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LUGLIO - AGOSTO 2017

ANNO 10, NUMERO 6

ECONOMIA INTERVISTA A MICHELE BAULI

SPETTACOLO Giuseppe Rainero in arte El Bifido

IL PERSONAGGIO A tu per tu con Mauro Corona

IL MIO

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SINDACO ALESSANDRA: "VI RACCONTO IL FEDE PRIVATO"


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Cercate ardentemente di scoprire a che cosa siete chiamati a fare, e poi mettetevi a farlo appassionatamente. Siate comunque sempre il meglio di qualsiasi cosa siate.

Martin Luther King

Luglio e Agosto 2017

EDITORIALE

Come se il mese di giugno non fosse stato già abbastanza caldo di suo, ci si è messa la politica, in particolare le elezioni amministrative 2017 del Comune di Verona, a rendere questo inizio d’estate ancora più rovente. Non ce ne vogliano gli abitanti dei Comuni della provincia, che magari hanno seguito con comprensibile distacco la gara elettorale veronese, ma l’appuntamento con la nomina del nuovo sindaco della città, dopo dieci anni di governo Tosi, ha rappresentato per molti un momento di grande partecipazione politica, mediatica e, per alcuni, addirittura emotiva. Nove i candidati che si sono presentati al primo appuntamento, quello dell’11 giugno; due, lo sappiamo, quelli arrivati al ballottaggio. Nella sfida, tutta di centrodestra, tra Patrizia Bisinella e Federico Sboarina, ha prevalso nettamente il secondo. Di lui, di Federico Sboarina, conosciuto da tutti come il “Fede”, vi abbiamo voluto tracciare un profilo in parte inedito, più famigliare, ricostruito attraverso aneddoti e racconti della moglie Alessandra, delle tre sorelle Anna, Alessandra e Stefania, di mamma Gabriella e di papà Ferruccio. Tutti stretti attorno all’avvocato quarantaseienne in questa lunga, intensa e faticosa maratona che l’ha portato a Palazzo Barbieri. Nel suo discorso di apertura in Sala Arazzi, dopo aver nominato la Giunta, il neosindaco ha dichiarato che l’obiettivo suo e della sua squadra è “Verona” e che lavorerà sodo assieme agli uomini e alle donne che sono al suo fianco per restituire alla città l’importanza e il prestigio che merita. A lui e al nuovo Consiglio un augurio di buon lavoro da parte nostra, auspicando al contempo un sano, costruttivo e leale confronto con i partiti e i consiglieri di opposizione nell’interresse esclusivo della città e dei veronesi. Anche noi di Pantheon Verona Network siamo tra quelli che hanno seguito da vicino la corsa elettorale. Abbiamo cercato di farlo con nuovi strumenti digitali, nuove modalità di interazione, sperimentazioni, per coinvolgervi sempre di più in quel processo di comunicazione che rende lo spettatore, attore e protagonista di un fatto, di un evento, all’interno una comunità virtuale o reale che sia. La nostra comunità - o community per usare un inglesismo - è quella dei “veronesi protagonisti”. Di coloro che di fronte alle difficoltà alzano la testa e guardano avanti, di coloro che di fronte a un problema cercano in tutti i modi una soluzione, di coloro che preferiscono regalare un sorriso che dispensare critiche. Stiamo lavorando duramente per migliorare il nostro servizio d’informazione. Da settembre ci saranno grandi novità. Noi vi invitiamo a seguirci sui nostri canali come state già facendo, in tanti. In televisione con TV7, sul giornale, sui social, sul sito internet e sui canali streaming. Una buona estate.

foto di Anna Mainenti


Registrazione Tribunale di Verona n.1792 del 5/4/2008 - Numero chiuso in redazione il 14/07/2017

INDICE 6 10 14 18 22 24 46 50 54 56 58 60

IN COPERTINA Ritratto (affettuoso) di un sindaco IN PRIMO PIANO Michele Bauli e la Verona che cresce IL PERSONAGGIO Mauro Corona: «Sì, sono un vanitoso» A TU PER TU El Bifido si svela FUTURO Ecovillaggio, non solo un’utopia DONNE Lina Chiaffoni, e Telethon nel cuore PERSONE Giacomo Mazzariol, lo youtuber sensibile TERRITORIO Degustibus, Storia di un food truck LIFESTYLE Bimbi in vacanza (niente paura) FOTOGRAFIA Sui balcani con Ana VIAGGI Il Giappone, in pillole MUSICA Cosimo, un tenore… di vita

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ANGOLO PET

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Bellezza al Naturale

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IN CUCINA CON NICOLE

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L'oroscopo alla nostra maniera

speciale montagna da pag 28

LUGLIO AGOSTO

il calendario spiegato a pag 76

ERRATA CORRIGE - A pagina 60 di Pantheon 81 (giugno 2017) non è stato precisato che Francesco Fiori è originario di Grezzana. ERRORI DA SEGNALARE? REDAZIONE@GIORNALEPANTHEON.IT

Direttore responsabile

M at t e o S c o l a r i

D I R E Z I O N E E D I T O R I A L E M i r ya m S c a n d o l a

Redazione e Collaboratori

R e d a z i o n e M at t e o S c o l a r i , M i r ya m S c a n d o l a , F l av i o B r u t t i MARCO MENINI, SARAH SALGARELLI, francesco barana H a n n o c o l l a b o r at o a l n u m e r o d i L U G L I O - A G O S T O 2 0 1 7 FRANCESCO BARANA, CARLO BATTISTELLA, VALENTINA BAZZANI, Matteo Bellamoli, fabio bertagnoli, Marta Bicego, CHIARA BONI, CLAUDIA BUCCOLA, michela canteri, Giorgia Castagna, federica lavarini, Marco Nicolis, Emanuele Pezzo, Erika Prandi, Nicole Scevaroli, Alessandra Scolari, Ingrid Sommacampagna, paola spolon, Giovanna Tondini, MARCO ZANONI, giulia zampieri, Mattia Zuanni. C o p e r t i n a F l av i o B r u t t i P r o g e t t o g r a f i c o F l av i o B r u t t i FOTO DI Copertina ANGELO SARTORI S o c i e tà e d i t r i c e I n f o Va l S . r . l . R e d a z i o n e V i a T o r r i c e l l i , 3 7 ( Z A I -V e r o n a ) - P. I va : 0 3 7 5 5 4 6 0 2 3 9 - t e l . 0 4 5 . 8 6 5 0 7 4 6 - fa x . 0 4 5 . 8 7 6 2 6 0 1 m a i l : r e d a z i o n e @ g i o r n a l e pa n t h e o n . i t - w e b : w w w.V E R O N A - PA N T H E O N .C O M - Fa c e b o o k : / Pa n t h e o n - T w i t t e r : @ pa n t h e o n v r ufficio commercialE: 045 8650746 STAMPATO DA: Rotopress International srl - Via Brecce – 60025 Loreto (AN) - Tel. 071 974751 Via E. Mattei, 106 – 40138 Bologna – Tel. 051 4592111

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IN COPERTINA Federico Sboarina

«MI SONO INNAMORATA DEL FE DE P ER Q UEL S U O M I X D I S FA C C I A TAGGINE E TIM IDEZZA» di Francesco Barana


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IN COPERTINA Federico Sboarina Il neosindaco Federico Sboarina le ha dedicato la vittoria. Con lei, stretta per mano, ha salito le scale di Palazzo Barbieri nel suo primo giorno con la fascia tricolore. Alessandra Canova racconta l’uomo che ha sposato due anni fa, il suo Federico.

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ON QUELLA FACCIA un po’ così, quell’espressione un po’ così… C’è un tocco di Paolo Conte a illuminare il ricordo: «Mi sono innamorata del Fede per quel suo mix di sfacciataggine e timidezza». Alessandra Canova, 40 anni, moglie del neosindaco Federico Sboarina, è una donna concreta e indipendente e sa che il fascino spesso si cela nei contrasti. Alessandra va a ritroso: «Ci siamo conosciuti in una vacanza con amici comuni dieci anni fa. Lui si dava da fare, era sempre al centro dell’attenzione, una personalità che emergeva. Mi colpì». Non che sia stato tutto facile, i grandi amori si nutrono spesso del sale del tormento: «Diciamo che il nostro rapporto è stata una lunga contrattazione (ride, ndr), alti e bassi, tira e molla, per tanti anni abbiamo fatto divertire molto i nostri amici. Poi ci siamo decisi e il 25 luglio del 2015, due anni fa esatti, ci siamo sposati e abbiamo trovato un bellissimo equilibrio». Ora è la prima a rendersi conto che molto cambierà, in particolare nella quotidianità: «In tutta questa storia la "sfigata" sono io (ride, ndr), ho sempre amato la normalità e sempre detestato la popolarità, la visibilità. Anche adesso con il Fede sindaco ho ricominciato la vita normale, il mio lavoro, tuttavia mi rendo conto che d’ora in avanti posso perderci, posso perdere la qualità del tempo con mio marito, ma ne guadagnerà la città». ALESSANDRA SPIEGA i motivi: «Vede, lui è una persona normale, perbene, onesta. Non ha il pelo sullo stomaco dei politici, questo mi rendo conto potrebbe rivelarsi un limite, per me è una virtù e credo soprattutto che diventerà anche la sua cifra pubblica, il suo punto di forza anche

da sindaco». Alessandra, in questi anni, ha vissuto da vicino, da confidente, tutto il percorso politico di suo marito, dall’emarginazione politica del 2012 alla conquista di Palazzo Barbieri del 26 giugno scorso: «In questi anni abbiamo parlato tanto, per ore, di questo suo sogno. Ricordo anche le tante cene qui a casa nostra con Polato, Padovani e Bertacco, i discorsi. Ci ho sempre creduto, perché lui è determinato al limite della testardaggine, è un testone (ride, ndr), se si mette in testa una cosa stia sicuro che la ottiene, questa è una delle cose che mi è sempre piaciuta di lui». Un percorso però tutt’altro che lineare: «Sì, ci sono stati dei tormenti, dei confronti, dei ripensamenti. Quando l’ipotesi ha cominciato davvero a farsi concreta lui ha cambiato atteggiamento. Lo vedevo un po’ combattuto, gli piaceva la normalità che si era conquistato, il lavoro da avvocato che andava bene, il nostro matrimonio, avevamo pure cominciato a viaggiare e guardi che convincerlo a uscire dalle mura di Verona non è stata impresa da poco (ride, ndr). Ci aveva preso gusto». Fino ai giorni intensi dell’investitura ufficiale: «Fine marzo, eravamo a Roma, dovevo sostenere un esame per il ministero Beni Culturali e lui mi aveva accompagnato. Ricordo che era sempre al telefono, ore al telefono, quelli erano momenti frenetici, ci rendevamo conto che stava succedendo qualcosa di importante». Alessandra ha il tocco della risoluta semplicità. Lei, il baluardo della realtà e della normalità dinanzi ai tentacoli autoreferenziali del binomio politica-potere: «Se il Fede cambierà? Non credo, lui è di pasta buona e se, come famiglia dovessimo accorgerci di qualche avvisaglia, glielo impediremo».


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IN COPERTINA Federico Sboarina

«IL NOSTRO LEADER BUONO»

di Francesco Barana francesco.barana@verona-pantheon.com

Così lo descrivono le persone che lo conoscono da sempre nella normalità quotidiana delle mura di casa. Le tre sorelle, il papà e, ovviamente, la mamma. Sboarina tra papà Ferruccio e mamma Gabriella e le sorelle Anna, Stefania e Alessandra

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'HO VISTO piangere il Fede cinque anni fa». Alessandra, 53 anni, insegnante di Lettere alle medie è la primogenita di casa Sboarina. Una famiglia numerosa e molto credente: papà Ferruccio, mamma Gabriella e 4 figli: Alessandra, Stefania, Anna e un unico maschio, il neosindaco di Verona Federico Sboarina, 46 anni, alias – per famigliari e intimi s’intende – semplicemente “il Fede”. Alessandra racconta quei giorni: «Il Fede aveva deciso per coerenza politica di chiudere con Tosi, allora fortissimo, e pagò la sua scelta con l'emarginazione politica. Ma da lì è ripartito tutto». In un luogo quasi iconoclastico per Sboarina: «La taverna di casa dei nostri genitori. In quella taverna da ragazzo il Fede invitava i compagni di scuola a studiare ed organizzava feste. In quella taverna con Polato, Bertacco e Padovani è nata Battiti». «MIO FIGLIO È caparbio» dice con soddisfazione papà Ferruccio, 82 anni, cugino e coetaneo di Gabriele Sboarina, “re Lele”, sindaco e uomo simbolo della Verona anni ’80: «A lui sono legatissimo, siamo stati compagni di banco alle elementari, medie e superiori, ma

con il suo potere non abbiamo mai avuto nulla a che fare. Per decenni ho fatto il semplice impiegato alla Usl, il ragioniere, moglie casalinga e quattro fogli da far crescere e studiare». Anna, la sorella minore, 43 anni, che cura gli affari legali per un istituto di credito, annuisce: «I nostri genitori non ci hanno fatto mancare niente, ma non è che i soldi abbondassero, abbiamo dovuto rimboccarci le maniche e Federico è quello che forse se le è rimboccate più di tutti, mantenendosi con lavoretti fino all’esame di avvocato». «Sì, a Natale si vestiva da Babbo Natale per racimolare qualcosa – sorride mamma Gabriella – e ricordo gli anni in fiera sotto cooperativa». Cuore di mamma, che racconta divertita un aneddoto: «Una volta, da ragazzino, sbagliò autobus e si perse, andammo a prenderlo in corso Cavour». Stefania, 50 anni, giornalista e sorella di mezzo, tratteggia il carattere del fratello: «È un leader. Ha la famiglia come punto di riferimento e i valori cristiani lo identificano. Forse è troppo sensibile, un buono, e vive le cose in modo viscerale. La sua sfida? Mantenere il più possibile una vita normale».


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IN PRIMO PIANO Michele Bauli

V E R O N A?

di Matteo Scolari

« C R O C E V I A D I O P P O R T U N I TÀ » L’imprenditore scaligero, presidente di Confindustria Verona, commenta positivamente i dati del primo trimestre relativi alla produzione industriale della nostra città. Definisce strategica la posizione di Verona e stimolante il piano 4.0 avviato dal Governo.

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N +2,1% NEL PRIMO trimestre 2017 – dato fornito dal centro studi di Confindustria Verona - conferma il trend positivo che vede la produzione industriale scaligera registrare segno positivo da quasi quattro anni a questa parte, ovvero da quel terzo trimestre del 2013 quando un piccolo, ma significativo, +0,36% invertì, senza mai tornare indietro, il segno negativo. Anche le previsioni per il secondo trimestre sono positive: si parla di una crescita dell’1,35% sulla produzione, di un +1,03% sugli ordini Italia (+0,50 estero) e di un +0,47 per quanto riguarda l’occupazione. Soddisfatto di questo trend Michele Bauli, presidente di Confindustria Verona dal gennaio scorso. Presidente, numeri con segno “più”. Uno scenario incoraggiante. Siamo in un periodo positivo, è vero. Da un lato penso sia il frutto degli investimenti che sono stati fatti negli ultimi mesi, o addirittura anni, dalle aziende veronesi – 3 miliardi quelli previsti nel 2017 -, dall’altro siamo di fronte a una ripresa, seppur timida, ma tangibile, delle attività economiche e dei consumi.

Verona registra una crescita dal secondo semestre del 2013: siamo un’isola felice o siamo particolarmente bravi nelle vesti di imprenditori? Non siamo un’isola felice, diciamo che abbiamo lavorato, e stiamo lavorando, per esserlo. Verona è fortunata perché geograficamente si trova in un punto di snodo strategico e importante, e poi gli imprenditori scaligeri hanno lavorato sodo in questi anni. Il fatto che nella nostra città ci siano tanti settori economici, che ci sia eterogeneità dei comparti e diversificazione produttiva, fa sì che si riesca a rispondere in maniera più solida ai momenti di crisi. Poi a Verona abbiamo tante multinazionali che ci permettono di avere una visione internazionale e una managerialità di ottimo livello. Sono passati sei mesi dall’incarico di presidente di Confindustria: un suo primo bilancio? Un’esperienza bellissima perché ho la possi-

Michele Bauli

bilità di essere a stretto contatto con aziende e imprenditori e il confronto mi arricchisce molto. Poi scopro in prima persona che Confindustria fa veramente tanto per le imprese. Lei ha più volte definito che Verona ha bisogno di guardare lontano, cosa intende? La nostra città ha delle grandi potenzialità, deve cercare di sfruttarle. A partire proprio dalla capacità dei nostri imprenditori, della posizione geografica in cui si trova, dalle caratteristiche di cui parlavo pocanzi. Crisi: tutta colpa della globalizzazione o è mancata in questi anni una pianificazione o un serio progetto di politica industriale? Le crisi vanno e vengono, sono cicliche. È vero che ci sono cicli che picchiano di più e cicli che picchiano di meno, ma questo dipende anche dal fatto che una nazione sia più o meno preparata


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a parare il colpo. Erano trent’anni che in Italia non si prendeva in mano seriamente una politica industriale. Il 4.0 può essere una buona risposta. Ma il 4.0 è sufficiente a dare una spinta per uscire dalle acque cattive? Il 4.0 è uno stimolo per le aziende. Un incentivo per investire di più e per investire nella direzione corretta. Investire nelle tecnologie, spesso significa stare al passo. Poi chiaro, ci sono tante altre cose da fare: prima fra tutte alleggerire il peso di uno Stato molto presente, a volte pesante, che condiziona in negativo la capacità delle aziende di correre. A mio avviso bisognerebbe dettare le norme, farle rispettare, ma lasciare che sia il mercato a fare il suo corso all’interno di uno scenario con regole chiare. In Italia abbiamo troppa burocrazia e un peso fiscale elevato. Lei è ottimista o pessimista? Sono assolutamente ottimista. Abbiamo grandi possibilità e sono sicuro che riusciremo a sfruttarle perché vedo che tutte le persone coinvolte nei processi economici hanno capacità e rinnovata voglia di fare. Una speranza o un augurio da mandare al neosindaco Sboarina e alla nuova Giunta? Innanzitutto le mie congratulazioni per l’esito elettorale e un in bocca al lupo. In secondo luogo mi piacerebbe che il sindaco Sboarina e la sua

squadra di governo riuscissero a pianificare e a progettare la crescita di questa città con una visione di lungo periodo, in modo tale da far uscire tutto l’enorme potenziale che Verona possiede. Il sindaco potrà contare anche sull’apporto di Confindustria? Assolutamente sì, può contare su Confindustria come credo possa contare su tutte le altre associazione di categoria del territorio. Come si immagina la Verona dei prossimi anni, come la sogna? Dal punto di vista economico vorrei vedere una città capace di attirare nuove aziende e in grado di facilitare la quotidianità di quelle esistenti. Dal punto di vista culturale, mi piacerebbe che aumentasse il valore dell’offerta. Il livello è già elevato e lo si è visto con l’ultima stagione lirica. Forse maggiore consapevolezza dei propri mezzi? Ogni volta che viene proposto qualcosa di valore la città risponde molto bene. Penso, ad esempio, a quanto è stato bello il Nabucco quest’anno, penso alla proposta del Teatro Romano e a mille altre chicche che abbiamo in città... continuiamo in questa direzione e arriveranno sempre più riscontri e risposte positive.

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VERONA NETWORK Il focus del mese

LE S SINIA: ME NO BU R O CRAZI A PIÙ AT T E NZ IONE AL TU R I SMO

di Redazione

Appello unanime dei sindaci di Bosco, Grezzana, Cerro, Badia, Velo e dei consiglieri di Roverè ed Erbezzo intervenuti lo scorso 15 giugno a Bosco Chiesanuova. Gli amministratori chiedono uno snellimento della burocrazia che paralizza un sistema già segnato dal patto di stabilità. Turismo e “rete” le armi per ripartire, guardano alle eccellenze di casa: premiato lo speleologo Francesco Sauro.

