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ANNO 1 _ N. 4 APRILE 2009 € 1,50

MENSILE DI INFORMAZIONE DI SAN VITO DEI NORMANNI S A N M I C H E L E S A L E N T I N O - C A R O V I G N O - L AT I A N O

PUGLIA CABLAGGI, GLI SVILUPPI

Incontri e concertazione, si mobilita il territorio per salvare il salvabile

LATIANO. CHIESA DI SAN DONATO

Una lotta contro il tempo per salvare un patrimonio di cultura e arte

CONCORSO PUBBLICO

Posto fisso? È tutto fermo per il concorso di istruttore ammministrativo

RESTINCO. SENZA APPELLO

Il punto di vista dell'Ass. Ada Spina

Buona Pasqua da tutta la redazione

Tra sacro e profano: dalla tradizione e la genuinità, propria di altri tempi, alla plasticità effimera del consumismo moderno


IN QUESTO NUMERO

Attualità

• Area Vasta (ultima parte)

Web

• ADSL e telefonia Flat

pag. 4 pag. 7

Carovigno

• I politici. Così e vicini e così lontani • Perle Nascoste

Latiano

• Divieto di discarica • Una lotta contro il tempo • La denuncia viaggia su internet

San Michele Salentino

• Posto fisso? C'è tempo

pag. 10 pag. 11 pag. 13 pag. 14 pag. 16 pag. 17

San Vito dei Normanni

• Puglia Cablaggi. Vertenza continua

Viaggi

• Sull'isola del sorriso

pag. 18 pag. 20

Rubrica

• Puddicastri e pranzo pasquale

pag. 23

• Africa, AIDS e condom • Legalità, sicurezza e territorio • Restinco. Senza appello

pag. 24 pag. 26 pag. 27

Riflessioni

L'esperto risponde

• Un'opportunità per riflettere

Tendenze

• Milano è fiera del suo Salone

Cultura

• La via della guarigione • 21 Marzo. In versi di-versi • Piccoli lettori fioriscono

Cinema

• Ponyo: tra mare e terra

Teatro

• Una risata al giorno • Sarà un successo!

Moda

• L'uomo in tendenza

Sport

• Vita da portiere • Una vita da sogno - Teakwondo • Nel mondo di Georgina

pag. 28 pag. 31 pag. 32 pag. 34 pag. 36 pag. 38 pag. 40 pag. 41 pag. 42 pag. 43 pag. 44 pag. 45

Riepilogo

La Pasqua... tra ieri e oggi Chiedendo alla gente saggia, quali fossero le differenze sostanziali tra la “Pasqua di un tempo” e quella di oggi, abbiamo scoperto con grande sorpresa che la risposta non è la solita argomentazione sul consumismo e gli sprechi della nuova generazione, ma ben altro… Il cambiamento che più si avverte nell’aria è il modo di vivere la sacralità pasquale. Non dovuto ad un’assenza di fedeli che partecipano alle funzioni religiose, quanto alla scomparsa di alcune di esse e di alcuni “riti domestici” che rendevano grandioso il periodo pasquale nelle famiglie di quei tempi. “Io non posso portare con me la mia nipotina alla Gloria - ci dice un’anziana donna, con tono stizzito - così come faceva mia nonna con me!” Un tempo, infatti, la messa di Pasqua di Resurrezione, si svolgeva alle 11 di mattina, oggi inizia a mezzanotte. Lo stesso vale per il rito dei sepolcri, svolto di mattina in quei tempi. Un’altra usanza religiosa curiosa, che è andata persa, riguarda la processione del Venerdì Santo: a portare in spalla la statua di Gesù dovevano essere rigorosamente quattro macellai del paese. Il motivo per il quale toccasse a loro portare la statua, non è chiarissimo. C’è chi dice che dovessero fare penitenza, poichè trascorrevano tutto l’anno ad uccidere; altri dicono invece testualmente che “I macellai hanno tradito Gesù”. Sui riti domestici caduti in disuso un’altra signora ci dice: “Allora non avevamo nulla di materiale, la spiritualità si sentiva anche in famiglia, non solo in chiesa. Ricordo che pochi giorni prima della Pasqua in tutte le case, le donne si affrettavano a fare le cosiddette pulizie di Pasqua, che seppur stancanti, erano motivo di unione in quanto aiutavamo la mamma e le nonne a pulire. La mattina di Pasqua poi, era una gran gioia. Tutti ci svegliavamo prestissimo entusiasti, perchè avremmo indossato i vestitini nuovi preparati e tenuti da parte per quella speciale giornata…Ricordo ancora che mia madre a mezzogiorno, ai primi rintocchi di campana, andava verso la porta di casa e bussava freneticamente al ritmo dei dindon. Noi eravamo piccolini, e un così semplice gesto, ci riempiva i cuori di gioia”. per le interviste si ringrazia G. Di Viesto

Direttore Editoriale Vito Valente Direttore Responsabile Doriana Santoro Hanno collaborato Claudio Argentieri, Mariagrazia Bagnulo, Emanuele Chiariello, Francesco D’Agnano, Dario Di Viesto, Giuseppe Di Viesto, Patrizio Epifani, Marilena Locorotondo, Michelangelo Nigro, Antonio Passante, Francesca Presto, Angelo Siciliano Concessonaria per la Pubblicità Artemotive via A. Sardelli, 44 San Vito dei Normanni - tel. 0831.986314 Fotografia foto a cura di Giuseppe Di Viesto Grafica e impaginazione Emanuela Verrienti - Artemotive - info@artemotive.it copertina a cura di Giuseppe Di Viesto - si ringrazia la sig.ra Vittoria Melacca per il puddicastro Edito da Sandei Communication Mediamonitor / via V. Azzariti, 19 - 72019 - San Vito dei N.nni BR - tel. 0831 986314 Stampato da: ERREBI Grafiche RIPESI - Via del Lavoro, 23 - 60015 Falconara Marittima - AN Chiuso il 06.04.2009 Sandei srl - Occhio magazine - Registrato presso il tribunale di Brindisi n. 1/09 del 04.02.09

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OCCHIO Attualità

ULTIMA PARTE

AREA VASTA: ultimi tasselli

Con la presentazione dei progetti per i territori di Carovigno e Latiano si programma un

L

’ultimo tassello del mosaico riguarda Latiano e Carovigno. Anche nel loro caso, il repertorio di progettualità relativo ad Area Vasta è particolarmente ricco e stimolante. Sul numero di febbraio di “Occhio magazine” sono stati illustrati lo spirito e gli scopi del piano di Area Vasta Brindisina, lo strumento di Programmazione strategica per l’intero territorio, una sorta di tessuto connettivo che farà (dovrebbe) da propellente per un più omogeneo e coordinato sviluppo della Terra di Brindisi. Economia, cultura, infrastrutture, viabilità, servizi sociali: nel calderone c’è tutto. Sul precedente numero – quello di marzo – di “Occhio magazine” i fari sono stati invece puntati sui criteri richiesti alle proposte progettuali per essere raccolte sotto l’ombrello del Repertorio di progettualità,

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analizzando in modo particolare gli interventi per i territori di San Vito dei Normanni e San Michele Salentino. Ora, per completare il nostro mosaico, tocca a Latiano e Carovigno. Il Repertorio di progettualità, così come qualsiasi altro ap-

Zona industriale, musei, parco e siti archeologici, chiese, stazione ferroviaria e isole ecologiche nei progetti di riqualificazione per Latiano profondimento e documento, può essere scaricato dal sito istituzionale di Area Vasta (www.areavastabrindisina.it).

Chi invece volesse leggere le precedenti puntate della nostra inchiesta, può scaricare “Occhio magazine” in formato pdf dal sito www.occhiomagazine.it.

LATIANO Migliorare le condizioni insediative delle aziende e sviluppare la competitività con il potenziamento del sistema infrastrutturale a servizio del settore produttivo, la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria delle aree già esistenti e degli insediamenti produttivi in ampliamento: su quest’asse di intervento si è inserita pure Latiano. In particolare, saranno acquisiti i reflui industriali rivenienti dall'area Pip, con una gestione ai fini del riutilizzo industriale. Un ulteriore intervento riguarderà invece il “collettamento di tutti i reflui ri-

venienti dalle aziende insediate nell'area produttiva di Latiano ed allaccio ad impianto depurativo di tipo batteriologico e chimico-fisico per recupero di acque reflue”. Cura e attenzione anche per il radicato settore agricolo: “recupero strade rurali e relativi muri a secco, coinvolgimento proprietari dei terreni e incentivazione alla coltivazione e produzione dei prodotti tipici locali”. Ma è il versante culturale e architettonico quello più denso e colmo. Progetti presentati, in larga misura, dal Comune e dalla diocesi di Oria. Si parte dal “recupero immobili di valenza storico culturale” con “restauro conservativo e rifacimento impianti”, e la realizzazione di un Museo delle arti e delle tradizioni-civiltà contadine, di un Museo delle ceramiche, di uno del sottosuolo, e di un ulteriore


Castello Dentice di Frasso - Carovigno

per completare il mosaico

restailing completo e definitivo di immobili e aree di interesse storico e architettonico Museo degli Ambienti di vita. Poi c’è il Parco archeologico di “Muro Tenente”, con relativo completamento e recupero degli scavi archeologici. Saranno poi realizzati degli

Palazzo Imperiali Latiano

itinerari turistici-religiosi, prodigandosi per il recupero di siti storico-religiosi (cripta di S. Angelo, chiese di S. Donato, S. Maria della Selva, della Madonna della Greca, santuario della Madonna di Cotrino). Lavori di completamento e restauro conservativo si concentreranno invece su “Palazzo Imperiali” (copertura in legno lamellare a falde, come un tempo esistente). Altra idea progettuale proposta, è quella di un Parco della musica e delle arti. Ambizioso poi il “Progetto integrato settoriale per la valorizzazione, tutela e fruizione del patrimonio archeologico, culturale, ambientale e rurale dei territori attraversati dal canale Reale”, con “itinerari dal periodo Normanno Svevo-Angioino, alla civiltà rupestre, a quella romana fino alle origini greche” e il

“recupero e valorizzazione siti archeologici delle antiche Rudiae e delle Necropoli”. La

che è stata predisposta, c’è anche Latiano, e in particolare il nodo strategico della stazione

Santuario della Madonna di Cotrino

diocesi di Oria, infine, punta al “consolidamento, restauro e valorizzazione” della chiesa di San Donato. La rete degli itinerari ciclabili dell’Area Vasta rappresenta un’alternativa all’impiego dell’auto per collegare i centri abitati, le borgate rurali, le aree di interesse turistico, favorendo una mobilità sostenibile sul territorio. Nella rete

ferroviaria. Altri progetti concernono il recupero funzionale della rete di fogna bianca (con “rifunzionalizzazione del sistema di drenaggio urbano attraverso la sistemazione e il recupero delle opere esistenti e l'implementazione di un sistema di drenaggio superficiale”); il potenziamento della raccolta differenziata attraverso otto

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OCCHIO Attualità

zione del livello di sicurezza della circolazione lungo i collegamenti viari dei Comuni di Fasano, Ostuni, Carovigno con le loro marine”.

Riqualificazione del litorale Valorizzazione del Castello Dentice di Frasso Recupero di opere lignee e tanto altro per Carovigno

Parco archeologico di Muro Tentente - Latiano

“Isole ecologiche” a scomparsa; un parco fotovoltaico; e infine - assieme a Torre Santa Susanna (capofila), Oria ed Erchie - un impianto di pubblica illuminazione con tecnologia a led.

CAROVIGNO Il territorio della città rientra a pieno titolo nella massiccia dose d’interventi sulla viabilità extraurbana, al punto che nel Repertorio di progettualità d’Area Vasta si parla di “eleva-

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Proprio le molte marine carovignesi saranno al centro di costanti attenzioni: “riqualificazione e progettazione urbana del litorale che va da Pantanagianni a Carisciola”, “riqualificazione del lungomare Specchiolla, con sistemazione della viabilità del lungomare, dei parcheggi, delle attrezzature di interesse pubblico, dell’approdo turistico” accrescendo poi la ricettività turistica del Lido Specchiolla. Dal punto di vista degli insediamenti produttivi, Carovigno si candida per una “progettazione preliminare delle urbanizzazioni primarie e secondarie in variante al vigente Programma di Fabbricazione”. Al Castello Dentice di Frasso, invece, sarà realizzato un sistema museale. Interventi di restauro riguarderanno il chiostro e i locali annessi al Convento del Carmine Maggiore.

L’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni vuol invece restaurare la chiesa del Carmine, Parrocchia di San Pietro, con particolare attenzione al gruppo di opere lignee raffiguranti “I Misteri”, e la chiesa di Sant'Anna (con “recupero paramenti murari, revisione infissi, sostituzione intonaco, ripristino della copertura, consolidamento del campanile, messa a norma dell'impianto elettrico, idrico, audio). Non è stato dimenticato il cuore della città, ovviamente. Il

Comune si candida allora con progetti di “recupero, restauro e riqualificazione urbanistica del centro storico”. Ultimo passo, le infrastrutture idriche e fognarie: “completamento collettamento tronchi fognari nel centro abitato e nelle marine”, “realizzazione di nuovi tronchi per l'adduzione dell'acqua potabile in zone non ancora servite”, “soddisfacimento - chiesto dall’Ato Puglia - dei fabbisogni idricifognari delle marine”.

Scorcio del castello Dentice di Frasso - Carovigno

Chiesa di Sant'Anna Carovigno

Convento del Carmine Maggiore - Carovigno


OCCHIO Web

ANNO 1 N.4 - APRILE 2009

ADSL E TELEFONIA FLAT Quale operatore è più conveniente? Uno sguardo attento alle offerte Adsl e telefonia flat

E

di Emanuele Chiariello

saminando con un mi- ta Tele2 viene recuperato da nimo di attenzione i Vodafone che, come si può osservare nella principali tabella, è l’unica fornitori di cona non praticare nettività Interalcuno sconto net e telefonica, promozionale emerge un dato iniziale. Divipreoccupante: o Offerte Internet dendo per due, hanno fatto cartel- e telefono è come se enlo, o il monopolio tutto flat, di 6 trambe avessedi Telecom Itaoperatori tra i più ro presentato lia non è per nulla conosciuti, per un periodo sparito. Anzi, si è promozionale solo disperso in scoprire che il offerte di «mar- monopolio ancora iniziale di 20 Euro ciascuna, ca» diversa, ma di esiste, eccome. dunque allinesostanza identica. E prendere più ato a Wind/ Tabellina? Poco serenamente una Infostrada e più avanti. Aiute- decisione Telecom Italia. rà a capire meglio Diverse dalla come muoversi. L’offerta di riferimento che si media restano solo Tiscali e prende a base è quella di una Fastweb, e ci sono ovviamenlinea ADSL assolutamente flat, te le ragioni. velocità minima di mercato, Fastweb propone un periodo con servizio telefonico di rete iniziale allettante, ma la quota fissa, con tariffa per chiamate mensile successiva è la più alta urbane e interurbane comple- di tutte. Ma non va dimenticato che Fastweb: tamente flat. Tra i nomi, sono stati scelti i • è oggi il provider che offre più noti. Tutte le offerte, chi connettività tra le più veloci, più chi meno, hanno un pe- con la garanzia della velocità riodo promozionale che dalla presente nel contratto; data di sottoscrizione del con- • è l’unico provider che veicola tratto si prolunga fino all’esta- i propri clienti su una rete prite, per poi riprendere il prezzo vata a tutti gli effetti, il che gli consente di gestirne al meglio di base. Iniziamo da Tele2 che, da ot- velocità, riservatezza e qualità tobre del 2007, è stata acquisi- del servizio telefonico; ta da Vodafone. Questo signi- • è l’unico provider che, dove fica che ciò viene «perso» nella non presenzia in centrale con parte promozionale dell’offer- proprie apparecchiature, ac-

AL GLOSSARIO ADSL : La tecnologia ADSL (acronimo dell'inglese Asymmetric Digital Subscriber Line), appartenente alla famiglia di tecnologie denominata DSL, permette l'accesso ad Internet ad alta velocità WiFi: Wi-Fi, abbreviazione di Wireless Fidelity, è un termine che indica dispositivi che possono collegarsi a reti locali senza fili (WLAN) PROVIDER: Un Internet Service Provider (in sigla ISP), o fornitore d'accesso, o, se è chiaro il contesto informatico, anche semplicemente provider, è una struttura commerciale o un'organizzazione che offre agli utenti (residenziali o imprese) accesso a Internet con i relativi servizi. BANDA: In campo informatico e nelle telecomunicazioni, il termine banda indica la quantità di dati che possono essere trasferiti, attraverso una connessione, in un dato periodo di tempo, in analogia con l'ampiezza di banda in campo fisico.

