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Bossi annulla il comizio di Calalzo per non essere contestato dai leghisti. La manovra scotta e la gente si incazza y(7HC0D7*KSTKKQ(

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www.ilfattoquotidiano.it

€ 1,20 – Arretrati: € 2,00 Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

Giovedì 18 agosto 2011 – Anno 3 – n° 195 Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

MA LUI QUELLE TASSE NON LE PAGA

Fave di fuco di Marco Travaglio

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Mediolanum e Mondadori: il contenzioso di Berlusconi con il fisco tocca il mezzo miliardo. Tra leggine e rinvii, ecco la sua Manovra

Stufi anche a destra di Peter

Gomez

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olto tempo fa il presidente americano John Fitzgerald Kennedy disse che la parola crisi, in cinese, viene scritta con due ideogrammi: uno rappresenta il pericolo, l’altro l’opportunità. Oggi, dopo i consensi raccolti dalla proposta, lanciata da questo giornale già nel 2010, sul contributo di solidarietà da chiedere a chi le tasse le ha evase portando denaro all’estero, i nostri politici si trovano di fronte a una grande opportunità. A un’occasione (l’ultima) per recuperare un po’ di credibilità sia agli occhi dei mercati che a quelli degli elettori: cambiare la finanziaria e introdurre un prelievo straordinario a carico di quei contribuenti infedeli che nel 2009 scudarono a prezzi da saldo (il 5%) oltre 100 miliardi di euro. Le chiacchiere stanno a zero. L’Italia non è più il Paese dei furbi. O meglio non è più il Paese dei fessi, visto che i furbi dalle nostre parti, al contrario di quello che ci hanno sempre raccontato, erano e sono una minoranza (sia pur numerosa), mentre chi subiva e taceva rappresentava la maggioranza. In questi mesi i cittadini hanno imparato a loro spese che l’illegalità non conviene. E non solo per una questione etica o morale. Il fatto è che evasione fiscale, corruzione e mafia, costano ai contribuenti 330 miliardi di euro l’anno. Un tesoro enorme di cui adesso tutti gli elettori, davanti ai tagli ai servizi e alle nuove imposte, colgono dimensioni e portata. Per questo pure il centro-destra – Pd e Idv hanno già annunciato gli emendamenti sulla ri-tassazione – ha tutto il vantaggio di far propria la proposta de Il Fatto Quotidiano. Una proposta sulla cui attuazione, lo promettiamo, noi continueremo a vigilare. La voglia di ricorrere a interventi di facciata è tanta. Due giorni fa il premier, probabilmente in preda a un attacco di conflitto d’interessi, ha parlato di un’imposizione sugli evasori dell’1 o 2%. Troppo poco. Anche per il popolo di Pdl e Lega, ormai alle prese con un sogno che è diventato un incubo. Se da qui alla riconversione della manovra non accadrà qualcosa, il vero pericolo per il sempre più sedicente governo, è proprio la rivolta del suo elettorato. E per capirlo non bisogna conoscere gli ideogrammi cinesi. A questo punto basta il veneto. O, meglio ancora, il brianzolo.

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Furbetti e scudati: altro che prelievo del 20 per cento, proposto da Pd e Idv. Il premier ipotizza una sanatoria bis per i 150 miliardi nascosti all’estero. È chiaro, non toccherà mai i suoi elettori Lillo e Malagutti pag. 2 e 3 z

LA CRISI PRECIPITA E IL SENATO SI MOBILITA

Ieri è arrivata a Palazzo Madama la manovra: in un’aula deserta e quasi spettrale erano presenti solo in 11. Non c’era neanche il presidente, Renato Schifani Nicoli pag. 5 z

BIGLIETTI OMAGGIO x Il Coni ne vuole troppi. Le società si ribellano

Casta all’ultimo stadio, gratis di Fabrizio d’Esposito

alle 20 e 45, allo staSdestidiotasera Olimpico di Roma, i momacedoni del Rabotnicki Skopje potrebbero essere inconsapevoli testimoni del primo sciopero della Casta: la diserzione da tribune d’autorità e d’onore per protesta contro il presidente latinista della Lazio Claudio Lotito. pag. 4 z I ministri Romano e La Russa alla finale di coppa Italia (FOTO DI MEZZELANI-GMT, DAGOSPIA.COM)

nstalking e sangue

Udi Marco Politi

Udi Bruno Tinti

Roma, il Web assolve LA CHIESA, LA FABBRICA il vendicatore TRE METRI DEI REATI delle figlie SOPRA L’IRPEF E STIVI G.Cardone, Truzzi pag. 10z

CATTIVERIE Cesare Battisti: “Rio è come Napoli”. Però lì la spazzatura non rilascia interviste. (www.spinoza.it)

a Chiesa italiana è chiamata a è l’articolo 575 del coLsanamento dare il suo contributo per il ri- C’ dice penale: omicidio. del deficit nazionale. Reclusione non inferiore ad In una fase di tagli pesantissimi, chi è percettore di un flusso ingente di finanziamenti pubblici non può sentirsi al di sopra delle parti. pag. 18 z

on potendo giustificarsi col classico “a mia insaputa”, visto che un pizzino autografo lo inchioda, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo spiega che, se avvicinò il giudice titolare della causa tributaria Mondadori, fu per pura “curiosità intellettuale”, anzi “dottrinaria”. Oltreché un noto gerundio, il Caliendo è anche un magistrato, dunque uomo di legge ma soprattutto di logge (P3). Ed è nota a tutti la passione di B. per gli studiosi di dottrina, specie se curiosi. Fu così che tre anni fa, non bastandogli l’ancora acerbo Al Fano, il Cainano glielo affiancò al ministero della Giustizia. E lui non deluse le attese. Due anni fa il premier non dormiva la notte all’idea di dover pagare Veronica, De Benedetti e le tasse eluse nel 1991 con la Mondadori appena scippata all’Ingegnere. L’Agenzia delle Entrate chiedeva indietro 173 milioni e lui, pur avendo vinto in primo e secondo grado, era terrorizzato dalla Cassazione dove sedeva il giudice Altieri, osso duro per chi elude. Non potendo comprarselo come ai vecchi tempi, B. mobilitò tutta la truppa d’urto: Tremonti, che negli anni pari fa il ministro di B. e in quelli dispari l’aiuta a non pagare le tasse, firmò il controricorso; Ghedini chiese di trasferire la causa alle Sezioni unite sotto l’ala protettrice del primo presidente Carbone, ora indagato per la P3; un altro pitreista, il traffichino irpino Pasqualino Lombardi, si dava da fare con Carbone e con l’avvocato generale Fiumara, anche portando in dono damigiane d’olio (noto lubrificante); appositi servi in Parlamento preparavano una leggina per consentire a chi vince in primo e secondo grado di patteggiare in Cassazione col 5% della somma dovuta, uno scudo fiscale ad aziendam; e Caliendo avvicinò Altieri a un convegno per sapere che ne pensasse: avrà ragione la Mondadori o il fisco? Altieri fece il vago e, per evitare che si scordasse di lui, il sottosegretario dottrinario gli lasciò un pizzino-promemoria con gli estremi della causa e un numero di telefono. Se Altieri avesse anticipato che aveva ragione Mondadori, non ci sarebbe stato bisogno di sputtanarsi ulteriormente traslocando la causa alle Sezioni unite e varando l’ennesima porcata, anzi Mondadori avrebbe risparmiato pure il 5%. L’altroieri, interpellato dal Fatto che ha svelato il pizzino, Caliendo non si scompone: in effetti chiese un anticipo di sentenza ad Altieri, ma non perché ballassero 173 milioni di B.: questo mai, “non mi sarei mai permesso”, un uomo di legge e di dottrina come lui. È che all’improvviso – ah, le curiosità dei dottrinari! – gli era punta vaghezza di sapere, e subito, senz’aspettare la sentenza, se nel caso Altieri “ravvisasse un abuso del diritto”. Se sì, ci avrebbe scritto un trattatello dottrinario. Così, di getto, all’impronta. È più forte di lui: quando Caliendo sente odor di abusi del diritto, non c’è chi lo tenga. In ogni caso Altieri non anticipò il verdetto, Carbone gli scippò la causa, la maggioranza ebbe il tempo di approvare la legge pro Mondadori, il capo dello Stato la firmò e Silvio (pardon, Marina) sborsò 8,6 milioni anziché 173. Ora qualcuno potrebbe perfino sostenere che quelle curiosità dottrinarie siano lievemente incompatibili con la permanenza di Caliendo al governo. Nel qual caso segnaliamo una promettente giovincella che, quanto a curiosità e a dottrina, nulla ha da invidiargli: Sabina Began, l’”ape regina” dei festini di B. L’altro giorno invita a pranzo l’on. Bocchino che, diversamente dall’Altieri con Caliendo, ci casca subito come un fuco, finendo paparazzato sui migliori rotocalchi gossipari e strillando poi alla “trappola” e “alla macchina del fango”. Interpellata dal Fatto sulle ragioni del suo interesse per il braccio (anzi l’alluce) destro di Fini, la Began spiega serafica: “Io vedo tanta tristezza nel mondo: guerra, odio, cattiveria. Silvio Berlusconi desidera solo pace intorno a sé. Per questo ho mediato con Bocchino, ma di mia spontanea volontà”. Curiosità pacifiste, direbbe Caliendo. Sottosegretaria alla Giustizia, subito.

anni 21. Però, se ci sono circostanze aggravanti (articolo 576) la pena è l’ergastolo; e quando ci sono le aggravanti? pag. 9 z


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La tassa “occulta” pagata da chi non evade Mediaset Un condono ad hoc per gli anni ’94-’95

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ediaset, per l’Erario, doveva pagare 191,8 milioni di euro per gli anni 1994-1995. Dopo aver giurato che non avrebbe usato il condono varato nel 2001 dal suo Governo, il Cavaliere lo ha fatto: le vertenze sono state chiuse con 62,2 milioni.

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RICCHI E SCUDATI

hi paga per intero le imposte deve sostenere una sorta di tassa aggiuntiva, occulta, per colmare quell'imponente buco di gettito provocato da chi al contrario si sottrae. Si tratta di 120-125 miliardi l'anno, l'equivalente di 4-5 manovre correttive, con un sommerso che i dati Istat fotografano tra il 16,3 e il 17,5% del Pil: ai valori

Mondadori Da 173 milioni a soli 8,6

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ondadori ha ricevuto un accertamento da 173 milioni di euro nel 1991. Aveva vinto in secondo grado nel 1996 ma la Cassazione poteva ribaltare tutto. Nel 2010 una legge le permette di chiudere pagando solo 8,6 milioni.

attuali dai 255 ai 275 miliardi. L'evasione della base teorica dell'Iva è del 28,8 per cento. Peggio di noi (dati 2006) c'è solo la Grecia con il 30,2%, mentre il gettito totale evaso equivale al 2,3% del Pil. Dai dati del ministero, relativi all'anno di imposta 2009, emerge che si è appena cominciato ad aggredire il moloch: il 49,07% (20,4 milioni di soggetti) dichiara redditi Irpef inferiori

Mediolanum L’aliquota pagata in Irlanda

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ediolanum, grazie a una struttura societaria internazionale, paga un tax rate (aliquota reale) pari al 18 per cento. E soprattutto lo paga in Irlanda. L’Erario contesta 282 milioni tra tasse, sovrattasse e sanzioni.

Mediatrade I pm: prezzi gonfiati per i film

a 15mila euro l'anno e il 41,3% (circa 17 milioni) dichiara redditi tra i 15mila e i 35mila euro. Il 90,2% dei contribuenti dichiara meno di 35mila euro, e solo lo 0,17% dichiara redditi superiori a 200mila euro. La radiografia più recente dell'Agenzia delle Entrate sull'evasione mette in luce che il contribuente evade in media 17,87 euro ogni 100 euro d'imposta versati al Fisco.

Sotto Marina Berlusconi, al centro il padre, Silvio; nella pagina a destra, Giulio Tremonti

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ediatrade è la società che si occupava della cessione dei diritti cinematografici nel gruppo Fininvest. Secondo i pm di Milano e di Roma il gruppo avrebbe gonfiato i prezzi dei film per evadere il fisco. Il processo rischia la prescrizione.

IL FURBO DI ARCORE Contenziosi, leggine e altre astuzie: così riesce a non pagare 500 milioni di tasse

di Marco Lillo

ezzo miliardo di tasse. È quello che Silvio Berlusconi potrebbe, anzi dovrebbe, pagare per contribuire a risanare le casse devastate dell’Erario. Il Cavaliere e il suo ex fiscalista, ora ministro, Giulio Tremonti si dannano da giorni per trovare il modo di risanare le finanze senza pesare troppo sui cittadini. Invece di guardare alle buste paga dei lavoratori che pagano già un’aliquota marginale del 43 per cento, dovrebbero riprendere in mano le carte delle cause del gruppo Berlusconi. Scoprirebbero così l’uovo di Colombo: basterebbe che i legali, capeggiati dallo studio fondato dal ministro Tremonti, smettessero di impedire al Cavaliere, (con le loro consulenze e i loro cavilli) di fare fino in fondo il suo dovere di contribuente, per ridurre il contributo di solidarietà in un colpo solo dal 5 al 2,5 per cento nel 2011. Se la “bancassicurazione” Mediolanum, controllata da Silvio Berlusconi e da Ennio Doris, con quote di un terzo ciascuno, ottemperasse agli accertamenti fiscali delle Fiamme Gialle e dell’ Agenzia delle Entrate, immediatamente nelle casse dello Stato entrerebbe una somma che oscilla tra i 188 milioni di euro e i 282 milioni di euro. A quel punto il Governo potrebbe battere cassa anche nella provincia editoriali dell’impero di Berlusconi. Mondadori potrebbe finalmente versare i 300 milioni (173 di imposte più sanzioni e interessi) chiesti da venti anni dall’Agenzia delle Entrate di Milano per l’antica fusione con la Amef del 1991. Il processo in Cassazione (dopo che la società aveva vinto i primi due gradi) è

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Grazie allo studio ex Tremonti vanificati finora gli accertamenti della Finanza

stato ucciso sul più bello - quando la Cassazione aveva cominciato a fare “la faccia feroce”, mediante una leggina ad aziendam. Mondadori ha già versato 8,6 milioni per chiudere il contenzioso pagando solo il 5 per cento delle imposte contestate. Ma non è mai troppo tardi. Se il Cavaliere e la figlia Marina volessero, potrebbero approfittare dell’ultimo treno: il ricorso della Corte italiana alla Corte di Giustizia europea. Se fosse accolto, la Cassazione rientrerebbe in gioco e il Cavaliere potrebbe finalmente contribuire al risanamento. È stato lui, in fondo, leccando il gelato con i nipotini sul molo di Porto Rotondo, la location giusta per pronunciare un simile discorso alla nazione, a dichiarare sotto il solleone di ferragosto: “il contributo di solidarietà è stato introdotto non perché dia un grande introito, visto che secondo i nostri calcoli darà un gettito di molto meno di un miliardo di euro, ma per un fattore di giustizia, per equilibrare i sacrifici”. Parlando con il cuore, ancora “grondante di sangue” perché aveva dovuto “mettere le mani nelle tasche degli italiani”, il nostro ha pronunciato due parole che stanno alla sua

bocca come la parola “scusa” su quella del vecchio Fonzie di Happy days: “giustizia” ed “equilibrio”. Una solucione ci sarebbe per non mettere più le mani nelle tasche degli italiani: provare a frugare meglio nelle proprie. Il presidente a dire il vero paga un grande ammontare di imposte e non manca mai di ricordarlo. Anche perché è l’uomo più ricco d’Italia. MA SE SI VA a verificare quanto pagano alcune sue società, come, e soprattutto a chi, si scoprono delle sorprese. L’uomo che prometteva l’aliquota doppia al 23-33 per cento (salvo pretendere il 48 dai contribuenti onesti) paga con la sua società Mediolanum il 18 per cento di aliquota reale, come si può leggere sui bilanci. Non basta: in questo caso il proverbiale pulpito da cui viene la predica si trova a Dublino. Grazie alla controllata irlandese Mediolanum International Funds che amministra oltre 17 miliardi di euro raccolti per lo più in Italia sotto forma di sottoscrizioni di fondi comuni d’investimento, il gruppo Mediolanum paga sui 257 milioni di profitti lordi made in Dublin, solo 32 milioni di tasse. Ma soprattutto

quei soldi vanno a ripianare il debito irlandese, non quello italiano. Grazie alla zavorra dell’esoso erario nostrano alla fine il tax rate si aggirava nel 2010 intorno al 18 per cento, mentre in Iralanda non arrivava al 13 per cento. La situazione non è piaciuta all’Agenzia delle entrate e alla Guardia di Finanza. Peccato che quando gli uomini del colonnello Vincenzo Tomei sono entrati nella sede della società nel settembre 2010 hanno trovano una mail nella quale i dipendenti si chiedevano cosa fare perché qualcuno li aveva avvertiti. La relazione semestrale del 5 agosto di Mediolanum racconta il seguito: “Il 28 febbraio 2011 si è conclusa l’attività ispettiva del Nucleo di Polizia Tributaria con l’emissione di un verbale per le annualità dal 2006 al 2009, con il quale sono stati contestati maggiori imponibili per complessivi 121,4 milioni di euro, tutti aventi a riguardo i livelli di retrocessioni commissionali da parte della controllata irlandese MIFL. ...il 29 ottobre 2010 la Guardia di Finanza”, prosegue la relazione, “aveva emesso un analogo verbale per l’anno 2005, contestando in quel caso maggiori imponibili ai fini dell’Ires e dell’Irap per 48,3 milioni di euro. ... è sta-

ta inoltre contestata alla Banca la mancata regolarizzazione dell’IVA nelle fatture emesse dai promotori finanziari con previsione di sanzioni pari a 64 milioni di euro”. LA BANCA ha presentato una memoria il 29 aprile nella quale afferma la “correttezza del comportamento”. Anche la parte assicurativa di Mediolanum è stata sottoposta ad accertamento da parte dell’Agenzia delle entrate. Per uscirne, scrivono gli amministratori nella relazione: “Il 18 febbraio 2011 Mediolanum Vita ha presentato istanza di “accertamento con adesione” a fronte della notifica di due avvisi relativi al periodo di imposta 2005,(rispettivamente ai fini IRES e IRAP) emessi dall’Agenzia delle Entrate, notificati in data 23 dicembre 2010 e con i quali sono state confermate le riprese a tassazione di maggiori imponibili per 47,9 milioni di euro”. Il fisco però non ha voluto conciliare e così ”in data 23 maggio 2011, Mediolanum ha opposto ricorso presso la Commissione Tributaria Provinciale di Milano”. Ora ci riproverà chiedendo la “conciliazione giudiziale”. L’azione dell’Agenzia delle Entrate si somma a quella delle Fiamme

gialle ed era già stata anticipata con un primo verbale per gli anni precedenti, 2006 e 2005, con contestazione di “maggiori imponibili ai fini IRES e IRAP per complessivi 86 milioni di euro (47,9 milioni di euro per il 2005 e 38,1 milioni di euro per il 2006)”. Cosa accadrà se il Fisco non farà nessuna conciliazione e se Mediolanum perderà i suoi ricorsi? Lo hanno chiesto gli azionisti agli amministratori. Ecco la risposta di Mediolanum, (che

Tutti i soldi che B. non chiede alle tv CANONI DI CONCESSIONE RISIBILI E IN REGALO NUOVE FREQUENZE CHE VALGONO ALMENO UN MILIARDO di Carlo Tecce

settembre sarà consumato l’enAdi matrice nesimo spreco di Stato, stavolta televisiva. Repliche, si dirà. E tanti, tanti soldi. È in scadenza l'iscrizione al bando di gara per l’assegnazione di 6 multi-

plex (pacchetti di frequenze) per il digitale terrestre, poi il ministero di Paolo Romani (Sviluppo economico) inizierà il concorso di bellezza, il cosiddetto beauty contest: i partecipanti mostrano i propri requisiti – meglio se un’azienda con migliaia di dipendenti e un mucchio di canali – e ricevono un numero, il punteggio stilato da una commissione tecnica nominata dal medesimo Romani. La partita è ancora lontana, ma i vincitori sono certi: Mediaset in prima fila, a ruota Rai, Sky, La7, il gruppo Espresso. I multiplex sono divisi in tre gruppi: “A” per nuovi operatori di mercato (e dunque Sky), “B “per i soliti noti, “C” per la tv sul telefonino (e il Biscione è in corsa).

Secondo le stime ufficiose di Telecom Italia Media su La7, un multiplex vale dai 160 ai 170 milioni di euro: 6 superano la cifra tonda del miliardo. IL GOVERNO RINUNCIA a un miliardo di euro perché, giuramento non mantenuto, prometteva di aprire il mercato televisivo con una distribuzione gratuita di frequenze. Il digitale terrestre era un’occasione, adesso è definitivamente un ritocco per aziende già privilegiate. Quelle che godono di uno sconto per il canone di concessione: lo Stato italiano riceve l’1 per cento del fatturato annuo di queste società, circa 100 milioni di euro, ma in Europa la media è del 5 o 6 per cento. Mancano 500 milioni a stagione, 5 miliardi in dieci anni, un bel pezzo di una manovra a basse di tasse e restrizioni. Con due piccole mosse, senza che i

cittadini avvertano dolore, il governo potrebbe recuperare 1,5 miliardi euro nei prossimi mesi: abolendo l’ignobile beauty contest cucito su misura per Mediaset e alzando il canone di concessione ai livelli abituali nel resto d’Europa. Certo, sarebbe il primo esempio di tassa ad aziendam o ad personam per il Cavaliere. Per favorire il Biscione e la concorrenza stagnante, il governo ha combinato un bel pasticcio: spera di recuperare le frequenze donate a Berlusconi con un esproprio alle emittenti locali da sancire con un assegno di 240 milioni di euro e, pregando, confidano di fare il colpo del secolo con un’asta. Le compagnie telefoniche dovrebbero sborsare 2,4 miliardi di euro per la banda larga e reggere così il giochino del governo. Un giochino pericoloso. Che fa male, come fosse un’esclusiva televisiva, ai cittadini paganti.


Giovedì 18 agosto 2011

La “Tobin tax” non piace ai mercati, ma la Ue punta a settembre

L’

RICCHI E SCUDATI

idea di introdurre la “tobin tax” non piace ai mercati, ma l'Ue va avanti. All'indomani del vertice tra la Merkel e Sarkozy, i ministri delle Finanze di Francia e Germania annunciano che, già da settembre, faranno ai loro omologhi una proposta di messa in atto della tassa sulle transazioni finanziarie. Le borse europee, chiudono contrastate sulla scia di Wall Street che dopo

un’apertura in rialzo vira al negativo. Maglia rosa in Ue è stata Piazza Affari dove l'Ftse Mib ha terminato con +1,27%. Positiva anche Parigi, mentre Londra e Francoforte chiudono in calo. Le preoccupazioni che agitano i mercati sono però condivise da più parti nel vecchio continente. Le banche di credito cooperative tedesche bocciano in pieno la tassa: potrebbe indurre a trasferire investimenti finanziari verso lidi più appetibili.

Montagne verdi (di euro) per il signor Marcella Bella IL MARITO DELLA CANTANTE ACCUSATO DI FRODI MILIONARIE AL FISCO ATTRAVERSO LO SCUDO di Vittorio

Malagutti

cudo fiscale? No problem. Pensava a tutto lui, Mario Merello, uomo d’affari con base a Milano, meglio noto nel gran giro festaiolo come il marito della cantante Marcella Bella. Sì, perché anche tra i furbetti del fisco c’è qualcuno più furbetto degli altri. Qualcuno che ha scelto una scorciatoia. Lo scudo sì, ma con il trucco. Per frodare il fisco due volte. La prima non pagando le tasse. E la seconda barando perfino sulla generosa amnistia concessa nel 2002 e poi ancora nel 2009 dal ministro Giulio Tremonti. Bastava chiamare lui, Merello, 66 anni, lo spicciafaccende milionario, con mega appartamento milanese a due passi da via Montenapoleone, yacht d’ordinanza e rapporti altolocati nel mondo della finanza e della politica. Anni fa, per dire, venne avvistato a una sua festa anche il ministro Ignazio La Russa.

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non teneva conto dell’ultimo verbale della Finanza di Milano) “i maggiori imponibili contestati ammontano complessivamente a 255 milioni ... le maggiori imposte teoriche sono pari a 94 milioni di euro e sanzioni da 94 milioni a 188 milioni”. Sempre che non arrivi un condono, come è accaduto per Mediaset. Sempre che non arrivi una leggina ad aziendam, come per Mondadori, o una prescrizione, come per Mediatrade.

Perchè Merello sta cercando un accordo con fisco e procura e perchè questa storia offre uno spaccato del gigantesco strascico di malaffare lasciato dallo scudo tremontiano. Un provvedimento che ha creato il terreno ideale per nuove truffe, come quella messa in piedi da Merello. Funzionava così. L’evasore fiscale, in genere un imprenditore con base tra Milano e Verona, era pronto ad aderire al condono per regolarizzare la sua posizione, ma temeva che prima o poi le informazioni fornite in forma anonima sarebbero stata utilizzate dal fisco. Che fare? Merello aveva studiato una soluzione ad hoc. Il patrimonio all’estero veniva trasformato in quote di un fondo d’investimento con base a Tortola, nel paradiso fiscale delle British Virgin Islands. Erano queste quote a essere rimpatriate grazie

allo scudo. Il malloppo dell’evasore invece restava all’estero intestato a un trust che ne schermava la reale proprietà. Un successone, davvero. Merello, affiancato dal commercialista veronese Siro Zanoni e dall’avvocato svizzero Fabrizio Pessina, faceva fatica a tener dietro alle richieste dei clienti. Nel gigantesco file sequestrato agli indagati si trova un elenco sterminato di nominativi. Imprenditori magari poco conosciuti dal grande pubblico. UN CAMPIONARIO, il peggiore possibile, di quella miriade di piccole e medie aziende che trainano il made in Italy. Nell’elenco troviamo il bresciano Bruno Nocivelli dell’Azienda Bresciana Petroli, la famiglia Greggio, tra i leader europei nella lavorazione dell’argento, i veronesi Montresor, proprietari di alber-

UNA GRAN carriera, quella del “signor Marcella Bella”, con una moltitudine di clienti, addirittura centinaia, desiderosi di nascondere all’estero le loro ricchezze. Lo scudo fiscale, fin dal 2002, è servito a dare nuovo slancio alle attività di Merello. Almeno questa è l’accusa di magistrati e Agenzia delle Entrate che grazie alle indagini della Guardia di Finanza hanno smantellato la sua efficiente struttura. La vicenda, emersa un paio d’anni fa, torna adesso d'attualità.

