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Ogliastra Sanità

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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

Anno 6 - Numero 19 - Ottobre 2012

Come fare attività fisica

Editoriale

A cura di Natalino Meloni

Ma quante bollicine! Negli ultimi mesi, anche per merito o demerito dei mezzi di comunicazione di massa, il Governo è sembrato lanciare delle novità capaci di rivoluzionare il mondo sanitario. Con il decreto sulla Spending Review pubblicato il 15 Agosto (sicuramente la data più opportuna per apportare modifiche!), sono state varate delle norme che hanno per finalità far prescrivere al medico in maggior misura i farmaci generici. Ma, a fronte di tanto rumore, non c’è rispondenza di concretezza ed efficacia. Le imposizioni riguardano circa il 5/10 percento delle prescrizioni ed anche in queste resta comunque al prescrittore la facoltà di imporre il nome commerciale, insomma, ”tanto rumore per nulla”. E nelle varie disquisizioni televisive e in quelle apparse sulla carta stampata, è emersa, squallidamente, una figura di medico con interessi in comune con le case farmaceutiche e restio a prescrivere i generici che sono a più basso costo per il paziente. Ma a tanti pazienti è ormai noto, per propria esperienza, che non sempre i generici funzionano come l’originale, tanti altri sanno anche che la quantità bioequivalente del principio attivo può variare nel generico di più o meno il 20 percento e infine altri ancora sanno che molti generici provengono da paesi come Cina ed India le cui procedure di produzione non sempre sono accertabili. Quindi va bene anche il generico, di cui spesso gli utenti hanno apprezzato il minor costo e la buona efficacia, ma la sua prescrizione non va esasperata, perché, oltre alle cose già dette, in certe patologie, come le cardiache, (segue a pag. 2)

Al continuo invito a svolgere una costante attività fisica seguono stavolta una serie di utili consigli per far si che si scelga la pratica sportiva più congeniale, che la stessa venga effettuata in sicurezza, dopo i dovuti controlli clinici, con la giusta scelta dell’abbigliamento e con l’osservazione di alcune regole che possono evitare inutili complicazioni. (a pag. 9)

INTERVISTA A

Ugo Marongiu Responsabile del Reparto di Pediatria dell'Ospedale di Lanusei

La Dieta Mediterranea

Per combattere i disagi della malattia tumorale un ulteriore aiuto Lo sviluppo della malattia tumorale comporta inevitabili modificazioni. Nella persona malata e nei propri familiari e conoscenti subentra uno stato di disorientamento, di solitudine e di sconforto. Il sostegno di persone formate per trattare proprio quelle situazioni può offrire le giuste motivazioni per affrontare con più positività la malattia che magari ha già comportato lo stravolgimento delle proprie abitudini di vita e che ha generato il rischio di morire. Un adeguato supporto lo si può ottenere presso l’ANTES di Tortolì dove è sorto un ambulatorio convenzionato di psiconcologia. (a pag. 14)

La dieta dagli ingredienti semplici e genuini ma che, in questi tempi di globalizzazione si sta perdendo per lasciare spazio, specialmente nei giovani, al consumo dei pasti nei fast food. In questi ultimi vengono consumati specialmente alimenti ricchi di grassi e proteine che sono l’esatto contrario degli elementi che sono alla base della dieta mediterranea basata in particolare sui prodotti della terra.

A cura di Daniela Usai Direttore Responsabile

(a pag. 7)

Sommario Intervista ad Ugo Marongiu . ..................1 Le false convinzioni.................................5 La dieta mediterranea.............................7 Avviciniamoci all'attività fisica................9 Donne in difficoltà non più sole..............12 La pagina del legale...............................13 La forza della vulnerabilità.....................14 Screening diabete..................................16 La pagina del volontariato.....................17 Omaggio a Prof. Antonio Cao.................18 La pagina della veterinaria.....................19 Dottor Giuseppe Aru............................... 21 L'ipnosi................................................... 23

Dottor Giuseppe Aru Aveva solo 48 anni quando nel Luglio del 1996 morì per una crisi cardiaca. A distanza di 16 anni il suo ricordo è molto vivo e lo dimostrano quella moltitudine di amici che lo ricorda così di frequente nei propri discorsi e che è rimasta attaccatissima ad Anna Rosa, Giampaolo e Sandro, moglie e figli di “Dottor Giuseppe”, come tutti erano soliti chiamarlo. (a pag. 21)

Associazione di Volontariato

Era l’inizio del 1987 quando Ugo Marongiu, in punta di piedi e con qualche timore reverenziale, entrò nello studio di Dott Fausto Furcas, responsabile a quei tempi del reparto di Pediatria. Vi arrivò quasi per caso, chiamato da una graduatoria di selezione ormai in scadenza. Ugo Marongiu si è laureato a Sassari ed è arrivato a Lanusei dopo un’immancabile gavetta consumata nella guardia medica di Baunei. Con Dott. Furcas iniziò una stretta collaborazione, nel rispetto e nella stima reciproca, che proseguì per sette lunghi anni fino al suo pensionamento. Dottor Marongiu, da Arzana, 59 anni, sposato con una collega e con due figli Claudio e Alessandra di 23 e 20 anni, dal 2004 alla guida della pediatria del presidio Nostra Signora della Mercede, non ama le luci della ribalta, ci accoglie con garbo e pacatezza intorno alla scrivania (segue a pagina 2)

mano.tesa.ogliastra@alice.it www.manotesaogliastra.it

Mano Tesa Ogliastra

Via Temo sn - 08048 Tortolì - Tel. 339 7111110 - Fax 0782 77020


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(segue Editoriale)

è importante contare su farmaci con dosaggi ed eccipienti assolutamente precisi e conosciuti! Veniamo alla seconda manovra sanitaria ugualmente molto enfatizzata con la quale si offre al paziente l’opportunità di usufruire delle prestazioni mediche nelle 24 ore della giornata. Nessuno in maniera chiara ha detto che Il paziente potrà avvalersi di questo pseudo vantaggio solo allorché verranno allestiti quei poliambulatori che dovranno sorgere ad hoc e in cui opereranno una quindicina di medici compresi i medici di guardia. Ovviamente tali agglomerati sanitari non potranno essere realizzati nei vari comuni ma solamente nei centri più importanti: in Ogliastra, forse, ne potranno sorgere tre. Pertanto i pazienti di Seui, di Perdas o di Urzulei, ma anche della maggior parte degli altri paesi ogliastrini, potranno reperire un medico solo a decine di chilometri di distanza, ben diversamente dalla realtà attuale, nella quale, nonostante per il medico di medicina generale non esista l’obbligo, per motivi di scrupolo personale e di etica, si rende disponibile nelle 12 ore diurne e anche il servizio di Continuità Assistenziale, la cosiddetta Guardia Medica, oggi così ben capillarizzata, verrebbe a perdere tale fondamentale requisito. Si tratta di leggi ideate a tavolino, adatte a realtà cittadine e assolutamente lontane dalle nostre realtà.

del suo studio ed emana quell’umiltà e serenità di chi ogni giorno è conscio di fare il proprio dovere. Ha l’indubbio merito di aver fatto crescere, a piccoli passi, il reparto di pediatria di Lanusei. Quali sono i numeri del suo reparto? Vi sono 10 posti letto per i piccoli pazienti e in più i comfort per ospitare i loro genitori. Vengono effettuati circa 500 ricoveri l’anno, compresi i Day Hospital. La nostra è la storia normale di un centro di pediatria di 1° livello, che quotidianamente deve far fronte alle oggettive difficoltà di un ospedale di periferia, con risorse non illimitate. Tuttavia, con l’impegno e la dedizione quotidiana e con l’indispensabile preziosa collaborazione di tutti gli operatori del reparto, si è riusciti a raggiungere l’obiettivo di garantire un’assistenza ai bambini ogliastrini adeguata alle richieste dei tempi che stiamo vivendo. Qual è il rapporto con gli amministratori aziendali? Con Dott. Onnis prima e ancor più con la gestione attuale del Dott Pintus, siamo stati oggetto di un’attenzione particolare. Entrambi hanno dimostrato una grande

sensibilità nei confronti della popolazione pediatrica, consentendo un adeguamento dell’organico medico e infermieristico, ma anche della dotazione strumentale del reparto. Sono fortunatamente lontani i tempi in cui a svolgere tutta l’attività pediatrica erano 2 soli medici e la notte il turno veniva coperto da una sola infermiera. Per anni a causa della cronica carenza del personale, non solo della pediatria, ma anche del pronto soccorso, dove lavorava mia moglie, abbiamo dovuto contare sulla buona volontà dei parenti per gestire le esigenze dei nostri figli. Non vuole enfatizzare alcunchè, ma assicura che assistere un neonato, stare accanto alle mamme che devono convivere con le malattia dei loro figli, talvolta appena venuti al mondo, è un lavoro che richiede dedizione e impegno senza sosta. Per farlo servono non solo apparecchiature e personale ma anche una buona capacità comunicativa e relazionale acquisita anche con la partecipazione attiva a tanti corsi di aggiornamento. Sono felice di potere lavorare in un reparto che è così vicino ai bambini e ai loro

La cura di un bimbo, assisterlo nella fase iniziale della diagnosi e talvolta sostenerlo dal primo e purtroppo fino all’ ultimo respiro, è un impegno che richiede tanta passione e vocazione Il ricovero di un piccolo in ospedale crea una situazione di grave disagio sia per il paziente che per i genitori. Ad alleviare tali disagi e sofferenze è dedicata la nostra attività quotidiana. Tante volte ci imbattiamo in casi disperati. Struggente

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genitori e che cerca quotidianamente di rispondere positivamente ai loro bisogni e alle loro richieste. Quando le mamme e i papà ricevono da parte dei medici la comunicazione che il loro figlio è affetto da una patologia più o meno grave, hanno bisogno di grande aiuto, innanzitutto nella comprensione della malattia, poi vanno supportati e accompagnati nell’accettazione della stessa e sostenuti nel tempo, soprattutto in caso di malattia cronica. E’ un lavoro che si inizia in ospedale ma che spesso va continuato a casa anche per anni.

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menti di chiusura, spesso è importante sapersi rapportare anche con i genitori che, preoccupati e spaventati, non solo non sono di aiuto ma complicano a volte il momento della visita.

parlare ai genitori del loro figlio malato grave, bisogna farlo nel modo più delicato possibile, pur sapendo che la ferita sarà comunque profonda. E’ un momento in cui, pur tenendo presenti gli insegnamenti proposti dai vari docenti nei corsi di comunicazione cui l’Azienda ci permette di partecipare, ognuno di noi si approccia al singolo caso con la propria sensibilità di medico e con la propria ansia di genitore che si immedesima nella situazione che si trova a gestire e che vede nei piccoli pazienti i propri figli. Il dolore e la sofferenza di ogni piccolo paziente meritano il massimo rispetto e attenzione da parte di tutto il personale indistintamente ed il primo imperativo è quello di ridurre al minimo i disagi. E’ difficile parlare e visitare i bambini? In genere cerco di rapportarmi ai piccoli pazienti con un linguaggio adeguato alla loro età, cercando di conquistare la loro fiducia. La visita è un atto che richiede tempo e pazienza per evitare atteggia-

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Quali sono le novità recenti del reparto? La principale novità è che si tratta logisticamente di un nuovo reparto. E’ aperto da pochi mesi, prima in questi locali operavano l’ostetricia e la ginecologia. Si è cercato di dare agli ambienti un aspetto idoneo per ospitare pazienti in tenera età. Le pareti hanno tinte color pastello e allegri puffi rallegrano gli anditi e le sale di degenza. E’ stata realizzata un’attrezzata sala giochi dotata anche di un moderno televisore offerto da un importante negozio di Lanusei. Anche molti giochi sono oggetto di donazioni, specialmente da parte di genitori che con quei doni hanno voluto mostrare un segno tangibile di gratitudine verso il reparto. Gli affreschi, in via di completamento. sono invece opera degli studenti del locale Istituto d’arte. Quali patologie vi impegnano maggiormente? Certamente la diabetologia ci impegna moltissimo e occupa una fetta importante delle nostre attività. Ma sono pure frequenti le patologie dell’apparato respiratorio e dell’apparato cardio-vascolare. Per fortuna è di minor impatto la casistica legata ai malati di tumore. Le patologie gravi purtroppo non risparmiano l’età pediatrica ed il nostro lavoro in quei casi, in quell’età così delicata, si svolge con la preoccupazione di assicurare loro il miglior futuro possibile. Avete curato dei casi che ricordate in modo particolare? 1

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Abbiamo visto moltissimi bambini in questi anni ed è difficile dimenticare i casi gravi, quelli che, per competenza, abbiamo dovuto trasferire ad ospedali di 3° livello. Si è trattato di leucemie, di encefaliti, di gravi tumori, ed è impossibile scordare quelli che non ce l’hanno fatta. Una parte importante della vostra attività è dedicata al diabete, cosa fate di particolare al riguardo? Grazie al nostro gruppo di lavoro il nostro reparto è diventato molto attivo per il diabete dei bambini. Ci occupiamo dell’educazione pratica alla convivenza con la malattia: pazienti, mamme e papà imparano a fare i controlli durante la giornata, a gestire le dosi di insulina e a saper dosare lo sforzo fisico. In questi ultimi anni i bambini diabetici sono stati protagonisti di diverse iniziative nate proprio nel reparto: sono saliti sugli ultraleggeri del campo-volo, si sono misurati nel tiro con l’arco, hanno fatto lunghe camminate di gruppo lungo i nostri sentieri di montagna. In quelle occasioni si spiega ai bimbi come fare le misurazioni glicemiche in maniera regolare, a conoscere il valore glicemico dei

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cibi e ad apprezzare la vita sana. Oggi non ci sono barriere per chi soffre di diabete. Neppure quando a essere malati sono i più piccoli che devono imparare a gestire la quotidianità e le eventuali emergenze. Per questo il reparto, anche grazie alla Dott.ssa Valeria Corona, ha organizzato diverse giornata dedicate all’educazione terapeutica per i giovani diabetici, quelli dai sei anni in su. Sono occasioni d’incontro dedicate all’importanza del controllo degli zuccheri e alla conta dei carboidrati per gestire in autonomia la malattia. Una sorta di parallelo tra disciplina sportiva, socialità e vita quotidiana scandita dai monitoraggi della glicemia in contesti interessanti in cui sia i pazienti che le famiglie possono misurarsi con la vita normale. Fino a che età i piccoli vengono seguiti nel reparto di pediatria? Il reparto mette a disposizione una equipe che si occupa dei bambini fino all’età di 16 anni, a partire dalla nascita. La vostra prima assistenza avviene appena il piccolo viene alla luce. Si, noi prestiamo assistenza ad ogni parto, poi di routine facciamo gli screening


