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Ogliastra Sanità

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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

Anno 7 - Numero 21 - Agosto 2013

Editoriale

Sport e tumori

A cura di Natalino Meloni

L’attività sportiva come elemento di prevenzione nei confronti delle malattie tumorali. Evidenze scientifiche sempre più numerose e autorevoli avvalorano questa tesi. Anche per il paziente già colpito dalla malattia o che ha eseguito cicli di terapia antineoplastica, una costante attività fisica rappresenta una valida opportunità di aiuto verso la guarigione o per ottenere una migliore qualità di vita. (a pag. 5)

L'erba del vicino non è sempre più verde I corsi di aggiornamento professionale che noi medici dobbiamo seguire non servono solo ad acquisire competenze, ma anche ad effettuare uno stimolante scambio di opinioni e impressioni con colleghi di ogni parte d’Italia e a conoscere le loro realtà. A volte si traggono buoni spunti e suggerimenti utili a migliorare aspetti della nostra sanità ogliastrina, altre volte, forse più spesso, siamo noi, con il racconto delle nostre esperienze, ad offrire ad altri delle opportunità. Qualche mese fa in occasione di uno di questi incontri un medico della provincia di Ragusa declamava orgoglioso che nella sua ASL era stato istituita l’ADI, l’Assistenza Domiciliare Integrata, quel servizio grazie al quale il medico di famiglia con l’aiuto dell’infermiere e di altre figure professionali, cura il paziente in casa anche in presenza di patologie particolarmente impegnative. Stentava a credere che da noi l’ADI era attiva da oltre 20 anni! In altre occasioni, molte in verità, ho raccolto la lamentela di colleghi che si sentivano perseguitati da funzionari delle loro ASL per un controllo continuo e asfissiante sulle loro prescrizioni farmaceutiche specialmente per verificare il rispetto delle note AIFA. Queste sono delle note restrittive imposte dal legislatore che non sono però tassative e la cui interpretazione non può essere sempre univoca. Molti colleghi sono stati obbligati a restituire il valore dei farmaci, prescritti, secondo i funzionari, in maniera non congrua. Un collega mi raccontava di aver chiesto ai pazienti di rendergli la somma che era stato (segue a pagina 2)

INTERVISTA A

Francesco Pintus Direttore Generale della ASL n° 4 di Lanusei

Il gioco che fa male La triste visione di persone attaccate, con occhi sbarrati e inespressivi, ai tasti di una slot machine, è molto frequente nei bar che frequentiamo. Spesso sono persone malate, entrate in un tunnel da cui uscire è molto difficoltoso. In Ogliastra sono sorti dei centri utili per curare il loro disagio e quello delle loro famiglie. (a pag. 9)

Sommario Intervista a Francesco Pintus...................1 Screening dei tumori del Colon Retto......4 Lo sport allontana il tumore....................5 Dimagrire in salute e con piacere............7

Più attenzione in agricoltura

Quando il gioco si fa... malattia...............9 L'uso dei fitofarmaci...............................11

Salvare il raccolto è importante. Spesso è l'unica fonte di sostentamento per le famiglie. E’ importante salvaguardarlo dagli attacchi di insetti, funghi o altri tipi di animali. Ma tale protezione va attuata in completa sicurezza, utilizzando opportuni accorgimenti per offrire al consumatore un prodotto sano ma anche strategie di intervento che proteggano la salute dell’agricoltore e l’ambiente.

L'hospice dell'Ospedale Zonchello..........13 La sigaretta del III millennio...................15 Prodotti per celiaci.................................16 Ricorso contro la commissione medica...18 AIL: da sempre vicini a chi soffre............19 Portiamo gli animali in vacanza............. 20 Dr. Paolo Fulio........................................ 21 L'agopuntura.......................................... 23

(a pag. 11)

Dr. Paolo Fulio Una vita travagliata. Scandita da tristi episodi che ne hanno certamente segnato il carattere. Costante la sua passione per la professione svolta per oltre 35 anni nel comune di Baunei, dove arrivò quasi per caso, in via provvisoria e che invece non volle mai abbandonare.

A cura di Daniela Usai Direttore Responsabile "Questa è una Asl che deve restare aperta". Francesco Pintus, manager dell’Azienza Sanitaria Locale di Lanusei da quasi quattro anni, non "incassa" inerme e respinge la politica dei tagli. È alla guida di uno dei tanti presidi sanitari che rischiano un dimensionamento forzato dalla legge dei numeri, ma non mostra timori irragionevoli e con i numeri risponde. Ai progetti futuri di riduzione dei finanziamenti statali e regionali presenta l’evidenza dei servizi sanitari necessari, quantifica i disagi che una cancellazione della ASL di Lanusei produrrebbe e aspetta. Due anni da Commissario, con rinnovo trimestrale e due da Direttore Generale, sono prove per animi forti, segnali evidenti delle caratteristiche che servono per un’avventura sanitaria che è fitta di difficoltà ma pure di tante soddisfazioni.Quarantatre anni, consulente, esperto di (segue a pagina 2)

(a pag. 21)

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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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Editoriale (segue da pagina 1)

costretto a sborsare!!! La nostra ASL, che pure effettua attenti controlli, non ha mai sindacato la scelta del medico, ritenendo che se il medico aveva operato quella scelta prescrittiva la stessa era stata dettata dalle sue opportune competenze. I colleghi di altre regioni si stupiscono che nella nostra azienda sanitaria siano i medici di famiglia ad effettuare la TAO, il controllo della funzione coagulativa in particolari pazienti, sia in ambulatorio che a domicilio, con materiali messi a disposizione dalla ASL. Effettivamente si tratta di una iniziativa esemplare che forse, a livello nazionale, è presente solo nella nostra provincia. Potrei elencare molti altri aspetti per merito dei quali l’attività sanitaria nella ASL n° 4 è di buona qualità specie se rapportata ad altre. Spesso si usufruisce di beni e servizi di importante livello ma li si vive come spettanti e dovuti e non si riesce a valutarli per il giusto valore. Siamo in un periodo di difficoltà generale, avere a disposizione situazioni favorevoli come quelle elencate, ma ce ne sono varie altre, è un privilegio da apprezzare e che bisogna sperare di riuscire a mantenere.

calcoli, sta gestendo l’ospedale tra i più piccoli della Sardegna senza badare alle piccole misure con cui è nato il presidio. Il suo telefono squilla per chiamate irrinunciabili, mostra equilibrio, il suo lavoro ancora si svolge in mezzo alle complicazioni di un grande ospedale che macina nuove competenze alla velocità della luce. Lui, in camicia bianca suggerisce relax ma inforca occhiali e telefono, lo si vede è uno che va dritto al traguardo, come se viaggiasse su un rettifilo e lo confermano le parole: "Combattiamo ancora per il punto nascita, - dice seduto nella scrivania di Via Piscinas - per le liste d’attesa e per i tempi morti della burocrazia ospedaliera, per avere un numero di medici specialisti interessati a restare in Ogliastra, questo non deve diventare un ospedale parcheggio ma una isola felice in cui fare da pionieri di esperienza". Non è un uomo facile Francesco Pintus: col dis-

senso ogni tanto si confronta, spesso e volentieri lo sbrana perché qui ha dovuto combattere con anni di immobilismo e cristallizzazione di una burocrazia che ha fatto fare grandi passi a ritroso a quest’ospedale lontano da tutti gli altri. "Ai manager spetta il compito arduo di fare da razionalizzatori e, spesso, da tagliatori di teste – lui nel frattempo ha cercato di aumentarle le teste e ogni giorno continua ad avvicinarsi umanamente al vissuto dell’ospedale – Tutte le mattine faccio una passeggiata per i corridoi dei reparti, ci vado anche senza un appuntamento preciso, devo vivere le corsie, fermarmi a parlare con il personale e gli utenti". Un manager voluto dalla politica, di lui è stato detto, distante dalla medicina hanno vociferato altri, Francesco Pintus però vuole dimostrare il contrario. "I primi tempi da commissario sono stati difficilissimi: in emergenza quotidiana avevo solo

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pochi mesi per programmare e un ospedale, più di ogni altro ente pubblico, vive di pianificazione. Se non lo fa a pagarne le spese sono gli utenti e a subirne i danni è la salute dei pazienti. Negli anni da precario mi sono fermato al previsionale a breve termine e ci siamo salvati, un miracolo. La verità, - dice lui - è che quando sono arrivato ho dovuto fare i conti con difficoltà evidentissime che erano fossilizzate da troppo tempo: mi riferisco alla fatiscenza della struttura, un aspetto questo che mi ha colpito da subito. Dovevo agire immediatamente: la sanità non può essere gestita senza decoro. Perché – sostiene convinto pensando anche al nuovo ingresso, appena inaugurato – appena entravamo nell’ospedale dal pronto soccorso eravamo colpiti tutti da un’accoglienza sbagliata, vedevamo i pazienti ad aspettare, niente di più sbagliato. Il nuovo ingresso, la nuova ala ci consente di dire

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che lavorare in un posto dignitoso cambia le persone, l’approccio; il rapporto tra medico e pazienti. In entrambi i sensi, si ottengono ottimi benefici". A guardare i numeri, in effetti, il Nostra Signora della Mercede non è un gigante e proprio in tempi di crisi, le difficoltà dei finanziamenti agiscono sul piccolo facendolo diventare un elefante in cristalleria, ogni errore si ripercuote su tutto il sistema. Le liste d’attesa c’erano e restano, anche se non sono il problema principale: ancora lunghe quelle della radiologia, più di sessanta giorni per un’ecografia, molti di più per una Tac. "Appena arrivato, questo ospedale pativa ancora la fama di uno dei peggiori presidi dell’isola. I muri incrostati dalle macchie di umidità, i cavi scoperti, mancavano moltissime strumentazioni. Ora invece? Sono partiti progetti da tanti milioni di euro e abbiamo attivato numerosi servizi. Li elenco? Li elenco e poi diciamo quello che non funziona: sì alla terapia del dolore, al pronto soccorso, all’ortopedia e alla pediatria che sta facendo un lavoro meraviglioso con i bambini. La situazione però resta ancora disomogenea su alcuni fronti. Abbiamo situazioni di eccellenza, altre meno. Temiamo molto per il punto nascita a rischio di chiusura che deve essere salvato". Sarà per questo che ultimamente, l’ospedale ha rilanciato con un servizio che potrebbe conquistare le future mamme e far salire la media di parti annuali mettendolo al riparo dalla legge dei numeri che solo qualche mese fa lo condannava a morte certa. La strategia è arrivata dalla nascita del parto indolore. Da poco, infatti, grazie a un’équipe di anestesisti, ostetriche e infermieri che hanno seguito corsi in altre strutture sanitarie, le mamme che sceglieranno di dare alla luce il proprio bimbo con il giornale ogliastra sanità def.pdf

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nuovo metodo che comincia con una epidurale saranno accolte anche a Lanusei. "Certo che con l’adozione del parto indolore l’ospedale compie un decisivo passo in avanti lungo un percorso di civiltà quale è la riduzione delle sofferenze durante il parto, in coerenza con il programma più complessivo di terapia del dolore in fase di realizzazione da parte della ASL". Parla con orgoglio dell’attivazione di due progetti di telemedicina "il primo, gestito da Sardegna Ricerche in collaborazione con il Brotzu riguarda le consulenze del Dottor Tumbarello, cardioecocardiografista, che grazie al sistema può effettuare le ecocardiografie sui bambini presenti in ospedale a Lanusei, direttamente dal suo studio del Brotzu. Il secondo riguarda il monitoraggio a distanza di dieci malati di broncopneumopatia cronica ostruttiva con un sistema gestito da un cellulare collegato con alcuni apparecchi medici che rilevano parametri vitali. Il cellulare è collegato con un monitor posizionato nel reparto di medicina dal quale i medici controllano eventuali alterazioni. Questo progetto è frutto della collaborazione diretta tra ASL 4 e Campus Biomedico di Roma per il tramite di una società informatica di Cagliari". Ma non è finita, l’azienda sanitaria se l’è cavata egregiamente anche con l’apertura del nuovo poliambulatorio di Tortolì, inaugurato anche se non ufficialmente lo scorso 10 giugno. La struttura ospita al piano terra dell’edificio di Via Monsignor Carchero gran parte degli ambulatori specialistici e una palestra dedicata alla riabilitazione e alla fisioterapia. Nel vecchio edificio, a lato della nuova ala, resteranno ancora per qualche tempo gli ambulatori di otorinolaringoiatria e odontoiatria, il centro prelievi, gli 1

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uffici ticket, il centro prenotazioni e il servizio dialisi. Servizi in attesa di trasloco. Nel frattempo continuano i lavori con la realizzazione del tunnel di raccordo tra i due edifici, la recinzione e il rifacimento del piazzale, l’attivazione dell’ascensore di collegamento tra il piano terra e il primo piano del nuovo edificio. Grazie ad un finanziamento Cipe, per il quale è imminente la stipula della convenzione da parte della Regione, la direzione della ASL numero 4 di Lanusei potrà invece procedere alla messa in sicurezza e all’ammodernamento del vecchio poliambulatorio, destinato ad ospitare la Casa della Salute con i medici di famiglia, il servizio di Igiene Pubblica e i servizi veterinari. Il primo piano della nuova struttura ospiterà il Centro Dialisi. Tutte queste nuove opportunità potranno fare molto anzi moltissimo per sopperire a un grande difetto dell’ospedale che è quello che piace meno ai pazienti, ovvero l’elevato numero dei ricoveri. "Certo che" - lo rico-

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nosce il manager - "abbiamo fatto tantissimo e molto resta da fare, ma proprio ora la chiusura della provincia non ci avvantaggerà, abbiamo lavorato tantissimo e rischiamo di vedere vanificati i nostri sforzi proprio nel momento in cui un ente pubblico provinciale ci sarebbe servito di più".

Mano Tesa Ogliastra Ha quale finalità prioritaria offrire sostegno ai malati oncologici e alle loro famiglie Offre informazioni sui servizi operanti nel territorio. Da informazioni sulle strutture di accoglienza in Sardegna e nelle altre regioni. Aiuta chi ha problemi per raggiungere luoghi di cura. Offre consigli ed assistenza per seguire pratiche burocratiche. Offre compagnia, anche a domicilio a chi ne avesse bisogno.