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TRADE E VISIONI CONVERGENTI tra i sindaci e gli amministratori della Lessinia che, lo scorso 15 giugno, hanno risposto alla chiamata dell’Associazione Verona Network, intervenendo all’incontro dal titolo “Lessinia, Territorio e Ambiente. La Lessinia chiama, Verona risponde” che si è tenuto nella Sala Olimpica del Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova. Tutti concordi nel ribadire che le difficoltà per i piccoli Comuni siano tante, specie quelli di montagna dove il territorio è meno omogeneo rispetto a quelli di pianura. Difficoltà accentuate anche da un apparato burocratico che rallenta enormemente il tentativo di dare risposte rapide ai cittadini e che si aggiunge a un patto di stabilità che, negli ultimi anni, ha paralizzato molte amministrazioni locali. Un vero e proprio appello degli amministratori, dunque, quello rivolto all’On. Diego Zardini, deputato del PD, e rappresentante del Governo in carica, anch’egli presente a Bosco, affinché possano essere tenute in considerazioni a Roma le «istanze di semplificazione del bilancio dei Comuni sotto i 5mila abitanti», come richiesto e portato avanti in consiglio comunale dal sindaco di “casa” Claudio Melotti. Appello indirizzato anche alla Regione Veneto, assente dal tavolo istituzionale di Bosco, e alla Provincia di Verona rappresentata in sala dal neoconsigliere Stefano Marcolini. Tra i temi principali trattati quello della fu-

Sindaci e amministratori al convegno di Bosco Chiesanuova

Zanini, Anselmi, Melotti, Marcolini

sione dei Comuni e del potenziale turistico ancora ampiamente inespresso sul territorio montano veronese. Sul primo punto, importante l’aggiornamento della sindaca di Cerro Veronese Nadia Maschi che ha presentato una bozza dello studio di fattibilità per arrivare, a breve, al referendum per la fusione con il Comune di Bosco Chiesanuova, non prima di aver iniziato un percorso di maggiore sensibilizzazione con i cittadini di entrambi i comuni. SUL SECONDO PUNTO, già noti e pur sempre allarmanti i dati forniti dalla Camera di Commercio, illustrati per l’occasione dal direttore operativo di Verona Network Germano Zanini: sui 4,5 milioni di arrivi e gli oltre 16,5 milioni di presenze a Verona e provincia, poco più

On. Zardini


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Varalta, Roso, Maschi, Alberti, Anselmi, Menegazzi

dell’1,5% passa dalla Lessinia. Secondo il presidente del GAL Baldo Lessinia, Ermanno Anselmi, è necessario insistere sul concetto di rete per creare una cultura e un'etica dell'accoglienza turistica, dello sviluppo. La Lessinia sente davvero il desiderio di cambiare le cose? Questo l'interrogativo provocatorio di Anselmi che ha invitato a lavorare sulla volontà delle persone che vivono in questi luoghi per riuscire a diversificare, innovare

e creare processi di attrazione, di "appeal" anche sul territorio montano. Presenti in Sala Olimpica oltre alle persone già citate in precedenza anche i sindaci di Grezzana, Arturo Alberti, di Velo Veronese, Mario Varalta, di Badia Calavena, Emanuele Anselmi e i consiglieri di Erbezzo, Giuliano Menegazzi e di Roverè, Massimiliano Roso.

PREMIO VERONA NETWORK Francesco Sauro

Durante la serata è stato consegnato un premio speciale allo speleologo e geologo di fama mondiale Francesco Sauro, recentemente incoronato dalla rivista TIME come uno dei dieci giovani “influencer” al mondo più importanti per le nuove generazioni. Sauro è intervenuto sul tema del "patrimonio sotterraneo della Lessinia", in particolare sul Covolo di Camposilvano e dell'abisso carsico chiamato la Spluga della Preta. Fondamentale, per Sauro, iniziare a investire anche su questo tipo di risorse naturali per rilanciare l’immagine turistica della Lessinia. Durante il convegno sono state ricordate anche le figure di Attilio Benetti e del geologo, recentemente scomparso, Franco Gandini.

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IL PERSONAGGIO Mauro Corona

«SÌ, SONO UN

VANITOSO»

miryam.scandola@verona-pantheon.com @miryamscandola

di Miryam Scandola

Forse ha visto troppe aurore. O, forse, gli hanno fatto troppe domande. Corona aveva smesso con la bottiglia, ora ha ripreso. Ormai «sono un alcolista nemmeno più anonimo». I suoi amori nascono all'aperto, «se gli occhi di una donna brillano quando vede un bosco, allora la posso portare tra le mie lenzuola». Togliere - poco importa cosa - è il suo imperativo. Un mantra un tantino usurato che gli rimprovera pure Maurizio Crozza. «Ma lui mi vuole bene». Nel bicchiere birra o vino «non datemi il prosecco è roba da prima comunione, acqua minerale un po’ deviata».

A

ppare stanca la sua cantilena di provocazioni. Le rispolvera quasi identiche a quelle che ripete in tv. Le dice e poi aspetta, guarda famelico la reazione di un pubblico, piccolo o grande che sia. Stessa bandana, stesso sguardo, stesse battute che l'hanno fatto diventare l'icona della ruvidezza, con il suo perpetuo consenso. Mauro Corona ai tempi de Le voci del bosco diceva che avrebbe voluto essere un maggiociondolo, l'elegante albero che vale cento faggi, capace di conservare la dignità anche nell'invecchiare, il solo che «non ha bisogno di affetti né li vuole». Ma, per sua stessa ammissione, gli è toccata una vita diversa, quella del carpino «il duro dei duri», la pianta più torturata dell’intero bosco, che nasconde nelle ferite del legno «un dolore antico e impenetrabile». Ha aperto 300 vie di scalata, allestito mostre per la sua scultura, riempito le librerie con una scrittura stampata e ristampata in milioni di copie. Ha soddisfatto persino la nostra fame di grottesco con le sue dichiarazioni estreme che tengono dentro le pratiche di un'igiene creativa, traducibile a malapena in una doccia al mese e quella sua personalissima santificazione del tradimento coniugale. «Ci si capì con uno sguardo» dice dell'incontro con la moglie, citata nei discorsi solo per negarla, donna tradita nelle frasi - nella vita chissà - qualche migliaio di volte. «La fedeltà ve la regalo» ripete il Corona personaggio ad ogni piè -e discorso - sospinto. L'amore? «Bah, dovrebbe essere simile al silenzio». Sarà perché è a Verona, ospite della rassegna Sorsi d’Autore della Fondazione Aida, ma per tutta l'intervista tiene un bicchiere di vino vicino. Non mette punti ai suoi discorsi, li ferma solo bevendo. «Sono ricaduto nell'alcolismo, perché morire astemio sarebbe come accordare un vantaggio sleale alla morte». Era il 2012

Mauro Corona

quando dal salotto di La7, Corona confidava a Daria Bignardi che aveva smesso perché «è una fuga sbagliata dal dolore» in fondo «certi vini contraffati, che arrivano solo da noi a Erto, hanno ucciso più gente che la diga del Vajont». In quell’occasione, aveva detto di essere stanco: aveva ceduto abbastanza di se stesso alla voracità mondana. Ma non ha smesso con i libri, non l'ha fatta finita con le ospitate televisive. «Sono un vanitoso», così calcia via le definizioni degli altri. Afflitto dalla giostra della notorietà che alza sempre di più la posta e dunque la caratura dei suoi, talvolta assurdi, epigrammi, sembra, in alcuni sguardi, lasciar vedere, per un attimo, quella «forza esausta» che attribuisce, invece, alla nostra epoca.


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A sinistra il vero Corona, a destra l'imitazione di Crozza

Un appartato e, addirittura, un timido… Fa caldino qui, bisognerebbe aprire spazi (si sventola un po’ la maglietta per allontanare l’afa della stanza, ndr). Dov’eravamo? Ah sì, certo che sono timido, incerto, indeciso, impaurito, titubante. Solo gli imbecilli non sono timidi. Ma una persona leggermente intelligente si lascia arrossire. Anche perché la timidezza fa provare le emozioni dieci volte più potenti.

Una volta ha detto che ha paura di morire frainteso. È ancora così? Faccio da anni il comico con una certa serietà. Ma sono talmente azzoppato dalla mia vanità che finisco sempre per essere uno sconfitto. Ad esempio, ho appena scritto un libro buono che vende ma non mi basta: vorrei il Nobel. Il fallimento è inversamente proporzionale a quello che desideri. Quindi mi presto a questa recita, una finzione molto leale. A volte mi pesa, perché io sarei, per natura, un appartato.

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Forse, troppo potenti per lei che si è definito un “alcolizzato per timidezza”? Una volta bevevo “petrolio”. Quella droga dei poveri che ha devastato anche mio padre e mia madre. Ho detto basta il 27 agosto di 5 anni e mezzo fa e non ho più toccato una goccia. Ma poi mi è venuta nostalgia delle bevute. Nella mia bocca sta bene soprattutto il vino e la birra scura, anche se i 12 gradi adesso mi sembrano acqua minerale. Ci vado cauto, perché so che è una ricaduta e la voglio gestire. Ha bevuto, scolpito, scalato, scritto. Una volta ha detto che ha fatto tutte queste cose per non spararsi. È così? Io non sono l’intellettualino con la “r” moscia: ho vissuto gli stadi dalla miseria, uno per uno. Scalare, scolpire e scrivere è alla fine dei conti la stessa roba. Un modo per to-

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IL PERSONAGGIO Mauro Corona «I miei amori, prima di metterli in orizzontale, li sottopongo alla prova del verticale»

gliere. Se sei sulla parete e trovi un passaggio difficile nella roccia devi leggerla, eliminare movimenti, non aggiungerli, sennò cadi. La scultura e la scrittura? Anche lì, bisogna togliere per vedere. Vedere cosa? Che alla fine si può vivere con poco. Addirittura con quasi niente, come il titolo del suo ultimo libro. Un omaggio all'amico Rigoni Stern… «È tutto niente» ha detto Mario alla moglie Anna sul letto di morte. Io e Luigi Maieron (“Quasi niente”, Chiarelettere 2017, è il primo esperimento scritto a quattro mani di Corona, ndr) ci siamo messi a chiacchierare su questo nulla. Le necessità della vita sarebbero poche, ma ormai siamo diventati tutti eroinomani di oggetti. Bisogna semplificare la vita, non complicarla con tutti questi patrimoni di cose da difendere. A cosa lei non può rinunciare? Un buon bicchiere di vino, come quello di stasera. Ma mi andava bene anche uno dozzinale, preso al supermarket. Non voglio viziarmi, devo aver bisogno, così riesco ad apprezzare. Un principio che si potrebbe applicare a tutto. Anche alla montagna. Io non colleziono cime, posso stare mesi senza scalare. Mi fanno ridere gli amici che si fanno belli per novanta salite in un anno. Io ne posso fare anche solo una, ma buona.

È così selettivo anche in amore? Amare è una roba seria che quasi nessuno sa praticare. Io ho avute amarezze a non finire. Oggi permetto solo che mi si dica “tentiamo”, sono troppo facili da dire i “ti amo”. Non sono mai stato un uomo di corteggiamenti, vado per le spicce, non ti pago la pizza per nove mesi per far quello che posso fare subito. Poi ti voglio bene, se è il caso. Anche perché io, i miei amori, prima di metterli in orizzontale, li sottopongo alla prova del verticale. Che vuol dire? Io, una donna, prima la faccio venire in montagna. Se gli occhi le brillano quando vede un bel bosco, allora la posso portare tra le mie lenzuola. E così che iniziò con sua moglie? Io e lei ci si capì con uno sguardo. Ammette da anni di esserle assolutamente infedele… Sono un traditore nato, ma non perché sono un bastardo. È che non voglio sprecare il mio tempo. L’altro giorno parlavo con un operaio, cinquantenne, qualche figlio da mantenere. Una settimana dopo è andato all’autogrill ed è rimasto fulminato da un infarto. Nel campionario delle persone che ha perso c’è qualcuno che le manca più degli altri? Celio, uno dei miei maestri. Un uomo con una testa sopraffina, così rassegnato alla sconfitta da non fare più baruffe. Mio padre proibiva, lui, bracconiere, gran bevitore, filosofo, insegnava. Un filosofastro che mi ha spiegato le donne, il sesso. Faceva parte di quel blocco di gente straordinaria che parlava guardando. Ricordo una volta. Avevo nove anni e nessuno quel giorno poteva accompagnarmi a camosci nel bosco. «Vai da solo così impari meglio», mi disse. «C’è un’unica cosa che va fatta in due, tutto il resto puoi sempre farlo da solo». Lei, signorina (dimentica il bicchiere per un attimo e mi indica, ndr) ha gli occhi svegli, sa cosa intendo.


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A TU PER TU con Giuseppe Rainero

IL MIO ALTER EGO EL BIFIDO

di Francesco Barana francesco.barana@verona-pantheon.com

«Mi hanno messo su un palco a 10 anni, al grest, uno spettacolino che ripensandoci adesso aveva delle trovate alla Mel Brooks, senza sapere allora chi fosse Mel Brooks».

«Ero già un clown da bambino, imitavo la maestra, o qualche compagno che parlava strano. Poi mi hanno messo sul palco...»

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iuseppe Rainero, 50 anni, in arte e per tutti Beppe Bifido dal nome del suo alter-ego artistico più popolare, ama giocare sul filo del paradosso. Mattatore in scena nei cabaret dei locali veronesi, a Radio Verona e Telearena. Immagine da focolare domestico nella vita di tutti giorni: «A volte mi dicono che sembro serio, ma sono semplicemente normale, forse la gente si aspetta che sia sempre El Bifido». Un uomo per cui non è stato tutto in discesa: «Nel 2009 mi sono ritrovato disoccupato dopo una vita da grafico pubblicitario, fino al 2012 sono an-

dato avanti con contratti a tempo determinato, poi le cose sul piano artistico finalmente si sono messe bene e la mia passione è diventata un lavoro, alla soglia quasi dei 50 anni». Un filo di nostalgia nel raccontarsi: «Ero già un clown da bambino, imitavo la maestra, o qualche compagno che parlava strano. Poi mi hanno messo sul palco...». Un affare tutto in famiglia: «Grest di San Bernardino, 1977, ho 10 anni, mio fratello e mia sorella scrivono per me una commedia comica-demenziale, Lo Gnomo, e vista la mia non altezza avrei capito che sarei stato io quello gnomo».


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ndr). A modo molto suo è entrato negli annali del punk... (risata) Sì, ma la cosa più buffa in realtà è un'altra. Anni fa un giornalista piuttosto “distratto” in fatto di musica, non ricordo chi, in un articolo mi presentò come l'ex cantante dei Ramones (risata).

Ma il primo amore di Rainero è la musica: «A San Bernadino a fine anni '70 era un pullulare di punk e reggae, così noi mettemmo su Le Scoresine. Fingevamo di suonare sopra alle basi di uno scalcagnato registratore: sulle note dei Clash e dei Ramones cantavo testi demenziali in dialetto veronese». Tutto tremendamente scanzonato, anzi no: «Qualcuno recentemente ci ha preso sul serio. Claudio Pescetelli, giornalista romano, nel suo libro Lo Stivale Marcio ci ha indicati come la più giovane punk band di tutti i tempi...» (risata,

Lei è famoso come comico, ma nasce con la musica. Dopo Le Scoresine ha cominciato presto a far sul serio... Sì, a 12 anni formammo i Nuclear Waste e qui suonavamo davvero, ma la svolta è nell'ottobre del 1984: nascono i Niù Tennici, genere reggae-raggamuffin con influenze ska, cabareggae (cabaret e reggae, ndr) sempre in dialetto, ma questa volta pezzi nostri e con spessore musicale. Abbiamo anticipato i Pitura Freska, che poi avrebbero fatto successo con il reggae in veneziano. Con i Pitura siamo amici e abbiamo suonato diverse volte, con alcuni di loro la prima già nel 1985 al K2, ma si chiamavano Puff Bong e cantavano in inglese… Con i Niù Tennici avete caratterizzato la scena musicale veronese e non solo negli anni '80 e '90... Maggio’85, il nostro primo concerto al Verona Rock di Giò Zampieri, suonammo subito

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A TU PER TU con Giuseppe Rainero dopo quelli che poi sarebbero diventati i Litfiba. Nel 1990 il primo album “Affitta una Ferrari” che fece successo. Fummo inseriti in una compilation molto venduta, “Fiki Fiki" e in Riviera eravamo tra i più ascoltati nelle spiagge nell'estate del '92. In quel periodo suonavamo un po' in tutta Italia: a Milano e Torino, a Roma partecipammo a un concerto contro la mafia con gli Articolo 31 e Frankie NRG, suonammo anche in alcune manifestazioni con i Casino Royale e gli Africa Unite. Fino al sud, a Pozzuoli, nonostante i vostri testi in dialetto. Temevamo ci tirassero dietro di tutto e invece fummo apprezzati, per fortuna la musica non è il calcio. Il calcio, altro suo grande amore. Tifosissimo dell'Hellas e per anni abbonato, fino a quando nel 2014 non mi ha chiamato Telearena per ‘Diretta Gialloblu’. Calcio, Hellas e comicità: si sente l'erede di Puliero? Essere accostato a lui mi fa piacere, l'ho seguito tanti anni soprattutto a teatro, ci sono delle similitudini, ma anche delle profonde differenze: lui ha uno spessore più alto, è un uomo di cultura, attore di teatro, professore di Lettere, io sono uno più da bar, parlo più il linguaggio dei butei. Ci siamo conosciuti e c'è stima reciproca. Lascia i Niù Tennici nel 2014, nel frattempo negli anni '90 aveva cominciato la sua seconda vita artistica, la radio. E a metà anni '90 proprio in radio nasce El Bifido... Sì, a Rete 2000 tra il '95 e '98 nel programma di Toni Franchi, uno dei grandi innovatori della radio veronese, facevo le incursioni telefoniche sulle notizie stravaganti che lui leggeva. Era venuta fuori questa cosa del bifidus nello yogurt che regolava l'intestino,

LE SC O R E SI N E I N A Z I ONE

adesso pare una cosa normale ma all'epoca faceva ridere, e io cominciai a chiamare Toni a sorpresa dicendo “sono el bifido” e improvvisando degli sketch. In seguito facemmo un programma comico con i Niù Tennici, TecnicoBay. Nel 2007 il grande salto a Radio Verona con ‘Gol de Ponta’, all’inizio sempre con Toni Franchi, poi con Pippo Rando e ora Nicolò Brenzoni. Mentre nel 2009 comincia la sua terza vita, quella delle cene cabaret. El Bifido diventa una star locale... Il primo a lanciarmi nel puro cabaret in realtà fu nel 2003 Paolo Nogara proprietario allora del Don't Worry, ma poi la cosa si fermò lì per mia mancanza di tempo. Nel 2009 invece avevo appena perso il lavoro e dopo uno spettacolo a Grezzana, Giovanni Birtele, un ristoratore, assieme all’amico Davide Cottini mi proposero di fare degli spettacoli nei loro locali. Da lì le cene cabaret, che si sono via via moltiplicate e proseguono tutt'oggi alternando i monologhi a serate musico/cabaret con la Larry Band. Non soffre di sdoppiamento di personalità con il suo celebre alterego? No, anche se capita che la gente quando mi incontra si aspetta El Bifido e qualcuno mi chiede una foto e io, per nascondere un po’ di imbarazzo, rispondo “vabbé dame el telefono che te la fo a ti”. Non mi sento un vip e faccio di tutto per non passare come quello che se la tira. A quali grandi si ispira? Più che ispirarmi sono cresciuto guardando Alberto Sordi, Raimondo Vianello, Paolo Panelli. Enzo Jannacci e Cochi e Renato. Quando li guardavo da piccolo dicevo: «Fare ridere deve essere una bella sensazione». L'incontro che le ha cambiato la vita? Quello del 13 maggio 2001: è nata mia figlia Matilda.


FESTA GRANDE SANTA VIOLA S

dal 1972 SOLIDARIETÀ / ANIMAZIONE / RISTORAZIONE / SPETTACOLO

F E S TA G R A N D E

Santa Viola

dal 12 al 21

Agosto 2017

Vi aspettiamo numerosi!!! 10 Giorni di Grande Spettacolo per la 43° edizione! 01

12 AGOSTO

GIORNATA DELL’ALPINO E FESTA INSUPERABILE

GIOVEDÌ

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Prima Pagina Live. A seguire: Radio Studio Più DTM 90 con Walter Master e G. Fanelli

DOMENICA

02

Ostetrika Gamberini Live con Timothy Cavicchini. A seguire: Guastafestival Live

13 AGOSTO

SANTA VIOLA MOTOR SHOW Raduno Auto 4x4, Auto Tuning e Raduno Moto

VENERDÌ

07

Joyland presenta: BadBoys - Spettacolo Dance-Rock - Stefano Mattara e Luca Menti

LUNEDÌ

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Con sfilata dei trattori e rinfresco

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Giornata interamente dedicata ai bambini

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05

Giochi ed intrattenimento per le casalinghe Berfis + Corte degli Angeli = Manita Reggaeton con Loira Linda

20 AGOSTO

GIORNATA DELL’ARTISTA Esposizione di opere d’arte Stargate sotto le stelle DJ Yano summer tour 2017

16 AGOSTO

FESTA DELLA CASALINGA

Gli anni 90 come non li avete mai visti!

DOMENICA

Tributo Italiano Dagli anni ‘60 ad oggi Marzadro HOUSE Party con Joker Event

MERCOLEDÌ

19 AGOSTO

LA NOTTE VIOLA ‘90 Wonderland Ondata di musica e spettacolo anni 90

15 AGOSTO

BIMBO VIOLA

Con i DJ che ne hanno scritto la storia

SABATO

Dorian Gray Summer Tour Ramon Ramonito, Voice Cire

MARTEDÌ

18 AGOSTO

ALTER EGO MUSIC HISTORY Alterego Music History 1990 - 2008 Dionigi - Martini - Morrison - Gucci

14 AGOSTO

FESTA DEL CONTADINO - ONE NIGHT

17 AGOSTO

SANTA VIOLA ROCKS!

