani e la smetteremo di credere a Babbo Natale e di ingozzarci con la solita pappa precotta. Nel frattempo io torno a girarmi i pollici e a prendermela con un Dio in cui nemmeno credo, perché se una guerra devo combatterla preferisco farla contro un nemico che non esiste. Ora vi saluto perché sto per terminare le battute e comunque non ho alcuna voglia di scherzare, e come disse Papa Francesco: Buon appetito. // D.Puntata


più Grande, più Pieno, più Sudato Stra è cresciuto ed è diventato un paper blog. Che cos'è un paper blog? È un free press che unisce l'agilità del blog alla leggibilità di un magazine. In un'estetica volutamente strapiena troverete idee, spunti, tracce, percorsi da seguire per un intrattenimento sempre nuovo.

Indicazioni d'uso Strazio+Strafatti pag.1 Straoccupato del mese pag.5 Straportfolio pagg.6.7 Stramusica pagg.8.9 Strarte pag.10 Stralibri pag.11 Straintervista pagg.12.13 Strafilm pag.16 Strafumetto pag.17 Stravizio pag.18

Tema del mese

Ci si mette molto Tempo per diventare Giovani (Pablo Picasso)

Nascere, crescere ed invece di invecchiare farsi giovani. Il sogno di tutti è la prova che Dio ha sbagliato qualcosa. La mente invecchia solo se si blocca. Ribellarsi al farsi vecchi forse è impossibile ma provandoci almeno il nostro spirito incanutirà a torto a mente fresca. gioverà a proposito pensare che per essere giovani, per esserne all'altezza intendo, ci vuole molto esperienza.

Neftali e figli pag.19 Straweb pag.21 Stralife pag.22 Stralunario pag.25 Abat-jour pagg.26.27 Defenestrazioni pag.28

Creatività Comunicazione Swing Pubblicazione gratuita Proprietario della testata Ass. Straoccupati Vasto (CH) Direttore Responsabile Tania Tardiola Presidente Luigi Fiore Coordinatore testi e contenuti Marco Taddei Grafica e impaginazione Marco Del Negro Autorizzazione n. 137 del Tribunale di Vasto del 11/6/2013

straoccupati@gmail.com

Padre Fondatore del Mese (1881-1973) Pittore, artista, affarista. Picasso comincia a dipingere in giovane età e non la smette più fin quando non muore, stravecchio, in Provenza. Monta e rimonta la pittura a suo piacimento, inventando ad esempio il cubismo. Dopo di lui il blu ed il rosa non sono più semplici colori ma anche "periodi". Le sue quotazioni spaccano. Tutti i ricchi hanno un Picasso a casa ma è sempre uno scarabocchio a forma di toro in bianco e nero tirato in almeno 500 copie.

In questo numero tre : Marco Taddei, Luigi Fiore, Marco Keno Del Negro, Tania Tardiola, Emidio Bernardone, Davide Pasquale, Alessandro Pace, Umberto Palazzo, Michele Montagano, Vanni Fabbri, Marco Bassi, Alessio Marianacci, Emanuela De Notariis, Virginia Capoluongo, Giovanna Eliantonio, Mascia Di Marco, Francesca Bonafini, Alessio Romano, Francesco Chiatante, Luigi Di Felice, Daniele Lucinato, Alessandro Di Pasquale, Fabio di Campli, Nicola Alessandrini e Lisa Gelli, Orlando Furioso, Alessio Tenaglia, Francesco Bevilaqua, Riccardo Ferrante, Fabio Riccio, Stefano Sasso, Nicola Murri, Alessandra De Santis, Annagina Totaro, Paolo Diazzi, Federica Madonna, Gaetano De Crecchio, Francesca Caraceni, Enrico Pantani, Fabiola Lavecchia. Con la collaborazione di Letizia Pizzola e Marco Ciafrone Cercateli e distruggeteli chiuso il 16 Settembre alle ore 01.16 - Tijuana


Straoccupato del mese

FABIO PERSICO

Caotico a colori / Patatinoide / Pizzaiolo di pensieri New York, New York… È lì che nasce Pocket Project. Ero con Giulia Diana nella Grande Mela, immerso nella bellezza e stravaganza umana. La gente è fantastica, ogni luogo ha delle particolarità uniche. Non posso farle sfuggire. Dovevo inventarmi qualcosa, con le persone, il più potente mezzo di comunicazione. Non c’è arte, foto, video o dipinto che tenga senza di loro. E così avete cominciato a chiedere alle persone cosa hanno nelle tasche… Giriamo ritratti-video per esplorare il mondo esplorando le tasche della gente. E mini-documentari che ne raccontano i luoghi. Un esperimento che fa comprendere lo stato socio-economico delle varie realtà nel pianeta. Tutto completamente auto-finanziato e auto-prodotto. Pocket Project ha già attraversato New York e mezza Italia. Prima tappa europea: il 21 ottobre a Trondheim, in Svezia: presenteremo l’iniziativa nell’ambito del ‘Festival di nuovi sviluppatori di idee’ (http://trondheimdc.no/). L’obiettivo è di far diventare il progetto anche una sorta di social community. www.pocketproject.net sarà il luogo dove verranno visualizzati tutti i video girati nel mondo e dove gli utenti potranno uploadare nuovi materiali. Chi vuole, deve solo mostrare le tasche e caricare 10/20 secondi di intervista su Instagram e YouTube. Chi fa parte della squadra? Io (ideatore); Valentina Pascarella (operatore/videomaker); Giulia Diana (direttore di produzione); Daniele Costantino (montatore); Dude Magazine (ufficio stampa, partner e media partner del progetto), Francesca Pignataro (curatrice sito web). Che rapporto hai con il mondo in cui vivi? Da bambino amavo fare il morto a galla nel mare all’altezza della secca. Sembra di essere sulla cima del mondo, cullato

dai pensieri e da milioni di suoni in lontananza. Un rapporto simbiotico e viscerale, diretto ed intenso, in silenzio ad aspettare il via per un nuovo percorso, un nuovo viaggio, una nuova esperienza. Fonti di ispirazione esistenziale? Il mondo di Walt Disney. Pippo è il mio mito: disincantato e libero, distratto e razionale, caotico con i piedi piatti. Può partire una sfilza di nomi: Braccio di Ferro, Georges Méliès, Mike Bongiorno, Charlie Chaplin, Raffaella Carrà, Fellini, Michael Jackson, I Robinson, George Orwell, Magic Johnson e le tette della Bellucci, Bob Marley, Fiorello, mia madre e Jovanotti, mio padre e i Beatles, Elvis Presley, Michael J. Fox e mia sorella. Che rapporto hai con la felicità? Sono meticoloso ed un bravo contadino. Penso che la felicità sia come un frutto. Prima cosa, va scelto il seme. Poi il terriccio giusto, la perfetta posizione per il sole, acqua in giuste dosi, cura. Dal seme si passa alla pianta, la pianta diventa albero e l’albero, frutto. Il percorso è lungo e tortuoso, difficile ed impegnativo. Proprio come la felicità: va alimentata per sbocciare e vivere nel migliore dei modi, ci vuole grande impegno. Cosa senti di dire agli Straoccupati che ti stanno leggendo? Dal mio viaggio/documentario (Pocket Project) sto capendo una cosa su tutte: che per vivere, e non solo esistere, bisogna lasciarsi affascinare da qualsiasi cosa i sensi possano incontrare sulla strada. L’odore della pizza appena fatta e della vernice sulle porte di legno piene di tarli, un libro di cartamodelli, il sapone di Marsiglia, lo zucchero, le mani rovinate, la Gazzetta dello Sport, una finestra aperta, le patatine fritte di mamma, la gente, le facce, gli occhi, insomma dalla vita stessa. Intervista a cura di Tania Tardiola

foto di Fabrizio Di Nucci

MINI BIO Ho trent’anni. Sono un graphic designer, un illustratore ed un pensieroso. Dopo aver studiato Art Direction ed illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Roma ho iniziato un’esperienza, durata cinque anni, nel palazzo della comunicazione italiana, ed ho deciso di uscire dalla finestra in punta di piedi per poi entrare di nuovo dalla porta principale tutto truccato e con un cocktail in mano. Oggi lavoro come freelance. Non ho una città di riferimento, amo mangiare la pizza, bere la Coca Cola, guardare la gente, ho soltanto due mani e non sono ancora morto.

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Straportfolio Portfolio del mese è una rubrica che raccoglie progetti fotografici. Ci farà immergere nelle storie e nelle emozioni di chi ha scelto il linguaggio delle immagini per raccontare il mondo che lo circonda. È una rubrica pronta a lanciare stimoli attraverso temi differenti proposti ogni mese. Portfolio del mese si propone di essere un veicolo con il quale far conoscere i giovani fotografi in un panorama in cui l’eccesso di immagini prodotte rende sempre più difficile una loro chiara identificazione.

