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Dialogo e Famiglia Giornale dell’Unità Pastorale Sacra Famiglia - Padre Marcolini N˚ 2 - Giugno 2020

siate pronti


Sommario

O Maria, Tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza. Noi ci affidiamo a Te, Salute dei malati, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede. Tu, Salvezza del popolo romano, sai di che cosa abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai perché, come a Cana di Galilea, possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova. Aiutaci, Madre del Divino Amore, a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione. Amen.

Parola del Parroco

Per chi suona la campana in tempo di chiese vuote?. . . . . . . . . . . . .. pag. 3 Vita della Chiesa Siamo nella tempesta! La preghiera di Papa Francesco il 27 marzo scorso.. . “

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Rileggere quanto vissuto per essere migliori nel futuro. L’invito del Vescovo al discernimento pastorale. . . . . . .. . “ 8 Cosa sarà la Chiesa dopo il Covid-19? Dall’omelia di Padre Cantalamessa del venerdì santo. . . . . . . . . . . . . . “ 10 Vita dell’Unità Pastorale Il filo delle memorie . . . . . . . . . . . . “ 12 Il progetto di pastorale giovanile “GO” non si è fermato . . . . . . . . . . . “ 14

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta. Papa Francesco

Il futuro della pastorale familiare. . .. . “ 15 Aggiornamento commissione CARITAS . . . . . . . . . . . . . . . . . . . “ 16 La parola ai bambini e ai ragazzi del catechismo. Il tempo della pandemia. . . “ 17 Cronaca dell’Unità Pastorale Lettera ai bambini e alle famiglie della scuola dell’infanzia Nuova Badia . . .. . “ 20 Un saluto dalla scuola dell’infanzia Bonicelli . . . . . . . . . . . “ 20

Orari S. Messe Unità Pastorale S.MESSE FERIALI FESTIVE

Vita dei Quartieri Il consiglio di quartiere: ai tempi del coronavirus. Dal consiglio di quartiere Badia. . . . . . . . . . . . . . . “ 21 I volontari e l’emergenza sanitaria. Dal consiglio di quartiere Violino . . .. . “ 22 Dichiarazione dei redditi 2019 . . . . . . “ 24 Dai nostri lettori. . . . . . . . . . . . . . “ 24 Per un pugno di libri e di film . . . . . . “ 25 Anagrafe parrocchiale . . . . . . . . . . . “ 26

Redazione Don Gian Pietro Girelli, Don Fausto Mussinelli, Laura Bellini, Francesco Quaranta, Elena Rubaga, Elena Vighenzi, Carlo Zaniboni.

Per chi volesse scriverci: redazione.dialogoefamiglia@gmail.com

BADIA da lunedì a giovedì

ore VIOLINO da lunedì 8.30 a venerdì

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domenica

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Contatti dei presbiteri della Unità Pastorale Parrocchia S.Giuseppe Lavoratore: Parrocchia San Giuseppe Lavoratore trav. Ottava, 4 - Villaggio Violino tel. (segreteria parrocchiale) 030 2410316 Parroco (don Gian Pietro Girelli): cell. 335 5866916 e-mail: pierzik@alice.it - www.parrocchiaviolino.it Curato (don Fausto Mussinelli): Parrocchia Madonna del Rosario via Prima, 81 - Villaggio Badia tel. 030 313492 - cell. 328 7322176 e-mail: donmussi80@gmail.com - www.parrocchiabadia.it

Riferimenti per gli oratori: Oratorio San Filippo Neri: via Prima, 83 - Villaggio Badia Oratorio Violino: via Prima, 2 - Villaggio Violino

DIRETTORE RESPONSABILE: DON A. BIANCHI - TRIBUNALE DI BRESCIA - AUTORIZZAZIONE 2/2018 DEL 23 GENNAIO 2018

STAMPATO DA: AGVA ARTI GRAFICHE VANNINI VIA ZAMARA, 31 - BAGNOLO MELLA (BRESCIA)


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Parola del Parroco Per chi suona la campana in tempo di chiese vuote?

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arissimi, certo abbiamo vissuto un periodo intenso, costellato di paure, attese, dolore, distacco forzato dalle persone care, difficoltà economiche. Forti della nostra prosopopea tecnologica ci siamo resi conto che siamo creature e creature restiamo. Il motto “andrà tutto bene” ha fatto a gara con chi sparutamente ha sottolineato che “non sarà più come prima”, abbiamo sentito pareri scientifici di ogni tipo, politici di ogni estrazione ideologica, ammesso e non concesso che alcune idee abbiano una logica, canti, lacrime, bandiere, mascherine, collegamenti virtuali, difficoltà reali. No, non andrà tutto bene, perché i morti sono morti, non sarà più come prima, e per qualcuno sarà peggio, per altri sarà meglio, per tutti sarà la nostra vita, saremo quelli di prima con un’esperienza che segna la vita se diventa significativa o che si fa semplice ricordo per tanti altri. Ho presente quanto sia stato aspro il dibattito sull’apertura o chiusura circa la partecipazione dell’assemblea alla santa messa. Chissà se dopo questa esperienza si riempiranno le chiese? Certo si stabilizzerà man mano la ripresa della presenza dei fedeli, ma siamo quel che siamo, una società scristianizzata e non è detto che sapremo far tesoro di questa grave esperienza. Non diventeremo più “cristiani” per paura, semmai per amore, e l’amore non sa far di conto. Una lettura cinica o semplicemente reale? È auspicabile che la solidarietà dimostrata dai molti, porti al cambiamento di rotta. Certo non depone a favore la ripresa sconsiderata della “movida” appena vi è stato un allentamento della chiusura. Abbiamo visto tanta disponibilità e una certa crescita del volontariato, rientra nella logica del fenomeno, qualcuno ha gli incubi di notte per quel che ha vissuto, altri vivono l’assenza dei propri cari che non hanno potuto accompagnare, altri ancora hanno colto elementi positivi nel vivere gli affetti familiari, altri non hanno saputo più orientarsi perdendo il lavoro o quantomeno vedendo diminuito

il tenore di vita. Ci chiediamo quando apriranno le scuole, quando e se potremo vivere l’esperienza dei grest o dei campi estivi in montagna, quando aprirà l’oratorio, tutto è appeso alla corona di questo Signore della storia dei nostri giorni che esalta le differenze sociali e rende vani i progetti degli uomini. Che futuro ci attende? A metà marzo la rivista “Missione oggi” pubblicava un articolo di padre Mario Monin che desidero far mio. Mi pare inutile scrivere quel che altri hanno già scritto se il loro dire ricalca il proprio pensiero. Dunque. L’anno scorso, prima di Pasqua, abbiamo assistito sbigottiti all’incendio della cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Quest’anno, abbiamo partecipato in diretta streaming alla Pasqua delle chiese vuote. Migliaia di chiese vuote! Cosa fare? Se ne discute a tutti i livelli. I vescovi italiani hanno addirittura alzato la voce con il governo per riaprirle alle celebrazioni con la gente. Perché questa frenesia di riaprire? Per ritornare alla normalità? Quale, dopo questa pandemia? Non sarebbe meglio, prima, leggere questo svuotamento come un segno che ci viene da più lontano e da più in alto del coronavirus? E se Dio – il Dio di Gesù Cristo, intendo – volesse dirci qualcosa proprio con il linguaggio assurdo delle chiese vuote? È certamente imbarazzante accettare lo svuotamento dei nostri

Messa Badia ore 10.00


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spazi – e tempi – sacri come un monito profetico. Dovremmo avere occhi più penetranti, come quelli dei profeti biblici, che vedevano oltre le paure del popolo, le brame dei re e il formalismo dei sacerdoti. Dovremmo entrare in un processo di discernimento spirituale, a cui non sono abituate, purtroppo, le nostre comunità cristiane, nemmeno quelle di vita consacrata, spesso prigioniere di emozioni e visioni religiose che hanno poco in comune con l’ascolto contemplativo e disarmante della parola di Dio. Perché non riconoscere allora nelle chiese vuote un segno di quanto potrà succedere in un futuro non molto lontano, se non riformeremo – più evangelicamente – le nostre comunità? E perché prendersela con il coronavirus, che ha soltanto evidenziato – in modo certamente disgraziato – lo svuotamento già in corso? Segnali d’allarme ne avevamo ricevuti dal Concilio Vaticano II in poi, specialmente in Europa e in gran parte dell’Occidente, dove molte chiese, monasteri e seminari si sono svuotati o chiusi. Li abbiamo snobbati come non rivolti a noi e alle nostre comunità. Ci siamo, invece, ostinati ad attribuire lo svuotamento a cause esterne, soprattutto al fenomeno della secolarizzazione – nelle sue varie dimensioni e tappe –, senza renderci conto, come recentemente asserito da papa Francesco, che “non siamo più in un regime di cristianità...”. Forse questo tempo di chiese vuote può aiutarci a far emergere il vuoto nascosto nelle nostre comunità, le nostalgie liturgiche tridentine, che rendono più problematico il riaggancio della Chiesa alla società di oggi e il recupero del ritardo “di duecento anni” denunciato dal card. Martini. Forse ci siamo preoccupati troppo – anche noi, istituti missionari – di convertire il mondo e poco di

