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Rivista online

Dicembre 2013


Al Suono Delle Eolie Al morir del suono delle Eolie placa l’ira e dorme l’errante Odisseo. I Ciclopi dal Mongibello lanciano incandescenti sassi, lapilli e sbuffano nubi nere, mentre le Sirene ammaliano i naviganti che osano varcare lo Stretto. Scilla e Cariddi si guardano in cagnesco nel tempo, al pizzichÏo delle Eolie, Omero canta, Vulcano e Stromboli chiamano il fratello Etna ed al risveglio trema Zancle e Rhegjon soave tramonto al morir del suono delle Eolie!

Rocco Giuseppe Tassone


“ Cesar”

Indice I Tauriani Dalla nascita di Hipponion alla caduta di Valentia Viaggio nella medicina di Roma Locri Epizefiri Concorsi di “CESAR” Italia Concorsi Novità dal Mondo Il vostro spazio-Richieste Eventi


“ Cesar” Ces I Tauriani

"Eodem tempore in Bruttiis iis ex duodecimpopulis, duo qui anno priore ad Poenosdesciv osdesciverant, Consentini et Tauriani in fidempop idempopuli Romani redierunt" (Liv., Ab urbe cond., nd., XXV XXV, 1, 2). E’ con queste parole che Livio nella lla sua opera o principale ci introduce alla conoscenza cenza e all’identificazione di uno dei popoli popo bretti che occupavano la regione calabra bra nel corso c del 213 a. C alleandosi con Roma. Infatti al a tempo della seconda guerra punica i Tauriani costituivano uno dei dodici popoli in cui ui era suddivisa sud la confederazione dei Bretii che si erano stanziati in due distinte località del basso asso tirreno tirre sulle sponde del fiume Metauros, a Tauriana Taurian presso Palmi e a Mella di Oppido Mamertina. Mamert Strabone a proposito dei Tauriani ci dice:“I dice:“ Brettii occupano il territorio interno rno fra i Locresi ed i Reggini nel quale si producee la pece migliore e più abbondante" (Chrestomathiae thiae e StrabonisGeographicorum, S VI 12) e le sue e parole sembrano essere confermate da tutta ta una se serie di rinvenimenti archeologici che testimonian timoniano proprio nei luoghi indicati dal geografo fo greco gli insediamenti dei Tauriani. L’esatta localizzaz ocalizzazione di questo popolo ci è nota anche grazie azie al rinvenimento rin di due laterizi con l’etnicobollo ollo a ca caratteri greci in lingua osca con la dicitura ra TAYPIANYM. TAYP La ricerca archeologica, condotta tta con una u certa sistematicità nel corso deglii ultimi decenni, ha riportato alla luce proprio su un pi pianoro della frazione Taureana di Palmii una serie se di strutture pertinenti ad assi stradali, li, canale canalette di scolo per le acque, strutture modulari dulari aabitative databili tra il III e il I sec. a. C.che e riman rimandano proprio all’antica civiltà dei Tauriani. ni. Strategica Strat quindi è l’ubicazione del sito di Taureana aureana all’imbocco dello Stretto lungo la costaa del litorale lito palmese; infatti gli studiosi hanno fatto rile rilevare l’importanza di reperti, anche che di origine o orientale messe in luce dalle varie ie campa campagne di scavo, che hanno costituito un indizio dizio importante im per comprendere come il territorio itorio di Taurianum fosse incluso nel circuito dei principali princ traffici commerciali che riguardavano no l’inte l’intero Mediterraneo.


“ Cesar” Cesa Sulla base dei dati di scavo o in nostro nost possesso possiamo ben circoscrivere le strutture strut risalenti al periodo brettio di Taurianum in uno spazio centrale del pianoro ad ovest vest rispetto risp alla linea ferroviaria. L’impianto urbano, bano, molto m simile a quello portato alla luce in contrada contra da Mella di Oppido, sembra rispondere ere alle stesse caratteristiche costruttive e dii suddiv suddivisione regolare degli spazi e pare abbia avuto vuto uno sviluppo in un arco di tempo compreso so tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C. suddiviso diviso regolarmente re secondo assi stradali ortogonali gonali b ben intercettati correnti nord-sud/est-ovest. est. Dagli Dag scavi sono anche emerse numerose e tipolo tipologie ceramiche, anche di manifattura orientale, entale, segno s tangibile dell’importanza strategico - commerciale del sito. Si tratta di ceramica a vernice ernice nera n da mensa e di numerose anfore daa trasporto traspo come una serie di dolia, anche di grandi dimensioni, dimensi indicatori probabilmente della presenza senza di depositi nelle vicinanze del porto . Durante rante una campagna scavo nel 2004 sono anche he emersi emer i resti di consistenti brani murari costituiti costituit da isodomi di calcare che probabilmente te cingevano cinge le strutture afferenti all’abitato itato Brettio Bre del I sec. a.C. Di grandissimo interesse esse è anche a la scoperta di una serie di strutture struttur pertinenti ad un “edificio per spettacoli” i” di età romana individuate e portate alla luce nel settore setto centrale del nucleo urbano. Un reperto o straordinario straord ed eccellente allo stesso tempo visto ch che sino ad oggi i teatri dello stesso periodo o conosciuti conos nella nostra regione sono solo quattro: Roccelletta di Borgia, Marina di Gioiosa Jonica, Scolacium S e Copia. Ugualmente a quanto accadde adde per pe Mella, anche Tauriana vive fino alla seconda metà del I sec. quando ormai la presenza za romana, roma massiccia e ben radicata, lo trasforma forma in uno dei suoi principali porti costieri utilizzato come base per le operazioni militari ari nel b basso versante tirrenico all’imbocco dello Stretto. Stretto L’altro centro fondato dai Tauriani fu Mamertion Mamert individuato con estrema certezza ormai ai press presso la frazione Mella nel comune di Oppido pido Mamertina.Anche Ma l’impianto urbano rinvenuto uto a Mella M sembra rispondere alle stesse caratteris aratteristiche di quello rinvenuto a Taureana;; suddivisione suddi regolare degli spazi, diverse erse fasi fa costruttive cronologicamente comprese ese tra il IV e il I sec. a.C., spazio di cortile le interno intern al centro e costruzioni in muratura fatte di mattoni a secco. Successivamente, grazie razie all’ampliarsi all’ delle ricerche anche ad aree vicine icine com come Castellace erede con ogni probabilità tà dell’antico dell’a Buzzano , Palazzo, Famogreco e Torre Cillea, sono emersi importanti elementi menti come c tratti di pavimentazione in cocciopesto, pesto, resti re di tratti di assi stradali che in alcuni casi raggiungevano ra la larghezza di circa 5 mt., resti di fortificazioni montane e reperti numismatic mismatici sia di conio mamertino sia di conio reggino, locrese e siracusano segno questo dii quanto attivi fossero anche i commerci tra questo uesto tterritorio e i vari mercati afferenti all Medit Mediterraneo ormai ellenistico. E ancora dal territorio dell’altopiano delle “Melle” proviene e un bel bellissimo reperto ceramico di età ellenistica ica custodito cust nel Museo Nazionale della Magna agna Grecia Gr di Reggio Calabria: la famosa “Coppaa di Tresilico” T conosciuto anche come “Coppa Cananzi”. ananzi”.


