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Settemiglia - anno II, n°6

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settemiglia da Gerusalemme ad Emmaus …e ritorno

Periodico Mensile Anno I - N°15 Mail ed Info: redazione@settemiglia.it www.settemiglia.it

Diocesi di Nola – Parrocchia San Francesco di Paola – Scafati – Sa

Ma quale antipolitica!

O-Maggio a San Francesco

MASCI Scafati II

Il caso “Grillo”

...e non solo!

Una comunità per Emmaus

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COSTRUIRE LA SPERANZA, SFIDARE LA CRISI, RITROVARCI COME POPOLO Lettera agli uomini e alle donne della Chiesa di Nola a venti anni dalla visita di Giovanni Paolo II arissimi amici, Il giorno in cui incontrai, per la prima volta, il popolo di questa meravigliosa diocesi, promisi a me stesso che avrei fa o di tu o per condividerne gioie e angosce, risorse e povertà, bellezze e storture. Sapevo, certo, che il territorio presentava mali cronici, in primis la camorra, la disoccupazione giovanile e l’emergenza ambientale, ma in nessun modo avrei creduto che, nel volgere di qualche anno, la terribile crisi internazionale si abba esse su di noi in modo così violento da piegare dalle loro radici migliaia di giovani che il “minimo sindacale”. Ciò nonostante, anche i cuori più vitali verso la soffe- con i loro talen avrebbero fa o il bene avverto tu a la parzialità del mio e norenza, la rassegnazione, in alcuni casi la delle nostre comunità. Di fronte a que- stro lavoro, e perciò mi apro, sinceraste eviden emergenze, ogni giorno mi mente, a tu voi: suggeritemi strade, disperazione. Ciò che ho visto negli ul mi mesi, ciò chiedo: cosa posso fare come vescovo indicatemi sen eri da percorrere insieche ho visto durante la visita pastorale e pastore? Quali i miei compi e le mie me, segnalateci senza mori ingius zie in tu e le ci à e in tu e le comunità responsabilità? Sinora, con la Chiesa di e nuove piaghe sociali, affinché possa parrocchiali, mi ha scosso nel più pro- Nola, mi sono dato qua ro risposte: la e possiamo dare il nostro pieno contrifondo dell’anima. Le famiglie sono allo preghiera incessante, anzi l’implora- buto. stremo. I giovani piangono di rabbia zione a Dio perché ascol il grido dei Tu avia io credo che il mio compito, perché i loro studi non sono servi a gius e degli innocen ; la denuncia, in- il mio principale compito, sia quello di stancabile e costru va, presso coloro impegnarmi al massimo perché la luce nulla. Gli Imprenditori e i commercian chiudono, e sempre più spesso si lascia- che hanno nelle mani gli strumen per della fede illumini il buio della no e. no andare a ges dispera . Le mamme, cambiare in parte le cose; la mol plica- Lo are perché la Speranza di Gesù Crile cen naia di mamme con cui ho avu- zione degli sforzi di Caritas e dalla rete sto squarci le tenebre, me ere in gioco la mia stessa vita, tu e le mie energie to modo di parlare, portano sul corpo, del volontariato, non per “servire pas nella voce, dentro gli occhi, i segni terri- in più” ma per dare vita a proge di fisiche e spirituali, perché nessuno, bili di un futuro che non c’è né per i loro promozione sociale e umana; la sensi- davvero nessuno, res senza una Pamari né peri loro figli, portano dentro bilizzazione delle comunità parrocchia- rola che dia senso e fiducia. Purtroppo, di sé Il buio di un tunnel che non finisce li, affinché non siano cieche e sorde a non posso materialmente farmi carico mai. Il triste rito dell’emigrazione verso fronte del male che divora le persone, delle esigenze dramma che e concressime di tu . Ma devo e voglio, e con il Nord dell’Italia è ripreso, es rpando e non si acconten no di portare avan

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Vita dei Santi

Vita della città

Il libro del mese

Giuseppe Toniolo

La Pedalata

Favole al telefono

ecologica

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settemiglia me tu a la Chiesa di Nola, caricare sulle mie spalle il dolore che ciascuno porta dentro, nel profondo del suo cuore. Devo e voglio, con i sacerdo , i religiosi e i laici impegna che sono nelle nostre ci à, essere per tu e per ciascuno quell’umile Samaritano che si ferma per sanare le ferite, perché possiate sen rvi solleva e sostenu . Devo e voglio, con la Chiesa di Nola, ascoltare, assistere, indirizzare, formare, porre argini morali perché mai le difficoltà economiche e sociali si trasformino in disprezzo della vita, perché mai le ristre ezze e la disperazione por no verso il crimine e altre false soluzioni. Devo e voglio tes moniare che la Speranza c’è, esiste e resiste oltre ogni ragionevole dubbio insinuato dalla realtà sociale: Gesù Cristo ha voluto vivere la più grande umiliazione, la morte per palese ingius zia, per dire a ciascuno di noi che nessuna condizione di disagio può toglierci la dignità di persone. In nome della croce iniqua di Gesù, dobbiamo, insieme, lo are e non arrenderci. Mai. Queste mie parole giungono in un giorno speciale: oggi, infa , sono passa precisamente ven anni dalla straordinaria e storica visita del beato padre Giovanni Paolo II a Nola. Ricordiamo tu l’emozione di quelle ore, o la dramma ca coincidenza per la quale, in quello stesso giorno, la mafia uccise a Palermo il giudice Giovanni Falcone e iniziò iI suo a acco agli uomini migliori dello Stato. Ancora oggi le parole del grande Papa Woy la risuonano nel nostri cuori, e fa breccia nelle nostre perplessità quell’incitamento, “Costruite la speranza”, che volle ripetere senza tregua nell’incontro al Cis con gli imprenditori e nella celebrazione eucaris ca di Piazza d’Armi. A rileggerle oggi, le parole di Giovanni Paolo Il sanno di dramma ca a ualità.

