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GIOVEDÌ 7 GIUGNO 2012

Il supplemento rientra nel progetto RUSSIA BEYOND THE HEADLINES, che pubblica inserti in diverse lingue, in allegato a The Daily Telegraph, The Washington Post, Le Figaro, El Pais, Süddeutsche Zeitung, Le Soir, La Nacion L’inserto è preparato e pubblicato da Rossiyskaya Gazeta (Russia) e non coinvolge le strutture giornalistiche ed editoriali de

Vladimir Khotinenko nasce nel 1952 a Slavgorod, una cittadina tra le montagne dell’Altaj. Architetto di prima formazione, studente di Nikita Mikhalkov, regista, nonché attore e sceneggiatore, conosce l’Italia, i suoi pregi e difetti. Nella Penisola trova ispirazione, scrive numerose sceneggiature e gira dei film. Collabora con grandi artisti, eppure è poco conosciuto dal pubblico. In questo dialogo racconta la sua Italia, il suo lavoro e i temi forti che lo hanno accompagnato nella produzione. Senza mai rinunciare a un pizzico di provocazione

KIRILL LAGUTKO

Gli Italiani e i russi sono accomunati da un rapporto musicale con la vita e dalla percezione artistica della natura. Viaggio molto e noto che non tutti hanno le stesse caratteristiche dei nostri due popoli”

Ha lavorato con Ennio Morricone, è innamorato delle bellezze italiche e impegnato a far da ponte tra il mondo russo e quello italiano. Questo è Vladimir Khotinenko. Come nasce la passione per l’Italia? Con mia moglie Tanya siamo stati nella Penisola almeno 60 volte. Me ne sono innamorato già durante gli studi in architettura: adoro Roma, il Duomo di Milano e le città di mare. So bene cosa ha attratto gli artisti russi di tutti i tempi: gli aspetti pittoreschi che la caratterizzano, i paesaggi morbidi. Il bello è ovunque: nella lingua, nelle persone e nella cucina. In cosa italiani e russi si assomigliano? C’è in entrambi una certa negligenza di fondo. Ci accomuna, inoltre, il rapporto musicale con la vita e la percezione musicale della natura. Io viaggio molto e ho notato che non tutti sono così attenti alla natura come i nostri due popoli.

SE IL CINEMA RACCONTA I SILENZI DELLA STORIA Un italiano raramente si sofferma a pensare di essere un discendente degli antichi romani. È invece tipico dei russi riflettere sul passato. Perché secondo lei? Riflettere sulla storia è stata a lungo una nostra caratteristica. Purtroppo oggi la gioventù non lo fa più. La mia generazione si interessava di storia, letteratura, arte, anche di quelle straniere. Vale anche per il cinema? Certamente. Sono sicuro che in Italia non tutti conoscano Tarkovskij, mentre per noi russi Marcello Mastroianni è sempre stato un mito. All’estero si ha una strana percezione della Russia. Da un lato, tutti conoscono Pushkin, Tolstoj e Gogol, dall’altro si continua a pensare alla Federazione come a un territorio selvaggio e nemmeno i moderni mezzi di comunicazione riescono a superare questo stereotipo.

Pellegrinaggioalla città eterna èunprogetto comune del Vaticano e della Chiesa ortodossa. Lavorare con l’Oltretevere è stato difficile? L’unica limitazione, che considero giusta, impostaci dal Vaticano durante

le riprese è stata di non disturbare passanti e turisti. Mentre ci è stato concesso di filmare nei sotterranei della Basilica di San Pietro dove si trova la tomba dell’Apostolo Pietro, ripresa in passato solo due volte. Nell’occasione mi è accaduto qualcosa di assolutamente unico. Era sera, nella Cappella c’era l’illuminazione cosiddetta papale. Sono salito nella Basilica di San Pietro e per una quindicina di minuti ho avuto la fortuna di trovarmi sotto la Cupola di Michelangelo nella più completa solitudine. Non avrei mai immaginato una simile emozione. Per quali altri film ha lavorato nella Penisola? Ho girato alcune scene di 1612 e di Dostoevskij. A Roma ho un mio posto prediletto per le riprese: vicino al Ponte degli Angeli (a Ponte Sant’Angelo): la riva del fiume è completamente selvaggia e da quel punto si apre un’ampia vista e si può lavorare indisturbati, come se si ritornasse indietro di trecento anni. In Italia ho anche scritto La fine dell’Impero nella pace di una casa al mare a Santa Marinella. Ha lavorato con Ennio Morricone. Come vi siete conosciuti? Ricordo che è stato in occasione del film 72 metri. Non sapevo quale musica sce-

gliere, quando mi sono imbattuto in una sua produzione. Gli ho scritto per parlargli, dicendogli che al mio film e al mio Paese servivano la bellezza e la speranza della sua musica. Mi ha risposto dandomi appuntamento a Roma. Era da poco accaduta la tragedia del Kursk e lui ha mostrato una straordinaria umanità per quella triste vicenda. Penso che, in parte, abbia accettato di lavorare con il mio film proprio in ricordo di quei ragazzi che hanno perso la vita. Dopo il film a puntate Dostoevskij ora girerà I Demoni. Cosa l’ha attratta dell’autore? Il canale televisivo Russia 1 mi ha proposto di girare il film in otto puntate Dostoevskij e ho accettato, sebbene abbia sempre sostenuto di non aver nulla da aggiungere ai classici. Così ho riletto tutto Dostoevskij e l’ho riscoperto. Riguardo a I Demoni sto lavorando sulla sceneggiatura e le riprese dovrebbero iniziare in autunno. Renderò un po’ meno arcaico l’ambiente, forse anche la lingua per facilitarne la comprensione, ma per nessun motivo sposterò l’azione al presente, altrimenti dovrei completamente modificare sia il linguaggio, che il sistema dei rapporti tra i personaggi. E questo approccio non avrebbe senso. Preparato da Stefania Zini


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Politica

Il governo Dmitri Medvedev ha scelto numerosi ministri con poca esperienza. Per gli analisti, un’arma a doppio taglio

Dubbi e sfide, ecco il nuovo esecutivo A detta di alcuni esperti, l’inesperienza di molti titolari dei dicasteri favorirà lo spostamento di potere a favore del Cremlino, dove Vladimir Putin ha portato con sé i suoi fedelissimi. MORITZ GATHMANN RUSSIA OGGI

Vladimir Putin: «Quante nuove facce abbiamo? Penso che la composizione sia cambiata al 75 per cento». Dmitri Medvedev: «Secondo il mio calcolo approssimativo, per tre-quarti l’esecutivo è composto da gente che solo da poco è in politica o che si trova alla prima esperienza di governo». Queste le battute che a metà maggio il Presidente Putin e il premier Medvedev si sono scambiati nel corso di una trasmissione alla televisione russa. Il messaggio che intendono dare è di novità. Lo sguardo attento riconosce invece che il governo è sì molto giovane – il ministro delle Telecomunicazione, Nikolai Nikiforov, ha appena 29 anni – ma solo in parte nuovo: sei dei ministri attuali in precedenza sono stati vice ministri. Inoltre, per