“ Cesar” Cesa . Si tratta di una coppa a pasta asta vitrea vitr rinvenuta nel 1902 nel corredo di una na sepoltura sepol femminile di età ellenistica dipinta con splendide sple scene di caccia corredata da unaa coppia di orecchini in oro. Il rinvenimento di tale coppa costituisce co un fatto di straordinaria rilevanza evanza p poiché fornisce importanti dati relativi alle lle relazioni relaz intercorrenti tra il mondo di cultura tura elle ellenica e le classi sociali di cultura italica oltre ltre a costituire cos un indizio importante che testimonia monia ancora an una volta l’intensità dei rapporti commercia mmerciali tra l’oriente e la Calabria ellenistica. La città di Mamertion trova va come data di sua fondazione il III° sec. a.C.; si contra contraddistinse per la sua strategica posizione e per la sua s ricca vitalità economico – commerciale iale svol svolgendo un ruolo di quanto mai basilare importanz portanza rispetto agli altri oppida appartenuti all’Age AgerTauricanuse si estinse con ogni probabilità ità intorno intorn al 90 a.C. in coincidenza con lo scoppio io del Bellum Sociale.

Sa Saverio Verduci


“ Cesar” Cesa Dalla alla nascita nas di Hipponion nion al alla cad caduta di Valentia L’odierna città di Vibo Valentia, alentia, l’antica Hipponion, fu fondata da Locri alla fine del VII secolo a.C. ed è ubicata su un pianoro che c si affaccia sulla costa tirrenica. La scelta celta di ffondare questa città è dettata, molto probabilm robabilmente, dalla forte esigenza della coloniaa locrese, locrese di possedere uno sbocco marittimo sul ul Tirreno. Tirren Prima dei Greci Fonti che attestano unaa prima presenza antropica nell'area vibonese si trovano trova in diverse opere di alcuni scrittori ri dell'Ottocento dell'Ot e dei primi decenni del Novecento, ecento, che riportano informazioni relative a varie stazioni litiche. Frammenti di industria litica ica furono furon rinvenuti in i Contrada Telegrafo, durante gli scavi della d necropoli località Trappeto Vecchio e in ellenistica. Durante le indagini, ndagini, si rinvennero materiali ascrivibili all'Età tà del Br Bronzo Recente, tra XIII e XII secolo a.C.; .C.; si evince, e dunque, l’esistenza di un precedente cedente insediamento protostorico, che fu completam ompletamente obliterato dalla realizzazione della necropoli ne di età ellenistica.

La fase greca. La fondazione di Hipponio ipponion Paolo Orsi, nel corso delle lle sue ricognizioni, condotte agli gli inizi del secolo scorso e precisamente isamente nel 1916, individuò le tracce acce di un abitato, corrispondente nte ai resti re della città greca Hipponion. Localizzò un tratto di mura ura (fig. 1), pertinente al sistema difensivo ifensivo della città, in località Trappeto to Vecchio Vecch e rinvenne un tempio ionico ico in località lo Cofino e un altro, di ordine ine dorico, dori in località Belvedere Telegrafo,, entrambi en forse dedicati al culto di Kore-Persefone. Individuò, inoltre, un naiskòs,, un tempio di piccole dimensioni, ioni, nei ne pressi di località Contura ra del Ca Castello. Il rinvenimento di una laminetta laminett aurea inscritta (fig. 2), all’intern ll’interno della cosiddetta tomba n.19,, della de necropoli ellenistica, conosciuta nosciuta come necropoli Inam, rappresen appresenta il testo orfico, più antico, o, riscontrato riscon in Calabria e databile alla lla fine del V secolo a.C.

Fig. 1. Resti della cinta muraria ellenistica individu individuata da Paolo Orsi, durante le sue attività di ricognizione.

Fig. 2. Tavoletta aurea inscritta


“ Cesar” Cesa Hipponion rientra nell’orbita l’orbita della “questione delle sub-colonie greche”. Le coste calabresi, durante l’VIII II secolo a.C., “subirono” la venuta di colonii dalla G Grecia che fondarono città quali Sibari, Kroton Kro e Locri. Una volta raggiunta la loro stabilità coloniale, queste diedero vita alle sub-col colonie; erano vere e proprie succursali delle elle città alle quali facevano capo e grazie ie alle quali era possibile intrattenere rapporti porti commerciali, co economici e sociali con altri centri cen della Magna Grecia. Le fonti antiche, he, supportate supp dai dati archeologici, confermano rmano che c Hipponion fu fondata da Locri su un fertile fertil pianoro; purtroppo si hanno pochissim ochissimi dati che ci permettono, attualmente, nte, di ricostruire l’orditura urbanistica della ella sub-colonia sub locrese, ad esclusione di alcune aree e sacre, s delle necropoli e di un tratto o delle mura m di fortificazione. Non conosciamo o pressoché press nulla dell’abitato antico in quanto, uanto, molto m probabilmente, è stato obliterato o dalla ccostruzione del centro storico dellaa città medievale; m l’edificazione del borgo haa compromesso compr la lettura delle fasi greche precede precedenti. I pochi dati archeologici, emersi daii contes contesti di scavo, sono collocabili, cronologicamen gicamente, in pieno V secolo a.C., coincidendo,, presumibilmente, presum con la massima espansione one di Hipponion. Le fonti riportano che, nel el IV secolo sec a.C., Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa, Siracusa distrusse la città nel 388 a.C., deportandone deportan gli abitanti nella città siciliana. a. La no notizia della distruzione di Hipponion,, ad opera o del despota siracusano, non haa trovato trova nessun riscontro nella documentazione ntazione archeologica; infatti, nelle necropoli e nella aree a sacre, non sono emersi i livelli stratigrafici stratigra di distruzione della città come citato to nelle ffonti. La conquista di Hipponion,, nel n 356 a.C., da parte dei Bretti, è noto oto dalle dal fonti e confermato dal rinvenimento, in località S. Aloe, di un ripostiglio monetale contenente 866 monete d'argento di zecca brettia e frammenti di ceramica a vernice nera, databili tra il IV e il III secolo a.C. Gli scavi, condotti tra il 1980 e il 1982, delle mura greche, in località Trappeto Vecchio, hanno confermato che quel tratto della Fig.3 Scavi delle necropoli romane.

cinta cadde in disuso nel el III secolo sec a.C.: questo dato testimonierebbe che, dopo do la fase brettia, questa parte della lla cinta fu abbandonata, e che il centro romano, o, durante dura la fase di riassetto urbanistico, co, ignorò igno l'area precedentemente occupata pata dall dalla città greca, come conferma la presenza za di una necropoli romana, a ridosso delle mura greche gr (fig. 3).


