settemiglia
Periodico Mensile Anno I - N°11 Dicembre 2011 Mail ed Info: redazione@settemiglia.it www.settemiglia.it
da Gerusalemme ad Emmaus …e ritorno
Diocesi di Nola – Parrocchia San Francesco di Paola – Scafati – Sa
Libertà e/è AMORE “Amatevi come io vi ho amato!”
Solenne investitura dei nuovi cavalieri dell’O.E.S.S.G.
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Trame Africane
Notizie dalla nostra parrocchia in Africa
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UNA FINESTRA SUL NATALE La speranza di una luce Vi invito per un a mo / a distogliere lo sguardo dai giorni che verranno / e da quelli che sono passa . / Vi invito per un a mo / a guardare dalla finestra / che affaccia sulla vostra vita / e osservare che tu o ciò che fate / e che farete non andrà perduto, / e in questo piccolo, misero a mo / vi accorgerete quale ines mabile mondo / avrete costruito, / senza saperlo / senza averlo pensato / e anche se su questa finestra / rifle erà solo un mido sorriso / vuol dire che avrete seminato buoni fru / e un domani saranno raccol nel modo migliore / solo grazie a voi. / Questo componimento, dal tolo “Il Presepe del Coraggio”, di Nicola Schiavone, l’ho notato incorniciato accanto ad un sugges vo presepe che, in questo strano e doloroso avvento, ho ammirato, segno di un Natale che tarda ad arrivare, in un reparto di ospedale. L’ho le o una volta di fre a, poi ancora una volta, e poi ancora... fino a ricordare alcuni passaggi... Mi colpiva quel riferimento alla finestra, come quella esposta in bella mostra accanto al nostro altare e che abbiamo aperto ogni domenica per far apparire i manifes del percorso di Avvento. Una finestra per dire la vita, una finestra per descrivere il Natale. “Finestra del Cielo, aƩraverso di te splende sul mondo la Luce della Speranza: il Cristo tuo Figlio”.
Così Padre Beniamino, il Vescovo, ha scri o di Santa Maria nell’invocazione alla nostra Madre della Speranza. Maria ha, infa , portato in sè la Luce vera e per prima l’ha vista brillare sul viso sporco del neonato Dio. La sua gravidanza, la sua a esa è stato un percorso misterioso verso la Luce come la nostra esistenza che passa a raverso i dolori e le domande finchè non si scopre un’ulteriore vita, un’altra luce, un’altra finestra... come il seme caduto a terra ...nel freddo dell’inverno, che risale nel buio verso la primavera . Maria nella sua a esa è per noi sorella d’umanità, donna che si fida di Dio, maestra di speranza. Questo nostro stare alla finestra della vita non può diventare, però, un a endere oziosamente che le cose cambino
Maria
Il libro del mese
Theotókos
In nome della Madre
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È un affacciarsi, invece, con sguardo gravido d’a esa sulle nostre vite, illuminate dalla certezza che questa nostra storia è stata visitata e assunta in quella carne, un giorno crocifissa e per sempre risorta, che è nata una no e a Betlemme. In quella no e lo sguardo di Dio si è posato sul viso stupito, incerto ma amorevole di Maria e di Giuseppe. In quella no e la divinità ha rischiarato di salvezza la nostra umanità. La salvezza che è Gesù, l’Emmanuele, il Dio-con-noi, che ci visita nel nostro inverno, come seme caduto a terra che ci sospinge verso il cielo. Tu o questo avviene a Natale, quando la finestra di Dio si apre sul mondo ...per sempre. Vi benidico tu , don Peppino De Luca, parroco
“Dovunque c’è un uomo, c’è l’occasione per fare del bene” Seneca
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Riflessioni
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LIBERTÀ E/È AMORE Nella Grotta di Betlemme si realizza la Libertà di Dio
