Lettera immaginaria alle
Pecorelle
della Notte di natale
Care pecorelle della Notte di Natale, vi saluto assieme ai vostri agnellini e vi scrivo. Sì, proprio così, vi scrivo! Ho spedito questa lettera anche a un gruppo di amici, che naturalmente sono andati a scuola e magari la sanno lunga in fatto di cultura e di intelligenza: forse si metteranno a ridere perchè scrivo a voi, povere analfabete. Ma c’è poco da ridere! E se voi, care pecorelle della notte di Natale, foste più intelligenti di noi e più capaci di “leggere” i nostri pensieri e noi invece fossimo solo un po’ presuntuosi? E poi avete certamente una capacità straordinaria di intuire le sensazioni che riguardano i misteri del Regno di Dio: siete un genere privilegiato da Dio. Bisogna riconoscere che voi avete qualcosa di speciale che vi rende le predilette di Dio. Infatti avete letteralmente invaso la Bibbia, che dedica a voi riferimenti e immagini a non finire. Si vede che al Signore fate tanta tenerezza. Ma ormai anche voi state andando fuori moda, almeno dalle nostre parti padane, dove il territorio si è industrializzato. Infatti in città un gregge di pecore fa notizia. Quando sul greto del torrente Parma compare un gregge, tutti restano con il naso all’ingiù, per ammirare questo spettacolo così raro e cosi bello.
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Nella Divina Commedia avete ispirato il Sommo Poeta con alcune terzine su di voi che sono rimaste famose. Sentite come siete state dipinte: “Come le pecorelle escon dal chiuso a una, a due, a tre, e l’altre stanno timidette atterrando l’occhio e ‘l muso; e ciò che fa la prima, e l’altre fanno, addossandosi a lei, s’ella s’arresta, semplici e quete, e lo ‘mperché non sanno”. (dal III canto del Purgatorio) In queste terzine c’è una bella definizione che Dante ha coniato su di voi. Pur facendo della benevola ironia sul vostro stile ...comunitario, dice che siete “timidette” e anche “semplici e quete”. Che cosa volete di più? Ma quello che fa testo per noi è la Parola di Dio. Nel libro di Ezechiele dell’Antico Testamento, Dio si presenta come pastore delle pecore usando parole dolcissime. Ha scelto proprio l’immagine delle pecore per esprimere il suo amore appassionato e premuroso per il suo popolo e per tutti gli uomini. Ascoltate: “Dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Le condurrò in ottime pasture e il loro ovile sarà sui monti alti d’Israele; là riposeranno in un buon ovile e avranno rigogliosi pascoli sui monti d’Israele. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella
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smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia”. (dal cap. 34 di Ezechiele) Nel Vangelo il Signore descrive se stesso come il pastore che non si dà pace se perde una pecora del gregge. Cammina, cammina, fino a quando l’ha ritrovata. Allora se la carica sulle spalle e al ritorno fa una grande festa. Ma ci pensate, care pecorelle di Dio? Basta lo smarrimento di una sola di voi per mandare in crisi il Signore (proprio così!) e basta il ritrovamento per ridonargli la gioia. In un’altra parabola il Buon Pastore è disposto a dare la vita per il suo gregge. E difatti così è avvenuto con Gesù. Ci sono addirittura delle espressioni magnifiche, con delle identificazioni audaci fra voi e il Signore. Giovanni il Battista, quando vede il Signore Gesù, grida: “Ecco l’agnello di Dio...” e noi ripetiamo devotamente queste parole ad ogni Messa. Nell’Apocalisse c’è un’immagine strana e paradossale, con un capovolgimento delle... gerarchie societarie, che può sembrare perfino grottesco: c’è scritto che l’Agnello sarà il nostro Pastore!
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Ma ormai siamo a Natale e io voglio parlare con voi di quello che è successo nella Notte santa. Sembrava una notte come le altre, per voi e per i vostri pastori che vegliavano su di voi: vita dura per i pastori di tutti i tempi, anche ai tempi di Gesù! Per vedere questo Bimbo, diverso da tutti gli altri fin dalla nascita, verranno anche personaggi importanti come i Magi dall’Oriente. Ma voi, creature privilegiate, siete state le prime ad essere invitate e accolte alla strana reggia di questo re della povertà e della pace. E così, nel buio di quella notte il vostro gregge si è incamminato verso la grotta con le pecore madri che si tiravano dietro gli agnellini. Ma dov’era la grotta? Non c’erano segnalazioni stradali. Forse non c’era neppure la luna in quella notte. E allora? Ma una regia misteriosa e divina aveva pensato anche a questo: il canto degli angeli ha certamente orientato il cammino dei pastori che guidavano il gregge. Infatti il vangelo ricorda che una moltitudine dell’esercito celeste lodava Dio cantando così: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”. Ma che meraviglia! Come potevate immaginare quello che vi aspettava, voi povere creature, costrette a guadagnarvi l’erba, vagando tutto il giorno da un luogo all’altro della campagna dovunque era possibile trovarla? Sembrava che gli angeli cantassero solo per voi. Bisogna almeno pensare che in realtà cantavano anche per voi. E così siete arrivate, vi siete pigiate le une alle altre secondo il vostro costume, per vedere con i vostri occhi il Bambino sceso dal Cielo di Dio e udire i suoi vagiti. Il bambino era stato adagiato dolcemente nella mangiatoia dalla bellissima Mamma Maria, mentre lo sposo Giuseppe custodiva i due tesori più preziosi che gli erano stati consegnati da Dio. E poi avete visto l’asino e il bue, che scaldavano la grotta con il loro alito e guardavano essi pure la scena con i loro occhioni stupiti. E vi siete salutati con l’eloquenza del linguaggio muto degli animali, che esprimeva reciproca soddisfazione per questa occasione fortunata.
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Forse avete avuto l’avvertenza di mettere davanti a voi gli agnellini, altrimenti non potevano vedere: erano ancora così piccoli! Il Bambino Gesù ha certamente gradito di avere davanti a sè gli agnellini, lui che è stato definito l’Agnello di Dio destinato ad essere immolato sulla Croce. Ha così potuto specchiarsi nei piccoli agnelli, così dolci, così indifesi, così miti, così spesso destinati essi pure in tutti i tempi ad essere immolati: Cristo sulla croce e gli agnelli sulla mensa degli uomini, soprattutto a Natale e Pasqua, quando invece dovrebbero essere particolarmente rispettati e onorati. E i vostri pastori? Dice il Vangelo che “se ne tornarono (con il gregge), lodando e glorificando Dio per tutto quello che avevano udito e visto”. Sono certo, care pecorelle di Dio, che anche la vostra vita da quella notte è cambiata, come è cambiata la storia dell’umanità. Insomma, un po’ di felicità ve la siete meritata. Ne sono felice anch’io. Una volta conclusa la vostra visita e guidate sempre dai vostri pastori, siete tornate a dormire nel resto della notte con i vostri agnellini e avete sognato sogni d’oro. Io sarò sempre un vostro ammiratore. Vi saluto, care pecorelle di Dio della Notte Santa! Non scordatevi di me: sono un vecchio prete di nome Domenico. PS. Ah, mi dimenticavo. A quando la sentenza di un qualche Tribunale europeo, che cerchi di togliere di mezzo anche il presepio, questo ingombrante e anacronistico arredo natalizio? Mi spiacerebbe anche per voi, carissime pecorelle di Dio. Con i vostri agnellini ci fate una così bella figura davanti alla culla del Bambino! Sarebbe proprio il caso di concludere amaramente, secondo un vecchio detto popolare, che ormai di questo passo non c’è più religione! Parma, Natale 2009
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