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Continua l'importante campagna di prevenzione della ASL di Lanusei

Screening dei tumori del Colon Retto Continua la campagna di Screening del colon-retto, che a differenza degli screening dei tumori della mammella e cervice uterina, riguardanti la sola popolazione femminile, estende il monitoraggio precoce anche alla popolazione maschile. Lo screening, in fase di attuazione in tutta la Sardegna, nasce anche grazie alla collaborazione tra la Regione e Federfarma Sardegna che ha coinvolto, a livello totalmente gratuito, tutte le farmacie del territorio regionale. Il cancro del Colon Retto è uno dei tumori più insidiosi per frequenza: secondo nella popolazione femminile, con 19.500 casi annui e terzo nella popolazione maschile con 29.000 casi annui. E’ spesso conseguente ad una evoluzione di lesioni benigne, quali ad esempio i polipi adenomatosi della mucosa dell’intestino, che impiegano dai 7 ai 15 anni per trasformarsi in forme maligne. Viene utilizzato il Test della ricerca del sangue occulto nelle feci che va eseguito ogni 2 anni dalle persone tra i 50 e i 69 anni. L’esame, estremamente semplice, consiste nella raccolta, eseguita a casa in apposito Kit reperibile presso tutte le farmacie territoriali, di un piccolo campione di feci. Il campione va riconsegnato nella stessa farmacia presso cui si è ritirato il Kit nel giorno che verrà suggerito alla consegna. Alle farmacie, non tutte sono state per ora coinvolte, viene inviato dalla ASL l’elenco dei residenti di quel comune che rientrano nella fascia d’età da sottoporre a screening, è pertanto importante che

ognuno si rivolga alla farmacia del paese in cui risiede. Nel caso di positività all’esame del sangue occulto nelle feci, i programmi di screening prevedono l’esecuzione, come esame di approfondimento, di una colonscopia che viene assicurata dal Reparto di Endoscopia del Presidio Ospedaliero Nostra Signora della Mercede di Lanusei. La popolazione target, ovvero tutti i cittadini ricadenti nel range di età 50 – 69 anni, viene invitata con lettera personalizzata, a recarsi presso la farmacia territoriale di fiducia per il ritiro del Kit Fobt nel quale deporre il campione di feci da analizzare. Sarà cura delle farmacie provvedere alla custodia fino al ritiro che avviene a cura degli operatori della ASL. I campioni così raccolti vengono poi consegnati al laboratorio analisi che procede all’effettuazione del test. Per il rispetto della privacy ad ogni kit corrisponde un identificativo univoco che

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viene abbinato con un codice a barre identico a quello riportato sulla lettera invito personalizzata. Sarà cura della farmacia procedere, al momento della consegna del Kit, all’abbinamento del codice univoco valorizzato sulla lettera invito presentata dall’utente col codice del kit. Una volta abbinati i codici della lettera invito e del Kit Fobt, i dati personali vengono trasmessi simultaneamente per via telematica al Laboratorio Analisi Ospedaliero per l’abbinamento dei referti. Gli eventuali casi positivi passano poi al secondo livello per l’effettuazione dell’esame endoscopico di approfondimento. Notevole è stato il coinvolgimento e l’impegno profuso dalle farmacie territoriali le quali hanno assunto un gravoso impegno collaborativo nelle diverse fasi progettuali, dalla programmazione integrata degli aspetti organizzativi inerenti le fasi di distribuzione dei Kit e raccolta dei campioni, alle attività inerenti la promozione

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delle attività di prevenzione e divulgazione dell’informativa sul territorio. Nella valutazione delle ipotesi di inizio generalizzato delle operazioni, è emersa l’esigenza di uno spostamento delle stesse a Settembre per ovvie esigenze climatiche, e di risposta della cittadinanza, più orientata alle ferie estive che non alla prevenzione, nonché in considerazione della concentrazione dell’utenza per la maggiore residente nei centri costieri. La posticipazione pare una scelta congrua anche in considerazione del necessario scaglionamento delle operazioni per bacini di utenza omogenei, a cominciare dai centri costieri, più popolati e facilmente raggiungibili. Si è così ipotizzata l’aggregazione dei centri in 4 zone omogenee in ragione della distanza. Con l’implementazione delle azioni progettuali, si è potuta registrare una forte espansione delle adesioni nei Comuni di Bari Sardo, con livello di adesione ottimo, Jerzu, con livello di adesione buono, Tertenia e Cardedu e Loceri dove, ancorché risulti in corso la distribuzione degli inviti personalizzati alla popolazione target, si registra un forte interesse alla prevenzione. Su 4000 persone invitate ben 1630 (il 41% del Campione Considerato) ha risposto positivamente alla chiamata. Dr. Ugo Stochino Referente screening oncologici


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La Pagina della Prevenzione a cura di NATALINO MELONI

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Lo sport allontana il tumore Studi sempre più numerosi affermano che l'attività fisica aiuta a prevenire il cancro L’uomo è nato cacciatore, non è stato “progettato” per uno stile di vita sedentario. Il mancato svolgimento di un’adeguata attività fisica lo espone a un aumento di rischio per numerose patologie: non solo verso malattie cardiovascolari, obesità e diabete, ma anche verso il cancro specialmente del colon e della ghiandola mammaria. Lo svolgimento di una adeguata dose di movimento, con la giusta intensità e con regolarità, è uno degli strumenti indispensabili per ridurre la probabilità di ammalarsi di diverse forme di tumore. Come agisce In base a vari studi pare che l’attività fisica consenta di ottenere questi risultati benefici aumentando l’ossigenazione a livello dei tessuti, incrementando la quantità di sostanze protettive come gli antiossidanti, favorendo il controllo di sostanze che si sono dimostrate cancerogene come alcuni ormoni o fattori infiammatori, riducendo la quantità di grasso corporeo e infine rendendo più veloce il transito degli alimenti nell’intestino. I numeri Secondo il World Health Report 2002 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’inattività fisica sarebbe alla base di 1.9 milioni di morti all’an-

no e del 10-16% dei casi di cancro del seno e del colon, oltre che di una proporzione analoga di casi di diabete e del 22% delle malattie cardiovascolari. In un recentissimo studio su oltre 100.000 donne seguite per 24 anni, il 31% delle morti premature totali e il 21% di quelle dovute a tumori nelle non fumatrici erano correlate con sovrappeso e inattività fisica. Purtroppo, però, almeno il 60% della popolazione mondiale non raggiunge i livelli di attività fisica minimi che sarebbero indispensabili per la salute. Per quanto riguarda l’Italia dai dati ISTAT del 2002 oltre il 40% della popolazione risulta sedentario. Quanta attività fisica è necessaria

Non occorre che tutti diventino degli atleti per godere di questi benefici. Una mezz’ora al giorno di adeguato movimento sono ampiamente sufficienti, meglio ancora se quarantacinque minuti. Anche una camminata a passo spedito o un giro in bicicletta possono essere sufficienti. Svolgere pratiche più intense, come il ballo o andare in palestra, porta vantaggi supplementari. E’ molto importante modificare il nostro modo di concepire l’attività fisica: dobbiamo agire in modo che l’attività motoria non sia un episodio a sè all’interno della giornata ma dobbiamo far in modo che sia una presenza costante. Ciò lo si ottiene, ad esempio, andando a fare le commissioni a piedi, preferendo le scale all’ascensore, andando da un edificio ad un altro

anziché utilizzare il telefono, dedicarsi al giardinaggio. Si tratta di attività che non è difficile mettere in pratica e che sono utili non soltanto per prevenire l’insorgenza dei tumori: mettere in moto il proprio corpo svolge infatti un’azione protettiva anche nei confronti di molte altre diffusissime patologie. Ne traggono un enorme beneficio le malattie cardiocircolatorie, l’obesità, il diabete ma anche l’osteoporosi e la disfunzione erettile dell’anziano. Non meno importante è l’azione positiva nei confronti di malattie riguardanti la sfera psichica come la depressione, va inoltre rilevato che costantemente si ottiene un favorevole benessere psicologico. Sport da giovane E’ ormai certo che l’attività fisica è un vero e proprio toccasana per una vecchiaia in salute. Stupisce scoprire che possa addirittura proteggere dal cancro anche dopo vent’anni dalla cessazione dell’esercizio: anche a distanza di anni gli uomini più in forma sono meno soggetti a sviluppare un cancro e hanno più possibilità di sopravvivere. Lo ha dimostrato uno studio americano presentato all’ASCO di Chicago, il più importante convegno mondiale in campo oncologico e che ha coinvolto per circa 20 anni 17.000 uomini statunitensi. I risultati sono


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stati incredibili: a distanza di anni coloro che erano in forma fisica migliore a 50 anni hanno evidenziato un rischio diminuito del 68% di sviluppare un tumore dei polmoni e del 38% per quello del colon. Non solo, ottimo risultato anche in termini di sopravvivenza: in chi era ben allenato i rischi di morte per cancro sono scesi del 14% e per disturbi di cuore del 23%. “Questi risultati” spiega la dottoressa

Sandra Swain, presidente dell’ASCO “sono davvero importanti perché mostrano che il grado di allenamento

negli uomini è un fattore predittivo indipendente sia di rischio che di prognosi per alcuni tipi di tumore. Sarà ora interessante valutare questa tendenza anche nelle donne. Un dato però è certo: con piccoli cambiamenti nello stile di vita è possibile ridurre il rischio cancro". Lo sport e i malati di tumore L’attività fisica comporta notevoli vantaggi anche alle persone cui è stata già diagnosticata una malattia tumorale. Nelle donne malate di cancro al seno riduce la fatigue, cioè quella sensazione di stanchezza, spossatezza e mancanza di energia che accompagna il cancro, migliorandone così la qualità della vita. Ma sembra che migliorino anche la prognosi della malattia e le aspettative di vita. Vantaggi sono stati riscontrati anche per i pazienti con cancro al colon: il movimento riduce il rischio di recidive e aumenta la sopravvivenza. Una importante ricerca ha dimostrato che le donne con carcinoma mammario che fanno esercizi a intensità moderata per 150 minuti alla settimana, presentano il 40% in meno di possibilità di cadere in recidiva rispetto alle donne che sono attive per meno di un’ora alla settimana. Un moderato esercizio fisico comprende marciare ad andatura sostenuta, svolgere pulizie pesanti, come ad esempio lavare le finestre, passare l’aspirapolvere e lo straccio, tagliare il prato o andare in bici. Il Macmillan Cancer Support ha rilevato che più della metà dei medici e infermieri, nonché oncologi e infermieri oncologici, non fanno mai cenno ai

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loro pazienti circa i possibili benefici dell’esercizio fisico, o ne parlano solo ad alcuni di loro. Pertanto, a differenza dell’atteggiamento abituale attuale, sollecita i medici a prescrivere esercizio fisico piuttosto che raccomandare ai pazienti solo riposo. Una rassegna di oltre 60 studi ha evidenziato che essere attivi durante il trattamento non peggiora la fatica, ma anzi produce effetti positivi sull’umore e sul benessere. Una volta terminato il trattamento anti-tumorale, l’esercizio aiuta infatti a ridurne gli effetti collaterali e indesiderati, come gonfiore, ansia, depressione, stanchezza, difficoltà motorie e cambiamenti di peso. La Dott.ssa Jane Maher, responsabile dello studio, ha detto: “Se l’esercizio fisico fosse un farmaco, sarebbe su tutti i titoli dei giornali. C’è davvero bisogno di un cambiamento culturale in modo che gli operatori sanitari possano finalmente considerare l’attività fisica come parte integrante della post-terapia del cancro, e non solo un optional aggiuntivo”.


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Dimagrire in salute e con piacere Una delle patologie più difficili da curare è senza dubbio l’obesità, perché è un evento patologico per la salute e spesso anche per la psiche. Mediamente il peso del corpo di un uomo adulto è costituito per l’80-85% da massa magra (liquidi corporei, muscoli, scheletro, visceri, ecc.) e per il 15-20% da massa grassa (tessuto adiposo). Nella donna adulta la percentuale di massa grassa è del 20-30%. I bambini, rispetto all’adulto, hanno una maggiore percentuale di acqua e una minore percentuale di grasso (in sede prevalentemente sottocutanea). Quantità eccessive di grasso corporeo costituiscono un pericolo per la salute, soprattutto per il rischio di insorgenza di alcune malattie (quali la cardiopatia coronarica, il diabete, l'ipertensione e alcuni tipi di cancro), di insufficienza respiratoria (apnee notturne) e di conseguenze “meccaniche”provocate dal sovraccarico sulle articolazioni (colonna vertebrale, ginocchia, anche, ecc). Tanto maggiore è l'eccesso di peso dovuto al grasso, tanto maggiore è il rischio. Chi sa di appartenere alla categoria degli obesi deve quindi prestare maggiore attenzione all’alimentazione e svolgere più attività fisica. Esistono inoltre alcuni tipi di distribuzione del grasso corporeo: sul tronco (tipico dell’uomo e della donna dopo la menopausa), in cui il rischio per la salute, a parità di eccesso di peso è superiore che per altri, e sui fianchi e sulle cosce (tipico delle donne in età fertile). Le persone con tale "profilo corporeo a rischio" sorveglino con maggiore attenzione il proprio peso. PRIMA DI TUTTO LA SALUTE Una dieta dimagrante per essere salutare non può essere improvvisata. Internet ha sicuramente contribuito alla divulgazione di informazioni ma, purtroppo, senza alcun controllo medico. Diete da rotocalco e interventi privi di fondamenti scientifici rischiano di mettere a repentaglio la salute del cittadino. Si è sotto il fuoco di una propaganda alimentare che, abbia o no un intento commerciale o veramente educativo, pretende di essere "scientifica". Ed è fuori discussione che essa influenza la scelta dei nostri acquisti in funzione alimentare. Il business del dimagramento ha prodotto, ovunque e in ogni tempo, "diete" e trattamenti farmacologici non condivisi dalla comunità scientifica, e

tuttavia accettati da una crescente schiera di obesi in cerca di miracoli o di promesse che poco disturbino le loro abitudini e ancor meno quella sedentarietà che caratterizza il loro stile di vita. Ciò che influisce nel modo più ovvio sulla nostra dieta è la disponibilità di cibo; le nostre correnti abitudini dietetiche corrispondono ad una sovrabbondanza e varietà di cibi che in un tempo non lontano neppure si poteva immaginare. Il pranzo domenicale non ha più nulla di particolare in rapporto

personali riescono più convincenti che un discorso sui possibili inconvenienti futuri per la salute. Dimagrire non è un compito impossibile se ciò avviene con la paziente opera di istruzione e di convincimento da parte del medico specialista che non potrà mai essere delegata ad una dieta prestampata e neppure al tabulato similpersonalizzato di un computer. I fabbisogni d'energia variano considerevolmente tra gli individui a causa di fattori genetici, fisiologici, metabolici, dello stato di sa-

alla festività; sotto questo aspetto ogni giorno è domenica.

