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ISSN 2531-4211

mag #3 talents | design | art | fashion | events

THE DESIGN ISSUE april 2016


mag #3


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mag Periodico trimestrale Direttore Responsabile Francesco Mazzoni Editore Ideographis Snc Via Paola Falconieri, 110 00152 Roma ideographis@me.com Sito web: www.bin-mag.com info@bin-mag.com Registrazione Tribunale di Roma n. 22/2016 del 9 marzo 2016 Stampa Pixartprinting SpA Via 1° Maggio, 8 Quarto D’Altino (VE)

Naples, ITALY, 2016, april


C R E D I T S CHIEF EDITOR Francesco Mazzoni

CREATIVE DIRECTOR Roberto Liberti

FASHION DIRECTOR Antonella Di Pietro

TREND ANALYST Orietta Pelizzari

TREND SETTER Felice Porretiello

ART CONSULTANT Caterina Arciprete

MANAGING EDITOR Tony Guarino

MANAGING COMMUNICATION Chiara Cubicciotto

GRAPHIC DESIGNER Roberto Spiga

GRAPHIC ILLUSTRATOR Flavio Ceriello

PHOTOGRAPHERS Matteo Anatrella Vincenzo Liazza

DESIGN CONSULTANT Maria Antonietta Sbordone

MARKETING DEVELOPER Maurizio Liberti BUSINESS DEVELOPMENT MANAGER Diego Armando Vasso CONTRIBUTORS Jacob Abrian, Caterina Arciprete, Chiara Boscotrecase, Benedetta De Simone, Antonella Di Pietro, Tony Guarino, Vincenzo Liazza, Roberto Liberti, Raffaele Mariniello, Francesco Mazzoni, Patrizia Sardo Marras, Paul Mathieu Maria Antonietta Sbordone, Chiara Scarpitti, Carlos Solito TRANSLATIONS Tony Guarino SPECIAL THANKS TO Antonio Marras, Patrizia Sardo Marras COVER ANTONIO MARRAS “I sentieri dei nidi di ragno” Daniela Zedda www.bin-mag.com info@bin-mag.com



mag #3

03 | Credits 09 | Letter from the ART director 10 | tra moda e design 12 | ANTONIO MARRAS Moda Vs Design 28 | MANUFACTURA L’artidesign delle Manifatture Irpine 44 | PAUL MATHIEU Worldwide Designer 60 | SIEDIMI Design competition, made in cloister, jsign 68 | MODO MILANO DNA italiano e determinazione araba 74 | BIN TALENTS: CHIARA SCARPITTI STUDIO Oggetti, cose e artefatti alchemici 90 | BIN ART: VINNIE LIAZZA Architettura dell’anima tra arte e design 100 | ARTWORT SELECTION: COSMA FRASCINA Lavoro manuale e forme primordiali


BIN MAG ISSUE #3

2016 A P RI L



Don’t waste LA SFIDA DEL TALENTO

talent No matter

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Letter from the art director by

ROBERTO LIBERTI

Talento deriva dal latino talentum. Rappresenta l’abilità innata nel fare qualcosa o la capacità intellettuale non comune associata a genialità o estro vivace, da sempre termine legato al desiderio, al gusto, all’istinto e non per ultimo alla creatività. È indubbio che il Bel Paese sia stato riconosciuto in passato come luogo in cui questa “innata perversione” del talento casuale nelle discipline creative era particolarmente diffusa. Temo, purtroppo, che questo primato non sia più così evidente nello scenario attuale italiano. Se all’estero sembra sempre più vivo il desiderio di evidenziare le eccellenze nei vari settori del sapere, in Italia, invece, tale patrimonio sembra nascosto e difficile da porre in risalto. Oggi gli scenari con cui l’economia del lavoro deve confrontarsi sono molto più complessi di quelli del passato: lo straordinario fenomeno migratorio, la grave questione della sostenibilità ambientale e la riduzione delle risorse richiedono un sapere interconnesso e interdisciplinare in cui le politiche della diversità e della contaminazione avranno un ruolo importante per creare nuovi equilibri nel mercato del lavoro mondiale. I modelli formativi stanno cambiando a livello internazionale per formulare un nuovo schema manageriale critico e consapevole delle differenze e delle problematiche multifattoriali. Dovremmo restituire il giusto valore alle menti dei nostri giovanissimi “talenti”, una risorsa fondamentale per l’economia interna prima che per quella extranazionale. L’esigenza di aprirsi alle infinite possibilità offerte dai mercati esteri, investendo sull’economia digitale, è percepita come fondamentale, nel privato, dai tanti esempi di eccellenza imprenditoriale italiana, ma è un aspetto sottovalutato dalle nostre istituzioni. È necessario colmare, pertanto, la distanza tra ciò che i centri di cultura italiani, le università e le scuole, offrono nelle diverse proposte curriculari e ciò di cui le aziende hanno realmente bisogno affinché un neolaureato possa dare realmente il suo contributo in un’impresa. Un “nuovo Rinascimento italiano” è possibile, ma solo valorizzando e alimentando quel capitale culturale che giustifica da sempre il ruolo centrale dell’Italia in Europa.

The word talent comes from the latin talentum. It represents the innate ability to do something and the intellectual genius, and it has always been associated with desire, taste, instinct and, last but not least, creativity. Italy has undoubtedly always been recognised as the place where this innate perversion of talent felt most at home. However, I fear that this record no longer exists in the current state of Italian affairs. If abroad there is a growing desire to highlight the highest representatives of every sector of kowledge, in Italy, on the contrary, there seems to be a problem with bringing talent out of the closet. The job scene is much more complicated than it was in the past: the extraordinary migrant phenomenon, the sustainability issue and the clear reduction of resources require a much more interdisciplinary and interconnected knowledge meaning that the demand for diversity and contamination is now pivotal for the creation of a new balance in the global job market. The education patterns are changing and we need to address the problem by bringing out the young talent who represent a fundamental resource for the home economy. The need to open up to the infinite possibilities offered by the foreign markets, investing in digital economy, is perceived as pivotal, both from a private perspective and a public one, notwithstanding the of lack of support from the public institutions. It is thus important to fill the gap between what schools and universities offer to future workers and what the companies really need so that new graduates can actually give a real and meaningful contribution to their employers. A “new Italian Renaissance” is possible, if we can highlight and feed the cultural capital that has always backed Italy ‘s role as a central player in Europe.

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PerchĂŠ Antonio Marras Why Antonio Marras by

ANTONELL A DI PIETRO: Karl Lager feld Director Creative Coordination and Tommy Hilfiger Senior Vice President Runway

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Escludere un altro e scegliere Antonio... non è stato facile... ma stranamente naturale. La linea sottile che divide il suo lavoro di designer da quello di artista è invisibile o visibile a pochi e spesso mi sono chiesta se esiste veramente. L’arte e la moda convivono nella sua testa e nella sua anima in un’interpretazione spettacolare di oggetti d’arte. I suoi abiti e gli accessori raccontano di stile e creatività e, cesellati in ogni minimo dettaglio, ambiscono a diventare arte. La contaminazione tra questi due mondi ci confonde e spesso rischia di alterare la percezione di entrambi e la possibilità di ridimensionare l’uno e ammirare l’altro. La moda in quanto tale, e per sua stessa natura, deve essere effimera, il tempo rapido di una sfilata, uno scatto, un sogno che deve durare una stagione. Deve essere capace di rinnovare se stessa, alimentando il desiderio con abiti e accessori sempre diversi e confermando nel tempo l’emozione. Un oggetto di design, un pezzo d’arte, invece, vive nella nostra storia per un tempo molto più lungo. Trova posto nella nostra casa, nel nostro ufficio, di fronte al nostro divano, sul camino, nella casa di vacanza, sempre disponibile allo sguardo. Rappresenta un momento, forse un luogo, forse un viaggio. Non si nasconde in un armadio come un abito, ma si espone e si presenta ai nostri amici per essere ammirato. Penso e rifletto mentre scrivo e mi domando se il design non si stia pericolosamente avvicinando alla moda per la sua insistenza nell’inseguire le tendenze stagionali, considerando i progetti come collezioni e fingendo interesse per un mondo complesso e superficiale. Resto a guardare il futuro, partecipo, mi lascio coinvolgere, ma mi allontano quando posso. Mi innamoro, ma non troppo. Sono felice, ma sorrido cauta e immagino cosa il mondo ci sta nascondendo.

