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TRUMP FIRMA UN ORDINE ESECUTIVO PER RICLASSIFICARE LA CANNABIS

Il 18 dicembre 2025, il Presidente degli Stati Uniti

Donald J. Trump ha firmato un importante ordine esecutivo che impone al Dipartimento di Giustizia di accelerare il processo di modifica della classificazione della marijuana da Schedule I a Schedule III ai sensi del Controlled Substances Act (CSA).

Questo cambiamento rappresenta la più grande svolta nella politica antidroga degli Stati Uniti in oltre 50 anni. Fino ad ora, la cannabis veniva classificata al pari di droghe estremamente pericolose come l’eroina e l’LSD. Con questa nuova classificazione, sarà considerata una droga accettata per uso medico e implicante rischi di abuso inferiori, simili a quelli di farmaci come la chetamina o il Tylenol con codeina.

Cosa significa passare a Schedule III?

Sebbene questo cambiamento non significhi che la marijuana verrà legalizzata per uso ricreativo in tutto il Paese, come ha sottolineato il Presidente, questo passaggio modifica in maniera significativa il panorama legale ed economico in diversi modi:

1. Riconoscimento medico federale: per la prima volta, il governo federale riconosce che la cannabis può essere utilizzata per scopi medici.

2. Minore potenziale di abuso: il rischio di sviluppare dipendenza da cannabis è ora considerato da moderato a lieve rispetto al rischio relativo alle droghe di Schedule I e II.

3. Sgravio per le aziende che operano nel settore della cannabis: un importante effetto immediato è che le aziende che operano nel settore della cannabis non saranno più ostacolate dalla Sezione 280E del codice tributario, che in precedenza impediva loro di detrarre le normali spese aziendali. Possono ora operare come qualsiasi altra attività legale.

4. Impulso alla ricerca: questo ordine esecutivo non riguarda solo la riclassificazione. Richiede la rimozione delle barriere che hanno impedito alle università e ai laboratori di studiare il THC e il CBD.

L’obiettivo è quello di approfondire le conoscenze sui benefici medici e sui rischi della cannabis, consentendo finalmente lo svolgimento di importanti studi che in precedenza erano stati bloccati.

Che impatto ha tutto ciò sull’Europa?

Sebbene questo ordine esecutivo abbia validità solo negli Stati Uniti, gli esperti ritengono che potrebbe influenzare il dibattito sulla politica in materia di droga a livello mondiale.

- Impatto sui trattati globali: la classificazione della cannabis come sostanza di Schedule I da parte degli Stati Uniti è stata fondamentale nel divieto globale delle droghe. Spostandola nella Schedule III, gli Stati Uniti inviano un segnale forte alla comunità internazionale, facilitando potenzialmente il percorso di Paesi come la Germania e la Spagna che intendono continuare a riformare le proprie leggi senza temere ripercussioni da parte degli Stati Uniti.

- Sostegno alla regolamentazione europea sulla cannabis: la Spagna sta attualmente lavorando alla regolamentazione della cannabis terapeutica.

Gli Stati Uniti riconoscono ora ufficialmente l’uso medico della cannabis, il che offre un importante sostegno scientifico e politico. Questo potrebbe

contribuire ad accelerare gli sforzi delle autorità sanitarie spagnole volti ad allineare le loro normative a questo nuovo riconoscimento.

– Opportunità d’investimento: l’eliminazione della barriera fiscale negli Stati Uniti rafforzerà le grandi aziende produttrici di cannabis, rendendole più interessanti per gli investitori a livello mondiale. Questo potrebbe comportare un incremento degli investimenti nel settore della cannabis, in particolare nei mercati emergenti in Europa. La Spagna svolgerà un ruolo importante come potenziale hub agricolo.

In sintesi, l’ordine esecutivo firmato il 18 dicembre 2025 non legalizza la marijuana in tutti gli Stati Uniti, ma rimuove molti degli ostacoli importanti che ne hanno impedito l’accettazione. Riconoscendo i benefici medici della cannabis e allentando le restrizioni fiscali per le aziende che operano nel settore, l’amministrazione Trump ha avviato un cambiamento notevole. Sebbene la lotta per la piena legalizzazione spetti ancora ai singoli Stati e al Congresso, questa mossa legittima l’industria della cannabis in quanto parte importante sia dell’economia che della sanità, facendola finalmente uscire dall’ombra dopo decenni di proibizionismo.

La rivista della cannabis dal 1985

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Heady Glass

Blowing Art, parte II

Quando il vetro diventa arte

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Girl Scout Cookies

Una dimostrazione di potenza

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Un nuovo modo di pensare Vecchia & nuova scuola nel mercato moderno della cannabis

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CanAdelaar, la più grande weed farm olandese Vittima di furti, reclami e problemi legati agli odori

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Quando è il momento giusto per potare la cannabis?

Come si può aumentare la resa?

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SKYWALKER OG GELATO

AUTO – VOLA ALTO CON GANJA FARMER

Oggi vogliamo presentarvi un grow report dedicato ai semi Skywalker OG Gelato Auto della seedbank Ganja Farmer. A Ganja Farmer crediamo che le migliori storie sulle varietà non nascano nei laboratori o nelle agenzie di marketing, ma tra le mura della propria casa — grazie alle persone che amano la cannabis e la coltivano senza pressioni di tempo o denaro. Le foto sono opera di Hydro_Hiebs, uno dei membri della nostra fantastica community. Grazie per la tua curiosità!

Fase vegetativa: settimane 1–4

Le prime tre settimane di crescita vegetativa sono trascorse in modo regolare e tranquillo. La pianta è cresciuta senza training, senza potature e senza correzioni — il minimo intervento ha portato ottimi risultati. Il vigore non è mai mancato e l’altezza è aumentata gradualmente: da pochi centimetri nella prima settimana fino a circa 22 cm nella terza. Le foglie hanno mantenuto per tutto il periodo un colore sano e la struttura della pianta è

Inizio: semplice, senza stress

La partenza è stata classica e priva di fuochi d’artificio. Il seme di Skywalker OG Gelato Auto è stato messo direttamente nel terreno, in un vaso da 19 litri. Il substrato è stato irrigato con acqua a pH 6,5, senza stimolatori e senza tentativi di accelerare troppo. Dopo quattro giorni la piantina è emersa in superficie — esattamente nei tempi previsti.

La coltivazione è stata condotta fin dall’inizio in una growbox standard, sotto una lampada Mars Hydro SP3000 con ciclo 18/6. La temperatura si è mantenuta intorno ai 24°C, mentre l’umidità era circa del 65% nelle prime settimane. Condizioni ben note alla maggior parte dei grower — niente di complicato, ma estremamente efficace.

rimasta compatta. Nulla è più piacevole alla vista di una pianta in salute. La lampada è stata mantenuta a una distanza sicura di circa 55 cm, permettendo una crescita stabile senza segni di stress da luce.

Passaggio alla fioritura: settimana 5

Intorno alla quarta settimana sono comparsi i primi chiari segnali di fioritura — uno dei momenti più gratificanti. L’umidità è stata abbassata a circa il 40% e nel piano di nutrizione è stato introdotto un leggero supporto con fertilizzanti da fioritura.

Durante la quinta e la sesta settimana la struttura della pianta è cambiata visibilmente. Gli internodi hanno iniziato a riempirsi e la pianta

ha rapidamente guadagnato volume. L’altezza ha raggiunto circa 50 cm, mantenendo dimensioni compatte.

Fioritura: settimane 5–11

Tra la settima e la nona settimana i fiori si sono notevolmente infittiti. Le cime hanno aumentato uniformemente la loro massa e una spessa coltre di resina ha iniziato a ricoprire l’intera pianta. È una caratteristica tipica di Skywalker OG Gelato Auto — molte cime appiccicose, perfette per riempire i barattoli per lunghi mesi. L’aroma si è sviluppato gradualmente: dolce, pulito, privo di note pungenti.

Maturazione e raccolto: settimana 11 Già nella decima settimana di fioritura, l’osservazione dei tricomi indicava l’avvicinarsi della piena maturità. Il raccolto è avvenuto nell’undicesima settimana, chiudendo l’intero ciclo in soli 79 giorni dalla semina. L’altezza finale si è fermata a soli 55–56 cm, dimostrando che Skywalker OG Gelato Auto è perfetta per coltivazioni domestiche discrete. Dopo il raccolto, il materiale ha seguito un processo completo di essiccazione di 14 giorni e oltre 30 giorni di concia. Solo allora l’aroma si è stabilizzato completamente — dolce e floreale-fruttato, con un fondo terroso evidente ma delicato. Al gusto rimane una dolcezza naturale con una leggera profondità, mentre le cime compatte e fortemente ricoperte di resina confermano l’eccellente risultato finale dell’intero ciclo.

Risultato finale

Il raccolto finale è stato di 85 grammi di materiale secco. Un risultato notevole per una singola

pianta autofiorente coltivata su una superficie di soli 0,15 m². I fiori sono compatti, pesanti e uniformemente ricoperti di resina. La struttura delle cime è solida, senza spazi vuoti, e l’aspetto complessivo è estremamente invitante. Dopo l’essiccazione e la concia, l’aroma si è orientato verso note dolci, floreali e fruttate, con un sottofondo terroso chiaro ma non invadente. Il profilo olfattivo è pulito e definito, privo di note acerbe o verdi che talvolta compaiono con una finitura troppo rapida. Al palato domina la dolcezza, bilanciata da una profondità naturale che persiste a lungo.

Effetto

Skywalker OG Gelato Auto è un ibrido di genetiche Sativa e Indica e offre il meglio di entrambi i mondi: miglioramento dell’umore e rilassamento fisico dopo una dura giornata di lavoro, oppure carburante per attività creative in un tranquillo pomeriggio di sabato. Qualunque sia il modo in cui deciderai di utilizzarla, saprà ripagarti per l’impegno dedicato.

Questo grow report dimostra che Skywalker OG Gelato Auto è una varietà resistente che, con una gestione semplice e rilassata, sa offrire una coltivazione stabile, un raccolto solido e una qualità finale molto elevata. Non serve un’astronave per volare alto — basta Skywalker OG Gelato Auto di Ganja Farmer Seedbank.

HEADY GLASS BLOWING

ART, PARTE II

Quando il vetro diventa arte

Quando si parla di heady glass art è impossibile non fare il nome di Banjo. All'interno del movimento è considerato come un essere superiore, infatti se esiste qualcuno in grado di fondere elementi postindustriali con figure sacre e divine è proprio lui. Dopo aver trascorso alcuni anni all'Università studiando arte, fotografia e scultura, con un banjo in spalla si mette in viaggio per il paese durante il quale finisce per immergersi completamente nella scena controculturale, in particolar modo quella che ruotava intorno ai deadhead, seguendo le orme di tanti altri pionieri dell'heady glass. Banjo inizia la sua carriera nel 1999 e in poco tempo diventa uno degli artisti più celebri a livello internazionale, le sue opere sono a dir poco psichedeliche, spesso costituite da migliaia di elementi uniti tra loro dalla fiamma della torcia.

Splendide dee femminili perfettamente amalgamate con componenti meccanici dall'estetica futuristica sono tra i motivi più ricorrenti nelle sue opere. Immagini archetipiche sacre vengono fuse con personaggi dei Transformers o della saga di Star Wars con un armonia unica, infatti per Banjo il vetro rappresenta un medium con cui dare forma alla sua visione sull'avvenire, un futuro dove la tecnologia e la sfera spirituale vivono in perfetto equilibrio. Per ottenere uno dei pezzi sfornati da Banjo bisogna mettersi in fila, i suoi lavori sono oggetto di desiderio anche per i collezionisti che non fumano marijuana, partendo da poche migliaia fino a raggiungere facilmente varie decine di migliaia di euro per pezzi da urlo come il Sun Salutation.

I DEAD HEAD

A quanto sembra il circolo dei fan dei Grateful Dead è stata una fucina di artisti e non solo, che hanno contribuito enormemente alla crescita

del vetro funzionale, nomi di spicco come Jason Harris fondatore della Jerome Baker Design oppure Jimi Cummins di Wicked Glass insieme ad Abei Fleshman proprietario della Northstar Glass, un'azienda produttrice di bacchette di vetro colorato che ha rivoluzionato il mercato, si sono formati attraverso i tour della band psichedelica.

Anche la storia di Scott Deppe ebbe inizio ad un loro concerto nel lontano 1993 quando vide una pipa di vetro e una volta tornato a casa si comprò una torcia e il resto degli strumenti da soffiatore per cercare di riprodurla. Scott è un soffiatore autodidatta in grado di padroneggiare numerose tecniche di lavorazione del vetro, le sue opere sono caratterizzate da un'estetica psichedelica e dall'ampio utilizzo della geom-

etria sacra. Nel 2013 ha fondato Mothership Glass, un collettivo di artisti soffiatori che rappresenta una forza unica sul mercato di fascia alta. Gli anni '90 sono stati un'epoca d'oro per il movimento heady glass, con la nascita di numerosi soffiatori e la scoperta di tecniche di lavorazione innovative.

LA SECONDA GENERAZIONE

La seconda generazione di soffiatori ha spinto il lavoro artistico iniziato da Bob Snodgrass ad un altro livello. L'entusiasmo era talmente alto da stimolare gli artisti alla continua di ricerca e sperimentazione. Nathan Miers, conosciuto come N8, è un mago della soffiatura del vetro attivo da quasi 25 anni. I suoi lavori sono caratterizzati da paesaggi spaziali con rappresentazioni di scene intergalattiche, arricchite da

numerosi elementi in vetro e il fuming di argento e oro. Le sue space pipes sono un fantastico esempio. Nelle opere di N8 il vetro prende vita attraverso la creazione di effetti visivi che lo rendono un organismo vivo.

Nathan è uno dei talentuosi membri del collettivo artistico Everdream, con sede in Colorado, noto per riunire alcuni dei nomi più influenti del movimento heady glass. Tra questi spicca anche Eusheen Goines, celebre per le sue creazioni di vetro funzionale straordinariamente dettagliate. Eusheen si avvicina al mondo del vetro nel 2000, quando lavorava in un negozio di articoli per fumatori e da allora si è buttato a capofitto nella scena. Le sue opere sono

Foto per gentile concessione di Chilean Glass.
Foto per gentile concessione di Chilean Glass.

caratterizzate da pattern psichedelici che si ispirano alla geometria sacra, l'uso del fillacello è ricorrente nei suoi lavori contraddistinguendo il suo stile. Il fillacello è una tecnica che ricorda molto il reticello ma che risulta molto più complessa e ricca di dettagli. Joe Peters è un artista soffiatore noto per le sue opere influenzate da forme naturali viventi, creature marine, draghi e robot. La sua carriera ha inizio nei primi anni del 2000 e da allora è finito per diventare uno dei punti di riferimento dell'heady glass. I suoi sono dei capolavori scultorei che uniscono tecniche avanzate della lavorazione del vetro con la cultura pop contemporanea.

OPERAZIONE PIPE DREAM

Il sogno finisce nel 2003 con l'operazione denominata Pipe Dream eseguita dalle forze dell'ordine americane durante la quale ci furono centinaia di perquisizioni ai danni di aziende, laboratori, distributori ed artisti coinvolti nel mercato dell'heady glass che in alcuni casi si conclusero con arresti e confische dei beni. Ryan Teurfs, fondatore della 101 North Glass, ne è un esempio; a quei tempi Ryan aveva oltre 50 soffiatori in squadra nel suo laboratorio situato nella contea di Humboltd e fu uno delle maggiori figure di spicco a pagarne le conseguenze con un periodo di detenzione insieme ad altri suoi collaboratori. L'operazione colpì duramente il movimento, che dopo una battuta iniziale di arresto, tornò a riorganizzarsi nell'underground.

DAL BONG AL DAB RIG

Sebbene il bong fosse stato già brevettato nel 1922 come uno strumento per fumare dotato di una camera per contenere un liquido di raffreddamento come l'acqua, il primo bong fatto interamente di vetro con la base a forma di ampolla è stato creato da Cameron Tower uno dei discepoli di Bob Snodgrass. Nel laboratorio di Bob le pipe ad acqua create fino a quel momento erano degli strumenti a due o più pezzi che ne facilitavano la pulizia ma allo stesso tempo risultavano ingombranti. Per risolvere questo inconveniente Cameron realizzò una pipa ad

acqua che aveva alla base una bolla collegata ad un tubo che saliva verticalmente, mentre il downstem ed il braciere erano fusi nella bolla di vetro alla base. Il bong di Cameron era talmente resistente da poterlo pulire facilmente e trasportare comodamente, aprendo la strada a un nuovo design per i bong in vetro.

Ma come si è passati dal fumare marijuana con il bong al dabbare i concentrati di resina contemporanei? Negli anni ’70, all’interno del movimento hippie, si diffuse il cosiddetto hot knifing, un metodo per fumare l’olio di cannabis che prevedeva il riscaldamento delle punte di due coltelli, tra le quali veniva posta una piccola quantità di estratto; il fumo prodotto veniva poi inalato attraverso un imbuto per intensificarne l’effetto. L’hot knifing è stato il precursore del dabbing moderno, ma prima di arrivare ai dab rig così come li conosciamo, è doveroso menzionare due fratelli. Infatti, al duo di soffiatori Hashmasta Kut e Lucy Carson si deve un’evoluzione fondamentale che ha gettato le basi per la nascita del dab rig. Si tratta di un braciere per bong dalla forma simile a un braccio piegato: a differenza dei modelli classici, il loro braciere aveva la bocca rivolta verso il basso, a cui era collegata una piccola piastra di titanio che scaldata con una fiamma veniva utilizzata per vaporizzare gli estratti di cannabis direttamente nel braciere. Dall’introduzione del nail in titanio, passa pochissimo tempo prima che i soffiatori di vetro funzionale inizino a progettare pipe pensate appositamente per i concentrati. Le dimensioni si riducono, il titanio lascia il posto al quarzo e il braciere si trasforma, assumendo forme sempre più specifiche e ottimizzate per la vaporizzazione.

WOMEN GLASSMAKERS

Sicuramente Lucy Carson non è l'unica donna del movimento heady glass, ma quando ha iniziato a soffiare il vetro Dellene Peralta nei primi anni '90 probabilmente era una rara eccezione. Dopo aver studiato arte e fotografia, Dellene rimase affascinata dal lampworking e nel 1996 iniziò la sua carriera come soffiatrice sotto la

È difficile descrivere lo stile di quest'artista, la ricchezza di dettagli delle sue opere le fa apparire come se fossero scolpite sul vetro invece di essere modellate soffiandolo, uno dei segni distintivi è l'impiego di strati multipli di vetro di colore differente per creare profondità. Creature mitologiche e forme geometriche complesse sono ricorrenti nelle sue creazioni che pezzo dopo pezzo raccontano attraverso il vetro una parte di sé. Laceface è una figura ispiratrice per le nuove generazioni di artiste del vetro.

Nel prossimo numero di Soft Secret ci sposteremo oltre oceano per esplorare la scena europea dell’heady glass, con artisti come Heliox, Glashus, Red Bubble e molti altri che stanno ridefinendo l'arte del vetro funzionale nel Vecchio Continente.

Il vetro è la mia dottrina, mi insegna le vie della pazienza, della disciplina e della determinazione. Ogni giorno lodo le forme fluide mentre danzo con le fiamme, desiderando che parlino e mi mostrino la luce. Lacey Walton

guida di Clinton Roman, uno dei pionieri della scena locale del vetro borosilicato. Le sue opere sono caratterizzate da forme giocose e fantasiose, spesso ispirate ad animali, funghi e fiori, realizzati con dettagli intricati e un’attenta scelta dei colori brillanti e saturi. Dellene fa ampio uso del fuming d’oro e d’argento. Tra le sue creazioni più iconiche figurano le pipe a forma di scarpetta da donna, high heel rigs, simbolo del suo stile distintivo che fonde funzionalità e valore estetico. Laceface è una soffiatrice originaria dell'Oregon tra le più riconosciute a livello internazionale. Nata da una famiglia di mastri vetrai, Lacey al posto del sangue ha il silicio che gli scorre nelle vene. Per Lacey i limiti non esistono e si può facilmente comprendere ammirando le sue opere.

Foto per gentile concessione di Chilean Glass.
Foto per gentile concessione di Chilean Glass.
Foto per gentile concessione di Chilean Glass.
Foto per gentile concessione di Chilean Glass.

In memoriam

IN MEMORIAM: SIMONE STARA RIPOSA IN PACE DOLCE ANIMA GRANATA

E' mancato Simone Stara. E' mancato un ragazzo che da quando mi occupo di cannabis terapeutica ha sempre manifestato un grano d'irriducibile ribellione alle avversità ed incredibli ingiustizie sofferte da chi trova riparo in questa pianta per sollevare quadri clinici spesso profondamente proibitivi. Simone credeva visceralmente nella sua battaglia di principi. Una battaglia culturale senza quartiere affinché la cannabis venisse accettata dall'ortodossia medica e venisse permesso ai pazienti di coltivarla per garantirsi una continuità terapeutica che lo Stato non ha mai saputo gestire [Ndr Confermando un trend negativo storico, anche nel 2025, lo Stabilimento Militare di Firenze è arrivato a produrre solo 170 kg di cannabis sui 400 kg autorizzati dal Ministero della Salute a novembre 2024]. Non so quanti dei miei libri Simone abbia comprato e distribuito, non so quante presentazioni abbia organizzato, non so quante iniziative di sensibilizzazione abbia messo in moto e quante feste abbia voluto portare avanti per tenere viva l'attenzione della società civile verso un tema, verso una cura, spesso davvero compresa soltanto da chi ne condivide l'imperante necessità quotidiana.

