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#SETTE - MARZO / APRILE - 2014

paper blog


strazio Fatti duri e puri

// Emidio Bernardone

STRAFATTI

Fatti duri e puri senza metafora Odio i cassetti della biancheria ben ordinati, tutti quei calzini in fila e le mutande ben ripiegate hanno qualcosa di militaresco. Me lo vedo già il sergente vattelappesca ripiegare alla perfezione i suoi boxer mimetici e sistemarli con cura nella sua tenda da campo, prima di imbracciare il suo fucile perfettamente oliato e uscire a distribuire ordine tra corpi maciullati e brandelli di carne sparsi a caso sui parabrezza inesistenti di macchine bruciate. Per come la vedo io, penso che uno che lascia i calzini sporchi in giro per casa non sparerebbe mai a un uomo o quantomeno non sceglierebbe di farlo per lavoro. Tutto

questo per dire che la mia stanza sembra un campo da battaglia. L’altro giorno mentre cercavo un paio di mutande pulite sotto il letto ho trovato l’oscar per Di Caprio, ecco perché non l’ha ricevuto, non riuscivano a trovarlo. Comunque a me The Wolf of Wall Street è piaciuto un casino, finalmente una storia raccontata senza giudizi e pregiudizi, e se il disordine e il caos hanno in se molto più fascino delle linee rigide e ordinate di una mutanda perfettamente ripiegata, pazienza, ce ne faremo una ragione. Qualsiasi cosa è meglio dell’ipocrisia di negare se stessi e la verità dei propri istinti in cambio di

un’illusione. Sto divagando troppo, questo pezzo non ha capo né coda, del resto si tratta di parole, mica di un cavallo, un delfino, un triceratopo o un uccellino, come quello che è venuto a dirmi che adesso al governo non c’è più Letta ma Renzi e la riflessione nasce spontanea, certo questo articolo che sotto la stessa guida continua a cambiare direzione ha poco senso ma non ne ha ancora meno continuare a cambiare guida se poi la direzione è sempre la stessa? A voi la risposta, io vado a ripiegarmi le mutande e ricordate come disse Nietszche: ”Stamo a parlà de tutto e de niente”. // D.Puntata


più Grande, più Pieno, più Sudato Stra è cresciuto ed è diventato un paper blog. Che cos'è un paper blog? È un free press che unisce l'agilità del blog alla leggibilità di un magazine. In un'estetica volutamente strapiena troverete idee, spunti, tracce, percorsi da seguire per agghiacciarvi in maniera sempre nuova.

Indicazioni d'uso Intro pag.1 Straoccupato del mese pag.5 Straportfolio pagg.6.7 Stramusica pagg.8.9

Tema del mese

Ben venga il caos se l'ordine non ha funzionato (Karl Kraus)

Straintervista pagg.10.11 Strarte pag.14 Stralibri pag.15 Strafilm pag.16 Strafumetto pag.17 Stravizio pag.18 Straweb pag.19 Stralife pag.20 Stralunario pag.21 Abat-jour pagg.23 Defenestrazioni pag.24

Creatività Comunicazione Swing Pubblicazione gratuita Proprietario della testata Ass. Straoccupati Vasto (CH) Direttore Responsabile Tania Tardiola Presidente Luigi Fiore Coordinatore testi e contenuti Marco Taddei Grafica e impaginazione Marco Del Negro Autorizzazione n. 137 del Tribunale di Vasto del 11/6/2013

straoccupati@gmail.com

Il mondo è il frutto spropositato del corteggiamento tra Ordine e Disordine che i greci - gli stessi greci che oggi muoiono di fame - chiamavano Cosmo e Caos. Forse dovremmo affidarci all'Arcano Senza Nome dei Tarocchi: scegliere la Falce, gettarci nel caos senza nome per vedere se i nostri pezzetti si mettono al loro posto da soli. C'è una possibilità su un miliardo, ma almeno c'è una possibilità. Padre Fondatore del Mese Karl Kraus (1874-1936) Ne ha pensate, scritte e dette parecchie, contro tutto e contro tutti. Ebreo che rinnegò l'ebraismo, cattolico che si sbattezzò. Fondò nel 1899, il giorno del pesce d'aprile, La Fiaccola una rivista che avrebbe massacrato Asburgo, psicoanalisi, nazionalismo e pangermanismo, intellettuali tedeschi, morale, liberismo, politica. La Belle Epoque con lui divenne più acida, cinica e selvaggia e forse più bella ancora.

In questo numero sette: Marco Taddei, Luigi Fiore, Marco Keno Del Negro, Tania Tardiola, Emidio Bernardone, Davide Pasquale, Alessandro Pace, Roberta D'Orazio, Emanuele Felice, Michele Montagano, Vanni Fabbri, Marco Bassi, Emanuela De Notariis, Virginia Capoluongo, Giovanna Eliantonio, Mascia Di Marco, Francesca Bonafini, Alessio Romano, Barbara Giuliani, Francesco Chiatante, Luigi Di Felice, Daniele Lucinato, Alessandro Di Pasquale, Nicola Alessandrini e Lisa Gelli, Leonardo Oliviero, Riccardo Ferrante, Fabio Riccio, Stefano Sasso e Nicola Murri, Alessandra De Santis, Annagina Totaro, Paolo Diazzi, Federica Madonna,Gaetano De Crecchio, Francesca Caraceni, Enrico Pantani, Fabiola Lavecchia. Con la collaborazione di Mario Serecchia e Tomaso Muzzetto. Cercateli e distruggeteli chiuso il 15 marzo alle ore 11.46 - Pentagono


Straoccupato del mese

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Anna pasquale Altruista / Sincera / Determinata

Lasciare tutto, sgretolare ogni certezza e incamminarsi verso l’ignoto. Abbandonare un lavoro sicuro e ben pagato, una vita piena d’occidente mondanità per partire e andare chissà dove. Le pareti di morbido ferro di una vita impacchettata e lineare, la quotidianità vestita di normalità che nasconde un delirante produci-consuma-crepa soffocano l’anima, rendono vecchi in un istante anche i bambini, rubano la libertà. Il soffio vitale sta per perire, “Ma anche no, grazie” osa dire talvolta qualcuno, ed eccolo allora risorgere e bisbigliare con una voce nuova. Anna Pasquale ha seguito quella voce. Si è detta: “Eh no, non voglio essere casa-lavoro-supermercato”, distruggendo gli ingranaggi di quella che crediamo unica verità. Intraprende il Viaggio, attraversando luoghi incontaminati, alla ricerca dell’Eldorado spirituale. Scopre cosa vuol dire vivere nel Hic et nunc, “dove tutto scorre senza restrizioni, pensieri inibitori, paranoie”, al punto che ora è diventato per lei “tra le cose più importanti da fare e a cui pensare”. Il viaggio, sola, comincia negli Stati Uniti: tre mesi in una farm per poi seguire solo l’istinto, niente guide turistiche. Anna bacia la California, raggiunge il Messico, incontra la Balena grigia, accompagna le tartarughe all’inizio di una nuova vita nell’Oceano. Percorre tutto il Centro America via terra, raggiunge Panama in autobus, attraversa la giungla in jeep, si immerge nelle Isole di San Blas in barca a vela e prosegue via mare fino a toccare terra a Bogotà. Qui, ad attenderla, un cileno proprietario di un Land Rover ad olio fritto con il quale girerà in lungo e in largo la Colombia per promuovere questa nuova forma di alimentazione del motore. Presentano il mezzo all’Università di Bogotà dove ottengono dei fondi

per il progetto. Ora, finalmente una sosta in un giardino incantevole dove i travellers incontrano Martha, una curandera originaria dell’area amazzonica colombiana, il Putumayo. “La scoperta di essere arrivati a casa di una curatrice che usava l’ayahuasca come medicina fu pressoché immediata e altrettanto immediato fu il desiderio di iniziare un percorso di cura con lei – racconta Anna - Del resto eravamo nel luogo più indicato dato che la missione di vita di questa magica donna era proprio curare attraverso delle cerimonie che prevedono l’assunzione di questa pianta”. Le cerimonie si svolgono in un luogo chiamato Maloca, una casa comunitaria ancestrale utilizzata dagli indigeni dell’Amazzonia. “Qui, accompagnati costantemente dalla curandera ci siamo immersi in questo viaggio interiore. La sciamana era in grado in ogni momento di connettersi con me e capire esattamente ciò di cui avevo bisogno. Cosa posso dire? È una pianta di potere che cura, aiuta a liberarsi dalla spazzatura interiore e permette di osservarsi come con una lente di ingrandimento. Dona la coscienza necessaria per farti capire davvero chi sei”. Da qui Anna prosegue il viaggio sola raggiungendo il Mar dei Caraibi, poi al confine con l’Amazzonia, in una zona di giungla pura chiamata La fine del Mondo. Due mesi in Brasile, a contatto con i seguaci del Candomblè, fino a rifugiarsi nel parco immenso e incontaminato di Chapada Diamantina. Il cammino continua in Argentina, dove “ho compreso come l’istinto, quella voce interiore di cui parlano tutti, ti porta sempre al posto giusto, nel momento giusto, come non bisogna sprecare il proprio tempo a cercare di capire come fare piuttosto che a fare”. Risale verso il Nord, passa per la Bolivia, torna negli Stati Uniti. Totale: 15 mesi.