M

Choosing Antonio over somebody else... was not easy… but oddly enough it felt natural. The thin line that separates his work as a designer from his work as an artist can either be invisible or visible to a few select people and I have often asked myself if it really exists. Art and fashion coexist in his head and soul in a spectacular interpretation of art objects. His outfits and accessories are pure style and creativity and, with chiseled details, aim at becoming art. The contamination between these two worlds creates confusion and can sometimes alter our perception of both making one of them reductive whilst we look admiringly at the other. Fashion is ephemeral, it is a rapid catwalk, a shot, a dream that must not last more than a season. It must be capable of reinventing itself every season and to reaffirm its ability to convey emotions through ever changing exciting outfits and accessories . A design object, a piece of art, on the contrary, must live through the seasons and has a much longer lifespan. It finds its space in our homes, in our offices, in front of our sofa, on the fireplace, in our holiday homes, and must be placed where it can be admired. It represents a moment, a place, a trip. You don’t just hide it in a wardrobe, quite the opposite, you proudly show it off to family and friends. Whilst I am writing this piece I feel the urge to stop and ask myself whether design is indeed entering the realm of fashion for its persistence to follow trends and consider projects as collections faking interest for a very complicated and superficial world. I remain here, watching the future unfold before my eyes, I participate and get involved but try to get away from it all whenever I can. I fall in love, but not too much. I am happy, but I smile cautiously and try to imagine what the world is hiding from us.

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ANTONIO MARRAS Moda vs Design

by

A N TO N E L L A D I PIETRO

a nd

PATRI ZI A SA RDO MA RRAS


SWEET DEATH artist SALVATORE MARSILIO this page:SWEET DEATH artist

SALVATORE MARSILIO


B IN DESIGN

ANTONIO Moda vs MARRAS Design. by

Antonella Di Pietro

and

Patrizia SARDO Marras

Due signore della moda, Antonella Di Pietro (direttore creativo per Karl Lagerfeld) e Patrizia Sardo Marras (stilista), riflettono sull’interconnessione tra moda e design, regalandoci un ritratto inedito di Antonio Marras, nell’ordine l’amico e il compagno di una vita, che nella contaminazione positiva tra “mestieri dell’arte” ha trovato il suo segno distintivo. Artista multiforme, poeta dello stile e “rigattiere della moda” come ama definirsi, è riuscito nel giro di pochi anni a imporsi all’attenzione dei mercati internazionali, entrando a pieno titolo tra i rappresentanti più noti del made in Italy nel mondo. Le sue collezioni rappresentano la perfetta sintesi tra tradizione, suggestioni del presente e intuizioni destinate a influenzare la moda che verrà. Two fashion first ladies, Antonella Di Pietro (creative director of Karl Lagerfeld) and Patrizia Sardo Marras (stylist), reflect on the interconnection between fashion and design, giving us an unedited portrait of Antonio Marras, a friend and a partner respectively for the two, a man who found his distinctive trait in the positive contamination between both arts. A multifaceted artist, and a “ fashion second hand dealer” as he once described himself, Marras was able to impose his brand as one of the most relevant made in Italy brands on the global market. His collections embody the perfect mix between the traditional past, the present and what is to up and coming in the world of fashion.

Antonella Di Pietro

Nel mio lungo percorso lavorativo ho conosciuto tantissimi creativi ed io stessa da creativa, contaminata e innamorata anche del fashion business, sono rimasta incantata dalle varie personalità emergenti e dal loro approccio, così diverso, al mondo della moda. Tutti mi hanno lasciato una storia di vita che ha formato e influenzato il mio modo di guardare il “fashion world” per cominciare ogni stagione con una nuova trama. Creativi, menti straordinarie al servizio dell’evoluzione, sognatori, appassionati di storie impossibili, sintetizzatori di tendenze, sono questi i maestri di ispirazione autentica che hanno contribuito a definire il mio metodo personale. Uno spazio particolare nella mia vita è occupato senza dubbio da Antonio Marras.

During my long career I had the opportunity to meet many creative minds and as a creative person myself, contaminated by the fashion business which I love to bits, I was charmed by the many emerging talents and by their different approach to the world of fashion. Each one of them left me with a little piece of their story which influenced my way of looking at the “fashion world” so to start every new season with a new perspective. Creative people are extraordinary beings at the service of evolution. They are daydreamers madly in love with impossible stories, they summarize trends and represent the true inspiration behind my work. . One of the biggest inspirations in my life is doubtlessly Antonio Marras. next page FUORI SALONE DEL MOBILE MILANO 2015 “VOLOAPLANARE” ANTONIO MARRAS

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FUORI SALONE DEL MOBILE MILANO 2015 ANTONIO MARRAS

TAKE AWAY artist CATERINA ARCIPRTE photographed by VINCENZO LIAZZA

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FUORI SALONE DEL MOBILE MILANO 2015 ANTONIO MARRAS

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Il tempo che ho trascorso con un magnifico artista come lui è sembrato brevissimo per l’intensità, la quantità e la qualità dei momenti interessanti vissuti insieme. Riservato e poetico, appassionato e interessato a mille versioni dell’arte, camminare per la strada con Antonio significa raccogliere i momenti più sconosciuti: collezionare pezzi di cartelloni pubblicitari distrutti, fotografare immagini originali e potenti e comprare oggetti insoliti da trasformare. Un artista in tutte le declinazioni possibili e uno dei pochi in grado di contaminare in modo eccellente il mondo del design e della moda. Creatore di stile, creatore d’arte, Antonio mi ha fatto sognare rendendo più profondo il mio sentimento nei confronti della moda. Mi ha reso schiava e senza speranza. L’apoteosi con la scenografia in via Cola di Rienzo a Milano nel suo studio-atelier realizzata in collaborazione con “Segno Italiano”, un luogo di ricerca di tutto il sapere italiano con un accenno straordinario a quello sardo per ovvie ragioni. Cesti di canne di fiume misti a mirto e ulivo, intrecciati a mano con strisce di tessuto a formare nidi di uccelli in una voliera gigante, dove gli uccellini danzavano e volavano al ritmo di una musica che non potevo non riconoscere come sua fonte di ispirazione, la magnifica colonna sonora di tutte le sfilate che abbiamo fatto insieme. L’opera, meritatamente premiata come la più poetica delle istallazioni durante il Salone del Mobile di Milano, ha reso ancora più grande la mia ammirazione per lui. Nella mia vita Antonio occupa uno spazio fondamentale insieme alla straordinaria Patrizia che, all’ombra di questo fantastico artista, è non solo la sua fonte d’ispirazione ma fondamento della sua stessa vita. Patrizia rende “possibili” le idee e le sensazioni di Antonio.

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The time I spent with this wonderful artist seemed so effortless yet so intense and fruitful. He is a reserved but passionate being, interested in discovering art in all of its versions. Walking through the streets with Antonio means discovering the most hidden secrets: collecting pieces of old advertising posters, photographing original and powerful subjects and buying unusual objects and then transforming them completely. He is the epitome of the artist in every possible way you could imagine and one of the few people who could afford to combine the world of design and fashion together. Antonio Marras is a creator of style and art; he is indeed the person who strengthened my passion for fashion. He made me a slave for fashion and gave me that one - way ticket for this insane ride. The crowning moment came with the art direction in via Cola di Rienzo in Milano in his studioatelier in collaboration with “Segno Italiano”, a place dedicated to the research of everything that is Italian with a special section dedicated to Sardinia for obvious reasons. River cane baskets with traces of myrtle and olive trees aptly crafted and intertwined with fabric so to form bird nests in a giant aviary, where you could figure birds flying and dancing to the beat of music, the wonderful music which played as the score of all the fashion shows we put on together. The work was deemed the most poetic out of all the installations during the Salone del Mobile in Milano, and with this recognition my admiration for his work grew even stronger. Antonio occupies a very special place in my life together with the extraordinary Patrizia who represents his muse but also the stronghold in his life. It is Patrizia who makes all of Antonio’s ideas and sensations possible.


