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settemiglia

Periodico Mensile Anno I - N°9 Ottobre 2011 Mail ed Info: redazione@settemiglia.it www.settemiglia.it

da Gerusalemme ad Emmaus …e ritorno

Diocesi di Nola – Parrocchia San Francesco di Paola – Scafati – Sa

La primavera araba

Il due è il contrario di uno

Profezia ineludibile o triste illusione?

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Agosto con il grembiule Un mese speso al servizio degli altri

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EDUCARCI PER ACCOMPAGNARE Il nostro vescovo, padre Beniamino, nella sua visita pastorale ha incontrato tu e le comunità parrocchiali della Diocesi. Ha ascoltato le storie di ognuna e ha incoraggiato tu e ad essere Chiesa che a nge dal Vangelo calore, bontà e bellezza. Ora, all’inizio di quest’anno pastorale, chiede con forza ad ogni cris ano di essere sempre più “icona” di Cristo, educatore nella relazione, tes mone che si me e a fianco per camminare insieme. Certo non somigia a Gesù Cristo chi dimostra di essere chiuso, indurito nelle proprie certezze e nelle proprie conquiste. E neppure può evocare l’immagine del dolce Maestro chi vive e tes monia una fede che si nutre di paura e di tristezza. Gesù si mostra nei ges semplici della tenerezza, nelle conversazioni dove ciascuno è capace di ascoltare l’altro, nell’amicizia che si reallizza nonostante le diversità. Potrà sembrare un’immagine lontana dalla speculazione teologica ma ci ricorda sicuramente che Dio si rivela solo nell’Amore. Accogliendo l’invito del nostro Pastore me amoci anche noi in cammino per essere comunità che educa accogliendo, educa amando. don Peppino De Luca

XXV Congresso Eucaristico Nazionale

Assemblea diocesana 2011 Il 20 e 21 se embre si è tenuta al Santuario della Madonna dell’Arco l’assemblea diocesana sul tema “Si può educare senza accompagnare?” L’evento, ha confermato a raverso gli interven dei relatori, la centralità della ques one educa va nel cammino della Chiesa di Nola in comunione con l’intera Chiesa italiana che iden fica questo decennio come decennio educa vo.

JMJ 2011 Madrid Io c’ero!

Signore da chi andremo?

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Come afferma BenedeƩo XVI, «senza educazione non c’è evangelizzazione duratura e profonda, non c’è crescita e maturazione, non si dà cambio di mentalità e di cultura». L’educazione è anzitu o relazione: l’accompagnamento è la modalità attraverso cui si realizza l’educazione, pertanto l’accompagnamento è ciò che conferisce all’educazione auten cità

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“Niente ha valore se non hai qualcuno con cui dividerlo”


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Riflessioni

umana e validità pedagogica. L’accompagnamento è considerato in senso ampio come un’esperienza che abbraccia tu e le dimensioni della persona. Esso si colloca cioè all’interno del processo di formazione umana nella convinzione che la Parola del Vangelo deve essere seminata nella realtà del vivere quo diano per portare i giovani ad impegnarsi generosamente nella vita. Perciò, è evidente, che una buona esperienza di accompagnamento deve la sua efficacia sopra u o alla qualità della persona che accompagna, cioè all’adulto educatore e alla sua capacità proposi va. È paradossale pensare come, a fronte di un imponente aumento di competenze professionali e tecniche nel campo dell’educazione, si vada indebolendo la “competenza umana”, cioè la capacità di relazioni profonde e costru ve con le nuove generazioni che sempre più si trovano sole e abbandonate a se stesse. Dal punto di vista metodologico l’accompagnamento dell’educatore cris ano si a ua quando la relazione percorre “le strade del cuore”, cioè entra in ciascuna persona per a vare dall’interno i processi di crescita dell’intelligenza, dell’affe vità, della volontà e della libertà. Secondo “il sistema” di san Giovanni Bosco, noto educatore del secolo XIX, è un accompagnare con la persuasione e la bontà, ovvero facendo appello alla ragione e all’amore. Tale cammino ha come termine ul mo la conoscenza vitale di Dio scoperto come senso della propria esistenza, esperienza che porta a coinvolgere se stessi in scelte decisive. Accompagnare secondo questo s le non è prima di tu o ques one di competenze professionali e abilità relazionali ma occorre che colui/colei che accompagna abbia fa o l’esperienza personale dell’incontro con il Dio vivente. L’accompagnamento dei giovani si presenta come lo scendere con il proprio cuore al cuore dei giovani per condividerne insieme il cammino. Il cuore è il luogo dove la persona ritrova se stessa nell’in mo della sua coscienza, dove sente risuonare la voce di Dio e degli altri, facendo l’esperienza di un risveglio alla vita, della scoperta di un senso. In questa prospe va trova