“ Cesar” Ces La città romana di Valentia Gli storici sono concordii nel confermare co il 194 a.C. come data della deduzione deduzio della colonia greca di Hipponion da parte p di Roma, col nome di Valentia, e che fu definitiva soltanto due anni dopo, nel 192 a.C. La scelta di dedurre Hipponion come minicipium mini fu condizionata dalla posizione ione topograficamente top strategica del pianoro; infatti, Valentia, collocata sulla sommità della collina, c a circa 500 m s.l.m., godeva di una posizione privilegiata, che le consentiva ntiva il controllo c su tutto il territorio circostante: te: a nord nor il Golfo Lametino, a sud l’intera piana di Matauròs. Fondamentale era la presenza za del porto, po utile al controllo dei traffici commerc ommerciali via mare. Gli scavi, eseguiti nel corso rso degli anni nel centro urbano, in località S. Aloe, Aloe hanno messo in evidenza un vasto settore della d città romana; l’area, scavata tra il 1977 1 e il 1979, ha restituito numerose se testimonianze testim archeologiche, relative ai primi secoli di vita della colonia in età repubblicana. repubbl La necropoli (fig. 4), scavataa in località loca Piercastello, testimonia le prime fasi di fondazione fo della colonia; le indaginii stratigrafiche stratig portarono alla luce una tombaa a camera, cam che durante il II secolo a.C., fu u riutilizzata riutiliz come fossa comune. La tomba conteneva teneva cinquanta c scheletri umani e quattro o 4 scheletri sche animali, appartenenti a tre cani e ad un ccavallo. Al periodo compreso tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C., appartengono le sepolture sepo più tarde, segno che la necropoli, poli, in questo periodo, fu completamente abbandona bandonata, molto probabilmente, a causa di continui cont smottamenti, come ha dimostrato to la stratigrafia st archeologica. Il riutilizzo della tomba tom a camera come fossa comune e la duplice presenza di resti umani e animali, li, permise permi di avanzare due ipotesi: la prima è che la città fu colpita, tra III e II secolo a.C., da una u epidemia che costrinse gli abitanti, a seppe seppellire tutti, uomini e animali, in fosse e comuni; comun la seconda è che la deduzione di Hipponion onion non fu così semplice. Le fonti antiche, he, infatti, infat tramandano ingenti perdite, da parte rte dei bretti, in seguito alla guerra punica ica e questo que fa pensare al riutilizzo della tomba ba monumentale monu come fossa comune, perr i cadut caduti in battaglia. Durante l’età imperiale, Valentia Valenti subisce una forte ridefinizione e dello spazio urbano, sottolineato dalla la volontà vo di monumentalizzare alcunii settori della città, mediante la costruzione di domus omus patrizie. La presenza di un ceto nobiliare iliare cittadino, citt ricco e potente, è confermato dal rinve rinvenimento, nel quartiere di S. Aloe,, di ville v private, caratterizzate da raffinatissimi natissimi mosaici pavimentali (fig. 5) e parietali; rietali; all’interno dei vari ambienti, si rinvennero nero un numero consistente di statue marmoree: rmoree: tre statue di togati; un ritratto di Agrippa del tipo ti Gabii, databile ad età augustea-adrian adrianea; un’erma panneggiata di I secolo o d.C.; un busto pertinente ad una statua di Antinoo, Ant di età adrianea. Importante è la scoperta scope di un complesso termale privato, ato, art articolato in frigidarium, calidarium e palestra. palestra L’unico edificio pubblico rinvenuto uto è il teatro, tutt’oggi poco indagato e di incerta ncerta datazione, d ubicato alle spalle della Chiesa hiesa del Rosario. Di fondamentale importanza, ortanza, per una ricostruzione topografica dell’area dell’are romana, è il rinvenimento dei resti dii mura di d cinta, in località S. Aloe, probabilmente bilmente relative alla fase repubblicana della lla città. La loro posizione indicherebbe una contrazione con della cinta muraria romana rispetto a quella greca. L'età tardoanticaa e altomedievale alt (IV-VII secolo d.C.) è documentata documen dal rinvenimento di due tombe, be, in località lo Terravecchia, di frammenti sporadici radici di ceramica cosiddetta a bande rosse e di un u piccolo nucleo di frammenti di anfore fore Keay LII, di produzione locale.


“ Cesar” Ces

Fig. 4. Sepoltura sconvolta pro roveniente da località Piercastello stello

. Fig. 5. Resti del mosaico osaico pavimentale d una domus romana

et tardoantica, è da inquadrare in connessione ssione ccon il sorgere Il problema del centro, in età della sede episcopale di Vibo, Vibo che coincide, molto probabilmente, con n l'attuale l'attua centro di Vibo Marina. In località Piscino, Pis è stato rinvenuto un martyrion, dii età bizantina, biz interpretabile o come e sepolcro sepolc monumentale oppure come parte dii uncomplesso uncomp ecclesiastico, non chiaramente identificabi ntificabile. L’edificio è inquadrabile, bile, cronologicamente, cron tra il V e VI secolo d.C.; nel secolo secol successivo, l'area fu interamente colmata da materiale di scarico, forse dovuto ad un live livellamento del pianoro,composto da frammenti framme di grandi contenitori di provenienzaa africana, african che testimonierebbero una na fitta rete r di scambi commerciali con il Nord Africa.