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el numero di novembre scorso ci siamo lascia con questa frase: “[…] occorre educare i giovani alla Libertà e bisogna farlo paradossalmente sopraƩuƩo oggi, nella nostra comunità sociale, nella quale, da un lato, è stata eliminata ogni forma di limite e di barriera, ma, dall’altro, si corre il rischio di rimanere ingabbiaƟ nell’idea di una Libertà intesa come opportunità”. Partendo dalla mia esperienza di insegnante, infa , mi accorgo che i nostri ragazzi fanno molta fa ca a dis nguere tra “essere liberi” e “vivere liberi”. Per loro la Libertà si iden fica con tu o ciò che sanno e possono fare giorno per giorno. Senz’altro hanno ragione. Ma posso ritenermi libero solo perché decido io cosa fare, quando farlo, come farlo e se farlo? Se così fosse, allora la mia vita sarebbe molto triste perché estremamente condizionata dagli altri e dalle barriere davan alle quali potrei trovarmi. Pensiamo ai carcera . Persone che scontano una pena per aver commesso un reato e, proprio per questo, persone private della Libertà. Eppure, anche in carcere si può essere liberi. Vi cito un’esperienza molto interessante proposta dalla Coopera va Sociale Gio o di Padova sul suo sito h p://coopgio o.org. Si tra a di una delle tante coopera ve che operano coi detenu : “persone che, secondo la società, non valevano niente, stavano in branda dalla ma na alla sera senza nessuna prospe va futura, e invece con questa opportunità si sono messe in moto; il lavoro da solo non basta, è uno sguardo su se stessi che fa cambiare, è questo sguardo che fa sì che un individuo non sia definito da quello che ha fa o ma da quello che può desiderare; ad un certo punto emerge una verità di te che prima non immaginavi e cominci ad avere fiducia. Quello che stupisce i detenu è che questa possi-
Ma davvero per uscire di prigione bisogna conoscere il legno della porta, la lega delle sbarre, stabilire l’esatta gradazione del colore? A diventare così grandi esperti, si corre il rischio che poi ci si affezioni. Se vuoi uscire davvero di prigione, esci subito, magari con la voce, diventa una canzone. [Patrizia Cavalli]
bilità sia data gratuitamente, inizialmente mol cercano di capire dov’è la fregatura, dove sta il trucco. Quando poi si arrendono e si accorgono che non ci sono secondi fini o strumentalizzazioni, allora il loro sguardo cambia”. È lo sguardo su se stessi che fa cambiare… La libertà, dunque, non è tanto vivere liberi, quanto (e sopra u o) esserlo. Pensiamo al Natale. Se proviamo anche noi a cambiare il nostro angolo di visuale e a guardare con occhi diversi la Gro a di Betlemme, ci accorgiamo del fa o che Dio è libero non perché decide di creare, ma perché ama in modo del tu o gratuito. Il pensiero dell’incarnazione è contestuale alla creazione. Sul piano umano è come quella donna che ha già pensato a suo figlio ancor prima di concepirlo e, dopo averlo messo al mondo, lo cura con iden co amore, sempre, anche se le fosse nato con due teste, anche se da grande le si rivolterà contro, anche se dovesse sce-
gliere vie lontane dalle sue aspe a ve di madre. Gesù nella mangiatoia è l’esempio defini vo della grandezza di Dio, della Sua maternità donata fino alla prova suprema dell’amore. Essere liberi, dunque, vuol dire essere aper all’amore in tu e le sue sfaccettature, in tu e le sue manifestazioni e sfumature. Essere liberi vuol dire, inoltre, sapersi rinnovare giorno dopo giorno proprio in quanto l’amore è il sen mento che più di tu ha bisogno di essere ravvivato come il fuoco nel camino, come l’olio nella lampada, come il ricordo di chi non c’è più. Essere liberi, infine, vuol dire essere capaci di acce are l’amore dell’altro. Non solo l’amore di Dio, ma anche di chi ci è vicino, dell’amico, della madre, del coniuge, del fratello, del collega… Davan alla gro a di Betlemme contempliamo il mistero più grande dell’universo, quello di un Dio che non misura le azioni del suo popolo, di un Padre che non conta le buone risposte del figlio, di un fratello che non si aspe a contropar te dal fratello. Dio, nella gro a di Betlemme, non si propone come modello di vita, non ci dice “Fate come ho fa o io”. Il suo messaggio è: “Amatevi come io vi ho amato!”. Per questo gli Angeli cantano: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di BUONA VOLONTÀ”. Sì, parliamo di buona volontà perché Dio, nella sua infinita sapienza, conosce l’uomo e la sua fallibilità. Proprio per questo non gli ha promesso il Paradiso in funzione delle sue azioni. In altre parole non si avrà la vita eterna dopo essere passa per l’ufficio ragioneria. La valutazione finale sarà fa a soltanto sull’Amore che avremo saputo dare e, per amare, dovremo imparare ad essere liberi. Vincenzo Fiorenza
dalla Parrocchia San Francesco di Paola...
Buon Natale!
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Cronaca della Parrocchia...
