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MASTERS

Portfoli Tecniche di ripresa Post-produzione Garage Fotografico Zoom E tanto altro ...

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SUPPLEMENTO N째 8 REVOLUTIONMAG

ALICE IN WONDERLAND

FASHION PHOTOGRAPHY

PHOTOGRAPHERS


La figura del fotografo di moda è tra le più importanti del fashionsystem. A lui si devono i successi delle campagne pubblicitarie e di quant’altro ruota attorno a questo affascinante mondo. In questo settore è estremamente importante la professionalità del fotografo, unico detentore della chiave del successo di una griffe o di una modella. Ma come per tutte le attività artistiche, il più delle volte non basta la bravura per emergere, ma bisogna possedere delle doti artistiche innate, solo in quel caso si potrà utilizzare l’appellativo di “maestro” .RevolutionMag vuole accendere i riflettori su questo affascinante mestiere legato da un vincolo indissolubile al mondo della moda, ponendo l’accento su quelli che a suo avviso (e probabilmente all’unanimità) possono realmente essere considerati i masters photography.

FASHION PHOTOGRAPHY

Why?

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Paolo Meneghetti, critico d'estetica contemporanea, è nato nel 1979 a Bassano del Grappa (Vicenza), città dove vive e lavora. Nel 2004, ha preso la laurea in filosofia presso l'Università Statale di Padova, discutendo una tesi sull'estetica contemporanea. Conosce soprattutto la fenomenologia francese (di Bataille, Bachelard, Derrida, Deleuze) e l'ermeneutica (di Gadamer, Vattimo). Dal 2006, scrive recensioni d'estetica contemporanea per artisti, registi, scrittori, modelle e fotografi. Ha pubblicazioni a tema in internet e su cataloghi cartacei. Cura mostre e conferenze presso gallerie d'arte, musei, librerie (su tutto il territorio nazionale). Ha lavorato come cosceneggiatore per giovani registi, studiando il simbolismo migliore da riprendere. Per Revolution Magazine, tiene una rubrica quindicinale, applicando la 3 filosofia estetica contemporanea sopra il glamour fotografico.


SUPPLEMENTO N° 8 REVOLUTION MAGAZINE

In questo numero

FOCUS ON - MASTERS PHOTOGRAPHERS 5. Intervista a Paolo Manzini 9. Intervista ad Alberto Buzzanca 13, Intervista a Marcello Rapallino 19. Intervista ad Alex Comaschi 25. Intervista a Max Simotti (Maxfollie) 31. Intervista ad Adolfo Valente 37. Intervista a Luca Patrone 41. Intervista a Luca Mosconi 48. Intervista a Pino Beato 52. Intervista a Pierangelo Grabrielli 55. Intervista a Gabriele Lastella

ZOOM - THEME SHOOTING 59. Alice in Wonderland

Photographer cover: PAOLO MANZINI

LA MODA SECONDO ...

65. Valentina Leone - ToxicV 70. Olga Shapoval 74. Tania Orlandi

PAROLA AL …

80. Fotografo Aldo Tota 81. Fotografo Alfredo Filosa 82: Fotografo GAETANO BELVERDE 83. Fotografo Luca Iafrante 84. Fotografo Stefano Rossi 85. Fotografo Stefano Salonia 85. Paolo Ranucci

Pubblicita’

marketing@revolutionmag.it

Contatti

redazione@revolutionmag.eu

VOCE ALLE ESORDIENTI 87. Veronica Contu 89. Camilla Ludovisi 91. Carmen Cavallaro

PIACERE SONO …

94. Manuela Kamou Nana 4


MASTER PHOTOGRAPHER

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R: Buonasera Paolo e benvenuto in Revolution. Una curiosità: un’arte che nasce dall’arte … dalla musica alla fotografia! Il tuo incontro con la fotografia prende vita con la copertina del tuo primo disco. Hai mai rimpianto la musica? P.M: Ah, ricordare questo episodio mi fa sentire vecchio. Non ho rimpianti perché continuo comunque a suonare. In entrambi i casi c’è una grandissima passione, la base di tutto quello che ho fatto e faccio nella vita. R: Qual è la tua idea di fotografia? P.M: A costo di sembrare “gretto” piu’ che di foto io amo parlare di prodotto, ecco perché non mi sento di scomodare l’arte. Di artisti della fotografia ne ho contati pochissimi in tutta la storia della fotografia stessa. Trovo pretenzioso chi lo fa. Sono un realizzatore di un prodotto della comunicazione commerciale.

Il mio grande, alto riferimento, è l’irraggiungibile Mario Testino. R: "Una foto per essere bella deve accendere qualcosa dentro": come si ferma l'emozione in una foto? P.M: Non penso ci sia una regola ci sono fotografi istintivi altri più ragionatori. Una foto ha fatto centro quando progetto iniziale e risultato coincidono. Anche se non lo sa, al lettore questo arriva. R: Paolo, a parer tuo, il nudo fa ancora notizia? P.M: Decisamente no. Forse lo chiedi alla persona sbagliata, perché io credo che il nudo (e ci accosto anche un certo glamour) sia la via più facile all’elusione della banalità. Vedo delle foto osannate con la modella in topless e perizoma e mi domando avresti detto lo stesso se – stessa posa stessa luce - avesse indossato un abitino primaverile? Certo poi esistono i magazine specializzati …

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R: Restando in tema: non pensi che troppo spesso si faccia un uso improprio dell'espressione "nude art"? P.M: Si, assolutamente si. Oggi tutto è nudo artistico, e ci si stupisce con reale sorpresa se poi i scatti non vengono ammessi alla pubblicazione. E’ un discorso delicato perché noi abbiamo a che fare anche con aspiranti modelle a volte molto giovani. Un servizio sbagliato giustificato per artistico può essere deleterio. Invito come faccio sempre, le giovani modelle a non farsi abbagliare da questo anche se penso che dovrebbe essere il fotografo ad avere la testa sulle spalle. R: Qualcuno lo definisce "nostalgico", altri lo definisce una scelta tecnica e altri ancora, addirittura una valida alternativa al fotoritocco. Tu, come definisci il bianco e nero? P.M: Una scelta tecnica. Uno scatto lo penso in bianco nero. Un altro in colore. Certo il bianco nero trasmette inevitabilmente una sensazione di maggiore intimità. R: Quale genere ti piace maggiormente fotografare? P.M: Ripeto sono un fotografo atipico, alle mostre fotografiche mi annoio. Quando esco per shopping con mia moglie faccio collezione di broshure e lookbooks. Quello è il mio piacevole spazio. La mostra che preferisco la trovo al reparto cosmesi dei bigstore. I beauty cosi contrastati pieni di luce sono la mia passione. Mi rifaccio agli anni 80. Amo la foto in studio dove sono io il padrone delle luci. Poi i reportage dalle sfilate di alta moda. Adoro quell’ambiente.

R: Come è composto il tuo “garage digitale e analogico”? P.M: Realmente in garage ben riposto ho un corredo Contax rigorosamente analogico, per il lavoro uso tutto materiale digitale Canon. Non riesco a rinunciare al 70/200 f 2.8. R: Più propriamente: cambieresti mai la tua canon? P.M: In questo momento credo non ci sia un differenza tra le grandi casi produttrici. Ti posso dire che ultimamente a Firenze alla sfilata di Alberta Ferretti di canonista c’ero solo io … un pensiero al cambio l’ho fatto. R: Tu sei per la fotografia analogica o digitale? P.M: Digitale. Non sono un purista. Ritengo la post-produzione il naturale completamento allo scatto iniziale. Però capisco chi è rimasto ancora legato all’analogico, alla sua poesia, al fascino del rullino. Per quello che faccio il digitale non ha alternative.. R: Se, per te, non ci sono differenze, quando usi la digitale e quando l’analogica? P.M: Rispolvero l’analogico solo per divertimento personale. R: Un link al tuo portfolio … P.M: www.paolomanzini.net sito nuovo nuovo appena finito… lo sto completando con gli scatti, nel frattempo mi trovate su FaceBook a questo LINK

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MASTER PHOTOGRAPHER

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R: Alberto, prima di tutto grazie per aver accettato questa intervista e benvenuto in Revolution. Rompo il ghiaccio con una classica domanda per i “pochi” che non ti conoscono. Chi è Alberto Buzzanca? A.B: Grazie a voi per lo spazio che mi dedicate. Ho 42 anni e fotografo dal 1992. Non ho frequentato nessuna scuola di fotografia, sono un autodidatta. L'inizio e' stato molto difficoltoso. In quel periodo internet non forniva informazioni riguardo alla fotografia e i fotografi professionisti tenevano ben custoditi i loro segreti. Divorando manuali di fotografia, fotografando di tutto, frequentando ritrovi di fotoamatori (fotoclub), ora sono un fotografo professionista. Sicuramente oggi e' più facile reperire informazioni, ma la tecnica non basta,ci vuole creatività, passione, e molto tempo da dedicare.

R: La tua fama precede il nuovo scatto che realizzerai ad opera d’arte, ma sono curiosa di sapere: come nasce l’amore per la fotografia? A.B: La passione e' stata trasmessa da mio padre, artista polivalente (scultore, pittore, vignettista satirico pungente, fotografo). Ho passato la mia infanzia immerso nella musica classica, nelle tele, nei disegni. Ricordo tuttora il forte odore dei colori acrilici e a ad olio che utilizzava per dipingere e l'odore di muffa di tutte le riviste (parliamo di migliaia di riviste, che partivano dal pavimento sino ad arrivare al soffitto!!) sparse in tutto lo studio. R: Non ho potuto fare a meno di notare sfogliando le gallerie del tuo portfolio, una propensione per il bianco e nero. La tua è una scelta tecnica, artistica o altro? A.B: E' una scelta sia tecnica che artistica, che di cuore!

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Mi spiego. Da quando mi sono appassionato di questa arte, ho comprato diversi libri di fotografia, arrivando ad avere una discreta libreria (oltre 300 libri ). Senza volerlo, ho riscontrato che un 80% di libri sono con fotografie in bianco e nero. Ho poi notato ,nel tempo, che le foto che mi emozionano di più sono quelle in bianco e nero. Le trovo senza tempo, teatrali, sempre attuali, insomma, non passano mai di moda. Negli ultimi tempi, soprattutto fotografando le persone, mi sono reso conto che le mie foto rendono molto di più in bianco e nero che a colori, sicuramente dovuto al taglio dato in fase di scatto. Da dire anche che con il bianco e nero si possono nascondere colori forti di oggetti indesiderati che non si possono nascondere o spostare nel momento dello scatto e avere un lettura Dell' immagine più pulita dell'oggetto o persona in primo piano ritratta. Sommando il tutto, ecco perché la scelta del bianco e nero. R: Alberto, se dovessi definire la postproduzione, diresti che è un male necessario, una comoda scorciatoia o una grande opportunità? A.B: Anni fa si cercava di togliere i difetti utilizzando le luci con maggior attenzione e dei filtri di vario tipo in fase di ripresa, allungando però i tempi del servizio, e dal punto di vista commerciale, i costi. Non parlerei di una comoda scorciatoia, in quanto, in certi casi, un fotoritocco ben eseguito nell' ambito commerciale comporta anche ore di postproduzione. Oggi, per quanto mi riguarda, lo definirei " un giusto compromesso"

R: Domanda che non posso evitare di farti: meglio la pellicola o il digitale? A.B: Ogni tanto mi faccio la domanda, riguardando vecchi scatti fatti con le pellicole ma senza esitazione ritorno nel presente. Digitale senza nessuna sorta di dubbio. R: Improvvisazione e immediatezza: quante macchine si usano per un servizio? A.B: Anni or sono fotografavo con due macchine e obiettivi diversi. Ora scatto con una macchina digitale canon e un obiettivo fisso. Riesco ad essere leggero e allo stesso tempo veloce, senza pensare all’ attrezzatura da utilizzare , ma solo all'inquadratura. Ovvio che nella borsa c'e comunque un secondo corpo macchina di scorta. R: E quanti zoom? A.B: Ho due zoom, un 70-200 per foto esterni moda e un 35-350 per quando eseguo (raramente) foto sportive R: Come è composto il “garage digitale e analogico” di Alberto Buzzanca? A.B: Due corpi macchina EOS Ottiche: 28mm f2.0 50mm F1.2 85mm F1.2 70200 f2.8 non stabilizzato 35-350 f 3.5-56 R: Alberto, se non vado errato presenzi a diversi corsi di fotografia e workshop. Mi farebbe piacere rubarti qualche consiglio tecnico. Quale portata deve avere lo zoom ideale per un ritratto? A.B: Solitamente io utilizzo per ritratto americano il 50 mm e 85 mm R: E’ vero che le fotocamere digitali sono difficili da usare? A.B: Niente di più facile! 11


Se si sbaglia tempo o diaframma c'e la possibilità di visionare lo scatto immediatamente nel visore e sistemare il tutto immediatamente. Vero che ci sono marche di macchine fotografiche che, oltre ad avere decine di pulsanti, hanno un software non sempre comprensibile e immediato. R: Ci riveli un trucco tecnico? Come riesci a catturare l’attenzione di uno spettatore da una prospettiva ad un’altra? A.B: Fotografando solamente persone, il trucco per rendere un immagine interessante, e' quello di avere lo sguardo in macchina della persona ritratta.