B IN DESIGN

PATRIZIA SARDO MARRAS

Il binomio moda-design è ormai diventato discusso tema d’indagine e dibattito. Può dirsi che queste due espressioni creative abbiano operato, almeno fino a qualche tempo fa, più su percorsi paralleli che convergenti. Vi è, al contrario, uno stretto confronto dialettico tra il mondo della moda e quello del design. Molti parlano di abolizione dei confini tra i due territori, altri si chiedono se sia la moda a ispirare il design o viceversa. È un lungo discorso: si tratta di realtà che si alimentano reciprocamente e traggono forza dai loro incontri-scontri su ambiti familiari separati da una sottile linea. È più difficile cercare di spiegare la distanza, le differenze, che metterne in luce le similitudini, le analogie. In genere diffido delle forme che incasellano, ingabbiano, imprigionano. E non credo in categorie distinte. Il design è sperimentazione, capacità d’innovazione, ricerca di forme inconsuete e originali e di nuovi significati di tipo simbolico ed emozionale. Il designer riflette sul mondo e cerca relazioni tra realtà differenti: arte, musica, letteratura, fotografia, danza, teatro, cinema, moda. Il discorso è complesso: moda e design, due realtà in stretto confronto dialettico. Non so se appartengo alla tradizione del design e non amo definizioni o categorie: stilista, createur, designer. Nel mio lavoro mi lascio guidare dall’istinto. La vita, la personalità fluisce liberamente, non può essere fissata in ruoli o schemi. Il design è un fenomeno complesso in profonda evoluzione, sta emergendo come uno dei più importanti fattori distintivi e competitivi in tutti i settori industriali e non solo. Il designer ha nella nostra società un ruolo sempre più importante, è un professionista con competenze essenziali per rispondere ai bisogni di sistemi economici alla ricerca di strategie e strumenti che accrescano l’utilità dei prodotti, attribuendo loro nuovi significati. Il designer può offrire soluzioni progettuali innovative che contrastino la crescente competitività del mercato, gestendo lo sviluppo dei nuovi prodotti dall’ideazione fino alla produzione, con una particolare attenzione agli aspetti tecnologici, produttivi e di mercato. Ha la capacità di far interagire e combinare diversi ambiti di conoscenza, quali la tecnologia, il marketing & management, la cultura umanistica, l’arte, la creatività. The fashion-design couple has become a debated topic of investigation. Perhaps these two creative expressions, at least up to a certain point, operated on a parallel level rather than on a convergent one. On the contrary there seems to be a strong connection between the world of fashion and the world of design. Some think that there is no longer any separation between the two while others question whether fashion is a source of inspiration for design or if it is the opposite. It is a very complicated subject matter as we are dealing with two worlds that feed into one another and benefit from their mutual connection. It is harder to explain their differences than to highlight their analogies. I generally stay away from the boxes used to define the things around us. And I don’t believe in the separation in categories. Design lives on experimentation, on the ability to be innovative, to research unusual and original shapes and new meanings that can be both of a symbolic and emotional type. Designers meditate on the world and seek interconnections between different realities: art, music, photography, dance, theatre, cinema and fashion. It is indeed a complicated situation: fashion and design, two worlds in a constant confrontation. I don’t know if I belong to the world of design and I don’t like the idea of being locked in a category: stylist, createur, designer. I let my instinct guide me in my work. Life needs to move without chains, it cannot be fixed in a role or scheme. Design is a complex phenomenon, going through a ongoing evolution and is emerging as one of the most important distinctive and competitive factors in the industrial sectors and beyond. The designers’ role is becoming increasingly important. They are indeed professionals with essential competences needed to answer the needs of economic systems searching for strategies and tools that can support the use of products by giving them band new meanings. Designers are tasked with finding innovative solutions to tackle the competitiveness of the market and managing the development of the products from start to finish, highlighting the technological and functional aspects, making sure they agree with marketing & management, art and creativity.

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FUORI SALONE DEL MOBILE MILANO 2015 ANTONIO MARRAS progetto ROSSANA ORLANDI

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Il designer riflette sul mondo e cerca relazioni tra realtĂ differenti: bin | 22


arte,musica, letteratura, fotografia, danza, teatro, cinema, moda. bin| 23


FUORI SALONE DEL MOBILE MILANO 2015 ANTONIO MARRAS progetto ROSSANA ORLANDI

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Integra le conoscenze, è mediatore di saperi ed è in grado di offrire dei contenuti efficaci e adeguati per poi mettere in relazione teoria e prassi, possibile e realizzabile. Uno dei bisogni primari delle imprese è quello di sperimentare nuove modalità e nuovi servizi e il supporto del design diventa indispensabile. Le sue proposte progettuali, infatti, partono dalla considerazione che la capacità d’innovazione tecnologica di un’impresa, oggi, non è legata alla sola possibilità di generare novità anche radicali delle funzioni dei prodotti. Per generare valore economico non basta una tecnologia anche se rivoluzionaria. Bisogna rispondere ai bisogni dei clienti estendendo i processi di innovazione all’attribuzione di nuovi significati di tipo simbolico ed emozionale. La figura del designer è centrale nell’attivare e gestire questa nuova modalità d’innovazione. Il processo di rinnovamento si dovrà ampliare dalle componenti tecnologiche e funzionali a quelle comunicative e semantiche; tecnologie e forme esistenti, sempre nuove e inedite, vengono ricombinate dando origine a creazioni inconsuete e con un significato originale. One of the basic needs of enterprises is to experiment new procedures and services and the designers’ support is pivotal in this. Their ideas stem from the fact that the technological innovation ability of enterprises is effectively not only focused in generating products with radically new functions. In order to generate economy, technology, even the most revolutionary, on its own is not enough. You need to combine that with the consumers’ needs for an emotional and symbolic meaning.. The designers’ work is fundamental in activating and managing the new innovative procedures. The renovation process needs to be extended to communication and semantics; technologies and existent products are thus shuffled to create unusual objects with an original meaning.

Il Sentiero dei Nidi di Ragno Antonio Marras+Segno Italiano photo by DANIELA ZEDDA

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these pages Il Sentiero dei Nidi di Ragno Antonio Marras+Segno Italiano photo by DANIELA ZEDDA

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photo by

CARLOS SOLITO


MANUFACTURA HIRPUS HARPE TAHÈ KYUÌ

I lupi combattono per la libertà | Wolves fighting for freedom by

MARIA ANTONIET TA SBORDONE

and

ROBERTO LIBERTI


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MANU FACTURA by

L’artidesign delle Manifatture Irpine Artidesign of the Irpinian Manufacturers

MARIA ANTONIET TA SBORDONE

.

and

ROBERTO LIBERTI

Photo by Diego de dominicis P roduz ioni C o - d es i g n: Deja-v ù, Solofra, Leather - Bhumi, Forino, Pot ter y Passaro Produzioni, Montella, Wood - Led Energy, Avellino, Led C hef Marco Contrada C omunic az ione/v i d eo Martina Battisegola , Agnes Pokua Agyeman

“La piccola e media industria e il suo equivalente, l’artidesign, ci sembrano contenere strutturalmente alcune possibilità di soluzione di molti problemi (…). Infatti, quella maggiore flessibilità che si invoca per la grande industria si trova da sempre nella piccola, quella qualità intesa come opposta della quantità è per definizione propria dell’alto artigianato di ieri e dell’artidesign attuale, quel prodotto solido e duraturo al posto dell’informazione leggera e mutevole, quelle lavorazioni più “naturali” e meno inquinanti (…). Non è escluso che queste antiche lavorazioni siano durate per tanti secoli proprio in virtù del fatto che non comportavano un numero così grande di contropartite, di costi sociali, di spreco energetico, ecc. Per quanto paradossale possa sembrare, è sostenibile la tesi che la grande industria e l’industrial design siano in qualche modo costretti a “invertire la rotta”, mentre quella piccola e l’artidesign non possono che “proseguire con determinazione”. (F. Alison, R. De Fusco. L’Artidesign. Electa Napoli 1991)

“Small and medium scale and their equivalent, artidesign”, would seem to contain at a structural level some possibilities for solving many problems (…). Thus the greater flexibility which is recommended for large-scale industry has always been a characteristic of small-scale one, quality is the opposite of quality, is by definition characteristic of skilled craftsmanship or its present equivalent, artidesign, the solid lasting product over against ethereal and ephemeral information, the more “natural” and less polluting production processes (…). It may well be that these time-honoured skills have survived over the centuries precisely because they did not involve so many costs, in terms of social impact, energy waste, etc. However implausible it may seem at first sight, it is possible that large-scale industry and industrial design may be obliged to “go into reverse” while small-scale industry and artidesign can “go into top gear”. (F. Alison, R. De Fusco. L’Artidesign. Electa Napoli 1991)

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Bhumi Ceramiche Forino Avellino

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these pages POTTERY COLLECTION BHUMI CERAMICHE - Forino (AV) Photo by DIEGO DE DOMINICIS