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OCCHIO Web

quista da Telecom Italia pacchetti di banda per garantire i servizi ai propri clienti. Dunque, il costo di 38 euro al mese (circa 7 euro in più rispetto agli altri) vale bene un servizio di livello qualitativo non certo classificabile come eccellente, ma nettamente più alto della media. Tiscali, viceversa, salvo in Sardegna e in poche altre zone, è molto meno presente nelle centrali, dunque sfrutta spesso le linee di Telecom Italia. Non guarda i parametri di linea con la stessa attenzione di Fastweb, dunque accetta quasi sempre quello che gli viene proposto da Telecom Italia, ma nessun particolare vincolo per quanto riguarda la garanzia di velocità. Il prezzo inferiore che pratica, quindi, è dovuto solo alle migliori condizioni economiche che riesce a

spuntare da Telecom Italia perché acquista pacchetti numericamente molto consistenti. A questo punto il quadro è chiaro. Di fatto, la stragrande maggioranza del traffico ADSL (tranne nelle metropoli dove, in genere, in centrale i gestori tendono ad arrivarci «di persona») viene distribuito all’utenza finale tramite Telecom Italia, che non fa altro che locare le proprie apparecchiature di distribuzione ai provider e vendere loro traffico e banda in funzione di quanto pagano. Dunque, fondamentalmente, il prezzo lo fa Telecom Italia, tenendo presente che gli altri provider, specie se non sono grandi, sono a loro volta connessi ad Internet tramite connessioni ad alta velocità collegate con le dorsali di Telecom Italia. Non esiste, in Italia, una vera e propria rete pubblica di telecomunicazioni, completamente alternativa, che non interessi mai, in nessun punto, almeno qualche segmento fornito da Telecom Italia. Pertanto si potrebbe concludere che, di fatto, il monopolio esiste ancora, vivo e vegeto, in buonissima salute. In salute così buona che produce gli stessi effetti di un

vero e proprio cartello economico, pur non essendoci. Come comportarsi, quindi, da utente finale all’atto della scelta? Si potrebbero prospettare quattro scenari: • si vive in una città dove sono present i centrali telefoniche con appa-

rati di diversi gestori; • si vive in una realtà più piccola, dove è presente una centrale con soli apparati Telecom Italia; • si vive in una realtà molto piccola, dove l’unica ADSL attivabile è quella di Telecom Italia; • si vive in una realtà molto piccola dove nessun gestore è presente, neanche Telecom Italia, con nessun servizio ADSL. Sono queste le realtà più facili a candidarsi all’acquisizione di una Vodafone Station, che come tale promette il servizio anche dove non c’è ADSL. Ma in questo caso occorre pre-

stare particolare attenzione, perché sono in agguato altre trappole. Nel primo caso, può avere senso scegliere un gestore diverso da Telecom Italia solo se si ha la matematica certezza che questo sia presente «in prima persona» nella centrale telefonica presso la quale sarà attestata la propria utenza. Riuscire a sa-

perlo è molto difficile: Eutelia, ad esempio, mette a disposizione un servizio di verifica che sfruttando un numero telefonico «pilota» (es. quello di un vicino) precisa, alla fine dell’operazione, se la centrale di appartenenza è una «Centrale ULL Eutelia». In tal caso, abbonandosi, si è certi che quella centrale, con gli apparati e la relativa dorsale a cui sono connessi, appartiene ad Eutelia e non a Telecom Italia. Quasi nessun altro provider lo fa: per saperlo, o si ha un amico all’interno, o si perlustrano i dintorni della centrale alla ricerca di tombini il cui coperchio reca la scritta dell’operatore.


ANNO 1 N.4 - APRILE 2009

magazine

Nel secondo caso, in realtà, ad essere clienti di altri provider invece di Telecom Italia non c’è assolutamente alcun vantaggio di carattere tecnico: il percorso di distribuzione è esattamente lo stesso, con la differenza che la «strada» da percorrere per «uscire» su Internet è più lunga, perché passa per il provider scelto; per poi, in un modo o nell’altro, riattraversare almeno in parte Telecom Italia. L’unico vantaggio potrebbe essere rappresentato dal fatto che i piccoli provider, in alcuni casi, dispongono di un servizio clienti più «umano», a contatto diretto con l’azienda in carne ed ossa, e non tramite il solito call-center-muro-digomma (un caso del genere è rappresentato da Ehiweb, dove risponde esclusivamente personale interno all’azienda, facente parte dell’organico). Tale scenario consente di non rapportarsi con Telecom Italia in caso di guasto, perché lo fa per contratto il piccolo provider. Fermo restando che, in caso di recalcitranza da parte del gestore dominante a riparare il guasto, il piccolo provider più di tanto non può

alle

comunque fare, oltre a recedere dal contratto e rimborsare il cliente. Nel terzo caso, non si ha scelta e quindi o ci si abbona a Telecom Italia oppure si passa direttamente al quarto caso. Nel quarto ed ultimo caso, a tutti gli effetti si tratta di aggirare l’ostacolo tramite un collegamento a linea mobile. Ma non dimenticate che qualche alternativa inizia ad esserci, specie con provider come Unidata, che ha iniziato a distribuire connettività tramite WiFi. La scelta, a questo punto, spetta al lettore, in funzione dello scenario in cui si trova. Va solo tenuto presente che qualsiasi particolare qualità, di un determinato abbonamento, presso qualunque provider, non trova riscontro proprio perché il mezzo di fondo è sempre il medesimo. Un modo elegante per dire che: la qualità specifica è quasi certamente uno specchietto per le allodole, a meno che non giustificato da differenze di prezzo importanti. Un ultimo avvertimento: qualora il gestore prescelto fosse Vodafone: leggere sempre attentamente le note. I minuti

di Vodafone verso i fissi non sono illimitati. In genere non lo sono per nessun gestore,

c’è sempre un tetto di minuti, anche se non lo precisa quasi mai nessuno.

differenze

Nella tabella a lato le tariffe effettuate dai principali fornitori di linea ADSL. Il prezzo in promozione fa riferimento alle offerte in fase di prima attivazione del servizio. Il prezzo standard è quello fissato per il periodo successivo alla promozione.

Alice Tutto Incluso

Prezzo in promozione € 22,95/ mese

Prezzo standard € 33,95/ mese

Internet e Telefono senza limiti

€ 9,90/ mese

€ 44,80/ mese

Tutto Incluso

€ 19,98/ mese

€ 39,95/ mese

Tiscali

Telefono + ADSL 8 Mega

€ 10,00/ mese

€ 29,90/ mese

Tele 2

Tutto Compreso

€ 0,00/ mese

€ 38,90/ mese

Vodafone

Vodafone Casa

€ 39,00/ mese

€ 39,00/ mese

Provider

Offerta

Telecom Italia Fastweb Wind / Infostrada

tariffe aggiornate a febbraio 2009

Media: € 37,75/ mese

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OCCHIO Carovigno

COSÌ VICINI E COSÌ LONTANI I politici carovignesi approdano sul social network più famoso e popolato del momento

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di Marilena Locorotondo

eanche la politica locale PD Francesco Orlandino ad aver sfugge al fenomeno Fa- vinto falsi timori inaugurando cebook. La “net-vetrina”, una nuova fase del confronto popiù in voga del momento, impaz- litico. Dopo i blog, i canali video za soprattutto tra i rappresentanti su YouTube, le isole virtuali su Second Life, dell’attuale amminila politica itastrazione comunale. liana ha scoDemocrazia diretta, perto il canale più contatto con la di comunicagente, coinvolgimenSi vincono zione Faceboto di tutti nel dibattito le ritrosie ok, una rete politico. Queste le sociale che motivazioni che spine si approda abbraccia tragono anche i politici alle moderne sversalmente carovignesi ad entrare tecnologie tutti gli utenti nella net-carreggiata Una nuova era di internet e creando la propria della politica li ingloba con pagina e cercando di locale e non automatismi coinvolgere e interasolo celati. Il sindagire con i 600 concittadini attivi componenti del popolo di Facebook. Sull’onda vincente di Barack Obama i nostri rappresentanti politici corrono ai ripari con profili e gruppi di sostegno che cominciano ad avere le prime adesioni. Ma, ovviamente, c’è una certa ritrosia ad utilizzare le nuove tecnologie e questo soprattutto da parte di alcune schiere. Un’ostilità, e forse un forte conservatorismo, verso il nuovo modo di comunicare serpeggia ancora e impedisce, soprattutto agli esponenti carovignesi del PD, di accedere al mondo Facebook. Sono infatti il sindaco Vittorio Zizza (PDL), con ben due profili; il consigliere Angelo Lanzilotti, con un profilo e nelle ultime settimane il consigliere-opposizione

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co Vittorio Zizza gestiva, già da oltre un anno, un blog http://www.vittoriozizza.net/ con video, foto e segnalazione eventi. Attualmente nel suo profilo personale ha 107 amici/fan con i quali interagisce quasi quotidianamente. Anche il consigliere Angelo Lanzilotti ha una pagina personale e ben 82 amici ai quali comunica confidenze personali o notizie di pubblica utilità, come gli avvisi dei consigli comunali. Legati al suo profilo una serie di gruppi tra cui “VOTA LANZILLOTTI!”, con 106 membri che sosterrebbero la sua possibile candidatura ad assessore provinciale. Tra gli esponenti dell’Opposizione invece c’è solo Francesco

Orlandino che in pochi giorni ha raggiunto 56 amici-fan cercando di utilizzare al meglio il social network-vetrina. Allargandoci all’Italia intera la lista dei politici con un profilo su Facebook è destinata sicuramente ad allungarsi. In molti casi non è facile capire se la pagina Facebook sia ufficiale oppure sia nata dall’iniziativa spontanea di simpatizzanti o detrattori. Tuttavia sono ancora i giovani ad essere i più attivi facebookers, capaci di portare avanti delle vere e proprie battaglie ideologiche: organizzando eventi, pubblicando video, foto e link-dibattito. Gruppi contro il nucleare, gruppi politici, gruppi di svago o sostenitori di attori, cantanti, personaggi pubblici, gruppi ironici e di denigrazione politica. Il dato certo è che molta della politica comincia a riconoscere le possibilità offerte dal medium internet, diventando sempre più attiva e coinvolgente. La potenza immediata del social network facebook è politicamente vincente e anche gli esponenti locali lentamente si accostano al medium, i timori esasperati si stanno attenuando, ma si deve raggiungere una posizione di par condicio soprattutto tra destra e sinistra, per informare, dibattere, cogliere l’attenzione dei giovani, creando una comunicazione più democratica.

Vittorio Zizza

Angelo Lanzillotti

Francesco Orlandino


ANNO 1 N.4 - APRILE 2009

magazine

PERLE NASCOSTE

Giovani idee per una Puglia migliore. Tre i vincitori del concorso regionale Principi Attivi

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iuditta Lanzilotti, Merilù alla trasparenza e cittadinanza atBarbaro e Pierluigi Zurlo, tiva della Regione Puglia. Questo sono questi i nomi dei tre bando regionale aveva come finaragazzi di Carovigno che l’estate lità quella di investire nei giovani, dai 18 ai 32 anni, scorsa hanno voe concedere loro luto mettersi alla un finanziamento prova partecipando pari a 25.000,00 al progetto regionaeuro da spendere le Principi Attivi: Merilù Barbaro, entro l’arco di un giovani idee per Pierluigi Zurlo anno nel progetuna Puglia mi- e Giuditta to presentato e gliore. Hanno vinto Lanzillotti al approvato dalla il contributo offerto servizio delle Regione. “Tutto è nell’ambito del più nato per caso. vasto programma bellezze, non Abbiamo sentito di Bollenti Spi- più celate, parlare di questo riti, promosso del territorio bando regionale dall’Assessorato carovignese

che ci ha entusiasmato, così ci siamo messi a lavoro perché volevamo dare un contributo alla crescita culturale del nostro paese”. Questo il commento dell’ingegnere informatico ventisettenne Pierluigi Zurlo, responsabile della progettazione del sistema web-based e curatore del sito dell’associazione. Il core business dell’intervento progettuale proposto dai ragazzi è la creazione di un turismo

culturale, che parte da una nuova gestione del Castello Dentice di Frasso (opera tardo-medioevale), di proprietà della Provincia di Brindisi e gestito dal Comune di Carovigno con scarsità di risorse umane e finanziarie. Nasce così il piano di lavoro “Dal Castello si parte per il mondo. Progetto di promozione e fruizione integrata del patrimonio artistico e ambientale di Carovigno in relazione

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OCCHIO Carovigno

all’incoming internazionale” presentato dall’associazione turistico-culturale Kairòs e Krònos, ovvero il cambiamento in tempo. “Il fine ultimo del nostro progetto è quello di aumentare i flussi turistici tramite la destagionalizzazione e l’internazionalizzazione del turismo. Si partirà dal Castello per la creazione di una rete di beni artistici - architettonici in loco. Rete che si diramerà nel centro storico e nelle chiese circostanti, incluso il Santuario di Belvedere, fino alla costa del territorio carovignese, ricca di torri di avvistamento e di resti della civiltà messapica, greca e romana”. L’esperta di comunicazione pubblica, Merilù Barbaro, spiega gli intenti progettuali nell’ottica di Carovigno come prodotto-risorsa. In particolare è proposta la gestione del Castello con offerta di un servizio permanente di visite guidate in italiano e inglese sull’intero territorio carovignese; l’organizzazione, e gestione di un ufficio stampa interno all’associazione che possa mettere in atto azioni di promozione ad ampio raggio; la creazione di una piattaforma web interattiva composta da sezione informativo/divulgativa, gestione prenotazioni, guestbook e sezione partners; la realizzazione di un bookshop dove poter consultare o comprare testi, mappe, guide e souvenir della città; l’organizzazione di eventi, di partnerships con enti pubblici e privati, di gemellaggio tra Carovigno e Hradec Kralove, città della Repubblica Ceca. “Vogliamo migliorare il nostro territorio e abbiamo bisogno del sostegno di una cittadinanza attiva per dare voce alle risorse inespresse di Carovigno. Queste risorse abbia-

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mo voluto definirle Perle Nascoste, perché è cosi che ci appaiono, piccoli e grandi tesori in attesa di essere svelati”. Giuditta Lanzilotti, esperta nel settore architettonicoartistico spiega la voglia di realizzare nell’arco di un anno attività di ricerca, eventi, conferenze, visite guidate, concerti, laboratori e tutto quanto necessario a far rivivere il Castello Dentice di Frasso e l’intero paese. Solo con la collaborazione di tutti i cittadini carovignesi, concretizzando un turismo e una cultura sostenibili, si può rendere Carovigno una “terra d’amare” e non solo da mare. M.L.

Analisi del contesto settoriale e territoriale di riferimento. Qualche dato… Stando ai dati registrati dall’Azienda di Promozione Turistica di Brindisi (APT), relativi alla provincia brindisina, si nota che nel triennio 2005-2007 si è avuto un incremento costante degli arrivi e delle presenze turistiche: dalle 209.015 presenze del 2005 alle 251.343 presenze del 2007. Questo dimostra che la provincia di Brindisi è meta di un più ampio flusso turistico, salvo le congiunture economiche sfavorevoli e la relativa crisi del settore manifestatasi. Ma d’altra parte non significa che esista una pianificazione strategica e differenziata dell’offerta turistica. Si tratta, infatti, di un turismo prevalentemente balneare e perlopiù mordi e fuggi, che non è in grado di apportare ricchezza e sviluppo considerevoli e duraturi nel tempo. Per esempio il turismo culturale, storico e artistico, il core business dell’idea progettuale, non incide in modo determinante sul settore turistico. Questo accade soprattutto nel Mezzogiorno, e specie in città quali Carovigno, dove i soggiorni di durata non superiore a una settimana si concentrano in estate con flussi ridotti o inesistenti nei restanti periodi dell’anno. A Carovigno il contesto settoriale risulta in espansione riguardo all’aumentata presenza di strutture ricettive e alberghiere, ma il settore risente della mancanza di operatori turistici che si occupino della rivalutazione e promozione del territorio. In particolare, riflettendo sul contesto territoriale carovignese si nota come città simili siano delle vere e proprie Perle nascoste, ricche di risorse preziose, ma poco valorizzate dalla quasi inesistente offerta turistico-culturale e dal carente intervento pubblico, mete di vacanza scelte per il mare e le risorse naturali, che da sole rappresentano il 35% delle motivazioni. Occorre, dunque, creare nuove motivazioni, valorizzando tradizioni, gastronomia, cultura, pertanto invertire la rotta verso l’offerta integrata di servizi, pacchetti turistici differenziati, che connettano i punti di forza del territorio senza tralasciare alcun dettaglio al caso. Ormai sempre più inglesi e cittadini dell’Est europeo vengono nel Sud Italia, spinti dal desiderio di conoscere la cultura del luogo, incontrare nuove storie, ambienti dove rilassarsi e imparare al tempo stesso. Per le finalità e le modalità proposte, il progetto in questione risulta strettamente adeguato alla realtà territoriale, in quanto esso andrebbe a utilizzare l’attuale gap per creare potenzialità. L’adeguatezza del progetto al contesto territoriale sta nel voler colmare il vuoto attuale del settore, trasformando le risorse potenziali in risorse attuali e concrete, operando nell’ottica di un turismo culturale altamente sostenibile, che non stravolga o intacchi il territorio, ma al contrario che gli dia voce ed espressione.

