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PRO CHIESA E OPERE PARROCCHIALI Per facilitare il versamento delle offerte, trascriviamo i numeri dei conti correnti postali.—Vogliate indicare con precisione per chi fate il versamento.

Consiglio Parrocchiale Banca Raiffeisen 6652-Tegna

cto. 10186.46 65-4765-0

c.c.p.

Consiglio Parrocchiale Banca Raiffeisen

cto. 10187.29

6653-Verscio

cto. 65-4765-0

Parrocchia di Cavigliano 6654-Cavigliano

cto. CH17 0900 6500 0576 4 c.c.p.

65-576-4

Bollettino Parrocchiale Terre di Pedemonte 6653-Verscio

c.c.p.

65-2406-9

6653-Verscio Banca Raiffeisen CH41 8028 1000 0011 1260 1 cto. 65-4765-0

ORARIO SANTE MESSE ALLA DOMENICA Per l’anno 2017 l’orario è fissato come segue:

CAVIGLIANO VERSCIO

ORE 0900 ORE 1030

LA SANTA MESSA DELLA VIGILIA SARÀ CELEBRATA

A TEGNA ALLE ORE 1800 Nelle feste solenni, l’orario potrà subire dei cambiamenti che verranno comunicati nell’albo parrocchiale


SOMMARIO *

La lettera

Papa scrive ai giovani *

2-3

Fatima

Centesimo anniversario *

4-7

Quaresima

Tempo forte *

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Concerto

Domenica delle Palme *

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Maggio

Mese della Madonna *

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Un Santo al mese

La Chiesa nella gloria *

11 - 13

Pasqua

Le prove della risurrezione *

14 - 17

Ringraziamento

Cantori della stella *

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I nostri defunti

Un fraterno ricordo *

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Calendario liturgico

Prossimi mesi *

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Cronaca

Scrive Cavigliano *

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I nostri Benefattori

La nostra gratitudine

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13 gennaio 2017

Lettera del Papa ai giovani “Carissimi giovani, sono lieto di annunciarvi che nell’ottobre 2018 si celebrerà il Sinodo dei Vescovi sul tema ‘I giovani, la fede e il discernimento vocazionale'”. Inizia con queste parole la lettera di Papa Francesco ai giovani, nel giorno in cui viene presentato in Sala Stampa vaticana il documento preparatorio. “Ho voluto che foste voi al centro dell’attenzione perché vi porto nel cuore”, spiega il Papa, affidando il testo “anche a voi come ‘bussola’ lungo questo cammino”. “Mi vengono in mente le parole che Dio rivolse ad Abramo”, prosegue Francesco: ‘Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò'”. “Queste parole – il commento al brano della Genesi – sono oggi indirizzate anche a voi: sono parole di un Padre che vi invita a ‘uscire’ per lanciarvi verso un futuro non conosciuto ma portatore di sicure realizzazioni, incontro al quale Egli stesso vi accompagna. Vi invito ad ascoltare la voce di Dio che risuona nei vostri cuori attraverso il soffio dello Spirito Santo”. “Quando Dio disse ad Abramo ‘Vattene’, che cosa voleva dirgli?”, si chiede Francesco: “Non certamente di fuggire dai suoi o dal mondo. Il suo fu un forte invito, una vocazione, affinché lasciasse tutto e andasse verso una terra nuova. Qual è per noi oggi questa terra nuova, se non una società più giusta e fraterna che voi desiderate profondamente e che volete costruire fino alle periferie del mondo?”. “Ma oggi, purtroppo, il ‘Vattene’ assume anche un significato diverso”, denuncia il Papa: “Quello della prevaricazione, dell’ingiustizia e della guerra. Molti giovani sono sottoposti al ricatto della vio2


lenza e costretti a fuggire dal loro paese natale. Il loro grido sale a Dio, come quello di Israele schiavo dell’oppressione del Faraone”. Poi Francesco ricorda ai giovani “le parole che Gesù disse un giorno ai discepoli che gli chiedevano: ‘Rabbì, dove dimori?’. Egli rispose: ‘Venite e vedrete’. Anche a voi Gesù rivolge il suo sguardo e vi invita ad andare presso di lui”. “Carissimi giovani – chiede il Papa ai suoi destinatari – avete incontrato questo sguardo? Avete udito questa voce? Avete sentito quest’impulso a mettervi in cammino? Sono sicuro che, sebbene il frastuono e lo stordimento sembrino regnare nel mondo, questa chiamata continua a risuonare nel vostro animo per aprirlo alla gioia piena. Ciò sarà possibile nella misura in cui, anche attraverso l’accompagnamento di guide esperte, saprete intraprendere un itinerario di discernimento per scoprire il progetto di Dio sulla vostra vita”. “Pure quando il vostro cammino è segnato dalla precarietà e dalla caduta, Dio ricco di misericordia tende la sua mano per rialzarvi”, assicura Francesco, che riprende il dialogo intessuto con i giovani durante la Gmg di Cracovia: “Vi ho chiesto più volte: ‘Le cose si possono cambiare?’. E voi avete gridato insieme un fragoroso ‘Sì’. Quel grido nasce dal vostro cuore giovane che non sopporta l’ingiustizia e non può piegarsi alla cultura dello scarto, né cedere alla globalizzazione dell’indifferenza. Ascoltate quel grido che sale dal vostro intimo! Anche quando avvertite, come il profeta Geremia, l’inesperienza della vostra giovane età, Dio vi incoraggia ad andare dove Egli vi invia: ‘Non aver paura perché io sono con te per proteggerti'”. “Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità”, il tributo del Papa: “Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro. Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori”. Infine la citazione di San Benedetto, che “raccomandava agli abati di consultare anche i giovani prima di ogni scelta importante, perché spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore”.

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F A T I M A-

“L’invito alla penitenza della Madonna a Fatima è sempre attuale. Esso è indirizzato non solo alle vecchie ma anche alle nuove generazioni. Bisogna ricordarlo in continuazione e riprenderlo di nuovo” disse San Giovanni Polo II a Fatima nel 1982. Nella ricorrenza del 100 anniversario delle apparizioni proviamo a rileggerlo e riscoprirlo nuovamente. Benedetto XVI, il papa teologo, visitando Fatima il 13 maggio 2010 parlava come il suo predecessore: “Si illude chi ritiene che la missione profetica di Fatima sia finita”. Già allora il papa, l’autore del commento teologico al terzo mistero di Fatima dell’anno 2000, accennò al centesimo anniversario delle apparizioni: “Volesse cielo, che questi sette anni che ci separano dal centenario delle apparizioni, accelerassero il trionfo del Immacolato Cuore di Maria per la gloria della Santissima Trinità”. Eccoci ora al 100 anniversario delle

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Don Tommaso Jaklewicz A 100 ANNI DALLA PRIMA APPARIZIONE apparizioni di Fatima. Per questo proponiamo un pellegrinaggio spirituale. Che cosa in realtà successe nel 1917? Conosciamo davvero il messaggio di Maria? Quale è il suo significato per noi oggi? Perché dobbiamo far la penitenza per i peccati dato che Dio è misericordioso? Che significato ha la misteriosa visione dell’inferno fatta ai tre pastorelli? Perché Maria invitava alla preghiera per la conversione della Russia e in che modo questo è ancora attuale? Ci sono tante domande. Cerchiamo le risposte. Non per inseguire le sensazioni di scoprire le misteriose profezie o soddisfare malsana curiosità, ma per comprendere meglio e più profondamente il messaggio di Fatima. Questa piccola località portoghese irradia sempre ancora la luce divina. È la luce che ha il potere di far svanire anche oggi le tenebre del peccato e della mancanza di fede in noi e attorno a noi. È auspicabile che questa luce ci illumini. Madonna di Fatima, guidaci verso Dio. Sii la guida sulle vie della nostra vita e della nostra penitenza. Il tuo Cuore Immacolato vinca le tenebre che sono in noi