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INVESTITURA DEI CAVALIERI E DELLE DAME DELL’ O.E.S.S.G. Solenne Cerimonia del 26 Novembre
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on una solenne celebrazione presieduta da S.E. Mons. Beniamino Depalma, Gran Priore della Luogotenenza, Sabato 26 novembre si è tenuta, nella chiesa di San Francesco di Paola di Scafa , l’inves tura dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Sono entra a far parte dell’Ordine 19 Cavalieri e 2 Dame, tra cui il nostro Parroco don Giuseppe De Luca, il Comandante della Stazione dei Carabinieri Ten. Paolo Volontè e sei Emeri ci adini di Scafa . Il Vescovo ha ricordato ai Cavalieri, inves col rito della spada sulla spalla e la consegna della croce, che “essere Cavalieri del Santo Sepolcro oggi vuol dire lo are per il regno di Cristo e per la diffusione della Chiesa, essere gius e ones , tes moniare il cris anesimo, tenendo bene in mente che il Regno di Dio non si conquista con
la spada, ma con la Fede e la Carità”. Momen vissu con grande intensità ed intensa preghiera, con l’immancabile scenografia dei mantelli con la vistosa Croce di Gerusalemme, che ha fa o da richiamo ai più curiosi. L’Ordine ha oggi lo scopo di rafforzare nei suoi membri la pra ca della vita Cris ana, in assoluta fedeltà al Sommo Pontefice secondo gli insegnamen della Chiesa, osservando i principi della
carità dei quali l’Ordine è un mezzo fondamentale per gli aiu alla Terra Santa. All’ordine, infa , è affidato il compito di sopperire alle necessità del Patriarcato LaƟno di Gerusalemme e di tu e le a vità ed inizia ve a sostegno della presenza Cris ana in Terra Santa. Le oblazioni dei suoi membri rappresentano dunque la principale fonte contribu va is tuzionale del Patriarcato. Dalla fine del secolo scorso ad oggi, l’Ordine ha finanziato la realizzazione di 41 scuole Patriarcali (orfanotrofi, asili nido, scuole elementari, medie e superiori) in Israele, Pales na e Giordania. Gli allievi che le frequentano sono circa 19.000, tra Cris ani, Ortodossi e Musulmani, con l’obie vo di creare fin dalla tenera età una convivenza pacifica tra le varie religioni anche grazie, quindi, alla generosità dell’Ordine. Comm. M.D. Vincenzo Santonicola
S. MESSA IN ONORE DI SANTA CECILIA E DELLA VIRGO FIDELIS Un grande impegno ...una grande emozione
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il terzo anno che il parroco della chesa parrocchiale San Francesco di Paola, don Giuseppe De Luca, il maestro Francesco Scarico, dire ore del coro “Alba Plena” e dell’orchestra “l’Aurora”, il maresciallo dei Carabinieri Martone cav. Angelo, presidente dell’associazione Carabinieri di Scafa si incontrano per rinnovare un importante appuntamento e per unire le proprie forze nella realizzazione di ancor di più grande evento. Quale?: Il 12 Novembre, commemorazione vitme di Nassiriya (Iraq); Il 21 Novembre, ricorrenza “Virgo Fidelis” patrona dei Carabinieri; Il 22 Novembre, ricorrenza “Santa Cecilia” prote rice della musica e dei musicis . Perché: Il 12 Novembre 2003, a Nassiriya, uno spregevole a acco au un avamposto di militari italiani, in missione di pace, provocò gravi feri e tante mor , fra ques 12 Carabinieri, 5 militari di altre armi e 2 civili. Tra le vi me, il brigadiere dei Carabinieri Giuseppe ColeƩa, al quale è stata in tolata la sezione Carabinieri di Scafa . Il 18 Dicembre 1949, Sua SanƟtà Pio XII, accogliendo l’istanza di Sua E. Mons. Carlo Alberto Ferrero di Ca-
vallerleone, proclamava ufficialmente Maria “Virgo Fidelis patrona dei Carabinieri” fissando la sua celebrazione il 21 Novembre, in concomitanza della presentazione di Maria Vergine al Tempio. Lo scutore archite o Giuliano Leonardi, a seguito di concorso ar s co, bandito dal comando Generale dell’Arma, rappresenta la Vergine in a eggiamento raccolto mentre, alla luce di una lampada legge in un libro le parole profe che dell’Apocalisse “Sii fedele sino alla morte”. La scelta della Madonna come Patrona dell’Arma è sicuramente ispirata alla fedeltà di ogni soldato che serve la patria, cara eris ca dell’Arma dei Carabinieri che ha per mo o: “nei secoli fedele”. Il 22 Novembre, in tu o il mondo si sinnova l’appuntamento per celebrare la fes vità in onore di Santa Cecilia, una fanciulla vergine e mar re che secondo un’an ca tradizione sposò, per volere dei genitori, Valeriano, convertendolo con il cognato Tiburzio al Cris anesimo. Da una interpretazione della frase (A dei Mar ri) “…mentre risuonava la musica, Cecilia in cuor suo cantava la sua preghiera…” ebbe origine il culto della Santa come Patrona dei musicis .
