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Giugno

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2020 N° 74

Poste Italiane SpA - Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n. 46) art 1, comma 1, LO/CO N. 64 - Maggio 2015

“Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me!” (Gv. 14, 1) Carissimi, spesso diciamo che siamo famiglia:

• per abbandonarci fiduciosi al soffio dello Spirito Santo,

• famiglia di Dio, grazie al sacramento del Battesimo,

• per intraprendere il sentiero, che ci fa autenticamente discepoli di Gesù.

• famiglia di Maria. In questo progetto di Radio della Sua maternità, la Mamma ci sollecita ad aprirci al dono della preghiera, della Parola di Dio:

Si, carissimi, aiutiamoci sempre più a sentire Radio Mater come “la Mamma che ci parla”, che ci aiuta a prendere e vivere la nostra vita quale

realmente è “divina e strada al Paradiso”, ... a non temere, perché Dio è con noi, cammina con noi! • famiglia della Chiesa, sgorgata dal cuore trafitto di Gesù, quale corpo di Cristo, per accogliere, coi Sacramenti da Lui istituiti, i “tesori della vita divina”, meritati da Lui per noi.


‘‘Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fede in Dio...’’

Si, che mistero e che dono grande la Chiesa: “figli chiamati ad aprire le porte del nostro cuore all’Amore, alla Verità, alla realtà di incarnazione, passione, morte e risurrezione del Figlio di Dio, Gesù Cristo, offerto a ciascuno di noi, a tutti, per la nostra salvezza!”  Che gioia grande, nelle celebrazioni liturgiche, trovarci, ... unirci per pregare, come singoli e come comunità. ...offrire le nostre stanchezze, il nostro lavoro, le nostre preoccupazioni, i nostri dubbi ... e accogliere la Grazia che ci nutre e trasforma il nostro cuore, che ci immerge nella preghiera del “Padre nostro”, che ci qualifica come figli di Dio, in cammino verso il Regno. Si, miei cari, siamo figli chiamati a vivere il Battesimo, a santificare il nome di Dio, ad abbandonarci alla Sua volontà, nella certezza che non ci lascerà mai soli.  • Famiglia tra noi, chiamati, in questa “Casa di Maria”, Suo santuario, ad accoglierci, a pregare, a cantare il Magnificat, a vivere l’incontro con Gesù vivo e risorto, che ci chiama per nome, ci accoglie, ci comprende, ci perdona, ci salva. 

non rassegnarci, di non cedere allo sconforto!

È vero, ogni giorno, attraverso le vostre testimonianze, che ci pervengono in diretta Radio, Guardiamo a Lui, miei cari, e presso le segreterie, tramite come Lui e in Lui, affidiamoci e lettere, sappiamo che stiamo tutti confidiamo in Dio, all’immensità vivendo grandi sacrifici, pianti, del Suo amor e di Padr e sofferenze e costrizioni e, tra Misericordioso e Provvidente.  questi, anche quelli finanziari, Anche la Mamma ci chiede di materiali. convertire il nostro cuore alla Questa povertà, carissimi, che fedeltà e tenerezza di Dio! ci spinge a mendicare, non deve E, soprattutto, ci ricorda: “Fate mai toglierci la speranza, la fede, tutto quello che Egli vi dirà! “ la vita! E Gesù ci dice: “Non sia turbato il Vostro cuore, abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me!” (Gv.14,1) Si, guardate a mio Figlio, seguitelo! dice la Mamma. Lui ci rivela il Padre ed è immagine visibile di Dio!   Lasciatevi aiutare, Lui è la luce, è la Via che vi ricondurrà, anche tra le tenebre e le tempeste della vita, al porto sospirato, al posto da Lui preparato: il CUORE DI DIO! Coraggio, miei cari, non sono che un povero Sacerdote, chiamato ad essere e divenire, per Grazia, pastore di anime, servo d’amore!

La Provvidenza ci chiede, sia nei momenti di dubbio, di sacrificio, di lotta, di gioia, di riscoprire sempre la necessità, il valore e la forza della preghiera, dell’amore.  Entri in ogni casa, in ogni cuore la fiducia in Dio e ciascuno di noi sia esempio di virtù, di perseveranza, di onestà, di lealtà, nel guidare, custodire la propria vita, i propri cari e il prossimo.  Ciascuno troverà la gioia nella benedizione e nell’amore infinito di Dio e saremo così resi capaci dallo Spirito Santo, di non cadere nelle insidie, nella corruzione e lusinghe del mondo.

Prego la Mamma che ci renda perseveranti, che custodisca Che mistero grande: Dio ci in noi la fiamma celeste della fede, per camminare liberi e Aiutaci sempre, Mamma, a chiama a continuare l’opera gioiosi sulla via del Vangelo, per credere e ad aprirci al Suo amore.  di redenzione, di amore, di misericordia   di Gesù, Suo Figlio!  anelare alla santità, per vivere Aiutaci a corrispondere al Suo l’ardore della carità.  Cara famiglia di Radio Mater, amore e, grazie allo Spirito Santo, In Gesù e Maria vi voglio bene, rendici capaci di amare, con Lui grazie, perché anche oggi, prego e benedico ciascuno di e in Lui, il nostro prossimo, i a 90 anni, la mia preghiera, voi, chiedendovi umilmente di sofferenza, sacrificio ...sono offerti nostri fratelli.  ricordarmi nelle vostre preghiere.  con voi, per ringraziare Dio, per lo Mamma, il Tuo desiderio si sguardo d’Amore con cui circonda Grazie e, avanti con coraggio compia in noi: che la nostra fede e nutre la nostra famiglia.  e fede! si arricchisca sempre più e sappia don Mario discernere, nello Spirito Santo, la volontà di Dio, anche attraverso le difficoltà quotidiane e il momento storico che stiamo vivendo.  È vero, carissimi, sono grandi le prove che viviamo e, guardando alla vita di Gesù, sappiamo che la fede non ci esonera dai dolori.  Anche Gesù ha provato il turbamento, l’angoscia..., anche Gesù ha supplicato: “Padre, salvami da quest’ora (Gv. 12, 27)  Si, Lui conosce la fragilità del cuore, lo scoraggiamento di fronte alle difficoltà della vita, ma, ...anche oggi, ci chiede di 2


Ci permetta, caro don Mario, di parlare un poco di lei…. dei suoi 90 anni dei quali, ben sessantotto, da Sacerdote... Ci permetta di aprire un varco di “aria fresca e pulita” in questo tempo così dolorosamente oscuro... Le chiediamo in anticipo di perdonarci se, certo inadeguatamente ma con amorosa intenzione, ci permettiamo di portare alla luce alcuni “tratti” del suo percorso di vita dei quali siamo a conoscenza o che lei stesso ci ha fatto intravedere con tanta semplicità. Vorremmo dare rilievo, innanzitutto, al “ nome” che le è stato imposto nel Santo Battesimo: ... come il bacio di Maria sul suo cuore; chissà, forse proprio Lei, la Madonna avrà suggerito ai suoi genitori: “Mario è il suo nome”.

E di Maria, caro don Mario, è proprio sempre stato perché, a soli 11 anni, ragazzino esile e mingherlino ma con la lucida determinatezza di un gigante, si è dimostrato già “innamorato” della Mammina e già tutto del Signore, come Lei. Poi, sul misterioso “telaio” della  vita lei, don Mario, come docile “ordito”, si è lasciato “intrecciare” dall’amorosa “trama” di Colei che, come “Celeste Tessitrice” va realizzando uno dei Suoi meravigliosi “Arazzi”. Certo, la sua Mammina, non le ha evitato sofferenze … ma, con Amore vigilante, pur permettendo che dolori, incomprensioni, delusioni e amarezze le lacerassero il cuore, Lei, che, sola, ha contato le preghiere e le lacrime di questo Suo figlio amato, non ha permesso, però,

che le dure difficoltà intaccassero la purezza e la gioiosa fedeltà alla “Divina chiamata”….. ed ha “forgiato” il “Suo Sacerdote” ... e il Suo cantore.  Poi, il tempo, il decadimento della salute e la malattia hanno debilitato non poco il suo fisico, caro don Mario, ma non hanno minimamente sfiorato l’integrità e la bellezza del suo Sacerdozio e non sono riusciti ad annullare, in lei, il “ragazzino innamorato di Maria”. Noi, che per Grazia abbiamo la possibilità di averla come guida, lodando il Signore, contempliamo il Mistero. E mentre lei si schermisce…: “non a me, non a me...” le diciamo: AD MULTOS ANNOS, don, con tutto il bene che le vogliamo! ECCOCI, SEMPRE AVANTI, UNITI, IN GESÙ E MARIA!