Messa Violino ore 11.00

convertire noi stessi, rimettendo al centro il Vangelo di Gesù Cristo: “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?”. Dovremmo accettare l’attuale astinenza di servizi religiosi e attività pastorali come un kairós, (nell'antica Grecia significava “momento giusto o opportuno”ndr.), un’opportunità per un discernimento più radicale, davanti a Dio e con la sua Parola. È giunta l’ora di riflettere su come continuare il cammino di riforma, costantemente indicatoci da papa Francesco, con gesti e parole inequivocabili. Forse dovremmo dare più credito anche alle parole del Vangelo: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Esse ci insegnano che i problemi delle nostre comunità non sono tanto la mancanza di vocazioni o la scarsità di preti, quanto un nuovo modo di essere Chiesa, dove la ministerialità dei laici, delle donne e delle famiglie, sia riconosciuta come costitutiva della Chiesa stessa. Per questo dovremmo prendere più sul serio, anche in Italia, le proposte del Sinodo Panamazzonico. Quel silenzio spettrale che ha avvolto le solitarie liturgie di questi ultimi due mesi non sta forse gridando il nuovo volto – sinodale – (di ascolto e condivisione dei processi decisionali nella chiesa - ndr.) della Chiesa? Per chi suona la campana in tempo di chiese vuote?” Siamo certo cristiani espressione nella storia della predicazione degli undici apostoli, il gruppo imperfetto che ha incontrato il Risorto in Galilea. La missione che ci attende non è semplice, ma siamo chiamati a raccontare oggi l’esperienza che viviamo con Colui che salva la storia degli uomini e che non demorde perché è l’Emmanuel il Dio con noi. Nell’Ascensione Cristo Signore celebra la promessa di Dio: io sarò con voi fino alla fine dei giorni. Questo è il fondamento del nostro vivere! Ma è proprio a partire da questa certezza che dobbiamo continuare il nostro cammino: a che punto è il nostro progetto per la pastorale giovanile? Come individuare quel che dobbiamo fare per il futuro delle strutture dei nostri oratori? Quale pastorale per l’avvenire delle nostre comunità nell’unità pastorale? Domande che attendono il discernimento di tutti, addetti ai lavori e non, perché il futuro è di Dio, ma è impastato dal lavoro delle nostre mani nel presente. Don Gian Pietro


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Vita della Chiesa SIAMO NELLA TEMPESTA! La preghiera di Papa Francesco il 27 marzo scorso Vangelo Ascoltate la Parola del Signore dal Vangelo secondo Marco 4, 35-41 In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE «Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre

vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca... ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme. È facile ritrovarci in questo racconto. Quello che risulta difficile è capire l’atteggiamento di Gesù. Mentre i discepoli sono naturalmente allarmati e disperati, Egli sta a poppa, proprio nella parte della barca che per prima va a fondo. E che cosa fa? Nonostante il trambusto, dorme sereno, fiducioso nel Padre – è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù che dorme –. Quando poi viene svegliato, dopo aver cal-


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mato il vento e le acque, si rivolge ai discepoli in tono di rimprovero: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» (v. 40). Cerchiamo di comprendere. In che cosa consiste la mancanza di fede dei discepoli, che si contrappone alla fiducia di Gesù? Essi non avevano smesso di credere in Lui, infatti lo invocano. Ma vediamo come lo invocano: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» (v. 38). Non t’importa: pensano che Gesù si disinteressi di loro, che non si curi di loro. Tra di noi, nelle nostre famiglie, una delle cose che fa più male è quando ci sentiamo dire: “Non t’importa di me?”. È una frase che ferisce e scatena tempeste nel cuore. Avrà scosso anche Gesù. Perché a nessuno più che a Lui importa di noi. Infatti, una volta invocato, salva i suoi discepoli sfiduciati. La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità. Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”. «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e sperimentiamo la preghiera sacerdotale di Gesù: «che tutti siano una cosa sola» (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e infonde speranza, avendo cura di non seminare panico ma corresponsabilità. Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e attraversare una crisi riadattando abitudini, alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quante persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e


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il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti. «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai. Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati. Abbiamo un timone: nella sua croce siamo stati riscattati. Abbiamo una speranza: nella sua croce siamo stati risanati e abbracciati affinché niente e nessuno ci separi dal suo amore redentore. In mezzo all’isolamento nel quale stiamo patendo la mancanza degli affetti e degli incontri, sperimentando la mancanza di tante cose, ascoltiamo ancora una volta l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi. Il Signore ci interpella dalla sua croce a ritrovare la vita che ci attende, a guardare verso coloro che ci reclamano, a rafforzare, riconoscere e incentivare la grazia che ci abita. Non spegniamo la fiammella smorta (cfr Is 42,3), che mai si ammala, e lasciamo

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che riaccenda la speranza. Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza. «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per l’intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, “gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi” (cfr 1 Pt 5,7). Francesco Quaranta


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Rileggere quanto vissuto per essere migliori nel futuro L’invito del Vescovo al discernimento pastorale

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iportiamo di seguito alcuni stralci di due significativi interventi del nostro Vescovo, durante le fasi della pandemia. Il primo è del 21 aprile u.s. ed è un invito a tutta la chiesa diocesana a rileggere la situazione della chiesa e di noi stessi alla luce di quanto vissuto durante il lockdown, il secondo intervento invece è tratto dall’omelia pronunciata in occasione della messa crismale dello scorso 29 maggio, durante la quale è tornata forte la richiesta del nostro Vescovo a una rilettura di quanto accaduto; proprio “il futuro, infatti, ci dimostrerà se dalla prova di questi mesi saremo usciti più deboli o più forti”. Carissimi tutti, in questi giorni mi ritorna spesso alla mente questa frase del Libro dell’Apocalisse: “Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Ap 2-3). È la frase che scandisce le sette lettere inviate da Giovanni, l’apostolo profeta, alle sette Chiese dell’Asia a nome del Cristo risorto. Essa suona come un invito a leggere la situazione della propria Chiesa a partire dagli eventi in corso, per capire in che modo assecondare l’azione dello Spirito e dare compimento all’opera di redenzione del Risorto. A questa frase, sempre nella mia mente, se ne affianca un’altra, che viene dal Libro dei Salmi: “L’uomo nella prosperità non intende,

Veglia pasquale in Duomo

è come gli animali che periscono” (Sal 49,21). È proprio vero: a volte le condizioni di eccessiva prosperità ci impediscono di comprendere il senso profondo delle cose. L’improvvisa esperienza della precarietà e della debolezza, normalmente accompagnata anche dal dolore, ci apre gli occhi e ci rende più capaci di leggere la realtà. Stiamo uscendo lentamente da una situazione di emergenza che ci ha letteralmente sconvolto. L’epidemia per Coronavirus ha avuto per tutti noi l’effetto di una tempesta inaspettata: qualcosa di simile a quel che provarono i discepoli mentre erano con Gesù sulla barca in mezzo al lago di Galilea e si trovarono d’un tratto in balia di venti e onde spaventosi (cfr. Mc 4,35-41). La vita per noi in queste ultime settimane è totalmente cambiata: ci siamo sentiti improvvisamente fragili, impauriti, insicuri. Soprattutto, abbiamo dovuto contare i nostri morti, tante care persone che abbiamo affidato al Signore senza neanche la possibilità di un saluto da parte dei propri parenti. Quella prosperità cui ci eravamo abituati, d’un colpo è sparita e ci siamo ritrovati a fare i conti con il nostro limite e la nostra impotenza. E tuttavia questo tempo non è stato infecondo. Abbiamo visto segni consolanti della Provvidenza di Dio: tanta generosità, tanta solidarietà, tanto coraggio, tanto senso di umanità. Abbiamo vissuto un’esperienza di Chiesa diversa ma non meno intensa, una vivacità e creatività che forse non avremmo mai immaginato: una grande vicinanza dei pastori al popolo di Dio, attraverso l’ascolto, il conforto, la preghiera di intercessione, la celebrazione dell’Eucaristia, l’accompagnamento pastorale delle famiglie e in particolare dei ragazzi. Prima di rispondere alla domanda: “Come riprendiamo le nostre normali attività?” occorre rispondere a qualche altra domanda molto più importante. Penso sia necessario


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Messa crismale in Duomo compiere quella che chiamerei una rilettura spirituale dell’esperienza attraverso una narrazione sapienziale. Un’esigenza anzitutto si impone: raccontarci che cosa abbiamo vissuto e chiederci che cosa il Signore ci ha fatto capire. Queste sono le domande che ci potrebbero aiutare: “Che cosa ci è successo? Che cosa abbiamo visto? Che cosa abbiamo provato? Che cosa ci ha addolorato? Che cosa ci ha consolato? Che cosa abbiamo meglio capito? In una parola, che cosa non potremo e non dovremo dimenticare? Penso in particolare ai sacerdoti, che ringrazio di cuore per quanto stanno facendo, e immagino la risonanza che queste domande hanno su di loro. Sarà importante farla emergere e condividerla. Da questa memoria deriverà un discernimento pastorale, che orienterà il nostro cammino futuro. La domanda guida sarà: “Che cosa si attende il Signore da noi, alla luce di quanto abbiamo vissuto?”. Durante l’omelia pronunciata nel corso della Messa crismale che ha presieduto in cattedrale alla presenza di circa 140 presbiteri il giorno 29 maggio u.s., Mons. Tremolada ha ribadito la necessità della rilettura del tempo trascorso nella fatica della pandemia: “Quanto abbiamo vissuto in questi ultimi tre mesi ha segnato profondamente la nostra vita e – vorrei dire – la nostra storia. Ho voluto raccomandare a tutti di non aver premura nell’archiviare come acqua passata quanto ci è accaduto. Non si tratta semplicemente di una brutta pagina da dimenticare presto”.(...) “In queste lunghe settimane, nelle quali siamo stati investiti da un turbine inaspettato, si sono intrecciati paura e coraggio, disorientamento e determinazione, sofferenza e consolazione”, ha proseguito il vescovo, certo che “alla

fine è stato l’amore generoso e creativo a lasciare l’impronta più forte”. “Ciò che più ricorderemo di questi giorni, sullo sfondo mesto dei lutti e dei contagi, sarà il tanto bene che si è compiuto: la vicinanza, la cura, la perseveranza, la passione, il senso di umanità, il sacrificio”, ha osservato mons. Tremolada, secondo cui “il futuro mostrerà se da questa prova saremo usciti più deboli o più forti”. In questi mesi, ha rivelato il vescovo, “due sono le esperienze che mi hanno particolarmente colpito e che mi hanno portato a comprendere meglio la verità della vita nell’ottica della rivelazione di Dio”. “La prima – ha spiegato – è quella della fragilità dell’uomo, a fronte del suo illusorio senso di potenza; la seconda è quella del suo bisogno di comunione, a fronte della sua pericolosa tendenza a fare da sé”. “Ci siamo anzitutto e improvvisamente scoperti più deboli di quanto immaginavamo. Ci siamo resi conto, in modo traumatico, che non siamo padroni della realtà, che non la governiamo e neppure realmente la conosciamo”, ha rimarcato mons. Tremolada, per il quale “il mondo ha bisogno ora più che mai di una testimonianza di fede umile e tenace”. “Abbiamo poi capito in questi drammatici giorni che da soli non ce la si fa”. “Solidarietà, affetto, cura, rispetto, consolazione: sono queste le parole che ci vengono consegnate dalla memoria di questi giorni dolorosi, parole il cui significato ci è ora molto più chiaro”. “Occorre proseguire in questa direzione – l’esortazione del vescovo – e fare dell’esperienza di Chiesa il fulcro della nostra futura pastorale: una Chiesa che è comunità di fratelli e sorelle redenti nel sangue di Cristo”. Interventi tratti dal sito della diocesi di Brescia