quanto tutti altamente qualificati, i capi dei dicasteri hanno poca esperienza alle spalle: Medvedev si è circondato di un governo di manager. Esperti russi sottolineano il poco peso politico del nuovo Consiglio dei ministri: «Questo non è un governo per sfondare, ma tecnico. E ho dei grandi dubbi che sia in grado di rispondere adeguatamente alle sfide che si pongono oggi alla Russia», ha commentato Aleksei Kudrin, a lungo ministro delle Finanze, costretto a dimettersi nell’autunno scorso. Vengono chiamati “tecnici” i governi che durante i primi due mandati servirono a Putin per imporre i piani strategici. Il premier Medvedev è circondato da sei vice premier, tra cui alcuni collaboratori fidati dei suoi tempi al Cremlino, come il liberale Arkadi Dvorkovich o il “capo ideologo” Vladislav Surkov. Il fatto che sia riuscito a far occupare alcuni incarichi da gente“sua”,viene interpretato come la prova che Medvedev abbia comunque un certo peso politico. La sostituzione forse più importan-

te riguarda Rashid Nurgaliev: l’ex ministro degli Interni era stato al centro delle critiche a causa dei continui scandali di corruzione e soprusi da parte di poliziotti. Siccome neanche la riforma della polizia - annunciata con clamore - ha cambiato le cose in profondità, al suo posto è stato chiamato Vladimir Kolokoltsev, finora capo della polizia di Mosca, con un credito anche presso l’opposizione. Alcuni grossi nomi fra i politici hanno tenuto i loro incarichi, tra cui il ministro degli Esteri Sergei Lavrov. Secondo gli osservatori, il fatto che i ministri delle Finanze e per l’Armamento non siano stati sostituiti rinforzerebbe la posizione di Putin. «In questa maniera ha mantenuto il controllo sulle strutture di esercizio del potere e ha conservato il blocco finanziario», spiega il politologo Igor Bunin. «Questa gente gli permette di influenzare dall’interno le decisioni di governo, soprattutto quelle economiche». L’unica nomina che ha provocato incomprensione e in alcuni persino rabbia è quella di Vladimir Medinsky

alla Cultura. Si tratta di una delle figure più importanti del partito del Cremlino, Russia Unita. Negli ultimi anni ha guadagnato milioni di rubli con libri di divulgazione scientifica e patriottici sulla storia russa. La rivista Russkij Reporter interpreta la sua ascesa come un atto di vendetta da parte di Putin verso l’élite artisticaintellettuale del Paese, scesa in piazza contro di lui. Una particolarità del sistema politico in Russia sta nel fatto che, con l’amministrazione del Cremlino, il Presidente dispone di una struttura che formalmente è composta solo da consulenti e assistenti, ma che a causa della vicinanza alla sua figura ha un peso politico maggiore rispetto ai ministri. Entrando nel Cremlino, Putin ha portato con sé i suoi sodali più stretti: sette ex ministri, tra cui Elvira Nabiullina, in passato a capo dello Sviluppo economico. L’ex membro dei servizi segreti Sergei Ivanov, che solo poco tempo fa aveva cambiato il suo posto come vice premier con quello di capo dell’am-

ministrazione presidenziale, manterrà il suo incarico. Solo pochi sono usciti completamente dal sistema politico in questo scambio di poltrone, come il ministro dell’Energia Sergei Shmatko. Mentre l’ex vice premier Igor Sechin, stretto collaboratore di Putin ed eminenza grigia del settore petrolifero e gas, è stato nominato presidente del gigante petrolifero statale Rosneft. A lui spetterà quindi la responsabilità di condurre in porto uno dei progetti più importanti dei prossimi decenni: l’accesso alle materie prime della piattaforma continentale artica.

LA CITAZIONE

Dmitri Medvedev PRIMO MINISTRO RUSSO

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Secondo il mio calcolo approssimativo, per tre-quarti l’esecutivo è composto da gente che solo da poco è in politica e che si trova alla prima esperienza di governo”

ITAR-TASS

L’INTERVISTA ROMANO PRODI

SUL NOSTRO SITO

Crescita e sviluppo per uscire dalla crisi

Il sondaggio: come i cittadini vivono le proteste

pitali: una a Bruxelles e l’altra a Mosca. La seconda ragione è che la Russia stessa ha una faccia filoeuropea, che guarda a Ovest, ma c’è anche una grande attenzione all’Asia, all’Est. Quindi, io credo che nemmeno la Russia abbia in mente un simile approdo.

Le difficoltà dell’Europa. I ritardi della Federazione. Sullo sfondo, una crisi economica che continua a manifestare la propria imprevedibilità. L’ex presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi, a tutto campo sull’Unione Europea e sui rapporti con la Russia. Analisi, riflessioni. E una via d’uscita: ritrovare una prospettiva politica per dare speranza al Vecchio Continente.

ROBERTO PONTI

A suo avviso, le misure prese nell’ambito dell’Ue contro la crisi dell’Eurozona negli ultimi mesi sono tempestive o arrivano tardi? Arrivano in ritardo e sono insufficienti. Per sette-otto anni l’euro è andato benissimo, non ci sono stati problemi. E solo quando si sono divise le sorti dei diversi Paesi, la speculazione ha cominciato a colpirli uno a uno. Solo in quel momento è cominciata la crisi. Quando è stato scoperto il caso greco, il problema era di dimensioni modestissime. Se si fossero assunte decisioni tempestive, non saremmo in questa condizione. Inoltre sono mancate le misure per la crescita.

Perché non è stato ancora abolito il regime dei visti tra l’Ue e la Russia? Lo dico con sincerità: non vedo ragione alcuna perché i visti sussistano ancora. Auspico che questo vincolo venga superato al più presto.

Durante la sua presidenza alla Commissione Europea c’è stato un allargamento dell’Ue. È possibile che un giorno tra i Paesi membri ci sia anche la Russia? Tra la Russia e l’Unione Europea ci sono fortissime complementarità. Nell’ultima conferenza, la bilaterale Ue-Russia, che ho presieduto in Com-

missione, c’era una frase che faceva ridere tutti: «Noi siamo come la vodka e il caviale: dobbiamo andare insieme». Far parte dell’Ue diventerebbe un problema per un motivo molto semplice: la Russia è troppo grande. Con l’ingresso della Federazione, l’Ue dovrebbe immediatamente avere due ca-

Come valuta i rapporti tra la Russia e l’Italia? Sono buoni e sono convinto che continueranno a esserlo anche in futuro. C’è simpatia reciproca tra i Paesi, tra la gente. Siamo molto piu simili di quanto non sembri. E poi naturalmente c’è il fatto che oggi la Russia per noi è non solo un grande mercato di sbocco, ma un’opportunità per la nostra industria energetica. Preparato da Niva Mirakyan

ll 19 e 20 maggio il Centro di ricerche Vtsiom ha condotto un sondaggio per fotografare l’umore dei russi in relazione alle recenti proteste che negli ultimi mesi hanno portato in strada migliaia di cittadini. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, elaborata su un campione di 1.600 persone, il 40 per cento degli intervistati è contrario alle manifestazioni, mentre solo il 22 per cento si dice favorevole, anche se solo il 7 per cento è pronto a scendere in piazza. Secondo lo studio, inoltre, il 18 per cento dei russi attribuisce i meeting a un malcontento legato allo stile di vita ritenuto insoddisfacente dalla popolazione. Risulta alta la quota delle persone che non erano nemmeno a conoscenza delle manifestazioni: il 63 per cento degli interpellati, infatti, ha affermato di non aver mai sentito parlare della passeggiata di protesta organizzata dai letterati russi a metà maggio per le vie del centro di Mosca.