AL LINK

http://kairosekronos.it


OCCHIO Latiano

ANNO 1 N.4 - APRILE 2009

DIVIETO DI DISCARICA Cartello esistente, ma norma violata nell'immediata perifiera di Latiano

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di Claudio Argentieri

videntemente per affrontare pneumatici di auto e addirittura di il discorso rifiuti non è suffi- mezzi pesanti, oltre a materiale di ciente ideare un “concorso risulta. a premi”. A Latiano, infatti, così Qualcuno dirà subito che magari è una situazione, pur come peraltro punspiacevole, che si tualmente riportato sarà venuta a creanello scorso numere da qualche giorro di Occhio Magano, al massimo da zine è stato lanciato qualche settimana. un concorso a pre- Amianto in E invece la piccola mi con cui vengono, grande quantità ma ben fornita diappunto, premiati Pneumatici scarica, così come quei cittadini che Materiali documentato dalle conferiscono setti- di risulta e foto, giace in quelmanalmente carta, indifferenza lo stato da almeno plastica e vetro ai generale una decina di mesi, punti di raccolta. quasi a farsi gioco L’iniziativa è assai lodevole, anche perché prepara al di quel cartello che recita divieto di passaggio epocale con cui tra qual- discarica. che settimana (e precisamente dal prossimo 1 maggio) verranno rimossi tutti i cassonetti dell’immondizia dal centro abitato e verrà attivata la raccolta porta a porta, mediante la preventiva distribuzione gratuita di contenitori in plastica in cui suddividere la spazzatura. Bene, anzi male, poiché bisogna ben capire dove verranno condotti tutti quei cassonetti. Forse nelle contrade latianesi? Facendo un breve giro nelle campagne più vicine al centro abitato latianese, ci si imbatte subito in una situazione già critica. A soli 600 metri dal centro abitato, siamo in contrada Errico lungo la “via vecchia Mesagne”, troviamo una sorta di discarica a cielo aperto in cui fa bella mostra un quantitativo ragguardevole di amianto, nonché alcuni

Ciò che più fa specie è che quella strada di campagna viene percorsa giornalmente da centinaia di automobilisti (vi si accede infatti alla Strada Statale 7 Brindisi-Taranto), da tanti podisti e ciclisti amatoriali che da sempre apprezzano praticare quel percorso, ed anche da più di qualche amministratore comunale che magari da quelle parti risiede. Si tratta chiaramente di uno solo di quei siti che giacciono in totale abbandono nelle immediate vicinanze del paese, e che di certo non offrono uno spettacolo edificante per la cittadina; contrade che Occhio Magazine si ripromette di visitare e documentare con foto, al fine di rendere una informazione quanto più veritiera possibile. La domanda

che in definitiva ci poniamo è: cosa accadrà nel momento in cui verranno rimossi tutti i cassonetti dal centro abitato?

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OCCHIO Latiano

UNA LOTTA CONTRO IL TEMPO La chiesa di San Donato a rischio crollo. Andrebbe perso il suo patrimonio di arte e cultura

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uogo di culto molto noto, che attirava fedeli provenienti da tutto il Nord-Salento, l’antica chiesa di San Donato giace tristemente abbandonata tra gli alberi d’ulivo. Si tratta di una chiesa che sorge a qualche chilometro dal centro abitato di Latiano, in contrada “Cutura”, al confine con i territori di San Vito dei Normanni e San Michele Salentino, situata tra le masserie San Giacomo e Marangiosa. La chiesa di San Donato risale al

Si spera nei progetti presentati dalla diocesi di Oria nell'ambito di Area Vasta per il suo recupero al fine di renderla parte di itinerari turistico-religiosi

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di Claudio Argentieri Medioevo (gli storici ne indicano la fondazione nel XIII° secolo) ed un tempo era meta di pellegrinaggi da tutto il Nord Salento. Si erge tra gli ulivi rivestita del suo bel manto di antichità, con gli evidenti segni di forte sofferenza impressi nelle parti più vitali del corpo, ma tale da renderla, se possibile, ancor più maestosa e interessante. Spogliata nel corso dei decenni dei suoi abiti più intimi, la chiesa di San Donato riesce ancora, pur nella sua nudità,

a trasmettere una tale forza di religioso rispetto che forse non ha avuto durante tutti i secoli della sua lunga esistenza. L’immobile, che versa in stato di totale abbandono e rischia ormai il crollo completo, è oggi di proprietà della Diocesi di Oria, Parrocchia Santa Maria della Neve, ovvero la Chiesa Madre di Latiano. La muratura è a blocchi irregolari di pietra e la volta a botte. All’interno della chiesa vi è un’unica navata a pianta rettango-

lare ed un altare centrale situato sotto un arco, dove si nota ancora un affresco raffigurante San Donato. Dietro l’abside è situata la sacrestia. Mentre al piano superiore vi era l’abitazione del parroco, ormai diroccata. Oggi i segni del tempo sono ben visibili, anche a seguito delle infiltrazioni delle acque meteoriche miscelate alla rugine delle putrelle (inserite agli inizi del Novecento come rimedio al cedimento della copertura a botte), che danno


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una lettura d’insieme ancor più suggestiva. Al suo interno spicca dunque l’affresco raffigurante il Santo cui la chiesa venne dedicata, ma anche una tela del ragno rappresentata sulla parete absidale. La chiesa di San Donato, dunque, oltre ad essere un complesso interessante dal punto di vista architettonico, si rivela essere stata protagonista del fenomeno del tarantismo, che ha contraddistinto questa zona dell’antico Regno di Napoli nel tardo Settecento, “quella terra - come ebbe a definire lo storico Ernesto de Martino - stretta tra lo Stato Pontificio ed il mare, tra l’acqua benedetta e l’acqua salata”, dove il rituale pagano si mescolava ai riti sacri. La chiesa di San Donato, dunque, come centro di una religione popolare, luogo in cui venivano condotti i cosiddetti invasati. L’edificio di culto faceva parte del Casale omonimo, che per calamità non meglio specificate, così come riportato da studiosi di storia locale, venne abbandonato dai propri abitanti. Le nu-

merose abitazioni sparse nella zona caddero in rovina, lasciando il posto alla coltivazione degli ulivi e della vite. Fonti storiche riferiscono che nella sua Visita Pastorale del 1785 il Vescovo di Oria, Monsignor Calefati, dopo un’accurata ispezione della chiesa, ordinò che venisse “sospesa qualsiasi celebrazione dall’altare maggiore, finchè non sarà pronta la nuova pietra sacrale”, disponendo inoltre che venisse “tolta completamente la fune dalla chiesa in modo tale che l’oblazione dei fedeli sia libera e spontanea”. A distanza dall’altare maggiore, infatti, pendeva una fune che reggeva una statera per pesare gli ammalati ed i bambini, per i quali implorando la guarigione si offriva al Santo, e quindi alla chiesa, una quantità di frumento corrispondente al loro peso. Col sorgere ed il diffondersi del fenomeno del tarantismo, il Casale di San Donato, e con esso la sua chiesa, divennero punto di riferimento per tutti gli invasati (si pensa a fenomeni di epilessia) provenienti dalle zone a

Nord di Brindisi. Al popolo degli invasati si aggiungeva quello dei tarantati, i quali al fine di guarire dagli effetti invasivi del morso della taranta si recavano presso la chiesa di San Donato, invocando protezione e guarigione, probabilmente inscenando frenetiche danze al ritmo musicale della pizzica. È difatti notevole la somiglianza con la chiesa di San Paolo di Giurdignano (Lecce), più noto luogo di pellegrinaggio in cui accanto all’affresco raffigurante il santo si trova dipinto proprio il simbolo della tela del ragno. Anche lì i tarantati si recavano in chiesa a implorare Santu Paulu per ricevere la grazia della guarigione: un misto tra antichi riti pagani e religiosi che facevano di questi luoghi centri di fede popolare. È indubbia la rilevanza storicoculturale della Chiesa di San Donato, derivante anche dalla presenza di quell’affresco raffigurante la tela del ragno: era dunque una chiesa meta di pellegrinaggi e di offerte al Santo protettore da parte degli afflitti da infermità mentali, da epilessia e dal morso della taranta. Pensiamo alla vita intensa che questo sito storico ha vissuto nel corso dei secoli, quelle pareti potrebbero raccontarci tante storie, tradizioni ed eventi a noi sconosciuti. È una storia tutta da scoprire, un sito di rilevanza storico-culturale che fa parte della nostra storia locale. Dovremmo forse sperare che il recupero di tali beni avvenga in modo definitivo e tempestivo, ridandogli valore ed elevandoli a marchio di una terra e di una cultura.


OCCHIO Latiano

La denuncia viaggia su internet Con una telecamera alla mano ed un video caricato su You Tube il gioco è fatto

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a denuncia viaggia sul web. È in questo modo che sempre più cittadini latianesi intendono far conoscere al mondo intero il proprio paese, evidenziandone in particolar modo le carenze, i disagi incontrati nella vita di tutti i giorni e le condizioni in cui versano alcune zone della loro città. Internet si rivela sempre più uno strumento efficace per ogni mansione, strumento di svago, di studio o di lavoro, ma anche strumento di denuncia, quando utilizzato da semplici cittadini per evidenziare, con foto e video, i problemi della città in cui vivono e lavorano. In particolare sul noto sito YouTube, un contenitore online di video girati da videoamatori ma non solo, digitando la parola Latiano compaiono diverse centinaia di video: dal matrimonio dell’amico allo scherzo nei giardini pubblici, dai video girati nella palestra a quelli che riprendono le campagne del circondario, dal comizio politico in Piazza Umberto I ad una battaglia di palle di neve; ma ci sono anche alcuni video con cui i cittadini intendono fare denuncia, in modo serio e circostanziato. Così vi troviamo un video sulla incuria nella manutenzione delle strade pubbliche, con un cittadino latianese che lamenta e denuncia la propria esperienza seguita al danneggiamento della propria autovettura, incap-

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di Claudio Argentieri pata in una buca di dimensioni ragguardevoli presente su Viale Aldo Moro, un’arteria fondamentale nella viabilità cittadina. Dal momento del danneggiamento dell’automobile, il cittadino ricostruisce minuziosamente tutte le

giocare la squadra di pallavolo, presso una palestra scolastica (si attende infatti a Latiano la costruzione di un vero Palazzetto dello Sport) non propriamente adeguata. Inoltre un gruppo di studenti

vicissitudini riscontrate. Ancora, ci sono dei giovani che documentano (e commentano) le condizioni in cui è costretta a

documenta il degrado in cui è sprofondata la stazione ferroviaria, con tanto di servizio mandato in onda a suo tempo dal Tg3 su Buongiorno Regione, e contenente anche un’intervista all’assessore comunale. Ma non basta, infatti un altro giovane videoamatore documenta, telecamera alla mano, lo stato di

abbandono in cui versa un immobile comunale in zona 167, da diversi anni – ormai troppi – abbandonato al proprio destino. Insomma i cittadini documentano e mettono in rete (consentendone così la visione in tutto il mondo) immagini del loro paese. Si tratta di una forma di denuncia che amministratori e politici dovrebbero tenere in grande considerazione. È anche questo un segno dei tempi che cambiano: i cittadini non rimangono più a guardare e, armati di telecamere, cercano di dare il proprio contributo evidenziando ciò che non va. Di sicuro non si tratta di una bella pubblicità per Latiano, ma evidentemente sempre più cittadini non trovano altri modi per denunciare queste disfunzioni.


OCCHIO San Michele Salentino

POSTO FISSO? C'È TEMPO

Tutto fermo per il concorso a San Michele. Manca la nomina del Segretario generale

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di Francesca Presto

n questo periodo di grave recessione e di crisi economica, per i giovani è molto importante avvicinarsi al mondo del lavoro; il modo più facile, vale a dire quello che dà speranze e certezze, è quello dei concorsi. Analizzando le regole sul reclutamento del personale troviamo importanti novità, che riguardano i criteri per la formazione delle graduatorie nei concorsi. Prima fra tutte: la validità delle graduatorie passa da tre a quattro anni, si stabilisce inoltre che costituisce un titolo preferenziale la residenza nelle regioni nelle quali vengono banditi i concorsi, per un principio di territorialità. Infine, è previsto che nella formazione delle graduatorie non si deve tenere conto del punteggio del titolo di Numero 2 posti studio. di istruttore Il meccanismo è sempre lo stesso: repe- amministrativo rire dei bandi è semplice, infatti, si posso- categoria C - a no consultare le Gazzette Ufficiali, i magtempo pieno e giori quotidiani, i Bollettini Ufficiali delle indeterminato Regioni e i Siti Internet autorizzati. Una Si accende la volta trovato il testo del bando, si può partecipare inserendo i propri dati, i propri speranza studi e varie indicazioni circa il proprio curriculum vitae. Inviare questa documentazione quasi sempre con una raccomandata con ricevuta di ritorno ed il gioco è fatto. In realtà, per quanto riguarda un concorso indetto dal Comune di San Michele Salentino, in data 16 aprile 2008, non è stato così facile dato che, da quella data ad oggi, ancora non si è in grado di sapere nulla su come, quando e dove si terranno le prove. Ma sopratutto se questo concorso è ancora valido. Dopo alcuni dubbi circa la situazione delle domande,

abbiamo provato a contattare il Responsabile del settore Affari Generali del Comune, ma con nostra grande sorpresa a San Michele Salentino non è stato ancora nominato un sostituto del precedente Segretario. Ora, quanto tempo bisogna aspettare prima che ci arrivi una qualche comunicazione sul da farsi e sopratutto chi si occuperà del futuro dei numerosi canditati a questo concorso? Due posti, a tempo pieno ed indeterminato, sarebbero l'ambizione di molti, ma ci chiediamo se proprio in questo momento così delicato, dal punto di vista economico, sia giusto far passare così tanto tempo per dare delle risposte.


OCCHIO San Vito dei Normanni

VERTENZA CONTINUA

Puglia Cablaggi. Incontri e concertazione, si mobilita il territorio per salvare il salvabile

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di Francesco D'Agnano

oteva essere, finalmente, con la massima trasparenza e, anuna giornata estiva come che in questo triste frangente, non quella che, meterologica- potevamo cambiare la logica dei nostri rapporti. La mente, ci ha accolto richiesta, dell’assesa Brindisi e invece sore, di aggiornare ancora una fumata l’incontro al 23 nera dopo l’inconaprile rappresenta tro voluto dall’asper noi, Cobo, un sessore provinciale Una Pasqua ulteriore elemento Concetta Somma all'insegna e dalla FIM CISL dell'attesa e della di difficoltà organizzativa ma non BRINDISI. I ragaz- speranza per i è questo che ci deve zi della Cablaggi lavoratori della fermare nel nostro Puglia vivranno la puglia cablaggi proposito di chiuPasqua di ResurNuovo incontro dere la vertenza: rezione all’insegna in Provincia anche se questa dell’attesa e della il 23 aprile parola non rapsperanza, così come vuole la tradizione e la liturgia cristiana. L’incontro, per volere dell’assessorato alle Politiche del lavoro, è stato rimandato al 23 Aprile.“Abbiamo bisogno di studiare bene la situazione - ha dichiarato l’assessore Somma - il 23 aprile, in collaborazione con le parti, speriamo di poter dare delle risposte”. Abbiamo raccolto invece, all’uscita del summit, le dichiarazioni del dott. Manino, responsabile del personale per la COBO, e del Segretario Territoriale, della FIM CISL BRINDISI, Nunzio Semeraro. “Abbiamo partecipato ben volentieri a questo incontro richiestoci dall’Assessore Somma e dal sindacato perché abbiamo agito sempre nei confronti dei nostri collaboratori, da dieci anni a questa parte,

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presenta al meglio la situazione; in realtà non siamo ad uno scontro muro contro muro e l’assessore e il sindacato ce ne possono dare atto. Confido che il 23 aprile, con molto buonsenso e con uno spirito di approccio sociale al problema, pur nelle difficoltà che ci ritroviamo, si trovi una modalità di “uscita” che faccia meno danni possibili a queste persone che hanno collaborato, per ben dieci anni, con noi. Da fine gennaio abbiamo fatto presente ai lavoratori e al sindacato quali erano i programmi dell’azienda che prevedevano una chiusura delle attività per la fine di marzo; abbiamo rivisto i piani di produ-

zione e per lenire questa situazione, che non è solo locale, abbiamo programmato uno “zero produttivo” che vedrà chiudere l’azienda alla fine di maggio. In questo prolungarsi delle attività e fino al 23 aprile non faremo nessun tipo di azione perché non ci sembra ne opportuno ne corretto nei confronti di questo tavolo di contrattazione che si è aperto se non quelle già programmate da tempo: attraverso strumenti tecnici ordinari contrattuali procederemo al calo di ore lavorative e definiremo le prime uscite alla fine di aprile per concludere, con le ultime, a fine maggio. Le quattro unità, che continueranno il rapporto di lavoro


ANNO 1 N.4 - APRILE 2009

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nella sede di Pescara, inizieranno le attività a giugno. La scelta dei quattro collaboratori è stata fatta seguendo due necessità; Pescara è un polo di produzione diretta e quindi la scelta è stata fatta tra chi aveva competenze di tagliatore-cablatore. Non abbiamo, inoltre, trascurato l’attenzione alla problematiche personali e familiari non tralasciando però i criteri organizzativi e produttivi dell’azienda che rappresento. Vorrei, inoltre, sottolineare che i quattro collaboratori, che proseguiranno il rapporto di lavoro a Pescara, avranno un contratto a tempo indeterminato e che l’azienda si farà carico degli oneri del vivere fuori sede”. Dott. Manini “Oggi, 2 aprile, siamo al Mercato del Lavoro e abbiamo incontrato l’assessore Concetta Somma e il prefetto di Brindisi rappresentato, per l’occasione, dal dott. La Stella. Avevamo avanzato, nei giorni scorsi, una richiesta di incontro e finalmente oggi, qui a Brindisi, si parla delle problematiche dei dipendenti della Puglia Cablaggi di San Vito dei Normanni. Dopo le mie dichiarazioni, in cui ho esposto la situazione attuale dei quindici dipendenti, è intervenuto il dott. Mannini, rappresentante della COBO S.P.A., ad integrare e ad argomentare le ragioni della Puglia Cablaggi. Prendeva la parola, quindi, l’assessore Somma ponendo delle domande mirate a capire quali erano le effettive volontà dell’azienda. Dalla discussione si è dedotto che la “Società” ha già cominciato il trasferimento della macchine e della produzione; in maniera provocatoria, quindi, abbiamo chiesto se i trasferimenti erano verso la Romani e

in modo scherzoso( e col sorriso) ci hanno risposto che “li c’è anche gente che lavora”. La riunione è stata rimandata al 23 aprile con l’impegno di trovare qualche soluzione alternativa a quelle che sono state, fin ora, le strade intraprese. L’azienda, dopo aver fatto un esercizio di dialettica, ha dato ragione a quello che noi chiedevamo: salvaguardare i dipendenti. Noi insistiamo sul fatto che ci troviamo nel territorio brindisino dove la situazione occupazionale vive una fase, da anni, difficile: perdere, definitivamente, queste unità lavorative è un lusso che non ci possiamo permettere. Sono preoccupato per questi ragazzi che perdono il posto di lavoro e le leggi vigenti non mi permettono di poter richiedere qualcosa di diverso; anche la “nuova cassa integrazione” non chiarisce perfettamente tutte le modalità e, pertanto, con i dipendenti abbiamo convenuto che è meglio continuare a perorare l’idea di ricevere il trattamento di collocazione in mobilità con la 223: questa è la nostra richiesta. Per 10 anni, questi ragazzi, hanno avuto un atteggiamento responsabile nei confronti del loro datore di lavoro facendosi carico anche delle difficoltà dell’azienda ed oggi, davanti al loro problema, riscontrano indifferenza da parte della Cobo. Le nostre richieste non vengono a caso perché sappiamo bene che la Puglia Cablaggi non chiude, licenzia. Spero che l’azienda riesca a capire questa “sottile” riflessionerichiesta. Spero, inoltre, che le promesse fatte ai ragazzi che continueranno il rapporto di lavoro, ma in altra sede (Chieti), vengano rispettate; nello

specifico, cioè, che anche per chi, nella Puglia Cablaggi di San Vito, aveva un contratto a tempo determinato nella nuova collocazione gli venga riconosciuto un contratto a tempo indeterminato”. Nunzio SEMERARO (Segretario Territoriale - FIM CISL BRINDISI) Vi riportiamo, inoltre, le dichiarazioni del Sindaco di San Vito dei Normanni Avv. Antonio Michele Trizza.

