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I Quaderni della Ricerca

Il senso della scrittura Ivan Carlot, Marialuisa Damini


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I Quaderni della Ricerca

Il senso della scrittura Ivan Carlot, Marialuisa Damini


© Loescher Editore - Torino 2020 http://www.loescher.it

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In alcune immagini di questo volume potrebbero essere visibili i nomi di prodotti commerciali e dei relativi marchi delle case produttrici. La presenza di tali illustrazioni risponde a un’esigenza didattica e non è, in nessun caso, da interpretarsi come una scelta di merito della Casa editrice né, tantomeno, come un invito al consumo di determinati prodotti. I marchi registrati in copertina sono segni distintivi registrati, anche quando non sono seguiti dal simbolo .

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Nonostante la passione e la competenza delle persone coinvolte nella realizzazione di quest’opera, è possibile che in essa siano riscontrabili errori o imprecisioni. Ce ne scusiamo fin d’ora con i lettori e ringraziamo coloro che, contribuendo al miglioramento dell’opera stessa, vorranno segnalarceli al seguente indirizzo: Loescher Editore Sede operativa - Via Vittorio Amedeo II, 18 10121 Torino - Fax 011 5654200 - clienti@loescher.it Loescher Editore Divisione di Zanichelli editore S.p.a. opera con Sistema Qualità certificato secondo la norma UNI EN ISO 9001. Per i riferimenti consultare www.loescher.it

Coordinamento editoriale: Alessandra Nesti Realizzazione editoriale e tecnica: PhP - Grosseto Impaginazione: Silvia Filoni Progetto grafico: Fregi e Majuscole – Torino; Leftloft – Milano/New York Copertina: Leftloft – Milano/New York; Visualgrafika – Torino Stampa: Tipografia Gravinese snc - Via Lombardore, 276/F - 10040 Leinì (TO)


Indice

Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7 1. La scrittura come pratica del prendersi cura . . . . . . . . . . . 9 1.1. Introduzione ai quaderni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9

2. Scrivere per dimenticare, scrivere per ricordare . . . . . . . . . 15 2.1. Il tempo dei messaggi (contemporanei) . . . . . . . . . . . . . . 15 2.2. Cenni di storia della scrittura . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18 2.3. Avvenire del mito (della scrittura) . . . . . . . . . . . . . . . . 19 2.4. Scuole di scrittura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22 2.5. Laboratori con quaderni e viaggi di saggezza . . . . . . . . . . . 25 2.6. Scrivere da soli, pensare insieme . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 2.7. Le regole di (questo) gioco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31 2.8. Appuntare e amplificare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33

3. Tempo e storia di vita . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37 3.1. Tra sé e sé . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37 3.2. Al cuore dei ricordi: cantare la storia di noi stessi . . . . . . . . . 42 3.3. Nodi e snodi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46 3.4. Futuri anteriori: il futuro che non passa e la scrittura che cura . . . 49

4. Generazione dialogale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53 4.1. Tra sé e altro. Il dialogo che si genera . . . . . . . . . . . . . . . 53 4.2. Dialogo con l’altro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56 4.3. Dialoghi con la natura . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60 4.4. Dialoghi con l’animale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 64 4.5. Dialoghi comunitari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65 4.6. Dialogo spirituale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67 4.7. Dialogo con l’altro sé stesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 71

5. Affiorare dal profondo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 75 5.1. Tra sé e oltre. Le ere e le vie immaginali . . . . . . . . . . . . . . 75 5.2. Passeggiare con le scritture . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80

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5.3. Raccogliere le immagini aurorali . . . . . . . . . . . . . . . . . 82 5.4. Ampliare le immagini aurorali . . . . . . . . . . . . . . . . . . 84 5.5. Sognare a fogli aperti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 87 5.6. Riprendere i sogni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 90 5.7. Amplificare i sogni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 92

6. Connettersi con il significato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 95 6.1. La sfera d’insieme, le proprie mappe, le mete . . . . . . . . . . . 6.2. Leggere i quaderni e ritrovarsi nelle connessioni . . . . . . . . . 6.3. Continuità e variazioni che rivelano . . . . . . . . . . . . . . . 6.4. Segnare le forme . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6.5. Testimoniare e tramandare . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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7. Saper concludere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 107 7.1. Un lavoro virtualmente aperto, colmo di lasciti e in-concluso . . . . 107