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Società

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ILIA WARLAMOW

Patrimonio Negli ultimi 20 anni sono state demolite 700 abitazioni secolari. Ma ora partono le proteste

La lotta contro le macerie La difesa degli edifici storici di Mosca è il motivo che spinge un numero crescente di persone a sfidare le autorità. Ecco come è nato il coordinamento Archnadzor. ALEKSANDRA GURKOVA RUSSIA OGGI

I membri del gruppo di protezione del patrimonio architettonico Archnadzor distribuiscono candele accese vicino alle rovine di un edificio nel centro della capitale. «Perdere una costruzione del Diciottesimo secolo per la città è come lasciar morire una persona cara», dice la coordinatrice dei volontari,Yulia Mezentseva, mentre contempla lo spiazzo davanti a sé. Yulia e i suoi compagni non sono riusciti a salvare il padiglione della proprietà dei Shachovskiye. Ciononostante, hanno molto lavoro: nel libro rosso di Archnadzor compaiono altri 250 edifici per i quali bisogna lottare. Negli ultimi anni, come conseguenza dell’aggressiva politica urbanistica diYuri Luzhkov, ex sindaco di Mosca, la capitale russa ha perso circa 700 edifici storici. Le cause sono evidenti: restaurare un immobile an-

strato alla procura che la demolizione di quell’edificio era da considerarsi illegale. La decisione dei giudici è andata a loro favore. Tuttavia, all’inizio del 2010 la giunta comunale di Mosca allora in carica ha approvato un progetto di ricostruzione che prevedeva l’abbattimento di edifici del Diciottesimo secolo e, con finanziamenti comunali, la costruzione di alcune sale più moderne per il teatro. A partire da quel momento, gli attivisti di Archnadzor hanno iniziato a fare la guardia fuori dalla proprietà. «La demolizione è iniziata inaspettatamente alle 6 di mattina», racconta Yulia Mezentseva. «Gli operai, approfittando del fatto che c’erano solo due dei nostri volontari fuori dall’edificio, hanno abbattuto il padiglione». La tenuta degli Alekseiev, situata in via Bajrushin, nel prestigioso quartiere moscovita di Zamoskvorechie, ha cessato di esistere. Il complesso familiare fu costruito dopo il grande incendio del 1812, diventando un’icona dell’architettura imperiale degli inizi del Diciannovesimo secolo dei quali a malapena restano esempi. Così, nonostante le nu-

Proteggere il centro storico della capitale è un dovere, ma l’obiettivo è difficile da realizzare, poiché occorre ottenere uno status particolare. E, al momento, alle autorità manca la volontà per farlo”

zione di un grande interesse verso il tema. «Solo dieci anni fa sembrava che lo studio del patrimonio locale fosse solo un passatempo per bambini o anziani, mentre tutti gli altri si dedicavano alla politica», ricorda Natalia Samover, coordinatrice del gruppo. «Ma è trascorso abbastanza tempo affinché sorga una nuova generazione educata

sitano di protezione. Con gli avvocati che preparano istanze da presentare alla procura e alla commissione per la protezione del patrimonio architettonico della città. In parallelo la sezione dei progetti sociali organizza eventi socioculturali, mentre la squadra operativa, diretta da Yulia Mezentseva, partecipa ad azioni dirette. «Al momento, la co-

Demolire un edificio perché non più utile è una scusa che non regge più. Vi sono diverse società illegali che mandano le strutture in rovina per progettare una nuova costruzione. Questa è speculazione” SERGEI SOBYANIN, SINDACO DI MOSCA

in condizioni di libertà. Oggi si uniscono a noi molte persone che hanno studiato, da collegiali e diplomati a direttori di aziende, che reclamano il diritto di avere una patria e una cultura. La gente deve capire che, se si vuole unire a noi, dovrà lavorare molto, dedicandoci una parte importante del suo tempo», aggiunge con grande trasporto Natalia. Così, chi si avvicina al movimento e ha studi di architettura o conosce la storia dell’arte, esamina il centro di Mosca per identificare i monumenti che neces-

lonna vertebrale del nostro movimento è composta da 150 persone, un numero importante, ma l’auspicio è di crescere ancora», spiega la Mezentseva. Secondo diverse stime, nei prossimi anni è prevista la demolizione di circa 40 edifici nel centro storico della capitale. Alcuni possiedono elementi riconosciuti come patrimonio culturale e tutti sono dotati di un grande valore storico: un tesoretto che l’attività dei volontari non vuole che venga in alcun modo distrutto, per consegnarlo intatto alle generazioni future.

tico è più costoso che costruirne uno nuovo. Alla fine del 2010, con l’arrivo di Sergei Sobyanin, attuale sindaco della città, si è interrotta la concessione di permessi per edifici di nuova costruzione nel centro storico. «Tuttavia, il patrimonio architettonico continua a essere distrutto», spiega l’attivista. Uno degli esempi più chiari dell’arbitrarietà delle imprese edili lo si incontra nella proprietà dei Shachovskiye, zona in cui si trova il teatro Guelikon. In questo caso, l’amministrazione dell’edificio culturale ha deciso di costruire una nuova sala e demolire un antico padiglione situato dentro la proprietà. Il movimento Archnadzor ha raccolto le informazioni necessarie e dimo-

merose proteste avviate dai difensori del patrimonio architettonico della città, i cinque edifici della tenuta sono stati ridotti in macerie. E lo stesso è accaduto per altri immobili di grande valore storico e artistico, abbattuti nonostante le vibrate proteste di comitati di varia natura, affiancati dai cittadini. Il movimento civico Archnadzor è stato fondato nel febbraio del 2009. Allora, attivisti di diversi gruppi moscoviti dediti allo studio del patrimonio locale, hanno deciso di unire i loro sforzi con l’obiettivo chiaro di proteggere e studiare la ricchezza culturale di Mosca. Attualmente, sono circa 5mila i membri dell’associazione e il loro numero continua a crescere, a dimostra-

ILIA WARLAMOW

RUSTAM RACHMATULIN, COORDINATORE PRINCIPALE DEL MOVIMENTO ARCHNADZOR

Dall’alto, in senso orario: un momento delle proteste contro l’abbattimento di Casa Feoktistov; in piccolo, prima della demolizione: la moschea; lo stadio Dinamo; Casa Feoktistov; lo store “Il Mondo dei bambini”. Sopra, l’ex Casa Glebov

IL NUMERO

250

edifici per i quali bisogna lottare compaiono nel libro rosso di Archnadzor


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Economia

RELAZIONI COMMERCIALI LA RECESSIONE DEL MERCATO INTERNO SPINGE UN NUMERO CRESCENTE DI PMI ITALIANE A CERCARE SPAZI ALL’ESTERO: OPPORTUNITÀ E RISCHI A CONFRONTO

SI PUNTA SULLE PICCOLE IMPRESE Se le grandi aziende hanno il capitale e le strutture per affrontare i mercati internazionali, la strada è più difficile per le realtà di dimensioni ridotte. Ma le possibilità di sviliuppo sono alte. SIMONA PIZZUTI RUSSIA OGGI