CUORE DI FATIMA: LA CONVERSIONE E PENITENZA Probabilmente non c’è guida migliore per Fatima che Giovanni Paolo II, il quale nell’anniversario della prima apparizione di Maria e alla stessa ora, venne ferito sulla piazza di San Pietro. Una delle pallottole sparate da Ali Agca passò a pochi millimetri da un’arteria vitale. Se l’avesse rotta, il Santo Padre sarebbe morto in pochi minuti. Anni dopo Giovanni Paolo II dirà: “Qualcuno guidava quella pallottola”… Un anno dopo l’attentato il papa Polacco si recò a Fatima per ringraziare Dio e Maria per avergli salvata la vita. Alla


cappella delle apparizioni disse: “In tutto quello che è successo ho visto e lo ripeterò sempre, una particolare protezione materna di Maria. Un caso non esiste nella Divina Provvidenza”. Giovanni Paolo II non solo ha riconosciuto che deve la sua vita alla Madonna di Fatima. Si è sentito in dovere di attirare l’attenzione del mondo sul messaggio di Fatima e di rileggerlo nuovamente. La sua omelia del 13 maggio 1982 spiega il senso e mostra l’attualità di questo messaggio. Il Papa ricorda che abbiamo a che fare con un’apparizione privata. La Chiesa insegna che la pienezza della rivelazione di Dio è Gesù Cristo. Attraverso Gesù, Dio ha detto tutto quello che dovremmo sentire e non dobbiamo cercare nessuna rivelazione pubblica prima della fine del m ondo. Tuttavia nessuno può proibire a Dio di ricordare alcune verità, soprattutto quelle dimenticate. Tanto più, quando si tratta delle verità che salvano la vita, la vita eterna! Ogni rivelazione privata è analizzata dalla Chiesa riguardo alla sua compatibilità. Il messaggio di Fatima è stato ufficialmente riconosciuto dalla

Chiesa nell’anno 1930 come completamente conforme alla verità e l’invito del Vangelo. “Convertitevi e credete al Vangelo” - sono le prime parole di Giovanni Battista e di Gesù Cristo. Le abbiamo sentito nelle chiese all’inizio della Quaresima durante il rito di imposizione delle ceneri. Il messaggio di Fatima essenzialmente è un urgente invito alla conversione e penitenza. “L’invito alla penitenza è materno, ma nello stesso tempo forte e deciso” - spiega Giovanni Paolo II. “L’invito alla penitenza è unito, come sempre, all’invito di pregare. Come da secoli, la Signora del messaggio di Fatima indica il Santo Rosario che giustamente possiamo definire come “preghiera mariana”. Preghiera in cui lei stessa si sente particolarmente unita a noi. Lei prega con noi. In questa preghiera vengono “avvolte” le questioni della Chiesa, della Santa Sede e del mondo intero. In un modo tutto speciale viene raccomandata la causa della conversione dei peccatori, affinché possano salvarsi e ciò vale anche per le anime del Purgatorio”.

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LA FEDE DEI BAMBINI CONTRO LA GRANDE GUERRA Che cosa accadde a Fatima? Il 13 maggio 1917 a tre bambini di nome Lucia, Giacinta e Francesco apparve una Signora “venuta dal Cielo”. Questo incontro si ripetè ancora cinque volte nei mesi successivi e ciò fino al 13 ottobre dello stesso anno. Il contenuto più preciso delle sei apparizioni e delle circostanze lo tratterremo nelle prossime pubblicazioni. Ora il più importante compito è non soltanto conoscere il contenuto delle apparizioni ma la sua applicazione nella nostra vita. Benedetto XVI disse che le apparizioni cambiarono in principio i tre piccoli veggenti. Il Papa disse: “Li ha resi innamorati di Dio e di Gesù”. Beata Giacinta per conto affermava: “Come sono felice di poter dire a Gesù che lo amo! Quando gli ripeto questo, ho l’impressione di aver fuoco nel petto che però non mi brucia”. Ed piccolo beato Francesco affermava: “Quello che mi piace di più era la visione del nostro Signore nella luce che la nostra Signora ci ha posto sul petto. Così tanto amo Dio”. C’è qualcosa di commuovente nelle testimonianze dei veggenti di Fatima. Colpisce la semplicità della fede, l’innocente e totale fiducia, l’assiduità e il desiderio di rispondere meglio possibile alla grazia che hanno ricevuto. Erano disposti al sacrificio, alla sofferenza, per aiutare i peccatori minacciati dall’inferno. Non è forse così, che per comprendere, accogliere e realizzare il messaggio di Fatima, noi adulti abbiamo bisogno di una fede da bambini, fiduciosa? Capita che i nostri cuori sono troppo “vecchi”, feriti, delusi, sospettosi, esageratamente intellettuali e per questo resistenti al fuoco dal Cielo. Il messaggio di Fatima sembra duro. “Come se parlasse Giovanni Battista al Giordano” fa notare Giovanni Paolo II. Teniamo presente il contesto storico di Fatima che era la guerra. Maria ha mostrato ai veggenti, che a parte il fronte di I

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guerra mondiale esiste il fronte di un’altra guerra che si combatte in ogni cuore umano. Dio lotta per la salvezza dell’uomo contro il diavolo che vuole staccarci da lui. È vero che satana è stato sconfitto dal Cristo, tuttavia sempre ancora ha il potere di danneggiare le singole persone e intere società. Questa guerra spirituale in definitiva decide la sorte del mondo e degli uomini. Il più pericoloso nemico dell’uomo è il peccato, la cui essenza è voltare le spalle a Dio. Il peccato è la profonda causa di guerre, rivoluzioni, terrore e turbamento. Per questo Maria ricordava al mondo che la prima condizione della pace tra la gente è la pace con Dio. Papa Francesco ha detto che oggi continua la guerra, “la terza guerra mondiale in cui si lotta a tappe”. Che cosa intendeva il papa esattamente? I conflitti che esistono in diverse parti del mondo, gli attentati terroristici, invasione di Russia nell’Ucraina orientale, le organizzazioni che sfruttano i più poveri? Una cosa è sicura e che il mondo è pieno di tensioni, di conflitti, di divisioni. Il messaggio di Fatima in questo contesto acquista nuova attualità. Prima di tutto indica la sorgente di quella globale inquietudine che è il peccato il quale si diffonde nel mondo; tanti perseverano nel peccato, che è la negazione di Dio, la programmatica cancellazione di Dio dall’umano pensiero, il distacco dal pensiero religioso di tutta l’attività umana, rifiuto di Dio da parte dell’uomo.

Colpisce l’immagine simbolica del mondo occidentale: poliziotti e soldati armati fino ai denti, barriere di cemento armato ecc., mezzi di sicurezza sulle strade su cui si svolgono le feste... Fatima insegna che non ci aiuteranno antiterroristi, i sevizi di sicurezza e la politica. Il rimedio per il mondo è soltanto uno: il ritorno a Dio, la penitenza, la conversione. Come l’hanno fatto gli abitanti di Ninive invitati da Giona. In ginocchio e con cenere sulla testa! Il miracolo di Fatima svela la straordinaria logica della fede che il mondo non comprende e spesso deride.