Il sindaco È evidente che l’Amministrazione comunale segue con apprensione l'evolversi della crisi che attanaglia le nostre realtà imprenditoriali, coinvolgendo tanti lavoratori. Ho personalemente ascoltato le loro ansie e le loro preoccupazioni, determinate da un futuro che vedono sempre più incerto e difficile. È particolarmente delicata la situazione di quelle aziende che, per il settore di attività, hanno fino ad oggi rappresentato un punto di riferimento per il territorio. Tra queste vi è certamente Puglia Cablaggi, su cui si riponevano giustamente grandi speranze di crescita, con conseguenti importanti sbocchi occupazionali per i giovani sanvitesi. Seguo con molta partecipazione le serrate trattative in corso tra le parti. Spero che, superata la fase conflittuale, scaturiscano soluzioni che vengano anche incontro alle giuste aspettative dei dipendenti così che la ripresa generale, che tutti auguriamo sia all'orizzonte, trovi questa realtà pronta a tornare ai livelli di eccellenza che le competono.

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OCCHIO Viaggi

SULL'ISOLA DEL SORRISO Cronaca di un viaggio rilassante, immersi nella fitta vegetazione dell'isola Mauritius

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di Marigrazia Bagnulo

ell’Oceano Indiano, tra tiamo sul letto della nostra camera l’equatore e il Tropico del che si affaccia su una piccola spiagCapricorno c’è un’isola ri- gia, calmissima, con vista sull’isola nomata per la sua ospitalità: è Mau- Coin de Mire: i nostri primi tre giorni a Mauritius li passiamo lì, ritius, l’isola del sorriso. Ci imbarchiamo su un volo diretto spaparanzati a goderci il sole, ma della compagnia di bandiera mau- accarezzati da un costante venticelriziana, sul quale le gentilissime lo che non faceva percepire il caldo scottante. hostess indossano una divisa Facciamo particolarmente orientale. giri in barUna volta a terra, nel moderca e un po’ no aeroporto di Plaisance, nel di snorkesud-est del paese, le formalità ling. Nel doganali sono molto veloci. Un'avventura di frattempo Il rappresentante della Ho- sensi e spirito organiztelplan ci accoglie con una tra l'equatore ziamo le collana di fiori e ci indica il e il tropico del escursioni mezzo che ci accompagnerà capricorno per i giorni al nostro hotel. successiRimaniamo un po’ titubanti per l’aspetto del piccolo pulmino, vi aiutati dai gentilissimi ragazzi stracarico di valigie sul tetto: con dell’hotel. molta diffidenza mollo la mia all’au- Durante questi giorni abbiamo modo di conoscere la varietà della tista. Abbiamo prenotato al Le Canno- cucina mauritiana dove troviamo nier, hotel immerso in un secolare piatti della cucina creola, francese parco sulla costa nord-ovest, e per e cinese. Meritano una nota di apraggiungere la nostra meta c’è prezzamento le salse che accomancora un’ora di tragitto che dob- pagnano questi piatti: la raugaille biamo purtroppo trascorrere sul (molto speziata), la vindaye (a base famigerato pulmino: il tragitto però di senape) e il curry a base di pesce non pesa, un po’ perchè abbiamo lo o carne. Assaggiamo la buonissima sguardo sempre fuori dal finestrino, birra mauritiana, l'alood (bevanda presi a osservare un susseguirsi di ottenuta con semi di alooda e scivegetazione, moderne costruzioni roppo di rosa), il rum di produzioe baraccopoli; ed un po’ perché è il ne locale (molto leggero), il coulé primo paese con la guida a sinistra (caffè filtrato insieme alla vaniglia) che visitiamo e guardare le auto e il caffè creolo (servito flambé con che ci vengono incontro ci fa quasi scorze di agrumi e rum). Affittiamo quindi una macchina paura. Arriviamo al nostro hotel e, dopo il con autista per quattro giorni: prisolito cocktail di benvenuto, ci but- ma tappa nella capitale Port Luis.


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magazine

Dopo aver fatto i turisti in un paio di musei, tra cui quello di storia naturale, ci inoltriamo nel coloratissimo mercatino dove veniamo avvolti da un odore di spezie misto a vaniglia. La gente è cordialissima e simpatica, nessuno insiste per farti acquistare, ma trovi di tutto, dal cibo all’artigianato. È qui che ci rendiamo conto delle diverse etnie e culture che convivono sull’isola: Indiani, Cinesi, ecc… Facciamo una sosta al Caudan Waterfront, bellissimo centro commerciale, e poi un giro sulla parte alta della città dalla quale possiamo avere una vista panoramica e ammirare il Champ de Mars, il secondo ippodromo più antico del mondo. Il paragone di Port Luis con una città europea è inevitabile: cattedrali, grattacieli, fabbriche, edifici (anche fatiscenti), traffico su due e quattro ruote, ecc…

Per la nostra seconda uscita ci facciamo portare a Curepipe, carinissima cittadina nell’entroterra, piena di negozi, dove facciamo un giro dedicato allo shopping. Risaliamo in macchina alla volta del vulcano spento Trou-aux-cerfs, poco fuori città. Il cratere del vulcano è ricoperto da una fittissima e rigogliosa vegetazione. Non è proprio entusiasmante come lo avevo immaginato, ma la vista che si gode da lassù è bellissima: lo sguardo si perde sulla città che arriva sino ai piedi di alcune montagne, chiamate “trois mamelles” per la loro forma. Per terminare il nostro giro, un’altra sosta di shopping a Floreal, dove ci sono molti negozietti che vendono roba griffata prodotta nelle numerose fabbriche tessili della zona. Il giorno dopo ci imponiamo di evitare i posti per lo shopping, così ci facciamo portare a Grand Bassin

AL LINK

www.mauritius-turismo.com

Ufficio del Turismo delle Isole Mauritius: guida con foto su come arrivare e dove soggiornare, informazioni su cultura e storia, hotel, trasporti e tanto altro.

viaggi.globopix.net/video/isole-mauritius.php Video sulle Isole Mauritius selezionati dalla redazione di Globopix

www.isolenelmondo.com/mauritius.html Mauritius - L'isola dei colori.

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OCCHIO Viaggi

dove possiamo ammirare l’imponente statua di Shiva e il tempio indu’ dove vediamo moltissime donne, nei loro abiti tradizionali, che depongono offerte. Proseguiamo sulla strada attraversando una riserva e arriviamo ad un punto strategico dal quale possiamo ammirare le Gorge de la Rivière Noir: uno scenario meraviglioso di vegetazione e gole con cascate. Andiamo verso Chamarel, famosa per le coltivazioni di caffè e di ananas, dove vediamo, attraverso una recinzione, le terre vulcaniche cariche di ossidi minerali dai molteplici colori, dette appunto Le Terre dei Sette Colori. Riprendiamo il nostro tour e ci dirigiamo verso la costa e ad un tratto il nostro sguardo viene attirato da un promontorio, quasi una vera e propria montagna alta più di 500 metri. L’autista ci dice che si tratta della penisola di Le Morne, una enorme roccia basaltica che chiude la Baie du Cap, baia famosa per le sue lunghissime spiaggie bianche scelte per l’insediamento dei resort più lussuosi. Cominciamo a risalire verso nord: piccola sosta alla spiaggia di Flic en Flac con la sua sabbia immacolata circondata da palme di cocco e rientriamo in albergo. Il giorno dopo partiamo come sempre di buon’ora: oggi insieme al solito autista c’è una guida che ci accompagnerà nei Giardini Botanici di Pamplemousse e a visitare una vecchia fabbrica di zucchero. Scopriremo strada facendo che la guida è indiana, ma parla un perfetto italiano perché ha vissuto diversi anni in Italia, a Bari in particolare, perciò abbiamo il tempo di “sparlare” degli usi e costumi baresi e farci due risate durante il tragitto.

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I Giardini Pamplemousse sono una ricca riserva botanica dove possiamo ammirare, descritti minuziosamente dalla nostra guida, diversi tipi di piante, anche rare, tipo la palma “talipot” (famosa per la produzione della più grande infiorescenza ramificata del mondo) che fiorisce ogni sessant’anni e poi muore, i fiori di loto e le ninfee giganti e l’unico esemplare rimasto al mondo di palma Hyophorbe amaricaulis (che è stato “messo in gabbia” per essere protetto). Dopo questo affascinante tour botanico ci dirigiamo alla fabbrica dello zucchero, un vero e proprio museo, dove possiamo conoscere non solo come avviene la produzione di zucchero, ma anche aspetti storici di questa produzione. Per il ritorno in hotel scegliamo una strada più lunga, che ci porta a passare dalla pittoresca cittadina di Cap Malheureux, dove vediamo una deliziosa chiesetta dal tetto rosso, Nòtre Dame Ausiliatrice. Ci fermiamo in un punto strategico dal quale godiamo di una magnifica vista sull’isola Coin de Mire. La stessa sera in hotel, dopo la cena, assistiamo ad uno spettacolo di séga, la musica popolare mauritiana, che ci da l’impressione di essere caraibica sia per le movenze che per i costumi. Il Séga fu inventata dagli schiavi africani che si ritrovavano la sera sulla spiaggia attorno a un fuoco. Questa danza è accompagnata dal ritmo di un tamburo di pelle di capra (ravanne): inizia lentamente e

in sordina e cresce man mano fino a diventare davvero frenetica. Abbiamo ancora sei giorni a disposizione, per cui facciamo una pausa rilassante di quattro giorni in hotel, durante i quali ci dedichiamo agli sport acquatici e ai massaggi nel centro benessere, e decidiamo di uscire solo la sera. Ci indirizzano a Grand Baie, poco distante dall’albergo, definita la Portofino di Mauritius, centro ricco di negozi eleganti e locali alla moda dei quali ne visitiamo alcuni : il Banana Cafè (pieno di italiani) e l’Alchemy Discoteque (come prima). Scopriamo in discoteca che esiste una variante del séga, ballata al ritmo del pop creolo: è il seggae, un mix di séga e reggae, che oltre ad essere un ballo ha una forte valenza sociale per i giovani del luogo. Facciamo un ultimo giro di shopping sul lungomare di Grand Baie.

Per il penultimo giorno a Mauritius ci regaliamo un giro in quad in una bellissima riserva: L’Etoile, un parco ricco di vegetazione e corsi d’acqua. Il giro dura quasi tre ore ma è emozionante e divertente: durante il tragitto facciamo delle soste per ammirare il panorama, che si può godere da alcuni punti sulle magnifiche spiagge della costa est e sulle piantagioni di canna da zucchero e le coltivazioni di spezie. Pranziamo nella riserva e visitiamo la galleria della vaniglia e del caffè prima di rientrare. È la nostra ultima sera a Mauritius: ci avventuriamo in un bagno in notturna, avvolti dalla quiete più assoluta. Ripartiamo alla volta di Milano portandoci dietro il ricordo dei colori della rigogliosa natura in cui abbiamo trascorso due bellissime settimane attorniati dalla gentilezza e i sorrisi della gente del posto.


OCCHIO Rubrica

ANNO 1 N.4 - APRILE 2009

PUDDICASTRI A cura di Maria Concetta Ardone RICETTA NUOVA 500gr farina 220 gr zucchero bianco 250 gr burro 2 uova intere + 1 tuorlo ½ cucchiaio di lievito istantaneo per dolci

ANTICA RICETTA 1 kg farina 2 bustine di ammoniaca da 40g 4 uova 350gr zucchero 150gr olio latte quanto basta per amalgamare PROCEDIMENTO Lessare le uova. Una volta raffreddate, con l’impasto precedentemente assemblato, ci si può sbizzarrire nel creare delle forme. Personalmente ricordo che quando ero piccolina mia nonna per rendere felici tutti noi nipotini, creava con l’impasto delle borsette o dei cestini (panaredde). Il tutto veniva cotto nel forno a legna successivamente alla cottura del pane.

PROCEDIMENTO Impastare il tutto velocemente col burro a temperatura ambiente. Con l’impasto formato, ricoprire delle uova precedentemente lessate, dando al tutto la forma che più vi aggrada o che possa piacere ai vostri bambini. Infornare per mezz’ora a 180°.

PRANZO PASQUALE A cura dello chef Vitantonio Di Viesto AGNELLO CON PATATE E MUSCARI AGNOLOTTI (lampascioni) CON FUNGHI CARDONCELLI INGREDIENTI PER 6 PERSONE 800gr di agnolotti / 300gr di funghi cardoncelli 90gr di pancetta affumicata, tagliata a cubetti 200gr di pomodori ciliegino, tagliati a cubetti 3 cucchiai di olio di oliva / 1 spicchio di aglio ½ bicchiere di vino bianco / 1 ciuffetto di prezzemolo tritato 50gr di parmigiano grattuggiato/ sale e pepe quanto basta PROCEDIMENTO Fare riscaldare l’olio in un tegame, aggiungere l’aglio tritato e farlo soffriggere. Aggiungere la pancetta e per chi lo gusta un po’ di peperoncino. Fare soffriggere per qualche secondo. Aggiungere i funghi e farli cuocere per alcuni minuti a fiamma vivace. Aggiungere sale e pepe, poi bagnare il tutto con il vino. Infine aggiungere i pomodori e far cuocere il tutto per 30 minuti circa, poi spegnere e aggiungere il prezzemolo tritato. A PARTE: cuocere gli agnolotti con abbondante acqua salata. A cottura ultimata scolare e condire aggiungendo il parmigiano.

Buon appetito!

INGREDIENTI PER 6 PERSONE 700gr di pate / 100gr di pomodori in scatola a cubetti 300gr di muscari (lampascioni) / ½ bicchiere di olio d’oliva 1 spicchio di aglio / 1 cipolla 1 ciuffetto di prezzemolo tritato / 1 foglia di alloro ½ bicchiere di vino bianco / 80gr di pecorino grattugiato sale e pepe quanto basta PROCEDIMENTO In un tegame far soffriggere l’agnello da ambedue le parti con una parte dell’olio, uno spicchio d’aglio tagliato a metà, una foglia di alloro e poi sfumarlo con un po’ di vino. Aggiungere le patate e farlo soffriggere insieme all’agnello per qualche minuto. Pulire e tagliare le patate a spicchi, pulire anche i muscari, tagliarli in 4 e lasciarli per qualche minuto in acqua fredda. Prendere una teglia da forno e sistemare tutto insieme: agnello, patate, muscari, una cipolla tagliata a fettine sottili, prezzemolo; aggiungere i pomodorini, l’olio e il vino rimasti. Insaporire con sale e pepe. Mescolare il tutto con un cucchiaio. Infine una spolverata di pecorino e infornare a 180° per circa ¼ d’ora.

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OCCHIO Riflessioni

AFRICA, AIDS E CONDOM

Una mini inchiesta tra i sanvitesi per scoprire il loro punto di vista sulle dichiarazioni del Papa di Francesco D'Agnano “Il preservativo non risolve il problema dell’Aids”. Sono bastate queste parole a scatenare una bufera sul Pontefice a poche ore dal suo arrivo in Africa. «Costernazione» da Bruxelles, «Viva inquietudine» di Parigi e critiche da Berlino; queste alcune delle reazioni internazionali alle parole di Ratzinger. Il Direttore esecutivo del Fondo mondiale della lotta all’Aids, alla tubercolosi e alla malaria, Michel Kazatchkine si è detto «profondamente indignato» chiedendo al Papa di ritirare le sue dichiarazioni inaccettabili: esse sono una negazione della pandemia. Ha aggiunto inoltre che «dire queste cose, in un continente come l’Africa, dove il 70% delle persone sono affette dall’Aids, è assolutamente incredibile». La replica e la puntualizzazione del Vaticano, il cui portavoce è Padre Lombardi, non si è fatta attendere: “il Papa ha voluto evidenziare come puntare essenzialmente sulla più ampia diffusione di preservativi non sia in realtà la via migliore, più lungimirante ed efficace per contrastare il flagello dell’Aids e tutelare la vita umana”. Anche gli Africani, nelle parole di Alain Fogué del Movimento camerunese per chiedere l’accesso alle cure (Mocpat), hanno voluto sottolineare che «I fedeli sanno anche disattendere le istruzioni che arrivano dal Vaticano.