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ICONA DELL’AMICIZIA L’icona dell’Amicizia è la riproduzione di un’an ca icona copta del VII sec. ad opera della comunità di Bose. Essa mostra il Cristo che accompagna un discepolo, ponendo il braccio destro sulla sua spalla; è la trasmissione della vita divina a chi segue Gesù, via, verità e vita. Gesù è il maestro e il Signore, significa dal libro chiuso che regge nella mano sinistra: è il Vangelo, la lieta no zia, il dono prezioso (la coper na è ricca di pietre preziose) ed è il messaggio misterioso (il libro sigillato). Gesù non sta di fronte, ma cammina al fianco dell’amico sconosciuto; la sua mano sulla spalla infonde sicurezza e protezione, ma è anche dono di grazia, prendendo su di sé le colpe, gli sbagli e tu i pesi che gravano sull’altro, come è espresso dall’aureola, simbolo della san tà, partecipata al discepolo. Si tra a tu avia di una grazia che il discepolo non ene per sé, ma che dà in dono con il gesto della mano destra benedicente. Il rotolo che egli ene nella mano sinistra significa che ha fa o sua la Parola del Signore. I colori caldi delle ves esprimono l’umanità e la povertà del Signore e del il suo pieno significato la convinzione di don Bosco circa l’educazione come “cosa del cuore” di cui Dio solo è il padrone.

“Si gioca al cristianesimo […] Tutto si riduce a decorazione esterna, a modi di dire […] è una cosa tremenda che all’elenco delle eresie e degli scismi non figuri quella che è l’eresia più pericolosa di tutte: giocare al cristianesimo.” S. Kierkegaard Per questo, all’impegno dell’educatore di accompagnare il giovane dentro di sé, segue quello del condurlo oltre, all’incontro con l’altro nella reciprocità, al dono di sé all’altro nella solidarietà. Si tra a di condurli nel viaggio interiore verso la propria iden tà aiutandoli ad acce arsi, ad individuare serenamente

discepolo. I grandi occhi manifestano l’apertura del cuore: la disponibilità a lasciarsi leggere dentro e, insieme, il desiderio di entrare in comunione con chi contempla l’icona. Questo amico sconosciuto è ciascuno di noi. Il fedele, nella contemplazione, viene come assunto dal mistero della grazia che è comunicata dalla presenza del Signore, dal sen re quella mano che non solo infonde sicurezza e conforto nel cammino, ma sembra anche essere come di sostegno allo stesso Signore Gesù; l’usura del tempo ha infa consumato nell’icona i colori e il disegno dei piedi del Maestro, che sembra ora camminare con i piedi del discepolo, sbigo to dall’esperienza stessa che sta vivendo. le risorse ed i limi della propria personalità, a scoprire a tudini, interessi, aspirazioni e valori per crescere nella libertà interiore; a saper leggere le proprie esperienze di vita, sia posi ve che nega ve. Il percorso da parte di educatori, genitori e formatori di seminare amore è l’unica risposta ai bisogni profondi dei giovani e nulla lo potrà mai sos tuire perché l’amore – caritas – sarà sempre necessario, anche nella società più giusta ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione e di aiuto, afferma, infa , don Bosco: «chi vuol essere amato bisogna che faccia vedere che ama». «Chi sa di essere amato a sua volta ama». Ebbene, nell’educare è insito l’accompagnare perché come dice il vescovo mons. Beniamino Depalma “Educare significa avere lo sguardo per penetrare nel cuore dell’altro”. Pasquale Velleca


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Attualita’

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LA PRIMAVERA ARABA Profezia ineludibile o triste illusione?