SANATORIA PER I 150 MILIARDI NASCOSTI ALL’ESTERO? regolarmente all’estero che hanno beneficiato dello “scudo fiscale” escogitato da Giulio Tremonti nel 2009. Il Pd insiste sulla richiesta di imporre una nuova tassazione pari al 15 per cento dei capitali scudati. Tremonti ufficialmente tace ma ha già fatto sapere che non ne vuol sapere. Ieri in Senato il sottosegretario all’Economia Alberto Giorgetti ha sostenuto che una misura del genere (che parte della stessa maggioranza accetterebbe nella misura simbolico-ridicola dell’1-2 per cento) “è di difficile applicazione, perchè i riferimenti ai dati sono complica-

ti”. Le difficoltà ci sono perché per chi ha usufruito dello scudo fiscale c'era la garanzia “dell’anonimato e perchè ricostruire il percorso è molto difficile. Però la politica può sempre superare gli ostacoli”, ha concluso Giorgetti in modo vagamente sibillino. A parte i dubbi sulla costituzionalità di una simile misura retroattiva, il ministero dell’Economia si fa dunque a sua volta scudo dell’anonimato garantito dallo scudo agli evasori. Il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, fa notare però che le banche hanno tutti i dati dei capitali scudati e dei loro titolari. Per aggirare i problemi di legittimità, ieri in ambienti della maggioranza ha cominciato a circolare l’ipotesi di un nuo-

stero i suoi soldi. Il grande impegno di Merello e soci era premiato da ricche parcelle. La Guardia di Finanza ha tirato le somme contestando fatture false per oltre 250 milioni. Lui, il gran capo dell’organizzazione, avrebbe occultato al fisco redditi per oltre 10 milioni. Il quadretto è completato dalla solita banca svizzera su cui transitavano decine di milioni di euro. I conti cifrati intestati degli evasori, così come quelli dei trust, erano stati aperti alla Clariden bank, filiale di Lugano. Due anni fa, quando Merello è finito nella rete delle indagini, si è visto sequestrare 25 milioni depositati in Italia e presto tutta la vicenda potrebbe approdare in un’aula di tribunale a Milano. Non è detto, perché il prestigiatore dei conti off shore sta cercando di trovare un accordo con l’Agenzia delle Entrate per poi puntare al patteggiamento nel processo penale. Il prezzo è alto però. Alcune decine di milioni. E il ricchissimo Merello, forse per la prima volta in vita sua, sta implorando uno sconto.

Chi salva gli evasori

Banche distratte, 200mila operazioni ma solo 688 sospette ome mai la quasi totalità degli evasori che hanno adeClavorano rito allo scudo non si sono affidati alla banca con cui di solito? La notizia compare in un documento

NUOVE PROPOSTE

i intrecciano nella maggioSzione ranza le ipotesi sulla tassadei capitali esportati ir-

ghi, Angelo Cordioli e parenti vari, forti nella metallurgia. E altri ancora per decine e decine di pagine. Tutti con il loro codazzo di società off shore che, secondo la ricostruzione degli investigatori, servivano da casseforti occulte per il denaro nero. Infatti, oltre all’operazione scudo, quella tecnicamente più ardita, la struttura era pronta a offrire consulenze e soluzioni chiavi in mano anche a chi voleva semplicemente all’e-

Il cancelliere tedesco, Angela Merkel (FOTO LAPRESSE)

vo scudo fiscale per i capitali rimasti all’estero (stimati in 150 miliardi di euro), con una penale superiore a quella del 5 per cento pagata con il condono del 2009. L’idea sarebbe quella di agganciarsi alla strategia di altri Paesi, come la Germania, che hanno intrapreso una caccia ai capitali esportati in svizzera con un’offensiva politico-diplomatica nei confronti del governo di Berna, indotto a più miti consigli nella difesa del suo granitico segreto bancario. Il Pd da parte sua continua l’offensiva politica per ottenere la tassazione suppletiva dei capitali scudati. Francesco Boccia, coordinatore per il Pd delle commissioni economiche della Camera, ha ap-

prezzato le aperture “seppur caute” di Berlusconi, e ha sferrato un attacco diretto a Tremonti, individuato come punto di resistenza principale: “E’ triste sapere che il ministro dell’Economia, nel mezzo di una delle crisi depressive più gravi della nostra storia, si appresti a chiedere il voto del Parlamento per tagliare risorse agli enti locali o per strizzare i redditi di chi già guadagna poco, invece che prendere seriamente la nostra proposta”. Secondo Boccia “a questo punto, in tempi di trasparenza, non sarebbe nè provocatorio nè populista chiedere al fiscalista Tremonti quanti dei suoi clienti hanno aderito allo scudo fiscale e quindi sarebbero chiamati a pagare”.

pubblicata a metà luglio dall'Unità di informazione finanziaria (Uif), ovvero la struttura delle Banca d'Italia a cui è affidata, tra l'altro, la lotta al riciclaggio del denaro sporco. Nella relazione annuale per il 2010 si legge che "i soggetti che si sono avvalsi dello scudo fiscale hanno quasi sempre preferito rivolgersi a intermediari dei quali non erano abituali clienti". Una scelta di per sè sospetta, perchè il banchiere, in base alla legge, aveva l'obbligo di valutare se la somma rimpatriata è compatibile con il tenore di vita di chi riporta a casa il tesoretto. In caso contrario l'istituto di credito, o la fiduciaria, era tenuta a lasciar perdere. Niente scudo. Che cosa è successo invece? Il sospetto, molto più di un sospetto in verità, è che la gran parte degli intermediari abbiano accolto a braccia aperte e senza fiatare i nuovi clienti in base al vecchio e sempre valido principio che "pecunia non olet". Oppure, come segnala l'Uic, le banche si sono limitate a inoltrare una segnalazione all'antiriciclaggio dopo aver fornito tutta l'assistenza necessaria per lo scudo. Insomma il business prima di tutto. Prima si spalanca la porta al nuovo cliente che porta soldi freschi e soltanto in un secondo tempo si mandano due righe all'autorità di controllo. La relazione dell'Uic fornisce anche un'altra informazione importante per farsi un'idea di come abbia funzionato in concreto la grande macchina dello scudo. A conti fatti, si scopre che le segnalazioni per operazioni sospette ricevute nel 2010 dalla struttura di Banca d'Italia sono state in totale 688. Il dato riguarda l'ultima versione dello scudo, quello 2009- 2010. Tutto bene, se non fosse che l'amnistia fiscale varata da Tremonti ha messo in moto qualcosa come 200 mila operazioni di rientro di capitali per un totale di 105 miliardi. Il calcolo è presto fatto. Le transazioni sospette sarebbero solo lo 0,3 per cento del totale. Per una manovra ad alto rischio di infiltrazione criminale come lo scudo la percentuale appare irrisoria. Forse mafiosi e delinquenti in genere hanno tutti, ma proprio tutti, deciso di tenere all'estero il malloppo. Oppure, nella gran parte dei casi, i banchieri hanno preferito evitare i controlli a cui erano obbligati per legge. A occhio la seconda risposta sembra quella giusta. Vit.Mal.


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I TROPPO FURBI

uota doppia di contributo di solidarietà per i calciatori. È la proposta del ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, per sanzionare la “casta dei viziati”. Ovvero i giocatori, contro cui martedì scorso si era già scagliato l’ad del Milan Galliani: “Il contributo lo devono pagare i signorini che guadagnano dieci

Il ministro Calderoli e i giocatori, il derby delle aliquote

milioni di euro, non certo i club”. Ieri Calderoli si è messo in scia: “Se dovessero continuare a minacciare scioperi o ritorsioni, proporrò che, come ai politici, anche ai calciatori venga raddoppiata l’aliquota del contributo di solidarietà. Se c’è qualcuno che deve pagarlo sono proprio loro, che rappresentano la casta dei viziati”. A stretto giro gli ha risposto il

L’arbitro fischia, la casta è in tribuna POLITICI E POTENTI NON PAGANO NEANCHE ALLE PARTITE DI CALCIO di Fabrizio d’Esposito

tasera alle 20 e 45, allo stadio Olimpico di Roma, i modesti macedoni del Rabotnicki Skopje potrebbero essere inconsapevoli testimoni del primo sciopero della casta: la diserzione da tribune d’autorità e d’onore per protesta contro il presidente latinista della Lazio Claudio Lotito. Le ragioni dello scontro sono appendice di una guerra più vasta, che da mesi oppone Lotito al Coni di Gianni Petrucci, laziale allevato alla scuola dc dei Matarrese poi vicino a Cesare Previti. La questione riguarda il canone d’affitto dell’Olimpico, di proprietà del Coni, e tra debiti e pagamenti Lotito non vuole più riconoscere a Petrucci la bellezza di 1311 posti gratis per ministri, sottosegretari, manager pubblici, direttori di giornali, consiglieri regionali, provinciali, comunali e di circoscrizione, portaborse finanche uscieri e autisti di Palazzo. Così suddivisi: il 50 per cento della tribuna autorità (115 posti); due palchi d’onore (25); l’intera tribuna d’onore destra (411), 60 posti in tribuna d’onore sinistra; 400 in tribuna Monte Mario; 200 posti di servizio; infine 100 nei distinti. Tutti “portoghesi” autorizzati. Per stasera, invece, la Lazio ha concesso al Coni “solo” 350 tagliandi omaggio, quasi mille in meno, e Petrucci potrebbe non ritirarli per protesta.

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A ROMA , l’ingresso gratuito all’Olimpico è uno status symbol radicato, ambitissimo e bipartisan. Una volta era il vezzo ostentato dal generone romano di matrice andreottiana. Oggi si va dal neocomunista Marco Rizzo al falco finiano di Fli Fabio Granata. La lista è molto lunga. Se si prendono in esame solo le partite di cartello degli ultimi due campionati, sulle poltroncine imbottite di colore blu con lo stemma del Coni si notano in ordine sparso: Casini, Fini, Gasparri, Cicchitto, Matteoli, Fiori, D’Alema, Rutelli, Meloni, Previti, l’ex dg della Rai Masi con la fidanzata, il direttore di Panorama Mulè, quello del Tg5 Mimun, La Russa, Romano, Micciché, Alfano, Nitto Palma, l’ex governatore del Lazio Marrazzo, Elio Vito, l’ex moglie di Fini Daniela Di Sotto e pure il figlio del capo dello Stato, Giulio Napolitano. In prevalenza romanisti e laziali, i politici (un tempo a deputati e senatori bastava esibire il tesserino da parlamentare ma oggi non è più così) di solito si rivolgono a Petrucci a metà settimana. Comunicano la quantità di biglietti desiderati poi mandano gli autisti a ritirarli. Una pacchia. E quando c’è il derby della Capitale e in tribuna autorità si registra il pienone di leader, almeno 60 posti in piedi sono ri-

Tifosi di lusso Al lato il ministro Saverio Romano con il suo collega di governo Ignazio La Russa assistono alla finale di Coppa Italia, Palermo-Inter (FOTO MEZZELANI-GMT, DAGOSPIA.COM)

In basso il presidente della Lazio Claudio Lotito

servati agli uomini delle scorte. Scrocconi e violenti anche, a volte. Accadde a metà settembre del 2004. Esordio stagionale della Roma in Champions League contro gli ucraini della Dinamo Kiev. Alla fine del primo tempo rissa in campo per l’espulsione del giallorosso Mexes e una monetina da un euro colpisce l’arbitro Frisk. Partita sospesa. L’euro alla testa di Frisk arriva dalla tribuna d’onore destra. Rabbia e scandalo. Paolo Cento dei Verdi, e presidente del Roma Club di Montecitorio propose: “Basta coi privilegi. I politici vanno in tribuna solo per fare passerella. Diamo questi posti ai giovani che non possono permettersi lo

Il presidente della Lazio non vuole più regalare al Coni le 1.300 poltrone gratis all’Olimpico stadio”. Sette anni dopo, quando a Roma sono arrivati gli americani nel calcio, la prima cosa che ha chiesto Tom DiBenedetto, assistendo a una partita dei giallorossi, è stata questa: “Quanto pagano questi signori in tribuna?”. Risposta: “Nulla”. E DiBenedetto, rispetto a Lotito, al Coni cede almeno 2mila biglietti gratis. Per la cronaca: gli abbonamenti in tribuna d’onore costano 4.300 euro per la Roma e 3.600 per la Lazio.

ALL’OLIMPICO si entra gratis non solo grazie al Coni. Altro status symbol sono i palchetti degli sponsor e le tessere di enti vari (la Rai ne acquista una decina all’anno come “spese di rappresentanza”). Sulla contesa dei posti nei palchetti, sono memorabili le intercettazioni uscite nel 2009 dell’inchiesta della procura di Velletri sugli Angelucci, i re delle cliniche proprietari di Libero. In questo caso, i biglietti omaggio per l’Olimpico sono of-

presidente dell’Associazione calciatori, Damiano Tommasi: “Non capisco come mai Calderoli si sia inalberato e non so a quali dichiarazioni si riferisca, i calciatori non hanno mai commentato la questione”. Interviene anche il presidente della Lega di serie A, Maurizio Beretta: “L’Aic inviti a calciatori a fare la propria parte, non possono farsi coprire dalle società”.

GRILLO Spolpati, ma nessuno protesta rima vennero a prendere i precari e tutti furono contenti. Pstraordinari Erano bamboccioni che volevano il posto fisso, le ferie e gli pagati senza assumersi alcun rischio imprenditoriale. Poi vennero a prendere i lavoratori del settore privato che costavano troppo, erano fastidiosi per la Confindustria. Le aziende si spostarono in Paesi senza diritti sindacali, dove si pensa solo a lavorare. I lavoratori diventarono cassintegrati o disoccupati. Qualcuno, tra i più fortunati, precario. Poi vennero a prendere gli insegnanti delle scuole pubbliche a decine di migliaia, fannulloni pagati per scaldare la cattedra. Nessuno si indignò, in fondo se l’erano cercata. Poi vennero a prendere tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione. Fu bloccato ogni aumento di stipendio, tagliata la tredicesima, sottratto il Tfr e molti vennero licenziati. Non successe nulla. I dipendenti pubblici rimasero in silenzio, si sentivano in colpa per il debito pubblico. Poi vennero a prendere i futuri pensionati. La data della pensione fu spostata di un anno, poi di due, poi di cinque, poi per sempre. Nessuno reagì. Soprattutto i parlamentari con la pensione (o vitalizio come dice Veltroni) assicurata dopo una legislatura e chi in pensione c’era già. Mors tua, pensione mea. Ai politici cominciò a scarseggiare il materiale umano per la macelleria sociale. Ma non si persero d’animo. Disponevano ancora di risparmiatori, pensionati e proprietari di case. Le categorie già colpite avrebbero apprezzato di non essere le uniche a pagare la crisi. Poi vennero a prendere i possessori di titoli di Stato che furono congelati per dieci anni. Poi vennero a prendere i risparmiatori con un prelievo dal conto corrente. Poi tornarono a prendere i risparmiatori con la chiusura temporanea delle banche. Poi vennero a prendere i proprietari di case con un nuovo Ici e la patrimoniale sugli immobili. Poi vennero a prendere i pensionati togliendogli la pensione. Poi, visto che nessuno protestava, dichiararono il default dello Stato. Poi, precari, cassintegrati, disoccupati, insegnanti, dipendenti pubblici, mai pensionati, ex pensionati, risparmiatori, proprietari di casa e, in generale, tutti gli italiani ridotti alla miseria, vennero a prendere i politici. Nessuno protestò. (Il post sulla manovra che Beppe Grillo ha pubblicato sul suo blog, liberamente tratto da "Prima di tutto vennero a prendere gli zingari" attribuita a Bertolt Brecht)

ferti a politici e funzionari della Regione Lazio. Ma col derby le richieste sono troppe e Giampaolo Angelucci, figlio di Antonio deputato del Pdl, chiama la segretaria: “Cecì me date qualche aggiornamento sull’elenco dei biglietti? Voglio sapere i nomi uno per uno”. Risponde la segretaria Cecilia: “Allora Luigi Canali nel palco, Gerardo Venezia, due di Mauro Casamatta, uno di Trivelli, Mauro Fabris, Francesca Cenci e Daniela Rosow in palco. In tribuna ci sono due Guidi, poi due presidente Antobio, due Vallone, due Tribelli e due Mastronardi”. La discussione prosegue per un po’ e le ultime parole del giovane Angelucci sono: “Non è che questi ce possono mandà i parenti”.

Da Roma al resto d’Italia. Un mese fa a Milano, Marco Cappato dei Radicali ha scoperto che per ogni evento sportivo e musicale al Meazza 320 biglietti omaggio vanno a Palazzo Marino. A Napoli, invece, quattro anni fa ci fu una mozione bipartisan per consentire ai consiglieri comunali di entrare al San Paolo non solo gratis ma anche senza controlli: “Il comportamento degli addetti ai controlli è costantemente irriguardoso, irrispettoso e offensivo sia nell’identificazione dei consiglieri sia nelle maleducate richieste di esibizione documenti al varco”. L’incredibile mozione, infine, chiede ai controllori più protezione perché i politici vengono “sovente dileggiati dagli spettatori”. Già.

Maurizio Zipponi (Idv)

“Attenti, l’articolo 18 è già saltato” di Luca Telese

rimo: se, come ha annun“P ciato ieri su questo giornale Giorgio Airaudo, la Fiom animerà una mobilitazione permanente nelle piazze contro questa finanziaria, l’Italia dei valori sarà felice di dare il suo contributo e si schiererà in prima fila al fianco degli indignados italiani. Secondo: se passa la finanziaria, così come è, con le norme introdotte da Sacconi, inizierà in questo Paese un nuovo Medioevo senza diritti. Peccato che l’unico diritto a cui questo governo mostra di tenere, quello di licenziare, non esista in nessun paese d’Europa!”. Maurizio Zipponi, deputato dipietrista, responsabile lavoro dell’Italia dei valori non usa mezzi termini. Spiega che le prime dichiarazioni di Antonio Di

Pietro che sembravano favorevoli alla manovra (“tante ombre e tante luci…”) si riferivano unicamente all’abolizione delle province, poi parzialmente ritrattata, ed erano pronunciate senza avere chiaro il quadro del provvedimento varato. Poi il deputato aggiunge che bisogna rispondere con la protesta, ma anche con la capacità di introdurre innovazioni: “La Fiom sarà l’unica organizzazione sindacale invitata alla nostra festa. Noi siamo al fianco della Fiom senza se e senza ma… eppure voglio aggiun-

gere una considerazione importante. A Maurizio Landini e a Giorgio Airaudo dico: questa battaglia non si può vincere solo con i No”. Cominciamo da qui, allora, a cosa si riferisce quando dice che non bisogna rischiare di apparire conservatori, onorevole Zipponi? Dico che non possiamo in alcun modo dare l’impressione di essere noi i difensori di un mercato del lavoro che così com’è diventato una jungla. Abbiamo delle proposte per cambiare.

“Inizierà un nuovo Medioevo dei diritti: noi saremo in piazza con gli italiani contro la manovra”

Ad esempio? La prima che faccio è questa: basta con tutti quei contratti e contrattini che frammentano le condizioni di lavoro. Si può semplificare tutto con solo quattro piattaforme: pubblico impiego, servizi, industria e artigianato. Basta. Il resto lo demandiamo al territorio, ma dopo aver stabilito quali sono i diritti inalienabili per ognuno. Pensa che sarà attaccato da destra e da sinistra? Non credo proprio. La nostra opposizione alle proposte ammazzadiritti del governo è durissima. Capire come modernizzare il mercato del lavoro senza smantellare le tutele è il modo migliore per provare a vincere la battaglia. Cosa non va nella proposta del governo?

Nemmeno in America esiste un far west così. Tant’è vero che, malgrado il mercato del lavoro sia flessibile, Obama ha esercitato un potere di indirizzo e ha detto alla Fiat: io ti presto i soldi, ma tu devi tutelare i diritti. E qui, invece? Credo che tutti siano consapevoli di un fatto. Il governo ha costruito un trucco legislativo che in realtà ha un solo effetto. Quale? Come chiarisce anche la nota dell’ufficio studi del Senato, in merito all’articolo 8 contenuto nella manovra, c’è l’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Che questo avvenga più o meno di contrabbando, con un tratto di penna, e senza nessun dibattito, è già, di per sé, un fatto osceno. Lei non crede, come sosten-


Giovedì 18 agosto 2011

Alla fine sono riusciti a cancellare l’articolo 18

L’

I TROPPO FURBI

articolo 18 della legge n. 300 del 1970 (nota anche come Statuto dei lavoratori) stabilisce che in caso di licenziamento inefficace, nullo o annullato, il giudice “ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro”. Ciò in pratica rende impossibile il licenziamento individuale a discrezione dell’azienda. Questa tutela è nel mirino

da dieci anni. Nel 2001 il governo Berlusconi e la Confindustria lanciarono la dura campagna per l’abolizione dell’articolo 18, che fu fermata dalla storica manifestazione del Circo Massimo del 23 marzo 2002, tre milioni di persone guidate dall’allora leader della Cgil Sergio Cofferati. L’attacco all’articolo 18 questa volta è più concreto: l’articolo 8 del decreto contenente la

manovra finanziaria apre la strada ad accordi aziendali o territoriali che possono derogare anche alle leggi in vigore. Semplice no? Ieri una nota dell’ufficio studi del Senato ha chiarito che l’interpretazione del testo (nb già in vigore) non lascia margine di dubbio: la possibilità di deroga alle leggi dello Stato, e quindi anche allo Statuto dei lavoratori, è implicita, ma c’è.