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In caso di oggetti o paesaggi , per valorizzare il punto di interesse, si deve utilizzare la regola dei terzi. R: Un link dove visionare i tuoi lavori e contattarti A.B: Potete visionare i miei lavori nel mio sito ww.albertobuzzanca.net O scaricare l applicazione per iPhone, iPad, iPod in app store cercando fotografo o albertobuzzanca

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MASTER PHOTOGRAPHER

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R: Buonasera Marcello e benvenuto in Revolution. M.R: Grazie e grazie per questa lusinghiera opportunità concessami R: Marcello Rapallino, chi è? M.R: Nasce a Genova (per me la città più bella del mondo) nel lontano 1959 appassionato di fotografia da sempre … dapprima a livello vacanziero, poi amatoriale attraverso l’esperienza della vita di circolo (un qualcosa che mi manca e che i forum non possono certo sostituire) infine una sorta di semiprofessionalità attraverso la collaborazione con una agenzia (Bestmodels) e l’amicizia con grandi professionisti che mi hanno aiutato a crescere e, mi auguro, migliorare sempre più … persone cui devo molto come Alberto Buzzanca, Francesco Santori, Luca Patrone, Marco Guidi. Molte le gratificazioni recenti come l’esperienza di “Springshots” (mostra itinerante collettiva con gli amici pro), la pubblicazione di un libro realizzato con Max Simotti e Alberto Lisi ( “Venezia, una donna senza tempo” ), redazionali prestigiosi (Costa crociere, MG Art, Coka Club ), foto pubblicate su importanti testate (Maxim, Photo France) due anni or sono la Tau Visual con la camera della moda di Milano organizzò “Look Book”, concorso teso alla scoperta di nuovi talenti della fotografia di moda; io ebbi la soddisfazione di essere inserito tra i 40 finalisti nazionali su un migliaio di partecipanti R: Quando hai iniziato a fotografare? M.R: Molti anni fa ormai, con una Canonet regalatami da mio padre in occasione di una vacanza estiva. Possiedo un armadio pieno di caricatori di diapositive e di raccoglitori di negativi che conservo in ordine cronologico per potermi raccapez-14 zare se necessario

R: Abbiamo ficcanasato nel tuo sito e abbiamo volutamente preso nota di una frase che ci ha particolarmente colpiti. “La ricerca del momento irripetibile” quale motore della tua passione per la fotografia. Dicci di più … M.R: Dai tempi del liceo ho conservato una certa qual predilezione per la poesia e questo concetto proviene da un haiko di Basho (poeta giapponese) “non minore è la bellezza perché cade a un alito di vento” un verso che trovai molto profondo e mi colpì molto...in fin dei conti è ciò che si attua nella fotografia di fashion: cogliere l’attimo, uno sguardo, un gesto, ciò che possa trasmettere sensazioni ed emozioni R: Con quale macchina stai scattando in questo periodi? L’ obbiettivo che usi di più? M.R: Fondamentalmente sono un minimalista e non voglio divenire schiavo della tecnologia ad ogni costo. La mia attrezzatura è decisamente ridotta. Analogico: - Contax 167MT con ottiche Zeiss 28mm, 50mm, 85mm, 135mm - Leica IIIg con ottica Zeiss 9cm Digitale: Fuji S5 con ottiche Nikon 50mm, 85mm, 18/55mm Le mie ottiche preferite (e con cui realizzo almeno l’80% dei miei scatti) sono il 50mm e l’85mm R: Marcello, perché secondo te, in Italia non s’investe sulla fotografia? M.R: In generale per un gusto ed un attenzione all’immagine inferiore a tanti altri paesi (basta paragonare le nostre riviste di settore a quelle francesi per esempio). Il low cost selvaggio proposto pur di accaparrarsi una fetta anche minima del movimento...una grande altera forma di supponenza generalizzata …


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la mancanza di fiducia verso chi intraprende l’attività pur avendo idee e capacità R: Diversi gli eventi dove si è discusso molto di digitale e in particolare si è detto che oggi il fotografo deve imparare ad usare il computer e finalmente può prendere parte al processo di postproduzione. Tu sei d’accordo? M.R: Non del tutto. A parte il fatto che sin troppi si affidano a postproducer risultando più abili di quanto non siano, a parte il fatto che la postproduzione è arrivata a livelli sin troppo esasperati al punto che non conta neppure più che la modella risponda ai nostri progetti, tanto c’è photoshop. A parte tutto ciò credo che il digitale abbia aumentato la diffusione della fotografia ma ne abbia diminuito la capacità tecnica … ben pochi saprebbero affrontare un servizio in pellicola ormai; senza 100 scatti da fare a raffica, la previsualizzazione, gli automatismi ed i settaggi....beh....molti non sarebbero davvero così bravi. La postproduzione è sempre esistita ma in camera oscura o in fase di ripresa ma ciò richiede conoscenze tecniche che le attuali reflex digitali hanno reso quasi inutili lo so, lo so, sono un vecchio nostalgico, ma il fascino e la soddisfazione di veder emergere dalle bacinelle della mia camera oscura immagini su carta baritata non sono paragonabili al prodotto ottenuto in camera chiara. Il digitale offre maggiori orizzonti e possibilità ma credo che applicarsi maggiormente alla conoscenza della tecnica sarebbe molto utile. R: Qual è il genere fotografico in cui sai di dare il massimo con naturalezza?

M.R: Scatti in esterni indubbiamente, sfruttare le sfumature della luce ambiente con qualunque tempo, sia come paesaggistica, ricerca di grafismi e servizi di moda. R: Quanto conta per te la scelta della location? M.R: Direi molto ma soprattutto la capacità di sceglierla in base al progetto che ho in mente e che possa far risaltare le modelle scelte R: Che indicazioni ti senti di dare ad un giovane fotografo in erba che volesse emergere? M.R: Iniziare a scattare con una macchina analogica completamente meccanica, un paio di ottiche e tante diapositive. Imparare ad usare la luce del sole, studiare la tecnica di ripresa prima che l’uso dei livelli su photoshop, scegliere un’attrezzatura che faccia il meno possibile con automatismi ed usarla soprattutto in manuale. Leggere riviste di immagine non di fotografia con articoli che lasciano il tempo che trova. Appoggiarsi a un professionista da cui ricevere tante critiche (indispensabili per crescere) R: Cosa cerchi di tirar fuori dalle tue modelle? Molti scatti rinviano ad una ricerca profonda, hanno un’anima importante, che va ben oltre la moda e la stessa bellezza. M.R: Cerco di scattare meno per me stesso ma soprattutto per loro. Sono le protagoniste e loro devono emergere dagli scatti … certo, attraverso la mia tecnica.

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R: Quanto conta per te la post produzione? M.R: Non molto...mi limito a ritoccare la pelle da eventuali difetti e regolare contrasto/luminositĂ (infatti ritocco usando raramente i livelli). Preferisco aver maggior cura nella fase di progettazione e scatto R: Un link al tuo portfolio... M.R: Allego mie foto selezionate altrimenti invito tutti i lettori di questa intervista a cercarmi su Facebook o sul mio sito (molto da aggiornare) per poi contattarmi via mail

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MASTER PHOTOGRAPHER

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R: Alex, quando ti sei avvicinato alla fotografia e che studi hai fatto? A.C: Scatto in modo professionale, almeno mentalmente, da poco più di 5 anni, quando per divertimento, ho comprato uno sfondo nero e un paio di lampade a luce continua da mettere in un appartamento che avevo sfitto e che oggi è strapieno di tutto ciò che serve in uno studio fotografico. Per quanto riguarda gli studi ho fatto un corso di fotografia inconsapevole. Per qualche anno precedente all'allestimento dello studio ho frequentato siti di fotografia... a forza di osservare quelle degli altri, pubblicare le mie ed essere continuamente stroncato ho imparato tante piccole regole che sono entrate ormai in automatico dentro di me. Per cui oggi le applico senza accorgermene... R: Come spieghi il crescente interesse per quest’ultima? È merito della rivoluzione digitale o c'è di più? A.C: Viviamo nel mondo dell'immagine, oggi più di ieri... la fotografia sta evolvendo...anzi direi quasi che si sta talmente evolvendo che anche il nome "fotografia" non dovrebbe essere più lo stesso... parlare di fotografia come si intendeva fino a qualche tempo fa non è più esaustivo . Quando si scatta una foto moderna, al momento dello scatto hai scattato solo mezza foto... Un fotografo del terzo millennio non si puo' accontentare di pubblicare lo scatto grezzo. E' vero... dipende dalla destinazione o dal genere di foto... forse per un reporter non è cambiato nulla ma qui siamo su un giornale che si dedica alla moda, alla bellezza, al glamour e io ormai ho preso questa stessa strada, per cui pubblicare un viso non ancora "sistemato" non ha senso.

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Se un capello si è fermato davanti agli occhi e lo scatto merita, bisogna toglierlo, non può rimanere lì indisturbato a distogliere l'attenzione, a calamitare lo sguardo dello spettatore. Se una gamba mostra un po' di cellulite, la foto non funziona. Ovvio che in fase di scatto bisogna stare con mille occhi aperti ma è anche vero che San Photoshop lo hanno fatto santo soprattutto in nome dell'immagine attraente. E chi non accetta questa poderosa innovazione sarebbe da mandare in guerra con arco e frecce. Per riprendere bene il filo della domanda: è vero, oggi c'è un interesse immenso per la fotografia, il digitale ha decuplicato la facilità di catturare immagini ed i social network sono la vetrina nella quale tutti vogliono apparire. In fondo se scatto una foto è perché poi voglio farla vedere a più gente possibile e fino a ieri la guardavano a stento il mio compagno di classe e forse mia zia. Ma mi dovevano volere anche molto bene però! Soprattutto mia zia. R: Secondo te, che ruolo ha nella nostra società? … e nella grafica? A.C: Ruolo fondamentale!!! Non c'è dubbio: comunica di più un'immagine di uno slogan pensato e ripensato. Pensiamo ad un giornale sportivo: per descrivere la gioia per il gol della vittoria, se si dovesse esprimere a parole, senza l'aiuto di una foto, quante pagine ci vorrebbero? E l'emozione che ti trasmette un sorriso di un bambino? Non parliamo di un corpo nudo curvo e spigoloso, ricco di luci ed ombre, etereo e vibrante... E la grafica riveste sempre un ruolo fondamentale... ovviamente foto e slogan se azzeccati fanno fare Bingo e quindi anche la grafica ha la sua immensa importanza... costantemente in evoluzione.


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R: Qualche rimpianto per l’analogico? A.C: Beh, l'analogico insegnava a pensare, pensare, pensare, pensare, pensare, pensare, prima di scattare... la foto la "vedevi" prima. Col pensiero e la realizzavi così come la "vedevi". Oggi lo paragono al latino, lingua morta sì, nemmeno per sogno... ma che ci ha insegnato a costruire il linguaggio con cui ci esprimiamo senza nemmeno più accorgercene! Senza contare come fosse emozionante l'attesa di andare a "ritirare" le foto al laboratorio anche dopo una settimana. R: Come va usata la creatività nel processo di realizzazione di uno scatto? A.C: E' un fatto naturale. O ce l'hai o non ce l'hai. Va usata a profusione ma quello non si può insegnare, oggi realizzare uno scatto originale è mille volte più difficile di prima. Io non so rispondere... R: Quando scatti una fotografia che criterio usi: più intuizione, più tecnica o nulla di tutto questo? A.C: Sono un Naif. Di tecnica conosco le fondamenta e basta, il "come funziona" per me è un nemico, ma a volte mi diventa amico e anche qui lui non lo sa. Mi aiuta a scervellarmi, a gestire la luce a occhio, così come faccio qualche volta tentando di suonare uno strumento senza conoscere le note ma andando a cavallo dell'entusiasmo, dell'intuizione, e ovviamente nel caso della fotografia: della luce!