Da una parte il mercato interno che stenta a uscire dalla crisi nella quale si è avvitato ormai da diversi anni. Dall’altra un Paese in forte crescita come la Russia, che rispetto ad altri mercati emergenti ha dalla sua la stabilità politica e la relativa vicinanza all’Italia. Basta questo a spiegare perché un numero crescente di Pmi italiane cerca spazi nella Federazione. Anche se la strada è irta di ostacoli per realtà che non hanno dalla loro la capitalizzazione e le risorse umane delle organizzazioni più grandi. Gourmet d’Italia rappresenta un caso di evoluzione di business legato alle tendenze del mercato. L’azienda marchigiana, attiva da due anni nel settore alimentare con le divisioni produzione e commercializzazione di eccellenze enogastronomiche italiane e cibi pronti, aveva iniziato negli anni Novanta con l’export di calzature. «Siamo partiti prendendo accordi con i tour operator russi che portavano da noi piccoli imprenditori interessati ad acquistare calzature all’ingrosso e poi vendere al dettaglio nella Federazione – racconta Giuseppe Cinesi, socio e delegato per l’internazionalizzazione di Gourmet d’Italia – e il problema prin-

società russa Infolink, il maggiore distributore di pasta nella Federazione, per la creazione di CI Group, accrescendo la posizione del gruppo nel mercato russo e in quelli limitrofi. Anche l’industria meccanica italiana è molto interessata alla Russia. «Sebbene le procedure per le merci siano molto complesse – spiega Antonio Dordoni, direttore commerciale di Jobs Automazione – soprattutto per noi che siamo soggetti a licenze di esportazione per la particolarità dei nostri macchinari». L’azienda di Piacenza produce centri di fresatura di alta precisione per l’aeronautica e il settore au-

Un manuale per investire nella Federazione Una guida per operatori economici italiani che vogliono fare business nella Federazione. L’iniziativa è stata messa a punto dall’Ambasciata d’Italia a Mosca, con il contributo di aziende, gruppi bancari e avvocati italiani presenti nel mercato russo. Il volume è stato presentato nei giorni scorsi a Roma e Milano, registrando il tutto esaurito in entrambi gli appuntamenti. Un interesse confermato dai numeri. Nel corso del 2011 l’interscambio tra i due Paesi ha registrato una crescita del 21 per cento rispetto al 2010 per un totale di 27

miliardi di euro e i primi quattro mesi di quest’anno hanno visto un ulteriore balzo del 42 per cento nel confronto con lo stesso periodo del 2011. Dati sorprendenti se si considera il contesto economico nel quale è maturato. L’export italiano in direzione russa è trainato dai prodotti tipici del Made in Italy, dall’automotive all’alimentare, dall’abbigliamento al chimico. In direzione opposta la principale voce di esportazione è costituita dai prodotti energetici. Quanto agli investimenti diretti, invece, i russi guardano all’Italia in primo luogo per il campo immobiliare: nel corso del 2011 il 42 per cento degli acquisti esteri nel settore ha riguardato immobili italiani.

tomobilistico e annovera tra i suoi principali clienti Alenia, Agusta Westland, Boeing e Fors. Entrata nel mercato russo circa sei anni fa, Jobs ora può contare su un collaboratore del posto che in loco lavora quasi a tempo pieno per la loro promozione e si occupa anche dei servizi di assistenza per i macchinari. Secondo il Russian State Statistics Service (Rosstat), nel 2010 le Pmi russe attive sul territorio erano 3,2 milioni, a fronte dei 3,8 milioni di small business presenti in Italia. Sarà stato anche per questi imprenditori che la Ojsc Sme Bank (ex Banca dello Sviluppo Russo) ha implementato un programma di supporto finanziario per le Pmi nella Federazione. Intanto il governo di Mosca ha varato una serie di norme per ridurre le barriere amministrative e doganali e introdurre sistemi di fiscalità agevolata. L’azienda fiorentina Arteluce, che produce lampade, lampadari e complementi d’arredo, esporta da quattro anni in Russia rifornendo piccoli negozi o architetti. Impresa familiare con dieci operai, si è fatta strada nella Federazione partecipando alle Fiere internazionali, soprattutto a Milano e in Germania, prendendo direttamente contatto con gli acquirenti e sviluppando poi una versione in russo del suo sito Internet. Finora non ha mai incontrato particolari problemi in terra russa e questo la porta a progettare un’ulteriore espansione negli anni a venire.

IL PARERE DELL’AVVOCATO

Fussi: “Per l’Italia grandi opportunità” «La Russia è molto interessante per le Pmi italiane in cerca di nuovi sbocchi a fronte di un mercato interno alle prese con la stagnazione, ma va approcciato con cura». Cristina Fussi, partner di De Berti Jacchia Franchini Forlani, vede così lo scenario per le aziende che stanno programmando una presenza nella Federazione. Lo studio legale italiano è presente a Mosca dal 1995, con un team di 16 professionisti.

GETTY IMAGES/FOTOBANK

I campi di crescita industriale nella Federazione sono l’aerospaziale e l’agroalimentare

cipale sono sempre stati i visti. Con il tempo le calzature sono diventate una merce imitabile, così abbiamo aperto Gourmet d’Italia perché il settore dell’agroalimentare è il vero Made in Italy che non può essere prodotto all’estero: i prodotti della terra sono autentici e questo i clienti russi lo sanno e lo apprezzano». L’azienda punta ora ad abbinare il viaggio con corsi di cucina o di sommelier. Restando nel settore, è recente l’espansione di Colussi che però ha adottato una strategia diversa. Nel 2009 l’azienda veneta di prodotti alimentari ha avviato una joint venture con la

Quali sono gli step da seguire per investire in Russia? A grandi linee non sono molto diversi da quelli di altri Paesi, ma occorre fare i conti con le differenze culturali di una realtà per molti aspetti diversa dalla nostra. Quanto pesa la burocrazia? Molto, ma l’Italia su questo terreno non se la passa meglio. Chi decide di investire nella Federazione deve sapere che non può aspettarsi un costo del lavoro sensibilmente inferiore a quello italiano. Quindi ha senso programmare una presenza diretta in loco solo se si punta a servire il mercato locale, che cresce a ritmo sostenuto. Qual è il trattamento riservato alle aziende straniere? La situazione è migliorata negli ultimi anni perché le autorità sono interessate a importare competenze e tecnologie dall’estero. Il mio consiglio è di prendere in considerazione le opportunità offerte dalle zone economiche speciali, che prevedono una fiscalità sul reddito d’impresa compreso tra il 15 e il 16 per cento contro il 20 per cento applicato alle aziende russe. A questa facilitazione si aggiungono coefficienti speciali per le quote di ammortamento e l’esenzione totale in dogana per le merci provenienti dal resto del territorio russo. Quali sono i requisiti di accesso a queste aree? Occorre presentare un business plan, che va poi discusso con il Ministero dello Sviluppo Economico e con le autorità locali. L’accesso agli sgravi fiscali e doganali è subordinato all’impegno a realizzare impianti produttivi, ad assumere un certo numero di dipendenti locali e a verifiche periodiche sul rispetto di quanto dichiarato nel piano. Preparato da Luigi Dell’Olio