Bibliografia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 111

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A Federico, Lorenzo e Ilaria perchĂŠ trovino sempre chi, con interesse e amore, ascolti le loro innumerevoli e preziose storie A Katia, Maria JoĂŁo, Penelope e Sofia, per i segni che, tra parola e silenzio, creano bellezza A tutte le donne e gli uomini che, da soli o insieme, in spazi condivisi o in tempi e momenti comuni o rubati, durante i giorni e nel mezzo delle notti, scrivono e che, scrivendo, aggiungono vita alla loro vita


Premessa

Questo libro è il frutto di una collaborazione tra due autori, una cooperazione tra un’autrice e un autore. Non solo la formazione ma anche l’occupazione di chi scrive sono diversi: la condivisione tra un’insegnante e un analista filosofo è stata, a nostro avviso, produttiva perché ha dato l’opportunità a ciascuno di approcciare il mondo della scrittura in modi diversi. L’insieme è, allora e in particolare, il risultato di ampie condivisioni e modi diversi di scrivere, di intrattenere e sviluppare la relazione aperta e creativa con le parole, i segni, i simboli. L’attenzione data alle sfumature della lingua, delle esperienze rintracciabili persino nella scelta di un verbo, di una ripetizione o di speciali articolazioni, è per entrambi continua e – crediamo - palpabile. I capitoli e i paragrafi sono progettati congiuntamente e composti separatamente, con letture e interventi e affinamenti reciproci. Prediligendo un movimento inteso a favorire quanto accomuna, più che quanto distingue, abbiamo scelto di lasciare ai lettori il gusto di scorgere, decifrare o ricostruire il genere e la genealogia dello stile di scrittura, laddove esso mantiene più riconoscibili le linee di svolgimento dell’una o dell’altro, sapendo che molte frasi sono il risultato di elaborazioni sovrapposte. In questo senso, il testo può essere accolto non solo come un cammino attraverso gli esercizi di scrittura, bensì come gioco di svelamento. Forse, questa potrebbe essere una chiave di lettura per accedere e transitare da un ambito all’altro, svegliare ogni volta l’attenzione. Perché, quindi, decidere di dedicare questo testo soprattutto a chi si occupa di educazione e, in particolare, a chi lavora nel mondo della scuola? In che modo esso può essere utile agli insegnanti, agli educatori? Questo interrogativo ci ha accompagnato più volte nel corso della nostra stesura, così come più volte ci siamo chiesti se preferire una didattizzazione delle attività proposte o piuttosto lasciare agli insegnanti la traduzione nella forma della didattica di tali suggestioni. La scelta è stata quella di ridurre le indicazioni pratiche all’essenziale, perché ci pare che l’utilità di questo libro possa essere in particolare quella di offrire a chi insegna a scrivere – in termini d’insegna-

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mento delle abilità di base e, ancor più, di avvio alla scrittura come pratica riflessiva capace di creare “comunità di pratiche” – degli spunti per riflettere sul proprio modo di vivere un rapporto con la scrittura considerandone le aperture in chiave evolutiva. Parafrasando il recente volume a noi caro di Livia Chandra Candiani, Il silenzio è cosa viva, la scrittura è cosa viva: si può insegnare ciò che ci ha attraversato e che abbiamo profondamente vissuto, non ciò che ci rimane estraneo, pena il passare dall’insegnare all’ammaestrare o all’erudire, che sono tutt’altra cosa. Il testo allora è un invito a generare pratiche, ma nel senso che chiama a realizzare la propria vita anche grazie a un esercizio di attenzione a sé stessi, all’altro, alla relazione con se stessi e con l’altro, per mezzo della scrittura intesa ora come amplificazione del proprio ambiente, ora come possibilità di in-venzione, ovvero di ritrovamento di ciò che già c’è, seppure a volte ben celato o sommerso, per riportarlo alla vivificante realtà della crescita. Nell’invitare ora alla lettura immaginiamo che, accanto alla pagina scritta e soprattutto affrontando le parti centrali del libro, sia pronto il foglio o il quaderno sul quale ciascuno può praticare seguendo le proposte, brevemente o più a lungo. Se tale passaggio rimane sospeso, ci aspettiamo possa giungere alla fine del percorso, oppure dopo un breve tempo. Tuttavia, l’interesse allo scrivere può nutrirsi altrettanto convenientemente nella scelta di astensione dalle pratiche suggerite, specialmente quando origina una consapevolezza affinata nella considerazione di ciò che s’incontra, capace di attenuare la mera privazione, o il rifiuto, il rinvio. Quando vivifica la conoscenza di sé rispetto alle questioni evocate. Credendo profondamente nella forza della scrittura avvertiamo, con altrettanta intensità, come essa possa essere ben avvicinata portando attenzione, favorendo le occasioni e le vie individualmente opportune. Ci auguriamo che il nostro contributo sia colto e sviluppato in questo senso di particolare apertura.