Anche quest’anno il coro Alba Plena e l’orchestra l’Aurora, magistralmente dire dal maestro Francesco Scarico, hanno dato risalto, con musiche di illustri compositori, i vari momen della celebrazione Eucaris ca officiata dal Vicario Generale Mons. Don Lino D’Onofrio e dal parroco don Giuseppe De Luca. La celebrazione provoca in ognuno profonde emozioni per la sua mis cità e per la compostezza dei fedeli, intervenu numerosi, tanto da occupare tu gli spazi all’interno della chiesa. Un silenzio commovente scende nel momento in cui l’orchestra introduce il Jubilate Deo di F. Bühler ed il Vicario Generale inizia la celebrazione Eucaris ca, emozione che con nua per tu a la sua durata. Al termine dell’evento, il maresciallo Martone cav. Angelo, pronuncia il suo discorso evidenziando l’impegno nel sociale dell’Associazione Carabinieri di Scafa . La preghiera alla Virgo Fidelis e a Santa Cecilia completa la cerimonia lasciando nel cuore dei fedeli, ancora una volta, la gioia ed il ricordo dei nostri fratelli cadu a Nassiriya. Martone cav. Angelo
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e della Nostra Parrocchia in Africa
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LITTLE SISTERS OF ST. THERESE OF THE CHILD JESUS No zie dalla nostra parrocchia ...in Africa!
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ev.mo e carissimo Don Giuseppe e tu gli amici della Parrocchia di San Francesco di Paola di Scafa , nel Signore pace e gioia sempre! Quest’anno nell’occasione della S. Pasqua ci incontrammo proprio di persona, ora nell’approssimarsi del S. Avvento eccomi ancora accanto a voi, questa volta per le era, per rinnovare l’affe o e la gra tudine. No zie recen di voi le abbiamo ricevute dai nostri carissimi amici e grandi Benefa ori Pasquale Coppola ed alcuni rappresentan di Trame Africane e siamo conten di sapervi bene. Per due volte ebbi la gioia di conoscere la vostra Ci à e dintorni, visto e sen to quanto sia grande la partecipazione alla S. Messa, termometro della vita Cris ana di un paese. Con piacere, con gli occhi della memoria, rivedo la grande Chiesa gremita di bambini e fedeli, ricordo pure quanto conoscete e amate le nostre opere qui in Kenya sia a Machaka che a Kiirua. Come ringraziare tu ? Abbiamo qui con noi Pasquale Coppola, a lui diamo l’incarico di portare i nostri auguri, gra tudine e affe o. Chiediamo a Dio di benedirvi sempre e tanto. Insieme prepariamo il cuore ad accogliere Gesù con il vivere il più santamente possibile il periodo dell’Avvento. La nostra Missione nel Meru è proprio nel cuore del Kenya, zona montagnosa cosparsa di vulcani spen che hanno lasciato come patrimonio lava, ghiaia, e roccia vergine. Le grandi piogge di ques giorni si sono versate sul territorio
dove è costruito il nostro ospedale e per ben 3 volte di seguito hanno danneggiato tu o ciò che posava per terra fino oltre i 30-40 cm, la buona volontà e il lavoro non indifferente di tu o il nostro personale ha sempre ripulito tu o dopo ogni fiumana ma ciò che non è più usabile dovrà essere sos tuito. Il Signore è stato tanto buono con noi facendo nascere nel cuore del Fondatore e Dire ore di Trame Africane il desiderio di lavorare per l”Africa (in questo
caso per il Kenya e ancor più specificamente per noi). Con la costante e generosa assistenza di Trame Africane il nostro ospedale dal 2009 sta rifiorendo. La vecchia stru ura della maternità ha lasciato il posto ad un reparto ben funzionante e spazioso dove oltre 200/230 mamme al mese danno alla luce i loro bimbi. Due sale operatorie ben a rezzate sono aperte tu i giorni per i casi di urgenza ma ospitano pure lunghe liste di interven programma sia ortopedici che per altre specialità. Come una sola Persona sia riuscita a coinvolgere tan altri noi non lo sap-
Trame Africane è una Onlus nata nel luglio del 2001 dall’impegno di un gruppo di persone già a ve da anni nel se ore del volontariato. Il suo obie vo è quello di creare concrete possibilità di crescita nei paesi in via di sviluppo, fornendo alle persone che vivono in condizioni disagiate strumen e opportunità di risca o, per migliorare le proprie condizioni di vita a raverso l’educazione sanitaria, l’istruzione, la formazione professionale ed il lavoro. La realizzazione dei proge avviene esclusivamente grazie alla collaborazione con partner locali, conoscitori del contesto sociale e culturale, e a raverso incontri con le persone del luogo a cui l’intervento è rivolto. In questo modo si riesce a rispondere alla reali necessità di quan coinvol , rispe andone tradizioni e cultura, senza imporre modelli predefini .