La cosa più bella del viaggio? Gli incontri meravigliosi. La fiducia, senza la quale non si va lontano. Fiducia, positività e amore sono gli elementi più belli, si manifestano quando vivi il presente e non quando ti astrai in supposizioni e seghe mentali. Appena si affievolivano il viaggio cambiava onda e spariva la magia. Il mio obiettivo ora è fare cose che mi somigliano, mai più scendere a compromessi. Voglio dedicare la mia vita alla ricerca della felicità, perché la amo profondamente, da sempre mi sono diretta verso di lei, impiegando però tantissimi anni per capire che era dentro di me e che era solo seppellita da cose inutili. Era come essere in prigione con la porta aperta.

MINI BIO Anna Pasquale, vastese ma figlia del pianeta intero. Cerca di capire come essere felice, di trovare il modo, la strada giusta per raggiungere o semplicemente ritrovare la felicità. 30 anni. Primo viaggio. Bilbao-Lisbona. 21 giorni. Zaino in spalla. Sola. 34 anni. Secondo viaggio. Sudafrica. 40 giorni. Zaino in spalla. Con un’amica. Intervista a cura di Tania Tardiola


Straportfolio

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Portfolio del mese è una rubrica che raccoglie progetti fotografici. Ci farà immergere nelle storie e nelle emozioni di chi ha scelto il linguaggio delle immagini per raccontare il mondo che lo circonda. È una rubrica pronta a lanciare stimoli attraverso temi differenti proposti ogni mese. Portfolio del mese si propone di essere un veicolo con il quale far conoscere i giovani fotografi in un panorama in cui l’eccesso di immagini prodotte rende sempre più difficile una loro chiara identificazione.

michele lapini Gli incoscienti sperano, i coscienti agiscono (Fabio Moglia) La storia insegna che la lotta è necessaria che il riscatto dei popoli deriva dalla coscienza e dalla capacità di organizzare la rabbia, da soli si è solo degli automi inseriti in un sistema che governa e gestisce menti ed azioni, insieme invece si può costruire un altro percorso una nuova volontà per essere forti. La resistenza è il passaggio intermedio alla costruzione di un altro mondo, resistere significa vivere insieme, solo camminando fianco a fianco a chi come noi crede che un altro mondo non solo è possibile ma è soprattutto necessario, si può innescare la scintilla del cambiamento

mini bio Michele Lapini, classe 83, dal Valdarno, nel mezzo tra le città di Arezzo, Firenze e Siena, si trasferisce per seguire l’università prima a Firenze e poi a Bologna, dove tuttora risiede. Laureato in Cooperazione, Sviluppo e Diritti Umani, affianca i suoi studi ed interessi alla fotografia, considerandola uno strumento efficace per informare e creare coscienza. Attraverso la macchina fotografica cerca di dar voce a quelle storie nascoste o scomode, documentando realtà sociali che spesso si perdono nel continuo intreccio di avvenimenti del nostro mondo globale. Collabora con agenzie fotografiche, realtà sociali e culturali, festival italiani ed internazionali ed ha all’attivo numerose pubblicazioni su riviste e giornali italiani, ed internazionali.

a cura di Alessandro Pace Testo di Maria Elena Scavariello


Stramusica

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biondo su biondo Femme fatale In cerca della giusta tonalità

Tira più un pelo di rock che un carro di pop

Eugenio Finardi interpreta Vladimir Vysotsky (Velut Luna - Egea, 2008) Cavalli bradi ho avuto in sorte, non potrò fermarli mai. Vladimir Vysotsky (1938-1980) è stato il più grande cantautore russo di tutti i tempi. Inviso alla nomenklatura, le cassette artigianali delle sue canzoni giravano clandestinamente di ritrovo in ritrovo. Morì alcolizzato e morfinomane sul finire dell’era Breznev: nonostante il regime avesse nascosto la notizia, ai suoi funerali parteciparono un milione di persone (e furono i più grandi della storia dell’Urss, dopo quelli di Stalin). Nel 2008 Finardi ha registrato un disco con undici sue canzoni, adattate in italiano da Sergio Secondiano Sacchi. Gli arrangiamenti sono eccellenti, Finardi canta in maniera superba. In breve, qui troverete alcune delle canzoni più belle della musica italiana: Cavalli Bradi, Il Bagno alla bianca, Dal fronte non è più tornato, L’orizzonte, Il volo interrotto. Ma sono tutte dei capolavori. La resa in italiano è tanto ben riuscita, che sembrano brani originali: mai venne a patti con il suo destino / lui con il caso non aveva intesa / ed era fuori tono il suo violino / e la sua corda troppo tesa. // Emanuele Felice

St. Vincent, St. Vincent (Loma Vista/Universal, 2014) Regina Ribellione è seduta sul trono. Nessuno mai sospetterebbe quanto sta per succedere, tanto è il timore reverenziale che il suo nome intriso di santità irradia sui volti dei presenti. Alzandosi dal suo scranno, compie tre passi precisi, senza mai distogliere lo sguardo dall’infinito antistante. Sorride ai sudditi silenziosi e, infine, esplode, decomponendosi in una miriade di coloratissime farfalle. Con St. Vincent (e con il suo album omonimo) è proprio così: all’interno di un’apparente compostezza formale, dentro brani la cui cornice si avvicina forse più che nel passato alle strutture del pop, l’irriverente songwriter irrompe a devastare ogni granitica certezza. Riesce nel suo intento con sapienti miscele di dance music e accenni industrial (Birth in reverse), senza dimenticare di innestare inserti sonori apparentemente casuali, com’era già accaduto in pezzi come Cheerleader. Allo stesso tempo, non si risparmia impervie salite lungo i pendii sospesi tra atmosfere dreamy e rarefazioni elettroniche, come testimonia Prince Johnny. Lode e gloria a St. Vincent. // Roberta D’Orazio

lo scantinato

Microchiacchiere in una stanza senza finestre / Naga Hen è l'esordio dei napoletani Naga su uscita internazionale (Lay Bare Recordings/ Fallo Dischi/Shove). Dissacratori, oscuri e malvagi al punto giusto: li abbiamo evocati. Hierophania inizia con una clip estrapolata da "Un Borghese Piccolo Piccolo" di Monicelli. Parlatecene. La scelta non è strettamente legata al film, nonostante “Un Borghese Piccolo Piccolo” sia un capolavoro. Le parole interpretate da Renato Scarpa ci sembravano semplicemente le più adatte per esprimere uno stato assolutamente dissacratorio e nichilista, che per giunta nel film, vengono pronunciate da un prete. La Ierofania (in italiano) è la manifestazione del sacro. Tutto torna. Avete mai pensato di fare una copertina rosa come quella dei Deafheaven? No, onestamente no…e quella copertina, inutile dirlo, non ci piace. Ognuno è libero di fare quello che vuole, ma a noi piace un certo

grado di ortodossia nelle cose. Il “conservatorismo” è probabilmente la scelta più saggia per cercare di non cadere nell’immenso miasma dell’ambiguità contemporanea. Quindi per noi: copertina nera. Burzum o Mayhem? Musicalmente Mayhem. Burzum ha grandi meriti musicali, ed è senza dubbio una figura mediatica ormai: disprezzata e amata. Se almeno uno di noi avesse compiuto un omicidio, a questa domanda avremmo risposto sicuramente Burzum. Forse preferiremmo una terza scelta: Darkthrone. Avete mai visto il diavolo? Poche volte, purtroppo siamo costantemente circondati da persone nella vita. Consigliateci l'ascolto del mese per questo numero di Stra? I Bast con i loro disco d’esordio “Spectres”. a cura di M. Montagano


