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I Claun a scuola di Claun

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ari ragazzi e ragazze, lo sapete che i clown, per potervi incontrare e divertire durante la vostra degenza, devono continuamente andare a scuola? Beh, è una scuola particolare, dove non ci sono di certo i voti e dove il divertimento è d’obbligo; in realtà, non la chiamiamo neanche scuola ma “allenamento”, se è infrasettimanale, o formazione se è svolta durante i fine settimana (e la parola “formazione” è una parola seria). Così il nostro Staff Formazione ci propone ogni mese almeno due allenamenti e una formazione, dove, per esempio, facciamo piccole e grandi magie, il mimo, le gags, canzoni, favole, e tanti giochi per conoscerci meglio e diventare sempre più amici. Come voi sapete, stare con gli amici porta tanta gioia ed allegria, e per noi clown è importante averne tanta di gioia, da condividere con tutti. L’ultima formazione fatta all’inizio estate è stata un grande regalo che la nostra associazione ci ha fatto. Abbiamo avuto come insegnante Bistecca (per gli amici Bisty), nome d’arte di una brava ballerina di danza-terapia che ci ha proposto un laboratorio per sperimentarci nel linguaggio corporeo secondo un metodo che si chiama Danza Movimento Terapia. Pur conoscendo le proprietà benefiche della danza e del ballo in genere, io non avevo mai avuto esperienza di danza-terapia e il risultato è stato per me una vera sorpresa. Alla fine delle due giornate passate insieme, ci conoscevamo molto più di prima, perchè ognuno di noi ha mostrato qualcosa di più profondo di sé, donandolo agli altri. Ogni espressione creativa di sé si è trasformata in un dono che ci si è scambiati reciprocamente. Questo scambio si è potuto realizzare grazie alla frase magica “NON giudicare”. La paura di essere giudicati può bloccare la libera espressione di sé e, sotto la guida attenta di Bisty, abbiamo provato a favorire l’ascolto e l’osservazione senza dare interpretazione di sé e dell’altro. Come si è realizzato questo, nel concreto? Il primo passaggio è stato l’ascolto di sé attraverso il movimento che la musica ci ispirava per scoprire così le energie positive che abitano il nostro corpo. La fantasia ci ha condotti poi a danzare in coppia, creando in modo spontaneo e libero delle figure di danza che nascevano in parte dalla fantasia di ciascuno e, in parte, dal mettersi in ascolto del movimento dell’altro. Poi ci sono state regalate altre tre parole magiche che ci hanno accompagnato nel percorso : “PRESENZA, FLESSIBILITA’ e CONDIVISIONE. E tra foullard colorati, perline, bottoni, conchiglie, risate e calde lacrime, queste sole tre parole hanno fatto apparire magicamente la creatività. Non so voi, ma io mi son chiesta: “come si è resa possibile ‘sta magia? Per avere una risposta, ho ripensato all’esperienza di quei due giorni e alle spiegazioni di Bisty: essere in Presenza significa essere proprio come i bambini quando giocano e sono completamente assorbiti in ciò che fanno; la Flessibilità è ricercata esteriormente nel movimento/danza e, interiormente, nell’essere accoglienti verso tutte le emozioni, le sensazioni corpo-

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ree, le immagini e l’espressività che si incontrano; ed alla fine la Condivisione –sia in gruppo che a due - favorisce l’ascolto e la conoscenza dell’altro. L’aspetto magico di queste tre parole sta nella loro capacità di favorire l’ ascolto e l’incontro con parti mai esplorate di sé e dell’altro, favorendo la nascita di una nuova consapevolezza che non è mai completamente raggiunta ed è sempre in divenire. Tutto quello che vi ho raccontato è stato sperimentato attraverso giochi di ascolto, musicali e con oggetti. Per esempio abbiamo creato e messo in scena piccole storie improvvisate utilizzando foulard colorati, camminato con strane andature, fatto giochi di imitazione simultanea e di osservazione reciproca, e di espressione delle nostre emozioni attraverso l’utilizzo di pochi gesti. Nell’ultima parte della formazione, Bisty ci ha proposto un compito che, dopo tanto lavoro fatto insieme, ci ha permesso di ritornare a noi stessi, recuperando le energie e consentendo a ciascuno di fare il punto sulla propria situazione. Quell’esercizio è stato introdotto da una prima parte di riscaldamento e di preparazione, attraverso un lavoro sul movimento e danza libera, e poi con l’aiuto di un compagno, abbiamo disegnato a grandezza reale il calco del nostro corpo su un foglio, immaginandolo contenitore – confine- luogo di tutte le esperienze-emozioni- curiosità-incontri e scoperte fatte nel tempo passato insieme. Ognuno di noi ha riempito la propria figura scegliendo, tra il materiali di recupero, quello che più rappresentava la propria esperienza. La condivisione del significato della propria creazione è stata, secondo me, la conferma di quanta bellezza e quanta luce siano presenti in ognuno di noi. Dopo questi due giorni passati insieme ci siamo scambiati molti messaggi che contenevano tutti la parola “GRAZIE” per la bella esperienza condivisa. Vi assicuro che non sono solo belle parole: la cura che ognuno ha dedicato un po’ all’altro ha permesso di metterci in gioco e di aprire il nostro cuore, con tanta voglia di aprirlo sempre di più a tutti i bambini che incontreremo nei nostri servizi clown, alla nostra famiglia, agli amici e agli sconosciuti.

