settemiglia
Gruppi Parrocchiali
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M.A.S.C.I.
Nascita e peculiarità Per delineare la nascita del M.A.S.C.I. (Movimento Adulti Scouts Cattolici Italiani) occorrerebbe poter ripercorrere la sua storia che affonda le radici sin dagli anni ’30. Assumendo invece la diversa e modesta funzione di cronista, forse sarà possibile fornire notizie che possano illustrarne le peculiarità utili alla comprensione del lettore. Mario Mazza, pedagogista e figura di spicco dello scoutismo cattolico italiano, riceve il compito di trasformare le originarie “Compagnie di San Giorgio” in un movimento ecclesiale, separato ed autonomo, in armonia con una analoga evoluzione internazionale dello scoutismo degli adulti. Nel 1954, a Roma presso la Domus Pacis, nel corso della 1° Assemblea Nazionale nasce, così, il Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (M.A.S.C.I.) il cui Presidente sarà lo stesso Mario Mazza che rilancia il motto caro a Baden Powell (il fondatore dello scoutismo giovanile), “una volta scout sempre scout”, e afferma che se l'Associazione scoutistica giovanile (A.S.C.I.) “prepara i ragazzi alla vita attraverso il metodo scout” il MASCI vuol essere “un metodo di vita basato sui valori scout”. Nella sua relazione all'assemblea sottolinea che l'adulto deve continuare a crescere come uomo e come cristiano, senza mai dimenticare lo spirito di servizio che ha caratterizzato il suo percorso Rover, delineando così le basi fondanti del MASCI: educazione permanente e servizio. Il passaggio dalle Compagnie di S.Giorgio al MASCI non è quindi un fatto formale, con lo scopo di dar vita ad una associazione di ex scout ma, come da più voci evidenziato, una unione operante di educazione permanente e di servizio, senza le forme esteriori dello scoutismo giovanile. Appare, allora, agevole comprendere che il MASCI non è una compagine di nostalgici ma di adulti volenterosi di intraprendere un nuovo stile di vita dove il concetto di “buona azione”, propria del movimento giovanile, viene sostituita con “l’azione civica di servizio”. Il Movimento è formato, come riportato nel Patto Comunitario, da “…Uomi-
ni e donne provenienti da strade ed esperienze diverse, ma uniti dalla convinzione che lo scautismo è una strada di libertà per tutte le stagioni della vita e che la felicità è servire gli altri a partire dai più piccoli, deboli ed indifesi. Apparteniamo alla grande famiglia dello scautismo e ci riconosciamo nei valori espressi dalla Promessa e dalla Legge scout. Siamo convinti che la nostra proposta sia valida per ogni persona che non consideri l'età adulta un punto di arrivo, ma voglia continuare a crescere per dare senso alla vita ed operare per un mondo di pace, più libero e più giusto. Per questo motivo ci rivolgiamo a chi vuole continuare a fare educazione permanente con il metodo scout e a testimoniarne i valori e a chi si avvicina per la prima volta allo scautismo da adulto” . Da qui la nascita delle varie Comunità (questa la definizione per i movimenti locali) che in ossequio al Patto Comunitario danno vita ad un proprio Statuto nel quale vengono “impressi” i valori che daranno impulso alle attività proprie. La Comunità di Scafati I°, nasce nell’anno 1985 da una riunione tra adulti che avevano già percorso la strada dello Scoutismo giovanile e che, ancora desiderosi di essere utili nel contesto territoriale, decide di rispondere agli impulsi suddetti e mai sopiti. È intitolata al compianto Alessandro Scelza, scout di vecchissima data, che tanto ha profuso per la sua nascita e che ancor di più ha dato per la sua crescita. I giorni che seguiranno, quindi, vedono la Comunità impegnata nel sociale e vieppiù in una opera che, attualmente, è il più grande motivo di orgoglio: la costruzione del Nuovo Complesso Parrocchiale “San Francesco di Paola” dalla cui realizzazione non può essere discostata la figura di don Aniello Marano, fautore ed artefice massimo. La Comunità di Adulti Scouts con il passare degli anni è ormai divenuta a sua volta “adulta” e cammina con i passi della propria esperienza, impegnandosi nel sociale con sempre maggiore volontà, indirizzando la sua opera e le sue intenzioni verso i più biso-
settemiglia da Gerusalemme ad Emmaus …e ritorno
Periodico Mensile Anno I - N°1 Dicembre 2010 Mail ed Info: redazione@settemiglia.it www.settemiglia.it
Diocesi di Nola – Parrocchia San Francesco di Paola – Scafati – Sa
“AVVENTO”: CULTURA CHE ACCOGLIE Il Natale visto con gli occhi dell’asinello e del bue
gnosi, nell’interesse della comunità parrocchiale e cittadina, anche intrattenendo contatti con l’Amministrazione della Città per offrire la partecipazione consultiva alle sue iniziative o per manifestare il dissenso quando ritenuto necessario. E pur se gli impegni sociali crescono, pur se questi ultimi devono essere gestiti con sacrificio facendo i conti con le proprie famiglie, non vengono tralasciati altri momenti sia ludici che di aggregazione: “Gite per anziani”, “Sagra della polpetta di papagno” nel corso dell’annuale festeggiamento del Patrono, l’assistenza ed il conforto agli anziani soli, alle persone diversamente abili e tanto altro che ha potuto avere concretezza solo tramite l’impegno profuso da ogni adulto della Comunità. Maria Vangone