Notizie dalla Diocesi

La cosa deve farci rifle ere: si ha quasi l’impressione che il tempo si sia fermato, che le ci à si siano paralizzate, che quanto dovevamo far fru are è rimasto seppellito so o terra. In par colare, i suoi appelli erano rivol a imprenditori e giovani, due categorie che oggi, se possibile, soffrono più di allora. I primi perché il loro desiderio di produrre ricchezza viene frustrato dalla crisi, dalla stre a del credito bancario e da un carico fiscale necessariamente elevato per sopperire ad un debito pubblico sciaguratamente accumulato da classi dirigen indegne di rappresentare il Paese. I secondi perché il sistema-Italia, le is tuzioni e la poli ca nel tempo hanno acuito, anziché ridurre, le problema che occupazionali, con nuando a premiare i raccomanda ed escludere i meritevoli, condannando il Sud ad un presente di serie B. Ogni giorno, ogni santo giorno, vivo uno sconforto e uno sdegno indicibile nei vedere uomini di talento che chiudono le loro a vità e giovani di grande spessore e immense qualità morali costre a curare le piaghe della propria umiliazione culturale, sociale ed economica. La Chiesa di Nola ha perciò deciso di vivere il ventennale della visita di Giovan-

2 ni Paolo II non come la mera celebrazione di un evento, ma come occasione per rileggere il nostro vissuto sociale e rinnovare il nostro impegno come Chiesa di fronte al dramma degli uomini e delle donne del nostro tempo. Come occasione per ge are di nuovo sulla nostra terra quel seme, quelle parole che abbiamo ascoltato, amato, studiato, ma che forse non abbiamo messo in pra ca quanto dovevamo. Nel sen rmi fortemente vicino a ciascuno di voi, desidero appellarmi alle coscienze di quan possono o debbono fare di più perché nessuno si senta solo. E Immediatamente voglio affermare un principio: la crisi non l’ha mandata Dio né il fato avverso, ma è tu a opera delle nostre mani. È però, al contempo, una grande occasione per rendere a Dio, riconsegnare a Dio, un tempo nuovo, una storia nuova, una terra nuova. È l’occasione per riscrivere una nuova trama, a beneficio sopra u o del più giovani, imparando dagli errori che abbiamo commesso. È l’occasione di riappropriarci di valori che un tempo erano un patrimonio del Meridione: la solidarietà e la comunitarietà, che forse abbiamo sciupato nel mito della società individualis ca e materialis ca. Nella memoria lieta di un evento che, ven anni fa, ha toccato nel profondo la diocesi di Nola, auspico di cuore a tu la forza per venire fuori, insieme, dal momento difficile. Vi assicuro, e spero la sen ate, la mia piena, sincera e umile partecipazione a ciò che vi preoccupa e spaventa. E prego intensamente il Signore, il quale con infinito amore accarezza ogni giorno i suoi figli, perché rinnovi le nostre forze spirituali e ci consenta di trovare nel valori più auten ci la leva per rinascere come popolo e come territorio. In amicizia, + Beniamino Depalma

Il viale principale di Piazza d’Armi, che il 23 maggio 1992 accolse Giovanni Paolo II in visita a Nola, è stato in tolato al Papa polacco a vent’anni da quell’evento. La cerimonia si è svolta il 16 Maggio alle ore 20.15, al termine della Santa Messa officiata dal vescovo, mons. Beniamino Depalma, per l’anniversario della traslazione delle reliquie di San Paolino. Prima della benedizione della targa, mons. Depalma ha ringrazioato il Consiglio comunale di Nola, il sindaco Biancardi e l’Assessore ai Beni Culturali De Lucia “per aver accolto il desiderio della Chiesa di Nola di lasciare un segno concreto del passaggio di Giovanni Paolo II [...] un segno sopra u o alle giovani generazioni. [...] Agli imprenditori, ai poli ci, a tu i ci adini il Papa indicò la strada della costruzione della Speranza [...] ricordandoci che più forte di ogni male è l’amore di Dio. Quan a raverseranno questo viale, mi auguro, ricordino le sue parole, e for di quelle parole assumano le proprie responsabilità per dare un volto più umano alle nostre comunità”.


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Riflettiamo

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MA QUALE ANTIPOLITICA… Il caso “Grillo” e la libertà di fare qualcosa per il nostro povero Paese

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gni volta che sento definire Beppe Grillo come l’an poli co, confesso che mi viene il mal di pancia! Ma come, dico io, se quella è l’an poli ca, qual è allora la poli ca? E poi, che vuol dire “an poli ca”? Cioè, mi chiedo, esiste veramente un’an poli ca? Una volta si parlava male del movimento anarchico e anch’io l’ho fa o perché, pur condividendo l’ideale di una società libera, capace di ispirarsi ai tempi e alla spontaneità della natura, non ho mai acce ato l’uso della violenza per fare una rivoluzione. Per me la rivoluzione più grande, la vera e unica rivoluzione, è quella di Cristo morto sulla Croce. Ma lasciamo stare questo, rimaniamo nel nostro tempo umano, non scomodiamo uomini e donne come don Peppino Diana o Madre Teresa di Calcu a che hanno fa o della Croce la loro vita, una vera e propria missione. Prendiamo altri due nomi, meno conosciu e anche un po’ più lontani da noi: Tiberio e Gaio Gracco. Due giovani nobili romani vissu negli ul mi decenni del II secolo avan Cristo. Avete le o bene, AVANTI (!) Cristo. Ebbene, erano due poli ci della Roma repubblicana, spiri liberi educa al bene comune e, sopra u o, al buon senso. Avevano capito che se non si fosse divisa la terra in modo più equo, ben presto nella Capitale del Mondo sarebbero scoppiate delle gravi rivolte. Quindi proposero una più giusta distribuzione delle terre che, guarda caso, erano concentrate nelle mani di pochissimi senatori. Cosa pensate che successe ai figli di Cornelia, ai nipo di Scipione l’Africano, il vincitore di Annibale? Furono accusa di an stato, in altre parole di fare anpoli ca e fecero una gran bru a fine: mor ammazza . Con Grillo non arriviamo a tanto, ma facciamo tu o il possibile per sminuirlo, per trasformarlo in un “an eroe”, un ciarlatano, volgare e qualunquista. E questa sì che è poli ca, quella vera, basata sul dileggio, sulle offese gratuite, sulla violenza verbale, eccetera, eccetera. Cosa dice in realtà Beppe Grillo? “Noi vogliamo una rivoluzione culturale. Vogliamo che cambi la società intera” e, davan al successo delle liste presentate alle ul me ele-