E ‘ la Creatività più di ogni altra cosa che fa sì che l’individuo abbia l’impressione che la vita valga la pena.

claun Ciliegina (Angela Mezzini)

D.W. Winnicott

i Anche per me ragazz esperienza stupenda!! Ho il cuore colmo di pace, serenità e tanto calore. Grazie !

Grazie an ke da pa rte mia..emoz ioni fort i.. tanta gio ia e il cu ore bello pien o.

poco o e oggi, ato i per r sa zio ie pre ne a sio Occa Tr buss vizi ma ho tanto, di tutti. parlare, condividere ser re al cuo e approfondire vecchie ime an GRAZIE conoscenze…tutte belle e to tan to na do AD OGN che mi hanno UNO! pace arricchito. Mi sento in llo.. con me e col mondo! Be

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… Un gruppo fantastico variopinto e diverso… ma insieme completo.

GRAZIE AD OGN UNO DI VOI. ringraCiao a tutti. Volevo to un sta è é ziarvi tutti perch erdiv no so Mi gruppo super. ho , sa os mm co no tita, mi so di i cun al o gli me o conosciut sa ca a voi e sono tornata Vi ab. più in sa lco qua n co . braccio uno a uno

tti …. Grazie a tu corsi dopo questi e ristretti particolari tutto questo penso che, noscerci a serva a co fondo..

Grazie per le due gi sate insieme, so ornate pasno di emozioni, inc state un mix roci di sguard i, nuove conosc enze, cresci ta interiore, danz e e divertiment o. Porterò con me anche le tre pa role di Franc a (Bisty): PR ESENZA, F LES CONDIVISIO SIBILITA’, NE. Grazie


Incontri...AMO la scuola

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crivo per condividere con voi la mia meraviglia ogni volta che partecipo ad una testimonianza con ragazzini delle scuole; in questo caso, parlo della Scuola Primaria di Castegnato. È stata un’esperienza bellissima che mi ha lasciato il cuore e la testa pieni di emozioni. Quando arrivi, si crea subito un’atmosfera festosa: vieni accolta con gioia ed allegria, ti guardano con curiosità e simpatia; poi, man mano il nostro ruolo si palesa: cerchiamo di spiegare cosa facciamo, come si svolge il nostro servizio, raccontiamo loro di realtà che, fortunatamente, magari non conoscono; ed è in questo momento che leggi sui loro visi un interesse vero, travolgente e cominciano a porre domande profonde e sentite. Cosa dire poi di quando ci si ritrova nel momento dei giochi di ruolo e di fiducia, o delle condivisioni? Uno spettacolo! Lì, capisci davvero che tu ci sei, che loro si lasciano andare, si offrono l’uno all’altro, lasciando fluire i loro pensieri, anche nero su bianco ed, alla fine, ti rendi conto, leggendo ciò che scrivono, che i loro sensi hanno assorbito la tua energia, la tua positività e che questi piccoli “uomini del domani” proveranno a seminare “bene” per raccogliere Amore. Grazie ! claun Ciacolina (Loredana Imperato)

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abato 4 giugno sono venuti a bussare alla porta delle nostre aule di quarta dei simpatici personaggi, i “dottori CLAUN” dell’associazione RISVEGLIATI V.I.P. di Brescia. Claun con AU perché non sono clown professionisti, ma dei volontari e DOTTORI perché vanno negli ospedali a portare la terapia del sorriso. Hanno nomi buffi, indossano camici coloratissimi e il tipico naso rosso. Dopo le presentazioni ci siamo recati in palestra per giocare tutti insieme ed alla fine siamo tornati tutti a casa con ….il naso rosso e il bellissimo messaggio V.I.P.! V come VIVIAMO - I come IN - P come POSITIVO. Grazie alla mamma di Marta e ai suoi amici “claun” ! Le Maestre della Scuola di Castegnato

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Buon Compleanno Casa Roland

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ono le ore 17,00 di domenica 19 giugno 2016 e, come per magia, inizia la festa. Oggi è l’ottavo compleanno della casa Ronald di Brescia, una casa che ospita piccoli guerrieri con le loro famiglie, costretti a volte a lunghe permanenze per le cure e per l’attesa o il dono di trapianto di midollo osseo, o per malattie molto rare. Trovarsi in una casa, condividendo con altre famiglie il tempo trascorso, le giornate in compagnia, senza sentire “l’essere soli”, rende il tutto più leggero … e Casa Roland è proprio questo: il posto giusto, dove si ha la sensazione di far parte di un’unica famiglia: questo è ciò che si respira e questo è ciò che noi claun Risvegliati V.I.P. di Brescia abbiamo vissuto durante la bellissima festa avvenuta in una Domenica di Sole... negli occhi e nel cuore, portando i nostri colori

e sorrisi in un’energia palpabile e nella gioia che, quel giorno, abbiamo vissuto in attimi indimenticabili! Presto, inizieremo un nuovo progetto dedicato a Casa Ronald Brescia... un progetto a cui il nome donato dice tutto senza bisogno di grandi parole: IL SORRISO DELLA BUONANOTTE. Staremo con loro, in un tempo serale, con i piccoli guerrieri e le loro famiglie accompagnandoli, con attività mirate, verso la notte... e riusciremo a vedere i loro sorrisi come compagni di viaggio dei loro sogni e avremo la consapevolezza che il bene splende... splende sempre!