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1. La scrittura come pratica del prendersi cura

Il segreto si rivela allo scrittore mentre lo scrive e non quando lo pronunzia. La parola rivela segreti soltanto nell’estasi, fuori del tempo, nella poesia. La poesia è segreto parlato, che ha bisogno di essere scritto per essere fissato. María Zambrano

1.1. Introduzione ai quaderni La proposta nasce da una collaborazione e da tante ispirazioni che, per quanto possibile, documenteremo nello svolgimento del nostro intento, quello di guidare alla scrittura come pratica del prendersi cura. Tra le suggestioni possiamo premettere fin d’ora gli esercizi individuali condotti con la scrittura, l’impegno di formazione e insegnamento. Richiamiamo queste coordinate per condividere un principio che nello svolgimento successivo rimane prevalentemente implicito, per affermare un limite e le caratteristiche del lavoro proposto. Intendiamo, infatti, presentare una via basata sulle esperienze realizzate, su quelle in corso, ancor più che sulle letture e le teorie che comunque ci sostengono, indirizzano e accompagnano. Abbiamo scelto, quasi senza eccezioni, di promuovere la pratica della scrittura partendo da sé, con le parole che rinviano ai quaderni, anziché a diari. Una scelta che deriva da certe (e incerte) questioni di gusto, e soprattutto da poche e convinte riflessioni di merito. Il metodo, la via che sviluppiamo è, prima di tutto e per ragioni che proviamo ad articolare nel testo, assai diversa da ciò che comunemente si definisce diario. Rispettiamo le valenze e tradizioni dello strumento diaristico, nelle molte varianti che arrivano in taluni casi ad allargarne e allentarne le determinazioni. Tuttavia, per alcuni versi, ce ne allontaniamo con una ragionata decisione. Pur essendo consapevoli di poter reintrodurre il termine, nel descrivere i processi che ci interessano e seguendo esempi illustri, noi preferiamo ancora una volta dirigere diversamente l’attenzione. Il diario cui viene facile pensare suggerisce due principali riferimenti:

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quello delle prove che spesso e tipicamente allettano nell’adolescenza e quello, a volte sovrapponibile al primo, che impersona le pagine e la loro rilegatura nelle sembianze di un amico o di un’amica, del confidente. La nostra proposta, che rende omaggio con favore a queste tendenze e può persino da esse prendere consiglio, si svolge lungo diverse direzioni. Può, in modo inequivocabile, prendere buon impulso dalla pratica quotidiana che un diario, letteralmente, evoca. Tuttavia, articola con criteri più ampi, analitici e integrativi, la relazione con la scrittura. Prima di introdurre brevemente tali criteri, desideriamo rendere altri omaggi, più diretti e documentabili, nel nome del diario. Crediamo doveroso dichiarare subito tra i molti debiti alcuni rilevanti, distinti tra loro, ai quali ci richiamiamo in forma esplicita o sottotraccia nelle pagine che seguono. Il primo è il metodo di diario teorizzato, descritto e promosso da Ira Progoff1, che citiamo qui e sul quale torniamo più volte nel testo. Il secondo è l’“Archivio dei diari”2 di Pieve Santo Stefano, che offre anche al nostro lavoro una sorta di guida silenziosa e profonda, come un nume concreto al quale appellarci accoratamente, intimamente. Perché, dunque, chiamare quaderni questi che presentiamo ora? Abbiamo già accennato alle motivazioni dirette a comunicare pratiche di scrittura particolari, organizzate e finalizzate, non uno scrivere solo o principalmente spontaneo, ma un fare che mette al centro la scrittura, accompagnando l’esperienza con il coinvolgimento consapevole delle posture corporee e del respiro, delle emozioni e dei pensieri. Crediamo così che i fogli intitolati ai vari esercizi, preparati e regolati attraverso il filo conduttore dei significati da far emergere, possano trovare una migliore rappresentazione in quaderni di raccolta e attivazione. Senza voler torcere in modo nominalistico le eventuali differenze, tenendo sullo sfondo altre suggestioni da cui ci lasciamo tacitamente accompagnare3, ci soffermiamo su due (grandi, per osare) esempi che riteniamo particolarmente avvincenti. L’8 marzo del 1941 Esther Hillesum riporta su un quaderno alcune riflessioni, influenzate dall’incontro con Julius Spier, l’analista che lei frequentava da circa un mese, al quale si rivolge anche in quelle righe e che in qualche modo la incoraggia ad attuare un passo decisivo. È l’inizio del primo dei quaderni – undici in tutto, di cui il settimo andato perduto – di Etty Hillesum e