zioni amministra ve, aggiunge: “Noi ci siamo limitaƟ a far entrare [nel Movimento 5 Stelle N.d.R.] un sacco di ragazzi giovani e puliƟ. Che hanno dietro i più bravi consulenƟ della rete. FiscalisƟ, urbanisƟ, geologi, esperƟ di bilanci. TuƩa gente che si meƩe a disposizione gratuitamente”. Ditemi, onestamente, secondo voi sono parole che ispirano un sen mento di “an poli ca”? E se ancora avete dei dubbi ecco cosa dice a Gian Antonio Stella che lo intervista per “Se e” (1 giugno 2012), il se manale del Corriere della Sera “Questo volontariato dei ciƩadini, questo spirito civico, è meraviglioso. È un nuovo modo di vedere il mondo. Ogni persona darà un po’ del suo tempo agli altri […]. Ognuno fa il suo mesƟere. E insieme dedica del tempo agli altri. E così andiamo a ricostruirci una idenƟtà”. Mi sembra di leggere le parole di Giorgio Gaber: “La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è Partecipazione”. Sia chiaro, io non sto con Beppe Grillo, ma lo ringrazio e gli chiedo scusa se anche il par to per il quale voto gli ha de o parole ingiuste. Lo ringrazio perché ha avuto il coraggio di dire in faccia a tu coloro che hanno fa o la poli ca italiana degli ul mi vent’anni (e forse più), anche a muso duro, di me ersi da parte, di aprire le porte ai giovani, di togliersi la maschera e di amme ere che hanno fallito, che

sono collusi, che sono incompeten . Tu ? No, certamente. Ma che spazio ha chi vuol fare della sua vita una missione? Che fine fa chi si os na ad essere onesto? Devo fare i nomi di tante brave persone che, come i fratelli Gracco, hanno fa o una gran bru a fine? Noi siamo cris ani, ba ezza , partecipan , convin . Qual è il nostro ruolo nella società civile? Abbiamo il diri o di rassegnarci? Beppe Grillo non apparene alla nostra cultura, ma è un uomo che merita rispe o se ha la forza di svegliare le coscienze e res tuire a noi tu la nostra libertà di pensiero e la nostra dignità umana. Vincenzo Fiorenza

Giuseppe Piero Grillo, meglio noto come Beppe Grillo (Genova, 21 luglio 1948), è un comico, a ore, a vista poli co e blogger italiano. Il suo blog è, tra quelli in lingua italiana, il più noto: è stato collocato al se mo posto della classifica mondiale 2009 pubblicata da Forbes. Promotore di un forum di discussione con migliaia di iscri comunemente no come “grillini” o “amici di Beppe Grillo”. Ispiratore di numerose liste civiche che portano il suo nome, nell’o obre 2009 ha promosso la nascita di un vero e proprio movimento poli co nazionale, il MoVimento 5 Stelle.


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Vita della Parrocchia

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FESTA SAN FRANCESCO DI PAOLA ...E NON SOLO O...Maggio a San Francesco, I Concorso Teatro Amatoriale, Festa del Santo Patrono

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omenica 27 maggio, con l’ul ma serata dei festeggiamen , si è concluso un mese intenso di manifestazioni in onore di San Francesco di Paola, nostro patrono. Venerdì 4 apre la rassegna Radici nell’ambito dell’O-Maggio a San Francesco, con tre appuntamen con il teatro indipendente, un teatro innova vo che porta in scena fa popolari del vissuto quodiano, magistralmente interpreta da giovani a ori ed a rici delle compagnie Teatro del Baule, Teatro di Legno e Teatro delle Sguelfe. Venerdì 25 serata conclusiva del “1° Concorso di teatro amatoriale” con vi oria della compagnia GRUPPO DEL GARAGE dire a da Claudio Santoriello; “L’Incontro” è il lavoro con il quale il gruppo ha vinto, spe acolo scri o e dire o dallo stesso Claudio. Sabato 26 e Domenica 27 i giorni canonici della festa con una programmazione diversificata per le due serate: Sabato dedicata al liscio con il gruppo “I Priccipi del Liscio” ed alla sagra degli an chi sapori giunta alla XI edizione. Domenica, dopo la Santa Messa, la comunità parrocchiale si è riunita a pranzo, trascorrendo un pomeriggio meraviglioso all’insegna della semplicità e della fratellanza. A ridosso del parco

O-MAGGIO SAN FRANCESCO 2012

giochi sono sta alles , dai volontari di turno, oltre duecento pos a sedere per altre an commensali. All’ordine del parroco, e non solo, è stato servito un pranzo di qua ro portate, molto apprezzato per qualità e per quan tà, la musica ha completato l’opera. Al pranzo parrocchiale ha partecipato anche un gruppo di disabili con le loro famiglie, amici dell’Associazione Il Bam-

binello provenien da Poggiomarino. A sera tu in processione per le strade ci adine per onorare l’immagine del Santo. Al rientro, prima dell’entrata in chiesa della statua, i fuochi pirotecnici dal campanile, innova vi nelle forme e nei colori. Nella serata II° raduno degli ar s di strada e la sagra gastronomica hanno concluso la programmazione prevista. Ciro Aquino

di Joshua

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ssere giovani è bello perché da giovani si può tu o, ci si può diver re sinceramente, non si hanno responsabilità eccessive sulle spalle, si è sempre energici e costantemente fantasiosi, si hanno valanghe di amici e non ci si sente mai soli, se si è annoia basta prendere un telefon telefono, scorrere un paio di nomi sulla rubrica e decidere di uscire insieme a diver rsi. È vero ci saranno h quei piccoli problemi di cuore che ogni tanto danno un po’ fas dio, ma parliamoci sinceramente... anche è un rapporto di amore odio. Essere infelici in parte ci fa sen re vivi, è parte della nostra sana luna cità. Insomma, essere giovani è bello, essere fantasiosi è bello, essere a vi è bello, come è bello sapere di avere un mondo a orno da dover scoprire e ges re. Ma tu, giovane, lo sai già che non leggerai questo ar colo. Vai, non perdere tempo a leggere, torna su facebook, torna ai tuoi videogames e alla tua “Tì Vì”. Alla tua solita apa a, al tuo grigiore, nessuna cri ca graffierà, nessun problema sorgerà, non imparerai mai niente. Richiudi nella tua stanza! Oppure... Prendimi in considerazione, dammi re a, inizia ad immaginare, da un’idea ne nascono 2, da 2 facilmente si arriva a 10 e così via fino a 100, le idee sono come delle hydre, inarrestabili e prolifere. Chiama qualcuno, organizza cose, concre zza. Afferra la tua vita e sfru a la tua fantasia, finché sei in tempo. E se proprio non convince, beh, allora basta tornare a leggere qualche rigo più in su.