LUNEDÌ

10

21 AGOSTO

GRAN FINALE Spettacolo pirotecnico Kyra’s Band Live Music Band

Gli eventi elencati sono suscettibili di variazioni. Controlla gli aggiornamenti su www.santaviola.com

www.santaviola.com

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Concept & Design: albertocipriani.it + foresthand.com

SABATO


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LIFESTYLE Solidarietà

ECOVILLAGGIO,

COME SI REALIZZA UNA PICCOLA UTOPIA

matteo.bellamoli@verona-pantheon.com @MatteoBellamoli

di Matteo Bellamoli

Mattia Cacciatori ha abbandonato la vita da fotoreporter per tornare alle origini e ricominciare. Si chiama Cascina Albaterra il progetto di realizzare un ecovillaggio che sta oggi prendendo forma passo dopo passo come una pianta dal suo seme, sulle colline di Soave.

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Mattia Cacciatori

ornare alla terra per riscoprirne il valore, l’amore e la semplicità. Parte da questi profondi presupposti il progetto “Cascina Albaterra”, un ecovillaggio che sta nascendo a Fittà di Soave, sulle colline di Castelcerino, grazie al sogno di Mattia Cacciatori, fotoreporter internazionale che oggi ha deciso di dedicarsi al ritmo genuino e sincero della terra. Lo abbiamo incontrato per conoscere da vicino questa esperienza, unica a Verona. Mattia, da fotoreporter impegnato in viaggio per il mondo a pastore sulle colline di Soave. Cosa l’ha spinto a fare un cambiamento così radicale? Negli anni in cui ho viaggiato, ho compreso che la mia via era quella di una vita molto più semplice e molto più legata alla terra. Vedere il costante sfruttamento che subiscono altre persone per produrre quello di cui necessita la piccola parte ricca del mondo, come petrolio, plastica, energia, diamanti, ma anche tutta la frutta che arriva dal Sud America, il tè, il cacao mi faceva sentire il peso del mio vivere. Ho compreso di non voler più far parte di questo sistema e così ho iniziato a ripensare la mia vita, allontanandomi il più possibile dal paradigma dello sfruttamento per prendermi cura di me stesso e, soprattutto, di tutto quello che mi circonda. Perché ha scelto proprio le colline di Soave? Due anni e mezzo fa ho conosciuto la realtà dell’Associazione “Sulle orme”, dove al momento vivo e lavoro, anche se con un concetto di occupazione completamente diverso da quello che siamo abituati a considerare. Siamo un’associazione laica dove ognuno segue lo spirito che vuole seguire e cinque anni fa è stata creata una co-

operativa attraverso la quale cerchiamo di dare lavoro alle persone più svantaggiate. Viviamo con i ritmi della terra, produciamo marmellate e olio provando ad essere autosufficienti. Come nasce l’idea di Cascina Albaterra? Mentre ero nei boschi di Castelcerino ho avuto un fortuito incontro con Alberto Coffele, proprietario dell’omonima cantina, che da anni produce vini biologici. Abbiamo chiacchierato a lungo e trovato un’unione di intenti. Ho iniziato a fare il pastore per lui, pulendo vigneti e scarpate, producendo formaggio e latte. Da qui è nata l’idea di creare un ecovillaggio, sui terreni di Coffele, che si è offerto di mettere a disposizione la superficie per costruire. Per ora abbiamo capre, pecore, un orto sinergico, galline e ci produciamo carne, lana, latte, formaggio e uova. Il progetto dell’ecovillaggio ha preso forma e ora, con la provvidenza, puntiamo a realizzarlo.

«Abbiamo in programma corsi sulle erbe officinali, sulla fotografia in natura, sulla produzione di vestiti naturali, musicoterapia, onoterapia e molto altro ancora»

I VOLTI DI CASCINA ALBATERRA Cascina Albaterra coinvolge oggi una decina di persone che ci credono e ci stanno mettendo tutta la loro spinta emotiva e creativa. Oltre a Mattia il gruppo conta anche Alberto Coffele, Simonetta Guadin, Don Paolo Pasetto, parroco di Marcellise e fondatore della Comunità “Sulle Orme”, Chiara Coffele, Davide Zuanazzi, Giulia Zanetti e Serena Abagnato. Tutte le informazioni sul sito www.cascinaalbaterra.it


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IL TAGLIO DEL NASTRO L’inaugurazione di Cascina Abaterra è in programma per il 30 luglio, dalle ore 10, in via Libertà 53 a Castelcerino di Soave. Dalla meditazione in vigna all’Acroyoga passando per inedite infarinature di asinoterapia e, perché no, pure qualche dritta di apicoltura. La condivisione è la parola d’ordine della giornata che, neanche a dirlo, è a ingresso libero.

Italiana Villaggi Ecologici) e WWOOF WorldWide Opportunities on Organic Farms. Grazie a quest’ultima abbiamo la possibilità di offrire ai ragazzi di tutto il mondo l’opportunità di fare esperienza da noi per imparare il lavoro dei campi, della terra e della natura in un ambiente armonico.

Un progetto come questo troverà sicuramente l’interesse e l’affetto delle persone di queste zone e non solo. Come possono sentirsi coinvolti nella realtà della Cascina? Per coinvolgere il territorio abbiamo iniziato da poco con una serie di laboratori ed eventi. Abbiamo in programma corsi sulle erbe officinali, sulla fotografia in natura, sulla produzione di vestiti naturali, musicoterapia, onoterapia e molto altro ancora. Ma Cascina Albaterra, pur essendo un ecovillaggio in costruzione, è già inserita in due grandi realtà: RIVE (Rete

Quello che sta nascendo con Cascina Albaterra è sicuramente un suo sogno ma cosa la spinge a credere davvero a questa nuova vita? Vorrei essere parte di questo mondo e non di rifuggirlo. Ho deciso di stare tra la gente, perché nella collaborazione e nello scambio interpersonale vivono la speranza e il cuore della società. Vorremmo poter ospitare un’oasi felice dove poter coltivare, coltivarsi, amare ed amarsi. Sì, credo nelle utopie e spero che un giorno, non troppo lontano, Cascina Albaterra sia uno dei punti di una grande rete, un ecovillaggio diffuso che viva di reciprocità: chi farà il pane, chi raccoglierà erbe, chi farà il miele, poco importa: tutti condivideranno il frutto del proprio lavoro con gli altri. Sogno un interscambio vivo che faccia apprezzare la fatica e il lavoro di tutti i giorni nella condivisione.


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FUTURO Donne

PERCHÉ LA SCIENZA È UN MODO DI SPERARE

di Valentina Bazzani

Lina Marazzi Chiaffoni è una delle persone che hanno fatto la storia dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare e di Telethon. Con Verona ha un rapporto prezioso, fatto di un impegno granitico.

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lasse 1925, origini piacentine, simpatia travolgente, carattere di ferro e un bagaglio culturale importante; grazie a lei per la prima volta in Italia le persone con malattie neuromuscolari hanno trovato dei punti di riferimento per migliorare la qualità della loro vita. Nel suo matrimonio con Giovanni Battista Chiaffoni, ingegnere e dirigente bancario veronese, ha condiviso battaglie rivoluzionarie per chi vive una disabilità. A riconoscere il suo costante impegno negli anni, la stessa città di Verona che nel 2011 l’ha insignita di un premio speciale “per essersi spesa a favore delle persone disabili e della ricerca”. L’abbiamo incontrata e ci ha raccontato la sua vita, ma soprattutto quella che è diventata la sua missione da 46 anni. Signora Chiaffoni, lei è cofondatrice della Sezione UILDM di Verona e per molti anni è stata consigliere nazionale dell’associazione, ci vuole raccontare questa esperienza? UILDM è l’associazione di riferimento per le persone affette da malattie neuromuscolari, nata per promuovere la ricerca scientifica, l’informazione sanitaria e l’inclusione sociale delle persone con disabilità. Negli anni ’70 Mario Montanari, primario di neurologia dell’ospedale di Borgo Trento, rispose alle indicazioni di Uildm nazionale di fondare sezioni sul territorio. Si rivolse a mio marito, per eventuali sostegni economici e tecnici, e alla sottoscritta per curare l’avvio della Sezione. Il 17 maggio 1971 nacque ufficialmente la sezione veronese. Posso dire che UILDM ha cambiato la mia vita, trasformandomi interiormente. Quanto ho imparato dalle mamme di quei pazienti! Sono grata alle persone che hanno lavorato con me; un particolare ricordo all’a-

Lina Chiaffoni e l'amica Gabriella Manzini

mica Gabriella Manzini, che mi ha sempre sostenuta nelle iniziative di promozione. Nel 1972 entrai nel Direttivo nazionale con l’incarico di recarmi al Ministero della Salute per seminare le basi per una cultura inclusiva. In quel periodo, io e mio marito cominciammo a promuovere incontri sull’abbattimento delle barriere architettoniche agli ingegneri e agli architetti delle università di Torino, Milano, Venezia, Firenze, Roma». A suo marito tra l’altro si deve gran parte del merito dell’accessibilità dei treni in Italia… Verona cercò di avvicinare i dirigenti delle FFSS per bandire un concorso nazionale invitando tecnici ed esperti a fare progetti per affrontare il problema di chi doveva viaggiare in treno su una sedia a rotelle ed era costretto vivere grandi disagi. Fu appunto mio marito che procurò, tramite la Cassa di Risparmio di Verona, un premio per il miglior progetto. E così nel 1982 fu inaugurato il primo treno attrezzato in Italia che partì da Verona. Ci racconti di Telethon… Nel 1987 andai a Parigi con un gruppo di mam-


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Lina con Susanna Agnelli

cai da Susanna Agnelli per raccontarle quello che avevo visto. Entrai subito in sintonia con quella donna meravigliosa. Ricordo ancora che alcuni dirigenti Rai non erano convinti che in Italia si potesse replicare l’esperienza francese. A questi dubbi rispose la signora Agnelli, ferma e decisa: «Io ho fiducia negli italiani, so che capiranno il nostro messaggio. Se proprio non dovesse essere così, garantisco io per la Rai».

me per conoscere come era nato il Telethon francese. L’anno successivo, grazie al contributo di Teofilo Sanson, sostenitore UILDM, all’aeroporto di Genova arrivarono due aerei francesi attrezzati per lo spettacolo. Tutti recepirono l’utilità di rivolgersi agli italiani tramite i media, coinvolgendo attori e presentatori, ma soprattutto invitando i pazienti e le loro famiglie. Dopo questo evento mi re-

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Cosa l’ha spinta a investire tanta energia in questa battaglia? La mia speranza è nella scienza perché queste terribili malattie siano debellate. Una speranza che sta diventando realtà se pensiamo ai risultati ottenuti in tanti anni: prima i ragazzi affetti da distrofia arrivano solo fino a 16 anni, ora ci sono gli ausili, le attrezzature, la fisioterapia, le cure e la vita per loro è più lunga e dignitosa. Verona nel tempo ha scritto una pagina molto importante per Telethon, sia per il supporto economico, che per l’eccellenza dei suoi ricercatori, attualmente impegnati nella realizzazione dei progetti.


CO S M E T I C I

N AT U R A L I

BIO

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arlare oggigiorno di prodotti e oli cosmetici completamente biologici, ottenuti da fiori, erbe e piante naturali, non sembra essere una novità. Averlo fatto agli inizi degli anni Ottanta, come nel caso dell’azienda Lakshmi di Bosco Chiesanuova, ha sicuramente dell’eccezionale. Se nel 2017, e più in generale negli ultimi cinque o dieci anni, il mercato italiano ed estero riconosce e premia i benefici derivanti da un approccio olistico e sostenibile della cura del corpo e del benessere interiore, grande merito va ricondotto ad esperienze personali e imprenditoriali pionieristiche come quella di Franco Canteri, il fondatore (assieme alla prima e compianta moglie Linda) dell’azienda veronese con sede principale a Corbiolo. L’IDEA. Tutto nacque da un viaggio in India, a Nuova Delhi, per seguire uno dei primi corsi sull’Ayurveda, una scienza terapeutica molto completa, utilizzata da oltre 5 mila anni nel subcontinente indiano, che si traduce anche in una filosofia e in Il nuovo centro logistico di Corbiolo

E CO L OG I C I

C E R T I F I C AT I

uno stile di vita alla continua ricerca dell’equilibrio psicofisico delle persone. Fu in questa occasione che Franco e Linda, rimasti affascinati da un modo nuovo di concepire la vita e il rapporto con gli altri essere umani, decisero di “importare” la straordinaria saggezza ayurvedica e di applicarla al campo della cosmesi. «Era una visione profonda che faceva comprendere la connessione tra l’uomo e le stagioni, l’influenza del cibo sulla nostra salute, l’influenza delle piante, delle erbe, delle emozioni, dell’amore e dei pensieri sulla nostra fisiologia – racconta Franco Canteri - La nostra mente e il nostro cuore si aprirono a un nuovo panorama inaspettato e affascinante sulla vita. Imparammo a conoscere le tre tipologie di persona Vata, Pitta e Kapha (chiamati Dosha) e scoprimmo che attraverso la combinazione di piante, fiori ed erbe era possibile arrivare a un’armonia perfetta». Nacque così l’idea di creare i primi prodotti cosmetici naturali, proprio per equilibrare i tre Dosha. Anno dopo anno Lakshmi ha allargato il raggio d’azione unendo all’Ayurveda la Naturopatia e l’Aromaterapia, applicandole alle conoscenze cosmetologiche più avanzate, ai prodotti naturali biologici e agli oli essenziali. L’AZIENDA OGGI. Partita da un piccolo locale di settanta metri quadri, oggi l’azienda Lakshmi è uno dei più grandi laboratori di prodotti naturali in Europa con oltre due milioni di pezzi prodotti ogni anno. Oltre sessanta le persone che vi lavorano e più di trecento i prodotti certificati bio-ecologici, non testati su animali, che nascono nei centri di ricerca dell’azienda scaligera. Il più grande di questi si trova in Toscana, in provincia di Pisa: all’interno di uno spazio di produzione di oltre cinquemila metri quadrati, vi è un laboratorio, a cui lavorano quotidianamente tre ricercatori, che rappresenta il tassello distintivo e nevralgico per arrivare a una qualità cosmetica sempre più elevata ed efficace. Di recentissima costruzione anche un nuovo polo logistico a Corbiolo, in Lessinia, vicino alla sede amministrativa, di oltre mille metri quadrati, realizzato completamente in legno con le più moderne tecnologie per il risparmio energetico. Sulla parte esterna sta nascendo anche un grande giardino officinale.


Franco Canteri e la moglie Luana Iorio, Presidente Lakshmi Academy

Franco Canteri

I PRODOTTI E LE CERTIFICAZIONI. Lakshmi offre oltre trecento prodotti suddivisi nella linea viso (antiage, schiarente, varie tipologie di pelle...), linea corpo (anticellulite, gambe addome piatto, piedi capelli...), linea epilazione, linea solari, aromaterapia, linea uomo, tisane e dimagrimento e, infine, make up. Tutti i cosmetici Lakshmi, in seguito a rigidissimi controlli, hanno ottenuto la certificazione bio-ecologica AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) che assicura la presenza di materie prime di origine naturale e la riduzione sull’impatto ambientale. Inoltre contengono componenti naturali ricavati da piante in coltivazione biodinamica, biologica e selvatica, come fitoestratti, acque floreali, emulsionanti e oli vegetali e oli essenziali puri al 100%. Altre certificazioni importanti sono le tedesche Natrue e Bdih e la francese Ecocert. «Non sono semplici attestati formali, le certificazioni ottenute in questi anni con tanto sacrificio testimoniano la validità di un prodotto totalmente naturale e sostenibile. A differenza di altre case produttrici possiamo vantare queste autenticazioni su tutti i prodotti e non solo su una parte – spiega il presidente, Franco Canteri – Mi preme sottolinearlo poiché sul mercato questa distinzione, fondamentale, non è sempre chiara». LAKSHMI ACADEMY. Lakshmi mette a disposizione i principi fondanti e le esperienze acquisite nel corso degli anni attraverso una propria Academy, diretta dall’attuale moglie di Canteri, Luana Iorio. CINA

Una vasta gamma di corsi professionali che uniscono conoscenza profonda a metodologie pratiche e che ha come mission quella di contribuire alla diffusione della conoscenza e della coscienza olistica per migliorare la qualità della vita. Oltre un centinaio di corsi vengono tenuti da Trainer di Lakshmi in tutta Italia, in ayurveda, estetica viso e corpo, ma anche in psicosomatica, aromatologia, tisama e alcalinizzazione, make up e, non da ultimo, in marketing e comunicazione. IL FUTURO. La nuova opportunità per l’azienda veronese si chiama centro benessere monomarca, in Italia e all’estero. A metà giugno, infatti, è stata inaugurata la terza Spa Lakshmi a Londra, dopo quelle di Bergamo e di Guangzhou, in Cina. A breve ufficializzate quelle di Tokyo, in Giappone, e Melbourne, in Australia. «Abbiamo tutto: prodotti, know-how, formazione – conclude Franco Canteri, affiancato dalla figlia Francesca nel ruolo di responsabile marketing. – A noi piace fare un passo alla volta, fa parte del nostro DNA, ma ci sembra sciocco non rispondere con un prodotto completo come una Spa ispirata alla nostra filosofia in un momento in cui ci viene ampiamente richiesto. La vendita dei nostri prodotti all’estero è consolidata da anni, ma questo tipo di offerta, completa, rappresenta la nostra nuova frontiera». Nel frattempo Lakshmi cresce: rispetto al 2015 il giro d'affari è aumentato del 20% raggiungendo i 12 milioni di euro.

TOKIO

LONDRA

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TERRITORIO Montagna

ANDARE PER BOSCHI L E R A G I O N I S E N T I M E N TA L I D I U N A C A M M I N A TA

matteo.bellamoli@verona-pantheon.com

di Michela Canteri

Sono tante le infinite passeggiate che l'estate permette. Tante e varie le iniziative che invitano a lasciarsi condurre, escursione dopo escursione, nel verde della Lessinia, una su tutte il suggestivo Camminaparco. Di seguito tutti i motivi per lasciare perdere quello che state facendo e inoltrarvi nella boschiva dolcezza di una delle ultime roccaforti del silenzio, seguendo l’esempio di Henry Thoreau, il filosofo che camminava per pensare.

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NDAI nei boschi perché volevo vivere con saggezza, in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, [...] per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto». La "ricetta" di Thoreau presupponeva la disponibilità del singolo a vivere con saggezza per affrontare solo i fatti essenziali della vita, a vivere felicemente in modo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, e a ridurre la vita stessa ai suoi termini più semplici. Thoreau lanciava questi forti messaggi, che risultavano quindi essere provocatori, nel bel mezzo dell'ascesa tecnologico-consumistica degli Stati Uniti e dell’emergere del tipico "way of life" americano, di cui egli fu forse uno tra i primi e più decisi critici. L’isolamento in cui condusse la maggior parte della sua esistenza gli consentì di sviluppare un discorso in chiave ampiamente introspettiva e di approfondire idee e concetti che sono divenuti punto di riferimento ideale per generazioni di ecologisti, pacifisti ed anticonformisti che al "credo" del filosofo, alla sua prosa sonora e talvolta enfatica, hanno riconosciuto la dignità di una formale promessa di riscatto. A QUESTA PARTICOLARE figura di intellettuale impegnato viene pertanto riconosciuta una modernità ed un’attualità che i suoi contemporanei non potevano percepire per obiettivi motivi di prospettiva storica. Quella di  Thoreau è una personalità originale ed estrosa, caratteri che si rispecchiano nella sua ampia produzione letteraria, in cui, come filo conduttore comune, Thoreau invita i suoi lettori a contrapporre alla macchina della civiltà l’ascolto e la cura della

propria dimensione interiore e a celebrare un matrimonio con la natura fondato sull'allargamento della visione del mondo lontano dalle logiche del possesso. Percorse le contee americane tenendo veri e propri sermoni laici che, nel loro insieme costituiscono un vero e proprio classico del pensiero americano. Il tipico stile "anti-letterario" dei trascendentalisti americani è mitigato in Thoreau da una leggerezza esuberante ed arguta, da un umorismo tagliente ed una concreta aderenza alle cose, non disgiunta da un profondo lirismo. Nelle sue opere, Thoreau indica nella prassi del vagabondaggio e nell'impulso migratorio il rimedio all'ansia che la modernità e il progresso finiscono per generare. Ciò cui tali concetti sembrano ricollegarsi immediatamente è l’idea totalmente americana della frontiera; lo stesso Thoreau, in molti dei suoi scritti,

L’atteggiamento di Thoreau nei confronti della natura è stato il punto di riferimento ideale della corrente "preservazionista" che, permettendo la nascita di quel forte movimento d'opinione, ha portato alla creazione dei grandi parchi nazionali americani


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TERRITORIO Montagna associa una visione mitica del West alla terra del domani, della nuova vita, luogo di organica unità, di speranza e di progresso, di libertà e di indipendenza. Da tale mito della frontiera Thoreau prese le distanze nel momento in cui andò articolando, in Civil Disobedience, una visione apocalittica del destino delle società americana che, nata ad Est e sviluppatasi verso Ovest, avrebbe trovato il suo declino sulle rive dell'Oceano Pacifico. Nel corso dei suoi viaggi e delle sue peregrinazioni, Thoreau non perse l’occasione di osservare da vicino la natura

con lo sguardo tipico dello studioso che cerca di apprendere; il suo approccio di tipo analitico prevedeva un'osservazione ravvicinata. Ma il filosofo non disdegnava nelle sue escursioni l’osservazione della natura in modo più ampio e globale per cercare in essa la trama completa dell'intero tessuto naturale. Il suo atteggiamento nei confronti della natura è stato il punto di riferimento ideale della corrente "preservazionista" che ha permesso la nascita di quel forte movimento d'opinione che ha portato alla creazione dei grandi parchi nazionali americani.