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Cosa sarà la Chiesa dopo il Covid-19? Dall’omelia di Padre Cantalamessa del venerdì santo

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er iniziare a rispondere a questo interrogativo ho trovato interessanti alcuni spunti offerti da Padre Raniero Cantalamessa nell’omelia pronunciata durante la celebrazione del Venerdì Santo 2020. Il religioso così legge la situazione attuale: «San Gregorio Magno diceva che la Scrittura cum legentibus crescit, cresce con coloro che la leggono. Esprime significati sempre nuovi a seconda delle domande che l’uomo porta in cuore nel leggerla. E noi quest’anno leggiamo il racconto della Passione con una domanda – anzi con un grido – nel cuore che si leva da tutta la terra. Dobbiamo cercare di cogliere la risposta che la parola di Dio dà ad esso. Quello che abbiamo appena riascoltato è il racconto del male oggettivamente più grande mai commesso sulla terra. (...) Ma c’è un effetto che la situazione in atto ci aiuta a cogliere in particolare. La croce di Cristo ha cambiato il senso del dolore e della sofferenza umana. Di ogni sofferenza, fisica e morale. Essa non è più un castigo, una maledizione. È stata redenta in radice da quando il Figlio di Dio l’ha presa su di sé. Qual’è la prova più sicura che la bevanda che qualcuno ti porge non è avvelenata? È se Lui beve davanti a te dalla stessa coppa. Così ha fatto Dio: sulla croce ha bevuto, al cospetto del mondo, il calice del dolore fino alla feccia. Ha mostrato così che esso non è avvelenato, ma che c’è una perla in fondo ad esso. E non solo il dolore di chi ha la fede, ma ogni dolore umano. Egli è morto per tutti. (...) Qual’è la luce che tutto questo getta sulla situazione drammatica che stiamo vivendo? Anche qui, più che alle cause, dobbiamo guardare agli effetti. Non solo quelli negativi, di cui ascoltiamo ogni giorno il triste bollettino, ma anche quelli positivi che solo una osservazione più attenta ci aiuta a cogliere. » Il primo frutto di questo tempo, continua il predicatore della Santa Sede, è stata la presa di coscienza del limite dell’uomo: «La pandemia del Coronavirus ci ha bruscamente risvegliati dal pericolo maggiore che hanno sempre corso gli individui e l’umanità, quello dell’illusione di onnipotenza. Abbiamo l’occasione – ha scritto un noto Rabbino ebreo – di celebrare quest’anno uno speciale esodo pasquale, quello “dall’esilio della coscienza”. È bastato il più piccolo e informe elemento della natura,

un virus, a ricordarci che siamo mortali, che la potenza militare e la tecnologia non bastano a salvarci. “L’uomo nella prosperità non comprende – dice un salmo della Bibbia –, è come gli animali che periscono” (Sal 49, 21). Quanta verità in queste parole! Mentre affrescava la cattedrale di San Paolo a Londra, il pittore James Thornhill, a un certo punto, fu preso da tanto entusiasmo per un suo affresco che, retrocedendo per vederlo meglio, non si accorgeva che stava per precipitare nel vuoto dall’impalcatura. Un assistente, inorridito, capì che un grido di richiamo avrebbe solo accelerato il disastro. Senza pensarci due volte, intinse un pennello nel colore e lo scaraventò in mezzo all’affresco. Il maestro, esterrefatto, diede un balzo in avanti. La sua opera era compromessa, ma lui era salvo. Così fa a volte Dio con noi: sconvolge i nostri progetti e la nostra quiete, per salvarci dal baratro che non vediamo. Ma attenti a non ingannarci. Non è Dio che con il Coronavirus ha scaraventato il pennello sull’affresco della nostra orgogliosa civiltà tecnologica. Dio è alleato nostro, non del virus! “Io ho progetti di pace, non di afflizione”, dice nella Bibbia (Ger 29,11). Se questi flagelli fossero castighi di Dio, non si spiegherebbe perché essi colpiscono ugualmente buoni e cattivi, e perché, di solito, sono i poveri a portarne ’le conseguenze maggiori. Sono forse essi più peccatori degli altri? No! Colui che un giorno pianse per la morte di Lazzaro, piange oggi per il flagello che si è abbattuto sull’umanità. Sì, Dio “soffre”, come ogni padre e ogni madre. Quando un giorno lo scopriremo, ci vergogneremo di tutte le accuse che gli abbiamo rivolte in vita. Dio partecipa al nostro dolore per superarlo. “Essendo supremamente buono, – ha scritto sant’Agostino – Dio non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono, da trarre dal male stesso il bene” . Forse che Dio Padre ha voluto lui la morte del suo Figlio sulla croce, a fine di ricavarne del bene? No, ha semplicemente permesso che la libertà umana facesse il suo corso, facendola però servire al suo piano, non a quello degli uomini. Questo vale anche per i mali naturali, terremoti ed epidemie. Non le suscita lui. Egli ha dato anche alla natura una sorta di liber-


DialogoeFamiglia tà, qualitativamente diversa, certo, da quella morale dell’uomo, ma pur sempre una forma di libertà. Libertà di evolversi secondo le sue leggi di sviluppo. Non ha creato il mondo come un orologio programmato in anticipo in ogni suo minimo movimento. È quello che alcuni chiamano il caso, e che la Bibbia chiama invece “sapienza di Dio”.» Un secondo frutto, da non dimenticare, è quello del sentimento profondo di solidarietà che si potrebbe concretizzare nel ripensare un’umanità che smette la corsa agli armamenti e inizia un percorso di investimenti per il bene dell’umanità intera. Così infatti Padre Raniero afferma: «L’altro frutto positivo della presente crisi sanitaria è il sentimento di solidarietà. Quando mai, a nostra memoria, gli uomini di tutte le nazioni si sono sentiti così uniti, così uguali, così poco litigiosi, come in questo momento di dolore? Mai come ora abbiamo sentito la verità di quel grido di un nostro poeta: “Uomini, pace! Sulla prona terra troppo è il mistero”. Ci siamo dimenticati dei muri da costruire. Il virus non conosce frontiere. In un attimo ha abbattuto tutte le barriere e le distinzioni: di razza, di religione, di ricchezza, di potere. Non dobbiamo tornare indietro, quando sarà passato questo momento. Come ci ha esortato il Santo Padre, non dobbiamo sciupare questa occasione. Non facciamo che tanto dolore, tanti morti, tanto eroico impegno da parte degli operatori sanitari sia stato invano. È questa la “recessione” che dobbiamo temere di più. (...) È il momento di realizzare qualcosa della profezia di Isaia, di cui da sempre l’umanità attende il compimento. Diciamo basta alla tragica corsa verso gli armamenti. Gridatelo con tutta la forza, voi giovani, perché è soprattutto il vostro destino che si gioca. Destiniamo le sconfinate risorse impiegate per gli armamenti agli scopi di cui, in queste situazioni, vediamo l’urgenza: la salute, l’igiene, l’alimentazione, la lotta contro la povertà, la cura del creato. Lasciamo alla generazione che verrà un mondo, se necessario, più povero di cose e di denaro, ma più ricco di umanità.» Infine un terzo e prezioso frutto è il ritorno all’essenziale per l’uomo: la vita di preghiera e comunione con Dio, la vita dei risorti in Cristo: «La parola di Dio ci dice qual’è la prima cosa che dobbiamo fare in momenti come questi: gridare a Dio. È lui stesso che mette sulle labbra degli uomini le parole da gridare a lui, a volte parole dure, di

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lamento, quasi di accusa. “Àlzati, Signore, vieni in nostro aiuto! Salvaci per la tua misericordia! [...] Déstati, non ci respingere per sempre!” (Sal 44, 24.27). “Signore, non ti importa che noi periamo?” (Mc 4,38). Forse che Dio ama farsi pregare per concedere i suoi benefici? Forse che la nostra preghiera può far cambiare a Dio i suoi piani? No, ma ci sono cose che Dio ha deciso di accordarci come frutto insieme della sua grazia e della nostra preghiera, quasi per condividere con le sue creature il merito del beneficio accordato. È lui che ci spinge a farlo: “Chiedete e otterrete, ha detto Gesú, bussate e vi sarà aperto” (Mt 7,7). Quando, nel deserto, gli ebrei erano morsi dai serpenti velenosi, Dio ordinò a Mosè di elevare su un palo un serpente di bronzo e chi lo guardava non moriva. Gesú si è appropriato di questo simbolo. “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3, 14-15). Anche noi, in questo momento siamo morsi da un invisibile “serpente” velenoso. Guardiamo a colui che è stato “innalzato” per noi sulla croce. Adoriamolo per noi e per tutto il genere umano. Chi lo guarda con fede non muore. E se muore, sarà per entrare in una vita eterna. “Dopo tre giorni risorgerò”, aveva predetto Gesú (cf. Mt 9,31). Anche noi, dopo questi giorni che speriamo brevi, risorgeremo e usciremo dai sepolcri che sono ora le nostre case. Non per tornare alla vita di prima come Lazzaro, ma per una vita nuova, come Gesù. Una vita più fraterna, più umana. Più cristiana!» Abbiamo riportato quasi integralmente il testo di questa riflessione, proprio per l’intensità e la pregnanza di quanto affermato: su queste basi rinnovate speriamo di costruire il futuro dell’umanità. Don Fausto