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I. Progoff, Curarsi con il diario, Pratiche Editrice, Parma 1996, trad. V. Mingiardi. L’“Archivio Diaristico Nazionale”, avviato nel 1984 per opera principale di Saverio Tutino e grazie alla disponibilità del Comune di Pieve Santo Stefano (AR), è oggi una Fondazione che gode di molti riconoscimenti in Italia e all’estero, che ha ispirato iniziative simili in altre parti del mondo. Per maggiori informazioni è possibile semplicemente consultare il sito www.archiviodiari.org. Tra questi spunti svetta Antonio Gramsci, Quaderni dal carcere, Einaudi, Torino 2014.


1. La scrittura come pratica del prendersi cura

della sua straordinaria testimonianza di ricerca umana nell’Europa del Ventesimo secolo. Ha allora ventisette anni e s’inoltra anche per questa strada a vivere consapevolmente e radicalmente il “destino del suo popolo”. Il giorno dopo, il nove marzo, scrive: Avanti, allora! È un momento penoso, quasi insormontabile: devo affidare il mio animo represso a uno stupido foglio di carta a righe. A volte i pensieri sono così chiari e limpidi nella mia testa, i sentimenti così profondi, eppure non riesco ancora a metterli per iscritto. Dev’essere più che altro la vergogna. Mi sento molto impacciata, non ho il coraggio di mostrare le cose lasciandole fluire liberamente fuori di me. Ma sarà pur necessario, se voglio indirizzare la mia vita verso un fine ragionevole e soddisfacente.4

Le riflessioni presenti nei quaderni di Etty Hillesum sono anche un vertiginoso viaggio nell’intimo e nell’universale, intreccio di motivi letterari, psicologici, storici e spirituali. Lo stile che li caratterizza, nella molteplicità di letture che ammettono e dischiudono, è pure il progressivo radicarsi, intrecciarsi e germogliare di passaggi dalle annotazioni più semplici alle estensioni più profonde, analizzate e provate nell’intensità dell’esperienza di scrittura e di vita. Questa tensione, unita all’aspirazione distensiva del lasciare «fluire liberamente fuori», noi possiamo assumerla ancora quale base e compito del percorso che qui proponiamo. Il 6 gennaio 1930 Robert Musil annota sul suo quaderno: Voglio prendere appunti fin dall’inizio dell’anno: Scopo: fissare il modo in cui si presenta il mio cinquantesimo anno. Ma anche: fissare senza scopo dei fatti. Sono diventato troppo astratto e mi piacerebbe rieducarmi a narrare anche con questo sistema, cioè prestando attenzione alle circostanze quotidiane. 5

In quel tempo egli è giunto a comporre il trentesimo quaderno e conosce tanto la frammentarietà quanto le linee prevalenti intorno alle quali muove la sua attenzione: annotazioni diaristiche sulla quotidianità, conoscenze che acquisisce dall’interezza di sé, progetti letterari e il suo progetto più audace di unificare tutto. L’“utopia” di Robert Musil, rilanciata e rianimata anche mediante la volontà espressa in quell’appunto, evolve partendo da sé nell’estremo tentativo di congiunzione, nell’“utopia perenne” di cercare e creare l’insieme. Ritorniamo brevemente alla spontaneità. Un’inclinazione diffusa in molte scritture diaristiche, che espone a questo risultato, all’accumulo di 4. 5.