MARINA ARIENZALE La Giusta Distanza

Dati Istat rivelano che in Italia i separati e i divorziati sono in media cinquantenni che vivono soprattutto al centro-nord. Dopo la separazione la maggior parte degli uomini vive da single mentre le donne, ricevendo l’affidamento dei figli, spesso sono a capo di un nucleo mono genitoriale. Nonostante queste persone, in particolar modo gli uomini, siano molto attive socialmente, si dichiarano totalmente insoddisfatte della loro vita privata. All’interno di questo quadro generale, il mio interesse è rivolto al cambiamento che subisce un individuo abituato per anni a vivere in coppia. La ricerca si rivolge alle persone divorziate, separate ma anche a chi è rimasto vedovo, a chi insomma subisce una rottura che cambia il suo contesto di abitudini. Le immagini, si concentrano in particolar modo sugli oggetti, sui gesti e non sulla persona in sé. Ho dato uno sguardo alla superficie del contesto quotidiano di queste persone, per cercare di coglierne l’intimità che determina un percorso di solitudine che necessariamente cerca un nuovo interesse emotivo, per superare la perdita di una relazione duratura. Tutte le immagini sono state scattate in un solo luogo fisico: la casa.

mini bio Marina Arienzale nasce a Firenze nel 1984, dove vive e lavora. Nel 2009 si diploma presso il dipartimento di Pittura all'Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2012 si diploma in fotografia presso la Fondazione Studio Marangoni. Lavora come artista visuale utilizzando vari mezzi espressivi. Ha partecipato a varie mostre personali e collettive ed ha collaborato con artisti ed associazioni fra cui l'artista cinese Song Dong, Marcello Maloberti e Fabbrica Europa.

a cura di Alessandro Pace


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Stramusica

Il loft

Mettetevi comodi e godetevi il panorama I migliori dischi del 1973, prima parte. PINK FLOYD / THE DARK SIDE OF THE MOON: Fino a quel momento erano una band minore e sperimentale. Potrebbe oggi un disco così diventare un best seller mondiale?; IGGY & THE STOOGES / RAW POWER: il punk come superamento del classic-rock inizia qui; CAN / FUTURE DAYS: l’apice della loro meravigliosa carriera. I Radiohead iniziano anche da qui, da Bel Air per l’esattezza; THE NEW YORK DOLLS / NEW YORK DOLLS: sostanzialmente degli imitatori dei primi Stones che nel momento del primo passo falso dei loro idoli fanno il miglior disco rock’n’roll dell’anno; ZZ TOP / TRES HOMBRES: ovviamente ZZ Top permettendo; NEU! / NEU! 2: gli altri colossi del rock tedesco e progenitori del post punk al loro secondo capolavoro inferiore però al loro disco d’esordio; WAR / THE WORLD IS A GHETTO: nel ‘73, anno di massimo splendore del funky, questo è il disco più venduto in America. In realtà fu pubblicato nel ‘72; BETTY DAVIS / BETTY DAVIS: solo Tina è più selvaggia di lei. Funk modernista. Ex moglie di Miles e colei che lo spinse verso Bitches Brew; SLY AND THE FAMILY STONE / FRESH: l’anima tormentata del funk all’apice del suo gioco; LOU REED / BERLIN: un disco che tutt’ora mi fa rizzare i peli delle braccia, tutt’ora incomprensibilmente massacrato dalla critica angloamericana; STEELY DAN / CAN’T BUY A THRILL: esordio perfetto e geniale mix di pop tradizionale americano, soul, jazz e un po’ di rock; BOB MARLEY AND THE WAILERS / CATCH A FIRE: il 1973 è anche l’anno in cui il mondo scopre il reggae; JOAO GILBERTO / JOAO GILBERTO: insieme a Nigeria, Germania e Giamaica la quarta potenza non allineata della popular music mondiale è il Brasile; FELA KUTI / GENTLEMAN: parlando appunto di Africa; GENESIS / SELLING ENGLAND BY THE POUND: in Italia avevano un seguito che non potevano vantare in nessuna altra parte del mondo. Sempre discutibile il prog, ma gran disco!; KING CRIMSON / LARK’S TONGUES IN ASPIC: prog, ma attuale in maniera sbalorditiva; ROBERT FRIPP & BRIAN ENO / NO PUSSYFOOTING: Fripp in quei giorni faceva anche questo. Primo disco di Eno post Roxy Music (continua)... // Umberto Palazzo

lo scantinato

Microchiacchiere in una stanza senza finestre / His Electro Blue Voice Da Como il trio His Electro Blue Voice esordisce sulla lunga distanza per la storica etichetta americana Sub Pop. Partiamo dal principio. Come, quando e perchè HEBV nasce, cresce, esplode? HEBV nasce e risiede tuttora a Como. Nasce dall’ esigenza di suonare ciò che dalle nostre parti raramente è stato partorito. Trovo sia stato molto importante non fare parte di nessuna cerchia, crescendo solitari nella maniera più genuina. Ruthless Sperm: sparato fuori direttamente dai lombi è uno dei dischi più caustici dell’anno... RS è la continuazione ideale dopo i vari 7” e 12”. Come in passato le registrazioni riuscivano a garantirci spazio per idee future, lo stesso avviene con questo LP. L’ ideale sarebbe prendere i vecchi pezzi, quest’ ultimo lavoro, mischiarli e ascoltare tutto in blocco. In che modo siete arrivati ad etichette come S-S, Sacred Bones e Sub Pop?

Abbiamo spedito un centinaio di cd-r contenenti le 2 tracce che poi si è cagato solo Scott di S-S. Dopo questo primo singolo e lo split, Caleb di SB si sarà incuriosito e ci ha scritto su MySpace “volete fare un 7 pollici”? Ovvio! Ma poteva essere chiunque e avremmo accettato volentieri. Creare per distruggere o distruggere per creare? In quello che hai appena detto mi ci ritrovo appieno. Ma anche creare per creare, distruggere per distruggere ci sta, qualsiasi combinazione sembra avere senso! Idee sul mercato discografico italiano? Penso siano cazzi di chi vuole fare il “discografico”. Come sono cazzi di chi vuole fare il live o il “musicista”. Meglio non aspettarsi nulla, ma farlo semplicemente per passione. Sono a favore dei download “abusivi”. Al contrario mi piacerebbe tornare a 15 anni fa. In Italia mi affascina chi si lascia andare e non si pone problemi di mode , durate o riscontri. Gruppi buoni ce ne sono, si sa! a cura di Michele Montagano


Stramusica

IL GRASSO CHE COLA

shorts

Black Sabbath / 13 (Vertigo, 2013) I Black Sabbath hanno fatto la storia del rock. Senza dubbio quella dell’heavy metal. Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward. Poi qualcosa si è rotto. Nel 1980 la rotta cambia. Entra Ronnie James Dio, poi Ian Gillan, Glenn Hughes, Tony Martin... Tutte grandi voci rock giunte a sostituire Ozzy, lanciato verso una carriera solista fino a diventare un’icona tv al punto che i più lo conoscono solo per quello. Hanno giocato tutti a fare i grandi, con contratti sempre più grandi, sfornando però con questa smania di crescere album sempre più mediocri. Gli ci è voluta una quarantina d’anni per diventare giovani, come una volta, e partorire quest’album della reunion. Reunion mutilata a dire il vero: senza il batterista Bill Ward, sostituito da Brad Wilk, quello dei Rage Against The Machine (cosa più sensata di quello che sembri: ho sempre considerato la base dei ritmica dei RATM molto sabbathiana). E fanno un album talmente “quand’eravamo giovani” che sembra eseguito da tutte quelle band che da loro tanto hanno appreso. Saint Vitus? Death SS? No, sò i Black Sabbath veri che si fanno il verso. Un album che pullula di autoreferenzialità (ci sono pure i bonghetti di Planet Caravan) ma che almeno, sant’iddìo, non fa cagare. Cosa che poteva benissimo fare. Niente di nuovo per carità, ma è un piacere vedere giocare questi adorabili vecchietti in questo giardino d’infanzia. Che poi è forte la sensazione che sia davvero l’ultima volta. Che l’ultimo album dei Black Sabbath sia davvero l’ultimo. Almeno questo penso quando sento Dear Father chiudersi con quella stessa campana a morto e lo stesso temporale che nel 1970 aprivano Black Sabbath, dall’album Black Sabbath, dei Black Sabbath. // Vanni Fabbri

His Electro Blue Voice / Ruthless Sperm (Sub Pop 2013) Dopo una sfilza di Ep e split album in vinile, il power trio HEBV da Como esordisce sulla lunga distanza con Ruthless Sperm: uno sfogo selvaggio che fa del tramite musicale (noise-kraut-rock), la giusta estensione ad un messaggio puramente distruttivo e privo di velleità e condizionamenti alcuni. Affatto intimoriti dall’etichetta Sub Pop, i tre giovani faranno strada. Dannati lombi che condannano alla proliferazione!