IL LIBRO CHE DIVENTÒ UN METODO Walden è il resoconto di due anni di vita solitaria che Henry Thoreau trascorse nella campagna del Massachusetts fra il luglio del 1845 e il settembre del 1847, ma è anche il testo da cui, oltre un secolo dopo, prenderanno le mosse i movimenti ecologisti e ambientalisti di mezzo mondo. Si tratta di un semplice diario che unisce la descrizione della vita quotidiana, fatti di suoni, rumori e odori, all’esperienza interiore, ma è anche, per contrasto, una riflessione sull'economia, sulla politica, sulla democrazia, sugli Stati Uniti, che in quegli anni si vanno affermando come potenza. Tra le pagine di questo libro, in cui viene rappresentata la semplicità della vita fra i boschi, si scopre anche perché Thoreau è l'autore cui si ispireranno Gandhi e le controculture contemporanee, che lo rileggeranno e lo rielaboreranno, criticandolo sì, ma assumendolo come punto di partenza. L’aggettivo più

adatto ad esprimere un giudizio su Walden è pertanto attuale: la ricerca di uno stile di vita sostenibile, il dialogo con le filosofie orientali, il rapporto paritario con la Natura, la critica al lavoro e alla società dell'abbondanza sono temi di cui si dibatte sicuramente più oggi di quanto non avvenisse nel momento storico in cui il libro è stato scritto, ed è per questo che le soluzioni elaborate dall’autore oggi ci fanno sorridere e non appaiono più tanto originali. L’aspetto sicuramente più interessante, oltre alla fluidità della prosa e ai frequenti mutamenti di registro, è dato dal fatto che Thoreau, in questo scritto, ha delineato un metodo, che integra in modo nuovo ed inedito tre differenti strategie molto distanti fra loro, la spinta verso il compimento di scelte autonome e consapevoli, lo humor e il contatto con la natura.

Un esempio per applicarlo? ESPLORARE LA LESSINIA CON “CAMMINAPARCO 2017” Anche quest'anno il Parco Naturale Regionale della Lessinia, in collaborazione con CTG, “Verdi Intenti” e “Emozioni in Movimento”, presenta “Camminaparco 2017”, un ricco calendario di escursioni nel territorio della Lessinia tra vecchie contrade, boschi, tramonti, grotte, corsi d'acqua, fauna selvatica e passeggiate notturne.

Henry Thoreau


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L

e bella dei Léssini». Così è stata definita, nel 1966, da Achille Rizzi e Pier Paolo Zanoni, la località di Bosco Chiesanuova. I due registi italiani, autori della pellicola omonima da poco ritrovata, con uno stile elegante, dai contorni bucolici, raccontano luoghi, storie, abitudini e paesaggi della rinomata cittadina turistica nei suoi anni più splendenti, gli anni Sessanta. A distanza di mezzo secolo, seppur con scenari e contesti completamente diversi, Bosco non ha perso il suo inconfondibile fascino nei confronti di molti veronesi, e non solo, che proprio qui, nel cuore della Lessinia, scelgono di costruire e vivere la propria casa. C’è chi nel corso del tempo ha deciso di impostare la propria mission aziendale proprio in quest’ottica, affascinati dalla bellezza del territorio lessinico.

Come ad esempio Impresa Girlanda, con sede a Corbiolo, che nel corso degli anni non solo si è specializzata nel recupero e nel restauro di vecchi edifici in pietra, tipici di questa zona, ma ha attuato nel campo delle nuove costruzioni le piú moderne tecniche costruttive e la riduzione dell’impatto paesaggistico ed ambientale, oltre che ad una riduzione del rischio sismico. Proprio in tema di nuove costruzioni, Impresa Girlanda propone alcune soluzioni, completamente personalizzabili, su un terreno di proprietà in località villaggio Biancaneve. È proprio qui, su un delicato dosso orientato a sud est, che si estende un parco di oltre duemila metri quadrati. Una superficie in grado di ospitare, come si vede nelle simulazioni contenute nei render, due abitazioni indipendenti, a due piani (piano terra e piano mansardato), con garage e cortile privato, oppure, in alternativa, una singola unità abitativa, più grande, con spazi perfettamente distribuiti grazie a un ottima progettazione e un’accurata scelta dei materiali.

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Da sinistra: Stefano, Alessandro, Fernando, Pierpaolo, Giuliana, Giovanni e Damiano

Storia di una famiglia E DI UN GRANDE AMORE PER BOSCO CHIESANUOVA

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uella di Lenci Tre è, prima di tutto, la storia di una famiglia unita e fortemente legata al proprio territorio. L’amore per Bosco Chiesanuova, e per la Lessinia, lo si vede, lo si sente, lo si tocca, lo si vive in ogni angolo e in ogni centimetro del rinnovato ristorante pizzeria di via Marcello Piccoli 61, sulla strada che segna il bivio per Malga San Giorgio da una parte e Valdiporro dall’altra. È proprio qui che, nel 1976, i fratelli Fernando e Maurizio Benedetti, dopo aver frequentato la scuola alberghiera e dopo aver compiuto le prime esperienze in alcuni prestigiosi ristoranti di Verona, decisero di coinvolgere il più giovane dei fratelli, Piero, e di avviare la loro attività. A questa nuova ed entusiasmante avventura parteciparono da subito anche la loro madre, Teresa, e il loro padre, Giulio. Quest’ultimo, abile sarto, conosciutissimo in paese, aveva rinunciato a proposte lavorative importanti in città per rimanere nella sua amata Bosco, a fianco della moglie e dei figli. «Quella di nonno Giulio fu una rinuncia significa-

tiva che, tuttavia, non ci stupisce – racconta Pierpaolo Benedetti, figlio maggiore di Fernando, impegnato oggi assieme ai fratelli nell’attività di famiglia – Disse no a una proposta interessante perché l’amore nei confronti dei figli e del paese in cui nacque veniva prima di qualsiasi altra cosa. Mio nonno collaborò al ristorante, alla cassa, fino ai primi anni duemila, quando poi si ritirò dall’attività. Molti clienti lo ricordano ancora oggi».

Fernando, Maurizio e Piero. I tre 'Lenci'


ieri

oggi

1976 Dieci anni dopo aver aperto il ristorante, nel 1986, un incidente sul Monte Bianco strappò la vita al più giovane dei tre fratelli Benedetti, Piero, e a un suo amico, Alvise Zagoli di Pescantina. Fernando e Maurizio decisero di proseguire «anche perché è quello che avrebbe voluto il loro fratello minore». Fino al 1996, quando Maurizio scelse di dedicare parte della sua vita al volontariato e partire per una missione in Paraguay. Rimasto solo, Fernando, assieme a mamma e papà, strinse i denti e man mano che i figli crescevano, li vide entrare di loro spontanea volontà in azienda: «Io sono il figlio più grande – prosegue Pierpaolo – con i miei fratelli siamo cresciuti nel locale di famiglia e per noi è stato naturale inserirci nelle varie attività previste dal ristorante, ognuno con compiti specifici. Non c’è stata alcuna forzatura da parte di nostro padre che ci ha lasciati sempre liberi di fare quello che ci rendeva felici. Io ho studiato Scien-

ze gastronomiche all’università di Padova e il mio compito in sala, ad esempio, oltre che accogliere e servire i clienti, è quello di raccontare loro l’origine di una ricetta, i possibili abbinamenti, la ricerca che sta alla base di un piatto». Assieme a Pierpaolo, in sala, lavorano Giovanni, quartogenito, e la loro zia Franca. In pizzeria Damiano, secondogenito, e in cucina, assieme a papà Fernando e a mamma Giuliana (che si occupa prevalentemente della produzione di torte e dolci), il terzo dei fratelli Benedetti: Stefano. Alessandro, quinto e ultimo, per il momento sta ancora studiando. «Non so se anche Alessandro farà parte di questa nostra avventura famigliare. – conclude il fratello maggiore – Come ho detto siamo sempre stati liberi di scegliere. Una cosa è certa comunque, ognuno di noi porterà avanti un grande amore per Bosco Chiesanuova e per la Lessinia che fa proprio parte del nostro DNA». L’ORIGINE DEL NOME Il nome “Lenci” deriva dal capostipite Lorenzo Benedetti che dai paesani di Bosco Chiesanuova, nell’Ottocento, era soprannominato “il Lencio”. Quando ebbe dei figli furono denominati a loro volta “i Lenci”. Questi figli erano cinque, uno dei quali era Piero che sposò Benvenuta, grande appassionata di cucina, che con il poco che aveva creava pietanze ricche e prelibate. Dal loro amore nacquero quattro figli, il più piccolo dei quali, Giulio, ebbe a sua volta cinque figli: tre di questi, appunto, Fernando, Maurizio e Piero.

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TERRITORIO Montagna

LUCI E OMBRE SUI FESTIVAL D’ARTE IN LESSINIA

di Matteo Scolari

Se il Film Festival rimane una preziosa certezza (in scena la 23^ edizione dal 19 al 27 agosto), a mancare quest’estate nel cuore della montagna veronese è la rassegna Lessiniafest, annullata per mancanza di fondi. L’impegno artistico di Alessandro Anderloni, in ogni caso, prosegue «perché tutto questo ha anche un valore sociale».

A

vrà un sapore dolceamaro l’estate di spettacoli d’arte, musica e teatro in Lessinia. Se da una parte è confermata la 23^ edizione del Film Festival, che andrà in scena come di consueto a Bosco Chiesanuova dal 19 al 27 agosto, dall’altra si sentirà il vuoto per l’annullamento, dopo dieci edizioni, dal Lessiniafest, una rassegna polifonica e variegata con una cifra stilistica ben precisa: quella di scegliere la montagna come unica e perfetta scenografia. LESSINIAFEST, APPUNTAMENTO ALL’ANNO PROSSIMO? Una rassegna nata nel 2007 per volere della Comunità Montana (che l’ha gestita direttamente fino al 2013) e il Parco della Lessinia con il nome Voci e Luci in Lessinia. Dal 2014 in poi è stata presa in carico da Le Falìe, dal Film Festival della Lessinia ed è stata sostenuta dai 17 Comuni coinvolti. 109 spettacoli in dieci anni, sotto la direzione artistica di Alessandro Anderloni, seguiti da un pubblico stimato di oltre 70mila persone. Caratteristica di questa rassegna era la trasformazione in palcoscenico di luoghi naturali (tra cui il Ponte di Veja, il Cóvolo di Camposilvano, la Valle delle Sfingi, la Pe-

Il concerto di Eugenio Finardi nel 2012 a Podestaria

sciara di Bolca), di luoghi d’architettura tipica della Lessinia (la Stalla del Modesto e molte contrade e malghe dell’alta Lessinia veronese, vicentina e trentina). Ma anche di chiese (l’Abbazia di San Moro, la chiesa di Sant’Antonio Abate di Vestenanova e la Chiesa di San Zeno di San Giovanni Ilarione) e di ville (Villa della Torre, Villa Arvedi, Villa del Bene). Escursioni del Camminaparco organizzate dal Parco Naturale Regionale e le proiezioni del Film Festival hanno sempre fatto da contorno a spettacoli di musica, di teatro e di danza. Tra gli ospiti italiani Eugenio Finardi, Paola Turci, Simone Cristicchi, Teresa De Sio, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, Mauro Ottolini, Giorgio Conte, Cristina Donà, Mauro Pagani, Raiz, I Quintorigo. Tra gli stranieri Renaud Garcia Fons, Joji Hirota, The Klezmatics, The Dhol Foundation. «È un rammarico che un festival così, che ha investito tutto sulla qualità e la serietà delle proposte artistiche, debba chiudere per un pugno di quattrini, per un budget molto piccolo – commenta proprio Anderloni - Sembra mancare la consapevolezza che questo tipo di investimento sia utile e necessario e che abbia un indotto economico, promozionale, turistico e, soprattutto, sociale che vale di gran lunga l’investimento monetario che si fa».


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Alessandro Anderloni

«Questa consapevolezza nasce probabilmente dal fatto che comunque il comparto turistico lavora e che molte aziende del territorio sono contente così. Quella del Lessiniafest, a mio avviso, è una perdita molto grande». FILM FESTIVAL DELLA LESSINIA, TUTTO PRONTO PER LA 23^ EDIZIONE Per fortuna resiste, con soddisfazione, il Film Festival che è uno dei più rinomati festival cinematografici dedicati alla montagna e alle terre lontane. L’edizione 2017, che si terrà sul grande schermo del Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova dal 19 al 27 agosto assieme ad eventi collaterali sulla Piazza del Festival, ve-

drà un programma ampio: oltre 50 film provenienti da più di venti Paesi e selezionati tra le oltre 300 opere giunte alla commissione di selezione del Festival. Molti arriveranno dal Sudamerica (Argentina, Cile e Perù); quindi da India, Afghanistan, Kazakistan, Nepal; da tutta l’Europa e, per la prima volta, dal Myanmar. Oltre alle sezioni “Concorso” e fuori concorso “Altre Montagne”, si preannuncia ricco anche il programma della sezione “FFDL +” tutta riservata ai bambini e ai ragazzi, con una programmazione di animazioni e cortometraggi quasi tutti presentati a Bosco in anteprima italiana. Oltre alla giuria internazionale, all’assegnazione della Lessinia d’Oro e della Lessinia d’Argento per scegliere i vincitori dei premi speciali lavoreranno una giuria speciale di detenuti del Carcere di Verona, una giuria di studenti delle scuole di cinema europee, una giuria di bambini. Sempre animata sarà la Piazza del Festival: con la Libreria della Montagna e le sue novità editoriali, con l’Osteria del Festival, in cui degustare prodotti del territorio, che diventerà il tradizionale punto d'incontro per il pubblico del Film Festival. Ad esempio, tra gli appuntamenti del pomeriggio, per i “Caffè con il regista”. E ancora: per concerti di musica dal vivo, mostre, presentazioni editoriali. Info: www.ffdl.it

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TERRITORIO Montagna

E R B E Z Z O C A P I TA L E D E G L I S P O R T A L L’A R I A A P E R TA

di Matteo Scolari

Sarà il Comune più alto della provincia di Verona (1118 m s.l.m.) ad ospitare la prima edizione di AltaLessinia Outdays. Dal 21 al 23 luglio prossimi, tre giorni dedicati alle attività en plein air per far conoscere la Lessinia attraverso nuove esperienze. Testimonial dell’evento, tre super campioni dello sport veronese.

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ARANNO LA CAMPIONESSA olimpica di mountain bike Paola Pezzo, il campione italiano rally Umberto Scandola e la giovane campionessa di sci di fondo Lucia Scardoni a tenere a battezzo la prima edizione di Altalessinia Outdays, la tre giorni dedicata agli sport all’aria aperta che si terrà a Erbezzo dal 21 al 23 luglio. L’evento, organizzato da Altalessinia.com, dal Comune e dalla ProLoco di Erbezzo, con la collaborazione di DNA Sport Consulting e Decathlon di San Giovanni Lupatoto e Villafranca, prevede un programma ricco di appuntamenti e attività dedicate a tutta la famiglia. Venerdì 21 luglio, alle 18, spetterà alla banda di Soave tagliare il nastro dell’evento con uno speciale concerto inaugurale. Ogni giorno, poi, dalle 9 a mezzanotte, concerti e stand enogastronomici di produttori locali faranno da sfondo a una serie di iniziative volte a promuovere il territorio della Lessinia attraverso gli sport outdoor. Tra gli eventi principali la 1° Marcia dell’Alta Lessinia - sabato 22 luglio -, una marcia podistica non competitiva omologata UMV e FIASP, e la Tzimbar Race - domenica 23 luglio -, un Triathlon caratterizzato da particolari prove di abilità dedicate alla tradizione cimbra. Entrambe le gare sono aperte a tutti gli appassionati, con diversi percorsi e gradi di difficoltà. SONO PREVISTE ESCURSIONI guidate diurne e notturne di trekking, e-bike, nordic walking, di MTB enduro – quest’ultime domenica mattina 23 luglio, grazie alla collaborazione con l’associazione Teste di Marmo tutte completamente gratuite. E non è tutto: ogni mattina è prevista una lezione di yoga in piazza e nelle aree sport gratuite sarà possibile provare diverse discipline tra cui skate e monopattini, tappeti elastici, bici per bambini, rollerblade, mountain bike.

Spazio anche alla musica live: venerdì 21 luglio il concerto dei September Groove, che sarà l’evento anteprima del festival Erbezzo Sound; sabato 22 si esibiranno sul palco i Contrada Lorì e domenica sera speciale evento di chiusura con live a sorpresa e djset. «Lo scopo principale di questa manifestazione è quello di far conoscere alle persone, veronesi e non, nuove modalità di fruizione del territorio montano veronese – spiega Riccardo Zanini, tra gli organizzatori dell’evento – La Lessinia, grazie alle sue caratteristiche paesaggistiche e naturali, potrebbe davvero diventare luogo ideale per gli sport estivi all’aria aperta. Altalessinia Outdays ha l’obiettivo e l’ambizione di dare il là a questo nuovo modo di interpretare la nostra montagna, lasciando ampio spazio alle esperienze». L’evento, sostenuto anche da Just, Vicentini Volkswagen, Giesse Scampoli, Salumificio Valpolicella, è organizzato e gestito secondo parametri di sostenibilità, attraverso il sistema di gestione degli eventi Cremonesi Consulenze, certificato ISO 20121:2013. Gli obiettivi sono la tutela dell’ambiente, la riduzione dei rifiuti, delle emissioni e degli sprechi. Programma completo e iscrizioni su: www.altalessiniaoutdays.it


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TERRITORIO Montagna

DALLO IONIO A SPREA «VI SPIEGO LA MIA CUCINA NATURALE»

ingrid.somma@verona-pantheon.com @ingridsomma89

di Ingrid Sommacampagna

Cosimo Bicchierri, di San Giorgio Ionico (Taranto), dopo aver lavorato all'estero e a Vicenza, è arrivato al ristorante L'Erbecedario di Sprea (Badia Calavena) nel 2011, portando tutta la sua esperienza nella cucina naturale e macrobiotica con base nei cereali. Ha arricchito le pietanze con le ricette tradizionali della sua terra, usando le erbe officinali e i prodotti a km zero. Una filosofia gastronomica che va dall'aperitivo e arriva persino all'amaro digestivo.

«Il mio non è un estremismo teorico: il nostro ristorante cerca di applicare il buonsenso»

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n cucina bisogna creare equilibrio tra i gusti delle diverse generazioni, partendo da tutto quello che ci viene donato dalla terra. Cosimo Bicchierri, nel contesto naturale di Sprea, riesce così in un unico tavolo a creare pace attraverso i suoi piatti vegani, vegetariani, o a base di carne e di pesce. Nelle sue ricette troviamo influenze di cucina mediterranea e giapponese, attingendo anche alla saggezza dei piatti del mondo e al bagaglio culinario della socia Anna Anselmi. Ha lasciato la Puglia a 18 anni. Com'è arrivato a Sprea? Mi ha portato il caso nel 2011, dopo la telefonata di una mia amica, che diceva di aver

trovato il posto per me. Ho apprezzato fin da subito il progetto che riguardava le erbe, visto che calzava con quello che io ritenevo fosse cucina naturale. Quand'è cominciata la passione per la cucina naturale e macrobiotica? Durante l'università. Appena conclusa ho fatto dei corsi a Firenze e nell'89 sono partito per Vienna, lavorando poi in Francia, in Italia e in Grecia. Dal 1996 al 1999 ho avuto un ristorante a Schio, poi, per 11 anni, sono stato, l'executive chef in altri due locali di Vicenza. Che ingredienti usa nei suoi piatti naturali? Tutti sono aromatizzati con le spezie e le erbe del Giardino di Don Zocca. Molti, sono a base


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Cosimo Bicchierri al lavoro

di ceci, come i falafel con babaganoush (caviale di melanzane) o l'humus guarnito con verdure. Cucino il seitan, il tofu, il tempeh e minestre con le alghe; per i primi, oltre alla pasta fatta in casa, cerco di creare mix di risi diversi (nero selvatico, rosso, integrale). Nei dolci uso il miglio per le creme e il mio gelato è con latte di riso germogliato. Perchè mangiare piatti di cucina naturale? Gustare alimenti biologici naturali garantisce un benessere psicofisico. Bisogna imparare a riconoscere il loro valore per distinguere ciò che è sofisticato da ciò che è fatto in casa. Il mio non è un estremismo teorico, perché il nostro ristorante cerca di applicare il buonsenso, tenendo presente la necessità di tornare alle origini attraverso la cultura dei cereali.