E. Hillesum, Diario, Adelphi, Milano 2012, p. 30, trad. C. Passanti, T. Montone, A. Vigliani. R. Musil, Diari, Einaudi, Torino 1980, p. 1016, trad. E. De Angelis.

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note difficilmente riconducibili all’alveo da cui si sviluppano e cui appartengono, quasi impossibili da ripercorrere e attivare. Noi proponiamo di mettere a frutto quel temperamento spontaneo delle annotazioni, l’andamento colmo di autenticità, conflitti, contraddizioni e genio. Indichiamo, al contempo, un tragitto maggiormente regolato, con movimenti propriamente spontanei o preparati, rielaborazioni espansive e raccoglimenti tanto di sé quanto delle scritture. Lo svolgimento, per l’essenziale, rinvia alla strutturazione non tanto dell’esplicazione teorica dal semplice al complesso, dal singolare al plurale, quanto dell’esercizio individuale in gruppo con la scrittura. Quest’ultimo – meglio comprensibile attraverso la partecipazione diretta – può essere immaginato come itinerario che coglie inizialmente parti rilevanti di sé, per elaborare nel contesto di gruppo la partecipazione a se stessi e se stesse e al proprio agire nella scrittura quale sfondo ed evocazione dei dialoghi possibili, dei contatti profondi e delle coniugazioni unitive. Pertanto, seguire il percorso come lo abbiamo tracciato può facilitare l’accesso, la conoscenza e l’esperienza. Almeno in principio, ci auguriamo che questo consenso sia accolto, contemplato. Comunque, se nasce fin da subito o in seguito una motivazione diversa, leggendo l’indice o scorrendo il tutto, è possibile (forse un bene) iniziare da altri punti. Offriamo, anche a tale proposito e sommariamente, un orientamento generale ai capitoli del libro. La parte che segue (capitolo secondo) mira a offrire una preparazione metodologica, una presentazione delle cornici di riferimento e delle linee conduttrici per accostarsi, per attraversare i temi trattati. È un capitolo che, unitamente a questa introduzione (capito primo) e alle aperte conclusioni (capitolo settimo), può essere affrontato senza l’immediato ausilio di carta e penna, o di qualche altro mezzo, degli esercizi propri di scrittura. Le quattro parti centrali assumono una fisionomia migliore, concreta e individuata, attraverso un accompagnamento esperienziale; se, dunque, i lettori si dispongono a realizzare prime prove di traduzione pratica della proposta. Quelle parti si trovano al centro del libro anche per questa ragione. Coloro che sono poco abituati a scrivere possono aggirarvisi intorno; oppure affrontarle con un salto, sapendo di compierlo. Coloro che già praticano, o hanno un sapere acquisito al proposito, potranno avvicinarsi con la consapevolezza di trovare indicazioni eventualmente utili per variare quanto conosciuto. In entrambi i casi si tratta di prendere contatto con modalità di scrittura specificate nelle pagine introduttive e declinate meglio in ogni passaggio. Ogni sfera affrontata scandisce e dispiega le trasformazioni nel metodo della scrittura. Dal versante biografico e dalle suggestioni autobiografiche (capitolo terzo), passiamo a considerare dunque la sfera del dialogo, il rapporto mutuale che inerisce l’apprendimento e lo sviluppo comunicativo dell’umano