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La matrice originaria della realizzazione di oggetti quotidiani è artigianale e l’Irpinia ne esprime il senso e la maestria. Il progetto Manufactura dimostra che il design, nella sua accezione culturale e produttiva più completa, è in grado di individuare tipologie di prodotti, processi produttivi e strategie di distribuzione innovative. Il confronto con l’esperienza artigianale, pur nel rispetto dell’autonomia operativa dell’esecutore, guida la realizzazione di una serie di manufatti-prototipi per piccole produzioni locali che si caratterizzano per appartenere alla categoria dell’artidesign. I prototipi sono la testimonianza delle capacità dei maestri artigiani del luogo di ascoltare e di innovare la pratica corrente. L’incontro e lo scambio con il design rappresentano la chiave di volta per favorire l’accesso a un circuito di promozione ampio e internazionale. Il progetto è volto a far emergere le potenzialità e le specificità del territorio, attraverso l’interazione tra design e artigianato locale, in un’ottica di pluralità di linguaggi e di esperienze. Le nuove tipologie di oggetti realizzati sono state pensate, infatti, per utilizzare in maniera alternativa materiali e tipologie consolidate. I designer hanno seguito un programma, condiviso con gli artigiani, lo chef, il fotografo, i comunicatori e i video maker, ciascuno nel proprio ambito, per la realizzazione della messa in scena della “Tavola Irpina”. La prima collezione del progetto Manufactura riguarda tre settori tradizionali dell’hand-made campano, rispettivamente pelli, ceramica e legno, e un settore innovativo specializzato nell’illuminazione a led. Manufactura è un marchio registrato. Craftsmanship is the original matrix of the creation of everyday objects and Irpinia incarnates it with mastery and meaning. The Manufactura project proves that design, from a cultural and production standpoint, can identify types of products, procedures and innovative distribution strategies. The comparison with craftsmanship, even in consideration of the operational independence of artisans, leads the creation of a series of prototypes for small local productions that stand out as artidesign manufactures. These prototypes are proof of the skills of the local artisans who can indeed identify and innovate the current trends. The results stem from the encounter and exchange of several professionals who come together to create unique manufactures with an International allure. The project focuses on bringing out the potential and peculiarities of the local traditions through a series of exchanges between the project and the local craftsmanship, highlighting the plurality of techniques and experiences. Sure enough, the new types use the consolidated materials in alternative ways in order to amplify the pleasure of their use. The designers have followed a lead and shared it with the artisans, the chef, the photographer and video makers so to create the perfect set for the “Tavola Irpina”. The first collection of the Manufactura project focuses on three traditional hand-made sectors of the Campania region and respectively leather, pottery and wood alongside an innovative sector such as the led lighting. Manufactura is a registered brand.

DEJA-VÙ leather Solofra (AV) Previous page photo by Raffaele Mariniello This page photo by DIEGO DE DOMINICIS

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this page passaro produzioni Montella (AV) photo by RAFFAELE MARINIELLO next page sottopiatti, sottobicchieri photo by DIEGO DE DOMINICIS

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piatto BHUMI CERAMICHE tovaglietta DEJA-VÙ sottopiatto PASSARO PR ODUZIONI photo by DIEGO DE DOMINICIS

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MANUFACTURA FOOD by Chef Marco Contrada photo by DIEGO DE DOMINICIS

antipasto carmasciano, carciofi e triglia con croccante di riso e gelatina di mele annurche

primo raviolo fritto ripieno di nespola germanica irpina, broccolo aprilatico, fava di cacao e nocciola avellana

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secondo fiorentina di agnello laticauda con peperone crusco, yogurt topinanbur e thè matcha

dolce cubo irpino di bombarda

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this page lampada LED ENERGY paralume DEJA-VÙ base PASSARO PRODUZIONI photo by DIEGO DE DOMINICIS next page photo by CARLOS SOLITO

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HIRPUS HARPE TAHÈ KYUÌ antico detto in lingua Osca della tribù degli Irpini

I lupi combattono per la libertà | Wolves fighting for freedom

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PAUL

The Murano glass ceiling light: ORA by Paul Mathieu www.paulmathieu.net available through Paul Mathieu

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MATHIEU worldwide designer by

ROBERTO LIBERTI

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PAUL Worldwide designer. MATHIEU by

ROBERTO LIBERTI

Dopo aver studiato presso le più prestigiose scuole di arte e design in Francia e in Inghilterra, Paul Mathieu sviluppa uno stile unico e un’eccezionale abilità nel creare manufatti, che, grazie all’utilizzo di una vasta gamma di materiali come il vetro di Murano ed il bronzo, hanno attratto l’attenzione dei collezionisti di tutto il mondo. Le sue creazioni sono caratterizzate da uno spiccato senso estetico e da una ricerca di materiali di lusso che reinventano le manifatture tradizionali. Francese di nascita, vive e lavora attualmente tra New York, Aix-en-Provence, Udaipur e Murano.

Educated at prestigious art and design establishments in France and England, Paul Mathieu’s unique style and exceptional ability to create using a wide range of materials from Murano glass to bronze rapidly gained him a reputation that has consistently attracted the attention of preeminent design visionaries and collectors worldwide. He currently divides his time between New York, Aix-en-Provence, Udaipur and Murano.

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PAUL MATHIEU www.paulmathieu.net


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MADELEINE Murano glass chandelier by Paul Mathieu

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Photo by LUIGI DI MAGGIO

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GYAN Gallery, in Jaipur India www.gyangallery.com design by Paul Mathieu photo by YALE WAGNER

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Che ne pensi del design italiano e quali sono secondo te i caratteri distintivi del Made in Italy? Ho avuto l’opportunità di lavorare sia in Francia che in India dove ho potuto apprezzare il loro savoir-faire, la tecnica e l’utilizzo dei materiali. La differenza principale tra il design italiano e gli altri sta nella capacità tutta italiana di padroneggiare i materiali high-tech e le nuove tecnologie. C’è lo spirito coraggioso e c’è una libertà che, combinata con la tradizione, produce grandi risultati. In Italia quali aree produttive distrettuali conosci? Ho lavorato per anni a Murano con i maestri del vetro. Sono stati fondamentali per creare e produrre le mie collezioni di luci Madeleine e Luma. Recentemente ho scoperto il distretto di Forlì, grazie a una bellissima collaborazione da cui è nata la collezione per il Luxury Living Group, che mi ha permesso di lavorare su una serie di materiali come la pelle, il legno e i metalli. La contaminazione da parte di altre culture è un’occasione per il Made in Italy o rischia di indebolirne l’identità? Vedo grandi opportunità nella collaborazione e produzione di oggetti per altri come punto di riferimento per l’alta qualità con tecnologie avanzate e combinazioni di materiali unici e innovativi. La commistione del design e delle prospettive di svariate culture regalerà sicuramente un brillante futuro al Made in Italy. Lavori anche con giovani designer? Si ho lavorato con alcuni giovani designer, soprattutto negli USA e a Londra, per dei progetti speciali. Credo che il mercato USA offra grandi opportunità per i marchi del Made in Italy. Gli architetti e designer americani hanno grande rispetto per il design e l’artigianato italiano. PAUL MATHIEU www.paulmathieu.net

Do you like Italian design and what is the real difference between made in Italy and other made in places? I have had the opportunity to work both in France, and India where i fully appreciated their savoir-faire, technique and use of materials. The primary difference that I see between them and Italian design is in the Italian masterful capability in the use of high-tech material and technology. There is a daring spirit and freedom combined with their tradition that is implemented with great efficiency. What are the Italian districts you know of ? I have worked for several years in Murano with their incredible glass masters. They were instrumental in the productions of my very successful Madeleine and Luma lighting collections. lately I have discovered the Forli district through a beautiful collaboration for the design of a collection for the Luxury Living Group where I have delved into upholstery and an array of materials for furniture, like leather, wood, and metal. What is the future of Made in Italy? I see grand opportunities in the collaborations and productions for others as a form of reference for top quality, cutting edge technology, unique material combinations and innovations. Combined with each culture’s unique designs and perspective, I see a very bright future for Made in Italy. Do you work with young designers? Yes I have worked with some young designers mostly in the U.S. and London on special projects. I believe the U.S. market consistently offers great opportunities for Made in Italy brands. U.S. architects and designers have a great respect for Italian design and craftsmanship.

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CONTOUR cabinet by PAUL MATHIEU for LUXURY LIVING www.luxurylivinggroup.com


GYAN Gallery, in Jaipur India www.gyangallery.com design by Paul Mathieu photo by YALE WAGNER

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GYAN Gallery, in Jaipur India www.gyangallery.com design by Paul Mathieu photo by YALE WAGNER

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photo by CLAUDE WEBER


Paul Mathieu in Gyan lobby Marble desk by Paul Mathieu


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siedimi

DESIGN COMPETITION Made in Cloister - Jsign by

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CHIARA BOSCOTRECASE


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p h oto b y M AT T EO A N AT R E L L A

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competition SIEDIMI Design Made in Cloister

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Jsign

by chiara boscotrecase

Nell’articolo sono presentati i primi tre classificati al concorso Siedimi promosso da Made in Cloister & Jsign, diretto a giovani designers under 35 per la progettazione e realizzazione di una sedia, impilabile e/o pieghevole destinata ad arredare gli spazi workshop/ readings di Made in Cloister. Il Concorso di progettazione si inserisce in un più ampio progetto per la creazione degli arredi destinati al ristorante e alla zona espositiva di Made in Cloister che saranno creati da artisti/designers internazionali con i maestri artigiani, in linea con la mission che guida il progetto di riconversione e rigenerazione urbana di Made in Cloister. The article herewith includes the top three of the SIEDIMI contest promoted by Made in Cloister & Jsign, aimed at young designers under 35 for the design of a reclining chair set to decorate the Made in Cloister workshop /reading rooms. The contest also includes the creation of a series of objects destined to furnish the restaurant and the exhibition rooms of the building where artists/designers from all over the world are called to work on the Made in Cloister urban reinvention project.