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Ma vediamo come la nostra San Vito ha reagito all’eco delle parole del Santo Padre; abbiamo posto la semplice domanda: “Cosa pensate della contrarietà di Papa Benedetto XVl sull’utilizzo del preservativo nella lotta contro l’AIDS nei paesi africani?” Abbiamo chiesto anche il parere di qualche cattolico praticante, ma ad oggi non hanno rilasciato alcuna dichiarazione. Di seguito il punto di vista di…

La gente non seguirà quanto ha detto il Papa: Lui vive in cielo e noi sulla terra. Nonostante le posizioni del Papa sul preservativo, il suo utilizzo è in aumento in Malawi e, senza i preservativi, il Malawi morirebbe». Anche alcune organizzazioni cattoliche prendono le distanze dal Papa esprimendo il loro disagio nelle parole del Santo Padre; il quotidiano cattolico francese La Croix: «Il Papa vuole dire che l’uso del preservativo può deresponsabilizzare quanti lo utilizzano ma per non aggiungere male al male appare necessario proteggersi e proteggere l’altro»; l’Ong sudafricana Cattolici per scelta: «Durante il suo viaggio in Africa, il Papa vedrà la realtà della pandemia. Preghiamo e speriamo che cambi posizione e adotti quella che i cattolici ordinari hanno già preso in considerazione: utilizzare preservativi salva vita».

sic... Queste persone vanno, prima di tutto, curate. Per la concezione della Chiesa, il Papa, doveva necessariamente dire di no all'uso del preservativo. Personalmente, come uomo, non sono in grado di giudicare le dichiarazioni del Papa. Dare il nullaosta all'uso del profilattico significherebbe dare il via ad un uso incontrollato della “sessualità”: i principi della Chiesa prevedono il rapporto sessuale finalizzato alla procreazione. Posso solo dire che personalmente sono contrario all’uso del preservativo. Benedetto Minò

et

non

Non condivido affatto la posizione del papa, come non condivido la maggior parte delle posizioni prese dalla chiesa. È vero, loro non fanno che professare quel che le sacre scritture ci dicono, quelli che sono gli insegna-

menti, i principi sui quali si fonda la religione cristiana, ma è anche vero che, ai tempi di Gesù, l'AIDS non esisteva e di certo, per quanto lungimirante Egli potesse essere, non poteva di certo prevedere questa piaga che affligge l'Africa come tutti i Paesi del mondo. Non penso che l'espressione ''la chiesa siamo noi'' sia solo filosofia, io credo davvero che tutti noi portiamo dentro i principi fondanti della religione cattolica, ma non possiamo essere ciechi su un problema come questo. Non possiamo far finta di niente e sperare che da sole, queste popolazioni, capiscano che non è il caso di essere promiscue, che si copula solo per concepire e che la fedeltà è un valore da perseguire nella vita. Non credo nemmeno che usando il preservativo si sia meno credenti o meno degni di essere figli di Dio. Anzi, forse, si è solo più responsabili. Posso, io, pensare davvero che Dio, nel momento del giudizio, mi possa condannare solo perchè ho usato il preservativo? Che mi giudichi un cattivo figlio solo perché ho risposto ad una pulsione fisiologica cercando di nuocere il meno possibile?? Rossella Giudice

Secondo me questo Papa è troppo tradizionalista e non condivido la sua posizione. L'utilizzo del preservativo è una cosa essenziale e non solo per malattie come l'AIDS, ma anche per tantissime altre malattie comunque gravi a trasmissione sessuale. A mio parere, quel che dice, non è giu-


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sto, perchè il preservativo è sempre un mezzo di prevenzione; ovvio che comunque il suo utilizzo non elimina il rischio. Daniela Pignatelli Dottoressa in Biotecnologie per l'innovazione di processi e di prodotti

Io mi oppongo a ciò che dice il Papa perchè sono essere umani anche loro e possono usare benissimo il preservativo per combattere l'Aids. Perchè non dare questa possibilità? Ottavia

Il preservativo serve per preservarsi dalle malattie, quindi non si può che non essere in disaccordo con il Papa. Scoraggiare l'uso del preservativo nei Paesi in via di sviluppo è estremamente pericoloso e l'unica arma di prevenzione è l'educazione all'uso corretto del preservativo. Ilaria Carlo

Il Papa deve comunque rispettare le idee della Chiesa e se facesse il contrario ci sarebbero troppe polemiche. Io sono contraria alle sue affermazioni; non riesco a vedere un mondo dove non si possa fare l’amore per la paura dell’Aids. Un mondo dove i tempi della vita e della morte sarebbero scanditi da questo morbo… una cosa impensabile. Alessia De Palma

Si devono usare non solo in Africa ma in tutto il mondo. La Spagna li ha dati in regalo e ha fatto bene. Anche l’Italia dovrebbe fare la stessa cosa: dovrebbe darli gratis perché ci sono ragazzi che purtroppo non hanno soldi e rischiano di

prendersi le malattie. Lino Lo Re Personale ATA IPSSS Morvilllo-Falcone S.Vito

In linea di massima non mi piace esprimere giudizi su singole frasi estrapolate dal contesto più ampio in cui sono state proferite, anche se, nel caso specifico, considero censurabili quelle pronunciate dal Papa sull’uso dei preservativi per proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili, tra cui l’AIDS. Le trovo ancora più gravi perché formulate durante il volo che lo stava portando in Africa e quindi, principalmente, destinate a quell’auditorio più che all’Europa od al resto del mondo “più sviluppato”. Infatti, è proprio nel nostro continente che si sono registrati i maggiori dissensi non solo di alcuni capi di Stato come quelli di Francia, Germania, Spagna ed Austria ma anche e soprattutto di larga parte della popolazione europea che, per stile di vita, abitudini e consapevolezza, già da decenni disattendono certi precetti e prestano scarsa attenzione a certe considerazioni. Tuttavia, la mia preoccupazione nasce dalla constatazione che le popolazioni africane, in larga parte, non abbiano ancora pienamente sviluppato una coscienza critica profonda ed, in molti casi, sono ancora schiave di riti, usanze tribali, contrasti etnici, superstizioni e pregiudizi tali da assegnare a quelle affrettate frasi conseguenze rischiose e devastanti. Il merito della questione meriterebbe approfondimenti e riflessioni perché è palese che non può essere l’uso del profilattico la soluzione della piaga dell’Aids e delle altre gravissime malattie sessualmente trasmissibili nel continente africano, tuttavia nell’im-

mediato, è sicuramente la soluzione che può aiutare a contenere e ridurre il numero dei contagiati ed a salvare vite umane come dimostrato anche dai dati in possesso delle organizzazioni mediche e sociali. La questione, con le dovute proporzioni e differenze, mi riporta in mente la triste vicenda di Eluana Englaro, che ha profondamente turbato le nostre coscienze e ci ha indotto a riflettere sulla misura della tutela della vita umana. Anche in quell’occasion e mi è

sembrato che le alte gerarchie ecclesiastiche abbiano mostrato una visione teologica dottrinale della questione, lontana dal messaggio evangelico profondo e dal comune sentire non solo dei laici ma anche dei cattolici. Ricordo un commento di Giorgio Bocca che, analizzando la determinazione con la quale alcuni “faziosi della vita”, come li aveva definiti, erano scesi in campo per “salvare” la vita” vegetale della povera Eluana, rifletteva sul fatto che, a volte, gli eccessi nell’approccio dottrinale e ideologico alle varie questioni provocano

esattamente il risultato opposto alle finalità che si vogliono raggiungere. In questo caso l’apparente finalità di tutela del matrimonio e della famiglia in senso lato che, penso volesse essere l’obiettivo delle parole di Benedetto XVI, si scontra con una realtà dove invece, oggi, è prioritario scegliere e tutelare la vita delle persone c o n ogni

mezzo e quindi anche con il profilattico. Mi conforta sapere che, peraltro, i missionari ed i volontari cattolici, da anni presenti in prima linea in quei luoghi a lottare quotidianamente contro povertà, malattie e guerre, pur nella condivisione degli stessi principi, ma disattendendo qualche precetto e qualche indirizzo delle alte gerarchie, abbiano già compiuto in proposito una scelta di razionalità e buon senso. Avv. Longo Valerio

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OCCHIO Riflessioni

Legalità, sicurezza e territorio Un osservatorio provinciale permanente sui fenomeni di illegalità a disposizione degli Enti di Doriana Santoro

La Regione dice La Regione Puglia ha approvato un avviso pubblico per la selezione di progetti volti alla realizzazione di Patti per l'inclusione sociale, la legalità e la sicurezza nell'ambito congiunto dei PIT (Piani integrati territoriali), come complemento di Programmazione del POR (Piano operativo regionale)Puglia 2000/2006 e dei Piani di Zona in riferimento alla legge regionale n.19/2006. La Provincia di Brindisi, con il suo Assessorato alle politiche sociali, ha partecipato all'avviso e noi abbiamo voluto chiedere all'assessore Ada Spina di cosa si tratta nello specifico e come i nostri Comuni saranno coinvolti. Assessore, come nasce l’Osser vatorio Provinciale permanente sui fenomeni di illegalità? Partendo dal convincimento che le Istituzioni hanno il dovere di favorire ogni iniziativa in grado di accrescere il senso della legalità, per una convivenza qualificata dal punto di vista sociale ed etico tra i cittadini, la Provincia di Brindisi, capofila del PIT 7, ha deciso di aderire all’Avviso Pubblico della Regione Puglia “Patti per l’inclusione Sociale, la Legalità e la Sicurezza”. Abbiamo

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presentato una proposta progettuale che vede la creazione e l’attivazione di un Osser vatorio Provinciale Permanente sui fenomeni di illegalità e la creazione e l’attivazione di una rete di otto servizi (due per ogni ambito) per il benessere e la sicurezza sociale, quali centri polifunzionali di animazione del territorio in costante raccordo con l’Osservatorio.

presenti sul territorio può consentire di promuovere iniziative di animazione sociale. Obiettivo ultimo è quello di

Quali obiettivi si pone tale organo istituzionale? Obiettivo principale dell’Osservatorio è quello di mettere a disposizione degli Enti (già partner del progetto) come la Prefettura, la Questura, l’Ufficio Scolastico Provinciale, il bagaglio di conoscenze effettuate sul territorio per progettare interventi, in quanto solo attraverso la conoscenza delle caratteristiche dei fenomeni diffusi di illegalità è possibiLa Provincia le attivare di Brindisi, percorsi capofila delPit educativi. 7, ha deciso di Infatti la conoscenza dei aderire all'avviso fenomeni pubblico della di disagio, Regione Puglia devianza, Coinvolti i illegalità, Comuni criminalità

promuovere cittadinanza ed inclusione sociale, contrastare forme di illegalità nelle aree più critiche del territorio, promuovendo anche azioni sociali, perché non c’è il gruppo “sano” e il gruppo “malato”, bensì ci sono processi sociali che hanno a che fare con meccanismi di

esclusione e marginalizzazione, che richiedono attenzione ed interventi da parte delle istituzioni.


ANNO 1 N.4 - APRILE 2009

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RESTINCO. SENZA APPELLO

La parola all’assessore Ada Spina per i 194 immigrati prelevati e trasferiti a Foggia Restinco - Ex CPT I fatti: Gli immigrati ospitati a Restinco, ed in attesa del riconoscimento dello status di rifugiati politici, sono stati portati via. il provvedimento che ha autorizzato il loro trasferimento è partito proprio dal governo, che con il suo ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha disposto la trasformazione del centro di Restinco da centro di permanenza temporanea (CPT) a centro di identificazione ed espulsione per clandestini (Cie). Un provvedimento che segue la liena tracciata dalla legge Bossi-Fini concepita per arginare il fenomeno dell'immigrazione clandestina nel nostro Paese. Nello stesso giorno in cui si parla di patti per l’inclusione sociale e quindi anche di integrazione dei cittadini stranieri, si organizza da parte del Governo la deportazione di 194 immigrati richiedenti asilo dal Centro di Accoglienza di Restinco. Non basta da parte del Governo invitare i medici a denunciare i clandestini, trasformando di fatto i servizi sanitari in polizia sanitaria,

sgretolando il principio universale del diritto alla salute e creando i presupposti per la nascita di un circuito sanitario parallelo ed illegale, ora sorge un vero e proprio mercato. E improvvisamente l’esigenza di trasformare un centro di accoglienza, già centro di permanenza temporanea, in centro di identificazione ed espulsione. Quello che sconvolge è la modalità con cui si è svolto il trasferimento. Mi sono venute alla mente le scene dei deportati nei campi di concentramento, di tanti uomini e donne caricate sui

treni o sui camions, di giorno o di notte all’improvviso e senza neppure la possibilità di raccogliere i propri effetti personali. Oggi il centro di Restinco è vuoto. I 194 stranieri richiedenti asilo sono stati trasportati a Foggia in un centro di prima accoglienza. Stranieri integrati nella comunità brindisina che potevano entrare ed uscire, aiutati dalla stessa comunità in un percorso di inclusione, realizzato anche da parte degli operatori che con grande senso di responsabilità e umanità

hanno saputo affrontare le problematiche del centro in termini di diritti e di vivibilità. Anche la struttura reca i segni di tale trasformazione: non più sbarre, non più controlli della polizia. Domani che cosa diventerà? Centro di identificazione di espulsione? Un centro, come quello di Lampedusa, dove i clandestini una volta entrati possono uscire solo per essere espulsi? Un ritorno al CPT, al carcere e quindi un ritorno ai diritti negati? D.S.


OCCHIO L’esperto risponde

Un'opportunità per riflettere Nel mondo dell'adolescenza tra domande e convinzioni dei ragazzi di oggi Angelo Siciliano - psicologo • 1. Che cos'è il bullismo e da dove nasce? • 2. Quali sono, secondo lei, i problemi più grandi che uno psicologo deve affrontare? • 3. Perché ragazze e ragazzi rubano, uccidono, minacciano, usano la violenza? • 4. Perché chi vive per strada non viene considerato come una brava persona e si pensa che non possa essere gentile? • 5. Perché i ragazzi adolescenti pensano solo all'amore e non allo studio? • 6. Perché i ragazzi si vantano?

sce cosa ne pensano gli esperti. Direi che le domande 1 e 3 trovano una risposta parziale nel mio articolo sul bullismo. Ho fatto notare che spesso ci si fraintende su cosa effettivamente significhi “bullismo”. Comportamenti come rubare oggetti di valore, fare minacce pesanti (per es. minacce di morte), aggredire un coetaneo procurandogli delle ferite, o peggio ucciderlo sono reati penali perseguiti dalla legge. Invece, chiamiamo bullismo un insieme di comportamenti prepotenti che si ripetono nel tempo e che sono tesi intenzional-

I

ntanto, prima di iniziare, vorrei ringraziare i ragazzi che mi hanno posto le domande, perché sono tutte molto interessanti, stimolanti e dirette. Purtroppo però vanno a toccare temi molto ampi, che proprio per la loro importanza non possono essere liquidati nello spazio di un articolo. In questo momento, pertanto, potrò rispondere solo ad alcuni dei quesiti. Nonostante questo ho deciso di pubblicare comunque le domande che non avranno immediata risposta, perché le domande sono nient’altro che carburante per la mente. Quindi chi le legge ha l’opportunità di riflettere e mettere in moto i propri pensieri su argomenti centrali nella vita di tutti, arrivando con le proprie forze a possibili spiegazioni, cosa di per sé preziosa anche se non si cono-

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mente a danneggiare (sul piano fisico o psicologico) una persona indifesa. Perché si tratti di bullismo è necessario che tra

L'esperto risponde alle domande poste dai ragazzi del Recupero Pomeridiano del Comune di San Vito

bullo e vittima ci sia uno squilibrio di potere, cioè che uno dei due sia più forte e abbia decisamente più mezzi per sopraffare l’altro. Il “potere” del bullo può risiedere nella sua statura, nella forza fisica, nel divario di età oppure nel fatto che con le sue prove di forza, l’arroganza e l’intimidazione si è creato un gruppo di gregari (i cosiddetti aiutanti) che lo sostiene nel suo progetto. La sua “debolezza” non sta tanto nella sofferenza, perché di solito il bullo è insensibile alla sofferenza degli altri; la sua condizione di disagio è invece legata al fatto che col suo comportamento sta distruggendo le sue stesse possibilità di costruire qualcosa di buono per sé e per il suo futuro. La domanda 3 apre una questione molto più ampia rispetto a quella del bullismo, perché in fondo ci si chiede quale sia l’origine dell’aggressività e dei comportamenti delinquenziali nell’uomo. Una risposta soddisfacente a questa domanda richiederebbe un intero altro articolo, perché stiamo parlando di qualcosa di così vasto e complicato che rispondere con poche righe potrebbe confondere le idee invece che chiarirle. Tuttavia, tanto per iniziare a dare un quadro generale, è bene tenere presente che tutti noi siamo in una certa misura aggressivi, cioè abbiamo dentro di noi una tendenza a voler imporci e a voler primeggiare sugli altri. Questa è una cosa che fa parte della nostra stessa natura, e credo che riconoscere questa