doni e h c iò c o t t u T “ re. e’ tuo per semp ni he tie c o l l e u q o t t u T mpre ” è perso per se Claun Lunasole (Elisabetta Brambani)

Testimonianza

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iao a tutti. Io mi chiamo Megy, sono una diciottenne di origini albanesi e sono viva grazie a Dio. Sto scrivendo qui per testimoniare che gli EROI esistono! Ma partiamo dall’inizio… È l’aprile del 2013 quando scopro di avere una brutta malattia, un tumore, e se parliamo di tumore vuol dire che ho subito trattamenti medici molto pesanti, come la chemioterapia e la radioterapia. A quel punto, in teoria, il tumore avrebbe dovuto scomparire, ma purtroppo dopo qualche mese scopro che la malattia non è andata del tutto via… quindi, sei mesi dopo, ho dovuto iniziare un altro ciclo di chemio e, al posto di rifare radioterapia, ho fatto

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l’autotrapianto (trapianto del midollo con il mio sangue). Anche in questa fase, il tumore vinse. Dopo altri sei mesi, ho rifatto cicli di chemio e trapianto del midollo, però da donatore. Non so se sia stato un caso o il destino, ma il donatore compatibile al 100% era mio FRATELLO. Ed è lui il mio eroe perché se non ci fosse stato lui sarebbe stata dura. Quindi spero che la percentuale di donatori in tutto il mondo aumenti... cosicché molte persone, e soprattutto bambini, sopravvivono il più possibile. Perché nessuno merita di morire senza la speranza. Come dice il grande fisico Stephen Hawking “la speranza è l’ultima a morire” e qui la nostra speranza siete voi… grandi e piccoli eroi!


Pagine a cura di Claun Gianduiotto (Luca Curti)

Un dono molto speciale... Ci sono guerrieri di cui nessuna televisione, radio o giornale vi parlerà mai. Quella contro la Leucemia è una guerra piena di giovani guerrieri che, senza alcuna arma, combattono contro questa malattia. Quello che per te potrebbe essere un gesto banale, semplice o stupido, per qualcun’altro potrebbe essere proprio come un faro acceso in mezzo all’oceano, di notte. Ci sono persone che ogni giorno portano con sé forti luci, ma che purtroppo non sono a conoscenza dei loro utilizzi. Ogni persona che incontri potrebbe essere quella giusta, ogni persona potrebbe essere l’unica speranza di vita per un malato di leucemia. Per ogni malato c’è 1 compatibilità ogni 100.000 persone, iscritte al registro dei donatori, in salute, dai 18 ai 35 anni di età. Ognuno di voi è unico ed essenziale. Io sono Watanka. Nove anni fa,

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entrando in ospedale, ero un ragazzo come tanti, a cui i medici diagnosticarono una leucemia acuta e un’aspettativa di vita inferiore alle due settimane. Oggi, invece, grazie ad una persona sparsa nel mondo, di cui non conosco assolutamente niente, sono Cristian, ho 26 anni e, da 9 anni, sono Trapiantato di Midollo Osseo. Ce ne sono tante di persone che hanno bisogno, e purtroppo, non abbiamo per ognuna di queste, una mano tesa pronta ad offrire un aiuto. Se quel che ha fatto questa persona nei miei confronti è valsa altri 9 anni di vita, pensate al potere che ognuno di voi ha fra le mani. Sperando che le mie parole siano state d’aiuto, vi auguro di trovare altri Cristian e altri Watanka nelle vostre vite. Condividete con chi vi sta attorno la voglia di donare la Vita. Vi mando un grosso abbraccio. Con Affetto

Claun Watanka (V.I.P. Bergamo)

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Filastrocchiamo...

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enti t n o c i t n e n e t Venti la: l e t n a r a t a n tentano u la, l e n i t n e s a l sentita ttenti. a ’ l l u s r a t s tornano a

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’altro l i r ie o t a r t n e Sono tigre: a l l e d o r t n a ’ dentro l altro c s o p o t n u o t vi ho trova re. ig p e l l e n a g a r e tre