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l 17 dicembre 2010, nella piazza di Sidi Bouzid, ci à capoluogo di una delle 24 regioni della Tunisia, un giovane ven seienne, dopo essersi cosparso di benzina, si dà alle fiamme. È l’ulƟmo gesto disperato di Mohammed Bouazizi, un venditore ambulante abusivo. In realtà Mohammed è un brillante laureato, come migliaia di suoi coetanei in Tunisia e nei paesi arabi in genere, ma non riesce a trovare lavoro, anche modesto. È disoccupato, senza nemmeno la speranza di poter emigrare, nessuno vuole i “miserabili” come lui. Quella ma na, come al solito, monta il suo banche o per vendere fru a e verdure. È l’unico modo che ha per portare avan se stesso e la famiglia. La polizia, integerrima ed efficiente, gli si avvicina e lo minaccia. Non è la prima volta, ma la risposta è sempre la stessa. Volano insul ed uno schiaffo. Il giovane sa che non deve reagire, che non deve alzare la voce né recriminare. Prova allora a protestare presso le autorità che, però, non hanno tempo per lui. È un poveraccio e deve subire le angherie di un regime che governa il paese da 23 anni. Mohammed muore dopo 18 giorni di lenta e straziante agonia. Le sue fiamme incendieranno l’intero paese e costringeranno il di atore Zine El-Abidine Ben Ali a scappare come un ladro colto in fragrante. Il giovane venditore abusivo diventa il simbolo di un movimento che varcherà i confini tunisini e si allargherà a macchia d’olio passando per l’Egi o di Hosni Mubarak, per la Libia di Muhammar Gheddafi, la Siria della famiglia al Assad, lo Yemen di Ali Abdullah Saleh, la Giordania del re Abd Allãh II, fino al Bahrain di Hamad bin Isa Al Khalifa. La stampa mondiale parlerà di una “Primavera Araba”, un vento che avrebbe spazzato via i regimi autoritari saldamente al potere nel mondo arabo da 20, 30, 40 anni. A tu ’oggi, però, la “primavera” non sembra che abbia fatto sbocciare nessuna nuova democrazia liberale. Facendo riferimento a George Friedman, uno dei più no competen mondiali di geopoli ca, noi occidentali siamo sta ingenui a credere in cambiamen epocali nella vita poli ca e sociale di quei paesi, ed in senso liberal-de-

“Mohammed muore dopo 18 giorni di agonia. Le sue fiamme incendieranno l’intero paese e costringeranno il dittatore Zine El-Abidine a scappare come un ladro” mocra co. I popoli si sono mossi, certo, sono scesi nelle strade anche rischiando la vita, si sono ribella a decenni di soprusi, ingius zie, miserie. L’Unione Africana ha creduto fermamente nel risveglio della coscienza civica e polica delle nazioni africane, ha esortato i governi ad ado are “misure necessarie per cambiare le proprie realtà” e ad applicare “riforme che devono andare alla radice dei sistemi africani: protezione dei diri umani e delle libertà fondamentali, rispe o dei principi democra ci, conferma dello Stato di diri o, sviluppo del buon governo, coinvolgimento dell’opinione pubblica nell’amministrazione della cosa pubblica, ges one delle risorse pubbliche nell’esclusivo interesse dei ci adini”. Ma pensare di rivivere un nuovo 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, è sicuramente azzardato. “[…] Il rapido e completo collasso che

abbiamo visto nell’Europa Orientale nel 1989, con la caduta del comunismo, non si è verificato nel mondo arabo. Cosa ancor più importante, i cambiamen di regime che potrebbero derivare dalle guerre civili in Libia e in Siria non è de o che siano vi oriosi, quelli che saranno vi oriosi non è de o che siano chiaramente democraci e quelli che saranno democra ci ovviamente non saranno liberali.[…] Questo non significa che non ci sono persone, nel mondo arabo, che desiderano una democrazia liberale. Significa semplicemente che non sono for abbastanza per far cadere i regimi o mantenere il controllo dei nuovi regimi, nel caso in cui dovessero riuscirci. La Primavera Araba è, sopra u o, un testo fondamentale sulle conseguenze delle auto-illusioni di fronte al mondo reale” (Gorge Friedman, Riesaminando la Primavera Araba, www.dailyblog.it). Vincenzo Fiorenza


