Lettera a
Giuseppe
falegname di nazareth
Caro Giuseppe, falegname di Nazareth, ti scrivo. Ti scrivo in questa notte carica di mistero, una notte che ti ha coinvolto in una avventura dolcissima, ma anche drammatica e che ha segnato per sempre la tua vita terrena. Già, la tua vita terrena! Chi si è preoccupato di descriverla, dopo il racconto della tua ricerca affannosa con Maria, di Gesù adolescente, quando era rimasto nel Tempio di Gerusalemme? Da quella pagina in poi, sei scomparso dai libri del Vangelo. Come ci suggerisce la tradizione, sei morto fra le braccia di Gesù e di Maria: una fortuna veramente unica! Per questo sei invocato come protettore dei morenti. A proposito: qui nella nostra Chiesa di Langhirano c’è un grande e bellissimo quadro settecentesco, che raffigura la tua morte fra Gesù e Maria. C’è bisogno della tua protezione per tanti poveri uomini che muoiono con la disperazione nel cuore, perché non sanno cogliere l’attimo fuggente del trapasso come momento di fede, di preghiera e di abbandono fiducioso al Signore. Sei stato un uomo di poche parole, tanto è vero che gli Evangelisti non hanno registrato neppure una tua parola, in compenso l’evangelista Matteo ha dato di te una definizione che dice tutto e tiene benissimo il posto
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