settemiglia da Gerusalemme ad Emmaus …e ritorno
Supplemento a IN DIALOGO Mensile della Chiesa di Nola Aut.ne Trib. di Napoli n. 3393 del 7/03/1985 Direttore Responsabile: MARCO IASEVOLI Coordinatore Redazione: DON GIUSEPPE DE LUCA Redazione: VINCENZO FIORENZA ENZO VITIELLO ALFONSO QUARTUCCI ELENA FIORENZA VINCENZO DONNARUMMA E-Mail ed Info: redazione@settemiglia.it
Far uscire il primo numero di un giornale parrocchiale in concomitanza con l’Avvento mi è sembrata una scelta ricca di significati e di valori. Innanzitutto viene dichiarata la volontà di mettersi in ascolto, di leggere i bisogni della parrocchia, di offrire un servizio alla comunità ecclesiale e, perché no, anche cittadina, almeno in prospettiva. In secondo luogo una tale decisione interpella ciascuno di noi sulla sua capacità di ridurre la distanza tra il dire e il fare, tra l’omelia e la testimonianza, tra la preghiera e la carità, tra le idee e la politica attiva. Konrad Lorenz, uno dei più importanti studiosi dei comportamenti umani ed animali, sosteneva che l’uomo, ancora oggi, non è in grado di attivare, davanti alle difficoltà e ai pericoli della vita, come alle relazioni con i suoi simili, reazioni diverse dalla lotta o dalla fuga. In altre parole, dice Lorenz, quando una persona si sente minacciata, reagisce o con la lotta, nel tentativo di neutralizzare la minaccia, o scappando, per conservare la sua incolumità davanti ad un avversario troppo forte. L’Avvento, secondo me, smentisce tale teoria. La figura del Cristo che viene è la prova che esiste una terza possibilità: l’Amore gratuito e vivificante. Ecco, allora, che “Settemiglia” diventa la strada che unisce, la porta che apre, il mondo che accoglie. D’altronde, se avesse avuto ragione Konrad Lorenz, oggi il mondo dovrebbe essere sotto il potere assoluto della violenza, del sopruso, del caos. Invece in giro c’è, più che altro, indifferenza e l’indifferenza è un meccanismo di difesa che scatta quando si ha paura e non lo si vuol dimostrare, quando le persone non si sentono a loro agio davanti alle difficoltà della vita. Infatti, non appena viene lanciata una richiesta di aiuto, da qualsiasi parte del globo, ecco che si mette
in moto il meccanismo della solidarietà. Duemila anni di storia cristiana, quindi, non sono trascorsi inutilmente! Nel nostro DNA si è definitivamente collocato il seme dell’Amore che dà vita, anzi, più verosimilmente, esso c’era già, fin dalle origini. Non a caso nella Bibbia si narra della creazione dell’uomo come il soffio che esce dalla bocca del Creatore. Qualcuno diceva che “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. È vero! Il male, il dolore, l’ingiustizia sono sempre alla ribalta, ma per ogni atto volto alla morte ce ne sono cento che portano la vita, per ogni grido di sofferenza ci sono mille volti che portano il sorriso, per ogni vita spezzata con la violenza e l’ingiustizia ci sono miriadi di croci che si alzano al cielo. Per il cristiano l’Avvento è questa convinzione che si rinnova non una volta all’anno, ma sempre. Si rinnova nelle scuole, negli ospedali, nei centri di accoglienza per immigrati, sotto i tetti delle proprie case, nelle fabbriche, nei tribunali, nei campi sportivi, nelle comunità terapeutiche, nei cimiteri, d’ovunque insomma, due o più siano riuniti nel Suo Nome. Quando si dice che per migliorarsi bisogna partire dalla riscoperta delle proprie origini, si dice una cosa vera. Guardare al proprio passato è un esercizio di umiltà e di saggezza. Ora, che cosa troviamo nel nostro passato? Io personalmente trovo la mia fanciullezza, i miei genitori, mio fratello e tutto il bene che ho ricevuto dalle tante persone che ho incontrato sul mio cammino. L’anno scorso sono riuscito a riversare su un CD tutti i filmini in 8 e super8 che aveva girato mio padre nel corso di alcuni decenni. Non ho vergogna a dire che ho pianto nel rivedere, a distanza di tanto tempo, quei volti familiari. Anche questo può essere il mio
Avvento. Ritrovare dentro di me i sentimenti più veri, più profondi, più grandi che hanno la forza di vivificarci e di rappacificarci con noi stessi e con il mondo circostante. Guardare alla Grotta, alla piccola stalla di Betlemme significa aprire lo scrigno della nostra vita. È da lì che parte tutta la nostra storia umana, è quella luce che illumina il mondo degli uomini, una luce che non ha bisogno di energia elettrica per accendersi perché proviene da un’altra Fonte, una Sorgente Inesauribile che dà ad ogni essere umano quella linfa vitale che gli consente di vivere in modo significativo la sua vita. Ora, se noi chiudiamo gli occhi, non vuol dire che la luce si sia spenta. Forse siamo noi che, in qualche modo e per qualche ragione, abbiamo deciso di ignorarla. Questo testimonia che siamo fatti di carne, che siamo deboli. Ma ci fa amare ancora di più quell’asinello e quel bue che, in silenzio ed umilmente, hanno saputo accogliere il Falegname di Nazareth con il loro caldo respiro. Vincenzo Fiorenza