Ecco tre bambini che anno ricevuto il compito di soccorrere il mondo immerso nel peccato. Soccorrere attraverso la penitenza, il Rosario, le mortificazioni, le sofferenze offerte per la conversione dei peccatori. Dio ha bisogno dei giusti, perché loro possono fermare l’onda del male.

SI TROVERANNO 10 GIUSTI? Giovanni Paolo II domandava retoricamente: “La Madre, che desidera la salvezza di ogni persona può tacere a ciò che si oppone alle radici di questa salvezza?” E rispondeva: “No, non può”. A Fatima si è sentita la voce della Madre preoccupata per noi, per l’umanità, per la Chiesa, per il mondo. Possiamo ignorare questa voce? Che cosa dobbiamo fare? Riassumiamo: 1. Maria invita alla penitenza e conversione del proprio cuore. 2. Invita al coinvolgimento nella lotta apocalittica contro il drago che vuole divorare la Donna (Chiesa). 3. Invita alla preghiera perseverante (il Rosario quotidiano) per la salvezza dei peccatori. 4. Invita ad offrire i sacrifici e le sofferenze per loro. 5. Consacrare il mondo e se stessi all’Immacolato Cuore di Maria. Giovanni Paolo II a Fatima nel

1982 diceva di leggere il messaggio di Fatima “con tremore nel cuore, perché vede quanta gente e intere società sono andate nella direzione opposta a quella indicata dalla Signora di Fatima. Il peccato ha conquistato il diritto di cittadinanza e la negazione di Dio si è diffusa nelle ideologie umane e nei loro programmi! Ma proprio per questo motivo l’invito alla penitenza e conversione espressi dalla Madre sono sempre ancora attuali. Qualcuno potrebbe affermare che questa è un’esagerazione. Non si tratta di spaventare nessuno ma di vedere le cose come sono e acquistare nuova fiducia nella potenza di Dio. Diceva Giovanni Polo II: “Il successore di Pietro è qui a Fatima come testimone di enormi sofferenze dell’uomo, come testimone dei pericoli che minacciano nazioni e l’umanità intera. A nome di queste sofferenze consapevole del male che si diffonde nel mondo e minaccia l’uomo, le nazioni e l’umanità si presentano con maggior fede nella redenzione del mondo, fede nell’amore che è sempre più grande, più potente di qualsiasi male”. La salvezza di Sodoma e di Gomorra dipendeva da 10 giusti. Si troverà oggi il numero sufficiente dei giusti per fermare il male?

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Vedere al di la delle apparenze Sacrificio Quaresimale rinnova il suo invito, durante la Quaresima, a mettere sotto la lente d’ingrandimento un aspetto della nostra società. In passato erano stati i jeans, la carne di pollo o l’oro. Oggi sull’immagine dei cartelloni vediamo un mucchio di banconote. Questa lente che vediamo sul cartellone è una lente speciale: non ingrandisce, ma fa vedere al di là delle apparenze. Questa lente sono i nostri valori cristiani, è la nostra fede nel Vangelo, nel messaggio di liberazione che ci ha portato Gesù, la “buona novella”. Una fede che ci fa vivere nella speranza di un mondo in cui ci sia abbastanza affinché tutte le persone viva-

no bene, senza soffrire nessun ingiustizia, senza avere fame, senza dover rinunciare alla loro dignità o alla loro salute per dare un futuro. Una fede che ci motiva a vivere tutta la nostra vita come un cammino di conversione. Non è sul denaro in sé che quest’anno Sacrificio Quaresimale ci chiede di fermarci e osservare con attenzione, bensì sugli investimenti che alcune delle nostre banche e alcune delle nostre casse pensioni operano con i soldi che abbiamo loro affidato. Attraverso la lente vediamo che cosa c’è dietro questi soldi: la sofferenza di persone che sono scacciate dalla loro terra. Ciò accade per esempio in Indonesia, come si può intuire osservando i dettagli dell’illustrazione. Qualcuno potrebbe controbattere che si tratta, appunto, di un’illustrazione. Invece è la realtà, anche se abbiamo scelto di rappresentarla con un disegno. Migliaia di famiglie contadine devono lasciare la loro terra per far spazio alle monoculture di palma da olio. Per queste persone la terra è fondamentale perché genera ciò di cui si nutrono. Se perdono i loro terreni coltivabili hanno meno da mangiare, devono indebitarsi per nutrirsi o magari, disperati, emigrano peggiorando la loro situazione. Con la nostra campagna ci appelliamo alle persone di buona volontà affinché costruiscano una società che valorizzi la vita. Riprendendo una delle forti espressioni usate dal papa Francesco, invitiamo le persone a non vivacchiare ma a vivere pienamente e, pertanto, ad agire. Daria Lepori

Sacrificio Quaresimale è l’organizzazione di cooperazione internazionale della Chiesa Cattolica Svizzera. Ci adoperiamo a favore delle persone svantaggiate, per un mondo più giusto e per il superamento della fame e della povertà. Promuoviamo cambiamenti sul piano sociale, culturale, economico a livello globale e individuale capaci di portarci a uno stile di vita sostenibile. 8


Concerto per la Festa delle Palme Domenica 9 aprile 2017 - ore 17.00

Chiesa Parrocchiale di Verscio 28a Edizione

Trio d’Archi Città di Firenze

Musiche di J. S. Bach - W. A. Mozart - Z. Kodály

Boriana Nakeva - violino Lia Previtali - viola Sara Nanni - violoncello Formazione composta da tre musiciste che dopo aver svolto i loro studi nei rispettivi paesi d’origine (Bulgaria, Svizzera e Italia) si sono incontrate nella prestigiosa Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. L’amicizia che le lega le ha condotte con grande piacere qui a Verscio, “a casa” di una di loro.

Il concerto presenta, come esecuzione centrale, una delle pagine più importanti della letteratura per trio d’archi: il divertimento K 563, l’unico trio originale per violino, viola e violoncello composto da Mozart. Scritto nel 1788 è definito dal musicologo Alfred Einstein “una delle pagine più nobili di Mozart, una vera composizione cameristica, divenuta così famosa perché concepita per offrire qualcosa di speciale per quanto riguarda arte, invenzione e buon umore. Ogni strumento e primus inter pares, ogni nota è importante, ogni nota è un contributo all’appagamento spirituale e sensuale nel suono”. In apertura verrà proposto l’Adagio e Fuga di J. S. Bach per clavicembalo trascritto per Trio d’archi dallo stesso Mozart. E al termine verrà eseguita una singolare pagina di Z. Kodàly che, ispirandosi alla tradizione classica, rivisita la musica popolare ungherese.

Collaborazione e sostegno:

Organizzazione: Sponsor:

- Municipio Terre di Pedemonte - Pro Centovalli e Pedemonte - Associazione Amici delle Tre Terre - Consigli Parrocchiali - Società Elettrica Sopracenerina

Tino Previtali Banca Raiffeisen 091 796 19 04 Centovalli Pedemonte tino@previtali.info Onsernone

Entrata Libera 9

raiffeisen


Mese di maggio con Maria MADRE DELLA SPERANZA

DONNA FERIALE

Maria, Madre della Speranza, a te con fiducia ci affidiamo. Come te intendiamo seguire Cristo, Redentore dell’uomo: la stanchezza non ci appesantisca, né la fatica ci rallenti, le difficoltà non spengano il coraggio, né la tristezza la gioia del cuore.