piamo! Possiamo solo fare un paragone rivedendo i giorni passa : da un rigagnolo formatosi con la pioggia su a N rimi tan altri rigagnoli si sono incontra scendendo a valle sempre più ricchi di acqua e sono arriva a noi con violenza in forma di fiumana …Non sempre le fiumane sono dannose. Trame Africane è per noi sorgente di vita nuova! La sua forza di a razione è stata forte e ...l’unione fa la forza! Il villaggio di Machaka, primo amore di Trame Africane, dopo anni di sponsorizzazione e preparazione a scuola di tan ragazzini molto poveri sta raccogliendo i primi fru con le prime persone qualificate. Molte ragazze hanno ricevuto un diploma in sartoria, altri come insegnan di Scuola primaria e tu hanno trovato subito lavoro. Credo ciascuno possa sen rsi felice nel sapere quan fili d’oro queste Trame stanno tessendo qui da noi assieme a voi ed è oro puro, ossia un futuro con dignità per tan nostri giovani. Come già saprete qui le feste Natalizie e Pasquali non sono ricche di tan segni esteriori, forse neppure tanta conoscenza religiosa: queste sono feste dell’amicizia …feste del cuore. Ci si va a trovare. Si sta insieme per una tazza di Chiai (te e la e) si sta insieme senza neppure parlare tanto, perchè anche il silenzio qui ha il suo significato profondo. Se potessi fare una decorazione che esprimesse la gioia del Natale preparerei un grande albero “Trame Africane” e vi appenderei tan palloncini e su ciascuno di esse me erei il vise o sorridente di un nostro piccolo e grande, aiutato da Trame. Gli occhi di tutbrillerebbero come stelle ma i rami sarebbero così carichi da non poterne sopportare in peso. Me amo allora come decorazione sul nostro albero una stella cometa quella della Fede, che sia fede profonda, luminosissima e a ri, indichi, guidi tan tu alla vera felicità che è GESÙ. Dio vi benedica e centuplichi le grazie per voi e vostri cari. Grazie, grazie a tutda tu noi con tanto affe o, riconoscenza, preghiera. Buon AVVENTO e Buon NATALE! Suor Mariapia e tu a la Comunità
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Rubriche
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RITAGLI ...DI VITA
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ono Lupacchio Achille, ho 26 anni, è da tanto tempo che faccio parte della comunità parrocchiale di San Francesco di Paola. Prima ho fa o il “volontariato” di questa parrocchia, dopo tan anni mi sono formato a raverso la formazione dello scau smo e faccio sempre parte di quel gruppo, faccio parte anche come membro del consiglio pastorale e sto pure nel gruppo teatro della compagnia di San Francesco di Paola. Mi sto molto impegnando e ogni tanto do una mano giù nel teatro. Ho fa o un percorso di fede per diventare ministrante e sono diventato un esperto nel servire messa, ed ora sto facendo un cammino di fede per diventare Cerimoniere. Appena sono venuto in questa parrocchia ho conosciuto Don Aniello Marano come parroco, sono stato tan anni con lui ed abbiamo fa o molte cose insieme, mi trovavo benissimo con lui e mi faceva capire tante cose belle ed importan e come si serve una messa. Stavo con lui nelle feste parrocchiali, poi col passare del tempo ho conosciuto i vice parroci ad esempio don Angelo Masullo e don Mimmo Cirillo e mi trovavo benissimo con loro due, poi più tardi ho conosciuto S. E. Mons. Beniamino De-
palma, che attualmente è Vescovo, e anche il vicario del vescovo che è don Lino D’Onofrio. A un mese e mezzo ho fa o un cammino di fede per diventare figlio di Dio a raverso il sacramento del Ba esimo, poi tra 10 e 12 anni ho preso un altro sacramento che è la Prima Comunione che significa incontro con Dio, poi a 18 anni ho preso un altro sacramento, della comfermazione, che è la Cresima. In questa parrocchia ho fa o i nuovi amici, ho conosciuto il sacrista, che è Enzo, che prima non conoscevo e mi voleva bene ed ora pure, poi ho conosciuto don Giuseppe De Luca come parroco e mi trovo benissimo con n lui, llui ui,, ver eraa ogni tanto, no spesso mi rimprovera e mi fa capire dove sto sbagliando, o, e mi fa vedere cose molto più im-portan . Poi ho conosciuto anchee o come amico Gennaro e mi trovo molto bene con lui perché mi vuo-le molto bene e io pure.