Simone ha sempre lottato in prima fila. Ha sempre rivendicato uno spazio politico di appartenzenza, appartenzenza ad una comunità di persone colpite nelle carni, nello scheletro, nell'anima, ma non per questo arrese al proprio destino. Tutt'altro. Simone ha sempre lottato per la dignità. Per la sua

e per quella di chi, a differenza di lui, non viveva del medesimo fuoco che solo si accende quando un debole ha bisogno di aiuto. Simone c'era, sempre. Senza compromessi e per questo mi mancherà. Simone Stara, infatti, è stato un uomo che non sopportava i compromessi. Però era anche una persona limpida, un ragazzo che mi ha sempre ascoltato mediare fra gli estremi di una posizione irriducibile al dolore e all'ingiustizia e quella di un cronista che racconta un contesto e non un punto di vista. Simone ascoltava, Simone sapeva che nelle battaglie per i diritti civile le prime donne fanno perdere tempo ed energie all'unità del movimento. Un movimento di associazioni locali che al momento di federarsi non ha saputo guardare al di là del proprio ombellico. Simone soffriva per queste dinamiche. Non gli appartenevano perché a differenza di tante persone che affollano il mondo delle associazioni dei pazienti in cura con la cannabis, con prerogative di riconoscimento personale e priorità che esulano dal risultato comune, Simone non aveva nulla di interessato e lottava in prima persona per aiutare il prossimo. Senza se e senza ma. Conobbi Simone Stara quando mi concesse un'intervista per il mio libro: “ Cannabis terapeutica, frammenti di resistenza sanitaria”, le parole raccolte in quella circostanza restituiscono con chiarezza la misura della sua determinazione. Le ripropongo come esempio per tutti.“ Il problema maggiore e quello di riuscire ad avere sempre la marijuana: non amo alimentare

il mercato nero, lo trovo non etico per il mio modo onesto di vivere e, proprio per questo, ho deciso di coltivarmela. La scelta fondamentalmente nasce dal bisogno di avere sempre a disposizione un prodotto di qualità, sapendo esattamente cosa gli viene somministrato come fertilizzante. Sono consapevole di commettere un reato, ma sono altrettanto consapevole che, da quando utilizzo la marijuana a uso terapeutico, la qualità della mia vita sotto l’aspetto psico-fisico sia notevolmente migliorata. Si tratta di cannabis e libertà di cura, quindi, se il rischio che devo correre è alto, sono pronto ad affrontarlo, reo solo di volermi curare, perché come dice l’art. 32 della Costituzione Italiana - la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Detto questo, spero che certe barriere mentali vengano finalmente abbattute per dare spazio all’applicazione di quest’articolo tanto bello, ma continuamente violato. Per anni sono stato senza alcuna prescrizione e se volevo utilizzare la cannabis mi dovevo rivolgere al mercato nero. Voglio anche testimoniare che nonostante i ricoveri ospedalieri in unità spinale e sapendo che io usavo cannabis per curare le mie patologie, nessuno mi ha mai proposto la prescrizione medica come

avrebbero dovuto fare. Come sappiamo, il mercato nero garantisce solo bassa qualità che a me non serve di certo e per questo la ricetta di un medico è fondamentale per entrare nella legalità. In definitiva senza canapa, sarei costretto a prendere psicofarmaci come terapia per il dolore, ma mi rifiuto categoricamente. Le contrazioni muscolari non mi danno più problemi da quando la uso. Semplice e senza circolocuzioni. Diritto al punto. Dal 2018 Simone Stara diventa Presidente dell’Associazione Seminiamo Principi, con lo scopo di promuovere la cultura e la diffusione di informazioni riguardo la canapa, produrre, sperimentare e ricercare su e con la canapa ed i suoi prodotti di pari passo alla normativa vigente in Italia. Un forte ai membri dell'associazione e soprattutto alla sua compagna Lucia. Simone ci mancherà profondamente, ma il suo esempio continuerà ad ispirare noi che ancora lottiamo in questo mondo di apparenze ed ingiustizie. Un pensiero per te, caro Simone, mi mancherai.

Storia della varietà di Barney’s Farm

Testo e immagini: Green Born Identity - G.B.I.

GIRL SCOUT COOKIES

UNA DIMOSTRAZIONE DI POTENZA

Nel 2009 la rivoluzionaria varietà Girl Scout Cookies (GSC) è stata al centro della meraviglia genetica della West Coast che ha cominciato a diffondersi nel mondo della cannabis in decine di varianti. Questa varietà, ormai leggendaria, ottenuta dall’incrocio di OG Kush e Durban Poison, ha fissato nuovi standard a livello di dolcezza gustativa e abbondanza di resina. Non molto tempo fa, Barney’s Farm ha aggiunto alla sua gamma di semi una varietà pura di Girl Scout Cookies, ottenuta ovviamente dalla genetica originale di alta qualità.

La GSC di Barney’s Farm ha un rapporto indica/sativa di 70:30 e fino al 28% di THC, quantità estremamente elevata che garantisce un effetto indica molto forte, offrendo sensazioni di estremo relax e beatitudine. Le piante hanno bisogno di 60-65 giorni di fioritura per maturare e alla fine raggiungono un’altezza di 100-120 cm. In condizioni ottimali, si possono ottenere raccolti di 600 grammi per metro quadrato, ma i coltivatori sono riusciti ad arrivare anche a più di 700 grammi. Le cime sono ricoperte di ghiandole resinose ed emanano la fragranza allettante tipica di una pasticceria: è il sapore unico e incredibilmente dolce della GSC, arricchito da sfumature terrose e mentolate, che affascina in modo particolare gli appassionati di cannabis di tutto il mondo.

Come sempre con Barney’s Farm: crescita vegetativa perfetta

Data la fama leggendaria e la descrizione promettente della GSC, l’asticella ha raggiunto il suo massimo livello quando The Doc ha deciso di coltivare la famosa varietà e ha seminato due semi femminizzati a tale scopo, germogliati poi in meno di tre giorni. Le due piante di GSC sono cresciute in modo vigoroso, come avviene tipicamente con Barney’s Farm. Considerando la predominanza genetica Indica della varietà, è stato sorprendente vedere che hanno prodotto foglie piuttosto sottili.

Quando The Doc ha avviato la fioritura 3,5 settimane dopo la germinazione, le due piante riccamente ramificate e cespugliose avevano raggiunto un’altezza di 31 e 36 cm. “Come sempre con le genetiche Barney’s Farm, entrambe le piante presentavano una crescita vegetativa perfetta”, ha riferito The Doc non risparmiando neanche un elogio.

Cime sensazionali con uno splendore bianco di tricomi, che sembrano congelate nella nebbia Come se non potessero aspettare, le due GSC hanno cominciato a produrre tricomi nel giro di pochissimo tempo: erano trascorse a malapena quattro settimane di fioritura eppure i giovani grappoli di fiori erano già ricoperti di una sottile patina argentata di resina: “questa precocità abbagliante è destinata a battere

ogni record, incrementando le aspettative di una spettacolare ricchezza finale di resina”, ha dichiarato felice The Doc. Come si è scoperto poco dopo, le sue aspettative sono state decisamente soddisfatte: dopo sette settimane di fioritura, le numerose cime di GSC, di grandi dimensioni, dense e compatte, vantavano uno splendore sensazionale di tricomi bianchi e anche le foglie ombreggianti più grandi che sporgevano da essi erano abbondantemente o interamente ricoperte di un manto di tricomi - “erano così bianche e ghiacciate che sembrava che le cime fossero state velocemente congelate nella nebbia mattutina di un giorno di inizio inverno!”, ha affermato The Doc, in estasi.

La fragranza assolutamente dolce e cremosa che emanavano ha portato The Doc a pensare agli amati biscotti di pasta frolla che sua nonna gli preparava spesso da bambino. Entrambe le piante di GSC sono maturate esattamente nei tempi previsti, raggiungendo la piena maturazione a 65 giorni di distanza con innumerevoli pistilli di un colore arancione acceso. La loro altezza finale di 80 cm e 85 cm le ha rese piante ideali da interno, compatte e robuste.

L’epitome della dolcezza della cannabis

Ancora una volta una delle varietà di Barney’s Farm ha conseguito risultati straordinari a livello di raccolto: le due GSC di The Doc hanno infatti prodotto un totale di 212 grammi secchi - “un altro esempio di un tipico raccolto BF a tre cifre”, ha riferito più che soddisfatto, aggiungendo: "Non potrebbe essere più dolce di così, la fragranza del prodotto finale essiccato è l’epitome della dolcezza della cannabis! Questa varietà è all’altezza del nome “Cookies”. L’essiccazione e la concia hanno reso l’aroma notevolmente più sfaccettato: nella dolcezza sono emerse note aromatiche di cioccolato, frutta e chiodi di garofano, il che ha dato vita a una fragranza complessa e stimolante che ricorda i biscotti di Natale e fa venire subito l’acquolina in bocca”.

Una fantastica esperienza di benessere Durante la tanto attesa prima sessione di degustazione, le cime di GSC si sono rivelate dolci al pari della loro fragranza: dopo aver inalato la sua prima nuvola di vapore di GSC dal vaporizzatore Venty, The Doc si è ritrovato a schioccare le labbra, proprio come quando si concedeva i biscotti di pasta frolla della nonna. Il sapore della GSC presentava anche un lieve retrogusto di cioccolato e spezie, che riportava alla mente i biscotti con gocce di cioccolato in versione natalizia. Dopo tre tiri, è stato pervaso da una leggera ondata di euforia, che ha portato a una sensazione di felicità crescente, e dopo quattro tiri, ogni singola cellula somatica ha segnalato una sensazione di

profonda placidità e piacevole rilassamento, sia a livello fisico che mentale: “una fantastica esperienza di benessere intenso che è durata ben più di due ore”, ha riferito in seguito un Dockie completamente felice.

Il riassunto di The Doc: Girl Scout Cookies al suo meglio

Ancora una volta Barney’s Farm ha soddisfatto in tutto e per tutto le elevate aspettative del veterano della coltivazione: “I semi

hanno prodotto due piante di GSC divine che presentavano tutte le caratteristiche ottimali attribuite a questa varietà.

La versione GSC di Barney’s Farm ha dimostrato di essere Girl Scout Cookies al suo meglio, una vera e propria dimostrazione di potenza genetica!”.

Dati sulla coltura:

Genetica Girl Scout Cookies (OG Kush x Durban Poison)

Fase vegetativa 24 giorni (dopo la germinazione)

Fase di fioritura 65 giorni / 60-65 giorni in generale

Substrato Compo Grow Organic Light-Mix, vasi da 11 litri

pH 6,4-6,7

EC 1,2–1,6 mS

Luce Fino a 4 x SANlight EVO 5-100, impostate al livello 2 di 3

Temperatura 19-27°C

Umidità dell’aria 40-60%

Irrigazione A mano

Concimazione Concime per la fase vegetativa Compo Grow, Concime per la fase di fioritura Compo Grow

Strumenti CleanLight Pro per la prevenzione delle muffe

Altezza 70 + 75 cm

Resa 98 + 111 g

Garret Halladier: cannabis e canapa nella stagione più trumpiana

Garrett Halladier è professore di diritto presso la Ohio Northern University di Ada. Dal 2015 lavora nel settore della cannabis come avvocato e, nelle Hawaii, ha collaborato alla stesura di alcune leggi del settore. Con il suo studio legale rappresenta alcuni dispensari locali ed al giorno d'oggi viaggia per il mondo per parlare di diritto e cannabis. Grazie alla sua esperienza, oggi, l'avvocato Halladier è pronto a raccontarci come si stia sviluppando l'industria della canapa dall'altro lato dell'oceano atlantico...un esempio che, nel bene e nel male, ha molto da insegnare.

L'industria della canapa s tatunitense rischia davvero l'estinzione a causa dell'emendamento che vieta tutti i prodotti a base di canapa contenenti più di 0,4 milligrammi di THC per confezione?

La risposta breve è sì. Al momento, per come è formulata la legge, non è stato ancora identificato cosa si intenda per THC. Quindi finché non scopriremo come lo classificano e questo verrà fuori nei prossimi tre, sei mesi, ci sarà una forte resistenza da parte dell'industria della canapa.

Qual è la sua opinione su questo emendamento?

Penso che, in parte, sia una conseguenza dell'opposizione del Texas alla cannabis e alla legalizzazione. Il Texas, infatti, ha appena approvato la cannabis a scopo terapeutico, ma allo stesso tempo, era in una sorta di guerra contro la canapa perché, prima dell'emendamento, era possibile vendere legalemente, aggirando le regole, canapa “arricchita” con Delta-8 o Delta-10. Così hanno portato la loro antipatia per il Delta-8 e il Delta-10 e per il THC sintetico derivato dalla canapa a livello federale. Credo che la questione verrà respinta, ma al momento rappresenta una vera minaccia per l'industria.

Può spiegare meglio quale ruolo svolgono i cannabinoidi sintetici in questo contesto?

Il motivo per cui l'intera questione è diventata un problema è che la definizione di canapa inclusa nel Cannabis Bill del 2018 o Farm Bill, diceva che si trattasse di qualsiasi pianta con un contenuto di THC pari o inferiore allo 0,03%. Non si parlava di THC Delta-9. Chi lavora in questo settore, però, è bravo con la chimica e partendo da piante completamente legali ha cominciato a estrarre dal CBD sia THC-8 che Delta-10. Questi cannabinoidi sono psicotropi tanto quanto il Delta-9, ma provengono da un pianta legale. Se li avessero coltivati o cercato d'estrarli dalla cannabis, non avrebbero potuto. Ma sono estratti dalla canapa in perfetta legalità. Ecco, quindi, la scappatoia per vendere THC stupefacente, a qualsiasi percentuale si voglia, al supermercato o nelle stazioni di servizio e senza licenza alcuna.

In molti stati americani la cannabis è accessibile, almeno per motivi medici. Perché, allora, sussiste questa domanda per il Delta-8 e il Delta-10?

Perché è molto più economico ed è perfettamente legale. Non serve prescrizione. Non bisogna recarsi presso un dispensario autorizzato. Non è obbligatorio acquistare da un'azienda autorizzata che ha dovuto seguire regole severe durante la produzione. Non servono etichette specifiche sulle confezioni. Nessuna di queste regole. La coltivo sul campo, estraggo i cannabinoidi sintetici dal CBD e posso venderla a chiunque entri in una stazione di servizio a un decimo del prezzo della cannabis terapeutica. L'intera industria legale della cannabis, che non può dedurre le tasse e che paga tutte le licenze per operare ne risultava chiaramente indebolita.

Ha idea di quale parte del mercato sia stata rubata da questi cannabinoidi ?

Direi una fetta consistente, la fascia più bassa del mercato poiché sono più economici e facilmente accessibili.

Quindi possiamo dire che, sì, oggigiorno, questo emendamento può estinguere l'industria della canapa, ma favorisce apertamente l'industria della cannabis?

Assolutamente si. È qualcosa che possiamo accogliere con favore perché aumenta la serietà del mercato. Restituisce il mercato all'industria legale della cannabis.

Che tipo di effetto hanno questi cannabinoidi sintetici sul corpo umano?

Esattamente lo stesso del THC, non c'è poi così tanta differenza. Ma poiché non erano affatto regolamentati, si trovavano prodotti legali contenenti additivi o tagliati con altre sostanze.

Veniamo adesso all'ordine di Trump di spostare la cannabis in una tabella nella quale le sia riconosciuta validità terapeutica, cosa ci può dire sotto questo profilo?

Con l'ordine esecutivo numero 14370, lo scorso 18 dicembre, Trump ha detto al Dipartimento di Giustizia ed al Procuratore Generale, che devono collaborare con la DEA [Ndr. Drug Enforcement Administration] per completare questo processo. Nel corso del 2023-2024, il Dipartimento della Salute aveva pubblicato un rapporto di circa 220 pagine in cui affermava che la cannabis avesse un utilizzo medico. Attualmente, negli Stati Uniti, ai sensi del Controlled Substances Act, ci sono cinque tabelle. La Tabella 1, comprende le droghe davvero pericolose per le quali non esista un uso medico accettato. La Tabella 5, include sostanze con un uso medico accettato ma, da vendere dietro al bancone. La Tabella 3, quella dove verrà inserita la cannabis, si trova nel mezzo. Le sostanze di questa tabella hanno un valore medico, ma anche un alto potenziale di abuso e di dipendenza. Nella primavera del 2025, la DEA ha ricevuto circa 42.000 commenti a favore del cambio di tabella. Il processo era in corso, ma alla DEA la cannabis illegale non dispiace. Quindi si sono mossi molto lentamente e la questione si è arenata nei tribunali. L'ordine esecutivo di Trump interviene per sbloccare questa impasse dicendo: "Ehi, DEA, basta, adesso portate a termine il processo".

Con quali tempistiche?

Probabilmente nella prima metà dell'anno.

Cosa cambierà concretamente con questo spostamento di tabella?

Quando la cannabis passerà in Tabella 3, ci saranno varie conseguenze. La ricerca diventerà più semplice. Adesso, se si vuole studiare la cannabis, bisogna acquistarla da tre aziende e dall'Università del Mississippi autorizzata dalla DEA e seguire una serie di regole molto restrittive su come maneggiare la cannabis durante la sperimentazione. In futuro le regole saranno un po'

più flessibili. Le università non avranno più paura di perdere i finanziamenti. Poi, molto importante, finalmente, consentirà alle aziende del settore, anche a quelle statali, di usufruire della deduzione fiscale. Considerando che, attualmente, le aziende spendono dal 70 al 90% dei loro ricavi in tasse, farà risparmiare loro tra il 20 e il 40%, ossia circa due miliardi di dollari all'anno. Ogni negozio di vendita al dettaglio risparmierà circa 300.000 dollari all'anno. Inoltre, le aziende produttrici di cannabis potranno fare pubblicità. Quindi ricerca, tasse e pubblicità. Un passo avanti importante.

E dal punto di vista penale?

La marijuana sarà ancora una sostanza controllata e quindi si continueranno ad applicare tutte le leggi attuali per le sostanze controllate. Trafficare cannabis sarà ancora illegale con alte sanzioni secondo le leggi federali. Non cambierà nulla di tutto ciò. Per quanto riguarda la criminologia e la criminalità, non ci sono grandi cambiamenti. A livello federale, la cannabis resta illegale.

Di cosa abbiamo bisogno per cambiare tale contesto normativo?

La cannabis dovrebbe non essere più inserita in alcuna tabella. Perché se è in tabella significa che sia necessaria una prescrizione e che si debba andare in farmacia. Comunque, il dato positivo è che si tratta di un buon passo avanti, in termini di un enorme cambiamento di atmosfera.

Per quello che afferma credo trovarla d'accordo con Richard Rose. L'attivista americano ci ha detto: "La riclassificazione della cannabis favorisce le grandi aziende farmaceutiche, ma non ai cittadini. La depenalizzazione tramite l'esclusione da ogni tabella è per i cittadini. Esattamente quello che mi ha appena confermato...

Continuo a credere che le grandi aziende farmaceutiche non saranno necessariamente coinvolte, ma per altri motivi. Ma Rose ha ragione. Il cambiamento di tabella permette alle grandi aziende di attivare un percorso legale. Ma per i cittadini non cambia nulla rispetto alla situazione attuale.

Cambiando argomento ha idea di quanta cannabis prodotta legalmente nel suo paese venga immessa illegalmente nel

mercato europeo?

Si tratta di cannabis che viene deviata su altri mercati tramite l'esportazione illegale.

Questo è un fenomeno che ha cambiato completamente il panorama del mercato nero in Europa. Che opinione ha in merito?

E' un fenomeno che non succede solo tra gli Stati Uniti e l'Europa, ma anche internamente, come ad esempio tra California e Kansas. Il punto è che l'illegalità non ha statistiche, non è misurabile, almeno finché non avvengono i sequestri. Se spediscono 100 valigie piene di marijuana in Europa e ne vengono intercettate, diciamo la metà, ma l'altra metà riesce comunque a passare i guadagni sono davvero interessanti. Però, volendo misurare il fenomeno possiamo cogliere solo una parte del tutto, si riesce solo ad avere contezza della potenzialità di ciò che sta accadendo. Comunque quello che insegno ai miei studenti è che finché avremo questo mosaico di normative che rendono legale la cannabis, ma così costosa in alcuni luoghi, ci sarà sempre un incentivo a deviare la produzione legale da qualche altra parte.

Puoi farci qualche esempio?

Alle Hawaii, la cannabis costa 10.000 dollari al chilo, prezzo finale per i dispensari. Lo stesso chilo di cannabis, se comprato sulla terra ferma, in Oklahoma, in California o in Oregon, può arrivare a costare fra i 300 e i 600 dollari. Quindi non importa, se spedisco cento pacchi alle Hawaii e ne perdo settanta. Avrò comunque un profitto molto interessante. Quindi, se si vuole combattere la criminalità invece di, letteralmente, incoraggiarla l'unica opzione è la regolamentazione del mercato, ma in un'ottica di armonizzazione delle regole.

Trump ha giustificato principalmente l'azione militare statunitense contro il Venezuela come una questione di narcotraffico. Pensa che l'Europa potrebbe trovare una motivazione analoga per rivendicare la responsabilità degli Stati Uniti per l'esportazione di tonnellate di cannabis sul mercato europeo?

Dal punto di vista teorico la stessa giustificazione si applicherebbe anche dal punto di vista del diritto internazionale. Poi che l'Europa abbia la forza per reagire negli stessi termini è tutto da vedere.

Coltivazione

Mr. José info@mrjose.eu

Distanza tra la luce e le piante

Quanto dev’essere lontana la luce di coltivazione dalle vostre piante? La distanza è davvero così importante, visto che tutti ne parlano? E perché la distanza tra la luce e le piante nelle coltivazioni domestiche è spesso inferiore rispetto alle attività commerciali? Questo argomento è un vero e proprio evergreen nelle discussioni fra coltivatori. In questo articolo troverete tutte le risposte alle domande sulla distanza corretta della luce, assicuratevi quindi di arrivare fino alla fine.

Allora, a che altezza al di sopra delle piante dovrebbe essere appesa la fonte di luce per ottenere la migliore crescita possibile? La risposta purtroppo non può essere riassunta in una sola frase e non è universale. La distanza corretta dipende da diversi fattori: la potenza e la forma del dispositivo illuminante, le dimensioni dello spazio di coltivazione, la riflettività delle pareti (ovvero la capacità delle pareti di riflettere la luce nello spazio) e, ultimo ma non meno importante, il vostro obiettivo. Puntate alla massima intensità o alla massima omogeneità, ossia una distribuzione uniforme della luce su tutta la chioma?