settemiglia
Cultura ed…
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LUCE DELLA PACE DA BETLEMME La fiamma di Betlemme per la Pace nel mondo “Pace” una parola magica da sempre ambita e battagliata. Popoli, uomini famosi, eroi e martiri tutti alla spasmodica ricerca di ottenerla. Gesù fra tutti, messaggero divino. Gli Angeli di Dio sopra l’umile grotta a Betlemme la osannavano in coro. Per il mondo dilagò la buona novella per gli uomini di “buona volontà”. Da allora la verità e la non violenza sono antiche come le montagne. Da quella luce sempre perenne il mondo cambiò sembianza. Per l’umanità nacque la speranza, la speranza di vivere nell’amore. Amore grande, amore divino che risolve insidie e tirannie. Chi vive in pace e crede in essa non si preoccupa più del buio perché con sé porta la luce; non teme più il freddo perché dentro l’animo sente il calore; non si perde nel dubbio perché sempre vive nella verità. Questa è la luce nata quel giorno a Betlemme, la strada che essa ha fatto conquista ancora oggi uomini e genti, nel suo cammino è arrivata anche a noi: “La luce di un ideale comune” che ci fa grandi e ci rende invulnerabili nel saper dare al prossimo amore e pace,
mettere tutto in gioco e poter dare sempre di più. Per chi non lo sapesse, nella chiesa della Natività in Betlemme c’è una lampada a olio che arde perennemente da lungo tempo, probabilmente già pochi secoli dopo la venuta di Cristo. La chiesa è stata costruita su quella che si ritiene la grotta in cui è nato Gesù; la lampada è posizionata sul punto dove si presume sia stata la mangiatoia nella quale fu messo il Salvatore in fasce. La lampada è alimentata dall’olio donato, a turno, dalle nazioni cristiane della Terra, una volta all’anno. È ovvio il significato religioso della lampada accesa: Cristo, Luce delle genti, continua ad irradiare la sua Parola da Betlemme nel mondo intero per tutti i giorni che verranno. Cristo è luce che non si spegne, che segna sempre la via, che guida l’umanità alla pace e alla salvezza. La Luce della lampada di Betlemme viene donata a tutti coloro che condividono i valori di pace e di fratellanza! La fiamma che arde ed illumina viene
assunta a simbolo di pace. L’iniziativa promossa dal gruppo MASCI ed AGESCI della nostra parrocchia, è un gesto semplice e significativo. La Luce non va ceduta in cambio di un’offerta, non è un talismano, un toccasana… conta solo accoglierne il significato e condividerlo con più persone possibile! Conta anche tenerla accesa il più a lungo possibile come la volontà di mantenere viva e accesa l’attenzione ai valori che essa porta con sé. Vincenzo Donnarumma
La domanda potrebbe non essere così banale come sembra, per cui la solita ovvia risposta potrebbe non esser sufficiente: “Si celebra la nascita di Gesù a Betlemme”. Effettivamente, questa figura di un bambino che nasce e vien posto in una mangiatoia si è impressa con tal forza nell’immaginario collettivo da divenire, molto spesso, troppo superficiale. La tenerezza che Gesù ispira dalle fasce in cui è avvolto è capace di celare una questione importante, che mette in discussione quella prima certezza del cristiano: perché celebrare la nascita di un uomo e, per di più, di quel determinato uomo? Ma anche questo problema, a quanto sembra, può esser superato senza alcuna eccessiva difficoltà: Gesù di Nazareth è la persona su cui si fonda l’intera religione cristiana, nasce in miseria per la salvezza degli uomini, in
quanto profeta proclama il regno di Dio e muore sulla croce per redimere il mondo e riconciliarlo al suo creatore. Ecco, dunque, delle ulteriori risposte che dovrebbero spiegare, come pretendono, il senso vero del Natale, ma si presentano ancora incomplete e spingono a scavare a profondità ancora maggiori: in che senso un uomo può nascere per la salvezza degli uomini? Se di profeta si tratta, quali peculiarità ha per le quali è così palesemente anteposto a tutti gli altri che la tradizione cristiana ricorda? Cosa significa, infine, che muore per redimere il mondo? La risposta, a questo punto, potrebbe limitarsi a questa: “Gesù è il Figlio di Dio”. Sembra che, dietro ai concetti che si perfezionano all’incalzare delle domande, vi sia una sorta di mistero profondo cui bisognerebbe attingere per
LA MENTE VERSO DIO Introduzione Il 25 dicembre è un giorno strano per un cristiano. Sente l’atmosfera diversa, sorride, fa e riceve regali, prova il bisogno di festeggiare qualcosa. Sa che questo “qualcosa” deve essere di una portata davvero enorme, se ha il potere di smuovere gli animi, intrecciare rapporti e riunire nella gioia una sola grande famiglia. Ma cosa esso sia, a volte, il cristiano non lo sa. Non si sta qui facendo appello al luogo comune per cui feste come il Natale sarebbero diventate ricorrenze esclusivamente esteriori, intrise di consumismo. Sarebbe tanto pedante continuare a sottolineare questo aspetto quanto, in buona parte, inutile; il problema reale, piuttosto, risulta essere il seguente: quando un cristiano crede fermamente in qualcosa da celebrare e per cui far festa, cos’è ciò che ritiene tanto degno?