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Il libro del Mese

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IL DUE E’ ...IL CONTRARIO DI UNO “Questa no zia, che contrasta con l’aritme ca, è l’esperienza di ques raccon ” “Immagini che prima o poi le generazioni tornano. Tornano, è tornata, adesso ce n’è un’altra che agisce come un corpo, si muove da generazione. Altre età venute prima di lei si sono aggiustate a figlie del loro tempo, hanno aderito a esso in convinta ubbidienza. Questa di adesso […] fa il contra empo, passa contropelo, perciò è contemporanea di se stessa, estemporanea al resto, tu la segui, vai dietro alle sue mosse e alle licenze che le autorità si prendono contro di lei. Tu con le tue passate no zie di piazze arros te affumicate sei presso di lei scaduto: questa generazione amme e di subire violenza ma non vuole sporcarsene reagendo. Vuole che l’aggressione sia da una parte sola, snuda il loro diri o e lo mostra allo stato di natura, per quello che è: sopraffazione.” La le eratura e la scri ura di Erri De Luca inseguono la vita mostrandola nella sua nudità. Il mondo, scarnificato, si presenta ai nostri occhi come un triste scheletro sghembo. Il contrario di uno, il libro di cui tra eremo questo mese, è una raccolta di storie brevi intrise sia della biografia dell’autore, sia del racconto di un burrascoso periodo di cambiamento: il ’68. Le immagini evocate dal nostro autore sanno risvegliare un senso del dovere che spesso risulta assopito o ricoperto dalla terra della paura per un mondo precario e tremante che non dà certezze, che de-

“Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato.” “Le storie sono acque [...] Un uomo è un bacino di raccolta” stabilizza nel profondo. Solitari, ci sembra di dover affrontare con il terrore negli occhi una realtà fumosa, indefinita, la quale si perde nell’oblio di un futuro lontano. Le parole di De Luca sono segnate da un’in ma esigenza di cose vere che sanno, con semplicità, scuotere dall’interno senza creare terremo emozionali, ma semplici spostamen di visuale che perme ono al le ore di guardare al mondo con una consapevolezza differente. Se l’individualismo sembra la parola chiave dei nostri tempi, se la solitudine nella folla è un’immagine ricorrente, se il tessuto sociale risulta sempre più intriso di divisioni e rancori laten , allora c’è bisogno di ritrovare un centro, di riscoprirsi microcosmi profondamente lega gli uni agli altri. Come i dicio o raccon di questo te-

sto sembrano essere slega e privi di un senso comune, ma che invece si rivelano portatori di un significato più profondamente nascosto, anche noi, immergendoci in un passato non eccessivamente lontano, ma che sembra quasi dimen cato, potremmo sperare di ritrovare il filo che ci guidi in questo labirinto d’insicurezze. Il due è il punto focale di tu e queste storie, la giusta alternanza tra l’individuo, che sfida se stesso e la natura, e l’uomo, che abbracciando le proprie responsabilità, è in grado di dare vita ad un movimento. La convinzione che, sebbene l’uno non sia solitudine, il due si presen come ricchezza, come punto di partenza per una diale ca di speranza. Due sei tu e l’altro, le mani che s’intrecciano in una catena di resistenza, due sono i respiri, molteplici risultano gl’incoraggiamen . “Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato”. I raccon di Il contrario di uno non si accontentano di intra enere piacevolmente il pubblico, si propongono piuttosto di valere come tes monianza appassionata di una ricerca di senso che potrebbe apparirci improvvisamente a raverso le parole di una ragazzina, la quale guardandoci a raverso l’inchiostro della pagina ci lasca lì, fermi, interde a fare i con con un interroga vo essenziale, esistenziale ed esplosivo: Ma tu non vuoi essere per una volta il prossimo per qualcuno? Elena Fiorenza