La recensione che non ti aspetti

affondo

BIG ONE

José James / No beginning no end (Blue Note Records, 2013) Mineapolis. Da oggi è possibile incontrare anche questo piccolo gigantesco musicista. La voce di cuoio di un Terry Callier filtrata attraverso una sensibilità black modernissima e asciutta. José James affronta il macigno della tradizione R&B con la sfrontatezza di una farfalla in acrobazia. Con lui un’accolita di ragazzi delle medie: Robert Glasper, il pianista/ arrangiatore Blue Note più in di NYC, la cantante francese marocchina Hindi Zahra, Pino Palladino, Chris Dave ed altri. Soul e urban, inaspettate contaminazioni elettroniche, intimismo e gospel. Niente strass, lustrini, catene o taglie xl. Quando la cultura afroamericana, oltre la debordante, naturale carica emotiva, incontra l’astrazione intellettuale, spakka i confini dei generi e diviene storia musicale contemporanea. Ascolto ideale per razzisti, musicisti noise e minolli con lo skate. // Marco Bassi

Dufus / In monstrous attitude (Roir, 2009) I Dufus sono un collettivo multimediale, un progetto in continua evoluzione fortemente rappresentativo della vivacissima scena anti-folk neworkese. La band varia da 2 a 30 persone ed è dedita alla creatività e alla sperimentazione totale. Seth Faergolzia è il loro leader camaleontico. Sul piano musicale il disco è connotato dalla magistrale capacità di far convivere momenti di grande scrittura dove è la melodia a farla da padrona, con delle improvvise sperimentazioni e una raffinata ricerca nel linguaggio. Scatti inconsueti, imprevedibili traiettorie musicali, Capitan Beefheart, Frank Zappa ed una certa vena lisergica, surrealista e naif tipica della psichedelia californiana di fine anni sessanta. Su tutto la straordinaria e acrobatica voce di Seth Faergolzia che si destreggia tra i vari registri come se bevesse un caffè al bar. Chapeu! // Alessio Marianacci

Alternative di profondità

Aspettando quello grosso

a cura di Michele Montagano

Deafheaven / Sunbather (Deatwish Inc. 2013) Copertina rosa e tutti che li additano come i fautori del (postblack) metal-hipster: il nuovo Deafheaven si presenta satura di distorsioni, lascive derive shoegaze brutalizzate da un cantato growl in netto contrasto col tutto. Chitarre altissime e atmosfere impareggiabili. Ossimori musicali che lasciano intendere quanto sia possibile sbattersene delle etichette e spaccare nettamente a metà il pubblico. Coraggiosi e prelibatezza per orecchie sorde. Calcutta / Forse... (Geograph Records 2012) Da Latina giunge Edoardo Calcutta, cantore del disagio crepuscolare di un paese ridotto all’osso. Voce, chitarra e qualche freak sonoro per un immaginario umile e timido. Nessuna centrale elettrica ma molta desolazione di luoghi-non luoghi della provincia. Musica da cameretta post-atomica e fragili bozzetti di vita. Incerto (fin dal titolo), caracollante: non troverete nulla di più genuino.

Ascolto del mese Bonjour Machines / Level Up! Hanno 15 anni, vengono da Tel Aviv e non possono suonare nei locali perchè sono minorenni. Ascoltano Emo '90 e adorano i Cloud Nothings. Eclatanti.

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Strarte

DEGNO DI nota

crampi

Edipo interrogato dalla Sfinge. Un immagine archetipica dell’Uomo posto dinanzi al Mistero. L’indovinello dell’animale che al mattino cammina su quattro zampe, a mezzodì su due, alla sera su tre lascia di stucco, ma poi basta un passo indietro, un osservarsi dall’esterno e l’uomo, scoprendosi animale, rivede la sua vita effimera come il passare di un solo giorno nel grande calendario del mondo. Le età divengono ore e le nostre giornate piene di fatica e di gioia minimi giri di orologio, minuti forse secondi. L’uomo, l’animale politico che ha modificato il mondo con il solo dono del suo intelletto, un po’ stolto ed un po’ visionario, ha contaminato il tempo e si è preso la sua epoca. In questo momento siamo in pieno Antropocene, l’epoca più breve della storia di Madre Terra è anche quella in cui ha subito più cambiamenti. Grattacieli che espugnano le regioni del cielo a Dubai, la cupola di San Pietro a Roma immobile come marmorea buccia di banana. Tutto è invenzione dell’Uomo e sarà anche residuo dell’Uomo. Se il tipico marziano arrivasse sulla terra nei secoli che seguiranno la presenza dell’uomo – secoli sereni e poco rumorosi - non potrebbe trovare migliore memoria dell’Essere Umano se non le annualità ben raccolte in lunghi serpentoni cartacei di FMR, del magnifico mecenate di sé stesso Franco Maria Ricci. L’editore italiano diviso da Re Mida da appena un paio di cromosomi è anche l’uomo più ossessionato dall’arte del secolo. Ha fondato appunto FMR, la rivista che voleva raccogliere tutta l’Arte dell’Uomo mostrandola nel modo migliore. Ricci voleva che FMR fosse il playboy dell’Arte e infatti l’ha resa disponibile ai suoi lettori a partire da 4900 lire nelle edicole italiane dal 1982 al 2002. Ha coniugato l’Arte con il Bello, e il Bello con l’Effimero. Ha dato alle stampe le opere di Luigi Serafini fornendo il propellente al suo incredibile viaggio all’interno del mondo della creatività. Ha dato la possibilità a Jorge Luis Borges di diventare un mito anche in Italia. Ora settantenne scava fossi nella campagna parmense dove fa crescere enormi canneti cinesi. Sta costruendo la sua opera finale: un labirinto. Costruire un dedalo a Parma per guidare l’Uomo fuori dal labirinto dell’Antropocene, a ritroso verso un maturo Mistero, nuovo e più maturo. //Mauriziocostanzoshow

Opera: Made in Heaven Artista: Jeff Koons Anno: 1990. Immortalare se stessi in una eterna giovinezza, un pizzico di esibizionismo, l’ammiccante foto per il profilo Facebook, sono tante le ragioni di un autoritratto. Rendere se stessi un’icona mediale da sfruttare a dovere potrebbe essere la ragione di Jeff Koons, star consacrata dell’arte contemporanea, che si ritrae con la sua futura sposa (ormai ex-moglie, ex-onorevole, ex-pornodiva) Ilona Staller in arte Cicciolina, in un rapporto sessuale più che completo. Made in Heaven è un’opera dal contenuto esplicitamente pornografico. Visioni celestiali, penetrazioni, paradisi perduti, candide eiaculazioni, in una serie di fotografie, coloratissime sculture e pacchiane statuine in vetro che ti aspetteresti di trovare nel reparto bomboniere di IperCina se non fosse per le fellatio raffigurate. Recentemente la ormai sessantenne Ilona, sempre biondissima e con il suo immancabile rossetto rosso, ha raccontato in un’intervista il rapporto d’amore, arte e sesso con il Re Mida del kitsch, che all’epoca dichiarò “Gli artisti usano il pennello come Ilona usa la sua ...” // Jukuki

Arte, defibrillatori e contraerea

Itinerari d’arte per sociopatici

lapislazzuli

Fotografia ed altre gemme preziose “Se non stai cadendo, non stai facendo niente”. E’ una delle mie frasi preferite ed è di Ryan McGinley, il fotografo più giovane che abbia mai fatto una personale al Whitney Museum of American Art. Aveva solo 25 anni e ritrae amici e familiari da quando ne aveva 15. Niente modelli pro, solo teenager nudi che corrono, saltano o appunto cadono dentro un paesaggio infinito, cieli enormi, campi gialli di spighe, deserti pieni di stelle. Un inno alla gioia e allo smisurato, al mito del buon selvaggio che assomiglia sempre di più all’animale con cui viene ritratto. C’è un video di RMG per i Sigur Rós, Varúð, nel quale una bambina riesce a colorare anche New York, ballando sulle strisce dei taxi e trasformando tutto il grigio in giallo fino a scomparire. McGinley è cresciuto nel bel mezzo dell’art system americano, i suoi amici sono musicisti, skateboarders, artisti. La sua è una fotografia documento dei margini, come quella di L.Clark, N.Goldin o W.Tillmans, però la sua frontiera non è tormentata ma felice: The Kids are Alright! In estate carica su un pullman una decina dei suoi giovani modelli per vivere con loro on the road, vedi Moonwalk , Somewhere Places o I Know Where the Summer Goes, sponsorizzato nel 2005 dalla stilista AgnesB. Allievi famosi: Chad Moore. Affinità elettive: Berenice Abbott. Emuli: a centinaia! // Giovanna Eliantonio


Stralibri

sidecÀr

mandibola

cattivi maestri

Addio a Berlino, Christofer Isherwood (Adelphi, 2013 - traduzione di Laura Noulian) “Io sono una macchina fotografica con l’obiettivo aperto, completamente passiva, che registra e non pensa”. Con questa frase, che apre programmaticamente il libro, l’alter ego e omonimo di Isherwood ci fa tuffare in quello che è uno straordinario romanzo dal fascino irresistibile e senza tempo. Pubblicato nel 1939, è una sorta di diario scritto durante il periodo prenazista, subito prima dello scoppio della guerra. Berlino fa da sfondo a un’umanità variopinta e crepuscolare, che non si risparmia e che degli orrori della guerra che avrebbe visto di lì a poco presagisce tutto il senso di decadenza. Isherwood costruisce personaggi che vivono nella pagina e che ne escono per diventare di carne e ossa. Indimenticabile Sally Bowles, giovane invecchiata precocemente o vecchia bambina, che con la sua voglia di vivere e la sua frivolezza riesce ad affrontare il dramma della tragedia imminente continuando a trasfondere l’irrequietezza in un flusso magico e senza età. Come questo libro, che a distanza di più di settant’anni è più giovane che mai, nella lingua usata, nel tono, nell’atmosfera che lo pervade, e, ahimè, nella dolorosa attualità. // Mascia di Marco

Elegie duinesi, Rainer Maria Rilke (prima edizione 1923 - Einaudi 1978) «E noi che pensiamo la felicità come un’ascesa, ne avremmo l’emozione quasi sconcertante di quando cosa ch’è felice, cade»: ce lo dice Rilke a conclusione delle elegie, e questo io lo so bene, e credo anche tu. Oppure no? Oppure sei tra i morti viventi che han fatto rinuncia? Parlano giusto pure gli anglofoni, che pensano l’amore come caduta: falling in love. Cadere, cadere, cos’altro ha pienezza di senso se non il cadere? «Perché la carezza trattiene», trattiene noi che non siamo angeli, che siamo di passaggio così fragile, così fugace, così terreno. Ma «gli amanti non urtano uno nell’altro sempre in limiti, loro che aspettavano spazio, caccia, patria?». Sì, però che importa. La caduta, lo so, e lo sai anche tu se non sei tra gli spenti, è il posto in cui stare. «Perché pare che tutto ci voglia nascondere. Vedi, gli alberi sono, le case che abitiamo reggono. Noi soli passiamo via da tutto, aria che si cambia. E tutto cospira a tacere di noi». Ma io lo so, e di certo anche tu, che «gli amanti potrebbero, se sapessero come, nell’aria della notte dire meraviglie». // Francesca Bonafini.