GLI UNICI PRESENTI SU 315

I 12 politici a Palazzo Madama in alto da sinistra: 4 del Pdl: Giacomo Santini, Paolo Barelli, Cinzia Bonfrisco e Raffaele Fantetti; 3 del Pd: Mariangela Bastico, Lionello Cosentino e Carlo Pegorer; 2 dell’Idv: Stefano Pedica e Luigi Li Gotti, 1del Terzo Polo: Maria Ida Germontani. Presiedeva Vannino Chiti Pd. Per il governo c’era il sottosegretario all’Economia Alberto Giorgetti

LI HANNO RIMASTI SOLI

La stangata sbarca in Parlamento in un’aula deserta Presenti solo 11 senatori. Gli altri, tutti in vacanza di Sara

Nicoli

RISVEGLIO A CORTINA

Vespa “indignado” a caccia di evasori

“M

i delude la distribuzione dei pesi sulla tassa di solidarietà. In questo benedetto Paese solo 71.890 persone denunciano più di 200mila euro all’anno, circa 10mila euro al mese netti. Sopra i 90mila euro, li guadagnano mezzo milione. Ora, io dico: è giusto che su 41 milioni di contribuenti, paghino solo 500mila persone? Sarebbe giusto fare un mix tra redditi e patrimonio, una piccolissima cosa, elemosine, ma da quelli ricchi veri. E significherebbe molto”. Giochino dell’estate: chi lo ha detto? Nichi Vendola, Antonio Di Pietro o Gianfranco Fini? Nessuno dei tre. Parole e musica di, nientepopodimenoché, Bruno Vespa, nel suo intervento a Cortina InConTra. Enrico Cisnetto che lo intervistava non avrà creduto alle sue orecchie di fronte a un simile anelito. E per forza: a Vespa, in quanto tale, non piacciono i parassiti. Specie se fanno i buchi nel suo portafogli.

gono molti, che maggiore flessibilità produrrebbe più assunzioni? Ma nemmeno per sogno! Stiamo andando verso una fase di crisi, le imprese sono in difficoltà, la manovra strangolerà i consumi e la liquidità delle aziende, e cosa fa il go-

verno? Mette a punto un provvedimento che agevola la possibilità di mandar via le persone? È come aprire la gabbia di un serial killer e lasciare dentro una pistola carica. Gli imprenditori sono pronti a uccidere posti di lavoro? Non gli imprenditori, ma la crisi. Se uno può licenziare, quella diventa la tentazione, la via più facile, o addirittura la via obbligata, visto che il governo non indica altre strade. Sacconi dice che il contratto che verrà firmato a livello aziendale sarà sempre frutto di un compromesso con i sindacati. Vorrei capire quali rapporti di forza immagina, il ministro, fra una azienda che ha il coltello dalla parte del manico e i dipendenti minacciati dal fallimento. Perché? Si potrà sempre dire loro: se non fate questi straordinari ve ne andate a casa, se non ci consentite la dero-

n un Senato spettrale, la manovra economica che deve salvare l’Italia dal tracollo economico ha cominciato il suo iter parlamentare. Erano solo in 11 su 315 (12 con Vannino Chiti che presiedeva), ieri pomeriggio, i senatori presenti in aula. E non c’era neppure il presidente, Renato Schifani. Lui che aveva assicurato al capo dello Stato il massimo dell’attenzione e della celerità possibile, ebbene proprio lui ieri non c’era. Al suo posto, a presiedere una seduta che è durata in tutto non più di dieci minuti, il democratico Vannino Chiti. Il pugno d’arditi del Pd era capitanato da Mariangela Bastico, Carlo Pegorer, Lionello Cosentino. Per l’Idv c’erano Stefano Pedica e Luigi Li Gotti; Maria Ida Ger-

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L’indignado Maurizio Zipponi, responsabile del lavoro dell’Idv

ga all’articolo 18 per tagliare i rami secchi chiudiamo la baracca. Diranno che la sinistra pensa male degli imprenditori. Qui non c’entra il giudizio sui singoli. Abbiamo già un bell’esempio. La più importante industria italiana, la Fiat, ha già collaudato la logica del prendere o lasciare. Ricordate Mirafiori? O si fa così, oppure trasferiamo la produzione. Parlare di Medioevo non vuol dire usare parole grosse? Io uso questo termine in senso puramente tecnico. Se gli industriali ritornano i signori che dettano le regole e i lavoratori dei sudditi che non hanno potere contrattuale per dire no, il servaggio è l’unico strumento di relazione fra chi ha il potere di produrre e chi ha l’obbligo di lavorare. Il nuovo Medioevo è questo. E non produce nessuna ricchezza in più, solo ingiustizia.

montani per il Terzo polo. Invece i senatori del Pdl erano quattro: Anna Cinzia Bonfrisco, Giacomo Santini, Paolo Barelli e Raffaele Fantetti. Uno sparuto gruppetto che avrebbe potuto protestare citando una pietra miliare del cinema italiano, L’audace colpo dei soliti ignoti: “M’hanno rimasto solo ‘sti quattro cornuti” L’assenza di Schifani ha pesato, di certo, molto più di quelle degli altri senatori, ma lo spettacolo desolante di un’aula dove ogni parola era un rimbombo ha lasciato sconcertati tutti. Soprattutto i pochi presenti: “Io sono venuto da Trento –

ha denunciato con amarezza Giacomo Santini del Pdl – e mi pento di essere in politica quando vedo cose del genere”. “In un momento del Paese come questo – è stato invece l’attacco di Stefano Pedica dell’Idv – almeno il presidente Schifani doveva esserci…”. Già, visto il peso e l’importanza del provvedimento, sarebbe valsa la pena starci. È andata, invece, che gli unici 11 presenti in aula hanno solo ascoltato Chiti che pronunciava una formula semi rituale con cui l’aula del Senato assegnava prima alla commissione Affari Costituzionali

Assente perfino il presidente Schifani. Per il governo c’è il sottosegretario Giorgetti MERITOCRAZIA

E il giovane Celli emigrò alla Ferrari

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on ci si crede. Due anni fa Pierluigi Celli, direttore generale della Luiss, università della Confindustria che sceglie solo in base al merito, scrisse una straziante lettera pubblica al figlio neoingegnere, consigliandogli la fuga all’estero, via da questa Italia schifosa, e alla ricerca di un posto “dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati”. Il presidente della medesima Luiss, Luca Cordero di Montezemolo, criticò Celli e il suo appello disfattista, invitandolo al contrario a battersi per “rendere il nostro Paese più giusto e più capace di premiare i talenti e il merito”. La diatriba ha trovato una quadra che farà impazzire di gioia ogni neolaureato disoccupato: il giovane Celli è stato meritocraticamente assunto alla Ferrari, di cui Montezemolo è solo presidente. Adesso i giovani disoccupati sono più tranquilli: Celli aveva esagerato in pessimismo.

e quindi in sede referente alla commissione Bilancio, il testo della manovra. A tentare una difesa è stato il vicepresidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, pure lui rigorosamente assente: “Sono francamente ingiustificate le polemiche: la seduta odierna era solo un adempimento formale”. La prossima settimana, poi, la conferenza dei capigruppo ne deciderà il calendario, ma si sa per certo che il 5 settembre ci sarà il primo rendiconto in aula. I problemi, probabilmente cominceranno alla Camera. Gasparri e Cicchitto, in una lettera al Corriere della Sera, hanno precisato che la manovra non può essere “stravolta”, né si può rinunciare ad approvarla con “celerità”; insomma, la manovra “non può essere né smontata pezzo per pezzo – ecco la tesi di Cicchitto – né blindata in modo acritico”. I segnali di fumo in direzione del Pd, in realtà, sono incerti. Se nelle scorse ore era filtrato un interessamento alla proposta di tassare i capitali scudate, nella maggioranza non sono mancate le frenate. Intanto, c’è un’altra partita in corso, quella del Pdl; a via dell’Umiltà vogliono preservare il legame con la Lega (è di ieri la proposta del ministro Calderoli di raddoppiare le aliquote del prelievo sui calciatori se continueranno a protestare) ma anche gestire i malumori interni al partito. L’ex ministro Antonio Martino, che vorrebbe fare una “marcia su Roma antifisco” ha ribadito la sua ostilità a una manovra troppo incentrata sul prelievo fiscale e all’inizio della prossima settimana avrà luogo un incontro dei frondisti con il segretario del Pdl Angelino Alfano.


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Giovedì 18 agosto 2011

Dai Patti Lateranensi al nuovo Concordato firmato da Craxi

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I TROPPO FURBI

Patti Lateranensi, stipulati nel 1929 sono gli accordi di mutuo riconoscimento tra il Regno d’Italia e la Santa Sede, negoziati tra il cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri per conto della Santa Sede e Benito Mussolini, come primo ministro italiano. In un uno dei tre documenti, il Trattato che riconosceva l’indipendenza e la sovranità della

Santa Sede e fondava lo Stato della Città del Vaticano, c’era l’allegato contenente la Convenzione Finanziaria. In seguito è stata poi prevista l’esenzione al nuovo Stato dalle tasse e dai dazi sulle merci importate e il risarcimento di “1 miliardo e 750 milioni di lire e di ulteriori titoli di Stato consolidati al 5 per cento al portatore, per un valore nominale di un miliardo di lire” per i

danni finanziari subiti dallo Stato pontificio in seguito alla fine del potere temporale. Nel 1984 il nuovo Concordato (ma non il Trattato) firmato da Bettino Craxi e il cardinale Agostino Casaroli stabilì che il clero cattolico venisse finanziato da una frazione del gettito totale Irpef, attraverso il meccanismo noto come 8 per mille.

SANTISSIMO PRIVILEGIO

Alberghi, bus, turismo: le attività del Vaticano esenti da tasse costano allo Stato fino a 3 miliardi l’anno di Caterina Perniconi

lberghi di lusso con terrazze sulla Capitale, società che organizzano viaggi per i turisti della fede, scuole e ospedali. Tutto esentasse o quasi, grazie ai privilegi di cui gode il Vaticano. La denuncia del segretario dei Radicali italiani, Mario Staderini è chiara: con qualche ritocco alle esenzioni della Chiesa cattolica, lo Stato potrebbe risparmiare fino a 3 miliardi l’anno. Nel mirino del partito radicale, Ici, Ires e 8 x mille. La legge istitutiva dell’Ici aveva previsto precise esenzioni per gli immobili destinati al culto e ad usi “meritevoli” (come le attività assistenziali, didattiche o ricreative). Nel 2004, la Cassazione ha dovuto precisare che tale dispensa poteva essere applicata solo fino a quando nell’immobile fosse esercitata in via esclusiva una delle attività “meritevoli”. Nel 2007 fu bocciato un emendamento socialista che proponeva di abbattere l’Ici per gli immobili della Chiesa adibiti a scopi commerciali e grazie a un provvedimento del governo di centrosinistra, adesso basta che non siano “esclusivamente dedicati” al commercio. Quindi sono ancora migliaia gli istituti religiosi in Italia che non pagano questa tassa, convertiti in veri e propri alberghi. E non solo. Basta un chiostro dedicato alla preghiera e qualsiasi immobile o attività può dirsi salvo dalla tassa. A pagare, secondo l’Associazione nazionale dei comuni italiani, sono meno del 10% di chi dovrebbe farlo, con un danno era-

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riale di circa 500 milioni l’anno. Il caso che ha fatto più volte parlare è il convento delle suore brigidine, nella storica cornice di piazza Farnese a Roma, diventato uno degli hotel tra i più gettonati dai turisti stranieri. “Per non parlare dell’incompiuto del Bernini a Trastevere – racconta Staderini – dato in concessione a una catena alberghiera che l’ha trasformato in una residenza 4 stelle, Villa Donna Camilla Savelli”. TRA I PRIVILEGI a cui il Vaticano non rinuncia e che i radicali contestano c’è anche l’abbattimento dell’Ires del 50% nei confronti degli enti di assistenza e beneficenza. Per arrivare al contributo dell’8 x mille del gettito Irpef dei cittadini, che supera i 900 milioni l’anno, e viene usato per il sostentamento dei sacerdoti, per interventi caritativi in Italia e nel terzo mondo, per le iniziative nelle diocesi e la nuova edilizia di culto. “Noi non pretendiamo di rimettere l’Ici sulle chiese – spiega ancora Staderini – ma almeno sulle attività commerciali. Lo Stato, in

La denuncia dei Radicali: “Liberi di fare gli imprenditori ma allora paghino come tutti gli altri”

un momento di crisi come questo potrebbe risparmiare fino a 3 miliardi l’anno e il Vaticano pagare con i profitti ricavati dalle attività come tutti gli altri imprenditori”. Il turismo religioso viene valutato dai radicali un giro d’affari da 4,5 miliardi euro l’anno solo in Italia (e considerando esclusivamente i servizi di carattere ricettivo e di trasporto). Sono 35 i milioni di turisti che ogni anno partecipano ad attività di turismo di carattere religioso nel nostro paese, il 30% dei quali viene dall’estero, impegnando 120.000 camere, pari al 15% della capacità ricettiva nazionale. In Italia ci sono oltre 200 mila i posti letto gestiti da enti religiosi, per un totale di 3.300 indirizzi, con circa 55 milioni di presenze ogni anno. MA GLI ALBERGHI non sono l’unica fonte d’introito da turismo per la Chiesa cattolica. L’Opera romana pellegrinaggi, “un’attività del Vicariato di Roma, organo della Santa Sede, alle dirette dipendenze del Cardinale Vicario del Papa”, come si legge nel sito di presentazione, organizza da 75 anni tour per i pellegrini da e per tutto il mondo. Quasi esentasse, nonostante una sede in pieno centro a Roma, in via dei Cestari, e i 7 pullman gialli a due piani che imperversano nelle vie della Capitale, alla cifra di 18 euro a passeggero, noti alle cronache per la denuncia da parte dei lavoratori che venivano pagati in nero. Il meccanismo, raccontato da Valeria Pireddu, una hostess dei bus di “Roma cristiana” al programma Le Iene, era semplice: lei

In alto il Vaticano. Sotto, un bus “Roma cristiana” e il complesso di S. Brigida a Roma (FOTO LAPRESS)

prendeva un euro su ogni biglietto venduto, quindi non era assunta dal gruppo ma in pratica una libera volontaria. In teoria, invece, avrebbe dovuto emettere fattura anche per i 30-40 euro al giorno guadagnati. Che le avrebbero permesso trasparenza, contributi, ferie, maternità. Naturalmente non compresi nel

lavoro che le era stato affidato. “L’appiglio di Opr alla deroga derivante dai Patti Lateranensi relativa al servizio di trasporto è palesemente non corretto – conclude Staderini – in primo luogo perche le garanzie previste dalla citata legge fanno riferimento ai soggetti che si recano nella Città del Vaticano per finalità religio-

se, mentre non comprendono le attività di carattere commerciale quale il servizio di trasporto di linea turistica Roma Cristiana. Poi perché il servizio opera sul territorio della città di Roma e solo incidentalmente lambisce il Vaticano, al pari delle altre linee di bus a due piani, di cui ripercorre i percorsi e le fermate”.

5,5 milioni di contributi ai periodici cattolici LA LEGGE SULL’EDITORIA CONCEDE ALLE PUBBLICAZIONI RELIGIOSE PIÙ DEL DOPPIO DEI SOLDI ELARGITI PER LE TESTATE LAICHE di Franco

Vespignani

bbiamo analizzato qualAliticache mese fa come la posi è messa d’accordo e come ha stabilito di erogare all’editoria i soldi dei cittadini, in base alla normativa vigente. Tabelle alla mano, guardando i contributi diretti percepiti dai quotidiani editi da cooperative di giornalisti, fondazioni ed enti morali, da testate di partito, avevamo scoperto che c’è una sperequazione tra le somme percepite dalle testate che realmente vendono e quelle che semplicemente prendono i soldi per diffondere, a spese del contribuente (non dell’acquirente che liberamente sceglie!), il loro messaggio. Vogliamo completare la nostra analisi andando a vedere cosa succede di quei contributi pubblici diretti erogati a

periodici appartenenti a categorie che non si prefiggono uno scopo di lucro (art. 3 comma 3 legge 250/1990). Sul totale dei contributi pubblici diretti erogati per l’anno 2008, i periodici che non hanno scopo di lucro pesano per un 5,5%. Sui 167 milioni distribuiti per tale anno, la fetta mangiata da questo tipo di informazione

(sic!) è pari a 9.261.629 (come dimostrano i dati della presidenza del Consiglio dei ministri). E le testate cattoliche raccolgono 5,500 milioni, più del doppio di quelle laiche. Ci chiediamo subito cosa significhi informazione cattolica. Possiamo solo immaginare, non essendo entrati nel merito delle testate, che i

contenuti siano principalmente relativi a fatti interni all’organizzazione e alle direttive della Chiesa cattolica. Non ci resta che essere pieni di ammirazione e invidia per la capacità di penetrazione sul territorio nazionale con cui la Chiesa, con la sua vasta e millenaria rete di strutture grandi e piccole, dissemina

il suo verbo in modo capillare. Non c’è luogo che possa sottrarsi alla sua informazione. Analizzando il settore “Diocesi” è interessante notare che delle 50 testate che beneficiano dei contributi pubblici diretti, ben 39 (78%) appartengono all’Italia settentrionale, 10 (20%) all’Italia centrale e solo una (2%) all’Italia meridiona-

2,4

5,5

2,5

43

MILIONI DEI SOLDI AI CATTOLICI DESTINATA ALLE TESTATE DIOCESANE

MILA EURO CIFRA MASSIMA PER PUBBLICAZIONI SU TEMI SOCIALI

MILIONI DESTINATI QUELLI ELARGITI DALLO STATO NEL 2008 CON LA STESSA LEGGE ALL’INFORMAZIONE ALL’INFORMAZIONE LAICA CATTOLICA

le/insulare. Questo dato, per noi sorprendente, si può spiegare solo con la tradizione e la cultura? Sfogliando l’elenco delle testate di informazione cattolica, troviamo non solo periodici prestigiosi e diffusi a livello nazionale, come Famiglia Cristiana (312mila euro di contributi) e Il Giornalino (306mila euro di contributi), entrambi della Casa editrice “Periodici San Paolo”, ma soprattutto una pletora di piccoli giornali a diffusione locale che percepiscono contributi oscillanti dai 10mila euro ai 100mila euro. Chissà, se in momenti di “tagli” come questi che sta effettuando il governo, non sia il caso di rivedere certe spese, forse eccessive, destinate a soddisfare solo una piccola parte dei cittadini. (ha collaborato Marinella Ferrarotto)


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Ocse: l’Italia è il Paese industrializzato con maggiore disparità

L’

I TROPPO FURBI

Italia è tra i Paesi industrializzati con la maggiore disparità dei redditi, anche per effetto dell’aumento del divario tra ricchi e poveri negli ultimi 20 anni. È quanto emerge da uno studio dell’Ocse. La penisola figura al quinto posto tra i 17 Paesi Ocse che hanno segnato un ampliamento del gap dei redditi tra il 1985 e il 2008, dopo Messico, Stati Uniti, Israele e Regno Unito e in assoluto è al

sesto posto per il divario tra i 22 Paesi considerati, inclusi i cinque che lo hanno ridotto (Turchia, Grecia, Francia, Ungheria e Belgio). Il coefficiente Gini, che misura l’ineguaglianza dei redditi (va da 0, ovvero totale uguaglianza di reddito a 1, totale disparità), per l’Italia era pari a 0,35 alla fine degli anni 2000, con un incremento del 13% rispetto allo 0,31 di metà degli anni 80. Non solo, mentre il reddito reale nell’Ocse in

questo lasso di tempo è salito in media dell’1,7% l’anno, con un incremento dell’1,4% per il 10% più povero della popolazione e del 2% per il 10% al top, in Italia l’incremento medio annuo si è fermato allo 0,8% (solo la Turchia ha fatto peggio, con lo 0,5%) e mentre per il 10% della popolazione con il reddito più basso ‘aumento è stato solo dello 0,2%, per la fascia dei redditi più elevati è stato dell’1,1 per cento.

A ROMA LA FIERA DEL LUSSO DESTINATA AI RICCONI Presentato l’Expo che espone l’opulenza con il patrocinio di ministeri e Comune. Gioie per i soliti noti

di Chiara Paolin

a Città eterna, con i suoi magnifici monumenti, è la capitale mondiale dell’arte. Ma Roma è anche la capitale mondiale del buon gusto, dello shopping esigente, dove si resta incantati davanti a una vetrina come davanti a una fontana del Bernini. E proprio nel cuore di Roma si terrà “Expo Luxe 2011”, la seconda esposizione capitolina del luxury lifestyle che si propone come luogo di incontro per aziende, investitori, operatori e consumatori interessati al mondo del lusso”. Le parole di Alejandro Gaston Jantus, presidente di Expo Luxe, scivolano come velluto sui sanpietrini di piazza Colonna. Da una parte c’è Palazzo Chigi, la

“L

sede del governo che ha appena licenziato la manovra da far grondare sangue. Proprio di fronte, ecco invece Palazzo Ferrajoli, favolosa dimora pronta a ospitare la rassegna dei prodotti destinati a quei “703mila italiani con un patrimonio netto superiore ai 500mila euro, ai 250mila che possono contare su cifre oltre il milione”, come ingolosisce un comunicato ufficiale. LO SCOPO dell’operazione è nobilissimo: “La mission di Expo Luxe è quella di promuovere, favorire e valorizzare le condizioni di sviluppo economico e sociale attraverso la promozione del lusso quale moltiplicatore di benessere – si fa tecnico Jantus –. Il punto di partenza è un’esposizione di prodotti haute de gamme nei diversi settori, ma l’obiettivo

è quello di avviare una riflessione sulla necessità di rilanciare il consumo di beni di lusso, perché sono proprio questi a fare girare il denaro”. Tesi bocciata da quasi tutti gli studiosi del pianeta. “Sono orgoglioso che Palazzo Ferrajoli sia stato scelto quale sede di questo prestigioso evento per promuovere il lusso quale punto di riferimento per chi è alla continua ricerca dell’eccellenza come espressione di sé e del proprio vivere, il lusso come bene comune, il lusso come occasione d’incontro” commenta emozionato il Marchese Giuseppe Ferrajoli. Ottomila i visitatori attesi, dal 14 settembre prossimo. L’anno scorso ospite d’onore fu Isabella Rauti, consigliera regionale nonché signora Alemanno, ma quest’anno l’ideale sarebbe avere direttamente Mi-

chela Vittoria Brambilla, la ministra che ha concesso la propria benedizione all’iniziativa. E che ha pure dovuto sgomitare: la fiera è patrocinatissima. Oltre al ministero del Turismo c’è quello per l’Industria di Paolo Romani, la Regione Lazio e il Consiglio regionale del Lazio, la Provincia di Roma e il Comune di Roma con due assessorati (Attività produttive e Politiche culturali). TANTO MOVIMENTO istituzionale per cinque giorni in cui una ventina di espositori esibiranno prodotti di assoluta validità come gli anelli araldici ideati dalla contessa Isabella Del Bono e i polsini di camicia della Nartis che riproducono le più celebri opere d’arte. “Ci saranno anche i cristalli Swarosky per il bagno, e poi naturalmente lo

Gioielli esposti all’Expo del lusso di Verona (FOTO OLYCOM)

In prima fila la Brambilla per un’iniziativa riservata a miliardari, cavalieri e dame E chi ha i soldi sponsor principale, il profumo Gold Opulence” spiega la pr Emilia Di Leo indaffarata a smistare gli inviti per la cena di gala (200 euro a testa). Forse ci sarà qualche problema a riempire la sala del banchetto, spazio elegante capace di raccogliere fino a 350 coperti. “Problema? Che ti-

po di problema?” rassicura la signora Di Leo. Precisando: “Non abbiamo defezioni, tutti gli espositori hanno confermato la loro presenza. Anche perché l’occasione è unica: a Palazzo Ferrajoli non ci saranno stand ma piccoli salottini”. Molta curiosità attorno ai nomi dei premiati, perché l’Expo ha l’abitudine di assegnare una targa ai cittadini che eccellono nella attività sociali e culturali. L’anno scorso venne insignito il capitano dei Moschettieri italiani, Alessandro Predieri. Accanto a lui una signora che infilza la gente in tribunale, la patrimonialista Cristina Rossello, legale che ha affiancato le sorelle Ghedini per curare gli interessi di Silvio Berlusconi nella separazione da Veronica Lario. Tra dame, lusso e cavalieri, è sempre così elegante intendersi.


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Giovedì 18 agosto 2011

GRANA PADANA

BOSSI HA PAURA DELLA SUA GENTE E ANNULLA IL COMIZIO DI CALALZO I leghisti in ritirata per timore di proteste. Insulti a Calderoli di Davide Vecchi inviato a Calalzo (Belluno)

“E

spiegare che non ci saranno più tagli lineari e verranno premiati solo gli enti virtuosi. Quindi la Provincia di Belluno potrebbe stare tranquilla. “Ma siamo al si salvi chi può”, aggiunge Bottacin.

COSÌ STAMANI sono spariti tutti i manifesti che pubblicizzavano l'incontro pubblico in piazza IV Novembre di Bossi e Calderoli. E il comizio annullato. Ma Bottacin non ha rinunciato a contestare. E ieri

IL 41ENNE presidente, da sempre leghista, eletto nel 2009 con il 40% delle preferenze, ha scritto anche al Capo dello Stato e per far fronte alle spese correnti e alle minori entrate da parte dello Stato ha messo in vendita il palazzo della Prefettura per 9,9 milioni di euro. “Siamo in una situazione di guardia, non abbiamo più fondi e adesso tagliano di nuovo? Ma scherziamo. Sant'Agostino è diventato Santo perché ha dato metà mantello, noi diamo tutto e di più e che ci fanno? Chiedono ancora”. Quindi vale anche contestare il governo guidato da Pdl e Lega. “Io devo rispondere prima ai cittadini, poi al partito”. Se Bottacin tenta di nascondersi dietro il suo incarico pubblico, la base spara a zero contro Bossi e il governo. “La nostra popolazione qui è in un momento di forte difficoltà, siamo senza soldi e destinati a morire. Se continuano così scoppia la rivoluzione”. Diego Vello è il segretario provinciale della Lega. E' giovane, ha poco più di vent'anni, ma sa che da queste parti “non possiamo star tanto comodi ad aspettare, qui ci sono i refendari. Vogliono andare in Trentino e per tenerli qui si deve lavorare per bene, mostrare che qualcosa rimane sul territorio mica ancora con Roma che taglia a noi e poi nella stessa manovra infila sette miliardi di regalo al sud; poi tutte le opere inutili, dal ponte sullo stretto alla Salerno- Reggio Calabria. Il nostro presidente della Provincia costa quanto un usciere di Palazzo Chigi”. La sintesi del malpancismo della base leghista è riassunta così da Vello. E se lui è un esponen-

ra solo una festa di famiglia”. Roberto Calderoli è visibilmente infastidito. Tutto si aspettava tranne di dover cancellare un comizio con Umberto Bossi per timore delle proteste. Non quelle del Pd o dell'Italia dei Valori, ma quelle della base leghista. Per di più il comizio era previsto a Calalzo di Cadore, il cuore della Padania. Qui il Capo, in compagnia del ministro per la semplificazione, viene due volte l'anno. I primi di gennaio, per l'ormai famosa cena degli ossi, e a metà agosto per il compleanno di Giulio Tremonti che qui trascorre le sue vacanze estive e il 18 festeggia con i due amici leghisti e pochi altri intimi, con una cena all'hotel Ferrovia gestito dal Gino Mondin. Ma dopo il comizio di ieri anche la festa potrebbe saltare perché per oggi pomeriggio sono previste altre proteste. E così i tre potrebbero decidere di trasferirsi in un ristorante meno noto del posto. La Lega è dunque costretta a nascondersi. A casa sua, dai suoi elettori. Il comizio di ieri è stato annullato perché una manciata di uomini del Carroccio, capitanati dal presidente leghista della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, hanno annunciato che sarebbero venuti a chiedere motivo dei tagli della manovra. A loro si è accodato il Partito Democratico che oggi pomeriggio verrà a “disturbare” all'hotel Ferrovia la cena di Tremonti.

pomeriggio si è presentato all'ingresso dell'albergo con la bandiera della Provincia listata a lutto. Bottacin si è seduto all'esterno e ha aspettato l'arrivo di Bossi e Calderoli. “I tagli della manovra mi costringono a chiudere la Provincia. Da Belluno mandiamo a Roma ogni anno 800 milioni di euro, ce ne arrivano indietro 25 circa e io solo di costo del personale ho 10,5 milioni di spese, 20 milioni per il mantenimento delle strade, altri due per il riscaldamento delle scuole; con i nuovi tagli non posso più fornire i servizi essenziali ai cittadini, quindi o la chiudono loro la Provincia o sono costretto a chiudere io”. Ha aspettato qualche ora. Poi, quando Calderoli è arrivato si sono chiusi nel ristorante a parlare. E dai toni la discussione non è stata amichevole. “All'inizio no”, ammette

sorridendo Bottacin uscendo dopo un'ora di colloquio. Il risultato? “Mi ha garantito che con un decreto il governo anticiperà al primo gennaio 2012 i fondi di perequazione previsti per il 2014, ma fino a quando non vedo io non ci credo”, dice Bottacin. E' poi lo stesso Calderoli a

Il fortino dove Tremonti si riposa

A rischio la tradizionale cena con il ministro dell’Economia nel solito ristorante

te del partito gli elettori, quelli che hanno fatto la vera fortuna del Carroccio sono imbufaliti. Così salta il comizio e ci si nasconde a casa propria. Lo ammette anche Mondin, a fine serata e tra pochi intimi: “Possiamo mica portar su il Capo per fargli tirare addosso i pomodori”. FUORI dall'albergo di Calalzo stazionano le telecamere in attesa dell'arrivo di Bossi. Una selva di giornalisti, cameraman, fotografi. L'hotel Ferrovia è famoso per essere il ritrovo dei ministri leghisti e di Tremonti. In due ore da dieci auto che passano qui davanti arrivano insulti e offese. Un signore distinto, con capelli bianchi a bordo di un'Audi di

grossa cilindrata vede Calderoli, abbassa il finestrino e grida: “Andate tutti a casa che avete già rotto i coglioni”. Poi, sempre distintamente, se ne va.

