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LA GERMANIA LEGALIZZA LA CANNABIS, MA NE OSTACOLA L’ACQUISTO

IL PARLAMENTO TEDESCO HA APPROVATO UNA

NUOVA LEGGE PER CONSENTIRE L’USO RICREATIVO DELLA CANNABIS

Secondo la legge, i maggiorenni in Germania saranno autorizzati alla detenzione di quantità consistenti di cannabis, ma alcune norme severe ostacoleranno l’acquisto della droga. Fumare cannabis in molti spazi pubblici diventerà legale a partire dal 1° aprile 2024.

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La detenzione di un massimo di 25 grammi, pari a decine di canne, sarà consentita negli spazi pubblici. Nelle abitazioni private il limite legale sarà 50 grammi.

In alcune città della Germania, come Berlino, la polizia chiude spesso un occhio sul fumo in pubblico, anche se la detenzione della droga per uso ricreativo è illegale e può essere perseguita. L’uso di questa droga fra i giovani sta aumentando da anni nonostante la legge esistente, afferma il Ministro della Salute Karl Lauterbach, che sta promuovendo la riforma. Vuole minare il mercato nero, tutelare i fumatori dalla cannabis contaminata e ridurre le entrate per le gang della criminalità organizzata.

Ciononostante, i caffè della cannabis legali non spunteranno improvvisamente in tutto il Paese. In Germania infuria da anni un feroce dibattito sulla depenalizzazione della cannabis, con gruppi di medici che esprimono preoccupazioni per i giovani e conservatori che sostengono che la liberalizzazione alimenterà il consumo di droga.

Dopo la burrascosa sessione di venerdì al Bundestag, il Parlamento tedesco, la legge è stata infine approvata con 407 voti a favore e 226 contrari. Simone Borchardt, dell’opposizione conservatrice CDU, ha dichiarato ai deputati che il governo ha proseguito con la sua “legge completamente inutile e confusa”, senza tener conto degli avvertimenti di medici, polizia e psicoterapeuti. Tuttavia, Lauterbach ha affermato che la situazione attuale non è più sostenibile: “Il numero di consumatori fra i 18 e i 25 anni è raddoppiato negli ultimi 10 anni”.

Dopo il voto ha dichiarato che la legge avrebbe “prosciugato il mercato nero” e “corretto una politica fallimentare sulle droghe”.

Come spesso accade in Germania, la legge approvata dai parlamentari è complessa. Fumare cannabis in alcune aree, come nei pressi di scuole e campi sportivi, sarà ancora illegale. Il mercato sarà severamente regolamentato e l’acquisto della droga non sarà facile. I progetti originari per consentire ai negozi e alle farmacie autorizzati di vendere cannabis sono stati scartati a causa delle preoccupazioni espresse dall’UE, che temeva che ciò potesse comportare un incremento delle esportazioni di droga.

Invece, i club non commerciali con membri, soprannominati “cannabis social club”, coltiveranno e distribuiranno una quantità limitata di droga.

Ogni club avrà un limite massimo di 500 membri, il consumo di cannabis in loco non sarà consentito e l’iscrizione sarà disponibile solo per i residenti tedeschi.

Sarà consentita anche la coltivazione della cannabis, con un massimo di tre piante di marijuana per famiglia.

Questo significa che la Germania potrebbe trovarsi nella posizione paradossale di consentire la detenzione di quantità piuttosto elevate di droga, rendendone al contempo difficile l’acquisto.

I fumatori abituali ne trarrebbero beneficio, ma i consumatori occasionali farebbero fatica ad acquistarla legalmente e i turisti verrebbero esclusi. I detrattori sostengono che questo non farà altro che alimentare il mercato nero.

Il governo, per i prossimi anni, intende valutare l’impatto della nuova legge ed eventualmente introdurre la vendita autorizzata di cannabis.

Ma visto quanto è stato tortuoso il dibattito finora, nulla è certo.

Nel frattempo, i conservatori dell’opposizione affermano che, se saranno al governo l’anno prossimo, elimineranno completamente la legge. È improbabile che la Germania diventi presto la nuova Amsterdam d’Europa.

Fonte: BBC

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Riflessioni con Marco Ternelli sulla cannabis terapeutica

Quando in Italia s’affronta il tema cannabis terapeutica, il farmacista emiliano Marco Ternelli è probabilmente il principale esperto in materia. Per questo motivo oggi siamo tornati a scomodarlo per dipingere insieme un affresco attualizzato riguardo il sistema cannabis terapeutica italiano. Quali tendenze prende il mercato? Quali sono le genetiche leader? Perché i militari di Firenze non riescono a produrre quanto autorizzato dal Ministero della Salute e, in ultimo, è forse possibile che la cannabis terapeutica prodotta sia stata distrutta perché scaduta e rimasta invenduta nei magazzini militari?

Andiamo con ordine, quali riflessioni ha voglia di condividere sul mercato della cannabis terapeutica nell’ultimo anno?

A livello quantitativo quello che abbiamo chiesto è stato sempre disponibile. A livello di domanda, tutte le varietà richieste sono state disponibili nei tempi e nelle quantità necessarie. Ad oggi, insomma, offerta e domanda s’incontrano bene. Al momento è ancora presto per prevedere se, più avanti, l’offerta quantitativa andrà a combaciare o no con la domanda qualitativa.

In che senso?

Nel senso che è possibile che nei prossimi mesi il mercato richieda genetiche particolari, in termini di cannabinoidi e terpeni, diversi da quanto sul mercato attualmente.

Rispetto agli anni precedenti che tendenze ha notato nel 2023?

Sicuramente un incremento fisiologico perché venivamo da tantissimi anni di continua carenza di cannabis e quindi di saturazione della domanda. La domanda del mercato, cioè, era più alta rispetto all’offerta reale e quindi rimaneva in parte inevasa. Di conseguenza il trend di crescita si bloccava. Non ho ancora visionato i dati, ma rispetto al 2022, per il 2023 mi aspetto un aumento se comparato alla tonnellata e mezzo consumata nel 2022. Oggi, in generale, la cannabis è presente in maggiori farmacie rispetto agli anni scorsi.

Quale genetiche sono state distribuite per la maggiore nel corso del 2023? Quali patologie vanno a trattare?

La cannabis con alto THC è la più richiesta dal mercato e sicuramente la varietà più distribuita è il Bedrocan. Detto questo, quella che viene

OGGI, IN GENERALE, LA CANNABIS È PRESENTE IN MAGGIORI FARMACIE RISPETTO AGLI ANNI SCORSI.

immediatamente dopo è il Bediol, seguita dal Bedrolite. Per quanto riguarda le patologie, al primo posto è il trattamento del dolore in tutte le sue forme, dalla fibromialgia a dolori reumatici al dolore cronico. Tornando alle genetiche, uno dei motivi che hanno portato il Bediol a rappresentare la seconda genetica sul mercato è che, essendo bilanciato fra THC e CBD, è lo strain preferito dai medici quando prescrivono cannabis ad un paziente per la prima volta. Soprattutto nei pazienti anziani,

i medici preferiscono cominciare con una genetica come il Bediol, con THC al 6%, che con una come il Bedrocan con il THC al 20%. Il CBD, inoltre, va a modulare l’esperienza del THC a livello psicotropo e questo spiega l’importanza di questo strain.

Il Bedrolite al terzo posto, mi fa pensare invece a tutte le patologie che implicano una componente muscolare, penso all’epilessia ed alle contrazioni muscolari, alle cefalee tensive.

Facciamo adesso un po’ di matematica: dal 2017 al 2023 il Ministero della Salute aveva autorizzato la produzione di un totale di 2.550 chili di cannabis terapeutica. In questi sette anni, lo Stabilimento militare di Firenze ne ha prodotti meno di 900 chili. Cosa non funziona?

Credo che a livello tecnico non ci sia abbastanza personale per stare dietro alla quantità autorizzata e non solo dal punto di vista della coltivazione, ma proprio di organizzazione strutturale.

Il mercato italiano negli scorsi anni si è talmente abituato alla carenza strutturale di farmaco che quando questo arriva viene velocemente distribuito. Purtroppo questo non è il caso dell’unica genetica rimasta in produzione a Firenze, l’FM2, cosa sa dirci a riguardo?

Il Bediol che è il corrispettivo di FM2 è arrivato sul mercato italiano nel 2013 quindi il mercato ha imparato a conoscerlo ed apprezzarlo precedentemente all’immissione nel mercato della genetica italiana resasi disponibile quasi quattro, cinque anni dopo. Un po’ quindi l’abitudine, un po’ la diffidenza, hanno fatto si che il Bediol, quando disponibile, sia rimasta la genetica d’elezione. C’è anche da aggiungere che l’FM2 di oggi è di qualità maggiore rispetto a quanto immesso sul mercato all’inizio.

A noi risulta che lo Stabilimento avesse ampia disposizione di cannabis FM2, ma che il mercato non fosse interessato alla genetica italiana. Tra l’altro questo farmaco ha una scadenza, in caso di mancata commercializzazione, deve essere distrutto?

Quando la cannabis FM2 arriva in farmacia la scadenza residua è bassa, parliamo di tre, quattro, cinque mesi. Questo significa che o si hanno dei giri di vendita elevati o bisogna stare molto attenti con gli ordini per evitare che scada.

Se scade al farmacista, il farmacista deve distruggerla. Se scade ai militari ci sono due opzioni, o viene rititolato, attraverso un’analisi per verificare che vengano ancora soddisfatti determinati requisiti o viene distrutta. Non saprei dire in questo caso cosa sia successo, ma negli ultimi anni non ho mai visto rititolare questa genetica.

Leggi l’intervista intera sul sito a partire dal prossimo 22 marzo.

6 Intervista
Marco Ternelli.

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UNA VITTORIA TUTTA TEDESCA

LA GERMANIA LEGALIZZA LA CANNABIS, MA NE RENDE DIFFICILE L’ACQUISTO

Con 407 voti a favore e solo e 226 contrari, lo scorso 23 febbraio il Budestag tedesco ha approvato la tanto discussa nuova legge per consentire l’uso ricreativo della cannabis. Secondo il testo, i maggiorenni in Germania saranno autorizzati a possedere quantità considerevoli di cannabis, ma regole severe ne renderanno difficile l’acquisto.

Dopo un accessissimo dibattito istituzionale e una votazione che ha visto dire si a due terzi del parlamento tedesco, è finalmente ufficiale: fumare cannabis in molti spazi pubblici della Germania diventerà legale dal 1 aprile.

La legislazione, parte di un accordo tra i tre partiti del governo di coalizione del Paese, legalizza il possesso di cannabis e la coltivazione domestica per tutti i maggiorenni e permettere ai cannabis club senza scopo di lucro di rifornire i propri iscritti.

“Questo è il modo in cui funziona. Lontano dalle punizioni. Lontano dai tabù. Dobbiamo affrontare i problemi”, ha detto il Ministro della Salute tedesco Karl Lauterbach prima che la legge fosse votata dal Bundestag.

COSA DICE LA LEGGE?

Il possesso di fino a 25 g sarà consentito negli spazi pubblici, mentre nelle case private il limite legale per il consumo personale sarà invece di 50 grammi. La coltivazione domestica non dovrà eccedere le tre piante per nucleo abitativo e i consumatori senza il pollice verde potranno affiliarsi a cannabis club senza scopo di lucro, che riforniranno fino a un massimo di 500 soci.

Ma la percentuale di THC dei fiori sarà limitata per i giovani tra i 18 e i 21 anni, nel tentativo di affrontare l’impatto del consumo di cannabis sul cervello in via di sviluppo e il fumo di cannabis in alcune aree, come nelle vicinanze di scuole e campi sportivi, sarà ancora illegale.

La legislazione eliminerà la cannabis come sostanza stupefacente in Germania, il che è una manna per gli operatori di cannabis medica del paese. La barriera d’ingresso per diventare un paziente di cannabis si abbassa e anche le barriere per prescrivere la cannabis per i medici si abbassano drasticamente: i pazienti non dovranno più avere una malattia cronica per ottenere una prescrizione e i medici potranno scrivere una normale prescrizione piuttosto che una prescrizione di narcotici. Dati aggiornati al dopo-legalizzazione, stimano che il mercato della cannabis medica tedesca aumenterà da sette a dieci volte nei prossimi due anni grazie alla riclassificazione.

Il testo votato lo scorso 23 febbraio rappresenta il cosiddetto “primo pilastro” di un piano in due fasi per la legalizzazione della cannabis nel Paese. Il “secondo pilastro” è previsto dopo l’approvazione finale della legge sulla depenalizzazione e istituirà programmi pilota comunali di cinque anni per la vendita di cannabis controllata dallo Stato in negozi autorizzati.

LE CRITICHE

Ma negli ultimi giorni e settimane prima della votazione nessuno era davvero sicuro che legge sarebbe passata, e la resistenza è stata particolarmente diffusa nel partito di centro-sinistra SPD del cancelliere Olaf Scholz. La principale preoccupazione dei parlamentari era che sarebbe stato legalizzato solo il possesso e non ci sarebbe stata una distribuzione controllata nei negozi autorizzati. In questo modo, dicono, non si combatte la criminalità organizzata e non si alleggerisce il carico della polizia, come invece la legalizzazione dovrebbe fare.

Altri hanno invece evidenziato come sarà difficile garantire un approvvigionamento legale in così brevi tempi. La generosa concessione di 50 grammi per il consumo personale, implica una domanda decisamente sostenuta da parte dei consumatori e nei cannabis club delle città

tedesche già si fanno i conti su come usare gli spazi e le risorse per poter arrivare a produrre fino a 25 kili di infiorescenze al mese.

Nella sua formulazione, sembra infatti che la nuova legge sia decisamente permissiva in termini di consumo personale ma sia volutamente restrittiva se non addirittura ambigua quando si tratta dell’acquisto della cannabis stessa. Certo i consumatori abituali ne beneficeranno, ma i fumatori occasionali faranno fatica ad acquistarla legalmente e i turisti saranno ovviamente esclusi.

COSA SUCCEDE ORA?

La legge sulla depenalizzazione passa ora al Bundesrat, composto dai rappresentanti dei diversi Stati federali, dove verrà discussa il prossimo 22 Marzo. Se il Bundesrat non ha obiezioni, la prima parte della legge, che lega-

lizzera il possesso di cannabis e la coltivazione domestica, potrebbe essere promulgata già il 1 aprile. La seconda parte, che regolamenta la coltivazione nei cannabis club, sarebbe applicata il 1° luglio. Ma sembra più probabile che il Bundesrat userà il suo diritto di convocare un “comitato di mediazione” entro tre settimane per risolvere i disaccordi con il Bundestag.

Molti governi regionali, anche con la partecipazione dei tre partiti del governo federale, hanno infatti forti riserve sulla legge. Questo potrebbe far slittare l’attuazione all’estate, ma non la metterebbe a rischio: il Bundestag può ancora annullare un’obiezione a questo tipo di legge.

Il vero pericolo per la neonata cannabis legale tedesca sono le elezioni del prossimo anno: i conservatori dell’opposizione stanno già preprando la campagna e affermano che se entreranno al governo, elimineranno completamente la legge.

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Una dimostrante all’Hanf Parade tenutasi lo scorso agosto a Berlino, CC Omer Messinger/Getty Images.

REPORT DI COLTIVAZIONE

DELLA SKYWALKER HAZE

Banca di semi: Dutch Passion

Varietà: Skywalker Haze

Dimensione vaso: vaso da 10 litri

Substrato: Coco + Atami Upgrade

Illuminazione: 2 x SANlight Gen 2

Nutrienti: Linea Atami NRG

Fase vegetativa (18/6): 4 settimane

Temperatura fase vegetativa: 24 gradi centigradi

Umidità fase vegetativa: 72%.

Tempo di fioritura (12/12): 9,5 settimane

Temperatura di fioritura: 22,5 gradi centigradi

Umidità in fioritura: 45% di umidità

Essendo un appassionato della Haze e di qualsiasi tipo di sativa che regali uno stato d’animo creativo e allegro, ho messo le mani su una confezione di Skywalker Haze femminizzata di Dutch Passion. L’incrocio genetico è Mazari x Blueberry (Skywalker) e Amsterdam Amnesia, il che la rende una varietà dalla resa elevata che richiede molto spazio per crescere. Ho piantato un seme in un vaso da 10 litri pieno di cocco con l’aggiunta di Atami Upgrade, nutrimento a rilascio lento contenente batteri.

Fase vegetativa - 28 giorni

Ho fatto germinare la piantina in una tazza d’acqua e dopo 24 ore ho notato che stava spuntando la radice fittonante e la pianta era pronta per essere trapiantata direttamente nel vaso da 10 litri. Durante la prima settimana, ho somministrato solo una soluzione molto blanda di NRG Root-C, Cal Mag, Atazyme e Growth-C. La tenda di coltivazione misura 1,2

metri ed è impostata su una temperatura di 24 gradi centigradi e un’umidità del 70-75% con le luci accese. La temperatura di spegnimento delle luci è 19 gradi centigradi, con un livello di umidità del 65%.

Il 14° giorno la piantina stava crescendo in modo rapido e rispondeva molto bene alle sostanze nutritive e ai LED SANlight. Grazie alle numerose ventole oscillanti all’interno della tenda, si muove delicatamente l’aria attorno alla Skywalker Haze che sta diventando forte e robusta.

Dopo 21 giorni e continuando a somministrare Root-C, Growth-C, Cal Mag e Atazyme al ritmo di 3 ml per litro, la pianta sembrava davvero sana e stava crescendo con foglie sottili e seghettate che facevano pensare a una sativa.

Durante l’ultima settimana del periodo di crescita, aumento il dosaggio a 5 ml per litro e noto che dal fondo dei vasi spuntano radici bianche, sfuocate e spesse. Aggiungo ora delle canne di bambù a tutti i rami laterali, per contribuire a sostenere le piante prima che si allunghino e inizino a fiorire. Misuro la pianta che ha un’altezza di 61 cm, e una larghezza estremamente simile.

Fase di fioritura - 67 giorni

Dopo 4 settimane in regime 18/6 e dopo aver lasciato che le piante crescessero fino a diventare un cespuglio esotico dall’aspetto di una sativa, passo ora i timer a 12/12. D’ora in poi le piante si concentreranno sull’estendersi in altezza e sull’ingrassare il più possibile. I livelli di umidità relativa vengono regolati passando dal 72% al 45% e la temperatura scende a poco meno di 23 gradi centigradi.

La seconda settimana di fioritura, la pianta di Skywalker Haze è cresciuta in modo notevole fino a raggiungere un’altezza di 118 cm e si può dire che ne ha ancora per molto! È una pianta a crescita molto rapida che si alimenta di sostanze nutritive e condizioni ottimali.

Il 28° giorno somministro 5 ml per litro di nutrienti Growth-C, Bloom-C, Flower-C, Atazyme e Cal Mag, uniti a 3 ml per litro di NRG Flavor, un nutrimento a base di melassa. Finora sono rimasto molto colpito sia dai nutrienti che da questa varietà di Dutch Passion. Tutte le foglie sono di un verde metallico, rigoglioso e vibrante e si vedono prefiori su tutta la pianta, da cima a fondo.

Il 35° giorno si forma una serie abbondante di cime bianche e brillanti e, quando si annusano i fiori, l’aroma è tagliente e agrumato simile alla candeggina e ai limoni freschi, la forma delle foglie è lunga, stretta e smerigliata. Mi aspetto che la Skywalker Haze arrivi fino a

65 giorni, quindi inizierò a effettuare flushing il 50° giorno. Questo significa che ridurrò tutti i nutrienti e userò solo acqua semplice e Atazyme, permettendo alla clorofilla nelle piante di smettere di lavorare e alla pianta di arrivare alla fine della fioritura. Le piante iniziano a ingrassare, producendo enormi cime grandi come un pugno, mentre le cime inferiori sono anch’esse grassocce e di grosse dimensioni.

Il 67° giorno, dopo aver ispezionato attentamente i tricomi con una lente d’ingrandimento, decido di tagliare la pianta di Skywalker Haze e di rimuovere le canne di bambù che avevo legato all’inizio della fioritura. Le cime sono enormi e molto grasse e appiccicose al tatto. Un’ultima misurazione rivela che è alta 137 cm.

I terpeni sono un mix di antisettico, terroso e agrumato, con cime verdi e brillanti. Porto poi la pianta nella mia tenda di essiccazione, dove rimarrà appesa 14 giorni a 15 gradi centigradi e con il 50% di umidità relativa.

Le mie conclusioni

Nel complesso, questo brillante ibrido è più adatto ai coltivatori abituati a lavorare con piante di sativa di grandi dimensioni. È una varietà dalla resa massiccia che mi ha ricordato gli ibridi della vecchia scuola che producevano sempre cime giganti.

Parlando dell’esperienza al fumarla, l’effetto è potente, perfetto per mantenersi attivi, creativi e ben motivati, con un sapore agrumato semplice ma tagliente. Assicuratevi di lasciare molto spazio e di aggiungere un supporto all’inizio, perché i rami laterali e le cime possono diventare molto pesanti e iniziare a cadere.

8 Coltiviamo
Autore Stoney Tark
Inizio del periodo di flushing di 14 giorni. Cime enormi sulla Skywalker Haze.

“C’è sempre modo di ottimizzare la resa della nostre piante!”

INTERVISTA CON JORGE CERVANTES, MENTORE DEI CANNABICOLTORI

Dopo aver formato molte generazioni di cannabicoltori, Jorge Cervantes è più in forma che mai, con nuovi progetti in cantiere. Sul web si possono trovare decine di interviste in cui parla della sua esperienza. In questo articolo, però, si sofferma su altri aspetti quali la ricerca di informazioni di qualità o ciò che è possibile imparare dalla pianta per poi applicarlo nella vita reale.