1. La scrittura come pratica del prendersi cura

(capitolo quarto); da questo, segnatamente dalle suggestioni presenti nel dialogo spirituale e con la propria alterità, introduciamo la sfera simbolica, del profondo (capitolo quinto), per giungere al luogo delle connessioni, dei significati rintracciabili e da rappresentare (capitolo sesto). Le quattro parti mediane, dunque, si prestano alla lettura evocativa di una pratica. Domandano – con il rispetto garantito dalla libera scelta di tenere per un tratto con sé il libro, al pari delle convinzioni degli autori nel promuoverne la lettura partecipata – un’attivazione responsabile da parte di chi legge. Quei capitoli s’intendono meglio, qualora siano affrontati intervallando il ritmo di accostamento, qualunque esso sia, con la propria scrittura. Per comodità e per economia di stesura, conseguenza soprattutto di abitudine e formazione date dalle età degli autori, i rifermenti alle pratiche rimandano quasi sempre a carta e penna. Queste pratiche possono certamente allargarsi, con qualche ragionevole e ragionato accorgimento, ad altri mezzi. Neppure li nominiamo, né tentiamo un loro elenco, perché cerchiamo di condividere un metodo, il quale può essere poi adattato e aggiornato in relazione al mutare delle condizioni e attitudini d’uso, in molti casi facilitando la riuscita. Perciò, e ritenendo i mezzi influenti sui fini e sui percorsi, invitiamo a provare almeno in parte l’attività con carta e penna e, in seguito, scegliere. Scrivere dunque è al centro della proposta anche fattiva di queste pagine, con la consapevolezza delle tante e diversificate sensibilità nei confronti della stessa arte, controversa, magica forse e certamente oggi a disposizione di tutti, o quasi tutti, perché molte sono le disuguaglianze che incidono fin dalle basi dell’attuale istruzione. Scrivere consapevolmente implica l’attenzione a meditare sulle parole, su chi parla e chi ascolta, o legge; origina una forte responsabilità verso la tradizione e il tramandare. Il prossimo capitolo, pensato ed elaborato al fine di esplicitare i criteri di conduzione delle esplorazioni successive, richiama per questo alla rilevante oscillazione, e possibile composizione tra lo scrivere per dimenticare e per ricordare, insieme alle domande su oralità e scrittura. Scrivere per prendersi cura, di sé e dell’ambiente intorno e complessivo, non coincide qui con la pretesa di fissare la parola, né confermare questa per nominare strettamente la cosa, gli eventi, e tanto meno nella mira di coglierne l’essenza, magari nascosta. Intrattiene un rapporto svincolato dall’obbligo, dall’ossessione di esaurire le valenze semantiche, di descrivere e determinare. La scrittura che si prende cura, almeno nel verace intento e nel genuino impegno, è un omaggio ai segni in libera corrispondenza con il mondo. Si muove nella lingua che conosciamo e solidarizza con altre espressioni animate, come il disegno, la musica, la danza. Questa pratica della scrittura aspira a creare una danza intorno alla verità, filosoficamente presagita e mai posseduta, favorendo gli incontri con essa nel segno dell’apertura.

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QUESTO VOLUME, SPROVVISTO DI TALLONCINO A FRONTE (O OPPORTUNAMENTE PUNZONATO O ALTRIMENTI CONTRASSEGNATO), È DA CONSIDERARSI COPIA DI SAGGIO - CAMPIONE GRATUITO, FUORI COMMERCIO (VENDITA E ALTRI ATTI DI DISPOSIZIONE VIETATI: ART. 21, L.D.A.). ESCLUSO DA I.V.A. (DPR 26-10-1972, N.633, ART. 2, 3° COMMA, LETT. D.). ESENTE DA DOCUMENTO DI TRASPORTO.

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Il senso della scrittura Insegnare a scrivere è un compito che echeggia l’essenza su cui si fonda. È un lavorare con i segni e lasciare un segno, di variabili esperienze, nella formazione individuale. Che sia rivolta agli altri, a chi apprende, o a sé stessi, per affinarla, rimane anche per questo un’opera di reciprocità. Il libro prova a seguire e far affiorare le tracce che uniscono i versanti propri e altrui, sostenendo la vitalità di questa educazione, da proporre come percorso, esercizio evolutivo, ricerca aperta di conoscenza e crescente composizione nel prendersi cura. Attraverso la guida di metodo, con l’esempio e l’orientamento ai quattro ambiti fondamentali – biografico, dialogico, simbolico e connettivo – invita il lettore alla pratica di scrittura dei quaderni. Per compiere un vero gioco, un azzardo, un sogno, e riconoscersi. Ivan Carlot è analista biografico a orientamento filosofico, counselor, formatore. Fa parte di Philo Pratiche filosofiche e della Scuola Mitobiografica, di Sabof, di Aspic counseling e cultura. Marialuisa Damini è insegnante di lettere di scuola secondario di secondo grado, PhD in Scienze dell’Educazione e della Formazione, formatrice. Fa parte, tra l’altro, del gruppo di formazione e ricerca Scintille.

€ 6,70

ISBN 978-88-201-3868-4

3868 IL SENSO DELLA SCRITTURA

9 7 8 8 8 2 0 1 3 8 6 84

1 2000

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Quaderno della Ricerca #53  

Quaderno della Ricerca #53  

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