Il vincitore /con.cet.ta/ progetto di: Alessandra Coppola - Loredana De Falco - Annamaria Messina - Orazio Nicodemo - Ciro Priore - Martina Russo - Davide Savoia

The winner /con.cet.ta/ project by: Alessandra Coppola - Loredana De Falco - Annamaria Messina - Orazio Nicodemo - Ciro Priore - Martina Russo - Davide Savoia

Premiata per l’impegno profuso sia nello sviluppo del concept che nello storytelling e nella presentazione. Un esempio di giovani progettisti che hanno saputo perfettamente interpretare la tradizione in maniera creativa e ironica. Concetta è la sedia. Riconoscibile, familiare e paradigma della tradizione napoletana capace di essere attuale è suscettibile di reinterpretazioni. La sincerità della sua struttura e della sua stessa essenza si traduce nel suo nome: semplice ma forte. Concetta è esattamente ciò che mostra. Concetta è ironica. Concetta è familiare. Concetta è funzionale. La sedia che tutti conoscono, immancabile nella memoria visiva dell’idea di casa è stata presa-studiata-indagata, hackerata e resa richiudibile così da emanciparla. Il legno della sua struttura, la paglia della seduta e il metallo, che rende possibile il movimento. Concetta in casa non è più ingombrante e di intralcio. Concetta esce di casa ma si porta dietro l’idea ad essa legata così da riempire lo spazio che la ospita di familiarità e intimità.

Recognized for their commitment profused in developing the concept and for the storytelling used for the presentation. A group of young designers capable of interpreting the tradition in an ironic and creative way. The chair is Concetta. It is immediately recognizable and follows the Neapolitan tradition and its ability to be current and plastic for any future reinvention. The honesty of its structure and its very essence is represented by its name: simple but strong. Concetta tells it like it is. Concetta is ironic. Concetta is familiar. Concetta is functional. The chair, an object which everyone is familiar with, an essential part of the house and everyone’s vision of it was studied, hacked and made reclining so to emancipate it. Made up of wood, straw and metal, which makes it reclining. Concetta is no longer a bulky or unwieldy object around the house. Concetta goes out of the house but fills in any space with intimacy and familiarity.

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s e d ia C O N C ET TA (th e w in n e r)

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Il 2° classificato è il progetto CA.TA.RÌ di Ze Studio. Il 3° classificato è il progetto CHAIRD di Marco Fiorillo. A valutare i progetti è stata una giuria composta da architetti, artisti, docenti e professionisti. Dalla grande partecipazione al Concorso e dai tanti progetti interessanti ricevuti, è fortemente emersa la professionalità con cui anche i giovanissimi hanno lavorato per proporre idee in linea con il bando, facendo ricerca sul luogo, sulla sua storia, sulle sue origini e sul contesto nel quale si inseriva la seduta richiesta. I progetti ricevuti sono un chiaro indice della voglia di emergere dei giovani progettisti, della capacità di mettersi in gioco e del fermento che in Italia c’è sul design e sull’artigianato. Made in Cloister è un progetto di rigenerazione urbana partito con il restauro del chiostro cinquecentesco della Chiesa di Santa Caterina a Formiello a Napoli, nell’antico quartiere di Porta Capuana, che versava in stato di totale abbandono, al fine di riconvertirlo in uno spazio multidisciplinare aperto alla città dove designers e artisti possano lavorare, sperimentare ed esporre con i maestri artigiani. A maggio, dopo una lunga fase di lavori, il chiostro, nell’ambito della programmazione della XXI Triennale, inaugurerà con la mostra di Laurie Anderson, curata dalla Fondazione Tramontano Arte. La mostra sarà la naturale prosecuzione della ricerca che l’artista sta compiendo, già da tempo, sui temi della perdita, dell’amore e dell’arte. II progetto architettonico è stato realizzato da Keller Architettura e, in linea con la mission di Made in Cloister, gli arredi sono stati progettati in collaborazione con artisti e designers internazionali e prodotti da artigiani campani. In particolare il designer newyorkese Chris Rucker, con la curatela dello studio Lot-ek NY, ha disegnato tutti gli arredi della zona ristorante, prendendo ispirazione dalla forma del “cavalletto”, oggetto simbolo presente in tutte le botteghe visitate; Maria Thereza Alves, artista brasiliana, ha progettato due poltroncine in ferro che ricordano l’avanzare di un ragno e che saranno impreziosite dai tessuti Dedar; l’artista Mimmo Palladino ha decorato il servizio di piatti realizzati in porcellana di Capodimonte e Jimmie Durham, artista Cherokee, ha realizzato per il chiostro un tavolo scultura.

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2nd rank: CA.TA.RÌ by Ze Studio. 3rd rank: CHAIRD by Marco Fiorillo. The projects were selected by a jury composed of architects, artists, professors and experts. The huge number of participants and projects that took part in the contest brought out the expertise of the young designers who studied the location, its history, origins and future setting of the chair. The projects submitted in the contest are proof of the designers’desire to emerge and to question themselves and of the current ferment of design and craftsmanship in Italy. Made in Cloister is an urban regeneration project which stems from the restoration of the Sixteenth century cloister of the church of Santa Caterina a Formiello in Napoli, near the old Porta Capuana quarter, which was in a complete state of abandon so to transform it into a multidsciplinary space for the exhibition of designers and artists alike. The complex is set to launch its first exhibit in May on the occassion of the XXI Triennale with the works of Laurie Anderson. The exhibition will focus on loss, love and art. The regeneration project was carried out by Keller Architettura whilst, in line wih the Made in Cloister mission, the interior design was made in collaboration with artists and designers of various origins in collaboration with the artisans from Campania. New York designer Chris Rucker, with the support of the Lot-ek NY studio, designed the furniture of the restaurant. He recreated the “cavalletto” shape, which he discovered visiting the city’s labs, in many of the designs; Maria Thereza Alves, a Brazilian artist, designed two metal sofas resembling a spider set to be decorated with Dedar fabrics; Mimmo Palladino created the Capodimonte porcelain plates whilst Jimmie Durham, a Cherokee artist, created a table sculpture for the cloister.


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s e di a CATARÌ (2 nd rank )

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s e d ia C HA IRD ( 3 rd ra n k)

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MILANO DNA italiano e determinazione araba by

DIEGO ARMANDO VASSO

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italiano e MODO DNA determinazione MILANO araba. by

DIEGO ARMANDO VASSO

È passato qualche decennio da quando Gianfranco Ferrè tentò di averla al suo fianco nella direzione della Maison; già a quei tempi, Raffaella Carnevale aveva ben chiara la futura evoluzione della sua vita, una gloriosa e irripetibile storia di intraprendenza, dedizione ed immenso coraggio, tutto in nome dell’amore per il bello. Raffaella, ballerina di ineguagliabile talento e nordica bellezza, nasce circondata dal gusto e dalla raffinatezza. Mamma Lucia ha trasformato il suo atelier di Arona in un crocevia di teste coronate e personalità femminili di prim’ordine, dettando a chiare lettere, per oltre un quarto di secolo, le regole dell’eleganza e dell’artigianalità made in Italy. La fama cresce al punto da richiamare fra le fila della clientela le principesse della dinastia Al Saud, discendenti dirette del re Abdullah Abdulaziz Al Saud, il monarca che più degli altri ha plasmato l’importanza dell’Arabia Saudita sullo scacchiere della politica mondiale. È un segnale del destino la presenza cosi marcata della clietela mediorientale, un monito che ricomparirà d’incanto nella vita di Raffaella, segnandone il suo successo. Dubai, 2008, in un clima economico di ingestibile incertezza e diffidenza, Raffaella decide sotto le più fosche aspettative, di dar vita alla sua creatura. MODOMILANO apre i battenti presso l’elegante complesso delle Jumeraih Lake towers. Sono anni granitici, temibili, di passi farraginosi ma anche di instancabile devozione verso la sua primordiale intuizione che fin qui l’aveva spinta. Un decennio dopo, MODOMILANO è diventata l’agenzia di architettura ed interior design fra le più quotate di tutto il golfo. A few decades ago Gianfranco Ferrè tried to hire her for the direction of the House; Even back then Raffaella Carnevale had a clear vision of what her life would have been: a glorious and one of a kind story of dedication, bravery and enterprise in the name of beauty. Raffaella, an incredibly talented dancer with beautiful Nordic features, has always been surrounded by taste and elegance. Her mother Lucia morphed her atelier in Arona into a melting pot of crowned heads and Female A-listers dictating for over a quarter of a century the rules of made in Italy elegance and craftsmanship. At its peak the atelier attracted the attention of the Al Saud family, the heirs of king Saudi Arabia king Abdullah Abdulaziz Al Saud. The Middle Eastern clientele has always been the engine to Raffaella’s succes. Sure enough in Dubai, 2008, in a very uncertain economic climate, Raffaella decided to launch her creature. MODOMILANO opened in the tres chic setting of Jumeraih Lake towers. The first steps are full of fear and doubt but the dedication is there and her intuition to move in that part of the world pays off. A decade later, MODOMILANO is one of the most successful architecture and interior design agencies in the Gulf.