Davi Mastroianni Davide


“ Cesar” Ce Viaggio iaggio n nella Medicina a a Rom Roma nto nell nella primavera del 1989 di quella che è oggi conosciuta con come “la Il casuale rinvenimento domus del chirurgo di Rimin Rimini”, a Rimini, durante i lavori di sistemazione azione di d alcuni alberi in piazza Ferrari, ha messo sso in ri risalto ancor di più l’incredibile mondo della ella chirurgia chiru romana, e le conoscenze anatomiche iche approfondite app di cui i greci prima, e i romani ni per ac acquisizione, erano in possesso; nonché é l’incredibile l’incre varietà di strumenti chirurgici presenti all’epoca, di cui alcuni talmente specifici cifici da far f ritenere che a volte questi venissero o realizz realizzati su indicazione dei medici stessi. In diretta diret contrapposizione, frutto della rigidissima idissima divisione sociale romana per classi, continuia ontinuiamo a trovare reperti nel Tevere che sono no ricon riconducibili al culto di divinità minori, come Tiberinus, Tiberi antecedenti alla “importazione” del el dio Aesculapius; quell’ Asklēpiós (Ἀσκληπιός) greco che era stato istruito nelle conoscenze ze mediche medi dal centauro Chiro (Χείρων) o le aveva direttamente di ereditate dal padre Apollo.. In questo que viaggio che ci accingiamo a compiere ere nella medicina al tempo dei romani , dovremo emo percorrere per due rette che parallelamente hanno segnato se il modo di vivere e le varie patologie logie de del popolo romano. La superstizione e la magia (esistenti (e prima dell’arrivo dei medici greci, eci, ed anche a dopo per chi non poteva permettersi ersi di pagarne p i servigi e dunque non aveva altra tra scelta che pregare) e il metodo empirico arrivato rivato con co i medici greci (basato sull’intervento o e riservato riser a chi poteva pagare per ottenerlo). ). Ma vedremo ve che in alcuni casi le due cose si fusero in insieme.

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PRIMA DEI MEDICI GRECI Il mos maiorum dei romani prevedeva p che fosse il pater familias a doversi oversi prendere p cura dei propri cari. Quando un familiare famil si ammalava, il capo famiglia non poteva oteva fa far altro che ricorrere alle erbe medicinali edicinali, conoscenza già molto approfondita e tramandata tramand anche da culture precedenti, e basata su infusi, decotti, polveri e altri tipi di applicazio pplicazioni che con queste erbe venivano o realizzati realizz da “guaritori” (personaggi che si trovavano vavano in i una sorta di limbo scientifico), che, e, pur non no essendo accettati effettivamenti come e medici medi veri e propri, godevano comunque e di un certo ce qual riconoscimento da parte della comunità. comuni


“ Cesar” Cesa Proprio a tal riguardo, i romani omani potevano po contare su un esercito di divinità, ità, alcun alcune importanti, altre minori, che avevano avev competenze molto specifiche nella guarigione guarigio di alcune malattie o infermità. A titolo itolo esemplificativo ese e non certo esaustivo, possiamo siamo ric ricordare tra le più comuni “Febris”, in quanto uanto la febbre era considerata una vera e propria ria mala malattia, ma anche “Scabies”, “Mephitis”” e “Quartana”. “ Come divinità superiori c’erano “Salu Salus”, divinità del benessere e della salute te pubblica, pubb cui i romani ricorrevano sia in caso di peric pericolo, in tempo di guerra, che di epidemie pidemie (e che ricorre anche con grande frequenza nza sui rrovesci della monetazione imperiale); Igea (Hygieia), ( di origine greca, figlia o compagna na di Asclepio Asc che aiutava il padre o sposo nella ella cura dei malati, la cui venerazione è attestata ata larga largamente a livello epigrafico insieme a quest’ultimo. quest’ Certamente il dio superiore era Apollo, Apollo direttamente riconosciuto o come l’inventore dell’arte sanitaria e venerato o da tempi tem remoti, già dal VI secolo a.C. Infatti, tti, attorno attor al 433 a.C. nel Campo Marzio venne consacrato consacr un tempio ad Apollo Medicus al posto post del precedente Apollinar. Non possiamo mo poi non n menzionare “Meditrina”, dea della dell guarigione o anche personificazione della gua guarigione stessa; idealizzazione, astrazione trazione pura, come la maggior parte delle divinità ità di or origine romana e non greca. I romani infatti tti tendevano tende a ritenere che dietro ogni fenomeno eno naturale, natu come anche la malattia, vi fosse e una divinità, div un’entità misteriosa che tendevano no a div divinizzare, in pratica un numen. Questo o è il motivo mo per cui l’originaria religione romana, a, prima della larga assimilazione di quella greca, eca, non era antropomorfa ; le divinità non erano no dotate dotat di personalità distinte e non intervenivano, interve come invece succedeva quotidianamen ianamente con quelle greche, nella vicende de umane.Le uman divinità guaritrici di specifiche patologie tologie o protettive di determinate azioni, erano ano davvero davv molte e specializzate: se prendiamo o ad esempio ese il parto (una delle ragioni di maggiore giore mortalità mo in epoca romana, riguardante siaa il feto che la madre), considerata la suaa pericolosità perico è ovvio trovarvi tantissime divinità tà minor minori, per lo più sconosciute, che potevano o essere invocate quando una donna restava incinta. ncinta. I romani ritenevano che in quel momento m entrassero in azione le dee Fluviona uviona (che impediva per mesi il flusso mestruale) ale) e Alemona (da alere, nutrire: che si preoccupava upava di alimentare il feto).


“ Cesar” Una volta arrivati a termine con la gestazione e quindi al parto, a loro si sostituivano le dee Numeries, che accelerava il parto, seguita da Lucina, che portava il bambino alla luce, Vitumnus, grazie al quale cominciava la vita, Vaticanus, che aiutava il neonato a emettere il primo vagito, Fatua che lo incoraggiava a parlare, Fabulinus, che gli insegnava a pronunziare la prima parola. Man mano che la crescita proseguiva, entravano in azione ancora Rumina o Rumilia (dall’etrusco ruma, mammella), la dea che interveniva e proteggeva durante l'allattamento; successivamente allo svezzamento Potina (da potare, bere) ed Educa (da edere, mangiare), tutte entità che svolgevano funzioni vitali nella sopravvivenza del neonato. Proprio le problematiche riguardanti l’allattamento e le difficoltà frequenti che le donne romane di ceto basso dovevano incontrare (certamente derivanti dalla cattiva o precaria alimentazione) sono attestate dal numero di seni votivi in terracotta recuperati nel fiume Tevere presso Roma, riconducibili a due credenze: la prima, come già detto, si riferiva alla presenza del dio Tiberino nelle acque del Tevere, che aveva potere di guarigione dalle infermità; la seconda, antichissima, e legata addirittura al culto di Remo e Romolo (così i romani mettono sempre nei testi antichi i loro nomi, e non Romolo e Remo come facciamo noi. Questo a intendere che Romolo, secondogenito compì l’impresa) poichè sul greto del Tevere -secondo la leggenda- sorgeva il ficus ruminalis, una pianta di fico presso la quale vennero allattati i gemelli. Non dobbiamo meravigliarci dei ritrovamenti continui di queste offerte votive al dio Tiberino, dobbiamo invece meravigliarci del grado di perfezione e competenza raggiunto dalle botteghe artigiane che realizzavano questi oggetti, poiché chi le ha realizzate, ha dimostrato una profonda conoscenza dell’anatomia umana, ricostruendo non solo parti esterne o arti, ma anche organi interni con dovizia di dettagli. E’ di notevole importanza il rinvenimento di una testa votiva che presenta sulla fronte un ampia zona punteggiata: evidentemente la persona ritratta soffriva di alopecia e chiedeva l’intervento divino per la ricrescita dei capelli. Il dio Tiberino veniva invocato quindi non solo per le patologie più importanti, ma anche per motivi estetici. Un mutamento importante si ebbe con l’arrivo del dio Esculapio, ed anche questo, come nella migliore traditio romana è legato ad una leggenda. Ovidio narra che nel 292 a.C. a Roma scoppiò una terribile pestilenza, ed i romani, disperati, interpellarono i Libri Sibillini. Leggendo tali testi compresero che era necessario recarsi a Epidauro per interpellare il dio Asclepio il greco. La delegazione guidata da Quintus Ogulnius raggiunse dunque per mare tale destinazione. Dal tempio di Asclepio uscì un serpente (una delle tante forme che tale dio poteva assumere), che, strisciando, andò a nidificare nella nave romana; di ritorno a Roma l’imbarcazione attraccò nel porto dell’isola Tiberina lungo il Tevere, e fu allora che il serpente scese dalla nave per stabilirsi definitivamente sull’isola. Nei giorni successivi l’epidemia cessò, e i romani interpretarono questo segno come opera del dio Asclepio; per tale motivo venne edificato in suo onore un grande tempio sul territorio romano; nasceva dunque una nuova divinità della medicina: “Esculapius ”.


