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C o p i a g r at u i ta

3,50

Anno 9, Numero 8

OTTOBRE 2016

WWW.VERONA-PANTHEON.COM

MAGAZINE DI VERONA

«LA GIOIA È IL MOMENTO IN CUI IO E L’ALTRO CI RICONOSCIAMO»

IL “BEN D’ESSERE” SECONDO

Vittorino Andreoli

REFERENDUM

L'opinione di un politologo

TEMPLARI

A tu per tu con un Commendatore

MOSTRE

Dai Maya a Picasso


L ’olio nuovo è arrivato

vi aspettiamo nei nostri frantoi per una buona bruschetta e per assaporare l’olio nuovo


Editoriale Felicità raggiunta, si cammina per te sul fil di lama. Agli occhi sei barlume che vacilla, al piede, teso ghiaccio che s’incrina; e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Eugenio Montale

Ho il compito di sostituire il Direttore, nel suo spazio di pensiero mensile. Lo faccio con tremore, proprio nel numero in cui abbiamo affrontato un tema vasto, quotidiano e, insieme, urgente. «Un accumulo di frustrazioni» così Vittorino Andreoli ha definito il nostro presente “malato”. Abbiamo intervistato lo psichiatra veronese perché volevamo andare, se non alla radice, almeno alla ricerca di quella felicità che ci manca sempre. Bisogna recuperare la gioia e dimenticarsi della felicità, secondo il professore. Che sia allora solo una questione di nomi sbagliati? Forse, la invochiamo ma ci confondiamo nel chiamarla. In sanscrito la gioia disinteressata per il successo di qualcun altro si dice mudita. Facile da leggere, direte, ma quando si tratta di applicarla diventa friabile e, a tratti, inverosimile. È una delle quattro virtù del Buddhismo e il vero “tranello” è che non funziona se la si tenta come esercizio di bontà. Quel “sono contento per te” bisogna, come dire, sentirlo davvero. Alza la posta in gioco il Dalai Lama, suggerendo che, impegnandoci a provare piacere per la gioia

miryam.scandola@verona-pantheon.com

di Miryam Scandola @miryamscandola

di sette miliardi di persone, anche statisticamente, abbiamo più possibilità di sentirci, a nostra volta, lieti. Tutto bellissimo, eppure questa benedetta felicità, più di quanto siamo disposti ad ammettere, si gioca sul confronto. E stare senza antagonismi, nella sintassi di oggi, equivale, in pratica, ad alzare bandiera bianca. La mudita, gioia o come volete chiamarla, è rivoluzionaria per un semplice motivo: affresca l’idea che la felicità non sia una risorsa esauribile, cosa che, invece, si può dire per esempio del petrolio, del denaro e della fama. La serenità non serve strapparla con forza, per essere certi di avere la nostra fetta. Nessuno la ruba a nessuno. Oliver Burkeman, ospite qualche giorno fa al Festival di Internazionale a Ferrara, mette in luce un altro aspetto, forse, ancora più sovversivo. Il giornalista inglese disegna «una via negativa» per raggiungere la meta di ogni nostro desiderio. «Vorresti essere felice? Inizia ad accettare il fallimento» si legge, increduli, nel suo La legge del contrario (2015). Ci vuole un bel coraggio ad «abbracciare la nostra vulnerabilità», come consigliava pure Brené Brown, nel lontano 2010, sul palco del TEDxHouston. Ma ci farebbe felici.


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Registrazione Tribunale di Verona n.1792 del 5/4/2008 - Numero chiuso in redazione il 06/10/2016

INDICE 6 8 12 14 18 22 24 26 30 38 44 46 48

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Bellezza al Naturale

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pantheon Underground

L a gioia

questa PRIMO PIANO N o n c i s o n o pi ù l e m e z z e e m oz ion i 55 LIBRO DEL MESE - BOX OFFICE IN COPERTINA A t u pe r t u c on V it t or in o A n d r e ol i 56 Brevi da Verona IO BENE I l “s a lo t t o” d e l b e n e sse r e 60 IN CUCINA CON NICOLE INTraprendenza FEMMINILE U N b r a n d ( c o n i l s o r r i s o ) AL VOTO I l R e fe r e n d um , s pi e gat o da u n p ol it og o pag 35 PARALIMPIADI L’a r g e n t o d i M ic h e l e F e r r a r in L a n ost ra gal l e ria d’ar te HITECH I n o s t r i d r o n i a lle H awa ii c a r tac e a è t ornata. Sc op r i il talento IL PERSONAGGIO A lla s c o pe r ta d e i T e m p l a r i sc ovat o da Sal m on AUTUNNO A REGOLA D’ARTE A r t V e r on a & C o M aga z ine SALUTE Un t e s s ut o c o n t r o i l v ir u s Z ik a QUARTIERE ATTIVO L’i d e a d i Dav id e P e c c a n t in i PROSPETTIVA FAMIGLIA U n o spa z io d i p e n sie r o p e r im pa r a r e ARTE DEL FERRO I s e g r e t i ( fa m il ia r i) d i C og ol l o d i T r e g n ag o s con os ci uta

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Direttore responsabile

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Redazione e Collaboratori

R e d a z i o n e M at t e o S c o l a r i , M i r ya m S c a n d o l a F l av i o B r u t t i , C h i a r a B o n i , M A R C O M E N I N I H a n n o c o l l a b o r at o a l n u m e r o d i s e t t e m b r e 2 0 1 6 a d i c o n s u m , M at t e o B e l l a m o l i , M a r ta B i c e g o , C H I A R A B O N I , C L A U D I A B U C C O L A , G i o r g i a C a s ta g n a , A N N A G I R A R D I , f e d e r i c a l ava r i n i , F r a n c e s c a M a u l i , M A R C O M E N I N I , M a r c o N i c o l i s , E m a n u e l e P e z z o, E r i k a P r a n d i , M I RYA M S C A N D O L A , N i c o l e S c e va r o l i , A l e s s a n d r a S c o l a r i , I n g r i d S o m m a c a m pa g n a , G i o va n n a T o n d i n i , G I U L I A Z A M P I E R I , r i c h a r d z a n o n i , L U C A S PA Z I A N I , M at t i a Z u a n n i . C o p e r t i n a F l av i o B r u t t i P r o g e t t o g r a f i c o F l av i o B r u t t i S o c i e tà e d i t r i c e I n f o Va l S . r . l . R e d a z i o n e V i a T o r r i c e l l i , 3 7 ( Z A I - V e r o n a ) - P. I va : 0 3 7 5 5 4 6 0 2 3 9 - t e l . 0 4 5 . 8 6 5 0 7 4 6 - fa x . 0 4 5 . 8 7 6 2 6 0 1 m a i l : r e d a z i o n e @ g i o r n a l e pa n t h e o n . i t - w e b : w w w.V E R O N A - PA N T H E O N . C O M - Fa c e b o o k : / Pa n t h e o n - T w i t t e r : @ pa n t h e o n v r direzione marketing commerciale 045 8650746 C o n t r i b u t i p e r Pa n t h e o n M a g a z i n e c / c p o s ta l e 9 3 0 7 2 2 6 2 i n t e s tat o a : I n f o va l s r l – V i a l e d e l L av o r o 2 , 3 7 0 2 3 G r e z z a n a ( V R )


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primo piano

NON CI SONO PIÙ LE

MEZZE EMOZIONI Ha il nome quasi consumato, per tutte le volte che l’abbiamo chiamata. Una passeggiata attesa, un sorriso provocato, un progetto che amiamo. Cercatemi lì se volete, sembra dire, a volte, la felicità. Ma neanche la retorica delle cose semplici pare funzionare alla lunga. Le mettiamo in fila, ce le raccontiamo, ma, come dire, non riusciamo ad tenercele addosso. «Può darsi che non sarai mai felice. Perciò non ti resta che danzare, danzare così bene da lasciare tutti a bocca aperta». Murakami scriveva così in Kafka sulla spiaggia, ventilando l’ipotesi che la soluzione di una ricerca senza certezza di meta sia, in fin dei conti, sce-

Miryam Scandola

gliere di rinunciarci. Per questo i tempi di oggi sono straordinariamente duri: ci è richiesta una felicità costante. Ovvero, ci aspettiamo di dover sempre essere felici. O almeno di sembrarlo. D’altronde nella cosiddetta “società della performance” che ci è toccato di abitare, vince la gara della vita solo chi ha successo a tutto tondo: professionale ed emotivo, sennò il bicchiere è mezzo vuoto. In filosofia lo chiamano pensiero binario e vive di opposizioni: felice-triste, riccopovero, amato-non amato. Non ci sono mezze misure, situazioni grigie a cui appellarsi. O si è completamente felici o si è drammaticamente tristi.


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L a g i o i a , q u e s ta s c o n o s c i u ta

La felicità Paese per Paese 50esimi, come l’anno scorso. Gli italiani sono un popolo di infelici, come si conviene: né troppo né troppo poco, diciamo abbastanza. Gli Stati Uniti riposano al tredicesimo posto, un po’ modesto come risultato per la patria del sogno americano. Il podio? Lo porta a casa la Danimarca. Se vi suona inspiegabile il primato del Paese dei mulini, allora non vi resta che leggere il Rapporto Mondiale della Felicità 2016, prodotto da Sustainable Development Solutions Network, un organismo dell’Onu. Alla sua quarta edizione, la classifica designa, tra le 156 “in gara”, le nazioni dove il benessere soggettivo e gli indicatori della qualità dello sviluppo umano sono migliori. «La misurazione della felicità percepita e il raggiungimento del benessere dovrebbero essere attività all’ordine del giorno di ogni paese che si propone di perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile – spiega Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute presso la Columbia University – il benessere umano dovrebbe essere promosso attraverso un approccio olistico che combina obiettivi economici, sociali e ambientali». Altro che il PIL, verrebbe da dire. Adesso bisogna puntare al FIL (Indice della Felicità Interna Lorda).

Il sorriso anche in ufficio, arriva il Chief Happiness Officer Lavorare stanca. Ne era convinto Pavese tanto da dare questo titolo ad una delle sue ancora insuperate raccolte di poesie. Ma per non lasciare che la fatica ci sfinisca il sorriso, ecco arrivare in soccorso i chief happiness officers (cho). Veri e propri manager della felicità addetti alla serenità dei dipendenti, perché quando si è contenti si è più produttivi, dicono le statistiche. Lo hanno capito per primi gli americani e, subito, hanno seguito l'esempio i colossi Ikea, Google e Lego. Il primo requisito di un buon cho? Essere felice, senza deroghe. Neppure il lunedì.

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IN COPERTINA

N O N PA R L A T E M I D I F E L I C I TÀ , IO SONO UN INFELICE GIOIOSO

Miryam Scandola

Si definisce un portatore della visione tragica dell’esistenza. Criminologo e psichiatra delle derive, Vittorino Andreoli, dopo aver indagato i sintomi della pazzia vera e clinica, ha rivolto lo sguardo al delirio quotidiano. E in un presente dove «si ha paura anche della paura», il professore predica un sentimento antico: la gioia.

«Q

UANDO trascrive questa intervista non mi metta in bocca la parola felicità. La usi lei, se proprio ci tiene. Ma non è cosa per me». Non si può nominarla, figuriamoci cercarla in sua presenza. Lo ripete da anni Vittorino Andreoli, che non crede nella felicità del genere umano, ma difende la gioia, «il momento in cui io e l’altro ci riconosciamo». Ne è diventato pure una sorta di profeta con La gioia di vivere. A piccoli passi verso la saggezza, (Rizzoli, 2016), una delle sue ultime letterarie fatiche. LA FELICITÀ, nella sua visione, è una semplice risposta ad uno stimolo e, come dire, riesce a contare solo fino ad uno, è privata e immediata. La gioia «ha una dimensione più vasta», è un sentimento e come tale si attarda, sfiorisce al massimo, ma non termina con lo stimolo che l’ha generata. Se qualcosa bisogna cercare, lo psichiatra veronese non ha dubbi, meglio smetterla con questa storia inflazionata della felicità. «Nel Vangelo non se ne parla mai», tra le righe bibliche trova spazio solo il gaudium. E allora, nella “prospettiva senza futuro” di una “società idiota” affaticata dalla vita e persa nel suo sordo individualismo si disegna un’unica via d’uscita. «Recuperare qualcosa di desueto: la gioia, appunto, la dimensione del dono, del “per-dono”, del noi». Guardando lo sperpero delle relazioni, lo scarto continuo dei sentimenti e l’ansia costante che accompagna un presente sempre troppo inadeguato, sembra una sfida esagerata. E magari, necessaria. Professore, siamo tutti malati oggi? Più che altro si assiste ad un accumulo di frustrazioni. Bisogna, però, partire da una premessa: il comportamento – il

modo in cui si vive - è determinato da tre fattori. Il primo è la biologia, ovvero il nostro genoma, il nostro cervello. Il secondo aspetto è l’esperienza. Questa gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della personalità, mai definitivamente raggiunta. Il terzo fattore è l’ambiente in cui uno vive. Attualmente, il peso che quest’ultimo aspetto ha registrato sul comportamento è enorme. Un esempio? La crisi, che io ritengo non essere solo economica ma anche esistenziale. Tentiamo allora una diagnosi della realtà, sintomo per sintomo. Il primo grande sintomo è quello della paura indiscriminata. C’è paura anche della paura e questo genera l’ansia. Poi, segue la solitudine che causa la depressione – parlo di quella clinica, oggi sempre più diffusa – che molto deve all’uso ‘abnormale’ dello strumento Internet. Da non dimenticare la percezione stravolta

Il benessere si può promuovere anche in spazi “paradossali”. In un hospice, dove regna l'attesa della morte, si può essere gioiosi


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A tu per tu con Vittorino Andreoli Ascolta l'audio dell ' i n t e rv i s ta su VERONA-PANTHEON.C O M della ‘bellezza di superficie’, che si concentra solo sulla cute, sulle forme. E poi il grande dramma, ovvero, il ruolo che gioca il denaro in questa società idiota. Valiamo quello che economicamente siamo. Negli ultimi anni è aumentato notevolmente il senso d’insoddisfazione, vedo che in chi mi contatta non c’è solo paura della malattia ma, piuttosto, un’urgente aspirazione alla serenità. La costante narrazione alla quale sottoponiamo le nostre vite sui social network è lo specchio di quanto ci sentiamo soli? Il problema non è la narrazione ma a chi questa narrazione è indirizzata. Il raccontarsi di un lui ad una lei oppure di un figlio alla madre è straordinario. La relazione è un legame che si avverte anche quando l’altro non c’è, che si nutre del secretum che è la vera forza di un’identità. L’errore, oggi, è che, dominando la solitudine, non ci si concentra sulla relazione ma solo sull’emozione. Per narrarsi sono necessari i legami affettivi. Sennò è un buttarsi via. E Verona, se la mettesse su un lettino? È malata forte. Classista, individualista, cultural-

Sentire

mente povera. Si lascia dominare dalla psicologia dell’io. Ma è la mia città. E la amo. L’italia, invece, è al cinquantesimo posto nel Rapporto Mondiale della Felicità 2016... Bene; sarà al centesimo di quello della gioia. I sintomi sono chiari; andiamo con la cura. Come si fa ad esistere bene? Non possiamo cambiare l’ambiente che ci circonda, ma possiamo cambiare l’angolatura da cui lo guardiamo. Lo suggeriva anche Karl Jaspers ne La psicologia delle visioni del mondo. Se la medicina estirpa il male della malattia, il binario che vi scorre parallelo è la disciplina del “ben d’essere”. Le parole aiutano in questo senso: benessere è l’insieme di due radici “ bene” e “essere”. L’oggetto è, quindi, l’essere, l’uomo nella sua interezza, senza scomposizioni. ‘Il vivere meglio’ si può sperimentare in tre aree (che costituiscono la persona): il corpo, la mente, e le relazioni sociali. Ognuna di queste si lega però alle altre in una circolarità d’insieme. Per questo, il benessere si può promuovere anche in spazi ‘paradossali’. In un hospice, dove regna l’attesa della morte, si può essere gioiosi.