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Associazioni cittadine

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MASCI SCAFATI 2 Una comunità per Emmaus

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uest’anno la Comunità MASCI Scafa II si è data un nome: “EMMAUS”, quindi c’è una sorta di affinità tra la Comunità MASCI e il giornale parrocchiale SeƩemiglia della parrocchia San Francesco di Paola. Perché la scelta di “EMMAUS” come nome? Noi Cris ani dobbiamo essere uomini della SPERANZA e simboli della speranza cris ana sono i Discepoli di Emmaus che acceca dalla delusione, dal dolore, dallo sconforto ritornano verso il loro paese dopo essere sta a Gerusalemme tes moni della Crocifissione di Gesù Cristo. Sono talmente tris e sconforta da non riconoscere, nel viandante che si unisce a loro nel viaggio, il Cristo. Solo dopo aver cenato con Lui e allo spezzar del pane, riconoscono nel viandante il Cristo Risorto; allora ricominciano a sperare in un mondo migliore, in una Gerusalemme libera non dai Romani oppressori, ma libera dal peccato perché tes mone della Resurrezione di Gesù Cristo. Noi scout vogliamo essere uomini della speranza, della speranza di lasciare il mondo un po’ migliore di come l’ab-

biamo trovato (questo è il testamento di Baden Powell – fondatore del Movimento). Ma come fanno gli scout a migliorare il mondo? Lo fanno a raverso l’educazione, la formazione del bambino, del ragazzo, del giovane, dell’adulto. Lo scau smo giovanile (AGESCI, CNGEI, FSE, …) mira a formare delle persone “significa ve” a raverso un percorso che va dagli 8 ai 21 anni; lo scau smo adulto (ebbene sì, anche gli adul si formano e si educano) opera nella ci à, nella chiesa, nel creato per lasciare delle Tracce significa ve, per creare dei percorsi di catechesi per adul , per svolgere dei servizi a chi è meno fortunato. Come dice Giancarlo Lombardi, “fare il capo scout è più importante di fare il deputato perché è un contributo concreto a formare una società migliore”. Lo scau smo incide sui ragazzi (e sugli adul ) perché insegna dei valori, insegna a prome ere di fare del proprio meglio in ogni situazione, insegna a essere uomini e donne d’amore, persone su cui si può contare. Lo scau smo ca olico (presente nella nostra ci à con due gruppi AGESCI e

due Comunità MASCI) è un movimento laico nel senso che vive responsabilmente la propria laicità cercando di me ere in pra ca durante la quo dianeità gli insegnamen del Concilio Va cano II (quest’anno ricorre il 50° anniversario dell’inizio dei lavori), che restano guide fondamentali della vita della chiesa moderna. Chiudo questa piccola riflessione cercando di riassumere: il compito dello scau smo giovanile ed adulto è quello di tentare di formare persone oneste, re e, semplici che si riconoscano per la tes monianza nella società civile, per la lealtà dei loro comportamen , nell’onorare la fiducia che si ripone in loro, nella generosità verso il prossimo, per manifestare a tu la speranza che può esistere un mondo migliore. Francesco Cirillo Comunità MASCI Scafa 2


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Vita dei Santi

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GIUSEPPE TONIOLO Un laico di grande valore

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l Papa Benede o XVI ha celebrato nella Basilica di San Paolo fuori le mura, domenica 29 aprile 2012, il rito di bea ficazione del venerabile Servo di Dio Giuseppe Toniolo, laico e padre di famiglia nato a Treviso il 7 marzo 1845 e morto a Pisa il 7 o obre 1918. La sua è un’esperienza di famiglia ricca di tenerezza e di preghiera, una famiglia dove la Parola di Dio è di casa. Il miracolo a ribuito all’intercessione di Toniolo riguarda un ragazzo di Pieve di Soligo, paese nel quale è sepolto. Francesco Bortolini, adesso 38enne, nel giugno del 2006, dopo una serata di festa era caduto da una rete di recinzione provocandosi delle ferite che avevano portato i medici a considerare le sue condizioni “disperate”. A orno a lui si è stre a la comunità parrocchiale di Santa Maria Assunta di Pieve di Soligo che ha chiesto l’intercessione del venerabile Giuseppe Toniolo per la guarigione del giovane il quale, dopo qualche giorno, ha iniziato a migliorare fino a ristabilirsi completamente. Insigne studioso, Giuseppe Toniolo fu a vo nei molteplici campi di impegno dell’Azione Ca olica: dall’Opera dei Congressi all’Unione popolare, di cui fu presidente. Toniolo sarà par colarmente vicino a Leone XIII, il Papa della Rerum Novarum, che aveva grande s ma del professore pisano; ma anche di Pio X cui proporrà proprio prima della morte di is tuire un Is tuto internazionale per la pace (siamo alla vigilia della prima guerra mondiale) di cui lo stesso Papa doveva essere il presidente.

«Al di sopra degli stessi legittimi beni ed interessi delle singole nazioni e Stati vi è una nota inscindibile che tutti li coordina ad unità, vale a dire il dovere della solidarietà umana, con l’interesse di cooperare tutti armonicamente, con eguale, libera e meritoria emulazione, al comune incivilimento.» (Giuseppe Toniolo)

Giuseppe Toniolo (Treviso, 7 marzo 1845 – Pisa, 7 oƩobre 1918) è stato un economista e sociologo italiano, tra i principali artefici dell’inserimento dei caƩolici nella vita poliƟca, sociale e culturale della nazione italiana. È ricordato sopraƩuƩo come il fondatore della Seƫmana sociale dei caƩolici italiani, il cui centenario si è svolto nel 2007. È stato proclamato venerabile da Paolo VI il 7 gennaio 1971, beaƟficato il 29 aprile 2012 dal cardinale Salvatore De Giorgi.