Con Papa Francesco per essere Chiesa! Qual è lo strumento del diavolo per distruggere l’annuncio evangelico? L’invidia! Il Libro della Sapienza lo dice chiaro: “Per l’invidia del diavolo è entrato il peccato nel mondo” (cfr Sap 2,24). Verità questa che dovrebbe farci riflettere su quanto avviene nella Chiesa. Papa Francesco sa bene come oggi sia in atto nella Chiesa una forte resistenza all’azione dello Spirito Santo,

che vorrebbe suscitare una conversione profonda nei fedeli, un cambiamento radicale del modo di essere cristiani. Dal giorno della sua elezione al soglio pontificio, il Papa sta portando nella Chiesa una svolta epocale, ma che trova un’opposizione senza precedenti. Nel discorso alla Curia Romana dello scorso Natale, Papa Francesco è stato quanto mai chiaro: “Non siamo più in

un regime di cristianità perché la fede – specialmente in Europa, ma pure in gran parte dell’Occidente – non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, anzi, spesso viene perfino negata, derisa, emarginata e ridicolizzata». Molti fedeli stanno reagendo ai continui inviti di Papa Francesco alla conversione dei cuori, secondo il Vangelo, con atteggiamenti rigidi.

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Con Papa Francesco per essere Chiesa! / GRAZIE, caro don MARIO!

GRAZIE, caro don MARIO!


glossa, il Vangelo sine glossa. Cioè: senza calmanti!

Con Papa Francesco per essere Chiesa!

Il Vangelo va preso senza calmanti: sine glossa”. Ma a tanti di noi cristiani questo non piace. Piace il Vangelo “adattato ai giorni nostri”, cioè “adattato a ciò che piace a me”, fatto su misura per me. E se un cristiano si sente legittimato ad adattare il Vangelo a sé, tanto più può criticare la parola del Papa.

Spesso, è sempre papa Francesco a spiegarlo, la rigidità “nasce dalla paura (…) e finisce per disseminare il terreno del bene comune, di paletti e di ostacoli, facendolo diventare un campo minato di incomunicabilità e di odio. Ricordiamo sempre che, dietro ogni rigidità, giace qualche squilibrio. La rigidità e lo squilibro si alimentano a vicenda in un circolo vizioso. E oggi questa tentazione della rigidità è diventata tanto attuale”. Quello che stiamo vivendo oggi, ha poi aggiunto, “non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca.  Siamo, dunque, in uno di quei momenti nei quali i cambiamenti non sono più lineari, bensì epocali”. Ma, in definitiva cosa intende il Papa per “cambiamento”?  Convertirsi e annunciare il Vangelo a tutto il popolo con gioia, senza escludere nessuno. La Chiesa deve aprire le porte, deve diventare “chiesa in uscita” verso le periferie umane, per offrire il volto di Gesù.  La Chiesa deve diventare un “ospedale da campo”, una casa paterna, dove ci sia posto per tutti, e non una “dogana”.  E poi – e questo è il punto che incontra maggiori resistenze – Papa Francesco vuole “una Chiesa povera per i poveri”, che si lasci “evangelizzare dai poveri”, che torni al Vangelo predicato da Gesù duemila anni fa, “sine glossa”. “Essere radicali nella profezia – diceva l’11 febbraio 2017 ai Superiori Maggiori - è il famoso sine glossa, la regola sine

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Tanto più può arrivare a dire: Questo papa non è il mio papa... A me piaceva Benedetto XVI, dimenticando che il papa emerito nel saluto ai cardinali il 28 febbraio 2013 al termine del suo ministero petrino e prima di lasciare il Vaticano per Castelgandolfo, disse: “Tra voi, tra il Collegio Cardinalizio, c’è anche il futuro Papa, al quale già oggi prometto la mia incondizionata reverenza ed obbedienza”. Mai un papa negli ultimi secoli è stato criticato quanto Francesco. Le critiche arrivano per lo più da ambienti abbastanza elitari, dietro i quali non ci sono i fedeli, il popolo cristiano, ma potentati di interessi economici e politici. Il Papa conosce chi sono questi “gruppi” di “resistenza”. Infatti nel colloquio a porte chiuse con i confratelli gesuiti, a Santiago del Cile (16 gennaio 2018), e riferito poi da padre Antonio Spadaro, disse: «Per salute mentale io non leggo i siti internet di questa cosiddetta “resistenza”. So chi sono, conosco i gruppi, ma non li leggo, semplicemente per mia salute mentale... Alcune resistenze vengono da persone che credono di possedere la

vera dottrina e ti accusano di essere eretico. Quando in queste persone, per quel che dicono o scrivono, non trovo bontà spirituale, io semplicemente prego per loro». È quello che anche noi dobbiamo fare: pregare per coloro che non amano il Papa, perché sappiamo che “ubi Petrus ibi Ecclesia”, dove c’è Pietro lì c’è la Chiesa e le porte degli Inferi non prevarranno contro di essa.  Ce lo ha insegnato e ce lo insegna Don Mario: nella sua vita sacerdotale ha sempre amato e servito la Chiesa e ha sempre obbedito alla Chiesa, che gli parlava attraverso la voce dei vescovi e del papa, tanto che l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, nella lettera di auguri per i suoi 65 anni di messa, ha scritto : “Hai fatto della Radio la tua missione e della tua missione un servizio alla Chiesa, con quella particolare devozione alla Chiesa di Milano che ti ha chiamato, ti ha inviato e che hai servito con fedeltà ammirevole”. Non dovremmo dimenticare che don Mario, quale Fondatore di Radio Mater, ha sempre chiesto, e ancora chiede, ai collaboratori e conduttori di assumere fedelmente l’impegno “ad accogliere in obbedienza filiale, SEMPRE,  il Magistero della Chiesa, del Santo Padre e dei Vescovi, in una fattiva, chiara ed umile collaborazione con tutta la Santa Madre Chiesa”: impegno che è stato sottoscritto due anni fa, il 6 giugno 2018. Enrico Viganò


Diacono Pietro: “Compito del diacono? Servire Cristo lavando i piedi sporchi” “Eccomi Mamma. Eccomi carissime ascoltatrici e ascoltatori di Radio Mater. Grazie” Così iniziano le trasmissioni dal titolo “Un anno con Maria” che Radio Mater mi permette di condurre ogni secondo martedì del mese dalle 11,05 alle 12, e così desidero iniziare questo articolo che volentieri scrivo in occasione dei miei 30 anni di Ordinazione Diaconale e dei 15 anni di collaborazione con Radio Mater, anche se, con tutta onestà, non credo proprio che mi si possa chiamare conduttore perchè in ogni trasmissione sono io che mi faccio condurre dallo Spirito Santo, dalla Madonna e dalla preghiera di preparazione. Carissimi, sono il diacono Pietro, così mi si conosce per Radio. Sono nato a Guanzate (Co) nel 1946 in una bella e numerosa famiglia contadina e sono il penultimo di 10 figli (5 maschi e 5 femmine). Non ringrazierò mai abbastanza il Signore e la Madonna x il dono dei miei genitori Assunta e Battista che vivevano una fede semplice testimoniata ogni giorno e in ogni circostanza. Ci hanno trasmesso anche molti insegnamenti riguardo la preghiera, il suo valore, la sua efficacia e persino il gusto di pregare. Ci ripetevano spesso che la preghiera è sempre preziosa e gradita al Signore, alla Madonna e ai Santi che sempre ci ascoltano; ecco perchè bisogna pregare con la certezza nel cuore che sicuramente ci esaudiranno. Oltretutto non esistono problemi o difficoltà che la Madonna non voglia e non possa aiutarci a risolvere; anzi, ha sempre pronto un rimedio. La Corona del S. Rosario poi la vedevamo spesso nelle mani dei genitori, così come l’Acqua Benedetta e le medagliette della Medaglia Miracolosa cucite sulle magliette di tutta la famiglia. In punto di morte mia mamma stringeva ancora forte la sua Corona del S. Rosario,

quasi a volercela indicare come l’arma potente da usare fino all’ultimo istante. Tra le povere cose personali che ci ha voluto lasciare, c’era una cassetta registrata con incisa la sua voce mentre pregava il S. Rosario, e così, ancora oggi abbiamo la gioia di pregare con lei. È stata la mia mamma che mi ha fatto ascoltare per la prima volta le trasmissioni tenute da Don Mario: era sempre vicina alla radio. Poi la Provvidenza ha fatto sì che potessi finalmente venire io ad Arcellasco, dove ho incontrato Don Mario. Subito si è notato che entrambi eravamo affetti, lui più di me certo, da devozione mariana che diventava sempre più attrazione mariana. Le prime volte che sono stato invitato alle trasmissioni, si parlava di missionarietà: essere missionari oggi. Subito il legame è divenuto stretto, tanto che il giorno della mia ordinazione ad Arborio il 26 dicembre 1989 (S. Stefano diacono e martire) Don Mario aveva espresso il desiderio di poterla trasmettere in diretta: l’Arcivescovo di Vercelli, Mons. Albino Mensa ne fu molto contento, come pure il mio parroco di allora, Don Eusebio. Don Eusebio era già stato in radio ad Arcellasco con un folto gruppo di parrocchiani tornati a casa così entusiasti da voler partecipare anche alla festa di Radio Mater presso il Centro Espositivo Lariano di Erba. Le mie prime trasmissioni a Radio Mater, essendo un diacono permanente sposato, avevano come tema: La famiglia in preghiera. Poi, provvidenzialmente, Don Mario mi ha lasciato libero di scegliere e decisi di parlare di Maria. Per il titolo della trasmissione si era pensato a Un anno con Maria perchè pensavo che fosse già un arco di tempo sufficiente per esaurire gli argomenti che riguardano la nostra Mamma Celeste, e invece dopo 15 anni non abbiamo ancora finito

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Diacono Pietro: ‘‘Compito del diacono? Servire Cristo lavando i piedi...’’