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Con un portfolio di oltre 100 progetti relizzati fra hotel, residenze e ristoranti, MODOMILANO ha riconfermato il primato italiano di saper fare le cose e farle bene. Il successo conquistato diviene inarrestabile, MODOMILANO è chiamata a disegnare tutti i ritoranti BICE del mondo, è scelta come unico consulente di interni negli Emirati arabi di brands come Gucci e Bottega Veneta, fino poi ad aggiudicarsi l’esecuzione dei compoud reali della famiglia Al Nahyan, la dinastia regnante. L’acclamazione trasversale per ciò che Raffaella ha creato è testimoniata da una lista di riconoscimenti densa di primati: fra i vari degni di nota, sono da annoverare il premio per il miglior progetto di interior design di tutto il Golfo con l’esecuzione del complesso “Le Reve” ed il premio come miglior progetto hospitality della Nigeria. Ma l’innovazione e la sfida sono linfa vitale per la titanica fondatrice di MODOMILANO che raggiunge un altro traguardo di rilievo aggiudicandosi la progettazione degli interni dell’Hilton Masdar city, il primo vero gioiello dell’architettura ecosostenibile a vedere la luce in questa parte del mondo. 316 camere, 11037 metri quadrati di scenari materici e nitidi; geometrie ricercate che si inframezzano a spazi minimal e ad ampi squarci di carrara bianco e moquette. Dalle vernici fino ai sistemi di illuminazione led e all’alimentazione energetica; un sofisticato complesso che aprirà i battenti nel 2017 e che certifica la volontà del gruppo Hilton di riconfermarsi fra i gruppi di riferimento principali presso gli Emirati Arabi. Il gruppo Hilton ha voluto dedicare questo progetto alla città di Masdar, designata a essere il distretto urbano con la minore emissione di anidride carbonica al mondo, il primo ad aggiudicarsi la Estidama 3 Pearl, l’equivalente della certificazione europea ambientale LEED. MODOMILANO un modus vivendi vincente all’insegna dell’armonia e di tutti i sinonimi declinabili del lusso. Un fermento italiano ed una capacità di sognare ineguagliabile tutta mutuata dalla civiltà emiratina. Raffaella e gli Emirati sono esempi di ciò che gli umani possono raggiungere quando a guidarli resta solo la passione verso il bello e verso se stessi.

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RAFFAELLA CARNEVALE

With a portfolio that includes over 100 projects carried out for hotels, residences and restaurants, MODOMILANO confirms the Italian reputation of quality and elegance. MODOMILANO gets hired to design all the BICE restaurants in the world, as the sole consultant of interior design for brands such as Gucci and Bottega Veneta in the UAE, and for the design of the Royal compounds of the reigning dynasty Al Nahyan. The across the board accolades for Raffaella’s work include various awards such as the best interior design in the Gulf award for her project “Le Reve” and the best hospitality project in Nigeria. Innovation and challenge are at the core of the work of the founder of MODOMILANO who climbs yet another top with the commission of the interns of the Hilton in Masdar city, the very first sustainable project to see the light in this part of the world. 316 rooms, 11037 square metre of neat scenary; polished geometry intersected with minimal structures and white carrara marble and moquette. Led lighting and energetic supplies; a sophisticated complex that will open in 2017 and is proof of the desire of the Hilton Group to reclaim its relevance in the UAE. The Hilton has dedicated this project to the city of Masdar, which is set to become the urban district with the lowest emission of carbon dioxide in the world. The first to win the Estidama 3 Pearl, the equivalent of the European LEED certification. MODOMILANO represents a modus vivendi where harmony and luxury are at its core. An Italian ferment with a calling to dream that stems from the culture of the Emirates. Raffaella and the Emirates set the example of what any man or woman can achieve when there is passion and a desire of beauty. bin| 75


CHIARA SCARPITTI STUDIO Oggetti, cose e artefatti alchemici by C H I A R A SCA R P I T T I

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cose CHIARA SCARPITTI Oggetti, e artefatti STUDIO alchemici. by

CHIARA SCARPITTI

Chiara Scarpitti Studio è uno studio di design transdisciplinare con sede a Napoli che dal 2010 si occupa di product design e contemporary jewelry, in ambito internazionale. Chiara Scarpitti, la designer che gestisce lo studio, è PhD in Design presso la Seconda Università degli Studi di Napoli e docente presso lo Jewelry Department dello IED Moda di Milano. Per queste ragioni lo studio si occupa sia di ricerca applicata che di ricerca teorica nel campo del design. L’intento è quello di indagare da un punto di vista antropologico, il significato dei materiali, delle tecniche e dei processi. Gli oggetti sono costruiti attraverso un’ibridazione di tecniche, sia industriali che artigianali. La stessa sinestesia progettuale è adottata per quanto riguarda i materiali che vanno dalla seta pura all’argento, alla carta, all’acciaio, al plexiglass, al vetro, ai polimeri sinterizzati. Così come il gioiello è in relazione dialettica con quella dimensione poetica e visionaria che giace nascosta in ognuno di noi, allo stesso modo gli oggetti sono intesi come dispositivi esistenziali, artefatti che aprono al dialogo con se stessi e l’altro. Tutto è finalizzato a una riflessione profonda sull’oggetto come punto di intersezione tra design e arte, industria e artigianato, tecnologia e umanità.

Chiara Scarpitti Studio is a transdisciplinary Design Studio located in Napoli. Since 2010 it has focused its attention on product design and contemporary jewelry on a worldwide scale. Chiara Scarpitti, the head designer, is a PhD in Design at the Seconda Università degli Studi di Napoli and teaches within the Jewelry Department of IED Moda in Milano. The Studio aims at investigating, from an anthropological perspective, the meaning behind the materials, their techniques and procedures. The objects are created through crossbreeding procedures, of an industrial and artisan nature. The same procedural synesthesia is used for materials such as silk and silver, paper, iron, plexiglass, glass and polymeric materials. Jewels have a special relationship with the poetic and visionary dimension that is hidden in each one of us whilst any object is to be intended as an existential tool, artifacts that encourage the dialogue between several entities. Everything is aimed at a careful study of the object which is an intersection point between art and design, craftsmanship and industry, technology and humanity.

PglassfactorY photo by soukizy.com



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PglassfactorY photo by soukizy.com

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these pages PglassfactorY photo by soukizy.com

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B IN TALENTS Lo Studio ha esposto i propri lavori in molte città all’estero tra cui New York, San Francisco, Melbourne, Taipei, Tokio, Pechino, Parigi, Londra, Barcellona, Berlino, Amsterdam, Monaco, Milano e altre. È stato vincitore di diversi premi internazionali tra cui il Premio Leonardo per la ricerca scientifica nel 2016 a Roma, il Preziosa Young nel 2013 a Firenze e il Joya nel 2012 a Barcellona. Nel catalogo della sua personale del 2012 a cura della Fondazione Plart, Patrizia Ranzo, professore ordinario della Facoltà di Architettura della Seconda Università degli Studi di Napoli, scrive: “...con una sua particolare, densa e profonda cosmogonia progettuale trae dalle geografie fisiche e mentali della sua terra e dalla sua ricerca personale, in contatto con il mondo, le sue fluttuazioni postcontemporanee. La cosmogonia di Chiara, infatti, supera le innumerevoli sperimentazioni del design e della moda del contemporaneo per approdare a un progetto che ricerca le sue ragioni nel cuore stesso delle cose e della materia. La sua formazione aperta al mondo, alla sperimentalità del nuovo, ma anche ai gesti antichi della manualità, la rende interprete di un sentire che è già il nostro futuro; un futuro di super artigiani, poeti e tecnologi insieme. Fuori dai numeri della iper-produzione e dall’identità seriale, dentro le ragioni più intime dell’evoluzione materica ed espressiva della nuova manualità”. La collezione “Crystalline” è ispirata alle logiche di aggregazione dei cristalli e delle strutture naturali inorganiche. Un gioco tra artificio e natura in plexiglass che fa dell’incastro tecnico e del contrasto cromatico la caratteristica estetica principale. Tutti gli elementi sono numerati e assemblati manualmente. Le strutture sono dinamiche, progettate con delle microflessioni terminali che le fanno vibrare. Una volta accese diventano corpi luminosi che tracciano ombre a seconda della luce. The Studio has exhibited its works in several cities in the world such as New York, San Francisco, Melbourne, Taipei, Tokyo, Beijing, Paris, London, Barcelona, Berlin, Amsterdam, Munich, Milan and others. It has received several accolades such as the Leonardo Award in 2016 the Preziosa Young Award in 2013 and the Joya in 2012. Patrizia Ranzo, Professor at the Seconda Università di Napoli, wrote in the 2012 catalogue about the work: “...With a peculiar, dense and deep cosmogony, her postmodern fluctuations are a result of the physical and mental geography of her region and personal research. Chiara’s cosmogony goes beyond the experimentation of modern design and fashion and represents a research of the real meaning of matter and life itself. Her education has helped her open up to the world and experiment with what is new whilst keeping the dexterity tradition alive making her the ideal spokeperson of the future; a future that is made up of super artisans, poets and technicians all molded into one entity. The “Crystalline” collection was inspired by the aggregation logic of the crystals and inorganic matter. A great mix of artifice and nature in plexiglass with chromatic contrasts and technical joints at its core. All the elements are numbered and assembled manually. The structures are very dynamic and become bright bodies once lit drawing shadows in accordance to the light. www.chiarascarpitti.com www.pglassfactory.com