Quando servo la messa mi me o in silenzio, quando è arrivato il momento della liturgia della parola ascolto la parola di Dio, quando arriva l’ora della consacrazione, che si ricorda l’ul ma cena, che è cioè la Santa Messa, là in quel preciso istante mi me o in ginocchio e mi me o in dialogo con Dio. Vorrei fare un cammino di fede per diventare tes mone di Dio e di portare la sua parola nelle case, nelle famiglie bisognose come avevano fa o gli Evangelis Giovanni, Marco, Ma eo e Luca. Quando vado in Cappella Eucaris ca io porto tu a la mia vita nelle mani del Signore e contemplo il Suo Volto a raverso il pane disceso dal cielo che è l’os a divina, quando leggo la Bibbia poi capisco cose che Gesù ha de o a tu noi; mentre leggo i Vangeli mi sto avvicinando di più al Signore Gesù. Achille Lupacchio
di Joshua
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iamo davvero liberi? O siamo ingranaggi di una cate catena produ va che impiega ed espelle? Nella nostra società, de a “del fare”, capita, infa - e recentemente troppo spesso - di ritrovarsi senza lavoro. Per vivere ci si deve perciò ada are a quel che si trova senza poter valorizzare le proprie capacità. L’inevitabile disastrosa conseguenza è la svalutazione delle proprie azioni. Al riguardo, già Aristotele dis ngueva tra l’agire ed il fare; ques due verbi, apparentemente sinonimi, hanno significa molto diversi. Agire, significa dare al nostro movimento una meta, indirizzarlo, dis nguere tra il bene ed il male, vuol dire essere responsabili e consapevoli di quel che si fa. Il fare coincide, invece, con la semplice esecuzione di un compito (Igor, in “Frankenstein” la sapeva lunga a riguardo). A questo punto è lecito chiederci chi è tolare delle “nostre scelte” e dov’è che cadono le rispe ve responsabilità. Qual è il valore, più o meno legale, delle nostre azioni? Provate a rispondere senza dover toccare l’ambito poli co... cos’è, non ci riuscite?
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Vita dei Santi
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MARIA Theotókos
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aria è il più grande dono che Dio ha fa o all’umanità. È la Madre Divina: « Capolavoro del Creatore. Riflesso evidente di Dio. Miracolo di natura e di grazia. Bellezza inenarrabile. Splendidissima aurora. Corona dei San . Santuario delle mis che altezze. Ministra del trionfo. La tu a Santa ... È Colei a cui è toccato il prodigio unico di essere immacolata, perfe ssima, purissima... » (Paolo VI). La Madonna non è un personaggio inventato dalla fantasia popolare, né un mito leggendario creato dalla tradizione, ma è una persona storicamente esis ta come tan altri personaggi della storia. Le no zie che riguardano la vita della Madonna le troviamo nel Vangelo, il quale, oltre ad essere un testo sacro perché ispirato da Dio, è anche veri ero, perché narra fa realmente accadu . La prova certa che le no zie sulla Madonna sono vere, l’abbiamo dal fa o che tre dei qua ro autori del Vangelo (Marco, Luca e Giovanni) la conobbero personalmente. Dalla tradizione e da tes monianze sappiamo che i genitori della Madonna furono Gioacchino ed Anna, ques erano due sposi profondamente religiosi che condussero una vita esemplare. Per mol anni implorarono dal Signore la grazia di un figlio, e solo in tarda età fu esaudita la loro preghiera. Dio
al quale nulla è impossibile, si servì di ques san sposi per donare al mondo la creatura più santa: Maria. Dal vangelo non si deduce che la Madonna avesse fratelli o sorelle di sangue. Ella come figlia unica ereditò la piccola casa di Nazaret e perché questa non passasse ad altra famiglia, Maria sposò Giuseppe appartenente alla stessa s rpe di Davide. Secondo la tradizione Maria trascorse la sua infanzia nel tempio di Gerusalemme dove rimase fino all’età di circa quindici anni. Mol padri della chiesa e teologi sostengono che la Madonna mentre era al tempio si con-
MAGNIFICAT L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tu e le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fa o in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i poten dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affama , ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