ERRI DE LUCA Recentemente definito “lo scri ore del decennio” dal cri co le erario del “Corriere della Sera” Giorgio De Rienzo, è anche poeta e tradu ore. Nel 1968, a dicio o anni, raggiunge Roma, dove prende parte al Gaos (Gruppo di Agitazione Operai e Studen ), gruppo che fonderà Lo a Con nua a Roma. Erri diventerà in seguito il responsabile del servizio d’ordine di Lo a Con nua. Inoltre dichiarerà più di recente che al momento dello scioglimento di Lc (Rimini, 1976) non volle entrare in clandes nità e convinse il servizio d’ordine romano a seguire la sua stessa strada. In seguito svolge numerosi mes eri in Italia ed all’estero, come operaio qualificato, camionista, magazziniere, muratore. Durante la guerra in ex-Jugoslavia è au sta di convogli umanitari des na alle popolazioni. Studia da autodida a diverse lingue, tra cui lo yiddish e l’ebraico an co dal quale traduce alcuni tes della Bibbia. Lo scopo di queste traduzioni, che De Luca chiama “traduzioni di servizio”, non è quello di fornire il testo biblico in lingua facile o elegante, ma di riprodurlo i d l nella ll lingua più simile e più obbediente all’originale ebraico. Pubblica il primo romanzo nel 1989, a quasi quarant’anni: Non ora, non qui, una rievocazione della sua infanzia a Napoli. Regolarmente trado o in francese, spagnolo, inglese, tra il 1994 e il 2002 riceve il premio France Culture per Aceto, arcobaleno, il Premio Laure Bataillon per Tre Cavalli e il Femina Etranger per Montedidio. Collabora a diversi giornali (La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Manifesto, Avvenire, Gli Altri) e oltre ad ar coli d’opinione, scrive occasionalmente anche di montagna.


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...Dalla Diocesi

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AGOSTO CON IL GREMBIULE San Paolino vi attende nelle Mense dei poveri...

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er consuetudine i mesi es vi rappresentano un periodo di riposo o diver mento, che sia al mare, in montagna o in paesi lontani, cerchiamo qualcosa che ci dia la carica per affrontare un nuovo anno di impegni e responsabilità. Ma come trascorrono le vacanze coloro la cui principale occupazione quo diana è il cercare di procurarsi almeno un pasto giornaliero ed un riparo per la no e? Di chi lavora fino allo stremo per magari sostenere la propria famiglia lontana? Quest’estate alcuni di noi, del gruppo Scout Scafa I, abbiamo avuto la possibilità di ves re una divisa un po’ insolita rispe o a quella abituale: un bel grembiule da cucina! Siamo sta ospita dalla mensa della Caritas diocesana di Nola dove abbiamo svolto servizio per due giorni; qui si preparano quodianamente tra i 600 e gli 800 pas , gratui , per poveri e senzate o, o comunque, per chiunque ne abbia bisogno. La giornata inizia alle 9.00, guida dall’autoritaria gen lezza di suor Antonella, e in compagnia di un bel grup-

“Ai giovani dico: San Paolino vi attende nelle Mense dei poveri. Regalate un giorno della vostra vita ai bisognosi. Vi aspetto, e vi dono simpatia e fiducia perché voi solo potete cambiare il volto delle città” padre Beniamino po di operose signore, si procede con la stesura di un ricco menù, degno dei migliori ristoran ; neanche il dolce può mancare! L’a vità della mensa è resa possibile grazie alle generose donazioni di tu coloro che, ogni qual volta possono, portano qualsiasi po di generi alimentari, dalla fru a alle verdure fresche, fino a rus ci, scatolame, ecc. E’ davvero bello darsi da fare con la consapevolezza di donare qualcosa al prossimo ed è proprio questo che ha spinto, ogni ma na, i volontari del proge o “Agosto col grembiule!” a preparare tu o al meglio, anche quando magari le risorse disponibili erano davvero poche. Tu dovremmo riuscire a dedicare un po’ del nostro tempo al prossimo,

