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Ogliastra Sanità

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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

Anno 5 - Numero 17 - Dicembre 2011

La coltura dell'olivo

Editoriale

Non è per caso che il nome della nostra terra sia Ogliastra, terra di ulivi. Ma oggi non si tratta solo di una coltivazione molto diffusa, ma, grazie a nuove tipologie di coltivazione, di estrazione e di conservazione dell’olio, il prodotto locale è diventato un prodotto di eccellenza con importanti riconoscimenti di qualità ottenuti nelle varie mostre in Italia e all’estero.

A cura di Natalino Meloni

La rabbia oltre l'infortunio Infortunio significa letteralmente mancanza di fortuna e purtroppo ferirsi, procurarsi una frattura o comunque ammalarsi a causa dell’attività lavorativa, rappresentano sempre un momento di difficoltà e di sofferenza per il malcapitato. Ma agli infortunati nuoresi e ogliastrini sta accadendo che al dolore fisico, al disagio di doversi sottoporre ad accertamenti clinici, alle code che spesso devono sopportare, si aggiunge la beffa di dover combattere con i sanitari che operano nell’INAIL di Nuoro, da cui anche l’Ogliastra dipende. Sempre più spesso, infatti, sta accadendo che gli infortuni vengano “chiusi” in una fase talmente precoce che è impensabile che gli infortunati possano riprendere le proprie occupazioni: spesso si tratta di persone che possono camminare solo con stampelle o che portano fasciature immobilizzanti o che, comunque, presentano una situazione evidente di incapacità lavorativa. L’espressione è sempre la stessa: “Per noi l’infortunio è chiuso!” Al lavoratore non rimane che intraprendere la solita odiosa trafila: andare dal medico di famiglia che di solito, se si tratta di infortunio, si rifiuta di prescrivergli la malattia per conto dell’INPS; mettersi di nuovo in infortunio, ma in tal caso l’INAIL non lo retribuirà; rivolgersi ad un legale, soluzione quest’ultima suggerita spesso dall’INAIL stessa, con tempi e soluzioni imprevedibili. Abbiamo la giustizia civile al collasso, l’INAIL con i bilanci precari, eppure un numero sempre crescente di cause da lavoro finisce davanti al giudice con un

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La sindrome metabolica

Carni congelate e surgelate

E' dovuta all'associazioni di alcuni fattori di rischio cardiovascolare. Colpisce specialmente le persone anziane e necessita, per un miglior controllo e per evitare le temibili complicanze, di una alimentazione corretta, basata su alcune indicazioni fondamentali esposte nelle pagine interne.

La carne è un alimento facilmente deperibile. E’ molto importante ottenere una buona conservazione per far sì che non vadano perse le sue migliori caratteristiche organolettiche e specialmente per fare in modo che il suo consumo non diventi dannoso per la salute. Dai nostri veterinari alcuni utili consigli.

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Intervista a Bruno Contu . .......................1 I tumori cerebrali.....................................3 Sindrome metabolica..............................5 ProgeNIA.................................................7 Prof. Giuseppe Schiavone........................8

Si tratta di una disciplina che promuove l’attività fisica e che ha un secolo di vita. E’ molto utilizzata dalle persone di spettacolo, che oltre al buon allenamento ricercano una eccellente forma fisica, specialmente per quanto riguarda la propria immagine. L’utilizzo di questa pratica da parte di persone famose, forse, dicono alcuni, è anche alla base della sua fortuna. (a pag. 23)

Bruno Contu

Direttore del Reparto di Nefrologia dell'Ospedale di Lanusei

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Sommario

Il Pilates

INTERVISTA A

La coltura dell'olivo.................................9 Collocamento obbligatorio dei disabili...15 Nuova cura per le emorroidi ..................16 Associazione Volontari Lanusei...............18 Carni congelate e surgelate....................19 Dr. Virgilio Murru....................................21 Il pilates.................................................23

Dottor Virgilio Murru Aveva pensato di andare presto in pensione. Diceva che gli anni del riposo dal lavoro andavano vissuti quando si era ancora in possesso di un buon vigore fisico e che a poco sarebbe servito andare in pensione solo per curare i propri acciacchi. Un ragionamento condivisibile che si è però scontrato con un crudele destino che in pochi mesi, per una malattia devastante, lo ha portato a morte.

A cura di Daniela Usai

I posti letto pronti per i dializzati, ambiente ordinato, sereno e silenzioso, macchine all’avanguardia, un distensivo panorama fuori dalla finestra. Qui all’unità di Nefrologia dell’Ospedale di Lanusei, centro dialisi, si fa un lavoro che sembra il contrario della normale routine ospedaliera. In un reparto, di solito, la macchina della cura è più importante del paziente, si affrontano casi clinici, nel modo più efficiente possibile. Qui si fanno entrambe le cose. Si cura la malattia con i sistemi e le attrezzature moderne e si cerca il benessere del paziente, ci si mette al suo servizio per recuperarne la salute, per quanto possibile. Bruno Contu, classe 1955, nato a Ilbono, è il primario. A sentirlo parlare del reparto di nefrologia che si occupa di 50 pazienti, si capisce che dietro la preparazione, lo studio, la ricerca fatta conti-

(a pag. 21)

(segue a pagina 2)

Associazione di Volontariato

(segue a pagina 2)

mano.tesa.ogliastra@alice.it www.manotesaogliastra.it

Mano Tesa Ogliastra

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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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Intervista a Bruno Contu segue editoriale

considerevole aggravio di spesa per la comunità. Siamo tutti d’accordo sulla necessità di evitare gli sprechi, di individuare i falsi infortunati e di perseguirli con severità, ma di questa politica di rigore e risparmio non è etico ed è chiaramente ingiusto che a farne le spese siano onesti lavoratori che al danno fisico devono aggiungere la sopportazione di un atteggiamento oltraggioso.

nuamente, c’è ancora, e soprattutto, un medico che crede “nella medicina di qualità”. La nefrologia mi ha conquistato quasi da subito, già da studente. La medicina è un’arte bella e affascinante se può essere esercitata con qualità. Lo è molto di più se si hanno mezzi per le cure e la prevenzione. Pensiamo di avere un reparto all’ avanguardia. E’ stata la nostra scommessa. Dimostrare che non ci sono pazienti di serie A e B, ma che è possibile realizzare il meglio della medicina anche in una piccola provincia. Ad affrontare le necessità della struttura, al Nostra Signora della Mercede, ci sono insieme a lui tanti professionisti, medici e infermieri. Grazie all’impegno continuo l’ospedale si è dotato di strumentazioni di qualità che non hanno nulla da invidiare ad altri presidi. Tutto quello che facciamo per i nostri pazienti ci

ritorna in termini di gratificazione umana e personale. Elegante, cappelli bianchi, ultimo di 10 figli. Ha studiato a Sassari, nella stessa facoltà ha fatto ricerca, poi 25 anni fa è tornato. E’ uno dei pochi che ha fatto il percorso a ritroso, per lavorare a pochi passi dal suo paese natio, mentre molti medici e tanti ricercatori fanno un viaggio di sola andata. Noi dobbiamo sapere fare tutto, siamo un centro unico e lontano da altri presidi, per questo dobbiamo curarci della diagnosi, della terapia e della prevenzione nell’ambito della Nefrologia e della Dialisi. Ci siamo anche per l’assistenza ai trapiantati. La nuovissima Unità Operativa è stata inaugurata nel febbraio del 2009. Presso il Presidio Ospedaliero di Lanusei il Centro Dialisi per Uremici Cronici ha 12 posti-rene, e presso il Centro Dialisi Satellite del Poliambulatorio di Tortolì ve ne sono 5. Contu e i suoi collaboratori, sulla scia del Servizio di Diabetologia e insieme al Laboratorio Analisi, hanno ottenuto nel 2011 la certificazione Iso 9001, grande riconoscimento della qualità dei metodi e delle procedure seguite nell’attività quotidiana della corsia. Grande rilievo viene attribuito alle considerazioni espresse dai pazienti e da loro riportate in questionari anonimi che loro periodicamente consegnano e che aiutano l’equipe all’ottenimento di migliori traguardi di efficienza. I risultati premiano l’efficienza del lavoro.

Il reparto assiste per lo più pazienti di età avanzata. In passato avevamo in cura molti giovani, ora la loro presenza è crollata dal 40% al 5% e questo è da attribuire ad una minore incidenza delle patologie glomerulo-nefritiche che prevalentemente colpiscono i giovani e ad un aumento delle cause vascolari che colpiscono gli anziani. Contribuisce al calo dei giovani dializzati anche il fatto che essi vengono più facilmente trapiantati. Ai pazienti s’insegna anche come fare prevenzione, come migliorare lo stile di vita, come cambiare le proprie abitudini alimentari. Possiamo fare tanto per prevenire le malattie nefrologiche. Uno stile di vita sano è la prima direzione da intraprendere: le malattie della sindrome metabolica causata da un eccesso di peso, dal diabete e dall’ipertensione, influiscono anche sui reni; il fumo si ripercuote negativamente sul sistema

renale; l’eccesso di sale e di proteine nell’alimentazione sono abitudini scatenanti di un disturbo che prima o poi si rivelerà. Sulla vita sana non ci possono essere contraddizioni, lo sa bene lui che corre la maratona e che, oltre al traguardo, sogna di poter migliorare il livello sanitario del presidio tortoliese dei suoi dializzati. Mentre Lanusei ha fatto passi da gigante, la situazione nella sede satellite non riesce a migliorare e vorrei garantire ai pazienti una dialisi migliore. Ci vuole perseveranza e guardare ciò che si fa con gli occhi della positività. Corro tre volte a settimana. 70 km in tutto per misurarmi, quando posso, nelle maratone, l’ultima ad Amsterdam, corsa con tempi soddisfacenti. Insistere per realizzare i propri progetti, nello sport, nella vita lavorativa e privata paga sempre.

Il Dottor Bruno Contu durante l'intervista con il direttore Daniela Usai

DIETOLOGIA Dr. Marilena Lara Specialista in Dietologia Specialista in Geriatria

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I Tumori Cerebrali a produrre latte. Essi si manifestano infatti con perdita delle mestruazioni e fuoriuscita di latte dal capezzolo. Altre volte l’adenoma produce l’ormone della crescita (detto GH), che provoca deformità del corpo, con gigantismo negli adolescenti ed acromegalia (mani e piedi enormi) negli adulti. A differenza di altri tumori cerebrali, gli adenomi rispondono molto bene sia alla terapia farmacologica, che alla radioterapia e radiochirurgia.

aumento di questi tumori in contadini e lavoratori della plastica per l’esposizione prolungata ad alcune sostanze quali cloruro di vinile, carbonio tetracloride, metilene cloride, tetracloroetilene e tricloroetilene in particolare; -- predisposizione genetica: il rischio di sviluppare un tumore delle cellule

Neurinoma del nervo acustico Si diagnostica facilmente poiché causa calo dell’udito. E’ un tumore a prognosi benigna anche se di solito comporta la perdita della funzione uditiva. Vengono definiti tumori cerebrali tutte quelle neoplasie che interessano il cervello. Sono relativamente rari, ogni anno in Europa se ne scoprono 5 ogni 100.000 abitanti e la probabilità di ammalarsi aumenta con l’età. Possono essere primitivi, quando hanno origine dalle cellule cerebrali stesse, o secondari, quando sono delle metastasi di tumori che hanno avuto origine in un organo distante. Anche i tumori cerebrali si dividono in benigni e maligni, anche se la benignità delle neoplasie cerebrali è molto relativa in quanto in alcune sedi, lo spazio occupato dalla massa neoplastica, tende a comprimere le aree vicine in un ambiente reso ristretto dalla barriera ossea costituita dalla scatola cranica. Tale compressione spesso porta alla perdita della funzione cui quell’area compressa era deputata. Anche la rimozione, seppure parziale del tumore benigno, risulta estremamente pericolosa, come nel caso di lesioni del tronco cerebrale, o quando avviene in prossimità di aree cerebrali importanti come quelle deputate al movimento, alla vista o alla parola, o quando sono coinvolti grossi vasi. Altra caratteristica dei tumori cerebrali è che solo raramente danno origine a metastasi. Classificazione istologica I tumori primitivi cerebrali vengono classificati anche a seconda del tessuto di cui sono formati. Questo è un compito facilitato dall’anatomopatologo che studia la composizione delle cellule

(istologia), di solito su vetrini su cui sono “strisciati” i frammenti di tessuto ottenuti con la biopsia. Si tratta di una identificazione molto importante poiché ogni tipologia istologica necessita di trattamenti terapeutici diversi. Tumori cerebrali più frequenti Gliomi Rappresentano più del 50% di tutti i tumori cerebrali Per 2/3 sono maligni, ma anche quelli benigni tendono ad infiltrare il tessuto cerebrale circostante e la rimozione radicale è sempre alquanto complessa. Meningioma E’ il tumore endocranico benigno tipico. Si sviluppa normalmente al di fuori della massa cerebrale in stretta contiguità con quei veli di rivestimento del cervello che sono le meningi. Predilige il sesso femminile per effetto degli estrogeni e il 15% tende a recidivare dopo l’intervento e può essere rioperato. Adenoma ipofisario Si tratta di un tumore benigno che si sviluppa dall’ipofisi, quella importantissima ghiandola sita alla base del cervello che produce gli ormoni della crescita e della sessualità, e che regola le attività delle altre ghiandole dell’organismo. Degli adenomi secernenti, cioè che producono ormoni, i più comuni sono detti prolattinomi, poiché rilasciano in circolo prolattina, l’ormone della maternità, che stimola le cellule della ghiandola mammaria

Metastasi cerebrali Le metastasi cerebrali sono molto frequenti e vengono, come incidenza, subito dopo i tumori gliali. E’ stato calcolato che circa il 25% dei pazienti con tumori maligni sviluppa metastasi cerebrali. Spesso i sintomi delle metastasi cerebrali si manifestano prima di quelli legati al tumore primitivo. Fattori di rischio Vengono considerati principali fattori di rischio: -- radiazioni ionizzanti: il 5 per cento dei gliomi è legata alla radioterapia all’encefalo effettuata per una precedente malattia; -- la professione: si è osservato un

gliali è aumentato in pazienti portatori di alcune rare sindromi genetiche; -- uso prolungato di telefonini e cordless: sembra sia possibile un minimo aumento del rischio di sviluppare neurinomi del nervo acustico e gliomi in persone che hanno utilizzato questi strumenti per oltre 10 anni.