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dell’ipotiroidismo e della fenilchetonuria, della displasia dell’anca e il controllo del riflesso retinico. In seguito, all’atto della dimissione, si dispensano degli utili consigli sulla profilassi antiemorragica e antirachitica e sulla necessità di effettuare una copertura vaccinale completa. Le dotazioni del reparto garantiscono un’assistenza di buon livello? Negli ultimi anni, il faticoso cammino verso un sistema sanitario accettabile, fatto di visite specialistiche, nuove vaccinazioni, potenziamento delle strutture formative per medici e infermieri, ha raggiunto risultati insperati. Nelle stanza del reparto dedicata ai neonati patologici ci sono 2 incubatrici, un’isola neonatale, un misuratore dell’emoglobina, 2 pulsossimetri, una culla da trasporto intramoenia, due apparecchi per fototerapia, una culla da trasporto munita di respiratore, un apparecchio elettronico per la misurazione della bilirubina ed una centrifuga per capillari. Tale dotazione di apparecchiature di qualità, insieme all’aggiornamento continuo del personale , in uno degli ospedali più piccoli della Sardegna, sono un messaggio di tranquillità e garanzia per i cittadini. E per quanto riguarda la dotazione d’organico? E’ composto da 6 pediatri, numero che ci permette di garantire una guardia attiva per 24 ore, di un organico infermieristico sufficiente, con 2 infermiere per turno, e di 6 puericultrici che si occupano dei neonati ospitati al Nido. Con tale organico garantiamo l’assistenza neonatale ad ogni parto, sia patologico che fisiologico, con la presenza sistematica di un pediatra e di una infermiera pediatrica; solo in casi alquanto limitati è necessario ricorrere alla collaborazione della Rianimazione. C’è qualche attività di cui andate particolarmente orgogliosi? Lanusei è stato il primo centro nascita in Sardegna ad avviare lo screening audiologico, con sistema AABR. Siamo tra i pochi centri, insieme al Nido del Brotzu di Cagliari, a poter disporre di tale importante apparecchiatura che consente di esplorare la capacità uditiva dei neonati. Il Deficit Uditivo Permanente Infantile (DUPI) colpisce circa 1-3 neonati su 1000; tale percentuale sale a valori del 4-5% nel caso di neonati con fattori di rischio audiologico. Si ritiene che l’intervento sia più efficace se iniziato nei primissimi mesi

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di vita. Perciò, la diagnosi per mezzo dello screening al momento della nascita o nel periodo immediatamente successivo può, potenzialmente, migliorare la qualità di vita e ridurre il deficit per coloro che ne sono colpiti. La condizione clinica, inoltre, è frequente (molto più dell’ipotiroidismo e della fenilchetonuria, per esempio, patologie per le quali lo screening è obbligatorio per legge) ed è rilevante per la salute dell’individuo e per i costi economici e sociali ai quali è associata. Lo screening permette la rilevazione del problema molto tempo prima che i sintomi siano evidenti e consente di avviare un processo terapeutico che, iniziato precocemente, è capace di modificare la storia naturale della malattia, rendendo in molti casi possibile una normale acquisizione del linguaggio, una normalità delle tappe evolutive dello sviluppo psicomotorio e quindi dell’inserimento scolastico e sociale. Ci sono altre attività che ritenete sia utile far conoscere? Da qualche mese il nostro centro, tra i primi in Sardegna, ha avviato anche lo screening per tutte le malattie metaboliche congenite, oltre alla già citata fenilchetonuria, che permette di individuare gravi patologie che, se identificate precocemente, consentono a quei pochi sfortunati bambini di usufruire di terapie adeguate ed immediate che eviteranno danni che, se trascurati, diverrebbero irreversibili. In questo momento i campioni, costituiti da cartoncini imbibiti di sangue prelevato dal tallone dei neonati, vengono inviati all’Ospedale Mayer di Firenze, presso il quale si stanno formando dei medici sardi che, una volta finita la preparazione, porteranno quelle competenze e il servizio diagnostico all’ospedale Microcitemico di Cagliari. Ora ci sono, insieme alla Sardegna, solo altre tre regioni, Liguria, Toscana e Veneto che fanno queste indagini.

Lanusei è anche il primo centro in Sardegna ad essere entrato nel circuito della cardiologia pediatrica, indispensabile per diagnosticare i difetti cardiaci congeniti. Tutti i casi sospetti vengono portati all’attenzione del Dottor Tumbarello, personaggio di spicco della cardiologia pediatrica sarda, che visita i bambini 2 volte al mese nel nostro ospedale. Inoltre, ogni qualvolta i pediatri lo ritengano necessario, cioè quando si sospetta una patologia cardiaca congenita e il Dott Tumbarello non è presente a Lanusei, con la collaborazione degli specialisti del reparto di Cardiologia diretto dal Dott. Carlo Balloi, lo stesso Dott. Tumbarello, o un suo collaboratore, valuta i neonati e i bambini per via telematica, con una valutazione diagnostica immediata. Qual è la sua giornata tipo? Ci vuole molta serenità per fare questo lavoro. Le giornate divise tra visite ed esami sono spesso lunghissime: cominciano alle 8 del mattino ma non si sa quando finiscono. Di solito si inizia con le visite al Nido: precauzione necessaria per impedire il potenziale contagio dei neonati con le infezioni di cui sono affetti i bambini ricoverati in Pediatria. Poi seguono le visite in reparto, nel corso dei controlli si parla con le mamme, si procede con le terapie, gli esami e le dimissioni. C’è qualcuno dei suoi maestri che vuol ricordare? Il risultato del lavoro della pediatria di oggi lo dobbiamo a Dottor Furcas, una figura mitica nell’ambiente sanitario ogliastrino che ha saputo applicare la sua competenza, sempre affinata con studi e aggiornamenti, alla realtà e alle difficoltà della nostra provincia. Fu lui infatti che, tra le altre iniziative che intraprese durante la sua lunga carriera, fondò negli anni settanta il reparto di Pediatria, fu promotore di una medicina attenta e si è sempre battuto

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per il miglioramento dei servizi. Prima del suo pensionamento ha lasciato un reparto perfettamente funzionante e noi ne abbiamo raccolto l’eredità. C’è un messaggio con cui vuole congedarsi da questa intervista? Speriamo che in tempi difficili e incerti come quelli che stiamo attraversando, con la riduzione delle risorse messe a disposizione della sanità, il processo virtuoso di miglioramento e di adeguamento della sanità ogliastrina nel soddisfare la crescente domanda di salute da parte della popolazione non si interrompa o, peggio, ci sia una poco augurabile riduzione dei servizi messi a disposizione dell’utenza. Da mesi infatti siamo attanagliati dalla paura, più che giustificata, che il Punto Nascita dell’Ospedale Nostra Signora della Mercede di Lanusei, così come previsto dalle direttive del Ministero della Salute, possa essere soppresso. Che questa malaugurata ipotesi si possa tradurre in fatti concreti mi sconcerta e mi turba. Penso infatti che questo centro, che ha garantito la nascita dei miei 2 figli e della stragrande maggioranza dell’attuale popolazione ogliastrina, possa e debba continuare a svolgere questo importante compito, evitando alle future mamme il disagio di doversi recare a Cagliari o Nuoro per mettere al mondo i propri figli, lontano dai propri affetti e dalla propria casa. Il nostro ospedale ha infatti garantito finora un’assistenza all’altezza delle aspettative di una sanità al passo coi tempi, permettendo alle mamme di partorire e ai loro neonati di venire alla luce in assoluta sicurezza. Faccio pertanto un appello alla popolazione ogliastrina affinché vigili e si mobiliti perché questa eventualità venga scongiurata, onde evitare che la bistrattata terra d’Ogliastra subisca ancora una volta uno scippo e un’ingiustizia a favore di altri territori che già godono di indiscussi e indiscutibili privilegi.


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Nel pensare comune, nei riguardi delle forme tumorali, si sono radicate alcune convinzioni che, purtroppo, comportano seri danni sia per quanto riguarda la prevenzione, sia per quanto riguarda l’opportunità di sottoporsi a cure appropriate.

Le false convinzioni Ancor oggi parlare di cancro è spesso tabù e ciò porta obbligatoriamente alla disinformazione ed alla nascita di credenze popolari che necessitano di grande impegno per essere estirpate. Spesso dietro espressioni come "malattia grave", "male incurabile", "cussa maladia", si è creato un mondo di convinzioni errate e potenzialmente pericolose per la salute dell’individuo, perché non si mettono in atto, nella vita di tutti i giorni, quei comportamenti utili per una attenta prevenzione. Le credenze errate possono anche portare gli individui a comportarsi in modo negativo per la salute: per esempio la convinzione che operare un cancro può portare alla disseminazione delle cellule maligne, o che la radioterapia sia più pericolosa della malattia stessa possono indurre la persona a rifiutare cure che costituiscono invece la sua possibilità di salvezza. C’è ancora gente che, poiché il vecchino del paese è vissuto fino a cento anni fumando, è convinta che il fumo non faccia male. Purtroppo ciò dipende, in gran parte, dalla mancanza di una diffusa cultura scientifica. Solo la ricerca scientifica può contribuire a dare risposte ai dubbi delle persone e, quando le risposte non sono certe, ma solo ragionevolmente vere, è perché la ricerca deve ancora progredire in quel determinato campo. Ma tutte le informazioni che ogni giorno vengono acquisite per merito del lavoro dei ricercatori servono a diradare le incertezze e a fornire le giuste direttive nella scelta delle terapie e dei comportamenti e sono le uniche informazioni che dovrebbero essere prese per vere.

C’è gente convinta che… Tutti i tumori sono ereditari Falso. Solo una percentuale compresa tra il 5 e l’8 per cento è ereditaria. Spesso conduce in errore il fatto che si dice che il cancro è una “malattia genetica”. Una malattia dei geni, però, non sempre è ereditaria: infatti i geni possono anche mutare in età adulta. Dopo anni che si fuma, smettere è inutile Falso. Gli studi dimostrano che benché il rischio non si azzeri del tutto, le probabilità di ammalarsi si riducono quando si smette di fumare. Ogni sigaretta in più aumenta il rischio, quindi in qualsiasi momento una persona decida di smettere di fumare, ne trarrà comunque beneficio. Fare esercizio fisico previene il cancro

Vero. Alcuni tipi di cancro sono sensibili agli effetti del movimento, che ne riduce l’incidenza: come già trattato in queste pagine, la relazione diretta è stata dimostrata per il cancro del colon, dell’endometrio e del seno. Anche se il meccanismo per cui l’attività fisica esercita un’azione anticancro non è ancora del tutto chiaro per gli altri tumori, chi fa sport si ammala meno di chi conduce una vita sedentaria perché il movimento induce l’organismo a produrre sostanze protettive.

corretta o al fumo, quest’ultima è spesso un’abitudine acquisita proprio nell’adolescenza. Si può sempre correggere un comportamento errato, ma non acquisirlo per niente è comunque la migliore strategia di prevenzione. In questo campo giocano un ruolo fondamentale gli educatori, specialmente genitori e insegnanti, che devono essere di esempio: è inutile insistere con un adolescente perché non fumi, se i genitori “bruciano” un pacchetto di sigarette al giorno.

Ciò che uno fa da giovane ha un impatto limitato sul rischio di ammalarsi di cancro in età avanzata

Cucinare con il microonde provoca tumori

Falso. Molte delle abitudini di vita acquisite durante l’infanzia o l’adolescenza hanno un forte impatto sul rischio di ammalarsi di cancro anche da anziani. Basta pensare all’importanza dell’alimentazione

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Non c’è alcuna relazione tra questi due fattori. I forni a microonde, come peraltro le radio, emettono campi elettromagnetici a radiofrequenza. Sono stati svolti diversi studi in merito, e si è verificato che non ci sono rischi per la salute. Peraltro, i microonde sono schermati: solo gli apparecchi

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molto vecchi, deteriorati o con la porta che non chiude bene, potrebbero essere potenzialmente pericolosi, ma solo se si sosta a lungo nelle loro vicinanze mentre sono in funzione. L’uso del cellulare fa venire il cancro Il cellulare è un apparecchio in grado di


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emettere onde elettromagnetiche a decine di chilometri di distanza, per questo ha sempre suscitato qualche timore, soprattutto in chi parla spesso e volentieri al telefono. Le ricerche hanno dato esiti controversi. Una delle ultime indagini ha dato risposte rassicuranti. Infatti secondo lo studio intitolato"Epidemiologic Studies of Cellular Telephones and Cancer Risk - A Review", pubblicato nel 2002 dall’International Epidemiology Institute and Vanderbilt University School of Medicine and Vanderbilt-Ingram Cancer Center, non ci sarebbero prove sufficienti per affermare che l’uso del telefono cellulare costituisce un rischio per lo sviluppo del cancro. Le radiofrequenze dei telefonini infatti contengono un’energia miliardi di volte inferiore rispetto ai raggi X e non sono in grado di indurre ionizzazioni o di danneggiare il DNA. Cinque studi epidemiologici condotti negli USA, in Finlandia e in Danimarca su un totale di 400.000 utilizzatori di cellulare hanno pressoché escluso qualsiasi relazione di causa-effetto tra l’uso del telefonino e il cancro.

essere considerati come un "possibile cancerogeno per l’uomo". "Possibile cancerogeno per l’uomo" è la più bassa delle tre categorie ("cancerogeno per l’uomo", "probabilmente cancerogeno per l’uomo", "possibilmente cancerogeno per l’uomo") usate dalla IARC per classificare le prove scientifiche relative ad agenti ambientali. "Possibile cancerogeno per l’uomo" è una classificazione usata per definire un agente per il quale esiste una limitata prova di cancerogenicità nell’uomo e una prova meno che sufficiente negli animali da esperimento. Recenti studi effettuati in Corea e in Germania sull’esposizione a

più rischioso vivere in una grande città che fumare

ripetitori radiotelevisivi non confermano un eccesso di leucemie infantili.

Oggi ci si ammala di cancro più di un tempo

Falso. L’inquinamento atmosferico provoca molte malattie polmonari (asma, bronchiti croniche), incluso il cancro del polmone, ma i tumori dovuti al fumo di sigarette sono molto più numerosi di quelli dovuti all’inquinamento. L’inquinamento aumenta l’infiammazione polmonare, che può favorire un tumore nelle persone già predisposte. Tra queste ci sono ovviamente i fumatori, che sommano l ’effetto cancerogeno della sigaretta all’effetto negativo dell’infiammazione stessa.

I tralicci dell’alta tensione provocano tumori infantili Né vero né falso. Non c’è certezza scientifica in materia, anche se nel giugno 1998 il National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS, l’ente statuni-

tense che studia la relazione tra salute e ambiente) ha convocato un gruppo di lavoro internazionale per una revisione critica dei risultati della ricerca. Il gruppo di lavoro ha concluso che i campi elettromagnetici a bassa frequenza, che sono quelli generati dalle linee elettriche, debbano

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I colpi e i traumi possono provocare il cancro Falso. Si tratta di una credenza antica, che ha avuto sostenitori anche tra i medici all’inizio del ’900. Probabilmente è vero il contrario: un tumore può rendere una parte del corpo vulnerabile agli incidenti, per esempio un tumore osseo renderà quell’osso più suscettibile alle fratture. Talvolta proprio grazie a una visita medica casuale per curare un piccolo trauma si notano rigonfiamenti sospetti che possono avvicinare alla diagnosi. Le persone prestano più attenzione a una parte del corpo dolorante: il colpo non fa venire il tumore, fa solo scoprire un tumore già presente. Per il cancro al polmone, è

Visite specialistiche fisiatriche Medicina Fisica e Riabilitativa

Né vero né falso. Perché se alcuni tipi di tumore, come quello al polmone nelle donne, sono in crescita, altri, come quello del collo dell’utero o dello stomaco sono diminuiti. Numericamente ci sono più tumori ma ciò è dovuto al fatto che è aumentata l’età media della popolazione e che di cancro ci si ammala soprattutto in età avanzata. Inoltre il miglioramento delle capacità diagnostiche consente di trovare più tumori, che quindi risultano più frequenti di un tempo. In compenso si muore di meno. Grigliare la carne produce sostanze cancerogene Vero. Anche se la dimostrazione è stata ottenuta sugli animali. D’altro canto esiste un rischio quantificabile solo se si mangia carne grigliata ,e soprattutto carne cotta al

Ogliastra Sanità barbecue con carbonella, con una frequenza almeno giornaliera. D’altro canto le altre modalità di cottura, come gli stufati e i fritti, contengono generalmente più grassi, e quindi sono nocive per la salute del cuore e dei vasi. La strategia più corretta è quella di gustare raramente la grigliata, ma di farlo in tranquillità, evitando magari di consumare le parti grasse bruciate, che sono quelle pericolose. Intervenire chirurgicamente per asportare un cancro può favorirne la diffusione Falso. Si tratta di una falsa convinzione nata all’inizio del ’900, quando molti interventi per asportare tumori erano fatti quando in realtà il paziente aveva già delle metastasi. Il fatto che poco dopo l’operazione si presentasse un nuovo tumore in un altro organo ha dato origine a questa credenza. Inoltre è effettivamente possibile che, asportando solo parzialmente un tumore, alcune cellule rimaste in sito possano dar luogo a metastasi, ma questa evenienza è diventata rara con lo sviluppo delle tecniche chirurgiche moderne e soprattutto degli strumenti diagnostici come la PET, che sono in grado di individuare anche tumori di poche cellule. Inoltre, proprio per distruggere le cellule “sfuggite”, oggi si utilizzano con successo la chemio e la radioterapia. La radioterapia può provocare il cancro Vero. Però la frequenza con cui ciò accade è molto inferiore al rischio di morire per un tumore già esistente non sufficientemente curato. La radioterapia, che consiste nell’emettere raggi X verso le cellule tumorali al fine di distruggerle, può favorire anche le mutazioni genetiche nelle cellule sane. La maggior parte di questi danni al DNA viene riparata dalle cellule stesse nel giro di poco tempo. Come per molte pratiche mediche, si valuta l’opportunità di ricorrere a una certa cura alla luce dell’equilibrio tra rischi e benefici e non vi sono dubbi che, quando l’oncologo suggerisce la radioterapia, i benefici sono di gran lunga superiori ai potenziali rischi.