Varie e numerose sono le inizia ve prese nel campo della cultura: dall’Unione ca olica per gli Studi Sociali alla Rivista Internazionale di Scienze Sociali, alla Società Ca olica italiana per gli Studi Scien fici. Sarà vicino alla federazione universitaria, la FUCI, fin dal suo sorgere, tanto da esserne considerato uno dei principali ispiratori ed è tra coloro che parteciparono alla sua rifondazione dopo lo scioglimento dell’Opera dei Congressi. Inoltre, Toniolo sarà tra gli an cipatori e gli ispiratori della nascita dell’Università Ca olica, Agos no Gemelli, infa , si rivolge a lui perché lo aiu a promuovere un Is tuto scien fico che raccolga e incanali le ricerche degli studiosi cattolici: è, in embrione, l’idea di cos tuire anche in Italia una Università Ca olica. Giuseppe Toniolo vi partecipa in maniera qualificata: egli infa è, tra l’altro, un profondo conoscitore degli ordinamen universitari europei e crede nella necessità di incen vare un sempre più alto livello di studi da parte dei ca olici. La sua idea di università ca olica è di grande modernità e spiega il mo vo per cui il gruppo di padre Gemelli, quando riuscirà a dare corpo a questa grande intuizione, in tolerà l’Is tuto fondatore e finanziatore proprio a Giuseppe Toniolo. Efficace la sua azione nel sollecitare i ca olici italiani, a fare la loro parte, vivendo in pienezza una fede incarnata e la laicità cris ana, offrendo, a raverso lo studio, la le ura culturale delle situazioni e un generoso impegno nella poli ca, un servizio al Paese.

«Che cosa è amore fuorché l’aderire della volontà dell’amante alla volontà dell’amato, sicché di essi due per mezzo della volontà si effettui una ineffabile unione? » (Giuseppe Toniolo) Toniolo elabora una sua teoria sociologica, che afferma il prevalere dell’e ca e dello spirito cris ano sulle dure leggi dell’economia. Nei suoi numerosi scri , propone varie innovazioni: il riposo fes vo, la limitazione delle ore lavora ve, la difesa della piccola proprietà, la tutela del lavoro delle donne e dei ragazzi. Dal punto di vista religioso, è fautore di un’azione più incisiva dei ca olici in campo sociale. Dal 1894 in poi, diviene uno degli animatori del movimento della “democrazia cris ana”. Difende il valore economico-sociale della religione, conciliando così fede e scienza. Porta avan la sua professione e la sua famiglia con fedeltà alla Chiesa, s mato dai pontefici del suo tempo. Muore nel giorno dedicato alla Madonna del Rosario, che egli è solito invocare ogni giorno. Le sue spoglie mortali riposano nella Chiesa di S. Maria Assunta a Pieve di Soligo in provincia di Treviso. Visse tra il Veneto e la Toscana, ma di lui si può dire, come di pochi altri che non appar ene solo a questa o a quella diocesi, ma all’intera Italia ca olica. Pasquale Velleca


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Associazioni cittadine

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AMOR DI PATRIA Sentimento vecchio e retorico?

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bbiamo vissuto l’anno che ha segnato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Da quando Massimo D’Azzeglio, poli co scri ore disse: “abbiamo faƩo l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”, sono trascorsi 150 anni e “fare” gli Italiani sembra ancora una chimera. Noi oggi se parliamo di patria corriamo il rischio di essere giudica nazionalis , oppure, accusa di essere quella parte del paese intelle ualmente arretrato, con idee tramontate. Non possiamo dire altre anto della maggior parte dei Paesi esteri. Infa , basta recarsi in Svizzera, Francia o altri paesi non lontani dai nostri confini per capire l’importanza di Patria e quanto essa sia radicata nelle men di quei popoli che come noi hanno radici culturali europee. In tan paesi gli eroi nazionali, vengono commemora costantemente. Da noi, invece, il più delle volte, i personaggi che hanno contribuito all’unità d’Italia, vengono rivedu e modifica in senso peggiora vo. Bas pensare alla grande venerazione che gli inglesi hanno per Sir. Winston Churchill e al completo disinteresse da parte degli studen per il nostro Alcide De Gasperi che ha contribuito, in modo determinante alla rinascita sociale e civile dell’Italia. Provate a parlare di Giuseppe GARIBALDI, Giuseppe MAZZINI, Camillo BENSO conte di Cavour, sembra quasi doversi vergognare di avere avuto personaggi di questo calibro. In Francia,invece, provate a citare il nome di Napoleone BONAPARTE che nonostante i suoi periodi oscuri sia nella vita pubblica che privata viene considerato “il padre storico del passaggio dal regime monarchico alla più moderna forma burocra ca”. Non si può essere

ci adini europei se non si è prima ci adini del proprio Paese. L’idea e il senso di patria dovrebbe provenire dalla scuola dove, anche gli insegnan hanno ormai perso l’abitudine di parlare di nazionalità e chi lo fa viene indicato dai genitori stessi, come gente fuori tempo. Uno spe acolo che può far provare solo disonore è quello di vedere l’indifferenza di cer atle che chiacchierano tranquillamente mentre viene suonato l’inno di Mameli; qualcuno addiri ura aveva ven lata l’idea di indire un concorso per cambiarlo, ritenuto vecchio e retorico. Mi chiedo cosa sarebbe venuto fuori. Tenete presente e ricordatevi, che parlare di Patria non è fare poli ca né da un lato né dall’altro è una cosa che dovrebbe essere del tu o normale. La nostra Italia è una terra meravigliosa e senza nulla togliere al fascino di altri paesi, sarebbe molto più logico conoscere prima le nostre fantas che località, che non sono poche, ma noi siamo a ra dalla scoperta dell’estero, senza pensare, perché spesso viene dimen cato, che quello che cerchiamo oltre i nostri confini è proprio vicino a noi. Gli abitan delle grandi ci à storiche sono sicura-