L’Aleph, Jorge Luis Borges (Feltrinelli, 2003). Pochi gli autori che hanno segnato così profondamente l’immaginario collettivo da diventare aggettivi: penso a Fellini – felliniano; Lynch – lynchiano; Kafka – kafkiano. E Borges – borgesiano: detto di chi concepisce la vita come se fosse una finzione, un’opera narrativa o un imbroglio. Di Borges sono famose molte magnifiche suggestioni: dalla Biblioteca di Babele (una biblioteca che contiene tutti i libri scritti, ma anche tutti quelli mai scritti) al Libro di Sabbia (un libro composto da un numero infinito di pagine), fino alla sua invenzione più bella: l’Aleph: un punto dell’universo in cui coinvolgono tutti i punti. E guardando questo punto si può vedere tutto il mondo da tutti i possibili punti di vista. Chi segue questa rubrica potrebbe stupirsi di trovare il nobile Borges in compagnia di cattivi maestri quali Bukowski o London, Ma in realtà anche Borges aveva un carattere spigoloso. Quando gli fecero sapere che avrebbe senz’altro vinto il premio Nobel per la letteratura se avesse rinunciato a un viaggio in Cile durante la dittatura di Pinochet lui rispose: “Ecco un buon motivo per partire”. // Alessio Romano

Guida tu, io sto leggendo

I nutrimenti di Bonnie

Appunti per vecchi sporcaccioni

BOOkkAKE

Tutto quello che Pornotube non è ancora riuscito a spiegarvi In tutti i sensi come l’amore, Simona Vinci (Einaudi, 1999) Per questa puntata di Bookkake vorrei proporre un mio vecchio amore, un libro che costruisce vertiginose, sporche, relazioni di carne e sogni, dipingendo ogni suo racconto con una radicalità di taglio femminile, ben diversa da quella maschile e del tutto nuova per un panorama italiano in cui le scrittrici erotiche sono scarse, deboli e melense e gli scrittori sono onanisti, machisti e banalotti. Non è una scrittrice erotica Simona Vinci, tuttavia nel suo straordinario In tutti i sensi, racconta, esplora, articola la sessualità come luminosi corpi squarciati da verità, con un retrogusto anche onirico, liquido, lunare, violento, affascinante

e inquietante al pari di una leccata su di un cuore pulsante. Tredici racconti, il primo dal magnifico titolo Agosto Nero, solitudini di umani alle prese con pulsioni al contempo elementari e assolute, sesso, cibo, silenzio. L’ “In tutti i sensi” del titolo rappresenta l’esplorazione sensoriale, incursione “senza fine e senza respiro nei momenti estremi della vita quotidiana”, ben sapendo che, come dice Alda Merini, l’amore è soluzione atmosferica, è potassio e iodio, è delirio. // Giovanni di Iacovo

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Straintervista

Hernàn Chavar

Anarcostalinista / Apocalittico / Buongustaio Cosa ti spaventa di più? Come diceva il Maggiore Briggs, la cosa che mi spaventa di più è la mancanza d’amore. Se non sapete chi è il Maggiore Briggs, cercatelo su internet! Se fossi un supereroe come ti chiameresti? Quale sarebbe il tuo super potere? Come sarebbe il tuo costume? Beh se fossi un supereroe vorrei potermi trasformare a mio piacimento nel personaggio mutatao de La Mosca di David Cronenberg, la penultima trasformazione però, quella con gli occhi grossi e le zampone. Il super potere sarebbe il vomito corrosivo. e mi chiamerei La mosca così semplicemente. Che rapporti hai con il foglio bianco? E cosa ti spinge a disegnare? Ho un ottimo rapporto. Sono molto più rilassato e disinibito davanti ad un foglio bianco che davanti ad una tela dato che una tela è molto più cara di un foglio bianco che se sbagli puoi sempre buttare via. Credo che sia la mia grande voglia di comunicare con gli altri. Disegnare è la cosa più bella che c’è! Quando disegni scopri una parte di te stesso che non conoscevi? Certo! Succede sempre, ma più che altro scopro ad ogni lavoro nuovo sensibilità manuali che ignoravo, è un miglioramento continuo, assomiglia ad una lenta uscita dal bozzolo. La grafica, la pittura, il disegno sono un mezzo per raggiungere la verità o per camuffarla? Credo che il fine dell’arte sia quella del raggiungimento della verità. Per quanto mi riguarda io cerco di rappresentare la mia verità, la parte del mio mondo. Rappresentare il mondo tramite il disegno, la grafica, la pittura vuol dire moltiplicarlo, non ti sembra abbastanza per smettere? Beh non sono copie, sono interpretazioni del mondo... il mondo non viene clonato nei miei lavori quindi non è una moltiplicazione di qualcosa di pre-esistente ma sono sempre visioni nuove, modificate, filtrate dal mio occhio. Come vorresti vedere distrutta la tua intera opera? Vorrei che fosse data alla fiamme dentro un bidone... come combustibile opterei per la benzina perchè puzza di buono e di vittoria! Che rapporto hai con la timidezza? Un pessimo rapporto, è come portarsi appresso un macigno e sentire il suo peso solo quando inizi a relazionarti con gli altri - un macigno bello grosso! Se dovessi compiere una strage che metodo useresti? Questa è la domanda a cui rispondo con più facilità: userei un lanciafiamme modello M2A1-7, può arrivare fino a 70 metri, direi che è molto efficace. Sul tuo comodino cosa c’è oltre ad un crocifisso ed una dentiera dentro un bicchiere? Due libri: uno è la biografia di Marina Abramovic di cui ho letto 5 pagine, l’altro e’ Il re degli ontani di cui ne ho lette giusto un po’ di più... poi diversi dvd accatastati ovviamente privi di custodia, una lampada ed il filo interdentale.

Mini bio Nato a Buenos Aires (RA) nel 1979 si trasferisce in Italia nei prima anni 80. Vive e lavora a Porto Recanati in provincia di Macerata. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Macerata conseguendo il diploma con il massimo dei voti. Ha esposto a Milano, Roma, Bari,Perugia, Sciacca, Foggia, Berlino ed in numerose mostre, festival, eventi all’interno del territorio marchigiano. Ha collaborato con lo Spazio Mohoc di Monteprandone (AP), la Galleria Artcore di Bari, la galleria Art&Ars di Galatina (LE) ed e’ membro attivo dell’associazione Adam di Macerata. Assieme a Nicola Alessandrini e Lorenzo Bartolucci ha inoltre pubblicato un libro serigrafico dal titolo ABC.


Straintervista Che genere di droga consiglieresti ad un neofita delle sostanze psicotrope? Birra & antibiotici. Che cos’è per te una guerra? Una gara per vedere chi ce l’ha più lungo. Come ti relazioni con internet ed i cosiddetti social network ? Internet e’ un grandissimo mezzo di conoscenza o almeno dovrebbe esserlo, per quanto mi riguarda lo uso giornalmente come anche altri social network che sono utili per conoscere, conoscersi e far conoscere il proprio lavoro. La virtualità dopo un po’ diventa opprimente e limitante. Nonostante questa massiccia presenza di social nella nostra vita non credo che si potrà mai sostituire il fattore umano ossia la stretta di mano l’abbraccio o il bacio o la semplicità di una chiacchierata a voce. Scusa se te lo chiedo, ma nemmeno io l’ho ancora capito: cos’è per te un hipster? In passato erano i giovani bianchi che vestivano alla moda ed ascoltavano jazz. Adesso sono soltanto dei bersagli per i B52. Tycho Brahe è morto durante un banchetto per un collasso della vescica causato da un eccesso di educazione, Diogene è morto trattenendo il fiato, Petronio tagliandosi le vene durante un baccanale in modo da darsi piacere fino alla fine: che è crepato meglio secondo te? E tu come pensi di levarti da questa terra? Secondo me la morte più bella è quella di Petronio. Io vorrei andarmene insieme al resto del mondo, tipo durante un’apocalisse nucleare o una cosa così... non posso accettare il fatto che il mondo continui a vivere e prosperare senza di me! Il B52: preferisci il cocktail o il bombardiere? Il bombardiere è più aerodinamico e più utile. (Anche questa era facile) Che ruolo ha il sogno nella tua ispirazione? O meglio ancora: riesci a definire la formula della tua ispirazione? La notte dormo, ho alcune ispirazioni notturne ma le ispirazioni vengono un po’ ovunque... quando sono seduto al PC , in macchina o sul cesso. Sono molto pratico, non sono un artista onirico, anzi sono molto legato al mondo materiale, studio, leggo, approfondisco ciò che mi piace, approfondendo un argomento mi si aprono altri mondi, mille spunti diversi, è così che vado avanti nel lavoro. Per questo motivo credo di essere legato più al mondo naturale che al mondo del sogno. Se io dico Lunga vita alla morte tu che cosa rispondi? Ti rispondo che mi ricorda uno slogan franchista risalente alla guerra civile spagnola, quindi mi fa cacare! Chi ti piace? BACH Quanti assistenti sociali ti servono per alzarti dal letto al mattino? E dopo che ti sei alzato, che cosa succede? Nessun assistente sociale, sono abbastanza autonomo. Anche se non sembra sono molto rigoroso. Se devo alzarmi mi alzo senza problemi. Appena alzato vado a fare la pipì, mi faccio una tazza di caffè e poi accendo il PC.