Il diacono Pietro Zaffaroni, che da 15 anni conduce in Radio Mater la rubrica “Un anno per Maria”, ha festeggiato lo scorso 26 dicembre 30 anni di diaconato permanente. Pietro è stato il primo diacono permanente ad essere ordinato in diocesi di Milano ed è oggi il diacono più anziano per ordinazione. Ecco la sua testimonianza.


Diacono Pietro: ‘‘Compito del diacono? Servire Cristo lavando i piedi...’’

in mezzo alla gente. Come? Partendo dal fatto che Gesù non è venuto per farsi servire ma per servire. Quindi il nostro compito è di continuare il “Servire di Cristo”. E Cristo come serviva? Lavando i piedi sporchi, risanando, ascoltando, accogliendo, scacciando mali e maligni, battezzando, parlando del regno di Dio, risuscitando, pregando per tutti, perdonando tutti, amando tutti e persino i suoi crocifissori. Gli Atti degli Apostoli e i Padri della Chiesa descrivono dettagliatamente tutto questo. mons Mensa consacra diacono Pietro

di parlare di questo Capolavoro Splendente della SS. Trinità. Non sono un mariologo, nè un teologo, ma posso confermarvi che davvero ci sono così tante cose da dire e far sapere su di Lei che non se ne parlerà mai abbastanza. Ho notato che, mentre tu stai parlando di Lei riguardo ad un argomento, ecco che Lei sembra ti inviti a guardare da uno spiraglio diverso che ti sta aprendo e già intravvedi luce di cosa nuove. Anche in questo c’è la conferma di quando dicevo che non sono un conduttore, ma mi faccio condurre…

Ma concretamente cosa mi è stato chiesto di fare in questi 30 anni di ministero? Celebrare battesimi, matrimoni, benedizioni delle famiglie, funerali, processioni, tridui e novene. Dopo anni si sono aggiunti un’esperienza decennale nel Duomo di Milano per l’accoglienza, l’ascolto, l’accompagnamento spirituale e la preparazione ai sacramenti soprattutto alla confessione.

Dopo 30 anni di diaconato posso confermare che si tratta di un ministero non solo bello ma eccezionale, che ti stupisce ogni giorno. È un ministero meraviglioso anche se impegnativo: c’è tanto bene da fare che ci vorrebbero 7 diaconi per parrocchia per riuscire ad arrivare a tutto e a tutti. Direte, ma perchè, che compito ha un diacono? Semplicemente quello di ri-presentare Cristo Servo, cioè farlo sentire vivo

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Non ho paura di Dio, perché Dio è amore e di sicuro mi basterà in quell’istante più importante dell’esistenza accettare di essere da lui amato e vedrò la sua infinita misericordia. Altro che paura di morire. Altro che salto nel nulla. Sarà un salto nella luce e sarà gioia piena, gioia eterna. Carissimi sono certo, sono sicuro che sarà così per tutti noi, suoi figli e figlie. Ecco perché la Madonna ha detto a Fatima “Il mio Cuore Immacolato trionferà” e noi suoi figli saremo parte di questo trionfo. Grazie Maria. Grazie per aver accettato di diventare Madre di Dio e Madre nostra. Grazie per aver donato all’umanità e a noi tuo figlio Gesù nostro salvatore, amore. Con Maria Santissima e con i Santi diaconi confido nelle vostre preziose preghiere per continuare ad adempiere con gioiosa dedizione il servire di Cristo.

Far conoscere la Madonna per farla amare non è forse anche questo uno degli scopi della missione di Radio Mater? Aver ricevuto il dono del diaconato permanente non è merito mio, ma sicuramente frutto anche della grazia del sacramento del matrimonio che mi unisce a mia moglie Rita dal 1969.

accompagneranno da lui e sarà meraviglioso arrivare nel posto che Gesù ci ha prenotato. Non ho paura del giudizio di Dio, non perché sia senza peccati, senza colpa, e nemmeno perché ho cercato di amarlo e di farlo amare con la Madonna e I Santi, ma semplicemente perché lui ci ama come solo Dio sa amare. Lui mi ama da sempre e sempre mi amerà.

Grazie A questo vanno aggiunte la carità e le opere di misericordia. Parte importante l’ha sempre assunta il santuario della B.V. di San Lorenzo in Guanzate con le sue 12 stelle, cioè le 12 feste mariane che ogni anno vengono sottolineate. Vi faccio una confidenza. Sono certo che la devozione a Maria e la preghiera del S. Rosario fortificano nella fede in Gesù e seminano certezze nel cuore. Una di queste la vorrei condividere con voi, cari lettrici e lettori. Vorrei tanto che nell’ora della mia nascita al Cielo, i miei sentimenti fossero questi: vedrò Dio. Certamente lo vedrò e vedrò la Madonna e gli Angeli che mi

Pietro diacono

don Eusebio con diacono Pietro


Preghiera di consacrazione delle famiglie ai Cuori SS. di Gesù e Maria Cuori SS. di Gesù e Maria ci rivolgiamo a Voi con questa supplica per chiedere la misericordia, l’aiuto e la protezione su tutti i nostri cari. Consapevoli dei rischi e dei pericoli in cui si trovano le nostre famiglie e considerando con timore e sofferenza che questo stato di cose si fa sempre più grave ed imminente, osiamo alzare i nostri occhi a Voi,

Cuori SS. di Gesù e di Maria per chiedere di venire in soccorso delle nostre famiglie e di racchiuderle nei Vostri Cuori affinché siano protette spiritualmente, moralmente e fisicamente. Non avendo altra speranza se non in Voi, domandiamo con tutte le forze:

“Aiutateci Gesù, Maria e Giuseppe!”: Conservateci l’unità, la fede, la carità, l’onestà, la rettitudine, la purezza dei costumi, la liberazione dai vizi più pericolosi e devastanti

Salvateci dal male e dalla rovina morale, spirituale e fisica. A questo fine, non avendo altri mezzi per opporci a questa situazione dolorosa, che diventa sempre più incalzante, consacriamo le nostre famiglie ai Vostri SS. Cuori, Gesù e Maria, e confidiamo nella Vostra bontà e misericordia infinita. Tu, Signore hai detto ai tuoi apostoli, timorosi e spaventati per l’incalzare delle onde burrascose del mare: “perchè temete, uomini di poca fede. Ecco io sono in mezzo a voi” Non abbiamo dunque paura della sovrabbondanza del male, ma con estrema fiducia ci affidiamo ciecamente ai Vostri Cuori, Gesù e Maria, perchè le nostre famiglie siano salvate e preservate da ogni rischio e pericolo.

“Cuori SS. di Gesù e di Maria, noi confidiamo in Voi.”

Amen.

Ogni giorno nel cuore di Gesù Cuore divino di Gesù, io ti offro, per mezzo del Cuore immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio eucaristico, le preghiere e le azioni,

Preghiera

le gioie e le sofferenze di questo giorno: in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre. Amen.

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Con Maria vicina, mi sentivo sicuro. / Eminenza, ci assista sempre dal...

Il card. Renato Corti, conduttore a Radio Mater della rubrica “I santi – il Vangelo vivente”, ci ha lasciato il 12 maggio scorso, a 84 anni.

