Lettera a
Giuseppe
falegname di nazareth
Caro Giuseppe, falegname di Nazareth, ti scrivo. Ti scrivo in questa notte carica di mistero, una notte che ti ha coinvolto in una avventura dolcissima, ma anche drammatica e che ha segnato per sempre la tua vita terrena. Già, la tua vita terrena! Chi si è preoccupato di descriverla, dopo il racconto della tua ricerca affannosa con Maria, di Gesù adolescente, quando era rimasto nel Tempio di Gerusalemme? Da quella pagina in poi, sei scomparso dai libri del Vangelo. Come ci suggerisce la tradizione, sei morto fra le braccia di Gesù e di Maria: una fortuna veramente unica! Per questo sei invocato come protettore dei morenti. A proposito: qui nella nostra Chiesa di Langhirano c’è un grande e bellissimo quadro settecentesco, che raffigura la tua morte fra Gesù e Maria. C’è bisogno della tua protezione per tanti poveri uomini che muoiono con la disperazione nel cuore, perché non sanno cogliere l’attimo fuggente del trapasso come momento di fede, di preghiera e di abbandono fiducioso al Signore. Sei stato un uomo di poche parole, tanto è vero che gli Evangelisti non hanno registrato neppure una tua parola, in compenso l’evangelista Matteo ha dato di te una definizione che dice tutto e tiene benissimo il posto
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Battistero di Parma: la fuga in Egitto
delle parole che mancano nei Vangeli: afferma infatti che sei un uomo giusto. Quante angosce hanno riempito la tua esistenza! Basta pensare alla gravidanza di Maria, per te inspiegabile, alla povertà della tua casa di umile falegname, all’ansia indicibile che ti ha preso in questa notte santa: sei venuto da lontano per obbedire all’imperatore romano, portando con te Maria che sta per partorire e nessuno ti ha accolto in Betlemme. Hai certamente girovagato nei dintorni del paese, fino a quando hai trovato una capanna. E poi ci sarà l’esilio precipitoso in Egitto, per sfuggire ad Erode, perché, strano a dirsi, il bimbo Gesù gli fa paura: è la ridicola fragilità dei potenti! Infine l’avventura, per fortuna a lieto fine, dello smarrimento e del ritrovamento di Gesù nel tempio. Insomma: la tua non è stata una vita incolore e monotona: hai pagato a caro prezzo la missione che il Signore ti ha affidato. D’altra parte hai avuto in custodia i due tesori più preziosi di
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Dio sulla terra, cioè Gesù e Maria: la tua vita non poteva che essere piena di colpi a sorpresa. Ma ritorniamo con te a questa notte santa di Natale per rivisitarne i particolari dolci e commoventi: è nato un bimbo - e che bimbo! - ed è subito festa. Maria partorisce, avvolge in fasce il bimbo Gesù come si usava una volta, lo depone nella mangiatoia degli animali della capanna, che sono identificati dalla tradizione nell’asino e nel bue che scaldano con il loro fiato il bimbo Gesù appena nato. E poi il coro degli angeli: come cantano gli angeli che cantano! Cantano e augurano pace agli uomini, alla condizione che siano uomini di buona volontà. E infine l’arrivo dei pastori che offrono piccoli doni della loro terra e soprattutto il dono della semplicità e spontaneità del loro cuore. E tu Giuseppe, che cosa ci fai? Apparentemente nulla, in realtà sei il regista discreto di tutto quanto avviene nella capanna. Bravo, Giuseppe falegname di Nazareth: sei forte! Anche a noi ispiri tanta simpatia e tanta sicurezza. La rivisitazione della tua notte di Natale ci rende più sereni in questo primo Natale del terzo millennio che quest’anno porta con sé inevitabilmente preoccupazioni e oscuri terrori. Dopo duemila anni dalla nascita di Gesù, che Natale è mai questo che stiamo celebrando? Dicci, Giuseppe, è proprio solo colpa di quello che è successo l’11 settembre, o prima ancora è colpa delle tante insensate ubriacature da cui è stata presa l’umanità? Abbiamo pensato di fare senza il Bimbo di Betlemme, come se fossimo stati colpiti addirittura dalla sindrome di Erode: perfino la statuina dà fastidio e abbiamo incominciato a toglierla dai nostri presepi, laicizzati per l’occasione. Abbiamo paura di un bimbo, abbiamo paura di questo bimbo diventato adulto e che non dovrebbe essere considerato pericoloso, perché inchiodato a una croce. I talebani afgani con la violenza delle esplosioni hanno spazzato via i Buddha dalla roccia, mentre i “talebani di casa nostra” stanno tentando di togliere il Cristo non solo dai muri, ma soprattutto dal cuore dei cristiani. Che cosa resterà, non solo della poesia del Natale, ma
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anche e soprattutto del grande dono d’amore e di speranza che ci viene dal Figlio di Dio venuto sulla terra, morto e risorto per noi? È una domanda inquietante. Abbiamo bisogno di risposte rassicuranti proprio da te, Giuseppe, da te che hai assimilato tutto il messaggio del Natale, perché l’hai vissuto da protagonista dentro la capanna di Betlemme. Sappiamo che non ci rispondi con le parole, ma ci sai rispondere con la tua vita di uomo giusto e saggio. Grazie, caro Giuseppe, falegname di Nazareth, per le tue mani callose, grazie per aver rispettato e difeso Maria, per aver allevato Gesù e avergli insegnato il tuo stesso umile e nobile mestiere, per averlo lasciato partire dalla tua casa ad affrontare la fantastica avventura di amore, di sofferenza, di morte e di resurrezione per la salvezza nostra. Grazie perché sai parlare al nostro cuore senza pronunciare parole. Ci rimane solo un po’ di invidia per quello che hai vissuto, provato e visto in questa notte santa. Buona notte a te, caro Giuseppe, e buona notte anche al Bimbo Gesù, che forse sta piangendo sulla paglia della mangiatoia come tutti i neonati che si rispettano; buona notte a Maria, madre felice come tutte le mamme che per la prima volta prendono fra le braccia il frutto del loro grembo; buona notte agli angeli, che con le loro melodie dolcissime eseguite su uno spartito musicale portato giù apposta dal paradiso, sono la delicata e tenera colonna sonora di quanto avviene dentro la capanna e un annuncio di speranza per tutta l’umanità: buona notte ai pastori, che sono venuti a farvi buona compagnia, e - perché no? - buona notte all’asino e al bue, che vi scaldano con il loro fiato e vi guardano con i loro occhioni stupiti e ignari. Buona notte ancora una volta a te, uomo giusto, falegname di Nazareth, dalle mani callose e dal cuore grande. Buona notte! Langhirano, Natale 2001
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