La croce di Cristo ha cambiato il senso del dolore


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Vita dell’Unità Pastorale Il filo delle memorie

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ome ogni attività, anche il consiglio pastorale parrocchiale ha ripreso i suoi incontri con una riunione, tenutasi in presenza secondo tutte le norme indicate dalla Diocesi, in data 5 giugno 2020. Sul tavolo della discussione il seguente ordine del giorno: 1. Discernimento circa il periodo trascorso secondo le indicazioni del nostro vescovo Pierantonio; 2. Considerazioni e condivisione dei pareri circa la ripresa della partecipazione dell’assemblea alle sante messe e circa i nuovi orari; 3. Presentazione da parte di don Fausto e confronto circa le prospettive di ripartenza e la vita del progetto dell’oratorio nei due poli della Badia e del Violino; 4. Varie ed eventuali. L’incontro inizia con uno spunto di riflessione che il nostro Vescovo chiede, per una per una rilettura sapienziale di questo tempo. Il testo di riferimento è un brano dell’Apocalisse (Ap 2,1-7; 3,14-22). La situazione di queste due Chiese delle origini dimostra che l’amore del Risorto può essere ferito e tradito e che questo può avvenire in modi diversi. Qui se ne riconoscono due particolarmente importanti. Nel primo caso, quello della Chiesa di Efeso, il tradimento avviene attraverso una vita ecclesiale che si è trasformata in una religione senza cuore, freddo sistema di tradizioni umane. La Chiesa diviene in questo modo secca e sterile, per nulla attraente e quindi inutile. Nel secondo caso, quello della Chiesa di Laodicea, il pericolo viene dalla mondanità, cioè dall’adeguamento totale alle categorie del mondo, alla sua brama di ricchezza e alla gratificazione sensibile eretta a sistema. Una simile conformazione fa perdere alla Chiesa la sua identità e annulla totalmente la sua missione. Due tentazioni costanti nella storia, cui non può essere considerata esente la nostra stessa Chiesa. Come la Chiesa di Efeso e di Laodicea, anche noi ci sentiamo esortati a compiere in questo momento un’opera di discernimento, in ascolto dello Spirito. Alla luce di quanto ci è accaduto in questi due ultimi mesi dolorosi, ci chiediamo qual’è ora la nostra situazione di Chiesa. Siamo invitati ad una lettura della situazione nella luce dell’amore del Cristo risorto. Ci sentiamo anche noi esortati ad una decisa conversione del cuore, sulla base di quanto abbiamo meglio compreso della vita nella luce dello Spirito. Ci sono anche per noi delle tentazioni che forse ci sono diventate più evidenti alla luce di quanto abbiamo vissuto e che siamo

chiamati a contrastare con decisione. Sentiamo il bisogno di un rinnovato affidamento alla promessa del Cristo risorto, il vincitore che ci attira a sé. E siamo profondamente consolati dalla confidenza che egli fa anche a noi, quando manifesta il suo desiderio di sedere a tavola con noi per renderci partecipi della sua gloria. Egli bussa alla nostra porta, come un mendicante che in realtà è in grado di offrire l’unico vero tesoro. Così Parrocchie, associazioni, gruppi, movimenti, ma anche semplici fedeli, sacerdoti, religiose sono invitati a rispondere alle tre domande: “Che cosa abbiamo provato? Che cosa ci ha addolorato? Che cosa ci ha consolato?”. Anche i partecipanti al consiglio, invitati a condividere, hanno espresso queste riflessioni, sentimenti, esperienze: per primo sentito la fragilità dell’uomo, a fronte di un illusorio senso di potenza; ci siamo accorti del bisogno di comunione e di relazioni; si è vissuto il bello dello stare in famiglia e dello stare insieme; la paura ha preso spesso il sopravvento ed è stata una componente dominante;si sono rivalutate le priorità della vita;le relazioni comunitarie si sono intiepidite; si è rivalutato un senso più profondo e più intimo della fede; le chiese senza celebrazioni erano tristi; le celebrazioni trasmesse via radio, via streaming sono state un grande dono; le amicizie più vicine hanno aiutato a superare i momenti difficili; l’emergenza sanitaria ha messo in luce come la famiglia sia stata una salvezza per tanti ragazzi, un dono. Così, si è detto, il discernimento pastorale, fatto di ascolto di noi stessi e degli altri, orienterà il nostro cammino futuro e ci permetterà di volgere lo sguardo in avanti. Relativamente alla ripartenza della partecipazione dell’assemblea alle celebrazioni, si fa presente che i nuovi orari delle sante messe per l’estate saranno: • Sabato: ore 18 Violino - ore 19 Badia • Domenica: ore 8, 10, 19 Badia - ore 9, 11 Violino La scelta dell’orario serale, piuttosto tardo, nasce dall’esigenza di non avere sovrapposizioni fra le celebrazioni in modo da decorare la liturgia con la presenza dell’organista in entrambe le comunità. Un’opportuna riflessione viene poi proposta da Don Fausto circa le prospettive di ripartenza e la vita del progetto dell’oratorio, nei due poli della Badia e del Violino.


DialogoeFamiglia Essendo l’oratorio un ambiente privato, la riapertura va fatta nel rispetto delle regole e delle leggi emanate che richiedono un impegno di volontari notevole per la gestione degli ambienti e del rispetto delle norme. I consigli di oratorio convocati dovranno capire come e in che modo intervenire e, soprattutto, quali forze (volontari) hanno a disposizione per aprire. Per quanto riguarda l’organizzazione delle attività estive, Don Fausto espone il progetto che sta dietro

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all’estate 2020 degli oratori, sia per quello che concerne la parte organizzativa, con le norme e le indicazioni da mettere in atto, le alleanze e le collaborazioni da ricercare sul territorio, sia dal punto di vista educativo con l’illustrazione dei contenti di Summerlife, la proposta messa a punto dagli Oratori della Lombardia. Il consiglio pastorale


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Il progetto di pastorale giovanile “GO” non si è fermato

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l pomeriggio di domenica 23 febbraio, nel contesto della festa del carnevale, i nostri adolescenti e giovani avevano preparato la presentazione della loro “fotografia” circa la Pastorale Giovanile. Tuttavia in quel pomeriggio l’inizio dell’emergenza Covid ha impedito dare ad essa uno spazio appropriato e così apparentemente tutto si è fermato. Avremo nuove occasioni per fare questa presentazione e per donare alla comunità il frutto, anche visivo, della riflessione dei ragazzi. Al contempo, con la pandemia, non è stato più possibile riunirci come comunità educativa per cominciare a scrivere le linee di un progetto di pastorale giovanile che aiuti a mettere al centro l’azione dei giovani e diventare generativo per le nostre comunità. Per poter ripartire ora è necessario aspettare un momento più opportuno, sia per ritrovarsi insieme sia per capire come dare vita alle diverse proposte, sperando che il contesto di limitazione nel quale siamo posti in questo momento piano piano sia superato. Tuttavia questo momento di pausa forzata non è stato del tutto vuoto, perché i formatori di “Go!” hanno attivato un nuovo servizio chiamato “CorrelAzioni”. Si tratta di una newsletter di collegamento tra i vari servizi attuati negli oratori italiani, di cui facciamo parte, e che intende raccontare le buone attività che si svolgono nelle diverse zone d’Italia. Più che raccogliere qui le varie esperienze della newsletter, vorrei condividere lo spirito di questa iniziativa, affinché possa ispirarci in questo tempo in preparazione al ritorno alle varie attività.

Il primo elemento che assume una particolare importanza in questo momento è quello dell’impegno comune a riflettere, capire e discernere il meglio verso cui dirigere i nostri sforzi. Proprio questo si domanda Johnny Dotti, facendosi voce di molti educatori e operatori degli oratori: “Sapremo non rimuovere questa immobilità? Sapremo trasformarla in attenzione, concentrazione, discernimento, per portare alla luce ciò che è urgente ed importante e merita il nostro impegno e la nostra azione?”. Coerentemente la prima fase che ci è chiesta come comunità anche dal nostro Vescovo è proprio la riflessione e il discernimento a partire dal vissuto verso il futuro. Sappiamo bene che non per tutti è immediato mettere discernimento e riflessione prima dell’azione concreta e della soluzione immediata. Eppure da più parti è chiaro il messaggio: senza un tempo di autentico discernimento ogni azione è destinata a perdersi perché non arricchita dal senso per cui la si compie. Un secondo aspetto messo in evidenza è la necessità che ci sia un cammino comune, comunitario: non è l’abilità del singolo che fa la differenza, se questa non è in stretta relazione con la comunità. In questo senso non possiamo affidarci a qualche idea di singoli “illuminati” che facciano il lavoro al posto nostro, ma dobbiamo ricercare una azione comune dove tutti sono attori e ciascuno, nel suo ruolo, protagonista. Solo in quest’ottica comunitaria si apre la possibilità di attuare quella trasformazione che possa portare ad allargare lo sguardo al futuro. In altre parole, non si tratta di fare qualcosa di sensazionale così da attirare attorno a qualche personalità i giovani e i meno giovani, ma di costruire tra le varie generazioni cose anche molto semplici, ma alla nostra portata, che siano effettivamente le nostre perché sentiamo che le abbiamo costruite insieme. Forse non risponderemo a tutti i bisogni della società, ma di certo offriremo una risposta diversa dal semplice servizio “prendi e vai” come nei fast food. Allora pare significativo questo interrogativo che ci viene dagli educatori di “Go!”:


DialogoeFamiglia “Qual’è il ruolo e il senso dell’educazione, in un momento storico in cui sono venuti meno i luoghi, i tempi e i processi tradizionali dell’educare? Davanti alla disgregazione di questo sistema ci siamo sentiti vulnerabili, in balia del cambiamento, ma siamo oggi più consapevoli della nostra fragilità, della forza della responsabilità personale e dell’interdipendenza con gli altri. Non può essere questa ritrovata umanità, l’occasione per definire una nuova via educativa che ci aiuti ad abitare il presente con e attraverso l'Altro, di abbattere i muri e attraversare i confini, di inventare nuove forme di ascolto, condivisione e vicinanza?”