sacrò al Signore con il voto di verginità, infa nel vangelo di Luca risulta che la Madonna abbia fa o il voto di verginità prima che le venisse annunziato di diventare madre del Redentore e prima ancora del matrimonio con Giuseppe. Alle parole dell’angelo Gabriele “ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” la Madonna risponde “come è possibile? Non conosco uomo” (Luca 1, 34). Nelle parole di Maria appare evidente la sua ferma volontà di rimanere vergine. Solo dopo essere stata rassicurata che suo figlio Gesù sarebbe nato senza intervento di uomo ma per opera dello Spirito Santo, acce ò umilmente di diventare la Madre del Signore, “Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai deƩo” (Luca 1, 38). La verginità in Maria non fu un ostacolo ma il mezzo più degno per la realizzazione dei disegni di Dio. Il vangelo non dice nulla degli anni trascorsi a Nazaret dalla santa famiglia fino all’inizio della vita pubblica di Gesù. La Madonna durante i tre anni della vita pubblica del figlio, fu sempre presente al suo fianco, una conferma la troviamo nel vangelo di Giovanni, il quale dopo aver riferito il miracolo avvenuto a Cana di Galilea, dice “Gesù discese a Cafarnao insieme con sua madre i fratelli e i suoi discepoli” (Giovanni 2, 12). Dalla frase del vangelo appare chiaro che la Madonna non tornò a Nazaret ma con lui discese a Cafarnao. Quindi Maria accompagnava suo figlio in ogni luogo dove si spostava, non solo per amore a Gesù ma sopra u o per il vivo desiderio di ascoltare la parola di Dio. Maria fu prescelta da Dio, fra tu e le donne, a compiere la missione di madre del Salvatore e madre universale di tu e le creature. Dio preparò la Vergine Maria a questa grande missione arricchendola di grazie ele ssime e privilegi singolari che fanno di Lei la Creatura più eccelsa, il capolavoro più bello, dopo Gesù, compiuto da Dio. Maria San ssima è la Madre della Divina grazia, è Lei che di fa o genera in noi la Grazia avendo generato la stessa fonte della Grazia: Gesù il fru o benede o del suo seno. Pasquale Velleca
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Il Libro del Mese
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IN NOME DELLA MADRE “«In nome del padre»: inaugura il segno della croce. In nome della madre s’inaugura la vita” Miriàm riceve la visita di un vento e un angelo durante un giorno di marzo. Le lasciano un figlio. Nascerà a dicembre. Miriàm diventa ragazza madre. Luca e Ma eo sono i soli a parlarne. Ma Erri De Luca, per una volta, dà voce a lei e a nessun’altro, riprende una storia an ca di secoli, la storia delle storie e ci me e dentro la vita. Va oltre la fede, oltre il miracolo. Non disquisisce la verginità della donna chiamata ad essere la madre di Dio, prova ad interpretarne il sen re. Supera il dogma per accentuarne la dimensione umana, regalandoci, di Maria, un ritra o nuovo, di una bellezza che incanta. Miriàm è promessa a Iosef. Per gli ebrei di Galilea, nel tempo in cui Miriàm visse, era come dire di essere già moglie. Con fiducia e candore, la ragazza parla della visita ricevuta e del suo nuovo stato al futuro sposo. Iosef conosce la legge, come tu gli uomini, e sa che Miriàm dovrebbe morire lapidata. Lui invece la ama e la sposa lo stesso: Non ascoltò ragioni. Fu uno scandalo. Il villaggio era contro di lui. Perde tu o con questo suo fare. Apre una nuova bo ega e lavora comunque perché è un falegname eccellente. Miriàm è circondata da malcelate offese e ges perfidi: Le donne sputavano dietro il mio passaggio. Uscivo per la funzione del sabato. Ai loro insul ravo più dri a la schiena, più in fuori la pancia. Dicevo a bassa voce e per scongiuro: “Lo stesso pure a voi, benedizione per benedizione”. Avevo paura del loro malocchio. Ma lei è felice e piena. Sente la perfezione del suo stato, la purezza incontaminata della sua maternità. Parla con quel bambino inaspe ato e gli spiega il sole e un po’ di quel mondo che troverà al di fuori di lei. Il bimbo sembra risponderle con calci e altri mo . Alle nozze di Miriàm e Iosef non ci sono mol invita . Solo paren stre e nessuno di più alle nozze della vergine incinta. Occupata nel ventre e nella mente, Iosef non la tocca, per rispe o di un figlio non suo che diventa suo due volte perché difeso sposando sua madre. L’ordine del censimento obbligatorio voluto dai governan romani, li costringe a par re. Devono andare a sud, a