A.C: Ci vorrebbe tutto il magazine per spiegare quello che deve succedere per arrivare a fare un lavoro di qualità con la tua modella piena di speranze. Ok la faccio breve, immagino siate già con la mano sul mouse in direzione della croce qui in alto per chiudere questo supplizio ma si parla di nude art, la donna ... l'immagine principe del mondo ... Nessun panorama potrà mai eguagliare l'emozione che ti può dare il piacere di ritrarre e fermare per sempre la bellezza di un bel corpo nudo. Questo susseguirsi di curve e spigoli, esaltate dalle ombre poste al punto giusto.. morbide che accarezzano la pelle, farla diventare di seta... Ok ok... mi fermo... ritorniamo un po' indietro. Credo che la dote essenziale sia quella psicologica. Ok sono avvantaggiato... faccio il venditore professionista come primo lavoro, ho imparato a generare fiducia, a sorridere, a rendermi disponibile... a fare sentire a proprio agio una persona che si pone nelle mie mani. Perchè è quello che succede. Una ragazza che viene allo studio con la sua valigia piena di abiti ma anche, come dicevo prima, piena di speranze, con i suoi dubbi su come andrà quel pomeriggio, vuole sapere che cosa le succederà, se tornerà a casa anche lei col suo bottino, cioè le sue foto dove si vedrà bella, bellissima, unica! il motivo per cui ha attraversato la città, la regione o a volte, mezza Italia. Credo che la gran parte del lavoro vada fatto lì... oltre a quello di azzeccare l'incrocio giusto delle luci. Considero ORO, il fatto che una ragazza mi stia dando fiducia, voglia essere fotografata proprio da me, con i milioni di fotografi che ci sono in giro,

R: Post produzione: croce e delizia. A.C: Lo abbiamo detto prima. E l'abbiamo fatta Santa! Croce perchè ci leva l'anima, ci fa stare anche una due ore su una foto, ripristinare, scorniciare, fluidificare, raddrizzare, clonare, cancellare, lisciare, desaturare, ore e ore per rendere perfetta (e non lo è mai) la tua immagine preferita, o addirittura dieci o venti immagini... ma le ragazze, le modelle che ne sanno? E trovano sempre quel difettuccio che non sei riuscito a vedere. Ma si sa ...la donna... è un universo sconosciuto... E delizia... perchè, se per fortuna o per tanto impegno, o per tutte e due, ti riesce la realizzazione di un' immagine emozionante, diamo a Cesare quel ch'è di Cesare... questa cosa ti fa tornare il sorriso... quante foto da buttare sono diventate interessanti con recuperi assurdiiii!!! R: In particolare: qual è l’effetto più “bello” che hai realizzato in questa fase del processo creativo? A.C: Nel mio modesto carniere di pescatore di immagini, (e già... non vi sembra che uscire da casa per andare a cercare lo "scatto del secolo" non somigli all'uscita del pescatore che spera di tornare la sera con la bestia di due chili?) due anni fa ho portato a casa un paio di pesci grossi... uno di questi l'ho ottenuto aggiungendo allo scatto secco (grande la modella!!!) una sovrapposizione di un muro deteriorato... E' diventata la locandina di una mostra fotografica collettiva e d'autore! Non ci potevo credere! La vedete qui sotto. R: Alex, a parer tuo: qual è la dote essenziale che un fotografo deve mettere in campo per fare nude art? 22


un miracolo che sia proprio nel mio studio e considero OBBLIGATORIO impegnarmi al massimo per renderle giustizia. Beh nel momento in cui si sente sicura che tutto andrà per il meglio, si impegnerà al massimo e si renderà disponibile a tutte le piccole acrobazie che inevitabilmente serviranno a realizzare il nostro comune scopo. Inutile dire... lo devo sottolineare?... che nulla ma proprio nulla dovrà essere forzato o chiesto in modo univoco. Deciderà sempre lei cosa vorrà fare e noi dobbiamo essere in grado di capire quello che la farebbe stare a disagio. In fondo quando ospitate una persona in casa vostra diventa anche casa sua no? E in questo caso deve sentirsi la Regina di quella casa anche solo per quel giorno. Ok non sono stato breve... lo so...ma che mi potete fare? Ormai avete letto... R: A parer tuo, cos'è di cattivo gusto nella fotografia? A.C: Mah. che dire. L'approssimazione, la mancanza dello studio. Si vede subito se dietro uno scatto c'è studio o no. Anche se può non piacere quello stile o quell'inquadratura, bisogna sempre dare atto che almeno lo scatto è stato studiato. Allora lo salviamo. Ma quando c'è superficialità... tanto per scattare... allora è roba che non va... R: Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando? 23


A.C: In passato per l'analogico ho avuto una Pentax P30T (mitica... la mia prima reflex sigh... quanti anni fa..) Poi Nikon come se piovesse ... una F80 che dire perfetta è dire poco... ma col digitale sono passato al nemico! Canon, Canon, Canon, perché sapete com'è l'amore, mi ero innamorato di quel bell' obiettivo bianco, un 70/200 stabilizzato. Faceva tanto fico e lì intorno ho creato un mostro: Canon Eos 5D Mark 2 passando dalla precedente 5D e ancora prima la 20D preceduta dal giocattolone 600D. Ma attenzioneeeee!!!!! Cambiate le macchine ma non il vostro dito! Non è la macchina che fa la foto! Mai! E' il vostro dito assieme al vostro occhio nel capire 1 da dove viene la luce e 2 come si può fare per farsela amica... un po' come in barca a vela per il vento... ecco lì per me il naufragio è cosa certa... non ci capisco niente.. ancora meno che con la luce!!! R: Un link al tuo portfolio… A.C: Se siete ancora vivi cliccate sul mio sito. Dai ... non è poi così male ... www.alexcomaschi.com Un salutone! ... e grazie per l'ospitalità!

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MASTER PHOTOGRAPHER

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R: Ciao Max e benvenuto in Revolution.Vorrei profittare di questa “chiacchiera” per soddisfare prima di tutto, una curiosità. Max Simotti nella vita di tutti i giorni e Max follie nel “mondo della fotografia”: perché “follie”? Indica il tuo approccio alla fotografia o altro? M.S: beh, diciamo che in un certo senso si ma non e propriamente corretto. Maxfollie nasce da un vecchio blog che avevo una decina di anni fa dove pubblicavo i miei pensieri e le mie creazioni grafiche ... per l'appunto folli per i colori, per le creazioni molto fantasiose. Spesso quando ne pubblicavo una la gente commentava dicendo appunto "TU SEI UN FOLLE". Da qui il nome. La fotografia e arrivata dopo ma il nome mi ha seguito nella mia evoluzione .... R: Qual è la tua idea di fotografia? M.S: beh, qui la cosa si fa più complessa perché essendo un fotografo emozionale, la mia idea della fotografia cambia in base al mio stato d'animo: una volta può essere romantica, narrativa, poetica, altre può spaziare nella fantasia, nell'impatto estetico … non ho una linea guida. Mi lascio trasportare dalle mie "folli fantasie ", cercando di riprodurre in foto tutto ciò che si sviluppa nella mia testa. R: "Una foto per essere bella deve accendere qualcosa dentro": come si ferma l'emozione in una foto? M.S: Una foto per essere bella deve scaturire un emozione, deve raccontare uno stato d'animo, deve far viaggiare con il pensiero, fermare un emozione e non è facile. Bisogna innanzi tutto creare un feeling con la modella. (fondamentale), far si che lei si fidi di te… che si affidi totalmente alla volontà del fotografo che la deve raccontare a modo suo.

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Questa è una parte molto difficile e complessa perché non tutti i fotografi sono capaci di fare ciò e non tutte le modelle riescono a lasciarsi andare totalmente (come anticipavo, non e facile istaurare immediatamente una sintonia). In questo caso consiglierei sia ai fotografi che alle modelle di incontrarsi al di fuori del set fotografico e passare qualche ora insieme per conoscersi e per rompere il ghiaccio!!! R: A parer tuo “il nudo” fa ancora notizia? M.S: Il nudo ormai non fa più notizia anche se a quanto pare navigando nei vari forum di fotografia, chi non fa nudo non e preso in considerazione. Questo modus operandi, però, fa parte del livello medio basso dei fotografi che girano in questi pseudo siti di modelle e fotoamatori improvvisati (e ce ne sono migliaia). E’ pur vero che con l’avvento del digitale, ormai chi ha una reflex scrive photographer. Questa cosa mi fa sorridere … perdonate la polemica. R: Restando in tema: non pensi che troppo spesso si faccia un uso improprio dell'espressione "nude art"? M.S: Si come ho scritto sopra, si fa un uso smodato del nudo e la parola nude art per me significa ben altro da quello che vedo in giro sul web e su vari riviste. L'arte del fare nudo non si acquisisce. Fare nudo è come dipingere … puoi imparare la tecnica. ma la fantasia, l'estro, la classe non te la insegna nessuno ... o ce l'hai o no. Io personalmente faccio pochissimo nudo perché non mi interessa, ma sono consapevole che è il genere più difficile da fare (è facilissimo cadere nel volgare) quindi per fare una battuta ironica .. direi vedo più trash art che nude art...


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R: Qualcuno lo definisce nostalgico", altri lo definisce una scelta tecnica e altri ancora, addirittura una valida alternativa al fotoritocco. Tu, come definisci il bianco e nero? M.S: Il bianco e nero è l'espressione massima di classe. Non penso sia un alternativa al fotoritocco, bensì un genere che pochissimi sanno fare e sopratutto difficilissimo da gestire. Ritengo il bianco e nero la massima espressione dell'eleganza, della raffinatezza, della narratività. Basta pensare che con due soli colori grandissimi fotografi hanno fatto la loro fortuna. Penso che oggi avere delle belle foto in bianco e nero sia indispensabile per il proprio portfolio R: Quale genere ti piace maggiormente fotografare?

M.S: Io faccio fashion e glamour ma non disdegno il reportage e il ritratto. Comunque fotografo sempre ciò che mi incuriosisce e che mi racconta. R: Come è composto il tuo “garage digitale e analogico”? M:S: E’ abbastanza ampio. Dovrei elencarti moltissime cose di cui mi servo. Mi limito a dirti che le mie macchine fotografiche sono nikon, come le ottiche. Poi ho varie macchine fotografiche a pellicola che io colleziono … alcune degli anni 50 R: Tu sei per la fotografia analogica o digitale? M.S: Inutile prenderci in giro. La fotografia analogica era “ verità ”, quella digitale come amo definirla … E’ BUGIA! Oggi sono tutti belli in foto. Tutto viene modificato, elaborato per scopi

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commerciali e personali. Una volta l'analogico non ti permetteva di correggere tutto e li si vedeva il vero fotografo. Il fatto è che il progresso va avanti e bisogna adeguarsi. Penso che prima o poi anche la fotografia sparisca per far posto alla grafica. ... oramai poco rimane della foto originale. R: A parer tuo, cos'è di cattivo gusto nella fotografia? M:S: Sicuramente la volgarità e la banalità. Oggi è fondamentale avere gusto e stile ... In caso contrario, non vai da nessuna parte. R: Pensi ci sia qualcosa di "non catturabile"? M:S: Quasi tutto è catturabile avendo la sensibilità giusta.

E’ saper rubare il momento l'unica cosa non catturabile. In alcuni casi, anche il pensiero non lo è ...ma anche qui ci sarebbe da aprire un lungo dibattito. R: Un link al tuo portfolio … M.S: Vari link: www.maxfollie.com h t t p : / / w w w. m o d e l m a y h e m . c o m / portfolio/411244/viewall https://www.facebook.com/pages/ Maxfollie/148470441837528 http://www.myspace.com/maxfollie2 https://www.facebook.com/profile.php? id=634593009 29


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R: Prima di tutto grazie per aver accettato questa intervista e benvenuto in Revolution. Rompo il ghiaccio con una classica domanda per chi non ti conosce. Chi è Adolfo Valente e come nasce la sua passione per la fotografia? A.V: Sono nato a Milano ma risiedo nel Veneto, a Treviso, ormai da moltissimi anni. Ho cominciato ad appassionarmi di fotografia sin da ragazzo, verso la fine del liceo. Sono sempre stato attratto dall’arte ma ero veramente negato in qualsiasi arte figurativa e così ho cominciato a fotografare, molto banalmente, nell’ingenuo tentativo di ritrarre la realtà che mi circondava. Dopo poco ho capito che la fotografia aveva poco o nulla a che vedere con la pittura ed ho cominciato a realizzare dei paesaggi “astratti”. Sviluppavo i negativi e stampavo le foto da solo e sono andato avanti per anni. Con l’arrivo del digitale ho smesso di fotografare, non per un rifiuto del nuovo sistema, ma semplicemente perché mi ero un po’ stancato, anche se ho sempre continuato ad interessarmi di fotografia. Dopo qualche anno ho ripreso a scattare, pienamente convertito all’era digitale.

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R: Come di consuetudine, abbiamo ficcanasato nel tuo sito e non abbiamo potuto fare a meno di notare la tua definizione di fotografia. Cito testualmente: “la fotografia deve essere silenziosa. Non è una questione di discrezione ma di musica” … stupenda direi! Quello che mi incuriosisce è, perché hai utilizzato un’antinomia? La musica non è silenziosa …Dimmi di più. A.V: Questa è una bella domanda. Preciso subito, come del resto riportato nel sito, che è una frase di Roland Barthes, tratta da un suo famoso saggio sulla fotografia. Anche a me ovviamente non era sfuggita l’antinomia ma in realtà è tale solo apparentemente. Trovo, per quanto possa sembrare paradossale, che in effetti musica e fotografia possano essere molto vicine tra loro. Qualcuno, ora non ricordo più chi, disse anche che una bella fotografia è quella che dopo un po’ che la guardi ti induce a chiudere gli occhi: anche questa sembrerebbe una inconciliabile antinomia: come è possibile guardare chiudendo gli occhi? A mio avviso tutto si spiega perché si tratta semplicemente di percezioni: la fotografia è una forma di comunicazione.