I sintomi Nelle forme a bassa malignità possono trascorrere anni prima che appaiano i primi sintomi, di solito i campanelli d’allarme si accendono per la comparsa


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di una crisi epilettica o per disturbi neurologici quali la perdita di forza a carico di un arto o un mal di testa persistente, specie se localizzato. Altri sintomi da non sottovalutare sono quelli visivi: la visione doppia o la riduzione del campo visivo non vanno mai sottovalutati e necessitano sempre di adeguati approfondimenti diagnostici. Altri segni importanti sono il vomito a getto improvviso e la nausea. Ovviamente sia la nausea che il mal di testa sono sintomi assai comuni, pertanto non è che ogni volta che si presentano è necessario pensare al tumore cerebrale, sono dei sintomi che vanno letti all’interno del corredo sintomatologico sofferto dal paziente e correlati alla sua storia patologica e familiare. La diagnosi Gli esami più importanti sono: a. la Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto; b. la biopsia stereotassica: si tratta di una biopsia mirata che viene effettuata dopo aver fatto uno studio del punto esatto in cui si trova il tumore che, tramite le coordinate

acquisite, viene raggiunto dall’ago dell’operatore; c. biopsia sul tessuto asportato con l’intervento chirurgico: come già accennato lo studio dei tessuti è un elemento fondamentale per impostare la terapia più idonea; d. rachicentesi: la puntura del canale midollare per studiare la composizione cellulare del liquido presente al suo interno è indicata in quei tumori che tendono a diffondersi lungo le meningi. Terapia Nel caso dei tumori cerebrali si tratta di un gruppo di neoplasie talmente diversificato che ognuno di essi necessita di un approccio terapeutico particolare. Come più volte accennato ogni tipo istologico richiede una propria particolare cura. Comunque in generale saranno la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia singolarmente o insieme ad offrire la tecnica migliore per estirpare la neoformazione. Prevenzione L’allontanamento dai fattori di rischio conosciuti è l’unica forma di prevenzione praticabile. Specialmente il rischio professionale dovrebbe essere abbattuto attraverso idonei interventi da parte dei Dipartimenti di Prevenzione presenti in tutti i distretti sanitari. Per quanto riguarda le onde elettromagnetiche emanate da radar, telefonini e cordless, non si hanno dati inconfutabili, però un uso accorto di tali strumenti è una misura percorribile.

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La posta dei Lettori La vita di un disabile a Lanusei La nascita di un figlio è sempre qualcosa di meraviglioso all’interno di una famiglia. Ma a volte la magia di questo momento può svanire a causa di una diagnosi come è successo a me con quella di disturbo pervasivo dello sviluppo( o autismo infantile a seconda delle scuole di pensiero) riscontrato in mio figlio quando ancora non aveva nemmeno tre anni. E da allora quante prove! Dopo la diagnosi, lo sconforto, il lutto per il bambino che ci eravamo aspettati e che non sarà mai,la mancanza di supporto specialistico, soprattutto pratico, l’integrazione scolastica, la lotta quotidiana per ottenere che i diritti del tuo bambino vengano rispettati e lo spettro del futuro. Nonostante tutto ti rimbocchi le maniche, ricominci a vivere un’esistenza inaspettata, dove succedono anche cose tanto belle, come i miglioramenti del tuo bambino, ma è sempre dura. Tuo figlio cresce diventando più forte, e tu invecchi non avendo più forze se non quelle di arrivare alla fine di una giornata così piena che ti stupisci sia fatta solo di 24 ore. Spesso ti passa la voglia di uscire, anche solo per portarlo dal medico o a fare una passeggiata. Poi, dopo anni di lotta (perché i disabili intellettivi sono considerati disabili di serie B) ottieni il contrassegno dell’auto (perché il tuo bambino cammina è vero, ma la sua deambulazione è compromessa da turbe psichiche che potrebbero causare episodi di pericolo per lui e te) e pensi: finalmente un aiuto! Ora sarà più facile portarlo a seguire le sue terapie, a spasso, a scuola. E qui ti trovi di fronte a barriere architettoniche che non possono essere smantellate: la superficialità e l’ignoranza delle persone che parcheggiano all’interno delle strisce gialle perché tanto “chi se ne frega! Sono solo cinque minuti!”. Questo mio breve sfogo forse potrà essere compreso solo da chi come me e mio marito vive una situazione difficile e a volte insostenibile, ma spero che il mio messaggio arrivi forte a chi prova indifferenza per la vita di un diversamente abile: rubare il posto a un disabile è forse una lieve infrazione per chi la compie, ma una grave ingiustizia per chi la subisce e per la sua famiglia. Io lo definirei (e vorrei che così fosse considerato anche dalla legge) un danno esistenziale. Perché chi compie una simile (vile) azione potrà uscire oggi, domani e sempre, ma un disabile arriva a preferire una vita reclusa in casa piuttosto che lottare contro un muro di gomma. Ricordate: i disabili sono una parte della società e non una società a parte. E ancora,a chi crede che quella di genitori di un bimbo speciale, sia una vita ricca di privilegi e vantaggi chiedo: è un vantaggio non riuscire a mangiare e dormire regolarmente? E’ un vantaggio non avere la possibilità di sentire la sua voce che ti chiama? E’ vantaggio vederlo così fragile e sapere che un giorno non sarai più vivo per proteggerlo? Roberta Meloni - Lanusei

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La Pagina dell’Alimentazione a cura di Marilena Lara

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Sindrome Metabolica QUALE ALIMENTAZIONE?

Obesità

Ipertensione

Dislipidemia

Per “sindrome metabolica”, termine codificato dall’OMS, s’intende comunemente un’associazione di alterazioni metaboliche ed emodinamiche caratterizzata dalla presenza contemporanea di almeno tre di cinque principali fattori di rischio: • accumulo di grasso in sede addominale (circonferenza addominale superiore a 102 cm nell’uomo e a 88 cm nella donna) • elevati livelli di trigliceridi (superiori a 150 mg/dl) • bassi livelli di colesterolo HDL (inferiore a 40 mg/dl nell’uomo e a 50 mg/dl nella donna) • iperglicemia a digiuno (superiore a 110mg/dl) • elevati livelli di pressione arteriosa (superiore a 130/85 o ipertensione in trattamento) La sindrome, dovuta alla resistenza

Diabete

dell’organismo all’azione dell’insulina (insulinoresistenza), è assai diffusa nella nostra popolazione ed è in costante ascesa nei Paesi industrializzati in rapporto alla diffusione esplosiva dell’obesità e della sedentarietà; è presente in quasi la metà degli individui anziani e si associa a un elevato rischio di patologie cardiovascolari. Tale situazione patologica , che si è dimostrata in grado di moltiplicare l’insorgenza di processi degenerativi di tipo aterosclerotico, induce alterazioni associate ad un aumento di rischio di malattie e complicanze cardiovascolari. Essa sta aumentando, specialmente fra i giovani, insieme all’indice di massa corporea (BMI). Attualmente la sua incidenza ha assunto caratteristiche epidemiche: è presente in quasi il 90% delle persone affette da diabete mellito e in circa il 70% dei soggetti ricoverati per infarto acuto

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del miocardio; negli adulti sopra i 20 anni è presente nel 24% degli individui; nei soggetti sopra i 50 anni in oltre il 30% dei casi. Le cause di una tale incidenza risiedono principalmente nella diffusione di abitudini di vita non corrette: aumento del consumo di cibi ricchi di grassi ed elevata sedentarietà con riduzione dell’attività fisica. Ad aprile 2004 sono state pubblicate le raccomandazioni italiane, per la prevenzione, la diagnosi e la terapia dell’eccesso di peso e delle patologie ad esso associate secondo determinati criteri per la diagnosi della Sindrome Metabolica. IL TRATTAMENTO DELLA SINDROME METABOLICA Sebbene il riconoscimento delle malattie o condizioni che costituiscono la Sindrome Metabolica possa essere relativamente semplice (giro vita-trigliceridi-HDL colesterolo-pressione arteriosa-glicemia a digiuno), essa può restare misconosciuta per anni: è per tale motivo che può, attraverso le citate alterazioni, indurre un aumento del rischio della malattia cardiovascolare. L’importanza della precoce identificazione dei soggetti a rischio sta nel fatto che la maggior parte delle alterazioni metaboliche può essere prevenuta con un deciso mutamento dello stile di vita e/o con l’utilizzo di farmaci appropriati. L’obesità e la sedentarietà riassumono i connotati di più

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frequente osservazione: riconoscere tale condizione impone drastiche misure di correzione dello stile di vita allo scopo di realizzare, attraverso la dieta e l’attività fisica, il raggiungimento del peso corporeo ideale, l’ottimizzazione della glicemia e del colesterolo ed il controllo dei valori di pressione arteriosa. TERAPIA DIETETICA DELLA SINDROME METABOLICA Il consumo di cibi ad alto indice glicemico (esprime la capacità dei carboidrati contenuti negli alimenti di innalzare la glicemia; il contenuto in fibra e la diversa tipologia dell’amido sono in grado di modificare il valore nutrizionale degli alimenti, a parità di contenuto di carboidrati e di valore calorico ed esprime una risposta glicemica rapida o lenta a un determinato alimento o gruppo di alimenti) è particolarmente responsabile nella rilevanza assunta dall’ incidenza della Sindrome Metabolica. Il precoce trattamento dell’obesità e delle alterazioni metaboliche associate (quali l’intolleranza ai glucidi) consente una notevole riduzione dei rischi


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connessi e, in particolare, di quello di sviluppo del diabete mellito e dell’ aumentato rischio cardiovascolare. Le più importanti modifiche dello stile di vita nella persona con Sindrome Metabolica sono rappresentate dalla riduzione del peso corporeo, dal mutamento di composizione della dieta, dall’incremento dell’attività fisica e dall’abolizione del fumo di sigaretta. Il trattamento dietetico deve essere inteso come una rieducazione verso una alimentazione ed uno stile di vita che porti alla riduzione del proprio peso e soprattutto a mantenerlo nei giusti valori fisiologici a lungo termine ossia per oltre due anni. Una riduzione di 500-1000 kcal dell’ammontare calorico quotidiano è condizione necessaria per una perdita complessiva dell’ordine del 10% del peso iniziale in 6 mesi. Negli ultimi tempi si è rilevato, infatti, che per ottenere un significativo miglioramento delle alterazioni metaboliche associate all’obesità è sufficiente raggiungere una riduzione del peso corporeo del 10%. Una perdita di peso di tale entità in persone obese riduce i livelli di insulinemia a digiuno, migliora la sensibilità all’insulina e la tolleranza al glucosio, riduce i livelli di pressione arteriosa e migliora l’assetto lipidico. E’ fondamentale assumere una dieta ipocalorica bilanciata, ricca di fibre, con un adeguato apporto di carboidrati soprattutto complessi, povera di zuccheri semplici, con una ridotta quota di grassi di origine animale, basso contenuto in colesterolo, bassissimo contenuto di sale e frazionata nella giornata. DIETA MEDITERRANEA E’ noto che il consumo frequente di alimenti ricchi di grassi (burro, margarine, formaggi, carni grasse, prodotti di pasticceria) si associa ad incrementi significativi dei livelli di colesterolo e, quindi, ad un aumento del rischio coronarico, mentre le fibre alimentari, i cereali integrali, la frutta, la verdura, i legumi ed un elevato consumo di pesce si associano ad una riduzione di tale rischio. Numerosi studi recenti hanno dimostrato che una dieta

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concepita secondo questi principi può ridurre in maniera consistente sia il rischio di malattia cardiovascolare che di mortalità. Questo tipo di alimentazione corrisponde al modello di “DIETA MEDITERRANEA”, vale a dire ad un elevato consumo di alimenti di origine vegetale (frutta, verdure, legumi, cereali integrali e noci), ad un moderato consumo di carni bianche, all’uso dell’ olio d’oliva come principale fonte di grassi, ad un abbondante consumo di pesce e ad un ridotto consumo di carni rosse e grassi di origine animale.

(colesterolo buono) ed ad un aumento dei trigliceridi, condizioni già presenti nelle persone con Sindrome Metabolica. Gli alimenti ricchi di fibre richiedono un tempo maggiore di masticazione: il corrispondente rallentamento nell’ ingestione dei cibi contribuisce all’acquisizione del senso di sazietà prima dell’ introduzione di una eccessiva quantità di cibo. Le fibre alimentari risultano particolarmente efficaci nella riduzione della glicemia postprandiale, nel miglioramento dell’insulino-sensibilità e nella correzione di quadri lipidici alterati.

L’adesione al suddetto modello si associa ad una maggiore aspettativa di vita ed a riduzione del rischio di morte per infarto, ictus e cancro. Gli effetti protettivi della dieta mediterranea si possono attribuire alla ricchezza di alimenti “integrali”, i cui effetti benefici possono dipendere non solo dalla presenza ma anche dall’interazione di alcuni costituenti in grado di espletare attività biologiche, quali le fibre alimentari, gli antiossidanti, i fitochimici, le vitamine, i sali minerali e gli acidi grassi polinsaturi.