Soft Secrets: Se dovessi ripercorrere la tua vita passata, quali credi siano stati i momenti chiave?

Jorge Cervantes: Un momento chiave è stato quando, nel 1983, ho pubblicato la prima edizione di Indoor Marijuana Horticulture. Le prime coltivazioni indoor avevano già visto la luce prima a Seattle e poi a Portland, ma mancavano informazioni di qualità. Non si sapeva nulla di spazi di coltura. I cannabicoltori installavano lampade a soffitto a più di un metro e mezzo di distanza dalle piante. Usavano luci verticali a sospensione, senza riflettore e, quando era presente, il riflettore usato era a forma di cono. Se chiedevo il perché, le risposte non mi hanno mai convinto. Esistevano pubblicazioni su argomenti generali ma prive d’informazioni essenziali. Nessuno voleva pubblicare il mio libro. Ho dovuto idearlo, stamparlo e distribuirlo da solo: ho cercato un headshop e una libreria disposti a rischiare di mettere in vendita qualcosa di nuovo.

Il secondo momento importante della mia vita è stata l’operazione “Green Merchant” nell’ottobre 1989. Si trattava di un raid della Drug Enforcement Administration in 43 grow shop in quasi tutti gli stati americani, che si concluse con l’arresto di 120 persone, molti dei quali (80) li conoscevo personalmente. Chi coltivava cannabis si beccò fino a 8 anni di carcere, altri subirono il congelamento dei loro conti correnti, altri ancora furono intimiditi e costretti a chiudere i loro negozi. Per non parlare di quelli a cui fu sequestrata la casa e tolta la custodia dei figli. Questo intervento repressivo, oltre a spaventarci tutti, ha finito per bloccare la nostra attività per alcuni anni. Per fortuna io sono stato risparmiato: pur essendo vicino a molti colleghi in stato di detenzione, sono riuscito a restare nascosto per tre anni. Alla caduta dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti non avevano altri nemici: dal momento che hanno sempre bisogno di nemici, i nuovi nemici erano diventati i coltivatori di cannabis. Solo dopo l’attacco alle Torri Gemelle il nuovo nemico è diventato il terrorismo internazionale e ci hanno lasciato in pace.

Il terzo momento chiave è stato il mio trasferimento in altri terzi per sfuggire alla persecuzione giudiziaria: sono stato prima in Canada nel 1995,

poi ad Amsterdam nel 1997 ed infine a Barcellona nel 1998. Ho scelto per primo il Canada per la presenza nel paese di un forte movimento pro-cannabis; se ne coltivava molta e veniva spedita negli Stati Uniti. Sono quindi andato a vivere a Vancouver, nella Columbia Britannica. Qui ho incontrato molti coltivatori, ho avuto accesso a svariate genetiche, ho scattato tantissime foto e scritto articoli migliori di quanto non avessi fatto in passato. In seguito sono venuto a sapere che ad Amsterdam erano in atto altri cambiamenti e mi sono trasferito lì per più di un anno. Il clima non mi piaceva, ma trovavo davvero bello passare il mio tempo nei coffeeshop; c’erano molti stranieri e americani. In quegli anni si stava disputando la Cannabis Cup. Gli spagnoli che arrivavano in città mi raccontavano che da loro

era nato un forte movimento. Fui così spinto a cambiare nuovamente destinazione. All’epoca la scena era ancora dominata dall’hashish e non esistevano club. Un punto d’incontro per tutti coloro che passavano per Barcellona era la libreria Makoki, dove si trovava anche la sede dell’ARSEC. Da lì ho viaggiato molto. Barcellona è indubbiamente una città internazionale e mi resi conto che stava per diventare la capitale europea della cannabis. Ho avuto la fortuna di assistere a tutti questi sviluppi.

Il quarto momento chiave è stato nel 2006, quando è uscita la nuova edizione di Marijuana Horticulture, prima in inglese e poi in altre lingue. Finalmente ho potuto pubblicare un volume a colori, di alta qualità, tradotto in spagnolo, russo, tedesco, italiano, francese, olandese e persino

giapponese. Nello stesso periodo il movimento della cannabis era in piena espansione in tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti.

All’epoca in cui studiavo giornalismo avevo imparato che, per una buona informazione, è necessario il giusto rapporto audio/rumore di fondo. Quando ho letto il manuale sui guerrilla crop (è stato il primo libro interessante che ho letto), l’informazione era scarsa. Ora il problema è il contrario: c’è troppa informazione che genera confusione.

Internet ha aumentato notevolmente la velocità di circolazione delle informazioni. Questa velocità, come ogni altra cosa, comporta pro e contro. Ora tutti si qualificano come “esperti”. Con un cellulare dotato di fotocamera e pochi soldi si può creare un sito web, aprire un profilo Facebook o Instagram, modificare le immagini con Photoshop e realizzare video “professionali”. Utilizzando i trucchi di ottimizzazione del motore di ricerca (SEO), qualsiasi “esperto” può figurare in cima ai risultati di ricerca. Non ho mai creduto al concetto “fake news” finché Internet non l’ha reso reale. Ci sono anche molte informazioni che mescolano ciò che apparentemente sembra scienza con l’intenzione di vendere prodotti. È difficile trovare servizi giornalistici di alta qualità che non vendano qualcosa. In altri termini: esiste una quantità impressionante di informazioni, ma è quasi impossibile che queste siano di qualità. Per questo penso che ci sia ancora spazio per il mio lavoro.

In questo marasma informativo, in che modo il grande pubblico può distinguere informazioni utili da quelle inutili?

È molto difficile per il pubblico distinguere un messaggio pubblicitario da quello che un prodotto o un dispositivo è in grado di fare. In molti casi, chi sa di ottimizzare i criteri SEO nei risultati di ricerca vince. Fra breve le grandi aziende entreranno in questo mercato, anzi, sono già presenti in alcune categorie di prodotti, come i fertilizzanti o le lampade per coltivazione indoor. Fra loro si scatenerà una guerra per conquistare quote di mercato e la prima vittima di questa guerra sarà, come spesso accade, la verità. Ma in definitiva, i coltivatori saranno propensi a utilizzare solo i

10 Intervista

prodotti che funzionano sulle loro piante; leggere va benissimo, ma la molto sta anche nella pratica. Nei tuoi lavori normalmente citi articoli scientifici. Come li scegli?

Gli articoli scientifici sono necessari, ma spesso sono troppo difficili da capire per chi non sa nulla di scienza. Molti scienziati di alto livello, nella biologia come in altre branche, conducono studi sulla cannabis. Ho tradotto questi articoli in un linguaggio normale. Cerco di contattare personalmente questi scienziati per capire a fondo i loro concetti e trasmetterne il senso ai lettori, ma quando si tratta di genetica di alto livello o chimica avanzata, è difficile capire e spiegare questi contenuti così complessi in modo semplice.

I social network hanno spesso un compito divulgativo, ma a volte disinformano

Molte informazioni sui social network sono inaffidabili; l’obiettivo primario è vendere e spesso si tratta di informazioni false. Le grandi aziende primeggiano perché hanno più soldi da pagare per ottimizzare i criteri SEO e anche per il personale necessario a gestire le informazioni, che di solito mostrerà solo il lato positivo e non i problemi di un prodotto. Fra l’altro prevalgono le notizie che descrivono la cannabis in modo diverso dalla realtà. Credo che i lettori abbiano bisogno di fonti informative sempre valide: informazioni semplici, con tutti i fatti, gli aspetti e i dettagli che un coltivatore deve conoscere. Ci sono basi informative che non cambiano o cambiano molto poco. Certo, si parla di progressi tecnologici (luci LED innovative o nuove genetiche), ma si tratta soprattutto di un mercato in continuo cambiamento. Quando scrivo mi ispiro ormai a un solo motto: dire la verità e solo la verità; è più facile e non serve affatto rendere le cose più complesse di quanto non lo siano in realtà.

Quali caratteristiche, utili anche per la vita, si possono imparare dalla coltivazione delle piante?

Per sopravvivere una pianta deve essere molto forte e adattarsi a diverse condizioni climatiche. La vita assesta dei duri colpi, ma bisogna resistere e andare avanti. Da una pianta si piò anche imparare che, per ottenere buoni risultati, sono necessari buoni nutrienti e informazioni affidabili. Ma la cosa più importante è ciò che dicevo a proposito della capacità di sopravvivere e resistere. In tutti i miei viaggi negli ultimi 40 anni ho visto cambiamenti nelle persone, ma la cannabis è rimasta la stessa. Le opinioni della gente sulla cannabis non sono più le stesse. Non molto tempo fa la cannabis era solo una droga da mettere al bando, ora è diventata una medicina. A quei tempi sapevo già che la cannabis aveva effetti benefici e quando lo dicevo mi davano del criminale! Ho imparato a stare lontano da queste opinioni mutevoli e ad attenermi solo a ciò in cui credo.

Un tema importante da te affrontato nei tuoi articoli, utile nella coltivazione, ma anche in tutti gli aspetti della vita, dalla salute al lavoro, è la necessità di cercare l’anello più debole del processo, ovvero il punto più problematico, e migliorarlo. Una coltivazione può sempre essere migliorata. Ieri la cannabis è stata legalizzata in Thailandia. Ho parlato con il selezionatore della Cannatonic, Jaime Carrión, che è anche il direttore della coltivazione del Golden Triangle Group, e mi ha detto: “Per quanto mi riguarda, io non sono mai soddisfatto, so che posso sempre fare di meglio”. Per prima cosa è necessario concentrarsi su questi cinque fattori di crescita: luce, aria, acqua,

fertilizzanti e tipo di sostrato, ognuno dei quali comprende ulteriori aspetti secondari, che comunque devono essere considerati. La pianta è un sistema vivente in cui ogni fattore influenza gli altri. Per questo motivo è necessario osservare il sistema nel suo complesso e poi le singole parti. Il raccolto sarà influenzato dal più debole di questi cinque fattori. Il modo per migliorare una coltura è vedere qual è l’anello debole e migliorarlo, concentrandosi su di esso e ottimizzandolo il più possibile. Altri fattori importanti sono la temperatura, l’umidità, le muffe e i parassiti. Mi piace coltivare all’aperto, o in serra per via della bassa impronta ambientale. È fondamentale definire un calendario, in modo da sapere quando è opportuno intervenire, annotare ciò che si sta facendo e tenere conto degli effetti del tempo. Inoltre una coltura può essere gestita meglio da una sola persona invece che da un intero team di coltivatori, perché ognuno la gestirà a modo suo.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Stiamo convertendo tutto in digitale, per permettere al pubblico di accedere ai miei nuovi contenuti con un solo tocco sullo smartphone. È un passo importante ma fondamentale per sopravvivere nel mondo della cannabis di oggi. Ho due giovani soci che gestiscono, pubblicizzano e organizzano tutta la parte digitale e sono bravissimi!

Al momento sto ultimando un libro da distribuire gratuitamente. Ha 100 pagine e oltre 160 immagini a colori. È semplice e comprende quattro capitoli (botanica della cannabis, ciclo di vita della cannabis, semi e piantine di cannabis e coltivazione indoor). Non ha ancora un titolo ma, per il momento, lo chiameremo “Il libro gratuito”. Sarà disponibile prima in inglese e poi in spagnolo, portoghese, tedesco, francese, italiano, etc. La sesta edizione di Marijuana Horticulture uscirà qualche mese dopo in formato digitale. Il nuovo volume ha circa 800 pagine e circa 1.000 immagini a colori e verte su tutte le nuove tecnologie e informazioni di base per la coltivazione della nostra pianta preferita. Per consultare quest’opera e il libro gratuito o per iscriversi alla mia mailing list, invito i lettori a visitare il sito www.marijuanagrowing.com. Il mio nuovo sito web, www.jorge-cervantes.com, contiene un blog, una mailing list, alcuni video e i miei 40 anni di storia nell’industria della cannabis. Ho scritto più di 50 libri, compresi tutti gli aggiornamenti e le edizioni in altre lingue, e ho anche pubblicato quattro opere in formato DVD. Attualmente sto realizzando altri video per il mio canale YouTube, https://www. youtube.com/c/jorgecervantesmj. Per esempio, ieri abbiamo caricato alcuni video sulla legalizzazione della cannabis in Thailandia. Un video è un’intervista al mio amico Ryan Doran, che vive lì e ha contribuito a cambiare la legge. Un altro è un’intervista a Jaime Carrion sulle sue colture indoor. Jaime lavora come direttore di coltivazione presso il Golden Triangle Group in Thailandia. È spagnolo ed è anche il selezionatore della famosa varietà ad alto contenuto di CBD “Cannatonic”. Consiglio a tutti di

visionare questi video! Stiamo anche caricando ogni giorno nuovi contenuti unici sulla mia pagina Facebook, https://www.facebook.com/JoCerv. Attualmente frequento un maggior numero di fiere. Di recente ho partecipato a Cannatrade in Svizzera e a Greentech in Olanda. Quest’anno tornerò anche negli Stati Uniti per seguire la stagione del raccolto, visitare altri spazi di coltura e girare video. Ho una mezza dozzina di progetti superinteressanti in corso, ma al momento preferisco non parlarne.

Dopo tanti anni, che cosa hai imparato nella vita?

Ho imparato a credere in me stesso, ascoltare tutti e cercare fonti di informazione. Solo dopo si possono prendere decisioni. Cerco di vivere ogni minuto delle mie giornate e, allo stesso tempo, di realizzare i miei sogni. La cosa buona è vivere i propri sogni e non solo pensarli. Quando lo si fa, la vita reale è molto diversa da come la si immaginava. Molti dei miei sogni sono falliti nella vita reale. La cosa positiva è che so già qual è la situazione reale, non ho rimpianti se penso a ciò che sarebbe potuto accadere. La cosa importante per me è avere una ragione di vita, un obiettivo. Stavo per andare in pensione, ma questa prospettiva non mi piaceva affatto. L’ho trovata noiosa e sono tornato a lavorare con lo stesso obiettivo: insegnare al mondo a coltivare la cannabis. Mi piace e questa è una buona ragione per continuare a farlo.

Come vorresti essere ricordato?

Come chi ha ispirato tanta gente a coltivare la cannabis! Ma anche come una brava persona, un buon marito, un buon fratello, un buon amico e un bravo ragazzo. Questo è tutto. Siamo qui, in questo mondo, solo per passarci un po’ di tempo.

Cosa vuoi dire a conclusione di questa intervista?

In tutte le regioni del mondo è possibile coltivare molta cannabis, ma non c’è molto mercato. Finora abbiamo visto solo due tipologie di mercato per la cannabis: come droga e come medicina, ma ce ne sono molti altri. La cannabis si adatta a quasi tutti i climi, è facile da coltivare, cattura la CO2 e ha molte proprietà e applicazioni benefiche. Può essere utilizzata come isolante negli edifici, per produrre tessuti o come sostituto della soia. La soia è una coltura che richiede l’uso di molte sostanze chimiche e lascia una grande impronta ambientale. La cannabis, invece, può essere di grande aiuto per il movimento ambientalista. Dobbiamo salvare la terra o ci distruggeremo da soli. Stiamo cambiando il mondo della cannabis. Dovremmo continuare a cambiarlo in meglio. Sempre più stati, province, distretti e paesi stanno legalizzando la cannabis. Lo tsunami della legalizzazione è appena iniziato. Tutto ciò che dobbiamo fare è continuare a legalizzare, piantare. studiare la cannabis e trovare applicazioni per la nostra pianta preferita.

Ringrazio vivamente tutti i coltivatori che hanno piantato più cannabis di quanto potessi immaginare!

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Testo e immagini: Green Born Identity - G.B.I.

BANANA PUNCH LA BANANIZZAZIONE DELLA GANG

The Doc, Ellis D., Mr. Knolle e Mr. Power-Planter si sono incontrati l’altro giorno per trascorrere un momento di relax, in cui ognuno di loro doveva portare con sé una varietà di erba autoprodotta che fosse il più eccezionale possibile. Attraverso un test alla cieca con il vaporizzatore e una valutazione con assegnazione di punti, l’aspetto, l’odore e l’effetto dovevano essere valutati per scegliere la migliore varietà del giorno. Il gruppo è partito già nel primo pomeriggio per avere tempo a sufficienza per fare delle pause fra una varietà e l’altra e avere la testa ragionevolmente sgombra. Poiché ognuno di questi adepti della cannabis è un ottimo coltivatore, estremamente esperto e ha un gusto sopraffino per le varietà, la competizione è stata serrata, ma alla fine si è distinta una campionessa, di cui Ellis D. ha detto, prima di sapere cosa fosse esattamente: “questa varietà è tutta banana, ha davvero una fragranza e un sapore che sanno di banana, molto interessante. Questi fiori pesantemente ricoperti di tricomi sono incredibilmente appiccicosi e il loro effetto è stato assurdamente potente”. Mr. Knolle concorda ridendo: “Il sapore di banana di quest’erba è così forte che credo che anche una scimmia ne inalerebbe il vapore con avidità! E poi combinerebbe i suoi bei guai da scimmia più che mai...”. E Mr. Power-Planter ha detto scherzando: “Sì, sì, scimmia vede, scimmia svapa - voi due siete delle vere scimmie da erba! Ma è vero, un aroma di banana così intenso non l’avevo mai provato nel campo della marijuana, è davvero straordinario. È talmente forte che ora, in tarda serata, sono contento che sia stata l’ultima varietà che abbiamo provato oggi, rien ne va plus! Dockie, ci hai fatti entrare in questa specie di erba alla banana, quindi dicci subito di cosa si tratta. E lui, raggiante di gioia: “Quella che ha stordito e bananizzato tutti voi è Banana Punch di Barney’s Farm!”.

La Banana Punch aveva stuzzicato la curiosità di The Doc...

Non molto tempo fa aveva coltivato questa varietà strepitosa in una tenda separata, non nella sua stanza di coltivazione standard. Per quella tenda, aveva previsto alcune varietà esotiche di sativa pura e voleva quindi implementare una fase vegetativa molto breve, di 12 giorni. Poco prima di avviare la coltivazione,

non ha resistito ad aggiungere in via sperimentale una pianta di Banana Punch a questo ciclo - aveva in realtà intenzione di coltivare due piante di questa varietà non prima del suo prossimo ciclo regolare nella stanza di coltivazione. Sebbene 12 giorni di vegetativa fossero troppo pochi per una varietà a lieve predominanza indica (55%), The Doc era soprattutto alla ricerca di quel sapore speciale e non tanto di una grande resa - dopo aver letto la descrizione della varietà Banana Punch di Barney’s

Farm, si era incuriosito molto al riguardo. E questo perché sia la fragranza che il gusto di questo ibrido derivato da Banana OG e Purple Punch dovevano ricordare le banane mature, con l’aggiunta di qualcosa che richiamasse le bacche e gli agrumi, un sapore ricco costruito sulla presenza prominente di limonene, pinene, mircene e cariofillene. Barney’s prometteva piante forti e robuste, adatte a un’ampia gamma di metodi di coltivazione, con rese abbondanti di 600-650 g per metro quadrato

nel giro di 60-65 giorni dalla fioritura. Anche la Banana Punch avrebbe ereditato quel gioco di colori viola dal padre Purple Punch e avrebbe offerto un effetto fortemente sedante e rilassante, ma allo stesso tempo estremamente esaltante. Di sicuro interesse per chi coltiva all’aperto è la sua precoce fioritura sotto fonti di luce naturale già a fine settembre, il fatto che le piante raggiungano un’altezza di circa due metri e offrano raccolti molto generosi, fino a 1,5 kg per pianta.

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Storia della varietà di Barney’s Farm

La Banana Punch si dà una mossa

La germinazione del seme femminizzato di Banana Punch è stata un gioco da ragazzi, come sempre con le varietà di Barney’s Farm: dopo appena tre giorni la piantina è spuntata dal terreno. E come se sapesse di avere poco tempo a disposizione per la crescita vegetativa, si è data da fare - dopo dodici giorni, la giovane piantina è arrivata a un’altezza di 16 cm e ha creato tre internodi, dalle cui ascelle iniziavano già a spuntare rami laterali. La pianta ha prodotto foglie di colore verde scuro piuttosto sottili.

La fase di fioritura: mega cime adorabili dall’aspetto cristallino e candido

The Doc ha notato con piacere che nelle prime settimane di fioritura la sua pianta di Banana Punch si stava gonfiando, aumentando notevolmente la sua altezza e la sua larghezza. Dopo qualche settimana, lungo il fusto e i rami laterali erano spuntati numerosi grappoli di fiori bulbosi: “Sembra proprio che diventeranno davvero cicciottelli!”, ha detto rallegran-

dosi The Doc. Oh sì, davvero: i boccioli si sono sviluppati diventando mega cime adorabili in stile indica “beefy” e nel farlo hanno trasudato resina a fiumi - la produzione di tricomi è stata colossale ed evocava uno splendido aspetto cristallino bianco come la neve sulla pianta. “Ancora una volta una varietà di Barney’s Farm si contende il trono dei tricomi! Sebbene la generosa ricchezza di resina sia tipica di questa azienda di semi olandese, come ho potuto constatare tante volte negli ultimi anni, è affascinante riviverla ogni volta di nuovo. La pianta di Banana Punch alla fine non è stata la più grande, ha raggiunto in effetti un’altezza finale di 40 cm, ma è comunque riuscita a generare un’enorme cima principale e diverse cime laterali grandi. Solo alcune delle foglie superiori dei fiori presentavano un lieve accenno di viola, ma per The Doc era ovvio che un incrocio fatto con una sola varietà parentale viola non avrebbe prodotto un raccolto completamente viola. Per lui era più importante che la Banana OG si fosse pienamente sviluppata dal punto di vista aromatico e che sprigionasse la sua sorprendente fragranza di banana matura nella Banana Punch. Dopo i necessari 62 giorni di fioritura, The Doc ha ritenuto che le cime fossero mature e le ha tagliate.