La musica (di cui peraltro sono un grande appassionato, e forse è anche per questo che quella frase di Barthes mi ha particolarmente colpito) è armonia e quando la ascoltiamo introitiamo delle percezioni piacevoli, delle sensazioni positive che quindi, in quanto tali, semplicemente “ci piacciono” e le facciamo nostre, godendone. La stessa cosa, secondo l’inciso di Barthes, avviene con una bella fotografia: l’armonia di forme, colori, e quindi di sensazioni positive che possiamo ricevere vedendo una bella fotografia sono paragonabili a quelle che ci può offrire un brano musicale. Queste sensazioni positive, per me (e qui torniamo alla frase in questione), sono tanto più accentuate quanto più la fotografia è “sottile”, fatta di nuances, di sussurri e non, appunto, di grida “roboanti”. Questo è ovviamente molto soggettivo, e dipende da molte cose. Non è un valore assoluto, sia ben chiaro. Non per nulla la frase si limita ad esprimere una semplice “preferenza”, non un canone di bellezza: “Io” non amo, è scritto … Ciò che vale per me non vale per un altro perché ognuno ha propensioni e sensibilità diverse. R: Post produzione: croce e delizia. A.V: Avete detto bene: croce e delizia, appunto. Anche se cerco di ottenere quanto più possibile già in fase di ripresa (attraverso filtri e quant’altro: spesso uso le cose più disparate…), è evidente che la fotografia digitale non può fare a meno della postproduzione che, anzi, è ormai diventata una parte molto importante nella realizzazione di un’immagine. Così si “perde” veramente molto tempo e non posso negare che a volte sia un lavoro piuttosto pesante, anche perché lo faccio quasi sempre di notte rubando diverse ore 33 al sonno …

Sono tuttavia convinto che se una foto non è buona già in ripresa non c’è postproduzione che tenga e che se si cerca di “salvare” un’immagine solo grazie alla postproduzione si rischia di fare solo dei pasticci … R: Domanda che non posso evitare di farti: meglio la pellicola o il digitale? A.V: Trovo che sia un falso problema. Pur provenendo, come dicevo, da anni di pellicola non sono assolutamente un “nostalgico” e ritengo che non abbia molto senso rimanere ancorati a tutti i costi alla pellicola, che spesso appare, francamente, più una forma di snobismo che di autentica necessità. Ciò non toglie, beninteso, che la pellicola continui ad avere una gran fascino e che spesso non è facile riprodurre in digitale quel “sapore”, quella patina di certe immagini analogiche, magari con pellicole tirate ad alti iso. Dipende anche dal tipo di fotografia che si vuole realizzare, ma è inutile farci illusioni: penso che il negativo sia destinato a scomparire – per evidenti ragioni di mercato – e quindi tanto vale adeguarsi sin da ora . R: Improvvisazione e immediatezza: quante macchine si usano per un servizio? A.V: Dipende dal genere di servizio. E’ chiaro che un professionista che deve realizzare dei reportage, magari in zone di guerra, o un fotografo naturalista, dovranno viaggiare con più macchine, probabilmente con due obiettivi di diversa focale montati, anche perché spesso potrebbero non avere il tempo di cambiare continuamente focale rischiando così di perdere il famoso “attimo”. Per me che eseguo ritratti o figura ambientata non c’è assolutamente nessun bisogno di usare più macchine. Quindi, per me, una sola macchina.


R: E quanti zoom? A.V: Ultimamente tendo a non cambiare obiettivo nel corso di un servizio, per cui se inizio con uno cerco di finire tutti gli scatti con quello. Comunque posseggo uno zoom 24–70 f/2,8 della Canon e un 70–200 f/2,8 sempre della Canon: due ottime ottiche, devo dire. R: Come è composto il “garage digitale e analogico” di Adolfo Valente? A.V: La mia prima reflex, a 16– 17 anni, fu una Canon Ftb–ql (la più economica delle reflex Canon allora in commercio, se non ricordo male)

e quindi da allora sono rimasto fedele a questo marchio. Ho una Canon 5D Mark II con le due ottiche sopra indicate, un 80 mm fisso, sempre Canon, e sto meditando se acquistare il 50 mm f/1,2. Ho poi ancora la mia vecchia Zenza Bronica analogica, che ogni tanto guardo con un po’ di nostalgia e “affetto”. Per la postproduzione uso Photoshop CS5. R: Qual è il genere fotografico in cui sai di dare il massimo con naturalezza? A.V: Ritengo il ritratto e il nudo, anche se a questa domanda dovrebbe forse rispondere chi sta 34


dall’altra parte dell’obiettivo... Ho sempre detto che in questo genere la buona riuscita di una foto è data dalla collaborazione tra fotografo e modella (o modello) al 50%. Non mi piace “dirigere” una modella come fosse un manichino… Solitamente cerco di spiegare il mio progetto, far comprendere cosa voglio ottenere e quindi costruire le immagini assieme: più c’è intesa e sinergia e più è probabile che il risultato sia buono. E’, questa della interazione con il soggetto che si fotografa, una fase molto importante. Occorrono il massimo rispetto, una grandissima discrezione ma nel contempo una

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notevole collaborazione: bisogna sapersi guadagnare la fiducia e infondere sicurezza, mettendo le persone a loro agio. Si impara e si migliora con il tempo ma ci vuole sempre una notevole dose di sensibilità che non è facile da spiegare. R: Adolfo una domandina tecnica per te: quale portata deve avere lo zoom ideale per un beauty? A.V: La classica focale di 80 mm., come si diceva anche una volta, per me è perfetta. Ma anche qui non c’è una risposta univoca. Per esempio io amo anche i primissimi piani fatti con una focale più spinta, anche 180 o 200 mm., che danno una prospettiva


e con cui ovviamente è possibile ottenere una messa a fuoco molto selettiva. R: Ci riveli un trucco? Come riesci a catturare l’attenzione di uno spettatore da una prospettiva ad un’altra? A.V: Se per spettatore intendete chi visiona le mie fotografie, allora non ci devono essere trucchi. Io – mentre scatto – fotografo esclusivamente per me, nel senso che mai e poi mai penso a cosa potrebbe piacere ad un ipotetico spettatore. Scatto seguendo i miei sentimenti, le mie emozioni (parola un po’ troppo abusata ma che comunque rende l’idea), il mio istinto. Poi offro tutto agli altri, certo, ma solo dopo e senza condizionamenti a priori.

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Il fotografo deve mettersi a nudo, non deve vergognarsi di essere se stesso. Altrimenti sarà solo uno che cerca, magari, di “copiare” un altro fotografo che ha successo ma tutto questo trasparirà dalle sue foto. La fotografia non mente mai. Ispirarsi ovviamente va bene, questo sì, ma usare “trucchi” per compiacere uno spettatore… no. R: Un link dove visionare i tuoi lavori e contattarti A.V: Ci sono molte mie foto in giro per il web, ma chiaramente non posso che indicare il mio sito www.adolfovalente.com anche se sono spesso in ritardo con gli aggiornamenti…


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R: Luca prima di tutto, benvenuto in Revolution e grazie per averci concesso un po’ del tuo tempo. Chi è Luca Patrone? L.P: E’ un fotografo di moda di Milano, che ha scelto questo lavoro per passione. R: Cosa ha fatto nascere in te l’amore per la fotografia? L.P: Una kodak dsc, prima macchina fotografica digitale da 1 milione di pixel, comprata per “giocare” , mentre facevo il consulente in Andersen Consulting. R: Con quale macchina stai scattando in questo periodo? L’ obbiettivo che usi di più? L.P: Canon 5d MK2, 50mm 1.2 l’obiettivo che uso di più. R: Luca, di te sappiamo che è capitato spesso di fotografare vip Milanesi.

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Qual è stato lo scatto che più ti ha divertito realizzare? L.P: Quello di Kaka’, a San Siro perche’ c’era tutto lo stadio a disposizione, l’ultimo con Paola Barale per Talco: e’ stato molto divertente perchè lei e il team erano super e c’era sul set il gatto, un Maine Coon bianco che la mordeva con ogni 10 minuti. Quello della Senicar a cavallo, vederla cavalcare nel campo di grano era fantastico R: Diversi gli eventi dove si è discusso molto di digitale e in particolare si è detto che oggi il fotografo deve imparare ad usare il computer e finalmente può prendere parte al processo di postproduzione. Tu sei d’accordo? L.P: Ormai la postproduzione e’ un passaggio della produzione dell’immagine. Ci sono diversi tipi di postproduzione. Quella che condivido e’ quella che serve


ad eliminare le imprecisioni lasciando naturale la foto, quella che non si vede, quella che esalta la temperatura delle luci diverse R: Qual è il genere fotografico in cui sai di dare il massimo con naturalezza? L.P: Moda in esterno R: Un portfolio variopinto che immortala vere e proprie opere d’arte, dove ogni elemento sembra giocare un ruolo determinante nella bellezza dello scatto. Poche le immagini b/w. C’è un preciso motivo? L.P: Giocare con il colore da piu’ possibilità creative che il bianco e nero, ma alcuni dei miei servizi preferiti sono in bianco e nero, che prediligo per espressività R: Cosa cerchi di tirar fuori dalle tue modelle?

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L.P: Molti scatti rinviano ad una ricerca profonda, hanno un’anima importante, che va ben oltre la moda e la stessa bellezza. L’anima. Le emozioni. quello che pensano in quel momento. tramite l’espressione del viso e del corpo, trasmettere la loro condizione del momento R: Quanto conta per te la post produzione? L.P: Il 20% circa. dipende comunque dal tipo di shooting R: Pensi ci sia qualcosa di "non catturabile" nella fotografia? L.P: Di istinto avrei detto il movimento che di solito si cattura con il video, perché l’immagine ferma il momento, ma in realtà non e’ vero. Si può fare e a volte in maniera più efficace R: Un link al tuo portfolio... L.P: Link - Link2


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R: Ciao Luca e benvenuto in Revolution. Cominciamo subito con: Quando ti sei avvicinato alla fotografia e che studi hai fatto? Ora sarò lungo e noioso, ma il mio percorso è un po' complesso. La passione arriva intorno ai 16 anni poi a 25 (nel 1988) inizia la mia avventura professionale: il caso e la fortuna, tanta fortuna, mi hanno permesso di entrare in un grande studio specializzato nella fotografia di arredamento, seppure dalla porta di servizio. In realtà ho iniziato a lavorare nella fotografia...appoggiando mattonelle a terra, incollandole su pareti di truciolare che poi avrei verniciato perché qualcuno potesse montarci il suo armadio, la sua cucina, il suo mobile da bagno... E se quel qualcuno non aveva tempo e modo, montavo anche il mobile! E nel frattempo studiavo, guardavo, assorbivo e “rubavo” con gli occhi tutto quello che avveniva sul set dopo che era finito il mio compito. Ed anche qui ho avuto tanta fortuna, nell'incontrare dei maestri che avevano voglia di insegnarmi tutto quello che sapevano. Lo studio cresceva e la necessità di avere un fotografo in più fu il secondo colpo di fortuna. La mia bravura, se mai, è stata quella di metterci “del mio” in tutto quello che mi veniva insegnato. Poi, forse l'enorme passione, forse la determinazione, di certo la grande voglia di riuscirci, mi hanno portato nel giro di 3 anni, dopo alcune esperienze in altri grandi studi del settore, a diventare socio e “primo fotografo” dello studio dove iniziai. R: Più propriamente. Nasci come fotografo specializzato in arredamento ed architettura.

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Cosa ti ha spinto a testarti nella fotografia glamour? Vi svelo un segreto: io in realtà non faccio glamour. Continuo a fare foto di architettura e arredamento, con la differenza che inserisco nel contesto un personaggio. In genere anche quando lavoro in studio, nella mia testa la scenografia assume una parte fondamentale nel lavoro, fino ad avere quasi lo stesso peso e la stessa importanza delle modelle...ma non lo dite alle modelle, per favore. Comunque, a parte questo preambolo che sembra superfluo ma non lo è, ho iniziato a lavorare con le persone pochi anni fa, per il desiderio di confrontarmi con qualcosa di nuovo, senza però dimenticare i quindici anni di strada già fatta. Da qui nasce la fusione che porta a quella che oggi è la fotografia che più mi diverte e mi piace fare, perché riesco a far cadere anche quegli ultimi vincoli che la fotografia pubblicitaria comunque ti pone. R: “In perenne oscillazione tra tecnica pura e il sovvertimento delle regole”. Una frase che ti rappresenta e che risalta un dualismo della tuo “io” nell’approccio alla fotografia. Ti va di dirci di più? In linea di massima il concetto l'ho espresso nella precedente risposta. Convivono in me 2 (forse più) personalità fotografiche: una metodica, precisa, esasperatamente tecnica. L'altra gioca con queste componenti, le usa e a volte ne abusa, ma non le maltratta mai perché comunque la prima non glielo permetterebbe . La prima mi ha dato le conoscenze, le tecniche e gli strumenti per potermi prendere il lusso di concentrarmi sulla persona perché il resto dell'ambiente va a posto quasi automaticamente.


In sostanza l'inquadratura è già nella mia testa prima ancora di guardare in macchina, rimane solo da piazzare la modella nel posto giusto. Perché, scherzi a parte, lei comunque è e deve essere la protagonista R: Secondo te, che ruolo ha nella nostra società? … e nella grafica? La fotografia ha da sempre una valenza enorme nella nostra vita quotidiana. L'ha sempre avuta, oggi più che mai. La tecnologia ha messo a disposizione di tutti mezzi e spazi: oggi chiunque può scattare una fotografia e mostrarla al mondo senza intermediari, cosa che solo pochi anni fa era esclusiva di “pochi eletti” che emergevano da una spietata ma naturale selezione. Questo andava (forse) a vantaggio della qualità, perché un editore non rischiava di pubblicare un libro di un fotografo mediocre, così come l'azienda non affidava la propria comunicazione al primo venuto. Oggi, oltre a tutto questo, siamo quotidianamente sommersi da foto di ogni sorta e genere: le foto delle nostre vacanze o del nostro gatto, non sono costretti a sorbirsele solo i nostri amici, ma quasi tutto il mondo...con sollievo profondo dei nostri amici. Per non ripetere quanto già espresso, riguardo alla grafica mi limito ad aggiungere che una comunicazione senza immagine (non necessariamente foto) perde a mio parere la maggior parte del suo potere di persuasione. Pensate alla maggior parte delle pubblicità...una foto, il “marchio” ed il gioco è fatto: se togliamo l'immagine, quante parole dovreste scrivere per esprimere lo stesso concetto...peraltro senza riuscirci? R: Qualche rimpianto per l’analogico?