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La Dieta Mediterranea Dal 16.11.2010 inclusa dall'UNESCO tra i patrimoni orali ed immateriali dell'umanità la comunità scientifica ha riconosciuto i benefici della alimentazione del bacino mediterraneo suggerendo quale modello ottimale di alimentazione la tradizione millenaria di una dieta basata sul pane, la pasta, l’olio di oliva, i legumi, la frutta, le verdure fresche e il pesce. Da allora,sulla base dei risultati positivi di numerosi studi epidemiologici, la Dieta Mediterranea è stata proposta nei paesi industrializzati come modello alimentare ideale. Non deve meravigliare, se fin dall’antichità, l’uomo si è posto il problema di una corretta e adeguata alimentazione, in quanto i riflessi del cibo sulle capacità e sulle potenzialità dell’individuo sono stati sempre considerati determinanti, tanto da poter condizionare l’evoluzione della specie umana. Il nome di Dieta Mediterranea è stato usato per la prima volta negli anni sessanta da Ancel Keys, un ricercatore dell’Università del Minnesota, che insieme ai suoi collaboratori era venuto in Italia alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il gruppo di Keys ha portato avanti per circa 20 anni una ricerca che riguardava lo studio dell’alimentazione degli abitanti di alcune regioni meridionali in rapporto con l’incidenza di patologie.In particolare aveva notato una bassissima incidenza di malattie delle coronarie nonostante l’elevato consumo dei grassi vegetali forniti dall’olio d’oliva e avanzò l’ipotesi che ciò fosse da attribuire al tipo di alimentazione caratteristica di quell’area geografica. Più avanti, intorno alla fine degli anni settanta,

Non rischiare a tavola Negli ultimi decenni, anche nei paesi dell’area mediterranea la dieta si sta sempre più avvicinando a quella “consumistica” importata da società più industrializzate e responsabile dell’incremento del consumo calorico, che si aggira intorno alle 1.000 kilocalorie al di sopra del bisogno giornaliero in questi paesi. Dagli anni 50 ad oggi, le abitudini alimentari, i consumi e gli stili di vita della popolazione italiana sono mutate, e questo cambiamento di tendenza ha sicuramente apportato dei benefici: sono scomparse completamente le malattie da carenza nutrizionale e la qualità e la durata media della vita ha subito un notevole miglioramento. E’ però aumentato, in contrapposizione, il diffondersi delle malattie del benessere: obesità, diabete e patologie cardiovascolari. Le calorie che normalmente introduciamo sono eccessive in relazione al nostro reale fabbisogno; si mangia troppo e male, introducendo una serie di alimenti non ben bilanciati tra di loro. Si è via via trascurata l’alimentazione classica italiana

a base di carboidrati complessi, cereali, legumi, frutta e verdura, per privilegiare modelli dietetici sicuramente più ricchi di grassi, carni in genere e zuccheri semplici. La tesi, scientificamente valida, secondo cui un’alimentazione come quella tradizionalmente mediterranea, riduce e previene notevolmente i rischi di insorgenza di malattie come l’aterosclerosi, ipertensione, e altre malattie metaboliche e degenerative, porta a rivalutare, infatti, le più sane e tipiche abitudini. E ciò, paradossalmente, avviene nel momento in cui esse tendono ad essere abbandonate, perché considerate, alla luce del consumismo importato dalle società più avanzate dell’occidente industrializzato, espressione di “vita povera”.

La salute sta nel piatto Il rapporto dell’uomo con il cibo è un fenomeno molto complesso. Il mangiare è un atto quotidiano, obbligatorio, ripetitivo, come il respirare, ma, a differenza di quest’ultimo, cosciente e volontario. Infatti si può mangiare anche quando si è sazi e non mangiare anche quando si ha fame. La più moderna ricerca scientifica afferma che le chiavi della salute e della durata della nostra vita dipendono per il 30% dalla genetica ereditata dai nostri genitori, il 20% dal sistema sanitario e il 50% dal nostro stile di vita. Con la nostra volontà, dunque, decidiamo per il 50% del nostro stato di salute, ciò che equivale ad affermare che “possiamo essere sani per scelta”. I recenti sviluppi della ricerca biologica e chimica sull’invecchiamento

e le malattie tipiche delle società industrializzate sottolineano e ripropongono all’ attenzione della popolazione l’importanza del regime alimentare quale fattore di terapia e prevenzione. Quale tipo di alimentazione può essere considerata vantaggiosa nella prevenzione delle malattie cronico-degenerative? Unanime è il riconoscimento dell’alimentazione mediterranea quale modello ideale. La prima prevenzione delle patologie croniche degenerative e dei tumori avviene a tavola. Il cibo infatti è un potentissimo modificatore ormonale: un eccesso di carboidrati fa salire la glicemia che scatena una cascata di eventi biochimici, un eccesso di grassi comporta l’aumento di sostanze dannose nel circolo sanguigno, una carenza di proteine, vitamine, minerali e fibre alimentari porta a disfunzioni metaboliche.

LE NOZIONI FONDAMENTALI La Piramide della Dieta Mediterranea La dieta mediterranea è sinonimo di equilibrio per fetto e corretta proporzione tra i vari nutrienti: proteine 15%, carboidrati 60%, lipidi 25%. Sulla base di tale modello è stata realizzata la piramide alimentare, utile per comprendere l’importanza dei vari alimenti e la quantità giusta da assumere. La piramide alimentare giornaliera si articola in 6 piani, in cui sono disposti in modo scalare i vari gruppi di alimenti. Ciascun gruppo deve essere presente nella

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nostra dieta in modo proporzionale alla grandezza della sua sezione. Alla base della piramide troviamo gli alimenti che possiamo utilizzare più liberamente mentre al vertice troviamo quelli che è meglio limitare, al fine di ridurre il sovrappeso e prevenire l’obesità e le patologie metaboliche. Ovviamente, una dieta varia ed equilibrata deve essere associata ad un’attività fisica quotidiana, in modo da garantire un equilibrio tra consumo alimentare e spesa energetica.

consumati con moderazione.

Per una giusta scelta ✔✔ Aumentare il consumo di frutta fresca, ortaggi di tutti i tipi, privi di grassi e ricchi di vitamine, sali minerali e fibre. ✔✔ Aumentare il consumo di legumi, come i fagioli, piselli, ceci, fave e lenticchie. I legumi rappresentano una fonte preziosa di proteine e sono privi di grasso. ✔✔ Aumentare il consumo di pesce. L’effetto protettivo è dovuto al tipo di grassi contenuti nel pesce (omega 3) che riducono il rischio di malattie cardiovascolari. Mangiare pesce due o tre volte alla settimana. ✔✔ Privilegiare gli oli vegetali, in particolare l’olio extravergine d’oliva, limitando il consumo di grassi di origine animale come il burro, il lardo, la panna e lo strutto. Ricordare che gli oli hanno un alto valore energetico per cui vanno

✔✔ Privilegiare le carni magre, come pollo e tacchino (senza pelle) vitello e coniglio, limitando il consumo di carni rosse e grasse, come maiale, oca, anatra. E’ buona norma eliminare il grasso visibile e non raccogliere il grasso di cottura. E’ preferibile la cottura alla griglia, alla piastra o al vapore limitando tutti i piatti che necessitano di salse ricche di grassi. Non consumare carne tutti i giorni. ✔✔ Limitare il consumo di insaccati, come salsicce, wurstel, salame, mortadella. Preferire i salumi magri, come prosciutto crudo, speck, bresaola, ricordando comunque che possiedono un alto contenuto di sale. ✔✔ Limitare il consumo di formaggi, preferire i formaggi freschi a basso contenuto di grassi, come la ricotta di mucca. I formaggi non vanno mangiati alla fine del pasto, ma vanno considerati sostitutivi della carne o del pesce. ✔✔ Ridurre il consumo di dolci, perché questi alimenti sono ricchi di grassi vegetali e in quantità moderate. Limitare il consumo di dolci di produzione industriale. ✔✔ Privilegiare gli alimenti ricchi di amido, come pane, pasta, patate, polenta, cercando di utilizzare prodotti integrali ricchi di fibre. Questi alimenti hanno

un alto valore energetico ma non contengono elevate quantità di grasso. Limitare pasta, pane e riso in caso di sovrappeso o obesità. ✔✔ Limitare il consumo di cibi con elevato contenuto di colesterolo, come le uova, a non più di due volte alla settimana. Fanno parte di questa categoria anche le frattaglie: cervello, fegatini, rognone. ✔✔ Limitare il consumo di sale, perché fa aumentare la pressione arteriosa. Ridurre il sale aggiunto agli alimenti sia durante la cottura che prima del consumo, sostituendolo con spezie ed erbe aromatiche. Prestate attenzione al sale contenuto nei cibi confezionati (formaggi, pane, cibi in scatola, insaccati, alimenti conservati sotto sale, sott’olio o in salamoia). ✔✔ Limitare l’uso di bevande zuccherate, preferendo spremute e succhi di frutta non zuccherati. ✔✔ Controllare il consumo di bevande alcoliche, sono consentiti non più di 2-3 bicchieri di vino al giorno per gli uomini e 1-2 per le donne, tenendo conto che una lattina di birra può sostituire un bicchiere di vino. Vino e birra vanno consumati durante i pasti. Bisogna ricordare che l’alcol causa un aumento della pressione arteriosa e danneggia il fegato. Pertanto non è indicato per coloro che hanno la pressione elevata. Ricordare che l’alcol interferisce con l’azione dei farmaci e può provocare effetti indesiderati. ✔✔ Importante consumare i prodotti locali e di stagione.

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gative per la salute: si mangia meno, ma si preferiscono alimenti ad alta densità energetica. QUALE PROSPETTIVA? DIETA=STILE DI VITA E’ chiaro che con il proporre a modello la tipologia alimentare mediterranea, non si vuole certo suggerire e tantomeno imporre il ritorno ad una "dieta povera". Ma è molto importante intervenire e modificare abitudini alimentari scorrette. Le ricette della tradizione mediterranea nelle quali sono presenti i prodotti locali della "cucina povera" sono esempio di una nutrizione sana perché non apportano un eccesso calorico, sono facilmente digeribili e assicurano la sensazione di sazietà. Inoltre, la grande varietà di piante aromatiche mediterranee usate nella elaborazione degli alimenti permettono di creare una dieta di ottimo sapore e di grande appetibilità e, contemporaneamente, di ridurre il bisogno di usare condimenti grassi e sale in eccessiva quantità. La medicina degli stili di vita indica nella sana alimentazione la scelta migliore per vivere a lungo e in salute. Lo stesso processo di decadenza funzionale ed estetica è dipendente soprattutto dai nostri comportamenti alimentari quotidiani.Per concludere dobbiamo dire che non esistono alimenti buoni o cattivi. Diciamo pure che in tempi di abbondanza alimentare e di grande varietà dell’offerta, come nei paesi industrializzati, ci è consentito, con un minimo di conoscenze, di soddisfare correttamente le necessità nutrizionali in un numero quasi infinito di combinazioni, senza dover ricorrere ad alimenti particolari e nel rispetto delle migliori tradizioni gastronomiche locali e familiari. L’interazione nutrienti-organismo definisce quindi, nell’arco della vita, l’equilibrio individuale tra stato di salute e di malattia.

Gli italiani oggi sanno ancora mangiare? No, a giudicare dai risultati dell’ultima indagine INRAN-SCAI 2005-2006 sui consumi alimentari degli italiani. Lo studio, condotto dall’Istituto nazionale di Dott. ricerca per gli alimenti e la nutrizione, rivela quali sono i consumi, le abituMEDICO CHIRURGO dini e gli stili di vita degli italiani. La dieta mediterCertificati medici per conseguimento e rinnovo di ranea rischia di diventare tutti i tipi di patente un ricordo: consumiamo rilascio e rinnovo porto d’armi idoneità al nuoto e agli sport troppa carne, mentre frutnon agonistici cessione del quinto ta, legumi e ortaggi sono in calo, soprattutto tra i più Riceve per appuntamento il fine settimana in giovani e si fanno strada Via Lugano, 2a (loc. Porto Frailis) - TORTOLI’ (Og) Tel. 340 9755526 nuovi stili alimentari, con e-mail: mauro.annarumma@gmail.com possibili conseguenze ne-

I. Mauro Annarumma


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Avviciniamoci all'attività fisica L’invito a svolgere attività fisica in maniera efficace e costante è scaturito varie volte dalle pagine di questo periodico e spesso sono stati elencati i benefici che la pratica sportiva offre: miglioramento della condizione cardio-circolatoria con sensibile diminuzione di infarti e ictus, migliore elasticità e funzionalità delle arterie, diminuzione della cellulite, maggiore resistenza allo sforzo, calo del peso corporeo, innalzamento della serotonina con conseguente sensazione di benessere e abbassamento del cortisolo, l’ormone dello stress. In numeri precedenti è stata anche data opportuna rilevanza alla diminuita comparsa di alcuni tumori in persone che svolgono attività fisica costante. Si vogliono di seguito delineare dei consigli che possono essere utili per chi desidera intraprendere uno sport e anche per chi già lo pratica e vuole continuare a svolgerlo in sicurezza.

Quale sport scegliere

esempio di sport anaerobici la corsa veloce, i salti, il sollevamento pesi.

Corsa, nuoto, ginnastica, danza, ciclismo, palestra, ecc, gli sport sono veramente tanti, ma va operata una scelta che è molto importante perché decide il modo e il luogo dove trascorrerete molte ore del vostro tempo. E’ fondamentale intraprendere qualcosa in cui provare piacere ed interesse. Se siete indecisi tra più attività fate delle prove, lo sport in cui sentirete nascere la passione sarà quello più adatto. L’attività intrapresa andrà infatti svolta con perseveranza e a volte con sacrificio: se vi piacerà tutto sarà più facile e duraturo.