Lasagne di Kamut con zucchine e pesto

Quali altre attività svolge? Faccio corsi di cucina vegana, catering e banqueting per eventi in ville. Inoltre, preparo e consegno il pranzo ai bambini della materna e della primaria di Selva di Progno e di San Bortolo. erbecedarioristorante@interfree.it


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TERRITORIO Tradizione

LA PESCA R E G I N A D E L L A TAV O L A

di Marta Bicego

Ingrediente segreto di un risotto o ricercato accostamento che si sposa con la dolcezza di una sfogliatina. È un frutto delizioso e versatile la pesca IGP di Verona, tanto che il Comune di Sommacampagna ha deciso, nel 2014, di renderlo protagonista di una manifestazione.

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I CHIAMA “La pesca a tavola” ed è «un’iniziativa pensata per promuovere un prodotto tipico e di qualità della nostra terra al quale non veniva riservata la giusta attenzione», spiega il consigliere comunale con delega alla promozione del territorio, Eleonora Principe, con l’assessore delegato all’agricoltura, Giandomenico Allegri. L’idea, proseguono, «è stata coinvolgere e mettere in rete i ristoratori della zona affinché andassero ad acquistare i frutti dai produttori locali e pensassero dei piatti da proporre nei menù estivi lasciandosi ispirare dalla pesca». INTUIZIONE CHE si è rivelata vincente: altri Comuni – Valeggio sul Mincio, Villafranca, Sona, Pescantina, Bussolengo nel 2015; da quest’anno Castelnuovo del Garda – si sono uniti al progetto che oggi riguarda da una parte 71 realtà tra

ristoranti, trattorie, agriturismi, pasticcerie, gelaterie e il Parco Natura Viva, dall’altra 54 aziende agricole e 4 mercati ortofrutticoli. Lo scorso ottobre la pesca ha trovato il perfetto connubio con il vino Chiaretto, celebrato in una festa a Bardolino: unione che si è rinnovata domenica 25 giugno in una giornata che ha dato il via all’edizione 2017 de “La pesca a tavola” che proseguirà finché ci sarà disponibilità di prodotto. In occasione di concerti, spettacoli teatrali e fiera, la vellutata frutta sarà presentata come regina della mensa. Tutti i consumatori, in una brochure personalizzata per ciascun Comune, potranno consultare nomi e indirizzi dei produttori da cui acquistare frutti a km zero. La prospettiva è anche quella di raggiungere i turisti, donando loro un cestino di pesche come benvenuto. www.lapescaatavola.it

Piatti ispirati alla pesca e reti di ristoratori che acquistano solo dai produttori locali


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TERRITORIO Turismo

EVENTI AL TOP C O N C O M I TA T O P E R V E R O N A

di Redazione

Il prossimo evento in ordine cronologico, a settembre, sarà il Gran Galà di Giulietta e Romeo. A dicembre la decima edizione del Mercatini di Natale. La realtà nata oltre dieci anni fa per volere di Confcommercio e Confesercenti è tra gli attori principali dell’offerta turistica scaligera.

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E LA “CITTÀ DELL’AMORE” cresce velocemente nei numeri e nella qualità della sua offerta turistica, lo deve anche a tutte quelle persone e a quelle realtà che da anni si impegnano per creare proposte in grado di suscitare l’interesse di un pubblico nazionale e internazionale. Tra queste c’è sicuramente Comitato per Verona. Nato circa 10 anni fa per volere delle due principali associazioni di categoria delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi, ovvero Confcommercio e Confesercenti, oggi il Comitato è tra i principali organizzatori di eventi a Verona. Tra le proposte del Comitato per Verona, presieduto da Luciano Corsi, troviamo i famosissimi Mercatini di Natale, che nei mesi di dicembre e gennaio portano nella nostra città, accolti da un’atmosfera calda e suggestiva, più di due milioni di persone. Le caratteristiche casette in legno del "Christkindlmarkt" e i circa 60 espositori di Norimberga riescono a valorizzare al meglio i prodotti tipici tradizionali e artigianali, quali addobbi in vetro, legno e ceramica, tante idee regalo nonché specialità gastronomiche e deliziosi dolci natalizi.

muovere lo scambio culturale tra la città di Verona e le città con essa gemellate o con accordi di amicizia – spiega il presidente Luciano Corsi – Cerchiamo di promuovere la cultura, i prodotti tipici e il turismo veronese, attraverso l’organizzazione ma anche attraverso la presenza ad eventi nazionali ed internazionali». Frequenti le partecipazioni agli workshop organizzati dalla Camera di Commercio per promuovere il territorio scaligero sulle principali piazze mondiali, tra queste Parigi, Tel Aviv, Mosca, per citarne alcune. Comitato per Verona, oltre agli eventi gestiti direttamente, è impegnato nell’organizzazione di altre manifestazioni importanti tra cui Le Piazze dei Sapori e Verona in Love. Vicepresidente, in rappresentanza della città di Norimberga, è Damiano Roberto Calabrese; consiglieri Giorgio Sartori per Confcommercio e Alessandro Torluccio per Confesercenti. Gran Galà di Giulietta e Romeo

A FIANCO DEGLI EVENTI NATALIZI, il Comitato per Verona organizza dal 2010, nel mese di settembre, il Gran Galà di Giulietta e Romeo, una cena esclusiva per oltre 1500 commensali nell’incantevole contesto di Piazza Erbe. Seduti ai tavoli, elegantemente apparecchiati, gli ospiti – tra cui sempre più stranieri - hanno la possibilità di degustare i migliori piatti della tradizione enogastronomica veronese e di assistere alle performance di alcuni attori che, aggirandosi proprio tra i tavoli, recitano i versi più noti della famosa tragedia di Shakespeare. Nel mese di maggio, in occasione delle festività legate al Santo Patrono di Verona, il Comitato è impegnato con la propria offerta enogastronomica nell’elegante quartiere di San Zeno. «La nostra realtà è nata con lo scopo di proMercatini di Natale

Alessandro Torluccio, Damiano Roberto Calabrese e Luciano Corsi


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PROTEGGIAMO L'IMPRESA

SMALL BUSINESS CATTOLICA&IMPRESA


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PERSONE

KEVIN COPERTON

I D E N T IKIT DI UN MAN C ATO ( F IN T O ) SINDA CO

giulia.zampieri@verona-pantheon.com

di Giulia Zampieri

L’hanno definito un “simpatico fake”: Kevin Coperton, il candidato virtuale che avrebbe potuto battersi per il reddito di biciclettanza.

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MA LA SUA città (serviva precisarlo?), è nato a Verona (poteva essere altrimenti?), e per questo ha deciso di candidarsi a sindaco: una lista civica, Amici Amici, imbastita su in quattro e quattr’otto con (pronti per l’arcinoto ritornello) «una squadra di giovani competenti e con idee innovative» e voilà, la corsa a Palazzo Barbieri può avere inizio. Rigorosamente in sella a una ecologica bicicletta, come è stato per Kevin Coperton, il decimo candidato sindaco che Verona ha solo immaginato grazie alla gentile parodia nata dall’inventiva di Marcello Pecorari, 26 anni di Castel d’Azzano, con l’aiuto di Ermanno Menini, giovane regista veronese. È BASTATA una serata tra amici, ci svela Marcello, tra chiacchiere e «idee malsane» per dare vita all’improbabile personaggio che nel popolare video apparso su YouTube sogna di salvare

Verona con la forza delle due ruote! Dopo una lunga esperienza di parodie che prendono in giro il mondo del calcio, è stata questa la prima esperienza con la parodia politica per Marcello. «Un video che è nato per divertire, non certo con obiettivi propositivi» ci tiene a sottolineare il suo autore. E per divertire, prende in giro lo stereotipo del piccolo politicante: ci sono i meandri delle infinite perifrasi da campagna elettorale, l’estremismo di un programma che vuole trasformare «tutte ma proprio tutte le strade in piste ciclabili» e il campanilismo di chi, tentando goffamente di mostrarsi all’avanguardia, poi non riesce nemmeno a sopportare “quei che vien da Vicensa”. E, per finire, rimane quel senso dell’assurdo che ci interroga sul perché un fake, a tratti, risulti così vicino alla realtà. Facebook: Kevin Coperton Sindaco - Lista Amici Amici


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PERSONE

Q U E L L A LEZIO N E SEGR ETA C H E M I HA INSEGNATO G I O

alessandra.scolari@verona-pantheon.com

di Alessandra Scolari

Il ventenne Giacomo Mazzariol - per gli amici Jack - rappresentante di Istituto al liceo scientifico Giorgione di Castelfranco Veneto, è un concentrato delle sue passioni: la musica, gli audiovisivi e YouTube. Nel 1995 ha postato “The Simple Interview” realizzata con il fratello Giovanni affetto dalla sindrome di Down e la condivisione è stata enorme. Da lì e dalla sua famiglia, dove regna il «tutti per uno e uno per tutti», la sua prima opera letteraria. Giacomo e il fratello Giovanni

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a raccontato la storia della sua famiglia che si è trovata all’improvviso ad appartenere alla categoria “speciale”. Parla di questo Giacomo Mazzariol (classe 1997), originario di Castelfranco Veneto, nel libro Mio fratello rincorre i dinosauri (Einaudi 2016), sottotitolo «Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più», presentato al Centro «Eugenio Turri» di Grezzana. Colpisce questa “specialità”, vissuta con serenità nella quotidianità, dove ciascun componente della famiglia è cresciuto anche in sensibilità umana. Giovanni, principale protagonista in famiglia (e nel libro) con il suo cromosoma in più, rende imprevedibile ogni giornata. Sia le due sorelle che Giacomo trovano la propria identità e il proprio equilibrio grazie a due genitori attenti e che hanno saputo sdrammatizzare, senza negarle, situazioni difficili. In un anno, di questo libro, ne sono state vendute 150mila copie. Giacomo, davanti ad una platea di giovani, ha dichiarato: «Sono fiero di vivere in quest’epoca per le sue tante opportunità. Se abbiamo una buona idea, possiamo condividerla e dal riscontro

vediamo la sua importanza. YouTube e i social sono strumenti utili, ma a rimanere fondamentale è l’incontro con le persone reali». La regola per provare ad essere felici? «Bisogna vivere il presente e approcciare fatti e incontri in positivo, a volte poi ci si ricrede. Ma pazienza». Hai postato sui social “The simple interview” e ti sei trovato sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali, cosa consigli agli adolescenti affinché non rimangano brutalmente impigliati nella rete? Anzitutto devono acquisire buona conoscenza e consapevolezza della funzionalità dei siti web che consultano. Meglio evitare di andare alla cieca. Dai social al tuo primo libro. Ti ha aiutato una storia vera da raccontare, il 10 in italiano all’esame di terza media o la fortuna? Parafrasando Seneca la fortuna non esiste: esiste il momento in cui l’occasione incontra la preparazione. Ci ho pensato sei mesi poi ho colto l’opportunità che mi veniva offerta.

«Continuerò la mia personale battaglia per alleggerire il dibattito sulla disabilità»


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vita di Gio «è un continuo viaggio fra gli opposti. Ma più di ogni altra cosa è libertà. È libero in tutti i modi in cui avrei voluto essere libero io». Questo ha cambiato anche la mia vita. Continuerò la mia personale battaglia per alleggerire il dibattito sulla disabilità. Dal libro sei arrivato al blog Generazione Z, in collaborazione con Repubblica.it, dove spesso si parla di amore, inteso come una forza superiore capace di mutare il cuore dell'uomo. Per Dante Alighieri è «il mezzo per avere accesso al paradiso». Qual è la tua idea? Si ama solo ciò che si desidera e si desidera ciò di cui si sente la mancanza. L'amore è un evento della vita che emerge inaspettato e non dalla ragione, come Platone riconosce.

©atelierorlandi.com

Tuo fratello Giovanni è straordinario, però anche in te, durante l’adolescenza, ha suscitato sentimenti contrastanti. Soltanto poi hai imparato ad apprezzarlo. Altri ragazzi con difficoltà non trovano famiglie altrettanto accoglienti. Continuerete a dare loro voce? Giovanni è sempre stato un Supereroe, onesto e vero, nonché attento all’ipocrisia della gente. Vive il presente. Citando il libro, la

Giacomo Mazzariol, che nel frattempo ha imparato dal padre «ad usare l’ironia. Con affetto», va nelle scuole a raccontare la sua esperienza. Ci sarà un secondo libro? «Mai dire mai» nella vita. Per ora Giacomo, oltre a promuovere questa sua prima opera letteraria, «pensa ad una ragazza, all’università (La Sapienza di Roma, facoltà di Filosofia, ndr) e a un lavoro». Il libro si può trovare presso la libreria Jolly, Via Umbria 22 a Verona, telefono 045/572382.

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FUTURO Innovazione

PREDIRE LE BOLLETTE

È MEGLIO CHE PAGARLE

di Redazione

Non sono tutte uguali: certe fanno quasi rabbrividire, alcune creano scompensi, poche, ammettiamolo, lasciano indifferenti. Per resistere all’impulso di stracciarle, disperandosi per conti da pagare inaspettati, a portata di google c’è altrabolletta.it.

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ON È STREGONERIA, ma un portale che svolge comparazioni in maniera gratuita, con l’unico scopo di regalare un po’ di consapevolezza al consumatore, persona fisica o giuridica, poco importa. “Energie a confronto” il sottotitolo che accompagna questa startup, nata nelle vesti di blog nel 2016 come oasi per i consumatori dispersi nella tempesta della (ormai certa) liberalizzazione del mercato energetico nel 2019. Già da ora l’obiettivo di altrabolletta.it è «ritagliare offerte su misura per ogni cliente alle migliori condizioni di mercato» come spiega il cofounder Mattia Antonini. Tutto parte dal confrontare le tariffe. I dati alla base della comparazione sono, nell’orizzonte della maggior completezza, recuperati nei vari siti internet dei fornitori di gas e luce e integrati costantemente con le eventuali offerte delle singole aziende. «L’attività viene svolta senza conflitti di interesse e sulla base di un algoritmo di comparazione che permette, entro il perimetro del consumo annuo, di calcolare il costo atteso escluse le imposte, applicando i corrispettivi pre-

visti dall’offerta» chiarisce il socio Claudio Zocca. Il valore aggiunto di altrabolletta.it? La chiamano analisi congiunta e attraverso, appunto, un algoritmo apposito permetterà (il portale è ancora in fase beta) a ciascun utente di avere l’offerta energetica più aderente alle sue esigenze. Una comparazione dunque che mette al centro la qualità, senza prescindere dal parametro della convenienza. MA PRIMA di scegliere a quale azienda affidarci, è bene sapere quanta luce e gas usiamo ogni anno. Tra le infinite bollette ammucchiate in cassetti dimenticati non riuscite a trovare il dato relativo al vostro consumo? Nessun problema: altrabolletta.it ha pensato anche a questo e può risalire al vostro dato, incrociando il numero dei componenti della vostra famiglia - partendo dai consumi medi pubblicati dall’AEEGSI - con le statistiche Istat sulla composizione delle famiglie italiane in modo che il valore stimato sia coerente. www.altrabolletta.it Facebook.com/altrabolletta a sinistra Claudio Zocca a destra Mattia Antonini


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TERRITORIO Solidarietà

Q UE L FOODT RUCK

C H E N ON VO LEVA ESSER E S O L O UN FO O DT RUC K

chiara.boni@verona-pantheon.com @chiarettaboni

di Chiara Boni

Si chiama Degustibus ed è un nuovo progetto dedicato allo street food in versione etica: il lavoro di donne migranti fa da trampolino di lancio all’occupazione dei più giovani, e il risultato sono ricette internazionali, ricercate e sostenibili.

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I POSSONO assaggiare gli sfiziosissimi samosa, ricetta afgana, oppure una fetta della deliziosa meat pie, direttamente dalla Nigeria. O ci si può far tentare da un piatto di felafel, rivistati in salsa libanese, o da una causa limeña peruviana. A pensarci bene, è uno spazio davvero piccolo quello del furgoncino che ospita Degustibus: ma dentro ci trovate tutto il mondo. Nato nel maggio del 2016, questo innovativo progetto dedicato allo street food vuole combinare l’occupazione dei più giovani al recupero e alla diffusione delle tradizioni culinarie internazionali e locali: l’obiettivo è quello di dare lavoro a ragazzi e ragazze under 29, che potranno mettersi alla prova con le ricette che donne da tutte le parti del mondo insegneranno loro. Come spiegano le coordinatrici del progetto, Elena Zantedeschi e Cristina Cominacini,

«Degustibus è un’attività imprenditoriale e cooperativa, fondata su pratiche e conoscenze condivise, su valori e su un progetto che vuole confrontarsi con la società di oggi per trovare nuove opportunità». Nato nel maggio del 2016 da un’idea dell’Associazione Le Fate Onlus, Degustibus ha preso il via con il finanziamento ottenuto dal bando nazionale “Occupiamoci!”, promosso da Fondazione Mission Bambini, Fondazione Canali Onlus, Fondazione San Zeno, UniCredit Foundation e da Manageritalia Milano - Gruppo Volontariato Professionale. Per attivare il progetto è stata creata la cooperativa Coopernica, appositamente costituita in compartecipazione con l’atelier di riuso creativo D-Hub. DEGUSTIBUS È sostanzialmente un food truck con una marcia in più: non solo per

Da una parte l’aspetto di economia sociale, dall’altra cibi che si rifanno a ricette interculturali reinterpretate con prodotti locali


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l’aspetto di economia sociale che lo caratterizza, ma anche per il tipo di prodotti che presenta. I cibi proposti si rifanno infatti a ricette interculturali, che vengono reinterpretate con prodotti locali e spesso a km zero, frutto di un lavoro di recupero dei saperi (e dei

sapori) tradizionali. Gli aspiranti chef diventano da subito parte integrante dell’attività, e vengono affiancati da un gruppo di formatori che li segue passo a passo dalle prime fasi di preparazione dei prodotti, passando alla predisposizione del servizio di vendita e del piano marketing e comunicazione. Per la preparazione di alcuni prodotti Degustibus si appoggia a Tabulè, ristorante libanese situato nel cuore di Veronetta, che, nell’ottica dell’economia sociale, contribuisce al progetto mettendo a disposizione la propria cucina. «Degustibus raccoglie le esperienze maturate dall’Associazione Le Fate Onlus di Verona con donne provenienti da tutto il mondo, che hanno utilizzato la cucina come mezzo per unire e condividere conoscenze: - proseguono le coordinatrici - le ricette tradizionali provengono quindi da persone che le hanno apprese dalle proprie famiglie, nel proprio paese d’origine». Al momento, il food truck targato Degustibus si può trovare per la pausa pranzo negli spazi di 311, coworking innovativo in Lungadige Galtarossa, 21, ma nei prossimi mesi la cucina itinerante di Degustibus farà capolino in diversi eventi e manifestazioni in città. Facebook.com/degustibusfoodtruck/ info@lefate-onlus.org

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PERSONE

TRA DIECI ANNI?

SPERO DI ESSERE SEMPLICEMENTE

UN BRAVO MEDICO

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di Emanuele Pezzo

Alessandro Mantovani ha poco più di trent'anni, è di Santa Maria in Stelle e, dopo studi scientifici, ha deciso di iscriversi a medicina. Nel 2017 è stato già premiato più volte, anche dalla Società Italiana di Diabetologia, per aver pubblicato uno studio su una rivista statunitense.