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Esperti dell’udito


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primo piano La gioia, questa sconosciuta

L A T U A U LT I M A F E L I C I T À

Miryam Scandola

Abbiamo chiesto ai nostri lettori qual è stata l’ultima cosa che li ha resi felici. Per Carlo, il video della sua bambina mentre corre, che ha interrotto un fine settimana lontano da casa. Per Ernesto, qualche giorno fa, quando ha stretto un regalo, arrivato in ritardo, ma “ritagliato” sui suoi desideri. Per Marco, i quattro anni di suo figlio.

Per Fatima è un sogno, che ha fatto la notte scorsa e che le ha lasciato addosso la sensazione di una calore dimenticato. Per Marina è stata una giornata intera con sua nipote, tra chiacchiere e il panorama del lago. Per Luisa, il sonno dopo una giornata passata a non risparmiarsi. Per Mattia, vendemmiare accanto a «bellissime persone».

Per Alberto, andare all’Ikea con la sua Jamila, per Jamila andare all’Ikea con il suo Alberto. Per Lamberto, un sorriso richiesto e ricevuto. Per Francesca, un viaggio a Firenze. Per Lorenzo officiare il matrimonio di un’alunna di ieri. Per Davide, una cena fuori di lunedì, tra pizzerie chiuse e strade silenziose. Per Ibrahim, lo sguardo sorridente del bambino di qualcun altro, l’altra sera, nel suo locale. Per Chiara, leggere un libro nuovo su un divano vecchio.

Per Filippo, il pranzo domenicale con quella famiglia che si perde durante la settimana. Per Giorgio, una nuova consapevolezza scoperta e, forse, guadagnata. Per Chiara, una passeggiata con il suo amore e le figlie di lui. Per Federica, la bellezza di una complicità casuale e inaspettata.

SU FACEBOOK, DOVE SONO TUTTI FELICI (O FORSE NO) Le foto di vacanze sempre più belle delle nostre (non si capisce come, poi). Fidanzate e fidanzati che sembrano premurosi e presenti. Lavori e successi professionali raccontati senza sosta. «Non c'è nulla che faccia più impazzire la gente che vederti felice», ricordava Alda Merini tra le righe del suo La vita facile. Ma le alterazioni emotive provocate dallo scorrere la bacheca di Facebook o dal cliccare gli aggiornamenti di Instagram per vedere l'approvazione virtuale del nostro look, non chiamano in causa solo l'invidia. Uno studio realizzato dall'Università di Pittsburgh e la Columbia Business School porta

alla luce il legame tra i social network e l'autostima. Il risultato? Chi soffre maggiormente è, come c'era d'aspettarsi, chi ha più “followers” e piogge di “mi piace”. Non deve stupire perchè, stando all'ultimo lavoro dell'Università del North Carolina, ogni volta che riceviamo un “like”, il nostro organismo rilascia una piccola scarica di dopamina. Sì, esattamente il neurotrasmettitore che, deputato a regolare il senso di gratificazione, accompagna ogni fenomeno di dipendenza.

Abbracciamo la nostra vulnerabilità C'è un corso alla Stanford University per scoprire la propria “meraviglia dormiente”. Per essere precisi, Design your life è un ciclo di lezioni che si propone di applicare il metodo creativo – che vive di tentativi e improvvisazioni – alle grandi scelte della vita. Partendo dal presupposto, affatto scontato, che «ci sono tantissimi te, tantissime risposte giuste» come sottolinea l'insegnante e ideatore David Evans. Sui suoi banchi viene archiviata la visione – diffusissima – che ci sia una sola versione ottimale della vita. È concesso sbagliare: la rivoluzione sta tutta qui. Le prove accartocciate e i fallimenti fanno parte del processo di sperimentazione. E della vita.


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Target Salute

Per il nostro benessere quotidiano

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La salute è una risorsa fondamentale della nostra vita quotidiana. Ăˆ anche un bene che va promosso, tutelato, preservato e recuperato con cure adeguate.

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olte malattie si manifestano con il sintomo dolore: le malattie muscolo-scheletriche, le malattie di organi interni, le malattie del sistema nervoso, ecc. Quando insorge il dolore in una zona o in un punto preciso del nostro organismo è necessario individuarne la causa e intervenire con adeguate terapie. Spesso comunque è necessario trattare il sintomo dolore con interventi e tecniche terapeutiche mirate ad eliminarlo o almeno alleviarlo per migliorare la qualità di vita del paziente e per consentirgli di svolgere le normali attività di vita e di lavoro. Nel Poliambulatorio Target Salute S.r.l. operano diversi specialisti che sono in grado di intervenire sui meccanismi causali della malattia ma anche di agire sul sintomo dolore in maniera pronta ed efficace con adeguate misure terapeutiche. Gli specialisti che spesso in maniera prioritaria intervengono sul dolore sono il neurologo (anche con l’agopuntura e la neuro-auricoloterapia), l’ortopedico, il fisioterapista anche con la massoterapia personalizzata, l’osteopata. Non và trascurato anche l’apporto che lo psicologo e psicoterapeuta può dare per ridurre ed eliminare il dolore con colloqui e psicoterapia individuale, con il training di rilassamento muscolare e il biofeedback. Si tratta, per tutti gli specialisti, di interventi terapeutici connotati da validazione scientifica e da ampie esperienze sul campo. Nel Poliambulatorio i vari specialisti operano singolarmente sul sintomo dolore ognuno nel proprio settore di competenza ma, spesso, anche in maniera sinergica collaborando tra loro per ottenere migliori risultati.

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primo piano La gioia, questa sconosciuta

UN SALOTTO PER IL BENESSERE A VERONA

matteo.bellamoli@verona-pantheon.com @MatteoBellamoli

DI Matteo Bellamoli

Il 5 e 6 novembre a Veronafiere andrà in scena la sesta edizione di Io Bene, Fiera del Benessere, che porterà in città un ricco programma culturale oltreché espositivo. Due giorni dedicati a diversi temi: dalla salute all’alimentazione, dalla biocosmesi alla bioedilizia. SI SVOLGERÁ a Verona presso il Palaexpo di Veronafiere la sesta edizione di “Io Bene – Fiera del Benessere”, un’esperienza veramente unica per un pubblico sensibile e attento al benessere quotidiano, una rassegna di prodotti biologici per il nutrimento del corpo e l’armonia della mente, per il tempo libero, per l’ambiente e molto altro. TANTI SARANNO gli espositori, accuratamente selezionati tra aziende che producono e commercializzano prodotti di qualità nel campo dell’alimentazione, della cosmesi, dell’abbigliamento, dell’arredo, della bioedilizia, del fitness, del biologico e che operano nei più svariati ambiti.

COME PER le precedenti edizioni, anche nell’ambito della sesta edizione di “Io Bene – Fiera del Benessere” si svolgeranno eventi, workshops, conferenze, seminari, presentazione di libri da parte degli autori. Non si tratta quindi di una semplice fiera, ma di un percorso di esperienze a tutto tondo nel mondo del benessere quotidiano. Visitare “Io Bene” significa scoprire che per stare bene con se stessi occorre probabilmente riscrivere le proprie abitudini, accettare di ridiscutere i propri equilibri in tutte le sfere della vita, anche in quelle che spesso non vengono associate all’idea dello “stare bene”. PER QUESTO il cuore di “Io

Bene” sarà rappresentato dai seminari, dalle conferenze, dagli incontri con i relatori. Possono convivere medicina e terapie non convenzionali? La musica ha effetti sull’attività enzimatica? Ci sono batteri “amici” dell’intestino? Che relazione c’è tra emozioni ed alimentazione? Cos’è la tecnica metamorfica? L’omeopatia cura le patologie invernali? È possibile vivere in modo più armonioso “comunicando” con gli animali? Quali sono i materiali eco-sostenibili? A queste ed altre domande si cercherà di rispondere, dialogando con i presenti, durante i tanti incontri programmati, disponibili sul sito www.iobene.it Foto di Marco Toninelli

Visitare “Io Bene” significa scoprire che per stare bene con se stessi occorre riscrivere le proprie abitudini


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L’ospite internazionale Focus alimentazione Sarà presente anche Enrico Ceschi, chef di cucina naturale e macrobiotica, che illustrerà ai visitatori le sue ricette per mangiare “sano e naturale”.

Da segnalare la presenza straordinaria di Karla Pinheiro, nutrizionista specializzata in Nutrizione Clinica Metabolica e Funzionale oltre che specialista in Fitoterapia. Brasiliana, è coordinatrice nazionale per la Società DF Medica Brasil del programma di genomica nutrizionale “iGenesis/Genodiet” che si fonda sull’analisi del test DNA nutri genetico al fine di strutturare piani nutrizionali personalizzati.

I RELATORI VERONESI Heide De Togni: Chimica e tecnologa farmaceutica, master in fitoterapia, specializzata in fitoterapia clinica, master in alimentazione, docente presso corsi universitari post lauream, dal 2001 direttore scientifico Pegaso. Maurizio Insana: Responsabile alla comunicazione del Centro Ricerche di Fiorano Finlinea e autore dei libri L’energia è dentro di noi e Siamo energia. Elisa Masiero: Coach e responsabile Centro Fly Verona – Roberto Re Leadership School Antonio Masini: Ricercatore nel cam-

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primo piano

CHE COLORE HA L A F E L I C I TÀ?

chiara.boni@verona-pantheon.com @chiarettaboni

di Chiara Boni

Se lo chiedete a Elena Caricasole la risposta è sicuramente il giallo, tinta prescelta per il suo brand “Felicità a pacchi”, la cui missione è regalare sorrisi e sconfiggere il grigiore della quotidianità. Noi abbiamo intervistato questa “signora in giallo” nostrana, per scoprire se è vero o no che la felicità si può anche comprare.

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N COGNOME che era già destino, un colore che era una promessa. E un’idea semplice di felicità, che fosse a portata di tutti. A Elena Caricasole il giallo è sempre piaciuto («da piccola, in ogni mio disegno doveva esserci una pennellata di giallo, altrimenti non mi piaceva proprio») e attorno a questa passione colorata ci ha costruito un brand. “Felicità a pacchi” è nato nel novembre del 2015, quasi per caso, come tutte le cose un po’ folli e un po’ creative: «Mi è sempre piaciuto fare regali originali e per Natale quell’anno ho deciso di creare dei kit per i miei amici più stretti. Visto il successo che hanno avuto ho deciso di provare a renderlo “una cosa seria”: mi piaceva l’idea di creare qualcosa che potesse aiutare a portare un sorriso nella vita delle persone». L’IDEA è diventata poi il progetto per la sua tesi di laurea in Design all’università di Bolzano: prodotti concettuali, pensati come un gioco, che adesso sono diventati un brand di oggettistica tra i più apprezzati (e acquistati) nella bottega di Lino’s&Co. Perché, a volte, la felicità si può anche comprare. CI SONO il “bicchiere sempre mezzo pieno”, «che mezzo pieno non è, ma bisogna immaginarselo altrimenti si vedono solo le cose brutte e non quelle positive», la “saponetta lava-pensieri”, per lavare via i problemi, la “Felicità d’asporto”, una pratica shopper di tela per lasciare dietro di sé una scia di ottimismo, gli immancabili sticker, da attaccare ovunque per ricordarsi che è arrivato il nostro turno di felicità. E IL GIALLO non è negoziabile, neanche

Foto di Irene Beltrame

in amore: per San Valentino “Felicità a pacchi” ha lanciato il kit “Amore a lunga conservazione”, pensato come regalo, poco mieloso ma pieno di sentimenti, per le coppie un po’ speciali: dentro ci trovate una “busta nascondi cellulari”, «Basta cene a lume di smartphone!», carta e penna, perché le cose in amore bisogna scriversele e anche una “toppa termo-adesiva”, per rattoppare le difficoltà delle relazioni. I PRODOTTI di Elena sono tutti raccolti in pratici kit, pensati per essere regalati, non solo posseduti, perché forse è vero che la felicità è vera solo se condivisa. Li trovate da Lino’s&Co, innovativa tipografia, ma anche spazio di coworking e negozio, in Vicoletto Valle 2. NEL FUTURO (non troppo lontano) di Elena c’è anche un e-commerce personale, ma nel frattempo lei e le sue mille scatole gialle le potete incontrare in diversi

«Mi piaceva l’idea di creare qualcosa che potesse aiutare a portare un sorriso nella vita delle persone»


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Un brand e un sorriso G u ar da l a vid e o i nt erv ista a El e na c ar ic aso l e s u VER ONA- PANT HEO N. CO M /PA NT HEO NT V

Cose belle (e gialle) da fare allo stand di Felicità a Pacchi ad Abilmente Š Borse in pelle, fatte a mano, con FiluFilu Š  Un canotta in fibra di ortica, tinta a mano, con Filotimo Š  Una fascia per capelli, da vera pin up anni ’50, con The Yellow Peg Italia Š  Timbro e cartolina per accompagnare le proprie creazioni artigianali, con Alce Rossa Š  Imparare a fare la carta (con Sonia Padovanello) e poi stampare con la tecnica letterpress di Alessandro Bombieri Š  Creare un pattern per realizzare originalissimi foulard con Annachiara Zeminato Š  Sporcarsi le mani di argilla con Chiara Sonda

mercatini ed eventi legati all’handmade (nei mesi scorsi è stata a Italianism, conferenza e piazza d’incontro per creativi, al Factory Market di Alzano e, in terra veronese, anche al Many Market). PROSSIMAMENTE “Felicità a pacchi” approderà ad Abilmente, la Festa della Creatività ospitata alla Fiera di Vicenza dal 13 al 16 ottobre. Oltre a scoprire i

prodotti targati Felicità a pacchi, ci sarà la possibilità di cimentarsi in tanti workshop diversi, proposti da artisti e artigiani che affiancheranno Elena nei giorni di fiera, ciascuno a presentare diverse realtà e, ovviamente, diverse sfumature di giallo. I kit di “Felicità a pacchi” li trovate qui: www.linosandco.com/products/amorea-lunga-conservazione


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AL VOTO

ALLE URNE (FORSE) CON LE IDEE CHIARE

marta.bicego@verona-pantheon.com @MartaBicego

di Marta Bicego

Si vota il 4 dicembre per decidere se approvare o respingere la riforma della Costituzione italiana. Decisione non di poco conto, alla quale, secondo il politologo veronese Riccardo Pelizzo, è opportuno arrivare informati.

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A DATA è fissata al 4 dicembre. Giorno importante per i cittadini italiani, chiamati alle urne per il referendum costituzionale: a decidere cioè se approvare o respingere la riforma della Costituzione del governo Renzi che prevede un cambiamento significativo del Senato assieme ad una serie di modifiche al funzionamento dello Stato. Questione non di poco conto, che si gioca attorno ad un quesito che l’elettore troverà stampato sulla scheda elettorale, seguito dalle caselle con il «sì» o il «no» sulle quali barrare la preferenza: «Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?».

IL DIBATTITO sul tema è acceso da mesi: tra opinioni politiche e considerazioni di costituzionalisti, tra sostenitori e detrattori del mettere mano alla Carta costituzionale, la legge fondamentale della Repubblica italiana. Tematica che, almeno per chi non è ferrato in materia, è complessa da approcciare. Cosa fare per avere le idee chiare? «Gli elettori si dovrebbero documentare per capire se effettivamente le riforme proposte dal governo e sottoposte al referendum siano necessarie e se contribuiscano a rendere il paese più governabile» premette Riccardo Pelizzo, politologo veronese il cui curriculum professionale annovera esperienze internazionali (attualmente è professore associato alla Graduate School of Public Policy della Nazarbayev University in Kazakistan). Il governo, prosegue, «dice che con questo parlamento è difficile fare le leggi, che il processo legislativo è troppo lento, che questo danneggia il Paese».