Un raccolto regale di cime che ha tutte le carte in regola per diventare un campione

Data la consistenza grassoccia delle cime, era ottimista sul risultato finale, ma il peso di 68 grammi indicato dalla bilancia ha superato le sue aspettative. “Piccola, ma potente! Per una pianta con un’altezza di soli 40 cm e una dimensione decisamente inferiore alla norma, questo è un raccolto regale”, il grande saggio maestro della coltivazione ha elogiato la sua pianta di Banana Punch e ha aggiunto: “Le cime secche hanno una fragranza decisa di banana, è una vera festa per l’olfatto!”. Dopo aver provato l’erba con il suo vaporizzatore Crafty+ ed essersi convinto della sua incredibile potenza da indica, il suo super effetto e il delizioso gusto fruttato-dolce di banana, era decisamente certo che avesse tutte le carte in regola per diventare una campionessa e che avrebbe sicuramente sorpreso in modo notevole anche i suoi amici... cosa che stava per succedere, in effetti!

Genetica Banana Punch (Banana OG x Purple Punch)

Fase vegetativa 12 giorni (dopo la germinazione)

Fase di fioritura 62 giorni / 60-65 giorni in generale

Substrato Bionova Bio Soilmix, vasi da 11 litri

pH 6.4-6.7

EC 1,2-1,6 mS

Luce 1 x SANlight EVO 4 (250 W)

Temperatura 19-27°C

Umidità dell’aria 40-60%

Irrigazione A mano

Fertilizzazione Bionova Soil Supermix, più PK 13-14 in fase di fioritura

Additivi/stimolatori Bionova Silution, The Missing Link, Vitasol e X-cel

Strumentazione CleanLight Pro per la prevenzione della muffa

Altezza 40 cm

Resa 68 g

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Dati sulla coltivazione:
Green Born Identity - G.B.I.

IL POT DI NOIDS: SCOPRI UN MODO COMPLETAMENTE NUOVO DI CUCINARE LA CANNABIS

Chu Chai e la sua famiglia vengono da uno spazio remoto e da un tempo lontano. Nata dove il deserto del Gobi incontra l’altopiano del Loess e dove da secoli i cinesi Han vivono a fianco dei mongoli, il suo cognome ha migliaia di anni e la sua famiglia esiste da ben 22 generazioni. Non è facile per un europeo immaginare cosa significhi crescere ai confini del mondo: le risorse non erano molte e soprattutto, durante i rigidi inverni, si doveva stare attenti ai lupi che scendevano a valle. Grazie ad una notevole forza intellettuale e ad una determinazione pervicace, Chu ha studiato Ingegneria dei software e Letteratura inglese per poi, prima di fare ingresso nell’industria della cannabis, dedicarsi alla sceneggiatura. È quindi con grande onore che oggi vi presentiamo una figura atipica dell’industria della cannabis, una donna eccezionale con un grande cuore e un talento indiscutibile: Chu è la donna che vi insegnerà un cammino innovativo per cucinare la vostra amata cannabis!

Cara Chu, quando e perché hai deciso d’entrare nell’industria della cannabis con il progetto NOIDS?

Ricordo vividamente il momento in cui mi è venuta l’idea di NOIDS. Era l’ottobre del 2018 ed ero a Tel Aviv, alla conferenza CannX. Il dottor Mechoulam stava spiegando il motivo che rende la cannabis ideale per l’automedicazione. Mentre ascoltavo, ho iniziato a pensare a come creare un dispositivo semplice per produrre olio e tinture di cannabis in casa. Non solo sarebbe più economico, ma potrebbe anche essere migliore sotto il profilo della qualità. Quel giorno, ho individuato un problema e cominciato a lavorare alla soluzione. NOIDS è la risposta che mi è venuta in mente.

In che modo il POT di NOIDS semplifica la vita di chi sfrutta le qualità della cannabis grazie ai prodotti che cucina?

POT di NOIDS consente di preparare alimenti a base di cannabis a casa propria e come un esperto, ma senza alcuna conoscenza professionale. Con POT, è possibile sperimentare varietà, meccanismi di somministrazione (olio, tintura o edibili), potenza, dosaggio e scoprire cosa funzioni meglio ad ognuno di noi. Questo livello di controllo è reso possibile dall’esclusivo algoritmo di riscaldamento che elimina i picchi di temperatura, simili a quelli riscontrati nelle apparecchiature di laboratorio. La temperatura e il tempo di cottura sono regolati automaticamente, così grazie a POT nulla può andare storto.

Cosa rende il POT di NOIDS tanto fondamentale per coloro che vogliono consumare edibili alla cannabis?

In primo luogo la qualità del dispositivo: POT di NOIDS è realizzato in acciaio inossidabile di grado medico, silicone premium, con vetro bosilicone e

corpo in metallo. La macchina è fatta per funzionare e per durare. Il secondo motivo è la qualità dei risultati. POT di NOIDS è progettato da zero ed esclusivamente per la cannabis ed in particolare per garantire un dosaggio accurato. Ha il tasso di attivazione più alto per la decarbossilazione e il tasso di combustione più basso per i cannabi-

noidi. Quindi significa che POT apporta la più alta quantità di cannabinoidi complessivi dal vostro materiale vegetale. In ultimo POT è progettato per essere la macchina “all-in-one” per cucinare cannabis. Produce burro infuso, olio, succo di vaporizzazione, nonché FECO, RSO e tinture. POT ha tutto ciò che serve per rendere cucinare comodamente a casa vostra, dal microdosaggio al dosaggio ad alta potenza. Per coloro che desiderano consumare edibili, è lo strumento ideale.

Puoi spiegare come produrre estrazioni a spettro completo o wax?

Tutto ciò che viene prodotto in POT è a spettro completo in termini di profilo di cannabinoidi. Si estrae ciò che la pianta contiene, niente di più e niente di meno: il buon vecchio spettro completo senza alterazioni. Per produrre lo wax, è necessario seguire questi semplici passaggi: infondere prima alcol di cereali ad alta gradazione, quindi filtrare l’alcol e metterlo in POT e dopo aver impostato il condensatore e avviare la funzione di evaporazione. Otterrai la cera nel bicchiere e ricorderai il 95% del tuo alcol. Esistono modi per purificare la cera, puoi trovare le informazioni su www.noidsamsterdam.com

Dove posso acquistare il POT?

Puoi trovarlo sul nostro sito o nelle rivendite locali nostri partner.

Sul vostro sito ho trovato un calcolatore di potenza, a cosa serve e come si usa?

Il calcolatore ti dice la potenza del tuo olio infuso e la quantità totale di cannabinoidi nel tuo olio/burro. Devi solo conoscere i tuoi fiori, la calcolatrice farà i conti per te. per esempio. Ho 20 grammi di fiori, 20% THC, voglio infonderli con 100 ml di olio, il calcolatore e dirmi velocemente che la potenza del mio olio è 40 mg/ml e che la quantità totale di cannabinoidi nel mio olio è 4000 mg.

Hai ricette sul tuo sito da condividere con i tuoi clienti?

Oh sì, abbiamo ricette sul nostro sito web www. noidsamsterdam.com e anche sul nostro Instagram @noids.world. La ricetta dello zucchero olandese è la mia preferita. È uno zucchero infuso molto potente. È facile da realizzare e facile da usare. Puoi aggiungerlo al caffè mattutino o al latte caldo, personalmente trovo che sia il modo migliore per dosare i cannabinoidi. Per entrare in contatto con il team NOIDS:

www.noidsamsterdam.com

14 Intervista

REPORT DI COLTIVAZIONE DELLA AUTO MELONADE RUNTZ DI DUTCH PASSION

La Auto Melonade Runtz è una nuova varietà ibrida autofiorente di Dutch Passion con la genetica della madre Auto Pink Runtz e del padre Melonade (ottenuto invertendo una pianta madre d’élite). La Melonade è una varietà statunitense a elevato contenuto di THC ottenuta da un incrocio fra la leggendaria Lemon Zkittle, che si è aggiudicata numerosi riconoscimenti, e un clone di Lemon Tree. Con livelli di THC massimi che raggiungono il 25%, raccolti abbondanti e un profilo terpenico pungente davvero unico (contenente l’ineffabile e raro terpene Farnesene), la Auto Melonade Runtz è senza dubbio una delle migliori conquiste di selezione autofiorente di Dutch Passion.

REPORT DI COLTIVAZIONE INDOOR

DELLA AUTO MELONADE RUNTZ

Prima della commercializzazione, sono state coltivate due piante di Auto Melonade Runtz sotto una luce LED Migro da 250W, al chiuso, in airpot da 30 litri contenenti una miscela 50/50 di fibra di cocco e terriccio light mix, stimolatore delle radici Bio Rhizotonic. Sono stati utilizzati BAC grow, bloom e PK booster. Nel substrato di coltura sono stati miscelati i BioTabs organici a lento rilascio. Le piante sono cresciute naturalmente senza alcuna tecnica di training e sono state raccolte 75 giorni dopo la germinazione dei semi.

FASE DI GERMINAZIONE/SEMINA

Due dei tre semi sono germinati. La maggior parte delle fotografie è stata scattata sulla più grande delle due piante di Auto Melonade Runtz. La crescita iniziale è stata rapida con un

raggiungono questi livelli di potenza costante. Ma non si tratta solo di potenza, anche il gusto è tutta un’altra cosa!

Chi ama le varietà dal sapore dolce e fruttato di kush, con un’insolita caratteristica vecchia scuola, apprezzerà l’esplosione di sapori che deriva dal profilo terpenico completamente carico. Sebbene non sia quasi mai presente nelle varietà di cannabis moderne, nella Auto Melonade Runtz il farnesene (gusto di mela verde croccan-

fotoperiodo 20/4 (20 ore di luce seguite da 4 ore di buio al giorno). Questo fotoperiodo è stato utilizzato per tutta la durata della coltura ed è il fotoperiodo consigliato per tutte le autofiorenti Dutch Passion.

FASE VEGETATIVA

Lo sviluppo sano è proseguito e le giovani piantine si sono sviluppate come previsto, con un fusto centrale dominante e rami laterali. L’aroma ha iniziato a farsi sentire intorno alla quarta settimana.

Senza training, questa coltivazione ha richiesto poca manutenzione, con ben poco da fare se non aggiungere nutrienti. Anche questo compito è stato ridotto al minimo grazie ai nutrienti organici BioTabs a lento rilascio. Il coltivatore ha commentato: “Gli airpot e il substrato di coltivazione aerato danno ottimi risultati, soprattutto con luci LED di qualità. Grazie ai nutrienti a lento rilascio, nelle prime settimane non c’è stato quasi nulla da fare: perfetto”.

FASE DI FIORITURA

Le piante di Auto Melonade Runtz hanno continuato a crescere con una pesante fioritura centrale circondata da un anello di fiori laterali più piccoli, ma pesanti, nel tipico stile Dutch Passion. La somministrazione di nutrimento è stata interrotta la 9a settimana e in seguito è stata somministrata solo acqua (‘flushing’). Il coltivatore ha notato una copertura di tricomi insolitamente densa, indicativa della potenza di alto livello che è uno dei punti principali di interesse per i coltivatori orientati alla qualità. La Auto Melonade Runtz più grande ha prodotto 110 g di cime profumate e dense. La

pianta più piccola ne ha prodotti 60 g. Una resa totale di 170 g da un LED di qualità da 250 W. Il coltivatore ha notato che la resa sarebbe potuta aumentare con un po’ più di impegno (training, LST, cimatura, una settimana in più di fioritura, ecc.), ma ha preferito la massima semplicità e il minimo sforzo.

INFORMAZIONI SULLA AUTO MELONADE RUNTZ DI DUTCH PASSION

La maggior parte dei coltivatori sarà attirata dalla Auto Melonade Runtz per i suoi livelli di THC sbalorditivi e abbondanti, pari al 25% delle migliori varietà femminizzate. La potenza sbalorditiva è dovuta alla genetica dei progenitori di alta qualità. Pochissime varietà autofiorenti

te) è uno dei 6 terpeni principali e contribuisce a un’esperienza di gusto insuperabile.

Le ultime parole vanno al coltivatore:

“La fragranza è qualcosa di unico, un fantastico aroma profondo e ricco con un fondo aspro e leggermente tropicale. Le cime sono tra le più forti che abbia mai coltivato, potenti quanto le mie migliori coltivazioni di varietà femminizzate – ben ricoperte e sode, hanno un profumo incredibile. Tutto questo da una delle mie coltivazioni più semplici, che non ha richiesto alcuno sforzo. Il raccolto di 110 g dalla più grande delle Auto Melonade Runtz è stato sorprendentemente generoso. Penso che questa varietà sia tutta una questione di forza massiccia e di gusto unico, che mi ha riportato indietro di qualche anno!”.

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Report

Medical Cannabis

Di Fabrizio Dentini

PRESCRIVERE CANNABIS NEL 2024 INCONTRO CON LA DOTT.SSA VERONICA SPOTO

La Dott.ssa Veronica Spoto è medico in medicina generale, specialista in nutrizione clinica e, dal 2023, direttore scientifico di Galenica Online, servizio di teleassistenza specializzato in preparazioni galeniche che mette in comunicazione pazienti, medici e farmacisti. Insieme riflettiamo sulle contraddizioni e sui pregiudizi legati al mondo della cannabis terapeutica.

Da quanto si occupa di cannabis terapeutica e come è arrivata a questo medicamento?

Mi occupo di cannabis terapeutica dal 2020. Mi sono interessata a questo argomento dopo aver letto in una chat di colleghi che uno di loro stavo chiedendo informazioni su come non prescriverla, nonostante il piano terapeutico di uno specialista.

Perché un medico dovrebbe domandare come non prescrivere cannabis se già esisteva un piano terapeutico?

Ci sono tanti pregiudizi. Quando, ad esempio, seguo corsi d’aggiornamento nell’ambito del trattamento del dolore, insieme a colleghi di grande esperienza ed anche responsabili di ambulatori territoriali in terapia del dolore,

Ma alla fine il suo collega prescrisse o non prescrisse la cannabis?

Quel paziente è diventato mio paziente.

Se dovesse descrivere le potenzialità della cannabis ad un collega scettico, cosa direbbe?

Dico sempre che le terapie a base di cannabis hanno dimostrato in molti studi diverse proprietà analgesiche e antinfiammatorie, nonché anti convulsivanti e spesso con minori effetti collaterali e con un ampio margine di sicurezza rispetto ad altri farmaci “tradizionali”. Inoltre, nel trattamento del dolore cronico, la cannabis è in grado di potenziare l’effetto dei farmaci oppioidi e ciò consente di utilizzare dosi inferiori di questi ultimi limitando, di molto, i loro effetti collaterali.

Quanti pazienti segue con cannabis in teleassistenza?

Circa un centinaio e fra di essi tanti pazienti con dolore e tanti anziani con patologie neuro degenerative.

In quali applicazioni la cannabis le ha dato più soddisfazioni?

Le maggiori soddisfazioni le ho avute nei piccoli pazienti, a partire dai due anni, con epiles-

LA CANNABIS È CONSIDERATA L’ULTIMA SPIAGGIA E QUESTO DISPIACE PERCHÉ HO

PROVA TANGIBILE CHE TANTISSIMI PAZIENTI NE GIOVINO

riscontro pregiudizi che non esistono con altre categorie di farmaci, penso agli oppioidi o agli antinfiammatori che vengono prescritti in larga misura come fossero integratori.

I colleghi non hanno interesse ad informarsi e pensano che i pazienti che richiedono una prescrizione lo facciano per trovare una via legale per ricevere cannabis. La stragrande maggioranza dei colleghi non crede ai benefici di questa pianta.

Nel corso degli studi di medicina non si parla di cannabis, in farmacologia di base studiamo, in parte, il sistema endocannabinoide, un sistema recettoriale che si trova ovunque ed è fondamentale per il nostro corpo. Infine, non si parla assolutamente del ruolo dei fitocannabinoidi che, tra l’altro, agiscono anche su ricettori non cannabici del nostro sistema.

sie farmacoresistenti, dove il CBD, anche in associazione con altre terapie, ha portato ad una riduzione del numero delle crisi e dunque ad un miglioramento della qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie. Anche nel campo della fibromialgia, per meccanismi fisiopatologici propri di questa malattia, si ottengono spesso ottime risposte che, ad esempio, non si hanno con i farmaci oppioidi o con i classici FANS [Ndr. Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei].

In suoi pazienti riescono a ricevere cannabis terapeutica mutuata dal SSN?

Con la legge n.172 del 2017 è prevista la rimborsabilità della cannabis a livello del SSN. Purtroppo l’accesso alla rimborsabilità non è così semplice e varia molto da regione a regione. Oltre agli ambiti di rimborsabilità stabiliti

dal Ministero della Salute, ogni regione ha legiferato e stabilito le applicazioni per le quali è rimborsabile. Inoltre, ricordo che secondo indicazioni ministeriali la Cannabis non può essere considerata una terapia di prima scelta, ma solo successiva ad altre terapie laddove le stesse non abbiamo prodotto i risultati o abbiamo causato effetti collaterali non tollerabili. Dunque il paziente deve prima aver assunto altre terapie di prima linea per tentare l’accesso a questi farmaci.

Alla luce del giuramento d’Ippocrate, primo non nuocere, come vive queste indicazioni ministeriali?

Male perché ovviamente nei centri di terapia del dolore questa è la prassi e cioè se il paziente prima non ha sperimentato tutti gli effetti collaterali degli altri farmaci, nessuno pensa minimamente di prescrivere cannabis. La cannabis è considerata l’ultima spiaggia [Ndr. invece che il primo approdo] e questo dis-

piace perché ho prova tangibile che tantissimi pazienti ne giovino.

Quindi possiamo dire chiaramente che tali direttive ministeriali vadano contro il Giuramento d’Ippocrate? Spero vengano modificate.

Il modus operandi di sprecare tempo e salute dei pazienti obbligandoli a seguire un percorso terapeutico mutuato, ma senza efficacia, prima di giungere alla cannabis che tipo di impatto economico può avere sui contribuenti?

A livello sanitario ci sono costi diretti ed indiretti. A livello diretto, quanto costa agli ambulatori un paziente che segue una terapia che non lo aiuta? A livello indiretto, poi, finché la terapia non è efficace parliamo di persone che potenzialmente potrebbero, ma non sono in grado di andare a lavorare.

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La dottoressa Veronica Spoto.

SWEET SEEDS® Sweet Seeds® issa il vessillo della cannabis per la stagione 2024

Nella nuova stagione 2024, Sweet Seeds® invita tutti a lottare per la libertà della cannabis. Con 6 nuove potenti varietà, il marchio si prepara a sfidare le barriere e gli stigmi imposti da decenni in un periodo che sarà ricordato come era di cambiamento e consolidamento della cultura della cannabis libera.

La prossima stagione si preannuncia come momento storico di resistenza e trasformazione, in cui Sweet Seeds® ci invita ad alzare la voce per la libertà e il diritto a leggi più giuste e oneste per la nostra amata pianta e, naturalmente, per i suoi fedeli consumatori. Si tratta di un impegno congiunto tra Sweet Seeds® e la comunità della cannabis, uniti nella ricerca della tanto agognata liberalizzazione.

UNA COLLEZIONE CHE RISVEGLIA LE COSCIENZE

Nell’ampliare la sua offerta ai coltivatori, la banca dei semi propone piante di prima qualità, alcune delle quali provenienti dagli Stati Uniti e tutte con l’inconfondibile sigillo Sweet Seeds®. Siete pronti per la “ ri-evoluzione” della cannabis?

Iniziamo il nostro tour con l’affascinante Jet Fuel Mandarine XL Auto® (SWS109), una scommessa sicura per gli amanti degli effetti stimolanti e creativi. Le sue dense cime emanano un profumo terroso di agrumi, mentre il sapore ricorda i mandarini maturi e il mango. Una combinazione unica, che riflette la costante innovazione di Sweet Seeds®

Un’altra meravigliosa varietà, che si distingue per la complessità dei suoi aromi e sapori, è la Jealousy Z XL Auto® (SWS108). Con note di spezie ed arancia e i distintivi sentori agrodolci dei migliori esemplari di Sour Diesel, questa pianta promette un’esperienza unica e un’esplosione di sapori, che delizierà anche i palati più esigenti.

Con grande entusiasmo, per sorprendere i cannabicoltori più epicurei, è giunto ora il momento di presentare Papaya Zoap Auto® (SWS107), un’autofiorente di nona generazione: non solo una delizia per qualsiasi palato, con i suoi aromi fruttati e agrumati, ma anche una bomba produttrice di cime ammantate di resina. Per completare la gamma delle autofiorenti con una chicca, Sweet Seeds® presenta infine Diablo Rojo XL Auto® (SWS110). Con i suoi fiori viola e le sue rese impressionanti,

18 Coltivazione
LA BANCA DEI SEMI PROPONE PIANTE DI PRIMA QUALITÀ, ALCUNE DELLE QUALI PROVENIENTI DAGLI STATI UNITI E TUTTE CON L’INCONFONDIBILE SIGILLO SWEET SEEDS®
Fuel
Auto.
Jet
Mandarine XL
Jealousy Z XL Auto. Diablo Rojo XL Auto. Black Muffin F1 Fast Version.

questa varietà sprigiona aromi dolci, di agrumi e incenso, con note di frutti rossi che accennano alla cola: una vera festa per i sensi.

LE FOTODIPENDENTI F1 FAST VERSION®: MISSILI VELOCI E POTENTI

Nella categoria fotodipendenti, Sweet Seeds® offre due veri e propri missili ipersonici e potenti, che porteranno l’esperienza della cannabis a un nuovo livello. La prima è la Black Muffin F1 Fast Version® (SWS111) che, con una fioritura ultra-rapida e fiori rossi, non solo si

dolci e fruttati di mango, papaya e agrumi si mescolano a note terrose, di spezie e affumicatura.