“ Cesar” Ces A perpetua memoria dii questo evento, nel I secolo a.C. all’isola Tiberina erina venne ve data la forma di una nave, con la successiva succ realizzazione di uno scafo in marmo armo che circondava l’intera isola , di cui oggi ggi restano resta solo piccoli resti a valle.In realtà oggi ssappiamo che i motivi per cui i romanii costruirono costruir in quel luogo il tempio dedicato ad Esculapius Escu erano altri, e tutti di ordine assolutam ssolutamente pratico e concreto: creando un tempio empio a una divinità curatrice, il luogo avrebbe bbe attirato atti malati di ogni genere da tutti i territori circostanti, creando un ricettacolo o di germi, ge malattie e infezioni che potevano ano continuamente con diventare focolai di nuove ve epidemie. epide Adatto a tale scopo era un luogo appartato apparta e lontano dal centro abitato, l’Isola la Tiberina Tiberi così si rivelò perfetta. In secondo luogo, uogo, una un delle leggi più antiche di Roma vietava tava la venerazione v di divinità “importate” all’interno interno d del pomerius e anche su questo punto to l’Isola l’Isol Tiberina era ideale poiché rispondeva va ai req requisiti senza trasgredire le leggi vigenti. Il tempio t di Esculapio era stato concepito o come replica degli Asklepieia greci, e i localili sacerd sacerdoti vi praticavano anche la teofania come me siste sistema curativo (ovvero i malati erano messi a giacere in una sala con al centro la statua tua del dio e indotti alla sonnolenza con l’uso uso di erbe particolari). A quel punto i sacerdoti cerdoti ttravestiti da Esculapio, sfruttando la semioscurità semiosc e lo stordimento del pazienti, si manifestavano manifest come divinità, la teofania appunto, punto, indicando ai malati la terapia da seguire. guire. In pratica un placebo, facente leva sulla ulla fede smisurata e sulla totale ingenuità dei malati. Tutti questi culti e divinità erano tenuti nuti in gran g conto prima dell’arrivo in carne e ossa ssa dei m medici greci, che portarono a Roma un metodo meto nuovo di cura, ossia l’intervento diretto iretto dell’uomo d sul corpo e le sue parti interne: rne: le basi b della nostra medicina moderna.

I MEDICI GRECI Il primo medico greco arrivato rrivato a Roma si chiamava Arcagato e giunse nell’Urbe ell’Urbe nel 219 a.C. Ricevette la cittadinanza za romana roma e gli fu messa a disposizione una taberna in compito Acilio (una bottega al bivio Acilio), Ac cioè un ambulatorio per curare gli ammalati. amm I suoi metodi, completamente e sconosciuti sconos ai romani, crearono fin da subito un n grand grande sgomento. Arcagato,inizialmente conobbe onobbe grande fortuna ma con il passare del tempo mpo le sue tecniche propense ad amputare, e, tagliare taglia ed infilare le mani nel corpo umano, mano, gli valsero il soprannome di carnifex (carnefice), (carnefi causando infine la sua espulsione daa Roma! Nonostante ciò, anche che gli imperatori i ebbero medici propri: alla fine della dell repubblica troviamo Antonio Musa, sa, liberto liber di Marco Antonio e poi medico di Augusto, Augu Quinto Stertinio medico di Caligola, igola, e suo s fratello Claudio Stertinio Senofonte,, medico di Claudio. Ricordiamo anche Andromaco, romaco, medico di Nerone e il grande Galeno, o, medico medi di Marco Aurelio. Ovviamente i medici erano molto cari e ricercati e solo le e classi più abbienti potevano accedere a questo esto tipo tip di cure. Gli scritti di Celso e di Galeno o giunti fino a noi, ci parlano di meticolosa cura nell’effettuare ne l’intervento chirurgico, descrivendone descrive ogni passo. Conosciamo addirittura irittura casi c di ferite causate volontariamente, a scopo terapeutico. t A proposito della avanzata ata tecnologia tecn allora raggiunta, interessante è il caso ri riguardante il cranio del cosiddetto “bambino di Fidene”; un cranio di un giovane (o di u una giovane), dell’apparente età di 4-5 5 anni, recuperato r in un contesto archeologico rurale del d I-II secolo d.C. a Fidene, un quartiere iere periferico per della Roma odierna, e oggi custodito todito n nel Museo di Storia della Medicina dell’Unive ll’Università La Sapienza di Roma.