lute e, naturalmente, di altri fattori quali il livello di attività fisica, l'età, il sesso, il peso e la composizione corporea. La conoscenza del comportameto alimentare del singolo individuo è, quindi, una premessa indispensabile al trattamento dell'obesità. Se si vuole perdere il grasso eccessivo e non riacquistarlo, quando si inizia un percorso per dimagrire bisogna essere pronti ad abbandonare alcune abitudini. Dimagrire richiede tempo e fatica, e quindi è logico seguire un piano ben

PERCHE’ DIMAGRIRE Un passo importante per riuscire a dimagrire è la chiara consapevolezza del "perché" si vuole dimagrire, unita alla ferma decisione di superare quella che talvolta può essere una prova molto difficile. Il desiderio di dimagrire nasce per lo più da motivi di ordine estetico, sia per la donna che per l’uomo e tali considerazioni

stabilito. Basta un po’ di buon senso, una conoscenza elementare del valore calorico degli alimenti e alcune semplici regole per riuscire a dimagrire. Il proprio programma scientifico "personale" di dimagramento può essere preparato dopo una visita medica che stabilisca l’entità del calo di peso, quali variazioni dietetiche siano necessarie per provocare la perdita desiderata in un tempo determinato e quante calorie alimentari manterrebbero costante il peso. La quantità di calorie alimentari che mantiene costante il peso corporeo senza aumento né perdita, corrisponde all’equilibrio calorico. L’introduzione di una quantità minore provoca un deficit di calorie che viene compensato bruciando il grasso dell’organismo. La perdita di peso è proporzionale al deficit di calorie. Un piano di dimagramento equilibrato prevede una perdita di peso pari a 700 grammi alla settimana che corrispondono a circa 3 chili al mese. Se non si osservano le regole basilari e si praticano diete sbilanciate e dannose, mettendo in atto una drastica limitazione dietetica, si può perdere molto peso, ma, di norma, il peso viene riguadagnato nei 6 mesi successivi con gravi rischi ed effetti collaterali seri, perché il tempo di assuefazione ad una vita con alimentazione equilibrata non risulta sufficiente. Un piano per dimagrire relativamente lento non solo è più sicuro dal punto di vista dell’efficienza fisica e delle condizioni di salute della persona, ma dà il tempo perché si stabiliscano nuove abitudini alimentari ed una diversa disposizione verso il cibo. Il dimagrimento, realizzato troppo rapidamente e con il ricorso alle diete fortemente ipocaloriche, si trasforma in un vero e proprio deperimento e quindi in una sorta di inflaccidimento dove è inevitabile anche la perdita di massa magra e non soltanto di quel grasso in eccesso che motiva una seria dieta dimagrante. Prima di iniziare qualsiasi dieta dimagrante è opportuna la valutazione del bilancio calorico attuale e la composizione corporea come massa grassa, massa magra e indice di massa corporea attraverso uno strumento medico che si chiama impedenziometro. L’inclusione di un aumento dell’esercizio e dell’attività fisica nel piano di dimagramento è opportuna, sia per favorire la perdita di peso sia per rendere più robusto e più sano


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l’organismo. L’esercizio va praticato sino ad un leggero senso di stanchezza, non fino all’esaurimento o alla mancanza di fiato e va aumentato mano a mano che si diventa più forti. Quasi tutte le forme di esercizio fisico sono utili, però quando la durata dell’esercizio, anche intenso, è troppo limitata, la perdita calorica risulta insufficiente: per i vantaggi insiti nel binomio salutista, corretta alimentazione e adeguata attività fisica, non servono entusiasmi temporanei e relativi eccessi di impegno muscolare (dal footing alla palestra), ma basta limitarsi a riscoprire l’uso naturale delle gambe, purché tutti i giorni e in qualsiasi stagione. Riguardo all'analisi delle abitudini alimentari, si possono ottenere informazioni interessanti e di grande aiuto attraverso l'automonitoraggio dell'assunzione di cibo, cioè con la compilazione di un diario alimentare. L'automonitoraggio è già sufficiente a modificare il comportamento alimentare: la persona che sta compilando un diario alimentare tende a ridurre il numero di

episodi di perdita di controllo ed a regolarizzare il proprio modello alimentare; l'esperienza clinica mostra che alcuni pazienti perdono peso quando iniziano a compilare il diario, anche in assenza di altri interventi terapeutici. Inoltre tenere una tabella settimanale del proprio peso e di quello da raggiungere nelle settimane successive è uno stimolo, oltre che una garanzia contro un insuccesso per mancanza di termini di riferimento. QUALI CIBI SCEGLIERE Chi vuole dimagrire non deve privarsi del piacere di mangiare, ma al contrario una fase di regime dimagrante è una buona occasione per acquisire nuove nozioni sui cibi e sulla cucina, sul piacere di aromi e sapori. E’ bene puntare sulla qualità e su quei cibi che forniscono poche calorie, ma hanno potere saziante, la frutta e le verdure migliori, il pesce e le carni magre. Oggi si possono facilmente e in ogni stagione trovare tanti vegetali e frutta a basso contenuto calorico. Questi alimenti, con i condimenti e gli aromi messi a nostra

disposizione offrono possibilità illimitate sia per soddisfare il palato che per il bisogno di avere il senso di sazietà. Molte verdure fresche possono essere consumate praticamente senza restrizione alcuna in quanto forniscono pochissime calorie per porzione: quelle congelate, talvolta hanno un valore calorico più alto, ma restano sempre sostanzialmente povere di calorie, mentre la frutta in scatola ha un valore calorico molto più alto di quella fresca a causa degli zuccheri aggiunti per la conservazione. La composizione dei pasti è molto importante per quanto riguarda il contenuto in proteine, grassi, carboidrati, vitamine e sali minerali. Per avere la giusta energia occorre una dieta equilibrata in proteine, carboidrati complessi e vitamine, con quantità di zuccheri raffinati, di grassi e di olio, in grado di fornire il numero di calorie sufficienti a mantenere un peso ragionevole, ad ottenere perdita di massa grassa senza parallela perdita di quella magra e a fornire il maggior piacere possibile. REGOLE SEMPLICI MA FONDAMENTALI 1. Non ingrassate; se siete grassi, dimagrite. 2. Limitate l’uso dei grassi saturi e cioè di origine animale. 3. Preferite l’olio extravergine di oliva, ma limitatene la quantità (essendo ricco di calorie, 9 calorie per 1 grammo; 5 gr. in un cucchiaino da caffè). 4. Fate largo uso di verdure fresche, possibilmente di stagione, di frutta, di cereali possibilmente integrali e di latticini non grassi.

5. Evitate l’uso eccessivo di sale e zucchero e di tutti gli alimenti che ne contengono alte dosi. 6. Fate attività fisica, basta camminare a passo svelto. 7. Non fumate e moderate il consumo dell’alcool. 8. Bevete ogni giorno acqua in abbondanza, mediamente 1,5-2 litri al giorno. L’equilibrio idrico deve essere mantenuto bevendo essenzialmente acqua; bevande diverse, come aranciate, bibite di tipo cola, succhi di frutta, caffè, the, oltre a fornire acqua, contengono anche altre sostanze che apportano calorie. 9. Ridurre le porzioni abituali. 10. Non affidarsi a barrette, beveroni e sostituti del pasto perché nella vita vera non ci si può nutrire con pasti finti. 11. Importante è pesarsi almeno una volta alla settimana controllando che l’Indice di Massa Corporea (IMC) sia nei limiti normali. CONCLUDENDO Il modo più semplice e sicuro per garantire, in misura adeguata, l'apporto di tutte le sostanze nutrienti indispensabili, è quello di variare il più possibile le scelte e di combinare opportunamente i diversi alimenti. Nel mangiare, come in altre cose, occorre il rispetto di un limite, seguendo una dieta personalizzata e adeguata alla persona rispettandone i gusti. Un peso stabile, che rientri nei limiti della norma, contribuisce quindi a far vivere meglio e più a lungo.

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Quando il gioco si fa... malattia Il gioco d’azzardo patologico o ludopatia è un disturbo del comportamento che consiste nella pratica del gioco d’azzardo ripetuto frequentemente tanto da dominare lo stile di vita del giocatore e che comporta l’annullamento dei suoi valori sociali, lavorativi e affettivi, con ripercussioni negative sulle relazioni familiari. Ha una forte attinenza con la tossicodipendenza, tanto che viene inquadrato nella categoria delle cosiddette “dipendenze comportamentali”. Nonostante le varie conseguenze negative sul piano personale e sociale, come indebitamento, distruzione dei rapporti familiari e pregiudizi nel campo lavorativo, il giocatore patologico è caratterizzato da una persistente, ricorrente e crescente voglia di giocare. Sempre più spesso si sente parlare di questa patologia. Chi è più a rischio Il soggetto tipico è maschio, di circa 30 anni che vive in città. Gli uomini iniziano la propria dipendenza molto spesso nell’adolescenza, le donne dopo la mezza età. E’ stata dimostrata una relazione direttamente proporzionale tra percentuale di dipendenti dal gioco e disponibilità nel territorio di slot-machine. Questo apre il grande capitolo della responsabilità delle istituzioni in questo settore: lo Stato italiano guadagna dalla vendita di sigarette che portano alla morte migliaia di cittadini ogni anno e dall’utilizzo delle slot machine che portano alla rovina finanziaria e psicologica altre migliaia di persone. Qualche sindaco coraggioso che aveva emesso ordinanze per ridurre l’utilizzo delle macchinette mangiasoldi, almeno nelle ore di maggior pericolo per i giovani, specie studenti, si è visto costretto a ritirare l’ordinanza per sentenze del tribunale favorevoli ai gestori delle sale-gioco. Ma questo Stato e questa giustizia sono davvero dalla parte dei cittadini o l’interesse finanziario è sempre quello che domina la decisione politica? E' evidente che è impensabile intervenire sulle problematiche legate al gioco d’azzardo attraverso un’ottica proibizionista. Proibire tout court molte forme di gioco, oltre a risultare estremamente impopolare, priverebbe lo Stato di ingenti risorse economiche, visto che le entrate per il gioco del lotto

ed affini costituiscono una vera e propria forma di tassazione parallela. Se pensiamo al problema del giocatore compulsivo in analogia al problema delle tossicodipendenze appare evidente che lo “spacciatore” più importante risulta essere lo Stato, che dovrebbe salire per primo sul banco degli imputati, mente il giocatore che cade in rovina è la persona da aiutare. Va tenuto conto del fatto che politiche sociali di rigoroso proibizionismo alimentano lo

sviluppo di circuiti clandestini illegali alternativi. Ma un deciso proibizionismo con un più attento controllo da parte dello Stato sicuramente salverebbe tantissime vite umane. Circa il 30 per cento dei giocatori dipendenti presenta anche altre forme di dipendenza quali alcolismo e droghe. Spesso il primo approccio verso il gioco compulsivo avviene se si è in presenza di problemi di coppia, di lavoro, di relazioni sociali. Anche la presenza di malattie è un fattore favorente l’ingresso nel tunnel del gioco, specialmente la depressione o altre patologie che comportano alterazioni del tono dell’umore. Altro fattore che spesso influisce ad aprire la porta della trappola al giocatore è la

cosiddetta “big win”, la grande vincita che rafforza la stima di se e fa crescere nel giocatore la sensazione di essere speciale. Quel profitto rapido e importante è spesso il punto di partenza per entrare in un mondo di fantasia da cui non sarà facile allontanarsi. Scala di autovalutazione per la propria dipendenza dal gioco Sono stati elaborati una serie di questionari che permettono di determinare se un de-

terminato soggetto presenta dipendenza dal gioco d’azzardo e se si possiede la capacità di controllare l’impulso a giocare e a smettere nel caso si manifestino conseguenze negative. Per poter fare una semplice valutazione e vedere se si è dipendenti dal gioco d’azzardo si presenta il seguente test. Si tratta di un questionario di 19 domande, alle quali si deve rispondere con “sì” o con “no”. Se si risponde a più di 7 domande affermativamente sussiste la possibilità che la persona che si è sottoposta al test sia dipendente dal gioco d’azzardo. 1. Ti è capitato di giocare finchè non hai finito i tuoi soldi?

causa del gioco? 4. Superi regolarmente il limite temporale o finanziario da te stabilito per giocare? 5. Ti è già passato per la mente di procurarti illegalmente dei soldi per giocare? 6. Pensi spesso al gioco? 7. Hai già rubato soldi per giocare? 8. Hai difficoltà di concentrazione in altri ambiti che non siano il gioco?

9. Ti agiti o diventi aggressivo se non puoi giocare? 10. La tua vita normale confrontata al gioco ti sembra noiosa? 11. Perdi l’interesse in ciò che ti circonda? 12. Giochi per recuperare delle perdite? 13. Nascondi ai tuoi amici o alla tua famiglia quanto giochi e quanto hai già perso? 14. Hai spesso la coscienza sporca dopo che hai giocato? 15. E’ già capitato che continui a giocare nonostante tu sappia che danneggi te stesso o addirittura altre persone?

