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Lettera Natalizia agli Angeli di Dio - Don Domenico Magri

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Lettera natalizia molto fantasiosa agli

Angeli di Dio

Cari Angeli di Dio, vi scrivo … ma che dico? Come faccio a scrivervi se voi, che siete i postini di Dio, non vi potete servire delle Poste Italiane? Le Poste Italiane non prevedono cassette postali sistemate per voi lungo le nostre strade terrene, che vi permettano di venire a prelevare le nostre lettere e riporvi le vostre risposte. E allora? Ah ... ecco, ho trovato la soluzione! Adesso noi umani abbiamo anche la posta elettronica che varca l’etere e arriva diritta diritta per voi nel mega computer del Paradiso. Ma che bello! Allora adesso comincio a scrivere sul mio computer il mio messaggio natalizio per voi e poi ve lo mando per E-mail. Cari Angeli di Dio, vi auguro buon Natale. Ammesso che in Paradiso ci siano ancora i giorni come qui in terra (semmai consulterete il nostro calendario!), sono certo che anche in Paradiso per Natale farete una grande festa per il compleanno di Gesù, ora non più bambino ma nel frattempo diventato grande grande, senza diventare vecchio come capita a noi poveri mortali. Ora voglio parlare con voi e di voi. Siete tutti Angeli di Dio, anche se ci sono delle classi anche fra voi (spero senza lotta di classe!). Ci sono gli Arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele, che potremmo forse paragonare ai nostri vip (detto senza spirito dissacratorio!), e poi ci sono i Troni, le Dominazioni, le Potenze, i Principati, i Cherubini, i Serafini e... chi più ne ha più ne metta. E infine c’è quella categoria umile umile, di-

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screta e silenziosa che sono gli Angeli Custodi. Mentre scrivo, mi immagino di avere il mio angelo custode dietro di me che guarda nel computer quello che sto scrivendo. Spero di non deluderlo. Devo riconoscere, cari Angeli di Dio, che il Padreterno, oltre che avere dimostrato potenza infinita nel crearvi, ha dimostrato anche infinita fantasia e gusto estetico: come siete belli, ma proprio belli da morire! Se risultate così belli in tutte le opere degli artisti, che vi hanno dipinto attraverso i secoli, se siete così belli nella cupola del nostro Duomo, adesso che in questo periodo riusciamo perfino a toccarvi con mano, chissà come siete belli nella realtà del Paradiso. Gli artisti vi devono essere molto riconoscenti, cari Angeli di Dio, perché senza di voi come avrebbero potuto fare dipinti così affascinanti? Che cosa sarebbe un dipinto sacro senza gli Angeli attorno a Cristo, alla Vergine Maria e ai santi? Mi viene in mente il Beato Angelico, così chiamato perché specialista in Angeli; in quel famoso quadro dell’Annunciazione non si sa se ammirare di più la Fanciulla di Nazareth o l’arcangelo Gabriele. Quando poi penso che l’arcangelo Gabriele, salutando Maria, ha dato inizio all’Ave Maria (Ave Maria, piena di grazia, il Signore é con te) che è la nostra preghiera più dolce, che sale dal cuore e fiorisce da secoli sulle labbra di miliardi di cristiani e li riempie di conforto e di fiducia, mi dico che solo per questo valeva la pena creare gli angeli. Io avrei tante domande da porvi, perché sono molto curioso di avere informazioni su Dio e su voi che lo servite, lo adorate, lo contemplate per l’eternità. Stavo per dire “notte e giorno”, dimenticando che in Paradiso non esiste questa scansione, perché non esiste la notte, ma un giorno luminoso senza fine. Ma adesso mi sorge un problema: a chi, fra voi, mi devo rivolgere? Siete in tanti, siete in troppi per me, siete “diecimila miriadi” (dice la Scrittura) e non so se avete un portavoce come tutte le istituzioni che si rispettano. Beh, io provo a fare qualche domanda. Spero che qualcuno di voi o prima o dopo mi risponderà, anche a nome degli altri.

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Raffaello - Dove guardano e a che cosa pensano?

Mi viene in mente di girare a voi la domanda che un bimbo ha fatto un giorno al suo parroco: una domanda strana, apparentemente senza senso... però! Come sono imprevedibili le domande dei bambini! Potrebbero mettere in difficoltà anche gli Angeli. Ecco la domanda: “Che cosa fa Dio tutto il giorno?” Mica male come quoziente di difficoltà! Risposte possibili: non fa niente, si annoia; è impegnatissimo a badare all’universo; soprattutto impegnatissimo ad amare noi uomini, in attesa di accoglierci nella sua “casa grande e tutta d’or”, come recita una canzone sacra giovanile. Spero che la risposta buona sia l’ultima! E allora ci faremo una bella compagnia. E ci divertiremo assai, noi insieme con voi e con i santi, a fare corona a Gesù e alla Madre Maria. E sarà sempre Natale e Pasqua! E sarà sempre festa dell’Assunta, portata su in alto proprio da voi, nel tripudio immaginato dal nostro Correggio.