UN MESSAGGIO PER IL 2024: “STAND UP FOR YOUR HIGH!”

In questo nuovo anno Sweet Seeds® invia un chiaro messaggio di libertà e difesa dei diritti dei consumatori responsabili, che risuona forte e chiaro in tutto il mondo: “ Stand up for your high!”. La stagione 2024 si propone così come occasione propizia per coltivare non solo le nostre piante, ma anche per la nostra consapevolezza e determinazione nel difendere i nostri diritti di appassionati della cannabis e sostenitori della libertà. Con l’impegno di Sweet Seeds® e la vostra determinazione, il 2024 si prospetta come anno di lotta nella storia della cannabis. Insieme, coltivatori e amanti della cannabis stanno animando una “ri-evoluzione”, che cambierà

Grazie a tutti per far parte di questa ri-evoluzione della cannabis! Il team di Sweet Seeds®

NELLA CATEGORIA FOTODIPENDENTI, SWEET SEEDS® OFFRE DUE

VERI E PROPRI MISSILI IPERSONICI E POTENTI, CHE PORTERANNO L’ESPERIENZA DELLA CANNABIS A UN NUOVO LIVELLO

distingue per l’estetica straordinaria, ma anche per l’effetto intenso e rilassante. L’aroma è molto denso e potente, agrodolce e fruttato, con note di agrumi e sentori acidi di frutti rossi.

Per concludere, presentiamo ora una varietà che sarà sicuramente acclamata nelle coppe della cannabis, la Papaya Zoap F1 Fast Version® (SWS112). La genetica statunitenserisultante dalla combinazione di Bruce Banner Auto® (SWS91) x Papaya e Zkittlez x Zoapgenera un’esperienza unica. Intensi aromi

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Papaya Zoap Auto. Papaya Zoap F1 Fast Version. la scena della cannabis e la condurrà verso nuove vette di libertà.

10 MOTIVI PER CUI UN COLTIVATORE ALLE PRIME ARMI DOVREBBE PROVARE LE AUTOFIORENTI

Le piante di Cannabis a fioritura automatica si sono costruite una solida reputazione come cultivar di alta qualità in grado di fiorire a prescindere dalla fase di buio. Le piante autofiorenti possono essere coltivate indoor, outdoor e in serra con risultati ottimi anche per i coltivatori alle prime armi. In questo articolo, vi illustriamo 10 motivi per cui un principiante dovrebbe investire in varietà autofiorenti e salire sul treno delle autofiorenti per scoprire il perché di tutto questo clamore, e vi daremo ovviamente i nostri migliori consigli.

Cosa sono esattamente le piante di cannabis autofiorenti?

Magari siete alla prima esperienza di coltivazione, oppure avete già alle spalle qualche raccolto indoor o magari outdoor, ma sapevate che esiste una pianta di cannabis che fiorisce automaticamente? In genere, siamo abituati alle piante a fotoperiodo, ossia quelle piante che dipendono dalla luce e fioriscono solo quando ci sono 12 ore o meno di buio.

Le autofiorenti, invece, non hanno bisogno di 12 ore o meno e riescono a fiorire e produrre cime di alta qualità con un massimo di 24 ore di luce. Scelta diffusa fra i coltivatori outdoor e che negli ultimi anni sta iniziando a farsi posto nella collezione di semi dei coltivatori di tutto il mondo. Grazie ai programmi di selezione e alla conoscenza approfondita della mappatura genetica, le autofiorenti hanno raggiunto il punto in cui si sono evolute oltre ogni aspettativa, diventando qualcosa di speciale.

Motivo n. 1 - Le autofiorenti sono facili da coltivare

Se si parla di coltivare piante autofiorenti indoor oppure outdoor, una cosa è certa: non servono grandi competenze o esperienza. Le piante di cannabis autofiorenti sono in grado di crescere da sole in fase vegetativa per circa 30 giorni, prima di allungarsi e fiorire. Considerato questo aspetto, l’unica cosa che deve fare un principiante

è piantare i semi di cannabis autofiorente in un vaso di grandi dimensioni, annaffiare e lasciare che la pianta faccia tutto il lavoro.

• Le autofiorenti sono semplici e un coltivatore alle prime armi non deve preoccuparsi della fase vegetativa.

• Il consiglio migliore per le autofiorenti è quello di far germogliare i semi in un vaso grande, da 20 litri in su.

Si può semplicemente somministrare nutri mento per la fase vegetativa nei primi 28 giorni prima di passare a nutrienti per la fioritura.

• Nelle ultime due settimane del ciclo di fioritura, sulle piante autofiorenti andrebbe effettuato il flushing per migliorare il gusto finale.

• Le autofiorenti a predominanza sativa possono essere più impegnative da coltivare rispetto alle varietà di indica e possono diventare più alte.

Motivo n. 2 – È richiesta pochissima manutenzione

Uno dei motivi principali per cui le piante di cannabis autofiorenti sono semplici, pratiche e dirette da coltivare è la scarsa manutenzione richiesta. A differenza delle piante a fotoperiodo, che possono diventare molto grandi durante la fase di crescita in regime 18/6, le piante autofiorenti arrivano a circa 40-60 cm prima di raddoppiare l’altezza e concentrarsi sulla produzione di fiori. Nella maggior parte dei casi non è neanche necessario aggiungere supporti o training alle piante, il che facilita le cose a chi coltiva per la prima volta.

• Le autofiorenti sono piante forti, robuste e resistenti che non hanno bisogno di molte cure.

L’aggiunta di canne di bambù per sostenere i rami laterali non è necessaria per le autofiorenti.

• Grazie alla loro altezza e al basso profilo, le autofiorenti sono estremamente resistenti al vento.

Motivo n. 3 - Le autofiorenti mantengono un profilo basso

Uno dei motivi per cui gli ibridi autofiorenti sono così diffusi fra i coltivatori che vivono nei Paesi in cui la coltivazione della cannabis può essere illegale, è il fatto che gli ibridi autofiorenti restano bassi e possono essere facilmente nascosti. In media, l’altezza degli ibridi autofiorenti varia da 60 cm a 125 cm, il che li rende facili da mescolare con altre piante all’aperto. Anche i fumatori che hanno un balcone privato o una terrazza soleggiata sul tetto possono coltivare senza preoccuparsi che delle piante enormi attirino sguardi indesiderati.

All’aperto, in una coltivazione privata, le autofiorenti possono mimetizzarsi fra le piante di compagnia.

• Si possono coltivare autofiorenti estremamente piccole se si decide di utilizzare un vaso di dimensioni ridotte o un’aiuola bassa.

Le autofiorenti a predominanza Indica possono rimanere molto basse e raggiungere un’altezza finale prossima ai 60 cm, in alcuni casi.

Motivo n. 4 - Autofiorenti a fioritura rapida per l’Europa

Se vi trovate in un’area del mondo in cui il clima è freddo per la maggior parte del tempo durante l’anno, perché non considerare l’utilizzo di autofiorenti a fioritura rapida? I coltivatori del Regno Unito e dell’Olanda, per esempio, trarranno grande beneficio dalle resistenti autofiorenti a fioritura rapida, che consentono loro di ottenere un buon raccolto nonostante il clima difficile e la forte escursione termica notturna.

• Se piantate all’aperto fra luglio e settembre, si possono ottenere buoni raccolti.

• Le varietà a fioritura rapida presentano un rischio significativamente inferiore di muffe o di oidio.

I coltivatori che non hanno la possibilità di fruire di molta luce solare diretta potranno beneficiare delle autofiorenti a fioritura rapida.

Motivo n. 5 - Raccolti perpetui all’aperto In America Latina, nel Mediterraneo e in altre zone tropicali del mondo, le autofiorenti vengono coltivate tutto l’anno. Questo è dovuto al fatto che

in queste aree le stagioni sono lunghe e il clima è classificato come tropicale. Ciò significa che, quando si lavora con le autofiorenti, si possono ottenere raccolti praticamente tutto l’anno. Probabilmente la resa sarà più bassa durante le stagioni più umide, ma per il resto sarete in grado di ottenere con facilità raccolti all’aperto uno dopo l’altro. Piantare in un Sea of Green è un metodo estremamente valido per produrre grandi raccolti in uno spazio ridotto, come una serra o un polytunnel.

• I raccolti perpetui consentono ai coltivatori outdoor di ottenere un raccolto ogni 8-12 settimane, a seconda della varietà. Durante i mesi estivi, le autofiorenti produrranno le piante più grandi e il peso secco più elevato.

• La maggior parte delle autofiorenti coltivate all’aperto in ambienti caldi e umidi è resistente agli agenti patogeni.

Motivo n. 6 - Qualità eccellente

Se doveste effettuare un test della stessa varietà da bendati, sarebbe quasi impossibile sapere quale delle cime proviene da una pianta a fioritura automatica e quale da una pianta a fotoperiodo. Grazie all’incredibile lavoro svolto dai selezionatori, la qualità della resina, dei terpeni, dei cannabinoidi e la qualità complessiva è equiparabile a quella di qualsiasi varietà a fotoperiodo.

• Uno dei motivi per cui oggi ci sono così tanti trofei dedicati alle autofiorenti è proprio la loro qualità!

Gli estrattori e i produttori di hashish considerano le autofiorenti un ottimo materiale vegetale su cui lavorare per i loro progetti.

Le cime sono dense, la resina è alle stelle e i gusti sono buoni come non mai.

Motivo n. 7 - Caratteristiche di robustezza e resilienza

Una cosa di cui un coltivatore ha bisogno quando deve affrontare condizioni esterne difficili è una pianta che possa sopportare il freddo, il caldo e i danni del vento, riuscendo al contempo a combattere agenti patogeni e malattie come la muffa e l’oidio. Le autofiorenti sono senza dubbio in grado di soddisfare tutte le esigenze se si cerca una candidata forte da lasciare outdoor, i coltivatori possono quindi dormire sonni tranquilli perché non dovranno preoccuparsi più di tanto delle loro autofiorenti.

• Le piante autofiorenti si adattano bene alle temperature basse e all’umidità elevata.

• Sono anche in grado di sopportare le temperature elevate e di affrontare bene lo stress da calore.

Le autofiorenti coltivate nelle aree montane prosperano con venti caldi e rigidi durante le varie stagioni.

Motivo n. 8 - Risultati sorprendenti indoor

Se coltivate indoor, le piante di cannabis autofi-

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Coltiviamo Di Stoney Tark

orenti possono davvero far vedere di cosa sono capaci. Se coltivate sotto un’illuminazione intensa di 18-20 ore, i risultati possono essere fenomenali. Ognuno ha il proprio metodo per le autofiorenti indoor e alcuni coltivatori utilizzano addirittura 24 ore d’illuminazione dal seme al raccolto. In ogni caso, sarete destinati a ottenere risultati favolosi con pochissimo lavoro e manutenzione.

• Le autofiorenti amano l’illuminazione ad alta intensità (HID) e metteranno su peso per voi.

• Potete continuare a usare gli stessi nutrienti che state utilizzando per la vegetativa e la fioritura.

• Più grande è il vaso, più grandi saranno le piante e la resa della coltivazione indoor.

• Le autofiorenti non hanno bisogno di molto spazio per svilupparsi in altezza e fiorire, il che le rende più efficienti.

Motivo n. 9 – Così tanta varietà Da coltivatori alle prime armi, dev’essere emozionante sapere che ci sono così tante varietà autofiorenti in circolazione, ognuna con un effetto, un aroma, un sapore, un tempo di fioritura e una resa unici. Uno dei motivi principali per cui dovreste coltivare piante autofiorenti è quello di piantare il maggior numero possibile di piante e imparare a conoscere i diversi caratteri che manifestano i vari incroci. Non c’è nulla di male in un armadietto pieno di barattoli traboccanti di cime diverse in fase di concia!

• Oggigiorno a tutti piace coltivare diverse varietà allo stesso tempo, soprattutto da condividere con gli amici.

• Piantare semi autofiorenti femminizzati significa poter coltivare una pianta femmina di numerose varietà allo stesso tempo. Anche il tempo di fioritura varia da un’autofiorente all’altra, il che significa che potrete ottenere diversi raccolti.

Motivo n. 10 - Coltivare piante autofiorenti accanto a piante a fotoperiodo

Se non siete ancora convinti del fatto che le piante autofiorenti siano un’ottima integrazione in qualsiasi coltivazione indoor oppure outdoor, perché non provare a piantare alcune piante autofiorenti accanto alle piante a fotoperiodo? Il vantaggio di questa soluzione indoor è che potete far fiorire le piante all’interno della stanza di vegetazione, mentre all’esterno potete raccogliere le piante autofiorenti e quelle a fotoperiodo nello stesso periodo, se piantate durante i mesi estivi.

• Tenete una pianta autofiorente nella tenda da coltivazione e una nella tenda da fioritura e confrontatele.

• All’aperto, potrete raccogliere insieme autofiorenti e piante a fotoperiodo più avanti nel corso dell’anno.

Le piante autofiorenti sono una buona soluzione per avere fiori fino a quando le piante a fotoperiodo non saranno pronte.

3 dritte per la coltivazione di semi di cannabis autofiorenti

Dritta n. 1 - I vasi grandi sono i migliori

Una cosa che ho imparato nel corso degli anni è che alle autofiorenti non piace essere trapiantate e che preferiscono iniziare la loro vita in un vaso o in un contenitore di grandi dimensioni ed essere lasciate in pace. Personalmente, quando trapianto all’aperto, preferisco utilizzare vasi di feltro da 25 o 50 litri, a seconda del periodo dell’anno.

Dritta n. 2 - Niente high stress training

A differenza delle piante a fotoperiodo, togliere le cime superiori e fare pinching delle autofiorenti non è una buona idea. In questo modo le piante rimarranno molto piccole e, nel peggiore dei casi, verranno inibite. È meglio lasciare che le autofiorenti crescano e che il training delle piante sia effettuato sulle varietà a fotoperiodo.

Dritta n. 3: Piantate tutto l’anno

Se avete il lusso di disporre di una coltivazione privata, su una terrazza soleggiata o su un balcone, perché non prendere in considerazione la coltivazione di autofiorenti a partire da marzo? I risultati saranno diversi e i mesi di giugno, luglio e agosto saranno i migliori.

Conclusione

I semi di cannabis autofiorente hanno davvero rivoluzionato il modo in cui ci si è approcciati alla coltivazione delle piante indoor e outdoor.

Il tempo in cui le autofiorenti venivano considerate decenti, ma non impressionavano mai veramente i fumatori, è ormai lontano e ora cercare d’indovinare quali cime provengono dalle autofiorenti e quali dalle varietà a fotoperiodo è quasi impossibile.

Una volta piantati i primi semi di cannabis autofiorente, non tornerete più indietro e farete miglioramenti a ogni raccolto!

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Coltiviamo

SEMI

INTRODUZIONE

Un seme contiene tutte le caratteristiche genetiche di una pianta di cannabis. I geni all’interno di un seme determinano le dimensioni della pianta, la resistenza alle malattie e ai parassiti, la produzione di radici, steli, foglie e fiori, i livelli di cannabinoidi e molti altri caratteri. I semi sono il risultato della propagazione sessuale e contengono i geni di ciascun progenitore, maschio e femmina. Alcune piante, dette “intersessuali”, definite erroneamente “ermafrodite”, hanno fiori sia maschio che femmina sulla stessa pianta.

Il corredo genetico di un seme è il singolo fattore più importante che determina il grado di crescita di una pianta in climi diversi e in condizioni di luce artificiale, luce solare e luce disponibile all’interno di una serra. Le

caratteristiche genetiche controllano anche la quantità massima di cannabinoidi che una pianta è in grado di produrre. Tuttavia, anche le condizioni di crescita incidono sui livelli di cannabinoidi. Una pianta cresciuta male produce livelli inferiori di cannabinoidi rispetto a una pianta sana e ben sviluppata.

Fra le principali categorie di semi figurano (1) semi convenzionali (2) semi femminizzati (3) semi convenzionali autofiorenti e (4) semi femminizzati autofiorenti. I semi convenzionali stanno diventando più rari in diverse parti del mondo e numerose aziende di semi offrono solo semi femminizzati. I semi femminizzati sono molto diffusi perché si sviluppano diventando piante femmine ad alto contenuto di cannabinoidi. Tuttavia, le piante femminizzate instabili possono di tanto in tanto sviluppare fiori maschili, detti

BOTANICA DELLA CANNABIS - MJ 01 FOGLIO DELLE VARIETÀ DI CANNABIS

THC-Cannabis Maschio Femmina Semi CloneFemmina

Convenzionale x x x x

Femminizzata 0 x x x

Autofiorente x x x 0

Autofiorente Fem 0 x x 0

Due gruppi di semi presentano segni distintivi diversi. I semi a sinistra sono per lo più dello stesso colore, mentre quelli a destra sono fortemente screziati con macchie irregolari.

Questo

CBD-Cannabis Maschio Femmina Semi CloneFemmina

Convenzionale x x x x

Femminizzata 0 x x x

Autofiorente x x x 0

Autofiorente Fem 0 x x 0

Canapa industriale x x x x

anche intersessuali o ermafroditi.

I semi forti e vitali vengono prodotti da progenitori sani che ricevono cure adeguate. I semi conservati in modo corretto germinano in poco tempo e crescono diventando piante sane che producono raccolti abbondanti. I semi conservati troppo a lungo germinano lentamente e presentano un tasso di insuccesso più elevato. I semi vigorosi germinano nel giro di 48-72 ore e spuntano dalla superficie nel giro di sette giorni. I semi che ci mettono più di una settimana a germinare possono crescere lentamente e produrre meno. Tuttavia, alcune varietà richiedono più tempo per germinare anche nelle condizioni migliori.

Evitate i semi deboli. Se l’involucro protettivo esterno non si chiude in modo corretto, penetreranno un po’ di umidità e aria che cer -

cheranno di attivare la crescita. Le concentrazioni di ormoni del seme si disperdono e i semi diventano progressivamente meno vitali. I semi permeabili all’umidità comunicano a malattie e parassiti di entrare. I semi deboli sono immaturi, di colore chiaro, fragili e si schiacciano facilmente con una lieve pressione tra dito e pollice. I semi deboli non hanno abbastanza forza per crescere correttamente.

Acquistate i semi in confezioni da 1, 3, 5, 10 e oltre. La vendita di quantità estremamente esigue di semi è iniziata con i semi femminizzati che sono garantiti come femmine. Ma se un seme non germoglia o la piantina è debole e malaticcia, non c’è un fratello o una sorella di riserva che possa prendere il suo posto. Consiglio di cominciare con almeno tre semi femminizzati o autofiorenti e 5-10

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Questo articolo è supportato dalla Cannabis Encyclopedia, GRATIS!! in Undici (11) lingue – Ceco, Olandese, Inglese, Francese, Italiano, Giapponese, Tedesco, Portoghese, Russo, Spagnolo e Ucraino su www.marijuanagrowing.com. gruppo di piantine viene coltivato per essere trasferito all’aperto.

Il metodo Monotub

Come coltivare funghi magici in grandi quantità

Monotub-Tek è un metodo con il quale la coltivazione dei funghi viene realizzata su un unico grande substrato all’interno di un contenitore appositamente modificato per creare le condizioni ideali per il loro sviluppo. Si differenzia dalla PF-Tek che al contrario viene realizzata su torte separate e inoculate singolarmente. Vediamo assieme come utilizzarlo.

SPAWN GRAINS

Nella coltivazione, i termini spawn grain si riferiscono ad un substrato colonizzato dal micelio che viene utilizzato per inoculare substrati di dimensioni molto più grandi. Per realizzare lo spawn generalmente si impiegano chicchi di cereali come la segale e il miglio. I cereali devono essere sterilizzati prima di inocularli con le spore dei funghi e la sterilizzazione deve essere eseguita con una pentola a pressione per 90 minuti a 15 psi, l’equivalente di 1 bar. I cereali vanno collocati all’interno di un barattolo di vetro di circa ½ litro di grandezza, che a sua volta verrà riposto nella pentola a pressione per essere sterilizzati; un’alternativa ai contenitori di vetro sono le spawn bag, delle buste di plastica specifiche per questo scopo. Un suggerimento è quello di mischiare i cereali con la scagliola, una tipologia di gesso utile per evitare

monotub in costruzione e barattoli spawn grains, foto di Maximilian Paradiz via Flickr.com

SPAWN GRAIN È UN SUBSTRATO COLONIZZATO DAL MICELIO UTILIZZATO PER INOCULARE SUBSTRATI PIÙ GRANDI

che i chicchi si aprano durante la cottura rischiando di infettare la coltura. Prima di procedere con la sterilizzazione bisogna preparare i tappi dei barattoli eseguendo due fori per il passaggio dell’ago della siringa e per lo scambio dei gas.

Quando i contenitori di vetro e i cereali all’interno sono stati sterilizzati, prima di inocularli, bisogna aspettare alcune ore affinché si raffreddino. Iniettare la soluzione di spore contenuta nella siringa attraverso i fori sul tappo e chiuderli con i cerotti micropore per consentire il passaggio dell’aria e allo stesso tempo mantenere al sicuro il substrato da possibili contaminazioni.

Conservare i contenitori con i cereali inoculati in luogo buio, ad una temperatura di circa 20°C e attendere alcuni giorni prima di vedere il micelio svilupparsi sui cereali. Quando il micelio inizia ad essere visibile, scuotere il barattolo per distribuir-

lo omogeneamente al suo interno. Dopo circa due settimane il micelio avrà colonizzato l’intero substrato all’interno del contenitore e lo spawn sarà pronto per l’uso.