2. Ti sei già fatto prestare dei soldi per giocare?

16. Hai già giocato una volta per migliorare il tuo stato d’animo? per non pensare a problemi?

3. Hai fatto un mutuo per giocare o a

17. La tua mania di giocare ha già portato


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a litigi o problemi nella tua famiglia? 18. Hai già saltato una volta un giorno di lavoro/scuola per giocare? 19. A causa del gioco hai già pensato al suicidio o hai tentato di suicidarti? Come intervenire Un valido aiuto per giocatori accaniti che hanno “toccato il fondo” è rappresentato dai gruppi Giocatori Anonimi che alla stregua dei gruppi di auto-aiuto per altre problematiche, come l’alcoolismo, si incontrano per riconoscere di aver perso il controllo della situazione, condividere l’esperienza di impotenza nei confronti del gioco e proporsi l’astinenza dal gioco. Altrettanto importante è l’esistenza di gruppi terapeutici per giocatori d’azzardo

compulsivi, che a differenza dei gruppi di auto-aiuto sono diretti da figure specializzate, psicologi e psichiatri, e che coinvolgono la famiglia del giocatore nel processo terapeutico. Frequentemente accade che la famiglia del giocatore compulsivo risente dei fenomeni negativi legati alle perdite e cerchi aiuto mentre ancora il giocatore stesso è completamente assorbito dalla ludopatia. In un’ottica psicodinamica il giocare compulsivamente, cioè seguendo un irresistibile impulso a continuare avendo smarrito la capacità di smettere, è considerato un sintomo, che, alla stregua di altri sintomi come la paura del buio o dello stare in pubblico, segnala un disagio o malessere di personalità ma che, allo stesso tempo, protegge da disastri peggiori ed in quanto tale non va rimosso con operazioni di "chirurgia psichica" ma compreso nel suo significato. Un intervento che si preoccupi solo

di eliminare il sintomo favorisce spesso quei fenomeni di “migrazione” per cui il giocatore che smette di giocare inizia magari a bere o fumare cento sigarette al giorno o a passare con il rosso ai semafori. L’aver eliminato la dedica al gioco non rappresenta in tali casi un buon risultato finale. La funzione protettiva del sintomo deve essere sempre tenuta presente e la dipendenza dal gioco va inquadrata in rapporto alla soggettività del giocatore, alla sua struttura di personalità, alla sua storia affettiva, alle relazioni interpersonali significative e alla fase del ciclo di vita. Cosa abbiamo in Ogliastra In Ogliastra da poco tempo la ASL ha istituito un apposito centro in cui operano idonee professionalità con il fine di aiutare i malati di ludopatia e i loro familiari. Il servizio si trova presso il poliambulatorio in Via Monsignor Carchero 10 a Tortolì. L’equipe è formata da 1 responsabile, 2 medici, 1 psicologo, 1 educatore. L’accesso avviene senza impegnativa da parte del medico curante. Al giocatore viene fatta l’accoglienza da parte di un’educatrice e di una psicologa e a questa segue il colloquio col Medico Psichiatra. Una volta arruolato

il paziente o continua il trattamento di psicoterapia individuale oppure viene inserito in un gruppo. I numeri di telefono sono: 0782/600310 0782/624725. Altra opportunità per i ludopatici e per le loro famiglie è rappresentata dal Centro di Psicologia Clinica dell’ANTES in via del Mercatino 1 a Tortolì, dove psichiatri e psicologi potranno offrire i giusti consigli per uscire dal pericoloso tunnel. Il numero di telefono è 0782.624420 e l’indirizzo mail: psicologiaclinica@centroantes.it. Natalino Meloni

Diabetici ogliastrini in alta quota

I giovani diabetici durante le escursioni

Un importante Campo scuola, organizzato dalla ASL4 in collaborazione con la ASL 5, si è tenuto a Canazei, in Val di Fassa, nel Trentino, dal 12 al 22 luglio. L’obbiettivo era ambizioso: “Valutazione degli effetti indotti dall’applicazione di un protocollo di attività fisica su un campione di diabetici insulino-dipendenti sul compenso glico-metabolico, sull’assetto lipidico, sulla composizione corporea e sulla performance fisica e sulla qualità di vita”. Il tutto cadenzato da regolari controlli glicemici, effettuati in genere tutti insieme, che sono stati quasi sempre uno spunto importante per discutere, osservare, imparare a prendere decisioni comportamentali e terapeutiche. Il progetto ha coinvolto 15 ragazzi di cui 6 provenienti dall’Ogliastra, questi ultimi sono stati accompagnati dalla diabetologa Gisella Meloni e dalla dietista Sandrina Leone.


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L'uso dei fitofarmaci La prevenzione dei rischi in agricoltura L’uso dei fitofarmaci, o agrofarmaci, o presidi sanitari, o pesticidi come dir si voglia, è spesso una necessità per il coltivatore agricolo, hobbista o professionale. Sicuramente, oggi come oggi, i fitofarmaci disponibili, con qualche eccezione, sono intrinsecamente più sicuri rispetto a quelli in uso ancora pochi anni fa, per l’utilizzatore, il consumatore e l’ambiente. Ciò non toglie che restino comunque, per la maggior parte, dei preparati pericolosi che vanno adoperati con cognizione di causa: innanzi tutto quando sono necessari, dopo aver individuato la malattia o l’insetto da combattere ed aver preso in esame tutte le possibilità offerte dalla lotta agronomica, biologica e da quella chimica. Molti sono i fattori che entrano in gioco nella scelta, in primo luogo il grado di conoscenza dell’agricoltore, ma anche le esperienze passate, la capacità degli eventuali consulenti e, non ultimo, il costo del trattamento (costo del prodotto + costo per la sua distribuzione). Si solito la via chimica è quella ritenuta più semplice e sbrigativa, ma spesso la realtà è più complessa e l’utilizzo di un prodotto, se porta a squilibrare una situazione di relativa stabilità, può causare la necessità di ulteriori interventi chimici che magari, se il primo non fosse stato effettuato, non sarebbero stati necessari. Posta comunque la necessità di un trattamento con un prodotto chimico, anche di origine naturale, o di uno microbiologico (ad esempio funghi antagonisti o virus

degli insetti, come somministrazione e registrazione in tutto uguali ad un prodotto chimico) bisognerà innanzi tutto fare in modo che questo prodotto non contamini noi o l’ambiente e che, durante il trattamento, giunga sul bersaglio (la pianta, il frutto, il ramo o quant’altro) che gli abbiamo assegnato come obiettivo. Anche il trasporto dal luogo d’acquisto al campo dove dobbiamo impiegare il

Ancora prima di "fare" il trattamento bisogna leggere attentamente l’etichetta, premunirsi di tutto ciò che può essere necessario, ad esempio consultando le schede di sicurezza dei prodotti, ottenibili presso i rivenditori dei prodotti fitosanitari o scaricabili da internet dai siti delle aziende produttrici o dal sito di Agrofarma. Queste schede di sicurezza approfondiscono le caratteristiche dei prodotti dal punto

prodotto va effettuato con tutte le cautele possibili atte ad evitare perdite, poiché il prodotto fitosanitario non è ancora stato diluito con acqua ed è quindi concentrato, perciò potenzialmente più pericoloso. Va tenuto presente che spesso il prodotto che non si esaurisce con il primo uso ma viene riadoperato spesso è in una confezione non ben richiusa o non facilmente richiudibile e che frequentemente può perdere.

di vista della sicurezza, necessaria per l’immagazzinamento, la manipolazione, l’uso e lo smaltimento degli eventuali residui. Dalla lettura di queste schede si scoprono tutte le sostanze contenute nel prodotto che vogliamo utilizzare, i loro pericoli, quali sono i dpi (dispositivi di protezione individuale) che si devono obbligatoriamente impiegare. Tuta mono o pluriuso impermeabile agli schizzi, guanti di gomma nitrilica (e non di lattice!) e

stivali di gomma sono sempre necessari e devono costituire l’abbigliamento di base di chi si accinge a fare un trattamento, maschera facciale completa con filtro o semimaschera con occhiali sono tutti dpi indicati come necessari o meno nelle schede di sicurezza. E’ però buona norma utilizzarli sempre, anche perché un prodotto che non viene ritenuto pericoloso per la salute oggi, lo può diventare un domani a seguito di nuovi studi scientifici. E’ opportuno investire qualche soldo per la sicurezza ed acquistare dei dpi (ai dipendenti dev’essere il datore di lavoro a fornirli) che siano comodi e che offrano la massima protezione possibile, indicata da un codice. Innanzi tutto devono essere omologati, cioè autorizzati, per quell’utilizzo; i filtri delle maschere devono essere come minimo con il codice marrone (efficace per vapori organici) e bianco (per le polveri) e contrassegnati almeno dalla sigla A2P3, dove a numeri più elevati corrisponde una protezione, cioè una capacità di trattenuta dei prodotti potenzialmente pericolosi, più elevata. I filtri, poi, non sono eterni, vanno sostituiti se si percepiscono odori o se sono scaduti, tenendo presente che vanno cambiati almeno una volta l’anno. Munirsi di misurino o bilancia è poi fondamentale per rispettare le dosi indicate in etichetta che già mostrano solitamente un intervallo di valori: è inutile aumentare o diminuire la dose indicata, la quantità da utilizzare per la superficie data è quel-

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la. Punto. Spesso la dose è indicata per unità di superficie, di solito un ettaro, cioè 10.000 metri quadrati. Se siamo in difficoltà per rapportare tali valori alla nostra realtà, spesso costituita da poche piante, teniamo presente che di solito per irrorare un ettaro di una coltura arborea di medio sviluppo occorrono, con una normale attrezzatura (volume cosiddetto ‘normale’) 1.000 litri di miscela di acqua e fitofarmaco. Quindi se l’etichetta ci indica una dose di 250 ml (millilitri) per ettaro,

riempita sino a tale volume. A volte l’indicazione è espressa già in ml o grammi per 100 litri di acqua (un ettolitro, hl) quindi questi calcoli non sono necessari, tenendo però presente che la dose più corretta è quella per unità di superficie e che a volte l’etichetta dà anche indicazioni sulla quantità minima da distribuire per ettaro utilizzando irroratrici a basso o ultra basso volume. Comunque, una volta giunti sul luogo del trattamento o vicini ad esso il consiglio,

I simboli di pericolo sono sempre su sfondo arancione: il teschio con ossa incrociate indica i prodotti Molto Tossici e Tossici, la croce di S. Andrea indica i prodotti Nocivi e Irritanti; il pesce morto e l'albero scheletrito i prodotti Pericolosi per l'ambiente.

noi sappiamo che questa è la dose che viene diluita in 1.000 litri d’acqua, da cui discende che per 100 litri di acqua serviranno 25 ml di fitofarmaco e per 10 litri di acqua (il volume della classica pompa a spalla) ne basteranno 2,5 ml. Essendo questa una quantità davvero molto piccola sarà opportuno usare un misurino molto piccolo o addirittura una siringa dalla quale sarà stato smontato l’ago (ricordarsi di risciacquare bene con ripetuti passaggi di acqua perché in proporzione può rimanere molto prodotto appiccicato alle pareti). Se invece dobbiamo trattare una coltura erbacea, ad esempio un ortaggio, la dose di miscela necessaria ad ettaro viene ritenuta di 600-800 litri, quindi scegliendo come valore medio 700, potremmo nel nostro caso esposto sopra preparare la dose per 7 litri per una pompa a spalla

per prevenire il contatto con il prodotto fitosanitario, è quello di indossare prima i dpi (guanti, tuta, stivali, se necessario maschera) poi iniziare a maneggiare i flaconi o i sacchetti di prodotto. Infatti stiamo utilizzando qualcosa di concentrato e per questo più pericoloso. Le indicazioni sono di operare all’aperto e in assenza di vento, nelle vicinanze della coltura da trattare. Quando effettuare il trattamento? Il mio consiglio è quello di evitare le ore centrali della giornata, soprattutto in primavera-estate o comunque in presenza di temperature elevate, sia per i rischi di fitotossicità (tossicità e quindi danni alla pianta, alle foglie o ai frutti) impiegando alcuni prodotti (ed esempio lo zolfo), sia per il rischio di evaporazione delle gocce della miscela fitosanitaria prima che raggiungano il bersaglio, soprattutto se

5 per mille L’Associazione Mano tesa Ogliastra per continuare ad offrire il proprio aiuto e sostegno ai malati oncologici e per poter sostenere economicamente la pubblicazione di questo periodico

Vi invita a versare a proprio favore il 5 per mille.

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si utilizzano i cosiddetti atomizzatori che producono gocce di piccolissimo diametro e quindi molto leggere. Nelle nostre condizioni, inoltre, le ore centrali della giornata sono spesso le più ventilate. Effettuare trattamenti in presenza di vento è pericoloso sia per l’operatore, che rischia di venir investito dalla nube formata dalle goccioline di miscela fitosanitaria, sia perché il vento accentua i fenomeni di deriva, cioè di spostamento della nube al di fuori del bersaglio, causando perdite di prodotto e potenziali danni alle altre colture non bersaglio. Inoltre, e non da ultimo, il comfort per l’operatore che indossa una tuta impermeabile agli schizzi è decisamente problematico in caso di temperature elevate. Quindi la sera e la mattina presto appaiono i momenti più indicati per i trattamenti. Abbiamo prima accennato che, anche se si utilizza un prodotto che non riporta particolari indicazioni di rischio in etichetta (simboli su di un riquadro di colore giallo-arancio) bisogna operare in condizioni di sicurezza verificando, prima del riempimento, il funzionamento della nostra irroratrice con la quale andremo a distribuire il prodotto fitosanitario, sia essa una pompa a spalla o un atomizzatore o irroratrice portata o trainata dal trattore. Meglio fare una prova cosiddetta "in bianco", cioè con sola acqua per verificare

funzionalità e orientamento degli ugelli. Poiché spesso l’occhio inganna, per avere una valutazione della funzionalità della macchina portata o trainata dal trattore, è possibile farla esaminare da personale specializzato della nostra Agenzia (l’Agenzia Laore, agenzia regionale per l’assistenza tecnica in agricoltura) previo appuntamento. La normativa impone che tutte le irroratrici (escluse quelle portate a mano dall’operatore, quali pompe e atomizzatori spalleggiati) vengano esaminati almeno 1 volta entro il 2016, successivamente 1 volta ogni 5 anni e poi 1 volta ogni 3 anni, con un processo simile a quello delle revisioni delle autovetture. Questo perché si è visto che una delle maggiori fonti di inquinamento, e della pericolosità per l’operatore che effettuava il trattamento, era data dalla funzionalità alterata di queste attrezzature che, apparentemente, distribuivano correttamente il prodotto fitosanitario, però non erano correttamente tarate e disperdevano o perdevano miscela fitosanitaria potenzialmente pericolosa. Guido De Luigi Agenzia Laore

STUDIO SPECIALISTICO RADIOLOGIA ECOGRAFIA Dottor Renato Pilia sas Radiologia generale Radiologia dentale Mammografia Ecografia mammaria Ecografia generale Ecografia muscolo-scheletrica Risonanza magnetica articolare (eccetto spalla ed anca) LANUSEI: dal Lunedì al Venerdì 8-12 TORTOLÌ: dal Lunedì al Venerdì 8-18 (Orario continuato)