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Il Figlio di Dio è diventato figlio di Maria per la gioia di avere una Mamma tanto bella che più bella non si può immaginare, tanto santa e tanto dolce che più santa e più dolce non si può immaginare. Cari Angeli di Dio, ho ancora una questione da porvi. In Paradiso voi formate un complesso orchestrale e un coro sempre in azione, perché è inimmaginabile il Paradiso senza canto e senza musica. Non sarebbe più il Paradiso. È sufficiente che noi leggiamo le pagine dell’Apocalisse che descrivono il grandioso rito dei canti di gloria davanti al trono dell’Agnello immolato per noi. Non c’è niente di più adatto della musica per riempire il Paradiso di festa: la musica produce ogni volta vibrazioni ed emozioni nuove che hanno qualcosa di divino. Ma qui inizia la curiosità che mi pizzica dentro: che cosa cantate e suonate, cari Angeli di Dio? Avete forse portato via con voi in cielo lo spartito delle cantate sacre di Bach, della nona sinfonia di Beethoven. delle Messe di Mozart, del MesBeato Angelico sia di Haendel, del Panis Angelicus di Frank, oppure addirittura avete con voi il mitico Liber Usualis, ormai quasi introvabile qui in terra, per cantare le antiche e suggestive melodie gregoriane? Temo sinceramente che queste composizioni, che noi consideriamo insuperabili, non siano all’altezza per essere eseguite in Paradiso. Ci vuole ben altra musica dalle vostre parti! Che cosa dunque cantate? Che cosa dunque suonate? Che strumenti musicali usa-

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te? Quelli che il Correggio fa suonare a voi, putti angelici allegri e giocosi fra le nuvole, nell’accompagnare la salita al Cielo di Maria? Nel frattempo forse riesco a immaginare io una risposta, visto che siamo ormai a Natale. Per Natale c’è un canto, c’è una musica che noi possiamo percepire anche se non risuona materialmente alle nostre orecchie. E noi la possiamo gustare in modo misterioso ma vero. Il Vangelo della nascita di Gesù a Betlemme parla di canto, parla del vostro festoso canto angelico sulla capanna di Betlem- Angiol d’or, Duomo di Parma me. C’è qualcosa di singolare e di stupefacente in questo vostro concerto angelico che avete eseguito in quella notte santa, al cospetto del cielo e della terra. Bisogna riconoscere che il Signore Gesù ha avuto un’idea geniale. Si è privato di tante cose questo povero bambino, già emarginato quando ancora era nel grembo materno e confinato a nascere in una stalla, ma non si è privato del godimento della musica e del canto. Gesù si è portato appresso, scendendo dal cielo, un coro in piena regola di Angeli per rallegrare con una melodia divina le colline di Betlemme e i pastori, destinatari privilegiati del primo annuncio della sua nascita. Ma l’eco di questo canto continua a risuonare attraverso i secoli fra noi uomini, assetati di pace, di tenerezza, di speranza nuova e di estasi che ci sollevi ogni giorno dalle fatiche e amarezze della vita. Sì, o carissimi Angeli di Dio, perché la musica natalizia opera sempre questo prodigio. E allora il vostro canto di Betlemme continua: basta fare un po’ di silenzio e subito possiamo risentire la vostra melodia natalizia, dolce e incantevo-

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le, che arriva a noi dal cielo e subito, nel nostro cuore e nella nostra vita, tornano la gloria di Dio e la pace di Betlemme. Ma ora, prima dei saluti finali vi devo dire ancora una cosa che mi intriga molto, perché non riguarda solo voi, ma riguarda tutti noi e, naturalmente, anche me. È piacevole pensare a voi e immaginare la vostra vita presso Dio e agli ordini di Dio, ma a noi interessa sapere in particolare quale sarà il vostro compito quando passeremo dal tempo all’eternità. Ne va dei nostri destini! In questo momento, per scacciare ogni paura, quella che, ad es., ci assale quando ascoltiamo l’inizio fantastico, ma terrificante del “Dies irae” di Verdi, mi aggrappo al rito di conclusione delle esequie. Guarda caso, si tratta di un canto gioioso che fa tanta allegria: proprio così! Questa è solo una delle magnifiche stranezze della nostra fede!Il canto, cari Angeli di Dio, è un invito, un augurio, quasi un comando, per quello che dovete fare nei confronti di ogni sorella e di ogni fratello che muore. Nel canto ci sono anche queste due espressioni: “In Paradisum deducant te angeli (in Paradiso ti accompagnino gli angeli) ...chorus angelorum te suscipiat (ti accolga il coro degli angeli)”. Cerco di intuire il significato di queste parole con la mia immaginazione di fede. Io mi aspetto, noi ci aspettiamo questo: una parte delle vostre schiere angeliche è impegnata in un viavai continuo per sollevarci da questa valle di lacrime, che forse non sono ancora asciugate del tutto, e accompagnarci davanti al grande portale d’ingresso del Paradiso, mentre una balda schiera di Angeli musicanti ci accoglie nella Casa tutta d’oro di Dio, suonando, cantando e danzando per noi. Ci auguriamo che non abbiate un attimo di sosta! Ecco, carissimi Angeli di Dio, ho scritto tutto quello che avevo dentro. Vi ringrazio perché ci siete. Se mi risponderete, sarò molto felice. Ancora buon Natale a voi, magnifiche Stelle del Cielo di Dio, da un prete qualunque di nome Domenico, vostro ammiratore. Parma, Natale 2008

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