Riccardo Pelizzo

«In Italia si parla di riforme dal 1979 . Molti studiosi ritengono che siano necessarie. Credo sia così, a patto che siano fatte bene»


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I l R e f e r e n d u m s p i e g at o d a u n p o l i t o l o g o DUE PRECISAZIONI sono d’obbligo, incalza: «Fare leggi in fretta non vuol dire farle bene. Ci si dovrebbe preoccupare di più di fare leggi buone che di fare troppe leggi e “leggine”. Inoltre il Parlamento italiano di leggi ne produce tante, forse troppe. Più di quante ne vengano prodotte in alcune delle altre democrazie occidentali». Sarebbe opportuno, in sintesi, legiferare meno e meglio. Le riforme, sintetizza, «vanno a modificare le norme relative ai referendum abrogativi e alle leggi di iniziativa popolare, la distribuzione delle competenze fra Stato e regioni, l’elezione del presidente della Repubblica e la composizione del senato oltre ad eliminare il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel)». SE A PREVALERE È IL «SÌ», cambiano le modalità di elezione del Capo dello Stato. Il Senato riduce le poltrone con una mossa, a detta di Pelizzo, «pasticciata. Il governo avrebbe dovuto prendere in considerazione l’idea di trasformare il nostro parlamento bicamerale in uno unicame-

rale, eliminando il Senato». SE VINCE il no? «Non cambia nulla – risponde –. Il Paese con questa Costituzione è vissuto benissimo per quasi settant’anni. Si è sviluppato e ammodernato, ha significativamente migliorato la qualità di vita degli italiani. Se oggi l’economia non tira, non è per colpa della Costituzione». Ultima variabile è la

bassa affluenza alle urne, sintomo di una disaffezione che non risparmia le consultazioni elettorali locali, figuriamoci quelle referendarie. «In Italia si parla di riforme dal 1979 – conclude –. Molti studiosi ritengono che siano necessarie. Credo sia così, a patto che siano fatte bene. E io temo che le riforme volute dal governo non siano proprio fatte benissimo».

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ORDINE DEGLI INGEGNERI

UN PATTO PER IL FUTURO LE GENERAZIONI S’INCONTRANO

di Luca Spaziani

Il 27 ottobre al teatro Ristori torna “Talks Slidingdoors”: una serata, cinque talks con protagonisti della musica e dell’economia, della scienza e della “cultura d’impresa”, del terzo settore e della comunicazione. Ci siamo fatti spiegare il tema di quest’anno dal presidente Luca Scappini.

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AVORO, istruzione, pensioni, diritti e doveri, welfare, ambiente, volontariato; ma anche arte, musica, sport, filosofia e cultura: sono molte le espressioni della società umana su cui le generazioni sono chiamate a confrontarsi. Ciascuna con esigenze diverse, spesso opposte e apparentemente inconciliabili, ma con la consapevolezza che un futuro sostenibile si può costruire solo attraverso l’incontro e il dialogo. È IN QUEST’OTTICA che l’Ordine degli Ingegneri di Verona porterà sul palco del teatro Ristori, giovedì 27 ottobre, personalità appartenenti ad ambiti diversi e chiamate a dire la loro sul dialogo tra generazioni. Torna così per il secondo anno ”Talks Slidingdoors”, il roadshow di animazione culturale e contaminazione promosso dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri nell’ambito della rassegna “Open – Ingegneri aperti alla città”. Rappresentanti della scienza, dell’arte, del mondo delle professioni, della musica e del sociale declineranno il tema ciascuno dal suo punto di osservazione e a partire dalla propria esperienza, offrendo ispirazioni e spunti di riflessione sulla necessità di un patto intergenerazionale. «L’ARGOMENTO di quest’anno – spiega l’Ing. Luca Scappini, presidente dell’OrLuca Scappini

dine di Verona – è particolarmente attuale e adatto ad una condizione italiana che ci vede ai primi posti in Europa per longevità e all’ultimo per tasso di natalità. Questa tendenza riguarda diversi Paesi occidentali ma non possiamo ignorare la nostra specificità: basta leggere le statistiche sull’età media in cui i giovani si laureano, trovano il primo lavoro o escono di casa. Dall’altra parte ci sono gli anziani che vanno in pensione sempre più tardi e con assegni che in futuro saranno sempre più ridotti. Senza contare l’enorme debito pubblico che grava sulla testa dei nostri figli fin da quando nascono, un’eredità pesante che lasceremo alle future generazioni. È solo affrontando questi temi, e non nascondendoli sotto il tappeto, che si possono trovare soluzioni comuni e di lungo respiro». L’incontro inizierà alle 21 e l’ingresso è libero. Sono aperte le prenotazioni al sito: www. ingegneriverona.it

GLI OSPITI, IN SINTESI Ieri come oggi, lui. Eugenio Finardi e la sua pura e trasversale ricerca espressiva saranno l'attesissima sorpresa dell'edizione targata 2016. Accanto al padre di Musica Ribelle, si alterneranno le voci di Alessandro Rosina, professore di Demografia e Statistica sociale alla Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano, dove dirige il Dipartimento di Scienze statistiche e il "Center for Applied Statistics in Business and Economics", e di Ilaria Decimo, ricercatrice biotecnologa in farmacologia e neurobiologia all’Università di Verona. Sul palco anche Paolo Ferrara, impegnato da anni nel mondo del fundraising, della comunicazione e dell'ufficio stampa in alcune delle più accreditate realtà italiane e internazionali. Infine, a completare la rosa dei relatori, Franco Cesaro, formatore, ricercatore e consulente nel sostenere lo sviluppo generazionale delle imprese a capitale familiare.

Eugenio Finardi

Ilaria Decimo

Franco Cesaro

Paolo Ferrara

Alessandro Rosina


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Unioni civili, contratti di convivenza e legge sul dopo di noi: pregi e difetti di un quadro normativo che sta cambiando LE UNIONI CIVILI. Entrata in vigore il 5 giugno, la legge sulle unioni (c.d. Legge Cirinnà del 20 maggio 2016 n. 76) regolamenta l’unione tra persone dello stesso sesso: le coppie omosessuali, qualificate come “specifiche formazioni sociali”, potranno usufruire di un nuovo istituto giuridico di diritto pubblico denominato, appunto, unione civile. Nella sostanza l’unione civile è equiparata al matrimonio: essa instaura gli stessi diritti e gli stessi doveri nei rapporti personali, patrimoniali ed ereditari. Il regime patrimoniale dell’unione civile è costituito dalla comunione dei beni. In caso di morte del partner, il superstite avrà diritto alla pensione di riversibilità, al TFR dell’altro e all’eredità nella stessa quota prevista per i coniugi del matrimonio. L’unione civile può terminare anche tramite divorzio: il comma 24 prevede che l’unione civile può finire anche quando le parti hanno manifestato «anche disgiuntamente» la volontà di scioglimento dinnanzi all’ufficiale di stato civile. I CONTRATTI DI CONVIVENZA. Anche le convivenze di fatto, riguardanti coppie etero e omosessuali, sono regolate all’interno della Legge Cirinnà. Con questo termine ci si riferisce all’unione di vita stabile tra due persone, legate da vincolo affettivo, che decidono di vivere insieme, al di fuori del legame matrimoniale o dell’unione civile. Tramite i contratti di convivenza, redatti da un notaio o da un avvocato, le coppie convi-

venti possono regolamentare i reciproci rapporti economici e patrimoniali: non si tratta di atti “fac-simile”, ma ogni contratto viene stipulato “cucendo addosso” le specifiche esigenze della coppia. LA LEGGE SUL “DOPO DI NOI”. Il 14 giugno è stata approvata alla Camera la cosiddetta legge sul “dopo di noi” (L. 22 giugno 2016 n. 112): la norma, come si legge nell’articolo 1, «è volta a favorire il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità grave». Il “Dopo di noi” vuole colmare un vuoto giuridico molto grave: lo farà creando un fondo per l’assistenza a persone disabili privi dell’aiuto famigliare, ma anche offrendo agevolazioni per privati, enti e associazioni che stanziano risorse per la tutela dei disabili. Tra le innovazioni proposte dalla legge più contestate c’è l’istituto del trust, strumento di protezione legale tramite rapporto fiduciario tra chi dispone di un bene e lo affida a un soggetto che deve amministrarlo in suo nome. Nel passaggio dalla Camera al Senato il testo è stato modificato al riguardo, in modo da affiancare al trust altri “negozi giuridici”, come i contratti fiduciari e includendo anche le associazioni e le fondazioni benefiche. Da molte parti si propone di estendere la normativa di favore per i disabili gravi anche alle altre forme di disabilità che sono per numero più numerose ed altrettanto da tutelare.

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PARALIMPIADI

UN ARGENTO CHE VALE ORO

emanuele.pezzo@verona-pantheon.com @Manupegaso

di Emanuele Pezzo

Abbiamo intervistato il triatleta veronese reduce dai giochi paralimpici di Rio 2016, che ci ha raccontato della gara, del suo pensiero sulla rassegna paralimpica, delle speranze verso il movimento italiano e di quello che adesso sarà della sua vita.

Foto di R. Tamburri della FITRI (Federazione Italiana Triathlon)

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alla fine è arrivato un grande argento. Michele Ferrarin, atleta veronese delle Fiamme Oro, è riuscito nell’intento di agguantare il secondo metallo più pregiato nella gara di triathlon categoria PT2 alle Paralimpiadi di Rio 2016. Una bella impresa dopo 750 m di nuoto, 20 km di bici e 5 km di corsa, che Michele commenta con noi. Come giudica la sua medaglia? Puntava all’oro... bicchiere più pieno o più vuoto? Il bicchiere è tutto pieno. Il risultato di Rio è meraviglioso, puntavo a fare bene e in cuor mio speravo di agguantare il podio. Mi bastava stare bene e avere modo di dare tutto. E così è stato. La gara è andata come si aspettava? Sapevo di trovare i miei avversari molto preparati e migliorati, quindi mi aspettavo che ci sarebbe stato da lottare fino alla fine. Già al mondiale nel giro di 30” potevamo essere almeno in 5 e a Rio è stato così. Essere lì, di nuovo tra i primi, mi fa molto piacere. Quali sono gli sportivi che l’hanno colpito maggiormente tra Paralimpiadi e Olimpiadi? Alle Paralimpiadi mi ha colpito molto il mio compagno di squadra Giovanni Achenza, che con una gara strepitosa (nella cartegoria PT1, ndr) ha agguantato un grande terzo posto. Alle Olimpiadi direi Gregorio Paltrinieri, un talento e una superiorità incredibili. Come definirebbe con una frase i giochi paralimpici, al confronto di quelli olimpici? Le Olimpiadi sono il sogno di ogni sportivo, a questo le Paralimpiadi aggiungono tanta emozione per la storia che ogni atleta si porta dietro con una grandissima forza. Adesso come vivrà lo sport? Lo sport è una componente fondamentale del mio stile di vita. Mi piace farlo, condividerlo e

Guarda la video intervista a M IC H E L E F E RRA RI N s u VE RO N A -PA N T H E O N .C O M/ PA N T H E O N T V


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Il nostro campione Michele Ferrarin

«Il bicchiere è tutto pieno. Il risultato di Rio è meraviglioso» Italia nona nel medagliere paralimpico: 10 ori, 14 argenti e 15 bronzi. Cina prima con 236 medaglie di cui 106 ori

trasmetterlo. Chiaro che i ritmi degli ultimi anni mi hanno obbligato a star molto attento a tutto. Quindi adesso praticherò sport per il puro piacere di farlo, ma aspetterei ancora un po’ a definirmi ex atleta. Tre cose che lo sport le ha dato e tre cose che le ha tolto. Lo sport mi fa apprezzare la vita e il tempo che abbiamo. Mi ha dato fiducia in me stesso, coraggio, umiltà. Non mi ha tolto nulla, anche se in questi ultimi due anni per forza di cose mi ha sottratto tempo da dedicare alla famiglia. Lei è consigliere federale: quali sono le sue speranze per lo sport paralimpico in Italia? Confido che ci sia più attenzione da parte dei media, costante e non solo nell’anno olimpico. Gli sforzi che stanno dietro al movimento e il messaggio di riscatto che gli atleti trasmettono meritano maggiore riconoscimento dalla nostra società civile. Inoltre mi piacerebbe che per gli atleti ci fosse coinvolgimento con i loro colleghi “normo” in raduni e stage di pre-

parazione. Sarebbe un bel momento di crescita personale per tutti. Cosa pensa della vicenda riguardante le Olimpiadi (e Paralimpiadi) di Roma 2024? È una storia piuttosto deludente: si è sprecata una bella occasione per far fare un balzo culturale e sportivo all’intera nazione, che avrebbe dato benefici per chissà quanti giovani. Purtroppo non si è avuto il coraggio di dimostrare che anche l’Italia riesce a fare bene. So che le piace l’immagine del giocoliere: come cambieranno gli equilibri della sua vita, dopo Rio? L’immagine dell’equilibrista è azzeccata perché in questi anni mi sono sentito così, sempre sul filo del rasoio, sempre alla ricerca della cosa migliore da fare dando la giusta importanza alle cose della vita, quella vera. Ora l’obiettivo è di riportare un po’ di normalità, nel lavoro e soprattutto nella mia famiglia. Vorrei stare con le persone che amo, fare insieme quello che abbiamo voglia di fare. Insomma, una vita normale. Poi si vedrà.

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HITECH

IN VOLO FINO ALLE

HAWAII

di Federica Lavarini

È tra i cinque italiani selezionati per prendere parte al campionato mondiale World Drone Racing di droni a Kouala Ranch, dal 17 al 22 ottobre. Michele Praga, appassionato di elettronica da sempre, ma anche di aeromodellismo ad alti livelli, da dieci anni si è innamorato dei droni, che costruisce da solo. «Taglio il carbonio con frese e plotter, un lavoro di grande precisione, e con la stampante 3D realizzo la parte in plastica».

L

E HAWAII. Per capirci, qui sono state girate alcune delle pietre miliari del cinema, da Jurassic Park a Godzilla, fino a Lost, che ha forse creato il più alto tasso di dipendenze da serie televisive. Anche in questo caso parliamo di una sorta di dipendenza, ma da droni. Come è possibile appassionarsi così tanto a dei piccoli rotomotori? Sì, perché il Dizionario Treccani definisce drone un “velivolo privo di pilota e comandato a distanza, usato generalmente per operazioni di ricognizione e sorveglianza, oltre che di disturbo e inganno nella guerra elettronica; è indicato anche con la sigla RPV, Remotely Piloted Vehicle «veicolo guidato a distanza»”. Anche Michele conferma: «Chiamare

“droni” i nostri velivoli è una brutta parola, si tratta di una terminologia tipicamente militare che non ha niente a che vedere con quello che facciamo noi». Perché parla al plurale? Una persona singola non potrebbe mai realizzare un modello come quelli che gareggeranno alle Hawaii o che hanno partecipato ai campionati europei di Ibiza ai primi di ottobre. Tutti questi droni sono il frutto delle idee di molte community tra loro in contatto, le più importanti in America. Perché usa la stampante 3D? È il modo più veloce per realizzare quello che hai in testa. Si tratta di pro-

Scopri la mappa che Michele ha realizzato per “visualizzare” tutti gli appassionati di droni in Italia su VERONA-PANTHEON.COM Michele Praga


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D r o n i & s ta m pa n t i 3 D

totipi, ognuno costruisce i propri secondo le sue idee e con la stampante 3D è molto piĂš semplice creare qualcosa appena l’hai pensata. Come si pilota un drone? Con degli occhiali LCD grazie ai quali vedi ciò che vede il drone. Per questo è molto difficile da pilotare perchĂŠ è una sorta di realtĂ aumentata, come se si fosse a bordo del drone stesso. Anche da semplice spettatore quando indossi gli occhiali devi sederti, altrimenti cadi. Che sensazione si prova? Pilotare un drone ti dĂ  la sensazione di volare, è qualcosa di molto coinvolgente. Ho sempre voluto far provare questa esperienza a piĂš persone possibili perchĂŠ è un’emozione indescrivibile, finchĂŠ non provi non puoi capire. Ăˆ una sensazione fortissima: quando ho fatto le gare ho usato il misuratore di battiti cardiaci e sono arrivato a 130 battiti al minuto.