E’ necessario un preliminare controllo medico? Prima di intraprendere una qualsiasi attività sportiva è indispensabile un’accurata visita medica che sarà tanto più attenta e completa quanto più la persona sarà avanti negli anni. Sarà opportuno effettuare: • una serie di esami ematochimici al fine di rilevare la presenza di anemia o di alterazioni epatiche o renali • un elettrocardiogramma ed ecocardiogramma che evidenzieranno la regolarità dell’attività elettrica del cuore e rileveranno la presenza di difetti valvolari o di pregressi insulti

In quali patologie occorre più attenzione

cardiaci con diminuzione della funzione contrattile. Ovviamente, anche se si dovessero riscontrare dei problemi, ciò non comporta l’allontanamento dall’attività fisica, ma la stessa dovrà essere adeguata alla patologia emersa e andrà svolta sotto un più attento controllo clinico.

Che differenza c’è tra sport aerobico e anaerobico Gli sport aerobici sono caratterizzati da uno sforzo fisico prolungato ma con intensità leggera o al massimo moderata e sono in grado di mantenere le pulsazioni cardiache costanti. Per produrre l’energia necessaria

alla contrazione muscolare il corpo utilizza ossigeno, cioè il metabolismo aerobico. Per i primi 15 minuti, l’organismo trae energia dalle riserve di zuccheri, dopo di che va a utilizzare i lipidi depositati. Appartengono a questa categoria: la marcia, la corsa di resistenza, lo sci di fondo, il tennis, il nuoto prolungato, la cyclette, il ciclismo, etc. Sono tutti adatti per bruciare i grassi e snellire il fisico. L’esercizio anaerobico implica sforzi intensi e di breve durata. Nel lavoro anaerobico, i muscoli prima bruciano il glucosio, poi si avvalgono dei grassi, ma quando l’ossigeno non basta più, si prendono le riserve di zuccheri di fegato, reni e muscoli. Sono

Asma. Sono sconsigliate le attività subacquee e gli sport che si praticano in ambienti freddi o polverosi. Negli sforzi prolungati e intensi l’asmatico può andare incontro a crisi di broncospasmo, che può essere però prevenuto ricorrendo ai broncodilatatori (Ventolin) che gli asmatici ben conoscono. Sono più indicati in caso di asma gli sport con pause come pallavolo, tennis, nuoto. Cardiopatia ischemica. Anche chi soffre di questa patologia può trarre giovamento dall’ attività fisica: la stessa però deve svolgersi sotto controllo specialistico e devono essere privilegiati gli sport aerobici a bassa intensità e lunga durata e in cui non vi sia competizione (per esempio jogging, marcia, ciclismo, fondo, vela). Ipertensione. Chi è iperteso deve affrontare con cautela le attività come i pesi o il body building che causano repentini rialzi della pressione arteriosa. Diabete. I diabetici possono, anzi, spesso devono svolgere una regolare attività fisica, perché i muscoli sotto sforzo consumano glucosio, contribuendo a tenere nella norma la glicemia. Ai diabetici non è preclusa neppure l’attività agonistica, l’im-


portante è che si sia in grado di gestire il giusto apporto calorico da bilanciare con la somministrazione degli ipoglicemizzanti. Disturbi vascolari. In caso di alterazione della circolazione periferica, specialmente in presenza di vene varicose sono da preferire quegli sport in cui vengono sollecitati gli arti inferiori: ciclismo, corsa, sci di fondo e nuoto, in quest’ultimo si aggiunge anche l’effetto benefico esercitato dall’acqua sul flusso venoso. Osteoporosi. Ogni attività fisica va attuata con cautela, vanno evitati gli sforzi intensi, i salti e qualsiasi azione che possa provocare dei traumatismi a carico dei vari segmenti ossei. D’altra parte una idonea e costante attività motoria è alla base della prevenzione della terapia del’osteoporosi; infatti nelle ossa sotto carico si riformano quelle linee di resistenza che erano andate perdute e l’osso riacquista la propria compattezza.

alla corsa è la C2K5 (Couch to 5 Kilometers), che liberamente si può tradurre “dal divano a 5 km” e che si propone di portare chiunque a correre 5 kilometri, o per 30 minuti, in 9 settimane. La fortuna di questo programma sta nel fatto che si basa su poche semplici regole ed è assolutamente accessibile e gratificante da chiunque voglia dedicarsi alla corsa senza la velleità di voler raggiungere rilevanti

Come iniziare a correre Può creare qualche problema il fai da te. E’ certamente più appropriato seguire un programma di lavoro elaborato da esperti. In rete esistono decine di tabelle di lavoro, una delle più idonee e più adatte a chi si affaccia per la prima volta

performances . Vengono praticate tre sole sedute settimanali e nel giro di 9 settimane si dovrebbe centrare l’obbiettivo proposto. Per chi si appassiona e vuol andare oltre i sentieri restano liberi.

Come ci si aiuta a contare i minuti Esistono timer sofisticati programmabili ma sono di difficile gestione e costosi. E’ sufficiente programmare il beep di un

timer semplice allo scadere di ogni minuto e in base ai beep uditi contare i minuti.

Consigli utili 1. Siate molto graduali nell’allenamento. Anche se le tabelle all’inizio vi sembrano troppo blande, non fate gli spacconi. Il vostro corpo si deve abituare allo sforzo. 2. Se inizialmente non riuscite a seguire

La tabella C2K5 Settimana

1ª Sessione

2ª Sessione

3ª Sessione

1

Riscaldamento: 5 minuti di camminata veloce, quindi alternare 60 secondi di corsa facile con 90 secondi di camminata per un totale di 20 minuti

Riscaldamento: 5 minuti di camminata veloce, quindi alternare 60 secondi di corsa facile con 90 secondi di camminata per un totale di 20 minuti

Riscaldamento: 5 minuti di camminata veloce, quindi alternare 60 secondi di corsa con 90 secondi di camminata per un totale di 20 minuti

2

Riscaldamento: 5 minuti di camminata veloce, quindi alternare 90 secondi di corsa facile con 2 minuti di camminata per un totale di 20 minuti

Riscaldamento: 5 minuti di camminata veloce, quindi alternare 90 secondi di corsa con 2 minuti di camminata per un totale di 20 minuti

Riscaldamento: 5 minuti di camminata veloce, quindi alternare 90 secondi di corsa con 2 minuti di camminata per un totale di 20 minuti

3

5 minuti di camminata veloce, poi ripetere 2 volte questa sequenza: • Correre 200 m (o 90 secondi) • Camminare 200 m (o 90 secondi) • Correre 400 m (o 3 minuti) • Camminare 400 m (o 3 minuti)

5 minuti di camminata veloce, poi ripetere 2 volte questa sequenza: • Correre 200 m (o 90 secondi) • Camminare 200 m (o 90 secondi) • Correre 400 m (o 3 minuti) • Camminare 400 m (o 3 minuti)

5 minuti di camminata veloce, poi ripetere 2 volte questa sequenza: • Correre 200 m (o 90 secondi) • Camminare 200 m (o 90 secondi) • Correre 400 m (o 3 minuti) • Camminare 400 m (o 3 minuti)

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Riscaldamento: 5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 400 m (o 3 minuti) • Camminare 200 m (o 90 secondi) • Correre 800 m (o 5 minuti) • Camminare 400 m (o 2,5 minuti) • Correre 400 m (o 3 minuti) • Camminare 200 m (o 90 secondi) • Correre 800 m (o 5 minuti)

Riscaldamento: 5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 400 m (o 3 minuti) • Camminare 200 m (o 90 secondi) • Correre 800 m (o 5 minuti) • Camminare 400 m (o 2,5 minuti) • Correre 400 m (o 3 minuti) • Camminare 200 m (o 90 secondi) • Correre 800 m (o 5 minuti)

Riscaldamento: 5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 400 m (o 3 minuti) • Camminare 200 m (o 90 secondi) • Correre 800 m (o 5 minuti) • Camminare 400 m (o 2,5 minuti) • Correre 400 m (o 3 minuti) • Camminare 200 m (o 90 secondi) • Correre 800 m (o 5 minuti)

5

5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 800 m (o 5 minuti) • Camminare 400 m (o 3 minuti) • Correre 800 m (o 5 minuti) • Camminare 400 m (o 3 minuti) • Correre 800 m (o 5 minuti)

5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 1,2 km. (o 8 minuti) • Camminare 800 m (o 5 minuti) • Correre 1,2 km. (o 8 minuti)

5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 3,2 km. (o 20 minuti) senza sosta

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5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 800 m (o 5 minuti) • Camminare 400 m (o 3 minuti) • Correre 1,2 km. (o 8 minuti) • Camminare 400 m (o 3 minuti) • Correre 800 m (o 5 minuti)

5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 1,6 km. (o 10 minuti) • Camminare 400 m (o 3 minuti) • Correre 1,6 km. (o 10 minuti)

5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 3,6 km. (o 25 minuti) senza camminata

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5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 4 km. (o 25 minuti)

5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 4 km. (o 25 minuti)

5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 4 km. (o 25 minuti)

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5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 4,5 km. (o 28 minuti)

5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 4,5 km. (o 28 minuti)

5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 4,5 km. (o 28 minuti)

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5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 5 km. (o 30 minuti)

5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 5 km. (o 30 minuti)

5 minuti di camminata veloce, poi: • Correre 5 km. (o 30 minuti)

La corsa Nella scelta delle attività sportive da intraprendere certamente ha una grande rilievo la corsa. Correre è infatti per l’uomo un’azione molto naturale e non necessita per essere svolta di particolari ambienti: sono sufficienti un parco, il sentiero poco fuori paese, qualsiasi strada poco trafficata. In Ogliastra c’è solo l’imbarazzo della scelta, ogni angolo ha delle buone caratteristiche ed è costantemente unito a degli aspetti ambientali bellissimi ed estremamente appaganti. Correre non richiede abilità particolari e tutti possono farlo con buoni risultati. Basta essere motivati e magari trovare un compagno con cui dividere l’esperienza. Ma altro fattore che rende la corsa tra le opzioni più gettonate è che puoi farla da solo, non devi aspettare il resto della squadra e non ti lega a degli orari strettissimi come può essere la prenotazione di un campo da tennis o la tua ora di palestra. E’ importante non mollare alle prime difficoltà: ci vuole un po’ di tempo per apprezzare appieno la corsa, ma, superata la prima fase che è la più impegnativa, sarà difficile rinunciarvi. Sicuramente, eseguita con piacere e costanza, farà compiere un bel balzo in avanti alla qualità della vostra vita.

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7. La corsa va evitata se si è a stomaco pieno. Devono trascorrere almeno tre ore tra la corsa e i pasti principali e un’ora e mezza dallo spuntino mattutino o pomeridiano. 8. E’ importante bere per reintegrare i liquidi persi dopo ogni allenamento.

Quali scarpe scegliere le tabelle non scoraggiatevi. Fermatevi più a lungo su un determinato tempo di allenamento e, una volta superato “l’ostacolo”, sarà semplice recuperare il “tempo perduto”. 3. Nei primi mesi correte sempre su percorsi pianeggianti di terra battuta o asfalto. I dislivelli affaticano troppo i muscoli poco abituati allo sforzo e si corre il rischio di distrazioni muscolari e di distorsioni articolari. 4. Ognuno deve seguire il proprio ritmo, evitando l’aggregazione a gruppi di allenamento che vanno più forte. Si va incontro a fatiche eccessive con il rischio di perdita dell’entusiasmo. 5. E’ meglio correre nelle ore della giornata in cui la temperatura esterna è più gradevole. Il caldo e il freddo eccessivi creano all’organismo, già impegnato nella corsa, un ulteriore e inutile stress.

La scarpa è un elemento molto importante dell’attrezzatura sportiva, serve ad ammortizzare il peso del nostro corpo che si triplica nella fase di appoggio della corsa e serve a proteggere le articolazioni di piede e caviglia in tutti gli impegni sportivi che ne prevedono la sollecitazione. Di solito è sufficiente seguire il consiglio dei negozianti di calzature sportive per avere le scarpe adeguate al tipo di sport intrapreso. Volendo, dopo un semplice e veloce esame podologico, è possibile operare una scelta più oculata, specialmente utile per chi sceglie la corsa. Infatti l’esame stabilirà se il tipo di appoggio è iperpronatore con consumo del tallone all’esterno, o supinato con consumo all’interno o se si possiede un appoggio neutro. Nei vari casi sarà possibile acquistare delle scarpe apposite, già prodotte dalle varie case del settore, che concorreranno oltre ad

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ottenere una migliore protezione del piede, anche ad apportare delle correzioni posturali. Ma alcuni suggerimenti non andrebbero comunque sottovalutati: • Le calzature devono essere di una misura più grande per comodità, eccetto per le scarpe da calcio che devono aderire perfettamente alla pianta del piede. • Il momento migliore della giornata per acquistare le scarpe sportive è il tardo pomeriggio, quando il piede è stanco e un po’ gonfio a causa delle attività svolte, indossate entrambe le scarpe e camminateci per qualche minuto, "ascoltando" eventuali fastidi, alzatevi anche in punta di piedi e verificate che siano effettivamente comode e non schiacciano le dita.

Quante calorie si consumano negli sport più frequenti

Calorie in Calorie in 60'x70kg. 60'x50kg.

Tipo di Sport

Ballo Liscio Ballo moderno Balli più veloci (tipo Twist) Calcio (allenamento) Camminare a 3 km/ora Camminare a 4 km/ora Camminare a 5 km/ora Camminare a 6 km/ora Ciclismo a 10 km/ora Ciclismo a 15 km/ora Ciclismo agonistico Cyclette a 9 km/ora Cyclette a 15 km/ora Corsa a 12 km/ora Corsa a 8 km/ora Nuoto stile libero lento Nuoto stile libero veloce Tennis amatoriale

• Per evitare l’insorgere di vesciche, le calzature nuove andrebbero indossate con molta cautela, meglio portarle in casa per almeno una settimana, in modo che il piede si abitui e le scarpe si adattino ad esso. • Le unghie non devono mai essere lunghe e il taglio corretto deve essere quadrato, mai andare ai margini perche si favorisce l’insorgere della "unghia incarnita".

6. E’ consigliabile vestirsi a strati, così, in caso di sensazione di caldo, possiamo levare qualche indumento e vanno evitati gli abiti sintetici che non offrono traspirazione e fanno si che il sudore resti appiccicato alla pelle e perché aumentano la sensazione di freddo nelle basse temperature.

223 315 714 588 210 252 336 378 281 441 743 252 420 924 588 546 680 462

159 225 510 420 150 180 240 270 201 315 531 180 300 660 420 390 486 330

Natalino Meloni Fisiatra

Alberto Marci Dottore in Scienze Motorie

Gloria Tosciri Podologa

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Ogliastra Sanità

Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

E' nata un'associazione in aiuto di donne che vivono una realtà violenta

Donne in difficoltà non più sole La violenza in qualsiasi forma e in qualsiasi contesto culturale non dovrebbe mai trovare giustificazione. Eppure esiste un modo di vedere e giudicare i fatti, anche nella nostra società “evoluta”, che troppo spesso porta a sminuire forme di sopraffazione nonostante queste comportino per le donne un grave stato di malessere. E’ pertanto importante che la donna si sappia difendere e che sia consapevole da cosa difendersi. Le donne che subiscono delle condotte violente appartengono a tutti i ceti sociali e, nonostante sia opinione diffusa che la violenza sia solo fisica, in realtà può assumere forme diverse. Purtroppo questo triste fenomeno si manifesta più di frequente all’interno delle mura domestiche, proprio all’interno della famiglia che dovrebbe rappresentare il luogo in cui si è maggiormente protetti, dove ogni rapporto dovrebbe basarsi sulla fiducia e sulla totale dedizione. Ma proprio perché tanti eventi violenti si consumano all’interno della famiglia non vengono denunciati, non se ne parla neppure con gli amici ed emergono solo gli episodi più drammatici e traumatici.