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Economia

IL COMMENTO

LE DICHIARAZIONI

Le strade del business tra leggi e burocrazia

Oleg Korolev

Nikolai Vinogradov

Igor Elfimov

GOVERNATORE DELLA REGIONE DI LIPETSK

GOVERNATORE DELLA REGIONE DI VLADIMIR

VICE GOVERNATORE DELLA REGIONE DI YAROSLAVL

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Evgeny Utkin

KOMMERSANT

PHOTOXPRESS

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l report della Banca Mondiale sulle condizioni normative e burocratiche per fare business nei diversi Paesi, colloca la Russia a un modestissimo 120esimo posto (su 183). L’Italia è più avanti - all’87esimo posto - ma è messa peggio di Moldova, Mongolia e Ghana. Eppure tanti italiani vorrebbero uscire da un Paese soffocato da tasse e da difficoltà burocratiche per spostarsi a Singapore (prima) o almeno negli Usa (al quarto posto) o in Russia. Perché gli italiani vogliono trasferirsi nella Federazione, pur conoscendo le difficoltà che possono incontrare? Hanno creduto al Presidente russo Vladimir Putin che ha recentemente dichiarato di voler portare la Russia di 100 posti più avanti in classifica, sfida tra le più difficili del suo impegno politico? O sono comunque attirati dall’enorme mercato in crescita? Anche al Salone dei nuovi imprenditori, Mi faccio Impresa, evento annuale milanese per i giovani che vogliano aprire una nuova attività, si è parlato della Russia in un seminario dedicato alle opportunità di business. La relatrice Veronica Vanossi della Camera di Commercio Italo-russa ha spiegato che il mercato della Federazione non va considerato omogeneo: Mosca e San Pietroburgo hanno un reddito molto più alto e un modello di consumo diverso dal resto del Paese. La capitale, attraente per gli investimenti, è la quarta città più cara del mondo (dati Mercer) e richiede investimenti il cui ritorno non è immediato. Dunque meglio sarebbe puntare su città più piccole, dove la classe media è in crescita e il mercato è ancora in forte espansione. Vi sono però grossi ostacoli come la carenza di infrastrutture, le difficoltà di trasporto, le dogane, e non ultimo, per gli italiani, la difficoltà della lingua. A differenza dell’Italia, in Russia il 72 per cento delle aziende ha grandi dimensioni. Ma occorre fare attenzione al peso della burocrazia. Ne è prova l’esempio riportato poco tempo fa da Aleksandr Shokhin, presidente di Rspp (Confindustria russa): «Per allacciarsi alla rete elettrica si può dover attendere fino a quattro anni». Per Ivo Alessandrini, modellista di scarpe e borse che da 14 anni cerca di lavorare con la Russia, «le difficoltà nel lavoro ci sono sempre, ma in Russia riscontriamo grossi problemi con le dogane». Maria Luisa Giacchetta, responsabile export di Ffc Creative Group, racconta: «I russi vanno pazzi per la moda italiana, ma sono esigenti e soprattutto non parlano l’inglese. Il mio asso nella manica è sicuramente la conoscenza della lingua russa, delle abitudini e della cultura locali. Restano alcune difficoltà dal punto di vista burocratico e per l’ottenimento dei certificati, ma se trovi il partner giusto riesci a superare la nota dolente. Insomma, le opportunità ci sono, ma bisogna avere molta pazienza per sfondare in quel mercato».

UFFICIO STAMPA

ANALISTA

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La quantità di investimenti è inversamente proporzionale al livello di corruzione: è questa la chiave per un buon funzionamento dell’intera rete sociale ed economica. E ci riempie di orgoglio sapere che i grandi investitori stranieri, da questo punto di vista, ci considerano ormai una regione particolarmente all’avanguardia, esempio da seguire per la realizzazione di un sistema economico libero in altre zone del nostro Paese”

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Nella nostra regione sono stati realizzati diversi progetti italiani. Si tratta di investimenti legati ai settori alimentare (in primis la Ferrero), energetico, metallurgico e del legno. Il nostro punto di forza è la posizione strategica: il territorio si trova all’incrocio tra importanti vie di comunicazione ed è attraversato da due grosse reti ferroviarie. Cerchiamo di sostenere gli imprenditori attraverso incentivi fiscali che valgono anche per gli stranieri”

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La nostra regione offre agli investitori stranieri grandi opportunità di collaborazione grazie alla posizione geografica favorevole, a un buon sistema di infrastrutture e al potenziale scientifico e industriale. Nel 2011 il volume degli investimenti italiani è stato di circa 500mila dollari. Tra i progetti più significativi c’è la ricostruzione della raffineria locale” A cura di Lucia Bellinello

La storia Come un’azienda italiana si è imposta nella Federazione

Se la barriera culturale ostacola la crescita

AFP/EASTNEWS

Ha 28 anni, si chiama Nikolai Losenkov e da due mesi è il nuovo country manager di Rollon per la Russia. Basato a Mosca, dove l’azienda di Vimercate ha il suo distributore storico, Losenkov si occupa di coordinare il lavoro che viene svolto in tutto il territorio della Federazione. Rollon è un’azienda meccanica con vocazione internazionale che si occupa di guide lineari di alta precisione per molteplici settori, dal ferroviario all’aeronautica, dalla logistica fino all’energia. Apripista dell’internazionalizzazione, soprattutto nei mercati emergenti, è stato il settore ferroviario, il più trasversale, come sottolineato dall’amministratore delegato di Rollon Italia Marco Pesenti. Questo vale soprattutto nelle economie che si stanno sviluppando a ritmo sostenuto e che per questo hanno necessità di investire massicciamente per dotarsi di una rete infrastrutturale di trasporto passeggeri e merci. Ed è stato così anche per la Russia. «Siamo presenti nella Federazione dal 2009 - racconta Marco

Pesenti, ad Rollon Italia -, anche se abbiamo iniziato a studiare questo mercato già da prima. Poi, tre anni fa, abbiamo individuato i contatti giusti per uno sbarco nel Paese. Affianchiamo al distributore un product manager che possa supportarlo nella logistica e nella copertura territoriale, gestendo i contatti in modo autonomo». Oltre che a Mosca, Rollon ha un distributore anche a San Pietroburgo. Per fronteggiare le differenze culturali e linguistiche l’azienda ha tradotto tutto il materiale tecnico e informativo in russo, appoggiandosi a responsabili tecnici e commerciali madrelingua. «La criticità principale è la barriera culturale, motivo per cui abbiamo scelto di occupare una risorsa nell’area engineering. È un ragazzo bulgaro che parla perfettamente russo e che l’anno scorso alla Fiera sul ferroviario è stata determinante per noi per fare un ulteriore salto di qualità - prosegue Pesenti -. Dopo la figura tecnica abbiamo deciso di avere un country manager russo che svolge principalmente attività di scouting del mercato e ricerca di aziende potenzialmente interessate. Un lavoro che copre sia il canale della distribuzione, che quello della vendita diretta». Prima di arrivare in Rollon, Lo-

IL CASO

UFFICIO STAMPA

Dopo alcuni anni di studio del mercato, Rollon è sbarcata in Russia nel 2009. Attualmente opera attraverso due distributori, a Mosca e San Pietroburgo.

Rollon è stata fondata nel 1975 a Vimercate, nella provincia di Monza e Brianza. Si tratta di un’azienda meccanica, attiva nella produzione di guide lineari di alta precisione per diversi settori economici. La società è presente in Russia attraverso due distributori, uno a Mosca e l’altro San Pietroburgo, che hanno cominciato a produrre rispettivamente nel 2006 e nel 2010. Nei mesi è stato nominato il primo country manager della Federazione. Tra i clienti russi, tra i quali spiccano per numerosità le aziende del settore ferroviario, ci sono sia costruttori di treni, che di componentistica o macrocomponenti (come le porte automatiche). Attualmente Rollon impiega circa 270 persone, di cui 130 nella sede centrale di Vimercate, e genera un fatturato annuo di circa 50 milioni di euro

senkov è stato business development manager in Skf, una multinazionale della meccanica presente in 130 Paesi. La grandezza del mercato della Federazione e la diversità presente nelle varie regioni hanno convinto l’azienda lombarda a personalizzare l’offerta, uscendo dallo standard che caratterizza il catalogo. Rollon ha evidenziato anche un altro proprio punto di forza, particolarmente apprezzato dalla clientela russa: la capacità di porsi come consulente, individuando le criticità operative e mettendo in campo la propria esperienza per risolverle. Competenza che si è rivelata determinante soprattutto in ambito ferroviario, nel quale l’oscillazione delle temperature dai -50 ai +40 gradi può creare seri problemi. «La Russia sta diventando un mercato importante, nel 2012 occuperà il 40 per cento del nostro fatturato sui Bric (acronimo usato per indicare le principali economie emergenti, cioè Brasile, Russia, India e Cina, ndr)», evidenzia l’amministratore delegato, anticipando che l’azienda ha volontà di espansione, che tuttavia per ora sono ancora in una fase preliminare di studio. S.P.