FOTONI FOTOSINTETICAMENTE ATTIVI

In qualsiasi discussione sull’illuminazione nella coltivazione è assolutamente fondamentale capire cosa siano i fotoni fotosinteticamente attivi. Si tratta di particelle che trasportano energia che le piante possono effettivamente utilizzare nel processo di fotosintesi, attraverso le quali ottengono energia per la crescita e la fioritura. Questi fotoni sono emessi principalmente dal sole o dalle luci di coltivazione progettate per coltivare piante in spazi chiusi, esattamente il tipo d’illuminazione di cui stiamo parlando in questo articolo. Più fotoni fotosinteticamente attivi raggiungono una pianta, più questi possono essere potenzialmente utilizzati e più energia può essere ottenuta. In parole povere, si potrebbe dire che più fotoni fotosinteticamente attivi riceve una pianta, maggiore sarà la sua resa. Tuttavia, non è affatto così semplice, perché la fotosintesi dipende da diversi altri fattori oltre alla luce, come la temperatura, i nutrienti, l’anidride carbonica e altro ancora. Senza un equilibrio tra questi fattori, non è possibile conseguire rese più elevate.

PIÙ LUCE NON SIGNIFICA

AUTOMATICAMENTE RESE MAGGIORI

Molti coltivatori credono che più luce somministrano alle loro piante, maggiore sarà il raccolto. Ma se si desidera davvero ottenere rese migliori e si aggiunge solo più luce, è come cercare di cuocere una pagnotta di pane più grande aggiungendo più lievito alla ricetta, senza aumentare la quantità di farina, acqua e gli altri ingredienti con cui il pane viene effettivamente preparato. Aumentando un solo elemento del processo fotosintetico, in genere non si ottengono rese più elevate. La quantità di fotoni fotosinteticamente attivi

Nei sistemi di coltivazione a più livelli, in genere le luci non vengono spostate. La distanza ottimale si ottiene regolando la potenza luminosa e utilizzando pratiche di coltivazione adeguate.

emessi dalle lampade per coltivazione è direttamente correlata alla potenza del dispositivo. In parole semplici, più è potente la luce, più fotoni produce. Detto questo, dipende anche dalla lunghezza d’onda di quei fotoni. La produzione di fotoni nello spettro rosso, per esempio, richiede meno energia rispetto alla produzione di fotoni nella luce blu. Se si volesse quindi progettare una luce che abbia sulla carta un’efficienza molto elevata, basterebbe semplicemente utilizzare più LED rossi. Ciononostante, questo non significa che le piante crescerebbero meglio sotto questa luce.

Un ruolo importante lo svolge la densità del flusso fotonico fotosintetico (PPFD), che rappresenta l’intensità luminosa effettiva a livello della chioma. Il movimento dei fotoni in una stanza di coltivazione può essere paragonato a una doccia. La doccia rilascia una certa quantità d’acqua, proprio come una lampada da coltivazione emette un certo numero di fotoni (PPF). Vicino al soffione della doccia, la densità delle gocce d’acqua è massima e, analogamente, in prossimità della fonte di luce, la PPFD si trova al suo massimo, il che significa la massima densità di fotoni fotosinteticamente attivi.

Una fonte di luce emette lo stesso numero totale di fotoni a prescindere dalla distanza fra la luce e le piante. Allora perché la distanza è importante, se la luce non ha modo di fuoriuscire e tutti i fotoni dovrebbero rimanere all’interno dello spazio di coltivazione? Con pareti adeguatamente riflettenti e un’area di coltivazione colma di piante, tutti i fotoni dovrebbero finire sulle piante e

una differenza di pochi centimetri non dovrebbe avere alcuna importanza. O forse sì?

OMOGENEITÀ DELL’INTENSITÀ LUMINOSA E

DELLO SPETTRO LUMINOSO

Quando si osservano alcune grandi strutture di coltivazione commerciali, può sembrare che la distanza tra le luci e le piante non abbia molta importanza. Spesso i dispositivi sono appesi a un’altezza insolita al di sopra della chioma. Tuttavia, ogni volta che si effettua una misurazione, si ottiene sempre un PPFD più elevato a una

distanza minore dalla luce rispetto a una distanza maggiore. La fisica è implacabile. Un PPFD più elevato equivale a più energia per le piante. I fotoni possono rimbalzare sulle pareti e tornare verso le piante, ma parte o tutta la loro energia viene convertita in calore quando colpiscono oggetti diversi dalle foglie. E più la luce è lontana dalle piante, più possibilità hanno i fotoni di finire altrove senza mai raggiungere il fogliame. Nelle coltivazioni commerciali, l’intensità è importante, ma deve andare di pari passo con l’omogeneità. L’obiettivo dei coltivatori commerciali è quello di ottenere la massima uniformità possibile nella qualità dei fiori. Aumentando la distanza tra le luci e le piante, si va a perdere un po’ d’intensità, ma si ottiene una distribuzione della luce molto più uniforme su tutta l’area di coltivazione. Questo offre maggiori possibilità di ottenere un raccolto omogeneo, semplifica la lavorazione post-raccolta e consente di offrire ai clienti una qualità costante. La distanza della luce può anche essere utilizzata per influenzare in una certa misura la morfologia delle piante, anche se un effetto simile può essere ottenuto attenuando le luci, con l’ulteriore vantaggio di risparmiare energia.

Quando si utilizzano luci di coltivazione a LED, un vantaggio generalmente riportato è che questi dispositivi possono essere posizionati molto vicino alle piante senza rischiare di bruciarne le cime. Anche stando così le cose, la luce non andrebbe posizionata a meno di circa 20 centimetri. Una distanza minima di circa 30 centimetri può essere considerata ottimale. Le luci di coltivazione utilizzano in genere LED di diversi colori, che non sempre sono distribuiti in modo uniforme sul pannello, soprattutto nel caso dei diodi nello spettro rosso.

Nelle coltivazioni domestiche è possibile ottenere una distanza ottimale di 30-50 cm quando la potenza e la forma della luce vengono scelte correttamente.

Se la luce viene posizionata troppo vicino alle piante, lo spettro di tutti i diversi diodi non ha spazio a sufficienza per miscelarsi in modo corretto. Di conseguenza, potrebbero cominciare a vedersi diversi segni indesiderati di uno spettro luminoso sbilanciato all’interno della chioma. In alcuni punti, i germogli potrebbero allungarsi eccessivamente, mentre in altri si potrebbe notare uno sbiancamento o uno sbiadimento delle punte dei fiori. Una distanza lievemente maggiore, anche a costo di una minore intensità, contribuisce a garantire un’illuminazione più uniforme e uno

strumento simile. Per l’utilizzo con le luci di coltivazione, la tariffa dovrebbe essere di poco inferiore ai 10 euro, un prezzo estremamente basso per ottenere un risultato sufficientemente accurato. Uno spettrometro affidabile, in confronto, in genere non costa meno di 400 euro e, il più delle volte, finirete per pagare circa il doppio.

CONSIGLI PRATICI

Seguono alcuni consigli pratici specifici per i coltivatori domestici. Se li seguirete, non potrete davvero sbagliare. Iniziamo da un piccolo spazio

spettro luminoso di qualità superiore e miscelato in modo migliore in tutta l’area di coltivazione. Pochi centimetri in più non dovrebbero fare alcuna differenza. O forse sì?

COME OTTENERE LA GIUSTA INTENSITÀ LUMINOSA

Quando si scelgono le fonti di luce per la coltivazione, sia per una configurazione domestica che per un’attività commerciale, produttori e rivenditori affidabili dovrebbero essere in grado d’indicare la distanza a cui posizionare la lampada dalle piante per ottenere il PPFD richiesto in base alle dimensioni e alle condizioni dello spazio di coltivazione. Detto questo, non tutti sono in grado di fornire queste informazioni e non per ogni tipo di dispositivo d’illuminazione.

Le varianti sono numerosissime in termini di dimensione delle stanze di coltivazione, così come a livello di tipi di luce, design dei dispositivi e classi di potenza. Per questo motivo, è quasi impossibile raccomandare una regola universale per l’altezza a cui deve essere appesa una lampada. L’approccio più affidabile è quello di misurare il PPFD nella vostra particolare configurazione. Tuttavia, gli spettrometri sono relativamente costosi. Una scelta più accessibile è quella di utilizzare una delle app mobili disponibili, come Photone o uno

di coltivazione potrebbe ricevere troppa luce, più di quella che le piante possono effettivamente utilizzare. Passando a uno spazio di coltivazione di 100 × 100 cm, consiglierei una sorgente luminosa con una potenza di 200-400 watt. La distanza di sospensione suggerita in questo caso è 30-50 cm. Più è potente la lampada, maggiore è la distanza a cui può essere posizionata. In generale, 30 cm è la distanza minima consigliata per mantenere un buon equilibrio fra intensità e omogeneità. Se si punta al massimo rendimento, è possibile utilizzare luci da 500 o anche 600 watt in uno spazio di

100 × 100 cm o 120 × 120 cm. In questo caso, per ottenere una combinazione ottimale d’intensità e copertura uniforme, la luce dovrebbe essere appesa a una distanza di circa 40-70 cm.

Può essere un’idea mantenere queste distanze durante l’intero ciclo di coltivazione. L’unica eccezione è la fase di semina, in cui è possibile appendere la lampada più in alto o ridurne la potenza. Personalmente, passo alla massima potenza quando vedo che la crescita delle piante ha subito una chiara accelerazione.

di coltivazione che misura 60 × 60 cm. Per queste dimensioni, utilizzerei una fonte LED per coltivazione con una potenza minima di 100 watt, idealmente 130-150 watt, che offra anche la possibilità di regolare l’intensità. In questo caso, la distanza ottimale dalle piante è 30-40 cm. Questa configurazione offre una distribuzione della luce piuttosto uniforme e l’intensità necessaria. A piena potenza, il PPFD si colloca in genere tra 600 e 1000 μmol/m²/s, che è sufficiente sia per le varietà sensibili al fotoperiodo che per quelle autofiorenti.

Per uno spazio di coltivazione di 80 × 80 cm, sceglierei una fonte LED nella gamma di 150250 watt, sempre con la possibilità di regolare l’intensità. Anche in questo caso, i valori ottimali si raggiungono in genere a una distanza di 30-40 cm. Se le dimensioni sono queste, anche la forma del dispositivo illuminante inizia ad avere importanza. Idealmente, la lampada dovrebbe corrispondere alla forma dell’area di coltivazione o essere composta da almeno due moduli che, se appesi correttamente, illuminano lo spazio in modo uniforme. Se si utilizza una lampada singola più piccola al centro della tenda, l’intensità spesso diminuisce verso i bordi. Le parti delle piante scarsamente illuminate producono quindi fiori di qualità inferiore, mentre il centro dell’area

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CANNABIS, UNA COLTURA ECOSOSTENIBILE

Quando si parla di Cannabis, tra i numerosi aspetti benefici, viene spesso decantata la sostenibilità ambientale della sua coltivazione. Che si tratti di prodotti destinati al settore tessile, o che si tratti di prodotti destinati al mercato ricreativo, la Cannabis è spesso considerata una coltura eco-friendly.

Ha creato quindi molto scalpore uno studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato nel 2012 in cui venne per la prima volta calcolato l’impatto ambientale che ha la produzione indoor di 1 chilogrammo di fiori essiccati (Mills, E. 2012. The carbon footprint of indoor Cannabis production. Energy Policy, 46, 58–67). Il risultato fu scioccante: più di 4000 chilogrammi di CO2 emessi per produrre 1 chilogrammo di fiori. Per rendere l’idea è l’equivalente di quanto emette un’automobile di media cilindrata che percorre ventimila chilometri annui. La prima domanda che sorge spontanea leggendo questi numeri, è come siano stati calcolati.

L’emissione di CO2 di un chilogrammo di fiori prodotti indoor può essere determinata con un procedimento chiamato life cycle assessment o analisi del ciclo di vita. In questo calcolo vengono sommate le emissioni che derivano da un impianto produttivo e che comprendono tutte le attività di coltivazione, essicazione e confezionamento. Nell’analisi vengono tenuti in considerazione i consumi elettrici, delle fonti energetiche come gasolio o metano e anche quelli derivati dal packaging, dalle attività di smaltimento dei rifiuti e dal trasporto fino al punto vendita. Tutte queste voci vengono convertite in grammi emessi di CO2 utilizzando delle tabelle predefinite o dei software specifici.

A partire dal 2012 altre pubblicazioni scientifiche hanno valutato anche sistemi outdoor e greenhouse in modo da offrire una visione più ampia dell’impatto della produzione di Cannabis. Purtroppo i risultati non sono stati rincuoranti: la produzione outdoor, sebbene inferiore a quella indoor, è risultata emettere fino a 700 chilogrammi di CO2 per chilo di fiori contro i 2500 chili delle produzioni greenhouse.

L’analisi del ciclo di vita di un prodotto consente anche di individuare quali siano i fattori che impattano maggiormente sul totale delle proprie emissioni per pianificare interventi di efficientamento, vediamo quali sono i principali.

Consumo elettrico

La voce che incide maggiormente sul ciclo di vita dei fiori è ovviamente il consumo di elettricità. Le emissioni di CO2 si ottengono con la moltiplicazione dei watt consumati per dei coefficienti calcolati e resi pubblici da ogni stato o regione. La loro variabilità è dovuta alla composizione delle risorse utilizzate per produrre l’energia elettrica e possono cambiare nel corso del tempo, anche nel corso di una giornata.

Consumo di combustibili fossili

Altra voce che incide significativamente è il consumo di combustibili fossili, utilizzati principalmente per il riscaldamento dei locali. Come per l’energia elettrica, l’impatto viene calcolato tramite la moltiplicazione delle quantità consumate per dei valori di riferimento assegnati a ogni combustibile usato, tra cui per esempio gasolio, metano, propano, carbone.

Consumo di substrato

L’impatto attribuito a questa voce varia in funzione della composizione del substrato

utilizzato (torba, cocco, lana di roccia). La possibilità di riutilizzare o riciclare questi materiali al termine del ciclo produttivo ha un impatto significativo sulle emissioni e, rispetto alle due precedenti voci citate, spesso risulta essere marginale sul totale calcolato.

Nell’analisi del ciclo di vita appaiono anche altre voci secondarie con un impatto significativo ma relativamente basso sul totale, tra cui il consumo di fertilizzanti e acqua, il packaging e il trasporto dei prodotti fino ai punti vendita. Sulla scia dello scalpore che hanno generato i risultati resi pubblici in questi anni, negli stati americani in cui il consumo è legalizzato, gli stessi produttori hanno iniziato a cercare soluzioni per rendere più efficienti i propri impianti produttivi.

Una tesi di laurea recentemente pubblicata a maggio 2025 e disponibile gratuitamente online, sembra offrirci uno scenario meno drammatico di quello ottenuto in passato (Bottem, Ryan, "Comparative Life Cycle Assessment of Cannabis Production Systems in Washington State" 2025). Rispetto ai precedenti, in questo studio vengono presi in esame differenti

sistemi produttivi: indoor, greenhouse e outdoor nella produzione di biomassa da estrazione. I dati sono stati raccolti nel corso di un intero anno in differenti aziende nello stato di Washington e hanno esaminato anche le fasi successive fino alla trasformazione in caramelle infuse.

I risultati indicano che la produzione indoor di piante destinate all’estrazione, rispetto ai sistemi outdoor o greenhouse, non sia eccessivamente impattante per l’ambiente, almeno nelle fasi di coltivazione. Le emissioni mediamente sono risultate meno di un

costante miglioramento della rete elettrica di questo stato americano e anche al progredire della legalizzazione negli Stati Uniti che ha consentito ai produttori presi in esame l’accesso a fonti rinnovabili e più sostenibili a discapito di quelle fossili.

Il secondo fattore che ha contribuito enormemente all’abbattimento delle emissioni, è la costruzione di impianti produttivi più efficienti energeticamente. I miglioramenti registrati si sono ottenuti grazie all’introduzione di sistemi di illuminazione più efficienti e all’ammodernamento degli impianti di riscaldamento e

decimo di quelle calcolate in passato per la produzione di fiori e guardando più da vicino i dati, appare evidente come numerose delle voci del ciclo di vita del prodotto abbiano un impatto molto più contenuto. Il primo fattore che incide in maniera significativa, è l’utilizzo di energia elettrica a basso impatto ambientale. Nei casi presi in esame nello stato di Washington, le emissioni medie di CO2 per unità di elettricità consumata si sono ridotte fino al 70% rispetto ai valori di riferimento utilizzati nel 2012. Questo è dovuto al progressivo e

coibentazione degli edifici.

Dai dati pubblicati si nota come ci siano ancora margini di miglioramento per ridurre ulteriormente l’impatto delle produzioni. Un aspetto che emerge in almeno uno dei casi oggetto di studio, è il consumo di grandi quantità di lana di roccia in un impianto idroponico. Nonostante l’utilizzo di questo substrato aumenti la resa di quella coltivazione e sia quindi in grado di compensare in parte le emissioni per chilogrammo prodotto, appare un fattore incisivo sul totale delle emissioni calcolate.

Prima di poter tirare un sospiro di sollievo e considerare accettabile l’impatto ambientale della produzione indoor è bene fare delle precisazioni. L’analisi del ciclo di vita di un prodotto richiede la raccolta e l’elaborazione di una grande quantità di dati. Spesso non c’è una rilevazione diretta dei consumi reali, ma ci si affida alla compilazione di questionari da parte dei produttori stessi e il rischio è che i dati forniti possano essere approssimativi o incompleti. I vari studi pubblicati che si possono ritracciare online sono difficilmente confrontabili. Oltre a utilizzare dati provenienti solo da impianti legali piuttosto che illegali, esistono più metodi per il calcolo delle emissioni che possono tenere in considerazione o meno differenti fasi del ciclo di vita di un prodotto. Nell’analisi possono essere incluse anche le emissioni relative allo smaltimento delle componenti che con il tempo sono soggette a usura, come impianti di climatizzazione, sistemi di illuminazione, vasi e sistemi di irrigazione. Un fattore critico sono le emissioni relative agli addetti impiegati nelle produzioni: dal punto di vista teorico possono essere incluse nell’analisi anche le emissioni per il trasporto giornaliero del percorso casa-lavoro. Tutti questi aspetti ci fanno capire che l’analisi del

ciclo di vita di un prodotto può risultare molto complessa e richiedere una fase di raccolta dati molto lunga ed estremamente dettagliata. Gli studi pubblicati negli ultimi anni che hanno affrontato il problema delle emissioni relative alla fiorente industria della cannabis negli Stati Uniti, hanno evidenziato la criticità del loro impatto ambientale. Immaginare la Cannabis come una coltivazione a impatto zero sembra un obbiettivo tutt’altro che facile da ottenere.

Quando si parla di sostenibilità, in molti potrebbero preferire un prodotto outdoor, ma i risultati pubblicati indicano un impatto non trascurabile anche per queste produzioni. Un aspetto interessate dei sistemi produttivi analizzati è che l’elettricità rimane ugualmente tra le voci più pesanti nel calcolo delle emissioni anche per le produzioni in pieno campo. Per questo motivo i prossimi passi da compiere in futuro dovranno concentrarsi su impianti più efficienti e sull’utilizzo di risorse energetiche sostenibili a ridotto impatto ambientale. Uno spunto interessante fornito dai ricercatori è che le produzioni su piccola scala per il consumo locale e per l’autoconsumo, possano abbattere significativamente l’impatto ambientale per chilogrammo prodotto. Le voci che appaiono marginali come il consumo di fertilizzanti e di acqua, se sommate al packaging e al trasporto dei prodotti fino alla vendita, possono contribuire ulteriormente a

ridurre le emissioni di CO2 delle produzioni sia indoor che outdoor. Nonostante le produzioni outdoor consentano di abbattere significativamente le emissioni di CO2, bisogna sempre considerare che in molte aree geografiche le produzioni in pieno campo sono difficili o impossibili da praticare ed è necessario ricorrere ad ambienti protetti per assicurare una produzione locale. Altro punto chiave per rendere più sostenibili i prodotti disponibili sul mercato, è migliorare le fasi di estrazione e trasformazione che appaiono incidere significativamente sulle emissioni di un prodotto come le caramelle infuse.

Nonostante sia noto che le produzioni di Cannabis richiedano grandi quantità di energia, solo negli ultimi 10 anni si è sollevato il problema relativo alle emissioni di CO2 di questa industria. Osservando i dati disponibili, appare che le scelte compiute dai singoli produttori più virtuosi, possano ridurre significativamente la CO2 emessa. L’utilizzo di lampade ad alta efficienza assieme a fonti energetiche a basso impatto possono consentire anche alle produzioni indoor di abbattere ulteriormente le emissioni di CO2; tuttavia l’aspetto chiave per migliorare l’efficienza degli impianti, a parità di consumo energetico, rimane sempre la scelta di varietà ad elevata resa e a ciclo breve che permettono di compensare al meglio le emissioni per chilogrammo prodotto.

Cultura della cannabis

UN NUOVO MODO DI PENSARE

VECCHIA & NUOVA SCUOLA NEL MERCATO

MODERNO DELLA CANNABIS

Sta emergendo una nuova generazione di coltivatori e produttori di hashish europei. Lakalada (hashish di Barcellona) e collettivi di coltivatori e selezionatori come il belga Flying Genetics, insieme a Money Trees Bank, stanno producendo dell’erba in un nuovo stile come la Tropi Lemon Z (Sour Lemon Z x Tropicana Grapecake) o la Fuego Loco, del coltivatore legale olandese Aardachtig. Molte altre nuove varietà sono gustose e rinfrescanti. Con questi nuovi stili, sapori e idee, una generazione giovane, selvaggia e veloce si sta facendo strada sul mercato, accanto alla vecchia e familiare generazione.

Negli anni ‘70 e ‘80, i coffee shop olandesi vendevano quasi esclusivamente hashish e la cannabis era erba coltivata all’aperto che proveniva da Paesi come la Nigeria, la Thailandia o la Colombia. Inizialmente, l’hashish importato proveniva dal Libano, dall’Afghanistan, dal Pakistan, dall’India e, successivamente, dal Marocco. La situazione è cambiata all’inizio degli anni ‘90. Nel 1992, l’imprenditore olandese Arjan Roskam ha aperto un piccolo coffee shop ad Amsterdam chiamandolo Arjan’s Green House. È stato il primo a vendere solo erba. All’inizio le cose non andavano come sperava, ma dopo aver fatto un’ottima impressione con la sua erba all’High Times Cannabis Cup nel 1993, le vendite di Arjan sono salite alle stelle. Una novità per l’epoca! Anche altri coffee shop hanno iniziato a vendere più erba e, a pochi anni di distanza, lo facevano quasi tutti i coffee shop. Ora, più di trent’anni dopo, i coffee shop nei Paesi Bassi vendono soprattutto erba (circa il 75%) e molto meno hashish (25%). In linea di massima, si può dire che il frequentatore medio dei coffee shop predilige ora fumare erba forte, mentre c’è un gruppo di fumatori più anziani che rimane fedele all’hashish vecchio stile (soprattutto marocchino).