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Clauniadi: le olimpiadi del sorriso! Oggi voglio raccontarvi di qualcosa di cui non avete mai sentito parlare: recenti scoperte archeologiche in una zona dimenticata di Claunopoli, a cura del noto Prof. De Curiosonis, hanno portato alla luce un’antica pergamena dalla quale è emersa la prova che nell’antichità si svolgevano le Clauniadi. Cosa sono le Clauniadi vi starete chiedendo? La risposta è molto semplice: sono le Olimpiadi del sorriso. Ogni 4 anni per 4 mesi, per 4 giorni la settimana e per 4 ore al giorno, tutti i claun del mondo si sfidavano in varie prove di abilità e di bravura nel far divertire il pubblico, ma soprattutto i giudici di gara. Dalla pergamena testualmente: «A

arrivassero ad Olimpia in cerca dei premi di Paias, e addirittura costruirono una statua in onore di Paias nel teatro dove si svolgevano le gare. Caratteristico dei claun dell’antichità era il loro naso in terracotta dipinto di rosso che indossavano, legandolo con una cordicella, durante le competizioni (dicono che questi siano gli antenati dei nostri nasi rossi di plastica). Inizialmente c’era un’unica prova dove tutti i partecipanti a turno si sfidavano facendo uno spettacolo che divertisse il pubblico: vinceva chi veniva più applaudito (da qui, si dice, sia stato inventato l’applausometro). Tra i claun del mondo antico vincitori di una Clauniade ricordiamo Rideus (figlio illegittimo di Zeus, ci dicono le cronache, da questo mandato a scuola di recitazione da Paias in persona, per non rimanere a poltrire sul divano di casa – la sua specialità erano le barzellette sugli dei), poi ci fu Payassus (un soldato che stufo di fare la guerra divenne il più divertente acrobata e, soprattutto, cascatore grazie alle sue capriole), infine citiamo Augusto (un marinaio, cacciato dai suoi compagni di peschereccio perché troppo pasticcione, che capì come sfruttare le sue “abilità” – è passato alla storia il suo imbrigliarsi in qualunque tipo di rete e poi liberarsi, dal quale si dice abbia tratto ispirazione perfino il mago Houdini). Molto altro si potrebbe ancora dire sulle Clauniadi del sorriso, ma per ora mi devo fermare… altrimenti mi si scuoce la pasta e a me piace al dente. Nella prossima puntata vi racconterò delle Clauniadi moderne e dei risultati delle recenti Clauniadi, attualmente in corso a Rio de Clauneiro.

Claunimpia, un piccolo quartiere di Olimpia vicino al teatro, ogni quattro anni si riunivano tutti i claun del mondo antico. I claun dell’epoca erano sostanzialmente dei saltimbanco, giullari alla corte di re annoiati o attori di commedie disoccupati che non potevano far a meno di divertire le persone».

Una leggenda narra che tutto ebbe inizio quando alla corte degli dei arrivò una nuova divinità, di nome ΠΑΙΑΣ (Paias), che voleva intrattenere Zeus e compari. Purtroppo per lui, le divinità olimpiche erano un pubblico alquanto difficile, che non comprendeva le capacità claunesche di Paias. Non sentendosi apprezzato se ne andò per cercare più fortuna tra gli uomini e, arrivato ad Olimpia, incontrò degli attori. Insegnò loro a ridere e, soprattutto, come poter divertire un pubblico svelando tutti i trucchi del mestiere. La cosa gli piacque a tal punto che, si narra, ogni volta che non riuscisse a divertire gli dei se ne scendeva giù dal monte per vedere come se la cavavano gli uomini (ogni quattro anni circa), e in più li omaggiava con ricchi premi ogniqualvolta questi gli insegnavano nuove battute, acrobazie e scenette da poter riutilizzare sull’Olimpo. Così, accade che da allora tutti i claun del mondo

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claun Solemio (Vincenzo Staiano) 15


Le avventure di

Il ritorno a Scuola!

Tomà, un ragazzino come tanti altri, non troppo bello, non troppo brutto, oggi si sente un “grande”, poiché è stato scelto per fare da “assistente scolastico” per l’inizio del nuovo anno. Si tratta di un ruolo poco chiaro, inventato da un maestro che ha fatto un master in America: una specie di “vigilante” “accompagnatore” o “tutor”. Per l’occasione si sta preparando con cura vestendosi con giacca e cravatta, come solitamente fa suo padre .. solo quando deve andare in banca o dal medico! Per completare l’opera un’ultima “ritoccatina” con un po’ di gel nel disordinato ciuffo di capelli, e Tomà è pronto. In effetti il ragazzo che si vede all’entrata della scuola dà proprio l’impressione di un giovane adulto simpatico e sorridente, anche se un po’ irrigidito dall’emozione. Ed è ciò che entusiasma anche una bambina, un po’ “paciocchina” e con gli occhi schiacciati, che gli vi si avvicina. «Ciao, io “ciono” Kora, Kora con la K! Kora Doun! “Cei” tu il capo?» «Oh ciao Kora- risponde il giovane trattenendo una risata spontanea, - io sono Tomà e sono uno studente.. – ci pensa un po’ prima di proseguire- .. sono uno come te, ma che ha già studiato un po’ e quindi...». «Che bello!- lo interrompe Koraallora “cei” anche tu un Doun?» Tomà non capisce e fa la “faccia strana”: così pensano altri bambini avvicinatisi. Kora insiste «“Cei” anche tu un bambino doun ... un d o w n come me...?»