Eminenza, ci assista sempre dal Cielo e preghi per noi Radio Mater piange il cardinale Renato Corti, già Vicario generale della Diocesi di Milano, Vescovo ausiliare, e per 21 anni Vescovo di Novara, scomparso la mattina di martedì 12 maggio a 84 anni. Il card. Corti ha condotto a Radio Mater dal 2017 fino a quando la salute gliel’ha ha permesso una propria trasmissione dal titolo: “I santi – il Vangelo vivente”, molto seguita, presentando figure di giovani, papà e mamme di famiglia non note, ma che hanno testimoniato il Vangelo nel silenzio e nella vita di ogni giorno. Riprendendo un pensiero molto caro a papa Francesco, diceva che tanti fedeli di oggi sono i “santi della porta accanto”, che rendono vivo il Vangelo. “I santi – il Vangelo vivente” andava in onda il primo sabato del mese alle ore 12,20 e in replica, il giorno successivo, la domenica, sempre alle ore 12,20. La sua scomparsa ha rattristato tutti noi

e soprattutto don Mario che con mons. Corti, da vicario generale di Milano, ha sempre avuto un rapporto filiale. Il card. Renato Corti era nato a Galbiate (Lecco) il 1° marzo 1936 da famiglia di lavoratori. Ordinato prete il 28 giugno 1959 dal cardinale Montini (futuro Paolo VI), fu rettore del biennio del corso teologico dal 1977 al novembre del 1980, quando fu scelto dall’arcivescovo Martini come Vicario generale. Una nomina che sorprese per la giovane età del candidato, ma che si rivelò quanto mai opportuna perché mons. Corti conosceva i giovani preti e con la dedizione e la semplicità del suo servizio seppe conquistarsi anche il clero più anziano. Il 19 dicembre 1990 fu nominato vescovo di Novara. Dal 24 novembre 2011, quando le sue dimissioni per limiti di età alla guida della Diocesi di Novara furono accolte, ha vissuto a Rho

presso il centro di spiritualità dei Padri oblati missionari. Ricevette la porpora cardinalizia da papa Francesco il 19 novembre 2016. Eminenza, la ringraziamo per la stima e l’affetto che ha sempre dimostrato nei confronti di don Mario e di Radio Mater. Le chiediamo di continuare ad assisterci dal Cielo e a pregare per i collaboratori e conduttori di Radio Mater perché possano essere testimoni viventi del Vangelo. E.V.

Mons. Ennio Apeciti, rettore del Pontificio Seminario Lombardo in Roma e conduttore a Radio Mater della rubrica “Testimoni di Cristo”, racconta l’isolamento per un mese nel Reparto Columbus del Gemelli per aver contratto il coronavirus. Il pensiero che fosse giunto il momento del “passaggio” non lo spaventò perché...

Con Maria vicina, mi sentivo sicuro. Conviene che mi presenti: sono don Ennio Apeciti, il rettore del Pontificio Seminario Lombardo in Roma, dove abitano circa cinquanta sacerdoti di tutt’Italia (e alcuni anche dall’estero), che sono stati inviati dai loro vescovi a studiare presso le diverse Università Pontificie romane. Con loro cerco di vivere uno stile di fraternità sacerdotale, che si ispira alla pagina degli Atti degli Apostoli, che descrive la prima comunità cristiana: una vita comune fatta di preghiera, di fraternità, di cordialità, e di impegno. Il Corona Virus ha fatto la sua improvvisa irruzione

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nel Seminario nei primi giorni di marzo, portato non sappiamo bene se da qualche sacerdote professore, proveniente da Nord Italia, dove il Virus andava diffondendosi, o da qualche Sacerdote studente, che aveva incontrato persone infette nel suo ministero pastorale nelle parrocchie romane durante i fine settimana. Subito è stata per noi tutti sacerdoti un’esperienza forte, perché abbiamo dovuto chiedere ai confratelli che avevano avuto contatti con quei sacerdoti, di rimanere chiusi nelle loro camere in autoisolamento precauzionale. Essi hanno dato

una bella testimonianza di umiltà e di disponibilità al bene di tutti. Non è facile per un giovane rimanere chiuso in una stanza, neppure troppo grande! – per settimane: mangiare da solo, pregare da solo. Eppure, l’hanno fatto come gesto di carità e di attenzione ai loro confratelli. Allo stesso modo sono rimasto ammirato dai confratelli sani, non ancora colpiti da virus. Con loro abbiamo organizzato ogni cosa: ci siamo divisi in gruppi per le pulizie dell’intero edificio; altri per preparare la sala da pranzo e i piatti del cibo, che ci arrivavano preconfezionati


Anche questa condivisione e collaborazione fraterna è stata molto importante e ha arricchito ognuno di noi, perché da una parte ci ha fatto attenti gli uni agli altri e in particolare ai più bisognosi tra noi e dall’altra parte ha fatto emergere in tutti, in ognuno, quei lati del proprio carattere, che forse neppure conoscevamo: dalla generosità autentica, alla capacità di fare cose che ci sembravano prima impossibili, sino anche alla fatica in certi momenti nel sopportarci o nell’avere pazienza o nel fidarci l’uno dell’altro. È stato, per me, il momento in cui ho capito meglio ed ho raccomandato molto le parole di san Paolo ai cristiani di Roma: «Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi

a vicenda. Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi» (Rom 12, 10-13).

Poi è venuto il mio ricovero. Era forse inevitabile per me, dopo essermi così impegnato con e per tutti. Fui isolato nel Reparto Columbus del Gemelli, e i primissimi giorni si temeva un esito infausto. Furono giorni importanti per me, perché il pensiero che fosse giunto il momento del “passaggio” non mi spaventò. Mi resi conto che era possibile e mi ricordai che avevo sempre atteso quel

momento, il momento dell’incontro con quel Dio che aveva dato e dà senso a tutta la mia vita. Non ebbi paura, ma sentii la profondità della preghiera di abbandono, di fiducia. Sentii che erano mie le parole di Maria Vergine all’angelo: «Eccomi, sono stato sempre servo del Signore. Avvenga per me quello che Lui pensa bene». Per questo il mio compagno di quei lunghi giorni (in tutto si è trattato di più di un mese) di solitudine fu il rosario: ripetere le parole dell’angelo; affidarmi a Gesù; confidare in Maria. Talvolta, pensando ai miei peccati, mi veniva in mente quello che raccontano della finale non scritta del Piccolo Principe: se san Pietro – mi dicevo – mi dirà che non posso entrare in quella Casa che ho sempre sognato e desiderato; se san Pietro mi respingerà, si aprirà la finestra che è vicina alla porta del Paradiso e si affaccerà discreta Maria che mi farà cenno – senza farsi vedere da san Pietro – di andare presso la sua finestra e mi aiuterà con le sue forti e materne braccia a entrare a Casa. Con Lei vicina, mi sentivo sicuro. Mons. Ennio Apeciti

Radio Mater e coronavirus

Seguono testimonianze dei volontari... Come hanno vissuto i nostri volontari, conduttori e ascoltatori queste settimane di Covid19? Ecco alcune testimonianze.

Rivedremo questo tempo nella prospettiva della fede Nel “Diario di Anna Frank” un suo pensiero avverte il rombo cupo del temporale incombente. L’autrice sente l’avvicinarsi di una intrusione nemica che scoprirà l’alloggio dove si nasconde con

i suoi cari. Presto ciò avviene e tutti saranno avviati in un lager. Avverto anch’io, adesso, questo rombo. Non fa rumore. Anzi. Il silenzio intorno è anomalo, pesante.

Ogni attività è ferma per legge perché incombe il pericolo di un contagio. E’ prescritta la quarantena globale a causa di una pandemia.

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Come hanno vissuto i nostri volontari... / Con Maria vicina, mi sentivo sicuro.

dall’esterno, per sicurezza di igiene; altri ancora portavano davanti alle porte di ciascuno degli ammalati il vassoio con il cibo e poi li ritiravano, sempre con una parola di saluto e di allegria per i reclusi; altri ancora organizzavano la raccolta dei sacchi con la biancheria da lavare e la consegna delle lenzuola, asciugamani e biancheria lavata e stirata dalle nostre sante suore.


Ho nel cuore solo la Speranza e... / Rivedremo questo tempo nella...

E’ il “Covid-19”. Non si vede. Esso si insinua, subdolo, dove meno lo si aspetta. Coglie qua e là, in un macabro sorteggio, senza distinzione. Se fa una cernita, lo applica alla rigida legge dell’età e di qualche malattia pregressa. Non preavvisa, se non con una febbre che in breve prende i polmoni e soffoca. Mi trovo debole per età o altro. Ma non ho paura, tranne inevitabilmente quella fisica. Temo piuttosto per chi mi vive accanto. Mi impongo subito una quarantena e questa viene anche imposta per legge. Quasi ne approfitto. Cosa vuol dire “staccare” da ogni incombenza e dar tempo alla pura riflessione? Covid-19 assomiglia ad un esercizio spirituale obbligatorio. Suggerisce, per opporvisi, dei momenti preziosi. Insegna che il valore delle cose sta nella semplicità. Spinge a contemplare senza correre. Non si sale un monte di corsa. Bisogna fermarsi ogni tanto e riflettere. Poi si procede con più lena ed anche con maggiore spirito di osservazione. Perché il mondo è bello. E’ già un paradiso e lo avevamo dimenticato, presi da ossessioni e listini di borsa, da guerre, droga e quant’altro.