COSTRUZIONE DEL MONOTUB

Il monotub consiste in una mini serra ventilata e per realizzarlo sono necessari solo un contenitore di plastica da 60 litri, un taglierino, un rotolo di cerotti micropore e un sacco di plastica nero.

La tecnica monotub per funzionare correttamente ha bisogno di un sistema di scambio dell’aria fresca con l’ambiente esterno. Per consentire il ricambio dell’aria è necessario che il contenitore di plastica sia dotato di alcuni fori. I fori devono avere un diametro di circa 6 cm e posizionati a 1215 cm partendo dalla base del contenitore; i fori vanno realizzati su tutte le pareti del contenitore, ad una distanza di 20 cm l’uno dall’altro. Eseguire

i fori con l’ausilio del taglierino prestando molta attenzione per non farsi male. I fori vanno tappati con i cerotti micropore e il gioco è fatto. Il fondo del contenitore va oscurato con il sacco di plastica nero fino all’altezza dei fori ma senza coprirli, questo dettaglio serve per far crescere i funghi solo sulla superficie del substrato.

SUBSTRATO DEL MONOTUB

Il substrato da utilizzare all’interno del monotub può essere interamente fatto di fibra di cocco oppure può essere mescolato con vermiculite e letame bovino. Per preparare 10 litri di substrato sono necessari 4 litri di fibra di cocco, 4 litri di vermiculite di grado medio e 2 litri di letame. Le percentuali possono variare senza compromettere l’esito della coltivazione. Prima del suo utilizzo il substrato deve essere sterilizzato nella pentola a pressione per 90 minuti e ad 1 bar di pressione. I sacchetti di plastica da forno sono perfetti per sterilizzare il substrato. Eseguire dei piccoli fori sul sacchetto e chiuderli con il cerotto micropore, collocare il substrato nella busta, sigillare la sua apertura e sistemarla all’interno della pentola a pressione. Quando il substrato è pronto bisogna attendere che si raffreddi prima di sistemarlo sul fondo del monotub. La mini serra deve essere

disinfettata completamente utilizzando dell’alcol denaturato prima dell’uso.

INOCULAZIONE E FRUTTIFICAZIONE

Una volta rrivato il momento di inoculare il substrato con lo spawn precedentemente creato, versare lo spawn contenuto nei barattoli di vetro sulla superficie del substrato e mescolarlo omogeneamente aiutandosi con un cucchiaio. Coprire il substrato con un foglio di carta alluminio, collocare il monotub in un luogo buio, ad una temperatura di circa 24°C e attendere almeno una settimana affinché il substrato venga completamente colonizzato. Quando assume un colore biancastro è il segnale che è pronto a fruttificare. Rimuovere il foglio di alluminio, aggiungere sulla superficie del substrato uno strato di 2 cm di vermiculite e fibra di cocco in parti uguali e spruzzare le pareti del contenitore con acqua distillata prima di chiuderlo con il suo coperchio. In questa fase il monotub per proliferare ha bisogno di luce naturale ma non diretta. Dopo circa una settimana inizieranno ad apparire i primi funghi fino a riempire completamente il monotub. La raccolta dei funghi va eseguita quando il velo posto sotto il cappello è ancora intatto.

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Di Fabrizio Dentini

LA CANNABIS NELLA BIBBIA: STORIA DI UNA RIMOZIONE CRIMINALE

Laico ed anticlericale mai mi sarei immaginato di scrivere l’articolo che segue. Ma la vita è bella anche per questo, quando ti si para dinnanzi con folgoranti sorprese che non ti saresti mai atteso. Lo scorso febbraio nel Veneto ho conosciuto un medico che ha risvegliato il principale motore dell’attività giornalistica: la sana curiosità. Due parole di presentazione e la conversazione intavolata attorno al ruolo della cannabis nella Bibbia. Come avrei potuto tirarmi indietro?

Quello che segue, quindi, è il resoconto della chiacchierata fra uno scettico secolare e Giovanni, studioso dell’ebraico, amante della cannabis e appassionato di storia biblica. Come ha cominciato ad interessarsi di cannabis e spiritualità?

E’ stato un percorso personale e spirituale, sono molti anni che seguo l’argomento. Ci sono molti simbolismi e molti Santi che si rifanno alla canapa. Nel corso degli anni ho scoperto tante cose all’interno della Bibbia, nella religiosità po-

polare e nei segni sacri all’interno delle chiese. Per esempio, a Velo d’Astico, nell’alto vicentino, esiste un’edicola votiva di una contrada con un affresco che illustra la religiosità di un tempo.

Ci vuole descrivere questo affresco di Velo D’Astico?

In questo affresco del 1850 si vede la Madonna fra Sant’ Antonio da Padova e San Pietro seduto sullo scranno. Sant’Antonio rappresenta i sani e San Pietro i malati. I sani sono coloro che possono vedere Dio e infatti Sant’Antonio ha in mano il giglio e la Bibbia, la Parola del Signore. Nell’immagine Gesù è rivolto verso di loro. Dall’altra parte, la Madonna ha in mano il rosario ed il fiore della canapa e si tratta del consiglio che sta dando a Pietro seduto sullo scranno.

La Madonna rivolge a Pietro il fiore di canapa con il quale fare l’unzione. Ricordiamoci che la parola Cristo, deriva dalla parola ebraica “mašíakh” , italianizzato messia, che corrisponde alla parola greca “unto”. Questo termine fa riferimento all’unzione sacra e cioè alla

preghiera nello Spirito Santo, la preghiera degli unti è la preghiera, quindi, che viene ascoltata dal Padre. Nell’immagine, infatti, si vede il Padre sopra il Figlio che si rivolge ai sani. E’ una rappresentazione degli unti che pregano e si tratta d’un linguaggio simbolico tutt’ora valido.

Quale ruolo spetta alla cannabis nello sviluppo della civiltà cristiana?

La Bibbia è la storia di questa pianta che ora chiamiamo canapa, ma che è l’albero della vita. Bisogna risalire a tempi antichissimi e leggere l’Esodo 30: 22-33 dove si trova la formula che Dio stesso diede a Mosè per fare l’unzione. Nel testo è presenta la canna aromatica [Ndr. in ebraico Kaneh bosm da cui la nostra parola canapa di origine latina] in duecento cinquanta sicli [Ndr. antica unità di peso in uso in Mesopotamia], pressappoco cinquanta chili, da lavorare secondo l’arte del profumiere e cioè da filtrare e riscaldare leggermente in un hin [Ndr. Unità di misura antico Egitto] d’olio d’oliva che corrisponde a circa sei litri. Il principio della decarbossilazione, quindi, è già presente nella Bibbia.

Ha voglia di citare il passo della bibbia nel quale Dio da a Mosè la formula di preparazione dell’olio di canapa?

Il Signore parlò ancora a Mosè, dicendo: «Prenditi anche i migliori aromi: di mirra vergine, cinquecento sicli; di cinnamomo aromatico, la metà, cioè duecentocinquanta sicli; di canna aromatica, pure duecentocinquanta; di cassia, cinquecento, secondo il siclo del santuario, e un hin di olio d’oliva. Ne farai un olio per l’unzione sacra, un profumo composto secondo l’arte del profumiere; sarà l’olio per l’unzione sacra. Mi scusi, ma se la ricetta per l’olio di canapa è

contenuta della Bibbia e dettata da Dio stesso a Mosè, com’è possibile che nel corso dei secoli questa pianta sacra sia sta tanto demonizzata? E’ la storia della chiesa cattolica che nel tempo ha allontanato la canapa dai fedeli.

Ma come ci sono riusciti?

Se pensi che possiamo leggere integralmente la Bibbia a partire dal 1968 e che prima era in indice e riservata ai preti che l’interpretavano per noi...

L’olio di canapa veniva assunto attraverso l’unzione del fedele. Che tipo di risultati potrebbe avere un consumo epidermico, rispetto a quello inalatorio o piuttosto tramite consumo orale?

Queste unzioni venivano praticate in primo luogo ai re ed ai profeti come si vede nel primo libro di Samuele. Si tratta di assumere i cannabinoidi attraverso la pelle utilizzata come organo emuntorio, ossia, come via di assorbimento e non attraverso l’inalazione come facciamo noi. Al giorno d’oggi sappiamo che quel tipo d’unzione è psicoattiva perché attraverso la pelle termina nel sangue.

Sicuramente si tratta della maniera più sana per assumerlo già nella sua forma decarbossilata evitando così i danni della combustione. A livello metabolico l’effetto tarda a venire, ma probabilmente rimane più a lungo nel tempo. Servirebbero degli studi sull’argomento per vedere quanto sia effettivamente l’assorbimento nel sangue.

La ricetta è conosciuta da millenni, la Quaresima invita alla riflessione trascendente, quindi, alla prossima puntata e...buona Pasqua ai credenti e non!

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e misticismo
Cannabis
Affresco di Velo D’Astico.

I vantaggi delle piante madri di cannabis

Forse vi sarà capitato di guardare i tour delle coltivazioni di cannabis su YouTube e, pur rimanendo stupiti dalle dimensioni e dalla qualità delle strutture riprese, avrete notato che tutte hanno una stanza madre. Si tratta del luogo in cui le piante di cannabis vengono tenute in vita in stato vegetativo, al fine di produrre talee fresche ogniqualvolta serva. In questo articolo vi spieghiamo tutto quello che c’è da sapere sulle piante madri, i benefici ad esse correlati, l’ambiente ottimale in cui tenerle e le migliori soluzioni d’illuminazione da utilizzare.

CHE

In genere, quando si coltivano piante di cannabis indoor, si parte da un seme, che cresce ricevendo 18 ore di luce.

Durante questo periodo la piantina svilupperà radici, foglie e comincerà a produrre una struttura cespugliosa e una vegetazione verde e sana.

Quando una pianta di cannabis riceve 18 ore di luce rimane in stato vegetativo, il che significa che dopo un certo periodo di tempo, la pianta produrrà numerosissimi siti di crescita più piccoli che possono essere utilizzati per ricavarne cloni di cannabis.

Il termine pianta madre deriva dal fatto che questa pianta sarà l’unica fonte di quella particolare genetica e produrrà centinaia, e in alcuni casi migliaia, di figli.

I luoghi in cui generalmente si trovano le piante madri sono le grandi strutture commerciali, dove è necessario raggiungere un certo numero di piante e presso i selezionatori che tengono le piante per fare incroci, back crossing e per la conservazione generale.

I VANTAGGI DI AVERE UNA PIANTA MADRE

• Le piante madri forniscono cloni freschi

al coltivatore.

• Le piante madri possono essere tenute in vita con ridotte quantità di elettricità.

• I coltivatori domestici non devono investire denaro nell’acquisto di semi.

• I cloni che sviluppano un apparato radicale saranno subito pronti a fiorire.

Le piante madri possono essere tenute in vita per decenni.

Sono un’ottima soluzione per mantenere particolari genetiche e cloni.

I selezionatori tengono in vita le piante madri a scopo di conservazione.

COME TENERE IN VITA UNA PIANTA MADRE

28 Coltiviamo
Tark
Di Stoney
COS’È UNA PIANTA MADRE DI CANNABIS? Ecco 3 piante madri separate di ibridi di OG Kush.

Il fattore chiave per tenere in vita una pianta madre che produca cloni sani e vitali è quello di lasciar crescere lentamente e non

cambiare mai ambiente. Se il fotoperiodo previsto rimane tra le 16 e le 20 ore di luce, la temperatura è 22-25 gradi centigradi e l’u -

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midità relativa è fra il 60 e l’80%, avete fra le mani la formula del successo. È consigliabile somministrare alle piante nutrimento vegetativo, ad alto contenuto di azoto, ed evitare di annaffiare eccessivamente.

Anche le nebulizzazioni fogliari sono un ottimo modo per mantenere le piante in uno stato ottimale.

QUANDO PRELEVARE I CLONI E TEMPI DI RECUPERO

A un certo punto la pianta madre prescelta sarà matura a sufficienza da produrre cloni vitali. In genere, a partire dai semi, questo processo può richiedere 8-12 settimane, a seconda della varietà, delle condizioni d’illuminazione, delle sostanze nutritive e delle dimensioni del vaso.

Prelevare i cloni prima di aver raggiunto il punto giusto di crescita e maturità limiterà il numero di cloni che si potranno prelevare e potrebbe bloccare temporaneamente la crescita della pianta.

È sempre meglio prelevare i cloni dai siti di crescita nuovi, che sono morbidi, ed evitare i cloni di legno duro, a meno che non si abbia maggiore esperienza, poiché questi possono metterci più tempo a radicare rispetto al legno morbido.

Una volta che la pianta madre è stata ridotta quasi a zero, è fondamentale somministrarle nutrimento, aria fresca e darle un periodo di recupero che le consenta di riprendersi completamente e di ricrescere con ancora più vigore e una struttura cespugliosa.

QUALI SONO QUINDI LA LUCE E IL SUBSTRATO DI COLTIVAZIONE MIGLIORI PER LE PIANTE MADRI?

Non tutte le piante madri devono essere tenute in vita sotto un’illuminazione a scarica ad alta intensità da 1000w e devono essere bombardate di sostanze nutritive.

CONTATTI

info@fiordicanapa.com

www.fiordicanapa.info

Tel. 328 8061762

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Come coltivatori domestici, potrete dedicare un armadio di riserva o una tenda di piccole dimensioni a una pianta madre e utilizzare una delle seguenti configurazioni per l’illuminazione.

CFL

Le fluorescenti compatte sono economiche, estremamente efficienti nell’utilizzo dell’elettricità, producono pochissimo calore e sono ottime per tenere in vita piante madri e cloni. Se prendete la strada delle CFL, vi consigliamo di utilizzare una striscia luminosa T5 e di assicurarvi che lo spettro sia quello blu.

LED

Le luci a LED sono un’altra soluzione ad alta efficienza energetica che rappresenta un’ottima scelta per la coltivazione lenta delle piante madri. Al giorno d’oggi esistono diversi modelli di LED sul mercato, che in alcuni casi consentono di dimmerare le luci.

HPS / MH da 250 / 400w

Le lampadine al sodio ad alta pressione o agli alogenuri metallici, unite a un ballast digitale, rappresentano una buona soluzione come fonte di luce. In genere una lampada HPS a bassa potenza non sarebbe molto produttiva per quanto riguarda le cime, ma per le piante madri va bene e offre una buona diffusione della luce.

CONCLUSIONI

I vantaggi di tenere una pianta madre nella propria stanza di coltivazione sono molteplici: si può risparmiare denaro evitando di acquistare nuovi semi a ogni raccolto, si può lavorare con una varietà già sperimentata e testata, oppure si può semplificare la vita ai selezionatori che devono fare incroci e creare nuovi ibridi.

Potete coltivare piante madri enormi in grado di produrre 250-500 cloni ogni 3 mesi, oppure mantenervi più umili e su piccola scala. La scelta è vostra!

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Questa pianta madre di Cheese è enorme e pronta per la produzione di cloni.

MOTHER PLANT 101

IMPORTANZA E CURA DELLE MADRI DI CANNABIS

Per i growers di marijuana le piante madri sono di vitale importanza, rappresentano uno dei maggiori fattori per il successo di una coltivazione e per questo motivo è importante curarle adeguatamente.

Una madre di cannabis è una pianta di sesso femminile e fotodipendente, tenuta perennemente in fase vegetativa ad un regime di 18 ore di luce e 6 ore di buio, con lo scopo di mantenere in vita e conservare uno specifico strain che si desidera continuare a coltivare per le sue qualità oppure da utilizzare per il breeding di nuove varietà.

IMPORTANZA DELLE MADRI

Le madri sono una fonte costante di cloni, infatti per mezzo di tecniche di taleaggio i coltivatori possono ottenere numerosi cloni che sono l’esatta copia della pianta da cui provengono.

L’impiego dei cloni, il luogo dei semi, garantisce una coltivazione con piante uniformi e con le stesse identiche qualità; ad esempio se la pianta madre possiede dei tratti genetici come il colore delle infiorescenze viola anche i suoi cloni avranno la stessa caratteristica.

Le coltivazioni di marijuana realizzate con i semi non garantiscono l’omogeneità di tutte le piante, molto probabilmente sarà presente più di un fenotipo, ognuno dei quali con caratteristiche differenti.

CARATTERISTICHE DI UNA PIANTA MADR

Quando decidiamo di inserire una nuova pianta madre nella propria biblioteca è importante tenere in considerazione alcune di queste caratteristiche per essere sicuri di coltivare solo cannabis elite:

• vigore della pianta

• durata della fase di fioritura capacità di radicazione dei cloni

• resistenza a stress e malattie qualità organolettiche

• profilo dei cannabinoidi tipologia di resina

• dimensioni che tende a raggiungere

• stretch nelle prime fasi di fioritura

• dimensione foglie

• rapporto foglia-fiore

• aspetto del fiore

• produzione finale stabilità genetica

Quest’ultimo punto è molto importante perché molti strain di marijuana tendono a perdere vigore con il passare del tempo oppure a manifestare ermafroditismo compromettendo intere coltivazioni. Per questo motivo assicurarsi di scegliere solo strain coltivati ripetutamente come garanzia.

CURA

Ambiente - Per crescere forti e sane le piante madri hanno bisogno di un illuminazione diretta per 16-18 ore al giorno, la luce del Sole è perfetta per chi la può utilizzare, invece nelle coltivazioni indoor le lampade tipo LEC e LED assicurano l’illuminazione necessaria. Una lampada LEC da 315 watt è perfetta per illuminare un metro quadrato di superficie coltivata. La temperatura di colore ideale delle lampade per la fase di crescita è di 3500°K.

La temperatura dell’ambiente di coltivazione deve essere di circa 24°C, con un tasso di umidità del 60%. Per assicurarsi un clima perfetto potrebbe essere necessario l’impiego di climatizzatore, umidificatore e deumidificatore. Anche il ricircolo dell’aria è molto importante, un estrattore dotato di filtro ai carboni attivi per eliminare gli odori insieme a dei ventilatori sono la soluzione perfetta.

Vasi e substrato - Alcuni growers crescono le proprie piante madri in sistemi idroponici; questa soluzione permette di ottenere rapidamente piante giganti che offrono numerosi cloni ma ha bisogno di molta manutenzione. Una scelta ottimale, che ripaga con meno lavoro nel tempo, è quella di un substrato a base di torba, cocco, humus e perlite. Questo mix garantisce un substrato ricco di nutrienti, arieggiato e con un ottima capacità di ritenzione idrica.

La dimensione dei vasi varia in base alla grandezza e all’età di una pianta, una buona pratica è quella di aumentare la dimensione

del vaso di circa 4-5 litri ogni 2 mesi per rigenerare il substrato e permettere alle radici di continuare a svilupparsi.

Nutrienti - Le piante madri in fase vegetativa hanno bisogno soprattutto di azoto ma con il passare del tempo le loro necessità aumenteranno richiedendo una fertilizzazione che includa tutte le sostanze nutritive. Un metodo efficiente per nutrire le madri di cannabis è quello di somministrare soluzioni nutritive differenti alternate ad irrigazioni con solo acqua.

Ecco un esempio pratico:

1. irrigazione giorno 1, acqua-calciomagnesio-fertilizzante per vegetativa-radicante-enzimi

2. irrigazione giorno 2, acqua-enzimi

3. irrigazione giorno 3, acqua-calciomagnesio-fertilizzante per fioritura completo-biostimolatore-enzimi

4. irrigazione giorno 4, acqua-enzimi

5. ripetere il ciclo

Le applicazioni fogliari di nutrienti e stimolatori della crescita sono un’ottima soluzione per integrare la nutrizione delle piante.

Potatura - Le piante madri hanno bisogno di essere potate periodicamente per ridefinire la loro forma. L’ideale è di eseguire la potatura

ogni 20-30 giorni. Un aspetto da considerare fin da quando sono ancora di piccole dimensioni è di non farle crescere in altezza smisuratamente perché con il passare del tempo le parti inferiori della pianta iniziano a lignificare. La lignificazione rappresenta un fattore negativo perché le piante non produrranno nuovi rami dalle parti inferiori e solo i rami superiori saranno adatti per essere clonati.

Inoltre le piante assumeranno delle dimensioni sproporzionate rispetto al numero di potenziali cloni e saranno più difficile da gestire soprattutto all’interno di una grow room. Potare al momento giusto le parti apicali della pianta aiuta a mantenere una buona struttura.

Prevenzione - Per mantenere le piante sempre in salute la migliore arma è la prevenzione. L’impiego dei predatori per la lotta biologica potrebbe essere una valida alternativa all’uso dei pesticidi e richiedono molto meno lavoro. Eseguire la quarantena di nuove piante prima di accoglierle insieme alle altre madri che già possediamo è un’ottima pratica.

QUANTO TEMPO VIVE UNA MADRE?

Alcuni growers della vecchia scuola possiedono esemplari di piante madri di cannabis che continuano a vivere da decenni. Generalmente le piante che hanno poco vigore oppure che vengono clonate continuamente e subiscono forti stress vengono rimpiazzate annualmente con nuove piante madri partendo da nuovi cloni.

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DELLE MADRI DI CANNABIS
Growing Di sudestfam@protonmail.com

CROPMAX

Siamo in Olanda nel 1990 quando grazie all’intuizione di un gruppo di biochimici nasce Cropmax. Oggi, oltre trent’anni dopo, Cropmax è venduto in 40 paesi sparsi in tutto il mondo. Un prodotto che non contiene derivati animali o di sintesi, ma esclusivamente materie prime del tutto vegetali quali riso, soia e canna da zucchero.

Cropmax, in italiano, “Massimo Raccolto”, un nome che nel nostro settore fa drizzare le orecchie agli intenditori più rodati, ma quali potenzialità sprigiona questo supplemento nutritivo la cui operatività sorprendente si svolge a livello d’ attivazione metabolica?

Lo abbiamo chiesto a Federico Chiabrando il rappresentante di Cropmax in Italia.