settemiglia avere risposte salde: in questo mistero deve esser compreso il senso dell’espressione Figlio di Dio e il suo legame con l’uomo di cui si vuol celebrare la natività. Ma quell’espressione cui si vuol dare un senso richiama immediatamente un altro concetto, altrettanto profondo e impenetrabile: la parola Figlio rimanda a una relazione che, in Dio, si manifesta come Trinità. Soltanto l’intrecciarsi di questi due punti fondamentali della fede cristiana può riuscire a render pienamente conto della complessità di quel mistero celebrato nel giorno di Natale: il Figlio, seconda persona di quell’unico Dio che è Trinità, fa irruzione nella storia, assumendo natura umana, condividendo la carne e il sangue di quegli uomini
…Eventi che aveva creato a sua immagine. Si potrebbe, a questo punto, volgere lo sguardo indietro per contemplare con soddisfazione il traguardo finalmente raggiunto. Eppure, a ben guardare, quel traguardo appare tutt’altro che sicuro ed evidente, mostrando invece tutta la sua ambiguità e incertezza. Nello sforzo estremo verso la meta si è concessa una fiducia totale ad una teologia rivelata, trasmessa, lungo i secoli, dalla tradizione cristiana. Ma cos’è che può autorizzare ed esser garante di quest’atto di fiducia? Si potrebbe semplicemente, a questo punto, rinunciare alla certezza appena acquisita, come a qualcosa di scarso valore se paragonato all’insieme di verità che la
3 mente ancora riesce a trattenere stabili. Ma il problema risorge più forte: cos’è che di queste presunte verità può ritenersi davvero saldo e indubitabile? Persino l’esistenza di un Dio, che prima era superficialmente sottintesa come qualcosa di ovvio, può non apparire più tanto evidente. Caduti ormai in questa fossa di incertezze, su quale mezzo ci si potrebbe appoggiare per tentare la risalita? Può forse la ragione penetrare e spiegare ciò che sembra così inaccessibile? Bisogna pensare la fede come una cieca irrazionalità, o può forse essa pretendere una sua ragionevolezza? E che significato può avere, in ogni caso, questa strutturale esperienza del sacro? Alfonso Quartucci
IL PICCOLO PRINCIPE Spunti di riflessione “Mi vuoi addomesticare?” - disse la volpe “Che cosa vuol dire addomesticare?” chiese il piccolo principe “È una cosa da molto dimenticata, vuol dire creare legami…” - rispose la volpe Un giorno qualunque una volpe ed un bambino, sconosciuti fino a quel momento, si addomesticano, creano un legame unico e per questo speciale, si affidano l’uno all’altro, inventano riti ed abitudini, insomma si attendono. Come il piccolo principe potremmo chiederci: “Ma che cosa vuol dire attendere?” Beh, anche questa è una cosa da molto dimenticata ormai! Se pensiamo all’attesa ci viene spontaneo immaginarci alla fermata dell’autobus, o in coda al supermercato, o in macchina sperando che quel rosso diventi presto verde. Eppure, una volta, attendere voleva dire andare incontro, tendere verso qualcosa, allungare la propria mano e mettersi in gioco, aprire i propri orizzonti e rischiare. Addomesticarsi, attendersi, non è facile, occorre pazienza e la consapevolezza che tutte le cose, prima o poi, finiscono, ma il bello, il rischio, è tutto lì: nell’affidarsi a qualcuno pur sapendo che un giorno, per un qualsiasi motivo, ci lascerà avendo però segnato indelebilmente la strada percorsa insieme.
Noi grandi ci dimentichiamo spesso di quanto sia bello abbandonarsi agli altri, vuoi per il frenetico vortice in cui si è risucchiati quotidianamente, vuoi perché improvvisare e scardinare le care e calde abitudini spaventa sempre un po’, vuoi perché, con tutto quello che si sente in giro… La diffidenza, piano piano, copre con un freddo velo le nostre case, l’ignoto ci attira e terrorizza, com’è giusto che sia, e l’abitudine spesso prende il sopravvento. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami. Non si conoscono che le cose che si addomesticano. - disse la volpe” A volte guardare il mondo attraverso gli occhi di un bambino può spiazzarci, ci schiarisce la vista e forse riorganizza le nostre priorità ed è proprio questo che fa Il Piccolo Principe, ci ricorda che dietro quella corazza che ci difende dal mondo c’è ancora un bambino, un fanciullino di Pascoliana memoria che vuole stupirsi, guardare il mondo, arrossire, essere addomesticato. “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)”. Elena Fiorenza
Il piccolo principe Di Antoine de Saint-Exupery Editore Bompiani Collana Tascabili ragazzi Data uscita 05/12/2000 Pagine 144, Illustrato
Libro fantastico e sorprendente scritto apparentemente per i bambini, guarda al mondo con una freschezza strabiliante permettendo anche agli adulti di ritrovare una tenerezza perduta e d’incantarsi a guardare il cielo alla ricerca di quel bambino dai capelli color del grano.
settemiglia
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LUCE DELLA PACE DA BETLEMME La fiamma di Betlemme per la Pace nel mondo “Pace” una parola magica da sempre ambita e battagliata. Popoli, uomini famosi, eroi e martiri tutti alla spasmodica ricerca di ottenerla. Gesù fra tutti, messaggero divino. Gli Angeli di Dio sopra l’umile grotta a Betlemme la osannavano in coro. Per il mondo dilagò la buona novella per gli uomini di “buona volontà”. Da allora la verità e la non violenza sono antiche come le montagne. Da quella luce sempre perenne il mondo cambiò sembianza. Per l’umanità nacque la speranza, la speranza di vivere nell’amore. Amore grande, amore divino che risolve insidie e tirannie. Chi vive in pace e crede in essa non si preoccupa più del buio perché con sé porta la luce; non teme più il freddo perché dentro l’animo sente il calore; non si perde nel dubbio perché sempre vive nella verità. Questa è la luce nata quel giorno a Betlemme, la strada che essa ha fatto conquista ancora oggi uomini e genti, nel suo cammino è arrivata anche a noi: “La luce di un ideale comune” che ci fa grandi e ci rende invulnerabili nel saper dare al prossimo amore e pace,
mettere tutto in gioco e poter dare sempre di più. Per chi non lo sapesse, nella chiesa della Natività in Betlemme c’è una lampada a olio che arde perennemente da lungo tempo, probabilmente già pochi secoli dopo la venuta di Cristo. La chiesa è stata costruita su quella che si ritiene la grotta in cui è nato Gesù; la lampada è posizionata sul punto dove si presume sia stata la mangiatoia nella quale fu messo il Salvatore in fasce. La lampada è alimentata dall’olio donato, a turno, dalle nazioni cristiane della Terra, una volta all’anno. È ovvio il significato religioso della lampada accesa: Cristo, Luce delle genti, continua ad irradiare la sua Parola da Betlemme nel mondo intero per tutti i giorni che verranno. Cristo è luce che non si spegne, che segna sempre la via, che guida l’umanità alla pace e alla salvezza. La Luce della lampada di Betlemme viene donata a tutti coloro che condividono i valori di pace e di fratellanza! La fiamma che arde ed illumina viene