Adesso Tomà ha capito e nega: «No no, io non sono un down.» Gli altri bambini scoppiano a ridere. Tomà si riprende e prendendo a braccetto Kora dice: «Non importa però, possiamo essere lo stesso amici.» Kora sorride ed prende a braccetto un altro bambino che a sua volta ne prende un altro e così via. Si forma così’, spontaneamente, una specie di trenino che accompagna i bambini in classe. Il giorni successivi Tomà è reso protagonista da Kora che incita: «Che bello! Andiamo da Tomà che fa treno...ciuf ciuf brum». Lei parte di corsa, e abbraccia forte chi incontra. Ogni tanto Kora si assenta dalla classe con l’insegnante di sostegno per fare un lavoro personalizzato di recupero. Lei dice che va a“ciudiare” gli animali perché usa un testo di animali ed a lei piacciono tanto: «Sono “belisssimini”!» dice Kora, e fa tanti disegni colorati che addobbano le varie stanze della scuola. Una compagna di classe, Matilde, che fa un po’ la “sapientina” e vuol mettere alla prova l’amichetta, domanda: «Allora dimmi Kora, Kora down, hai studiato gli animali?» «Oh “ci, ci” io “cio” tutto ..» sorride la bambina. «Allora dimmiprosegue l’altra- come si chiama quell’animale che striscia per terra e fa Ssss ..?» pensando di mettere il difficoltà Kora. Lei risponde subito : «”cerpente”! » Matilde ridacchia e sottovoce rivolgendosi ad altre bam16

bine «Non sa parlare bene..E’ proprio una down..» Kora aggiunge: « Però , ci sono anche le vipere..quelle cattive!» e così dicendo guarda dritto la coetanea. Le amiche sghignazzano anche se nessuna, Kora per prima, hanno reale cognizione del perchè. Matilde con tono più severo prosegue l’interrogazione: «Beh! Dimmi allora l’animale più grande?». Kora prontamente: «L’elefante!»; lo pronuncia bene e la rende orgogliosa. L’altra: «E dove sta?» Matilde pensa che la compagna, “La Down”, non sappia la risposta e che comunque anche se la dicesse giusta, e rispondesse “savana”, sarebbe messa di nuovo in ridicolo per la sua difficoltà a pronunciare la “s”. Kora però sorprendentemente risponde: «Di là, da Toma’!» e con vigore prende la mano di Matilde tirandola verso le aule dell’altra ala della scuola ed entra in questa aula con un piccolo seguito di bambini. Si ferma di colpo sotto un foglio appeso: «Ecco qui l’elefante!». Niente da ridire: l’elefante sta li’, anche se colorato di blu ed una proboscide sproporzionatamente lunga. «L’ho fatto io!» sottolinea Kora. In qualche modo tutti stanno sorridendo, tranne Matilde che se ne va sbuffando e borbottando qualcosa come: «Ecco “la down”.. ..down che non servono a niente!». Tomà ascolta questo commento e ci rimane male. Mentre sta studiando scienze alla sera è ancora distratto dal pensiero di Kora. Riflette da solo chiedendosi: «Non ser-

ve a niente? Cosa vuol dire?» Proprio non gli piace l’idea che qualcuno al mondo non serva a niente! «Certo che Kora serve» pensa Tomà e ricorda il suo disegno in classe, il suo saltellare ed abbracciare molti, il suo “coinvolgere” un po’ tutti, ed il suo “comunicare” un po’ alternativo, ma che mette allegria. La pagina aperta del libro è sul tema delle vitamine e della loro importante “funzione metabolica” per l’organismo: esse non sono come le proteine ed i carboidrati che costituiscono l’essere vivente, e neanche sono come i lipidi e glucidi, riserva di energia, ma sono pur sempre necessarie a far funzionare meglio le altre sostanze. Come Kora. Tomà decide che d’ora in poi Kora non avrebbe più dovuto farsi chiamare “down” e dal giorno dopo comincia a chiamarla Kora Vitamin. Qualcuno, il bidello, altri compagni ed altri bambini, lo imita. Lei non chiede il perché e anche se non lo sa, si sente piacevolmente un po’ “speciale” ed “unica”: molto meglio che down! Quando Tomà nel corridoio della scuola, prima della campanella di uscita le chiede «Allora, Kora Vitamin ti piace venire a scuola?» lei risponde «Oh no.. camminare mi “ctanca” e mi fanno male i piedi.. ma poi qui mi piace “citare” con gli amici ed imparare “cocie” nuove» Tutti i presenti scoppiano a ridere. Tomà pensa che Kora è proprio come una “vitamina”: fa star meglio! claun Pallola (Paola Brena) Disegno realizzato da Cristina Braga 17


La posta del Naso Rosso

Gocce di GiOiA

A volte la gioia arriva da sola improvvisamente, a volte lentamente e spontaneamente, a volte bisogna farla crescere con un po’ di impegno. Qui alcuni esercizi inventati del tutto liberamente coniugando alcune tecniche di psicoterapia con le modalità claun.Da soli, questi esercizi, non bastano, ma come “gocce” possono aiutare la “gioia”…

SCRIVICI ...