Il presidente della Provincia di Belluno

Ieri Bottacin si è presentato all’ingresso dell’albergo con la bandiera bellunese a lutto

” IN RIVOLTA la base

del Carroccio insorge della manovra Gio il Padano li ha pubblicati Ioraconti sulla pagina Facebook di Radio Padania Libera. Per - scrive il militante -, la fetta della manovra 2012 è distribuita in 6 miliardi in tagli di enti pubblici, 6 ai ministeri, 4 in assistenza sanitaria e altri 4 tra il rialzo delle tasse sui giochi e i tabacchi, imposte su rendite finanziarie, lotta all’evasione e riforme delle pensioni. Il popolo della Lega è nero dalla rabbia. Per Roberto Di Lernia: ll Tfr in busta paga è l’ennesima polpetta avvelenata. È cosa ormai risaputa che sotto la maschera del paladino dei tar-tassati, Giulio Robin Hood Tremonti, si celi in realtà lo Sceriffo di Nottingham. A cominciare dai provvedimenti fiscali”. Poi nel corso della giornata l’obiettivo diventa lo stesso Senatùr: “Bossi sta diventando più bugiardo di Berlusconi – scrive Fabio su www.padania.org –. Se non passa il federalismo si va subito al voto. Ed ora che si fa? Noi della Lega stiamo perdendo sempre più fiducia nel grande capo”. La protesta non manca neppure tra le donne della Lega: “Sono emiliana, ho sempre pensato che il popolo leghista avesse voce in capitolo, fosse anzi l’unico motore della Lega. Chiaro che non è così, grandissima la delusione, Bossi ha i numeri per poter staccare la spina a questo governo infame e vincere sul campo alle elezioni. Se fa in fretta, però. Se invece continua a incassare e a fare da scudo a un premier che sta tirando gli ultimi e che non è più difendibile la Lega i voti li perde. A cominciare da quelli delle donne padane”.

” Rai2, la chiamavano seconda rete

L’ADDIO DI SANTORO E DELLA VENTURA HA PEGGIORATO LA CRISI DEL CANALE CHE, SORPASSATO DA ITALIA1 E RAI3, VEDE AVVICINARSI RETE4

AGCOM Mediaset non vuole pagare le multe ono stati formalizzati i ricorsi di Rai e Mediaset al S23Tar del Lazio contro le multe inflitte dall’Agcom il maggio scorso per la trasmissione delle interviste al premier Silvio Berlusconi, andate in onda il 20 maggio in occasione delle ultime elezioni amministrative. A Tg1 e Tg4 era stata inflitta la sanzione nella misura massima prevista dalla legge (258.230 euro), in quanto recidivi, mentre sanzioni di 100mila euro ciascuno erano state comminate a Tg2, Tg5 e Studio Aperto. La raffica di multe era stata decisa in commissione Servizi e Prodotti con i voti favorevoli del presidente Corrado Calabrò e dei commissari Michele Lauria, Gianluigi Magri e Sebastiano Sortino, contrario il commissario Antonio Martusciello.

etichetta secondo canale è improL’cessione pria. Rai2 ormai è in zona retronella classifica dei generalisti: ben lontana da Rai1 e Canale 5, sorpassata da Rai3 e Italia1, tampinata persino da Rete 4, la risacca del Biscione dove stagnano telefilm anni ’70 e il telegiornale di Emilio Fede. Nella stagione 2010-2011 che finisce a giugno, ancorata ai funamboli di Annozero e ai buoni risultati di X-Factor e Isola dei Famosi, Rai2 guardava le concorrenti dirette (Italia1 e Rai3) dall’alto verso il basso con il suo dignitoso 8,82 per cento di share. Un’oscillazione minima, anche di uno zero virgola, provoca scossoni in classifica. E l’ex rete di Michele Santoro con dei passettini arretra all’8 per cento di luglio age-

volando la corsa (sempre lenta) di Italia1 e Rai3. Non c’è bisogno di una megera per le previsioni future: può soltanto arrivare il peggio del peggio. Rai2 ha perso il programma di Santoro, la personificazione (discutibile, ma vincente) di Simona Ventura, anche il pomeriggio con Monica Setta. La fuga di massa ha travolto il direttore Massimo Liofredi che, in due anni, è riuscito persino a simpatizzare per Santoro (dopo settimane di battaglie interne contro Annozero). Adesso comanda un leghista, Pasquale D’Alessandro. Rai2 è il bottino preferito del Carroccio che, sotto la supervisione di Antonio Marano (vice del direttore generale Lei), domina con il condutto-

re-vice D’Alessandro, Gianluigi Paragone. E dunque L’Ultima Parola, un po’ rinnovata, tornerà in onda a settembre come l’unico spazio d’informazione per una rete che, tirando il freno a mano, presto potrebbe abbandonare l’8 per cento di share e appaiarsi in coda con Rete4 (quasi al 7%). Per una sera a settimana, il giovedì, Rai2 garantiva la vittoria di viale Mazzini contro Mediaset, spesso bissata con i reality di Simona Ventura. Adesso la crisi di un pezzo del servizio pubblico sarà un contagio per osmosi per il resto dell’azienda. Quando Lorenza Lei ha ricevuto il testimone da Mauro Masi, senza alcun rimpianto, per carità, la sua strategia, abbastanza palese, prevedeva proprio la sospensione dei reality e, se fosse possibile, la fine di Annozero e la sostituzione di Liofredi. Missione compiuta. (Elaborazione Studio Frasi su dati Auditel Nielsen). Car.Tec .


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CRIMINI E MISFATTI

FABBRICA ITALIANA REATI ESTIVI Nel codice già 34 tipi di omicidio Perché, allora, quello “stradale”? di Bruno Tinti

è l’art. 575 codice penale: omicidio. Reclusione non inferiore ad anni 21. Però, se ci sono circostanze aggravanti (art. 576) la pena è l’ergastolo. E quando ci sono? Se si uccide per commettere un altro reato; se si uccidono i genitori o i figli; se si uccide per motivi abbietti o futili o con sevizie, con il veleno o un altro mezzo insidioso; se si uccide con premeditazione; se chi uccide è un latitante o un associato per delinquere che vuole sottrarsi all’arresto; se si uccide per commettere un abuso sessuale

C’

o uno stalking; se si uccide un poliziotto. Poi c’è l’art. 577: omicidio di coniuge, fratelli, genitori figli, anche adottivi, o un affine in linea retta (da 24 a 30 anni). Quindi l’art. 578, infanticidio, da 4 a 12 anni per la madre che, in condizioni di abbandono materiale e morale, uccide il neonato immediatamente dopo il parto. E ancora: art. 579 (omicidio del consenziente – il reato che sarà contestato a chi cercherà di sfuggire all’indegna legge sul testamento biologico – da 6 a 15 anni), art. 580 (istigazione o aiuto al suicidio, da 5 a 12 anni), 584 (omicidio preterintenzionale, quando l’omicidio è con-

DI GIROLAMO a processo per bancarotta oltanto un mese fa, coinvolto nell’inchiesta che vede anSalcuni cora sotto processo l’imprenditore Gennaro Mokbel e ex responsabili di Fastweb e Telecom Sparkle, aveva patteggiato cinque anni e restituito 4 milioni all’Agenzia delle Entrate, ma i guai per Nicola Di Girolamo non sono ancora finiti. L’ex parlamentare del Pdl (eletto nel 2008 nella circoscrizione Estero) è stato rinviato a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e di bancarotta in relazione a una serie di fidi bancari emessi dalla Bnl in favore di società in “sofferenza”, ossia sull’orlo del fallimento, e, quindi, prive delle garanzie di rientro. Il processo –l’inchiesta è iniziata in seguito al fallimento di una di queste società – comincerà il 28 ottobre davanti alla nona sezione penale del tribunale di Roma. Secondo gli inquirenti l’ex senatore – tuttora ai domiciliari – fu eletto grazie all’intervento della criminalità organizzata.

seguenza non voluta di uno schiaffo o un pugno, per esempio, da 10 a 18 anni), che diventano da 13 a 27 (art. 585) se ci sono le 10 circostanze aggravanti di cui all’art 576. Ma non è finita qui perché, se non voglio uccidere nessuno ma rubare o minacciare sì, e se, a questo punto, qualcuno muore (art. 586), mi condannano come se avessi commesso un omicidio colposo. Ma le pene sono aumentate. E POI, FINALMENTE, c’è l’art. 589: omicidio colposo. Anzi, omicidi colposi. Quello semplice, da 6 mesi a 5 anni; quello commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o per la prevenzione degli infortuni sul lavoro (da 2 a 7 anni); quello commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da un ubriaco o un drogato: (da 3 a 10 anni); e, infine, se muoiono più persone si può arrivare fino a 15 anni. Se fate i conti scoprite che abbiamo 34 reati di omicidio, puniti con pene che vanno da 6 mesi all’ergastolo. Adesso che si sono inventati l’“omicidio stradale” ne avremo 35. Solo per completezza, si tenga presente che le pene massime, tranne l’ergastolo, possono essere aumentate fino a due terzi per la recidiva. Non dico che non ci siano differenze tra omicidio doloso, preterintenzionale e colposo ma, insomma, 3 reati di omicidio con pene variabili tra un minimo e un

Il ministro Roberto Maroni ha annunciato l’intenzione di introdurre il reato di “omicidio stradale”. In basso Flavio Carboni (FOTO EMBLEMA)

La politica propone leggi per compiacere il popolo, ma la giustizia è amministrata dai giudici massimo dovrebbero bastare. Facciamo un po’ di calcoli. L’omicidio volontario, quando uno vuole proprio ammazzare la sua vittima, ci si mette di impegno e lo fa, dovrebbe essere più grave di quello colposo, quando tizio non vuole ammazzare nessuno; è uno scriteriato, un pazzo, un imprudente, un imbecille, tutto quello che volete, ma non è spinto da volontà omicida. Se questo è vero (e finora nessuno mai l’ha dubitato, ma è anche vero che sono tempi bui per la ragione) questi due tipi di omicidio non possono essere puniti nello stesso modo. Se condanniamo all’er-

gastolo chi ha commesso il più grave degli omicidi volontari (che so, un figlio sano di mente che ammazza la madre e il padre torturandoli e violentandoli) non possiamo dare la stessa pena a uno che ha ammazzato un certo numero di persone mentre guidava ubriaco o drogato. Non so quanto si meriti quest’ultimo, ma certamente molto meno del primo. Questo tipo di discorso vale per tutti i tipi di omicidio, anche all’interno delle tre macrocategorie di cui sopra: ogni situazione umana è diversa dalle altre e quale essa sia lo si capisce alla fine del processo, non prima. Nello stesso modo l’omicidio volontario meno grave che si possa ipotizzare (non mi azzardo a fare esempi, una volta ne ho fatto e uno mi hanno sotterrato di critiche) è senz’altro meno grave dell’omicidio colposo che ho portato ad esempio più sopra. INSOMMA, bisogna riuscire a capire che, al di là dell’emozione del momento, la valutazione della gravità del reato e della giusta pena che si deve infliggere dipende da due tipi di accertamento: uno tecnico-giuridico (in quale delle 35 categorie sopra elencate ci troviamo?) e uno eti-

co-sociale (quanto è stato cattivo il reo?). Questo è il lavoro dei giudici. Che, naturalmente, lo possono fare bene o male. Se non ci fossero errori, si tratterebbe di giustizia divina, non umana. Il problema è che, quando la gente pensa che il giudice ha sbagliato, il presunto errore è sempre sul versante etico-sociale: ha giudicato l’omicida più cattivo (raramente) o più buono (quasi sempre) di quanto il popolo vorrebbe. Il che è assolutamente normale. Le vittime non hanno il dovere di essere imparziali e il resto dei cittadini è portato, per fortuna, a simpatizzare con le vittime piuttosto che con i carnefici. Ma questo non vuol dire che la giustizia la possa amministrare il popolo. Diventeremmo un Paese barbaro, proprio come quei Paesi in cui non si applicano i codici ma la legge divina, cioè quella in cui il popolo si riconosce e che gli piace tanto. Quando i cittadini smetteranno di volersi sostituire ai giudici e quando i politici smetteranno di emanare leggi inutili al solo scopo di compiacerli (il riferimento all’omicidio stradale spero sia evidente) cominceremo ad allontanarci da mister Lynch e dalla sua legge. Che sembrano davvero tanto vicini.

Il premier, Carboni e quel prestito per costruire in Sardegna NELLE CARTE P3 IL RACCONTO DI UN AVVOCATO: “IN CAMBIO DI UN MILIARDO RICEVETTI ASSEGNI MAI INCASSATI, UNO ERA FIRMATO B” di Rita Di Giovacchino

carte della P3 emerge un pezzo Dmentialle del passato che riporta agli investiin Sardegna di Silvio Berlusconi, ancora rampante imprenditore, e all'aiuto offerto dall’amico Flavio Carboni, procacciatore di affari già coinvolto nel crack dell’Ambrosiano. Anche lui più giovane, non ancora indagato per l’omicidio Calvi, da cui sarà assolto, ma già protagonista della fuga a Londra dove lo accompagnò vivo e tornò con una borsa vuota. Una pagina che più di altre racconta quanto siano profondi e antichi i legami tra i “soci fondatori” della P3, in particolare Dell’Utri e Carboni, con il presidente del Consiglio. Al centro della vicenda un prestito da un miliardo di lire che un incauto (o forse no) avvocato agrigentino, Stefano Gullo, consegnò a Carboni per contribuire alla costruzione di un residence in Sardegna. In cambio avrebbe ricevuto alcuni assegni mai incassati. Uno di questi, da 250 milioni, avrebbe recato la firma illeggibile di Berlusconi. Vedremo a chi appartenevano gli altri. A RACCONTARLA è stato lo stesso avvocato Gullo, classe 1923, un personaggio che potrebbe ispirare Camilleri. Nato da genitori italo-americani, nei primi anni 50 fu sindaco comunista di Ribera, paese dove ancora risiede. Ruppe

con il Pci dopo un dissidio sulla sua ri- nevale, poi pienamente assolto. candidatura e da quel momento si proclamò fervente anticomunista. In segui- MA GULLO, il primo febbraio scorto sembra abbia fondato ad Agrigento so, al procuratore Capaldo e all’aguna loggia del Grande Oriente d’Italia. giunto Sabelli, che lo avevano convoL'episodio di maggior rilievo fu l’affidavit cato per chiarire il significato di un fax a favore di Michele Sindona che, nel inviato nel luglio 2010 a Carboni, sudicembre 1976, i legali del banchiere bito dopo l’arresto, racconta i suoi rappresentarono alla giustizia americana porti con Sindona in tutt’altro modo: per contrastarne l’estradizione. Tra le di- “Tra il 1982 e il 1985 ho vissuto negli chiarazioni giurate , insieme a personag- Stati Uniti. Ricevetti da Max Corvo dei gi come Carmelo Spagnuolo, Edgar- servizi segreti americani (Oss) l’incarido Sogno, Licio Gelli, John Mc Caf- co di verificare se Sindona fosse innofery, Philip Guarino e Anna Bonomi, cente o colpevole nella bancarotta della Franklin Bank. Preparai un rapporto c’è anche quella di Stefano Gullo. Dalla P2 alla P3 il passo è breve. Dal pro- nel quale concludevo per la colpevocesso di Palermo emergerà che fu An- lezza di Sindona”. Non è stato però in dreotti a sollecitare la difesa di Sindona grado di recuperare il documento. Il negli Usa e quel filo di riconoscenza tra motivo per il quale era stato convocato il senatore e l’avvocato siciliano sem- dai pm era proprio quel fax in cui l’avbra non essersi mai Flavio Carboni (F A ) spezzato. Nel 1993, quando il figlio Giovanni fu arrestato per detenzione di cocaina, assolto e poi condannato, la Cassazione rinvierà gli atti al Tribunale con motivazioni che consentirono di chiudere il processo con la piena assoluzione. Un episodio tra i tanti che porterà la procura di Palermo a indagare sull’ex presidente Corrado CarOTO

NSA

vocato chiedeva a Carboni di onorare un debito del 1990, pregandolo di chiedere a Marcello Dell’Utri di saldare i 120 mila euro dovuti, in modo da alleggerire quel miliardo mai restituito: “Conobbi Carboni negli anni 90 - dichiara Gullo - mi disse che aveva degli affari in corso con Berlusconi, doveva comprare dei terreni per costruire villaggi turistici. Vendetti alcuni appartamenti di pregio a Palermo e gli consegnai un miliardo di lire. A garanzia mi diede cinque, sei assegni. Due erano a firma di un certo Nicolosi girati alla signora Vallone. Gli altri avevano firme illeggibili, in uno si distingueva una B, lui mi disse che era di Berlusconi, mi chiese di non metterli all’incasso”. Poi aggiunge: “Ho preferito mantenere con Carboni buoni rapporti per recuperare qualcosa, che Dell’Utri doveva a lui 120mila euro l’avevo letto sui giornali”. Storia intrisa di messaggi. Ognuno dei personaggi citati riporta a scenari che hanno fatto da sfondo agli investimenti in Sardegna di Berlusconi, già oggetto di vari processi. Protagonista non soltanto Carboni, ma boss come Pippo Calò e Domenico Balducci, il pri-

Il legale è Stefano Gullo, classe 1923, autore di un “affidavit”pro Sindona e amico di Andreotti

mo capo della Banda della Magliana ucciso nel 1981. O intermediari come il commercialista siciliano Pietro Di Miceli. LA SIGNORA Alba Vallone è certamente moglie di Vittorio Pascucci, imprenditore in contatto con ambienti mafiosi sia romani che siciliani, il cui nome emerse nel corso del processo per bancarotta della Cassa rurale e artigiana di Monreale, indicata nelle cronache dei giornali locali come la “banca della mafia”. Per via dei suoi stretti rapporti con la famiglia Gambino, ma frequentata anche da Mangano, lo stalliere di Arcore. Meno certa l’identità di Nicolosi, ma all’interno di questa rete di relazioni potrebbe trattarsi di Stefano Nicolosi, presidente della Cram di Monreale. Nel corso del processo per bancarotta nei confronti di 11 funzionari della banca (poi assolti) il pentito della Magliana Antonio Mancini, lo riconobbe in foto: “L’ho incontrato in compagnia del Calò e della persona da me riconosciuta come Gambino Gaspare. Dai discorsi che vennero fatti, dal tono usato, ho avuto l'impressione che si trattasse di un intrallazzatore di denaro con l’edilizia. Dò atto che la persona corrisponde a Salvatore Nicolosi”. Fu nel corso di questo processo che si accertò che la villa di Flavio Carboni fu acquistata da Berlusconi.


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ITALIE

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EROE SUL WEB IL CARNEFICE DELLO STALKER

PROTESTA NO TAV

Barricate sull’autostrada

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n’ottantina di manifestanti No Tav ha bloccato per un’ora l’autostrada Torino-Bardonecchia erigendo barricate. Un gruppo di attivisti è riuscito a tagliare la nuova recinzione del cantiere alla Maddalena di Chiomonte per quasi trenta metri.

Ha ucciso il molestatore della figlia: diventa un esempio sbagliato di Pierluigi

G. Cardone

arlo Nanni, 63 anni, romano, rischia di diventare un eroe. In Italia succede anche questo: che un padre, esasperato per le continue angherie subìte dalla figlia, uccida a coltellate lo stalker di quest’ultima e raccolga la solidarietà quasi incondizionata della gente. Un omicida reo confesso, quindi, che viene preso a esempio per tutti coloro che non si sentono tutelati da una legge non sempre capace di disarmare la mano dei molestatori seriali. Il pericolo dell’emulazione, del resto, è nei commenti delle persone comuni, che si sfogano sui siti Internet dei giornali romani. Quartiere Tor Cervara, estrema periferia di Roma est, la notte del 13 agosto. Stefano Suriano, 39 anni, qualche precedente penale e sulle spalle una denuncia per stalking, va a casa della sorella della sua ex convivente. È stato lasciato dopo una storia durata anni, non riesce a farsene una ragione, la rabbia supera il rimpianto. Diventa un molestatore seriale. Urla, danni, insulti: contro la sua ex amata, contro la famiglia di lei, contro quello che avrebbe voluto diventasse suo suocero. Quest’ultimo è Carlo Nanni, la vittima che si veste da carnefice. Calci e pugni, umiliazione e violenza per anni. Sabato notte Nanni, anche lui personaggio noto alle forze dell’ordine, decide di farla finita. “Mi sono liberato” confessa ai carabinieri della compagnia di Montesacro. Qualche ora prima, insieme a tre complici, ha ammazzato a coltellate e martellate Stefano Suriano, nei pressi di una stazione di servizio sulla via Tiburtina. Titoli sui giornali e nei tg, foto, inviati e indignati speciali.

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ALLA GENTE, però, la cronaca interessa fino a un certo punto: ha già deciso da che parte stare. Nanni ha fatto bene, Nanni è stato lasciato solo, Nanni è un esempio: sui siti Web dei giornali romani il sangue è un ricordo, l’inchiesta un particolare insignificante. Ciò che conta è la storia di un padre che ha protetto la figlia, a ogni costo. “Uccidere è sbagliato, ma per arrivare a tanto questa famiglia deve aver passato le pene dell’inferno, ed è stata lasciata sola” scrive “Remo dk” sul sito del Messaggero, con lo spazio commenti dedicato alla notizia letteralmente preso d’assalto da quello che sembra lo sfogo virtuale per un malessere reale. “Io arresterei il giudice che non lo faceva arrestare e chiudere in cella!” scrive un altro lettore, riferendosi alla precedente denuncia subita da Suriano per le molestie alla figlia di Carlo Nanni, il vero protagonista di questa storia. “Fosse

accaduto a mia figlia avrei fatto come il sig. Nanni. A me dispiace che vada in galera”. Di questi pareri se ne trovano a decine sulla versione online del quotidiano più letto di Roma. Sintesi perfetta quella di “Zakrello”: “Ha fatto bene? No di certo, ma tutti sappiamo che quando uno stalker perseguita una ragazza, spesso una ex, ci sono casi in cui la cosa finisce in tragedia e allora, visti i precedenti anche del caso in questione (botte e minacce), non mi sento di condannare fino in fondo un

padre che ha scelto: ha scelto ‘o la figlia o lo stalker’. La colpa principale, comunque, rimane della legge che non prevede detenzione per chi perseguita, costringendo un padre a queste soluzioni esagerate e drammatiche”. Ma sempre soluzioni rimangono: rischio emulazione? A leggere quanto scrivono alcuni (“Carlo, hai fatto quello che questo Stato non riesce a fare. Coraggio. Un augurio a te e alla tua famiglia”, firmato “ulysse60”), il pericolo non è allarmismo gratuito.

“Ha fatto bene, è stato lasciato da solo”: il coro violento di chi non si sente tutelato dalla legge

IL DISCORSO, l’indignazione e la solidarietà al padre assassino non cambiano se si spulcia su altri portali locali. “Il fatto è che adesso questo padre di famiglia che voleva tutelare la propria figlia avrà molti più guai di quanti ne avrebbe potuti avere lo stalker!”: è il parere di “Anonimo” su Roma Today, tesi rilanciata da “Ivo Linux” con un disarmante “Visto che la giustizia ufficiale non si muove è bene muoversi da soli”. Far west al-

Carlo Nanni al momento dell’arresto (FOTO OLYCOM)

lo stato brado, solidarietà che in molti casi diventa sostegno incondizionato. “Mauro” non ha il minimo dubbio: “Onore a te, padre. Avrei fatto la stessa identica cosa. Coraggio, tra massimo 6 mesi sarai libero di stare nuovamente insieme a tua figlia, stavolta in santa pace”. Anche sul sito de Il Tempo il tono è lo stesso. Il commento di “Anonimo” riassume tutti gli altri: “C’è poco da dire, gli stalker sono bulli e nessuno li punisce. A ben vedere tre anni di persecuzione sono tantissimi, tranne che per quel giudice che avrebbe dovuto prendere qualche provvedimento restrittivo, siamo tutti in balìa di bulli e prepotenti ma la legge non ti protegge, anzi, ti ignora completamente, vedesi le donne vittime di tali bastardi negli ultimi anni. Loro, giudici casta e mamma-

santissima sanno come difendersi dai prepotenti, il cittadino comune rimane vittima dell’inesistenza della giustizia anche laddove si dovrebbe agire in via preventiva. MOLTE volte penso a quei giudici che accantonano denunce su denunce lasciandole marcire negli archivi, poi penso a quei magistrati che appena vedono la coda di un biscione o sentono il ‘puzzo’ del Berluska, allora diventano condottieri, della giustizia, e fautori dell’obbligatorietà dell’(in)azione penale; questo caso va addebitato completamento all’incapacità di quei giudici che hanno trattato tale caso. E finalmente tutto rimarrà come prima”. Con un “bastardo in meno” (“Remo” dixit) e una certezza in più: la legge, almeno questa volta, è stata superata dai fatti.