Intervista a cura di Marco Taddei

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HernĂ n Chavar per STRA / 03 / Settembre 2013


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Strafilm

cinebrivido

SERIE Z

Far East

La 70ima edizione della Mostra del Cinema di Venezia di certo non la scorderemo! Forse per la giuria presieduta da Bertolucci, per il film a episodi Venezia 70 - Future Reloaded (firmato da 70 registi), per film come Kill Your Darlings con D.Radcliffe, The Zero Theorem di T.Gilliam, Joe con N.Cage,The Canyons di P.Schrader, La jalousie di P.Garrel, Philomena di S.Frears, Child of God di J.Franco, Ana Arabia di A.Gitai o ancora per i due premi italiani: il Leone d’Oro al documentario Sacro GRA di G.Rosi e la Coppa Volpi a Elena Cotta per Via Castellana Bandiera della Dante! Da segnalare lo sperimentale docu-film La mia classe di Gaglianone con Mastandrea. Anche se, a parer mio, il meglio del festival è arrivato dall’oriente col poetico The Wind Rises ultimo (in tutti i sensi, a quanto pare) film di Miyazaki, il fantascientifico Capitan Harlock dal manga di Matsumoto, il divertente Why Don’t You Play in Hell? di Sono, l’ultraviolento Moebius di Kim Ki-duk, il minuzioso docu-film Feng Ai di Wang Bing e l’impegnativo Stray Dogs di Tsai Ming-liang che si è preso un meritato Gran Premio della Giuria! Uff... ce l’ho fatta, ci sta tutto! // Francesco Chiatante

Troll 2 (Claudio Fragasso, Italia, 1990) Finito il decennio di Bandiera Bianca parte della disfatta consisteva nella deriva dell’exploitation. La Filmirage di Massaccesi produsse Troll 2 di Fragasso e moglie, freschi della randomata di Zombi 3. In linea con l’uso italico del seguito apocrifo, T2 narra le disavventure d’una famiglia che aderisce a un simil CouchSurfing scambiando casa con gli abitanti di un comune pseudomormone chiamato Nilbog (inestricabile anagramma), un covo di trolls vegetarani ghiotti d’uomini trasformati in piante. Loro avversario un bambino di nome Joshua che ha come suo unico amico il nonno morto, fonte di consigli e panini. Se talvolta vi chiedete: “si può essere assassinati dai popcorn?” o “è possibile sconfiggere il Male elencando gli ingredienti di un tramezzino?”, questo film fa per voi. Altrimenti è un compendio di antropologia. 1995: Fragasso dirige Palermo Milano Solo Andata. 2008: il Joshua del film - ormai cresciuto - dirige Best Worst Movie, documentario autobiografico ispirato indovinate un po’ a che cosa. Sul ponte sventola Bandiera Bianca. Distribuzione Dvd: MGM // Luigi di Felice

Old Boy (Park Chan Wook, Corea del Sud, 2003) Qual è l'elisir di giovinezza? Park Chan Wook risponde il piatto gelido della vendetta. Old Boy è tratto dal manga omonimo di Nobuaki Minegishi e Garon Tsuchiya. Questa pellicola fuori dal comune ci accompagna nei meandri della vita di Dae-Soo, un giovane impiegato dalla mentalità vecchia e retrograda che ringiovanisce selvaggiaemnte grazie ad una prigionia forzata di 15 anni in una cella/stanza/camera di tortura. La rabbia e l’immensa solitudine dell’uomo che soffre, il consenso che gravita attorno all’uomo felice: per questo, un sorriso forzato nei momenti di massimo dolore pare l’unica soluzione in grado di permettere al protagonista, novello Edipo, come il proprio nome vuole, di “stare bene con gli altri” (Dae-Soo significa appunto questo in coreano). Old Boy è un abile intreccio di iperrealismo e non-sense, in cui l’alternanza di lacrime e di sangue pare dipanarsi non secondo la logica della sorpresa, ma secondo quella della necessità. Il film è stato ripreso quest’anno da Spike Lee che ne ha fatto un remake con Josh Brolin, Sharlto Copley ed Elizabeth Olsen, che pare non tradirà le grandi aspettative dei fan. // Daniele Manga-Man Lucinato

Il cinema visto al cinema

Il fondo del barile

L'urlo che terrorizza l'Occidente

Terra Incognita Là dove si spingono solo i veri cinesploratori

Mouton (Gilles Deroo, Marianne Pistone, 2012, 100 min.) Aurélien Bouvier, chiamato da tutti Mouton (pecora), all’inizio del film si allontana dalla madre, non più in grado di occuparsi del figlio e costretta dal tribunale a rinunciare al suo diritto legale alla tutela. Mouton comincia a crearsi una propria vita, con un lavoro come apprendista in un ristorante, nuovi amici e anche una ragazza. Una vita semplice, come Mouton che dalla vita non chiede niente di speciale, si accontenta di quello che ha, un po’ lento ma sempre disponibile ad aiutare le altre persone con un enorme sorriso stampato in faccia. Arrivati circa a metà film però sarà proprio questa sua semplicità, questa sua incapacità di riconoscere il male e di difendersi da esso, che lo renderà vittima di un evento tragico che

lo costringerà ad andarsene dalla città e a trasferirsi dallo zio in Piccardia. Nella seconda parte del film non vedremo più Mouton ma conosceremo meglio i suoi amici e le loro vite, in particolare le loro vite senza Mounton. Gli amici crescono, cambiano, si sposano e hanno figli; c’è chi non vuole neanche parlare dell’amico ormai lontano e chi invece gli scrive delle lettere aggiornandolo sui nuovi avvenimenti. Un film che senza particolari trovate tecniche riesce a raccontare una storia dura, ancorata al reale, che parla di come a volte l’innocenza venga punita, casualmente ed ingiustamente. Il film ha vinto il premio per la Migliore Opera Prima e il Premio Speciale della Giuria nella sezione Cineasti del Presente al Festival di Locarno 2013. // Alessandro di Pasquale


Strafumetto

CHINA & MARTIRI

BENEDIZIONI

Babel, David B. (Coconino Press, 2004) Dei primi anni di vita è più facile che ci rimangano impressi nella memoria certi colori, odori o suoni piuttosto di un ricordo ben definito, giacché forse l’abbiamo distorto con la nostra mente di adulti, contraffatta dalle vicissitudini della vita. Ma anche qualcos’altro rimane: ad esempio i sogni, così sfuggevoli e inconsistenti, ma comunque in grado di lasciare tracce profonde nella nostra mente. L’autore francese David B. in Babel (uscito in due volumi per la Coconino Press), si affida proprio ai suoi sogni di bambino per raccontarci del viaggio iniziatico che l’ha portato a essere uomo. Con stile minimale, ed una forte carica espressiva rafforzata dall’utilizzo predominante del colore rosso, David B. ci descrive i suoi viaggi onirici durante i quali ha la possibilità di incontrare personaggi come il Re del Mondo, inafferrabile simbolo del potere, e ci narra della speranza di riuscire a trovare attraverso di esso risposte alle domande riguardo la malattia del fratello epilettico oppure di scoprire il perchè della guerra del Biafra. Prendendo coscienza dell’impossibilità di venirne a capo, a quel bambino rimane solo una considerazione da fare: “Medicine che non guariscono. Genitori che non sanno. Pensavo che il mondo girasse per il verso giusto. Mi hanno preso in giro.” Infanzia: non saremo mai più così puri, né così potenti. // Fabio di Campli