a coloro che hanno bisogno di un sostegno, che sia pra co o anche solo di compagnia, e magari ancora di più nei i mesi es vi, durante i quali il tempo libero spesso abbonda. Molte di queste persone non hanno una famiglia, una dimora, un lavoro, nessuno su cui contare, ciò a causa della società diffidente e pregiudiziosa in cui viviamo, che tende ad emarginare proprio chi, invece, avrebbe più bisogno di aiuto. Per noi è stata un’esperienza molto emozionante e forma va, anche se non è facile stabilire un conta o con gli ospi della mensa, è comunque molto bello leggere nei loro occhi una grande riconoscenza e gra tudine: il poter aiutare qualcuno ci ha reso un’immensa gioia. Sara Cesarano

XXV CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE “Signore da chi andremo? L’Eucaristia per la vita quotidiana” “I giorni del Congresso Eucaris co hanno avuto il merito di far riscoprire e gustare al popolo cris ano, qui convenuto numeroso da tu e le Chiese che sono in Italia, il mistero dell’Eucaris a che è «il principio causale della Chiesa», cioè l’alimento che la sos ene nel suo cammino a raverso il tempo”. Con queste parole domenica 11 settembre il Card. Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha accolto BenedeƩo XVI, giunto sull’Area Fincan eri di Ancona per la celebrazione conclusiva del XXV Congresso EucarisƟco Nazionale. In un clima raccolto, hanno partecipato alla S. Messa circa centomila fedeli; 135 i Vescovi presen . Al termine della celebrazione, nella preghiera dell’Angelus, il Papa ha ricordato il decimo anniversario degli a enta all’America: “Nel ricordare al Signore della Vita le vi me e i loro fa-

miliari, invito i responsabili delle Nazioni e gli uomini di buona volontà a rifiutare sempre la violenza come soluzione dei problemi, a resistere alla tentazione dell’odio e a operare nella società, ispirandosi ai principi della solidarietà, della gius zia e della pace”. Come dimostra “la bimillenaria storia della Chiesa costellata di san e sante”, dall’Eucaris a nasce “una nuova e intensa assunzione di responsabilità a tu i livelli della vita comunitaria” e dunque “uno sviluppo sociale posi vo, che ha al centro la persona, specie quella povera, malata o disagiata”. È un messaggio forte quello che Benede o XVI ha voluto consegnare ai partecipan al XXV Congresso eucaris co nazionale. Dopo un’intensa se mana di approfondimen , incontri e momendi preghiera incentra sull’eucaris a e sul suo stre o rapporto con gli ambi della vita civile e sociale, il Papa ha

voluto rimarcare che “nutrirsi di Cristo è la via per non restare estranei o indifferen alle sor dei fratelli, ma entrare nella stessa logica di amore e di dono del sacrificio della Croce”. “Chi sa inginocchiarsi davan all’Eucaris a, chi riceve il corpo del Signore – ha detto nell’omelia della messa – non può non essere a ento, nella trama ordinaria dei giorni, alle situazioni indegne dell’uomo, e sa piegarsi in prima persona sul bisognoso, sa spezzare il proprio pane con l’affamato, condividere l’acqua con l’assetato, rives re chi è nudo, visitare l’ammalato e il carcerato”.