INTERVISTA Giulia Bongiorno

“Donne, non minimizzate mai” iulia Bongiorno – avvocato penaliGgiustizia sta, presidente della Commissione della Camera, fondatrice del-

pensa che la sua vittima non si ribellerà mai o che sia una persona sola. Ma l’intervento dello Stato modifica quel’associazione Doppia difesa – ha un so- sta convinzione e spesso interrompe lo consiglio per le donne vittime di la persecuzione. Lo stalking è un festalking: “Non giustificare, non mini- nomeno che di solito si evolve in un mizzare. Mai. La violenza è violenza a crescendo, cioè inizia con i pedinaprescindere da chi proviene”. menti e finisce con le aggressioni. Avvocato, la legge sullo stalking è Se la diffida non funziona? uno strumento adeguato? Sono previste misure cautelari, che si È uno dei pochissimi provvedimenti possono adottare prima dell’inizio del normativi di questa legislatura che processo: dal divieto di avvicinarsi ai condivido in pieno. In Italia non man- luoghi frequentati dalla vittima fino cano le leggi, ma non sempre vengono agli arresti, domiciliari o in carcere. applicate. Però non è questo il caso: la Poi sta nella sensibilità di chi applica le legge funziona. misure saperle adeguare al caso spePerché? cifico. Il nodo centrale è la tempestiUna persona che è vittima di perse- vità. cuzioni – cioè di una serie di condotte Le vittime aspettano troppo a deripetute e ossessive, come pedina- nunciare? menti e violenze psicologiche – può Spesso è così: purtroppo in Italia c’è rivolgersi direttamente al questore, una strana cultura, per cui si pensa che prima ancora di fare denuncia. Il pro- all’uomo sia concesso tutto. Le donne quasi non riconoblema, prima di questo inGiulia Bongiorno (F A ) scono come reato tervento normativo, era la violenza psicoproprio che in genere si logica. aspettava molto tempo In Europa la leprima dell’intervento delgislazione è in l’autorità giudiziaria. linea con la noLa diffida del questore è stra? un deterrente efficace? In base alla mia esperienAssolutamente za, sia con la mia professì. A proposito delsione che con Doppia difel’omicidio dello sa, dico che ha un effetto stalker avvenustraordinario. Lo stalker to a Roma qualche giorno fa, in Rete circolano commenti comprensivi verso l’omicida, padre della ragazza vittima di stalking. Che ne pensa? Non voglio entrare nel caso specifico, ma è ovvio che la giustizia fai da te non può essere mai una soluzione, anche perché significa la sconfitta dello Stato. Non si può arrivare all’occhio per occhio dente per dente. La giustizia è allo sfascio e non ci sono risorse, però non OTO

Deputato e avvocato: “Strana cultura in Italia, le donne quasi non vedono come reato la violenza psicologica”

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è che – visto che il meccanismo non funziona – allora si diventa giustizieri. Succede mai che siano gli uomini vittime? Sì, ma le percentuali non sono paragonabili. Checché se ne dica, in Italia esiste un grande problema di discriminazione nei confronti delle donne. Il termine stesso di “violenza domestica” deve fare riflettere: sembra quasi una violenza minore, perché avviene in casa e c’è il sentimento di mezzo. Invece è la violenza più atroce. La donna tradizionalmente è quella che subisce la violenza, però recentemente ho registrato casi di uomini, anche noti, che vengono perseguitati con condotte ossessive e reiterate. Il vero guaio è che le donne tendono a perdonare i loro persecutori. Cosa vuol dire? Che vengono in studio e mi dicono: avvocato è un mio ex, non voglio dargli troppi problemi. Qual è il confine tra il corteggiamento insistente e lo stalking? Vede, finché il sentimento ti porta a scrivere cinquanta sms d’amore va bene. Altra cosa sono le minacce, le percosse, gli inseguimenti. Non c’è stalking se una persona si limita a cercare l’altra benevolmente, ma se la modalità con la quale lo fa produce nell’altro paura allora non va più bene. Un’obiezione che fanno gli uomini è: in questo Paese non si può più fare niente, perché ogni gentilezza, ogni complimento, ogni galanteria nei confronti di una donna o è molestia sessuale o stalking. È un bell’alibi. Ricordo che quando si cominciò a discutere di questa legge in Commissione, arrivavano delle mail in cui si diceva che volevamo perseguire penalmente il corteggiamento. Gli uomini, quando qualcosa non conviene loro, la buttano sulla banalizzazione. Silvia Truzzi

LAMPEDUSA

Notte di sbarchi arrivano in 300

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n altro barcone con 312 profughi partiti dalla Libia, tra i quali 59 donne e quattro bambini, è approdato a Lampedusa martedì notte. L’imbarcazione è stata soccorsa a poche miglia dalla costa da una motovedetta della Guardia di finanza. Negli ultimi quattro giorni sono sbarcati sull’isola circa 2600 migranti. Nel centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola, dove vengono ospitati gli extracomunitari in attesa di essere smistati verso altre strutture, si trovano in questo momento circa duemila persone.

ROVIGO

Bambini legati indagata maestra

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a procura di Rovigo ha aperto un’indagine per maltrattamenti nei confronti di una maestra di scuola materna, sospettata di aver più volte legato mani e piedi i bambini e di averli fatti tacere con lo scotch sulla bocca. Proprio in base a queste accuse, nate dalle denunce di diversi genitori, la direzione della scuola, a Occhiobello, aveva già deciso di trasferire l’insegnante a un altro istituto.


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ALTRI MONDI

AVVENTURE DI VIAGGIO? A TUOIn Namibia RISCHIO E PERICOLO è morta una donna ma è l’ultima di una serie. “E non è solo fatalità” di Elisabetta

Reguitti

na cosa è chiara: viaggi a tuo rischio e pericolo. Stanno rientrando in Italia alcuni dei turisti coinvolti nell’incidente avvenuto tre giorni fa nel sud della Namibia a circa 500 chilometri da Windhoek, la capitale. Una donna è morta mentre altre 15 persone sono rimaste ferite, due di loro sono in condizioni gravissime. Tutti facevano parte di un gruppo – “Avventure nel mondo” – di 20 italiani che viaggiavano a bordo di una camionetta per safari. Una delle gomme è esplosa durante il percorso,

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provocando il ribaltamento del mezzo che solo per una casualità non si è scontrato con un veicolo proveniente dalla direzione contraria. Viaggi a tuo rischio e pericolo perché proprio sul sito dell’associazione che ha organizzato l’escursione è racchiusa l’essenza di chi sceglie di viaggiare in questo modo non del tutto convenzionale. Cliccando infatti sull’icona “classificazione e caratteristiche del viaggio” si apre la voce “trasporti prenotati” dove le indicazioni parlano chiaro: “Il gruppo dovrà effettuare un accurato controllo sull’efficienza e l’adeguatezza del

mezzo prenotato per realizzare l’itinerario previsto, riservandosi di richiedere la sostituzione del mezzo stesso ove risultasse inadeguato”. LO STILE “Avventure nel mondo” è iniziato nel 1978 prima per pochi ma solo nel 2010 ha fatto viaggiare 40 mila persone trasformandosi in un business. Viaggi autogestiti da chi si iscrive agli itinerari. Tutti insomma partecipano sia nella messa a punto che nella realizzazione all’itinerario. Meno costi rispetto ai tradizionali canali di turismo organizzato, partenze in gruppi

Tour autogestiti, ma Assoviaggi consiglia di affidarsi a veri professionisti Africa Australe A fianco la cartina che indica il luogo dell’incidente. In alto un paesaggio africano (FOTO ANSA)

fino a 20 persone e un coordinatore di viaggio. Vengono saltati tutti i passaggi dell’agenzia perché il viaggiatore studia il suo programma rivolgendosi ad “Avventure nel mondo” per la sola assistenza operativa minima ed essenziale per la realizzazione della “vacanza”. Paolo Nugari, direttore (tra i fondatori) dell’associazione interviene: “Sia chiaro che non siamo assolutamente borderline e quel mezzo era idoneo. Purtroppo è scoppiata una gomma cosa che può succedere ovunque”. Ma intanto il vicedirettore di Federconsumatori Mauro Zanini ricorda un episodio accaduto in passato e sempre con l’associazione di Nugari. Una coppia in viaggio in Mozambico a bordo di due diverse camionette. L’uomo morì in un agguato. Sulla vicenda venne presentata anche un’interrogazione parlamentare. “Evidentemente oggi come ieri ci sono delle divergenze tra la sicurezza annunciata e quella reale. Mentre chi offre dei servizi ai viaggiatori deve operare sempre nella totale trasparenza”. Per Assoviaggi è necessario affidarsi solo a dei professionisti mentre in serata arrivano le dichiarazioni di Giuliana de Maria, capo dell’Ufficio consolare italiano a Pretoria in Sudafrica com-

petente anche sulla Namibia che pur non volendo entrare nelle polemiche scoppiate sulla presunta corresponsabilità dell’organizzatore del viaggio dichiara: “Sarà forse una combinazione ma è successo che per tre anni consecutivi Avventure nel mondo abbia avuto degli incidenti con degli italiani che sono morti”. LA COSA di cui il console si dice certa poi è che “le strade della Namibia sono pericolosissime, piene di cunette di dossi che non si vedono e per questo ogni anno noi mettiamo questi avvisi sul sito Viag-

giare Sicuri (della Farnesina), ogni anno perché ogni anno ci sono morti su quelle strade. Ma a fronte del grave incidente e del decesso della donna si ripropone la questione dei viaggi fai da te, come si diceva, “a tuo rischio e pericolo” o promossi da enti che organizzano esplorazioni in mete al di fuori dei tradizionali canali del turismo organizzato. Ne scaturisce una mezza rivoluzione anche in rete e nei forum dei viaggiatori tra sostenitori e contrari che raccontano le loro esperienze di viaggio. Perché l’avventura affascina sempre più italiani.


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ALTRI MONDI Francia Ségolène Royal si candida ancora

Gaza Hamas vieta i cortei anti-Assad

Ségolène Royal, già candidata socialista all’Eliseo nel 2007 e surclassata dalla vittoria di Nicolas Sarkozy, torna in campo. Poco più di un anno dopo, l’altra delusione cocente: per soli 102 voti aveva perso la segreteria dei socialisti a vantaggio di Martine Aubry. Ma Ségolène ha affermato di essere “la più forte ed esperta per battere Nicolas Sarkozy, per riunire dall’estrema sinistra ai centristi umanisti”. (FOTO ANSA)

I servizi di sicurezza di Hamas sono impegnati, negli ultimi giorni, a Gaza, a impedire qualsiasi manifestazione pubblica di protesta, in seguito al bombardamento di un campo profughi palestinese nei pressi di Latakya da parte delle forze armate siriane. Ieri un gruppo di dimostranti si è radunato in una delle piazze centrali di Gaza ma le forze dell’ordine di Hamas sono subito intervenute. (FOTO ANSA)

ECCO I TEA PARTY E OBAMA LITIGÒ PER STRADA Obama sale di corsa sul Bus Force One, sotto con Ryan Rhodes (FOTO LAPRESSE) di Angela

Vitaliano

residente, presidente”. Barack Obama ha appena finito il suo intervento a Decorah, in Iowa, uno di quelli programmati nell’ambito della tre giorni elettorale che lo ha portato, a bordo del Bus Force One, nelle aree del Mid-West dove si è recato per provare a spiegare il perché di un’economia che gira a rilento e di una crisi che spaventa ancora. Obama sorride, stringe mani, firma autografi e non si accorge immediatamente dell’uomo che prova a fargli una domanda. Ma lui, senza demordere, alza la voce e urla: “Presidente, come può parlare di civiltà e di unità quando Joe Biden (il vicepresidente, ndr) ci definisce terroristi?”. L’uomo non è un fan di Obama e questo lo si capisce al

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volo ma non è nemmeno un americano “qualsiasi”. Il suo nome, infatti, è Ryan Rhodes e per i suoi concittadini è un volto abbastanza familiare: è lui, infatti, l’organizzatore locale del movimento Tea Party, gran sostenitore di Michele Bachmann, la “Sarah Palin estiva” come qualcuno la definisce. RYAN vuole una risposta e il presidente spiega con calma che Joe Biden non aveva definito i Tea Party “terroristi” ma, sicuramente, aveva definito irresponsabile il loro atteggiamento nell’ambito del dibattito per innalzare il tetto del debito. Per comprendere il punto della questione bisogna fare un passo indietro, ai giorni infuocati delle trattative sul debito e all’ostinazione dell’ala destra dei Repubblicani, i Tea Party appunto, contraria a ogni negoziazione.

Il duello pubblico con Ryan Rhodes, sotto gli occhi preoccupati degli 007

Battibecco coi Repubblicani, lui offeso: “Mi avete dato del socialista” Fu proprio in quelle ore che qualche giornalista, per dare il senso della serietà della situazione, riportò di una conversazione avvenuta durante una riunione privata di Democratici con Joe Biden, in cui il vice presidente avrebbe detto: “È come aver a che fare con i terroristi”. Dopo il polverone sollevato dagli esponenti del Tea Party, Biden smentì subito di aver

utilizzato quell’espressione ma, evidentemente, lasciò senza soddisfare la Bachmann e compagni. Tra cui Rodhes che, in un pomeriggio estivo, incalza il presidente sul suo perenne richiamo ad abbassare i toni. “Sono assolutamente d’accordo – ha detto Obama provando a mantenere la sua proverbiale calma – ed è fondamentale che tutti cerchino

di abbassare i toni. Ora, in tutta franchezza, dal momento che io sono stato definito un socialista che non è nato in questo Paese e che sta distruggendo l’America, che sta privando tutti della propria libertà avendo fatto approvare la riforma sanitaria, non posso che essere d’accordo con la necessità di abbassare i toni”. A dare man forte a Rhodes

arriva una donna che ricorda al presidente che anche Janet Napolitano, responsabile per la sicurezza nazionale, aveva messo in guardia a proposito del pericolo rappresentato dagli estremisti di destra e dalla necessità di monitorarli. “CERTO – ha risposto il presidente, riferendosi al responsabile dell’attentato di Oklahoma City del 1995 – Timothy McVeigh avrebbe dovuto esserlo e penso che tutti concordiamo”. McVeigh era un convinto esponente di quel movimento anti-governativo i cui temi ritornano spesso, in maniera evidente, nelle istanze dei Tea Party. Sempre continuando a stringere mani, Obama, di nuovo in mezzo alla gente (come da consiglio del reverendo Jesse Jackson: “Ritorna nelle comunità se vuoi vincere ancora”), ma sotto lo sguardo impassibile della security che non è mai intervenuta in nessun modo, ha poi concluso, di fronte all’ostinazione degli interlocutori che continuavano a riproporgli la stessa domanda, dicendo: “Non mi sembra che voi siate davvero interessati ad ascoltare”.

SCANDALO TABLOID

MURDOCH, TROVATA LA “PISTOLA FUMANTE” di Andrea Valdambrini

antefatto. Nel 2005 il giorL’pubblica nalista Clive Goodman su News of the World indiscrezioni riguardo a un piccolo incidente ai danni del principe Carlo. Segugio della notizia o spione, un tribunale decide nel 2007 che tanto lui quanto il suo collaboratore, l’investigatore privato Glenn Mulcaire, meritano il carcere per aver illegalmente tenuto sotto controllo i cellulari dell’entourage reale. Un episodio isolato, hanno sempre spergiurato i vertici del tabloid, dall’allora direttore Andy Coulson (poi capo dell’ufficio stampa di David Cameron) su su fino a James Murdoch, figlio del magnate editore. Ma una lettera firmata

dallo stesso Goodman e da poco resa pubblica, potrebbe rappresentare un punto di svolta nel scandalo che dall’inizio di giugno sta travolgendo i media britannici del gruppo Murdoch. Quella “pistola fumante”, quella prova definitiva e inconfutabile che i vertici del giornale conoscevano, favorivano persino, l’utilizzo di pratiche illegali come le intercettazioni telefoniche allo scopo di ottenere notizie. La missiva è datata 2 marzo 2007 e segue a stretto giro il benservito dato dall’editore al cronista caduto in disgrazia. Goodman, che al licenziamento non ci sta, si difende facendo esplicito riferimento all’allora direttore di News Coulson. Sottolinea come la

pratica delle intercettazioni veniva abitualmente discussa durante le riunioni di redazione. Lo stesso ex dittore Coulson avrebbe persino proposto a Goodman di riprenderlo al lavoro, se durante il processo non avesse rivelato nulla delle imbarazzanti pratiche redazionali. Ma soprattutto, scrive il reporter, “la decisione (del licenziamento, ndr) è perversa poiché le azioni che portano all’accusa criminale nei miei confronti sono state prese con la totale conoscenza e supporto”, dei vertici del gruppo Murdoch. Per difesa e non certo per senso etico, Goodman si chiede per quale motivo debba pagare proprio lui, e non i suoi colleghi (che facevano lo stes-

so), o i suoi capi. Al corrente di tutto, a quanto pare, almeno da quattro anni. La lettera rappresenta la prova che la Commissione parlamentare d’inchiesta cercava. Rupert Murdoch e il premier Cameron tornano a tremare.

Un reporter ammette: “Parlavamo delle intercettazioni nelle riunioni di redazione”

CREMLINO 2012 Duello titanico

SuperPutin, pure pescatore Scalatore In vista delle presidenziali Putin si esibisce nella scalata di una parete rocciosa, fino a quel momento si era esibito solo sulle pareti del potere

Come Coppi e Bartali Putin e Medvedev sulla panchina, dopo le fatiche di una pedalata: nessuno dei due passerà l’acqua all’altro

Indiana Jones subacqueo

Cintura nera Ex spia del Kgb,

Capace anche di ritrovare preziose anfore di antiche civiltà Chi le ha messe lì sarà decorato?

Putin atterra l’avversario con una mossa segreta

Inseguendo il disco Lo scorso aprile non si risparmia neppure un’apparizione sul ghiaccio per una partita di hockey: Putin sui pattini corre veloce (verso il Cremlino?)

Pare Ivan Drago Putin è capace Sulle rive del Volga Rivali alle prossime presidenziali? Per ora Putin lascia a Medvedev solo un bel pesce (GALLERIA FOTO ANSA)

di piegare anche l’acciaio, qui ci prova con una padella: “Ti spiezzo in due”


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ALTRI MONDI Gheddafi Pronto all’esilio in Venezuela

Cina Uccide il figlio e mette il video sul Web

Il leader libico Muammar Gheddafi è pronto a lasciare tutti i poteri al ministro della Giustizia, Muhammad Alqamoda, e a trasferirsi in Venezuela. Lo sostiene una fonte militare del regime di Tripoli, riportata dal quotidiano al-Sharq al-Awsar, secondo cui Gheddafi avrebbe posto due condizioni per l’esilio: l’immediata fine delle ostilità e il ritiro delle forze Nato. (FOTO ANSA)

Una cinese di 19 anni ha strangolato il figlio di dieci mesi, come aveva annunciato sul Web, e poi ha addirittura caricato su Internet il video dell’omicidio. Cina sotto choc. Lo riferisce il quotidiano “Shangai Daily”, secondo cui il delitto sarebbe avvenuto nella provincia sud orientale del Fujian. Appena ucciso il figlio, la donna ha chiamato un’ambulanza, per poi costituirsi alla polizia. (FOTO ANSA)

“UCCIDIAMO LA CAGNA” Cile, contro Camila e gli studenti parole in stile Pinochet. Oggi il movimento ritorna in piazza

di Anna Vullo

l cellulare squilla a vuoto. Due, cinque, dieci volte. Finché irrompe una segreteria telefonica in cui una voce avverte con tono scanzonato che non è più possibile lasciare messaggi. A poche ore dallo sciopero nazionale proclamato dal movimento studentesco e dall’ennesima imponente manifestazione che si accinge a riempire le strade di Santiago, Camila Vallejo, leader del Fech (Federazione degli studenti dell’Università del Cile), e icona pop del movimento, è irrintracciabile. Primula Rossa. Desaparecida, scherzano i compagni di università, pur sapendo che con simili termini in Cile è necessaria una certa cautela. Più plausibile che la pasionaria dagli occhi da gatta e il carattere di ferro, ormai nota al mondo intero per aver denunciato la struttura classista del sistema scolastico cileno, abbia deciso di rendersi irreperibile dopo le recenti minacce serpeggiate su Twitter. “Muerta la perra se acaba la leva“ (uccidiamo la cagna e il problema è risolto), è andata giù dura una funzionaria del ministero della Cultura. Lo stesso inquietante linguaggio dei tempi della dittatura, le parole con cui Pinochet si riferì ad Allende mentre veniva bombardato il palazzo presidenziale. Scontata la denuncia da parte dei genitori di Camila; ma l’eroina con il piercing al naso, seguace di Bakunin ed Evo Morales, non sembra scomporsi più di tanto.

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È OCCUPATA a mettere a punto le strategie per oggi, giornata campale: il movimento è disponibile ad avviare un dialogo con il governo conservatore di Sebastian Piñera purché questi riveda i meccanismi che regolano l’accesso all’università in Cile. Ieri il presidente cileno si è riunito fino a tarda notte con esponenti di maggioranza e opposizione nel tentativo di trovare una soluzione a un conflitto che si estende ormai da tre mesi. E per ben quattro volte negli ultimi quattro mesi il governo Piñera ha messo sul piatto una serie di proposte in materia di educazione, definite però troppo “tiepide”. Gli studenti ne hanno fatto carta straccia, avanzando ogni volta nuove richieste – università gratuita e accessibile a tutti – e indicendo nuove manifestazioni: 50mila persone, poi 80, poi 100mila. Una marea umana, di fronte alla quale il presidente è stato costretto a invertire la rotta e promettere misure più drastiche. Tali misure “verranno annunciate a breve”, ha assicurato il portavoce della Moneda Andrés Chadwick. Secondo quanto anticipato, i cardini del progetto sarebbero quattro: una riforma costituzionale che assicuri un’educazione di qualità; l’ampliamento di borse di studio e prestiti in modo da assicurare pari opportunità di accesso all’università a stu-

sieme agli epigoni di Camila, una quarantina di “pinguinos” – così chiamano gli studenti delle superiori – rischia di agonizzare dopo un mese di sciopero della fame.

denti di tutte le classi sociali; la de-municipalizzazione delle università; infine l’introduzione, per le università private, di una legge che renda l’istruzione meno vincolata al profitto. Intanto un punto a favore gli studenti l’hanno ottenuto: l’autorizzazione, durante la manifestazione di oggi, a marciare lungo l’Alameda, una delle arterie-simbolo della capitale cilena. Per scongiurare incidenti, autorità e movimento hanno stabilito di mantenersi in contatto continuo con le forze dell’ordine e si sono impegnati ad isolare eventuali violenti. Il movimento studentesco gode ormai di un appoggio enorme e trasversale: professionisti e impiegati, genitori, intellettuali e persino calciatori. Ieri la scrittrice Isabel Allende, arrivata in Cile dagli Stati Uniti, ha annunciato la cancellazione di una serie di impegni promossi dal ministero dell’Educazione in segno di solidarietà agli studenti. Mentre gran parte della società civile cilena scende in strada in-

DA DOMENICA scorsa hanno diminuito anche l’ingestione di liquidi e tre di loro l’hanno sospesa. Felipe Pangal, tra i più irriducibili, ha perso almeno dieci chili e fatica a mantenersi lucido. Secondo il ministro della Salute Jaime qualsiasi complicazione, come una banale infezione respiratoria, potrebbe rivelarsi “catastrofica”. Ieri sera tre studenti di tre diversi licei sono stati ricoverati in ospedale in condizioni critiche, mentre il ministero della Salute sta valutando l’ipotesi di convincerli a proseguire lo sciopero tra le più sicure strutture di una clinica oppure a interromperlo. Tuttavia Felipe e i suoi compagni sono irremovibili: “Sciopero a oltranza”, hanno annunciato. Almeno fino a quando Camila e i suoi non potranno cantare vittoria.

Camila Vallejo nel cuore della protesta anche oggi (FOTO LAPRESSE)

Cortei anti-corruzione

L’INDIA SI FERMA PER UN ALTRO GURU di Alessandro

Cisilin

il Paese delle caste Pca.erfino si ribella alla casta politiSembra un gioco di parole, ma in fondo non lo è. L’India, con le sue centinaia di lingue, non ha neppure un termine per definire la “corruzione”, talmente è connaturato alle tradizioni locali il do ut des, ovvero il concetto che per avere qualcosa bisogna anzitutto dare, specie ai referenti amministrativi e religiosi. Eppure “la casta” ora ha esagerato, facendo esplodere una rivolta di entità sorprendente, tra scioperi e manifestazioni spontanee. A trascinare le masse è un 74enne ex militare. Si chiama Kisan Baburao Hazare, ma si fa chiamare “Anna”, “fratello maggiore”, epiteto utilizzato da alcuni riformatori indù dell’ultimo millennio per sottolineare l’avversione alla società gerarchica nel nome, appunto, della “fratellanza”. Dice di ispirarsi a Gandhi e i suoi seguaci lo paragonano a lui, non foss’altro per la prassi dello sciopero della fame che sta scuotendo il Paese. Lunedì è stato arrestato proprio per impedirgli il digiu-

no, annunciato in richiesta di un’autorità di vigilanza sulla corruzione. Sulla scia delle sue proteste, nei giorni scorsi il Parlamento l’aveva in realtà istituita, ma stabilendo poteri limitati e l’affrancamento, tra gli altri, del premier, dalla sorveglianza. Un “lodo” in salsa indiana, dunque, eccetto che gli indiani, nella loro mestizia, sono ben vigili, pronti a chinarsi a una causa superiore e a mobilitarsi per essa. L’arresto è stato quindi salutato dallo sdegno quasi unanime della stampa e degli internauti, costringendo l’esecutivo a diramare poche ore dopo un ordine di scarcerazione. Ma la frittata era fatta, e Hazare ha potuto accende-

Hazare rimane in carcere, mentre la folla contesta governo e parlamento

Corteo per Anna Hazare (FOTO ANSA)

re ulteriormente gli animi decidendo di rimanere nel carcere di Tihar, a Delhi, fino a quando non riceverà il permesso di proseguire lo sciopero della fame in un parco pubblico. In centinaia di migliaia sono quindi passati ieri dalle parole alla piazza, da Calcutta a Mumbai, da Delhi a Hyderabad, dagli agricoltori agli avvocati agli studenti, mentre lo stesso primo ministro Singh aggravava il proprio isolamento accusando Anna di “comportamento antidemocratico”. Hazare ha una reputazione ultratrentennale da integro attivista nell’area di Mumbai, ma non è esente da ombre, a iniziare dai suoi elogi – poi ritrattati – nei confronti di qualche leader dell’ultradestra anti-musulmana. Poco importa, comunque, dinanzi alle mazzette pretese dalle burocrazie d’ogni ordine, erette ora a simbolo della dilagante ingiustizia sociale.