Santa Maria, donna feriale, aiutaci a comprendere che il capitolo più fecondo della teologia non è quello che ti pone all’interno della Bibbia o della patristica, della spiritualità o della liturgia, dei dogmi o dell’arte. Ma è quello che ti colloca all’interno della casa di Nazaret, dove tra pentole e telai, tra lacrime e preghiere, tra gomitoli di lana e rotoli delle Scritture, hai sperimentato in tutto lo spessore della tua naturale femminilità, gioie senza malizia, amarezze senza disperazioni, partenze senza ritorni.

Tu, Maria, Madre del Redentore, continua a mostrarti Madre di tutti, veglia sul nostro cammino e aiuta i tuoi figli, perché incontrino, in Cristo, la via di ritorno al Padre. San Giovanni Paolo II

Santa Maria, donna feriale, liberaci dal le nostalgie dell’epopea, e inseRICORDATI gnaci a considerare la vita quotidiaRicordati, o piissima Vergine Ma- na come il cantiere dove si costruiria, che non si è mai udito al mondo sce la storia della salvezza. che qualcuno abbia fatto ricorso al Allenta gli ormeggi delle nostre tuo patrocinio, implorato il tuo aiu- paure, perché possiamo sperimentato, chiesto la tua protezione e sia re come te l’abbandono alla volontà stato abbandonato. di Dio nelle pieghe prosaiche del An8imato da tale confidenza, a te ricorro, o Madre, Vergine delle vergini, a te vengo, e peccatore contrito, innanzi a te mi prostro. Non volere, o Madre del Verbo, disprezzare la mia preghiera, ma ascoltami propizia ed esaudiscimi. Amen.

tempo e nelle agonie lente delle ore.

E torna a camminare discretamente con noi, o creatura straordinaria innamorata di normalità, che prima di essere incoronata Regina del cielo hai ingoiato la polvere della nostra San Bernardino povera terra. Don Tonino Bello 10


San Foca, martire - 5 marzo porto cittadino. Amava la terra e faceva l’ortolano. Si alzava presto e per l’intera giornata badava al suo orto accanto alla sua semplice abitazione. Vendeva al mercato quanto coltivava e alla sara stava nel suo bel giardino che curava con grande attenzione. Era tranquillo e in pace con tutti. Come tanti altri aveva sentito parlare della nuova religione e ne era rimasto colpito. Aveva seguito il cammino di preparazione fino al battesimo, per poi continuare a frequentare quella piccola comunità.

È santo poco conosciuto o forse ignoto del tutto. Soprattutto deve esserci parecchia leggenda attorno a questo personaggio, coraggioso e simpatico, collocato tra il I e il II scolo. Qualcosa di vero comunque ci sarà pur stato, come annotava Piero Bargellini nel suo interessante “Mille Santi del giorno”, scrivendo che “quella di San Foca, ortolano e martire, è una delle leggende più pittoresche e commoventi dell’agiografia cristiana”. Parlava nel contempo di una “venerazione vasta” nell’antichità verso questo martire, come “dimostra il fatto che il suo nome appare nel Martirologio almeno tre volte e a date diverse: 5 marzo, 14 luglio e 28 settembre”. Per quanto possa essere ritenuto attendibile, Bargellini rimanda a un panegirico tenuto da Asterio, che fu vescovo di Amasea. Una città del Ponto Eusino allora in Cappadocia. Si sa che divenne vescovo di Amasea nel 380 e che era già morto nel 431. Infatti al Concilio di Efeso (431) il vescovo di Amasea si chiamava Palladio. Foca viveva a Sinope di Paflagonia sul Mar Nero. Non era però né marinaio, né un addetto in qualche modo al grande

Ma un giorno… Era quasi il tramonto e se ne stava tranquillo nel suo giardino, godendo la brezza che veniva dal mare, quando vide due legionari avvicinarsi e chiedere proprio a lui dove abitava un certo Foca. Aggiunsero che avevano ricevuto l’ordine di intervenire. Foca capì subito che qualcuno lo aveva denunciato. Ma non si perse d’animo. Anzi, vista l’ora tarda, propose loro di fermarsi in casa sua per la notte, precisando che al mattino li avrebbe condotti lui stesso da questo Foca. Accettarono ben volentieri. Al mattino, alzandosi ben riposati, i due legionari videro il giardiniere al lavoro. Stava scavando una fossa nell’orto. Quando rientrò, rivelò la sua vera identità. I due volevano salvarlo, ma nel contempo avevano ricevuto un ordine. Se avessero disobbedito, ci sarebbero state gravi conseguenze. Foca stesso indicò loro di non porre indugi all’esecuzione della sentenza. Fu accontentato e pochi istanti dopo il suo corpo cadeva nella fossa appena scavata. Così commenta Bargellini, chiudendo la sua scheda sun questo martire, coraggioso e simpatico. “I due legionari ripongono nel fodero il gladio arrossato di sangue. Se ne vanno in silenzio, lenti, a capo basso, con le membra pesanti e il cuore amaro”. Solo leggenda? Ma le leggende nascono pur sempre da qualcosa di vero.

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San Fedele di Sigmaringen - 24 aprile È stato il primo martire dell’Ordine francescano dei Cappuccini ed è uno dei quattro patroni degli avvocati insieme a Sant’Ivo, Sant’Alfonso de’ Liguori e Sant’Andrea Avellino. Marco Roy, questo il suo nome, era nato a Sigmaringen in Svevia il 1° ottobre del 1587. Dopo gli studi umanistici, per le sue brillanti doti fu inviato a Friburgo, in Brisgovia, dove si laureo in filosofia. Come precettore dei tre figli del Conte Stotzingen accettò di accompagnarli per sei anni (1604-1610) attraverso l’Italia, la Francia e la Spagna. Poco dopo il suo ritorno, si laureò in diritto civile e canonico (1611) e fu inviato come avvocato-consigliere della corte di giustizia austriaca a Ensisheim (Alta Alsazia) dove esercitò la magistratura con grande rettitudine. Cristiano retto e devoto, fu avvocato non soltanto giusto, ma anche caritatevole, assumendosi gratuitamente la difesa dei non abbienti, meritandosi l’appellativo di avvocato dei poveri. Sui 35 anni abbandonò codici e leggi per entrare nell’ordine dei Cappuccini, dove, terminato il noviziato, conclusi gli studi teologici e ricevuta l’ordinazione sacerdotale, svolse il suo ministero. Prima di emettere la solenne professione religiosa aveva redatto il seguente suo testamento: “Siccome il Vangelo e la mia regola mi ordinano di vendere tutti i miei beni e di distribuirli ai poveri, ho deciso di dare quanto possiedo ai bisognosi e di consacrare me stesso, con una professione solenne, eterna, irrevocabile, a Gesù Cristo che è il vero tesoro, la via sicura, la verità infallibile e la vita eterna”. Fu dapprima guardiano del convento di Rheinfelden e poi, per la saggezza del suo governo, venne confermato superiore anche nei conventi di Feldkirch (1619-1620), Freiburg (1620-1621) e di nuovo Feldkirch (1621-1622). Mentre ricopriva, per la

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seconda volta, l’incarico di guardiano del convento di Feldkirch si prodigò nell’assistenza dei soldati colpiti dalla peste. Si dedicò con fervore alle opere apostoliche, in un momento molto difficile, in particolare nei Grigioni, inviatovi dall’autorità romana. In quelle regioni era forte la divisione fra cattolici e calvinisti e la tensione assumeva contorni politici in una sanguinosa lotta tra i valligiani e l’imperatore d’Austria. Fra Fedele soffriva per questa divisione e ne fu vittima, in quanto ingiustamente accusato di essere un agente al servizio dell’imperatore cattolico. Coraggiosamente continuò però la sua missione, predicando di città in città e di regione in regione. E dopo una predica tenuta a Säwis, venne aggredito sulla strada del ritorno e ucciso. Era il 24 aprile 1662. Fu beatificato da Benedetto XIII il 24 marzo 1729 e canonizzato da Benedetto XIV il 29 giugno del 1746.