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Testimonianze

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JMJ 2011 MADRID Giornata Mondiale della Gioventù... io c’ero! “Quello che abbiamo udito, quello che abbiam veduto, quello che abbiam toccato dell’amore infinito l’annunciamo a voi!” La mia prima GMG, sognata, sperata e realizzata. Par i il giorno 17 agosto dall’aeroporto di Fiumicino con la parrocchia San Josemaria Escrivà (Roma). Alloggiai per tu a la se mana nella parrocchia Sant’Alberto Magno insieme a tan altri ragazzi, olandesi, catalani, e spagnoli. I primi due giorni, molto intensi, trascorsero tra catechesi, Via Crucis ed escursioni per la bellissima ci à. Ma vorrei soffermarmi di più su Sabato 20 agosto: a Cuatro Vientos. Una giornata di sole meravigliosa, il termometro segnava 48 gradi! La giornata passò velocemente tra can , balli e preghiere. Ormai sera, arrivò il Papa per l’adorazione eucaris ca. Forse per me quello è stato il momento più bello e significa vo, il silenzio era a dir poco intenso e solenne e, sopra u o, si avver va nell’aria una spiritualità incredibile. Iniziò a diluviare, ma nessuno si perse d’animo, anzi tu erano inten a urlare: “Esta es la juventud del Papa!” ed io con loro, senza paure, ma solo con la voglia di sen rmi ancora una volta parte della mia Chiesa! La ma na seguente ci fu la Santa Messa del Papa. Durante l’omelia, il Santo Padre ha mandato un messaggio importante a noi giovani: rimanere saldi nella fede

ed aiutare i nostri amici a rafforzarla. La fede è un regalo di Dio e va consolidata giorno per giorno. Invito tu a fare questa esperienza, con l’avver mento, però, che essa dev’essere davvero senta, altrimen diventa un inu le show. E’ qualcosa di indescrivibile il calore e la fratellanza che ho sen to in quei giorni, quel sen mento d’amore in Cristo che in quella se mana ha unito il mondo intero. Era bellissimo camminare per la ci à, entrare nei negozi e vedere tan giovani come me lì per lo stesso mo vo, con le stesse idee, con lo stesso spirito.

La GMG è un movimento che iden fica il cammino, un muoversi verso, di ogni cris ano, di ognuno di noi, verso la meta che è l’incontro con Gesù... Dopo questa meravigliosa esperienza, rafforzata nella fede, e più convinta dei miei valori, sono tornata a casa la sera del 24 agosto. Il mo o di questa Giornata Mondiale della Gioventù è stato “Arraigados y edificados en Cristo, firmes en la fe” “Radica e fonda in Cristo, saldi nella fede” (San Paolo). Teresa Marinò

““Esta es la juventud del Papa!” I giovani sono sta il primo pensiero del Santo Padre: “Ho pensato molto a voi in queste ore in cui n non ci siamo vis : spero che abbiate potuto dormire almeno un poco, nonostante l’inclemenza del ttempo. Sono sicuro che all’alba di oggi avete levato gli occhi al cielo più di una volta e non solo gli o occhi, ma anche il cuore, e questo vi avrà permesso di pregare. Dio sa ricavare il bene da tuƩo”. LLa celebrazione eucarís ca è stata introdo a dal cardinale Antonio María Rouco Varela, che ha p parlato di «momento culmine» della GMG, ossia del momento in cui il milione e mezzo di pellegrini p presen , insieme al mondo ecclesiale, dicono ancora una volta “sì a Cristo!”. In quest’epoca postmoderna corrosa dall’individualismo e dal rela vismo, c’è ancora chi auspica nella gius zia e nella solidarieà. Sulle note del Gloria in excelsis deo, i giovani hanno accolto l’arrivo del Santo Padre, che ha de o: “Il mio cuore si unisce al vostro in nome di Gesù”. L’invito fa o ai giovani di tu o il mondo è stato quello di avere una “vita piena”, vissuta in “relazione in ma con il Padre”; il proposito, invece, quello di condividere la vita con la gioia che ha animato ques giorni Madrid. L’atmosfera che si è percepita è quella di cui lo stesso Benede o XVI ha parlato: sono molte le persone che si sentono a ra e da Cristo; Gesù è la “risposta delle loro inquietudini” e la fede non è tanto un fru o dello sforzo umano, o della ragione, ma “un regalo di Dio”, un qualcosa che va consolidato: “Aiutate i vostri amici a rafforzare la fede!”. Di conseguenza la Chiesa non è una semplice is tuzione, perchè “invita a rafforzare la fede” ponendo Gesù al centro della nostra vita, una vita che deve essere vissuta “in relazione”, come ha ben dimostrato la XXVI Ggm spagnola, rilanciando in chiusura il prossimo incontro: nel 2013 tu a Rio de Janeiro!