L’apporto totale di fibre alimentari dovrebbe ammontare a 20-30 grammi al giorno.

Carboidrati e fibre alimentari. La quota di carboidrati dovrebbe aggirarsi intorno al 50% del totale dell’apporto calorico giornaliero. Tale percentuale è più bassa rispetto a quella raccomandata nella popolazione generale (50-55%), poiché un elevato introito di carboidrati (>60% delle calorie totali) risulta associato ad una riduzione dei valori di HDL-colesterolo

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Lipidi. I grassi alimentari dovrebbero costituire il 25-30% delle calorie totali giornaliere e l’olio d’oliva dovrebbe costituire la principale fonte di grassi. Il consumo di pesce al posto della carne, come alimento proteico di origine animale, comporta un diverso apporto di grassi, cioè di acidi grassi omega-3, le cui proprietà preventive di numerose malattie sono sempre più documentate. Proteine. L’apporto giornaliero di proteine dovrebbe ammontare al 15% delle calorie totali. La scelta deve essere orientata verso fonti proteiche di origine animale con un basso contenuto di grassi e colesterolo , ossia verso prodotti caseari a basso contenuto di grassi, carni bianche e pesce. Altri nutrienti. La dieta della persona con Sindrome Metabolica dovrebbe essere

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ricca in vitamine e sostanze antiossidanti (vitamina C, E, A, selenio) poiché lo stress ossidativo rappresenta una delle principali cause di malattia aterosclerotica, mentre dovrebbe prevedere una riduzione dell’apporto del sale per un miglior controllo della pressione arteriosa. CONCLUSIONI Certamente l’attività fisica è stata compagna dell’uomo per millenni e lo è tuttora in alcune parti del pianeta meno fortunate della nostra. Con l’aumentare del benessere, l’attività fisica è andata progressivamente diminuendo sino a costituire un problema. Quello che una volta per noi era normale, come camminare, correre, salire le scale, ora con il benessere è diventato una rarità, mentre parallelamente si mangia di più e male. Dovrebbe sembrare una conquista quella del non “faticare”, ma non è così: il rovescio della medaglia c’è ed è importante. I bambini e i ragazzi hanno a portata di mano tutti gli elementi ( prodotti alimentari del benessere, stile di vita non appropriato) che predispongono alla sindrome metabolica e rischiano di entrare in questa pericolosa situazione che li porta ad essere infelici possessori di un biglietto di sola andata per il diabete mellito e tutto ciò che ne consegue. La diffusione della sindrome metabolica è molto alta nelle società industrializzate come la nostra: si stima che in Italia gli adulti affetti siano più di 10 milioni. Poiché la sindrome metabolica può essere facilmente identificata e curata, grazie ad una alimentazione corretta, all’attività fisica e all’abolizione del fumo, assume particolare importanza il ruolo protettivo degli stili di vita, prima di tutti quello di abitudini alimentari corrette che danno luogo alla scomparsa della sindrome metabolica in oltre il 50 per cento dei soggetti. Il nostro secolo è stato definito quello della sindrome metabolica e degli studi clinici finalizzati a tipizzarla e prevenirla, evidenziando che è una delle situazioni dove meglio risalta il contributo positivo della dieta e dell’attività fisica, prima ancora del ricorso ai farmaci.

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Alla ricerca della longevità Continuano gli studi genetici di ProgeNIA in Ogliastra

La ricerca sulla longevità di ProgeNIA segna un punto a proprio favore: il progetto di ricerca sull’invecchiamento compie un nuovo passo avanti: i 21 ricercatori del Cnr di Cagliari-Lanusei sono giunti alla quarta fase: visita numero 4 per i 4000 volontari di Ilbono, Elini, Arzana e Lanusei. Nella sede dell’ex scuola elementare di Via Umberto l’equipe di genetisti sta scoprendo la vera origine della longevità. Dal 2001 lo studio di “Genetica ed Epidemiologia di tratti associati all’invecchiamento nella popolazione Sarda” è sostenuto dal National Institute on Aging (NIA), che fa parte del National Institute of Health (NIH) di Baltimora e dal Cnr di Cagliari. “ProgeNIA si basa sulla partecipazione dei volontari – dice Francesco Cucca direttore del CNR centro – Il progetto è entrato in una fase molto importante nella quale la partecipazione nel follow-up di

4000 su 6000 dei volontari iniziali, è una delle più alte ottenute in questo tipo di studi. Il centro sta vivendo un momento d’oro a livello scientifico e medico grazie all’impegno di chi ci lavora e dei donatori che collaborano con noi. Questo ci ha consentito di fare più cose e, in alcuni casi, farle meglio anche se con il 70% dei fondi in meno. Ovviamente è molto dura e confidiamo che l’importanza di questa iniziativa venga riconosciuta e ci sia un supporto anche al di fuori di quello che ancora abbiamo dal governo degli Stati Uniti d’America”. In questo momento i pazienti sono sottoposti a ecografia, elettrocardiogramma, monitoraggio di 24 ore della pressione arteriosa con Holter pressorio e prelievi di sangue per studiare i parametri biomedici che consentono di conoscere il sistema immunologico dei volontari. “ProgeNia sta realizzando – dice il direttore con una punta di orgoglio - lo studio più approfondito che sia mai stato fatto al mondo, sul dosaggio delle cellule del sistema immunologico. Siamo giunti a una fase cruciale che ci consentirà di capire quali sono i fattori genetici che influenzano questa variabilità quantitativa”. Chi si presta alla ricerca può avere il vantaggio di fare una visita medica molto accurata che, in molti casi, ha consentito di rintracciare patologie risolte con cure adeguate. Inoltre c’è il contributo alla ricerca che dà lustro a un centro all’avanguardia

in grado di pubblicizzare la Sardegna nel resto del mondo. “Per diventare volontario di ProgeNIA - precisa Edoardo Fiorillo, ricercatore del centro - è sufficiente avere compiuto 18 anni ed essere originario dei 4 paesi. Chi è

con visite specifiche della retina e dell’udito. Non si tratta di esami invasivi. Il coinvolgimento dei donatori fa si che il centro proceda nella ricerca con pubblicazioni in riviste con impatto scientifico molto elevato come Nature

Il team di ProgeNIA

interessato a dare il proprio contributo può telefonare ai numeri 0782.480078 oppure al 0782.42104 e prenotarsi. Gli esami cui sono sottoposti i volontari partono da un’ecografia della tiroide, delle carotidi e dei reni. I medici poi eseguono una minitac della tibia e un classico prelievo di sangue. Dal prossimo mese estenderemo il range dell’indagine e saranno introdotti due nuovi parametri che individueremo

e Nature Genetics. I cittadini dei 4 paesi in primis e di tutta la Sardegna, devono essere orgogliosi di partecipare ad uno studio come questo. Non chiediamo altro che due ore del loro tempo e pochi millilitri di sangue una volta ogni 3 anni circa per avere accesso a un patrimonio genetico che potrà consentirci di vivere meglio e perché no, più a lungo” . Daniela Usai


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Prof. Giuseppe Schiavone UN OGLIASTRINO VERO

Nell’elenco dei componenti il comitato di redazione di questa rivista da questo numero ci sarà una riga in meno, scompare il

nome di Giuseppe Schiavone. Il Professore, il 27 dicembre scorso, è deceduto in seguito ad un improvviso aggravamento delle sue condizioni di salute da lungo precarie. Nacque nel 1933 a San Marzano sul Sarno, una cittadina in provincia di Salerno, e di quella realtà conserverà il piacere per i sapori intensi e i ricordi sbiaditi di una fanciullezza lontana. Frequenterà il liceo a Sarno, distante da San Marzano otto chilometri, che lui percorrerà a piedi per tutto il periodo; d’altra parte si era in pieno periodo bellico e anche una semplice bicicletta era un lusso non alla portata di tutti. Gli studi umanistici che seguirà presso l’Università di Napoli, nella facoltà di lettere, lo appassioneranno, avrà docenti di grande rilevanza che diverranno nel tempo delle figure di valore universale nel campo delle lettere classiche. Quelle lezioni se le porterà dietro e faranno parte di quel bagaglio culturale con il quale delizierà quanti avranno il piacere di diventare

suoi amici o comunque suoi interlocutori. Così raccontò l’inizio della sua “via sarda”: “Ad Olbia, in un’alba gelida, mentre mi affrettavo a raggiungere la corriera, fuori del porto, mi inchinai automaticamente a baciare la terra di Sardegna. Una, solo una lacrima, mi aiutò a salire sulla corriera che in due giorni di viaggio, pernottamento a Lanusei, sotto una nevicata memorabile, mi condusse aSeui“. Era il 1961, insegnerà all’avviamento di Seui per due anni, seguiranno tre anni da preside a Escalaplano e in quel periodo sposerà l’amatissima Rosa, poi dodici lunghi anni a Jerzu dove si confronterà con successo con i processi innovativi cui andava allora incontro la Scuola Media. Alla parentesi Jerzese seguirà il lungo e definitivo soggiorno a Bari Sardo, nella casa di fronte al mare da dove spesso, seduto nell’accogliente veranda, perdeva il proprio sguardo in quell’orizzonte che lo riportava nostalgicamente alla sua Campania. Le sue capacità organizzative, la sua de-

strezza nel saper comunicare, la sua conoscenza meticolosa delle norme e delle più sofisticate tecniche didattiche, ne fecero un punto di riferimento per generazioni di insegnanti e di colleghi presidi. Anche la preparazione che fornì a decine e decine di insegnanti, che dovevano sostenere gli esami di abilitazione per il passaggio in ruolo, furono largamente apprezzate. Amava l’Ogliastra, amava le sue tradizioni, le sue leggende, la sua lingua, il suo folklore. Divenne così radicalmente legato alla terra d’Ogliastra, che, affinché quel patrimonio non si perdesse, organizzò con successo la pubblicazione su quei temi di alcuni volumi, che restano una insostituibile testimonianza. Ha sempre sostenuto la nostra Associazione e questa rivista con impegno e lealtà, elargendo validi consigli e preziosi elaborati. Ci mancherai Professore. Natalino Meloni

Positive novità per il rinnovo delle patenti agli utraottantenni Finalmente le persone con disabilità fisiche e gli anziani d’Ogliastra con importanti patologie possono rinnovare in loco la propria patente di guida. La nostra sensazione è quella piacevole che si assapora dopo una battaglia vinta. Abbiamo iniziato a muoverci presso gli amministratori e i politici quando il problema non solo non era esploso, ma non era neppure

conosciuto. In seguito tanti hanno contribuito, ma siamo contenti di aver dato il nostro contributo, anche più volte dalle pagine di questa rivista, per la soluzione dell’inconveniente. Le visite vengono effettuate tutti gli ultimi lunedì del mese nell’ambulatorio della ASL di Elini, pare che la scelta sia stata dettata, secondo noi felicemente, dalla più facile reperibilità di parcheggi

in tale sede. Ci si sottopone a visita, in ordine di arrivo, dalle ore 9 fino ad esaurimento delle richieste. E’ necessario accedere con la seguente documentazione: -- Patente di guida (o carta d’identità per il foglio rosa) -- Marca da bollo da E.14,62 -- Ricevuta del versamento di 9 euro sul ccp 9001 intestato a “Direzione generale della Motorizzazione Civile e T:C. – Diritti – Roma (solo per il rinnovo) -- Ricevuta del versamento di 18,59 euro sul ccp 11780087 intestato a ASL n°3 – Nuoro, specificando nella causale: commissione medica patenti di guida. -- Codice fiscale -- Foto formato tessera (solo per foglio rosa o duplicato)

-- Documentazione clinica sulle patologie sofferte. Facciamo presente che ad Elini, a fianco dell’ambulatorio ASL, si trova l’ufficio postale che può essere agevolmente utilizzato per effettuare i versamenti. Si tratta però di una mezza vittoria perché ci ha pensato il Decreto Legge sulle Semplificazioni del 9.2.2012 ad agevolare gli anziani. E’ stata infatti soppressa la lettera b-bis, comma 4,dell’art.119 inserito nel Codice della Strada dal D.L. n°59 del 18.4.2011, che obbligava tutti gli ultraottantenni a rinnovare la propria patente di guida presso le Commissioni Locali. Tutto torna come prima e gli anziani senza particolari patologie possono rinnovare la patente fino a 2 anni presso gli uffici patenti delle ASL, scuole guida o presso gli altri enti autorizzati. La Redazione


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La coltura dell'Olivo In Sardegna e in qualche altra regione si chiama olivo, in altre ulivo e uliva, in altre ancora alivo, avulivo e aulivo. Tanti nomi che derivano dal latino olivum e indicano una pianta da frutto originaria dell’oriente e utilizzata da antichissimo tempo per l’alimentazione. La pianta dell’olivo, uno degli elementi più caratteristici dell’ambiente mediterraneo, anticamente veniva considerata come un simbolo di pace, di trionfo, di vittoria, d’onore, ed il suo frutto era principalmente utilizzato per riti e cerimonie di purificazione; l’oliva veniva usata come prezioso e utile alimento; l’olio estratto dalle olive poteva essere impiegato come alimento, come unguento e come olio per lampade; in medicina gli unguenti venivano applicati sul corpo oppure anche assunti come dei veri e propri medicinali.

Botanica L’olivo è una pianta sempreverde che in una regione mite come la Sardegna vegeta tutto l’anno con una piccola interruzione nel periodo più freddo dell’inverno. Comincia a fruttificare al 3°, 4° anno ma la piena produttività la raggiunge verso

metà di giugno. Il frutto ha un peso che va da 1 a 6 grammi secondo la varietà, la tecnica colturale adottata e l’andamento climatico.