“ Cesar” Ces

Il bambino soffriva di una lesione les espansiva localizzata nell’emisfero ro cerebrale cereb destro, questo è quanto si è potuto tuto appurare app con le più recenti e sofisticate tecniche ecniche radiologiche computerizzate. Venne pratica praticata al piccolo paziente una perforazione one cranica cra che ha consentito una diminuzione uzione della pressione endocranica, con consegue onseguente sollievo momentaneo dei dolorii che il bimbo b accusava. L’intervento venne eseguito seguito rricalcando le indicazioni di Celso a proposito roposito delle varie tipologie di trapanazioni craniche raniche e il paziente superò l’operazione e visse ancora an per circa 30-40 giorni. Poi inevitabilmen tabilmente morì per l’evolversi della sua malattia. lattia. Inoltre, In gli strumenti che ci sono stati restituiti estituiti dalla domus del chirurgo di Pompei,, sepolta dall’eruzione e quelli della domus dell chirurgo chirurg di Rimini, sepolti anch’essi dalle macerie acerie del d crollo della casa del medico, ci offrono ono una panoramica eccezionale sui ferri dell mestie mestiere del chirurgo.Il medico di Rimini, che e aveva certamente prestato servizio presso le legioni legion dell’esercito, aveva degli strumenti specifici pecifici per p la cura di traumi e ferite, aveva litotom litotomi (per l’estrazione dei calcoli della vescica), escica), aveva degli staphylagra (particolarii pinze per la rimozione delle parti molle della gola go e per la tonsillectomia), aveva un n rarissimo rarissi “ciatisco di Diocle”, ovvero un cucchiaio hiaio spe specifico per la rimozione di punte di freccia reccia dai da tessuti, aveva bisturi, leve ossee, pinze ze e pinzette pinz di vario genere, cateteri urinarii maschi maschili e femminili (e quindi conoscevano la forma form a “S” del condotto uretrale maschile), chile), ma m mancavano totalmente strumenti chirurgici hirurgici da usare in ambito ostetrico e ginecologico cologico. Strumenti molto particolari che sono invece presenti nel corredo del medico di Pompei; un dilatatore vaginale trivalve e uno rettale. Alcuni sono così specifici che si è, com come detto, azzardata anche l’ipotesi che il medico ne commissionasse direttamente amente la realizzazione a botteghe altamente ente specializzate.Il sp medicus di Rimini, si chiamava iamava con c ogni probabilità Eutyches, perché un n graffito recuperato dalle macerie della sua casa di Rimini riporta “ […Eut]ych[es] / [ho]mo o]mo bonus bo / [hic h]abitat / [Hic su]nt miseri iseri ”. ” Certamente un paziente che veniva tenuto nuto in o osservazione presso l’abitazione-ambulatorio bulatorio del medicus ha voluto eternare (senza za sapere saper quanto ci sarebbe riuscito!) il nome e di questo que medico e una sua caratteristica: HOMO MO BONUS. BO Ancora una volta, un fatto tragico, gico, come com l’incendio e il crollo di una casa, permettono permetto a noi di rileggere storie accadute te millen millenni or sono e conoscere, quasi di persona, sona, uomini uo che la storia non avrebbe ricordato, rdato, eventi e e situazioni che il tempo avrebbe e cancellato, cancel uomini che non avrebbero avuto to mai un nome; e che invece sono ancora qui, come com Eutyches, grazie al pensiero riconoscente oscente di d un suo paziente di quasi 1800 anni fa.

Giorgio Franchetti


“ Cesar” Cesa Locri Epizefiri “Tutti quelli che abitano no la città citt e la regione è necessario si persuadano no e giud giudichino che gli Dei esistono, cosa che appare appa chiara dalla visione del cielo e di tutto to il mon mondo e nella disposizione bellissimaa e nell’ordine nell’o stesso delle cose…E’ necessario, dunque, che i singoli guardino alla propria ropria anima a affinché sia pura da tutti i mali. Infatti fatti da uomo improbo non è onorato to Dio, né n è venerato col lusso, né è conquistato con tragedie…ma tra con la virtù e la praticaa di opere oper buone” (Zaleuco di Locri). Tra la metàà del sec sec. VII e l’inizio del VI, gli antichi hi abitanti abitan della Grecia davano impulso a quella che si suole s definire “ la seconda espansio spansione coloniale”. Il forte incremento demografico fico su s un territorio limitato e avaro varo di risorse, ri la necessità di fuggire la dura legge ge per sschiavitù sui debiti, le lotte intestine e tra demo de e aristocrazia che costringevano all’esilio ’esilio gli esponenti della parte sconfitta, l’esigenza l’esigenz di trovare nuovi sbocchi per gli scambii commerciali comme unitamente allo spirito o di avventura avve che costituiva un’importante connotazio nnotazione del carattere del popolo ellenico, llenico, spinsero molti greci a lasciare la propriaa patria aalla ricerca di nuove terre da colonizzare nizzare e conquistare. E’ proprio in tale ambito che nel VII secolo, sotto la guida dell’ecista sta Evante, Evant partiva per mare una spedizione composta posta d da Locresi della Opunzia (o Locride de orientale) orien e della Locride Ozolia, situata sullaa costa settentrionale del golfo fo di Corinto. Cor Attraversato il mar Ionio, la spedizione zione toccò toc terra sulla costa orientale dell’attua ell’attuale Calabria presso un promontorio che,, per essere esse situato nella direzione del vento nto dell’ovest dell’o o Zefiro, fu battezzato “Capo Zefirio”. rio”. Tuttora, Tut nonostante il suo nome e attuale attual sia Capo Bruzzano, molta gente del luogo ogo lo indica in ancora col vecchio nome greco. o. Quest Questo primo insediamento non fu definitivo: o: dopo ttre o quattro anni, infatti, i coloni si s spostarono più a nord alla ricerca di un n territor territorio più fertile e ospitale trovandolo, ndolo, alfine, a tra le fiumare di Portigliola e di Gerace. erace. Correva, secondo la cronologia di Eusebio, Euseb l’anno 673 a.C.