Il villaggio era contro di lui. “Si è fatto abbindolare dalla chiacchiere di quella lì”, gli dicevano. “Iosef è un ingenuo”. “Iosef non è un uomo”. “Iosef ha infranto la legge”. Sulla sua testa grondavano insulti e stava quasi per farsi lapidare al mio posto… Ma più forte della morte è l’amore e il misterioso progetto di Dio. Bet Lèhem, il luogo in cui Iosef è nato. Miriàm si fa spiegare tu o: sa che quel bambino nascerà in viaggio. Lontano dagli occhi secchi delle donne di Nazaret. E lei ne è felice. Dovrà farlo nascere da sola perché agli uomini è proibito assistere, ha bisogno solo di un coltello affilato per tagliare il cordone che la lega a suo figlio. Lungo la strada incontrano altri viaggiatori, costre a tornare per farsi contare. E ogni locanda si riempie, ogni casa torna ad ospitare lontani paren , ogni luogo è occupato da viandan . Iosef trova solo una stalla con un bue. Ed è lì che Miriàm diventa madre. Ieshu nasce spezzando l’unità con la madre, “sguscia dalla sua pienezza senza lasciarla vuota perché il vuoto lo porterà con sé” sulla croce. Il nodo si scioglie in quella Bet Lèhem (Casa del Pane) che “da noi non è più un luogo, è una no e di veglia senza nuvole e senza luna, rischiarata dallo strascico di ghiaccio di una cometa e dalle lampadine accese su un albero di Natale, a confondere il sen ero dei Magi che finiscono per portare i loro doni so o l’abete”. Il nodo si scioglie nel canto di Miriàm e nella sua paura per quel figlio, ora non più solamente suo. Un racconto in qua ro stanze. Non capitoli, ma stanze. Un de aglio non irrilevante. Una misura poe ca, in senso più stre o, un minuscolo universo nell’accezione che, immagino, De Luca volesse dare. La scri ura è densa e compa a, come sempre. Ogni parola si allarga ad occupare tu a l’ampiezza
seman ca possibile. E anche oltre, a volte. Perché il significato di ogni termine racchiude potenzialità diverse e impensate. È ciò che adoro nei libri di Erri De Luca e nel suo scrivere. Un testo che diventa ricerca e scoperta, come costellato da minuscole e preziose epifanie di simboli e sensi. La nascita di Gesù è stata scri a e de a milioni di volte. Sen rla raccontare da Miriàm ha un fascino nuovo perché si fa ricca degli occhi e dei pensieri della madre, una voce a cui nessuno, nella storia, ha dato spazio. Non ci sono terze persone né voci fuori campo. È lei che tramanda e spiega, lei che genera e commuove. Un corpo che incarna un mistero e, semplicemente, lo rivela. La redazione
settemiglia da Gerusalemme ad Emmaus ...e ritorno
Supplemento a IN DIALOGO Mensile della Chiesa di Nola Aut.ne Trib. di Napoli n. 3393 del 7/03/1985 Direttore Responsabile: MARCO IASEVOLI Coordinatore Redazione: DON GIUSEPPE DE LUCA Redazione: VINCENZO FIORENZA ENZO VITIELLO ALFONSO QUARTUCCI ELENA FIORENZA VINCENZO DONNARUMMA E-Mail ed Info: redazione@settemiglia.it Per leggere e scaricare le pubblicazioni precedenti: www.settemiglia.it
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Il Natale sta arrivando e noi di Trame Africane abbiamo tante “buone” idee per trasformare i prossimi regali ed omaggi aziendali in concre ges di speranza e sostegno ai nostri tan proge . Vi suggeriamo i nostri Pacchi Dono, in cui pane oni, dolci, torroni, bisco , pasta, so ’olio, spumante, vino, confe ure e tante altre prelibatezze si combinano con i gadget dell’associazione realizza in Kenya. Vi proponiamo inoltre le grafiche a ratura limitata o le carte da gioco disegnate dal Maestro Maurizio Vinan in esclusiva per Trame Africane. Per gli aman della buona musica i Musici Aurei, ex Orchestra da Camera della Campania, hanno realizzato per noi un CD del concerto “Le qua ro stagioni di Vivaldi”. Ci sono, infine, i calendari, i cartoncini augurali, gli addobbi natalizi e gli originali presepi in foglie di mais o banano. Insomma, scoprite come può essere semplice fare o farsi un bel regalo; donare una speranza a chi è stato meno fortunato di noi e, allo stesso tempo, regalare un sorriso a se stessi, perché fare del bene fa sempre e solo Bene...
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