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Abbattiamo allora i muri e superiamo i confini che ancora allontanano le nostre comunità e le diverse generazioni e, mettendoci in gioco, ci troveremo coinvolti in un futuro diverso, non perché si fanno cose nuove ma perché le cose sono rinnovate da dentro! Che sia questo tempo un momento di cammino per tutti verso l’Altro e verso gli altri, con un occhio particolare per i più fragili. don Fausto

Il futuro della pastorale familiare

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eriodo impegnativo questo appena trascorso, forse non ancora terminato. Stiamo vivendo fatiche, paure, sofferenze, lutti; ma anche la voglia di riprendere la normalità della nostra vita e il desiderio di reagire a questa situazione. Non so se – come afferma qualcuno – tutto tornerà come prima, oppure se tutto è cambiato dopo questo difficile periodo. Abbiamo vissuto una Pasqua insolita, chiusi nei nostri cenacoli domestici come i primi discepoli dopo la morte di Gesù. Impauriti. Ma il messaggio è lo stesso: Cristo è risorto! Indipendentemente da ciò che accade nella storia, Cristo è risorto. Perché la Storia, quella con la “S” maiuscola, è Lui. Il resto sono accadimenti, fatti, circostanze che passano: la vera Storia è Cristo in noi. Il primo impegno quindi della pastorale familiare che verrà sarà proprio quello di rimettere al centro di tutte le attività il mistero pasquale. Ma voglio andare più in profondo. Mi permetto di dire che fare solo questo, cioè vivere il mistero pasquale, sarebbe limitato e limitante. Troppo spesso si sottostima la vera eredità storica del mistero di Cristo, concentrandosi esclusivamente sull’evento pasquale. Troppo spesso infatti viene sottovalutato il dono della risurrezione: il dono del Paraclito. È il Paraclito (così come viene chiamato lo Spirito di Cristo nelle Scritture) che ci fa assumere la forma filiale di Cristo, che ci spinge, che suscita, che protegge, difende. La vita del credente diventa una vita da figli di Dio tramite il Battesimo. Ed è proprio nel Battesimo che il Paraclito viene ad abitare nella nostra persona. La pastorale familiare che verrà sarà così: impegnata a comprendere e a vivere in pienezza il dono del Paraclito. Perché è Lui che suscita l’amore e l’azione di aiuto concreto per i poveri, è lui che ci apre alla sapienza della Scrittura, è lui che suscita l’autentica preghiera, è lui che ci muove alla sincera genitorialità, è

La Gloria del Bernini Lui che ci chiama alla stupenda comunione coniugale, familiare e comunitaria. È il Paraclito che, delicatamente, ci chiede di aderire in modo del tutto libero alla sua proposta: si può pertanto anche non aderire. E qualcuno lo fa. Ma una volta colta invece la sua presenza, che come afferma la Scrittura non si sa da dove viene né dove va, si rimane affascinati: è bello Signore stare qui. Anche di fronte al deserto che a volte può cogliere di sorpresa la nostra vita, lo Spirito conduce, guida, sostiene, protegge, conforta. È importante allora domandarsi: come ha vissuto Cristo il rapporto con lo Spirito Santo? Perché questa è la via per vivere una intensa relazione con lo Spirito. La pastorale familiare che verrà, o sarà una riscoperta del dono del Paraclito, o non sarà. Vittorio


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Aggiornamento commissione CARITAS

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n questo particolare momento per tutti difficile e anche drammatico, le nostre normali attività hanno subito un rallentamento o un arresto, a volte anche uno stravolgimento. La Caritas dell’Unità Pastorale, come altre realtà tra cui associazioni, comitato di quartiere, Punto comunità, volontari a vario titolo, abbiamo cercato di dare continuità al servizio di aiuto alle famiglie del nostro territorio in particolare con l’attività di consegna dei PACCHI ALIMENTARI. Da metà marzo, pur volendo rispettare le disposizioni impartite dal governo sulle restrizioni di movimento e il divieto di assembramento, ma allo stesso tempo consapevoli che le famiglie da noi assistite da quel momento si sarebbero trovate ancor più in difficoltà, abbiamo ritenuto opportuno non sospendere la distribuzione dei pacchi alimentari, perciò con un’organizzazione molto ristretta, ma attenta e rispettosa di tutte le precauzioni e autodichiarazioni richieste, abbiamo proseguito con la distribuzione.

Per ridurre al minimo sia la presenza dei volontari nella gestione e distribuzione, sia per evitare l’afflusso delle famiglie per i ritiri con possibili assembramenti, questa attività è stata gestita solo da 3 volontari. Per evitare spostamenti delle famiglie, tranne una sola persona, tutti i pacchi vengono consegnati a domicilio nel rispetto delle distanze e senza entrare nelle abitazioni, con la solita frequenza settimanale. Inizialmente, per ridurre ulteriormente i tempi del servizio, avevamo suddiviso la distribuzione su due giorni, metà famiglie il mercoledì e metà il venerdì/sabato. Nel prosieguo di questa emergenza, purtroppo ma inevitabilmente, le richieste di aiuto (anche se alcune solo temporanee) sono aumentate sensibilmente, passando da 13 alle attuali 24 famiglie. Fortunatamente sia da Cauto che dall’Ottavo Giorno abbiamo potuto attingere a notevoli quantitativi di prodotti donati dalla solidarietà dei bresciani, tramite AIUTIAMO BRESCIA e altre lodevoli iniziative. Nelle ultime settimane, per rendere più uniforme la composizione dei pacchi, in considerazione che tutti i prodotti freschi vengono recuperati dalla dispensa sociale della cooperativa Cauto solo il venerdì/sabato e perciò non usufruibili sulla distribuzione del mercoledì, grazie all’aiuto di un’altra volontaria e con l’impiego di un po’ più di tempo, siamo riusciti a riportare a una sola giornata la distribuzione per tutte le famiglie. Vorremmo evidenziare che in questi momenti di crisi, anche le nostre comunità hanno risposto con generosità donando ad oggi più di 2000 €, già parzialmente utilizzati per far fronte alle numerose richieste di aiuto. • PUNTO COMUNITÀ E ATTIVITÀ SOCIALI In questo momento dove tutto il mondo del volontariato si è messo in campo, anche i nostri Punti Comunità con tutti i loro gruppi si sono attivati su più fronti, come: - organizzare spese alimentari e farmaceutiche a domicilio per le persone anziane, grazie a volontari e alcuni negozianti disponibili; - distribuzione dei pacchi alimentari per famiglie in momentanea difficoltà; - gestione dell’aspetto informativo, con la pubblicazione di avvisi per proposte di aiuto; - distribuzione, consigli ed eventuale compilazione dei moduli sia di richiesta per il BONUS SPESA sia per domande di aiuti economici mes-


DialogoeFamiglia si a disposizione dal Comune. Inoltre i CDQ di Vill. Violino e Badia hanno provveduto a distribuire una fornitura di mascherine per conto del Comune, per malati oncologici, patologici gravi e ultra settantacinquenni. Una parola e un ringraziamento doverosi vanno ad una persona del nostro quartiere (di origine non italiana) che dall’inizio dell’emergenza si è immediatamente attivata, mettendo in produzione un discreto quantitativo di mascherine messe subito a disposizione di tutti coloro che ne avessero avuto bisogno, mascherine che se pur artigianali, non hanno nulla da invidiare a quelle ufficiali, ma sono state soprattutto fondamentali visto il momento critico in cui le mascherine risultavano già introvabili, dando dimostrazione di una ammirevole generosità e sensibilità. Questo prezioso materiale è stato utilizzato sia per far fronte alle richieste giunte ai vari componenti del Punto Comunità, sia dal gruppo Caritas che le ha distribuite a tutte le famiglie in ogni pacco alimentare recapitato. Caritas in questi giorni sta seguendo alcune famiglie che potrebbero usufruire del bando della Diocesi “DO MANI”. • CASA ACCOGLIENZA Poco prima dell’inizio dell’emergenza, presso la casa in cui sono ospitati i nostri giovani richie-

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denti asilo è stata completata la sostituzione della cucina e la fornitura di padelle e accessori vari. Durante questo periodo di quarantena, i ragazzi si sono adeguati alle disposizioni e, salvo qualche caso di malessere passeggero e di uno dei ragazzi che è stato sottoposto in questi giorni ad un esame risultato poi negativo, ad oggi il gruppo non ha accusato sintomi particolari. Purtroppo anche la sospensione di tutte le loro attività lavorative, li ha portati a vivere una situazione di forzata convivenza che, tuttavia, sembrerebbe non aver creato momenti di particolare criticità. Buona vita a tutti Maurizio e Ulisse

RICORDIAMO L’IBAN ATTRAVERSO IL QUALE È POSSIBILE FAR PERVENIRE LA VOSTRA OFFERTA A SOSTEGNO DELL’EMERGENZA CARITATIVA DI QUESTO PERIODO: UBI BANCA: IBAN: IT 31 I 03111 11207 0000 000 12711 con causale: Caritas parrocchiale per famiglie in difficoltà

La parola ai bambini e ai ragazzi del catechismo Il tempo della pandemia

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ella tempesta che abbiamo vissuto in questi giorni anche la pratica della catechesi parrocchiale si è ritrovata incerta, sospesa, alla ricerca di un difficile equilibrio di proposta. In questo tempo in cui non è possibile garantire il normale svolgimento dei consueti percorsi di catechismo nelle nostre comunità, anche il mondo della catechesi ha preso parola, ha cercato i modi per non fare mancare l’annuncio, per arrivare ai bambini, per capire come stessero vivendo questo periodo, perché potessero guardare avanti con sguardo fiducioso. Vi proponiamo semplicemente l’insieme dei pensieri

e dei disegni che ogni catechista ha raccolto fra i suoi ragazzi quando ha tentato di avvicinarli con messaggi, videochiamate, telefonate. Non nascondiamo, come catechisti, di esprimere una particolare fatica nel capire in che modo il cammino di catechismo sia continuato o mantenuto nelle famiglie, certi che quello sia il primo e necessario luogo di crescita nella fede: le famiglie sono il soggetto attivo nell’iniziazione alla fede! Lasciamo al tempo, al discernimento personale e comunitario la possibilità di fare tesoro di queste riflessioni che la semplicità dei bambini ci ha regalato.