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Sono da sempre abituato a lavorare con i mezzi tecnici più disparati, sfruttandone le caratteristiche a seconda dell'esigenza. Il digitale è solo un supporto diverso sul quale registrare il proprio lavoro con metodi leggermente diversi nel costruire la foto. Non è migliore o peggiore, è, appunto, diverso. Potrebbe sembrare banale ricordarlo, ma troppi credono (da sempre) che la bella foto la faccia l'attrezzatura. L'attrezzatura più sofisticata ci dà una foto tecnicamente migliore se usata con perizia, la foto bella o ce l'hai in testa o non c'è! Un racconto scritto con una “Lettera 22” o su un pc non cambia il suo contenuto: se è una boiata, tale rimane sempre R: Come va usata la creatività nel processo di realizzazione di uno scatto? Va usata!!! Non credo se ne possa prescindere: l'idea iniziale, le direttive allo staff, la scelta delle luci e delle inquadrature...tutto va condito con un sostanzioso pizzico di creatività, altrimenti ci ritroveremmo con delle foto che saranno delle normali foto ad una ragazza ben vestita, o un panorama da turista. Non bisogna mai cadere nella trappola del “minimo sindacale” perché anche se questo ci viene richiesto, non dimentichiamo mai che la nostra foto racconta di noi agli altri e che il primo cliente da soddisfare, quello più critico e più severo e più esigente, dobbiamo essere noi stessi. Quindi che sia un lavoro commissionato, una nostra ricerca, del semplice e puro divertimento, sempre dobbiamo provare a mettere quel qualcosa in più di nostro che ci contraddistingue e che farà quindi la nostra foto unica. Non accontentiamoci mai di essere soddisfatti del nostro lavoro, cerchiamo di esserne stupiti .


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R: Quando scatti una fotografia che criterio usi: più intuizione, più tecnica o nulla di tutto questo? Anche qui il percorso professionale gioca un ruolo fondamentale. Il progetto è alla base di tutto. Se lavoro in esterni faccio numerosi sopralluoghi nel posto che ho scelto per decidere esattamente i punti e l’ora in cui la luce sarà la migliore per il risultato che mi aspetto. E’ però inevitabile che qualcosa devo lasciarlo all’improvvisazione, perché le componenti in gioco sono molte e le variabili infinite e il caso ha un ruolo fondamentale a volte. Devo comunque essere pronto a “portare a casa la pelle” anche in presenza di imprevisti. In studio rischio meno dal punto di vista scenografico, per cui dopo aver fatto tutto quello che avevo già in testa, non mi accontento e quindi provo, sperimento, azzardo. R: Post produzione: come ti trovi? Questo è il campo dove forse più si esprime la doppia natura del mio lavoro. Nella fotografia di catalogo, nell’arredamento forse più che mai, non c’è spazio per interventi “creativi” ma tutto è estremamente rigoroso, dalle geometrie ai bilanciamenti. Forse per questo nei miei progetti personali provo a dare anche in postproduzione una interpretazione al lavoro, ma calco la mano prevalentemente nei contrasti perché mi piacciono le foto che “gridano”, anche questo forse in contrapposizione al minimalismo che regna nella foto di arredamento dove la fanno da padrone i toni sof t. Qui u n p ò d i n ostalg ia dell’analogico mi prende, ma in quanto legato ad un periodo dove anche nell’arredamento andavano i forti contrasti e amavo dare alle mie immagini atmosfere di luce “caravaggesche”

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R: Qual è la dote essenziale che un fotografo deve mettere in campo per fare glamour? Credo di essere la persona meno adatta a dare un consiglio del genere, ma in generale potrei dire che mi sembra che si tenda troppo ad uniformarsi: chi vede una foto che gli piace non prende spunto da questa, ma cerca di farla uguale. Col risultato che si vedono in giro poche foto che sorprendano per originalità o stile. Per cui il consiglio che potrei dare è di salire su uno sgabello, di scattare senza guardare nel mirino tenendo la macchina tra le ginocchia .. insomma, trovare un punto di vista originale che non è solo necessariamente quello della macchina, ma anche (per esempio) di impedire alla modella di fare “boccuccia glamour” che va tanto di moda R: Principalmente, qual è il tuo genere fotografico? Vorrei essere bravo a fare ritratti...io in genere faccio primi piani (pochi in verità). Comunque, se mai mi dovessi trovare a dover scegliere tra una campagna per un noto marchio di moda, ed un noto marchio di arredamento...la scelta non sarebbe per niente difficile. Chi mi conosce bene la sa già, chi non mi conosce...non ci crederebbe mai!!! Quindi, non essendo bravo a fare certe cose, continuo a fare quello che mi riesce meglio R: Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando? All’inizio, come tutti i fotoamatori, avevo una attrezzatura 35mm. Possedevo una Contax con ottiche Zeiss, che molti oggi neanche conosceranno, ma consiglio di andarsi a vedere di cosa parliamo. Poi dall’inizio della carriera professionale l’ho praticamente


R: Un link al tuo portfolio… Dopo anni, devo ancora trovare una forma che mi soddisfi per presentare il mio lavoro: il mio sito è in perenne restyling (anche adesso), apro e chiudo profili in vari siti di condivisione...per il momento, quello che raccoglie la maggior parte della mia produzione e Facebook: purtroppo sono alla soglia fatidica dei 5000 “amici”, ma chi vuole può comunque vedere le mie foto perché gli album sono aperti a tutti. Grazie a chi vorrà darci un'occhiata, grazie a Revolution Magazine per avermi dato questa opportunità h t t p s : / / w w w. f a c e b o o k . c o m / luca.mosconi.ph https://www.facebook.com/pages/LucaMosconi-fotografo/113405128697901

dimenticata nell’armadio, visto che il formato minimo consentito in studio era il 6x7 per i lavori meno “importanti” e i dettagli dei cataloghi di arredamento, mentre quotidianamente utilizzavo banchi ottici fino al 13x18 nella fotografia di ambienti. Naturalmente parliamo di centimetri! Con l’avvento del digitale, la reflex è tornata fuori dall’armadio ma ho dovuto fare il passaggio verso Canon che è stata la prima reflex ad adottare il formato pieno del sensore, importantissimo per me che lavoro principalmente con i grandangoli negli ambienti. La “normale amministrazione” nell’arredamento in studio continuo a svolgerla con banco ottico, equipaggiato però con dorso digitale

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R: Prima di tutto grazie per aver accettato questa intervista e benvenuto in Revolution. Domanda di routine: Chi è Pino Beato? P.B: Domanda da un milione di dollari. Pino è una persona come tante che ha una forte attrazione per l'arte della fotografia. Mi piace fotografare tutto ciò che in me suscita emozioni, mi fa piacere illudermi di poter, con le mie foto, comunicare e raccontare agli altri le emozioni che io stesso provo. Le persone ed il loro corpo mi stimolano tantissimo, un po come Leonardo. R: Tra le tue esposizioni brilla per fama “Protagoniste Maniacali”. Sbarcata a Bruxelles nel 2009 dopo la sua prima esposizione in Italia, cosa pensi abbia determinato il suo successo? P.B: "protagoniste mani-acali" è partita quasi per gioco. Fui invitato da un mio carissimo amico stilista, il quale doveva inaugurare il suo show room, e voleva farlo in modo particolare, allestendo all'interno di esso una galleria d'arte; non potevo rifiutarmi, così pensammo a qualcosa che puntasse sui vecchi mestieri, e siccome a me piacciono tantissimo i particolari, la concentrai sulle mani che lavoravano. All'inaugurazione presentai nove stampe tutte rigorosamente in bianco e nero di grandi dimensioni, fu un successo e da lì fui invitato ad esporre a Bruxelles in una galleria nella strada più importante, la 7 Boulevard, e ci è rimasta per più di un anno. R: Non ho potuto fare a meno di notare sfogliando le gallerie del tuo portfolio (so prattutto quella glamour) che le modelle sembrano spesso assorte nei loro

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loro pensieri risaltando la naturalezza della posa. Quanto c’è di Pino in uno scatto? P.B: Tutto e nulla. In realtà dietro un mio scatto, oltre la tecnica, c'è tantissimo sentimento, la cosa alla quale tengo di più è il feeling che si deve instaurare tra me e la modella, preferisco sempre un incontro prima della sessione di scatto, aiuta entrambi a conoscerci. Durante la sessione di scatto è come se ci conoscemmo da anni. Basta chiedere alle mie modelle. Poi il Glamour è molto difficile, si rischia in un non nulla di cadere nella volgarità, quindi se non c'è feeling non c'è sensualità e di conseguenza non avrei lo scatto come desidero. R: Pino, se dovessi definire la postproduzione, diresti che è un male necessario, una comoda scorciatoia o una grande opportunità? P.B: La post produzione è sempre esistita, secondo me non si deve esagerare, mi capita spesso di vedere bambole di porcellana. Si rischia di trasformare le persone, facendole credere di essere bellissime ed invece... R: Domanda che non posso evitare di farti: meglio la pellicola o il digitale? P.B: Oggi credo non esista tanta differenza, ci sono i pro e i contro come in ogni cosa, preferisco il digitale per l'immediatezza. Quando c'era l'analogico, i professionisti usavano la polaroid per simulare l'immediatezza, oggi si usa un display. R: Improvvisazione e immediatezza: quante macchine si usano per un servizio? E quanti zoom? P.B: Io uso principalmente una sola reflex e diverse ottiche sia zoom che fisse


P.B: Assolutamente no. Non è la tecnologia che fa un fotografo, ma il suo occhio. Se non sai usare una analogica, non sai usare nemmeno una digitale. R: Pino ci riveli un trucco tecnico? Come riesci a catturare l’attenzione di uno spettatore da una prospettiva ad un’altra? P.B: Non c'è trucco, non c'è inganno… feeling ed amore per la fotografia R: Un link dove visionare i tuoi lavori e contattarti P.B: www.pinobeato.com www.facebook.com/pinobeato

R: Come è composto il “garage digitale e analogico” di Pino Beato? P.B: Analogico? mi sono rimasti i ricordi e qualche corpo macchina, Yashica Fx3 2000 Super con la quale ho cominciato e Canon EOS 5 QD l'ultima reflex analogica sino al passaggio al digitale Digitale uso una Reflex Nikon D700, con obiettivi come il 35-70 mm f 2,8 , 50 mm f1,4 , 70-200mm f2,8 , 100 mm f 2 , flash ed illuminatori R: E’ vero che le fotocamere digitali sono difficili da usare?

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R: Pierangelo, quando ti sei avvicinato alla fotografia e che studi hai fatto? P.G: Ho cominciato nel 2003 quasi per scherzo, seguendo un fotografo professionista. Ho un mio studio dal 2008…. R: Qual è la caratteristica che fa di te un gran fotografo? P.G: Faccio fatica a definirmi un “gran fotografo”, cerco di dare il meglio ogni volta che scatto e qualche soddisfazione arriva …. R: Come spieghi il crescente interesse per quest’ultima? È merito della rivoluzione digitale o c'è di più? P.G: Il digitale ha rivoluzionato il mondo della fotografia. E’ diventato molto più facile scattare in maniera professionale ma allo stesso tempo ha inflazionato in maniera notevole il mercato…. R: Secondo te, che ruolo ha nella nostra società? … e nella grafica? P.G: Le immagini sono parte integrante della nostra società. Molto gira intorno alla fotografia e la grafica e’ legata in maniera profonda. Ora praticamente il 100% delle foto passano attraverso il filtro di un pc. R: Come va usata la creatività nel processo di realizzazione di uno scatto? P.G: E’ fondamentale ed e’ la cosa che differenzia gli scatti. Per me più ne hai meglio e’ R: Cosa determina la scelta di una modella piuttosto che di un’altra?

P.G: Diversi fattori. La bellezza ovviamente ma non solo. L’esperienza e la capacità di posare sono doti molto importanti. R: Quando scatti una fotografia che criterio usi: più intuizione, più tecnica o nulla di tutto questo? P.G: Istinto puro R: Post produzione: deleghi più allo scatto? P.G: La post produzione e’ importante ma non deve essere fondamentale e cambiare totalmente lo scatto. R: Qual è la dote essenziale che un fotografo deve mettere in campo per fare fashion? P.G: Ce ne fosse solo una … Creatività, pazienza e tanta tanta passione sono le prime che mi vengono in mente R: Principalmente, qual è il tuo genere fotografico? P.G: Principalmente il fashion e glamour R: Che attrezzatura fotografica hai usato nel passato, e quale stai attualmente utilizzando P.G: Uso esclusivamente Canon. Macchine e obbiettivi vari. R: Un link al tuo portfolio … P.G: www.pierangelogabrielli.it e poi la mia pagina su face book www.facebook.it/pierangelogabrielli

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Master photographer

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in questo periodi? L’ obbiettivo che usi di più? Canon 5D mark 2 – utilizzo prevalentemente Canon 24-70f2.8 in esterno, Canon 70-200f2.8 in studio. R: Nella tua biografia affermi di “fotografare emozioni”. Ti è mai capitato di aver rinunciato ad un lavoro ben retribuito ma che per diversi motivi, non riusciva a trasmetterti nulla? Si, mi è capitato, non è questa la condizione ed il periodo per dire “no” ad un cliente. Mi è capitato di “fotografare” e basta, cercando di garantire sempre e comunque il massimo della qualità e della professionalità, rinunciando a qualche emozione. Generalmente i lavori che non accetto sono quelli in cui il cliente richiede una media qualità, i miei scatti sono una grande vetrina, in tal senso cerco sempre lavori in cui posso garantire alta qualità.