Stramusica

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IL GRASSO CHE COLA

shorts

Portal / Seepia (Profound Lore Records, 2005) Per chi non c’è abituato il death metal al primo approccio può essere percepito come caos indistinto. Come è stato per me, orecchio allenato, il primo approccio coi Portal. Australiani, sono fautori di un death metal sperimentale che è quanto di più vicino a un incubo lovecraftiano mai creato dall’uomo. Quelle dei Morbid Angel sono canzonette beat scritte da adoratori di Cthulhu. I Portal *sono* Cthulhu. Aggirarsi per un centro commerciale con Seepia (loro album di debutto) in cuffia è vivere l’orrore assoluto, uno sguardo nell’occhio di Yog-Sothoth. Non si parla di improvvisazione malata casinista e senza struttura come magari potrebbe essere stato il caso di Abruptum o Stalaggh, qui c’è gente che suona con estrema perizia e che sa quello che fa. Più o meno. Hanno delle strutture, solo che queste strutture non sono umane. Su esse si posano delle linee melodiche che seguono un canovaccio, una via indicata dalla follia, e il risultato è una disarmonia chirurgica e consapevole dettata dalla nevrosi. Ma per l’ascoltatore umano non c’è appiglio, non c’è un riff che possa essere memorizzato, melodia che possa essere canticchiata. Su tutto ciò un drumming che è un assalto continuo con tanto di accelerazioni inaspettate, secondo la tradizione death metal australiana di Bestial Warlust e Sadistik Exekution. Ma questo senso di “impossibile” non si ferma solo alla musica. Testi e titoli sono composti in un linguaggio distorto che sembra un grottesco e inutile tentativo di apparire umani. Un po’ come gli alieni di “Mars Attacks!” in incognito. E non ho detto una parola sui costumi! Vedere The Curator (voce) esibirsi con un reliquario al posto della testa è più che macabro, è incubo. // Vanni Fabbri

Naga / Hen (Fallo Dischi/Shove/ La Fine/Lay Bare Recordings, 2014) Black, doom, sludge e altri incesti corrosivi sono gli ingredienti del calderone infuocato di Hen, esordio dei napoletani Naga. Una potenza distruttiva che non fa prigionieri e devasta al suo passaggio come un bombardamento di napalm a tappeto. Cristo s’è fermato a Eboli e Satana a Napoli.

La recensione che non ti aspetti

affondo

fendente

Brad Mehldau/Mark Guiliana Mehliana: Taming the Dragon (Nonesuch, 2014) Domare il drago. Ovvero due alieni della scena contemporanea alle prese con un processo di decostruzione della musica elettronica. Minimi approcci compositivi, massimi gesti improvvisativi. Mehldau chiude il pianoforte e si allea con il fender rhodes e un emporio di sintetizzatori old school. Mehliana non da meno, si fa macchina generando un tessuto di ritmiche jungle e drum’ n’ bass da emicrania. Sono in 2, sembrano 100 Kraftwerk. E non solo. Restano la tavolazza armonica impressionista e il gusto eccelso per la melodia, tipiche dell’uomo che partito quindicenne da Bud Powell ha riletto i Radiohead e spostato nel futuro la concezione del trio jazz. Resta il virtuosismo schizofrenico e computazionale di Guiliana, prodigioso percussionista dai mille arti. Anti-umano, troppo umano. // Marco Bassi

Derrick Hodge / Live Today (Blu Note Records, 2013) Il genio nero di Derrick Hodge non si limita ad alcun preciso genere musicale. Produttore di Maxwell, collaboratore di Jill Scott e Common, colonna spinale del Robert Glasper Experiment, uomo del groove per il fiammeggiante trombettitsa Terence Blanchard. Classe ‘79, Philadelphia: cantante, direttore musicale e soprattutto versatilissimo bassista/contrabbassista. Live Today è l’esordio come band leader per il marchio storico Blue Note Records. Disco inclassificabile, miscela di hip-hop e jazz, ma anche calembuor di soluzioni linguistiche eterogenee: be-bop, sample elettronici, scratches. Come nel davisiano Kind of Blue, composizioni lasciate in forma di crisalidi e affidate in studio a un team di musicisti visionari, pronti per un’autentica interpretazione-riscrittura live. Live Today, appunto. // Marco Bassi

Alternative di profondità

Alternative di taglio

a cura di Michele Montagano

Storm{O} / Sospesi nel vuoto bruceremo in un attimo e il cerchio sarà chiuso (Fallo/Dischi Bervisti e altri, 2013) Il titolo stesso dell’album potrebbe riassumere suggestioni, dolori e intese del post-core, metal (vedere alla voce Converge) del combo di Feltre. Album profondo, ricco di spunti e poetico in ogni sua sfumatura. Crolleranno le mura che chiamavamo affettuosamente casa. Coud Nothings / Here and Nowhere Else (Carpark, 2014) Il comeback del Nulla Nebusolo di Dylan Baldi è una virata postpunk, hardcore dritta e priva di compromessi. Genuino, urgente e viscerale, l’album procede, con gran tiro, scuotendo da qualsiasi tipo di torpore e facendosi largo tra gli ascolti volta per volta. Se il precendente Attack On Memory era un capolavoro questo Here and Nowhere Else è un album facile e bellissimo.

Ascolto del mese Bast / Spectres (Roadburn, 2013) Se vi piace la pressione psichica, fisica, sociale, morale, questo disco solo all'apparenza rozzo e spigoloso vi ridarà la voglia di prendere a testate il vostro sindaco e bruciare la stazione di polizia sotto casa.


Straintervista

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vania barbato

Noli me tangere / Damnatio ad bestias / O felix culpa Ok, disegni a parte come fai a vivere? A comprarti le sigarette? A pagare le bollette? Eh penso un po’ come tutti dai. Mi dici un uso improprio di una molotov? Forse non è proprio indicata per intrattenere gli amici. Ma la vedrei bene come strumento per dimostrare il proprio amore. Disegnare è una forma di ribellione, rivoluzione, guerriglia contro il grigio stato d’animo della civiltà umana oppure un truce specchio di quella? Entrambi o nessuna delle due. Però disegnare è una guerra bellissima. Quali sono gli ingredienti per un buon Carnevale? E quali quelli per una buona rivoluzione? Carnevale è sinonimo di crostoli (in Veneto si chiamano così), rigorosamente quelli di mia nonna. Per la rivoluzione consiglierei un bel paio di scarpe resistenti. L’immaginazione al potere è un vecchio slogan rivoluzionario. Cosa accadrebbe secondo te al pianeta se lo si applicasse realmente? Forse saremmo tutti più liberi e felici. Oppure più deformati e putrescenti. Dove ti porterà continuare a disegnare? Me lo chiedo spesso. Che rapporto hai con gli animali domestici? Mi piacciono quasi tutti e andiamo molto d’accordo. Ne vorrei tanti, magari anche un cavallo. Perchè i tuoi personaggi sembrano tutti avvolti da grumi, gonfiori, saccelli di pus? Trovo che le malattie siano cromaticamente molto affascinanti. Che cos’è per te un mostro? Una frangetta tagliata male. Che cosa ti passa per la testa quando smetti di disegnare? O meglio: smetti mai di disegnare? E ancora si può disegnare con la mente, senza avere un foglio bianco, un muro, una qualsiasi superficie disegnabile sotto il naso? E’ un po’ difficile che smetta di disegnare, tendenzialmente ho sempre qualcosa da fare, cerco di tenermi sempre un po’ indaffarata. Spesso mi capita di disegnare con la mente, ma è una cosa che dura poco, poi mi annoio e cerco di concretizzare i miei pensieri. Che rapporto hai con i libri senza figure? Altalenante. Purtroppo mi distraggo facilmente, un po’ stile A.D.H.D. Ci potresti descrivere il mondo degli illustratori freelance? Un mondo per me ancora da esplorare, dato che fondamentalmente non ne faccio ancora parte. Non saprei come descriverlo, forse è un po’ affollato. Che rapporto hai con l’orario dell’aperitivo? Dalle mie parti l’aperitivo è praticamente sempre, quindi direi di essere riuscita

Mini bio

Nata a Padova l’otto quattro ottantotto. Successivamente faccio l’asilo, le elementare, le medie e il liceo artistico nella città Patavina. Ora vivo, studio e lavoro a Bologna. Frequento il corso di fumetto e illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna


Straintervista ad instaurare un buon rapporto nel corso degli anni. Comunque per me col Campari. Quale oggetto ti legheresti al collo per tirarti giù in fondo al fiume senza possibilità di risalita? Robocop. Penso sia abbastanza pesante. Hai studiato all’accademia di Belle Arti di Bologna. Riusciresti a definire concretamente in cosa ti ha aiutato frequentare una scuola del genere? La cosa più utile del mio percorso accademico è sicuramente il confronto con altri studenti e professori, iniziare ad avere delle scadenze, la partecipazione a mostre e iniziative. È possibile essere un self-made man – woman nel tuo caso – nel mondo dell’illustrazione? Credo proprio di sì, non ci sono delle regole precise, poi tutto il necessario si acquisisce attraverso l’esperienza. Ciò non significa che ci si possa improvvisare illustratori. L’uomo nero esiste? E se esiste, lo sposeresti? Certo che esiste! E’ anche una figura folkloristica molto affascinante. Ma non ho mai preso in considerazione l’idea di sposare un demone, ci devo pensare ancora un po’. Vedo bestie nei tuoi disegni. Bestie di bosco, di terra, di campagna, di aria. Gli esseri umani che bestie sono? L’essere umano, nonostante l’evoluzione per me rimane una bestia primitiva, alla fine gira tutto attorno all’istinto, anche quando cerchiamo giustificazioni razionali. Sorrentino ha recentemente ringraziato i Talking Heads, Fellini, Maradona e tante altri individui... tu chi ti sentiresti di ringraziare per l’ispirazione dei tuoi lavori? Vorrei ringraziare tutti i b-movies un po’ brutti e vecchi che trovo integrali su youtube, i libri di medicina che trovo nei mercatini a pochi euro, un serpentino coi baffi, i Robinson, Alf (grazie di esistere!), Dale Bartholomew Cooper e compagnia e tutte quelle persone che mi chiedono se ho problemi psicologici. Quanto valgono le tue mani? E in cambio di cosa te le faresti amputare? Le mie mani valgono tantissimo! Non saprei come vivere senza, e sinceramente non me le farei amputare, anche perchè non saprei come gestire i moncherini. Cosa ti hanno insegnato i tuoi genitori? Prima di attraversare la strada si guarda a destra e a sinistra e che ai gatti è meglio non dare il latte. Qual è il primo colore che ricordi? Il rosso. Per chi sarà il tuo ultimo pensiero? Per il gatto che ancora non ho.

Intervista a cura di Marco Taddei

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Vania Barbato per STRA / 07 / Marzo 2014


Strarte

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DEGNO di (de)nota

crampi

In un cinema porno, una sera del ’69, una donna è uscita dallo schermo e ha scatenato una reazione di panico genitale generale. Gironzolante tra il pubblico, poi seduta a gambe allargate con pantaloni bene aperti, mostrava di non indossare mutandine, ma in compenso aveva in mano un mitra. Chissà come mai tutti i maschietti sono fuggiti via. Forse perché lei, sfacciata, ha inciso la zeta di Zorro nell’intimità mascolina, rubando la pistola all’uomo-cacciatore, a cui ha inculcato paura del boschetto... tutta opera di Valie Export, artista austriaca, performer di Operazione Pantaloni - Genitalpanik. Perché se l’ordine delle cose non va bene, io creo un’azione che lo destabilizza. E se mi va ti creo il caos mentre guardi il pornazzo. Cose che capitano quando l’arte diventa azione politica e concorre al raggiungimento di cambiamenti socioculturali, allo stravolgimento di stereotipi e modelli, alla destabilizzazione di rituali sociali. Gianni Motti, artista italo-svizzero, ha attuato diverse azioni/incursioni: si è intrufolato nel congresso dell’Onu a Ginevra nel ‘97, occupando il posto lasciato vuoto dal delegato indonesiano e parlando al posto suo. Ha ricreato la cella di Ocalan a Francoforte, ha performato al G8 con boomerang che portavano i nomi del potere, ha fatto trovare in una chiesa di Lucca clandestini arabi legati e incappucciati. Ha trasformato una festa popolare spagnola nel proprio funerale, ha sbeffeggiato i media apparendo in giornali e tv in maniera fintamente casuale, ha inscenato un blitz di soldati americani alla Biennale di Praga... ne ha combinate di ogni, ma in Italia ha fatto scalpore nel 2005 con “Mani Pulite”, una saponetta creata con il grasso di Berlusconi, asportato da un lifting. Motti sbeffeggia e manda in cortocircuito le strategie del potere, le consuetudini sociali e grazie a Silvio è riuscito a vendere la saponetta più costosa del mondo, per 15.000 euro. È l’artista infiltrato tra le maglie di ciò che credi veritiero e l’ironia è la sua arma di precisione. E non mi venite a dire che gli artisti sono degli scansafatiche fuori dal mondo. // Emanuele De Notariis

Opera: Tidying Up Art Artista: Ursus Wehrli Anno: 2013 È vero che i creativi sono disordinati? Secondo gli studi della rivista Psychological Science, il caos stimola la produzione di idee innovative, mentre vivere nell’ordine e nella pulizia indurrebbe a scelte più convenzionali. L’artista e attore svizzero Ursus Wehrli cerca di ricomporre, con il suo ordine estremo, il caos del mondo. Pulisce, riorganizza per colore, forma e dimensione, scompone, riassembla e razionalizza visivamente anche le stelle nel cielo ai limiti del disturbo ossessivo compulsivo. Nel suo libro fotografico The Art of Clean Up: Life Made Neat and Tidy, che ha venduto più di 100.000 copie in meno di un anno, ridispone meticolosamente gli aghi di un ramo di pino, mette in ordine alfabetico le lettere di un piatto di pastina per bambini, mette in fila gli sparpagliati uomini volanti di René Magritte, separa la frutta di una tazza di macedonia, rassetta per colore le macchine in un parcheggio. In una delle sue opere mette in ordine perfino La camera di Vincent ad Arles di Van Gogh. Ma chissà se ci riuscirebbe con la mia. //Jukuki

Arte, defibrillatori e contraerea

Itinerari d’arte per sociopatici

lapislazzuli

Fotografia ed altre gemme preziose Roger Ballen è nato a New York ma dagli anni ’70 vive a Johannesburg, dove ha ricevuto svariate minacce di morte. Forse lo conoscete per il video che ha girato nel 2012 per Die Antwoord, I Fink U Freeky, e se non lo conoscete, fatelo, perché è di quella bellezza folle da cui non ci si stacca. Ha avuto maestri illustri come Cartier-Bresson, Kertesz e Arbus, incontrati tramite la madre che lavorava per la Magnum. Con una Rolleiflex 6x6, Ballen fotografa in un bianco e nero brutale le sue stanze mentali piene di segni e occhi da freak. Ha iniziato con degli esterni, che poi sono diventati persone in interno con flash, che poi sono diventati persone e animali e che ora stanno diventando animali, graffiti e sculture. Eugene sta al telefono tirando un gatto per la coda, Alfred stringe un topo bianco, Brian abbraccia il suo maiale domestico, la testa del cacciatore di gatti sta dentro una gabbia. RB prepara i suoi set con una precisione da maniaco dell’inquadratura, ma lascia sempre che sia il fuori controllo a rendere la foto speciale. “Per me le opere migliori sono quelle che non capisco del tutto”, dice, mettendo insieme anarchia e tranquillità e accettando felicemente il caos. Mi piace concludere con la frase che il mio amico Occhio mi ripete quando me ne dimentico: L’Inquietudine è uno stato di grazia, non sprecarla.// Giovanna Eliantonio


Stralibri

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sidecàr

mandibola

cattivi maestri

Falene, Eugenio Baroncelli (Sellerio Editore, 2012) Nel momento in cui il mondo del bruco crolla nasce la farfalla e se la farfalla in questione è una falena allora è prossimo uno splendete olocausto. La vita della falena è quasi perfetta: si consuma in un volontario-involontario (ogni gesto estremo è proprio ed improprio allo stesso tempo) salto nel buio attraverso la luce. Peccato che la sua coscienza sia così vaga. Baroncelli, in questo libercolo minia 237 vite di persone celebri e meno celebri, e prima di passare a narrare fiumi e stelle (biografie tipiche degli infelici), si riempie la sua non-vita delle vite di mille altri personaggi, sorbendosene le biografie da cui con ironia estrae venti o trenta righe al massimo facendo felice il Robert Walser che è in lui. Le vite – e le morti – di stoici anonimi o monumentali, sono il miglior memento mori. Il tempo passa e carogna, intasca serenità, pace, concordia in un mai domo ladrocinio, per cui nessuna assicurazione coprirà i propri iscritti. In coscienza, ascoltiamo la sommessa lezione della falena e prima che una luce ci streghi e ci rapisca a noi stessi, consoliamoci con la nostra fragorosa vita da vivi. // Mauriziocostanzoshow

I pilastri della società, Henrik Ibsen (Prima edizione 1877 / Ibsen. I capolavori, Newton Compton, 2011) Che soddisfazione ti dà questa falsa apparenza, Karsten? Ecco io per esempio la domanda che la signorina Hessel pone al console Karsten Bernik la farei a certa gente che conosco, e anche a certa gente che non conosco di persona, ma vederli lì ad atteggiarsi a pilastri della società, certi individui che conosco, e certi altri che non conosco di persona ma si capisce lontano un miglio che son buggeranti, mi vien da chiedere: ma voi, avete contentezza a restar nella menzogna? Io vi manderei Antonin Artaud, e che tiri su la crosta, così vediamo cosa c’è sotto. Come vi salta in mente di erigervi a paradigma? Cosa vi spinge a mettere in piazza il vostro infingardo focolare domestico come fosse una vetrina? Io ci manderei Ibsen, a casa vostra, a raschiarvelo via il credito morale che andate ostentando, così vediamo cosa c’è sotto. Se il vostro ordine si fonda sulla menzogna, come la mettiamo? Chi ha il coraggio di alzare la copertura e guardare la peste? State all’erta, che da un momento all’altro potrei mandarvi Ibsen. // Francesca Bonafini