QUALI SONO LE NOVITÀ?

I consumatori olandesi in genere non sono molto avventurosi: Skunk, White Widow, Amnesia Haze e hashish marocchino costituiscono con facilità il grosso di quello che veniva venduto nei coffee shop. Ma negli ultimi anni sta prendendo piede un nuovo movimento underground: chiamiamolo la generazione giovane, selvaggia e veloce.

Alcuni negozi offrono una selezione in rapida evoluzione di nuove varietà di erba e hashish

di cui non avete mai sentito parlare. Un gruppo particolare di giovani fumatori, nello specifico, è alla continua scoperta di nuovi sapori, sperimenta nuovi terpeni e acquista confezioni dal design accattivante di hashish ed erba coltivati in piccoli lotti da collettivi di coltivatori che spesso collaborano attivamente con i selezionatori. Questo sviluppo coincide con una rinnovata attenzione nei confronti delle varietà moderne di hashish. Quest’ultimo va ora ben oltre ciò che inizialmente veniva chiamato Nederhash (hashish di produzione olandese). Questa nuova generazione di cof-

Texte de Michiel Panhuysen / Photos de Dizzy Duck , Den Haag
Rosin Mela Verde + Z Punch.
Fruit Joy 90u Ice-o-lator.
Sift Garlic Mintz Static.
Rosin untouched (verse) Fruit Joy.

fee shop dispone anche di varietà di hashish sperimentali e all’avanguardia provenienti da Marocco, Italia, Spagna e Francia.

Per produrre queste varietà di hashish vengono utilizzati metodi di produzione relativamente nuovi. Negli ultimi anni, attorno a queste nuove varietà è emerso un nuovo scenario di fumatori con stretti legami con i produttori. Questi nuovi sapori ed esperienze comportano anche un nuovo modo di pensare. Parte di questo, per esempio, è l’idea di non fumare tutto in una volta, anche se si tratta di una canna gustosa, unica e forte. Spesso bastano pochi tiri. Il resto va conservato per dopo.

BANCONOTA DA UN DOLLARO

Ecco un esempio. Il packaging dell’erba del famoso coffee shop Dizzy Duck dell’Aia (che ha vinto un sacco di HighLife Cup negli ultimi 20 anni) è a dir poco notevole. All’interno della busta con chiusura a zip che riproduce la stampa di una banconota da un dollaro ame-

ricano si trova la Tropi Lemon Z (Sour Lemon Z x Tropicana Grape Cake) del collettivo belga di coltivatori/selezionatori Flying Genetics in collaborazione con Money Tree Bank. Questo tipo di packaging sta diventando sempre più diffuso. Questi gruppi di coltivatori e selezionatori che collaborano prestano attenzione all’estetica e alla sensazione. A questi collettivi interessa meno approfondire la selezione, si concentrano sullo sviluppo rapido di nuove varietà.

Arrivare a un punto di svolta diffuso con una varietà ulteriormente selezionata sembra essere meno importante. I collettivi che non solo coltivano ma incrociano anche nuove varietà sono pieni di entusiasmo e di nuove idee. Qualcosa di simile sta accadendo nel settore dell’hashish. È in atto la ricerca di nuove varietà adatte alla produzione di hashish con nuovi sapori interessanti. Si tratta di quantità minori di hashish, il che consente di mantenerlo un processo artigianale su scala relativamente piccola. Attraverso i social media, gli incontri alle fiere e il passaparola, i coltivatori e i

produttori restano spesso in contatto con chi li segue. I terpeni e il sapore sono molto più importanti rispetto al passato e l’hashish di tendenza è spesso nettamente più forte e ha un effetto diverso rispetto a quello tradizionale (il che è dovuto alla purezza del prodotto). Anche il packaging è andato oltre la semplice bustina trasparente con chiusura a zip: ogni collettivo ha il proprio design originale. Kees Schelfhout, produttore di hashish presso Aardachtig, elogia questo sviluppo nel packaging.

Kees: “Penso che un packaging esteticamente gradevole sia uno sviluppo davvero interessante, perché ti dà un’idea dello stile o della sensazione che il produttore ha o vuole esprimere. Questo fa guadagnare riconoscimento al tuo marchio e stimola la creatività. Come consumatore, ti permette di scegliere meglio o di capire se vuoi sostenere o meno una persona di questo tipo”.

Sempre più giovani consumatori di cannabis fumano una varietà per un po’ e poi passano

a qualcosa di nuovo. Il gusto è stimolante, le nuove varietà in genere sono piuttosto esclusive. Un avvertimento importante: resta da vedere se questa nuova tendenza raggiungerà mai le masse. Ma sembra plausibile che possa influenzare il mercato!

MOVIMENTO

CANDY TERP

“Grazie all’intensa selezione di nuove varietà, alcuni profili aromatici e terpeni sono molto più pronunciati nella pianta”, afferma Kees. I terpeni sono i composti organici presenti in una pianta che ne determinano il sapore e gli effetti. “Al momento c’è un grande movimento in favore dei terpeni dolci/fruttati”. I sapori

Tropi Lemon Z, lotto organico esclusivo di Flying Genetics
Tropicana Cookies Static.
Plasma Static di Yellow Melon.
Terpeni rilasciati dalla Plasma Static durante la concia.
Preparazione di un tradizionale Chillum hit.
Hashish fresco Forbidden Calippo.

dolci e fruttati negli alimenti e nelle bevande spopolano, soprattutto fra i giovani, e lo stesso vale anche per l’erba e l’hashish. “Pensate a sapori e aromi che ricordano la papaya, il melone, l’ananas e la Red Bull Diet, uniti a fragranze floreali di cannabis”. Quindi, oltre al tè freddo al gusto di papaya, anche l’hashish al gusto di melone è molto richiesto.

WPFF

L’attenzione ai sapori e ai terpeni sta cambiando anche il processo di produzione dell’hashish. Kees: “Gran parte di questi terpeni sono i cosiddetti ‘terpeni volatili’, che evaporano in poco tempo. A volte evaporano anche durante il processo di essiccazione o concia. Per catturare questi terpeni, i produttori di hashish realizzano prodotti come l’hashish WPFF (Whole Plant Fresh Frozen). In questo processo, l’intera pianta viene congelata immediatamente dopo la raccolta per evitare che i terpeni evaporino. Ecco perché l’hashish della nuova scuola ha in genere una fragranza così buona”.

Tradizionalmente, l’hashish viene prodotto a partire da piante coltivate all’aperto che vengono poi essiccate e conciate. Questo hashish viene spesso conciato un anno prima di essere venduto. I produttori legali di cannabis nei Paesi Bassi ora producono hashish a partire da piante coltivate al chiuso, spesso utilizzando la tecnica WPFF, che consente di sperimentare uno spettro completamente nuovo di terpeni. I coltivatori legali che producono hashish stanno ora spingendo i confini del possibile oltre la semplice essiccazione delle piante coltivate all’aperto e la loro trasformazione in hashish.

“Le nostre piante sono coltivate in serra o in celle. Questo fa già la differenza”, dice Kees, “Inoltre, trasformiamo alcune delle piante essiccate in hashish e altre in WPFF. Questo ci consente di produrre hashish da una singola varietà di piante con diversi profili terpenici. E per noi è fantastico! È solo un peccato che il governo stia ora manifestando timori in merito alla potenza. Penso che sia completamente

inutile. Il whisky non è più pericoloso della birra pilsner, e di questo hashish della nuova scuola se ne fuma molto meno.

NUOVO MODO DI PENSARE

Il vecchio scompare e viene rimpiazzato dal nuovo. Il mondo della cannabis non fa eccezione ed è in continua evoluzione. Questo vale per i coffee shop, i social club, i coltivatori, i selezionatori e i produttori di hashish in Europa. E vale anche per i consumatori, ovviamente. Bisogna essere flessibili per sopravvivere.

Plasma Static Yellow Melon completamente conciata.

Invece di una canna con tabacco, vale la pena capire se si può fumare, vaporizzare o mangiare in modo diverso. È anche bene provare nuove varietà di erba o hashish.

Kees: “Apprezzate gli sviluppi, non rimanete ancorati al passato, perché nulla resta uguale. Cerco sempre di cambiare tutto. Migliorarmi mi motiva a fare. Attraverso il cambiamento e la curiosità per l’innovazione, mi miglioro costantemente. A volte è scoraggiante, ma di certo non è mai noioso”.

Kif du Maroc, Modified Grape Gas.Static sift dal Marocco; Grape Gas modificata.
Drysift Organic GMO 90/90 Micron di The Hidden Farm.

Cime di Montagna

CIME DI MONTAGNA

Cime di Montagna nasce nel 2017, grazie a due soci spinti da una forte passione per l’agricoltura, la canapa e l’impresa. Oggi è una realtà strutturata, composta da un team affiatato e multidisciplinare: Andrea, Mattia, Federico, Giulio, Tommaso, Carmen ed Erica. Una squadra che condivide gli stessi valori e lavora con l’obiettivo d'offrire prodotti di altissima qualità.

Quante infiorescenze di CBD producete all'anno?

Nel 2017 siamo partiti con circa 300 piante. Oggi, mantenendo un approccio attento e non industriale, ne coltiviamo circa 4.000 all’anno, con una produzione che si aggira intorno ai 5 quintali.

Dove coltivate e quanto territorio avete dedicato alla produzione nel 2025?

Coltiviamo sulle montagne e nelle valli limitrofe a Trento nel Trentino-Alto Adige. La location non è un dettaglio, ma un elemento centrale della nostra missione: la qualità. Nel 2025 abbiamo coltivato circa 2,5 ettari di terreno, suddivisi in diversi appezzamenti selezionati in base alle caratteristiche delle singole genetiche. Ogni varietà viene coltivata nel luogo più adatto a valorizzarne al massimo il potenziale.

Da cosa nasce la qualità che contraddistingue i vostri fiori?

La qualità dei nostri fiori è il risultato di una combinazione di fattori ben precisi. Il primo è il territorio: l’ambiente alpino, salubre e poco antropizzato, unito agli sbalzi termici tipici della montagna, favorisce una maggiore produzione di resina e terpeni, rendendo i fiori più profumati, compatti e aromatici. Il secondo elemento chiave è la genetica. Selezioniamo, testiamo e ibridiamo internamente le varietà, scegliendo solo quelle realmente adatte al clima montano.

Ogni anno sperimentiamo nuove genetiche, nuovi terreni e tecniche di coltivazione, in un processo di miglioramento continuo. A questo si aggiunge una cura artigianale in ogni fase: dalla coltivazione biologica, alla raccolta manuale, fino alla seccatura, concia e conservazione in ambienti controllati.

Chi sono i vostri clienti e come è strutturata la distribuzione?

Il B2B rappresenta una parte fondamentale del nostro lavoro. Forniamo ai rivenditori non solo il prodotto, ma anche supporto concreto: packaging dedicato per distributori automa-

Una base per ogni agricoltore

tici, materiali informativi, flyer, poster e strumenti di comunicazione pensati per valorizzare e spiegare il prodotto al cliente finale.

www.cimedimontagna.it

ATAMI SUBSTRATE

Mix di substrati di alta qualità che forniscono la base perfetta per ogni tipo di coltivazione in terreno, cocco o idroponica.

Coltiviamo

UN APPARATO RADICALE FORTE È FONDAMENTALE PER LA COLTIVAZIONE NO-VEG

Finalmente abbiamo la possibilità di mettere a frutto le ultime informazioni e ricerche scientifiche nella nostra stanza di coltivazione. Abbiamo incrementato la resa delle colture di cannabis mediante tavoli rotanti, cloni, luci a LED e miglioramenti genetici. La ricerca condotta nei Paesi Bassi presso Innexo BV, ha condotto alla coltivazione No-Veg, ossia senza fase vegetativa. Questa tecnica fa risparmiare ai coltivatori due settimane di tempo di crescita vegetativa, sacrificando solo una piccola quantità del raccolto. Tuttavia, ogni anno si possono coltivare raccolti extra senza fase vegetativa! E questo aumenta la resa di circa il 10%.

Coltivare No-Veg è complicato. Si devono superare due fasi critiche. Bisogna prestare molta attenzione alla radicazione dei cloni e delle piantine, in modo tale che l’apparato radicale si sviluppi correttamente. I cloni e le piantine devono essere trapiantati esattamente al momento giusto affinché l’apparato radicale non subisca shock da trapianto e continui a crescere in modo rapido.

Una propagazione efficace è alla base di una coltivazione di cannabis No-Veg ad alte prestazioni e ottenere radici corrette al momento del trapianto può determinare il successo o il fallimento del raccolto. Nelle stanze No-Veg non ci sono reti di sicurezza: le talee sono esposte a un fotoperiodo 12/12 sin dal primo giorno, pertanto ogni punto debole nella zona radicale si riflette successivamente nella struttura, nell’uniformità e nell’efficienza del raccolto.

SISTEMI NO-VEG E REALTÀ DELLE RADICI

In un sistema No-Veg, le talee fresche vengono trapiantate direttamente in condizioni di fioritura, generalmente esponendole a un fotoperiodo 12/12 in serra o in configurazioni indoor. Senza un buffer vegetativo, le piante con radici deboli non riescono a compensare tutto ciò, pertanto la qualità delle radici al momento del trapianto diventa il primo fattore determinante delle prestazioni che verranno raggiunte. Spesso i coltivatori decidono quando trapiantare “a sentimento”, valutando a occhio lo sviluppo delle radici e se i vassoi sono pronti. Per ovviare alla necessità di fare congetture, questo studio ha introdotto un sistema di valutazione visiva standardizzato delle radici che prevede un punteggio da 0 a 5, in modo tale

che ogni vassoio e ogni cultivar possano essere giudicati secondo la stessa scala oggettiva.

· Punteggio 0: zolla nuda, nessuna radice visibile in superficie.

· Punteggio 1: spuntano alcune radici sottili da un lato.

· Punteggio 2: lieve anello di radicazione intorno alla maggior parte della piantina.

· Punteggio 3: fitto tappeto di radici bianche che circonda la piantina, non eccessivamente sviluppato.

· Punteggio 4: fitta rete di radici, spessa diversi strati, che inizia a legarsi.

· Punteggio 5: “gabbia di radici” intorno alla piantina, radici a spirale e circolari, chiaramente troppo sviluppate.

DENTRO LA SPERIMENTAZIONE INNEXO

Presso Innexo sono state propagate tre cultivar ad alto contenuto di THC (PC64, Skunk e Strawberry), valutate visivamente per lo sviluppo delle radici e trapiantate direttamente in fioritura (12/12) in condizioni di serra

standardizzate. L’architettura della pianta, la distribuzione della biomassa, la resa dei fiori e i profili dei cannabinoidi/terpeni sono stati monitorati dal trapianto fino al raccolto per vedere come il radicamento il primo giorno abbia influenzato il raccolto finale.

Il punteggio delle radici al momento del trapianto è stato la variabile chiave, che andava da 0 (nessuna radice visibile) a 5 (zolle con radici eccessivamente sviluppate). Questo ha consentito un confronto diretto fra talee con radici insufficienti, radici ottimali e radici eccessive in un ambiente di produzione reale, e non in un ambiente test di laboratorio.

Immaginate un flusso a tre riquadri:

1. Riquadro “Propagazione” con tre icone di cultivar (PC64, Skunk, Strawberry) e vassoi di talee.

2. Freccia verso “Punteggio delle radici da 0 a 5” con un’icona a forma di lente d’ingrandimento sopra le piantine.

3. Freccia verso la stanza “Fioritura No-Veg (12/12)”, che termina con “Raccolto: resa, architettura, chimica”.

Ogni riquadro si trova su una linea temporale che va dalla talea al raccolto, il che sottolinea come le decisioni iniziali in merito alla radicazione si ripercuotano sull’intero ciclo. Radicazione ottimale: il punto di equilibrio Le talee trapiantate con punteggi relativi alle radici di 2 e 3, classificate come ottimamente radicate, hanno avuto la resa floreale più elevata e il miglior indice di raccolta (circa 0,53) per Skunk e Strawberry.

Queste piante hanno raggiunto l’equilibrio ideale: radici sufficienti per esplodere in crescita dopo il trapianto, ma non in quantità eccessiva da far investire alla pianta risorse eccessive nella biomassa vegetativa prima di raggiungere la fioritura.

Le talee con radicamento insufficiente che hanno ottenuto punteggi di 0 e 1 hanno avuto un inizio lento. Hanno faticato a radicarsi

bene, sono rimaste più corte, hanno prodotto meno e hanno sprecato manodopera e spazio a causa del calo dell’efficienza del raccolto. Le talee con radici eccessive che hanno ottenuto punteggi di 4 e 5 sembravano essere potenti, ma al momento del raccolto hanno raccontato una storia diversa. Hanno prodotto piante più grandi, ma hanno spinto più biomassa negli steli e nelle foglie anziché nei fiori, riducendo l’efficienza dei fiori anche quando la chioma sembrava straordinaria.

Il punteggio delle radici influisce sulla struttura e sulla resa, ma non sulla chimica dei fiori. · La linea della resa dei fiori sale da 0-1, raggiunge il picco intorno a 2-3, poi scende a 4-5. · La linea dell’indice di raccolta ha la stessa curva a campana, con un picco di ≈0,53 intorno al punteggio 2-3.

FINESTRE DI RADICAMENTO SPECIFICHE PER CULTIVAR

Sotto il picco, una banda ombreggiata denominata “Finestra di trapianto ottimale per Skunk & Strawberry (2-3)” mostra chiaramente la zona target.

Non tutte le genetiche reagiscono allo stesso modo all’eccessivo radicamento. Mentre Skunk e Strawberry hanno mostrato un chiaro calo delle prestazioni con punteggi delle radici elevati, la PC64 ha tollerato livelli di radicamento molto più alti senza perdere in resa o indice di raccolta. Nella PC64, la produzione e l’efficienza dei fiori sono rimaste stabili fino a un punteggio radicale di 5, il che dimostra come alcune cultivar siano più tolleranti quando le piantine vengono mantenute in propagazione più a lungo.

DA UN PUNTO DI VISTA PRATICO, QUESTO SI TRADUCE IN FINESTRE DI TRAPIANTO

SPECIFICHE PER CIASCUNA CULTIVAR:

· Skunk: trapiantare con un punteggio radicale compreso tra 2 e 3.

· Strawberry: stesso range verde stretto compreso tra 2 e 3.

una scala da 0 a 5, il personale addetto alla propagazione può selezionare i vassoi: trapiantare subito, tenere o scartare, sulla base di obiettivi visivi chiari e finestre specifiche per ogni cultivar.

Nei sistemi di coltivazione della cannabis No-Veg, l’applicazione dello screening del punteggio radicale al momento del trapianto aiuta i coltivatori a:

· Migliorare l’uniformità del raccolto evitando anomalie a livello di debolezza o valori vegetativi eccessivi.

· Evitare tempi inutili nella propagazione non trattenendo eccessivamente i vassoi radicati oltre la fascia di punteggio ottimale.

· Massimizzare la resa dei fiori e l’efficienza del raccolto raggiungendo il punto ottimale di radicazione 2-3 per le cultivar sensibili.

· Aumentare la prevedibilità dei cicli di produzione trasformando l’intuizione in una decisione ripetibile e supportata dai dati.

VERSO UNA PROPAGAZIONE BASATA SUI DATI

Collegando lo sviluppo iniziale delle radici in modo diretto alle prestazioni finali della

· PC64: finestra più ampia, punteggio radicale compreso tra 2 e 5 accettabile.

Il messaggio visivo è semplice: alcune genetiche richiedono precisione, altre offrono flessibilità nella programmazione.

RADICAMENTO E QUALITÀ DEI FIORI

Una delle osservazioni più importanti per chi coltiva in modo commerciali è che i profili dei cannabinoidi e dei terpeni non sono cambiati con il punteggio radicale. Lo sviluppo delle radici al momento del trapianto ha modificato la quantità di biomassa prodotta dalla pianta e la destinazione di tale biomassa, ma non la composizione chimica dei fiori stessi. Questo significa che una propagazione

efficiente in un sistema senza vegetazione riguarda principalmente il volume, l’architettura e l’efficienza del lavoro, non la ricerca di punti extra a livello di THC o terpeni tramite la manipolazione radicale. I coltivatori ottengono vantaggi incrementando la resa per metro quadrato e facilitando il raccolto, mantenendo al contempo una composizione chimica dei fiori costante per gli acquirenti a valle e i pazienti.

CONCLUSIONI PRATICHE PER I COLTIVATORI

Traducendo il tutto nella stanza di coltivazione, un sistema di valutazione visiva delle radici diventa uno strumento decisionale quotidiano e non un semplice parametro di ricerca. Con

pianta, questo lavoro getta basi scientifiche più solide per i moderni sistemi di produzione senza fase vegetativa. Dimostra come la propagazione non sia una fase secondaria, ma una leva di produzione primaria in cui osservazioni semplici e ripetibili, come un punteggio radicale da 0 a 5, possono influenzare l’economia di ogni raccolto.

Per i coltivatori che desiderano ottenere stanze di fioritura ad alta produttività, il messaggio è chiaro: osservate le radici, non solo le cime. Con finestre specifiche per cultivar e una scala di punteggio standardizzata, la propagazione diventa un processo controllato e basato sui dati che alimenta le vostre stanze di fioritura con piante pronte per prestazioni efficienti, uniformi e ad alto rendimento.

LA FORZA DELLA QUALITÀ COSTANTE

Come SANlight testa le prestazioni dell’illuminazione in condizioni di ricerca

Per i coltivatori professionali di cannabis, l’illuminazione è uno dei fattori più determinanti nella coltivazione. La resa, la struttura delle piante, lo sviluppo dei terpeni e la costanza dei risultati dipendono tutti da una luce che funzioni esattamente come previsto, giorno dopo giorno.

