Lettera a
Maria di Nazareth Cara Maria di Nazareth ti scrivo. Ti scrivo in questa notte che ti ha visto diventare Mamma. Ogni donna sogna, o almeno dovrebbe sognare, di diventare Mamma. Tu sei una Mamma speciale e hai atteso per nove mesi un bimbo speciale. È arrivato stanotte questo bimbo speciale, ma è arrivato in maniera strana, come era stato concepito in maniera strana, assolutamente insolita. Eri una fanciulla che andava alla fontana di Nazareth ad attingere acqua come tutte le fanciulle e le donne del paese. Tutti ti conoscevano e ti chiamavano per nome, ma nessuno poteva immaginare il destino straordinario che ti attendeva. Poi un bel giorno hai detto di sì a un misterioso messaggero mandato da Dio, e da quel momento la tua vita ha avuto una svolta clamorosa, perché il tuo grembo verginale ha accolto il Verbo di Dio, venuto sulla terra a condividere la nostra vita, le nostre sofferenze e la nostra morte: e in questa notte di 2000 anni fa è uscito dal tuo santissimo grembo e lo hai donato a noi. E ancora una volta stanotte il Verbo di Dio si presenta ai nostri occhi e al nostro cuore sotto forma di bimbo piccolo piccolo, povero povero, fragile fragile. Noi a questo punto vorremmo conoscere i sentimenti e le emozioni che ti hanno fatto vibrare nella notte santa del primo Natale. Per immaginare
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Beato Angelico. L’Annunciazione
che cosa hai provato, potremmo interrogare le Mamme qui presenti, ma certamente nessuna mamma ha vissuto l’avventura stupenda e drammatica che hai vissuto tu. Le nostre mamme di un tempo partorivano in una casa, magari povera, ma accogliente, mentre le mamme moderne partoriscono in una sala-parto ben attrezzata. Il tuo bimbo, che hai chiamato Gesù, nome bellissimo che significa salvatore, è nato invece in una stalla, forse in una grotta, che tu e Giuseppe avete cercato e trovato nei dintorni di Betlemme, dove nessuno vi aveva voluto accogliere. Come ogni Mamma, hai gioito di una gioia immensa e inesprimibile a parole, lo hai avvolto in fasce, ma non sapevi dove adagiarlo, perché non avevi neppure una culla di legno, rustica e povera. Allora lo hai adagiato nella mangiatoia della stalla: sì, proprio lì, dove mettono il muso gli animali! A proposito, cara Maria di Nazareth, ci puoi dire se è proprio vero che
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l’asino e il bue hanno riscaldato con il loro fiato il Figlio di Dio fatto bimbo per noi? Tu ce lo potresti dire. Il Vangelo non ne parla, ma noi vorremmo tanto che fosse vero. Per questo mettiamo l’asino e il bue in ogni presepio che costruiamo: sarebbe proprio un peccato se non fosse vero! Ma c’è una cosa bella che il Vangelo racconta e che è accaduta una sola volta nella lunga storia umana che ha visto nascere miliardi di bimbi: in questa notte una moltitudine dell’esercito celeste si è messa a cantare la ninna nanna per il bimbo Gesù, con parole di gloria a Dio e di pace per tutta l’umanità. Che musica, che canto, che dolcissima melodia ha rallegrato quella notte fortunata! Ma perché non c’eravamo anche noi ad ascoltare quel canto e rimanerne inebriati assieme a te e Giuseppe? Perché non c’eravamo anche noi a ricevere l’annuncio della grande gioia, come lo hanno ricevuto i pastori? Dopo quella notte, sono successe tante cose: siete fuggiti in Egitto, per salvare il bimbo che già faceva paura al feroce re Erode, perché anche la debolezza di un bimbo appena nato è vista talvolta, da chi è forte e potente, come una oscura minaccia. La vostra famiglia, umile e povera, ha così condiviso la sorte amara di tanta gente inerme e disperata che, da sempre, continua a fuggire dalla propria terra per necessità, o per paura, o addirittura perché cacciata via senza pietà. Poi la vita ordinaria e nascosta di Nazareth dove il figlio è cresciuto in sapienza, età e grazia, lavorando da artigiano con Giuseppe. Poi Gesù è uscito di casa per camminare lungo le strade della Palestina ad annunciare il Vangelo, guarire i malati, usare misericordia verso i peccatori, morire e risorgere per noi. Quante ansie e paure hai provato nel seguire con discrezione, ma insieme con partecipazione intensa, le vicende del figlio! E che strazio arrivare puntuale sul Calvario, per assistere alla tragedia, cui nessuna madre vorrebbe essere presente! Infatti il bimbo dagli occhi dolcissimi, che tu hai donato al mondo nella notte di Natale, è un condannato a morte e
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forse tu già lo sapevi. Ma anche questo fa parte di quel sì bello e terribile, che tu avevi detto all’angelo nel giorno dell’Annunciazione. Noi siamo qui stanotte a ricordare e rinnovare la gioia della tua maternità divina, che è diventata la fonte e la causa della nostra gioia e siamo qui a ringraziarti, perché ci consenti così ogni anno di gustare anche noi la gioia di questo avvenimento di grazia e di salvezza. Continua a mostrarci il tuo bimbo: se siamo ancora caAntica icona: Sacra Famiglia paci di commozione davanti a un bimbo appena nato, vuol dire che non tutto è perduto nella nostra società. Ma fallo crescere questo bimbo, perché possiamo crescere anche noi ascoltando i suoi appelli all’amore, alla pace, alla giustizia e per imparare a commuoverci davanti agli uomini di tutte le età che soffrono, che piangono, che sono oppressi, che sono schiacciati sotto le tante ingiustizie che ancora rattristano il mondo. Suggerisci a noi cristiani, con la tua materna capacità di persuasione, di vivere l’anno giubilare, che inizia proprio stanotte, come un anno di grazia e di rinnovamento. Ed ora permettici di farti un complimento: sei tanto bella! È vero, tutte le Mamme sono belle. Lo dice anche una canzone che anni fa si cantava qui dalle nostre parti: “Son tutte belle le mamme del mondo”. Ma tu sei la più bella di tutte. E
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chissà come eri bella a Betlemme, nella stalla, mentre contemplavi il tuo bimbo appena nato! La tua bellezza non è la bellezza seducente delle donne raffigurate nei calendari del nuovo anno. La tua è una bellezza antica e sempre nuova. Tu sei la bellezza di Dio manifestata a noi, sei la bellezza che suscita attrazione gioiosa, sorpresa gradita, dedizione fervida, entusiasmo. Tu sei la bellezza che ha fatto innamorare di te gli artisti da duemila anni a questa parte, tu sei la bellezza di cui abbiamo bisogno per salvarci e per salvare il mondo. Ormai è ora di chiudere questa lettera, che potrebbe rivelarsi noiosa, banale e insignificante, davanti a un mistero così grande e meraviglioso. Ma ancora una cosa vogliamo dirti: parla di noi al tuo figliuolo. Abbiamo un disperato bisogno di lui, della sua luce, della sua misericordia, del suo amore. Grazie di tutto. Langhirano, Natale 1999
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Betlemme, grotta della Natività
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