San Damiano de Veuster - 10 maggio Il fiammingo Jozef de Veuster (assumera il nome di Damiano con la professione religiosa) nasce a Tremeloo nelle Fiandre il 3 gennaio 1840. È il penultimo di otto figli di una famiglia contadina. Frequenta le scuole elementari in paese e poi apprende il francese a Braine-le-Comte. Entra ben presto nella Congregazione dei Sacri Cuori a Lovanio per il noviziato, proseguendo quindi la sua formazione con gli studi filosofici e teologici a Parigi. Il suo desiderio è però la missione e cosi si imbarca a Brema il 9 novembre 1863, arrivando a Honolulu, dove viene ordinato prete e inizia il suo ministero pastorale nel distretto di Kohala-Hamakau a nordovest dell’isola. Per gli Hawaini è subito il makua, il padre e gli indigeni ammirano questo giovane forte e deciso, che lavora con grande impegno e altrettanta dedizione, visitando le comunità a piedi, a cavallo, talora anche a nuoto, dove non si può giungere via terra. Poi una scelta coraggiosa: l’isola di Molokai, dove dal 1866 venivano confinati i lebbrosi, in attesa che quel terribile morbo ponesse fine ai loro giorni. Vi giungeva settimanalmente un battello portando viveri e i nuovi condannati per reato di lebbra. Qualche anno dopo, nel 1873, il vescovo di Honolulu decide di inviarvi quattro missionari che si diano il cambio ogni quindici giorni. Padre Damiano si annuncia volontario e alla fine deve andare da solo. L’isola dei lebbrosi è un luogo senza regole e leggi, definito colonia di morte. C’è tanta violenza; donne e bambini sono costretti alla prostituzione e alla schiavitù; i malati sono abbandonati al loro destino. Con i lebbrosi Damiano è prete, medico e padre. Cura le anime, lava le piaghe, distribuisce medicine, esperimenta persino su se stesso nuovi farmaci, invita i malati a reagire, stimolandoli e incoraggiandoli al lavoro. Inoltre fissa

leggi e regole, difende i più deboli, esige da tutti correttezza e rispetto, facendo anche valere la sua forza fisica se necessario. Nel contempo è ben cosciente che un giorno o altro quel terribile morbo si insedierà anche nel suo corpo. Così una sera del gennaio 1885, mentre immerge i piedi nell’acqua bollente al ritorno da una lunga camminata, non avverte il forte calore e comprende che si tratta della cosiddetta “anestesia della lebbra”. Prosegue comunque nel suo impegno contento che l’arrivo nel frattempo di quattro collaboratori — un sacerdote, una suora, un soldato americano in congedo e un’infermiera — darà continuità alla sua opera. Muore il 15 aprile 1889, a 49 anni. Viene dapprima sepolto a Molokai e in seguito, nel 1936, le sue spoglie mortali vengono portate in Belgio, a Lovanio, vicino al suo nativo villaggio contadino. Beatificato da Giovanni Paolo II a Bruxelles il 4 giugno 1995, viene proclamato santo da Benedetto XVI l’11 ottobre 2009.

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LE RIFLESSIONI SULLA RISURREZIONE ne teologica della croce? O forse si tratta di un fatto storico, come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica? Proviamo a raccogliere le prove e gli indizi della risurrezione di Gesù. Coinvolgimento della ragione nella fede non è peccato ma una virtù. La credibile testimonianza del Vangelo

Gesù è risorto. È vero o falso? Qualcuno può dire che è la questione di fede, cioè della propria scelta o convinzione. La mentalità dominante suggerisce di mettere tra parentesi la parola “verità”. Quello che per te è la verità, non necessariamente lo sia per me. Hm, tuttavia se qualcuno viene ucciso, si fa una indagine per accertare i fatti e il colpevole. Non si tratta di opinione dei poliziotti o testimoni. Si tratta di scoprire la verità. Che cosa effettivamente è accaduto e non che cosa sembra a qualcuno. Tale è lo scopo dell’indagine. Succede che non è facile scoprire la verità. Tuttavia si possono raccogliere prove o indizi della più probabile spiegazione. Dato che si fanno delle indagini riguardo l’omicidio, esse si possono fare anche riguardo alla situazione contraria… Che cosa è accaduto il terzo giorno dopo la crocifissione di Gesù Nazzareno? L’affermazione dei cristiani che è risorto è un mito, un simbolo, un imbroglio, una illusione dei discepoli o soltanto una interpretazio14

Dopo 2 mila anni non possiamo interrogare i testimoni e accertare le prove materiali. Abbiamo a disposizione il Nuovo Testamento. È una prova credibile? Tutti scritti del Nuovo Testamento sono stati redatti definitivamente prima della fine del I secolo. Tra la morte di Gesù e le prime descrizioni della risurrezione sono passati circa 20 anni, cioè erano vivi ancora i testimoni oculari dell’accaduto. I manoscritti del Nuovo Testamento risalgono al II secolo. Il tempo tra i scritti originali e più antiche coppie è cosi ristretto, che i scienziati concordano che si tratta del testo più sicuro tra i scritti antichi del mondo. Ci sono delle differenze tra gli evangelisti nel descrivere la risurrezione. Questo non sorprende nessuno. Lo stesso avvenimento ognuno ricorda in diverso modo e mette in evidenza diversi dettagli. Non dobbiamo dimenticare che gli evangelisti non erano i cronisti e non erano indagati. Lo scopo del Nuovo Testamento era di suscitare la fede, che Gesù Cristo è salvatore, è Dio incarnato. Tanti questo considerano come l’argomento contro il valore storico della testimonianza. Dicono che nel Vangelo abbiamo a


che fare con il “Cristo della fede” e non con Gesù storico. È una tesi dei scettici per giustificare la loro incredulità. È ovvio, che il Nuovo Testamento risponde prima di tutto alla domanda: che cosa significa la vita e l’insegnamento di Gesù per noi? Tuttavia il punto di partenza è la vera storia di Gesù di Nazaret, sue parole, sue opere e l’avvenimenti che lo riguardano. Se paragoniamo quello che hanno scritto riguardo alla risurrezione quattro evangelisti e altri autori del Nuovo Testamento, scopriremo una sorprendente compatibilità. Proviamo a riassumere i più importanti elementi della biblica testimonianza della risurrezione. Teniamo presente che si tratta dell’avvenimento che per una normale ragione umana sa dell’incredibile. Quello che succede con la persona dopo la morte oltrepassa naturale esperienza. Gli evangelisti ampiamente descrivono le torture e la crocifissione di Gesù, mentre i testi riguardanti la risurrezione sono scarni e quasi timidi. Si intuiscono in essi lo stupore e la gioia. Non nascondono che abbiamo a che fare con l’avvenimento misterioso che fa scoppiare la ragione. Le descrizioni ingenue dell’uscita di Gesù dalla tomba sono apparse tanti anni più tardi negli apocrifi. (per esempio il Vangelo di San Pietro—circa 150 anni d.C.)