Quasi ringrazio il virus, anche se è pronto a colpirmi. Mi guardo intorno. Rifletto. Analizzo la mia vita trascorsa e ne esamino i ritagli. Ciascuno è un anello di congiunzione col successivo. Se non fosse accaduto, non esisterebbero gli altri. Una trama stupenda sorregge il nostro impianto di vita. E un virus mi consente di afferrare una verità nuova. C’è da ringraziare e pregare. Un morbo, al di là dei lutti che provoca, riveste un significato. Il corpo fisico frattanto ci stringe in una morsa. Teme di abbandonare il suo percorso ed il momento presente. Ha paura. Teme il dolore. Allora si apre il combattimento atavico con la mente pensante. E questa si riaffida alla Fede. La ripensa, la soppesa, ne studia la verità nascosta. Sa che non potrà trovarla perché è un mistero. Ma insiste e prega. Il Conad-19 è vivo. Segue il suo iter. Perché esiste? Me lo domando di fronte ai mutamenti sociali che impone. Mi appare addirittura come un bene, perché sta modificando un modello economico assurdo. Ci eravamo costruiti addosso questo modello aberrante ed egoista. Stava provocando danni ulteriori ad una vicenda umana piena di contraddizioni.

Ora il virus lo sta smantellando. Lo sta facendo a pezzi, evidenziandoci i tanti errori commessi. Ma l’uomo è tosto. Saprà fare tesoro degli insegnamenti di un virus, quando questo avrà ridimensionato il suo corso?

Già, perché anche Covid19 è destinato a soccombere, anche se si ripeterà nella storia che l’uomo stesso produce. Io attendo serenamente, ma al tempo stesso godo delle modifiche che un fenomeno epocale come questo produce. Avevamo bisogno di una sosta riflessiva. Dobbiamo attaccarci alla vita, ma nel buon senso che ogni testa pensante ci dona. Non mi preoccupa il male presente. Devo incontrarlo. Mi interessa piuttosto lo scopo di tutto questo, la ragion d’essere di una vicenda umana irripetibile, piena di ricordi e d’amore. Vivo in un ambiente che mi aiuta. So però che il male cova in qualche punto recondito. Vorrei trasmettere ad altri la sicurezza che virtualmente provo. La leggo nel futuro, di ciascuno e di tutti.

Rivedremo questo tempo, ma in una prospettiva nuova neppure immaginabile. Nella Fede. Ugo

Ho nel cuore solo la Speranza e la certezza che il Signore è con noi Scrivo queste note in Radio prima di andare in onda con il nostro programma domenicale insieme a Gianluca; esco dalla mia Comunità per arrivare negli

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studi e trovo le strade vuote, vuote come piazza San Pietro durante la quaresima e le festività pasquali e le nostre Chiese che ancora oggi attendono una ripresa

della vita comunitaria ecclesiale. Come ci manca tutto questo! Dopo oltre due mesi di coronavirus cosa abbiamo imparato?


quando viene strappata in pochi giorni. Abbiamo ripreso maggiore coscienza del valore del tempo, dell’importanza della preghiera personale, del dialogo con le persone e sta crescendo la nostalgia degli incontri con i fratelli.

I valori importanti (e che forse valorizzavamo meno) si sono ripresi il posto che meritavano: la fede, la famiglia, l’attenzione all’altro, l’ambiente, il senso e il valore della vita, soprattutto

I ragazzi ospiti nelle nostre Comunità educative ci hanno dato una lezione di pazienza e condivisione nonostante l’allontanamento dalle loro famiglie, come ci hanno testimoniato nelle trasmissioni che abbiamo dedicato loro. Tra le tante letture in questo tempo invito a rileggere Papa Francesco con la “Laudato sii”, un’enciclica sull’ecologia integrale, in cui la preoccupazione per la natura, l’equità verso i poveri, l’impegno nella società,

ma anche la gioia e la pace interiore risultano inseparabili alla luce di quanto stiamo vivendo. “Fratel Aldo, un minuto e parte la sigla”, il regista mi richiama all’ordine, tra poco entreremo nelle vostre case tentando di offrire qualche momento di gioia, riflessione ed un sorriso. Con Don Mario e a ciascuno di voi camminiamo insieme come Famiglia unita affidandoci alla Mamma che ci guiderà fuori da questo periodo di prova rendendoci più Chiesa innamorata di Gesù, risorto in noi. Ho nel cuore solo la Speranza e la certezza che il Signore è con noi. Fr. Aldo

Madre mia concedimi il dono della Speranza Cosa rimarrà di questo periodo che ha stravolto completamente le nostre vite? Molti mi chiedono come mi sento? In fondo al cuore e dopo tutto la sofferenza che ho vissuto una parola mi rimane SPERANZA. Speranza e Sofferenza iniziano con la stessa lettera “S”. Ogni giorno mi reco in Ospedale in auto e nel tragitto da Veduggio a Merate recito il Rosario (spesso aiutata da Radio Mater alle 5,55 o alle 20). Nel mio percorso in auto il mio sguardo, a metà tragitto, si rivolge verso la collina di Montevecchia, verso il santuario della Madonna del Carmelo, che in queste notti è illuminato con i colori della bandiera italiana. Ogni volta la mia preghiera incessante si rivolge a Maria: “Madre mia concedimi il dono della Speranza e di portare la Salvezza a tante vite umane”. Anche la parola Salvezza inizia con la stessa lettera, come anche Salute. Quanto ho pregato, e quanto ho implorato domandando aiuto a Dio, e chiedendomi: “Dovei sei Signore?”. Anche Signore inizia con “S”! Di fronte allo sconforto e alla condivisione del mio dolore con amici, con religiosi e sacerdoti,

più i giorni passavano e più capivo che Lui era lì, negli occhi dei malati, dei miei colleghi, dei volontari, degli Alpini che non hanno voluto mai far mancare il sostegno prezioso verso il personale sanitario e i malati. In questi due mesi abbiamo perso una generazione che ci ha risollevato nel dopo guerra.

Non dimentico gli sguardi di chi abbiamo perso. Sento con le mie mani ancora le callosità delle dita delle loro mani che nonostante i nostri doppi guanti di protezione “traspiravano” quella vitalità propria di una generazione che ha ricostruito il nostro Paese, fatta di lavoro, di sacrifici, di resilienza. Ci hanno lasciato, avvolti in un lenzuolo, come Cristo nel sudario.

Ricordo come ieri: era un venerdì pomeriggio di Quaresima, in preda allo sconforto il mio Primario mi chiese di pregare per un altro malato che non ce la faceva. E quel giorno erano già tre i malati che perdevamo. Il giorno più brutto. Noi eravamo in quel momento la famiglia e l’aiuto spirituale al malato, perché il rischio contagio è troppo alto per far entrare persone esterne non sanitari! L’ultimo atto di tenerezza, di una carezza, di una preghiera non hanno potuto darlo mogli o mariti, figli, nipoti, o pronipoti: a far questo c’erano uomini e donne che credono nella Solidarietà: altra parola che inizia con la lettera “S”. Piu i giorni trascorrevano più quella preghiera incessante si faceva forza nei malati, di qualsiasi credo si incontrava, o che fossero atei. Oggi riusciamo con quella stessa SPERANZA a vedere finalmente tornare a casa i nostri malati dalle loro famiglie. Non so cosa ci riserverà il futuro. Una cosa solo ho nel cuore oggi e più forte di due mesi fa: SPERANZA... e io so che Tu SIGNORE sei lì con noi, anche in chi non crede. Zia Patty

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Madre mia concedimi il dono della Speranza / Ho nel cuore solo la...

Oltre quattro miliardi di persone in tutto il mondo ha visto stravolte le proprie abitudini quotidiane e si ritrovano dopo poco tempo in un mare di incertezza, paura del prossimo e nel futuro.


Il silenzio tonante di Dio / Più tempo alla preghiera / Maria guida la nostra...

Maria guida la nostra preghiera notturna Un ringraziamento speciale in questi tempi difficili di coronavirus lo dobbiamo con tutto il cuore alla Madonna. Innanzitutto per la protezione che garantisce a tutti noi che viviamo questi giorni di sofferenza, in modo particolare per la forza che Maria sta dando a tutte le persone impegnate in prima linea; medici: ammalati, infermieri e a tutte le forme di volontariato.

Il Cuore Immacolato di Maria guida la nostra preghiera notturna, ed è sempre accanto a tutti noi per portarci al suo Gesù; e come diceva il Papa San Giovanni Paolo II “Non abbiate paura e lasciatevi guidare con fede dalla Madonna e tutto si risolverà come da duemila anni ad oggi”. Edoardo

Noi conduttori della preghiera notturna abbiamo toccato con mano l’aiuto della Madonna che nonostante le giuste restrizioni negli spostamenti siamo sempre riusciti con permesso dalle autorità ad essere sempre presenti alla trasmissione della notte.