Fasi di sviluppo (Fenologia)

il 10° anno. È una pianta molto longeva che può vivere anche mille anni. Omero nell’Odissea descrive il letto nuziale che Ulisse costruì sul tronco di un ulivo ancora radicato nel terreno. Con la nostra fantasia possiamo immaginare le dimensioni e gli anni che sono serviti per raggiungerle. Le radici sono molto superficiali ed espanse, in genere non si spingono mai oltre i 60–100 cm di profondità.

OTTICA

L’olivo attraversa un periodo di riposo vegetativo che coincide con il periodo più freddo, per un intervallo di tempo che dipende dal rigore del clima. Dopo il riposo vegetativo che come detto in Ogliastra è molto corto (dicembregennaio), alla ripresa (febbraio) ha luogo la differenziazione a fiore; fino a quel momento ogni gemma ascellare dei rametti dell’anno precedente è potenzialmente in grado di generare un nuovo germoglio o una mignola. La mignolatura ha il culmine in piena primavera con il raggiungimento delle dimensioni finali del fiore. Le infiorescenze ancora chiuse, sono completamente formate e bene evidenti. La fioritura ha luogo da maggio alla prima metà di giugno. La percentuale di fiori che arriveranno a fruttificazione sarà tuttavia ridottissima, generalmente inferiore al 2%. L’impollinazione avviene per opera del vento (anemofila).

Il fiore è piccolo, con calice di 4 sepali e corolla di petali bianchi. I fiori sono raggruppati in numero di 10–15 in infiorescenze a grappolo, chiamate mignole (in dialetto “sa prannughedda”), emesse all’ascella delle foglie, cioè alla base di ogni foglia, dei rametti dell’anno precedente. La mignolatura ha inizio verso marzo-aprile. La fioritura vera e propria avviene, secondo le qualità e le zone, da maggio alla prima

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Alla fioritura segue, a metà giugno il passaggio dallo stato di fiore a quello di frutto, detta allegagione. La percentuale di allegagione generalmente è inferiore al 5%, per cui in questa fase si può notare un’abbondante caduta anticipata dei fiori (colatura). Il risultato è comunque raggiunto perché la maggior parte dei fiori aveva lo scopo di produrre il polline. Sulla percentuale di allegagione possono incidere negativamente eventuali abbassamenti di temperatura, la scarsità d’acqua e i venti caldi. Con il primo accrescimento dei frutti inizia la lignificazione del nocciolo. Ha inizio nel mese di luglio e si protrae orientativamente fino agli inizi di agosto. Quando il nocciolo è completamente lignificato riprende l’accrescimento dei frutti, in modo più intenso secondo il decorso climatico. In mancanza di irrigazione artificiae sono le piogge che cadono dalla metà di agosto a tutto il mese di settembre a influire sia sull’accrescimento dell’oliva, sia sul suo accumulo di olio. In condizioni di siccità le olive restano di piccole dimensioni, possono subire una caduta più o meno intensa e daranno una bassissima resa in olio per unità di superficie; in condizioni di umidità favorevoli

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le olive raggiungono invece il completo sviluppo a settembre. Eventuali piogge tardive (da fine settembre a ottobre), dopo una forte siccità estiva, possono in pochi giorni far aumentare le dimensioni delle olive in modo considerevole, tuttavia la resa in olio sarà bassissima perché l’oliva accumula soprattutto acqua. Da ottobre a dicembre, secondo la varietà, ha luogo il cambiamento di colore, che indica la completa maturazione (invaiatura). La maturazione viene raggiunta in un tempo più o meno prolungato, sia nell’ambito della stessa pianta sia da pianta a pianta. Una volta raggiunta la maturazione, l’oliva cessa di accumulare olio e si raggiunge la massima resa in olio per ettaro. L’olivo è molto resistente alla siccità anche quando, questa, si protrae per molti mesi. In caso di siccità riduce al minimo l’attività vegetativa, perde molte foglie e riassorbe l’acqua delle olive. La siccità pregiudica la produzione. Le fasi critiche per l’olivo sono il periodo della fioritura e dell’allegagione, quando il fiore si trasforma in frutto. E’ molto sensibile al freddo: in caso di gelate, al di sotto dei 7° C può morire, ma è molto sensibile anche alla temperatura di 3-4 °C perchè si seccano i nuovi germogli, fiori e

anche i frutticini.

Su quale terreno Non ha esigenza di particolari terreni, predilige quelli sciolti, freschi e ben drenati ma vegeta bene anche su terreni grossolani o poco profondi.

Le varietà Le varietà di olivo, chiamate botanicamente cultivar, si classificano in tre gruppi: -- da olio

La messa a dimora si esegue dall’autunno all’inizio della primavera.

-- da mensa

Irrigazione

-- a duplice attitudine Le varietà da olio sono caratterizzate da un elevato contenuto in lipidi e da una buona resa in olio, il frutto è di dimensioni medie o piccole. Quelle da mensa hanno invece minor resa in olio ma sono più grandi e vengono vendute per l’uso diretto. Nel solo Mediterraneo ci sono più di 1000 tipi genetici di olivo.

L’olivo è una pianta che ha poca esigenza di acqua, ma carenze idriche prolungate possono provocare gravi danni alle piante di olivo come perdita dei fiori o frutti e bassa produzione. Un razionale apporto idrico presenta molti benefici fra cui:

Come impiantare l'uliveto

-- Aumento della produzione (fino al 20–40%);

La procedura per l’impianto dell’oliveto, dopo aver scelto la localizzazione, segue gli schemi classici previsti per le colture arboree: scasso del terreno a circa 80 cm, preferibilmente con aratro, anziché a buche, e concimazione di fondo. Quest’ultima andrebbe eseguita, preferibilmente, dopo lo scasso sulla base dei risultati dell’analisi chimica. La disposizione delle piante, chiamato in termine agrario sesto d’impianto, dipende dalle particolarità del terreno e del clima, dalla disponibilità irrigua, dalle caratteristiche delle qualità utilizzate, dalla forma data alla pianta con la potatura e dalla tecnica colturale. Normalmente nei nuovi impianti si adottano disposizioni comprese fra 5x5 m e 7x7 m in asciutto, 8x8 m in coltura irrigua in quanto la pianta raggiunge un maggiore accrescimento. Disposizioni molto strette sono sconsigliabili per evitare l’eccessivo ombreggiamento lungo la fila e perché renderebbero poco agevole l’utilizzo dei mezzi meccanici.

-- Migliore costanza produttiva, ostacolando l’alternanza.

-- Accelerare la formazione della pianta, che entra prima in produzione;

Patologie dell'ulivo Le principali malattie dell’ulivo sono legate a: FUNGHI Occhio di pavone dell'olivo, carie del legno, fumaggine, lebbra dell'olivo, ecosporiosi o piombatura, marciume delle olive, verticillium BATTERI Rogna dell'olivo FITOFAGI Ditteri: Mosca delle olive, Cecidomia delle foglie dell'olivo, Cecidomia suggiscorza dell'olivo LEPIDOTTERI Tignola dell'olivo, Piralide dell'olivo (o Margaronia), Tignola rodiscorza, Ecofillembio RINCOTTI Cocciniglia mezzo grano di pepe, Cotonello, Cocciniglia grigia, Cocciniglia


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cotonosa dell'olivo COLEOTTERI Fleotribo, Oziorrinco, Rodilegno, Ilesino TISANOTTERI Tripide dell'olivo

Diffusione dell'olivo Inizialmente coltivato quasi esclusivamente nei paesi mediterranei, dove l’inverno è mite e l’estate calda, negli ultimi anni è stato impiantato con successo anche in altri paesi dal clima analogo, come California, Australia, Argentina e Sudafrica. Alla fine degli anni ‘90 i maggiori produttori di olio di oliva erano la Spagna (938 000 t), l’Italia (462 000 t), la Grecia (413 000 t), la Tunisia (193 000 t), la Turchia (137 000 t).

Raccolta delle olive La raccolta dell’oliva deve avvenire quando essa è pienamente sviluppata, al punto giusto di inolizione, cioè di maggior accumulo di olio, di contenuto di antiossidanti, e con proprietà organolettiche migliori. Va effettuata prima della completa maturazione per permettere di raccogliere il maggior numero di olive per pianta e per avere la massima resa di olio e di migliore qualità. L’epoca di raccolta delle olive nell’Italia Centrale cade in genere fra

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novembre e dicembre, nel momento in cui hanno raggiunto le massime dimensioni, il massimo di inolizione, e la polpa perde un poco di consistenza. Si deve tenere presente che le olive sono soggette a progressiva caduta, distacco naturale, che comporta perdita di quantità e di qualità di prodotto.

Immagazzinamento e trasporto Le olive raccolte vengono immagazzinate in cassette forate e poi portate in ambienti aerati e freschi per non più di 2 giorni, e quindi lavorate al frantoio. Vanno evitati il trasporto e la conservazione in sacchi perché posso favorire la fermentazione e l’insorgenza di muffe.

L'estrazione dell'olio L'estrazione dell'olio d'oliva è un processo industriale di trasformazione agroalimentare, che ha per scopo l'estrazione dell'olio. Tale trasformazione attuata nei frantoi, avviene in due fasi fondamentali: la macinazione della polpa (molitura o frangitura) e la successiva separazione della frazione oleosa dagli altri componenti solidi e liquidi (estrazione). L'olio d'oliva propriamente detto è contenuto nei lipovacuoli delle cellule del mesocarpo (polpa). Il processo prevede, pertanto, l'estrazione della fase liquida dalle cellule, la separazione dalle frazio-

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ni solide e la separazione della frazione lipidica (oleosa) da quella acquosa. Gli oli vergini si distinguono nettamente dagli altri oli per due prerogative: la materia prima, rappresentata dalla polpa delle olive, e il metodo d'estrazione, rappresentato da processi di natura esclusivamente meccanica. L'estrazione degli oli vergini impiega esclusivamente l'urto, la pressione, la centrifugazione, la decantazione, la filtrazione, la tensione superficiale, il trattamento meccanico delle emulsioni. È ammesso il ricorso al riscaldamento con temperature moderatamente alte al fine di incrementare la resa in olio. Altre tecniche prevedono l’impiego di metodi fisici e chimici ma la normativa e gli standard di qualità impongono l’impiego esclusivo di metodi meccanici.

tamente, le cassette forate riducendo quanto più è possibile gli strati per migliorare l’aerazione delle olive e prevenire le fermentazioni. La conservazione in grandi cumuli, con insufficiente aerazione della massa di olive, e tempi d’attesa dell’ordine di diversi giorni determinano l’insorgenza di processi di fermentazione delle olive che si traducono in una peggiore qualità dell’olio. Il fenomeno si accentua nel caso di olive che hanno subito traumi in fase di raccolta o per attacchi da parte della mosca olearia.

Operazioni preliminari

Molitura La molitura consiste nella prima fase di estrazione vera e propria. Le olive sono sottoposte ad azioni meccaniche che provocano la rottura della parete cellulare e delle membrane con la conseguente fuoriuscita dei succhi cellulari e dell’olio. Questa azione è affidata allo sfregamento dei frammenti del nocciolo sulle polpe oppure all’urto di dispositivi meccanici

TORTOLÌ: dal Lunedì al Venerdì 8-18 (Orario continuato)

Prima dell’estrazione vera e propria le olive devono essere preparate con le operazioni preliminari. Si tratta di operazioni intercalate fra la raccolta e la molitura effettuate nel settore iniziale dell’oleificio.

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Stoccaggio In passato si stoccavano le olive in sacchi di juta, attualmente si usano, più corret-

LANUSEI: dal Lunedì al Venerdì 8-12

Lavaggio Si effettua mediante immersione delle olive in una vasca d’acqua; è importante che l’acqua impiegata sia pulita ricambiandola frequentemente.


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in rotazione ad alta velocità nella massa delle polpe. Il prodotto ottenuto da questa fase nella maggior parte degli impianti è la pasta d’olio, una massa semifluida composta da una frazione solida (frammenti di noccioli, bucce e polpa) e una liquida (emulsione di acqua e olio). I sistemi utilizzati sono fondamentalmente di due tipi. Molitura classica La mola è lo strumento tradizionalmente usato, derivato concettualmente dalle antiche macine in pietra: l’azione meccanica è esercitata dalla rotazione di una o più grandi ruote in pietra (generalmente in granito) sulla massa in lavorazione. Contrariamente a quanto si possa pensare, la fuoriuscita dei succhi non è causata dallo schiacciamento, bensì dall’azione di sfregamento degli spigoli taglienti dei frammenti di nocciolo sulla polpa delle olive. La funzione della ruota pertanto è quella di frantumare i noccioli in dimensioni adatte allo scopo e rimescolare la massa in lavorazione. Frangitura Il frangitore a martelli è lo strumento preferito nei moderni impianti a ciclo con-

tinuo perché s’integra perfettamente con le esigenze di automazione dell’impianto. In Ogliastra la maggior parte degli oleifici utilizza questa tecnica. Un frangitore a martelli è composto da una serie di dischi dotati di spigoli vivi (martelli) che ruotano a 1200-3000 giri al minuto. Con questo sistema la rottura della polpa è causata dagli urti dei dispositivi ruotanti ad alta velocità e solo in parte dall’azione meccanica dei frammenti di nocciolo. La lavorazione si svolge in tempi brevissimi, nell’ordine dei secondi, e si presta ad un funzionamento a ciclo continuo con carico e scarico automatizzato. Comparazione dei due sistemi Entrambi i sistemi presentano vantaggi e svantaggi. Sotto l’aspetto qualitativo di base (acidità, numero di perossidi, ecc.) i due processi tendono ad equivalersi, ma si possono avere marcate influenze sulle caratteristiche organolettiche. La molitura classica comporta un basso grado di emulsione perciò, apparentemente, permette di ottenere rese qualitative e quantitative più elevate. In realtà la resa è più alta con l’uso del frangitore a martelli perché l’alto grado di emulsione viene corretto nella fase successiva della gramolatura e nel contempo si ha un gusto meno piccante e meno amaro perché il tenore in polifenoli risulta mediamente leggermente più basso. La frangitura a martelli consente di ottenere un olio mediamente più ricco in clorofilla e più stabile in fase di conservazione ed è più adatta per la produzione di oli di qualità leggermente inferiore, per valorizzare qualità potenzialmente meno pregiate e per filiere basate sulla lavorazione in conto terzi.