Quali sono le caratteristiche dei droni? I nostri droni hanno delle caratteristiche uniche: arrivano a 150-180 km orari, da zero a cento in un secondo e mezzo. La Fai, la Federazione mondiale degli sport dell’aria, da gennaio di quest’anno ha sancito il nostro come sport a tutti gli effetti. Come si pratica questo sport? In Italia c’è una normativa molto selettiva che fino a poco tempo fa vietava di organizzare gare di droni. Questo non ci permette di allenarci tanto quanto si allenano in Francia o in Germania e quindi siamo penalizzati nelle gare agonistiche. I nostri modelli hanno la caratteristica di poter essere usati in piccoli campi di volo per aereo-modelli con delle reti di protezione, volando a uno-due metri di altezza. I droni non sono in realtà piÚ pericolosi di altri aeromodelli, che possono arrivare anche a 400-500 km orari.

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IL PERSONAGGIO

V E R O N A , C I T TÀ D I CAVALIERI, GRAN MAESTRI E TEMPLARI

giorgia.castagna@verona-pantheon.com @CastaGiorgia

di Giorgia Castagna

Il loro nome è stato, nella storia recente, utilizzato per fini poco nobili oppure per romanzi storicamente poco curati. Proprio per questo abbiamo pensato di conoscere, grazie ad uno dei due Commendatori veronesi, Gian Piero Barracchia, l’Associazione Templari Cattolici d’Italia, realtà privata di fedeli cattolici organizzata internamente come in un Ordine Cavalleresco Cristiano tradizionale, la quale s’ispira sì all’antico Ordine dei Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonus per quanto riguarda la vocazione di difesa dei luoghi sacri, dei pellegrini, dei deboli, degli oppressi ma in piena comunione con la Chiesa Cattolica ed il Pontefice.

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nilateralmente e insindacabilmente schierati a fianco della Chiesa di Roma e del Santo Padre, la Chiesa accoglie i Templari amorevolmente permettendo loro di operare in libertà in numerose diocesi d’Italia, in qualità di Associazione privata di fedeli. La loro presenza, nelle Diocesi italiane è “espressione del diritto dei fedeli di riunirsi in associazione, diritto peraltro riconosciuto dal Concilio Vaticano II e dal Codice di Diritto Canonico”. Da quanti anni fa parte dell’Associazione dei Templari? Faccio parte dell’Associazione Templari Cattolici d’Italia da più di tre anni. Ho deciso di aderire all’Associazione spinto da una passione storica per i Templari e dalla curiosità di conoscere meglio la tradizione cavalleresca cattolica cristiana e la mistica medievale cristiana. Vi è una procedura particolare per entrare a fare parte? No, è sufficiente essere maggiorenni, cristiani cattolici battezzati ed incensurati. Ne possono far parte indistintamente sia uomini che donne. Come siete organizzati e in base a cosa conferite i gradi e chi, a sua volta, ve li

G i a n Pi e r o Ba rrac c hi a

ha conferiti? L’Associazione si divide in lance, commanderie (a Verona ce ne sono due, ndr) e priorati, non sono conferiti gradi pubblicamente riconosciuti da alcuno Stato, dalla Chiesa Cattolica o altra fons honorum. I gradi conferiti hanno un valore interno all’Associazione e rispecchiano i gradi dell’antico Ordine monastico-cavalleresco suddetto. I gradi sono conferiti intuito personae dopo un periodo di preparazione di almeno un anno all’Associazione Templari Cattolici d’Italia e un periodo di successiva preparazione di tre giorni composto da digiuno, preghiera e meditazione, seguito dalla “Veglia d’armi” in preghiera, che si trascorre in piedi all’interno di una chiesa antica, per tutta la notte, da soli. Di cosa vi occupate, nel concreto, nella nostra città? Come Associazione ci occupiamo prevalentemente di recuperare e riaprire antiche chiese e di renderle visitabili al pubblico, organizziamo eventi storico culturali conferenze riguardanti il periodo storico dei Templari e la storia dei medesimi per la diffusione ed il recupero della vera storia dei Monaci Cavalieri. Sviluppiamo anche ricerche a carattere storico sull’antico Ordine Templare, come avvenuto anche per Verona dove

sono stati compiuti studi storici in merito alla presenza di Cavalieri Templari alla corte di Oa. Che legami storici ci sono con Verona? L’Associazione Templari Cattolici d’Italia ha tra le sue attività prevalenti quella di recuperare e tutelare in generale i luoghi di culto con particolare riferimento a Chiese antiche legate alla storia dell’antico Ordine dei Cavalieri Templari; consentendo l’apertura al pubblico di queste chiese come


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A tu per tu con il Commendatore Gian Piero Barracchia

è avvenuto a Verona con San Procolo, la chiesetta storica in fianco all’Abbazia di San Zeno. L’Associazione compie anche studi storici legati ai Templari e organizza convegni al riguardo. Anche a Verona sono in corso ricerche storiche al fine di acquisire elementi che possano essere utili ad attestare la presenza dei Cavalieri Templari alla corte di Papa Lucio III che ha avuto la nostra città come sede, per un breve periodo. Per qualsiasi informazione sull’Associazione Templari Cattolici d’Italia è possibile accedere al sito www.templarioggi.it

ANCHE

L’A B I T O F A I L T E M P L A R E L’A B I T O trae ispirazione da quello dell’antico Ordine dei Pauperes Commilitones Chrsti Templique Salomonis.

di umili fattezze indica la purezza alla quale si aspira. rappresenta il sacrificio di sangue che Cristo ha compiuto per l’umanità ed è una testimonianza pubblica di fede.

LA SPADA

è l’emblema della battaglia simbolica che ogni Templare deve affrontare nella sua vita contro i nemici della fede e contro le proprie debolezze. (Fonte Associazione Templari Cattolici d’Italia)

Allestimenti zone pubbliche, sale congressi e luoghi d’incontro


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RIFLESSIONI

FRAMMENTI

POP

giovanna.tondini@verona-pantheon.com

di Giovanna Tondini

Lo scorso 28 settembre Vittorio Sgarbi è venuto a Verona per conversare di arte e bellezza. Nello stabilimento produttivo del Gruppo Samo Industries a Bonavigo, il noto critico ha tratteggiato il fascino dell’arte «che appassiona l’abitare». Noi ne abbiamo approfittato per fare una sosta tra le visionarie forme della Pop art.

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A STANZA è ancora vuota. Le sue pareti nude reclamano un nuovo abito, fatto di cornici e immagini. Sul web vieni travolto da migliaia di proposte, tutti i giorni. Non c’è tempo di soffermarsi su niente. Tutto scorre, veloce. Si cerca freneticamente, finché non arriva l’immagine che in mezzo secondo ti colpisce dritto al cuore. Un’emozione improvvisa ti pervade. Forse hai trovato il quadro perfetto? «L’OPERA IMPONE di essere visitata. Richiede uno spostamento. Un rapporto diretto, vicino. Quasi erotico. È come una persona, con anima e corpo». Vittorio Sgarbi, ospite negli spazi dello stabilimento del Gruppo Samo Industries a Bonavigo, ci ricorda con queste parole l’importanza di un’opera d’arte, «creazione di una dimensione umana che si avvicina a quella divina». In questo, il critico insiste «l’arte è continuazione e integrazione della Creazione». Parole forti, che pesano. E che danno ragione all’unicità di ogni opera, che in quanto tale ha un

«L’opera impone di essere visitata. Richiede uno spostamento. Un rapporto diretto, vicino. Quasi erotico. È come una persona, con anima e corpo»

valore altissimo. NOI OGGI siamo ancora disposti a percorrere chilometri per raggiungere l’amata opera? Siamo disposti a entrare in un museo, in una galleria d’arte, fermarci a osservare, gustare, cercare di comprendere l’immagine che ci sta di fronte? I modi, i tempi sono cambiati. L’arte cerca nuovi adattamenti. Nuovi metodi per proporsi. Andy Warhol lo aveva capito negli anni Sessanta, «lavorando in una prospettiva sociale», come ci spiega la critica d’arte Lorena Zanusso. «Aveva saputo leggere nella quotidianità di quello che


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L’ e r e d i t à d i A n d y W a r h o l stava accadendo», quando una società di massa aveva cominciato a uniformarsi negli acquisti. Tutti avevano un televisore e un frigo in casa. Tutti avevano oggetti riprodotti in serie. Così come fu la sua arte “pop”. «Resa ancora più popolare per la scelta dei contenuti», che privilegiavano i personaggi più noti del tempo. LA POP ART degli anni Sessanta, come la stampa d’arte dei secoli scorsi, come l’arte popolare di oggi, è entrata ed entra ancora nelle case di tutti. La sua ripetitività riacquista valore quando la si colloca in alcuni luoghi, come un museo, una galleria, una fabbrica. Torna a essere unica, perché «è il contenitore a dare senso all’opera», dice Sgarbi. La diffusa e attuale ricerca di nuovi contenitori, di nuovi contesti per l’arte è una risposta all’esigenza di attirare un pubblico sempre più distratto, incapace di scegliere, di fermarsi. «Spesso succede che nella visita di una mostra il pubblico fotografa, usa il cellulare o il tablet, e non vive l’esperienza dell’opera d’arte che ha di fronte», sottolinea la Zanusso. Ecco allora la necessità di un incontro, di coinvolgere, di fare vivere l’arte in prima persona. In questo ci sono le performance a venire in aiuto, così come l’esposizione di una mostra in luoghi inconsueti. NE È un esempio recente la “Fabbrica pop” inaugurata dall’azienda veronese Samo, dove il dialogo tra “Pop art” e ar-

redamento valorizza sia l’opera artistica, sia il marchio, che intende dare di sé una nuova immagine di “fabbrica creativa”, come quella che fu la “fabbrica pop” di Andy Warhol. UN SODALIZIO vincente, già sperimentato in altre occasioni, dove l’arte si mette al servizio di un mecenate, che a sua volta non può fare a meno dell’arte. Questo bisogno reciproco sta dando buoni risultati, favorendo l’incontro con il pubblico. Tuttavia, «è fondamentale formare le persone alla bellezza, per poterla apprezzare», puntualizza la Zanusso. Fermo restando che, come dice Sgarbi, «la bellezza è mistero, si intuisce, non richiede che sappiamo qualcosa di lei, perché ci parla».


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INCROCI DI SGUARDI

L’A U T U N N O A R E G O L A D ’A R T E

erika.prandi@verona-pantheon.com

di Erika Prandi

Due importanti mostre aprono la stagione autunnale a Verona: la prima sull’antica e perduta civiltà dei Maya e la seconda su uno dei più significativi artisti del Novecento italiano, Pablo Picasso. Ma tante sono anche le novità e i progetti della fiera d’arte moderna e contemporanea ArtVerona. Abbiamo voluto soffermarci sui progetti e non sulle gallerie presenti, per fare il punto sulle opportunità concrete che possono cogliere giovani artisti promettenti.

L

A 12ESIMA edizione di Art Verona, che si terrà dal 14 al 17 ottobre a Veronafiere, presenta molte novità che si inseriscono in un’ottica di pluralismo e internazionalità. Innanzitutto, continua il rapporto con il tessuto socio-culturale e imprenditoriale dell’intera regione. Quest’anno si affaccia una nuova sinergia con la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, la Regione Veneto e Confindustria Veneto per il progetto Alchimie Culturali in cui sono coinvolti cinque artisti chiamati ad avvicinarsi alla realtà imprenditoriale. Anche per quest’anno è rinnovato il Fondo Acquisizioni Domus del valore di 100mila euro e sostenuto dalla medesima fondazione. Ad affiancarlo ci sarà il Fondo Acquisizioni Privato per l’arte contemporanea in cui un gruppo di collezionisti e imprenditori mirano a sostenere il sistema dell’arte emergente (in un piano quinquennale) con un investimento di partenza di 50mila euro. Con il progetto Level 0, l’impegno è quello di supportare il sistema dell’arte italiano. In questo caso, i direttori di diverse istituzioni d’arte hanno il compito di individuare un artista di cui poi si faranno promotori attraverso la programmazione di mostre nelle loro sedi. Atupertu, invece, permette di incontrare i proprio artisti preferiti nelle gallerie di riferimento, e ci saranno anche momenti di approfondimento in cui diversi collezionisti di punta italiani racconteranno quali sono le motivazioni che li hanno spinti a iniziare questo percorso. ART VERONA è anche collaborazione con associazioni, come l’ANGAMC – l’Associazione Nazionale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, con istituzioni locali e nazionali. Non manca lo sguardo rivolto alla ricerca e alla sperimentazione: il format Artes quest’anno punterà sulla fotografia individuando dodici Maestri tra quelli presenti. Lo spazio i7, invece, ospita sedici realtà no profit che hanno risposto ad un contest su Artribune sulla Sharing Art. Progetti e iniziative si svolgono anche in città: ad AMO, alla Biblioteca Civica, nella chiesa di San Francesco al Corso e all’Università.

Da l 1 4 o t t o b r e 2 0 1 6 - I l f l a u t o m ag i c o a c ur a di A n dr e a Br uc iati MUS E O DI C A S TE LV E C C H IO C o r s o C a s te lv e c c h io 2 - 0 4 5 80 6 2 6 11 w w w. mus e o dic a s te lv e c c h io.c o mun e .v e r o n a . it Da l 1 4 a l 1 7 o t t o b r e 2 0 1 6 - A r t V e r o n a 2 0 1 6 dir e zio n e a r tis tic a : A n dr e a Br uc iati - V E R O N A FIER E V ia l e de l l’ In dus tr ia - 0 4 5 82 9 82 0 4 - w w w. a r tv e r o na. i t F i n o a l 5 n ove mbre - Va l e ri o Be rru t i – Pa ra d i s e Lo s t a c ur a di Ma r c o E n r ic o Giac o me l l i MA R C O R O S S I A R TE C O N TE MPO R A N E A V ia Ga r iba l di 18 - 0 4 5 59 7753 v e r o n a @ ma r c o r o s s ia r te c o n te mpo r a n e a .c o m w w w. ma r c o r o s s ia r te c o n te mpo r a n e a . n e t F i n o a l 1 2 n ove mbre 2 0 1 6 - Ma rc o N e ri / L u c a Pa n c r a zzi Pie r Pao l o C a l zo l a r i - S TUDIO L A C ITTÀ L un ga dige Ga lta r o s s a 2 1 - 0 4 5 59 754 9 w w w.s tudio l ac itta . it

Dal 14 al 17 ottobre 2016 La prima notte di quiete (a cura di Christian Caliandro) QUARTIERE VERONETTA - Via XX settembre www.myhomegallery.org 11 artisti e 11 spazi dal forte valore storico. Questa la sfida di La prima notte di quiete, progetto ideato da MyHomeGallery e parte della sezione i7 di ArtVerona. Durante i giorni della fiera, operenonopere andranno ad integrare gli spazi quotidiani del quartiere di Veronetta. Un inedito sistema espositivo che porterà l'arte a tracimare in spazi altri, come la mitica Osteria Morandin, il caffè Pedrotti e ancora il ristorante srilankese Upul, il parrucchiere Casa Hamid Hair Design e via così.


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T r a A r t V e r o n a , M aya e P i c a s s o

Da l 1 5 o tto b r e 2016 Pa b l o P i c a s s o – F i gure 1895-1972

Dall’8 ottobre 2016 al 5 marzo 2 0 1 7 Maya. I l li nguaggi o del l a bel l ezza

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OLTRE duecentocinquanta opere d’arte hanno il compito di spiegare l’evoluzione della civiltà Maya: dagli oggetti di uso comune e di tutti i giorni come collane, orecchini, strumenti musicali, vasi e incensieri, alle maschere e urne funerarie, fregi e architravi, frammenti di testi, mappe e simboli di potere. Nel Palazzo della Gran Guardia, dall’8 ottobre al 5 marzo si potranno rivivere duemila anni di storia attraverso sei sezioni tematiche che offrono la possibilità di rapportarsi alle opere mediante una lettura storico artistica. Attraverso la decifrazione della loro scrittura è stato possibile realizzare una mostra che si concentra per la prima volta sulla storia culturale dei Maya a partire dall’individuazione dei maestri, delle scuole e degli stili. Inoltre, la mostra svela anche i risultati delle ultime ricerche scientifiche. Tutti gli oggetti esposti provengono dai più importanti musei messicani e dai tanti siti archeologici grazie all’intervento fondamentale dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico. SONO, invece, novantuno le creazioni del padre del Cubismo che risiederanno nel museo AMO Arena Museo Opera dal 15 ottobre al 12 marzo.