R: Gabriele benvenuto in Revolution e grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo. Domanda a bruciapelo e di routine: Chi è G. Lastella? Lastella Gabriele, classe 1974, professionista free lance in ambito fotografico e IT. Diplomato in elettronica industriale, grande appassionato di elettronica e tecnologia, mi avvicino alla fotografia a cavallo del cambio generazionale pellicola/sensore, circa 10 anni fa. Da allora, costanza e passione hanno contraddistinto il mio lavoro, imponendomi prima come matrimonialista ed in seguito come fotografo di eventi, persone e oggetti. Il genere che prediligo è il ritratto ed il glamour, la continua ricerca del messaggio trasmesso dagli occhi del soggetto e dal corpo umano stimola in me abilità relazionali ed artistiche. R: Con quale macchina stai scattando

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R: Diversi gli eventi dove si è discusso molto di digitale e in particolare si è detto che oggi il fotografo deve imparare ad usare il computer e finalmente può prendere parte al processo di postproduzione. Tu sei d ’ a c c o r d o ? Si, sono d’accordo. La camera oscura sta alla pellicola, come la camera chiara sta al digitale, dove ovviamente per camera chiara si intende gestione dell’immagine, al viewing, dal fotoritocco alla stampa digitale. R: Qual è il genere fotografico in cui sai di dare il massimo con natural e z z a ? Ritratto e glamour ed aggiungerei reportage di nozze. R: Che indicazioni ti senti di dare ad un giovane fotografo in erba che volesse emergere? Studiare e praticare, con grande umiltà. Oggi gli aspiranti fotografi dopo un workshop si credono grandi artisti. Umiltà ragazzi. R: Cosa cerchi di tirar fuori dalle tue modelle? Molti scatti rinviano ad una ricerca profonda, hanno un’anima importante, che va ben oltre la moda e la stessa bellezza. Cerco di sfiorarle con la luce, di accarezzarle con le ombre, cerco la comunicazione del loro corpo, cerco lo sguardo, la sensualità, il bello che c’è in loro. R: Quanto conta a parer tuo, la versatilità della modella per la riuscita di uno shooting?

Conta moltissimo, la modella deve essere preparata deve conoscere un minimo le regole di base nella costruzione della posa, secondo me essenziali per chi vuole proporsi come foto modella, soprattutto nel nudo artistico, e poi deve conoscersi, conoscere il suo corpo, le sue espressioni per esprimere al meglio le richieste del committente o del fotografo. R: Quanto conta per te la post produzione? E’ essenziale per alcuni generi, meno per altri. Per intenderci uno scatto fashion richiede una post produzione precisa e pulita, un evento sportivo richiede un post leggera, poi ovvio, dipende anche dal tipo di pubblicazione. R: A parer tuo, cos'è di cattivo gusto nella fotografia? Ritengo il genere “nudo” molto difficile, è proprio in questa categoria che spesso di vedono scatti mal riusciti. R: Pensi ci sia qualcosa di "non catturabile"? No, spesso la fotografia è un documento indelebile ed essenziale. Unico ricordo di una vita, di una guerra, di un evento … se ben eseguita è giusto catturare l’immagine. R: Un link al tuo portfolio... http://www.lastella.it/

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ALICE IN WONDERLAND Di Marcello Rapallino

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Il progetto è stato ideato, organizzato e realizzato da Marcello Rapallino e Luca Mosconi presso l'Atellier Sabbatini a Milano. Ispirati al film di Tim Burton utilizzando gli abiti di alta moda realizzati con analoga ispirazione, con le due modelle si è inserito la figura del cappellaio matto come sorta di fil rouge a richiamare la storia. Hanno collaborato e si ringraziano: Ph. Marcello Rapallino Ph: Luca Mosconi Assistente: Raffaele Oneto Modelle: Diana Mazalska (Alice), Elke Palmaers (red & white queen), Clelia Bastari (mad hatter) Brand: Giuseppe D'Urso haute couture Mua: Andrea Gaetani Accessori: Magic Games di Genova

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Model: Valentina Leone (ToxicV) 65


E’ nato per gioco, i miei amici mi prendono i giro perchè quando mi ci metto sono una tipetta pungente, velenosa e pensando ad un nickname originale mi è venuto in mente quello. E’ inteso come “Valentina venefica”. R: Croce e delizia di questa professione? Delizia hai la possibilità di conoscere tante persone, di lavorare con gente creativa e alcune volte straordinaria. Viaggiare e vivere emozioni che nella vita con un lavoro più “comune” non capitano tutti i giorni. Croce alcune persone si sentono in diritto di invadere la tua privacy, considerarsi tuoi amici a priori o di ritenerti una “facile” solo perchè ti piace farti fotografare, quando invece tantissime, me compresa, hanno un ragazzo da decenni e non hanno alcuna intenzione di filtrare con nessuno! R: A parer tuo, la meritocrazia può enumerarsi ancora tra i criteri di selezione nel mondo della moda e dello spettacolo? Sono sempre stata del parare che solo con la dedizione hai diritto di pretendere e mantenere il posto che ti sei guadagnato con fatica nel tempo. Il resto sono usurpazioni di posti di lavoro in modo ingiusto e scoraggiante. Sicuramente la figlia di tale attore o la ragazza di tale vip hanno diritto ad una possibilità come tutti, ma è ben diverso dal garantire a priori un posto solo per il cognome che portano o per il letto in cui entrano.

Ciao Valentina, prima di tutto benvenuta in Revolution. R: Modella professionista e non solo. Vogliamo rompere il ghiaccio parlando un po’ delle tue variegate esperienze ad oggi? Tutto quello che ho fatto non l’ho mai veramente cercato. Fatto eccezione per il canto che è il mio primo vero grande amore, il resto è venuto da se. Sono passata dalla danza, alla moda e poi ancora alla televisione con molta naturalezza. Sicuramente fare la modella è un lavoro che mi piace moltissimo e che ancora oggi pratico con passione ed entusiasmo. R: Tralasciamo per un attimo le altre passioni che coltivi e addentriamoci unicamente nella professione di modella. In una nostra conversazione privata ti sei definita “selettiva” nella scelta dei fotografi con cui collabori: vuoi spiegarci i motivi? Meglio pochi ma buoni? Non amo lavorare per collezionare foto. Lavoro da molti anni in questo campo, ma ho sempre voluto foto di qualità. E’ capitato anche a me di lavorare con gente che presentava un portfolio e poi come risultato effettivo erano tutt’altro, ma sono rari casi e questo mi dava ancora più modo di fare attenzione a chi si presentava. Non si accettano lavori solo per il compenso, ma anche e soprattutto per il risultato. Una foto è per sempre, non mi voglio vedere rappresentata in immagini di scarsa qualità o dubbio gusto, i soldi invece svaniscono in fretta. R: A bruciapelo: perché Toxic V? 66


R: Altre risorse che non conosciamo? Progetti in cantiere? Progetti ce ne sono, sempre, ma non parlo mai prima di averli concretizzati. Sicuramente continuerò a lavorare con la mia band, per tutto il resto chi vivrà vedrà! R: Le modelle, sono spesso etichettate come snob, altezzose, vuote e “ignoranti”. Contro queste dicerie (talvolta anche vere), come ci si deve comportare a salvaguardia della propria immagine (importantissima per una fotomodella)? Personalmente me ne frego. La cosa più importante per una modella è saper curare le proprie pubbliche relazione. Essere sempre pronta, educata e anche nelle situazioni più scomode professionale e distinta. La gente avrà sempre qualcosa da dire, ma le chiacchiere non contano, contano le persone con cui lavori e là sul posto, farai tu la differenza non la tua (ipotetica) fama negativa. Ho imparato che la gente seria non ascolta gli altri, ma i propri istinti, quindi se ispiri professionalità ti chiameranno sempre, anche se di te dicono che sei una grandissima stron** R: Se dovessi dare un consiglio a coloro che vogliono addentrasi in questo mondo (MODA)? Essere persone educate e professionali. Presentarsi sempre in orario e prontissime. 67


Non dare mai l’aria di scendere dalle nuvole, ma bensì di essere coinvolte anche se non ve ne importa molto del set che state facendo (ma non dovrebbe essere così!) Dovete capire che fate parte di un progetto, costruito ed eseguito con altre persone e non che lo siete. Anche nel caso in cui sarete solo voi ed il fotografo. Con questo concetto, con questa umiltà ed il resto prima citato, avrete la carta vincente per iniziare un percorso lungo, ma molto gratificante. R: Ultima domanda e ritornando alle tue passioni. Spicca tra queste la musica. Ci parli dei “Divetra? Ero in una discoteca romana e stavo cantando in pista a squarcia gola “Paradise city” dei Guns’n’Roses. Il mio (futuro) batterista è riuscito dall’altra parte della pista a sentirmi e ha mandato una loro amica a farmi un po’ di domande. Così, nemmeno un paio di giorno dopo, ero a fare un provino per il ruolo di cantante. La cosa curiosa è che stavo cercando anch’io una rock band da diversi mesi! L’innesco è stato immediato (ride n.d.r.) Siamo una band pop rock in fase creativa, per ora suoniamo nei locali e scriviamo i nostri prezzi. R: Un link dove visionare il tuo portfolio www.toxicv.tk 68


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Model: olga shapoval 70


R: Olga, mi viene subito da chiederti: Quali sono le tue origini? Sono nata a Kiev, in Ucraina, e all'età di 8 anni mi sono trasferita in Italia con mia madre. R: Attrice, modella e indossatrice. Come nasce la passione per il mondo della moda e dello spettacolo? Nasce per caso. Vengo scoperta in una pasticceria mentre frequentavo le superiori ed allora, incuriosita, comincio a posare per riviste rivolte alle teenagers. Da allora la curiosità si è trasformata in professione. R: Un curriculum di tutto rispetto direi. Quanti e quali difficoltà si incontrano per imprimersi in questi settori? Le difficoltà che s'incontrano in qualsiasi ambiente lavorativo, direi, trattandosi di un ambiente popolatissimo e altamente professionale. Le maggiori armi a tua disposizione sono la serietà, l'impegno. E' importante ricordare che anche la fortuna gioca la sua parte. R: Ti va di farci un rapido excursus delle tue esperienze più importanti? Tra le cose che ricordo come più importanti ci sono i servizi fotografici per American Eagle, Onyx Beachwear, L.A. Blue Rose, Killah, Lingerie Miriale, Clichè, Aldo Castagna, Intercoiffure per Wella, la campagna per La Gardenia, quella per Porta di Roma, un servizio divertente per Vanity Fair con il Mago Silvan... Per quanto riguarda il campo televisivo: la serie Provaci ancora Prof, Don Matteo, I liceali, diversi video clip. Certamente tra tutte, quella che mi ha dato la maggior esposizione mediatica è stata l'esperienza a CentoVetrine, che mi ha tenuta impegnata per diversi mesi come parte del cast principale. Ricordo

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con piacere anche una partecipazione in un episodio di Boris. R: Nata a Kiev e adottata dalla città capitolina alla tenera età di 8 anni. La tua provenienza ha mai costituito un “ostacolo”? All'interno del mondo della moda assolutamente no, anzi, provenire anche solo anagraficamente dall'est europa rappresenta di solito un valore aggiunto. Tutt'altro discorso vale per il mondo della televisione e del cinema; qui il pregiudizio nei confronti delle capacità linguistiche di professioniste non nate in italia è grande. Infatti chi come me ha studiato e lavorato per avere un'impeccabile pronuncia italiana, è sfavorita dal dover farsi conoscere come "diversa" dalle altre. R: Olga: essere o apparire? Entrambi. Per quel che riguarda l'apparire si tratta di una condizione imprescindibile della mia professione. Ma è vero anche che l'essere intelligenti e possedere un bagaglio culturale sono strumenti che io reputo indispensabili per progredire in qualsiasi settore lavorativo. R: Qual è il genere fotografico in cui ti esprimi meglio? Il genere fotografico in cui m'intriga lavorare di più è quello cosiddetto fashion. R: “Improvvisazione” sembra essere l’obiezione che oggi sempre più spesso, si muove contro le ragazze che dal nulla si definiscono MODELLE. Concordi in merito? Io stessa sono l'esempio di come una professione possa nascere dal caso, questo non significa che il caso e l'impreparazione diventino una costante nel proprio lavoro. Ci vogliono umiltà e pazienza per diventare una professionista.


R: Il lavoro di modella non dura una vita. Cosa ci sarà dopo? Per fortuna non sono una persona che sa stare senza far niente: infatti sto portando a termine il mio corso di studi in architettura. R: Un link dove visionare il tuo portfolio‌ Al momento non ho un sito internet e l'agenzia ha fatto una selezione, ma potete trovare il mio portfolio su facebook.