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Gramolatura La gramolatura, o gramolazione, è un’operazione che segue la frangitura ed ha lo scopo di rompere l'emulsione fra acqua e olio e far confluire le micelle d’olio in gocce più grandi che tendono a separarsi spontaneamente dall’acqua. Si effettua in macchine dette gramole o gramolatrici. La gramola è in sostanza una vasca in acciaio in cui ruotano pale elicoidali che, ruotando ad una velocità di 20-30 giri al minuto, mantengono in lento rimescolamento la pasta d’olio. L’azione del rimescolamento rompe l’emulsione migliorando poi la resa in mosto d’olio nella successiva fase d’estrazione. La gramolatura ha una durata in media di 20-40 minuti determinando una maggiore ossidazione della pasta d’olio. Questa fase è di notevole importanza per determinare il congruo compromesso fra resa quantitativa in olio e qualità: il riscaldamento aumenta l’efficacia della gramolatura permettendo l’innalzamento della resa in olio ma influisce negativamente sulla qualità dell’olio: -- peggioramento del gusto (sapore di riscaldo, sapore metallico) -- perdita di sostanze volatili e di conseguenza del gusto di fruttato -- minori proprietà dietetiche a causa delle perdite in polifenoli, tocoferoli e vitamina A. Estrazione dell'olio Consiste nella separazione del mosto d’olio dalla sansa, la frazione solida costituita dai frammenti di nocciolo, dalle buccette e da frammenti di polpa. Estrazione per pressione Si tratta del metodo classico, che separa il mosto d’olio dalle sanse attraverso una filtrazione per effetto di una pressione. La

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pressione si attua in una pressa idraulica aperta disponendo la pasta d’olio su strati sottili alternati a diaframmi filtranti in una torre carrellata. Estrazione per centrifugazione La pasta d’olio è sottoposta ad una centrifugazione in un tamburo conico ruotante ad asse orizzontale (detto comunemente decanter). La centrifugazione opera in genere ad una velocità di rotazione di 3000-3500 giri al minuto. Per effetto del differente peso specifico la centrifugazione separa l’acqua di vegetazione dall’olio. Decantazione È il metodo tradizionale basato sulla non miscibilità dell’olio e dell’acqua. In fase di riposo l’olio, essendo più leggero, tende ad affiorare in superficie separandosi dall’acqua. Il mosto d’olio, appena ottenuto con la spremitura, subisce una prima separazione che permette di ottenere un prodotto di maggiore qualità. Centrifugazione verticale La centrifugazione verticale è il sistema impiegato in tutti gli impianti per separare l’olio dall’acqua. Al processo è sottoposto sia il mosto d’olio ottenuto per spremitura o per centrifugazione orizzontale, sia l’acqua di vegetazione ottenuta dalla centrifugazione orizzontale. Cirillo Mameli


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Il paziente ed i suoi familiari Le relazioni con il Medico di Medicina Generale, il Pediatra e lo Specialista

“Il paziente ed i suoi familiari: le relazioni con il Medico di Medicina Generale, il Pediatra e lo Specialista” è il titolo delle sessioni di aggiornamento che la ASL di Lanusei ha organizzato per i medici di famiglia, pediatri e specialisti che operano all’interno del territorio ogliastrino. Ogni sessione si è sviluppata all’interno di due intense giornate di lavoro e le relazioni sono state tenute da esperti della comunicazione provenienti dall’Emilia Romagna. Saper comunicare. L’impegno di risorse umane ed economiche sostenuto dall’azienda era mirato a dare ai propri

modo più corretto per dare una cattiva notizia al paziente o ai suoi familiari, momento sempre temuto dal medico per tutti i risvolti psicologici che si porta appresso, un evento che provoca ansietà al professionista, che mai può essere totalmente distaccato in certe situazioni, e che è destinato a generare ansia e spesso disperazione nel malato e in chi gli sta vicino. Come dare la notizia, a chi, dove e in quale momento, sono stati tutti aspetti che hanno reso la discussione vivace e partecipata. Anche le lezioni dedicate all’ascolto hanno suscitato vivo interesse. La capacità di ascolto è infatti una fase determinante nel rapporto medico-paziente ed è quella fase che spesso i pazienti rilevano carente. Unanime giustificazione addotta dai sanitari è stata l’eccessiva burocratizzazione cui oggi la professione è soggetta, fattore quest’ultimo che non consente una serena, rilassante e più durevole fase di ascolto. Altro elemento oggetto di studio è sta-

professionisti strumenti idonei per rendere più efficace il dialogo con i propri pazienti e con gli altri operatori del settore sanitario. Sono state assai coinvolgenti le giornate che hanno avuto per protagonisti i medici di famiglia, che probabilmente sono coloro che devono sostenere un rapporto più duraturo e più personale con i propri assistiti. I partecipanti si sono confrontati con nuove tecniche e nuove analisi del momento comunicativo. Particolarmente acceso il dibattito quando si è trattato di apprendere quale fosse il

to la cura dell’atteggiamento non solo verbale, ma anche gestuale, da tenere durante l’incontro con l’assistito. Sono state simulate dai partecipanti diverse situazioni e l’analisi delle stesse ha portato a delle rivalutazioni critiche dei propri atteggiamenti, e le stesse riconsiderazioni sono seguite alla compilazione di test di autovalutazione, che, in alcuni casi, hanno rivelato al compilatore di appartenere ad una certa categoria nella quale invece sentiva di non essere compreso. Tutti i partecipanti hanno portato a casa la sensazione di essere più consapevoli del proprio modo di confrontarsi e con il pensiero positivo di aver individuato dove poter trovare margini di miglioramento. I pazienti ringrazieranno.

CENTRALINO

0782 490.211 DIREZIONE GENERALE

Via Piscinas, 5

OSPEDALE di LANUSEI Direzione Sanitaria . . Ufficio Ticket . . . . . Cartelle Cliniche . . . Pronto Soccorso . . . Medicina . . . . . . . Pediatria . . . . . . . Cardiologia . . . . . . Chirurgia . . . . . . . Ortopedia . . . . . . Ostetricia - Ginecologia Rianimazione . . . . . Radiologia . . . . . . Laboratorio Analisi . . Fisiatria . . . . . . . Centro Trasfusionale . Nefrologia e Dialisi . . Diabetologia . . . . .

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DIPARTIMENTO di PREVENZIONE - Lanusei Igiene Pubblica . . . . . . . . Igiene degli Alimenti . . . . . . . Igiene Urbanistica . . . . . . . . Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro Servizio Veterinario . . . . . . . C. Screening Oncologico . . . . .

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490.360 490.208 490.304 490.230 490.228 490.223 490.236 490.216 490.291 490.217 490.287 490.283 490.206 490.275 42.002 41.370 490.261

. 0782 470.453/4 . 0782 470.435/6 . 0782 470.441/21 . 0782 624.960 . 0782 470.430/1 . 0782 470.436

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DIPARTIMENTO DIAGNOSTICO - CURA e RIABILITAZIONE - Lanusei Poliambulatorio . . . . . Medicina di Base . . . . . Commissione Invalidi Civili Consultorio Familiare . . . Neuropsichiatria Infantile . Servizio Dipendenze . . . Assistenza Farmaceutica. . Centro Salute Mentale . . Casa Famiglia . . . . . .

0782 490.576

Centro Unico Prenotazioni

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DIPARTIMENTO di PREVENZIONE - Tortolì Igiene Pubblica . . . . . . . . . . Igiene Alimenti . . . . . . . . . . Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro Servizio Veterinario . . . . . . . .

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0782 41.770 0782 470.403/6 0782 470.424 0782 480.901 0782 480.898 0782 480.899 0782 470.439 0782 482.064 0782 482.006

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0782 0782 0782 0782

624.673 623.387 624.960 622.581

DIPARTIMENTO DIAGNOSTICO - CURA e RIABILITAZIONE - Tortolì Poliambulatorio . . . . . . . . Medicina di Base - Accettazione . Distretto Sanitario . . . . . . . Commissione Invalidi Civili . . . Servizio Dipendenze . . . . . . Servizio Dialisi . . . . . . . . . Consultorio Familiare . . . . . . Centro Igiene Mentale . . . . . Ufficio URP/PUA . . . . . . . . R.S.A. Ogliastra . . . . . . . . .

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0782 600.300 0782 600.301/2/3 0782 622.395 624.840 0782 624.725 0782 0782 600.316 0782 624.350 0782 624.569 0782 600.313/315 664.042 0782

UFFICI AMMINISTRATIVI

0782 490.599

DIPARTIMENTO di PREVENZIONE - Jerzu

Igiene Pubblica . . . . . . . . . . . . . . . . 0782 Servizio Veterinario . . . . . . . . . . . . . . 0782

71.229 71.255

DIPARTIMENTO DIAGNOSTICO - CURA e RIABILITAZIONE - Jerzu Poliambulatorio . . . . . . . . . . . . . . . 0782 Igiene Pubblica . . . . . . . . . . . . . . . . 0782

GUARDIA MEDICA

Bari Sardo . . . . Baunei . . . . . . Gairo S. Elena . . . Jerzu . . . . . . . Lanusei . . . . . Pardasdefogu . . Seui . . . . . . . Talana . . . . . . Tertenia . . . . . Tortolì . . . . . . Villagrande Strisaili

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71.152 71.229

29.478 610.652 73.568 70.170 490.215 94.540 54.642 646.698 93.952 667.072 32.327

GUARDIA TURISTICA

Tortolì . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 0782 623.532 Santa Maria Navarrese . . . . . . . . . . . . 0782 615.010 Bari Sardo - Torre di Barì . . . . . . . . . . . . 0782 28.112

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Ogliastra Sanità

Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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La relazione tra confronto e conflitto Un modo di essere volontario

Nell’attività di volontariato capita talora che tra chi si pone in una relazione di sostegno e chi si trova in una situazione di bisogno e/o di aiuto materiale e psicologico si realizzi appunto una relazione tra confronto e conflitto. Ogni persona ha ricevuto dei doni che la differenziano dagli altri. Questi doni o capacità, legati ad una molteplicità di campi, formano il potere che possiede un individuo. Ogni persona avverte pure il

bisogno fondamentale di entrare in relazione con gli altri, di sentirsi compresa e amata da ciascuno: ciò rispecchia la nostra esigenza di intimità. Queste due forze, il potere e l’intimità, costituiscono due importanti chiavi di lettura dell’esistenza umana. C’è chi (talora anche coloro che fanno volontariato) si preoccupa di estendere il suo potere, trascurando la dimensione della relazione; c’è chi cerca fortemente

STUDIO MEDICO POLISPECIALISTICO

l’approvazione, perdendo potenzialmente di vista la propria potenzialità e il proprio valore. La maturità è legata alla capacità di mantenere in equilibrio queste due dimensioni della vita. Il confronto scaturisce spesso da una situazione di conflitto tra le persone dovuto alle diversità di obiettivi o alla divergenza di metodologia, oppure al contrasto di aspettative e bisogni. Diversi sono gli atteggiamenti che si possono assumere davanti a una situazione di conflitto: -- La fuga: la persona rifiuta il confronto perché ne teme le conseguenze. Manca la disponibilità sia a rischiare che a costruire una relazione di fiducia; -- L’attacco: la persona parte dal presupposto "io ho ragione, tu hai torto". Lo sforzo è concentrato nel perseguire il proprio obbiettivo, anche se il modo di procedere è a scapito della relazione;

-- La rinuncia: il conflitto è percepito come una minaccia per la relazione. L’interessato preferisce rinunciare al proprio punto di vista pur di salvaguardare la relazione. Essere accettato dall’altro è più importante di fare valere la propria verità; -- Il compromesso: in questo caso la strategia è di incontrarsi a metà strada: il desiderio di risolvere le differenze e cooperare può comportare il sacrificio parziale di alcuni importanti elementi della verità; -- Il confronto: la persona che sceglie questo atteggiamento desidera mantenere la relazione ma vuole anche onestà. Questo stile relazionale abbina il rispetto dell’altro con la capacità di trasmettergli ciò che uno sente, pensa e osserva. Tonino Loi

Centro Specialistico di Psicologia e Psichiatria Clinica per il Trattamento dei Disturbi Psicopatologici

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Dermatologia - Dr.ssa Marzia Mou

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Oculistica - Dr Luciano Pisu

Visita oculistica - Campo visivo - Tonometria Topografia corneale - Ortottica

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La pagina del LEGALE a cura di Severina Mascia