re fatta senz’indugio. Evangelista Matteo scrive, che la tomba era nuova e apparteneva a Giuseppe di Arimatea. Il sospetto che questo personaggio è stato inventato è poco credibile. I Vangeli sono stati scritti quando i cristiani erano in forte discordia con i leader della religione ebraica. Non potevano quindi dire qualcosa che Sinedrio potesse contestare senza difficoltà. È probabile invece che Gesù aveva alcuni sostenitori, anche tra ricchi farisei di cui uno gli ha ceduto la sua tomba scavata nella roccia. Nessuno si preoccupava di cadaveri dei condannati. Li gettavano nella fossa comune. Teniamo presente che Gesù non era un condannato qualunque. Era una persona nota. In tre anni la sua fama si è diffusa. San Giovanni ricorda che nella sepoltura di Gesù era coinvolto anche Nicodemo—un altro membro del Sinedrio, conosciuto dal dialogo notturno con Cristo. Non ci sono motivi per dubitare. Se Giuseppe di Arimatea e Nicodemo non hanno difeso Gesù durante il processo, potevano avere dei rimorsi di coscienza e volevano in un qualche modo ripararlo.

Prova materiale: la tomba vuota Gesù è stato crocifisso venerdì prima della Pasqua. È morto alle tre del pomeriggio. I corpi bisognava togliere dalla croce prima del tramonto. La sepoltura di Gesù doveva quindi esse-

I scavi archeologici nei paraggi della tomba dicono che essa si trova fuori delle mura di Gerusalemme di allora. Subito accanto al luogo dell’esecuzio15


ne si trovava una cava di pietra in disuso. Li si trovavano delle tombe a cui accesso veniva chiuso con una lastra o una pietra rotonda, proprio come nel caso della tomba di Gesù. La sepoltura è stata fatta in fretta, con l’intenzione di completarla dopo il sabato. Per questo le donne si recano al sepolcro domenica mattina. Evangelista Matteo annota che i farisei hanno ottenuto da Pilato le guardie, per custodire il sepolcro sigillato. Volevano in questo modo impedire qualunque imbroglio.

per diffondere la diceria del furto di cadavere da parte dei discepoli, mentre loro dormivano. Come quindi sapevano chi ha rubato il corpo di Gesù? Nel sepolcro vuoto sono rimaste le bende in cui era avvolto il corpo. Se qualcuno lo rubava, perché dovrebbe toglierle e lasciarle dentro? San Giovanni scrive che alla notizia portata da Maria Maddalena, lui e Pietro sono andati di corsa al sepolcro e hanno costatato personalmente quello che ha detto. Quello che hanno visto li ha convinti.

Tomba vuota in se stessa non prova la risurrezione. È un indizio molto importante. Gli Apostoli annunciavano la risurrezione prima a Gerusalemme, dove avevano contro i nemici di Gesù. Questi potrebbero smentirli fgacilmente presentando il cadavere di Gesù e non lo fanno. Un argomento supplementare fornisce la mancanza nella prima comunità di qualsiasi culto della tomba di Gesù. Gli Ebrei invece circondavano di Dove sono sparite le guardie? San grande pietà le tombe dei personaggi Matteo annota che sono state pagate importanti. Nel caso di Gesù è silenzio totale. Che la tomba è vuota, domenica mattina lo costatano le donne che vengono per completare la sepoltura. La pietra è spostata e dentro non c’è il cadavere. Nella società ebraica di allora la testimonianza delle donne era senza valore. Se questo racconto non fosse vero, gli autori di esso dovrebbero inventarsi i testimoni più credibili. L’unica spiegazione ragionevole di questo è accettarlo come un fatto realmente accaduto.

I testimoni Il testo più antico che parla della risurrezione di Gesù troviamo nella Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi: “Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. 16


Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto”. (1 Cor 15,3-8). Questa è la più antica professione di fede nella risurrezione di Gesù. Notiamo che si parla di 500 fratelli in maggioranza vivi ancora. San Paolo quasi suggerisce che questi testimoni si possono consultare se qualcuno lo volesse. Perché non si accenna delle donne? Probabilmente per i motivi di cui ho parlato prima. San Luca annota che il racconto delle donne riguardo al sepolcro vuoto e agli angeli sembrava così improbabile, che semplicemente a loro non hanno creduto. Se potessimo interrogare Maria Maddalena e sue compagne, sentiremmo la relazione dell’incontro con gli angeli che annunciavano Gesù vivo. Se nella Bibbia appare l’angelo vuol dire che abbiamo a che fare con l’intervento di Dio. Tuttavia Maria nella sua testimonianza si concentra piuttosto sull’incontro con Gesù vivo, che scambia con il giardiniere. Questo motivo si ripete in tutti racconti. La gente che conosceva Gesù, quando lo incontra, al primo momento non lo riconosce. C’è una certa continuità della persona, ma c’è anche qualcosa di nuovo, sorprendente, misterioso e meraviglioso che intimidisce. Gesù appare, mangia, parla, si lascia toccare. Il suo corpo non è più sottoposto ai limiti del tempo e dello spazio. La risurrezione di Gesù non è uguale a quella di Lazzaro. Non è una rianimazione del cadavere, ma entrata in una radicale e soprannaturale dimensione della vita. Per credere ai testimoni bisogna riconoscere che “l’altra dimensione” esiste davvero. Cioè, che Dio esiste e esiste il Paradiso.

Ogni incontro con Risorto ha la sua specificità (giardino, via, Cenacolo, Lago di Galilea). Le reazioni dei testimoni variano. Tommaso vuole addirittura toccare le ferite di Gesù. Il suo caso ci insegna che la via alla fede talvolta conduce attraverso i dubbi. Se la risurrezione non fosse vera si parlerebbe dei dubbi?

Quelli che hanno visto Gesù risorto sono invitati a testimoniarlo. Questo è il primo Vangelo—la Buona Novella. Gesù è veramente risorto. Senza questa verità tutto il Vangelo non avrebbe alcun valore. Riassumendo dobbiamo dire: - Gesù ha predetto la sua risurrezione, - la tomba è vuota, - Gesù vivo appare a diverse persone, - le guardie raccontano le cose illogiche, - gli apostoli hanno le difficolta di credere e fanno una “figuraccia”. Insieme a San Tommaso, con fede diciamo e testimoniamo: “ Mio Signore e mio Dio”. 17


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✠ Tegna Fulvio (Jojo) Scaffetta ✩ 01 – 03 – 1962 ✝ 30 – 12 – 2016

