Lettera a
Gesù Bambino
Caro Gesù Bambino ti scrivo! Ti scrivo in questa notte che ricorda la tua nascita di duemila anni fa. Non sono qui da solo: ho accanto a me una meravigliosa compagnia di gente amica che è venuta qui apposta per te. Perché tu non sei un neonato qualunque, anche se vagisci come tutti i neonati... anche se sei avvolto in fasce come erano avvolti in fasce tutti i neonati su questa terra fino a 50 anni fa. Poi hanno scoperto che è meglio tenere i neonati senza fasce: ma questa è una questione molto secondaria che non ci interessa. C’è qualcosa di molto più importante nella vicenda della tua nascita. Sei nato povero, sei nato senza una casa, perché non ti hanno accettato nella locanda di Betlemme. Non era certamente un albergo a cinque stelle, ma era almeno un’abitazione decente per quei tempi. Allora sei nato in una stalla, facendo la fortuna di tanti poeti, artisti, venditori di statuine e di capanne e per la gioia di tanti tuoi sinceri ammiratori.
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E chi non si commuove davanti a un bambino nato in una stalla dal grembo di Maria, una madre che è vergine perché la tua vera discendenza è divina: adagiato in una mangiatoia, custodito con amore da Giuseppe, e scaldato, secondo la tradizione popolare, dal fiato di un bue e di un asinello? Sei nato per essere braccato e perseguitato fin dai primi anni di vita. Presto Maria e Giuseppe, per sfuggire alle trame del sanguinario Erode, che ha avuto paura di un bambino povero e inerme come te, ti prenderanno nottetempo fra le braccia e fuggiranno in Egitto. Fanno così oggi tante persone e famiglie con i loro bambini: fuggono per la disperazione dalla loro terra, a causa della fame e della violenza. Arrivano qui e Battistero di Parma. Il Bimbo non sempre trovano accoglienGesù gioca con la Madre Maria. za, perché vengono a disturbare Un quadretto delizioso, molto raro nell’universo dell’arte sacra. il nostro egoistico benessere. Diventando grande, crescerai in sapienza e grazia, imparerai il mestiere dell’artigiano nella bottega di Giuseppe e poi uscirai di casa, ma non come certi giovani d’oggi, che escono di casa solo per essere più liberi. Tu uscirai dalla casa di Nazareth per predicare l’amore, la pace, la dife-
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sa dei deboli (anche perché i potenti non hanno bisogno di esser difesi: sanno difendersi bene da soli), per perdonare i peccatori e le peccatrici, per guarire gli ammalati nel corpo e i sofferenti nello spirito, per puntare il dito contro le ingiustizie e le ipocrisie del tuo tempo e di tutti i tempi. E per questo sei finito sulla croce. Lo sappiamo bene che poi sei risorto e ora sei più vivo che mai. Ma di questo parleremo con te più avanti, fra qualche mese, quando celebreremo la Pasqua. Adesso ci interessi come bimbo: bello, dolce, tenero, dagli occhi incantatori. Non hai ovviamente l’uso della parola: anche se sei Figlio di Dio, non vuoi strafare e vuoi percorrere tutti i gradini della crescita come tutti gli esseri umani. Non hai l’uso della parola, ma con il tuo modo di presentarti ci lanci un messaggio forte e perfino violento, violento della violenza dell’amore. Il tuo messaggio d’amore viene a mettere fuori gioco i nostri modelli di vita, stantii e senza fantasia: senza la fantasia dell’amore, appunto! Tu sei lì, adagiato nella mangiatoia, per mettere a nudo tutta la nostra ossessiva e sconsiderata ricerca del denaro, del piacere fine a se stesso e del
La Nascita di Gesù. Cattedrale di Parma, Lattanzio Gambara
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potere, a danno di chi muore di fame, di chi soffre e di chi è senza potere. Oltretutto, con la nostra dabbenaggine, siamo così ingenui da illuderci che la vita terrena non finisca mai e non ci sia alla fine da renderne conto a Chi di dovere. Tu sei nato nella stalla, perché sei un rifiutato dalla società e metti a nudo la nostra impietosa abitudine di buttare via la gente che non ci va a genio, la nostra incapacità a capirci, a sopportarci, a riconciliarci. Prima di chiudere la lettera e di mandarti i nostri saluti e auguri per la tua missione di salvatore dell’umanità, caro Gesù Bambino, ti voglio anche dire che, tutto sommato, siamo poveri anche noi: abbiamo tante cose belle, che ai tuoi tempi non erano state ancora inventate, ma abbiamo le pene, le angosce, le paure, le sofferenze, le disperazioni e le miserie di sempre. Infatti il benessere non ci ha dato felicità, anzi la sventura della nostra società avida, frettolosa e stressata, è di non sapere più che cosa sia la felicità. Questo vuol dire che abbiamo ancora un disperato bisogno di te, dei tuoi vagiti di neonato e, se possibile, del tuo sorriso di bimbo speciale. Questo ci basterà per ricominciare a sperare in una vita migliore per ciascuno di noi e per il mondo. Allora ci potremo convincere, che il Natale che noi festeggiamo per ricordare la tua nascita, non è una illusione, ma una realtà possibile per ciascuno di noi e per ogni uomo di buona volontà. Ah, dimenticavo: devo ringraziarti, dobbiamo ringraziarti per il canto degli angeli, che hanno cantato sulla stalla dove tu sei nato. Hai avuto un’idea geniale! Ti sei privato di tante cose nella tua nascita e nella tua vita terrena, ma non ti sei privato del godimento della musica: ti sei portato appresso, scendendo dal cielo, un coro in piena regola di angeli per rallegrare con una melodia divina le colline di Betlemme e i pastori, destinatari privilegiati del primo annuncio della tua nascita. Siamo certi che il canto degli angeli continua anche per noi: basta fare un po’ di silenzio e subito torna la gloria di Dio e la pace per noi uomini.
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Ecco, caro Gesù Bambino, quanto volevo dirti, anche a nome dei fedeli che stanotte riempiono la Chiesa di Langhirano: sono venuti per te, con la certezza di non rimanere delusi e di uscire di Chiesa più contenti, più sorridenti, più ricchi di speranza e più buoni. Sicuramente questi fedeli, se hanno lasciato a casa dei bambini troppo piccoli per essere accompagnati qui stanotte, prima di coricarsi li guarderanno con amore come se guardassero te e li carezzeranno come se carezzassero te. Ti vogliamo bene, caro Gesù Bambino! Non possiamo non volerti bene: ci hai rubato il cuore! Ci sentiamo colmi di gioia perché ci sentiamo amati da te con un amore che è infinito come la tua divinità: e lo dimostrerai con la tua vita, la tua morte e la tua resurrezione. Grazie ancora!
Langhirano, Natale 1998
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Betlemme
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