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Model: tania orlandi 74

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Posare per me è sempre stato un complemento, quasi una prosecuzione della mia passione per il teatro. Ho iniziato a studiare recitazione e dizione quando ero ancora al liceo, a 16 anni, con una bravissima insegnante e regista, Adonella Monaco, e partecipato grazie a lei a laboratori e spettacoli teatrali. Da allora non ho più smesso, e devo dire che la mia preparazione recitativa mi ha aiutato moltissimo nell’interpretazione, che io considero un requisito fondamentale per posare. Oltre agli spettacoli teatrali classici e sperimentali, da Shakespeare a giovani autori contemporanei, ho partecipato ad alcuni cortometraggi, tra i quali "Ombra", un horror di Alessio Biagioni. Coltivo da sempre anche la passione per il canto, ho "militato" in un coro e in alcune formazioni rock, e per tutto ciò che è connes-

R: Un CV che parla da solo e la cover del numero 7 di Revolution. Quando nasci come modella? Quattro anni fa, per puro caso: la colpa (o merito) è della mia amica Elisa Bruno, appassionata di fotografia, che mi scattò alcuni bellissimi ritratti in bianco e nero. Le foto erano in stile gothic, ambientate in un cimitero e molto suggestive, le pubblicai sul mio blog dell'epoca e su alcuni forum che trattavano di argomenti artistici. Da lì, inaspettatamente, iniziarono a contattarmi dei fotografi che volevano scattare con me, inizialmente solo per altre foto “alternative”, poi per molti altri generi e progetti, in crescendo costante. Nel giro di pochi mesi, il caso si è trasformato in un’attività continuativa. R: Quali sono le tue esperienze artistiche?

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so all'espressione di sè attraverso la voce, ho avuto anche la fortuna di lavorare per più di un anno come speaker in una radio. Al momento sto sperimentando anche l'ambiente delle performance live, ed ho in piedi con un mio amico storico, musicista e doppiatore, un progetto a lungo termine nel quale sto riversando anche il mio amore per la scrittura: sono in fase di elaborazione dei testi per un concept album dall'impronta decisamente teatrale, che presto spero di poter anche cantare e interpretare. R_ Il genere fotografico in cui sai di esprimerti meglio. Non ho un unico genere di punta, adoro essere camaleontica, ed esprimere al meglio emozioni anche molto distanti in ogni interpretazione fotografica. In generale ho una predilezione per gli scatti fashion molto essenziali, in bianco e nero, quelli di ispirazione fumettistica, e quelli di beauty con make up estrosi e scenici.

Diciamo che adoro diventare una, nessuna e centomila…uno dei lati migliori del mio lavoro è che si può interpretare molti personaggi diversi anche nello stesso giorno. R: La sintonia tra fotografo e modella è elemento fondamentale per la buona riuscita di uno shooting. Pensi sia sufficiente? Sinceramente non credo...mi è capitato di scattare anche con persone con le quali non ero affatto in sintonia, ma ottenendo comunque ottimi risultati. La professionalità, da ambo le parti, sta anche in questo. R: Lo scatto “perfetto” è dato dalla miscela di fattori concordanti. Tecnica, luci, location, attrezzature, posa, giocano un ruolo fondamentale, per la realizzazione. Come fa una modella ad intuire la posa giusta in uno scatto? Ovviamente ci vuole esperienza, talento, ma anche molto studio. Sia prendendo

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ispirazione dal lavoro di chi è più avanti, sia lavorando su sé stesse, il proprio corpo, i propri punti forti e deboli. E infine la componente recitativa, che può anche essere una qualità innata, ma va coltivata...insomma un mix di elementi non scontati che riescono a far calare una modella ogni volta nei panni e nel "mood" giusto al momento giusto. R: Tania, c’è un’esperienza professionale che più delle altre ti ha lasciato un segno? Una splendida esperienza è stata quella dell'anno scorso: un bravissimo fotografo americano, Bryon Paul McCartney, stava selezionando cinque modelle per un workshop intensivo di una settimana in Toscana, io ho aderito al casting e sono stata selezionata, ero l'unica italiana di tutto il gruppo fotografi e modelle. Le location erano stupende, l'insegnamento di alta qualità e la compagnia multiculturale. Una settimana di lavoro intenso e piacevole. R: Facebook (ed in generale i social networks), funge da alleato nel procacciamento di offerte di lavoro allettanti. Facendo un bilancio, quante di queste ti hanno allertata? Diciamo che sono più io in prima persona a promuovere me stessa, il mio lavoro e le mie iniziative, soprattutto da quando ho iniziato ad occuparmi anche dell'organizzazione di eventi, fotografici e non. I social network sono un mezzo potente, e se usati con criterio, possono essere un eccellente strumento lavorativo. R: Più propriamente. Qual è la tua opinione in merito al fenomeno (sempre più diffuso), dello scambio di immagini hot (per lo più amatoriali) contro micro pagamenti (se non

ricariche telefoniche)? Purtroppo l'età delle ragazze (e a volte anche ragazzi) coinvolte in questo fenomeno si sta abbassando...che dire, è una delle tante manifestazioni dello squallore e del vuoto che serpeggiano nella nostra società, specialmente a certe latitudini. Che per fare soldi "facili" si utilizzi il proprio corpo è una brutta storia, vecchia quanto il mondo, ed è un comportamento che non va assolutamente associato, neanche alla lontana, a chi fa della fotografia il proprio lavoro. R: Hai in serbo rilevanti novità per la tua carriera di modella? Se si, ti va di anticiparci qualcosa? Ho altre collaborazioni all'estero in programma, e alcuni progetti editoriali molto particolari...ma non voglio anticipare nulla per s c a r a m a n z i a ! R: Un link al tuo portfolio: il mio portfolio sul mio sito personale (LINK) e il mio blog dedicato agli scatti di fine art nude: (LINK)

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Parola al … fotografo aldo tota L’abilità del fotografo sta nel fatto di coinvolgere al massimo queste persone e non farle sentire solo “oggetti” da fotografare; quindi è importante farle sentire a proprio agio, parlare molto e perché no, anche scherzare durante uno shooting. Una sessione di scatti impostata esclusivamente sul binomio fotografo-modella, non approda da nessuna parte. Finora non ho mai incontrato altri tipi di difficoltà. Scatto molto in location esterne (anche particolari) e quindi sono abituato a tutte le situazioni; anche se a volte non particolarmente agiate. R: A proposito di sperimentazione e nuove tecnologie, quanto conta avere a disposizione programmi per il fotoritocco? Con l’avvento della fotografia digitale credo che sia indispensabile l’uso di software di fotoritocco; non necessariamente legati al ritocco estetico esagerato. Uso principalmente 3 programmi di editing. Ma non faccio uso di “effetti speciali” (tranne che per foto puramente artistiche e ove sia richiesto dal contesto). Uso questi programmi per correggere impostazioni tecniche che magari, per mancanza di tempo durante lo scatto, vengono tralasciate (anche volutamente). Inoltre mi limito a correggere piccoli inestetismi della pelle e qualche volta intervengo – in maniera discreta - anche su parti del corpo che, per la posa assunta, provocano effetti antiestetici. R: Sei disponibile a scattare nella

R: Ciao e benvenuto in Revolution. Prima di tutto: utilizzi nell’ espletamento della tua professione, uno pseudonimo/marchio? Uso lo pseudonimo di digitalpixel come firma dei miei lavori. Ma per i miei contatti sono semplicemente Aldo Tota. R: Fotografo professionista o per passione? Soprattutto fotografo per passione dall’età di 13 anni. Anche se provengo dal mondo televisivo dove ho lavorato come cameraman. R: Quali sono le principali difficoltà tecniche, e quindi dove sta l'abilità del fotografo? Personalmente, le principali difficoltà tecniche le incontro soprattutto quando mi trovo di fronte una modella o un modello con i quali non riesco ad instaurare un feeling. Durante uno shooting, sia in esterni che in studio, è molto importante interagire con il soggetto da fotografare, pena la non ottima realizzazione del lavoro. 80


modalità TFCD? Certamente. La collaborazione TFCD, se usata con moderazione, è un ottimo modo per ampliare e/o aggiornare il proprio portfolio. R: Qual è il costo per la realizzazione di un book tipo? Il costo del book, varia a seconda delle richieste. Parte da 100€ se realizzato in location esterna con possibilità di 3/4 cambi. Se si richiede la presenza di una truccatrice il costo aggiuntivo è di 50€. Se invece si desidera realizzarlo in studio, vanno aggiunti circa 80€. In entrambe i casi verranno post-prodotti un massimo di 20 scatti, che saranno consegnati su cd/dvd in due formati: jpeg per uso web e tiff per uso stampa. Inoltre, se richiesti, verranno consegnati anche gli scatti originali (ovviamente non lavorati) R: Un link dove visionare i tuoi lavori. Il mio sito personale: www.digitalpixel.biz oppure la mia gallery su Flickr: www.flickr.com/photos/12089185@N05/sets/

Parola al … fotografo Alfredo filosa

R: Ciao e benvenuto in Revolution. Prima di tutto: utilizzi nell’espletamento della tua professione, uno pseudonimo/marchio? Diciamo che mi piace contraddistinguere le mie fotografie con una Firma che ha anche funzioni di Logo, ma per quanto riguarda lo Pseudonimo no, sono generalmente contrario allo Storpiamento del proprio nome in ambito Professionale. R: Fotografo professionista o per passione? Ho la fortuna di esser riuscito a trasformare una mia grande passione in professione, e gran parte del merito

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merito lo devo anche a mio padre, essendo io figlio d'arte. R: Quali sono le principali difficoltà tecniche, e quindi dove sta l'abilità del fotografo? Fotografare significa letteralmente “Disegnare con la Luce”, un fotografo che non sa gestire la luce ma si limita a scattare e poi migliorarle in Post-Produzione, non dovrebbe esser nemmeno considerato un fotografo. Il controllo sulla luce è una delle cose piu difficili da raggiungere ma è anche una delle principali attitudine che dovrebbe avere un vero professionista del settore. Io che mi considero un eterno insoddisfatto perfezionista sono in continuo miglioramento attraverso studi ed esperimenti riguardo la luce. Quindi in definitiva mi verrebbe da dire che le parole chiavi per un fotografo sono: LUCE e tanta tanta FANTASIA. R: A proposito di sperimentazione e nuove tecnologie, quanto conta avere a disposizione programmi


per il fotoritocco? Si abusa un po' troppo e sempre piu di programmi come Photoshop, senza capire il reale utilizzo che si dovrebbe fare del programma di Post-Produzione. Photoshop nasce dall'idea di sostituire quella che in passato era la camera Oscura per le pellicole, oggi essendoci dei File digitali denominati RAW, necessitano di alcune piccole modifiche prima di essere “chiusi”. Una buona fotografia non passa necessariamente per un programma di fotoritocco. R: Sei disponibile a scattare nella modalità TFCD? Se il soggetto che me lo propone, e se reputo il progetto realmente valido e

costruttivo per la mia crescita, sono disponibile a scattare in TFCD. Ma facendo ciò per professione è giusto che ci rifletta almeno due volte prima di accettare un TFCD. Ovviamente predico bene e razzolo male....come detto prima essendo la mia anche una gran passione a volte spinto dall'entusiasmo accetto senza pensarci più di tanto R: Qual è il costo per la realizzazione di un book tipo? 200€ costo base, da aggiungere a discrezione del cliente i 100€ per la MUA, i 100€ per il Backstage video e altre piccole attenzioni che ci riserviamo di proporre ai nostri clienti! R: Un link dove visionare i tuoi lavori. www.alfredofilosa.it

Parola al … fotografo GAETANO BELVERDE

R: Ciao e benvenuto in Revolution. Prima di tutto: utilizzi nell’espletamento della tua professione, uno pseudonimo/marchio? No, semplicemente il mio nome R: Fotografo professionista o per passione? Entrambe le cose, non si puo’ essere un vero professionista senza passione. Sono un giornalista pubblicista e sono freelance. R: Quali sono le principali difficoltà tecniche, e quindi dove sta l'abilità del fotografo? Beh, la tecnica si apprende senza problemi in poche lezioni, non è questo

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che fa la differenza. Piu’ che di abilita’ tecniche parlerei di senso estetico e gusto, soprattutto nel fashion, nel reportage invece si deve avere anche istinto e faccia tosta. R: A proposito di sperimentazione e nuove tecnologie, quanto conta avere a disposizione programmi per il fotoritocco? La foto digitale ha permesso al fotografo di controllare l’intero workflow in maniera facile. La possibilita’ di agire in ogni singolo passaggio rende veloce anche l’apprendimento ma allo stesso tempo facilita abusi e postproduzioni esagerate che spesso non sono funzionali all’immagine e al messaggio, non bisogna infatti farsi prendere la mano, stimolati da tale facilita’ di intervento.