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Collocamento obbligatorio dei disabili Uno dei più efficaci strumenti di intervento pubblico a favore dell’inserimento e della valorizzazione sociale dei portatori di handicap è rappresentato dalle norme sulle assunzioni obbligatorie dei disabili; le quali perseguono la duplice finalità della rimozione dello stato di bisogno, da un lato, e del proficuo inserimento nella vita sociale, dall’altro. L’accesso al lavoro dei soggetti disabili, attraverso il sistema del collocamento mirato, è oggi regolato dalla L. 68/99 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, che ha abrogato la L. 482/68. La nuova disciplina, entrata in vigore il 17 gennaio 2000, ha profondamente innovato la logica dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, segnando il passaggio da un sistema di tipo impositivo ad una modalità di tipo consensuale e negoziale posta in essere tra aziende, disabili e sistema dei servizi. Categorie Beneficiarie 1. Invalidi civili in età lavorativa affetti da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%, accertata dalle commissioni mediche preposte al riconoscimento dell’invalidità civile, con applicazione della vigente tabella indicativa delle percentuali di invalidità. 2. Ciechi civili affetti da cecità assoluta o con un residuo visivo non superiore a 1/10 in entrambi gli occhi, con eventuale correzione. 3. Sordi, colpiti da sordità dalla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata. 4. Invalidi del lavoro aventi un grado di invalidità superiore al 33%, accertata dall’Inail. 5. Invalidi di guerra, invalidi civili di guerra e invalidi per servizio con minorazioni ascritte ad una delle otto categorie previste dalle norme sulle pensioni di guerra. 6. Vittime del terrorismo, vedove ed orfani di guerra, del lavoro o per servizio, invalidi del personale

militare e della protezione civile. I datori di lavoro obbligati ad assumere lavoratori disabili L’art. 3 della L. 68/99 stabilisce che i datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori con disabilità con le seguenti modalità: -- 7% dei lavoratori se il datore di lavoro

occupa più di 50 dipendenti; -- due lavoratori se il datore di lavoro occupa da 36 a 50 dipendenti; -- un lavoratore se il datore di lavoro occupa da 15 a 35 dipendenti. Per i datori di lavoro privati che occupano da 15 a 35 dipendenti, l’obbligo di avere alle proprie dipendenze personale con disabilità insorge solo in caso di nuove assunzioni (art. 3 co. 2). Ai fini del calcolo del numero dei lavoratori dipendenti, la quota del 7% si applica ai lavoratori con normale rapporto di lavoro (esclusi i dirigenti), con contratto a tempo determinato di durata superiore a nove mesi e con contratto a tempo indeterminato parziale. In quest’ultimo caso i lavoratori sono computati in proporzione alla quota di orario effettivamente svolto. Sono esclusi dall’obbligo (art. 5, co. 2, L. 68/99):

-- i datori di lavoro pubblici e privati che operano nel settore del trasporto pubblico aereo, marittimo e terrestre, relativamente al personale viaggiante e navigante; -- i datori di lavoro pubblici e privati del settore degli impianti a fune, in relazione al personale direttamente adibito alle aree operative di esercizio e regolarità dell’attività di trasporto.

L’obbligo è sospeso nei confronti: -- delle imprese ammesse all’intervento straordinario di integrazione salariale, nel periodo in cui opera il programma di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale ed anche successivamente ad esso, qualora le imprese siano costrette ad attivare la procedura di mobilità del personale; -- delle imprese che sono state autorizzate a ridurre l’orario di lavoro per evitare la riduzione di personale. Parziale esonero: Possono ottenere un parziale esonero quei datori di lavoro (privati o pubblici) che non sono in grado di coprire l’intera quota di disabili prevista dalla legge, perché l’attività svolta risulta essere pericolosa, faticosa o viene svolta secondo particolari modalità (es. turni notturni) tale da risultare difficoltosa con l’inserimento

lavorativo di persone disabili. Accertamento dell’invalidità Non è sufficiente il riconoscimento dell’invalidità civile, occorre anche accertare le condizioni di disabilità. L’accertamento viene effettuato da commissioni mediche costituite presso le A.S.L. e usualmente preposte agli accertamenti delle minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e composte da un medico specialista in medicina legale (che assume le funzioni di Presidente) e da due medici (di cui uno scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro). Per gli accertamenti in tema di collocamento obbligatorio, le commissioni mediche sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, entrambi in servizio presso le A.S.L.. A seguito della visita, le commissioni formulano una diagnosi funzionale del disabile, basata sulla documentazione sanitaria preesistente, sugli attuali dati clinici e sulle indicazioni fornite da un “comitato tecnico” presente in tutte le Province, riguardanti la scolarità, la situazione familiare e l’ambiente in cui il soggetto vive. Entro quattro mesi dalla visita, la commissione medica redige una relazione conclusiva in cui sono specificate le capacità lavorative della persona, le sue positive potenzialità e le linee progettuali da attuare per il collocamento mirato. La relazione viene inviata alla commissione provinciale per le politiche del lavoro, che provvede all’iscrizione del disabile nella speciale lista da essa tenuta. Il licenziamento I licenziamenti per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo nei confronti di lavoratori occupati obbligatoriamente (art. 10 co. 4 e 5 L. 68/99) sono annullabili qualora, al momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori disabili sia inferiore alla quota di riserva. In caso di risoluzione del rapporto, il datore di lavoro è tenuto a darne comunicazione, nel termine di 10 giorni, agli uffici competenti, per la sostituzione con altro lavoratore avente diritto all’avviamento obbligatorio.


Ogliastra Sanità

Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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Tecnica chirugica ultramoderna a Lanusei Un nuovo metodo per curare le emorroidi

La malattia emorroidaria costituisce una delle patologie più diffuse, con incidenza variabile dal 58% al 86 % della popolazione in rapporto all’età, con grave impatto sui costi della Sanità pubblica per la sua rilevante morbilità; tuttavia troppo spesso tale patologia viene ancora sottovalutata dal paziente che non la affronta nel modo corretto sia per disinformazione, sia per un comprensibile senso di vergogna ed imbarazzo; pertanto, dopo anni di ingiustificate sofferenze è solito rivolgersi allo specialista con la frase “dottore, io ho le emorroidi” Fisiopatologia Le emorroidi sono normali strutture anatomiche fibrovascolari situate nella parte inferiore del retto, al confine col canale anale. Esse sono presenti fin dalla nascita e sono costituite da un’ampia rete di arterie, vasi capillari e vene circondata da tessuto connettivo e situata sotto la mucosa del retto.  Tali vasi sanguigni sono dotati di un sistema di valvole (shunt arterovenosi) che aprendosi e chiudendosi, fanno dilatare e sgonfiare le emorroidi, mentre i legamenti fibrosi mantengono le emorroidi ancorate alla parete anale. Le emorroidi giocano un ruolo importante nella continenza anale, specie  quella ai liquidi e ai gas  poiché, quando si gonfiano per effetto dell’afflusso sanguigno, esse chiudono il canale anale. Definizione Si parla di malattia emorroidaria quando il tessuto emorroidario aumenta troppo di volume e prolassa, cioè migra esternamente all’ano, o diviene sede di ematomi e comincia a sanguinare

o, ancora, quando al suo interno si forma un trombo pruriginoso o dolente Sintomi I sintomi più frequenti sono la sensazione di fastidio ed ingombro anale in relazione alla congestione ed edema dei plessi emorroidari; il sanguinamento; il dolore, spesso in rapporto ad episodi tromboflebitici; il progressivo prolasso; il "soiling": perdite mucosierose causa di prurito e di dermatiti anali e perianali. Tali sintomi possono andare incontro a periodi di remissione o di peggio-

Presso l’Ospedale di Lanusei è attivo da diversi anni l’ambulatorio di Proctologia, dove è costante il processo innovativo. Attualmente si è in grado di agire sulla malattia emorroidaria con le tecniche “miniinvasive” attualmente comprese nelle procedure chirurgiche più efficaci e sofisticate. Al classico intervento di emorroidectomia (asportazione delle emorroidi) ed emorroidopessi con suturatrice meccanica (intervento di Longo) si è aggiunto recentemente l’intervento di dearterializzazione e ed emorroido-

Tecnica dell'intervento THD

ramento, ma nel suo complesso la malattia emorroidaria presenta una costante e spiccata evolutività, specie qualora non si pongano in atto delle misure efficaci a rallentarne il decorso. L’elevata incidenza e la specificità dei sintomi richiedono una diagnosi approfondita che escluda altre patologie del tratto digestivo inferiore, con particolare riguardo alle neoplasie Terapia Il trattamento della malattia emorroidaria deve essere preceduto da una attenta valutazione clinica, in quanto a seconda della gravità dei sintomi e dello stadio della malattia, si può optare per trattamenti di tipo medico (sostanzialmente norme igienico sanitarie atte a correggere la dieta e lo stile di vita), ambulatoriale (legature elastiche, crioterapia, scleroterapia, utilizzabili in casi limitati) o chirurgico

pessi Doppler guidata THD (transanal hemorroidal dearterialization). Tecnica THD La dearterializzazione emorroidaria transanale è la meno invasiva tra le

Prima dell'intervento

tecniche chirurgiche per il trattamento delle emorroidi, in quanto non comporta l’asportazione di tessuto, ma solamente l’applicazione di punti di sutura interni, sulla mucosa rettale, in un’area insensibile al dolore Mediante una sonda a contatto con la mucosa vengono individuate le arterie che apportano sangue ai plessi emorroidari. Poi mediante un filo di sutura queste arterie vengono legate riducendo l’apporto ematico ai cuscinetti emorroidari che in questo modo vengono a decongestionarsi. Nel corso dell’intervento il chirurgo, sempre mediante sutura, può correggere l’eventuale prolasso mucoso, riportando le emorroidi nella loro sede naturale e ripristinando quando possibile la condizione fisiologica naturale. Quindi correggendo il prolasso e riducendo l’iperafflusso di sangue si risolve la sintomatologia della malattia emorroidaria SENZA ASPORTAZIONE DI TESSUTI e quindi senza ferite e senza dolore. L’intervento è caratterizzato da dolore post-operatorio nullo o molto lieve, rari e transitori effetti collaterali (ritenzione urinaria, tenesmo rettale e urgenza defecatoria), assenza di complicanze maggiori come sanguinamento, incontinenza e stenosi e consente un precoce ripresa delle proprie normali attività. Altro elemento a favore della procedura THD è la facile ripetibilità, anche parziale, in caso di recidiva. Tonino Vacca

Lo stesso paziente dopo l'intervento


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Associazione Volontari Lanusei La nostra “avventura” inizia nel 1999, e dico “avventura” perché nessuno di noi aveva esperienze di associazionismo. Come spesso accade l’associazione è nata per volontà di un gruppo di cittadini cardiopatici sensibili alla prevenzione e cura delle malattie cardiovascolari. L’iniziativa parte da sei cittadini tra i quali una donna, la più agguerrita, e dal supporto di quattro giovani cardiologhe e da un cardiologo. I soci fondatori erano venti e, con grande rammarico e tristezza, dobbiamo rendere omaggio ad alcuni di loro che se ne sono andati lasciando un vuoto incolmabile. L’Associazione si è ispirata ed ha avuto come modello il CONACUORE di Modena, che ci ha accolto e aiutato incoraggiandoci ad andare avanti e a loro siamo riconoscenti perché ci hanno insegnato che “Uniti si Vince” come recita un loro fortunato slogan. Un passo decisivo e fondamentale è stata l’alleanza e la collaborazione con i medici cardiologi e con tutto il personale del reparto di medicina. In totale sinergia abbiamo elaborato e realizzato diversi progetti e iniziative che non sarebbero state possibili senza il loro apporto. Un’associazione socio sanitaria deve essere supportata dall’esperienza e dalla professionalità degli addetti ai lavori altrimenti la sua missione perderebbe gran parte delle suo valore. L’Associazione non è nata per un colpo di bacchetta magica, ma attraverso

vari passaggi e traguardi che sono le fondamenta portanti su cui si basa. Dopo l’approvazione dello statuto, il primo passo è stato la convocazione dell’assemblea dei soci e in quell’occasione sono stati eletti gli organi direttivi. Organizzata con grande entusiasmo, è stata un’assemblea molto partecipata e appassionata perché finalmente si realizzava una "casa". La presentazione dell’Associazione alla popolazione ogliastrina, si è tenuta a Tortolì: da quel momento i cardiopatici

Il secondo passo è stato al contempo una sfida e una prova di coraggio data l’inesperienza in materia: imparare a bussare e chiedere per avere a Lanusei il reparto di cardiologia. Quindi grandi incontri e scontri con i politici sia locali sia regionali. L’assistenza ai cardiopatici comunque era garantita dalla buona volontà di quei cinque medici cardiologi, che possiamo definire “pionieri” della cardiologia ogliastrina. Nel 2002 come Associazione riusciamo a insegnare che cosa bisogna fare

ogliastrini avevano in ambito locale un preciso riferimento, che fino ad allora non esisteva e di cui si avvertiva la mancanza. Questo è stato un grande traguardo perché ora gli utenti sanno che in qualsiasi momento l’Associazione è disponibile ad aiutarli.

e come riconoscere i primi sintomi dell’attacco cardiaco e riusciamo a certificare i primi operatori di BLS Comunità, BLS è un acronimo con cui vengono indicate le tecniche rianimatorie. Altro passo importante è stato la collaborazione, ormai decennale, con