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Nazaret La famiglia rinchiusa in casa è stata una grande sicurezza per i nostri bambini, nel loro cuore il desiderio che tutti avessero una casa per stare al sicuro, dove star bene con i propri fratelli più di prima: “Ho capito che collaborando si possono fare grandi cose come sconfiggere il corona virus. Quindi mi impegno a mettere la mascherina e lavarmi bene le mani. Spero che finito il covid si possa andare a scuola perché così non mi piace! Ho capito che andare a scuola mi manca e non mi lamenterò tanto quando ricominceremo... La scuola, gli amici, la danza mi mancano tanto spero che tutto ritorni come prima senza il corona.” “Una colomba di Pasqua che ci dona un po’ di speranza in questo periodo così triste perché non vedo i miei amici, i miei nonni; quella speranza che sentiamo quando diciamo le preghiere che stiamo imparando.” Alla domanda: “secondo te cosa cambierà nella tua vita e nella vita delle persone dopo questi mesi di emergenza in cui non abbiamo potuto andare a scuola, nè andare a calcio o karate, nè andare a Messa o fuori a giocare con i nostri amici?” i bambini del gruppo Cafarnao hanno risposto così: - Tutto tornerá alla normalitá ma non si sará ancora trovato un vaccino per il virus. - Questa esperienza ha rafforzato il mio rapporto con mio fratello Luca che ha 16 anni e che mi ha fatto da mangiare e ha giocato con me quando mio papá e mia mamma erano a lavorare. - Dopo questa emergenza potró di nuovo andare al lago con i miei cugini e i miei nonni e di questo sono felice. - Se inquineremo di meno, ci sará meno probabilitá che il virus possa ritornare.

Gerusalemme “La quarantena l’abbiamo vissuta così: • All’inizio ero felice perchè pensavo che fosse solo una vacanza, ma quando io e i miei genitori non siamo stati bene sono diventato triste. Adesso che siamo guariti mi sento felice, perchè in fondo a questa epidemia c’è stato anche un lato positivo: siamo stati di più in famiglia, anche se parecchie volte litigavamo ma dopo facevamo sempre pace. Le mie giornate passano veloci perchè mi alzo un po’ più tardi, faccio i com-

- Era inverno quando é iniziata l’emergenza, nel frattempo é arrivata la primavera. Un’altra cosa é cambiata: io sto allevando un bruco: il mio bruco prima é diventato un bozzolo e ora é diventato una bellissima farfalla. - Non ci ricorderemo piú dello sforzo e dell’impegno dei medici e degli infermieri: conosco un’infermiera che cura i bambini che in questi mesi ha dovuto andare a curare i malati di Covid. - Potremo ricominciare la scuola, all’inizio con il distanziamento e le norme di sicurezza, ma poi potremo tornare ad abbracciarci e alla vita normale. Mi manca vedere i miei amici, giocare con loro e andare a scuola. - Molte persone non ci sono piú: dopo questa emergenza ci saranno piú ospedali e piú ambulanze, ci sará piú probabilitá di morire. Mi resta un brutto ricordo e che non posso andare al mare. - Dopo questa emergenza ritornerá tutto come prima... Ma la scuola quando riapre? Spero che non mi separino dai miei amici se le classi dovranno essere divise.

piti e le video lezioni, ma poi c’è anche il gioco. Mi manca tanto andare all’oratorio a giocare con i miei amici, quando riaprirà? Il pensiero a Gesù va alla sera prima di addormentarmi, quando dico le preghiere. Ho visto anche la benedizione del Papa in televisione, e per me Gesù lo ha ascoltato, perchè oggi la situazione è migliorata e ci sono meno malati e meno morti. Spero tanto che tutto torni come prima, così riuscirò anche ad andare in vacanza! per esempio al campo scuola in montagna con il don come l’anno scorso...sarà possibile?

Cafarnao • Il tempo a casa l’ho impiegato studiando e giocando con mio fratello, i primi giorni della quarantena quando c’era a casa anche mio papà ci alzavamo alle 7.00 e facevamo colazione insieme ascoltando anche la messa del Papa. Era difficile alzarsi presto, ma è stato anche bello perché era un momento tutto nostro. L’unico momento difficile è stato quando è morto il nonno di mio cugino Diego. Ho scoperto che si può fare scuola anche a distanza e si può essere vicini anche se siamo lontani. In alcuni giorni ho sentito Gesù vicino a me.”


Emmaus

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Per i bambini del 5° anno Badia e Violino, questo periodo, chiamato “Emergenza sanitaria”, è stato principalmente un periodo dove hanno sentito a rischio la propria salute e quella dei famigliari e di sofferenza per le persone ammalate. Hanno vissuto anche isolamento (hanno sentito la mancanza degli amici, dei compagni di scuola e delle maestre, del catechismo) e confusione. Da questo periodo hanno imparato che i veri supereroi sono coloro che si impegnano per gli altri, come hanno fatto i medici e gli infermieri, e che è bello ricordarsi di ringraziare Dio per il dono della salute. Dal futuro si aspettano tanta serenità, che non si ammali più nessuno e che si possa presto riprendere a giocare all’aria aperta con gli amici. Per qualcuno di loro è importante che impariamo a collaborare di più, perché solo con l’impegno di tutti possiamo superare le difficoltà.

Antiochia Abbiamo vissuto tanto in casa, facendo il “pieno” della nostra famiglia. Questo virus ci ha messo un pò paura della malattia e tanta tristezza. Ci siamo sentiti un pò in prigione tra la noia del non far niente, le videolezioni e l’assenza degli amici. Abbiamo capito che siamo fragili, l’uomo è fragile anche se pensa di essere grande e onnipotente. Abbiamo visto tanta solidarietà e ci siamo sentiti uniti agli altri nonostante la lontananza e le distanze e sentiamo che Gesù ci è vicino e non ci abbandona, di Lui ci possiamo fidare. Sottosopra: così si sentono i ragazzi! Incontrare di nuovo gli amici al posto di fare solo videochiamate. Desiderosi di riprendere a coltivare le proprie passioni, ma nel cuore il desiderio di tornare a vivere la vita meglio di prima.

Preadolescenti Andare al mare, andare al bar, uscire, mangiare la pizza, fare un giro in montagna, andare fuori di casa. Queste sono alcune delle risposte date dal gruppo dei preadolescenti, durante un gioco, alla domanda “che cosa ti manca” / “che cosa vorresti fare”. Quello che sembrano manifestare, più che la mancanza di determinati ambienti e situazioni (scuola, sport, oratorio) è l’assenza delle dinamiche relazionali che in queste situazioni si sviluppavano, insieme alla possibilità, molto limitata negli incontri in digitale, di vedersi e stare insieme sottraendosi in parte al controllo degli adulti.


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Cronaca dell’Unità Pastorale Lettera ai bambini e alle famiglie della scuola dell’infanzia Nuova Badia

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iao bimbi come state? Noi maestre stiamo bene e abbiamo tanta voglia di rivedervi. Ci siamo visti per l’ultima volta a scuola a Carnevale... Abbiamo cantato e festeggiato insieme, vestiti da Arlecchino e poi improvvisamente è arrivato questo virus che ha obbligato tutti a stare a casa. Questo però non ci ha fermato; abbiamo sempre voluto rimanere in contatto e vicine a voi. Attraverso WhatsApp e Facebook vi abbiamo inviato messaggi, saluti, storie da ascoltare la sera prima di andare a dormire; video con attività manipolative, motorie, logico-matematiche senza dimenticarci della festa del papà, di Pasqua e della festa della mamma. Inviti ai quali voi avete sempre risposto con entusiasmo e voglia di fare inviandoci i vostri lavori. Bravi!