assunta a simbolo di pace. L’iniziativa promossa dal gruppo MASCI ed AGESCI della nostra parrocchia, è un gesto semplice e significativo. La Luce non va ceduta in cambio di un’offerta, non è un talismano, un toccasana… conta solo accoglierne il significato e condividerlo con più persone possibile! Conta anche tenerla accesa il più a lungo possibile come la volontà di mantenere viva e accesa l’attenzione ai valori che essa porta con sé. Vincenzo Donnarumma
La domanda potrebbe non essere così banale come sembra, per cui la solita ovvia risposta potrebbe non esser sufficiente: “Si celebra la nascita di Gesù a Betlemme”. Effettivamente, questa figura di un bambino che nasce e vien posto in una mangiatoia si è impressa con tal forza nell’immaginario collettivo da divenire, molto spesso, troppo superficiale. La tenerezza che Gesù ispira dalle fasce in cui è avvolto è capace di celare una questione importante, che mette in discussione quella prima certezza del cristiano: perché celebrare la nascita di un uomo e, per di più, di quel determinato uomo? Ma anche questo problema, a quanto sembra, può esser superato senza alcuna eccessiva difficoltà: Gesù di Nazareth è la persona su cui si fonda l’intera religione cristiana, nasce in miseria per la salvezza degli uomini, in
quanto profeta proclama il regno di Dio e muore sulla croce per redimere il mondo e riconciliarlo al suo creatore. Ecco, dunque, delle ulteriori risposte che dovrebbero spiegare, come pretendono, il senso vero del Natale, ma si presentano ancora incomplete e spingono a scavare a profondità ancora maggiori: in che senso un uomo può nascere per la salvezza degli uomini? Se di profeta si tratta, quali peculiarità ha per le quali è così palesemente anteposto a tutti gli altri che la tradizione cristiana ricorda? Cosa significa, infine, che muore per redimere il mondo? La risposta, a questo punto, potrebbe limitarsi a questa: “Gesù è il Figlio di Dio”. Sembra che, dietro ai concetti che si perfezionano all’incalzare delle domande, vi sia una sorta di mistero profondo cui bisognerebbe attingere per
LA MENTE VERSO DIO Introduzione Il 25 dicembre è un giorno strano per un cristiano. Sente l’atmosfera diversa, sorride, fa e riceve regali, prova il bisogno di festeggiare qualcosa. Sa che questo “qualcosa” deve essere di una portata davvero enorme, se ha il potere di smuovere gli animi, intrecciare rapporti e riunire nella gioia una sola grande famiglia. Ma cosa esso sia, a volte, il cristiano non lo sa. Non si sta qui facendo appello al luogo comune per cui feste come il Natale sarebbero diventate ricorrenze esclusivamente esteriori, intrise di consumismo. Sarebbe tanto pedante continuare a sottolineare questo aspetto quanto, in buona parte, inutile; il problema reale, piuttosto, risulta essere il seguente: quando un cristiano crede fermamente in qualcosa da celebrare e per cui far festa, cos’è ciò che ritiene tanto degno?
settemiglia avere risposte salde: in questo mistero deve esser compreso il senso dell’espressione Figlio di Dio e il suo legame con l’uomo di cui si vuol celebrare la natività. Ma quell’espressione cui si vuol dare un senso richiama immediatamente un altro concetto, altrettanto profondo e impenetrabile: la parola Figlio rimanda a una relazione che, in Dio, si manifesta come Trinità. Soltanto l’intrecciarsi di questi due punti fondamentali della fede cristiana può riuscire a render pienamente conto della complessità di quel mistero celebrato nel giorno di Natale: il Figlio, seconda persona di quell’unico Dio che è Trinità, fa irruzione nella storia, assumendo natura umana, condividendo la carne e il sangue di quegli uomini
…Eventi che aveva creato a sua immagine. Si potrebbe, a questo punto, volgere lo sguardo indietro per contemplare con soddisfazione il traguardo finalmente raggiunto. Eppure, a ben guardare, quel traguardo appare tutt’altro che sicuro ed evidente, mostrando invece tutta la sua ambiguità e incertezza. Nello sforzo estremo verso la meta si è concessa una fiducia totale ad una teologia rivelata, trasmessa, lungo i secoli, dalla tradizione cristiana. Ma cos’è che può autorizzare ed esser garante di quest’atto di fiducia? Si potrebbe semplicemente, a questo punto, rinunciare alla certezza appena acquisita, come a qualcosa di scarso valore se paragonato all’insieme di verità che la
3 mente ancora riesce a trattenere stabili. Ma il problema risorge più forte: cos’è che di queste presunte verità può ritenersi davvero saldo e indubitabile? Persino l’esistenza di un Dio, che prima era superficialmente sottintesa come qualcosa di ovvio, può non apparire più tanto evidente. Caduti ormai in questa fossa di incertezze, su quale mezzo ci si potrebbe appoggiare per tentare la risalita? Può forse la ragione penetrare e spiegare ciò che sembra così inaccessibile? Bisogna pensare la fede come una cieca irrazionalità, o può forse essa pretendere una sua ragionevolezza? E che significato può avere, in ogni caso, questa strutturale esperienza del sacro? Alfonso Quartucci
IL PICCOLO PRINCIPE Spunti di riflessione “Mi vuoi addomesticare?” - disse la volpe “Che cosa vuol dire addomesticare?” chiese il piccolo principe “È una cosa da molto dimenticata, vuol dire creare legami…” - rispose la volpe Un giorno qualunque una volpe ed un bambino, sconosciuti fino a quel momento, si addomesticano, creano un legame unico e per questo speciale, si affidano l’uno all’altro, inventano riti ed abitudini, insomma si attendono. Come il piccolo principe potremmo chiederci: “Ma che cosa vuol dire attendere?” Beh, anche questa è una cosa da molto dimenticata ormai! Se pensiamo all’attesa ci viene spontaneo immaginarci alla fermata dell’autobus, o in coda al supermercato, o in macchina sperando che quel rosso diventi presto verde. Eppure, una volta, attendere voleva dire andare incontro, tendere verso qualcosa, allungare la propria mano e mettersi in gioco, aprire i propri orizzonti e rischiare. Addomesticarsi, attendersi, non è facile, occorre pazienza e la consapevolezza che tutte le cose, prima o poi, finiscono, ma il bello, il rischio, è tutto lì: nell’affidarsi a qualcuno pur sapendo che un giorno, per un qualsiasi motivo, ci lascerà avendo però segnato indelebilmente la strada percorsa insieme.