Specialmente nei confronti delle violenze subite in famiglia le donne provano un più vivo senso di pudore e vergogna che impedisce loro di portare all’esterno il loro

all’interno del nucleo familiare e che avviene allorché si impone alla vittima un atto sessuale mediante la forza o la minaccia. Ha seria rilevanza anche la violenza assistita che è quella subita da minori che convivono con situazioni di violenta sottomissione di un genitore da parte dell’altro: vivere tali esperienze può minare l’equilibrio relazionale futuro del minore. Merita un cenno anche lo stalking determinato dal protrarsi di un atteggiamento persecutorio di un partner verso l’altro. E’ frequente nei casi di separazione ed in particolare quando una donna si è allontanata da una relazione violenta. La persecuzione avviene tempestando la donna di telefonate, seguendola per strada, aspettandola sotto casa e con tanti altri atteggiamenti che fanno vivere la donna nel terrore. Ma da tutte queste e altre forme di violenza le donne possono trovare riparo: sono sorte varie associazioni che hanno nell’aiu-

tare queste sfortunate la loro mission. Ne fanno parte delle professioniste ben formate che agiscono nella più assoluta riservatezza. Anche in Ogliastra dal 14/8/2012 è attivo il Centro antiviolenza “Mai più violate”. Il servizio è gestito dall’Associazione FiguraSfondo, e in questo centro le donne possono usufruire gratuitamente, in un ambiente non giudicante, di sostegno psicologico e di assistenza sociale e legale, vi operano infatti un assistente sociale, uno psicologo e un avvocato.

Il servizio è attivo dal martedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 e il giovedì dalle 15.30 alle 18.30 Le operatrici rispondono al numero di telefono 0782 620107.

dramma. Conservano dentro di sè tutto il dolore e le loro giornate continuano a scivolare nella disperazione e solitudine. Oltre alla violenza fisica c’è quella sessuale, anche questa tanto spesso consumata

STUDIO SPECIALISTICO RADIOLOGIA ECOGRAFIA Dottor Renato Pilia sas Radiologia generale Radiologia dentale Mammografia Ecografia mammaria Ecografia generale Ecografia muscolo-scheletrica Risonanza magnetica articolare (eccetto spalla ed anca) LANUSEI: dal Lunedì al Venerdì 8-12 TORTOLÌ: dal Lunedì al Venerdì 8-18 (Orario continuato)

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Mano Tesa Ogliastra Ha quale finalità prioritaria offrire sostegno ai malati oncologici e alle loro famiglie Offre informazioni sui servizi operanti nel territorio. Da informazioni sulle strutture di accoglienza in Sardegna e nelle altre regioni. Aiuta chi ha problemi per raggiungere luoghi di cura. Offre consigli ed assistenza per seguire pratiche burocratiche. Offre compagnia, anche a domicilio a chi ne avesse bisogno.

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5 per mille L’Associazione Mano tesa Ogliastra per continuare ad offrire il proprio aiuto e sostegno ai malati oncologici e per poter sostenere economicamente la pubblicazione di questo periodico

Vi invita a versare a proprio favore il 5 per mille.

Codice Fiscale: 91007160913


Ogliastra Sanità

La pagina del LEGALE a cura di Severina Mascia

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Assistenza Sanitaria per cittadini stranieri non comunitari I cittadini stranieri extracomunitari attraverso l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.) ottengono l’assistenza sanitaria prevista dal nostro ordinamento con conseguente parità di trattamento rispetto ai cittadini italiani per quanto attiene all’obbligo contributivo, all’assistenza erogata in Italia dallo stesso S.S.N. ed alla sua validità temporale.

soggiornanti) dei cittadini stranieri rientranti nelle categorie sopra indicate. Per iscriversi al S.S.N. occorre recarsi presso la A.S.L. del territorio di residenza ovvero presso quella in cui si ha effettiva dimora (indicata nel permesso di soggiorno), muniti di:

HANNO L’OBBLIGO DI ISCRIVERSI AL S.S.N.

• permesso di soggiorno

-- I cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno che svolgono regolare attività di lavoro subordinato, autonomo o che siano iscritti alle liste di collocamento; -- i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti o quelli che abbiano chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno (per lavoro subordinato, per lavoro autonomo, per motivi familiari, per asilo, per richiesta di asilo, per attesa adozione, per affidamento, per acquisto della cittadinanza o per motivi religiosi); -- i familiari a carico (regolarmente

• documento di identità personale • codice fiscale • autocertificazione di residenza o dimora (si considera dimora abituale l’ospitalità da più di tre mesi presso un centro d’accoglienza). Al momento dell’iscrizione si potrà scegliere il medico di famiglia o il pediatra per i propri figli. L’iscrizione è valida per tutta la durata del permesso di soggiorno e non decade nella fase di rinnovo del medesimo: può essere, quindi, rinnovata anche presentando alla A.S.L. la documentazione comprovante la richiesta di rinnovo di permesso di soggiorno. In caso di mancato rinnovo o di revoca del permesso di soggiorno, o in caso di espulsione, l’iscrizione cessa, salvo che l’interessato comprovi di aver presentato ricorso contro i suddetti provvedimenti. All’atto dell’iscrizione il richiedente riceverà un documento, il "Tesserino sanitario personale", che dà diritto a ricevere gratuitamente, ovvero dietro pagamento di una quota a titolo di

CITTADINI STRANIERI NON ISCRITTI AL S.S.N.

-- gli interventi di profilassi internazionale; -- la profilassi, la diagnosi e la cura di malattie infettive. Si può attestare lo stato di indigenza e la relativa impossibilità ad adempiere al pagamento delle prestazioni fornite dal S.S.N. attraverso una apposita autodichiarazione, da presentare alla struttura sanitaria che poi eroga la prestazione.

Agli stranieri che, regolarmente soggiornanti, non rientrano tra coloro che sono obbligatoriamente iscritti al S.S.N., sono concesse due possibilità:

STRANIERI IRREGOLARMENTE PRESENTI

contributo, le seguenti prestazioni: visite mediche generali in ambulatorio, visite mediche specialistiche, visite mediche a domicilio, ricovero in ospedale, vaccinazioni, esami del sangue, radiografie, ecografie, medicine, assistenza riabilitativa e protesica.

1) iscriversi facoltativamente al S.S.N., insieme ai propri familiari, se presenti in Italia. Si può ottenere l’iscrizione volontaria se si è in possesso di un permesso di soggiorno superiore a tre mesi. L’iscrizione non è possibile se si è titolari di un permesso di soggiorno per motivi di cura: in questo caso le prestazioni sanitarie saranno garantite dietro pagamento all’A.S.L. delle tariffe previste per legge, che possono cambiare a seconda della regione in cui ci si trova. Se si è privi delle risorse economiche sufficienti saranno comunque assicurate le prestazioni ambulatoriali, ospedaliere urgenti o comunque essenziali, o continuative, per malattia o infortunio e i programmi di medicina preventiva (per es. vaccinazioni), nei presidi sanitari pubblici o privati accreditati. 2) assicurarsi contro il rischio di malattia, infortunio e per la maternità mediante la stipula di apposita polizza assicurativa con un Istituto assicurativo italiano o straniero, valida sul territorio nazionale. Sono comunque garantite le seguenti prestazioni: -- quelle a tutela sociale della gravidanza e della maternità; -- quelle a tutela della salute del minore; -- le vaccinazioni, secondo la normativa e nell’ambito delle campagne di prevenzione collettiva autorizzate dalle Regioni;

Coloro che non sono in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno hanno diritto, comunque, alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o essenziali, anche se continuative, per malattia e infortunio, nelle strutture pubbliche o private convenzionate. A tal fine dovrà essere richiesto presso qualsiasi A.S.L. un tesserino (S.T.P. Straniero Temporaneamente Presente), valido sei mesi ma rinnovabile, con cui si ha diritto: • all’assistenza sanitaria di base; • ai ricoveri urgenti e non e in regime di day–hospital; • alle cure ambulatoriali e ospedaliere, urgenti o comunque essenziali, anche se continuative per malattie o infortunio. Per ottenere il tesserino, lo straniero, dichiarate le proprie generalità, dovrà certificare di non possedere risorse economiche sufficienti. L’accesso alle strutture sanitarie del cittadino straniero irregolare non comporta alcun tipo di segnalazione alle autorità di pubblica sicurezza. Il divieto di segnalazione per i cittadini irregolarmente presenti è superato nelle situazioni in cui, a parità di condizioni con il cittadino italiano, sia obbligatorio il referto (art. 365 c.p. e art. 334 c.p.p.).


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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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Nuove opportunità in Ogliastra nel campo della psico-oncologia

La forza della vulnerabilità Il cancro paralizza, annienta, minaccia la propria identità e integrità, il proprio equilibrio emotivo; è un fenomeno in grado di scatenare una catastrofe esistenziale, di stravolgere vite umane, non solo a livello fisico ma anche psicologico. Non è possibile separare il corpo dalla sfera psichica. Dopo una diagnosi di cancro, tutto cambia di significato: le relazioni familiari, sociali e professionali, il rapporto con il proprio corpo, i propri valori, i significati attribuiti alla sofferenza e alla morte. Di fronte a questi inevitabili cambiamenti, può generarsi un persistente stato di confusione, un senso di impotenza, di disequilibrio e di solitudine, il tutto spesso accompagnato alle reazioni di parenti e amici. La popolazione oncologica è soggetta di fatto a un alto rischio psicopatologico, dal momento che si trova ad affrontare situazioni stressanti come la diagnosi, la debilitazione, la mutilazione, le terapie aggressive; senza dimenticare poi lo stato di dipendenza che si può generare, l’allontanamento forzato o non dal proprio ambiente di vita e infine il rischio di morte. La persona ha bisogno di essere curata in tutti gli aspetti della sua patologia; è opportuno prendersi cura dei correlati psicologici che la malattia porta con sé, vanno battute tutte le strade che conducono al miglioramento della qualità di vita dei pazienti, circoscrivendo il rischio di effetti psicopatologici che potrebbero aggravare il quadro clinico. La psicologia in questo modo si fa spazio nell’oncologia ed è sempre più determinata ad assumere un ruolo rilevante nell’assistere i pazienti affetti da cancro. Le consistenti ricerche incoraggiate in questo ambito indagano, oltre alla presenza di disturbi psicologici e alla valutazione della qualità di vita, anche le strategie di informazione, le tecniche di sostegno psicologico, i modelli di supporto sociale e quanto ancora rimane da scoprire. Un aiuto psicologico

diviene così importante per gestire gli eventi stressanti scaturiti dalla malattia, per contenere i fattori emozionali, le reazioni psicologiche del paziente che potrebbero influenzare negativamente il decorso della malattia fisica stessa. In presenza di gravi malattie, infatti, diviene prioritario esaminare l’emergere di problemi connessi all’approccio con la malattia e col suo trattamento, diventa indispensabile aiutare le persone a vivere fronteggiando e gestendo le conseguenze personali, sociali, professionali della patologia. La paura di ricadute o di morte, lo stress familiare, l’isolamento sociale, la riduzione di energie, l’alterazione dell’immagine corporea non sono certo inoffensivi. La diagnosi e il trattamento del cancro scatenano un insieme di emozioni come ansia, paura, tristezza e angoscia. La gestione di esse rappresenta un problema non marginale per i pazienti e fornisce un’opportunità terapeutica. Le terapie psicologiche assistono il paziente oncologico in ogni fase della malattia: dalla diagnosi alla fine del trattamento. Questi interventi hanno lo scopo di diminuire nel paziente oncologico i sentimenti di alienazione, isolamento, impotenza, annientamento. Attraverso il supporto psicologico si cerca di ridurre l’ansia, di esplorare le percezioni e le informazioni errate che talvolta possono essere pericolose; si aiutano le persone a sentirsi meno inette e sfiduciate, incoraggiandole ad acquisire maggiore responsabilità e rispondenza ai trattamenti medici. Infatti, le più frequenti espressioni della crisi del malato oncologico sembrano essere:

• la depressione, come rassegnazione, perdita di motivazioni, emozioni tali da portare a un declino psicofisico devastante. Davanti alla crescente consapevolezza di questi problemi associati a una così grave malattia e al suo trattamento, il Centro per le Famiglie Antes realizza interventi supportivi per pazienti e familiari. Tali trattamenti non rappresentano un’intervento alternativo, ma uno strumento importante per alleviare la sofferenza psicologica dei pazienti e dei familiari determinata dalla malattia. Le aree sulle quali gli specialisti di Antes intendono intervenire sono le seguenti: adattamento emozionale (stato dell’umore, autostima, locus of control, negazione, repressione); adattamento funzionale (socializzazione, ritorno al lavoro); sintomi psicologici legati alla malattia o al trattamento; impatto psicologico con gli esiti medici (risposta del tumore, avanzare della malattia); risposta psicologica

agli esiti globali (combinazione delle 4 precedenti categorie). Gli strumenti che il Centro Antes intende utilizzare sono i seguenti: Gruppi di sostegno per pazienti oncologici e familiari Il gruppo diviene il contesto di condivisione ed esplorazione degli ostacoli comuni, sviluppando un senso di universalità che allevia la sensazione di solitudine e di impotenza. Questo intervento propone come area focale il significato delle relazioni interpersonali, considerate come forza motrice del gruppo e area focale dell’intervento; contrasta i sentimenti di inutilità mediante l’aiuto reciproco dei membri; migliora la capacità di comunicazione ed espressione emozionale sia nel qui e ora del gruppo che nella realtà esterna; migliora la capacità di comunicazione e relazione con i familiari e col personale medico; agisce positivamente con la modalità di affrontare e di convivere con la malattia; ha effetti benefici su stati ansiosi

• il rifiuto, come negazione della propria malattia e ostacolo alla compliance in fase terapeutica; • l’ansia, come paura della solitudine, della morte, della perdita di capacità fisiche e possibilità affettive;

Invitiamo chiunque volesse far presente un disservizio o volesse ringraziare per aver ricevuto un’assistenza particolarmente valida ed umana, o che volesse proporre dei suggerimenti, a scriverci, chiamarci, o inviarci una e-mail. Saremo ben lieti di pubblicare tali comunicazioni. mano.tesa.ogliastra@alice.it

Tel. 339 711 11 10 - 348 518 84 07 - Fax 0782 77 020


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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

e depressivi. Questa tipologia di intervento migliora l’adattamento emozionale, favorendo supporto, revisione delle priorità, recupero della progettualità esistenziale, esplorazione del significato personale del vivere e del morire. Lo psicologo incoraggia l’espressione delle emozioni personali e un mutuo supporto tra i membri del gruppo: l’espressione delle emozioni primarie

(angoscia, paura, tristezza) è uno specifico pilastro dell’intervento, che riduce la repressione delle emozioni generando un livello di stress inferiore. L’espressione delle emozioni permette inoltre di accrescere il sostegno sociale, costruendo forti legami tra i membri, in modo da sconfiggere l’isolamento caratteristico dei pazienti con cancro. Insieme, i partecipanti hanno la possibilità di condividere, prendere parte alla costruzione di un nuovo senso di sé, di nuove priorità e responsabilità, di agire sulla ricostruzione di linee di comunicazione con persone importanti. All’interno di questi gruppi, i soggetti trovano uno spazio in cui possono affrontare delicate tematiche, che probabilmente al di fuori di quel contesto eviterebbero di trattare, come ad esempio il significato della malattia ("Perché io?"). E' importante che il caregiver (colui che presta cure) mantenga il proprio equilibrio, perché se investito da sentimenti eccessivi di inadeguatezza, invece di risultare una risorsa per la persona colpita dal cancro, può finire col rappresentare un ulteriore problema in un contesto di per sé già