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Una per ogni anno della vita di Pablo Picasso (1906-1971). Si tratta di opere di pittura, scultura e arti grafiche che mostrano il percorso di crescita del Maestro che ha toccato varie espressioni artistiche sperimentando continuamente in un linguaggio nuovo. Si potranno ammirare Nudo seduto, Il Bacio, La Femme qui pleure e Portrait de Marie-Thérèse provenienti dal Musée national Picasso di Parigi la cui conservatrice, Emilie Bouvard, è la curatrice della mostra. Ci saranno anche foto e filmati d’epoca per avvicinare ancora di più lo spettatore alla vita di Picasso. “Maya-Il linguaggio della bellezza” e “Picasso. Figure (1906-1971)” vedono il coinvolgimento del Comune di Verona e l’organizzazione ad opera di Arthemisia Group.

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A GREZZANA UN NUOVO PUNTO D’INCONTRO PER CONOSCERE DA VICINO I DISTURBI DELLA VISTA

C

alo della concentrazione, dell’attenzione nella lettura o scrittura, visione sfocata o sdoppiata, cervicalgia e cefalee sono solo alcuni dei disturbi che combattiamo più frequentemente. Pochi sanno che possono anche essere causati da un difetto del nostro sistema visivo. E altrettanto pochi sono consapevoli che, a sua volta, la qualità della vista è influenzata da molteplici fattori, come l’alimentazione o la corretta postura a scuola o sul posto di lavoro. O dalla prevenzione. “Questo è il motivo per cui nasce il progetto Polo della Vista”, afferma Elisa Dalle Pezze, 34 anni, laurea in Scienze della Comunicazione, ottico optometrista e titolare di Ottica Poffe a Grezzana. “Siamo in piena “sharing economy” e la parola d’ordine, oggi, è multidisciplinarietà: è arrivato il momento di superare il semplice concetto di occhiali e di condividere una consapevolezza più ampia sulla vista. L’idea mi è venuta guardando mio figlio di tre anni: come tutte le mamme, in ogni cosa cerco sempre di informarmi su come fare le scelte migliori per lui e per preparare il suo futuro, solo che questa conoscenza non sempre è a portata di mano. Allora mi sono detta: cosa posso fare, nel mio piccolo, per supportare le famiglie del mio territorio? Catalizzare questa conoscenza in un unico punto, e renderla disponibile a tutti”. Cos’è il Polo della Vista? ”È un punto d’incontro: ha lo scopo di rendere disponibile ai cittadini e ai lavoratori della Valpantena la consulenza di tutti gli specialisti che concorrono al benessere della nostra vista, con approfondimenti tematici per comprendere e prevenire i disturbi legati alla visione. A chilometro zero.” Il Polo della Vista propone in primis un calendario di incontri su tematiche specifiche con professionisti della visione, come oculisti, optometristi, contattologi, ma anche odontoiatri, osteopati, nutrizionisti, medici del lavoro: non possiamo nemmeno immaginare quanti fattori concorrano al benessere della vista e la qualità di vita che ne deriva. A completamento del progetto, presso Ottica Poffe saranno disponibili nuovi servizi come le visite optometriche. Il Polo della Vista è uno studio medico? “No, il Polo della Vista è un luogo di incontro, di risposte. Ha il proposito di offrire un confronto costruttivo, informazioni utili e consigli sul tema della vista e renderli disponibili in un unico luogo, a Grezzana“ Quando parte il progetto? Il progetto parte proprio ora! Anzi, approfitto per invitare tutti all’inaugurazione che si terrà sabato 15 otto-

ELISA DALLE PEZZE

bre alle 18. Quali sono gli eventi in programma al Polo della Vista? Abbiamo pianificato un calendario molto ricco e interessante che si sviluppa in incontri settimanali da ottobre a dicembre. Gli incontri sono aperti a tutti e si terranno nell’aula posta al primo piano di Ottica Poffe, in via Roma 25, a Grezzana. OTTOBRE Sabato

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Oculista

ore 10.30

Giovedì

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Medico del lavoro

ore 18.00

LA SALUTE VISIVA NON HA ETÀ I disturbi visivi nell’anziano. Cosa sono la cataratta e la maculopatia GUARDA AL BENESSERE SUL POSTO DI LAVORO Igiene visiva sul posto di lavoro. Accorgimenti per lavorare meglio, concentrarsi di più senza stancare gli occhi

NOVEMBRE Odontoiatra

OCCHIO PER OCCHIO E... OCCHIO PER DENTE Come incide l’apparecchio ai denti sui tuoi occhi/c’è un legame tra occhi e denti?

Optometrista

NON CHIUDERE GLI OCCHI DI FRONTE ALL’AFFATICAMENTO Affaticamento visivo a scuola e sul lavoro. Quali sono i sintomi

Giovedì

10

ore 18.00

Martedì

15

ore 18.00

Venerdì

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Dietologo

OCCHIO AGLI ZUCCHERI! Dieta e visione nei casi di diabete

ore 18.00

Mercoledì

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ore 18.00

A CIASCUNO... LA SUA LENTE! Contattologo Lenti a contatto progressive: vanno bene per tutti?

DICEMBRE Martedì

6

Osteopata

OCCHIO ALLA POSTURA! Come la postura è influenzata dalla vista

ore 18.00

Mercoledì

14

ore 18.00

Oculista

STRIZZA L’OCCHIO A NUOVE SOLUZIONI PER IL BENESSERE VISIVO Correggiamo la miopia, l’ipermetropia e l’astigmatismo con la chirurgia refrattiva. Cosa c’è da sapere

Gli incontri avverrano presso OTTICA POFFE - Via Roma, 25 - Grezzana (VR) - Posti limitati. Prenotare allo 045 907403 o sul sito www.polodellavista.it Cartolina.indd 2

22/09/16 17:22

Come si aspetta che reagiranno gli abitanti della Valpantena a questo progetto? “Mi auguro proprio che il progetto incontri i loro desideri! Ho sempre voluto fare qualcosa di utile per il mio territorio e sono molto soddisfatta di aver trovato molti professionisti che ci credono tanto quanto me.”


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SOLUZIONI PER IL BENESSERE DELLA VISTA A PORTATA DI MANO

Il Polo della Vista è un punto d’incontro informativo per conoscere e prevenire tutti i disturbi legati alla visione.

TI ASPETTIAMO ALL’INAUGURAZIONE SABATO 15 OTTOBRE ALLE 18.00

il Polo della Vista è un progetto OTTICA POFFE Via Roma, 25 Grezzana - Tel. 045 907403 | ORARIO: da martedì a sabato 09.00-12.30 e 15.30-19.30 www.polodellavista.it


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LA PENNA DI LAURA BRAGA

U N A V I TA D I I N C H I O S T R O (E SUPEREROI)

Leggi l'intervista integrale su VERONAPANTHEON.COM

di Emanuele Pezzo

In occasione dell’imminente Lucca Comics e Games, prima fiera italiana per gli appassionati di fumetti (ma non solo), abbiamo intervistato Laura Braga. La disegnatrice veronese, che abita attualmente in Sardegna, lavora per Marvel e DC Comics, per le quali produce stabilmente albi, illustrazioni e copertine.

C

hi non conosce i supereroi Marvel e DC Comics? Forse pochi dei “profani” lo sanno, ma c’è una disegnatrice veronese nella scuderia di entrambe le case editrici. È Laura Braga, che dopo aver lavorato per case italiane e francesi, è arrivata ai colossi mondiali del fumetto. Com’è lavorare per case editrici americane? Il 98-99% del tempo in cui disegno lo faccio per lavoro. In America conta tantissimo essere professionali e rispettare le scadenze, strettissime: ogni mese c’è un albo da consegnare, oltre a illustrazioni, commissioni, cover. Come ha fatto ad arrivare “lassù”? Più bravura o più fortuna? Più tenacia. La bravura ci vuole, la fortuna può esserci la prima volta, ma alla lunga paga altro. Ho fatto anni, anni e anni a mandare lavori: non si tratta solo di credere nelle proprie capacità, ma di rendersi conto che bisogna studiare per migliorare continuamente. Un disegnatore, come un musicista o un attore, se pensa di essere arrivato non cresce mai, ancor più se deve

ancora iniziare. Qualche luogo comune sul suo lavoro? In Italia è ancora una professione “strana”. Quando dico che faccio la disegnatrice, di solito la gente mi chiede: «Sì, ma poi il tuo vero lavoro qual è?». C’è qualche personaggio dei fumetti con il quale si identifica? Mi piacciono tantissimo le “cattive” della DC Comics: adoro la follia di Harley Quinn e mi piace tantissimo Catwoman. Quando mi viene chiesto un disegno libero, mi vengono loro due senza nemmeno pensarci. Poi ci sono altre figure legate a periodi della mia vita come Witchblade, il primo lavoro per gli USA. Come vive il suo lavoro suo figlio? Ha neanche 7 anni ed è il mio più grande fan, anche se a casa mi controlla ed è molto severo. È super appassionato di robot e, quando ho dovuto disegnare Iron Man, era “gasatissimo”. Un paio di mesi fa dovevo inventare un “robottone” per Bombshells e i suoi consigli sono stati davvero utilissimi.

Laura Braga

«Mi piacciono tantissimo le “cattive” della DC Comics: adoro la follia di Harley Quinn»

Anche Verona ha la sua fiera: è la Sagra dei Fumetti, che si svolge in giugno


Questa pagina è stata realizzata grazie al contributo di Università di Verona per l'iniziativa "Adotta un giovane artista veronese", per maggiori informazioni: www.verona-pantheon.com

Concerti, mostre, conferenze, creatività, feste, workshop, sagre, di tutto di più. Siamo circondati da storie. Le incrociamo di continuo: a volte ci sorridono, a volte ci vendono il giornale o ci fanno il caffè; alcune fanno parte indissolubilmente della nostra vita. Quella che oggi vi vogliamo raccontare si intitola Gessica Britos (o solamente Gess) e inizia il 20 febbraio di 25 anni fa, a Ciudad del Este in Paraguay. Si tratta del racconto di un viaggio che comincia prima di quanto possiate immaginare, che attraversa un oceano e due biciclette o la musica. Una storia che balla tra pullman e raggi di una ruota, tra persone ricche come libri e concerti che non sono mai abbastanza. Una storia che probabilmente ha incrociato la vostra, magari senza che ve ne siate accorti: una mattina forse, tra piazza Isolo e Veronetta o forse qualche pomeriggio nelle aule studio dell’Università di Verona. Questa storia, questa persona è stata selezionata dall’Università degli Studi di Verona tra i suoi studenti e noi di Salmon Magazine insieme a Pantheon vi offriamo, con quest’opera, parte di un lungo viaggio che non si racconta con le parole ma con le immagini. Non perdetevi la videointervista, prossimamente su salmonmagazine.com e su verona-pantheon.com #followthesalmon

www.verona-pantheon.com, www.vimeo.com/salmonmagazine www.salmonmagazine.com

#FollowtheSalmon


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SCORCI

UN’ORA AL MUSEO

di Federica Lavarini

La prima domenica del mese i musei veronesi aprono le loro porte a tutti i visitatori. Il biglietto? Solo un 1 euro. Noi siamo andati al Museo di Storia Naturale Palazzo Pompei, quello di Lungadige Porta Vittoria, per capirci.

E

NTRARE al Museo di Storia Naturale di Verona per certi aspetti ha il sapore di un divertente Amarcord felliniano, soprattutto per chi aveva 7-8 anni l’ultima volta che vi è entrato e ora ne ha magari il quadruplo. Ancora oggi questo museo rappresenta una tappa tradizionale delle classi della scuola primaria veronese per il fascino delle sue raccolte, delle quali alcune uniche al mondo: non c’è forse museo di storia naturale che non abbia almeno un reperto archeologico proveniente da questo luogo. Immaginiamo una Lessinia in veste tropicale: palme, spiagge di sabbia chiara e finissima, acque calde e salate, pesci oceanici, dallo squalo al più piccolo pesciolino senza nome. E poi crostacei quali granchi e gamberi, conchiglie, meduse... UN GIORNO tutto questo viene sepolto

da uno sconvolgimento climatico senza precedenti: le acque cristalline davanti ai nostri occhi si intridono di sabbia, un immenso oceano si ritira e scompare per sempre assieme ai suoi abitanti, animali e vegetali. L’uomo ancora non esisteva, ma noi oggi, grazie all’appassionato lavoro dei “pescatori di fossili” di Bolca possiamo rivivere con l’immaginazione ciò che potevano essere state le ‘nostre’ montagne. È grazie alla trasformazione nell’arco di un tempo lunghissimo della sabbia in fango, che oggi possiamo conoscere un mondo altrimenti lontano dalla nostra immaginazione e identità. Un momento brutale delle tante ere geologiche passate che sembra tuttavia essersi dotato di una sorta di intelligenza propria per averci regalato fino ad oggi una conoscenza unica del mondo naturale.

L'INIZIATIVA E I MUSEI, IN ORDINE La prima domenica del mese – si parte da ottobre e si arriva a maggio – è prevista una tariffa unica di 1 euro per entrare nei musei e nei monumenti civici. Quali? Eccoli, punto per punto. Š MUS E O D I CA STELVECCHIO Š MUS E O L A PIDARIO MAFFEIANO Š T O MB A D I G IU LIETTA E M USEO DEGLI A F F RE S CHI "G. B. CAVALCASELLE" Š MUS E O A RCHEOLOGICO E TEATRO ROM ANO Š MUS E O D I S T ORIA NATURALE Š A N F IT E A T RO ARENA Š C A S A D I G IUL IETTA Š GA L L E RIA D 'ARTE M ODERNA ACHILLE F O RT I A PA L AZZO DELLA RAGIONE Š T O RRE D E L L AMBERTI


INAUGURAZIONE SABATO 15 OTTOBRE ORE 16:00 PRESSO LA SEDE A GREZZANA IN VIA ENRICO DE NICOLA, 34 COS’È IL GUFO? Il progetto “Gufo” si propone di offrire un ambiente dove poter ricevere aiuto nello svolgimento dei compiti e nello studio per gli alunni che frequentano dalla classe III della scuola primaria alla classe III della scuola secondaria di primo grado. A CHI È RIVOLTO? Agli studenti che: - presentano difficoltà nello svolgimento dei compiti assegnati quotidianamente per casa; - hanno bisogno di essere seguito da o u f o per sviluppare un proprio metodo di studio; Il servizio inoltre si propone come alternativa ai genitori impegnati nel pomeriggio per motivi di lavoro o altro, per aiutarli nella gestione dei figli accogliendoli in un o o, all’interno del quale essere sicuri che lo svolgimento dei compiti avvenga in modo accurato. ORARI Vengono proposti due differenti turni in base alle esigenze degli alunni: - dalle 14:30 alle 16:20 - dalle 16:30 alle 18:20

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LEZIONI PRIVATE ANCHE PER SUPERIORI


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SALUTE&DESIGN

PER VIGORE, L’ I N N O V A Z I O N E SI FA QUI

giulia.zampieri@verona-pantheon.com

di Giulia Zampieri

Sarah Pottharst, giovane designer americana, ha scelto Verona per portare innovazione nel mondo della moda. Con un tessuto, e una startup, Per Vigore, nati in difesa delle future mamme.