La scimmia sulla schiena di William Burroughs (Rizzoli, 1998) Fermi tutti! Dopo una lunga carrellata di cattivi maestri stavolta è davvero il turno del peggiore di tutti: il più talentuoso scrittore della Beat Generation, trasformato da Jack Kerouac nel personaggio di Old Bill Lee nella bibbia beat che è On the Road. Parliamo di William Seward Burroughs II. Tanto per intenderci, uno che per giocare al Gugliemo Tell ha ucciso la sua seconda moglie con un colpo di pistola. Dopo avere conosciuto, oltre che Kerouc, anche Neal Cassady e Allen Ginsberg (con quest’ultimo avrà anche una storia perché nonostante il matrimonio, era, per usare le sue parole, “un drogato omosessuale pecora nera di buona famiglia”), il nostro si trasferisce in Messico per scrivere il suo primo romanzo: La scimmia sulla schiena, una vera e propria summa sul significato della tossicodipendenza (il titolo italiano è preso dalla metafora per descrivere i dolori causati dall’astinenza da droga). E tutto il romanzo è la storia di assurde scuse inventate per ottenere da medici ricette per la droga, ma soprattutto si tratta della più lucida confessione mai scritta da un tossicodipendente. // Alessio Romano

Guida tu, io sto leggendo

I nutrimenti di Bonnie

Appunti per vecchi sporcaccioni

La Bombarola Storia naturale della dinamite

Conoscerete la nostra velocità, Dave Eggers (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 2004) Per leggere questo libro ci vuole un lento, un lento come Open Arms Up Where We Belong o un qualsiasi brano degli Spandau Ballet. Per leggere questo libro occorre scendere dalla propria macchina vestiti con dei pantaloni di nylon e con degli occhiali a metà tra Top Gun e Liberace, per mandare a chi vi vede un messaggio sbagliato della vostra persona, ma sicuramente state sfogliando Conoscerete la nostra velocità di Dave Eggers. Dovete prendere la vostra vita, darle dei soldi e disfarvene. Siate pronti a ribellarvi, trovate il vostro compagno di viaggio, pianificate con lui la partenza, possibilmente da Chicago, passando per la Groenlandia, il Ruanda, la Mongolia e Saskatchewan. Fatevi portare a settantadue metri al secondo

dal vento freddo catabatico Piteraq e non confondetelo con della nazional Bora triestina. Vi stiamo portando nel 1000novecentosettanta2 ad Ammassalik, tra una guardia senegalese che legge Victor Hugo, la consapevolezza di sapere quante sono le vittime della guerriglia in Congo ogni anno e di quante tonnellate di cocaina verranno importate dalla Colombia ogni settimana. Saprete a quanto state andando, dopo aver messo tutto nel frullatore e premuto play. Inizia la vostra Parigi Dakar, sapendo che Spinoza era autistico, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di dirvelo. Vi diamo in pasto a pagina 100cinquanta3: ECCOMI QUI TRAVOLGENTE COME UN URAGANO. // Barbara Giuliani


Strafilm

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cinebrivido

SERIE Z

Far East

Noi non siamo come James Bond, Mario Balsamo (Italia, 2012) Negli ultimi tempi, come non mai, i documentari hanno preso a farla da padroni tra festival, sale d’essai, pay TV e streaming. N’è conferma l’eclatante Leone d’Oro al miglior film dell’ultimo Festival di Venezia per la prima volta nella storia vinto, appunto, dal documentario Sacro GRA! Degno elemento di spicco del “genere” è decisamente Noi non siamo come James Bond. Vincitore del Premio Speciale della Giuria al Festival di Torino, di e con Mario Balsamo racconta di come col suo amico Guido ripercorrano oggi, passo dopo passo, con stessi tempi e modalità, il loro primo viaggio insieme fatto nel 1985. Ricordi e sogni di un’adolescenza che non c’è più, una lunga battaglia contro il cancro (per entrambi) e la caotica e folle ricerca, contro tutto e tutti, del loro grande eroe d’allora: Sean Connery! Insolito racconto pervaso di grande ironia e divertimento grazie allo stralunato rapporto tra i protagonisti che tira le somme di una vita (quasi fossero una coppia) e usa la tecnica documentaristica tendendo a tratti al film d’autore. Riusciranno i nostri ad incontrare il loro mito di una vita? // Francesco Chiatante

I guerrieri dell’anno 2072 (Lucio Fulci, ITA 1983) 1983. Fulci subiva l’influsso dello Zeitgeist come un Kaspar Hauser del cinema di genere. La forma dei suoi film rimaneva robusta, ma cambiava il contenuto. In quegli anni si compiva il travaso di valori USA che giungevano a noi sottoforma di yuppies arrapati (che poi divennero la nostra classe dirigente progressista), piazzali Corvetto e (perché no) visioni postatomiche. Già: perché forse anche quel tipo di visione era frutto d’un incubo proveniente dal grande Impero. Ecco allora che come un Pirellone Trade Center, nel genere italico s’insinuava il distopico derivativo che (guardacaso) è il peggiore tra i filoni filmbrutteschi. In questa pièce fulciana avvertiamo la mano dell’artigiano italico che muore sotto i laser fatti male e gli skyline d’una Roma futuristica che prova a essere la Los Angeles di Douglas Trumbull. Da vedere per percepire il senso d’Identità, lo stesso che ci ha fatto capire che meglio del Pirellone c’era l’orto che nel 1979 abbiamo venduto per trasferirci in piazzale Corvetto. Con Eleonora Brigliadori. Distribuzione: 01Distribution // Luigi Di Felice

Aachi & Ssipak, Jo Beom-jin (Giappone, 2006) Sovversione, pornografia, psichedelia e feci ecco cosa mette nel bel piatto d’argento che ci serve a pranzo il koreano Jo Beom-jin. Chiara denuncia contro lo strapotere e il controllo sul popolo, il film è un piccolo gioiellino naif che riesce a soddisfare i palati più raffinati. Aachi & Ssipak (che si pronuncia “Lei pahk”) sono due teppisti bighelloni che spacciano JuicyBar, dei ghiaccioli azzurri che provocano dipendenza e che contengono un chip anale che il governo usa per controllare quanto la gente defeca e che produce energia, perchè in questo futuro alternativo e post-apocalittico il solo e unico carburante utilizzabile sono le feci umane dei cittadini comuni! Attraverso una catena di eventi che coinvolgono un porno-regista noto come Jimmy le Freak, incontrano Bella, un’attrice le cui deiezioni sono premiate da eccezionali quantità di Juicybars. Per questa ragione è ricercata dalla Gang del Pannolino un gruppo di mutanti violenti dalla pelle blu braccati da Geko super sbirro e... c’è troppa carne al fuoco. Spero che MTV, detentrice dei diritti del film possa distribuirlo anche in Italia! // Daniele “Manga-Man” Lucinato

Il cinema visto al cinema

Il fondo del barile

L'urlo che terrorizza l'Occidente

Terra Incognita Là dove si spingono solo i veri cinesploratori

Late at Night: Voices of Ordinary Madness, Xiaolu Guo (Cina, 2013) 70 min. Questo documentario è un ritratto degli abitanti di Londra e della loro visione sulla società capitalista. Sentiamo le voci di svariate tipologie di persone: lavoratori, vagabondi, poliziotti, ex-detenuti, immigrati e predicatori di strada. L’accostamento di gente che vive giorno per giorno cercando di sopravvivere nonostante le difficoltà a persone come i banchieri, rende evidente l’enorme differenza nell’approcciarsi alla realtà che ci può essere fra persone che abitano nella stessa città. Le storie degli uomini comuni con i loro drammi e le loro preoccupazioni ci parlano di una società capitalista in cui i deboli vengono isolati e gli astuti vengono premiati, un mondo in cui chi perde il lavoro viene gra-

dualmente allontanato dalla società e comincia a vivere ai suoi margini. Le loro voci sono frammenti di realtà, di comune follia, di disperazione, teorizzano complotti, incitano alla violenza, predicano un nuovo credo o semplicemente cercano di mostrare alla gente di passaggio la loro visione della realtà, cercando di svegliare dal letargo la nostra coscienza parlandoci di una società degradata e malata. Le loro voci si propagano per le strade della capitale inglese, diffondono la protesta e alimentano il dissenso. Secondo film della trilogia sul domani, preceduto dal documentario Once Upon a Time Proletarian, diretto da Xiaolu Guo, regista e scrittrice, il cui romanzo più famoso Piccolo dizionario cinese-inglese per innamorati è arrivato anche in Italia. // Alessandro di Pasquale