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Cronaca della Parrocchia

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APERTI X FERIE! Resoconto Agosto in parrocchia...

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ra le tante inizia ve che hanno accompagnato la vita parrocchiale degli ul mi mesi, sicuramente “APERTI X FERIE” ha rappresentato uno dei momen di aggregazione più for . Dalle gite di un giorno che hanno riscontrato un’adesione inaspe ata, dove i partecipan hanno potuto vivere esperienze nuove, come “il grande spe acolo dell’acqua” dedicato a San Gerardo Maiella sul lago di Monteverde, dove la magia dell’acqua, delle luci e dei suoni, ha saputo creare un atmosfera unica; alle mini crociere, che come un viaggio nel tempo, hanno saputo riportare i partecipan in momen spensiera del passato. Nella stessa inizia va era compreso l’appuntamento serale del venerdì, dove con tanta musica, e qualche stonatura ci si incontrava per me ere in mostra le capacità canterine e di ballo dei singoli partecipan . In realtà questo evento, par to in sordina, ha raccolto la prima sera tre partecipan (oltre chiaramente al gruppo che coordinava l’a vità) che sono diventa ven nell’ul ma sera. Ques hanno dato vita ad un karaoke fantas co e nonostante il basso numero dei partecipan , il diver mento é stato tanto e si dice in giro che qualcuno, no e tempo, si s a esercitando nel canto per essere all’altezza il prossimo anno. La serata d’onore è sicuramente stata quella del qua ordici agosto che ha visto ripetersi per il terzo anno consecu vo la sagra di “Pane e Melone”,

un successo fuori le mura con decine e decine di partecipan provenien da ogni angolo di Scafa , merito anche dell’introduzione del famoso gnocco impastato, cucinato e condito dalle ormai mi che signore dell’oratorio adul . Tale gruppo per l’occasione ha avuto un aiutante di tu o rispe o: tale don Peppino (dell’evento esiste prova fotografica). La serata ha avuto momen musicali e di teatro con l’esibizione del giovane Manolo e del gruppo teatro che ha dato vita ad uno spe acolo molto divertente. La serata si é conclusa con fuochi ar ficiali. Che dire di tu o questo, l’estate spes-

GRUPPO TEATRO Ha da poco compiuto un anno il gruppo teatro, fondato dopo la prima edizione di Pane e Melone 2010, nato dalla passione per il teatro di un gruppo di amici, già impegna in a vità parrocchiali, che ha saputo in breve tempo conquistare il cuore del pubblico. Il gruppo ha messo in scena in un anno tre commedie, dando prova di grande impegno. In pentola bollono diverse novità prima delle quali il ba esimo della compagnia con un nuovo nome, un nuovo spe acolo per le fes vità Natalizie, ed uno spe acolo inedito in anteprima nazionale per il 2012, ed inoltre l’inserimento nel circuito della compagnia di nuovi a ori o aspiran tali con la speranza che il teatro possa diventare momento di aggregazione e di incontro.

so rappresenta un momento di smarrimento, le ci à si svuotano e molte persone perdono i pun di riferimento, sicuramente ques even creano un momento per ritrovarsi al di là delle abitudini e della rou ne. Da parte mia ho trascorso una delle esta più memorabili che ricordi e spero di poter contribuire in futuro affinché ciò si ripeta. Giovanni Ragozzino

settemiglia da Gerusalemme ad Emmaus ...e ritorno

Supplemento a IN DIALOGO Mensile della Chiesa di Nola Aut.ne Trib. di Napoli n. 3393 del 7/03/1985 Direttore Responsabile: MARCO IASEVOLI Coordinatore Redazione: DON GIUSEPPE DE LUCA Redazione: VINCENZO FIORENZA ENZO VITIELLO ALFONSO QUARTUCCI ELENA FIORENZA VINCENZO DONNARUMMA E-Mail ed Info: redazione@settemiglia.it Per leggere e scaricare le pubblicazioni precedenti: www.settemiglia.it


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