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ELLA CRESCITA di una persona ci sono momenti in cui non è chiaro quello che il futuro riserverà. Le vie sembrano tutte aperte, tanto da disorientare i più. Poi capita di rendersi conto, d'improvviso, quale sia la propria strada. Ad Alessandro Mantovani è capitato proprio questo: «È come se una mattina mi fossi svegliato accorgendomi di voler fare il medico, da lì ho cercato di creare tutte le condizioni per diventarlo. Una persona sente "dentro" quello che può fare di interessante e utile per la propria vita». Originario della Valpantena, Mantovani lavora attualmente per l'Azienda Ospedaliera Integrata di Verona e sta facendo il dottorato di ricerca. Poco più che trentenne, è inserito in un team di rilievo a livello nazionale e continentale nell'ambito degli studi sul diabete. Nel marzo scorso la SID, Società Italiana di Diabetologia, ha scelto un suo studio come miglior lavoro pubblicato su una rivista internazionale nel 2016: il premio "Umberto Di Mario 2017" è stato conferito a lui e al suo gruppo di lavoro per lo studio scientifico uscito su Diabetes Care, la rivista statunitense più importante in ambito diabetologico. «LA GENTE NON percepisce che il diabete è un killer silenzioso – spiega Mantovani – perché quando è lieve non dà sintomi o ne dà pochi. Se trascurato o non controllato, a lungo termine può dare complicanze che possono essere devastanti». Tra i progetti di Alessandro, appassionato di calcio a 5, mountain bike e romanzi fantasy, c'è anche la stesura di un libro, attualmente in sospeso. A spingerne l'inizio è stata la necessità di comunicare alcuni aspetti del ruolo del medico che non vengono più avvertiti: «Oggi la gente pensa di saperne di più del medico perché "googla" e non capisce che non esiste un mestiere nel quale non si sbaglia. Nonostante cerchi di operare al meglio delle proprie capacità, il medico è un uomo con le sue

Alessandro Mantovani

Nel 2017 un altro lavoro guidato da Mantovani è stato premiato dalla Sezione Triveneto della Società Italiana per lo Studio dell'Arteriosclerosi

fragilità e le sue difficoltà, che cerca di giorno e di notte di aiutare tutti». Una posizione difficilmente contestabile, da parte di chi non si è montato la testa e si vede col camice anche nel futuro: «Tra dieci anni? Spero di essere semplicemente un bravo medico».

In marzo la Società Italiana di Diabetologia ha scelto un suo studio come miglior lavoro pubblicato su una rivista internazionale nel 2016


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LIFESTYLE Viaggi

VIAGGIARE RILASSATI (CON BAMBINI AL SEGUITO) È POSSIBILE.

PAROLA DI MAMMA

di Federica Lavarini

Rinunciare al viaggio dei propri sogni “perché adesso abbiamo un bambino piccolo” non è una ragione abbastanza convincente per Michela Toffali, veronese trapiantata ad Amsterdam dal 2014, che assieme a Milena Marchioni gestisce il seguitissimo blog Bimbieviaggi visitato da oltre un milione di persone all’anno. L’abbiamo intervistata. Ovviamente, mentre era in vacanza.

M

ichela, perché ha iniziato a scrivere così attivamente in questo blog? Quando sono rimasta incinta ho iniziato a navigare in internet in cerca di notizie, come fanno tutte le mamme al giorno d’oggi. Allo stesso tempo, amo scrivere e viaggiare e desideravo che la mia esperienza potesse essere condivisa e, magari, di aiuto per altre mamme come me: Bimbieviaggi mi è parso il luogo ideale per coltivare questo mio desiderio. Nei primi tempi, ho iniziato a vivere il connubio bimbi piccoli-viaggi in maniera un po’ ansiosa, ma poi ho pensato che il modo per coniugare quello che può sembrare impraticabile esiste, l’importante è armarsi di buon senso e ottimismo, l’organizzazione verrà di conseguenza. Come è diventata co-autrice della guida nata dal successo del blog? Io e Milly (Milena Marchioni, ndr) lavoriamo in due città diverse: prima a Verona e poi ad Amsterdam nel mio caso, mentre Milly a Bologna, ma la tecnologia è formidabile nel mantenere relazioni significative a distanza. Era da molto tempo che volevamo pubblicare un guida “di carta” perché pensavamo potesse essere di aiuto pratico durante il viaggio, come le classiche guide dove i viaggiatori scrivono degli appunti a margine del testo per annotare fatti importanti accaduti durante il viaggio. Quali sono le caratteristiche che accomunano il blog e la guida Bimbi e Viaggi?

Il blog racconta esperienze di tante mamme diverse. Da queste siamo partite, cercando di creare una sorta di percorso graduale di “consuetudine” al viaggio nel quale io stessa mi riconosco. La guida, infatti, si focalizza su tre diversi modi di affrontare il viaggio con i bambini piccoli, ritagliati su tre tipologie di mamma: c’è la ‘Mamma paranoica’, la ‘Mamma rilassata’ e la ‘Mamma Indiana Jones’. Le mamme al primo figlio che portano con sé la casa rientrano tipicamente nella prima, le seconde sono le mamme che invece pensano “se sono riuscita a partorire, farò questo ed altro!” e, infine, le mamme che partono sicure di sé perché hanno più esperienza e, rilassate, si godono finalmente la vacanza. Qual è il motivo del successo di Bimbieviaggi? Il blog pubblica esperienze vere e soluzioni messe in pratica da mamme reali che vogliono condividere le mille esperienze che si vivono quando si viaggia con un bambino piccolo. Ne-

La regola aurea? Armarsi di buon senso e ottimismo, l’organizzazione verrà di conseguenza

Gi ov e d ì 24 agos t o M i c h el a T o f fal i e M i l en a M ar c hi oni p res enteranno “ B i m b i e V i aggi ” al l a L i b r er i a G u l l i v er , n el l’an d rone di vi a S tel l a 16. A p p u nta m e nt o a l l e 2 1 p er seg r eti e c o n si g l i da mamme a mamme, ma non s ol o


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Michela e il suo piccolo a Hobbiton in Nuova Zelanda

Michela Toffali

gli articoli si parla di esperienze uniche, positive ma anche imprevisti importanti, come quando un piccolo si ammala, magari su un’isola del Pacifico, e non si sa come poter affrontare la situazione. Come vi accertate della credibilità e della serietà di chi collabora con voi? Gli autori sono di solito lettori affezionati del blog oppure persone che si sono dimostrate particolarmente attive sui social e che noi abbiamo invitato a raccontarsi. Tutte le storie vengono verificate prima della pubblicazione, assieme al testo chiediamo poi di inviare le foto del viaggio, come ulte-

foto

notizia

riore “prova”. Inoltre, sia noi che i vari collaboratori scriviamo pro bono, non c’è alcun ritorno economico se non il piacere di vedersi pubblicati e letti su una delle piattaforme più famose in Italia per chi viaggia con i bimbi. Stiamo molto attenti anche ai partner commerciali; spesso non abbiamo accettato delle proposte perché non ci è stato dato modo di testare il servizio in prima persona. Viaggiare con i bambini è bellissimo ma richiede attenzione, da mamme non consiglieremo mai una struttura o un servizio senza averlo provato noi, per prime. www.bimbieviaggi.it

Scatti d 'arte di C olato Cesar

Facebook.com/Cesarfhoto foto di Colato Cesar

Una foto e una storia Quinta puntata di La bellezza del passato una caccia al tesoro per (ri)conoscere le meraviglie culturali del nostro territorio grazie alla luce della fotografia, un mese per volta. Per giugno, il fotografo veronese Colato Cesar ha illuminato Giardino Giusti, luogo sospeso e perfetto a pochi metri dal centro. Tra le architetture delicate volute dal Conte Agostino, si tenevano simposi culturali con grandi nomi dell’epoca (Goethe, Mozart e lo Zar Alessandro, per dirne qualcuno).


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LIFESTYLE Viaggi

SULLA VIA DEI BALCANI

marco.menini@verona-pantheon.com @menini_marco

di Marco Menini

Ha viaggiato attraverso la musica underground balcanica con una macchina fotografica. Avanti e indietro per il territorio dell'ex Jugoslavia, anno dopo anno. Recentemente, Ana Blagojevic, fotografa veronese, ha accompagnato l'atleta triestino Giacomo Goina nella sua avventura lunga 42 km al giorno per 42 giorni, documentandone il viaggio.

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764 kM PERCORSI tutti d'un fiato, una maratona al giorno. Un team di tre persone: Alessandro, alla guida di un'auto, Ana spesso in bicicletta, e Giacomo di corsa. Una sfida al limite delle possibilità, quasi un controsenso per un ballerino che mette in gioco le ginocchia per una corsa contro se stesso. Ana lo conosce durante uno spettacolo a Milano alla Paolo Grassi. Fotografa da una vita, lei, ma

quando parte da Trieste comincia anche a fare video. Il viaggio che documenta comincia a Trieste il 17 aprile e arriva fino ad Atene il 28 maggio. Una volata benefica attraverso Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Albania e Grecia che prende il nome di “42X42 Born To Run”, che oltre ad essere una sfida è anche una campagna di crowdfunding per l'associazione MiTi. Un'associazione di volontariato, sport e cultura in memoria


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di ripristino, le immagini presentano dei glitch, degli errori. Il caos di quest'enorme mole di materiale raccolto in quei cinque anni viene sviluppato nel 2016 durante una residenza artistica alla Fondazione Bevilacqua la Masa, a Venezia. Il risultato è un'indagine fotografica sulla scena musicale underground nei Balcani, qualche anno dopo la guerra dell'ex Jugoslavia. Un libro che viene esposto anche a Venezia nelle Gallerie San Marco nel febbraio del 2017. Attualmente, una parte del progetto “Recovery”, arricchito da questo viaggio, è esposta alla mostra collettiva “Origo”, presso la Galleria Fotografica Fonderia 20.09 in via Venti Settembre 67, ed è visitabile fino al 31 luglio 2017.

Alessandro, Ana e Giacomo allo stadio Panathinaiko di Atene

del giovane sportivo Mitja Gasparo, morto a 24 anni a causa di un incidente stradale. «Devi trovare l'equilibrio tra ricerca artistica e vita». Sono giorni di entusiasmo e fatica quelli che accompagnano Ana nei 42 giorni durante i quali deve mantener fede alla parola data: documentare il viaggio di Giacomo e chiudere il cerchio del progetto personale “Recovery”, cominciato nel 2012. Recovery ovvero “recupero”. Perché durante i suoi viaggi nei Balcani alcune schede di memoria si rompono, e, nell'operazione

«AVREI VOLUTO documentare la scena come da esterna, ma poi ho capito che ero anche io parte del gruppo e dovevo fare i conti con gli equilibri interni.» Il trio corre veloce per il Montenegro, Albania e Grecia. Quelli che incontrano sono i «Paesi cuscinetto dell'Occidente». Paesi diversi, uno dall'altro: da una parte quelli dell'ex Jugoslavia, territori frammentati per la presenza di tre diverse religioni e identità nazionali in conflitto. Dall'altra, l'Albania e la Grecia. Individuare tratti e lineamenti comuni delle società e delle persone è l'obiettivo della ricerca fotografica di Ana. È durante questo attraversamento che qualcosa tocca i sentimenti della fotografa, originaria di Belgrado: l'identità balcanica. «Quasi una malinconia, un pieno di colori», la descrive. E sulle difficoltà incontrate, spiega che in un viaggio come questo, c'è sempre qualcosa o qualcuno che le mitiga. «Essere al fianco di una persona che ogni giorno vuole superare il limite, ti dà la determinazione di andare avanti e la consapevolezza che si può realizzare solo se si resiste tutti insieme.»

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LIFESTYLE Viaggi

GIAPPONE

K A W A I I... CARINA

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di Marta Bicego

Non è poi così lontano il Paese del Sol Levante. Come destinazione, affascina sempre più italiani: nel 2016 sono stati quasi 120mila (dati Japan National Tourism Organization) ad affrontare le ore di volo necessarie per raggiungere la capitale Tokyo. Ne vale la pena? Per incuriosirvi, e senza la pretesa di essere esaurienti, qualche consiglio… Ve lo diamo noi.

1 # JRPASS

2 #TORII

Treni che spaccano il secondo, indicazioni chiare, mappe che s’illuminano, e addirittura parlano, per fornire indicazioni ai passeggeri. Messo piede giù dall’aereo, tutto ciò che ha a che fare con i mezzi di trasporto – dai treni ad alta velocità, gli shinkansen, alla metropolitana per arrivare a bus e taxi – fa rima con efficienza. Per macinare chilometri, c’è il Japan Rail Pass: un abbonamento a misura di turista che facilita gli spostamenti, anche con corsie preferenziali nelle stazioni; vale per alcuni treni e qualche metro del fitto groviglio di linee che disegnano la megalopoli di Tokyo. Da provare: Qualche fermata del Yurikamome, il treno senza conducente che collega l’isola artificiale di Odaiba nella baia di Tokyo alla terraferma.

Impensabile visitare il Sol Levante senza imbattersi in pagode, padiglioni, templi buddisti, altari shintoisti. Si passa da costruzioni ricoperte d’oro a edifici dall’austera semplicità, da santuari brulicanti di persone immersi nel verde dei boschi a magnifici giardini che sono la quintessenza della raffinatezza e della precisione. Kyoto in particolare, l’antica capitale del Giappone, è la città dei mille, e più, templi. A segnalarli sono le porte sacre, i torii: imponenti archi di legno, spesso colorati di rosso, come quelli del Fushimi Inari Taisha a Kyoto. Attraversarli è un modo per purificare l’anima. E per riempirsi gli occhi di bellezza. Da provare: Una visita al santuario shintoista di Itsukushima, sull’isola sacra di Miyajima, dove la porta sacra con l’alta marea fluttua magicamente sull’acqua.


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Shinkansen

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Miyajima

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3 #BENTO

4 #KAWAII

È il cestino da merenda. Una scatola, meglio se di legno laccato, dai piccoli scomparti: contengono cibi di ogni forma e colore, accompagnati dall’immancabile riso. C’è chi la porta con sé al lavoro, chi in viaggio sul treno; chi al parco per mangiare all’ombra di un ciliegio in fiore. Bacchette alla mano, in Giappone il cibo è una cosa seria. Ce n’è per tutti i gusti: dal sushi che viaggia su rotaia alle infinite portate della cena che si consuma in un ristorante tradizionale giapponese, il ryokan. Da provare: Far tappa all’ora di pranzo in uno dei mercati di Tsukiji a Tokyo o Nishiki a Kyoto. Paradiso dei buongustai. E dei temerari, che vogliono azzardare stuzzichini di ogni genere...

Il Giappone è la patria dei ninnoli, degli oggettini non meglio identificati, dei pupazzetti di ogni forma e materiale. Di tutto ciò che insomma è adorabile, carino, appunto kawaii… I gadget di anime e cartoni animati spopolano: ne esistono negozi, immensi, colmi di scaffali distribuiti su più piani frequentati da grandi e piccini. C’è anche una maniera, per i ragazzi, di essere kawaii: è l’atteggiamento del prendere la vita con leggerezza, una forma di liberazione da una società considerata statica e un po’ rigida. E al rigore si risponde a colpi di musichette, di colori fluorescenti. E, agli occhi degli occidentali, pure di stranezze... Da provare: Una serata al karaoke, uno dei divertimenti più amati dai giapponesi, che si svolge in stanze private per gruppi ristretti di aspiranti cantanti. A prova di figuracce...

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CULTURA Musica

UN TENORE… D I V I TA

giovanna.tondini@verona-pantheon.com

di Giovanna Tondini

Lui, Cosimo Panozzo, li chiama Lato A e Lato B. Noi li traduciamo in vita normale (pur essendo impossibile dare una definizione univoca di normalità!), e vita da musicista. Comunque due facce complementari di una medaglia colorata di realtà, di progetti e di sogni. Dove l’equilibrio tra gli opposti genera l’originalità.

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I CHIAMA Cosimo Panozzo ed è un giovane tenore veronese, classe 1981, conosciuto anche per essere stato l’ultimo allievo di Luciano Pavarotti, il maestro dei maestri. Con il suo fare allegro, che ti mette subito a tuo agio, ci parla di una vita dove la musica è stata fin da subito sua compagna. «A 4 anni ascoltavo la musica di Mozart con mio papà». E a 7 anni era già in giro per l’Italia a partecipare a concorsi di canto. «Avevo fatto le selezioni dello Zecchino d’Oro», ci racconta, «ma non passai perché la mia voce era ritenuta troppo adulta», o come si dice in gergo più tecnico, «aveva già un vibrato». Ma è stata proprio questa sua vocalità strutturata a premiarlo per anni, soprattutto nel mondo televisivo. «All’epoca se ne parlava molto ed erano tanti gli articoli di giornali che uscivano sull’argomento». Ad assicurargli il successo era anche il suo feeling con il pubblico, quella sua capacità di stare sul palco con scioltezza. «La presenza scenica», ci spiega, «è una delle caratteristiche fondamentali che formano un bravo cantante, oltre alla voce, all’intelligenza musicale e all’intonazione». Aspetti che Cosimo ha coltivato a partire dall’età più matura. «È sconsigliato seguire corsi di canto prima dei 18 anni, perché prima di questa età la voce, quella dei maschi in particolare, si deve ancora formare». All'età di 15 anni comincia a frequentare il conservatorio di pianoforte principale, che porta avanti fino all’ottavo anno, mentre consegue il diploma in canto lirico, con il maestro Ivo Vinco, e la specializzazione al conservatorio di Mantova. MA LA MUSICA, o Lato B, come lo ama definire lui, non è tutto. «Qualcuno mi consigliò di seguire anche la strada più normale, quella che ti fa stare con i piedi per terra, e per questo motivo ho preso la laurea in Economia e Commercio». Un traguardo importante, che gli ha consentito di entrare in contatto con

Cosimo Panozzo

persone diverse, il suo potenziale pubblico, e di uscire quindi da un ambiente che altrimenti potrebbe fossilizzarti e chiuderti la visuale. È proprio l’esperienza nel campo dell’attività commerciale, che tuttora segue, ad averlo portato a proporre progetti interessanti e innovativi con un’agenzia di Vienna. Da Famosa Italia, un viaggio tra i compositori italiani dal 1600 fino a Morricone, a Bella Italia, che esalta l’italianità con il Wiener Sänger Knaben, cioè con il coro di voci bianche più famoso al mondo, i cui concerti sono prodotti di comarketing di alta qualità, Cosimo si è lanciato con idee che piacciono a un pubblico ampio, e non solo a una élite di persone. «Certo l’opera lirica rimane la più grande soddisfazione di un tenore, che ne è il prota-

«Oggi è necessario un vero update della lirica, ovvero saper riproporre i temi della tradizione in maniera più fresca e attuale»


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Cosimo Panozzo con The Vienna Boys Choir 1

gonista, ma con l’evoluzione del mercato musicale è necessario, oggi più che mai, creare qualcosa di nuovo, valorizzando il passato». Insomma, una sorta di update, per riproporre un qualcosa di vecchio, in maniera più fresca. «LO STESSO Pavarotti riempiva gli stadi perché aveva capito che per avvicinare la gente bisognava andare incontro ai loro gusti, senza comunque perdere qualità». I puristi fanno fatica ad accettare queste scelte. Ma Cosimo è determinato nel suo percorso, anche perché ciò gli consente di conciliare la passione, il lavoro e la famiglia. Con i suoi tre figli il tenore veronese non può permettersi di viaggiare continuamente. Ma è proprio ciò che ti regala la vita a darti la possibilità di creare. Quello

che a molti può sembrare un limite, diventa invece un’occasione per fare scelte diverse, che ti conducono lungo strade che mai ti saresti aspettato. Presto troveremo dunque Cosimo Panozzo cantare al “The Greatest Sounds of Hollywood” nella rinomata località di Kitzbühl in Austria, con l’arrangiamento originale delle colonne sonore di celebri film. Da cui uscirà la pubblicazione di un nuovo disco, che fa seguito al recente Arias, con canzoni di musica classica . Che dire? A guardar bene, è stato proprio il Lato A la fortuna del Lato B! www.cosimopanozzo.com


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PERSONE

STORIA DI UN F OTO GRAFO

C HE SI EMO Z ION A (SEMPRE)

giorgia.castagna@verona-pantheon.com @CastaGiorgia

di Giorgia Castagna

Di recente ha partecipato (non come invitato ma come professionista) al matrimonio tra Daniel Quinn, figlio del famoso attore Anthony, e Nancy, sorella della futura regina dell’Arabia Saudita. Perchè di mestiere Leonardo Palumbo fotografa l’amore.

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Leonardo Palumbo

ntrare in punta di piedi in una casa sconosciuta, non disturbare ospiti e invitati, esserci e non esserci, calmare gli animi più accesi e creare quella chimica magica tra obiettivo e sposi. Il lavoro del fotografo matrimonialista nel corso degli anni ha cambiato vesti e, anche se le foto in posa sono ancora richieste “per non fare arrabbiare la nonna”, la svolta è arrivata.  A Verona, uno tra i primi a dare una piega diversa in questo settore è stato Leonardo Palumbo che, seguendo le orme del padre, fotografo professionista si è ritagliato uno spazio nel panorama scaligero. Come è iniziato il suo interesse per la fotografia e chi ha contributo ad alimentarla?   Ho ereditato questa passione da mio padre, professionista del settore, che amava portarmi con sé ed io adoravo seguirlo. Pellicole e macchine fotografiche non sono mai mancate in casa e  fin da bambino, la mia passione e curiosità per scatti, camere oscure, cineprese e fotografie era alimentata da input continui. Crescendo ho iniziato a lavorare con mio padre che principalmente operava nel mondo della musica: prima come suo assistente, poi dietro una cinepresa. Ho avuto quindi modo di avvicinarmi e toccare con mano molti aspetti del lavoro e avere la fortuna di trovare la mia strada.   È in quel momento che ha deciso di specializzarsi in servizi fotografici per matrimoni? Correva l’anno 2008 e il settore “wedding”   iniziava a cambiare. Affascinato da questo mondo decisi di specializzarmi e di fare mio questo lavoro che mi appassiona e mi fa battere il cuore, continuando comunque a tenere aperte anche altre strade. Lungo questo cammino incontrai mia moglie, Caterina, anche lei professionista affermata del settore, ed oggi con lei gestisco la nostra agenzia Verona Sposi.