Noi grandi ci dimentichiamo spesso di quanto sia bello abbandonarsi agli altri, vuoi per il frenetico vortice in cui si è risucchiati quotidianamente, vuoi perché improvvisare e scardinare le care e calde abitudini spaventa sempre un po’, vuoi perché, con tutto quello che si sente in giro… La diffidenza, piano piano, copre con un freddo velo le nostre case, l’ignoto ci attira e terrorizza, com’è giusto che sia, e l’abitudine spesso prende il sopravvento. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami. Non si conoscono che le cose che si addomesticano. - disse la volpe” A volte guardare il mondo attraverso gli occhi di un bambino può spiazzarci, ci schiarisce la vista e forse riorganizza le nostre priorità ed è proprio questo che fa Il Piccolo Principe, ci ricorda che dietro quella corazza che ci difende dal mondo c’è ancora un bambino, un fanciullino di Pascoliana memoria che vuole stupirsi, guardare il mondo, arrossire, essere addomesticato. “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)”. Elena Fiorenza
Il piccolo principe Di Antoine de Saint-Exupery Editore Bompiani Collana Tascabili ragazzi Data uscita 05/12/2000 Pagine 144, Illustrato
Libro fantastico e sorprendente scritto apparentemente per i bambini, guarda al mondo con una freschezza strabiliante permettendo anche agli adulti di ritrovare una tenerezza perduta e d’incantarsi a guardare il cielo alla ricerca di quel bambino dai capelli color del grano.
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Gruppi Parrocchiali
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M.A.S.C.I.
Nascita e peculiarità Per delineare la nascita del M.A.S.C.I. (Movimento Adulti Scouts Cattolici Italiani) occorrerebbe poter ripercorrere la sua storia che affonda le radici sin dagli anni ’30. Assumendo invece la diversa e modesta funzione di cronista, forse sarà possibile fornire notizie che possano illustrarne le peculiarità utili alla comprensione del lettore. Mario Mazza, pedagogista e figura di spicco dello scoutismo cattolico italiano, riceve il compito di trasformare le originarie “Compagnie di San Giorgio” in un movimento ecclesiale, separato ed autonomo, in armonia con una analoga evoluzione internazionale dello scoutismo degli adulti. Nel 1954, a Roma presso la Domus Pacis, nel corso della 1° Assemblea Nazionale nasce, così, il Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (M.A.S.C.I.) il cui Presidente sarà lo stesso Mario Mazza che rilancia il motto caro a Baden Powell (il fondatore dello scoutismo giovanile), “una volta scout sempre scout”, e afferma che se l'Associazione scoutistica giovanile (A.S.C.I.) “prepara i ragazzi alla vita attraverso il metodo scout” il MASCI vuol essere “un metodo di vita basato sui valori scout”. Nella sua relazione all'assemblea sottolinea che l'adulto deve continuare a crescere come uomo e come cristiano, senza mai dimenticare lo spirito di servizio che ha caratterizzato il suo percorso Rover, delineando così le basi fondanti del MASCI: educazione permanente e servizio. Il passaggio dalle Compagnie di S.Giorgio al MASCI non è quindi un fatto formale, con lo scopo di dar vita ad una associazione di ex scout ma, come da più voci evidenziato, una unione operante di educazione permanente e di servizio, senza le forme esteriori dello scoutismo giovanile. Appare, allora, agevole comprendere che il MASCI non è una compagine di nostalgici ma di adulti volenterosi di intraprendere un nuovo stile di vita dove il concetto di “buona azione”, propria del movimento giovanile, viene sostituita con “l’azione civica di servizio”. Il Movimento è formato, come riportato nel Patto Comunitario, da “…Uomi-
ni e donne provenienti da strade ed esperienze diverse, ma uniti dalla convinzione che lo scautismo è una strada di libertà per tutte le stagioni della vita e che la felicità è servire gli altri a partire dai più piccoli, deboli ed indifesi. Apparteniamo alla grande famiglia dello scautismo e ci riconosciamo nei valori espressi dalla Promessa e dalla Legge scout. Siamo convinti che la nostra proposta sia valida per ogni persona che non consideri l'età adulta un punto di arrivo, ma voglia continuare a crescere per dare senso alla vita ed operare per un mondo di pace, più libero e più giusto. Per questo motivo ci rivolgiamo a chi vuole continuare a fare educazione permanente con il metodo scout e a testimoniarne i valori e a chi si avvicina per la prima volta allo scautismo da adulto” . Da qui la nascita delle varie Comunità (questa la definizione per i movimenti locali) che in ossequio al Patto Comunitario danno vita ad un proprio Statuto nel quale vengono “impressi” i valori che daranno impulso alle attività proprie. La Comunità di Scafati I°, nasce nell’anno 1985 da una riunione tra adulti che avevano già percorso la strada dello Scoutismo giovanile e che, ancora desiderosi di essere utili nel contesto territoriale, decide di rispondere agli impulsi suddetti e mai sopiti. È intitolata al compianto Alessandro Scelza, scout di vecchissima data, che tanto ha profuso per la sua nascita e che ancor di più ha dato per la sua crescita. I giorni che seguiranno, quindi, vedono la Comunità impegnata nel sociale e vieppiù in una opera che, attualmente, è il più grande motivo di orgoglio: la costruzione del Nuovo Complesso Parrocchiale “San Francesco di Paola” dalla cui realizzazione non può essere discostata la figura di don Aniello Marano, fautore ed artefice massimo. La Comunità di Adulti Scouts con il passare degli anni è ormai divenuta a sua volta “adulta” e cammina con i passi della propria esperienza, impegnandosi nel sociale con sempre maggiore volontà, indirizzando la sua opera e le sue intenzioni verso i più biso-
settemiglia da Gerusalemme ad Emmaus …e ritorno
Periodico Mensile Anno I - N°1 Dicembre 2010 Mail ed Info: redazione@settemiglia.it www.settemiglia.it
Diocesi di Nola – Parrocchia San Francesco di Paola – Scafati – Sa