mente privilegia , però anche nei paesi che sembrano insignifican si può trovare una tes monianza del passato di grande valore storico o ar s co. È compito dei genitori prima e degli insegnan poi far conoscere ai giovani le proprie radici in modo da inculcare nelle loro men , a pieno tolo, che non si può avere rispe o per gli stranieri se prima non si ha rispe o per la propria Comunità e che non si può amare l’Italia se non si ama il paese di origine, perché il buon ci adino nel proprio paese sarà sicuramente un buon ci adino del mondo e in tal senso dovrebbero essere forma i bambini fin dalla prima infanzia. Ne consegue che l’educazione civica deve essere vissuta quo dianamente per convincersi che appartenere alla nostra stragrande comunità vuol dire far nascere una società globale. L’esaltazione della Patria non deve essere al servizio del Nazionalismo. Noi dobbiamo recuperare quel senso patrio co che ci ha sempre contraddis nto per un sano sviluppo del senmento e poter partecipare a vaste assemblee planetarie. Martone cav. Angelo

rqrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr Trame Africane è un’associazione Onlus che ha care obie vo quello di dare, alle popolazioni disagiate nei paesi in via di sviluppo, una concreta opportunità di riprendere in mano il proprio des no, a raverso la costruzione o il miglioramento delle infrastru ure, l’educazione sanitaria, l’istruzione, la formazione professionale e il lavoro. Sostenerci è possibile in tan modi: u lizzando le nostre bombiniere solidali e i nostri gadget; des nando il 5 per mille dell’IRPEF in occasione della prossima dichiarazione dei reddi, organizzando una lo eria o un evento per raccogliere fondi, o semplicemente propagandando le finalità e il lavoro dell’Associazione. Ques sono solo alcuni dei modi per aiutarci, tan altri potranno essere quelli propos da te o individua visitando il nostro sito... www.trameafricane.org

Quando con poco si può fare tanto


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Vita della Citta’

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INVASIONE DI CICLISTI A SCAFATI I cittadini scafatesi in giro per le contrade di San Pietro e Terze in sella ad una bicicletta

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’amministrazione Comunale domenica 27 Maggio ha organizzato la passeggiata ecologica: “In bici alla scoperta delle contrade”. L’evento ha coinvolto cen naia di cittadini che, alle 8:30, nel piazzale della chiesa di San Francesco di Paola, si sono riunite e, dopo le iscrizioni, aspettavano la partenza con entusiasmo e trepidazione in sella alle proprie bicicle e. Mamme, papà, ragazzi, bambini e anziani si sono cimenta in questo piccolo viaggio alla scoperta delle “contrade” della nostra ci à. Finalmente l’allegro suono dei campanelli squilla nell’aria e si dà il via alla tanta a esa passeggiata. Si passa per Corso Nazionale, via Giovanni XXIII, dove si notano le facce perplesse dei pedoni che si ritrovano nel bel mezzo di un’invasione di ciclis di tu e l’ età. Inizialmente le prime difficoltà si facevano sen re sopra u o dai bambini, che non essendo abitua ad andare con la bicicle a in strada, spesso sbandavano venendo con nuamente richiama dai genitori in ansia. Preso finalmente il ritmo, forse troppo lento, l’orda di ciclis arriva alla prima tappa: via Sant’Antonio Vecchio. Forse un po’ per l’iniziale stanchezza, un po’ per golosità, c’è stato un vero e proprio assalto al punto ristoro dove veniva distribuito un sacche o pieno di leccornie gen lmente offerte da uno degli sponsor promotori dell’evento. Durante la sosta una guida illustrava la storia della contrada S. Antonio Vecchio e delle altre. Salta nuovamente in sella, più carichi di energia grazie al notevole apporto calorico del sacche o ristoro, ci incamminiamo per una strada di campagna, dove bisognava fare a enzione a non

raggiungere, con un bel capitombolo, finocchi e fagiolini che crescevano nei campi adiacen . La strada abbastanza sconnessa ha dato ai ciclis non pochi problemi; una nostra reporter ne è tes mone, vi ma infa di una buca fora una ruota. Supera gli ostacoli si passa per il centro di San Pietro dove viene effe uata una sosta non programmata: tra asi di sosta tecnica per “ricompattare” il gruppo. Si parte dunque per l’ul mo tra o di strada, obie vo il traguardo. La stanchezza si faceva sen re ed anche il sole, ma il traguardo era visibile. Arriva in piazza Vi orio Veneto come da programma, tra abbracci e scambi di battute tra i partecipan ci appres amo ad alcune interviste per conoscere un po’ le impressioni sull’evento appena concluso. La sig. Annamaria Pavan alle nostre domande risponde che, pur essendo solo la 2° edizione, l’evento ha riscosso grande successo e che, a suo parere, la passeggiata ha contribuito alla

sensibilizzazione ecologica e al rispe o dell’ambiente. Il sig. Amedeo Cirillo interviene dicendo che even del genere aiutano molto anche la socializzazione e sono momen u li per dedicare tempo ai propri figli, alla propria famiglia. Noi concludiamo rifle endo sull’importanza dello spostarsi con mezzi che non inquinino, che in realtà non sono poi così “scomodi” come sembrano. Sicuri che sia più importante la salute del nostro pianeta che la rela va stanchezza che l’uso di una bicicle a possa portare. Squadriglia An lope

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InRedazione - lettere aperte -

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DA CASA SOLLIEVO DELLA SOFFERENZA Riflessioni personali Tu siamo chiama a partecipare alla croce di Cristo e alle sue sofferenze per poi partecipare alla sua Risurrezione con la sola eccezzione delle persone anziane che non dovrebbero mai soffrire, perchè come bambini sono indifese e deboli. Cosa porteremo con noi nel giorno dell’incontro? Cosa offriremo al nostro Dio? Preghiamo affinchè quel giorno possiamo portare ceste di dolori e sofferenze, mistero di una purificazione che ci apra, anzi ci spalanca le porte del Paradiso. Certo la nostra fragilità ci a errisce, gridiamo i nostri mille perchè, i nostri dubbi e le nostre ribellioni. Ci diciamo pron , ma poi quando la sofferenza bussa al nostro cuore, diciamo “non a noi, non a noi Signore, bussa in un’altra casa, noi siamo inten a fare altro. Signore proprio adesso? Proprio adesso che devo realizzare il mio futuro, proprio adesso che avevo trovato l’amore, avevo trovato un lavoro... proprio adesso in cui la mia famiglia necessita del mio aiuto e del mio sostegno”. Vorremmo de are noi le leggi e dire a Dio come comportarsi, ci nascondiamo dietro al “proprio adesso” ingannando noi stessi e Gesù, e non avere il coraggio di dire “mai” e non “proprio adesso”. Noi non saremmo mai pron , ma Dio bussa ed entra quanto meno l’attendiamo, bussa dolcemente ed entra

violentemente, entra con la Croce e non con la corona di potenza e di successo. Allora non ci resta che cantare “eccomi, eccomi, io vengo Signore a fare la tua volontà”. Quante volte ci siamo meraviglia nel leggere la biografia di grandi San , quante volte ci ha colpito la vita sofferta e offerta di tante anime mis che, ma sempre le consideriamo lontani, come se appartenessero ad un altro orizzonte, come se noi mai potremmo imitarli, li consideriamo quasi come degli extraterrestri. Eppure sono uomini che hanno vissuto e vivono la nostra stessa vita, sposi, madre di famiglia, giovani, consacra che incontrano un uomo di nome Gesù e ne fanno il loro modello di vita. Quali sono i nostri modelli? Di certo diciamo Gesù, eppure seguiamo il potere, il successo, la realizzazione professionale, il dio denaro, diciamo