Strafumetto

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CHINA & MARTIRI

BENEDIZIONI

Love and rockets collection, Jaime & Gilberto Hernandez (Panini, 2013) La casa Panini ha ristampato due classici del fumetto alternativo statunitense degli anni ottanta: “Palomar. Una zuppa per il crepacuore” di Gilberto “Beto” Hernandez e “Locas. La ragazza di Hoppers” del fratello Jaime entrambi parte integrante della saga Love and rockets collection. Nati entrambi a Oxnard nella California del sud, innamorati del fumetto fin da giovanissimi, i due fratelli ci hanno regalato negli anni due splendidi esempi di fumetto indipendente di alta qualità. Gilberto ci narra la storia dei numerosi ed indimenticabili personaggi che ruotano intorno al piccolo paese immaginario di nome Palomar situato in Messico. Le storie ci parlano delle vicende quotidiane degli abitanti del paesino tra drammi esistenziali, pene d’amore e piccole gioie della vita. Particolarmente riusciti i personaggi femminili: la pettoruta Luba e la seducente Tonantzin. Jaime ambienta Locas nella California meridionale raccontandoci le vicende di Maggie e Hopey, due ragazzine immerse nel clima punk della metà degli anni ottanta tra scalcinate rock band, incontri di Wrestling e gang latine. La saga di Palomar si completerà con altri due volumi di prossima pubblicazione, Locas invece in cinque,di cui uno già in commercio. Da non perdere. // Leonardo Olivieri

“Dai come lo possiamo chiamare?” “Cromagnon!” “Non è un po’ pesante? Ci vorrebbe qualcosa di più immediato...” “Enrico suggeriva di inserire un riferimento a Macerata, alla rata…! Rata…rata…RATATÀ!” Bello Ratatà! Come la mitragliata! Ra-ta-tà! !” E così l’abbiamo chiamato il nostro festival: Ratatà il primo festival di fumetto, grafica, illustrazione, editoria indipendente a Macerata. Dall’11 al 13 aprile 2014, insieme alla mostra mercato all’interno del centro sociale Sisma, ci saranno mostre, workshop, incontri e tanto altro. Questi sono soltanto alcuni degli illustratori, editori, artisti che parteciperanno: Strane Dizioni, Sarah Mazzetti, Zooo, Watt Magazine, Squame, Teiera, Maicol&Mirco, Print About Me, Becco Giallo, Mr Mango, Ag en z i a X, Duedifiori, Alice Lotti, Caco Festival, Studio Arturo, YoIrene, Marco Abuot Bevivino, Daniela Tieni, Semiserie, Flaccy fat Sex Bomb, Studio Pilar, Rita Petruccioli, Lucha Libre, Studio Fludd,Giuda, Anna Nina Masina, Museruola Edizioni, Dernier cri, Drozophile, Tentacoli, Alessandro Baronciani. Segnaliamo la proiezione del nuovo film di DEM, con concertone di Popx, i workshop di Elena Rapa e Sarah Mazzetti+Strane Dizioni, l’incontro con Becco Giallo, Comaneci + Pira 666 e Matt64 in concerto il sabato sera, proiezione Mara Cerri+Magda Guidi con improvvisazione sonora di Stefano Sasso, la domenica durante l’apericena prima della grande festa finale al Terminal! Info www.ratatafestival.wordpress. com. A cura di Nic+L:sa+Lò, Strane Dizioni, in collaborazione con CSA Sisma e Arci Terminal. Ratatà è inserito all’interno di yuobiquity - moltitudini connesse, un progetto di Teatro Rebis. // Nicola Alessandrini + Lisa Gelli

Indagini su quel sommo sacrificio che è la graphic novel

parigidakar Ora sì, poi tu, a volte, forse...

Cronache di Gerusalemme, Guy Delisle (Rizzoli Lizard, 2013) E’ un esperto, il nostro Delisle, di territori attraversati da ferite, ferite bizzarre, antiche, divisive. Dopo aver ficcato il naso in Corea del Nord con il monumentale Pyongyang (edito anch’esso dalla Rizzoli) approda a Gerusalemme, il centro nevralgico di tutte le fazioni e le ribellioni che si espandono per il mondo con la forza di una diaspora. Il suo stile prende le distanze da quello di Joe Sacco, preferendo i toni intermedi, caratterizzati dal suo tratto asciutto e sintetico che io vedo provenire direttamente da Saul Steinberg. Quotidianità. Osserviamo infatti Delisle per le strade di Gerusalemme e dintorni alla ricerca di ispirazione per il suo nuovo lavoro; lui ateo e occidentalizzato, forte solo della sua curiosità (si trova a Gerusalemme perchè la moglie lavora con Medici senza Frontiera nei campi profughi palestinesi) impatterà con i paradossi della santa Al Quds (Gerusalemme per i musulmani). Tra problemi di traffico, scelta del supermercato giusto, colonie ebraiche, frontiere palestinesi, asili dove portare i bambini, scava quasi accidentalmente le rivalità, gli incomprensibili atteggiamenti, gli isolamenti, le cocciuterie ancestrali di quella terra attraversata da immense mura di cemento in continuo stato d’assedio. Con lui corteggiamo i tesori di un territorio antico come dio, ma infestato dagli uomini La guerra è cristallizzata, è divenuta parte integrante della bellezza stessa di quella aggrovigliata città amata da tutti e fatta da pezzi da molti. Chi ama molto, molto castiga. // Mauriziocostanzoshow

Illustratori in odore di santità


Stravizio

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abraCantabria

L´antipasto

A Provincetown l’estate del 1973 si prospettava piena di iniziative. Ma non ancora lo sapevo e sul futuro nessuno può scommetterci. Senza un soldo in tasca, in un pezzo di terra che aveva l’oceano da una parte e dall’altra abitato per lo più da surfisti, pirati contemporanei, chef e lavapiatti non potei che finire in una cucina a fare l’uomo delle bolle, il lavapiatti insomma. Era il vero avamposto dell’inferno, l’ingresso del caos, la società al vetriolo senza regole ma ben rispettate. Scrostare pentole e pulire patate non rientrava nei miei progetti, ma la vita di cucina era davvero esaltante. I protagonisti erano uomini dalla pelle bruciata dai fuochi e dal sole, alcolizzati, parlavano un idioma misto portoghese-inglese e non avevano paura di niente e copulavano con chiunque passasse dall’inferno della cucina. Danny il nostro capo ex hippy, ex di qualunque cosa era il regnante di quel la micro-società. Al Dreadnaught un solo minuto equivaleva a un giorno vissuto da un essere umano normale. Tutto poteva cambiare come un mare in tempesta. E come un naufrago passai dallo scrostare padelle alla preparazione delle insalate dopo che un membro della squadra si fece male. Si mangiava da dio in quel cubo di legno e facevamo coperti più di qualunque mangiatoia sulla costa. Quel giorno entrano due novelli sposini con amici al seguito per il pranzo di nozze e notammo subito la graziosa sposina. La ragazza euforica venne in cucina a chiedere “se avevamo erba” e Danny il capo si palesò con un enorme sorriso offrendosi di aiutare la ragazza. Andarono nel retro cucina e noi tutti lasciammo la postazione rischiando la vita per la forte curiosità. Subito ci trovammo a spiare Danny nel ripostiglio che montava l’allegra sposina. In quell’istante decisi di diventare cittadino del caos. // Riccardo Ferrante

Una storiellina sciuè sciuè, purtroppo desolatamente vera. Un cuoco di mediocre caratura e poca esperienza, ma con un “ego” ipersviluppato, sfruttando biecamente la classica buona parola dello “Zio prete” trova finalmente un elegante e un po’ pretenzioso ristorante dove “esprimere” il suo talento. Ancora prima che il ristorante apre i battenti, il simpatico signore subito strombazza alla “stampa” (sic!) che forte delle formative esperienze maturate alla Taverna “Da Tizio & Caio” di Roccacanuccia, all’Osteria “La triglia lessa” di Roccacannuccia di sopra, e infine al noto ristorante di Gigino il lercio, in questa sua nuova avventura in cucina punterà alla conquista della Stella Michelin in breve tempo (testuali parole). Peccato che il “cuoco” in oggetto, messo alla prova in una serata qualsiasi, e in rigido anonimato, più che un cuoco si sia rivelato un “itticida”, cioè un mero riscaldatore e assemblatore di alimenti di mediocre, se non scadente qualità, riuscendo anche nell’ardua impresa di semicarbonizzare uno sventurato mollusco bivalve. Nella sua cucina, nessuna traccia di talento, neanche omeopatica. In casi come questo, l’unica soluzione è l’uso ragionato della coercizione fisica. Forse, l’unica stella che prima o poi conquisterà, sarà quella che qualche cliente gli farà vedere dopo avergli dato una bella randellata in fronte, dopo aver visionato il non leggerissimo conto. // Fabio Riccio