Dai, scrivici anche tu! In chirurgia, in ortopedia ed in pediatria ovest trovi le cassette, oppure con una mail all’indirizzo info@risvegliaticlown.org

5+5 DESIDERI

Si pensi ai propri desideri per i prossimi 5 anni della vita. Si prenda un foglio e lo si divida in due per avere due colonne (meglio non usare il pc, per “personalizzare” maggiormente il gioco). Nella prima colonna si scriva: PROGETTI REALISTICI DA REALIZZARE; e se ne elenchino 5 almeno! Ad esempio: fare attività sportiva, ristrutturare la casa (o migliorare la mia stanza per i più giovani, ecc.). I desideri devono essere leciti, fattibili e di valore esistenziale per sé ed altri (non valgono idee di distruzione, ma di aiuto per qualcuno altro sì). Nella seconda colonna si scriva: IDEE FOLLI CHE POTREI FARE; in parallelo agli altri e nella stessa quantità se ne elenchino almeno 5. Ad esempio: mangiarmi la crema di cioccolata con le mani, mettere i quadri capovolti. Questi desideri possono essere realizzati anche solo provvisoriamente, ma soprattutto non devono essere di danno per sé e per altri. Questo esercizio aiuta ad attivare i due emisferi cerebrali, a potenziare la speranza e magari anche a farci realizzare qualcosa di buono.

I tuoi messaggi, i disegni, i consigli, ecc... verranno pubblicati sui siti della nostra associazione.

TIMBRO ARTISTICO DI ME: UNICO ED IRRIPETIBILE

Meglio se il gioco si fa in due o più persone, ma non è necessario, infatti nel caso si sia da soli ci si può aiutare con uno specchio. Ci si procuri dei colori a dita (tempere atossiche) ed un foglio bianco. Si prende del colore, preferibilmente che piaccia, e si tinga un proprio orecchio stando attenti a non far entrare la tintura dentro l’orecchio interno! Ci si appoggi lateralmente sul foglio e si “stampi” così la forma. Il risultato sarà una forma strana del proprio orecchio: unica ed irripetibile! Come siamo ciascuno di noi!

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claun Pallola (Paola Brena)

Pediatria ovest Ortopedia Chirurgia 19

Esine


CIAO semplicemente ciao

Massimiliano è un bambino con la Sindrome di Down; Leo, invece, è il figlio dell’amica di sua mamma. Leo è sempre solo perché non sa giocare con gli altri e quel giorno, per non deludere sua madre, accetta di andare a trovare Massimiliano, senza sapere nulla del combattimento dei pirati. Quello sarà solo il primo dei tanti combattimenti di mare che vivrà insieme al suo nuovo amico. All’inizio, non pensava che fosse così facile giocare con un bambino con la Sindrome di Down, non pensava che anche lui potesse provare emozioni, che fosse simpatico e generoso. Dai combattimenti nella fantasia all’amicizia reale, il passo per Leo e Massimiliano è stato davvero breve e, in poco tempo, sono diventati amici. Mentre, pieno di stupore, appoggiato al letto della cameretta, leggevo questo libro, sin dalle prime pagine, avevo la netta sensazione che mi sarebbe molto piaciuto perché racconta una bella storia: l’esperienza di un bambino che si lascia guidare dal cuore e riesce a sconfiggere il pregiudizio e la paura.La Sindrome di Down, le altre sindromi, tutte le malattie e le differenze, fanno paura (anche a noi adulti), finchè non si conoscono. La conoscenza è possibile solo grazie alla disponibilità ed alla certezza che il cuore è uguale in tutte le persone, anche quando il loro corpo è diverso dal nostro; serve solo un po’ di coraggio per avvicinarci e lasciarci incontrare.

Passavo distrattamente lungo quel corridoio, quando i rumori, che provenivano da quella stanza, mi hanno incuriosito: erano troppo strani per arrivare da una camera da letto. Con calma ed un po’ di paura, ho aperto la porta… mi sono trovato su una nave dei pirati, nel bel mezzo di una forte tempesta nel mare del Nord. Al timone, ad aiutare il Capitano Pirata Barban, c’era Massimiliano, un bambino con la sindrome di Down; al suo fianco Leo, il suo amico valoroso. Mi hanno ospitato. Il viaggio è stato veramente un’avventura grande: abbiamo raggiunto l’isola che non c’è, sconfitto il pirata della tristezza, toccato il punto più alto della felicità, distrutto il mostro della paura, e vissuto tante altre esperienze da veri uomini coraggiosi. Quando siamo tornati al porto, li ho ringraziati con un forte abbraccio e, nel salutarli, all’improvviso, come per magia, mi sono ritrovato… in camera! Non capivo cosa fosse successo, ero un po’ confuso… poi, ai miei piedi ho visto un libro, l’ho raccolto e l’ho letto tutto d’un fiato. Si intitola “Il mare in una stanza” ed è stato scritto da Guido Quarzo e parla proprio di Massimiliano e di Leo.