PORTE APERTE A SETTEMIGLIA

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di amare Gesù e ritorniamo a Lui solo quando ci fa comodo. Difficile è dire Si, difficile seguirlo perchè la nostra umanità de a le sue leggi e le paure, le preoccupazioni, le difficoltà indeboliscono la fede e lasciano vacillare il cuore. Allora cosa poter fare in tanto buio? Non ci resta che aggrapparci a Lei, Maria e Lei saprà il modo e il tempo in cui avvicinarci al Figlio. Allora ci avviciniamo a Lui con le nostre debolezze e Lui ci trasformerà e, solo allora, non avremmo paura di soffrire e di abbracciare la croce, perchè scorgeremo di non essere da soli, da un lato siamo crocifissi noi, ma dall’altra faccia della croce è crocifisso Gesù a farci compagnia, a piangere con noi, a gridare con noi, a spargere sangue con noi, a morire con noi. Amico mio allora preghiamo, prega la Vergine Maria che anche io sia capace di dire ancora il mio Si, prega perchè si rafforzi la mia fede e più viva diven la fiducia in Cristo nostra salvezza. Prega e fa pregare sopra u o per i piccoli ammala e per gli anziani, quelli lascia soli nei loro le d’ospedale o nelle loro case. Prega e invita a pregare per Casa Sollievo della Sofferenza, perchè tu possano scoprire il primigenio carisma per cui Padre Pio l’ha voluta e fondata. Silvio

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arissimi lettori, con il numero di giugno 2012 “Settemiglia” ha concluso anche la sua seconda annata. Quando il Parroco, don Peppino de Luca, ci presentò la sua idea, tutti l’accogliemmo con entusiasmo, ma eravamo anche consapevoli delle difficoltà che avremmo incontrato, ecco perché possiamo ritenerci soddisfatti di essere arrivati fin qui. Non solo! Chi ci ha seguito ha anche potuto verificare i grandi cambiamenti che ci sono stati in soli due anni: la grafica, l’impaginazione, i contenuti. Anche la redazione è cresciuta, ha acquisito maggiore consapevolezza e competenza. Ora tocca a voi! Settemiglia apre le sue virtuali porte a tutti coloro che vogliono contribuire all’arricchimento del giornale. Cosa ci aspettiamo? Per esempio lettere su esperienze di vita vissuta che ci aiutino ad allargare i nostri orizzonti; segnalazioni di eventi (spirituali, culturali, sportivi, sociali, …soprattutto scafatesi) che stimolino la nostra voglia di partecipare e di riflettere; proposte di articoli. Insomma, tutto ciò che ritenete bello da condividere con gli altri per crescere come comunità parrocchiale e cittadina. Ovviamente, la nostra speranza è che si facciano sentire in modo particolare i giovani, studenti e lavoratori, perché, come sempre, sono capaci di stupire. La casella di posta alla quale inviare le vostre proposte è: inredazione@settemiglia.it Vi aspettiamo con interesse e curiosità. La redazione


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BUON VIAGGIO HERMANO QUERIDO!* ...La casa è nel cuore

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embra esserci nell’uomo, come nell’uccello, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di senrsi altrove. Questo dice Marguerite Yourcenar. Ed è realmente così. Arriva ad un certo punto dell’adolescenza iniziamo a dire: “Ho deciso, a dicio ’anni vado via di casa”. Poi in un ba to di ciglia, di ali, in una folata di vento o come dir si voglia, arriva la maggiore età e ci si sente ancora un po’ bambini, ancora alle piccole ma immense certezze di tornare a casa dopo scuola, di avere qualcuno con cui sfogarsi, di potere lamentarsi di quel professore insopportabile, di potere chiudersi nella stanza e sapere che c’è qualcuno che verrà a bussare alla porta per sapere cos’è successo, o semplicemente esultare per un bel voto sudato e meritato. Cose che possono sembrare sciocchezze, ma che allo stesso tempo ci fanno rifle ere sull’importanza che possiamo riporre negli affe di sempre , che possano essere quelli di un nonno, una mamma, un papà, un fratello, fido, un ga o o il pesciolino rosso. Siamo lega , insomma, inevitabilmente a chiunque sia riuscito a darci, in un periodo par colare della nostra vita, una dolce sicurezza, un caldo abbrac-

cio, un soffio di tenerezza, uno squarcio d’amore. Siamo abitua alla vicinanza dei nostri amici di sempre, alle nostre distrazioni, a qualsiasi cosa faccia parte del nostro quo diano e che ci abbia aiutato a costruire una porzione della trama del nostro essere. Questo, naturalmente, è spe acolare e magico se vogliamo.. ma quando arriva il momento, a volte improvviso, altre premeditato, di dovere allontanarsi dal nido per volare via? Parlo del caso degli studen fuori sede. Cosa inizia a frullarci nella testa? Una miriade di pensieri. Il terrore di non riuscire a badare a se stessi, la paura di incontrare persone sbagliate, di perdere

tu o quello che in un modo o nell’altro ci lasciamo alle spalle: persone, situazioni, relazioni costruite nel tempo con coinvolgimento e dedizione, come se poi bastasse la lontananza a rompere i legami veri. E poi i sacrifici enormi, sopra u o economici, che bisogna affrontare, beh, non a u scono per niente il colpo. Insomma, non è così facile quanto sembra. Sì, si fanno tan ssime conoscenze, si conoscono poi tante realtà prima pra camente ignote, s’impara a farsi forza a vicenda, si cresce, ma, comunque, tagliare il cordone, almeno all’inizio, specialmente per chi non è abituato alla lontananza, lo si può definire come un vero e proprio trauma. Anche se poi, come in ogni cosa, c’è sì il lato amaro ma anche quello dolce, che non è, come si può pensare, la libertà o il poter fare quello che si vuole, ma la certezza che in qualsiasi caso e in qualunque momento o situazione, anche quando subentra la più semplice malinconia, c’è sempre (intesa nel senso più largo del termine) una casa sincera, unica e accogliente a cui far ritorno, anche solo con la forza del pensiero, perché l’unica vera dimora, in fondo, regna nel cuore. Rosa Matarazzo * Hermano Querido: Caro Fratello