Ci vuole molto tempo per diventare giovani, per lasciare andare il superfluo, per trovare completezza nel piccolo. Ci vuole molto tempo per abbandonare tutti i colori della tavolozza e sceglierne uno. Non due, uno soltanto, il nero. Ci vuole molto tempo per attraversare le fiabe dei piccoli come se fossero barzellette, nascondere l’ironia nei paesaggi di contrasti. Ci vuole molto tempo per entrare in comunione con il proprio mezzo, è maturità, è grandezza. Spesso davanti a questa comunione si rimane disarmati, storditi quasi impauriti. Qualche mese fa, durante il BilBolBul - Festival internazionale del fumetto, nella Pinacoteca Nazionale di Bologna si poteva attraversare ‘sì tanta maestria nella mostra Oltremai di Lorenzo Mattotti. Le illustrazioni esposte sono raccolte all’interno del libro Oltremai (Logos Edizioni). 32 x 42 cm da attraversare, scoprire, una foresta di fogli in cui perdersi, trovarsi, perdersi di nuovo. Un viaggio in cui non ci sono più a guidarci Hansel e Gretel (altra opera di Mattotti edita da Orecchio Acerbo), ma siamo soli in intricati boschi archetipici, sperando che alla fine del cammino, fra gli spiragli bianchi di quelle chine, ritroveremo la paura e la purezza del bambino. Oltremai giovani. “Ho incominciato a creare immagini narrative, lavorando direttamente sulla carta, senza schizzi o altre mediazioni. Oltremai m’è sembrata subito la parola che riassumesse perfettamente il luogo mentale dove possono vivere queste immagini: oltremai il reale… oltremai il mondo… oltremai noi stessi…” // Nicola Alessandrini + Lisa Gelli

Indagini su quel sommo sacrificio che è la graphic novel

RONCISVALLE

In fumetteria con Durlindana in mano Adventure Time, AA.VV (Panini Comics, uscita mensile) Questo mensile lo trovi in edicola. Mainstream, ma di classe, bello e inclusivo! Non dirmi che non hai mai visto i cartoni in tv perché non ti credo (Ma non preoccuparti: se davvero non hai mai visto il cartone, vale lo stesso e non rischi squalifica). Il fumetto di Adventure Time te lo puoi godere dai 3 ai 99 anni e nei vari stati intermedi e alla faccia di Picasso – che non c’entra ma che sempre amiamo! – ci metterai pochissimo a diventare giovane. Ci sono questi due personaggini amici per la pelle che sono Finn il ragazzino e Jake il cane vecchiotto con superpoteri metamorfici che vivono un mucchio di avventure sulla Terra di Ooo (la location ti piacerà!) e oltre a loro due ti piaceranno anche, e parecchio, la principessa Gommarosa, Marceline la regina vampira, il Re Ghiaccio, Bonnibella, la principessa dello Spazio Bitorzolo, la principessa Desertina (e siamo già a TRE principesse: su Adventure Time non si economizza sulle principesse!) e ancora il terribile Lich, Melaverde e Cannello. Tutto condito con colori psychedelici e diversi stili di disegno e di scrittura, con tratti in comune quali godibilità, piacevolezza, intriganza e gioventù. Adventure Time è tutto ciò che NON sono gli altri comics per giovin persone: non è educativo, non è sdolcinato, non è prevedibile, non è (troppo) kawaii. E’ abbastanza heavy metal, non troppo estremo così puoi farlo leggere alle creature, ché può fargli solo bene! // Orlando Furioso

Illustratori in odore di santità

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Stravizio

abraCantabria

L´antipasto

Alle 7 del mattino la città è ancora deserta. E solo chi è sveglio e al lavoro ha la disponibilità di questa parte di giornata e godersi un’aria insolita, fresca, come quando lasci le finestre di casa aperte e tornando senti che c’è un’aria nuova. Sono poche le persone che incontri: facchini, le tate che si recano a lavorare, gli operai edili a prendere il caffè , i lavapiatti e gli aiuti dei ristoranti. E le pescherie, avvolte nelle fredde viscere ricoperte di piastrelle bianche dove, proprio lui, Justo Gutierrez sta sistemando 150 chili di pescato. Una catasta di vaschette ricolme di ogni creatura marina: spigole, tonni bianchi, alici, sogliole, dentici, razze, merluzzi e rane pescatrici. Belli lucenti, come Dio li ha fatti. Ma non ci vai solo per la qualità del pescato. Ci vai anche per sentire le sue storie di mare: piccole avventure quotidiane, partenze nel blu del Mediterraneo e rientri nel nero della notte. Dove l’ unica faccia che incontri è la tua riflessa sul pelo dell’acqua. Vai comprare anche questo, le storie, che sono gli ingredienti giusti da mettere nella testa. E la sua arte nell’eviscerare, deliscare e sfilettare i pesci. È una lezione di chirurgia circense-acrobatica. Pochi secondi e hai i tuoi pesci pronti all’uso, perfetti, con la carne intatta, devi stare solo attento a non rovinarli quando lasciano il suo coltello e passano nelle tue mani ed hai quasi paura a prenderli. Anche tu devi essere bravo a pescare! E poi ti incammini verso il mercato a comprare altri ingredienti, altre storie. A osservare altre facce a toccare gli ingredienti. Pomodori, capperi, olive, prezzemolo, cipolle, basilico e pane. È un piccolo viaggio che sazia anche la mente, perché anche la mente ha bisogno di mangiare. Come adesso il mio stomaco ha fame! // R. Ferrante

Nei remoti anni ‘60 del secolo scorso, quando ero bambino passavo il capodanno in casa di mia nonna a Napoli, nel ventre di quel Suk che già all’epoca era il quartiere a ridosso della stazione centrale. Nelle foto di archivio, si vedono la brigata di parenti più o meno stretti che smaniosi aspettano lo scoccare della mezzanotte, per partecipare al rito del bombardamento di fuochi, botti & defenestrazione di roba vecchia che sarebbe seguito. Molto partenopea la cena della vigilia, con profusione di pizzelle di varie fattezze e contenuto, rigorosamente fritte, minestre, e anche un po’ di carne per esorcizzare gli spiriti della miseria, che aleggiava ancora nei ricordi dell’intera famiglia. Ovviamente a tavola il fulcro erano gli struffoli, dolce sfarzoso per vista e palato. Però il sottoscritto, già avvezzo alle sirene dei consumi di massa, pur non disdegnando il dolce tipico, solennizzava a modo suo spalmando una nota crema di nocciole sabauda, molto amata da Nanni Moretti sui crackers, rigidamente con granelli di sale in superficie. Il tutto tra gli strali del parentame che con orrore vedeva le mie scelte gustative votate al contrasto. Una trentina di anni dopo, un noto esperto di cibo dal peso altalenante, vale a dire colui che mi ha iniziato alla mia passione-professione, mi fece una secca domanda: dimmi quale era la tua “accoppiata” preferita di cibi nella tua infanzia. Pronto risposi: i crackers salati con la rinomata crema di nocciole... // Fabio Riccio

Di vizi, vini, crapule e bordelli

GASTROPEDIA

Trancio di tonno rosso con cipolla caramellata Ingredienti (per una persona) 150 g di tonno rosso fresco / una piccola cipolla rossa / una manciata di capperi / prezzemolo q.b. / basilico q.b. / una fetta di pane spessa da tagliare cubetti / uno spicchio di aglio Preparazione In una padella mettete a stufare la cipolla che avete tagliato con un filo di olio, una volta appassita sfumate con due cucchiai di aceto. Fate ritirare, poi aggiungete un cucchiaio di miele, la cipolla diventerà caramellata. Ponetela in una ciotolina. In un’altra padella fate scaldare un filo di olio e scottate il trancio di tonno tre minuti per lato. Ora asciugate 5/6 capperi, sminuzzate a coltello prezzemolo e basilico e mettete da parte. Ora la fetta di pane. Tostatela nel forno poi strofinatela con lo spicchio di aglio e tagliatela a cubetti. Al centro del piatto sistemate il trancio di tonno, mettete i filetti di cipolla caramellata sul trancio, fate cadere sopra i capperi, gli odori sminuzzati e i cubetti di pane. Un giro di olio e pepe nero. La storia è finita. //RF

Gradisce un assaggino?

PSICOCUCINA Mens sana in corpore sazio

“Eminenza sono il becchino di Patrasso. Siccome non è possibile aumentarne la cubatura, il sindaco mi ha invitato a mangiare i morti del cimitero. Ha una bevanda da consigliarmi per digerire cotanta pappa mefitica? Padrepeppe’79 Caro guardiano di Patrasso, “città della feta e del beneamato tasso”, il tuo caso mi ricorda quello della Zattera della Medusa, in cui ebbi modo di dare il mio contributo culinario consigliando il gustoso naufrago in salmì. Per far sì che i defunti non ti si piazzino sullo stomaco puoi trangugiare a fine pasto un bicchierino di Amaro Jägermorten. Questo potente digestivo null’altro è se non un distillato del fiore di Bach’anali, la cui pianta cresce alle falde del Kilammanjato il monte più basso del pelo Ponneso, alto due mele o poco più. Ti recherai lì guidato da Fernando Arrabal che in cambio di due panini feta e mortazza ti condurrà sulle sponde del fiume Lete. Attraversa le acque a bordo di una zattera fatta di feta e, giunto al monte, raccogli fiori a volontà. Li riconoscerai dal loro fetore dacché anche loro son fatti di feta. //L’Eminente