FARMACIA Dott. Antonio Masia OMEOPATIA - ERBORISTERIA, ARTICOLI ORTOPEDICI, MISURAZIONE PRESSIONE, COLESTEROLO, GLICEMIA AEROSOL IN AFFITTO

la conferenza dei Sindaci e in modo particolare con il suo Presidente oggi Primario del Reparto. La notizia più importante è stata la telefonata da parte dell’Assessore Regionale alla Sanità che ci comunicava che nel Piano Sanitario Regionale era stato inserito il reparto di Cardiologia presso il Presidio Ospedaliero di Lanusei. Non riuscivo a credere a quello che avevo sentito e non sapevo se ero sveglio o se era un sogno. Dopo essermi ripreso iniziai a fare un’infinità di telefonate per informare e condividere con gli altri la grande notizia. Nel settembre 2006 abbiamo organizzato la prima Giornata Mondiale del Cuore. Si è svolta a Lanusei, nel Teatro Tonio Dei, con grande partecipazione dei cittadini ogliastrini e grazie alla collaborazione volontaria di Medici Cardiologi, infermieri e personale tecnico sia dell’ospedale sia del territorio. Possiamo dire che il giorno si è fatta vera prevenzione: 160 visite cardiologiche, prelievi di sangue, misurazione della pressione arteriosa e controllo da parte delle dietiste. La Giornata Mondiale del Cuore è una giornata di prevenzione delle malattie cardiovascolari in cui si eseguono prelievi di sangue per vari test, valutazione della pressione arteriosa, controllo della massa corporea e visita cardiologica con il calcolo del rischio cardiologico per il prossimo decennio. L’esperienza è stata bellissima anche

STUDIO ODONTOIATRICO ASSOCIATO Dr. Ennio Arba Dr.ssa Bruna Giaccu

In questo studio si effettuano consulenze e trattamenti in:

CHIRURGIA PARODONTALE Dr. Antonello Raimondi CHIRURGIA IMPLANTARE Dr. Gabriele Caruso ORTOGNATODONZIA Dr. Carlo Aru SINDROME ALGICO-DISFUNZIONALE DELL’A.T.M. (ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE)

Dal Lunedì al Venerdì 9,00 - 13,00 / 16,30 – 19,30

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La pagina del VOLONTARIATO

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perché la buona riuscita è seguita al nostro scetticismo iniziale. A conclusione dei lavori è stato servito un bel rinfresco offerto dalla ASL. E’ stata un’esperienza del tutto nuova, per noi e per i cittadini, che hanno risposto alla grande. Questo è stato il battesimo del fuoco e da allora l’Associazione non si è più fermata. Altro traguardo riguarda la formazione cardiovascolare nella comunità con l’insegnamento delle tecniche rianimatorie: abbiamo tenuto i corsi BLS in molte scuole e di BLS D, quella D sta a significare con uso del defibrillatore, presso le Forze dell’Ordine. Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia Costiera, Squadriglia Navale della Guardia di Finanza, hanno seguito con profitto e interesse il nostro addestramento. Tutto questo è stato possibile grazie alla grande disponibilità della Dr.ssa Franca Deiana, del Dr. G.F. Ganau e del Dr. Piero Delogu del 118 di Sassari. Oggi contiamo 600 cittadini certificati

BLS e ottanta certificati BLS D. Un passo importantissimo è stato l’inaugurazione del reparto di cardiologia, ossia la realizzazione del grande sogno dei cardiopatici ogliastrini : avere il proprio reparto, i propri medici, i propri infermieri e tutto il restante personale a casa propria. Alcuni giorni dopo questo evento c’è stata la giornata mondiale del cuore, celebrata a Tortolì con grande entusiasmo da parte di tutti, e come detto prima, superato il battesimo di fuoco, non abbiamo più rallentato. L’incontro dell’ultima domenica di settembre è diventata la vera giornata di prevenzione cardiologica, infatti, dopo Lanusei, Bari Sardo, Tortolì, Arzana, nel 2011 è stata celebrata a Cardedu, anche in questa sede con grande successo. Grazie al contributo dato dagli specialisti e dai nostri medici di famiglia e alla grande partecipazione di pubblico, sono stati controllati 126 cittadini non cardiopatici che alla fine dei lavori sono andati a casa con il certificato del rischio cardiologico ad eccezione

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di uno che, grazie a quei controlli, ha subito l’invio rapido in ospedale per ulteriori accertamenti. Sempre nel 2011, inaspettatamente, siamo riusciti a entrare a Lanusei nelle scuole medie di 2° livello, in particolare al liceo artistico, certificando dieci studenti e una professoressa come esecutori di BLS, e nei licei: classico, scientifico e pedagogico riuscendo a certificare ottanta studenti. Parte integrante del programma dell’Associazione è la prevenzione a mezzo corsi, meeting, incontri, conferenze, dibattiti, convegni per informare, sensibilizzare, aiutare a prendere coscienza, sia nelle scuole sia tra i cittadini, che la salute in generale è un bene da difendere. In particolare per le malattie del cuore assumere corretti stili di vita equivale molte volte a prevenire l’infarto o le cardiopatie, cercando di evitare o eli-

minare, dove possibile, quei fattori di rischio che sono la causa prima delle malattie cardiovascolari. Ultimo passo del 2011 è stato la serata per la raccolta fondi tenuta nel Teatro Tonio Dei di Lanusei, raccolta per l’acquisto di un elettrocardiografo di ultima generazione indispensabile al reparto di cardiologia. Questa è la nostra storia. Se volete visitarci o contattarci siamo disponibili e aperti ad accogliere i Vostri consigli e anche le Vostre critiche purché costruttive. Tutto è migliorabile, niente è perfetto. Approfitto dell’occasione, per ringraziare tutti, di vero cuore, per la grande generosità dimostrataci. Grazie. Francesco Doneddu

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Carni congelate e surgelate La conservazione, nel tempo, degli alimenti deperibili, e le carni sono in assoluto l’alimento più facilmente alterabile, è un problema che ha assillato in vario modo tutte le popolazioni, ma in particolare quelle dimoranti nei climi caldi o temperati, e che, durante i secoli, è stato risolto in vario modo; si va dalle “neviere“ delle case signorili, ambienti particolari nei quali veniva ammassata della neve che agevolava la conservazione degli alimenti, alla esposizione degli stessi alle correnti di aria fresca e asciutta che, procurando la disidratazione, ritardava di qualche giorno l’inizio della degradazione degli stessi fino alla successiva salagione, questa tecnica veniva adottata sopratutto per le carni, tanto da costituire la tecnologia basilare dell’industria salumiera. Quando questi metodi non raggiungevano lo scopo, nelle cucine si faceva uso di molte varietà di spezie che, oltre a dare un gusto specifico, mascheravano l’odore ed il sapore dovuti all’ iniziale putrefazione.

Refrigerazione Con l’avvento delle macchine frigorifere la conservazione degli alimenti, parliamo in particolare delle carni, ha fatto un notevole balzo in avanti; mentre, infatti, in ambito domestico nel normale frigorifero generalmente regolato sui 4-5° C, una buona conservazione si può protrarre, mediamente , per circa una settimana, in ambito industriale questo periodo può arrivare a circa due settimane, non dimenticando il fatto che le carni congelate, di cui parleremo, possono conservarsi teoricamente per lunghissimi periodi anche se è meglio consumarle, con tempi che variano a seconda della carne interessata, entro cinque-sei mesi. A proposito di refrigerazione in ambito domestico è opportuno ricordare che questa, quando trattasi di carni provenienti da pesci di piccola taglia non eviscerati, è opportuno non prolungarla oltre i due giorni.

Congelazione La congelazione è un processo tecnico di applicazione del freddo agli alimenti, per un periodo più o meno lungo al di sotto di 0° C, per cui la maggior parte dell’acqua di costituzione dell’alimento si solidifica diventando ghiaccio. L’uso

d. rispetto della catena del freddo durante tutte le fasi di preparazione, trasporto e commercializzazione, fino alla consegna al consumatore finale, mediante apparecchiature che assicurino temperature non superiori, mediamente, a – 18°C; e. l’avvertenza, sempre sulla confezione integra, che il prodotto una volta scongelato non può essere ricongelato; f. infine, ma non per questo di minore importanza, la preparazione degli alimenti destinati alla surgelazione deve essere effettuata senza alcun indugio e con tecnologie tali da contenere al minimo le modifiche chimiche e microbiologiche. delle basse temperature, ma ancor di più la mancanza di acqua disponibile, perché trasformata in ghiaccio, blocca l’attività microbica preservando il prodotto dalle alterazioni; il blocco quasi totale delle attività enzimatiche non permette la frollatura delle carni per cui è consigliabile che, soprattutto in ambito domestico, si congelino delle carni già frollate. La congelazione, in genere, compresa quella che viene attuata in ambito domestico con i diffusi freezer , non è regolata da una specifica normativa, mentre esistono norme specifiche di carattere igienicosanitario che interessano la produzione, il trasporto, con il rispetto della catena del freddo, e la commercializzazione degli alimenti.

Surgelazione Nell’ambito della congelazione, in questi ultimi anni, si sta diffondendo sempre più una tecnologia più sofisticata della congelazione e cioè la surgelazione la cui legislazione in proposito è molto dettagliata ed è stata, in campo europeo, una delle prime leggi di armonizzazione riguardante gli alimenti. Mentre le carni, provenienti sia da animali da macello che dalla pesca o allevamento, possono congelarsi anche in grosse pezzature senza limiti di peso, in assenza di tempi prestabiliti entro cui deve completarsi la congelazione o la temperatura di applicazione del freddo, per i surgelati la normativa attualmente in vigore da delle precise indicazioni per quanto riguarda

le fasi di preparazione, conservazione e commercializzazione nonché del consumo del prodotto.

Caratteristiche dei surgelati E’ opportuno, perciò ricordare al consumatore che un alimento in genere per essere definito surgelato deve possedere le seguenti caratteristiche : a. avere un peso limitato ed applicare allo stesso una temperatura tale che permetta di raggiungere i -18°C nel centro del prodotto in circa 4 ore; b. avere una confezione originale integra che solo il consumatore finale può aprire; c. indicazione sulla confezione del nome del prodotto, dei termini di conservazione a seconda della apparecchiatura frigorifera a disposizione nonché delle modalità di consumo;

I freezer Naturalmente il comportamento riportato è applicabile solo in campo industriale mentre si va sempre più diffondendo la congelazione domestica attuata con i freezer per cui è opportuno spendere qualche parola in proposito. Questo apparecchio domestico può raggiungere una temperatura non inferiore ai -20°C, molto idonea per la conservazione di prodotti precedentemente surgelati, che prolunga di molto il tempo di congelazione specie se i tagli non sono molto piccoli; conseguenza di questa congelazione lenta è la formazione all’interno della cellule della carne di grossi cristalli di ghiaccio che rompendo la parete cellulare favoriscono la perdita di liquidi e sostanze nutritive durante lo scongelamento; in questo caso, modificandosi anche le caratteristiche organolettiche, si otterranno delle carni più adatte per la cottura in umido che arrosto.


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conservarsi anche sei sette mesi. Il lungo periodo di conservazione, l’ossidazione o irrancidimento del grasso e la sottrazione di acqua, ad opera del freddo, dalla superficie del prodotto non adeguatamente protetto, danno allo stesso un sapore di rancido, di vecchio, di stantio e, spesso, di stopposo. Il consiglio che viene dato per i surgelati che non vanno ricongelati una volta scongelati è valido ancor di più per le operazioni effettuate in ambito domestico: ricordiamo

I grassi Uno dei fattori che condiziona il tempo di conservazione della carne è la presenza di grassi perchè questi vengono ossidati e ciò accade anche se la carne viene protetta con sacchetti plastici, in quanto, al momento, non esiste pellicola completamente impermeabile all’ossigeno; questo è uno dei motivi per cui non è consigliabile congelare pesci molto grassi (anguille, salmone, ecc.), se non per brevissimo tempo, in quanto

che l’assetto microbiologico delle carni, causa principale della loro alterazione, ed il loro stato al momento della congelazione, non vengono assolutamente modificati dall’azione del freddo; mentre con la scongelazione i microrganismi presenti si “risvegliano” in maniera tumultuosa accelerando il processo alterativo per cui è opportuno avviarne la cottura non appena completato il processo di scongelazione.