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FAVOLE AL TELEFONO La fuga di Pulcinella

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uesto mese non dirò nulla, lascerò parlare Gianni Rodari che con la sua freschezza e il suo sguardo da bambino sa stupire e far sorridere. Vi dedico questa favola, una delle tante presen in “Favole al telefono” quelle che il signor Bianchi, lavorando lontano, raccontava alla sua bambina per augurarle la buona no e. Anch’io ci sono cresciuta e me ne porto ancora addosso tu a la dolcezza. Elena Fiorenza

LA FUGA DI PULCINELLA Pulcinella era la marione a più irrequieta di tu o il vecchio teatrino. Aveva sempre da protestare, o perché all’ora della recita avrebbe preferito andare a spasso, o perché il bura naio gli assegnava una parte buffa, mentre lui avrebbe preferito una parte dramma ca. - Un giorno o l’altro, - egli confidava ad Arlecchino - Taglio la corda. E così fece, ma non fu di giorno. Una no e egli riuscì ad impadronirsi di un paio di forbici dimen cate dal bura naio, tagliò uno dopo l’altro i fili che gli legavano la testa, le mani e i piedi e propose ad Arlecchino: - Vieni con me. Arlecchino non voleva saperne di separarsi da Colombina, ma Pulcinella non aveva intenzione di portarsi dietro anche quella smorfiosa, che in teatro gli aveva giocato centomila ri. - Andrò da solo, - decise. Si ge ò coraggiosamente a terra e via, gambe in spalla. «Che bellezza - pensava correndo non sen rsi più rare da tu e le parda quei malede fili. Che bellezza me ere il piede proprio nel punto dove si vuole». Il mondo, per una marione a solitaria, é grande e terribile, e abitato, specialmente di no e, da ga feroci, pron a scambiare qualsiasi cosa che fugge per un topo cui dare la caccia. Pulcinella riuscì a convincere i ga che avevano a che fare con un vero arsta, ma ad ogni buon conto si rifugiò in un giardino, si acqua ò contro un

FAVOLE AL TELEFONO di Gianni Rodari Einaudi Chissà se il ragionier Bianchi, rappresentante di commercio degli anni Sessanta, che al telefono ogni sera raccontava alla sua bambina favole straordinarie, oggi userebbe il «cellulare» o il fax... In ogni caso le Favole al telefono sembrano non conoscere il passare del tempo: i paesi visita da Giovannino Perdigiorno, la minuscola Alice Cascherina, i personaggi an conformis , gli even imprevis e le dolcissime strade di cioccolato cos tuiscono i pun di forza di quella inesauribile capacità di invenzione, che Gianni Rodari sapeva coniugare con l’osservazione della realtà. muricciolo e si addormentò. Allo spuntare del sole si destò ed aveva fame. Ma intorno a lui, a perdita d’occhio, non c’erano che garofani, tulipani, zinnie e ortensie. - Pazienza, - si disse Pulcinella e colto un garofano cominciò a mordicchiarne i petali con una certa diffidenza. Non era come mangiare una bistecca ai ferri o un file o di pesce persico; i fiori hanno molto profumo e poco sapore. Ma a Pulcinella quello parve il sapore della libertà, e al secondo boccone era sicuro di non aver mai gustato cibo più delizioso. Decise di rimanere per sempre in quel giardino e così fece. Dormiva al riparo di una grande magnolia le cui dure foglie non temevano pioggia né grandine e si nutriva di fiori; oggi un garofano, domani una rosa. Pulcinella sognava montagne di spaghe e pianure di mozzarella, ma non si arrendeva. Era diventato secco secco, ma così profumato che qualche volta le api si posavano su di lui per suggere il ne are, e si allontanavano deluse solo dopo aver tentato invano di affondare il pungiglione nella sua testa di legno. Venne l’inverno, il giardino sfiorito aspe ava la prima neve e la povera marione a non aveva più nulla da mangiare. Non dite che avrebbe potuto riprendere il viaggio: le sue povere gambe di legno non lo avrebbero portato lontano. «Pazienza - si disse Pulcinella, - morirò qui. Non é un bru o posto per morire. Inoltre, morirò libero: nessuno potrà più legare un filo alla mia testa, per farmi dire sì o no».

La prima neve lo seppellì so o una morbida coperta bianca. In primavera, proprio in quel punto, crebbe un garofano. So oterra, calmo e felice, Pulcinella pensava: «Ecco, sulla mia testa è cresciuto un fiore. C’é qualcuno più felice di me?» Ma non era morto, perché le marione e di legno non possono morire. È ancora là so o e nessuno lo sa. Se sarete voi a trovarlo, non a accategli un filo in testa: ai re e alle regine del teatrino quel filo non dà fas dio, ma lui non lo può proprio soffrire. Gianni Rodari

settemiglia da Gerusalemme ad Emmaus ...e ritorno

Supplemento a IN DIALOGO Mensile della Chiesa di Nola Aut.ne Trib. di Napoli n. 3393 del 7/03/1985 Direttore Responsabile: MARCO IASEVOLI Coordinatore Redazione: DON GIUSEPPE DE LUCA Redazione: VINCENZO FIORENZA ENZO VITIELLO ALFONSO QUARTUCCI ELENA FIORENZA VINCENZO DONNARUMMA E-Mail ed Info: redazione@settemiglia.it Per leggere e scaricare le pubblicazioni precedenti: www.settemiglia.it Stampa: Ar Grafiche Bruno


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Settemiglia - anno II, n°6 by Giuseppe De Luca - Issuu