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these pages photo by Carlo William Rossi and Eugenio D’Orio

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MIRROR COLLECTION_DIORA IN Raro Design collection designer ROBERTO LIBERTI photo by MATTEO ANATRELLA

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simply made in italy

www.raro-design.com

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V I N N I E

LIAZZA

architettura dell’anima tra arte e design photo by

VINNIE LIAZZA text

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CATERINA ARCIPRETE


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VINNIE Architettura dell’anima LIAZZA tra arte e design. photo by Vinnie Liazza by Caterina Arciprete

Nei tagli di un obiettivo attento, quello del fotografo Liazza, sono catturati dettagli di verticalità ed esasperazioni geometriche che solo un occhio visionario può cogliere. L’architettura non è più tale, è pretesto per giochi di ambiguità dove il design, l’arte, l’urbanistica divengono tutt’uno. Dove un angolo può essere spazio proiettato su un macrocosmo e al tempo stesso essere microcosmo che vibra di vita propria. Le linee metafisiche raccontano di un’intimità introspettiva. La dimensione di forme raccolte, geometriche simmetrie volte a costruire un rapporto a due: lo spazio creato da un taglio e lo sguardo del fruitore, viaggiatore a riposo in una pausa fuori dal “tutto”, dentro quella intimità che stringe il campo visivo in un design che non è più edificio, cemento, mattone ma piuttosto soggettiva interpretazione di piani riconosciuti come “uno, nessuno e centomila”. In the deepest cuts of photographer Liazza’s very focused lens, vertical details and augmented geometries are captured thanks to his visionary glance. Architecture becomes something more, an excuse for ambiguous games where design, art and city planning become one. Where an angle can be a projected space onto a macrocosm but at the same time a microcosm that has a life of its own. The methaphisycal lines tell the story of a very introspective intimacy. The dimension of shapes, geometric symmetries aimed at building a one on one relationship. The space created by a cut and the observer’s glance, a traveller’s rest in another dimension, an intimacy that narrows the visual field and morphs it in something different than a building, concrete, bricks. A subjective interpretation of recognised planes that represent everything but nothing at the same time.

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L’anima è viva nella forma e vibra di segmenti orizzontali e slanci verticali che sono una e nessuna identità, mentre il paesaggio diviene astrazione moderna che in sé porta centomila identità. I piani obliqui si proiettano verso l’esterno, al di là del riquadro dello scatto fotografico, dando vita ad infinite possibilità paesaggistiche ma al tempo stesso portano “dentro”, nella fessura che lascia intravedere cosa si cela nella sua individualità, quello che anche una paesaggistica urbana può contenere. Il lavoro del giovane fotografo segue un percorso interiore più che collettivo. I suoi tagli e le tonalità sono astrazione pura e ci riportano alle opere di Mondrian, Malevič e Kandinsky. Lasciano intuire, senza svelare del tutto, una realtà metafisica che De Chirico ha identificato a partire dal 1910 come realtà che trascende la “fisica”. Sono immagini che evocano oggetti e luoghi appartenenti più all’immaginario soggettivo che al reale oggettivo, mirati alla preziosa intimità di un luogo “privato” evocato e ricercato come rifugio in un ritaglio rubato alla panoramica collettiva. The soul is palpable in the shapes and vibrates in the horizontal segments and vertical aims which have several identities whilst the passage becomes a modern abstraction with a Thousand identities of its own. The slanting planes are projected towards the outside, creating various landscapes that have a life of their own beyond the frame and the snapshot, and simultaneously hide a different and secret world behind the immediately visible urban landscapes. The young photographer’s work follows a very indivisual path. His cuts and tones are pure abstraction and remind us of the work of Mondrian, Malevič and Kandinsky. They leave us wondering without giving everythig away about a metaphysical world which De Chirico identified back in 1910 as a reality that transcends physics. These are images that evoke objects and places that are part of a subjective vision rather than the real world and are aimed at the precious intimacy of a private place evoked as a shelter.

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ARTWORT SELECTION

Cosma Frascina: lavoro manuale e forme primordiali

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by FA B I O L A M E L E photo by C OS M A F R ASC I N A

La storia di Cosma Frascina è una storia assolutamente attuale. Nasce a Grottaglie, Puglia, nel 1989, anno che vede la caduta del muro e l’ascesa dei Simpsons, come sottolinea la sua bio. Come molti ragazzi del sud, matura quello stesso sentimento di rifiuto e straniamento nei confronti di un ambiente visto come mentalmente chiuso, provinciale, impantanato nei suoi schemi, incapace di dare sostegno e riconoscimento a chi ha voglia di pensare fuori dal coro. Come molti ragazzi del Sud afflitti da questo stesso senso di non appartenenza, lascia la sua terra per perseguire gli studi in design all’ISIA di Firenze. Il termine del percorso di studi mette in luce quella condizione di disorientamento che allo stesso modo accomuna oggi tanti giovani nel momento in cui, loro malgrado, devono confrontarsi con un futuro dalle prospettive tutt’altro che nitide, soprattutto nel campo dei mestieri creativi. A questo punto le opzioni che vengono prese in considerazione sono in genere due: andare via, ancora più lontano, come fanno o sperano i più, perché “tanto in Italia non puoi fare niente”; oppure tornare in famiglia, per prendersi una pausa, o magari per arrangiarsi, spesso senza troppe ambizioni. Cosma Frascina’s story is very “now”. Born in Grottaglie, Puglia, in 1989, the year of the fall of the Berlin wall and the rise of the Simpsons on global TV as outlined in his bio. Like many other young people born and raised in the South he starts feeling the limitations of a narrow minded and small-town environment that has no sympathy nor support for those who are perceived as different. And like many other young people from the South he decides to move to Firenze to study design at the ISIA. At the end of his studies he finds himself in a state of confusion which so many of his peers experience when the future is all but clear and even more so in the world of creative arts. At this point there are usually two options: to go away, even further, maybe abroad because “there is nothing you can do in Italy”; or go back to your hometown, take a break, stay with you family and let go of your ambitions. www.artwort.com www.cosmafrascina.com

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Cosma torna a casa. Quello stesso contesto, prima visto come arretrato e poco dinamico, gli offre la tranquillità necessaria a chiarirsi le idee. Oltre al bisogno di rallentare un attimo, emerge, però, anche la voglia di fare, di mettersi in moto, di realizzare qualcosa di tanto concreto quanto lontano dalle astratte, uniformate esercitazioni accademiche. Rimette a posto una vecchia casa di proprietà, passa l’estate a fare ordine, nella sua testa e tra la roba vecchia. Quello che doveva essere un periodo provvisorio di riflessione si rivela come l’occasione da cogliere per trovare la propria strada giù al Sud. Inizia a fare ricerche e sperimentare nel nuovo spazio da lui riorganizzato per essere funzionale al suo progetto. Si riavvicina alle sue radici, scegliendo un percorso che lo porta alla riscoperta delle capacità manuali. Si documenta, prova, sbaglia, impara a fare tutto da autodidatta. Come un moderno Efesto rinchiuso nella sua fucina-laboratorio, Cosma affronta ogni lavoro come una ricerca personale e specifica, che coniuga l’approccio contemporaneo con la tradizione artigianale, sporcandosi le mai e mettendoci dentro il suo stesso sudore. Cosma goes back home. The same environment first perceived as underdeveloped and slow now seems to offer him the ideal place to clear his mind. Apart from the need to slow things down a little, he also feels the need to get back in the game and to create something more real and dethatched from the past abstractions and academic exercises. He renovates an old family house and spends his Summer clearing his thoughts about the future. What was once intended to be a break becomes the occasion to find his way right from where he started from, in the South. He starts researching and experimenting. He goes back to his roots and rediscovers his manual skills. He studies, tests, makes mistakes and learns as a self-taught. Like a modern Hephaestus in his smithy, Cosma takes on his work as a personal challenge conjugating the contemporary approach with the traditional craftsmanship, sweating and getting his hands dirty in the process.