✠ Tegna

Carlo Tosetti ✩ 03 – 08 – 1929 ✝ 31 – 12 – 2016

✠ Verscio Giovanna Stoll-Simona ✩ 19 – 08 – 1920 ✝ 31 – 01 – 2017 19


Verscio, 14 febbraio 2017

Par la nosa Mama Oh Mama! A g’sem. Prima i ha lasóo náa via il Gioani, pée, subit dopo, iè vignudi a portat via. Iè stèc breu, i l’ha fèc senza che ti t’ancorgèvi da naot, in punta da péi. Forse i ghèva paura a disédàt, con quèl caratar ché di ghè! A credi che ièva i “Mèo” o i “Vénéri” Cara Mama, in un dì trist e pésant come l’è inc’ée, a véi dat l’adio com’ a som bon. A ti che di m’è dèc la vita, che ti mé crésu, éducòo al bégn, inculcóo i nés valór, a ti che ti mè dèc l’amor che ti podèva dàm, lasà che a ta disa do parol in al nés dialet, che l’è pée la lingua che ti mé insegnóo, e chém sempro parlóo inséma. Prima però lasom dii do parol in lingua, al zo che a ti ut’ pias mia, ma a véi, che chi a ghè chi, i capìsa tut cosa ag disi. Desidero di cuore ringraziare tutti coloro che con le mille amorevoli cure e attenzioni ti hanno accompagnato in questa tua ultima fase della vita, nella quale ti trovavi incapace di deambulare, di parlare correttamente e con problemi e patologie tipiche dell’età avanzata, che ti affliggevano anima e corpo. L’obiettivo, raggiunto, era quello di alleviarti la un po’ di sofferenza e ridare un po’ di qualità al tuo vivere. Questo grazie lo rivolgo in generale al personale di cura della casa anziani-ricovero San Donato di Intragna, siano essi con il passaporto rossocrociato, pochi, o di ogni altra nazionalità e origine che, particolarmente di questi tempi, sono oggetto di congetture, secondo me fuori luogo. Desidero in particolare ringraziare la cara sorella Marilena, oramai da anni la “capo cure” di famiglia, e che si è occupata assiduamente del tuo governo e di tutte le pratiche burocratiche che incombevano già da anni. Grazie di cuore cara Nena. Desidero pure affermare, ciò che spesso si dice, e cioè, che non tutti i mali vengono per nuocere. Ogni medaglia ha il suo rovescio. L’essere confrontato per due anni e mezzo con la malattia di un caro, frequentare in questo periodo quasi giornalmente la casa anziani, dove trascorrono la vecchiaia, molte persone, conosciute ancora in gamba, dei nostri paesi, ti senti obbligato di riflettere sulla miseria umana e sul senso della nostra esistenza. Esperienze e conoscenze che nessun libro né università ti può insegnarti. Anche questo insegnamento lo devo a te cara Mama. Questa esperienza mi fa capire ed apprezzare ancor di più questa meravigliosa avventura, che è la vita. La nostra vita è breve, brevissima se rapportata all’infinità dei tempi, pur quanto breve essa sia, vale assolutamente la pena di viverla. Tu cara Mama hai avuto la fortuna di vivere una lunga vita, rispetto a molti altri. Il tuo albero, con l’aiuto del povero Pà, ha dato buoni frutti, quattro figli, nove nipoti abbiatici, tredici bisnipoti e, … non tutte le carte sono state giocate. Stimo che si potrebbe arrivare facilmente a 15-20 bisnipoti. In noi ed in tutti i tuoi discendenti continuerai a vivere. L’amore che ci hai dato farà si che ci ti ricorderemo per anni e, fino a quando non ti dimenticheremo, vivrai con noi. Un caro amico mi ha dato il seguente estratto da un testo di Isabelle Allende. “La morte non esiste, figlia. La gente muore solo quando viene dimenticata” mi spiegò mia madre poco prima di andarsene. “Se saprai ricordarmi sarò sempre con te”. “Mi ricorderò sempre di te” le promisi. […] Poi mi prese una mano e con gli occhi mi disse quanto mi amava, finché il suo sguardo non divenne nebbia e la vita usci da lei, senza amore.

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Mama, scusom, èco a som scià. Mi a ta ricorderò sempro insci, una bèla mama, con i béi cavíi nigri long fign a metà sch’iena, dal di fècc su a scignon e quando ti nava in gir, ti métèva su il panèt in testa. Mama, a ta ricordi, quant ti sèva brava a cusináa, ti fava là in quattro e quatr’ot, da tut e tut lèva una bontà. Tut cosa ù pasava in di to magn t’il fava vigníi bon. Il rost dala domenica, l’umid con polenta quando ù fava brut timp, la pasta, il risot, i polpet, il brasóo, il lés, i patatin nòú ièva roba che fava vigníi vìu i mért, i tortei, … tut, tut, ma propi tut, l’èva bon. A ta ricordi come ti tégnèva bègn l’ért, e come ti sèva brava a coltivàa i fiur, una di to pasiòn. A ta ricordi, con quanta cura e pasiòn ti curava quel’Arca da Noè da bésti che ti ghèva fora in al tèc, vac’, videi, e il tor. Ciun, ciunit, cunili, galin, picioi, poiol, puiolit, ghèt e il ch’egn, c’auri mai! Il pouro Pà ù disèva che ti gà dava domà vizi. Mama, a ta ricordi quando ti nava col Pà in trator. Ti ta sétàva giù da part, e alora ti somiava un ammiraglio dala marina sul pont da comand. Il Pà, pouro, ug’ védèva gia più tant bégn, alora t’il guidava ti. Insoma, ti fava alora cosa ù fa adès il navigadoo par i machin TomTom. A ta ricordi quando ti e il Pà a fìu la zacagnada quotidiana. La zacagnada l’èva un po’ come il “dacci oggi il nostro pane quotidiano” dal Padre Nostro. La guèra la finiva quasi sempro con la tò intenziòn da scapàa, che il Pà, regolarmint, ù aprovava subit. Mama, ta ricordi quando an favi una quai vuna e ti ti dava fora a vosam a dré. O, at domandàvi quai coss che a ti ù ta nava mia, ti cambiavi fisionamia e ti disèva un NO séc, un NO senza apèl, e se a insistèvi, la risposta l’èva, “parchè NO l’è NO e basta”. La discussion la finiva lì, e guai a insist amò. Ti sèva bona da capíi al volo se quaicos ù nava mia bégn e se, ti riuscivi mia a capìi col vardag in di écc, ti pasavi all’interogatori. A interogáa la gint ti sèva insuperabil. Ti avrésa podu vèss un “agente segreto addetto agli interrogatori” da sucèss. Mama, al zém che la tò vita lè mia sempro stècia domà ros e fiur ma e, che purtrop, ti dovu anc’a ti vardag in facia a tanti disgrazi. Prima fra tut, quando la poura la Tétà, la Francesca, l’è morta amò sgiouna, e la lasóo indré dui gugnit a mo tant pinit. Il grand dispiasèe ù t’ha fèc maláa l’anima e náa in una bruta longa deprésiòn, il té équilibri psichic ù sa rott. I pensée i ta distrugèva e i ta fava sprofondáa in un stato dificil da descrìu, quasi imposìbil da vìu, sempre pisèi visign al buron. Noi a podèvom fáa poc, domà cercaa da suportat, ti sintèva mia rason. Par fortuna ti ghèva amò la forza da náa a cercáa, chi e là, un quai stralús da serenità in di to atività preferidi e, pian pian, ti tà nè tirada fora. Forse, mai complétamint. Mama, a ta ricordi quando, gia ricoverada, ti ma parlavi con una vosina che la somiava pisèi al piuláa da un pùiolign, che mia a una vos da fémna. Ti ma disèvi: “Ném, ném, a go vargògna. A go vargògna a fam vidèe insci da tut” “A som finitta, mortala” “A som amò bona da lésg senza ogiáa, il Signor ù po bé lasam chi amò un po’” “A go paura”, alora mi a cercava bé da tirat su con una quai riflesion, ma la question lèva gréua come un sason. Al zo che una volta, a som nèc a tirascià, anc’a il filosofo greco Epicuro e a to citóo una so fras “Quando noi viviamo, la morte non c'è. Quando c'è lei, non ci siamo noi". Insoma, Mama, biségna mia temée la mort, ma bisegna cercáa da viu bégn cosa a rèsta dal présént! …E via coi “Mèo” e i “Vénéri” …