Neftali e figli

NEFTALì

sms dall´Inferno

Ho scelto la via dell’eremita solo perché comportava meno fatica. Io, Neftalì, rifiuto la santità, rifiuto la lungimiranza, rifiuto qualsiasi attestato che glorifichi le mie decisione. Mi sono arrampicato su di un monte perché mi dava meno fatica che scegliere quale via intraprendere al mattino per andare a lavoro. Mi sono imposto una dieta di radici perché mi dava meno fatica che scegliere tra le decine di pietanze che nei ristoranti vengono offerte per sfamarsi. Ho deciso di camminare a piedi nudi perché era gran fatica seguire le peripezie che comporta l’uso di un’automobile su di una strada pubblica. Ho scelto di credere nelle trombe d’aria e nella rugiada dei boschi perché poco mi convinceva quella storia del libero arbitrio. E così mi sono avviato lungo i sentieri più scoscesi, su mulattiere mai intraprese, sugli indocili costoni di una montagna di cui non conosco nemmeno il nome. Senza zavorra, senza pesi, se non le mie membra ossute snudate di qualsivoglia veste o copertura. Senza pregare niente o nessuno, sforzando solo le mie leve, adulando muscoli e tendini, mettendo i piedi nei giusti forami, diteggiando a dovere con una perizia mai testata ho raggiunto una spelonca nuda almeno quanto me dove ho approntato la mia tana. Nessun ringraziamento ad un ipotetico divino. Mi schiantai al suolo dissolto dalla ragnatela della stanchezza. Il mio naso si spezzò nell’impatto, ma il fiotto rosso del mio sangue mi diede gioia; com’era bello essere un involucro che bucato a dovere sgorgava il liquido che conteneva. Solo quello. E nient’altro. Le giornate passano e sono tutte le stesse ma ehi, dico a voi, voi che vivete in un pernicioso abitacolo poco più grande del loculo che vi sarà tomba, io ho qui un panorama sferico che danza solo per me, con le carnali movenze dell’odalisca ed assieme con la religiosità della prima ballerina. Da qui veggo il futuro ma ci sputo sopra. Se mi volto osservo il passato negli occhi e glieli cavo con un saettare di dita. Se si affacciasse la morte da quello scoglio gli piscierei in faccia come fanno le scimmie. E non sono sbronzo sono solo felice. Consiglio del mese: perditi in montagna e fatti venire a soccorrere dai tuoi nonni. Se sono vivi. // Marco Taddei

Adesso esplodo, raccolgo i pezzi e mi ricompongo secondo una foto di vent’anni fa. Come diceva il buon padre Gurdjieff: il domani non esiste. Confermo e saluto.

Confondersi tutto d’un pezzo

L’ovvio di petto in 160 caratteri

Alessio Tenaglia, scrittore e filosofo della scienza

Lo spigolo della scienza Il mal di testa della sapienza

A 96 anni può un grigio pensionato raggiungere la celebrità per aver girato tutto il mondo? È successo a Ottavio Smith, residente di Rocca Caballa, paesino di 182 anime ai piedi del monte Ciffone. Il signor Smith, persona silenziosa e abitudinaria, venuta a mancare la moglie Tiella, prese l’abitudine di recarsi al parco tutte le mattine e sedere intere ore su di una panchina in compagnia dei famelici volatili della villa comunale. Routine che conobbe una drammatica interruzione. Un giorno, recatosi al solito amato posto, il signor Smith s’avvide che la sua panchina, quella che per anni era sempre stata lì, non c’era più. Sparita! Il Comune l’aveva rimossa. Il nostro si trovò ad affrontare un increscioso problema. “Inizialmente fui scioccato. Poi pensai: lo sgabello! Il mio vecchio sgabello da pesca!”, ci racconta Ottavio in una lettera di saluti indirizzata al Comune di Rocca Caballa, curiosamente arrivata dall’Indocina. Il pensionato aveva infatti cominciato ad appollaiarsi sul suo sgabello, dapprima nei comuni limitrofi, poi oltre regione, quindi in Asia, infine in tutto il mondo! Ma a cosa può essere dovuto un così repentino mutamento nello stile di vita? Il noto psicologo Dino Anodini spiega: “Gli sconvolgenti cambiamenti d’abitudine in età molto avanzata, sempre più frequenti, son da attribuire ad Infantia Ipotalmica, un raptus celebrale che colpisce i soggetti più sedentari, i quali principiano una vera e propria seconda vita.” Cosa fare, dunque? Anodini risponde, ridendo: “Ma nulla! Di questi tempi non v’è disturbo più augurabile.” // Frankie Berardi

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Straweb

bloggario

evviva la draga

L’icona non ha la data di scadenza, la carne sì. E a volte marcisce,a volte stagiona. E la celebrità, è un gigantesco congelatore al di fuori del quale nulla dura troppo, né può più essere ricongelato. Però Angela Lansbury prima della stagionatura, era sì una bella bionda ma non è così che va servita! Prende il marchio DOC quando è vecchia e rompicoglioni. A 20 anni probabilmente non portava neanche sfiga. (Col tempo è decisamente migliorata, in questo.) oldactorsyoungpictures.tumblr.com

“Conservare l’infanzia dentro di sé per tutta la vita, vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare”. Così diceva Bruno Munari, il manifesto dell’uomo brillante e geniale quale era. Artista a 360 gradi della scena del Novecento e non solo, Munari ha dedicato parte della sua vita al gioco e al bambino (non potendo cambiare gli adulti), l’adulto creativo e felice del domani. Munari oltre che designer di fama mondiale, realizzò i laboratori Giocare con l’arte, per mezzo dei quali voleva restituire ai bambini l’opportunità di maneggiare materiali destrutturati, vergini, d’inventare con gli avanzi e i materiali di scarto, riuscendo a stimolare creatività e sensibilità progettuale nei giovanissimi. Un progetto per il futuro, in una società dove il bambino possa essere riconosciuto come una persona e non come un adulto in miniatura, a cui proporre come giocattoli riproduzioni in formato ridotto di oggetti degli adulti. Non giocattoli banali ma vere e proprie esperienze sensoriali che abitueranno il bambino a ridere apertissimamente e a sviluppare l’immaginazione che di solito nell’adulto viene a mancare. Tra le sue creazioni c’è Zizì,una scimmietta dalle forme arrotondate in gommapiuma dalle mille posture, ma come lei Meo Romeo, Pasqualina e Bango Bango, tante altre creazioni che hanno reso quest’uomo un vero e proprio educatore di persone. E che non si dica che il gioco non è una cosa seria. Andate a giocare và. Ho detto tutto, più o meno. // Annagina Totaro

a cura di Nova Nanà

Lindsay ha un fetish per i processi di trasformazione. E’ una progressista, dice che tra il prima e il dopo è sempre meglio il dopo. Le piacciono i progetti di design di recupero, saccheggiare i thrift stores, i makeover azzardati e mangiare cereali. Sul suo betterafter. net ha organizzato un contest per votare la lampada più brutta. Che è, per inciso, una vecchia lampada a forma di vomito rimessa a nuovo. Fatela parlamentare a vita. Crescere è la seconda violenza che la natura ti impone, dopo la nascita e prima della morte. E’ l’unica, però, alla quale rispondi con un’intifada. Ogni tanto un concetto o due ti viene da esprimerlo con la K, ma è perché il suono duro si adatta meglio all’inkazzatura molesta. Dentro però sei un poeta: “gli uccelli sono fortunati perché non devono andare a scuola e entrano gratis ai concerti.” teenager-

posts.tumblr.com

Quel genere di persona che si pone anche per un istante il problema di come sembrerà un tatuaggio quando il tempo farà scempio della tua carne (e molto probabilmente, a meno che il tristo mietitore non ti sollevi dal cruccio prima, lo farà), non dovrebbe mai tatuarsi. Una storia è bella anche e soprattutto su un libro tarlato, col piglio cazzuto dei jeans stravecchi e della polvere sulle bottiglie di vino. oldpeoplewithtats. tumblr.com

Ogni mese drago per voi il meglio dalla poltiglia del web

Ascolta un creativo Consigli di bricolage da un artigiano elettronico Lo confesso: il tema di questo mese mi fa tremare i polsi. Forse perché arriva così, sul finire dell’estate, momento di resoconti, forse perché è il classico argomento che non voglio affrontare, sul quale è facile scivolare, cadere in moralismi, dare consigli non richiesti. Forse, semplicemente, perché ho la sensazione di essere qui, un fuori quota, almeno anagraficamente. Perché “essere giovane” è quasi un ricordo. Credo ruoti tutto attorno all’asse Carl Gustav Jung + Steve Jobs + Andrea Pazienza: bambino interiore + stay hungry, stay foolish + averci la mente porca. Sproni imperativi, di rara incisività! Non tanto sull’essere consapevoli di questioni tipo età anagrafica o biologica, sulla “fortuna dell’essere giovane”, quanto nel capire che la giovinezza è uno stato mentale, uno stile di vita che va allenato e praticato quotidianamente. Quando credevo

di essere giovane non avevo ricordi, solo prospettive a breve termine, ma una cosa mi è sempre stata chiara, dovevo fare in fretta, perché quando avrei raggiunto i 35/40 anni sarei stato un uomo finito. Reso inoffensivo dai colpi dei giovani del branco che spietati e incalzanti mi avrebbero fatto il classico “culo così”. Poi però dev’essere successo qualcosa. Una mutazione, un’involuzione. Il mio culo è ancora intatto, il branco non è arrivato. Nessuno incalza, nessuna veemenza. Insomma, che fine ha fatto la curiosità? Le aspirazioni, la voglia di imparare, di cambiare. Cosa ci hanno fatto 20 anni di TV spazzatura, cibo spazzatura, playstation e internet? Non troverete risposte qui, solo constatazioni e dubbi. La sensazione di tante buone occasioni perse in cambio di uno smartphone, e io che rimando la pensione al futuro remoto. //Paolo Diazzi