Buongiorno Federico intanto ci spieghi come utilizzare Cropmax?

Cropmax si applica in tutte le fasi di sviluppo. Dopo due settimane dalla nascita si possono fare le prime applicazioni a 3ml per litro di acqua. Secondo la nostra esperienza, per ottimizzarne il contributo, consigliamo di applicarlo in miscela con fitofarmaci o prodotti nutrizionali e questo perché, essendo un fertilizzante sistemico, aiuta a veicolare anche altri prodotti all’interno della pianta.

Cropmax è indicato maggiormente per l’indoor o per l’outdoor?

Va bene per entrambi e le applicazioni sono le stesse. Agisce per divisione cellulare, aumentando brix [Ndr. misura delle sostanze allo stato solide dissolte in un liquido] sostanza secca e terpeni.

Perché questo prodotto è tanto indicato nella coltivazione di cannabis?

Cropmax agisce da stimolo per la pianta come attivatore metabolico. Agisce per divisione cellulare diminuendo il quantitativo di acqua rispetto alla biomassa vegetale. Grazie agli ormoni che otteniamo dalla fermentazione a

freddo della soia, le cime apicali sono molto più voluminose, con colorazioni marcate ed aumento delle sostanze terpeniche.

A differenza di altre marche con decine di prodotti voi avete scelto di mettere sul mercato un prodotto singolo e completo. Da cosa deriva questa scelta?

Perché Cropmax è il biostimolante per eccellenza. Questo prodotto non contiene naa [Ndr. acido 1-naftilacetico], non è un fosfato nascosto, non è un induttore di resistenza e nemmeno un fertilizzante. Cropmax è un alleato essenziale per tutti i grower.

Per i grower che volessero maggiori informazioni a chi si possono rivolgere?

Possono contattarci senza esitazioni a info@hollandfarming.it

oppure a federico@hollandfarming.com

Cropmax_italia su Instagram. www.hollandfarming.it

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Intervista

Legalizzazione

COME SARANNO I CANNABIS CLUB A BERLINO?

Costi e spazi di una legalizzazione che viene sentita come “parziale”

Ora che la legalizzazione dell’uso ricreativo di cannabis è legge, la scena berlinese vuole semplificazioni ma sta già calcolando varietà, spazi e prezzi.

Oliver Waack-Jürgensen deve fare molti conti al momento. Il 60enne è presidente del cannabis social club HighGround Berlin e si sta preparando ad avviare una propria coltivazione. Il suo club ha attualmente 80 membri di età compresa tra i 23 e gli oltre 60 anni e oltre 50 richieste di affiliazione in fase di valutazione. “Ci sono molte cose da valutare”, dice l’attivista, che da anni può consumare legalmente cannabis terapeutica per il dolore cronico alle articolazioni.

Le questioni che riguardano la scena della cannabis berlinese dopo la decisione del Bundestag sulla legalizzazione, che viene considerata storica nonostante le parecchie critiche, sono principalmente di natura commerciale e agricola.

Il club di Waack-Jügensen sta progettando un’area di coltivazione di 150 metri quadrati alla periferia di Berlino, dove vorrebbero coltivare insieme le piante di canapa. Si aspettano di poter raccogliere da cinque a sei chili di erba al mese. Con un massimo di 50 grammi a persona, l’area di produzione è il vero fattore limitante per poter accogliere i membri.

Come altri cannabis club, HighGround si affida a professionisti che hanno familiarità con la coltivazione e la cura delle piante. I grower, che finora hanno acquisito la loro esperienza in condizioni illegali, sono organizzati in un “consiglio di coltivazione” all’interno dell’associazione. Il progetto è di pagare loro anche uno stipendio, anche per evitare che facciano consegne alla criminalità organizzata.

Alcuni sono già stati in prigione per questo motivo ma in molti sono convinti che la scena dei coltivatori sia un nemico naturale della mafia, perché si rende indipendente dai commercianti orientati al profitto attraverso la propria coltivazione.

Parlando di profitti per club che per legge devono rimenere no-profi, quanto finiranno per pagare i membri per la loro erba? Secondo i pragmatici tedeschi, si tratta di una somma di diversi costi:

- Quanto guadagnano i coltivatori o il responsabile della prevenzione delle droghe?

- Quanto costa l’affitto della sala del club dove i membri devono ritirare la cannabis?

- E quanto costa lo spazio di coltivazione, al chiuso o all’aperto?

Nel Cannabis Social Club Berlin, molto più grande, il presidente Torsten Dietrich si aspetta che un grammo di erba finirà per costare ai soci circa quattro euro. Sarebbe meno della metà dei circa dieci euro che gli spacciatori chiedono oggi sul mercato nero. Il prezzo può anche variare, a seconda della qualità e della varietà. Un altro cannabis club ipotizza una somma di 70 euro per dieci grammi al mese, più una tassa di base di 12,50 euro. Dietrich prevede di poter offrire in seguito fino a due dozzine di varietà. Perché non tutta l’erba

è uguale. Alcune vanno bene per stare seduti tranquillamente in un angolo, altre sono adatte per ballare, altre ancora rendono loquaci, ci sono cannabis con un alto contenuto di THC e varietà più leggere. Le esigenze dei soci dovrebbero determinare ciò che viene piantato. Dietrich ipotizza che dopo la legalizzazione emergerà una cultura del consumo completamente nuova.

La scena berlinese rimane comunque insoddisfatta della nuova legge sulla cannabis prodotta dalla coalizione di governo. Ciò che la infastidisce particolarmente è il divieto di fumare nelle sale dei club. “ Condividere il consumo è positivo per la socievolezza e permette di affrontare i comportamenti problematici” spiega Waak-Jürgensen, che vede anche problemi di protezione dei dati, perché le informazioni sui membri potrebbero essere trasmesse alle autorità. Per non parlare poi dell’effettiva difficoltà nel reperire spazi per soddifare una domanda che si prevede altissima. Gli attivisti della capitale ritiengono poi che il limite massimo di 50 grammi sia arbitrario e

irrealistico. Poiché in futuro ogni adulto potrà coltivare tre piante, questo numero sarà probabilmente superato al momento del raccolto, anche da chi non ha il pollice verde.

Quello che è chiaro è che la scena berlinese rimane combattiva: “Continueremo a lottare per ottenere un sollievo - dice Dietrich -, ci sono membri coraggiosi che sono disposti a farsi beccare mentre le violano, in modo da poter poi fare causa contro le sanzioni imposte e cambiare così la legge”.

Tuttavia, non tutti i fumatori occasionali si organizzeranno in questi club. “Probabilmente non mi unirò e lo coltiverò da solo”, dice Christoph, 42 anni, che lavora nel marketing online. Tuttavia, vorrebbe che la seconda fase prevista dalla legge arrivasse presto con test locali per un’ulteriore approvazione. “Spero che ci siano anche negozi specializzati in cannabis”.

Insomma, possiamo dire con abbastanza convinzione che è molto improbabile che Berlino diventi presto la nuova Amsterdam d’Europa.

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Foto generata tramite IA.
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Zurich, Halle 622 | 24 – 26 Maggio 2024 cannatrade.ch

Medical Cannabis

UNA MENOPAUSA PIÙ RILASSATA È POSSIBILE?

Quali sonoi pro e i contro nell’usare cannabis per i sintomi della menopausa

La menopausa è ancora un tabù ma, per fortuna, sono finiti i giorni in cui si soffriva in silenzio: oggi le donne possono scegliere tra ritiri benessere, integratori e pigiami per le vampate di calore che promettono tutti di alleviare la transizione ormonale. Se gli studi più recenti sono ancora a un livello embrionale, la tendenza più in voga negli States quando si parla di benessere della menopausa è l’erba.

L’ultima e più ampia indagine trasversale, che ha coinvolto più di 5.100 donne americane di età compresa tra i 45 e i 64 anni, ha rilevato che il 42% ha dichiarato di fare uso di cannabis. Di queste consumatrici, il 13% ha usato la pianta - in forma commestibile e da svapo - solo per gestire i sintomi legati all’età, come il dolore cronico, mentre il 6% si è rivolto specificamente all’erba per trattare i sintomi della menopausa, come l’ansia e i disturbi del sonno. Lo studio, guidato da Carolyn Gibson, ricercatrice sui servizi sanitari dell’Università della California, San Francisco, e presentato al meeting annuale della Menopause Society a settembre, ha offerto uno sguardo alla nuova normalità per le donne di mezza età nell’era della legalizzazione della cannabis.

Una manciata di altre indagini negli Stati Uniti e in Canada confermano questo dato, con partecipanti che usano la cannabis medica per aiutare tutta una serie di sintomi della menopausa, dalle vampate di calore al calo della libido, dai problemi di umore all’insonnia.

La terapia ormonale rimane il trattamento più utilizzato per i sintomi della menopausa, ma nel corso degli anni si è guadagnata una cattiva reputazione, soprattutto a causa di un legame con il cancro che ha reso diffidenti medici e pazienti.

Un altro problema è la mancanza di comprensione della menopausa in generale. In media, le donne raggiungono la menopausa - definita come 12 mesi senza mestruazioni - tra i 46 e i 52 anni. Ma i sintomi ormonali, come i problemi di sonno e l’aumento dell’ansia, possono manifestarsi fino a 10 anni prima, inducendo le donne a trattare i sintomi piuttosto che la causa principale. Sebbene molte donne di mezza età abbiano trovato che i prodotti a base di cannabis aiutino a risolvere i problemi di sonno e di umore, mancano però ricerche scientifiche a sostegno di queste affermazioni.

COSA SAPPIAMO FINORA SU MENOPAUSA E CANNABIS

Negli anni che precedono la menopausa, gli ormoni prodotti dalle ovaie iniziano a fluttuare e infine a diminuire. La diminuzione degli estrogeni, in particolare, è legata a sintomi come vampate di calore, cambiamenti d’umore, calo della libido, dolori articolari e una serie di problemi debilitanti.

Si sa di più sul CBD. Ha proprietà antinfiammatorie e favorisce il flusso sanguigno, il che può aiutare ad alleviare i dolori articolari e la secchezza vaginale causata dalla diminuzione dei livelli ormonali.

COSA NON SAPPIAMO SU CANNABIS E MENOPAUSA

A parte le prove aneddotiche, non si sa molto sugli effetti della cannabis sui sintomi della menopausa. Ad oggi, non esistono studi clinici

Negli ultimi anni, però, i ricercatori si sono concentrati sul sistema endocannabinoide, una complessa rete di trasmettitori che regolano gli ormoni, come gli estrogeni.Gli endocannabinoidi agiscono come un controllo del traffico interno, regolando tutto, dalla temperatura corporea ai cicli sonno-veglia, alla memoria, alla salute delle ossa e alla funzione sessuale. Ma uno spostamento degli ormoni può far saltare l’intero equilibrio omeostatico del sistema. Ecco dove il discorso si fa interessante: i cannabinoidi presenti nella pianta di cannabis imitano alcuni endocannabinoidi presenti nel corpo. Per le donne che soffrono di disturbi del sonno ad esempio, ci sono alcune prime prove che la cannabis potrebbe aiutare a regolare i cicli sonno-veglia e a ridurre l’ansia legata alla menopausa, ma ci sono molte incognite per quanto riguarda i rischi a lungo termine e le interazioni con altri farmaci.

certificati che esplorino i rischi e l’efficacia per questo tipo di pazienti. La ricerca scientifica sulla cannabis si è infatti a lungo concentrata su partecipanti di sesso maschile e, in misura minore, su donne più giovani - due gruppi che metabolizzano la cannabis più velocemente delle donne in menopausa.

La prima cosa da fare è uno studio randomizzato e controllato sulle donne che usano la cannabis per trattare questi sintomi - e un gruppo di controllo che non la usa - per vedere quali sintomi migliorano e quali no. Ma per ora non ci sono istituti o università che si siano dimostrati interressati a questo ti po di ricerca. La manopausa è purtroppo ancora una di quelle cose che crea imbarazzo e rende una categoria di donne ancora più invibili di quanto già non siano.

Per ora, spetta quindi alle dirette interessate essere consumatrici consapevoli.

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Foto generata tramite IA.
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Coltiviamo

Di Stoney Tark

10 DRITTE PER IL FLUSHING E IL RACCOLTO DELLE PIANTE DI CANNABIS

Capire quando è il momento giusto per raccogliere le vostre piante di cannabis indoor dovrebbe corrispondere al punto di equilibrio fra un periodo di flushing completato e l’assorbimento di tutte le sostanze nutritive da parte delle piante. È durante le ultime due settimane che la produzione di resina, i terpeni e la resa sono a repentaglio, ecco perché in questo articolo vi offriamo 10 consigli da tenere in considerazione durante le fasi finali del ciclo di vita della pianta e vi illustriamo quello che potete fare per ottenere il massimo dalla vostra coltivazione indoor!

Dritta n. 1 - Usate solo acqua semplice Somministrare solo acqua alle piante durante le ultime 2 settimane della fase di fioritura consentirà al terreno di ripulirsi dai sali non disciolti e di eliminare l’azoto dalle foglie. Durante questa fase, le piante cominceranno a sbiadire e produrranno una moltitudine di colori dell’arcobaleno, segno evidente che la fioritura sta andando bene e che il giorno del raccolto è proprio dietro l’angolo.

Il nostro consiglio principale è quello di utilizzare solo acqua semplice e di eliminare completamente le sostanze nutritive. Il flushing non solo migliorerà il sapore finale e l’esperienza complessiva della fumata, contribuirà anche a

risciacquare il substrato di coltura per riciclarlo, se necessario. L’osmosi inversa è un’ottima scelta per il flushing delle piante, soprattutto per chi coltiva in idroponica.

Dritta n. 2 - Le reti essiccatrici funzionano alla grande e reti essiccatrici si possono trovare in varie forme e dimensioni e sono molto pratiche per essere appese in una tenda di piccole dimensioni con un filtro a carboni all’interno. Le reti per l’essiccazione possono essere utilizzate per riporre le cime fresche accuratamente spuntate o semplicemente per inserirvi i rami tagliati. Grazie alla serie di sezioni atte a contenere un grande raccolto o più varietà in una sola volta, le reti essiccatrici rendono la vita più facile ai coltivatori alle prime armi e consentono alle cime di prendere aria sulla rete.

Il nostro consiglio principale è quello di assicurarsi di etichettare ogni sezione se si utilizza una rete essiccatrice, per evitare di confondere le cime. Basta mettere un pezzo di carta in ogni area della rete, in modo da poter vedere con facilità cosa contiene quando si deve tagliare e, successivamente, essiccare. Non lasciate che i ventilatori soffino direttamente sulle reti per l’essiccazione, perché questo non farà altro che accelerare l’essiccazione del fiore.

Dritta n. 3 - Cercate di non esagerare con le annaffiature Ci sono due modi per irrigare le piante: usare lo stesso volume d’acqua e ridurre le sostanze nutritive, oppure somministrare alle piante il 200300% in più di quello a cui sono abituate durante gli ultimi 14 giorni. Per i coltivatori alle prime armi, inondare il substrato di coltivazione può avere un effetto negativo se l’ambiente di coltivazione non è adeguato.

Il nostro consiglio principale è quello di attendere che il substrato di coltivazione sia completamente asciutto prima di annaffiare. Un substrato di coltivazione troppo saturo causerà problemi e potrebbe addirittura rallentare la crescita. Cercate di non annaffiare eccessivamente le piante e ricordate che l’ossigeno è fondamentale per le radici e per i batteri e i microrganismi benefici. Vi consigliamo di attenervi al metodo dello stesso volume d’acqua e di ridurre le sostanze nutritive. In questo modo, non dovrete più preoccuparvi di avere un substrato pieno d’acqua in una fase cruciale.

Dritta n. 4 - Etichettate sempre le piante

Una buona abitudine da prendere se siete coltivatori alle prime armi è quella di etichettare le piante prima di tagliarle e appenderle a testa in giù. Basta una fascetta e un cartellino in plastica per assicurarsi che ogni pianta e fenotipo siano etichettati in modo corretto. Non c’è nulla di peggio se non tornare alla stanza di essiccazione e dover indovinare cosa è cosa basandovi solo sugli odori.

Il nostro consiglio principale è quello di evitare di raccogliere le piante e di appenderle, pensando di potervi ricordare ogni singola pianta. Dedicare qualche minuto a scrivere su un cartellino il nome di una varietà e a legarlo saldamente intorno al gambo vi semplificherà la vita e vi risparmierà grossi stress in seguito. Etichettare le piante è anche una buona abitudine se avete fenotipi diversi di varietà differenti, oppure se avete prelevato dei cloni durante la fase vegetativa per un progetto di selezione.

Dritta n. 5 - Foglie gialle e fragili

Durante la fase vegetativa e la tarda fioritura, le piante svilupperanno delle foglie verdi con una

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Qui potete vedere la pianta dopo un flushing completo, pronta per essere raccolta. Questo coltivatore ha scelto di appendere le sue piante ad alcuni ganci per farle asciugare prima del taglio.

sana luminosità e vivacità. Il flushing farà in modo che tutto l’azoto venga eliminato dalle piante e, di conseguenza, le foglie a ventaglio e le foglie più piccole, un tempo verdi e rigogliose, cominceranno a diventare gialle e fragili. Questo significa che le piante sono giunte alla fine del loro ciclo vitale e non hanno quindi più bisogno di concentrarsi sulla fotosintesi.

Il nostro consiglio è quello di effettuare il flushing delle piante fino a quando le foglie a ventaglio non saranno prive di vita, di colore giallo brillante e, se toccate, cadranno senza sforzo a terra. Noterete che questo cambiamento di colore dei pigmenti si verificherà fra il 7° e il 14° giorno che somministrate acqua semplice. Quando le foglie a ventaglio iniziano a cadere in modo naturale, prendetevi il tempo di toglierle dalla coltivazione e non lasciatele sulla superficie dei vasi.

Dritta n. 6 - Conservate le foglie per l’hashish

Anche se l’obiettivo dei coltivatori indoor è quello di produrre il maggior numero possibile di cime gustose, è bene conservare anche le foglie. Naturalmente, non tutte le foglie rimaste sulla pianta sono degne di essere conservate, ma la maggior parte di esse sono piene di tricomi e oli essenziali. Il nostro consiglio è quello di fare la massima attenzione quando si maneggiano le foglie e le cimette zuccherate e di conservarle e metterle nel congelatore per produrre hashish o dry sift. Forse non vi ritroverete con sacchi pieni di rifilatura dai primi raccolti, ma vale la pena conservare tutte le foglie e le cime più piccole e indesiderate, e alla fine di ogni anno fare una grande raccolta di hashish. D’altro canto, se siete interessati alla produzione di BHO, si applicano le stesse regole e raccogliere oggi la maggior quantità possibile di materiale vegetale intatto di alta qualità è fondamentale.

Dritta n. 7 – L’aspetto dei tricomi

Seguire i tempi di fioritura indicati dalle aziende produttrici di semi non sempre è il modo migliore

maggior parte dei coltivatori giurerà che la soglia delle 2 settimane è il punto di forza. In idroponica effettuare il flushing per una settimana va benissimo, mentre in terra spesso il flushing è inutile.

Il nostro consiglio principale per il flushing è quello di usare acqua semplice per 14 giorni. Non siate eccessivamente zelanti e non martellate le piante con i nutrienti sperando di migliorare la resa finale. Anche gli enzimi sono un’ottima integrazione al processo di flushing, soprattutto quando si usa un substrato di cocco che deve essere riciclato per una seconda coltivazione. Ci sono coltivatori che non effettuano alcun flushing e altri che lo effettuano per 14 giorni, ma noi vi invitiamo a farlo finché le piante non esibiranno un’ampia gamma di foglie colorate.

Dritta n. 10 – Rendete il locale di essiccazione a prova di odore

Una cattiva abitudine che i coltivatori alle prime armi tendono a sviluppare è quella di appendere le piante in una camera da letto o in una dispensa. Non c’è alcun controllo ambientale e l’aroma che le piante in essiccazione producono può essere estremamente pungente e attirare l’attenzione della persona sbagliata. Non ha assolutamente senso investire tutto il proprio tempo e denaro in attrezzature per la coltivazione e nei semi, per poi non riuscire a raggiungere la fase di essiccazione.

Una volta raccolte le piante e appese a testa in giù 14 giorni per l’essiccazione, o se volete tagliarle

fresche e preparare isolatori surgelati con le foglie, il nostro consiglio principale è quello di assicurarvi che la vostra stanza di essiccazione sia a prova di odore. La soluzione più semplice è quella di acquistare una rete di 1 metro, una ventola di aspirazione di piccole dimensioni e un filtro a carboni. Spendendo un po’ di più, le vostre piante essiccheranno in un ambiente controllato e le attenzioni indesiderate saranno tenute a bada.

Conclusione

Il flushing delle piante è estremamente importante e unire il ciclo di flushing di 14 giorni con la finestra di raccolta ottimale è una competenza che può richiedere tempo ed esperienza per essere completamente padroneggiata. Ci sono anche segnali che possono aiutare a valutare quando sia il momento esatto per il raccolto, che vanno dallo sviluppo dei calici, alla produzione di resina, ai livelli di aroma e terpeni, al colore delle foglie e al grado di maturità dei tricomi.

Molti coltivatori, purtroppo, raccolgono le loro piante troppo presto a causa dell’inesperienza, il che significa non solo che la resa finale si riduce notevolmente, ma anche che le piante non hanno la possibilità di esprimersi appieno all’apice della produzione di terpeni.