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L'hospice dell'Ospedale Zonchello a Nuoro In coerenza con un fine dell’Associazione Mano Tesa Ogliastra di divulgare notizie utili ad aiutare i malati oncologici e le loro famiglie, abbiamo ritenuto importante far conoscere l’esistenza, le caratteristiche e l’offerta dell’hospice presente all’interno del parco dell’Ospedale Zonchello di Nuoro. Il 20 giugno scorso mi sono recato a Nuoro per incontrare l’allora direttore dell’hospice dottor Salvatore Salis. Seguendo le chiare indicazioni all’interno del parco dello Zonchello mi sono trovato davanti all’hospice, una struttura con servizi ad alta specializzazione, dove sono accolti e seguiti malati con gravi patologie, quasi tutte di natura oncologica. Il caseggiato in cui è situato l’hospice non è molto grande, ma veramente molto accogliente. Appena entrato mi sono trovato in un luogo luminoso in cui belle tonalità di colore alle pareti, quadri e poster rendevano l’ambiente veramente gradevole. La presenza più percepibile era, però, una grande sensazione di serenità, sicuramente sottolineata dal sorriso di due volontarie con cui ho conversato in attesa di incontrare il dottor Salvatore Salis, responsabile della Struttura e che fa parte del Direttivo nazionale dei Clinici del Dolore. Le cure palliative sono un modo per “accompagnare” il malato (il termine deriva da “ pallium “ cioè il mantello con il quale si copriva pietosamente il paziente per proteggere agli occhi suoi e dei vicini l’insulto di una pelle tormentata) e hanno come obiettivo la qualità della vita piuttosto che la sopravvivenza e lo ottengono alleviando i sintomi con trattamenti il cui principale scopo è offrire al paziente la migliore qualità di vita possibile. Da un punto di vista medico, forse ancora per inconsce resistenze culturali, le cure palliative fanno fatica ad essere esercitate. Le cure palliative in realtà elaborano una risposta pragmatica al dolore: si basano

su una filosofia umanistica e attuano un approccio di solidarietà umana. Il malato più che “paziente” è considerato come “persona“, cercando di aiutarlo a potenziare le sue risorse psicologiche e spirituali. Lo slogan provocatorio della Lega Italiana contro i Tumori recita : “quando non c’è più nulla da dare, c’è molto da fare“. Il dr. Salis, con il quale ho piacevolmente conversato mi ha fatto dono di un libro da lui pubblicato dal titolo Storie di vita dall'hospice. Hospice non è traducibile con la parola “ospizio“. E’ una casa di accoglienza in un ambiente semplice ma ben curato,

va lo scrittore Gaspare Barbiellini Amidei: se a questa persona, forse inguaribile ma certamente non incurabile, venisse tolto quel nome di “terminale“ che un poco richiama al vagone messo su un binario morto, forse non sarebbe male. A volte, come dicono i filosofi, le parole sono pietre. Nella struttura diretta dal dr. Salis le travi portanti sono: riconoscere, accettare, tenere viva l’umanità e la dignità delle persone. Sebbene la sofferenza e la morte siano realtà della vita, bisogna munirsi di mezzi per ridurre la sofferenza e salvaguardare la vita. Questi mezzi vanno determinati dalla debita proporzione tra il rischio e

con personale professionale e volontario. Cecily Saunders, fondatrice degli hospice così riassume la filosofia di queste strutture: ci importa di voi, perché siete voi. Voi contate fino all’ultimo estremo della vostra vita. E noi faremo di tutto quello che ci è possibile non solo per aiutarvi a morire, ma per aiutarvi a vivere una vita piena, fino alla fine. Non ho volutamente usato la frase “ malati terminali “, pensando anche a ciò che dice-

il beneficio. Nel “salotto buono“ dell’hospice dello Zonchello l’attenzione del visitatore non può non cadere su un leggio sul quale poggia un grande libro: è il libro dei pensieri, scritto e in via di scrittura da più mani, nel senso che chiunque può lasciare le sue emozioni, le sue sensazioni, un po’ del suo vissuto. Mentre lo si sfoglia si materializza la realtà che esiste “una uniformità di condotta generale e di atteggiamenti

che creano quell’ambiente di serenità e di aiuto reciproci che rappresentano la vera chiave del successo di un reparto complesso, strutturato e funzionante “. Nel dire del personale una parola ricorrente è "angeli". Gli angeli non sono dunque solo una categoria della fede, non vivono e agiscono nella trascendenza, nel mito, nell’immaginario: per i frequentatori dell’hospice sono il personale che vi opera. Per chi nutrisse dei dubbi sulla loro presenza è sufficiente leggere le molte testimonianze che quasi notarilmente ne certificano la presenza. Vi si trovano: Raccomandazioni e suggerimenti: "venendo qui non dimenticatevi il sorriso dietro la porta, portatelo sempre con voi, ne abbiamo sempre bisogno" "l’hospice è un luogo di ritrovo di persone speciali per malati speciali" Quando, poi, non si hanno proprie parole o non le si ritengono adatte, l’umiltà fa scrivere pensieri di giganti della carità, come Madre Teresa di Calcutta: "non possiamo fare grandi cose su questa terra... solo piccole cose con grande amore" Che dire poi della innata saggezza di una bambina di 10 anni che dà delle regole (altro che trattati di psicologia) per accompagnare la nonna malata? In tanti pensieri ricorrono parole e valori, quali: dolcezza, umanità, professionalità, amore e dedizione senza misura, pazienza, capacità a sorridere, dare fiducia, grandissimo amore verso il prossimo, delicatezza rispettosa condivisione. Una più compiuta consapevolezza di cosa è un hospice l’ho ricavata dalla lettura di Storie di vita dall'hospice, 20 storie indimenticabili grazie a persone straordinarie "con le quali - dice il dr. salvatore Salis - ho vissuto un empatico e intensissimo rapporto umano". Mi piace concludere questo articolo, ri-

Invitiamo chiunque volesse far presente un disservizio o volesse ringraziare per aver ricevuto un’assistenza particolarmente valida ed umana, o che volesse proporre dei suggerimenti, a scriverci, chiamarci, o inviarci una e-mail. Saremo ben lieti di pubblicare tali comunicazioni. mano.tesa.ogliastra@alice.it

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portando integralmente quanto dice la Associazione Europea di Cure Palliative: "la cura palliativa è la cura globale attiva dei pazienti che non rispondono più ai trattamenti. E il controllo del dolore, degli altri sintomi e dei problemi psicologici, sociali e spirituali è prioritario. La cura palliativa è interdisciplinare nell’approccio e nei suoi scopi comprende il paziente, la famiglia e la comunità. In qualche senso, la cura palliativa è un ritorno all’offerta del concetto fondativo della cura , e dunque provvede ai bisogni del paziente ovunque ne abbia bisogno, in casa come in ospedale. La cura palliativa afferma la vita e considera la morte come un processo normale, non accelera né pospone la morte. E il suo scopo è preservare la migliore qualità di vita possibile. Fino alla fine." Tonino Loi

Sanità in pillole SEMPRE PIU' DIAGNOSI DI TUMORE AL POLMONE TRA LE ITALIANE Negli ultimi 20 anni sono raddoppiati i casi di tumori al polmone fra le italiane. La ricerca è stata condotta da un team di scienziati dell’Istituto Mario Negri, dell’università Statale di Milano e dell’università di Losanna. Il fumo, osservano gli esperti, ha inciso sull’aggravarsi del bilancio di morte del tumore al polmone e la tendenza al femminile è in linea con quello dell’Europa, dove il cancro al polmone è destinato a diventare il killer oncologico numero uno delle donne nei prossimi due anni, superando il tumore al seno. In Italia, invece, le donne hanno iniziato a cadere nella trappola delle sigarette più tardi e fumano meno che in altri Paesi europei, di conseguenza la mortalità per tumore

STUDIO MEDICO POLISPECIALISTICO

al polmone resterà inferiore a quella per tumore al seno, almeno per tutto questo decennio, stimano gli scienziati.

GLI OCCHIALI PER I DALTONICI Un centro di ricerca americano 2Al ha costruito gli occhiali in grado di aiutare i daltonici a distinguere i colori. Il lavoro era partito allo scopo di correggere la deficienza genetica rosso-verde, di cui soffre il 10% degli adulti maschi e una percentuale inferiore di donne. Gli occhiali sono frutto della “casuale” scoperta del neurobiologo evoluzionista Mark Changizi: «Se schiacciamo qualsiasi punto del nostro corpo provochiamo una differente concentrazione del sangue per cui abbiamo una zona centrale chiara ed una più arrossata intorno». Da queste osservazioni sono nate le lenti Oxy-Iso, in origine erano destinate ai medici per

dare loro la facoltà di vedere meglio le vene prima di un prelievo di sangue o accorgersi di arrossamenti superficiali così lievi da non essere colti attraverso uno sguardo normale. Ora queste lenti sono in commercio e dai primi riscontri è emersa una limitazione: il verde e il rosso diventano evidenti, ma il giallo e il blu si affievoliscono. "I mammiferi hanno due recettori dei colori - spiega David Charles Burr, dell’Istituto di neuroscienze del Cnr di Pisa e docente al dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Firenze - I nostri antenati ne hanno sviluppato un terzo per distinguere il rosso dal verde e trovare la frutta matura di cui avevano bisogno. Immagino difficile la realizzazione di un mezzo ottico in grado di ripristinare completamente un’anomalia genetica di questo tipo proprio perché comporta la perdita di un elemento fondamentale come un recettore".

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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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La sigaretta del III millennio Difetti e pregi di questo moderno dispositivo

La sigaretta elettronica copia l’aspetto della sigaretta tradizionale ed è stata inventata per offrire al consumatore le stesse sensazioni che si provano aspirando il fumo del tabacco, ma evitandone i noti pericoli.

componenti utilizzati per ottenere l’effetto fumo. Vaporizzatore: è forse il componente principale. Ha il ruolo di riscaldare il liquido contenuto nel filtro creando una sospensione gassosa che dà origine al “fumo”. Le sostanze vaporizzate, poiché non vengono combuste, non perdono le loro proprietà aromatiche. Sensore interno: si tratta di un sensore meccanico che si attiva quando si aspira mettendo in funzione la batteria che a sua volta accende il vaporizzatore.

no dalla portata dei bambini”.

Accise Da poco tempo il governo ha applicato una tassa pari al 58,5% sul dispositivo, sulle parti di ricambio dello stesso e sulle ricariche, parificando tali p ro d o t t i

studi hanno portato all’affermazione che non vi è stata alcuna modifica in senso negativo a carico dell’aria.

Conclusione

Sigaretta elettronica e salute

Componenti e funzionamento Batteria ricaricabile: le confezioni di vendita sono tutte dotate di idoneo caricabatteria. Alcune marche utilizzano batterie di diversa tensione, con fuoriuscita del vapore che è più o meno densa a seconda della tensione stessa. Il consumatore potrà scegliere a seconda del proprio gusto: sceglierà una batteria a maggiore tensione se gradisce un fumo più denso con impatto più deciso a livello della gola. Led: il led rosso serve per simulare la combustione della sigaretta tradizionale e si accende automaticamente con l’atto dell’aspirazione. Esistono sigarette il cui led è di colore diverso dal rosso per fare in modo che non si creino allarmismi in ambienti in penombra in cui il fumo è proibito. Cartuccia o “tank”: posta all’interno di quella parte della sigaretta elettronica che simula il filtro, contiene i liquidi utilizzati per l’emissione del fumo, di solito acqua, glicole propilenico, glicerolo, nicotina in quantità variabili a seconda della marca. Il glicerolo e il glicole propilenico sono i

Poiché l’immissione in commercio del dispositivo è relativamente recente, gli studi fin qui effettuati mancano della giusta attendibilità, ma sembrano mostrare una diminuita tossicità rispetto al fumo di tabacco. D’altra parte ciò è abbastanza intuitivo specialmente per la pericolosità legata ai residui della combustione, come il catrame e il benzene, che sono completamente assenti nel "fumo" elettronico e che sono i principali responsabili della oncologicità delle "bionde". La tossicità di alcune sostanze quali il glicole dietilenico, sostanza usata nei prodotti antigelo che si mettono nei radiatori, e le nitrosamine deve essere ancora ampiamente accertata. Lo Stato di Panama, dove dal 2006 al 2009 sono morte più di 100 persone per aver ingerito uno sciroppo cinese contenente il glicole dietilenico, dal 2009 ha vietato la vendita delle sigarette elettroniche. Un ruolo importante sulla tossicità è giocato dalla nicotina. Per quanto sia ormai dimostrato che non è cancerogena, la nicotina dà dipendenza psichica e rappresenta un pericolo per il sistema cardiovascolare. Dal 2010 il Ministero della Sanità ha preteso da tutti i produttori di sigarette elettroniche di evidenziare sui prodotti la concentrazione di nicotina e i relativi simboli di tossicità. È stato inoltre richiesto di evidenziare la frase “Tenere lonta-

alle sigarette tradizionali. Molti hanno criticato tale decisione in quanto ha posto sullo stesso piano un prodotto al altissima pericolosità con uno che è certamente meno dannoso. D’altra parte, poiché la sigaretta elettronica è nata per aiutare il fumatore di tabacco ad abbandonare quella strada pericolosissima, il governo avrebbe dovuto non tassare ma agevolare tale opportunità, che porta i propri cittadini a percorrere una strada meno pericolosa.