Poche aziende comprendono questo principio meglio di SANlight. Il produttore austriaco si è affermato come uno dei protagonisti di riferimento nell’illuminazione orticola ad alte prestazioni, guidato dall’ingegneria, dall’efficienza e dall’affidabilità nel lungo periodo.

In un mercato affollato da soluzioni assemblate e tendenze di breve durata, SANlight ha scelto una strada diversa: progettare, testare e produrre internamente tutta la propria tecnologia.

Questa filosofia va oltre lo sviluppo dei prodotti. All’interno del suo centro di ricerca ufficialmente approvato in Austria, SANlight conduce prove controllate sulla cannabis per studiare il comportamento dell’illuminazione quando le condizioni vengono mantenute intenzionalmente stabili.

QUANDO LA PRECISIONE DIVENTA EVIDENTE

Le piante comunicano costantemente. Quando le condizioni sono corrette, le loro risposte diventano leggibili: crescita compatta, fusti robusti e una chioma che si sviluppa in modo uniforme.

Questa chiarezza dipende dalla stabilità. Mantenendo costanti EC e pH, l’influenza dell’illuminazione può essere isolata e misurata, modellando il comportamento di crescita e lo sviluppo delle piante. La nutrizione definisce la capacità di crescita della pianta. L’illuminazione determina come questa capacità viene espressa.

«Non è possibile validare le prestazioni dell’illuminazione su una base che cambia continuamente.»

QUANDO L’INGEGNERIA INCONTRA LA SCIENZA DELLE PIANTE

SANlight affronta l’illuminazione come una disciplina ingegneristica. Ogni ottica, ogni spettro e ogni componente vengono progettati, testati e prodotti internamente. Nel settore dell’illuminazione, un livello di controllo verticale così elevato è raro.

Per SANlight, però, è essenziale. La precisione ha valore solo quando può essere verificata.

Questo requisito ha influenzato anche l’approccio di SANlight alla nutrizione delle piante. L’azienda ha collaborato con CANNA, i cui prodotti sono stati utilizzati per garantire condizioni di coltivazione stabili e prevedibili.

CANNA applica la stessa filosofia alla nutrizione vegetale. In un settore in cui la maggior parte delle aziende si affida a laboratori esterni o a catene di fornitura frammentate, CANNA mantiene il controllo su ogni fase: dalla selezione delle materie prime e dalla formulazione fino all’imbottigliamento, agli aspetti regolatori e ai rigorosi test interni.

La sua divisione di ricerca dispone di laboratori microbiologici, molecolari e chimici, che consentono di sviluppare e validare ogni prodotto sotto lo stesso tetto.

«Input affidabili sono la base di risultati affidabili.»

ALL’INTERNO DEL CENTRO DI RICERCA SANLIGHT

Il centro di ricerca di SANlight in Austria rappresenta il cuore operativo dello svilup -

po dell’illuminazione. L’ambiente è pulito, rigorosamente controllato e progettato per ridurre al minimo la variabilità. Clima, irrigazione, flusso d’aria e illuminazione sono regolati in modo tale che anche le risposte più sottili delle piante possano essere osservate con precisione.

In questo contesto, SANlight conduce prove complete, dal seme al raccolto, su diverse genetiche, analizzando lo sviluppo delle piante sotto illuminazione ad alta intensità. Per mantenere condizioni costanti tra un esperimento e l’altro, le prove vengono effettuate utilizzando CANNA Terra Professional Plus.

Strutture realizzate secondo questi standard sono rare. Ancora più rari sono gli impianti progettati esplicitamente per rendere direttamente osservabili le prestazioni dell’illuminazione.

«Condizioni stabili trasformano la risposta delle piante in dati misurabili.»

CIÒ CHE RIVELA LA STABILITÀ

In un ambiente in cui le variabili non competono più per attirare l’attenzione, il comportamento delle piante diventa una fonte affidabile di informazioni. La crescita si stabilizza, la struttura si uniforma e le prestazioni riflettono il potenziale genetico piuttosto che continue correzioni ambientali.

In queste condizioni, SANlight può valutare l’illuminazione per i suoi meriti intrinseci. Supportata da una nutrizione che rimane costante per tutta la durata del processo.

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Recensione del punto vendita

DIZZY DUCK, L'AIA

L’Aia, la città olandese della pace e della giustizia, sta diventando sempre più nota per essere una meta imperdibile per gli appassionati europei della cannabis. Due bellissimi punti vendita locali sono al centro di tutto questo. Sono entrambi un crogiolo di culture diverse e offrono erba e hashish puliti e di alta qualità. Stiamo parlando ovviamente di Dizzy Duck e Dizzy Duck Downtown, noti per essersi aggiudicati numerose HighLife e altri trofei internazionali dedicati alla cannabis. Soft Secrets ne ha sentito parlare così tanto che ha deciso di fare loro visita.

Ci troviamo nel coffee shop Dizzy Duck Downtown a Fluwelen Burgwal. Il piano terra, illuminato da luci intense, ha diversi registratori di cassa e un soffitto alto. È spazioso e trasuda arte, cultura underground e joie de vivre. È anche un luogo stimolante e accogliente, piacevolmente disordinato con un tocco di avventura. Una ripida scala conduce al piano superiore, dove si fumano joint in compagnia in uno spazio simile a una soffitta. Somiglia a un luogo d’incontro per spiriti creativi e liberi. I clienti stanno in piedi davanti alle casse e di fronte a un armadietto pieno di varietà uniche di hashish e cannabis. Il personale del Dizzy Duck è giovane, contemporaneo e competente.

Il coffee shop ha una sua comunità Dizzy dove le persone condividono le loro gioie e i loro dispiaceri. Ci sono anche cene a base di THC, sessioni di puff and paint e ogni anno viene ospitata una grande ed elaborata festa 420. Naturalmente, l’esperienza unica con la cannabis offerta da Dizzy Duck è altrettanto importante. A giugno, Dizzy Duck ha vinto la Highlife Cup 2025 per l’hashish. Il team di Dizzy Duck ha anche vinto premi in numerose sottocategorie di hashish ed erba. Sono giustamente orgogliosi di questo risultato. È incredibile pensare che Dizzy Duck abbia vinto così tanti trofei della cannabis negli ultimi 20 anni che è difficile tenerne traccia.

Qual è il motivo di tale successo? Il team di Dizzy Duck ha un interesse particolare per gli aromi e i sapori. Questo si riflette nelle varietà uniche di hashish ed erba che si possono trovare nei loro punti vendita. I prodotti provengono da piccoli coltivatori che producono cannabis puramente biologica con grande amore e cura. Questo consente al coffee shop di sorprendere gli appassionati con varietà e sapori davvero speciali e una

UNA LEGGENDA A PIENO TITOLO

ricca gamma di terpeni. Non c’è da stupirsi quindi che quest’anno Dizzy Duck abbia vinto la Highlife Cup per l’hashish. Dice un dipendente di Dizzy Duck: “L’arrivo delle moderne varietà di hashish è inevitabile. Ecco perché abbiamo iniziato ad approfondire questo argomento. Questo ci ha portati a incontrare molti appassionati, coltivatori underground e produttori di hashish”. Anticipando il futuro dell’hashish moderno, il team di Dizzy Duck ha intrapreso una ricerca della massima qualità. Questo viaggio li ha portati in Canada, Stati Uniti, Spagna e Thailandia. Il coffee shop dell’Aia ha abbracciato le varietà moderne di hashish ed è incredibilmente orgoglioso di tutti i prodotti di prima qualità dei migliori produttori di hashish: “Dry Sift, Static, Plasma Static, Fresh Frozen Water Hash, Ice-o-Lator, Rosin e, naturalmente, hashish tradizionale. Abbiamo esplorato tutti i metodi

e degustato tutte le differenze. Dizzy Duck è diventato un esperto nella valutazione di tutti i tipi di hashish”. L’unico sviluppo che Dizzy Duck non supporta sono i metodi di produzione che utilizzano solventi. Questi non trovano spazio nel punto vendita. Vengono costantemente sviluppati nuovi tipi di hashish e metodi di produzione. Nuove varietà vengono incrociate e selezionate appositamente per la produzione di hashish. Sta cambiando anche il numero di modalità per produrre nuovo hashish. Proprio come gli chef Michelin sperimentano con gli alimenti, così fa lo staff di Dizzy Duck con l’hashish e l’erba.

TERPENI

L’obiettivo principale di tutta questa sperimentazione è preservare i terpeni (sapore, aroma). “Lavorando su una pianta fresca, si ottengono sapori ed effetti meravigliosi che in precedenza

era quasi impossibile conseguire con la lavorazione tradizionale. Nel punto vendita è ora ancora più importante che mai guidare i clienti nella scelta dei prodotti. Il nuovo hashish presenta una grande varietà di terpeni, il che significa che l’effetto varia in modo enorme da varietà a varietà, soprattutto se paragonato all’hashish tradizionale”. Le percentuali di THC e CBD di molte varietà sono ora molto simili. Sono i terpeni presenti nelle varietà a fare la vera differenza.

Dizzy Duck vende solo prodotti che il personale stesso fumerebbe. Viene tutto testato accuratamente senza tabacco da un gruppo di esperti e ispezionato al microscopio. Dopo test accurati, viene inviato a un laboratorio per effettuare un doppio controllo. “Dopo tutti i test, solo il 2% dei prodotti che riceviamo supera l’ispezione”. E questo la dice lunga sulla dedizione e sull’amore che Dizzy Duck ha per i suoi prodotti. Se vi capita di visitare i bellissimi Paesi Bassi, saltate su un autobus, un treno o un’auto e raggiungete L’Aia, che non è solo la capitale del Paese, ma sta diventando sempre più anche la capitale per gli appassionati di cannabis!

FRUIT JOY, VINCITRICE ASSOLUTA DELLA CATEGORIA HASH, HIGHLIFE

CUP 2025

Abbiamo vinto nella categoria generale hashish con a Fruit Joy FFWP Ice Cream, amorevolmente realizzata a mano da alcuni dei migliori produttori di hashish in Europa: Lakalada di Barcellona. La Fruit Joy è un incrocio Papaya x Barbara Bud ed è una collaborazione meravigliosa. La Barbara Bud è una varietà afgana selezionata da Growers With Attitude (GWA). Questa selezione risale a migliaia di anni fa e profuma di caramella/ pesca.

Grateful Seeds ha incrociato la Barbara Bud con la Calikosher Papaya (che hanno dato a Lakalada). Il risultato è una varietà di cui l’Europa può andare fiera! FFWP sta per Fresh Frozen Whole Plant (pianta intera fresca congelata). Si tratta dell’hashish più fresco e puro ottenuto da piante fresche, congelate subito dopo il raccolto e conservate a una temperatura costante per preservarne i terpeni.

Dizzy Duck Trompstraat 210 2518 BR L’Aia

Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10:00 alle 22:30

Sito web: dizzyduck.nl

Dizzy Duck Downtown Fluwelen Burgwal 1c

2511 CH L’Aia

Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10:00 alle 24:00

Sito web: dizzyduckdowntown.nl

Gli esterni del Dizzy Duck Downtown.
L’orgoglioso team di Dizzy Duck festeggia con tutte le coppe vinte nell’edizione di quest’anno della leggendaria HighLife Cup, la più antica cannabis cup d’Europa.

Stoney Tark

Come e perché le piante di cannabis traspirano l’acqua

Affinché le piante di cannabis crescano, si sviluppino correttamente e fotosintetizzino in modo efficiente, devono interagire diversi elementi chiave, come la luce, l’anidride carbonica, i nutrienti e l’acqua. Mentre la luce e la CO₂ ricevono spesso maggiore attenzione, l’acqua svolge un ruolo altrettanto fondamentale nel metabolismo delle piante, nel trasporto dei nutrienti e nella regolazione della temperatura. Questo articolo vi spiega come utilizzano l’acqua le piante di cannabis, come le condizioni ambientali influenzano la traspirazione e cosa dovrebbero tenere in considerazione i coltivatori quando irrigano le loro piante.

Che cos’è la traspirazione?

La traspirazione è il processo attraverso il quale le piante rilasciano vapore acqueo nell’aria attraverso minuscoli pori presenti sulle foglie. Un modo utile per capirlo è quello di fare un raffronto con la sudorazione umana. Quando sudiamo, perdiamo acqua ed elettroliti e dobbiamo reidratarci per mantenere l’equilibrio. Se ci disidratiamo eccessivamente, possono presentarsi crampi muscolari e affaticamento.

Le piante si comportano in modo analogo. In presenza di caldo o clima secco, le piante traspirano più acqua per raffreddarsi. Quando l’umidità è elevata, trattengono l’acqua. Questo equilibrio è gestito sia dal tessuto fogliare che dalla zona radicale, il che consente alla pianta di adattarsi all’ambiente circostante.

Il ruolo del tessuto fogliare durante la traspirazione

Le foglie delle piante sono strutture delicate progettate per catturare la luce e convertirla in energia. Una volta che una foglia viene rimossa da una pianta, questa in poco tempo perde umidità e struttura, il che dimostra quanto il tessuto fogliare dipenda da una corretta idratazione.

Le foglie di cannabis sane si presentano rigogliose, cerose e di un color verde brillante. Queste caratteristiche indicano una forte produzione di clorofilla e una fotosintesi attiva. La superficie di ogni foglia contiene stomi, aperture microscopiche che regolano lo scambio gassoso e la perdita d’acqua.

Quando l’umidità è eccessivamente bassa, le piante cercano di conservare l’acqua arricciando i bordi delle foglie verso l’interno o appassendo leggermente. In queste condizioni, gli stomi iniziano a chiudersi, rallentando la fotosintesi fino a quando le condizioni ambientali non migliorano. Un flusso d’aria eccessivo proveniente dai ventilatori può aggravare questo effetto, seccando il tessuto fogliare fino al punto di bruciare le punte o addirittura di far cadere le foglie. Una traspirazione eccessiva sopra il substrato indica spesso che si sta verificando al di sotto dello stesso, nella zona radicale, uno stress di questo tipo.

Come la zona radicale influisce sulla traspirazione

Le radici assorbono acqua e sostanze nutritive attraverso pilucchi radicali molto fini che entrano in contatto con il sottile strato di umidità che circonda il substrato di coltivazione. I substrati ben aerati incoraggiano le radici a crescere verso le sacche d’aria, migliorando l’assorbimento dei nutrienti e la salute generale della pianta.

Un’irrigazione eccessiva non danneggia le piante a causa dell’acqua in eccesso di per sé, ma per il fatto che un substrato saturo limita la disponibilità di ossigeno. Uno scarso drenaggio impedisce all’aria di raggiungere le radici, causando stress e riducendo le prestazioni della pianta.

Substrati come la fibra di cocco e la perlite sono ottimi nel mantenere l’equilibrio tra ritenzione di umidità e aerazione. Se uniti a compost organici o humus di lombrico, creano un ambiente ideale per lo sviluppo delle radici.

Le piante spostano l’acqua verso l’alto attraverso lo xilema utilizzando la pressione radicale, ma i tassi di traspirazione sono ampiamente influenzati dalle condizioni ambientali. Temperature elevate e bassa umidità possono causare una rapida evaporazione dell’acqua e dei nutrienti sia dalle foglie che dal substrato di coltivazione, rendendo essenziale il controllo ambientale.

Capire come funziona il deficit di pressione di vapore (VPD)

Il deficit di pressione di vapore (VPD) misura la differenza tra l’umidità all’interno della foglia e l’aria circostante. Aiuta i coltivatori a capire l’efficienza della traspirazione delle piante.

Il VPD viene calcolato utilizzando la temperatura, l’umidità e la temperatura superficiale delle foglie ed è misurato in kilopascal (kPa). Sebbene i grafici VPD offrano linee guida pratiche, all’interno della chioma la temperatura delle foglie può variare, si rivela quindi necessario, spesso e volentieri, effettuare degli adeguamenti.

Le piante di cannabis richiedono livelli di umidità diversi nelle varie fasi di crescita. Gli stomi funzionano in modo più efficiente a temperature elevate con umidità relativamente alta, il che consente un assorbimento ottimale della CO₂ e la fotosintesi.

I livelli di CO₂ outdoor si aggirano intorno ai 400 ppm, motivo per cui i coltivatori che integrano la CO₂ aumentano spesso i livelli a 1.200-1.500 ppm. In queste condizioni, le piante richiedono temperature più elevate, in genere da 30°C a 35°C, per elaborare in modo efficiente l’aumento di CO₂. Quando il VPD è eccessivamente elevato, ridurre la concentrazione dei nutrienti e la conduttività elettrica (EC) può contribuire a prevenire l’eccesso di nutrimento e lo stress.

• VPD basso = umidità elevata, stomi attivi

• VPD elevato = umidità bassa, aumento dello stress

Quali sono i momenti migliori per irrigare e concimare le piante di cannabis?

Molti coltivatori puntano a conservare l’acqua o si affidano a fonti filtrate oppure all’osmosi inversa.

Altri preferiscono nutrire al minimo per consentire alla microbiologia del terriccio di gestire il ciclo dei nutrienti in modo naturale. A prescindere dall’approccio utilizzato, un’irrigazione tempestiva può migliorare in modo notevole l’efficienza idrica e la salute delle piante.

I momenti ideali per concimare sono:

• Poche ore dopo l’alba/l’accensione delle luci

• Poche ore prima del tramonto/spegnimento delle luci

Queste finestre consentono alle piante di assorbire l’acqua in modo graduale e di raffreddarsi dopo periodi di elevata traspirazione. Nutrire le piante durante le ore più calde della giornata può provocare una perdita d’acqua superiore all’assorbimento, il che comporta carenze, in particolare problemi a livello di trasporto del calcio. Anche un’irrigazione eccessivamente vicina allo spegnimento delle luci può rivelarsi problematica, poiché l’umidità in eccesso può rimanere nel substrato durante la notte, il che incrementa il rischio di problemi alle radici. Trovare il programma giusto d’irrigazione richiede pratica, ma ripaga in termini di costanza ed efficienza.

Dalla fine del mondo

In Sud Africa la privacy vince sul proibizionismo

Rientro dal Sud Africa dove Soft Secrets sta lanciando la prima leggendaria edizione africana con qualche certezza e mille curiosità.

Un paese dove le lingue ufficiali sono dodici, un popolo arcobaleno, come lo chiamava Nelson Mandela, padre fondatore della dem ocrazia nel 1994, una ricchezza culturale, antropologica e di biodiversità che il continente dal quale proviene la nostra specie esibisce con sfarzo ed innocenza, una natura soverchiante e differenze sociali incredibili. Insomma una terra di crudeli verità e profonde passioni che quando si parla di cannabis e regolamentazione ha tanto da insegnare ai nostri politici.

Certo, perché in Sud Africa è possibile coltivare cannabis ed è possibile farlo, al momento senza limiti stabiliti dalla legge, purché all'interno della propria dimora.

La privacy, in un paese che ha vissuto per 46 anni nel terribile apartheid, è inscritta nella Costituzione e grazie alla magna carta e alla battaglia di una coppia di agguerriti attivisti [Ndr. vedi edizione 1-25], il popolo arcobaleno ha sancito per legge la liceità della coltivazione di cannabis per uso personale.

In particolare, a giugno 2024, il Parlamento della Repubblica del Sudafrica ha emanato il Cannabis for Private Purposes Act con lo scopo di rispettare il diritto alla privacy di una persona adulta, all'uso o al possesso di cannabis, regolamentare l'uso o il possesso di cannabis da parte degli adulti, prevedere un metodo alternativo per affrontare la questione del consumo, del possesso o dello spaccio di cannabis (tenendo in debita considerazione il miglior interesse dei minorenni), vietare lo spaccio e prevedere la cancellazione dei precedenti penali per le persone condannate per possesso o uso di cannabis o spaccio sulla base di presunzione investigativa.

Leggere questo testo a 11.000 chilometri di distanza da dove è stato prodotto ci deve far riflettere.Andiamo a capire nel dettaglio quanto la legge prevede.

Intanto, in qualsiasi luogo privato e per qualsiasi scopo di questa natura, ogni adulto può usare o possedere cannabis, senza transazioni economiche, fornirla o ottenerla da un'altro adulto. Al contrario, nessun adulto può usare cannabis in un luogo privato per uno scopo privato, quando in presenza di

un minore o di un adulto non consenziente, oppure se si venga a trovare entro una distanza ragionevole da una finestra, una presa d'aria, una porta o un ingresso di un altro luogo.

Ovviamente la libertà consentita dalla privacy termina quando questa condotta dovesse avvenire in un luogo pubblico nel quale le persone si riuniscono e il cui il fumo potrebbe causare disturbo o fastidio a chiunque si trovi in quel posto.

Ne discende che una persona adulta possa possedere cannabis in un luogo pubblico, ma a condizione che non venga consumata. Veniamo adesso alla sanzioni previste per chi non si attiene a quanto stipulato dalla legge, perché c'è da dire la cannabis rimane in un quadro d'illegalità al di fuori dello spazio privato.

Dunque, chiunque commerci cannabis è colpevole di un reato ed è passibile, in caso di condanna, di una pena detentiva non superiore a 10 anni. Una persona adulta che permette consapevolmente a un minore di usare o possedere cannabis è colpevole di reato ed è passibile, in caso di condanna, di una multa o di una pena detentiva non superiore a 12 mesi.

Un adulto in possesso di cannabis senza preoccuparsi di mantenerla al sicuro e inaccessibile ai minori, è colpevole di reato ed è passibile, in caso di condanna, di una multa non superiore a R2.000 [Ndr. 100 euro].

Chiunque sia in possesso di cannabis, in luogo pubblico o privato, in una quantità superiore alla quantità massima prescritta per uso privato, è colpevole di reato ed è passibile, in

caso di condanna, di una multa o di una pena detentiva non superiore a cinque anni.

Chiunque coltivi piante di cannabis in quantità superiore al numero massimo prescritto per uso privato, è colpevole di reato ed è passibile, in caso di condanna, di una multa o di una pena detentiva non superiore a cinque anni.

Chiunque ingaggi un minore per lo spaccio, è colpevole di reato ed è passibile, in caso di condanna, di una multa o di una pena detentiva per un periodo non superiore a 10 anni.

Chiunque fornisca o somministri cannabis a un minore, a meno che non sia stata prescritto da un medico, è colpevole di reato ed è passibile, in caso di condanna, di una multa

o di una pena detentiva per un periodo non superiore a 12 mesi.