Potete sempre aspettare 5-7 giorni in più se non siete del tutto certi, ed è meglio essere sicuri che dispiaciuti! Buona fortuna nel padroneggiare la finestra di fioritura e la raccolta.

per determinare se le piante sono pronte o meno. Una strategia semplice che porterà la vostra coltivazione indoor a un livello superiore è quella di utilizzare una lente d’ingrandimento progettata in modo specifico per ispezionare le cime di cannabis. Questi piccoli e pratici dispositivi sono in grado di avvicinarsi a sufficienza da poter vedere il colore e il grado di maturità dei tricomi. Dovreste sempre tenere una lente d’ingrandimento nella vostra coltivazione e, ogni volta che arrivate agli ultimi 14 giorni, iniziare a controllare fin da subito e tenere d’occhio i tricomi.

Il nostro consiglio è quello di controllare se i tricomi sono chiari, argentei o più vicini a un tono ambrato. Se volete ottenere un effetto pesante e narcotico, vi consigliamo di lasciare le piante un po’ più a lungo, fino a quando non vedrete che il 50% o più delle ghiandole di resina sono di colore giallo scuro, ambrato o con un accenno di rosso.

Dritta n. 8 - Produzione di resina

La grandezza e la grossezza delle vostre cime sono una delle priorità principali al momento del raccolto, ma dovreste anche considerare quanto si sono sviluppati i tricomi e se si trovano al picco del loro sviluppo. La quantità di resina presente sulle piante determina in ultima analisi la quantità di terpeni, oli essenziali e cannabinoidi disponibili al consumo.

Se volete ispezionare la resina, il nostro consiglio principale è quello di lasciare alle piante un po’ di tempo in più per superare il traguardo. Si possono usare anche alcuni trucchetti per aumentare la produzione di tricomi durante il periodo del raccolto, che vanno dal tenere le piante al buio totale per 48 ore all’uso di tattiche ad alto stress.

Dritta n. 9 - 14 giorni sono la scelta migliore

Se siete in grado di farlo, il flushing per 14 giorni è la scelta migliore e consentirà alle piante di sbiadire completamente. In alcuni casi di emergenza i coltivatori potranno effettuare il flushing solo per 7-10 giorni, il che non è la fine del mondo, ma la

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Intervista

IL SIGNORE E LA SIGNORA GREEN WOLF: HASH MAKER FRANCESI IN MAROCCO

Questa coppia di cannabicoltori e hash maker francesi stabilitisi in Marocco si sono specializzati nella produzione di hashish di qualità superiore con l’utilizzo di attrezzature hi-tech. El Professeur stesso li considera i migliori hash maker sul campo. I Green Wolf postano sui social bellissime foto e video delle loro creazioni, con diversi colori e texture.

SS: Quando è stato il vostro primo approccio con la cannabis?

Mr Green Wolf: Abbiamo fumato la nostra prima canna a circa 15 anni entrambi. Era hashish proveniente dal mercato nero, non di buona qualità. Abbiamo però iniziato subito a coltivare. Deve sapere che io e la signora Green Wolf ci conosciamo da molto tempo. Com’è stata la prima volta che avete coltivato cannabis?

Mr GW: Abbiamo iniziato a coltivare nel 1996 e allora non c’era internet. Abbiamo imparato leggendo alcuni libri. Le varietà erano sconosciute. Utilizzavamo semi venduti in sacchetti sul mercato nero; li coltivavamo a casa usando una lampada HPS, che ci era stata data da un amico che lavorava in ospedale.

Quando avete iniziato a estrarre e produrre hashish?

Mr GW: Abbiamo iniziato nel 2013, ma lavoriamo a livello professionale dal 2017.

E avete cominciato a fabbricare presse per l’estrazione del Rosin…

Mr GW: Quando siamo arrivati in Marocco nel 2017, era il periodo di massimo splendore del Butan Hash Oil (BHO). Ma ci siamo subito resi conto che non era assolutamente affidabile. L’estrazione al butano presenta alcuni rischi. Così abbiamo iniziato a produrre presse per Rosin. All’epoca, per procurarsene una, bisognava farla arrivare dagli Stati Uniti e costava 5.000 dollari. Così abbiamo iniziato a costruirne una per noi. Dato io che sono un po’ tuttofare, l’ho realizzata in casa a partire da una pressa idraulica, aggiungendo piastre e unità di controllo.

Che capacità hanno le vostre presse per Rosin?

Mr GW: È possibile lavorare fino a 100 grammi di hashish, ma consiglierei di limitarsi a 25-30 grammi per volta, in modo da ottenere migliore qualità. Il Rosin si ottiene sempre a partire dall’hashish. La spremitura dei fiori di cannabis non dà molta resa.

Come vi siete ritrovati in Marocco a lavorare nel settore della cannabis?

Mme Green Wolf: All’inizio siamo venuti solo per incontrare i coltivatori e vedere come lavoravano. E ci siamo resi conto che avevamo molto da offrire per aiutarli nel loro lavoro.

Mr GW: Siamo venuti qui con semi femminilizzati, sistemi di irrigazione goccia a goccia, abbiamo scavato pozzi... Dispensavamo consigli e abbiamo anche investito in questo paese.

Mme GW: I primi anni eravamo animati da uno spirito puramente umanitario: davamo il nostro contributo di conoscenze e mezzi. Non ci sfiorava l’idea di vendere o esportare hashish.

Avete faticato a convincerli a cambiare abitudini?

Mme GW: La difficoltà è stata estrema. Prima dovevano provare sulla loro pelle e solo dopo si sarebbero fidati di noi: hanno apprezzato, in particolare, il nostro rigore sul lavoro.

Mr GW: Quando dimostri di sapere di cosa parli e produci la migliore qualità mai vista, non si fa fatica ad essere convincenti... Utilizzando i nostri semi per produrre hashish sono così passati da una resa del 3% a ben l’8%.

E cosa avete imparato dai marocchini?

Mr GW: Abbiamo imparato come estrarre in grandi quantità.

Mme GW: Per questo genere di coltura, non si parla più di growing ma di agricoltura vera e propria. È qualcosa di molto diverso dal coltivare sotto una tenda o in una sala di coltura. Ci hanno insegnato questo.

E oggi coltivate in proprio?

Mr GW: Coltiviamo in partenariato con soci marocchini. Non è possibile possedere un appezzamento su cui coltivare se non si è di nazionalità marocchina. Ci occupiamo di tre siti di coltivazione nel Rif, a 700 e 1200 metri di altitudine: uno nei pressi di Ketama, uno vicino a Bab Bered e un altro sito vicino alla costa mediterranea. Considero Bab Bered la capitale della cannabis. È qui che si conta il maggior numero di colture. Ogni sito ha un terreno diverso: a Ketama, è molto argilloso, mentre a Bab Bered non è male, ben curato.

Qual è la superficie totale coltivata?

Mr GW: Circa 3 ettari in totale.

Che fertilizzanti usate?

Mr GW: La concimazione varia un po’ secondo il terreno. Prepariamo la terra con letame di pecora. Usiamo anche un po’ di fertilizzante minerale da agricoltura.

Coltivate da seme o da talea?

Mr GW: Solo da seme. È molto complicato fare talee in Marocco. La rete elettrica non è al top e bisogna conservarle tutto l’anno. I semi li facciamo germogliare tra due fogli di carta da cucina. Poi li mettiamo in bicchieri e li piantiamo nel terreno quando le piante raggiungono l’altezza di 15 centimetri. Gli esemplari sono distanziati

tra loro di circa un metro. Abbiamo la fortuna di avere nel sud della Spagna un team di selezionatori/produttori di semi, che ci forniscono semi perfettamente adatti alle nostre colture.

Quali varietà coltivate in Marocco?

Mr GW: Coltiviamo principalmente la Bubble Gum, ma anche alcune varietà alla moda come la Zkittles, la Runtz, la Do Si Dos….

In base a quali criteri scegliete le varietà da coltivare?

Mme GW: Il criterio principale è il non elevato consumo d’acqua: diamo sempre priorità i terpeni piuttosto che alla resa.

Quante piante coltivate per ettaro?

Mr GW: Circa 10.000 piante per ettaro.

In che mese iniziate a coltivare?

Mr GW: In aprile o maggio. Dipende dal sito di produzione. A Ketama e sulla costa iniziamo un po’ prima rispetto a Bab Bered, dove fa più freddo.

Quali sono le vostre tecniche di coltivazione?

Mr GW: Non potiamo né alleviamo le piante a spalliera: sarebbe impossibile con la quantità di esemplari che coltiviamo. Né sarebbe utile sdoppiare i fusti potando l’apice: al soffiare del vento le piante diverrebbero più fragili. Ci limitiamo a sfogliarle un po’ nella parte inferiore.

Che taglia raggiungono le piante?

Mr GW: Da 1,5 a 1,7 m. Alcune varietà sono arrivate fino a 2,2 m quest’anno.

Qual è la resa per pianta?

Mr GW: Direi 300-400 g/pianta. Mme GW: Ma sono piante piene di semi. Anche se coltiviamo solo varietà femminizzate, i nostri esemplari sono impollinati dai campi vicini. È impossibile coltivare erba senza semi in Marocco.

Non è possibile acquistare fiori da fumare in Marocco?

Mr GW: Se ne possono trovare in città, ma spesso sono importati dalla Spagna. Viene prodotto solo hashish all’aperto. Ogni cima contiene almeno il 50% di semi.

Quali tipi di hashish producete?

Mr GW: Dry sift, fresh frozen e ice-o-lator. Inizialmente volevamo fare estrazioni di tipo Rosin, ma non c’era mercato in Marocco. Abbiamo fatto tante estrazioni di Rosin in Europa a partire dall’hashish che coltivavamo in Marocco.

Quale attrezzatura utilizzate per produrre ice-o-lator o fresh frozen?

Mr GW: Usiamo sacchi per olio d’oliva della Pure

Extract. Sono sacchi da 120 litri. Utilizziamo maglie da 159/73 micron, 159/90 micron o 159/120 micron, in base al progetto. Soprattutto, abbiamo installato dei liofilizzatori, che ci permettono di potenziare il contenuto di terpeni impedendo contemporaneamente l’ossidazione. Abbiamo persino fatto installare una cella frigorifera, come quella utilizzata nell’industria alimentare, per lavorare e conservare i prodotti. Insomma abbiamo fatto lavori faraonici, come mai se ne fanno in questa regione remota. Abbiamo anche dei surgelatori. Per lavorare abbiamo impostato 0 gradi nella cella frigorifera, ma la temperatura può scendere fino a meno 35 gradi.

Grazie al freddo, si evita la presenza del terpene hashishene (vedi Soft Secrets France 5-2023) che è specifico dell’hashish...

Mr GW: Sì, il freddo permette di evitare l’ossidazione, quindi non è presente il terpene hashishene, che è invece contenuto in tutto l’hashish marocchino da molto tempo e domina gli altri terpeni.

Questo significa che siete in grado di produrre hashish in qualsiasi periodo dell’anno?

Mr GW: In effetti la maggior parte dei coltivatori deve aspettare che faccia abbastanza freddo per produrre hashish. Grazie ai nostri laboratori di stoccaggio a freddo, possiamo produrre hashish in qualsiasi stagione: abbiamo appena trascorso 2 mesi e mezzo in Marocco per produrre hashish.

Il vostro hashish è simile a quello che in Spagna chiamano Piattella?

Mr GW: È un po’ diverso. Si tratta anche in questo caso hashish stagionato a freddo, ma non se ne può ottenere la stessa qualità in Marocco. Il processo è più complicato e noi lavoriamo con erba contenente semi. È sempre meglio lavorare con cime senza semi.

Sui social ci sono bellissime foto dei vostri prodotti a base di hashish e Rosin. Come producete le vostre temple ball, per esempio?

Mr GW: Le temple ball sono realizzate con il metodo Frenchy Cannoli. Si prende una bottiglia riempita di acqua calda e la si usa come mattarello. Ma ultimamente le temple ball mi piacciono meno, per via dell’ossidazione.

I marocchini sono accoglienti?

Mme GW: Sono molto accoglienti. Nessuno di noi due è di origine marocchina e ciononostante siamo riusciti a integrarci. In Marocco tutto è libero! È un po’ come la Francia di 70 anni fa. Se non pesti i piedi a nessuno, qui puoi davvero fare ciò che vuoi. Ci si abitua anche a vivere con pochi beni materiali.

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di Olivier F / foto: The Green Wolf
Frozen sift della varietà Kush Dawg. Fresh frozen all’inizio della stagionatura. Fresh frozen della varietà Tropple (Bubblegum x Tropicanna Cookies). Pianta della varietà Tropple. In Marocco non è possibile avere piante senza semi.

San Bacio Burger

Questa pianta preziosa, che ADVANCED SEEDS ha deciso di chiamare San Bacio Burger, contiene le migliori caratteristiche di Sunset Sherbet e GSC Thin Mint.

Un altro aspetto da considerare è il suo alto contenuto di THC, circa il 27%, e il suo notevole contenuto di CBD, che le conferisce un potente effetto narcotico alquanto rapido.

La pianta ha dimensioni medio-grandi e struttura robusta. È prevalentemente indica, più precisamente con il 65% di genetica indica e il 35% di genetica sativa. Proprio grazie a questo patrimonio genetico, produce fiori

compatti e di media grandezza, di alta qualità, con un’elevata quantità di tricomi per centimetro quadrato di qualità superiore. Al momento di consumarla, il bouquet caratteristico di San Bacio Burger non passa inosservato, con note dolci di frutti rossi, limone e pino e pungenti sentori terrosi, che soddisferanno l’appetito terpenico di qualsiasi consumatore dal palato raffinato.

Advanced Seeds specifica un periodo di fioritura all’interno di 9-10 settimane, mentre in coltivazioni esterne la fioritura è prevista a metà ottobre, in condizioni climatiche più o meno stabili.

Questa varietà di Advanced Seeds è perfetta per coltivatori esigenti, che cercano una pianta forte e di medie dimensioni, con un profilo complesso di sapori e terpeni. Per coltivarla bisogna essere esperti, dal momento che la sua origine genetica la rende molto energica e con ramificazioni estese. Proprio per la presenza di rami molto lunghi, che possono essere ottenuti abbastanza facilmente, gli steli e le foglie sono ovviamente più esposti a deficit di sviluppo e attacchi di patogeni. È quindi necessario disporre di una discreta conoscenza per prevenire le conseguenze più gravi e usare molta accortezza nella sua gestione.

Come già detto, i fiori prodotti dalla San Bacio Burger di Advanced Seeds sono di qualità decisamente elevata. Questi fiori, di medie dimensioni, producono infatti una grande quantità di tricomi eccellenti per centimetro quadrato, molto apprezzati dai produttori di estratti e di hashish, che normalmente utilizzano metodi di lavorazione non aggressivi. Ciò spiega anche l’alto livello di qualità raggiunto. Nelle ultime settimane della fase di fioritura, si possono apprezzare toni violacei e un forte aroma di crema alla vaniglia.

La pianta produce un high molto forte e, nonostante sia un ibrido a predominanza sativa, un effetto fisico molto intenso.

GERMINAZIONE

Abbiamo coltivato una confezione di 5+2 semi. Siamo inizialmente stati colpiti dalla loro spiccata somiglianza, dalla forma convessa, dal colore marrone scuro e dalle lievi venature. Per la germinazione abbiamo utilizzato 4 dei 7 semi, dato che ne teniamo sempre qualcuno da parte per sostituire quelli che non germinano, per un motivo o per l’altro, o per fare un confronto con gli altri.

La germinazione è stata effettuata in una piastra di Petri, come di consueto, per garantire una germinazione pulita, priva di patogeni esterni che possano interferire con il normale ciclo di germinazione del seme. In capo a 24 ore è stato possibile vedere i perianzi dei 4 semi aprirsi, non simultaneamente ma comunque entro 72 ore. Trascorse 72 ore, le radichette dei primi semi, alla ricerca della luce, si sono sviluppate alquanto rapidamente.

CRESCITA

Era giunto il momento opportuno per piantare i nostri esemplari nel sostrato, utilizzando vasi da 2,5 litri e mantenendo un ciclo di luce di 18 ore, con l’intenzione di trapiantarli in futuro in vasi da 10 litri. Nelle 72 ore successive, abbiamo potuto constatare che le piantine si stavano facendo strada nel sostrato. Abbiamo continuato a usare il nostro solito sostrato: una miscela di bokashi e torba bianca per favorirne il drenaggio e l’ossigenazione.

Durante la prima settimana di vita, a giorni alterni, abbiamo somministrato alle nostre piante una soluzione di stimolante radicale disciolta in acqua osmotizzata, in ragione di 250 ml per vaso. Abbiamo anche utilizzato una lampada a basso consumo da 315W nella posizione più alta, in modo da non sovraesporre le piante al fascio luminoso.

Dopo una decina di giorni, i cotiledoni, alla costante ricerca di una fonte di luce essenziale per il loro sviluppo, erano lunghi circa 4 centimetri. Per fertilizzare le nostre piante, abbiamo sostituito il precedente fertilizzante per la radicazione con concime organico di crescita a basso dosaggio, facilmente assimilabile. L’ultima settimana di crescita è stata decisiva. Abbiamo trapiantato le piante in vasi da 10 litri e abbiamo aumentato l’irrigazione a 350 ml di acqua e la dose di fertilizzante del 5-7%. Abbiamo abbassato il punto luce a circa 30 cm, per stimolare la crescita delle foglie e rafforzare l’apparato radicale della pianta. Infine, abbiamo notato che i rami si sono sviluppati molto rapidamente, con le foglie che hanno invaso la parte centrale e superiore della pianta, creando una chioma frondosa.

FIORITURA

Dopo la prima settimana, con un ciclo di luce di 12 ore, è stato possibile osservare i primi dettagli della prefioritura, caratterizzata dalla comparsa delle prime stipole sulla pianta. Il

cambiamento successivo è stata la massiccia proliferazione dei pistilli, da cui si sono sprigionati i primi dolci sentori. A partire dalla terza settimana di fioritura la lampada è stata posizionata a circa 50 centimetri dalle piante, per favorire la trasformazione dei pistilli in cime vigorose. Si poteva notare una grande quantità di tricomi ancora bianchissimi che, sebbene immaturi come lasciava supporre il loro aspetto, si presentavano piuttosto appiccicosi e lucidi, quindi perfetti per essere setacciati e ricavarne un estratto. Durante le ultime settimane di fioritura, le piante sono entrate nella fase finale di maturazione. Per questo motivo, nelle ultime due settimane abbiamo lavato abbondantemente le radici. Questa fase è fondamentale per eliminare i sali in eccesso ed eventuali composti, di varia natura, che possono essere ancora presenti nel sostrato.

RACCOLTO

Trascorse 9-10 settimane, i nostri esemplari di San Bacio Burger erano completamente maturi: di medie dimensioni, come ci si aspettava, e molto compatti, non solo nella struttura della pianta, ma anche nei fiori, carichi di tricomi e di colore verde chiaro. Infine, nelle ultime due settimane di maturazione, i sentori precedentemente percepibili sono cambiati radicalmente, passando dal fruttato

Fiore finale.

a un mix di vaniglia, anice, pino, terra umida, caramello bruciato, pepe...

Un altro elemento da sottolineare è la durezza dei fiori che, nonostante le dimensioni medie, erano turgidi e pieni di tricomi.

Per l’essiccazione, abbiamo utilizzato un essiccatore tradizionale in cui abbiamo sistemato i fiori in posizione verticale per la prima fase di essiccazione. Dopo due settimane di permanenza in questo essiccatoio, si notava una leggera decolorazione e una riduzione delle dimensioni, a causa dell’evaporazione dell’acqua. Infine, quando i fiori hanno raggiunto il punto di essiccazione ottimale, sono stati sistemati in scatole ermetiche, in modo da conservarne la fragranza, sviluppare tutte le loro proprietà organolettiche e renderli più compatti. Dopo due settimane, li abbiamo conservati nei vasi di vetro finali, per completare la stagionatura.

41 Varietà
Ultima settimana di fioritura. Terza settimana di crescita. Dopo il primo trapianto.

Stoner

MOJO MORGAN

In questa sezione intervistiamo artisti e personalità che coltivano o fanno uso di cannabis. Per questo numero abbiamo avuto la fortuna di poter intervistare un esponente della “famiglia reale del reggae”, i Morgan Heritage. I cantanti Gramps, Peetah e Mojo sono i figli del defunto cantante giamaicano Denroy Morgan. Dopo aver pubblicato il loro primo album nel 1994, questa leggendaria band ha riscosso successo a livello mondiale con un reggae innovativo che si fonde con altri stili musicali e ha vinto tre Grammy Awards. I Morgan Heritage si trovavano a Parigi per presentare il loro nuovo album, Homeland.

A che età hai fumato la tua prima canna?

Mojo Morgan: Ho iniziato a fumare solo verso i 18 anni.

E l’ultima canna? Ieri sera.

Preferisci la marijuana, l’hashish o gli estratti?

Preferisco la marijuana.

Qual è la tua varietà preferita? Ti piace di più l’indica o la sativa?

Onestamente dipende da quello che sto facendo. Mi piace creare musica sotto l’effetto della sativa e mi piace rilassarmi sotto l’effetto dell’indica. E gli ibridi sono ottimi prima di uno show!

Preferisci pipe, bong, vaporizzatori o canne tradizionali?

Prediligo le canne.

Che tipo di filtro e che tipo di cartina?

Qualsiasi filtro e cartina Rizla.

Qual è il tuo negozio di erba o dispensario di cannabis preferito negli Stati Uniti?

Il Jardin Cannabis Dispensary di Las Vegas, Nevada.

Sei mai stato in un coffee shop olandese o in un cannabis social club spagnolo?

Diverse volte nei Paesi Bassi, ma mai in Spagna.

Hai mai provato prodotti di cannabis commestibili?

Li ho provati e non sono il mio genere.

Hai mai provato il CBD? Sì, e mi piace molto.

Hai mai partecipato a una cannabis cup o visitato una fiera della cannabis? No, non l’ho ancora fatto.

Quale Paese pensi abbia l’erba migliore?