ANNO 1 N.4 - APRILE 2009

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aspetto della nostra vita mentale non dovrebbe sconvolgere nessuna persona di buon senso. L’aggressività è qualcosa che esiste e che ha molti ruoli importanti nella crescita, nello sviluppo e nell’adattamento dell’essere umano al suo ambiente, infatti “aggredire” etimologicamente significa “andare verso”, “raggiungere”, “approcciare”. Questo ci dice che dentro di noi c’è una tendenza fondamentale, un’energia che ci spinge ad andare avanti, a progredire, a metterci in relazione con le altre persone, a fronteggiare le difficoltà della vita e a superare gli ostacoli. Quindi in qualche modo il problema non è l’aggressività in sé, ma piuttosto come ciascuno di noi sceglie o può utilizzarla. Alcuni la possono usare per progredire, per risolvere i loro problemi quotidiani in una maniera vantaggiosa per se stessi e per gli altri; altri invece, per una molteplicità di motivi, non riescono a gestire la propria energia aggressiva in maniera efficace e produttiva, per cui finiscono per arrecare danno agli altri, e a lungo termine a se stessi. Oggi abbiamo l’impressione che, rispetto a quanto succedeva in passato, molti più ragazzi o ragazze abbiano problemi nella gestione della propria aggressività, diventando violenti

e distruttivi: è una sensazione fondata? Se consideriamo il territorio pugliese, i dati dell’Istat in parte ci smentiscono: la criminalità minorile, infatti, era molto più consistente nel triennio 1997-2000, rispetto a quanto non lo sia stata negli anni 2003-2006. Poiché stiamo parlando di reati gravi, contro la persona e le cose, ogni numero è ovviamente pesante come un “macigno”, quindi può rincuorare sapere che una riduzione reale, seppur lieve, c’è stata. Alla luce di questo, la nostra sensazione ingannevole è stata probabilmente plasmata da ciò che viene proposto dai mass media, dal fatto che di recente l’attenzione sulla criminalità minorile è aumentata… e per certi versi è un bene. Detto questo, cosa motiva alcuni ragazzi a compiere gesti violenti? Sono tanti e diversificati i punti di vista su questa materia, quanto complesse e intrecciate sono le motivazioni che sostengono comportamenti di questo tipo. Credo che la prima cosa da considerare sia il macro-ambiente, e cioè il contesto più generale all’interno del quale tutti noi viviamo: quali esempi osserviamo passeggiando su questo mondo? Vediamo che un po’ ovunque la terra è devastata da conflitti e guerre, e l’azione di forza viene

tacitamente praticata come strumento di risoluzione delle controversie tra due popoli. Se vogliamo comprendere la delinquenza in Italia, penso che sia importante capire come il nostro governo si comporta quando è interpellato sulla scena internazionale, perché le sue scelte sono anche dei mes-

saggi educativi indiretti per tutti i cittadini, a maggior ragione per i bambini e i ragazzi che sono in fase di crescita; per esempio, oltre a violare la Costituzione, l’impegno militare italiano in Kosovo non è stato un buon insegnamento per le generazioni future. Anche più in generale, la disciplina

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OCCHIO L'esperto risponde

del governo di un paese, con il suo esempio, dà in qualche modo le coordinate di massima entro cui ci si può comportare; già questo fa riflettere, anche se non spiega tutta la criminalità. Dove sono gli altri modelli che un bambino può osservare e imitare? Certamente nella famiglia, infatti i genitori sono i primi “mediatori” tra le esigenze del bambino che cresce e il mondo esterno; sono loro che consapevolmente oppure no danno continui messaggi su come si sta al mondo, su come bisogna rapportarci agli altri, su come possiamo ottenere quello che desideriamo. I ragazzi che manifestano comportamenti delinquenziali in genere hanno ricevuto dai loro genitori insegnamenti tali per cui c’è un completo disprezzo delle regole e degli esseri umani, i conflitti si risolvono con la forza, la propria esistenza ed il proprio benessere sono in contrasto con l’esistenza e il benessere dell’altro (“schiaccia o sarai schiacciato”). Questo tipo di apprendimenti possono poi

“cose”. Viene in mente la recente violenza carnale, in cui i due minorenni aggressori hanno dichiarato di aver avuto dapprima solo l’intenzione di derubare la coppia di ragazzi, poi però hanno pensato anche di “divertirsi un po’”. E’ qui evidente il pensiero distorto, per il quale l’altra persona è un semplice veicolo per la soddisfazioni dei propri bisogni, viene privata delle sue cose, del possesso stesso del suo corpo, impossibilitata a volere e a dissentire. La domanda 4 fa riferimento al pregiudizio diffusissimo nei confronti dei cosiddetti “barboni” o “senza tetto”, peraltro i più innocui tra i “vagabondi”. Si tratta generalmente di persone che in precedenza conducevano una vita usuale e ordinaria, con una famiglia, dei figli, un lavoro. Poi accade qualcosa nella loro vita di profondamente destabilizzante, un evento che sconvolge il loro equilibrio fisico, mentale, e di adattamento all’ambiente. Gli eventi “traumatici” possono essere di

proliferare e stabilizzarsi anche nelle relazioni con i coetanei al di fuori della famiglia, dove c’è il riconoscimento e il rinforzo di un ruolo dominante, una sorta di legittimazione ad esercitare potere e disporre degli altri come fossero

varia natura, ma riguardano tutti una “perdita”: perdere il lavoro, la parte della propria identità legata a questo ruolo; perdere la casa, gli investimenti di una vita vanificati in un solo momento; perdere gli affetti, ritrovarsi solo; perdere la

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libertà, nell’alcool. I motivi per cui l’equilibrio si rompe possono essere tanti, ma per comprenderli bisogna aver pazienza e voglia di ascoltare le storie che hanno da raccontare sulle loro dure esperienze di vita. E’ vero che spesso molti di loro sono arrabbiati e cupi, ma chi gli darebbe torto? E nonostante tutto, per quella che è la mia esperienza personale, posso dire che spesso non sono apertamente aggressivi o attaccabrighe. Come è possibile allora comprendere l’assurdo gesto di quel gruppetto di ragazzi che dà fuoco ad un senzatetto inerme che dormiva su una panchina? Oltre alle considerazioni fatte finora sui comportamenti criminali, dobbiamo tenere presente anche l’influenza che ha il pregiudizio sul comportamento delle persone. Il pregiudizio si concretizza nel denigrare o disprezzare un’intera categoria di persone, considerandole tutte uguali (appunto “le persone che vivono per strada non possono essere brave o gentili”; ad esempio nel caso in questione “i barboni sono i parassiti della società”). In una società multiproblematica come la nostra, in cui le persone si sentono costantemente minacciate da pericoli, spesso prevale il bisogno di “mettersi al

sicuro” ritenendo che una determinata categoria di persone (per es. i barboni) sia l’origine di tutti i mali; in questo modo possono sentirsi più tranquille se li evitano (però magari si fanno infinocchiare da un tipo in giacca e cravatta, perché non se lo aspettano), ma in particolari situazioni possono degenerare nelle rappresaglie violente che “estirpano il problema”. Per quanto riguarda le altre domande cercherò di rispondere più avanti, in eventuali futuri articoli. L’ESPERTO RISPONDE AI VOSTRI QUESITI:

ALL’ E-MAIL a.siciliano@occhiomagazine.it


OCCHIO Tendenze

ANNO 1 N.4 - APRILE 2009

Milano è fiera del suo Salone

Una padrona di casa eccellente che accoglie i suoi ospiti in maniera impeccabile

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di Patrizio Epifani

e Milano fosse tutto l’anno dario FuoriSalone. la città che diventa quando Se fate un giro nella nuova fiera c’è il Salone del Mobile, di Rho, l’affascinante struttura sarebbe una delle città più belle disegnata dall’archistar Massimidel mondo. Una magnifica donna liano Fuksas, vi consiglio di fare raffinata, una padrona di casa ec- prima 3 o 4 mesi di preparazione cellente, che accoglie i suoi ospiti atletica, è davvero grande. Tra sempre in maniera impeccabile. le centinaia di padiglioni al suo Purtroppo, invece, finita la setti- interno, tutte le più grandi firme mana del Salone, torna a essere del design espongono i loro prola solita velina che si fa pagare da dotti, presentando le più imporbere dal primo che capita. Ma non tanti novità della loro produzione. Quelle che se lo divaghiamo, parliapossono permettere mo di design. Già, ingaggiano architetperché nessun alti di primo piano per tro evento al monallestire i loro spazi, do parla di design che così diventano meglio del Salone. Un'avventura di spesso dei piccoli Giunto oramai alla sensi e spirito capolavori usa e 48esima edizione tra l'equatore getta della durata di quest’anno, è un e il tropico del una settimana. appuntamento im- capricorno Anche per questa perdibile per mi48esima edizione, gliaia di persone. Innanzitutto per i milanesi, che lo accanto al Salone del Mobile e del aspettano come Penelope aspet- Complemento d’Arredo, ci sarà tava Ulisse. Poi, per gli addetti Euroluce, il Salone Internazioai lavori che qui trovano la più nale dell'Illuminazione, un vero grande vetrina del mondo: oltre punto di riferimento del settore. 220.000 metri quadrati espositivi Sempre nella fiera, come ogni in fiera, più le centinaia di spazi in anno ci sarà il Salone Satellite, giro per la città, l’oramai leggen- spazio riservato ai giovani talenti del design provenienti da tutto il mondo. Qui la creatività esce completamente dai confini, talvolta rigidi, del design destinato alla grande produzione e lascia ampio spazio all’inventiva

disinibita e pungente dei più giovani. Il FuoriSalone, come dicevo, si svolge in giro per la città, dentro negozi di design o sportivi, nei cortili di palazzi storici, in una vecchia palestra di pelota, in officine meccaniche e in qualunque posto siano disposti a ospitare per una settimana sedie, tavoli, lampade e tutto quello che rientra sotto l’enorme cappello del design. I giorni del FuoriSalone sono dei giorni di euforia collettiva, ti senti amico del mondo intero, ci sono feste in ogni angolo di strada. In quella settimana escono tutti, ci puoi incontrare chiunque, compreso il compagno delle elementari che non vedevi da 30 anni. Come Facebook, ma molto molto più divertente. Ovviamente il design rimane anche per il FuoriSalone il fil rouge, ma state tranquilli, anche se non sapete assolutamente nulla di minimalismo nordico o pensate che Achille Castiglioni sia stato un difensore della Pro Vercelli, vi divertirete come gli altri. Insomma, se pensate che Milano sia solo smog e nebbia, venire durante la settimana che va dal 22 al 27 aprile è la vostra occasione per ricredervi.

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OCCHIO Cultura

LA VIA DELLA GUARIGIONE

Nel libro di Pagliara un percorso interiore per individuare ed estirpare le radici della malattia

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orpo e anima. Il binomio su cui il pensiero occidentale si è sempre interrogato, ora privilegiando l’uno, ora l’altra, il più delle volte cercando un equilibrio. La stretta connessione tra queste due componenti umane pare ormai un dato acquisito da tutte le discipline, ed è anche la ferma convinzione che fonda il libro di Claudio Pagliara. Ne “La via della guarigione”, il medico sanvitese analizza la sofferenza nel suo triplice manifestarsi: fisico, psichico e sociale. Dottor Pagliara, nel suo libro lei considera malati non soltanto coloro che sperimentano una sofferenza fisica, ma anche chi vive un disagio psicologico, le persone infelici e i malati inconsapevoli, ad esempio chi compie il male. Insomma, siamo una società di malati? No, non siamo una società di malati. Esiste, però, quella che Erich Fromm definisce la patologia della normalità. Spesso definiamo normale un comportamento che è anormale e viceversa. É importante per prima cosa intendersi sulle parole. Malattia è qualunque stato di malessere fisico, psichico o sociale. Siamo nati per essere felici: tutto ciò che ostacola la gioia crea un malessere e va eliminato. E tra queste cose c’è la scarsa fiducia in se stessi, che è la vera causa di molte malattie. Mi

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di Michelangelo Nigro

Mente e corpo uniti per sconfiggere lo stato di malessere. Un libro terapeutico che usa le parole come farmaci piace molto citare un’espressione di Eric Bern: “Nasciamo principi e la civiltà ci trasforma in rospi”. Siamo stati creati a immagine di Dio, dentro di noi c’è una scintilla divina e siamo chiamati a realizzare grandi cose. Anche chi non crede non può negare che l’uomo è l’essere più straordinario che si conosca nell’universo. Ogni bambino che nasce ha un bagaglio di esperienze di 3 miliardi e mezzo di anni, pari all’evoluzione umana, un bagaglio che è iscritto nel suo patrimonio genetico. Siamo fatti per le cose difficili, ma la nostra società ci insegna a desiderare le cose facili, immediate, il tutto e subito. E poiché l’uomo sviluppa solo ciò che usa e perde ciò che non usa, non puntando alle grandi cose, perde i suoi talenti. La vita non ti nega nulla, ma ti chiede di conquistare ogni cosa con la fatica e l’impegno. Oggi, però, si è persa la cultura


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del sacrificio. L’altro errore capitale della nostra società è il fatto che la vita si fonda sull’apparire e non sull’essere. Questo è un errore terribile, perché per apparire l’uomo è costretto a farsi altro da sè, a nascondere la sua vera essenza. Questo gli fa perdere contatto con la verità, che è una delle fonti energetiche dello sviluppo delle nostre potenzialità. La smania di apparire porta necessariamente a uno stato di malessere. Chiunque è causa di malessere per se stesso e per gli altri, ha bisogno di guarire. Io ho fatto un libro terapeutico, perché sono convinto che anche le parole sono dei farmaci. Le parole modificano il nostro cervello, lo scolpiscono. E modificando la mente, modificano anche il corpo. Perché mente e corpo sono collegati. Nel suo libro ricorrono espressioni come “Volare alto, fare grandi cose, puoi fare miracoli, siamo tutti dei re”. Queste convinzioni le derivano dai libri che ha letto o dalla sua esperienza di medico e di uomo? Innanzitutto dalle conoscenze mediche: mi sono formato sui banchi dell’Università di Bologna dove ho imparato tantissimo. Ma molte riflessioni sono scaturite dalla mia esperienza: i pazienti hanno

tanto da insegnare. Erodoto, lo storico greco, parlando di Babilonia racconta di un’abitudine che avevano i suoi cittadini: portare i malati in piazza in modo che, se ci fosse qualcuno che aveva avuto la stessa malattia, potesse dare loro dei consigli. La sofferenza ha tanto da insegnare: è un grande motore di crescita se uno si rapporta alla malattia con umiltà; è nella sofferenza stessa che c’è la via della guarigione. Ed è dai malati che possiamo imparare. Spesso ci si ammala perché ci si dimentica che siamo nati per realizzare cose grandi. La gioia, secondo me, può nascere solo da un grande impegno teso verso un grande obiettivo appassionante. Se uno capisce quali sono i suoi talenti, li fa fruttare e li mette al servizio degli altri, allora realizza la sua vita. Io ho visto gente morire perché non era motivata: la motivazione nasce solo se c’è un obiettivo.

Quindi da qualunque malattia si può guarire… I miracoli sono possibili, io ne ho visti. Sono stato due volte a Lourdes. Ci sono casi documentati di tumori con metastasi che sono inspiegabilmente spariti. Io credo a quello che diceva Bacone: “Tutto ciò che succede in natura può essere spiegato con le leggi della natura”. Non è necessario scomodare il Padre Eterno. La guarigione è lo sviluppo di talenti presenti in ognuno di noi che si realizzano in condizioni particolari. A Lourdes c’è un contesto tale per cui quella scintilla divina diventa efficace. Se il miracolo si è realizzato in una persona perché non si potrebbe ripetere in un’altra?

Quali sono i maggiori ostacoli alla guarigione? Spesso le proprie convinzioni. A volte bisogna purificarsi dalle proprie conoscenze sbagliate, essere umili e cercare le cause interne della malattia, che impediscono lo stato di gioia. La malattia è la punta di un iceberg; le radici del malessere sono nello spirito.

C’è grande fiducia nel libro di Claudio Pagliara, fiducia nell’uomo e nelle sue immense potenzialità. E la convinzione che lo stare bene è una conquista, o meglio un’arte che si impara quotidianamente. La via è quella che la cultura occidentale va tracciando da secoli: “Conosci te stesso” , il motto inciso sul tempio di Delfi, fatto proprio da

Socrate e diventato un pilastro dell’etica europea. La forza di questo libro sta anche nella fluidità con cui si fondono l’esperienza professionale e la cultura dell’autore: tante citazioni impreziosiscono il libro, a garanzia di un’opera che è il frutto maturo di una lunga primavera di studio appassionato. Il libro vuole essere terapeutico, perché fornisce moltissimi spunti per raggiungere la salute del corpo e della mente. Tuttavia, lo smisurato ottimismo dell’autore in alcuni passaggi può non essere condivisibile o sembrare eccessivo, perché la sofferenza e il dolore restano pur sempre il mistero umano più difficile da accettare. Anche per chi nutre una fede religiosa o scientifica.

Cenni biografici: Laureato in medicina all’Università di Bologna, specializzato in Oncologia. Negli anni ’80 fonda l’Arca, un’associazione no-profit che si occupa di ricerca e di assistenza ai malati di cancro. È stato membro del Comitato Scientifico Nazionale di Legambiente e medico volontario in Kenia.