GIOVANI A MADRID

BENEDETTO SIA IL BACIO GAY: SFIDA AL PAPA di Alessandro Oppes

gay collettivo per Udridn“sdibacio alutare” l’arrivo a MaBenedetto XVI, atteso per oggi a mezzogiorno all’aeroporto di Barajas. Proprio come avvenne nove mesi fa a Barcellona, quando il papa consacrò la basilica della Sagrada Familia, la comunità omosessuale protesta in questo modo per le scelte

definite “discriminatorie ed escludenti” della Chiesa cattolica nei suoi confronti. Ma l’iniziativa di sfida al pontefice (in un punto ancora non precisato del tragitto di Joseph Ratzinger sulla papamobile verso il centro della capitale) è anche una risposta alla notizia dell’arresto, martedì sera, di un giovane messicano, un fanatico dell’estremismo cattolico, che pia-

nificava un attentato contro i gruppi atei e laici, che avevano organizzato per la serata di ieri una mobilitazione di protesta per il finanziamento pubblico della Giornata Mondiale della Gioventù. Il giovane arrestato, José Alvano Perez Bautista, si proponeva - almeno stando alle sue dichiarazioni farneticanti su diversi forum di Internet - di utilizzare sostanze chimi-

Manifestazione antipapista ieri a Madrid (FOTO ANSA)

Provocazione della comunità omosessuale spagnola in occasione della visita di Ratzinger

che contro i “froci di merda anti-papa” e lanciava appelli allo sterminio degli omosessuali “in nome di Dio”. Scampato il pericolo del folle estremista (che si era anche “arruolato” fra i 30mila volontari cattolici impegnati nell’organizzazione dell’accoglienza al pontefice), la “marcia laica” si è svolta regolarmente ieri sera, riunendo un numero di manifestanti persino superiore a quanto non sperassero i promotori. Momenti di tensione si sono vissuti quando i dimostranti hanno raggiunto la Puerta del Sol, luogo simbolo del movimento degli “indignados” (che già da settimane avevano lanciato una raccolta di firme proprio contro gli alti costi della visita del papa). La piazza era infatti affollata anche da giovani cattolici. E mentre gli uni gridavano “Benedetto, Benedetto” e “Viva il papa!”, dal lato

opposto - divisi da un forte spiegamento di polizia - i giovani laici rispondevano con bordate di fischi, scandivano slogan come “meno crocifisso e più lavoro fisso”, “meno preti e più cultura”, e distribuivano berrettini con la scritta “Abortire è la mia libertà, la mia decisione”. La Giornata mondiale della Gioventù, che si tiene per la seconda volta in Spagna (nel 1989, durante il pontificato di Giovanni Paolo II, si svolse a Santiago de Compostela) è da settimane al centro di una durissima polemica, promossa non solo dai gruppi atei scesi in piazza ieri sera, ma anche da un vasto movimento di sacerdoti di base madrileni: nel mirino, l’arcivescovo Rouco Varela, accusato di “servire Dio e il denaro” per aver aver creato una Fondazione con tutti i maggiori imprenditori spagnoli allo scopo di finanziare la visita del papa.


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Giovedì 18 agosto 2011

SECONDOTEMPO SPETTACOLI,SPORT,IDEE in & out

C’ERAUNAVOLTALA RAI

“DI TIVÙ B. NON CAPISCE NIENTE”

Cucciari Salterà la prossima edizione di “Italia’s got talent”

Vaime: “Ragiona come un salumaio. Basta vendere” di Chiara

Paolin

L

ei lo sa cos’è il garbino? Ecco: se sa cos’è quello, capisce anche tutto il resto”. Enrico Vaime tecnicamente è un autore: radio, tivù, teatro, libri. In realtà è la mente caustica che ha elaborato mezzo secolo di cultura italiana per giungere all’amara considerazione che niente cambia, ma qualcosa a volte peggiora, in Italia. A guardare la Rai, l’idea viene, e Vaime non si tira indietro nel denunciare lo stato dell’arte: irritante e molesto. Sarebbe l’effetto garbino? Esatto. In Romagna, dove mi trovo, lo conoscono bene. Quel vento forte, fastidioso, caldissimo, che scende da nord e non fa mai accadere nulla per giorni e giorni. Col garbino non piove, ma non ci si può nemmeno godere il mare. Uno è li che aspetta e dice: ma quando passa? Io sono qua a Riccione da giorni e sento solo ripetere: ma quando passa? Lei mi prende in giro, non parliamo del garbino. Vabbé, lei è molto furba. Parlo in generale delle cose che nel nostro Paese vorremmo eliminare, modificare, trasformare, e invece restano sempre uguali. Vale anche per la Rai. Quindi secondo lei non è vero che C’era una vola la Rai, e ora non c’è più. È tutto come prima? Guardi, io c’ero, e la gente s’è sempre lamentata. Sbuffavano. Che noia questo, che brutto quello. Un momento. Lei scriveva programmi come Quelli del-

la domenica (con Villaggio, Cochi e Renato), Canzonissima (Mina, Walter Chiari, Paolo Panelli): la gente impazziva. Insomma, sì, qualche entusiasmo c’era. Ma a volte ci classificavano troppo leggeri, altre volte stupidini, oppure incomprensibili, perfino snob. La verità è che agli italiani non va mai bene niente. Ma com’era lavorare alla Rai negli anni Sessanta: un privilegio? Un’avventura. Poteva capitarti di tutto. Io entrai nel 1960, per concorso pubblico: formula pericolosissima, che venne subito abolita per evitare altri ingressi nefasti. Con quel metodo entravano brutti ceffi. Eh certo, certa gente che te la raccomando. Tipo Renzo Arbore, Gianni Boncompagni, Enzo Tortora, roba così. Mamma mia. Appunto che poi hanno evitato accuratamente di rifarli, quei benedetti concorsi pubblici. Siamo pazzi a metterci in casa persone informate dei fatti? Soggetti che si credono messi lì per occuparsi di cultura, spettacolo e

informazione in totale autonomia? Per carità, non sia mai. Quand’è che la Rai ha abdicato alle sue libertà? Credo verso la fine degli anni Settanta, lì c’è stato il cambio di gestione. Perché dalla direzione affidata ai tecnici si è passati rapidamente alla politica, ai partiti. E poi, più tardi, alla sottopolitica e alle frattaglie partitiche. Non è stato il modello commerciale a cambiare le regole? Mah, insomma, coi soldi si può sempre ragionare. Con

Fuga da viale Mazzini

Lo sa perché Fiorello va in radio? Perché non vuole concordare la scaletta con un sottosegretario

La premiata ditta con Terzoli

Enrico Vaime nasce a Perugia il 19 gennaio 1936. Per trent’anni ha firmato i suoi lavori di autore teatrale e televisivo in coppia con Italo Terzoli, con cui ha costituito la ditta artistica Terzoli&Vaime 1960 Laureatosi in giurisprudenza a Napoli, entra in Rai tramite un concorso pubblico, uno degli ultimi con cui l’azienda di viale Mazzini organizzò le proprie assunzioni, e per due anni lavora nella sede milanese. 1963 Dopo essersi licenziato per dedicarsi alla libera professione di autore, debutta nel 1963 con “I piedi al caldo”, una commedia che va incontro incontro a numerose traversie. Non sarà l’unico caso in cui la vena satirica di Vaime dovrà vedersela con la censura. 1974 Insieme a Terzoli è autore di “Tante scuse”, varietà del sabato sera condotto da Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. Seguono numerosi altri programmi di successo come “Quelli della domenica”, “Canzonissima” e “Risatissima”. 1980 Dopo avere lavorato a lungo per la radio come storico autore di Gino Bramieri passa alla conduzione con il programma “Black Out”, tuttora in onda su Radiodue. 2002 Approda a La7, conduce il programma “Anni Luce”, cui seguirà “Omnibus”. A partire dal 2010 conduce su Raiuno “Memorie del bianco e nero” con Maurizio Costanzo.

Galan “Se non lo farà il governo, salverò io la Crusca”

l’arroganza del potere no. Se adesso un direttore di rete se lo sceglie direttamente una segreteria di partito o il consiglio d’amministrazione di una banca, di che vogliamo parlare? Lei è ancora dentro la tivù. Ha fatto tutto l’inverno una rassegna notturna su Rai1 per raccontare la Rai del passato insieme a Maurizio Costanzo, e ha una rubrica mattutina su La7 che ricomincia a settembre. Non può essere apocalittico e integrato al tempo stesso. Certo che posso, finché ci riesco. Questo è il tempo delle contraddizioni. Perché il miglior talento televisivo di oggi, Fiorello, fa la radio? Perché lui, che è il Vianello dei nostri giorni per versatilità e intuito, non va in video? Ce lo dica. Perché Fiorello non vuol parlare con un sottosegretario di governo quando decide la scaletta o gli ospiti del suo programma. Allora non è vero che tutto è uguale a prima: adesso in Rai è un po’ peggio di prima. Da quando Berlusconi è entrato in tivù è mutato il contesto. Silvio capisce di televisione quanto un salumaio: basta vendere, il resto mancia. Ma nel 1985 lavorò per lui scrivendo Risatissima: c’erano Boldi, Banfi, Columbro, Carlucci, Fenech. Molto berlusconiano. Forse, se non fosse arrivato lui, ci saremmo beccati un Murdoch qualsiasi. È il sistema dei media che ha fatto un salto globale, però la combinazione italiana è stata davvero nefasta: una gran disinvoltura moderna nell’investire soldi e una tradizione antica nel marcare politicamente il territorio. E l’opposizione? Non mi piace parlare degli assenti. D’accordo, ma allora chi salverà la Rai? Lei faceva una trasmissione radiofonica già predittiva negli anni Ottanta (Black Out) e poi ha scritto un libro dal titolo Non contate su di me. Che fa, si disimpegna? C’è poco da fare ormai, mi creda. Tutti i geni e gli intelligentoni sono già al loro po-

Castiglioni Morto a 64 anni: inventò le Cagiva, comprò la Ducati

Ibrahimovic Infortunio alla caviglia: salterà la prima di campionato

Enrico Vaime, in una elaborazione di Fabio Corsi

sto, ma mancano le figure operative, quelli che fanno davvero bene le cose perché ne sono capaci, non perché qualcuno ha procurato loro una poltrona. Hanno appena fatto fuori Paolo Ruffini da Rai3. Se dico che bisognerebbe investire sui professionisti lei avrà delle convulsioni? A La7 pare lo stiano facendo. Crozza, Lerner, Formigli, Saviano, Mentana. Mi attengo all’ultimo citato. Mentana ha dimostrato che fare un buon tg e sollevare gli ascolti non è poi impossibile. Invece il Tg1 perde colpi. Quelle sono situazioni maca-

bre, preferirei non parlarne. Alla fine, sono sempre in vacanza. A Riccione. Ci vengo da cinquant’anni. Che allegria. Ma qua sto benissimo, è pieno di amici miei, ringiovanisco a vista d’occhio. E poi, scusi, dove dovrei andare: a Formentera? Troppo giovanile? Macché, sono tutti geometri. Però magari lì il garbino non c’è, e le cose accadono veramente. Niente da fare, io resto fedele nei secoli. Voglio stare qui e vedere se succede finalmente qualcosa. Il vento girerà, prima o poi.


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SECONDO TEMPO

TR ANS /ITALIA EXPRESS

NOTTI DA DRAG QUEEN Da Torre del Lago a Pescara, i locali no gender mai affollati come questa estate

di Eugenia Romanelli

he i locali gay friendly, no gender e Lgbtq siano diventati “di moda” è cosa ormai abbastanza nota. E di sicuro hanno contribuito le nuove icone del pop internazionale (innanzitutto Lady Gaga) che con fierezza si rappresentano attraverso un genere sessuale cangiante, misto, nomade. Ma mai come quest’estate il dragging (travestirsi, mutare forma e identità) e il no-gender (rifiuto di comportamenti e identità sessuali rigidi) hanno invaso i locali, scardinando le programmazioni tradizionali dei baluardi dell’intrattenimento più classico.

C

I NUMERI sono impressionanti: si parla di 3mila persone al giorno al Gay Village di Roma o al Pride Village di Padova, manifestazioni per la maggior parte autogestite e indipendenti. Ma le “situazioni” sono delle più varie e si spazia dal Be Queer di Perugia al Borgo del Tempo Perso di Milano, dal Pegaso’s catanese al Cocomeros di Bari, dall’Arenile di Napoli al Phoenix a Pescara, e tutti raccontano la stessa storia: pienoni da tutto-esaurito mai visti prima. L’Italia insomma s’è desta e sembra voler recuperare il suo ritardo di civiltà attraverso l’integrazione tra persone diverse. “Mai come quest’anno – racconta Regina Miami, direttore artistico del Mamamia di Torre del Lago – le nostre feste sono diventate vere e proprie street parade. Per il miss Drag Queen di fine luglio fiumi di gente da tutta Italia e di ogni tipo hanno invaso la città. Recentemente ci hanno chiesto di festeggiare addii al nubilato e matrimoni. Le famiglie eterosessuali aspettano la nostra sigla di apertura sul lungomare, prima di tornare a casa per mettere a letto i bambini”. Ed è proprio a

PALLONATE di Pippo Russo

Una serata al Gay Village di Roma. Sotto, Massimo Moratti. In alto a destra, Elena Ledda (FOTO ANSA)

Torre del Lago che siamo andati per raccontare uno scorcio di quello che sembra stare diventando il nuovo mondo. Il lungomare è una sorta di strada senza uscita: una volta imboccato, si può solo tornare indietro, perché l’asfalto termina direttamente in spiaggia (o nella pineta). Qui si susseguono bar, pub, ristoranti, caffè, discoteche, chioschi gestiti da gente “gay”, ossia “allegra”, e in mezzo ai tavolini o lungo l’affollatissima passeggiata lo slalom è tra duetti di donne, di uomini, drag, trans o uomini e donne (in coppia o meno) disposti a comportamenti aperti. Niente di trasgressivo, semplicemente il tutto è variopinto, eccentrico e poco convenzionale. L’acme sono il Priscilla, locale per transessuali gestito da Regina Satariano, dirigente nazionale dell’Associazione Trans Genere,

puntate sulla seconda edizione del ‘Gender Docufilm Festival Specie in via di Espansione’. VERRANNO presentati in concorso, in anteprima europea, sette documentari da India, Giappone, Australia e Medio Oriente”. Sicuramente farà parlare l’esito della votazione popolare, il 9 settembre, per la prima edizione del Gay Village Awards: “Verranno premiati giornalisti, politici, gente dello spettacolo e dell’imprenditoria per la sensibilità dimostrata su tematiche Lgbtq”. Quello che colpisce un po’ tutti gli organizzatori è l’ondata di integrazione. “Quest’anno – continua Fabi –

Tremila persone al giorno e tante star per i Gay Village di Roma e Padova

LE PROMESSE PREVENTIVE DI MORATTI

na promessa è un impegno per comportamenti futuri. E fin qui siamo tutti d’accordo, no? Beh, a dire il vero dal 9 agosto abbiamo qualche dubbio. E sarà un caso che certe cose succedano sempre e soltanto leggendo la Gazzetta dello Sport, ma purtroppo questa è la realtà. E dunque, nell’edizione citata trovava spazio un articolo sul possibile trasferimento di Samuel Eto’o al club russo dell’Anzhi Makhachkala. A firmarlo è stato Carlo Laudisa, che ha così spiegato il motivo per cui il giocatore avrebbe deciso di lasciare l’Inter: “Il camerunese (sotto contratto per altri due anni con i nerazzurri) avrebbe gradito un prolungamento almeno per un’altra stagione. O in alternativa nuovi incentivi per i prossimi impegni, sotto forma di bonus significativi. Ma così non è stato: il numero uno nerazzurro non se l’è sentita di fargli promesse preventive”. Ecco, è proprio sulla questione della promessa preventiva che esplode il dubbio. Credevamo che le promesse fossero promesse e basta, senza specifica di

U

il Mamamia, da 12 anni tra i locali gay/lesbo più gettonati dello stivale, e lo Stupida, paradiso delle drag. Anche il Salento sta diventando un’area arcobaleno e quest’anno ha chiamato da Roma Tekemaya, la trans dello storico Muccassassina: “Gallipoli è la patria dei nuovi movimenti no-gender italiani – spiega – e la gente è talmente partecipe che le serate vengono improvvisate come flash mob. Vanno tutti pazzi per i Gay Day, appuntamenti itineranti e tematici. Ogni sera ci sono i dj più importanti di una nazione europea che salgono al mixer nelle discoteche più tradizionali della regione”. A Roma detta legge il Gay Village, che quest’anno festeggia il decennale tra teatro, danza, discoteca, ristoranti e perfino un cinema internazionale. “Dal 25 al 27 agosto – dice Carla Fabi dell’organizzazione – luci

abbiamo raggiunto il 50/50 tra gay ed etero e per noi è una vittoria”. Idem dal Pride Village di Padova, al suo quarto anno: “Prima era la comunità locale che accoglieva i gay – spiega Federica Brazzoduro, tra gli organizzatori – adesso è la comunità Lgbtq che accoglie la cittadinanza. Per noi la soddisfazione è questa, contribuire ad ampliare le coscienze della società”. Anche Nanà, drag per Zeffirelli, è entusiasta: “Padova è una manifestazione pazzesca, un’occasione evolutiva e di apertura per la città. Si spazia dai dibattiti con politici e intellettuali al teatro d’avanguardia, fino a dj set da fare invidia a Berlino”. Osserva la drag Giovanna Darkroom, padrona di casa al Lanificio 159 di Roma nelle serate invernali di Extravaganza: “I travestiti e le transessuali sono sempre piaciuti a tutti, per il loro modo carnevalesco e per la quota di trasgressione a cui ognuno in qualche momento anela. Ma oggi è diverso perché l’identità è liquida per tutti. Basta andare all’Aguabar di Ponte Sisto il venerdì e partecipare agli aperitivi Matrioska: le persone sono aperte, non assumono atteggiamenti da branco. Semplicemente spaziano”.

tempo, perché era evidente che fossero un ponte sul tempo a venire. Invece Laudisa, che è un genio della lingua italiana al pari del suo collega Francesco Bramardo, ha tenuto a specificare che la promessa non fatta da Moratti è “preventiva”. Lasciando così intendere che possano anche esistere le “promesse successive”. Una cosa del genere “ti prometto che se fossi stato promosso a scuola ti avrei comprato lo scooter”. Ha una sua logica, vero? Su ben altri livelli si va quando ci si confronta con gli articoli di Vincenzo Sardu, corrispondente da Cagliari per il Corriere dello Sport-Stadio. Costui, quando c’è da parlare del presidente cagliaritano Massimo Cellino, fa sempre scattare in emulsione le papille gustative. Per l’edizione del 13 agosto gli è toccato riferire dell’esonero di Roberto Donadoni, cacciato dalla panchina del Cagliari senza nemmeno avere iniziato il campionato. Ecco la cristallina prosa usata da Sardu per riferire l’accaduto: “Da un amore che poteva durare dieci anni, come auspicato la

IL CORRIERE DELLO SPORT GIUSTIFICA CELLINO: “RAGIONI CONTIGUE” PER L’ESONERO DI DONADONI

scorsa primavera, a un esonero arrivato assai prima del previsto. Essendo in ballo Massimo Cellino, i più diranno ‘chi si rivede’. Mai come stavolta, però, chi conosce il patron ha intuito la violenza che deve aver fatto a se stesso. Esonerare Roberto Donadoni è abbondantemente dovuto a ragioni contigue all’ormai ex allenatore del Cagliari”. Bella questa delle “ragioni contigue”. Poco più avanti Sardu ha tirato fuori un altro numero d’alta scuola: “Ciò introduce un altro dei fattori, che in effetti ha una dinamica nella genesi del divorzio”. Ma come diamine scrive questo qua? A volte l’intenzione di dire le cose in modo non spiacevole può ottenere l’effetto opposto. Speriamo l’abbia capito Paolo Ianieri, che così ha commentato per la Gazzetta dello Sport del 13 agosto il risultato di Valentino Rossi nelle prove del venerdì sul circuito di Brno: “Valentino Rossi guarda la classifica di giornata che lo colloca al settimo posto e per una volta vede il bicchiere se non mezzo pieno, perlomeno meno vuoto del solito”. Se intendeva mandarlo in depressione, ce l’ha fatta. pallonate@yahoo.it

Roccella Festival Per un Sud jazz degno di note

di Giorgio

Cerasoli

azz e Meridione. Un Jla Jazz connubio che il RoccelFestival già testimonia ampiamente con la sua ininterrotta presenza nella cittadina della Locride, dal 1980 fino all’odierna edizione, ma che quest’anno viene messo ancor più in risalto da alcuni degli appuntamenti in programma. Sempre attento a quei “rumori mediterranei” affidati fin dalla prima edizione a musicisti di ogni dove, il festival – che si è aperto il 12 agosto e proseguirà fino a sabato prossimo – ha dedicato la giornata di ieri a Scott La Faro, grande contrabbassista statunitense scomparso in un incidente stradale nel 1961 a soli 25 anni, la cui famiglia era originaria di Siderno. In serata si è tenuto il concerto di Eddie Gomez, che per dieci anni ha collaborato con lo stesso trio di Bill Evans con cui aveva suonato La Faro. Un convegno ha invece evidenziato l’apporto culturale degli emigranti italiani, provenienti dal sud, allo sviluppo del jazz nella New Orleans degli anni ’20, quando si incontrano gli eloquenti nomi di strumentisti come Nick La Rocca o Jimmy Durante. OGGI sarà la volta di un progetto originale ispirato a Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo: nella vicenda del protagonista, ‘Ndrja Cambria marinaio di Cariddi, e del suo ritorno a casa dopo l’8 settembre del ’43, in mezzo al generale sbandamento, si ritrova una terra ferita dalla guerra ma segnata dal coraggio dei suoi abitanti, in particolare le donne rimaste sole. Su questo scenario si inserirà la musica di due grandi artisti, Rita Marcotulli e Luciano Biondini, accompagnati dalla forza evocativa della recitazione di Chiara Caselli e dalla splendida voce di Elena Ledda. Per restare in tema con quella celebrazione dei 150 anni dall’Unità d’Italia che – come ricorda il direttore artistico Paolo Damiani – “non ci parla soltanto di Garibaldi, Mazzini e Verdi. Ci chiede piuttosto coma sta il sud d’Italia oggi, interrogandosi sul significato concreto dell’unità: se l’Italia è una, perché il Mezzogiorno sembra essere sempre un po’ diverso, più povero e precario?”.


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SECONDO TEMPO

+

IL PEGGIO DELLA DIRETTA

TELE COMANDO TG PAPI

Il tartassato speciale di Carlo

Tecce

g1 T A saperlo che la manovra era una questione di palla. O di palloni. Il Tg1 ha l'esclusiva del secolo: un'intervista a Roberto Calderoli. Il ministro per la Semplificazione che, per complicate vie linguistiche, fa capire che se i calciatori si rifiutano di pagare il contributo di solidarietà, il severo governo raddoppierà l'imposta. Tiè. Come per lo schema a zona di Zeman, la posizione dei calciatori è impercettibile. L'associazione di categoria balbetta qualcosa di incomprensibile. Pare che vorrebbero scaricare la spesa sulle società, una di quelle che giocano in serie A è il Milan di Berlusconi. Ma la vera notizia è Calderoli. Nel senso che il ministro rivela un segreto che nemmeno Tremonti e il

Cavaliere possono immaginare: “I calciatori non pagano? Faremo un prelievo raddoppiato come per la classe politica”. Ah, il sole d'agosto. Il telegiornale di Augusto Minzolini, complice la canicola, sfoggia un atteggiamento antagonista: critica il governo. Avete capito bene: il governo che ha commissariato l’Italia. Quello diretto dal duo Sarkozy-Merkel, le loro proposte, la tassa sulle transazioni finanziarie. L’omissione più simpatica di giornata è il servizio sui dissidenti nel Pdl, che ovviamente mai vengono chiamati “dissidenti”: anzi, dice la cronista, il segretario Angelino Alfano incontrerà i parlamentari che “chiedono interventi liberali”. g2 T Siamo simpatici, noi italiani. Meglio, i nostri po-

litici. Infornano una manovra d'agosto svestendo penne e occhiali, poi tornano in Senato (in undici!) per avviare il giretto parlamentare del testo e, udite udite, dialogano pure. Nel secondo servizio il Tg2 mostra il prototipo del tartassato: dipendente e settentrionale. Non ditelo a chi comanda la rete, i leghisti. Per risollevarsi il morale, e non solo, ecco due notiziole: la Gioconda nuda di Leonardo e il capo intimo che “risolve problemi di estetica”. g3 T Ecco cosa aveva dimenticato il Tg1 parlando di dissidenti. Il Tg3 apre con due foto e una frase: Pdl, Pera e Martino insistono, o la manovra cambia o non la votiamo. Nel mezzo una carrellata dell'Umberto Bossi di stagione con insulti e gestacci. Un enigma per la Lega Nord e per il governo che esiste perché il Carroccio resiste. Prima della chiusura dell’edizione serale, c’è un servizio di esteri non banale, non la curiosità americana o russa: il colera in Somalia, l'Africa piegata da sempre sui soliti e terribili guai.