Chiunque trasporti cannabis in quantità superiore alla quantità massima prescritta per uso privato, è colpevole di reato ed è passibile, in caso di condanna, di una multa o di una pena detentiva per un periodo non superiore a cinque anni. Insomma, in due parole non si tratta di un liberi tutti.

Tutt'altro. La legge reprime in maniera pesante chi ritiene agire al di fuori di un contesto privato.

Ma in contesto privato la libertà è garantita e questo è un passo avanti concreto in direzione di una piena decriminalizzazione.

Cannabis news

IL PROGETTO SVIZZERO ZÜRI CAN: UN MODELLO PER LA FUTURA REGOLAMENTAZIONE DELLA CANNABIS

L’iniziativa Züri Can è il più grande e ambizioso progetto europeo volto a regolamentare la vendita di cannabis. Il suo scopo non è solo quello di sostituire i mercati illegali, è anche quello di raccogliere dati scientifici per future normative nazionali. Sulla base dei risultati ottenuti finora, Zurigo ha deciso di prorogare l’esperimento fino al 2028 e di aumentare il numero di partecipanti, poiché i primi dati indicano che molti consumatori stanno passando da fonti illegali a venditori autorizzati.

Dopo un anno di attività, lo studio mostra come oltre il 90% dei partecipanti acquisti cannabis attraverso il sistema regolamentato, il che indica che il potenziale di riduzione del mercato nero è ottimo se le condizioni sono accessibili e i prezzi competitivi. Di conseguenza, Zurigo prevede di aumentare il numero di partecipanti a circa tremila e ha incrementato il budget del progetto per raccogliere dati più completi, in particolare quelli relativi a donne e consumatori occasionali, che finora non sono stati ben rappresentati nella ricerca.

Il progetto Züri Can fa parte di una più ampia rete di studi pilota lanciata in tutta la Svizzera, che si svolgono in città come Basilea, Berna, Losanna e Lucerna, ciascuna delle quali sta testando diversi approcci di vendita, dai punti vendita cittadini alle

Questi progetti pilota sono stati resi possibili da una modifica apportata alla legislazione federale sugli stupefacenti entrata in vigore nel maggio 2021, che consente esperimenti scientifici con la cannabis ricreativa in determinate condizioni. L’obiettivo non è quello d’introdurre di nascosto la legalizzazione, ma di studiare in modo sistematico come i diversi modelli di regolamentazione influenzino la salute dei consumatori, le operazioni sul mercato nero, la sicurezza pubblica e la tutela dei minori.

Come funziona la vendita regolamentata di cannabis nello studio Züri Can?

Il progetto Züri Can è stato lanciato a Zurigo nel 2023, in collaborazione con la città, l’Università di Zurigo e altre organizzazioni di ricerca, per analizzare gli effetti dell’acquisto di prodotti standardizzati provenienti da coltivazioni controllate di cannabis in luoghi autorizzati. I partecipanti devono essere adulti residenti a Zurigo che fanno già uso di cannabis, che non siano autisti professionisti e che acconsentano al monitoraggio a lungo termine del loro uso, della loro salute e delle loro condizioni di vita mediante questionari e controlli sanitari.

farmacie, fino ai club senza scopo di lucro. Entro la metà del 2024 si prevede che circa settemila adulti avranno partecipato alla ricerca, il che costituirà un campione piccolo ma significativo della popolazione che fa uso di cannabis in Svizzera e consentirà di confrontare i modelli normativi che funzionano meglio in termini di salute, sicurezza e facilità di amministrazione.

I funzionari federali hanno dichiarato pubblicamente che i risultati di questi progetti pilota contribuiranno a stabilire le basi scientifiche per potenziali regolamenti nazionali sulla cannabis ricreativa legale entro la fine del decennio. Le prime analisi mostrano come la vendita regolamentata possa migliorare la sicurezza dei prodotti, aiutare la prevenzione e migliorare la comunicazione con gli utenti, senza comportare un aumento significativo del consumo di marijuana, supportando così coloro che sostengono un mercato legale ma strettamente controllato anziché il divieto totale.

Coltivatori legali nei Paesi Bassi

Testo e immagini: Derrick Bergman

CANADELAAR, LA PIÙ GRANDE WEED FARM OLANDESE Vittima di furti, reclami e problemi legati agli odori

È la più grande, la più nota e forse la più importante delle dieci aziende che coltivano cannabis nell’ambito dell’esperimento olandese sulla filiera controllata della cannabis, meglio noto come weed experiment. Ma CanAdelaar è anche l’azienda a dover far fronte alle pressioni maggiori: oltre 3.000 reclami per “fastidi causati dagli odori”, effrazioni e rischio di sanzioni severe. “Non sottovalutate l’odore che producete e quanto questo possa infastidire i vostri vicini”.

Nel settembre 2025, un giudice di primo grado ha concesso all’azienda una settimana di tempo per adottare ulteriori provvedimenti volti a limitare l’odore prodotto, pena sanzioni che potevano arrivare fino a 3,5 milioni di euro o la cessazione dell’attività. La chiusura di CanAdelaar sarebbe un disastro per il weed experiment. È l’unico degli otto coltivatori attualmente attivi a essere in grado di rifornire di cannabis, in maniera continuativa, i 78 coffee shop coinvolti nell’esperimento.

I dati non sono pubblici, ma è evidente che una grossa parte della cannabis venduta nell’ambito dell’esperimento viene prodotta da CanAdelaar. Forse non possono vantare la reputazione di produrre cannabis di alta qualità, ma sono senza dubbio noti per essere la scelta più conveniente. Lo scorso agosto, il direttore commerciale Max Schreder ha invitato Soft Secrets per un tour completo della struttura. German Schreder è cresciuto vicino al confine tra Olanda e Germania e, come molti suoi connazionali, amava frequentare i coffee shop nei Paesi Bassi. Prima di entrare a far parte di CanAdelaar, ha lavorato per un’azienda che produceva alcolici.

Fin dall’inizio CanAdelaar si è concentrata sulla produzione di un “prodotto democratico e accessibile a tutti”, ci ha detto Schreder. “Lo champagne è un ottimo prodotto, con una cultura e una storia meravigliose. Ma la maggior parte delle persone beve birra, non champagne”. La scelta di coltivare in serra è fondamentale. Non solo perché è più economico della coltivazione indoor. “Non ci piace rinchiudere le pianta indoor simulando il sole. Sapevate che coltivare un chilo di erba indoor comporta la stessa quantità di emissioni di CO2 prodotta da un’auto che percorre ben 30.000 chilometri?”. CanAdelaar è un’azienda austriaca, che coltiva la cannabis legalmente in Austria, Canada e ora anche nei Paesi Bassi. Anche in Austria e in Canada utilizzano solo serre, sfruttando il sole come fonte di luce ed energia tramite pannelli solari. L’illuminazione supplementare (HPS) viene accesa solo in caso d’insufficienza del livello di luce solare. Schreder prevede che la qualità della cannabis nell’esperimento olandese sarà in costante miglioramento e che i prezzi continueranno a scendere. “Tutti i mercati del THC lo dimostrano. Ed è positivo per il consumatore medio”.

La serra CanAdelaar, originariamente costruita per la coltivazione di pomodori, è enorme: 250 metri per 200, vale a dire 50.000 metri quadrati. Filtri al carbone nuovi di zecca sono installati in tutta la serra; CanAdelaar ha investito oltre un milione di euro in filtri per attenuare l’odore. Le piante nella serra rimangono piuttosto piccole. Un nastro trasportatore ne agevola lo spostamento dal reparto cloni ai reparti della fase vegetativa e di fioritura. CanAdelaar dà lavoro a persone di dodici nazionalità diverse, come ci dice Schreder durante la visita, il 75% delle quali sono donne.

Dopo il raccolto, le piante vengono potate a umido, essiccate in vassoi per sei-nove giorni e poi conciate in fusti di plastica a una temperatura di circa dieci gradi centigradi. Una parte delle piante raccolte viene immediatamente convertita in hashish vivo (Whole Plant Fresh Frozen). Il reparto confezionamento sembra la fabbrica di Willy Wonka per l’erba, in particolare le due gigantesche macchine che pesano, porzionano e confezionano la cannabis in sacchetti di color arancione. Una cosa è chiara: l’esperimento sta creando molti posti di lavoro legali!

Pochi mesi dopo la nostra visita, abbiamo intervistato nuovamente Max Schreder. Quando gli abbiamo chiesto quali fossero le lezioni principali che aveva tratto dall’inizio dell’esperimento, ha sorriso e ha risposto: “Non sottovalutate l’odore che producete e quanto questo possa infastidire i vostri vicini. Si tratta naturalmente di una lezione che abbiamo imparato a nostre spese e ritengo che siamo riusciti a risolvere il problema. Ma avremmo dovuto prenderlo più sul serio all’inizio”. Un altro problema che fa loro cattiva pubblicità sono le effrazioni. La quarta, avvenuta a settembre, ha portato alcuni media a dichiarare che era stato rubato l’intero stock. Questo ovviamente non è vero, ha detto Schreder: “La polizia ha rilasciato una dichiarazione molto breve. Era corretta, ma non sufficientemente precisa. Un organo di informazione l’ha interpretata come se fosse sparito tutto. Ma ci sarebbe voluto molto, molto di più di quello che abbiamo visto. Oltre a questo non posso dire altro, perché le indagini sono ancora in corso. Voglio solo chiarire che fino ad ora chiunque abbia cercato di derubarci è stato catturato. Venire da noi a cercare di rubare è la peggiore idea del mondo”.

Max Schreder nel reparto cloni.
Le piante giovani vengono irrigate da un robot.
Piante in fiore nel reparto fioritura.

Kohlefilter und NDL-Lampen für Zusatzbeleuchtung bei unzureichendem Sonnenlicht. Filtri al carbone e luci HPS per l’illuminazione supplementare quando il sole non basta.

in azione.

FATTI E DATI SU CANADELAAR

Ubicazione: fuori Hellevoetsluis, vicino a Rotterdam

Numero dipendenti: oltre 125

Numero cultivar di cannabis: oltre 20

Numero piante: 180.000

Substrato: Terriccio

Varietà: Skywalker OG, Super Silver Haze, Wedding Cake, Lemon Haze, Amnesia Haze, NYC Diesel, Permanent Marker.

Le piante appena raccolte vengono potate a macchina.
>> Le foglie non eliminate dalla macchina vengono tagliate a mano.
Pressa per rosin
“Rosin Taffy”, ottenuto montando e mescolando rosin fresco e caldo fino a ottenere una consistenza densa simile al caramello.
Le cime vengono automaticamente selezionate in base alle dimensioni.
Tubi di plastica per joint nel colore aziendale di CanAdelaar.
Un vassoio di kief.
Il kief viene messo in sacchetti per estrarne rosin.
Un vassoio di cime di cannabis.
Macchina per rollare joint.
Macchina per pesare e confezionare la cannabis stile Willy Wonka.

Coltiva con Stoney Tark

GERMINARE SEMI DI CANNABIS NEL 2026

Tutti noi amiamo acquistare semi e soprattutto farli germogliare. Avete mai provato a far germogliare dei semi senza ottenere risultati, oppure siete fra i coltivatori che lottano costantemente per ottenere la germinazione? In questo articolo vi darò le mie migliori dritte per far germogliare i semi di cannabis e ottenere un tasso di successo del 100%.

TEMPERATURA ELEVATA

Il freddo incrementa notevolmente le probabilità che si riduca il tasso di germinazione, motivo per cui sono fondamentali temperature elevate. Se riuscite a raggiungere una temperatura compresa tra 24 e 26 gradi centigradi, non avrete problemi con i tassi di germinazione. Evitate di tenere i sottovasi su pavimenti piastrellati freddi e, se utilizzate una tazza d’acqua per far germinare i semi, controllate che l’acqua non diventi eccessivamente fredda.

UTILIZZO DI ACQUA IN BOTTIGLIA

Ogni volta che acquisto una nuova confezione di semi, la prima cosa che faccio è comprare una bottiglia di acqua minerale, bicchieri di plastica ed etichette adesive. L’acqua in bottiglia conservata a temperatura ambiente è uno dei modi più semplici per germinare una confezione di semi, perché si può avere la certezza di disporre di una fonte d’acqua pulita e di alta qualità. L’acqua in bottiglia è un’ottima alternativa se l’acqua del rubinetto è dura.

Potete mettere i semi in una bottiglietta d’acqua, agitarla per disperderli e lasciarli germogliare, oppure versare un bicchiere d’acqua, posizionare il bicchiere in un luogo caldo e buio e lasciare germogliare i semi.

DISPOSITIVI DI RISCALDAMENTO A CAVO

È arrivato il periodo dell’anno in cui fa freddo, c’è umidità e piove e far germogliare i semi di cannabis in una casa fredda può essere difficile. Un’ottima soluzione a basso costo per mantenere i semi in germinazione o le piantine al caldo è quella di utilizzare un dispositivo di riscaldamento a cavo, avvolgerlo intorno al pavimento e creare un piccolo tappetino riscaldante. In questo modo si migliorerà notevolmente il tasso di germinazione e si ridurrà il tempo necessario per preparare i semi al trapianto.

CONCEDETE AI SEMI ALMENO 72 ORE

A volte i semi possono metterci più del previsto a germogliare e questo può essere dovuto a diversi fattori. Prima di scoraggiarvi se la vostra confezione di semi da 150 euro non germoglia

nell’immediato, siate pazienti e concedete ai semi almeno 3 giorni per schiudersi. In passato ho avuto semi che ci hanno messo più di una settimana a germogliare, il mio consiglio è quindi quello di dare 5 giorni di tempo a qualsiasi seme in germinazione.

PROVATE A USARE DEL TERRICCIO

Quando le piantine di cannabis sono più delicate, il terreno in cui le trapiantate dopo la germinazione riveste una funzione fondamentale nella loro resa. Nelle primissime fasi di crescita e per una settimana dopo che sono germogliate, terrei le piantine in un terriccio biologico a basso contenuto di fertilizzanti. Una volta che hanno sviluppato un buon apparato radicale, le trapianto in un terriccio biologico ricco e personalizzato.

LA CARTA VELINA SPESSA È LA SCELTA MIGLIORE

La prossima volta che andate al supermercato, date un’occhiata ai rotoli di carta da cucina. Questo tipo di rotoli di carta sono perfetti per la germinazione dei semi. Molti coltivatori ritengono che la carta igienica possa inzupparsi e saturarsi eccessivamente. Se si usa un rotolo di carta da cucina, si può drenare con facilità l’acqua dopo

Durante l’inverno, tenete le piantine lontane dai pavimenti freddi piastrellati e prendete in considerazione l’uso di un tappetino riscaldante.

l’ammollo e assicurare abbondante aria una volta che i semi si trovano avvolti nella carta.

SIATE IL PIÙ PULITI POSSIBILE

Mantenere il vostro spazio di coltivazione il più pulito possibile è benefico per i coltivatori domestici per diversi motivi, soprattutto durante la germinazione dei semi. Ogni volta che state per germinare i vostri semi di cannabis, assicuratevi in anticipo di avere piattini puliti, carta velina, bicchieri in plastica e acqua in bottiglia pulita. Se utilizzate del terriccio, fate attenzione a non sporcare e spazzate sempre via quello versato.

TAPPETINO RISCALDANTE PER RETTILI

Un altro ottimo modo per combattere le basse temperature in casa, se si fa coltivazione domestica, e per creare un ambiente caldo e accogliente per i vostri semi in germinazione, è provare un tappetino riscaldante per rettili. Potete posizionare i sottovasi sopra il tappetino riscaldante o metterci sopra un bicchiere con dell’acqua. I tappetini per rettili costituiscono una fonte di calore basso ma costante e, in base alla mia esperienza, funzionano a meraviglia.

USATE LE PINZETTE PER TRAPIANTARE

Una volta che i semi di cannabis hanno cominciato a germogliare e stanno producendo lunghe cime bianche e con pilucchi, è meglio maneggiarli usando delle pinzette. Le piantine di cannabis sono delicate e devono essere maneggiate con cura e trapiantate in un substrato di coltivazione. Un paio di pinzette pulite e sterili vi consentiranno di non toccare i semi e agevoleranno il vostro lavoro.

EVITATE TERRICCIO ECCESSIVAMENTE FERTILIZZATO

Le piantine di cannabis richiedono solo piccole quantità di nutrienti durante le prime 3 settimane del loro ciclo di vita. Evitate di utilizzare terriccio eccessivamente fertilizzato durante la fase iniziale di crescita, poiché può bruciare le piante. Utilizzate invece del terriccio o compost di alta qualità. Miscelare il compost con humus di lombrico garantisce un ottimo inizio alle piantine ed è altamente consigliato. Molti dei terricci disponibili nei centri di giardinaggio contengono concimi chimici salini, controllate con attenzione l’etichetta quando acquistate il terriccio in loco.

L’uso di un bicchiere in plastica può aiutare a mantenere ottimali i livelli di umidità intorno alle piantine.

Intervista

Vicissitudini e sfide per la filiera del CBD : intervista all'avvocato

Bulleri

L'avvocato Giacomo Bulleri è specializzato nel diritto civile inerente al mondo della cannabis light ed il suo studio provvede assistenza legale inerente al diritto che regola questo settore. Siccome il 2025 è stato un anno travagliato per un'industria che dovrebbe rappresentare il fiore all'occhiello della produzione agricola nazionale, abbiamo deciso di contattarlo per fare il punto su quanto successo e su come meglio procedere per il 2026.

Il 2025 è stato un anno davvero difficile per gli operatori italiani del settore canapa. Vogliamo fare un attimo il punto sulle principali vicissitudini incontrate?

Il 2025 è stato indubbiamente un anno cruciale nel senso che, ad aprile, è stato pubblicato il Decreto di sicurezza col famoso articolo 18 che ha messo fino ad un periodo di pace. Se fino a quel momento, con alti e bassi, i periodi dei sequestri a tappeto sembravano passati e si poteva pensare si andasse verso una cooperazione in termine di test rapidi e tavoli di filiera, con l'entrata in vigore dell'articolo 18 si è, al contrario, esplicitato come fiori e derivati fossero considerati stupefacente, a prescindere, per tutti gli usi e tutte le destinazioni. E' stato anche un anno che, comunque, ha anche portato ad unire la filiera, da un punto di vista associazionistico e commerciale, di fronte a un problema comune. Mai come allora, sono stati moltiplicati sforzi per sviluppare azioni in tutte le sedi e far rilevare tutte le criticità, sia nei rapporti di diritto comunitario, sia nei confronti di diritto costituzionale.

L'articolo 18 è profondamente antiscientifico e manifestamente antigiuridico. Ci spiega sotto questo profilo di cosa parliamo e soprattutto del grande passo del Consiglio di Stato che è andato in Europa?

L'articolo 18 presenta due criticità. L'antiscientificità che rafforza un reato contestato anche in precedenza e che poi, nel 90% dei casi, finiva con l'archiviazione/assoluzione poiché la canapa è priva di efficacia drogante e quindi le condotte venivano ritenute inoffensive. Poi c'è un problema di carattere giuridico perché si sono evidenziate problematiche plurime in contrasto al diritto comunitario e costituzionale.

Di cosa parliamo nello specifico?

Primo è una norma disapplicabile perché l'Italia, nell'introdurla, ha violato la direttiva comunitaria che impone la preventiva comunicazione alla Commissione Europea e questo perché la canapa è un prodotto agricolo, ha un proprio mercato comune e quindi le regole che uno Stato membro va ad introdurre, in senso limitativo, sono suscettibili di preventiva notifica. Poi viola principi ormai noti dal caso Kanavape, i famosi articoli 34 e 36 del Trattato di funzionamento dell'Unione Europea [Ndr. sulla libera circolazione delle merci]. Oltre a ciò sussitono ancora una pluralità di violazioni che cominciano dall'articolo 41 Costituzione sulla libera iniziativa economica.

Come si è dipanata l'iniziativa di contrasto legale?

La parte amministrativa era già partita nel 2022 con l'impugnazione del Decreto sulle officinali che, di fatto, è stata un'anticipazione dell'articolo 18 e ci ha permesso di portare la questione in Corte di giustizia. Oltre a questo, sono state fatte azioni sia in sede civile, con azioni di accertamento a tappeto che ancora non sono arrivate alla fase decisionale, ma che ci arriveranno e poi tutte le battaglie più diffuse nell'ambito penale che hanno portato alla questione di legittimità costituzionale secondo il principio di offensività della condotta e di indeterminatezza.

Quali sono le partite chiave da vincere per ristabilire l'agibilità totale per gli attori della filiera italiana?

Abbiamo due partite e una terza, forse, in arrivo. Intanto si tratta della questione pregiudiziaria alla Corte di Giustizia che nasce dalle officinali, ma che in realtà si estende a tutto il settore canapa perché non riguarda solo la 242 del 2016, ma anche il Testo unico stupefacenti e riguarda anche tutte le destinazioni d'uso, cosmetica, alimentare, novel food. D'altra parte, abbiamo la partita in Corte Costituzionale che riguarda invece direttamente l'articolo 18. Mi auguro che nel prossimo futuro si abbia una fusione e che altri tribunali sollevino la questione alla Corte di Giustizia e che si rimettano alla Corte Costituzionale per arrivare con quesiti il più completi possibile.

E' la terza partita?

C'è il CBD che riguardava il famoso decreto

Speranza, poi ritirato da Schillaci e poi riproposto che ha portato, in primo grado, al rigetto delle azioni. Lo abbiamo impugnato al Consiglio di Stato che ha sospeso il decreto e questo comprende le composizioni ad uso orale contenenti CBD estratto dalla pianta e tutto il mondo degli oli al CBD. Si tratta di una partita diversa dall'altra che riguarda i fiori e gli hasch: avremo l'udienza a maggio e ci auguriamo che anche il Consiglio di Stato rimetta un'altra questione alla Corte di giustizia.

Possiamo definire la politica del governo in materia di canapa come profondamente anti-italiana?

Purtroppo è una politica anti-italiana che va avanti, da dieci anni, quando è entrata in vigore la 242. E' un problema che si ripropone, ma che in realtà viene dai governi precedenti perché non hanno mai prodotto niente per dare certezza al settore. Anzi, hanno sempre ripetuto il mantra che fiore, foglie e resine fossero stupefacenti. Mi sembra uno di quei casi in cui fra le varie forze politiche nessuna si prende la responsabilità e si rimettano all'interpretazione della magistratura.