STUDIO MEDICO POLISPECIALISTICO

difficile. E' importante non dimenticare che il benessere del caregiver è fondamentale anche per il benessere della persona ammalata. Al caregiver però deve essere data la possibilità di ritagliarsi del tempo da dedicare a se stesso, mantenere delle relazioni sociali e, se necessario, chiedere aiuto a sua volta. Per questo motivo, un lavoro di gruppo con i caregiver ha lo scopo di fornire un sostegno al ruolo che riduca l’ansia, la stanchezza e migliori la capacità di aiutare mantenendo un grado di benessere maggiore. Sostegno psicologico individuale, di coppia, familiare È un intervento orientato alle modalità di risposta emotiva e comportamentale da parte del paziente e/o di un familiare. La finalità del sostegno psicologico individuale, di coppia e familiare è stimolare un’aperta espressione e consapevolezza delle personali reazioni alla malattia nelle sue varie fasi. Possono accedere al servizio di sostegno psicologico individuale, di coppia, familiare sia i pazienti oncologici che i loro familiari

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in qualunque fase della malattia e del percorso psicologico di gruppo. Il progetto “La forza della Vulnerabilità” è un servizio erogato dal Centro per le Famiglie Antes in convenzione con il Comune di Tortolì. L’accesso al servizio avviene mediante contatto con i Servizi Sociali del Comune di Tortolì o con il Centro Antes. La terapia di gruppo, anche in riferimento alla psiconcologia, è accessibile a tutti i cittadini sotto forma di convenzione con la ASL 4 di Lanusei o in forma privata. La modalità di accesso attraverso la convenzione con la ASL4 prevede la prescrizione del medico di famiglia e il pagamento o meno di un ticket direttamente al Centro Antes. Per accedere ai servizi del Centro in forma privata, è sufficiente fissare un appuntamento telefonico. Per contatti o informazioni sui servizi erogati dal Centro Antes: info@centroantes.it tel. 0782624420 D.ssa Susanna Ferreli Responsabile del progetto

Centro Specialistico di Psicologia e Psichiatria Clinica per il Trattamento dei Disturbi Psicopatologici

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Angiologia - Dr Massimo Garau

Esame doppler tronchi sovraortici Esame doppler venoso e arterioso degli arti superiori e inferiori Esame doppler dei vasi del pene per disturbi della sfera sessuale

Cardiologia - Dr Franco Dessalvi

Visita cardiologica - Elettrocardiogramma - Ecocardiogramma

Dermatologia - Dr.ssa Marzia Mou

Cell: 328.6541623 Visita dermatologica - Dermatologia estetica - Esami microscopici

Oculistica - Dr Luciano Pisu

Visita oculistica - Campo visivo - Tonometria Topografia corneale - Ortottica

Otorinolaringoiatria - Dr.ssa Rosalba Melis

Cell: 328.8512425 Visita ORL - Esame audiometrico - Esame impedenzometrico Prove vestibolari

Psichiatria - Dr Massimo Diana

Visita psichiatrica - Psicoterapia - Trattamento dipendenze Relazioni peritali

ATTACCHI DI PANICO - DISTURBI DELL’UMORE DEPRESSIONE - INSONNIA - DISTURBI D’ANSIA FOBIE - DIPENDENZE ALIMENTARI Psicoterapia individuale, familiare, di coppia e di gruppo, EMDR, trattamento con ipnosi, visita psichiatrica e consulenza psicologica

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Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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Inizia la seconda fase del Progetto Diabete

PIANO REGIONALE DI PREVENZIONE 2010-2012 Progetto di Prevenzione del Diabete di tipo 2 e delle Malattie Cardiovascolari nella popolazione ad alto rischio

Conoscere Subito Perchè

Le persone risultate a rischio saranno sottoposte ad ulteriori controlli Al questionario, che è stato distribuito ai soggetti interessati dai medici di famiglia, dalle strutture di diabetologia e cardiologia della ASL e dalle farmacie, hanno risposto 3324 persone, corrispondenti al 9.1% di cui 1153 maschi (35%) e 2171 donne (65%). Il 67% della popolazione esaminata (2226 persone) è risultato essere a rischio di contrarre la malattia nell’arco dei prossimi dieci anni. Lo screening, che sarà ripetuto con alcuni accorgimenti per incentivare la partecipazione di un sempre maggior numero di cittadini, ha permesso di avere nuovi elementi di conferma sui fattori che concorrono allo sviluppo della malattia, tra questi la pressione del sangue

elevata, la familiarità, la scarsa attività fisica, l’obesità e il sovrappeso. Il diabete è una patologia che si può prevenire, ma occorre una rivoluzione culturale, prima che scientifica e medica, per ridurre drasticamente il numero degli ammalati. Siamo ora pronti per la seconda fase: le persone a rischio verranno invitate dal proprio medico di famiglia ad eseguire gratuitamente una glicemia. Il principale obiettivo è quello di accendere un campanello d’allarme nel soggetto a rischio indirizzandolo verso stili di vita più sani. L’adesione al progetto di screening permetterà quindi non solo di prevenire la malattia, correggendo eventuali fattori

Chi Come Dove Quando

La Regione Sardegna realizza il Progetto di Prevenzione del Diabete di tipo 2 e delle Malattie Cardiovascolari con l’obiettivo di prevenire tali malattie e anticiparne la diagnosi. La campagna gratuita è rivolta a tutte le donne e uomini da 35 anni in su Con la compilazione di un semplice questionario e la consegna Per aderire all’iniziativa richiedi il questionario presso: Servizi di Diabetologia, Servizi di Cardiologia, Ambulatori dei Medici di Medicina Generale, Farmacie, Dipartimento di Prevenzione. A partire da Settembre 2011

www.grafichepilia.it

E’ terminata la prima fase del progetto relativo alla prevenzione del Diabete Mellito di tipo 2 e delle malattie cardiovascolari nella popolazione ad alto rischio, attraverso la correzione dei fattori di rischio. L’iniziativa appartiene all’importante campagna di sensibilizzazione 2010-2012 sulla malattia diabetica, promossa dall’Assessorato Igiene e Sanità e dall’Assessorato Sociale e Servizio Prevenzione, avviato inizialmente nelle sole Aziende Sanitarie di Lanusei e Oristano, investite del ruolo di aziende capofila. Solo in Ogliastra le persone da sottoporre allo screening, nella popolazione dai 35 anni in su, risultano essere 36422.

Prevenire Subito

per

E’ fondamentale che tu aderisca al progetto con la riconsegna del questionario compilato Per la compilazione e la riconsegna rivolgiti a:

REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA

ASLOristano

Assessorato dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza Sociale Servizio Prevenzione

di rischio, ma anche di diagnosticarla in fase precoce, consentendo di adottare una terapia meno invasiva rispetto a quella necessaria in caso di diabete “conclamato”. Gisella Meloni Diabetologa Responsabile ASL del progetto

La posta dei Lettori Ai miei salvatori La mattina del 14 luglio del 2005 dopo un normale risveglio ho avuto degli svenimenti che sono stati l’inizio di un lungo periodo di necessità sanitarie che persistono ancora oggi. Un aneurisma si era rotto nel mio cervello e ci fu necessità di un ricovero urgente e i volontari della Croce Verde di Tortolì, intervenuti tempestivamente, sono i primi di una lunga catena di soccorso cui devo la mia riconoscenza. Il personale di Lanusei non fu da meno, entro pochi minuti fui sottoposto alla TAC e l’emorragia cerebrale fece bella mostra di sé. Venni trasferito per competenza alla neurochirurgia di Nuoro e da lì a Sassari per fare l’angiografia cerebrale. Ho trovato in tutti grande competenza e umanità. A Nuoro venni poi operato e rioperato dopo due mesi per eliminare un secondo aneurisma presente nell’altro emisfero cerebrale. Al primo intervento seguì una emiparesi, ma anche questa, per merito dei bravissimi fisioterapisti che mi trattarono, venne risolta. Sono stati anni con un susseguirsi di complicazioni che mi hanno portato anche ad un umore depresso. Ed è per questo che oggi scrivo queste righe, per ringraziare tutti quei professionisti che, oltre l’indispensabile e insostituibile aiuto di mia moglie, hanno saputo ridarmi autonomia, autostima, coraggio e voglia di vivere. A ridare slancio positivo al mio umore hanno contribuito in maniera determinante i medici e psicologi dell’Istituto San Giovanni di Dio di Brescia, un istituto immerso nel verde dove il cinguettio degli uccelli, posati sui rami degli alberi che sfioravano le finestre, ha accompagnato la mia degenza. Il proseguo della cura l’ho poi fatto al CIM di Lanusei e all’ANTES di Tortolì ed in entrambe queste strutture ho incontrato professionisti dotati della giusta sensibilità e competenza. Ma non posso chiudere la mia dichiarazione di riconoscenza senza citare il personale della Clinica Tommasini, che ho molto apprezzato per la cortesia e la sollecitudine nel risolvere le mie frequenti richieste. Grazie a tutti, nella sfortuna della malattia sono felice di avere potuto incontrare quelle meravigliose persone che tutti voi vi siete dimostrate. Benito Gesualdi

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La pagina del VOLONTARIATO

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Associazione Croce Bianca di Baunei e Santa Maria Navarrese L’Associazione Croce Bianca di Baunei e Santa Maria Navarrese è oggi una realtà consolidata, che può contare sull’impegno di oltre 100 volontari, molti dei quali fanno parte del sodalizio sin dalla sua fondazione, che risale al 2003. È un’ordinaria storia di silenzioso volontariato, quella che la Croce Bianca baunese può raccontare. Una storia di senso del dovere e di competenza, di sacrifici e soddisfazioni, di difficoltà superate con l’impegno e di iniziative coraggiose promosse con entusiasmo. Tutto inizia nel 2001, quando tre amici, Salvatore Murru, Mario Gillone e Patrizio Moro, tutti di origine baunese, fantasticano su un’associazione capace di garantire un servizio di primo soccorso a Baunei e dintorni. Salvatore Murru di professione fa l’infermiere, e nel 2001, quando con gli amici inizia a parlare dell’ipotesi di un’ambulanza a Baunei, è stato appena trasferito dall’ospedale di Nuoro a quello di Lanusei. “Con Mario e Patrizio pensammo di promuovere l’idea organizzando riunioni pubbliche, per sensibilizzare la popolazione su un servizio, come quello che ci proponevamo di attivare, che fino ad allora a Baunei non c’era mai stato. Con nostra grande soddisfazione notammo che ad ogni riunione partecipavano sempre più persone. Gli incontri furono talmente proficui che ben presto passammo dall’idea all’azione, e il 13 febbraio 2003 registrammo da un notaio lo statuto dell’ Associazione Croce Bianca di Baunei e Santa Maria Navarrese. Una volta registrato lo statuto i soci della neonata associazione nominarono

un direttivo di 11 elementi ed elessero Salvatore Murru quale primo presidente del sodalizio”. “Fondare la Croce Bianca fu un’esperienza stimolante e costruttiva – ricorda Murru – con una coinvolgente partecipazione della popolazione. La prima sede la allestimmo in Piazza Indipendenza, al centro del paese, in una stanza messa a disposizione da un cittadino, gentilezza che abbiamo cercato di ricambiare effet-

del Soccorso di Orosei. Dopo alcuni anni, il 27 maggio 2006, la sede viene trasferita dai locali di Piazza Indipendenza a quelli di Via Orientale Sarda, locali concessi in comodato d’uso per 20 anni dal Comune. Nel 2006 viene acquistata la seconda ambulanza, con il decisivo contributo dei cittadini di Baunei e del Banco di Sardegna. Il parcheggio necessario per la seconda ambulanza (un garage in Via San Pietro) lo

cora in piena efficienza, viene donata, in collaborazione con il Rotary di Tortolì, ad una associazione operativa nel Benin, in Africa. Nel 2011 il “parco macchine” della Croce Bianca si arricchisce con l’acquisto del fuoristrada attrezzato per il primo soccorso. Fra qualche mese, nel febbraio 2013, il sodalizio baunese festeggerà il decennale di attività. Un traguardo di cui i soci della Croce Bianca di Baunei e

tuando tutti i lavori di manutenzione e ammodernamento necessari per rendere la sede operativa. I cittadini fecero a gara per offrire prestazioni lavorative volontarie: ci fu, ad esempio, chi offrì le piastrelle e chi il lavoro manuale”. Contestualmente alla sede venne inaugurata la prima ambulanza, acquistata nel 2003 dai Volontari

offre un cittadino. “La seconda ambulanza l’acquistammo nel 2008 con un contributo regionale, e sempre nello stesso anno – ricorda Murru – firmammo la convenzione con il 118, un grande risultato che premiò gli sforzi di tutti volontari”. Nel gennaio del 2009 la prima ambulanza, ormai fuori norma per gli standard europei, ma an-

Santa Maria Navarrese (oggi presieduta dal giovane Paolo Mura, succeduto al presidente fondatore Salvatore Murru), possono andare fieri.

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Giampaolo Porcu

STUDIO ODONTOIATRICO ASSOCIATO Dr. Ennio Arba Dr.ssa Bruna Giaccu

In questo studio si effettuano consulenze e trattamenti in:

CHIRURGIA PARODONTALE Dr. Antonello Raimondi CHIRURGIA IMPLANTARE Dr. Gabriele Caruso ORTOGNATODONZIA Dr. Carlo Aru SINDROME ALGICO-DISFUNZIONALE DELL’A.T.M. (ARTICOLAZIONE TEMPORO MANDIBOLARE)

Dal Lunedì al Venerdì 9,00 - 13,00 / 16,30 – 19,30

Sabato 09,00 – 13,00

Via Roma, 40 - 08040 LOTZORAI (NU) Tel. 0782 669467 - Fax 0782 208611

Tortolì - Via Temo, 23 - Tel. 0782.62 23 65 Villagrande Strisaili - Via Satta, 1 - Tel. 0782.82 328 38


Periodico a cura di Mano Tesa Ogliastra

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Ogliastra Sanità

Anche in Ogliastra Prof. Cao era conosciuto e stimato, sia per il legame con il progetto Progenia, le cui indagini coinvolgono migliaia di cittadini, ma soprattutto perché anche per i nostri piccoli è stato il pediatra dei casi difficili, il faro cui ci si rivolgeva quando la diagnosi navigava in mezzo alle nebbie.

Omaggio a Prof. Antonio Cao Il 21 giugno il professor Antonio Cao ci ha lasciato. Con lui perdiamo un clinico eccezionale, un instancabile studioso e ricercatore, uno straordinario maestro ed un insostituibile manager. La sua fantastica storia ha avuto inizio nelle aule dell’Università cagliaritana, dove si è laureato nel ’54. Per diversi anni è stato al seguito del professor Giuseppe Macciotta che per quasi 3 decenni ha plasmato e dominato la pediatria cagliaritana. Ma il suo vero maestro è stato Willy Tangheroni, come lui stesso amava dire lodandone le doti di clinico e le capacità didattiche. Nel ’68 lo seguì a Perugia per tornare nel ’73 come direttore della neo-formata 2a Clinica Pediatrica. Si trovò subito di fronte al drammatico problema dell’assistenza alla Talassemia e decise di affrontarlo in modo razionale e organico avvalendosi del suo primo nucleo di validi collaboratori. Organizzò un day-hospital, un moderno laboratorio di diagnostica, un servizio di screening e consultazione genetica dei portatori ed introdusse la diagnosi prenatale di Y. W. Kan (le prime diagnosi di talassemia su sangue fetale furono eseguite a San Francisco su donne sarde). Il modello “globale” di assistenza alla talassemia da lui ideato e concretizzato è stato in seguito adottato in molti paesi. A lui si deve, con il sostegno dell’Associazione dei talassemici e dell’assessore alla

sanità Emanuele Sanna, l’apertura nell’81 dell’Ospedale Microcitemico che sotto la sua direzione ha avuto il prestigioso riconoscimento dell’OMS di “Centro di Riferimento per le emoglobinopatie e malattie ereditarie”. Autore di oltre 300 pubblicazioni su prestigiose riviste scientifiche, ha ricevuto numerose onorificenze internazionali, non solo per il suo lavoro nel campo delle talassemie, ma anche in quelli della genetica e delle malattie ereditarie. E’ stato titolare della cattedra di Clinica Pediatrica all’Università di Cagliari, direttore della Scuola di specializzazione in Pediatria e Professore Emerito, direttore dell’Istituto di Ricerca sulle Talassemie del CNR e dell’Istituto di Neurogenetica e Neurofarmacologia.