Non sono obiettivo e dico Giamaica.

I Morgan Heritage hanno registrato una pezzo fantastico sulla gangia intitolato “License”, in cui chiedete una licenza per fumare. Quanti pezzi sulla gangia avete registrato fino ad ora?

Credo che ne abbiamo registrati 3 o 4.

A parte i vostri brani, qual è il vostro pezzo preferito sulla gangia?

Legalize It di Peter Tosh.

Cosa pensi della legalizzazione negli Stati Uniti e in Giamaica? Ha cambiato qualcosa per te?

Ha sicuramente cambiato il mio modo di farne uso in queste zone. C’è una sensazione di libertà e non ci si deve preoccupare delle conseguenze.

Il vostro nuovo album “Homeland” parla dell’Africa. Perché avete scelto questo tema?

Negli ultimi 10 anni abbiamo trascorso molto tempo in Africa e abbiamo sentito che era giunto il momento di presentare questo progetto al mondo.

Molti artisti, sia affermati che giovani, hanno collaborato a questo album. Perché avete scelto d’invitare uno o più cantanti ospiti in ogni brano?

Il concetto di collaborazione con gli ospiti in tutti i brani si è evoluto in modo naturale. E ci ha permesso di far vedere cosa sappiamo fare a livello di produzione.

Chi ha prodotto il nuovo album e composto la musica?

L’album è stato prodotto dai Morgan Heritage. Abbiamo lavorato con diversi co-produttori che hanno contribuito alla musica, ma tutti i testi sono stati scritti dalla band.

Avete suonato dal vivo in molti Paesi. Qual è la differenza tra il pubblico europeo e quello americano?

Il pubblico europeo tende ad ascoltare una maggiore varietà di musica. Gli americani si concentrano maggiormente sulle canzoni che conoscono. Quindi, in America ci vuole più tempo per costruire una fan base in tour rispetto a quanto non avvenga in Europa.

Il vostro nuovo singolo “Who Deh Like You” è molto orecchiabile ed è

accompagnato da un ottimo video.

Dove è stato girato il video?

Grazie! Il video è stato girato in Ghana e in Giamaica.

Quest’estate sarete in tour in America. Quando suonerete in Europa e in particolare in Francia?

Abbiamo in programma un tour in Europa per l’autunno.

Cosa ne pensi della scena reggae francese?

Mi piace il modo in cui i francesi stanno abbracciando il reggae. È molto motivante continuare a fare buona musica.

Il cantante Mojo

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Olivier F La band Morgan Heritage. Morgan.

SOFT SECRETS SELECTION

COSA C’È DI BUONO PER RIEMPIRE IL

TEMPO E LA TESTA

LEGGI

A WOMAN’S GUIDE TO CANNABIS DI NIKKI FURRER

Nikki Furrer, è avvocatessa esperta di cannabis, grower e CEO di un’azienda che sviluppa ceppi di cannabis e prodotti a base di cannabis, con una particolare attenzione alla salute delle donne. Il suo “A Woman’s Guide to Cannabis: Using Marijuana to Feel Better, Look Better, Sleep Better and Get High Like a Lady”, è letteralmente “una guida sulla cannabis per le donne su come usare la marijuana per sentirsi meglio, avere un aspetto migliore, dormire meglio e andare su di giri come una signora”. Un manuale tutto al femminile per demistificare il mondo dell’erba, sia che venga usata per alleviare il dolore, per un momento di calma o per ridere. Nel 2024, le donne di tutte le età usano la cannabis per sentirsi e apparire migliori e questo libro, vivace e ricco di informazioni, è la guida di supporto necessaria per trovare la dose giusta. Leggendolo conoscerete gli incredibili composti salutari presenti nella cannabis e imparerete come usare i prodotti topici per ridurre il dolore e dare alla vostra pelle una sana luminosità. Ci sono anche consigli su come non sballarsi, ma sfruttare tutti gli straordinari benefici per la salute. In più, oltre venti ricette, dagli edibles come i Classic Pot Brownies o i Netflix and Chill Caramels, fino ai

prodotti per la cura di sé come il Radiant Glow Serum e la Happy Body Bar. Unica pecca? Il libro è in inglese e nessuna casa editrice si è ancora offerta di tradurlo e pubblicarlo in italiano.

Pubblicato da Workman Pub Co, lo trovate nelle migliori librerie on e offline

ASCOLTA

NARCOVID - FIUMI DI SOLDI PER I SIGNORI

DELLA DROGA AI TEMPI DELLA PANDEMIA

Per i narcotrafficanti internazionali, la pandemia di Covid-19 è durata lo spazio di un mattino. Anzi, così come alcune imprese – nei periodi di recessione – investono per essere pronte ad anticipare la ripresa economica prima dei concorrenti, così i cartelli latinoamericani e i partner europei e mondiali hanno utilizzato i mesi segnati dai continui lockdown per cogliere al massimo le opportunità e affinare i business plan. La pandemia aveva aumentato la domanda di droghe, a partire dalla cocaina. E l’offerta ha prontamente risposto, seppur obbligata a cambiare strategie, alleanze, protagonisti e percorsi. Gli affari continuano ad andare a gonfie vele per un settore – quello del narcotraffico – che vale tra i 426 e i 652 miliardi di dollari, che tradotto in euro, significa tra i 381 e i 592 miliardi all’anno.

Il podcast “Narcovid - Fiumi di soldi per i signori della droga ai tempi

della pandemia” racconta il nuovo narcotraffico mondiale uscito dall’inferno della pandemia sanitaria: numeri,

Paesi e storie. Ma soprattutto protagonisti, vecchi come Pablo Escobar o i talebani, e nuovi come El Mencho o Mara Sarvatrucha. Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi, autori e narratori del podcast, accompagnano gli ascoltatori attraverso le 10 puntate che in circa 30 minuti raccontano il nuovo status quo del mondo del narcotraffico. In Europa, così come in Messico, Colombia, El Salvador, Brasile e nelle altre nazioni latino-americane. Il Sole 24 Ore - editore della serie - ha fatto uscire questa chicca senza troppa pubblicità nel maggio del 2022. Il consiglio è di andare a dare un ascolto prima che venga inghiottito dai server di Confindustria!

Lo trovate nella sezione Podcast de ilsole24ore. com

GUARDA

BLACK DYNAMITE

Film uscito nel 2009 ma distribuito in Italia solo dal 2015, “Black Dynamite” è quel genere di pellicola che delizia sia gli occhi che le orecchie. La storia è incentrata appunto sul personaggio di Black Dynamite, un afroamericano esperto

di Kung Fu ed ex agente della CIA che, dopo l’assassinio di suo fratello minore Jimmy per mano del gangster “The Man” - capo di una gang di spacciatori - decide di farsi giustizia da solo. Una volta riarruolato dalla CIA, Black Dynamite inizia la sua lunga vendetta, ripulendo le strade del suo quartiere dove la mala gestisce i bordelli e spaccia eroina. Questa caccia all’assassino lo porterà a scoprire, rissa spettacolare dopo rissa spettacolare, plot twist degni di una telenovela sudamericana; ma anche a confron-

tarsi con questioni sociali più ampie seppur presentate in chiave esilarante, come l’introduzione dell’eroina negli orfanotrofi e la distribuzione di liquori di malto scadenti nel ghetto. Nonostante il film si concentri principalmente su questi aspetti piuttosto che sulla marijuana, la rappresentazione dei temi legati alla droga gioca un ruolo cruciale nel portare avanti la trama e nel fornire una critica dell’epoca. Il film bilancia infatti abilmente azione e satira, offrendo una riflessione umoristica ma non di meno toccante sugli stereotipi e le sfide sociali per le persone di colore. Una pellicola che dimostra quanto sia possibile portare sul grande schermo ironia e comicità attraverso le regole del “blaxplotation”: genere di film a basso costo nato a New York negli anni ‘70, realizzato con attori principalmente afroamericani per un pubblico principalmente afroamericano, e noto per l’esplosiva combinazione di colonne sonore soul e funk.

Disponibile sulle piattaforme di streaming online

43 Media
Giovanna Dark
Di

Il padre di tutti i cannabinoidi

Alla scoperta del cannabigerolo (CBG)

La pianta di Cannabis è famosa in tutto il mondo soprattutto per gli effetti psicotropi e terapeutici associati al THC e al CBD, due dei maggiori cannabinoidi presenti nella marijuana e nei suoi derivati. I cannabinoidi sono una classe di composti in grado di interagire con dei recettori specifici presenti nel corpo umano, denominati recettori cannabinoidi.

Sono classificati in tre gruppi differenti, in base alla loro origine. Il primo gruppo è quello degli endocannabinoidi, delle sostanze prodotte dal corpo umano che hanno la capacità di attivare i recettori cannabinoidi, un esempio è l’anandamide scoperta nel 1992. Al secondo gruppo appartengono i fitocannabinoidi, prodotti soprattutto dalle piante di Cannabis S. e in misura minore da altre specie vegetali. Infine nel terzo gruppo ci sono i cannabinoidi sintetici che sono delle sostanze prodotte in laboratorio.

Nella piante di cannabis i terpeni e i cannabinoidi sono sintetizzati all’interno dei tricomi ghiandolari. I tricomi sono delle ghiandole che si trovano prevalentemente sulle infiorescenze femminili e in quantità minore anche su foglie e steli, svolgono varie funzioni tra cui quella di secernere e immagazzinare i metaboliti secondari della pianta. La resina che ricopre le piante di marijuana è costituita dall’insieme dei tricomi ghiandolari.

Degli oltre 120 cannabinoidi identificati nella pianta di cannabis, solo di alcuni si conoscono i potenziali effetti terapeutici. Nonostante il THC e il CBD sono stati quelli più studiati fino ad ora, è stato identificato un cannabinoide di vitale importanza senza il quale non potrebbero esisterne molti altri. Si tratta del CBG, acronimo di cannabigerolo, ritenuto il padre dei più famosi THC e CBD insieme a tanti altri cannabinoidi.

forma acida come i veri precursori. Il cannabigerolo è un fitocannabinoide che si trova soprattutto nelle piante di cannabis, possiede una vasta gamma di qualità terapeutiche e, a differenza del THC, la sua assunzione non comporta effetti psicotropi.

L’acido cannabigerolico, o CBGA, è il risultato di una reazione chimica di catalisi enzimatica tra due composti fenolici, l’acido olivetolico e il geranil pirofosfato. Successivamente il CBGA viene catalizzato da specifici enzimi denominati sintasi dell’acido del THC, sintasi dell’acido del CBD e sintasi dell’acido del CBC, convertendo l’acido cannabigerolico in THCA, CBDA e CBCA.

Il cannabigerolo essendo il primo dei cannabinoidi a svilupparsi all’interno della pianta è presente in concentrazioni più elevate nella fase intermedia di fioritura, quando ancora non è stato trasformato in altri cannabinoidi come il THC e il CBD. Per questo motivo è difficile ottenere dei raccolti ricchi di CBG dagli strain generalmente coltivati dai growers di marijuana.

Alcuni cultivar di canapa da fibra risultano essere ricchi in CBG, infatti queste piante presentano concentrazioni scarsissime di THC, a volte minori del 0,2% e sono una prova del ruolo che ha il cannabigerolo come precursore di altri cannabinoidi.

La canapa per il momento rappresenta la maggior fonte di CBG presente sul mercato. Ottenere CBG da piante di Cannabis S. non è un’impresa facile, un’ipotesi è quella di eseguire il raccolto delle piante con largo anticipo. Negli ultimi anni molti banchi di semi di marijuana hanno iniziato ad interessarsi, realizzando dei programmi di breeding che permettono di creare varietà di cannabis ricche in CBG, alcune delle quali già disponibili sul mercato.

TERPENI E CANNABINOIDI

SONO SINTETIZZATI ALL’INTERNO DEI TRICOMI GHIANDOLARI

Negli anni ‘60 alcuni ricercatori scoprirono ed isolarono per la prima volta il THC e per molto tempo si è ipotizzato che derivasse da una reazione chimica che convertiva il CBDA, cioè la forma acida del CBD, in THCA. Sebbene quella del THC fu una grandissima scoperta, ricerche più recenti hanno smentito la teoria sulla sua origine, incoronando il CBG e la sua

Esistono varie tipologie di prodotti a base di CBG come ad esempio le tinture, gli edibles, le vape pens, i distillati e i cristalli puri. Alcuni di questi prodotti vengono definiti ad ampio spettro perché oltre al CBG contengono altri cannabinoidi, terpeni e sostanze vegetali; esempi di estrazioni fullspectrum sono quelle realizzate con etanolo. I cristalli di CBG invece

sono l’esempio di un estratto puro al 99%.

I cristalli di CBG sono ottenuti attraverso la combinazione di tecniche di estrazione come la CO2 supercritical, la distillazione e la cromatografia.

I cristalli di CBG, conosciuti anche come isolati, in seguito alla loro frantumazione assumono la consistenza di una polvere tendente al bianco e sono inodore. I cristalli si possono utilizzare in svariati modi, ad esempio sciogliendoli semplicemente in una bevanda oppure per creare delle tinture o per realizzare le cartucce delle vape pens. È possibile combinare i cristalli di CBG con altri cannabinoidi o terpeni per ottenere degli effetti differenti a seconda delle proprie necessità.

I potenziali effetti terapeutici del cannabigerolo riguardano le sue proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e antibatteriche.

Quest’ultimo punto risulta molto interessante, soprattutto in quest’epoca caratterizzata da varie pandemie, infatti è stato dimostrato come il CBG sia efficace per contrastare la resistenza che sviluppano i batteri agli antibiotici tradizionali. Alcuni studi hanno messo in evidenza gli effetti positivi del CBG nel trattamento di alcuni tipi di cancro, uno di questi effetti è l’attivazione dell’apoptosi, o morte cellulare programmata, un sistema che permette agli organismi umani di eliminare le cellule vecchie o malfunzionanti come le cellule tumorali. Altre ricerche hanno dimostrato gli effetti neuroprotettivi del CBG, indicandolo come un potenziale trattamento per patologie come l’Alzheimer, il Parkinson e la malattia di Huntington. Questo cannabinoide risulta efficace anche per stimolare l’appetito ma senza provocare i tipici effetti psicotropi della marijuana.

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Di sudestfam@protonmail.com
Biosintesi del CBG, Alm7724, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.
Growing

Cannabis

SNOOP DOGG:

PASSIONE E DEVOZIONE PER MARY JANE

Nel vibrante arazzo della musica e della cultura, c’è una figura che si distingue non solo per la sua bravura nei testi, ma anche per il suo amore sfrenato per la foglia verde: Snoop Dogg. Dai primi passi nel mondo dell’hip-hop al lancio della sua linea di prodotti a base di cannabis, il rapper della West Coast è diventato sinonimo sia del suono delle strade che del profumo di Mary Jane, fondendo perfettamente la sua passione per la musica con la sua devozione per la pianta.

Nato Calvin Cordozar Broadus Jr., questa leggenda della West Coast ha inciso il suo nome negli annali della storia dell’hip-hop, sostenendo la cannabis e affrontando una buona dose di controversie.

Immaginatevi i primi anni ‘90, quando l’hiphop stava raggiungendo il suo apice e Snoop Dogg emergeva dalle strade di Long Beach, in California, come una cometa. In collaborazione con il leggendario Dr. Dre, nel ‘93 pubblica il suo album di debutto, “Doggystyle”, e il mondo intero scopre hit come “Gin and Juice” e “What’s My Name?”. Il flow e lo stile rilassato di Snoop erano una boccata d’aria fresca nel mondo del rap, e gli hanno fatto guadagnare legioni di fan in tutto il mondo.

Ma Snoop non si limitava a fare musica. Da subito ha reso nota la sua storia d’amore con la cannabis, una relazione duratura come i suoi beat. Il rapporto di Snoop Dogg con la cannabis va ben oltre il contenuto dei suoi testi o il suo leggendario uso personale; è profondamente intrecciato con il suo spirito

ESPLORANDO LA MULTIFORME E DURATURA EREDITÀ DI UN’ICONA DELL’HIP-HOP

imprenditoriale e il suo impegno nel sociale. Riconoscendo il fiorente mercato e il mutevole atteggiamento nei confronti della cannabis, Snoop si è posizionato come attore chiave nel panorama emergente del canna-business. Sfruttando la sua fama e la sua influenza, si è avventurato nell’industria con gusto, affermandosi come uno dei visionari del settore.

Oltre alla sua carriera musicale, Snoop ha infatti indossato il cappello di imprenditore e si è lanciato nell’industria della cannabis con una propria linea di prodotti. Il suo marchio, Leafs By Snoop, offre una gamma di prodotti legati alla cannabis, tra cui fiori, concentrati e edibles, tutti con il suo marchio di approvazione. Prestando il suo nome e la sua esperienza, Snoop non solo ha attinto a un mercato redditizio, ma ha anche contribuito a destigmatizzare l’uso della cannabis e a promuovere un consumo responsabile.

Come è ovvio Snoop è stato per decenni un convinto sostenitore della legalizzazione della cannabis, riconoscendone i benefici terapeutici e sfidando i tabù sociali che ne circondano l’uso. Ha usato la sua piattaforma per sostenere gli sforzi di legalizzazione, parlando contro le politiche antidroga e sostenendo la depenalizzazione del possesso di marijuana. Grazie al suo attivismo e alla sua schiettezza, Snoop

ha contribuito a modificare la percezione del pubblico e ad aprire la strada a cambiamenti legislativi in tutti gli Stati Uniti.

Al di là delle sue iniziative imprenditoriali, è innegabile che Snoop Dogg abbia rappresentato una forza trainante per la normalizzazione della cannabis, sfruttando la sua influenza per plasmare la conversazione e sfidare lo status quo. Sia attraverso le sue iniziative imprenditoriali, sia attraverso i suoi sforzi di promozione o i suoi contributi culturali, Snoop Dogg ha lasciato un segno indelebile nel mondo della cannabis, aprendo sentieri dove altri temevano di camminare.

Ma non dimentichiamo le controversie. Il viaggio di Snoop Dogg non è stato tutto rose e fiori. Ha affrontato la sua buona dose di problemi legali, da scontri con la legge a diss con altri artisti del calibro di Eminem o Iggy Azalea. Uno dei più leggendari è quello avuto con l’ex presidente Donald Trump. Nel 2017 il rapper ha criticato Trump con il suo video “Lavender” e il suo EP “Make America Crip Again”, dando vita a un succoso battibecco su Twitter tra i due.

Tuttavia, Snoop Dogg ha recentemente esteso un ramoscello d’ulivo all’ex presidente degli Stati Uniti, affermando di avere “solo amore

e rispetto per lui”. Snoop ha citato in particolare la decisione di Trump di graziare Michael “Harry-O” Harris, il cofondatore della Death Row Records, che ha scontato una pena per tentato omicidio e reati di droga dopo la condanna del 1988.

Ma quest’ultima dichiarazione del rapper della West Coast ha fatto comunque girare la testa a molti, in attesa di un (per lo più improbabile) endorsement pubblico del (per lo più probabile) candidato repubblicano alle prossime elezioni presidenziali statunitensi.

In conclusione, se guardiamo all’eredità di Snoop Dogg, è chiaro che non si tratta solo di un rapper o di un’icona stoner: Snoop è un fenomeno culturale.

La sua musica ha fatto da colonna sonora a innumerevoli vite, il suo lifestyle ha dato vita a conversazioni e la sua resilienza ha ispirato milioni di persone. Ci ha dimostrato che è giusto essere diversi, sfidare lo status quo e non scusarsi mai per ciò che si è.

Quindi, onore a Snoop Dogg - il D-O-doppio-G, il re della West Coast, l’ambasciatore della cannabis e l’indiscusso campione del cool. Che possa regnare ancora a lungo, tracciando sentieri e sputando rime come solo lui sa fare.

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Soft Secrets Italia è pubblicato da:

Discover Publisher BV

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Editore: Cliff Cremer

Collaboratori: Jorge Cervantes, Giovanna Dark, Fabrizo Dentini, Sudestfam, Stoney Tark, Mr. Jose, G.B.I., Tricoma Team, Jaypp, Sebastian Daniel e tanti altri.

Traduzioni: Valefizz

Indirizzo redazione:

Soft Secrets Italia

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Soft Secrets è una rivista bimestrale gratuita pubblicata nei Paesi Bassi (con il nome di Highlife), Germania, Francia, Italia, Spagna, Regno Unito, Polonia, Repubblica Ceca e Cile. A livello mondiale è in corso un processo di

relativa liberalizzazione dell’uso della cannabis, che sia per scopi medici o ricreativi. Diversi Paesi hanno legalizzato la cannabis per separare le droghe leggere da quelle pesanti, come dimostrato in Olanda. Altri Paesi hanno legalizzato l’uso della cannabis per uso medico, ivi incluso il diritto di coltivare piante di cannabis per uso personale. L’editore si propone di mettere in luce il processo di normalizzazione dell’uso della cannabis. Questo presuppone che l’editore non sia necessariamente d’accordo su tutto ciò che figura negli articoli e nelle pubblicità che appaiono sulla rivista. L’editore si discosta quindi in modo esplicito da dichiarazioni o immagini pubblicate che potrebbero dare adito a pensare che siano stati approvati l’uso e/o la produzione di cannabis. Nulla della presente pubblicazione potrà essere copiato o riprodotto in qualsiasi formato senza previa autorizzazione dell’editore e di altri titolari del copyright. L’editore non assume alcuna responsabilità in merito al contenuto e/o al punto di vista degli annunci pubblicitari. L’editore non assume alcuna responsabilità per eventuali documenti presentati indesiderati. L’editore ha cercato di contattare tutti i titolari del copyright di fotografie e/o immagini. Coloro che ritengono ancora di avere diritto ai suddetti diritti sono pregati di contattare l’editore.

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