Quali i suoi fotografi di riferimento? Tra i fotografi che mi hanno stimolato maggiormente c’è sicuramente  Gianluca Adovasio. In un solo scatto sentimento, passione, divertimento ed eleganza vengono a galla. Tre caratteristiche che distinguono il suo stile.  Il mio vuole essere un fotogiornalismo vivo e puro, adoro questo lavoro perché mi permette di raccontare una storia che diventa unica, catturando e filmando emozioni.  Seguono i dettagli: mettere in luce piccoli particolari che possono sembrare superflui, ma che sono ricchi di significato. Per finire, mi concentro sui ritratti, dietro un sorriso si nascondono mille emozioni e il mio lavoro mi impone di saperle immortalare. Quali sono i suoi preparativi prima di andare ad un matrimonio? Rituali? Il giorno precedente all’uscita è dedicato alla minuziosa preparazione di tutta l’attrezzatura. Rituali? Quello serale, non vado a dormire prima di aver fatto un backup tecnico e mentale.


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Come si può emergere nel mercato, data la tanta concorrenza? Innovazione e ricerca continua, garantire sempre la massima professionalità ed essere sempre un passo avanti. Nel nostro caso, da qualche anno stampiamo in studio in fineart, questo ci permette di raggiungere risultati straordinari in termini di qualità cromatica che non tutti possono garantire. Il matrimonio più vip?  Negli ultimi anni il nostro Paese, ed in particolare Verona, grazie anche al lago di Garda, è meta molto gettonate da italiani e stranieri che si precipitano qui per suggellare il loro amore. Ab-

biamo quindi seguito diverse celebrità, tra gli ultimi lavori un video sulle nozze tra il figlio del celebre attore Anthony Quinn, Daniel e la sorella della futura regina dell'Arabia Saudita, Nancy.   Cosa si sente di consigliare a chi deve scegliere un fotografo per il proprio matrimonio?  Nel giorno del matrimonio sposi e fotografo vivono a stretto contatto per tutta la giornata, proprio per questo consiglierei di ricercare una persona discreta e rispettosa ma che, grazie a professionalità ed esperienza, a fine giornata sia stata in grado di catturare le vostre emozioni.

T R A S F E R I M E N T I I N S E D E D I S E PA R A Z I O N E T R A C O N I U G I : L A C O M P E T E N Z A È D E I N OTA I

La Corte d'Appello di Trieste, con l’ordinanza numero 57 del 30 maggio scorso, ha riformato il decreto emesso dal Tribunale di Pordenone il 16 marzo sempre del 2017, il quale riteneva erroneamente che gli accordi conclusi in occasione di separazione fra coniugi in sede di negoziazione assistita potessero essere trascritti nei registri immobiliari

senza l'intervento del notaio. Per il Tribunale, l'intervento del notaio non era necessario in quanto tali accordi sarebbero assimilabili a una sentenza del giudice. Per la Corte triestina, invece, gli accordi non possono essere equiparati a una decisione giudiziale, ma mantengono la loro caratteristica di accordi privati. Questo significa che non derogano alla regola generale che stabilisce la competenza esclusiva del notaio ad autenticare le sottoscrizioni di accordi che contengono il trasferimento di immobili. Interessante è la motivazione della competenza notarile che si giustifica a tutela degli interessi pubblici e della collettività alla corretta circolazione dei beni e dei diritti, in questo caso, immobiliari. Solo al notaio, soggetto terzo ed imparziale rispetto alle parti (e ai loro difensori) è attribuito il controllo di legalità e l’inserimento dai dati nei registri immobiliari (con la trascrizione), per esigenze di certezza. Il sistema italiano di circolazione degli im-

mobili è un vanto per l'Italia. L’attuale configurazione ha permesso la nostro Paese di raggiungere primissime posizioni nella graduatoria internazionale di affidabilità e certezza nelle transazioni immobiliari. Gli investimenti esteri in questo settore sono incentivati se l'ordinamento di quello Stato stabilisce dei seri e stringenti meccanismi di certezza e di pubblicità nella circolazione dei beni. Non a caso il nostro sistema è stato "copiato" da quegli stati come i Paesi dell'ex Unione Sovietica Russa, Cina...nei quali era assente la proprietà privata: l'approccio all'economia di mercato impone delle regole di circolazione a tutela proprio del compratore/consumatore. Tutto ciò rafforza ancora una volta la funzione sociale dell'attività notarile che si manifesta nel rispetto e nell'osservanza, da parte di un soggetto “superpartes”, delle regole di circolazione dei beni immobili nei pubblici registri, a tutela soprattutto dei soggetti più deboli.

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CULTURA Teatro

DI COSA PARLIAMO

QUANDO PARLIAMO DI FONDAZIONE AIDA

erika.prandi@verona-pantheon.com

di Erika Prandi

Compirà 35 anni nel 2018, un traguardo importante per la realtà che segna l’inizio di un percorso ancora più ricco di idee e progetti di respiro nazionale. Ne abbiamo parlato con la direttrice Meri Malaguti che ci ha svelato molte interessanti iniziative.

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Meri Malaguti

irettrice, ci parli della Fondazione Aida. È un ente culturale nato nel 1983 da un gruppo di amici con competenze specifiche nel mondo del teatro per dare vita a un progetto con un target rivolto al mondo dell’infanzia e delle famiglie. All’inizio era un’associazione poi nel 1996 si è costituita come fondazione ed è una delle prime della Regione Veneto. Nel 1987 ha ottenuto il riconoscimento ministeriale, tant’è che è stata la prima realtà veneta ad ottenerlo. Per certi versi abbiamo anticipato un po' i tempi. Se dovesse fare un bilancio di questi 35 anni, come sarebbe? Il nostro core business è l’attività legata al teatro famiglia e al teatro scuola che ha dimostrato un successo straordinario. Quest’anno al Teatro Stimmate, che abbiamo solo in affitto ma non in gestione, abbiamo contato 16mila presenze. Quali saranno le iniziative dedicate ai festeggiamenti per il 35esimo? Abbiamo deciso di collaborare con le istituzioni che lavorano molto con i bambini e le famiglie per costruire insieme dei progetti per dare visibilità a entrambi. Faremo una mostra fotografica in cui presenteremo tutti quelli che hanno lavorato con noi, ma ci saranno anche scatti dei momenti più significativi del nostro percorso. Poi ringrazieremo con un gala a villa Verità Poeta, che nel 1999 ospitò il primo appuntamento di “Sorsi d’Autore”, tutti quelli che hanno collaborato con noi in questi anni. Sono tanti i teatri che gestiamo ma lo facciamo sempre in sinergia con le realtà del territorio. Faremo anche dei momenti di lettura in alcune location d’eccezione e una festa per le famiglie al Teatro Filippini. Sarà una festa lunga tutto l’anno. Noi, al momento, resistiamo ai tagli alla cultura, ciò non toglie

Milly Carlucci ospite a "Sorsi d'Autore"

che vorremmo che la città ci permettesse di essere ancora più stanziali, riconoscendo anche la funzione sociale che abbiamo grazie alle attività teatrali. In questo momento non abbiamo un luogo che ci identifica. Non siamo solo una compagnia teatrale, siamo anche e soprattutto un’istituzione di questa città. Vorremmo essere al pari di qualsiasi altra realtà culturale ma rivolta alle famiglie. www.fondazioneaida.it


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CULTURA Arte

QUANDO SCRITTORE E PITTORE FA N N O L O S T E S S O L AV O R O

di Erika Prandi

Da un ritratto di se stessi può scaturire molto di più di una semplice descrizione fisica. Può essere il ritratto dell’anima, della propria personalità, che lo scrittore fa emergere grazie alla sua acuta sensibilità. Poi c’è il ritratto pittorico, un modo per esprimere a colori chi sei veramente. Tutto questo è Ritratti Letterari, un progetto di Nicolò Maccapan e Charles Chavannes. a sinistra Nicolò Maccapan a destra Charles Chavannes

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’IDEA NASCE «per caso» grazie all’incontro fortuito tra i due “artisti” alla fine del 2013. Ed è subito magia, come verrebbe da dire. «In effetti è stato così - rivela il giovane Maccapan –. Avevo in mente di produrre un vero e proprio ritratto scritto di una persona, ma che non fosse di tipo fisico. Volevo tradurre la personalità del soggetto per poi riprodurla in un dipinto che fosse basato solo ed esclusivamente sul testo. Quando ho conosciuto Charles si è dimostrato subito entusiasta del progetto, così abbiamo iniziato a collaborare». Il primo esperimento viene effettuato su un amico che si presta ad un’intervista di circa un’ora sui punti fondamentali della sua personalità, senza entrare nell’intimo della sua vita. TUTTI I RITRATTI partono da questo primo passaggio importante. Ciò che ne scaturisce è un breve racconto narrativo in cui vi possono essere uno o più protagonisti, umani o animali, che si inseriscono in vi-

cende che hanno come tratti distintivi gli stessi del committente del racconto. La sua è una immedesimazione nella storia che raccoglie emozioni, valori, contraddizioni e punti di vista della propria persona. È un viaggio immaginario nell’Io più profondo, un racconto che rispecchia esattamente chi sei, che sai che ti appartiene. Nicolò è in grado di fare questo grazie ad uno studio costante sulla parola (di professione fa lo scrittore) per trovare il modo giusto con il quale esprimere la personalità dell’intervistato. «Per fare questo ho capito che bisogna togliere la finzione che le persone hanno nella propria quotidianità e cercare di scrutarli utilizzando la narrativa. Alla fine l’obiettivo è far capire a colui che si siede per avere un Ritratto che a farlo è lui, non noi. La trama la sceglie la persona, anche se inconsapevolmente. La pittura poi serve a dimostrare che è riuscito». www.ritrattiletterari.it


a cura di Chiara Boni

Pagine per i grandi

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L LIBRO: È il Premio Nobel, cinquantenne, fedifrago Micheal Beard il protagonista di questa storia: un personaggio a cui non è facile affezionarsi, ma le cui vicende sono narrate dall’autore con ironia quasi feroce. A fare da sfondo alla storia è la questione del surriscaldamento globale, a cui il protagonista è chiamato a dare una soluzione. Ci riuscirà, in maniera non del tutto legittima e tra vicissitudini e tragedie sfiorate. L’AUTRICE: Acclamato scrittore inglese, Ian McEwan è l’autore di capolavori come Espiazione e L’amore fatale. È un McEwan insolito quello di Solar, che in quest’opera fa un uso dello humor e di una varietà di stili insolita per il suo stile, ma perfettamente riuscita.

Titolo: Solar Autore: Ian McEwan Casa Editrice: Einaudi Pagine: 346

CURIOSITÀ: Suddiviso in tre parti, il libro segue le vicende di Micheal Beard dal 2000 al 2009: in questo lasso di tempo vediamo il nostro antieroe farsi strada nelle complicate vicende legate al surriscaldamento globale. In Solar, le questioni di fisica non sembrano incomprensibili o forzate, ma piuttosto sono parte fondamentale della struttura che sorregge il personaggio stesso di Beard: riusciamo a vedere il mondo esattamente come lo fa lui, nella sua fredda e cinica maniera riduttiva.

a cura di Alessandra Scolari

Pagine per i più picco li

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L LIBRO: È la storia di Elisa, una principessa costretta sulla sedia a rotelle fin dalla nascita. Una situazione, insolita per il suo rango, e poco importa se ha un trono d’oro e incastonato di gioielli: per muoversi ha bisogno di rotelle. Elisa quindi si ritira nelle sue stanze e passa il tempo a comandare. I suoi “voooooo-glioooo!” sono insopportabili. Solo Dorotea, una ragazzina della sua età (costretta a fare la serva), riesce a starle vicino. Un giorno, a Palazzo, arriva un misterioso venditore di tappeti, che trasporterà le due ragazze in tre viaggi immaginari speciali, durante i quali avverrà di tutto e di più. Elisa abbandonerà il suo egoismo e accetterà la sua condizione, vivendo l’amicizia, la condivisione e la solidarietà. Scoprirà che mettere le ali ai propri sogni è, comunque, sempre possibile

Titolo: La principessa che stava sempre seduta Autore: Nadia Cerchi Illustrazioni: Marianna Sauro Editore: Il Ciliegio 2014 Età: dai 9 ai 99 anni

LE AUTRICI: Nadia Cerchi, con una laurea in Filosofia, ha scelto di diventare maestra elementare a Pavia, pur mantenendo la sua passione per la lettura, la scrittura e il canto. Da quando sono nati i suoi due figli (Matteo e Gulia) ha iniziato a raccontare e scrivere fiabe per ragazzi, che considera importanti mezzi educativi. Marianna Sauro (originaria di Bosco Chiesanuova, che oggi vive e lavora in Toscana), con il diploma dell’Accademia di Belle Arti di Verona, si definisce un’artista che ama illustrare le fiabe, sua fonte di ispirazione, le quali assieme al teatro diventano i suoi metodi di insegnamento. Collabora con l'Associazione Maestra Natura di Siena. CURIOSITÀ: Questa favola è un inno all'amicizia, che sa andare oltre disabilità e diversità. È la metafora del «male oscuro» che talvolta spinge i giovani a comportamenti egoistici. L’invito del libro è quello di non arrendersi di fronte alle difficoltà, ma imparare ad accettarsi. La vicinanza di una persona amica, in grado di offrire al momento opportuno comprensione, senza arroganza, aiuta giovani e meno giovani a diventare consapevoli che la vita è un dono ineguagliabile, che va vissuto nei suoi tanti modi possibili.

Nadia Cerchi devolve i diritti d’autore ai “goodfellas”, giovani principi e principesse che si dedicano al wheelchair (hockey in carrozzina). Il 18 agosto, a Bosco Chiesanuova, località Baito della Coletta, alle 16.30, si terrà una lettura animata con laboratorio su questa fiaba.

Se vi serve un po ' di poesia

Memoria di Natalia Ginzburg

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CULTURA Musica

S E I L RO CK

PARLA LA LINGUA DI DANTE

marco.nicolis@verona-pantheon.com

di Marco Nicolis

Ormai, diciamoci la verità, da quanto non avete l’occasione di sentire dal vivo una rock band che suona e canta dei pezzi inediti utilizzando per i propri testi la lingua italiana? Sembra che il mondo della musica alternativa contemporanea si sia ormai dimenticato di quanto ricca e bella sia la nostra lingua, prediligendo soluzioni più “british”. Per fortuna ci sono i Volti di Giano pronti a sfidare qualsiasi recinto linguistico.

MARIAN IANUS - BASSO / ALBERTO CHERUBINI - TASTIERE E SINTETIZZATORI LEONARDO MIGLIORANZI - VOCE / ELIA SIGNORATO - CHITARRA / GIUSEPPE SAGGIN - BATTERIA

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ONO UNA giovane band veronese che le sta provando tutte per emergere nel panorama musicale italiano, mescolando sul palco le vecchie sonorità del rock classico con del sano e ed elettrico “metallo”, accompagnando il tutto da testi scritti e cantati rigorosamente con la lingua dei poeti, l’italiano. Un “crossover rock” decisamente difficile da realizzare vista la grande complessità e varietà dei generi presi come spunto dai nostri artisti.«Facciamo musica per necessità, per passione, per volontà. Vista l’importanza che ha per noi la musica anche i testi non devono essere da meno, non possono essere banali, devono avere la capacità di raccontare il contemporaneo, la realtà delle cose e i nostri pensieri. La nostra musica deve saper comunicare con chi la ascolta» spiegano così il loro viscerale l’amore per ciò che stanno creando. «Le caratteristiche? Deve essere Groove, quindi far muovere la gente, essere incalzante. Le chitarre devono avere sempre un tono pesante, duro, a cui va ad aggiungersi in ogni brano dell’elettronica, grazie all’utilizzo di tastiere ed effetti freschi e moderni. La lingua italiana è il punto cardine della nostra musica, il filo conduttore che sa portare i nostri brani da noi fino al pubblico».

IL LAVORO dei Volti di Giano inizia nel 2014 trovando la prima vera accelerata già l’anno successivo con l’uscita dell’omonimo “Volti di Giano”, il primo EP della band, contenente cinque tracce tra cui quattro inediti ed una cover dei Beatles. Da allora il vero mood del gruppo sono state le uscite live e i festival, poiché una band che mescola così finemente generi diversi deve avere anche un occhio di riguardo verso i format del momento come talent show e contest. Ma come usarli? Come non farsi risucchiare completamente da questo nuovo modo di emergere tipico della musica del 2017? Beh, usandoli con intelligenza, sfruttando ogni possibilità concessa. E, a dimostrazione della bontà del lavoro fatto fino a qui, i Volti di Giano hanno partecipato a Vicenza Rock Contest, Rise Festival Padova, Invasioni Sonore e Pistoia Blues Festival, raggiungendo ad ogni nuova sfida delle ottime posizioni, convincendo pubblico e addetti ai lavori. Le prossime idee in cantiere? Al momento sono in arrivo ben due videoclip da lanciare sul “tubo” e poi un nuovo album, momentaneamente accantonato per far fronte alle tante uscite live. Nell’attesa, tenetevi aggiornati, seguite la pagina della band e scoprite quando poterli ascoltare dal vivo. Aspettiamo un vostro riscontro. Facebook/VoltidiGiano


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STORIE DI STORIA

LIBERAMENTE ROMANZATE

di Marco Zanoni

L ’ Officina (di i e r i)

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’è una Graziella bianca da riparare e non è una bici qualunque. Non è solo per le sue dimensioni, una versione piccola, per bambini. Questa è una bicicletta d’altri tempi: riesumata da una cantina polverosa non vale che qualche euro dal ferrovecchio ma alimenta invece ricordi di tempi passati e apre praterie sentimentali in quel nonno che la vuole regalare alla nipote. C’era una bici, una Taunus in alluminio dal peso specifico terrificante e dalla meccanica perfetta. Uscita dalle fabbriche nel 1920 quando la storia moderna doveva ancora essere scritta. In un cassetto poi si può trovare un perno della Bianchi. Sopra incisa c’è una data: 1942, in quei tempi l’azienda costruiva arnesi bellici per la difesa dalla Patria natia. C’è un’officina nel Borgo e la cosa più incredibile è che c’è un giovane che la porta avanti. Un

lavoro che sa di un tempo passato, dieci metri quadri di brugole, morchia, camere d’aria e fili dei freni da cambiare. È un’officina che rappresenta un solido baluardo contro il consumismo più smodato perché qui non siamo in un discount di biciclette. È qui che troverete Tommaso o meglio Tommy La Cameradaria: un soprannome che calza a pennello, quasi quanto lo era Zigogol o Henry “Hi Fly” Willams. È qui che i fanalini si cambiano al ritmo del più tipico smoccolare veronese, è qui dove si trovano poetiche come “…l’olio e il martello sono i più antichi maestri dell’officina e la meccanica le so mojer del meccanico…”. Solo nell’Officina potrete trovare una Graziella bianca che frena con il contropedale, emblema del nostro modo di muoverci, di spostarci che ha radici profonde. C’è un Officina nel Borgo ed è come se fosse sempre stata lì.


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BOX OFFICE

a cura di Mattia Zuanni

IL FILM

Nel 1945, l'incrociatore pesante USS Indianapolis, comandato dal capitano Charles McVay, sta trasportando all'isola di Tinian la prima bomba atomica Little Boy, che in seguito sarebbe stata utilizzata per bombardare Hiroshima. La nave viaggia senza scorta, a causa dell'altissima segretezza della missione. In viaggio nel Mar delle Filippine, dopo aver sbarcato il proprio carico, il 30 luglio 1945, viene silurata e affondata da un sottomarino giapponese. Più di ottocento uomini restano bloccati in mare per cinque giorni senza viveri, nelle acque più infestate dagli squali del mondo…

CURIOSITÀ

Si tratta del secondo film per Cody Walker, dopo esser entrato nel cast di Fast and Furious 7 come controfigura del fratello, Paul Walker. La critica ha espresso pareri discordanti sul film. C’è chi considera la pellicola «assolutamente piacevole», chi invece «completamente non degna di essere vista»; l’elemento più carente (e lo si vede anche dal trailer) è sicuramente la parte degli effetti speciali, definiti un po’ da tutti «scoraggianti e poco convincenti».