Ma è stato soprattutto un grande maestro, le sue lezioni e le relazioni ai congressi, sempre nuove ed aggiornate, sono state un esempio di chiarezza straordinaria. I suoi denigratori le consideravano poco vicine alla pratica quotidiana, ma rappresentavano la sua idea della necessità di arrivare sempre in fondo nella ricerca delle cause per agire correttamente. Per questo motivo e per meriti sociali e morali la Società Italiana di Pediatria lo ha insignito del titolo di Maestro della Pediatria Italiana. Ma era particolarmente orgoglioso del premio Sardus Pater conferitogli dalla Presidenza della Regione Sardegna e dedicato, oltre che ai collaboratori, alla moglie che è sempre stata al suo fianco.

Burbero ed irascibile, era temuto dagli studenti e ancor più da noi medici per le sue sfuriate, sempre giustificate, ma spesso impietose per la mole di lavoro che pretendeva da noi. Sembrava instancabile ed iniziava la sua interminabile giornata con una lunga corsa sul lungomare per mantenere la forma fisica. Appena arrivato nel suo studio faceva chiamare tutti coloro che erano impegnati in progetti di ricerca, li aggiornava su quanto aveva letto di nuovo sulle riviste scientifiche più accreditate ed esigeva di essere informato sui progressi, poi le visite dei pazienti fino a tarda serata. Solitamente anche il fine settimana era dedicato alla valutazione del lavoro dei suoi ricercatori. Nonostante i numerosi impegni trovava sempre il tempo per ascoltare i problemi professionali e personali e fornire preziosi consigli a chiunque lo consultasse. La sua austerità intimidiva genitori e pazienti ma molti finivano per attribuire il suo comportamento al “peso delle responsabilità” ed ad amarlo come un insostituibile punto di riferimento per la ricerca e cura delle loro malattie, rare e difficili. A tutti noi rimane l’orgoglio di averlo conosciuto e di aver condiviso con lui una parte del nostro percorso di vita e professione. Dr Carlo Dessì

Prof. Cao al liceo di Lanusei durante la relazione del Prof. Schlessinger

Responsabile del Day Hospital Talassemici in Età Evolutiva Ospedale Microcitemico -Cagliari

Sanità in pillole IL CUORE DEGLI ITALIANI HA GUADAGNATO 15 ANNI DI VITA In meno di mezzo secolo, il cuore degli italiani ha "guadagnato" 15 anni di giovinezza. Grazie a cure e prevenzione, infatti, oggi la "terza eta" cardiaca inizia intorno ai 70 anni e non più a 55-60 come fino a quaranta anni fa. La "prova"e' che l'infar-

to, ad esempio, ha una media di esordio appunto a 70 anni, rispetto ai 55 del 1960. E se lo scompenso cardiaco si presentava a 60 anni tra i nostri nonni, oggi si evidenzia intorno ai 75, mentre la fibrillazione atriale insorge intorno a 80 anni e non più a 65. Ad evidenziare questo nuovo trend di longevità sono stati i cardiologi della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGe) durante il loro primo congresso nazionale. Tra il 1960 e

il 2010, rilevano, abbiamo guadagnato circa 14 anni di speranza media di vita. Di questo passo, affermano i cardiologi, potremo gradualmente raggiungere il limite biologico oggi ipotizzato di 120 anni, potendo scommettere su circa 40 anni di vita in più oltre gli 80. E probabilmente, è la previsione degli esperti, saranno sufficienti 10 o 20 anni per raggiungere questo obiettivo.

IN AUMENTO LA CONTRAFFAZIONE DEI FARMACI Le statistiche mondiali nel rapporto annuale del 2011 WCO per la lotta alla contraffazione, registrano un aumento dei prodotti farmaceutici falsi sia a livello di casi (+33%), sia in termini di prodotti sequestrati (+129%).


La pagina delLA VETERINARIA

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Il cane: un amico fedele

Di recente è stata ritrovata, nello Stato di Israele, una tomba, che gli archeologi fanno risalire a circa 12.000 anni fa, nella quale erano racchiusi i resti di un uomo in posizione fetale che protendeva il braccio verso i resti di un cane: è un ritrovamento che fa pensare che a quella data la domesticazione del cane, che si pensa abbia avuto inizio circa 40.000 anni fa, era completata. Le teorie scientifiche più accreditate individuano nel lupo, o forse anche nello sciacallo, il progenitore dell’animale attuale che, attraverso un sistematico processo selettivo, ha dato origine alle diverse razze dalle svariate attitudini. Il nome scientifico di questo animale, canis familiaris lupus, indica la sua

probabile discendenza dal lupo e la sua successiva domesticazione che lo ha reso un animale familiare; la sua origine lo colloca fra le specie carnivore anche se attualmente, per la sua grande dipendenza dall’uomo per l’alimentazione, è diventato in parte onnivoro modificando parzialmente la sua originale dentatura e l’apparato digerente. L’istinto di animale predatore è stato molto mitigato dalla sua domesticazione e sopito dalla educazione di chi lo ha in custodia che provvede alle sue necessità alimentari, ciò non toglie che ogni tanto notizie di cronaca riferiscano di persone o animali azzannati

da cani, oltre che randagi, cioè senza proprietari, anche da cani ben accuditi e custoditi; sembra che questo istinto predatorio emerga soprattutto in determinate razze che apposite normative ne regolamentano la detenzione. La femmina del cane ha due cicli estrali all’anno mentre la gravidanza ha, mediamente, una durata 62 giorni, dopo di che partorisce da 1 a10 cagnolini a seconda delle condizioni individuali. Nascono dei cuccioli con gli occhi chiusi che li schiuderanno verso la seconda settimana quando avranno acquistato anche l’udito. L’allattamento si protrae fin verso i 3040 giorni quando si ha lo svezzamento completo con la fornitura di alimenti vari che costituiranno la futura alimentazione. Questa, ovviamente diversa, sia come quantità che come qualità, a seconda dell’età dell’animale, della sua mole e/o delle attitudini dello stesso, deve contenere, nelle giuste proporzioni, tutti i principi nutritivi fondamentali. Il numero dei pasti varia dai 3-4 del cucciolo, al singolo pasto giornaliero del cane adulto, ricordando che l’animale è molto abitudinario sia come orario sia come luogo dove il pasto gli viene fornito. Questo può essere preparato estemporaneamente a casa rispettando, per quanto è possibile, i principi di una alimentazione completa,

oppure, utilizzare i prodotti commerciali facilmente reperibili sul mercato sotto forma di scatolame, oppure di prodotti estrusi quali le "crochette" (per estrusi si intende, trattati con una tecnica di cottura alimentare particolare). Sono entrambi prodotti completi dal punto di vista nutrizionale per cui la scelta è personale anche se la fornitura all’animale di prodotti duri quali le “crochette” lo aiutano a liberarsi del tartaro che inevitabilmente si posa sui denti; la stessa funzione, oltre che a "farsi la bocca"; ce l’hanno gli ossi dei grossi mammiferi che fanno da passatempo e forniscono anche piccole quantità di calcio; ai cani non si dovrebbero mai dare ossi di pollo, conigli e volatili in quanto costituiscono un pericolo di ferite per il loro tipo di frattura cosiddetta "a becco di clarino". In tema di alimentazione mi sembra opportuno dare alcuni suggerimenti sia per la salute dell’animale come nei riflessi della salute dell’uomo e degli animali di allevamento. Gli zuccheri forniti in abbondanza hanno gli stessi inconvenienti che nell’uomo sia per la salute dei denti, sia per l’insorgenza di malattie metaboliche quali il diabete, come anche non è opportuno dare al cane del cacao o suoi derivati perché l’assenza dell’enzima che degrada la teobromina, presente in questi alimenti, può provocare degli stati di intossicazione. La salute dell’uomo e degli animali di allevamento, specie nei confronti di alcune parassitosi, va tutelata non dando al cane assolutamente carni o prodotti carnei crudi senza averli prima ben cotti compresi, naturalmente, i ritagli forniti dal ma-


La pagina delLA VETERINARIA

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cellaio di fiducia; è una raccomandazione rivolta in modo particolare al mondo della campagna nel quale, purtroppo, ciò che non è commestibile è dato in pasto al cane. E’ un periodo nel quale i media parlano frequentemente di randagismo evidenziando le difficoltà dei comuni per l’aspetto economico e del servizio veterinario pubblico per i problemi sanitari che ne derivano. Il randagismo, del quale questo giornale si è già interessato, è un problema ricorrente specie all’inizio dell’estate ed in genere del periodo feriale quando ai cani randagi “cronici “ si uniscono gli animali abbandonati da chi va in ferie

o per altri motivi. E’ per questo che non viene mai raccomandato abbastanza che l’adozione di un cane, da parte di chi nutre un sincero affetto per questo animale, deve essere fatta non solo con l’entusiasmo iniziale verso questo simpatico batuffolo ma dopo aver ben ponderato questa decisione. Ricordiamoci, infatti, che la presenza di un cane, anche se piccolo ma che piano piano completerà il suo sviluppo fino a diventare, a seconda della razza , una presenza alle volte molto ingombrante specialmente in un appartamento senza adeguati spazi intorno. Un animale tenuto in ambito familiare, in questo caso il cane, ha delle esigenze particolari e diverse rispetto agli altri componenti la famiglia ma che vanno ugualmente assolutamente soddisfatte senza mettere in crisi la buona armonia fami-

Ogliastra Sanità

liare; le difficoltà di soddisfare queste particolari esigenze si acuiscono in assenza di convenienti spazi a disposizione. Certo il cucciolo appena adottato ci conquista: il suo voler giocare senza sosta, il suo seguirci continuamente, le sue corse spericolate, il suo accoglierci festoso, la sua dimostrazione di fedeltà. Tutti momenti emozionanti e bellissimi da vivere, ma bisogna mettere sull’altro piatto della bilancia per i successivi 10-14 anni i controlli dal veterinario, l’obbligo delle passeggiate quotidiane anche quando il clima sarà poco clemente, i mobili rosicchiati, i calzini spariti e le scarpe rovinate. E durante le vacanze che faremo del nostro piccolo amico? Sono tutte delle considerazioni che vanno affrontate. Solo se la scelta sarà molto ponderata e consapevole potrà essere definitiva e lontana da inconvenienti. Per arginare il fenomeno del randagismo e per mettere una parvenza di ordine anche nel settore degli animali da compagnia sono vigenti la legge 281/91 e la L.R. 21/94 che fra l’altro prevedono la identificazione del singolo animale e la relativa iscrizione nell’anagrafe canina.

Queste ultime sono delle notizie che verranno date più esaurientemente dal professionista veterinario di fiducia dal quale sarà opportuno portare il proprio animale periodicamente, fin dal secondo mese di vita, sia per tutelare la salute dell’animale stesso come quella delle persone che gli stanno vicino. Salvatore Brau

LABORATORIO ANALISI CLINICHE srl Direttore Sanitario: Dott. Piero Ugo Mulas - Biologo Convenzionato S.S.N.

Le spese per gli animali di compagnia si possono detrarre fiscalmente Specialmente per agevolare l’erogazione delle cure nei confronti dei piccoli animali da compagnia, la legge prevede la possibilità di detrarre le spese veterinarie. Esiste però una franchigia di 129,11 euro e non si possono portare in detrazione oltre 387,34 euro. Per essere fiscalmente detraibili, inoltre, le spe­se devono essere state sostenute nel corso dell’anno per il quale è presentata la dichiarazione dei redditi e vanno giustificate allegando la fattura che ne dimostri l’avvenuto pagamento. Anche l’acquisto di farmaci ad uso veterinario può essere detratto. In questo caso è necessario che nello scontrino compaia il codice fiscale dell’acquirente e che il farmaco non sia destinato ad animali allevati ad uso alimentare umano.

ORARIO PRELIEVI

dal Lunedì al Sabato dalle 7,30 alle 10,30

ORARIO RITIRO REFERTI

dal Lunedì al Venerdì dalle 8 alle 13 e dalle 15,30 alle 17 Sabato aperto dalle ore 8 alle 13 Via Sicilia, 27 - 08048 Tortolì (OG) Tel. 0782 621094 - 0782 209915- Fax 0782 621653 lab.ogliastra@alice.it


Le figure storiche della Sanità in Ogliastra

Ogliastra Sanità

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Dottor Giuseppe Aru Per 20 anni medico condotto di Talana

Il piccolo Giuseppe con il padre

Dottor Giuseppe Aru nacque a Villacidro da una famiglia di contadini. Primo di quattro figli, venne allevato dai nonni materni che in quel centro del medio-campidano gestivano un negozio di generi alimentari ed erano dediti al commercio delle mandorle, assai fiorente in quella zona. Frequentò il Liceo Classico a Guspini e poi si trasferì a Cagliari dove si iscrisse in Medicina. Il padre per Giuseppe e per la sorella Maria Carmela che pure, iscritta in Lettere, doveva frequentare l’università, acquistò un piccolo appartamento nelle adiacenze di piazza Yenne ed è lì che Giuseppe abitò in

Il piccolo Giuseppe in visita allo zoo di Roma

quegli anni di impegno scolastico. Ricordava con molta nostalgia gli anni dell’università, d’altra parte erano gli anni della rivoluzione culturale, di grandi fermenti politici e sociali che, specialmente nelle aule degli atenei, vennero vissuti con più sentita partecipazione. Fu molto legato, in quegli anni, ad una larga cerchia di amici e colleghi tra cui molti jerzesi e, probabilmente, proprio a causa degli argomenti delle loro conversazioni che parlavano di spiagge, di tacchi, di verdi montagne e di antiche consuetudini, iniziò a subire quel male d’Ogliastra che non

l’avrebbe più abbandonato. Dopo la laurea, conseguita il 7.5.1975, frequentò per un breve periodo, in attesa di occupazione, la clinica chirurgica allora sotto la direzione del Prof. Tagliacozzo, ma, all’arrivo dell’estate, decise di concedersi una breve vacanza e di accettare l’invito di andare in Ogliastra che gli rivolsero alcuni colleghi che già avevano intrapreso la professione medica presso l’ospedale di Lanusei e che lo esortarono ad inserirsi nell’organico di quel nosocomio che era in notevole espansione. Ma a Giuseppe non si confaceva la vita della corsia, già allora aveva la mira di operare professionalmente nel territorio, specialmente come medico di famiglia. Certamente sarebbe stata necessaria una maggior dose di sacrifici e di dedizione, ma pensava, e il tempo gli avrebbe dato ragione, che avrebbe assaporato un più intenso senso di libertà e di soddisfazione. Non fece in tempo ad iniziare quella vacanza che ricevette l’invito da parte di Dott. Giovannino Nulchis, medico condotto di Urzulei e, a scavalco, anche di Talana, a sostituirlo per un mese. Dopo una lieve esitazione, legata anche al timore di dover assistere, lui appena laureato, circa 3000 persone, accettò l’incarico. L’esperienza fu entusiasmante e la sua predilezione per la medicina di famiglia divenne ancora più forte e decisa, tanto che l’invito da parte dell’Amministrazione Comunale di Talana a ricoprire il ruolo di medico condotto,