Vapore passivo Negli USA sono stati completati degli studi per accertare se la qualità dell’aria, in ambienti confinati, viene ad essere danneggiata dal fumo passivo delle sigarette elettroniche. Tali

Premettendo che il fumo di sigaretta è la più sciocca, mortale e costosa trappola che l’uomo si sia mai costruito e che smettere di fumare è la più saggia ed intelligente delle decisioni che una persona possa prendere per se stessa e per gli altri, va ammesso che la sigaretta elettronica può aiutare i fumatori ad abbandonare la sigaretta tradizionale e che il suo uso continuo dovrebbe comunque comportare un rischio di incorrere in patologie severe significativamente ridotto. Natalino Meloni


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Prodotti per celiaci

Aprono in Ogliastra due laboratori dedicati

Ascolti il telegiornale e ti sembra di ascoltare un bollettino di guerra: fabbriche che chiudono, posti di lavoro che si perdono, proteste violente, famiglie che entrano nella disperazione, suicidi. Che qualche volta si senta di fabbriche che assumono, manco a parlarne! Qualcuno azzarda: il posto di lavoro te lo devi inventare. Ma come? Se tutti chiudono, saprò io fare miracoli? Dove trovo l’idea? Eppure non sempre è così. Qualcuno l’idea l’ha avuta. Anzi le circostanze gliel’hanno servita su un vassoio, a dire il vero non su un vassoio d’argento, ma su un vassoio non molto gradito, quello offerto dalle circostanze. E’ quello che è avvenuto a Maria Beatrice Stochino ad Ilbono e a Tania Carta a Tortolì che un giorno hanno scoperto di essere celiache. La celiachia, che è determinata da una reazione infiammatoria alla gliadina,

contenuta nel glutine una sostanza a sua volta presente nel grano, può restare a lungo asintomatica. Cosi accadde per Maria Beatrice e per Tania: fino al giorno in cui sono venute a conoscenza della esatta diagnosi medica, non si erano accorte di nulla e non avevano mai avuto sospetti sugli effetti che il glutine causava nel loro organismo. Da quel giorno in poi si sono dovute attrezzare per nutrirsi con alimenti privi di glutine. Sicuramente in commercio hanno trovato cibi specifici per celiaci, e hanno avuto accesso anche alle agevolazioni previste nell’ambito dell’assistenza sanitaria, ma per ritrovare i sapori conosciuti hanno dovuto mettere in gioco non solo le proprie abilità culinarie, ma soprattutto la propria creatività. Maria Beatrice, 45 anni e Tania 37, hanno fatto di necessità virtù. Avevano bisogno di prodotti freschi per

preparare i loro pasti, ma soprattutto dovevano imparare a confezionare cibi con una miscela di farine diverse dal frumento, che richiede metodi diversi da quelli ereditati dalla tradizione. Dovevano cambiare le loro abitudini al fine di non incappare in cibi che potevano contenere, seppure in dosi minime, il glutine, la causa delle loro difficoltà alimentari. Ma impasta oggi e impasta domani si finisce pure per diventare bravi e, se diventi il punto di riferimento di chi scopre di trovarsi nelle tue stesse condizioni e non sa da che parte girarsi, l’idea ti viene. "Abbiamo capito come funziona, ce la caviamo non bene ma benissimo, la gente si rivolge a noi per imparare a fare qualcosa a casa, perché non fare di necessità virtù? Detto fatto, direte voi, apriamo un laboratorio". Non è così, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, o per meglio dire, c’è di mezzo la burocrazia. Loro sanno che la cosa non va affrontata in modo semplicistico, perché si tratta di produrre alimenti da mettere in commercio, che devono essere consumati da persone

con problemi di salute. E’ così che Maria Beatrice e la sorella Franca che aveva da poco perso il lavoro, decidono di mettersi in società e fare impresa e si affidano ad una biologa che possa studiare le norme che stanno alla base della realizzazione dei prodotti garantiti. Mirella Depau, biologa, si mette a loro disposizione e così comincia l’iter burocratico. Le autorizzazioni a quei tempi le rilasciava il Ministero della Salute, sportello unico per le attività produttive SUAP. Si individua il funzionario addetto con cui i contatti saranno tanto frequenti da far affermare a Mirella Depau: “Ci siamo sentiti tante di quelle volte che alla fine siamo quasi diventati amici”. Sembrava un iter semplice, ma tra la presentazione di certificati di ogni tipo e l’attesa delle risposte, sono passati ben 3 anni. Per poter produrre prodotti specifici per celiaci erogabili, ovvero etichettabili e vendibili all’esterno del punto vendita annesso al laboratorio, sono state fatte prove di tutti i tipi, sottoposte all’analisi

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In questo studio si effettuano consulenze e trattamenti in:

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di vari laboratori autorizzati, come quello di Norbello in un primo momento e uno di Sassari successivamente. Si trattava di accertare che la presenza di gliadina non superasse le 20 ppm (parti per milione), praticamente l’assenza di glutine. E’ stato analizzato tutto: i muri, i pavimenti, le macchine, i piani di lavoro, persino le mani. "Le mani basta lavarsele, direte voi, eppure hanno fatto anche il tampone alle mani" dice Anna Maria Congiu, madre di Tania, che si reinventa imprenditrice a Tortolì, stessi problemi di salute, stesso iter per affrontarli e persino stessa biologa. Dopo tre anni arriva l’autorizzazione per il laboratorio “Pasta e pasticci” di Ilbono. Possono essere etichettati: biscotti sardi, sebadas e culurgioni. Per "Pasta Fresca" di Tortolì bisognerà aspettare ancora, speriamo per poco, anche se nel mentre la burocrazia si è arricchita di altre modifiche: le competenze sono passate alla Asl e si sa che nei passaggi di competenze c’è sempre qualche inghippo o qualche falla. In questo caso è stata varata la legge delega, ma non sono state emesse le norme di attuazione. I prodotti etichettabili, che sono cioè impachettati, possono essere venduti ovunque sia in farmacia che nei supermercati, anche se riguardo a questi ultimi sussiste

Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

qualche perplessità dal momento che sembra improbabile che in tali ambienti i prodotti possano essere totalmente isolati dal glutine. Disponibili, solo nel punto vendita annesso al laboratorio, perché autorizzati a produrre ma non a etichettare: biscotti, amaretti, bianchini, ciambelline, pasticceria secca tipica sarda. Da “Pasta Fresca” si trovano anche culurgiones, ravioli ripieni, tagliatelle, lasagne, tortellini, cannelloni, gnocchi, riccioli e base per pizza "Pasta e Pasticci" produce anche pistoccu e "Pasta Fresca" pane. La qualità offerta da questi due laboratori, proprio per la severità dei controlli e per le caratteristiche produttive richieste, è da ritenersi ottima. Si può star certi della genuinità dei prodotti: gli ingredienti tradizionali di un amaretto sono mandorle, uova e zucchero, in questi laboratori certamente non c’è la farina, utilizzata invece nel caso di amaretti prodotti in maniera industriale, usare la farina senza glutine sarebbe improduttivo poiché il suo costo supera quello delle mandorle!

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LABORATORIO ANALISI CLINICHE srl Direttore Sanitario: Dott. Piero Ugo Mulas - Biologo Convenzionato S.S.N.

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La posta dei Lettori Sono una persona anziana. Ho 82 anni. Ho difficoltà a camminare e gravi problemi di vista. Sono invalida al cento per cento. Vorrei sapere come mai, nonostante abbia tale invalidità riconosciuta, pago molti dei farmaci

che devo prendere quali il Lexotan, la Tachipirina, il Lasix? Come posso con 400 euro al mese pagare anche le medicine? Amelia P. (Lotzorai)

Purtroppo esistono dei farmaci, cosiddetti di fascia C, che non sono prescrivibili su ricettario rosa a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Non ci chieda il motivo per cui un

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farmaco per combattere l’ansia debba essere pagato e un farmaco per l’acidità di stomaco no. Sono misteri e pertanto spesso inspiegabili perché mancano di una vera logica. Per quanto riguarda i farmaci come il Lasix, c’è una quota del suo costo che è a carico del paziente. Per non pagarla bisognerebbe acquistare il farmaco generico che, come altre volte affermato nella nostra rivista, non è sempre uguale all’originale e della stessa efficacia. Comprendiamo pertanto tutto il suo disappunto.


La Pagina del Legale a cura di SEVERINA MASCIA

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Ricorso contro il parere della commissione medica A decorrere dal 1° gennaio 2012, chi intende avviare una procedura giudiziaria in materia d’invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità ha l’obbligo di presentare, in via preventiva,

Questo procedimento è stato instaurato dall’art. 38 della Legge 111/2011, il quale ha modificato il Codice di procedura civile, introducendo uno nuovo articolo specifico per queste situazioni: l’articolo 445 bis: “accertamento tecnico preventivo obbligatorio”. L’espletamento dell’accertamento tecnico preventivo costituisce condizione di procedibilità, la quale può essere eccepita dall’INPS o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza: così, il giudice, se rileva che l’accertamento tecnico preventivo non è stato espletato ovvero che è iniziato ma non si è concluso, assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione dell’istanza di accertamento tecnico oppure di completamento dello stesso. Il giudice, all’udienza di comparizione, nomina il consulente tecnico d’ufficio. Questi deve inviare, almeno 15 giorni prima dell’inizio delle operazioni peritali, una formale comunicazione al direttore della

al giudice competente del Tribunale del lavoro nella cui circoscrizione egli risiede, istanza di accertamento tecnico preventivo per la verifica delle condizioni sanitarie che legittimano la pretesa fatta valere.

sede provinciale INPS competente o a un suo delegato. Inoltre, alle operazioni peritali partecipa sempre di diritto il medico legale dell’INPS. Il consulente tecnico d’ufficio deve trasmettere la bozza di relazione alle parti nel termine stabilito dal giudice. Con la stessa ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono comunicare al consulente le proprie osservazioni sulla bozza di relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse. Terminate le operazioni di consulenza, il giudice, con decreto comunicato alle parti, fissa un termine perentorio non superiore a trenta giorni, entro il quale le medesime devono dichiarare, con atto scritto depositato in cancelleria, se intendono contestare le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio.

In assenza di contestazione, il giudice, entro trenta giorni, omologa con decreto l’accertamento del requisito sanitario presentato nella relazione del consulente. Il decreto di omologazione non è impugnabile, nè modificabile ed è notificato all’INPS che provvede, subordinatamente alla verifica di tutti gli ulteriori requisiti previsti dalla normativa vigente, al pagamento delle relative prestazioni, entro 120 giorni. Al contrario, nei casi di mancato accordo, la parte che abbia dichiarato di contestare le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio deve depositare, presso lo stesso giudice, entro il termine perentorio di trenta giorni dalla dichiarazione di dissenso, il ricorso introduttivo del giudizio, specificando, a pena di inammissibilità, i motivi della contestazione della relazione del consulente. Da quel momento può iniziare l’iter con le udienze e la presentazione delle consulenze di parte. La successiva sentenza è inappellabile.

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DIPARTIMENTO DIAGNOSTICO - CURA e RIABILITAZIONE - Tortolì Poliambulatorio . . . . . . . . Medicina di Base - Accettazione . Distretto Sanitario . . . . . . . Commissione Invalidi Civili . . . Servizio Dipendenze . . . . . . Servizio Dialisi . . . . . . . . . Consultorio Familiare . . . . . . Centro Igiene Mentale . . . . . Ufficio URP/PUA . . . . . . . . R.S.A. Ogliastra . . . . . . . . .

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Da sempre vicini a chi soffre Esiste una realtà di volontariato che trae origine da una scelta di carattere generale “lo stare vicini a chi soffre” e che nello specifico si riferisce ai malati di leucemia, linfomi e mieloma. Nell’aprile del 1969 nasce a livello nazionale l’AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie, Linfomi e Mieloma). Si tratta di una O.N.L.U.S. attiva in Italia con 79 sezioni grazie all’impegno e alla collaborazione di una considerevole presenza di volontari. La sezione di Nuoro, che annovera oltre 150 volontari, è operativa fin dal 1992, ha un consiglio di amministrazione composto da 11 persone e risiede in via Mannironi 52, di fronte all’ingresso dell’Ospedale S. Francesco. L’attuale presidente è il geometra Leonardo Soddu, che gentilmente ci ha dato le notizie e le informazioni che sono alla base di questo articolo. L’Associazione dalla sua nascita ha operato in un continuo crescendo di attività, sostenendo quotidianamente il Reparto di Ematologia dell’Ospedale S. Francesco, e contribuendo a dotare lo stesso di nuovi locali e arredi ed il laboratorio di apparecchiature scientifiche ad alta tecnologia per circa 1 milione di euro complessive. Sostiene adeguatamente pazienti e familiari che eseguono terapie in centri ematologici

dell’Isola e della Penisola. E’ facile capire che le donazioni sono state nel tempo anche molto consistenti, rendendo possibili prestigiosi interventi. Ne citiamo alcuni: acquisto di arredi e soprattutto, come già accennato, di importati apparecchiature per l’Unità Operativa di Ematologia; contributi a familiari e pazienti; assistenza domiciliare; borse di studio per medici, biologi, infermieri, tecnici di laboratorio; programmazione di studi genetici sul territorio; infermieri supplementari per i mesi estivi. Hanno contribuito pure con genuina sensibile riconoscenza famiglie di pazienti, come, giusto per citarne una a caso, quella del piccolo Marco Cadau e del paese di Fonni. L’elenco è davvero molto lungo. Presenti nel sostegno all’Associazione: privati, Enti e Istituti, quali la Fondazione del Banco di Sardegna, la Regione, la Provincia. L’Associazione opera a favore di pazienti e familiari seguiti presso l’U.O. di Ematologia del San Francesco o presso altre strutture dell’Isola o fuori, assistendoli ed ospitandoli a titolo completamente gratuito nella Casa AIL, dove è pure la sede della sezione. La vita dell’AIL della sezione di Nuoro è una bella replica di quanto accade a livello nazionale: •• assiste i pazienti e i loro familiari; •• promuove la formazione e l’aggiornamento professionale di medici, psicologi, biologi, infermieri e tecnici di laboratorio;

•• collabora a sostenere le spese per il funzionamento dei Centri di Ematologia e di Trapianto di midollo con l’acquisto di apparecchiature al alta tecnologia e di farmaci;

una malattia a decorso estremamente aggressivo, spesso addirittura fulminante. Oggi la medicina è in grado di guarire la stragrande maggioranza dei pazienti, ormai circa il 90%.

•• svolge il servizio di assistenza domiciliare destinato attualmente alle persone anziane o a pazienti che hanno difficoltà a recarsi presso i centri di riferimento;

E’ questa una lettura della situazione che implica un speranzoso augurio futuro: "Negli ultimi anni i progressi straordinari della ricerca scientifica e terapie sempre più efficaci, compreso il trapianto di cellule staminali, hanno reso leucemie, linfomi e mieloma sempre più curabili. Ma questo risultato non è più sufficiente: il nostro obiettivo è curare al meglio tutti i pazienti aumentando non solo la durata, ma anche la qualità della vita e la percentuale di guarigioni" (L. Soddu).