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Santo Martino e Fire Work With Me interpretano lo stesso legame con i primordi. Il primo come oggetto composto da frammenti di terracotta risalenti all’etĂ del bronzo, recuperati nelle campagne circostanti e legati assieme con del filo di ottone ossidato. Il risultato è una forma nuova che conferisce ai singoli elementi un diverso significato e nuova vita. Fire Work With Me, invece, come serie di vasi composta da pezzi unici realizzati sperimentando tecniche arcaiche di lavorazione della ceramica. Santo Martino and Fire Work With Me explain the same relationship with the beginnings. The first is an object made up of fragments of terracotta dating back to the bronze age, findings of the surrounding countryside held together by a string of oxidized brass. The result is a new shape that gives conveys a new meaning and a new life to every single element. Fire Work With Me, in contrast, is a series of vases composed of unique pieces created by experimenting archaic procedures on ceramic.

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DEAR HANDS designer COSMA FRASCINA

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VALLE D’AOSTA - Caffè valdostano 20 ITALIAN TOOLS designer francesco fusillo

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Via Armando Diaz, 44 - 80134 Napoli DEAR HANDS designer COSMA FRASCINA

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Dear Hands è probabilmente la serie che meglio racchiude il significato del suo modo di lavorare: un set di strumenti da lavoro in materiali semplici e lasciati un po’ grezzi, assemblati in forme elementari, quasi primitive. Tutto nasce da una riflessione sulla presenza smodata delle nuove tecnologie, a discapito delle abilità manuali. L’intento di questi strumenti è quello di adattarsi, per la loro imperfezione, agli usi più disparati e di invitare l’utente al recupero, quasi terapeutico, della precisione del gesto fisico attraverso il ripristino di quel dialogo mente-mano oggi involuto. La vera chiave di volta dei suoi attuali lavori è costituita però dalla serie Calcarenite, un progetto intimamente collegato alla natura, ai materiali e alle tradizioni della sua terra natia, il Salento. La calcarenite è una pietra locale che Cosma recupera in vecchie cave oggi abbandonate al degrado. Affascinato dalle qualità estetiche del materiale, il giovane designer lavora singolarmente ciascun blocco di pietra, dando di volta in volta una forma e una funzione sulla base di quanto suggerisce l’istinto. La lettura di ogni pezzo è facilitata dal contrasto tra le parti lasciate a grezzo e quelle rivestite di intonaco bianco. La serie è interamente realizzata a mano ed è composta da una panca, una lampada da terra (con forma ad arco e luce a led) e vasi e scaffali dalle dimensioni modulari. Coerentemente con la poetica di Frascina, la serie vuole esprimere il bisogno intimo dell’uomo di una più profonda e significativa connessione con la terra e i suoi elementi: un auspicato ritorno all’archetipo della grotta, i cui spazi dai confini indistinti danno vita a quelli che definisce come “paesaggi interiori”.

Dear Hands is probably the most representative of his works. A set of working tools made up of simple materials assembled in elementary, almost primitive, shapes. Everything stems from a reflection about the new technologies used as a substitute of the manual skills. The aim of these tools is to adapt, for their imperfections, to any use and to invite the users to go back to the precision of the physical gesture in a almost therapeutic mind-hand dialogue. The real blueprint of his work is represented by the Calcarenite series, a project so intimately connected to nature, materials and to the traditions of his homeland Salento. The calcarenite is a local stone which Cosma finds in old abandoned mines. Fascinated by the look of the material, the young designer works on each block individually, giving them a shape and a function as dictated by his instinct. The interpretation of every piece is assisted by the contrast between the rough parts and the ones covered with white plaster. The series is completely handmade and is made up of a bench, a lamp ( arch shaped and led lighting) and vases and shelves of various dimensions. The series expresses the need of men for a deeper and more meaningful connection with the earth and its elements: A hoped for return to the archetype of the grotto, where its undefined space creates what the designer calls the “ interior landscapes”.

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CALCARENITE esigner COSMA FRASCINA

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BIN-Born In Naples è una piattaforma internazionale sulle comunità creative tra design, arte e moda, che analizza nuovi scenari della cultura contemporanea del made in italy partendo dal sud della nostra penisola. Correnti nate a Napoli come luogo di passaggio/ scambio di culture mediterranee ed internazionali e nascita di nuove correnti contemporanee nell’arte, passando per i nuovi scenari del mondo del cinematografico e teatrale o musicale. Comunità creative che dimostrano un’intelligenza “unica” che si diffonde facilmente nel resto del globo grazie alle particolari capacità sperimentali nell’esprimere i diversi generi di un gusto esclusivamente made in Italy. BIN-Born In Naples is an international platform based on creativity in design, art and fashion, focused on the new forms of modern culture and made in Italy in the South of Italy. Trends that stem from Naples, a place where Mediterranean and International cultures blend together and new trends are set in art, film and music. A creative community that possesses a “unique” intelligence which can easily be spread to the rest of the world thanks to some very experimental skills that express the typical made in Italy taste.

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La Fondazione Riccardo Catella è attiva dal 2007 con la missione di diffondere la cultura della responsabilità sociale nell’operare sul territorio, di sensibilizzare il contesto nazionale sui temi globali e di sviluppare progetti civici di valorizzazione del territorio urbano, incentivando l’innovazione e la creatività italiana. La Fondazione Riccardo Catella favorisce l’approfondimento e la condivisione delle conoscenze nei campi dell’architettura, della progettazione del verde e degli spazi pubblici, della progettazione urbanistica attraverso i “Progetti della Gente”, un programma pluriennale di progetti civici che hanno l’obiettivo di favorire l’attivazione di processi virtuosi nello sviluppo della qualità urbana, attraverso l’ascolto dei cittadini e l’attuazione di interventi interdisciplinari di valorizzazione degli spazi pubblici e del verde. Lo scorso 2015 la Fondazione ha promosso MiColtivo. The Green Circle, percorso legato all’Agricoltura Urbana, e L’Italia Si Alza, promosso insieme all’Associazione Cometa, con l’obiettivo di costruire un percorso di progettazione di una seduta per esterni che coinvolgesse i giovani studenti della Scuola Oliver Twist e li avvicinasse al mondo del lavoro. La sedia per esterni, progettata con la visione di essere inserita in alcuni spazi pubblici di Porta Nuova, è diventata una metafora di socialità, comunicazione ed interazione. La progettazione è stata guidata da tre designers e il partner tecnico ETHIMO ha realizzato i prototipi e messo in produzione il progetto vincitore. Il progetto vincitore, Le Gerle, (acquistabile su: www.legerlebyethimo.com) è una seduta mobile, pensata per vivere gli spazi pubblici. La prossima sfida della Fondazione è quella di promuovere nel 2016/17 un progetto civico-culturale dedicato al verde pubblico urbano nel corso del quale i cittadini verranno coinvolti in eventi, attività, momenti didattici, convegni che si intrecceranno con i tempi della costruzione del parco pubblico di Porta Nuova «Biblioteca degli Alberi». The Riccardo Catella Foundation has been active since 2007 with the mission of promoting the culture of social responsibility in acting on the territory, creating national awareness of global issues and developing civic projects to promote urban territory encouraging innovation and Italian creativity. The Riccardo Catella Foundation promotes the study and the sharing of knowledge in the fields of architecture, design of green and public spaces, urban design through the “People’s Projects”, a multiannual program for civic projects that aim to promote the activation of positive processes in the development of urban quality, by listening to citizens and the implementation of interdisciplinary interventions enhancement of public spaces and green. Last 2015, the Foundation has promoted MiColtivo. The Green Circle, a path connected to Urban Agriculture, and Italy Stands Up, promoted with the Association Cometa, with the goal of building a path to designing an outdoor chair that involved young students of the Oliver Twist School them approached the world of work.The outdoor chair, designed with the vision of being inserted in some public spaces of Porta Nuova, has become a metaphor of sociality, communication and interaction.The design was handled by three designers and the technical partner ETHIMO who has realized the prototypes and put into production the winning project.The winning project, Le Gerle (purchased at www.legerlebyethimo. com) is a mobile seat, designed for living in public spaces. The next challenge of the Foundation is to promote in 2016/17 a civic-cultural project dedicated to urban public green in which citizens will be involved in events, activities, teaching moments, conferences that will intertwine with the times of the construction of the Porta Nuova public park “Biblioteca degli Alberi”.


Via G. De Castillia, 28, Milano www.fondazionericcardocatella.org www.pnsc.it info@fondazionericcardocatella.org 02 45475195 Fondazione Riccardo Catella Porta Nuova Smart Community


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THE DESIGN ISSUE april 2016


mag #3



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