Alla sua festa di laurea

Ai tempi del liceo

venne accolto con immediata convinzione. Il legame con il paese subito molto caloroso, divenne indissolubile quando un anno dopo il suo arrivo conobbe Anna Rosa, che era di Talana, che avrebbe sposato e che gli avrebbe dato i due figli Giampaolo e Sandro. In effetti si integrò benissimo nella realtà di quel piccolo paese un poco isolato, abbarbicato sulla montagna, raggiungibile solo con un numero interminabile di strette curve ma che gli offriva dalle finestre


Le figure storiche della Sanità in Ogliastra

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ne certosina; era molto interessante anche la sua collezione di francobolli composta da decine di migliaia di pezzi. Era anche un cultore convinto della musica classica e della lirica in particolare, di cui conosceva a memoria le arie più famose. Il suo eclettismo non si esauriva neppure in cucina: era un esperto di formaggi, di dolci, delle pietanze più varie specialmente internazionali. Conversare con Giuseppe era sempre molto piacevole, era una fonte inesauribile di particolari interessanti. Indimenticabili i racconti dei suoi viaggi per le vie dell’Europa, fatti da studente, con pochi soldi in tasca, con lo zaino in spalla, all’ingresso di caselli autostradali

Con la moglie in gita ad Atene

della sua casa un panorama incredibile su tutta la pianura e la vista su quel mare che gli apriva un orizzonte infinito. Le varie occasioni di lavoro che gli si presentarono, anche dalla sua zona e in particolare dal fratello della madre Dott. Antiocangelo Vacca, medico condotto a Villacidro, vennero respinte senza tentennamenti. Rimase affascinato dalla semplicità della gente di Talana, dalla loro cortesia, dalla loro generosità, dalla loro lealtà che ben si confacevano al suo carattere pacato e bonario. Aveva un ottimo rapporto con tutti e riusciva, con la sua disarmante serenità, a risolvere quelle tante piccole

controversie che quotidianamente si è portati ad affrontare. Il suo inserimento nella collettività talanese fu totale: per due legislature fece parte del consiglio comunale, fece parte del direttivo della pro-loco, fu presidente della locale società sportiva. Nei momenti liberi non smise di coltivare i suoi tanti hobby segno evidente della sua creatività: possedeva e accresceva una preziosa collezione di fumetti , alcuni erano dei pezzi rarissimi che custodiva con grande attenzione; appassionato di cinema, era affascinante osservare la sua fornitissima cineteca catalogata con metodo e precisio-

Ogliastra Sanità

a fare autostop. Conobbe durante quelle peregrinazioni estive ragazzi di tante nazionalità con alcuni dei quali si istaurarono dei rapporti d’ amicizia che perdurarono negli anni. Nel 1996, in una calda notte di agosto, morì per una crisi cardiaca. A distanza di 16 anni la figura di “Dottor Giuseppe” è ancora molto viva nei suoi pazienti , nei suoi amici e in tutte quelle persone che hanno avuto occasione di apprezzare quel suo particolare carattere da cui era difficile non restare conquistati. Natalino Meloni

Con alcuni colleghi in un incontro conviviale

CENTRALINO

0782 490.211 DIREZIONE GENERALE

Via Piscinas, 5

OSPEDALE di LANUSEI Direzione Sanitaria . . Ufficio Ticket . . . . . Cartelle Cliniche . . . Pronto Soccorso . . . Medicina . . . . . . . Pediatria . . . . . . . Cardiologia . . . . . . Chirurgia . . . . . . . Ortopedia . . . . . . Ostetricia - Ginecologia Rianimazione . . . . . Radiologia . . . . . . Laboratorio Analisi . . Fisiatria . . . . . . . Centro Trasfusionale . Nefrologia e Dialisi . . Diabetologia . . . . .

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DIPARTIMENTO di PREVENZIONE - Lanusei Igiene Pubblica . . . . . . . . Igiene degli Alimenti . . . . . . . Igiene Urbanistica . . . . . . . . Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro Servizio Veterinario . . . . . . . C. Screening Oncologico . . . . .

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490.360 490.208 490.304 490.230 490.228 490.223 490.236 490.216 490.291 490.217 490.287 490.283 490.206 490.275 42.002 41.370 490.261

. 0782 470.453/4 . 0782 470.435/6 . 0782 470.441/21 . 0782 624.960 . 0782 470.430/1 . 0782 470.436

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DIPARTIMENTO DIAGNOSTICO - CURA e RIABILITAZIONE - Lanusei Poliambulatorio . . . . . Medicina di Base . . . . . Commissione Invalidi Civili Consultorio Familiare . . . Neuropsichiatria Infantile . Servizio Dipendenze . . . Assistenza Farmaceutica. . Centro Salute Mentale . . Casa Famiglia . . . . . .

0782 490.576

Centro Unico Prenotazioni

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DIPARTIMENTO di PREVENZIONE - Tortolì Igiene Pubblica . . . . . . . . . . Igiene Alimenti . . . . . . . . . . Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro Servizio Veterinario . . . . . . . .

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624.673 623.387 624.960 622.581

DIPARTIMENTO DIAGNOSTICO - CURA e RIABILITAZIONE - Tortolì Poliambulatorio . . . . . . . . Medicina di Base - Accettazione . Distretto Sanitario . . . . . . . Commissione Invalidi Civili . . . Servizio Dipendenze . . . . . . Servizio Dialisi . . . . . . . . . Consultorio Familiare . . . . . . Centro Igiene Mentale . . . . . Ufficio URP/PUA . . . . . . . . R.S.A. Ogliastra . . . . . . . . .

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UFFICI AMMINISTRATIVI

0782 490.599

DIPARTIMENTO di PREVENZIONE - Jerzu

Igiene Pubblica . . . . . . . . . . . . . . . . 0782 Servizio Veterinario . . . . . . . . . . . . . . 0782

71.229 71.255

DIPARTIMENTO DIAGNOSTICO - CURA e RIABILITAZIONE - Jerzu Poliambulatorio . . . . . . . . . . . . . . . 0782 Igiene Pubblica . . . . . . . . . . . . . . . . 0782

GUARDIA MEDICA

Bari Sardo . . . . Baunei . . . . . . Gairo S. Elena . . . Jerzu . . . . . . . Lanusei . . . . . Pardasdefogu . . Seui . . . . . . . Talana . . . . . . Tertenia . . . . . Tortolì . . . . . . Villagrande Strisaili

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71.152 71.229

29.478 610.652 73.568 70.170 490.215 94.540 54.642 646.698 93.952 667.072 32.327

GUARDIA TURISTICA

Tortolì . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 0782 623.532 Santa Maria Navarrese . . . . . . . . . . . . 0782 615.010 Bari Sardo - Torre di Barì . . . . . . . . . . . . 0782 28.112

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OLTRE LA MEDICINA

Ogliastra Sanità

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L'ipnosi L’ipnosi è una materia molto delicata da trattare. Il fine di questo articolo, quindi, sarà unicamente quello di chiarire meglio un argomento di cui spesso si ha un’idea un pò distorta, creata nella nostra mente da una marea di rappresentazioni dell’ipnosi a cui ci hanno sempre abituato letteratura, cinema, spettacolo e arti figurative varie. Spesso infatti si è portati ad associare questa tecnica ad uno stato mentale in cui il soggetto che viene ipnotizzato è pronto a fare ogni azione che gli venga ordinata dal suo ipnotizzatore, senza possedere nessun controllo della sua volontà. Ricordate Woody Allen e "La maledizione dello scorpione di giada"? L’investigatore di una compagnia assicurativa, interpretato da Allen, e un’impiegata della stessa, la magnifica Helen Hunt, si odiano a morte. Ipnotizzati da un mago ad una festa, credono di amarsi da morire, e l’investigatore verrà indotto a compiere una serie di furti su cui poi si ritroverà a indagare senza ricordare assolutamente nulla. Una visione dell’ipnosi falsata è imputabile sicuramente anche alla derivazione etimologica della parola. Ipnosi deriva, infatti, dalla parola greca hypnos, ovvero "sonno", mentre la condizione dell’ipnosi non equivale al dormire. Si tratta di un errore dal punto di vista semantico, derivato dal fatto che lo stato di trance del soggetto ipnotizzato fu scambiato dai primi uomini di scienza che studiarono il fenomeno come sonno lucido, una sorta di stato sonnambulico. Tutto ciò ha generato una serie di credenze e convinzioni, come ad esempio quella che vede l’ipnosi come

una specie di torpore, di sonno, di coma in cui si cade assieme alla propria coscienza, e del quale qualcuno potrebbe approfittare per indurci a commettere azioni poco lecite o comunque che non appartengono alla

mente orientata in una rappresentazione mentale, che permette l’accesso alla dimensione inconscia della personalità, e di entrare in contatto con ricordi, esperienze, immagini ed emozioni non più presenti a

nostra indole. In realtà l’ipnosi non è altro che uno stato modificato di coscienza, caratterizzato da un’attenzione focalizzata e da una coscienza "ristretta". È un fenomeno dell’immaginazione creativa adeguata-

livello cosciente. E’ certo, comunque, che per comprendere al meglio questo argomento è opportuno fare delle distinzioni. Innanzitutto tra ipnosi medica e ipnosi da spettacolo, tra ipnosi scientifica e terapeutica, e infine tra classica e nuova ipnosi.

La prima differenza riguarda il fine che i due tipi di ipnosi si prefiggono. Se infatti l’ipnosi medica ha uno scopo terapeutico o di ricerca, quella da spettacolo viene praticata col solo fine di intrattenere e meravigliare un pubblico. Ma le differenze riguardano anche le tecniche induttive, che nel caso dell’ipnosi medica possono essere di tipo permissivo, mentre nell’altro sono quasi esclusivamente di tipo autoritario o confusive. Si parla invece di ipnosi terapeutica o "ipnoterapia", quando l’ipnosi viene utilizzata da psicoterapeuti o psichiatri per curare malattie psicosomatiche o psicologiche. Se l’ipnosi viene utilizzata a fini di ricerca, come metodo cioè non di una terapia psicologica o per il controllo del dolore, tanto per fare un esempio, ma di discipline che hanno come fine altri risultati, come la ricerca in neurologia, fisiologia, psicologia generale, ecc., allora si parla di ipnosi più che altro come metodo, il "metodo ipnotico". Dagli albori la disciplina ha compiuto enormi passi avanti, acquisendo dignità scientifica e trovando applicazione nel trattamento di sempre più svariati disturbi o patologie. L’ipnosi moderna, quella oramai maggiormente diffusa e che si differenzia da quella classica principalmente dal tipo di rapporto tra ipnotista e individuo ipnotizzato, deve la sua nascita alla grande mente di Milton Erickson. Mentre nell’ipnosi tradizionale l’approccio teorico di chi la pratica è solitamente di tipo autoritario, nella nuova ipnosi invece si tende a creare un rapporto simmetrico e di rispetto, non di rado di vera e propria dolcezza. Milton

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Hyland Erickson era uno psichiatra statunitense. Nato nel 1901 e morto nell'80, dislessico e daltonico, è stato presidente e fondatore della Società Americana di Ipnosi Clinica nonché membro della Associazione Americana di Psichiatria, della Associazione Americana di Psicologia, e della Associazione Americana di Psicopatologia. Ha pubblicato complessivamente oltre 150 articoli sull’ipnosi clinica nell’arco di 60 anni di lavoro e ricerca. Erickson ha definito l’ipnosi come un tipo molto particolare di comportamento complesso e insolito, ma fondamentalmente normale, che nelle condizioni opportune può essere sviluppato probabilmente da tutte le persone comuni e anche dalla maggioranza di quelle che hanno problemi

di salute. Si tratta principalmente di "una speciale condizione sia psicologica sia neuro-fisiologica nella quale l’individuo funziona in un modo speciale, un modo in cui egli può pensare, agire, e comportarsi come nel normale stato di coscienza o anzi

anche meglio, grazie all’intensità della sua attenzione e alla forte riduzione delle distrazioni". In questa situazione focalizzata, la persona ipnotizzata non solo mantiene la capacità di usare la propria volontà o la ragione, ma dimostra anche di essere meno manipolabile, tanto che non è assolutamente possibile costringerla ad agire contro il suo volere. Gli stessi fallimenti dell’ipnositerapia danno prova che a volte è difficile persino raggiungere gli obiettivi che pure si desiderano fortemente. La sola relazione ipnotica utile tra ipnotista e soggetto ipnotico è quindi quella basata su una profonda e sincera collaborazione per il conseguimento degli obiettivi personali dell’interessato e cioè la risoluzione dei suoi problemi psico-fisici. A tal fine,

come già accennato, è anche fondamentale ricercare le cause dei conflitti attuali nel mondo remoto di sogni, di trance che possono assumere l’aspetto di precedenti vite. L’ipnosi regressiva permette al paziente di ritornare indietro nel tempo, recupe-

rando contenuti assimilabili a esistenze pregresse, nelle quali si possono ricercare le radici simboliche dei suoi problemi presenti. Si pensi alla legge induista del karma, secondo cui la responsabilità dei problemi del presente è unicamente nostra e dipendente dalle azioni passate. Parlando di ipnosi, non si può comunque evitare di fare almeno un cenno all’autoipnosi. Come si può facilmente intuire, essa è un’ipnosi che il soggetto si induce da solo, grazie a progressivi esercizi di rilassamento, o all’elaborazione di suggestioni postipnotiche date da un operatore in precedenza. Essa può essere utilizzata con gli stessi fini di quella etero diretta, ed ha l’obiettivo principale di rafforzare i risultati ottenuti durante la terapia ipnotica. Le applicazioni dell’ipnosi sono sorprendentemente molteplici. Per quel che riguarda le psiconevrosi, pare si sia rivelata utilissima nella cura di fobie, disturbi d’ansia, attacchi di panico, insonnia, asma psicosomatica, emicrania e cefalea e paralisi isteriche, solo per citare alcune. Passando alle affezioni psicosomatiche, aiuta in problemi quali balbuzie, tic, onicofagia, enuresi, encopresi. E ancora: disturbi dell’alimentazione come anoressia, bulimia o obesità, e dipendenze da alcol e fumo. Si ricorre all’ipnositerapia anche in sessuologia: vaginismo, frigidità, anorgasmia, disturbi dell’eiaculazione, emicrania mestruale, dismenorrea funzionale, impotenza coeundi, spesso sono combattuti con l’ausilio dell’ipnosi. Essa è utilizzata per il controllo del dolore cronico, in ostetricia nella preparazione al parto, e perfino in dermatologia nella cura di eczemi e verruche. Inutile dire che, poich�� l’esperienza ipnotica è molto individuale e personale, essa è caratterizzata da un inesplicabile

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alone di mistero e fascino. È per questo stesso motivo che continua a rimanere esposta a ciarlatani di ogni genere e a sperimentatori, magari anche pieni di buone intenzioni, ma a volte privi di una competenza ipnotica sufficiente. Questo discorso è valido anche per quei professionisti, come medici e psicologi, che operano in ambito clinico. Chiudiamo quindi con la raccomandazione di osservare la massima oculatezza nella scelta degli specialisti a cui rivolgersi nel caso si avesse bisogno. Laura Meloni

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Anno VI - Numero 19 - Ottobre 2012 Autorizzazione Tribunale di Lanusei N. 3706 del 3 Ottobre 2006 Spedizione in Abbonamento Postale 45% art. 2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Lanusei

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