“AVVENTO”: CULTURA CHE ACCOGLIE Il Natale visto con gli occhi dell’asinello e del bue
gnosi, nell’interesse della comunità parrocchiale e cittadina, anche intrattenendo contatti con l’Amministrazione della Città per offrire la partecipazione consultiva alle sue iniziative o per manifestare il dissenso quando ritenuto necessario. E pur se gli impegni sociali crescono, pur se questi ultimi devono essere gestiti con sacrificio facendo i conti con le proprie famiglie, non vengono tralasciati altri momenti sia ludici che di aggregazione: “Gite per anziani”, “Sagra della polpetta di papagno” nel corso dell’annuale festeggiamento del Patrono, l’assistenza ed il conforto agli anziani soli, alle persone diversamente abili e tanto altro che ha potuto avere concretezza solo tramite l’impegno profuso da ogni adulto della Comunità. Maria Vangone
settemiglia da Gerusalemme ad Emmaus …e ritorno
Supplemento a IN DIALOGO Mensile della Chiesa di Nola Aut.ne Trib. di Napoli n. 3393 del 7/03/1985 Direttore Responsabile: MARCO IASEVOLI Coordinatore Redazione: DON GIUSEPPE DE LUCA Redazione: VINCENZO FIORENZA ENZO VITIELLO ALFONSO QUARTUCCI ELENA FIORENZA VINCENZO DONNARUMMA E-Mail ed Info: redazione@settemiglia.it
Far uscire il primo numero di un giornale parrocchiale in concomitanza con l’Avvento mi è sembrata una scelta ricca di significati e di valori. Innanzitutto viene dichiarata la volontà di mettersi in ascolto, di leggere i bisogni della parrocchia, di offrire un servizio alla comunità ecclesiale e, perché no, anche cittadina, almeno in prospettiva. In secondo luogo una tale decisione interpella ciascuno di noi sulla sua capacità di ridurre la distanza tra il dire e il fare, tra l’omelia e la testimonianza, tra la preghiera e la carità, tra le idee e la politica attiva. Konrad Lorenz, uno dei più importanti studiosi dei comportamenti umani ed animali, sosteneva che l’uomo, ancora oggi, non è in grado di attivare, davanti alle difficoltà e ai pericoli della vita, come alle relazioni con i suoi simili, reazioni diverse dalla lotta o dalla fuga. In altre parole, dice Lorenz, quando una persona si sente minacciata, reagisce o con la lotta, nel tentativo di neutralizzare la minaccia, o scappando, per conservare la sua incolumità davanti ad un avversario troppo forte. L’Avvento, secondo me, smentisce tale teoria. La figura del Cristo che viene è la prova che esiste una terza possibilità: l’Amore gratuito e vivificante. Ecco, allora, che “Settemiglia” diventa la strada che unisce, la porta che apre, il mondo che accoglie. D’altronde, se avesse avuto ragione Konrad Lorenz, oggi il mondo dovrebbe essere sotto il potere assoluto della violenza, del sopruso, del caos. Invece in giro c’è, più che altro, indifferenza e l’indifferenza è un meccanismo di difesa che scatta quando si ha paura e non lo si vuol dimostrare, quando le persone non si sentono a loro agio davanti alle difficoltà della vita. Infatti, non appena viene lanciata una richiesta di aiuto, da qualsiasi parte del globo, ecco che si mette
in moto il meccanismo della solidarietà. Duemila anni di storia cristiana, quindi, non sono trascorsi inutilmente! Nel nostro DNA si è definitivamente collocato il seme dell’Amore che dà vita, anzi, più verosimilmente, esso c’era già, fin dalle origini. Non a caso nella Bibbia si narra della creazione dell’uomo come il soffio che esce dalla bocca del Creatore. Qualcuno diceva che “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. È vero! Il male, il dolore, l’ingiustizia sono sempre alla ribalta, ma per ogni atto volto alla morte ce ne sono cento che portano la vita, per ogni grido di sofferenza ci sono mille volti che portano il sorriso, per ogni vita spezzata con la violenza e l’ingiustizia ci sono miriadi di croci che si alzano al cielo. Per il cristiano l’Avvento è questa convinzione che si rinnova non una volta all’anno, ma sempre. Si rinnova nelle scuole, negli ospedali, nei centri di accoglienza per immigrati, sotto i tetti delle proprie case, nelle fabbriche, nei tribunali, nei campi sportivi, nelle comunità terapeutiche, nei cimiteri, d’ovunque insomma, due o più siano riuniti nel Suo Nome. Quando si dice che per migliorarsi bisogna partire dalla riscoperta delle proprie origini, si dice una cosa vera. Guardare al proprio passato è un esercizio di umiltà e di saggezza. Ora, che cosa troviamo nel nostro passato? Io personalmente trovo la mia fanciullezza, i miei genitori, mio fratello e tutto il bene che ho ricevuto dalle tante persone che ho incontrato sul mio cammino. L’anno scorso sono riuscito a riversare su un CD tutti i filmini in 8 e super8 che aveva girato mio padre nel corso di alcuni decenni. Non ho vergogna a dire che ho pianto nel rivedere, a distanza di tanto tempo, quei volti familiari. Anche questo può essere il mio
Avvento. Ritrovare dentro di me i sentimenti più veri, più profondi, più grandi che hanno la forza di vivificarci e di rappacificarci con noi stessi e con il mondo circostante. Guardare alla Grotta, alla piccola stalla di Betlemme significa aprire lo scrigno della nostra vita. È da lì che parte tutta la nostra storia umana, è quella luce che illumina il mondo degli uomini, una luce che non ha bisogno di energia elettrica per accendersi perché proviene da un’altra Fonte, una Sorgente Inesauribile che dà ad ogni essere umano quella linfa vitale che gli consente di vivere in modo significativo la sua vita. Ora, se noi chiudiamo gli occhi, non vuol dire che la luce si sia spenta. Forse siamo noi che, in qualche modo e per qualche ragione, abbiamo deciso di ignorarla. Questo testimonia che siamo fatti di carne, che siamo deboli. Ma ci fa amare ancora di più quell’asinello e quel bue che, in silenzio ed umilmente, hanno saputo accogliere il Falegname di Nazareth con il loro caldo respiro. Vincenzo Fiorenza
28 D
I DOMENICA DI AVVENTO Is 2,1-5; Sal 121; Rm 13,11-14°; Mt 24,37-44 S.Messe: Ore 8.30 / 10.15 / 11.30 / 18.00 Andiamo con gioia incontro al Signore.