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Sport EURO 2012

IL TEAM RUSSO NON È TRA I FAVORITI AL TORNEO CHE INIZIA DOMANI L’IMPREVEDIBILITÀ DEI SUOI TALENTI POTREBBE SCOMPAGINARE LE PREVISIONI

Gli avversari del girone, Polonia, Grecia e Repubblica Ceca, appaiono abbordabili. L’allenatore olandese vuole chiudere con il botto prima di lasciare la guida della Nazionale. NICOLA SELLITTI RUSSIA OGGI

Arshavin e Dzagoev. Fantasia al potere per sorprendere le grandi nazionali del Vecchio Continente. La Russia è tra le possibili outsider agli Europei di Polonia e Ucraina al via domani. L’ultima chiamata per il dimissionario commissario tecnico olandese Dick Advocaat. “Il piccolo generale” vuole lasciare la panchina della Federazione con il botto finale in casa dei cugini ucraini. L’obiettivo neppure troppo nascosto, complice un sorteggio amico che ha inserito i russi nel gruppo A assieme a Polonia, Grecia e Repubblica Ceca, uno dei meno duri del lotto, sono i quarti di finale. E dal quartier generale russo filtra anche il sogno semifinali, centrate quattro anni fa dal predecessore di Advocaat, il santone Guus Hiddink ora alla guida dell’Anzhi del milionario Kerimov. «Affronteremo il torneo per provare a vincerlo. Questo è certo ed è il nostro obiettivo – ha detto Advocaat -. Dobbiamo attendere la fine per poter dire se era realistico o meno. Ma è ovvio che se vai a giocare una competizione come questa, vuoi vincerla». Anche perché Euro 2012 presenta un paio di favorite d’ordinanza (Spagna e Germania) con i campioni affaticati dalla lunga stagione alle spalle, con le nobili e piene di incognite Francia, Inghilterra, Italia e Olanda in seconda fila. E il rotondo successo (3-0 a Zurigo in amichevole sei giorni fa) sugli azzurri moltiplica le fiches dei russi nel torneo. Forti, potenti, brillanti. Un miglioramento dovuto al buon livello tecnico raggiunto dalla Russian Premier League con i calciatori di Zenit San Pietroburgo, Rubin Kazan, Cska e Spartak Mosca – l’ossatura della Na-

zionale - che hanno acquisito esperienza in gare internazionali. Per piazzarsi tra le prime quattro d’Europa serve il talento di Arshavin, sin dall’esordio di domani sera a Wroclaw contro i cechi. Tornato lo scorso febbraio allo Zenit dopo la malinconica parentesi all’Arsenal, il lunatico attaccante tascabile è stato determinante nella conquista del titolo del club di Luciano Spalletti. Advocaat lo schiererà alle spalle degli attaccanti Pogrebnjak e Pavlyuchenko, altro eroe di Euro 2008. «Le mie prestazioni potrebbero influenzare il resto della carriera», ha confessato Arshavin. Il capitano della Nazionale. E la chioccia di Alan Dzagoev, centrocampista 22enne del Cska Mosca. Genietto in attesa di consacrazione europea nel torneo dei fuoriclasse di metà campo – gli spagnoli Xavi e Iniesta, l’italiano Pirlo, i tedeschi Schweinsteiger e Ozil – per diventare l’uomo mercato estivo per i top club inglesi. Dzagoev è da tempo sul taccuino di sir Alex Ferguson, general manager del Manchester United, il talentino russo è stato recuperato in extremis da una frattura al mignolo del piede destro. Sarà l’arma tattica di Advocaat, trequartista spesso schierato da esterno sinistro e micidiale sui calci piazzati, come avvenuto nel cammino di qualificazione della Russia verso Euro 2012. Doppietta e assist nella partita da dentro o fuori contro Andorra. Dunque, Arshavin, Dzagoev e una squadra compatta per dare una spolverata alla bacheca dove c’è solo l’Europeo vinto dall’ex Urss del mito Lev Jascin che nel 1960 superava la Jugoslavia a Parigi nella prima edizione della competizione continentale. L’Unione Sovetica con la casacca Cccp era in finale anche quattro anni dopo, battuta nettamente dalla Spagna. Una sceneggiatura che si ripeteva nel 1972: sconfitta nell’atto conclusivo contro la Germania Ovest allo stadio Heysel, il teatro della strage di tifosi nel 1985 (32 morti e 600 feriti) prima della fi-

ITAR-TASS

FORZA E FANTASIA PER CONQUISTARE LA VETTA D’EUROPA

I NUMERI

4 i piazzamenti sul podio della Russia agli Europei, con una vittoria, contro la Jugoslavia, nel 1960

17 le reti segnate in Nazionale da Andrei Arshavin. L’attaccante russo è stato inserito nella squadra ideale di Euro 2008

88 il minuto della rete dell’olandese Marco Van Basten contro l’Urss nella semifinale di Germania 1988. Finisce l’era della Cccp

nale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Tra le gare più belle degli ultimi 25 anni è finita invece la semifinale a Germania 1988 contro l’Olanda del trio milanista, con i sovietici di Lobanovsky grandi favoriti ma sconfitti. Il miglior risultato della Russia, dopo lo sgretolamento dell’Unione Sovietica, è stata la semifinale a Euro 2008, con la squadra di Hiddink che perdeva 3-0 con la Spagna, poi diventata regina d’Europa. Assieme a Euro 2012 è partita intanto in Russia la corsa ai Mondiali 2018. Eccellente la relazione degli ispettori Fifa, in tour tra gli stadi russi da selezionare per la fase finale del torneo. A San Pietroburgo, che ospiterà il sorteggio della competizione e una delle semifinali, sarà realizzata una struttura che ricorda le forme di una navicella spaziale. Apprezzati anche i progetti di Yaroslavl, Ekaterinburg e Krasnodar mentre Mosca fornirà tre stadi per il Mondiale. Il leggendario Luzhniki sarà ampliato sino a 90mila posti entro il 2016 mentre sono già in corso gli adeguamenti degli impianti di Dinamo e Spartak Mosca.