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’È CHI l’Italia la lascia, e vola all’estero in cerca di lavoro e innovazione. Ma c’è anche chi, non senza sorpresa - spesso la nostra - da lontano arriva qui e sceglie di investire e scommettere proprio nel “Vecchio Continente” sulle proprie idee. Tra questi, anche Sarah Pottharst, 28 anni, designer originaria di New Orleans, ha scelto Verona per creare la propria startup. DOPO UNA laurea in Fashion Design conseguita alla Parsons di New York e alcuni anni di esperienza nell’haute couture, tra Stati Uniti e Parigi, Sarah decide di abbandonare il mondo dell’alta moda, per definizione rivolto a un mercato di nicchia, e intraprendere un’altra strada. «Cercavo un altro modo di fare moda, una moda che oltre che bella potesse anche essere utile alle persone, a un grande numero di persone, e magari potesse migliorare le loro vite» ci confida Sarah. L’occasione le si presenta quando, grazie al progetto Start Up Visa, programma lanciato nel 2014 e pensato per portare giovani imprenditori stranieri in Italia, Sarah ottiene un visto di ingresso che le permette di far arrivare le proprie idee qui, nel Belpaese. UNA PRIMA esperienza, fondamentale, è quella con Common Ground: un’associazione che lavora nel settore della moda e che utilizza materiali in eccedenza dando lavoro a donne che, ogni giorno, por-

tano addosso i segni di un passato fatto di violenza. È qui che nasce la prima idea, di una moda in grado di portare cambiamento. E poi, l’intuizione, a seguito di una chiamata intercontinentale. «All’epoca mia cognata era incinta del primo figlio» ci spiega Sarah, «e mi parlò, spaventata, del virus Zika e della paura, da futura madre, di poter essere contagiata anche in America». IN CASO di infezione infatti, è la stessa OMS a consigliare l’aborto preventivo perché il virus può provocare gravissime infezioni nel feto, «ma in molti Paesi è ancora vietato, con il rischio che quin-


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Un tessuto contro il virus Zika

Si tratta di un tessuto, in cotone e polvere di argento, in grado di repellere gli insetti e di proteggere così le future mamme

Sarah Potharst

di molte donne diano alla luce bambini gravemente malati o, ancora, ricorrano ad interruzioni casalinghe rischiando di finire in ospedale o in carcere». «Tutto questo mi sembrava impossibile da sopportare ed è così che è nata la mia idea di impresa»: un tessuto, in cotone e polvere di argento, in grado di repellere gli insetti e di proteggere così le future mamme dal virus Zika. MESI DI RICERCA e intenso lavoro, da parte di Sarah assieme ad un team di medici, e ricercatori di varie università, e viaggi continui alla scoperta dei migliori laboratori tessili d’Italia, «un Paese che è noto per l’eccellenza della sua tradizione tessile», hanno portato alla creazione di

una vera capsule collection, «una linea di abbigliamento di pochi capi, pensati tutti per donne in gravidanza e quindi pratici, facili da indossare e pensati per essere indossati assieme». Di questi primi mesi italiani rimane soprattutto l’entusiasmo e la gratitudine per «tutte le persone, sinceramente gentili e disponibili, che ho incontrato. Un sistema di supporto molto diverso da quello che ho conosciuto per esempio a New York: là, ognuno fa per sé!» A breve il lancio vero e proprio della linea, con il sito www.pervigore.com presto ultimato. E un nome, Per Vigore, che è un augurio importante, rivolto a tutte le madri, a tutte le donne. L’augurio sincero di essere sempre forti.

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A cura di Eliana Rapisarda, direttore Veronagreen.it

QUANDO LA CASA SI FA NATURALE Paglia e canapa, legno, calce e argilla. Questi materiali naturali che provengono direttamente dalla terra oggi costituiscono anche le materie prime utilizzate nella costruzione e ristrutturazione di case in bioedilizia, sempre più diffuse e accessibili anche nel nostro territorio. Proprio Verona si tiene l’11 e 12 ottobre il sesto simposio dell’International Hemp Building Association.

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LCUNI potranno storcere il naso o rimanere a bocca aperta di fronte all’elenco di questi materiali antichi tornati in auge nel campo dell’edilizia. Ma non bisogna pensare alla capanna di Cappuccetto Rosso: queste materie prime – oltre ad essere ecologiche e sostenibili – permettono di creare costruzioni moderne e all’avanguardia sotto ogni punto di vista, anche architettonico, e ambienti con vantaggi abitativi considerevoli rispetto a quelli tradizionali. SALUBRITÁ, efficienza energetica ed ecosostenibilità sono le caratteristiche fondamentali delle case in paglia e canapa. L’impor-

tanza dell’isolamento termico – e quindi del risparmio energetico – è uno dei loro punti forte, aspetto spesso trascurato negli edifici convenzionali. Le balle di paglia ad esempio sono inserite all’interno di strutture in legno per l’isolamento delle pareti, mentre la canapa viene utilizzata in forma di mattoncini o pannelli isolanti, adatti sia per gli interni che per l’esterno. GRAZIE ai materiali naturali e traspiranti, queste case offrono inoltre una migliore qualità dell’aria. Anche calce e argilla, impiegate per le finiture interne al posto di malte e pitture chimiche, contri-

buiscono alla regolazione dell’umidità degli ambienti, allontanando il problema delle muffe che molti di noi sperimentano da vicino nelle proprie case. Per i più sensibili verso l’ambiente infine, da ricordare il fatto che questi materiali possono essere riutilizzati o reintrodotti in natura senza inquinare. L’INVESTIMENTO economico lievemente maggiore richiesto, ma sempre più accessibile per la crescente diffusione di questi interventi, è infine sicuramente controbilanciato dal risparmio sui consumi energetici e dai minori interventi di manutenzione necessari.

Su www.veronagreen.it si possono trovare i racconti di alcune interessanti esperienze a Negrar, Valeggio o Borgo Roma. Ma anche il Simposio internazionale dell’International Hemp Building Association, che si tiene l’11 e 12 ottobre all’Hotel Villa Malaspina di Castel D'Azzano con esperti provenienti da tutto il mondo, rappresenta un’ottima occasione per saperne di più, oltre che una conferma dell’importanza crescente di questo settore.


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TERRITORIO

LUCENSE 1923

marco.menini@veronanetwork.it @menini_marco

S T O R I A D I U N A R I N A S C I TA

di Marco Menini

È stata inaugurata sabato 24 settembre la centrale mini idroelettrica di Montorio Veronese, che, grazie ai lavori di ripristino, ha ricominciato a produrre energia pulita dopo trent’anni di abbandono.

T

AGLIO DI NASTRO collettivo e forbici per tutti. Si è svolta con queste premesse l’inaugurazione di Lucense 1923, impianto mini- idroelettrico di Montorio che ha ripreso a produrre energia elettrica il 30 agosto scorso. Funzionante fino al 1985 e poi rimasta abbandonata per trent’anni, la centrale torna a funzionare grazie all’impegno dell’ideatrice del progetto, Finval Spa (Finanziaria della Valpantena e Lessinia) che dal 2010 offre l’opportunità ai cittadini di essere protagonisti di progetti di valorizzazione e crescita del territorio. «LUCENSE 1923 vuole testimoniare una nuova idea, un nuovo modello condiviso di sviluppo dove cittadini, aziende, famiglie ed istituzioni insieme aiutino la nostra Verona a riprendere la strada della crescita e guardare al futuro con serenità e rinnovato entusiasmo», spiega Germano Zanini, presidente di Finval, durante la soleggiata giornata d’inaugurazione. GLI ABITANTI del “Paese delle acque” sono e potranno essere i veri protagonisti del progetto, acquistando quote della centrale come riferisce Gabriele Nicolis, presidente della Cooperativa energetica WeForGreen Sharing: «Siamo una realtà che consente ai cittadini di autoprodursi energia grazie alla condivisione di impianti da fonti rinnovabili, ed oggi abbiamo coinvolto oltre 500 soci, di cui 200 sono proprio di Verona. I veronesi che volessero partecipare al progetto Lucense 1923 potranno farlo attraverso la nostra cooperativa». ULTERIORE guadagno per la cittadinanza è il progetto di eco-didattica che prende le forme di un museo all’interno di Lucense 1923. Le scuole avranno quindi la possibilità di visitare il “Museo delle

energie rinnovabili” e con l’occasione, vedere le vecchie componenti della precedente cen trale. Lo scopo? Fare della sostenibilità ambientale e della green economy gli assi portanti delle nuove generazioni e di una nuovapercezione del futuro. www.lucense1923.it

Riqualificazione (green) Il progetto della rimessa in uso della vecchia centrale ha voluto essere essenzialmente un’opera di riqualificazione territoriale: prima dell’intervento, la vegetazione attigua alla centrale era talmente fitta da nascondere il passaggio del fiume Fibbio e tanto invasiva da impedirne il naturale flusso. Grazie ai lavori di riqualificazione, però, si è potuto ripristinare il naturale corso dell’acqua e svelarne la specchiante limpidezza.

Gua rda il video di inauguraz i o ne s u VE RO N A -PAN T H E O N.C O M/ PA N T HEO N TV


Vorresti produrre energia pulita con la centrale idroelettrica Lucense 1923? Associati a WeForGreen Sharing, la cooperativa energetica veronese che ti consente di produrre energia con le risorse del territorio e ridurre il costo della tua bolletta energetica.

SocietĂ Cooperativa WeForGreen Sharing Via Torricelli, 37 37136 Verona

Per informazioni numero verde 800 999 211 email cooperativa@weforgreen.it www.weforgreen.it/lucenseverona

Progetto promosso da


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EDUCAZIONE

PER LE STRADE SI IMPARA (ANCHE) AD AMARE

francesca.mauli@verona-pantheon.com

di Francesca Mauli

L’associazione di promozione sociale “Quartiere Attivo” propone progetti didattici nelle scuole, alla scoperta del proprio territorio e della sua valorizzazione.

Q

UANTI di noi possono dire di conoscere davvero il proprio quartiere o il proprio paese? La storia che si nasconde nelle sue case più antiche, il volto del personaggio citato su quella lapide? La maggior parte delle volte – ammettiamolo – camminiamo tra le sue vie senza prestare attenzione ai particolari. C’è poi la volta in cui la fretta si allenta, lo sguardo si alza dal marciapiede e si scopre di vivere in un luogo bellissimo e ricco di sfumature. Amare il proprio territorio significa imparare a valorizzarlo. E per amarlo, occorre conoscerlo. L’ASSOCIAZIONE “Quartiere Attivo” si prefigge proprio questo scopo: far conoscere la storia dei quartieri di Verona e dei paesi che ne costituiscono la provincia, perché solo attraverso una reale conoscenza storica delle radici dei propri luoghi si può arrivare a comprenderli e a rispettarli. E lo fa partendo dai più giovani, con percorsi didattici creati ad hoc per le scuole elementari, medie e superiori. «Dopo la laurea in Giurisprudenza e quella in Storia, ho trascorso alcuni mesi a Berlino. Nel mio quartiere venivano svolte delle attività educative con i bambini, ai quali veniva spiegata la storia della zona. Un’idea bellissima, che mi ha spinto a scrivere un progetto simile da calare nella realtà veronese» spiega Davide Peccantini, presidente, nonché fondatore, insieme all’amico Matteo Agostini, dell’associazione, nata nel gennaio 2014. «SIAMO partiti a marzo 2014 con i primi corsi di storia del Chievo e del Villaggio

dall’Oca Bianca, presso le scuole locali, incontrando in tutto circa 125 studenti. L’anno scolastico successivo gli studenti sono diventati 650 e quest’anno prevediamo di superare i 1000» spiega il presidente. Molti i quartieri toccati, da Borgo Milano a Borgo Trento, fino a Ponte Crencano e alla Bassona, oltre a Lugagnago, Parona, Ronco all’Adige e altri ancora. «Attraverso la storia e la geografia del territorio insegniamo l’educazione civica, materia scomparsa dal curriculum scolastico». COME funziona, concretamente, il progetto? «Creiamo un programma specifico per l’età degli studenti, inerente il territorio in cui si trovano, con aderenza al percorso didattico affrontato dagli insegnanti, che possono poi usare la nostra traccia, ampliandola e collegandola ad altre materie. Ogni progetto è strutturato in tre lezioni da 2 ore. Nella prima, in-


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Quartieri da scoprire

L’obiettivo?

Far conoscere la storia dei quartieri di Verona e dei paesi che ne costituiscono la provincia, perché solo attraverso una reale conoscenza storica delle radici dei propri luoghi si può arrivare a comprenderli

centrata sull’educazione alla cittadinanza, si spiegano la storia e la geografia del luogo attraverso fotografie storiche e giochi. Nella seconda è prevista un’uscita didattica in cui vedere dal vivo ciò che è stato affrontato nel corso del precedente incontro. La terza lezione è incentrata sull’educazione alla globalità e viene svolta in inglese da un’insegnante qualificata, se l’età degli allievi lo consente. Il quartiere o paese viene equiparato, attraverso immagini e giochi, a una zona dell’Inghilterra con caratteristiche simili». NEL TEMPO, altri progetti si sono affiancati a quello iniziale e l’associazione propone oggi anche un percorso sulla Verona Romana, in collaborazione con Daniele Agostini, dottorando dell’Università di Padova, utilizzando la realtà aumentata, e un percorso sulla Verona Risorgimentale, oltre a progetti specifici per le scuole elementari sulla preistoria, tenuti da Chiara Reggio. «È un investimento nei confronti delle generazioni future» conclude Davide Peccantini. «Quando cresceranno, valorizzeranno il loro quartiere, perché hanno imparato a conoscerlo e

ad amarlo. È questo l’obiettivo finale: far loro capire che fanno parte di una collettività in cui ognuno è importante e può e deve valorizzare il proprio pezzetto; così non sarà solo il singolo territorio a giovarne, ma l’intera città».

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PROSPETTIVA FAMIGLIA

UN LUOGO DEL PENSIERO P E R I M PA R A R E ( I N S I E M E )

alessandra.scolari@verona-pantheon.com

di Alessandra Scolari

Nell’era della tecnologia avanzata e capace anche di stravolgere la vita dei ragazzi e delle loro famiglie, l’associazione Prospettiva famiglia, da quasi 10 anni, contrappone la formazione e il supporto concreto al ruolo genitoriale, attraverso incontri formativi di alto livello. Nutrito il calendario per il 2016/2017.

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NTERNET e web, secondo gli esperti, richiedono conoscenze, cura e rispetto sia delle tecnologie sia delle persone per evitare danni irreparabili causati da comportamenti umani che poco hanno a che vedere con questi strumenti tecnici, utilissimi per il lavoro. Il progetto Prospettiva Famiglia è nato per offrire supporto alla famiglia, per creare reti fra le scuole e le agenzie educative del territorio, per creare sinergie affinché, insieme, si possa contribuire ad una crescita equilibrata dei figli. «GENITORI ed educatori hanno manifestato la necessità di fermarsi periodicamente per riflettere e condividere il peso delle paure (specie con figli adolescenti) e di non essere lasciati soli» precisa la prof. ssa Daniela Galletta coordinatrice del progetto “Scuola per genitori ed educatori” e della rete “Scuole e territorio: Educare insieme”. «Oggi - precisa la prof.ssa Galletta - l’associazione Prospettiva Famiglia, nata nel quartiere Santa Croce di Borgo Venezia, nel 2007, si è fatta apprez-

zare in tutta la Provincia, grazie ai suoi interventi formativi di attualità e grande spessore, articolati e coinvolgenti». Ed è stato grazie alla disponibilità gratuita di qualificati professionisti di vari ambiti (a tutt’oggi una trentina) che la Scuola per Genitori di Prospettiva Famiglia si è qualificata come un luogo privilegiato di incontro, di scambio di esperienze ed efficace supporto educativo ai genitori. LA GRANDE partecipazione delle famiglie e le loro indicazioni, oltre a gratificare i professionisti e gli organizzatori, «continuano a motivare il nostro impegno, spronandoci a proseguire in questa necessaria sfida educativa» sta scritto nella locandina delle attività del 2016/2017. Una stagione che nella Scuola per Genitori ed Educatori ripropone i grandi temi, quali: gli stili educativi; le relazioni con i genitori, docenti, educatori e gruppo dei pari; le dipendenze; la gestione della conflittualità; la sessualità e l’affettività; i nuovi linguaggi e i nuovi idoli dei giovani.