PornoTg3? Ahi, ahi, ahi

di Nanni Delbecchi

sappiamo, in estate ci proLunaovano tutti, ma proprio tutti. È specie di mano morta catodica che attraversa format e programmi, non esclusi i telegiornali, che grazie ai reportage dalle spiagge hanno la possibilità di mostrare anche loro le parti anatomiche che garantiscono quel punticino di share in più. Un cultore della materia come Emilio Fede, con la scusa delle previsioni a lungo raggio sull'avanzata dell'anticiclone delle Azzorre, fa passare sul Tg4 tante di quelle tette e tanti di quei culi che sembra di stare al Palazzo Grazioli dei tempi d’oro; e un insospettabile nerd come l’ex direttore di Studio Aperto Mario Giordano, con la scusa del finto cinegiornale in bianco e nero “Bikini”, riesce a sparare di tutto e di più anche in prima serata. Perché noi no? devono avere pensato al Tg3. Va bene che siamo il fortino duro e puro dell'informazione democratica, ma la gnocca non ha colore, anzi, li ha tutti, come peraltro ci dimostrano le cronache quotidianamente. E così lunedì notte anche la gloriosa, austera Telekabul si è buttata nella mischia in nome della gnocca arcobaleno, e proprio nella fascia di notte fonda, “quando un giorno è appena

terminato e un nuovo giorno sta per cominciare”, come dice il filosofo. La fascia autoreggente in cui si sono fatti le ossa personaggi come Michela Vittoria Brambilla, nei primi anni Novanta storica inviata del magazine sadomaso di Italia1 “I misteri della notte”. Ecco dunque la conduttrice di Linea notte Roberta Serdoz annunciare l'inchiesta esclusiva in cui il Tg3 svela i segreti del mercato della pornografia italiana. Suonava anche bene. Lumaconi, però, non ci si improvvisa, altrimenti si rischia la defaillance sul più bello, e proprio su quei servizi che si vorrebbero più piccanti si allunga la nera ala della sfiga. Senza voler dare ragione alla Santanchè quando dice che gli uomini di destra a letto sono più bravi di quelli di sinistra, non c'è dubbio che in materia di luci rosse la tv democratica ha poca esperienza, infatti il porno Tg3 ha cominciato a fare acqua fin dai primi fotogrammi. Un titolo rubato a Dino Risi (“Sesso matto”); qualche impacciato spezzone osé interrotto sul più bello; un porno-dipendente che si racconta con il viso oscurato e la voce contraffatta, come usava con gli eroinoLa pornostar Michelle Ferrari, protagonista dello speciale del Tg3 linea notte sul cinema a luci rosse

mani negli anni Settanta; qualche pornostar di seconda fila, come Michelle Ferrari (nel suo palmarès, “Lo stallone infuriato” e “Via col ventre”). “All’inizio è stata dura , perché avevo la paranoia delle scene anali”, ha confessato Michelle ai segugi di Telekabul, che erano riusciti a scovarla nella ricevitoria del lotto dove si impiega nei ritagli di tempo. Poi è toccato alla collega Michelle Liò, ex insegnante negli istituti cattolici, folgorata sulla via di Cicciolina: “Ero una pentola a pressione, e alla fine sono esplosa”. Difficile dire se l'effetto generale fosse più malinconico, comico o soporifero; ma certo questa incursione del Tg3 nei misteri del porno sarebbe riuscita ad ammosciare anche gli hot dog di Big Rocco Siffredi, a riprova che senza la preparazione e l’esperienza necessarie da certi campi è meglio tenersi alla larga. Per certi servizi bisogna essere tagliati; e se lo si è, si può arrivare dappertutto, anche in parlamento. Viceversa, si rischiano figure cacine, come Totò e Peppino alle prese con le malafemmine. La prossima volta Bianca Berlinguer farebbe bene a chiedere consiglio a Emilio Fede. Può darsi che chieda qualcosa per la sua consulenza, e magari che ci faccia sopra la cresta; ma sarebbero comunque soldi spesi bene.

LA TV DI OGGI 11.25 TF Don Matteo 3 13.30 NOTIZIARIO TG1 TG1 Economia 14.10 ATTUALITÀ Verdetto Finale 15.00 TELEFILM Il Maresciallo Rocca 5 17.00 NOTIZIARIO TG1 17.10 PREVISIONI DEL TEMPO Che tempo fa 17.15 TELEFILM Heartland 17.55 TELEFILM Il Commissario Rex 18.50 GIOCO Reazione a catena 20.00 NOTIZIARIO TG1 20.30 DOCUMENTI DA DA DA 21.20 AMORI ALL’IMPROVVISO - PRIMA TV RAI FILM Nel cuore della tempesta 23.10 DOCUMENTI XXI Secolo - Testimoni e protagonisti 0.35 NOTIZIARIO TG1 Notte - Che tempo fa 1.10 RUBRICA Appuntamento al cinema

12.10 PRIMA TV TELEFILM La nostra amica Robbie 13.00 NOTIZ. TG2 Giorno 13.30 RUBRICA TG2 E... state con costume - Sì, Viaggiare 14.00 TF Ghost Whisperer 14.50 PRIMA TV RAI TELEFILM Army Wives 15.35 TELEFILM Squadra Speciale Colonia 16.20 TF The Good Wife 17.05 TF Life Unexpected 17.45 NOTIZIARIO TG2 Flash L.I.S. 17.50 NOTIZ. Rai TG Sport 18.15 NOTIZIARIO TG2 18.45 TELEFILM Cold Case 19.35 TF Senza traccia 20.25 PROGRAMMA GENERICO Estrazioni del Lotto 20.30 NOTIZ. TG2 - 20.30 21.05 PRIMA TV RAI TELEFILM Private Practice 23.25 NOTIZIARIO TG2 23.35 DOCUMENTARIO La Storia siamo noi 0.35 TF Close to home

13.00 RUBRICA Cominciamo Bene - Condominio terra 13.10 TELEFILM Julia - La strada per la felicità 14.00 NOTIZ- TG Regione - Meteo - TG3 - Meteo 3 14.45 RUBRICA TGR Piazza Affari 14.55 NOTIZ. TG3 L.I.S. 15.00 TF The Lost World 15.40 FILM Vacanze romane 17.35 DOCUMENTARIO GEOMagazine 2011 19.00 NOTIZIARIO TG3 TG Regione - Meteo 20.00 VARIETÀ Blob 20.15 TELEFILM Alice Nevers 21.05 PRIMA TV TELEFILM Sulle tracce del crimine 23.05 NOTIZ. TG Regione 23.10 ATTUALITÀ TG3 Linea notte estate 23.35 FUORI ORARIO COSE (MAI) VISTE. DOCUMENTI Zaum Andiamo a parare

20.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 21.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.30 RUBRICA Meridiana - Scienza 1 21.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 22.00 ATTUALITÀ Inchiesta 3 (Interni) (REPLICA) 22.30 NOTIZIARIO News lunghe da 24 22.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.00 RUBRICA Consumi e consumi 23.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.30 RUBRICA Tempi supplementari 23.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 0.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 0.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo

/ Due marines e un generale

/ Takers Action movie tutto adrenalina, con una strizzata d’occhio ai mitici di Danny Ocean, che vede protagonista un nutrito gruppo di volti noti di Hollywood, da Matt Dillon a Paul Walker (“Fast & Furious”), da Hayden Christensen (“Guerre stellari”) a Zoe Saldana (“Avatar”). Dopo aver messo a segno una serie di brillanti colpi, una banda di rapinatori di banche punta al “lavoro”della vita: bottino 25 milioni di dollari.

Sky Cinema 1 21,10

La 7 21,10

11.25 TELEFILM Una mamma per amica 12.25 NOTIZIARIO Studio Aperto - Meteo 13.00 NOTIZIARIO SPORTIVO Studio Sport 13.40 PRIMA TV CARTONI ANIMATI Detective Conan 14.10 CARTONI I Simpson 15.00 TELEFILM How I Met Your Mother 15.30 TELEFILM Gossip Girl 16.20 TELEFILM The O.C. 17.10 TELEFILM Hannah Montana 18.05 SIT COM Love Bugs 18.30 NOTIZIARIO Studio Aperto - Meteo 19.00 NOTIZIARIO SPORTIVO Studio Sport 19.25 TF C.S.I. Miami 20.20 TELEFILM Standoff 21.10 TELEFILM C.S.I. 22.00 PRIMA TV MEDIASET TELEFILM White Collar 23.50 TELEFILM The Closer 0.40 RUBR. SPORTIVA Poker1mania

11.20 TALK SHOW Benessere 11.30 NOTIZIARIO TG4 Meteo - Vie d’Italia notizie sul traffico 12.00 TELEFILM Wolff - Un poliziotto a Berlino 13.00 TELEFILM Distretto di Polizia 3 13.50 REAL TV Il tribunale di Forum - Anteprima 14.05 REAL TV Sessione pomeridiana: il tribunale di Forum 15.10 TELEFILM GSG9 Squadra d’Assalto 16.15 SOAP OPERA Sentieri 16.40 FILM Final run Corsa contro il tempo 18.55 NOTIZIARIO TG4 Meteo 19.35 SOAP OPERA Tempesta d’amore 20.30 TELEFILM Renegade 21.10 FILM Ladyhawke 23.30 FILM Innamorati cronici 1.25 NOTIZIARIO TG4

11.25 TELEFILM Chiamata d’emergenza 12.30 TELEFILM Da un giorno all’altro 13.30 NOTIZIARIO TG La7 13.55 FILM Capitan Fracassa. Con Jean Marais, Geneviève Grad. 16.05 DOCUMENTARIO Shamwari Savana Hospital 17.00 TELEFILM L’ispettore Barnaby 19.00 REAL TV Cuochi e fiamme (REPLICA) 20.00 NOTIZIARIO TG La7 20.30 ATTUALITÀ In Onda 21.10 LA VALIGIA DEI SOGNI PRESENTA FILM Due marines e un generale. Con Buster Keaton, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia. 23.25 RUBRICA La valigia dei sogni 23.55 NOTIZIARIO TG La7 0.05 FILM Come inguaiammo il cinema italiano 2.15 DOCUMENTI La7 Colors

PROGRAMMIDA NON PERDERE

TRAME DEI FILM Il duo comico formato dagli attori siciliani Franco Franchi e Ciccio Ingrassia è protagonista della pellicola firmata da Luigi Scattini. Franco e Ciccio, marines di origine italiana, arrivano ad Anzio per preparare lo sbarco degli alleati e si comportano da eroi... In questa parodia bellica c'è la presenza – una delle ultime – del grande Buster Keaton, nei panni del vecchio generale in divisa della Wehrmacht.

11.00 REAL TV Forum 13.00 NOTIZIARIO TG5 Meteo 5 13.40 SOAP OPERA Beautiful 14.40 FILM Rosamunde Pilcher: le ali della speranza 16.20 TELEFILM Il Mammo 16.50 FILM Let’s dance. Con Fritz Karl, Jule Ronstedt 18.50 GIOCO La Stangata 20.00 NOTIZIARIO TG5 Meteo 5 20.40 DALLO STADIO SAN NICOLA DI BARI EVENTO SPORTIVO Calcio, Trofeo TIM 2011 Milan - Inter Juventus (DIRETTA) 23.30 NOTIZIARIO TG5 Numeri in chiaro 0.00 FILM Palermo Milano solo andata. Con Giancarlo Giannini, Ricky Memphis. 1.45 NOTIZIARIO TG5 Notte - Meteo 5 Notte

/ Innamorati cronici Lui è un astronomo e lei è una fotografa che gira in motocicletta, si scoprono entrambi traditi ma ancora innamorati dei rispettivi fidanzati. Decidono di allearsi per rovinare le nuove storie d’amore degli ex.Alla fine tra i due dispettosi scoccherà la scintilla d'amore. Il film, esordio alla regia di Griffin Dunne, già protagonista di “Fuori orario”di Martin Scorsese, vanta la presenza nel cast di un’incantevole e brillante Meg Ryan.

Rete 4 23,30

DA DA DA

 La storia siamo noi

“M’ama non m’ama” è il titolo di questa puntata del programma di ritagli tivucinemusicali “Da Da Da”, che torna con amori e abbandoni: da Pippo Baudo e Katia Ricciarelli a Fabrizio Frizzi e Rita Dalla Chiesa, da Al Bano e Romina Power, ad Adriano Celentano e Claudia Mori. Con i maestri della risata, i grandi della canzone e le “nuove” rarita’ ripescate, come l’ emozionante intervista a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini.

“Dinastia: la maledizione dei Kennedy”. Kennedy, la famiglia reale d’America: belli, ricchi, fotogenici, il sorriso smagliante e inconfondibile, ma anche una famiglia segnata da lutti ed eventi drammatici. Il Presidente JFK ucciso a Dallas, stroncato da un colpo di arma da fuoco. Suo figlio John-John, immortalato all’età di tre anni mentre faceva il saluto militare alla bara del padre, muore 35 anni dopo in un incidente aereo.

Rai 1 20,30

 Trofeo TIM 2011 “Milan - Inter - Juventus”. Il prestigioso torneo amichevole estivo, fondato nel 2001, si disputerà per il secondo anno consecutivo sul terreno di gioco dello stadio “San Nicola”di Bari: sfide di 45 minuti ciascuna che permetteranno a tutti gli appassionati di avere un assaggio della stagione in partenza, a poco più di una settimana dalla prima giornata di campionato. Telecronaca di Bruno Longhi e Aldo Serena.

Canale 5 20,40

Rai 2 23,35


Giovedì 18 agosto 2011

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SECONDO TEMPO

MONDO

WEB

IL ROCKER SU FACEBOOK

Vasco le suona a Giovanardi uovo capitolo della conNscovalescenza “social” di VaRossi. Dopo aver attaccato dalla sua pagina Facebook i mezzi di informazione e il suo collega Luciano Ligabue, dopo aver postato i filmati dei fans in adorazione sotto la sua casa di Zocca e dopo i “clippini” giornalieri per esprimere il Blasco-pensiero, ora il cantautore se la prende con Carlo Giovanardi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga. Il motivo? La terminologia utilizzata da Giovanardi nell’esporre le possibili soluzioni al problema del consumo di sostanze stupefacenti. “È estremamente scorretto, egregio signor Giovanardi – ha scritto Vasco sulla sua bacheca – , continuare a usare sempre la definizione ‘liberalizzazione’ della droga, quando si tratta invece di ‘legalizzazione’ che è cosa ben diversa! Lei non può usare questi sotterfugi. Non è one-

SCF=Cinema Family SCC=Cinema Comedy SCM=Cinema Max

17.20 Segnali dal futuro SCH 17.40 Harry a pezzi SCC 18.45 Viaggio nella vertigine SCP 19.00 L’occhio del Ciclone SCM 19.20 Somewhere SC1 19.20 La strategia di Adam SCC 19.25 A perfect getaway SCH 19.35 L’illusionista SCF 21.00 Disney’s Tarzan and Jane SCF 21.00 Jerry Maguire SCP 21.00 Gioco a due SCM 21.00 Tutti dentro SCC 21.10 L’imbroglio nel lenzuolo SCH 21.10 Prima tv Takers SC1 22.20 Alvin Superstar 2 SCF 23.00 Linea mortale SCM 23.00 Assatanata SCC 23.05 Oscure presenze a Cold Creek SCH 23.05 The Whore SC1 23.25 Vanilla Sky SCP 23.55 Drillbit Taylor SCF 0.40 L’uomo che fissa le capre SCC

SP1=Sport 1 SP2=Sport 2 SP3=Sport 3

17.00 Tennis, ATP World Tour Masters 1000 2011 Cincinnati: ottavi di finale (Diretta) SP3 17.00 Tennis, ATP World Tour Masters 1000 2011 Cincinnati: ottavi di finale (Diretta) SP2 18.00 Calcio, UEFA Champions League 2011/2012 Playoff, andata Bayern Monaco - Zurigo (R) SP1 21.00 Calcio, UEFA Champions League 2011/2012 Playoff, andata Arsenal - Udinese (Differita) SP1 21.00 Golf, The 2011 PGA Championship, GA 4a giornata (Replica) SP3 23.00 Tennis, ATP World Tour Masters 1000 2011 Cincinnati: ottavi di finale (Replica) SP3 23.00 Beach volley, Queen of the Beach 2011 SP2 24.00 Calcio, UEFA Champions League 2011/2012 Playoff, andata Arsenal - Udinese (Replica) SP1 0.00 PartyPoker Episodio 4 SP2 1.00 Tennis, ATP World Tour Masters 1000 2011 Cincinnati: ottavi di finale (Diretta) SP2

RADIO A Radio1: “Con Parole mie” meraviglie della Sicilia Nella puntata di “Con parole mie - In viaggio sul tappeto volante”, in onda su Radio1 oggi alle 14.08, Umberto Broccoli apre con il ricordo del viaggiatore arabo Ibn Giubayr che descrive le meraviglie della Sicilia. Non mancherà una breve descrizione di Bari fatta a fine Settecento da Henry Swinburne: “Da lontano Bari fa un magnifico effetto. La città è difesa da una doppia cinta di mura e da un antico castello”. La terza lettura è invece un breve commento del 1926, di Tommaso Fiore, sulla bellezza della città di Lecce: “È un piacere sostare in una strada di Lecce, perché c’è qui una casettina fiorita, dove sarebbe bello abitare”. Il messaggio del Genio è una gemma di saggezza islamica di Al-Hajj Malik Sy. Nella rubrica realizzata in collaborazione con Rai Teche si riascolteranno le voci di Paolo Panelli, Delia Scala e Nino Manfredi da Canzonissima 1959. In chiusura una poesia di Raffaele Carrieri,“Il cestino”.

Radio1 14,08

L’ultimo teorema dal matematico francese rivisitato nel logo del motore di ricerca. Così Google celebra i 410 anni dalla nascita di Pierre de Fermat. “Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema, ma questo doodle è troppo piccolo per di Pierluigi G.Cardone contenerla”: è la scritta che appare passando col mouse sul logo del colosso di Mountain View, che ha parafrasato il celebre “Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema, che non può essere contenuta è ONLINE LA RABBIA DEI COMUNI nel margine troppo stretto della pagina” QUELLI A RISCHIO TAGLIO SI ORGANIZZANO che rappresenta l’ultimo teorema di de Piccoli comuni d’Italia unitevi! È l’obiettivo Fermat contenuto nell’Arithmetica di della pagina Facebook “No all’eliminazione Diofanto. dei piccoli comuni”, nata in questi giorni per creare un movimento che cerchi di disinnescare il pericolo scomparsa a causa della manovra finanziaria, nonché versante telematico dell’agitazione dei sindaci dei WEB-CONCORSO: COSA SIGNIFICA PDL? piccoli comuni del Piemonte, dove IL GIOCO ESTIVO SUL SITO DE IL FUTURISTA rischiano di saltare oltre 500 centri sui Tempo d’estate e il Futurista ne inventa duemila complessivi previsti in Italia. La un’altra delle sue. Il think tank diretto da pagina Fb è solo una delle tante iniziative a Filippo Rossi, infatti, ha lanciato sul suo sito tema organizzate da Anci, Uncem, Anpci e e sulla sua pagina Facebook il giochino Legautonomie del Piemonte. dell’estate. Un esercizio a cui dedicarsi sotto l’ombrellone: “Cosa significa Pdl”? Le prime risposte degli utenti sono a dir poco boccaccesche: si va dall’intuitivo “Partito di ladri” all’erotico “Puttane da lastminute”, dal limaccioso “Pantani di laguna” al più diretto “Perditempo di lungadata”; dal ‘bondiano’ “Profusione di laidezza” al cattivissimo “Porci del letamaio”. Non mancano le spigolature culinarie di chi vede nell’ultima sigla del berlusconismo uno sciapo “Poveri di lievito”. “Pirana Della Libertà” è invece il suggerimento di coloro a cui l’ultima manovra di Tremonti non è andata per nulla giù. Come al solito, inoltre, c’è chi si allontana dalla linea tracciata dagli organizzatori e pronostica un prossimo cambio di sigla, con il Pdl che diventa Fel. Abbreviazione di cosa? È presto detto: “Fottuti e Lacrimanti”. Tra i lettori de ilfuturista.it c’è anche chi non accetta il giochino, definito infantile, mentre su Facebook gli internauti si scatenano con definizioni del tipo “Partito dei lacché”, “Pazzi da legare” e “Peggio della lebbra”. La pagina su Fb di Vasco Rossi, la home page de ilfuturista.it, il doodle in onore di de Fermat e la pagina Foursquare della Casa Bianca

LO SPORT

I FILM SC1= Cinema 1 SCH=Cinema Hits SCP=Cinema Passion

sto, non è da lei”. Il rocker di Zocca, quindi, attacca Giovanardi per esprimere un altro concetto, che punta ad approfondire la questione. “Liberalizzata (il riferimento è alla droga, ndr) è già adesso che si può trovare ad ogni angolo di strada! Legalizzarla – continua Vasco – significa metterla sotto controllo, sottrarne il mercato alla malavita e mettere delle regole chiare laddove al momento esiste solo la legge della giungla”. In conclusione della sua nota, poi, il Blasco si mette dalla parte di chi vive il dramma della droga, utilizzando, come suo stile, parole forti: “Un disperato, drogato, che ha già il problema di essere vittima di una feroce dipendenza, si trova ad averne (in aggiunta) un altro: quello della discriminazione e della galera! Il proibizionismo non ha mai pagato e non ha mai risolto nulla!”. Firmato Vasco Rossi, il social rocker.

è UN DOODLE PER PIERRE DE FERMAT GOOGLE RICORDA LA NASCITA DEL MATEMATICO

COREA, CLASS ACTION CONTRO APPLE L’AZIONE PER MOTIVI DI PRIVACY

La Corea del Sud contro Apple. Quasi 27 mila utenti iPhone, infatti, hanno sottoscritto una maxi class action contro la compagnia di Cupertino a causa della privacy che la facile tracciabilità dello smartphone violerebbe: “La raccolta dei dati sulla locazione degli utenti, senza il loro consenso, costituisce una violazione legale evidente e, per questo, siamo intenzionati a portare avanti l’azione collettiva contro il colosso Apple, al fine di salvaguardare i diritti dei consumatori”, dichiara all’agenzia Yonhap Lee Jae-Cheol, avvocato di Miraelaw, studio legale promotore dell’iniziativa. L’azione, in rappresentanza di 26.691 titolari di iPhone, è stata depositata presso la Corte distrettuale di Changwon, a 400 km a sudest di Seul, e punta a un indennizzo di un milione di won (più o meno mille dollari) per ciascun ricorrente, per un totale, dunque, di 27 milioni di dollari. In Corea del Sud l’iPhone è il telefono preferito da quasi tre milioni di persone, dunque - in caso di successo della causa risarcimento danni - è possibile che la class action depositata ieri sia la prima di tante. A inizio agosto, la Korea Communications Commission (Kcc), l’Authority sudcoreana per le tlc, ha già multato Apple Korea per “pratica illegale della tracciabilità”, disponendo immediati misure correttive. L’indagine era partita a seguito della pubblicazione di uno studio secondo cui è SAMSUNG, STOP TEDESCO Apple avrebbe SOLO IN GERMANIA VIETATO IL TABLET incluso nell’ultima La corte di Dusseldorf ha deciso: il versione di iPhone e tablet Galaxy della Samsung potrà iPad una funzione che essere venduto in tutta Europa ad è IL SOCIAL TOUR DI OBAMA consente di registrare eccezione della Germania. Il IL PRESIDENTE SU FOURSQUARE la traccia dei provvedimento segue quello della Buone notizie per chi ama seguire movimenti degli settimana scorsa, quando i giudici i potenti sui social network: la utenti. tedesche vietarono la vendita Casa Bianca ha annunciato di aver dell’ultimo nato della sudcoreana aperto un profilo su Foursquare in Samsung in tutto il vecchio continente, occasione del tour di Barak accogliendo il ricordo di Apple, secondo Obama di nel Midwest. Dopo le notizie su Facebook, cui Galaxy Tab violerebbe un modello Twitter e Linkedin, sarà ora possibile sapere in tempo registrato che copre il design di iPad. reale dove si trova il presidente. Foursquare, infatti, Samsung, che aveva annunciato il permette agli utenti di condividere la propria ricorso in appello, aspetterà con più localizzazione divulgandola poi sugli altri social calma l’udienza del 25 agosto per network. I fan sembrano gradire la novità e la Casa almeno due motivi: perché può Bianca ha già undicimila followers, che hanno continuare ad operare in gran parte apprezzato il primo “tip” di Obama, arrivato dal dell’Europa e perché l’impianto Minnesota. Facile immaginare che il numero accusatorio di Apple scricchiola. aumenterà sensibilmente quando, nel 2012, si entrerà Analizzando la documentazione nel vivo della campagna elettorale per la rielezione. depositata, infatti, il giudice olandese ha evidenziato come il dispositivo di Samsung appaia lievemente modificato nelle proporzioni e nelle misure.

feedback$ Commenti all’articolo “Ritassare lo scudo fiscale: ora avanza a proposta del Fatto Quotidiano” di Gianni Barbacetto su IlFattoQuotidiano.it è ANALISI condivisibile ma solo belle parole, niente più. Questo governo non lo farà mai, ha troppo le mani in pasta per dare la caccia ai grandi evasori, sono quelli che gli assicurano il voto. Se avessimo un governo serio e onesto sarebbe la prima cosa che farebbe invece è più facile (tar)tassare noi contribuenti che non abbiamo mai evaso e non ne avremmo nemmeno la possibilità. Un governo serio si dimetterebbe all’istante e andrebbe a nascondersi dalla vergogna. Por tobello è LO SCUDO fiscale, come i condoni, sono stati vere tragedie tributarie. La Ue ha già punito i condoni, per l’Iva era scontato, dal 2003 nel mondo professionale si sapeva, ma tutti hanno fatto finta di nulla. La ripresa della tassazione degli scudati non è anticostituzionale, ma cadrebbe l’ennesima tegola dell’affidamento dello stato di diritto in genere, e del diritto tributario in particolare. Anche perché si arriverebbe al paradosso che chi ha scudato (circa una metà) si vedrebbe ingannato, l’altra metà degli importi scudati (secondo Bankitalia) nonché autentici evasori irriducibili, la farebbero franca. tiziocaiosempronio è IL GRANDE grullo che dichiara 4 milioni di euro all’ anno e che si propone come il grande moralizzatore ha prima evaso allegramente il fisco e poi ha fatto per ben due volte il condono fiscale tombale pagando una miseria rispetto al totale evaso. Perché non si scrive mai niente su questo? Non sarebbe opportuno che anche chi ha evaso le tasse oltre a chi ha portato i capitali all’estero sia chiamato ora a pagare visto che se l’Italia si trova nelle condizioni attuali lo dobbiamo a loro? giomar è BERLUSCONI è andato al governo proprio perché aveva promesso di non mettere le mani in tasca agli italiani. Non è mancare di parola questa ultima manovra? Lo faccia anche con lo scudo fiscale, ormai la faccia l’ha già perduta. Cittadina è VORREI fare un censimento. Mi spiego: ho letto la risposta di Montezemolo a un articolo de “Il Giornale” pubblicata sul quotidiano stesso; in un passaggio il “conte” sostiene che non si può ritenere ricco chi prende 4000 euro netti al mese (!!!???). A parte la mancanza di rispetto di questo cd “signore”, vorrei sapere quanti poveri come me scrivono qui? Farandula è LEGGI severe contro chi evade le tasse no? Galera certa per gli evasori, questo serve nel paese dei furbetti, dei ciarlatani e faccendieri, ma qui è il paese dell’illegalità. Verdini e Cosentino stanno ancora lì, intoccabili e protetti dalla politica e noi cittadini dobbiamo pagare le tasse anche per loro? sandroz


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Giovedì 18 agosto 2011

SECONDO TEMPO

PIAZZA GRANDE

Fermo immagine di “You and I”

Chiesa, tre metri sopra l’Irpef di Marco

Politi

a Chiesa italiana è chiamata a dare il suo contributo per il risanamento del deficit nazionale. In una fase di tagli pesantissimi generalizzati, chi è percettore di un flusso ingente di finanziamenti pubblici non può sentirsi “al di sopra delle parti”. Partecipare è un dovere morale. Nei tempi antichi, in casi d’invasione e di assedi, si fondevano i calici e gli ori dei templi per finanziare la difesa della città o riscattare i prigionieri. Altrettanto vale oggi, quando il nemico – più insidioso e distruttivo – è annidato nelle finanze pubbliche e può essere debellato soltanto se veramente tutti, e non solo le famiglie a reddito fisso, partecipano ai sacrifici. Sbaglierebbe la gerarchia ecclesiastica a scrollarsi di dosso la richiesta, etichettandola come anticlericale o animata da spirito antireligioso. È vero il contrario. Il dovere di mettere mano alle proprie disponibilità nasce (dovrebbe nascere) da una considerazione anche religiosa del “bene comune” e dello stesso destino dello stato sociale. In Grecia la Chiesa ortodossa sta valutando, con il governo, di sostenere il bilancio pubblico vendendo parte del suo patrimonio immobiliare. Può la Chiesa italiana rifiutarsi di affrontare nella fase attuale la questione dell’8 per mille, che pesa sul bilancio dello stato per oltre mille milioni?