Quindi fondamentalmente c'è continuità nella deresponsabilizzazione dei nostri rappresentanti?

Il decreto l'aveva fatto il ministro Speranza del

Partito Democratico continuato, poi sospeso, poi riattivato e portato avanti dal ministro Schillaci del Governo Meloni. Mi sembra che sulla cannabis ci sia una opposizione trasversale, forse le cose stanno un po' cambiando adesso, ma c'è stato bisogno che si pronuciassero i nostri massimi organi giurisdizionali.

Se dovesse consigliare una strada da seguire per regolamentare con chiarezza il settore, cosa suggerirebbe?

La Francia perché prima della sentenza Kanavape aveva un atteggiamento molto repressivo, ma inseguito ha avuto il coraggio di cambiare rotta.

Perché i nostri cugini d'oltre Alpe hanno avuto più coraggio?

Probabilmente perché hanno avuto la sentenza Kanavape nel 2020. La Francia dopo la sentenza ha imposto una pax: sotto lo 0,3 di THC non si sequestra. Ha inizito ad allentare le maglie, mentre consentiva la registrazione di prodotti anche in ambito alimentare e poi legiferando anche sul prodotto da inalazione. La Francia ha dei punti di riferimento e dei limiti analoghi nostri perché comunque il novel food è un limite anche loro e quindi credo che Francia, così come la Cechia e Germania, abbiano rappresentato un po' quelle fughe in avanti, che invece in Italia, Spagna e Portogallo sono state indietro. A livello normativo il loro esempio potrebbe consentire all'Europa di fare norme, regolamenti uguali per tutti ed evitare queste storture che poi finiscono per atterrare il mercato.

Cosa ne pensa del modello svizzero?

La Svizzera lavora come i nordamericani: prima fanno i protocolli e poi fanno le leggi. In Europa ed in Italia in particolare, invece, abbiamo un po' il vizio, di fare prima le leggi e poi aspettare che la magistratura le interpreti. Io preferisco la terza via, quella della Repubblica Ceca che, come gli svizzeri, ha stabilito un limite più realistico che è quello dell'1% di THC e poi sta lavorando su un concetto profondamente innovativo che è quello delle sostanze psicomodulanti.

Cosa sarebbe una sostanza psicomodulante?

Ci si rimette al singolo individuo. Droga è una

sostanza che ti altera, ma se riesci a gestirla non è considerata una sostanza stupefacente. Per essere più chiaro faccio sempre l'esempio del Canada. Quando in Canada ci fu il percorso di regolamentazione dell'uso ricreativo, uscì una circolare della polizia canadese nel quale si davano istruzioni alle forze dell'ordine rispetto alla liceità d'assumere cannabis mentre si lavorava. La risposta fu positiva purché tu fossi in grado di svolgere le tue funzioni. Ora credo che questi concetti soggettivi, che poi ritroviamo anche nella questione patenti, siano concetti che vengono dall'esperienza nord americana e che siano quindi difficili da calare nella realtà italiana.

Restano comunque interessanti...Allora il settore italiano, attraverso Consiglio di stato si è rivolto alla Corte di giustizia europea per ricevere un punto di vista di rimente. Cosa implica e quando avremo una risposta in merito?

L'udienza è attesa nel 2027. L'anno 2026 sarà sicuramente un anno d'attesa delle decisioni della Corte di giustizia, della Corte costituzionale e della nuova PAC, la politica agricola comune dell'Unione Europea. Il punto è come arriviamo al 2027. Ci arriviamo in un clima generalizzato di attesa e quindi di generale pace o con il clima degli ultimi mesi?

Se in Italia avessimo avuto la possibilità di coltivare canapa con l'1% di THC; avremmo mai sentito parlare dei cannabinoidi sintetici?

L'offerta segue la domanda e quindi è chiaro che l'esperienza svizzera ci dice che laddove è stata regolamentata la cannabis, quella vera, queste sostanze non abbiano mercato. Questi problemi si vanno ad arginare non agendo sul CBD, ma facendo politiche serie e moderne sulle droghe in generale.

Cosa vuol significare?

E'chiaro che regolamentando l'uso per gli adulti, il mercato non vada poi a cercare i cannabinoidi sintetici.

La Corte costituzionali italiana e la Corte giustizia europea si dovranno esprimere sulla medesima materia o solo due materie diverse?

Tecnicamente no perchè la Corte di giustizia UE ci dice se una norma nazionale è compatibile o no con il diritto comunitario e riguarda un quesito molto ampio: la legge 242, il Testo unico stupefacenti, il più grosso risultato infatti è aver messo in discussione il mantra fiori, foglie, olio e resine sì, ma salvo che non vengano da varietà certificata e con bassi livelli di THC. Il quesito si estende poi al regolamento cosmetici, al regolamento food, al regolamento per gli animali ed è quindi un tema di compatibilità con il diritto comunitario che varrà per tutta Europa. La partita alla Corte Costituzionale è altrettanto importante però riguarda solo la costituzionalità o meno dell'articolo 18 del Decreto di sicurezza.

QUANDO È IL MOMENTO GIUSTO

PER POTARE LA CANNABIS?

Come si può aumentare la resa?

A conti fatti, ciò che cercano di ottenere i coltivatori indoor e outdoor è una resa elevata e di alta qualità di marijuana, proporzionale allo sforzo dedicato alla coltivazione. Alcuni cercano di ottenere grandi quantità da vendere sul mercato e altri coltivano per uso proprio e in genere optano per varietà al di sotto della media che producono quantità notevolmente inferiori, ma comunque apprezzabili.

I fattori da tenere in considerazione per ottenere una resa generalmente elevata sono:

- Scelta della varietà

- Area di coltivazione e progettazione ottimale della stessa

- Intensità luminosa

- Ottimizzazione del terreno e dell’acqua d’irrigazione

- Temperature e ventilazione adeguate

- Piante a crescita rapida per ottenere più raccolti

- Controllo delle malattie e dei parassiti In pratica questi fattori si applicano indistintamente alla coltivazione indoor, in serra e outdoor. Ciò che conta non è solo il peso di una singola pianta (o della quantità raccolta), ma anche la quantità totale di piante tagliate. Chi punta sulla quantità vuole piante che maturino in poco tempo, mentre chi preferisce la qualità tende a coltivare varietà che ci mettono il doppio del tempo a fiorire rispetto a quelle veloci. Nella maggior

ciente non produrrà una resa massima. È possibile disporre le piante in modo tale che si possano spegnere alcune delle lampade. Tuttavia, è anche possibile rimuovere le punte dei germogli nella fase di prefioritura affinché le piante crescano sottili con diversi germogli laterali e al contempo riempiano più spazio. Lo svantaggio è che dovrebbero rimanere un po’ più a lungo in fase di

parte dei casi, l’area di coltivazione sarà piccola e, soprattutto indoor, il fatto che il raccolto sia grande o piccolo dipenderà da quanto si è disposti a spendere. A seconda della situazione, la resa finale potrà essere notevolmente migliorata con una corretta potatura delle piante durante la loro fase vegetativa. È necessario evitare le seguenti situazioni indesiderabili:

- Area con vegetazione insufficiente

- Area coltivata in modo incontrollato

- Piante estremamente alte

- Piante visibili ai passanti Naturalmente, un’area con vegetazione insuffi-

prefioritura per poter sviluppare diversi rami anziché una sola punta. Tuttavia, ci sono piante che si ramificano già abbondantemente e, in questo caso, è possibile semplicemente aspettare più a lungo direttamente nella fase di prefioritura senza accorciare la punta della pianta. Se la pianta cresce senza praticamente ramificarsi, la punta può essere tagliata quando ha raggiunto circa 10 cm e, una seconda volta, quando ha raggiunto circa 15 cm. Queste informazioni possono variare a seconda della genetica o della tecnica di coltivazione. La punta viene tagliata una prima volta e, quando i due rami principali

sono abbastanza lontani, può essere tagliata di nuovo sopra la prima coppia di foglie. Questo è sempre positivo quando sono necessari solo pochi semi o talee. Che le piante abbiano un aspetto cespuglioso o simile al bambù, la loro prefioritura richiederà inevitabilmente da pochi giorni a due settimane in più per ottenere piante più grandi. In questa fase di prefioritura, tuttavia, le piante sono più piccole e possono crescere con meno energia in uno spazio ridotto, anche in una piccola stanza laterale. L’opposto di un’area con vegetazione insufficiente è un’area dove c’è crescita incontrollata. In particolar modo quando si utilizzano ripetutamente nuove varietà sotto forma di semi o talee, non si sa esattamente come gestirle correttamente. Mentre una pianta può allungarsi da 15 cm all’inizio della fioritura fino a un’altezza finale di un metro, un’altra potrebbe non essere in grado di crescere fino a un metro da 40 cm all’inizio della fioritura. Di norma, le piante di sativa diventano più alte, con foglie e fiori più ariosi. Si consiglia quindi di aiutarle a passare alla

fase di fioritura da un’altezza minore (invece di 18 ore di luce e 6 di buio, 12 ore di luce e 12 di buio ininterrotto). Le piante di sativa tendono a metterci più tempo a fiorire. Tuttavia, con tutti gli incroci e gli ibridi con caratteristiche di sativa e indica, questa affermazione non può essere generalizzata. Spesso i coltivatori rimangono sorpresi dalle caratteristiche delle nuove varietà, anche se hanno avuto alcune informazioni in anticipo. Nella vita reale, le informazioni migliori possono provenire solo dall’esperienza personale. La stessa pianta cresce in modo lievemente diverso in stanze di coltivazione o applicando tecniche di coltivazione differenti. Dipende sempre dalla tecnica e dalle competenze del coltivatore.

Prima che le piante crescano in modo incontrollato, è necessario separarle l’una dall’altra. Se questo non è possibile, basta potarne alcune o tagliare i germogli più deboli. La situazione ideale si presenta quando, dopo la fase di crescita che precede immediatamente la fioritura, è ancora possibile vedere parti del terreno attraverso la chioma delle foglie. In questa fase le piante non cresceranno più in altezza, ma continueranno a crescere in larghezza quando i loro fiori si faranno più fitti e formeranno più foglie. Se, in questa fase, non si riesce a intravedere il terreno per giorni, sarà necessario diradare un po’ il fogliame. Affinché i singoli fiori si sviluppino meglio, è preferibile fare un po’ più di spazio tra di loro. Per questo motivo, molti coltivatori non posizionano le loro piante molto vicine le une alle altre ed evitano di rendere il terreno difficilmente visibile durante il periodo di fioritura vero e proprio. In caso contrario, le foglie ai livelli inferiori impallidiranno e moriranno per mancanza di luce. Per ottimizzare la crescita e prevenire parassiti e malattie, molti coltivatori rimuovono anche questi germogli bassi deboli.

Se si applica un metodo di coltivazione sea-ofgreen, si dovrebbe puntare a un’altezza della pianta compresa tra 50 e 90 cm. A seconda della genetica, per alcune varietà sarebbe meglio un’al-

Piante di dimensioni uniformi.
Le lasciamo crescere ancora o le tagliamo?
Questa pianta crescerà con diversi germogli principali.

tezza maggiore o minore. Ma con questo metodo, i 30-40 cm superiori faranno così tanta ombra che le parti inferiori riceveranno meno luce. Pere una crescita ottimale è infatti necessaria una dimensione particolare della pianta.

Una stanza di coltivazione in genere è alta da 1,8 a 2,5 metri. Per le loro caratteristiche a livello di crescita, in particolare le piante di sativa forti non possono essere facilmente programmate per raggiungere un’altezza in particolare. È abbastanza normale sbagliare di mezzo metro e rimanere senza spazio in altezza indoor. Lo noterete già nella fase vegetativa subito prima del periodo di fioritura, quando sarà necessario adottare misure correttive. Sarà doloroso dover accorciare i germogli, visto che le cime principali in posizione verticale saranno ovviamente anche le più spesse. Se non c’è altro modo, o se l’area è già colma, o se è necessaria un’azione rapida, accorciare è la soluzione migliore. Questo dovrebbe avvenire al più tardi quando i primi filamenti floreali formano piccoli grappoli di fiori. Sarebbe perfetto se la pianta potesse ancora allungarsi un po’ con i germogli laterali, prima che la crescita venga completamente interrotta a causa delle sostanze messaggere presenti nei fiori. In questa fase è anche opportuno piegare le cime eccessivamente alte, se non le si vuole accorciare. Se gli steli si lignificano all’inizio, sarà troppo tardi, perché si spezzeranno quando si tenterà di piegarli. Altrimenti, potete semplicemente legare un filo senza stringere all’estremità superiore dello stelo, tirarlo verso il basso e fissare l’altra estremità del filo sotto. Naturalmente, i germogli possono essere piegati nei rami meno vegetati, dove sono visibili lacune di crescita. In particolare, gli esemplari delle varietà più coltivate in casa dovrebbero essere sostenuti o fissati durante la fase di fioritura, in modo tale che non cadano in un momento successivo sotto il loro stesso peso. Questa operazione di fissaggio può essere eseguita allo stesso tempo.

All’aperto, anche l’altezza delle piante può costituire un problema: le piante alte si vedono più facilmente se il resto della vegetazione non è altrettanto alto. Mentre il mais raggiunge un’altezza di 2,5 metri, una pianta di canapa cresce fino a 3,5 metri. I ciclisti in genere non se ne accorgono, perché il loro sguardo non va oltre le barriere vegetali ai bordi delle strade. Chi guida un trattore o un camion, invece, è seduto un po’ più in alto e sarà in grado di vedere le piante di cannabis in un campo di mais. Molti agricoltori sono arrabbiati con i coltivatori che calpestano altre piante per piantare la loro cannabis e li denunciano solo per questo motivo. Inoltre, con le moderne telecamere per

la fauna selvatica, la polizia avrà a disposizione filmati a sufficienza per identificare i trasgressori che andranno perseguiti. Per questo motivo, può essere molto utile che le piante di marijuana non superino una certa dimensione e vengano potate quando raggiungono una certa altezza. Ci sono anche molti coltivatori in serra le cui piante

gravi effetti delle fasi lunari o dei corpi celesti. La luna ha una forza gravitazionale con cui provoca anche flussi e riflussi. L’acqua viene attirata verso l’alto durante la luna piena, ma non durante la luna nuova. Ecco perché una pianta dovrebbe essere potata durante la luna nuova. Tutto questo è molto più complesso, ma avviene anche se non ci si presta attenzione.

Inoltre, alcune teorie suggeriscono che la punta del germoglio superiore di una pianta dovrebbe essere rimossa quando si formano i primi grappoli di fiori. È qui che hanno origine le sostanze messaggere che rallentano la crescita. Tagliando questa punta superiore, la pianta crescerà un po’ di più e produrrà molto di più in generale. Naturalmente, accorciare il germoglio principale può solo aumentare il peso del raccolto delle piante più grandi.

Secondo un’altra teoria, basata anch’essa su queste sostanze messaggere, in questo momento la pianta dovrebbe essere capovolta per alcuni minuti, oppure il fiore principale dovrebbe essere semplicemente tirato verso il basso per alcuni minuti in modo che non sia il punto più alto della pianta. Anche in questo caso, l’idea è quella di allungare l’impulso di crescita della pianta, che dovrebbe far sì che i fiori già in formazione diventino più grandi in una fase successiva. I coltivatori hanno opinioni diverse e alcune di

crescono semplicemente ogni anno attraverso i fori di ventilazione, il che non passa inosservato nemmeno a un profano che non ha mai visto una pianta di marijuana. Naturalmente, chi coltiva all’aperto vuole piante grandi che producano chili e chili di prodotto finale. In queste situazioni, per quanto doloroso possa essere, accorciare le piante è spesso l’unico modo possibile per ottenere un raccolto. Si potrebbero ovviamente scegliere altre genetiche, come le piante autofiorenti, oppure si potrebbe iniziare a coltivare più tardi nel corso dell’anno. Tuttavia, i coltivatori devono anche fare i conti con il tempo e non sanno, a maggio o giugno, come si svilupperanno le piante. Il fatto che le piante restino indietro e non soddisfino le aspettative è un problema diffuso.

In queste situazioni, le piante in genere andrebbero potate per migliorarne la resa. Ho già spiegato come farlo: se due germogli devono ricrescere, il germoglio dovrebbe semplicemente essere tagliato al di sopra di una coppia di foglie con le unghie, le forbici, le pinze o un potatore elettrico. Un taglio netto andrebbe bene per prelevare talee, ma non su questa parte della pianta. La parte ferita si seccherà e si contrarrà durante il processo. Naturalmente sono molti i coltivatori, i giardinieri e le persone in generale che credono ai

non per tutte le varietà) e non faranno alcuna differenza reale. Per questo motivo, le fasi lunari vengono per lo più ignorate da chi è semplicemente disposto a continuare a coltivare le piante, mentre altri stanno ancora aspettando la fase lunare giusta o la data celeste giusta. I germogli dovrebbero essere rimossi al di sopra di una coppia di foglie se si prevede che ne cresceranno di nuovi. Se ci sono diverse coppie di foglie sul germoglio originale rimanente, solo quelli sulla coppia di foglie superiore germoglieranno in modo apprezzabile su alcune piante. I coltivatori che conservano le piante madri e prelevano talee vorranno prelevare nuove talee ogni poche settimane. I germogli da prelevare devono essere vigorosi. Se una pianta cresce solo con germogli laterali deboli, si può progettare di prelevare ulteriori germogli dalla coppia di foglie più in alto dopo aver prelevato talee su ogni ramo. Vale la pena eliminare completamente i germogli poco sviluppati, in modo tale che la pianta possa diventare più vigorosa con i germogli che hanno maggiori possibilità di crescere. L’arte della potatura di una pianta consiste nel darle le proporzioni desiderate attraverso le quali possa crescere con germogli vigorosi. Altrimenti, le piante che crescono in modo incontrollato in fase di fioritura o le piante madri si priveranno della luce. Inoltre, la potatura è necessaria anche per aiutare le piante madri a guarire dopo aver prelevato le talee. Solo così una pianta madre può essere utilizzata per mesi o anni senza doverla sostituire con una delle sue talee.

Una potatura eccessiva porta a un numero troppo elevato di rami che impediranno il flusso della linfa, il che a sua volta ridurrà il vigore di una pianta a tal punto che la sua resa sarà notevolmente ridotta in un dato momento. Se questo accade, una pianta madre dovrebbe alla fine essere sostituita da una delle sue talee. Le piante in fioritura non dovrebbero essere potate in modo tale da far seguire alla linfa percorsi diversi. Infatti, solo le punte o i germogli deboli dovrebbero essere potati, mentre il resto della pianta dovrebbe essere lasciato crescere. In genere, i germogli principali di una pianta di cannabis non potata saranno comunque i più forti.

Si può concludere che non esiste una risposta definitiva alla domanda se e come potare la marijuana.

esse sono estremamente radicate. Tuttavia, andrebbe tutto considerato in termini relativi. Alcune teorie sono senza dubbio vere o funzionano molto bene per una varietà, ma non hanno alcun effetto o addirittura provocano danni su un’altra. Queste teorie probabilmente non porteranno a rese significativamente migliori (o almeno

Le varietà son o decisamente troppe, hanno caratteristiche estremamente diverse e le condizioni di coltivazione sono così varie che non è possibile rispondere a questa domanda con un chiaro “sì” o con un “no”. Pertanto, una risposta migliore potrebbe piuttosto essere “forse”, senza escludere ciò che è poi giusto a seconda del caso.

Durante la fioritura, questa pianta non smetterà di crescere in altezza.
Con questo specifico pattern di crescita, la pianta non forma direttamente coppie di foglie.
Se la pianta viene accorciata prima della fase di fioritura, è comunque possibile rimuovere le talee dalla stessa.

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Qual è la miglior tecnica di training delle piante?

Il training delle piante è uno dei modi più semplici per incrementare il raccolto se si è coltivatori domestici. Se non avete mai applicato tecniche di training alle piante o state pensando di farlo, questo articolo descrive le tecniche disponibili. Tratta LST, topping, fimming, super cropping, mainlining, SCROG e potatura, e analizza i vantaggi di ciascun metodo.

LST

Il metodo LST consente di modificare la forma e la struttura della pianta di cannabis. Produce più cime primarie e secondarie. Consiste nel legare un filo da giardinaggio alla sommità della pianta

• Le cime secondarie sono notevolmente più grandi dopo l’applicazione di questa tecnica

• È una tecnica ottimale per i coltivatori che preferiscono piante di grandi dimensioni

CIMATURA

Le piante di cannabis sono apicalmente dominanti e producono un’unica cima centrale primaria. È possibile raddoppiare il numero di germogli apicali sulla pianta. La cimatura consiste nel rimuovere la gemma terminale usando forbici affilate, il che consente ai piccoli germogli ascellari di svilupparsi e sostituire il nodo mancante. Una volta che i germogli ascellari sono sufficiente-

e praticare un foro sul lato del vaso per creare un cappio. È possibile applicare la tecnica LST in qualsiasi momento dopo la quarta settimana di vegetazione.

L’LST funziona abbassando la parte più alta della pianta e consentendo ai germogli ascellari di ciascun nodo di crescere molto di più, producendo un aspetto cespuglioso in breve tempo. Assicuratevi che le piante su cui intendete applicare l’LST siano sufficientemente forti e flessibili da poter legare i nodi superiori.

COSA VI SERVE?

• Filo da giardinaggio

• Vaso resistente

Forbici

• Una pianta alta 4 internodi

I VANTAGGI DEL METODO LST

• Può ridurre notevolmente l’altezza finale della vostra pianta

• È un modo economico e altamente efficace per incrementare il raccolto

• Può essere eseguito più volte durante la fase vegetativa

mente sviluppati, è possibile ripetere il processo e continuare a raddoppiare il numero di potenziali siti di fioritura.

COSA VI SERVE?

1 paio di forbici affilate di piccole dimensioni

• Una pianta di almeno 3 settimane

I VANTAGGI DELLA CIMATURA

• È un ottimo modo per ridurre l’altezza delle piante indoor

• Può essere applicato ogni 7 giorni durante la fase vegetativa

• È una tecnica facile che richiede poco sforzo

• Ha un impatto significativo sulla resa

FIMMING

Il fimming è una tecnica di coltivazione delle piante della vecchia scuola che non è più diffusa come un tempo. Richiede l’uso di un paio di forbici affilate e la rimozione dell’80% delle foglie al di sopra del nodo superiore. In questo modo la pianta canalizza la sua energia di crescita verso tutti i tessuti al di sotto del nodo superiore. Dopo 5-7 giorni, la pianta riprende la crescita verso l’alto

e sviluppa nuove foglie apicali. A questo punto, la crescita inferiore dovrebbe essere più folta e consolidata.