“ Cesar” Cesa

Abitavano già da tempo questa terra i Siculi, popolo indo-europeo con il quale, da diversi anni, i Greci intrattenevano ano rapporti rapp commerciali. Polibio racconta lo stratagem tratagemma usato dai Locresi per sottomettere ttere gli indigeni:” Si raccontava che, quando i Locresi ocresi eb ebbero vinto i Siculi del luogo, essi vennero nero accolti acc dagli indigeni atterriti a patto che promettessero promette di occupare assieme la regione ione finc finché avessero camminato su quella terra e avessero avess portato la testa sulle spalle. Ma i Locresi pronunciarono il giuramento dopo averr cosparso cospar di terra la suola interna delle loro ro scarpe e aver posto, ben nascosti nelle loro spalle, palle, dei de capi d’aglio. Poco dopo essi tolsero la terra dalle scarpe, gettarono via i capii d’aglio, attaccarono nuovamente te i Siculi e li cacciarono dal loro territorio.” Nasceva, ceva, così, co la nuova Locri, detta Epizefiri (Epizephiri) izephiri) perché situata nei pressi del promontorio rio Zefir Zefirio. Retta per lungo tempo da un governo erno oligarchico olig (quello delle Cento Case) e guidata ata dalla mirabile legislazione di Zaleuco, Locri divenne div poi, solo nel IV secolo, uno stato democratico. democra Fiorente ed illustre centro ro di commercio com e cultura, già tra il VII e il VI secolo, colo, per porre rimedio al problema della lla sovrappopolazione sovra e alla scarsezza di terreno o coltivabile, coltiva promosse la fondazione di sub-colonie sub quali Medma (nei pressi dell’attuale uale Rosarno) Ros ed Hipponion (oggi Vibo Valentia) alentia) che c acquisirono, in breve tempo, ricchezza zza e potenza pot così da eguagliare, quasi, la madre-patria. madre La vittoria riportata sui Crotoniatii sul fiume fium Sagra, nel corso del VI secolo e l’alleanza l’allean con Dionigi di Siracusa (che fece dono o a Locri di Caulonia) portarono la città all’apogeo all’a della potenza politico-militare. Tra il V e il IV secolo a. Cr. Locri si trovava, infatti, fatti, in possesso non solo di una parte della Calabria labria or orientale, dal fiume Alece al Kroton, maa anche di non piccola parte della Calabria occidentale identale. Sempre in alleanza con Siracusa, la città avrebbe av ridotto in proprio potere ( come ci trama ramanda Tucidide) anche la città di Messina Messi dove si stabilirono più di mille colonii locresi. Amici ed alleati dei Romani nella guerra contro c Pirro, prima e contro Annibale, poi, oi, i con continui episodi di defezione, seguiti a logoranti goranti contrasti interni, testimoniano (già alla fine del III sec. a. C.) , la progressiva disgregazione zione del de suo tessuto sociale e politico che, all’ombra ombra d delle leggi di Zaleuco, avevano fatto la grandezza grande di Locri. Le ultime reliquie della città, tà, sconvolta sconv sempre da lotte intestine e dai continui contrasti con i Bruzi, venivano distrutte dagli Ar Arabi nel 915 d. C. Negli anni quarantaa del 1800 180 , poco distante dall’antica ubicazione,, essa ri rinasceva con il nome di Gerace Marina. a. Ma gli gl antichi fasti erano solo, ormai, un ricordo rdo lontano. lont


“ Cesar” Cesa UBICAZIONE DELL'ANT ELL'ANTICA CITTA'. L’antica città di Locri Epizefiri izefiri copriva co una superficie di circa 300 ettari, sviluppandosi andosi dentro d un perimetro di oltre 7 chilometri. Le prime ime costruzioni cost dovettero sorgere presso la costa; in seguito, segui gradatamente, esse si estesero verso l’interno interno rraggiungendo le tre alture di Castellace, Abbadessa adessa e Mannella. I resti ritrovati indicano, nella prima, un u avamposto di vedetta, nelle altre due l’acropoli l’acropo fortificata. A circa 2600 metri dalla costa corre, orre, parallelamente par al mare verso il quale si apre con n la grande gran “Porta a mare”, un muro di recinzione costruito ruito con grossi blocchi di pietra dello spessore di circa due metri e mezzo e alto quasi due metri. Dopo circa irca un chilometro, c esso si dirige verso l’interno raggiungen ggiungendo, dopo alcune interruzioni, le tre alture e sopracitate. soprac La città era tagliata in due , all’interno, no, da un u altro muro eretto, probabilmente, a scopo difensivo. difensiv Un’ antica via consolare, il Dromo, ancora cora agevolmente agev percorribile, separava l’acropoli dallaa parte bassa b della città. A ridosso del muro di cinta, a, nella parte p che guarda verso il mare, sorgeva il quartiere iere artigianale, artig odiernamente indicato con il nome di “Centocamere”. “Centoca Poco distante si ergono i resti del tempio pio ionic ionico di Marasà e della necropoli di Lucifero e, più all'interno, all'in quelli del tempio Marafioti e del teatro ellenistico-romano. el Nella parte alta della città, ttà, in mezzo me ad una lussureggiante vegetazione one di agrumeti ag e vigneti, le rovine del tempietto di Atena e del santuario di Persefone.

Daniela Ferraro


“ Cesar” Cesa Parlando di … Saverio Verduci Sav Nas a Reggio Calabria, ha frequentato il liceo Nasce iceo scie scientifico Ale Alessandro Volta, si laurea presso l’ università ità di lettere let mo moderne a Messina . Att Attualmente pratica la professione di docente nte didat didattico .

Davide avide M Mastroianni Nasce asce il 16/11/1984 1 a Lamezia Terme (CZ). Archeologo logo Classico Cla e Topografo opografo, esperto in fotointerpretazione aerea, ha studiato studia presso l’Universit Università della Calabria, l’Università La Sapienza di Roma Rom e l’Universit Università del Salento. E’ vincitore di concorso della ella Scu Scuola di Dottorato ottorato - XXIX° Ciclo - in “Architecture, Industriall Design and Cultural ultural H Heritage”, presso La Seconda Università dii Napoli. Napoli Ha maturato aturato esperienze pluriennali di scavo in Calabria, ria, Lazio, Lazio Toscana e Emilia Romagna R come archeologo e come libero profess essionista.


“ Cesar” Cesa Parlando di … Giorgio Franchetti (Roma, 1970) 1 è presidente dell’Associazione Culturale turale SPQR SP di Roma. Si interessa intere di Archeologia presso l’Università della lla Tusci Tuscia (VT), è autore e sceneggiatore, collabora dal 2009 alle ricostruzi icostruzioni storiche dei documentari docu di Ulisse di Alberto Angela sull’antica antica Roma, Ro ha collabor collaborato con numerose riviste, come Focus Storia, toria, Civiltà, Civ Ars Historiae Archeo, Hera; e tv del settore come Ulisse, Historiae, lisse, The History Channel e The National Geographic Channel. Insieme ieme all’ all’Associazione SPQR ha ricostruito spaccati di storia romana neii più important imp siti archeolo archeologici d’Italia come il Foro Romano, i Mercati di Traiano, Tr Ostia Antica, ili Tempio della Sibilla di Tivoli, l’Anfiteatro o di Chieti, Chie l’Appia Antica, Ercolano. E Con la sua associazione proponee eventi rievocativi e didattici all’interno di svariati musei come il Museo eo della Civiltà Romana e il Museo di Villa Giulia, a Roma; dal 2010 10 colla collabora con il GAR – Gruppo Archeologico Romano.