Il progetto Prospettiva Famiglia è nato per offrire supporto alla famiglia, per creare reti fra le scuole e le agenzie educative del territorio, affinché, insieme, si possa contribuire ad una crescita equilibrata dei figli

Daniela Galletta con Giancarlo Caselli e il presidente Paolo Stefano


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S c u o l a? A n c h e p e r g e n i t o r i e d e d u c at o r i Quirico reporter e inviato in paesi in guerra de La Stampa.

DOMENICO QUIRICO Nato ad Asti (18 dicembre 1951) è giornalista e reporter per La Stampa. È stato corrispondente da Parigi e inviato di guerra: interessato agli avvenimenti della Primavera Araba. Rapito in Libia (agosto 2011 e liberato dopo due giorni) e una seconda volta in Siria (9 aprile 2013): liberato dallo Stato dopo 5 mesi di sequestro. Tra i suoi libri (2015) Il grande califfato con il quale ha vinto il premio Brancati nella sezione saggistica.

LE ATTIVITÁ iniziate il 26 settembre scorso al Centro Civico Tommasoli con l’assegnazione della borsa di studio “Nicola Tommasoli” riservata agli alunni delle scuole primarie e superiori e proseguite, il 28 settembre, all’ITES Pasoli con una riflessione sulla Riforma Costituzionale con Stefano Catalano, costituzionalista all’Università di Verona, hanno avuto il loro momento clou nella serata di inaugurazione della “Scuola per genitori ed educatori”, il 30 settembre, al Teatro Alcione con l’intervento di Domenico

IL GIORNALISTA e scrittore Quirico ha presentato il suo libro L’esodo – Storia del Nuovo Millennio, che racconta la grande migrazione contemporanea che mette di fronte agli «abitanti di un mondo in declino» che trepida «soltanto per la nostra ricchezza, proprio come i popoli vecchi, le civiltà al tramonto» e non si accorge che «nelle nostre tiepide città, in cui coltiviamo la nostra artificiale solitudine, vi sono già alveari ronzanti, di rumore e di colore, di preghiera e furore. Il mondo di domani». Già i molti migranti in arrivo, volenti o nolenti, muteranno il mondo, mentre noi restiamo impassibili, legati alla quotidianità, alla TV e al web (senza demonizzarli) che, se usati male, possono togliere le capacità di relazione e inibire il pensiero del futuro. Per seguire gli incontri di Prospettiva Famiglia - realizzati con il contributo dell’Assessorato Servizi Sociali, Famiglia e Pari Opportunità del comune di Verona e con il sostengo di AGSM e AIAF - il sito è www. prospettivafamiglia.it


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LINEAMENTI

L’A R T E D E L F E R R O ? È UNA QUESTIONE DI FAMIGLIA

ingrid.somma@verona-pantheon.com @ingridsomma89

di Ingrid Sommacampagna

Cogollo di Tregnago, piccolo paese della Val d’Illasi, ospita da decenni una tradizione dal grande valore artistico. La battitura del ferro trova la sua origine nella bottega di Roberto Da Ronco, in arte “Berto da Cogòlo” (Cogollo, 9.09.1887- 26.11.1957), e del figlio Alberto, in arte “Bertin” (Cogollo, 22.01.1922-12.06.2004), o sempre “Berto”, che hanno trasmesso il mestiere al nipote Marco e agli artigiani del paese loro allievi, che tuttora la applicano nelle proprie botteghe e la espongono a mostre e concorsi.

C

I SONO storie che meritano di essere raccontate e trasmesse perché sono testimonianze di un passato che deve restare vivo, come quello di Cogollo di Tregnago, culla di artisti della battitura del ferro. Il ferro, a partire dal I millennio a.C., è stato probabilmente e casualmente ottenuto come sottoprodotto della produzione del rame e si creava mettendo in un forno a cupola del minerale di ferro su uno strato di carbone di legna; il forno era sigillato e la combustione si otteneva insufflando aria con un mantice. Alla fine del processo, che durava alcune ore, il forno doveva essere distrutto per estrarre la risultante spugna di ferro che doveva essere battuta per eliminarne le numerose scorie: da cui la denominazione “ferro battuto”. Quest’ultimo è un materiale malleabile ma resistente, e lavorato usando l’incudine, la morsa, i martelli, le tenaglie e il mantice. Nel Novecento, grazie all’espo-

sizione di arte decorativa di Parigi e alle prime due Biennali di Monza (1923-’25), a cui partecipò anche Berto, il ferro battuto ritornò in voga come tecnica raffinata. “BERTO da Cogòlo” è il capostipite dei battiferro della zona, il primo che comprese come fosse possibile ricavare molto di più dal semplice ferro destinato all’uso quotidiano casalingo o al lavoro agricolo. Negli anni Trenta cominciò ad insegnare a Soave (nella scuola d’arte che lo aveva visto allievo da adolescente), a Tregnago e nella sua bottega, iniziando a creare le sue prime opere d’arte. Alle sue sculture faceva precedere il disegno; successivamente batteva il ferro, dopo averlo fucinato quando ancora era rovente, usando il maglio e il martello, unendo più parti con fasce chiuse a caldo o chiodi e usando la grafite, senza scaldarlo e senza usare stampi; le sculture sembravano così quasi grezze, dall’aspetto di opere antiche. A

«Ogni pezzo è una responsabilità, come una sarta quando fa un vestito su misura»


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I s e g r e t i t r a m a n d at i d i C o g o l l o d i T r e g n a g o

I M A E S T R I D E L F ER R O

GINO BONAMINI

MARCO E MARIO BONAMINI

LUIGINO E PAOLO ROSSETTI

MARCO E MATTEO DA RONCO

lui dobbiamo capolavori come le Arche Scaligere, restaurate nel 1925, la chiave simbolo della città di Verona, soggetti animalier, la Via Crucis e il suo “Gallo”, imitato da molti. Alberto, detto “Bertin”, ha continuato ad insegnare l’arte del padre nella bottega di famiglia in piazza Lago, adottando la tecnica della “lavorazione dal di dentro”, effettuata battendo con un martello sferico la parte interna della lamina di ferro, appoggiata e fatta scorrere su un’altra sfera d’acciaio. Bertin realizzò con questa tecnica molti ritratti e anche il famoso “Cangrande a Cavallo” che fu acquistato da Enrico Mattei, presidente dell’Eni, e donato a Reza Pahlevi, Scià di Persia. È CON L’OPERA “La palude o gli aironi”, costruita con la tecnica dello sbalzo dall’interno a tutto tondo che lo zio Alberto, vero maestro di questo procedimento, affida al nipote Marco Da Ronco, classe 1961, la continuazione dell’attività nella bottega-museo, con un dipendente e il figlio Matteo, di 17 anni. «I veri artigiani del ferro escono tutti dalla bottega di Berto in cui ho lavorato per 21 anni. Allora le pro-

Fami gl i a F errari : 0457808391 Luigino e Paolo Rossetti: 0457808093 fessioni tra cui scegliere non erano molte: falegname, calzolaio, fabbro. Io scelsi l’ultima perché era a portata di bicicletta e me ne innamorai», spiega Gino Bonamini, classe 1936, che ha firmato opere come il busto di San Giovanni Calabria, il Cristo Morente nella chiesa di Cogollo e quello della cattedrale di Kampala in Uganda. «HO DATO tutta la mia vita all’arte», afferma Mario, classe 1940, fratello di Gino, che cominciò l’apprendistato da Berto nel 1952 e dal 1995 prosegue l’attività con il figlio Marco. «Ogni pezzo è una responsabilità, come una sarta quando fa un vestito su misura», spiega il figlio, riferendosi ai 64 metri di ringhiere realizzate in una villa di New York nel 2012. I fratelli Luigi e Rino Ferrari, invece, non sono stati allievi di Berto, e lavorano sia a mano che con i macchinari. I Da Ronco sono ricordati con profonda stima e affetto: «Ho lavorato 22 anni da Berto e ne sono debitore per l’esperienza unica che mi ha permesso di fare. Magari fosse ancora qui», conclude Luigino Rossetti, classe 1952, la cui attività è ora proseguita dal figlio Paolo.

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NOTE ROSA

ELSA RESPIGHI,

U N A V O C E N A S C O S TA CHE TORNA A BRILLARE

di Chiara Boni

Dal 13 al 16 ottobre Verona torna a risuonare delle raffinate liriche di Elsa Respighi: giunge alla seconda edizione il concorso internazionale di musica da camera dedicato alla grande compositrice italiana, organizzato dal duo voce-pianoforte Annunziata Lia Lantieri – Luisa Zecchinelli.

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USA ISPIRATRICE di un grande maestro, certo, ma prima di tutto talentuosa compositrice e impeccabile interprete lei stessa: la figura di Elsa Olivieri Sangiacomo in Respighi, per troppo tempo è rimasta sconosciuta, nascosta dietro quella del marito, il grande compositore Ottorino Respighi. A togliere il velo di oblio che negli scorsi decenni ha coperto Elsa e le sue opere ci ha pensato il concorso di musica da camera a lei dedicato, il cui sottotitolo, “Voci nascoste della musica,” è un chiaro omaggio alla compositrice ingiustamente dimenticata. IDEATO dal duo Annunziata Lia Lantieri – Luisa Zecchinelli (rispettivamente soprano e direttore artistico, e pianista e presidente del Concorso), il concorso nella sua prima edizione ha riscosso un certo interesse tra gli specialisti del repertorio cameristico e non solo: la competizione è riservata a cantanti e pianisti italiani e stranieri in duo cameristico “voce-pianoforte” che non abbiano superato il 38° anno di età. LA SECONDA EDIZIONE dell’evento torna a Verona dal 13 al 16 ottobre. Come già per l’edizione del 2015 la location scelta non è lasciata al caso: sarà l’incantevole cornice del Palazzo Verità-Poeta a ospitare il concorso, mentre la finale con il concerto dei vincitori si svolgerà nella Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico di Verona. La serata d’inaugurazione il 13 ottobre, che invece andrà in scena all’Auditorium “Nuovo Montemezzi” del Conservatorio “E.F.Dall’Abaco” di Verona, sarà anche l’occasione per presentare

il volume, edito da CIERRE Edizioni, contenente gli Atti del Convegno dedicato a Elsa Respighi, organizzato nell’ambito della prima edizione del concorso. L’evento inaugurale sarà aperto dal concerto del duo vincitore dell’edizione 2015, composto dalle spagnole Anna Gomà, soprano, e Berta Brull Sardaña, pianista, che proporranno per l’occasione le liriche eseguite dai coniugi Respighi in concerto a Verona nel 1921 e nel 1934. Alla serata, che sarà presentata dall’attore Andrea De Manicor, sarà presente anche Elsa Pizzoli, pronipote di Ottorino Respighi, di cui Elsa fu madrina, che porterà la voce del ricordo di lei.

Elsa Respighi


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UNDERGROUND

MAMABOY & THE CONNECTIONS,

LA MUSICA NON È UNO SCHERZO

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ARTIRE dalle radici più solide e consistenti della storia della musica moderna, seguendo le orme di Albert King, John Lee Hooker, Little Walter, Eric Clapton, Jimi Hendrix e Stevie Ray Vaughan, risalendo un piede dopo l’altro fino agli accordi e alle sonorità dei giorni nostri. I Mamaboy & The Connections nascono proprio così; dalla passione di 3 ragazzi per il Blues e per i grandi classici del Rock, rimaneggiati, rivisti e reinterpretati in chiave prettamente Country-Blues. CHE DIRE, un intreccio di stili musicali decisamente difficile da raccontare ma di forte impatto (questi 3 ragazzi non sono arrivati alla finale nazionale del Pistoia Blues per caso). Quindi qual è il modo migliore per conoscere e capire l’anima di una band?

marco.nicolis@verona-pantheon.com

di Marco Nicolis

Beh, ascoltare i loro pezzi ovviamente. Eccoci qui con un album (parliamo più precisamente di un EP) fresco fresco, composto da 9 tracce, di cui 8 inedite. Un lavoro che, al pari delle idee dei nostri musicisti, ha subito poche evoluzioni in fase di montaggio, passando attraverso una registrazione “naturale”, pensata per preservarne la semplicità anche per gli anni che verranno. MA COME dicevo poche righe fa questo Country-Blues non è cosa semplice da raccontare, da esprimere con le parole, quindi vi lascio volentieri nelle loro mani, svelandovi che nei prossimi mesi la band farà gli straordinari, salendo sul palco per circa 15 uscite live. Ora lascio a voi la possibilità ascoltarli, di seguirli e di darmi un vostro parere sulla loro musica. Foto di Roberta Grisotto

Roberto Paladino “Robottino” Basso, voce Silvano Caramia “The Snake” Batteria, voce Simone Lombardo Chitarra, voce

info: Facebook.com/MamaboyandTheConnections


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Info:Facebook.com/GreendaleNeilYoungTributeBand

I N N O M E D I N E I L YO U N G da percorrere. Infatti, lanciando una veloce sbirciata alla discografia di Young, ci si rende immediatamente conto della vastità del materiale a disposizione, non solo per l’immensa mole di tracce registrate ma anche per la diversità dei lavori prodotti in questi anni. Acustico, melodico, elettrico, distorto, rock, un repertorio dalle mille sfaccettature che i nostri musicisti si sono tatuati addosso, riproponendolo però con la propria personale versione, idea, interpretata sempre in acustico (niente chitarre elettriche e distorsioni questa volta).

Gianmaria Zanoni basso Francesco Agnolini voce, chitarra, armonica Fabio Caproni banjo, organetto, cajon Marianna Guardini voce

P

ER COMINCIARE a conoscere i Greendale, sfioriamo per un attimo il 2003, anno di pubblicazione del 27esimo (sì, proprio il numero 27) album di Neil Young. L’album, Greendale per l’appunto, viene scelto per diventare il nome della neonata band, che “insegue” Neil in tutto e per tutto. COME AVRETE capito parliamo di una cover band di 4 musicisti che seguono passo passo le orme del cantautore canadese e, dando un occhio alla carriera di questa pietra miliare della musica internazionale, di strada ne hanno parecchia

AS.05a_Motiv „Kunst, Kultur & Mode”

MA L’AMORE per questo immortale rocker passa, oltre che dai testi delle sue canzoni, anche dal suo modo di pensare, dalla sua indipendenza, dal suo “essere umano”; pensieri abbracciati anche dai Greendale, ecologia e salvaguardia del pianeta inclusa. D’altronde, se sposi un progetto lo fai fino in fondo e lo condividi con il mondo intero. Infatti, come da copione, la band sarà impegnata nei prossimi mesi con circa 15 date live. Per cominciare ricordatevi questa, 12 novembre (eh sì, proprio il giorno del compleanno di Neil Young), Lugagnano (VR), i Greendale saliranno sul palco per rendere omaggio al “vecchio” Neil. Che dite, andiamo a sentirli?

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RODERICK DUDDLE DI MICHELE MARI Giulio Einaudi Editore

OLTREMARE DI MARCO STEINER Sellerio editore Palermo

LA CAROVANA DEI PRODIGI DI ALBERTO CUSTERLINA Baldini&Castoldi

A partire dalle 17:00 un grande evento, nella splendida cornice di Villa Rizzardi di Negrar,vedrà protagonisti i tre finalisti dell’edizione 2016, Alberto Custerlina, Michele Mari e Marco Steiner, che scopriranno quale delle loro tre opere sarà stata eletta, dalla giuria popolare, la vincitrice del Premio Salgari 2016.