L

DIRÒ SUBITO che nell’ottica di uno stato sociale e democratico, che favorisce lo sviluppo della personalità

dei cittadini nella dimensione culturale, valoriale e associativa, anche sostenere l’espressione comunitaria di una fede e favorire la costruzione di una chiesa, una sinagoga o una moschea è un elemento di civiltà. Il fatto è che in Italia il sistema dell’8 per mille, che concede democraticamente a qualsiasi cittadino di devolvere una quota dell’Irpef alla confessione religiosa di sua scelta o allo Stato per fini umanitari, è nato sulle basi di un imbroglio. È evidente che il cittadino, che non vuole usufruire della facoltà di devolvere la sua quota a un destinatario preciso, intende lasciare alla piena disponibilità dello Stato la sua Irpef. Così succede in Spa-

In una fase di tagli generalizzati, nessun beneficiario di finanziamenti pubblici può sentirsi al di sopra delle parti Lasciare allo Stato una parte dell’8 per mille è un dovere morale

Tobin Tax, mito e realtà di Mario

Seminerio

el corso del vertice franco-tedesco dell’altro ieri Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno ribadito la necessità di ricorrere a una tassa sulle transazioni finanziarie, sulla falsariga della ormai celeberrima “Tobin Tax”. La proposta non è nuova, nell’Unione europea, ma resta ad alta probabilità di fallimento. Il comunicato congiunto di Merkel e Sarkozy precisa di aver richiesto ai rispettivi ministri delle Finanze di lavorare congiuntamente a un’idea di tassa sulle transazioni finanziarie, da formulare operativamente entro la fine di settembre, allo scopo di contribuire ai costi di funzionamento della Commissione europea. Come detto, l’idea non è nuova, lo stesso Sarkozy l’aveva già illustrata mesi addietro, come fonte di finanziamento per il bilancio

N

comunitario. La Tobin Tax, nella formulazione originaria del 1972, per opera del Nobel per l’economia James Tobin, prevedeva una micro-aliquota d’imposta (tra lo 0,05 e lo 0,1 per cento) sulle transazioni valutarie, allo scopo di stabilizzare i mercati dei cambi. POTREBBE, in linea del tutto teorica, essere estesa anche ai mercati dei titoli di ogni genere. Sul piano concettuale, poiché i mercati finanziari sono frictionless (cioè senza attriti), la loro crescita dimensionale tende a creare perturbazioni anche gravi all’economia reale, che ha tempi e modalità evolutive ben più lente. Una tassa di questo tipo, si argomenta, servirebbe proprio ad aumentare il grado di attrito del sistema, evitando pericolosi scollamenti dall’economia reale. Il problema di questo tipo di

Il nuovo video di Lady Gaga per lanciare il suo quarto singolo dal cd “Born this way”, tratto da Twitter. La premiere del filmato era prevista per oggi negli Usa, sull’emittente Mtv, ma l’artista newyorchese, come sorpresa per i fans, ha pubblicato un giorno prima su Twitter il link per vederlo su YouTube. Un modo anche per celebrare il suo millesimo tweet.

gna, che pure ha copiato concettualmente il sistema italiano. La truffa-Tremonti avvenuta nel 1985, è che le somme non toccate – le quote di Irpef dei cittadini che non si sono “espressi” – vengono nuovamente suddivise in base ai “voti” di quanti hanno manifestato la loro preferenza nella dichiarazione dei redditi. Con il risultato che le “preferenze” per le Chiesa cattolica, pari a circa un terzo delle dichiarazioni, attraverso il riconteggio arrivano a qualcosa come l’87 per cento e in tal modo l’istituzione ecclesiastica giunge incassare circa un miliardo di euro. L’IRRAZIONALITÀ di questo meccanismo è aggravata da molteplici fattori. Anzitutto il gettito dell’8 per mille è aumentato esponenzialmente a un ritmo tale che ha non più nessuna relazione con la struttura della Chiesa cattolica. Il numero dei sacerdoti in Italia va infatti sistematicamente calando. Nel 1978, al momento dell’elezione di papa Wojtyla, erano oltre quarantunmila, oggi sono scesi a trentaduemila e nel 2013 dovrebbero ridursi a ventottomila secondo uno studio del sociologo cattolico Diotallevi (insieme a Stefano Molina). Insomma la Chiesa italiana più si riduce e più incassa in finanziamenti statali. La seconda anomalia è rappresentata dal fatto che il governo Berlusconi ha rallentato l’accesso al sistema dell’8 per mille di altre confessioni in modo da non scalfire la parte del leone che arriva alla Cei. Da anni l’Unione buddista, i Testimoni di Geova, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni,

La tassa sulle transazioni finanziarie funzionerebbe solo se attuata in tutto il mondo Ma la proposta di Merkel e Sarkozy dà la misura delle difficoltà in cui versa l’Europa imposte, come intuibile, è che devono essere applicate simultaneamente a tutti gli attori del mercato, oppure si risolvono in un clamoroso autogol per gli Stati che le applicano autonomamente. Forse è per questo che la Tobin Tax non è mai stata applicata, malgrado l’enorme attrattività di un’imposta che promette di raccogliere un gettito talmente imponente da risolvere letteralmente i mali del mondo. La storia dell’imposta sulle transazioni finanziarie, in Europa, è un fiume carsico e una prerogativa soprattutto

(FOTO ANSA/TWITTER)

l’Unione induista, l’Esarcato ortodosso e la Chiesa apostolica – che pure hanno firmato le intese con lo Stato italiano – attendono la ratifica del parlamento. Solo per le ultime due è arrivata finora l’approvazione del Senato, ma manca quella della Camera. L’“inerzia” non è casuale. Ogni “voto” a una nuova confessione, toglie fondi alla Chiesa cattolica. È bastato negli anni scorsi che ci fosse un piccolissimo incremento per i Valdesi e sono stati milioni persi per la Cei. Dunque il motto è “non disturbare le gerarchie ecclesiastiche”. Terzo scandalo è che lo Stato non metta un’indicazione di scopo alle “preferenze” per la quota statale destinata a fini umanitari. Se Berlusconi

avesse detto che andava alla ricostruzione dell’Aquila, vi sarebbero stati milioni di “voti”. Ma proprio questo non si voleva. La Chiesa ha la pretesa che lo Stato non proponga nulla. Questo è il quadro. Che cosa si può fare immediatamente? La via maestra, la più dignitosa per la Chiesa, è che la Cei nella seduta del suo prossimo Consiglio permanente a settembre annunci di lasciare allo Stato una quota cospicua dei finanziamenti alla luce del fatto che vi sono stati tagli pesanti in tutti ministeri e negli enti locali con riflessi durissimi sulla vita dei cittadini. La Cei insieme alle diocesi in questi anni, con progetti di credito a favore delle famiglie deboli, ha

Nicolas Sarkozy e Angela Merkel (FOTO ANSA)

di Nicolas Sarkozy. Già un anno addietro il presidente francese propose una Tobin Tax planetaria durante il vertice Onu contro la povertà, per risolvere una volta per tutte il problema delle risorse per gli aiuti alla cooperazione internazionale. Non se ne fece nulla. In seguito, pochi mesi addietro, l’Eliseo tornò sul concetto, nel quadro della riforma della governance europea e delle fonti di finanziamento del bilancio comunitario, attirandosi le critiche del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, che temeva una fuga verso altri mercati finanziari, a tutto svantaggio della piazza europea. Tra gli analisti macroeconomici circolavano ieri delle tri-

sti amenità sull’evoluzione del ruolo di un’imposta che, da strumento salvifico per l’Africa, ha finito col divenire il miraggio di un salvagente per l’Europa. Potrebbe esserlo anche per gli Stati Uniti, a ben vedere, se non fosse che le banche americane hanno un’influenza su Washington ben superiore a quella che le consorelle europee esercitano sulle capitali del Vecchio Continente. Senza contare che, anche se vi fosse l’assenso americano (che non c’è né ci sarà), gli scambi finanziari finirebbero con lo spostarsi su Medio Oriente o Asia, e l’intera costruzione franerebbe. Il punto è che anche una Tobin Tax planetaria, ammesso e non concesso di arrivarci,

fatto molto. Abbia il coraggio di correggere la stortura del sistema. IL GOVERNO a sua volta, a norma dell’art. 49 della legge che ha istituito l’8 per mille nel 1985, convochi la commissione paritetica con l’episcopato per rivedere – come è espressamente previsto – la somma del gettito. Il governo indichi chiaramente lo scopo pubblico della quota a lui riservata per coinvolgere i cittadini su obiettivi precisi e cessi l’andazzo vergognoso per cui milioni della “quota statale” tornano a destinatari ecclesiastici con interventi a pioggia come accade da anni. Si abolisca, infine, il doppio conteggio.

non risolverebbe il problema degli incentivi perversi di cui gode tuttora la finanza. Ad esempio, il gigantismo delle banche (assoluto e relativo, anche in base al Pil del Paese in cui operano) deriva dalla logica del “too big to fail”, che ha finora consentito alle medesime di assumere rischi sapendo che, in ultima istanza, i contribuenti le avrebbero salvate. Una Tobin Tax non agirebbe in alcun modo su queste disfunzioni. TORNANDO ai guai europei, quello che ci serve è un percorso verso una diversa definizione del bilancio europeo e della natura stessa dell’Unione. Un percorso al termine del quale ci sono gli eurobond: una cessione di sovranità fiscale da parte degli stati nazionali, una riforma del controllo sulla formazione dei bilanci nazionali, la possibilità di gestire la fuoriuscita di Stati dalla moneta unica in modo istituzionalizzato (un divorzio consensuale e amichevole) e, soprattutto, un ruolo non di pura rappresentanza per il Parlamento europeo, per dare forma compiuta agli Stati Uniti d’Europa. Ricordando che gli “altri” Stati Uniti un debito federale lo hanno già.


Giovedì 18 agosto 2011

pagina 19

SECONDO TEMPO

BOX

MAIL Il mio Ferragosto in carcere

Furio Colombo

7

L’unica fame che temo è quella di giustizia e legalità. Ecco perché, a 28 anni, ho deciso di battermi per i diritti dei detenuti e del personale carcerario. Mi chiamo Daniela e ho 28 anni. Un’età in cui, di solito, si preferisce trascorrere il Ferragosto al mare, con gli amici. Io, anche quest’anno lo trascorrerò in carcere, tra secondini e detenuti. Un’iniziativa quantomai opportuna vista la catastrofica situazione che caratterizza l’intero sistema carcerario, una condizione non denunciata più soltanto da sindacati o partiti politici, ma dagli stessi direttori, dal personale, dai detenuti e infine – lo avrete sentito tutti – dallo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha giustamente ricordato che il grado di democrazia di un Paese si misura, anche, dallo stato delle proprie carceri. Penso sia evidente e manifesto a chiunque ci sia mai entrato, con le motivazioni più disparate, che, stante così le cose, su questa democrazia ci sarebbe tanto da dire. Come dirigente dell’Idv, ho avuto modo di toccare con mano quale sia la realtà di alcuni penitenziari toscani e, credetemi, la situazione è veramente triste quando non disperata. Circa un anno fa ho pubblicato sulla rivista “Orizzonti nuovi” un documento in cui si tracciava il bilancio di quello che è il contesto carcerario e il quadro che ne emergeva era parecchio sconfortante. “Ristretti

aro Colombo, un ministro che non sta bene e da cui ci si aspetta sia il tono istituzionale sia un po’ di benevolenza per gli altri, come gli altri ne hanno per lui, con volgarità insolita persino per lui parla di un altro ministro come del “nano di Venezia che non deve rompere i coglioni”. Mi domando come spiegare il silenzio delle istituzioni e la tranquilla tolleranza dei media. Hai una spiegazione?

C

Antonio

SÌ, HO UNA spiegazione. Sarà vero che questi sono i giorni tragici e finali della Repubblica di Salò. Ma le ultime raffiche si danno ancora da fare, forse per essere ricordate dai futuri nostalgici. Nel caso, Bossi dimostra di scivolare verso il suo peggio, lui che quanto a volgarità e miseria di argomenti non è stato mai secondo a nessuno. Questa volta ha superato se stesso, chiamando con disprezzo “nano” il suo compagno di merende Brunetta (con cui ha fatto tante inutili e dannose sciocchezze, occupando insieme pagine e pagine di giornali, facendosi celebrare dai famosi programmi di approfondimento come portatori di nuove idee e di rapporto nuovo “con il territorio”). Ma alla volgarità dell’insulto Bossi aggiunge anche un suo concetto all’altezza delle nobili cose dette sui profughi della guerra libica. In quel caso era

LA VIGNETTA

orizzonti”, periodico interamente dedicato al tema e associazione, monitorizza da tempo la situazione e io invito chiunque volesse saperne di più a recarsi sul sito per farsi un’idea un po’ più precisa. Volendo solo citare ad esempio la democratica e civilissima Toscana, stavolta, i dati non sono dei più confortanti: nei penitenziari della regione vi sono 1.500 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare (sono 4.386, dovrebbero essere al massimo 2.883). Si tratta oramai di un sovraffolla-

A DOMANDA RISPONDO BRUNETTA E BOSSI, LA STRANA COPPIA

mento strutturale, cui si aggiunge una situazione inversa per quanto attiene il personale di polizia penitenziaria: in Toscana sette strutture sono senza direttore, scarseggia il personale medico e le condizioni di lavoro sono davvero difficili. Personalmente, a seguito di alcuni sopralluoghi che ho effettuato e sto portando avanti nelle carceri presenti sul territorio, e anche considerato lo scarso interesse e il poco impegno dimostrato da parte del governo alle condizioni dei detenuti e del per-

“fuori dalle balle”. In questo caso la voce dello statista declama l’auspicio che il collega di governo “la smetta di rompere i coglioni”. Alcuni telegiornali non osano ripetere per intero la frase, ma tutti, tranne questo e ben pochi altri giornali, non osano dire a Bossi ciò che gli spetta, almeno una valutazione del danno che reca al proprio Paese un linguaggio stupido e volgare. Dimenticavo, però, che l’Italia non è il Paese del ministro italiano delle Riforme, Umberto Bossi. Il suo Paese è la non bene identificata Padania. Il suo ideale (di questo ministro padano infiltrato nella nostra Repubblica) è la secessione. E allora tutto diventa più facile ma anche più logico. Si può avere simpatia o antipatia per il non utilissimo ministro Brunetta. Ma la Repubblica italiana, di destra o di sinistra, dovrebbe affrettarsi a impegnare il motto dello statista Bossi per usarlo, con la dovuta fermezza, nei suoi confronti: “fuori dai coglioni”. Non sembri una frase eccessiva. Fa parte del nuovo linguaggio politico italiano. L’ha detta un ministro a un ministro. Dunque coraggio (dico anche a giornali e tv che si sono prestati a correre subito dallo statista padano per fargli dire che “Brunetta è un amico”). Diciamolo tutti, diciamolo insieme. Diciamolo a Bossi. Va bene anche in versione pulita. “Fuori”. Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Valadier n. 42 lettere@ilfattoquotidiano.it

sonale preposto alla loro tutela, ho deciso di impegnarmi con maggior forza e slancio in questa battaglia. Anche per questo, sabato 13 agosto, ho effettuato una visita al carcere “Le sughere” di Livorno, dove, secondo quanto riportato dall’organizzazione sindacale Fp-Cgil e da una nostra visita a fine luglio, la situazione è parecchio critica. Così critica da averci indotto a presentare un’interrogazione parlamentare al ministro Nitto Palma per chiedere delucidazioni. Lo abbiamo detto milioni di volte ed essendo inserito in Costituzione non ci sarebbe nemmeno da ribadirlo ma, come ben delineato dall’articolo 27 della Costituzione (“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”), e, sempre da Costituzione, il personale di servizio, deve poter lavorare in condizioni dignitose nel pieno rispetto dei diritti del lavoratore. Invece, a “Le Sughere” di Livorno si registra ancora l’inagibilità di ampie parti della struttura. Per i detenuti de “Le sughere” allora, per il suo personale, ma anche e soprattutto per i detenuti e il personale di tutto il Paese ho deciso di aderire, domenica 14 agosto, allo sciopero della fame e della sete, anche per simboleggiare la fame e sete di legalità, giustizia e verità del popolo che abita il territorio italiano. Spero che con questo gesto “forte” io e l’altro mi-

gliaio di cittadini che a oggi hanno dato adesione riusciremo a richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle gravi problematiche che affliggono le carceri italiane. Perché un principio mi guida: certezza della pena, ma umanità della pena. Quella stessa umanità che deve essere utilizzata per i detenuti, ma anche per i lavoratori delle strutture carcerarie. Questo Paese ci appartiene, noi giovani dobbiamo rappresentare con il nostro operato il cambiamento che da tempo l’Italia sogna, partendo anche dalla difesa dei senza voce. Daniela Sgambellone

Una battaglia per riavere la divisa Chi scrive è un carabiniere ausiliario in congedo che vuole farvi partecipi della nostra problematica. Dalla sospensione del servizio di leva non sono stati banditi più concorsi nell’Arma dei Carabinieri riservati a noi. Abbiamo fatto presentare due interrogazioni parlamentari per il nostro reintegro. Fino a oggi il ministro della Difesa non è ancora venuto a conferire in Parlamento, nonostante molti solleciti. Siamo uomini già formati a costo zero per lo Stato, che, con un corso di aggiornamento di tre mesi, sono pronti a essere impiegati nelle strade. La gente ultimamente percepisce molto il problema della sicurezza. Spero che venga esaminata la nostra problematica al fine di garantire a tanti giovani

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IL FATTO di ieri18 agosto 1850 “La testa ciondolante su guanciali di damasco, il volto violetto, quasi nero, la barba non fatta, i capelli tagliati corti, gli occhi fissi e spalancati…”. Così Octave Mirabeau descrive in un pamphlet rimasto celebre, l’agonia di Honoré de Balzac, morto la sera del 18 agosto 1850 nella lussuosa casa parigina di rue Fortunée. Dettagli raccapriccianti, ripresi da Victor Hugo in “Choses vues”, circondano le ultime ore dello scrittore. Nel suo letto di acajou, stretto da cinghie di contenzione, Balzac, gonfio di idropisia e con la gamba ormai in cancrena che emette un terribile fetore, agonizza in un sinistro delirio. La moglie, la ricca contessa Évelyne Hanska sposata pochi mesi prima, si rifiuta di scendere al capezzale del marito morente, assistito solo da una vecchia infermiera e dal fedele medico Nacquart. Il genio de “La Comédie Humaine”, il visionario inventore del romanzo europeo moderno, ormai caffeinomane all’ultimo stadio, muore praticamente solo, invocando i fantasmi dei suoi immaginari personaggi. Il corpo decomposto in poche ore, il naso caduto sulla guancia, Balzac verrà interrato al Père Lachaise. In un lugubre silenzio interrotto solo dall’orazione funebre dell’amico Victor Hugo. Giovanna Gabrielli

carabinieri in congedo, idonei al servizio permanente effettivo come il sottoscritto, la possibilità di continuare a servire le istituzioni in cui crediamo. Combatteremo democraticamente finché non ci verrà data di nuovo la nostra amata divisa. La nostra battaglia è anche su Facebook sul blog “battiamoci per un richiamo straordinario dei carabinieri ausiliari”. Raffaele Cozzolino

Il Sistri e la banalità della politica In merito all’abolizione del sistema di tracciabilità dei rifiuti (Sistri) nella manovra “lacrime e sangue”, Roberto Calderoli, ministro della Repubblica, ha affermato: “Nessuna impresa lo voleva e lo abbiamo cancellato”. Tra le tante giustificazioni che si potevano dire (risultati fallimentari delle prove tecniche, problemi di linea per il raggiungimento di tutti gli utenti obbligati ad iscriversi, problemi per l’applicazione/manutenzione/sostituzione delle black-box sui mezzi di trasporto dei rifiuti), è stata utilizzata la più banale, sintomatica semmai di un modo di fare politica più con la pancia che con la testa. È come se il ministro della Giustizia, poiché i criminali si lamentano dell’ergastolo e del carcere duro, decidesse di abolirli... E quasi ci siamo arrivati! Signor ministro, ma i costi dell’illegalità ambientale su quale capitolato di spesa li vuole iscrivere, nelle tasche degli italiani? Se il Sistri non convince le imprese, siamo sicuri che non convinca gli italiani, che sperano in un ambiente sempre più pulito, le forze di polizia e la magistratura, che così possono fare controlli più diretti ed efficaci? Siamo sicuri che il problema rifiuti debba essere lasciato in mano solo alle esigenze delle imprese? Gianluca Mondì

Aumenti e balzelli e il pranzo dei parlamentari Ho letto cosa si mangia alla “mensa” della Camera e soprattutto quanto si paga. Benché si parlasse di prelibatezze mi è venuto il vomito. Il buono pasto di operai o impiegati, che contrariamente a chi ci governa, il pasto se lo meritano perché lavorano davvero, permette a malapena a pagare un panino e mezza minerale. Io, 1.600 euro al mese di pensione per 13 mensilità, con i soldi che agli “onorevoli” bastano per fare un pranzo di gran classe, riesco ad acquistare un etto di mortadella (in offerta), mezzo sfilatino di pane e una mozzarella. E mi accontenterei pure, se non dovessi sentire le geniali trovate di Tremonti e Berlusconi per eliminare lo spaventoso “buco” dell’economia del Paese. Una delle ipotesi di cui si parla è un piccolo, ma proprio piccolo, aumento dell’Iva e una piccola, ma proprio piccola, fregatura a chi va in pensione, ovvero il “congelamento” per qualche anno del Tfr. Intanto mentre i deputati continueranno a spendere un’elemosina per mangiare alla faccia dei poveracci, i poveracci dovranno pagare tutto di più, perché, con quel piccolo aumento dell’Iva aumenterà la bolletta del gas, dell’acqua, della corrente elettrica, aumenterà tutto perchè l’iva pesa su tutto, anche sul prezzo di un etto di mortadella e di mezzo sfilatino di pane. Franco Taccia

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Il Fatto Quotidiano 18 Agosto 2011  

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