Mama, a ta domandi pardon sé a to manc’óo da rispèt, se a tò fècc un qualsiasi intort. Va in pas, mi a tò gia perdonóo tut da un pèz. Mama, l’è mia sempro stèc facil volèt begn, ma a som sicur che tut noi a ta nem volù! Mama, par noi l’è stècc dificil vidèt a l’ospedáa, vidèt patíi inscì, vidèt lì come una tigre selvadiga in gabia, che la continua a fáa nanz e indré. Em cercóo da fáa il posibil per aléviat la soferenza, chisà! Oh Mama! Adès a vò e at lasi in pas. Anc’a ti ti ghè i to rop da fáa, e pée, ti ghè da náa dal Pà, ca l’è dirsèt agn giust inc’ée, che l’è sù e che ù ta spécia! Và, fal mia spéciáa inc’ée che l’è il dì da San Valentino. Il té Bruno

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APRILE 2 Domenica Verscio San Francesco da Paola 8 Sabato “Cammino della Speranza” - per giovani 9 DOMENICA DELLE PALME 13 Giovedì Santo: Celebrazione della Cena del Signore a Verscio ore 20.00 14 Venerdì Santo: Celebrazione della Passione e Morte del Signore Cavigliano ore 15.00 Tegna ore 18.00 Verscio ore 20.00 Via Crucis 15 Sabato Santo: Confessioni Cavigliano 08.30—09.30 Verscio 09.30—10.30 Tegna 10.30—11.30 Verscio ore 21.00 Veglia Pasquale 16 Domenica PASQUA DEL SIGNORE Cavigliano ore 09.00 Tegna ore 10.00 Verscio ore 11.00 23 Domenica Cavigliano 10.00 Festa di San Vincenzo Ferrer processione e incanto dei doni MAGGIO 14 Domenica Tegna ore 10.00 Prima Comunione 25 Giovedì ASCENSIONE DEL SIGNORE-Orario delle S. Messe domenicale GIUGNO 4 Domenica PENTECOSTE 15 Giovedì CORPUS DOMINI 11 Domenica Verscio 10.30 Santa Messa di fine dell’anno scolastico 29 Giovedì SANTI PIETRO E POLO 22


VERSAMENTI 2016

Chiesa di Cavigliano Anna Milani – Basilia Giunta-Selna in memoria di Ugo Minoggio – Maria Bagnovini – Selna Gian Carlo in occasione del funerale di Christa Selna - Eredi Pietro Leoni – Monotti Rita – Francesco e Morena Milani per il battesimo di Samuela. In memoria di Abbondia Rezzonico: Claudia Morelli – Aurelio Monotti – Fam. R. Allemann, Minusio – Eredi Abbondia Rezzonico, Massagno – Anna e Alberto Milani. Fiori In occasione del battesimo di Gina dai nonni Luciano e Margrit Voser – Maria Bagnovini – Marisa Bianchi.

Incanto doni festa S. Vincenzo e Madonna della cintura.

Totale fr. 3'025.—

Grazie a tutte le benefattrici ed i benefattori; a chi ha allestito il presepio e chi ha pensato all’albero di Natale, a quei bravi ( pochi) bambini che sono presenti alle celebrazioni religiose, aiutando Aurelio e don Czeslaw e a tutti coloro che hanno a cuore la nostra chiesa.

In memoria di Achille Guerra

✩ 20 – 08 – 1940

✝ 21 – 12 – 2016

Il Consiglio Parrocchiale di Cavigliano ricorda con affetto il suo membro e vicepresidente Achille Guerra che ci ha lasciato, dopo lunga malattia affrontata con fede e coraggio, lo scorso 20 dicembre. Il caro Achille è entrato a far parte del Consiglio Parrocchiale nell’aprile 2002, assumendo poi, nel 2013, la carica di vicepresidente. Persona socievole, cordiale e disponibile, era sempre pronto anche a collaborare alla manutenzione ed al decoro della nostra chiesa. Chille, affiancato dalla sua Corina, partecipava sempre con dedizione ed entusiasmo alle varie celebrazioni religiose. Dobbiamo a loro, inoltre, la statua della Vergine col bambino che viene portata in processione il giorno della Madonna di Lourdes. Grazie Chille, di te serberemo sempre un caro e grato ricordo! 23


Tina Verdi—Verscio Avv. Corrado Cavalli—Locarno Ester Carletti—Cavigliano Ivan Nodiroli—Tegna Renata Baziali—Locarno Federico Monotti—Locarno Graziana Pelloni—Tegna Germana Cavadini—Cavigliano Gerardo e Marilena Frosio—Verscio Rosa Mazzier—Cavigliano Silvano e Donella Rusconi—Cavigliano Wilma Gamboni—Comologno Franco Simona—Verscio Carla Zurini—Tegna Paolo Ciaramella—Verscio Angelo e Cesarina Castellani-Cavigliano Fernando e Virginia Belotti—Verscio Pasqualino Trotta—Verscio Renzo Zurini—Tegna G. Comizzoli e G. D’Andrea—Tegna Eric e Sara Cataldi—Cavigliano Remo e Ursula Belotti—Tegna Betti Ghisletta—Verscio Dalmazio Bacco—Tegna Edoardo Conceprio—Tegna Isaia e Carmen Pedretti—Camedo Armando e Loredana Leoni-Cavigliano Antonio e Elisabeth Monaco—Verscio Angelo Poncini—Verscio Carla Candolfi—Ascona M. Martinek—Cavigliano

Sonia Gianini—Mosogno Gemma Gianini—Mosogno Paola Regis-Mayor—Cavigliano Luisella Gilà—Tegna Clemente Martino Milani—Tegna Don Tarcisio Brughelli—Intragna Clara e Paolo Cavalli—Verscio Paul Schaller—Tentlingen Roberto e Fausta Rusconi—Cavigliano Angela Sitzmann—Cavigliano Marco e Mylvia Poncioni—Verscio N. N.—Verscio Rachele Kagi—Cavigliano Marianne Rüegsegger—Ponte Brolla Franco Valota—Verscio Vittorio Rizzoli—Cavigliano Angela e Gianfranco Belvederi-Verscio Corinna Cargasacchi—Verscio Edy e Maricarmen Losa—Verscio Lucia Belotti—Tegna Maria e Claudio Rondalli—Verscio Lucia e Mauro Giovanelli—Cavigliano Luca Morgantini—Verscio Gerardo Frosio—Verscio OFFERTE VARIE Funerali di Achille Guerra Funerale di Aurora Caverzasio

BILANCIO ANNATA 2016 Entrate 8624.35 Uscite 5258.30

G R A Z I E 24

100.200.-


P.P. 6653 Verscio Posta CH SA

PRODOTTO CON ATTREZZATURE DELLA PARROCCHIA—CONFIDIAMO NEL VOSTRO SOSTEGNO

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