Daniela Ferraro nata a Locri L (RC) ha conseguito la laurea in lettere tere class classiche presso l’Univers degli Studi di Messina e, vinto un concorso l’Università oncorso a cattedre per le scuole medie. Presta servizio presso l’IPSIA dii Locri. Sin da ragazzina ra si diletta a scrivere poesie e racconti ti .Hanno .H scritto più volte diversi giornali del Meridione ( Lente Locale, ocale, Calabria C Ora, La Riviera, Rivier La Voce del Nisseno) è stata il soggetto etto di diverse d intervist sia radiofoniche (Radio Civetta, Studio54netw interviste o54network) che televisiv (Tele Bruzzano,TeleMia, FimminaTV). Dal mese televisive mes di Agosto 2012 collabora col con la rivista La Riviera (Siderno)) con un una mia rubrica intitolat “Messaggi nel tempo”. intitolata


“ Cesar” Cesa

Au Auguri La redazione augura a tutti i su suoi lettori un buon Natale , ed un felice inizio anno! Cogliendo l’occasione dii ringraziare ringraz ogni persona che in un modo o in un al altro contribuisce alla riuscita a della vostra v rivista …

“CESAR”


“ Cesar” Cesa Con Concorsi di Cesar

La rivista “CESAR” ,propone one a tut tutti i suoi lettori un concorso di Fotografia dal tito titolo “TRAPASSATOREMOTO”, i partecipanti parte dovranno inviare massimo due fotografie otografie in formato digitale. L’opera potrà essere ssere mo modificate mediante i vari programmi di fotoritocco toritocco. I concorrenti dovranno indicare ndicare iil proprio nome,cognome,indirizzo,numero ro di telefono tel ed eventualmente indirizzo e-mail, mail, dovrà d essere inserita anche una piccola autobiog autobiografia dell’autore,inoltre vi ricordiamo rdiamo che non saranno considerate valide le fotografie tografie inviate in forma anonima. La fotografia più bella e significat significativa verrà inserita nei volumi successivi della ella rivis rivista, la redazione contatterà solo lo l’autor l’autore selezionato per la pubblicazione sulla rivista che ch dovrà autorizzare il trattamento o dei da dati personali . L’elaborato dovrà pervenire nire in re redazione entro il 31dicembre2013 , all’indirizzo dirizzo ee-mail rivistaonline@outlook.com o inviarlo inv all’indirizzo facebook Rivista Cesar .

“Vi ricordiamo che il concorso ncorso è completamente gratuito e l’iscrizione è aperta a tutti “


“ Cesar” Italia Concorsi • Premio Biennale Internazionale IL FALCO D'ORO 2014 Prestigioso Premio Biennale alle arti visive ed alla poesia presso Teatro De CurtisSerradifalco (CL) inagurato nel 2005 da Pippo Baudo e Liliana De Curtis figlia di Totò. Per partecipare contatta il Dr. Alessandro Costanza all'email consulenzeeventiarte@gmail.com termine ultimo per aderire Marzo 2014 affrettarsi per evitare di arrivare per ultimi all'iscrizione ed agevolare la segreteria del premio.

http://www.artjob.it/asp-lavoro-bbcc/concorsi-detail.asp?ID=1966

• Concorso per 3 Catalogatori per il sistema SIGEC web presso l'ICCD di Roma Procedura di selezione per l’individuazione di catalogatori in vista del futuro conferimento di n. 3 incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, a esperti di particolare e comprovata formazione universitaria.

http://www.artjob.it/


“ Cesar” Cesa Novi dal Mondo Novità

È nata a Restauratori Restau Senza Frontiere rontiere Roma. È nata Restauratori atori Senza Sen Frontiere Onlus Italia con un grande,, ambizioso ambizi progetto: intervenire ovunque venga «messa in pericolo la salvaguardia dia del patrimonio culturale» nel nostro nost e di qualunque altro Paese. Lo statuto parla di interventi erventi in i tempi di pace ma anche di soccorsi d’emergen emergenza a causa di eventi bellici,, calamità calamit naturali, motivi economici o politici. L’idea è venuta a un gruppo ruppo di noti esperti della conservazione e del restauro: restauro i soci fondatori RSF sono infatti Paola Pao Conti, Piero Coronas, Araldo De Luca,, Marina Maugeri, Alessandra Morelli, Marina M Pennini, Lucia Saccani, Susanna Sarmati, Sarmati Carla Tomasi, l’A.R.I. (Associazione ione Restauratori R d’Italia). Presidente è Paolo lo Pastorello. Pastor L’Associazione intende e agire in collaborazione con le grandi organizzazioni zioni internazionali umanitarie arie e di protezione civile. Vuole essere uno strumento mento nuovo n di partecipazione: basato ato sul volontariato v di esperti conservatori-restauratori tauratori, ma anche di «intellettualii della pratica pr conservativa», che hanno a cuore «l’etica della tutela» secondo le idee e di Cesare Ces Brandi. Le forze e l’entusiasmo o ci sono sono; ora si tratta di reperire le risorse, anche he attr attraverso fondi delle istituzioni internazionali, internaz per attuare programmi specifici in Italia e all’estero. http://www.ilgiornaledellarte. dellarte.com/articoli/2013/12/118161.html ARTE ARTE.COM


“ Cesar” Davide Mastroianni Buongiorno. Mi piacerebbe poter collaborare con un articolo! Saverio Verduci come fare a scrivervi? faccio ancora in tempo a mandarvi qualcosa da pubblicare nel numero di settembre? Clara Cesario Salve, ditemi quando posso un contributo. Se ogni mese c'è un tema oppure è libero. Grazie Marika Modaffari Mi piacerebbe poter pubblicare un articolo …

Anche tu puoi interagire con noi scrivendo articoli o semplicemente suggerendo cosa ti piacerebbe leggere su “ Cesar”….


LA MOSTRA 19 Novembre 2013 al 31 Maggio Luogo: COSENZA (CS) Scienza Storia e strumenti scientifici per viaggiare nel tempo . Tel:0984795639 Palazzo Arnone

ARTE L’OTTOCENTO 26 Ottobre 2013 al 31 Dicembre Luogo: RENDE (CS) Arte in Calabria nelle collezioni private .

MOSTRA: fino al 31 Dicembre 2013 Generazione di donne Luogo: REGGIO CALABRIA , ARCHIVIO DI STATO-SALA CONFERENZE


“Cesar�

Direttore Generale Leandra Maffei Saverio Antonio Modaffari Impostazione e Impaginazione grafica Leandra Maffei Direttore al Marketing e alla Comunicazione Leandra Maffei Saverio Antonio Modaffari Collaborazione Interna Saverio Antonio Modafferi Alessia Mainelli Immagini e Multimedia Banca dati Correction Writing Marika Modaffari Distribuzione su Piattaforma On-line

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Dicembre cesar2013