Dopo averci pensato per molto tempo, sapete cosa ho fatto l’altro giorno? Sono tornato in quello stesso corridoio ed ho bussato alla stessa porta; sentivo però solo un grande silenzio. L’ho aperta lo stesso, nella speranza di ritrovare la nave e i miei pirati preferiti; invece ho trovato solo una cameretta da bambini e, peraltro, anche molto ordinata. Sono rimasto un po’ deluso, ma, poi, mi è venuto da sorridere ed ho deciso di lasciare lo stesso il regalo che avevo portato per i miei nuovi amici. Mi sono abbassato e, sul mobile vicino al letto, ho lasciato un Naso Rosso per ciascuno di loro. claun Sonnolento (Michele Riva)

Difficile trovar parole molto serie, tenterò di disegnare... come un pittore, farò in modo di arrivare dritto al cuore con la forza del colore. Ciao è il saluto più semplice e complice che ci sia, è il saluto dei bambini che senza tanti fronzoli e giri di parole vogliono esprimere un saluto spontaneo, il proprio personale benvenuto o bentornato; è una parola semplice e sincera così come lo sono i bambini che nella loro spontaneità sanno arrivare al cuore degli adulti più velocemente di una freccia scoccata e sanno rispolverare sensazioni e sentimenti nascosti dai troppi impegni che i “Grandi” tante volte impilano sotto gli impegni quotidiani… invece no! Bisogna rispolverarli e ricordarsi di non nasconderli mai!

Guarda... Senza parlare. Perché a volte non servono le parole, a volte uno sguardo, un gesto, una carezza, un sorriso, un volto triste, una lacrima o un abbraccio dicono più di mille parole…. Azzurro come te, come il cielo e il mare E giallo come luce del sole, Rosso come le cose che mi fai... provare. Immaginate la tavolozza di un pittore… chiudete gli occhi e provate a immergervi nei colori sparsi e un po’ amalgamati che il pennello mischia, cambia, aggiunge, sporca, aggiunge ed utilizza per colorare le proprie opere… immaginate di dare vita a ciascun colore o di dare più colore alla vita!!! Pensate al mare ed ai suoi colori fantasticamente cangianti e sfumati, pensato alle sfumature del cielo, all’alba, al tramonto, alla notte e al mezzogiorno soleggiato o al pomeriggio autunnale piovoso… quanti meravigliosi colori ci circondano sempre… dobbiamo imparare a portarli con noi!

Ciao, semplicemente ciao. Disegno l’erba verde come la speranza e come frutta ancora acerba. E adesso un po’ di blu Come la notte E bianco come le sue stelle con le sfumature gialle E l’aria... Puoi solo respirarla! Azzurro come te, come il cielo e il mare E giallo come luce del sole, Rosso come le cose che mi fai... provare. Per le tempeste non ho il colore Con quel che resta, disegno un fiore Ora che è estate, ora che è amore... A volte capita che non tutto è giallo, non tutto è azzurro come l’aria, la libertà e la freschezza e non tutto è sempre rosso come le emozioni…a volte i colori si spengono, diventano scuri, perdono la brillantezza e la gioia, la luce si affievolisce e non tutto risplende come prima… ma il nero assorbe la luce, non la respinge… e questo è forse un modo per non vivere sempre giorni bui: assorbire la luce, assorbire le emozioni, rielaborarle, trasformarle e farle tornare blu, azzurre, rosa, gialle, verdi, lilla e disegnare un prato in fiore, una girandola, un arcobaleno, un cagnolino che assieme ad un bimbo rincorrono l’aquilone! Azzurro come te, come il cielo e il mare E giallo come luce del sole, Rosso come le cose che mi fai... provare

claun Giokabalù (Annarita Braga) 20

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ciao semplicemente ciao dei Modà

In biblioteca con i clown


Il Cineclaun

TEST: TU CHE ANIMALE

VORRESTI ESSERE A ZOOTROPOLIS?

Zootropolis “Un film che aiuta a capire che la paura non deve oscurare i nostri sogni, facendoci diventare più deboli e vulnerabili, ma al contrario dobbiamo essere consapevoli di cosa siamo capaci per rendere possibile anche l’impossibile”. Ti sei mai chiesto: «Cosa farò da grande?». Chi certamente non ha dubbi è Judy Hopps, la coniglietta protagonista del 55° film di animazione della Disney: “Zootropolis”. Già, perché nella città abitata solo da animali Judy vuole essere una poliziotta fin da quando aveva 9 anni. I suoi genitori hanno paura che un lavoro così pericoloso non sia adatto ad una piccola coniglietta, ma lei non smette mai di credere in se stessa, nemmeno quando un bullo la pesta per rubare le merendine ad un suo amichetto. Una volta cresciuta si iscrive al corso di addestramento e riesce ad essere la migliore recluta del suo anno, coronando così il suo sogno di andare finalmente a Zootropolis per svolgere il suo lavoro nel corpo di polizia della città. Iniziano le avventure di Judy, che da ausiliare del traffico si deve destreggiare a risolvere un complicato caso di sparizioni di animali. Sulla sua strada incontra Nicholas “Nick” Wilde, una volpe furbacchiona, che cerca di sbarcare il lunario attraverso stratagemmi al limite della legalità, se non addirittura piccole truffe: un nuovo Robin Hood che ruba ai ricchi per dare a… se stesso! Il cattivone, penserete voi, ma non tutto è come sembra… Anzi, Nick sarà essenziale per aiutare Judy nelle indagini e nelle ricerche (chi meglio di un tipo furbo?!). Tra i due, lei un coniglio e lui una volpe, nascerà un’inedita amicizia nel mondo zoologico che metterà in luce come le differenze tra “predatori” e “prede” siano state (sarà davvero così?) effettivamente superate dal progresso e dall’evoluzione animale. I due personaggi protagonisti solo credendo l’uno nell’altro riusciranno a superare i loro pregiudizi e stereotipi, rendendo concreto il motto di “non arrendersi mai”: perché nessuno può stabilire o dire cosa possiamo essere e cosa no. La paura di non riuscire a realizzare un sogno, non vincere una sfida, non devono scoraggiarci, al contrario deve permetterci di capire quali sono i nostri limiti, ma soprattutto le nostre potenzialità: la coniglietta Judy è piccola, indifesa perché la natura non l’ha dotata di artigli o di una corazza, ma è invece agile e veloce, oltre che molto intelligente, e questi suoi pregi le torneranno utili per affrontare le avventure a Zootropolis insieme ai suoi amici. Indimenticabili le scene della motorizzazione civile gestita da lentissimi bradipi, che si muovono e parlano in slowmotion (la stessa tecnologia che ci permette di cogliere le espressioni più assurde dei calciatori): da scoppiar dal ridere dentro la sala cinematografica! 22