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Stralife

SUrviving life

SENZA BENZA

Splendenti acque cristalline che si stendono nella morbidezza dei percorsi collinari di un’isola magica. In suo onore riprendo carta e penna per segnare queste parole. Parliamo di regressione, di quanto sia bello andare avanti nella propria vita e percepire l'importanza della spontaneità dell’essere, regressione come ri-scoperta delle cose semplici, dell’essere come siamo, di come veniamo concepiti. Troppo spesso stretti in gabbie, occorre una vita per tornare alla libertà primordiale…per poi assorbirne la beltade. Fumo una sigaretta dopo l’altra. Finisce un foglio, voltar pagina, non è mai semplice, davanti ci ritroviamo uno spazio bianco da riempire. È ricominciare. Vacanza. Estate. Life’s a beach. La patria dell’ogni-cosa. Grecia. Isole solitamente ventilate si fanno trovare per abbracciarsi in un mare calmo. PAROS. Non dico altro. Un angolo di mediterraneo da possedere. A CHIOS si produce la MASTIHA, dalla resina delle conifere, un liquore, banalmente, ma realmente, Divino. “E so che lui, nella sua immobilità pari a quella delle stelle, sappia di aver scritto parole sacre quanto le pietre. Pietre che circondano un mare splendido. Del quale, poi, ognuno si bagna.” // Perla Madonna

1982. Abruzzo/Italia, Comune di Castel Frentano, Stazione di Crocetta. Il trasporto su gomma incalza la Società Ferrovia Sangritana SRL decide che non ha più senso continuare ad alzare ed abbassare il passaggio a livello che regola il traffico ferroviario in transito da Lanciano e dintorni. Col tempo l’area circostante viene adibita a deposito di vecchi locomotori, convogli e carrozze cargo, ma poi, la situazione a qualcuno “sfugge di mano” e la ruggine ha il totale sopravvento. 2013, l’“ultimo viaggio”, quello verso l’abbandono iniziato nel lontano ‘82, sembra non essere ancora arrivato al capolinea. In realtà Crocetta, questa stazioncina di snodo, nel buco del culo del mondo, nonostante la dimenticanza e l’incuria non ha mia cessato di essere viva: la Natura è alchemica, e attraverso la Nigredo, l’Albedo ed infine la Rubedo ha trasformato questo luogo in un’allegoria e gli ha donato un nuovo valore materiale e simbolico rendendolo così immortale. Io vi consiglio di andare a vedere il rosso della ruggine all’ora del tramonto, vi consiglio di andare a vedere come il Tempo può divenire Artista, come il Vecchio trasmuta in Nuovo. Stay tuned. // GdC

Teoria e prassi della sopravvivenza

Dentro e fuori dai paraggi

Very Superstitious L'angolo dell'esoterismo

In questi tempi di rinnovamenti cattolici e sussulti spirituali si è fatto un gran parlare di eutanasia. La morte dolce, l’angelo nero che arriva a placare le sofferenze di chi non riesce ad andarsene. Quell’angelo molto spesso pregato e invocato dagli stessi familiari del morente. Se ci si pensa, è un’immagine ancestrale, logica e incontrovertibile: perché, se esistono le ostetriche, dovrebbero esistere anche i “boia”. Nella Sardegna rurale, le famiglie hanno sempre deciso di comune accordo (molto spesso col malato) di terminare le sofferenze del congiunto in fin di vita non solo per amorevole pietà nei confronti del morente, ma anche per questioni puramente economiche. Si chiamava allora, proprio come fosse una levatrice, la femmina accabadora, la donna che mette fine (a qualcosa). Con un bastone olivastro o con il cuscino, la femmina arrivava ad acabarlo, a finirlo. La sua ultima opera risale al 1957 o giù di lì, dalle parti di Orgosolo. E, magari fra cent’anni, grazie al progresso della “civiltà”, che tutto appiattisce e tutto occulta, la figura di s’accabadora diventerà un mistero da decifrare… // Giuglietto Andrio

BOROTALCO

Per scivolare sulle cose a passo di danza Quando Frank Sinatra dovette cambiare medico di famiglia, il suo nuovo dottore lo sottopose a un esame generale e mostrò un interesse speciale per la sua inclinazione a ingerire alcool. “Quanto beve?”, volle sapere “Circa trentasei drink al giorno”. Il dottore fece un sorriso di cortesia, poi ripreso il contegno tornò a ripetere. “No, sul serio signor Sinatra. Quanto beve?”. Frank indifferente, rispose: “Gliel’ho già detto, trentasei drink al giorno”. “Come può esserne tanto sicuro?”, volle sapere il dottore ormai quasi irritato. “Ebbene, dottore, bevo una bottiglia di Jack Daniel’s al giorno, il che equivale a circa trentasei drink”. Il dottore stupito ribattè con evidente tono di disapprovazione: “E come si sente ogni mattina?” “ Non lo so, non mi alzo mai

di mattina. E non sono sicuro che lei sia il medico giusto per me.” Frank Sinatra non iniziò a bere sul serio fino agli anni Quaranta, intorno ai 26 anni, ma da allora non smise più. Quando girava in tournèe con vari camion portava con sé anche un carico completo di Jack Daniel’s. Per quanto riguarda il malcapitato dottore invece, sapete come andò a finire? Pochi anni dopo, Frank apprese la notizia che il professore era morto. Causa: Problemi di circolazione. Ci vuole molto tempo per diventare giovani, e si! // Slim - Imangiadischi


STRALUNARIO L'agenda del perdigiorno il poeta della fotografia mostra fotografica di Izis fino al 6 gennaio Museo Nazionale Alinari – Firenze The Name The nose Mostra / fino al 6 ottobre Ex Manifattura Tabacchi – Città

LIVE DAVID SYLVIAN con THE KILOWATT HOUR Ormai possiamo dire che Humani è un progetto affermato sul territorio abruzzese. Tutto ciò grazie specialmente alla notorietà nonché alla ricercatezza degli artisti presentati, che passano dalle sognanti atmosfere di Sakamoto e Alva Noto alla techno made in Detroit di Derrick May. Questa è la volta del trio Sylvian-Fennesz-Mathieu aka The Kilowatt Hour, veri e propri sperimentatori, destrutturatori, autori di sonorità colte e atmosfere intense. Ci vediamo sabato 21 settembre al Teatro Massimo di Pescara. Una vera gioia per i timpani e il cuore.

Sant'Angelo Lalla Restart Party Evento musicale / 20 settembre Lalla Wahlalla / Pescara Cicatrici 2.0 Happening artistico / 20 -22 settembre Ex Aurum – Pescara Treviso Comic Book Festival fumetto e illustrazione 21-29 settembre - Treviso Salotto fotografico Evento fotografico / 22 settembre Piccolo Circolo Garibaldino – Vasto

FESTIVAL KOMIKAZEN 2013 “Realtà” è un nome al singolare utilizzato per indicare uno dei concetti più “plurali” di tutti. Ma non stiamo a scomodare troppe astrusità da terzo bicchiere e veniamo a noi: la realtà, quella che si contrappone alla fantasia, nel momento in cui si traduce in espressione artistica è sia origine che meta. Anche il fumetto? Si, ovviamente e in modo molto peculiare. Se non ci credete dovete andare a Ravenna dal 12 Ottobre al 3 Novembre per la dodicesima edizione di Komikazen. Qualche mostra, workshop e performance sulla realtà a fumetti vi farà tornare con i piedi per terra.

Strikedown Fest Festival musciale metal / 28 settembre Tipografia – Pescara Marnero & Cayman the Animal Live / 28 settembre - Glue Lab – Ancona Borges vs Radiohead Live + Reading / 29 settembre Groove – Pescara Leeroy Thornill DjSet / 27 settembre Pin up - Mosciano Sant'angelo (TE) Teste Creattive Happening d'arte / 27-29 settembre

FESTIVAL ROBOTFESTIVAL 2013

Centro città – Pescara

“We are the robots” recitava così nel 1978 la voce vocoderizzata del singolo Die Roboter dai teutonici Kraftwerk, pionieri della musica elettronica. Da allora è passato tanto tempo, i robot hanno subito continue evoluzioni, cyberizzato l’ambiente e di conseguenza l’arte. Il futuro è arrivato da un pezzo e sarà il re della festa il 24 Settembre e dal 2 al 5 Ottobre al roBOt Festival di Bologna. Performance, workshop, video, djset e live di grandissimi nomi (Apparat, Modeselektor, Thundercat, Letherette ed altri) appartenenti a corpi umani con anime digitali. 01001100101011010!!!

Magnelli-Zamboni-Maroccolo-Canali Live / 5 ottobre Pin up – Mosciano Sant'angelo (TE) a cura di Fabiola Lavecchia


ABAT-JOUR Piccole illuminazioni

Luca Caimmi lucacaimmi.blogspot.it


Michele Guidarini micheleguidarini.tumblr.com

Alessandro Torri alessandrotorri.wordpress.com


DEFENESTRAZIONI Galateo dell'Exit Strategy

// Enrico Pantani



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