Di vizi, vini, crapule e bordelli

GASTROPEDIA Ricetta Estate “73

Ingredienti (per due persone) un astice / una radice di zenzero q.b. / due patate medie / una cipolla rossa / una carota / olio / sale e pepe q.b. Preparazione Mettere sul fuoco una pentola con acqua e portarla a ebollizione. Immergetevi l’astice per 5 min. Mettete da parte. Sbollentateci le patate per 10 min e mettete da parte, fate lo stesso con la carota. Tagliate la cipolla sottilissima e marinatela in una ciotola con mezzo bicchiere di acqua e mezzo di aceto per 30 minuti. Ora abbiamo tutti gli ingredienti pronti per assemblare il piatto. Aprite l’astice con una forbice e tagliatelo a rondelle disponeteci sopra le patate tagliate a cubi e le carote allo stesso modo. Asciugate con la carta le fettine di cipolla e disponetele in cima ora grattateci sopra lo zenzero e finite con olio sale e pepe. // RF

Gradisce un assaggino?

PSICOCUCINA Mens sana in corpore sazio

Cara cannibale eminenza, ho cani al posto dei piedi. Cosa posso dargli da mangiare? Doggyville’89 Ci sono vantaggi e svantaggi nell’avere cani al posto dei piedi. Lo stesso non si può dire per chi ha piedi al posto dei cani. Non è bello farsi svegliare al mattino da un piede che ti lecca la faccia. Con due cani alle caviglie puoi stare tranquillo e vivere in una villa in campagna senza paura dei ladri. Certo è fastidioso sentirsi osservato nella doccia, o ritrovarsi gli stivali colmi di pelo a fine giornata! Innanzitutto chiama Mister il boxer e Pepe il chihuahua. Ma i tuoi cani non hanno fame, hanno sete. Darai a Mister del gin fizz e a Pepe whisky soda e rythm & blues. Se Mister vorrà assaggiare un po’ di whisky lascialo fare, ma non permettere mai a Pepe di bere del gin fizz. MAI. Ogni sera ascolterete Strange fruit. Non andranno mai a dormire prima delle sei di mattina. Vedrai vedrai vedrai che passerà! Mangeranno di tutto. Evita solo il cioccolato e le calze di nylon. // L’Eminente


Straweb

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bloggario

evviva la draga

In principio era il caos. Poi non si capisce bene cosa sia successo, c’è chi dice che s’è sentito un botto, chi dice che non s’è sentito. C’è un tipo svedese, un certo Bostrom,che assicura che non è successo niente, ed è solo una partita a The Sims. Un sacco di gente non meno strana ha visto un tizio che accendeva la luce. Magari un giorno qualcuno dallo spazio profondo se ne riesce con un video girato con l’iphone proprio nell’attimo in cui è stato creato l’universo, e lo uppa su youtube. galaxypictures.tumblr.com

Ti accendo, ti spengo, ti sfrutto, ti usuro, magari sei anche fuori moda. Ti butto. Questa è la vita ideale di un obsoleto walkman o di una qualsiasi sveglia acquistata durante la gita ad Assisi (!!!) vista dagli occhi di un terrestre. Tra una remata e l’altra, ti capita di pescare in rete un giovane designer che di un walkman o di una vecchia sveglia e meccanismi di giocattoli simili ha sfruttato l'usuale funzionalità riuscendo ad esternare veri e propri sentimenti da chi un cuore vero non c’è l’ha - questa teoria può essere tranquillamente applicata anche al genere umano volendo! Pennelli e grafiti collegati tramite degli innesti di filo di ferro al “cuore” di questi oggetti generando dei movimenti per lo più concentrici che ricordano quasi dei sismogrammi, a delle spirografie o semplicemente a delle macchie di vino, io aggiungerei anche ecografie - io le vedo! Macchine automatiche che non hanno anima - gusci privi di spirito per dirla alla Masamune Shirow - ma che paradossalmente producono anzi promonano oggetti che hanno un valore estetico. Può qualcosa di inanimato organizzare, architettare, sudare materia soggetta ad analisi artistica? Non è questione da arido esteta ma bensì da filosofo dell'arte, perchè pericolosamente la risposta sembra essere affermativa. Il caos suò generare qualcosa che nella nostra mente è associato ad ordine e quotidianità. Autonomous machines è il titolo di questo strepitoso progetto. Ovviamente le parole non bastano e gli occhi hanno sete. Dissetateli smartando senza posa sul quadratino caotico qui accanto. PS un evviva all’algoritmo? Un evviva alle galline? // Annagina Totaro

a cura di Nova Nanà

Gli ideali estetici classici collegano l’idea di ordine e perfezione all’utilizzo di forme regolari, geometrie immutabili, misurazioni, rapporti. Poi, stai sereno, a una certa ci si rompe le palle di questa necessità, e ci si ritrova nel barocco. Poi di nuovo neoclassico, poi dopo un po’ espressionismo, ecc. E’ un rompersi le palle regolare, a guardar bene. geometric-aesthetic.tumblr.com In natura esiste una lumaca (conus textile) che si porta sul guscio un modello matematico di comportamento caotico. E come se ciò non fosse già abbastanza antipatico, è pure velenosa. Almeno avesse un guscio più divertente... patternvomit.tumblr.com Secondo le regole del Feng Shui, il letto dovrebbe essere disposto ad est in armonia con il sole nascente, l’energia della stanza non dovrebbe essere turbata da mobili con spigoli, le cromie rilassanti in accordo con il cosmo. Molto più spesso, il copripiumone è costellato di bruciature di sigaretta, un cimitero di mutande usate si estende dal letto alla porta e l’angolo del comodino è collocato perpendicolarmente al mignolino del piede quando ci si alza a bere di notte. Ecco un blog motivazionale, per mettere a posto i propri macelli esteriori, ottimizzare quelli interiori, e riportare alla luce il pavimento della propria stanza. unfuckyourhabitat.tumblr.com

Ogni mese drago per voi il meglio dalla poltiglia del web

Ascolta un creativo Consigli di bricolage da un artigiano elettronico Aldilà di come teniamo le mutande nei cassetti, di come organizziamo i libri sugli scaffali, o di quanto può essere disordinata la nostra scrivania, chiediamoci perché — nel design — tendiamo a preferire rigide geometrie, mentre in natura tutto sembra scorrere in modo caotico ed organico? Per quale motivo invece, se andiamo ad investigare, approfondire e analizzare meglio la cosa, ci rendiamo conto che, in realtà, succede l’esatto contrario? Realizziamo che la natura segue determinati pattern frattali, mentre noi siamo attratti dai flussi organici ed imprevedibili – più che dai modelli pre-definiti, organizzati e controllati? Questa è, più o meno, la domanda che devi essersi posto Erik Soderberg. Cross-media artist svedese. Anzi, vista la complessità dell’argomento, sembra che la domanda l’abbia formulata a noi.

Purtroppo il giovanottone non ci offre una risposta diretta ma una serie di immagini che esplorano geometrie, frattali e trame in relazione (e spesso, in contrapposizione) con flussi, contrasti e caos. La risposta — forse — ci è suggerita dal fatto che dietro ogni sua opera, anche le più apparentemente caotiche e casuali, si nasconde lui: 1,6180339887..., il rapporto aureo, la costante di Fidia. Poteva spiegarcelo a parole, sia chiaro, ma Erik coi suoi giochi di forme geometriche e trambusti organici, ci spiega quanto Uomo e Natura siano inseparabili e che, nonostante la natura segua le sue ordinatissime regole, l’uomo può continuare ad amare il disordine, la confusione lo sfascio. Il risultato non giustifica la nostra tendenza all’autodistruzione, non spiega guerre e follia globale, non risolve nulla, è fine a se stesso. È bello. // Paolo Diazzi