EVENTO GRATUITO CON POSTI LIMITATI Per informazioni e prenotazioni http://cerimoniafinalepremiosalgari2016.eventbrite.it Segreteria Premio Salgari, 045 8650746 - info@premiosalgari.it - www.premiosalgari.it Comune di Negrar, 045 6011666 045 6011668 - biblioteca@comunenegrar.it in collaborazione con

Partner TO R B E D I VA L P O L I C E L L A

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Media Partner Corale San Martino PICCOLO

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POESIA

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Titolo: Come sopravvivere alla scuola Autore: Eleonora Olivieri Coordinatrice editoriale: Valentina Camerini Illustratrice: Elena Triolo Editore : De Agostini libri 2016 Pagine: 128 - Prezzo: 6,90 Euro Età di lettura: da 11 anni

L LIBRO: È la novità di questi mesi. Una “guida” per ragazze/i alle prese con compiti, interrogazioni, compagni e professori. Ci sono consigli pratici (efficaci, se messi in pratica) sul metodo giusto di studio, per affrontare i Prof, per scacciare l’ansia da verifiche e avere successo con i compagni. Insegna i “trucchi” e i segreti per evitare gli errori più grossolani, per fare amicizia in fretta. Altre «strategie vincenti», come ricordarsi che «la memoria va allenata!». Dimenticavo, insegna anche come sopravvivere continuando a ripetersi: «Posso farcela!!!». Bellissime le faccine allegre e tristi, divertenti le illustrazioni e interessanti le pagine interattive. L’AUTRICE: Eleonora Olivieri è nata nel 2000, in provincia di Torino, e racconta attraverso questo manuale le difficoltà che ha affrontato a scuola. Racconta sul suo canale Youtube – ha già superato i 200 mila iscritti - in modo ironico e divertente la vita di una sedicenne alle prese con la scuola, l’amore e l’amicizia. Valentina Camerini, coordinatrice editoriale del volume, ha 30 anni, vive a Milano, è giornalista e scrittrice: ama leggere e scrivere, viaggiare in Paesi lontani e le canzoni punk. Ha esordito sulle riviste di moda e iniziato a pubblicare libri nel 2011 con Mondadori: Ci sei solo tu, poi Le storie del sorriso e Destinazione One Direction. Nel 2014 il romanzo Il secondo momento migliore con Feltrinelli. Le illustrazioni della 27enne vignettista Elena Triolo contribuiscono a colorare di positività il libro. CURIOSITÀ: Lo stile è fresco e incalzante. Si comincia con l’incipit in copertina: «Lo zaino pesa, lo scuolabus è partito, entri a scuola in ritardo e sbadigli sul banco [...]» e continua «Nell’intervallo devi finire i compiti e, come se non bastasse, ricevi una pagella che sembra uno scherzo! E invece è tutto vero. Matematica: 5; italiano: sarai più fortunato; inglese: no comment; storia: qui inizia la mia rovina». Però una soluzione c’è anche per te! Questo manuale, per ragazzi dagli 11 ai 14 anni, è utile anche per gli adulti.

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Titolo: a cura di Mattia Zuanni

In Guerra per amore Genere: Commedia, Sentimentale

IL FILM:

New York 1943. Mentre il mondo è nel pieno della Seconda guerra mondiale, Arturo vive la sua travagliata storia d’amore con Flora. I due si amano, ma lei è promessa sposa al figlio di un importante boss. Per convolare a nozze, il nostro protagonista deve ottenere il sì del padre della sua amata che vive in un paesino siciliano. Arturo, giovane e squattrinato, ha un solo modo per raggiungere l’isola: arruolarsi nell’esercito americano che si prepara per lo sbarco in Sicilia. L’impresa che cambierà per sempre la storia della Sicilia, dell’Italia e della mafia. CURIOSITÀ Probabilmente il nome del regista trae in inganno; Pierfrancesco Diliberto è più conosciuto al pubblico televisivo come reporter, e con il nome di Pif ( protagonista di trasmissioni come “Le Iene”, “Il testimone”). Il padre, Maurizio, è stato anch’egli un regista italiano; Pif a 26 anni era già assistente di Franco Zeffirelli nella produzione del film Un tè con Mussolini e, due anni dopo, di Marco Tullio Giordana per I cento passi.

Durata: 90 minuti Regia: Pierfrancesco Diliberto Attori: Pierfrancesco Diliberto, Miriam Leone, Andrea Di Stefano, Stella Egitto Uscita (Italia): 27 ottobre

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CLASSIC I DA NON PERDERE Titolo: La mafia uccide solo d’estate Genere: Commedia, Drammatico Durata: 90 minuti Regia: Pierfrancesco Diliberto Attori: Pierfrancesco Diliberto, Cristiana Capotondi, Claudio Gioè, Ninni Bruschetta Crescere e amare nella Palermo della mafia. Un racconto lungo vent’anni attraverso gli occhi di un bambino, Arturo, che diventa grande in una città affascinante e terribile, ma dove c’è ancora spazio per la passione e il sorriso. La mafia uccide solo d’estate è, infatti, una storia d’amore che racconta i tentativi di Arturo di conquistare il cuore della sua amata Flora, una compagna di banco di cui si è invaghito alle elementari e che vede come una principessa. Sullo sfondo di questa tenera e divertente storia, scorrono e si susseguono gli episodi di cronaca accaduti in Sicilia tra gli anni ‘70 e ’90.


Territorio a Spicchi Brevi da Verona e Provincia

A cura di Giulia Zampieri

Ritorna MediOrizzonti, lo sguardo al cinema mediorientale - VERONA Si apre lunedì 10 ottobre la seconda edizione di MediOrizzonti, la rassegna di cinema mediorentale promossa da Veronetta129 e Net Generation. Quattro le pellicole, proposte in lingua originale, che saranno proiettate presso il cinema Nuovo San Michele (via Vincenzo Monti, 7c) di San Michele Extra, nel mese di ottobre. Ad aprire la rassegna, lunedì

10 ottobre alle ore 20.30, il documentario turco Bağlar. A seguire, lunedì 17, la vita in territorio palestinese con Nevertheless, Al Quds e il Libano di Echoes of the Shadows. Terzo appuntamento, il 24 ottobre, con Speed Sisters, documentario sul primo team di pilote da corsa del Medio Oriente. Chiude la rassegna, lunedì 31, il lungometraggio The Idol del regista già due volte candidato all’Oscar

Hany Abu-Assad. Per ulteriori informazioni visitate il sito www.cinemasanmichele.com/mediorizzonti.

Rally Due Valli: quattro gare e spettacolo assicurato - VERONA L’attesa manifestazione veronese concentrerà i quattro eventi dal 13 al 16 ottobre 2016. Quattro gare: XXXIV Rally Due Valli valido come finale del Campionato Italiano Rally (deciderà la stagione 2016), Campionato Regionale Rally; 11° Rally Due Valli Historic (Campionato Italiano Rally Auto Storiche) e il 6° Rally Due Valli Classic (Trofeo Tre Regioni di Regolarità Sport). La partenza di CIR, CRR e CIRAS sarà venerdì sera a partire dalle ore 18:30 dalla centralissima Piazza Bra. Gli equipaggi si dirigeranno poi verso la Prova Spettacolo “Torricelle”. Qui l’accesso per il pubblico sarà a pagamento, €10,00 biglietto standard e €15,00 premium con posto in tribuna (info su www.rallyduevalli.

it/torricelle). Dopo questo antipasto, sabato 14 si inizierà a fare sul serio, con le sei prove speciali (tre da ripetere per due volte) che sposteranno il centro dell’azione sulle montagne ad est del capoluogo scaligero: “Roncà”, “Ca’ del Diaolo” e “Santissima Trinità”. Il CRR disputerà un terzo passaggio sulla “Roncà” prima di arrivare in Piazza Bra per festeggiare il proprio vincitore, mentre CIR e CIRAS torneranno al Parco Assistenza di Veronafiere per l’ultimo riordino notturno. Domenica 16 ottobre gran finale con le due prove più lunghe della manifestazione e il via anche della Regolarità Sport. Le prove saranno quelle di “San Francesco” e di “Erbezzo”, prova regina della manifestazione identica alla versione 2015. Ciascun

Le suggestioni (musicali) dell’India - VERONA Giovedì 27 ottobre alle ore 18.00 gli spazi sospesi della Chiesa di Santa Maria in Chiavica (Centro CTG, Via Santa Maria in Chiavica) accoglieranno lo spettacolo “Musica e canto tradizionale del Sud India”. Protagonista della scena sarà il canto intenso e sfumato di R.S.

Nanda Kumar, musicista appartenente a un’antica scuola musicale dell’India meridionale. I brani, tratti dal repertorio di canti tradizionali, saranno introdotti da una breve spiegazione sul significato religioso e filosofico delle diverse composizioni. L’ingresso è libero

evento avrà un programma specifico. Il CIRAS disputerà per due volte la “San Francesco” e per una sola volta la “Erbezzo”, chiudendo in Piazza Bra nel primo pomeriggio. Il CIR proseguirà invece anche nella seconda ripetizione della “Erbezzo” prima di concludere in Piazza Bra nel tardo pomeriggio, dove, con tutta probabilità, sarà festeggiato il vincitore della stagione 2016. La Regolarità Sport, infine, disputerà tutte e quattro le prove (in coda al CIR) ma ciascuna suddivisa in tre rilevamenti consecutivi che faranno riferimento all’orario di partenza della prova, per un totale di dodici pressostati. L’arrivo sarà sempre in Piazza Bra al termine della cerimonia di arrivo del CIR. - Info su www. rallyduevalli.it

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A cura di Chiara Boni

È già (quasi) Natale - LUGO Gli abitanti del piccolo paese perso nella Valpantena sono già pronti perché non è mai troppo presto per prepararsi all’atmosfera incantata del periodo natalizio. La prima edizione di “Lugo...Un paese nel Natale” ha già i lineamenti di un successo. Presepi e alberi decorati accompagneranno i visitatori lungo le vie e le caratteristiche contrade, dove si potranno vedere rappresentazioni della Natività e piccoli gioielli artigianali realizzati dagli abitanti, per

l’occasione nella nuova veste di“artisti” e “presepisti”. L’itinerario sarà inserito in una mappa da ritirare nel punto informativo nella piazza della Chiesa. Dal 18 al 26 dicembre e poi ancora 1, 7 e 8 gennaio la piazza della chiesa sarà travolta dai dolci e dalle bevande calde che accompagneranno la passeggiata al chiaro di neve (si spera). Durante queste date sarà possibile visitare anche la mostra di presepi artistici allestita presso la chiesetta di San Francesco da Paola. Infine,

il 18 e 23 dicembre dalle ore 19, il Canto della Stella si lascerà ascoltare tra le vie “natalizie” di Lugo. Facebook.com/Lugounpaesenelnatale

La c i t tà a c ol p i d i b e l l e zza - VERONA La protagonista è stata la bellezza, quella della nostra città, che è tornata a risplendere grazie all’associazione di volontari “Angeli del Bello” che da qualche mese “accudisce” Verona, ridando splendore anche agli angoli più dimenticati. La Festa degli Angeli del Bello si è tenuta sabato 1 ottobre, dalle 9 alle 12, in contemporanea e in

compartecipazione a distanza con la Fondazione Angeli del Bello di Firenze. La cornice scelta non poteva che essere la meravigliosa Piazza delle Erbe, che sabato mattina ha ospitato lo stand dell’associazione, dove è stato possibile reperire informazioni sulle iniziative e attività, ma anche candidarsi come volontari.

Intitolata a Marco Pantani la pista ciclabile del parco di Pontoncello SAN MARTINO BUON ALBERGO È stata intitolata a un grande campione, nello sport e nella vita, la pista ciclopedonale del Parco di Pontocello a San Martino Buon Albergo, in località Giaron: con la cerimonia di intitolazione di sabato 1 ottobre, la pista porta ora il nome di Marco Pantani, uno dei più grandi nomi del ciclismo italiano scomparso nel 2004. Alla cerimonia, che ha visto

presenti anche i genitori del campione scomparso, sono intervenuti alcuni protagonisti del ciclismo italiano legati al “Pirata”, tra cui Tito Tacchella, fondatore del team Carrera, la prima squadra professionistica di Pantani, Sandro Quintarelli, per diversi anni suo direttore sportivo, e Remo Rossi, compagno di squadra del campione romagnolo.

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Š mezzo spicchio d’aglio Š il succo di un limone Š cumino, zenzero e paprika in polvere

Cuocete al vapore la zucca poi riducetela in crema. Frullatela assieme ai cannellini (ben scolati), aglio, succo di limone e spezie. Insaporite con olio extra vergine, sale e pepe.

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Dolce e colorata: perfetta nei dolci! INGREDIENTI (senza glutine) Š 200gr di farina di riso Š 100gr di fecola Š 2 uova Š 200gr di zucca cotta al vapore Š 150gr di zucchero di canna Š 100ml di olio di girasole Š 1 bustina di lievito

Nicole Scevaroli

Le Ricette dal Mondo di

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Frullate la zucca con lo zucchero e l’olio. Unite alle uova, sbattete con una frusta elettrica, aggiungete farine, lievito e trasferite in una teglia. Infornate per 40 minuti a 180 gradi. Consiglio: Chi non ha problemi con il glutine può sostituire la farina di riso con la farina 1.

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LA SMALL CLAIM S P I E G A TA P E R B E N E

di Carlo Battistella per Adiconsum Verona

Il benessere passa attraverso la porta delle buone notizie e, a volte, anche il sistema giustizia racconta novità positive. Esiste uno strumento giudiziario per risolvere le controversie transnazionali in modo rapido ed economico: il procedimento europeo per controversie di modesta entità, conosciuto come “Small Claims”.

F

orse non è propriamente corretto definire le Small Claims un procedimento nuovo, visto che il Regolamento CE che le ha istituite risale a qualche anno addietro, però la nuova – e buona – notizia è che questo procedimento funziona davvero e costa poco. Adiconsum Verona ha avuto modo di verificarlo in prima persona assistendo una socia in questo percorso giudiziario alternativo, grazie al quale in poche settimane ha potuto ottenere un risarcimento da una compagnia aerea francese. Come si attiva una Small Claim Due sono le condizioni necessarie affinché un consumatore possa usufruire di questo strumento. -La prima riguarda il valore: possono essere sottoposte a questo giudizio solo le controversie di valore non superiore ai 2.000 €. -Il secondo requisito consiste nella transnazionalità: è necessario, cioè, che la controparte abbia sede al di fuori dello Stato italiano in una delle nazioni dell’Unione Europea. E se ci si pensa bene non è un’evenienza poi tanto rara trovarsi in rapporto con parti straniere, basti citare ad esempio gli acquisti online o il noleggio di auto all’estero. Quando si incappa in un disagio e il reclamo viene ignorato o rigettato dalla controparte è possibile, dunque, chiedere l’intervento del giudice affinché sentenzi sulla questione. Questa procedura può essere avviata autonomamente dal singolo cittadino domiciliato in Italia, anche senza l’assistenza di un avvocato. Infatti basterà compilare il modulo reperibile al sito web istituzionale (https://e-justice. europa.eu/content_small_claims-297-it.do) stamparlo e consegnarlo alla cancelleria del Giudice di Pace versando la tassa per gli atti giudiziari (min. 43€ - max 125€). Il procedimento, normalmente, non prevede udienze o altre attività da parte del cittadino istante, il quale dovrà solo attendere la sentenza che verrà emessa nel giro di pochissimi mesi.

Il caso risolto grazie ad una Small Claim Una ragazza che aveva acquistato online un biglietto aereo di andata e ritorno con una compagnia francese, dopo aver perso il volo di andata, si era vista rifiutare l’imbarco anche per il volo di ritorno. Le era stata applicata la cosiddetta “no show rule”: una sgradevole clausola la quale, appunto, prevede l’annullamento del biglietto sequenziale di ritorno al passeggero che non abbia fruito della tratta di andata. A causa di questa regola la ragazza aveva dovuto ricomprare entrambi i biglietti. Tuttavia la no show rule costituisce per l’Autorità Antitrust una pratica commerciale scorretta che viola le norme del Codice del Consumo e, così, la ragazza ha chiesto tramite Adiconsum Verona il rimborso. Ma visto che la compagnia aerea ha rigettato la richiesta è stato attivato il procedimento europeo per le controversie di modesta entità. Poche settimane dopo è stata emessa una sentenza favorevole alla viaggiatrice la quale è stata immediatamente rimborsata dalla compagnia francese. Per maggiori dettagli, informazioni e consigli sulle Small Claims visita www.adiconsumverona.it


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Pantheon 74 - Non ci sono più le mezze emozioni  

«Un accumulo di frustrazioni» così Vittorino Andreoli ha definito il nostro presente “malato”. Abbiamo intervistato lo psichiatra veronese p...

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