COSA VI SERVE?

Un paio di forbici affilate

• Una pianta alta 4 internodi

I VANTAGGI DEL METODO FIM

• È utile se si vuole prevenire la formazione di rami laterali a bassa resa

• Fa sì che le piante sviluppino una struttura cespugliosa

L’altezza della pianta può essere tempora neamente ridotta se si lavora in spazi ristretti

SUPER CROPPING

Il super cropping è senza dubbio la tecnica di training più stressante. Dovrebbe essere eseguita solo su piante di cannabis robuste, resistenti e forti. Il super cropping prevede di utilizzare pollice e indice per afferrare il gambo del ramo laterale e spezzare la parete cellulare interna.

Le piante di cannabis reagiscono rilasciando ormoni della crescita e formando un nodulo solido e duro nel punto in cui si è spezzato lo stelo.

Se eseguito correttamente, il super cropping produce piante estremamente robuste e solide con rami spessi e duri. È necessario attendere almeno 7 giorni affinché le piante guariscano e si riprendano prima di eseguire il super cropping nuovamente.

COSA VI SERVE?

Una pianta di almeno 6 settimane • Solo le vostre mani

I VANTAGGI DEL METODO SUPER CROPPING

• Le piante sottoposte a super cropping sono molto più resistenti e robuste

• I rami diventano spessi, forti e in grado di sostenere un peso elevato

• I raccolti aumentano quando il metodo Super Cropping viene applicato durante il fotoperiodo 18/6

POTATURA SOTTO IL NODO SUPERIORE

Il mio metodo preferito in assoluto per ottenere una chioma rigogliosa ed evitare la formazione di rami laterali poco produttivi è quello di potare tutte le foglie e i germogli sotto la chioma superiore. Questo implica anche l’eliminazione di tutti i rami laterali fino al nodo superiore.

La potatura deve essere eseguita con un bisturi affilato e sterile per garantire un taglio netto e pulito. Sarà necessario potare solo una volta, 5 giorni prima di passare al fotoperiodo 12/12 e non sarà necessario potare durante la fase iniziale della fioritura.

COSA VI SERVE?

• 1 bisturi affilato e sterile Una pianta cespugliosa e robusta

I VANTAGGI DELLA POTATURA

• Consente alle piante di concentrare l’energia su una chioma molto sviluppata

• È una buona occasione per prelevare talee prima di passare alla fioritura

• Non c’è da preoccuparsi di produrre cime inferiori a bassa resa

• Migliora il flusso d’aria intorno alle piante

La cimatura delle piante può aumentare notevolmente il numero di cime di grandi dimensioni.

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Intervista

Tutto ciò che c’è da sapere sull’idroponica

Intervista con Bill Sutherland

Dato che in questi tempi di crisi economica i coltivatori domestici vogliono ottenere una maggiore resa ad ogni raccolto, ho fatto due chiacchiere con Bill Sutherland, esperto del settore idroponico con 40 anni di esperienza. Nel corso dell’intervista, ho chiesto a Bill tutto il possibile sull’idroponica e su quanto dovrebbe sapere chi fa il passaggio dalla coltivazione in terra per la prima volta!

Cosa significa idroponica e come si differenzia dalla coltivazione in terra?

L’idroponica si basa su due termini, il primo dei quali è idro, che significa acqua, e il secondo ponica, che significa lavoro. L’acqua lavora quindi per voi. Il terreno si bagna per la pioggia che cade o per l’acqua che versate sullo stesso, i minerali presenti nel suolo si disperdono quindi nell’acqua. È l’acqua che utilizzano le piante, non il terreno. Quanto è migliore la composizione del terreno, tanto migliore sarà la crescita delle piante, ma la coltura idroponica fa disciogliere nuovi nutrienti nell’acqua. Cambiare la soluzione nutritiva è come offrire alle piante un nuovo terreno.

Qual è il miglior sistema idro per un coltivatore alle prime armi?

Direi il sistema a goccia, in cui è possibile vedere l’acqua che gocciola fisicamente sul substrato di coltivazione. Ed è di facile installazione. Si può utilizzare un secchio più piccolo in cima impilato su un altro secchio. Oppure si può optare per un altro metodo in cui un secchio consenta di riportare l’acqua alla postazione di pompaggio, per poi riciclarla verso le radici della pianta.

Puoi illustrarci i vantaggi della coltivazione idroponica?

Sì, i vantaggi della coltivazione idroponica sono diversi. Uno dei tanti è la possibilità di coltivare piante di grandi dimensioni in uno spazio ridotto, come una piccola tenda da coltivazione o un guardaroba riconvertito. Non è necessario irrigare a mano le piante, il che consente di risparmiare tempo e di evitare di dover sollevare pesi e lavorare in continuazione.

La bolletta dell’elettricità e l’utilizzo di nutrienti possono essere ridotti, poiché sono necessari tempi di vegetazione brevi (7-10 giorni) per

evitare che le piante diventino troppo grandi e che riempiano troppo lo spazio a disposizione. I vantaggi principali che attirano la maggior parte di chi coltiva in terra sono il notevole aumento delle rese e i tempi di realizzazione più brevi.

Quale sistema richiede maggiore manutenzione e competenze?

L’aeroponica è la tecnica più difficile e sono necessarie pompe di grandi dimensioni che producano una pressione d’acqua sufficiente a formare una pioggerellina che vada a ricoprire

le radici. La pompa genera molto calore che va a riscaldare l’acqua e un altro aspetto importante è quello di mantenere le aperture libere dai detriti. I piccoli fori necessari per nebulizzare la soluzione nutritiva sono minuscoli e possono essere ostruiti da pezzi di radici che si staccano.

Cos’è il pH e perché è così importante nel nutrire le piante di cannabis?

Il potenziale d’idrogeno (pH) è una misura dell’alcalinità o dell’acidità della soluzione nutritiva. Le piante possono tollerare un pH compreso tra 4,5 e 7,9. Al di fuori di questo range la pianta muore. Il livello di pH ottimale per la coltivazione della cannabis è 7,0 per la fase vegetativa e 5,5 per la fase di fioritura. In questo intervallo è disponibile un maggior numero di minerali di cui hanno bisogno. Se la soluzione nutritiva continua a scendere sotto il valore di 5,0, le piante si ritrovano sotto attacco da parte degli agenti patogeni. Se la soluzione nutritiva continua a salire rispetto al pH impostato, le piante sono felici e crescono in modo attivo.

Qual è il modo migliore a disposizione dei coltivatori per regolare il livello di

Questa sala utilizza una configurazione SOG e una coltura idro per ottenere le massime rese.
Immagine di 5 tavoli Ebb and Flow (120 x 240 cm) montati assieme.

si rivelerà il substrato di coltivazione più facile da usare, perché contiene anche molto ossigeno e acqua con al suo interno nutrienti disciolti.

Per quanto tempo si possono coltivare piante di cannabis in fotoperiodo 18/6 in idroponica?

In Canada sono consentite 4 piante per famiglia e coltiviamo le nostre talee di grandi dimensioni, facendole fiorire dopo 6 settimane in fotoperiodo 18/6. Questo ci consente di ottenere i nostri abbondanti raccolti e lo Stato non ha mai dichiarato quanta luce possiamo usare. In genere, vanno bene 7-10 giorni se si parla di seme o di clone, tuttavia, se lavorate su una pianta madre, lasciate accese le luci per 18 ore e spegnetele per 6.

È più vantaggioso utilizzare i sistemi a goccia quando si lavora su scala commerciale?

In realtà no e un numero eccessivo di tubi di gocciolamento comporta confusione se ci si trova a dover individuare quali si sono tappati o meno. Il migliore è l’Ebb and Flow, con raccordi molto grandi che consentono all’acqua di scorrere

completamente sotto controllo le sostanze nutritive somministrate e potete aumentare o ridurre l’intensità in diverse fasi della crescita. Iniziate con poco e aumentate man mano che le piante crescono così da poter iniziare a diminuire la quantità di nutrimento quando le piante maturano.

Somministrate poi solo acqua con un pH corretto gli ultimi 3-7 giorni.

Ricordate che una soluzione nutritiva forte darà rese maggiori, ma potrebbe compromettere il gusto delle cime. Una soluzione nutritiva più debole darà rese inferiori, ma le piante avranno un sapore di gran lunga più gradevole. Attenzione perché se è eccessivamente debole perderete sia le rese che il gusto. Osservate il colore delle piante e ricordate che se le piante sono di colore verde chiaro è necessario aumentare i nutrienti A e B, mentre se sono di colore verde troppo scuro sarà necessario ridurli.

E per finire, Bill... quali sono i tuoi migliori consigli per chi inizia a cimentarsi nella coltivazione idroponica?

pH di una soluzione nutritiva?

Per regolare il pH utilizzate una soluzione d’idrossido di potassio, che mantiene i sali al minimo e offre alle piante del potassio supplementare. Per abbassare la soluzione nutritiva utilizzate l’acido nitrico, in quanto contiene azoto che le piante possono utilizzare durante la fase di crescita vegetativa.

È possibile utilizzare anche l’acido fosforico per la fioritura, in quanto contiene fosforo, che darà un’ulteriore spinta di fosforo alla pianta. Il fosforo è il più sicuro fra le due opzioni a disposizione per abbassare il pH e può essere utilizzato in modo sicuro nelle fasi vegetativa e di fioritura.

Puoi spiegarci come misurare correttamente la forza dei nutrienti?

È necessario utilizzare la E.C. (conducibilità elettrica), che è la metrica necessaria a convertire le ppm in un altro valore leggibile. È meglio usare un dispositivo digitale o un Truncheon per ottenere una lettura della E.C., poiché ogni minerale ha una determinata conducibilità in acqua che consente il passaggio della corrente elettrica.

Misurando tale corrente possiamo avere un’idea di quanto sia forte la soluzione nutritiva. Se è troppo debole, le piante non assorbiranno i minerali di cui hanno bisogno, mentre se è eccessivamente forte, potrebbero non essere in grado di estrarre questi preziosi minerali.

Cosa succede quindi se si alimentano le piante con i livelli di E.C. sbagliati?

Se non si usa l’E.C. corretta, si rischia di sottoalimentare o di sovralimentare le piante, il che comporta risultati disastrosi. Da 1,2 a 2,8 si hanno valori sicuri per le piante, tuttavia il gusto sarà migliore se i livelli di E.C. sono bassi e le piante di cannabis vi daranno un raccolto maggiore con un’E.C. più elevata.

Esiste un modo corretto per miscelare i nutrienti e, in caso affermativo, quali sono gli elementi da tenere in considerazione?

Assicuratevi di avere a disposizione tutti i prodotti che volete incorporare nell’acqua e che diventeranno la vostra soluzione nutritiva. Aggiungete dapprima quelli a elevato contenuto di fosforo nell’acqua, sciacquate poi con cura il misuratore

per eliminare ogni residuo del prodotto precedente. Potete anche utilizzare un misuratore per alcuni prodotti e un altro per i rimanenti. Le soluzioni contenute in questi flaconi non sempre sono compatibili tra loro ad alte concentrazioni, ma lo sono una volta diluite. Per questo motivo si finisce con l’acquistare tanti flaconi di nutrienti diversi, perché è importante poterli combinare fra loro!

Quale dovrebbe essere la temperatura ottimale dell’acqua di un serbatoio o di una soluzione nutritiva?

25,5 gradi centigradi sono la temperatura ideale dell’acqua. Questa temperatura consente alle radici di assorbire più sostanze nutritive. Lo svantaggio è che i batteri si sviluppano in modo più rapido, ecco perché la maggior parte dei coltivatori cerca di mantenere una temperatura di 20 gradi centigradi. L’utilizzo di un dispositivo di riscaldamento per acquari è il modo più pratico per tenere sotto controllo la temperatura dell’acqua.

Quale metodo di coltivazione indoor produce i migliori risultati e le maggiori rese?

Il mio preferito in assoluto è il metodo Sea of Green. Tante piccole piante distanziate di circa 10 cm in ogni direzione. Fate poi fiorire queste piccole talee lasciandole crescere fra 2,5 e 12,5 cm circa in vegetativa. A seconda di quanto siete bravi con le talee e a seconda della varietà, bisognerà determinare quando sono necessari 2,5 cm o 12,5 cm di crescita.

Questo metodo sfrutta il fatto che le piante sono di piccole dimensioni e consente di non sprecare luce, o perlomeno di sprecarne meno. Se una pianta è più grande significa che c’è spazio fra i rami. Con il metodo Sea of Green, le piante sono poco distanti l’una dall’altra, il che consente di sprecare meno luce.

Cosa deve sapere in anticipo un coltivatore prima di utilizzare la lana di roccia come substrato di coltivazione?

Ricordate di regolare il pH della lana di roccia, perché in caso contrario la soluzione nutritiva sarà sempre elevata e le piante non riusciranno ad adattarsi a tale substrato di coltivazione. Una volta effettuato in modo corretto, la lana di roccia

I cloni di piccole dimensioni possono diventare estremamente produttivi in un sistema idroponico.

liberamente. Basta avere un volume maggiore o semplicemente accorciare i sistemi di coltivazione in modo che sia necessaria meno acqua per riempire l’area. Può quindi trattarsi di un sistema Ebb and Flow o anche di un sistema flottante, purché le radici delle piante pendano verso il basso nella soluzione nutritiva.

Qual è il sistema più adatto a uno spazio di coltivazione ridotto e quali sono le genetiche più indicate?

Consiglio vivamente una coltivazione a goccia a doppio secchio, in quanto consente di coltivare piante di grandi dimensioni mediante tale sistema idro. Avrete bisogno di meno piante e 4 esemplari in una tenda 5x5x7,5 funzioneranno alla perfezione, ma immagino vogliate coltivare una pianta che non si allunghi facilmente. Penso che le piante di cannabis indica abbiano un tempo di fioritura più breve, un principiante farebbe quindi meglio a coltivare piante di indica e suoi ibridi.

Come descriveresti il modo migliore per effettuare flushing sulle piante di cannabis coltivate in idroponica?

Il bello della coltivazione idroponica è che avete

Buttatevi a coltivare, è l’unico modo che avete per imparare. Non ascoltate i vostri amici, sono tutti esperti, alcuni senza aver mai messo un seme nel terreno! In un cantiere ci sono carpentieri, idraulici ed elettricisti.

Riuscite quindi a immaginare quanti difetti avrebbe un edificio se il carpentiere chiedesse all’elettricista come fare il suo lavoro?

Parlate con qualcuno al centro di giardinaggio che preferite e seguite quello che dice una sola persona, anziché cercare di capire chi ha avuto ragione nel darvi consigli per la vostra coltivazione. Se al negozio non sono in grado di rispondervi, fate altre domande e cercate un altro negozio.

Una volta riuscivo a indovinare in quale centro eravate stati solo dal modo in cui coltivavate! Imparate dai video online sull’idroponica, consultate libri e blog e cercate sempre di raccogliere quante più informazioni possibile. Mantenete la vostra stanza di coltivazione in condizioni sterili, i vostri attrezzi e flaconi di nutrienti puliti e fate sempre attenzione all’elettricità e all’acqua.

Grazie Stoney e Soft Secrets e buona fortuna a tutti i lettori!

Esempio di sistema di alimentazione dal fondo a bassa manutenzione.

SOFT SECRETS SELECTION

VERE ALLUCINAZIONI

Vere allucinazioni è uno dei libri più potenti scritti da Terence McKenna. Pubblicato per la prima volta nel 1993, questo testo di culto della controcultura è stato ristampato decine di volte, attraversando le generazioni senza perdere la propria carica visionaria. All'interno delle sue pagine prende forma il racconto di una spedizione in Amazzonia nei primi anni '70, te-

ma che in realtà potrebbero essere spiegate meglio come delle capacità sovrannaturali, motivo per cui la spedizione fu interrotta. Terence McKenna è stato un filosofo, scrittore ed etnobotanico, tra le figure più di spicco della cultura psichedelica, nel corso della sua vita ha ricercato sistematicamente di comprendere la storia dell'evoluzione umana attraverso l'uso di sostanze enteogene.

nuta dall'autore insieme al fratello Dennis e ad altri amici, alla ricerca dell'oo-koo-hé un mitico allucinogeno il cui principio attivo è la DMT. Durante questo viaggio il gruppo sperimenta degli stati alterati di coscienza estremi, varcando la porta di accesso ad altre dimensioni abitate da entità extraterrestri.

Mentre Terence riesce a mantenere una certa dose di controllo e quindi di capacità di analisi dell'esperienza psichedelica, non vale lo stesso per suo fratello che al contrario manifesta quello che un medico chiamerebbe psicosi

Vere allucinazioni non è solo il resoconto di una spedizione ma di un viaggio che dura tutta la vita. L'edizione di Shake Underground è arricchita dalle illustrazioni del visionario disegnatore della psichedelia Matteo Guarnaccia. Un cult imperdibile e senza età.

NOTTE IMMENSA

Quando la resistenza ti scorre nelle vene possono passare anche trent'anni e il messaggio rimane uguale, senza esitazione, senza pentimenti. Gli Assalti Frontali, per chi non gli conoscesse, sono un gruppo musicale di rap che a me piace definire militante. Il loro impegno politico è noto da sempre, fianco a fianco con la lotta sociale e convinti che il cambiamento avviene anche attraverso la musica e i messaggi che veicola.Notte Immensa è il loro ultimo album, il decimo per l'esattezza, è arrivato al momento giusto, un periodo sempre più buio, pieno di incertezze e dove gli spettri di vecchie paure ritornano prepotentemente.

L'album infatti nasce sulle sponde delle proteste contro l'occupazione della Striscia di Gaza, uno dei temi che ricorrono tra le undici tracce che lo compongono. Il linguaggio non è cambiato di una virgola, sempre forte e senza compromessi, in modalità assalto. Lo stesso utilizzato per difendere le libertà dell'individuo o per denunciare l'attuale etica del governo. E non

mancano brani come Il Barrio e Casilina International che parlano della vita del quartiere, rimando fedeli alle origini. Militant A, frontman del gruppo, si è espresso così a proposito del disco: dovevamo fare uscire delle cose, era troppo importante che ora uscisse l’album, è un momento di disorientamento, di casini, il mondo sta esplodendo, ci vuole il disco di Assalti Frontali fuori adesso.

MASCHI VERI

Maschi veri è una serie televisiva, remake della spagnola Machos Alfa, di genere comedy, che racconta le vicende di Mattia, Luigi, Massimo e Riccardo, quattro ultraquarantenni amici sin dai tempi dell'Università, chiamati a confrontarsi, ciascuno in modo diverso, con una società che mette in discussione i vecchi modelli patriarcali. Mattia si è appena separato e deve badare alla figlia, in piena

adolescenza, che gli procura continuamente incontri tramite Tinder. Luigi si trova alle prese con il tradimento di sua moglie con il personal trainer mentre Massimo, dirigente televisivo, probabilmente è colui che ha più difficoltà ad affrontare questa società in piena trasformazione, il suo essere pieno di se e le sue idee sessiste non lo aiutano certamente, men che meno a tenersi stretto il posto di lavoro. Il cast è arricchito dalla presenza dell'attore Francesco Montanari, celebre per aver interpretato il ruolo del Libanese nella amatissima serie Romanzo Criminale.

Questa volta recita nei panni di Riccardo, un traditore seriale della sua fidanzata Ilenia, che lo lascia di stucco quando decide di fare coppia aperta. Tuttavia, lo shock maggiore arriva quando scopre che i suoi genitori sono scambisti esperti e con molta esperienza. Episodio dopo episodio i protagonisti cercheranno di abbracciare il cambiamento fino ad una perdita di indentità del proprio io e per rimediare decidono di compiere un processo di masculinizzazione dagli esiti tragicomici.

La serie è a dir poco attuale, affrontando temi caldi e allo stesso tempo decostruendo in maniera simpaticissima antiche convinzioni che hanno piu ragione di esistere.

Soft Secrets Italia è pubblicato da: Discover Publisher BV

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E-mail: info@softsecrets.nl

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Editore: Cliff Cremer

Collaboratori: Jorge Cervantes, Fabrizo Dentini, Sudestfam, Stoney Tark, Mr. Jose, G.B.I., Tricoma Team, Jaypp, Dott. Davide Calzolari, Derrick Bergman e tanti altri.

Traduzioni: Valefizz

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Soft Secrets è una rivista bimestrale gratuita pubblicata nei Paesi Bassi (con il nome di Highlife), Germania, Francia, Italia, Spagna, Regno Unito, Polonia, Repubblica Ceca e Cile.

A livello mondiale è in corso un processo di relativa liberalizzazione dell’uso della can-

nabis, che sia per scopi medici o ricreativi. Diversi Paesi hanno legalizzato la cannabis per separare le droghe leggere da quelle pesanti, come dimostrato in Olanda. Altri Paesi hanno legalizzato l’uso della cannabis per uso medico, ivi incluso il diritto di coltivare piante di cannabis per uso personale. L’editore si propone di mettere in luce il processo di normalizzazione dell’uso della cannabis. Questo presuppone che l’editore non sia necessariamente d’accordo su tutto ciò che figura negli articoli e nelle pubblicità che appaiono sulla rivista. L’editore si discosta quindi in modo esplicito da dichiarazioni o immagini pubblicate che potrebbero dare adito a pensare che siano stati approvati l’uso e/o la produzione di cannabis. Nulla della presente pubblicazione potrà essere copiato o riprodotto in qualsiasi formato senza previa autorizzazione dell’editore e di altri titolari del copyright. L’editore non assume alcuna responsabilità in merito al contenuto e/o al punto di vista degli annunci pubblicitari. L’editore non assume alcuna responsabilità per eventuali documenti presentati indesiderati. L’editore ha cercato di contattare tutti i titolari del copyright di fotografie e/o immagini. Coloro che ritengono ancora di avere diritto ai suddetti diritti sono pregati di contattare l’editore.

Il prossimo imperdibile numero esce il 20 Marzo 2026

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