29 L
Santa Messa ore 19.00 Novena Immacolata ore 21.00 Recita del Rosario In ascolto del Vangelo della Domenica ore 20.30
30 M
Sant'Aandrea Novena Immacolata ore 21.00 Recita Santo Rosario
01 M
Novena Immacolata ore 21.00 Recita Santo Rosario
02 G
S. Messa ore 9.00 Adorazione Eucaristica ore 9.30 – 18.00 In ascolto del Vangelo della Domenica ore 18.00 Vespri ore 19.00 / ore 21.00 Recita Santo Rosario
03 V
I Venerdì del mese Novena Immacolata ore 21.00 Recita Santo Rosario Incontro R.n.S.
04 S
Novena Immacolata ore 21.00 Recita Santo Rosario
05 D
II DOMENICA DI AVVENTO Is 11,1-10; Sal 71; Rm 15,4-9; Mt 3,1-12 S.Messe: Ore 8.30 / 10.15 / 11.30 / 18.00
06 L
Novena Immacolata ore 21.00 Recita Santo Rosario In ascolto del Vangelo della Domenica ore 20.30
07 M
Sant'Ambrogio Novena Immacolata ore 21.00 Recita Santo Rosario
08 M
IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA B. V. MARIA S.Messe: Ore 8.30 / 10.15 / 11.30 / 18.00 Rinnovo Promesse Scouts ore 10.15
09 G
S. Messa ore 9.00 Adorazione Eucaristica ore 9.30 – 18.00 In ascolto del Vangelo della Domenica ore 18.00 Vespri ore 19.00
10 V
Incontro R.n.S.
13 L 14 M
P A R R O C C H I A L E D I C E M B R E 2 0 1 0
15 M 16 G 17 V 18 S 19 D 20 L 21 M 22 M 23 G 24 V 25 S 26 D 27 L 28 M
11 S 12 D
C A L E N D A R I O
III DOMENICA DI AVVENTO – GAUDETE Is 35,1-6a.8a.10; Sal 145; Gc 5,7-10; Mt 11,2-11 S.Messe: Ore 8.30 / 10.15 / 11.30 / 18.00 Vieni, Signore, a salvarci. Santa Lucia In ascolto del Vangelo della Domenica ore 20.30
S. Agnello Abate
Adorazione Eucaristica ore 9.00 – 18.00 In ascolto del Vangelo della Domenica ore 18.00 Novena di Natale / Vespri ore 19.00 Rassegna Teatrale Novena di Natale ore 18.00 Incontro R.n.S.
Arrivo della Luce della Pace da Betlemme Novena di Natale ore 18.00
IV DOMENICA DI AVVENTO Is 7,10-14; Sal 23; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24. Ecco, viene il Signore, re della… Novena di Natale ore 18.00 In ascolto del Vangelo della Domenica ore 20.30
Novena di Natale ore 18.00
Novena di Natale ore 18.00
S. Messa ore 9.00 Adorazione Eucaristica ore 9.30 – 19.00 In ascolto del Vangelo della Domenica ore 18.00 Novena di Natale / Vespri ore 19.00 Veglia Notte Santa ore 23.30
NATALE DEL SIGNORE S.Messe: Ore 8.30 / 10.15 / 11.30 / 18.00
S. FAMIGLIA DI GESÙ S.Messe: Ore 8.30 / 10.15 / 11.30 / 18.00 Santo Stefano In Parrocchia Spettacolo Teatrale S. Giovanni
Santi Innocenti
29 M 30 G 31 V
S. Messa ore 9.00 Adorazione Eucaristica ore 9.30 – 19.00 Vespri ore 19.00 Santa Messa con il canto del TE DEUM ore 16.30
VANGELO 28 NOV - I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) Vangelo Mt 24,37-44 Vegliate, per essere pronti al suo arrivo. Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».
05 DIC - II DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) Vangelo Mt 3,1-12 Convertitevi: il regno dei cieli è vicino! Dal Vangelo secondo Matteo In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
12 DIC - III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) Vangelo Mt 11,2-11 Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro? Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via". In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
19 DIC - IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) Vangelo Mt 1,18-24 Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide. Dal Vangelo secondo Matteo Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa "Dio con noi". Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
25 DIC - NATALE DEL SIGNORE - MESSA DEL GIORNO Vangelo Gv 1,1-18 Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Dal Vangelo secondo Giovanni In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.