OCCHIO Cultura

21 Marzo. In versi di-versi

La poesia è una canzone, cantata nella giornata mondiale dedicatale dall'Unesco

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di Francesco D'Agnano

al 1999 l’UNESCO e tutti cola voce in questa Primavera della gli stati membri hanno parola. Ma nella sociedichiarato tà moderna, il primo giorno di dove il frastuoprimavera Giorno prende il ponata Mondiale sto del silenzio, della poesia. San dove chi si ferVito non è stato da Nell'Auditorium ma è perduto meno e il 21 mar- della Buonsantoperché non prozo, presso l’audito- Meo lo scorso duce, ha senso rium della Buon- 21 Marzo: parlare ancora santo-Meo a San dare voce di poesia? Vito dei Normanalla poesia, È proprio questo ni, si è festeggiata tipo di ragionala Primavera della recital mento che vogliaparola. Promotore di brani poetici e mo combattere della serata il dott. musica con le armi della Enrico Castrovilli che, in collaborazione con Il Ce- parola, del verso. La società oggi è nacolo Poetico-Culturale G. Pascoli caotica; è chiasso: chi più grida ha e il patrocinio dell’Assessorato alla più ragione. La prerogativa è dare Cultura di San Vito dei Normanni, voce alla poesia (questo il titolo ha coordinato Dare voce alla poesia: recital di brani poetici e musica. Alla manifestazione, presentata dalla dottoressa Vanna Lo Re, hanno partecipato gli alunni di scuole di ogni ordine e grado ed alcuni autori locali. Incontriamo il Dott. Castrovilli nel suo studio per una chiacchierata sull’iniziativa svolta in questi giorni e per parlare, anche, della poesia sanvitese. Per la prima volta - esordisce Castrovilli - San Vito è stata in comunione con il mondo. Contemporaneamente nei vari stati dell’UNESCO si creava un coro mondiale e San Vito, con i suoi poeti, era una pic-

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della serata). Diciamo alla società di fermarsi, di riflettere sulla sua condizione; questa è una verità e, parafrasando una canzone, la verità fa male. Il poeta non è un grande chiacchierone ma è un uomo riflessivo che guarda e che, ricercando nella parte più intima del suo essere uomo, trova le emozioni per raccontare quello che lo circonda. I ragazzi incontrano la poesia a scuola. Le tematiche dei grandi autori sono quelle dell’amore, dell’elevazione della propria anima e raramente si fa la poesia di impegno sociale del ‘900. In poche parole l’adolescente ha delle conoscenze limitate della “forza” della poesia: quali sono oggi le tematiche che un giovane poeta dovrebbe analizzare in una

società dove l’amore è mercificato e i buoni sentimenti sono rilegati alla sfera familiare? Io sono un insegnate di scrittura creativa e promuovo dei corsi presso la scuola media di San Vito. I ragazzi sono stupefacenti perché riescono a leggere la società che li circonda con una nitidezza che ha dell’incredibile. Chiaramente il loro sguardo è di ragazzi, adolescenti e la loro scrittura è genuina e libera; colpisce però, in alcuni, la freschezza e la purezza delle loro domande che, nella loro semplicità, sono reali. A proposito del caso Englaro un ragazzino scriveva: “ma di chi è la vita?”. Ecco se dovessi definire, oggi, quali sono le tematiche della poesia mi verrebbe da dire “la forza interna dell’affermazione della vita” in ogni sua sfaccettatura: guerra, pace, soli-


ANNO 1 N.4 - APRILE 2009

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darietà, razzismo. A proposito della scuola e della poesia che i ragazzi incontrano, io cerco di portare nelle classi, per quanto mi è possibile, le novità: quella poesia che non si trova ancora nelle antologie, nei libri di letteratura. De Andrè diceva in un’intervista che, dopo i 18 anni, chi scrive poesie o è un poeta o un pazzo; chi è il poeta oggi? È un’affermazione forte. Io non credo sia necessario un patentino per essere poeta nè una laurea che lo attesti. C’è chi si glorifica da solo, ma il poeta diventa tale quando gli è riconosciuta dai lettori questa peculiarità: deve convincere gli altri, con il suo assiduo lavoro, di essere in possesso di questa qualità, dote, virtù. Vasco Rossi diceva in un suo

brano che “… le canzoni son come i fiori/ Nascon da sole sono come i sogni/E a noi non resta che scrivere in fretta/ Perché poi svaniscono e non si trovano più”. Questo vale anche per la poesia? Certo. La poesia è una canzone; la canzone nasce dalla poesia. La poesia è la parola che germoglia in modo spontaneo, è un flusso a cui però bisogna “dare una regolata”: è un costrutto e ci sono regole da rispettare. Eliot, poeta del ‘900, diceva che la poesia deve avere delle regole, sia esse classiche o moderne: riferendosi al verso libero. Sono un critico letterario e leggo tanta scrittura che non è poesia: io la definisco scrittura poetica. Lo abbiamo visto nella kermesse del 21 marzo quando, per

esempio, la lettura della lirica “Mio figlio si chiama Dario” ha suscitato un coro di domande. Ecco, la poesia quando è vera poesia crea interesse, partecipazione, suscita emozioni; se il componimento lascia indifferenti non si può parlare di Poesia. Tra i tanti ragazzi che nella serata hanno letto i loro componimenti c’era un avanzamento nell’aspetto linguistico: dal linguaggio più articolato dei ragazzi del Liceo Scientifico al linguaggio lineare dei ragazzini delle scuole elementari, ma anche in quest’ultimi c’era quello che io definisco un pizzico di poesia. La poesia va coltivata. Cosa pensa della poesia sanvitese? Scrittura poetica ce n’è tanta ma di vera poesia, di veri poeti se ne possono contare veramente pochi, pochis-

simi. A San Vito ognuno fa da se. Io sono dell’idea che si può crescere solo confrontandosi per valutare, non la quantità, ma la qualità della poesia. Vorrei portare a San Vito l’esperienza del gruppo Vallisa di Bari con cui mi confronto e collaboro da alcuni anni. Credo sia necessaria a San Vito un’esperienza di questo genere, dove gli autori locali si incontrano, parlano, condividono il piacere dello scrivere con l’intento di crescere e passare dalla scrittura poetica alla poesia. È necessario promuovere l’arte poetica per dare stimoli e continuare a scrivere; la stoffa c’è ma bisogna saperla utilizzare. Se ci si arrocca o si rimane sul piedistallo non si cresce e si rischia di non avere più poeti a San Vito.

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OCCHIO Cultura

Piccoli lettori fioriscono

Primavera del libro, ospitata nel Chiostro dei Domenicani. Dal 2 al 4 aprile a San Vito

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siste un’età ideale per iniziare a leggere? Forse no. Non è mai troppo presto per accostarsi alla lettura, perché ci sono libri per ogni stagione della vita. Quello che occorre è qualcuno che trasmetta la passione per i libri, la curiosità di conoscere e di scoprire storie reali o fantastiche. Ben vengano allora iniziative come la Primavera del libro, la rassegna dell’editoria per l’infanzia e l’adolescenza, giunta quest’anno alla seconda edizione. Dal 2 al 4 aprile il Chiostro dei Domenicani a San Vito dei Normanni si è trasformato in una libreria all’aperto: diverse case editrici, pugliesi e nazionali, hanno esposto i loro libri per bambini negli stand allestiti nei colonnati dell’antico convento. Tante le iniziative inserite nella manifestazione, che è patrocinata dal Comune di San Vito e vede come partner l’Università del Salento e l’Ufficio scolastico regionale della Puglia: laboratori di lettura, incontri con gli autori e un concorso, per il quale sono stati premiati i migliori libri per l’infanzia e per l’adolescenza in diverse categorie. Notevole è stato l’impegno delle scuole della provincia di Brindisi, fin dall’inizio dell’anno scolastico. Abbiamo chiesto ad alcune ragazze della scuola secondaria di primo grado Buonsanto Meo in che modo hanno ade-

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di Michelangelo Nigro

rito a questa iniziativa e qual è l’ultimo libro che hanno letto. E abbiamo scoperto non solo che leggono molto, ma anche che rispondono con sicurezza e convinzione alle domande. › Rosa Maria Maglie: • Nella scuola Buonsanto-Meo abbiamo creato una cooperativa che promuove la lettura. Oggi molti ragazzi della nostra età sono presi dall’informatica e dai videogiochi, ma è giusto anche leggere e farsi una cultura. Noi abbiamo creato dei libri durante un corso pomeridiano che è durato 21 ore. La cooperativa è stata fondata a tutti gli effetti: è venuto anche il notaio a scuola per registrarne la na-

scita. L’esperienza ci è piaciuta così tanto che continueremo a lavorarci per tutto l’anno prossimo. La cooperativa si chiama Input: Insieme navigheremo per un unico traguardo. • In questo momento sto leggendo “Il diario di Daniela”, un diario scritto da una ragazza

della nostra età, che racconta tutto quello che succede nella sue giornate. › Sabrina Leo: • Anch’io faccio parte della cooperativa Input: abbiamo realizzato con le nostre mani dei libri con diverse tecniche: con la tecnica del pop-up, la stoffa,


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il legno. Abbiamo sviluppato la creatività e la fantasia. Tutto quello che abbiamo creato è stato realizzato nei corsi pomeridiani organizzati con i fondi PON. • L’ultimo libro che ho letto è Zanna Bianca di Jack London: mi è piaciuto molto, perché adoro gli animali e le storie di avventura. › Sara Tinella: • Mi piace molto leggere, in questi giorni sto leggendo “In viaggio con la nonna”. Sono contenta di partecipare a una manifestazione dedicata completamente ai libri .

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PONYO: tra mare e terra

Il film per ragazzi di H. Miyazaki. Forse l'opera più enigmatica e impegnativa del regista

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di Dario Di Viesto

asta la superficie del dei fondali marini), padre della mare per separare l’uni- pesciolina, disapprova il comporverso marino e quello tamento della figlia, nutrendo umano. Due dimensioni oppo- forte scetticismo verso il genere ste nella poetica di Ponyo sulla umano. Ponyo deve a malincuoscogliera, l’ultimo film d’anima- re rinunciare al suo amichetto e tornare nelle aczione di Hayao que. Determinata Miyazaki. però a diventare Giù, si scende nelessere umano, lo stato liquido, nel decide di fuggire; caos armonioso di ma accidentalpesci e molluschi Un cartone mente versa un che si librano animato che elisir magico che come angeli, nella non è tale. Tra il padre custodiva dimensione dove fantasia per creare un matutto è possibile e e razionalità, remoto e devastadove coesistono tra sogno e vita re la terraferma. divinità e magia. per uscire dalle Le acque, così, si Su, si sale nello incertezze agitano improvvistato solido, dove samente e somuna geometria del presente caotica regola la direzione delle navi, delle auto e delle vite. Dimensioni opposte che solo la libertà dagli schemi e la spontaneità di un bambino possono conciliare e fare incontrare. Sosuke ha cinque anni e vive in un paese di mare. Abita con la madre in una casa solitaria che si leva su una scogliera. Un giorno, guardando oltre la superficie del mare, vede e soccorre una pesciolina rossa rimasta intrappolata con la testa in un barattolo di vetro. Liberatala, Sosuke decide di mettere la pesciolina in un secchiello, di prendersene cura e di battezzarla col nome di Ponyo. Nasce l’amicizia. Fujimoto (una volta uomo ed ora stregone

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mergono tutto il paese. Solo la casetta soprelevata di Sosuke rimane incolume. Ponyo riesce a raggiungere l’amico ed insieme affrontano un’avventura che ha l’aria di essere un viaggio di redenzione per l’intera umanità. Un percorso che attraversa anche i fondali marini e che termina di fronte alla Madre del mare, una sorta di dea della natura. Chi non conosce il cinema d’animazione di Hayao Miyazaki, farebbe bene a non ridurre a semplice cartone animato l’opera del visionario autore nipponico. Denominato il Kubrick dell’animazione, Miyazaki (Leone d’oro alla carriera) è un creatore di storie e forme in cui la complessità della

stratificazione di senso non scalfisce l’immediatezza della sua opera. Dopo La città incantata e Il castello errante di Howl, Miyazaki decide di tornare allo stile più semplice che ha contraddistinto le sue prime opere, meno estetizzante rispetto a questi ultimi lavori. Molti critici hanno associato a questa semplicità di forma, anche una nudità di contenuto. In realtà, a nostro parere, Ponyo sulla scogliera non è solo un bellissimo film per bambini, ma è un’opera molto impegnativa, forse la più enig-

matica dell’intera filmografia del regista. Lo sguardo di Miyazaki è come sempre ecumenico. Non scinde fra la prospettiva fantastica e quella razionale. Il suo occhio è come quello dei bambini, libero da congetture e da punti di vista limitanti. La catastrofe raccontata nella storia è anche quella che si riflette nei nostri incubi, l’ombra della sventura che l’uomo contemporaneo ha paura d’incontrare fuori dal sogno. Uscire dall’ansia e dall’incertezza del presente si può: sono Ponyo e Sosuke che incarnano ed alimentano il fuoco


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della nostra speranza. Già in salvo nella loro casa, Sosuke e Ponyo si donano agli altri ed affrontano il pericolo in modo gratuito ed incosciente. Ed ecco che la casa smette d’essere un’abitazione solitaria e diventa faro. Straordinaria la scena in cui Sosuke trasforma le luci della sua casa in codici morse per comunicare con la nave di cui il padre è capitano. Davanti alla sciagura tutta la popolazione cambia, si rompono le catene dell’individualismo e i cittadini diventano popolo. Fujimoto e Ponyo, invece, sono due personaggi in antitesi, portatori del sottile sottotesto del film. Il primo, nato uomo e successivamente rifugiatosi sott’acqua, non vuole che la figlia possa corrompersi a contatto con gli

umani; la seconda, nata pesce e desiderosa di diventare essere umano, vuole perdersi in modo assolutamente incosciente nelle sfide della vita, non si sottrae all’istinto di abbandonarsi ai sentimenti e vivere. L’arte tradizionale di Miyazaki si oppone in modo romantico alla computer graphic della Pixar. Sono serviti circa centosettanta

mila disegni a matita per portare a compimento l’avventura di Ponyo. Una sfida quella con la Pixar, stando alle parole dell’autore giapponese, non ideologica, ma stilistica, pur ammettendo che un quadro come La morte di Ofelia di John Waterhouse (un preraffaellita dell'Ottocento) raggiunge dei livelli di raffinatezza grafica alla quale nessuno

è mai più arrivato, con nessuna tecnologia a disposizione. Perché l’uomo sarà capace sì di gravissime nefandezze, ma racchiude in sé anche straordinari miracoli che non fanno parte di alcun repertorio magico. Ce lo ricorda, come al solito, Hayao Miyazaki. Ce lo dimostrano questo film e la semplice avventura di Ponyo e Sosuke.


OCCHIO Teatro

UNA RISATA AL GIORNO... “Artistica-mente insieme” perché dentro la malattia c’è molto di più

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di Marilena Locorotondo

l Centro Diurno Coop. Pegaso Antonello e Vito raccontano la loro di Carovigno presenta i protago- esperienza teatrale. I ruoli da interpretare sono stati nisti di un progetscelti insieme seto teatrale che coincondo interessi, volge gli attori-utenti predisposizioni utilizzando tecniche e fisiche e coinstrumenti propri del volgimento nel fare cabaret. Obiet- Un'insolita recitare copioni tivo principe quello rappresentazione divertimenti ed di produrre pillole dai toni ironici. “Prima di umorismo ed indecisamente dell’arrivo del terpretazioni canore, Carnevale, visfruttando la risorsa allegri e colorati sto l’entusiasmo inesauribile del talento innato di alcuni e quello coltivato di altri. Secondo gli operatori del centro, l’intento principale del progetto era favorire il reinserimento sociale degli utenti, introducendo dinamiche tali da stimolare spontaneità, improvvisazione e capacità di diventare attori, piuttosto che comparse, in una scena da rappresentare sul palco come nella vita di ogni giorno. “Per me il teatro ha rappresentato una sfida da della maggior parte degli utenti nel affrontare, un modo per mettermi in raccontare ed ascoltare episodi di fangioco e sono felice perchè questa sfida tasia o realmente accaduti, ci siamo l’ho vinta. La canzone di Cristicchi di- adoperati per creare un laboratorio di ceva Antonio sa volare e noi invece recitazione. Coloro i quali non erano sappiamo parlare, cantare, recitare e portati a recitare si sono occupati della per un giorno siamo protagonisti di costruzione degli oggetti ed elementi di qualcosa e non delle semplici compar- scena, per una rappresentazione dai se della società”. Con queste parole toni decisamente allegri e colorati”. cariche di pathos, i due attori-utenti, Il coordinatore del Centro Diurno,

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Oronzo Tateo, racconta con queste parole il progetto. Lo spettacolo dal titolo Una risata al giorno toglie il medico di torno è stato proposto agli alunni delle classi seconde e terze delle scuole medie, ai ragazzi dell’Istituto per la formazione alberghiera di Carovigno e per due volte al pubblico, che ha partecipato con entusiasmo allo spettacolo di attori normalmente speciali. L’Istituto alberghiero, in particolare, ha accolto con grande partecipazione emotiva lo spettacolo, data la forte utenza di

diversamente abili nella struttura. Il progetto ha fatto scoprire e valutare il valore nascosto della malattia, quel surplus di sensibilità e doti artistiche che poche persone speciali possiedono, a volte senza saperlo. “Quando sono sul palco mi sento viva, posso mettere in ridicolo anche i miei difetti e giocarci sopra è come dimostrare a me stessa che non sono poi così gravi.

Si sul palco mi sento una persona normale perché la gente mi ascolta, mi vede, si accorge che esisto anch’io. È stata l’unica gioia degli ultimi tempi; tempi in cui mi sento sempre morta”. Questo il commento della giovane Grazia, utente del centro dallo scorso ottobre, le cui parole riempiono di significato il progetto. Uno spettacolo che ha dato agli utenti del C.D. la possibilità di far sentire la loro voce, di condividere emozioni e stati d’animo con gli altri. Oronzo Tateo conclude cosi: «Unica considerazione comune è stata che il teatro, in qualunque forma venga realizzato, non è solo gioco e finzione perché sul palcoscenico ci sono gli attori che, seppur con esperienze diverse, mettono a disposizione del pubblico le proprie emozioni e verità. Questi attori sono persone come le altre, con le loro ricchezze interiori troppo spesso non riconosciute o negate; persone che sanno piangere, ma possono e sanno anche ridere, divertire, insegnare». Il progetto affidato a Elisabetta Andriani per la preparazione teatrale e la regia e Adelaide Conte, per le coreografie, ha al suo seguito un’attenta e volenterosa equipe: Vincenzo Sgura, Gabriella Maggi, Alessandra Calò, Eleonora Cristoforo, Maria Antonietta Di Latte e Oronzo Tateo.