Dr Mario Moro

per la qualità del loro grasso questo viene facilmente ossidato. È opportuno, perciò, che durante la preparazione dei tagli da congelare questi vengano mondati del grasso in eccesso e che vengano rispettati i previsti tempi di conservazione. Indicativamente si consiglia il consumo della carne equina, pollame e suina, vista la facile ossidabilità dei loro grassi, entro i tre mesi dalla congelazione, mentre le altri carni (bovina e ovi-caprina) possono

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Le figure storiche della Sanità in Ogliastra

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Dr. Virgilio Murru

La casa di Dr. Murru a Gairo Vecchio

Ogni temporale di una certa intensità comportava per Gairo Vecchio smottamenti e danni alle abitazioni, probabilmente giocava un ruolo determinante il crinale della montagna privo di vegetazione su cui l’acqua piovana acquistava impetuosità e violenza. Ma il nubifragio che si abbattè su Gairo dal 14 al 19 Ottobre del 1951 fu di tale forza da provocare danni devastanti e gli abitanti, che già da qualche tempo avevano iniziato a costruire un nuovo paese più a monte in un territorio più stabile e sicuro, abbandonarono definitivamente il paese. Ancora oggi le rovine del borgo fantasma sono una chiara testimonianza di quel tragico evento. Anche nel destino di Virgilio Murru, che nacque a Gairo Vecchio il 25.7.1951, quell’alluvione segnò una svolta importante. Infatti, anche i suoi genitori, Mario Murru e Lidia Cabras, coltivatori e proprietari terrieri, lasciarono la loro casa e si trasferirono in pianura, verso giornale ogliastra sanità def.pdf

il mare, in una casa che era stata edificata in un vasto terreno di loro proprietà su cui sarebbe sorto gran parte del paese di Cardedu. Virgilio frequentò fino alla terza elementare a Cardedu in una pluriclasse che era una scelta obbligata a causa dell’esiguo numero di alunni presenti nel paese che andava sorgendo. Per ovviare ai deficit didattici che inevitabilmente una pluriclasse comporta, su esortazione dello zio Emilio Murru, prete salesiano, si trasferì a Loreto in una scuola salesiana che frequentò fino alla seconda media. Negli anni che seguirono, fino alla quinta ginnasio, studiò nella cittadina di Fossombrone, dove era appena sorta un nuovo istituto salesiano. Gli studi, condotti con la consueta meticolosità e accuratezza delle scuole salesiane, gli consentiranno di raggiungere ottimi livelli di preparazione anche al Liceo di Lanusei che frequenterà fino al conseguimento della maturità. 1

23/09/2011

11.44.56

Si iscrisse in medicina presso l’Università di Cagliari e in quel periodo, si era negli anni della rivoluzione culturale post-sessantottina, iniziò ad avvicinarsi alla politica ed in particolare all’area democratico-cristiana. Gian Paolo Mameli, oggi farmacista a Loceri, e allora compagno di liceo e d’università e che con Virgilio e altri compagni divise durante gli studi universitari lo stesso appartamento, ricorda che “Virgilio aveva un carattere molto riservato ed era molto caparbio nel difendere le proprie idee anche a costo di scontri abbastanza accesi con i suoi interlocutori. In molti di noi, suoi compagni, è rimasto impresso il suo esame di maturità classica durante il quale intavolò una brillante discussione sul ruolo politico di un’ importante figura del Risorgimento con l’insegnante di storia professor Gatti. Poiché le valutazioni dei due non coincidevano il suo determinismo nell’avvalorare le proprie tesi gli costò, invece di una ottima valutazione finale, che sarebbe stata adeguata alla

Con gli allievi salesiani

maturità e preparazione dimostrate, una penalizzazione nel voto finale. Nell’esprimere le sue critiche nei confronti degli esponenti politici a lui poco graditi ricorreva spesso a battute ironiche e pungenti, ma sempre con il sorriso sulle labbra. Durante gli studi universitari, in pieno periodo di contestazioni, andava un po’ controcorrente e veniva considerato dai compagni di studio piuttosto conservatore e si mostrò critico sia nei confronti dei gruppi giovanili di sinistra, ma anche nei confronti dei radicali che già allora si battevano per il divorzio e per la liberalizzazione delle droghe leggere. Lo studio e il conseguimento della laurea in medicina in tempi brevi, per non pesare economicamente sulla famiglia, erano comunque le sue priorità”. Si laureò nel Luglio del 1977 con una tesi in immunologia. Relatore fu il professor Del Giacco con il quale resterà sempre legato da particolare affetto. Iniziò il suo percorso professionale, per circa un anno,


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Le figure storiche della Sanità in Ogliastra

In gita con i compagni del Liceo

proprio nel suo paese come medico di medicina generale, ma appena fu indetta una selezione per un posto di assistente in ostetricia e ginecologia presso l’ospedale di Lanusei, non ci pensò due volte. Si trattava della branca verso cui, durante gli studi di medicina, aveva mostrato maggior predilezione, e non volle perdere l’occasione. In quel reparto curerà e aiuterà a parto-

A Cagliari con alcuni compagni di Università

rire centinaia di donne e lo farà sempre con quella sua aria distaccata, discreta e molto professionale che lo hanno sempre contraddistinto. Non è mancato il suo impegno civile e politico: fu infatti uno dei sostenitori e fautori dell’Autonomia di Cardedu, raggiunta nel 1984, e dal 1989 al 1994 ricoprì la carica di sindaco e negli anni successivi

di consigliere comunale . Fu un sindaco molto apprezzato per la sua disponibilità verso tutti indistintamente e si adoperò sempre per gli interessi e la crescita del paese. Un gesto che non è da tutti: per tutto il tempo della sua legislatura di sindaco rinunciò agli emolumenti dovutigli. Nelle elezioni amministrative del 2011, capolista della compagine civica "Impegno, legalità, competenza", si è voluto rimettere in gioco, carico di energia e di entusiasmo, sicuro di potersi dedicare a tempo pieno alla realizzazione del suo programma all’insegna della serietà, del servizio, della trasparenza. E’ entrato nel Consiglio ancora come Consigliere e avrebbe continuato a spendersi a favore della sua cittadina con la sua competenza, libero ormai da impegni di lavoro, dopo le sue dimissioni volontarie da Dirigente Medico, ma il destino, ha previsto un percorso diverso. Negli ultimi tempi aveva maturato la convinzione che aveva dato abbastanza alla professione: trent’anni di turni, levatacce, stress emotivo, interminabili sedute in sala operatoria. Era tempo di dedicare gli anni dell’anzianità a quegli aspetti della vita un po’ messi da parte: la cura degli alberi che praticava con grande perizia, il relax nella casa davanti al mare di Santa Maria Navarrese, la lettura, viaggiare con Anna, la cara moglie. Dal 1 luglio 2011 era in pensione. Ma era in agguato un destino crudele. Poche settimane dopo il pensionamento avvertì dei dolori che non gli diedero tregua per alcuni giorni e, sebbene restio, come capita alla maggior parte dei medici, si sottopose ad una ecografia diagnostica il cui esito non lasciò dubbi sulla gravità dell’affezione né al radiologo, ma purtroppo neppure a

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Il ricordo di un amico Virgilio era un ragazzo quando, nel lontano 1980, lo conobbi perché fui nominato Primario di Ginecologia e Ostetricia presso l’ Ospedale di Lanusei. Mi fece immediatamente un’ ottima impressione. Era un collega serio, preparato e scrupoloso. Legammo subito e diventammo amici. Era tra i miei collaboratori quello al quale facevo riferimento ed al quale chiedevo consigli. Quando, nel 1987, lasciai l’ Ospedale di Lanusei per trasferirmi all’ Ospedale di Carbonia gli proposi di venire con me. Lui rifiutò perché era particolarmente attaccato alla “sua” Ogliastra. Mi è mancato molto negli anni successivi. La ginecologia sarda e l’Ogliastra hanno perso tanto, troppo con la dipartita di Virgilio. L’ ho sempre chiamato così e non ricordo quante siano state le rarissime volte che l’ ho chiamato dott. Murru. Ciao Virgilio!! Gianfranco Marongiu Virgilio che, in quel momento, vide svanire tutti i suoi progetti e una cappa di fitta tristezza iniziò a segnare le sue ore. Dopo l’esame disse alla moglie: “d’ora in poi ogni giorno che passa sarà un regalo, speriamo di arrivare a Natale”. Ma non gli venne concesso, non arrivò neppure a Natale. Quella malattia devastante e spietata lo portò a morte l'8 dicembre 2011. Ciao Virgilio. Natalino Meloni

Invitiamo chiunque volesse far presente un disservizio o volesse ringraziare per aver ricevuto un’assistenza particolarmente valida ed umana, o che volesse proporre dei suggerimenti, a scriverci, chiamarci, o inviarci una e-mail. Saremo ben lieti di pubblicare tali comunicazioni. mano.tesa.ogliastra@alice.it

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OLTRE LA MEDICINA

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Il Pilates

Una moda o un'opportunità?

Joseph Pilates

La storia La storia di Joseph Pilates, inventore del metodo, è alquanto originale. Nacque nel 1980 nella città tedesca di Dusseldorf e da subito mostrò una gran forza di carattere, infatti per ovviare al suo esile fisico e alla salute precaria, soffriva tra l’altro di asma e rachitismo, cominciò da bambino ad applicarsi con impegno nello studio e a dedicarsi a svolgere energica attività fisica. Praticò intensamente la pratica sportiva, specialmente l’attività subacquea, e si dedicò al potenziamento della muscolatura. Con la sua costanza e determinazione nel dedicarsi alla pratica atletica riuscì a dotarsi di un fisico sano e muscolarmente scolpito, tanto che il suo corpo fu utilizzato come modello per elaborare dei disegni didattici di anatomia.

A 32 anni, con l’obbiettivo di diventare un ispettore di Scotland Yard, si trasferì in Inghilterra, ma per le sue origini teutoniche, non ebbe vita facile e allo scoppio della guerra fu incarcerato per alcuni anni nell’Isola di Man. Non trascorse il suo internato carcerario nella disperazione, ma, come è tipico delle persone dotate di forte personalità, anche in simili frangenti di estremo disagio, utilizzò il proprio tempo offrendo una fattiva collaborazione nell’infermeria del campo, sfruttando quell’impegno per affinare le proprie tecniche e per sviluppare i progetti dei suoi attrezzi.

I principi del metodo

I benefici

Pilates chiamò il suo metodo Contrology, con riferimento all’importanza che viene data al controllo dei muscoli da parte della mente. Si tratta di una ginnastica personalizzata che tende, attraverso un complesso percorso di esercizi, ad ottenere non solo il potenziamento e la tonificazione muscolare, ma anche il proprio benessere psicofisico, tutto ciò senza pratiche violente o traumatiche, ma con un approccio che non è mai aggressivo verso il proprio corpo.

-- migliora la forza ed il tono muscolare senza aumentare troppo la massa muscolare, in questo si distingue dalla pratica del body-building, da cui si differenzia anche perché nel pilates sono totalmente vietate le pratiche dopanti;

Qualsiasi trainer nell’eseguire il pilates

-- il pilates concentra i propri esercizi sui muscoli posturali, cioè su quei muscoli che sono deputati al mantenimento del bilanciamento del corpo e che sono essenziali nel fornire un valido supporto a tutta la colonna vertebrale, le cui patologie traggono dal pilates

Ricavò degli strumenti utilizzando ed elaborando le strutture metalliche dei letti dell’infermeria e quei disegni sono ancor oggi alla base dell’attrezzatura di cui ci si avvale universalmente nel metodo Pilates. Alla soglia dei 40 anni si trasferì negli Stati Uniti dove ben presto divenne un riferimento per vari artisti, quali ballerini, attori e ginnasti, che per la loro particolare professione avevano necessità di un fisico adeguato alle loro performances. Scrisse numerosi libri sul benessere fisico, ma non scrisse mai una "bibbia" del suo metodo, e questa mancata codificazione ha comportato che attualmente esistono diverse varianti del Pilates.

deve comunque rispettare sei principi fondamentali: 1. la respirazione deve essere sempre ben controllata così come avviene nello Yoga, pratica cui Joseph Pilates si ispirò ampiamente; 2. il Power House, baricentro, centro di forza e di controllo di tutto il corpo; 3. la precisione, ogni movimento deve tendere ad una esecuzione perfetta; 4. la concentrazione, il controllo da parte della mente deve essere sempre totale, su ogni esercizio e su ogni muscolo; 5. il controllo, ogni singola fibra muscolare deve essere sotto un efficace controllo, non devono essere effettuati movimenti bruschi o sconsiderati e impulsivi; 6. la fluidità, è alla base di tutti i principi elencati.

grande giovamento; -- con questa attività sui muscoli posturali il metodo è molto efficace per raggiungere la giusta postura del proprio corpo con l’allontanamento di tutti quegli squilibri che un cattivo atteggiamento posturale comporta; -- ha una buona efficacia sulla muscolatura addominale favorendo quella tonicità addominale che determina quel “ventre piatto” tanto inseguito da uomini e donne, specialmente in quest’epoca in cui la cura per l’apparenza del proprio corpo gioca un grande ruolo; -- i movimenti divengono più fluidi favorendo una azione motoria più armoniosa oltre che corretta; -- da ultimo, ma non meno importante, l’azione psicologica efficace contro lo stress quotidiano e il conseguimento di una migliore padronanza di se.


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OLTRE LA MEDICINA

Ogliastra Sanità

Gli esercizi Gli esercizi del Metodo Pilates sono del tutto originali e si avvalgono di attrezzi ugualmente molto particolari. Tra questi:

Snake (serpente) Questo esercizio rafforza la parte centrale del corpo e contribuisce ad ottenere un buon bilanciamento e il controllo della postura.

Long spine Questo esercizio è molto impegnativo e offre grandi vantaggi nella cura delle affezioni della spina dorsale e per migliorare la postura.

Short spine Questo esercizio è molto utile per potenziare la muscolatura vertebrale e per tonificare gli addominali.

Certamente il successo ottenuto da questo metodo alla corte delle dive holliwoodiane ha favorito enormemente la sua fortuna e diffusione, e infatti c’è anche molto business intorno ad esso, però il fatto che questa metodologia resista nel tempo e anzi venga sempre più apprezzata, depone per una sua intrinseca validità. Troppe volte altre metodiche, alla moda per un certo periodo, si sono rivelate delle meteore e oggi le si possono rivenire esclusivamente nelle antologie in possesso degli appassionati di queste discipline. Se si vuol muovere un appunto al metodo è che promuove un’attività fisica esclusivamente anaerobica, è infatti opportuno che le persone che praticano il Pilates integrino tale pratica con l’esercizio fisico aerobico. Laura Meloni

Questo progetto editoriale è stato realizzato grazie al sostegno della

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Anno V - Numero 17 - Dicembre 2011 Autorizzazione Tribunale di Lanusei N. 3706 del 3 Ottobre 2006 Spedizione in Abbonamento Postale 45% art. 2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Lanusei

Editore Associazione di Volontariato Mano Tesa Ogliastra Direttore Responsabile Daniela Usai Capo Redattore Natalino Meloni Comitato di Redazione Salvatore Brau Paola Contu Marilena Lara Tonino Loi Cirillo Mameli Severina Mascia Laura Meloni Gianfranco Pittau Redazione Via Temo, sn Tortolì Tel. 339 7111110 Fax 0782 77020 Grafica e Stampa Grafiche Pilia - Tortolì Per Aiutare Mano Tesa Ogliastra Versamento su c/c Banco di Sardegna - Tortolì IBAN:

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