•• presso la Casa AIL di Nuoro è anche attivo lo "spazio di ascolto psicologico"; •• promuove attività di sensibilizzazione attraverso l’organizzazione di incontri culturali, concerti, partecipazione a eventi quali “Trenta ore per la vita“, spettacoli di musica etnica internazionale; •• è organizzata in oltre 40 Comuni per le manifestazioni “Stelle di Natale“ e “Uova di Pasqua“. La Sezione di Nuoro agisce ponendo in essere tutte le volontà di collaborazione con le altre Associazioni, partecipando attivamente a tutte le iniziative mirate a sostenere le persone più deboli e bisognose di aiuto; tutto ciò è reso possibile essendo inserita in un circolo operativo dove prevale la disponibilità a "donare" e a rendersi utili e partecipi a fare sentire una presenza fattiva e impegnata. La letteratura scientifica, la casistica medica, la garanzia di una ricerca sempre più intensa a livello planetario, testimoniano che situazioni ritenute impossibili 30 anni fa, oggi non lo sono più. Alcuni decenni orsono, per esempio, la leucemia acuta promielocitica (LAP) veniva considerata la forma di leucemia più terribile ed associata ad una prognosi il più delle volte infausta,

Non sembri inopportuno concludere rilevando come non solo parlare, ma operare nel volontariato sia una grande opera educativa per sé e di testimonianza per gli altri, che porterà nella famiglia e nei gruppi a respirare una atmosfera di libertà, di maturità e di interscambio. Come si potrà partecipare nel profondo alla sofferenza di una persona vicina se prima non si è imparato a vivere con gli altri, e a tenere conto delle loro esigenze, piccole o grandi? Riferimenti: A.I.L. Via Mannironi 52, Nuoro – Tel. 0784 34103 - Cellulare 339.4850431 – E.mail: ailnuoro@tiscali.it. La redazione

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La Pagina della Veterinaria

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Portiamo gli animali in vacanza Partire in vacanza con tutta la famiglia, quattro zampe compresi, può diventare un problema. Nelle diverse nazioni del mondo le località turistiche che accolgono persone con pet al seguito sono in aumento. In Italia, la tendenza è diversa: le strutture che non ammettono animali purtroppo sono ancora numerose. VACANZA CON IL CANE Trascorrere le vacanze con il proprio cane è un’esperienza entusiasmante da pianificare, considerando che il nostro amico pulcioso deve poterci seguire ovunque . Se partiamo in estate dobbiamo escludere le località marine in cui le spiagge per cani sono assenti . Se intendiamo visitare musei, chiese e monumenti dobbiamo tenere presente che gli animali non vengono ammessi. Se faremo la vacanza in montagna, al novanta percento saremo liberi di scorribandare ovunque con il nostro cane, sempre muniti di guinzaglio,museruola e sacchetti per la raccolta delle feci. I parchi naturali in genere sono vietati agli animali domestici . VACANZA CON IL GATTO I baffuti con la coda generalmente vivono i viaggi come una situazione di stress a causa della loro ridotta propensione al cambio di abitudini. Questi meravigliosi felini sono particolarmente “attaccati” alla loro routine: rumori, odori, persone ed alle loro cose: ciotole, cesta,ecc. per cui è preferibile tenerli in casa con un petsitter o con un nostro amico che badi alle loro necessità. A volte lasciarli in casa non è possibile ed alcuni esemplari devono essere sedati per poter affrontare il viaggio. Buona norma vuole che i nostri amici gatti siano alloggiati all’interno di trasportini arieggiati non superando le due ore consecutive di permanenza al chiuso. IL VIAGGIO Tragitti troppo lunghi sono inadatti ad

ogni animale. Per evitare inconvenienti ecco alcune precauzioni da adottare prima o durante il viaggio. L’esempio classico è il mal d’auto o cinetosi, molto spesso presente in animali che non vengono educati al viaggio da cuccioli. Le precauzioni si adottano nel cucciolo abituandolo a piccoli spostamenti in auto sin dai primi mesi di vita, inizialmente lontano dai pasti, successivamente indifferentemente dall’ingestione di cibo o acqua. Nel cane adulto che soffre il mal d’auto, a scopo preventivo, si possono somministrare alcuni farmaci che evitano il vomito e precauzionalmente il digiuno di cibo da due ore. Non somministrate farmaci senza il controllo del medico veterinario. Il libretto sanitario di vaccinazione, regolarmente timbrato e rilasciato dal medico veterinario più eventuale cartella clinica, accompagnano il cane o il gatto ovunque, sia per emergenze sanitarie che per eventuali controlli da parte delle autorità competenti. VIAGGIO ALL’ESTERO La vacanza all’estero con il nostro animale va programmata con largo anticipo. Il passaporto è obbligatorio per qualsiasi destinazione e certifica l’idoneo stato di salute dell’animale a viaggiare. Viene rilasciato dal veterinario ASL ed è corredato

di vaccini e trattamenti antiparassitari, effettuati regolarmente, vidimati e timbrati dal veterinario esecutore. Dobbiamo consultare ed attenerci ai regolamenti delle compagnie di viaggio, di treni, navi ed aerei che prenderemo lungo il tragitto. VACCINAZIONI Possiamo dividerle in obbligatorie e facoltative. La vaccinazione antirabbica è obbligatoria quando si vuole viaggiare con un cane o gatto in alcune regioni del nord d’Italia oppure all’estero. Le vaccinazioni facoltative sono a discrezione del proprietario. Le vaccinazioni si effettuano a partire dal quarantacinquesimo giorno dalla nascita nel cucciolo, mentre nell’animale adulto una volta all’anno per i richiami. I PARASSITI Prevenire la puntura o la presenza di parassiti o di insetti che possono colonizzare i nostri animali è sempre auspicabile in qualsiasi stagione dell’anno, ma particolarmente in estate. Zecche e zanzare sono molto pericolose, la loro puntura può trasmettere gravi malattie agli animali e all’uomo. La leishmaniosi è sicuramente la più pericolosa, trasmessa dal flebotomo parassitato mentre effettua un pasto di sangue sull’ospite: cane, ratto, uomo. L’Ehrlichiosi e Rickettsiosi sono patologie trasmesse all’ospite, con

la puntura e con il pasto di sangue effettuato dalle zecche infette (cane, uomo). Le pulci possono trasmettere parassiti intestinali ed ematici, inoltre nei cani e nei gatti particolarmente sensibili, possono causare dermatiti allergiche. I repellenti cutanei ed i farmaci antiparassitari sono gli unici alleati del veterinario nell’aiutare l’animale a prevenire le suddette malattie. AL MARE Consigli per evitare incidenti o inutili discussioni. Fare il bagno nell’acqua di mare per alcuni cani non è entusiasmante, per cui non forziamolo e rimaniamo in attesa che Fido si tuffi di sua spontanea volontà. Per istinto tutti gli animali immersi in acqua tentano di stare a galla, ma non tutti i cani sanno nuotare. I cani che sanno nuotare possono divertirsi accompagnandovi nelle nuotate, ma non allontanatevi troppo dalla costa perché se Fido si stanca deve rientrare in breve a riva. La spiaggia riservata ai bagnanti e cani deve essere tenuta pulita da chiunque ne usufruisca. Il proprietario è l’unico responsabile del comportamento del cane e deve attenersi al regolamento comunale esposto, mostrando alle autorità competenti i documenti richiesti, pena l’eventuale sanzione pecuniaria. Tutte le spiagge non autorizzate sono vietate ai cani. Portiamo il cane sempre al guinzaglio, sia in acqua che sotto l’ombrellone, evitando le ore più calde. Fondamentale l’acqua per dissetarsi e i giochi per distrarlo, ma non stanchiamolo troppo con le corse. Particolare attenzione a non far salire troppo la temperatura corporea perché si rischia il colpo di calore. I cani a pelo raso con cute e mantello chiaro devono utilizzare nelle ore di gioco e di sosta sotto il sole dei filtri solari per evitare e prevenire neoplasie UV indotte. Andrea Concu Veterinario


Le Figure Storiche della Sanità in Ogliastra

Ogliastra Sanità

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Dottor Paolo Fulio Medico condotto a Baunei primi anni ’60) in cui il medico, “su dottore”, non era certo uno che rimaneva sullo sfondo, ma rivestiva un ruolo sociale di grande rilevanza, al pari del Sindaco, del Parroco e del Maresciallo dei Carabinieri. La consapevolezza del proprio ruolo imponeva rigore e dignità, meglio se accompagnate da adeguate capacità professionali (con la salute, specie quella degli altri che a te si affidano, non si scherza) ed il giovane dottor Fulio non ha mai mancato di rispettare le consegne.

Ricondurre ad un breve profilo la complessa e travagliata vicenda umana e professionale di chicchessia, senza incorrere in possibili errori, dimenticanze, indulgenze o banalizzazioni è compito difficile, che diventa quasi impossibile quando il soggetto della narrazione è una persona alla quale, come in questo caso, siamo particolarmente legati. Ciò che abbiamo scritto su nostro padre non ha dunque la pretesa di essere una “biografia”, redatta dopo aver vagliato con rigore l’attendibilità delle fonti, ma è soltanto il racconto, non senza qualche approssimazione, di quegli episodi, ai quali abbiamo assistito o che ci sono stati raccontati, che più spesso ci tornano alla mente quando pensiamo a lui. La memoria collettiva d’una famiglia non distingue le vicende reali dai racconti suggestivi e fantasiosi con i quali ci si rivolge ai bambini per dare una spiegazione alla loro portata di vicende più complesse. Il bambino fa proprio il racconto, anzi lo elabora da par suo, e quello che sedimenta e rimane nella memoria è spesso l’aspetto più immaginifico ed esaltante che neppure da adulti ci sogniamo di leggere in chiave critica. Se per tanto tempo ci si racconta qualcosa d’improbabile è perché così c’è piaciuto, che sia vero o falso in fondo non ha importanza, tutti siamo la copia sbiadita di quello che saremmo voluti essere. Nostro padre è diventato medico condotto in un luogo e in un tempo (Baunei, nei

Il suo arrivo in Ogliastra non è stato casuale, ma dettato dal suo grande amore per la natura, la montagna e soprattutto la caccia. Giovane medico vincitore di concorso per la condotta, decise di scegliere Baunei, tra le sedi disponibili, perché era un “ottimo posto per i colombacci”. Amava raccontare che la prima volta a Baunei c’era passato in viaggio di nozze, con nostra madre, arrivando in macchina da Dorgali lungo l’Orientale Sarda, all’epoca per lunghi tratti non asfaltata. Giunto all’altezza di “Selole”, una località ad una dozzina di chilometri dall’abitato, il cielo si era fatto scuro, un infinito volo di colombacci nascondeva il sole “…saranno stati milioni! Mi sono detto: beato il medico che lavora da queste parti!”, pochi chilometri dopo ci pensò il cartello all’ingresso del paese a svelargli il nome di questo paradiso del cacciatore e la memoria ne rimase così colpita da ricordargli l’episodio quanto fu messo di fronte alla scelta della destinazione del primo incarico come medico condotto. Il nome Baunei era lì, nessuno l’aveva ancora scelto, perché non approfittare dell’occasione? Mentre acquisiva il punteggio necessario ad ottenere una sede più vicina a Cagliari ed ai familiari, avrebbe potuto dare sfogo alla propria passione! Realtà o fantasia, questa sarebbe l’origine dell’inscindibile legame tra Baunei e Paolo Fulio come c’è stata tramandata, ciò che è certo è che in seguito l’ipotesi di un trasferimento in un’altra sede lavorativa non è stata più presa in considerazione. Arrivò in paese nel giugno del ‘62, moglie e figli lo raggiunsero pochi mesi dopo, giusto il tempo di scodellare il terzogenito, primo maschio dopo due bambine. Un’altra bambina, nel tentativo, fallito, di

pareggiare il conto tra i generi, sarebbe nata due anni più tardi. Provenendo dalla città il nuovo medico ha sicuramente suscitato una iniziale diffidenza e curiosità nei paesani. È nella natura dei Baunesi mostrarsi disponibili e cortesi nei confronti de unu istrangiu, ma essere accolti nella comunità da pari è un’altra cosa. Baunesi non si diventa. Reputati tali a tutti gli effetti fuori dalle mura, nell’ambito paesano la nostra famiglia è rimasta se non proprio “straniera” quantomeno un’entità extra ordinem. Ciò nonostante non ci volle molto perché il giovane medico mettesse radici e cominciasse a sentirsi veramente “a casa” solo a Baunei. A chi gli proponesse di trattenersi anche solo per una notte altrove, che fosse Cagliari, dove scendeva ormai malvolentieri e solo se l’impegno potesse assolversi in giornata, o anche solo a Santa Maria Navarrese, dove trasferiva la famiglia l’estate, l’inevitabile risposta era “…no, no, io torno al paesello!”, detto con un sorrisetto che la diceva lunga su quanto pretestuosa fosse la dichiarata necessità di vigilare sulla casa, improbabile cautela venendo da chi non si è mai curato di chiudere il portone di casa o l’auto, spesso lasciata per strada con le chiavi nel quadro. “Nessuno ha mai toccato niente” era l’affermazione con la quale soleva attestare la fiducia nell’onestà dei baunesi, quasi una qualità congenita in una popolazione della quale apprezzava i caratteri distintivi dell’onestà, della riservatezza e della dedizione al lavoro, valori

nei quali si riconosceva. Forse anche per questo non ha tardato a conquistare dapprima il rispetto e poi anche l’apprezzamento sincero di tutto un paese, dove le generazioni che lo hanno conosciuto tributano ancora al suo ricordo parole di grande stima per le capacità professionali e di profondo apprezzamento per le doti umane. Tutto questo a dispetto dell’improbabile dialetto che osava senza essere preparato, lui, continentale per nascita ed ascendenza familiare. Un dialetto fantasioso nel quale non sono mancate delle perle di sicura efficacia espressiva (come dimenticare il paràcculu in luogo di paràccu, “ombrello”), che tuttavia assolveva efficacemente allo