Il caso Molti giocatori dei team giovanili sognano un futuro in un grande club europeo

Una piccola cittadina della Russia settentrionale, un piccolo negozio sportivo e un piccolo cliente davanti allo scaffale con le scarpe da calcio. Siccome Ivan Gaikovich ha solo undici anni, è accompagnato dai suoi genitori,“il portafogli”,come dice sorridendo. Il commesso Aleksandr Medlin ha già visto questa scena: «I bambini vedono in tv le scarpe indossate dal loro calciatore preferito e scelgono: i genitori non hanno voce in capitolo». Ivan si fa comprare scarpe con tacchetti bianche dell’Adidas, taglia 37. Hanno i lacci rosa e costano all’incirca 100 euro. Suo padre Aleksei, camionista di professione, è

rassegnato: «I ragazzi se ne intendono di più: decidono loro». Il social network russo VKontakte, con i suoi 100 milioni di utenti, è il punto d’incontro virtuale per questo scambio di informazioni. Tra scuola e allenamento si postano foto degli ultimi modelli più gettonati e colorati e si discutono i tipi. È una questione d’onore non sbagliare i nomi, come invece si fa dell’ortografia russa, di cui si servono. Spesso i bootsy, come si chiamano le calzature da calcio in anglo-russo, vengono pure usate come foto del profilo. Ivan vuole il modello usato da Leo Messi, il suo idolo del Barcellona, club

nel quale il ragazzino sogna di giocare. Ha talento, tiene la palla stretta al piede, tira sia con il sinistro che con il destro. Sosnogorsk, cittadina di 28mila abitanti nella quale Ivan vive, dista da Mosca un giorno di treno. Lo sport contribuisce un po’ a ridurre la distanza percepita. Negli ultimi cinque anni sono stati inaugurati due palazzetti dello sport, un palaghiaccio e alcuni campi di erba sintetica. Anche il potere d’acquisto sta aumentando. L’allenatore di giovani Denis Kulikov, 37 anni, racconta che solo dieci anni fa tanti bambini non potevano partecipare agli allenamenti perché non avevano i soldi

per i mezzi pubblici o per acquistare scarpe adeguate. Oggi, Kulikov trova esagerata la mania della marca: i suoi allievi «si fanno prendere la testa dalla pubblicità», dice. I grandi produttori di accessori sportivi annunciano nel frattempo affari d’oro, a partire dall’Adidas. «La Russia e la Csi insieme sono ormai il nostro terzo mercato più grande dopo il Nordamerica e la Cina», dice il portavoce dell’azienda Jan Runau. Il gruppo di abbigliamento sportivo gestisce 800 negozi di proprietà in tutto il Paese e quest’anno ha intenzione di superare per la prima volta il fatturato di un miliardo di euro.

AP

Le scarpe dei campioni e le speranze delle promesse DA LEGGERE

I piedi dei soviet Il libro racconta la storia dei rapporti del potere sovietico con lo sport che, fin dal suo apparire, alla fine del Diciannovesimo secolo, aveva acceso la passione dei russi. E che ancora oggi scatena emozioni


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Ho capito che Andrei Arshavin aveva bisogno di un allenamento più costante: ci sono stati molti miglioramenti nel suo modo di giocare dopo il tempo trascorso insieme al resto della squadra”

Sport

La storia Gloria, politica e disavventure, il portiere vicino alla morte poi risorto

LUCIANO SPALLETTI ALLENATORE DELLO ZENIT

Un leader per il podio. Per disegnare una parabola vincente, 24 anni dopo quella spezzata in finale per l’Urss contro l’Olanda gli Europei di Germania 1988. La Russia cerca per la spedizione in Polonia e Ucraina un fuoriclasse come Rinat Dasaev, atleta simbolo della gloriosa Cccp battuta a sorpresa dagli olandesi. Erede del mito Lev Yascin, inserito dall’Istituto di storia e statistica del calcio nella lista dei migliori portieri degli ultimi 25 anni. Il custode della perestrojka. I colleghi europei guadagnavano milioni, lui un rimborso spese di 400 rubli (10 euro circa) al mese. Pochi movimenti sulla linea di porta, un innato senso della posizione. Essenziale, nessuna concessione allo spettacolo. Diverso da Zenga, Proud’Homme, Pfaff, i migliori portieri d’Europa in attività negli anni Ottanta. L’ex milanista Marco Van Basten con un destro al volo dall’angolo sinistro dell’area di rigore spezzava il sogno sovietico di diventare campione d’Europa. E la carriera di Dasaev, capitano dell’Armata di Lobanovsky. Unico singolo in una squadra perfetta, robotizzata, dalla tattica esasperata. Un nuovo script di calcio collettivo dall’Est che perse per un battito di ciglia l’occasione di diventare davvero grande. Sei anni prima in Spagna il portiere dell’Urss era eletto tra i calciatori più belli del Mondiale. Alto, sguardo fiero ma rassicurante. Polaroid dell’atleta perfetto. Alla fine dell’Europeo tedesco, a 31 anni, Dasaev era invece inconsapevole simbolo della fine di un’era sportiva, prima

che politica. Il Soviet del calcio chiudeva senza una vittoria, come la nazionale di basket di Sabonis, seconda ai Mondiali del 1989. Cominciava il tramonto dell’eroe propaganda, fedele alla linea del Partito comunista prima e dopo il 1985 ma che gli nascondeva di essere musulmano. Una maschera per un ragazzone dalle gambe magrissime, nato ad Astrakhan, città tartara crocevia verso l’Oriente, assediata da Ivan Il Terribile, contesa da turchi, cosacchi e persiani. Il suo sogno adolescenziale era diventare attaccante, divenne invece un portiere “neoromantico”, come lo definì uno dei fratelli Starostin, leggendari proprietari dello Spartak Mosca dove Dasaev giocò dieci anni, mettendo in fila cinque scudetti. Dopo l’Europeo perso, il governo russo accettò il trasferimento del suo portiere in Spagna, al Siviglia. Rinat si allontanava così dalla moglie Nela, ex campionessa di ginnastica conosciuta in un ospedale, dove entrambi erano ricoverati per un infortunio, e dalla figlia Elmira. Mosca firmò con gli spagnoli un contratto biennale da circa due miliardi delle vecchie lire, finite nelle casse governative. Per Dasaev poco più di un milione e mezzo mensili, soldi investiti soprattutto in vodka. Beve molto, Rinat. Un incidente d’auto in stato di ebbrezza gli provocò un infortunio alla mano. Il Siviglia voleva mandarlo via, il portiere rifiutò il trasferimento al San Gallo, in Svizzera. Poi un altro schianto, a casa sua, a Mosca, dove tornò nel 1991.

Sbaragliando le candidature di Gran Bretagna, Spagna/Portogallo e Belgio/Paesi Bassi, la Russia si è aggiudicata i Mondiali di calcio 2018. E ora non bada a spese. Secondo il Ministero dello Sport, gli investimenti in previsione dell’appuntamento ammonteranno a 15,8 miliardi di euro, di cui sei miliardi per l’ampliamento della rete stradale e tre miliardi per gli stadi. Da aprile una commissione della

Fifa sta ispezionando gli impianti. Fra questi, lo stadio di Luzhniki di Mosca, dove i posti per gli spettatori passeranno da 78mila a 89mila. I lavori per la costruzione del nuovo stadio dello Spartak Mosca, invece, dovrebbero concludersi nel 2015.

SUL NOSTRO SITO

I Mondiali 2018

ITAR-TASS

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© VLADIMIR RODIONOV_RIA NOVOSTI

Rinat Dasaev, il custode della perestrojka

Della perestrojka era rimasto poco o nulla, così come della sua famiglia. Anche i suoi vecchi compagni di squadra erano stati risucchiati dall’oblio. Igor Belanov, Pallone d’Oro 1986, anche lui con problemi di alcolismo, veniva arrestato per taccheggio in Germania. Mikhailichenko, il prototipo del calcio secondo Lobanovsky, finiva alla Sampdoria senza lasciar traccia come gli juventini Aleinikov e Sasha Zavarov. Il portierone si salvò di nuovo dopo un lungo periodo in rianimazione. Poi ancora alcol, depressione, un’esistenza da vagabondo. Oltre 20 anni dopo Dasaev, membro del comitato organizzatore dei Mondiali 2018, è risorto dopo aver perso tutto. N.S.