Davvero tanti complimenti!!!! Tutto questo è stato fatto per riportare un po’ tutti noi alla quotidianità delle nostre giornate a scuola, per trascorrere qualche momento in compagnia e anche per continuare la nostra programmazione cercando di raggiungere alcuni degli obiettivi prefissati, anche se con modalità un po’ diverse. Sappiamo che non è stato facile neanche per voi... ma siete stati capaci di affrontare questa situazione da veri “CAMPIONI”. Con l’augurio di poterci vedere e riabbracciare presto vi salutiamo e mandiamo un grosso grande e immenso bacio ai nostri bimbi. Le maestre Elena Angiola Lara e Graziella

Un saluto dalla scuola dell’infanzia Bonicelli

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are famiglie, Sono ormai un paio di mesi che la scuola è chiusa, ma non spenta. Anche noi insegnanti della Bonicelli ci siamo dovute adattare al nuovo e momentaneo stile di vita, reinventando il modo di fare scuola. Grazie alla tecnologia e ai canali social siamo riuscite a stare vicino a voi e ai vostri bambini coinvolgendovi in balletti, letture, ricette, attività manipolative-creative e ludiche. Consapevoli che tutte queste proposte a distanza non sono ricche e formative come le giornate tra-

scorse a scuola, speriamo che sia giunto a voi il messaggio che, sebbene distanti, con i nostri cuori vi siamo sempre state vicino. Ai nostri bambini vogliamo far sapere che ci mancano, ci mancano i loro i visi, i loro sorrisi, le loro marachelle... sì, cari pesciolini e api... anche quelle! Perché la scuola è famiglia e per noi è strano non poter condividere il tempo con loro. In questo periodo stiamo organizzando le attività di settembre, per accogliervi tra abbracci e sorrisi! Le maestre


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Vita dei Quartieri Il consiglio di quartiere: ai tempi del coronavirus Dal consiglio di quartiere Badia

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he ruolo poteva avere il Consiglio di Quartiere da marzo in poi, quando la vita di tutti noi è stata sconvolta dal Covid-19, micidiale nemico invisibile che ha seminato ovunque vittime e dolore e proprio qui nel nostro quartiere ha colpito a fondo, facendoci sentire assolutamente indifesi e impotenti? Abbandonate le iniziative già in programma, abbiamo sfruttato la conoscenza del nostro territorio, della sua realtà e delle sue problematiche per cercare le risposte più adeguate ai bisogni dei suoi abitanti in questa emergenza. Anche se con storie simili, ogni quartiere ha evidenziato proprie esigenze, diverse anche rispetto a quello vicino. Per esempio, caratteristica della Badia, come del Violino, simile per tipologia urbanistica, è quella di avere un’alta percentuale di over 65enni, che con le misure restrittive imposte per contrastare l’emergenza dovevano stare in casa. Ma il fatto che la Badia in particolare stesse pagando un prezzo così alto al Coronavirus, registrando il

CdQ Badia al tempo del Coronavirus

doppio dei decessi del Violino, ha fatto sì che molte più famiglie fossero in quarantena ancora prima del lockdown e tante altre restassero chiuse in casa per la paura del contagio, indipendentemente dall’età. La priorità principale per noi è stata quindi quella della consegna a domicilio della spesa. Valutata da una parte la situazione con Servizi Sociali, Punto Comunità e Caritas e dall’altra contattati ad uno ad uno i negozi di alimentari aperti, abbiamo constatato che nel nostro quartiere per la consegna di farmaci e spesa a domicilio bastavano i tre volontari già messi in campo da Caritas e Anteas perché gli esercenti di Polleria Annunziata, Alimentari Panizza, Frutta e Verdura Alice e Vin, Forneria Le Fornarine si sono da subito resi disponibili ad effettuare questo servizio, come avevano sempre fatto per i clienti anziani, estendendolo a tutti quanti ne facevano richiesta, famiglie in quarantena comprese. Altra richiesta giuntaci dal Comune è stata quella della distribuzione di mascherine, una prima volta in aprile e poi a maggio, lavoro svolto in sinergia con il Punto Comunità e con l’aiuto di tanti volontari. In entrambe le occasioni abbiamo dato l’indicazione di suonare ad ogni campanello perché riteniamo parte importante del nostro compito la relazione personale, indispensabile soprattutto nella prima distribuzione, in pieno lockdown. In quel terribile periodo d’isolamento, in cui l’assoluto silenzio delle strade era rotto solo dal suono delle sirene, i tanti anziani, le persone sole, quelle toccate dal Covid, quelle spaventate dalla situazione avevano bisogno di un contatto umano, un punto di riferimento, anche solo per


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uno scambio di saluti o un conforto fatto di parole. Altra richiesta giuntaci dal Comune: presidio all’ingresso del mercato rionale di mercoledì 27 maggio, altra occasione di rapporti e relazioni importanti tra i volontari e le persone. Questo è quello che il Consiglio di Quartiere ha visibilmente fatto, affiancato anche dai volontari, quasi tutti ultrasessantacinquenni, che si sono dimostrati presenza davvero preziosa per il territorio. Tramite la pagina Facebook del Consiglio di quartiere Badia, le chat delle commissioni, i negozianti, abbiamo poi continuato a svolgere un altro ruolo importante, quello della massima diffusione di tutte le informazioni date dal Comune alla cittadinanza rispetto ai servizi attivati dai Servizi Sociali (consegna farmaci e spesa a domicilio, sostegno psicologico gratuito, Buono Spesa...), a normative e misure man mano attivate per il contenimento del virus (autodichiarazioni, chiusura/riapertura parchi/cimiteri, modifica orari servizio trasporti urbano...), a iniziative di solidarietà (#aiutiAMObrescia...), interventi

del Sindaco, filmati sulla vita della città e tanto altro ancora, il tutto per farci sentire non isolati ma parte della comunità bresciana. Anche nei mesi del lockdown sono continuati gli incontri, rigorosamente virtuali, del CdQ e delle commissioni, per fare via via il punto della situazione in base anche a quanto emergeva nelle call conference tra presidenti CdQ e Assessori (distribuzione mascherine, continuazione progetto Strade Scolastiche, Centri estivi...) e decidere le azioni da intraprendere, considerato che l’avvento del COVID comporta cambiamenti radicali nella vita a cui eravamo abituati. In questi terribili mesi di vita sospesa è emersa però la grande generosità, la solidarietà della nostra gente attraverso il lavoro dei tanti volontari che si sono presi cura di tutto il quartiere. Un grazie di cuore a tutti loro! Marcella Pilotta Presidente Consiglio di Quartiere Badia

I volontari e l’emergenza sanitaria Dal consiglio di quartiere Violino

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egli scorsi mesi, con il perpetrarsi dell’emergenza sanitaria, abbiamo vissuto una situazione straordinaria che ha colpito la nostra città e la nostra regione in maniera particolare. Il ruolo dei Consigli di Quartiere ha subito una rapida trasformazione, passando da propositivo e consultivo a operativo e di coordinamento. Le necessità della popolazione sono rapidamente cambiate e abbiamo dovuto far fronte a una situazione completamente nuova e inaspettata. I giorni che stavamo vivendo non erano certamente facili, si susseguivano notizie negative e il numero dei malati aumentava di giorno in giorno rendendo la situazione della nostra città sempre più tragica. I compiti da svolgere erano però numerosi, tra tutti era necessario informare la popolazione di quali fossero

le attività commerciali presenti sul nostro territorio che effettuavano servizio di consegna a domicilio, in maniera tale da far uscire di casa il minor numero di persone possibile, ma soprattutto si era venuta a creare l’assoluta necessità di prestare aiuto alle persone più fragili residenti in quartiere. Grazie alla partecipazione di tante persone, soprattutto giovani, si è creata nel nostro quartiere una spontanea e partecipata rete di volontari e volontarie che hanno risposto a un appello del CdQ Violino. Coordinati dal CdQ, hanno prestato aiuto alle persone più fragili, seguendo le segnalazioni inoltrate dai servizi sociali del Comune di Brescia, secondo un sistema cittadino ideato e messo in moto rapidamente grazie in particolare alla dott.ssa Francesca Megni, la reponsabile dei servizi sociali della nostra zona, la Ovest. Senza i volontari tuttavia non ci sarebbe stata


DialogoeFamiglia alcune rete: sono stati loro a consegnare la spesa e ad andare a comprare i farmaci alle persone che necessitavano di un aiuto. Nei giorni successivi è poi arrivata la sfida più complicata, quella relativa alla distribuzione delle mascherine forniteci dal Comune, insieme con alcuni sacchetti nei quali metterle per distribuirle. Il numero dei presidi sanitari non era sufficiente per coprire in maniera dignitosa tutta la popolazione e, grazie a un continuo confronto con la Parrocchia e il Punto Comunità, si è scelto di rivolgersi ai medici di base del quartiere affinché potessero consegnare le mascherine ai loro pazienti più a rischio, ovvero persone immunodepresse o con patologie croniche e malati oncologici. Le restanti mascherine, insieme ad altre che sono state assegnate al CdQ, sono state poi distribuite, grazie nuovamente allo straordinario aiuto dei volontari e delle volontarie, a tutti i cittadini e le cittadine over 75 residenti al Violino e, grazie all’aiuto di Caritas, alle famiglie più bisognose. Nei giorni scorsi abbiamo infine completato la distribuzione a tutte le famiglie residenti in quartiere, grazie a una nuova fornitura arrivata dal Comune di Brescia. Da non trascurare poi è il lavoro fatto insieme alla scuola Montale. Dal 2015 infatti il CdQ collabora con la scuola, cura e propone un progetto da svolgere durante l’anno, sempre conforntandosi e costruendo le attività insieme alla maestra Giovanna Cornetti. Per

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far fronte alla situazione creatasi a causa della pandemia, abbiamo creato un canale Youtube del Consiglio di Quartiere in cui, tramite dei video, abbiamo proposto delle attività ai bambini, sempre legate agli obiettivi della progettualità condivisa, ovvero quelli della legalità e della conoscenza del territorio. La risposta dei bambini e delle bambine è stata eccezionale, dapprima abbiamo ricevuto numerosissime poesie per un concorso lanciato in vista della festa dei lavoratori, i cui vincitori sono stati individuati da una commissione formata ad hoc per l’occasione. In seguito ci sono stati inviati una cinquantina di disegni per aiutare l’artista Vesod nella realizzazione della sua opera di street art nel quartiere, che era prevista per aprile. I bambini si sono inoltre impegnati a esporre fuori di casa, in occasione del 28 maggio e del 2 giugno, un oggetto o un simbolo che potesse commemorare i caduti della stage di piazza Loggia e festeggiare la festa della Repubblica. Il quartiere ha dimostrato, in una situazione di difficoltà estrema, una grande solidarietà; le circa venti persone che si sono offerte di compiere questo servizio di aiuto nel nostro quartiere (senza contare tutti quelli che l’hanno fatto per i propri vicini o parenti), hanno dimostrato un amore e un attaccamento alla propria comunità non banale. L’articolo 2 della nostra Costituzione individua questo valore come principio inviolabile e fondamento di quella che possiamo considerare la nostra società civile. La sfida dei prossimi mesi per il CdQ e le altre realtà del quartiere sarà quella di valorizzare e non disperdere queste forze che si sono dimostrate fondamentali in un momento di difficoltà. Tra i nostri compiti vi è quello di incrementare la partecipazione attiva della cittadinanza alla vita del quartiere affinché si possa contribuire a trasformarlo in posto migliore e più a misura di persona; coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini nei processi decisionali è infatti un sintomo di una democrazia robusta e in salute e l’unica maniera per poter far sentire tutti coinvolti. Il 2020 è stato e sarà un anno duro, ma un barlume di speranza ci è stato donato dai volontari. Come coinvolgerli? Starà a noi, come comunità, non perdere questa opportunità.