Titolo: USS Indianapolis Genere: Guerra, Drammatico Durata: 128 minuti Regia: Mario Van Peebles Attori: Nicolas Cage, Tom Sizemore, James Remar, Cody Walker Uscita (Italia): 19 luglio

fotografa il

codice QR per vedere il trailer

CLASSIC I DA NON PE RDERE Titolo: Rain Man Genere: Drammatico Durata: 126 minuti Regia: Barry Levinson Attori: Dustin Hoffman, Tom Cruise, Valeria Golino, Gerald R. Molen Charlie, alla morte del padre, apprende che l'unico erede del patrimonio famigliare è suo fratello maggiore Raymond, un uomo affetto da sindrome del savant, di cui ignorava l'esistenza. Sentitosi tradito dal genitore e indebitato sul lavoro, decide di sequestrare Raymond dalla clinica psichiatrica di Wallbrook in cui è ricoverato, nella speranza di diventarne il tutore e quindi prendere possesso del patrimonio paterno.


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ANGOLO PET

Ogni mese quello che c’è da sapere

BOCCONI AVVELENATI PER FORTUNA C’È BLAKY

di Ingrid Sommacampagna

L'associazione U.c.a.v-Dog Angel (Unità cinofila antiveleno) svolge attività di bonifica, su segnalazione, nel Triveneto, nelle aree di ritrovamento di bocconi avvelenati, con un cane addestrato di nome Blaky. Posizionare esche killer è un gesto crudele e disumano, che diventa pericoloso anche per i bambini, visti gli episodi di rinvenimento nei parchi e in altre aree urbane. Blaky

«L

A CIVILTÀ di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali», diceva Gandhi, ma in questa società la sofferenza a discapito di innocenti viene tuttora perpetrata senza scrupoli. È allarme in tutta la provincia di Verona per le esche riempite di veleni, come il lumachicida, il rodenticida e il topicida; a volte vengono addirittura inseriti chiodi o del vetro. L'animale avvelenato non muore immediatamente e resta sempre cosciente nell'agonia. «L'uso del veleno nei bocconi è uno dei metodi più atroci per uccidere, non solo perché non selettivo, ma anche perché causa sofferenze a chi ne resta vittima», spiega Mirco Nicolazzo, presidente dell'U.c.a.v.-Dog Angel. L'associazione va alla ricerca con Blaky, l'unico cane professionista presente in Triveneto, su richiesta, e con il permesso della Questura, o del primo cittadino, nei luoghi in cui si presume possano esserci esche. Blaky in 5 anni di lavoro ha fiutato circa 80 bocconi, segnalandoli al suo conduttore Mirco; questi vengono consegnati alle forze dell'ordine e

poi spediti all'Istituto Zooprofilattico competente per territorio. CHI POSIZIONA le esche lo fa per motivi ingiustificabili: l'abbaiare continuo, le deiezioni non raccolte, la protezione del bestiame o delle terre coltivate, per togliere la concorrenza nel campo dei tartufi, o per eliminare animali selvatici. «Interveniamo a Bolzano, in cui abbiamo la sede legale e a Trento; a Verona siamo presenti da due mesi e usufruiamo di un'unità mobile. La popolazione può segnalare i presunti casi di avvelenamento o i sospetti alla pubblica sicurezza, affinché venga fatto un controllo sul luogo del ritrovamento, oppure contattarci alla pagina Facebook. Come associazione no profit abbiamo volontari, e andiamo a recuperare anche siringhe e cibo avariato», conclude Mirco. La legge punisce chi utilizza e detiene esche o bocconi avvelenati, e per fermare il fenomeno bisogna denunciarlo, anche qualora non sopraggiunga la morte dell'animale. Facebook.com/Ucav Dog ANGEL SEZ VR


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INGREDIENTI Gel d’aloe vera - Olio essenziale di lavanda - Olio essenziale di menta piperita

Procedimento Il procedimento per creare il doposole è molto semplice. Per prima cosa dovrete procurarvi l’ingrediente principale di questa ricetta: il gel d’aloe vera. Potete acquistarlo (in quel caso è bene verificare che sia il più puro possibile, e che nell’INCI compia solo Aloe barbadensis leaf juice o, meglio, ricavarlo estraendolo da alcune foglie dalla vostra pianta di aloe. Mettete tre cucchiaini di gel d’aloe in un contenitore pulito a chiusura ermetica, e unite 15 gocce di olio essenziale di lavanda e 15 gocce di olio essenziale di menta. L'olio essenziale di lavanda è noto per le sue proprietà benefiche in relazione a vari problemi della pelle come punture di zanzara, prurito e anche scottature solari, inoltre, riduce anche la desquamazione della pelle che spesso segue le intese esposizioni al sole. L'olio essenziale di menta piperita, invece, ha un potere rinfrescante che dà sollievo alla pelle

Conservazione La quantità di questa ricetta vi basterà per una o due applicazioni, a seconda della zona da trattare. È sempre meglio preparare queste ricette fai da te in piccole quantità e conservarle in frigo per pochi giorni, se necessario.

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ADICONSUM

L AS C I A TE UNA SPER ANZA, VO I C H E V IA GGIA T E L'assemblea generale delle Nazioni Unite ha stabilito che il 2017 è l'Anno internazionale del turismo sostenibile. L'estate, momento di maggiore flusso turistico, può essere un'occasione per approcciarsi ad un modo di viaggiare più rispettoso, per l'ambiente e le comunità visitate.

P

RONTI A PARTIRE con lo zaino in spalla, ci turba solo l'antico dilemma circa il nostro essere turisti o viaggiatori, pur con l'amara consapevolezza che gli originari esploratori non aspettavano certo agosto per mettersi in cammino. E basta un pizzico di onestà in più per ammettere che, tra voli low-cost e comodi alloggi, la possibilità che esista una sostanziale differenza tra le due categorie è ormai del tutto svanita. Eppure, fortunatamente, residua ancora una possibilità per coloro che ci tengono a distinguersi dal turismo di massa. Salvaguardia ambientale ed equità sociale sono le risorse a disposizione del viaggiatore contemporaneo per dare alle proprie vacanze un'impronta peculiare. Infatti, secondo la definizione dell'Organizzazione Mondiale del Turismo (WTO) “le attività turistiche sono sostenibili quando si sviluppano in modo tale da mantenersi vitali in un’area turistica per un tempo illimitato, non alterano l’ambiente (naturale, sociale ed artistico) e non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche”. QUESTA DEFINIZIONE si contrappone all'at-

tuale concezione di turismo come momento di consumo, uno “spostamento di persone per andare a vedere ciò che ormai è diventato banale”. Lo diceva Guy Debord ne La società dello spettacolo. Era il 1969. Oggi è pertanto fondamentale incanalare l'enorme mole di denaro che produce questo settore economico per finalità impellenti quali la preservazione della natura e il benessere della gente dei Paesi ospitanti. Ma non è compito solo dei novelli esploratori migliorare lo stato delle cose. Anche chi allo zaino preferisce la valigia e non può rinunciare alla vacanza del classico tour operator può contribuire a questo cambio di tendenza. Se si considera che, secondo l'agenzia Europea per l'Ambiente, i turisti europei consumano ogni giorno dalle 3 alle 4 volte l’acqua che consumerebbero normalmente, un comportamento più attento è auspicabile anche per il turista da resort. Vero è che in molti aspettano con ansia l'estate per concedersi un relax spensierato ma non si può negare che atteggiamenti di rispetto, verso i luoghi visitati, costino veramente poca fatica. La regola da seguire risponde ad una domanda più antica del dilemma iniziale: a casa vostra lo fareste?

di Carlo Battistella per Adiconsum Verona


in cucina con Nicole

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Cucinare è amore che si può assaggiare senzalattesenzauova.ifood.it

FARINATA DI CECI E PATATE Una ricetta perfetta per l'estate! Io la adoro nel panino con melanzane e pomodori INGREDIENTI • 250gr di farina di ceci • 500 ml d'acqua • 5 cucchiai d'olio • sale, rosmarino• 2 patate

Lessate le patate, tagliatele a fette. Mescolate farina, acqua, sale, olio e rosmarino. Fate riposare 2 ore in frigo. Trasferite in una teglia. Infornate a 180 gradi per 30 minuti.

CANNELLINI, COZZE E POMODORINI Un piatto nutriente al sapore di mare INGREDIENTI • 1 scatola di cannellini • mezzo chilo di cozze • 10 pomodorini • mezzo bicchiere di vino bianco • aglio, sale, pepe

Fate cuocere le cozze per 10 minuti con vino, aglio e pomodorini, aggiungete i cannellini, sale, pepe ed olio.

CENTRIFUGA DI ANANAS, MELA VERDE E LIMONE A me questo abbinamento ricorda tanto il sorbetto! INGREDIENTI • mezzo ananas • 2 mele • 1 limone

Pulite l'ananas, lavate la mela e sbucciate a vivo il limone, eliminando la parte bianca amara. Centrifugate tutto.


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IL CALENDARIO SPIEGATO Gli eventi da non perdere per vivere l’anima

Armatevi di tappetini e abiti comodi: anche quest’anno l’appuntamento, grazie a EliosYoga Verona, per allenare mente e corpo è ogni giovedì dalle 19.30 alle 20.30.

TZIMBAR RACE

LUGLIO

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ERBEZZO | 1° TRIATHLON DEI MONTI LESSINI

Tre diverse discipline: trail, mountain bike e prove di forza e abilità, per tutti gli sportivi a caccia di emozioni sportive in salsa cimbra.

VADO VERSO IL CAPO

AGOSTO

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SALA CONSILIARE COMUNE DI ZEVIO

GOOSE FESTIVAL DI ZEVIO Da Milano al Sudafrica solo ed esclusivamente con i mezzi pubblici. Sergio Ramazzotti racconta il suo libro edito per Feltrinelli, un vero cult visto che “prima di questo viaggio l’Africa era la mia amante. Dopo è diventata mia moglie”.

17 GIUGNO

PARCO SAN GIACOMO | Ogni giovedì

dal

dal

23 LUGLIO

GIUGNO

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YOGA AL PARCO

dal

19 AGOSTO

dal

ARENA ESTIVA CINEMA FIUME VIA PONTIDA, 7 | 17 giugno a 31 luglio

Per ammirare il cielo stellato e i capolavori del cinema moderno, grande schermo rigorosamente all’aperto… decisamente più suggestivo di una multisala con aria condizionata!

LA FIABA VIEN MANGIANDO 2017 SAN ROCCO DI PIEGARA | 23 luglio a 06 agosto L’Associazione teatrale Mamìtielù presenta questo evento giunto alla sua settima edizione. Si tratta del riaddatamento teatrale della fiaba della “Bella addormentata nel bosco” (con il testo di Michela Canteri e la regia di Gianni Franceschini) lungo un percorso nel verde, con soste dedicate sia allo spettacolo teatrale che alla degustazione di prodotti tipici della Lessinia. Per informazioni e prenotazioni: tel. 334 7097091.

FILM FESTIVAL DELLA LESSINIA BOSCO CHIESANUOVA | 19-27 agosto

Il Festival cinematografico che racconta le terre alte, con uno sguardo feroce e commosso senza sconti perché la montagna non li conosce.

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(solo per questa volta)

di Giulia Zampieri e Miryam Scandola

caliente della Verona in versione estiva

dal

LUGLIO

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La riscoperta di uno dei luoghi simbolo di Verona attraverso il teatro: la scena è la nostra città, animata da parole, musica e danza con la rassegna organizzata da Teatro Impiria e Legambiente.

LESSINIA PSYCH FEST 2017 CAMPOSILVANO | 28-30 luglio

Quarta edizione del festival internazionale che porta la musica libera tra i monti Lessini. Band da ogni dove e arte vera, fresco montano tra le nostre alture. Tanto basta per essere felici!

BIMBI E VIAGGI

AGOSTO

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VIA STELLA, 16

Da un seguitissimo blog, la guida completa per viaggiare sereni con i bambini. A svelare materni segreti le autrici Michela Toffali e Milena Marchioni (vi abbiamo parlato di tutto a pag 54).

22 GIUGNO

BASTIONE SAN FRANCESCO 22 giugno-10 settembre

dal

dal

03 AGOSTO

GIUGNO

22

BASTIÒN TEATRO

dal

30 AGOSTO

dal

TEATRO NEI CORTILI CHIOSTRI | 22 giugno a 08 settembre

CHIOSTRO S. EUFEMIA | CHIOSTRO S. MARIA IN ORGANO | CORTILE DELL’ARSENALE L’arte drammatica che esce dal teatro e si avvicina alla città: un incontro, quello tra le compagnie amatoriali di Verona, e il grande pubblico, che aspettavamo anche quest’anno.

FESTA DI FIAMENE 2017 FIAMENE (NEGRAR) | 03-09 agosto

Per il suo quasi trentesimo, un programma da non perdere: c’è il reggae italiano e anche il blues, e poi un tributo ai Simple Minds e pure ai Queen. Birrette, banchetti e mostra mercato. Al riparo dalla calura cittadina!

ENNIO MORRICONE ARENA | 30-31 agosto

Il leggendario maestro, in uno spettacolo sincero e, probabilmente, irripetibile.


A CURA DI

Andrea Nale

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L'OROSCOPO ALLA NOSTRA MANIERA

21 MARZO - 20 APRILE

21 APRILE - 20 MAGGIO

21 MAGGIO - 21 GIUGNO

22 GIUGNO - 22 LUGLIO

Hai molti amici che ti vogliono bene, ne sono sicuro. Ma hai mai fantasticato su cosa si prova ad avere dei nemici? Parlo di nemici veri, non di persone che non sopporti o che non ti sopportano. Cosa dovresti diventare per avere un acerrimo nemico? Il compitino per agosto: Ci sono due gusti, nella nostra casa d'infanzia, che sapremmo riconoscere e distinguere ovunque nel mondo: quello della pearà e quello del ragù. Per non lasciar svanire questa parte fondamentale di te, fai in modo di continuare una tradizione prepotentemente intima.

La nostra direzione nel mondo segue la rotta delle costellazioni dei nostri ricordi. Prova a parlare con qualcuno dei tuoi momenti passati, condividi alcuni ricordi con chi li ha vissuti con te. Avrai d'un tratto una prospettiva diversa, delle stelle diverse da seguire. Il compitino per agosto: Facciamo migliaia di foto ogni giorno. Prendi alcune foto rilevanti degli ultimi mesi, stampale e fanne un album con delle didascalie. Vedrai che aumenterà il loro peso, e così quello dei ricordi ai quali sono associate.

In estate si sentono sempre gli stessi consigli per combattere il caldo: bere molto, non uscire nelle ore centrali, mangiare frutta. Qual è il vademecum che segui sempre per le delusioni che la vita ti riserva? Funziona? Il compitino per agosto: Prova a prenderti cura di una pianta, se non l'hai mai fatto potrebbe renderti i giorni estremamente piacevoli, dandoti un appuntamento fisso. Se hai già delle piante prendi una pianta nuova, e condividi con qualcuno ogni aggiornamento sulla crescita della sua vita.

Ci sono appena state le elezioni a Verona, la campagna elettorale è stata piena di idee e promesse. Tu sapresti fare una lista di cose che vorresti cambiassero per te e per le persone a cui vuoi bene? Deve essere intelligente, sostenibile e per niente egoistica, si chiamerà: "Se il mondo andasse come dico". Il compitino per agosto: Ogni generazione, da secoli e secoli, crede che la generazione successiva abbia perso ogni valore e sia moralmente allo sbando. Dai testi di filosofi greci a quel che ti rimproverano i nonni troverai un sacco di conferme. Se stai iniziando a pensare che i quattordicenni di oggi siano persi, vuol dire che stai invecchiando: prova a capire le loro motivazioni, sovverti uno stupido inghippo logico millenario.

23 LUGLIO - 23 AGOSTO

24 AGOSTO - 22 SETTEMBRE

23 SETTEMBRE - 22 OTTOBRE

23 OTTOBRE - 22 NOVEMBRE

LEONE

VERGINE

BILANCIA

SCORPIONE

Non ti preoccupare: questo malessere probabilmente non durerà. È la versione adulta delle cotte in vacanza d'estate. Finirà e lo lascerai sospeso nei mesi caldi dell'anno. Il compitino per agosto: Ci sono lati della nostra vita che i nostri genitori non possono conoscere, realtà talmente legate all'età o al mondo in cui siamo inseriti che piuttosto che iniziare a spiegarle le teniamo nascoste, non per cattiveria ma per pigrizia. Prova a sovvertire questa cosa, non raccontare segreti, prova ad esaurire uno dei discorsi che di solito censuri con: "è troppo lungo da spiegare".

Perché a volte si dice che bisogna rallentare e fermarsi un attimo a riflettere? Perché la vita perde nella velocità ciò che guadagna nella varietà, nella complessità, nella conservazione. Non sempre vivere al massimo è la soluzione, esplora percezioni più statiche. Il compitino per agosto: Impara una canzone a memoria, una nuova, quella che vuoi. Non importa se sia bella o brutta, imparala e cantala sotto la doccia a squarciagola, in moto, in riva al mare. Cantala in ogni modo, e tra vent'anni te ne ricorderai.

Quando si pesca si lancia il filo il più lontano possibile, per poi recuperare il filo e far adagiare la lenza esattamente dove si desidera: cerca di far nascere pensieri ed idee più estreme, avrai sempre modo di moderarle e trovare il giusto mezzo, ma partendo da prospettive sconfinate. Il compito per agosto: Organizza almeno un viaggio per dicembre, niente di grande, niente di impegnativo. Trova delle persone e inizia a fantasticare, calati poi nella realtà, prenota voli o treni, l'hotel e scopri cosa visitare. Hai molto tempo: fai le cose fatte bene.

ARIETE

Se hai paura di provare emozioni non ti dico di andarle a cercare. Perché non provi a sforzarti in tutti i modi di emozionare qualcun altro? Il compitino per agosto: Una delle più grandi diatribe riguardanti le vacanze riguarda le differenze tra amare il mare e amare la montagna. Prova a parlare con un amico il cui gusto è opposto al tuo. Prova ad ascoltarne le motivazioni e a proporre le tue. Non cambiare idea, ma scopri tutto di lui, vai abbastanza in fondo alla questione.

TORO

GEMELLI

CANCRO

22 DICEMBRE - 20 GENNAIO

21 GENNAIO - 19 FEBBRAIO

SAGITTARIO

CAPRICORNO

ACQUARIO

Il polipo è uno degli esseri viventi più intelligenti ma con meno cose in comune con l'uomo di tutti gli altri animali. Parlane con una persona che ami, tracciate insieme i confini di quelle che sono le cose in comune e poi attraversatevi nella terra delle più profonde differenze tra voi. Il compitino per agosto: Ti sei mai appassionato ad una saga? Star Wars, Star Trek, Harry Potter, Il Signore degli Anelli, Doctor Who, Game of Thrones… Tutta roba da nerd? Prova ad entrare in un mondo, concedi un paio d'ore a uno di questi universi che ancora non conosci.

L'estate è il periodo peggiore per soffrire, in estate tutto si ferma e ogni situazione sembra promettere d'essere eterna. Arriverà settembre, tornerai a dormire bene. Il compitino per agosto: Hai mai letto un libro ad alta voce a qualcuno che non fosse un bambino? Prova a fare un regalo ad una persona, rubale un quarto d'ora a settimana e inizia a leggerle un libro. Magari un libro fatto di racconti, per iniziare, vedrai che diventeranno racconti soltanto vostri.

Pensa al mare, alla freschezza delle onde e al vento che accarezza la pelle mentre si asciuga al tardo sole del pomeriggio, assapora tutte le sensazioni. Quale emozione, di recente, ti ha fatto stare così bene? Il compitino per agosto: Scegli alcuni amici, anche tutta la compagnia, e fai in modo di fare una cena a tema. Scegliete un argomento, datevi appuntamento quindici giorni dopo e preparatevi. A cena, se tutto andrà bene, discuterete di quell'argomento fino a tarda notte, e vorrete rifarlo ancora.

23 NOVEMBRE - 21 DICEMBRE

20 FEBBRAIO - 20 MARZO

PESCI

Le persone che, come te, non perdono la speranza non sono persone superficiali, e stupide. La speranza è una vera arte marziale, sperare è vedere il punto debole delle cose, dei problemi insormontabili, e attaccare lì. Il compitino per agosto: Qual è l'ultima volta che hai studiato storia? Prendi un angolo, un monumento, un palazzo della nostra città, e trova il modo di approfondirne l'origine e il contesto da cui è sorto. Ogni volta che passerai davanti a quel luogo tutto ti sembrerà più vivo, più intenso. E potrai raccontarne a chi sarà con te.


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Le ha dedicato la vittoria. Con lei, stretta per mano, ha salito le scale di Palazzo Barbieri nel suo primo giorno da sindaco. Alessandra Ca...

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