Più tempo alla preghiera Personalmente la nostra perseveranza nel portare avanti il progetto di Maria in Cappellina e in Radio Mater, anche in questo difficile periodo, potrei paragonarla a questa frase: “Continuare a dire sì quando tutto quello che vediamo e sta succedendo intorno a noi, ci farebbe dire no”. Ma abbracciando l’abbandono fiducioso a Gesù e Maria, ogni paura e timore diventa piccolo. Ti fa camminare come se avessi le ali. Sì, perché partire da casa in auto, attraversando più paesi, di sera o nel cuore della notte,

per fare il servizio di regia serale settimanale o per condurre più volte settimanalmente la preghiera notturna, comporta spesso, l’abbandono delle comodità e delle sicurezze di casa, ma lo sai che lo fai per coloro che hanno bisogno di questa radio per poter avere un conforto, un aiuto spirituale, specialmente in questo periodo, in cui sono state imposte le restrizioni. Quanto ci manca la chiesa, e noi grazie a questa radio, riusciamo a portarla nelle case. In questo periodo ho potuto dedicare più tempo alla preghiera e poi mi sono reso conto ancor più, di quanto possono essere inutili i molti affanni e le corse all’arrivismo della nostra vita Certo non bisogna sedersi. La nostra vita come la fede deve essere operosa e sono sicuro che al momento opportuno, Dio ci dona tutto quello di cui abbiamo bisogno. Davide

Il silenzio tuonante di Dio

Mai avremmo pensato di vivere una situazione così surreale come quella passata in questi giorni.

Soprattutto alla Radio, dove abituati ad avere sempre volontari, pellegrini, fedeli che entrano e che escono, scambi di parole, abbracci, consigli, preghiere corali. Improvvisamente, tutto congelato! Solitudine! Vuoto! Non più pellegrini, volontari che entrano che escono dalla regia, dalla cappellina, dalla comunità. Non più abbracci, non più

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parole, solo un senso di vuoto. Anche l’entrare in cappellina, ha avuto un senso di apparente solitudine, colmato dal silenzio tuonante di un Dio che si sente lasciato da parte, un Dio che soffre ed una Mamma al suo fianco che sembra solo soffrire per la situazione che si è creata! Tante domande senza risposta. E ora? Non si può uscire, non ci si può incontrare... Abbiamo dei figli in giro per il mondo... che fare? Ci rinchiudiamo in casa? E la radio?

Come possiamo aiutare? Quanti volontari vorrebbero essere al nostro posto? Lo dobbiamo “fare” anche per loro! Ci confrontiamo ed è subito fatta chiarezza. Crediamo che è “Opera di Maria”? Quindi andiamo avanti, diamo una mano per quanto possibile in tutta la nostra miseria e con tutte le precauzioni del caso. Sono stati giorni di preghiera e servizio. “Ora et labora”, diceva San Benedetto e come oblati benedettini abbiamo cercato di


Antonella e Ermanno

Era il momento di portare davvero la Chiesa in casa! Quando è squillato il telefono ed Enrico mi ha chiesto di scrivere una quindicina di righe sul mio servizio a Radio Mater in questo periodo di emergenza dovuto al Covid19, non mi sono preoccupato di cosa raccontare, ma se le 15 righe fossero bastate. In un momento così difficile, ho dovuto prendere la “bilancia” della mia vita, per decidere se fermarmi o proseguire col mio turno di regia e la conduzione con Fr. Aldo in “Ditelo con un disco”. Grazie allo smart working non ci sarebbe stato alcun problema per la gestione della pagina Facebook anche da casa. Ma per la regia era diverso. Il piatto della bilancia pendente era quello con le parole che don Mario sempre

ripete: “Coraggio e avanti”, e allora eccomi al mio “posto di combattimento”. Non si tratta di fare gli eroi, ho pensato alle migliaia di ascoltatori che scrivono quando il segnale della radio ha dei problemi e si sentono soli. Non si poteva “silenziare” la radio della maternità di Maria. Era il momento di portare davvero la Chiesa in casa! Non nascondo il disagio nel dover usare mascherine e guanti o parlare con gli ascoltatori fingendo che tutto sia normale. Ma la cosa che più mi rattrista è entrare in Cappellina e non trovare nessuno in attesa della celebrazione eucaristica.

della nostra Madonnina e non dimentico di ricordare chi non può accedervi accendendo una candela per gli ascoltatori. Noi spesso abbiamo lasciato il Signore da solo, ma Lui con noi non lo fa mai e non lo farà nemmeno questa volta. Sono pertanto convinto che presto potremo riabbracciarci tutti in una Cappellina piena. Gianluca

Mi sento, a tal proposito, un privilegiato ogni qual volta mi inginocchio ai piedi della statua

Nessuna tecnologia potrà mai sostituire il calore di un abbraccio Carissimi amici di Radio Mater, a Dio piacendo mi auguro che siate tutti in salute trascorrendo al meglio la vostra resilienza al Covid-19.

Per arginare i contagi, è stato chiesto a ciascuno di cambiare le proprie abitudini personali, di restare in casa uscendo solo in particolari situazioni o per comprovate specifiche necessità. Anch’io, come molti, svolgo ora la mia attività lavorativa attraverso lo smartworking e devo ammettere che questa nuova modalità sarà comunque il futuro per la maggior parte delle occupazioni produttive. Sempre attraverso il collegamento virtuale, insieme a mia moglie Rosalba, riusciamo

ad incontraci con gli amici del nostro ‘gruppo famiglie’. Così, restiamo in contatto con la Parola, riusciamo a condividerla ed a farla permeare nel quotidiano della nostra famiglia. Grazie poi a Radio Mater viviamo le celebrazioni Eucaristiche e gli altri momenti di preghiera così da sentirci comunità unita attorno a Papa Francesco. Quello che però manca in questa nuova socialità è certamente il contatto. Nessuna tecnologia potrà

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Nessuna tecnologia potrà mai... / Era il momento di portare... / Il silenzio...

mettere in pratica quello in cui crediamo. Abbiamo pensato agli anziani, ai malati ai bambini, a tutte quelle persone che attraverso la radio potessero avere un supporto. Abbiamo sentito quanto la preghiera e la vicinanza spirituale sia veramente una forza che ci avvolge, ci sostiene e ci sorregge. Grazie, Mamma, di vero cuore!


Tempo di prova, tempo... / Ci sostiele la fiducia... / Nessuna tecnologia...

mai sostituire il calore di un abbraccio o di una carezza. Penso ai genitori che non ricevono da mesi una visita o ai nonni che non vedono i loro nipoti. Questo desiderio di amore non si potrà mai confinare all’interno di un computer o trasmettere attraverso internet.

Confidiamo quindi perché, con l’aiuto del Signore, si possa trovare al più presto un rimedio che ci permetta di tornare ad incontrarci. Non ho volutamente scritto ‘tornare alla normalità’ perché è soprattutto dalle situazioni difficili che si devono trarre insegnamenti ed il nostro attuale stile

di vita necessita sicuramente di un cambiamento verso il vero essenziale. Vi saluto come abitudine nelle trasmissioni: Continuiamo a far del bene nella nostra vita perché chi fa il bene genera bene. Giuseppe B.

Ci sostiene la fiducia verso la Mamma del Cielo Dietro un nomignolo quasi simpatico si cela oggi uno dei più spietati nemici dell’uomo: Covid19. Un nemico che ha seminato tanti morti e paura in ognuno di noi e ci ha indotto a tenerci a distanza dall’altro. Anche noi volontari di Radio Mater abbiamo un po’ di questa paura, ma ci sostiene la fiducia verso la Mamma del Cielo che con amore protegge i suoi figli, affinché possano continuare a svolgere la missione alla quale lei li ha chiamati.

che facciamo ci si sente più legati, non liberi. L’amore per la Mamma, per i nostri fratelli e sorelle, e per la nostra missione ci aiuta però ad accettare queste restrizioni e a sopportare le difficoltà, lieti di poter portare un po’ di conforto, di allegria e, soprattutto, di fede, fiduciosi che la benedizione del Signore, per intercessione della sua Santissima Madre, alla quale ci affidiamo, darà i suoi frutti. Massimo e Ileana

Oggi più che mai, infatti, c’è bisogno di portare nelle case di tutto il mondo il Vangelo con il suo messaggio di speranza, la preghiera, la riflessione, l’informazione e, perché no, anche un po’ di allegria che scaturisce dalla voglia di rimanere uniti in quella grande famiglia che è Radio Mater. In queste condizioni la nostra attività di volontari è diventata un po’ più complicata: entrare negli studi con guanti e mascherine e dover mantenere la distanza dalle persone è piuttosto triste e nello svolgimento delle nostre attività anche un po’ fastidioso perché in ciò

Tempo di prova, tempo di scelta In questo difficile momento siamo riusciti a garantire il servizio di segreteria quasi nella normalità con due modalità per continuare il progetto di Maria di portare tutti al cuore di Gesù. La prima modalità è stata rappresentata da pochi volontari, che con regolari permessi a seguito dell’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio, hanno raggiunto la Radio per svolgere il servizio direttamente in segreteria, garantendo tutti i turni dei 6 giorni settimanali. In questi giorni era fondamentale ascoltare e instaurare il dialogo con le persone sole e angosciate dalla paura della pandemia: chi chiamava ci diceva che eravamo come “un’ancora di salvezza per loro”.