CdQ Violino

Andrea Rolfi Presidente del Consiglio di Quartiere Violino


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CIRCOLO ACLI VIOLINO Dichiarazione dei redditi 2019

CIRCOLO ACLI BADIA Dichiarazione dei redditi 2019 A causa dell’emergenza sanitaria, l’Ufficio Acli presso la Segreteria dell’Oratorio non sarà in funzione fino a nuova determinazione.

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Dai nostri lettori EMERGENZA ACQUA DOLCE

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n gentile parrocchiano ci ha fatto pervenire un suo scritto con l’intenzione di condividere con noi riflessioni riguardanti il benessere del nostro pianeta. Volentieri diamo spazio ai suoi pensieri, ringraziandolo e scusandoci se, per necessità redazionali, riduciamo leggermente il suo articolo. Il sig. Loris Menghini ricorda che il 31 dicembre 1999 la rivista scientifica Newton chiese ai suoi abbonati di scrivere un breve messaggio sul tema “l’auspicio e le previsioni sul futuro secolo”, messaggio che sarebbe stato conservato nel caveau del CERN di Ginevra e consegnato ai posteri nel 2099. Rispondendo all’appello, egli ci dice di aver scritto “il mio auspicio è che si riesca a dissalare l’acqua del mare con l’energia solare al fine di coltivare i deserti”. Il suo desiderio, sostiene, è fondato e realizzabile in questo secolo grazie al livello scientifico e tecnologico raggiunto. Afferma che, se questo risultato non viene perseguito, dobbiamo cercarne le cause nelle scelte politiche che indirizzano i finanziamenti ad altri ambiti: evidentemente il settore non viene considerato ancora redditizio. Se però gli studi si orientassero alla risoluzione di questo problema, certamente si potrebbe trovare il modo di eliminare i 2,5 gr di cloruro di sodio/litro presenti nelle acque marine che ricoprono i ¾ del pianeta Terra. Il sig. Loris ci informa -ma noi qui non entreremo troppo nel dettaglio scientifico- che già oggi l’energia solare può essere utilizzata per irraggiamento (con questo metodo si può far evaporare l’acqua) o per irradianza (con questo metodo si può deionizzare l’acqua salata, cioè separare il sale dall’acqua dolce). Purtroppo al momento l’acqua dolce ottenuta con queste metodologie non è sufficiente per realizzare il sogno espresso dal sig. Loris, ma potrebbe esserlo nel corso del secolo, se si investirà nella ricerca in quest’ambito. E sarà un investimento fatto a vantaggio di tutti noi, poiché il 97% dell’acqua sul nostro pianeta è salata e del restante 3% dolce solo l’1% è disponibile (il resto si trova sotto forma di ghiaccio): solo dissalando l’acqua marina potremo rispondere alle esigenze conseguenti al cambiamento climatico.


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PER UN PUGNO DI LIBRI E DI FILM Consigli di lettura Affrontare la malattia e la morte è qualcosa di inevitabile per gli uomini, è un’esperienza tragica e sofferta. In quest’ultimo periodo molti di noi hanno subito lutti terribili anche per il modo con cui ci sono state strappate le persone a noi care: siamo stati tenuti separati da loro, li abbiamo lasciati andare senza neppure un saluto, il conforto di uno sguardo, di un tocco delicato... Ma anche quando possiamo stare accanto ai nostri cari, la morte ci mette alla prova, ci costringe a guardarci dentro, per guardare avanti e in alto. Pensando a tutto ciò, ho scelto di proporvi un romanzo intenso ed intimo: è la lettera che Isabel Allende scrive alla figlia in coma per una grave malattia. L’autrice ha la speranza di mantenerla in vita, di legarla a sé attraverso i ricordi e per questo le racconta di sé, narrandole la storia della sua famiglia, perché, al suo risveglio, possa riappropriarsi della sua esistenza, visto che “vivere senza ricordi non è vivere”. Se però il suo destino sarà la morte, la accompagnerà fino ad un distacco che non sarà mai totale, perché la scrittura e la memoria le terranno sempre unite. In attesa della morte, amore e dolore si intrecciano nella vita che scorre lenta, prima nella stanza d’ospedale, poi a casa, dove Paula morirà circondata dai suoi cari. Un lungo anno, dal 6 dicembre 1991 al 6 dicembre 1992 dura questo “viaggio”. La Allende non può “distrarre la morte” più a lungo, come avrebbe voluto. Isabel Allende, Paula, Feltrinelli, pp. 326., euro 10,00 Laura B. Nel salutare gli affezionati a questa rubrica e gli amici del cineforum, augurandomi di trovarvi tutti in ottima salute, fondamentale in questi tempi, prima di lasciarvi alla scheda del film “Mio fratello rincorre i dinosauri” titolo che lo scorso 27 marzo avrebbe chiuso il cineforum di primavera 2020 con l’auspicata presenza dell’autore, il giovane salodiano Stefano Cipani, classe 1986, mi sembra importante sottolinearne alcuni invidiabili traguardi. Dopo l’eccellente accoglienza di critica e pubblico alle giornate degli autori all’ultimo festival del cinema di Venezia 2019, il film lo scorso 26 aprile si è aggiudicato il premio “EFA Young audience award”, premio promosso dalla European film accademia, praticamente oscar europeo dal film giovane conferitogli da una giuria di adolescenti tra i 12 e i 14 anni di 22 paesi europei. Non solo, lo scorso 8 maggio l’opera prima di Stefano Cipani, nell’ambito della serata dei premi “David di Donatello”, l’oscar italiano per eccellenza, ha ricevuto il premio “David giovani” votato da migliaia di giovani italiani di 17 e 18 anni. Un bel e promettente futuro. Auguri Stefano.

Mio fratello rincorre i dinosauri Mio fratello rincorre i dinosauri pubblicato nel 2016 è un bestseller autobiografico di Giacomo Mazzariol che racconta il suo rapporto con il fratello, una persona con la sindrome di down. Per il suo esordio nel lungometraggio, il salodiano Stefano Cipani, dopo la laurea in storia e critica del cinema a Bologna e il Master in regia a Los Angeles, ne dirige la versione cinematografica. È una storia di formazione e amore fraterno, vissuta da un adolescente che sin da piccolo aspettava un fratellino con cui giocare. Alla nascita lo vede subito diverso, gli dicono che è speciale e lui si convince che sia un supereroe. Crescendo il protagonista scopre che il piccolo è sì speciale, ma in maniera diversa, e inizia a vergognarsi dei comportamenti bizzarri del fratello, al punto da nasconderne l’esistenza agli amici e alla sua ragazza. Sceneggiato a quattro mani dallo stesso autore del libro e protagonista nella vita reale di questa storia, il film, come il romanzo, descrive un percorso di maturazione che attraversa il disagio adolescenziale segnato anche dal rapporto con il fratello disabile. Un film che parla di giovani e ai giovani, conservando la freschezza del testo originario. Regia: Stefano Cipani Interpreti: Alessandro Gassman, Isabella Ragonese, Francesco Gheghi, Rossy De Palma Origine: Italia - Durata: 112’ Walter S.


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ANAGRAFE PARROCCHIALE Parrocchia Madonna del Rosario - Badia

Defunti

Bontempi Guido di anni 91

Minini Lina di anni 103

Rolfi Francesco di anni 80

Gandelli Giancarlo di anni 78

Parolini Pietro di anni 89

Pavoni Vittorio di anni 89

Barucco Andrea di anni 88

Mazzolini Sergio di anni 64

Bersi Andreina di anni 88

Ferrini Pietro di anni 78

Frizza Roberto di anni 67

Franzoni Silvano di anni 70

Damioli Maria di anni 80

Gabossi Giuseppe di anni 65

Marini Lavinia di anni 86

Guerreschi Bonfiglio di anni 81

Facchetti Marco di anni 76

Copeta Cesare di anni 73

Maffetti Lucia di anni 85

Danieli Wanda di anni 90

Festa Angelo di anni 86

Viscardi Giovanni di anni 92

Biemmi Luigi di anni 94

Ronconi Elvira di anni 83

Fenotti Angela di anni 70

Pelò Maria di anni 97

Lorandi Rosa di anni 100

Valzelli Vittoria di anni 83

Bonazza Fausta di anni 78

Rozzini Adelina di anni 82

Guerreschi Eligio di anni 85


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ANAGRAFE PARROCCHIALE Parrocchia San Giuseppe Lavoratore - VIOLINO

Defunti

Pelosi Faustino di anni 88

Vitali Lino di anni 83

Bettoni Giulia di anni 87

Bresciani Mario di anni 82

Mariani Teresa di anni 98

Bettera Giacomo di anni 74

Bosieri Gabriele di anni 82

Natali Gabriele di anni 92

Pietrobelli Giulia di anni 86

Zanetti Maria di anni 88

Pelucchi Mario di anni 76

Bonetti Silvia di anni 89

Bettariga Silvestro di anni 92

Perrino Domenico di anni 85

Beccalossi Giovanni di anni 89

Di Stefano Maria Valentina di anni 95

Cinquetti Pasqua di anni 98

Pasotti Francesco di anni 94

Bertelli Rosa di anni 91

Brodini Carlo di anni 88

Rolfi Rita di anni 78

Maffeis Angela di anni 88 Mamma di don Giampaolo Marzi

ERRATA CORRIDGE Si comunica che in riferimento all’articolo apparso a pagina 17 del numero di febbraio la firma corretta è Grazia Sagonti Dioni.


Profile for Parrocchia  Badia

Dialogo e Famiglia - Giugno 2020  

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