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Le Figure Storiche della Sanità in Ogliastra

meglio, nel bagno di casa nostra, ce n’è Il suo impegno per la professione è stato stato uno memorabile. La ragazza era totale: era “su dottore” per 24 ore al giorno venuta a cercare il medico nel cuore della per sette giorni alla settimana (tranne le notte, accompagnata dalla madre, perché uscite del giovedì e della domenica per i non si sentiva troppo bene. Nell’attesa colombacci ). Ambulatorio tutti i giorni, di che mio padre si alzasse aveva chiesto del mattina a Baunei, di sera a S. Maria Navar- bagno alla domestica che l’aveva fatta acrese e poi il giro per le visite domiciliari: i comodare in casa. Lì, sul pavimento, stava suoi pazienti sapevano di poterlo trovare per rivelarsi la vera natura del malessere. sempre, sia di giorno che di notte. Prima Al medico non è rimasto che favorire il dell’ istituzione della “guardia medica” era felice esito, con la soddisfazione che la suo dovere raggiungere i malati anche nel cosa sarebbe stata spiccia e non avrebbe cuore della notte quindi, appena sentiva il perso troppe ore di sonno, a noi il dubbio trillo del telefono o del campanello, infilava che il vagito sentito nella notte fosse un i pantaloni sopra il pigiama, prendeva la  singolare caso di sogno collettivo. borsa e partiva a bordo della sua Fiat 600 Senza nulla togliere ai medici di oggi, color caffellatte. Una volta, in una di queste sicuramente preparati, ma anche molto visite  notturne, cadde dentro una buca (a aiutati dalla collaborazione con gli spedirla tutta, una fogna scoperta) all’angolo cialisti e dalla possibilità di avvalersi di tra Via Orientale Sarda e Via San Pietro, un esami strumentali e di laboratorio, i vecchi punto a quei tempi privo di illuminazione, medici della sua generazione, praticamente e si ferì una gamba: senza scomporsi visitò soli  di fronte ai loro pazienti e alle loro il malato e poi tornò a casa a suturarsi la sofferenze, sono stati sicuramente dei profonda ferita. clinici inarrivabili, capaci di fare diagnosi, Famose erano le sue uscite in coppia con studiando i sintomi, visitando il paziente “signora Bice”, l’ostetrica del paese, altra e soprattutto ascoltandolo. Auscultare il orgogliosa conducente di Fiat 600. Quando torace, palpare l’addome, guardare, annule due vetture apparivano parcheggiate sare, toccare il paziente erano per loro delle insieme sotto casa di una gestante poteva azioni affinate nella pratica quotidiana, così significare solo che era prossimo l’ennesimo da renderli capaci di diagnosi comunque corrette nella maggior parte dei casi. Il parto in casa. E di parricorso all’aiuto esterno ed al ricovero in ti in casa, o ospedale era riservato solo ai casi più gravi.

Ogliastra Sanità

scopo di mettere a proprio agio il paziente.

Nostro padre è stato un po’ dentista (faceva le estrazioni dentarie con il paziente seduto su una sedia, spesso con il capo tenuto da chi lo aveva accompagnato o, al limite, dal paziente successivo), un po’ otorino (faceva i drenaggi auricolari), un po’ cardiologo (faceva gli ECG in ambulatorio), un po’ ortopedico (steccava e ingessava arti), un po’chirurgo (incideva ascessi o faceva suture). Sono piccole cose, che oggi forse fanno sorridere, ma capaci di alleviare la sofferenza senza attese al pronto soccorso, motivo di riconoscenza per il paziente e ragione di gratificazione per il medico. Il ruolo e l’autorevolezza che gli era riconosciuta aveva anche

risvolti imprevisti, così non era raro che alcuni suoi pazienti vedessero in nostro padre un valido consigliere, gli sottoponessero le questioni più varie. Non era nella sua natura impicciarsi nelle faccende altrui, esprimeva i suoi giudizi con prudenza, più per cortesia che per la convinzione che il suo giudizio potesse tornare utile, e per questo ben possiamo immaginare con quale divertito imbarazzo abbia reso il proprio responso ad un’attempata signorina che gli chiedeva un parere circa l’opportunità o meno di accettare una proposta di matrimonio. Gli anni sono passati, come sempre troppo in fretta. La vita non gli ha risparmiato dure prove: pochi anni dopo il suo insediamento nella condotta di Baunei, nel dicembre del ‘69 nostra madre, quella donna energica e volitiva, così è rimasta nella memoria di chi l’ha conosciuta, è mancata. È probabile che il carattere ombroso con il quale noi figli abbiamo dovuto fare i conti sia stato in larga misura determinato dalla sua perdita. Quel che è certo è che sia pure provato non si è arreso. Dopo qualche tempo ha trovato l’affetto sincero di una nuova compagna, continuando a vivere con grande dignità e quel pudore nell’esprimere i sentimenti che ha vinto solo con l’arrivo dei nipoti. Non vogliamo tacere dell’episodio che lo ha amareggiato sino all’ultimo, quando lo zelo investigativo della Procura della Repubblica di Lanusei lo ha ristretto per alcuni giorni in carcere nell’ambito di un’inchiesta che lo vedeva indagato per un certificato ritenuto compiacente. Rileggeva di continuo gli atti d’indagine, stupito che non fosse evidente a tutti che lì, nelle carte che avrebbero dovuto dare riscontro alle sue responsabilità, fossero

scritte con chiarezza le ragioni della sua innocenza. È mancato senza il conforto di una sentenza che ne sancisse l’innocenza con la medesima evidenza mediatica che era stata riservata all’arresto. Poco dopo essere andato in pensione, alla soglia dei 70 anni, un cancro lo ha colpito senza dargli scampo. Quando sperava di potersi finalmente dedicare a tempo pieno al suo hobby preferito, fare il contadino (e il cacciatore), ha combattuto e perso l’ultima battaglia, il 28 ottobre 1998. A noi figli ha lasciato un grande esempio di alacrità e rettitudine, termini che i vocabolari indicano desueti, come forse desueti sono i concetti che esprimono, ma non poteva che essere così, visto che ha vissuto in un tempo che sembra lontano molto più che i pochi anni che sono trascorsi. Nel lasciare disposizioni per quando sarebbe mancato ha chiesto che il suo nome sulla lapide non fosse preceduto dal titolo “dottore”. Sembra strano, conoscendolo, che avesse deciso di passare ai più rinunciando all’abitus mentale, al ruolo nel quale si è sempre riconosciuto. Forse ha avuto la consapevolezza che quel titolo ha rappresentato il principale ostacolo ad una vera amicizia con coloro che per una vita lo hanno frequentato senza smettere di rivolgersi a lui con deferenza, chiamandolo “su dottore”. Paolo Fulio, medico, cacciatore e contadino (nell’ordine), ne siamo certi, resterà nel ricordo dei baunesi come un uomo forse un po’ troppo burbero, ma onesto e capace, risultato che è valso l’impegno speso in un’intensa vita lavorativa. Pia, Marcella, Andrea e Anna Fulio


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L'Agopuntura Una discussa tecnica poco invasiva, nata dalla Medicina Tradizionale Cinese, che si è diffusa in tutto il mondo La nascita dell’agopuntura si perde nella notte dei tempi. Bisogna risalire al periodo dell’uomo cacciatore che doveva esaminare la natura che gli stava intorno e da cui doveva difendersi poiché la vedeva popolata di demoni e forze avverse. I primi punti di agopuntura in numero di 13 furono appunto chiamati “i demoni”. Prendeva corpo nell’uomo la consapevolezza di poterli combattere e per farlo era adeguato l’uso di strumenti aggressivi come gli aghi con i quali scacciare dalle regioni del corpo quei demoni che rappresentavano il male e che procuravano il dolore come manifestazione di sé. In un secondo tempo, quando il cinese da cacciatore e nomade divenne agricoltore, si cercò di dare una logicità strategica alla lotta contro i demoni del male abbandonando l’aggressione sconsiderata con l’attacco violento degli aghi. Nasce in Cina. L’agopuntura non poteva nascere che in Cina, le sue distese d’acqua con le sue risaie e i suoi fiumi lenti e abbondanti non potevano non inspirare una medicina che di quei canali e di quello scorrere avrebbe fatto la propria essenzialità. Si deve essere paragonato la vita di tutti i giorni con il trasporto dell’acqua dai canali ai terrazzamenti sopra e sottostanti delle risaie, alla struttura dell’uomo in cui si doveva portare aiuto, energia alle zone colpite dal demone.

puntore era anche di estrema importanza la pulsologia, cioè lo studio del polso: tramite la palpazione dell’arteria radiale egli identificava il flusso dell’energia all’interno dei vari meridiani e con l’infissione degli aghi era in grado di mobilizzare, rallentare o velocizzare il flusso stesso. Si tratta certamente di una manovra semeiologica, cioè utilizzata per scoprire i sintomi e attraverso essi la malattia, molto soggettiva e abbastanza riduttiva specialmente se confrontata alla moltitudine di indagini semeiologiche della medicina occidentale che oltre al polso indagano su una lunga serie di segni a carico di vari organi. I meridiani. Prese consistenza la visione dell’organismo umano attraversato da sottili canali che i missionari del 600 chiamarono impropriamente meridiani giusto per geografizzare il corpo stesso. In questi canali si pensò scorresse l’energia che seguiva i ritmi del sole, della luna e delle stagioni e che era generata dall’alimentazione. Anche questi aspetti hanno forte attinenza con il mondo dell’agricoltura! Appena un demone attaccava questa o quella regione si cercava, con gli aghi, di creare una diga, uno sbarramento al suo estendersi e al suo proliferare verso altre regioni e al manifestarsi di gravi malattie. I canali, o meglio i meridiani, sono tutti collegati tra loro e soggiacciono, oltre

alle leggi della natura, ai suoi elementi quali acqua, fuoco, legno, metallo, terra. La conformazione e la dislocazione dei meridiani non è frutto di osservazioni fatte durante le autopsie poiché queste erano proibite dal buddismo, ma piuttosto da considerazioni nate durante la tortura: si sono così venuti a creare numerosi e incredibili errori anatomo-fisiologici. I punti. I primi punti d’agopuntura erano localizzati prevalentemente al braccio, dal gomito alle dita, e alla gamba, dal ginocchio al piede. Queste furono localizzazioni predilette sia per la comodità della sede sia per la pudicizia tipica di quel popolo. La pulsologia. Per il medico cinese ago-

Efficacia. Il medico orientale è riuscito a creare un sistema di cura dotato di una sua logicità ma in un’ottica ferma nel tempo e che da per scontato che l’energia esista, che i meridiani esistano, che i punti siano veri. Una logica che trascura l’evoluzione incredibile cui la scienza è andata incontro negli ultimi secoli ed in particolare negli ultimi decenni. In occidente l’agopuntura ha comunque raggiunto una larga espansione, l’essere sopravvissuta per millenni le dà una qualche garanzia di validità. “Tocca a noi scoprire la verità” disse il cardiologo Paul D. Whithe al rientro da un suo soggiorno in Cina negli anni 50. La sua diffusione si inserisce in quel quadro generale che vede una orientalizzazione dell’occidente e una occidentalizzazione dell’oriente. Difficile stabilire dove si fermerà questo

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tura nel tempo. Il limite principale è dato dall’impotenza di fronte ad una malattia organica che non sia sotto il controllo del sistema nervoso. Ad esempio l’agopuntore non si sogna di curare l’artrosi, ma solo di alleviare il dolore e consentire così al paziente una migliore qualità di vita. Laura Meloni

Ogliastra Sanità flusso opposto di correnti. Certamente è importante per noi occidentali il tentativo di ritorno alle origini, ritrovare il dialogo medico-paziente, allontanarci dall’inquinamento farmacologico e psicologico cui la nostra medicina è spesso approdata. Ci sono agopuntori che praticano solo l’agopuntura orientale, energetica, ferma nel tempo a migliaia di anni fa e che ha quasi certamente esaurito il suo ciclo logico. Ci sono poi gli agopuntori moderni che basano la loro pratica su principi di neurofisiologia e di neurochimica e nella riflessoterapia risiede la loro tecnica diagnostica e terapeutica. In questo caso l’agopuntore si basa non sulla teoria energetica dei meridiani ma, nonostante faccia cose molto simili all’agopuntore tradizionalista, mantiene saldo l’approccio con la medicina scientifica basata sulla clinica e sulla fisiologia della medicina ufficiale. Meccanismo d’azione. L’ agopuntura agisce mediante la stimolazione che si

ottiene con l’infissione dell’ago che scatena una serie di reazioni molto complesse: alcune locali, altre a distanza. Tutto ciò avviene nel rispetto della struttura metamerica del nostro organismo, che in chiave puramente scientifica richiama la divisione in meridiani dell’agopuntura tradizionale. Gli aghi vengono infissi in punti particolarmente ricchi di energia identificati dagli antichi cinesi. Pare, letto in chiave moderna, che tali punti corrispondano a zone particolarmente innervate ed irrorate, specialmente dove sono presenti grossi fasci neuromuscolari e dove questi maggiormente si avvicinano alla superficie cutanea. L’azione locale pare sia determinata dalla liberazione di istamina e bradichinina due sostanze che provocano, tra l’altro, vasodilatazione, ostacolando la vasocostrizione presente nelle zone di dolore. L’azione a distanza pare sia invece legata alla produzione di endorfine, una specie di morfina endogena

attiva contro il dolore e lo stress. Non esistono regole ferree per stabilire quante sedute e ogni quanto effettuarle, il tutto è a discrezione del medico che farà le proprie valutazioni in base alla patologia, all’età del paziente, al risultato che si vuole ottenere. Mediamente occorrono 8-10 sedute. Controindicazioni. Non possono sottoporsi ad agopuntura gli emofilici, i pazienti in trattamento anticoagulante, gli ipertesi non trattati, gli epilettici, i diabetici con neuropatia, i pazienti con epatite infettiva in atto. Chi può praticarla. In Italia l’agopuntura può essere praticata solamente da laureati in medicina e, se si rispettano le comuni tecniche di asepsi, non comporta alcun pericolo. Il grande vantaggio dell’agopuntura è rappresentato dal fatto che non si assumono farmaci e che spesso determina una risposta benefica e dura-

Questo progetto editoriale è stato realizzato grazie al sostegno della

Periodico di Mano Tesa Ogliastra

Anno VII - Numero 21 - Agosto 2013 Autorizzazione Tribunale di Lanusei N. 3706 del 3 Ottobre 2006 Spedizione in Abbonamento Postale 45% art. 2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Lanusei

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Rivista Ogliastra Sanità - Anno 7 - Numero 21 - Agosto 2013  

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