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E queste parole gratificavano anche noi. Alcuni ci ringraziavano perché si sentivano uniti come in una vera famiglia. La seconda modalità, composta dagli altri volontari che, accettando con umiltà l’obbedienza di restare a casa e rinunciare alla loro missione in radio, si sono dedicati ad un servizio silenzioso, cioè alla preghiera, la nostra arma vincente. Tutti insieme in un cuore e anima sola ringraziamo Gesù e la nostra Mamma Celeste per averci donato, tramite il nostro caro don Mario, Radio Mater, un prezioso dono per tutta l’umanità. Rossella della Segreteria


E’ dall’8 Marzo che siamo agli “ arresti domiciliari” e la cosa sta diventando abbastanza penosa. Per cercare di rendere la situazione più naturale, ci diamo in famiglia una certa disciplina: ci svegliamo comunque presto (alle 7), sbrighiamo la nostra cura personale, e poi organizziamo il pranzo andando a comperare in fretta e furia quello che ci serve. Le notizie che arrivano sul cellulare ci richiamano sempre al momento presente, e sinceramente tutta questa

frenesia di messaggi lascia in me il tempo che trova, non mi dà sollievo se non nell’immediato, perché considero che poi la nostra condizione di fronte al possibile contagio è di assoluta solitudine. Potremo contare solo sulla “mano di Dio” come diceva mia madre nei momenti difficili.

chitarra, sperando di imparare qualcosa in più, e rileggo le poesie che avevo studiato alle scuole superiori. “L’infinito” di Giacomo Leopardi ancora mi tocca l’anima. Mio marito sta progettando il prossimo presepe, immaginando cascatelle e ruscelli. A Dio piacendo.

Questa epidemia ha sconvolto le nostre vite, destabilizzato le nostre certezze, e ci ha tolto l’appagamento che una vita fatta comunque di routine ci dava.

Per far sì che i nipoti non si dimentichino di noi (anche loro hanno il peso di stare tutto il giorno in casa), porto ogni tanto, ma sempre di corsa, un” tiramisù”, che chiamiamo l “antivirus”.

Perché, nonostante la vita procedesse in maniera piuttosto monotona, il sentirsi ancora vicino ai nostri figli (maggiormente come ormai nonni) ci dava una certa tranquillità. Andiamo avanti! Cerchiamo di distrarci durante la giornata con piccoli passatempi. Io ho ripreso la vecchia

L’ epidemia avanza in tutto il mondo e la luce in fondo al tunnel è ancora lontana, ma stamane abbiamo pregato il Padre Nostro con Papa Francesco e ci siamo rincuorati. Cordiali saluti. Sara

Sono stato colpito dal covid e sono guarito. Grazie Carissimi, ogni tanto, anzi, ad ogni omelia di Don Mario, sento il bisogno di ringraziare Dio per quello che ci comunica, l’essenziale cioè: che Gesù è sempre con noi. Cos’altro importa infatti di più? La sua catechesi forma le coscienze piano piano, consolida

come una pietra angolare questa verità che è difficile rimuovere. Sono stato colpito dal covid, tuttavia ho sempre cercato di partecipare alla S. Messa delle 16 con sforzo, ma ben sapendo che era necessaria per me. Lunga quarantena, poi il Signore mi ha tratto in salvo,

senza che io capissi come o perché. Pensavo di essere davvero nella fossa del salmo, dopo poco sento un energia che fra l’altro rinnova la speranza di poter tornare ad Albavilla.. Vi chiedo di pregare perché possiamo tornarci. Fraternamente. Eugenio di Siena

Il virus non mi ha impedito di pregare... anzi mi ha spinto ancor più ad essere una buona fedele. Ciao, sono Anita, abito a Bagnolo Cremasco e ho 16 anni. Mi hanno chiesto di raccontare come sto trascorrendo questo periodo di quarantena, ma per parlarne devo iniziare dal 21 febbraio. Questo per me è stato l’ultimo giorno di scuola, il giorno in cui davanti al cancellone ho salutato i miei

compagni dicendogli “Ci rivediamo mercoledì”, ma quel giorno non è mai arrivato. Personalmente la quarantena la sto vivendo molto serenamente poiché le mie giornate non sono cambiate di molto: al mattino mi sveglio, faccio le lezioni come se fossimo a scuola,

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Il virus non mi ha impedito... / Sono stato colpito dal... / Questa epidemia ha...

Questa epidemia ha sconvolto le nostre vite.


TESTIMONIANZE DEI BAMBINI / Il virus non mi ha impedito di pregare...

alle 14 pranzo e al pomeriggio faccio i compiti e studio per i giorni successivi. L’unica cosa che è cambiata è il non poter vedere fisicamente i miei amici, non poterci uscire quando ne ho voglia, e non poterli abbracciare, ma se questo può fare del bene a tutto il paese lo rispetto tranquillamente, perché sono sicura che, appena potremo uscire, avremo modo di recuperare tutto questo tempo perduto, preoccupandoci di più gli uni per gli altri. I rapporti di certo si sono complicati, ma grazie alla tecnologia sono riuscita a rimanere in contatto con quasi tutti i miei amici. Ho avuto modo di riflettere molto su me stessa, sulle persone con cui mi relaziono, su quelle che vorrei rimanessero al mio fianco nei prossimi anni, e ne ho conosciute anche altre tramite

degli amici in comune. Si può dire che questo periodo ha fatto bene sia alla mia mente che al mio corpo poiché ho ripreso a fare attività fisica a casa, ho imparato a cucinare altri piatti un po’ più salutari, ma soprattutto ho avuto modo di passare più tempo con mio papà. Tutti ci siamo dovuti allontanare da dei luoghi che reputavamo come delle seconde case: l’oratorio, la chiesa. In questi luoghi sono cresciuta sia spiritualmente sia come persona, ho conosciuto delle persone favolose che sono rimaste al mio fianco nei momenti difficili e nei momenti di gioia, in quei posti abbiamo pregato, cantato, ballato, giocato, fatto i Grest, le nottate tra adolescenti, e molte altre cose...

altri ragazzi del mio paese e ora vederli vuoti, spogli della gioia che avevano quando eravamo al loro interno fa un certo effetto. Il virus però non mi ha impedito di pregare, di seguire le messe e i vari appuntamenti parrocchiali, anzi mi ha spinto ancora di più a cercare di essere una buona fedele. Spero però, che questa situazione possa finire al più presto in modo da poter ritornare a vivere la nostra vita senza nessuna restrizione, a riprendere le relazioni con le altre persone, a festeggiare tutti assieme come qualche mese fa… Auguro a tutti di passare questi giorni in piena serenità come li sto vivendo io. Anita

Questi luoghi sono stati il punto di riferimento non solo per me, ma anche per molti

TESTIMONIANZE DEI BAMBINI Questo momento non mi pare uno dei migliori, anzi, mi pare uno dei peggiori. Ma sto vedendo che (anche se alcuni stanno già uscendo) i contagi stanno diminuendo ed è cosa buona. Perciò invece di scrivere #iorestoacasa, perché non scriviamo: #Nonpiúiorestoacasa?. Il 4 Maggio si può andare a trovare i parenti. Il 18 si può uscire!!! Con la mascherina però... Gaia

Ciao, sono Carolina e ho 10 anni. Questi ultimi mesi sono stati impegnativi per me perché è difficile stare con tutti i miei fratelli, non andare scuola, non vedere le mie amiche, i miei compagni, i miei nonni e i cuginetti, non aver la possibilità di uscire, correre, andare a danza... Ma da qui ho capito qualcosa di positivo: avere la famiglia accanto è davvero un dono grande, perché insieme abbiamo fatto tante cose belle come i lavoretti, abbiamo cucinato, abbiamo guardato i film, abbiamo giocato e ci siamo divertiti moltissimo, poi sono diventata brava ad usare il computer e a fare molte cose da sola e anche ad aiutare i miei genitori di più! Da questa esperienza ho imparato una cosa importante e cioè che anche nei momenti più brutti si possono scoprire cose belle e quindi io sono felice. Carolina. Ed io, mamma di Carolina, aggiungo che é una vera grazia la possibilità di vivere gesti belli, come il collegamento con

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voi, la messa su Facebook che ascoltiamo tutte le mattine o il Rosario delle 19 con i nostri amici genitori, e che sono diventati momenti essenziali della nostra nuova quotidianità, indispensabili proprio perché ci aiutano a vivere tutta questa fatica con una coscienza grande, per prima cosa nel riconoscimento che non siamo, soli ma ci sono tanti volti cari che ci richiamano sempre al volto buono di Gesù...grazie anche a te che fai parte di questi amici! Francesca


Alex Come tutti, anche noi del Gruppo Rosario Bambini non abbiamo più potuto andare in cappellina per recitare il santo

rosario in onore al Cuore immacolato di Maria il primo sabato del mese ! Non abbiamo però smesso di pregare e ogni giorno alle ore 18.30 ci siamo collegati tramite PC, per pregare insieme e “per smorzare” un po’ la tensione: non sono mancati giochi indovinelli o barzellette. Abbiamo ascoltato anche con vivo interesse la testimonianza di due “ ospiti”: un medico del reparto covid e un seminarista.