R: Sei disponibile a scattare nella modalità TFCD? Decisamente no, non amo scattare solo per scattare, se ho in mente un progetto, specie se si tratta di fine art, preferisco coinvolgere delle figure che apportino il loro contributo allo sviluppo del progetto. R: Qual è il costo per la realizzazione di un book tipo? Non mi dedico alla fotografia commerciale, eventuali assignment vanno concordati di volta in volta. R: Un link dove visionare i tuoi lavori. Potete trovare il mio portfolio su: www.gaetanobelverde.it

Parola al … fotografo luca iafrante

R: Ciao e benvenuto in Revolution. Prima di tutto: utilizzi nell’espletamento della tua professione, uno pseudonimo/marchio? Non uso pseudonimi sono semplicemente Luca Iarate R: Fotografo professionista o per passione? Per passione R: Quali sono le principali difficoltà tecniche, e quindi dove sta l'abilità del fotografo? Oggi le tecnologie digitali hanno aiutato molto il fotografo, però restano alcuni aspetti dive l nuove risorse tecniche non possono arrivare. Un esempio imparare a gestire la luce sia quella ambiente che quella controllata in

studio. Poi la fantasia, l'originalità sono doni di ogni fotografo e deve essere bravo a saperli gestire. R: A proposito di sperimentazione e nuove tecnologie, quanto conta avere a disposizione programmi per il fotoritocco? Per me che sono nato nell'era digitale conta moltissimo avere a disposizione potenti software di elaborazione, certo questo non deve andare a stravolgere quelle che era l'dea della foto originaria R: Sei disponibile a scattare nella modalità TFCD? Si R: Qual è il costo per la realizzazione di un book tipo? 150 euro da valutare volta in volta (compreso MUA/Hair stylist) 7. Un link dove visionare i tuoi lavori. www.lucaiafrate.it/gallery

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Parola al … fotografo stefano rossi

R: Ciao e benvenuto in Revolution. Prima di tutto: utilizzi nell’ espletamento della tua professione, uno pseudonimo / marchio? stefanorossiphotos © R: Fotografo professionista o per passione? Fotografo per passione R: Quali sono le principali difficoltà tecniche, e quindi dove sta l'abilità del fotografo? Sicuramente la gestione della luce, sia essa naturale che artificiale; poi nei miei generi fotografici preferiti, ossia fashion e glamour, un aspetto fondamentale è la gestione della modella; quest’ultima deve sentirsi subito a proprio agio davanti all’obiettivo al fine di interagire perfettamente con il fotografo; sono perciò favorevole al fatto che venga accompagnata se questo le da tranquillità e comunque non lavoro mai con una nuova modella che non abbia sentito almeno una volta per telefono R: A proposito di sperimentazione e nuove tecnologie, quanto conta avere a disposizione programmi per il fotoritocco? Il fotoritocco al giorno d’oggi assume sempre più importanza specie se si lavora nell’ambito della moda; Io personalmente me ne servo in maniera abbastanza ridotta, in postproduzione mi limito ad intervenire ad esempio, su un corretto bilanciamento del bianco, luminosità, contrasto, saturazione dei vari colori, tagli per ottimizzare una

giusta composizione fotografica ma mai per rimuovere elementi presenti nella foto o aggiungerne di nuovi. R: Sei disponibile a scattare nella modalità TFCD? Si, se il progetto propostomi è interessante, assolutamente si R: Qual è il costo per la realizzazione di un book tipo? A seconda della location (esterna o studio), della presenza o meno di una MUA, della distanza dalla mia residenza, può variare dai 100 euro in su… ovviamente il costo esatto verrà stabilito in fase di definizione dei vari aspetti del progetto. R: Un link dove visionare i tuoi lavori. https://www.facebook.com/ stefanorossiphotos http://www.modelshoot.net/user/ steros73 http://www.model4you.it/user/ stefanorossiphotos http://www.flickr.com/photos/ stefanorossiphotos/

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Parola al … fotografo stefano SALONIA

R: Ciao e benvenuto in Revolution. Prima di tutto: utilizzi nell’ espletamento della tua professione, uno pseudonimo/marchio? All’inizio si, ora non più. Preferisco che la foto parli da se senza dover mettere un marchio di riconoscimento. R: Fotografo professionista o per passione? Faccio della mia passione una professione R: Quali sono le principali difficoltà tecniche, e quindi dove sta l'abilità del fotografo? Capire la luce e saperla catturare, è lei che comanda è lei che ti aiuta e ti guida verso il risultato migliore. R: A proposito di sperimentazione e nuove tecnologie, quanto conta avere a disposizione programmi per il

fotoritocco? Molti fanno un abuso del fotoritocco andando a perdere la naturalezza della foto, il fotoritocco è importante, ma non necessario, se riesci a fare una bella foto basta il minimo necessario R: Sei disponibile a scattare nella modalità TFCD? Essendo la fotografia anche una passione se il progetto è interessante sono disposto anche a scattare in modalità TFCD R: Qual è il costo per la realizzazione di un book tipo? Il costo si aggira intorno ai 150/200 euro R: Un link dove visionare i tuoi lavori. www.comunicazio.net

Parola al … fotografo paolo ranucci R: Ciao e benvenuto in Revolution. Prima di tutto: utilizzi nell’ espletamento della tua professione, uno pseudonimo/marchio? Uso sempre il mio nome e cognome, associandolo a volte con i nomi dei studi con cui collaboro!

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R: Fotografo professionista o per passione? Da passione sta diventando il mio lavoro! R: Quali sono le principali difficoltà tecniche, e quindi dove sta l'abilità del fotografo? Nel mio caso, dopo anni d'esperienza, le difficoltà tecniche sono ridotte al minimo. Comunque in generale, le difficoltà tecniche da un fotografo ci si aspetta che vengano superate, evitate o, comunque ingannate in qualche modo! L'abilità di un fotografo, oltre alla tecnica, è quella di capire l'esigenza e l'aspettativa del committente e onorarlo!!! Aggiungerei, l'essere sempre umili, non sentirsi mai arrivati, sperimentare e continuare sempre nella ricerca sia personale che fotografica!!! R: A proposito di sperimentazione e nuove tecnologie, quanto conta avere a disposizione programmi per il fotoritocco?

Troppo... Venendo dalla Pellicola!!! Cerco di non abusarne, li uso lo stretto necessario... è bene partire già da uno scatto ben fatto!!! R: Sei disponibile a scattare nella modalità TFCD? Mi capita ancora di scattare in TFCD, ma solo per progetti interessanti e che mi diano modo di sperimentare!!!... Abusarne del TFCD si rischia di rovinare, ancora di più, il mercato fotografico professionale!!! R: Qual è il costo per la realizzazione di un book tipo? Il costo si aggira intorno ai 150€ !!! Poi dipende dalle richieste e alle necessità del committente!!! R: Un link dove visionare i tuoi lavori. www.paoloranucci.it h t t p : / /w w w.f a c e bo o k. c o m/ home.php#!/profile.php? id=100000597910735

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voce alle esordienti

Model: valentina contu

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R: Ciao e benvenuta in Revolution. Prima di tutto: utilizzi nell’ espletamento della tua professione, uno pseudonimo? Ciao grazie per avermi dato spazio nel vostro magazine. Assolutamente no, non utilizzo nessuno pseudonimo … semplicemente il mio nome e cognome! R: Da quanto svolgi la tua professione da fotomodella? Da quasi un anno ormai, ho ricevuto i primi contatti l’estate scorsa. R: Un breve excursus delle tue esperienze ad oggi. Vari servizi fotografici, collaborazioni con fotografi professionisti per dei progetti a tema e workshop. R: Per quali generi posi? Poso per qualunque genere fotografico (tranne met art) prediligendo però il glamour e il beauty. R: Sei disponibile a posare nella modalità TFCD? Solo per progetti interessanti che possano in qualche modo arricchire il mio curriculum. R: Un link dove visionare i tuoi lavori? Mi trovate in vari siti e piattaforme dedicati alle modelle: Enrico Scarsi, ModelShoot, Fotoportale, Flickr, Italian sexy models, Models Plus e tanti altri! Chi vuole interagire con me mi trova su facebook!

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voce alle esordienti

Model: camilla ludovidi 89


R: Ciao e benvenuta in Revolution. Prima di tutto: utilizzi nell' espletamento della tua professione, uno pseudonimo? No, non uso uno pseudonimo non credo sia necessario mi piace il mio nome! R: Da quanto svolgi la tua professione da fotomodella? Ho cominciato da pochissimo sono alle prime armi ma spero vivamente di poter continuare R: Un breve excursus delle tue esperienze ad oggi. Ho cominciato per gioco con delle sfilate di moda poi ho fatto un corso di portamento e da qui è cominciato tutto. In seguito ho partecipato a dei concorsi di bellezza ed ora ho cominciato a fare le foto R: Per quali generi posi? Diciamo per tutti.. Esclusi intimo e nudo R: Sei disponibile a posare nella modalità TFCD? Si, ho cominciato cosÏ la mia bellissima esperienza! R: Un link dove visionare i tuoi lavori. www.fotogenia.bis oppure nei miei album su facebook 90


voce alle esordienti

Model: carmen cavallaro 91


R: Ciao e benvenuta in Revolution. Prima di tutto: utilizzi nell’ espletamento della tua professione, uno pseudonimo? Ciao e grazie,no non utilizzo nessun pseudonimo mi chiamo realmente Carmen!Amo la semplicità e mi piace molto il mio nome perché ha origini spagnole ed io adoro la Spagna! R: Da quanto svolgi la tua professione da fotomodella? Da poco,circa un anno. Mi ha sempre affascinato il mondo della moda ma ero troppo timida per decidere di intraprendere quest’ avventura! Decisi di partecipare al concorso di Miss Italia e da lì ho cominciato a fare concorsi e casting e a posare come fotomodella. R: Un breve excursus delle tue esperienze ad oggi. Inizialmente ho lavorato come Promoter ed Hostess di immagine e accoglienza poi visto che anche per fare questo lavoro è necessario avere un book professionale e una bella immagine ho pensato : “ora ci provo!” Ho partecipato come ho già detto alle selezioni di Miss Italia arrivando alle regionali e vincendo la fascia di “Miss Peugeot” e quindi ho partecipato alla selezione regionale di Miss Campania al Vulcano Buono di Nola.

Ho partecipato a Miss Radio quinta rete (radio ufficiale di Miss Italia) e sono arrivata alle prefinali. Poi ho partecipato a vari casting tra cui quello per la fiera “Tutto Sposi” di Napoli. Infine ho posato con vari fotografi. R: Per quali generi posi? Beh mi sono data dei limiti ben precisi su questo piano!Sicuramente non nudo e trasparenze! Generalmente prediligo lo stile fashion,beauty e la ritrattistica ma faccio foto anche in costume. Non sono una persona “trasgressiva” non amo far vedere parti intime del mio corpo (anche se sinceramente la maggior parte delle richieste sono di questo tipo!), credo che una donna debba essere guardata per la sua bellezza complessiva e non solo per il suo corpo…la vera bellezza colpisce sempre! R: Sei disponibile a posare nella modalità TFCD? Essendo una “New Face” non posso sicuramente non accettare questo tipo di proposte! Ovvio che le accetto solo da fotografi della mia regione. R: Un link dove visionare i tuoi lavori. Modelshoot, Fotoportale e Facebook!

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Piacere sono NanĂ ...


Chiudiamo questo speciale dedicato alla fotografia di moda con un’intervista esclusiva a Manuela Kamou (in arte Nana). Oggi Nana si propone come fotomodella e lo fa con noi … con Revolution. Abbiamo quindi l’onore di presentarvi questa bellissima aspirante che ha tutta l’aria di una top avvolta in questo cotone azzurro … ed invece è solo uno scatto tratto dal suo book fotografico. R: Prima di tutto, chi è Nana? Nana è Manuela, una ragazza giovane con tanti sogni e tanta ambizione. Nata in Cameroun, ventidue anni fa. Oggi aspiro a diventare fotomodella, ma muovo solo ora i primi passi. R: Il tuo primo book l’hai realizzato solo una settimana fa. Come hai vissuto questa tua prima esperienza? Ti sei divertita a posare? All’inizio ero molto emozionata ma poi durante lo shooting mi sono sentita a mio agio. Mi sono molto divertita e ho apprezzato la professionalità del fotografo. R: A cosa aspiri ora che stai muovendo i primi passi? Aspiro a diventare sempre più brava e professionale. Mi piacerebbe esser ricercata nel mondo della moda. R: Generalmente un’aspirante fotomodella “analizza” incuriosita le foto delle “future” colleghe proiettandosi nello scatto. Da una prima “analisi”: quale pensi sia il genere più adatto alla tua personalità? Il genere che più mi affascina è il beauty ed il glamour R: Qual è invece quello per cui ti proponi per eventuali e futuri lavori? Per la maggiore tutti e aggiungo anche generi alternativi: ghotico, dark ecc.

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Escludo solo il genere nude art R: Qual è il tuo domicilio? Sei disponibile agli spostamenti? Io vivo a Napoli ma sono disponibile a spostamenti sia in Italia che all’estero. R: Concordi sull’importanza del TFCD nella prima fase di questa carriera? Ovvio che si … soprattutto ora che sto muovendo i primi passi. R: Nana, fuori da questo contesto, come impegni le tue giornate? Con studio ed altri lavori. R: Circa 40000 le visualizzazioni del precedente numero. Un buon modo di cominciare, non credi? Sicuramente un’ottima occasione per farsi notare. R: Per questa carriera, sei disposta a sacrificare anche gli affetti? Se gli affetti sono veri, il lavoro non può comprometterli R: Libero sfogo ai tuoi pensieri. Disponibile, puntuale e professionale. Domanda altrettanta professionalità. Spero di poter collaborare presto con nuovi fotografi. R: Un link dove visitare il tuo portfolio e un saluto ai nostri lettori h t t p : / / w w w. mo d e l s h o o t . n e t / u s e r / louboutin Vi saluto tutti e Vi attendo in numerosi.


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Fashion Photography  

Supplemento Revolution Magazine N° 8 dedicato alla fotografia di moda.

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