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Viaggi

Reportage Seguendo l’evoluzione dello stabilimento di Pavlosky Pasad si rivive la storia della Russia degli ultimi due secoli

L’incanto della fabbrica di tessuti Arte, ricerca e innovazione caratterizzano una produzione ammirata in tutto il pianeta e particolarmente apprezzata dai turisti stranieri. MILA RIMSKAYA RUSSIA OGGI

Il turista che ciondola sull’Arbat, la principale strada del passeggio moscovita, o lungo le vie turistiche di altre città russe, rimane ammaliato dal mondo variopinto delle bancarelle e dei negozi straripanti di souvenir. Le matrioske, i cofanetti accuratamente dipinti a mano e quelli che in gergo vengono solitamente chiamati“scialli russi”, tutto pare creato dalle abili mani degli ar-

KIRILL LAGUTKO (4)

Le immagini presentano il processo produttivo degli scialli russi di Pavlovsky Pasad

tisti locali proprio per lui. Si ferma ad ammirare gli scialli, fa scivolare tra le dita le loro morbide frange di lana o di seta, apprezzandone l’indubbia qualità della lana, corposa ma leggera, tipica della merinos: e, al momento di scegliere, si perde nella moltitudine dei colori classici, rosso, verde, azzurro o nero, o delle moderne tonalità pastello, tra le decine di composizioni floreali tutte diverse tra loro, senza sapere quanti anni di storia – circa 200 – ogni petalo e ogni fiore testimonino. Una storia iniziata nel 1795 con la piccola fabbrica di seta del contadino Ivan Labsin, una delle circa 70 piccole imprese tessili che allora esistevano nell’area del Governatorato di Mosca, dove nacque la cittadina di Pavlovsky Pasad. Tuttavia, solo a metà Ottocento la fabbrica assunse le caratteristiche attuali, quando il discendente di Labsin, insieme al socio Vasily Gryaznov, iniziò a produrre scialli con disegni stampati. Da allora gli scialli in lana e i foulard in seta di Pavlovsky Pasad non hanno mai smesso di essere parte del patrimonio culturale russo e la fabbrica è sopravvissuta, al contrario di molte altre, alla rivoluzione, alle Guerre Mondiali e alla perestrojka. Ogni periodo storico ha lasciato una traccia visibile nella sua architettura: gli edifici originali in mattoni rossi in parte rimasti integri; un grande ritratto di Lenin di epoca sovietica; gli orologi a muro ormai fermi; i cancelletti girevoli da cui ogni operaio doveva e deve ancora oggi passare per entrare e uscire; parte dei macchinari. Dell’epoca odierna, alcuni uffici già ristrutturati secondo lo standard usualmente chiamato “euroremont” (ristrutturazione all’europea), e le nuove linee di produzione. «Mentre durante tutta l’epoca sovietica non c’era praticamente concorrenza, attualmente con l’economia di mercato e con proposte analoghe provenienti dall’Est a costi inferiori, ci siamo dovuti adeguare, ammodernando gradualmente la produzione grazie a un programma di sussidi e agevolazioni che lo Stato riserva ad alcune aziende produttrici di artigianato», sottolinea il vice direttore generaleVyacheslav Dolgov. Gli scialli sono di moda anche tra i designer: il famoso stilista russo Vyacheslav Zaitsev racconta del suo profondo legame con gli scialli di Pavlovsky Pasad, nato più di mezzo seco-

lo fa. lo a. «Vi Vidi di gllii sci cial alli lllii di Pavlov Pav Pa vllov v o sk sky Pa P sa s dp peer la a prim pr im ma volta n ne el 1 19 960 960 60 al Mu M use seo di Arrt rti Po Popo pola lari di Mosca a e rriim ma asi si stu st upefatto per er l’iinfi nfin finita a quantittà d dii co om mbi bina n azioni dii col ollor ori in or in e sii conte es en nu uta uta ta, un una vari va riet età che età che so ch solo o la na nanattu urra a ci pu può mo mossttra rare», raccont nta nt a.. Risale agl gli an anni ni Sessanta a, d du ura rant rant nte te un tirocin nio io uni nive verr-versitario, l a p prr im ima go onn nna a re real aliz al izza izza za ata tta a da Zaitsev uttiilliz izzza an nd do proprio gl gli ssccia cia iall li di Pavlosk ssk ky Pa P sa sa ad d. d. La sua pri rima ma col ollezione, pre ese sent ntaa ta nel 199 99 9 92 2,, non on fu ac a ccco olta lltta p po osi s ttiiva iva vamente da dai cr crit ittic ici: i: «Avevo o pro op po osstto un cam mpi pion ona arrio io di giubb bbe im bb im mbo bo b ott-tite mol oltto o co ollorate, an an nzi zich zi cch hè tristeme men me ntttee gr grii igiie cco g om mee si u ussaava ano no all llorra e iin llor n te test esstta a av vev vo a z z a rrdato da to

Una tradizione bicentenaria La fabbrica di scialli di Pavlovsky Pasad è una delle pochissime industrie di tutto il territorio con più di due secoli di vita. Nel 1795 Ivan Labzin, un contadino del villaggio di Pavlovo, organizzò una piccola produzione di scialli di seta che nei decenni successivi continuò a crescere. Dopo la Rivoluzione, la fabbrica venne nazionalizzata e durante la Seconda Guerra Mondiale il suo sviluppo subì un forte rallentamento. Attualmente si tratta dell’unica industria tessile di tutta la Russia ad avere un ciclo produttivo completo: dalla produzione della stoffa fino al prodotto finito.

gli scialli multicolore. Fui accusato addirittura di fare del circo». Le polemiche risentivano degli orientamenti delle autorità governative, interessate a dare al popolo un abbigliamento uniforme per evitare che ogni persona avesse un proprio stile. «Avviai la mia prima collezione dedicata interamente agli scialli di Pavlovsky Pasad nel 2006 - aggiunge Zaitsev -. In quegli anni non condividevo affatto la tendenza della moda di spogliare la donna al punto da toglierle ogni mistero, privandola del piacere di farsi scoprire, negandole in definitiva ogni seduzione. Decisi così di vestire la donna, ispirandomi nuovamente ai costumi popolari e realizzando tutti i capi della collezione – vale a dire capispalla, giacconi, giacche da uomo e donna, abiti da sera, scamiciati – utilizzando i motivi degli scialli di Pavlovsky Pasad». La collezione fu denominata non a caso“Istoki”(“Le Origini’) e si rivelò subito un grande successo, ricevendo un premio dallo Stato e l’apprezzamento del grande Pierre Cardin. In questo momento l’artista sta realizzando una nuova collezione che usa ancora gli scialli di Pavlovsky Pasad, questa volta per creare abiti che valorizzino ogni giorno chi li indossa. «La grande quantità di colore nelle infinite combinazioni visibili in un unico scialle sono l’espressione caratteristica del popolo russo, con la sua spiccata connotazione multinazionale e multietnica - rivendica con orgoglio l’artista. - per questo motivo, mi risulta ovvio pensare proprio agli scialli di Pavlovsky Pasad come all’essenza del popolo russo, che, spero, la moda internazionale possa comprendere e apprezzare».

I NUMERI

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sono i disegnatori impegnati in azienda. Ogni due mesi vengono commissionate le nuove fantasie. La fabbrica produce all’incirca un milione di scialli e foulard ogni anno, a dimostrazione dell’interesse per i manufatti

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sono gli ettari di terreno appartenenti alla fabbrica che si trova nella città Pavlovsky Pasad, che dista di 90 chilometri da Mosca

90

sono i punti vendita diretti, aperti dall’azienda in tutta la Federazione, 11 solo a Mosca. L’80 per cento della produzione è venduta in Russia

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