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magazine

SARÁ UN SUCCESSO!

L’entusiamo e la passione di chi ama il teatro, raccontati dalla compagnia San Michele in scena

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arà sicuramente un successo! Con questa riflessione abbandono la biblioteca Cavallo di San Michele Salentino, cornice dell’incontro con la locale compagnia teatrale. San Michele in Scena è il nome che, dall’ottobre 2006, riunisce giovani e meno giovani che hanno fatto del teatro la loro passione ed il loro divertimento. “Ci piace far ridere la gente; quell’ora che il pubblico passa con noi deve dimenticare le tristezze della loro vita”. Queste sono le parole d’ordine che tengono unito il gruppo teatrale. L’associazione nasce dall’idea di due ragazze (Antonella e Fatima) che, grazie al passaparola, hanno riunito più di tredici persone intorno alla presidenza del dott. D’Urso Oscar Ferdinando. “Tutto è cominciato per gioco, ci piaceva l’idea di creare un gruppo teatrale anche nella nostra San Michele e, come si dice, l’appetito vien mangiando e in tre anni abbiamo messo in scena 5 spettacoli”. La compagine, sin dall’inizio, ha scelto il filone vernacolare, un settore del teatro tradizionale bistrattato da molti, ma che è alla radice di tante compagnie amatoriali del nostro territorio. Amatoriale, sì. Spesso si confonde però l’essere amatoriali con il dilettantismo e la faciloneria, ma in realtà queste compagnie na-

di Francesco D’Agnano scondono dietro la leggerezza dei loro spettacoli un duro lavoro di preparazione. “Quando prepariamo uno spettacolo facciamo molte prove e cerchiamo si sopperire al nostro non essere degli attori di professione con

che vengono sopperite dalla buona volontà. Gli spazi sono l’unico neo della compagnia: “Se dovessimo pensare a qualcosa che ci manca penseremmo, sicuramente, ad un locale dove poter fare le prove tranquilla-

Se riuscissimo ad avere qualche buona sponsorizzazione forse ci potremmo permettere un locale in affitto tutto nostro.” In questi giorni la compagnia è in piena attività e si prepara per la stagione estiva che li ve-

il continuo ripetere, ripetere e ripetere. Rinunciamo al nostro tempo libero togliendo anche ore alle nostre famiglie, ma ci gratifica il sorriso della gente, gli applausi finali…il pubblico che ci conosce e ci segue numeroso nelle nostre serate”. Non è tutto oro quel che luccica e come in tutte le realtà teatrali locali ci sono necessità

mente ed in modo sistematico, senza sentirci dei nomadi dello spettacolo. Dobbiamo ringraziare questa amministrazione che ci ha dato la possibilità di utilizzare, nelle ore di chiusura, la biblioteca comunale per i nostri incontri. Ma qui non possiamo montare la scenografia e altri spazi comunali non sono disponibili sul territorio.

drà protagonisti, il 5 luglio in piazza, con un testo dal titolo Tra moglie e marito non mettere la suocera. “I testi che portiamo in scena, di solito, sono un rifacimento di commedie che noi adattiamo alle necessità, alle storie della nostra terra.” …da come ne parlano sarà sicuramente un successo!

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OCCHIO Moda

L'UOMO IN TENDENZA Dandy eccentrico, aristocratico e raffinato. Tutti i colori dell' uomo 2009

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i parla sempre di più del rapporto tra l'uomo e la moda. Secondo alcune ricerche, pare infatti siano gli uomini a spendere di più sull'abbigliamento: circa 1000 - 1500 euro al mese per i più fortunati, per quegli uomini insomma che amano l'apparire e cercano di curare al massimo il loro look. Cosa propongono gli stilisti per quanto riguarda l'abbigliamento maschile? John Richmond manda in passerella un uomo che mixa il sarto-

di Francesca Presto colore, che si combinano naturalmente, come l'indaco, l'iris, il blu navy, l'azzurro e il ceruleo. Oltre alle intramontabili camicie, pantaloni, cravatte e scarpe stringate di materiali diversi. È il rosso, invece, per Etro il colore predominante della prossima stagione. Le stampe riprendono l'arte futurista, dove si combina una ricca gamma di colori: i blu, i marroni, i grigi, i toni del rosso e del viola. Nonostante la crisi, quindi, è importante sottolineare che nella moda, quella di classe e la più rinomata, si impongono le novità degli stili più trendy e la versatilità degli stilisti, che ci propongono - stagione per stagione - le loro collezioni da apprezzare ed acquistare.

riale con lo sportswear e sceglie tessuti preziosi declinati in versione street. Per D&G l'uomo della primaveraestate 2009 sarà come un dandy eccentrico. Le sfilate milanesi riprendono i personaggi dei romanzi di Oscar Wilde e anche i completi formali rimandano alla tradizione inglese.

Bohemian ed egocentrico l'uomo in tenuta lussuosa usa borse di vernice L’uomo utilizzerà borse capienti e di vernice, un accessorio tradizionalmente di esclusivo uso femminile, ma che negli ultimi anni si è imposto come capo da sfoggiare per tutti. Le giacche da sera si indosseranno con camicie bianche, papillon in raso e pantaloni da tigth. Una collezione lussuosa ed elegante fatta di materiali preziosi come velluto, broccato e cachemire. Aristocratica e raffinata, da indossare con moderna nonchalance. Il blu, per l'uomo, ormai è un classico. Capace di contendere al nero il primato di colore dell'eleganza, non solo durante il giorno, ma anche per la sera. Sempre più presente nelle collezioni so-

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prattutto per il revival del denim. Come da tradizione, il blazer è il pezzo principe, dal quale però si sviluppano diversi sottoinsiemi di


ANNO 1 N.4 - APRILE 2009

magazine

VITA DA PORTIERE

Ivan Termite, il portiere sanvitese dell'A.S. Carovigno, si racconta. Tra passione e sacrifici

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l portiere dell’A.S. Carovigno calcio si racconta. Il terzultimo posto in classifica promozione, per i biancoazzurri che giocheranno gli spareggi-salvezza. Il portiere sanvitese dell’A.S. Carovigno Calcio, Ivan Termite, racconta la sua delusione. Sei deluso per il risultato raggiunto? Certo. Nonostante i nostri sforzi tutto è andato male. Per me questa è una doppia sconfitta, il lavoro di due anni perso in poche battute. L’anno scorso siamo saliti in Promozione e quest’anno avremmo voluto fare il salto

di Marilena Locorotondo di qualità, invece rischiamo di retrocedere in Prima categoria. Quali sono secondo te le motivazioni di questo risultato? Ci sono molte motivazioni. Un gruppo giovane e poco esperto; tensioni tra tifoserie che si ripercuotono su di noi; campionato con squadre più preparate rispetto agli altri anni; le nostre difficoltà strutturali e tanta sfortuna. Ci vuole un bel po’ di esperienza per reggere certe pressioni, e magari un campo sportivo che non sia sempre inagibile per le incessanti piogge. Spesso ci dovevamo allenare altrove perchè su quel

campo non si poteva nemmeno correre. Certo ognuno ha le sue responsabilità, ma alcuni dettagli fanno la differenza. Un giovane Sanvitese che gioca nel Carovigno? Sono due anni ormai e non c’è da stupirsi. Mi trovo bene qui, ho un bel rapporto con i dirigenti e i compagni e finalmente si sfata la falsa leggenda di una presunta intolleranza tra sanvitesi e carovignesi, che spesso concorrono insieme per gli stessi traguardi. Per te il calcio è... ? Passione prima di tutto. Avevo 6 anni quando ho cominciato a giocare e ormai sono passati 21 anni dal mio esordio, ma l’emozione è sempre la stessa ed è qualcosa che non riesco ad esprimere a parole. Come vive un portiere? Il portiere ha delle grosse responsabilità nei confronti dei compagni. In campo deve avere la massima concentrazione, perché dietro di lui non c’è nessuno che potrà correggere un suo errore, solo la rete. Se lui sbaglia è goal per la squadra avversaria. Vive con pathos tutta la partita soffrendo insieme ai compagni, sempre pronto ad agire. Regole del buon giocatore di calcio: Ogni giocatore sa bene che lo sport è fatto di sacrifici. Si allena almeno quattro volte a settima-

na dopo il lavoro, rinunciando alle ore piccole il sabato sera, a qualche drink in più, seguendo un'alimentazione sana e senza eccessi. La vita sociale è sacrificata, ma senza rammarico perché ogni sacrificio è fatto con il cuore. Che lavoro fai? Ho 27 anni di cui 21 passati a giocare a calcio. Ovviamente non posso dedicarmi solo alla mia passione sportiva. Faccio l’autorivenditore e dopo il lavoro corro ad allenarmi, ma non mi pesa tanto perché riesco a coniugare dovere e piacere. Oltre al calcio cosa ti piace? Ascolto Vasco Rossi, mi piace molto. Se parliamo di libri forse per deformazione professionale il mio preferito è Numero uno di Gigi Buffon e Roberto Perrone. Confesso una debolezza: amo giocare alla play station. Credi che ce la farete a mantenervi in zona Play-out? Per le prossime partite sono fiducioso, la squadra è ben preparata e l'obiettivo salvezza è alla nostra portata. Ma soprattutto c’è molta motivazione psicologica. Siamo carichi e saremo vincenti!

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OCCHIO Sport

UNA VITA DA SOGNO

Il famoso ballerino Kledi Kadiu, ospite di Carovigno Danza per uno stage il 18 e 19 aprile di Doriana Santoro Carovigno danza, diretto artisticamente dall’insegnante Rosanna Tersicci, giunge alla sua ottava edizione e per l’occasione a tenere lo stage questa volta sarà il ballerino professionista Kledi Kadiu, insieme a Fabrizio Prolli, anche lui ballerino professionista e insegnante presso varie scuole italiane. Questo sarà l’ultimo stage in programma per il famoso ballerino di origini albanesi, in quanto poi sarà impegnato come protagonista nella tournèe di “Giulietta e Romeo” di Fabrizio Monteverde con il Balletto di Roma.

so il Castello Dentice di Frasso alle ore 20.30. Nel corso della serata Kledi promuoverà anche il suo nuovo libro, edito dalla Mondadori Meglio di una favola.

La due giorni carovignese di Kledi si aprirà il 18 aprile prossimo, con una conferenza stampa di presentazione presBIOGRAFIA Di Kledi: Nato a Tirana (Albania) è entrato giovanissimo all’Accademia nazionale di Danza, dove si è diplomato nel 1992. La prima esperienza televisiva arriva nel 1996 e dall’anno seguente Kledi è primo ballerino in programmi noti al grande pubblico, quali Buona Domenica, C’è posta per te ed Amici. Nel 2004 Kledi ha fondato la Kledi Dance. Nel 2005 è arrivata la sua prima esperienza cinematografica con Passo a due con la regia di Andrea Barzini e coreografie di Mauro Mosconi, a cui è seguito il film La cura del gorilla dalla regia di Carlo Sigon. Nel 2006 è stato protagonista della fiction di Rai Uno Ma chi l’avrebbe mai detto con la regia di Giuliana Gamba. Nel 2006 è nata la sua compagnia Free dance company, che ha presentato lo spettacolo Cattivi Pensieri con le coreografie di Veronica Peparini.

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Il podio

Nico Gemma con il maestro M. Prete

TAEKWONDO L

a Polisportiva Amicizia San Vito, con il maestro Minotto Prete, ha partecipato ai campionati italiani di taekwondo per la cintura nera, ospitati dal Palafiom di Taranto lo scorso 29 marzo, con due dei suoi atleti: Nico Gemma e Mario Conte, entrambi di San Vito dei Normanni. Mario Conte ha disputato un’ottima gara piazzandosi al 6° posto, mentre il sedicenne Nico Gemma, dopo aver vinto tre incontri, regalando al pubblico prestazioni brillanti, si è confermato Campione italiano per il terzo anno consecutivo. Ma i riconoscimenti alla società non sono terminati, infatti, la stessa ha conquistato il secondo posto nella classifica nazionale su 68 società partecipanti. Per l’atleta Gemma la prossima sfida sarà il campionato europeo, che si disputerà a maggio in Svezia. Grande la soddisfazione espressa dal maestro Prete per questo risultato, che conferma le potenzialità del giovane atleta sanvitese. Gemma ora resta in attesa della convocazione della nazionale per il ritiro che si terrà ad Acquacetosa, Roma. “Sono molto contento del risultato ottenuto. Ho gareggiato sperando di non perdere il titolo e grande è stata l’emozione alla fine quando mi sono reso conto di essere ancora campione d’Italia. La prossima sfida sarà ancora più ardua ed impegnativa, ho sfiorato il podio due anni fa a Budapest quando ho gareggiato nella categoria cadetti (45 Kg), questa volta spero di salirci. Dedico la mia vittoria a Marco Musa, un amico della mia squadra che non ha potuto gareggiare perché impegnato in una sfida più importante ed impegnativa”.


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ANNO 1 N.4 - APRILE 2009

NEL MONDO DI GEORGINA Occhio magazine incontra Georgina Pinedo, la schiacciatrice del Volley San Vito di Antonio Passante La stagione è quasi finita. Riesci a darti un voto personale? Questa stagione è stata abbastanza buona per me, molto positiva. Diciamo un 8. Per la gente sanvitese sei diventata subito leader. Quanto ti aiuta questo nelle partite? Tantissimo, perché io ci metto il cuore. Vedere la gente dagli spalti che ti applaude e ti incita per me è importantissimo. Mi trasmettono tanto. Mi piace la gente sanvitese. Raccontaci il tuo primo impatto con il nostro pubblico...

Non lo dimenticherò mai, un impatto bellissimo anche perché non ho giocato mai con tanti tifosi intorno. Tanto amore per la pallavolo... tanta intensità… bravi! Cometi trovi a San Vito? Pregi e difetti. Pregio: San Vito è piccola, la gente ti aiuta, ti fa sentire della famiglia. Camminando per strada la gente ti saluta e questa è una cosa bella. Difetto... non so. Forse lo stesso motivo: il paese è piccolo e non sai cosa fare. Parlami un po’ della tua famiglia, sempre presente con cappellini, sciarpe e bandiere. Cosa importantissima per me. Tutto questo è iniziato per loro. Avevo 15 anni quando ho iniziato a giocare a pallavolo e mia madre aveva qualche timore per i miei studi. Col tempo sono riuscita ad avere il suo supporto, grazie ai buoni voti presi a scuola. Veniva sempre ai miei allenamenti con mia sorella. Appena ho avuto la possibilità, le ho regalato una casa tutta sua. Era un mio desiderio e ne vado orgogliosa. Sono andata via di casa nel 2002 2003, per la prima volta e con questo lavoro sono riuscita a mantenermi. Sappiamo che hai un nipotoino a cui tieni molto. Sarà un futuro giocatore di pallavolo?

Speriamo di si! Sarebbe una gioia per me vederlo giocare. Però quello che decide lui comunque va bene. Il tuo lavoro ti porta a vivere lontano da casa. Mi manca molto la mia famiglia. Lasciare il mio paese è stata dura. Appena avrò terminato il campionato tornerò in Argentina per stare con loro, anche se giocherò con la nazionale. Con chi hai legato di più negli spogliatoi? Mha! Con tutte. Non ho problemi con nessuno. Diciamo che ad oggi parlo molto di più con Azu (Alvarez) perché parla spagnolo. Prima che arrivasse lei, invece, con Valeria in quanto abitavamo insieme. Hobby? Internet e musica. Il mio pc e la radio son sempre accesi. Musica spagnola, ma anche turca,

dipende dall'umore del giorno. Qual è la tua canzone italiana preferita? Prima di venire in Italia mi piaceva già Biagio Antonacci. Una sua canzone molto bella è Il cielo ha una porta sola. Ma mi piace anche Jovanotti con la sua canzone A te. Bellissima! Hai conquistato i tifosi con la tua battuta molto tecnica e mirata. Sì, perchè quando ho cominciato a giocare nel Boca Juniors i campi erano piccoli. C’era poco spazio. Erano due campi a “L” molto vicini. Allora non potendo avere il giusto spazio dovevo inventarmi qualcosa per alzare la palla per bene e per fare un passo in più. Programmi per il prossimo anno? Spero di restare qui. Ho avuto una bella esperienza e grandi soddisfazioni. Ho affianco uno

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staff esemplare che non vorrei lasciare, ma se dovessi optare per un'altra società lo farei solo per una questione economica in quanto aiuto la mia famiglia. Per loro accetto anche di stare lontana dal mio fidanzato, che vive in Spagna. Hai un rito scaramantico da compiere prima di ogni partita? Ascolto sempre la musica, ma non la stessa canzone. Quasi sempre telefono alla mamma per avere il suo in bocca al lupo. Nel corso della stagione hai avuto qualche infortunio? Non gravi, ma fastidiosi. La schiena mi ha creato diversi problemi, ma sono riuscita a stare in campo sempre. L’obiettivo stagionale erano i play off, sembra che ci siamo, vero? Spero, io ci credo tanto. Sono ottimista. Per il lavoro fatto nel corso del campionato. Bene il lavoro e l'amore? Bella domanda questa. Come ti ho già detto, da 5 anni sono fidanzata con un ragazzo che vive in Spagna. La lontananza ci sta creando qualche problema e appena finirò il campionato lo raggiungerò per chiarire la nostra situazione. Sono certa che non mi chiederà mai di fare una scelta tra lui e la pallavolo. Vedremo... Le domande sono finite. Vuoi dirci qualcos'altro? Sì, Antonio. Voglio fare gli auguri di buona Pasqua a tutti i miei tifosi e augurare loro tanta felicità. Il vostro affetto, mi fa sentire grande. Grazie di cuore.

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Occhio Magazine n 4 - 2009  

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