Stralife

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SUrviving life

SENZA BENZA

A me manca quel bar. Mi mancano tutti, quando li vedi chiudersi per sempre, cambiare colore alle pareti, cambiare faccia dietro al bancone. C’era un baretto che mi piaceva tanto, chissà perché le serrande un giorno hanno smesso di cigolare… era dei miei zii… ricordo le tendine del WC in metallo a catena introvabili ormai. Partite ai videogiochi con i gettoni gratis, che lusso! Non dovevamo mai pagare io e mio cugino, per perdere o per desiderare di vincere, che non ci importava quanto uscire da lì e correre nelle campagne, sole e vento in faccia. Le mani sempre unte di patatine Più Gusto, quelle di un tempo... Poi c’è un bar che mi è rimasto proprio nel cuore... per gli affezionati della passatella /tipico sport vastese/ era il ritrovo ufficiale. Belvedere, vista mozzafiato sul mare... ma nessuno sembrava farci caso. I bicchieri gelidi in mano in inverno e i gomiti poggiati sui tavoli di plastica bianchi, fumando sigarette. E si stava con Giuliano, nessuno sapeva cosa avesse dentro quell’uomo, se fosse vuoto, se fosse colmo, so solo che aveva sempre un sorriso e occhi che ti guardavano dritti negli occhi. Mi chiamava LIBERTA’. A metà della mia vita mi hanno cambiato il colore della notte. IL BAR DEL SOLE. // Perlamadonna

Oggi vi porto sulle luoghi della rivolta. Oggi vi accompagno su e giù per Via Isonzo e Via Piave, due piccole strade, apparentemente insignificanti di Lanciano Village, vicino alle Poste Vecchie, alla CGIL e al Circolo Pickwick. Era il 1968, Giugno e l’aria a Lanciano era tesa. Le Tabacchine erano in sciopero, la Sangritana pure e le forze dell’ordine pronte ad intervenire. Alcuni manifestanti avevano caricato su un carretto di legno dei sanpietrini rubati sul Corso principale. Di li a poco sarebbe scoppiata la rappresaglia e il lancio di pietre contro gli uffici Postali: il sipario si era aperto e il palcoscenico era Via Piave. Stesso giorno, poco prima o dopo non ricordo, in Via Isonzo una camionetta della Polizia è in fiamme, rovesciata su un lato come fosse uscita fuori strada ma, non è così, qualcuno le ha dato fuoco, “qualcuno” a cui in pochi sanno dare un volto. Tra il fumo, le manganellate e i sanpietrini le persone fuggono verso Piazza Plebiscito. Era giugno, 1968, Lanciano manifestava per il lavoro e un futuro migliore. Via Piave e Via Isonzo erano pronte a combattere. Oggi solo cartelli “Affitasi”, “Vendesi” o “Cedesi Attività”. Chissà fino a quando riusciremo a sopportare? Chissà? Io sono pronto. Pronto al Caos. Stay Tuned… // G.d.C.

Teoria e prassi della sopravvivenza

Dentro e fuori dai paraggi

Very Superstitious L'angolo dell'occulto

“Noi promettiamo anche, coll’aiuto di Dio […] di abbattere il lucifero infernale, Vittorio Emanuele, e i suoi complici. Noi lo promettiamo e lo giuriamo!”. Prima dei partigiani, prima del MoVimento, prima dei Forconi, prima dei NoTav, si agitò nel Meridione una frangia di resistenza violenta alla discesa piemontese –evento che nei libri di Storia è chiamato “processo di unificazione nazionale”. I Briganti, ferro alla mano, difendevano il proprio Re da quello che sapevano essere un artificio di politica internazionale finanziato e caldeggiato dagli inglesi. Vittorio Emanuele e Garibaldi ricevettero d’Albione una scorta navale per invadere la Sicilia e da lì brutalizzare l’intero Sud Italia. La rivoluzione ufficiale è ricca, ha giusto bisogno di un paio di eroi e una Giusta Causa per occultare il sangue versato. Quella ufficiosa, però, non è meno veritiera, e canta l’eco lontana della Giustizia: “Gli avevano promesso la terra/ e invece gli fecero guerra;/ gli hanno ucciso moglie e figli/ come se fossero conigli./ E per completare la festa,/ gli tagliarono pure la testa./ È per questa ragione/ che rivolevano il re Borbone”. // Francesca Caraceni

BOROTALCO

Per scivolare sulle cose a passo di danza Ebbene sì, siore e siori nei mesi a venire anche Stra avrà il suo Caprarica! Segreti, misfatti ed anfratti, club night e succulente storielle metropolitane, tutto questo ed ancora di più’ su Londra e dintorni. Partiamo. Mike, working class, 47 anni, rockabilly fino al midollo, suona in una band , si vanta di bere almeno 7 pinte di Pale Ale al giorno, e fin qui tutto bene. Negli anni 80 mi racconta, usava sollazzarsi il giovedì notte a Soho, una club night rocker ovviamente, fantastico mi dice, restavamo li fino alle sei, poi una riga , e via dritti a lavorare. Oggi prosegue, vado al lavoro in taxi, sono undici pound al giorno, ma vuoi mettere! Sai sono cresciuto nella workin class, ma i miei mi hanno educato come uno della upper class, ride e prosegue, a Natale, la compagnia taxi mi chiama e mi dice: “Do you prefer red

or white wine?” Mi sono ritrovato una bottiglia di vino rosso nel cab, è stato un gran giorno quello! Ci dirigiamo verso Columbia Road, il Flower market domenicale, dimenticate Camden Town ed il suo caos dalle mille ed un souvenir, Columbia Road è magnifica, e poco prima un branco di italiani s’è inventato l’ Hackney Farm, esatto la fattoria in centro, con tanto di pecorelle, papaveri e papere. Consigli del mese: Brew Pub: Cock tavern Brew Pub, Mare Street, Hackney Central. Restaurant: Santa Maria, Neapolitan Pizza, St. Mary Street, capolinea red line, ovest. Music: The Delegators. Ska , Rock Steady, Soul, Skinhead raegge. Club Night : Phoenix Got Soul, Oxord Street. Comin soon : International Ska Festival. Grand Master Flash, Nick Waterhouse. // Luigi Fiore


STRALUNARIO L'agenda del perdigiorno

mostra / Bologna / dal 2 al 30 marzo

Valvoline story

Dal 2 al 30 Marzo la Fondazione del Monte di Bologna, ospiterà una mostra incentrata sullo storico gruppo di illustratori, fumettisti e sperimentatori Valvoline motorcomics. Attivo fin dagli anni 80, il gruppo, spinto dall'intezione di dare vita a una vera e propria rivoluzione nel panorama del fumetto italiano, rappresentò un'autentica officina d'avanguardia artistica, le cui tavole vennero accolte da importanti riviste come AlterAlter (supplemento di linus) e Frigidaire. Gli autori saranno presenti alla mostra, nel caso in cui vogliate complimentarvi con loro. mostra / Roma / dal 15 febbraio al 6 aprile

Trouble with angels . Ray Cesar e Anita Kunz Si! Avete letto bene. Le più famose e pallide lolite del surrealismo pop incontrano la fauna onirica che abita il mondo altrettanto spettrale dell'artista canadese Anita Kuniz in due mostre che si terranno rispettivamente dal 15 Febbraio al 6 Aprile al Dorothy Circus Gallery di Roma, location che si sposa perfettamente con le ambientazioni barocche e antiquate delle opere esposte, e dal 18 Febbraio al 19 Aprile a Palazzo Salluzzo Paesana di Torino. Una doppietta imperdibile. mostra / Milano / dal 12 marzo al 13 luglio

Klimt . Alle origini di un mito Dal 12 Marzo al 13 Luglio una densa colata d'oro inonderà Palazzo Reale a Milano, che si appresta ad ospitare una delle mostre più importanti del 2014. Verrà ricostruita attraverso più di 100 opere, la magnifica produzione artistica di uno degli artisti più amati e innovativi del secolo scorso, ma sicuramente anche di tutto il futuro. Dagli esordi alle ultime opere d'ispirazione fauvista, passando per la secessione viennese e il periodo aureo. Un Gustav Klimt come non lo avete mai visto, ma che avreste da sempre voluto vedere. mostra / Roma / dal 15 aprile al 20 luglio

Pasolini Roma

Fin dalla sua nascita, più di 2000 anni orsono, è stata oggetto delle fantasie artistiche di una folta schiera di illustri personalità, ultimo tra tutti il regista premio oscar Paolo Sorrentino. L'urbe eterna rende omaggio, con una mostra al Palazzo delle Esposizioni dal 15 Aprile al 20 Luglio, alla grande opera di Pier Paolo Pasolini, uno degli intellettuali che più l'ha saputa comprendere e illustrare nel secolo scorso, e al suo rapporto con la splendente desolazione romana, di cui si fece brillante scrutatore, oltre che ennesimo amante. a cura di Fabiola Lavecchia


ABAT-JOUR Piccole illuminazioni

Geometric Bang geometricbang.blogspot.it

Annabella Cuomo annabella-cuomo.blogspot.it/


DEFENESTRAZIONI Galateo dell'Exit Strategy

// Enrico Pantani


Stra 07  
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