Gruppo Rosario Bambini

Lo scorso 26 gennaio 2020, Emilio Bonacina, ma per tutti PINO, ci ha lasciato. Pino è stato il fondatore, con Edoardo, della preghiera notturna inizialmente non in diretta radio, poi dal 23.11.1997 in diretta con la partecipazione degli ascoltatori. Ecco il ricordo di Edoardo e poi di Maria Assunta, che per otto anni ha accompagnato Pino nella preghiera.

Pino è stato un uomo di fede autentica e profonda

Grazie Pino per la tua grande testimonianza che ci hai lasciato con la preghiera incessante del Santo Rosario, e per il grande amore verso la Madonna e l’Eucarestia.

nella preghiera notturna, iniziata da lui nella Cappellina di Radio Mater ad Arcellasco: passava le notti in ginocchio, in adorazione sempre con una gioia e forza indescrivibile.

Pino è stato un uomo di fede autentica e profonda. Ha lasciato un segno indelebile

È stato ministro straordinario dell’Eucarestia nel suo paese di Valmadrera, portando con gioia Gesù ai malati e dando loro tanto conforto. La profonda fede che professava si manifestava anche nell’impegno civico nel servizio di vigile del fuoco e come donatore del sangue nell’Avis, oltre ai vari impegni concreti nella parrocchia. La fede sempre forte e cristallina di Pino è stata messa a dura prova quando nel 1975, all’età di 39 anni la malattia lo ha colto di sorpresa. Diagnosi: tumore maligno.

Una situazione difficile, con moglie e tre bambini piccoli. I familiari si sono rivolti con fede recitando la novena alla Madonna di San Martino, venerata nel santuario di Valmadrera di cui Pino era molto devoto. I medici davano pochissime speranze, ma Pino si era abbandonato tutto alla Madonna con questa frase “Maria io mi affido a te, sono pronto, ma tu guarda alla mia situazione familiare”. Dopo qualche giorno Pino sentì un gran calore in tutto il corpo, che egli ha sempre detto di essere stato l’abbraccio di Maria. Da quel momento si riprese velocemente con gran stupore dei medici. Grazie Gesù, grazie Maria, per averci donato Pino  Edoardo

Alla presenza di Gesù Eucarestia, la preghiera di Pino era un dialogo d’amore

Ho conosciuto Pino ascoltando la preghiera notturna. Sentivo Radio Maria: mi piaceva ascoltarla e mi aiutava nel mio cammino di fede. Ma una notte, spostando la manopola della radio, sentivo che pregavano in un’altra emittente mai ascoltata prima. Mi ha preso il cuore nel sentire una voce di uomo che pregava in un

modo che toccava l’anima: la sua preghiera era fatta col cuore e nell’ascoltarlo mi riempiva il cuore di tanta gioia e pace interiore. Poi ho iniziato ad attendere le notti – nonostante dovessi alzarmi per andare al lavoro – per ascoltare questa sua preghiera e tra me dicevo: quanto è bravo nel pregare. Il mio desiderio era

di poterlo conoscere e parlargli. Desiderio che si è avverato tramite una mia amica, che si era recata una notte in cappellina e aveva trovato Pino. Un giorno la mia amica mi invitò a vivere una notte di preghiera con Pino: la gioia era immensa. Come siamo giunti in cappellina di Radio Mater

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Alla presenza di Gesù... / Pino è stato un uomo di... / TESTIMONIANZE...

Grazie alla nostra Marisa per gli incontri serali con i genitori, familiari e altri bambini: questi incontri ci hanno permesso di giocare e di pregare Gesù di sconfiggere questo virus e di aiutare i medici a trovare il vaccino.


‘‘Sono felice di essere sacerdote’’ / Alla presenza di Gesù Eucaristia...

ero emozionata: Pino ci venne incontro e ci abbracciò. Era la prima volta che andavo in cappellina: mi sentivo al settimo cielo. Ricordo, che una volta iniziata la preghiera in diretta, rimasi colpito dalla grande fede di Pino: quattro ore in ginocchio. Si alzò solo per aprire il tabernacolo. Le preghiere le uscivano dal cuore. Viveva la preghiera in modo meraviglioso. Nella recita del Rosario era come se parlasse a tu per tu con la Mamma del Cielo. Dopo l’apertura del tabernacolo, alla presenza di Gesù Eucarestia, il suo era un dialogo d’amore, con

il capo chino in segno di umiltà e braccia aperte in adorazione. Rimasi esterrefatta anche per il modo di condurre la preghiera, la dolcezza nell’accogliere i fratelli e le sorelle, che si collegavano per la preghiera in diretta, e nel salutarli. Da quella notte non ho più tralasciato la preghiera notturna: ho trascorso dei miei 23 anni di preghiera notturna, ben otto sempre con Pino. Ho imparato tanto da lui: una figura grande, uomo di fede, umile, caritatevole, sempre con il sorriso sulle labbra. Quando ci si incontrava in cappellina, ci si abbracciava.

Non potrò mai dimenticarlo e ringrazio il buon Dio che mi ha permesso di conoscerlo. Ciao Pino, ti porterò sempre nel cuore Maria Assunta

Don Luca Vallarin, parroco in Val d’Orcia e fondatore della Radio “Gesù e Maria”, ricorda come la sua vocazione sia scaturita negli anni Ottanta frequentando la parrocchia di Arcellasco di Erba...

“Sono felice di essere sacerdote” Sono un parroco di campagna che scrive. La mia conoscenza e amicizia con don Mario risale a tanti anni fa, quando cominciai a conoscerlo attraverso l’emittente Radio Maria negli anni Ottanta. Da quel momento trovai il coraggio di andare ad Arcellasco di Erba (CO), per incontrare di persona quel sacerdote lungimirante, parroco e fondatore di Radio Maria, che con la sua parola sapeva attrarre molti cuori, parlandoci dell’Amore di Gesù e della Mamma celeste. Presso la parrocchia di Arcellasco conobbi anche la sorella di don Mario, Angelina, col suo marito Giovanni: in parrocchia con la famiglia di don Mario Galbiati e a casa mia attraverso la radio (sono nativo di Vighizzolo di Cantù - CO) mi sentivo già

accolto e parte di una numerosa famiglia di ascoltatori, seppur allora avevo soltanto 15 anni. Scoprii dopo che don Mario era compagno di Messa del mio ex parroco di Vighizzolo di Cantù (CO), don Tomaso Montrasio. Insomma, non avrei mai pensato di cominciare a far parte di un cammino che mi avrebbe portato a entrare in seminario, diventare sacerdote, e poi, accogliere sempre di più l’invito della Madonna a farmi Suo apostolo e fondare anch’io una radio in Toscana, nelle mie parrocchie di San Quirico d’Orcia, Vignoni Alto, Bagno Vignoni e Gallina. Attualmente sono Parroco di queste realtà pastorali e con la Radio “Gesù e Maria” e la Tv streaming porto l’annuncio e l’Amore di Gesù e della Madonna

alle famiglie, che si mettono in ascolto dalla Toscana, dall’Italia e da tutto il mondo. La Val d’Orcia, territorio dove presiedo la pastorale come Parroco, è una delle mete più ambite del mondo, ove tanti turisti e pellegrini vengono a visitarci. La chiesa dei SS. Quirico e Giulitta, denominata anche Collegiata, si trova proprio sul cammino della Via Francigena. Sono felice di essere sacerdote, di avere un forte senso di appartenenza alla Madonna, Regina della Pace. Sono sempre più convinto che la Mamma Celeste è a fianco di noi sacerdoti e ci trasforma sempre più come il Suo Gesù, rendendoci araldi e dispensatori di Grazie. Durante questo tempo di pandemia molte persone stanno riscoprendo il bisogno di Dio e della Chiesa, famiglia di famiglie, abitata dalla Trinità e custodita e guidata da Maria! Un ringraziamento particolare a don Mario, perché ci guidi con la sua oblazione quotidiana a consacrare le nostre vite alla Mamma celeste, Stella del cammino verso Don Luca Vallarin

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Giornalino n°74 - Eccoci Mamma!  

Giornalino informativo a cura della Comunità di Maria ONLUS per Radio Mater, radio religiosa fondata da don Mario Galbiati, situata in Albav...

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