Hai ragione solo su una cosa: io non mollo mai! Zootropolis è il luogo dove i nostri antenati hanno scelto di vivere in pace e dove ognuno può essere ciò che vuole. La vita non è un cartone animato in cui canti una canzoncina e i tuoi sogni diventano realtà. Tutti abbiamo dei limiti e più cerchiamo di capirci l’un l’altro, più saremo speciali.

1) È il primo giorno di scuola e non conosci i nuovi compagni di classe: cosa fai? a) cerco di essere un tipo simpatico raccontando barzellette; b) cerco di capire chi mi sta simpatico per poter fare qualche marachella insieme; c) per allentare la tensione rilascio i gas intestinali nell’ambiente circostante; d) con molta calma mi siedo nei primi banchi. Apro lo zaino. Prendo il quaderno. Prendo l’astuccio. Apro l’astuccio, lentamente. Scelgo quale penna utilizzare. Prendo la penna blu. Ci ripenso… meglio quella nera. Scrivo la data… DRIIIIIIIIINNNNNN! È già suonata la campanella della prima ora!

d) non sai deciderti e quando hai finalmente scelto sei già con tre ore di ritardo.

2) Il giorno prima di un’interrogazione importante: come ti prepari? a) ho già studiato il programma tre volte, ma ripasso una quarta tutto per stare tranquilli; b) non ho ancora mai aperto i libri, quindi penso a quale scusa inventare per chiedere di non essere interrogato; c) ho una memoria da elefante, quindi guardo un documentario in tv sugli elefanti; d) sono nella cameretta davanti al libro da giorni: ho finito di studiare l’indice.

Prevalenza di A: sei come la coniglietta JUDY Non ti scoraggia nulla. Sei un tipo determinato a raggiungere i tuoi traguardi lavorando sodo e senza fermarti mai.

3) Hai ottenuto un brutto voto ad una verifica: come ti comporti? a) non mi scoraggio e cerco di capire dove ho sbagliato, la prossima volta andrà meglio di sicuro; b) protesto con l’insegnante perché non ha capito i miei errori, la prossima volta copierò meglio; c) per non pensarci penso alla mia prossima avventura nella natura selvaggia; d) rimango a fissare il voto immobile per tanto tempo… finché il bidello non mi chiede di uscire perché deve chiudere l’aula.

Prevalenza di C: sei come lo yak YAX (Un illuminato e flemmatico yak, responsabile di un club di naturisti. Aiuta Nick e Judy nelle indagini, dimostrando di avere più memoria di un elefante.) Non ti importa del giudizio degli altri, quindi applichi la filosofia del “vivi e lascia vivere”. Ti piace la natura e stare all’aria aperta: se fosse per te dormiresti sugli alberi.

4) Devi uscire per un appuntamento romantico: come ti vesti? a) indossi il vestito più bello che ahi per far bella figura; b) rubi dall’armadio dei genitori i vestiti per sembrare più grande; c) esci così come sei vestito, anche con il pigiama se l’appuntamento è di mattina;

5) Le tue vacanze ideali sono… a) con i miei migliori amici in giro per il mondo, facendo giochi e avventure di ogni genere; b) preferisco stare da solo a casa, al massimo con un amico, per fare qualche scherzo ai vicini; c) al mare o in montagna, ma senza comodità: solo tenda e zaino in spalle; d) quelle in cui ci si riposa almeno 20 ore al giorno, anche non continuative, per il resto del tempo mangio oppure sbadiglio.

Prevalenza di B: sei come la volpe NICK Vuoi sempre divertirti, magari cercando di fare qualche strappo alla regola. Ti piace il lavoro di squadra, ma solo se non ti comporta troppi sacrifici.

Prevalenza di D: sei come il bradipo FLASH (Un bradipo che lavora con ritmi estremamente lenti alla motorizzazione). Non ti piace fare le cose di fretta, devi agire con estrema calma e soprattutto leeen-taaameeen-te: ti piace dormire e stare in poltrona perché non devi fare nulla. Claun Solemio (Vincenzo Staiano) 23


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